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        <title>La navigazione dal punto di vista economico</title>
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            <forname>Camillo</forname>
            <surname>Supino</surname>
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        </author>
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            <idno>1002176042</idno>
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  <text>
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        <pb n="1" />
        Terza  edizione  rifatta  ed  ampliata
        <pb n="2" />
        1913.

LA

NAVIGAZIONE
DAL  PUNTO  DI  VISTA  ECONOMICO

CAMILLO  SUPINO

Terza  edizione  rifatta  ed  ampliata

ULRICO  HOEPLI
EDITORE  LIBRAIO  DELLA  REAL  CASA
MILANO
        <pb n="3" />
        ALLA  CARA  MEMORIA
DI  MIO  FIGLIO  GIORGIO
MORTO  A  XXVII  ANNI
MENTRE  QUESTO  VOLUME  SI  STAMPAVA
        <pb n="4" />
        INDICE

Prefazione  .
Introduzione.  —  La  Navigazione  nel  sistema  dei  trasporti.
Capitolo  I.  —  Economia  e  Navigazione  .
»  II.  —  Progressi  economici  della  Navigazione  .
»  III.  —  Conseguenze  dei  progressi  della  Navigazione ­

»  IV.  —  Le  Costruzioni  navali
&amp;gt;»  V.  —  Il  Traffico  marittimo  .

V
»
»
))
ÌÌ
))
»
»
V
»
)&amp;gt;

VI.  —  Le  Spese  di  esercizio
VII.  —  I  Porti
Vili.  —  Il  Mercato  dei  Noli  .
IX.  —  La  tendenza  dei  noli  al  ribasso
X.  —  Sistemi  di  esercizio  .
XI.  —  Accordi  e  Sindacati  .
XII.  —  Navigazione  Interna.
XIII.  —  La  Navigazione  e  lo  Stato
XIV.  —  Protezionismo  marittimo  di  altri  tempi
XV.  —  Protezionismo  marittimo  contemporanee
XVI.  —  Sovvenzioni  marittime

Pag.  IX
&amp;gt;»  1
»  18
&amp;gt;»  38
»  64
»  86
»  127
»»  148
»  180
»  210
»  238
»  254
»  282
»  308
»  337
»  356
».  384
»»  426
        <pb n="5" />
        PREFAZIONE

La  benevola  accoglienza,  che  gli  studiosi  di  Economia
politica  e  di  questioni  attinenti  alla  marina  mercantile,  fecero ­
  a  questo  lavoro,  quando  fu  pubblicato  prima  nella
Rivista  Marittima  e  in  estratto  (1890),  poi  ingrandito  nella
Biblioteca  dell'Economista  e  anche  a  parte  (1900),  mi
spinge  a  ripubblicarlo  rifatto  interamente  e  notevolmente
ampliato  nel  presente  volume.
Nella  prima  edizione  volli  semplicemente  applicare  alla
Navigazione  le  teorie  economiche  sui  mezzi  di  trasporto
formulate  dall’illustre  Prof.  Emilio  Sax;  nella  seconda
estesi  le  indagini  in  un  campo  più  vasto,  traendo  un  gran
numero  di  esempi  e  di  dati  di  fatto  da  parecchie  opere  di
specialisti  di  cose  marittime  ;  e  in  questa  terza  mi  sono
occupato  di  nuovi  argomenti  relativi  al  mio  tema  ed  ho
più  ampiamente  illustrati  quelli  già  svolti  nelle  altre  due
edizioni,  valendomi  di  pubblicazioni  ufficiali,  di  libri  e  di
        <pb n="6" />
        X

PREFAZIONE

articoli  di  riviste  usciti  in  questi  ultimi  anni  e  traendo
partito  dalle  discussioni  elevate  ed  istruttive  del  Consiglio
Superiore  della  Marina  Mercantile,  a  cui  già  da  parecchi
anni  mi  onoro  di  appartenere.
In  queste  successive  trasformazioni,  che  ha  subite  il
mio  lavoro,  è  rimasto  immutato  il  concetto  che  lo  ispirò  :
ho  inteso,  cioè,  di  spiegare  alla  luce  delle  più  sicure  dottrine ­
  economiche  il  funzionamento  dei  trasporti  marittimi,
di  descrivere  le  istituzioni  più  importanti  che  ad  essi  si
riferiscono,  d’investigare  in  che  modo  operi  in  essi  il  tornaconto ­
  di  chi  assume  tali  imprese  e  di  studiare  quale  sia
l’influenza  che  su  di  essi  esercita  lo  Stato  col  suo  intervento. ­

Che  le  norme  scaturenti  dalle  dottrine  economiche  abbiano ­
  un  gran  peso  nella  Navigazione,  risulta  in  modo
evidentissimo  dal  fatto  che  essa  è  un’industria  intrapresa
a  scopo  di  lucro  e  che,  oltre  a  ciò,  è  un’industria  esposta
alla  più  illimitata  concorrenza.  E  vero  che  l’armatore  può
imparare  con  la  sua  esperienza  personale  le  norme  economiche, ­
  a  cui  deve  obbedire  ;  ma  l’esperienza  individuale  si
acquista  col  tempo,  con  grandi  sforzi  e  spesso  con  errori
commessi  a  proprio  danno,  onde  è  assai  meglio  sostituire
ad  essa  l’esperienza  di  tutte  le  età  e  di  tutte  le  nazioni,
trasfusa  mediante  processi  induttivi  e  generalizzazioni  opportune ­
  in  teorie  scientifiche,  che  spieghino  i  fatti  e  prevedano ­
  il  loro  andamento  futuro.
        <pb n="7" />
        PREFAZIONE

XI

-/  popoli,  che  meglio  seppero  osservare  le  leggi  economiche ­
  relative  alla  Navigazione,  sono  quelli  che  hanno  potuto ­
  dare  un  maggiore  sviluppo  alla  loro  marina  mercantile.
E  il  presente  volume,  che  tali  leggi  intende  appunto  di
esporre,  mi  sembra  giunga  a  proposito  per  il  nostro  paese,
il  quale,  con  la  sua  crescente  emigrazione  transoceanica,
colla  sua  continua  espansione  commerciale  e  colle  sue  nuove
colonie,  deve  sempre  meglio  comprendere  che  il  nostro  avvenire ­
  è  sul  mare  e  che  soltanto  possedendo  una  marina
mercantile  numerosa  e  progredita  potremo  aspettarci  migliori ­
  destini  nell’aspra  lotta  economica  internazionale.

CAMILLO  SUPINO
professore  nella  R.  Università  di  Pavia
e  nella  Università  Commerciale  Bocconi  di  Milano
        <pb n="8" />
        INTRODUZIONE

La  navigazione  nel  sistema  dei  trasporti.

Uno  dei  fenomeni  più  caratteristici  dell’odierna  vita
sociale  è  senza  dubbio  costituito  dallo  sviluppo  continuo
delle  relazioni  morali,  politiche,  intellettuali  ed  economiche
tra  gli  uomini  appartenenti  alle  varie  regioni  della  terra,
anche  le  più  lontane  tra  loro.  Questo  sviluppo,  che  troverebbe ­
  un  ostacolo  nella  distanza  tra  i  diversi  luoghi,  è
grandemente  favorito  dai  mezzi  di  trasporto  e  di  comunicazione, ­
  i  quali  hanno  appunto  per  iscopo  di  vincere
un  tale  ostacolo,  rendendo  possibili,  più  facili  e  più  rapidi ­
  il  trasporto  delle  merci,  i  viaggi  delle  persone  e  la
trasmissione  delle  notizie.
Se  consideriamo  la  trasformazione  che  ha  subito  l’organismo ­
  economico  negli  ultimi  cento  anni,  potremo  rilevare ­
  a  prima  vista  l’influenza  grandissima  che  vi  ha  esercitato ­
  il  progresso  dei  mezzi  di  trasporto.  Un  tempo  essi
erano  assai  limitati,  molto  lenti,  oltremodo  costosi,  onde
la  vita  dei  popoli  si  esplicava  in  un  ambiente  ristretto,
in  una  cerchia  locale,  senza  rapporti  coi  centri  anche  non
troppo  distanti,  senza  alcuna  facilitazione  per  far  passare
persone  e  merci  da  un  paese  all’altro.  Ognuno  produceva
ciò  che  poteva  esser  consumato  sul  luogo,  ognuno  consumava ­
  ciò  che  sul  luogo  stesso  poteva  esser  prodotto.
        <pb n="9" />
        Ai  nostri  giorni,  invece,  la  vita  economica  dei  popoli  ha
assunto  tutto  un  altro  carattere,  ha  un’  impronta  quasi
internazionale  :  i  prodotti  di  ogni  paese  vanno  in  tutte  le
regioni  del  globo,  in  ogni  paese  affluiscono  i  prodotti
delle  regioni  più  lontane  e,  accanto  ad  uno  scambio  di
merci  continuo  e  sempre  più  intenso,  sorge  uno  scambio
non  meno  importante  d’idee  e  di  sentimenti  fra  i  vari
popoli,  i  quali,  coi  viaggi,  colla  stampa  e  colle  comunicazioni ­
  di  ogni  specie,  vivono  di  una  vita  comune  e  hanno
spesso  in  comune  interessi  ed  ideali.
Ma  perchè  avvenga  questo  movimento  di  merci,  di
persone  e  di  notizie,  che  ha  tanta  importanza  neirodierna
organizzazione  sociale,  occorrono  diversi  strumenti.  Occorre ­
  in  primo  luogo  una  via,  su  cui  si  possa  compiere  il
movimento,  che  serva  in  qualche  modo  di  base  o  di  medium
ad  esso  e  che  compare  nelle  più  differenti  specie,  passando ­
  dalle  forme  più  semplici  alle  più  artificiali.  Serve
come  via  il  terreno  stesso  nelle  foreste  vergini  e  nei  deserti, ­
  il  sentiero  formatosi  spontaneamente  per  l’abituale
passaggio  di  uomini  nella  medesima  direzione,  il  mare,
il  fiume,  la  strada  lastricata,  il  canale,  la  ferrovia.  In  secondo ­
  luogo  è  necessario  il  veicolo.  È  vero  che  di  esso
può  fare  a  meno  il  viaggiatore  a  piedi  o  il  facchino  che
porta  un  peso  sulle  spalle,  ma  nella  maggior  parte  dei
casi  non  è  possibile  trasportare  persone  o  merci,  senza
far  uso  di  particolari  veicoli,  che  si  adattino  alle  diverse
vie  e  sieno  foggiati  secondo  l’uso  a  cui  devono  servire.
Terzo  strumento  del  trasporto  è  la  forza  motrice,  che
assume  anch’essa  i  più  diversi  aspetti,  andando  dalla
forza  muscolare  dell’uomo  o  degli  animali  alla  forza  di
un  piano  inclinato,  dell’acqua  corrente,  del  vento,  del
vapore,  dell’elettricità,  della  pressione  dell’aria  (1).

(1)  R.  van  der  Borghi,  Das  VerkehrSwesen.  Leipzig,  1894,  pag.  2-4.
        <pb n="10" />
        LA  NAVIGAZIONE  NEL  SISTEMA  DEI  TRASPORTI

3

La  via,  il  veicolo  e  la  forza  motrice  sono,  come  dice
Engel,  i  tre  elementi  tecnici  di  ogni  mezzo  di  trasporto  (1);
ed  ogni  mezzo  di  trasporto  prende  da  essi  i  suoi  caratteri
speciali,  che  lo  fanno  distinguere  da  tutti  gli  altri.  Ma  i
diversi  modi  d'impiego  della  forza  motrice  e  le  varie
forme  di  veicoli  sono  subordinati  alla  qualità  della  via,
onde  può  dirsi  che  da  questa  principalmente  tragga  origine ­
  la  differenza,  che  esiste  tra  i  vari  mezzi  di  trasporto.
Sulla  qualità  della  via,  infatti,  si  basa  la  distinzione
fra  trasporti  per  terra  e  trasporti  per  acqua.  Negli  uni
l’ostacolo  che  l’attrito  pone  al  movimento  dei  veicoli  è
molto  maggiore  che  non  negli  altri:  così,  ad  esempio,  un
cavallo,  che  può  tirare  un  peso  di  750  chilogrammi  sopra
una  via  comune  e  di  1500  sopra  una  via  ghiaiata,  può
colla  stessa  facilità  trasportare  sull’  acqua  un  peso  di
50.000  chili  (2);  e  per  ciò  nei  primi  i  veicoli  possono  assumere ­
  delle  dimensioni  assai  più  grandi  che  nei  secondi:
basti  pensare  che  la  massima  capacità  di  portata  nei  vagoni ­
  ferroviari  raggiunge  in  America  le  40  tonnellate,
mentre  ci  sono  dei  piroscafi  che  potrebbero  trasportare
in  una  sola  volta  50.000  tonnellate  di  carico.
Ed  è  ancora  sulla  qualità  della  via  che  si  fonda  l’ulteriore ­
  suddivisione  dei  trasporti  per  terra  in  strade  ordinarie ­
  e  strade  ferrate  e  dei  trasporti  per  acqua  in
navigazione  interna  e  navigazione  marittima.  Le  strade
ordinarie  esigono  delle  spese  di  costruzione  relativamente
modeste,  si  possono  costruire  senza  gravi  difficoltà  in
ogni  parte  del  territorio  nazionale  e  c’è  la  convenienza

(1)  E.  Engel,  Ueber  die  Grenzen  des  Erjindungsgeistes  im  Transportswesen,
  nella  Zeitschr.  des  Kgl.  preuss.  Stat.  Bureaus.  Berlin,  1864,
pag.  113  e  seg.
(2)  A.  Meitzen,  Die  Froge  des  Kanalbaues  in  Preussen,  nel  Jahrbuch
fiìr  Gese/zgebitng,  Verwaltung  und  Volkswirtschaft,  1884,  fase.  3°,  p.  28
        <pb n="11" />
        4

INTRODUZIONE

di  costruirle  anche  in  quelle  regioni  dove  il  movimento
commerciale  scarseggia;  ma  sulle  strade  le  forze  meccaniche ­
  hanno  una  ristretta  applicazione,  l’attrito  è  fortissimo, ­
  i  veicoli  non  possono  essere  di  troppo  grandi
dimensioni,  il  trasporto  è  lento  e  il  trasferimento  da  un
luogo  all'altro  di  prodotti  pesanti  e  di  poco  valore  diventa
eccessivamente  costoso.  Per  permettere  l’applicazione  delle
forze  meccaniche  nei  trasporti  terrestri  e  per  ridurre  in
essi  l’attrito,  sorsero  le  ferrovie,  che  hanno  accresciuto
moltissimo  la  velocità  dei  trasporti  e  li  hanno  resi  più
regolari,  più  puntuali,  più  sicuri,  più  comodi  per  le  persone ­
  e  per  le  merci  e,  dove  il  movimento  è  intenso,  anche
meno  costosi.  Ma  non  possono  costruirsi  strade  ferrate
dappertutto;  non  c’è  un  vantaggio  economico  a  costruirle
dove  il  traffico  non  compenserebbe  neanche  in  minima
parte  le  rilevanti  spese  d’impianto  e  di  esercizio;  non
tutte  le  merci  sono  in  grado  di  sopportare  il  costo  di  trasporto ­
  delle  ferrovie,  e  in  esse  il  movimento  dei  veicoli
è  vincolato  in  mille  modi,  dovendosi  compiere  su  binari
appositi,  con  restrizioni  infinite,  con  regole  determinate
rigorosamente.
Una  maggior  libertà  di  movimenti  è  consentita  sulle
vie  acquee,  tanto  interne  che  marittime,  le  quali  presentano ­
  entrambi  il  vantaggio  di  permettere  l’uso  di
grandi  veicoli,  che  tengono  a  galla  un  carico  corrispondente ­
  al  peso  del  volume  d’acqua  da  essi  spostato  e  che
si  possono  muovere  con  'una  minima  spesa  di  trazione,
facendo  in  modo  che  il  trasporto  avvenga  per  grandi
masse  e  a  condizioni  estremamente  vantaggiose.  Ma  se
nelle  vie  acquee  interne  la  navigazione  è  più  facile,
meno  rischiosa,  e  più  a  contatto  col  territorio,  essa  è  di
tanto  in  tanto  impedita  per  le  magre,  per  le  piene  o  per
il  ghiaccio;  deve  superare  dei  dislivelli,  che  rendono  necessari ­
  impianti  colossali  e  costosi  e  fanno  perder  molto
tempo  ai  veicoli;  e  non  riesce  mai  a  raggiungere  le  prò-
        <pb n="12" />
        LA  NAVIGAZIONE  NEL  SISTEMA  DEI  TRASPORTI

5

porzioni  della  navigazione  marittima  nell’uso  delle  forze
meccaniche,  nell’ampiezza  dei  veicoli,  nella  massa  del
traffico  e  nel  buon  mercato  del  trasporto.  Il  che  dipende
in  gran  parte  dal  fatto  che  il  mare  è  una  via  immensa,
data  dalla  natura  già  pronta  per  il  servizio  che  deve  compiere, ­
  mentre  le  vie  acquee  interne,  oltre  esser  più  ristrette, ­
  sono  nella  maggior  parte  dei  casi  artificiali  o
artificialmente  modificate.  E  il  mare,  considerato  come  via
nei  trasporti  per  acqua,  ha  una  tale  importanza  e  una
posizione  così  superiore,  che  principalmente  in  rapporto
a'  quell’elemento  deve  studiarsi  la  navigazione,  salvo  poi
a  vedere  quali  modificazioni  subiscano  i  principi  che  la
riguardano,  quando  vengano  applicati  alla  navigazione
interna.
Che  il  mare  abbia  una  posizione  realmente  superiore
nel  traffico  mondiale  risulta  all’evidenza  da  molteplici
ragioni.  Esso  si  presenta  come  uri  immensa  strada  pubblica, ­
  o  meglio  forse  come  una  grandiosa  distesa  di  terreno ­
  comune,  sulla  quale  le  vie  s’incrociano  in  tutti  i
sensi,  ed  alcune  di  queste  idealmente  tracciate  mostrano
che  il  passaggio  si  fa  in  certe  direzioni  scelte  di  preferenza ­
  (1).  E  siccome  il  mare  copre  quasi  tre  quarti  del
globo,  ad  esso  si  riannoda  ciò  che  tende  verso  aspirazioni
mondiali,  da  esso  solo  scaturisce  il  tesoro  del  dominio
sulla  terra.  In  ogni  costa  una  grande  superficie  d’acqua
confina  con  una  piccola  superficie  di  terra,  mentre  l’acqua
di  ogni  piccolo  mare  o  golfo  è  una  parte  di  un  tutto  coordinato, ­
  del  mare  mondiale,  ed  apre  ad  esso  la  via,  onde  ogni
porzione  di  mare,  per  quanto  ristretta,  ha  in  sè  qualche
cosa  della  grandezza  e  della  libertà  oceanica.  Si  dice
che  il  mare  divide  i  popoli,  sarebbe  meglio  dire  che  li

(1)  A,  T.  Mahan,  Influence  de  la  Puissance  Marilime  datis  l’Histoire,
  trad.  par  E.  Boisse.  Paris,  1899,  pag.  37.
        <pb n="13" />
        6

INTRODUZIONE

unisce  assai  più  della  terra.  Difatti  gli  Stati,  che  sorgono
fin  dai  tempi  più  antichi  attorno  al  Mediterraneo,  si
combattono  spesso  fra  loro,  ma  con  le  loro  relazioni  continue ­
  contribuiscono  a  formare  una  sola  civiltà,  e  il  grande
impero  britannico,  sparpagliato  tra  le  varie  parti  del  mondo,
è  tenuto  insieme  dai  mari  comunicanti  fra  loro  (1).  Difatti ­
  solo  per  mezzo  di  essi  è  possibile  quell’economia
universale,  che  risulta  dall’intensificarsi  dei  rapporti  di
scambio  fra  i  vari  paesi  e  che  sempre  più  si  sviluppa
colla  maggior  rapidità  e  col  buon  mercato  dei  trasporti
marittimi,  dando  luogo  a  problemi  che  superano  la  cerchia
ristretta  di  ogni  singola  nazione  (2).
Le  vie  marittime  su  parecchie  linee  di  traffico  hanno
una  posizione  privilegiata  e  non  temono  la  concorrenza
di  altre  vie  per  il  trasporto:  così  quando  si  tratta  del
commercio  dell’Europa  con  le  sue  isole,  con  l’America,
con  l’Australia  e  fra  queste  due  ultime  parti  del  mondo,
il  mare  diventa  la  via  unica  a  nostra  disposizione,  diventa ­
  una  via  che  gode  del  più  assoluto  ed  incontrastato
monopolio  (3).  Ed  anche  in  quei  casi,  in  cui  questo  monopolio ­
  non  esiste,  il  mare  ha  il  grande  vantaggio  di  essere ­
  via  dappertutto,  senza  bisogno  di  segnare  in  essa
le  direzioni  ed  il  percorso,  senza  bisogno  di  crearvi  con
grandi  spese  la  linea  che  i  veicoli  dovranno  seguire  (4).
Da  cui  risulta  che  i  trasporti  per  mare  sono  meno  costosi, ­
  mancando  qui  le  spese  d’impianto  e  di  conservazione
della  strada,  le  quali  sono  così  rilevanti,  specialmente  nei
canali  e  nelle  ferrovie,  e  che  sul  mare  è  possibile  il

(1)  F.  Ratzel,  Das  Meer  als  Quelle  der  Vòlkergrósse.  Mtinchen,
1911,  pag.  4-8.
(2)  B.  Harms,  Weliwirtschaft  und  Weltwirtschaftslekre,  nel
Weltwirtschaftlich.es  Archiv,  gennaio  1913,  pag.  24.
(3)  van  der  Borght,  op.  cit.,  pag.  228.
(4)  E.  Murken,  Die  Grundlagen  der  Seeschiffahrt.  Berlin,  1904,  p.  5.
        <pb n="14" />
        LA  NAVIGAZIONE  NEL  SISTEMA  DEI  TRASPORTI

trasporto  contemporaneo  di  una  maggior  quantitè^Si  persone ­
  e  di  merci,  potendosi  adoperare  veicoli  di
sioni  grandissime  a  causa  della  via  facile.  E  le  caratteri-’ 5 '
stiche  stesse  di  questa  via  danno  ad  essa  un  tal  predominio
sopra  gli  altri  due  elementi  tecnici  della  navigazione,  da
fare  in  modo  che,  ad  onta  dei  perfezionamenti  avvenuti
nel  veicolo  e  nella  forza  motrice,  non  si  possa  parlare  nei
trasporti  marittimi  di  una  vera  rivoluzione,  qual’è  quella
che  si  è  compiuta  negli  altri  mezzi  di  trasporto  con  l’applicazione ­
  del  vapore,  ma  semplicemente  di  un  progresso
lento,  graduale  e  continuo.  Difatti,  se  è  grandissima  la
differenza  tra  un  carro  condotto  sulle  strade  ordinarie,
ed  una  ferrovia,  sul  mare  invece  la  via  è  invariabile  ed
è  comune  alla  vela  come  al  vapore;  il  veicolo,  se  veliero
o  piroscafo,  è  costruito  secondo  le  stesse  norme,  dovendo
lottare  contro  il  medesimo  elemento;  e  la  forza  motrice
potentissima  del  vapore  ha  da  vincere  la  concorrenza
del  vento,  che  possiede  il  vantaggio  inestimabile  di  essere ­
  un  motore  quasi  gratuito  (1).
Ma  ciò  che  maggiormente  distingue  il  mare  dalle
altre  vie  di  trasporto  è  che  sopra  di  esso  la  via  è  completamente ­
  libera,  aperta  a  tutti,  e  utilizzabile  da  molti
contemporaneamente,  onde  la  concorrenza  può  avervi  il
massimo  predominio,  assumendo  anzi  un  carattere  internazionale. ­
  Il  che  porta  come  conseguenza  che  le  nazioni
economicamente  più  progredite,  o  che  si  trovano  in  condizioni ­
  eccezionalmente  favorevoli  rispetto  alla  navigazione,
sono  in  grado  di  dare  a  questa  un  grandissimo  sviluppo
e  di  andare  ad  esercitarla,  coi  mezzi  migliori  di  cui
dispongono,  anche  presso  i  paesi  più  arretrati  o  in  condizioni ­
  più  sfavorevoli,  mentre  ciò  non  potrebbe  succedere

(1)  E.  Engel,  Das  Zeitalter  des  Dampfes  iti  technisch-statistischer
Beleuchtung.  Berlin,  1881,  pag.  148  e  153.
        <pb n="15" />
        8  INTRODUZIONE

negli  altri  mezzi  di  trasporto,  come  strade  comuni,  canali,
o  ferrovie,  che  agiscono  solo  all’interno  e  che  ogni  Stato
può  costruire  nella  quantità  e  nel  modo  che  più  crede
opportuno,  senza  temere  la  concorrenza  degli  Stati  esteri.
Così,  ad  esempio,  la  Gran  Brettagna,  che  è  un’isola  con
una  vasta  estensione  di  coste,  che  ha  presso  di  sè  in
abbondanza  i  materiali  occorrenti  per  le  costruzioni  navali,
che  raggiunge  nelle  importazioni  e  nelle  esportazioni
delle  cifre  rilevantissime  e  che  attende  dal  commercio
marittimo  i  quattro  quinti  degli  alimenti  pei  suoi  abitanti,
ha  dovuto  per  necessità  dare  alla  sua  navigazione  uno
sviluppo  eccezionale  e  non  paragonabile  a  quello  delle
altre  nazioni.  Difatti  la  marina  mercantile  britannica  possiede ­
  quasi  la  metà  del  tonnellaggio  navale  di  tutti  gli
Stati  del  mondo;  non  c’è  dunque  da  meravigliarsi  se  la
bandiera  inglese  ha  un  predominio  assoluto  in  tutti  i  mari,
ip  tutti  passaggi,  in  tutti  i  porti  dei  due  emisferi,  se  essa
compie  dappertutto  una  parte  cospicua  dei  trasporti  marittimi ­
  internazionali.  Che  cosa  possono  fare  le  altre  nazioni ­
  contro  una  concorrenza  così  formidabile?  Possono
cercare  di  difendersi,  concedendo  premi,  sovvenzioni  e
privilegi  alla  propria  marina  mercantile;  ma  questo  sistema, ­
  come  vedremo  meglio  in  seguito,  poco  o  nulla
giova;  o  possono  limitarsi  a  profondersi  in  lamenti  sulla
decadenza  delle  industrie  marittime,  senza  però  riuscire
a  porvi  riparo.
Che  a  questa  decadenza  non  sia  tanto  facile  porre  riparo ­
  con  mezzi  artificiali,  è  evidente  anche  per  uri  altra
ragione  importantissima.  Nei  mezzi  di  trasporto  interni  il
monopolio  rappresenta  il  modo  di  esercizio  preferibile
per  evitare  uriinutile  moltiplicazione  di  spese,  e  il  monopolio ­
  è  molto  di  frequente  assunto  dallo  Stato  stesso,
onde  se  le  spese  sono  state  esagerate,  o  se  i  redditi  non
corrispondono  alle  previsioni,  l’impresa  può  ugualmente
continuare,  perchè  alle  deficienze  eventuali  si  rimedia  fa ­
        <pb n="16" />
        I.A  NAVIGAZIONE  NEL  SISTEMA  DEI  TRASPORTI

9

cilmente  coi  denari  dei  contribuenti.  Ma  nelia  navigazione,
dove  la  concorrenza  impera  sovrana,  dove  i  trasporti  sono
assunti  da  privati,  sieno  essi  individui  o  enti  collettivi,
vince  chi  riesce  a  contentar  meglio  il  pubblico,  chi  sa  seguir ­
  meglio  i  criteri  economici  nei  rapporti  fra  reddito
e  spese,  e  nessuno  può  aspettarsi  dallo  Stato  qualche  cosa
più  di  un  aiuto  indiretto  o  di  un  appoggio  per  trovarsi
meglio  armato  alla  lotta  nell’arringo  internazionale.
Per  queste  diverse  caratteristiche  speciali  che  ha  il
mare,  i  trasporti  per  mezzo  di  esso  sono  stati  sempre
più  facili  e  più  a  buon  mercato.  Due  secoli  fa,  quando
le  vie  di  terra  erano  rare  e  cattive,  quando  le  guerre
scoppiavano  di  frequente  e  quando  la  società  si  trovava
spesso  in  convulsione,  il  traffico  per  mare,  ad  onta  dei
pirati,  era  più  sicuro  e  più  rapido  di  quello  di  terra  (1).
E  anche  ai  nostri  giorni,  in  cui  i  trasporti  terrestri  sono
tanto  progrediti,  la  superiorità  del  traffico  per  mare  si
mantiene  e  si  accresce,  in  seguito  al  perfezionamento
delle  costruzioni  navali  e  allo  sviluppo  della  navigazione, ­
  che  permettono  un  controllo  sempre  più  efficace  ed
esteso  dell’uomo  sopra  l’elemento  una  volta  infido,  su
cui  non  ci  si  arrischiava  che  in  vicinanza  delle  rive.  Nè
l’importanza  del  commercio  marittimo  diminuirà  nel  futuro, ­
  perchè  quel  commercio  si  riferisce  a  prodotti  di
prima  necessità,  a  prodotti  propri  di  certe  regioni  e  che
per  ciò  non  sarà  mai  possibile  fare  a  meno  d’importare,
a  prodotti  il  cui  consumo  cresce  col  progresso  economico ­
  e  che  devono  essere  trasportati  in  quantità  sempre
maggiori.
Per  il  trasporto  di  grandi  masse  di  merci  la  navigazione ­
  marittima  si  presta  in  modo  meraviglioso  e  assai
meglio  non  solo  delle  strade  ordinarie,  ma  anche  delle

(1)  Mahan,  op.  cit.,  pag.  37-38.
        <pb n="17" />
        10

INTRODUZIONE

ferrovie.  Un  piroscafo  di  8000  tonnellate,  che  non  è  certo
fra  i  più  grandi,  porta  12000  tonnellate  di  carico  (1).
Calcolando  che  un  vagone  ferroviario  possa  contenere
8  tonnellate  di  merci,  ci  vorrebbero,  per  portar  questo
stesso  carico,  1500  vagoni,  o  50  treni  merci  di  30  vagoni
l’uno,  i  quali,  stimando  che  ogni  vagone  sia  lungo  metri
5  1 1 2 ,  rappresenterebbero  nell’insieme  una  lunghezza  di
Kil.  8  1 / 4 ,  o  anche  di  9  se  si  tenesse  conto  degl’  intervalli ­
  fra  un  treno  e  l’altro  e  del  posto  occupato  dalle
macchine  (2).  E  il  trasporto  in  così  grandi  masse  sopra
una  via  facile,  libera,  sempre  uguale,  non  costosa  e  comunicante ­
  nelle  sue  varie  parti  avviene  col  massimo
buon  mercato,  come  risulta  dal  fatto  che  ai  nostri  giorni
una  tonnellata  di  carico  può  percorrere  sugli  oceani  1000

(1)  Il  tonnellaggio  lordo  di  una  nave  indica  l’insieme  dello  spazio
interno  di  essa,  incluse  le  superstrutture.  Secondo  il  metodo  inventato ­
  dal  geometra  Moorsom,  adottato  in  Inghilterra  colla  legge  del
18  agosto  1854  e  successivamente  da  altre  nazioni  marittime,  una
tonnellata  di  stazza  è  uguale  a  M. 3  2.83.  Se  dal  tonnellaggio  lordo
di  una  nave  si  deducono  gli  spazi  riservati  al  carbone,  alle  caldaie,
alle  macchine,  ai  motori  ausiliari,  agli  alloggi  per  gli  ufficiali  e  pei
marinai,  il  volume  che  rimane  costituisce  il  tonnellaggio  netto.  Esso
risulta  deducendo  il  40  per  cento  circa  dal  tonnellaggio  lordo,  perchè
un  35  per  cento  è  assorbito  dalle  macchine  e  dalle  caldaie  e  un  5
per  cento  dal  resto.  Nei  velieri,  in  cui  non  c’è  bisogno  di  dedurre
quel  35  per  cento  ed  il  personale  è  in  minor  quantità  ed  occupa
per  ciò  meno  posto  per  gli  alloggi,  la  differenza  fra  stazza  lorda  e
netta  è  insignificante.  La  portata  di  una  nave,  ossia  la  quantità  di
merci  che  essa  può  contenere,  è  da  una  volta  e  mezzo  ad  una
volta  e  tre  quarti  la  stazza  netta.  Portata  è  unità  di  peso,  stazza
di  volume,  quantunque  entrambi  si  esprimano  in  tonnellate.  Tonnellata ­
  è  anche  l’unità  di  peso  o  di  misura  delle  merci  caricate
sulle  navi,  che  corrisponde  a  1000  chili  per  le  merci  pesanti  e  a  un
volume  di  M. a  1.44  per  le  merci  il  di  cui  peso  in  questo  volume  è
inferiore  a  1000  chili.  Sui  vari  sistemi  di  misurazione  delle  navi  vedi:
H.  Herner,  Hafenabgaben  und  Schiffsvermcssung.  Jena,  1912,  pag.  53-89.
(2)  Douglas  Owen,  Ports  and  Docks.  London,  1904,  pag.  109-10.
        <pb n="18" />
        LA  NAVIGAZIONE  NEL  SISTEMA  DEI  TRASPORTI

11

miglia  per  il  prezzo  di  tre  scellini,  ossia  per  la  trentesima ­
  parte  di  ciò  che  costerebbe  il  trasporto  per  ferrovia ­
  {1).
Quand’è  possibile  il  trasporto  per  mare,  esso  presenta ­
  sempre  molteplici  elementi  di  superiorità  rispetto
al  trasporto  per  terra.  L’uno  concerne  il  traffico  per  le
grandi  distanze,  l’altro  per  le  distanze  brevi  ;  l’uno  si
riferisce  principalmente  al  commercio  internazionale,  l’altro
al  commercio  interno.  È  vero  che  anche  le  strade  e  le
ferrovie  passano  al  di  là  dei  confini  politici  di  ogni  paese;
ma  esse  sono  sempre  sotto  la  giurisdizione  di  uno  Stato,
mentre  sul  mare  ogni  Stato  non  può  accampar  diritti  che
per  tre  miglia  dalle  sue  coste,  e  al  di  là  non  può  esercitare ­
  alcun  controllo,  non  può  dare  o  negare  concescessioni
  di  linee,  non  può  prescrivere  tariffe,  regole  o
restrizioni  (2).  E  se  il  commercio  internazionale  è  anche
commercio  di  terra,  lo  è  sempre  in  una  proporzione
assai  più  piccola.  Anche  lasciando  da  parte  la  Gran
Brettagna,  che  per  essere  un’isola  ha  il  suo  commercio
estero  tutto  marittimo,  negli  Stati  Uniti  i  19  ventesimi
delle  importazioni  e  delle  esportazioni  avvengono  per
mare  (3),  in  Germania  si  fa  per  mare  il  70  per  cento
del  traffico  internazionale  (4),  e  in  Italia  su  18  milioni
di  tonnellate  d’importazioni  16  vengono  dal  mare,  a  cui
sono  pure  affidati  i  tre  quarti  delle  nostre  esportazioni ­
  (5).

(1)  Murken,  op.  cit.,  pag.  4.
(2)  J.  Russell  Smith,  The  Organization  of  Ocean  Commerce.
Philadelphia,  1905,  pag.  1.  —  K.  Thiess,  Deutsche  Schiffahrt  und
Schiffdhrtspolitik  der  Gegenwart.  Leipzig,  1907,  pag.  67.
(3)  Smith,  op.  cit.,  pag.  2.
(4)  Thiess,  op.  cit.,  pag.  112.
(5)  G.  E.  Falce,  Il  valico  ferroviario  per  la  Svizzera  orientale  e
gli  interessi  economici  italiani.  Milano,  1911,  pag.  7  e  12.
        <pb n="19" />
        12

INTRODUZIONE

Per  questo  tutte  le  nazioni  considerano  il  mare  come
la  sorgente  del  loro  benessere  e  della  loro  prosperità.
Alio  scopo  precipuo  di  difendere  le  vie  oceaniche,  l’Inghilterra
  ha  sempre  voluto  che  la  sua  flotta  militare  fosse
superiore  a  quella  riunita  dei  due  più  potenti  suoi  rivali  ;
e  ad  onta  di  ciò  gl’inglesi  sono  preoccupati  dal  fatto  che
essi  dipendono  dal  mare  per  i  loro  alimenti  più  indispensabili ­
  e  pensano  con  raccapriccio  alla  eventualità  che
questa  via  possa  in  date  circostanze  venire  temporaneamente ­
  impedita.  Anche  per  i  paesi  di  terraferma  il  mare
è  il  prolungamento  delle  ferrovie  per  rispetto  alle  esportazioni, ­
  mentre,  in  rapporto  alle  importazioni,  la  ferrovia
diventa  il  prolungamento  delle  numerose  linee  di  navigazione. ­
  Per  ciò  qualunque  ostacolo,  che  arresti  il  traffico
sulle  vie  oceaniche,  si  trasforma  in  un  vero  disastro
anche  per  le  regioni,  che  sono  più  lontane  dal  mare.  Lo
sanno  da  noi  la  Lombardia  e  il  Piemonte,  la  cui  attività
industriale  e  commerciale  dipende  in  grandissima  parte
dal  porto  di  Genova.  «  Tutta  l’alta  Italia,  che  è  pure  un
paese  continentale,  dice  il  capitano  Limo,  oramai  vive
del  mare  che  le  manda  la  materia  prima,  alimento  delle
industrie,  il  carbone,  alimento  delle  macchine,  il  grano,
alimento  degli  uomini.  E  più  l’Italia  diverrà  grande,  ricca,
operosa,  più  densa  sarà  la  selva  degli  alti  camini  sulla
nostra  terra,  più  vaste,  più  numerose,  stridenti  le  nostre
officine,  più  intensa,  agitata,  febbrile  sarà  la  vita  delle
nostre  ferrovie,  maggiore  diverrà  la  nostra  dipendenza
da  Genova,  da  Napoli,  da  Venezia,  cioè  dal  porto,  cioè
dal  mare  »  (1).
Come  il  traffico  marittimo  cresca  continuamente  d’importanza, ­
  risulta  in  modo  evidente  dall’aumento  rapido

(1)  G.  Limo,  La  nostra  marina  mercantile,  conferenza.  Roma,
1907,  pag.  33-37.
        <pb n="20" />
        LA  NAVIGAZIONE  NEL  SISTEMA  DEI  TRASPORTI

13

del  tonnellaggio  navale  a  vapore  appartenente  agli  Stati
più  progrediti,  il  quale  aumento,  oltre  compensare  largamente ­
  la  riduzione  che  contemporaneamente  avviene
nel  tonnellaggio  a  vela,  è  tale  da  offrire  al  commercio
una  potenza  di  trasporto  in  modo  portentoso  sempre  più
rilevante.  Dalle  cifre  riportate  nei  volumi  pubblicati  dal
Lloyd’s  Register  nel  1890-91,  nel  1902-3  e  nel  1912-13
vediamo  che  i  piroscafi  di  100  tonnellate  e  più  hanno
avuto  il  seguente  incremento  per  numero  e  per  tonnellaggio ­
  :

1890-91

1902-3

1912-13

Navi

Tonnellate

Navi

Tonnellate

Navi

Tonnellate

Gran  Brettagna

5574

7.774.644

7358

12.897.592

8524

17.730.940

Colonie  inglesi

829

461.210

994

754.863

1490

1.471.830

Stati  Uniti

416

517.394

1094

1.954.168

1836

4.107.849

Germania

741

928.911

1365

2.636.338

1908

4.276.191

Norvegia

395

246.669

905

866.754

1495

1.695.321

Francia

526

809.598

690

1.104.893

932

1.638.501

Giappone

165

138.431

535

555.230

960

1.344.991

Italia

212

300.625

361

691.841

536

1.119.121

Olanda

162

217.022

320

555.047

602

1.104.220

Austria-Ungheria

130

151.166

259

529.319

392

902.704

Svezia

471

181.781

719

464.705

1006

866.853

Spagna

339

414.817

464

736.209

526

756.136

Russia

236

156.070

544

556.102

690

754.627

Nel  1912-13,  fr

■a  le

nazioni

che  hanno  più

di  mezzo  mibone

  di  tonnellate  lorde  di  vapori,  dobbiamo  aggiungere ­
  la  Danimarca  con  548  piroscafi  di  703.520  tonnellate
e  la  Grecia  con  346  piroscafi  di  648.667  tonnellate.  E  il
tonnellaggio  complessivo  di  tutte  le  navi  a  vapore  esistenti ­
  nel  mondo  è  salito  da  12.985.372  tonnellate  nel
1890-91  a  25.859.987  nel  1902-3,  raggiungendo  la  cifra
di  40.518.177  tonnellate  nel  1912-13.
Con  questo  aumento  vertiginoso  delle  navi  che  sol-
        <pb n="21" />
        14

INTRODUZIONE

cano  gii  oceani,  aumentano  necessariamente  i  trasporti
da  esse  compiuti,  si  moltiplicano  gli  scambi  di  prodotti,
si  accresce  la  ricchezza  di  tutti  i  popoli.  Ma  non  è  soltanto ­
  dal  punto  di  vista  strettamente  economico  che  il
traffico  marittimo  ha  tanta  importanza.  Esso  sviluppa
nelle  nazioni  la  forza  fisica,  lo  spirito  d’intrapresa,  1’  amore
  per  l’indipendenza  e  per  la  libertà.  La  continua
lotta  con  gli  elementi  educa  gli  uomini  ad  essere  ardimentosi ­
  ed  intrepidi  ;  li  abitua  alla  disciplina  e  alla
energia  necessaria  per  vincere  le  difficoltà  ;  li  trasforma
all’occasione  in  strenui  difensori  dei  diritti  della  patria.
Il  marinaio,  viaggiando  in  tutte  le  parti  del  mondo,  diventa ­
  un  cosmopolita  geografico,  ma  non  mai  un  cosmopolita ­
  politico.  La  bandiera,  che  sventola  a  poppa  della
nave,  infiltra  in  lui  una  sana  coscienza  nazionale,  che  si
manifesta  in  mille  modi,  per  quanto  egli  sia  lontano  dal
suo  paese  (1).  E  le  navi  stesse,  oltre  servire  al  bisogno
di  aiuto  prezioso  alla  flotta  militare  e  all’esercito,  sono
in  tempo  di  pace  un  mezzo  potente  di  affermazione  economica ­
  e  politica  nei  porti  esteri  dove  approdano.  Il  carattere ­
  mondiale  del  mare  allarga  la  visione  non  solo
del  commerciante,  ma  anche  dello  statista,  che  non  può
seguire,  in  una  nazione  marittima,  quella  politica  ristretta
e  di  corta  vista,  che  è  spesso  opportuna  e  conveniente
per  un  paese  di  terraferma  (2).  E  all’  essere  circondata
dal  mare  che  l’Inghilterra  deve  di  essersi  mantenuta
fedele,  dalla  metà  del  secolo  XIX,  al  libero  scambio.
Attendendo  dal  mare  i  suoi  rifornimenti,  essa  ha  dovuto
dare  un  grande  sviluppo  alla  sua  marina  mercantile,
e  per  offrire  a  questa  un  impiego  sempre  maggiore,  si

(1)  Murken,  op.  cit.,  pag.  67.  —  R.  Ehrenberg,  Die  Seefahrt  ini
Luben  der  Vólker,  nell’opera  Handels-  und  Mcichtpolitik.  Stuttgart,
1900,  voi:  I,  pag.  78-82.
(2)  Ratzel,  op.  cit.,  pag.  40.
        <pb n="22" />
        I.A  NAVIGAZIONE  NEL  SISTEMA  DEI  TRASPORTI

15

è  veduta  costretta  a  non  permettere  impedimento  alcuno
al  suo  commercio.  Nè  par  difficile  il  prevedere  che  l’ulteriore ­
  progresso  del  traffico  marittimo  spingerà  anche
gli  altri  Stati  verso  una  politica  commerciale  meno  severamente ­
  protezionista.
Il  fatto  non  sarebbe  isolato  ;  perchè  di  quante  altre
idee  feconde,  diffusesi  poi  largamente,  si  trova  il  germe
nella  navigazione  marittima  !  Essa  ha  suggerito  le  prime
applicazioni  importanti  dell’assicurazione,  che  poi,  moltiplicandosi ­
  e  diversificandosi,  si  è  allargata  anche  ad  altri
rami  dell’attività  umana  ;  ha  fatto  sorgere  le  prime  società ­
  a  responsabilità  limitata,  che  in  seguito  si  estendono
ovunque,  permettendo  i  grandi  aggruppamenti  di  capitali
e  le  più  colossali  imprese  ;  ha  applicato  per  la  prima  il
principio  del  rischio  professionale  a  carico  del  capitalista, ­
  ammettendo  che  il  marinaio  ferito  in  servizio  dovesse ­
  essere  curato  a  spese  dell’armatore,  principio  che
trionfa  poi  sull’antico  diritto  comune  presso  tutte  le  nazioni ­
  civili  ;  ha  facilitato  in  vari  modi  il  ravvicinamento
fra  i  diversi  popoli,  facendo  sorgere  fra  essi  i  primi
accordi  internazionali  ;  ed  ha  promosso  la  graduale  scomparsa ­
  dei  pregiudizi  contro  il  commercio  (1),  come  risulta ­
  dal  fatto  che  in  Inghilterra  nel  1561  la  regina  Elisabetta ­
  partecipava  con  propri  capitali  ad  imprese  marittime ­
  e  che  nel  1662  parecchi  nobili  erano  consiglieri
della  compagnia  per  il  commercio  con  l’Africa  (2),  e
come  risulta  pure  dalle  parole  messe  in  testa  all’ordinanza,
emanata,  per  influenza  di  Colbert,  dal  re  di  Francia
Luigi  XIV,  che  autorizzava  i  nobili  ad  esercitare  il

(1)  R.  Verneaux,  L’Industrie  dcs  transports  maritimes  au  XIX’
siede  et  au  commencement  du  XX’  siede.  Paris,  1903,  voi.  II,  pag.  339-41.
(2)  W.  R.  Scott,  The  Constitution  and  Finance  of  English,  Scotlish
and  Irish  Joint-Stock  Companies  to  1720.  Cambridge,  1910-12,  voi.  II,
pag.  5  e  17.
        <pb n="23" />
        16

INTRODUZIONE

traffico  marittimo  con  questa  giustificazione  :  «  che  importa ­
  al  bene  dei  nostri  sudditi  e  alla  nostra  propria  soddisfazione ­
  di  cancellare  i  resti  deiropinione  universalmente
diffusa  nel  pubblico  che  il  commercio  marittimo  sia  incompatibile ­
  con  la  nobiltà  «  (1).
Incompatibile  con  la  nobiltà  il  commercio  marittimo  ?
Afferma  il  Ruskin  che,  tra  le  varie  professioni,  sono
più  stimate  dal  pubblico,  non  quelle  che  gli  arrecano
maggiore  utilità,  ma  quelle  che  obbligano  chi  le  esercita ­
  a  morire  in  certe  occasioni  nell’adempimento  del
suo  dovere.  Le  professioni  di  soldato,  di  medico,  di
sacerdote  e  di  giudice  sono  molto  più  apprezzate  di
quella  del  commerciante,  che  provvede  ai  bisogni  materiali ­
  più  indispensàbili  della  nazione.  Perchè?  Perchè  il
commerciante  provvede  a  questi  bisogni  per  suo  interesse ­
  e  non  è  costretto  nel  far  ciò  ad  andare  incontro
ad  alcun  sacrifizio,  mentre  il  dovere  degli  altri  professionisti ­
  è  di  morire  in  determinate  occasioni.  Il  soldato
deve  morire  piuttosto  che  lasciare  il  suo  posto  in  battaglia, ­
  il  medico  piuttosto  che  abbandonare  i  malati  in
una  epidemia,  il  sacerdote  piuttosto  che  insegnare  delle
falsità,  il  giudice  piuttosto  che  difendere  l’ingiustizia.
Ebbene,  se  accettiamo  questo  criterio  per  apprezzare  la
nobiltà  di  una  professione,  nessuna  è  più  nobile  di  quella
di  chi  naviga  il  mare,  perchè  il  capitano  deve  fare  qualunque ­
  sacrificio  per  la  salvezza  della  sua  nave,  deve
essere  l’ultimo  ad  abbandonarla  in  caso  di  naufragio,
deve  esser  sempre  pronto  a  dividere  la  sua  ultima  crosta
di  pane  coi  marinai  in  caso  di  mancanza  di  viveri  (2).
Se  poi  consideriamo  la  navigazione  dal  punto  di  vista
economico,  che  è  l’unico  di  cui  vogliamo  tener  conto  in

(1)  Mahan,  op.  cit.,  pag.  68.
(2)  J.  Ruskin,  Unto  this  last.  London,  1900,  pag.  31-36.
        <pb n="24" />
        INTRODUZIONE

17

2

questi  nostri  studi,  vediamo  che  essa  è  senza  dubbio
esercitata  a  scopo  di  lucro,  ma  che  il  vantaggio  individuale, ­
  a  cui  mira  l’imprenditore  di  questa  industria,  non
è  mai  in  opposizione  ed  è  anzi  sempre  in  perfetto  accordo ­
  col  vantaggio  sociale.  Tale  accordo  scaturisce  dal
fatto  che  lo  sviluppo  della  marina  mercantile,  provocato
dal  tornaconto  degli  armatori,  significa  nello  stesso  tempo
aumento  della  forza  offensiva  e  difensiva  di  uno  Stato  e
del  suo  prestigio  all’estero,  significa  aumento  del  commercio ­
  internazionale  e  della  ricchezza  del  paese.  Tale
accordo,  che  costituisce  il  maggior  vanto  della  navigazione, ­
  è  la  dimostrazione  più  vivida  e  più  appariscente
della  sua  grandissima  importanza  politica  ed  economica.
        <pb n="25" />
        CAPITOLO  I

Economia  e  Navigazione.

Qualunque  industria  può  esser  considerata  sotto  un
aspetto  tecnico  o  sotto  un  aspetto  economico.  La  tecnica
è  il  mezzo  esecutivo  di  ogni  attività  economica,  o  per
dir  meglio  di  ogni  attività  umana.  Come  c’è  una  tecnica
deU’agricoltura,  delle  industrie  manifattrici,  del  commercio
e  dei  trasporti,  così  parliamo  di  una  tecnica  della  guerra,
delle  arti,  dell’amministrazione,  della  scienza,  della  scrittura. ­
  In  tutti  questi  casi  intendiamo  sempre  per  tecnica
i  metodi  impiegati  e  i  mezzi  ausiliari  esterni  adoprati
per  eseguire  i  diversi  compiti,  insieme  all’abilità,  alle
cognizioni  e  alla  prontezza,  con  cui  abbiamo  raggiunto  i
nostri  scopi  (1).  L'economia  è  l’uso  più  razionale  dei  beni
a  nostra  disposizione,  evitando  ogni  spreco  e  procurando
di  ricavar  da  essi  il  massimo  vantaggio  possibile,  tanto
se  sono  destinati  alla  soddisfazione  dei  nostri  bisogni,
quanto  se  destinati  alla  formazione  di  nuovi  prodotti.
Sotto  l’aspetto  tecnico,  l’attività  umana  si  presenta  come
una  semplice  manifestazione  fisica,  diretta  a  trasformare
materie  e  forze  naturali,  per  ottenere  certi  beni  nella

(1)  G.  Schmoller,  Grundriss  des  allgemeinen  Volkswirtschaftslehre.
  Leipzig,  1904-8,  voi.  I,  pag.  190.
        <pb n="26" />
        ECONOMIA  E  NAVIGAZIONE

19

qualità  e  quantità,  nel  luogo  e  nel  tempo  più  opportuni.
Ma  quando  questa  attività  segue  un  dato  indirizzo  nel
raggiungere  lo  scopo,  quando,  partendo  dal  fatto  che  i
bisogni  umani  sono  illimitati,  mentre  limitati  sono  i
mezzi  per  soddisfarli,  scorge  la  necessità  di  regolarsi  in
modo  da  ottenere  la  massima  soddisfazione  possibile  col
minimo  impiego  di  materie  naturali  e  di  forze  umane,
allora  assume  carattere  economico,  perchè  segue  il  principio ­
  fondamentale  di  ogni  economia,  che  è  la  legge  del
minimo  mezzo  (1).
La  tecnica  mira  a  prestazioni  e  ad  effetti,  che  risolvono ­
  nel  modo  più  esatto  i  compiti  che  le  vengono  imposti ­
  :  il  suo  scopo  è  anzitutto  la  perfezione  assoluta.
L’economia  pare  invece  che  abbia  un  fine  del  tutto  opposto, ­
  che  scelga  i  metodi  meno  perfetti  per  rimanere
tecnicamente  a  mezza  strada,  solo  perchè  si  spaventa
delle  spese,  o  perchè  non  stima  a  sufficienza  i  vantaggi
della  perfezione.  Il  tecnico  si  sente  per  ciò  oppresso,
impedito,  vincolato  nelle  sue  azioni  dall’economia  :  si
deve  contentare  di  prestazioni  meno  appropriate,  di  processi ­
  di  minor  valore  e  star  pazientemente  al  giogo,
giacché  l’economia  è  quella  che  coi  risparmi  e  colla
raccolta  di  fondi  possiede  i  mezzi  e  li  mette  a  disposizione ­
  del  tecnico  per  rendergli  possibile  la  soluzione  dei
suoi  compiti.  L’economia  esige  i  massimi  profitti  con  le
minime  perdite,  non  è  altro  che  un  metodo  critico,  che,
sempre  misurando  e  calcolando,  paragona  da  un  punto
di  vista  individuale  la  grandezza  e  le  specie  dei  vari
processi  naturali  od  artificiali,  per  sostituire  quelli  che
a  lei  paiono  meno  efficaci  con  altri  di  maggior  valore  (2).
(1)  F.  B.  v.  Hermann,  Staatswirthschafiliche  Untersuchungen.
Miìnchen,  1870,  pag.  7  e  10.  —  E.  Sax,  Dos  Wesen  und  die  Aufgaben
der  Nationalókonomie.  Wien,  1884,  pag.  11-12.
(2)  E.  Herrmann,  Technische  Fragen  und  Probleme  der  modernen
Folkswirthschaft.  Leipzig,  1891,  pag.  45-47.
        <pb n="27" />
        20

CAPITOLO  PRIMO

Così  l’economia  dà  la  misura,  l’indirizzo  e  la  guida  alla
tecnica,  mentre  questa  si  limita  a  prendere  in  considerazione ­
  le  proprietà  delle  cose  naturali  e  il  partito  che
se  ne  può  trarre  ;  ma  se  senza  tecnica  non  esiste  attività ­
  di  sorta,  senza  economia  non  esiste  attività  sana  e
proficua  (1).
Ora,  quando  la  navigazione  s’intende,  non  nel  suo
significato  più  speciale,  cioè  come  arte  di  condurre  le
navi  sul  mare,  che  naturalmente  dà  luogo  soltanto  a
studi  d’indole  tecnica,  ma  come  industria  che  abbraccia
tutte  le  operazioni  necessarie  per  compiere  i  trasporti
per  acqua,  si  vede  subito  in  qual  modo  si  possa  distinguere ­
  in  essa  l’aspetto  tecnico  dall’aspetto  economico.  I
costruttori  navali,  i  capitani,  i  macchinisti,  gli  armatori, ­
  ecc.  non  possono  compiere  il  loro  ufficio,  se  non
ne  comprendono  la  tecnica,  attingendo  le  loro  cognizioni
da  tante  scienze  e  da  tante  arti  speciali  ;  ma  se  la  navigazione ­
  è  un’industria,  essa  deve  essere  esercitata  a
scopo  di  lucro,  deve  tendere  ad  ottenere  il  massimo
utile  col  minimo  di  spese,  prendendo  a  guida  dei  criteri
puramente  economici.  Così,  ad  esempio,  il  problema
tecnico  di  traversare  l’Atlantico  con  un  piroscafo  poteva
dirsi  risolto  da  quando  fu  applicata  la  macchina  a  vapore
alle  navi,  ma  il  problema  economico  non  ha  trovato  una
soluzione  adeguata  fino  a  che  le  macchine  non  si  sono
perfezionate  in  modo,  da  ridurre  sensibilmente  il  consumo
del  carbone  e  da  permettere  al  bastimento  di  portar  con
sè,  oltre  che  combustibile,  anche  una  tal  quantità  di  carico, ­
  da  compensare  le  spese  e  da  lasciare  un  margine
di  profitto.  E  sempre  rispetto  alle  macchine  marine,  la

(1)  A.  Wagner,  Grundlagen  der  Volkswirìhschaft.  Leipzig,  1893,
pag.  350.  —  Contro  la  distinzione  tra  economia  e  tecnica  vedi:
H.  Dietzel,  Theoretische  Socialókonomik.  Leipzig,  1895,  pag.  184-89.
        <pb n="28" />
        ECONOMIA  E  NAVIGAZIONE

21

storia  degli  ultimi  tempi  si  svolge  attraverso  l’affannosa
ricerca  per  la  conquista  dei  mezzi  migliori  con  cui  vincere ­
  più  prontamente  le  distanze.  Ma  arrivati  ad  una
velocità  di  25  miglia  all’ora  molti  si  domandarono  :  i
piroscafi  tanto  celeri  riescono  economici  ?  aumenta  con
la  velocità  l’utile  netto  per  l’armatore  ?  le  maggiori  spese
sono  compensate  da  più  notevoli  guadagni,  cioè  da  benefizi ­
  finanziari  proporzionalmente  più  alti  ?  (1).  E  questi
dubbi  finirono  coll’imporre  un  arresto  all’aumento  delle
velocità  e  col  far  ritornare  a  velocità  più  moderate  e  più
economiche.  Ai  nostri  giorni,  dice  il  Fry,  i  grandi  ingegneri ­
  navali  considerano  tutto  come  possibile  sul  mare,
ma  il  loro  genio  trova  un  ostacolo  inesorabile  ad  esplicarsi ­
  nella  necessità  che  l’industria  dia  un  profitto,  tanto
che  i  progressi  futuri  nei  trasporti  marittimi  dovranno
tendere,  più  che  altro,  a  trovare  il  modo  di  far  funzionare ­
  le  navi  con  una  diminuzione  sempre  più  sensibile
di  spese  (2).  In  tal  modo  la  tecnica  si  preparerà  nuovi
trionfi  mettendosi  a  servizio  dell’economia,  che  mira  appunto ­
  a  raggiungere  un  risultamento  sempre  più  grande
con  un  costo  sempre  più  piccolo.
In  ogni  azione  economica  si  tratta  sempre  di  sopportare ­
  una  certa  dose  di  sacrifizi,  di  andare  incontro
ad  una  certa  somma  di  spese,  allo  scopo  di  ottenere  un
effetto  utile.  Quanto  più  favorevole  è  il  rapporto  tra
l’utile  e  il  costo,  tanto  più  perfetta  economicamente  appare ­
  una  data  azione,  tanto  più  alto  è  il  suo  valore  per
l’economia  sociale  ;  viceversa  un’azione  diventa  anti-economica, ­
  quando  in  essa  il  costo  superi  l’utile,  quando  si

(1)  L.  Fontana  Russo,  La  marina  mercantile  e  i  suoi  problemi
economici.  Roma,  1909,  pag.  5-6.
(2)  H.  Fry,  History  of  Norlh  Atlantic  Steam  Navigation.  London,
1896,  pag.  285-86.
        <pb n="29" />
        22

CAPITOLO  PRIMO

consumino  più  mezzi  di  quelli  necessari  al  raggiungimento ­
  dello  scopo,  o  quando  lo  scopo  potrebbe  raggiungersi ­
  meglio,  più  completamente  o  con  meno  spesa  in
altro  modo  (1).
Il  paragone  tra  l’utile  e  il  costo  può  farsi  da  un  punto
di  vista  sociale  o  da  un  punto  di  vista  individuale.  Dal  punto
di  vista  sociale  quello  che  più  importa  è  che  la  ricchezza
nuova,  prodotta  con  certi  atti  economici,  superi  le  ricchezze
consumate  per  ottenerla.  Ma  si  può  parlar  di  produzione  a
proposito  della  navigazione  marittima,  che  si  limita  a  far
passare  da  un  luogo  ad  un  altro  persone  e  merci  ?  A
questa  domanda  la  risposta  non  può  essere  che  affermativa, ­
  giacché,  com’è  noto,  quando  in  Economia  politica
si  discorre  di  produzione,  non  s’intende  già  creazione  di
nuove  materie,  il  che  eccederebbe  ogni  potere  umano,
ma  creazione  di  nuove  utilità  o  di  nuovi  valori.  E  come
è  produzione  la  trasformazione  del  chicco  di  grano  in
spiga,  della  farina  in  pane,  del  cotone  in  filato  e  tessuto,
in  quanto  queste  operazioni  accrescono  il  valore  delle
materie  prese  a  trasformare,  così  è  produzione  il  viaggio
di  persone,  in  quanto  esse  ne  ricavano  un’utilità,  o  il  trasporto ­
  di  merci  da  un  luogo  ad  un  altro,  in  quanto  le  merci
passano  in  tal  modo  da  dove  valgono  meno  a  dove  valgono
più.  Finché  in  due  paesi,  dice  il  von  Weichs,  è  uguale  il
prezzo  di  una  stessa  merce,  nessuno  pensa  a  trasportarla  ;
appena  una  differenza  di  prezzo  si  manifesta,  sorge  la  possibilità ­
  economica  del  trasporto;  e  più  grande  è  questa  differenza, ­
  più  vantaggioso  è  il  trasporto  e  tanto  più  lontani  possono ­
  essere  i  due  paesi  tra  cui  esso  avviene,  perchè  la
differenza  più  grande  copre  la  maggiore  spesa.  E  siccome ­
  le  differenze  dei  prezzi  sono  più  sensibili  a  misura

(1)  J.  Lehr,  Grundbegriffe  und  Grundlagen  der  Volkswirtschaft.
Leipzig,  1893,  pag.  95-96.
        <pb n="30" />
        ECONOMIA  E  NAVIGAZIONE

23

che  cresce  la  lontananza  fra  il  paese  di  origine  e  quello
di  arrivo  delle  merci  e  a  misura  che  il  prezzo  di  esse
è  più  elevato,  così  può  dirsi  che  l’utilità  del  trasporto
aumenta  anche  con  la  distanza  e  col  valore  dei  prodotti
trasportati  (1).
D’altro  canto  il  costo  del  trasporto  è  rappresentato
da  una  certa  quantità  di  lavoro  e  di  capitale  destinata
a  vincere  la  resistenza  dipendente  dal  peso  e  qualche
volta  dal  volume  della  cosa  da  trasportarsi,  oltre  che
dalla  distanza  da  percorrersi.  E  poiché  il  valore  dei  prodotti ­
  non  influisce  per  nulla  sul  costo  del  trasporto,  questo
diventa  proporzionalmente  sempre  più  piccolo,  per  quanto
più  cresce  il  valore  della  cosa  trasportata,  rimanendo
costante  il  suo  peso.  Così,  dato  che  il  trasporto  di  una
tonnellata  di  merci  sopra  una  certa  linea  costi  10  franchi,
la  spesa  del  trasporto  verrà  ad  essere  del  10  per  cento,
se  la  merce  vale  L.  100,  e  di  solo  1  per  cento,  se  vale
L.  1000.  Onde  le  merci  che  hanno  un  minor  valore  rispetto ­
  al  loro  peso  o  al  loro  volume,  le  merci  più  pesanti ­
  e  più  ingombranti,  sono  quelle  che  relativamente
costano  più  a  trasportarsi.  La  distanza  influisce  sul  costo
del  trasposto,  non  solo  per  le  crescenti  spese  che  essa
provoca,  ma  anche  per  la  diminuzione  di  valore  che  si
ha  col  tempo  in  certe  merci,  come  ad  esempio  nel
ghiaccio,  nel  latte,  nelle  bestie  che  dimagrano,  la  quale
deve  essere  compensata  dall’aumento  di  valore,  che  risulta ­
  per  effetto  del  trasporto,  ed  anche  per  la  perdita
d’interessi  sul  capitale  costituito  dalle  merci  che  viag-(1)

  von  Weichs,  Untersuchung  iiber  die  Grundlagen  des  Tarifwesens
  der  Seeschiffahrt,  nella  Zeitschrift  fur  die  ges.  Siaatswissenschaft.
Tiibingen,  1894,  pag.  226.  —  C.  Colson,  Transporis  et  Tarifs.  Paris,
1898,  pag.  39-42.
        <pb n="31" />
        24

CAPITOLO  PRIMO

giano,  che  rimane  inoperoso  durante  tutto  il  periodo  in
cui  si  compie  il  viaggio  (1).
Dal  punto  di  vista  individuale  il  paragone  tra  utile
e  costo  si  trasforma  più  semplicemente  in  una  questione
di  entrate  e  spese,  che  si  risolve  nella  tendenza  ad  ottenere ­
  il  massimo  profitto.  E  questo  punto  di  vista  non
e  in  contraddizione,  ma  è  anzi  in  perfetto  accordo  con
quello  sociale,  perchè  ogni  individuo,  nelì’assumere  un’impresa ­
  di  navigazione,  guadagna  tanto  di  più  per  quanto
riesce  a  compiere  dei  trasporti,  che  abbiano  un  valore
elevato  per  la  società  presa  nel  suo  complesso,  impiegando ­
  a  tal  uopo  la  minor  possibile  quantità  di  beni  ;
e  così  ogni  imprenditore  diventa  lo  strumento  per  il
quale  si  attua  la  legge  economica  del  minimo  mezzo.
Certamente,  se  chi  impianta  ed  esercita  un’impresa  di
navigazione,  procura  di  ridurre  al  minimo  le  spese,  pur
cercando  che  il  trasporto  si  compia  per  quanto  è  possibile ­
  in  modo  sicuro,  regolare,  comodo,  rapido  e  a  buon
mercato,  se,  per  esser  preferito,  è  costretto  ad  ubbidire
alla  legge  del  minimo  mezzo,  non  lo  fa  per  promuovere
il  benessere  generale,  ma  per  il  suo  privato  tornaconto,
non  agisce  in  base  a  principii  scientifici,  ma  guidato  soltanto ­
  da  un  certo  istinto  economico.  Eppure,  ad  onta  di
ciò,  dobbiamo  convenire  col  Sax  che  qui  la  scienza  ha
una  grande  importanza  anche  pratica,  nel  presentare  i
resultamenti  dell’esperienza  sotto  forma  di  teorie,  che  spieghino ­
  i  casi  più  complicati,  tanto  più  frequenti  per
quanto  è  maggiore  il  progresso  economico.  Il  complesso
di  regole  per  la  condotta  economica  di  ognuno,  dedotte
dalla  Economia  politica  e  dalla  natura  concreta  di  ogni
dato  ramo  di  attività,  si  chiama  economia  di  quel

(1)  A.  E.  Cherbuliez,  Précis  de  la  Science  Économique.  Paris,
1862,  voi.  I,  pag.  304-8.
        <pb n="32" />
        ECONOMIA  E  NAVIGAZIONE

25

ramo  (1),  ed  in  questo  senso  si  parla  di  economia  agraria, ­
  di  economia  industriale,  di  economia  commerciale,
di  economia  dei  trasporti  in  genere  e  più  in  particolare
di  economia  della  navigazione.  Inteso  in  tal  modo,  l’aspetto ­
  economico  della  navigazione  acquista  la  stessa
esattezza  ed  il  medesimo  rigore  che  ha  l’aspetto  tecnico,
perchè  l’uomo  può  agire  volontariamente,  seguendo  una
quantità  infinita  di  vie  diverse,  suggerite  dal  capriccio  o
dall’  ignoranza,  ma  in  ogni  caso,  dati  lo  scopo  da  raggiungere ­
  e  i  mezzi  a  disposizione,  esiste  una  linea  di
condotta  strettamente  determinata,  che  è  l’unica  conforme ­
  ai  principii  economici  e  che  l’Economia  politica
ha  per  compito  d’indicare  (2).
Ma  la  legge  del  minimo  mezzo  non  si  esplica  nella
navigazione  sempre  nello  stesso  modo,  giacché  la  quantità ­
  dei  resultamenti  utili  e  l’ammontare  delle  spese  necessarie ­
  per  ottenerli  dipendono  dalla  maniera  con  cui  si
combinano  in  questa  industria  i  tre  fattori  della  produzione, ­
  la  qual  maniera  muta  nel  corso  dell’evoluzione
economica.  In  ogni  produzione,  com’è  noto,  intervengono
tre  elementi  :  la  natura,  il  lavoro  e  il  capitale,  e  dalla
prevalenza  dell’uno  o  dell’altro  di  essi  ogni  stadio  economico ­
  assume  il  suo  carattere  distintivo.  Nei  tempi  più
antichi  domina  soprattutto  l’elemento  natura  :  i  boschi,
le  acque  e  i  prati,  con  gli  animali  che  vi  trovano  alimento, ­
  nutrono  quasi  spontaneamente  una  popolazione
scarsa  ;  in  un  secondo  periodo,  che  incomincia  a  metà
del  medio  evo,  l’elemento  lavoro  diventa  sempre  più
importante  nella  produzione  ;  nel  terzo  periodo,  che  è

(1)  E.  Sax,  Die  Verkehrsmittel  in  Volks-  und  Staatswirthschaft.
Wien,  1878-79,  voi.  I,  pag.  10.
(2)  C.  Menger,  Untersuchungen  ùber  die  Methode  der  Socialwissmschaften.
  Leipzig,  1883,  pag.  263-65.
        <pb n="33" />
        26

CAPITOLO  PRIMO

anche  quello  in  cui  viviamo  noi,  il  capitale  dà  l’impronta
alla  produzione,  e  delle  due  specie  di  capitale,  il  fisso
e  il  circolante,  il  primo  va  sempre  più  acquistando  la
prevalenza  sul  secondo  (1).  E  siccome  a  misura  che
s’impiega  più  lavoro,  più  capitale  circolante  e  più  capitale ­
  fisso  in  una  industria,  si  dice  che  essa  va  diventando ­
  sempre  più  intensiva,  così  è  evidente  che  il  progresso ­
  della  produzione  tende  a  condurre  questa  verso
un  grado  sempre  più  elevato  d’intensità  ;  e  a  tale  legge
generale,  chiamata  dell’intensità  crescente,  obbedisce,
com’è  facile  intuire,  anche  la  navigazione.
Il  primo  periodo,  quello  della  prevalenza  dell’  elemento ­
  natura,  si  ha  nella  navigazione,  quando  si  percorre ­
  il  mare  senza  conoscerlo,  vicino  alle  coste  ;  quando
le  navi  sono  tronchi  d’albero  appena  modificati  dalla
mano  dell’uomo  ;  quando  la  forza  motrice  è  data  dalla
corrente  naturale  di  un  fiume  o  dal  vento.  Prevale  il
lavoro,  quando  per  guidarsi  sul  mare  ci  si  comincia  a
servire  di  strumenti,  sieno  pure  imperfetti  ;  quando  le
navi  piccole  e  di  materiale  poco  costoso  sono  meglio
costruite  con  l’intervento  dell’opera  dell’uomo  ;  quando
esse  sono  mosse  dalla  forza  umana  col  remo  e  per  mezzo
della  manovra  difficile  e  faticosa  della  vela  imperfetta.
Prevale  poi  il  capitale,  e  specialmente  quello  fisso,  nella
via  resa  più  facile  con  i  porti,  i  fari,  i  segnali,  e  più
breve  col  taglio  degl’istmi  ;  nel  veicolo,  diventato  più
grande  e  costruito  solidamente  con  materiali  costosi
come  il  ferro  e  l’acciaio  ;  nella  forza  motrice,  colle  vele
perfezionate  e  più  efficaci  e  colle  macchine  a  vapore  di
una  potenza  sempre  più  elevata.

(1)  W.  Roscher,  Grundlagen  der  Nationalókonomie.  Stuttgart,
1879,  pag.  101-2.  —  A.  E.  F.  Schaeffle,  Sistema  sociale  dell’Economia
umana,  nella  Biblioteca  dell’Economista,  3‘  serie,  voi.  V,  pag.  462-74.
        <pb n="34" />
        ECONOMIA  E  NAVIGAZIONE

27

In  conseguenza  di  questi  progressi,  le  spese  per  la
via,  per  il  veicolo  e  per  la  forza  motrice  aumentano  in
modo  assoluto  nella  navigazione,  ma  diminuiscono  nello
stesso  tempo  in  modo  relativo,  in  quanto  quei  tre  elementi ­
  tecnici  di  ogni  trasporto  agiscono  con  molta  più
efficacia  ;  onde  la  legge  dell’intensità  crescente  si  manifesta ­
  come  un  aspetto  nuovo  della  legge  del  minimo
mezzo.  È  chiaro,  infatti,  che  quando  ogni  aumento  nella
quantità  di  lavoro  e  di  capitale  impiegata  accresce  in
una  proporzione  maggiore  il  prodotto  complessivo,  1'  aumento ­
  delle  spese  provoca  non  una  diminuzione,  ma  un
incremento  continuo  del  reddito  netto  e  una  riduzione
del  costo  per  ogni  singolo  atto  di  trasporto.  Se  con
100.000  lire  di  spesa  si  trasportano  10.000  unità  di  una
data  merce,  il  costo  per  ogni  unità  è  di  L.  10;  ma  se,
dando  un  maggiore  sviluppo  all’impresa  e  facendo  salire
a  300.000  lire  le  spese,  le  unità  trasportate  diventano
60.000,  il  costo  per  ognuna  discende  a  L.  5.  L’aumento
del  prodotto  lordo,  però,  non  può  essere  illimitato  ;  ad
un  certo  punto  si  arresta,  diventa  sempre  più  piccolo,
poi  nullo,  per  dar  luogo  poi  invece  ad  una  diminuzione  ;
e  se  il  prodotto  cresce  sempre  meno,  o  non  cresce  più,
o  diminuisce,  mentre  crescono  ancora  le  spese,  il  reddito ­
  netto  si  riduce  a  poco  a  poco  e  quindi  sparisce
del  tutto.
La  questione  se  convenga  dare  una  maggiore  intensità ­
  ad  una  data  impresa,  impiegandovi  ancora  lavoro
e  capitale,  è  subordinata,  dunque,  al  maggior  prodotto
ottenibile  :  fino  a  che  questo  maggior  prodotto  supera  la
maggiore  spesa  richiesta,  è  vantaggioso  il  passaggio  ad
una  più  grande  intensità  ;  il  che  succede  fino  a  quando
l’ultimo  incremento  di  spesa  diventa  perfettamente  uguale
all’ultimo  incremento  di  prodotto  ;  d’allora  in  poi  l’aumento ­
  di  prodotto,  divenuto  sempre  più  piccolo,  non
copre  più  gli  ulteriori  aumenti  di  spesa,  onde  una  mag ­
        <pb n="35" />
        CAPITOLO  PRIMO

giore  intensità  cessa  di  essere  proficua.  Da  cui  risulta
come  conseguenza  necessaria,  che  quella  intensità  è  la
più  vantaggiosa,  in  cui  l’ultimo  incremento  di  spesa  è
ancora  coperto  interamente  dal  maggior  prodotto  ottenuto ­
  per  mezzo  di  essa.  Se  rincarano  gli  elementi  del
costo,  aumentando  il  prezzo  dei  materiali,  i  salari  e  gl’interessi, ­
  si  raggiunge  più  presto  il  punto,  in  cui  i  prezzi
non  bastano  più  a  coprire  le  maggiori  spese  e  in  cui
l’impresa,  per  rimanere  proficua,  deve  diventare  più
estensiva  ;  mentre  invece  potrebbe  assurgere  ad  una  intensità ­
  anche  più  elevata,  quando  avvenisse  una  diminuzione ­
  nel  costo.  Un’influenza  contraria  esercitano  le
variazioni  nei  prezzi  del  prodotto  :  se  essi  aumentano,
cresce  il  reddito  e  si  può  passare  ad  una  maggiore  intensità ­
  ;  se  diminuiscono,  si  deve  ricorrere  più  presto  a
sistemi  estensivi  (1).
Se,  dunque,  ogni  industria,  e  per  conseguenza  anche
quella  dei  trasporti,  tende  verso  la  massima  intensità,  si
vede  bene  però  che  questo  ideale  non  è  raggiungibile
sempre  e  nello  stesso  modo,  qualunque  sia  il  prodotto
lordo  e  il  rapporto  tra  i  prezzi  e  il  costo.  La  misura
dell’utilizzazione  possibile,  dice  il  Sax,  determina  la  misura ­
  dell’intensità  dei  mezzi  di  trasporto  ;  e  siccome  l’utilizzazione ­
  possibile  dipende  dalle  condizioni  economiche
di  ogni  luogo  e  di  ogni  tempo,  così  il  grado  d’intensità
dei  trasporti  è  in  relazione  strettissima  col  grado  d’intensità ­
  a  cui  è  giunta  l’economia  sociale  in  genere  (2).
E  per  ciò  l’applicazione  dei  più  grandi  progressi  tecnici
alla  navigazione  non  è  possibile  che  in  quei  tempi  e  in
quei  paesi,  in  cui  sono  molto  sviluppati  i  trasporti  ed  è
        <pb n="36" />
        molto  esteso  il  commercio,  mentre  in  quelle  circostanze
di  tempo  e  di  luogo,  in  cui  mancano  tali  condizioni,
una  navigazione  troppo  progredita  sarebbe  anti-economica. ­

Questo  principio  ci  spiega  come  mai  nella  navigazione ­
  si  adottino  contemporaneamente  i  mezzi  primitivi
ed  i  mezzi  più  perfezionati,  invece  di  preferire  in  ogni
caso  questi  ultimi.  Poiché,  se  è  vero  che  i  grandi  piroscafi ­
  sono  un  progresso  di  fronte  ai  piccoli  o  di  fronte
alle  navi  a  vela,  se  essi  sono  agli  antipodi  della  piccola
barca  messa  in  moto  da  un  uomo  coi  remi,  è  vero  altresì
che  quello  che  è  economico  per  una  specie  di  trasporto
diventa  anti-economico  per  un'altra,  perchè  in  certi  casi
la  scarsità  del  traffico  è  tale,  che  non  compensa  della  maggiore ­
  spesa  necessaria  pei  mezzi  migliori.  E  economico
servirsi  di  un  piroscafo  di  grandi  dimensioni,  quando  si
richiede  una  forte  velocità,  o  quando  le  merci  da  trasportarsi ­
  sono  in  abbondanza;  ma  è  più  economica  la
piccola  nave  o  la  vela,  quando  il  movimento  commerciale ­
  è  scarso,  oppure  quando  si  tratta  di  merci  di  poco
valore  o  che  non  urga  di  ricevere  presto  ;  per  fare  poi
una  breve  traversata  di  pochi  metri,  nessuno  di  questi
mezzi  è  economico,  ma  è  da  preferirsi  una  barca  mossa
da  remi.  E  come  la  ferrovia  non  ha  distrutto  la  diligenza
e  il  carro,  come  la  posta  e  il  telegrafo  non  possono  stabilirsi ­
  in  quei  villaggi,  in  cui  è  troppo  scarso  il  bisogno
di  comunicazioni,  nello  stesso  modo  per  diverse  specie
di  trasporti  per  acqua  possono  esistere  contemporaneamente ­
  mezzi  più  o  meno  intensivi.  Le  forme  primitive,
come  giustamente  osserva  lo  Schaffle,  non  si  conservano
già  perchè  si  siano  irrigidite  nel  loro  sviluppo,  ma  perchè
in  date  circostanze  di  luogo,  di  tempo  e  di  posizione,  le
condizioni  per  un  maggior  progresso  o  mancano  assolutamente ­
  o  non  esistono  ancora,  e  non  si  può  assurgere
a  mezzi  più  perfetti,  senza  un  concomitante  incremento
        <pb n="37" />
        30

CAPITOLO  PRIMO

nello  sviluppo  complessivo  della  società  (1).  È  questa  la
ragione  per  cui  in  alcuni  paesi,  come  la  Norvegia,  la
Russia,  la  Grecia  e  l’Italia,  la  marina  mercantile  a  vela
conserva  tuttora  una  grande  importanza,  ad  onta  della
superiorità  tecnica  ed  economica  delle  navi  a  vapore.
Questo  rapporto  strettissimo  tra  il  progresso  economico ­
  e  la  legge  dell’  intensità  crescente  nella  navigazione
viene  anche  confermato  dal  fatto  che  ogni  sosta  o  regresso ­
  nell’incremento  della  ricchezza  nazionale,  cagionato ­
  da  una  depressione  commerciale  più  o  meno  duratura, ­
  ha  per  effetto  di  far  di  nuovo  prevalere,  o  se  non
altro  di  far  accrescere,  momentaneamente  i  mezzi  meno
perfetti  nell’industria  marittima.  Esaminiamo,  infatti,  le  costruzioni ­
  navali  in  Inghilterra,  la  quale,  avendo  la  prima
marina  mercantile  del  mondo,  si  presta  meglio  alle  nostre
osservazioni,  e  mettiamo  a  raffronto  le  navi  a  vela  con
quelle  a  vapore  costruite  in  certi  anni,  considerando  queste
come  il  tipo  delle  navi  più  perfette,  non  potendo  fare  il
paragone,  per  mancanza  di  dati,  col  prendere  a  base  le
dimensioni  più  o  meno  grandi  dei  bastimenti,  la  potenza
della  loro  forza  motrice,  o  altri  elementi  di  superiorità.
Fino  al  1869  le  costruzioni  sono  in  maggioranza  di  velieri, ­
  ma  dopo  quell’anno  i  piroscafi  cominciano  ad  avere
una  decisa  prevalenza.  Sopraggiungono  intanto  le  annate
1875  e  1876,  che  molti  indizi  dimostrano  essere  state
assai  sfavorevoli  all’industria  dei  trasporti  marittimi:  il
commercio  di  esportazione  e  di  transito  diminuisce  (2);
i  noli  ribassano  (3);  per  ogni  100  tonnellate  di  carico  il

(1)  Schaeffle,  Struttura  e  vita  del  Corpo  Sociale,  nella  Biblioteca ­
  dell’Economista,  3'  serie,  voi.  VII,  parte  1*,  pag.  1076-77,  e  parte  2",
pag.  164.
(2)  First  Report  of  thè  Royal  Comtnission  appointed  to  inquire
into  thè  depression  of  /rade  and  industry.  London,  1886,  pag.  131-2.
(3)  Supplement  to  thè  Economist,  10  marzo  1877,  pag.  23.
        <pb n="38" />
        ECONOMIA  E  NAVIGAZIONE

31

tonnellaggio  uscito  in  zavorra  nel  1876  è  su  navi  inglesi
11.3  e  su  navi  straniere  39.2,  mentre  i  numeri  corrispondenti ­
  del  1870  erano  stati  6.3  e  22  (1).  Ebbene  guardiamo ­
  gli  effetti  di  questo  stato  di  cose  sulle  costruzioni  :

Anni

Velieri

Piroscafi

tonnellate

tonnellate

1874

187.313

333.890

1875

241.646

178.905

1876

236.890

123.475

1877

212.320

221.330  (2).

Come  si  vede,  le  costruzioni  di  piroscafi,  che  erano
in  prevalenza  nel  1874  e  che  erano,  dobbiamo  aggiungere, ­
  in  proporzioni  anche  maggiori  nei  tre  anni  precedenti, ­
  lasciano  prendere  il  sopravvento  ai  velieri  nei  due
anni  di  crisi  e  ritornano  a  crescere  e  a  prevalere  dopo
che  la  crisi  è  passata.  Ma  nel  1884  ne  scoppia  un’altra,
che  dura  fino  al  principio  del  1887,  e  gli  stessi  effetti  si
manifestano,  quantunque  in  questi  anni  si  sia  accresciuta
la  superiorità  economica  del  vapore:

Anni

Velieri

Piroscafi

tonnellate

tonnellate

1883

146.818

621.758

1884

162.234

335.208

1885

208.411

196.975

1886

138.362

154.638

1887

81.279

225.440  (3)

(1)  Second  Report  ec.,  pag.  331.
(2)  Sulle  condizioni  della  marina  mercantile  italiana  al  31  dicembre ­
  1894.  Roma,  1895,  pag.  53.
(3)  Loc.  cit.  —  Un  armatore  di  navi  a  vela  dichiarava  che  durante ­
  questa  depressione  commerciale  egli  aveva  potuto  far  viaggiare
        <pb n="39" />
        32

CAPITOLO  PRIMO

Subito  dopo  il  1890  si  ripete  un  nuovo  periodo  di  ristagno ­
  nel  commercio:  le  esportazioni  inglesi,  che  ammontavano ­
  a  263  milioni  di  lire  sterline  nel  1890,  discendono ­
  a  247  nel  1891,  a  227  nel  1892,  a  218  nel  1893  e
a  216  nel  1894  (1),  mentre  nello  stesso  tempo  i  noli
ribassano  sensibilmente  (2).  Siccome  intanto,  però,  il
processo  di  sostituzione  del  vapore  alla  vela  era  continuato ­
  con  crescente  rapidità,  questa  volta  il  tonnellaggio
delle  costruzioni  di  velieri  non  arriva  più  a  superare
quello  dei  piroscafi,  come  era  avvenuto  nelle  depressioni
precedenti,  ma  nonostante  cresce  in  proporzioni  insolite,
mentre  diminuiscono  le  costruzioni  di  vapori,  come  risulta ­
  dalle  seguenti  cifre:

Anni

Velieri
tonnellate

Piroscafi
tonnellate

1890

123.224

528.789

1891

191.917

478.682

1892

258.700

434.091

1893

114.895

380.393  (3).

E  finalmente  negli  anni  a  noi  più  prossimi,  quando  la
vela  ha  assunto  ormai  un’importanza  del  tutto  secondaria, ­
  non  è  più  possibile  trovare  nei  rapporti  tra  le  cole ­

  sue  navi  senza  perdita,  mentre  i  proprietari  di  vapori  perdevano
immensamente  (Third  Repori  ec.,  pag.  106).  E  siccome  le  perdite  indicano ­
  che  in  una  data  impresa  non  si  sono  osservate  le  regole  economiche, ­
  così  la  confessione  di  questo  armatore  è  una  riprova  che,
quando  il  commercio  langue,  sono  da  preferirsi  nella  navigazione  i
mezzi  meno  perfetti.
(1)  Statistical  Tables  showing  ihe  Progress  of  British  Trade  and
Production.  London,  1896,  pag.  9.
(2)  Sulle  condizioni  ecc.,  pag.  577  e  seg.
(3)  Op.  cit.,  pag.  53.
        <pb n="40" />
        ECONOMIA  E  NAVIGAZIONE

33

3

struzioni  di  velieri  e  quelle  di  piroscafi  la  conferma  del
principio  che  nei  periodi  di  depressione  tornano  ad  essere ­
  più  economici  i  mezzi  di  trasporto  meno  perfetti,
ma  quella  conferma  scaturisce  ugualmente  dalla  rinunzia
ad  altri  elementi  di  superiorità  nelle  costruzioni  navali  :
così,  ad  esempio,  il  ribasso  sensibile  dei  noli  dopo  il  1903
fa  diminuire  le  costruzioni  di  piroscafi  di  tipo  speciale
destinati  ad  una  sola  specie  di  merci  e  fa  preferire  le
navi  di  moderata  velocità  adibite  nello  stesso  tempo  al
trasporto  di  merci  svariate  e  di  passeggieri  (1).
Ma,  ad  onta  di  questi  periodi  di  sosta,  il  progresso
economico  tende,  come  abbiamo  già  spiegato,  a  far  prevalere ­
  i  mezzi  più  perfetti  nella  navigazione  e  a  renderla
sempre  più  intensiva.  In  conseguenza  di  ciò  si  accresce
immensamente  il  capitale  impiegato  in  tale  industria,
l’esercizio  di  essa  diventa  sempre  più  complicato  e  difficile, ­
  si  moltiplicano  i  problemi  economici  a  cui  essa  dà
origine  e  contemporaneamente  avviene  un  cambiamento
nella  figura  economica  di  chi  dirige  e  amministra  questo
genere  d’imprese.  Il  personaggio  più  importante  nell’industria ­
  dei  trasporti  marittimi  era  una  volta  quello  che
guidava  la  nave  sul  mare,  pilota  o  capitano  che  fosse,
giacché  da  lui  soltanto  dipendeva  la  buona  riuscita  dell’impresa,
  quando  si  trattava  di  approdare  in  una  parte
qualunque  poco  nota,  senza  convenzioni  preliminari,  senza
corrispondenti,  senza  risorse  prevedute.  Il  capitano  allora
non  si  limitava  soltanto  a  dirigere  la  nave,  ma  agiva
come  se  ne  fosse  stato  l’assoluto  proprietario,  assumendosi
la  responsabilità  di  venderla,  di  darla  in  ipoteca  o  di
riscattarla;  non  si  limitava  a  prendere  in  consegna  le

(1)  H.  Wustendòrfer,  Studien  zur  modernen  Entwicklung  des
Secfrachivertrags,  parte  1":  Die  Seewirtschaftlichen  Grundlagen  der
Rechtsentwicklung.  Dresden,  1895,  pag.  43.
        <pb n="41" />
        34

CAPITOLO  PRIMO

merci  che  gli  venivano  affidate,  ma  s’incaricava  anche
di  venderle  o  di  cambiarle  con  altre  merci  da  riportare
in  patria.  Egli  solo  compariva  in  tutte  le  operazioni;  il
nome  dei  commercianti  che  spedivano  il  carico  era  ignorato ­
  o  veniva  assorbito  in  una  specie  di  società  in  accomandita, ­
  nella  quale  non  era  possibile  distinguere  l’armatore ­
  dal  costruttore  o  dal  negoziante.  La  nave  e  le
merci  da  essa  trasportate,  essendo  esposte  agli  stessi  pericoli, ­
  formavano  il  patrimonio  comune  di  tale  società  in
accomandita  e  costituivano  insieme  quello  che  nel  diritto
marittimo  spagnolo  del  secolo  XIV  si  chiamava  Vagermanament,
  o  affratellamento,  da  cui  il  detto:  bastimento
e  carico  sono  fratelli.  Perfino  chi  prestava  denari  ad
una  impresa  marittima,  ne  diventava  consocio,  e  perdeva ­
  tutto  il  capitale,  se  l’impresa  non  riusciva,  mentre,
se  andava  bene,  lo  riotteneva  con  un  interesse  altissimo, ­
  talvolta  anche  del  36  per  cento.  Ma  quando  i
viaggi  divennero  frequenti  e  più  regolari,  si  dovette  disciogliere ­
  questa  piccola  società,  che  non  era  più  adattata ­
  per  operazioni  di  tanto  maggiore  importanza,  e  nello
stesso  tempo,  a  misura  che  i  mari  diventavano  più  conosciuti ­
  e  i  viaggi  più  facili,  la  preponderanza  passava
dal  capitano  al  commerciante,  che  era  insieme  armatore.
C’era  più  merito  allora  a  trattare  un  affare  dal  fondo  del
gabinetto  di  lavoro,  che  a  condurre  le  merci  attraverso
le  onde,  perchè  il  rischio  commerciale  era  grande  quanto
quello  della  traversata  (1).  Difatti  anche  nei  primi  decenni ­
  del  secolo  XIX  i  commercianti  amburghesi  impe-(1)

  R.  Millet,  La  Marine  Marchande  et  les  surtaxes  de  pavillon,
nella  Revue  des  deux  tnondes,  15  aprile  1874,  pag.  912-13.  —  J.  Russell
Smith,  The  Ocean  Carrier.  New  York,  1908,  pag.  94.  —  M.  Pappenheim,
Die  geschichtliche  Entwickelung  des  Seehandels  und  seines  Rechts,  in
Schriften  des  Vereins  fùr  Socialpolitik,  voi.  CHI,  parte  2",  pag.  137-39
e  148-53.
        <pb n="42" />
        ECONOMIA  E  NAVIGAZIONE

35

gnati  nel  traffico  coloniale  e  di  cabotaggio,  secondo  quanto
dice  il  Busch,  avevano  sempre  navi  proprie  e  Sloman
nei  suoi  Ricordi  riferisce  che  alla  stessa  epoca  in  Amburgo ­
  non  c’erano  armatori  nel  vero  senso  della  parola,
ma  soltanto  negozianti  che  si  servivano  dei  loro  bastimenti ­
  (1).  Questa  unione  tra  armamento  e  commercio
si  osserva  pure  ai  nostri  giorni,  come  caso  eccezionale,
in  certe  imprese  colossali  che  trasportano  grandi  masse
di  carbone,  di  grano  o  di  minerali,  o  in  imprese  che
hanno  bisogno  di  navi  di  tipo  speciale  per  il  trasporto,
ad  esempio,  di  carni  congelate  o  di  petrolio  (2).  Ma,  in
generale,  con  lo  sviluppo  del  commercio  e  coi  progressi
della  navigazione,  si  fa  completa  la  separazione  tra  capitano, ­
  commerciante  e  armatore:  il  capitano  rimane  soltanto ­
  un  navigatore  ufficialmente  riconosciuto  capace  di
condurre  la  nave  sul  mare  ed  è  un  impiegato  del  proprietario ­
  di  essa;  il  commerciante  si  limita  a  comprare
o  vendere  merci,  che  poi  consegna  all’armatore  perchè
glie  le  trasporti  ;  e  l’armatore  alla  sua  volta,  rinunziando
a  dirigere  la  nave  e  ad  ogni  speculazione  commerciale,
diventa  esclusivamente  un  imprenditore  dei  trasporti
per  mare.
L’armatore  è  la  persona  che  arma  la  nave  per  impiegarla, ­
  sia  a  suo  servizio,  sia  a  servizio  di  terzi,  e  può
essere  proprietario  o  comproprietario  della  nave  o  semplicemente ­
  mandatario  del  proprietario  (3).  Egli  pensa
a  far  costruire  il  bastimento,  piroscafo  o  veliero  che  sia,
scegliendo  il  tipo  più  adatto  per  i  viaggi  che  vuole  in-(1)

  WùSTENDÒRFER,  Voi.  dt.,  pag.  25.
(2)  H.  J.  Haarmann,  Die  ókonomische  Bedeutung  der  Technik  in
der  Seeschiffahrt.  Leipzig,  1908,  pag.  91.  —  Thiess,  op.  cit.,  pag.  40-41.
(3)  A.  Pierrard,  Cours  d’Armements  Maritimes.  Anvers,  1904,
pag.  254.
        <pb n="43" />
        CAPITOLO  PRIMO

traprendere;  lo  provvede  di  quanto  è  necessario  perchè
possa  navigare,  arruola  l’equipaggio  e  stipendia  il  capitano; ­
  si  sostituisce  a  lui,  direttamente  o  per  mezzo  di
agenti  propri,  in  tutte  le  operazioni  da  farsi  a  terra  nei
porti  di  partenza,  di  arrivo  o  di  scalo;  osserva  di  continuo ­
  quali  sono  i  percorsi  dove  i  noli  sono  più  elevati
e  combina  i  viaggi  in  modo  da  ottenere  il  massimo  utile
possibile;  attira  con  tutti  i  mezzi  i  passeggieri  e  si  procura ­
  dai  commercianti  il  carico,  stabilendo  le  tariffe  e
spesso  dibattendo  il  prezzo  per  il  trasporto.  A  misura  che  la
costruzione  e  l’armamento  della  nave  diventano  più  costosi,
l’armatore  non  può  più  esercitare  la  sua  industria  individualmente, ­
  ma  deve  ricorrere  all’impresa  collettiva.  L’impresa ­
  è  collettiva  nel  contratto  di  compartecipazione,  con
cui  il  capitale  impiegato  nella  navigazione  si  divide  in  tanti
carati  o  porzioni,  in  24 mi  in  Italia,  in  64 mi  in  Inghilterra,
in  16 mi  o  32 mi  in  Germania.  Allora  l’armatore  non  è  più
il  padrone  assoluto  della  nave,  ma  è  il  consocio  di  tanti
piccoli  capitalisti,  i  quali  talvolta  sono  commercianti,  agenti
marittimi,  costruttori,  fabbri,  legnaiuoli,  provveditori  e  in
generale  persone  più  o  meno  interessate  nella  navigazione, ­
  che  sperano  di  vendere  all’armatore  i  loro  prodotti ­
  o  i  loro  servigi;  talvolta  invece  sono  persole  completamente ­
  estranee  alle  industrie  marittime,  che  vogliono
investire  profìcuamente  i  loro  capitali,  come  succede  in
Inghilterra,  dove  perfino  i  piccoli  bottegai  e  le  serve  hanno
i  loro  esigui  risparmi  impiegati  in  porzioni  di  navi  (1).
Quando  poi  l’estendersi  della  navigazione  rende  necessario ­
  di  formare  delle  compagnie  per  esercitare  regolarmente ­
  certe  linee,  quando  per  l’esercizio  di  queste  linee
ci  vogliono  molti  piroscafi  di  grandi  dimensioni,  di  velo-(1)

  WtiSTENDÒRFER,  Voi.  CÌt-,  pag.  34.  ThIESS,
UT  a  a  tj  n*  a-vtat  mi  r*ìf-  o -  70-71  —  77?itrfì.

w  ,  ,  —,  op.  cit.,  pag.  35-38.
Haarmann,  op.  cit.,  pag.  70-71.  —  Third  Report  ec.,  pag.  157.
        <pb n="44" />
        ECONOMIA  E  NAVIGAZIONE

37

cità  elevate,  spesso  montati  con  lusso,  sorge,  accanto
all’armatore  individuale  o  associato  a  piccoli  capitalisti,
il  grande  capitale  in  tutta  la  sua  potenza,  che  assume  le
imprese  di  navigazione  per  mezzo  di  società  anonime  e
che  con  l’emissione  di  azioni  mette  milioni  e  milioni  di
fondi  a  disposizione  di  un  abile  direttore,  lautamente  pagato ­
  per  organizzare  e  per  regolare  l’andamento  dell’azienda. ­
  E  poiché  l’armatore,  sia  esso  un  privato  o  un
ente  collettivo,  è  quello  che  ai  nostri  giorni  assume  interamente ­
  per  suo  conto  i  rischi  inerenti  all’  impresa  dei
trasporti  marittimi,  così  egli  diventa  lo  strumento  per
mezzo  del  quale  si  attua  in  essa  la  legge  del  minimo
mezzo  ed  è  dal  suo  punto  di  vista  che  si  devono  trattare
tutte  le  questioni  economiche  relative  alla  navigazione.
        <pb n="45" />
        CAPITOLO  II

Progressi  economici  della  Navigazione.

Dopo  aver  visto  nel  capitolo  precedente  come  l’economia
  della  navigazione  si  basi  sulla  legge  del  minimo
mezzo  e  sulla  legge  dell’intensità  crescente,  ci  sarà  ora
facile  il  dimostrare  come  queste  due  leggi  stesse  determinino ­
  pure  la  ragione  d’essere,  l’indirizzo  e  la  meta
dei  progressi,  che  la  tecnica  ha  saputo  realizzare  in  tale
industria  rispetto  alla  via,  al  veicolo  e  alla  forza  motrice.
La  via,  che  nei  trasporti  per  terra  è  stata  assoggettata ­
  a  continui  miglioramenti  nella  costruzione,  per
renderla  praticabile,  più  facile,  per  diminuire  gli  attriti
e  per  avere  così  una  maggiore  velocità  e  una  minore
spesa  di  trazione,  vien  data,  com’è  noto,  dalla  natura  nei
trasporti  per  mare  :  l’uomo  nulla  può  fare  per  modificare
questo  elemento,  limitandosi  a  meglio  conoscerlo  e  a
meglio  trarne  partito.  Ma  nonostante,  anche  da  questo
lato,  grandissimi  ed  assai  importanti  sono  i  progressi
avvenuti  nella  navigazione.  Intanto  se  la  via  è  già  pronta
per  il  servizio  che  deve  compiere,  un  primo  passo  decisivo ­
  da  farsi  è  quello  di  scoprirla.  Nei  tempi  più  antichi ­
  e  nel  mondo  greco-romano  l’attività  dei  trasporti
marittimi  si  concentra  tutta  soltanto  nel  mare  Mediterraneo, ­
  che  con  le  sue  coste  tanto  frastagliate  costituisce,
più  che  un  bacino,  un  sistema  complesso  di  vie  acquee,
        <pb n="46" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

39

e  con  le  sue  numerose  isole  rende  più  facile  la  navigazione ­
  anche  ai  navigatori  meno  esperti.  Si  aggiunge  poi,
ma  in  linea  secondaria,  l’Oceano  Indiano,  per  il  quale
transitano  le  merci  provenienti  dall’India  e  dalla  Cina,
che  affluiscono  a  Roma  a  tempo  dell’impero.  Ed  un  nuovo
campo  d’azione  al  commercio  marittimo  si  apre  col  medio
evo  nel  mare  del  Nord  e  nel  mar  Baltico  per  mezzo
della  Lega  Anseatica  e  delle  città  fiamminghe,  a  cui  si
uniscono  le  repubbliche  di  Venezia,  di  Genova  e  di  Pisa,
che  già  avevano  il  monopolio  del  traffico  con  l’Oriente  (1).
Ma  è  soltanto  verso  la  fine  del  medio  evo  che  si  allargano ­
  i  confini  sino  allora  ristretti  del  commercio  marittimo ­
  e  che  s’incomincia  a  conoscere  più  completamente
il  mare  nelle  sue  varie  direzioni.  Tutti  gli  occhi  erano
rivolti  verso  l’estremo  oriente,  come  la  sorgente  di  ricchezze ­
  favolose,  e  si  trattava  di  andarci  evitando  la  via
del  mar  Rosso,  con  la  traversata  del  gran  deserto,  che
doveva  farsi  per  mezzo  di  carovane.  Allo  scopo  di  risolvere ­
  questo  problema,  tra  la  fine  del  secolo  XV  e  la
prima  parte  del  XVI,  sorge  una  vera  manìa  per  le  scoperte ­
  marittime.  Inizia  i  tentativi  il  principe  Enrico  di
Portogallo,  detto  poi  il  navigatore  ;  dopo  di  lui  le  navi
si  spingono  sempre  più  verso  il  sud  dell’Africa,  fino  a
che  il  Diaz  scopre  il  Capo  di  Buona  Speranza,  Vasco  di
Gama  va  oltre  circumnavigando  tutta  1,’Africa  e  arrivando
sulla  costa  del  Malabar,  mentre  Colombo,  per  raggiunger
la  stessa  mèta  in  altro  modo,  traversa  l’Atlantico  e  scopre
l’America.  Ed  i  viaggi  continuano  anche  dopo  senza  interruzione, ­
  nessun  punto  rimane  inesplorato,  tutte  le
linee  diventano  accessibili  ai  bastimenti,  tutti  i  mari  sono
solcati  senza  difficoltà  e  senza  timore  dai  navigatori  (2).

(1)  G.  Schoenberg,  Handbuch  der  Politischen  Oekonomie.  Tubingen,
1882,  voi.  I,  pag.  1022.  —  van  der  Borght,  op.  cit.,  pag.  211-14.
(2)  A.  Fraser-Macdonald,  Our  Ocean  Railways.  London,  1893,
pag.  1-13.  —  Fry,  History  ecc.,  pag.  1-7.
        <pb n="47" />
        40

CAPITOLO  II

Questi  resultamenti,  però,  non  si  sarebbero  potuti
raggiungere,  se  non  ci  fosse  stato  un  contemporaneo  progresso ­
  nell’arte  e  nei  mezzi  di  dirigere  le  navi.  Simili
a  quei  piccoli  fanciulli,  che,  tentando  i  loro  primi  passi,
seguono  i  muri,  girano  attorno  ai  mobili  e  fanno  dei
lunghi  circuiti  per  passare  da  una  parte  all’altra  di  un
appartamento,  i  navigatori  fino  ad  una  certa  epoca  non
si  allontanavano  mai  dalle  coste,  perchè,  secondo  l’espressione ­
  di  un  autore  antico,  «  mancavano  ancora  dei
mezzi  per  dirigere  la  loro  rotta  sopra  una  cosa  così  vaga
e  spaziosa  come  il  mare,  dove  non  esiste  traccia  nè
via  »  (1).  Difatti  nell’educazione  del  genere  umano  i  piccoli ­
  mari  sono  le  scuole  elementari  per  la  formazione
dei  popoli  marittimi.  La  navigazione  compie  i  suoi  primi
passi  da  isola  a  isola  e  da  penisola  a  penisola  e  procede
entro  il  Mediterraneo,  che  è  la  culla  della  nostra  civiltà,
partendo  dalla  parte  orientale,  più  ristretta,  verso  la
parte  occidentale,  più  larga,  finché  penetra  nell’oceano,
prima  nell’Atlantico,  poi  nel  Pacifico  e  quindi  in  tutti  i
mari  (2).  Ma  questo  procedere  della  navigazione  verso
mari  sempre  più  vasti  non  significa  che  essa  diventi  più
regolare  e  sicura,  perchè  gli  strumenti  per  orientarsi
rimangono  ancora  per  molto  tempo  assai  imperfetti.  È
vero  che  nel  secolo  XII  s’incomincia  ad  adoperare  l’ago
calamitato  e  che  nel  1300  Flavio  Gioia  di  Amalfi  perfeziona ­
  la  bussola,  rendendo  possibile  ai  naviganti  di  allontanarsi ­
  dalle  coste  e  di  dirigersi  in  alto  mare  ;  ma
anche  al  tempo  di  Vasco  e  di  Colombo  i  metodi  per  determinare ­
  la  latitudine  e  la  longitudine  mancavano  di
ogni  esattezza  ;  nulla  si  conosceva  allora  rispetto  alle  variazioni ­
  della  bussola  e  alle  correnti  dell’oceano  ;  i  navi-(1)

  F.  Vidalin,  art.  Navigatimi,  nel  Diclionnaire  universel  ihéorique
et  pratique  dii  Commerce  et  de  la  Navigation.  Paris,  1861,  voi.  II,  pag.  766.
(2)  Ratzel,  op.  cit.,  pag.  9-10.
        <pb n="48" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

41

ganti  avevano  una  cognizione  molto  vaga  della  posizione
del  sole,  possedevano  tavole  di  declinazione  molto  scorrette ­
  e  adoperavano  strumenti  rozzissimi.  Così,  ad  esempio,
l’astrolabio,  di  cui  si  servivano,  sembra  misurasse  l’altitudine ­
  col  far  passare  la  luce  attraverso  due  buchi  a
qualche  distanza  l’uno  dall’altro,  mostrando  in  tal  modo
la  linea  dei  raggi  del  sole,  e  per  fare  osservazioni  relativamente ­
  soddisfacenti  era  necessario  di  approdare  a
terra  (1).  Nè  le  cose  erano  molto  migliorate  sotto  questo
aspetto  fino  a  cento  anni  fa.  Anche  al  principio  del  secolo ­
  XIX  la  posizione  della  nave  si  calcolava  in  un  modo
molto  approssimativo,  tanto  che  un  capitano,  il  quale
avesse  dovuto  andare  a  Boston,  non  si  meravigliava
niente  affatto  se  arrivava  invece  a  New  York,  giacché
gli  strumenti  di  allora  sbagliavano  per  gradi  come  ora
sbagliano  per  secondi  ;  e  difatti  non  erano  rari  gli  esempi
di  navi  che  si  trovassero  a  6°,  8“  o  anche  a  10°  di  longitudine ­
  fuori  della  loro  strada  (2).
Tali  errori  non  sono  più  possibili,  a  misura  che  si
perfezionano  gli  strumenti  per  determinare  la  longitudine,
che  si  costruiscono  cronometri  con  variazioni  minime  per
stabilire  l’ora  del  meridiano  che  serve  di  punto  di  partenza ­
  e  che  si  fanno  delle  carte  sempre  più  precise,  per
mezzo  delle  quali  si  accresce  la  conoscenza  delle  vie
marittime.  Già  da  molti  anni,  grazie,  ai  lavori  degli  idrografi ­
  inglesi,  americani,  olandesi  e  francesi,  la  navigazione ­
  cominciò  a  potersi  servire  di  istruzioni  nautiche,
di  carte  di  sonda,  di  piani  dei  porti  e  di  annuari  di
maree,  accrescendo  la  rapidità  e  la  sicurezza  dei  viaggi  ;
e  questi  documenti,  completati  ogni  anno  da  ricognizioni
eseguite  con  zelo  nei  luoghi  più  frequentati,  resero  l’uso

(1)  Edinburg  Revieiv,  N.  292,  aprile,  1876,  pag.  438-40.
(2)  Fraser-Macdonald,  op.  cit.,  pag.  251.
        <pb n="49" />
        42

CAPITOLO  II

dei  piloti  meno  indispensabile  per  i  capitani  istruiti  e  in
ogni  caso  supplirono  alle  indicazioni  dei  pratici  dove  non
esisteva  pilotaggio  (1).  Col  perfezionamento  degli  strumenti ­
  di  osservazione,  e  soprattutto  degli  orologi,  la  navigazione ­
  potè  diventare  più  precisa  e  le  osservazioni
meteorologiche,  che  ogni  capitano  scriveva  nel  giornale  di
bordo  da  tempo  immemorabile,  acquistarono  un  maggior
valore  e  poterono  fornire  preziose  indicazioni  sul  regime
dei  venti  e  delle  correnti  nei  paraggi  più  frequentati.
Basandosi  su  molteplici  dati  di  questo  genere,  il  Franklin
riuscì  a  tracciare  la  corrente  del  golfo,  che  teneva  indietro, ­
  in  ragione  di  60  a  70  miglia  al  giorno,  le  navi
che  non  la  conoscevano  e  che  vi  stavano  dentro  ;  mentre
quando  fu  conosciuta  i  porti  dell’America  del  Nord  divennero ­
  accessibili  tanto  in  inverno  quanto  in  estate,  e
il  viaggio  dall’Inghilterra,  che  prima  richiedeva  otto  settimane, ­
  si  potè  fare  in  poco  più  di  quattro  (2).  E  coordinando ­
  con  paziente  sagacia  i  giornali  di  molte  navi
americane,  il  direttore  dell’osservatorio  di  Washington
M.  F.  Maury  fu  condotto  a  scoprire  delle  modificazioni
alle  vie  prima  percorse,  che  hanno  molto  diminuito  la
durata  dei  viaggi  anche  sopra  altre  linee  (3).  Oltre  la
soluzione  del  problema  di  percorrere  un  dato  spazio  sul
mare,  raggiunta  colla  bussola  e  colle  osservazioni  astro-t
nomiche,  si  era  ora  ottenuto  la  soluzione  del  problema
molto  più  difficile  di  andare  da  un  luogo  ad  un  altro  nel
minor  tempo  possibile  (4).  Maury,  rendendo  note  le  leggi

(1)  Vidalin,  art.  cit.,  pag.  770.
(2)  Fraser-Macdonald,  op.  cit  ,  pag.  248-50.
(3)  «  Noi  partiamo  dal  postulato  che  il  mare,  come  l’aria,  ha  il
suo  sistema  di  circolazione,  e  che  questo  sistema,  qualunque  esso
sia  e  dovunque  si  trovino  i  suoi  canali,  se  nelle  acque  o  sotto  la  superficie, ­
  sta  in  obbedienza  a  leggi  fisiche  ».  M.  F.  Maury,  The  physical
  Geography  of  thè  Sea.  London,  1858,  pag.  148.
(4)  Revue  Maritime  et  Coloniale,  agosto,  1870,  pag.  697.
        <pb n="50" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

43

della  direzione  e  della  intensità  dei  venti  e  delle  correnti, ­
  fece  sì  che  il  viaggio  dai  porti  orientali  degli  Stati
Uniti  alle  coste  occidentali  deH’America  fosse  ridotto  da
180  giorni  a  135  e  poi  a  100.  Ancora  più  importanti  furono
i  risultamenti  per  la  navigazione  dall’Inghilterra  all’Australia. ­
  Prima  delle  indicazioni  di  Maury  questo  viaggio
richiedeva  125  giorni  per  l’andata  e  altrettanti  per  il  ritorno ­
  ;  egli  annunziò  che  il  doppio  viaggio  si  sarebbe
potuto  fare  in  130  giorni  e  le  sue  previsioni  si  avverarono ­
  largamente,  perchè  i  due  viaggi  si  compierono  impiegandovi ­
  la  metà  del  tempo  che  prima  era  necessario ­
  (1).  Le  ricerche  della  scienziato  americano  furono
poi  riprese  e  completate  in  Inghilterra  dal  Board  of
Trade,  in  Olanda  dall’Istituto  di  Utrecht  e  in  Francia  dal
tenente  Brault,  autore  di  carte  nautiche  con  indicazione
della  direzione  e  della  intensità  dei  venti  secondo  i  paraggi ­
  e  le  stagioni  (2)  ;  e  in  seguito  a  questi  studi  più
recenti  la  durata  media  della  traversata  dal  capo  Lizard
a  Valparaiso  fatta  da  grandi  velieri  venne  a  ridursi  nelle
seguenti  proporzioni  (3)  :

Anni  ....

.  1876-80

1881-81

1885-88

1889-92

1893-91

Giorni  di  viaggio

.  102

91

88

83

82.5

N.°  di  viaggi  da  cui
tratta  la  media  .  .

è
18

38

64

74

203

Ma  se  queste  scoperte  hanno  resa  nei  trasporti  per
mare  più  breve  e  più  sicura  la  via,  senza  che  l’uomo
intervenisse  direttamente  a  modificarla,  un  intervento

(1)  Engel,  Zeitalter  des  Dampfes,  pag.  153.
(2)  A.  Colin,  La  Navigation  Commerciale  au  XIX*  Siècle.  Paris,
1901,  pag.  35.
(3)  W.  Scholz,  Die  Stellung  der  Segelschiffahrt  zar  Weltwirischaft
und  Technik.  Jena,  1910,  pag.  118.
        <pb n="51" />
        44

CAPITOLO  ri

diretto  del  lavoro  umano,  potentemente  aiutato  dal  capitale, ­
  si  riscontra  invece  nei  perfezionamenti  arrecati  nei
punti  di  partenza  e  di  arrivo  delle  navi,  in  certi  passaggi ­
  e  nelle  vicinanze  delle  coste,  con  la  costruzione  di
fari,  di  segnali,  di  porti  di  rifugio,  con  rimpianto  di
mezzi  per  facilitare  l’approdo,  il  carico  e  scarico  delle
merci,  ecc.  E  più  che  in  questi  casi  l’opera  dell’uomo  ha
contribuito  in  modo  diretto  a  render  più  facile  e  più
breve  la  via  stessa  col  taglio  degl’istmi.  Di  ciò  abbiamo
un  esempio  splendido  nel  canale  di  Suez,  lungo  160  chilometri ­
  e  costruito  dal  1859  al  1869,  che  ha  permesso
alle  navi  di  recarsi  dall’Europa  in  Asia,  senza  dover  fare
il  giro  dell’Africa  impiegandovi  quattro  mesi,  e  che  ha
ridotti  i  viaggi  in  partenza  da  Londra  da  12.004  miglia
a  8,019  per  Calcutta,  da  12.143  a  8.292  per  Singapore,  da
13.451  a  9.678  per  Hongkong,  e  i  viaggi  per  Bombay  in
partenza  da  Odessa  da  6.150  miglia  a  1  850,  da  Trieste
da  5.960  a  2.340,  da  Marsiglia  da  5.650  a  2.374,  da  Amsterdam ­
  da  5.950  a  3.100  e  da  New  York  da  6.200  a  3.761.
Quale  sia  l’importanza  di  questa  nuova  via  viene  largamente ­
  provato  dal  prezzo  delle  azioni  della  Compagnia  proprietaria, ­
  accresciutosi  da  500  fr.  a  circa  6000,  dagli  utili
sempre  maggiori  distribuiti,  arrivando  a  L.  134.762.000
nel  1911  e  dal  numero  crescente  di  navi  che  percorrono
il  canale,  il  cui  tonnellaggio  complessivo  è  aumentato
nelle  seguenti  proporzioni  :
Anni  1870  1880  1890  1900  1905  1907  1909  1911
Milioni  di  T.  0.43  3  6.9  9.7  13.1  14.7  15.4  18.3  (1).
Di  fronte  a  questa,  che  è  per  ora  l’unica  via  marittima
veramente  mondiale,  perchè  divide  due  continenti  e  perchè

(1)  G.  Brodnitz,  art.  Suezkanal,  in  Handwòrierbitch  der  Staatswissenschaften.
  Jena,  1909-11,  voi.  VII,  pag.  1048-51.  —  La  Finanza
Italiana,  9  marzo  1912,  pag.  151.
        <pb n="52" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

45

possiede  l’internazionalità  (1),  hanno  certo  un  interesse
secondario  il  canale  di  Corinto,  aperto  nel  1893,  e  quello
che  congiunge  il  mar  Baltico  col  mar  del  Nord  per  scopi
più  militari  che  commerciali,  inaugurato  il  18  giugno  1895;
ma  avrà  una  importanza  del  pari  mondiale  il  canale  di
Panama,  che  sarà  terminato  fra  poco  e  che  accorcerà  i
viaggi  da  New  York:  di  7.500  miglia  per  S.  Francisco  e
di  3.500  per  Valparaiso,  e  da  Amburgo  :  per  S.  Francisco
di  5.400  miglia  e  per  Valparaiso  di  1.200.  Quale  sarà  il
traffico  che  potrà  sorgere  su  questo  canale  non  è  facile
il  prevedere  da  ora.  Per  ora  sappiamo  soltanto  che  la  tassa
di  passaggio,  colla  proclamazione  del  Presidente  Taft  del
13  novembre  1912,  è  stata  fissata  in  ragione  di  dollari  1.20
per  tonnellata  di  merci  o  per  tonnellata  di  stazza.  Certo
il  Panama  interesserà  assai  più  gli  Stati  Uniti  che  l’Europa, ­
  non  potrà  togliere  al  canale  di  Suez  il  traffico
europeo  per  l’Australia  e  non  darà  un  reddito  adeguato
al  capitale  impiegato  nell’impresa  (2)  ;  ma  in  ogni  modo,
e  per  questo  appunto  abbiamo  fatto  cenno  di  questo  canale, ­
  esso  rappresenterà  una  nuova  via  marittima  aperta
artificialmente  alla  navigazione,  con  risparmio  di  tempo
e  di  spesa  pei  piroscafi  che  se  ne  serviranno.
Più  rilevanti  ancora  furono  i  progressi  realizzati  nel
secondo  elemento  tecnico  dei  trasporti  per  mare,  cioè

(1)  Murken,  op.  cit.,  pag.  10-11.
(2)  G.  Brodnitz,  art.  Panamakanal,  in  Hcindwórterbuch  ecc.,
voi.  VI,  pag.  983-84.  —  Smith,  Organization  ero,  pag.  79-101.  —  Vedi
anche  gli  articoli  di  E.  R.  Johnson  negli  Annate  of  American  Acadetny
  of  Politicai  and  Social  Science,  gennaio,  1902;  nel  Quarterly
Journal  of  Economics,  agosto,  1902,  e  agosto,  1903  ;  nel  Politicai  Science
Quarterly,  giugno,  1903;  e  nella  Revue  Économique  Internationale,
gennaio,  1913,  dove  ci  sono  pure  altri  articoli  sullo  stesso  argomento,
tra  i  quali  rileviamo  W.  H.  Burr,  Histoire  da  Canal  de  Panama,
pag.  7-34.
        <pb n="53" />
        46

CAPITOLO  II

nella  nave.  Sulle  origini  della  navigazione  poco  si  sa  di
preciso  :  è  un  evento,  dice  il  Ratzel,  che  rimonta  troppo
indietro,^perchè  si  possa  riconnettere  con  uno  dei  popoli
che  oggi  vivono,  ed  è  troppo  grandioso,  perchè  si  possa
attribuirlo  ad  un  solo  popolo  (1).  È  impossibile  dire  chi
prima  insegnò  all’uomo  a  navigare  sopra  un  ceppo  o  una
pelle  gonfiata,  o  chi  ebbe  il  genio  di  costruire  le  prime
zattere  ;  forse  le  foglie  e  i  rami  d’albero  galleggianti  sui
fiumi  devono  aver  fatto  sorgere  l’idea  di  qualche  cosa
che  potesse  sostenersi  nell’acqua,  se  pure,  com’è  più
probabile,  questa  idea  non  sorse  osservando  gli  animali
che  vivono  e  si  muovono  in  quell’elemento.  Ma  in  un
modo  o  nell’altro  i  primi  popoli,  che  abitavano  vicino  ai
fiumi,  ai  laghi  o  alla  riva  del  mare,  dovettero  ben  presto
immaginare  dei  mezzi  per  traversare  queste  vie  acquee.
In  principio  un  tronco  d’albero  galleggiante,  scavato  col
fuoco  o  con  uno  strumento  di  pietra,  potè  bastare  a
questo  scopo  ;  ma  i  più  larghi  tratti  di  acqua  resero  necessario ­
  di  riunire  parecchi  di  questi  tronchi,  e  l’esperienza ­
  insegnò  a  farli  meglio  galleggiare,  aggiungendovi
un  certo  numero  di  pelli  gonfiate.  Altri  popoli,  nei  paesi
dove  il  legno  era  scarso,  preparavano  un’ossatura  di  vimini, ­
  che  ricoprivano  di  bitume  e  di  cui  si  servivano  per
traversare  le  correnti  :  questi  tipi  di  navi  molto  primitivi
si  trovano  anche  ai  nostri  giorni  nelle  coste  occidentali
dell’Irlanda  e  con  essi  i  pescatori  ed  1  piloti  di  Clare  o
di  Kerry  si  avventurano  molto  lontano  sul  mare  (2)
Da  questi  canotti  primitivi,  da  questi  battelli  di  vimini ­
  e  dalle  zattere,  a  cui  si  dette  nel  corso  dei  tempi

(1)  Ratzel,  op.  cit.,  pag.  49.
(2)  W.  S.  Lindsay,  History  of  merchant  Shipping  and  ancient
Commerce.  London,  1874-76,  voi.  I,  pag.  XX-XXVII.  —  Steinitz,  The
Ship,  its  origin  and  progress.  London,  1849,  pag.  4  e  seg.  —  Edinburgh ­
  Review,  N.  292,  pag.  443-44.
        <pb n="54" />
        47

PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

la  forma  più  adatta  per  solcare  le  onde,  aggiungendovi
poi  la  carena  per  ottenere  una  maggior  velocità,  sorsero
a  grado  a  grado  le  prime  navi,  costruite  con  un’ossatura
investita  di  tavole,  e  delle  quali  abbiamo  esempi  storici
famosi  nell’arca  di  Noè  descritta  nell’Antico  Testamento,
che  era  destinata  però  più  a  galleggiare  che  a  navigare,
e  nella  nave  di  costruzione  più  solida  con  albero,  vela
e  timone,  di  cui  parla  Omero  nel  libro  V  della  sua
Odissea.  I  Caldei,  1  Lidi,  gli  Egiziani  e  più  di  tutti  i
Fenici  conoscevano  l’arte  di  navigare  e  di  costruire  dei
bastimenti  ;  molte  leggende  dei  Greci  fanno  cenno  d’importanti ­
  navigazioni  compiute  ;  i  Cartaginesi  costruivano
navi  di  cui  si  servivano  per  il  commercio,  mentre  i  Romani ­
  le  adopravano  principalmente  nelle  guerre  marittime; ­
  ma  queste  navi  erano  piccole,  mal  connesse  e  solo
adattate  per  brevi  viaggi  ;  e  d’altronde  delle  costruzioni
più  solide  e  più  grandi  sarebbero  state  inutili  nei  tempi
antichi,  in  cui  la  navigazione,  ancora  nella  sua  infanzia,
non  aveva  assunto  il  carattere  d’industria  indipendente
ed  andava  spesso  associata  al  commercio  o  perfino  all’agricoltura. ­
  Difatti  i  navigatori  fenici  ed  ebrei,  non
avendo  agenti  a  cui  consegnare  le  merci,  erano  costretti
a  tener  le  loro  navi  come  magazzini  galleggianti  finché
il  carico  non  era  venduto,  e  quando  avevano  esaurita  la
loro  provvista  di  grano,  così  racconta  Erodoto,  sbarcavano ­
  in  un  luogo  adatto,  seminavano  il  frumento,  aspettavano ­
  che  maturasse,  lo  raccoglievano  e  poi  proseguivano ­
  il  viaggio  (1).
Durante  il  medio  evo  e  nel  primo  secolo  dell’evo
moderno  i  progressi  nelle  costruzioni  navali  furono  scarsissimi ­
  ed  insignificanti.  Alfredo  il  Grande  tenne  in

(1)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  31.  —  D.  Pollock,  The  Shipbuilding
  Industry.  London,  1905,  pag.  1-6.
        <pb n="55" />
        48

CAPITOLO  li

iscacco  la  flotta  dei  Normanni  con  galee,  che,  sebbene  non
tanto  piccole  e  bene  equipaggiate,  erano  adatte  soltanto
per  navigare  presso  le  coste  ;  le  «  grandi  navi  »  con  le
quali  Riccardo  Cuor  di  leone  trasportò  nel  1190  le  sue
forze  alle  Crociate  erano  velieri  di  grandezza  assai  modesta ­
  (1);  e  i  bastimenti,  su  cui  i  grandi  viaggiatori
compirono  le  loro  scoperte,  avevano  dimensioni  così  limitate ­
  e  una  costruzione  così  imperfetta  da  rendere  quei
viaggi  delle  imprese  arrischiatissime  e  addirittura  temerarie ­
  :  la  più  grande  delle  tre  navi  di  Colombo  era  di
175  tonnellate  e  le  altre  due  non  avevano  neanche  il
ponte;  Frobisher  effettuò  le  sue  scoperte  nel  1576  con
una  nave  di  25  tonnellate  ed  una  di  10  ;  e  Drake  nel
1578  fece  il  suo  secondo  viaggio  attorno  al  mondo  con
cinque  navi,  di  cui  la  più  grande  era  soltanto  di  100
tonnellate  (2).
Come  conseguenza  delle  grandi  scoperte  marittime
del  secolo  XVI  e  per  il  perfezionamento  degli  strumenti
nautici,  la  navigazione  assunse  un  maggiore  sviluppo  nei
secoli  XVII  e  XVIII,  rendendo  necessari  sensibili  miglioramenti ­
  nella  costruzione  delle  navi,  affine  di  farle
atte  a  sostenersi  in  mare  per  lunghi  viaggi.  Esse  furono
costruite  con  ponti,  perchè  resistessero  meglio  nei  mari
burrascosi  delle  Indie  e  delle  Antille  e  crebbero  di  capacità, ­
  per  trasportare  gli  emigranti  e  gli  avventurieri,
che  andavano  a  cercar  fortuna  nelle  terre  nuove  e  per
ricevere  i  viveri  necessari  in  queste  lunghe  traversate,
oltre  che  le  munizioni  da  guerra  indispensabili  nelle  implacabili ­
  guerre  di  sterminio  intraprese  contro  gflindigeni.
Gli  Stati  marittimi  italiani  prima,  la  Spagna  e  il  Portoti) ­

  Pollock,  op.  cit.,  pag.  8.
(2)  G.  G.  Chisholm,  Handbook  of  Commercial  Geography.  London,
1889,  pag.  45.
        <pb n="56" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

49

gallo  dopo,  e  poi  l’Olanda,  l’Inghilterra  e  la  Francia  dettero ­
  un  grande  incremento  alla  navigazione,  a  cui  contribuì ­
  molto  anche  il  sorgere  delle  compagnie  commerciali ­
  privilegiate,  insieme  allo  estendersi  delle  colonie  (1);
i  tipi  delle  navi  divennero  meno  numerosi  nel  medesimo
tempo  che  le  forme  riconosciute  per  migliori  si  perfer
zionarono  (2)  ;  l’arte  delle  costruzioni  cessa  di  essere
un  mestiere  basato  soltanto  sulla  pratica,  per  trasformarsi
in  una  scienza  fondata  su  cognizioni  matematiche  e  meccaniche ­
  ;  ed  è  allora  che  sorgono  i  famosi  cantieri  olandesi, ­
  presso  i  quali  si  reca  per  istruzione  fino  un  imperatore ­
  di  Russia.  La  costruzione  delle  navi,  diventate  più
grandi,  obbligò  a  fare  in  precedenza  i  disegni  esatti  del
piano,  nei  quali  erano  severamente  calcolate  le  dimensioni ­
  ed  i  rapporti  esterni  e  interni,  la  capacità,  la  profondità, ­
  la  posizione  degli  alberi  e  dell’armatura  ;  così
l’architettura  navale,  divenuta  in  tal  modo  strettamente
unita  ad  una  quantità  di  altre  scienze,  risentì  naturalmente ­
  le  conseguenze  vantaggiose  dei  progressi  che  via
via  si  manifestarono  in  queste  scienze  medesime  (3).
Ed  è  appunto  in  seguito  a  tali  progressi,  che  le  costruzioni ­
  navali  raggiungono  la  maggior  perfezione  nel
secolo  XIX  e  nei  primi  anni  del  secolo  XX.  Anche  le
navi  in  legno  si  costruiscono  sempre  meglio,  in  modo
d’accrescere  la  loro  resistenza,  e  la,loro  carena  vien  foderata ­
  di  rame  per  preservarla  maggiormente  dalle  alterazioni ­
  prodotte  dal  mare.  Poi  dalle  costruzioni  in
legno  o  miste  si  passa  alle  costruzioni  in  ferro,  acereti) ­

  Vidalin,  art.  cit.,  pag.  770-72.  —  Naval  Encyclopaedia.  Philadelphia,
  1881,  pag.  734-38.
(2)  L.  Renard,  Les  Merveilles  de  l’Art  viavai.  Paris,  1881,  pag.  22-23.
(3)  H.  Scherer,  Allgemeine  Geschichle  des  Welthandels.  Leipzig,
1853,  voi.  II,  pag.  9.
        <pb n="57" />
        50

CAPITOLO  II

scendo  nei  bastimenti  la  solidità,  la  sveltezza  e  la  capacità ­
  di  carico,  le  quali  doti  si  raggiungono  successivamente ­
  in  un  grado  ancor  più  elevato,  sostituendo  al  ferro
l’acciaio.  Colle  costruzioni  metalliche  la  grandezza  delle
navi  arriva  a  proporzioni  che  una  volta  si  sarebbero  ritenute ­
  impossibili  :  ne  è  un  esempio  luminoso  YOlympic,
che  l’avviso  reclame  della  White  Star  Line  chiama  «  thè
largest  vessel  in  thè  world  »  e  che  più  di  una  nave  può
dirsi  una  superba  città  galleggiante  di  45000  tonnellate.
E,  nelle  stesse  costruzioni  metalliche,  meravigliosi  sono
i  progressi  tecnici,  che  hanno  una  rilevante  portata  economica. ­
  Per  non  entrare  in  particolari,  che  non  sarebbero ­
  conformi  all’indole  di  questi  nostri  studi,  ci  limitiamo ­
  ad  accennare  al  sistema,  già  da  qualche  tempo
adottato  nei  bastimenti  in  ferro  e  in  acciaio,  di  costruirli
con  un  doppio  fondo,  suddiviso  in  tanti  compartimenti
stagni  indipendenti  l’uno  dall’altro.  Il  qual  sistema  presenta ­
  due  vantaggi  :  che  in  primo  luogo  accresce  sensibilmente ­
  la  sicurezza  della  navigazione,  permettendo  che
il  bastimento  galleggi  anche  se  si  produce  una  grande
falla  in  seguito  ad  urto  o  collisione  ;  e  che  in  secondo
luogo  consente  alla  nave,  quand’è  vuota,  d’empirsi  facilmente ­
  e  con  rapidità  di  zavorra  d’acqua,  immessa  nel
doppio  fondo  per  mezzo  di  pompe,  senza  portar  via
spazio  al  carico  utile  e  senza  la  spesa  e  la  perdita  di
tempo  che  si  aveva  una  volta  per  mettere  a  bordo  zavorra ­
  solida  (1).  Quale  vantaggio  ciò  rappresenti  sanno
i  vapori  carbonieri,  che  viaggiano  fra  l’Inghilterra  ed
Amburgo,  i  quali,  appena  scaricato  il  carbone,  partono  da
questo  porto  subito  senza  zavorra,  di  cui  possono  fare
a  meno  finché  navigano  nell’Elba,  ma  mentre  che  procedono ­
  sul  fiume  pompano  l’acqua  e  riempiono  le  casse

(1)  Pollock,  op.  cit-,  pag.  51-60.
        <pb n="58" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

51

del  doppio  fondo,  per  entrare  in  mare  in  perfetta  condizione ­
  di  navigabilità  (1).
A  questi  progressi  avvenuti  nell’architettura  navale
corrisponde  un’organizzazione  sempre  più  perfetta  dei
cantieri.  Come  si  facessero  le  costruzioni  anche  nei  primi
decenni  del  secolo  XIX,  lo  rileviamo  dalle  memorie  del
capitano  Meyer,  che  si  conservano  inedite  nell’Archivio
di  Stato  di  Brema.  Il  Meyer,  così  egli  racconta,  fu  mandato ­
  nel  1839  in  Finlandia  per  far  costruire  un  grosso
bastimento  a  tre  alberi  ;  ma  non  trovando  nessun  costruttore ­
  che  si  assumesse  per  suo  conto  l’impresa,  dovette
accordarsi  con  uno,  che  s’incaricò  soltanto  del  lavoro  di
costruzione  e  al  quale  fornì  tutti  i  materiali  occorrenti.
Il  capitano  noleggiò  una  nave,  che  mandò  a  Brema  con
un  carico,  per  averla  di  ritorno  piena  di  metallo  ramato,
di  legno  di  quercia,  di  chiodi,  ecc.;  fece  venire  il  ferro
da  Stocolma,  comprò  di  persona  a  Pietroburgo  la  tela
per  le  vele  e  i  cordami,  tagliò  da  sè  stesso  le  vele,  e
quando  la  nave  fu  pronta  in  9  giorni  la  portò  a  Brema  (2).
Ben  diversamente  si  fanno  ora  le  costruzioni  nei  paesi
più  progrediti  e  specialmente  in  Inghilterra.  Il  cantiere
inglese  da  costruzioni  navali,  quale  esiste  attualmente
sulle  rive  della  Mersey,  della  Clyde,  del  Tamigi  e  della
Tyne,  è  qualche  cosa  di  caratteristico.  Esso  ha  una  direzione ­
  formata  da  un  numero  rilevante  di  specialisti,  con
a  capo  un  ingegnere,  spesso  di  eccezionale  capacità  ;  ha
un’organizzazione  del  lavoro  simile  a  quella  delle  più
grandi  fabbriche,  dove  ogni  ramo  ha  i  suoi  propri  capi,
sopraintendenti  a  squadre  di  disegnatori,  di  macchinisti,  di
meccanici,  di  fabbri,  di  ottonieri,  di  piombatori,  di  fale-(1)

  W.  Laeisz,  Technik  linci  Wirtschaftlichkcit  ini  Schiffahrtsbeiriebe.
  Jena,  1910,  pag.  55-56.
(2)  E.  Fitger,  Die  wirtschafiliche  und  tee  finiscile  Entivicklung  der
Seeschiffahri.  Leipzig,  1902,  pag.  32-33.
        <pb n="59" />
        52

CAPITOLO  II

gnami,  ecc.  ;  e  possiede  sterminate  aree  chiuse,  entro  le
quali  sorgono  i  magazzini  ed  estendonsi  i  bacini,  i  docks,
i  mezzi,  infine,  con  cui  si  mette  a  contribuzione  ogni
ramo  della  meccanica  per  la  costruzione  delle  navi.  In
grazia  di  questa  organizzazione,  un  armatore  può  ordinare
ad  un  cantiere  inglese  un  piroscafo  di  qualunque  dimensione, ­
  ottenendolo  entro  pochi  mesi,  sapendo  in  antecipazione
  quale  ne  sarà  il  prezzo  preciso,  determinando  il
giorno  in  cui  si  eseguirà  il  varo  ed  esigendo  il  pagamento ­
  di  forti  penali  in  caso  di  ritardo  (1).  In  grazia  di
questa  organizzazione,  le  commissioni  affluiscono  ai  cantieri ­
  inglesi  da  tutte  le  parti  del  mondo,  mentre  il  gran
numero  di  navi,  che  essi  costruiscono  ogni  anno,  rende
possibile  una  sempre  più  estesa  divisione  del  lavoro.  La
quale  non  si  manifesta  soltanto  entro  ogni  cantiere,  ma
si  allarga  anche  al  di  fuori,  col  sorgere  di  fabbriche  che
si  specializzano  nella  produzione  di  ordegni  o  di  pezzi
necessari  alle  navi.  Così  a  Palmer  si  vedono  arrivare
treni  interi  pieni  di  bitte  (pezzi  di  ferro  dove  si  legano
le  funi),  alla  confezione  delle  quali  si  consacrano  esclusivamente ­
  certi  fabbricanti  ;  altri  producono  solo  sportelli, ­
  ed  altri  ancora  altre  parti  staccate  dei  bastimenti.
E  questa  divisione  del  lavoro  spinta  all’estremo  genera
il  buon  mercato  nelle  costruzioni  e  fa  crescere  le  commissioni ­
  dall’interno  e  dall’estero.  Secondo  che  la  nave
è  più  o  meno  fine,  secondo  che  esce  dalle  officine  della
Clyde  o  da  quelle  della  Tyne,  che  corrispondono  l’una
al  sarto  su  misura,  l’altra  alla  casa  di  confezioni,  sarà
più  o  meno  cara,  ma  in  ogni  modo  varrà  sempre  da  25

(1)  G.  Boccardo,  II  principio  della  grande  iìidustria  nelle  sue
applicazioni  alle  arti  navali.  Padova,  1874,  pag.  8-9.  —  Ch.  Roux,
Notre  Marine  Marchande.  Paris,  1898,  pag.  78.  —  Pollock,  op.  cit.,
pag.  81-119.
        <pb n="60" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

53

a  50  per  cento  meno  che  in  qualunque  altro  paese  (1).  Ed
il  ribasso  dei  prezzi  non  tende  per  nulla  ad  arrestarsi,
è  stato  anzi  continuato  e  non  indifferente  in  questi  ultimi
anni.  Le  spese  di  costruzione  di  un  veliero  erano  da  18
a  20  sterline  per  tonnellata  nel  1863,  da  14  a  15  nel  1876,
scendono  a  meno  di  9  nel  1886  (2)  e  a  3  sterline  circa
ai  nostri  giorni.  Quanto  ai  vapori,  quelli  appartenenti  alle
grandi  compagnie,  che  si  calcolavano  ad  un  valore  medio
di  Ls.  16.15.-  per  tonnellata  nel  1882,  avevano  già  subito
una  riduzione  del  20  o  25  per  cento  nel  1898,  mentre
quelli  da  carico  ordinario,  che  costavano  nel  1882  Ls.  13
per  tonnellata  di  peso  morto,  scesero  fino  a  Ls.  5.10.-nel
  1896,  nel  1902  e  nel  1910,  riaumentando  poi  del  40
per  cento,  rispetto  ai  prezzi  di  questo  ultimo  anno,  verso
la  fine  del  1912.  Se  si  facesse  il  calcolo  per  tonnellata
di  registro  lordo,  il  ribasso  non  sarebbe  così  grande,
perchè  è  aumentata  la  capacità  di  trasporto  rispetto  al
tonnellaggio,  ma  una  forte  riduzione  di  valore  esiste
ugualmente.  Così,  se  nel  1882  si  poteva  costruire  un  vapore ­
  di  3000  tonnellate  al  prezzo  di  Ls.  9.10.-  per  ogni
tonnellata  di  capacità,  nel  1897  colla  stessa  somma  si
sarebbe  avuto  un  vapore  di  4500  tonnellate  a  Ls.  6.5.-,
onde  l’aumento  di  grandezza  è  del  50  per  cento  e  la
diminuzione  di  costo  del  33  per  cento  (3).
Il  progresso  delle  costruzioni,  dunque,  ha  dato  luogo
ad  una  riduzione  continua  nel  costo  di  produzione  delle
navi  e  nello  stesso  tempo  ad  un  aumento  pure  continuo
e  sensibilissimo  nella  loro  potenza  economica.  Di  questo

(1)  G.  D’Avenel,  Le  Mécanisme  de  la  vie  moderne:  Les  Compagnies
de  Navigation,  nella  Revue  des  deux  Motides,  1  marzo  1896,  pag.  55.
(2)  Final  Report  ecc.,  pag.  24.
(3)  R.  Giffen,  The  Excess  of  Imporls,  nel  Journal  of  thè  Statistical
  Society,  marzo,  1899,  pag.  47-49.  —  Verneaux,  op.  cit-,  voi.  II,
pag.  155.  -  The  Economist,  Commercial  History  of  1912,  22  febbraio ­
  1913,  pag.  455.
        <pb n="61" />
        54

CAPITOLO  II

progresso  si  ha  un’espressione  simbolica  nella  storia  di
quella  piccola  nave  olandese  de  halve  Maan  (la  mezza  luna),
che  scoprì,  nei  tempi  eroici  dei  filibustieri  e  dei  conquistadores, ­
  le  rive  dell’Hudson  e  gettò  l’ancora  nella  solitudine ­
  dove  ora  è  New  York.  Quella  nave  fu  ricostruita
per  illustrare  le  feste  giubilari  della  metropoli  americana;
ma  non  partì  più  coi  suoi  8  o  10  marinai  e  le  sue  poche
tonnellate  di  stazza  ;  una  gru  elettrica  la  sollevò,  e  depose
quel  prodigioso  conquistatore  di  un  mondo  nella  stiva  di
un  grande  transatlantico,  come  se  si  trattasse  di  un  barile ­
  di  cemento  o  di  un  sacco  di  caffè  (1).  E  siccome  in
questi  grandi  transatlantici  moderni,  che  rappresentano
gli  ultimi  trionfi  della  tecnica,  i  viaggi  sono  resi  più  sicuri, ­
  più  rapidi,  più  comodi  e  più  a  buon  mercato,  è  evidente ­
  che  i  progressi  nelle  costruzioni  hanno  procurato  di
realizzare  in  modo  sempre  più  completo  l’ideale  a  cui  mira,
in  ogni  sua  manifestazione,  la  legge  del  minimo  mezzo.

Un  uguale  indirizzo  hanno  seguito  pure  i  progressi
della  forza  motrice  nella  navigazione.  Le  prime  costruzioni ­
  imperfette,  di  cui  abbiamo  notizia,  ebbero  probabilmente ­
  per  unico  motore  la  corrente  dei  fiumi.  Ma  quando
cominciarono  a  sorgere  i  primi  tipi  di  navi,  quando  i
navigatori  si  arrischiarono  sul  mare,  allora  dovettero  ricorrere ­
  ad  una  forza  motrice,  che  si  potesse  meglio  regolare, ­
  e  principiarono  ad  adoprare  i  remi,  mossi  da  un
numero  più  o  meno  grande  di  uomini,  secondo  la  lunghezza ­
  del  bastimento.  Presso  i  Greci  ed  i  Romani  le
navi  avevano  diverse  file  di  remi,  le  une  sovrapposte
alle  altre,  da  cui  il  nome  di  biremi,  triremi  ecc.  Invece
nel  medio  evo  e  nei  primi  secoli  dell’evo  moderno  le  navi
dette  galee  avevano  di  rado  più  di  una  fila  di  remi  ;  ogni

(1)  L.  Hennebicq,  L‘Expansion  Maritime,  nella  Revue  Économique
Internationale,  marzo,  1911,  pag.  431.
        <pb n="62" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

55

uomo  muoveva  un  remo  e  sopra  una  stessa  panca  c’erano
diversi  rematori,  che  remavano  attraverso  la  stessa  portella
  (1).  Questo  sistema  di  raggruppare  i  remi  cessò
dopo  il  secolo  XVI,  quando  furono  adottati  i  remi  grandi,
messi  a  distanza  uguale  e  con  4  a  7  uomini  per  ciascuno,
affine  di  accrescere  la  potenza  del  bastimento  senza  doverlo ­
  troppo  allungare  (2).
Nei  tempi  antichi  i  rematori  delle  galee  erano  schiavi,
nel  medio  evo  e  dopo  forzati.  Con  l’estendersi  della  navigazione, ­
  il  numero  disponibile  di  essi  diventava  sempre
più  insufficiente,  per  cui  si  doveva  ricorrere  a  tutti  i
mezzi  per  ottenere  gli  uomini  necessari  a  far  muovere
le  navi;  e  questi  stavano  con  le  catene  ai  piedi,  anche
se  non  erano  forzati,  perchè  in  certe  circostanze  sopportavano ­
  tali  fatiche,  a  cui  si  sarebbero  ribellate  persone, ­
  che  avessero  avuto  libertà  di  movimenti,  tanto
più  che  i  rematori  erano  maltrattati  dai  soprastanti,  nutriti ­
  alla  peggio  e  dormivano  sulle  panche  uno  accanto
all’altro  (3).  Non  c’è  da  stupirsi,  per  ciò,  se  l’arruolamento ­
  di  questi  uomini  diventava  sempre  più  difficile.  E
tale  circostanza,  unita  ai  perfezionamenti  apportati  nella
manovra  della  vela,  fece  a  poco  a  poco  rinunziare  all’impiego ­
  della  forza  umana  così  costosa,  per  sostituirvi
—  ciò  che  si  era  fatto  in  modo  imperfetto  fin  dall’anti-(1)

  Naval  Encyclopaedia,  pag.  736-37.  —  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  I,
pag.  258-59.
(2)  H.  Yule,  The  Book  of  Ser  Marco  Polo  thè  Venetian.  London,
1871,  voi.  I,  Introduction,  pag.  LX-LXI.
(3)  Renard,  op.  cit.,  pag.  36-47.  —  Quando  una  spedizione  importante ­
  di  navi  partiva  da  Venezia,  era  una  festa  a  cui  assistevano
il  doge,  i  senatori  e  le  dame  eleganti.  Ma  una  nube,  soggiunge  il
Lindsay  (op.  cit.,  voi.  I,  pag.  500-1),  oscurava  questa  bella  scena:
gli  schiavi  delle  galee  con  la  loro  miseria  e  le  loro  fatiche.  Eppure
da  questa  miseria  e  da  queste  fatiche  traeva  origine  lo  splendore
dei  dogi  e  della  loro  corte  !
        <pb n="63" />
        56

CAPITOLO  II

chità  —  la  forza  più  economica  data  dal  vento.  La  vela
cessava  così  di  dividere  con  i  remi  il  suo  dominio,  per
diventare  l’unico  mezzo  di  propulsione  dei  bastimenti,
acquistando  una  importanza  sempre  maggiore  coi  successivi ­
  progressi  dell’arte  navale.
Sotto  forma  di  velieri,  infatti,  avviene  il  grande  sviluppo ­
  delle  costruzioni  durante  la  prima  metà  del  secolo
XIX,  e  fino  al  1870  il  tonnellaggio  a  vela  cresce  di  continuo; ­
  poi  comincia  a  calare,  pur  mantenendo  sempre  la
sua  supremazia  di  fronte  al  vapore;  finché  perde  questa
supremazia  dopo  il  1880  e  si  riduce  a  costituire  ai
nostri  giorni  circa  un  decimo  del  tonnellaggio  navale  esistente ­
  in  tutto  il  mondo.  Certo  la  nave  a  vela  non  scomparirà ­
  mai  del  tutto,  perchè  ha  ancora  e  avrà  sempre,
come  vedremo  meglio  nel  seguita  di  questi  nostri  studi,
un  discreto  campo  d’azione  davanti  a  sé;  certo  il  vento
rappresenta  una  forza  motrice  di  grande  importanza,
perchè  potente  e  quasi  gratuita;  ma  non  c’è  dubbio
che  quando  i  trasporti  per  mare  si  dovevano  compiere
interamente  per  mezzo  di  navi  a  vela,  essi  erano  molto
lenti  ed  incerti.  Il  viaggio  dell’Atlantico  era  considerato
così  rischioso,  che  le  persone  facevano  testamento  prima
di  partire,  e  ci  volevano  tre  mesi  avanti  di  sapere  se
erano  o  no  arrivate.  Le  navi  salpavano  a  giorno  fisso,
ma  non  erano  in  grado  di  stabilire  il  giorno  dell’arrivo,
giacché  il  viaggio  poteva  durare  tre  settimane  oppure
anche  sette,  secondo  il  tempo  e  il  vento.  I  passeggieri
dovevano  provvedersi  il  cibo  per  tutta  la  traversata,  e
quando  questa  si  prolungava  più  del  normale  soffrivano
per  trovarsi  a  corto  di  provviste.  I  viaggi  nell’Oriente
si  facevano  per  il  Capo  di  Buona  Speranza  e  da  Londra
una  nave  a  vela  impiegava  100  giorni  per  andare  a  Bombay,
130  per  Shangai  e  137  per  Jokohama  (1).

(1)  Fraser-Macdonald,  op.  cit.,  pag.  48-50  e  88.
        <pb n="64" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

57

Questa  condizione  di  cose  cambia  del  tutto  con  l’applicazione
  del  vapore  ai  trasporti  per  mare.  Molti  furono ­
  i  tentativi,  più  o  meno  ben  riusciti,  per  adattare
questa  forza  motrice  alla  navigazione,  fatti  nella  Spagna,
in  Francia,  negli  Stati  Uniti,  e  coronati  poi  dal  miglior
successo  per  opera  deiramericano  Fulton  nel  1807  (1).
Questi  tentativi,  però,  si  limitavano  a  far  muovere  una
nave  per  piccoli  tratti  nei  fiumi  o  in  vicinanza  alle  coste
e  non  avevano  ancora  una  grande  importanza  economica  ;
si  era  convinti  allora  che  la  nuova  forza  motrice  non
avrebbe  mai  dato  nulla  più  di  tali  modestissimi  resultati,
tanto  che  il  dott.  Lardner  poteva  dire  in  una  conferenza,
tenuta  in  una  società  scientifica,  che  il  progetto,  di  cui
parlavano  i  giornali,  di  andare  con  un  piroscafo  da  Liverpool
  a  New  York,  era  ugualmente  chimerico  come
quello  di  un  viaggio  da  Liverpool  alla  luna  (2).  La  chimera, ­
  invece,  divenne  realtà  quando  nel  1819  il  Savannah
faceva  la  traversata  dell’Atlantico  in  23  giorni,  adoprando
le  vele  solo  in  minima  parte  e  servendosi  del  vapore  per
16  giorni  (3),  e  meglio  ancora  nel  1838,  quando  il  Great
Western  faceva  lo  stesso  viaggio  in  15  giorni,  valendosi
Soltanto  della  nuova  forza  motrice,  con  una  velocità  di
8.2  nodi  all’ora  e  con  un  consumo  complessivo  di  655  tonnellate ­
  di  carbone  (4).
Ma  in  questi  primi  esperimenti  il  consumo  di  combustibile ­
  era  fortissimo  rispetto  all’effetto  utile,  cagionando
una  spesa  assai  elevata  e  rendendo  necessario  di  occupare ­
  nella  nave  una  gran  parte  dello  spazio  disponibile

(1)  Lardner,  The  Steam  Engine,  Steam  Navigation  ecc.  London,
1851,  pag.  284-313.  —  S.  Raineri,  Storia  tecnica  e  aneddotica  della
Navigazione  a  vapore.  Roma,  1888,  pag.  1-69.  —  Pollock,  op.  cit.,
pag.  16-26.
(2)  A.  J.  Maginnis,  The  Atlantic  Ferry.  London,  1893,  pag.  18.
(3)  Edinburgh  Review,  N.  335,  luglio,  1886,  pag.  2-3.
(4)  Fry,  op.  cit.,  pag.  37-41.
        <pb n="65" />
        58

CAPITOLO  II

per  il  carico  (1).  Tanto  che  anche  nel  1862  tutti  i  testimoni ­
  interrogati  nell’inchiesta  francese  sulla  marina  mercantile ­
  si  trovarono  d’accordo  nel  ritenere  che  l’applicazione ­
  del  vapore  sarebbe  stata  circoscritta  alla  navigazione ­
  di  cabotaggio  e  al  trasporto  dei  viaggiatori,  mentre
il  traffico  di  lungo  corso  sarebbe  rimasto  sempre  alla
vela,  e  ciò  a  causa  dell’alto  prezzo  del  carbone.  Contro
la  quale  spiegazione  insorgeva  l’illustre  chimico  Dumas,
che  era  commissario  nell’inchiesta  medesima,  trovando
la  ragione  vera  della  scarsa  applicazione  del  vapore  ai
trasporti  marittimi  nel  fatto  che  le  macchine  di  allora  su
100  calorie  ne  realizzavano  solo  5  o  10  in  forza  meccanica
con  una  perdita  di  90-95  per  cento  (2).  E  a  togliere
questo  inconveniente  furono  appunto  rivolti  gli  studi  e
gli  sforzi  dell’ingegneri  navali,  che  perfezionarono  la
macchina  marina  nei  suoi  tre  elementi  principali,  ossia
negli  apparecchi  generatori  del  vapore,  negli  apparati
motori  e  nel  propulsore.
Quanto  ai  due  primi  elementi,  i  progressi  ottenuti
aventi  una  portata  economica  si  possono  riassumere  nel
miglioramento  dei  materiali  adoprati  per  le  caldaie  e  per
le  macchine,  che  rese  possibile  un  continuo  aumento  nella
pressione  del  vapore,  nella  riduzione  del  volume  dei  cilindri ­
  in  seguito  alla  maggior  velocità  degli  stantufi,  nella
migliore  costruzione  delle  caldaie  in  modo  da  rendere
sempre  meno  incompleta  la  combustione,  nell’introduzione
del  condensatore  a  superficie  e  nell’  invenzione  del  sistema
compound,  esteso  poi  alle  macchine  a  triplice  e  a  quadruplice ­
  espansione.  Una  volta  una  macchina  di  1000  cavalli
pesava  800  tonnellate  e  per  un  viaggio  di  4000  miglia  a

(1)  Nel  1823  il  Rapiti,  che  portava  130  tonnellate  ed  aveva  la
forza  di  60  cavalli,  consumava  circa  mezza  tonnellata  di  carbone  all'ora, ­
  e  quindi  col  suo  massimo  carico  di  combustibile  non  poteva
tenere  il  mare  che  undici  giorni  soltanto.  Raineri,  op.  cit.,  pag.  158.
(2)  Colin,  op.  cit.,  pag.  46-47.
        <pb n="66" />
        16  nodi  l’ora  avrebbe  dovuto  avere  a  sua  disposizione
1600  tonnellate  di  carbone,  onde  il  piroscafo,  su  cui  essa
si  trovava,  era  costretto  per  muoversi  a  portare  un  peso
di  2400  tonnellate.  Oggi  una  macchina  simile  pesa  135
tonnellate  e  per  un  viaggio  uguale  dovrà  aver  con  sè
240  tonnellate  di  carbone,  con  un  peso  totale  di  375  tonnellate. ­
  Il  rapporto  di  questa  seconda  cifra  rispetto  alla
prima  è  come  1:  6.4.  Il  solo  consumo  di  carbone,  che
nelle  prime  macchine  era  di  4  Kili  per  cavallo  ora,  è
sceso  a  0.600  (1).  Un  vapore  come  il  «  Saxonia  »,  che
bruciava  per  ogni  viaggio  1050  tonnellate  di  combustibile,
  quando  aveva  una  macchina  a  bassa  pressione,  ridusse ­
  il  consumo  a  312  tonnellate,  sostituendo  ad  essa
una  macchina  a  triplice  espansione  (2).  Quale  sia  l’importanza ­
  economica  di  questo  risparmio  si  rileva  facilmente
quando  si  consideri  che  il  «  Deutschland  »,  ad  esempio,
spende  per  ogni  viaggio  da  Amburgo  a  New  York,  sopra
un  totale  di  232.000  marchi,  M.  80.000  per  solo  carbone.
Se  la  sua  macchina  consumasse  K.  0.75  di  carbone  per
cavallo  ora  invece  di  0.65,  il  consumo  giornaliero  di  combustibile ­
  da  572  salirebbe  a  666  tonnellate,  con  una  maggiore ­
  spesa  per  ogni  viaggio  di  M.  12.500,  che  equivarrebbe ­
  ad  un  aumento  di  5  x / 2  per  cento  del  costo  di
esercizio  (3).  Nè  qui  si  arrestano  i  progressi  delle  macchine ­
  marine.  Basterà  accennare  all’applicazione  della  macchina ­
  a  turbina,  che  si  è  dimostrata  assai  efficace  per
raggiungere  velocità  elevate  nei  grandi  transatlantici  di
lusso,  porta  via  meno  spazio  nella  nave,  non  ha  bisogno
di  frequenti  riparazioni  e  agisce  con  poco  rumore,  con  più
equilibrio,  con  meno  scosse;  e  all’uso  dei  motori  a  combustione ­
  interna  e  in  particolare  dei  motori  Diesel,  che

(1)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  34-35.
(2)  Laeisz,  op.  cit.,  pag.  19.
(3)  Haarmann,  op.  cit.,  pag.  31-32.
        <pb n="67" />
        60

CAPITOLO  II

occupano  meno  posto  non  avendo  caldaie,  funzionano  con
un  personale  meno  numeroso  e  si  valgono  di  combustibile
  liquido,  che  ha  una  maggior  potenza  calorifica  ed
è  più  facile  a  trasportarsi.
Quanto  al  propulsore,  ci  limitiamo  a  notare  il  progresso ­
  economico  raggiunto  col  sostituire  alle  ruote  l’elice;
il  quale  ha  i  vantaggi  di  essere  sempre  coperto  dall’acqua,
anche  quando  il  mare  è  mosso  e  il  bastimento  è  meno
carico,  purché  non  sia  vuoto,  e  di  agire  per  ciò  con  maggiore ­
  efficacia;  di  avere  una  rotazione  più  rapida,  ottenibile ­
  con  macchine  più  leggere;  e  di  consentire  una
migliore  disposizione  dell’armatura  e  delle  varie  parti
della  nave,  evitando  gl’ingombri,  gl’inciampi  e  gli  attriti
provocati  dalle  ruote  (1).  Una  volta  gli  elici  si  facevano
di  acciaio,  ma  ora  si  è  visto  che  è  preferibile  adoprare
il  bronzo  manganese,  che  dura  quanto  la  nave  ed  è  più
leggero.  E  vero  che  il  costo  è  tre  volte  più  alto,  ma  gli
elici  d’acciaio  devono  esser  cambiati  ogni  tre  anni,  con
gravi  spese  di  docks  e  pei  lavori  di  adattamento,  onde
in  sei  anni  vengono  a  costare  lo  stesso  di  quelli  di  bronzo.
Di  più  questi  danno  una  maggiore  velocità  con  risparmio
di  carbone  :  in  un  viaggio  di  andata  e  ritorno  dall’  Inghilterra ­
  all’Australia,  lo  stesso  piroscafo,  con  elice  d’acciaio,
raggiunse  una  velocità  di  12.11  nodi  all’ora,  consumando
63.8  tonnellate  di  carbone  al  giorno,  mentre,  con  un  elice
di  bronzo  di  proporzioni  perfettamente  uguali  al  primo,
navigò  in  ragione  di  miglia  12.35  all’ora,  con  un  consumo
di  carbone  ridotto  a  55  tonnellate.  Il  risparmio  di  combustibile ­
  per  l’intero  viaggio  fu  di  715  tonnellate,  che
rappresentano  un  valore  equivalente  alla  metà  del  costo

(1)  E.  Flachat,  NavigaHon  à  vapeur  transocèanienne,  Paris,  1866,
voi.  I,  pag.  277-78.  —  Laeisz,  op.  cit.,  pag.  32-33.  —  Haarmann,  op.
cit.,  pag.  52-53.
        <pb n="68" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

61

originale  dell’elice  di  bronzo  (1).  Ed  un  altro  perfezionamento ­
  si  ebbe  nel  propulsore  delle  navi,  adottando
due,  tre  e  perfino  quattro  elici  invece  di  uno  :  con  ciò  la
velocità  rimane  invariata,  ma  si  accresce  immensamente
la  sicurezza  della  navigazione,  poiché  i  diversi  elici  sono
mossi  da  macchine  indipendenti,  ognuna  delle  quali  può
continuare  ad  agire  anche  se  succede  un  guasto  in  un’altra.
Per  effetto  di  questi  progressi,  si  è  accresciuta  la  potenza ­
  delle  macchine,  diminuendo  relativamente  il  loro
peso  e  lo  spazio  che  occupano  a  bordo;  è  aumentata  grandemente ­
  la  velocità,  riducendo  il  consumo  di  combustibile
necessario  per  ottenerla;  ed  in  conseguenza  di  ciò  è  diventato ­
  possibile  di  servirsi  del  vapore  anche  nei  lunghi
viaggi,  mentre  nello  stesso  tempo  si  è  allargato  lo  spazio
lasciato  libero  per  il  carico  utile.  Tali  risultamenti  veramente ­
  meravigliosi  possono  vedersi  ben  riassunti  nei
dati,  che  qui  riproduciamo,  relativi  ai  seguenti  sei  piroscafi ­
  della  Compagnia  Cunard  (2):  1  2

Britannia

Persia

Gallia

Umbria

Campania

Lusitania

IS40

1856

1879

1884

1893

1907

Carbone  fino  a  New  York  T.

570

1400

836

1900

2900

5000

Carico  trasportato

n

224

750

3  700

1000

1620

—

Passeggieri

n.

115

250

320

1225

1700

2150

Potenza  in  cav.  ind.

710

3600

5000

14500

30000

68000

Carbone  per  cav.  e  ora

lb.

5.1

3.8

1.9

1.9

1.5

1.45

Velocità  in  nodi

8.5

13.1

15 1 /.

19

22

25

(1)  Fraser-Macdonald,  op.  cit.,  pag.  224-25.
(2)  Engineering,  21  aprile  1893,  pag.  469.  —  Fontana  Russo,
op.  cit.,  pag.  5,  15  e  21.
        <pb n="69" />
        62

CAPITOLO  II

Quale  progresso  dal  1840  ai  nostri  giorni!  Il  primo  di
questi  vapori  impiegava  13  giorni  e  20  ore  per  andare
dall’Inghilterra  all’America  del  Nord  (1),  mentre  l’ultimo
v’impiega  appena  5  giorni.  Oramai  i  grandi  transatlantici ­
  vanno  quasi  con  la  velocità  di  un  treno  e  possono
rivaleggiare  con  esso  per  la  puntualità  dei  loro  arrivi.
Se  mettiamo  a  raffronto  1  ’Olympic  col  primo  piroscafo
che  traversò  l’Atlantico  valendosi  soltanto  del  vapore,
il  Great  Western,  troviamo  queste  differenze  :  la  lunghezza
è  quadrupla,  la  pescagione  più  che  doppia,  il  tonnellaggio
trenta  volte  più  grande,  la  velocità  all’incirca  tripla  e  la
potenza  delle  macchine  è  centuplicata  (2).  Nel  1853  la
società  Amburghese-Americana  aveva  sei  velieri  con  un
totale  di  3867  tonnellate  di  portata,  che  potevano  fare  in
media  tre  viaggi  da  Amburgo  a  New  York,  trasportando
in  un  anno  11.601  tonnellate  di  merci  al  massimo;  mentre
un  solo  vapore  della  stessa  società,  il  Pretoria,  di  12.000
tonnellate  di  portata,  può  trasportare  oggi  la  stessa  quantità ­
  di  merci  in  dodici  giorni  (3).

Da  questo  rapido  sguardo  sui  progressi  avvenuti  nei
tre  elementi  tecnici  della  navigazione  risulta  all’evidenza
dimostrato  il  nostro  assunto,  che  questi  progressi  medesimi ­
  hanno  avuto  per  iscopo  di  raggiungere  in  modo
sempre  più  completo  la  legge  economica  del  minimo
mezzo  ed  hanno  anche  seguito  l’altra  legge  economica
della  intensità  crescente;  perchè  in  conseguenza  dei  per-(1)

  Fry,  op.  cit.,  pag.  62.
(2)  D.  Bellet,  Chronique  des  Transports,  nella  Revue  Economique
  Internationale,  gennaio,  1912,  pag.  210.
(3)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  26.
        <pb n="70" />
        PROGRESSI  ECONOMICI  DELLA  NAVIGAZIONE

63

fezionamenti,  di  cui  abbiamo  fatto  breve  cenno,  i  resultameli ­
  utili  della  navigazione  si  sono  grandemente  accresciuti, ­
  mentre  è  molto  diminuito  il  costo  necessario
per  ottenerli,  ad  onta  che  complessivamente  i  trasporti
marittimi  esigano  ora  l’impiego  di  una  maggior  quantità
di  lavoro  e  di  capitale.
        <pb n="71" />
        CAPITOLO  III

Conseguenze  dei  progressi  della  Navigazione.

Per  effetto  dei  progressi  che  la  via,  il  veicolo  e  la
forza  motrice  hanno  subito  nei  trasporti  marittimi,  questi
sono  diventati  sempre  più  sicuri,  più  comodi,  più  frequenti, ­
  più  regolari  e  soprattutto  più  veloci  e  più  a  buon
mercato.  L’ostacolo,  che  la  distanza  pone  al  passaggio  di
persone  e  di  merci  da  un  luogo  all’altro,  è  superato  ora
più  rapidamente  e  in  modo  più  economico:  una  certa
somma  di  sforzi  vince  in  meno  tempo  una  somma  data
di  resistenze  e  una  certa  somma  di  resistenze  viene  ad
esigere  una  minore  somma  di  sforzi;  ma  l’economia  di
tempo  e  l’economia  di  spese,  che  nella  pratica  possono
manifestarsi  separatamente,  tendono  entrambi  allo  stesso
resultamento,  a  diminuire  la  somma  di  sforzi  necessaria
per  vincere  una  somma  di  resistenze  (1).  Questo  resultamento, ­
  dipendente  dai  progressi  della  navigazione,  provoca
delle  conseguenze  importantissime  di  carattere  economico
e  di  carattere  sociale,  sulle  quali  non  possiamo  fare  a
meno  di  richiamare  l’attenzione  dei  nostri  lettori.
Una  prima  conseguenza  economica  dello  sviluppo  dei
trasporti  marittimi  è  la  diminuzione  del  costo  e  del  prezzo
di  una  quantità  infinita  di  merci.  Le  spese  di  trasporto

(1)  Cherbuliez,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  309-10.
        <pb n="72" />
        sono  una  parte  rilevante  del  costo  di  formazione  dei  prodotti, ­
  e  non  solo  di  quelli  che  si  ottengono  lontani  dal
luogo  in  cui  vengono  consumati.  Le  spese  necessarie  per
importare  materie  prime,  materie  sussidiarie  e  strumenti,
per  procurare  i  mezzi  di  sussistenza  agli  operai  impiegati ­
  nelle  industrie,  per  trasmettere  i  prodotti  compiuti
al  luogo  di  consumo  e  pei  viaggi  intrapresi  a  scopo  commerciale ­
  fanno  parte  del  costo  di  produzione  delle  derrate ­
  e  delle  merci.  Onde  ogni  diminuzione  di  queste
spese  determina  una  riduzione  nel  costo  dei  prodotti  e
per  ciò  nel  loro  prezzo  (1).  Per  avere  un’idea  dell’influenza ­
  che  i  trasporti  marittimi  devono  esercitare  sul
costo  e  sui  prezzi  delle  merci  consumate  dai  popoli  più
civili,  basteranno  poche  cifre  in  via  di  esemplificazione.
La  lana  esportata  dall’Australia  nel  1909  raggiunse  un
valore  di  650  milioni  di  franchi  e  quella  esportata  nel
1912  arrivò  a  2.463.000  balle.  Nella  Gran  Brettagna  si
ebbero  nel  1908  importazioni  di  lana  per  458  milioni  di
franchi,  esportazioni  di  ferro  per  4.234.000  tonnellate  ed
esportazioni  di  carbone  nel  1912  per  tonnellate  64.445.004.
Il  grano  esportato  dagli  Stati  Uniti  d’America  nel  1908
arrivò  ad  Ettolitri  35.368.000,  e  dallo  stesso  paese  le
esportazioni  di  farine,  dopo  esser  giunte  a  18.218.000
Centn.  nel  1902,  furono  di  9.341.000  nel  1908.  Nel  1907
vennero  importate  in  Inghilterra  2387  milioni  di  libbre
di  cotone;  le  esportazioni  di  questo  stesso  prodotto  dall’America ­
  arrivarono  nel  1905  a  4305  milioni  di  libbre,  e
sopra  ai  4  milioni  di  libbre  si  mantennero  anche  negli
anni  successivi  fino  al  1912  (2).  Se  consideriamo  che
        <pb n="73" />
        66

CAPITOLO  III

queste  merci,  come  più  in  generale  tutte  quelle  che
vengono  di  solito  trasportate  per  via  di  mare,  hanno
un  peso  o  un  volume  elevato  rispetto  al  loro  valore,
sarà  facile  capire  come  esse  risentano  in  modo  assai
efficace  gli  effetti  di  ogni  più  piccola  riduzione  nelle
spese  di  trasporto.  E  quando  questa  riduzione  si  riferisce ­
  a  prodotti,  che  si  sarebbero  trasportati  in  ogni
modo,  provoca  un  risparmio  pei  consumatori,  che  è  tanto
più  sensibile  in  quanto  concerne  merci  che  si  contrattano
per  grandi  masse;  ma  più  spesso  il  ribasso  nelle  spese
di  trasporto  crea  dei  nuovi  traffici,  che  alle  condizioni
precedenti  sarebbero  stati  assolutamente  impossibili  o  non
avrebbero  assunto  le  proporzioni  che  ora  hanno.  Così  se
ora  è  veramente  colossale  il  commercio  marittimo  dei
grani,  Adamo  Smith  invece  credeva  fermamente  che
questa  derrata  non  potesse  dar  luogo  a  grandi  importazioni ­
  dall'estero,  tanto  che  asseriva  che  la  libera  entrata
di  essa  nella  Gran  Brettagna  non  avrebbe  leso,  se  non
in  modo  insignificante,  gl'interessi  dei  fittabili  (1).  E  del
pari  colossale  è  stato  l'incremento  che  si  è  avuto  nel
traffico  marittimo  del  cotone.  Il  Fitger  paragona  il  raccolto ­
  degli  Stati  Uniti  nel  1791,  che  fu  di  2  milioni
di  libbre  al  prezzo  di  26  cents  per  libbra,  con  quello  del
1895,  che  ammontò  a  4587  milioni  di  libbre  al  prezzo  di
6.3  cents,  ed  aggiunge  che  il  trasporto  in  Europa  di  questo
ultimo  raccolto,  coi  mezzi  che  prevalevano  a  tempo  del
primo,  avrebbe  richiesto  2.200.000  tonnellate  di  navi  a
vela;  e  siccome  alla  fine  del  secolo  XVIII  un  veliero
faceva  in  un  anno  due  viaggi  di  andata  e  ritorno  da  Liverpool
  a  Charleston,  ci  sarebbero  volute  tante  navi  per
più  di  un  milione  di  tonnellate  ogni  due  viaggi,  ossia
una  flotta  mercantile  che  non  esisteva  allora  in  tutti  i
paesi  del  mondo  riuniti  insieme  (2).
(1)  A.  Smith,  Wealth  of  Nalions.  London,Standard  Edition,  pag.  358.
(2)  Fitger,  op.  cit.,  pag.  13.
        <pb n="74" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE

67

La  riduzione  delle  spese  di  trasporto,  unita  ad  una
maggior  velocità  dei  viaggi,  ha  inoltre  esteso  a  dismisura
l’esito  dei  prodotti,  permettendo  il  trasporto  di  molti  di
essi,  che  una  volta  avevano  un  mercato  esclusivamente
locale.  Mentre  con  una  data  difficoltà  e  costosità  del  trasporto, ­
  l’esito  trovava  nel  prezzo  delle  merci  un  limite
economico  ad  un  certo  punto,  ora  questo  punto  si  allontana ­
  fino  al  nuovo  limite  consentito  dal  prezzo  più  le
spese  di  trasporto  ridotte.  Se  il  campo  di  esito  s’immagina ­
  come  un  cerchio,  che  ha  per  centro  il  luogo  di  produzione ­
  e  per  l'aggio  la  distanza  a  cui  giunge  la  capacità
di  trasporto  dei  prodotti,  si  capisce  che  l’esito  aumenti
come  aumenta  un  cerchio  con  l’allungamento  del  raggio,
ossia  come  il  quadrato  delia  capacità  di  trasporto  accresciuta ­
  (1).  E  questa  estensione  dell’esito  si  realizza  in
modo  ancor  più  meraviglioso  nei  prodotti  deperibili,  che
ora  si  trasportano  a  qualunque  distanza,  da  quando  la
navigazione  è  diventata  più  rapida  e  si  compie  con  navi
adatte  per  la  conservazione  di  certi  prodotti.  I  piroscafi
refrigeranti  hanno  reso  possibile  il  commercio  internazionale ­
  delle  più  svariate  derrate  alimentari:  per  mezzo
di  essi  l’Europa  riceve  il  burro  dalla  Siberia,  dal  Canadà
e  dall’Argentina,  i  frutti  esotici  più  delicati  dalle  Antille,
daH’Africa  settentrionale,  da  Costarica  ecc.,  frutti,  agrumi
e  perfino  verdure  dall’America  del  nord  e  salmoni  dalle
coste  del  Pacifico  e  dalla  Siberia  &amp;gt;(2)  ;  per  mezzo  di  essi
l’Europa  riceve  in  grandissima  quantità  carne  macellata
fresca  dall’America  del  nord  e  del  sud  e  dall’Australia,
facendo  in  modo  che  i  macelli  delle  città  del  vecchio
continente  possano  essere  a  Chicago,  a  Buenos  Ayres,  a

(1)  Sax,  art.  cit.,  pag.  370-71.
(2)  U.  Ferretti,  I  trasporti  marittimi  refrigeranti,  nella  Rivista
delle  Comunicazioni,  ottobre,  1911,  pag.  1175.
        <pb n="75" />
        68

CAPITOLO  III

Melbourne,  ossia  a  parecchie  migliaia  di  miglia  di  distanza ­
  (1).  Nell’Argentina  la  preparazione  e  l’esportazione
delle  carni  congelate  costituiscono  ora  la  principale  industria ­
  del  paese,  con  un  capitale  di  110  milioni  di  franchi ­
  (2),  e  nella  Gran  Brettagna  la  carne  importata  dall’estero ­
  viva  o  morta  rappresentava  il  35  per  cento  della
carne  consumata  nel  1890-91  e  il  46  per  cento  nel  1907-1908,
  con  un  aumento  d’importazioni  in  cifre  assolute
assai  rilevante,  come  risulta  dai  seguenti  dati,  in  migliaia
di  Cwts  (=  112  libbre):
1877  1880  1890  1900  1905  1908
5.888  10.404  14.161  20.898  21.793  21.621  (3);
la  sola  importazione  di  carne  congelata  arrivò  a  451.098
tonnellate  nel  1910  e  a  432.157  tonnellate  nel  1911  (4).
L’estendersi  dell'esito  di  merci  e  derrate  è  vantaggioso ­
  ai  produttori,  che  possono  più  facilmente  vendere
in  quei  paesi,  dove  i  prezzi  sono  più  alti,  ed  è  vantag
gioso  pure  ai  consumatori,  che  possono  fare  gli  acquisti
in  quei  paesi,  dove  i  prezzi  sono  più  bassi.  Coi  trasporti
marittimi  rapidi  e  a  buon  mercato,  non  è  più  possibile
che  in  un  luogo  sovrabbondino  certi  prodotti  e  che  in
un  altro  scarseggino  o  manchino  del  tutto,  e  non  è  più
possibile  neanche  quella  differenza  nei  prezzi  locali,  che
una  volta  era  così  comune  e  così  sensibile.  I  prezzi  si
equilibrano:  aumentano,  dove  l’offerta  era  superiore  alla

(1)  F.  X.  v.  Neumann-Spallart,  Uebersichfen  der  IP  eltwirthschafi.
Stuttgart,  1887,  pag.  210.
(2)  G.  Hersent,  Les  grandes  routes  mondiales,  nella  Revue  Èconoinique
  Internationale,  giugno,  1906,  pag.  456.
(3)  R.  H.  Hooker,  The  Meat  Supply  of  thè  United  Kingdom,  nel
Journal  of  thè  Statistical  Society,  giugno,  1909,  pag.  332  e  356-57.
(4)  La  Finanza  Italiana,  20  aprile  1912,  pag.  253.
        <pb n="76" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE

69

domanda,  perchè  l’offerta  esuberante  trova  un  facile  sfogo
altrove,  diminuiscono  dove  la  domanda  era  superiore
all’offerta,  perchè  i  consumatori  trovano  altre  vie  per
soddisfare  i  loro  bisogni.  Difatti  il  prezzo  delle  derrate
alimentari  è  andato  aumentando  nei  paesi  produttori,
mentre  è  diminuito  sempre  più  presso  le  nazioni  importatrici, ­
  che  hanno  trovato  in  tal  modo  un  largo  compenso
alla  deficienza  della  produzione  nazionale  e  che  ad  onta
di  questa  deficienza  sono  state  in  grado  di  estendere
grandemente  il  consumo  dei  prodotti  più  indispensabili
all’esistenza.
Per  certi  prodotti,  poi,  come  ad  esempio  per  il  grano,
lo  sviluppo  della  navigazione,  non  solo  è  riuscito  a  pareggiare ­
  i  prezzi  tra  un  luogo  ed  un  altro,  ma  ha  pure
eliminato,  o  se  non  altro  ridotto,  le  divergenze  enormi
del  prezzo  tra  un  anno  e  l’altro  o  dentro  lo  stesso  anno,
permettendo  di  far  venire  questa  derrata  da  qualche
parte  del  mondo  in  ogni  stagione.  Il  frumento,  infatti,  si
raccoglie  in  ciascuno  dei  dodici  mesi  dell’anno  nei  seguenti ­
  paesi  :
Gennaio  :  Australia,  Nuova  Zelanda,  Argentina,  Chili.
Febbraio:  India.
Marzo  :  India,  Egitto  Superiore.
Aprile  :  Messico,  Cuba,  Basso  Egitto,  Siria,  Persia,  Asia
Minore.
Maggio  :  Marocco,  Algeria,  Tunisi,  Nord  dell’  Asia  Minore, ­
  Cina,  Giappone,  Texas,  Florida.
Giugno:  Penisola  Mediterranea  e  sud  della  Francia,  California, ­
  Oregon,  Utali  e  la  maggior  parte  del  territorio ­
  centrale  e  orientale  degli  Stati  Uniti  al  sud
del  40°,  Afganistan,  Giappone.
Luglio:  Francia,  Austria-Ungheria,  Sud  della  Russia,
Nord  degli  Stati  Uniti,  Ontario,  Quebec.
Agosto  :  Inghilterra,  Belgio,  Olanda,  Germania,  parti
orientali  del  Canadà.
        <pb n="77" />
        70

CAPITOLO  III

Settembre  :  Scozia,  Svezia,  Norvegia,  Russia.
Ottobre  :  Finlandia,  Nord  della  Russia.
Novembre  :  Perù,  Africa  Meridionale.
Dicembre  :  Bourma,  Australia  Meridionale  (1).
Dal  che  si  vede  come  la  mancanza  o  la  scarsità  del  raccolto ­
  in  un  dato  luogo  non  possa  più  esercitare  un’influenza
disastrosa  sui  prezzi,  rialzandoli  eccessivamente,  perchè,
senza  bisogno  di  aspettare  un  anno  per  il  raccolto  successivo ­
  nello  stesso  paese,  si  può  trar  partito,  coi  mezzi
di  trasporto  più  rapidi,  dal  raccolto  di  altri  paesi,  che  lo
hanno  via  via  in  altre  stagioni.  Così,  ad  esempio,  in  Inghilterra ­
  il  prezzo  del  grano  oscillò  tra  22  scellini  e  129
scellini  il  quarter  dal  1741  al  1841  ;  mentre  invece  dal
1842  al  1883,  che  è  il  periodo  in  cui  la  navigazione  fece
maggiori  progressi,  i  due  limiti  estremi  furono  di  39  e
di  75  scellini  (2)  ;  e  questa  riduzione  nella  distanza  tra
i  prezzi  massimi  e  i  prezzi  minimi,  accentuatasi  sempre
più  negli  ultimi  anni,  si  deve  appunto  alla  possibilità  di
avere  il  grano  in  qualunque  mese  da  qualche  parte  anche
lontana  della  terra.
In  tal  modo  le  differenze  di  stagioni,  di  clima,  di
fertilità  e  di  produzione  spariscono  per  ogni  paese,  e  non
solo  per  il  grano,  ma  per  una  quantità  infinita  di  prodotti, ­
  che  i  piroscafi  trasportano  con  grande  rapidità
ovunque.  I  paesi  del  nord  di  Europa  possono  avere  i
legumi  freschi  per  tutto  l’inverno  e  nella  primavera,  facendoli ­
  venire  prima  dall’Egitto  e  poi  dall’Italia  meridionale, ­
  fino  a  che  non  giunga  il  tempo  in  cui  saranno  cresciuti ­
  quelli  piantati  nelle  lore  terre  ;  i  frutti  dei  paesi
caldi  si  hanno  da  noi  con  la  massima  facilità  e  nello
stesso  tempo  i  frutti  nostri,  come  ad  esempio  gli  aranci

(1)  Chisholm,  op.  cit.,  pag.  67.
(2)  Loc.  cit.
        <pb n="78" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE

71

e  i  limoni  della  Sicilia,  sono  consumati  da  chi  non  ha
mai  visto  il  sole  che  li  ha  fatti  nascere  ;  certe  derrate
coloniali,  come  il  caffè  e  il  thè,  non  potranno  mai  essere
prodotte  in  Europa,  eppure  costituiscono  un  elemento
importantissimo  nell’alimentazione  dei  popoli  più  civili.
In  nessun  tempo  come  ora,  dice  il  van  der  Borght,  l’uomo
ha  avuto  a  sua  disposizione  una  tal  moltiplicità  di  oggetti ­
  di  consumo  di  ogni  specie  ;  in  nessun  tempo  anche
i  popoli  meno  beneficati  dalla  natura  hanno  potuto  come
ora  godere  d’innumerevoli  cose  messe  alla  loro  portata
da  un  sistema  di  trasporti  altamente  sviluppato.  L’uomo
moderno  è  talmente  abituato  a  questo  stato  di  cose,  che
non  si  rende  neanche  conto  dell’importanza  del  fatto.  Ma
chi  pensasse  quale  immensa  quantità  di  trasporti  occorra
ai  nostri  giorni  per  procurarci  gli  oggetti  di  consumo
abituale,  chi  facesse  un  paragone  con  la  cerchia  limitata
di  prodotti,  che  in  altri  tempi  servivano  alla  soddisfazione ­
  dei  bisogni  anche  delle  classi  più  ricche,  si  accorgerebbe ­
  che,  in  grazia  appunto  del  moderno  sistema  di
trasporti,  la  vita  umana  si  è  completamente  trasformata
ed  è  divenuta  molto  più  attraente  (1).
La  possibilità,  che  ha  ogni  paese  di  consumare  i
prodotti  degli  altri  paesi,  permette  ad  ognuno  di  essi  di
consacrarsi  a  quei  rami  di  attività  economica,  pei  quali
possiede  condizioni  naturali  favorevoli  e  speciali  attitudini ­
  ;  il  che  non  sarebbe  attuabile  se  ciascuna  nazione,
trovandosi  isolata  e  separata  dal  resto  del  mondo,  dovesse ­
  provvedere  da  sè  a  tutti  i  suoi  bisogni.  Ne  risulta
una  divisione  internazionale  del  lavoro,  che  accresce  a
dismisura  la  ricchezza  generale,  perchè  ogni  paese,  dando
un  grande  sviluppo  a  quelle  industrie  nelle  quali  ha  una
certa  superiorità  e  rinunziando  a  produrre  ciò  che  può

(1)  van  der  Borghi,  op.  cit.,  pag.  40.
        <pb n="79" />
        72

CAPITOLO  III

Ottenere  dagli  altri  a  migliori  condizioni,  rende  molto
più  efficace  la  produzione,  sfrutta  meglio  i  vantaggi  naturali ­
  od  acquisiti  che  possiede,  e  rafforza  le  attitudini
speciali,  che  già  gli  davano  una  posizione  eccezionale.
Ciascun  ramo  d’industria  non  provvede  più  ai  soli  bisogni ­
  locali,  ma  va  a  trovare  i  consumatori  nelle  altre
regioni,  negli  altri  Stati,  al  di  là  dell’oceano  ;  l’estendersi
del  consumo  spinge  ad  ampliare  sempre  più  la  produzione ­
  ;  dai  piccoli  opifìci  si  passa  a  grado  a  grado  fino
alle  fabbriche  che  impiegano  un  numero  sempre  maggiore
di  operai,  e  si  raggiungono  così  tutti  i  vantaggi  inerenti
all’esercizio  in  grande  delle  industrie.  E  questo  ampliarsi
e  specializzarsi  della  produzione  procedono  con  intensità'
tanto  maggiore,  per  quanto  più  si  perfezionano  i  mezzi
di  trasporto.  Un  tempo  bisognava  che  un  paese  avesse
un’eccezionale  superiorità  in  un  certo  ramo  d’industria,
perchè  fosse  in  grado,  dati  i  trasporti  lenti  e  cari,  di
esportare  i  suoi  prodotti  e  perchè  le  altre  nazioni  avessero ­
  la  convenienza  di  acquistarli  ;  ma  oggi  che  con  poche
lire  si  fa  viaggiare  da  un  punto  all’altro  del  globo  una
tonnellata  di  carico,  basta  una  piccola  differenza  nel  costo
di  produzione  tra  due  luoghi  per  una  stessa  merce,  per
render  subito  conveniente  di  farla  venire  di  fuori  piuttosto ­
  che  produrla  direttamente.
Il  perfezionamento  dei  trasporti,  dunque,  modifica
l’indirizzo  dell’attività  economica  di  ogni  paese  :  certi
rami  d’industria  si  estendono  e  prendono  un  grande  sviluppo, ­
  mentre  altri  si  ristringono  o  spariscono.  In  tal
modo  a  poco  a  poco  si  viene  a  cambiare  radicalmente  il
carattere  della  produzione  nazionale,  specialmente  quando
il  commercio  marittimo  si  compie  tra  regioni,  che  si  trovano ­
  ad  uno  stadio  assai  differente  di  progresso  economico. ­
  I  paesi  meno  progrediti,  che  hanno  popolazione
scarsa,  abbondanza  di  terre  fertili  e  pochi  capitali,  si  trovano ­
  in  condizione  vantaggiosa  per  dare  una  maggiore
        <pb n="80" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE

73

estensione  all’agricoltura  ;  mentre  i  paesi  più  avanzati,  in
cui  la  popolazione  è  densa,  alto  il  valore  del  suolo  e  i
capitali  abbondano,  hanno  interesse  a  dare  impulso  alle
industrie  manifattrici.  Sorge,  così,  una  separazione  abbastanza ­
  netta  tra  Stati  agricoli  e  Stati  industriali,  che
commerciano  tra  di  loro,  permutando  i  prodotti  di  tutte
le  industrie  maggiormente  progredite  con  gli  alimenti  e
le  materie  prime  ottenute  da  una  coltivazione  estensiva.
In  tal  modo  le  relazioni  tra  i  popoli  diventano  più  intime
e  quasi  indissolubili,  perchè  per  alcuni  di  essi  la  cessazione ­
  del  commercio  non  significa  soltanto  rinunzia  al
consumo  di  prodotti,  di  cui  si  può  fare  a  meno  o  che
si  potrebbero  fabbricare  da  sè  ad  un  costo  più  alto,  significa ­
  anche  impossibilità  di  ottenere  i  mezzi  più  indispensabili ­
  all’esistenza.  Onde,  se  i  trasporti  per  terra  e
per  mare  hanno  trasformate  le  singole  economie  nazionali ­
  in  una  grandiosa  economia  mondiale,  questa  alla  sua
volta  ha  bisogno  per  vivere  e  svilupparsi  di  un  sistema
di  trasporti  sempre  più  completo,  più  esteso  e  più  perfetto. ­
  Dal  che  si  vede  quanto  fosse  errata  l’idea  dell’americano ­
  Carey,  il  quale  sosteneva  che  lo  stato  normale
e  ideale  di  una  sana  economia  consiste  nella  localizzazione ­
  della  produzione  e  del  consumo,  in  modo  che  ad
ogni  centro  di  consumo  corrisponda  un  centro  di  produzione ­
  per  evitare  le  spese  di  trasporto.  Questo  ideale
oramai  non  sarebbe  più  attuabile  e  da  esso  si  allontana
sempre  più  l’evoluzione  sociale,  con  la  divisione  internazionale ­
  del  lavoro  più  estesa,  con  gli  scambi  più  numerosi ­
  e  frequenti,  coi  trasporti  più  facili  e  rapidi  (1).
Dato  questo  indirizzo,  è  naturale  che  al  continuo
estendersi  delle  industrie  di  ogni  paese  corrisponda  anche
uno  sviluppo  sempre  più  intenso  del  commercio  tra  paese

(1)  Sax,  Verkchrsmiltel,  voi.  I,  pag.  98;  e  art.  cit.,  pag.  377-78.
        <pb n="81" />
        74

CAPITOLO  III

e  paese,  perchè  ciascuna  nazione  non  pretende  più  di
far  tutto  da  sè,  ma  preferisce  di  consacrare  la  sua  attività ­
  su  pochi  prodotti,  ottenendo  in  cambio  di  questi  dal
di  fuori  tutti  gli  altri  che  le  occorrono.  Lo  sviluppo  del
commercio,  dunque,  non  è  altro  che  la  manifestazione
esterna  dei  progressi  avvenuti  nei  trasporti.  Ma  questi
progressi  alla  lor  volta  influiscono  sulla  costituzione  interna ­
  del  commercio  stesso,  in  quanto  rendono  più  sicuro,
più  regolare  e  più  rapido  il  passaggio  di  derrate  e  di
merci  da  un  luogo  ad  un  altro.  Quale  immensa  differenza ­
  esiste  sotto  questo  rapporto  tra  la  navigazione  dei
nostri  giorni  e  quella  di  tempi  neanche  tanto  lontani  da
noi  !  La  poco  solida  costruzione  delle  navi,  l’imperfetta
conoscenza  della  via,  i  pirati  che  infestavano  i  mari,  gli
arrivi  ritardati  spesso  di  settimane  o  di  mesi,  la  lentezza
dei  viaggi  costituivano  tanti  ostacoli  posti  al  commercio
e  ne  accrescevano  in  tal  modo  i  rischi  da  trasformarlo
in  un  vero  giuoco  d’azzardo.  E  con  tanti  rischi  si  capisce
come  i  profitti  dei  commercianti  dovessero  essere  elevatissimi ­
  quando  le  cose  andavano  bene.  Nel  1599  la  compagnia ­
  olandese  mandò  per  la  prima  volta  navi  in  India,
ricavandone  un  guadagno  di  100  per  cento  e  nel  1030
la  stessa  compagnia  produceva  noci  moscate  nelle  isole
di  Banda  a  7  */ 2  cents  la  libbra  e  le  rivendeva  in  Amsterdam ­
  a  fiorini  3  1 j i  (1).  La  compagnia  di  Londra  per
il  traffico  con  le  Indie  orientali  distribuì  ai  suoi  azionisti
un  dividendo  di  221  1  2 / 3  per  cento  sopra  un  viaggio  fatto
nel  1610,  di  318  e  di  311  per  cento  sopra  due  viaggi
nel  1611,  e  di  260,  248  e  320  per  cento  sopra  tre  viaggi
compiuti  nel  1612  (2).  Nel  1685  il  cav.  de  Forbin  portò
a  Batavia  due  casse  di  corallo  comprate  in  Francia  per

(1)  Fitger,  op.  cit.,  pag.  12.
(2)  Scott,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  124-25.
        <pb n="82" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE  75

400  franchi  e  le  rivendè  per  6000  ad  un  negoziante  cinese, ­
  e  aggiunge  :  «  se  non  avessi  avuto  tanta  fretta,
avrei  fatto  un  maggior  guadagno,  perchè  valevano  assai
di  più  ».  Nel  1720  la  nave  Prince  Eugène  rientrava  a
Ostenda  con  un  carico,  che  potè  vendere  per  500.000
corone,  dando  ai  noleggiatori  un  utile  di  più  di  100  per
cento  (1).  Ma  gli  arrivi  erano  così  incerti  che  poco  più
di  un  secolo  fa  avvenne  in  Baltimora  che  si  temesse  una
carestia  per  la  persistenza  dei  venti  occidentali,  che  ritardavano ­
  l’approdo  di  navi  cariche  di  farine  provenienti
dall’Europa  (2).  Ai  nostri  giorni,  invece,  i  sinistri  sono
meno  frequenti  e  l’assicurazione  ne  elimina  gli  effetti
economici,  le  partenze  e  gli  arrivi  avvengono  con  la  massima ­
  puntualità,  i  trasporti  sono  rapidi  e  a  buon  mercato,
onde  le  speculazioni  commerciali  acquistano  una  base
certa  e  solida,  potendosi  prevedere  esattamente  il  tempo
necessario  a  compierle,  le  spese  relative,  le  differenze
dei  prezzi  ecc.  e  danno  quei  profitti  moderati  che  si  attendono ­
  dagli  affari  normali.
Col  perfezionamento  dei  trasporti  passano  da  un
paese  all’altro,  non  solo  i  prodotti  destinati  al  consumo,
ma  anche  quelli  destinati  a  nuove  produzioni,  rappresentanti ­
  i  vari  elementi  del  capitale.  Ora,  se  il  trasporto
dei  prodotti  in  genere  tende,  come  abbiamo  visto,  a  ristabilire ­
  ovunque  l’equilibrio  tra  domanda  ed  offerta  e  a
pareggiare  i  prezzi,  il  trasporto  degli  elementi  del  capitale ­
  tende  a  pareggiare  tra  i  vari  luoghi  l’interesse.  Nei
paesi  meno  progrediti  il  capitale  scarseggia  e  l’interesse
è  alto,  in  quelli  più  progrediti  il  capitale  abbonda  e  non
trova  facilmente  impiego,  onde  l’interesse  è  ridotto  a
saggi  assai  bassi  ;  è  naturale,  per  ciò,  che  questo  fattore

(1)  Colin,  op.  cit.,  pag.  157.
(2)  Fitger,  op.  cit.,  pag.  13.
        <pb n="83" />
        76

CAPITOLO  III

essenziale  di  ogni  produzione  passi  dagli  ultimi  paesi  ai
primi,  facendo  rialzare  negli  uni  e  abbassare  negli  altri
il  reddito  spettantegli.  E  vero  che  tale  passaggio  si  compie
spesso  per  mezzo  della  moneta,  o  meglio  ancora  per
mezzo  di  lettere  di  credito,  onde  parrebbe  che  il  buon
mercato  dei  trasporti  vi  dovesse  avere  poca  influenza  ;
ma  la  moneta  e  il  credito  non  sono  che  i  segni  provvisori ­
  del  trapasso  dei  capitali,  il  quale  in  fin  dei  conti
avviene  sempre  col  passaggio  effettivo  di  materie  e  di
strumenti  destinati  alla  produzione,  reso  tanto  più  facile
per  quanto  più  rapidi  e  meno  costosi  sono  i  mezzi  di
trasporto.  E  per  mezzo  di  prodotti,  infatti,  che  i  capitali
europei  sono  affluiti  nei  paesi  nuovi,  ed  è  per  mezzo  di
prodotti  che  i  paesi  debitori  pagano  ai  paesi  creditori
gl’interessi  sui  prestiti  che  hanno  ottenuto,  come  risulta
dalla  esuberanza  delle  importazioni  rispetto  alle  esportazioni, ­
  che  si  nota  presso  le  nazioni  creditrici.
Insieme  al  pareggiamento  dell’interesse,  i  progressi
nei  trasporti  marittimi  tendono  a  pareggiare  la  rendita
della  terra  tra  i  vari  paesi,  in  quanto  facilitano  tra  essi
il  passaggio  dei  prodotti  agrari.  Nelle  regioni,  dove  la
popolazione  è  scarsa,  non  si  arrivano  a  coltivare  tutte  le
terre  disponibili  e  si  coltivano  per  ciò  i  terreni  più  fertili ­
  o  meno  distanti,  onde  le  differenze  nel  reddito  che
essi  danno  sono  minime  e  minima  è  dunque  la  rendita
intesa  nel  suo  significato  economico  più  ristretto;  mentre
invece  nelle  regioni  più  densamente  popolate,  dovendosi
coltivare  con  la  massima  intensità  tutti  i  terreni,  buoni
o  cattivi  che  sieno,  il  costo  di  produzione  si  regola  di
necessità  su  quelli  cattivi  e  quelli  più  buoni  ottengono
una  rendita  assai  elevata.  Ora  la  navigazione  tanto  progredita, ­
  permettendo  il  trasporto  di  prodotti  agrari  dalle
regioni  meno  popolate,  fa  rialzare  in  queste  la  rendita,
che  ribassa  invece  nei  paesi  più  avanzati,  i  quali  possono
ricevere  di  fuori  le  derrate  alimentari  ad  un  costo  molto
        <pb n="84" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE

77

più  basso  e  rinunziare,  per  ciò,  alle  coltivazioni  più  ingrate ­
  e  meno  proficue.  È  questa  la  ragione  della  profonda ­
  depressione  agraria,  che  ha  imperversato  nei  nostri
paesi  dopo  il  1875.  I  trasporti  marittimi  hanno  messo  a
disposizione  della  vecchia  Europa  i  prodotti  dei  terreni
fertili  del  nuovo  mondo,  quasi  come  se  in  essa  fossero
state  aggiunte  delle  nuove  terre  feracissime  ;  e  ciò  ha
arrecato  un  profondo  rivolgimento  in  tutti  i  rapporti  economici ­
  del  continente  antico,  facendo  ribassare  i  prezzi
delle  derrate  agrarie  e  riducendo  sensibilmente  le  rendite ­
  dei  proprietari  di  terre.
Siccome,  poi,  i  progressi  della  navigazione  hanno
facilitato,  oltre  che  il  trasporto  delle  cose,  anche  quello
degli  uomini,  così  si  è  reso  più  mobile  anche  il  lavoro,
diminuendo  grandemente  le  differenze  nei  salari  tra  i
vari  luoghi.  Un  tempo  erano  soltanto  i  ricchi  o  i  benestanti, ­
  che  potevano  cambiare  residenza  per  andare  ad
impiegare  le  loro  attitudini  e  i  loro  mezzi  là  dove  si
presentavano  migliori  prospettive  di  guadagni  ;  gli  operai
erano  avvinti  alla  gleba,  se  non  da  un  vincolo  giuridico,
dall’impossibilità  economica  di  abbandonare  il  luogo  in
cui  si  trovavano,  anche  se  in  esso  erano  sfavorevoli  le
condizioni  del  lavoro  e  la  misura  dei  salari.  Ai  nostri
giorni,  invece,  la  classe  lavoratrice  non  si  sente  più  legata ­
  ad  un  dato  punto  del  territorio  nazionale  :  il  progresso ­
  dei  mezzi  di  trasporto,  com’è  stato  più  importante ­
  per  i  prodotti  di  minor  valore,  è  stato  maggiormente ­
  benefico  per  le  classi  più  umili,  in  quanto  permette ­
  agli  operai,  che  non  trovano  in  una  regione  salari
sufficienti,  di  recarsi  altrove,  senza  troppa  spesa  e  con
poca  perdita  di  tempo,  in  cerca  di  salari  più  alti  (1).  E
se  questi  movimenti  nell’offerta  di  lavoro  avvengono  di

(1)  van  der  Borght,  op.  cit.,  pag.  45-46.  —  Huber,  art.  Transport,
  in  Handwórterbuch  ecc.,  voi.  VII,  pag.  1239.
        <pb n="85" />
        78

CAPITOLO  in

tanto  in  tanto,  secondo  il  variare  delle  condizioni  economiche ­
  dei  diversi  luoghi,  una  corrente  continua  di
emigrazione  operaia  si  ha  quando  queste  condizioni  sono
stabilmente  differenti,  come  tra  paesi  vecchi  e  paesi
nuovi,  che  si  trovano  ad  un  grado  disuguale  di  sviluppo
economico.  Nei  paesi  vecchi  l’abbondanza  dell’offerta  di
lavoro  rende  bassi  i  salari  nominali,  espressi  cioè  in  moneta, ­
  mentre  nello  stesso  tempo  il  prezzo  elevato  delle
derrate  agrarie  diminuisce  la  quantità  di  soddisfazioni,
che  l’operaio  può  procurarsi  con  quello  che  guadagna,
e  riduce  per  ciò  anche  i  salari  reali.  Nei  paesi  nuovi,
invece,  la  scarsità  della  popolazione  e  il  basso  prezzo
degli  alimenti  producono  alti  salari  nominali  e  reali.  Ora
la  navigazione  progredita  tende  a  ridurre  queste  differenze ­
  e  a  ristabilire  l’equilibrio  per  mezzo  di  un  doppio
processo  :  con  l’importazione  di  derrate  in  Europa  si
riduce  il  prezzo  degli  alimenti  e  aumentano  i  salari  reali,
con  l’emigrazione  di  operai  dall’Europa  diminuisce  l’offerta ­
  di  lavoro  e  crescono  i  salari  nominali  ;  mentre  nei
paesi  nuovi  l’esportazione  di  prodotti  agrari  e  l’immigrazione ­
  di  lavoratori  diminuiscono  a  grado  a  grado  i
salari  reali  e  nominali.  Questo  doppio  processo  si  compie
in  modo  assai  rapido  ed  intenso,  non  solo  per  l’importanza ­
  sempre  maggiore  che  assume  il  commercio  marittimo ­
  dei  grani  e  delle  altre  derrate,  ma  anche  perchè
una  uguale  importanza  ha  l’esodo  dei  lavoratori  dal
vecchio  mondo.  Secondo  il  De  Foville  i  principali  porti
europei  hanno  visto  partire  durante  il  secolo  XIX  in
America  o  altrove  più  di  20  milioni  di  emigranti.  E  l’aumento ­
  è  continuo  ed  accelerato  :  si  contavano  300.000
partenze  all’anno  nel  1870  ;  più  di  600.000  nel  1880,  800.000
nel  1900,  e  più  di  un  milione  e  mezzo  ai  nostri  giorni  (1).

(1)  A.  De  Foville,  L‘Industrie  des  Transports  dans  le  passe  et
dans  le  présent.  Paris,  1893,  pag.  52.  —  E.  Philippovich,  art.  Auswanderung,
  in  Handwórterbuch  ecc.,  voi.  II,  pag.  266.
        <pb n="86" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE

79

La  sola  emigrazione  italiana  per  paesi  transoceanici  è
cresciuta  negli  ultimi  anni  in  queste  proporzioni  :

1901

1902

1903

1904

1905

279.674

284.654

282.435

252.366

447.083

1906

1907

1908

1909

1910

511.935

415.901

238.573

399.282

402.779  (1).

E  se  l’aumento  incessante  dell’emigrazione  non  può  attribuirsi ­
  esclusivamente  al  progresso  dei  trasporti  marittimi,
da  questo  senza  dubbio  dipende  un  fatto  caratteristico
dell’emigrazione  italiana  nell’Argentina  :  la  possibilità,
cioè,  che  hanno  i  nostri  lavoratori  di  recarvisi  temporaneamente ­
  nei  mesi  ultimi  dell’anno,  quando  è  maggiore
la  domanda  di  mano  d’opera  per  il  raccolto,  ritornando
poi  in  patria  a  raccolto  finito.  Di  questo  movimento  tutto
speciale  ci  danno  un’idea  adeguata  le  seguenti  cifre  relative ­
  agli  emigranti  e  ai  rimpatriati  nel  triennio  1907-9  :

Anni

Emigranti
per  l’Argentina

Rimpatriali

Rimpatriati
per  100  emigranti

1907

90.282

57.686

64

1908

93.479

48.065

51.7

1909

93.528

51.642

55.2  (2)

od  è  evidente  che  esso  non  sarebbe  stato  neanche  concepibile, ­
  quando  il  viaggio  da  Genova  al  Piata  esigeva
sei  o  sette  mesi.
Ma  lo  sviluppo  della  navigazione,  oltre  produrre  le
conseguenze  economiche,  di  cui  abbiamo  parlato  finora,
ha  arrecato  pure  delle  conseguenze  di  ordine  intellettuale,

(1)  Annuario  Statistico  Italiano  1911.  Roma,  1912,  pag.  22.
(2)  Relazione  sui  servizi  dell’emigrazione  per  l’anno  1909-1910.
Roma,  1910,  pag.  157.
        <pb n="87" />
        80

CAPITOLO  III

morale  e  politico,  delle  quali  dobbiamo  ora  far  breve
cenno  per  concludere  questa  parte  delle  nostre  ricerche.
I  viaggi  più  rapidi  e  più  a  buon  mercato  hanno  reso
possibile  ad  un  maggior  numero  di  persone  di  vedere
il  mondo,  di  formarsi  un  concetto  chiaro  delle  istituzioni
e  delle  idee  di  altre  regioni,  di  affluire  verso  i  focolai
della  vita  intellettuale.  Da  un  capo  all’altro  del  globo  i
piroscafi  più  celeri  assumono  il  servizio  postale,  che  è
considerato  da  tutti  i  governi  come  qualche  cosa  di  sacro
e  che  suscita  uno  scambio  continuo  d’idee  e  di  notizie
fra  gli  appartenenti  alle  nazioni  anche  più  distanti  fra
loro.  La  stampa,  che  deve  la  sua  esistenza  e  la  sua  diffusione ­
  al  progresso  dei  trasporti,  arreca  senza  tregua
alle  masse  una  grande  quantità  di  materiali  istruttivi.  I
resultamenti  di  ricerche  scientifiche,  le  invenzioni,  le  scoperte ­
  e  i  progressi  tecnici  di  qualunque  specie,  in  qualunque ­
  luogo  si  manifestino,  sono  conosciuti  subito  in
altri  luoghi  e  penetrano  prontamente  in  tutto  il  mondo
civile.  Così  la  vita  intellettuale  dei  popoli  si  mantiene
attiva  e  fresca,  e  tutte  le  classi  sociali  vi  partecipano,
quantunque  in  grado  diverso  ;  onde  i  mezzi  di  trasporto
vengono  a  creare,  secondo  l’espressione  di  Knies,  una
nuova  grandiosa  scuola  popolare  e  contribuiscono  ad
un’ordinata  e  metodica  «  confusione  delle  lingue  »,  la
quale,  ben  diversa  dall’antica,  che  la  Bibbia  ci  presenta
come  l’origine  della  dispersione  dei  popoli,  conduce  ad
un  ravvicinamento  delle  nazioni,  i  cui  idiomi,  senza  penetrarsi, ­
  si  mescolano  o  almeno  si  riuniscono  come  i
raggi  di  un  solo  astro  (1).  Gl’individui  appartenenti  ai
più  lontani  paesi  imparano  a  conoscersi  e  a  meglio  ap-(1)
  E.  Campredon,  Ròle  économique  et  social  des  voies  de  Communications. ­
  Paris,  1899,  pag.  494-95  e  505-6.  —  van  der  Borght,  op.  cit.,
pag.  49.  —  De  Foville,  op.  cit.,  pag.  53-54.  —  D’Avenel,  art.  cit.,
pag.  42.
        <pb n="88" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE

81

6

prezzarsi  reciprocamente,  i  pregiudizi  e  gli  odi  contro
lo  straniero  diminuiscono  a  poco  a  poco,  le  relazioni  fra
i  popoli  si  moltiplicano  e  le  differenze  più  spiccate  che
si  notavano  fra  di  essi  vanno  lentamente  attenuandosi.
Come  le  pietre,  che  si  trovano  dentro  il  letto  d’un  torrente, ­
  dure  o  tenere,  bianche  o  nere,  grosse  o  piccole,
si  consumano  l’una  contro  l’altra,  si  limano,  si  arrotondano ­
  e  arrivano  a  non  esser  più  che  una  polvere  di
sabbia  uniforme  e  impalpabile  alla  foce  del  corso  d’acqua,
così  le  razze,  i  popoli  e  gl’individui,  col  crescere  dei
loro  rapporti,  perdono  in  gran  parte  la  loro  originalità,
i  loro  costumi,  le  loro  abitudini,  la  loro  lingua,  la  loro
maniera  di  pensare,  di  vestirsi  e  di  vivere,  per  tendere
verso  la  razza,  il  popolo  o  l’individuo  uniforme  ed  unico,
a  cui  si  avvia  l’umanità  futura  (1).
E  già  fin  da  ora  vediamo  che,  ad  onta  delle  divergenze ­
  che  permangono  fra  le  nazioni  in  tante  questioni
politiche,  morali  e  religiose,  ci  sono  molte  altre  questioni
—  scientifiche,  artistiche,  umanitarie  —  che  concernono
indistintamente  tutti  gli  uomini  e  alle  quali  tutti  indistintamente ­
  possono  interessarsi  e  partecipare,  senza  rischio
di  attriti  o  discordie.  Perfino  nella  politica,  dove  i  conflitti ­
  sembrano  meno  evitabili,  ci  sono  non  pochi  problemi, ­
  che  hanno  carattere  internazionale  e  la  cui  soluzione ­
  esige  l’intervento  armonico  dqlle  grandi  potenze,
come  vediamo  accadere  nelle  questioni  coloniali,  nelle
questioni  di  protettorato  dei  paesi  troppo  deboli  per  difendersi ­
  da  soli,  nei  conflitti  extra-europei  e  nella  repressione ­
  di  disordini  che  scoppiano  di  tanto  in  tanto  in  regioni ­
  poco  civili.  Certo  ogni  paese  possiede  ancora  i  suoi
a genti  diplomatici,  la  sua  politica  personale,  i  suoi  interessi
particolari  ;  ma  ognuno  deve  fare  i  conti  con  l’opinione

(1)  Campredon,  op.  cit.,  pag.  7.
        <pb n="89" />
        82

CAPITOLO  III

pubblica  internazionale,  che  gli  impone  spesso  i  suoi  ordini,
che  lo  obbliga  a  rinunziare  a  mire  troppo  particolariste,
in  omaggio  alla  solidarietà  impersonale  dei  popoli,  creata
e  cementata  dallo  sviluppo  dei  mezzi  di  trasporto  (1).
La  trasformazione,  che  in  grazia  di  questo  sviluppo,  subiscono ­
  le  società  umane,  arriverà  fino  al  punto  da  far
cessare  ogni  lotta  tra  esse  ?  La  pace  universale  sarà
sempre  un  sogno  o  si  potrà,  prima  o  poi,  mostrando  da
un  lato  il  cannone  diventato  muto  e  dall’altro  la  macchina
a  vapore  trionfante,  dire:  ceci  a  tue  cela?  (2).  La  cosa
non  è  tanto  facile.  Ma  intanto  la  navigazione  ha  aperti
nuovi  orizzonti  alle  conquiste  pacifiche  della  civiltà,  ha
reso  possibile  agli  Stati  di  fondare  delle  colonie  in  paesi
molto  distanti,  è  riuscita  a  cambiare  indirizzo  alla  politica
europea,  sostituendo  ai  meschini  incidenti  di  frontiera  la
nobile  gara  per  l’acquisto  di  una  supremazia  incontestata
su  mari  e  su  terre  lontane.  E  in  questa  gara  le  nazioni
non  possono  vincere  con  la  sola  forza  delle  armi,  ma  più
ancora  soddisfacendo  a  interessi  economici,  procurando
nuovi  consumatori  alle  industrie  nazionali,  accrescendo  gli
scambi,  cercando  di  attrarre  a  sè  una  parte  sempre  più
grande  del  commercio  marittimo  mondiale.
Si  forma  così  una  connessione  strettissima  fra  politica ­
  e  navigazione,  che  si  manifesta  sotto  vari  aspetti.
Uno  dei  quali  è  dato  dalle  alternative  tra  protezionismo
e  libero  scambio,  di  cui  ci  offrono  lo  spettacolo  quasi
tutti  i  paesi  civili  con  lo  sviluppo  dei  trasporti  marittimi.
Finché  questi  sono  poco  progrediti,  ogni  nazione  vive  per
conto  suo,  ponendo  ostacoli  al  traffico  internazionale  ;
quando  poi,  nella  seconda  metà  del  secolo  XIX,  gli  Stati
dànno  un  grande  impulso  ai  mezzi  di  trasporto,  risulta

(1)  Campredon,  op.  cit.,  pag.  490-92.
(2)  De  Foville,  op.  cit.,  pag.  56.
        <pb n="90" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE

83

evidente  l’assurdità  di  spender  tanto  per  essi  e  di  mettere ­
  nello  stesso  tempo  degli  impedimenti  artificiali  al
passaggio  dei  prodotti  da  un  luogo  all’altro,  onde  la  politica ­
  commerciale  diventa  ovunque  libero  scambista  ;  ma
alla  fine  del  secolo  XIX  e  al  principio  del  XX  i  successivi ­
  e  maggiori  progressi  nei  trasporti  provocano  una
politica  del  tutto  opposta.  Col  diffondersi  dell’economia
mondiale,  si  allarga  la  cerchia  degl’interessi  politici  e
materiali  e  aumentano  gli  attriti  fra  i  diversi  rami  d’industria ­
  e  le  varie  nazioni  :  le  più  deboli  vogliono  protezione ­
  e  isolamento  contro  l’aspra  concorrenza  internazionale, ­
  le  più  forti  aspirano  alla  conquista  di  nuovi
mercati  e  all’allargamento  dei  confini  politici,  mentre  l’agricoltura ­
  e  le  industrie  domandano  aiuti  e  difese  contro
i  prodotti  esteri,  tanto  nelle  nazioni  deboli  che  in  quelle
forti,  facendo  sorgere  ovunque  una  politica  commerciale,
che  potrebbe  dirsi  neo-mercantilista  (1).
E  un’ulteriore  dimostrazione  dei  rapporti  fra  politica
e  trasporti  marittimi  risulta  dall’influenza,  che  le  vie  da  essi
seguite  in  ogni  epoca  della  storia  hanno  esercitata  sulla
egemonia  commerciale  e  sulla  potenza  politica  dei  singoli
Stati.  Finché  il  commercio  tra  l’Oriente  e  l’Europa  si
compie  nel  Mediterraneo  durante  il  medio  evo,  l’Italia
ha  il  vanto  di  essere  la  prima  nazione  marittima  del
mondo  allora  conosciuto.  Le  navi  di  Genova,  di  Pisa,  di
Venezia  e  di  altre  città  andavano  fino  a  Costantinopoli
e  nel  mar  Nero  e  portavano  poi  i  prodotti  sulle  coste
òel  Mediterraneo  e  nell’Europa  occidentale,  mentre  il
traffico  col  centro  dell’Europa  si  faceva  attraverso  i  valichi ­
  alpini.  Intanto  il  vittorioso  avanzarsi  dei  Turchi,  la
caduta  di  Costantinopoli,  le  piraterie  nel  Mediterraneo,
la  fine  di  ogni  relazione  con  la  Cina  insieme  ad  altre

(1)  Huber,  art.  cit.,  pag.  1240-41.
        <pb n="91" />
        84

CAPITOLO  III

circostanze  volsero  le  menti  alla  ricerca  di  una  via  più
comoda  per  l’Oriente,  e  con  la  scoperta  del  Capo  di
Buona  Speranza  cessa  la  supremazia  commerciale  degl’italiani. ­
  Nel  1504  un  cronista  contemporaneo  ricorda  che
in  febbraio  le  galere  provenienti  da  Alessandria  d’Egitto
ritornarono  vuote  a  Venezia  e  che  lo  stesso  accadeva
nel  mese  successivo  per  quelle  che  venivano  da  Beirut.
Ed  era  naturale  :  il  risparmio  di  nolo  per  la  via  diretta
marittima  dell’India  era  elevatissimo,  cosicché  quando  si
conobbe  che  i  prodotti  dell’Oriente  potevano  aversi  ad
un  prezzo  molto  più  basso  a  Lisbona  che  altrove,  quella
città  divenne  il  ritrovo  di  tutti  i  commercianti  d’Europa.
La  nuova  via  presa  dalla  navigazione  aveva  fatto  passare
il  predominio  politico  e  commerciale  dall’Italia  al  Portogallo, ­
  che  alla  sua  volta  lo  perde  presto  per  trasmetterlo
alle  città  della  Fiandra  e  dell’Olanda,  le  quali  sono  più
a  contatto  col  centro  dell’Europa.  Intanto  Colombo  scopre
l’America,  il  commercio  diventa  mondiale,  estendendosi
fino  alle  nuove  regioni,  che  vedono  accrescere  a  poco
per  volta  la  loro  popolazione  e  la  loro  ricchezza,  e  l’Inghilterra, ­
  che  si  trova  quasi  nel  mezzo  della  superficie
terrestre,  assume  la  posizione  eccezionale  di  prima  nazione ­
  commerciale  e  marittima  del  mondo  (1).  Ma  col  taglio
dell’istmo  di  Suez  un  nuovo  cambiamento  avviene  nelle
vie  della  navigazione,  che  sembrava  doversi  rivolgere  a
danno  della  Gran  Brettagna.  Mentre,  infatti,  prima  le
merci  asiatiche,  facendo  il  giro  dell’Africa,  andavano  tutte
a  depositarsi  nei  porti  inglesi,  da  dove  poi  venivano  distribuite ­
  agli  altri  paesi  d’Europa,  aperto  il  canale  traversano ­
  il  Mediterraneo  e  vanno  direttamente  al  luogo

(1)  Report  of  thè  fifty-eighth  Meeting  of  thè  British  Association
for  thè  advancement  of  Science.  London,  1889:  Address  lo  thè  Section
of  Geography,  by  thè  president  C.  W.  Wilson,  pag.  733-35.  —  Chìsholm,
  op.  cit.,  pag.  50.
        <pb n="92" />
        CONSEGUENZE  DEI  PROGRESSI  DELLA  NAVIGAZIONE

85

di  destinazione,  senza  toccare  la  Gran  Brettagna,  che
vede  così  diminuire  a  poco  per  volta  il  suo  immenso  commercio ­
  di  transito  (1).  Però,  ad  onta  che  il  Mediterraneo
torni  in  tal  modo  ad  essere  la  sede  del  traffico  indo-europeo, ­
  le  previsioni  pessimiste  sull’  avvenire  marittimo
della  Gran  Brettagna  non  si  sono  avverate  ;  prima  di
tutto  perchè  i  recenti  progressi  della  navigazione  hanno
trasformato  tutti  i  mari  indistintamente  in  vie  di  traffico
frequentate,  facendo  dipendere  la  superiorità  commerciale
di  ogni  paese,  più  che  dalla  sua  posizione  geografica,  dal
numero  e  dalla  potenzialità  delle  sue  navi  mercantili,  dall’abilità ­
  di  chi  le  conduce  e  dall’intraprendenza  di  chi  le
possiede  ;  e  poi  perchè  l’aumento  delle  dimensioni  dei
piroscafi  ha  reso  possibile  alle  nazioni  marittime  dell’Europa ­
  settentrionale  di  venire  nel  Mediterraneo  a  completare ­
  il  loro  carico,  tanto  per  le  Americhe  quanto  per
le  Indie,  muovendo  un’aspra  concorrenza  ai  paesi  latini,
che  non  possono  rivalersi  recandosi  al  nord  e  che  sono
ora  danneggiati  dalla  loro  migliore  posizione  geografica.

(1)  Third  Report  ecc.,  pag.  104,  115,  eco.
        <pb n="93" />
        CAPITOLO  IV

Le  Costruzioni  Navali.

Le  considerazioni  economiche  relative  alle  costruzioni ­
  navali  possono  riferirsi  o  al  costruttore  della  nave
o  all’armatore  che  la  ordina  o  la  compra,  affine  d’impiegarla
  nei  trasporti  per  mare.
Nel  primo  caso  queste  costruzioni  devono  riguardarsi,
dal  punto  di  vista  economico,  come  l’impiego  di  una  certa
quantità  di  lavoro,  di  capitale  circolante  e  di  capitale  fisso,
allo  scopo  di  ottenere  un  prodotto,  che  è  la  nave.  E  la
scienza  economica  si  limita  a  suggerire  al  costruttore  :
1°  di  fare  in  maniera  che  il  bastimento  completamente
allestito  abbia  un  valore  superiore  alle  spese  che  si  sono
dovute  sostenere  per  costruirlo;  e  2°  di  organizzare  la
produzione  in  modo,  da  rendere  sempre  migliore  la  costruzione ­
  delle  navi,  riducendo,  per  quanto  è  possibile,
le  spese  necessarie  per  essa.  La  prima  regola  costituisce
la  condizione  indispensabile  acciocché  il  costruttore  possa
ottenere  un  profitto  dalla  sua  industria  e  la  seconda  è
richiesta  affinchè  egli  possa  vincere  la  concorrenza  degli
altri  costruttori,  facendo  nello  stesso  tempo  un  vantaggio
anche  all’armatore,  il  quale  viene  ad  avere  così  la  nave
a  minor  prezzo.  Ma  ambedue  queste  regole  sono  le  stesse
che  devono  seguirsi  in  ogni  ramo  di  attività  economica,
e  possono  essere  osservate  senza  troppe  difficoltà,  per
        <pb n="94" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

87

cui  non  v’insisteremo  oltre,  non  rientrando  esse  direttamente
  nell’ambito  speciale  delle  nostre  ricerche.
Più  difficili  e  più  importanti  per  noi  sono  le  considerazioni ­
  economiche,  a  cui  dà  luogo  la  costruzione,  quando
si  riguardi  dal  punto  di  vista  dell’armatore,  che  fa  costruire ­
  od  acquista  una  nave,  per  intraprendere  con  essa
l’industria  dei  trasporti  marittimi.  In  questo  caso  la  costruzione ­
  deve  considerarsi  come  la  trasformazione  di
una  certa  somma  di  denaro  in  capitale  fisso,  allo  scopo
di  ricavarne  un  reddito  annuo,  oltre  una  quota,  che,  accumulata ­
  durante  il  tempo  di  esistenza  della  nave,  serva
a  ricostituire  il  suo  valore  completo,  quando  essa  non  sarà
più  in  grado  di  agire.  Anche  l’armatore  deve  cercare  di
ottenere  il  massimo  utile  con  la  minima  spesa,  ma  per
lui  il  calcolo  necessario  per  raggiungere  questo  fine  è
molto  più  difficile  e  più  complicato,  in  quanto  che  l’utile
si  manifesta  qui  in  un  periodo  lungo  di  tempo,  va  lentamente ­
  diminuendo  dopo  un  certo  numero  di  anni,  ed
è  soggetto  a  continue  oscillazioni  dipendenti  da  un’infinita ­
  varietà  di  cause,  mentre  le  spese  per  la  costruzione
devono  farsi  tutte  in  una  volta  e  vanno  tenute  in  un  certo
l'apporto  coi  resultamenti  che  si  sperano  dalla  nave.  Tra
un  utile  così  ripartito  e  così  variabile  ed  una  spesa  rilevante, ­
  che  deve  esser  fatta  subito  e  che  dà  luogo  inoltre
ad  altre  spese  annuali  di  esercizio,  il  paragone  non  è
certo  facile;  eppure  esso  è  della  massima  importanza  per
l’armatore,  perchè  se  questo  ha  male  scelto  il  tipo  della
naye  e  non  ottiene,  per  conseguenza,  un  utile  da  essa,
non  può  rimediare  a  tale  suo  errore  economico,  giacché
il  bastimento  è  un  capitale  fisso,  durevolmente  investito
sotto  una  data  forma,  e  che  non  può  assumere  una  forma
diversa  se  non  con  gravissimo  scapito  (1).

(1)  Le  oscillazioni  dei  noli,  di  cui  parleremo  in  seguito,  si  rispecchiano ­
  prontamente  e  in  modo  assai  sensibile  sul  prezzo  delle  navi.
        <pb n="95" />
        88

CAPITOLO  IV

La  prima  cura  di  un  armatore  deve  essere,  dunque,  di
procurarsi  una  nave,  il  di  cui  tipo  risponda  alle  esigenze
della  navigazione  alla  quale  sarà  destinata  e  si  adatti  in
particolar  modo  ai  viaggiatori  e  alle  merci  che  dovrà
trasportare  (1).  Per  rispondere  a  queste  esigenze,  il  costruttore ­
  sarà  costretto  a  transazioni  molteplici  nelle  forme
del  bastimento,  per  conciliare  fra  loro  le  qualità  più  contraddittorie, ­
  dando  la  prevalenza  ora  alle  une  e  ora  alle
altre,  secondo  lo  scopo  preciso  che  si  vuole  raggiungere  :
così  la  solidità  impone  pareti  forti  e  maggior  peso  dello
scafo,  ciò  che  ristringe  la  capacità  di  carico  della  nave;
la  velocità  è  una  funzione  della  finezza  di  forme  e  della
leggerezza  dello  scafo  a  scapito  della  solidità  e  della  stabilità; ­
  e  nei  piroscafi  la  velocità  dipende  ancora  dalla
forza  delle  macchine,  che  sovraccaricano  la  nave  d’un
peso  morto,  tanto  più  grande  per  quanto  esse  sono  più
potenti  (2).  Ma  di  queste  difficoltà  l’armatore  non  si  preoccupa. ­
  Egli  si  limita  a  stabilire  fra  i  vari  tipi  un  bilancio
finanziario  comparativo  delle  spese  e  delle  entrate  probabili, ­
  per  dar  la  preferenza  a  quello  tra  essi  che  offre
la  prospettiva  di  maggiori  utili.  In  tal  modo  ogni  nave
può  essere  assegnata  al  suo  ufficio  più  appropriato  e  se
non  è  adattata  per  uno  può  destinarsi  ad  un  altro,  mentre
se  i  resultamenti  non  corrispondono  all’aspettativa,  sarà
possibile  di  vedere  fino  a  che  punto  ciò  debba  attribuirsi

Così,  ad  esempio,  un  vapore  da  carico,  comprato  nell’agosto  del  1900
per  Ls.  30.000,  tu  rivenduto  nel  novembre  del  1901  in  tempo  di  crisi
per  meno  di  Ls.  18.000;  viceversa  un  armatore,  che  aveva  acquistato
un  veliere  di  2750  tonnellate  nel  gennaio  del  1912  per  M.  130.000,
rifiutò  sei  mesi  dopo  un’offerta  di  M.  180.000,  ritenuta  troppo  meschina ­
  in  seguito  all’aumento  dei  noli.  Fairplay,  21  novembre  1901
e  11  luglio  1912.
(1)  E.  Sageret,  Dii  Progrès  Maritime,  étude  économique  et  commerciale. ­
  Paris,  1869,  pag.  23.
(2)  Pierrard,  Cours  ecc.,  pag.  1-2.
        <pb n="96" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

89

a  difetto  di  costruzione  originale,  piuttosto  che  a  cattiva
amministrazione  o  a  navigazione  imperfetta  (1).  Oggi  non
è  più  il  costruttore  che  fa  il  progetto  e  il  piano  del  bastimento, ­
  limitandosi,  come  una  volta,  a  domandare  agli
armatori  delle  commissioni  e  non  dei  consigli  :  siccome
le  navi  sono  costruite  per  il  commercio,  e  per  certe  specie
di  commercio,  così  chi  deve  regolare  la  forma  generale
e  le  disposizioni  interne  della  costruzione  è  l’armatore,
che  conosce  l’uso  a  cui  essa  dovrà  servire  (2).  E  l’influenza ­
  che  questi  esercita  nelle  costruzioni  navali  va
sempre  più  aumentando,  perchè,  col  crescere  e  con  l’estendersi ­
  dei  traffici,  il  tipo  delle  navi,  seguendo  il  principio
economico  della  divisione  del  lavoro,  si  specializza  e  diventa ­
  differente  secondo  le  linee  di  navigazione,  secondo
il  nolo  che  si  potrà  ottenere  e  soprattutto  secondo  il  genere ­
  di  carico  che  il  bastimento  dovrà  portare.
Già  un  primo  grado  di  specializzazione  si  ha,  in
un’epoca  ormai  assai  distante  dalla  nostra,  col  sorgere
della  nave  esclusivamente  destinata  al  commercio.  Un
tempo  le  navi  mercantili,  a  causa  del  traffico  limitato  e
per  la  poca  sicurezza  dei  mari,  si  distinguevano  difficilmente ­
  da  quelle  da  guerra  (3);  ma  poi  si  capì  che  un
bastimento  era  in  grado  di  combatter  meglio,  non  avendo
il  carico  e  le  disposizioni  che  esso  rende  necessarie,  e
che  poteva  meglio  trasportare  le  merci,  se  non  era  equipaggiato ­
  per  la  guerra  (4).  E  la  separazione  fu  resa  possibile ­
  dallo  svilupparsi  del  traffico,  che  alla  sua  volta

(1)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  IV,  pag.  118-19.
(2)  Millet,  art.  cit.,  pag.  922.
(3)  Da  un  documento  di  Edoardo  III  si  rileva  che  fino  all’assedio
di  Calais,  e  qualche  volta  anche  dopo,  la  flotta  inglese  era  quasi  del
tutto  composta  di  navi  mercantili,  fornite  dai  principali  porti  del
regno  o  dalle  provincie  dipendenti.  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  411-12.
(4)  Edinburgh  Review,  N.  292,  pag.  447-48.
        <pb n="97" />
        90

CAPITOLO  IV

provoca  una  specializzazione  nelle  stesse  navi  mercantili,
di  cui  i  primi  esempi  vengono  forniti  dagli  Americani
coi  clippers  e  coi  cotton-ships.  Il  clipper  era  una  nave  che,
ad  eguale  larghezza,  era  almeno  un  terzo  più  lunga  delle
altre  e  che  aveva  una  velatura  molto  estesa,  per  cui
poteva  raggiungere  una  velocità  relativamente  assai  elevata ­
  (1).  In  grazia  appunto  di  tale  sua  qualità,  questo
nuovo  tipo  di  navi  cominciò  a  sorgere  timidamente  dopo
il  1815,  per  trasportare  con  grande  rapidità  il  thè  dai
porti  della  Cina  meridionale  a  Londra,  e  raggiunse  il
suo  massimo  splendore  verso  il  1852,  quando  i  clippers
non  si  chiamavano  più  Hope,  Endeavor  o  Perseverante,  ma
Invincible,  Flying  Cloud  o  Sovereign  of  thè  Seas  (2),  al
tempo  delle  scoperte  d’oro  in  California  e  in  Australia.
Come  conseguenza  di  questo  avvenimento,  i  salari  ed  i
prezzi  di  tutte  le  cose  aumentarono  moltissimo  in  quelle
regioni,  i  coloni  si  dettero  in  massa  alla  ricerca  del  metallo ­
  prezioso,  trascurando  ogni  altra  specie  d’industria,
e  tutti  i  prodotti  necessari  all’esistenza  si  dovettero  far
venire  di  fuori  (3).  Nei  porti  della  California  e  dell’Australia ­
  affluirono  molte  navi  e  trattandosi  di  un  paese
così  male  approvvigionato,  dove  i  prezzi  erano  così  alti,
ogni  armatore  aveva  un’  immenso  interesse  ad  arrivare
prima  degli  altri,  perchè  in  tal  modo  le  merci  trasportate ­
  si  vendevano  carissime,  mentre,  arrivando  dopo,  si
trovavano  i  prezzi  già  notevolmente  in  ribasso.  A  queste
circostanze  devono  la  loro  origine  i  clippers,  i  quali,  vincendo ­
  in  velocità  i  velieri  e  i  pochi  vapori  allora  esistenti, ­
  dettero  dei  rilevanti  benefizi  agli  armatori,  che  1  2  3

(1)  Renard,  op.  cit.,  pag.  170.
(2)  Smith,  Ocean  Carrier,  pag.  107-10.
(3)  J.  E.  Cairnes,  Saggi  di  Economia  politica  teoretica  ed  applicata, ­
  nella  Biblioteca  dell 1  Economista,  3*  serie,  voi.  IV,  pag.  310-29.
        <pb n="98" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

91

per  i  primi  se  ne  servirono.  Il  cotton-ship,  invece,  non
era  molto  rapido  e  aveva  per  iscopo  di  trasportare  in
una  stessa  volta  una  grande  quantità  di  merci  ;  esso,
per  la  sua  struttura  particolare  e  per  l’alberatura  ridotta,
poteva  portare  nei  suoi  immensi  corridoi  e  nelle  sue  stive
delle  quantità  considerevoli  di  cotone  e  poteva  essere
manovrato  da  un  numero  minore  di  uomini;  dimodoché
l’apparizione  di  questi  bastimenti  fece  passare  nelle  mani
della  marina  mercantile  nord-americana  tutti  i  trasporti
di  cotone,  che  prima  erano  assunti  dagli  Inglesi  e  dai
Francesi  (1).
Dopo  questi  due  primi,  i  tipi  di  navi  speciali  sono
andati  moltiplicandosi  :  vi  sono  navi,  che  servono  soltanto
per  i  viaggiatori,  ed  altre,  che  trasportano  solo  merci.
Tra  quelle  pei  viaggiatori  se  nè  distinguono  alcune,  veloci ­
  ed  ammobigliate  con  lusso,  che  portano  viaggiatori
di  prima  e  seconda  classe  principalmente,  ed  altre  che
hanno  soltanto  la  terza  classe  e  servono  per  gli  emigranti.
Questi  tipi  o  non  portano  merci  affatto,  come  il  Lusitania
e  il  Mauritania  della  Cimarci,  o  ne  portano  in  quantità
minima,  come  il  Deutschland  della  Hamburg-America  Linie,
che,  pur  avendo  16.502  tonnellate  di  registro  lordo,  non
può  prendere  a  bordo  più  di  500  tonnellate  di  carico.  I
bastimenti  che  trasportano  merci  sono  in  generale  costruiti ­
  in  modo  da  contenere  molto  carico,  piuttosto  che
per  raggiungere  grandi  velocità  ed  hanno  spesso  l’apparenza ­
  di  immensi  magazzini  galleggianti.  E  la  costruzione
si  diversifica  poi  secondo  la  merce,  che  le  navi  dovranno
trasportare,  dando  luogo  a  tanti  tipi  speciali,  di  cui  i  più
importanti  sono  quelli  destinati  esclusivamente  al  trasporto
di  grano,  di  frutta,  di  thè,  di  carbone,  di  petrolio,  di  nafta,
di  nitrati,  di  legumi,  di  animali  vivi  e  di  carne  macellata.

(1)  Sageret,  op.  cit.,  pag.  31.
        <pb n="99" />
        92

CAPITOLO  IV

Così  i  bastimenti  da  grano  o  da  minerali  sono  costruiti
in  modo  da  dare  la  massima  capacità  di  carico  con  un
minimo  registro  netto,  come  i  tipi  Whaleback  oppure
Turret,  che  hanno  la  forma  di  un  lungo  sigaro  appuntato ­
  da  ambe  le  parti,  senza  alberi  e  senza  costruzioni
sopra  coperta,  al  di  fuori  di  una  torricella  di  comando,
con  una  sola  stiva  capace  di  contenere  3000  tonnellate
di  grano,  nelle  prime  costruzioni  di  tal  genere,  e  perfino
10.000  tonnellate  di  metallo  nelle  più  recenti.  I  bastimenti
da  frutta  hanno  lo  scafo  d’acciaio  foderato  di  legno  all’interno, ­
  con  uno  strato  di  carbone  vegetale  polverizzato
tra  acciaio  e  legno,  per  rendere  la  nave  refrigerante,  e
di  dentro  sono  costruiti  in  maniera  da  lasciare  sempre
libera  la  circolazione  dell’aria.  I  piroscafi  frigoriferi,  come
il  Fifeshire,  che  nel  giugno  del  1899  arrivò  a  Londra
dalla  Nuova  Zelanda  con  un  carico  di  96.500  montoni  e
di  15.000  conigli  gelati,  hanno  le  stive  tenute  sempre  a  10
gradi  sotto  zero.  I  bastimenti  da  petrolio  sono  fatti  a  forma
di  cisterna,  dove  per  mezzo  di  pompe  il  petrolio  penetra
dai  serbatoi  del  porto  di  origine  ed  è  versato  in  consimili ­
  serbatoi  nei  porti  di  approdo.  E  le  navi  che  trasportano ­
  bestiame  vivo  hanno  la  coperta  e  il  corridoio  sottostante ­
  fatto  a  forma  di  scuderia,  capace  di  contenere
in  alcuni  casi  più  di  mille  cavalli  o  bovi,  i  quali  viaggiano ­
  in  condizioni  così  favorevoli,  che  la  perdita  sul  loro
valore  non  giunge  neanche  al  2  per  cento  (1).
Queste  navi  speciali,  costruite  appositamente  per
certi  trasporti,  presentano  parecchi  vantaggi.  In  alcuni
casi,  come  ad  esempio  nelle  navi-scuderie,  in  quelle  frigorifere ­
  e  da  frutta,  rendono  possibili  dei  rami  di  com-(1)

  V.  Vecchi,  La  Marina  Mercantile,  nella  Biblioteca  Vallanti,
pag.  59-69.  —  Pollock,  op.  cit.,  pag.  127-31.  —  Colin,  op.  cit.,  pagine ­
  96-97.  —  Laeisz,  op.  cit.,  pag.  59-64.
        <pb n="100" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

93

mercio,  che  non  sarebbero  mai  sorti  senza  l’aiuto  di
questi  mezzi  adatti.  Molto  spesso  fanno  risparmiare  nelle
spese  d’imballaggio,  permettendo,  ad  esempio,  il  trasporto
di  grano  senza  sacchi  o  di  petrolio  senza  cassette.  Oltre
a  ciò  diminuiscono  in  modo  assai  rilevante  le  spese  di
carico  e  scarico,  perchè  queste  due  operazioni  si  fanno
con  più  facilità  e  adoprando  strumenti  appositi,  come
elevatori  per  il  grano  o  pompe  per  il  petrolio,  quando  la
merce  è  tutta  della  stessa  specie  e  non  è  messa  in  imballaggio. ­
  E  più  in  particolare  questi  tipi  speciali  di  navi
sono  vantaggiosi  agli  armatori,  in  quanto  che  il  bastimento ­
  può  essere  costruito  in  maniera  da  contenere  una
maggior  quantità  di  quei  dati  prodotti  che  deve  trasportare ­
  sempre:  così,  ad  esempio,  una  volta  12.000  barili  di
petrolio  si  consideravano  un  carico  enorme,  mentre  i
piroscafi-cisterna  più  moderni  contengono  una  quantità
di  petrolio  equivalente  a  30.000  barili  (1).  E  vero  che
questi  bastimenti  speciali  sono  costretti  molto  spesso  a
fare  il  viaggio  di  ritorno  a  vuoto,  ma  sono  tali  i  vantaggi ­
  che  essi  presentano  da  compensare  largamente
questa  parziale  •  inferiorità.  E  poi,  del  resto,  se  non  è
possibile  trovare  un  carico  della  stessa  specie  per  l’andata ­
  e  per  il  ritorno,  è  facile  prendere  nell’uno  dei  due
viaggi  delle  merci  non  troppo  dissimili  da  quelle  solite
a  trasportarsi  dalla  nave,  ottenendo  così  un  nolo  accessorio ­
  da  aggiungersi  a  quello  principale.  In  questi  ultimi
anni  si  è  arrivati  a  permettere  il  carico  di  ritorno  perfino
alle  navi-cisterne  da  petrolio,  le  quali,  dopo  avere  sbarcato ­
  il  loro  carico  liquido,  sono  asciugate  con  potenti
ventilatori,  disinfettate  con  correnti  di  vapore  d’acqua
saturo  di  un  prodotto  chimico  che  toglie  il  cattivo  odore

(1)  Smith,  op.  cit.,  pag.  206.
        <pb n="101" />
        94

CAPITOLO  IV

e  rese  in  grado  di  ricevere  anche  le  mercanzie  più  delicate. ­

Ammesso  che  la  nave  debba  anzitutto  essere  adattata ­
  per  i  trasporti  che  ha  da  compiere,  si  tratta  ora  di
vedere  quali  sieno  le  condizioni  economiche  da  osservarsi ­
  nella  costruzione.  Queste  condizioni  possono  raggrupparsi ­
  nei  seguenti  cinque  punti  :
1°.  Che  la  spesa  di  costruzione  sia  la  minima  possibile ­
  rispetto  al  massimo  effetto  utile  da  ottenersi  per
mezzo  della  nave.  Tutte  le  spese,  le  quali  non  contribuiscono ­
  ad  aumentare  la  potenzialità,  la  solidità  o  la  comodità ­
  della  nave,  sono  anti-economiche,  e  come  tali
devono  pure  considerarsi  quelle  spese,  che  non  accrescono ­
  le  qualità  utili  della  nave  in  proporzione  del  maggior ­
  sacrifizio  che  si  sopporta.  Se  un  armatore  facesse
costruire  un  bastimento  con  un  metallo  più  costoso  del
ferro  o  dell’acciaio,  ma  non  più  solido  e  resistente;  se
mettesse  su  questo  bastimento  una  macchina  di  grande
potenza,  mentre  la  più  elevata  velocità,  ottenuta  con  un
maggior  consumo  di  carbone,  non  fosse  richiesta  nel
traffico  che  intraprende,  trasgredirebbe  a  questa  prima
condizione  economica,  farebbe  delle  spese  che  non  darebbero ­
  un  corrispettivo  vantaggio.
2°  Che  le  spese  di  costruzione  sieno  in  rapporto  con
l’intensità  del  traffico.  Le  spese  di  costruzione  compariscono ­
  in  una  certa  quota  ogni  anno,  in  base  alla  durata
della  nave,  e  devono  essere  messe  a  raffronto  con  la
quantità  di  atti  di  trasporto,  che  essa  può  compiere  in
questo  periodo  di  tempo  ;  più  numerosi  sono  tali  atti  e
migliori  e  più  costose  possono  essere  le  costruzioni,
perchè  il  maggior  costo  sarà  ampiamente  coperto  dal
traffico  più  intenso.  Una  nave,  che  valga  un  milione  di
franchi  e  che  duri  venti  anni,  viene  a  costare  ogni  anno,
facendo  astrazione  dalle  spese  di  riparazioni,  lire  50.000,
a  cui  si  devono  aggiungere  altre  lire  50.000  per  interessi  ;
        <pb n="102" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

95

ora,  se  il  traffico  non  è  tale  da  compensare,  oltre  le  spese
di  esercizio,  queste  100.000  lire  ogni  anno,  vuol  dire  che
l’impresa  è  sbagliata  e  che  la  costruzione  è  anti-economica. ­
  Questo  principio  ci  dà  la  ragione  dei  progressi  avvenuti ­
  nelle  costruzioni  navali,  per  effetto  della  maggiore
e  crescente  intensità  del  commercio  marittimo.
3.°  Che  le  spese  di  costruzione  siano  in  un  certo
rapporto,  determinato  dalle  condizioni  economiche  di  ogni
tempo  e  di  ogni  paese,  con  le  spese  di  conservazione  e  di
riparazione  della  nave.  È  certo  che  le  navi  più  solide,
costruite  con  materiali  migliori  e  con  lavoro  di  esecuzione ­
  più  perfetta,  mentre  costano  di  più,  richiedono  minori ­
  spese  di  conservazione  e  di  riparazione.  Ma  qui
sorge  la  questione  economica  :  che  cosa  è  da  preferirsi,
o  una  maggiore  spesa  di  costruzione  con  una  diminuzione ­
  nelle  spese  annue  di  conservazione,  o  al  contrario
una  spesa  minore  di  costruzione  unita  ad  una  maggiore
spesa  di  mantenimento  ?  La  risposta  è  diversa  secondo
l’intensità  del  traffico,  che,  come  abbiamo  visto,  richiede
delle  costruzioni  sempre  più  solide,  secondo  il  prezzo
dei  materiali  e  del  lavoro,  e  secondo  il  saggio  d’interesse
sui  capitali.  Prendiamo  ad  esempio  due  tipi  di  navi  e
per  maggiore  semplicità  esaminiamo  qual’è  l’influenza,
che  esercita  solo  il  saggio  dell’interesse,  sul  rapporto  tra
le  spese  di  costruzione  e  le  spese  di  manutenzione.  Supponiamo ­
  che  una  nave,  la  quale  costa  2  milioni,  esiga
250.000  lire  l’anno  per  manutenzione,  mentre  un’altra
nave,  che  costa  4  milioni,  esiga  per  manutenzione  100.000
lire  all’anno,  e  guardiamo  quali  di  questi  due  tipi  sia  da
preferirsi,  quando  l’interesse  è  al  5  per  cento  e  quando
è  al  10  per  cento.  Il  paragone  può  farsi  o  aggiungendo
l’interesse  del  capitale  di  costruzione  alle  spese  di  riparazioni, ­
  o  capitalizzando  queste  e  sommandole  al  capitale
di  costruzione.  Coll’interesse  al  5  per  cento  la  nave  di
2  milioni  costa  annualmente  100.000  lire,  che  aggiunte
        <pb n="103" />
        96

CAPITOLO  IV

alle  250.000  lire  necessarie  per  riparazioni,  fanno  lire
350.000  ;  la  seconda  nave  di  4  milioni  viene  a  costare
annualmente  200.000  lire  più  lire  100.000  per  riparazioni,
ossia  in  tutto  lire  300.000  ;  oppure,  capitalizzando  le  spese
di  riparazione,  la  prima  nave  equivale  ad  un  capitale  di
2  milioni  più  5  milioni,  che  è  il  capitale  corrispondente
a  250.000  lire  annue,  ossia  in  tutto  7  milioni  ;  la  seconda
equivale  ad  un  capitale  di  4  milioni  più  2  milioni  corrispondenti ­
  alle  100.000  lire  annue,  ossia  in  tutto  6  milioni.
Da  cui  si  vede  che  la  seconda  nave,  quella  che  costa
4  milioni,  è  più  economica  della  prima,  quando  però
Tinteresse  è  al  5  per  cento.  Facciamo  ora  gli  stessi  calcoli ­
  con  l’interesse  al  10  per  cento.  La  prima  nave  costa
ogni  anno  :

200.000  -f  250.000  =  450.000  lire,

la  seconda  :

400.000  F  100.000  =  500.000  lire;
o  capitalizzando  le  spese  annue  di  riparazione,  la  prima
nave  equivale  ad  un  capitale  di
2  milioni  -f-  2  */ 2  milioni  =  4  */ 2  milioni,
la  seconda  ad  un  capitale  di
4  milioni  -f-  1  milione  =  5  milioni  ;
per  cui,  in  qualunque  modo  si  faccia  il  calcolo,  quando
l’interesse  è  al  10  per  cento,  risulta  preferibile  il  primo
tipo  di  nave.  Questo  principio  ci  spiega  perchè  il  progresso ­
  economico,  che  conduce  ad  un  ribasso  nell’interesse ­
  dei  capitali,  renda  sempre  più  solide  e  costose  le
costruzioni,  facendo  adoprare  per  esse  il  ferro  e  Tacciaio,
        <pb n="104" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

97

mentre  nei  paesi  meno  progrediti,  o  in  quelli  nei  quali
prevale  ancora  reconomia  estensiva,  si  preferiscono  le
costruzioni  di  minor  durata  perchè  meno  costose.  Un  tale
fenomeno  venne  già  osservato  dal  Sax  per  le  ferrovie  :
egli  fa  notare  come  in  America,  quando  l’interesse  sui
capitali  era  molto  elevato,  si  costruivano  delle  strade
ferrate,  risparmiando  più  che  fosse  possibile  nelle  spese
d’impianto,  a  scapito  della  durata  e  con  un  aumento  di
spese  di  esercizio  (1).  E  lo  stesso  fatto  venne  osservato
nel  medesimo  paese  per  la  navigazione  interna  dallo
Chevalier,  il  quale  nelle  sue  Lettere,  scritte  nel  1835,  asserisce ­
  che  i  battelli  adibiti  al  servizio  dei  canali  americani ­
  non  durano  mai  più  di  quattro  o  cinque  anni  (2).
4.°  Che  lo  spazio  utilizzabile  della  nave,  o  in  termine ­
  più  tecnico  il  tonnellaggio  utile,  sia  tale  da  poter  dare
almeno  un  reddito  corrispondente  al  capitale  impiegato  nella
costruzione,  coprendo  inoltre  le  spese  di  esercizio.  Questo
principio  è  quasi  evidente  per  sè  stesso,  giacché  lo  scopo,
che  l’armatore  si  prefigge  nel  far  costruire  una  nave,  è
di  ricavarne  un  reddito  ;  e  se  essa,  per  la  sua  costruzione ­
  o  per  le  sue  altre  qualità  tecniche,  non  può  accogliere ­
  una  quantità  sufficiente  di  merci  o  di  viaggiatori,
che  serva  a  rimunerare  il  capitale  impiegato,  questo  è
destinato  per  necessità  ad  essere  un  capitale  improduttivo. ­
  Acciocché  un  tale  inconveniente  non  si  avveri,  bisogna ­
  che  il  tonnellaggio  della  nave  stia  in  un  certo
rapporto  colle  spese  di  costruzione  da  un  lato  e  con  i
noli  dall’altro  lato  :  ogni  aumento  di  queste  spese  ed  ogni
ribasso  dei  noli  tendono  a  far  diventare  meno  produttivo
lo  spazio  utilizzabile  del  bastimento.  Ma  siccome  le  spese

(1)  Sax,  Verkehrsmittel  ecc.,  voi.  II,  pag.  283  e  seg.
(2)  M.  Chevalier,  Lettres  sur  l’Amérique  da  Nord.  Bruxelles,
1838,  voi.  II,  pag.  90.
        <pb n="105" />
        98

CAPITOLO  IV

di  costruzione  possono  essere  calcolate  in  precedenza,
mentre  i  noli  oscillano  per  ragioni  indipendenti  dalla  volontà ­
  deirarmatore,  così  questo  difficilmente  incorre  nell’errore ­
  economico  di  far  costruire  una  nave,  che  non
abbia  la  possibilità  di  dare  un  reddito  corrispondente  al
capitale  impiegatovi,  ma  può  trovarsi  involontariamente
in  queste  condizioni,  a  causa  di  un  ribasso  fortissimo  nel
prezzo  dei  trasporti  per  mare.
5.°  Che  ci  sia  una  certa  probabilità  che  lo  spazio
utilizzabile  della  nave  sarà  richiesto,  o  in  altri  termini  che
il  tonnellaggio  complessivo  delle  navi  esistenti  non  sia  superiore ­
  ai  bisogni  del  traffico  ;  il  che  può  rilevarsi  dalle
statistiche,  che  indicano  il  commercio  marittimo  d’importazione ­
  e  di  esportazione  in  ogni  paese,  insieme  al  numero ­
  e  al  tonnellaggio  delle  navi  che  fanno  questo  commercio. ­
  In  generale  l’aumento  o  la  diminuzione  negli
scambi  marittimi  internazionali  porta  come  conseguenza
inevitabile  un  aumento  o  una  diminuzione  corrispondente
nelle  costruzioni  navali.  Ne  abbiamo  un  esempio  caratteristico ­
  negli  anni  tra  il  1880  e  il  1883,  durante  i  quali
il  commercio  mondiale  dei  grani  e  di  altri  prodotti  assume ­
  un’estensione  insolita,  producendo  un  forte  aumento
dei  noli  ed  una  espansione  esagerata  nelle  costruzioni
navali  ;  in  conseguenza  di  ciò  il  tonnellaggio  delle  navi
esistenti  diventa  superiore  ai  bisogni  del  traffico,  tanto
più  che  la  speculazione  eccessiva  sui  grani  fu  di  breve
durata,  onde  negli  anni  successivi  le  costruzioni  si  riducono ­
  sensibilmente  (1).  E  lo  stesso  fenomeno  si  ripete
posteriormente  più  volte,  come  vedremo  meglio  nel  seguito ­
  di  questi  nostri  studi,  dando  luogo  ad  alternative
continue  di  espansione  e  di  contrazione  del  commercio

(1)  Neumann-Spallart,  Uebersichten  ecc.,  pag.  532.  —
Report  ecc.,  pag.  135.

Thira
        <pb n="106" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

99

internazionale,  che  si  rispecchiano  in  aumenti  e  diminuzioni
nelle  costruzioni  navali.  Parrebbe  che  questo  principio
economico  fosse  facile  ad  osservarsi,  perchè  ogni  armatore ­
  ha  un  mezzo  evidente  per  accorgersi  che  il  tonnellaggio ­
  navale  non  è  esuberante,  quando  vede  che  i  noli
sono  in  aumento  ;  ma  quello  che  vede  un  armatore,  lo
vedono  in  parecchi,  per  cui  molti  si  danno  a  far  costruire
navi,  l’uno  all’insaputa  dell’altro,  per  guadagnare  questi
noli  elevati.  E  così,  mentre  ciascuno  separatamente  osserva ­
  il  principio  economico  da  noi  enunciato,  per  il
fatto  che  sono  in  tanti  ad  osservarlo  contemporaneamente,
essi  vengono  in  fin  dei  conti  a  trasgredirlo  con  la  loro
azione  collettiva.

Prendendo  a  guida  queste  cinque  condizioni  economiche, ­
  esaminiamo  ora  quali  sieno  in  ogni  circostanza  le
costruzioni  più  convenienti,  stabilendo  il  paragone  tra  le
navi  grandi  e  le  piccole,  tra  quelle  in  ferro  o  acciaio  e
quelle  in  legno  e  quindi  tra  quelle  a  vapore  e  quelle
a  vela.
Le  statistiche  della  navigazione  dimostrano  come  la
grandezza  media  delle  navi,  tanto  a  vela  che  a  vapore,
vada  continuamente  crescendo.  Il  tonnellaggio  medio  dei
velieri  inglesi  è  cresciuto  fino  al  1890  in  queste  proporzioni ­
  :

1850  1860  1870  1880  1890
Tomi.  130  164  198  193  210  (1);
in  Germania  da  625  tonnellate  lorde,  che  era  la  media
nel  1861-65,  siamo  passati  a  1179  nel  1881-85  e  a  3291

(1)  J.  Glover,  Tonnage  Stalistics  of  thè  decade  1880-90,  nel
Journal  of  thè  Statistical  Society,  giugno,  1892,  pag.  217,
        <pb n="107" />
        100

CAPITOLO  IV

nel  1901-5  (1)  ;  e  ovunque  i  velieri,  che  un  tempo  arrivavano ­
  di  rado  a  superare  le  100  tonnellate,  sono  cresciuti ­
  gradatamente  a  2000,  3000  e  fino  a  8000  tonnellate ­
  (2).  Più  continuato  e  più  sensibile  è  l’aumento  del
tonnellaggio  medio  dei  piroscafi  nelle  più  importanti  marine ­
  mercantili  del  mondo,  specialmente  in  questi  ultimi
anni,  come  risulta  dal  seguente  specchietto,  che  si  riferisce ­
  ai  piroscafi  superiori  alle  100  tonnellate  :

1892

1897

1902

1901

1908

Italia  Tonn

.  medio

1397

1628

1916

1955

2156

Inghilterra

»

1325

1433

1635

1692

1808

Germania

»

1287

1506

1931

1950

2126

Stati  Uniti

»

1328

1508

1786

1827

2103

Francia

»

1605

1586

1601

1659

1631

Norvegia

»

652

850

950

980

1076

Giappone

»

570

932

1038

1131

1318

Austria-Ungheria

»

1249

1469

2044

2103

2243

Grecia

»

1065

1221

1548

1653

1709  (3).

E  l’incremento  è  anche  maggiore,  se  si  considera  la  sola
navigazione  internazionale  di  lungo  corso,  come  si  vede
dal  tonnellaggio  medio  dei  piroscafi  che  hanno  traversato
il  canale  di  Suez,  che  è  cresciuto  così  :
1870  1880  1890  1900  1905  1909
898  1509  2033  2830  3191  3635  (4).
Nel  1904  la  marina  mercantile  mondiale  aveva  4  soli  piroscafi ­
  di  più  di  10.000  tonnellate,  ed  essi  diventano  116

(1)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  286.
(2)  Third  Report  ecc.,  pag.  109.  —  Roux,  op.  cit.,  pag.  38-39.  —
Laeisz,  op.  cit.,  pag.  51.
(3)  Fontana  Russo,  op.  cit.,  pag.  72.
(4)  Brodnitz,  Snezkancil,  pag.  1051.
        <pb n="108" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

101

nel  1907,  con  12  di  più  di  20.000  tonnellate.  Il  tonnellaggio ­
  medio  dei  20  più  grandi  piroscafi  era  di  6.900  tonnellate ­
  nel  1891,  di  10.700  nel  1898  e  di  21.700  nel  1910.
Nè  siamo  giunti  ancora  agli  ultimi  limiti  in  questa  corsa
all’aumento  del  tonnellaggio  delle  navi.  La  compagnia
Amburghese-americana  ha  varato  da  poco  VImperator,
che  ha  una  lunghezza  di  880  piedi,  una  larghezza  di  96
e  una  pescagione  di  64,  con  uno  spostamento  fra  50  e
55.000  tonnellate  per  45.000  tonnellate  di  stazza  lorda,  e
la  Cunard  sta  costruendo  1  ’Aquitania,  lungo  885  piedi  e
largo  95.6  con  spostamento  uguale  a  quello  del  rivale
germanico.  Per  il  1920  o  1925  Giorgio  Hersent  prevede
che  si  avranno  navi  di  300  a  350  metri  di  lunghezza,
30-35  di  larghezza  e  13-15  di  pescagione,  e  prima  di  lui
il  Corthell  aveva  asserito  che  fra  trenta  anni  le  navi  potranno ­
  raggiungere  1100  piedi  di  lunghezza,  110  di  larghezza, ­
  40  di  profondità  e  che  presto  il  canale  di  Suez
dovrà  approfondirsi  fino  a  42  piedi  per  dar  fondali  di  39.4
ai  piroscafi  che  vi  passeranno  (1).
Ora,  se  è  vero  quanto  abbiamo  detto  nel  Capitolo  II,
che,  cioè,  i  progressi  e  le  trasformazioni  avvenute  nella
marina  mercantile  hanno  avuto  per  mira  di  realizzare  più
completamente  la  legge  economica  del  minimo  mezzo,
questo  aumento  continuo  delle  dimensioni  delle  navi  dovrebbe ­
  essere  un  indizio  che  le  navi  più  grandi  sono  più
vantaggiose.  Ed  i  principi  economici  confermano  ampiamente ­
  tale  supposizione.  Intanto,  ^ol  crescere  delle  dimensioni, ­
  non  cresce  in  proporzione  esatta  il  costo  delle
costruzioni  navali,  onde  la  spesa  di  ogni  tonnellata  di
esse  viene  ad  essere  più  piccola:  se  paragoniamo  due
vapori  di  2000  tonnellate  di  portata  ognuno  con  uno  di
4000,  vediamo  che  mentre  i  due  costeranno  insieme

(1)  Bellet,  art.  cit.,  pag.  208  e  213-16.
        <pb n="109" />
        102

CAPITOLO  IV

Ls.  40.000,  l’altro  verrà  a  costare  Ls.  35.000;  o  facendo
il  calcolo  in  un  altro  modo,  mentre  con  40.000  lire  sterline ­
  possiamo  avere  due  vapori  della  portata  complessiva
di  4000  tonnellate,  colla  stessa  somma  potremmo  avere
un  piroscafo  unico  di  4700  tonnellate  (1).  E  insieme  a
questo  risparmio  nelle  spese  di  primo  impianto,  si  ha  un
risparmio  anche  nelle  spese  di  esercizio,  perchè  le  spese
generali  di  amministrazione,  quelle  per  il  personale,  per
il  combustibile  e  pei  diritti  nei  porti  non  crescono  in
proporzione  della  grandezza  delle  navi  e  si  ripartiscono
nelle  navi  grandi  sopra  un  maggior  numero  di  atti  di
trasporto.  Per  vedere  come,  ad  esempio,  i  diritti  portuali
diventino  più  gravosi  per  i  bastimenti  più  piccoli,  citiamo
la  tariffa  dell’Havre,  in  base  alla  quale  un  vapore  di  12.000
tonnellate  paga  per  diritti  fr.  3.210,  mentre  due  vapori  di
6.000  tonnellate  pagherebbero,  a  1.710  fr.  l’uno,  fr.  3.420,
sei  di  2.000,  a  710,  fr.  4.260  e  dodici  di  1.000,  a  460,  fr.
5.520  (2).  E  siccome  lo  stesso  succede  per  tutte  le  altre
spese  di  esercizio,  le  navi  più  grandi  sono  in  grado  di
fare  i  trasporti  ad  un  nolo  minore.  Così  la  portata  dei
due  vapori  della  Transatlantica,  la  Guyane  di  3650  e  il
Texas  di  8400  tonnellate,  è  nel  secondo  maggiore  del  130
per  cento;  ma  per  lo  stesso  viaggio  l’uno  spende  94.000
franchi  e  l’altro  122.000,  con  un  aumento  nel  secondo  di
50  per  cento  soltanto;  per  cui  questo  può  fare  pagare  un
nolo  di  8.50  per  tonnellata,  mentre  l’altro  deve  prendere
15  franchi  i3).
Oltre  a  ciò  nelle  navi  grandi  è  maggiore  la  durata
ed  è  maggiore  pure  la  resistenza,  perchè,  stando  il  peso
dello  scafo  in  un  certo  rapporto  con  l’intero  dislocamento,

(1)  Owen,  op.  cit.,  pag.  65.
(2)  Colin,  op.  cit.,  pag.  59-62.  —  Thiess,  op.  cit.,  pag.  54.
(3)  Bellet,  art.  cit.,  pag.  207.
        <pb n="110" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

103

"  '

le  lastre  di  un  bastimento  grande  possono  essere  più
grosse,  onde  giunge  più  tardi  il  momento  in  cui  il  consumo ­
  di  esse  arriva  a  compromettere  la  solidità  della
nave,  mentre  la  resistenza  alle  pressioni  laterali  aumenta
sempre  più,  per  quanto  più  si  accresce  la  quantità  del
materiale  adoperato,  per  quanto  più  grandiose  sono  le
costruzioni.  Di  più  le  navi  di  grossa  portata  hanno  una
maggiore  velocità,  in  quanto  che  una  grande  massa,  una
volta  che  è  in  movimento  con  una  data  forza,  vince  la
resistenza  dell’aria  e  dell’acqua  più  facilmente  di  una
massa  piccola.  È  stato  osservato,  infatti,  che  i  velieri  che
vanno  dall’Inghilterra  all’Australia  mettevano  a  fare  il
viaggio,  parecchi  anni  fa,  140  giorni  se  erano  da  750  a
1000  tonnellate,  112  da  1000  a  1500,  95  da  1500  a  2000
e  70  da  3000  tonnellate  in  su  (1).  E  più  decisivo  è  l’esperimento ­
  più  recente  fatto  sui  due  vapori  Sachsen  e
Bayern  del  Norddeutscher  Lloyd,  che  nel  1893  furono
allungati  di  metri  16.4  e  che,  pur  avendo  acquistato  così
un  maggiore  spazio  utile  di  1900  metri  cubi,  poterono
navigare  colle  stesse  macchine  ad  una  velocità  più  elevata ­
  di  prima  (2).  Nei  piroscafi  c’è  anche  un’altra  ragione
per  cui  quelli  grandi  hanno  una  maggiore  velocità,  ed  è
che  essi  possono  venir  dotati  di  macchine  più  potenti  e
sono  in  grado  di  caricare  una  maggiore  quantità  di  carbone, ­
  onde  i  grandi  piroscafi  sono  i  soli  adattati  pei  viaggi
rapidi  e  per  le  lunghe  navigazioni.  E  d’altra  parte  il  costo
della  velocità  diminuisce  col  crescere  delle  dimensioni
dello  scafo.  Così,  a  parità  di  spese  di  trazione  per  ogni
tonnellata  di  carico  trasportato,  se  un  vapore  di  6.000
tonnellate  può  andare  a  10  nodi  all’ora,  uno  di  12.000  può
raggiungere  gli  11  nodi,  e  11  ‘/ 2  ne  può  fare  uno  di  18.000

(1)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  IV,  pag.  97  e  491-92.
(2)  Laeisz,  op.  cit.,  pag.  40.
        <pb n="111" />
        104

CAPITOLO  IV

tonnellate.  Se  poi  paragoniamo  i  due  vapori  di  6.000  e  di
18.000  tonnellate  di  spostamento,  ad  una  velocità  di  10
miglia  per  entrambi,  rileviamo  per  il  secondo  un  risparmio ­
  del  30  per  cento  nelle  spese  di  trazione;  e  per  un
viaggio  di  3000  miglia,  che  è  all’incirca  la  distanza  fra
l’Europa  e  l’America  del  nord,  la  potenza  motrice  occorrente ­
  per  ogni  tonnellata  di  merce  trasportata  è  nel  vapore ­
  di  18.000  tonnellate  di  34  per  cento  più  piccola
rispetto  a  quello  di  6.000(1).  In  certi  casi,  triplicando  la
capacità,  basta  raddoppiare  la  potenza  delle  macchine.
Nel  1887  i  vapori  carbonieri  di  2  a  3000  tonnellate  trasportavano ­
  una  tonnellata  di  carbone  per  1000  miglia  in
ragione  di  nodi  8  x / 2  all’ora  ad  un  nolo  di  40  centesimi  ;
oggi  i  carbonieri  di  10  a  12.000  tonnellate  la  trasportano
a  10  nodi  per  30  centesimi  (2).  E  finalmente  si  deve
notare  che  l’accrescimento  nelle  dimensioni  lineari  di  una
nave  porta  un  accrescimento  più  che  proporzionale  nella
sua  capacità  interna,  in  quanto  che  essa  è  il  prodotto  di
tre  dimensioni,  onde  ogni  aumento  della  lunghezza  aumenta ­
  la  capacità  in  ragione  di  questa  aggiunta,  moltiplicata ­
  per  le  due  altre  dimensioni  ;  così,  ad  esempio,
raddoppiando  la  grandezza  di  un  bastimento,  la  capacità
delle  stive  diventerà  doppia  in  ogni  senso,  ossia  in  lunghezza, ­
  larghezza  e  profondità,  cioè  8  volte  più  grande
nell’insieme  e  il  tonnellaggio  utile  diventerà  maggiore
anche  più  di  8  volte,  perchè  la  potenza  motrice  non  cresce
in  proporzione  della  grandezza  della  nave  e  perchè  lo
spazio  riservato  alle  macchine  e  ai  carbonili  non  aumenta
nello  stesso  rapporto  della  potenza  delle  macchine.  E
per  ciò,  mentre  le  spese  crescono  come  il  quadrato  delle
dimensioni  lineari,  e  anche  un  po’  meno  per  il  risparmio

(1)  Laeisz,  toc.  cit.
(2)  Bellet,  art.  cit.,  pag.  206.
        <pb n="112" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

105

die  si  ha  nelle  costruzioni  più  grandi,  i  benefizi  aumentano ­
  come  la  capacità,  e  cioè  in  ragione  di  più  del  cubo
delle  stesse  dimensioni  (1).  Dal  che  si  vede  chiaramente
come  le  navi  grandi,  oltre  presentare  di  fronte  alle  piccole ­
  una  decisa  superiorità  tecnica,  offrano,  dal  punto  di
vista  economico,  una  serie  di  vantaggi,  pei  quali  esse
soddisfanno  meglio  alla  legge  del  minimo  mezzo.
Ma  le  navi  grandi,  insieme  a  questi  vantaggi,  presentano ­
  degli  inconvenienti  di  qualche  rilievo,  onde  esse
non  possono  venire  adottate  da  tutti  i  paesi,  nè  per  tutte
le  specie  di  trasporti.  In  primo  luogo  i  bastimenti  di
grandi  dimensioni  esigono  una  somma  vistosa  di  denaro
per  acquistarli,  per  cui  essi  non  possono  esser  costruiti,
dove  i  capitali  scarseggiano,  dove  il  credito,  specialmente
marittimo,  è  male  organizzato  o  non  è  facile,  e  dove
manca  lo  spirito  di  associazione  tra  gli  armatori.  Oltre
a  ciò  la  nave  di  grossa  portata  non  è  adatta  per  tutti  i
porti  e  non  è  in  grado  di  recarsi  in  quelli  che  non  hanno
ampiezza  e  profondità  sufficienti.  Si  possono  contare  sulle
dita  i  porti,  che  dispongono  di  specchi  d’acqua  profondi
più  di  10  metri  e  che  si  trovino  in  condizione  di  accogliere ­
  un  piroscafo  come  il  Lusitania  della  Cunard,  la
di  cui  pescagione  in  pieno  carico  arriva  a  metri  11.30.
E  l’impossibilità  di  recarsi  in  certi  porti  rappresenta  un
limite  all’accrescimento  delle  dimensioni,  mentre  un  nuovo
limite  anche  più  importante  è  dato  dalla  difficoltà  di  trovare ­
  il  carico  completo  per  le  grandi  navi.  Questa  difficoltà ­
  è  relativa  e  varia  secodo  i  luoghi  e  i  tempi,  come
variano  i  criteri  per  giudicare  se  un  bastimento  si  debba
chiamare  grande  o  piccolo.  Alla  metà  del  secolo  XIX  un
veliero  di  1000  tonnellate  poteva  sembrare  molto  grande

(1)  Sageret,  op.  cit.,  pag.  38.  —  Pierrard,  op.  cit.,  pag.  157.  —
Bellet,  art.  cit.,  pag.  205.
        <pb n="113" />
        106

CAPITOLO  IV

e  superiore  alle  condizioni  del  traffico  di  allora  ;  lo  rileviamo ­
  da  un  discorso  tenuto  alla  Camera  francese  da
Thiers,  il  quale  così  si  esprimeva  :  «  Rouen  e  l’Havre
avevano  voluto  andare  a  cercare  il  loro  cotone  in  America ­
  e  per  diminuire  le  spese  di  trasporto  avevano  fatto
costruire  ed  armare  dei  bastimenti  di  1000  tonnellate  di
stazza  e  con  una  portata  reale  di  1300  tonnellate.  La
nave  di  500  tonnellate  aspettava  un  mese  per  caricare  ;
la  grande  nave  dovette  aspettare  il  doppio  e  tutta  l’economia
  fu  annientata.  In  mancanza  di  noleggio  sufficiente
ci  è  proibito  di  navigare  con  bastimenti  grossi  »  (1).  Ed
era  senza  dubbio  superiore  alle  condizioni  del  traffico  allora ­
  esistente  il  Great  Eastern,  la  più  grande  nave  che  sia
stata  costruita  nel  secolo  XIX,  con  uno  spazio  disponibile
di  13.344  tonnellate.  Il  Flachat  calcola  che  ogni  traversata
di  questo  colosso  veniva  a  costare,  tra  interessi  del  capitale ­
  impiegato,  ammortamento,  assicurazione,  riparazioni, ­
  carbone,  salari  ecc.,  più  di  un  milione  e  mezzo  di
franchi  ;  per  cui,  computando  a  350  franchi  il  prezzo
medio  pagato  in  quel  tempo  da  ogni  passeggierò  e  a  73
franchi  il  nolo  medio  per  tonnellata  di  merce,  non  era
possibile  coprire  le  spese  altro  che  avendo  all’andata  e
al  ritorno  1800  passeggieri  e  più  di  2000  tonnellate  di
merci  (2).  E  vero  che  una  tal  quantità  di  carico  non  ha
più  nulla  di  anormale  ai  nostri  giorni;  ma  ciò  non  toglie
che  i  promotori  del  Great  Eastern  avessero  idee,  riguardo
alle  dimensioni  delle  navi,  molto  più  avanzate  del  loro
tempo,  tanto  che  essi  subirono  dal  1859  al  1870  colla
loro  impresa  una  perdita  di  25  milioni  di  franchi  (3).  E
anche  ai  nostri  giorni,  in  cui  il  traffico  è  immensamente

(1)  P.  Boiteau,  La  Question  de  la  Marine  Marchande,  nel  Journal
des  Économistes,  maggio,  1879,  pag.  216-17.
(2)  Flachat,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  279-80.
(3)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  IV,  pag.  540-41.
        <pb n="114" />
        accresciuto,  i  piroscafi  colossali  si  hanno  solamente  sulla
linea  dall’Inghilterra  agli  Stati  Uniti,  mentre  non  sarebbero ­
  economici  sugli  altri  percorsi  ;  come  pei  velieri  le
grandi  navi,  quali  il  Poiosi  e  il  Preussen,  sono  riservate
al  trasporto  del  salnitro,  che  è  la  sola  merce,  di  cui  si
possano  fare  spedizioni  di  8  a  10.000  tonnellate,  mentre
negli  altri  traffici  la  difficoltà  di  trovare  carichi  così  grossi
verso  un  solo  porto  di  destinazione  ha  persuaso  gli  armatori ­
  che  pei  bisogni  attuali  del  commercio  mondiale
sono  più  adatti  velieri  di  3300  a  4200  tonnellate  di  portata ­
  (1).  E  finalmente  le  navi  di  grandi  dimensioni,  essendo ­
  molto  costose,  non  sono  convenienti  per  quei  traffici, ­
  che  esigono  delle  lunghe  fermate  nei  porti,  arrecando
una  grave  perdita  d’interessi  sul  capitale  di  costruzione.
Così  il  Lusitania  e  il  Mauritania  della  Compagnia  Cunard
costano  ognuno  35.5  milioni  di  franchi  ;  calcolando  a  10
per  cento  l’anno  l’interesse  e  l’ammortamento,  questa
spesa  grava  su  quei  vapori  in  ragione  di  circa  L.  10.000
al  giorno,  e  per  ogni  giorno  di  fermata  nei  porti  questa
somma  si  accumula,  andando  poi  ad  accrescere  il  costo
del  trasporto,  quando  la  nave  viaggerà  col  carico.  E  vero
che  le  navi  grandi  cercano  di  ridurre  al  minimo  strettamente
  necessario  la  fermata  nei  porti,  ma  esse  possono
essere  costrette  ad  una  inazione  forzata  per  mancanza
temporanea  di  traffico  ed  anche  in  questo  caso  la  perdita
che  subisce  l’armatore  è  tanto  più  grande,  per  quanto  è
più  costoso  il  bastimento  obbligato  a  starsene  in  disarmo ­
  (2).
Se,  dunque,  seguendo  un  criterio  economico  generale, ­
  le  navi  grandi  devono  avere  la  preferenza  sulle
piccole,  come  la  grande  industria  fa  vittoriosamente  la

(1)  Scholz,  op,  cit.,  pag.  291.
(2)  Fontana  Russo,  op.  cit.,  pag.  82-83.
        <pb n="115" />
        108

CAPITOLO  IV

concorrenza  alla  piccola  industria  ;  se,  come  diceva  l’ingegnere ­
  Scott-Russell  fino  dal  1870,  gli  elementi  del
commercio  marittimo  dell’avvenire  sono,  non  il  traffico
locale  e  le  navi  di  piccole  dimensioni,  ma  i  lunghi  viaggi,
i  grandi  bastimenti  e  le  operazioni  da  un  continente  all’altro ­
  (1),  non  c’  è  dubbio,  però,  che  dove  mancano  o
scarseggiano  i  capitali,  quando  il  traffico  avviene  tra  porti
che  non  hanno  molta  profondità  o  che  non  offrono  abbondanza ­
  di  carico,  e  quando  le  navi  devono  fare  delle
lunghe  fermate  o  hanno  probabilità  di  stare  di  tanto  in
tanto  in  disarmo,  i  bastimenti  piccoli  sono  più  economici
e  possono  vincere  la  concorrenza  dei  grandi,  nello  stesso
modo  che,  in  certe  condizioni  e  per  certi  prodotti,  la
piccola  industria  è  preferibile  all’industria  in  grande.

Esaminiamo  ora  quali  sieno  i  vantaggi  e  i  danni  delle
varie  specie  di  materiali  adoprati  nelle  costruzioni,  mettendo ­
  a  raffronto  il  legno,  il  ferro  e  l’acciaio.  Fino  a  metà
del  secolo  XIX  le  navi  erano  costruite  esclusivamente  in
legno,  per  l’abbondanza  di  questo  materiale,  per  la  facilità ­
  di  lavorarlo  e  per  le  condizioni  arretrate  delle  industrie
metallurgiche.  Ma  le  costruzioni  in  legno  presentano  parecchi ­
  inconvenienti.  Esse  sono  assai  meno  solide  delle
costruzioni  metalliche;  i  legamenti  fra  le  varie  parti  si
ottengono  soltanto  con  un  grande  impiego  di  materiale
e  di  lavoro;  le  dimensioni  non  possono  essere  che  molto
limitate  e  in  particolare  la  lunghezza  non  può  superare
di  più  che  quattro  volte  la  larghezza;  limitata  è  pure  la
possibilità  di  dare  al  legno  le  forme  occorrenti  senza
danneggiare  la  sua  stabilità,  mentre  svariatissime  sono
le  forme  che  assumono  le  diverse  parti  dello  scafo,  da  cui

(1)  Revue  Maritiate  et  Coloniale,  luglio,  1870,  pag.  517.
        <pb n="116" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

109

la  necessità  di  tenere  nei  cantieri  un  forte  deposito  di
materiale  con  le  più  differenti  curvature.  Di  più  il  legno
è  sottomesso  all’  influenza  deleteria  dell’umidità  e  del
calore,  onde  non  si  può  mai  sapere  quali  spostamenti
subirà  col  tempo,  se  prima  non  è  lasciato  stagionare  con
grave  perdita  d’interessi;  incerti  climi  è  corroso  da  animali ­
  e  ovunque  la  conservazione  della  nave  esige  cure
molteplici  e  assidue,  mentre  le  visite,  per  accertarsi  delle
condizioni  in  cui  si  trova  lo  scafo,  sono  difficili,  perchè
se  si  fanno  troppi  colpi  di  sonda,  si  rovina  la  nave,  e  facendone ­
  pochi,  non  si  giungono  a  scoprire  i  mali  più  interni ­
  (1).
Per  eliminare  questi  inconvenienti,  per  effetto  della
crescente  scarsità  del  legno,  per  l’introduzione  del  vapore, ­
  che  esigeva  costruzioni  più  solide,  per  il  perfezionamento ­
  avvenuto  nella  lavorazione  dei  metalli  e  per
l’esperimento  fatto  colle  prime  navi  in  ferro,  che  dimostrò ­
  erronea  l’opinione  di  coloro,  i  quali  le  ritenevano
«  contrarie  all’ordine  naturale  delle  cose  »,  le  costruzioni
in  ferro  si  andarono  sempre  più  diffondendo  nella  seconda ­
  metà  del  secolo  XIX  dapprima  in  Inghilterra,  poi
in  Germania  e  infine  in  tutte  le  altre  nazioni  marittime.
Prima  del  1840  non  vi  erano  nella  Gran  Brettagna  che
pochissimi  bastimenti  di  questo  metallo;  nel  1850  se  ne
costruirono  12.800  tonnellate  di  fronte  a  12.000  in  legno;
dieci  anni  dopo  le  costruzioni  in  ferro  arrivano  a  64.679
tonnellate  e  quelle  in  legno  a  147.000;  nel  1870  queste
ultime  salgono  a  161.000,  ma  le  navi  in  ferro  raggiungono
la  cifra  di  255.000  tonnellate  e  negli  anni  successivi  aumentano ­
  in  una  proporzione  sempre  maggiore,  assumendo
un’assoluta  prevalenza  nelle  costruzioni  totali  (2).

(1)  Haarmann,  op.  cit.,  pag.  11.  —  Laeisz,  op.  cit.,  pag.  2-4.  —
Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  3-6.
(2)  Second  Report  ecc.,  pag.  330.
        <pb n="117" />
        ■

110

CAPITOLO  IV

Ed  è  naturale  questo  aumento  continuo  delle  navi  in
ferro,  perchè  esse  sono  più  solide  e  più  resistenti  nei  loro
legamenti  interni  ;  possono  essere  costruite  aumentando  di
molto  la  lunghezza  di  fronte  alla  larghezza  ed  ottenendo
in  tal  modo  una  maggior  velocità;  ad  uguali  dimensioni
sono  notevolmente  più  leggere  delle  navi  in  legno,  perchè
se  i  fianchi  di  queste  hanno  12  pollici  di  spessore  quelli
delle  navi  in  ferro  possono  esser  di  4  pollici  soltanto.
Di  più  la  nave  in  ferro  è  in  grado  di  venire  divisa  in
tanti  compartimenti,  che  la  rendono  più  sicura  in  caso  di
arrenamento,  di  scontro  o  d’incendio;  ha  una  durata  incomparabilmente ­
  più  grande  della  nave  in  legno,  e  richiede ­
  meno  di  frequente  delle  riparazioni,  le  quali,  in
ogni  modo,  possono  essere  eseguite  con  maggiore  facilità ­
  (1).  Questi  vantaggi  tecnici  si  trasformano  anche  in
vantaggi  economici.  La  nave  in  ferro,  essendo  più  solida
e  sicura,  ottiene  un  maggior  nolo  di  quello  che  può  ricevere ­
  il  bastimento  in  legno,  e  spende  meno  come  premio ­
  di  sicurtà:  quando  la  nave  in  legno  ha  dai  3  ai  6  anni
paga  come  premio  di  assicurazione  1 / 2  per  cento  di  più,
dai  6  ai  9  anni  1  per  cento  di  più  e  dai  9  ai  12  anni  2
per  cento  di  più  di  quella  in  ferro.  Questa,  inoltre,
avendo  una  durata  tanto  lunga,  esige  una  minore  spesa
annua  di  ammortamento.  Prendendo  per  limite  commerciale ­
  di  durata,  il  periodo  oltre  il  quale  lo  scafo  abbisognerebbe ­
  di  riparazioni  tali  da  superare  il  suo  valore,
si  può  ritenere  che  pei  bastimenti  in  legno  tale  limite
non  oltrepassa  in  media  i  16  anni,  mentre  pei  bastimenti
in  ferro  supera  i  30.  Dopo  tali  limiti,  il  valore  medio

(1)  Flachat,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  349-50.  —  Lindsay,  op.  cit.,
voi.  IV,  pag.  92-96.  —  M.  Demoulin,  Les  Paquebots  à  grande  vitesse
et  les  navires  à  vapeur.  Paris,  1887,  pag.  31-32.  —  Ch.  Capper,  The
Port  and  Trade  of  London,  London,  1862,  pag.  182-83.
        <pb n="118" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

111

delle  navi  in  legno  è  circa  un  quinto  del  prezzo  di  costruzione, ­
  quello  delle  navi  in  ferro  è  per  lo  meno  un
quarto  ;  per  cui  l’età  da  assumersi  per  l’ammortamento
è  di  circa  20  anni  per  le  prime  e  di  37  per  le  seconde,
e  quindi  il  tasso  annuo  di  ammortamento  sarà  rispettivamente ­
  di  5  e  di  2.7  per  cento.  E,  accanto  a  queste  minori ­
  spese,  si  avrà  per  le  navi  in  ferro  un  utile  più  elevato, ­
  non  solo  pei  noli  più  alti  che  esse  percepiranno,
ma  anche  per  il  maggior  numero  di  viaggi  che  potranno
fare,  essendo  più  veloci,  e  per  la  maggior  quantità  di  carico
che  trasporteranno,  avendo  una  stazzatura  più  grande  (1).
Gli  stessi  vantaggi,  ma  in  una  misura  molto  più  elevata, ­
  si  riscontrano  nelle  navi  in  acciaio.  Questo  metallo
è  più  resistente,  più  malleabile,  più  leggero  del  ferro  e
ridotto  in  lastre  ha  una  forza  sempre  uguale  da  qualunque ­
  parte  riceva  l’urto,  mentre  le  lastre  di  ferro  sono
del  10  per  cento  più  deboli  per  traverso  che  per  lunghezza, ­
  la  quale  circostanza  è  di  gran  peso  nelle  costruzioni, ­
  perchè  lo  sforzo  che  deve  fare  la  nave  sul  mare
è  soggetto  ad  un.  continuo  cambiamento  di  direzione  ed
il  metallo  si  trova  ora  teso  ed  ora  compresso.  In  conseguenza ­
  di  queste  qualità  tecniche,  le  navi  in  acciaio  presentano ­
  di  fronte  a  quelle  in  ferro  i  vantaggi  economici
di  richiedere  nella  costruzione  una.minor  quantità  di  metallo ­
  e  di  avere,  a  dimensioni  uguali,  un  maggiore  spazio
disponibile  per  il  carico.  Il  passaggio  dal  legno  al  ferro
fece  risparmiare  da  30  a  40  per  cento  sul  peso  delle  navi,
il  passaggio  dal  ferro  all’acciaio  altri  15  per  cento,  cosicché ­
  un  bastimento  moderno  pesa  circa  il  50  per  cento
meno  di  uno  antico  di  legno  (2).  Il  peso  del  materiale

(1)  Inchiesta  parlamentare  sulla  Marina  Mercantile.  Roma,  1882-83,
voi.  I,  pag.  111-16,  e  voi.  VII,  pag.  318-25.
(2)  Fraser-Macdonald,  op.  cit.,  pag.  228-29.
        <pb n="119" />
        112

CAPITOLO  IV

adoprato  nelle  costruzioni  è  per  il  legno  il  50  per  cento
dello  spostamento,  per  il  ferro  il  43  e  per  Taccialo  il  38
per  cento  in  media.  Così  una  nave  di  3000  tonnellate,
se  costruita  in  legno,  peserebbe  1500  tonnellate  e  ne
porterebbe  1500  di  carico,  se  in  ferro,  avrebbe  un  peso
di  12Q0  tonnellate  e  una  portata  di  1710  e  se  fosse  d’acciaio, ­
  peserebbe  1140  tonnellate,  lasciandone  per  il  carico
1860,  con  un  aumento  di  360  tonnellate  o  del  24  per  cento
rispetto  alla  nave  in  legno  (1).  E  Taumento  della  capacità ­
  è  maggiore  nelle  costruzioni  in  acciaio,  anche  perchè
in  esse  le  lastre  hanno  meno  spessore  e  lasciano  più
spazio  all’interno  per  il  carico  e  perchè  con  l’acciaio  la
lunghezza  delle  navi  si  può  accrescere,  ottenendo  quell’incremento ­
  più  che  proporzionale  nel  tonnellaggio  utile,
di  cui  abbiamo  fatto  cenno  a  proposito  dei  vantaggi  delle
navi  grandi.  I  quali  vantaggi,  anzi,  sono  in  gran  parte
connessi  con  l’impiego  dell’acciaio,  che  ha  reso  possibili
le  costruzioni  giganti  dell’epoca  attuale.  Nessuna  nave  in
legno,  infatti,  ha  mai  raggiunto  i  100  metri  di  lunghezza
fra  le  perpendicolari  e  col  legno  non  si  potrebbe  dare
la  solidità  longitudinale  ad  un  bastimento  come  il  Mauritania ­
  lungo  240  metri,  mentre  coi  progressi  della  metallurgia ­
  Taumento  ulteriore  delle  dimensioni  non  presenta ­
  difficoltà  insormontabili  (2).
Ma  ad  onta  di  questi  vantaggi,  l’acciaio  si  è  sostituito ­
  al  ferro  nelle  costruzioni  navali  soltanto  negli  ultimi
decenni,  a  causa  della  troppo  grande  differenza  di  prezzò
che  esisteva  prima  fra  i  due  metalli.  Nel  1877,  mentre  le
lastre  di  ferro  costavano  in  media  Ls.  6.5.—  per  tonnellata, ­
  quelle  in  acciaio  valevano  Ls.  11.14.6;  per  cui  le

(1)  Haarmann,  op.  cit-,  pag.  14-15.
(2)  J.  Neumann,  UIndustrie  navale  en  Allemagne,  nella  Revue
Économique  Internationale,  marzo,  1911,  pag.  501.  —  Pierrard,  op'
cit.,  pag.  58.
        <pb n="120" />
        1,E  COSTRUZIONI  NAVALI

113

8

navi  costruite  con  questo  metallo  venivano  a  costare  molto
di  più,  o  a  prezzo  uguale  avevano  una  portata  minore  di
quelle  in  ferro.  Anche  nel  1882,  quando  l’acciaio  era  assai
diminuito  di  prezzo  per  il  perfezionamento  della  sua  produzione ­
  e  per  l’incremento  dell’offerta,  un  vapore  a  contro-coperta ­
  costruito  in  acciaio,  di  4000  tonnellate  lorde,
costava  Ls.  3600  più  di  uno  simile  costruito  in  ferro.
Questa  disparità  di  costo  sparisce,  però,  a  poco  per  volta
per  gli  sforzi  combinati  dei  metallurgici  e  dei  costruttori
navali.  Il  prezzo  delle  lastre  d’acciaio  scende  ad  un  livello ­
  di  poco  superiore  al  prezzo  delle  lastre  di  ferro  (1).
E  così,  mentre  nel  1876,  se  un  armatore  avesse  voluto
spendere  600.000  franchi  per  costruire  una  nave,  avrebbe
avuto  da  scegliere  tra  una  in  ferro,  che  poteva  portare ­
  2250  tonnellate  di  carico,  ed  una  di  acciaio,  che  ne
poteva  portare  soltanto  1950  (2);  ora,  invece,  egli  può
avere  una  nave  che  porti  lo  stesso  peso  di  carico  al  medesimo ­
  prezzo,  tanto  in  ferro  che  in  acciaio,  il  maggior
costo  delle  costruzioni  in  acciaio  essendo  compensato  dalla
minore  quantità  di  materiale  occorrente  e  dalla  riduzione
nelle  dimensioni  della  naye  a  causa  della  sua  relativa
maggior  capacità.  In  seguito  a  questo  ribasso  nel  prezzo
dell’acciaio,  l’uso  di  questo  metallo  nelle  costruzioni  navali ­
  si  è  andato  sempre  più  estendendo,  a  scapito  prima
del  legno  e  poi  del  ferro  stesso.  Tale  spostamento  nel
materiale  adoprato  è  chiaramente  visibile  nelle  cifre,  che
qui  riportiamo,  relative  al  tonnellaggio  costruito  in  Inghilterra ­
  nei  due  trienni  1878-80  e  1886-88,  quando  proprio ­
  la  trasformazione  si  compie  colla  maggiore  intensità ­
  :

(1)  Second  Report  ecc.,  pag.  332.  —  Pollock,  op.  cit.,  pag.  72.
(2)  Revue  Maritime  et  Coloniale,  dicembre,  1876,  pag.  840.
        <pb n="121" />
        114

CAPITOI-O  IV

Anni

Acciaio

1878

4.470

1879

16.000

1880

35.373

1886

141.020

1887

231.142

1888

424.792

Ferro

Legno

517.692

52.657

470.969

34.369

459.994

22.297  (1)

137.260

14.363

65.467

9.967

47.182

10.987  (2).

Oramai  l’acciaio  predomina  quasi  esclusivamente  nelle
costruzioni  navali  di  tutto  il  mondo:  rappresentava  il  10  */ 4
per  cento  di  esse  nel  1879,  il  48  per  cento  nel  1885,  l’85
per  cento  nel  1889  e  il  96  per  cento  ai  nostri  giorni.  Il
ferro  è  quasi  completamente  scomparso  nelle  costruzioni  :
nei  velieri  non  s’impiega  più  affatto  e  nei  piroscafi  compare ­
  in  ragione  di  '/ 2  per  cento  dei  casi  osservati  (3).
In  alcuni  casi,  però,  il  legno,  ad  onta  della  sua  inferiorità ­
  tecnica,  conserva  ancora  una  certa  superiorità
economica.  Esso  viene  adoperato  largamente  nella  costruzione ­
  dei  velieri  al  di  sotto  di  400  tonnellate;  è  preferito,
per  ragioni  di  opportunità,  nei  paesi  che  hanno  abbondanza ­
  di  legname,  o  mancanza  di  ferro,  o  più  abilità  nel
lavorare  il  legno  che  il  ferro;  ed  è  più  conveniente,  per
le  minori  spese  che  importa,  nelle  regioni  meno  progredite, ­
  con  capitali  scarsi,  con  traffico  limitato,  o  quando  si
tratti  di  trasportare  carichi  pesanti  di  poco  valore.  Siccome, ­
  poi,  le  navi  metalliche  hanno  bisogno  di  essere
ripulite  di  frequente  nei  bacini,  per  togliere  le  materie
animali  e  vegetali  che  aderiscono  allo  scafo  e  che  ne
rallentano  la  velocità,  così  non  sono  adatte,  specialmente
se  velieri,  per  quei  viaggi  senza  itinerario  fisso,  che  non

(1)  Second  Report  ecc.,  pag.  330.
(2)  The  Shipping  World  Year  Book.  London,  1890,  pag.  74.
(3)  Laeisz,  op.  cit.,  pag.  7.
        <pb n="122" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

115

consentono  di  calcolare  il  tempo  e  il  luogo  più  opportuni
per  il  ripulimento  (1),  come  non  sono  adatte  per  certi
carichi  speciali,  quali  ad  esempio  lo  zucchero,  la  cui  umidità ­
  produce  una  rapida  corrosione  del  metallo  (2).  E  in
questi  casi,  che  del  resto  si  rendono  sempre  più  eccezionali, ­
  le  costruzioni  in  legno  possono  offrire  dei  maggiori ­
  vantaggi  ed  essere  più  convenienti.

Per  concludere  questa  parte  dei  nostri  studi,  ci  resta
ora  da  esaminare  quali  sieno  le  costruzioni  più  vantaggiose ­
  dal  punto  di  vista  economico  tra  quelle  di  vapori
e  quelle  di  velieri,  o  per  dir  meglio  in  quali  circostanze
sieno  da  preferirsi  gli  uni  e  in  quali  gli  altri.
I  piroscafi  rappresentano  senza  dubbio  il  modo  più
perfetto  di  navigazione  che  ora  si  conosca  ed  offrono  dei
vantaggi  rilevantissimi  rispetto  ai  velieri.  Prima  di  tutto
le  navi  a  vapore  sono  più  veloci  e  compiono,  per  conseguenza, ­
  più  rapidamente  i  loro  viaggi.  Per  andare  ai  porti
dell’Inghilterra  occorrono  in  media:  dal  mar  Nero  75
giorni  con  velieri  e  20  giorni  con  vapori,  da  Alessandria
di  Egitto  45  e  16  e  dall’India  120  e  45  (3);  il  viaggio  da
Londra  a  Melbourne,  che  richiedeva  sei  mesi  colle  navi
a  vela  solite  e  90  giorni  coi  clippers,  si  fa  ora  coi  vapori
in  circa  25  giorni  (4);  i  primi  velieri,  con  cui  iniziò  modestamente ­
  la  sua  vita  la  compagnia  amburghese-americana, ­
  facevano  due  viaggi  l’anno  attraverso  l’Atlantico,
mentre  oggi  da  Southampton  a  New  York  e  ritorno  i
piroscafi  impiegano  normalmente  tre  settimane,  per  cui,

(1)  Inchiesta  ecc.,  voi.  VII,  pag.  16.
(2)  Capper,  op.  cit.,  pag.  184.
(3)  Chisholm,  op.  cit.,  pag.  485.
(4)  Fraser-Macdonald,  op.  cit.,  pag.  114-15.
        <pb n="123" />
        116

CAPITOLO  IV

anche  computando  due  periodi  di  riposo  per  riparazioni,
possono  fare  15  doppi  viaggi  in  un  anno  (1);  e  questa
minor  durata  delle  traversate,  unita  alla  possibilità  di
farne  di  più  ogni  anno,  dà  il  modo  all’armatore  di  ottenere ­
  dal  suo  bastimento  un  utile  più  elevato.  Così  la  potenzialità ­
  del  tonnellaggio  navale  si  accresce  col  crescere
della  velocità,  tanto  che  ogni  tonnellata  di  piroscafi  si
calcolava  che  equivalesse  nel  1875  a  3  tonnellate  di  velieri, ­
  nel  1895  a  3  1 j ì  e  ai  nostri  giorni  a  4  (2).  Questa
maggior  velocità  del  vapore,  oltre  esser  utile  al  proprietario ­
  della  nave,  è  vantaggiosissima  pei  passeggieri,  che
perdono  meno  tempo  nel  viaggio,  e  pei  commercianti,  i
quali  possono  fare  tre  o  quattro  operazioni  in  quel  medesimo ­
  tempo,  in  cui  col  lento  trasporto  a  vela  non  ne
avrebbero  fatta  che  una  sola.  Ed  il  capitale  impiegato  nel
traffico  circola  in  tal  modo  con  più  rapidità  e  dà  un  profitto ­
  più  elevato;  giacché  ogni  merce  in  transito  o  in
deposito  è  una  ricchezza  in  una  forma  temporaneamente
improduttiva,  è  una  porzione  di  capitale  che  non  produce
reddito  a  chi  lo  possiede;  onde  più  tempo  rimane  in
questo  stadio  intermedio  fra  produzione  e  vendita,  più
grande  è  il  capitale  richiesto  nell’operazione  commerciale
e  più  piccolo  è  il  profitto  ottenuto  da  essa  (3).  I  trasporti ­
  resi  tanto  più  rapidi,  facendo  stare  meno  tempo  le
merci  inoperose  in  viaggio,  portano  inoltre  un  risparmio
d’interessi  ed  un  risparmio  tanto  più  rilevante  quando  si
tratta  di  merci  di  valore  elevato.  Se  pensiamo  che  i  paesi,
dove  l’oro  e  l’argento  si  produssero  in  maggior  abbondanza ­
  nel  secolo  XIX,  furono  gli  Stati  Uniti,  il  Messico,
il  Perù  e  l’Australia,  se  pensiamo  che  la  metà  dell’ar-  1  2  3

(1)  W.  J.  Ashley,  British  Industries.  London,  1903,  pag.  175.
(2)  Haarmann,  op.  cit.,  pag.  57.
(3)  Edinburgh  Review,  N.  335,  pag.  19.
        <pb n="124" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

117

gento  e  la  decima  parte  dell’oro  prodotto  nello  stesso
secolo  sono  stati  mandati  nelle  Indie  e  che  il  trasporto
di  queste  immense  quantità  di  metalli  preziosi  si  è  fatto
per  la  massima  parte  per  mare  (1),  sarà  facile  immaginarsi ­
  quale  grande  economia  d’interessi  debba  portare,
in  questo  genere  di  traffico,  ogni  aumento  nella  velocità
della  navigazione.  Senza  andare  a  prendere  gli  esempi
più  estremi  della  lentezza  dei  viaggi  di  una  volta  coi
velieri  e  della  rapidità  di  ora  coi  vapori,  ci  limitiamo  ad
osservare  che  la  maggiore  velocità  dei  piroscafi  ha  ridotto ­
  dal  1878  al  1905  il  viaggio  Southampton-Hongkong
da  47  a  37  giorni  e  quello  Southampton-Sydney  da  58
a  47,  il  che  rappresenta  un  risparmio  d’interessi,  per  ogni
Ls.  100.000  al  3  per  cento,  di  Ls.  83.33  nel  primo  itinerario ­
  e  di  Ls.  91.67  nel  secondo.  E  perchè  non  si  creda
che  100.000  lire  sterline  sieno  una  somma  troppo  elevata
nei  trasporti  di  metalli  preziosi,  citiamo  l’esempio  di  un
carico  di  6140  K.  di  oro  del  valore  di  Ls.  768.000,  spedito ­
  nel  1905  dalla  Città  del  Capo  a  Southampton  (2),
sul  quale  ogni  giorno  di  meno  nel  percorso  avrebbe  dato
un  risparmio  di  Ls.  63.12  d’interessi.  L’aumento  di  velocità ­
  rende  possibile,  oltre  a  ciò,  il  trasporto  di  merci
che  non  possono  lungamente  conservarsi;  la  regolarità
degli  arrivi,  diventata  abituale  nei  vapori,  permette  l’uso
delle  operazioni  a  termine,  connesse  colla  sicurezza  della
consegna  delle  merci  ad  una  data  fìssa  (3);  e  la  velocità
e  la  regolarità  insieme  facilitano  il  commercio  di  speculazione, ­
  consentendo  ai  piroscafi  di  recarsi  prontamente
là  dove  le  condizioni  sono  più  favorevoli  per  un  dato
affare  :  così,  ad  esempio,  le  navi  che  vengono  dall’India

(1)  Neumann-Spallart,  op.  cit.,  pag.  392  e  seg.
(2)  F.  Koch,  Der  Londoner  Goldverkehr.  Stuttgart,  1905,  pag.  15-17.
(3)  WustendOrfer,  op.  cit.,  pag.  61.
        <pb n="125" />
        118

CAPITOLO  IV

sono  spesso  noleggiate  per  un  porto  qualunque  del  Mediterraneo ­
  e  quando  arrivano  ricevono  in  uno  scalo  l’ordine ­
  telegrafico  per  la  loro  definitiva  destinazione,  onde
le  merci  possono  esser  portate  direttamente  dove  il  prezzo
di  mercato  è  in  quel  momento  più  alto  (1).  E  tale  vantaggio ­
  ha  tanta  maggiore  importanza,  quando  si  tratta  di
prodotti  sottomessi  a  forti  oscillazioni  di  prezzo,  perchè
un  ritardo  nell’arrivo  di  queste  merci  potrebbe  sconvolgere ­
  i  calcoli  più  ponderati  dello  speculatore,  -arrecandogli ­
  una  perdita  invece  di  un  guadagno,  mentre  le  differenze ­
  nei  prezzi  vengono  più  prontamente  eliminate,
per  il  fatto  che  i  vapori  possono  arrivare  ovunque,  per
l’appunto  quando  la  mancanza  di  un  prodotto  è  maggiormente ­
  sentita.  Nè  si  deve  tacere,  infine,  che  i  piroscafi,
insieme  a  tutti  questi  vantaggi,  presentano  anche  quello
importantissimo  di  una  maggior  sicurezza  nella  navigazione, ­
  perchè,  facendo  il  viaggio  più  presto,  sono  meno
esposti  alle  burrasche  ed  avendo  la  forza  motrice  indipendente
  dagli  elementi  naturali,  possono  sempre  meglio
manovrare  e  vincere  la  resistenza  dei  venti  contrari.
La  navigazione  a  vapore,  dunque,  è  più  sicura,  più
regolare  e  compie,  essendo  più  rapida,  una  maggior  quantità ­
  di  atti  di  trasporto  in  un  dato  tempo  ;  per  ciò,  quantunque ­
  il  materiale  navale  sia  più  costoso  nei  piroscafi,
essi  possono  assumere  il  traffico  marittimo  a  migliori
condizioni,  avendo  il  modo  di  repartire  le  spese  complessive ­
  sopra  un  numero  più  grande  di  atti  di  trasporto;
onde  si  può  concludere  che  il  vapore,  dal  punto  di  vista
economico,  è  superiore  alla  vela,  in  quanto  dà  un  maggior
utile  con  un  minor  costo  relativo.
Ma  il  vapore  può  sostituirsi  alla  vela  ovunque  e  per
tutte  le  specie  di  traffico?  Sarà  facile  dimostrare  come

(1)  Edinburgh  Revieiv,  N.  335,  pag.  16.
        <pb n="126" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

119

ciò  non  sia  possibile  e  come,  sotto  certi  aspetti,  per  certi
trasporti  o  in  certe  date  condizioni,  la  vela  sia  economicamente ­
  preferibile  al  vapore.  Intanto  il  veliero,  costando ­
  assai  meno  per  la  costruzione,  mette  in  bilancio
ogni  anno  una  quota  più  piccola  per  interessi  ed  ammortamento, ­
  naviga  per  ciò  con  profitto  anche  avendo  poco
carico  e  può  stare  in  disarmo  senza  subire  gravi  perdite,
mentre,  non  adoprando  combustibile  e  avendo  bisogno
di  meno  personale,  ha  minori  spese  di  esercizio,  può
destinare  i  19/20  del  suo  spazio  disponibile  al  carico  utile
e  trasporta  grandi  masse  di  merci  a  noli  bassi  (1).  È
vero  che  i  velieri  lasciano  molto  a  desiderare  per  la
puntualità,  regolarità  e  rapidità,  ma  siccome  questi  vantaggi ­
  si  ottengono  nei  piroscafi  facendo  delle  spese  piuttosto ­
  elevate,  così  è  naturale  che  in  quei  trasporti,  pei
quali  la  velocità  e  la  regolarità  non  hanno  importanza,
la  vela  può  essere  più  utilmente  impiegata.  I  prodotti  di
poco  valore,  rispetto  al  loro  volume  o  peso,  non  sono
trasportabili  altro  che  con  una  spesa  di  trasporto  minima  ;
la  rapidità  del  trasporto  qui  importa  poco,  perchè  la  perdita ­
  d'interessi  per  il  ritardo  nella  consegna  è  insignificante ­
  ;  quello  che  importa  soprattutto  è  di  spendere  il
meno  possibile.  Per  certi  prodotti,  che  si  trasportano  in
grandi  quantità,  i  velieri,  senza  trovarsi  in  una  condizione
di  assoluto  privilegio,  possono  muovere  una  concorrenza
efficace  ai  piroscafi,  come  per  la  lana  dall'Australia,  il
riso  dall’India  orientale,  il  grano  dalla  California  e  in
particolare  i  nitrati  dalle  coste  occidentali  deU’America
del  sud  (2).  E  spesso  lo  stesso  prodotto  preferisce  ora
la  vela  ed  ora  il  vapore,  secondo  il  grado  di  sviluppo

(1)  P.  Lenz,  Die  Konzentration  im  Seeschi/fahr/s^ewerbe.  Jena,
1913,  pag.  6  e  21-24.
(2)  Thiess,  op.  cit.,  pag.  47.
        <pb n="127" />
        120

CAPITOLO  IV

economico  del  luogo  di  provenienza  o  di  arrivo.  Così
Valparaiso  riceve  il  carbone  australiano  da  New  Castle
principalmente  con  velieri,  mentre  l’Inghilterra  manda  il
suo  carbone  sul  continente  europeo  in  massima  parte  con
piroscafi,  e  le  esportazioni  di  cereali  dalle  coste  occidentali ­
  degli  Stati  Uniti  avvengono  in  modo  rilevante  per
mezzo  della  navigazione  a  vela,  mentre  i  porti  atlantici
caricano  il  loro  grano  su  vapori  (1).  Talvolta  sono  le
condizioni  speciali  di  un  dato  affare  quelle  che  fanno  preferire ­
  il  trasporto  più  lento,  ma  meno  caro,  per  veliere.
Supponiamo  che  in  America  il  raccolto  del  frumento  sia
stato  abbondantissimo,  provocando  un  forte  ribasso  di
prezzo,  e  che  a  un  negoziante  italiano  venga  in  mente
di  comprare  una  grossa  partita  di  grano,  con  l’intenzione
di  rivenderlo  in  Europa  sei  o  sette  mesi  dopo,  appena  i
prezzi  aumenteranno.  A  questo  negoziante,  che  dovrà
tenere  il  grano  nei  magazzini  per  un  certo  tempo,  non
importa  nulla  di  riceverlo  un  mese  prima  o  un  mese
dopo  ;  per  cui  egli  preferirà  di  far  trasportare  la  sua
merce  per  mezzo  della  vela.  Un  altro  ramo  di  traffico,
in  cui  la  vela  presenta  dei  vantaggi,  è  il  trasporto  di  riso
dalla  Birmania.  Questo  prodotto  si  trova  pronto  per  essere ­
  esportato  nei  mesi  di  febbraio,  marzo  e  aprile,  e  le
spedizioni  devono  essere  terminate  a  maggio,  perchè,
venendo  poi  la  stagione  delle  pioggie,  il  riso  si  guasterebbe. ­
  Se  la  spedizione  di  centinaia  di  migliaia  di  tonnellate ­
  di  una  tale  derrata  si  facesse  per  mezzo  di  vapori,
i  porti  di  Europa  sarebbero  ingombrati  di  riso,  si  richiederebbero ­
  dei  magazzini  vastissimi  per  contenerlo,  e  la
sproporzione  tra  l’offerta  e  la  domanda  eserciterebbe  sulle
condizioni  della  vendita  un’azione  rovinosa.  Servendosi,
invece,  promiscuamente  e  in  dovuta  proporzione  della

(1)  WtìSTENDORFER,  Op.  dt.,  pag.  61.
        <pb n="128" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

121

vela  e  del  vapore,  si  hanno  i  primi  arrivi  di  carichi  per
vapore  sulle  piazze  dell’Europa  settentrionale  in  marzo
e  poi  ulteriori  arrivi  in  aprile,  maggio  e  giugno.  In  giugno
cominciano  pure  ad  arrivare  i  primi  carichi  a  vela,  quelli
partiti  in  febbraio,  seguiti  poi  da  altri  in  luglio,  agosto
e  fino  a  tutto  ottobre.  E  così,  impiegando  la  vela  ed  il
vapore,  un  prodotto,  che  abbonda  sulle  piazze  di  esportazione ­
  durante  due  o  tre  mesi  soltanto,  è  repartito  su
tutti  i  porti  europei  in  un  periodo  di  otto  o  anche  di
nove  mesi  (1).
La  vela  è  inoltre  conveniente  per  quelle  navigazioni,
nelle  quali  il  maggior  costo  dei  vapori  sarebbe  uno  spreco
inutile  di  capitali  e  non  troverebbe  compensi;  così,  ad
esempio,  nella  pesca  o  in  quei  traffici  che  richiedono
lunghe  fermate  nei  porti.  A  che  scopo  spendere  molto
per  avere  una  grande  velocità,  quando  si  deve  passar
lungo  tempo  stando  fermi?  E  mentre  i  velieri  hanno  una
navigazione  irregolare  nei  piccoli  itinerari,  trovandosi  in
completa  dipendenza  del  tempo  e  dei  venti,  questo  svantaggio ­
  diminuisce  sempre  più  col  crescere  della  distanza
e  scompare  quasi  del  tutto  nei  grandi  itinerari,  nei  quali
è  possibile  un  certo  adattamento  del  percorso  per  tripartito ­
  dai  venti  favorevoli  (2).  Coi  progressi  più  recenti
della  metereologia  si  sa  con  quasi  certezza  quali  venti
domineranno  nelle  varie  stagioni  in  ogni  parte  dell’oceano,
onde  il  veliero  può  scegliere  la  sua  strada,  preferendo
quella  che  gli  offre  migliori  condizioni  di  trazione,  ottenendo ­
  una  maggior  regolarità  di  movimenti  (3),  e  raggiungendo ­
  spesso,  colla  sua  forza  motrice  quasi  gratuita,

(1)  Inchiesta  ecc.,  voi.  I,  pag.  269-70,  e  voi.  VII,  pag.  15.
(2)  WtìSTENDOREER,  Op.  cit.,  pag.  60.
(3)  A.  Haas,  UArmement  et  la  crise  économique  présente,  nella
Revae  Économique  Internationale,  maggio,  1909,  pag.  273.
        <pb n="129" />
        122

CAPITOLO  IV

una  velocità  di  poco  inferiore  a  quella  dei  vapori.  Un
ufficiale  francese,  consultando  i  giornali  di  bordo  di  molte
navi  di  tipo  diverso,  che  facevano  i  viaggi  dalla  Francia
a  Numea,  potè  constatare  che  le  traversate  delle  navi  a
vapore  non  furono  in  generale  più  brevi  di  quelle  delle
navi  a  vela.  E  ciò  si  spiega  per  il  fatto  che  i  velieri
hanno  una  velocità  maggiore  negli  alisei  e  nelle  grandi
brezze  di  ovest  deiremisfero  australe,  per  cui  riprendono
il  tempo  perduto  nelle  zone  calme,  le  quali  poi  non  sono
numerose  e  possono  essere  in  parte  schivate,  dopo  che
le  osservazioni  raccolte  hanno  permesso  d’indicare  per
ogni  mese  dell’anno  la  via  migliore  da  scegliersi  (1).
Anche  il  percorso  da  Amburgo  a  Valparaiso  è  fatto  dai
velieri  della  ditta  Laeisz  in  60-70  giorni,  ossia  in  poco
più  tempo  dei  vapori,  che  percorrono  lentamente  quella
stessa  linea;  e  nei  viaggi  dal  capo  Lizard  a  Melbourne  i
venti  sono  così  favorevoli,  che  i  grandi  velieri  possono
anche  oggi  far  concorrenza  ai  vapori,  i  quali  accorciano
di  poco  la  strada  passando  per  il  canale  di  Suez  e  non
superano  in  velocità  le  navi  a  vela,  che  fanno  in  media
12-14  miglia  all’ora  (2).  E  la  vela  diventa  maggiormente
economica  rispetto  al  vapore  in  queste  lunghe  traversate,
quando  negli  scali  toccati  in  esse  manca  il  carbone  o  si
trova  ad  un  prezzo  troppo  elevato,  perchè  allora  i  piroscafi, ­
  pur  non  ottenendo  una  velocità  molto  superiore  ai
velieri,  si  servono  di  una  forza  motrice  che  riesce  sempre
più  costosa.  E  questa  la  ragione  per  cui  anche  ai  nostri
giorni,  ad  onta  dei  perfezionamenti  arrecati  alle  macchine
marine,  la  grande  maggioranza  delle  navi  che  vanno  in
Australia  è  a  vela.
La  vela  è  preferibile  al  vapore  anche  nel  piccolo

(1)  Revue  Maritime  et  Coloniale,  agosto,  1874,  pag.  410.
(2)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  31  e  115.
        <pb n="130" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

123

cabotaggio,  perchè  qui,  oltre  che  la  distanza  percorsa  è
sempre  relativamente  breve,  la  nave  deve  spesso  fermarsi ­
  in  luoghi  mancanti  di  porto  o  di  bacini  atti  a  ricevere ­
  i  piroscafi.  In  questa  condizione  di  superiorità
rispetto  ai  vapori  si  trovano  i  trabaccoli  dell’Adriatico,
che  fanno  il  commercio  tra  i  diversi  scali  dell’Istria,  della
Dalmazia,  dell’Arcipelago  ecc.,  per  la  ragione  che  al  piccolissimo ­
  costo  di  costruzione  e  alla  pochissima  spesa  di
esercizio  aggiungono  la  qualità  principalissima  della  limitata ­
  immersione,  per  cui  possono  sbarcare  le  loro  mercanzie ­
  in  qualsiasi  scogliera  o  luogo  poco  accessibile  ai
piroscafi,  i  quali,  per  la  loro  stessa  natura,  hanno  sempre
una  significante  immersione  (1).  Ed  infine,  per  le  ragioni
più  volte  addotte,  la  vela  è  economicamente  più  vantaggiosa, ­
  dove  il  traffico  è  poco  intenso  e  in  quei  paesi  dove
i  capitali  scarseggiano  o  dove  manca  lo  spirito  di  associazione; ­
  giacché  i  trasporti  fatti  con  piroscafi  sono  meno
costosi,  come  abbiamo  visto,  non  già  perchè  con  tal  mezzo
le  spese  di  costruzione  e  di  esercizio  sieno  minori  nel
loro  complesso,  ma  perchè  queste  spese  si  ripartiscono
sopra  una  quantità  maggiore  di  atti  di  trasporto.  Per  cui,
quando  il  traffico  è  assai  limitato,  quando  i  trasporti  da
compiersi  sono  scarsi,  è  naturale  che  il  vapore  venga  a
costare  troppo  e  non  possa  resistere  alla  concorrenza
della  vela.
Ad  onta,  dunque,  della  superiorità  innegabile  che  i
piroscafi  hanno  sui  velieri,  a  questi  rimane  sempre  una
parte  importante  nella  navigazione.  Anche  certi  svantaggi,
che  presenta  la  vela,  diventano  meno  sensibili  coi  velieri
grandi,  costruiti  in  acciaio  e  dotati  di  motori  ausiliari,  che
evitano  le  calme  e  i  venti  contrari,  accorciando  la  durata
del  viaggio,  non  hanno  bisogno  di  rimorchiatori  nei  porti  e

(1)  Inchiesta  ecc.,  voi.  I,  pag.  65.
        <pb n="131" />
        124

CAPITOLO  IV

nei  passaggi  stretti,  e,  rendendosi  indipendenti  dal  vènto,
possono  sfuggire  meglio  i  punti  pericolosi,  navigare  con
più  sicurezza  e  risparmiare  nelle  spese  di  assicurazione  (1).
Difatti  le  costruzioni  dei  velieri  grandi  aumentano  anche
nei  paesi  che  hanno  un  maggiore  sviluppo  marittimo,
come  ad  esempio  in  Germania,  dove  vediamo  crescere
il  numero  delle  navi  a  vela  con  più  di  tre  alberi  dal  1900
al  1905  da  38  di  98.976  tonnellate  a  58  di  156.143  tonnellate ­
  (2).  Ma  se  c’  è  ancora  posto  per  1’  uno  e  per  l’altro
di  questi  due  mezzi  di  trasporto  sul  mare,  non  c’è  dubbio
che  il  progresso  economico  tende  a  ridurre  a  proporzioni
sempre  più  ristrette  la  parte  riservata  alla  vela,  eliminando ­
  molte  delle  cause,  che  impediscono  di  adottare  i
mezzi  di  trasporto  più  perfezionati.  La  sostituzione  dell’acciaio ­
  al  legno  nelle  costruzioni  navali,  la  propulsione
con  l’elice,  il  ribasso  nel  prezzo  del  ferro  e  del  carbone,
la  riduzione  dello  spazio  occupato  dalle  macchine  dovuta
alla  maggior  pressione  e  il  diminuito  consumo  di  combustibile ­
  sono  le  prime  ragioni  che  hanno  provocato  la
decadenza  della  vela  (3).  Anche  la  superiorità,  che  essa
conserva  per  qualche  tempo  su  certi  itinerari  e  per  certe
merci,  diminuisce  a  poco  per  volta.  Già  l’apertura  del
canale  di  Suez  dette  un  colpo  mortale  ai  velieri,  che  non
possono  servirsene,  perchè,  oltre  il  pagamento  del  pedaggio, ­
  avrebbero  le  spese  del  rimorchiatore  e  andrebbero ­
  incontro  ad  una  navigazione  lenta  nelle  calme  del
mare  Rosso  (4),  e  un  nuovo  colpo  riceveranno  col  taglio
dell’istmo  di  Panama,  che  debellerà  la  vela  dalla  via  del

(1)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  230-31  e  294.
(2)  Haarmann,  op.  cit.,  pag.  20.
(3)  G.  Hamilton,  Ocean  Highways,  their  hearing  on  thè  food  and
wages  of  Great  Brilain,  nel  Journal  of  thè  Statistical  Society,  marzo,
1894,  pag.  110.
(4)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  101.
        <pb n="132" />
        LE  COSTRUZIONI  NAVALI

125

capo  Horn,  dove  si  mantiene  ancora  (1).  La  profezia  non
è  difficile.  Infatti  i  nuovi  piroscafi  americani,  che  hanno
sostituito  i  velieri  sulla  linea  da  New  York  a  S.  Francisco ­
  e  che  trasportano  10.000  tonnellate  di  merci,  avendo
a  bordo  2500  tonnellate  di  carbone,  potranno  fare,  attraverso ­
  il  canale  di  Panama,  il  viaggio  ridotto  a  5000  miglia, ­
  alla  velocità  di  9  nodi  all’ora,  con  1000  tonnellate  di
carbone,  ossia  con  una  tonnellata  per  ogni  10  di  carico
e  con  una  spesa  di  combustibile  di  L.  1.50  per  ogni  tonnellata ­
  di  merce  trasportata  (2).  Per  risparmiare  una
spesa  così  piccola,  non  meriterà  più  il  conto  di  affidarsi
al  vento  sempre  variabile  o  incerto,  spesso  assente  o  avverso, ­
  con  navi  che  devono  fare  un  percorso  doppio  attorno
al  capo  Horn.  E  già  da  ora  si  nota  un  aumento  continuo
nei  vapori  sulla  linea  da  New  York  all’Australia,  che  era
ritenuta  monopolio  esclusivo  dei  velieri,  mentre  un  simile
spostamento  dai  velieri  ai  piroscafi  si  osserva  pure  in
alcune  merci,  una  volta  riservate  alla  vela,  come  nel  nitrato, ­
  nel  legname  e  nel  grano  proveniente  dalle  coste
del  Pacifico  (3);  e  lo  spostamento  diventerà  sempre  più
intenso  col  progresso  generale  della  produzione,  con  l’aumento ­
  dei  capitali  e  collo  sviluppo  continuo  del  commercio ­
  internazionale.  Difatti  nel  1890-91  i  velieri  di  tutto
il  mondo  superanti  le  50  tonnellatè  erano  33.879  con  un
tonnellaggio  lordo  complessivo  di  10.540.051  tonnellate,
mentre  nel  1912-13  scendono  a  7000  di  tonnellate  4.061.749;
al  contrario  i  vapori,  che  avevano,  come  abbiamo  già
visto,  un  tonnellaggio  lordo  totale  di  12.985.372  tonnellate ­
  nel  1890-91,  salgono  a  40.518.177  tonnellate  nel

(1)  Colin,  op.  cit.,  pag.  144-45.
(2)  Smith,  Ocean  Carrier,  pag.  22-23.
(3)  Smith,  Organizalion  ecc.,  pag.  105-6.  —
pag.  272.

Haas  ,  art.  cit.,
        <pb n="133" />
        1912-13  (1).  Certo  la  vela  non  scomparirà  mai  del  tutto;
ma  il  ristringersi  del  suo  campo  d’azione,  insieme  all’allargarsi
  del  campo  d’azione  del  vapore,  è  un  fenomeno
di  carattere  generale,  dipendente  da  una  legge  rigorosa
ed  inevitabile.

(1)  Hennebicq,  L'Expansion  Marinine,  pag.  434.  —  Rivista  Marittima, ­
  ottobre,  1912,  pag.  142.
        <pb n="134" />
        CAPITOLO  V

II  Traffico  Marittimo.

Appena  costruita  la  nave  e  varata  in  mare,  essa
inizia  subito  la  sua  funzione,  che  è  quella  di  esercitare
il  traffico  marittimo.  Questo  ha  per  presupposto  tecnicamente
  indispensabile  la  nave,  la  quale  alla  sua  volta  trae
la  sola  ed  unica  giustificazione  economica  della  sua  esistenza ­
  da  ciò  che  trasporta  e  dal  reddito  che  ricava  compiendo ­
  tale  funzione.  Oggetto  del  trasporto  per  mare
possono  essere  le  persone,  le  merci  e  la  posta  (1).  I  punti
di  partenza  e  i  punti  di  arrivo  del  traffico  marittimo  si
trovano  sempre  sulla  terra.  Il  mare  è  soltanto  la  via,  che
porta  il  traffico  senza  per  nulla  contribuirvi  ed  è  una  via,
che  si  comporta  in  modo  passivo  di  fronte  agli  avvenimenti ­
  che  vi  succedono,  prendendo  la  loro  origine  dalla
terra  (2).  Le  differenze  naturali  od  artificiali,  che  esistono
nelle  produzioni  dei  vari  paesi  e  le  modificazioni  continue, ­
  che  subiscono  le  condizioni  economiche  delle  diverse ­
  regioni  separate  dal  mare,  influiscono  sul  traffico
marittimo  e  determinano  in  esso  ora  aumenti  ed  ora  diminuzioni. ­
  I  salari  alti  dei  paesi  nuovi  attirano  gli  enfiti) ­

  Murken,  op.  cit.,  pag.  35  e  39.
(2)  Ratzel,  op.  cit.,  pag.  38-39.
        <pb n="135" />
        128

CAPIlOLO  V

granti  dai  paesi  vecchi  densamente  popolati,  mentre  le
crisi  che  di  tanto  in  tanto  scoppiano  nei  paesi  della  prima
specie  creano  una  corrente  in  senso  inverso,  che  fa  ritornare ­
  in  patria  molti  di  coloro  che  l’avevano  lasciata;  come
l’esuberanza  di  operai  in  alcune  regioni  e  la  scarsità  in
altre  provocano  una  migrazione  temporanea  da  quelle  a
queste,  che  si  ripete  a  date  fisse  ogni  anno.  I  paesi,  che
hanno  prodotti  naturali  del  suolo  in  abbondanza,  o  che
si  trovano  ancora  allo  stadio  prevalentemente  agricolo,
esportano  masse  enormi  di  derrate  e  materie  prime,  le
quali  affluiscono  per  mare  nei  paesi  industriali,  che  alla
lor  volta  esportano  i  prodotti  delle  loro  industrie  più
progredite  ;  e  questo  movimento  continuo  di  merci,  che
sorge  anche  tra  qualunque  regione,  fra  cui  una  differenza
nei  prezzi  renda  proficuo  il  traffico,  si  modifica,  cambia
direzione,  si  allarga  o  si  ristringe,  secondo  l’andamento
dei  raccolti,  secondo  le  richieste  dei  consumatori  o  le
vicende  delle  varie  specie  d’industrie,  secondo  che  la
complessiva  attività  economica  di  ogni  paese  si  trovi  in
uno  stato  di  prosperità  o  di  depressione,  e  per  effetto  di
altri  avvenimenti  svariatissimi  di  carattere  sociale  o  politico, ­
  come  scioperi,  guerre  o  rivoluzioni.
Questo  movimento  di  viaggiatori  e  di  merci  alimenta
il  traffico  marittimo,  nel  quale  si  osservano  due  leggi
economiche,  che  sembrano  contraddittorie  e  che  sono
invece  armoniche  fra  loro,  e  cioè:  il  commercio  crea  la
linea  di  traffico  marittimo  —  la  linea,  una  volta  creata,
apre  nuovi  commerci.  Il  commercio  crea  la  linea,  giacché
i  trasporti  per  mare  non  possono  essere  attivi  e  rimuneratori, ­
  se  non  fra  paesi  prosperi  e  ricchi,  che  hanno
grandi  quantità  di  merci  da  esportare  e  da  importare.  La
navigazione,  dice  Lindsay,  non  è  la  madre,  ma  la  figlia
del  commercio  ;  e  difatti  l’Inghilterra  deve  la  sua  superiorità ­
  marittima  alle  sue  industrie  tanto  sviluppate,  che
esportano  prodotti  e  importano  materie  prime,  alla  ne-
        <pb n="136" />
        9

IL  TRAFFICO  MARITTIMO

129

cessità  in  cui  essa  si  trova  di  ricever  di  fuori  la  maggior
parte  delle  derrate  alimentari  di  cui  ha  bisogno,  e  all’abbondanza ­
  del  carbon  fossile,  che  essa  manda  ovunque  e
che  rappresenta  i  nove  decimi  di  tutte  le  sue  esportazioni. ­
  Ma  in  senso  inverso  le  linee  di  navigazione  creano
il  commercio,  permettendo  di  sfruttar  ricchezze  prima
latenti  e  facendo  sorgere  carichi  che  non  sono  causa,  ma
effetto  dell’attività  marittima.  Ne  sono  esempi  luminosi
le  derrate  coloniali,  il  grano  che  viene  da  regioni  sempre
più  lontane  e  tutti  i  prodotti  per  loro  natura  deperibili,
che  non  si  sarebbero  potuti  trasportare  senza  una  navigazione ­
  rapida.  E  anche  pei  viaggiatori,  non  è  certo  il
bisogno  di  locomozione,  che  ha  creato  le  linee  marittime,
ma  piuttosto  le  comunicazioni  rese  più  facili  hanno  sviluppato ­
  l’istinto  o  il  gusto  di  cambiar  luoghi,  che  si  manifesta ­
  col  turismo  e  coll’emigrazione  (1).
Se,  dunque,  i  mezzi  di  trasporto  sorgono  soltanto
quando  c’è  il  commercio,  che  fornisce  loro  il  carico,  d’altro
lato  il  commercio  non  si  può  sviluppare,  quando  mancano
i  mezzi  di  trasporto.  In  generale  l’uno  precede  d’un  passo
il  primo  inizio  degli  altri.  Il  commercio  è  il  momento
creativo  del  trasporto,  e  se  da  principio  si  vale  di  mezzi
imperfetti,  questi  successivamente  si  trasformano  per
adattarsi  all’incremento  del  commercio  (2).  Difatti  poco
più  di  un  secolo  fa  il  traffico  marittimo  si  esercitava  con
navi  a  vela  di  piccole  dimensioni,  che  rappresentavano
un  capitale  d’impianto  assai  modesto,  che  erano  equipaggiate ­
  con  un  numero  limitatissimo  di  marinai  e  che  avevano ­
  delle  spese  di  esercizio  molto  ristrette:Il  bastimento
partiva,  con  poco  carico  e  con  pochi  passeggieri  mal  al-(1)

  Colin,  op.  cit.,  pag.  192  e  213-24.
(2)  J.  Hellauer,  System  der  Welthandelslehre,  voi.  I,  parte  1*.
Berlin,  1910,  pag.  43.
        <pb n="137" />
        130

CAPITOLO  V

loggiati,  per  le  destinazioni  in  quel  dato  momento  più
vantaggiose,  aspettando  talvolta  anche  sei  settimane  che
il  tempo  fosse  favorevole.  Il  ritorno  avveniva  parecchi
mesi  dopo  la  partenza,  quando  il  capitano  trovava  un
carico  vantaggioso,  o  lo  acquistava  scegliendo  quelle
merci  che  sperava  poter  rivendere  in  patria;  e  spesso
succedeva  che  il  ribasso  dei  noli  tenesse  immobilizzata
la  nave  per  qualche  tempo  in  porti  lontani,  o  che  le
merci  acquistate  diminuissero  di  prezzo  e  si  rivendessero
con  perdita  invece  che  con  guadagno  (1).  Ai  nostri  giorni,
invece,  per  effetto  dei  progressi  tecnici  di  cui  abbiamo
parlato  nel  Capitolo  II,  la  nave  si  è  perfezionata,  ha  una
capacità  immensamente  maggiore,  è  più  rapida  e  più  regolare ­
  nei  suoi  percorsi  ;  il  capitano  si  limita  a  dirigerla
e  non  ha  più  alcun  ufficio  commerciale  ;  e  il  tempo,  che
una  volta  si  considerava  come  un  elemento  di  poca  importanza, ­
  è  diventato  il  principale  fattore  del  buon  andamento ­
  delle  imprese  marittime.  Nè  ciò  deve  recarci  meraviglia. ­
  Una  nave  di  grosso  tonnellaggio,  ben  costruita
e  ben  armata,  rappresenta  un  capitale  elevatissimo,  il  cui
interesse  e  ammortamento  devono  essere  coperti  ad  ogni
patto  prima  di  pensare  al  più  piccolo  benefìzio  ;  un  giorno
o  anche  un’ora  di  ritardo  si  trasforma  per  queste  navi
in  una  perdita  per  nulla  trascurabile  ;  e  per  ciò  esse  cercano ­
  di  render  più  rapido  il  loro  percorso  e  di  ridurre
il  loro  soggiorno  nei  porti  al  minimo  occorrente  per  lo
sbarco  e  per  l’imbarco  (2).
Le  vie  percorse  dal  traffico  marittimo  sono  differenti
secondo  che  esso  è  esercitato  da  velieri  oppure  da  piroscafi. ­

La  nave  a  vela  subisce  l’influenza  dei  venti,  del

(1)  Colin,  op.  cit.,  pag.  154-56.
(2)  Roux,  op.  cit.,  pag.  36.
        <pb n="138" />
        IL  TRAFFICO  MARITTIMO

131

tempo,  delle  correnti  e  delle  maree,  e  per  trarre  il  massimo ­
  vantaggio  da  questi  fattori  è  costretta  a  far  dei
lunghi  giri,  affine  di  godere  delle  condizioni  favorevoli
e  di  evitare  quelle  sfavorevoli.  Così  essa  difficilmente
può  seguire  la  via  più  breve,  ma  deve  andare  dove  trova
il  vento,  schivando  le  regioni  in  cui  di  solito  predominano ­
  calme  o  bufere  ;  non  può  fra  due  punti  dati  prendere ­
  la  stessa  strada  tanto  all’andata  che  al  ritorno,  giacché
il  vento,  che  spinge  in  una  direzione,  ritarda  il  cammino
nella  direzione  opposta  ;  e  non  può  servirsi  delle  stesse
vie  in  tutte  le  stagioni,  perchè  i  venti  di  estate  non  sono
uguali  a  quelli  d’inverno.  Il  veliero  non  ha  itinerari  prestabiliti ­
  o  li  ha  entro  limiti  molto  elastici,  e  non  calcola
i  suoi  percorsi  a  nodi,  ma  a  giorni,  in  quanto  che  i  venti,
colla  loro  variabilità,  possono  far  fare  alla  nave  in  un
giorno  ora  un  solo  miglio  e  ora  duecento  miglia,  mentre
i  venti  contrari  la  obbligano  a  bordeggiare  per  ricevere
il  vento  di  fianco,  di  modo  che  200  miglia  di  navigazione
possono  significare  100  miglia  soltanto  di  avanzamento
verso  la  mèta.  E  per  ciò  le  vie  seguite  dai  velieri,  più
che  aver  riguardo  alla  destinazione  e  all’origine  di  ogni
percorso,  dipendono  principalmente  da  svariati  e  numerosi ­
  fenomeni  naturali.
Al  contrario  la  via  percorsa  dai  piroscafi  è  sempre
la  più  breve  fra  due  punti  dati,  perchè  la  forza  motrice
del  vapore  è  indipendente  dalle  condizioni  atmosferiche
e  perchè  ogni  miglio  percorso  implica  il  consumo  di  una
certa  quantità  di  carbone,  onde  il  piroscafo  non  ha  interesse ­
  ad  allontanarsi  dalla  strada  più  diretta,  se  non
quando  è  costretto  a  schivare  scogli,  ghiacci,  nebbie  o
luoghi  eccessivamente  burrascosi.  Salvo  questi  casi,  il
percorso  è  determinato,  per  ciò,  da  ragioni  economiche,
e  queste  ragioni  segnano  in  modo  preciso  gl’itinerari  seguiti ­
  dai  piroscafi  nel  traffico  marittimo  mondiale.  La  via
più  importante  di  esso  è  quella  che  va  dall’Inghilterra  a
        <pb n="139" />
        132

CAPITOLO  V

New  York,  la  quale,  servendo  per  l’importazione  in  Europa ­
  di  grandi  quantità  di  derrate  e  materie  prime  e
congiungendo  l’Europa  occidentale  col  nord  America
orientale,  che  sono  le  due  regioni  industrialmente  più
progredite,  attira  a  sè  più  di  un  sesto  del  traffico  marittimo ­
  totale  ed  è  percorsa  dai  piroscafi  più  grandi  e  più
rapidi  che  esistano.  Subito  dopo  per  impoiùanza  viene
la  via  mediterranea-asiatica,  che,  partendo  dall’Europa
settentrionale,  per  lo  stretto  di  Gibilterra  e  il  canale  di
Suez,  va  fino  al  Giappone  e  che,  oltre  raccogliere  il  commercio ­
  dei  vari  porti  del  Mediterraneo  e  del  mar  Nero,
unisce  l’occidente  all’oriente  e  si  prolunga  poi  dall’India
e  dall’estremo  oriente  fino  all’Australia.  Altre  linee  importanti ­
  che  partono  dall’Inghilterra  sono  quella  per  il
Capo  di  Buona  Speranza,  che  prosegue  per  l’Australia
o  per  i  porti  dell’Africa  orientale  e  quelle  per  l’America
centrale  e  per  l’America  meridionale,  le  quali  sono  congiunte ­
  anche  direttamente  col  Mediterraneo.  Nell’oceano
Pacifico  la  via  principale  è  quella  che  unisce  il  nord
America  all’Asia,  a  cui  si  aggiungono  quella  della  stessa
America  occidentale  verso  l’Australia  e  la  via  che  dall’Europa ­
  passa  per  il  capo  Horn  ed  entra  nel  Pacifico
per  toccare  i  vari  porti  dell’America  meridionale  (1).
Su  queste  vie,  che  si  uniscono  e  si  intrecciano  in
più  modi  e  che  si  diramano  in  molteplici  vie  secondarie,
il  traffico  marittimo  può  essere  assunto  da  navi  libere,
indipendenti  e  nomadi,  o  da  navi  appartenenti  a  linee
regolari,  che  hanno  orari  fissi  e  itinerari  prestabiliti.
Le  navi  libere,  che  gl’inglesi  chiamano  indifferentemente ­
  cargo-boats  oppure  iramps,  sono  quelle  che  compiono ­
  la  maggior  parte  dei  trasporti  per  mare,  quantunque
in  Germania  l’80  per  cento  e  più  della  flotta  mercantile

(1)  Smith,  Organization  ecc.,  pag.  50-61  e  71-78.
        <pb n="140" />
        IL  TRAFFICO  MARITTIMO

133

appartenga  a  linee  regolari  (1)  :  arrivano  e  partono  senza
che  il  gran  pubblico  ne  abbia  notizia,  vanno  ora  di  qua
e  ora  di  là  in  cerca  di  carico,  spesso  sono  chiamate  per
mezzo  del  telegrafo  in  un  porto  ed  esse  vi  accorrono
per  prendere  due  o  tremila  tonnellate  di  merci  e  poi
ripartire.  Queste  navi  libere  sono  le  più  adatte  :  1)  per  il
traffico  dei  piccoli  porti,  che  hanno  uno  o  due  articoli
da  imbarcare  per  una  sola  direzione,  come  Brunswick
nella  Georgia,  che  esporta  legname  da  costruzione,  Tampa
nella  Florida  pei  fosfati,  o  Santiago  di  Cuba,  che  manda
via  per  mare  migliaia  di  tonnellate  di  ferro  ;  2)  per  il
traffico  irregolare  rispetto  alle  stagioni,  come  l’esportazione ­
  di  frumento,  che  avviene  in  epoche  diverse  da
varie  regioni,  l’esportazione  dello  zucchero  da  Hawai,
da  Giava  o  dalla  Germania,  del  nitrato  o  del  cotone,  che
ha  il  suo  periodo  improrogabile,  e  di  legno  dal  Baltico,  che
deve  essere  esportato  nei  mesi  caldi  perchè  d’inverno  i
porti  sono  bloccati  ;  3)  per  il  traffico  di  prodotti,  dei
quali  si  hanno  di  solito  riserve  sufficienti,  da  rendere
meno  urgente  l’arrivo  di  nuovi  carichi,  come  ad  esempio
il  ferro,  il  petrolio  o  il  carbone  (2)  ;  e  4)  per  il  traffico,
infine,  che  concerne  materie  prime  voluminose,  pesanti,
di  poco  prezzo,  trasportate  per  grandi  masse,  come  minerali, ­
  sale,  nitrati,  canapa,  cotpne,  sbarre  di  ferro  e
macchine,  in  cui  più  che  alla  regolarità  degli  arrivi  sì
guarda  al  buon  mercato  del  trasporto.
Il  buon  mercato  nei  trasporti  compiuti  per  mezzo  di
tramps  dipende  dalla  loro  costruzione  speciale,  intesa
principalmente  ad  accogliere  la  massima  quantità  possibile ­
  di  merci  delle  più  svariate  specie  ;  dalle  minori  spese

(1)  Thiess,  op.  cit.,  pag.  52.
(2)  Russell  Smith,  Les  Transpor/s  Océaniques,  nella  Revue  Économique
  Internationale,  marzo,  1911,  pag.  447-49.
        <pb n="141" />
        134

CAPITOLO  V

che  i  cargo-boats  hanno  per  la  forza  motrice,  in  quanto,
contentandosi  di  velocità  moderate  varianti  da  8  a  10
nodi  alFora,  adoprano  macchine  meno  potenti,  che  occupano
  meno  spazio,  consumano  meno  carbone  e  sono  servite ­
  da  un  personale  più  ristretto  ;  e  dal  risparmio  che
queste  navi  fanno  anche  in  altre  spese  di  esercizio,  o  dai
vantaggi  che  ottengono  nel  non  esser  vincolate  ad  orari,
nel  non  dover  fare  fermate  obbligatorie  improduttive,  nel
non  essere  costrette  a  percorrere  itinerari  stabiliti  anche
con  poco  carico  e  nel  trovarsi  libere  di  accorrere  sempre
al  più  presto  dove  ci  sono  merci  da  prendere.  Nei  vari
porti  di  tutti  i  climi  e  di  tutti  i  continenti,  o  sparsi  negli
oceani  del  mondo  commerciale,  si  trovano  a  centinaia  e
a  migliaia  questi  tramps,  che  girano  in  cerca  di  carico.
E  l’incontro  tra  carico  e  navi,  necessario  per  procurare
a  queste  un  impiego  proficuo  e  a  quello  il  trasporto  più
economico,  è  facilitato  da  un  numero  grandissimo  di
agenti  marittimi  e  di  sensali  di  noleggi,  pagati  con  percentuali ­
  sulle  transazioni,  che  hanno  corrispondenti  ovunque ­
  e  che  per  mezzo  del  telegrafo  ricevono  ad  ogni
momento  informazioni  e  notizie  concernenti  il  traffico
marittimo.
Come,  con  l’intervento  di  questi  intermediari,  le  navi
trovino  i  carichi  e  i  carichi  le  navi,  si  può  facilmente
descrivere  prendendo  un  esempio  concreto  di  ciò  che
succede  ogni  giorno.  Un  armatore  di  Liverpool  ha  un
vapore  nel  Mediterraneo,  che  sta  trasportando  juta  da
Calcutta  a  Dundee,  e  vuole  procurarsi  un  altro  carico
per  la  fine  di  questo  viaggio  :  sapendo  che  non  c’è  niente
a  Dundee,  scrive  al  suo  agente  a  Newcastle  e  contemporaneamente ­
  fa  da  sè  ricerche  a  Liverpool.  Da  Newcastle ­
  offrono  all’armatore  un  carico  di  carbone  per  Amburgo, ­
  che  egli  rifiuta,  e  a  Liverpool  gli  propongono  di
andare  a  prendere  coke,  tedesco  a  Rotterdam  per  portarlo
a  Santa  Rosalia  nella  bassa  California,  ma  egli  non  ac ­
        <pb n="142" />
        IL  TRAFFICO  MARITTIMO

135

cetta  neanche  questo  carico,  che  è  adatto  solo  per  velieri.
Intanto  il  vapore  è  arrivato  a  Dundee  senza  sapere  che
cosa  farà  dopo.  Allora  l’armatore  telegrafa  al  suo  corrispondente ­
  di  New  York,  offrendo  il  piroscafo,  di  cui  dà
la  descrizione,  per  portar  grano  in  Inghilterra  ad  un
dato  nolo,  obbligandosi  a  prender  il  carico  ad  un’epoca
stabilita;  nello  stesso  tempo  un  esportatore  di  grano  di
Chicago  telegrafa  ai  suoi  agenti  di  New  York  e  Filadelfia,
chiedendo  offerte  di  tonnellaggio  navale  per  spedire
150.000  bushels  di  frumento;  e  nella  borsa  dei  noli  di
queste  due  città  i  rappresentanti  dell’esportatore  di  Chicago ­
  e  dell’armatore  di  Liverpool  s’incontrano  e  trattano
personalmente  l’affare.  Ma  il  rappresentante  dell’esportatore ­
  durante  le  trattative  riceve  nelle  medesime  borse
altre  offerte  di  un  vapore,  partito  da  Rio  Janeiro  con  carico ­
  di  nitrato  chileno,  diretto  a  New  York,  e  di  uno,  che
si  trova  nel  mar  Rosso  con  carico  di  zucchero  di  Giava
per  Filadelfia,  entrambi  in  cerca  di  nuovo  carico  per
viaggi  successivi;  e  l’armatore  di  Liverpool,  informato
di  questa  concorrenza  e  non  avendo  ancora  trovato  nulla
per  il  suo  piroscafo,  propone  per  cablogramma  un  ribasso
di  3  pence  a  tonnellata  nel  nolo,  o  di  portare  il  carico
per  lo  stesso  nolo  a  qualunque  porto  del  continente  europeo ­
  fino  a  Copenaghen,  e  di  andare  a  caricare  il  grano
a  New  York,  Filadelfia,  Baltimora  o  Norfolk  a  scelta  del
cliente,  secondo  gli  ordini  che  egli  darà  quando  la  nave
sarà  giunta  alla  baia  di  Delaware.  Queste  proposte  sono
accettate,  perchè  i  rappresentanti  del  vapore  carico  di
zucchero  e  di  quello  carico  di  nitrato  preferiscono  di
aspettare,  avendo  più  tempo  a  loro  disposizione,  piuttosto
che  provocare  un  ulteriore  ribasso  dei  noli.  Così  il  vapore, ­
  che  si  trovava  ancora  a  Dundee,  va  a  Newcastle
per  rifornirsi  di  carbone  e  da  lì  parte  in  zavorra  per
Delaware,  dove  il  capitano  riceve  l’ordine  telegrafico  di
recarsi  a  Norfolk,  perchè  l’esportatore  di  grano  aveva
        <pb n="143" />
        136

CAPITOLO  V

trovato  che  ivi  le  condizioni  ferroviarie  erano  più  favorevoli ­
  per  la  pronta  consegna  della  merce.  Preso  il  carico, ­
  il  piroscafo  riparte  per  l’Inghilterra  e  giunto  a  Falmouth
  riceve  per  segnale  l’ordine  di  proseguire  per  Copenaghen, ­
  dove  va  a  scaricare,  mentre  intanto  l’armatore
sta  combinando  un  nuovo  viaggio  per  là  sua  nave  (1).
Come  si  vede,  il  tramp  non  ha  vincoli  di  sorta  rispetto ­
  alle  località  che  frequenta,  alle  vie  che  percorre
o  al  traffico  che  esercita  :  non  tocca  gli  stessi  porti  se
non  a  grandi  intervalli,  ha  bisogno  di  numerosi  intermediari ­
  che  gli  procurino  la  clientela,  prende  il  carico
che  gli  capita  e  per  prenderlo  gira  il  mondo,  accettando
anche  materie  pesanti,  che  sieno  facili  a  stivare  in  qualunque ­
  nave  (2).  La  necessità,  in  cui  il  tramp  si  trova
di  spostarsi  ad  ogni  momento,  dipende  dal  fatto  che  nessuna ­
  grande  via  del  traffico  mondiale  ha  uguali  quantità
di  merci  che  si  muovino  nelle  due  direzioni.  L’America
del  nord  spedisce  attraverso  l’Atlantico  più  del  doppio
di  tonnellate  di  carico  di  quelle  che  riceve  dall’Europa  ;
la  Cina  e  il  Giappone  importano  più  di  due  volte  tanto
della  massa  di  merci  che  esportano,  e  le  Indie  orientali
olandesi,  le  coste  occidentali  del  sud  America  e  quelle
sull’oceano  Pacifico  degli  Stati  Uniti  esportano  più  che
non  importino.  Per  ciò  le  navi  non  possono  trovar  carico
all’andata  e  al  ritorno  sulla  stessa  strada  e  sono  costrette
a  passare  da  una  via  all’altra,  procurando  di  ristringere
al  minimo  possibile  il  percorso  da  farsi  a  vuoto.  Uno  dei
mezzi  più  comuni  per  evitare  i  percorsi  a  vuoto  è  il
viaggio  triangolare,  di  cui  si  ha  un  esempio  caratteristico
nella  parte  più  settentrionale  dell’oceano  Atlantico.  Il

(1)  Smith,  art.  cit.,  pag.  449-50,  e  op.  cit.,  pag.  7-13.
(2)  A.  Haas,  Les  Cctrtels  dans  la  navigalion  libre,  nella  Revuè  Èconomique
  Internationale,  gennaio,  1912,  pag.  28-29.
        <pb n="144" />
        IL  TRAFFICO  MARITTIMO

137

Brasile  esporta  in  grande  abbondanza  caffè  negli  Stati
Uniti  e  importa  da  essi  poche  merci  ;  onde  le  navi  che
vanno  cariche  di  caffè  nei  porti  americani,  vi  prendono
poi  grano  o  altre  derrate  per  l’Europa  e  dall’Europa  con
un  nuovo  carico  ritornano  al  Brasile.  Ed  in  questo  passaggio ­
  da  una  via  all’altra  i  vapori  nomadi  devono  tener
conto  di  un’altra  circostanza,  cioè  che  in  molti  porti  il
traffico  si  concentra  in  alcune  stagioni  soltanto  :  c’è  una
stagione  per  il  grano  e  una  per  lo  zucchero,  differente
secondo  le  provenienze,  c’è  una  stagione  per  il  cotone
ed  una  per  il  nitrato  ;  onde  i  tramps  devono  combinare
i  loro  viaggi  in  modo  da  trovarsi  sempre  nei  vari  porti,
proprio  nel  momento  in  cui  più  abbonda  il  carico  in  ciascuno ­
  di  essi.  Così  un  armatore  di  Londra  prende  un
carico  di  merci  a  Liverpool  da  trasportarsi  in  Cina,  essendo ­
  convinto  che  quando  la  nave  sarà  giunta  a  destinazione ­
  potrà  trovare  un  carico  di  zucchero  di  Giava  da
portare  a  New  York  o  Filadelfia,  nei  quali  due  porti  poi
troverà  grano  da  condurre  a  Liverpool  o  a  Londra;  oppure ­
  lo  stesso  armatore  potrà  mandare  la  sua  nave  con
carico  fino  in  Australia,  dove  troverà  carbone  da  portare
nel  Chili,  arrivandovi  nella  stagione  in  cui  ci  saranno
carichi  disponibili  di  nitrato  da  portare  in  Europa  (1).  E
di  queste  differenze  stagionali  ,nel  traffico  marittimo,  il
vapore  nomade  può  trar  partito  facilmente,  perchè  esso,
avendo  una  grande  elasticità  di  movimenti,  è  in  grado  di
andare  in  autunno  nei  porti  degli  Stati  Uniti  a  prendervi
frumento  o  cotone,  di  recarsi  qualche  mese  dopo  nell’Argentina ­
  a  caricar  grano  e  di  trovarsi  poi  più  tardi  in
Australia  quando  colà  sarà  pronta  la  lana  per  l’esportazione ­
  (2).

(1)  Smith,  Organization  ecc.,  pag.  15-16  e  60-61.
(2)  K.  Wiedenfeld,  Die  nordivesteuropiiischen  Welthafen,  Berlin,
1903,  pag.  180.
        <pb n="145" />
        13S

CAPITOLO  V

Il  proprietario  di  tramps  deve  dunque  conoscere  le
condizioni  economiche  di  tutte  le  regioni  marittime,  la
situazione  commerciale,  l’andamento  dei  raccolti  e  i  bisogni ­
  di  ogni  paese,  il  numero  delle  navi  esistenti  nei
diversi  oceani,  per  essere  sempre  pronto  ad  accorrere
nei  porti  in  cui  la  domanda  di  tonnellaggio  navale  è  superiore ­
  all’offerta,  evitando  quelli  in  cui  l’offerta  è  superiore ­
  alla  domanda.  Ma  mentre,  quando  si  tratta  di
piroscafi,  l’armatore  può  combinare  gl’itinerari  più  proficui,
valendosi  soltanto  di  queste  informazioni,  perchè  i  vapori
dispongono  di  una  forza  motrice  autonoma,  invece,  quando
si  tratta  di  velieri,  gl’itinerari  dipendono  dalle  condizioni
atmosferiche,  oltre  che  dalle  condizioni  economiche.  Il
che  non  toglie  che  non  sia  possibile  anche  pei  velieri  di
combinare  viaggi  complessi,  che  tengano  conto  di  questi
due  elementi  tanto  diversi  fra  loro.  Così  il  fenomeno
naturale  che  i  monsoni  soffiano  nell’oceano  Indiano  durante ­
  l’autunno  da  nord-est  e  sud-est  e  poi  nei  primi
mesi  dell’anno  da  nord-ovest  e  sud-ovest,  unito  al  fenomeno ­
  economico  che  i  porti  dell’India  meridionale  ricevono ­
  pochi  prodotti  ed  esportano  riso  in  gran  quantità,
ha  fatto  sorgere  un  certo  turno  dei  grandi  velieri  che
frequentano  quei  porti.  Ogni  anno  alla  fine  dell’estate
questi  velieri  partono  dall’Inghilterra  con  carico  di  carbone ­
  diretto  a  Singapore,  dove  si  trova  un  deposito  pei
vapori  che  vanno  nell’estremo  oriente,  e  in  120  giorni
arrivano  in  India,  scaricano  a  Singapore,  poi  vanno  a
prendere  il  riso  nei  porti  del  sud  e  ritornano  in  Europa
in  130  giorni,  per  ricominciare  un  nuovo  giro  alla  fine
dell’estate  (1).
Ma  le  navi  libere,  tanto  a  vela  che  a  vapore,  pur
rendendo  ottimi  servigi,  sono  troppo  lente  ed  incerte,  per
potere  rispondere  a  tutte  le  esigenze  del  traffico  moderno.

(1)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  112.
        <pb n="146" />
        IL  TRAFFICO  MARITTIMO

139

I  passeggieri  vogliono  viaggiare  con  ogni  comodità,  il  più
rapidamente  possibile  e  sapere  per  tempo  il  giorno  e
Torà  della  partenza,  come  il  giorno  e  l’ora  dell’arrivo  ;  e
i  prodotti  industriali,  principalmente  quelli  che  richiedono
speciale  attenzione  o  che  hanno  un  valore  assai  elevato
per  ogni  tonnellata,  devono  esser  trasportati  con  regolarità ­
  e  rapidità,  mentre  alla  lor  volta  i  servizi  rapidi  e
regolari  stimolano  il  commercio  e  moltiplicano  gli  scambi.
Da  queste  circostanze  scaturisce  il  bisogno  di  linee  regolari ­
  di  navigazione,  che  compiono  il  traffico  marittimo
percorrendo  sempre  le  stesse  vie,  fermandosi  sempre
negli  stessi  porti  e  garantendo  al  pubblico  la  massima
puntualità  possibile  dei  servizi.  Finché  gli  ordini  attraverso ­
  il  mare  non  si  potevano  dare  che  per  mezzo  della
posta  e  per  ciò  in  modo  assai  lento,  finché  il  passaggio
di  materie  prime  e  di  prodotti  industriali  da  un  luogo
all’altro  per  via  marittima  avveniva  di  tanto  in  tanto
senza  alcuna  continuità,  finché  i  viaggiatori  sugli  oceani
erano  scarsi  ed  occasionali,  mancava  la  possibilità  e  non
si  sentiva  il  bisogno  di  organizzare  servizi  regolari  di
navigazione.  Certo,  coi  progressi  della  tecnica  navale,  tale
bisogno  trova  una  soddisfazione  sempre  più  completa  ;
ma  che  esso  sia  più  che  altro  in  rapporto  collo  sviluppo
del  commercio,  lo  dimostra  il  fatto  che  si  hanno  linee
regolari  anche  prima  che  il  vapore  si  affermi  nella  navigazione. ­
  Un  primo  avviamento  verso  una  certa  regolarità ­
  si  riscontra  già  nel  medio  evo  nella  navigazione  per
convogli,  che  seguono  sempre  gli  stessi  itinerari,  senza
però  poter  fissare  la  data  precisa  delle  partenze,  degli
arrivi  e  degli  approdi  intermedi,  come  una  medesima
regolarità  nei  percorsi,  ma  non  nel  tempo,  si  ha  ai  nostri
giorni  nelle  linee  di  velieri,  che  trasportano  in  Europa
riso  o  salnitro,  portando  indietro  carichi  misti  (1).  Ma

(1)  K.  Wiedenfeld,  art.  Linieuscìiiffahrt,  in  L.  Elster,  Wórterbuch
  der  Volkswirfschaft.  Jena,  1911,  voi.  II,  pag.  304.
        <pb n="147" />
        140

CAPITOLO  V

colla  vela  comincia  pure  la  navigazione  regolare  propriamente ­
  detta,  ossia  regolare  per  gl’  itinerari  e  per  il
tempo.  Difatti  sull’Atlantico  sorge  nel  1816  la  Black
Ball  Line  e  nel  1821  la  Red  Star,  che  fanno  servizi  regolari ­
  mensili  con  velieri  partendo  da  Liverpool,  mentre
altri  servizi  regolari  in  partenza  da  Amburgo  vengono
creati  nel  1836  da  Sloman  e  nel  1847  dalla  società  amburghese-americana, ­
  che  dispone  di  navi  a  vela  grandi,
munite  di  tutti  i  comodi  e  abbastanza  rapide  (1).  Subito
dopo,  però,  queste  ultime  due  linee  diventano  a  vapore,
mentre  contemporaneamente  ne  sorgono  molte  altre,  che
col  perfezionamento  continuo  dei  piroscafi  accrescono  la
loro  fama.  Il  Lloyd  austriaco  nasce  nel  1836,  la  Peninsulare ­
  nel  1837,  la  Cunard  nel  1839  ;  le  due  grandi  compagnie ­
  francesi,  le  Messaggerie  Marittime  e  la  Transatlantica, ­
  furono  fondate  l’una  nel  1851,  l’altra  nel  1857  (2),
e  pure  nel  1857  nasce  a  Brema  il  Norddeutscher  Lloyd  (3).
In  Italia  già  dal  1848  si  hanno  due  compagnie  di  navigazione, ­
  la  Società  Rubattino  di  Genova  e  la  Fiorio  di
Palermo,  che  assumono  servizi  postali  e  che  poi  nel  1882
si  fonderanno  per  formare  la  Navigazione  Generale  Italiana ­
  (4).  E  ovunque,  collo  sviluppo  del  traffico  e  coi
progressi  delle  industrie  marittime,  le  compagnie  che
esercitano  linee  regolari  crescono  di  numero  e  d’importi) ­

  Thiess,  op.  cit.,  pag.  42-43.  —  Smith,  Ocean  Carrier,  pag.  80-89
e  104-5.
(2)  G.  Lecarpentier,  Commerce  Mcirìtime  et  Marine  Marchande.
Paris,  1910,  pag.  51.  —  B.  Juelg,  Die  geschichtliche  Entwicklung  der
osterreichischen  Seeschiffahrt,  in  Schriften  des  Vereins  ecc.,  voi.  C1V,
parte  T,  pag.  148-54  e  210-19.
(3)  Fry,  op.  cit.,  pag.  226.
(4)  G.  Roncagli,  L'Industria  dei  trasporti  marittimi,  nell’opera
Cinquanta  anni  di  storia  italiana,  pubblicata  dall’Accademia  dei  Lincei.
Milano,  1911,  voi.  I,  pag.  4  e  18.
        <pb n="148" />
        IL  TRAFFICO  MARITTIMO

141

tanza  ed  hanno  a  loro  disposizione  i  piroscafi  più  grandi,
più  rapidi  e  più  di  lusso  della  marina  mercantile  mondiale. ­

Le  linee  a  itinerari  fissi  si  distinguono  in  due  grandi
categorie  :  1)  linee  regolari  per  aver  la  clientela  che  esige
puntualità  di  servizi  ;  e  2)  linee  regolari  per  obbligo,  in
virtù  di  contratti  con  lo  Stato  che  le  sovvenziona  (1);
o  sotto  un  altro  aspetto  si  distinguono  in  :  1)  linee  rapide
per  passeggierà  che  uniscono  centri  'popolosi  e  percorrono ­
  vie  di  grande  circolazione  ;  2)  linee  da  carico,  più
lente  e  meno  dispendiose,  per  merci  che  non  hanno
troppe  esigenze,  come  rame,  farine,  macchine  ;  3)  linee
che  sono  un  prolungamento  di  ferrovie  ;  e  4)  linee  private
o  industriali,  connesse  ad  imprese  colossali,  come  la  Steel
Corporation  americana,  o  a  rami  speciali  di  produzione,
come  le  raffinerie  di  petrolio,  o  a  grandi  traffici  specializzati, ­
  come  il  trasporto  delle  banane  (2).  Le  linee  più  vincolate ­
  sono  quelle  che  ricevono  sovvenzioni  dallo  Stato  e
di  cui  parleremo  in  seguito  in  un  capitolo  apposito  ;  poca
o  punta  elasticità  nei  servizi  hanno  pure  le  linee,  che
trasportano  passeggieri,  che  hanno  un  traffico  specializzato
o  che  si  servono  di  vapori  costruiti  espressamente  per
date  merci  ;  mentre  invece  nelle  linee  da  carico  molte
volte  il  traffico  marittimo  regolare  si  trova  frammisto  a
quello  fatto  da  navi  nomadi.  Così  può  darsi  che  un  piroscafo ­
  sia  tolto  ad  una  linea  regolare,  in  un  momento
in  cui  in  essa  il  carico  scarseggia,  per  esser  mandato
altrove  a  compiere  una  serie  di  viaggi  senza  itinerario
fisso,  o  viceversa  che  un  tramp  sia  adibito  ad  una  linea
regolare  in  un  momento  di  traffico  intenso  per  questa  ;
come  d’altro  lato  succede,  sulle  vie  che  hanno  esuberanza

(1)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  321.
(2)  Smith,  art.  cit.,  pag.  459-63.
        <pb n="149" />
        di  carico  in  una  direzione,  ad  esempio  tra  New  York  e
l’Australia,  che  le  navi  viaggino  all’andata  in  qualità  di
piroscafi  di  linea  e  nel  ritorno  si  trasformino  in  tramps
per  aver  la  libertà  di  andar  a  cercar  carichi  dove  è  possibile ­
  trovarli.
Le  linee  private  o  industriali  sono  sempre  sicure  di
aver  carico,  essendo  connesse  con  grandiose  imprese
commerciali  e  di  produzione,  le  quali  alla  lor  volta  hanno
interesse  a  possedere  navi  proprie,  perchè  le  possono
far  costruire  in  modo  speciale  per  il  traffico  a  cui  saranno
adibite,  risparmiano  nei  noli  eliminando  il  profitto  dell’imprenditore ­
  di  trasporti  marittimi  e  riescono  a  caricare
su  linee  regolari  prodotti  voluminosi  e  pesanti,  che  altrimenti ­
  dovrebbero  affidare  ai  tramps.  Quale  sia  l’importanza ­
  di  queste  linee  private  si  rileva  da  quelle  appartenenti ­
  alle  grandi  compagnie  raffinatrici  di  petrolio,  che
nel  1905  disponevano  di  222  navi  speciali  di  620.812  tonnellate ­
  complessive.  Anche  i  servizi  regolari,  che  sono  un
prolungamento  di  ferrovie,  possono  contare  sopra  un  traffico ­
  sicuro,  che  essi  fanno  affluire  verse  le  strade  ferrate,
con  cui  si  trovano  in  connessione,  o  che  ricevono  da
queste  in  grande  abbondanza.  Quanto  alle  linee  rapide
da  passeggieri  o  a  quelle  più  lente  da  carico,  esse,  percorrendo ­
  i  grandi  itinerari,  riescono  a  raccogliere  la
maggior  quantità  possibile  di  merci  da  trasportare  collo
stabilire  delle  linee  secondarie,  che  prendono  il  carico
lungo  le  vie  minori  e  lo  adducono  in  quelle  maggiori,
ingrossando  il  traffico  che  queste  offrono  già  abbondantissimo. ­
  Così  le  due  massime  società  di  navigazione  germaniche ­
  hanno  i  loro  servizi  in  coincidenza,  in  Europa,
con  linee  secondarie,  che  toccano  i  piccoli  porti  del  nord
o  che  percorrono  i  fiumi  tedeschi,  e  nell’estremo  Oriente,
con  altre  linee  secondarie,  che  traversano  gli  arcipelaghi
orientali,  le  coste  e  i  fiumi  asiatici.  E  la  Wilson  Line,
che  fa  il  servizio  tra  New  York  e  Hull,  è  collegata  in
        <pb n="150" />
        IL  TRAFFICO  MARITTIMO

143

quest’ultimo  porto  con  una  flotta  numerosa  di  piccoli  vapori, ­
  che  approdano  ovunque  per  raccogliere  merci  nel
mare  del  Nord,  nella  Scandinavia  e  nel  mar  Baltico  (1).
Le  linee  a  itinerari  fissi,  esercitando  un  traffico  marittimo ­
  regolare  e  più  rapido,  danno  ad  esso  una  maggiore ­
  efficienza,  che  si  ottiene  andando  incontro  a  spese
eccezionali,  da  cui  sono  esenti  i  tramps.  Queste  spese
più  elevate  possono  raggrupparsi  nei  seguenti  quattro
punti  :  1)  Spese  o  perdite  di  guadagni  per  mantenere
l’orario  stabilito.  La  nave  può  esser  costretta  dall’orario
a  partire  prima  di  aver  compiuto  il  carico,  o  ad  aspettare
la  partenza  ad  onta  che  il  carico  sia  completo,  come  può
esser  costretta  a  toccar  dei  porti  in  cui  non  troverà  noleggio ­
  sufficiente  da  coprire  le  spese  della  fermata,  o  a
procedere  con  la  stessa  velocità  tanto  quando  il  carico
abbonda  come  quando  scarseggia.  Ed  ogni  accidente  o
avaria  colpisce  più  gravemente  le  unità  di  una  linea  regolare, ­
  in  quanto  turba  il  servizio  prestabilito  ed  obbliga
la  compagnia  a  trovare  a  qualunque  costo  il  modo  di
sostituire  il  piroscafo  che  è  messo  in  riparazione.  2)  Spese
di  reclame  e  di  amministrazione,  che  sono  più  elevate
nelle  linee  regolari,  perchè  nel  traffico  di  passeggieri  è
necessario  di  attrarre  la  loro  attenzione  in  mille  modi,
di  creare  il  desiderio  di  viaggiare,  di  ordinare  uffici  appositi ­
  per  la  vendita  dei  biglietti,  e  nel  traffico  di  merci
occorrono  impiegati  in  maggior  numero  e  più  vasti  magazzini ­
  per  raccogliere  il  carico,  che  è  svariatissimo,  di
diverse  provenienze  e  che  deve  essere  imbarcato  tutto
insieme.  E  per  queste  due  specie  di  traffico  le  spese  di
amministrazione  sono  accresciute  anche  per  il  fatto  che
il  personale  ha  un  lavoro  eccessivo  in  prossimità  delle
partenze  e  degli  arrivi,  mentre  rimane  quasi  ozioso  negli
intervalli.  3)  Spese  di  costruzione,  che  sono  maggiori

(1)  Smith,  Ocean  Carrier,  pag.  154-56,  164-65,  196-97  e  206-7.
        <pb n="151" />
        nelle  linee  regolari,  per  i  carichi  che  esigono  speciali
cure  o  disposizioni  speciali  e  più  ancora  pei  viaggiatori
che  vogliono  trovare  nella  nave  ogni  comodità  insieme
al  lusso  più  raffinato.  4)  Spese  per  la  maggior  velocità,
che  non  è  richiesta  da  tutte  le  linee  regolari,  ma  che  è
caratteristica  di  certe  linee  da  passeggieri  e  di  alcune  da
carico.  La  maggior  velocità  porta  incremento  di  spese
per  il  maggior  consumo  di  combustibile,  per  il  personale
più  numeroso,  per  il  più  grande  spazio  occupato  dalle
macchine  e  dai  carbonili,  per  il  logoro  più  intenso  del
materiale,  e  per  le  riparazioni  più  frequenti  di  cui  esso
ha  bisogno  (1).
Di  fronte  a  queste  maggiori  spese,  però,  le  linee
regolari  presentano  rispetto  ai  tramps  dei  vantaggi  indiscutibili. ­
  Esse  hanno  il  monopolio  esclusivo  del  traffico
di  viaggiatori  e  del  trasporto  della  posta,  ed  ottengono
noli  più  elevati  pei  carichi  di  valore,  in  cui  il  tempo  è
un  fattore  di  grande  importanza,  come  per  qualunque
carico,  che  per  altre  ragioni  preferisca  la  linea  regolare.
Questa,  infatti,  può  farsi  pagare  di  più  i  suoi  servigi,
non  solo  perchè  tali  servigi  valgono  effettivamente  di
più,  ma  anche  perchè  teme  meno  la  concorrenza  d’imprese ­
  simili,  la  quale  dovrebbe  scaturire,  invece  che  da
nuove  unità  staccate,  da  un  numero  di  navi  sufficiente
per  dare  un  servizio  rivale  colla  sua  relativa  organizzazione ­
  amministrativa,  e  perchè  è  interessata  a  non  ribassare ­
  soverchiamente  i  noli,  per  non  provocare  una  pericolosa ­
  guerra  di  tariffe  fra  le  varie  compagnie  sullo  stesso
itinerario  e  per  non  rovinare  il  mercato  dei  noli  in  luoghi
in  cui  i  medesimi  vapori  dovranno  tornare  più  volte  ogni
anno.  Oltre  a  ciò  il  piroscafo  appartenente  a  linee  regolari ­
  si  può  procurare  dei  carichi  misti,  che  si  stivano

(1)  Smith,  Organization  ecc.,  pag.  20-25.  —  Verneaux,  op.  cit.,
voi.  II,  pag.  322-23.  —  A.  Kreuter,  Zur  Preisbildung  in  der  Linienreederei.
  Munchen,  1909,  pag.  26.
        <pb n="152" />
        IL  TRAFFICO  MARITTIMO

145

meglio  dentro  la  nave,  utilizzando  il  suo  spazio  interno
in  modo  assai  più  conveniente  di  quello  che  non  faccia
il  cargo-boat,  che  di  solito  prende  una  sola  specie  di
merce.  Il  rapporto  fra  la  massa  del  carico  e  il  suo  peso
è  assai  importante  per  una  nave.  Essa  ha  una  certa  capacità ­
  in  tonnellate  di  peso  morto  ed  un’ampiezza  inelastica ­
  di  spazio  cubico,  in  cui  quelle  tonnellate  devono
venir  messe  ;  onde  è  bene  che  la  capacità  di  spazio  e
la  capacità  di  peso  sieno  utilizzate  entrambi  ;  il  che  succede ­
  mettendo  insieme  carichi  pesanti  per  dare  il  peso
e  carichi  leggeri  per  empire  lo  spazio.  Così,  ad  esempio,
una  nave,  che  può  portare  1000  tonnellate  di  peso  morto,
avrebbe  quattro  quinti  del  suo  spazio  vuoti  se  prendesse
un  intero  carico  di  ferro  ;  mentre  un  intero  carico  di
vagoni  o  di  mobili  in  legno  non  peserebbe  più  di  300  o
400  tonnellate:  nel  primo  caso  il  bastimento  sprecherebbe
spazio,  nel  secondo  sprecherebbe  peso  ;  ma  prendendo
700  tonnellate  di  ferro,  rimarrebbe  ancora  posto  sufficiente ­
  per  700  tonnellate  di  un  carico  leggero,  onde  la
nave  potrebbe  trasportare  1400  tonnellate  di  merci  invece
di  1000,  guadagnando  di  più,  anche  facendo  pagar  meno
di  nolo.  Le  linee  regolari  hanno  inoltre  il  vantaggio  di
godere  di  una  sicura  clientela  con  impegni  a  lunga  scadenza ­
  e  di  trar  profitto  dall’aumento  del  traffico  che  risulta ­
  dalla  regolarità  di  esso.  Quanto  più  importante  è
il  movimento  di  un  porto,  quanto  più  svariato  è  il  carico
che  vi  si  trova  abitualmente,  tanto  più  vantaggioso  è
l’esercizio  del  traffico  per  mezzo  di  linee  regolari,  che
son  sicure  di  avere  sempre  noleggio  e  che  garantiscono
ai  commercianti  di  trovar  sempre  disponibile  tonnellaggio
navale  per  certe  date  destinazioni  (1).

(1)  Smith,  op.  cit.,  pag.  25-28,  e  Ocean  Carrier,  pag.  259-61.  —
Kreuter,  op.  cit.,  pag.  37-38.

io
        <pb n="153" />
        146

CAPITOLO  V

Speciali  vantaggi  risultano  poi  dalle  linee  regolari,
quando  esse  sono  esercitate  da  grandi  compagnie,  che
dispongono  di  rilevanti  capitali  e  che  possiedono  molti
piroscafi.  Le  grandi  aziende  hanno  un’organizzazione  più
vasta,  una  clientela  più  estesa  e  un  mercato  più  ampio
che  alimenta  il  loro  traffico,  onde  questo  è  meno  soggetto ­
  ad  oscillazioni,  perchè  quelle  circostanze  locali,  che
modificano  il  commercio  fra  due  porti,  si  elidono  o  si
compensano  nel  commercio  mondiale.  Per  le  grandi  compagnie ­
  il  costo  delle  costruzioni  è  minore,  perchè  le  navi
si  costruiscono  a  coppie  o  anche  in  maggior  numero  contemporaneamente ­
  con  meno  spesa  ;  spesso  le  grandi  imprese ­
  di  navigazione  hanno  anche  propri  cantieri,  o  per
lo  meno  officine  e  bacini  di  loro  proprietà  per  le  riparazioni, ­
  che  così  si  fanno  meglio,  più  rapidamente  e  in
modo  più  economico.  Molte  spese  generali  si  riducono
nell’esser  repartite  sopra  una  più  grande  massa  di  affari,
e  lo  stesso  succede  per  molte  spese  di  esercizio  :  la  direzione ­
  deU’impresa  può  esser  affidata  ad  una  persona
di  alta  competenza  tecnica,  a  cui  si  dà  un  lauto  stipendio  ;
le  agenzie  si  moltiplicano  e  si  diffondono  ovunque,  compiendo ­
  un  lavoro  più  efficace  per  assicurarsi  la  clientela
dei  viaggiatori  o  per  procurarsi  il  carico  ;  l’assicurazione
dei  piroscafi  è  assunta  direttamente  dalla  compagnia
stessa,  ottenendo  il  profitto  che  avrebbe  percepito  la  società ­
  assicuratrice  ;  l’acquisto  dei  carboni,  delle  provviste
di  bordo  e  dei  materiali  occorrenti  si  fa  per  grandi  masse,
senza  intermediari  e  a  prezzi  ridotti.  La  grande  compagnia, ­
  che  esercita  linee  in  differenti  parti  del  mondo,
può  far  passare  i  suoi  piroscafi  da  un  servizio  all’altro,
togliendoli  dalle  linee  che  hanno  in  un  certo  periodo  un
traffico  ridotto,  per  metterli  in  quelle  che  hanno  un  movimento ­
  maggiore  e  ottenendo  così  quell’adattabilità  che
è  caratteristica  dei  tramps.  Il  passaggio  si  compie  anche
tra  linee  di  passeggieri  e  quelle  da  carico,  a  seconda
        <pb n="154" />
        IL  TRAFFICO  MARITTIMO

147

delle  stagioni  o  dell’andamento  del  commercio,  e  avviene
regolarmente,  a  misura  che  migliorano  le  costruzioni  o
crescono  le  esigenze  del  traffico,  col  trasferimento  dei  piroscafi ­
  più  vecchi  dalle  vie  di  maggior  movimento  a
quelle  di  movimento  più  scarso.  Così  una  nave,  costruita
per  il  servizio  dall’Inghilterra  a  New  York,  passa  dopo
qualche  anno  ad  una  linea  da  viaggiatori  di  secondaria
importanza,  quindi  ad  una  di  merci  soltanto,  per  finire  i
suoi  giorni  come  magazzino  di  carbone  in  qualche  porto
lontano.  Le  grandi  compagnie,  infine,  possono  meglio
combinare  le  loro  linee  regolari,  che  si  muovono  in  direzioni ­
  diverse,  possono  utilizzare  meglio  i  loro  piroscafi,
distribuendo  a  giusti  intervalli  le  partenze  e  gli  arrivi,
e  sono  in  grado  di  riunire  insieme  i  prodotti  dei  diversi
viaggi,  delle  differenti  linee  e  delle  diverse  specie  d’imprese, ­
  compensando  i  guadagni  e  le  perdite,  purché  nel
complesso  gli  uni  sieno  superiori  alle  altre  (1).
Ma  s’intende,  però,  che,  ad  onta  di  questi  vantaggi,
l’estendersi  delle  linee  regolari  e  il  loro  esercizio  per
mezzo  di  società  anonime  di  grande  potenzialità  finanziaria ­
  dipendono  dal  crescente  movimento  di  viaggiatori
e  di  merci  e  trovano  in  esso  quegli  stessi  limiti,  che  abbiamo ­
  già  rilevati  nell’aumento  delle  dimensioni  e  della
costosità  delle  costruzioni  navali.  E  in  ogni  modo  è  evidente ­
  che,  date  le  differenze  esistenti  nella  qualità  delle
merci,  nella  quantità  dei  carichi  da  trasportare,  nei  desideri ­
  dei  viaggiatori,  negli  itinerari  da  seguirsi  e  nelle
forme  che  in  conseguenza  di  ciò  assume  il  traffico  marittimo, ­
  ci  sarà  sempre  posto  in  esso,  quantunque  in
proporzioni  diversissime  secondo  le  circostanze,  per  le
grandi  imprese  e  per  le  piccole,  per  i  piroscafi  regolari
e  per  quelli  nomadi,  per  le  navi  di  qualunque  portata
tanto  a  vapore  come  a  vela.

(1)  Fontana  Russo,  op.  cit.,  pag.  89-92.  —  Verneaux,  op.  cit.,
voi.  II,  pag.  324.  —  Smith,  Organization  ecc.,  pag.  28-32.
        <pb n="155" />
        CAPITOLO  VI

Le  spese  di  esercizio.
Dopo  avere  studiato  con  quali  norme  si  debbano
fare  le  spese  relative  alle  costruzioni  marittime  e  con
quali  criteri  siano  da  scegliersi  i  tipi  di  navi  economicamente ­
  più  vantaggiosi,  dopo  aver  visto  quali  funzioni
compiano  questi  vari  tipi  di  navi  e  come  essi  si  comportino ­
  nel  traffico  marittimo  da  loro  assunto,  dobbiamo
ora  esaminare  le  spese,  che  resultano  da  tale  traffico  e  a
cui  l’armatore  va  incontro  nell’esercitare  la  sua  industria.
Queste  spese,  che  si  dicono  appunto  di  esercizio,  consistono ­
  in  quella  quantità  di  lavoro  e  di  capitale  che  è
necessario,  ogni  anno  oppure  ogni  viaggio,  per  compiere
i  trasporti  marittimi  e  devono  essere  tenute  distinte  dalle
spese  di  costruzione,  le  quali  rappresenterebbero  in
qualche  modo  il  costo  d’impianto  nell’industria  dell’armamento ­
  e  che  compariscono  nel  bilancio  annuale  di  essa
sotto  forma  d’interesse  sul  capitale  impiegato  nella  costruzione ­
  della  nave.
Gli  elementi  del  costo  di  esercizio  nella  navigazione
possono  raggrupparsi  nelle  seguenti  sei  categorie  :
1.  Quota  di  ammortamento  e  spese  di  riparazioni,.
2.  Premio  di  assicurazione,
3.  Salari  degli  equipaggi,
4.  Spese  per  il  combustibile  e  per  lubrificanti,
        <pb n="156" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

149

5.  Tasse  marittime,  di  porto,  di  piloti,  ecc.,
6.  Spese  diverse  nelle  fermate;
ed  all’esame  particolareggiato  di  ognuna  di  esse  ora  dovremo ­
  rivolgere  la  nostra  attenzione.
1°.  Questo  primo  elemento  di  spesa  è  la  conseguenza ­
  inevitabile  del  logoro,  che  la  nave  subisce  durante
la  sua  esistenza  e  che  può  essere  indipendente  dal
traffico  marittimo  o  in  relazione  con  esso.  Ogni  nave  è
soggetta  ad  un  logoro  economico,  anche  indipendentemente ­
  dal  servizio  che  compie  sul  mare,  in  quanto  le
maggiori  esigenze  dei  viaggiatori  e  dei  commercianti  in
fatto  di  comodità,  di  sicurezza  e  di  rapidità,  e  i  perfezionamenti ­
  continui,  che  si  hanno  nella  costruzione  degli
scafi  e  delle  macchine,  fanno  deprezzare  il  naviglio  già
costruito,  imponendo  un  rinnovamento  incessante  nella
flotta  mercantile.  A  tale  rinnovamento  è  appunto  destinata ­
  la  quota  di  ammortizzo  che  si  contrappone  al  logoro
economico,  e  le  compagnie,  che  più  spesso  ringiovaniscono ­
  il  loro  materiale,  offrono  al  pubblico  i  migliori  servigi, ­
  ma  hanno  delle  spese  più  elevate  nell’ammortamento
considerato  sotto  questo  aspetto  speciale.  Quali  differenze
esistano  in  tale  rapporto  fra  le  varie  compagnie  si  giudica ­
  dall’età  media  dei  piroscafi  da  loro  posseduti,  la
quale  era  qualche  anno  fa  di  circa  5  1 / 2  anni  nell’Amburghese-Americana, ­
  fra  7  e  8  nel  Norddeutscher  Lloyd,
di  9  1 I 2  nella  Peninsulare,  di  10  nella  Cunard  e  di  più
assai  nelle  compagnie  francesi  ed  italiane  (1).
Accanto  a  questo  logoro  economico  si  ha  un  altro
logoro  strettamente  connesso  col  traffico  marittimo:  ogni
giorno  che  passa  ed  ogni  viaggio  che  la  nave  compie,  il

(1)  R.  Schachner,  Das  Tarifwesen  in  der  Personenbiffìrderung
der  1  ransozeanischen  Dampfschiffahrt.  Karlsruhe,  1904,  pag.  34-35.  —
Gir.  P.  J  annacconiì,  Il  Costo  di  Produzione.  Torino,  1901,  pag.  89-91.
        <pb n="157" />
        150

CAPITOLO  VI

materiale  con  cui  essa  è  costruita  si  consuma  lentamente,
per  cui  in  ciascun  atto  di  trasporto  questo  consumo  entra
come  un  elemento  importantissimo  di  costo.  Il  quale  si
divide  naturalmente  in  due  parti  distinte  ;  l’una  delle
quali  è  rappresentata  dalle  spese  necessarie  a  mantenere
il  bastimento  in  perfetto  stato  di  navigabilità  e  l’altra
serve  a  ricostituire  a  poco  per  volta  il  capitale  impiegato
nella  costruzione,  cosicché,  quando  la  nave  non  sarà  più
atta  a  servire  all’uso  a  cui  era  destinata,  avrà  restituito
al  proprietario  la  somma  di  denaro  in  essa  investita.  Il
logoro  tecnico,  che  la  nave  subisce  nel  traffico  marittimo,
si  manifesta,  dunque,  nel  costo  di  esercizio  della  navigazione ­
  come  spesa  di  riparazioni  e  come  un’altra  quota
di  ammortamento  da  aggiungersi  a  quella  dipendente  dal
logoro  economico.
Quando  si  parla  di  riparazioni  come  elemento  del
costo  di  esercizio,  non  si  allude  a  quelle  rese  necessarie
da  avarie  o  da  qualunque  sinistro  marittimo,  le  quali
sono  coperte  di  solito  per  mezzo  dell’assicurazione,  ma
ci  si  riferisce  a  quelle  che  occorrono  al  solo  scopo  di
conservare  la  nave  in  buone  condizioni.  Considerate  in
tal  modo,  tra  le  spese  di  riparazioni  una  delle  più  rilevanti ­
  è  senza  dubbio  quella  relativa  alla  pulitura  dello
scafo,  che,  com’è  noto,  nello  stare  in  mare  si  riveste  di
molluschi,  di  erbe  e  di  altre  materie,  le  quali  danno  alle
superficie  una  rugosità  più  o  meno  grande  e  fanno  diminuire ­
  la  velocità  della  nave,  in  quanto  la  resistenza
che  essa  incontra  nel  muoversi  non  dipende  soltanto  dalla
pressione  idrostatica  cagionata  dalla  differenza  di  livello
dell’acqua  da  poppa  a  prua  allorché  il  bastimento  cammina, ­
  ma  dipende  anche  dalla  confricazione  dell’acqua
sulle  pareti  e  sul  fondo  di  esso.  L’attrito  maggiore  che
ne  risulta  provoca  una  perdita  di  velocità  più  sensibile
nei  piroscafi  che  nei  velieri  e  negli  stessi  piroscafi  più
sensibile  a  misura  che  sono  più  rapidi  :  così  un  vapore,
        <pb n="158" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

151

che  abitualmente  fa  10  miglia  all’ora,  ne  farà  sole  9.53
quando  ha  la  carena  sporca,  con  una  perdita  per  ora  di
miglia  0.47,  mentre  un  vapore  di  20  nodi,  ne  farà  19.07,
con  una  perdita  di  miglia  0.93  per  ora  (1).  Nelle  navi  in
legno  la  manutenzione  dello  scafo  consiste  nel  cambiare
ogni  due  o  tre  anni  il  fasciamento  di  metallo  che  ricopre
la  carena  (2)  ;  la  quale,  invece,  in  quelle  in  acciaio  deve
essere  raschiata  e  dipinta  a  nuovo  ogni  sei  mesi  (3),
tanto  che  la  maggior  frequenza  di  questa  spesa  di  riparazione ­
  negli  scafi  metallici  fu  un  tempo  considerata  da
molti  come  una  ragione  contro  l’uso  del  ferro  nelle  costruzioni. ­
  Nelle  navi  a  vapore,  poi,  si  ha  un’altra  spesa
importante  di  manutenzione  per  tenere  in  ordine  le  caldaie ­
  e  le  macchine,  mentre  nei  velieri  si  deve  invece
sostenere  di  tanto  in  tanto  la  spesa  per  rifare  l’intera
velatura.  Nei  velieri  in  legno  la  media  annuale  delle
spese  di  manutenzione  rappresenta  l’il  per  cento  circa
del  valore  della  nave,  nei  velieri  in  ferro  o  acciaio  il
4  1  j2  per  cento  e  nei  piroscafi  il  7.4  per  cento  all’incirca  (4).
E  siccome  queste  spese  crescono  in  modo  assoluto  a  misura ­
  che  la  nave  invecchia  e  crescono  ancor  di  più  in
relazione  al  deprezzamento  che  essa  subisce  ogni  anno,
così  si  arriva  o  prima  o  poi  al  punto,  in  cui  il  rapporto
tra  spese  di  manutenzione  e  valore  della  nave  è  tale,  da
rendere  anti-economica  qualunque  specie  di  riparazione.
La  quota  di  ammortamento  per  il  logoro,  che  la  nave
subisce  nell’esercizio  del  traffico  marittimo,  varia  secondo
il  valore  della  nave,  secondo  il  materiale  con  cui  è  costruita ­
  e  secondo  la  sua  durata  probabile.  Per  conse-  1  2  3  4

(1)  Flachat,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  177-78.  —  Pierrard,  op.  cit.,
pag.  151-52.
(2)  Inchiesta  ecc.,  voi.  I,  pag.  113.
(3)  Demoulin,  op.  cit.,  pag.  32-33.
(4)  Pierrard,  op.  cit,  pag.  339-40.
        <pb n="159" />
        152

CAPITOLO  VI

guenza  questa  spesa  è  più  elevata,  per  la  differenza  nel
prezzo  di  costruzione,  nei  bastimenti  di  grandi  dimensioni
che  nei  piccoli,  nei  piroscafi  che  nei  velieri  e  nei  piroscafi ­
  rapidi  da  viaggiatori  che  nei  cargo-boats  :  basti  osservare ­
  su  questo  ultimo  punto  che  in  Inghilterra  qualche
anno  fa,  quando  si  pagavano  i  vapori  nuovi  da  carico
in  ragione  di  Ls.  6  o  anche  di  Ls.  5.10.—  per  ogni  tonnellata, ­
  quelli  veloci  venivano  a  costare  Ls.  30  per  tonnellata,
e  in  Germania  i  primi  costavano  da  260  a  280  marchi,  i
secondi  da  600  a  700  (1).  Viceversa  la  spesa  per  l’ammortamento
  è  minore  nei  bastimenti  in  ferro  o  in  acciaio  che
in  quelli  in  legno,  per  la  differenza  nella  durata,  ed  in
generale  tende  a  diminuire  in  ogni  tipo  di  nave  col  progresso ­
  delle  industrie  marittime.  E  per  la  differenza  nella
durata  Tammortamento  è  diverso  nei  vari  elementi  che
costituiscono  la  nave  :  per  i  mobili  e  per  gli  apparecchi
più  delicati  si  calcola  un  periodo  di  esistenza  di  10  anni,
per  le  caldaie  di  12,  per  le  macchine  di  15  e  per  lo
scafo  di  più  di  20  (2).  Facendo  la  media  di  questi  elementi, ­
  per  stabilire  il  numero  di  anni  durante  i  quali  la
nave  potrà  servire,  e  tenendo  conto  del  capitale  impiegato ­
  nella  costruzione,  oltre  che  del  saggio  d’interesse
prevalente  nel  paese,  si  arriva  a  determinare  matematicamente ­
  la  quota  di  ammortamento,  che  compensa  il  logoro ­
  della  nave  in  servizio.  Se  chiamiamo  C  il  capitale
investito  nella  costruzione,  esso,  com’è  noto,  diventerebbe,
dopo  n  anni,  impiegato  ad  interesse  composto  al  saggio
t,  C  (1  -)-  i) n ;  onde  l’insieme  delle  annualità  a  da  mettersi ­
  da  parte  devono  costituire  un  montante  precisamente
uguale  a  C  (1  -f-  t) n ,  dando  luogo  all’uguaglianza:
C(l  +  /)-  _  —  1  I,  1  2

(1)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  155-58.
(2)  Roux,  op.  cit,,  pag.  138-40.  —  Schachner,  op.  cit.,  pag.  36.  —
Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  160.
        <pb n="160" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

153

da  cui

e

«  !(!  +  &amp;lt;)*  -1  I
t{  i  +  /r

c  t  (1  +  t) n
(i  +  ^-i
Questa  formula,  però,  ad  onta  della  sua  esattezza  matematica, ­
  conduce  nelle  applicazioni  ai  resultati  più  differenti, ­
  perchè  il  dato  concernente  la  durata  si  basa  sopra
apprezzamenti  personali  variabilissimi  e  perchè  le  somme
messe  da  parte  per  l’ammortamento  comprendono  anche
la  quota  per  il  logoro  economico,  che  è  indipendente
dal  traffico  compiuto  dalla  nave  e  che  risulta  dai  più  disparati ­
  giudizi  subbiettivi.  Appunto  per  ciò  vediamo  che
la  quota  di  ammortamento  è  calcolata  da  alcuni  al  5  per
cento,  da  altri,  come  ad  esempio  da  compagnie  inglesi
e  tedesche,  all’8  per  cento  e  da  altri  infine,  per  esempio
in  Francia,  al  10  per  cento  (1),  ed  aumenta  o  diminuisce
secondo  1’  andamento  degli  affari,  come  osserviamo  in
Inghilterra  nel  1909,  quando,  a  causa  del  ribasso  dei
noli,  gli  armatori  di  tramps  poterono  distribuire  un  dividendo ­
  normale,  riducendo  gli  ammortamenti  ai  minimi
termini  (2).
2°.  Il  premio  di  assicurazione  serve  a  trasformare  in
una  spesa  fissa  annuale  tutti  i  rischi  inerenti  alla  navigazione, ­
  facendo  sparire  così  i  numerosi  elementi  aleatori
che  si  riscontrano  in  questa  industria  e  rendendo  l’esercizio ­
  di  essa  sicuro  e  controllabile  quanto  quello  di  qualunque ­
  altra  impresa  solidissima.  Quando  l’assicurazione

(1)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  159.  —  Roux,  op.  cit.,  pag.  138.
r-  Scholz,  op.  cit.,  pag.  122.
(2)  B.  Huldermann,  Seeschìffahrt  und  Welthandel.  Berlin,  1911  f
Pag.  6.
        <pb n="161" />
        154

CAPITOLO  VI

è  assunta  da  compagnie  apposite,  il  premio  è  il  corrispettivo ­
  del  rischio  e  comprende,  oltre  il  premio  puro,
che  costituisce  il  valore  del  rischio  calcolato  statisticamente,
  anche  un’addizionale,  da  cui  la  compagnia  trae  il
rimborso  delle  spese  e  i  profitti  dei  capitali  impiegati
nella  sua  industria.  Per  determinare  i  premi  in  giusta
proporzione  coi  rischi,  sarebbe  necessario  che  le  società
assicuratrici  mettessero  lealmente  insieme  le  esperienze
dei  sinistri  sofferti  e  che  queste  esperienze,  valutate  statisticamente ­
  e  completate  con  le  notizie  fornite  dai  pubblici ­
  uffici,  fossero  prese  a  fondamento  di  una  tariffa
degna  di  fede  ;  e  qualche  cosa  si  è  già  fatto  in  questo
senso,  stabilendo  nei  centri  più  operosi  dell’industria  assicuratrice ­
  comitati  di  uomini  tecnici  sussidiati  dalle  compagnie, ­
  i  quali  raccolgono  e  comunicano  ad  esse  le  notizie ­
  geografiche,  meteorologiche,  economiche,  che  possono
influire  sulla  stima  dei  rischi,  le  informano  dei  sinistri,
delle  baratterie,  delle  condanne  inflitte  ai  capitani  colpevoli ­
  e  si  valgono  di  tutti  questi  dati  per  modificare  le  tariffe ­
  speciali  e  generali  in  base  ai  rischi  (1).  Di  tutto  ciò
non  hanno  bisogno  le  grandi  società  di  navigazione,  che
possiedono  molti  bastimenti  e  che,  senza  assicurarsi  con
estranei,  possono  da  loro  medesime  repartire  i  rischi
marittimi  sopra  un  gran  numero  di  viaggi  e  di  navi.  Ma
anche  in  questo  caso  non  si  può  dire  che  la  spesa  rappresentata ­
  dal  premio  sparisca,  perchè  essa  compare
ugualmente  sotto  forma  di  avarie  o  di  perdite,  che  avvengono ­
  di  tanto  in  tanto;  o  si  manifesta  con  la  prelevazione
  di  una  percentuale  fissa  sugli  utili  annuali,  fatta
dalle  compagnie  per  garantirsi  dalle  eventuali  perdite,  il
qual  sistema  è  seguito  dalle  più  importanti  società  inglesi

(1)  C.  Vivante,  Il  Contratto  di  Assicurazione,  voi.  II:  Le  Assicurazioni ­
  marittime.  Milano,  1900,  pag.  129-30.
        <pb n="162" />
        SfjjgBlfóìj

LE  SPESE  DI  ESERCIZIO  155

di  navigazione,  che  accantonano  a  tal  uopo  il  5  per  cento
del  loro  capitale  ogni  anno  (1)  ;  o  si  manifesta  anche,
come  fanno  le  due  maggiori  compagnie  germaniche,  col
segnare  figurativamente  il  pagamento  del  premio,  formando ­
  un  fondo  di  assicurazione,  che  serve  a  compensare ­
  i  danni  realmente  avvenuti  e  il  di  cui  residuo  va
ogni  anno  ad  ingrossare  i  profitti  delhimpresa  (2).  Siccome, ­
  però,  le  perdite  si  presentano  in  una  quantità  uniforme ­
  e  regolare,  quando  si  considera  un  periodo  lungo
di  tempo,  ma  avvengono  ogni  anno  in  modo  diverso  per
numero  e  per  entità,  così  non  ci  sembra  corretto  il  sistema ­
  di  distribuire  agli  azionisti  come  utili  il  risparmio
casuale  di  un  anno,  proveniente  da  minori  sinistri  marittimi, ­
  giacché  questo  risparmio  sarà  forse  annullato  da
una  spesa  maggiore,  che  si  dovrà  fare  in  qualcuno  degli
anni  successivi.
Il  premio  di  assicurazione,  essendo  sempre  in  rapporto ­
  coi  rischi  inerenti  alla  navigazione  marittima,  tende
a  diminuire  col  progresso  civile  che  elimina  i  pirati  una
volta  infestanti  i  mari,  coi  progressi  tecnici  che  migliorano ­
  le  costruzioni  e  rendono  sempre  più  indipendenti
le  navi  dagli  elementi  naturali,  e  coi  progressi  scientifici
che  fanno  meglio  conoscere  il  mare  e  permettono  di  guidarsi ­
  sopra  di  esso  più  facilmente.  Difatti  alla  metà  del
secolo  quindicesimo  il  premio  di  assicurazione  pei  trasporti ­
  marittimi  da  Londra  o  da  Bruges  per  Pisa  oscillava ­
  dal  12  al  15  per  cento;  al  principio  del  secolo
diciassettesimo  si  pagava  il  7  per  cento  pei  trasporti  da
Amburgo  a  Lisbona  e  8  a  10  per  cento  per  quelli  da
Amburgo  ad  Arkangel  (3);  dal  1820  al  1848  i  velieri

(1)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  164.
(2)  Schachner,  op.  cit.,  pag.  37.
(3)  Hcindivórterbuch  ecc.,  voi.  VII,  pag.  1257.
        <pb n="163" />
        156

CAPITOLO  VI

pagavano  un  premio  di  9  a  11  per  cento  nella  navigazione ­
  di  cabotaggio  e  di  2  */ 2  a  10  per  cento  secondo  i
viaggi  nella  navigazione  di  lungo  corso,  mentre  dal  1848
al  1860  le  navi  nuove  si  assicuravano  contro  tutti  i  rischi
pagando  da  6  ‘/ 2  a  8  per  cento.  Il  premio  di  assicurazione
è  minore  per  le  navi  in  acciaio  che  per  quelle  in  legno,
pei  vapori  che  pei  velieri  e  nei  vapori  stessi  è  minore
per  quelli  adibiti  a  linee  regolari  che  per  i  tramps  (1)  ;
sui  liners,  infatti,  si  nota  dal  1880  al  1900  una  riduzione
nei  premi  di  assicurazione  del  57  per  cento  sulla  nave
e  del  34  per  cento  sul  carico  (2).  Il  premio  inoltre
varia  secondo  i  viaggi,  secondo  le  stagioni  e  per  altre
ragioni  speciali,  che  rendono  eccezionalmente  rischiosi
certi  itinerari,  come  per  esempio  in  caso  di  guerra,  e
soprattutto  varia  secondo  la  solidità  delle  costruzioni,  la
bontà  dei  materiali  adoprati  e  l’uso  più  o  meno  rigoroso
di  tutte  quelle  norme,  che  la  tecnica  prescrive  per  rendere ­
  più  sicura  la  navigazione.
Per  fornire  agli  assicuratori  le  più  minute  notizie
sul  modo  con  cui  è  costruita  una  nave  e  sul  grado  di
fiducia  che  essa  merita,  sorgono  nei  principali  paesi  marittimi ­
  quelli  che  si  chiamano  Registri  di  classificazione.
Il  primo  di  essi  fu  pubblicato  a  Londra  nel  1760  e  sotto
il  nome  di  Lloyd's  Register  esiste  tuttora  ed  è  il  più  importante ­
  del  mondo  anche  dopo  la  fondazione  avvenuta
nella  stessa  Inghilterra  nel  1890  della  British  Corporation
for  thè  survey  and  registry  of  Shipping,  che  si  occupa
essa  pure  di  classificazione  navale.  In  Francia  venne
fondato  allo  stesso  scopo  nel  1828  il  Bureau  Veritas,  il
cui  registro  ha  un  carattere  internazionale,  e  successili) ­

  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  162-65.
(2)  J.  Glover,  Tonnage  Statistics  of  thè  decade  1891-900,  nel
Journal  of  thè  Statistical  Society,  marzo,  1902,  pag.  33.
        <pb n="164" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

157

vamente  sorsero  altri  registri  in  Olanda,  negli  Stati  Uniti
d’America,  in  Italia,  in  Austria,  in  Norvegia,  in  Grecia
e  in  Australia.  Il  Registro  Italiano,  nato  con  questo  nome
nel  1861  e  trasformatosi  di  recente  in  Registro  Nazionale
Italiano,  non  è,  come  quasi  tutti  gli  altri  esteri,  emanazione ­
  di  una  società  di  azionisti,  non  si  prefigge  scopi
di  lucro  ed  è  amministrato  e  diretto  in  vista  soltanto
dell’interesse  generale.  In  ogni  registro  sono  segnate
tutte  le  navi,  che  ne  hanno  fatto  domanda  pagando  una
tassa,  con  le  seguenti  indicazioni  :  specie  del  bastimento,
bandiera,  anno  di  costruzione,  tonnellaggio,  nome  della
nave,  del  capitano  e  dell’armatore,  porto  di  costruzione
e  di  armamento,  materiali  adoprati  nella  costruzione,
immersione  o  pescaggio,  numero  dei  ponti,  fiducia  da
accordarsi  alla  nave,  allo  scafo  e  agli  attrezzi,  durata  della
classificazione,  navigazione  a  cui  il  bastimento  è  adatto,
data  del  certificato,  data  e  luogo  dell’ultima  visita.  Nessuna ­
  nave  viene  segnata  nei  registri,  se  prima  non  è
stata  accuratamente  visitata  da  periti  appositi  che  giudicano ­
  del  suo  stato  di  conservazione,  e  i  periti  del  registro ­
  sorvegliano  anche  la  costruzione  dei  bastimenti
nuovi,  suggeriscono  i  miglioramenti  necessari  per  render
più  solida  la  costruzione  stessa,  la  seguono  in  tutti  i  suoi
stadi  e  fanno  poi  un  rapporto  particolareggiato,  in  base
al  quale  si  determina  la  classificazione.  Il  grado  di  fiducia
che  meritano  i  bastimenti  viene  espresso  nei  registri  con
segni  convenzionali,  che  sono  diversi  secondo  i  paesi  e
che  differiscono  anche  secondo  che  si  tratta  di  navi  in
legno  o  in  acciaio.  In  tutti  i  registri,  però,  si  distinguono
tre  classi,  suddivise  ognuna  talvolta  in  due  categorie  :
la  prima  classe  viene  assegnata  a  navigli  di  recente  e
ottima  costruzione,  ben  conservati  e  quindi  di  piena  fiducia, ­
  i  quali  poi,  dopo  aver  compiuto  il  termine  di  questa
classificazione,  se  hanno  sempre  lo  scafo  e  l’attrezzatura
in  buono  stato  e  sono  ancora  solidi  e  ben  conservati,
        <pb n="165" />
        158

CAPITOLO  VI

passano  alla  seconda  categoria  della  stessa  classe  ;  nelle
altre  classi  si  mettono  le  navi  in  condizioni  peggiori  o
quelle  che  hanno  compiuto  il  termine  di  classificazioni
superiori,  finché  si  arriva  all’ultima  categoria,  che  si  assegna ­
  a  navigli  mediocri,  solo  atti  al  trasporto  di  legnami
o  di  altri  carichi  non  soggetti  a  danni  di  mare.  Ora,  secondo ­
  che  un  bastimento  è  iscritto  nella  prima,  nella
seconda  o  nella  terza  classe,  mutano  le  probabilità  che
esso  vada  incontro  a  sinistri  marittini  e  varia  anche  la
misura  del  premio  ;  onde  questo  può  dunque  stabilirsi
in  esatta  proporzione  al  rischio  solo  in  grazia  dei  registri,
i  quali,  oltre  a  ciò,  danno  colle  loro  prescrizioni  un  continuo ­
  incentivo  a  migliorare  le  costruzioni,  perchè  il
maggior  costo  delle  navi  più  buone  e  più  solide  è  largamente ­
  compensato  dal  risparmio  annuale  sul  premio
di  assicurazione  (1).
Nella  misura  dei  premi  e  nei  metodi  con  cui  si  attua
il  contratto  di  assicurazione  ha  una  posizione  preponderante ­
  il  mercato  inglese,  che  comanda  e  dirige  il  mercato
mondiale  delle  assicurazioni  marittime.  E  nello  stesso
mercato  inglese  l’organo  più  importante  è  il  Lloyd,  che
è  una  società  interamente  distinta  e  separata  dal  registro
del  Lloyd,  da  noi  nominato  più  sopra,  ed  è  il  centro  dell’industria ­
  universale  delle  assicurazioni  marittime,  il  focolare ­
  rinomato  e  raggiante,  da  cui  si  diffondono  ovunque
le  notizie  relative  ai  trasporti  per  mare  (2).  Per  il  modo
di  computare  l’assicurazione,  essa  può  essere  a  viaggio  o
a  tempo.  La  prima  è  più  adattata  pei  velieri,  i  quali  fanno
spesso  dei  lunghi  viaggi,  che  durano  da  120  a  200  giorni;

(1)  C.  Supino,  I  Registri  di  classificazione  navale,  nella  Rivista
Marittima,  marzo  e  aprile,  1889.  —  Laeisz,  op.  cit.,  pag.  67-98.
(2)  D.  Owen,  Le  Lloyd  et  le  Registre  du  Lloyd,  nella  Revue  Économique
  Internationale,  maggio,  1905,  pag.  291-92.  —  Handwórterbuch
ecc.,  voi.  VII,  pag.  1258.
        <pb n="166" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

159

la  seconda  risponde  meglio  alle  esigenze  della  navigazione ­
  a  vapore,  che  fa  viaggi  brevi  e  frequenti  e  che
non  potrebbe  adagiarsi  a  continue  interruzioni  nell’assicurazione, ­
  a  rischio  di  lasciare  allo  scoperto  i  piroscafi
durante  le  operazioni  di  carico  e  scarico,  piene  di  pericoli ­
  anch’esse,  e  di  far  nascere  contestazioni  per  determinare ­
  il  principio  e  la  fine  di  ogni  viaggio  (1).  I  sinistri, ­
  contro  cui  ci  si  può  assicurare,  non  si  limitano  a
quelli  derivanti  dal  mare,  ma  comprendono  anche  gli
accidenti  che  possono  avvenire  sul  mare,  e  si  distinguono
in  tre  categorie:
1)  sinistri  provenienti  dalla  natura  o  dagli  elementi
(mare,  fuoco)  ;
2)  sinistri  provenienti  dall’azione  di  persone  che  si
trovano  a  bordo  della  nave  assicurata  (getto,  baratteria);
3)  sinistri  provenienti  dall’azione  di  persone  che  non
si  trovano  a  bordo  della  nave  assicurata  (navi  da  guerra
nemiche,  pirati,  corsari,  ladri,  sorprese,  catture,  arresti, ­
  ecc.)  (2).
Gli  armatori,  però,  sogliono  assicurarsi  soltanto  contro
quattro  rischi  principali,  cioè  incendio,  investimento,  abbordaggio ­
  e  naufragio,  e  non  contro  tutti  i  rischi  possibili
ed  immaginabili,  perchè  in  quest’ultimo  caso  l’assicurazione ­
  verrebbe  a  costare  da  2  a  2  */ 3  per  cento  di  più
ogni  anno.  Le  assicurazioni  marittime  possono  riferirsi
alla  nave,  all’armamento  o  colonna,  al  nolo,  alle  merci,
ai  profitti  sperati,  alle  somme  date  a  cambio  marittimo,
alle  spese  di  avaria  e  a  qualunque  altra  cosa  stimabile
in  denaro,  esposta  a  rischi  di  mare,  contro  i  quali  qualcheduno ­
  sia  interessato  a  premunirsi  (3),  Da  quando  il

(1)  W.  Gow,  Marine  Insurance.  London,  1897,  pag.  233-34.  —
Vivante,  op.  cit.,  pag.  255.
(2)  Gow,  op.  cit.,  pag.  100.  —  Pappenheim,  op.  cit.,  pag.  156.
(3)  Vivante,  op.  cit.,  pag.  156  e  seg.
        <pb n="167" />
        160

CAPITOLO  VI

commercio  marittimo  non  è  più  legato  indissolubilmente
alFindustria  dell’armamento,  rassicurazione  del  carico  è
nettamente  distinta  da  quella  della  nave,  perchè  se  i  danni
a  cui  va  incontro  il  bastimento  si  ripercuotono  quasi  sempre ­
  sulle  merci,  viceversa  le  merci  possono  subire  avarìe
senza  che  la  nave  sia  in  alcun  modo  danneggiata.  L’assicurazione ­
  del  carico,  salvo  convenzioni  particolari  in
contrario,  è  sopportata  dal  commerciante,  mentre  l’assicurazione ­
  del  bastimento  grava  sull’armatore,  e  quest’ultima
  soltanto  fa  parte  delle  spese  di  esercizio  della  navigazione. ­

3°.  Il  salario  degli  equipaggi  comprende,  oltre  la  paga
mensile  che  essi  ricevono,  anche  il  mantenimento,  il  quale
non  è  che  una  parte  del  salario  complessivo  pagato,  per
ragioni  di  convenienza,  in  natura  invece  che  in  contanti.
Il  personale,  che  si  trova  sopra  una  nave  e  che  compie
in  essa  qualche  funzione,  si  divide  in  tre  categorie  distinte. ­
  Abbiamo,  in  primo  luogo,  il  personale  adibito  alla
manovra  del  bastimento,  ossia  il  capitano,  gli  ufficiali,  i
timonieri,  i  marinai  e  i  mozzi,  che  è  l’unico  esistente  nei
velieri  e  che  ha  una  funzione  assai  importante  anche  nei
vapori.  In  questi,  in  secondo  luogo,  abbiamo  il  personale
adibito  al  servizio  della  forza  motrice,  composto  di  macchinisti ­
  in  prima  e  aiutanti,  di  fuochisti,  di  carbonai  e  di
lubrificatori.  E  infine  nei  vapori  da  passeggieri  abbiamo
una  terza  categoria  di  personale,  tanto  più  numerosa  e
più  svariata  secondo  la  grandezza  o  il  lusso  dei  piroscafi,
che  comprende  gli  amministratori,  i  guardarobieri,  i  camerieri, ­
  i  cuochi,  i  fornai,  gli  sguatteri,  ecc.,  insieme
agl’individui  che  esercitano  i  più  diversi  mestieri,  come
telegrafisti,  elettricisti,  stampatori,  barbieri,  musicanti  e
medici  (1).  Questa  suddivisione  del  personale  può  dirsi

(1)  Haarmann,  op.  cit..  pag.  92-102.  —  Pierrard,  op.  'cit.,  pagine ­
  263-68.
        <pb n="168" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

161

li

di  formazione  relativamente  recente.  La  marina  mercan.
tile  germanica,  ad  esempio,  disponeva  nel  1880  di  40.000
uomini  tutti  marinai;  ora  invece,  sopra  64.000  uomini  che
possiede,  solo  31.600  sono  marinai,  di  cui  12.800  su  velieri ­
  e  18.800  su  vapori,  mentre  19.800  appartengono  al
personale  di  macchina  e  12.600  ai  vari  mestieri  della
terza  categoria  (1).
Tutte  le  persone  impiegate  sulla  nave,  ad  eccezione
del  capitano,  sono  arruolate  o  per  un  solo  viaggio  di
andata  e  ritorno  o  per  un  tempo  limitato  ;  e  anche  quando
l’arruolamento  viene  stipulato  per  un  tempo  più  lungo,
come  succede  col  prevalere  dei  piroscafi  e  delle  imprese
in  grande,  le  due  parti  hanno  diritto  di  denunziarlo  alla
fine  del  viaggio,  o  gli  armatori  possono  licenziare  la  gente
di  mare  quando  non  ne  hanno  più  bisogno.  L’impiego  di
essa  dipende,  dunque,  dalla  durata  dei  viaggi,  comincia
e  finisce  con  ognuno  di  questi  ed  è  in  immediato  rapporto ­
  col  traffico  marittimo  (2),  com’  è  in  rapporto  col
traffico  marittimo  il  salario  che  percepiscono  gli  equipaggi, ­
  il  quale,  come  quello  di  qualunque  altra  specie  di
lavoro,  varia  col  variare  della  domanda  e  dell’offerta.
Così,  quando  il  commercio  aumenta,  quando  crescono  le
costruzioni,  mettendo  ogni  anno  un  numero  più  grande
di  tonnellate  in  mare,  la  richiesta  di  marinai  subirà  un
incremento  proporzionale  e  provocherà  un  rialzo  nei  salari, ­
  mentre  d’altro  lato  questi  ribasseranno,  quando  l’offerta ­
  di  marinai  si  trovi  ad  essere  momentaneamente  superiore ­
  alla  domanda.  In  questi  ultimi  anni,  però,  la  migliore ­
  organizzazione  della  gente  di  mare  ha  fatto  in
modo  che  i  salari  rimangano  invariati  nei  momenti  di
depressione,  come  vediamo  succedere  a  Brema  negli  anni

(1)  Thiess,  op.  cit.,  pag.  120.
(2)  Schachner,  op.  cit.,  pag.  47.
        <pb n="169" />
        162

CAPITOLO  VI

1900,  1901  e  1902,  in  cui  il  salario  medio  dei  marinai  è
rispettivamente  di  M.  59.33,  di  M.  60.81  e  di  M.  60.95  al
mese,  ad  onta  della  crisi  che  colpisce  tutte  le  industrie
germaniche  nel  1901  (1).  I  salari  degli  equipaggi  sono
differenti,  secondo  che  si  tratti  di  vapori  o  di  bastimenti
a  vela,  secondo  il  viaggio  da  intraprendere,  secondo  gl'itinerari ­
  da  seguirsi,  secondo  la  stagione  (2);  e  sono
differenti  anche  secondo  l’istruzione  più  o  meno  elevata
che  richiedono  i  vari  lavori,  o  la  responsabilità  maggiore
o  minore  inerente  ai  vari  uffici,  perchè  quella  parte  dell’equipaggio, ­
  che  possiede  delle  doti  speciali,  ottiene  naturalmente ­
  una  rimunerazione  più  alta  come  compenso
delle  spese  che  ha  dovuto  sostenere  per  acquistare  le
doti  stesse,  mentre  pei  lavori  ordinari  ed  infimi  la  rimunerazione ­
  scende  a  livelli  bassissimi.  Così  la  Peninsulare,
che  paga  lautamente  il  suo  personale  superiore,  ha  i  nove
decimi  degli  equipaggi  composti  da  Indiani,  che  le  costano ­
  60  centesimi  al  giorno  di  mantenimento  per  persona ­
  e  ai  quali  dà  un  salario  di  15  o  20  franchi  al  mese.
Tra  paese  e  paese  si  riscontrano  spesso  differenze
assai  rilevanti  nei  salari  dei  marinai  e  ciò  perchè  la  concorrenza ­
  internazionale,  che  pure  esiste  nella  domanda
e  nell’offerta  della  gente  di  mare,  trova  degli  ostacoli,  i
quali  non  rendono  sempre  possibile  che  si  stabilisca  un
perfetto  pareggiamento  nei  salari.  Intanto  le  nazioni,
che  hanno  una  marina  mercantile  molto  sviluppata,  possono ­
  pagare  dei  salari  più  elevati,  perchè  attribuiscono
un  maggior  valore  d’uso  al  lavoro  dei  marinai,  perchè
sono  in  grado  di  utilizzare  meglio  questo  lavoro,  compiendo ­
  una  quantità  tanto  più  grande  di  atti  di  trasporto,

(1)  R.  Schachner,  Seeverkehr  und  Reederei,  in  Schrifien  des  Vereìns
  fùr  SocialpoliHk,  voi.  CVIII.  Leipzig,  1903,  pag.  162-63.
(2)  Inchiesta  ecc.,  voi.  Ili,  pag.  186-95.
        <pb n="170" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

163

e  perchè  se  ne  servono  e  lo  pagano  soltanto  quando  ne
hanno  bisogno.  Il  capitano  inglese,  dice  il  D’Avenel,  arrivando ­
  in  un  porto,  licenzia  quasi  tutto  il  personale,  e
ciò  che  sarebbe  per  le  altre  nazionalità  una  durezza  eccessiva, ­
  non  offre  inconvenienti  per  la  britannica,  in
quanto  che  il  marinaio,  per  quanto  lontano  dalla  patria,
trova,  appena  congedato,  dieci  navi  inglesi  presso  cui
impiegarsi  (1).  D’altro  lato  a  questi  salari  elevati  non
può  partecipare  la  gente  di  mare  di  tutti  gli  Stati,  giacché
ogni  paese  accorda  in  generale  la  preferenza  ai  marinai
della  propria  nazione,  rendendo,  così,  diffìcile  a  quelli
esteri  di  competere  a  condizioni  uguali.  E  poi  talvolta  i
marinai  di  alcuni  paesi  si  trovano  in  una  posizione  privilegiata ­
  ed  ottengono  abitualmente  salari  più  elevati,
perchè  sono  più  abili,  o  perchè  godono  una  maggior  fiducia, ­
  o  perchè  appartengono  a  regioni,  in  cui  è  più  alto
il  livello  generale  delle  mercedi.  E  naturale  che  in  questi
vari  casi  gli  equipaggi  sieno  pagati  in  misura  differente,
senza  che  sia  possibile  ristabilire  l’equilibrio  nei  salari
tra  un  paese  e  l’altro.  Così,  ad  esempio,  negli  Stati  Uniti
d’America  i  salari  della  gente  di  mare  sono  più  elevati
che  in  Inghilterra  e  in  Germania,  come  si  vede  chiaramente ­
  da  questi  dati,  che  si  riferiscono  al  1901  e  a  tre
piroscafi  ben  conosciuti:

Home

Nazionalità

S.  Louis  Americana
Oceanie  Inglese
Kaiser  W.  d.  G.  Germanica

Tonnellaggio

Personale

Salari  mensili

11.629

380

L.  56.530

17.274

427

»  49.455

14.349

500

«  38.575

e  dentro  gli  stessi  Stati  Uniti  i  salari  sono  più  alti  sulle
coste  del  Pacifico  che  sull’Atlantico  e  pei  viaggi  brevi,

(1)  D’Avenel,  art.  cit.,  pag.  64.
        <pb n="171" />
        164

CAPITOLO  VI

nei  quali  è  più  numeroso  l’elemento  americano,  che  pei
viaggi  lunghi,  in  cui  predomina  l’elemento  straniero  (1).
Il  salario  degli  equipaggi  costituisce  una  delle  spese
principali  di  esercizio  per  le  navi,  ed  è  anzi  la  prima  in
ordine  d’importanza  per  i  velieri;  da  qui  la  necessità  in
cui  si  trovano  gli  armatori  di  diminuire  il  più  possibile
questa  spesa,  cercando  di  avere  degli  equipaggi  capaci,
ma  ridotti  di  numero.  Meno  marinai  sono  sopra  una  nave,
meno  posto  si  deve  consacrare  al  loro  alloggio  e  ai  loro
viveri,  e  più  spazio  rimane  disponibile  per  il  nolo  lucrativo ­
  ;  per  cui  la  riduzione  degli  equipaggi  non  porta
solo  una  diminuzione  di  spesa,  ma  anche  un  aumento
di  utile.  Di  ciò  si  accorse  per  la  prima  la  marina  dell’America ­
  settentrionale,  la  quale,  per  risparmiare  nei  salari, ­
  in  quel  paese  più  elevati  che  altrove,  cominciò  fino
da  molti  anni  fa  a  costruire  dei  bastimenti  con  alberatura ­
  e  attrezzatura  meglio  disposte  e  più  semplici,  cosicché ­
  essi  potevano  venire  manovrati  da  un  numero
molto  minore  di  uomini  (2).  Lo  stesso  resultamento  è
stato  raggiunto  con  l’aumento  continuo  nelle  dimensioni
delle  navi,  perchè  il  numero  dei  marinai  necessari  non
cresce  in  proporzione  del  tonnellaggio,  e  con  l’impiego  del
vapore  come  forza  motrice,  che  ha  reso  molto  più  efficace
il  lavoro  degli  equipaggi  sopra  ogni  nave,  aumentando
la  quantità  di  atti  di  trasporto  che  essa  può  compiere,
mentre  un  risparmio  effettivo  di  lavoro  si  è  avuto  con
l’uso  di  mezzi  meccanici  in  operazioni,  che  prima  erano

(1)  E.  T.  Chamberlain,  Arbeitsbedingungen  zur  Sue  auf  Americanischen
  Schiffen,  in  Schriften  ecc.,  voi.  CIV,  parte  1‘,  pag.  5-6  e  19.
(2)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  IV,  pag.  167.  —  Vidalin,  art.  cit.,
pag.  778.  —  L’inchiesta  francese  del  1862  rilevava  che  gli  Americani ­
  impiegavano  un  uomo  per  ogni  25  tonnellate,  i  popoli  del  Baltico
e  del  mare  del  Nord  uno  per  ogni  19,  l’Inghilterra  uno  per  16  e  la
Francia  uno  per  12.  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  167-68.
        <pb n="172" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

165

fatte  a  braccia  d’uomo,  come  il  trasporto  del  carbone,  la
sua  immissione  nei  forni  e  la  lubrificazione  di  certe  parti
della  macchina.  E  siccome  il  progresso  della  navigazione,
oltre  estendere  l’uso  di  questi  mezzi  meccanici,  mira,
come  abbiamo  visto,  a  sostituire  le  navi  grandi  alle  piccole ­
  e  i  vapori  ai  velieri,  ne  viene  di  conseguenza  che
la  gente  di  mare  impiegata  nella  marina  mercantile  per
ogni  tante  tonnellate  vada  continuamente  diminuendo.
Difatti  gli  uomini  impiegati  per  ogni  100  tonnellate  nella
marina  mercantile  inglese  si  sono  ridotti  nelle  seguenti
proporzioni  :

1852

1874

1881

189»

1898

1931

Velieri  .

.  4.55

3.19

2.32

1.96

1.65

1.61

Vapori  .

.  8.04

4.10

2.95

2.73

2.32

2.22  (1).

Nei  grandi  velieri  tedeschi  a  tre  o  più  alberi  c’erano
3.25  uomini  per  ogni  100  tonnellate  nette  nel  1874  e  solo
0.655  nel  1905  (2).  E  nella  marina  mercantile  di  tutto  il
mondo,  secondo  le  statistiche  alquanto  arretrate  del  Kiaer,
gli  equipaggi  sono  rimasti  quasi  invariati  dal  1879  al  1886,
mentre  la  forza  di  trasporto  espressa  in  tonnellate  calcolate ­
  è  salita  da  27.831.500  a  35.685.200  tonnellate,  o  nel
rapporto  da  100  a  124;  per  cui  l’efficacia  del  lavoro  umano
applicato  ai  trasporti  marittimi  si  è  accresciuta  in  questo
breve  spazio  di  tempo  di  circa  24  per  cento  (3).
4.°  Se  per  le  navi  a  vela  la  spesa  di  esercizio  più
gravosa  è  quella  relativa  agli  equipaggi,  per  i  piroscafi
invece  viene  in  prima  linea  la  spesa  del  combustibile  e

(1)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  Ili,  pag.  196.  —  Russell  Smith,  Organisation
  ecc.,  pag.  102.
(2)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  211.
(3)  A.  N.  Kiaer,  Statìstique  de  la  Navigation  Maritime.  Christiania,
1831-87,  voi.  Ili,  pag.  XVIII.
        <pb n="173" />
        dei  lubrificanti.  La  provvista  di  carbone,  che  un  vapore
deve  portare  con  sè,  è  data  dai  cavalli  indicati  della  macchina, ­
  dal  consumo  per  cavallo-ora,  dalla  velocità  e  dalle
miglia  da  percorrersi,  aggiungendovi  un  10  per  cento
come  riserva  per  ogni  evenienza.  Così  un  piroscafo  dotato ­
  di  una  macchina  di  2200  cavalli  indicati,  che  consuma ­
  0.7  k.  di  carbone  per  cavallo-ora  e  che  va  alla  velocità ­
  di  nodi  11  3 / 4  all’ora,  dovrà  portare  con  sè  per
fare  il  viaggio  di  12.545  miglia  da  Amburgo  a  Melbourne
questa  provvista  di  combustibile  :

2200  X  0.7  X

12.545
11.75

10  °/ 0  =  1800  tonn.  (1).

Quanto  agli  altri  consumi  di  oli,  grassi,  cotone,  ecc.,  si
possono  calcolare  in  ragione  del  5  a  10  per  cento  della
spesa  del  combustibile  secondo  le  macchine  (2),  e  ci  basterà ­
  l’averne  fatto  qui  cenno.  La  sola  spesa  del  combustibile ­
  rappresenta  un  terzo  delle  spese  complessive
della  navigazione  nei  vapori  rapidi  da  passeggieri,  un
quarto  nei  vapori  misti  da  passeggieri  e  da  carico  (3)  e
un  quinto  o  poco  meno  nei  ccirgo-boats.  Da  qui  la  necessità ­
  di  trarre  da  questa  spesa  il  massimo  effetto  utile,  di
ridurre  il  consumo  più  che  sia  possibile  e  di  tenere  questo
consumo  sempre  in  proporzione  col  resultamento  che  si
vuol  raggiungere,  giacché  nella  navigazione  il  combustibile
male  impiegato  provoca  una  spesa  maggiore  senza  scopo,
diminuisce  il  carico  utile  o  limita  la  distanza  da  percorrersi. ­
  I  progressi  nelle  macchine  marine,  di  cui  abbiamo
fatto  cenno  nel  Capitolo  II,  che  hanno  avuto  per  meta
di  accrescere  in  esse  la  pressione,  hanno  portato  una

(1)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  121.
(2)  Pierrard,  op.  cit.,  pag.  341-42.
(3)  Schachner,  Tcirifwesen  ecc.,  pag.  39.
        <pb n="174" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

167

maggiore  economia  di  vapore  nei  cilindri,  unita  ad  un
aumento  di  potenza  per  un  dato  dispendio  di  calorico,
un  risparmio  nel  consumo  del  combustibile  e  una  riduzione ­
  nel  peso  delle  macchine  e  nello  spazio  occupato  da
esse,  perchè  la  maggior  pressione  fa  ottenere  una  potenza ­
  data  con  un  cilindro  di  dimensioni  più  piccole.  E
così  la  navigazione  ha  ottenuto,  anche  da  questo  lato,
una  diminuzione  di  spesa  e  un  aumento  di  benefizio  per
il  maggiore  spazio  utile  diventato  disponibile.  Anche  facendo ­
  astrazione  dal  minor  posto  occupato  dalle  macchine,
un  piroscafo,  che  può  ora  fare  un  viaggio,  consumando
300  tonnellate  meno  di  carbone,  e  che  può  prender  così
300  tonnellate  di  più  di  merci,  poniamo  al  prezzo  di  20
lire  per  tonnellata,  ottiene  una  diminuzione  di  spesa  di
0000  lire,  calcolando  il  carbone  a  30  lire  per  tonnellata,
un  aumento  di  guadagno  di  6000  lire  per  il  maggior
carico  trasportato  e  un  utile  complessivo  maggiore  di
lire  15.000.  Oltre  a  ciò  il  diminuito  consumo  di  combustibile ­
  dà  la  possibilità  di  fare  delle  lunghe  traversate
anche  in  quei  mari  dove  non  esistono  stazioni  di  carbone,
perchè  la  quantità  totale  di  combustibile  essendo  ridotta,
può  esser  facilmente  contenuta  in  una  nave  di  dimensioni ­
  non  troppo  esagerate,  senza  togliere  molto  posto
al  carico  utile.  Quale  importanza  abbia  in  tal  caso  ogni
minimo  risparmio  in  questa  spesa,  si  può  facilmente  arguire, ­
  sapendo  come  le  navi  francesi,  che  andavano  in
Australia  qualche  anno  fa,  dovevano  limitare  il  loro  carico
a  1500  tonnellate,  essendo  costrette  a  portar  con  loro
1800  tonnellate  di  carbone  (1)  e  come  alcuni  piroscafi
inglesi  nel  fare  lo  stesso  viaggio  trasportassero  fino  3600
tonnellate  di  merci,  ma  avendo  con  loro  3000  tonnellate
di  carbone  (2),  e  non  possano  anche  ai  nostri  giorni

(1)  D’Avenel,  art.  cit.,  pag.  63.
(2)  Revue  Maritime,  novembre,  1879,  pag.  515.
        <pb n="175" />
        168

CAPITOLO  VI

spiegare  tutta  la  velocità  di  cui  sono  capaci,  perchè  si
rovinerebbero  se  non  facessero  economia  di  combustibile
  (1).
Abbiamo  detto  che  il  consumo  di  combustibile  deve
esser  sempre  tenuto  in  una  certa  proporzione  col  risultamento
  che  si  vuol  raggiungere.  Infatti  ogni  incremento  di
velocità  è  senza  dubbio  un  vantaggio,  ma  un  vantaggio
ottenuto  sopportando  spese  progressivamente  crescenti.
Intanto  l’aumentata  velocità  rènde  necessario  un  rafforzamento ­
  nei  materiali  da  costruzione,  nelle  caldaie,  nelle
macchine  e  in  tutte  le  altre  parti  operanti  della  nave,
come  propulsori,  valvole,  pompe,  ecc.  ;  esige  una  spesa
più  elevata  per  la  costruzione,  che  deve  essere  più  resistente ­
  contro  l’urto  dell’acqua  e  più  grande  per  contenere
la  macchina;  richiede  riparazioni  più  frequenti  e  costose,
maggiori  riguardi,  azione  più  pronta  e  per  ciò  più  personale ­
  (2).  Secondo  i  calcoli  dell’ex-deputato  francese
Roux,  se  un  piroscafo  di  10  nodi  costa  1.050.000  franchi,
uno  di  18  viene  a  costare  fr.  3.065.000;  nel  primo  occorrono ­
  38  uomini  di  equipaggio  e  nel  secondo  117;  solo
per  la  macchina  nell’uno  bastano  10  uomini  e  nell’altro
ce  ne  vogliono  73  (3).  Anche  la  spesa  per  la  costruzione
della  macchina  stessa  cresce  in  modo  più  che  proporzionale, ­
  perchè  cresce  in  modo  più  che  proporzionale
la  forza  in  cavalli  necessaria  per  ottenere  un  aumento
di  velocità.  In  qual  rapporto  stia  la  velocità  col  costo
di  costruzione  dei  piroscafi  e  colla  forza  in  cavalli  delle
loro  macchine,  risulta  dai  seguenti  dati,  raccolti  dalla
commissione  inglese,  incaricata  di  determinare  il  sussidio ­
  governativo  da  concedere  ai  grandi  vapori,  di  cui

(1)  Fraser-Macdonai.d,  op.  cit.,  pag.  116.
(2)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  IV,  pag.  211-13.
(3)  Roux,  op.  cit.,  pag.  118.
        <pb n="176" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

169

lo  Stato  vuol  avere  la  libera  disposizione  in  date  eventualità, ­
  i  quali  dati  si  riferiscono  appunto  1)  alla  velocità
media  in  miglia,  2)  al  costo  della  nave  in  lire  sterline  e
3)  alla  forza  in  cavalli:
1)  20  21  22  23  24  25  26
2)  350.000  400.000  470.000  575.000  850.000  1.000.000  1.250.000
3)  19.000  22.000  25.000  30.000  40.000  52.000  68.000
dalle  quali  cifre  si  rileva  che  per  passare  da  21  a  24  nodi
è  necessario  raddoppiare  il  costo  di  costruzione  e  la  forza
in  cavalli,  e  triplicare  entrambi  per  passare  da  21  a  26
nodi  (1).  Ma  l’elemento  di  spesa,  che  più  si  accresce  col
crescere  della  velocità,  è  naturalmente  quello  relativo  al
consumo  di  combustibile.  Esso  aumenta  come  il  quadrato
della  velocità.  Così  il  consumo  di  carbone  per  una  velocità ­
  di  9  1 / 2  e  di  11  1 / 2  miglia  all’ora  sale  nel  seguente
rapporto  :
19 1  2  23 2
:  -y-  =  361  :  529  =  2:3  (2).
Se  consideriamo  una  traversata  di  3000  miglia,  che  è
circa  la  distanza  fra  l’Havre  e  New  York,  vediamo  che
nel  passare  da  12  a  16  nodi  si  guadagna  un  terzo  sul
tempo,  ma  da  16  a  18  nodi  si  guadagna  solo  1 / 8  e  1 / 9  da  18
a  20  ;  mentre  gli  aumenti  di  spesa  sono  sempre  maggiori ­
  a  misura  che  si  passa  a  velocità  più  alte,  come  risulta ­
  dalle  seguenti  cifre,  che  ci  danno  la  durata  del
viaggio  e  il  costo  di  ogni  ora  di  cammino  da  11  fino  a
21  nodi  :

(1)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  192.
(2)  G.  Jaensch,  Die  deutschen  Dampfersubvenlionen.  Berlin,  1907,
pag-  61.
        <pb n="177" />
        170

CAPITOLO  VI

n

12  1

13  14

15

16

Ore  e  min.  .  .

288.16

264.15  243.55  226.30

211.24

198.08

Costo  per  ora  fr.

295

370  450  535

630

735

17

18

19

20

21

Ore  e  min.  .  .

186.32

176.10

166.48

158.33

151

Costo  per  ora  fr.

865

1025

1230

1475

1800

da  cui  si  vede

che  da

11  a  12

nodi  l’aumento

di  spe

è  di  75  franchi,  nei  passaggi  successivi  diventa  sempre
più  forte,  finché  si  arriva  ad  un  aumento  di  325  franchi
per  andare  da  nodi  20  a  21  (1).  Non  c’  è  da  maravigliarsi, ­
  dunque,  se  Collins  dichiarava  al  Congresso  americano ­
  che  per  effettuare  un  risparmio  di  un  giorno  o  di
un  giorno  e  mezzo  tra  New  York  e  Liverpool  la  sua
Compagnia  spendeva  quasi  un  milione  di  dollari  all’anno ­
  (2).
Ora,  dal  momento  che  il  cammino  percorso  da  un
piroscafo  ha  un  valore  proporzionale  al  consumo  di  carbone ­
  provocato,  dal  momento  che  gl’incrementi  di  velocità ­
  si  ottengono  aumentando  grandemente  questo  consumo ­
  e  dando  maggiori  dimensioni  alle  macchine  e  alle
caldaie,  si  può  arrivare  ad  un  punto,  in  cui  la  velocità
desiderata  richieda  tale  provvista  di  combustibile  e  tali
macchine,  da  non  lasciare  più  spazio  disponibile  per  rimbarco ­
  di  viaggiatori  o  di  merci  (3).  Ma  se  fino  a  questo
limite  estremo  non  arriverà  mai  alcun  armatore,  a  molti
può  invece  accadere  di  spingere  tanto  oltre  la  spesa  per
il  combustibile,  da  non  giungere  a  coprirla  coi  resultamenti
utili  della  navigazione.  Il  rapporto  economico  tra  la  ve-(1)

  Roux,  op.  cit.,  pag.  126  e  130.
(2)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  IV,  pag.  216.
(3)  E.  Paris,  Utilisation  économique  des  navires  à  vapeur.  Paris,
s.  d.,  pag.  2  e  38.
        <pb n="178" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

171

locità  e  il  consumo  di  carbone  diventa  in  tal  modo  un
problema  di  primissima  importanza,  che  dovrà  risolversi
in  modo  diverso  secondo  il  valore  che  si  attribuisce  alla
velocità  in  ogni  dato  trasporto,  secondo  il  prezzo  del
combustibile  e  secondo  l’altezza  dei  noli.  Quando  si  tratta
di  trasportare  lettere,  viaggiatori  di  prima  classe  e  merci
di  valore  elevato  e  che  debbono  arrivare  prontamente  a
destinazione,  allora  la  velocità  ha  una  grande  importanza
e  può  essere  accresciuta,  ad  onta  del  costo  maggiore  a
cui  si  va  incontro;  ma,  quando  non  esistono  queste  condizioni ­
  speciali,  è  preferibile  andare  più  lentamente,  in
particolar  modo  allorché  si  tratta  di  viaggi  lunghi,  per
ridurre  il  consumo  di  combustibile  ed  accrescere  lo  spazio
riservato  al  carico.  D’altro  lato  il  ribasso  di  prezzo  del
carbone  può  permettere  un  maggior  consumo  e  rendere
economiche  delle  velocità  più  elevate  ;  ma  in  tal  caso  è
necessario  che  il  ribasso  sia  così  sensibile,  da  fornire  un
compenso  per  la  quantità  più  grande  di  combustibile  che
deve  esser  consumato  e  per  lo  spazio  minore  che  rimane
disponibile  per  il  carico  utile.  Anche  i  noli  possono  esercitare ­
  una  certa  influenza  sulla  velocità  da  preferirsi  economicamente, ­
  giacché,  quanto  più  essi  sono  elevati,  maggiori ­
  sono  le  entrate  che  riscuote  l’armatore  e  più  margine
egli  ha  per  mandare  il  piroscafo  a  velocità  più  spinte,
mentre  d’altro  canto  il  maggior  guadagno,  che  egli  ottiene
dallo  spazio  disponibile  della  nave,  può  esser  per  lui  un
incentivo  a  ridurre  lo  spazio  destinato  al  combustibile  e
tolto  per  ciò  al  noleggio.  Da  ciò  risultano  le  più  opposte
tendenze  economiche  :  ogni  aumento  di  velocità,  ristringendo ­
  lo  spazio  disponibile  della  nave,  fa  aumentare  i
noli  ;  l’aumento  dei  noli  rende  conveniente  delle  velocità
più  elevate,  ma  in  quanto  esso  spinge  ad  impiegare  il
massimo  spazio  utile,  tende  a  far  diminuire  la  velocità,
facendola  diventare  più  costosa;  e  l’importanza  che  si
attribuisce  alla  velocità  in  ogni  singolo  caso  risolve  ora
        <pb n="179" />
        172

CAPITOLO  VI

in  un  senso  ed  ora  in  un  altro  queste  contraddizioni
economiche.
Un’altra  questione  economica  relativa  al  combustibile
è  che  cosa  convenga  più,  se  caricare  al  porto  di  partenza
l’intera  quantità  di  carbone  necessario  per  il  viaggio,  oppure ­
  se  fermarsi  due  o  tre  volte  durante  il  viaggio  per
rinnovare  la  provvista,  lasciando  in  tal  modo  uno  spazio
molto  più  vasto  per  il  carico  utile.  A  tale  quesito  si  può
rispondere  in  due  modi  diversi,  a  seconda  che  la  nave
passa  da  paesi  che  producono  il  carbone  fossile,  come
l’Inghilterra,  gli  Stati  Uniti,  l’Australia  o  il  Giappone,
oppure  da  stazioni  che  lo  hanno  in  deposito  e  che  lo  ri
cevono  dai  paesi  produttori.  Nel  primo  caso  conviene  di
rinnovare  la  provvista,  se  il  viaggio  consente  alla  nave
di  fare  delle  fermate,  perchè  essa  ottiene,  nei  luoghi  di
produzione,  il  carbone  ad  un  prezzo  sempre  più  basso  e
può  trasportare  così  una  maggior  quantità  di  merci  o  di
viaggiatori,  e  questo  sistema  è  tanto  più  conveniente  per
quanto  i  noli  sono  più  elevati.  Nel  secondo  caso,  invece,
è  certo  preferibile  di  viaggiare  con  la  provvista  completa
di  combustibile,  perchè  in  ogni  stazione  questo  costa  in
generale  il  prezzo  di  origine  più  il  nolo  per  il  trasporto
fino  a  quella  data  stazione  ;  ora,  dovendo  dunque  in  ogni
modo  pagare  il  nolo,  è  meglio  che  la  nave  lo  paghi  a
sè  stessa,  impiegando  in  ogni  viaggio  una  parte  dello
spazio  utile,  che  talvolta  potrebbe  anche  rimanere  inoperoso. ­
  Però,  anche  in  questo  secondo  caso,  può  convenire ­
  di  fermarsi  lungo  il  viaggio  per  prender  carbone,
quando  esso  si  trovi  in  porti  che,  avendo  sempre  abbondanza ­
  di  merci  all’uscita,  lo  ricevano  pagando  il  trasporto ­
  a  prezzi  assai  vantaggiosi.  Parrebbe  a  prima  vista
che,  quando  i  noli  sono  molto  elevati,  una  nave  debba
avere  la  convenienza  di  rinnovare  durante  il  viaggio  la
provvista  di  carbone,  anche  se  sia  costretta  ad  acquistarlo ­
  nelle  stazioni  di  deposito  dove  costa  più  caro,
        <pb n="180" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

173

perchè  così  può  lasciare  più  spazio  disponibile  per  il
carico  e  lucrare  nel  maggior  nolo  che  ottiene.  Ma  poiché
nelle  stazioni  di  deposito  il  prezzo  del  carbone  è  determinato ­
  da  quanto  esso  costa  sul  luogo  di  origine  e  dalle
spese  di  trasporto,  ogni  aumento  dei  noli  fa  crescere  il
prezzo  del  combustibile  in  queste  stazioni  più  lontane  ;
inoltre,  per  scaricare  via  via  le  merci  e  caricare  il  carbone, ­
  il  piroscafo  si  deve  fermare  nei  porti  intermedi,
perdendo  tempo  e  pagando  le  tasse  di  ancoraggio  ;  di
modo  che  quanto  l’armatore  paga  di  più  per  questi  vari
elementi  di  spesa  distrugge  il  guadagno,  che  gli  porta
l’aumento  del  carico  per  la  diminuzione  dello  spazio  riservato ­
  al  combustibile.
Tutti  questi  problemi  economici  sarebbero  semplificati ­
  se  il  carbone  pesasse  meno,  o  se  si  trovasse  il  modo
di  raffinarlo  in  tal  maniera  da  ridurne  il  peso  a  parità
di  potenza  calorifica,  o  se  si  potesse  impiegare  nella  navigazione ­
  un  combustibile  più  leggero.  Quest’ultima  ipotesi ­
  è  quella  che  ha  trovato  di  recente  una  più  completa
realizzazione  con  l’uso  degli  oli  minerali  nelle  macchine
marine.  Gli  oli  pesanti  e  il  petrolio  possono  esser  messi
nel  doppio  fondo  o  nelle  parti  più  strette  della  nave,  lasciando ­
  libero  per  il  carico  utile  lo  spazio  ora  occupato
dal  carbone  ;  possono  con  maggior  facilità  esser  caricati
sul  bastimento  e  fatti  passare  meccanicamente  nelle  fornaci ­
  con  un  lavoro  molto  minore  ;  hanno  una  potenza
calorifica  doppia  di  quella  del  miglior  carbone,  onde  occorrono ­
  due  tonnellate  di  questo  per  ottenere  la  forza
che  si  avrebbe  con  una  tonnellata  di  combustibile  liquido  ;
e  questa  occupa  45  piedi  cubici  nella  nave,  mentre  ci  vogliono ­
  84  piedi  cubici  per  mettervi  due  tonnellate  di  carbone ­
  :  così  un  transatlantico  con  macchine  di  40.000  cavalli ­
  potrebbe  portare  2500  tonnellate  di  olio  minerale
invece  di  3700  tonnellate  di  carbone,  potendo  aggiungere ­
  1200  tonnellate  allo  spazio  riservato  al  carico
        <pb n="181" />
        174

CAPITOLO  VI

utile  (1).  Certo  l’uso  del  combustibile  liquido  darà  luogo  a
nuovi  problemi  di  qualche  entità  per  la  limitazione  soverchia ­
  dei  luoghi  di  produzione,  per  1’  ordinamento  delle
stazioni  di  deposito  e  soprattutto  per  l’impiego  di  questo
combustibile  nelle  macchine  di  alta  potenzialità  ;  ma  se
gli  oli  minerali  non  porteranno  quella  rivoluzione  nei
trasporti  marittimi,  di  cui  molti  ci  parlano  con  evidente
esagerazione,  contribuiranno  senza  dubbio  a  ridurre  le
spese  per  la  forza  motrice  nella  navigazione.
5.°  Tra  le  spese  di  esercizio  della  navigazione  devono
annoverarsi  anche  le  varie  tasse  che  si  pagano  entro  i
porti  e  tutti  gli  altri  tributi  che  colpiscono  la  nave  nei
suoi  viaggi,  nelle  operazioni  che  compie  o  in  quanto  è
fonte  di  reddito  per  il  proprietario.  In  Inghilterra  le  tasse
dei  porti  sono  locali  e  differenti  in  ogni  città  marittima  ;
vengono  percepite  nella  maggior  parte  dei  casi  da  società
private,  che  si  sono  assunte  tutti  i  servizi  inerenti  ai  porti
stessi  ;  e  servono  per  far  fronte  alle  spese  relative  a
questi  servizi  e  a  dare  un  profitto  alle  imprese  assuntrici.
Ad  ogni  vantaggio  che  la  nave  ottiene  entrando  in  un
dato  porto  corrisponde  una  tassa  speciale  ;  e  per  ciò  nelle
città  marittime  inglesi  troviamo  tasse  pei  fanali  e  pei  segnali ­
  (lights  due,  flag  duty),  per  l’uso  di  una  parte  del
porto  (harbour  due,  anchorage),  per  il  diritto  di  sbarcar
merci  e  per  il  servizio  delle  grue  (quayage,  wharfage,
cranage),  per  l’occupazione  del  suolo  (ground  rent),  per
servirsi  delle  fontane  (water  rate),  per  la  sorveglianza  che
viene  esercitata  sulle  merci  sbarcate  (watch  duty)  ecc.  (2).
Molte  di  queste  tasse  esistono  anche  negli  altri  paesi.  In

(1)  Pollock,  op.  cit.,  pag.  161-63.
(2)  Revue  Maritime,  gennaio,  1883,  pag.  228-35.  —  Shipping
World  Year  Book,  1890,  pag.  128  e  seg.  —  Herner,  Hafenabgaben
ecc.,  pag.  23-52.
        <pb n="182" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

175

Italia  il  tributo  speciale  più  importante  che  si  paga  nei
porti  è  la  cosiddetta  tassa  di  ancoraggio,  la  quale  varia
secondo  che  le  navi  provengono  dall’estero  o  da  altri
porti  dello  Stato  e  a  cui  ci  si  può  abbuonare  per  dodici
mesi,  pagando  una  sola  volta  l’anno  il  triplo  della  tassa
prescritta  per  ogni  approdo.  Ad  essa  è  stata  aggiunta  a
Genova  una  addizionale,  stabilita  con  decreto  del  21  dicembre ­
  1899  nella  misura  di  5  centesimi  per  ogni  tonnellata ­
  di  stazza  netta,  a  favore  del  Consorzio  autonomo
del  porto.  E  ovunque  esistono  anche  molte  tasse  speciali
sulle  merci  imbarcate  e  sbarcate,  sull’uso  di  elevatori,  di
tettoie  o  capannoni  e  in  generale  sui  vari  servigi  che  le
navi  richiedono.  Oltre  queste  tasse  relative  ai  porti,  i
piroscafi  ed  i  velieri  pagano  da  noi  diritti  consolari,
tasse  di  registro  e  bollo,  sui  pesi  e  misure,  sull’assicurazione ­
  marittima  e  l’imposta  di  ricchezza  mobile.  Perchè
questi  tributi  possano  dirsi  giusti,  è  necessario  che  quelli
relativi  ai  porti  sieno  proporzionati  alle  spese  occorrenti
per  mantenere  i  vari  servizi  dei  porti  stessi,  e  quelli  che
la  navigazione  paga  come  industria  lucrativa  sieno  uguali
ai  tributi  a  cui  sono  soggette  tutte  le  altre  industrie  in
ragione  del  reddito  che  esse  danno.  Se  consideriamo,
anzi,  che  i  trasporti  marittimi  sono  esposti  alla  più  sfrenata ­
  concorrenza  internazionale,  sarà  anche  necessario,
nel  gravarli  d’imposte,  tener  conto  di  quanto  la  navigazione ­
  paga  allo  Stato  negli  altri  paesi,  per  non  mettere
in  una  condizione  di  manifesta  inferiorità  la  marina  mercantile ­
  nazionale.
6.°  Entro  i  porti,  oltre  le  tasse  di  cui  abbiamo  parlato, ­
  si  hanno  anche  altre  spese,  come  quelle  per  le  provvigioni ­
  e  senserie  agli  agenti  marittimi,  o  per  lo  sbarco
e  l’imbarco  delle  merci,  alcune  delle  quali  colpiscono  più
direttamente  la  nave,  mentre  altre  colpiscono  il  carico
che  essa  porta,  trovando  in  ogni  modo  la  loro  rimunerazione ­
  nel  nolo.  Le  spese  di  carico  e  scarico,  che  sono
        <pb n="183" />
        176

CAPITOLO  VI

(1)  Inchiesta  ecc.,  voi.  IV,  pag.  140,  e  voi.  VII,  pag.  40-42.

le  più  importanti,  variano  secondo  i  porti,  secondo  le
merci  e  secondo  i  metodi  adottati  e  diminuiscono  a  misura ­
  che  queste  operazioni  si  fanno,  invece  che  a  dorso
d J uomo,  con  mezzi  meccanici  mossi  da  forze  idrauliche,
dal  vapore  o  dairelettricità.  Le  spese  nelle  fermate  sono
molto  ridotte  pure  in  quei  porti,  che  sono  provveduti  di
banchine  estese,  di  ampie  darsene,  di  vasti  magazzini,  di
docks,  di  binari  di  collegamento  con  le  stazioni  ferroviarie
di  dentro  terra,  ed  in  generale  di  tutti  quei  mezzi  che
facilitano  e  rendono  più  pronto  e  più  diretto  il  trasbordo
delle  merci  dai  bastimenti  ai  veicoli  che  devono  trasportarle ­
  al  luogo  ultimo  di  destinazione  (1).  E  la  necessità
di  compiere  rapidamente  le  operazioni  di  carico  e  scarico ­
  diventa  sempre  maggiore,  a  misura  che  la  marina
mercantile  si  trasforma,  sostituendo  i  vapori  ai  velieri  e
le  navi  grandi  alle  piccole,  perchè  coi  mezzi  di  trasporto
più  perfezionati  e  più  costosi  il  tempo  acquista  un  maggior
valore  ed  ogni  giorno  di  fermata  rappresenta  una  perdita ­
  sensibile  d’interessi,  che  si  deve  cercare  di  ridurre
al  minimo  possibile.
A  questi  sei  elementi  del  costo  di  esercizio  devono
aggiungersi,  per  avere  la  spesa  annuale  nelle  aziende  di
trasporti  marittimi,  le  spese  generali  di  direzione  e  di
amministrazione,  che  sono  tanto  più  rilevanti  quando  si
tratta  d’imprese  in  grande  assunte  da  società  anonime
per  azioni  con  direttori  e  consiglieri  ben  rimunerati,  o
quando  si  tratta  di  compagnie  esercenti  linee  di  lusso  da
passeggieri,  che  spendono  largamente  nelle  più  svariate
forme  di  reclame.  E  poiché  anche  la  somma  consacrata
alla  costruzione  o  all’acquisto  della  nave  si  trasforma  in
una  spesa  annuale  per  mezzo  degl’interessi  sul  capitale
impiegato  a  tal  uopo,  così  per  avere  la  spesa  totale  di
        <pb n="184" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

177

12

ogni  anno  nella  navigazione  si  devono  aggiungere  questi
interessi  alle  spese  di  esercizio  e  alle  spese  generali.  Da
tale  cifra  è  facile  dedurre  il  costo  per  qualunque  tempo
minore  di  un  anno,  per  ogni  viaggio,  o  anche  per  ogni
singola  specie  di  trasporto,  tenendo  conto  che  alcune
spese  crescono  in  un  rapporto  esattamente  proporzionale
al  numero  dei  viaggi  che  una  nave  compie  e  alla  quantità ­
  di  carico  che  porta  ogni  volta,  altre  crescono  in  ragione ­
  dei  viaggi,  ma  non  in  ragione  della  quantità  di
merci  trasportate,  ed  altre  infine  aumentano  in  una  proporzione ­
  sempre  più  debole,  a  misura  che  gli  atti  di  trasporto ­
  diventano  più  numerosi  e  più  frequenti,  o  non  aumentano ­
  affatto.  Appartengono  alla  prima  specie  di  spese
quelle  relative  alle  fermate  nei  porti  e  molte  delle  tasse
che  vi  si  pagano.  Appartengono  alla  seconda  specie  il
premio  di  assicurazione,  che  si  paga  sul  bastimento,  qualunque ­
  sia  la  quantità  di  carico  che  esso  abbia  a  bordo,
e  la  spesa  del  combustibile,  perchè  se  una  certa  quantità
di  questo  è  necessaria  anche  per  mandare  la  nave  a  vuoto,
il  consumo  non  aumenta  in  ragione  che  cresce  il  carico.
£  finalmente  alla  terza  specie  di  spese  appartengono  i
salari  della  gente  di  mare,  i  quali,  essendo  mensili,  non
crescono  in  proporzione  del  numero  dei  viaggi  o  della
quantità  di  merce  trasportata;  la  quota  di  ammortamento
e  di  riparazioni,  giacché  la  nave  si  logora  stando  esposta
alle  intemperie  e  dentro  il  mare  anche  se  non  si  muove,  ha
un  logoro  materiale  che  non  cresce  in  ragione  diretta  del
numero  maggiore  dei  viaggi  e  della  quantità  più  grande
del  carico,  ed  ha  un  logoro  economico  che  è  indipendente ­
  dal  traffico;  le  spese  generali  di  amministrazione,
che  aumentano  in  modo  insignificante  con  la  maggiore
intensità  dei  trasporti;  e  gl’interessi  sul  capitale  impiegato ­
  nella  costruzione,  i  quali  costituiscono  una  spesa  che
rimane  invariata  qualunque  sia  il  numero  di  atti  utili
compiuti  dalla  nave.
        <pb n="185" />
        178

CAPITOLO  VI

(1)  Schachner,  Tarifwesen  ecc.,  pag.  56.

Più  semplicemente  e  per  analogia  con  quanto  si  osserva ­
  nelle  ferrovie,  lo  Schachner  distingue  tutte  le  spese
relative  alla  navigazione  in  fisse  e  variabili  (1).  Certo
nella  navigazione  la  percentuale  delle  spese  fisse.non  è
così  elevata  come  nelle  strade  ferrate,  in  cui  raggiunge
il  75  per  cento  delle  spese  totali;  ma  anche  nei  trasporti
marittimi  c’è  sempre  una  parte  non  indifferente  di  spese,
che  è  costante  o  quasi  e  che  per  ciò  diminuisce  relativamente ­
  col  crescere  del  traffico.  Il  rapporto,  in  cui  queste
spese  fisse  stanno  colle  spese  variabili,  è  differente  secondo ­
  che  si  tratta  di  velieri,  di  vapori  da  carico  o  di
piroscafi  addetti  a  linee  regolari  ;  e  a  misura  che  in  ogni
tipo  di  navi  le  spese  fisse  aumentano  e  prevalgono  sempre
più  sulle  spese  variabili,  maggiore  è  il  carico  che  si  deve
prendere  a  bordo  per  cominciare  ad  avere  un  profitto  e
più  grande  è  la  perdita  che  la  nave  subisce  nel  rimanere
in  disarmo.  Nei  velieri,  in  cui,  come  sappiamo,  sono  modeste ­
  le  spese  per  gl’interessi,  per  l’ammortamento  e  per
l’esercizio,  basta  un  traffico  assai  limitato  per  coprirle;
il  reddito  comincia  dunque  ad  un  punto  abbastanza  basso
di  carico  e  basso  è  pure  il  punto  massimo  di  perdita  in
caso  di  traffico  scarso  o  nullo,  perchè  le  navi  a  vela
spendono  a  viaggiare  poco  più  che  a  star  ferme.  Nei
tramps  le  spese  fisse  sono  maggiori  e  devono  essere  repartite ­
  sopra  un  numero  più  grande  di  atti  di  trasporto,
elevando  il  punto  di  reddito  da  cui  esse  cominciano  ad
essere  rimborsate  e  il  punto  massimo  di  perdita  in  cui
l’insufficienza  del  carico  fa  rinunziare  al  trasporto.  Cosi,
ad  esempio,  un  cargo-boat  della  portata  di  6000  tonnellate,
che  fa  il  viaggio  di  andata  e  ritorno  Amburgo-Cile  alla
velocità  di  10  miglia  all’ora,  deve  avere,  con  noli  normali, ­
  un  terzo  del  suo  spazio  occupato  per  coprire  le
        <pb n="186" />
        LE  SPESE  DI  ESERCIZIO

179

spese  (punto  minimo  di  reddito),  mentre  quando  lo  spazio
occupato  scende  a  un  quinto,  la  perdita  in  navigazione
diventa  uguale  a  quella  che  il  piroscafo  avrebbe  stando
in  disarmo  (punto  massimo  di  perdita  di  navigazione).  E
molto  più  elevati  ancora  sono  questi  due  punti  di  guadagno ­
  e  di  perdita  nei  vapori  delle  linee  regolari  e  specialmente ­
  in  quelli  di  lusso  da  viaggiatori,  in  cui  sono
maggiori  le  spese  fisse,  per  interessi,  ammortamenti,  provviste ­
  di  bordo  e  personale,  che  devono  essere  repartite
sopra  un  traffico  sempre  più  intenso  e  che  rendono  più
costoso  il  lasciare  in  disarmo  la  nave  (1).  Tali  rapporti
tra  spese  fisse  e  variabili  nei  diversi  tipi  di  navi  hanno
una  grande  importanza  per  regolare  i  sistemi  di  esercizio
della  navigazione  e  per  giustificare  le  limitazioni  poste
alla  concorrenza  con  accordi  fra  gli  armatori  dei  tipi  più
costosi,  in  cui  prevalgono  maggiormente  le  spese  fisse,  dei
quali  argomenti  avremo  occasione  di  parlare  in  seguito.

(1)  Lenz,  op.  cit.,  pag.  5  e  6.
        <pb n="187" />
        I  Porti.
Abbiamo  visto  che  tra  le  spese  di  esercizio  della
navigazione  ci  sono  quelle  relative  alle  fermate  nei  porti
e  alle  tasse  svariate  che  vi  si  pagano.  Siccome  queste
spese  differiscono  da  un  luogo  all’altro,  secondo  il  modo
con  cui  i  porti  sono  ordinati  e  secondo  i  processi  che  si
seguono  nel  fare  le  operazioni  di  carico  e  scarico;  siccome ­
  i  porti  sono  i  punti  di  partenza  e  di  arrivo  del
traffico  marittimo  e  di  questo  costituiscono  uno  degli  elementi ­
  essenziali,  così  è  necessario  che  ora  ne  parliamo
di  proposito,  esaminando  come  essi  si  distinguano  in  base
a  criteri  tecnici  ed  economici,  come  funzionino  in  relazione ­
  ai  trasporti  per  mare  e  come  sieno  amministrati.
Il  porto  è  uno  spazio  d’acqua  al  riparo  dai  venti  e
dai  movimenti  del  mare,  in  cui  le  navi  possono  con  sicurezza ­
  penetrare  e  procedere  alle  loro  operazioni  di
carico  e  scarico,  subire  all’occorrenza  le  necessarie  riparazioni, ­
  o  semplicemente  trovare  un  rifugio  (1).  Questa
definizione  si  applica  ai  porti  di  qualunque  specie;  ma
poiché  noi  intendiamo  occuparci  soltanto  dei  porti  mercantili, ­
  lasciando  da  parte  quelli  militari,  possiamo  anche
dire  che  il  porto  è  un  luogo,  in  cui  le  navi  prendono  o

(1)  Guyot  et  Raffalovich,  Dictionnaire  du  Commerce,  de  l’Industrie ­
  et  de  la  Banque.  Paris,  1901,  voi.  II,  pag.  1096.
        <pb n="188" />
        I  PORTI

181

(1)  Smith,  Organization  ecc.,  pag.  119.

lasciano  viaggiatori  e  merci,  è  il  punto  d’incontro  dei
mezzi  di  trasporto  marittimi  coi  mezzi  di  trasporto  terrestri ­
  (1).
Tutti  i  porti  si  possono  distinguere  in  rade  aperte
e  porti  chiusi.  Le  rade  aperte  sono  porti  privi  di  ripari
artificiali  contro  le  onde  e  che  sussistono  senza  troppo
gravi  inconvenienti  sulle  rive  dei  mari  con  clima  dolce
e  regolare,  nelle  zone  tropicali  o  subtropicali,  lungo  le
coste  deH’America  centrale  e  del  sud,  dell’Africa  e  dell’Asia ­
  meridionale,  mentre  sarebbero  pericolosi  ed  inservibili ­
  nell’oceano  Atlantico.  Ma,  anche  dove  il  clima  è  dolce
e  regolare,  le  rade  aperte  non  permettono  il  carico  e  lo
scarico  delle  merci,  quando  il  mare  è  burrascoso,  e  sempre ­
  rendono  queste  operazioni  più  onerose  e  complicate,
dovendosi  compiere  con  l’intervento  di  chiatte,  che  costituiscono ­
  l’unico  modo  per  congiungere  la  nave  con  la
terraferma.  Non  hanno  di  solito  questi  inconvenienti  i
porti  chiusi,  i  quali  sono  circondati  da  muraglioni  o  da
dighe,  che  impediscono  la  formazione  di  onde  pericolose
e  che  riparano  le  navi  entro  specchi  d’acqua  perfettamente ­
  calma.  I  porti  chiusi  nella  grande  maggioranza  dei
casi  sono  artificiali,  cioè  costruiti  per  opera  dell’uomo;
ci  sono  pure  dei  porti  naturali,  in  cui  la  chiusura  si  è
formata  spontaneamente  per  mezzo  di  processi  cosmici;
ma  è  difficile  che  anche  in  questi  casi  si  possa  fare  a
meno  del  lavoro  umano  per  regolare  o  modificare  le  disposizioni ­
  esterne  ed  interne  del  porto.  In  ogni  modo,
però,  i  porti  si  costruiscono  sempre  nei  luoghi,  che  presentano ­
  le  condizioni  naturali  più  favorevoli,  ossia  entro
baie  o  verso  la  foce  dei  grandi  fiumi.  I  porti  costruiti
entro  baie  sono  i  più  numerosi,  offrono  alle  navi  un  accesso ­
  più  facile  e  più  sicuro  ed  hanno  quasi  sempre
quattro  elementi  costitutivi:  la  rada,  il  canale,  l’avam ­
        <pb n="189" />
        182

CAPITOLO  VII

porto  e  i  bacini.  Porti  di  fiume  sono  i  porti  più  grandi
esistenti  nel  mondo,  i  quali,  oltre  porre  le  navi  al  riparo
da  ogni  rischio  di  mare,  hanno  il  vantaggio  immenso  di
permettere  una  maggiore  penetrazione  nell’interno  di
ogni  paese,  rendendo  più  intimi  i  rapporti  fra  il  traffico
marittimo  e  i  trasporti  entro  terra.  Il  valore  dei  porti  di
fiume  dipende  dalla  intensità  delle  maree.  Dove  queste
sono  scarse  o  mancano,  la  bocca  dei  fiumi  si  ostruisce
e  forma  un  delta,  su  cui  non  sarebbe  possibile  impiantare ­
  un  porto,  perchè  le  navi  di  una  certa  dimensione
non  vi  avrebbero  accesso:  tale  è  il  carattere  dei  fiumi
che  sboccano  nel  Mediterraneo,  come  il  Rodano,  il  Po,
il  Nilo  e  il  Danubio,  i  quali,  pur  essendo  navigabili  lungo
il  loro  corso,  sono  chiusi  alla  foce.  Dove  la  marea  è  moderata ­
  e  varia  da  metri  uno  e  mezzo  a  quattro  e  mezzo,
essa  forma  i  migliori  porti  di  fiume,  perchè  lascia  aperta
la  bocca  a  una  buona  profondità  e  non  produce  cambiamenti ­
  tali  di  livello,  da  recare  inconvenienti  alle  navi
che  si  accostano  ai  moli,  mentre  nelle  ore  di  marea  alta
anche  i  bastimenti  più  grandi  possono  entrare  od  uscire.
Di  questa  specie  sono  i  porti  atlantici  degli  Stati  Uniti
e  i  porti  di  Shangai,  Calcutta,  Amburgo,  Brema,  Rotterdam, ­
  Southampton  e  Glasgow.  Dove  si  ha,  infine,  la
massima  marea,  che  va  da  metri  quattro  e  mezzo  a
dodici,  la  foce  del  fiume  rimane  sempre  sgombra  e  profonda, ­
  ma  i  bastimenti  stazionano  nei  porti  entro  bacini
appositi,  che  rimangono  aperti  quando  la  marea  è  alta,
consentendo  alla  nave  di  entrare  o  di  uscire  liberamente,
e  che  si  chiudono  a  marea  bassa  per  mantenere  invariato
il  livello  dell’acqua.  Appartengono  a  questo  tipo  i  porti
di  Londra,  Liverpool,  Hull,  Bristol,  Cardiff  e  Anversa  (1).

(1)  Smith,  op.  cit.,  pag.  120-24.  —  Guyot  et  Raffalovich,  loc.
cit.  —  G.  Boccardo,  Dizionario  universale  di  Economia  Politica  e
Commercio.  Milano,  1875-77,  voi.  II,  pag.  763-64.
        <pb n="190" />
        L’importanza  crescente  dei  porti  di  fiume  è  la  conseguenza ­
  diretta  delle  trasformazioni  avvenute  nel  traffico ­
  marittimo  e  delle  relazioni  sempre  più  strette  che
esso  ha  coi  trasporti  terrestri.  I  porti  antichi,  fino  alla
metà  del  secolo  XIX,  erano  isolati  dalla  terra,  erano  costruiti ­
  in  lagune  di  accesso  difficile,  in  estuari  paludosi,
in  penisole  unite  alla  terra  da  istmi  stretti,  e  talvolta  su
veri  isolotti.  Tale  isolamento,  mentre  costituiva  un  mezzo
di  difesa  contro  conquiste  e  saccheggi,  non  disturbava
affatto  il  commercio,  che  era  allora  esclusivamente  marittimo. ­
  C’era  allora  una  separazione  netta  e  recisa  fra
i  trasporti  per  terra  e  i  trasporti  per  mare  ;  i  porti  erano
testa  di  linea  di  vie  commerciali  e  non  avevano  bisogno
di  essere  allacciati  al  paese  retrostante;  le  merci  provenienti ­
  dal  mare  si  scambiavano  nei  porti  con  altre  merci
pure  provenienti  dal  mare  senza  allontanarsi  dal  littorale.
E  non  ci  poteva  essere  allora  una  penetrazione  reciproca
del  commercio  marittimo  e  del  commercio  terrestre,  perchè
i  trasporti  per  mare,  in  quanto  si  facevano  ad  un  costo
assai  elevato,  si  prestavano  solo  per  le  merci  di  maggior
valore,  in  quanto  erano  molto  lenti,  escludevano  le  merci
deteriorabili,  ed  in  quanto  erano  irregolari  ed  incerti
negli  arrivi,  non  convenivano  alle  spedizioni  di  prodotti
di  assoluta  necessità.  Ma  le  cose  cambiano  nella  seconda
metà  del  secolo  XIX.  La  completa  sicurezza  rende  inutile ­
  l’isolamento  dei  porti,  i  quali,  d’altro  lato,  hanno  bisogno ­
  di  essere  allacciati  con  i  trasporti  per  terra,  per
distribuire  rapidamente  nell’interno  le  merci  che  vengono
dal  mare  e  per  raccogliere  le  merci  che  devono  essere
trasportate  sul  mare.  E  a  questo  bisogno  rispondono  egregiamente ­
  i  porti  sui  fiumi,  che  hanno  acquistato  una  decisa ­
  superiorità  economica,  a  misura  che  le  navi  diventano ­
  più  grandi,  più  rapide  e  più  puntuali  nei  loro  viaggi.
Infatti  le  navi  grandi  preferiscono  i  porti,  che  hanno  dietro
a  loro  linee  di  assorbimento  delle  merci  e  che  offrono
        <pb n="191" />
        184

CAPITOLO  VII

una  gran  quantità  di  noleggio  di  ritorno,  cioè  i  porti  di
un  paese  importatore  ed  esportatore  di  merci  di  mare.
Le  navi  rapide  permettono  il  trasporto  di  prodotti  deperibili, ­
  i  quali  devono  esser  subito  distribuiti  per  terra
con  mezzi  di  trasporto,  che  sieno  una  continuazione  immediata ­
  del  viaggio  compiuto  per  via  marittima.  E  la
maggior  regolarità  e  puntualità  degli  arrivi  nella  navigazione ­
  obbliga  a  coincidenze,  che  implicano  una  stretta
congiunzione  coi  trasporti  terrestri  (1).  Di  tali  vantaggi
inerenti  ai  porti  di  fiumi  hanno  potuto  sempre  meglio
approfittare  le  navi,  a  misura  che  in  esse  il  vapore  sostituisce ­
  la  vela,  perchè  mentre  i  velieri  perdevano  troppo
tempo  e  trovavano  spesso  difficoltà  ad  allontanarsi  dal
mare,  i  piroscafi  invece  sono  in  grado,  con  un  lieve
aumento  di  spesa,  di  prolungare  il  viaggio,  penetrando
in  qualunque  corso  d'acqua  interno,  purché  sia  abbastanza ­
  profondo  (2).
Ma  se  i  porti  interni  presentano  questi  vantaggi  indiscutibili, ­
  non  sono  adatti  per  quella  specie  di  traffico
marittimo,  che  esige  una  rapidità  eccezionale.  Le  linee
regolari,  che  lottano  fra  loro  per  guadagnare  qualche  ora
sui  loro  concorrenti,  che  si  disputano  il  record  della  velocità, ­
  non  possono  acconciarsi  ai  porti  interni,  a  causa
della  perdita  di  tempo  derivante  dalla  discesa  o  salita
dei  fiumi;  mentre  d'altro  lato  è  evidente  che  nei  viaggi
combinati  di  terra  e  di  mare  il  tragitto  diventa  necessariamente ­
  più  breve,  prendendo  la  via  terrestre  fino  al
porto  termine  situato  sul  percorso  della  linea  di  navigazione ­
  più  diretta.  Questi  porti  termine,  insieme  a  quelli

(1)  P.  de  Rousiers,  Les  fonctions  èconomiques  des  ports  maritimes
modernes,  nella  Revue  Économique  Internationale,  dicembre,  1904,
pag.  826-34.  —  Colin,  op.  cit.,  pag.  111-14.
(2)  F.  W.  Otto  Schulze,  Seehafenbau,  voi.  I.  Berlin,  1911,  pagine ­
  55-56.
        <pb n="192" />
        I  PORTI

185

situati  in  alto  mare,  che  permettono  il  carico  all’ultimo
momento  di  passeggieri,  di  merci  preziose  e  della  posta
senza  troppa  perdita  di  tempo,  si  chiamano  porti  di  velocità. ­
  E  tali  porti,  per  l’ufficio  che  compiono,  prosperano
spesso  in  prossimità  dei  porti  interni,  disponendo  di  una
clientela  tutta  speciale  e  formando,  insieme  a  questi,  quelli
che  Hersent  nomina  ports  conjugués,  di  cui  il  porto  esterno
è  destinato  a  ricevere  i  grandi  corrieri  postali,  mentre
l’altro  è  il  più  economico  per  le  merci  e  lo  è  maggiormente ­
  per  quanto  più  penetra  nell’interno.  Così  Queenstown
  è  in  Inghilterra  il  porto  di  velocità  di  Liverpool,
Hock  in  Olanda  di  Rotterdam,  Zeebruges  in  Belgio  di
Anversa,  Cuxhaven  di  Amburgo  e  Bremerhaven  di  Brema
in  Germania;  Cherbourg  e  Brest  in  Francia  sono  porti
di  velocità  per  le  compagnie  tedesche,  come  Brindisi  in
Italia  è  il  porto  di  velocità  per  quelle  inglesi  che  si  recano ­
  in  Oriente  (1).  Ed  è  tanto  il  peso  che  si  annette  ai
nostri  giorni  al  risparmio /  sia  pure  di  poche  ore,  negli
itinerari,  che  di  recente  la  compagnia  ferroviaria  Great
Western  spese  50  milioni  di  franchi  per  creare  il  nuovo
porto  di  Fishguard  nella  punta  sud  ovest  del  paese  di
Galles,  al  solo  scopo  di  permettere  ai  viaggiatori  e  alla
posta  che  vengono  da  New  York  coi  piroscafi  della  Cunard
  di  arrivare  a  Londra  ciqque  ore  prima  che  sbarcando ­
  a  Queenstown  (2).
In  base  a  criteri  più  strettamente  economici  i  porti
si  distinguono  in  tre  diverse  categorie:  l.°  alcuni  ricevono
una  quantità  assai  maggiore  di  merci  di  quelle  che  speli) ­

  Colin,  op.  cit.,  pag.  118-19.  —  G.  Hersent,  Les  grandes  roules
mondiales,  pag.  453  e  Les  progrès  récenls  de  l’Architecture  navale  et
tes  grands  ports  modernes,  pag.  303-4,  nella  Revue  Économique  Internationale, ­
  giugno,  1906,  e  maggio,  1908.
(2)  Anonimo,  Brestport  transatlantique,  nella  Revue  de  Paris,  1°  novembre ­
  1910,  pag.  209.
        <pb n="193" />
        186

CAPITOLO  VII

discono,  come  succede  a  Genova;  2.°  altri  viceversa  spediscono ­
  più  merci  di  quelle  che  ricevono,  come  ad  esempio
Cardiff;  3.°  altri  infine  mantengono  un  giusto  equilibrio
tra  le  importazioni  e  le  esportazioni,  come  avviene  ad
Amburgo  (1).  Se  poi  esaminiamo  più  particolarmente  il
carattere  dei  prodotti,  su  cui  si  esercita  il  movimento
dei  porti,  possiamo  distinguere  in  questi  tre  specie  diverse ­
  di  funzioni  :
1°.  Certe  merci  passano  dal  porto,  nel  tragitto  tra
la  partenza  dal  luogo  di  origine  all’arrivo  nel  luogo  di
destinazione,  essendo  esso  il  punto  di  congiunzione  più
vantaggioso  dei  trasporti  per  mare  coi  trasporti  per  terra.
Così  il  grano  americano  arriva  a  Li.verpool,  ad  Anversa
o  ad  Amburgo  per  spargersi  nelle  regioni  retrostanti  che
non  coltivano  cereali  a  sufficienza,  o  in  senso  inverso  lo
zucchero  della  Boemia,  della  Sassonia  e  della  Slesia  discende ­
  l’Elba  e  va  ad  Amburgo  per  prendere  la  via  del
mare.  In  tal  caso  il  porto  riunisce  presso  di  sè  le  importazioni ­
  e  le  esportazioni  di  tutto  il  territorio  circostante
e  compie  una  funzione  regionale.
2.  °  Altre  merci,  e  specialmente  le  materie  prime
pesanti  ed  ingombranti,  affluiscono  nel  porto  per  subire
trasformazioni  industriali  nelle  vicinanze  e  per  essere
rispedite  poi  in  altri  paesi  sotto  forma  di  prodotti  manifatturati;
  ed  allora  il  porto  compie  una  funzione  industriale. ­

3.  °  Altre  merci,  infine,  sono  trasbordate  da  una
nave  all’altra,  senza  penetrare  nell’interno  del  territorio,
come  succede  all’Havre  per  il  caffè,  a  Londra  per  le  lane
dell’Australia  o  a  Liverpool  per  i  cotoni  americani,  e  per
esse  il  porto  è  semplicemente  il  punto  d’incrocio  di  molte
linee  di  navigazione,  è  un  mercato  marittimo,  che  offre

(1)  Owen,  op.  cit.,  pag.  24.
        <pb n="194" />
        I  PORTI

187

speciali  facilitazioni  di  vendita  e  di  distribuzione  delle
merci  per  mare,  compiendo  in  tal  caso  una  funzione
esclusivamente  commerciale.
Per  la  sua  funzione  regionale  il  porto  moderno  è
legato  alle  forze  produttive  e  al  potere  di  consumo  del
paese  retrostante;  per  la  sua  funzione  industriale  è  legato
allo  spirito  d’intrapresa  degli  abitanti  e  ai  mezzi  di  distribuzione ­
  marittimi  e  terrestri;  per  la  sua  funzione  commerciale ­
  è  legato  ai  vantaggi  della  situazione  geografica
marittima  e  dell’organizzazione  del  mercato  locale.  La
funzione  industriale,  aumentando  la  massa  di  merci  dirette ­
  verso  un  porto,  ne  favorisce  per  ciò  stesso  la  funzione ­
  regionale  ed  è  da  questa  alla  sua  volta  favorita,
come  la  funzione  commerciale  offre  materia  alle  due  altre
funzioni  e  riceve  da  esse  un  utile  complemento.  La  funzione ­
  regionale  e  quella  industriale  fanno  affluire  al  porto
i  prodotti  più  pesanti  ed  ingombranti,  mentre  la  funzione
commerciale  vi  fa  affluire  i  prodotti  di  facile  manutenzione ­
  e  di  prezzo  elevato  rispetto  al  loro  peso.  E  siccome
le  navi  hanno  interesse  a  trovare  nei  porti  dei  carichi
misti,  composti,  cioè,  di  prodotti  pesanti,  ingombranti  e
di  valore  elevato,  e  di  trovarvi  la  massima  quantità  possisibile
  di  merci,  per  avere  maggiori  probabilità  di  compiere ­
  operazioni  utili,  qualunque  sia  la  causa  che  attira
queste  merci  nel  porto,  così  si  capisce  come  di  recente
abbiano  acquistato  un’importanza  sempre  maggiore  i  porti
a  funzioni  multiple,  quali  quelli  di  Londra,  Liverpool,
New  York,  Amburgo  e  Anversa,  riuscendo  a  trionfare
sugli  antichi  porti  a  funzione  unica  (1).
Il  trionfo  del  porto  a  funzioni  multiple  è  la  conseguenza ­
  dello  sviluppo  avvenuto  nel  traffico  marittimo,
che  ha  reso  necessario  di  concentrare  in  pochi  punti

(1)  de  Rousiers,  art.  cit.,  pag.  824-26  e  841-44.
        <pb n="195" />
        188

CAPITOLO  VII

del  territorio  nazionale  di  ogni  paese  gli  arrivi  e  le  partenze ­
  delle  navi.  Finché  queste  erano  di  modeste  dimensioni ­
  e  potevano  accostarsi  in  qualunque  porto  naturale
anche  poco  profondo,  la  ricchezza  di  un  popolo  era  strettamente ­
  connessa  col  numero  e  colla  moltiplicità  dei  porti
da  esso  posseduti.  Ma  ciò  cambia  radicalmente,  quando
si  devono  creare  impianti  colossali  e  vie  di  accesso  artificiali ­
  nei  porti,  per  il  traffico  di  navi  sempre  più  grandi,
quando  queste  navi  grandi  hanno  bisogno  di  trovare  nei
porti  masse  enormi  di  merci,  quando  l’esercizio  della  navigazione ­
  è  assunto  da  potenti  società  con  linee  regolari;
allora  diventa  più  vantaggioso  per  un  paese  di  avere
pochi  porti  in  ottima  posizione,  dove  affluiscono  le  merci
in  grande  quantità,  che  poi  vengono  distribuite  in  una
cerchia  vastissima  nell’interno  per  mezzo  di  fiumi,  di  canali ­
  e  di  ferrovie.  In  questi  pochi  porti  grandiosi  si  stabiliscono ­
  le  maggiori  imprese  di  navigazione,  si  accentrano
tutte  le  istituzioni  che  hanno  rapporti  col  traffico  marittimo, ­
  si  possono  impiantare  i  mezzi  più  perfezionati  che
questo  traffico  richiede  (1).  Solo  in  tali  porti  è  possibile
di  fare  quei  lavori  colossali  e  costosi,  resi  necessari  dai
progressi  della  navigazione  e  che  esigono  l’impiego  di
capitali  rilevantissimi,  perchè  soltanto  concentrando  il
traffico  marittimo  in  pochi  punti,  si  riesce  ad  avere  in  essi
un  movimento  tale  da  repartire  le  spese  sopra  un  gran
numero  di  operazioni  commerciali,  che  dieno  un  utile
superiore  al  costo,  o  che  permettino  di  fornire  gl’  interessi ­
  e  l’ammortamento  sui  capitali  impiegati  (2).
In  tutti  i  porti  più  importanti,  rilevantissime  sono  le
somme  che  si  sono  spese  per  ingrandirli,  per  renderli
sempre  meglio  adatti  alle  grandi  navi  moderne  e  principalmente ­
  per  aumentare  la  profondità  degli  specchi  d’ac-(1)

  Thiess,  op.  cit.,  pag.  26-27.
(2)  Murken,  op.  cit.,  pag.  14.
        <pb n="196" />
        I  PORTI

Ì89

qua.  Brema,  soppiantata  da  Bremerhaven  perchè  il  Weser
non  permetteva  l’accesso  a  navi  pescanti  più  di  metri  2.50
o  3,  fece  dragare  il  fiume  e  con  una  spesa  di  70  milioni
di  franchi  lo  rese  accessibile  a  navi  di  5.50  a  6  metri  di
pescagione.  Il  porto  di  Amburgo,  che  fino  al  1852  era
un  semplice  approdo  di  fiume,  creò  con  grandi  spese
bacini  e  moli  e  costruì,  con  50  milioni  di  marchi  dati
dallo  Stato  e  100  milioni  dati  dalla  città,  un  porto  libero
di  una  superficie  di  1000  ettari,  di  cui  300  in  bacini.  E
siccome  dal  1882  al  1895  il  traffico  è  aumentato  del  125
per  cento,  mentre  la  lunghezza  dei  moli  destinati  al  carico ­
  e  scarico  delle  merci  era  cresciuta  solo  del  75  per
cento,  così  nel  1897  si  stanziano  15  milioni  di  franchi
per  lavori  destinati  ad  aprire  nuovi  bacini  e  altri  45  milioni ­
  di  marchi  sono  concessi  nel  1912  dal  Senato  per
l’ingrandimento  di  alcune  parti  del  porto.  Anversa,  distante ­
  90  chilometri  dal  mare,  ha  reso  accessibile  la
Schelda  a  navi  pescanti  8  metri,  ha  creati  2000  metri  di
moli  nuovi  ed  è  diventata  il  punto  di  approdo  di  un  gran
numero  di  linee  regolari  di  navigazione.  Rotterdam  ha
speso  90  milioni  di  franchi  per  regolarizzare  la  Mosa  e
45  milioni  per  migliorare  la  Nieuve  Waterweeg  allo  scopo
d’impiantare  nuovi  moli  e  di  approfondire  i  suoi  bacini.
Amsterdam,  che,  fino  dal  1°  gennaio  1876,  aveva  aperto
un  canale  in  congiunzione  col  mare  del  Nord,  l’ha  approfondito ­
  successivamente  a  9  metri  ed  ora  ha  una  comunicazione ­
  coll’avamporto  di  Ymuiden  di  10.3  metri
di  profondità.  La  superficie  acquea  dei  docks  di  Londra,
che  era  di  acri  62  1 / i  nel  1802,  sale  a  228  1 / i  nel  1851,  arrivando ­
  a  631  acri  nel  1900  e  nuovi  miglioramenti  sono  in
progetto  per  il  porto,  con  un  preventivo  di  spesa  di  350
milioni  di  franchi  (1).  E  il  porto  di  Genova,  ingrandito  nel

(1)  Colin,  op.  cit.,  pag.  114-17.  —  T.  M.  Cords,  Die  Bedeutung
der  Bmnenschiffahrt  fùr  die  deuische  Seeschiffahrt.  Stuttgart,  1906,
        <pb n="197" />
        190

CAPITOLO  VII

1876  con  una  spesa  di  63  milioni  di  franchi,  migliorato
via  via  con  rimpianto  di  nuovi  moli,  subirà  un  ulteriore
ingrandimento  con  la  costruzione  già  iniziatasi  del  bacino
Vittorio  Emanuele  III,  che  congiungerà  Genova  a  Sampierdarena,
  aumenterà  lo  specchio  acqueo  del  porto  di  390.000
mq.,  lo  sviluppo  degli  accosti  di  metri  lineari  1350,  e
l’area  delle  calate  di  200.000  mq.  e  potrà  servire  per  un
movimento  annuo  di  4  milioni  di  tonnellate  (1).  Questi
lavori,  che  si  fanno  in  tutti  i  porti  di  grande  traffico,
mirano  soprattutto  a  dare  ad  essi  una  maggior  profondità, ­
  in  accordo  con  l’aumento  continuo  delle  dimensioni
dei  bastimenti.  Il  nuovo  bacino  del  porto  di  Genova  avrà
una  profondità  di  12  metri;  Rotterdam  porterà  a  10  metri
la  profondità  del  canale  di  accesso  al  suo  porto;  a  Douvres
  si  è  già  creata  una  rada  artificiale  con  fondali  di
12  metri;  a  Southampton  il  canale  di  accesso  sarà  portato
a  12  metri  di  profondità  e  a  Liverpool  a  12.60;  e  a  New
York  Y  Ambrose  Channel,  che  permetteva  nel  1890  1’  entrata ­
  a  navi  pescanti  8  o  9  metri,  veniva  dragato  nel  1900
fino  ad  una  profondità  di  12  metri,  facendovi  passare  nel
1907  il  Lusitania  e  il  Mauritania  coi  loro  11.25  metri  di
pescagione,  e  sarà  portato  con  ulteriori  dragaggi  già  progettati ­
  ad  una  profondità  di  14  metri  (2).
Ma  non  basta  che  la  nave  trovi  facile  accesso  e  sicuro ­
  rifugio  nei  porti  ;  è  necessario  anche  che  vi  possa
compiere  le  operazioni  di  carico  e  scarico  nel  modo  mipag. ­

  11-13.  —  Schulze,  op.  cit.,  pag.  6-7.  —-F.  A.  Howe,  The  Sensitiveness
  of  ihe  modem  Seaport,  nell’Economie  Journal,  settembre,
1912,  pag.  412  e  418-20.
(1)  M.  Tiieunissen,  Le  port  moderne  de  Gènes,  nella  Revue  des
Questions  Scienlifiqites,  aprile,  1908,  pag.  471.  —  N.  Ronco,  Il  Porto
di  Genova,  Conferenza.  Milano,  1911,  pag.  17.
(2)  Hersent,  Les  progrès  récents  ecc.,  pag.  297-301.  —  Anonimo,
art.  cit.,  pag.  207.
        <pb n="198" />
        I  PORTI

191

gliore  e  colla  maggior  rapidità  possibile.  Delay,  dice  Howe,
is  thè  greatest  crime  of  which  a  port  con  be  guilty  (1).
Al  principio  del  secolo  XIX  le  operazioni  nei  porti  si
facevano  a  braccia  d’uomo,  col  semplice  aiuto  di  corde
e  carrucole,  su  carretti  o  battelli,  e  si  procedeva  con  tale
lentezza,  che  in  alcuni  luoghi  c’era  l’uso  di  concedere  14
giorni  di  dilazione  per  il  ritiro  delle  merci  dai  bastimenti ­
  (2).  Questa  condizione  di  cose  si  modifica  a  poco
a  poco,  non  solo  con  l’estensione  dei  moli  e  degli  approdi ­
  nei  porti,  di  cui  abbiamo  già  parlato,  che  permette
ad  un  numero  maggiore  di  navi  di  entrare  e  di  uscire,
di  accostarsi  alle  rive  e  di  lasciare  o  di  prendere  il  carico, ­
  ma  soprattutto  con  l’adozione  di  potenti  mezzi  meccanici ­
  per  il  carico  e  lo  scarico,  mossi  dall’acqua,  dal  vapore ­
  o  dall’elettricità,  con  i  quali  il  trasbordo  giornaliero
di  merci  dalla  nave  ai  moli  raggiunge  o  sorpassa  le  3000
tonnellate.  Questi  mezzi  meccanici  possono  essere:  l.°  di
carattere  generale  per  carichi  misti,  e  2.°  di  tipo  speciale
per  merci  particolari.
I  mezzi  meccanici  di  carattere  generale  si  dividono
alla  lor  volta  in:  a)  macchine  di  bordo,  e  b)  macchine
di  terraferma.  Il  macchinario  di  bordo  per  il  carico  e  lo
scarico  consiste  in  un  certo  numero  di  argani  o  verricelli,
mossi  dal  vapore  e  distribuiti  '  sulla  nave  in  prossimità
di  ogni  boccaporto;  essi  si  muovono  e  si  fermano  quasi
istantaneamente,  vanno  con  molta  rapidità  e  servono  bene
quando  si  tratta  di  prendere  o  di  lasciare  merci  a  pochi
metri  di  distanza  dal  bastimento  e  in  proporzioni  moderate. ­
  Per  operazioni  a  distanze  maggiori  e  su  più  vasta
scala  è  più  adatto  il  macchinario  di  carico  e  scarico  posto
sulla  terraferma,  che  consiste  in  gru  movibili  con  un

(1)  Howe,  art.  cit.,  pag.  420.
(2)  Verneaux,  op.  cit,  voi.  I,  pag.  304.  —  Fitger,  op.  cit.,  pag.  30.
        <pb n="199" />
        192

CAPITOLO  VII

braccio  lungo,  le  quali  trasbordano  le  merci  dalla  nave
ai  carri,  ai  vagoni  o  ai  magazzini  di  deposito,  innalzandole
in  quest’ultimo  caso  perfino  al  terzo  o  al  quarto  piano.
La  portata  di  queste  gru  varia  da  1000  a  5000  kg.,  ma
in  tutti  i  porti  ci  sono  una  o  più  gru  per  i  pesi  eccezionali ­
  con  una  portata  di  50,  80  e  perfino  120  tonnellate,
che  sono  fisse  in  un  dato  luogo  del  porto,  dove  si  devono
accostare  i  piroscafi  con  carichi  pesanti,  o  sono  poste  su
pontoni  galleggianti,  che  vengono  rimorchiati  accanto  al
vapore  che  ne  ha  bisogno.  Quando  le  merci  sbarcate
da  una  nave  devono  essere  trasbordate  in  un’altra,  che
si  trova  in  un  luogo  distante  dello  stesso  porto,  o  quando
devono  esser  portate  in  un  altro  molo  più  lontano,  sia
per  comodità  del  ricevitore  della  merce,  sia  perchè  la
nave  non  si  è  potuta  accostare  a  terra  per  mancanza  di
spazio,  le  operazioni  di  carico  e  scarico  richiedono  l’intervento ­
  di  chiatte  o  barche  aperte.  In  alcuni  docks  del
porto  di  Londra  il  75  per  cento  del  carico  che  entra  e
l’80  per  cento  di  quello  che  esce  passa  attraverso  queste
barche;  se  ne  adoprano  circa  10.000  nel  porto  di  New-York;
  e  nel  porto  di  Genova  il  50  per  cento  delle  merci
imbarcate  e  sbarcate  è  obbligato  a  rimanere  per  qualche
tempo  nelle  chiatte  (1),  le  quali,  come  giustamente  osserva
il  Ronco,  compiono  ivi  una  funzione  economica,  quando,
vere  calate  mobili,  forniscono  il  mezzo  di  duplicare  lo
sbarco,  o  quando  servono  alla  distribuzione  di  partite
frazionate  di  merce  a  bordo  di  più  piroscafi,  ma  rappresentano ­
  negli  altri  casi  un  ingombro  o  una  causa  di  false
spese  (2).

(1)  Smith,  op.  cit.,  pag.  134-37.  —  C.  Festa,  Guida  del  Porto  di
Genova.  Genova,  1910,  pag.  125-30.  —  L.  Einaudi,  Le  Fort  de  Génes,
Extrait  de  la  Revue  Èconomique  Internationale,  novembre,  1907,  pagine ­
  21-22.
(2)  Ronco,  Conf.  cit,  pag.  25.
        <pb n="200" />
        I  PORTI

193

13

I  tipi  speciali  di  mezzi  meccanici  per  il  carico  e
scarico  di  merci  particolari  si  adoprano  per  prodotti  di
qualità  uniforme,  richiesti  in  tale  quantità  da  rendere
conveniente  di  costruire  appositamente  per  essi  speciali
carri,  navi,  moli  e  magazzini,  e  di  cui  gli  esempi  più
spiccati  ci  vengono  offerti  dal  grano,  dal  carbone  e  dal
petrolio.  Il  grano  trasportato  in  massa  senza  sacchi  viene
scaricato  o  mediante  pompe  centrifughe  per  aspirazione
dalla  stiva  della  nave,  o  mediante  lunghissimi  nastri,  che
scorrono  rapidamente  entro  guide  rialzate  ai  due  lati
estremi  e  a  cui  sono  attaccati  tanti  secchi,  i  quali  affondano ­
  nella  stiva  e  vengono  fuori  pieni,  scorrendo  col
nastro  fino  al  molo,  al  sylo,  all’elevatore,  dove  si  vuotano
e  il  grano  si  ammucchia  o  passa  in  altri  sistemi  di
nastri,  che  lo  distribuiscono  in  qualunque  punto  sia  necessario ­
  (1).  Ad  Anversa,  per  compiere  queste  operazioni,
c’è  un  dock  lungo  100  metri  con  quattro  torri  all’estremità, ­
  contenenti  ognuna  tre  elevatori,  che  portano  insieme
350  tonnellate  di  grano  all’ora  (2),  e  a  Genova  i  sylos
granari  possono  accogliere  nei  loro  immensi  magazzini
50.000  tonnellate  di  grano  ed  hanno  una  potenzialità  di
sbarco  di  450  tonnellate  all’ora  in  sei  partite  distinte  (3).
Il  carbone  viene  caricato  nei  vapori  per  mezzo  di  vagoncini, ­
  che  corrono  sopra  un  binario  in  una  piattaforma
posta  al  di  sopra  della  nave  e  che  dopo  aver  vuotato  in
essa  il  loro  contenuto  tornano  indietro  per  proprio  peso
sopra  un  altro  binario  inclinato  ;  oppure  vengono  portati
sotto  una  torre  idraulica,  che  li  solleva  ad  uno  ad  uno
sopra  una  piattaforma  elevata,  da  dove  versano  il  loro
contenuto  nel  piroscafo,  tornando  poi  indietro  con  l’a(1) ­

  Owen,  op.  cit.,  pag.  114-15.
(2)  Colin,  op.  cit.,  pag.  125.
(3)  Festa,  op.  cit.,  pag.  258.
        <pb n="201" />
        194

CAPITOLO  VII

scensore  o  con  una  linea  inclinata  (1).  Lo  scarico  del
carbone  si  compie  per  mezzo  di  carrelli  portanti  un  secchione, ­
  che  si  apre  meccanicamente  a  qualunque  altezza,
in  modo  che  lo  scarico  avvenga  quasi  senza  caduta  ;  questi
carrelli  scorrono  sopra  binari  posti  in  una  travata  sporgente ­
  sul  mare  e  sono  guidati  da  funi  di  acciaio  tirate
da  elevatori,  che  a  Genova  hanno  ognuno  una  potenzialità
media  di  sbarco  di  400  tonnellate  in  10  ore  di  lavoro.
Quanto  al  petrolio,  lo  scarico,  come  abbiamo  accennato
altrove,  si  fa  in  un  modo  abbastanza  semplice  per  mezzo
di  pompe  a  vapore,  che  traggono  il  liquido  dalle  navi-cisterna ­
  per  addurlo  in  grandi  cisternoni  di  ferro,  dove
rimane  finché  non  sarà  messo  in  vagoni  ferroviari,  in
barili  o  in  cassette  (2).
Provveduto  alle  operazioni  di  carico  e  scarico,  il  compito ­
  di  un  porto  non  è  finito.  Le  merci,  che  non  ripartono
subito,  devono  trovare  nel  porto  i  magazzini  per  esservi
depositate,  appropriati  per  le  singole  specie  di  prodotti
e  diversi  nella  costruzione  e  nelle  disposizioni  interne,
secondo  che  si  tratta  di  bestiame,  di  grani,  di  petrolio,
di  cotone,  di  legname,  di  vino,  ecc.  (3).  Le  merci,  invece,
che  appena  arrivate  proseguono  per  l’interno,  vengono
dalla  nave  scaricate  direttamente  in  battelli  per  fiumi  o
canali,  oppure  sui  vagoni  ferroviari.  Le  vie  acquee  interne,
di  cui  parleremo  in  un  successivo  capitolo,  hanno  il  grande
vantaggio  di  sfogare  più  rapidamente  i  prodotti  che  si
accumulano  nei  porti  e  di  trasportarli  in  grandi  masse
ad  un  costo  minore,  ma  esse  non  si  trovano  dappertutto,
nè  si  possono  costruire  ovunque  artificialmente,  mentre
è  possibile  impiantare  ferrovie  in  tutti  i  porti,  che  sono

(1)  Owen,  op.  cit,  pag.  -115-16.
(2)  Festa,  op.  cit.,  pag.  217  e  241.
(3)  P.  Berthot,  Traité  des  ports  de  mer.  Paris,  s.  d.,  pag.  615-20.
        <pb n="202" />
        I  PORTI

195

anzi  chiamati  giustamente  delle  grandi  stazioni  ferroviarie,
portando  i  binari  lungo  le  calate  fin  presso  le  navi  e  riunendoli ­
  poi  verso  le  linee,  che  condurranno  le  merci  nei
centri  più  importanti  del  territorio  circostante.  Se  i  prodotti ­
  appena  arrivati  nei  porti  non  possono  esser  caricati
nei  vagoni  della  ferrovia,  se  i  vagoni  non  possono  essere
subito  inoltrati  nell’interno  del  paese,  le  merci  che  vengono ­
  dal  mare  in  quantità  rilevantissima  ingombrano  il
porto,  turbandone  o  arrestandone  il  movimento.  La  questione ­
  dell’ordinamento  ferroviario  è,  dunque,  della  massima ­
  importanza  per  tutti  i  porti.  E  se  essa  si  presenta
in  un  modo  già  abbastanza  grave  nei  porti  inglesi,  per
la  necessità  in  cui  si  trovano  di  allargare  gl’impianti  a
misura  che  il  traffico  aumenta  (1),  si  presenta  in  una
forma  ben  più  acuta  nel  nostro  porto  di  Genova,  in  cui,
su  7  milioni  di  tonnellate  di  movimento,  6  milioni  sono
di  merci  importate  e  1  milione  di  merci  esportate.  Questa
sproporzione  fra  le  entrate  e  le  uscite  del  porto  fa  in
maniera,  che  i  treni  partiti  carichi  da  Genova  verso  l’interno ­
  della  grande  pianura  padana  debbano  per  la  massima ­
  parte  tornar  vuoti  a  Genova,  dimodoché  le  spese
del  ritorno  non  sono  coperte  da  trasporti  corrispondenti
e  le  linee  sono  ingombre  di  un  materiale  parzialmente
inutilizzato;  mentre  i  vagoni  devono  essere  concentrati
in  gran  parte  a  vuoto,  facendoli  affluire  artificialmente  a
Genova  dalle  numerose  stazioni  della  rete  interna,  con
disposizioni  e  manovre  spesso  complicate  e  sempre  onerose ­
  (2).
Un’altra  questione  importante,  che  si  presenta  nella
organizzazione  interna  dei  porti,  è  quella  relativa  alla  mano

(1)  Owen,  op.  cit.,  pag.  145-46.
(2)  Einaudi,  art.  cit.,  pag.  5-6.  —  Ronco,  Conf.  cit.,  pag.  22-24.
—  Theunissen,  art.  cit.,  pag.  462-70.  —  G.  Adamoli,  Il  problema  ferroviario ­
  del  porto  di  Genova,  Parte  Prima.  Genova,  1904.  pag.  63-64.
        <pb n="203" />
        196

CAPITOLO  VII

d’opera.  Questa  occorre  per  due  categorie  di  operazioni:
per  quelle  che  si  compiono  a  bordo  delle  navi  per  rimbarco ­
  e  lo  sbarco  delle  merci,  e  per  quelle  che  precedono ­
  o  seguono  le  operazioni  della  prima  specie.  Le  une
sono  operazioni  a  sè,  che  vengon  fatte  nell’interesse  e  a
spese  della  nave  e  che  servono  a  prender  la  merce  da
sotto  paranco  per  allogarla  nelle  stive  o  ad  estrarre  la
merce  dalle  stive  per  porgerla  ai  ricevitori  sotto  paranco;
le  altre  vengon  fatte  nell’interesse  e  a  spese  dei  caricatori ­
  o  ricevitori  e  servono  a  portar  la  merce  sotto  bordo
o  a  riceverla  sotto  paranco  per  depositarla  nei  docks  o
caricarla  sui  vagoni  (1).  Come  organizzare  la  mano  d’opera, ­
  occorrente  per  queste  due  specie  di  operazioni,  è
un  problema  assai  complicato,  perchè  essa  deve  trovarsi
sempre  presente  in  quantità  sufficiente  pei  bisogni  del
porto,  mentre  questi  bisogni  variano  secondo  gli  anni  e
più  ancora  secondo  le  stagioni  entro  lo  stesso  anno,  e
perchè  essa  viene  in  parte  sostituita,  quand’è  possibile,
da  mezzi  meccanici  nelle  operazioni  di  carico  e  scarico,
mentre  è  bene  che  questa  sostituzione  avvenga  col  minor
danno  delle  classi  lavoratrici.  Da  ciò  la  necessità  di  un
certo  monopolio  nell’ordinamento  di  tali  servizi  e  della
costituzione  di  ruoli  chiusi  per  gli  operai,  acciocché  si
abbia  la  garanzia  che  la  mano  d’opera  esistente  troverà
sempre  un’adeguata  rimunerazione  e  che,  con  l’impiego
di  mezzi  meccanici  nuovi,  si  sostituiranno  normalmente
solo  i  lavoratori,  che  vengono  eliminati  per  ragioni  naturali ­
  o  per  loro  iniziativa  spontanea.  D’altro  lato,  però,  se
il  monopolio  coi  ruoli  chiusi  risponde  a  criteri  di  equità
e  di  giustizia  per  le  classi  lavoratrici,  non  può  a  meno
di  essere  regolato  dallo  Stato,  o  dall’ente  che  dirige  il

(1)  F.  Guarnieri,  II  problema  del  lavoro  nel  porto  di  Genova.
Genova,  1912,  pag.  9.
        <pb n="204" />
        PORTI

197

porto,  in  modo  da  evitare  che  conduca  ad  un  rincaro
delle  operazioni,  il  quale  potrebbe  ripercuotersi  sinistramente
  sul  movimento  del  porto  stesso.
Con  l’aumento  continuo  del  traffico  e  coi  progressi
delle  costruzioni  navali,  i  porti  si  trasformano,  il  loro
ordinamento  diventa  sempre  più  complesso  e  nuove  condizioni ­
  s’impongono  ad  essi  per  il  migliore  adempimento
delle  loro  funzioni.  Dal  punto  di  vista  delle  condizioni
fisiche  e  tecniche,  i  grandi  porti  dell’avvenire  devono
esser  situati  in  acque  profonde  da  10  a  15  metri  e  provvisti ­
  di  rade  riparate  in  modo  naturale  o  artificiale,  in
cui  le  navi  possano  entrare  a  qualunque  ora  di  marea,
mettendosi  subito  lungo  un  molo,  in  maniera  da  evitare
ogni  perdita  di  tempo  ed  ogni  incomodo  pei  viaggiatori.
Oltre  il  molo  di  scalo  per  essi,  ci  devono  essere  tanti
altri  moli,  appropriati  alle  varie  specie  di  traffico  marittimo, ­
  muniti  di  tutti  gli  strumenti  più  perfezionati  per  il
carico  e  scarico,  dotati  di  strade  e  ferrovie,  che  vanno
ovunque  sia  necessario,  di  magazzini  e  di  tutto  quanto
può  occorrere  per  il  trasbordo  e  la  conservazione  delle
merci.  Dal  punto  di  vista  industriale,  il  porto  moderno
non  è  che  una  vera  officina  di  manutenzione,  un  organismo ­
  di  sutura  fra  le  ferrovie  o  le  vie  acquee  interne  e
le  grandi  strade  marittime.  Il  valore  di  questo  organismo
non  risiede  soltanto  nella  possibilità  di  accogliere  le  più
grandi  navi,  ma  anche  nella  disposizione  delle  istallazioni,
nel  perfezionamento  del  macchinario  e  nella  rapidità  di
tutte  le  operazioni  di  transito.  Questa  rapidità  diventa  sempre ­
  più  necessaria  col  costo  crescente  delle  costruzioni
navali  e  colle  maggiori  spese  d’esercizio  nella  navigazione;
ed  è  utile  all’armatore,  che  riduce  i  periodi  improduttivi  di
sosta,  al  commerciante,  che  risparmia  nelle  spese  di  trasporto ­
  e  al  porto  stesso,  che  può  avere  un  maggior  movimento ­
  annuale  senza  aumentare  gl’impianti.  Per  raggiunger ­
  meglio  questo  scopo  occorre  che  ogni  porto,  o  tal ­
        <pb n="205" />
        198

CAPITOLO  VII

volta  anche  ogni  parte  del  porto,  sia  appropriato  alla
funzione  economica  che  gli  si  vuol  far  compiere,  in  modo
che  le  operazioni  si  facciano  con  un  massimo  di  rapidità
e  di  economia.  Dal  punto  di  vista  dell’organizzazione
commerciale,  infine,  i  porti  moderni  devono  essere  ordinati ­
  in  modo  che  le  merci  sieno  classificate  all’arrivo  e
alla  partenza  per  natura  e  categorie,  affine  di  ridurre  i
controlli  e  le  perdite  di  tempo;  che  sieno  semplificati  i
rapporti  amministrativi  fra  i  servizi  della  dogana  o  dell’esercizio ­
  portuario  e  il  pubblico;  che  i  vapori  si  possano
accostare  appena  arrivano  e  sieno  in  grado  di  cominciar
subito  le  operazioni;  che  si  facciano  affluire  in'  tutti  i
modi  le  merci  nel  porto  in  maniera  che  le  navi  vi  trovino ­
  il  maggior  carico  possibile  ;  e  che  possano  sorgervi
quelle  industrie  che  lavorano  materie  prime  importate
per  mare,  come  cantieri,  acciaierie,  raffinerie  di  petrolio
e  agglomerati  di  carbone.  In  particolare  i  cantieri  coi
bacini  di  carenaggio  annessi  ai  porti  sono  indispensabili,
perchè  le  navi  possano  trovare  in  questi  tutte  le  facilitazioni ­
  per  riparazioni  allo  scafo,  alle  macchine,  alle  caldaie ­
  e  per  la  pulitura  delle  carene  (1).
Lo  Stato  esercita  sempre  un  controllo  diretto  sui
porti,  ma  l’amministrazione  di  essi  può  essere  assunta
in  tutto  o  in  parte,  oltre  che  dallo  Stato,  anche  da  altri
enti  che  dello  Stato  stesso  sieno  emanazione,  o  dai  municipi, ­
  o  da  società  private.  In  generale,  quando  si  tratta
di  provvedere  a  servizi  pubblici  di  qualunque  specie,  la
loro  prestazione  e  il  pagamento  di  questa  possono  avvenire ­
  con  tre  sistemi.  Si  può  seguire  il  principio  sociale,
con  cui  il  costo  del  servizio  si  considera  come  spesa
pubblica  ed  è  coperto  dai  cittadini  col  pagamento  delle

(1)  Hersent,  art.  cit.,  pag.  305-16.  —  Colin,  op.  cit.,  pag.  121-26.
—  Schulze,  op.  cit.,  pag.  56-62.
        <pb n="206" />
        I  PORTI

199

imposte,  ognuno  contribuendo  in  proporzione  dei  suoi
mezzi  e  non  in  rapporto  all’utilità  che  riceve.  Si  può
seguire  il  principio  privato,  con  cui  il  servizio  si  paga
da  ognuno  in  proporzione  esatta  dell’utilità  che  riceve,
in  modo  da  coprire  le  spese  provocate  volta  per  volta,
lasciando  inoltre  un  profitto  all’assuntore  dell’impresa.
Si  può,  infine,  seguire  un  principio,  che  sta  fra  i  due  e
che  potrebbe  chiamarsi  principio  misto,  con  cui  l’elemento
sociale  viene  contemperato  dall’elemento  privato,  facendo
pagare  il  servizio  in  parte  complessivamente  da  tutti  e
in  parte  con  una  aggiunta  da  chi  lo  riceve,  in  modo  da
coprire  le  spese  nell’insieme,  ma  non  caso  per  caso  o
volta  per  volta.  Si  applica  il  primo  principio,  quando  si
tratta  di  un  servizio  utile  a  tutti,  la  cui  utilità  è  incommensurabile ­
  individualmente  e  il  cui  costo  è  indivisibile;
il  secondo,  quando  si  può  calcolare  la  spesa  provocata
da  ognuno  e  l’utilità  che  ognuno  riceve  ;  il  terzo,  quando
si  tratta  di  servigi  utili  in  particolar  modo  agl’individui
che  li  richiedono,  ma  vantaggiosi  nello  stesso  tempo
anche  alla  collettività.  Quando  si  segue  il  principio  privato, ­
  l’impresa  di  fornir  certi  servigi  può  essere  attuata
da  individui  o  da  società  anonime  a  scopo  di  lucro,  ma
è  adattata  soltanto  per  enti  pubblici,  che  rappresentino
gl’interessi  della  collettività,  quando  si  deve  seguire  il
principio  sociale,  mentre  col  principio  misto  i  servigi  di
cui  si  tratta  possono  essere  indifferentemente  forniti  o
da  privati  sovvenzionati  dallo  Stato  per  la  parte  che  si
riferisce  ad  interessi  collettivi,  o  da  enti  pubblici  che  si
facciano  pagare  il  servizio  in  parte  da  tutti  i  contribuenti
e  in  misura  maggiore  da  chi  ne  ha  bisogno  (1).
Ora  nell’amministrazione  dei  porti  tutti  e  tre  i  prin-(1)

  C  Supino,  Principi  di  Economia  Politica.  Napoli,  1908,  pagine ­
  403-4.
        <pb n="207" />
        200

CAPITOLO  VII

cipi  trovano  la  loro  applicazione,  e  non  è  vero,  come
asseriscono  abitualmente  gli  scrittori  di  cose  marittime,
che  i  porti  sieno  amministrati  nei  paesi  anglo-sassoni  in
base  al  principio  privato  e  nel  continente  europeo  in
base  al  principio  sociale.  La  distinzione  esiste,  ma  è  più
sottile  e  dà  luogo  ad  una  semplice  questione  di  graduatoria, ­
  perchè  nessun  porto  può  rinunziare  a  prendere
norma  nelle  sue  varie  funzioni  dall’uno  o  dall’altro  dei
tre  principi,  mentre  ognuno  può  dare  all’uno  o  all’altro
di  essi  un’estensione  maggiore  o  minore.  Così  nei  porti
inglesi,  dove  spesso  i  moli  e  i  docks  appartengono  a
società  private,  il  canale  di  accesso  al  porto  e  le  dighe
esterne  che  lo  difendono  dal  ma^e  sono  costruiti  coi
denari  dei  contribuenti  dallo  Stato  o  dal  municipio  e  gli
appartengono;  viceversa  nei  porti  francesi,  tedeschi  e
italiani,  che  sono  sotto  il  controllo  diretto  dello  Stato,  o
di  enti  pubblici  che  da  esso  dipendono,  una  quantità
grandissima  di  servizi  importanti  relativi  al  trasbordo
delle  merci,  alla  loro  conservazione  in  magazzini  speciali,
alle  riparazioni  delle  navi  ecc.,  sono  assunti  a  scopo  di
lucro  da  società  private.  Dobbiamo,  dunque,  parlare  di
una  semplice  prevalenza  del  principio  privato  o  del
principio  sociale  e  misto  nei  vari  porti  del  mondo,  piuttosto ­
  che  del  trionfo  assoluto  di  uno  o  dell’altro  di  questi
principi.
Negli  Stati  Uniti  d’America  i  porti  sono  principalmente ­
  sotto  il  controllo  dello  Stato,  che  è  proprietario
dei  canali  utili  per  il  commercio  marittimo  e  dei  moli  più
importanti.  Tanto  a  S.  Francisco  come  a  Nuova  Orleans,
c’è  un  consiglio  del  porto,  che  riscuote  le  tasse,  pensa
a  fare  i  lavori  occorrenti,  anche  ricorrendo  a  prestiti,  e
regola  l’intero  esercizio.  A  New  York  si  nota  una  combinazione ­
  di  proprietà  municipale  e  di  proprietà  privata.
Un  consiglio  dei  bacini,  creato  nel  1870  come  parte  del
governo  cittadino,  costruisce  e  amministra  i  bacini  stessi
        <pb n="208" />
        I  PORTI

201

e  stabilisce  le  regole  per  l’uso  degli  apparecchi  privati,
dando  in  affitto  le  proprietà  comunali  a  individui  o  a  società ­
  per  un  tempo  limitato.  A  Filadelfia  invece  tutte  le
calate,  fuori  che  quelle  ai  capi  delle  vie,  sono  di  proprietà
privata.  Nel  continente  europeo  quasi  tutti  i  porti  sono
sotto  il  controllo  diretto  dello  Stato  ;  a  Gand,  Anversa
e  Rotterdam  l’amministrazione  è  assunta  dal  municipio,
e  a  Brema  e  Amburgo  dal  Senato  della  città.  Nella  Gran
Brettagna  sono  porti  municipali  Bristol  e  Preston,  ma
negli  altri,  in  cui  lo  Stato  ha  un’ingerenza,  del  resto  assai
limitata,  il  parlamento  aveva  concesso  fin  da  più  d’un
secolo  a  società  private  il  diritto  di  costruire  bacini,  a
misura  che  se  ne  presentava  il  bisogno,  riscuotendo  tasse
da  chi  se  ne  serviva  (1).  Questo  sistema,  però,  non  fece
buona  prova  e  a  condannarlo  furono  unanimi  tutti  i  competenti, ­
  che  deposero  presso  la  commissione  d’inchiesta
sul  porto  di  Londra  (2).  Infatti  le  società  private,  considerando ­
  le  spese  da  farsi,  in  relazione  al  traffico  esistente ­
  piuttosto  che  a  quello  possibile  in  futuro,  e  guardando ­
  soprattutto  al  dividendo  da  distribuirsi  agli  azionisti, ­
  non  furono  in  grado  di  far  nei  porti  i  miglioramenti
resi  necessari  dallo  sviluppo  del  traffico  e  dai  progressi
della  navigazione  e  si  trovarono  in  una  condizione  d’inferiorità ­
  di  fronte  ai  porti  concorrenti,  amministrati  in
base  al  principio  sociale,  i  quali  avevano  la  possibilità
d’intraprendere  lavori  colossali  e  di  continuare  l’esercizio
per  molto  tempo  anche  a  perdita,  in  vista  di  compensi
da  ottenersi  in  un  lontano  avvenire.  Così  molte  di  tali
società  private  dovettero  cedere  le  loro  proprietà  a

il)  Smith,  op.  cit.,  pag.  126-29.  —  Owen,  op.  cit.,  pag.  27-28
(2)  Report  of  His  Majesiy’s  Commissioners  appointed  io  inquire
into  thè  subject  of  thè  administrcition  of  thè  Port  of  London.  London,
1902.
        <pb n="209" />
        202

CAPITOLO  VII

compagnie  ferroviarie,  a  municipi,  o  più  spesso  a  consigli ­
  pubblici  (public  tmsts)  autorizzati  dal  parlamento,
in  cui  sono  rappresentati  il  governo,  il  municipio,  le
camere  di  commercio,  gli  armatori  e  chi  paga  tasse
di  porto.  Questi  consigli  pubblici  estendono  spesso  la  loro
attività  alle  vie  di  accesso  del  porto  e  agli  specchi  d’acqua
entro  di  esso,  oltre  che  ai  bacini,  agli  elevatori  e  ai  magazzini ­
  per  le  merci,  ed  hanno  il  grande  vantaggio  di
rendere  più  pronta  e  più  elastica  l’amministrazione,  ponendo ­
  il  controllo  del  porto  nelle  mani  di  coloro,  che
hanno  in  esso  i  maggiori  interessi  e  che  li  hanno  in
perfetto  accordo  con  gli  interessi  della  collettività  (1).
Poco  dissimile  da  questo  public  trust,  esistente  in  alcuni ­
  porti  inglesi,  è  il  consorzio  autonomo  creato  per  il
porto  di  Genova  colla  legge  12  febbraio  1903.  Esso  ha  per
60  anni  il  mandato  di  provvedere  all’  esecuzione  delle
opere,  alla  gestione  e  al  coordinamento  dei  servizi  del
porto,  ed  è  costituito  da  un  certo  numero  di  membri,  che
rappresentano  lo  Stato,  le  provincie  di  Genova,  Alessandria, ­
  Milano  e  Torino,  il  comune  di  Genova  e  altri
comuni  che  concorrono  nelle  spese  del  porto,  la  Camera
di  Commercio  di  Genova,  l’ente  dirigente  il  servizio  ferroviario ­
  del  porto,  e  inoltre  da  due  delegati  delle  Camere
di  Commercio  di  Milano  e  Torino  e  da  due  delegati  degli
operai  addetti  ai  lavori  o  ai  servizi  del  porto.  Per  l’ordinario ­
  disbrigo  degli  affari  c’è  un  comitato  esecutivo
composto  da  10  membri  del  consorzio,  con  a  capo  il  presidente ­
  del  consorzio  stesso,  che  è  di  nomina  governativa.
Per  disimpegnare  le  attribuzioni  e  per  sostenere  gli  oneri
deferitigli,  il  consorzio  ha  a  sua  disposizione  un  contributo ­
  annuale  dello  Stato  di  un  milione  di  franchi,  au-(1)

  Edinburgh  Review,  ottobre,  1902,  n.  402,  pag.  352-53.  —  Smith,
op.  cit.,  pag.  129-32.
        <pb n="210" />
        I  PORTI

203

mentabile  col  crescer  del  traffico  fino  ad  un  massimo  di
2  milioni,  contributi  imposti  alle  provincie  e  ai  comuni,
redditi  provenienti  dall’uso,  dalla  concessione  e  dall’affitto
di  aree,  fabbricati,  locali,  impianti  e  meccanismi  del  porto,
prodotti  di  speciali  tasse  portuali  ecc.  Le  deliberazioni
dell’assemblea  e  del  comitato  esecutivo  devono  esser
sottomesse  all’approvazione  del  prefetto,  che  può  anche
annullarle  entro  15  giorni.  Il  governo  può  fare  ispezioni
per  controllare  l’opera  del  consorzio  e  può  anche  discioglierlo, ­
  sentito  il  parere  del  Consiglio  di  Stato.  I  progetti,
che  importino  una  spesa  maggiore  di  100.000  lire,  devono
essere  approvati  dal  Consiglio  superiore  dei  lavori  pubblici. ­
  Il  consorzio  non  può  mettere  nuove  tasse  senza  accordarsi ­
  col  governo,  il  quale  si  riserva  di  approvare  i
prestiti  da  contrarsi,  garantendo  soltanto  quelli,  il  cui
servizio  per  interessi  e  ammortamento  sia  assicurato  dalle
risorse  del  bilancio  consortile  (1).
Il  consorzio,  quale  risulta  oggi  in  pratica,  dice  il
Festa,  è  un  ente  sui  generis,  perchè  non  si  limita  a  completare ­
  l’opera  dello  Stato,  là  dove  l’azione  del  potere
centrale  non  può  nè  deve  esplicarsi  ;  ma  assume  in  luogo
dello  Stato  il  carico  di  una  gestione,  che  per  le  norme
ordinarie  del  nostro  diritto  pubblico  rientrerebbe  nella
competenza  del  potere  centrale,  considerato  come  il  rappresentante ­
  degli  interessi  collettivi  della  nazione.  L’autonomia ­
  del  consorzio  risulta  dal  fatto  che  esso  è  esente
da  qualsiasi  preventivo  controllo  ;  che  è  in  grado  di  esplicare ­
  un’energica  e  rapida  azione,  potendo  conoscere  e
valutare  le  necessità  effettive  del  traffico  e  provvedere
direttamente  secondo  le  varie  contingenze  ;  che  ha  la  libera ­
  amministrazione  delle  somme  ricavate  dall’esercizio
del  porto  o  dai  prestiti  contratti,  del  contributo  dello

(1)  Theunissen,  art.  cit.,  pag.  485-88.  —Festa,  op.  cit.,  pag.  27-72.
        <pb n="211" />
        204

CAPITOLO  VII

Stato  e  degli  enti  interessati  e  del  gettito  di  speciali
tasse  ;  che  può  deliberare  ed  eseguire  tutte  le  opere  che
ritiene  utili  per  il  miglioramento  del  porto.  Ma  autonomia
non  significa  indipendenza  assoluta  dallo  Stato,  il  quale,
come  abbiamo  visto,  interviene  in  molti  casi,  si  è  riservato
10  suoi  delegati  sopra  26  membri  dell’assemblea  generale,
ha  la  maggioranza  nel  comitato  esecutivo,  nomina  il  presidente ­
  ed  obbliga  il  consorzio  a  valersi  per  il  disimpegno
dei  servizi  tecnici  e  marittimi  del  personale  del  Genio
Civile  e  della  Capitaneria  di  Porto  (1).  Ed  è  qui  forse
11  principale  difetto  del  sistema,  che,  cioè,  è  stata  fatta
nel  consorzio  una  parte  troppo  larga  ai  funzionari  dello
Stato  ed  una  parte  troppo  ristretta  ai  rappresentanti  dei
vari  interessi  legati  col  porto  ;  mentre  tali  rappresentanti,
se  più  numerosi,  avrebbero  eliminati  gl’inconvenienti  di
un’amministrazione  quasi  statale,  sarebbero  stati  in  grado
di  assumersi  con  più  competenza  maggiori  responsabilità
ed  avrebbero  avuto  una  visione  più  ampia  e  sicura  dei
bisogni  di  questo  gran  centro  di  traffico  e  dei  modi  più
opportuni  per  soddisfarli.
Gli  articoli  34  e  35  della  legge  12  febbraio  1903  prevedevano ­
  la  possibilità  di  costituire  consorzi  autonomi
anche  per  altri  porti  del  Regno,  ma  fino  ad  oggi  questa
applicazione  estensiva  della  legge  non  si  è  verificata  ed
essi  continuano  ad  esser  tutti  amministrati  direttamente
dallo  Stato,  per  mezzo  di  suoi  impiegati  adibiti  ad  uffici
locali  appositi.  Tutti  questi  porti,  secondo  la  legge  del
2  aprile  1885,  appartengono  ad  una  prima  categoria,  se
si  tratta  di  porti  e  spiaggie  che  interessano  la  sicurezza
della  navigazione  e  servono  unicamente  o  precipuamente
a  rifugio,  e  ad  una  seconda  categoria,  se  si  tratta  di  porti
e  approdi  che  servono  essenzialmente  al  commercio,  sudfi)

  Festa,  op.  cit,  pag.  73-74.
        <pb n="212" />
        I  PORTI

205

divisi  alla  lor  volta  in  quattro  classi  in  base  al  loro  movimento ­
  annuale.  In  ordine  alla  competenza  delle  spese,
sono  a  carico  esclusivo  dello  Stato  le  opere  riguardanti
la  sicurezza  dell’approdo  e  dell’ancoraggio  nei  porti  di
prima  categoria,  mentre  per  quelli  della  seconda  il  contributo ­
  dello  Stato  va  via  via  diminuendo  nel  passaggio  da
una  classe  all’altra,  accrescendosi,  invece,  in  proporzione
il  contributo  delle  Provincie  e  dei  Comuni  (1).  Ora  si
domanda  :  sarebbe  opportuno  estendere  l’autonomia  a  tutti
i  porti  del  Regno  ?  La  riposta  non  può  essere  uguale  per
essi  tutti,  perchè,  data  la  moltiplicità  dei  porti  italiani,  data
la  differenza  grandissima  nella  loro  importanza,  in  quanto
alcuni  partecipano  largamente  ai  traffici  internazionali,
mentre  altri  hanno  un  carattere  regionale,  limitato  alla
provincia  o  anche  al  comune,  non  si  può  adottare  per
tutti  una  norma  unica  e  generale.  Per  i  porti  di  grande
movimento,  frequentati  da  vapori  addetti  a  linee  internazionali ­
  e  che  debbono  soddisfare  alle  particolari  esigenze ­
  dei  traffici  moderni,  è  preferibile  l’autonomia  di
amministrazione  e  di  gestione  sul  tipo  di  Genova  ;  ma
per  i  porti,  aventi  carattere  ed  importanza  locale,  sarebbe
meglio  adottare  la  proposta,  fatta  dal  dotto  e  competentissimo ­
  Carlo  Bruno  alla  Commissione  per  la  riforma  del
Codice  della  Marina  mercantila,  di  deferire  la  loro  gestione ­
  al  Capitano  di  porto,  facendolo  centro  di  coordinamento ­
  di  tutti  i  servizi  portuali,  colla  collaborazione  di
un  comitato  consultivo,  composto,  oltre  che  di  funzionari
dello  Stato,  di  alcuni  elementi  locali  in  rappresentanza
degli  armatori,  dei  commercianti  e  dei  lavoratori.  In  tal
modo,  nei  grandi  porti,  lo  Stato  farebbe  sentire  la  sua
influenza  come  rappresentante  degl’interessi  generali,  lati) ­

  E.  Coen-Cagli  e  O.  Bernardini,  Notizie  sui  porti  marittimi
italiani.  Milano,  1905,  pag.  9.
        <pb n="213" />
        206

CAPITOLO  VII

sciando,  però,  che  gli  organi  deliberanti  fossero  costituiti
da  persone  più  a  contatto  col  commercio,  colla  navigazione ­
  e  col  lavoro,  mentre  nei  porti  di  minore  importanza, ­
  che  non  possono  permettersi  il  lusso  di  un’amministrazione ­
  speciale  e  che  non  hanno  proventi  per  una
vita  indipendente  dal  governo  centrale,  questo  interverrebbe ­
  più  direttamente  nella  gestione,  limitandosi  a  chiedere ­
  agli  interessati  del  luogo  soltanto  dei  consigli  (1).
Ma  qualunque  sia  il  sistema  che  si  preferisca  per  la
gestione  e  l’amministrazione  dei  porti,  sorge  in  ogni  caso
a  questione  sui  criteri  da  seguirsi  per  ottenere  i  mezzi
necessari  a  coprire  le  spese  incontrate  negl’impianti  costosissimi ­
  e  nell’esercizio  sempre  più  complicato  di  questi
centri  del  traffico  marittimo.  L’idea,  da  molti  sostenuta,
che  a  tutte  queste  spese  si  debba  far  fronte  mediante
contributi  degli  utenti,  nazionali  o  stranieri  che  sieno,
in  proporzione  esatta  del  servizio  che  ricevono  e  in  modo
che  il  porto  trovi  in  sè  stesso  i  mezzi  per  mantenersi  e
per  svilupparsi,  non  può  sempre  realizzarsi  e  non  corrisponderebbe ­
  neanche  alla  stretta  giustizia.  E  la  stessa
necessità,  che  c’è  nell’amministrazione  dei  porti,  di  contemperaré
  il  principio  privato  col  principio  sociale  o  misto,
obbliga  a  ricorrere  alle  più  svariate  forme  di  tributi  per
provvedere  ai  bisogni  di  queste  stazioni  marittime.  Nei
piccoli  porti,  che  non  hanno  abbastanza  movimento  per
coprire  le  loro  spese  e  che  pure  devono  esser  mantenuti
per  dar  rifugio  alle  navi  e  per  favorire  il  traffico  locale,
lo  Stato  e  gli  altri  enti  pubblici  minori  provvedono  agl’impianti, ­
  alla  loro  manutenzione  e  all’esercizio,  valendosi

(1)  C.  Festa,  I  porti  marittimi  in  relazione  alle  esigenze  dei  traffici ­
  moderni,  Relazione  al  Primo  Congresso  Nazionale  di  Navigazione ­
  di  Torino.  Milano,  1911,  pag.  6-10.  —  Rendiconto  particolareggiato ­
  del  Primo  Congresso  Nazionale  di  Navigazione.  Torino,  1912,
pag.  181-89.
        <pb n="214" />
        I  PORTI

dei  denari  prelevati  da  tutti  i  contribuenti,  colnk3ngaste
generali,  in  base  al  principio  sociale.  E  il  medesimo  principio ­
  si  segue  anche  nei  grandi  porti,  quando  si  tratta
di  spese  colossali  per  miglioramenti  e  ampliamenti,  o
quando  si  tratta  di  completare  le  entrate  provenienti  dal
porto  stesso  ;  perchè  il  movimento  commerciale,  che  deriva ­
  dall’esistenza  e  dallo  sviluppo  di  questi  centri  marittimi, ­
  accresce  la  ricchezza  del  paese,  onde  è  giusto
che  tutti  i  cittadini  contribuiscano  colle  imposte  al  pagamento ­
  di  quelle  spese,  che  procurano  un  vantaggio
alla  nazione.
Siccome,  però,  in  questo  caso,  insieme  al  vantaggio
generale  per  tutti  i  cittadini,  c’è  un  vantaggio  particolare
per  coloro  che  si  servono  del  porto,  così  il  principio  sociale ­
  più  di  frequente  compare  qui  sotto  forma  di  principio ­
  misto,  per  mezzo  del  quale  le  spese  dei  porti  sono
coperte,  oltre  che  dalle  imposte  generali,  anche  da  imposte ­
  speciali  pagate  dagli  utenti.  E  vero  che  di  fronte
a  questo  pagamento  sta  per  essi  un  servizio  ricevuto  ;
ma  ciò  non  basta  a  trasformare  in  tasse,  basate  sul  principio ­
  privato,  tali  imposte  speciali,  che  sono  destinate  a
rimborsare  le  spese  complessive  fatte  per  servigi  indivisibili ­
  (1),  come  sarebbero  quelli  che  le  navi  ottengono
nei  porti,  in  grazia  delle  somme  colossali  consacrate  ad
ingrandirli,  a  renderli  più  sicuri  e  a  dotarli  di  vasti  moli
che  facilitano  le  operazioni  ;  tant’è  vero  che  il  contributo
delle  navi  è  graduato  su  criteri  di  giustizia  distributiva,
in  modo  che  esse  paghino  in  proporzione,  non  del  vantaggio ­
  particolare  che  ognuna  di  esse  riceve,  ma  della  loro

(1)  Cfr.  C.  F.  [Ferraris,  L’Imposta  Militare  e  la  teoria  delle  imposte ­
  speciali.  Roma,  1911,  pag.  55-58.  —  P.  Jannaccone,  I  Tributi  speciali ­
  nella  Scienza  della  finanza  e  nel  Diritto  finanziario  italiano.  Torino, ­
  1905,  pag.  21-24.  —  E.  Sax,  Grundlegung  der  theoretischen
Staatswirthschaft.  Wien,  1887,  pag.  429-39.
        <pb n="215" />
        208

CAPITOLO  VII

capacità  economica.  E  tale  capacità  economica  si  misura,
tenendo  conto  del  tonnellaggio  netto  dei  bastimenti,  della
loro  specie,  secondo  che  sono  piccoli  o  grandi,  a  vela  o
a  vapore,  del  genere  di  traffico  che  esercitano,  del  numero ­
  dei  passeggieri  e  della  quantità  di  carico  che  hanno
a  bordo,  della  provenienza  e  della  destinazione  delle  navi,
del  tempo  che  rimangono  nei  porti  e  della  frequenza  con
cui  vi  ritornano  (1).
Quando,  infine,  si  tratta  di  servigi  divisibili,  che  ogni
nave  ottiene  in  determinate  proporzioni,  provocando  un
costo  individuale  facilmente  calcolabile,  come  nel  pilotaggio, ­
  nelle  misure  sanitarie,  nella  sorveglianza  alle
merci  o  nell’uso  degli  apparecchi  meccanici  di  carico  e
scarico,  allora  il  principio  privato  trova  la  sua  più  completa ­
  applicazione,  in  quanto  ogni  servizio  ricevuto  è
pagato  volta  per  volta  adeguatamente  con  una  tassa,  che
ha  molta  rassomiglianza  con  un  prezzo  di  tariffa.  E  in
certi  casi,  anzi,  come  nei  servigi  che  le  navi  chiedono
ai  magazzini  generali,  ai  sylos  granari  o  ai  cantieri  per
le  riparazioni,  il  carattere  di  tassa  sparisce  del  tutto  per
trasformarsi  in  un  prezzo  vero  e  proprio,  che,  oltre  coprire ­
  il  costo  del  servigio  domandato,  dà  un  profitto  all’impresa ­
  che  s’incarica  di  offrirlo.
Per  provvedere,  dunque,  alle  spese  d’impianto  e  di
esercizio  dei  porti,  è  necessario  ricorrere  in  giuste  proporzioni ­
  ad  imposte  generali,  ad  imposte  speciali  e  a
tasse,  che  spesso  diventano  prezzi  per  i  servigi  ricevuti.
Dalla  sapiente  coordinazione  di  queste  varie  fonti  di  entrata ­
  dipende  la  prosperità  di  ogni  porto,  la  forza  di  attrazione ­
  che  esso  esercita  sul  traffico,  la  possibilità  di
vincere  la  concorrenza  di  altri  porti.  Infatti  le  merci,
qualunque  sia  la  loro  destinazione  definitiva,  hanno,  entro

(1)  Herner,  op.  cit.,  pag.  5-23.
        <pb n="216" />
        I  PORTI

209

dati  limiti,  una  certa  libertà  di  scelta  fra  vari  punti  marittimi ­
  di  sbarco  e  preferiranno  quelli,  che  offrono  le
maggiori  facilitazioni  o  che  fanno  pagare  meno.  Così  le
tariffe  portuali  modificano  l’influenza  della  posizione  geografica ­
  dei  porti,  attirando  ad  essi  un  traffico  ora  maggiore ­
  ed  ora  minore  di  quello  che  loro  spetterebbe  naturalmente. ­
  Ma  l’avere  il  maggior  traffico  possibile  è  per
queste  stazioni  marittime  il  mezzo  più  sicuro  per  ottenere
più  rapidamente  e  più  completamente  il  rimborso  delle
spese  d’impianto  e  di  esercizio  ;  onde  l’esigere  tale  rimborso, ­
  in  base  al  solo  principio  privato,  dalle  sole  navi
che  frequentano  i  porti,  oltre  rappresentare  un’infrazione
alle  norme  di  giustizia  distributiva,  è  spesso  anche  una
pessima  speculazione  dal  punto  di  vista  economico,  in
quanto  provoca  una  diminuzione  nel  movimento  portuale.
        <pb n="217" />
        CAPITOLO  Vili

Il  Mercato  dei  Noli.

La  navigazione,  come  sappiamo,  è  un’industria  esercitata ­
  allo  scopo  di  ottenere  un  lucro,  il  quale  sorge  soltanto ­
  quando  in  essa  le  entrate  superano  le  spese.  Ma
mentre  le  spese  sono,  fino  ad  un  certo  punto,  fissate  dall’armatore, ­
  che  consacra  una  data  somma  di  denaro  alla
costruzione  del  bastimento  per  adibirlo  al  traffico  marittimo, ­
  sopportando  un  certo  costo  di  esercizio,  le  entrate
risultano  dal  prezzo,  che  sono  disposti  a  pagare  persone
e  merci  per  farsi  trasportare  sul  mare  da  un  luogo  all’altro, ­
  e  variano  col  variare  di  una  quantità  infinita  di
circostanze,  le  quali  sono  del  tutto  indipendenti  dalla
volontà  dell’armatore.  Da  ciò  la  necessità  per  esso  di
studiare  e  di  prendere  in  seria  considerazione  queste
circostanze  variabilissime,  da  cui  dipende  il  profitto  della
sua  industria.
Finche  il  commerciante  si  serve  di  navi  proprie,  accompagnando ­
  da  sè  le  merci  in  viaggio  o  affidandole  ad
un  suo  capitano,  il  trasporto  rappresenta  senza  dubbio
un’utilità,  ma  un’utilità  che  non  assume  forma  concreta
in  un  dato  prezzo  pagato  dagli  uni  e  riscosso  dagli  altri.
Perchè  il  trasporto  dia  luogo  ad  un  compenso  indipendente ­
  o  ad  un  prezzo,  è  necessario  che  si  trovino  di
fronte  due  persone  differenti,  che  contrattano  fra  loro:
        <pb n="218" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

211

l’armatore,  che  offre,  e  il  caricatore,  che  domanda  tonnellaggio ­
  navale.  Fra  queste  due  persone  si  stabilisce  il
contratto  di  noleggio.  Esso  può  concernere  carichi  completi ­
  e  riferirsi  all’  intera  nave,  la  quale  viene  presa  in
affitto  per  un  viaggio,  per  un  mese  o  per  un  anno,  rimanendo ­
  per  tutta  la  durata  del  contratto  a  disposizione  del
caricatore,  che  ne  diviene  il  temporaneo  proprietario;  o
può  riferirsi  a  carichi  parziali,  che  occupano  soltanto  una
parte  più  o  meno  grande  della  nave,  nel  qual  caso  i  caricatori ­
  formano  una  specie  di  cooperativa,  in  cui  ognuno
paga  una  quota  del  noleggio  completo  in  proporzione
dello  spazio  preso  in  affitto.  Il  contratto  di  noleggio  per
carichi  parziali  acquista  un’importanza  preponderante,  a
misura  che  si  sviluppano  i  mercati  di  esito,  che  le  correnti ­
  mercantili  diventano  continue  e  regolari,  che  si
estende  il  traffico  marittimo,  e  può  esser  fatto  da  navi
libere,  che  si  mettono  sotto  collo,  che  annunziano,  cioè,
ai  commercianti  di  un  porto  di  essere  disposte  a  partire ­
  per  una  determinata  destinazione  entro  un  dato  tempo
se  troveranno  carico  sufficiente,  o  può  esser  fatto  da  linee
regolari,  che  percorrono  itinerari  fìssi  e  partono  e  arrivano ­
  al  giorno  e  all’ora  stabiliti  in  precedenza,  qualunque
sia  il  carico  che  hanno  potuto  raccogliere  (1).
La  somma,  che  viene  pagata  per  servirsi  di  tutta  una
nave,  oppure  di  parte  di  essa,  per  un  determinato  viaggio,
o  per  un  determinato  tempo,  si  chiama  nolo.  Questa  parola, ­
  che  in  origine  indicava  il  compenso  dato  dal  caricatore ­
  per  avere  a  sua  completa  disposizione  la  nave,
serve  poi  a  denotare  quanto  egli  paga  per  avere  il  diritto ­
  di  far  trasportare  da  essa  le  sue  merci,  quando  il
primitivo  contratto  di  affitto  si  trasforma  in  un  contratto

(1)  Wustendòrfer,  op.  cit.,  pag.  49-55.  —  Smith,  Organization  ecc.,
pag.  40-49.  —  Pappenheim,  op.  cit.,  pag.  137-39.
        <pb n="219" />
        212

CAPITOLO  Vili

di  trasporto.  Il  nolo  è,  dunque,  il  prezzo  dei  trasporti
per  mare,  ma  è  un  prezzo  che  si  manifesta  con  caratteristiche ­
  tutte  sue  speciali  e  che  presenta  delle  differenze ­
  notevoli  rispetto  a  quello  di  ogni  altra  specie  di
trasporto.  Infatti  le  tasse  postali  e  telegrafiche,  i  pedaggi
sulle  strade  ordinarie  o  sui  canali  e  le  tariffe  ferroviarie
sono  determinate  in  modo  unilaterale  dall’azienda  che
amministra  queste  imprese  di  comunicazioni  e  trasporti,
e  stabilite  a  quel  limite  che  dà  il  massimo  reddito,  trattandosi ­
  qui  d’industrie  che  hanno  un  carattere  di  assoluto ­
  monopolio.  Ma  nella  navigazione,  invece,  questo  carattere ­
  non  esiste,  perchè  le  navi  hanno  la  massima  libertà ­
  di  movimenti  e  possono  sempre  andare  con  relativa
facilità  in  qualunque  luogo  abbiano  probabilità  di  trovare
un  carico  da  trasportare  e  perchè  il  mare  è  una  via  naturale ­
  aperta  a  tutti,  senza  che  si  debba  sopportare  per
essa  spese  d’impianto  o  di  manutenzione;  onde  i  noli
risultano,  in  modo  bilaterale,  dalla  lotta  d’interessi  tra
coloro  che  vogliono  fare  un  viaggio  o  che  hanno  delle
merci  da  trasportare  e  coloro  che  dispongono  di  tonnellaggio ­
  navale.  E  in  ciò  appunto  consiste  la  differenza  fra
i  trasporti  marittimi  e  tutti  gli  altri  mezzi  di  trasporto
rispetto  alla  determinazione  dei  prezzi.  Questa  differenza
si  scorge  già  chiaramente,  quando  i  trasporti  per  mare
sono  attuati  da  grandi  società  di  navigazione  che  esercitano ­
  linee  regolari,  quantunque  tali  società  per  la  loro
importanza  si  trovino  in  una  posizione  privilegiata,  godano ­
  di  un  certo  monopolio  parziale  e  modifichino  meno
di  frequente  le  loro  tariffe;  ma  è  molto  più  spiccata,
quando  si  tratta  di  trasporti  compiuti  da  armatori,  che
non  hanno  impegni,  che  prendono  quello  che  capita  e
che  vanno  dove  trovano  maggior  convenienza.  Del  resto
anche  le  grandi  compagnie  di  navigazione  non  possono
a  meno  di  risentire  l’influenza  dei  cambiamenti  che  avvengono ­
  nei  noli  in  generale  e  sono  costrette  ora  ad
        <pb n="220" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

213

aumentare  ed  ora  a  ribassare  le  loro  tariffe,  o  più  spesso
a  fare  delle  considerevoli  riduzioni,  specialmente  pei
clienti  più  importanti,  sulle  tariffe  lasciate  invariate.  In
ogni  modo,  se  sulle  linee  regolari  i  noli  si  modificano  ad
intervalli  piuttosto  lunghi,  talvolta  di  un  anno  intero,
cambiano  invece  nella  navigazione  libera  ogni  mese,  ogni
settimana  e  perfino  ogni  giorno.
Queste  variazioni  incessanti  dei  noli,  che  contrastano
così  vivamente  con  l’immobilità  delle  tariffe  di  tutti  gli
altri  mezzi  di  trasporto,  dipendono  dal  fatto  che,  per
l’intervento  degli  armatori  liberi,  il  tonnellaggio  navale
viene  ad  essere  una  merce  continuamente  offerta  e  domandata ­
  e  per  la  quale  c’è  sempre  un  mercato  attivo  come
per  il  grano,  per  le  farine  o  per  il  carbone.  Le  transazioni ­
  sono  numerose  e  frequenti,  e  rincontro  della  domanda ­
  e  dell’offèrta  di  tonnellaggio  navale,  o  la  riunione
di  caricatori,  di  agenti  marittimi,  di  armatori,  di  tutte  le
persone,  insomma,  che  fanno  contratti  relativi  a  trasporti
per  mare,  dà  origine  ad  un  vero  e  proprio  mercato  dei
noli.  C’è  un  mercato  di  noli  in  ogni  porto  di  qualche
importanza,  e  tutti  i  porti  insieme  costituiscono  il  mercato ­
  mondiale  dei  noli,  che  ha  il  suo  centro  a  Londra,
dove  convergono  notizie,  domande  ed  offerte  e  prezzi  da
ogni  parte  del  globo,  comunicati  prontamente  e  ovunque
a  tutti  gl’interessati.
Se  nei  piccoli  porti,  che  hanno  un  traffico  marittimo
di  modeste  proporzioni  e  assai  circoscritto,  il  mercato
dei  noli  è  essenzialmente  locale,  esso  ha  un  carattere
internazionale  nei  grandi  porti  con  largo  ed  esteso  movimento, ­
  giacché  in  quest’ultimo  caso  le  differenze  dei
noli  per  gli  stessi  itinerari,  che  sorgessero  temporaneamente ­
  fra  porti  diversi,  scomparirebbero  subito  attraverso
il  mercato  mondiale  dell’Inghilterra,  per  la  preponderanza
che  la  sua  marina  mercantile  ha  nell’intero  tonnellaggio
disponibile  di  tutte  le  nazioni.  Ora  è  un  fatto  comune  ad
        <pb n="221" />
        214

CAPITOLO  Vili

ogni  ramo  di  commercio,  che  quei  paesi  o  quegl’individui,
i  quali  hanno  in  loro  potere  la  grande  maggioranza  dell’offerta ­
  di  una  data  merce,  sono  quelli  che  guidano  anche
l’offerta  rimanente  e  che  regolano  tutte  le  transazioni.  E
se  qua  e  là  si  stipulano  dei  contratti  speciali  per  viaggi
pure  speciali  da  un  porto  all’altro,  non  si  deve  credere
che  il  listino  dei  noli  presenti  un  lunghissimo  elenco  di
tutti  i  viaggi  possibili  ed  immaginabili,  perchè  invece  i
noli  per  qualunque  percorso  si  regolano  in  base  a  pochi
itinerari  fissi  e  tipici,  che  danno  l’impronta  al  mercato  e
che  sono  rappresentati  dalle  grandi  vie  percorse  abitualmente ­
  dal  traffico  marittimo  e  di  cui  abbiamo  fatto  cenno
in  un  capitolo  precedente.  I  noli  che  si  fanno  a  Londra
per  questi  itinerari  sono  quasi  dei  numeri  indici,  che
servono  di  norma  in  tutti  i  paesi  e  per  ogni  altro  viaggio
e  che  con  poche  cifre  esprimono  le  condizioni  generali
del  mercato.
In  tale  mercato  si  compra  e  si  vende  giornalmente
tonnellaggio  navale  ;  si  stipulano  contratti  a  contanti  e
anche  a  termine,  fissando  il  noleggio  quattro  o  cinque
mesi  prima  ;  si  stabiliscono  i  noli  per  carichi  continuati
di  una  data  merce  durante  un  certo  periodo  di  tempo,  o
anche  per  carichi  futuri  non  determinati,  dando  al  contratto ­
  di  noleggio  fungibilità,  col  sostituire  in  esso  a  prestazioni ­
  speciali  trasporti  generici  ;  e  si  fanno  perfino
speculazioni  e  giuochi,  comprando  o  vendendo  allo  scoperto ­
  tonnellaggio  navale,  secondo  che  si  prevede  un
aumento  o  un  ribasso  nei  noli.  Tutte  queste  operazioni
vengono  facilitate  con  l’intervento  di  agenti  marittimi,  o
ship-brokers  come  li  chiamano  gl’inglesi,  che  si  rendono
intermediari  fra  la  domanda  e  l’offerta  di  tonnellaggio
navale.  Essi  conoscono  i  bastimenti  in  cerca  di  noleggio,
sanno  i  bisogni  dei  commercianti  e  possono,  per  conseguenza, ­
  metter  d’accordo  i  caricatori  con  gli  armatori  a
quel  nolo,  che  in  ogni  data  circostanza  conviene  ad  en ­
        <pb n="222" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

215

trambi.  Per  mezzo  di  tali  intermediari,  ogni  mutamento
nella  domanda  e  nell’offerta  si  riflette  subito  sui  noli.
Quando  l’offerta  di  tonnellaggio  supera  la  domanda,  i  noli
ribassano,  a  causa  della  concorrenza  che  si  fanno  tra  loro
gli  armatori,  per  essere  ciascuno  il  preferito  e  non  trovarsi ­
  fra  quelli  che  di  necessità  non  potranno  avere  carico ­
  da  trasportare  ;  quando,  invece,  la  domanda  supera
l’offerta,  i  noli  aumentano,  perchè  allora  si  fanno  concorrenza ­
  tra  loro  i  caricatori,  per  ottenere  un  servigio  che
tutti  non  possono  avere.
Se,  dunque,  i  noli  oscillano,  secondo  il  vario  atteggiarsi ­
  della  domanda  e  dell’of!erta  di  tonnellaggio  navale,
essi  aumenteranno  o  diminuiranno  per  l’influenza  di  tutte
le  cause,  che  modificano  il  rapporto  fra  la  quantità  di
navi  esistenti,  in  generale  o  in  un  dato  luogo  in  particolare, ­
  e  il  bisogno  che  se  ne  ha  pei  trasporti  marittimi.
Talvolta  il  disequilibrio  fra  domanda  ed  offerta  è  permanente ­
  e  deriva  da  una  differenza  insanabile  nella  quantità ­
  di  merci  che  viaggiano  nei  due  sensi  opposti  di  una
stessa  linea  ed  allora  anche  la  differenza  nei  due  noli
non  può  essere  che  permanente  :  così  ad  esempio  l’India
esporta  una  maggior  quantità  di  prodotti  di  quelli  che
riceve  dall’Inghilterra,  per  cui  nei  porti  inglesi  c’è  sempre
una  differenza  nei  noli  indiani  tra  l’andata  e  il  ritorno,
tra  Youtwards  e  l’homewards  come  si  esprimono  i  listini,
che  arriva  fino  al  50  per  cento  di  più  per  i  noli  di  ritorno. ­
  Più  spesso,  invece,  le  variazioni  dei  noli  avvengono ­
  da  un  momento  all’altro  e  dipendono  dal  fatto  che
certi  prodotti  sono  richiesti  o  si  trovano  disponibili  in
maggiore  o  minor  quantità,  per  cui  il  trasporto  di  essi
si  compie  in  proporzioni  ora  più  grandi  ed  ora  più  piccole, ­
  producendo  ora  un  aumento  ed  ora  un  ribasso  dei
noli.  Così  dopo  il  raccolto  del  riso  aumentano  i  noli  dall’India, ­
  dopo  il  raccolto  del  grano  aumentano  quelli  dall’America ­
  e  dal  mar  Nero.  E  l’aumento  è  tanto  più  sen ­
        <pb n="223" />
        216

CAPITOLO  Vili

sibile,  per  quanto  è  più  urgente  il  bisogno  di  caricare  o
per  quanto  è  più  abbondante  il  prodotto.  Nel  1896  i  noli
fra  l’America  del  nord  e  l’Inghilterra  crescono  rapidamente ­
  per  la  premura  che  avevano  i  commercianti  d’imbarcare ­
  il  raccolto  degli  Stati  Uniti,  a  causa  delle  condizioni ­
  monetarie  del  paese  e  della  minacciata  libera
coniazione  dell’argento  ;  e  siccome  la  marina  libera  non
poteva  metter  subito  a  disposizione  il  suo  tonnellaggio,
le  linee  regolari  ottennero  profitti  veramente  eccezionali.
E  sempre  nel  1896  un  uguale  aumento  di  noli  si  ebbe
nel  mar  Nero  per  l’abbondanza  di  grano  da  spedire  :  il
nolo  verso  i  porti  del  mar  del  Nord  salì  da  7  scell.  a
21.6  per  le  partenze  da  Odessa  e  da  9.6  a  23.9  per  le
partenze  dal  mar  d’Azof,  mentre  alla  fine  dell’anno  i
due  noli  ritornavano  rispettivamente  a  scell.  8.6  e  9.6  (1).
Più  caratteristico  ancora  è  il  rapido  aumento  di  noli  avvenuto ­
  a  Calcutta  nel  1879  :  in  quell’anno  i  noli  erano
talmente  depressi,  che  le  navi  prendevano  carico  per
New  York  a  doli.  3.75  la  tonnellata;  e  questo  limite  si
mantenne  fino  al  15  ottobre,  quando  sopraggiunse  una
forte  richiesta  di  seme  di  lino  dall’  America,  che  fece
salir  subito  i  noli  a  12  dollari  ;  cosicché  dal  porto  di
Calcutta  partirono  contemporaneamente  delle  navi  che
avevano  caricato  a  questo  prezzo  ed  altre  che  avevano
preso  soltanto  3.75  di  nolo  (2).  Viceversa  la  siccità  di  un
estate  australiano  che  fa  morire  mandre  di  montoni,  un
cattivo  raccolto  nell’ovest  americano,  un  ciclone  che  si
abbatte  sulle  piantagioni  di  caffè  del  Brasile  privano  di
carico  utile  le  navi  e  producono  forti  ribassi  nei  noli  (3)  ;

(1)  Schachner,  Seeverkehr  und  Reederei,  pag.  11-12.
(2)  Third  Report  on  thè  depression  of  Trade,  pag.  113.
(3)  P.  de  Rousiers,  La  Marine  Marchande  Frarifaise  et  le  Commerce ­
  Maritime  de  la  France,  nella  Renne  Èconomique  Internationale,
giugno,  1905,  pag.  452-53.
        <pb n="224" />
        e  forti  ribassi  si  hanno  pure  per  la  stessa  ragione  in
conseguenza  di  una  crisi  commerciale,  come  abbiamo  visto
di  recente  nel  1907.  Allora  le  importazioni  e  le  esportazioni ­
  di  ogni  genere  diminuiscono  ;  i  trasporti  per  mare
si  riducono  allo  stretto  necessario  ;  negli  Stati  Uniti  le
navi  non  trovano  più  i  grossi  carichi  di  cotone  e  di  maiz
degli  anni  precedenti  e  al  ritorno  non  portano  più  le
grandi  quantità  di  prodotti  europei  ;  i  paesi  del  nord
Europa  non  hanno  più  bisogno  del  minerale  di  Spagna,
di  Svezia  e  dell’America  del  sud  ;  quelli  del  Mediterraneo
prendono  meno  carbone  inglese,  e  l’emigrazione  si  riduce
grandemente:  basti  dire  che  i  viaggiatori  sbarcati  a  New
York  nel  1908  sono  511.633,  mentre  nel  1907  erano  ancora
stati  1.287.617.  E  naturale  che,  date  queste  condizioni,  i
noli  ribassino  notevolmente  ;  difatti  quelli  per  grano  dall’Argentina ­
  al  nord  Europa  da  30  scell.,  che  erano  nel
1899-900,  discendono  a  7  J / 2  nel  1908  e  quelli  per  carbone
da  Cardiff  a  Bombay  da  27  , / a  discendono  a  8  scell.  (1).
Anche  gli  avvenimenti  politici  possono  influire  in
grande  misura  sulla  domanda  e  sull’offerta  di  tonnellaggio
navale.  La  guerra  di  Crimea  produsse  un  forte  aumento
di  noli  e  questo  alla  sua  volta  fece  dare  un  tale  slancio
alle  costruzioni  marittime,  che  l’Inghilterra  trovò  nella
sua  marina  mercantile  i  mezzi  per  trasportare  sul  teatro
della  guerra,  non  solo  il  suo  esercito,  ma  anche  quello
della  Francia.  Cessate  le  ostilità,  il  tonnellaggio  divenne
esuberante,  le  navi  non  potevano  trovare  impiego  rimunerativo ­
  in  alcun  ramo  di  traffico  e  si  manifestò  una  forte
depressione  nei  noli,  che  durò  fino  al  1857  (2).  Al  principio
del  1885  le  voci  di  guerra  tra  la  Gran  Brettagna  e  la

(1)  Haas,  L‘Armemenl  et  la  Crise  éconontique  présente,  pag.  258
e  260.
(2)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  Ili,  pag.  354-57.
        <pb n="225" />
        218

CAPITOLO  Vili

Russia  a  proposito  deirAfganistan  produssero  un  rialzo
subitaneo  nelle  tariffe  dei  trasporti  marittini,  perchè  si
sapeva  che  un  certo  numero  di  vapori  erano  stati  fissati
sotto  certe  condizioni  dal  governo  inglese  e  d’altra  parte
gli  speculatori  credevano  di  avere  interesse  ad  approvvigionarsi ­
  di  cereali  nei  paesi  di  produzione.  Ma  il  rialzo
fu  solo  temporaneo,  perchè  la  guerra  non  venne  dichiarata ­
  (1),  come  fu  di  breve  durata  l’aumento  dei  noli  nel
1894,  per  effetto  della  guerra  fra  la  Cina  e  il  Giappone,
che  attirò  nell’estremo  oriente  molto  tonnellaggio  navale
disponibile,  dimodoché,  quando  nel  settembre  si  ebbe  un
gran  movimento  di  grani  dagli  Stati  Uniti  per  l’Europa,
la  scarsità  di  navi  su  quella  linea  fu  tale,  che  i  noli  crebbero ­
  in  due  settimane  di  300  per  cento,  ritornando  poi
entro  due  mesi  al  livello  di  prima,  per  l’affluire  verso
questo  traffico  di  bastimenti  che  si  trovavano  disoccupati
nell’Oceano  Pacifico  e  nell’Oceano  Indiano  (2).  E  sempre
per  causa  di  guerre  si  spiegano  gli  aumenti  avvenuti  nei
noli  dal  1897  al  1900.  L’apertura  delle  ostilità  tra  la  Grecia
e  la  Turchia  nel  1897  fa  crescere  di  2  a  3  scellini  in  una
settimana  i  noli  dal  mar  Nero  all’Inghilterra;  un’influenza
non  indifferente  sui  noli  ha  nell’anno  successivo  la  guerra
ispano-americana,  che  costringe  i  due  belligeranti  a  noleggiar ­
  molte  navi  per  trasporti  di  materiali  e  di  truppe  ;
di  ben  maggiore  importanza  è  la  sottrazione  che  subisce
il  tonnellaggio  mercantile  nel  1899,  per  effetto  della  guerra
nell’Africa  meridionale,  per  la  quale  l’Inghilterra  adopra
202  vapori  di  circa  un  milione  di  tonnellate  lorde  per
parecchi  mesi,  trattandosi  che  il  percorso  per  andare  al
Capo  di  Buona  Speranza  è  di  6000  miglia  dalla  Gran

(1)  D.  Guillot,  Étude  sur  la  Marine  Marchande.  Paris,  1888,  pagine ­
  40-41.
(2)  Smith,  op.  cit.,  pag.  41.
        <pb n="226" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

219

Brettagna  e  di  5000  dall’India  ;  ed  infine  nel  1900  si  ha
una  nuova  domanda  di  navi  da  parte  delle  grandi  potenze
europee  per  la  spedizione  in  Cina,  alla  quale  la  sola
Germania  adibì  22  vapori  di  120.513  tonnellate  per  il
trasporto  di  truppe  e  altrettanti  di  72.643  tonnellate  per
il  trasporto  di  materiali  per  una  distanza  di  12.352  miglia,
qual’è  quella  che  corre  tra  il  mare  del  Nord  e  Taku  (1).
In  tutti  questi  casi  l’aumento  dei  noli  è  la  conseguenza
di  un’espansione  nella  domanda  di  tonnellaggio;  ma  uno
speciale  aumento  di  noli  si  avrà  sulla  linea,  che  si  trova
nel  raggio  di  azione  dei  belligeranti,  perchè  molte  navi
abbandoneranno  quei  dati  viaggi  divenuti  troppo  rischiosi
e  le  altre  vi  si  avventureranno  solo  a  prezzi  che  le  compensino ­
  dei  maggiori  rischi  o  delle  maggiori  spese  di
assicurazione,  mentre  i  noli  ribasseranno  nelle  altre  linee
lontane  da  questi  rischi,  per  l’afìluenza  in  esse  di  navi,
che  abbandonano  la  via  diventata  ora  meno  sicura  e  si
danno  a  percorrere  le  altre  linee.
Influiscono  pure  sui  noli  le  modificazioni  che  subisce
il  commercio,  a  seconda  che  esso  si  esercita  ora  tra  regioni ­
  vicine  ed  ora  tra  regioni  lontane,  perchè  la  domanda ­
  di  tonnellaggio  navale,  oltre  essere  costituita  dal
numero  dei  viaggiatori  e  dalla  quantità,  dal  volume  o
dal  peso  delle  merci  che  si  vogliono  trasportare,  è  rappresentata ­
  anche  dalla  distanza  che  viaggiatori  e  merci
devono  percorrere,  in  quanto  l’aumento  della  distanza  fa
tenere  più  tempo  la  nave  in  viaggio  e  le  dà  un  impiego
più  esteso.  Così  quando  il  raccolto  è  mancato  in  Australia
o  nell’India,  rendendo  necessario  di  far  venire  il  grano
dalla  Russia  o  dall’America,  il  viaggio  più  breve  da  queste
ultime  provenienze  riduce  del  50  per  cento  l’impiego  delle

(1)  Schachner,  op.  cit.,  pag.  23-24.  —  Glover,  Tonnage  Statistics
of  thè  decade  1891-900,  pag  2.
        <pb n="227" />
        220

CAPITOLO  Vili

navi,  ed  è  come  se  aumentasse  l’offerta  complessiva  di
esse;  mentre  quando  gli  Americani  hanno  dovuto  rinunziare ­
  allo  zucchero  di  Cuba  e  farlo  venire  da  Anversa,
Amburgo,  Fiume  od  Alessandria,  ciò  ha  portato  un  forte
aumento  nella  domanda  di  tonnellaggio  navale.  Ma  se
1’allungarsi  o  il  raccorciarsi  dei  viaggi  fa  aumentare  o
diminuire  la  domanda  di  tonnellaggio  e  determina  un
rialzo  o  un  ribasso  dei  noli,  viceversa,  quando  i  noli  rialzano, ­
  l’aumento  è  meno  sensibile  nei  viaggi  lunghi,  che
gli  armatori  preferiscono  per  dare  un  impiego  più  duraturo ­
  alla  nave,  e  quando  ribassano,  il  ribasso  è  anche
maggiore  nei  viaggi  brevi,  come  dall’Inghilterra  al  Mediterraneo, ­
  perchè  nessuno  vuole  impegnare  per  troppo
tempo  il  bastimento,  sperando  sempre  che  le  condizioni
migliorino.  Le  prescrizioni  legislative,  che  impongono  di
assegnare  un  maggiore  spazio  sulla  nave  agli  equipaggi
o  agli  emigranti,  equivalgono  ad  una  riduzione  nell’offerta
di  tonnellaggio  e  provocano  un  aumento  dei  noli  ;  viceversa ­
  i  progressi  della  navigazione,  coi  quali  si  accresce
la  velocità  dei  piroscafi,  e  i  tagli  degli  istmi,  che  abbreviano ­
  la  via,  col  rendere  più  rapidi  i  viaggi  fanno  aumentare ­
  il  tonnellaggio  navale  disponibile  e  ribassare  i
noli.  E  un  tale  effetto,  secondo  l’opinione  di  un  ingegnere ­
  navale  inglese,  si  è  manifestato  infatti  in  seguito
all’apertura  del  canale  di  Suez,  perchè  la  stessa  nave,
abbandonando  la  via  del  Capo,  ha  potuto  portare  in  un
anno  una  quantità  molto  maggiore  di  carico  (1).  Però  il
ribasso  dei  noli,  dipendente  da  questa  causa,  non  può
essere  proporzionale  alla  riduzione  avvenuta  nel  percorso,
per  il  pedaggio  che  di  solito  si  fa  pagare  in  questi  canali ­
  artificiali.  Tali  pedaggi  distruggono  in  parte  l’effetto
economico  del  raccorciamento  della  via  e  tendono  a  far

(1)  Third  Report  ecc.,  pag.  188.
        <pb n="228" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

221

diminuire  in  certe  linee  l’offerta  di  tonnellaggio  navale.
Un  armatore,  ad  esempio,  non  andrà  in  India,  traversando ­
  il  canale  di  Suez,  se  non  è  sicuro  che  il  viaggio
compenserà,  oltre  tutte  le  altre  spese,  anche  quella  della
tassa  per  il  canale  ;  e  può  darsi  benissimo  che  si  consideri ­
  più  vantaggioso  un  viaggio  in  altre  direzioni,  con
un  nolo  più  basso  rispetto  alla  distanza,  appunto  per  non
dover  fare  questo  pagamento,  a  cui  è  necessario  sottomettersi ­
  in  ogni  modo,  quando  anche  la  nave  dovesse
tornar  vuota  o  con  poco  carico.
E  finalmente  influisce  sui  noli  l’andamento  delle  costruzioni, ­
  il  quale  alla  sua  volta  risente  il  contraccolpo
delle  variazioni  di  essi.  Quando  le  navi  scarseggiano,  i
noli  aumentano,  gli  armatori  ottengono  dei  profitti  eccezionali ­
  e  le  costruzioni  si  accrescono  in  tal  maniera,  da
rendere  o  prima  o  poi  esuberante  il  tonnellaggio  navale
disponibile  e  da  provocare  un  ribasso  sensibile  nei  noli.
Così  è  successo  negli  Stati  Uniti  d’America  dal  1849  al
1854,  quando  il  commercio  con  la  California  era  assai
proficuo  :  s’investì  allora  tanto  capitale  in  navi,  che  esse
cessarono  dopo  di  essere  rimuneratrici  (1).  Così  è  successo ­
  pure  nella  Gran  Brettagna,  quando  i  noli  aumentarono ­
  molto  durante  gli  anni  1879  e  1880,  per  la  scarsità
di  navi  allora  esistenti,  e  subirono  poi  un  forte  ribasso
nel  1885,  a  causa  principalmente  dell’eccessivo  tonnellaggio ­
  costruito  per  rimediare  alla  deficienza  precedentemente ­
  manifestatasi  (2).  Non  c’è  scarsità  di  merci  da
trasportare,  diceva  un  armatore  di  Liverpool  nel  1886,
ma  ci  sono  tre  navi  per  ogni  carico  (3p  E  lo  stesso  av-(1)

  Lindsay,  op.  cit-,  voi.  Ili,  pag.  358.
(2)  Third  Report  ecc.,  pag.  104,  109,  124,  143-44,  148-49,  155  e
187.  —  Final  Report  ecc.,  pag.  17.
(3)  Third  Report  ecc.,  pag.  156.
        <pb n="229" />
        222

CAPITOLO  Vili

viene  nel  1899,  allorché,  dopo  un  periodo  di  depressione,
il  risveglio  del  commercio  coincide,  come  abbiamo  visto,
colle  richieste  di  navi  da  parte  del  governo  inglese  per
la  guerra  del  Transvaal,  provocando  una  tale  scarsità  di
tonnellaggio  e  un  tal  rialzo  di  noli,  che  le  navi,  tanto  a
vela  come  a  vapore,  ripagano  coi  profitti  di  pochi  anni
e  talvolta  perfino  di  pochi  mesi  la  somma  impiegata  nella
loro  costruzione.  Le  ordinazioni  affluiscono  allora  in  gran
copia  ai  cantieri,  che  allargano  i  loro  impianti  e  che  lavorano ­
  colla  massima  intensità;  ma  quando  nel  1902  un
gran  numero  di  nuove  navi  era  stato  già  varato,  il  governo ­
  inglese  rilascia  i  vapori  che  aveva  noleggiati  per
la  guerra,  il  commercio  langue  per  la  crisi  scoppiata  specialmente ­
  in  Germania,  la  siccità  negli  Stati  Uniti  e  in
Australia  fa  quasi  cessare  le  esportazioni  di  grano  da
quelle  regioni  e  il  tonnellaggio  diventa  esuberante,  provocando ­
  ribassi  precipitosi  nei  noli  (1).  Come  nuovi  ribassi ­
  si  ebbero  più  di  recente,  per  lo  svolgersi  di  fenomeni ­
  simili  in  seguito  all’ultima  crisi,  per  effetto  della
quale  nella  primavera  del  1909  nei  porti  dell’Europa  settentrionale ­
  c’erano  due  milioni  di  tonnellaggio  navale
disimpiegato  (2);  mentre  l’aumento  dei  noli,  che  avviene
nel  1910,  dà  un  impulso  eccessivo  alle  costruzioni  navali
di  tutto  il  mondo,  le  quali  negli  ultimi  tre  anni  arrivano
alle  seguenti  cifre:
1910  1911  1912
Tonnellate  1.957.853  2.650.140  2.901.769  (3)
facendo  prevedere  al  Business  Prospects  Year  Book  for
1913  che  nella  seconda  metà  di  quest’anno  s’inizierà  pro-(1)

  Smith,  op.  cit.,  pag.  44.
(2)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  287.
(3)  Economist,  Commercial  Hisfory  o]  1912,  22  febbraio  1913,
pag.  454.
        <pb n="230" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

223

babilmente  un  nuovo  periodo  di  depressione  nei  noli.  Nè
sarebbe  possibile  evitare  queste  alternative  e  questi  sbalzi,
perchè  il  paese  che  rinunziasse  ad  aumentare  le  costruzioni ­
  negli  anni  favorevoli  per  paura  del  dopo,  rinunzierebbe
  ai  profitti  che  si  percepiscono  nei  periodi  di  espansione, ­
  ai  nuovi  rapporti  commerciali  che  in  questi  si  formano ­
  e  alla  durevole  estensione  del  traffico  marittimo  che
ne  è  la  conseguenza,  onde  correrebbe  il  rischio  di  peggiorare ­
  la  sua  posizione  economica  nella  concorrenza  internazionale. ­
  Le  costruzioni,  dunque,  devono  aumentare  quando
gli  affari  prosperano.  Il  male  è  che  le  navi  ordinate  nei
periodi  di  prosperità  si  varano  al  momento  della  depressione ­
  e  1’aggravano  (1),  tanto  più  che  l’offerta  di  tonnellaggio ­
  non  è  elastica,  non  si  ristringe  allorché  la  domanda
diminuisce,  perchè  gli  armatori  vogliono  evitare  di  tenere
i  loro  bastimenti  del  tutto  inoperosi,  preferendo  di  farli
navigare  anche  con  una  perdita  di  100  o  di  500  franchi
al  giorno,  piuttosto  che  tenerli  in  disarmo  nei  porti  con
una  perdita  giornaliera  di  1000  o  di  1500  franchi  (2).
Difatti,  nel  periodo  della  maggior  depressione  in  Inghilterra ­
  dal  1876  al  1886,  si  calcolava  che  soltanto  il  2  o  il  3
per  cento  delle  navi  allora  esistenti  fossero  state  messe
in  riserva  (3).
Ma  le  oscillazioni  dei  noli,,  dipendenti  dal  vario  atteggiarsi ­
  della  domanda  e  dell’offerta  di  tonnellaggio  navale, ­
  possono  forse  dar  luogo  ad  aumenti  o  a  ribassi
senza  limiti  ?  No  certo,  e  non  sarà  difficile  il  dimostrarlo,
esaminando  in  che  modo  si  manifestino  questa  domanda
e  questa  offerta.  Ogni  trasporto  rappresenta  un  costo,  di
cui  abbiamo  già  studiati  gli  elementi  ;  e  siccome  l’arma-(1)

  Schachner,  op.  cit.,  pag.  92-93.
(2)  Smith,  loc.  cit.
(3)  Third  Report  ecc.,  pag.  137.
        <pb n="231" />
        224

CAPITOLO  Vili

tore  esercita  la  sua  industria  a  scopo  di  lucro,  è  evidente
che  egli  non  assumerà  di  compiere  un  dato  trasporto,  se
il  nolo  non  lo  compensa  di  tutte  le  spese  sopportate,
comprendendo  in  queste  anche  il  suo  profitto.  D’altro  lato
ogni  trasporto  rappresenta  una  utilità,  che  anch’essa  può
facilmente  valutarsi,  tenendo  conto  dell’importanza  che
ha  ogni  viaggio  per  i  passeggieri,  o  dell’incremento  di
prezzo  che  le  merci  subiscono  nel  passare  da  un  luogo
ad  un  altro,  e  si  capisce  che  si  rinunzierà  al  trasporto,
quando  ciò  che  si  deve  pagare  per  esso  supera  il  vantaggio ­
  che  da  esso  si  attende.  I  noli,  dunque,  sono  normalmente ­
  compresi  fra  due  limiti  estremi  :  fra  un  limite
minimo,  dato  dal  costo  del  trasporto,  che  regola  l’offerta,
ed  un  limite  massimo,  dato  dall’utile  del  passaggio  di
viaggiatori  o  di  merci  da  un  porto  all’altro,  che  regola
la  domanda  di  tonnellaggio  navale.
Quando  la  domanda  di  tonnellaggio  navale  supera
l’offerta,  il  nolo  tende  sempre  più  ad  accostarsi  al  limite
massimo  dato  dal  valor  d’uso  del  trasporto,  senza  però
mai  sorpassarlo.  Quand’è  invece  l’offerta  che  supera  la
domanda,  il  nolo  può  scendere  temporaneamente  anche  al
disotto  del  limite  dato  dal  costo,  perchè  quando  sono
compensate  le  spese  proporzionali  al  carico,  quando  già
la  nave  si  mette  in  moto  per  fare  un  viaggio,  tutte  le
altre  spese  esistono  in  ogni  modo  ed  è  sempre  meglio
che  nulla  l’aver  di  esse  un  rimborso  parziale.  Ma  a  lungo
andare  gli  armatori  non  si  contenteranno  di  questo  rimborso ­
  parziale:  alcuni  bastimenti  rimarranno  piuttosto
inoperosi  e  nello  stesso  tempo,  quello  che  più  conta,  si
ridurranno  grandemente  le  nuove  costruzioni,  onde  la
diminuita  offerta  di  tonnellaggio  navale  dovrà  in  fin  dei
conti  far  aumentare  i  noli,  fino  al  punto  in  cui  essi  tornano
a  ristabilirsi  al  livello  del  costo.  Mentre,  se  per  l’abbondanza ­
  del  carico  i  noli  si  accostano  al  valor  d’uso  del
trasporto,  superando  di  molto  il  costo  di  esso,  gli  arma ­
        <pb n="232" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

225

tori  faranno  ottimi  affari  e  daranno  nuove  e  copiose
ordinazioni  ai  cantieri,  cosicché,  accrescendosi  l’offerta
di  tonnellaggio  navale,  i  noli  torneranno  lentamente  a
discendere  fino  al  punto  dato  dal  costo.  Dal  che  si  vede
che  se  un  equilibrio  momentaneo  tra  domanda  ed  offerta
di  tonnellaggio  può  aversi  con  noli  alti  e  bassi,  entro
una  scala  graduata  abbastanza  ampia,  l’equilibrio  stabile
non  si  raggiunge,  però,  nè  quando  i  noli  sono  più  alti,
nè  quando  sono  più  bassi  del  costo  del  trasporto,  onde
di  necessità  essi  devono  tendere  a  stabilirsi  verso  questo
punto  centrale.
Ma  si  può  parlare  di  un  punto  centrale  unico  per
tutta  l’offerta  di  tonnellaggio  navale  ?  Lo  stesso  preciso
trasporto  non  ha  forse  un  costo  differente,  a  seconda  che
è  assunto  da  un  veliero  o  da  un  vapore,  da  un  piroscafo
lento  o  da  uno  veloce,  da  un  bastimento  grande  o  da
uno  piccolo  ?  Ed  allora  quale  fra  tutti  i  costi  serve  di
base  al  nolo?  La  risposta  è  chiara:  quello  che  in  ogni
singolo  caso  riesce  a  mettere  in  equilibrio  la  domanda
e  l’offerta  di  tonnellaggio  navale.  Se,  dunque,  l’offerta  a
costo  più  basso  basta  da  sola  a  soddisfare  la  domanda,
l’offerta  a  costo  più  alto,  non  potendo  resistere  alla  concorrenza ­
  della  prima,  verrà  esclusa  e  non  potrà  esercitare
influenza  alcuna  sulla  determinazione  dei  noli.  Se,  invece,
per  soddisfare  la  domanda,  occorre  tutta  l’offerta,  dai
costi  più  bassi  fino  ai  più  alti,  allora  il  nolo  per  necessità ­
  dovrà  stabilirsi  al  punto  dato  dal  costo  massimo  e
non  potrà  scendere  al  di  sotto  di  questo,  perchè  altrimenti ­
  non  fornirebbe  più  un  compenso  adeguato  al  costo
più  alto  e  lo  farebbe  ritirare  dall’offerta,  rompendo  l’equilibrio ­
  tra  questa  e  la  domanda.  Nel  primo  caso  sono
proficue  soltanto  quelle  navi,  che  possono  offrire  il  noleggio
a  migliori  condizioni,  mentre  le  altre  sono  costrette  a
navigare  con  perdita.  Nel  secondo  caso,  invece,  tutte  le
navi,  anche  quelle  a  cui  il  trasporto  costa  di  più,  pos-15
        <pb n="233" />
        226

CAPITOLO  Vili

sono  ottenere  un  nolo  rimuneratore  e  le  navi  più  perfezionate, ­
  o  che  riescono  a  realizzare  una  grande  economia ­
  nelle  spese  di  esercizio,  guadagnano  più  delle  altre,
ottengono  un  extra-profitto.
Tanto  nel  primo  come  nel  secondo  caso  gli  armatori
sono  spinti  dal  loro  interesse  personale  a  mettere  in
mare  tipi  di  navi  sempre  più  perfetti:  nel  primo  caso,
perchè  questo  è  Tunico  mezzo  per  ottenere  un  profitto
dall’industria  dei  trasporti  marittimi,  e  nel  secondo,  perchè
così  gli  armatori  di  navi  perfezionate  ottengono  un  guadagno ­
  eccezionale  (1).  E  poiché  in  questo  ultimo  periodo
di  tempo  i  progressi  tecnici  nelle'  costruzioni  navali  e
nelle  macchine  marine,  come  abbiamo  visto,  sono  stati
portentosi,  il  nuovo  tonnellaggio,  che  entra  via  via  a  far
parte  della  flotta  mercantile,  va  a  prender  posto  nell’offerta ­
  ad  un  valore  di  costo  sempre  più  basso.  Ma  le
nuove  costruzioni  non  bastano  da  sole  a  soddisfare  la
domanda,  per  cui  esse  ottengono  un  profitto  assai  elevato,
riducendo  gli  utili  delle  navi  costruite  pochi  anni  prima
e  togliendo  ogni  profitto  alle  navi  di  costruzione  più
antica.  Questo  processo  di  selezione  si  arresta  momentaneamente ­
  nei  periodi,  in  cui  la  domanda  di  tonnellaggio
essendo  molto  intensa,  anche  le  navi  meno  perfette  ottengono ­
  un  nolo  rimuneratore  (2);  ma  agisce  im  modo  vio-(1)

  Nella  relazione  della  Hamburg-America  Link  per  il  1895  si
legge  che  gli  utili  distribuiti  in  quell’anno  non  dipendono  da  un  miglioramento ­
  degli  affari,  ma  dal  fatto  che  i  nuovi  vapori,  per  la  loro
maggior  capacità  di  carico  e  per  le  loro  migliori  disposizioni,  possono
essere  eserciti  con  profitto  anche  coi  noli  bassi.  Schachner,  op.  cit.,
pag.  5.
(2)  Cosi  il  rialzo  eccezionale  dei  noli  avveratosi  nel  1898  e  1899
rallenta  la  decadenza  della  vela  in  tal  maniera,  che  in  cinque  anni,
dal  1899  al  1903,  il  tonnellaggio  mondiale  dei  velieri  subisce  una  diminuzione ­
  complessiva  di  poco  superiore  a  quella  avutasi  annualmente ­
  dal  1890  al  1899.  Smith,  Ocean  Carrier,  pag.  23.
        <pb n="234" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

227

lento  e  spietato  contro  i  bastimenti  di  tipo  inferiore,
quando  il  tonnellaggio  sovrabbonda.  In  tal  modo  il  mezzo,
col  quale  si  compie  il  progresso  della  navigazione,  è  costituito ­
  dal  nolo,  il  quale,  tendendo  a  stabilirsi  verso  il
costo  più  basso  deirofferta  di  tonnellaggio  navale,  esclude
dall’offerta  stessa  i  bastimenti,  che  non  possono  compiere
il  trasporto  a  queste  condizioni.
Se  la  tendenza  dei  noli  verso  il  costo  si  manifesta
per  mezzo  di  una  lotta  incessante  fra  i  vari  elementi
della  domanda  e  dell’offerta  di  tonnellaggio  navale,  non
si  deve  credere,  però,  che  tutti  i  richiedenti  e  tutti  gli
offerenti  possano  farsi  concorrenza  tra  loro;  perchè,  invece,
tanto  gli  uni  quanto  gli  altri  si  dividono  in  diversi  gruppi,
entro  i  quali  la  concorrenza  impera  completamente,  mentre ­
  cessa  di  esistere  tra  gruppo  e  gruppo.  Così,  ad  esempio, ­
  tra  i  viaggiatori  ci  sono  quelli,  che  vogliono  andar
presto,  che  temono  i  pericoli  della  traversata,  che  preferiscono ­
  una  compagnia  più  scelta,  che  vogliono  viaggiare
con  comodo  e  pagano  volentieri  il  più  alto  prezzo;  ci
sono  quelli,  che  sono  meno  preoccupati  della  velocità,
meno  curanti  del  pericolo,  ma  che  vogliono  pagare  un
po’  meno  caro  il  posto  della  cabina;  ci  sono,  infine,  quelli,
a  cui  il  prezzo  mite  fa  accettare  indifferentemente  le
navi,  qualunque  esse  sieno  (1).  E  tra  le  merci  ce  ne
sono  alcune  che,  per  il  loro  valore  o  per  essere  deperibili, ­
  devono  essere  trasportate  presto  e  possono  sopportare ­
  un  nolo  elevato;  altre  che  possono  viaggiare  con
lentezza  senza  danno,  ed  altre  infine  che  hanno  così  poco
valore  da  dover  essere  trasportate  coi  mezzi  più  semplici
e  meno  costosi.  E  quello  che  si  dice  per  la  domanda
vale  anche  per  l’offerta,  la  quale  è  costituita  da  navi
grandi  o  piccole,  da  velieri  o  vapori,  da  piroscafi  delle

(1)  Flachat,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  47.
        <pb n="235" />
        228

CAPITOLO  Vili

più  diverse  velocità  e  da  navi  adattate  per  uno  o  più
trasporti  speciali  e  che  assai  difficilmente  possono  adibirsi ­
  ad  altri  trasporti  troppo  differenti  da  quelli.
Ora  è  chiaro  che  ognuno  di  questi  gruppi  costituisce
una  domanda  distinta  ed  un’offerta  ugualmente  distinta,
le  quali  esercitano  soltanto  una  influenza  molto  indiretta
sulla  domanda  e  sull’offerta  degli  altri  gruppi.  L’abbondanza ­
  di  emigranti  sopra  una  data  linea  farà  aumentare
i  noli  delle  navi  addette  a  questa  specie  di  trasporto,  ma
non  modificherà  che  poco  o  punto  i  noli  delle  navi  di
gran  lusso,  che  prendono  soltanto  viaggiatori  di  classe.
Però  anche  esse,  in  certe  circostanze,  non  possono  fare
a  meno  di  risentire  il  contraccolpo  di  questo  aumento
di  noli  nelle  navi  da  emigranti,  perchè  quei  piroscafi,
che  prima  portavano  viaggiatori  di  classe  insieme  agli
emigranti,  ora  che  questi  abbondano,  si  consacreranno
esclusivamente  al  loro  trasporto,  tralasciando  i  viaggiatori ­
  di  classi  superiori,  i  quali  così  andranno  ad  ingrossare ­
  la  domanda  di  noleggio  presso  il  gruppo  delle
navi  di  lusso.  Così  pure  se  i  bastimenti  addetti  al  trasporto ­
  di  una  merce  speciale,  come  ad  esempio  di  petrolio,
di  carbone  o  di  carni  congelate,  sovrabbondano  in  un
dato  momento,  i  noli  in  principio  ribasseranno  soltanto
in  questo  gruppo  distinto  dell’offerta  di  tonnellaggio  navale ­
  ;  ma  siccome  poi  il  ribasso  dei  noli  distruggerebbe
il  vantaggio  che  hanno  per  la  loro  costruzione  questi  bastimenti ­
  destinati  ad  un  uso  particolare  ed  esclusivo,  così
essi  si  daranno  al  trasporto  di  altre  merci,  influendo  in  tal
modo  sul  mercato  generale  dei  noli.  E  lo  stesso,  infine,
succede  tra  velieri  e  piroscafi,  che  costituiscono  essi  pure
due  gruppi  separati  dell’offerta  di  tonnellaggio  navale  :
ognuno  di  essi  è  adibito  a  certe  specie  di  trasporti  ed
ha  oscillazioni  di  noli  tutte  sue  proprie,  che  non  toccano
l’altro;  ma  se  in  un  dato  momento,  ad  esempio,  i  vapori
non  trovano  carico  sufficiente  nella  loro  cerchia  speciale
        <pb n="236" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

229

di  traffico,  andranno  ad  invadere  il  campo  riservato  ai
velieri  e  determineranno  per  essi  un  ribasso  di  noli,  che
dipende  da  un’esuberanza  di  piroscafi.  Così,  secondo
quanto  riferisce  lo  Scholz,  la  cessazione  della  guerra
nell’Africa  del  sud  e  nell’estremo  oriente,  che  rese  disponibili ­
  molti  vapori  prima  impegnati,  fa  precipitare  i  noli
della  vela,  i  quali  per  il  salnitro  da  39  scellini,  come
erano  nel  1900,  discendono  a  11  o  12  nel  1908  e  per  il
grano  imbarcato  a  S.  Francisco  da  45  vanno  a  25  e  in
certi  momenti  fino  a  10  scellini  (1).
Oltre  questa  divisione,  in  gruppi  di  qualità  diversa,
della  domanda  e  dell’offerta  di  tonnellaggio  navale,  abbiamo ­
  in  entrambi  anche  una  divisione  di  ordine  topografico, ­
  dipendente  dal  fatto  che  una  nave,  a  qualunque
nazione  appartenga,  ora  si  trova  in  un  luogo  ed  ora  in
un  altro  e  così  pure  il  carico  disponibile  ora  abbonda  ed
ora  scarseggia  nei  vari  porti  del  mondo.  E  siccome  i
bastimenti  non  si  trovano  sempre  nel  luogo  dove  sono
ricercati  e  in  quantità  esattamente  proporzionale  alla
domanda,  ma  possono  essere  numerosi  là  dove  il  carico
scarseggia  ed  in  pochi  soltanto  dove  il  carico  abbonda,
così,  insieme  ad  un  equilibrio  complessivo  tra  domanda
ed  offerta  di  tonnellaggio  navale,  insieme  ad  una  perfetta
coincidenza  tra  ogni  singolo  gruppo  della  domanda  ed
ogni  singolo  gruppo  dell’offerta,  può  esistere  tra  domanda
ed  offerta  un  disequilibrio  puramente  locale,  che,  indipendentemente ­
  da  ogni  altra  circostanza,  provocherà  delle
variazioni  sensibilissime  nei  noli.  E  che  in  un  dato  porto
e  in  un  dato  momento  ci  sieno  poche  o  troppe  navi  dipende ­
  da  un  gran  numero  di  condizioni  svariatissime,
dipende  talvolta  dalla  stessa  necessità  economica  di  ristabilire ­
  l’equilibrio  tra  domanda  ed  offerta.  Così,  se  si  sa

(1)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  287.
        <pb n="237" />
        230

CAPITOLO  Vili

che  in  un  determinato  porto  ci  saranno  fra  poco  molte
merci  da  trasportare  e  se  per  l’appunto  parecchie  navi
si  trovano  in  grado  di  recarvisi,  si  avrà  presto  una  esuberanza ­
  nell’offerta  di  tonnellaggio  invece  che  nella  domanda ­
  in  quel  porto  e  si  avrà  un  ribasso  di  noli  invece
che  un  aumento.  Viceversa  la  scarsità  di  domanda  in  un
luogo,  allontanando  i  concorrenti,  può  determinare  un
rialzo  di  noli  in  questo  luogo,  a  tutto  vantaggio  di  quelle
pochissime  navi  che  vi  si  trovano.
Questi  passeggeri  disequilibri  di  carattere  locale  danno
un’impronta  specialissima  al  fenomeno  che  studiamo.  Non
già  perchè  non  esistano  differenze  locali  anche  nel  prezzo
di  qualunque  merce:  sappiamo,  anzi,  che  un  dato  prodotto ­
  può  trovarsi  in  quantità  esuberante  in  un  paese  e
scarseggiare  in  un  altro,  cosicché  varrà  meno  nel  primo
che  nel  secondo;  ma  la  differenza  tra  i  due  prezzi  sarà
un  incentivo  sufficiente  a  far  passare  quel  prodotto  dal
luogo  dove  abbonda  al  luogo  dove  scarseggia,  ristabilendo
prontamente  l’equilibrio.  Ora,  può  succedere  la  stessa
cosa  e  nello  stesso  modo  quando  si  tratta  di  noli?  Che
le  navi  cerchino  di  andare  dove  il  carico  è  più  abbondante, ­
  facilmente  si  capisce.  Ma  come  faranno  a  raggiungere ­
  questo  scopo?  Tutte  le  navi  esistenti,  in  qualunque ­
  luogo  si  trovino,  sono  forse  in  grado  di  andare
in  un  porto,  in  cui  sia  scarso  il  tonnellaggio  disponibile
di  fronte  ad  una  grande  quantità  di  carico  da  trasportarsi?
Il  far  viaggiare  una  nave  significa,  come  sappiamo,  sopportare ­
  delle  spese,  alcune  delle  quali  crescono  in  ragione
diretta  della  distanza  e  si  hanno  tanto  se  la  nave  è  piena
quanto  se  è  vuota.  Per  cui  i  bastimenti,  che  hanno  le
qualità  volute  e  che  si  trovano  per  combinazione  in
vicinanza  del  porto  dove  i  noli  sono  elevati,  possono
recarvisi,  perchè  la  spesa  relativamente  minima  sarà
largamente  ricompensata  dopo;  quelli,  che  si  trovano  ad
una  distanza  maggiore  e  in  un  luogo  che  non  offre  carico
        <pb n="238" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

231

per  il  porto  che  si  considera,  non  avranno  la  possibilità
di  andarci,  giacché  il  nolo  più  elevato  difficilmente  sarà
tale  da  coprire  anche  le  spese  di  un  viaggio  fatto  a  vuoto;
quelli,  infine,  che  si  trovano  molto  più  distanti,  ma  in
luoghi  che  offrono  abbondanza  di  noleggio  d’uscita,  troveranno ­
  nel  tempo  necessario  per  il  viaggio  un  impedimento ­
  soltanto  relativo  a  recarsi  nel  porto  dove  i  noli
sono  alti  e  vi  andranno  ugualmente,  in  quanto  che  la
distanza  non  è  più  un  ostacolo  assoluto,  quando  si  percorre ­
  in  modo  utile,  cioè  col  carico.  E  così  ogni  nave
esercita  o  no  una  influenza  sull’offerta  di  tonnellaggio
in  un  dato  punto,  a  seconda  delle  condizioni  geografiche
o  commerciali  del  luogo  da  dove  parte.
Il  mercato  dei  noli  si  divide,  dunque,  in  tanti  mercati
distinti,  dentro  i  quali  si  stabilisce  un  equilibrio  temporaneo ­
  tra  domanda  ed  offerta,  il  quale  non  ha  nulla  a
che  fare  con  l’equilibrio  che  a  lungo  andare  deve  formarsi
nel  mercato  complessivo,  perchè  l’industria  marittima  dia
i  profitti  normali.  Se  in  un  dato  porto  ci  sono  momentaneamente ­
  moltissime  navi  disponibili,  il  nolo  può  ribassare ­
  a  precipizio  e  scendere  anche  al  disotto  del  costo,
come  può  salire  ad  altezze  eccessive,  se  momentaneamente
le  navi  sono  insufficienti  per  il  carico  da  trasportarsi.
Tanto  l’una  quanto  l’altra  di  queste  due  circostanze  possono ­
  talvolta  capitare  all’improvviso,  per  una  combinazione ­
  qualunque,  cagionando  agli  armatori  delle  perdite
o  dei  guadagni  eccezionali  come  in  un  giuoco  di  azzardo;
ma  più  spesso  queste  circostanze  possono  essere  prevedute, ­
  e  l’armatore  capace  saprà  sempre  evitare  i  porti,
dove  le  condizioni  si  presentano  sfavorevoli,  per  recarsi
invece  in  quelli  dove  sono  favorevoli.
E  poiché,  come  abbiamo  detto,  ogni  nave,  in  qualunque ­
  luogo  si  trovi,  non  è  mai  perfettamente  libera  dei
suoi  movimenti  successivi,  il  proprietario  deve  agire
come  un  giuocatore  di  scacchi,  il  quale,  prima  di  fare
        <pb n="239" />
        232

CAPITOLO  Vili

una  mossa,  pensa,  non  solo  all’importanza  di  essa  e  ai
vantaggi  che  ne  ritrarrà  sul  momento,  ma  anche  alle
conseguenze  che  ne  deriveranno  in  seguito,  per  effetto
delle  ulteriori  mosse,  che  farà  egli  o  il  suo  avversario.
Quando  l’armatore  sa  che  fra  due  porti  i  noli  sono  altissimi, ­
  non  può  per  questo  dirsi  sicuro  di  fare  un  affare
buono,  ma  egli  deve  considerare  pure  come  manderà  la
nave  a  caricare  nel  primo  porto  e  che  ne  farà  dopo
quando  sarà  giunta  ed  avrà  scaricato  nel  secondo.  Supponiamo, ­
  ad  esempio,  che  il  raccolto  del  grano  sia  stato
abbondantissimo  nell’Argentina  e  deficiente  nel  Brasile  e
che  a  Buenos  Ayres  si  trovino  poche  navi  disposte  ad
andare  a  Rio  Janeiro  :  in  tal  caso  è  evidente  che  i  noli
tra  questi  due  luoghi  aumenteranno  e  possiamo  anche
ammettere  che  le  condizioni  sieno  tali  da  produrre  un
aumento  fortissimo.  Sarà  questa  una  buona  ragione  perchè ­
  una  nave  inglese  vada  a  Buenos  Ayres?  Per  andarvi ­
  il  viaggio  è  di  20  a  25  giorni  e  l’armatore  non
potrà  certo  farlo  a  vuoto;  ma  lo  farà  invece  se  trova,
com’è  probabile,  un  carico  di  carbone  da  portare  nell’America ­
  meridionale.  Fatto  il  viaggio  dall’Inghilterra  a  Buenos
Ayres  e  da  qui  a  Rio  Janeiro  a  condizioni  vantaggiose,
sarà  difficile  che  la  nave  trovi  a  Rio  Janeiro  un  carico
qualunque  da  trasportare  altrove.  Che  farà  essa  allora?
Aspettare  che  il  carico  si  accumuli  a  poco  a  poco,  sarebbe
una  gran  perdita  di  tempo;  tornare  in  zavorra  fino  in  Inghilterra ­
  è  un  sistema  troppo  costoso;  andrà  dunque  a
vuoto  fino  a  New  York,  dove  potrà  sempre  trovare  un  carico ­
  di  grano  o  di  altre  merci  da  trasportare  in  Inghilterra.
Non  basta,  dunque,  che  i  noli  sieno  elevati  in  uno  dei
tratti  di  questo  viaggio  circolare,  perchè  la  nave  accorra
a  trarne  partito;  ma  è  necessario  che  essa  veda  quali  prospettive ­
  presentano  gli  altri  tratti,  per  giudicare  dalla
somma  dei  noli  se  il  viaggio  nel  suo  insieme  è  o  no
-conveniente.
        <pb n="240" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

233

Questa  connessione,  che  c’è  sempre  tra  due  o  più
viaggi  e  per  ciò  fra  due  o  più  noli,  produce  delle  conseguenze ­
  interessantissime.  Abbiamo  detto  che  il  nolo
tende  ad  avvicinarsi  al  costo  del  trasporto;  ma  in  un
viaggio  di  andata  e  ritorno  o  in  un  viaggio  circolare,  di
fronte  ad  un  costo  complessivo  proporzionale  alla  distanza,
si  hanno  due  o  più  noli  che  si  muovono  indipendentemente ­
  l’uno  dall’altro,  ognuno  per  ragioni  sue  proprie.
Ora  è  certo  che  se  la  somma  dei  noli  connessi  è  superiore
al  costo,  aumenterà  l’offerta  di  tonnellaggio  navale  in
quella  data  direzione;  se  è  inferiore,  l’offerta  diminuirà,
ristabilendosi  in  ogni  modo  l’equilibrio  tra  noli  e  costo;
ma,  per  raggiungere  questo  scopo,  non  c’è  bisogno  che  il
rialzo  o  il  ribasso  avvenga  in  ognuno  dei  noli,  giacché
l’equilibrio  si  ottiene  ugualmente  con  la  variazione  di
uno  solo  di  essi,  anche  se  gli  altri  rimangono  costanti  o
variano  in  senso  inverso.  Così  se  i  noli  dall’Inghilterra
a  Bombay  e  viceversa  non  compensano  le  spese,  dovranno ­
  o  prima  o  poi  crescere,  ma  potranno  crescere  o
all’andata  o  al  ritorno  soltanto,  e  succederà  l’una  o  l’altra
cosa,  secondo  le  condizioni  speciali  dei  due  viaggi:  il
nolo,  ad  esempio,  crescerà  all’andata,  se  i  caricatori  di
carbone  in  Inghilterra  hanno  assunto  impegni  a  scadenza
fissa  e  se  invece  i  caricatori  indiani  non  hanno  urgenza
di  fare  le  loro  spedizioni.
Ecco,  dunque,  una  nuova  causa  di  variazioni  nei
noli.  Se  la  linea  A  B,  divisa  nel  punto  C,  ci  rappresenta
complessivamente  il  nolo  di  andata  A  C  e  quello  di  ritorno ­
  C  B,

I
B

è  chiaro  che  si  possono  avere  delle  oscillazioni  nei  noli,
non  solo  perchè  cresca  o  cali  tutta  la  linea  A  B,  ma
        <pb n="241" />
        234

CAPITOLO  Vili

anche  perchè,  pur  rimanendo  uguale,  si  divida  in  modo
differente.  Così  se  il  punto  C  si  sposta  verso  A
,  1  1
A  C  B
alla  riduzione  del  nolo  di  andata  A  C  corrisponde  un
aumento  equivalente  nel  nolo  di  ritorno  C  B;  mentre  se
il  punto  C  si  sposta  verso  B
I  1  1
A  C  B
all’aumento  del  nolo  di  andata  A  C  corrisponderà  una
diminuzione  in  quello  di  ritorno  C  B.
Anche  l’equilibrio  tra  due  noli  connessi  si  realizza
per  mezzo  di  variazioni  nella  domanda  e  nell’offerta  di
tonnellaggio  in  ogni  data  linea.  Se  dal  porto  M  al  porto
N  sono  alti  i  noli  di  andata,  molte  navi  faranno  questo
viaggio  e  sarà  esuberante  l’offerta  per  il  ritorno,  con  noli
bassi;  se  invece  i  noli  di  andata  sono  bassi,  meno  navi
si  recheranno  nel  porto  N  ed  in  esso  sarà  scarsa  l’offerta
di  tonnellaggio  per  il  ritorno,  cosicché  per  questo  si  dovranno ­
  pagare  noli  più  alti.  Viceversa  se  i  noli  di  ritorno ­
  sono  elevati,  molte  navi,  volendo  andare  nel  porto
N,  faranno  discendere  i  noli  di  andata,  che  cresceranno
invece  per  la  scarsità  di  offerta  in  partenza  da  M,  quando
sono  bassi  i  noli  di  ritorno.  Così  qualche  anno  fa  gli  armatori ­
  di  tramps  si  contentavano  di  portar  carbone  da
Cardiff  a  S.  Francisco  per  8  scellini  la  tonnellata,  essendo ­
  sicuri  di  trovare  carichi  di  grano  per  il  ritorno  a
40  o  50  scellini  la  tonnellata  e  di  avere  in  tal  modo  un
discreto  guadagno.  Il  ritorno  su  questo  itinerario  è  in
generale  quello  che  dà  il  profitto  all’armatore,  mentre
per  l’andata  qualunque  nolo  è  buono.  Ma  nel  1907  le
cose  s’  invertono,  perchè  la  domanda  eccezionale  di
        <pb n="242" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

235

carbone,  cemento  e  acciaio,  occorrenti  per  la  ricostruzione ­
  di  S.  Francisco,  dopo  la  distruzione  avvenuta  nell’aprile ­
  del  1906,  fa  tutto  ad  un  tratto  salire  i  noli  da  15
a  30  scellini  per  le  navi  a  vela  in  partenza  dall'Europa,
le  quali  affluiscono  in  tal  numero  nel  porto  di  S.  Francisco, ­
  da  doversi  adattare  a  noli  assai  bassi  per  il  ritorno ­
  (1).  Spesso  que,ste  variazioni  connesse  fra  i  due
noli  si  sfruttano  anche  in  anticipazione.  Infatti  nel  settembre ­
  del  1897  c’era  una  gran  domanda  di  tonnellaggio
sulla  linea  dal  Piata  all’Inghilterra  per  gennaio  e  febbraio
in  previsione  del  raccolto  abbondante;  ebbene  i  noli  di
carbone  dall’Inghilterra  a  Buenos  Ayres  nel  settembre
stesso  erano  a  17  scellini  per  pronti,  da  16  a  16.6  per
ottobre,  da  15  a  15.6  per  novembre,  a  14  per  dicembre
e  il  mese  dopo  si  fissavano  per  il  febbraio  1898  a  11
scellini  (2).  A  misura  che  ci  si  avvicinava  all’epoca  del
raccolto,  ribassavano  i  noli  di  andata,  perchè  un  maggior
numero  di  navi  voleva  recarsi  al  Piata  per  approfittare
del  rialzo  nei  noli  di  ritorno.  Ma  non  sempre  riesce  bene
il  doppio  affare,  da  cui  risultano  i  due  noli  connessi.  Nel
1901  si  prevedeva  un  grande  raccolto  in  Australia  con
una  rilevante  esportazione  di  grano,  onde  molti  piroscafi
partirono  dall’Europa  e  dall’America  per  quella  destinazione, ­
  accettando  noli  bassi  nella  speranza  di  rifarsi  al
ritorno;  ma  durante  i  45  a  60  giorni  del  viaggio  di  andata ­
  il  raccolto  fu  rovinato  dal  vento,  onde  i  vapori  giunti
in  Australia  non  trovarono  nulla  da  prendere  e  dovettero
recarsi  altrove  in  cerca  di  altri  carichi  (3).  Dato  il  rapporto ­
  che  c’è  fra  l’operazione  di  andata  e  di  ritorno  e

(1)  Smith,  Ocean  Carrier,  pag.  250.
(2)  Queste  cifre,  come  tutte  le  altre  citate  senza  altra  indicazione ­
  in  questo  capitolo,  sono  rilevate  direttamente  dai  listini  inglesi
dei  noli.
(3)  Smith,  Organization  ecc.,  pag.  19.
        <pb n="243" />
        236

CAPITOLO  via

la  connessione  che  risulta  fra  i  due  noli,  su  di  essi  esercitano ­
  la  stessa  precisa  influenza  tanto  l’abbondanza  di
carico  all’  andata,  quanto  la  scarsità  di  carico  nel  ritorno.
Nel  febbraio  del  1898  abbiamo  visto  i  noli  di  carbone
dall’Inghilterra  all’India  aumentare  in  una  settimana  da
13  a  21  scellini,  per  la  necessità  di  rifornire  di  combustibile ­
  la  flotta  inglese  e  quelle  degli  altri  Stati,  concentrate ­
  nell’  estremo  oriente,  mentre  nello  stesso  tempo
ribassavano  i  noli  dall’India  all’Inghilterra  per  l’abbondanza ­
  di  navi  di  ritorno.  Lo  stesso  nolo  eccezionale
di  21  scellini  per  il  medesimo  viaggio  si  ritrova  anche
al  principio  dell’anno  precedente,  ma  allora  il  rialzo  dipendeva ­
  dal  fatto  che,  essendoci  la  peste  in  India,  le
navi  non  trovavano  carico  per  ritornare  e  non  potevano
procurarselo  in  altri  porti  a  causa  delle  quarantene,  per
cui  erano  costrette  ad  esigere  un  nolo  più  elevato  per
il  viaggio  di  andata.  E  sempre  per  la  stessa  ragione  economica, ­
  alla  fine  del  1897  si  ebbe  un  forte  rialzo  nei  noli
di  carbone  per  il  Mediterraneo,  perchè  il  raccolto  scarso
nei  porti  del  mar  Nero  aveva  fatto  diminuire  il  nolo  per
i  viaggi  verso  l’Inghilterra.
Però,  se  ogni  linea  speciale  ha  circostanze  proprie
che  modificano  i  noli,  in  base  ai  principi  che  abbiamo
esposti  nelle  pagine  precedenti  ;  se  ogni  linea  rappresenta ­
  una  sezione  distinta  dell’offerta  di  tonnellaggio  navale ­
  ;  d’altro  lato  è  certo  che  ognuna  di  queste  sezioni
è  in  relazione  più  o  meno  diretta  con  le  altre,  in  modo
da  costituire  tutte  insieme  quello  che  si  chiama  il  mercato ­
  generale  dei  noli,  il  quale  è  qualche  cosa  di  ben
connesso  e  di  organico.  Temporaneamente  alcune  linee
possono  offrire  utili  eccezionali,  nello  stesso  momento  in
cui  altre  linee  presentano  delle  perdite  ;  ma  a  lungo  andare ­
  nelle  varie  sezioni  dell’offerta  di  tonnellaggio  navale
avverrà  uno  spostamento,  che  tende  a  ristabilire  l’equilibrio ­
  e  che  sarà  affrettato  dal  desiderio  che  hanno  gli
        <pb n="244" />
        IL  MERCATO  DEI  NOLI

237

armatori  di  preferire,  quand’è  possibile,  le  linee  più  proficue. ­
  Se  nei  porti  del  Rio  della  Piata  aumenta  molto  la
domanda  di  tonnellaggio,  vi  accorrerano  molti  bastimenti,
che  prima  esercitavano  il  traffico  nel  nord  America,  cosicché ­
  anche  qui  si  avrà  un  rialzo  di  noli,  che  attirerà
le  navi  dal  Mediterraneo  e  dal  mar  Nero,  il  che  porterà
anche  per  conseguenza  un  miglioramento  nella  linea  dell’India. ­
  Questi  spostamenti  avvengono  di  continuo,  però
con  una  certa  lentezza,  per  dar  tempo  alle  navi  di  muoversi ­
  da  un  punto  all’altro  nelle  migliori  condizioni  possibili ­
  ;  ma  se  la  differenza  nei  noli  proporzionali  tra  diverse ­
  linee  è  molto  forte,  allora  gli  spostamenti  avvengono ­
  con  più  rapidità  e  le  navi,  senza  aspettare  di  avere
il  carico  per  l’andata,  accorrono  dove  l’offerta  è  troppo
deficiente  rispetto  alla  domanda,  facendo  il  viaggio  in
zavorra  per  andar  più  presto  dove  i  noli  sono  più  elevati.
        <pb n="245" />
        Abbiamo  già  visto  nel  capitolo  precedente  come  in
mezzo  alle  continue  oscillazioni  dei  noli,  dipendenti  dai
mutevoli  rapporti  fra  domanda  ed  offerta  di  tonnellaggio
navale,  sia  facile  scorgere  una  tendenza  dei  noli  stessi  a
trovare  un  equilibrio  stabile  nel  punto  dato  dal  costo  dei
trasporti  marittimi.  E  poiché  questo  costo  va  continuamente
  diminuendo  coi  progressi  della  navigazione,  si  può
a  prima  vista  arguire  che  nei  noli  si  manifesterà  anche
un’altra  tendenza,  che  è  quella  verso  un  ribasso  inevitabile, ­
  quasi  incessante  e  abbastanza  sensibile.  Il  quale,  se
non  risulta  dall’esame  dei  prezzi  pei  trasporti  marittimi
entro  periodi  brevi  di  tempo,  perchè  in  questi  le  oscillazioni ­
  dipendenti  da  cause  momentanee  hanno  la  prevalenza, ­
  troverà  uriampia  riprova  nella  storia  dei  noli  durante ­
  il  secolo  XIX  fino  ai  nostri  giorni,  che  qui  esporremo
a  grandi  tratti,  col  minor  numero  di  cifre  possibile,  a
documentazione  di  una  tesi  del  resto  quasi  intuitiva.
Che  i  progressi  realizzati  dalla  navigazione  nella  via,
nel  veicolo  e  nella  forza  motrice  dovessero  di  necessità
condurre  ad  un  ribasso  dei  noli,  si  rileva  in  modo  evidente ­
  dai  brevi  cenni  su  questi  progressi,  che  abbiamo
dati  nel  Capitolo  II.  La  via  diventata  più  sicura  e  in  certi
casi  più  breve  col  taglio  degli  istmi,  i  porti  meglio  equipaggiati ­
  per  render  più  rapido  il  carico  e  lo  scarico  delle
merci,  i  bastimenti  costruiti  con  materiali  più  solidi  e
meno  pesanti,  di  dimensioni  sempre  più  grandi  ed  atti
        <pb n="246" />
        LA  TENDENZA  DEI  NOLI  AL  RIBASSO

239

per  ciò  a  trasportare  contemporaneamente  una  grande
massa  di  carico,  le  macchine  motrici  divenute  più  efficaci
e  potenti,  che  imprimono  alle  navi  una  velocità  sempre
più  spinta  con  un  consumo  sempre  minore  di  combustibile,
  rappresentano  tanti  coefficienti,  che  hanno  contribuito
a  ridurre  il  costo  dei  trasporti  marittimi.  Per  prendere
un  esempio  concreto  osserviamo  l’influenza  che  su  tale
costo  hanno  esercitate  le  trasformazioni  avvenute  nella
costruzione  degli  scafi  e  degli  apparecchi  propulsori.  Nel
1840,  data  dell’applicazione  del  vapore  alla  navigazione
commerciale,  un  chilogrammo  di  carbone  imprimeva  una
velocità  di  un  po’  meno  di  8  nodi  ad  un  peso  totale  di
1.3  tonnellata;  e  siccome  allora  il  90  per  cento  della
massa  totale  era  assorbito  dalla  macchina  e  dallo  scafo,
un  chilo  di  carbone  trasportava  una  quantità  di  carico
utile  equivalente  a  tonn.  0.13.  Verso  il  1850,  colle  navi
in  ferro  e  ad  elice,  la  velocità  è  di  9  nodi,  lo  scafo  e  le
macchine  prendono  il  73  per  cento  del  peso  totale  e  il
carico  pagante  sale  a  tonn.  0.36  per  chilogrammo  di  carbone. ­
  Nel  1860  cresce  la  pressione  delle  caldaie,  il  peso
dello  scafo  e  delle  macchine  è  ridotto  di  40  a  34  per  cento
e  il  carico  utile  sale  a  tonn.  0.60  per  chilogrammo  di  carbone. ­
  Verso  il  1870,  colle  macchine  compound,  la  velocità
è  di  10  nodi,  il  peso  morto  del  18  per  cento  e  il  carico
utile  arriva  a  2  tonnellate  per  chilogrammo  di  combustibile.
  Nel  1880  arriva  a  tonn.  2.3;  nel  1890,  con  le  navi
in  acciaio  mosse  da  macchine  a  triplice  espansione,  macchina ­
  e  scafo  assorbono  il  15  per  cento  del  peso  totale
e  un  chilo  di  carbone  rimorchia  tonn.  4.3  di  merci;  e  nel
1896,  con  una  velocità  di  8.5  nodi,  il  carico  utile  portato
da  un  chilo  di  carbone  sale  a  tonn.  4.5,  ossia  diventa  30
volte  più  grande  di  quello  che  fosse  nel  1840  (1).
È  naturale,  dunque,  che  i  noli  sieno  andati  sempre
ribassando,  tanto  per  le  merci  come  per  i  viaggiatori.  Per
(1)  Colin,  Navigation  Commerciale,  pag.  233-37.
        <pb n="247" />
        240

CAPITOLO  IX

citare  qualche  dato  di  epoche  anteriori  al  secolo  XIX,
diremo  che  nel  1673  alcuni  negozianti  di  Lisbona  noleggiarono ­
  una  nave  francese  di  460  tonnellate,  il  Saint-Cosme,
  a  destinazione  per  il  Brasile,  e  pagarono  per  il
doppio  viaggio  di  andata  e  ritorno  60.000  lire,  ossia  129
lire  per  tonnellata,  equivalenti  a  400  franchi  di  moneta
attuale.  Sotto  Luigi  XIV  costava  circa  200  franchi  della
nostra  moneta  a  portare  100  chili  di  seta  da  Messina  a
Marsiglia,  e  da  Bilbao  a  Nantes,  al  tempo  di  Colbert,  la
lana  spagnola  pagava  440  franchi  per  tonnellata.  Pei
viaggi  dall’India  all’Inghilterra  durante  il  secolo  XVIII  si
sono  pagati  in  alcuni  momenti  noli  di  fin  50  sterline  alla
tonnellata  e  verso  la  fine  dello  stesso  secolo  la  Compagnia
delle  Indie,  avendo  impegnate  le  sue  navi  col  governo,
permise  a  velieri  indiani  di  portar  merci  a  Londra  ad  un
nolo  di  16  sterline  alla  tonnellata  per  riso  o  per  altri
carichi  pesanti  e  di  20  sterline  per  merci  leggere.  Ma
anche  al  principio  del  secolo  XIX  la  marina  mercantile
era  per  molti  rispetti  un’industria  tuttora  nella  sua  infanzia ­
  e  doveva  esigere,  pei  trasporti  che  compieva,  dei
noli  assai  elevati.  Da  Marsiglia  a  Costantinopoli  le  merci
pagavano  200  franchi  la  tonnellata,  da  New  York  all’Havre
  le  lane  10  dollari  per  ogni  250  chili;  un  veliero
da  Marsiglia  a  Bombay  prendeva  125  franchi  la  tonnellata, ­
  da  Aden  a  Marsiglia  per  caffè  135  franchi  per  ogni
800  chili  e  dalla  Cina  in  Europa  per  thè  da  175  a  200
franchi  ogni  50  piedi  cubi  inglesi  (1).  Per  le  destinazioni
verso  l’Inghilterra  diamo  qui  alcune  cifre  relative  ai  noli
dal  1817  al  1846,  che  ci  confermano  l’elevatezza  dei  saggi
allora  prevalenti  e  nella  loro  successione  cronologica  rivelano ­
  già  la  tendenza  ad  un  ribasso  non  indifferente  (2):

(1)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  452-54.  —  D’Avenel,  art.  cit.,
pag.  69.  —  Colin,  op.  cit.,  pag.  157  e  238.
(2)  Fifih  Report  from  thè  seìecl  Committee  on  Navigation  Laws,
London,  1847,  pag.  30,  n.  6966.
        <pb n="248" />
        LA  TENDENZA  DEI  NOLI  AL  RIBASSO

241

Legname
da
Quebec

Legname
da  altri
porti
canadesi

Legname
dal
Baltico

Da  Pietroburgo

Da
Newcastle
a  Londra
Carbone

Abeti

Canapa

Sego

Media  1817-20  Lst.

2.  16.  3

2.  7  6

1.2.  7i/s

4.  3.  1  i/ 2

2.18.1  i/s

1.  16.  —

—9.111/s

»

1821-24  »

2.  9.  4  i/s

2.  3.  9

1.  2  9

4.  3.  9

2.15.7  i/o

1.15.1  V,

—.  9.10

J&amp;gt;

1826-29  »

2.1.10  i's

1.  16.  3

i  —

3.  12.  6

2.  10  —

1.8.10  V2

—  8.  9

»

4830-33  »

1.  18.  9

1.  13.  9

—  19.  —

3.8.10  1/2

2.  8.  9

1.  7  —

-.  8.  2

»

1834-37  »

2.  1.  3

1.  16.  6

—.  18.  10

3.  9.  6

2.  8  -

1.7.  3

-  8.  2  1/2

»

1838-41  »

2.  1.  —

1.  17  —

—.  19.  6

3.  6.  —

2.  6  —

1.  6.  —

—  8.  8

»

1842-45  »

1.  14.  8

1.  11.  7

—.  15.  9

2.11.1  i/s

1.15.7  1/2

1  —  6

-  6.  9  1/4

»

1846  »

1.  19.  1

1,  16.  3

—  18.—

2.  19.  4

2.  2.  —

1.  2  —

—.  7.  1

Nè  a  questa  elevatezza  dei  noli  porta  rimedio  immediato ­
  Tintroduzione  del  vapore.  La  linea,  che  si  stabilisce ­
  fra  Southampton  e  Calcutta,  col  trasbordo  per  carovane ­
  attraverso  l’istmo  di  Suez,  non  aveva  convenienza
a  trasportare  neanche  l’indaco,  che  pur  costava  20.000
franchi  la  tonnellata,  e  non  era  raro  il  caso  che  alcune
merci,  di  cui  era  urgente  la  spedizione,  dovessero  pagare
fino  700  franchi  la  tonnellata  di  nolo  (1).  La  navigazione
a  vapore,  che  iniziò  il  suo  servizio  da  Londra  ad  Amburgo
nel  1824,  faceva  pagare  il  trasporto  di  merci  in  ragione
di  2  sterline  per  tonnellata  (2),  e  i  primi  piroscafi  della
compagnia  Cunard  prendevano  un  nolo  di  Ls.  7.10  alla
tonnellata  per  portar  merci  dall’America  del  nord  all’Inghilterra, ­
  mentre  nei  viaggi  da  Londra  il  nolo  per  tonnellata ­
  era  di  Ls.  12  per  Bombay,  di  Ls.  20  per  Calcutta,
di  Ls.  30  per  la  Cina  e  l’Australia  e  di  Ls.  33  per  Shangai
e  il  Giappone  (3).  Nel  servizio  di  piroscafi  per  il  Mediterraneo,
  stabilito  dall’Amministrazione  delle  poste  francesi ­
  nel  1844,  il  nolo  era  fissato  in  ragione  di  400  franchi ­
  ogni  1000  chili  per  le  merci  a  peso,  di  300  franchi  al
metro  cubo  per  quelle  tariffate  a  volume  e  di  1  per  cento
sul  valore  per  quelle  che  pagavano  in  base  a  questo  cri-(1)

  Colin,  op.  cit.,  pag.  240.
(2)  Fitger,  op.  cit.,  pag.  32.
(3)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  IV,  pag.  214.  —  Fraser-Macdonald&amp;gt;
op.  cit.,  pag.  102.

16
        <pb n="249" />
        242

CAPITOLO  IX

terio.  Nella  tariffa  della  società  Rostand,  pubblicata  nel
1847,  i  noli  da  Marsiglia  a  Costantinopoli  per  ogni  100
chili  andavano  da  4  franchi  per  il  caffè  e  per  lo  zucchero ­
  fino  a  100  franchi  per  gli  oggetti  di  moda,  e  i  noli
del  viaggio  di  ritorno  da  5  franchi  per  il  sego  ed  i  grassi
salivano  a  40  franchi  per  la  seta  greggia  in  casse.  C’era
inoltre  da  pagare  una  cappa  del  5  per  cento  sull’ammontare
  del  nolo  e  le  spese  d’imbarco  venivano  calcolate  a
parte.  E  sui  vapori  della  compagnia  anglo-italiana  nel
1850  il  nolo  da  Marsiglia  a  New  York  variava  da  11  a
18  franchi  per  ogni  100  chili  secondo  le  merci.
Nel  decennio  prima  dell’apertura  del  canale  di  Suez
le  Messageries  Maritimes  facevano  pagare  per  i  trasporti
da  Marsiglia  a  Singapore,  Saigon  e  Hong-Kong  per  ogni
500  chili  o  per  ogni  metro  cubo  i  seguenti  noli:

1862

1864

1868

1870

Merci  fini

fr.

760

650

650

400

Merci  comuni

»

625

500

375

250

Dopo  il  1869,  in  seguito  all’apertura  del  canale  di  Suez,
il  nolo  medio  nella  direzione  dell’India  e  della  Cina  per
ogni  1000  chili  subisce  un  ribasso  precipitoso  da  fr.  951,
in  cui  era  ancora  nel  1869,  a  fr.  336  nel  1872  e  da  allora
in  poi  scende  gradatamente  alle  seguenti  cifre  (1):

Anni

Fr.

Anni

Fr.

Anni

Fr.

Anni

Fr.

1873.  .  .

260.60

1880.  .  .

171.60

1887.  .  .

98.40

1894.  .  .

83.80

1874  .  .  .

216.70

1881  .  .  .

159.40

1888.  .  .

94.20

1895.  .  .

85.-1875.

  .  .

223.70

1882.  .  .

150.10

1889.  .  .

86.10

1896.  .  .

88.—

1876.  .  .

203.80

1883.  .  .

142.90

1890.  .  .

86.94

1897.  .  .

73.26

1877.  .  .

191.30

1884.  .  .

107.60

1891  .  .  .

93.70

1898.  .  .

73.25

1878.  .  .

183.10

1885.  .  .

91.40

1892.  .  .

87.81

1899.  .  .

79.55

1879.  .  .

159.30

1886.  .  .

104.20

1893  .  .  .

81.04

1900.  .  .

70.26

(1)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  299-301.  -  Colson,  op.  cit.,  pag.  253.
        <pb n="250" />
        LA  TENDENZA  DEI  NOLI  AL  RIBASSO

243

Del  pari  rilevanti  sono  i  ribassi  avvenuti  nel  mercato ­
  libero  dei  noli,  cioè  nei  noli  percepiti  dalle  navi
senza  itinerari  fissi,  come  risulta  dal  paragone  dei  seguenti ­
  dati  relativi  al  gennaio  del  1874  e  del  1896  (1)  :

1874

1896

Dai  porti  della  Clyde  a  Barbados  (carbone)  .

Scell.

19

10

»  »  a  Buenos  Ayres  (carb.).

ÌJ

40

10

»  v  a  Rio  Janeiro  (carbone).

n

30

14

»  »  ad  Alessandria  (carb.).

n

18

7

»  »  a  Livorno  (carbone)  .

y)

17

7

Da  Quebec  a  Glasgow  (legname)

ì)

105

40

Da  Rangoon  all’Inghilterra  (riso)

))

65

25

Da  Valparaiso  all’Inghilterra  (salnitro).  .  .

))

55

227»

Da  San  Francisco  all’Inghilterra  (grano)  .  .

»

577»

217*'

Se  prendiamo  poi  una  lunga  serie  di  anni,  si  osserva
sempre  lo  stesso  fenomeno,  ad  onta  che  le  oscillazioni  dei
noli  possano  di  tanto  in  tanto  condurli  temporaneamente
ad  aumentare.  Così  il  nolo  percepito  da  velieri  per  grano
portato  da  S.  Francisco  all’Inghilterra,  espresso  in  scellini ­
  alla  tonnellata,  ha  subito  questi  cambiamenti  dal  1888
al  1900  (gennaio):
1888  1889  1890  1891  1892  1893  1894  1895  1896  1897  1898  1899  1900
52/s  42/ 6  40/-  42/ 6  22/ 6  23/ 9  26/ s  27/ 6  27/ 0  25/ 6  27/ 6  25/-  36/ e
Nel  dicembre  del  1900  sale  fino  a  45  scellini,  ma  poi
negli  anni  successivi  oscilla  intorno  ai  25,  scendendo  in
alcuni  momenti  fino  a  10;  mentre  i  noli  per  grano  dall’Australia ­
  del  sud  all’Europa,  sempre  per  velieri,  ribassano ­
  da  38  scellini  nel  1900  a  21.6  nel  1908  (2).  E  un
uguale  andamento  hanno  i  noli  pei  piroscafi,  come  si
scorge  facilmente  dai  seguenti  esempi  che  qui  citiamo
e  che  possono  servire  quali  indici  regolatori  del  mercato
generale  (3):
(1)  Fitger,  op.  cit.,  pag.  40.
(2)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  76,  77  e  79.
(3)  Sulle  condizioni  della  marina  mercantile  italiana,  1894,  1902
e  1909,  pag.  592-94,  344-46  e  516-18.
        <pb n="251" />
        LA  TENDENZA  DEI  NOLI  AL  RIBASSO

245

Dopo  il  1909  si  ha  un  aumento  vertiginoso  nei  noli,
come  si  vede  chiaramente  dalle  medie  annuali  per  alcuni
itinerari,  che  qui  riproduciamo  (1)  :

1909

1910

1911

1912

Dall 5  Inghilterra

al  Piata

9.7

15.9

17.6

21.8  V,

a  Porto  Said

5.8  V*

5.11  &amp;gt;/,

7-3

10.2  3 I.

a  Genova

6.3  V,

6.6

7-9  ] /4

11.9

Per  F  Inghilterra

da  Calcutta

20.7  V*

19.10

22.3  &amp;gt;/,

29.6

dal  Piata

10.8  »/.

9.—

10.3  »/ 4

21.3  *1,

da  New  Orleans  8.8

9.6

10.6

17.9

Ma  questi  sbalzi,  che  si  ripetono  di  tanto  in  tanto,  non
eliminano  la  tendenza  dei  noli  al  ribasso,  che  risulta  in
modo  anche  più  chiaro  ed  evidente,  se  prendiamo  la
media  dei  noli  per  ogni  anno  o  per  gruppi  di  alcuni
anni  durante  un  periodo  piuttosto  lungo  di  tempo.  Così  il
nolo  medio  per  un  bushel  di  frumento  da  New  York  a
Liverpool,  espresso  in  pence,  è  andato  diminuendo  dal
1876  come  segue  (2)  :

1876  :  8.00

1894  :  2.15

1880  :  5.13

1895  :  2.90

1885  :  3.30

1896  :  2.15

1886  :  3.50

1897  :  3.10

1887  :  2.80

1898  :  3.70

1888  :  2.10

1899  :  2.70

1889  :  3.15

1900  :  3.60

1890  :  2.70

1901  :  1.40

1891  :  3.20

1902  :  1.70

1893  :  2.60

1903  :  1.70

(1)  Economist,  22  febbraio  1913,  pag.  455.
(2)  Haarmann,  op.  cit.,  pag.  43-44.
        <pb n="252" />
        E  i  noli  medi  per  quinquennio  per  grano  e  cotone  dall’America, ­
  espressi  in  pence  per  100  libbre,  sono  calati
in  queste  proporzioni  :

Da  New  York
a  Liverpool

Da  New  Orleans
a  Liverpool

grano

cotone

grano

cotone

1886-90

5.19

15.70

7.75

30.35

1891-95

4.42

12.85

6.09

20.10

1896-900

5.34

11.75

7.41

20.80

1901-5

2.41

7.10

4.37

16.10

1906

2.52

8.50

5.72

17.10

mentre  i  numeri  indici,  indicanti  le  oscillazioni  medie
percentuali  dei  noli  fra  l’Inghilterra  e  i  porti  esteri,  mettendo ­
  la  media  del  1900  uguale  a  100,  hanno  il  seguente
andamento  :

Noli  d’uscita

Noli  d’entrata

1886-88

100

108.2

1889-91

110.9

108.4

1892-94

83.4

83.3

1895-97

79.8

78.6

1898-900

93.4

93.5

1901-3

67

78.6  (1).

Insieme  a  questo  ribasso  continuo  dei  noli,  una  ulteriore ­
  facilitazione  nei  trasporti  marittimi  si  manifesta
colla  tendenza  nel  prezzo  di  essi  ad  una  certa  unificazione, ­
  facendo  scomparire  alcune  differenze,  che  una  volta
esistevano  secondo  la  qualità  delle  navi,  secondo  il  valore
delle  merci  e  secondo  le  distanze,  naturalmente  entro
certi  limiti.  Così  tra  i  velieri  e  i  piroscafi  c’erano  un
tempo  delle  differenze  di  noli  rilevantissime:  nel  1871
dal  Messico  a  S.  Nazaire  il  nolo  per  veliero  era  70  franchi,

(1)  A.  D.  Webb,  New  Dictionary  of  Statistics.  London,  1911,  pagine ­
  289-90.
        <pb n="253" />
        LA  TENDENZA  DEI  NOLI  AL  RIBASSO  247

per  vapore  da  200  a  225  franchi,  e  nel  1872  da  Smirne
a  Marsiglia  si  pagava  da  30  a  40  franchi  per  veliero  e
220  per  piroscafo;  mentre  nel  1898  il  nolo  da  Calcutta
all'Inghilterra  era  di  scellini  26.3  per  velieri  e  di  scellini
27.6  per  vapori,  e  dal  Chili  per  nitrati  i  velieri  erano
preferiti  ad  un  nolo  di  29.6,  intanto  che  i  piroscafi  si
dovevano  contentare  di  28.9  (1).  Ed  è  naturale  che  sia
così,  perchè  con  la  diminuzione  continua  del  tonnellaggio
a  vela,  esso  non  si  trova  più  in  concorrenza  a  condizioni
impari  con  i  piroscafi,  costretto  ad  accettare  il  carico  con
grande  ribasso,  ma  si  offre  solo  in  quei  casi  in  cui  la
vela  presenta  meno  inconvenienti  o  anche  più  vantaggi
e  non  ha  bisogno  di  farsi  pagare  meno  i  suoi  servigi,
Anche  le  differenze  secondo  il  valore  delle  merci  erano
una  volta  assai  sensibili  :  nel  1872  dal  Levante  a  Marsiglia ­
  i  grani  di  sesamo  e  le  uve  di  Smirne  pagavano
30  franchi,  l’olio  d’oliva  40,  i  bozzoli  400  franchi  la  tonnellata; ­
  da  Valparaiso  all’Havre  i  nitrati  franchi  62.50  la
tonnellata  e  le  lane  80  franchi  per  ogni  450  chili  ;  dal
capo  Haiti  o  da  Porto  Principe  il  nolo  per  il  legno  di
campeggio  era  quotato  a  40  franchi  ogni  800  chili  e  quello
del  cacao  a  70  franchi  i  700  chili  ;  e  da  Bangkok,  sempre
per  l’Havre,  il  riso  pagava  70  franchi  ogni  300  chili  e  la
seta  650  ogni  500  chili.  Ma  negli  anni  a  noi  più  prossimi
queste  differenze  vanno  via  via  diminuendo  ;  e  se  si  conservano ­
  in  proporzioni  modeste  nei  periodi  di  forti  rialzi
nei  noli,  tendono  quasi  a  scomparire  nei  periodi  di  ribassi ­
  (2).  E  così  succede  per  le  distanze,  che  col  loro
aumento  non  provocano  un  aumento  proporzionale  dei
noli,  onde  il  ribasso  di  questi  è  maggiore  nei  viaggi  più
lunghi.  Il  che  si  spiega  facilmente  :  1)  per  il  carattere

(1)  Colin,  op.  cit.,  pag.  242.
(2)  Colin,  op.  cit.,  pag.  244-45.
        <pb n="254" />
        248

CAPITOLO  IX

speciale  di  certe  linee,  che  offrono  maggiori  prospettive
di  carichi  di  ritorno,  o  che  permettono  l’impiego  di  mano
d’opera  a  buon  mercato,  come  nel  mare  Indiano;  2)  per
ragioni  di  concorrenza,  che  spingono  gli  armatori  a  far
talvolta  pagar  meno  il  trasporto  alle  merci  che  devono
essere  portate  più  lontano,  allo  scopo  di  attirare  dei  carichi ­
  che  altrimenti  loro  sfuggirebbero  ;  e  finalmente  più
in  generale  3)  per  il  fatto  che  le  spese  di  porto  gravano
assai  di  più  sul  costo  dei  trasporti  nei  tratti  brevi.  Come
il  nolo  proporzionale  vada  diminuendo  col  crescere  della
distanza  e  diminuisca  ancor  di  più  su  certe  linee,  si  vede
chiaramente  esaminando  i  seguenti  noli  medi  per  carbone ­
  durante  il  1905-7,  espressi  in  pence  per  tonnellatamiglio,
  in  partenza  da  Cardiff  (1)  :

Pence

Distanza  in  miglia

Bordeaux  .  .

0.1034

540

Amburgo  .  .

0.0700

822

Malta  .  .  .

0.0304

2135

Aden  .  .  .

0.0241

4490

Bombay  .  .  .

0.0190

6155

Singapore  .  .

0.0154

8188

S.  Francisco

0.0203

13.000

Buenos  Ayres  .

0.0240

6250

Nel  prezzo  di  trasporto  dei  viaggiatori  il  ribasso  è
ancora  più  rilevante  di  quello  che  abbiamo  osservato  nelle
merci,  tanto  più  se  si  tiene  conto  dei  cambiamenti  avvenuti ­
  nella  velocità  e  nella  comodità  dei  viaggi.  Nei
primi  anni  del  secolo  XIX  i  viaggiatori  pagavano  10
ghinee  per  andare  da  Londra  ad  Amburgo  su  piccoli
vapori  (2)  ;  pagavano  300  sterline  per  una  misera  cabina

(1)  Webb,  op.  cit.,  pag.  290.
(2)  Fitger,  op.  cit.,  pag.  32.
        <pb n="255" />
        LA  TENDENZA  DEI  NOLI  AL  RIBASSO

249

male  ammobiliata  sui  velieri  che  andavano  da  Calcutta
a  Londra  (1)  ;  ed  il  prezzo  per  le  destinazioni  delusola
di  Francia  era  di  900  franchi  all’andata  e  di  1125  al  ritorno ­
  per  i  viaggiatori  di  tavola,  di  300  e  350  franchi
per  i  passeggieri  a  razione  semplice.  Nel  1835  il  prezzo
di  passaggio  tra  New  York  e  l’Havre  sui  clippers  americani ­
  era  per  i  passeggieri  di  camera  750  franchi,  per
i  fanciulli  375  e  250,  per  i  domestici  e  nei  corridoi  375
franchi.  Il  secondo  Royal  William  prese  nel  1838  passeggieri, ­
  nel  suo  primo  viaggio  da  Liverpool  a  New
York,  a  140  dollari  vitto  compreso,  e  nel  dicembre  1850
l’Inman  Line  faceva  annunziare  la  partenza  del  City  of
Glasgoiv  con  i  prezzi  di  passaggio  di  100  dollari  in  prima
e  60  in  seconda  classe  (2).  I  primi  vapori  non  potevano
far  pagare  un  nolo  più  elevato  delle  navi  a  vela,  ad  onta
delle  maggiori  spese  che  essi  sopportavano,  perchè  non
si  aveva  ancora  una  grande  fiducia  nella  nuova  forza
motrice,  non  si  apprezzava  il  vantaggio  di  una  traversata
più  rapida  e  la  velocità  dei  primi  piroscafi,  d’altronde,
non  era  sempre  superiore  a  quella  dei  velieri  :  così  il
Great  Western,  che  aveva  cominciato  le  sue  traversate
da  Bristol  a  New  York  impiegandovi  15  giorni,  ci  aveva
messo  successivamente  a  farle  fino  22  giorni,  mentre  i
clippers  percorrevano  quella  stessa  distanza  in  13  giorni
al  massimo.  Ma  poi  i  miglioramenti  avvenuti  nelle  macchine ­
  e  nei  sistemi  di  esercizio  danno  sempre  più  rilievo
ai  vantaggi  che  i  piroscafi  presentano  di  fronte  ai  velieri  ;
già  nel  1859  dai  porti  tedeschi  il  viaggio  per  l’America  del
nord  veniva  a  costare  colle  navi  a  vela  100  talleri  in
cabina  e  40  sotto  il  ponte,  mentre  con  i  vapori  il  prezzo
era  di  150  e  di  50  talleri  (3);  e  dopo  il  1860  i  velieri

(1)  Fraser-Macdonald,  op.  cit,,  pag.  66.
(2)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  306-7.
(3)  Schachner,  Tarifwesen  ecc.,  pag.  109,  114  e  117.
        <pb n="256" />
        250

CAPITOLO  IX

perdono  a  poco  per  volta  il  traffico  dei  viaggiatori,  che
rimane  ormai  monopolio  esclusivo  dei  piroscafi.
Ed  è  appunto  pei  viaggi  coi  piroscafi  e  facendo  il
paragone  sullo  stesso  itinerario  ad  epoche  diverse,  che
possiamo  meglio  rilevare  il  ribasso  avvenuto  nei  prezzi
per  il  trasporto  di  viaggiatori.  Da  Marsiglia  ad  Alessandria ­
  si  pagava  528  franchi  in  prima  classe  e  320  in
seconda  nei  1847,  375  e  250  nel  1879  e  300  e  210  nel
1899,  mentre  il  viaggio  a  queste  tre  date  si  faceva  prima
in  8  giorni,  poi  in  6  e  poi  in  5.  E  il  viaggio  da  Marsiglia
a  Costantinopoli,  che  richiedeva  successivamente  15,  7  e  6
giorni,  veniva  a  costare  franchi  555  e  339  nel  1847,  400
e  270  nel  1879  e  300  e  210  nel  1899.  Con  le  Messageries
Maritimes  il  prezzo  di  passaggio  con  camera  da  Marsiglia
a  Shangai  ribassò  gradatamente  nella  seguente  misura  :
1862  1864  1870  1871  1880  1898
franchi  4500  4000  3725  2375  2075  1715
Ed  in  questi  altri  itinerari  dal  1879  al  1899  i  prezzi  per
i  viaggiatori  delle  tre  classi  presentano  queste  variazioni
tutte  nel  senso  del  ribasso  :

1*  classe

2“  classe

S"  classe

1879

1899

1879

1899

1879

1899

Da  Marsiglia  a  Aden

1000

875

750

580

450

310

»  a  Singapore

1875

1400

1405

930

845

510

»  a  Saigon

2000

1550

1500

1030

900

565

»  a  Hong-Kong

2125

1715

2125

1150

955

635

»  aJokohama

2375

1715

1780

1150

1070

635

Merita  di  essere  rilevata  anche  qui  la  tendenza  ad  una
maggiore  uniformità  nelle  tariffe.  Jokohama  è  1906  miglia
        <pb n="257" />
        LA  TENDENZA  DEI  NOLI  AL  RIBASSO

251

più  distante  dall’Europa  di  Hong-Kong,  eppure  il  prezzo
del  viaggio  è  uguale.  E  lo  stesso  fenomeno  si  osserva
nei  prezzi  da  Marsiglia  a  Melbourne,  che  da  franchi  1625
in  prima  e  500  in  seconda  classe  salgono  per  Numea  a
1750  e  575  rispettivamente,  con  una  differenza  di  125  e
di  75  franchi,  per  una  distanza  di  3059  chilometri  di
più  (1).
Nei  viaggi  dall’Europa  agli  Stati  Uniti  d’America  è
molto  più  accanita  la  lotta  di  concorrenza  e  più  rapido
il  ribasso  dei  noli,  specialmente  nella  marina  mercantile
britannica.  Dal  1858  al  1872,  mentre  le  compagnie  tedesche ­
  fanno  pagare  in  terza  classe  da  240  a  280  franchi,  ridotti ­
  poi  a  220  negli  ultimi  cinque  anni,  i  prezzi  in  franchi
delle  compagnie  inglesi  diminuiscono  gradatamente  così  :
1858  1859  1860  1861  1863  1863  1864  1865  1866  1867  1868  1869  1870  1871  1873
240  240  240  240  240  240  208  208  208  180  208  240  180  180  180
Nel  1874  le  compagnie  tedesche  ribassano  il  nolo  a  45
talleri,  o  180  franchi,  e  le  inglesi  da  6  ghinee  a  4  e  poi
a  lire  sterline  3,  onde  le  società  di  Stettino  e  le  linee
anseatiche  si  vedono  costrette  alla  lor  volta  a  scendere
ad  un  nolo  di  30  talleri,  sui  quali  dovevano  sottrarre  12
scellini  per  il  passaggio  da  Amburgo  a  Hull.  Nel  1882
troviamo  nei  porti  tedeschi  a  90  marchi  il  prezzo  della
traversata  dell’Atlantico,  e  la  concorrenza  inglese  lo  riduce ­
  nel  1887  a  Ls.  2  3 / 4 .  Ma  le  linee  germaniche  allora
si  accordano  con  quelle  olandesi  e  belghe  e  riescono  a
mantenere  per  molto  tempo  i  prezzi  a  110  marchi,  mentre
un  altro  accordo  fra  le  compagnie  inglesi  li  stabilisce  a
4  sterline.  Questo  accordo,  però,  dura  poco  e  si  ritorna
subito  alla  concorrenza  sfrenata,  tanto  che  nel  1904  ve-(1)

  Colin,  op.  cit.,  pag.  245-47.  —  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  II,
pag.  308.
        <pb n="258" />
        252

CAPITOLO  IX

diamo  il  prezzo  di  passaggio  per  l’America  del  nord  ridotto ­
  in  Inghilterra  a  Ls.  2  e  in  Germania  a  100  marchi.
Quanto  ai  prezzi  di  cabina,  una  convenzione  stipulata
nel  1896  li  stabilisce  d’estate  a  500  franchi  per  i  vapori
che  filano  più  di  16  nodi  all’ora,  a  300  per  quelli  di  13
o  poco  più,  a  275  per  quelli  sotto  ai  13  nodi,  mentre
d’inverno  i  relativi  prezzi  per  queste  tre  categorie  di
piroscafi  sono  fissati  a  375,  300  e  250  franchi.  Anche
questa  convenzione  non  riesce  a  mantenersi  a  lungo  e
alla  fine  del  secolo  XIX  troviamo  che  la  Compagnia  Amburghese ­
  trasporta  viaggiatori  di  classe  da  Parigi  a  New
York  al  prezzo  di  franchi  318.75,  ferrovia  e  vitto  compresi ­
  (1).  Ma  in  questi  ultimi  anni,  e  specialmente  dopo
la  crisi  del  1907,  gli  accordi  fra  le  varie  compagnie  si
fanno  più  stretti  e  sono  meglio  osservati,  allo  scopo  di
porre  un  freno  alla  discesa  rovinosa  dei  noli,  che  si  risolveva ­
  a  danno  di  tutte  le  marine  mercantili.  Di  questi
accordi  e  della  loro  influenza  sulle  tariffe  dei  trasporti,
avremo  occasione  di  parlare  in  un  prossimo  capitolo.
S’intende,  però,  che  questi  ribassi  così  sensibili  nel
prezzo  dei  viaggi  per  mare  non  si  riferiscono  ai  piroscafi
di  grande  velocità  e  di  lusso  eccezionale.  Sull’Atlantico
le  stesse  compagnie  fanno  pagare  dei  prezzi  molto  più
alti  sui  loro  vapori  nuovi,  che  non  su  quelli  vecchi  di
media  velocità,  per  evitare  la  concorrenza  che  gli  uni
farebbero  agli  altri  e  per  compensarsi  delle  maggiori
spese  che  i  primi  provocano  nella  costruzione  e  nell’esercizio. ­
  Così  il  Norddeutscher  Lloyd  fa  pagare  d’estate
sulla  Kaiserin  Maria  Theresia  le  cabine  di  lusso  per  una
o  due  persone  1800  a  2400  marchi,  mentre  sul  Kronprinz
Wilhelm  le  fa  pagare  4000  a  4800  marchi.  Ma,  se  nei

(1)  Schachner,  op.  cit.,  pag.  118,  124-26  e  130.  —  Colin,  op.
cit.,  pag.  248-49.
        <pb n="259" />
        LA  TENDENZA  DEI  NOLI  AL  RIBASSO

253

grandi  vapori  nuovi  il  progresso  non  si  presenta  sotto
forma  di  riduzione  di  prezzi,  si  manifesta  invece  in  modo
equivalente  con  un  aumento  nelle  comodità  per  i  viaggiatori, ­
  i  quali  possono  percorrere  gli  oceani  con  una
velocità  di  25  nodi  all’ora,  in  navi  ammobigliate  con  sfarzo,
simili  ad  alberghi  galleggianti  di  primissimo  ordine,  con
sale  splendide,  camere  da  letto  eleganti,  biblioteca,  cappella, ­
  passeggiate  ecc.  Se  i  viaggiatori,  che  al  principio
del  secolo  XIX  si  recavano  in  America  su  navi  a  vela
male  equipaggiate,  portando  con  loro  i  viveri  occorrenti
per  la  traversata,  vedessero  come  si  compie  ora  il  viaggio
sopra  un  vapore  della  Cunard  o  del  Norddeutscher  Lloyd,
crederebbero  senza  dubbio  di  trovarsi  nel  regno  delle
fiabe.
Ma  il  ribasso  dei  noli,  che  abbiamo  potuto  constatare
con  molteplici  esempi  e  che  si  manifesta,  sia  con  una  riduzione ­
  effettiva  dei  prezzi  per  il  trasporto  di  merci  o
di  persone  sul  mare,  sia  con  un  aumento  nella  rapidità
e  nella  comodità  dei  viaggi  a  prezzi  invariati,  potrà  continuare ­
  ancora  per  molto  tempo  ?  Per  quanto  le  previsioni ­
  nel  campo  dei  fenomeni  sociali  sieno  sempre  incerte,
se  non  fallaci,  nulla  ci  autorizza  a  pensare  che  si  possa
avere  un  arresto  nel  ribasso  dei  noli,  perchè  tutte  le
cause  che  lo  producono  continueranno  ad  operare  con
sempre  maggiore  intensità.  E  finché  i  progressi  tecnici
ci  daranno  navi  di  costruzione  sempre  più  perfetta,  mosse
da  macchine  più  efficaci  e  meno  dispendiose,  finché  il
progresso  economico  accrescerà  la  ricchezza  di  ogni  paese
e  farà  moltiplicare  gli  scambi  fra  le  varie  regioni  della
terra,  il  costo  dei  trasporti  marittimi  dovrà  necessariamente ­
  diminuire  e  dovrà  per  ciò  diminuire  il  prezzo  che
per  essi  si  paga.
        <pb n="260" />
        CAPITOLO  X

Sistemi  di  esercizio.

Dopo  avere  esaminato  quali  sieno  le  condizioni  economiche, ­
  che  devono  regolare  le  costruzioni  navali  e  quali
per  ogni  circostanza  i  tipi  di  bastimenti  economicamente
più  vantaggiosi;  dopo  aver  visto  come  si  compia  il  traffico ­
  marittimo,  a  quali  spese  di  esercizio  esso  dia  luogo
e  in  che  modo  si  determinino  i  prezzi  dei  trasporti  per
mare,  modificandosi  ad  ogni  momento,  in  base  alle  svariate ­
  cause  che  influiscono  sul  mercato  dei  noli,  dobbiamo
ora  rivolgere  la  nostra  attenzione  sopra  un  altro  problema, ­
  che  potrebbe  così  formularsi:  date  queste  spese
d’impianto  e  di  esercizio,  dati  i  noli  ottenibili  da  ogni
specie  di  trasporti,  investigare  secondo  quali  norme  economiche ­
  debba  essere  utilizzata  nel  miglior  modo  possibile ­
  una  nave,  allo  scopo  di  ricavare  da  essa  il  massimo
prodotto  lordo  con  le  minime  spese.
Prodotto  lordo  e  spese  sono  i  due  elementi  fondamentali
  nella  economia  dell’esercizio.  E  se  non  si  riesce
mai  ad  accrescere  l’uno  e  a  diminuire  le  altre  all’infinito,
è  necessario,  però,  regolarsi  in  maniera  che,  quando  il
prodotto  lordo  è  immutabile  o  decrescente,  le  spese
diminuiscano  per  quanto  più  si  può,  mentre,  se  con  spese
crescenti  in  ragione  sempre  più  debole,  il  prodotto  lordo
aumenta,  aumenti  fino  al  più  alto  grado  raggiungibile.
        <pb n="261" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

255

Nel  primo  caso,  in  cui  l’ideale  è  il  massimo  risparmio
nelle  spese,  si  dice  che  l’esercizio  è  estensivo,  mentre  si
chiama  intensivo  quello  che  mira  a  dare  il  massimo  impulso ­
  all’impresa  produttiva,  lasciando  anche  crescere  le
spese,  finché  il  loro  aumento  porti  un  aumento  più  che
proporzionale  di  reddito.
Quando  in  una  data  navigazione  scarseggiano  i  viaggiatori ­
  e  le  merci,  per  la  deficienza  di  traffico  in  generale
o  in  particolare  sopra  una  data  linea,  oppure  per  la  morta
stagione  in  un  dato  periodo  di  tempo,  quando  perciò  non
è  possibile  ottenere  un  carico  abbondante  per  l’andata  e
per  il  ritorno,  è  necessario  allora  di  ridurre  al  minimo
tutti  gli  elementi  del  costo,  trasformando  l’esercizio  in
estensivo;  giacché  se  il  prodotto  lordo  non  può  aumentare, ­
  l’unico  mezzo  per  mantenerlo  superiore  alle  spese
è  di  ribassare  queste.  E  nello  stesso  modo  che,  quando
il  commercio  langue,  le  costruzioni  meno  perfette  sono  necessariamente ­
  più  economiche,  così,  date  le  stesse  condizioni, ­
  l’esercizio  più  economico  della  navigazione  è  quello
estensivo,  che  preferisce  le  navi  meno  costose  e  più
piccole,  le  velocità  minori  ottenute  con  la  vela  o  con  un
consumo  ridotto  di  carbone  ed  evita  i  passaggi  artificiali,
quantunque  abbrevino  la  via,  per  risparmiare  la  tassa
che  si  deve  pagare  nel  servirsi  di  essi.  Certo,  con  questo
sistema,  il  servizio  dei  trasporti  viene  ad  essere  organizzato ­
  in  modo  molto  imperfetto  e  con  grave  scomodo
dei  passeggieri  o  dei  caricatori,  perchè  si  deve  rinunziare
ad  ogni  specializzazione,  tanto  nei  bastimenti  da  viaggiatori ­
  quanto  in  quelli  da  merci,  il  numero  dei  viaggi  entro
un  dato  tempo  è  più  limitato  in  ogni  linea,  le  navi  vanno
più  lentamente  e  sono  costrette  a  fare  più  lunghe  fermate
nei  porti.  Ma  non  c’è  rimedio.  Finché  il  traffico  è  scarso,
l’armatore,  che  volesse  togliere  questi  vari  inconvenienti
e  migliorare  il  servizio,  non  potrebbe  mai  riuscire  nel
suo  intento,  si  rovinerebbe  senza  scopo.  Egli  deve,  per
        <pb n="262" />
        256

CAPITOLO  X

ciò,  mirare  ad  un  solo  risultamento,  a  ridurre  sempre  più  le
spese,  per  essere  sempre  più  sicuro  che  queste  non  arrivino
a  superare  il  prodotto  lordo,  per  quanto  piccolo  esso  sia.
Più  difficili  ad  osservarsi  sono  le  norme  economiche
relative  all’esercizio  della  navigazione,  quando  esso  ha
carattere  intensivo.  Come  abbiamo  visto,  ci  sono  delle
spese  che  rimangono  invariate,  qualunque  sia  la  quantità
di  atti  di  trasporto  compiuti  da  una  nave,  e  ci  sono  altre
spese  che  non  crescono  in  proporzione  dell’aumento  di
questi  atti;  quanto  più  intensivo  diventa  l’esercizio  della
navigazione,  tanto  più  aumenta  il  capitale  impiegato  in
essa,  sotto  forma  di  scafi  grandi,  costruiti  con  materiali
costosi,  di  macchine  potenti,  di  consumo  elevato  di  carbone ­
  ecc.,  e  tanto  più  prevalgono  le  spese  invariabili  o
non  proporzionalmente  crescenti  in  ragione  del  traffico.
A  misura  che  aumentano  queste  spese  fisse,  più  grande
è  la  quantità  di  carico,  che  una  nave  deve  prendere  per
cominciare  a  coprire  il  costo,  prima  di  avere  un  reddito,
più  alto  è  il  punto  massimo  di  perdita  in  navigazione,  al
di  sopra  del  quale  convien  più  alla  nave  di  stare  in  disarmo, ­
  e  tanto  più  necessario  diventa  di  moltiplicare  gli
atti  di  trasporto,  attirando  in  ogni  modo  viaggiatori  e
merci,  per  repartire  sopra  un  maggior  numero  di  essi
queste  spese  costanti  o  quasi,  affine  di  ottenere  un  utile
più  elevato,  insieme  ad  un  ribasso  nel  costo  di  ciascun
trasporto.  In  tal  caso  non  si  tratta  di  ridurre  al  minimo
possibile  le  spese  complessive  della  navigazione  ;  anzi
un  aumento  di  esse  è  conforme  ai  criteri  economici,  finché
fa  crescere  più  che  proporzionalmente  il  prodotto  lordo  ;
ma  si  tratta  piuttosto  di  sfruttare  al  massimo  grado  il
capitale  fisso  e  circolante  impiegato,  cercando  di  ridurre
al  minimo  quello  che  gli  scrittori  sui  mezzi  di  trasporto
chiamano  tempo  morto,  forza  morta,  peso  morto  (1).

(1)  Sax,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  366.  —  A.  Wagner,  Fittati  zwissenschaft.
  Leipzig,  1871,  voi.  I,  pag.  571.  —  Schaeffle,  op.  cit.,  pag.  514.
        <pb n="263" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

257

Ogni  giorno  che  la  nave  sta  in  mare  costa  un  tanto
per  le  alterazioni  che  le  fanno  subire  l’aria  e  l’acqua,
per  il  logoro  economico  a  cui  è  sottomessa,  per  l’interesse ­
  del  capitale  di  costruzione  e  per  la  quota  di  ammortamento: ­
  il  tempo  diventa  così  un  elemento  di  costo
nei  trasporti  marittimi  ;  è  naturale,  dunque,  che  si  debba
fare  in  modo  che  a  questo  costo  corrisponda  un  utile,
che  il  tempo  non  passi  inoperoso  per  la  nave.  La  forza
morta  viene  ridotta  al  minimo,  cercando  che  il  personale
impiegato  sulla  nave  e  la  potenza  motrice  delle  macchine
trovino  sempre  un’applicazione  utile  e  agiscano  in  ogni
caso  con  la  massima  intensità.  Quanto  al  peso  morto,  esso
è  costituito  dallo  scafo,  dalle  macchine,  dal  carbone,  dall’acqua, ­
  dai  materiali  e  in  generale  da  tutto  ciò  che  serve
per  compiere  il  trasporto,  in  opposizione  al  peso  utile,
che  è  rappresentato  dalie  persone  o  dalle  merci  che  vengono ­
  trasportate  sul  mare  e  che  sono  la  fonte  di  reddito
nella  industria  della  navigazione.  Ora  in  essa  l’economia
dell’esercizio  deve  fare  in  modo  che  il  rapporto  tra  peso
morto  e  peso  utile  sia  il  più  possibile  favorevole  a  quest’ultimo ­
  ;  il  che  si  ottiene  riducendo  la  quantità  dei  materiali ­
  impiegati  nella  costruzione,  lo  spazio  occupato  dalle
macchine,  dal  combustibile  ecc.  e  procurando  con  ogni
mezzo  che  la  nave  non  viaggi  a  vuoto  ed  abbia  anzi  in
ogni  traversata  il  massimo  peso  utile.  Il  rapporto  fra  peso
morto  e  peso  utile  si  chiama  tara,  la  quale  può  essere  assoluta, ­
  quando  presuppone  la  completa  utilizzazione  della
nave,  o  relativa  quando  si  basa  sulla  utilizzazione  media
effettiva  di  essa;  l’una  è  data  da  ragioni  esclusivamente
tecniche,  l’altra  varia  invece  per  ragioni  economiche,  ossia
per  la  quantità  maggiore  o  minore  di  carico,  che  ora  occupa ­
  tutto  lo  spazio  disponibile  della  nave,  ora  solo  una
parte  di  esso.  Dividendo  tutte  le  spese  inerenti  alla  navigazione ­
  per  la  prestazione  di  cui  è  capace  una  nave  in
tonnellate  di  carico  e  in  miglia  di  percorso,  si  ha  la  spesa

17
        <pb n="264" />
        258

CAPITOLO  X

per  unità  di  prestazione.  E  le  unità  di  prestazioni  possibili ­
  divengono  unità  di  produzione  effettiva,  allorché  tutte
le  tonnellate-miglia  vengono  utilizzate.  Dividendo  poi  le
spese  della  prestazione  totale  per  le  merci-miglia  o  per
le  persone-miglia  trasportate,  si  ha  la  spesa  per  unità  di
produzione.  Ora  Feconomia  dell’esercizio  deve  mirare  a
due  scopi  :  1)  che  l’unità  di  prestazione  venga  a  costare
il  meno  possibile  ;  2)  che  l’unità  di  produzione  si  accosti
quanto  più  è  possibile  all’unità  di  prestazione,  acciocché
si  abbia  il  rapporto  più  favorevole  fra  carico  e  spazio
disponibile  sulla  nave.  Ed  è  appunto  quando  il  traffico
abbonda  in  generale,  o  sopra  una  data  linea,  o  in  un  dato
periodo  di  tempo,  che  le  unità  di  produzione  effettiva
sono  meglio  pagate,  che  equivalgono  alle  unità  di  prestazione ­
  possibile,  che  le  spese  di  queste  coincidono  con
le  spese  di  quelle  e  che  l’armatore  ottiene  i  maggiori
profitti,  raggiungendo  il  massimo  d’intensità  ideale  (1).
Per  avvicinarsi  più  che  sia  possibile  a  questo  massimo ­
  d’intensità,  è  necessario  che  la  nave  viaggi  con  carico ­
  tanto  all’andare  quanto  al  ritorno,  perchè  altrimenti
le  spese  del  doppio  viaggio  gravano  sopra  un  solo  carico ­
  invece  che  su  due.  Ma  non  è  tanto  facile  che  un  bastimento, ­
  il  quale  arriva  in  un  porto  con  pieno  carico,
trovi  subito  un  carico  di  peso  uguale  per  andare  in
un’altra  direzione.  Alcuni  porti  sono  situati  in  una  regione ­
  manifatturiera,  che  riceve  una  grande  quantità  di
materie  prime  ed  esporta  una  quantità  comparativamente
più  piccola  di  prodotti  fabbricati  di  un  valore  elevato
rispetto  al  loro  volume,  ed  hanno  per  conseguenza  un
noleggio  di  entrata  eccedente  quello  di  uscita.  Altri  porti,
invece,  sono  situati  in  regioni  dove  prevalgono  le  in-(1)

  Schachner,  Seeverkehr  ecc.,  pag.  155-56;  e  Tarifwesen  ecc.,
pag.  68-69  e  80-81.
        <pb n="265" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

259

dustrie  estrattive  ed  agricole,  ed  esportano  carbone,  ferro,
legnami,  grano,  cotone  ed  altre  merci  voluminose,  avendo
in  tal  modo  una  eccedenza  nel  noleggio  di  uscita.  Nei
porti  della  prima  specie  le  navi  entrano  cariche,  ma  escono
molte  volte  in  zavorra;  in  quelli  della  seconda  specie
succede  il  contrario,  le  navi  escono  sempre  col  carico,  ma
non  sono  sicure  di  tornare  indietro  nelle  stesse  condizioni.
E  certo,  però,  che  quelle  nazioni  marittime,  che  hanno
un’eccedenza  nel  noleggio  d’uscita,  si  trovano  in  una  posizione ­
  molto  più  vantaggiosa  per  la  loro  marina  mercantile, ­
  perchè  l’armatore  nazionale  ottiene  facilmente  la  preferenza ­
  in  questo  noleggio.  Egli  ha,  infatti,  delle  relazioni
già  stabilite,  può  spesso  scegliere  fra  i  suoi  diversi  bastimenti ­
  quello  che  è  più  adatto  al  trasporto  richiesto,
conosce  meglio  il  luogo  e  può  prendere  la  merce  nel
momento  più  opportuno,  perchè  egli  è  sempre  presente
sul  mei'cato  o  di  persona  o  per  mezzo  dei  suoi  agenti.
Inoltre  l’armatore  nazionale  potrà  operare  il  trasporto  a
migliori  condizioni,  giacché  non  arruola  l’equipaggio  e
non  termina  l’armamento  che  al  momento  in  cui  la  nave
è  impegnata,  per  cui  sopporta  certe  spese  soltanto  quando
cominciano  ad  essere  produttive;  egli  ha  meno  senserie
da  pagare,  non  ha  spese  d’interpreti  e  può  ridurre  a  suo
vantaggio  molti  altri  elementi  del  costo  di  esercizio,  conoscendo ­
  meglio  gli  uomini  e  gli  usi  del  luogo  il).
Gli  armatori  dei  paesi  in  cui  predomina  il  noleggio
d’uscita,  avendo  sempre  a  loro  disposizione  merci  nazionali ­
  prodotte  in  grande  abbondanza  e  sempre  richieste
dall’estero,  sono  in  grado  di  recarsi  nei  porti  più  lontani
a  prender  carichi,  senza  che  ci  sia  mai  il  caso  che  debbano ­
  fare  a  vuoto  il  viaggio  di  andata.  In  conseguenza

(1)  Sageret,  op.  cit.,  pag.  79-81.  —  J.  G.  Bìisch,  Theore/isch-prakfische
  Darstellung  der  Handlung.  Hamburg,  1792,  Parte  2*,  pag.  7  e  seg.
        <pb n="266" />
        260

CAPITOLO  X

di  ciò  possono  compiere  il  trasporto  ad  un  nolo  più  basso,
vincendo  la  concorrenza  degli  armatori  delle  altre  nazioni
ed  acquistando  così  sempre  più  la  certezza  di  avere  il
carico  non  solo  all’andata,  ma  anche  per  il  ritorno.  Per
questa  ragione  la  Gran  Brettagna,  le  cui  esportazioni  di
carbon  fossile  rappresentano  ormai  l’87  1 / 2  per  cento  delle
esportazioni  totali  e  rendono  queste  assai  superiori  per
peso  alle  importazioni  (1),  si  trova  in  una  posizione  privilegiata, ­
  può  compiere  a  migliori  condizioni  i  trasporti
marittimi  anche  per  conto  di  molti  paesi  esteri  ed  ha
pure  una  nuova  facilitazione  nelle  costruzioni  navali  fatte
a  stranieri,  perchè  il  bastimento  costruito  per  conto  di
un  paese  lontano  vi  si  reca  appenà  varato,  senza  sopportare ­
  spese  e  iniziando,  anzi,  subito  le  operazioni  proficue
col  trasportare  un  carico  di  carbone.  E  sempre  per  questa
ragione  medesima  le  nazioni,  che  vogliono  dare  impulso
e  sviluppo  alla  loro  marina  mercantile,  cercano  di  aumentare ­
  presso  di  loro  il  noleggio  di  uscita,  costruendo
dei  canali  e  delle  ferrovie  che  conducano  le  merci  ai
porti  e  ribassando  le  tariffe  di  questi  mezzi  di  trasporto
per  fare  affluire  al  mare  i  prodotti  dell’interno.  Le  città
di  mare  più  importanti  diventano  in  tal  modo  dei  veri
empori  commerciali,  dove  si  concentrano  le  derrate  e  i
prodotti  dei  paesi  circostanti  e  dove  per  conseguenza  le
navi  trovano  sempre  carichi  da  poter  sostituire  a  quelli
che  vi  arrecano,  o  da  portar  via  se  devono  recarsi  altrove
a  caricare.
Del  resto,  poi,  se  la  mancanza  di  noleggio  d’uscita
pone  le  navi  di  alcuni  paesi  in  una  condizione  d’inferiorità, ­
  non  impedisce  ad  esse  di  trovare  altri  modi  per  fare
i  viaggi  di  andata  e  di  ritorno  col  carico  più  che  sia

(1)  H.  Cox,  British  Industries  under  free  trade.  London,  1903,
pag.  364-67.
        <pb n="267" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

261

possibile  completo.  Quando  si  tratta  di  piroscafi  appartenenti ­
  a  linee  regolari  di  navigazione,  i  punti  di  partenza ­
  e  di  arrivo  sono  di  solito  porti  importanti,  che
hanno  già  per  sè  stessi  abbondanza  di  traffico,  o  che  riescono ­
  ad  attirarlo  a  loro  mediante  convenzioni  speciali
con  le  società  esercenti  altri  mezzi  di  trasporto.  Così
qualche  anno  fa  la  Compagnia  internazionale  di  navigazione ­
  americana,  che  faceva  un  servizio  settimanale  fra
New  York  e  Southampton,  aveva  ottenuto  dalla  Pennsylvania ­
  Rail  Road  Company  delle  condizioni  eccezionalmente
vantaggiose  a  favore  dei  suoi  clienti,  che  dovevano  viaggiare ­
  su  quelle  linee  ferroviarie  per  andare  ad  imbarcarsi, ­
  e  riesciva  in  tal  modo  a  vincere  la  concorrenza  di
altre  compagnie  di  navigazione.  La  Red  Star  Line,  i  cui
vapori  vanno  in  America  partendo  da  Anversa,  godeva
di  tariffe  speciali  concessele  dalle  ferrovie  tedesche  e
svizzere,  onde  attirava  a  sè  i  prodotti  dei  paesi  situati
lungo  queste  ferrovie  e  destinati  agli  Stati  Uniti  e  al
Messico  (1).  Mentre  più  di  recente  il  governo  germanico
ha  concesso  delle  tariffe  ferroviarie  preferenziali  sulle
merci  esportate  dall’interno  e  destinate  ai  porti  dell’Africa ­
  orientale  e  del  Levante,  quando  sieno  imbarcate  su
vapori  tedeschi,  procurando  ad  essi  una  facilitazione  che
attira  a  loro  una  maggior  quantità  di  carico.  Ma  se  anche
questi  mezzi  non  bastassero,  le  navi  delle  linee  regolari
riescono  ugualmente  ad  ottenere  il  carico  tanto  all’andata
quanto  al  ritorno,  facendo  delle  opportune  fermate  n.egli
scali  intermedi  e  prendendo  in  ognuno  di  essi  viaggiatori ­
  e  merci.  Queste  fermate  fanno  perdere  del  tempo,
provocano  delle  spese  di  vario  genere  e  allontanano  spesso
la  nave  dalla  via  più  breve  che  congiunge  i  due  punti
estremi,  ma  non  rappresentano,  ad  onta  di  ciò,  una  trafi) ­

  Journal  des  Débats,  31  marzo  1896.
        <pb n="268" />
        262

CAPITOLO  X

sgressione  alle  sane  norme  economiche,  allorché  l’incremento ­
  di  prodotto  lordo  che  si  ottiene  superi  l’incremento
di  spesa  che  ne  deriva,  allorché  la  linea  più  lunga  e  più
di  frequente  interrotta  faccia  compiere  al  bastimento  una
maggior  quantità  di  atti  di  trasporto.
A  sistemi  ben  diversi  per  procurarsi  il  carico  devono
ricorrere  le  navi  appartenenti  ad  armatori  liberi.  Esse,
non  percorrendo  linee  regolari,  non  possono  aspettare
che  il  noleggio  si  presenti  da  sé,  ma  devono  andarlo  a
cercare  in  qualunque  luogo  si  trovi,  e  sono  in  grado  di
farlo,  non  avendo  impegni  fissi  circa  alla  percorrenza  e
alle  fermate.  Queste  navi  libere,  come  sappiamo,  non :
prendono  mai  viaggiatori,  i  quali  naturalmente  vogliono
esser  sicuri  del  giorno  e  dell’ora  della  partenza  come
dell’arrivo,  ma  sono  quelle  che  compiono  la  maggior  parte
dei  trasporti  di  merci  in  tutti  i  mari,  andando  ora  in  un
porto  ed  ora  in  un  altro  in  cerca  di  carico.  Con  questa
specie  di  traffico,  che  abbiamo  già  descritto  altrove,  la
difficoltà  non  consiste  nel  mandare  la  nave  in  quei  porti,
dove  i  noli  sono  più  elevati  ;  se  così  fosse  il  mestiere
dell’armatore  sarebbe  abbastanza  semplice  ;  ma  consiste
piuttosto,  come  vedemmo,  nel  saper  combinare  una  serie
concatenata  di  noleggi,  in  modo  d’aver  sempre  il  bastimento ­
  quanto  più  è  possibile  carico  e  facendolo  viaggiare
in  zavorra  solo  quando  non  si  riesca  di  empirlo  in  alcuna
maniera,  o  quando  si  debba  mandarlo  prontamente  in  un
porto  a  prender  merci  per  un  nolo  eccezionalmente  alto.
Supponiamo  che  un  piroscafo  italiano  debba  andare  in
India  a  prendere  del  riso;  non  trovando  delle  merci  da
trasportare  in  quella  regione,  dovrebbe  recarvisi  a  vuoto  ;
invece  andrà  in  zavorra,  o  con  quel  poco  carico  che  potrà
trovare,  fino  in  Inghilterra  e  là  caricherà  del  carbone  o
qualche  altro  prodotto  per  l’India,  facendo  così  il  viaggio
dall’Inghilterra  all’India  e  da  questo  paese  all’Italia  con
un  carico  completo.  Talvolta  la  concatenazione  dei  no ­
        <pb n="269" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

263

leggi  è  più  complicata  ed  una  nave,  invece  di  fare  un
semplice  viaggio  di  andata  e  ritorno,  arriva  nel  luogo
dove  era  diretta  e  là  prende  un  carico  per  un’altra  destinazione, ­
  continuando  così  a  viaggiare,  anche  per  parecchi ­
  anni,  tra  quei  porti  esteri  in  cui  il  bastimento
trova  i  noli  più  vantaggiosi,  senza  bisogno  di  ritornare
per  qualche  tempo  al  punto  di  partenza.  Tutta  l’abilità
dell’armatore  consiste,  dunque,  nel  riunire  insieme  quei
viaggi,  che  offrono  le  maggiori  prospettive  di  utili,  nel
far  trovare  la  nave  sempre  in  quei  porti  che  in  quel  dato
momento  presentano  una  maggiore  abbondanza  di  carico
e  nel  mandarvela  con  carichi  ottenuti  alle  migliori  condizioni ­
  possibili.
Ma,  tanto  per  le  linee  regolari  quanto  per  le  navi
libere,  il  mezzo  più  efficace  per  attirare  la  maggior  quantità ­
  possibile  di  viaggiatori  e  di  merci,  e  per  render  così
più  proficuo  l’esercizio  della  navigazione,  consiste  nel
graduare  i  prezzi  pei  trasporti  marittimi  in  tal  maniera
da  coprire  completamente  le  spese  sostenute  e  da  ottenere ­
  oltre  a  ciò  il  massimo  incasso  raggiungibile.  Intanto,
acciocché  il  nolo  copra  le  spese,  tutte  le  differenze  nel
carattere  degli  atti  di  trasporto,  le  quali  danno  origine
ad  una  differenza  di  costo,  devono  esser  prese  in  considerazione ­
  in  una  relativa  gradazione  dei  noli.  Il  nolo  deve,
dunque,  variare  secondo  il  peso  delle  merci  da  trasportarsi, ­
  o  secondo  lo  spazio  che  esse  occupano,  perchè  il
peso  ed  il  volume  sono  elementi  importantissimi,  che  influiscono ­
  sul  costo  di  ogni  trasporto.  Il  nolo  varia  pure
secondo  la  distanza  percorsa  dai  viaggiatori  o  dalle  merci,
perchè  ogni  aumento  della  distanza  porta  un  aumento
corrispettivo  di  costo,  dando  luogo  ad  un  maggior  consumo ­
  di  carbone,  rendendo  necessaria  una  maggiore  spesa
in  natura  e  in  denaro  nei  salari  della  gente  di  mare  e
facendo  aumentare  quelle  spese  che  sono  subordinate  al
tempo,  come  ad  esempio  l’interesse  del  capitale  di  co ­
        <pb n="270" />
        264

CAPITOLO  X

struzione  e  le  quote  di  ammortamento.  Però  il  nolo,  per
stare  in  rapporto  strettissimo  col  costo,  non  deve  crescere ­
  in  ragione  diretta  della  distanza,  in  quanto  il  costo
non  aumenta  in  precisa  proporzione  della  lunghezza  del
viaggio,  rimanendo  ferme  le  spese  d’imbarco  o  di  sbarco
■e  in  parte  anche  le  tasse  marittime  tanto  per  un  viaggio
breve  come  per  un  viaggio  lungo.  Influisce  sul  costo  dei
trasporti  e  per  conseguenza  sui  noli  anche  la  velocità.
Le  navi  a  vela,  le  quali  vanno  più  lentamente,  hanno
minori  spese  di  esercizio  per  ogni  viaggio  di  fronte  ai
piroscafi,  ed  in  questi  ogni  aumento  di  velocità  è  ottenuto, ­
  come  sappiamo,  con  un  accrescimento  nella  grandezza ­
  delle  macchine  e  delle  caldaie  e  con  un  maggior
consumo  di  carbone,  onde  il  diminuito  spazio  disponibile
per  il  noleggio  e  le  aumentate  spese  di  costruzione  e  di
esercizio  rendono  necessario  un  nolo  più  elevato  quando
la  velocità  è  maggiore.  E  finalmente  influiscono  sui  noli,
graduati  in  base  al  costo,  certe  caratteristiche  speciali
relative  ad  alcune  linee  di  navigazione,  le  quali  presentano ­
  dei  rischi  maggiori,  facendo  aumentare  il  premio  di
sicurtà,  o  attraversano  climi  che  esercitano  un’azione  deleteria ­
  sul  materiale  delle  navi,  facendo  crescere  per  ogni
viaggio  la  quota  di  ammortamento  e  le  spese  di  riparazioni, ­
  o  percorrono  delle  regioni  in  cui  predominano  venti
e  correnti  contrarie,  producendo  un  aumento  in  certe
spese  di  esercizio.
Ma  gli  armatori,  che  tenessero  conto  solo  di  queste
circostanze  e  volessero  stabilire  i  noli  sempre  in  esatta
proporzione  al  costo  di  ogni  specie  di  trasporto,  non  saprebbero ­
  fare  il  loro  interesse  e  agirebbero  in  opposizione ­
  ai  principi  economici.
Difatti  i  trasporti  costituiscono  un  caso  di  servigi
prodotti  a  costi  riuniti.  Qui  ci  troviamo  di  fronte  ad  un
grande  impianto,  che  dà  luogo,  non  ad  un  servigio  omogeneo, ­
  ma  a  parecchi  servigi,  soggetti  a  diversa  domanda
        <pb n="271" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

265

con  differenti  gradi  d’intensità.  Una  parte  del  costo  si
sopporta  separatamente  per  i  servigi  individuali,  un’altra
parte  si  sopporta  cumulativamente  per  essi  tutti.  E  sebbene
le  tariffe  debbano  nel  loro  complesso  fissarsi  in  modo  da
coprire  le  spese  di  costruzione  e  di  esercizio,  le  tariffe
separate  non  si  possono  stabilire  secondo  il  costo  individuale ­
  di  ciascuna  specie  di  trasporto,  o  secondo  il  costo
medio  di  un  dato  gruppo.  Onde,  per  coprire  il  costo  complessivo, ­
  ciascun  servigio  contribuirà  in  proporzione  della
domanda  che  c’è  per  esso  :  contribuirà  più,  con  tariffa
più  alta,  se  la  domanda  non  ha  bisogno  di  esser  tentata
da  prezzi  ridotti  ;  contribuirà  meno,  con  tariffa  più  bassa,
se  i  prezzi  alti  rallentano  la  domanda.  Sarebbe  assurdo
voler  fare  un  calcolo  separato  del  costo  per  ogni  singolo
gruppo  di  traffico,  giacché  questo  costo  non  comprende
sempre  elementi  perfettamente  separabili  ;  ed  è  per  ciò
molto  meglio  far  pagare  ad  ogni  gruppo  ciò  che  esso
può  sopportare,  dando  alla  parola  può  un  significato  molto
elastico  ed  intendendo  con  essa  «  può  pagare  lasciando
un  vantaggio  al  caricatore  »,  «  consentirà  di  pagare  piuttosto ­
  che  rivolgersi  ad  altri  »,  «  è  stato  abituato  a  pagare ­
  »,  o  «  deve  moralmente  esser  costretto  a  pagare  ».
Ma  qualunque  sia  il  significato,  che  si  attribuisca  a  questa
distinzione  nelle  tariffe  dei  trasporti,  essa  si  giustifica
soltanto  per  ragioni  economiche,  in  quanto,  cioè,  serve
a  far  ottenere  il  massimo  prodotto  lordo  (1).  E  poiché
nella  navigazione  si  hanno  delle  spese  complessive  indivisibili ­
  e  delle  spese  che  non  crescono  affatto  o  non
crescono  in  proporzione  coll’aumento  del  traffico,  ne  viene
di  conseguenza  che  ogni  aumento  di  esso  fa  diminuire

(1)  F.  W.  Taussig,  A  contribution  io  thè  theory  of  railway  rates,
nel  Quarterly  Journal  of  Economics,  luglio,  1891,  pag.  443-63.  —  W.
M.  Acworth,  The  theory  of  railway  rates,  nell'  Economie  Journal,
settembre,  1897,  pag.  321-31.
        <pb n="272" />
        266

CAPITOLO  X

il  costo  individuale  di  ciascun  trasporto;  ma  l’aumento
del  traffico  si  ottiene  graduando  opportunamente  le  tariffe,
in  modo  da  attirare  il  maggior  carico  possibile  e  da  far
repartire  le  spese  complessive  sopra  una  quantità  più
rilevante  di  atti  di  trasporto  ;  e  per  ciò  qui,  se  talvolta
il  costo  determina  il  nolo,  più  spesso  il  nolo  influisce
su  costo  (1).
In  certi  casi  la  sagace  graduazione  delle  tariffe  indipendentemente ­
  dal  costo  individuale  di  ogni  atto  di  trasporto
mira  soltanto  a  regolare  meglio  il  traffico  marittimo.  Su
molte  linee  esso  si  distribuisce  in  proporzioni  disuguali
durante  l’anno,  mentre  l’armatore  ha  interesse  che  questi
sbalzi  nel  movimento  sieno  al  più  possibile  ridotti.  È  vero
che  già  da  sè  succede  che  i  noli  aumentino  quando  il
carico  abbonda  e  diminuiscano  nel  caso  inverso  ;  ma  è
bene  rinforzare  queste  differenze  spontanee,  acciocché  i
viaggiatori,  che  hanno  libertà  di  scelta  circa  alla  data  del
loro  viaggio,  e  le  merci,  che  si  possono  spedire  più  presto
o  più  tardi,  si  spostino,  attratti  dal  ribasso  dei  noli,  andando ­
  ad  ingrossare  il  traffico  nei  momenti  in  cui  è  più
scarso  e  diminuendolo  nei  momenti  in  cui  più  abbonda.
E  questo  lo  scopo,  che  si  prefiggono  le  compagnie  di  na^
vigazione  sulla  linea  tra  l’Inghilterra  e  gli  Stati  Uniti,
quando  fanno  pagare  un  prezzo  di  passaggio  assai  più
alto  nei  mesi  di  estate  che  nei  mesi  d’inverno.  Altre  volte,
invece,  la  graduazione  delle  tariffe  per  ragioni  estranee
al  costo  mira  a  comporre  meglio  il  carico  di  ogni  bastimento. ­
  Le  merci  da  caricarsi  si  dividono  in  pesanti  e
leggere  :  le  une  hanno  un  peso  superiore,  le  altre  inferiore ­
  al  tonnellaggio  che  sarebbe  loro  assegnato  in  base
al  volume  ;  nelle  prime  il  nolo  è  calcolato  a  peso  di  1000

(1)  Ctr.  Sax,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  59-61.  —  Acworth,  art.  cit.,
pag.  323.
        <pb n="273" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

267

chili,  nelle  seconde  a  volume  di  40  piedi  cubici  inglesi
equivalenti  a  m. 3  1.132.  Ora  abbiamo  già  visto  nel  Capitolo ­
  V  come  sia  necessario  di  comporre  il  carico  di
merci  pesanti  e  di  merci  leggere  in  giusta  proporzione,
per  sfruttare  la  capacità  di  peso  della  nave  e  riempire
nello  stesso  tempo  tutte  le  sue  stive.  E  per  ciò,  quando
l’armatore  ha  trovato  un  carico  pesante,  sarà  disposto  a
ridurre  i  noli  per  le  merci  leggere  che  può  aggiungervi
facilmente,  mentre,  se  ha  preso  soltanto  merci  leggere,
dovrà  diminuire,  anche  moltissimo,  il  prezzo  di  trasporto
per  le  merci  pesanti,  per  non  esser  costretto  a  mettere
della  zavorra  nel  bastimento,  affine  di  porlo  in  condizione
di  perfetta  navigabilità.  E  poiché  in  questa  seconda  ipotesi
la  merce  pesante  sostituirebbe  la  zavorra,  che  è  indispensabile ­
  per  navigare  e  che  rappresenta  una  spesa,  si  capisce ­
  come  sia  un  vantaggio  indiscutibile  il  trasformare
questa  spesa  in  una  entrata,  onde  qualunque  nolo  si  percepisse ­
  per  la  merce  pesante,  sarebbe  sempre  conforme
ai  più  sani  criteri  economici.
Ma  più  spesso  l’abile  manipolazione  delle  tariffe  ha
per  iscopo  di  attrarre  la  maggior  quantità  possibile  di
carico  e  di  accrescere  le  entrate  nell’industria  dell’armamento, ­
  avendo  riguardo,  più  che  al  costo  di  ogni  atto  di
trasporto,  all’importanza  svariatissima  che  il  trasporto
stesso  ha  per  le  diverse  categorie  di  merci  e  per  le  diverse ­
  categorie  di  viaggiatori.  È  appunto  in  vista  di  tale
riguardo  che  le  tariffe  della  navigazione  tengono  conto
del  valore  delle  merci  da  trasportarsi.  Se  le  tariffe  fossero ­
  graduate  soltanto  in  rapporto  al  peso  o  al  volume
dei  prodotti,  quelli  che  hanno  un  valore  basso  rispetto
al  loro  peso  o  volume  sarebbero  esclusi  dal  trasporto  ;
mentre  se  si  riducessero  i  noli  in  modo  da  renderli  sopportabili ­
  anche  a  questa  specie  di  merci,  gli  armatori  perderebbero ­
  un  tanto  per  quel  meno  che  incasserebbero
nel  trasporto  dei  prodotti  di  maggior  valore,  i  quali  pos ­
        <pb n="274" />
        268

CAPITOLO  X

sono  senza  difficoltà  sopportare  un  nolo  più  elevato.  Questo
doppio  inconveniente  può  essere  evitato,  prendendo  in
considerazione  il  diverso  valor  d’uso  che  ha  il  trasporto
per  le  varie  categorie  di  merci  e  stabilendo  dei  noli  ora
più  alti  ed  ora  più  bassi,  secondo  il  differente  grado  di
trasportabilità  che  hanno  queste  merci  stesse.  La  distinzione ­
  può  farsi,  o  ricorrendo  alla  classificazione  diretta
dei  prodotti  in  base  alla  loro  qualità  o  al  loro  prezzo,
oppure  fondandosi  sopra  criteri  indiretti  ;  così,  ad  esempio
la  società  di  Colonia  Dampfschleppschiffahrtsgesellschaft
ha  una  tariffa  crescente  secondo  che  si  tratta  di  spedizioni ­
  al  di  sopra  di  10.000  chili,  o  ,tra  2500  e  10.000,  o
sotto  2500  chili,  nell’idea  che  la  quantità  di  merci  spedite
diminuisce  di  solito  col  crescere  del  loro  valore  (1).
Quello  che  si  dice  per  le  merci  vale  a  maggior  ragione ­
  per  i  viaggiatori.  Essi  nel  loro  complesso  costituiscono ­
  una  domanda  di  noleggio,  composta  da  una  serie
di  valori  d’uso  molto  diversi  gli  uni  dagli  altri,  in  quanto
che  tutti  non  attribuiscono  la  stessa  importanza  al  viaggio,
nè  tutti  hanno  la  stessa  capacità  di  pagare.  Supponiamo
che  ci  sia  un  certo  numero  di  passeggieri,  che  attribuiscono ­
  ad  un  dato  viaggio  un  valor  d’uso  superiore  alle
lire  1000  e  che  sono  per  ciò  disposti  a  pagare  questa
somma;  l’armatore  metterà  dunque  1000  lire  come  prezzo
di  questo  viaggio.  Ma  una  tal  cifra  presenta  l’inconveniente ­
  che  esclude  dalla  domanda  tutti  quelli  che  sentono ­
  un  valor  d’uso  come  500  o  come  200.  In  che  modo
si  deve  fare,  per  prendere  anche  questi  viaggiatori,  senza
che  quelli,  i  quali  sono  disposti  a  pagare  di  più,  profittino ­
  di  una  riduzione  così  forte  di  nolo  ?  In  che  modo
si  può  fare  per  attirare  i  viaggiatori,  che  non  sono  diti) ­

  Sax,  op.  et,  voi.  I,  pag.  179.  —  Kreuter,  Zur  Preisbildung
ecc.,  pag.  47-50.
        <pb n="275" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

269

sposti  a  pagare  più  di  200  o  di  500  lire,  dopo  averne
fatte  pagare  1000  agli  altri  ?  (1).
Il  problema  si  presenta  continuamente  in  molti  rami
di  commercio  ed  è  stato  risolto  in  modo  diverso  secondo
le  circostanze,  ma  seguendo  sempre  gli  stessi  criteri.  La
medesima  merce,  condizionata  in  varie  foggie,  si  vende
molto  spesso  a  prezzi  differentissimi  alle  persone  ricche,
a  quelle  agiate  e  ai  poveri  :  c’è  il  fine,  il  finissimo,  il  sopraffine, ­
  l’extra-fine,  che  si  vende  ai  prezzi  più  disparati,
quantunque  si  tratti  di  merci  della  stessa  specie  e  che
hanno  per  sola  differenza  reale  quella  del  superlativo  dell’etichetta. ­
  Perchè  ?  Perchè  la  stessa  cosa  ha  un  valor
d'uso  diverso,  secondo  la  condizione  economica  dei  consumatori; ­
  per  cui  se  i  venditori  stabilissero  un  prezzo  medio,
subirebbero  una  forte  diminuzione  d’incasso,  facendosi
pagare  da  molti  compratori  una  parte  troppo  piccola  della
utilità  del  servigio  reso  loro  (2).  Una  tariffa  unica  in  un
teatro  non  lo  riempirebbe  e  darebbe  spesso  dei  profitti
scarsi  all’impresario;  invece,  facendo  delle  divisioni  nella
sala  e  graduando  i  prezzi  dei  posti,  il  numero  degli  spettatori ­
  è  molto  maggiore  ed  i  profitti  aumentano.  E  ciò
sarebbe  facile  a  comprendersi,  se  queste  divisioni  avessero ­
  per  unico  scopo  di  separare  i  posti,  in  cui  si  vede
e  si  sente  bene,  da  quelli,  in  cui  si  vede  e  si  sente  male;
ma  se  osserviamo  come  son  fatte  queste  divisioni  nella
maggior  parte  dei  teatri,  ci  si  accorgerà  che  questa  è
una  delle  considerazioni,  che  meno  influiscono  sul  prezzo
dei  posti,  e  che  gl’impresari  nelle  loro  tariffe  sanno  trar
partito  da  tutti  i  capricci  degli  spettatori,  sia  che  vadano
al  teatro  per  vedere,  sia  che  ci  vadano  per  esser  visti,

(1)  J.  Dupuit,  art.  Péage,  nel  Dictionnaire  de  VÉconomie  Politique.
Bruxelles,  1854,  voi.  II,  pag.  376.
(2)  Dupuit,  De  la  mesure  de  l’utilité  des  Iravaux  publics,  negli
Annales  des'ponts  et  chaussées,  1844,  Cahier  6,  pag.  341-42.
        <pb n="276" />
        270

CAPITOLO  X

sia  che  vadano  per  tutt’altro  motivo.  Si  fa  loro  pagare
in  ragione  del  sacrifizio,  che  sono  disposti  a  sopportare
per  soddisfare  i  loro  capricci,  e  non  in  ragione  dello
spettacolo  di  cui  godono  (1).
Lo  stesso  principio  viene  seguito  nella  navigazione
per  stabilire  le  tariffe  di  trasporto  dei  viaggiatori,  i  quali
hanno  da  scegliere  tra  una  prima,  una  seconda  ed  una
terza  classe,  differenti  ciascuna  per  le  comodità  di  cui
sono  dotate  e  il  prezzo  che  costano.  E  vero  che  le  classi
più  elevate  fanno  aumentare  le  spese  di  trasporto,  perchè
la  montatura  è  più  di  lusso  e  perchè  contengono  a  spazio
uguale  meno  viaggiatori;  ma  questa  differenza  di  costo
non  sarebbe  tale  da  dar  ragione  per  sè  sola  di  una  differenza ­
  di  prezzo  rilevantissima,  qual’è  quella  che  esiste
tra  la  prima  e  la  terza  classe.  Questa  differenza  trova
invece  la  sua  spiegazione  logica  e  naturale  nella  diversità ­
  dei  valori  d’uso  della  domanda  di  noleggio,  ed  ha
per  iscopo  di  far  aumentare  il  numero  dei  viaggiatori  e
di  far  crescere  la  somma  che  una  nave  può  dare  come
nolo.  Infatti,  supponiamo,  ad  esempio,  che  ci  sieno  sopra
una  data  linea  150  viaggiatori  disposti  a  pagare  1000  lire
per  la  traversata,  250  che  pagherebbero  500  lire  e  1000
disposti  a  pagarne  200:  se  l’armatore  volesse  stabilire
un  nolo  unico  e  lo  fissasse  a  1000  lire,  escluderebbe  le
altre  due  categorie  di  viaggiatori  ed  incasserebbe  soltanto ­
  150.000  lire;  se  stabilisse  il  nolo  a  200  lire,  trasporterebbe, ­
  è  vero,  le  tre  categorie  di  viaggiatori,  ma
incassando  solo  lire  280.000;  invece  facendo  le  tre  classi
coi  tre  prezzi  differenti  riscuote  :

(1)  Dupuit,  De  l’influence  des  péages  sur  Futilità  des  voies  de  communication,
  negli  Annales  eco.,  1S49,  Cahier  2,  pag.  222-23.  —  Ph.  H.
Wicksteed,  The  A/phabet  of  Economie  Science.  London,  1888,  parte  I,
pag.  107-8.
        <pb n="277" />
        SISTEMI  DI  .  ESERCIZIO

271

150  di  U  a  1000  L,  150.000
250  di  2 1  a  500  »  125.000
1000  di  3“  a  200  »  200.000
in  totale  L.  475.000
Questo  criterio  è  stato  sempre  seguito  con  molta  larghezza ­
  dalle  compagnie  inglesi  di  navigazione:  nei  vapori ­
  della  Cunard  la  prima  classe  è  suddivisa  in  4  categorie ­
  e  la  seconda  in  3,  con  prezzi  differenti  secondo
il  lusso  e  la  bellezza  delle  cabine;  nei  vapori  della
Inman  Line  la  gradazione  nelle  varie  categorie  comprende ­
  ventitré  prezzi  differenti,  di  modo  che  per  andare
dall’Inghilterra  agli  Stati  Uniti  si  può  spendere  da  75
lire  fino  a  1500  lire;  e  nei  piroscafi  di  gran  lusso  più
recenti,  oltre  le  tre  classi  al  solito  suddivise  in  varie  categorie, ­
  si  trovano  cabine  speciali  che  costano  fino  10.000
franchi  per  una  traversata  e  che  in  tutti  i  viaggi  sono
quasi  sempre  occupate  (1).
E  poiché  le  persone  non  si  possono  classificare  come
le  merci,  secondo  i  loro  caratteri  esterni,  è  necessario
lasciare  ai  viaggiatori  la  cura  di  classificarsi  da  loro  stessi.
A  tal  uopo  gli  armatori  devono  stabilire  nelle  navi  delle
classi,  distinte  in  tal  maniera,  che  quelle  persone,  le  quali
hanno  la  possibilità  di  andare  in  una  classe  superiore,
non  sieno  tentate  di  andare  invece  in  una  inferiore.  Assistendo ­
  alla  partenza  di  un  piroscafo  dal  porto,  è  facile
sentire  degli  spettatori  lamentarsi  dell’avarizia  delle  compagnie, ­
  per  il  modo  con  cui  sono  disposti  i  viaggiatori
di  terza  classe.  Non  c’è  dubbio  che  questi,  con  poca  spesa
da  parte  del  proprietario  della  nave,  potrebbero  stare  più

(1)  Fry,  op.  cit.,  pag.  297.  —  S.  Raineri,  Grandi  traffici  e  grandi
piroscafi,  nella  Rivista  Marittima,  gennaio,  1890,  pag.  33-35.  —  Haarmann,
  op.  cit.,  pag.  47.
        <pb n="278" />
        272

CAPITOLO  X

comodi  ;  ma  è  giusto  appunto  ciò  che  si  vuole  evitare,
affinchè  quelli,  che  amano  le  comodità  e  che  possono  pagarle, ­
  non  vadano  dove  si  spende  meno.  «  Si  colpisce  il
povero  —  dice  il  Dupuit  parlando  delle  classi  nelle  ferrovie ­
  —  non  perchè  si  voglia  farlo  soffrire  personalmente,
ma  per  far  paura  al  ricco.  Tant’è  vero  che  se  lo  Stato
dicesse  ad  una  società  ferroviaria:  ecco  100.000  franchi
per  chiuder  meglio  i  vostri  vagoni  ed  eccovene  altri
100.000  per  mettervi  i  guanciali,  la  società  certamente
rifiuterebbe,  perchè  200.000  lire  impiegate  a  migliorare
i  vagoni  di  terza  classe  potrebbero  ridurre  di  due  milioni
gli  introiti  annuali  e  rovinare  una  compagnia  »  (1).
Un  altro  dei  mezzi  che  si  adotta  spesso,  per  attirare
la  maggior  quantità  possibile  di  viaggiatori  e  di  merci,
consiste  nello  stabilire  delle  tariffe  differenziali,  che  diminuiscano ­
  col  crescere  della  distanza.  E  vero  che  la
distanza  maggiore  fa  aumentare  il  costo,  ma  siccome  essa
rappresenta  un  ostacolo  al  trasporto  in  molti  casi,  il  ribasso ­
  del  nolo  diminuisce  questo  ostacolo,  fa  viaggiare
persone  e  merci  che  altrimenti  vi  avrebbero  rinunziato,
permette  di  ripartire  sopra  un  maggior  numero  di  atti
di  trasporto  le  spese  poco  o  punto  variabili  e  determina
così  una  riduzione  anche  nel  costo  della  navigazione  marittima. ­
  Oltre  a  ciò,  in  altri  casi,  a  misura  che  cresce  la
distanza  da  percorrersi,  diminuisce  il  valor  d’uso  del  trasporto, ­
  onde  sarebbe  assurdo  il  far  pagare  di  più  una
cosa  che  è  meno  apprezzata.  Così,  ad  esempio,  il  viaggio
per  mare  da  Genova  a  Palermo  ha  un’utilità  ed  un  costo
superiori  di  quello  da  Genova  a  Napoli;  invece  nel  viaggio
da  Genova  a  Venezia  il  costo  aumenta,  ma  il  valor  d’uso
diminuisce,  perchè  la  strada  da  percorrersi  diventa  più
lunga  inutilmente,  potendosi  fare  il  percorso  Genova-Ve-(1)

  Dupuit,  De  l’influence  des  péages  ecc.,  pag.  234.
        <pb n="279" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

273

nezia  in  un  tempo  molto  più  breve  con  la  ferrovia  ;  per
cui  se  i  noli  non  tenessero  conto  di  queste  differenze
nel  valor  d J uso  del  trasporto,  anche  le  merci,  che  possono ­
  stare  più  tempo  in  viaggio  e  che  ci  stanno  qualora
realizzino  un  risparmio  nel  nolo,  preferirebbero  la  via  di
terra.  Talvolta  il  nolo  diminuisce,  ad  onta  della  distanza
maggiore,  perchè  la  nave  che  fa  il  viaggio  più  lungo
vuol  vincere  la  concorrenza  di  altre  linee  di  navigazione,
per  le  quali  la  distanza  è  più  piccola.  I  piroscafi  inglesi
che  fanno  il  commercio  della  Cina  prendevano  parecchi
anni  fa  57  scellini  e  6  denari  di  nolo  da  Shangai  a  Londra
e  solo  40  scellini  da  Shangai  all’Havre  o  ad  Amburgo
via  Londra,  e  ciò  per  poter  assumere  anche  quei  trasporti, ­
  che  naturalmente  sarebbero  stati  compiuti  dalle
compagnie  francesi  o  tedesche.  Nel  novembre  del  1885
un  vapore  partì  dai  porti  della  Cina  con  carichi  di  thè
per  Londra  e  per  New  York;  il  thè  sbarcato  a  Londra
pagò  di  nolo  55  scellini  per  tonnellata,  quello  mandato
per  transito  a  New  York  30  scellini  soltanto;  per  cui  la
merce  che  percorse  2500  miglia  di  più  pagò  25  scellini
per  tonnellata  di  meno  (1).  La  compagnia  di  navigazione
americana,  nell’andare  da  New  York  a  Southampton,  riusciva ­
  ad  avere  un  maggior  numero  di  viaggiatori,  accettando ­
  passeggieri  per  la  Francia  a  prezzo  ridotto,  quantunque ­
  si  obbligasse  a  trasportarli  da  quest’ultimo  porto
fino  all’Havre  con  un  vapore  rapidissimo  costruito  appositamente ­
  per  tale  scopo  (2).  E  anche  ai  nostri  giorni
non  è  raro  di  vedere  un  prezzo  unico  per  gli  arrivi  in
Europa  per  qualunque  porto  compreso  tra  Amburgo  e
Genova;  i  noli  dall’Australia  e  dall’estremo  Oriente  sono
gli  stessi  per  le  destinazioni  di  Londra  o  di  Marsiglia;

(1)  Third  Report  ecc.,  pag.  127-31  e  297
(2)  Journal  des  Débats,  cit.
        <pb n="280" />
        274

CAPITOLO  X

e  le  Messageries  Maritimes,  per  attirare  sulla  loro  linea
sovvenzionata  dell’Australia  il  traffico  diretto  ai  porti
francesi  più  vicini  a  Londra,  trasportano  gratuitamente
le  merci  da  Marsiglia  fino  a  Bordeaux  o  all’Havre  (1).
Quando  poi  non  si  possono  stabilire  dei  noli  differenziali ­
  secondo  il  prezzo  delle  merci  da  trasportarsi,  secondo ­
  la  condizione  economica  dei  viaggiatori,  o  secondo
la  distanza  da  percorrersi,  affine  di  equilibrare  il  nolo
al  valor  d’uso  di  ogni  trasporto  per  le  varie  categorie
di  persone  e  di  merci,  questo  scopo  si  raggiunge  in  un
modo  meno  vantaggioso  ma  più  semplice,  riducendo  le
tariffe,  giacché  con  tal  mezzo  si  arriva  a  soddisfare  la
massima  quantità  di  richiedenti  tonnellaggio  navale,  attirando ­
  quelli  che  attribuiscono  ad  esso  un  minor  valor
d’uso.  E  una  legge  economica  ben  nota  che  il  consumo
di  ogni  merce  aumenta  a  misura  che  ne  ribassa  il  prezzo  ;
per  cui  anche  nel  caso  che  il  venditore  di  questa  merce
sia  un  monopolista,  non  avrà  convenienza  a  cederla  ad
un  prezzo  arbitrario  troppo  elevato,  ma  a  quel  prezzo
ridotto  che  gli  fa  dar  via  la  massima  quantità  di  quella
data  merce,  procurandogli  il  massimo  prodotto  lordo.  Nei
trasporti  marittimi,  in  cui  prevale  la  più  completa  concorrenza, ­
  la  diminuzione  dei  noli  porta  un  aumento  nella
quantità  di  atti  di  trasporto  per  tre  ragioni:
l.°  Ribassando  il  prezzo  del  trasporto,  certe  merci,
che  prima  non  potevano  essere  spedite  da  un  luogo  all’altro, ­
  ora  lo  potranno  e  verranno  ad  esser  prodotte  in
maggior  quantità,  non  più  per  il  solo  consumo  locale,  ma
anche  per  approvvigionare  i  mercati  lontani,  creando  così
una  nuova  serie  di  scambi  e  di  trasporti;  e  aumenterà
pure  il  movimento  dei  passeggieri,  rendendo  possibile
il  viaggio  a  tutte  quelle  persone  che,  per  le  loro  condi-(1)

  Colson,  op.  cit.,  pag.  250.
        <pb n="281" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

275

zioni  economiche,  al  prezzo  anteriore  non  potevano  intraprenderlo. ­

2.  °  Inoltre  in  certe  direzioni  esistono  vari  mezzi
di  trasporto,  che  sono  in  concorrenza  tra  loro,  per  cui
in  questo  caso  il  ribasso  dei  noli  attira  alla  navigazione
marittima  quei  trasporti  di  persone  e  di  merci,  che  prima
si  compievano  sulle  strade,  sui  canali  o  sulle  ferrovie.
3.  °  E  finalmente  il  ribasso  del  nolo  porta  un  gran
vantaggio  ad  ogni  armatore  preso  separatamente,  per  la
concorrenza  che  muove  agli  altri  armatori,  escludendo
specialmente  quelli  che  non  sono  in  grado  di  fare  un
ribasso  equivalente  e  che  sono  costretti  ad  abbandonare
certi  trasporti  marittimi  a  tutto  vantaggio  dei  vincitori
di  questa  lotta.
Date  queste  condizioni,  il  ribasso  dei  noli,  che  parrebbe ­
  una  trasgressione  alla  legge  economica  del  minimo
mezzo,  è  invece  il  modo  migliore  per  osservarla,  in  quanto
ha  per  effetto  di  moltiplicare  gii  atti  di  trasporto  compiuti ­
  da  una  nave,  aumentando  il  prodotto  lordo  che  essa
può  dare  e  riducendo,  a  causa  delle  spese  poco  o  punto
variabili,  il  costo  di  ciascuno  di  questi  atti.  Se  al  nolo
di  100  franchi  una  nave  trasporta  100  tonnellate  di  merci,
spendendo  nel  viaggio  lire  35.000,  il  costo  di  esso  è  di
350  lire  per  ogni  tonnellata  e  il  prodotto  lordo  che  dà
la  nave  è  uguale  a  lire  10.000.  Supponiamo  ora  che,  ribassando ­
  il  nolo  a  50  lire,  questa  nave  possa  trasportare
1000  tonnellate  di  merci  con  una  spesa  di  lire  55.000;
allora  il  còsto  del  trasporto  per  tonnellata  è  ridotto  a  55
lire,  mentre  il  prodotto  lordo  diventa  di  lire  50.000.  Se
poi,  riducendo  il  nolo  a  20  lire,  le  tonnellate  di  merci
trasportate  salgono  a  5000,  con  una  spesa  di  lire  80.000,
il  costo  del  trasporto  si  riduce  a  sole  16  lire  e  l’incasso
del  viaggio  ammonta  a  lire  100.000  Dal  che  si  vede  come
di  questi  tre  noli  solo  l’ultimo  dia  un  profitto,  mentre  i
noli  di  50  e  di  100  lire  producono  invece  una  perdita
per  l’armatore.
        <pb n="282" />
        276

CAPITOLO  X

Egli  deve,  dunque,  graduare  le  trariffe,  tenendo  conto,
non  solo  delle  spese  di  navigazione,  ma  anche  del  diverso
valor  d’uso  che  ciascun  atto  di  trasporto  ha  pèr  le  persone, ­
  a  beneficio  delle  quali  si  compie,  e  riducendo  inoltre
più  che  può  i  noli  per  dare  la  massima  intensità  al  traffico. ­
  Per  mezzo  di  queste  distinzioni  e  di  queste  riduzioni ­
  dei  noli,  la  nave  deve  essere  piena  in  ogni  viaggio  e
col  carico  distribuito  in  modo  da  dare  il  reddito  maggiore,
che  in  ogni  data  circostanza  sia  raggiungibile.  Se  la  nave
viaggia  a  vuoto  perchè  il  materiale  è  esuberante  in  generale
oppure  su  quella  data  linea,  allora  non  c’è  rimedio,  la  speculazione ­
  è  sbagliata  e  il  bastimento  non  potrà  dare  un  profitto, ­
  se  non  spostandosi  verso  un’altra  linea  o  aspettando
tempi  migliori.  Ma  se  questa  esuberanza  di  materiale  non
esiste  e  l’armatore  non  trova  carico  per  la  sua  nave,  vuol
dire  che  egli  non  conosce  il  suo  mestiere,  vuol  dire  che
non  sa  graduare  le  tariffe  in  modo  da  non  escludere  dal
trasporto  nessun  viaggiatore  e  nessuna  merce,  che  abbiano
sia  pur  anco  la  più  lontana  possibilità  di  venir  trasportati.
Però,  se  parlando  dei  sistemi  intensivi  nell’esercizio
della  navigazione,  abbiamo  tanto  insistito  sui  mezzi  per
accrescere  il  prodotto  lordo,  non  si  deve  credere  che
questi  mezzi  agiscano  senza  limiti  e  che  d’altro  lato  non
sia  anche  necessario  di  tener  conto  dell’elemento  spesa.
Il  prodotto  non  può  accrescersi  all’infinito,  onde  le  tariffe ­
  speciali  o  ridotte  cessano  di  essere  vantaggiose,
quando  non  procurano  più  un  aumento  di  traffico,  o
quando  in  qualunque  altro  modo  diminuiscono  o  lasciano
invariati  i  profitti.  E  appunto  per  ciò  non  si  può  neanche
mai  perdere  di  vista  il  costo,  perchè  ogni  incremento  di
esso,  che  non  contribuisca  ad  accrescere  il  prodotto  lordo,
è  evidentemente  anti-economico.  Lo  si  vede  chiaramente
in  quell’elemento  importantissimo  dell’economia  dell’esercizio, ­
  che  è  la  velocità.  Da  un  lato  le  spese,  che  sono
in  funzione  del  tempo,  come  salari,  assicurazione,  inte ­
        <pb n="283" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

277

ressi  sul  capitale  d’impianto  e  ammortamenti,  e  i  minori
guadagni,  che  risultano  dal  minor  numero  dei  viaggi,  aumentano ­
  quando  diminuisce  la  velocità;  ma  d’altro  lato
il  consumo  di  combustibile  cresce  proporzionalmente  al
cubo  di  essa.  Così  per  raccorciare  di  metà  la  durata  di
una  traversata,  un  piroscafo  dovrebbe  effettuarla  a  una
velocità  doppia,  la  quale  non  potrebbe  ottenersi  che  con
un  consumo  di  carbone  otto  volte  più  grande  (1).  E  per
ciò  il  problema  della  velocità  più  economica  da  adottarsi
in  ogni  circostanza  si  risolve  in  modo  diverso  secondo
l’intensità  o  la  specie  del  traffico,  l’altezza  dei  noli,  il
prezzo  del  carbone,  la  lunghezza  del  viaggio  e  la  durata
delle  fermate  nei  porti.
L’aumento  del  traffico  e  dei  noli  e  il  ribasso  nel
prezzo  del  carbone  rendono  più  vantaggiose  le  velocità
più  spinte,  perchè  gli  utili  derivanti  da  un  maggior  numero ­
  di  viaggi  compiuti  in  un  dato  tempo  si  ottengono
con  una  spesa  minore;  mentre  d’altro  lato  non  giova
andar  più  presto,  con  spese  più  elevate,  quando  i  noli
sono  bassi,  quando  è  caro  il  carbone  o  quando  scarseggiano ­
  le  persone  e  le  merci  da  trasportarsi.  Per  il  trasporto ­
  di  merci  su  qualunque  linea  una  velocità  di  20
miglia  all’ora  sarebbe  anti-economica,  ma  sarebbe  anti-economica ­
  anche  una  velocità  di  4  miglia,  che  pur  si  otterrebbe ­
  colle  macchine  moderne  ad  una  spesa  minima,
perchè  il  minor  numero  dei  viaggi  compiuti  in  un  anno
da  un  tal  vapore  e  i  noli  più  bassi  che  esso  dovrebbe
esigere  annullerebbero  ogni  profitto.  In  qualunque  piroscafo ­
  vi  è  un  punto  di  equilibrio  nella  velocità,  sopra  il
quale  una  velocità  maggiore  costa  più  in  spese  di  ciò
che  aggiunge  nelle  entrate  e  sotto  il  quale  una  diminuita
volocità  costa  più  per  la  diminuzione  dei  guadagni  di  ciò

(1)  Pierrard,  op.  cit.,  pag.  303.
        <pb n="284" />
        278

CAPITOLO  X

che  fa  risparmiare  nelle  spese  di  esercizio.  Questo  punto
di  equilibrio  è  attualmente  per  i  tramps  attorno  alle  10
miglia  all’ora,  ma  naturalmente  si  eleva  con  ogni  miglioramento ­
  nella  costruzione  delle  macchine  (1).  Più  elastico ­
  è  il  punto  di  equilibrio  della  velocità  economica  nei
piroscafi  da  passeggieri,  ed  esso  varia  secondo  le  linee
o  secondo  la  qualità  della  clientela;  ma  anche  nelle  linee
molto  frequentate  da  viaggiatori  che  possono  pagare
prezzi  elevati,  si  raggiunge  presto  un  limite  che  non  può
esser  sorpassato  dalla  velocità  economica.  Come  questo
limite  sia  stato  superato  dai  più  moderni  vapori  rapidi
della  Cunard  risulta  evidente  da  questi  pochi  dati.  Il
Mauritania,  che  ha  raggiunto  una  velocità  media  di  25.61
nodi,  ha  uno  spostamento  di  38.600  tonnellate  e  può  portare ­
  1848  passeggieri  con  un  incasso,  ai  prezzi  prevalenti
nel  1908,  di  745.000  lire  per  ogni  traversata,  che  equivalgono ­
  a  L.  19.25  per  tonnellata  di  spostamento,  mentre
spende  per  la  forza  motrice  L.  163.125  a  traversata,  o
L.  4.22  per  ogni  tonnellata  di  spostamento.  Invece  il  Kaiser
Wilhelm  II,  che  va  a  23  nodi  e  che  ha  uno  spostamento
di  26.000  tonnellate,  porta  1521  passeggieri,  incassando
L.  651.250,  ossia  25  franchi  a  tonnellata,  e  spendendo  per
trazione  L.  100.125,  o  L.  3.87  a  tonnellata.  Dunque  il  Mauritania ­
  spende  il  9  per  cento  di  più  per  trazione  per
avere  il  23  per  cento  meno  di  prodotto  lordo  e  non  consentirebbe ­
  un  esercizio  economico,  senza  le  facilitazioni
che  ha  avuto  per  la  costruzione  e  il  sussidio  governativo
che  riceve  ogni  anno  (2).
Ma  ancor  meglio  che  in  questo  esempio,  in  cui  sono
di  fronte  due  piroscafi  differenti,  è  possibile  in  alcuni
casi  mettere  in  contrasto  il  vantaggio  ed  il  costo  della

(1)  Smith,  Organization  ecc.,  pag.  8-9.
(2)  Laeisz,  op.  cit.,  pag.  48-50.
        <pb n="285" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

279

velocità,  per  uno  stesso  piroscafo,  al  fine  di  stabilire  in
modo  esattissimo  quale  sia  in  ogni  circostanza  la  velocità
più  economica.  Supponiamo  che  un  grande  vapore  trasporti ­
  800  passeggieri  di  prima  classe,  il  cui  mantenimento ­
  costi  5  scellini  al  giorno  e  1600  di  terza,  con  una
spesa  giornaliera  di  2  1 j s  scellini  da  Londra  al  Capo,  ossia
per  12.700  miglia  alla  velocità  di  12.7  nodi,  impiegando
dunque  giorni  41  2 / r  La  spesa  per  il  mantenimento  è  di
400  sterline  al  giorno,  o  per  l’intero  viaggio  di  Ls.  16.666  ;
mentre,  computando  un  consumo  di  20  tonnellate  di  carbone ­
  ogni  24  ore  in  ragione  di  una  sterlina  alla  tonnellata, ­
  la  spesa  totale  di  combustibile  è  di  Ls.  8.333;  onde
le  due  spese  riunite  insieme  danno  una  somma  complessiva ­
  di  Ls.  25.000.  Ora,  diminuendo  di  un  nodo  la  velocità,  il
costo  delle  provvigioni,  per  la  maggior  durata  del  viaggio,
salirebbe  a  Ls.  18.080  e  quello  del  combustibile,  per  la
minor  velocità,  scenderebbe  a  Ls.  7.069,  ossia  neirinsieme
si  avrebbe  una  spesa  di  Ls.  25.149;  al  contrario,  andando
a  13.7  nodi,  le  provvigioni  costerebbero  Ls.  15.448  e  il
combustibile  Ls.  9.700,  ossia  in  tutto  la  spesa  salirebbe
a  Ls.  25.148.  Dunque  la  velocità  di  11.7  nodi  fa  aumentare ­
  la  spesa  di  149  sterline,  la  velocità  di  13.7  dà  un
maggior  costo  di  148  sterline;  da  cui  risulta  che  la  velocità ­
  di  12.7  nodi  è  la  più  economica.  S’intende  che  il
risultato  cambierebbe  modificando  i  due  fattori.  Se  il
prezzo  del  carbone  scendesse  da  20  a  15  scellini,  la  velocità ­
  più  economica  salirebbe  a  14  nodi  e  salirebbe  a  16,
se  il  prezzo  del  carbone  andasse  a  10  scellini;  viceversa,
se  il  costo  delle  provvigioni  diminuisse  da  400  a  300
sterline  al  giorno,  la  velocità  più  economica  sarebbe  di
11.5  nodi  e  sarebbe  di  10.08,  se  il  costo  delle  provvigioni
andasse  a  Ls.  200  (1).

(1)  Pierrard,  op.  cit.,  pag.  303-4.
        <pb n="286" />
        280

CAPITOLO  X

Anche  la  distanza  influisce  sulla  scelta  della  velocità
più  vantaggiosa.  Se  per  un  viaggio  di  8000  miglia  la
velocità  di  8  nodi  all'ora  può  essere  più  economica  che
quella  di  10  o  di  12,  per  un  viaggio  di  4000  miglia  può
essere  più  economico  andare  a  10  nodi  e  per  uno  di  1000
a  12,  perchè,  a  misura  che  diminuisce  la  distanza  da  percorrersi, ­
  si  riduce  la  provvista  di  combustibile  insieme
allo  spazio  tolto  al  noleggio  utile  (1).  Quanto  all’influenza,
che  esercitano  sulla  velocità  da  preferirsi,  le  fermate  più
o  meno  lunghe  nei  porti,  possiamo  dimostrarla  con  un
semplice  esempio  numerico.  Un  piroscafo,  che  faccia  il
servizio  tra  l’Europa  e  New  Yoi;k,  spende  a  18.30  nodi
101.600  franchi  di  carbone,  a  20  nodi  130.600.  Ora,  ammettendo ­
  una  fermata  nei  porti  di  sette  giorni,  il  profitto ­
  aumenta  gradatamente,  a  misura  che  cresce  la  velocità, ­
  fino  che  si  raggiungano  nodi  19  x / 4 ;  al  di  là  di
questo  punto  il  benefizio  diminuisce  rapidamente  e  diventa ­
  uguale  a  zero  a  nodi  19  e  675,  cioè  a  meno  di
mezzo  nodo  sopra  alla  velocità  che  offre  il  profitto  massimo, ­
  e  si  trasforma  in  una  perdita  annuale  di  873.372
franchi,  quando  la  velocità  raggiunge  21  nodi.  Ammettendo ­
  invece  una  fermata  nei  porti  di  quattro  giorni,  la
velocità  più  vantaggiosa  non  è  più  di  nodi  19  l / 4 ,  ma  di
20  e  la  nave  che  ha  questa  velocità  guadagna  340.824
franchi,  invece  di  perderne  190.763.  La  velocità,  alla  quale
il  benefizio  sparisce  è  di  nodi  20  e  425,  invece  di  19  e
675,  e  la  perdita  per  una  velocità  di  21  nodi  si  riduce
da  873.372  franchi  a  376.048  franchi  (2).
Tutto  ciò  che  abbiamo  detto  per  il  combustibile  vale
nelle  dovute  proporzioni  anche  per  molte  altre  spese,
nelle  quali,  dopo  continui  incrementi,  che  si  dimostrano  1  2

(1)  Vecchi,  op.  cit.,  pag.  79-86.
(2)  Journal  des  Débats,  4  luglio  1896.
        <pb n="287" />
        SISTEMI  DI  ESERCIZIO

281

sempre  più  vantaggiosi,  si  arriva  sempre  o  prima  o  poi
ad  un  punto,  in  cui  ogni  ulteriore  incremento  diventa
anti-economico.  Il  che  potrebbe  provare  come  in  fin  dei
conti  non  sia  tanto  grande  la  differenza  tra  i  sistemi
estensivi  ed  i  sistemi  intensivi  nell’esercizio  della  navigazione ­
  ;  giacché  se  nei  primi  quello  che  più  importa  è
di  ridurre  al  minimo  le  spese,  si  deve  anche  cercare  di
aver  per  mezzo  di  esse  il  massimo  prodotto  lordo  raggiungibile ­
  in  ogni  data  circostanza;  mentre  se  nei  secondi ­
  si  mira  soprattutto  ad  attrarre  la  maggior  quantità
possibile  di  carico,  non  si  può  fare  a  meno,  però,  di  regolare ­
  le  spese  in  modo  da  tenerle  sempre  in  relazione
col  traffico.  Si  tratta,  dunque,  in  ogni  caso  di  un  rapporto ­
  tra  utile  e  costo,  che  si  manifesta  sotto  diversi
aspetti  e  con  varie  modalità,  ma  che  tende  verso  un  unico
risultamento,  alla  realizzazione  più  completa  della  legge
economica  del  minimo  mezzo.
        <pb n="288" />
        CAPÌTOLO  XI

Accordi  e  Sindacati.

Come  abbiamo  avuto  più  volte  l’occasione  di  ripetere, ­
  nelle  imprese  di  navigazione,  a  differenza  di  ciò
che  succede  nella  maggior  parte  delle  imprese  di  altri
mezzi  di  trasporto,  la  concorrenza  impera  sovrana.  Ma
la  concorrenza  in  questi  ultimi  anni  si  è  andata  trasformando ­
  in  tutte  le  industrie,  ha  dato  luogo  a  nuove  manifestazioni ­
  speciali,  ha  subito  delle  limitazioni  di  vario
genere,  in  seguito  ai  progressi  della  tecnica,  alla  concentrazione ­
  dei  capitali  e  all’ingrandirsi  di  tutte  le  imprese.
E  naturale,  per  ciò,  che  queste  stesse  cause  abbiano  prodotto ­
  gli  stessi  effetti  anche  nella  marina  mercantile.
Anche  in  essa,  infatti,  sono  sorte  di  recente  delle  istituzioni, ­
  che  mirano  appunto  a  frenare  la  concorrenza  e  ad
evitare  gl’inconvenienti  a  cui  essa  dà  origine.  E  di  queste
istituzioni,  delle  ragioni  che  le  giustificano,  del  loro  modo
di  funzionare  e  degli  effetti  che  producono,  parleremo
ora  brevemente,  quasi  a  complemento  di  quanto  abbiamo
già  detto  nel  capitolo  precedente  rispetto  ai  sistemi  di
esercizio.
Finché  in  ogni  ramo  di  produzione  prevalgono  le
imprese  piccole  o  medie,  la  concorrenza  più  illimitata  vi
predomina  e  porta  ovunque  benefici  effetti.  Essa  invero
fa  in  modo  che  i  prezzi  si  avvicinino  il  più  possibile  al
        <pb n="289" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

283

costo,  che  grimprenditori  abbiano  sempre  il  loro  profitto
normale,  che  la  produzione  stia  in  un  certo  equilibrio  col
consumo,  allargandosi  o  ristringendosi  col  variare  dei
bisogni,  e  che  ogni  industriale  sia  spinto  dal  proprio  interesse ­
  a  produrre  le  merci  migliori,  colle  minori  spese
possibili,  adottando  i  processi  più  perfezionati.  Ma  la
concorrenza  illimitata,  per  ottenere  questi  vantaggi,  non
può  a  meno  di  rendere  estremamente  mobili  ed  incerti
tutti  gli  elementi  economici  e  conduce  ad  oscillazioni
continue  nei  prezzi,  i  quali  ora  salgono  ad  altezze  vertiginose, ­
  dando  profitti  eccezionali  alle  imprese,  ed  ora  ribassano ­
  a  precipizio,  riducendole  al  fallimento.  Nello  stesso
tempo  la  concorrenza  illimitata  provoca  una  concentrazione ­
  sempre  maggiore  delle  industrie,  sostituendo  alle
imprese  in  piccolo  le  imprese  in  grande,  giacché  queste
ottengono  facilmente  la  vittoria  su  quelle,  col  risparmio
nelle  spese  generali,  coll’uso  più  esteso  e  più  efficace  di
congegni  meccanici  e  colla  migliore  organizzazione  della
produzione  complessiva.  Più  la  produzione  si  esercita  in
grandi  proporzioni  e  più  diventa  vantaggiosa  per  gl’industriali ­
  e  pei  consumatori.  Ma  questa  concentrazione
rende  molto  più  terribile  la  lotta  di  concorrenza,  poiché
i  soccombenti  non  sono  più  dei  piccoli  industriali,  che
con  facilità  trasportano  i  loro  capitali  in  altri  impieghi,
ma  sono  degl’imprenditori  in  grande,  i  quali  hanno  consacrato ­
  nell’industria  un  capitale  considerevole,  per  la
massima  parte  sotto  forma  d’impianti  e  di  macchine  costosissime, ­
  a  cui  per  ciò  è  difficile  dare  un’altra  destinazione. ­
  L’incentivo  alla  cessazione  della  lotta  diventa
sempre  più  potente,  a  misura  che  essa  dà  luogo  a  perdite
più  gravose,  mentre  la  possibilità  di  trasformare  la  lotta
stessa  in  un  pacifico  accordo  si  accresce,  in  quanto  che
la  concentrazione  dei  capitali  e  l’estensione  maggiore
dell’industria  tendono  a  diminuire  il  numero  delle  unità
concorrenti.  E  siccome  queste  unità  concorrenti,  se  sono
        <pb n="290" />
        284

CAPITOLO  XI

animate  da  uno  spirito  di  rivalità,  quando  si  tratta  di  conquistarsi ­
  la  preferenza  dei  consumatori,  sono  poi  tutte
esposte  agli  stessi  rischi  e  alle  stesse  perdite,  per  effetto
della  concorrenza  sfrenata,  è  naturale  che  esse  si  sentano
spinte  per  necessità  a  porre  dei  limiti  a  quella  concorrenza, ­
  per  evitare  che  l’offerta  disordinata,  da  parte  d’imprese ­
  individuali,  che  agiscono  ognuna  per  conto  proprio
e  all’insaputa  l’una  dell’altra,  diventi  esuberante  di  fronte
alla  domanda,  facendo  ribassare  troppo  i  prezzi  a  danno
di  tutti  i  produttori  concorrenti  (1).
Nella  navigazione,  che  è  un’  industria  di  trasporto,
questa  esuberanza  dell’offerta  di  fronte  alla  domanda  si
manifesta  sotto  forma,  non  di  un  disequilibrio  fra  produzione ­
  e  consumo,  ma  fra  la  potenza  dei  suoi  strumenti
e  la  domanda  della  clientela,  o  fra  il  tonnellaggio  disponibile ­
  e  il  carico  da  trasportarsi.  Un  inconveniente  di  tal
genere  non  poteva  esistere,  quando  gli  armatori  erano
commercianti  che  empivano  le  loro  navi  coi  loro  carichi,
riunendo  in  una  stessa  persona  l’offerta  e  la  domanda  di
tonnellaggio  navale,  come  non  poteva  esistere  colle  navi
a  vela,  che  non  partivano  da  un  porto  finché  non  avevano
il  carico  completo  e  arrivavano  a  destinazione  ad  epoca
indeterminata,  secondo  la  direzione  e  la  forza  dei  venti
o  lo  stato  del  mare.  E  anche  quando  il  traffico  si  esercita ­
  con  vapori,  finché  si  tratta  di  navi  piccole,  che  vanno
di  qua  e  di  là  senza  itinerari  fissi  in  cerca  di  carico  e
che  appartengono  a  piccole  imprese  dotate  di  scarsi  capitali, ­
  è  difficile  che  il  disequilibrio  fra  domanda  e  offerta
di  tonnellaggio  si  presenti  in  modo  molto  temibile  per
gli  armatori,  o  che  la  lotta  fra  essi  arrechi  gravi  danni
al  pubblico,  data  la  piccolezza  delle  imprese  che  si  com-(1)

  C.  Supino,  La  Concorrenza  e  le  sue  più  recenti  manifestazioni.
Bologna,  1893,  pag.  21-32  e  35-36.
        <pb n="291" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

285

battono  tra  loro  e  che  eventualmente  potrebbero  andare
in  rovina.  Ma  le  cose  cambiano  d’aspetto  quando  sorgono
le  linee  regolari,  i  grandi  piroscafi  e  le  imprese  colossali. ­
  Colle  linee  regolari  ogni  compagnia  mette  in  servizio ­
  diversi  vapori  contemporaneamente,  fissa  in  precedenza ­
  le  partenze  e  gli  arrivi,  e  s’impegna  a  far  partire
le  proprie  navi  anche  con  poco  carico,  anche  senza  carico ­
  affatto  ;  se  mancasse  all’impegno,  perderebbe  la  clientela, ­
  mentre  questa  non  può  garantire  alla  compagnia  un
lavoro  continuato.  Ecco,  per  ciò,  un  gran  rischio,  che  si
aggrava  poi  per  il  fatto  che  le  compagnie  sono  parecchie
e  in  concorrenza  accanita  fra  loro.  Succede  allora  molte
volte  che  sulla  stessa  linea  ci  sieno  più  bastimenti  di
quelli  richiesti  dalle  merci  o  dai  viaggiatori  ;  ma  nessuno
dei  concorrenti  può  diminuire  il  numero,  la  velocità  o  i
comodi  delle  proprie  navi,  senza  peggiorare  la  sua  situazione ­
  ;  onde  ognuno  cerca  di  vincere  ribassando  le  tariffe,
mentre  il  ribasso  delle  tariffe  rende  il  traffico  poco  o
punto  proficuo  per  tutti  (1).  Il  direttore  della  Hamburg-America,
  in  una  intervista  concessa  qualche  anno  fa  ad
un  giornalista  tedesco,  diceva  che  si  sarebbero  potuti
risparmiare  50  milioni  di  marchi  all’anno,  sopprimendo
sulla  linea  del  nord  America  le  partenze  inutili  di  piroscafi ­
  durante  la  stagione  morta.  Se  ogni  settimana  partono ­
  da  New  York  su  quella  linea  otto  grandi  piroscafi,
mentre  pei  viaggiatori  che  ci  sono  due  o  tre  basterebbero, ­
  ciò  dipende  perchè  ogni  piroscafo  appartiene  a
compagnie  differenti,  che  si  fanno  concorrenza  tra  loro,
nessuna  delle  quali  è  abbastanza  debole  per  esser  facilmente ­
  uccisa  dalle  altre,  nè  abbastanza  forte  per  ucci-(1)

  P.  De  Rousiers,  Les  Ententes  Internationales  dans  les  Transporis
  maritimes,  nella  Revue  Économique  Internationale,  novembre,
1911,  pag.  297-300.
        <pb n="292" />
        286

CAPITOLO  XI

derle  (1).  Certo  i  grandi  piroscafi  possono  compiere  il
trasporto  ad  un  costo  minore  ;  ma  perchè  questo  succeda,
è  necessario  che  essi  sieno  in  grado  di  utilizzare  tutta
la  loro  capacità  di  carico,  per  repartire  le  più  elevate
spese  complessive  sopra  un  gran  numero  di  atti  di  trasporto ­
  ;  e  se  questa  utilizzazione  completa  non  è  possibile,
per  la  concorrenza  di  troppo  tonnellaggio  navale  in  un
dato  traffico,  i  bastimenti  grandi  si  trovano  in  una  condizione ­
  d’inferiorità  manifesta  ed  operano  in  modo  meno
economico  di  quelli  piccoli.  Si  aggiunga  poi  che  le  potenti ­
  compagnie,  a  cui  queste  grandi  navi  appartengono,
per  tenere  il  loro  materiale  all’altezza  dei  continui  progressi ­
  tecnici,  devono  consacrare  una  parte  cospicua  dei
loro  profitti  ad  ammortamenti  e  al  rinnovamento  della
flotta:  così,  ad  esempio,  l’Amburghese-Americana  nel  1905,
su  36  milioni  di  profitti,  ne  ha  destinati  a  questo  scopo  25,
distribuendone  11  soltanto  agli  azionisti,  e  nel  1906  ha
messo  22  milioni  per  ammortamenti,  dando  10  milioni  di
dividendo.  Ora  se  la  lotta  di  tariffe  costringe  le  compagnie ­
  a  rinunziare  in  tutto  o  in  parte  all’accumulazione  di
queste  riserve,  il  materiale  peggiora  senza  rimedio  e  la
società  che  lo  possiede  va  a  rischio  di  soccombere,  appena ­
  sorga  una  nuova  compagnia  con  una  flotta  più  moderna. ­
  E  la  scomparsa  di  una  grande  compagnia  di  navigazione, ­
  con  la  sua  organizzazione  amministrativa  accurata, ­
  colla  sua  esperienza  di  molti  anni,  colla  sua  potenza
capitalistica,  colle  sue  molteplici  relazioni  e  col  suo  prestigio ­
  sul  mare,  non  è  un  episodio  insignificante  come
quelli  che  avvenivano  ad  ogni  momento  per  la  concorrenza ­
  fra  le  piccole  imprese,  ma  è  un  disastro  per  il  paese
e  una  perdita  grave  per  la  ricchezza  nazionale  (2).

(1)  P.  De  Rousiers,  Le  Trust  de  VOcéan,  nella  Revue  de  Paris,
15  giugno  1902,  pag.  830.
(2)  Thiess,  op  cit.,  pag.  70-72.  —  Haarmann,  op.  cit,  pag.  80.
        <pb n="293" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

287

Per  tutte  queste  circostanze,  che  in  parte  hanno
carattere  generale  e  sono  comuni  a  tutte  le  industrie,  in
parte  hanno  carattere  speciale  e  sono  particolari  alle  imprese ­
  di  navigazione,  la  concorrenza  in  molti  casi  si  dimostra ­
  per  esse  dannosa,  onde  esse,  ad  un  certo  punto
del  loro  sviluppo,  per  evitare  tali  danni,  rinunziano  alla
guerra  di  tariffe  e  cercano  d’intendersi  fra  loro  per  regolare ­
  l’offerta  di  tonnellaggio  navale  e  per  porre  un
limite  al  ribasso  dei  noli.  Un  primo  passo  verso  la  limitazione ­
  della  concorrenza  si  ha  colle  fusioni,  le  quali,
riunendo  più  imprese  in  una  impresa  sola,  sopprimono
la  concorrenza  che  prima  esisteva  fra  loro  e,  diminuendo
il  numero  delle  unità  concorrenti,  preparano  il  terreno
a  futuri  accordi  fra  le  compagnie,  diventate  meno  numerose, ­
  ma  più  potenti  e  più  grandi.  Parecchie  fra  le  società
di  navigazione  più  conosciute  hanno  acquistato  la  posizione ­
  elevata  che  ora  occupano,  assorbendo  altre  società
più  piccole.  Così  TAmburghese-Americana  assorbì  nel  1875
la  Adler  con  6  vapori,  nel  1888  la  Carr  con  4  vapori,
nel  1896  la  Hansa  con  4  vapori,  nel  1898  la  Kingsin  con
6  vapori,  nel  1899  la  de  Freitas  con  14  vapori,  nel  1901
la  compagnia  inglese  Atlas  con  7  vapori  (1)  e  nel  1907
la  Union,  successora  della  Sloman,  con  la  sua  numerosa
flotta  (2).  Un  gran  numero  di  piccole  compagnie  danesi
si  sono  fuse,  formando  le  Società  riunite  di  Copenaghen;
lo  stesso  hanno  fatto  le  diverse  linee  finlandesi  di  cabotaggio, ­
  che  si  erano  sempre  combattute  a  vicenda  (3).  E
da  noi  abbiamo  già  citato  la  fusione  tra  la  Fiorio  e  la
Rubattino  sotto  il  nome  di  Navigazione  Generale  Italiana;
mentre  alla  sua  volta  la  Navigazione  Generale  Italiana

(1)  Haarmann,  op.  cit.,  pag.  83-84.
(2)  Thiess,  op.  cit.,  pag.  76.
(3)  Smith,  Ocean  Carrier,  pag.  268.
        <pb n="294" />
        288

CAPITOI.O  XI

in  questi  ultimi  anni,  per  attrarre  a  sè  altre  compagnie
che  le  muovevano  concorrenza,  le  fece  entrare  nella  sua
orbita  senza  assorbirle,  ricorrendo  al  sistema  di  comprare
la  metà  più  una  delle  loro  azioni  ;  in  tal  modo  essa  è
riuscita  ad  aver  la  preponderanza  nella  Veloce,  che  ha
11  milioni  di  capitale  e  13  vapori,  nell’Italia,  che  ha  un
capitale  di  12  milioni  e  7  vapori  e  nel  Lloyd  Italiano  che
ha  20  milioni  di  capitale  e  6  vapori,  riunendo  sotto  di
sè  la  maggior  parte  del  tonnellaggio  navale  italiano  che
fa  il  servizio  sull’Atlantico  (1).
Ma  se  queste  fusioni  o  partecipazioni  riducono  le
unità  concorrenti  e  rendono  più  facili  le  loro  intese,  è  da
tali  intese,  però,  che  la  concorrenza  trova  in  modo  più
efficace  la  sua  eliminazione  parziale  o  la  sua  limitazione.
Esse  si  esplicano  sotto  forme  svariate  e  prendono  diversi
nomi  :  si  chiamano  Kartelle  in  tedesco,  pools,  rings,  conferences
  o  trusts  in  inglese,  e  si  possono  distinguere  in
due  grandi  categorie,  a  seconda  che  si  tratta  di  convenzioni ­
  temporanee  fra  imprese  che  conservano  la  loro  autonomia, ­
  oppure  di  convenzioni  più  durature  fra  imprese
che  si  riuniscono  sotto  un’unica  direzione.  Alle  prime,  in
sostituzione  dei  già  citati  nomi  stranieri,  diamo  l’appellativo ­
  generico  di  accordi,  alle  seconde  di  sindacati,  che
è  la  parola  italiana  corrispondente  alla  inglese  Trusts.
Gli  accordi  hanno  sempre  lo  scopo  d’impedire  il  soverchio ­
  ribasso  dei  noli  o  di  provocare  il  loro  aumento,
ma  si  distinguono  l’uno  dall’altro  per  il  sistema  diverso
che  adottano  per  raggiungere  questo  stesso  scopo.  Più
semplici  di  tutti  sono  quelli  accordi,  che  addirittura  stabiliscono ­
  la  misura  delle  tariffe  sopra  una  data  linea,  o
il  minimo  al  di  sotto  del  quale  non  devono  mai  discendere ­
  ;  ma  essi  non  si  possono  applicare  al  trasporto  dei

(1)  Fontana-Russo,  op.  cit.,  pag.  92-93.
        <pb n="295" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

289

viaggiatori  di  classe,  in  cui  i  prezzi  variano  necessariamente ­
  secondo  la  qualità  delle  cabine  e  secondo  la  velocità ­
  o  il  lusso  dei  vapori  ;  nè  in  generale  hanno  una
grande  efficacia,  perchè  il  minimo  Convenuto  per  le  tariffe ­
  è  accettato  da  tutti  facilmente,  nei  momenti  di  prosperità ­
  e  di  noli  alti,  ma  è  del  pari  facilmente  non  osservato, ­
  quando  la  scarsità  del  traffico  costringe  ogni  armatore
a  prendere  a  qualunque  condizione  quel  poco  carico  che
trova.  Per  vincolare,  dunque,  le  varie  imprese  a  restar
fedeli  all’accordo  e  per  impedire  che  esse  si  facciano
concorrenza  fra  loro,  è  necessario  ricorrere  ad  altri  mezzi.
Talvolta  l’accordo  ha  in  mira  di  repartire  la  cerchia  d’azione ­
  dei  vari  concorrenti,  in  modo  che  ognuno  non  invada ­
  il  campo  riservato  agli  altri  e  non  influisca  a  far
ribassare  i  noli  coll’esuberanza  di  tonnellaggio  navale
sopra  una  data  linea,  o  di  stabilire  fra  questi  stessi  concorrenti ­
  una  divisione  del  lavoro  con  un  turno  nelle  partenze ­
  o  anche  negli  approdi.  Altre  volte  le  compagnie
concorrenti,  invece  di  dividersi  il  campo  d’azione,  si  dividono ­
  fra  loro  il  traffico  esistente  sopra  certi  itinerari,
escludendo  gli  estranei  all’accordo.  Se,  per  esempio,  l’accordo ­
  si  fa  fra  tre  società  di  navigazione  e  all’una,  in
base  alla  media  degli  anni  precedenti,  si  assegna  il  30
per  cento  del  traffico,  alla  seconda  il  25  per  cento,  alla
terza  il  45  per  cento,  gl’incassi  provenienti  dai  noli  si
dividono  fra  di  esse  in  queste  proporzioni.  Così  nessuna
delle  tre  ha  interesse  a  ribassare  i  noli  per  aver  più  carico, ­
  perchè  dovrebbe  versare  alle  altre  due  l’eccedenza
degl’incassi  sopra  la  parte  assegnatale,  nè  ha  interesse  a
prender  meno  carico  per  rialzare  i  noli,  perchè  al  rinnovo
dell’accordo  si  vedrebbe  diminuire  la  percentuale  che  le
spetta.  Quando  poi  le  compagnie  sono  molte  e  di  diverse
nazioni,  onde  questo  mezzo  sarebbe  inattuabile,  si  ricorre
al  rebate  system,  per  tenere  stretto  l’accordo  e  impedire
la  concorrenza  degli  estranei.  Col  rebate  system,  che  in

19
        <pb n="296" />
        290

CAPITOLO  XI

italiano  si  potrebbe  chiamare  il  sistema  dello  sconto,  le
compagnie  che  hanno  formato  un  accordo  tra  loro  stabiliscono ­
  dei  noli  uguali  per  tutti,  ma  concedono  uno  sconto,
come  premio  alla  fedeltà  dei  caricatori,  a  quelli  tra  essi
che  per  un  certo  tempo  si  sono  serviti  esclusivamente
dei  piroscafi  appartenenti  all’accordo.  Nella  conferenza
per  le  linee  dell’Africa  del  sud  lo  sconto  è  del  10  per
cento  e  viene  pagato  per  sei  mesi  di  fedeltà  nove  mesi
dopo,  onde  il  caricatore  è  impegnato  per  quindici  mesi
a  non  servirsi  di  altre  compagnie,  mentre  queste,  che  interverrebbero ­
  nel  traffico  saltuariamente,  vengono  con
tale  sistema  escluse  per  sempre.  In  altri  casi  gli  accordi
nella  navigazione  possono  raggiungere  il  loro  intento,
vincolando  le  compagnie  confederate,  col  mettere  in  comune ­
  una  parte  dei  profitti  percepiti  da  ognuna  separatamente, ­
  o  col  far  versare  ad  ognuna  in  una  cassa  comune
un  tanto  per  ogni  tonnellata  di  merce  e  per  ogni  viaggiatore ­
  trasportato,  per  formare  un  fondo  che  servirà  ad
aiutare  chi  ha  guadagni  minori  o  che  potrà  rivolgersi  a
scopi  d’interesse  generale  pei  confederati,  come,  ad  esempio, ­
  a  riscattare  qualche  piroscafo  tra  i  meno  moderni,
per  togliere  l’esuberanza  di  tonnellaggio  sopra  una  data
linea.  E  infine  gli  accordi  fra  le  varie  compagnie  sopra
certi  itinerari  possono  concernere  l’intero  esercizio,  che
è  fatto  in  comune,  prelevando  tutte  le  spese  da  un’unica
cassa,  nella  quale  vengono  versate  tutte  le  entrate,  e  dividendo ­
  poi  gli  utili  in  ragione  del  tonnellaggio  da  ognuna
apportato  (1).

(1)  R.  H.  Inglis  Palgrave,  Dictionary  of  Politicai  Economy.
London,  1890-99,  voi.  Ili,  pag.  152.  —  Smith,  Organization  ecc.,  pagine ­
  47.  —  De  Rousiers,  Les  Ententes  ecc.,  pag.  307-11.  —  Thiess,
op.  cit.,  pag.  93-94.  —  L.  Hennebicq,  La  Crise  des  Frets,  nella  Revue
Éconotnique  Internaiionale,  maggio,  1909,  pag.  397-98.  —  Lenz,  op.
cit.,  pag.  86-94.
        <pb n="297" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

291

£S

Qualunque  sia  la  forma  che  assumano,  questi  accordi
non  sono  possibili  che  fra  compagnie  esercenti  linee  regolari ­
  e  sono  in  generale  inattuabili  pei  velieri  e  per  i
tramps.  I  velieri,  infatti,  come  abbiamo  già  visto,  non  risentono ­
  troppo  danno  dalla  concorrenza  sfrenata,  a  causa
del  loro  modesto  capitale  di  costruzione  e  del  loro  esercizio ­
  estensivo  ;  e  mancando  il  pericolo  comune  contro
cui  difendersi,  manca  per  essi  l'incentivo  ad  un’azione
collettiva  di  qualche  efficacia.  Si  ha  un  esempio  di  un  •
accordo  tra  velieri,  formatosi  nel  1904  sotto  il  nome  di  .
International  Sailing  Ship  Owners  Union  fra  armatori  in-  1
glesi  e  tedeschi,  per  difendersi  contro  i  grossi  premi
concessi  dalla  Francia  alla  navigazione  a  vela;  ma  quantunque ­
  esso  rappresentasse  una  potenza  rispettabile,  si
prefiggesse  lo  scopo  legittimo  di  non  voler  più  noli  insufficienti, ­
  anche  a  costo  di  lasciare  in  disarmo  le  navi,
e  stabilisse  per  le  più  importanti  linee  di  traffico  dei  minimi ­
  obbligatori  non  eccessivi,  la  sua  azione  non  fu  mai
proficua  e  trovò  i  maggiori  ostacoli  nel  ribasso  continuo
dei  noli  pei  vapori  e  nell’esistenza  di  grandi  caricatori,
per  esempio  di  petrolio  o  di  salnitro,  con  velieri  propri  (1).
Quanto  ai  tramps,  l’impossibilità  per  essi  di  formare  degli
accordi  dipende  dal  numero  infinito  d’imprese  fra  le  quali
dovrebbero  stabilirsi;  dalla  varietà  di  queste  imprese,  in
gran  parte  piccole,  appartenenti  a  individui  o  ad  associazioni ­
  di  diverse  specie  ;  dal  campo  di  attività  di  tali
vapori  nomadi,  che  si  estende  in  tutti  gli  oceani,  fra  porti
grandi  e  porti  minimi,  con  una  concorrenza  sfrenata  che
si  esplica  ovunque  ;  onde  gli  accordi  dovrebbero  includere ­
  gli  armatori  del  mondo  intero  (2).  E  non  solo  fra  i  1  2

(1)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  224-25.  —  Smith,  Ocean  Carrier,  pagine ­
  246-51.
(2)  Haas,  L‘Armemenl  et  la  Crise  économique  présente,  pag.  266.
        <pb n="298" />
        292

CAPITOLO  XI

tramps  è  impossibile  ogni  accordo,  ma  essi  colla  loro
presenza  in  certi  traffici  rendono  impossibili  anche  gli
accordi  fra  le  linee  regolari.  Questi  sono  impossibili,  infatti, ­
  nelle  importazioni  in  Europa  di  derrate  e  materie
prime  pesanti,  per  le  quali  i  piroscafi  regolari  non  bastano,
o  nel  traffico  di  merci  pesanti  che  si  trasportano  a  carico
completo,  o  nelle  esportazioni  di  carbon  fossile  dall’Inghilterra, ­
  in  cui  i  vapori  liberi  intervengono  su  vasta
scala  ;  mentre  gli  accordi  si  attuano  facilmente  nel  traffico
di  manufatti  di  valore,  che  esigono  regolarità  e  rapidità
di  trasporto,  o  anche  per  le  importazioni  europee  quando
si  tratta  di  diamanti,  oro,  lana  e  penne  di  struzzo  che
vengono  dall’Africa  o  di  seta  proveniente  dalla  Cina  e
dal  Giappone,  perchè  in  questi  casi  la  concorrenza  dei
tramps  è  assolutamente  esclusa  (1).  Un  tentativo  di  accordo ­
  fra  gli  armatori  liberi  si  è  avuto  nel  1908  nei  porti
argentini.  I  noli  erano  in  ribasso,  per  l’abbondanza  di  navi
che  cercavano  carichi  per  l’Europa  dopo  aver  portato
carbone  dall’Inghilterra,  e  gli  armatori  inglesi  nel  luglio
di  quell’anno  si  misero  d’accordo  di  non  accettare  noleggi
per  l’agosto  al  di  sotto  di  12-13  scellini.  Anche  armatori
di  altri  paesi  entrarono  subito  in  questa  convenzione,  alla
quale  promisero  il  loro  appoggio  alcune  grandi  compagnie ­
  di  linee  regolari.  Ma  gli  esportatori  di  grano  dell’Argentina ­
  non  si  commossero  per  ciò  e  s’intesero  fra
loro  di  non  accogliere  le  pretese  degli  armatori,  ben
sapendo  che  il  grano  non  si  guastava  aspettando  qualche
settimana  e  che,  o  prima  o  poi,  sarebbero  arrivati  altri
piroscafi  desiderosi  di  prender  carico.  E  così  infatti  avvenne, ­
  onde  al  principio  di  settembre  l’accordo  si  ruppe.
L’unico  esempio  di  un  accordo  fra  tramps,  che  abbia
potuto  durare,  si  ha  nella  Baltic  and  White  Sea  Conper  enee,

(1)  De  Rousiers,  Les  Ententes  ecc.,  pag.  303-5.
        <pb n="299" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

293

fondata  nel  1905  con  sede  a  Copenaghen.  Ma  il  fatto  eccezionalissimo ­
  si  spiega  colla  posizione  speciale  che  hanno
il  Baltico  e  il  mar  Bianco  nel  traffico  marittimo,  formando
quei  due  mari  un  campo  quasi  chiuso,  al  di  fuori  delle
vie  internazionali,  poco  accessibile  alle  navi  grandi  e  con
una  navigazione  limitata  a  certi  mesi  delhanno  ;  onde  gli
armatori  che  li  frequentano,  ad  onta  della  concorrenza
che  si  fanno  e  della  loro  differente  nazionalità,  costituiscono ­
  come  una  famiglia  e  si  conoscono  tanto  bene  da
potersi  intendere  facilmente.  Eppure  questo  accordo,  iniziatosi ­
  con  997.053  tonnellate  di  navi  aderenti,  salite  poi
a  2.988.035  nel  1910,  ossia  all’80  per  cento  del  tonnellaggio ­
  impiegato  in  quei  mari,  non  ha  dato  che  risultamenti
assai  scarsi  :  non  è  riuscito  a  mantenere  un  minimo  dei
noli  e  le  sue  decisioni  sono  state  considerate  sempre
come  semplici  raccomandazioni,  piuttosto  che  come  ordini ­
  a  cui  tutti  dovevano  sottomettersi.  La  sua  azione  si
è  esplicata  principalmente  nel  cercar  di  migliorare  le  condizioni ­
  degli  armatori,  riformando  le  polizze  di  carico
pei  noleggi  di  navi  a  tempo,  pei  carichi  di  carbone,  di
fosfati  e  di  legname,  o  per  il  caso  di  scioperi,  e  impedendo ­
  le  speculazioni  dei  sensali,  che  facevano  contratti
per  proprio  conto  coi  commercianti.  Poca  cosa  invero.
Nè  più  poteva  aspettarsi  da  un  accordo,  che  si  basa  esclusivamente ­
  sulla  buona  volontà  di  coloro  che  l’hanno  concluso ­
  e  che  può  sussistere  fondandosi  soltanto  su  principi ­
  di  equità  e  di  lealtà  verso  gli  speditori  e  i  destinatari ­
  delle  merci  (1).
Nelle  linee  regolari,  invece,  esistono,  come  abbiamo
visto,  le  condizioni  per  accordi  di  maggior  consistenza

(1)  A.  Haas,  Les  Cartels  dans  la  Navigation  libre.  —  La  Baltic
and  IL  Iute  Sea  Conference,  nella  Revue  Économique  Internationale,  gennaio, ­
  1912,  pag.  30-43.
        <pb n="300" />
        294

CAPITOLO  XI

e  di  maggior  durata  e  su  quelle  infatti  essi  sorsero  fino
da  molti  anni  fa,  sotto  molteplici  forme,  in  tutti  i  più  importanti ­
  itinerari  del  traffico  marittimo.  Il  primo  accordo,
quello  di  Calcutta,  si  attua  nel  1875  fra  le  compagnie
regolari  che  traversavano  il  canale  di  Suez,  da  sei  anni
aperto  alla  navigazione,  e  nello  stesso  anno  le  due  grandi
compagnie  germaniche  rinunziano  alla  guerra  di  tariffe
sull’Atlantico,  stabilendo  fra  loro  un  accordo  per  i  prezzi
e  per  le  condizioni  di  esercizio.  E  poiché,  per  la  concorrenza ­
  delle  altre  compagnie  tedesche  e  di  quelle  inglesi,
i  noli  sull’Atlantico  subiscono  un  forte  ribasso,  scendendo
al  di  sotto  del  costo,  nel  1885  le  linee  per  emigranti  in
partenza  dall’Europa  settentrionale  formano  una  conferenza, ­
  che  poi  si  proroga  e  si  estende  nel  1892,  riunendo
sotto  il  nome  di  Nordatlantische  Dampferlinienverband  il
Norddeutscher  Lloyd,  la  Hamburg-America,  la  Sloman
di  Amburgo,  la  Holland-America  di  Rotterdam  e  la  Red
Star  di  Anversa.  L’esclusione  delle  compagnie  inglesi,
però,  le  quali  rifuggivano  dagli  accordi,  perchè  un  tentativo ­
  fatto  in  tal  senso  nel  1888  aveva  loro  fruttato  un
processo  per  «  cospirazione  »,  determina  nel  1894  una
nuova  guerra  di  tariffe,  che  fa  discendere  i  noli  per  gli
emigranti  fino  a  2  sterline  ;  ed  allora  nel  settembre  del
1895  l’accordo  per  questi  noli  fu  esteso  anche  alle  principali ­
  società  di  navigazione  della  Gran  Brettagna,  le  quali,
oltre  a  ciò,  convennero  di  rinunziare  al  trasporto  di  emigranti ­
  dall’Europa  occidentale,  mentre  d’altro  lato  le  compagnie ­
  continentali  federate  rinunziarono  agli  emigranti
scandinavi  ed  inglesi.  Questa  convenzione,  che  doveva
durare  tre  anni,  venne  rinnovata  per  altri  quattro  anni
nel  1898,  ed  intanto  altri  accordi  per  il  trasporto  degli
emigranti  si  concludevano  fra  le  compagnie  tedesche  e
quelle  italiane  a  Colonia  nel  1898  e  a  Napoli  nel  1899.
Di  minore  importanza,  sempre  sulla  stessa  linea  atlantica,
sono  altre  convenzioni  che  riguardano  i  viaggiatori  di
        <pb n="301" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

295

cabina  e  il  traffico  di  merci.  Per  gli  uni,  come  abbiamo
già  detto,  è  difficile  stabilire  norme  fisse,  ed  infatti  la
convenzione  stipulata  dai  componenti  la  Nordatlantische  '
Dampferlinienverband  con  la  Compagnie  Générale  e  l’American ­
  Line  nel  1896  per  i  prezzi  di  cabina,  estesasi  ad  l
altre  compagnie  nel  1908,  è  rimasta  sempre  molto  incerta
e  indeterminata  ;  per  le  altre  sono  sorti  di  tanto  in  tanto
degli  accordi  per  il  commercio  di  esportazione  dall’Europa,
ma  per  le  importazioni  dall’America  ogni  convenzione  è
riuscita  vana,  a  causa  della  concorrenza  dei  tramps  (1).
Se  la  via  marittima  tra  l’Europa  e  gli  Stati  Uniti,
per  il  suo  immenso  movimento  commerciale,  è  la  più
ricca  di  accordi,  essi  su  questa  via  hanno  sempre  avuto
breve  durata  e  scarsa  consistenza,  perchè  l’itinerario  non
tanto  lungo  fa  che  ogni  compagnia  possa  assumere  il  servizio ­
  regolare  con  pochi  piroscafi,  mentre  l’intensità  del
traffico,  colla  prevalenza  in  esso  di  materie  prime  pesanti,
attrae  molte  compagnie  delle  più  differenti  nazionalità,
tra  le  quali  gli  accordi  sono  assai  difficili,  o  sono  continuamente ­
  disturbati  dall’intervento  di  navi  libere.  Questo
non  succede  negli  altri  itinerari  d’importanza  internazionale, ­
  che  hanno  un  movimento  più  scarso  sopra  più  grandi
distanze  e  in  cui  la  concorrenza  è  necessariamente  limitata ­
  (2).  Sulla  linea  del  Piata  la  Hamburg-America  sta-  '
bili  nel  1900  una  piena  comunanza  di  esercizio  colla
Hamburg-Sùdamerikanische  Dampfschiffahrt-Gesellschaft,  i
e  queste  due  compagnie  alla  lor  volta  hanno  formato  un  \
pool  col  Lloyd  di  Brema  e  colla  Hansa,  un  cartello  per
i  prezzi  colle  altre  compagnie  continentali  e  una  convenni ­

  Schachner,  Seeverkehr  ecc.,  pag.  20-21;  e  Tarifwesen,  pagine ­
  120-27.  —  Thiess,  op.  cit.,  pag.  75-81.  —  Colin,  op.  cit.,  pagine ­
  255-56.  —  Lenz,  op.  cit.,  pag.  94-98.
(2)  Smith,  Ocean  Carrier,  pag.  292-93.
        <pb n="302" />
        296

CAPITOLO  XI

zione  speciale  per  dividersi  la  cerchia  d’azione  colle  compagnie ­
  inglesi,  che  sono  del  pari  strettamente  collegate
fra  loro.  Sulle  linee  per  la  costa  occidentale  dell’America
tutte  le  compagnie  europee,  che  vi  vanno  direttamente
per  lo  stretto  di  Magellano,  o  che  vi  esercitano  il  traffico
col  trasbordo  per  l’istmo  di  Panama,  hanno  formato  fin
dall’estate  del  1904  un  accordo  che  le  obbliga  alle  stesse
tariffe  per  le  due  vie  verso  i  porti  dell’America  centrale,
mentre  le  compagnie  tedesche  dall’autunno  del  1905  si
sono  accordate  nel  dividersi  fra  loro  il  traffico  e  nel  regolare ­
  le  partenze.  E  sulle  linee  asiatiche  ed  australiane
la  conferenza  di  Singapore,  creata  il  1°  gennaio  1897,  ha
raggiunto  colla  sua  potenza  e  colla  sua  organizzazione
risultamenti  importanti,  assicurando  molti  vantaggi  agli  armatori. ­
  Essa  riuscì  col  sistema  dello  sconto  ad  eliminare
la  concorrenza  delle  navi  libere,  che  potevano  far  pagare
meno  il  trasporto  per  le  loro  minori  spese  di  ammortamento ­
  e  di  esercizio,  costringendo  i  commercianti,  che
per  certe  spedizioni  non  potevano  fare  a  meno  delle  linee
regolari  rapide,  a  piegarsi  ai  voleri  della  conferenza  e  a
rinunziare  ai  trasporti  più  a  buon  mercato,  coll’accordare
un  ribasso  di  fin  10  per  cento  ai  caricatori  che  si  servivano ­
  soltanto  di  piroscafi  confederati  e  col  negare  questo
ribasso  a  quelli  che  ricorrevano  anche  ad  altre  navi.  Essa
riuscì  anche  ad  imporsi  a  compagnie  rivali,  come  laNippon
Yusen-Kaisha,  che  pure  era  largamente  sovvenzionata,
ma  i  di  cui  viaggi  regolari  erano  troppo  poco  numerosi
per  permettere  ai  commercianti  di  rinunziare  ai  servigi
dei  vapori  confederati  e  ai  vantaggi  ad  essi  inerenti,  onde
anche  la  compagnia  giapponese  finì  col  rifugiarsi  sotto
le  ali  della  conferenza,  che  potè  garantire  agli  armatori
delle  tariffe  meno  oscillanti  e  più  elevate  (1).  Questo

(1)  Ihiess,  op.  cit.,  pag.  91-93.  —  Schachner,  Seeverkehr  ecc.,
pag.  25  e  46-47.
        <pb n="303" />
        ACCORDI  F.  SINDACATI

297

accordo  è  rappresentato  a  Singapore  da  un  comitato  di
9  membri,  che  sono  agenti  locali  delle  più  importanti
compagnie  di  navigazione;  ha  dal  1907  un  ufficio  centrale ­
  di  amministrazione  a  Londra;  e  si  è  conquistata
oramai  una  posizione  solidissima,  stipulando  una  convenzione ­
  coi  più  influenti  commercianti  di  Singapore,  mediante ­
  la  quale  essi,  che  rappresentano  il  60  per  cento
del  traffico  di  esportazione,  s’impegnano  a  servirsi  esclusivamente ­
  dei  vapori  appartenenti  alla  conferenza  (1).
In  questi  ultimi  anni,  dopo  un  ritorno  offensivo  alla
lotta  fra  le  varie  compagnie  in  tutti  i  traffici,  il  ribasso
dei  noli,  provocato  dalla  crisi  del  1907,  determina  il  rinnovamento ­
  di  una  quantità  di  accordi  già  cessati  e  la
formazione  di  molti  accordi  nuovi.  La  più  importante
delle  conferenze  rinnovatesi  dopo  la  crisi  è  quella  del
nord  Atlantico,  della  quale  entra  a  far  parte  nel  1908
anche  la  Cunard,  tenutasi  sempre  estranea  a  tali  intese,
e  che  così  include  in  sè  tutte  le  società  di  navigazione,
che  viaggiano  dall’Europa  al  nord  America.  Pure  nel  1908
le  compagnie,  che  fanno  il  servizio  fra  gli  Stati  Uniti  e  il
Brasile  e  l’Argentina,  appianarono  le  divergenze  che  le
avevano  fino  allora  divise  e  stabilirono  degli  accordi  fra
loro,  ai  quali  si  aggiunsero  altri  accordi  per  il  traffico
di  emigrazione  tra  i  porti  europei  e  .quelli  orientali  del
sud  America.  Nella  navigazione  tra  le  Antille  e  l’America ­
  settentrionale  fu  stabilita  una  conferenza  fra  i  due
concorrenti  di  lunga  data,  la  Flamburg-Amerika  e  la
Royal  Mail  C.°  La  Nippon  Yuse-Kaisha  e  il  Lloyd  germanico ­
  s’intesero  per  il  traffico  dell’estremo  oriente  e
le  due  maggiori  compagnie  tedesche  conclusero  un  accordo ­
  generale  per  tutte  le  linee  da  loro  esercitate.  A
queste  conferenze  di  carattere  mondiale,  se  ne  aggiunsero
altre  di  minore  importanza  per  le  linee  secondarie;  onde

(1)  Lenz,  op.  cit,  pag.  100.
        <pb n="304" />
        298

CAPITOLO  XI

non  deve  far  meraviglia  se  la  commissione  inglese  sui
Shipping  Rings,  nella  sua  relazione  presentata  il  18  maggio
1909,  poteva  enumerare  75  accordi  stabiliti  fra  le  varie
compagnie  di  navigazione  di  tutti  i  paesi  (1).  D’altro
lato,  però,  dobbiamo  notare  che  contro  alcuni  di  tali  accordi, ­
  e  specialmente  contro  qualche  misura  da  essi  adottata, ­
  è  sorta  di  recente  una  reazione  da  parte  dei  caricatori, ­
  che  ha  trovato  valido  appoggio  nei  loro  governi.
Così  gli  Stati  dell’Africa  meridionale,  nel  rinnovare  il
contratto  per  i  servizi  marittimi  postali,  hanno  imposto
alla  società  assuntrice  la  rinunzia  al  sistema  dello  sconto,
che  dovette  essere  abolito  anche  dalle  altre  compagnie
concorrenti  non  sovvenzionate.  E  il  Brasile  ha  preparato
un  progetto  di  legge,  che  esclude  dal  trasporto  della
posta  le  compagnie  che  applicano  ai  prodotti  nazionali
questo  sistema  e  fa  pagare  ad  esse  tasse  raddoppiate  nei
porti  (2).
I  vantaggi  di  queste  limitazioni  poste  alla  libera  concorrenza ­
  sono  parecchi  ed  evidentissimi.  Per  mezzo  di  esse  il
tonnellaggio  disponibile  è  meglio  messo  in  rapporto  coi
bisogni  dei  traffici,  non  solo  rispetto  alla  sua  quantità,
evitando  che  essa  sia  esuberante  di  fronte  alla  domanda
esistente,  ma  anche  rispetto  alla  sua  qualità,  assegnando
ogni  nave  a  quella  specie  di  trasporto  per  la  quale  è  più
adatta.  Lo  sperpero  di  ricchezza,  che  si  aveva  colla  partenza ­
  contemporanea  di  parecchi  piroscafi  sulla  stessa  linea,
quando  ne  occorrevano  meno,  viene  eliminato  se  fra  essi
si  stabilisce  un  accordo,  in  grazia  del  quale  ogni  nave  non
si  trova  più  nella  necessità  di  viaggiare  con  un  carico  soltanto ­
  parziale  e  riesce  a  fare  in  modo  che  le  sue  unità  di

(1)  Haas,  IJArmement  ecc.,  pag.  261-63.  —  De  Rousiers,  Les
Enlettles  ecc.,  pag.  301.
(2)  Neptune,  10  ottobre  1912;  Hansa,  5  ottobre  1912;  Shipping
Gazette,  13  novembre  1912.
        <pb n="305" />
        produzione  si  avvicino  il  più  possibile  alle  unità  di  prestazione. ­
  Colla  soppressione  delle  partenze  inutili,  le  spese  di
esercizio,  oltre  diminuire  in  via  assoluta,  si  repartiscono
sopra  un  maggior  numero  di  atti  di  trasporto,  che  così  vengono ­
  a  costare  meno  per  ciascuno;  mentre,  colla  concentrazione ­
  del  traffico,  il  servizio  può  esser  meglio  organizzato
e  fatto  con  navi  più  grandi,  più  rapide  o  più  comode.  Ed
infine,  regolando  l'offerta  di  tonnellaggio  e  sfruttandolo  in
modo  più  economico,  i  noli  diventano  meno  oscillanti  e
senza  mai  aumentar  troppo,  sono  sempre  rimunerativi  per
gli  armatori,  mentre  offrono,  colla  loro  stabilità,  il  vantaggio ­
  inestimabile  pei  commercianti  di  permetter  l'oro  di  calcolare ­
  in  precedenza  le  spese  di  trasporto  di  ogni  carico,
il  che  è  tanto  più  utile  quando  si  tratta  di  merci  che  si
spediscono  in  grandi  quantità,  o  che  vànno  regolarmente
sopra  date  linee.  Nè  può  temersi  che  gli  accordi  si  risolvano ­
  in  un  gran  danno  per  il  pubblico,  perchè  se  essi
frenano  la  concorrenza,  non  riescono  mai  ad  eliminarla
completamente.  La  concorrenza,  infatti,  non  cessa  del
tutto  neanche  fra  i  singoli  membri  dell’intesa,  i  quali,
pur  essendo  vincolati  a  non  prender  noli  inferiori  a  quelli
fissati  convenzionalmente,  hanno  in  molti  casi  un  altro
campo  aperto  alla  feconda  emulazione  fra  di  loro,  nel
cercare  ognuno  di  attirare  a  sè  la  clientela  colla  comodità
e  colla  rapidità  dei  servigi.  Che  se  poi  i  componenti  l’accordo ­
  volessero  approfittarsene  per  forzar  troppo  i  prezzi
ed  ottenere  dei  guadagni  eccezionali,  provocherebbero
una  concorrenza  ben  più  temibile  da  parte  delle  navi  irregolari, ­
  sempre  pronte  a  recarsi  dove  c’e  un  trasporto
proficuo  da  compiere,  e  da  parte  di  nuove  compagnie,
che  non  mancherebbero  di  sorgere  per  partecipare  a
quei  guadagni  eccezionali  (1).

(1)  Schachner,  Secverkehr  ecc.,  pag.  158.  —  De  Rousiers,  Les
Ententes  ecc.,  pag.  327-28.  —  Colson,  op.  cit.,  pag.  561  e  566.  —  Thiess,
op.  cit.,  pag.  73  e  77.  -  Lenz,  op.  cit.,  pag.  118-37.
        <pb n="306" />
        CAPITOLO  XI

300

La  possibilità  di  una  concorrenza  effettiva  per  mezzo
di  tramps  e  di  una  concorrenza  virtuale  per  mezzo  di
eventuali  nuove  compagnie  esiste  anche  di  fronte  a  quelle
convenzioni  più  durature,  che  riuniscono  parecchie  imprese ­
  sotto  un’unica  direzione  e  che  danno  origine  a
quelli  che  si  chiamano  sindacati.  Abbiamo  visto  che  gli
accordi,  di  cui  abbiamo  parlato  fino  ad  ora,  sono  sempre
temporanei,  si  formano  e  si  sciolgono  secondo  l’andamento ­
  cattivo  o  buono  del  traffico,  vengono  poco  osservati ­
  nei  momenti  di  prosperità  economica  e  di  noli  elevati, ­
  e  trovano  più  difficoltà  a  durare  a  lungo  sulle  linee,
come  quella  del  nord  atlantico,  dove  il  movimento  di
viaggiatori  e  di  merci  è  più  intenso.  Si  capisce,  dunque,
come  sia  nata  l’idea  di  regolare  l’offerta  di  tonnellaggio
navale  e  i  prezzi  pei  trasporti  marittimi,  mediante  un  accordo ­
  più  intimo,  più  stabile  e  più  efficace,  e  come  proprio
sulla  linea  fra  l’Europa  e  gli  Stati  Uniti  sia  sorto  l’unico
sindacato  di  cui  la  navigazione  ci  offra  l’esempio  (1).
Com’è  noto,  nei  sindacati  o  trusts  si  ha  un  ente  di  nuovo
genere,  che  assorbe  le  azioni  di  diverse  società  anonime,
sostituendovi  certificati  appositi,  per  mezzo  dei  quali  il
capitale  delle  varie  società  viene  amministrato  e  messo
a  disposizione  di  questo  ente,  senza  che  esso  ne  acquisti
la  proprietà  completa.  Con  tale  concentrazione  finanziaria,
le  singole  imprese  di  un  dato  ramo  di  traffico  perdono
la  loro  autonomia,  non  si  possono  più  far  concorrenza
fra  loro,  assumono  una  posizione  di  monopolio  tanto  più

(1)  Il  Lenz  (op.  cit.,  pag.  74-76)  include  fra  i  trus/s  oceanici
anche  la  Consolidated.  Steam  Ship  Line,  fondata  da  Morse  nel  1907,
che  ebbe  vita  brevissima,  e  la  concentrazione  di  compagnie  marittime,
avvenuta  per  iniziativa  della  Royal  Mail  Steam  Pocket  C.°  nel  1910
e  1911;  ma  dalle  notizie,  che  su  entrambi  fornisce  lo  stesso  I.enz,  risulta ­
  chiaramente  che  qui  si  tratta  di  accordi  piuttosto  che  di  sindacati. ­
        <pb n="307" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

301

sicura  per  quanto  è  maggiore  il  numero  delle  imprese
assorbite,  e  l’azione  comune  di  esse,  indirizzata  a  vantaggio ­
  di  tutte,  è  molto  meglio  assicurata  che  non  coi
semplici  accordi  sui  prezzi,  colle  penali,  cogli  sconti,  coi
contributi  ad  una  cassa  sociale  o  colla  comunanza  di  esercizio. ­
  Per  mezzo  di  queste  concentrazioni  finanziarie  si
sono  ottenute  negli  Stati  Uniti  d’America  quelle  limitazioni ­
  alla  concorrenza,  che  sono  così  necessarie,  come
abbiamo  detto,  nelle  industrie  maggiormente  sviluppate,
esercitate  in  grande,  con  macchinari  costosi  ;  e  con  l’intenzione ­
  di  raggiungere  gli  stessi  intenti  sorse  il  trust
oceanico,  che  prese  il  nome  di  International  Mercantile
Marine  Company.
Esso  fu  ideato  dal  gran  finanziere  Morgan,  il  quale
per  attuarlo  stipulò  il  4  febbraio  1902  un  contratto  fra
le  cinque  compagnie  White  Star,  Dominion,  American,
Atlantic  Transport  e  Leyland,  per  riunirle  in  una  unica
corporazione  avente  un  capitale  di  120  milioni  di  dollari,
emesso  per  metà  in  azioni  di  preferenza  e  per  metà  in
azioni  comuni,  insieme  ad  un  capitale  di  obbligazioni  di
50  milioni  di  dollari,  aumentato  successivamente  con  ulteriori ­
  emissioni.  Queste  somme  furono  consacrate  a  riscattare ­
  con  un  buon  premio  le  azioni  delle  cinque  compagnie, ­
  a  formare  il  capitale  occorrente  per  l’esercizio
della  nuova  impresa  e  a  rimunerare,  un  pò  troppo  largamente ­
  se  vogliamo,  i  servigi  prestati  dai  promotori
del  trust.  Tra  le  diverse  convenzioni  secondarie,  connesse
col  contratto  principale,  meritano  di  essere  ricordate
quella  col  cantiere  Harland  e  Wolf  di  Belfast,  che,  assumendo ­
  il  monopolio  delle  costruzioni  navali  per  il  trust,
si  obbligava,  finche  le  ordinazioni  di  questo  tenessero  il
cantiere  continuamente  occupato,  a  non  costruire  per  altri
armatori  e  a  non  accettare  ordini,  in  ogni  modo,  dai  competitori ­
  della  nuova  corporazione  senza  il  di  lei  permesso;
e  la  convenzione  colle  due  maggiori  compagnie  germani ­
        <pb n="308" />
        302

CAPITOLO  XI

che,  per  la  quale  il  trust  non  può  mandare  le  sue  navi  nei
porti  tedeschi,  mentre  le  due  società  tedesche  alla  lor
volta  non  possono  aumentare  i  loro  servizi  marittimi  in
Inghilterra  e  per  la  quale  ciascuno  dei  due  contraenti
partecipa  ai  profitti  percepiti  dall’altro,  senza  che  nessuno
dei  due  possa  comprare  azioni  dell’altro  contraente.
La  formazione  di  questo  sindacato  suscitò  la  più  viva
commozione  e  i  più  seri  allarmi,  tanto  negli  ambienti  politici, ­
  quanto  in  quelli  commerciali  e  marittimi.  Si  credeva
che  esso  fosse  l’inizio  di  un  inevitabile  decadimento  economico ­
  della  Gran  Brettagna,  che  portasse  un  colpo  terribile ­
  all’egemonia  inglese  sui  mari,  che  costituisse  per
alcune  nazioni  un  vero  pericolo  in  caso  di  guerra  e  che
rappresentasse  la  sottomissione  dell’Europa  alla  potenza
capitalistica  degli  Stati  Uniti  d’America.  Ma  anche  lasciando ­
  da  parte  i  timori  politici  che  aveva  destati  la
nuova  istituzione  e  limitandoci  a  considerare  soltanto
quelli  di  carattere  più  strettamente  economico,  alcuni  temevano ­
  che  la  Gran  Brettagna  in  date  eventualità  potesse ­
  venire  a  mancare  per  l’azione  del  trust  di  quella
grande  quantità  di  derrate  alimentari  che  riceve  di  fuori,
altri  che  l’Europa  fosse  innondata  di  prodotti  americani
portati  dalle  navi  del  trust  con  tariffe  ridotte,  e  altri  infine ­
  che  il  commercio  mondiale  si  trovasse  costretto  per
opera  del  trust  a  pagare  noli  elevatissimi  pei  trasporti
marittimi.  Ora  questi  timori  erano  senza  dubbio  in  contraddizione ­
  fra  di  loro  e  si  elidevano  a  vicenda.  Se,  infatti, ­
  il  trust  si  fosse  rifiutato  di  fornire  all’Inghilterra
il  grano  e  le  altre  derrate  alimentari  di  cui  abbisogna,
avrebbe  rinunziato  al  trasporto  di  un  prodotto  americano
e  ai  noli  che  vi  poteva  percepire;  se  avesse  portato  in
Europa  i  prodotti  degli  Stati  Uniti  con  tariffe  molto  basse,
non  avrebbe  guadagnato  e  avrebbe  reso  del  tutto  inutile
la  coalizione  di  tante  navi  sotto  un’unica  direzione;  e  se
fosse  riuscito  ad  imporre  dei  noli  eccezionalmente  elevati,
        <pb n="309" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

303

sarebbe  stato  spinto  da  essi  a  trasportare  la  maggior
quantità  di  derrate  alimentari,  e  avrebbe  con  essi  impepedite
  o  diminuite  le  esportazioni  americane.
Ma  esaminiamo  pure  ognuno  di  questi  eventuali
danni,  che  potrebbe  provocare  un  sindacato  marittimo,  ammettendo ­
  che  ciascuno  di  essi  abbia  la  possibilità  di  sussistere ­
  per  conto  suo,  senza  essere  eliminato  dagli  altri.  Il
pericolo  che  l'Inghilterra  si  veda  mancare  le  importazioni
degli  alimenti  ha  sempre  preoccupato  gli  scrittori  politici
di  quel  paese;  ma  gli  argomenti  da  essi  addotti  furono
mirabilmente  confutati  da  Ricardo  fino  dal  1822.  Se  la
nostra  domanda  di  grano,  egli  diceva,  è  costante  ed  uniforme, ­
  si  produrrà  all'estero  una  quantità  immensa  di
questa  derrata  destinata  a  noi  e  avranno  più  interesse
gli  stranieri  a  farcela  pervenire  che  non  noi  a  riceverla.
Il  paese,  che  avrà  accresciuta  la  produzione  in  vista  del
nostro  consumo,  non  vorrà  tenere  invenduto  tanto  grano
nei  suoi  magazzini  e  non  avrà  il  coraggio  di  esporre  gli
agricoltori  e  i  proprietari  ad  una  rovina  generale  neanche
in  tempo  di  guerra.  Nessuno  vorrebbe  esercitare  la  sua
vendetta  a  tali  condizioni,  per  quanta  energia  abbiano  i
sentimenti  di  ostilità  che  animano  i  popoli  nel  momento
della  lotta,  per  quanto  desiderio  si  possa  avere  di  torturare ­
  il  nemico,  togliendogli  i  mezzi  di  sussistenza  (1).
Nè  questo  ragionamento  di  Ricardo  perde  nulla  del  suo
valore,  ma  acquista  anzi  una  maggior  forza,  nel  caso  che
una  parte  dei  trasporti  marittimi  sia  nelle  mani  di  una
grande  compagnia  di  navigazione,  anche  estera,  perchè
all’interesse  che  avranno  i  produttori  a  vendere  il  loro
grano,  si  aggiungerà  pure  l’interesse  che  avrà  quella
compagnia  a  trasportarlo,  per  non  tenere  i  suoi  vapori
inoperosi  o  per  non  farli  viaggiare  con  carico  insufficiente. ­


(1)  D.  Ricardo,  Oeuvres  complétes.  Paris,  1847,  pag.  689-90.
        <pb n="310" />
        304

CAPITOLO  XI

Dato  questo  interesse,  non  sappiamo  neanche  concepire ­
  l'altro  pericolo,  che  il  sindacato  marittimo  voglia
innondare  l'Europa  di  prodotti  americani  trasportati  a
noli  bassissimi,  giacché  siamo  convinti  che  esso  miri,  più
che  a  favorire  le  industrie  degli  Stati  Uniti,  a  guadagnare
più  che  sia  possibile  nel  traffico  che  esercita.  Ed  allora,
ci  si  obbietterà,  sarà  reale  ed  inevitabile  l’altro  pericolo,
che  il  sindacato  faccia  rincarare  a  dismisura  i  noli  sui  suoi
itinerari,  dal  momento  che  esso  si  è  formato  appositamente ­
  per  ottenere  dei  lucri  eccezionali  nei  trasporti  per
mare.  A  questa  obbiezione  si  può  rispondere  che,  se  anche
il  trust  riuscisse  ad  assorbire  tutte*  le  navi  del  mondo,
non  per  questo  potrebbe  fissare  i  noli  a  suo  capriccio,
perchè  ogni  aumento  di  essi  fa  ritirare  dalla  domanda
di  tonnellaggio  navale  un  certo  numero  di  viaggiatori  o
una  certa  quantità  di  merci,  onde  ad  un  dato  punto  l’aumento ­
  si  ritorce  a  danno  dell’impresa  che  l’ha  provocato.
Ma  l’ipotesi  di  un  trust  fra  tutte  le  navi  esistenti  è  inammissibile ­
  e  se  esso  dispone  soltanto  di  una  parte,  sia
pure  cospicua,  dell’offerta  di  tonnellaggio  navale,  il  suo
potere  sui  noli  si  trova  rinchiuso  in  limiti  ancor  più
ristretti,  per  l’influenza  degli  altri  concorrenti,  a  cui  appartiene ­
  la  rimanente  offerta.  Il  sindacato  sarà  allora  in  grado
di  ottenere  l’aumento  dei  noli,  che  può  esser  prodotto
dal  ritiro  di  quella  parte  di  offerta  del  tonnellaggio  navale
di  cui  dispone,  ma  senza  poter  superare  il  nolo  che  risulterebbe ­
  dalla  scarsità  di  tonnellaggio,  quando  fosse  rimasta ­
  sul  mercato  l’offerta  soltanto  degli  altri  concorrenti.
E  neanche  di  tale  sua  posizione  preponderante  il  trust
potrebbe  abusare  entro  questi  limiti  pur  così  ristretti,
perchè  l’industria  della  navigazione,  come  sappiamo,  si
esercita  sopra  una  via  libera,  aperta  a  tutti,  utilizzabile
da  molti  contemporaneamente  e  dove  la  concorrenza  non
può  subire  troppe  restrizioni.  Se,  dunque,  il  sindacato
volesse  aumentar  troppo  i  noli,  le  costruzioni  navali  in
        <pb n="311" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

y

305

20

tutto  il  mondo  prenderebbero  un  insolito  sviluppo,  arrestando ­
  tale  aumento  e  provocando  anche  un  ribasso  sensibile; ­
  se  volesse  approfittarsi  troppo  della  sua  posizione
privilegiata,  la  verrebbe  a  perder  subito  del  tutto,  per
l’espansione  che  il  rialzo  dei  noli  darebbe  al  tonnellaggio
navale,  per  l’incremento  nell’offerta  di  esso  che  si  avrebbe
da  parte  degli  armatori  indipendenti  e  per  la  riduzione
che  relativamente  verrebbe  a  subire  la  parte  proporzionale ­
  di  offerta  controllata  dal  trust.
L’errore,  che  hanno  commesso  i  promotori  della
International  Mercantile  Marine  Company  e  che  si  trova
a  base  dei  timori  che  la  sua  formazione  ha  suscitati,
consiste  nell’aver  creduto  che  sul  mare  si  potesse  fare
un  sindacato  come  in  qualunque  altra  industria,  e  che  la
straordinaria  potenza  acquistata  negli  Stati  Uniti  dai  trusts
in  ogni  ramo  di  traffico  non  dovesse  mancare  al  trust
oceanico.  Ma  fra  questo  e  tutti  gli  altri  sindacati  ci  sono
differenze  grandissime  ed  essenziali.  I  trusts  americani
sono  imprese  nazionali,  che  acquistano  in  paese  una
posizione  di  privilegio  alleandosi  colle  ferrovie  e  che
non  temono  la  concorrenza  estera,  dalla  quale  sono  difesi
per  mezzo  di  altissimi  dazi  protezionisti,  onde  possono
regolare  a  loro  beneplacito  la  produzione,  l’offerta  e  i
prezzi.  Il  trust  oceanico,  invece,  è  un’impresa  internazionale, ­
  che  funziona  sul  mare  libero,  che  non  può  farsi
proteggere  da  dazi,  che  non  può  impedire  agli  altri  di
costruire  navi  quante  vogliono,  che  deve  aspettarsi  da
ogni  parte  concorrenti  temibili  e  che,  non  essendo  in
grado  di  limitare  l’offerta  di  tonnellaggio  navale,  non
può  da  solo  determinare  un  rialzo  dei  noli.  Per  questo
nel  1902,  prima  che  la  nuova  combinazione  marittima
cominciasse  a  funzionare,  noi  dicevamo  che  il  suo  potere
sarebbe  stato  necessariamente  assai  limitato:  «  se  essa  si
prefìggerà  per  programma  di  ridurre  le  spese  di  esercizio ­
  nella  navigazione,  di  dare  maggiore  stabilità  ai  noli
        <pb n="312" />
        306

CAPITOLO  XI

e  di  mantenerli  sempre  ad  un  livello  rimunerativo,  potrà
prosperare  e  non  sarà  dannosa  per  nessuno;  ma  se  vorrà
diventar  dannosa,  aspirando  al  monopolio  dei  trasporti
marittimi  e  rincarando  troppo  il  prezzo  di  essi,  avrà  una
vita  breve  e  sarà  presto  costretta  a  soccombere  »  (1).
Il  trust,  invece,  è  ancora  in  vita,  ma  le  nostre  previsioni ­
  pessimiste  sulla  sua  possibile  azione  si  sono  completamente ­
  avverate,  in  quanto  esso,  ad  onta  che  disponga
di  circa  un  milione  di  tonnellate  di  piroscafi,  non  ha  potuto
esercitare  in  questi  dieci  anni  un’influenza  preponderante
sul  traffico  marittimo,  non  ha  provocato  nessuno  di  quei
grandiosi  effetti  politici  ed  economici,  che  gli  uni  speravano ­
  e  gli  altri  temevano,  e  ben  lungi  dal  percepire
quei  profitti  eccezionali,  che  i  promotori  si  aspettavano
da  una  tale  concentrazione  di  tonnellaggio  navale,  non
ha  avuto  fino  ad  ora  che  delle  perdite  disastrose.  In
questi  dieci  anni,  infatti,  il  trust  oceanico  ha  pagato  con
grandi  difficoltà  gl’interessi  sulle  sue  obbligazioni,  ma
non  ha  dato  alcun  dividendo  sulle  azioni  di  preferenza,
nè  a  maggior  ragione  su  quelle  comuni;  nel  1903  ebbe
un  utile  di  355.000  dollari,  nel  1904  un  deficit  di  2  milioni, ­
  nel  1908  un  altro  deficit  di  2.800.000  dollari,  e  nel
1911,  sopra  un  benefizio  di  4.5  milioni  di  dollari,  i  direttori ­
  hanno  dovuto  prelevare  dollari  3.7  milioni  per  il
deprezzamento  della  flotta,  mettendo  il  resto  a  conto
nuovo.  Si  aggiunga  poi  che  per  parecchi  anni  si  è  fatto
fronte  alle  spese  fisse  per  mezzo  di  storni  dal  conto
assicurazioni,  che  le  spese  di  esercizio  aumentano  ogni
anno  in  proporzioni  pericolose,  e  che  il  deprezzamento
del  naviglio  assorbirà  delle  somme  sempre  maggiori  ;
onde,  secondo  quanto  afferma  1  ’  Economist,  «  il  tempo,  in

(1)  C.  Supino,  Il  Trust  Oceanico,  nella  Rivista  Marittima,  giugno, ­
  1902.
        <pb n="313" />
        ACCORDI  E  SINDACATI

307

cui  le  azioni  di  preferenza  potranno  ricevere  il  loro  primo
dividendo,  sembra  ancora  molto  lontano  »  (1).  Aveva  ragione ­
  Carnegie,  quando  parlando  di  Morgan  e  del  suo
trust  disse  :  thè  ocean  was  too  big  for  him  !  E  noi,  dal
canto  nostro,  possiamo  concludere  che  i  monopoli  nel-Tindustria
  dell’armamento  sono  assolutamente  impossibili
e  che  anche  le  più  blande  limitazioni  alla  concorrenza
hanno  una  efficacia  e  una  durata  tanto  maggiori,  per
quanto  meglio  riescono  a  metter  d’accordo  gl’interessi
dei  viaggiatori  e  dei  commercianti  con  gl’interessi  delle
compagnie  di  navigazione.

(1)  Economist,  6  luglio  1912,  pag.  11.
        <pb n="314" />
        CAPITOLO  XII

Navigazione  Interna.
€
La  navigazione,  come  abbiamo  accennato  al  principio
di  questo  nostro  lavoro,  non  si  esercita  soltanto  sul  mare,
ma  anche  sulle  vie  acquee  che  scorrono  dentro  terra.  In
alcuni  casi  queste  due  specie  di  navigazione  sono  indistinte ­
  e  si  confondono,  come  nei  canali  marittimi  o  nelle
bocche  dei  grandi  fiumi  ;  in  altri  si  prestano  entrambi
un  aiuto  reciproco,  come  quando  le  importazioni  marittime ­
  penetrano  con  le  vie  acquee  dentro  il  territorio  di
ogni  paese,  o  viceversa  le  esportazioni  terrestri  affluiscono
per  mezzo  di  queste  stesse  vie  acquee  verso  i  porti  per
poi  attraversare  gli  oceani  ;  in  altri  casi,  infine,  la  navigazione ­
  interna  non  ha  contatti  immediati  col  mare  e  fa
parte  integrale  del  sistema  nazionale  dei  trasporti,  come
nei  canali  che  uniscono  dei  fiumi  fra  loro  o  che  scorrono
parallelamente  ad  essi.  In  ogni  modo,  se  la  navigazione
si  considera  in  generale  come  una  industria  che  si  occupa ­
  del  trasporto  di  persone  e  di  merci  sull’acqua  da
un  luogo  all’altro,  e  se  l’acqua  dà  origine  a  due  diverse
specie  di  vie,  le  une  marittime  e  le  altre  interne,  le  due
navigazioni,  che  avvengono  sopra  di  esse,  avranno  necessariamente, ­
  tanto  nel  campo  tecnico  quanto  nel  campo
economico,  dei  principi  fondamentali  in  comune,  come
d’altro  lato  presenteranno  pure,  sotto  entrambi  gli  aspetti,
        <pb n="315" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA  309

delle  differenze,  che  diventano  sempre  più  sensibili,  a
misura  che  la  navigazione  interna  si  allontana  dal  mare
e  ha  con  esso  meno  rapporti.  Di  queste  differenze,  che
si  manifestano  nella  via,  nel  veicolo,  nella  forza  motrice,
nei  sistemi  di  esercizio  e  nella  determinazione  dei  noli,
ci  occuperemo  nel  presente  capitolo.
Le  vie  d’acqua  che  scorrono  dentro  terra  possono
essere  naturali  od  artificiali.  Le  prime  comprendono  :
1)  i  mari  interni,  i  laghi  e  i  fiumi,  i  quali  sono  nella  maggior ­
  parte  dei  casi  navigabili  con  bastimenti  speciali  più
o  meno  differenti  da  quelli  che  solcano  gli  oceani  ;  2)  le
bocche  di  fiumi  e  i  bracci  di  mare,  che  permettono  la
penetrazione  della  navigazione  marittima  nell’interno  di
alcune  regioni.  Le  seconde  comprendono  :  1)  i  canali  marittimi, ­
  che  congiungono  due  mari  per  abbreviare  i  viaggi
oceanici  ;  2)  i  canali  marittimi,  che  entrano  dentro  terra
e  che  hanno  per  iscopo  di  rendere  accessibili  ai  grandi
bastimenti  certe  città  interne,  le  quali  divengono  così
porti  di  mare  ;  3)  i  canali  interni,  che  allungano  un  corso
d’acqua  naturale,  superando  ostacoli  altrimenti  insormontabili ­
  dalla  navigazione,  o  che  uniscono  fra  loro  fiumi,
laghi  e  bracci  di  mare  separati,  o  che  stabiliscono  una
via  navigabile  in  regioni  dove  non  esistevano  corsi  di
acqua  (1).
La  distinzione  delle  vie  acquee  in  naturali  ed  artificiali ­
  non  serve  a  separare,  come  parrebbe  a  prima  vista,
la  navigazione  interna  da  quella  che  maggiormente  si
accosta  alla  marittima,  perchè  appartengono  più  propriamente ­
  a  quest’ultima  i  canali  che  si  scavano  negli  istmi
e  quelli  che  fanno  penetrare  il  mare  dentro  terra,  pur

(1)  E.  R.  Johnson,  Inland  Waterways,  their  relation  to  Transportation, ­
  negli  Annals  of  thè  American  Academy  of  Politicai  and  Social
Science,  settembre,  1893,  pag.  14.  —  J.  S.  Jeans,  Waterways  and  Water
Transport  in  different  Countries.  London,  1890,  pag.  III.
        <pb n="316" />
        310

CAPITOLO  XII

essendo  tutto  ciò  che  si  possa  immaginare  di  più  artificiale, ­
  mentre  i  fiumi,  che  sono  corsi  naturali,  appartengono ­
  alla  navigazione  interna.  E  la  distinzione  tra  queste
due  specie  di  vie  acquee  non  significa  neanche  che  le
prime  sieno  date  dalla  natura  già  pronte  per  il  servizio
dei  trasporti  e  che  le  seconde  sieno  opera  dell’uomo,
giacché  sempre  il  lavoro  ed  il  capitale  intervengono  nelle
vie  per  renderle  navigabili  ed  è  piuttosto  nella  misura
di  questo  intervento,  che  si  ha  il  criterio  per  distinguerle
fra  loro.  Se,  infatti,  nei  mari  interni  e  nei  laghi  l’opera
dell’uomo  si  esplica  solamente  nei  punti  di  approdo,
in  tutti  i  mezzi  per  facilitare  il  carico  e  lo  scarico  delle
merci,  nei  fari,  nei  segnali  ecc.,  assume  assai  maggiori
proporzioni  nei  fiumi,  che  ben  di  rado  sono  navigabili
senza  subire  modificazioni  artificiali.  Tra  queste  modificazioni ­
  artificiali  le  più  importanti  sono  :  1)  gli  scavi,
a  cui  i  fiumi  vengono  sottomessi  di  continuo  per  eliminare ­
  gl’impedimenti  alla  navigazione  o  per  render  più
profondo  il  corso  dell’acqua  e  che  s’intensificano  di  tanto
in  tanto  allo  scopo  di  togliere  la  sabbia,  che  via  via  si
accumula  specialmente  verso  la  foce  ;  2)  la  regolarizzazione, ­
  che  mira  a  dare  un  corso  più  uniforme  al  fiume,
rallentando  il  deflusso  delle  acque  nelle  due  parti  vicino
alle  rive  mediante  sostegni  appositi  e  scavando  il  letto
nel  mezzo,  in  modo  da  render  sempre  possibile  la  navigazione ­
  in  tutte  le  stagioni,  anche  nei  periodi  di  magra,
entro  la  strada  approfondita  artificialmente  ;  e  3)  la  canalizzazione, ­
  che  rialza  il  pelo  dell’acqua  e  interrompe  con
chiuse  il  suo  corso,  dividendolo  in  tanti  bacini  a  differente ­
  livello,  che  stanno  ognuno  per  conto  proprio  e  che
sono  in  comunicazione  fra  loro  (1).  Ma  qualunque  lavoro

(1)  K.  L.  Schecher,  Verkehrslehre  der  Binnenschiffahrt.  Halle  a.
S.,  1911,  pag.  2-5.  —  V.  Kurs,  art.  Binnenschiffahrt,  in  Handwórterbuch
  ecc.,  voi.  Ili,  pag.  2.
        <pb n="317" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

311

(1)  Jeans,  op.  cit.,  pag.  61.

si  faccia  nei  fiumi,  essi  non  perdono  mai  per  ciò  il  carattere ­
  di  vie  naturali,  in  quanto  hanno  un  letto  ed  un
corso  d’acqua  dati  dalla  natura,  in  opposizione  ai  canali,
in  cui  dentro  un  letto  artificialmente  costruito  si  fa  scorrere ­
  una  massa  d’acqua  artificialmente  ivi  addotta.  E  per
fare  scorrere  l’acqua  dove  non  c’è,  ardui  sono  i  problemi
che  l’ingegneria  idraulica  ha  risolti,  grandissimi  gli  ostacoli ­
  che  ha  saputo  superare,  portentosi  i  lavori  che  ha
dovuto  intraprendere  e  portare  a  compimento.  Ora  si
tratta  di  prender  l’acqua  dal  sottosuolo,  o  di  distribuirla
dopo  averla  raccolta  in  enormi  serbatoi,  o  di  farla  venire
da  corsi  naturali  ;  ora  dei  fiumi  sono  fatti  deviare  per
render  più  lento  un  corso  torrenziale  o  per  evitare  dei
salti  e  delle  cascate,  che  impedirebbero  la  navigazione,
oppure  sono  innalzati  al  livello  dei  laghi,  mentre  i  laghi
si  abbassano  al  livello  del  mare  ;  ora  infine  dei  canali  si
fanno  passare  attraverso  le  montagne  per  mezzo  di  gallerie ­
  scavate  in  esse,  o  attraverso  le  vallate  per  mezzo  di
acquedotti  colossali  sospesi  come  ponti  (1).  Nè  meno  importanti ­
  sono  i  lavori  fatti  e  i  meccanismi  inventati  per
superare  i  dislivelli  dell’acqua,  che  sono  così  frequenti
nei  canali  e  nei  fiumi  canalizzati.  A  tal  uopo  si  ricorre
al  sistema  delle  chiuse  o  cateratte,  applicato  per  la  prima
volta  da  idraulici  italiani  nel  secolo  XV,  e  che  permette  alle
navi  di  passare  da  un  bacino  più  basso  ad  uno  più  alto
o  viceversa,  per  mezzo  di  un  recinto  che  si  apre  e  si
chiude  dalle  due  parti  a  diverso  livello  e  dentro  il  quale
l’acqua  s’innalza  o  s’abbassa,  facendo  salire  o  discendere
la  nave  che  vi  si  trova  ;  oppure  si  ricorre  al  sistema  degli
ascensori,  che  sollevano  la  barca  immessa  e  galleggiante
in  un  bacino  e  la  depositano  nella  parte  più  alta  del  canale, ­
  o  al  sistema  dei  piani  inclinati  con  binari,  che  tra ­
        <pb n="318" />
        fi'/]]

scinano  in  su  la  barca  entro  un  bacino  o  all’asciutto,  o
la  fanno  discendere  dal  piano  più  alto  al  più  basso  (1).
Le  vie  acquee  naturali  hanno  un’ampiezza  o  una  direzione, ­
  che  dipende  esclusivamente  da  cause  fisiche  e
non  è  in  alcun  rapporto  con  criteri  economici,  i  quali
influiranno  soltanto  sui  lavori  di  modificazione  e  di  trasformazione ­
  da  farsi  nel  corso  d’acqua.  Questi  criteri  economici, ­
  invece,  hanno  un’influenza  preponderante  nelle
vie  acquee  artificiali,  che  sono  costruite  appositamente  in
vista  dei  trasporti  a  cui  saranno  adibite.  E  per  ciò  in  esse
l’ampiezza  dell’impianto  viene  determinata  dalla  quantità
del  traffico  possibile  e  dai  probabili  suoi  successivi  incrementi, ­
  giacché  un  maggior  impiego  di  capitali  al  di
là  di  questi  limiti  sarebbe  anti-economico  ;  mentre  per
stabilire  la  direzione  di  un  canale  sarà  necessario  fissare  :
1)  la  linea  media  diretta  del  traffico,  cioè  quella  linea  che
taglia  la  cerchia  del  traffico  in  modo  che  le  masse  di
questo,  rilevate  statisticamente  e  spettanti  a  destra  e  a
sinistra,  sieno  uguali;  2)  la  deviazione  che  questa  linea  mediana ­
  riceve  da  entrambi  i  lati,  per  includervi  alcuni  centri
di  traffico,  facendo  sorgere  la  questione  se  sia  più  conveniente ­
  di  unire  questi  punti  con  proprie  vie  acquee  di
accesso,  o  con  deviazioni  dalla  linea  media,  o  con  due  o
più  vie  convergenti  che  proseguono  poi  unite  ;  3)  le  condizioni ­
  del  terreno,  per  vedere  se  esse  permettono,  e  in
che  modo,  di  avvicinarsi  a  questa  linea  stradale  teoricamente ­
  più  conforme  allo  scopo  (2).
Dal  momento  che  le  vie  artificiali  e  la  maggior  parte
di  quelle  naturali  non  sono  navigabili  se  non  a  patto  di
subire  più  o  meno  importanti  cambiamenti  per  opera  del-
        <pb n="319" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

313

(1)  Sympher,  art.  cit.,  pag.  760.

l’uomo,  si  capisce  come  esse  tutte  esigano  delle  spese
più  o  meno  elevate  d’impianto,  a  differenza  di  quello  che
succede  nella  navigazione  marittima,  la  quale,  come  sappiamo, ­
  percorre  una  via  libera  e  gratuita.  Solo  nei  mari
interni  e  nei  laghi  queste  spese  d’impianto  non  esistono  ;
ma  sono  già  abbastanza  rilevanti  nei  fiumi,  quando  si  tratta
di  regolarizzare  il  loro  corso,  e  più  ancora  quando  si  tratta
di  canalizzarli,  perchè  ogni  chiusa  di  dimensioni  medie
costa  da  300.000  a  400.000  franchi.  Le  spese  per  la  canalizzazione ­
  dei  fiumi  variano  secondo  le  condizioni  locali,
la  grandezza  delle  navi  e  l’intensità  del  traffico.  In  Germania ­
  ci  è  voluto  sul  Fulda  (per  navi  di  400  ton.),  senza
gl’impianti  del  porto  di  Cassel,  Marchi  117.000  per  chilometro, ­
  sull’Oder  (per  navi  di  400  ton.)  220.000,  sul  Saar
(navi  di  300  ton.)  230.000  e  sul  Meno  (navi  di  1000  a
1500  ton.)  240.000  marchi.  E  queste  spese  crescono  nei
canali  per  i  maggiori  dislivelli  da  superare,  per  l’acquisto
del  suolo,  per  i  movimenti  di  terra,  e  per  la  costruzione
delle  strade  laterali  e  dei  ponti.  I  più  antichi  canali  francesi ­
  venivano  a  costare  150.000  marchi  a  chilometro,  200.000
quelli  costruiti  verso  la  metà  del  secolo  scorso  per  barche
di  200  tonnellate,  280.000  quelli  costruiti  nel  1880  per
barche  di  300  tonnellate  e  quelli  delle  stesse  dimensioni
approvati  colla  legge  22  dicembre  1903  si  prevede  che
verranno  a  costare  in  media  560.000  marchi  a  chilometro.
In  Germania  si  calcola  che  i  nuovi  canali  per  navi  da
600  tonnellate,  nelle  condizioni  più  favorevoli,  importano
una  spesa  di  500.000  marchi  e  nelle  condizioni  meno  favorevoli ­
  di  700.000,  mentre  per  ragioni  eccezionali  il  canale ­
  dal  Reno  al  Herne  è  costato  1.465.000  marchi  per
chilometro  (1).  E  le  spese  d’impianto  per  queste  vie  acquee
artificiali  raggiungono  le  più  elevate  proporzioni  nei  ca-
        <pb n="320" />
        314

CAPITOLO  XII

(1)  Owen,  op.  cit.,  pag  129-31.

nali  marittimi,  pei  quali  ci  basti  citare  l’esempio  di  quello
fra  Liverpool  e  Manchester,  lungo  35  miglia  e  profondo
26  piedi,  che  è  venuto  a  costare  franchi  387.500.000  (1).
Ma,  oltre  che  rispetto  alle  spese  d’impianto,  la  via
nella  navigazione  interna  differisce  assai  da  quella  di  cui
si  serve  la  navigazione  marittima,  pei  suoi  caratteri  speciali ­
  e  per  il  modo  di  funzionare.  Infatti  il  mare  è  una
via  ampia,  profonda,  quasi  senza  correnti,  priva  di  ostacoli, ­
  utilizzabile  in  tutte  le  stagioni  dell’anno  e  in  comunicazione ­
  perfetta  fra  le  sue  varie  parti.  Invece  i  mari
interni  e  i  laghi  hanno  un  campo  d’azione  circoscritto  e
nella  maggior  parte  dei  casi  indipendente  da  altre  vie
acquee.  I  fiumi  hanno  sempre  una  corrente,  la  quale  facilita ­
  la  navigazione  a  valle  e  rende  più  difficile  la  navigazione ­
  a  monte,  o  talvolta  colla  sua  velocità  impedisce
addirittura  la  prima  e  fa  diventare  anti-economica  la  seconda, ­
  per  l’intenso  impiego  di  forza  motrice  che  occorrerebbe ­
  affine  di  vincere  la  resistenza  della  corrente
stessa.  Questa  non  esiste  quasi  nei  canali,  ma  essi  d’altro
lato  hanno  una  navigazione  interrotta  e  rallentata  dalle
chiuse,  che  fanno  perdere  un  tempo  più  o  meno  lungo
alle  barche,  secondo  l’altezza  del  dislivello  da  superare,
il  funzionamento  dei  meccanismi  e  l’intensità  del  traffico.
Tanto  nei  fiumi  come  nei  canali,  la  ristrettezza  del  corso
d’acqua,  accrescendo  i  rigurgiti  provocati  dal  passaggio
del  natante,  aumenta  la  resistenza  che  esso  incontra  nel
muoversi,  che  è  tanto  maggiore  per  quanto  meno  larga
è  la  via  e  che  cessa  solo  quando  la  sezione  trasversale
dell’acqua  è  più  di  8  o  10  volte  la  sezione  trasversale
immersa  della  nave.  Tutte  le  vie  acquee  non  sono  accessibili ­
  ad  ogni  specie  di  veicolo,  qualunque  sieno  le  sue
dimensioni  ;  e  mentre  alcune  permettono  la  navigazione
        <pb n="321" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

315

a  bastimenti  di  600  tonnellate  e  più,  altre  invece,  avendo
una  profondità  inferiore  ai  due  metri,  consentono  il  passaggio ­
  solo  alle  barche  di  200,  di  100  o  di  50  tonnellate.
E  il  periodo  di  navigazione  non  si  estende  mai  a  tutto
Vanno,  ma  varia  nelle  diverse  vie  secondo  la  loro  situazione ­
  geografica,  che  influisce  coi  fattori  climatici  sulle
magre,  sulle  piene  e  sui  ghiacci  :  così  nei  corsi  d’acqua
italiani  la  navigazione  è  interrotta  solo  per  pochi  giorni
all’anno,  sul  Reno  per  3  o  4  settimane,  sull’Elba  e  sull’Oder
  per  2  o  3  mesi,  sui  mari  interni  deH’America  del
nord  per  4  o  5  mesi  e  per  più  di  5  mesi  all’anno  sui
corsi  d’acqua  della  Russia.  Le  vie  acquee,  infine,  si  trovano ­
  in  una  condizione  d’inferiorità  rispetto  al  mare  per
la  loro  minor  estensione  e  per  la  mancanza  di  comunicazione ­
  che  fra  di  esse  si  riscontra  in  molti  casi.  Questa
inferiorità  è  in  parte  attenuata  nei  grandi  fiumi,  come  il
Reno,  il  Danubio,  il  Volga  o  il  Mississipi,  che  hanno  infatti ­
  una  importanza  eccezionale  nella  navigazione  interna,
o  nei  sistemi  complessi  di  vie  acquee  naturali  od  artificiali ­
  comunicanti  fra  loro  ;  ma  si  presenta  in  modo  più
spiccato  nei  corsi  d’acqua  di  mediocre  lunghezza,  o  separati ­
  l’uno  dall’altro,  o  di  differente  portata  anche  se
comunicanti  (1).
La  diversità  dei  caratteri,  che  si  nota  nelle  varie  vie
percorse  dalla  navigazione  interna,  si  riflette  nei  veicoli
di  cui  essa  si  serve,  i  quali  nelle  vie  acquee  più  ristrette
e  meno  profonde  differiscono  sensibilmente  da  quelli  che
solcano  gli  oceani,  mentre  a  questi  si  assomigliano  sempre
più  a  misura  che  la  via  s’ingrandisce,  fino  a  che  diventano ­
  uguali  nei  canali  marittimi,  nei  mari  interni  e  nelle
bocche  dei  fiumi  più  importanti.  Una  posizione  speciale
hanno  nella  navigazione  interna  quei  veicoli  che  sono

(1)  Schecher,  op.  cit.,  pag.  9-17.  —  Cords,  op.  cit.,  pag.  70-75.
        <pb n="322" />
        316

CAPITOLO  XII

costituiti  dall’oggetto  stesso  che  si  vuole  trasportare,  cioè
dai  tronchi  d’albero,  che,  tagliati  sui  monti,  vengono  fatti
discendere  al  piano,  lasciandoli  trasportare  dalla  corrente
di  un  fiume  e  facendoli  fermare,  per  mezzo  di  ripari
messi  apposta,  in  quel  punto  in  cui  devono  essere  segati,
o  adoperati,  o  caricati  per  altre  destinazioni  con  altri
mezzi  di  trasporto.  Il  veicolo  diventa  già  un  po’  meno
semplice  con  la  zattera,  che  si  forma  riunendo  insieme  parecchi ­
  tronchi  d’albero  e  che  può  trasportare,  oltre  questi,
anche  delle  merci  che  vi  si  mettono  sopra,  o  colle  barche
primitive,  leggere  e  di  poca  durata,  che  spesso  servono
per  un  solo  viaggio,  come  per  esempio  sul  Danubio  e
sul  Volga,  e  giunte  a  destinazione  vengono  disfatte  e
vendute  come  legname.  Ma  anche  nelle  barche  più  moderne ­
  la  costruzione  non  si  prefigge  per  iscopo  di  opporre ­
  una  grande  resistenza  ai  venti  e  alle  onde  e  vuole
piuttosto  ottenere  la  minima  pescagione  possibile,  per
permettere  la  navigazione  nei  corsi  d’acqua  poco  profondi. ­
  A  tal  uopo  il  natante  destinato  alle  vie  acquee
interne  è  principalmente  sviluppato  in  lunghezza  e  larghezza, ­
  si  presenta  con  forme  tozze  che  lo  fanno  assomigliare ­
  ad  un  cassone  o  ad  un  grande  cucchiaio  ed  ha
il  fondo  perfettamente  liscio  senza  chiglia,  non  solo  per
diminuire  la  immersione  della  barca,  ma  anche  per  fare
in  modo  che  essa  possa  girare  sull’acqua  come  un  piatto
e  voltarsi  in  qualunque  direzione.  Naturalmente  queste
forme  devono  di  necessità  modificarsi  quando  la  nave  ha
da  lottare  con  le  correnti,  con  le  onde  e  coi  venti  nelle
vie  che  frequenta  ed  è  allora  che  essa  si  avvicina  più,
per  la  sua  struttura,  ai  natanti  propri  della  navigazione
marittima  (1).

(1)  O.  Teubert,  Die  Binwnschiffahri.  Leipzig,  1912,  voi.  I,  pagine ­
  235  e  seg.  —  Jeans,  op.  cit.,  pag.  460-61.
        <pb n="323" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

317

I  materiali  adoprati  nei  veicoli  per  la  navigazione
interna  hanno  subito  la  stessa  trasformazione,  che  abbiamo
già  osservata  nelle  costruzioni  marittime,  passando  dal
legno  al  ferro  e  dal  ferro  allaccialo  ;  ma  nella  navigazione ­
  interna,  che  in  molti  casi  rappresenta  un  mezzo  di
trasporto  di  carattere  estensivo,  il  legno  non  è  stato  detronizzato ­
  e  prevale  sempre  nelle  costruzioni  su  certe
linee  secondarie.  Anche  la  dimensione  dei  natanti  —  che
nella  navigazione  interna  ha  per  unità  di  misura  la  tonnellata ­
  di  peso  uguale  a  1000  chili,  fuori  che  in  Olanda
e  neirAmerica  del  nord  dove  si  calcola  a  tonnellate  di
registro  di  me.  2.83  —  non  raggiunge  mai  nelle  vie  acquee
interne  le  proporzioni  della  navigazione  marittima,  viene
limitata  nei  canali  e  nei  fiumi  canalizzati  dall’ampiezza
delle  chiuse,  varia  secondo  la  profondità  dei  corsi  d’acqua
e  l’intensità  del  traffico  e  ha  la  tendenza  a  crescere  col
progresso  tecnico,  che  fa  migliorare  le  vie  e  i  veicoli,  e
col  progresso  economico,  che  aumenta  gli  scambi  e  i  trasporti ­
  fra  regioni  sempre  più  lontane.  Piccoli  sono  i  veicoli ­
  nei  corsi  d’acqua  inglesi,  un  po’  più  grandi  in  Ungheria ­
  e  in  Russia,  di  media  grandezza  in  Francia  e  nei
canali  della  Germania  ;  arrivano  a  2.300  tonnellate  sul
Reno  e  a  14.000  sui  mari  interni  del  Canada  ;  e  sui  laghi
americani  le  navi  più  moderne  sono  piroscafi  grandi  in
ferro  o  acciaio,  a  doppio  fondo,  con  compartimenti  stagni,
con  macchine  a  triplice  espansione  e  con  applicazioni
elettriche.  Sui  corsi  d’acqua  germanici  la  massima  capacità ­
  di  carico  dei  natanti  è  cresciuta  come  segue  (1)  :

(1)  Kurs,  art.  cit.,  pag.  11-12.  -  J.  A.  Fairlie,  The  economie
effeets  of  Ship  Canais,  negli  Annate  of  thè  Am.  Acad.  of  Poi.  and
Soc.  Science,  gennaio,  1898,  pag.  69.  —  F.  Ulrich,  Staffeltarife  und
Wasserstrassen.  Berlin,  1894,  pag.  65-66.
        <pb n="324" />
        318

CAPITOLO  XII

Oder  fra  Breslavia  e  Stettino

1820-1830
Tonn.  50

1877
250

1905
450

Elba  dopo  Magdeburgo

»

100

500

1300

Wesel  fra  Hameln  e  Brema

»

80

500

600

Reno  fra  Mannheim  e  Colonia

})

150

800

2043

Reno  dopo  Colonia

))

500

800

2340

Canale  da  Dortmund  al  porto
di  Ems

f&amp;gt;

80

80

900

Con  l’aumento  delle  dimensioni,  diminuisce  nei  natanti  la
percentuale  del  peso  morto  rispetto  al  peso  utile  trasportato, ­
  che  è  già  più  favorevole  nei  veicoli  che  percorrono
le  vie  acquee  scorrenti  dentro  terra,  senza  allontanarsi
dall’abitato  come  avviene  sul  mare,  perchè  essi  hanno
bisogno  di  un  personale  meno  numeroso,  di  provviste  di
viveri  insignificanti  e  di  scorte  più  piccole  di  combustibile.
  E  questa  percentuale  si  riduce  ancora  con  l’impiego
dei  materiali  metallici  nelle  costruzioni:  sopra  1000  chili
di  carico  si  ha  in  media  290  chili  di  peso  morto  nelle
navi  in  legno;  ma  la  capacità  di  carico  cresce  del  25  per
cento  nelle  navi  in  ferro  e  del  40  per  cento  in  quelle  di
acciaio.  Nello  stesso  tempo,  a  misura  che  le  singole  vie
d’acqua  si  riuniscono  in  una  rete  sempre  più  estesa,  si
va  modificando  il  tipo  di  natanti  che  la  percorrono,  mentre
d’altro  lato  sui  grandi  fiumi  e  sui  grandi  canali  sorgono
navi  di  grosse  dimensioni  esclusive  ad  ogni  corso  d’acqua,
come  vediamo  nelle  nuove  vie  progettate  in  Germania,
in  cui  la  nave  normale  è  quella  di  1000  tonnellate  per  la
rete  occidentale  e  quella  di  600  tonnellate  per  le  vie  di
grande  navigazione  attorno  a  Berlino.  E  mentre  i  natanti
delle  vie  acquee  interne  servono  di  solito  a  trasportare
le  più  diverse  specie  di  merci,  fini  od  ordinarie,  imballate ­
  o  alla  rinfusa,  sopra  alcune  vie  col  crescere  del  traffico ­
  si  suddividono  in  tipi  specializzati,  di  cui  ci  offrono
gli  esempi  più  degni  di  rilievo  le  navi  da  petrolio,  da
        <pb n="325" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

319

nafta,  da  sabbia  o  da  cementi,  da  grani,  da  metalli  e  da
birra  con  istallazioni  refrigeranti  (1).
Quanto  al  terzo  elemento  tecnico  di  ogni  mezzo  di
trasporto,  ossia  alla  forza  motrice,  essa  agisce  nella  navigazione ­
  interna,  trovando  quella  stessa  minore  resistenza ­
  che  trova  nella  navigazione  marittima,  per  il  fatto
comune  ad  entrambi  che  l’acqua  toglie  al  veicolo  da
muoversi  sopra  di  essa  la  massima  parte  del  suo  peso,
ma  nonostante  ciò  nelle  due  specie  di  navigazione  la
velocità  possibile,  a  condizioni  uguali,  è  ben  diversa,
perchè  nelle  vie  acquee  interne  incontra  delle  limitazioni,
che  non  esistono  sul  mare.  Un  primo  limite  alla  velocità
risulta,  nei  corsi  d’acqua  meno  ampi,  dall’effetto  che  le
onde  producono  sulle  rive:  tali  onde  appaiono  già  ad
una  velocità  di  3  a  3  ’/ 2  miglia  all’ora,  a  4  miglia  all’ora
esercitano  un’influenza  dannosa  sugli  argini  dei  canali  e
a  5  miglia  provocano  delle  conseguenze  distruttive  assai
più  marcate  e  rilevanti,  per  cui  l’incremento  di  rapidità
della  navigazione  trova  un  limite  economico  in  quel  punto,
in  cui  le  spese  di  manutenzione  del  canale  verrebbero  ad
annullare  il  vantaggio  proveniente  dal  trasporto  più  rapido. ­
  In  secondo  luogo  l’effettiva  velocità  media  raggiunta
subisce  una  diminuzione  per  le  soste  che  si  devono  fare
ad  ogni  chiusa  o  conca,  le  quali  durano  in  casi  eccezionali ­
  alcuni  minuti  soltanto,  ma  più  spesso  una  mezz’ora
e  anche  di  più,  specialmente  quando  molte  navi  si  agglomerano ­
  presso  la  chiusa  ad  aspettare  il  loro  turno  per
passare,  onde  la  riduzione  del  percorso  realmente  fatto
può  raggiungere  proporzioni  grandissime,  come  succede  in
Inghilterra,  a  causa  dei  forti  dislivelli  dei  suoi  canali,  che
si  calcola  abbiano  in  media  una  conca  per  ogni  1.37  mi-(1)

  Teubert,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  335-44.  —  Schecher,  op.  cit,
pag.  17-22.
        <pb n="326" />
        320

CAPITOLO  XII

glio  e  in  qualche  caso  una  per  ogni  mezzo  miglio  (1).
In  terzo  luogo  la  velocità  assoluta  viene  ridotta  in  alcune
vie  acquee  dalla  rapidità  della  corrente,  che  agisce  in
senso  inverso,  e  viene  trasformata  in  una  velocità  relativa, ­
  che  deve  esser  messa  in  rapporto  all’acqua  entro
cui  il  veicolo  si  muove.  Così  per  percorrere  1800  metri
all’ora,  risalendo  una  corrente  di  50  centimetri  al  secondo,
è  necessario  che  la  nave  si  sposti  rispetto  all’acqua  di
3600  metri  ;  e  a  misura  che  la  corrente  è  più  rapida,
diventa  sempre  più  difficile  la  salita,  finché  si  arriva  ad
un  punto,  in  cui  lo  sforzo  di  trazione  occorrente  sarebbe
tale  da  rendere  anti-economica  la  navigazione.  È  vero
che  la  corrente  può  essere  in  certi  casi  un  aiuto  alla
forza  motrice,  ma  assai  più  di  frequente  è  per  essa  un
impedimento,  giacché  il  traffico  più  importante  che  avviene ­
  sui  grandi  fiumi  è  costituito  dalle  materie  prime,
dalle  derrate  alimentari  e  da  altre  materie  pesanti,  che
vengono  dal  mare  e  risalgono  la  corrente  per  andare
nell’interno  nelle  città  di  consumo  (2).
Le  forze  motrici,  di  cui  si  serve  la  navigazione  interna, ­
  sono  molto  più  numerose  e  svariate  di  quelle  che
si  adoprano  nella  navigazione  marittima  e  possono  dividersi ­
  in  cinque  categorie,  a  seconda  che  il  movimento  è
determinato  dalla  forza:
1)  della  corrente,
2)  del  vento,  mediante  la  vela,
3)  dell’uomo,  con  la  stanga,  o  con  una  fune  tirata
da  terra,
4)  di  animali  da  tiro,  che  anch’  essi  trascinano  la
barca  da  terra  con  una  fune,
5)  di  macchine  a  vapore,  a  benzina,  a  gaz,  a  pe-(1)

  Jeans,  op.  cit.,  pag.  437-38.
(2)  Colson,  op.  cit.,  pag.  112.
        <pb n="327" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

321

21

trolio  e  a  elettricità,  che  agiscono  sull’  acqua  o  dalla
terra.
La  forza  data  dalla  corrente  non  può  avere  che  una
applicazione  assai  limitata,  perchè  non  si  trova  dappertutto, ­
  ha  sempre  la  stessa  direzione  e  non  può  esser  regolata ­
  dall’uomo.  La  vela  è  usata  largamente  nei  mari
interni,  nei  laghi  e  nei  grandi  fiumi  per  trar  partito  dalla
forza  motrice  del  vento,  che  ha  il  vantaggio  di  essere
assai  economica,  tanto  come  forza  a  sè,  quanto  come
ausilio  di  altre  forze  motrici,  ma  diventa  poco  adatta  pei
corsi  d’acqua  più  stretti  e  specialmente  pei  canali,  quantunque ­
  in  Germania  si  possa  citare  l’esempio  del  canale
di  Finow,  dove  un  terzo  delle  barche  è  a  vela.  L’uomo
può  servire  da  forza  motrice  nella  navigazione  interna,
quando  muove  il  veicolo  per  mezzo  di  remi  o  di  stanghe
che  toccano  il  fondo  dell’acqua,  o  quando  lo  muove  trascinandolo ­
  da  terra  con  una  fune,  per  mezzo  di  quel  sistema ­
  che  si  dice  dell’alzaia  o  alaggio.  In  ogni  modo,
però,  non  si  può  così  raggiungere  una  velocità  di  più  di
1,35  a  2  km.  all’ora.  L’alzaia  alla  sua  volta  può  essere
tirata  con  la  forza  di  cavalli  o  di  muli,  raggiungendosi
una  velocità  di  2.34  fino  a  3.60  km.  all’ora,  che  aumenta
in  modo  non  indifferente  mediante  un  opportuno  cambiamento ­
  degli  animali;  può  esser  tirata  da  una  locomotiva
che  percorra  sopra  apposite  rotaie  le  rive  del  corso
d’acqua,  con  una  velocità  di  5.4  km.  all’ora  per  lo  meno  ;
e  può  esser  tirata  infine  da  motori  elettrici,  sotto  forma
di  locomotive  di  costruzione  speciale  o  di  tricicli,  di  cui
si  è  fatto  l’esperimento  in  Francia,  che  camminano  sopra
binari  o  senza  e  ricevono  l’elettricità  da  una  corrente  centrale ­
  per  mezzo  di  fili  che  scorrono  lungo  le  rive.  Nelle
vie  più  larghe  e  profonde  le  macchine  a  vapore,  a  gas
o  a  petrolio  agiscono  sull’acqua,  ottenendo  una  velocità
media  di  8  a  12  km.  in  Francia  e  di  10  a  15  in  Germania. ­
  Naturalmente,  quando  si  tratta  di  fiumi,  c’è  una
        <pb n="328" />
        322

CAPITOLO  XII

grande  differenza  tra  la  discesa  e  la  salita:  sul  Rodano
si  ha  una  velocità  di  19  km.  nella  navigazione  a  valle  e
di  6  a  7  in  quella  a  monte  e  sul  Reno  i  piroscafi  da
passeggieri  vanno  in  giù  con  una  velocità  di  22  a  24  km.
e  in  su  in  ragione  di  15  km.  all’ora.  Quando  la  corrente
è  molto  sensibile,  per  evitare  il  disperdimento  di  forza,
dipendente  dal  minor  appoggio  che  il  propulsore  trova
nell’acqua  che  scorre,  la  macchina  a  vapore  viene  adoprata
  col  sistema  detto  del  toneggio,  col  quale  la  nave
procede  facendo  avvolgere  intorno  ad  un  apparecchio
apposito  una  gomena  o  una  catena,  posta  in  fondo  al  letto
del  corso  d’acqua.  Ma  questa  forma  di  propulsione  ha
l’inconveniente  di  dare  alle  navi  una  velocità  di  appena
3  o  4  chilometri  all’ora  ;  per  cui  nei  fiumi  e  nei  canali
con  poca  corrente  il  propulsore  è  costituito  da  ruote,  che
hanno  il  vantaggio  di  agire  alla  superficie  dell’acqua,  o
dall’elice,  se  la  via  è  abbastanza  profonda.  Talvolta  la
macchina  si  trova  sul  veicolo  che  essa  deve  muovere,  il
quale  così,  oltre  trasportare  un  carico,  ha  in  sè  la  forza
motrice.  In  altri  casi  invece  il  veicolo  è  separato  dalla
forza  motrice,  che  si  trova  sopra  una  nave  apposita  detta
rimorchiatore,  il  quale  trascina  dietro  a  sè  due  o  più
barche  col  carico.  Sul  canale  di  Finow  le  navi  rimorchiate ­
  sono  una  o  due,  su  quello  tra  l’Oder  e  la  Sprea  4,
in  alcuni  canali  olandesi  da  2  a  12,  sul  canale  al  sud  di
Beveland  18  e  sull’Elba  dopo  Amburgo  sono  fino  a  12
una  dietro  l’altra  e  da  3  a  4  una  accanto  all’altra.  L’unione ­
  della  forza  motrice  e  del  veicolo  dà  a  questo  una
maggiore  indipendenza  e  lo  rende  sempre  pronto  al  servizio ­
  che  deve  compiere,  mentre  la  separazione  dei  due
elementi  consente  un  più  completo  sfruttamento  economico ­
  della  macchina,  che  non  sta  inoperosa  durante  il
tempo  del  carico  e  dello  scarico,  ma  s’impiega  altrove.
La  preferenza  da  darsi  all’uno  o  all’altro  dei  due  sistemi
dipende  dalla  profondità  della  via  acquea,  che  molte  volte
        <pb n="329" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

323

impone  di  distribuire  il  carico  fra  più  veicoli  e  di  separarlo ­
  dagli  apparecchi  motori,  e  dipende  anche  dalla  specie
del  traffico,  perchè  la  nave  con  la  macchina  a  bordo  serve
meglio  per  il  trasporto  di  viaggiatori  o  di  merci  fini,
mentre  la  nave  rimorchiata  è  più  adatta  per  il  trasporto
di  merci  di  poco  valore  e  che  esigono  molto  tempo  per
essere  caricate  e  scaricate  (1).
Queste  diverse  specie  di  forze  motrici  sono  adoprate
tuttora  contemporaneamente  nei  corsi  d’acqua  di  ogni
paese,  i  quali,  essendo  differenti  per  la  loro  posizione
geografica,  per  la  loro  ampiezza  e  profondità  e  per  la
quantità  maggiore  o  minore  di  traffico  che  vi  si  esercita,
hanno  bisogno  di  mezzi  di  trazione  ora  più  progrediti
ed  ora  più  arretrati,  senza  poter  rinunziare  in  certi  casi
neanche  ai  mezzi  più  primitivi.  Ma  d’altro  lato,  dove  le
condizioni  tecniche  ed  economiche  lo  permettono,  i  mezzi
di  trazione  primitivi  vengono  sostituiti  da  forze  motrici
più  efficaci;  alla  forza  del  vento,  dell’uomo  o  degli  animali ­
  si  sostituiscono  le  macchine;  e  con  questa  sostituzione ­
  la  navigazione  interna  diventa  più  rapida,  più  regolare ­
  e  anche  più  a  buon  mercato,  perchè  le  maggiori
spese  di  costruzione  e  di  esercizio  si  ripartiscono  sopra
una  quantità  più  grande  di  percorso  fatto  e  di  carico
trasportato.  Così,  ad  esempio,  sul  canale  Gloster-Berkeley,
che  è  uno  dei  più  importanti  dell’Inghilterra,  ci  volevano
una  volta,  per  ottenere  una  velocità  del  veicolo  di  un
miglio  o  un  miglio  e  mezzo  all’ora:
npr  navi  di  tonn  40  ^o/  80/  tsoi  iso/  250/  300/  350/  400/
pei  navi  Ut  wuu.  ‘in  / 80  / 130  / 180  /250  /300  /350  /400  /450
cavalli  da  tiro  1234  567  8  9

(1)  Kurs,  art.  cit.,  pag.  12.  -  Colson,  op.  cit.,  pag.  114-18.  —
Schecher,  op.  cit.,  pag.  22-30.  —  L.  Bigotti,  II  11°  Congresso  nazionale ­
  francese  di  navigazione  interna  a  Nancy.  Torino,  1910,  pag.  22-24.
—  Il  generale  Bigotti  è  autore  pure  di  altre  pregevoli  monografie
        <pb n="330" />
        324

CAPITOLO  XII

Più  di  9  cavalli  non  si  potevano  impiegare,  a  causa  delle
condizioni  della  strada,  ed  il  costo  della  forza  motrice
era  in  media  di  0.25  pence  per  tonnellata  miglio.  Appena
messi  dei  modesti  vapori,  che  si  potevano  ottenere  con
una  spesa  di  costruzione  e  di  armamento  di  3000  lire
sterline,  la  forza  motrice  venne  a  costare  0.0906  pence,  che
si  ridussero  poco  dopo  a  0.0865  per  tonnellata  miglio  (1).
Sul  Reno,  con  le  antiche  navi  a  vela,  il  percorso  giornaliero ­
  non  superava  le  19  miglia,  tenendo  conto  dei  ritardi ­
  per  venti  contrari;  ora  invece  il  rimorchio  a  vapore
è  effettuato  in  ragione  di  3  miglia  all’ora  all’insù  e  6
all’ingiù  con  una  media  di  miglia  4  1 / 2 ,  che  per  una  navigazione ­
  di  15  ore  danno  67  1 I 2  miglia  al  giorno,  cioè
quattro  volte  l’antica  velocità,  mentre  i  piroscafi  da  trasporto ­
  con  la  macchina  a  bordo  arrivano  a  fare  in  un
giorno  da  112  a  124  miglia  (2).  Secondo  i  calcoli  del
Meitzen,  il  costo  del  trasporto  sulle  vie  acquee  germamaniche,
  espresso  in  pfennig  per  tonnellata  chilometro,
per  tre  tipi  di  navi  aventi  rispettivamente  una  capacità
di  112.5,  di  220  e  di  370  tonnellate  è:  l.°  con  alaggio  a
cavalli  per  600  miglia  all’anno  2.026,  1.363  e  1.013,  per
900  miglia  1.616,  1.093  e  0.819,  e  per  1200  miglia  1.405,
0.954  e  0.725;  2.°  col  sistema  del  toneggio,  escludendo  il
tipo  più  piccolo  di  navi,  per  900  miglia  all’anno  0.999  e
0.775,  per  1200  miglia  0.864  e  0.677,  per  1500  miglia  0.775
e  0.613;  3.°  con  vapori  a  elice,  sempre  dei  soli  due  tipi  *  1  2

sulle  vie  acquee;  ma  il  suo  nome  merita  di  esser  ricordato  con  onore,
oltre  che  per  le  sue  pubblicazioni,  per  la  propaganda  attiva,  intelligente ­
  ed  efficace  da  lui  fatta  in  Italia  durante  gli  ultimi  trenta  anni
a  favore  della  navigazione  interna.
(1)  M.  M.  v.  Weber,  Die  Wasserstrassen  Nord-Europa’s.  Leipzig,
1881,  pag.  131.
(2)  Relative  Advantages  of  thè  Rai/ways  and  Waterways  of  Germany,ne\
  Journal  of  thè  Statistical  Society,  giugno,  1888,  pag.  387-88.
—  Ulrich,  op.  cit.,  pag.  66.
        <pb n="331" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

325

più  grandi,  per  900  miglia  1.276  e  0.933,  per  1200  miglia
1.101  e  0.738  e  per  1500  miglia  all’anno  0.869  e  0.615  (1).
A  misura  che  il  mezzo  di  trazione  si  avvicina  per  le  sue
qualità  tecniche  a  quelli  di  cui  si  serve  la  navigazione
marittima  e  s’impiega,  come  avviene  in  questa,  per  più
lunghi  percorsi,  il  costo  di  trasporto  diminuisce.  Certo
la  macchina  per  la  navigazione  interna  si  trova  sempre
in  una  condizione  d’inferiorità  rispetto  alla  macchina  marina, ­
  perchè  agisce  su  vie  acquee  più  ristrette,  consuma
più  carbone  per  ogni  cavallo  di  forza  e  relativamente
pesa  un  pò  di  più;  ma  se  questa  inferiorità  non  potrà
mai  scomparire  del  tutto,  sarà  attenuata  con  l’impiego
dei  motori  a  gaz  e  a  petrolio,  che  fanno  risparmiare
spazio,  peso  e  spese  di  sorveglianza  e  si  mettono  in  moto
da  un  momento  all’altro,  senza  bisogno  di  preparazione,
connessa  a  consumo  inutile  di  combustibile  (2).
La  via,  il  veicolo  e  la  forza  motrice  nella  navigazione
interna  possono  essere  indipendenti  l’uno  dall’altro  e  trovarsi ­
  in  mani  separate,  quando  la  via,  costruita  o  modificata ­
  artificialmente,  è  messa  a  disposizione  degli  utenti
dallo  Stato  o  da  imprese  private  che  si  fanno  pagare  un
pedaggio,  e  il  veicolo  appartiene  ad  un  armatore  che
assume  il  trasporto  e  pensa  nello  stesso  tempo  a  procurarsi ­
  la  forza  motrice,  salariando  uomini  e  noleggiando
animali  o  rimorchiatori  che  tirino  la  nave.  Ciò  non  succede ­
  negli  altri  mezzi  di  trasporto,  perchè  nella  navigazione ­
  marittima  la  via  è  libera  e  comune,  e  gli  altri  due
elementi  tecnici  sono  di  necessità  quasi  sempre  connessi,
e  nelle  ferrovie  tutti  e  tre  gli  elementi  sono  indissolubilmente ­
  riuniti  e  strettamente  organizzati.  Sulle  vie  acquee, ­
  a  causa  della  loro  ristrettezza  e  delle  conche,  i

(1)  Meitzen,  Die  Frage  ecc.,  pag.  92-95.
(2)  Teubert,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  510,  546  e  627.
        <pb n="332" />
        326

CAPITOLO  XII

(1)  Colson,  op.  cit.,  pag.  141.

veicoli  non  hanno  mai  quella  completa  libertà  di  movimenti ­
  che  si  osserva  sul  mare,  ma  possono  andare  avanti
e  indietro,  sorpassarsi  e  voltarsi  in  tutte  le  direzioni,
senza  quelle  numerose  restrizioni  che  si  hanno  sulle  ferrovie. ­
  Quando  poi  la  navigazione  interna  si  esercita  in
piccole  proporzioni,  non  ha  bisogno,  come  la  navigazione
marittima  e  le  ferrovie,  di  luoghi  determinati  per  operare
il  carico  o  lo  scarico,  che  può  avvenire  facilmente  lungo
tutta  la  linea  navigabile,  mentre  invece  questo  bisogno
sorge,  allorché  il  traffico  sulle  vie  acquee  s’intensifica,
servendosi  di  navi  sempre  più  grandi,  ed  esige  per  rimbarco ­
  e  lo  sbarco  apparecchi  appositi,  che  devono  esser
concentrati  in  certi  punti  della  linea.  E,  secondo  l’intensità ­
  del  traffico,  variano  pure  le  forme  d’impresa  che  prevalgono ­
  nella  navigazione  interna  e  che  si  distinguono
in  piccole  e  grandi.  La  piccola  impresa  è  rappresentata
da  un  individuo,  che  esercita  l’industria  dei  trasporti  con
uno  o  più  veicoli  di  sua  proprietà  e  che  li  fa  muovere
colla  forza  di  uomini  o  di  animali,  o  per  mezzo  di  rimorchiatori ­
  presi  a  nolo.  È  il  sistema  che  predomina  tuttora
nei  fiumi  e  nei  canali  di  modeste  dimensioni  e  dove  il
traffico  non  è  molto  sviluppato.  In  Francia,  ad  esempio,
secondo  quanto  riferiva  il  Colson  qualche  anno  fa,  quasi
la  metà  del  tonnellaggio  navale  delle  vie  acquee  interne
apparteneva  a  proprietari  che  hanno  un  solo  battello  e
lo  conducono  da  loro  e  un  altro  quarto  era  formato  da
navi  appartenenti  in  numero  di  2,  3  o  4  a  proprietari
che  ne  montano  una.  Spesso  l’armatore  vive  sul  suo  natante ­
  e  difatti  13.700  navi  erano  provviste  di  cabine,
abitate  da  18.000  uomini,  9.000  donne  e  14.000  fanciulli;
e  2.400  navi  avevano  anche  scuderie  per  gli  animali  da
tiro  con  2050  cavalli,  100  muli  e  1750  asini  (1).  Ma  la
        <pb n="333" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

327

(1)  Kurs,  art.  cit.,  pag.  13.

Schecher,  op.  cit.,  pag.  36-37.

piccola  impresa  diventa  inadeguata  al  suo  scopo,  nelle
vie  acquee  più  importanti,  a  misura  che  cresce  il  traffico,
che  le  navi  di  maggiori  dimensioni  e  munite  di  macchine
più  potenti  esigono  una  spesa  più  elevata  per  la  costruzione ­
  e  per  Teseremo  e  quando  la  concorrenza  più  intensa ­
  di  altri  mezzi  di  trasporto  impone  alla  navigazione
interna  una  migliore  organizzazione  dei  servizi.  Allora
i  piccoli  imprenditori  si  uniscono  in  comunanza  di  esercizio, ­
  acquistando  collettivamente  i  mezzi  più  perfezionati
di  trazione;  sorgono  imprese  individuali  che  hanno  a  loro
disposizione  capitali  ingenti,  o  i  capitali  si  raccolgono
colla  formazione  di  grandi  società  per  azioni,  le  quali
alla  lor  volta  si  fondono  o  si  mettono  d’accordo  fra  loro.
In  tal  modo  le  imprese  diventano  sempre  più  colossali,
dispongono  di  una  gran  quantità  di  materiale  natante,
possono  far  contratti  di  lunga  durata  coi  caricatori,  danno
una  maggior  stabilità  ai  prezzi  dei  trasporti  e  perdono
meno  quando  le  cose  vanno  male,  limitando  i  guadagni
nei  periodi  di  prosperità.  Esempi  caratteristici  d’imprese
in  grande  nelle  vie  acquee  ci  vengono  forniti  dalla  Società ­
  di  navigazione  a  vapore  del  Danubio,  che  nel  1907
aveva  140  piroscafi  con  59.175  cavalli  indicati  di  forza  e
808  battelli  da  rimorchio  con  408.473  tonnellate  di  portata, ­
  e  dalle  Società  riunite  di  navigazione  sull’Elba,  che
disponevano  di  19  piroscafi  rapidi,  di  107  rimorchiatori,
di  47  battelli  a  motore  e  a  elice,  di  1117  barconi  di  605.556
tonnellate  e  di  211  altri  galleggianti  (1).
Il  costo  del  trasporto  sulle  vie  acquee  comprende
queste  quattro  categorie  di  elementi:
1.  °  Tasse  per  le  conche,  per  l’apertura  dei  ponti,
per  i  porti  e  imposte  sull’industria;
2.  °  Interessi,  quota  d’ammortamento  e  riparazioni,
assicurazione  e  salari  del  personale;
        <pb n="334" />
        328

CAPITOLO  XII

3.  °  Spese  per  il  carico  e  lo  scarico  e  senserie;
4.  °  Spese  di  trazione.
Dividendo  la  somma  di  queste  spese  per  la  quantità
di  merci  trasportate  e  di  chilometri  percorsi  da  una  nave
in  un  dato  periodo  di  tempo,  si  ha  il  costo  per  tonnellata
chilometro,  il  quale  varia  secondo  la  grandezza  del  veicolo, ­
  il  numero  di  giorni  di  navigazione  in  ogni  anno,
le  condizioni  della  via,  in  particolare  se  in  salita  o  in
discesa,  con  più  o  meno  corrente,  la  distanza  fra  i  porti  di
partenza  e  di  arrivo,  il  numero  e  la  durata  delle  fermate
intermedie,  lo  possibilità  di  una  più  o  meno  completa
utilizzazione  dello  spazio  entro  la  nave  e  la  probabilità
di  avere  o  no  un  carico  di  ritorno  (1).  Sui  laghi  e  sui
fiumi,  che  non  hanno  spese  di  costruzione  e  consentono
un  traffico  più  intenso,  il  costo  di  trasporto  è  minore  che
nei  canali;  e  in  questi  esso  è  diverso  secondo  che  si
tratta  di  canali  marittimi,  di  canali  che  per  la  loro  costruzione, ­
  per  la  larghezza  della  via  e  per  l’ampiezza  delle
conche  sono  navigabili  da  grandi  vapori  di  poca  pescagione, ­
  come  quelli  che  scorrono  sui  fiumi,  o  di  canali
da  barche,  che  avevano  una  volta  un’  assoluta  prevalenza, ­
  in  cui  i  veicoli  non  possono  essere  che  piccoli  e
la  trazione  è  di  solito  data  dalla  forza  dell’  uomo  o  da
cavalli.  Nel  passare  dai  canali  di  quest’ultima  specie  a
quelli  della  seconda  e  della  prima  il  costo  del  trasporto
diminuisce,  perchè  con  l’aumento  delle  dimensioni  di  tali
corsi  d’acqua  le  spese  per  scavarli  non  crescono  in  proporzione, ­
  più  grandi  possono  essere  le  navi  con  un  rapporto ­
  più  favorevole  tra  peso  utile  e  peso  morto,  si  possono ­
  impiegare  mezzi  di  trazione  più  efficaci  e  il  maggior
traffico  permette  di  distribuire  le  spese  sopra  un  numero
assai  più  grande  di  atti  di  trasporto.  L’influenza,  che  la

(1)  Sympher,  art.  cit.,  pag.  764.  —  Kurs,  art.  cit.,  pag.  13-14.
        <pb n="335" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

329

fi)  Johnson,  op.  cit.,  pag.  73-89.

profondità  delle  vie  acquee  esercita  sul  costo  della  navigazione, ­
  è  stata  concretata  dal  Prof.  Haupt  nel  principio,
che  questo  costo  è  inversamente  proporzionale  alla  pescagione ­
  della  nave.  Infatti,  egli  dice,  il  costo  del  trasporto ­
  sul  canale  Erie,  con  navi  di  circa  5  piedi  di  pescagione, ­
  è  di  3  millesimi  alla  tonnellata  miglio;  sui  grandi
laghi,  con  navi  che  pescano  circa  15  piedi,  di  1.2  millesimo; ­
  e  sull’oceano,  con  navi  pescanti  25  piedi,  di  0.5
millesimi.  Le  reciproche  delle  pescagioni  —  ~  —
stanno  fra  loro  in  rapporto  come  1,  0.33  e  0.20,  mentre
i  costi  —  3,  1.2  e  0.5  —  sono  nel  rapporto  di  1,  0.40  e
0.17,  onde  questi  due  rapporti  sono  quasi  uguali  (1).
In  base  al  costo  dei  trasporti,  si  determinano  i  noli
nella  navigazione  interna,  per  quella  tendenza  che  abbiamo ­
  già  osservata  anche  nei  noli  marittimi;  ma  le  oscillazioni ­
  continue  al  di  sopra  o  al  di  sotto  del  costo,  che
avvengono  per  il  variare  della  domanda  e  dell’offerta  di
tonnellaggio  navale,  si  manifestano  in  modo  ben  diverso
nelle  due  specie  di  navigazione.  Sulle  vie  acquee,  infatti,
non  si  può  parlare  di  un  mercato  generale  dei  noli,  ma
ogni  via  o  ciascuna  rete  di  vie,  essendo  indipendente,  ha
un  mercato  speciale,  che  non  ha  rapporti  cogli  altri  e  in
cui  i  noli  si  stabiliscono  in  base  alla  quantità  di  navi
esistenti  e  al  carico  disponibile  in  quella  data  regione.
Di  più  l’offerta  in  certi  casi  cessa  del  tutto,  durante  alcuni
periodi  dell’anno,  quando  la  navigazione  è  impossibile  per
piene  o  per  ghiacci,  oppure  diminuisce,  quando  l’abbassamento ­
  del  livello  dell’acqua  obbliga  gli  armatori  a  caricar ­
  meno  la  nave.  E  le  oscillazioni  dei  noli  sono  meno
sensibili  nella  navigazione  interna,  perchè  se  essi  aumentano ­
  per  l’esuberanza  di  traffico,  una  parte  di  questo  af ­
        <pb n="336" />
        333

CAPITOLO  XII

(1)  Schecher,  op.  cit.,  pag.  38-40.  -  Colson,  op.  cit.,  pag.  142-43.

fluisce  alle  ferrovie,  mentre  se  diminuiscono,  a  causa  della
scarsità  di  merci  disponibili  per  il  carico,  le  vie  acquee
attraggono  quei  trasporti,  che  per  le  ferrovie  sono  meno
convenienti.  A  ridurre  queste  oscillazioni  contribuiscono
anche  le  borse  dei  noli,  come  quella  di  Aussig  o  di
Ruhrort,  dove  si  fanno  affari  per  garantirsi  le  condizioni
di  trasporti  futuri,  per  combinare  insieme  più  prezzi  o
per  pareggiarli;  mentre  noli  più  stabili  si  ottengono  con
la  navigazione  divisa,  lungo  un  fiume,  a  tratti,  assegnati
ciascuno  ad  armatori  che  sono  d’accordo  fra  loro  e  che
si  dividono  il  prezzo  riscosso  complessivamente,  o  meglio
ancora  con  le  linee  regolari  assunte  da  grandi  compagnie,
che  hanno  orari  preordinati  e  tariffe  fìsse  tanto  pei  viaggiatori ­
  quanto  per  le  merci  (1).
Ma  se  la  navigazione  interna,  per  i  caratteri  della
via  che  percorre,  ha  molti  rapporti  con  la  navigazione
marittima,  della  quale  talvolta  è  un  semplice  prolungamento, ­
  d’altro  lato,  in  quanto  fa  parte  del  sistema  nazionale ­
  dei  trasporti  di  ogni  paese,  ha  maggiori  relazioni
con  le  strade  ordinarie  e  colle  ferrovie  e  si  trova  con
loro  in  concorrenza  continua,  tanto  che  da  questa  stessa
concorrenza  e  dai  modi  con  cui  si  manifesta  derivano  le
alternative  di  prosperità  e  di  decadenza,  che  le  vie  acquee
hanno  attraversato  durante  il  secolo  XIX  e  fino  ai  nostri
giorni.  Finché  il  sistema  dei  trasporti  è  costituito  solamente ­
  da  strade  comuni  e  da  vie  acquee,  la  superiorità
di  queste  su  quelle  è  incontrastata:  i  fiumi  e  i  canali
rappresentano  il  modo  più  economico  per  trasportare
merci  pesanti  anche  a  grandi  distanze,  rappresentano  il
modo  più  comodo  per  far  viaggiare  le  persone  allorché
le  strade  carrozzabili  erano  mal  tenute  e  poco  sicure  ;
onde  al  bisogno  crescente  di  mezzi  di  comunicazione  si
        <pb n="337" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

331

(1)  Jeans,  op.  cit.,  pag.  40-42  e  364-69.

provvede  allora  colla  costruzione  o  col  miglioramento
delle  vie  acquee,  ed  esse  formano  la  spina  dorsale  della
rete  dei  trasporti,  verso  la  quale  affluiscono  le  strade  che
univano  fra  loro  le  parti  più  lontane  di  ogni  regione.  Ma
quando  dopo  il  1840  le  ferrovie  cominciano  a  svilupparsi
in  tutti  i  paesi,  quando  coi  perfezionamenti  arrecati  alle
macchine,  agl’  impianti  e  ai  sistemi  di  esercizio  i  trasporti
ferroviari  diventano  meno  costosi,  pur  essendo  più  regolari ­
  e  più  rapidi,  si  arriva  a  credere  che  questo  nuovo
mezzo  di  trasporto  sia  l’unico  possibile  ai  tempi  nostri,
e  la  navigazione  interna,  dopo  avere  per  un  pò  lottato
disperatamente,  decade,  è  lasciata  in  abbandono  ovunque,
non  è  più  quasi  presa  in  considerazione  ed  è  riguardata  da
tutti  come  un  mezzo  di  trasporto  arretrato,  il  di  cui  destino ­
  inevitabile  sia  di  scomparire  di  fronte  al  trionfo
delle  ferrovie  (1).
Ma  l’abbandono,  in  cui  venne  lasciata  la  navigazione
interna,  non  fu  e  non  poteva  essere  di  lunga  durata.  E
ciò  per  tre  ragioni.  Prima  di  tutto  non  si  deve  credere
che  questo  mezzo  di  trasporto  sia  rimasto  stazionario,
nelle  condizioni  in  cui  si  trovava  al  primo  sorgere  delle
ferrovie,  perchè  anzi  lo  stesso  sviluppo  tecnico,  che  ha
determinato  in  esse  i  maggiori  perfezionamenti,  ha  contribuito ­
  pure  a  perfezionare  la  via,  il  veicolo  e  la  forza
motrice  nella  navigazione  interna,  accrescendo  la  sua  efficacia ­
  e  la  sua  importanza.  In  secondo  luogo,  mentre  le
ferrovie  nei  primi  tempi  non  avevano  una  massa  tale  di
traffico,  che  servisse  a  sfruttare  interamente  i  loro  impianti ­
  costosissimi,  si  trovano  ai  nostri  giorni  nella  impossibilità ­
  di  assorbire  tutto  il  movimento,  che  si  è  tanto
accresciuto,  e  devono  scegliere  la  parte  di  esso  che  più
loro  conviene,  lasciando  il  resto  alle  vie  acquee.  In  terzo
        <pb n="338" />
        332

CAPITOLO  XII

luogo,  se  anche  si  considera  la  navigazione  interna  come
un  mezzo  di  trasporto  inferiore,  meno  efficace,  estensivo,
non  si  deve  credere  che  sempre  ed  in  ogni  caso  il  mezzo
di  trasporto  migliore,  più  efficace,  più  intensivo  sia  il
preferibile  dal  punto  di  vista  economico.  L’averlo  creduto
ha  condotto  all’abbandono  delle  vie  acquee,  la  dimostrazione ­
  dell’errore  inerente  a  questa  idea  ci  conduce  a
comprendere  come  esse  abbiano  una  funzione  importante
in  ogni  sistema  completo  di  trasporti.  Le  merci,  che  hanno
un  peso  o  un  volume  elevato  rispetto  al  loro  valore,  non
possono  sopportare  in  molti  casi  le  spese  di  trasporto  per
ferrovia  e,  quando  lo  possono,  rappresentano  per  essa  un
traffico  poco  conveniente.  Ora,  dato  un  movimento  scarso,
si  capisce  che  le  strade  ferrate  prendessero  tutto  quello
che  loro  capitava,  senza  far  tante  distinzioni  sottili;  ma,
con  l’esuberanza  del  movimento  attuale,  s’impone  una
razionale  divisione  del  lavoro,  per  la  quale  le  ferrovie
rinunziano  al  traffico  per  loro  meno  adatto,  lasciandolo
alle  vie  acquee.  Nessuno  pensa  a  sostituir  queste  in  tutti
i  casi  alle  ferrovie.  Si  tratta  invece  di  distribuire  il  traffico ­
  esistente  tra  le  une  e  le  altre,  assegnando  ad  entrambi ­
  quella  parte  che  è  più  confacente  a  ciascuno  di
questi  due  mezzi  di  trasporto  e  che  ognuno  può  compiere
alle  migliori  condizioni.  Il  problema  è  delicatissimo  e  merita ­
  di  essere  considerato,  sia  pur  di  sfuggita,  per  vedere
come  si  giustifichi  il  rifiorire  della  navigazione  interna,
anche  dove  essa  è  meno  in  contatto  colla  navigazione
marittima.
Intanto  ci  sono  delle  merci  che  prendono  molto  spazio
e  che  non  starebbero  in  un  vagone,  ci  sono  merci  pericolose ­
  a  trasportarsi,  come  polvere  da  sparo  o  petrolio,
ci  sono  merci  che  non  sopportano  impunemente  lo  scotìo
delle  strade  ferrate,  come  terraglie,  vetrerie  e  fluidi  in
palloni  di  vetro,  le  quali  tutte,  per  ragioni  inerenti  alla
loro  natura,  debbono  per  necessità  preferire  le  vie  acquee.
        <pb n="339" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

333

Queste  saranno  anche  preferite  da  quei  prodotti  di  poco
valore,  come  concimi,  legname,  carbone,  materiali  da  costruzione ­
  o  derrate  agrarie,  che  hanno  bisogno  di  spendere ­
  il  meno  possibile  nel  trasporto.  Altri  prodotti  poi,
come  argilla,  sabbia,  ghiaia  e  pietre,  non  sono  trasportabili ­
  affatto,  là  dove  non  si  può  servirsi  che  delle  ferrovie, ­
  ed  essi  rappresentano  tutto  un  traffico  nuovo,  che
sorge  e  si  sviluppa  con  le  vie  acquee.  In  altri  casi  la
preferenza  data  ad  esse  dipende  dalla  posizione  geografica ­
  di  certe  industrie,  che  si  trovano  in  vicinanza  di  vie
navigabili  e  ne  approfittano  piuttosto  che  andare  a  cercare ­
  la  ferrovia  che  è  più  distante,  o  dalla  posizione  di
certe  città,  che  essendo  in  riva  a  fiumi  importanti,  ricevono ­
  per  mezzo  di  essi  gran  parte  dei  prodotti  di  cui
hanno  bisogno.  E  vero  che  le  ferrovie  offrono  dei  servigi, ­
  che  hanno  un  valore  più  elevato  e  che  i  commercianti ­
  sono  disposti  a  pagare  di  più,  onde  è  naturale  che
ad  esse  spetti  quella  parte  di  traffico,  che  al  buon  mercato ­
  antepone  la  rapidità  e  la  puntualità;  ma  quelle  merci,
a  cui  soprattutto  preme  di  pagare  il  meno  possibile  per
il  trasporto,  preferiranno  la  navigazione  interna,  ad  onta
della  sua  maggior  lentezza.  E  del  resto  anche  la  velocità
non  ha  sempre  la  stessa  importanza  per  tutte  le  merci.
La  velocità  importa  poco,  quando  si  tratta  di  prodotti  poveri, ­
  in  cui  è  minima  la  perdita  d'interessi  per  il  ritardo
della  consegna,  o  quando  si  tratta  di  merci  che  si  adoprano
  a  lunghi  intervalli  e  ad  epoche  fisse,  come  ad  esempio
i  concimi,  o  quando  si  tratta  di  derrate  comprate  per  speculazione ­
  allo  scopo  di  rivenderle  dopo  parecchi  mesi,  o
infine  nei  trasporti  a  breve  distanza,  nei  quali  la  maggior
parte  del  tempo  necessario  al  trasporto  non  è  quello  in
cui  la  merce  sta  in  movimento,  ma  è  quello  occorrente
per  la  consegna,  per  il  carico  e  scarico  e  per  le  formalità ­
  inerenti  all’arrivo  e  alla  partenza.  E  poi,  sempre
rispetto  alla  velocità,  la  differenza  tra  le  ferrovie  e  le  vie
        <pb n="340" />
        334

CAPITOLO  XII

acquee  non  è  in  tutti  i  casi  così  grande  come  parrebbe
a  prima  vista,  perchè  i  treni  devono  sostare  di  tanto  in
tanto,  non  solo  per  caricare  o  scaricare,  ma  anche  per
cambiar  macchine  o  uomini,  per  prender  carbone  o  acqua,
per  far  passare  i  treni  viaggiatori,  perdendo  gran  parte
dei  vantaggi  derivanti  dalla  velocità  maggiore,  mentre
la  navigazione  interna,  per  la  sua  libertà  di  movimenti,
ha  meno  frequenti  fermate  estranee  al  traffico  (1).
Da  ciò  risulta  che  le  vie  acquee  fanno  spesso  una
concorrenza  efficace  e  benefica  alle  ferrovie.  Nei  paesi,
dove  queste  appartengono  a  società  private,  la  navigazione ­
  interna  limita  gli  effetti  def  monopolio,  che  esse
possiedono  nei  trasporti  e  impedisce  gli  abusi  che  ne
sarebbero  la  conseguenza  inevitabile.  Così  in  America
le  più  alte  autorità  asseriscono  «  che  un  sistema  di  comunicazioni ­
  interne  pei-  acqua  deve  riguardarsi  come  il
mezzo  più  certo  ed  efficare  per  regolare  le  tariffe  ferroviarie ­
  e  per  assicurare  al  pubblico  i  vantaggi  di  un  trasporto ­
  a  buon  mercato  »,  e  «  che  il  grande  valore  delle
vie  acquee  consiste,  non  tanto  nel  volume  di  traffico
realmente  trasportato,  quanto  negli  effetti  indiretti  che
esse  provocano,  costringendo  le  ferrovie  a  ribassare  i
noli  »  (2).  E  anche  nei  paesi,  dove  le  ferrovie  appartengono ­
  allo  Stato,  la  navigazione  interna,  coi  suoi  prezzi
di  trasporto  dibattuti  liberamente  tra  proprietari  di  navi
e  commercianti,  serve  utilmente  a  moderare  le  pretese
del  governo,  a  controllarne  l’azione,  a  supplire  alle  deficienze ­
  del  servizio  ferroviario,  ad  avere  infine  un  mezzo
di  trasporto  di  riserva,  a  cui  si  può  ricorrere  con  van-(1)

  Weber,  op.  cit.,  pag.  96-97  e  119-20.  —  van  der  Borght,
op.  cit.,  pag.  235-36.  —  E.  Mattei,  La  Navigazione  Interna  in  Italia
Venezia,  1886,  pag.  122-23.
(2)  Johnson,  op.  cit.,  pag.  58-59.
        <pb n="341" />
        NAVIGAZIONE  INTERNA

335

taggio  in  momenti  di  bisogno.  Ma  più  spesso  le  vie  acquee
e  le  ferrovie,  avendo  entrambi  una  funzione  loro  propria,
più  che  in  lotta  nemica  fra  loro,  sono  chiamate  a  completarsi ­
  reciprocamente  in  una  cooperazione  armonica.  Se
è  vero,  infatti,  che  i  corsi  d’acqua  sono  e  devono  essere
concorrenti  delle  ferrovie,  non  prendono  però  esclusivamente
  da  queste  il  loro  traffico,  ma  creano  anche  una
nuova  vita  economica,  portano  alla  luce  tesori  inesplorati,
aumentano  e  ramificano  gli  scambi  ed  accrescono  la  quantità ­
  di  merci  trasportate  da  tutte  le  altre  vie  di  comunicazione. ­
  Quante  merci,  che  ora  per  necessità  rimangono
sul  luogo  dove  sono  state  prodotte  e  si  vendono  ad  un
prezzo  irrisorio,  potrebbero  essere  trasportate  per  acqua
in  regioni  lontane  e  vendute  a  condizioni  assai  vantaggiose ­
  !  Così  la  navigazione  interna,  oltre  creare  un  traffico ­
  per  sè,  lo  procura  anche  alle  ferrovie,  giacché  rendendo ­
  più  a  buon  mercato  le  materie  prime,  ne  facilita
la  trasformazione,  accresce  il  consumo  dei  prodotti  finiti
e  aumenta  gli  scambi  delle  merci  manifatturate,  che  affluiranno ­
  poi  naturalmente  sulle  ferrovie.  E  quando  pure
esse  si  vedono  sottratta  dalle  vie  acquee  una  parte  del
traffico,  non  sempre  questa  sottrazione  è  una  vera  perdita ­
  e  può  rappresentare,-anzi,  talvolta  un’indiscutibile
guadagno  (1).  Non  è  mica  vero,  come  credono  molti,  che
le  strade  ferrate  possano  estendere  il  loro  movimento
quasi  senza  limiti.  Quando  il  traffico  su  di  esse  è  molto

(1)  E*Sax,  Nicht  galizische,  nicht  itinerósterreicbische:  europàische
Kanàle!  Wien,  1911,  pag.  1-10.  —  M.  Biermer,  Der  Rhein-Elbc-Kanal,
nel  Jahrbuch  fiir  Gesetzgebung  ecc.,  1900,  fase.  1,  pag.  275-77.  —
Mattei,  op.  cit.,  pag.  124-25.  —  Johnson,  op.  cit.,  pag.  64-59.  —  L.
Romanin-Jacur,  Navigazione  Interna,  Conferenza.  Venezia,  1904,  pagine ­
  68-75.  —  M.  Beretta,  Der  nette  Grossschiffahris-  li  eg  Mailand-Venedig,
  Estratto  dalla  Zeitschrift  fiir  Binnenschiffahrt,  1913,  fase.  3,
pag.  20-23.
        <pb n="342" />
        336

CAPITOLO  XII

intenso,  quando  il  suo  ulteriore  incremento  esigerebbe
nuovi  impianti  e  nuovo  materiale  rotabile,  è  assai  meglio
che  le  ferrovie  concentrino  la  loro  attività  su  quella  parte
di  traffico  che  è  più  adatto  per  loro  e  più  rimunerativo,
rinunziando  a  favore  delle  vie  acquee  al  trasporto  di
grandi  masse  di  merci  povere,  che  logorano  il  materiale,
ingombrano  le  linee  e  contribuiscono  in  modo  insignificante ­
  al  rimborso  delle  spese  generali  e  di  esercizio  (1).

(1)  C.  Supino,  La  Navigazione  Interna  in  relazione  agli  altri
mezzi  di  trasporto,  nella  Rivista  Marittima,  maggio  e  luglio,  1902.
        <pb n="343" />
        22

CAPITOLO  XIII

La  Navigazione  e  lo  Stato.

In  tutti  i  tempi  e  in  tutti  i  paesi  lo  Stato  ha  sentito
il  bisogno  d’intervenire  direttamente  a  controllare,  incoraggiare ­
  e  proteggere  la  navigazione,  sia  a  tutela  dei
cittadini,  sia  a  difesa  di  alti  interessi  politici.
L’intervento  dello  Stato  a  tutela  dei  cittadini  ebbe
ed  ha  ancora  per  iscopo  principale  di  garantire,  per
quanto  è  possibile,  la  loro  vita  e  i  loro  averi  contro  i
pericoli  del  mare,  con  prescrizioni  relative  all’ammissione
del  personale  navigante,  con  misure  di  sicurezza  lungo
le  coste,  con  visite  accurate  fatte  ai  bastimenti  per  accertarsi ­
  della  loro  perfetta  navigabilità  e  con  altri  ordinamenti ­
  simili,  di  cui  ci  offrono  esempi  le  antiche  leggi
romane  (1)  e  gli  statuti  marittimi  di  Venezia  (2),  di  Genova ­
  (3)  e  di  Pisa  (4).  A  Pisa,  che  è  la  culla  del  consolato

(1)  Digest.,  De  rei  vindicatione,  legge  16,  §  1,  e  legge  36,  §  1  ;
Cod.  De  Naufragiis,  legge  3.  —  Cod.  Teodosiano,  Libro  XIII,  tit.  Ili,
const.  XIV.
(2)  Novissimum  Statutorum  ac  Venetarum  Legum  volameli.  Venetiis,
  1729,  pag.  259.
(3)  Statuti  marittimi  di  Genova  del  1290,  cap.  15,  e  Statuti  marittimi ­
  del  1441,  cap.  5  e  seg.
(4)  Consiliari-i  Usus  del  1160,  e  Breve  Curine  Maris  del  1297,  cap.  34.
        <pb n="344" />
        338

CAPITOLO  XIII

del  mare,  le  leggi  stabilivano  norme  rigorose  per  l’arruolamento
  degli  equipaggi,  con  gravi  punizioni  in  caso
di  diserzione,  ed  obbligavano  1  «  navaioli  »  ad  avere  a
bordo  un  numero  sufficiente  di  marinai  ;  proibivano  la
navigazione  in  certi  mesi  dell’anno  ritenuti  più  pericolosi;
prescrivevano  di  non  caricare  soverchiamente  le  navi,
sulle  quali  si  doveva  mettere  un  segno  per  indicare  la
linea  di  massimo  carico,  comminando  una  multa  di  40
soldi  se  il  segno  era  cancellato  ;  imponevano  una  certa
dotazione  di  armi  per  ogni  bastimento  secondo  la  sua
grandezza  :  così  il  lignum  parvum  doveva  avere  a  bordo
almeno  2  balestre,  la  navis  10  e  la  «  nave  di  tre  coverte  »
30  ;  e  distinguevano  in  modo  tassativo  la  navigazione
marittima  da  quella  lungo  l’Arno,  ordinando  ai  barcaioli
del  fiume  di  navigare  solo  in  questo,  tenendo  ritta  l’insegna ­
  vermiglia  di  Pisa  appena  entravano  nella  foce  (1).
Ai  nostri  giorni  la  sorveglianza  dello  Stato  è  anche
più  minuziosa  e  più  severa  presso  tutte  le  nazioni.  Essa
incomincia  dal  momento  in  cui  s’inizia  la  costruzione  del
bastimento,  che  è  controllata  da  ispettori  e  da  periti  e
che  deve  compiersi  in  base  a  norme  prestabilite.  La  nave
è  sottomessa  a  visite  periodiche  anche  quando  è  in  mare,
per  accertarsi  che  si  trovi  sempre  in  buono  stato  di  navigabilità ­
  e  che  abbia  le  dotazioni  necessarie  ;  e  queste
visite  si  ripetono  a  intervalli  più  o  meno  lunghi,  secondo
che  si  tratta  di  navi  metalliche  o  in  legno,  e  pei  piroscafi ­
  si  estendono  anche  alle  macchine  ;  se  le  visite  non
riescono  favorevoli,  l’autorità  competente  proibisce  alla
nave  di  partire.  Nei  piroscafi  da  passeggieri  queste  ispezioni ­
  si  fanno  più  spesso  ;  più  rigorose  sono  le  prescrizioni ­
  relative  allo  scafo,  che  deve  esser  diviso  in  un  certo

(1)  A.  Schaube,  Das  Konsulat  des  Meeres  in  Pisa.  Leipzig,  1888,
pag.  92-102.  —  Cfr.  anche  Pappenheim,  op.  cit.,  pag.  146.
        <pb n="345" />
        LA  NAVIGAZIONE  E  LO  STATO

339

numero  di  compartimenti  stagni  ;  più  dettagliate  sono  le
norme  che  si  devono  osservare  per  prevenire  gl’incendi,
per  gli  apparecchi  di  salvataggio  e  contro  ogni  altro  possibile ­
  accidente,  mentre  altre  norme  rigorose  sono  stabilite ­
  per  lo  spazio  riservato  ad  ogni  persona,  per  la  luce,
per  la  ventilazione  e  per  gli  spurghi,  a  vantaggio  dei
viaggiatori,  degli  equipaggi  e  perfino  degli  animali  vivi
che  si  trovano  a  bordo.  Appena  una  nave  è  varata,  viene
iscritta  in  una  matricola  ed  è  munita  di  un  atto  di  nazionalità, ­
  che  indica  il  suo  nome,  la  configurazione,  la
portata  e  il  proprietario,  e  che  è  una  specie  di  certificato
di  stato  civile  comprovante  la  nascita  legittima  del  bastimento. ­
  La  legge  impone  che  il  nome  della  nave  e  quello
del  compartimento  marittimo  a  cui  appartiene  sieno  dipinti ­
  sulla  poppa;  che  il  tonnellaggio  sia  misurato  in
base  a  certe  regole,  che  ormai  sono  comuni  alla  maggior
parte  dei  paesi  civili  ;  e  che  il  proprietario  non  possa
essere  che  un  cittadino  dello  Stato  o  uno  straniero  residente ­
  in  esso  da  un  certo  numero  di  anni.  E  l’autorità
governativa,  oltre  intervenire  al  momento  in  cui  la  nave
nasce  e  inizia  dopo  il  varo  le  sue  operazioni  commerciali, ­
  interviene  pure  in  tutte  le  sue  vicende  successive  :
nessun  bastimento,  infatti,  può  esser  venduto,  nè  quando
è  vecchio  può  esser  demolito,  se  il  proprietario  non  ne
fa  dichiarazione,  o  non  domanda  in  certi  casi  il  permesso,
all’autorità  marittima.
Rispetto  agli  equipaggi,  le  leggi  di  tutte  le  nazioni
prescrivono  come  essi  devono  essere  composti,  le  norme
per  la  loro  assunzione  in  servizio  e  per  il  loro  licenziamento, ­
  gli  obblighi  che  hanno  e  i  diritti  di  cui  godono.
Secondo  la  grandezza  delle  navi  o  gl’itinerari  che  percorrono, ­
  secondo  che  si  tratta  di  velieri  o  di  piroscafi,  e
in  questi  ultimi  secondo  che  si  tratta  di  vapori  da  carico
o  da  passeggieri,  è  differente  il  grado  di  chi  dirige  la
nave  e  varia  il  numero  degli  ufficiali  e  dei  macchinisti
        <pb n="346" />
        340

CAPITOLO  XIII

che  vi  devono  essere  a  bordo,  come  varia  la  forza  minima ­
  prescritta  per  l’equipaggio.  Il  capitano  e  gli  ufficiali
devono  essere  nazionali,  di  moralità  ineccepibile,  aver
superato  un  dato  limite  di  età,  e  aver  ottenuto,  in  seguito
a  certi  esami,  la  patente  dallo  Stato  ;  e  nazionale  per  la
massima  parte,  per  due  terzi  o  per  tre  quarti  secondo  i
paesi,  deve  essere  pure  l’equipaggio,  fuori  che  in  Inghilterra ­
  e  in  Germania,  dove  queste  restrizioni  sono  state
abolite  da  un  pezzo,  e  composto  di  marinai  iscritti  nei
registri  della  gente  di  mare.  Questa  registrazione  non
ha  la  stessa  importanza  in  tutti  gli  Stati.  In  alcuni  non
dà  origine  ad  obblighi  particolari  per  la  gente  di  mare,
in  altri,  come  da  noi,serve  semplicemente  a  seguire  il
marinaio  nelle  sue  navigazioni  e  a  vigilare  sulle  sue
sorti,  mentre  in  Francia,  sotto  forma  d’inscription  maritime,
  ha  per  iscopo  di  militarizzare  tutti  coloro  che
sono  addetti  alla  navigazione  marittima  o  prossima  al
mare,  imponendo  loro  degli  obblighi  rigorosi  dall’età  di
18  a  quella  di  50  anni  e  dettando  le  condizioni  per  la
loro  assunzione  nel  servizio  commerciale,  basate  sull’idea
molto  antiquata  che  il  marinaio  è  un  uomo  che  lo  Stato
presta  alla  marina  mercantile.  Il  contratto  di  arruolamento ­
  è  quasi  sempre  fatto  per  iscritto,  firmato  dalle  parti,
e  stabilisce  le  norme  per  il  pagamento  dei  salari,  per  il
mantenimento,  per  i  turni  di  lavoro  e  per  il  licenziamento.
La  disciplina  a  bordo  è  mantenuta  severamente  ed  ha
sempre  un  carattere  più  o  meno  militare,  con  punizioni
gravi  in  caso  di  disobbedienza  o  di  diserzione.  In  alcuni
paesi  i  marinai  sono  d’ufficio  assicurati  contro  gl’infortuni ­
  (1)  e  in  tutti  hanno  diritto  a  sussidi  e  a  pensioni  in

(1)  In  Germania  la  legge  30  giugno  1900  pone  a  carico  degli
armatori  l’assicurazione  contro  gl’  infortuni  dei  loro  dipendenti,  I  capitani, ­
  gli  ufficiali,  i  marinai  e  le  altre  persone  impiegate  sulle  navi,
oltre  aver  diritto  a  tutte  le  cure  mediche,  ricevono  per  il  periodo
        <pb n="347" />
        LA  NAVIGAZIONE  E  LO  STATO

341

caso  di  malattia  o  di  vecchiaia,  o  a  favore  delle  loro  vedove ­
  ed  orfani  :  a  tal  uopo  in  Italia  esistono  fino  dal  1861
le  Casse  Invalidi  della  marina  mercantile,  di  cui  è  desiderabile ­
  la  fusione  in  un  unico  ente  meglio  amministrato  e
più  ampiamente  dotato.
La  legislazione  interviene  inoltre  in  tutti  i  paesi  a
regolare  il  carico  delle  navi,  obbligando  a  dichiarare  le
merci  pericolose,  come  esplosivi  e  certi  combustibili,  o
prescrivendo  che  non  sieno  messe  troppo  vicino  alla  macchina, ­
  o  proibendone  addirittura  il  trasporto  in  certi  casi,
specialmente  sui  piroscafi  da  passeggieri,  o  infine  stabilendo ­
  il  numero  massimo  di  viaggiatori  e  la  quantità
massima  di  merci  da  prendere  a  bordo  della  nave,  con
l’obbligo  d’indicare  in  essa  la  linea  di  massimo  carico,
mediante  un  segno  particolare,  che,  secondo  le  norme
inglesi  adottate  anche  da  altri  Stati,  è  costituito  da  un
cerchio  bianco  attraversato  da  tre  righe,  valevoli  per  le
diverse  stagioni  e  per  i  diversi  oceani.  Soltanto  quando
il  bastimento  ha  ottemperato  a  queste  prescrizioni,  quando
ha  l’equipaggio  in  regola  per  numero  e  per  qualità,  quando
ha  subito  le  visite  richieste,  può  partire  dal  suo  porto
d’armamento  e  appena  arriva  in  un  altro  porto  il  capitano ­
  dovrà  far  vidimare  il  suo  giornale  di  bordo,  consegnare ­
  una  nota  col  nome,  il  tonnellaggio  e  la  linea  d’immersione ­
  della  nave,  il  nome  dell’armatore  o  raccomandatario, ­
  la  qualità  e  quantità  del  carico  e  il  numero  degli

d’inabilità  al  lavoro  una  rendita,  che  può  giungere  fino  ai  due  terzi
del  loro  guadagno  annuale.  In  caso  di  morte  l’assicurazione,  dopo
aver  dato  una  somma  di  almeno  50  marchi  pei  funerali,  paga  il  20
per  cento  dei  guadagni  annuali  dell’infortunato  alla  vedova,  finché
non  muore  o  si  rimarita,  e  lo  stesso  ad  ogni  figlio  fino  al  quindicesimo ­
  anno  di  età.  In  base  ai  salari  medi  attuali,  una  rendita  completa ­
  per  il  marinaio  diventato  inabile  può  arrivare  a  667  marchi  e
la  rendita  per  la  vedova  a  marchi  200.20.  Thiess,  op.  cit.,  pag.  127-29.
        <pb n="348" />
        342

CAPITOLO  XIII

uomini  d’equipaggio  e  dei  passeggieri,  e  dovrà  fornire
all’ufficio  di  porto  e  all’ufficio  consolare  tutte  le  informazioni ­
  di  cui  fosse  richiesto.  Nè  qui  si  arresta  il  controllo
dello  Stato.  Anche  quando  il  bastimento  è  in  mare,  questo
controllo  continua  per  render  più  sicura  la  navigazione.
Lo  Stato,  infatti,  pubblica  carte  delle  coste  con  l’indicazione ­
  dei  fondali,  della  temperatura  dell’acqua  e  della
direzione  delle  correnti,  con  la  posizione  dei  porti,  dei
canali,  delle  boe  e  dei  fanali;  tiene  accesi  questi  fanali
durante  la  notte  ;  mantiene  osservatori  per  informare  i
naviganti  del  tempo  che  fa  in  tutti  i  paraggi  e  delle  burrasche ­
  che  si  preparano  o  che  già  sono  in  movimento  ;
regola,  con  norme  stabilite  d’accordo  fra  tutti  gli  Stati,
la  navigazione  in  alto  mare,  di  giorno  e  di  notte,  nei
periodi  di  nebbia  o  di  ghiacci,  imponendo  anche  un  codice ­
  di  segnali  per  le  comunicazioni  fra  i  bastimenti  in
mare,  e  organizza,  con  stazioni  apposite  lungo  le  coste,
a  giusti  intervalli  o  solo  nei  punti  più  pericolosi,  il  servizio ­
  di  salvataggio  per  il  caso  di  naufragi  (1).
Quanto  all’intervento  dello  Stato  nella  navigazione
per  alti  interessi  politici,  esso  si  è  sempre  esplicato  sotto
forma  d’incoraggiamenti  e  di  privilegi  accordati  alla  marina ­
  mercantile  nazionale  per  favorirne  lo  sviluppo,  nell’idea ­
  di  accrescere  in  tal  modo  il  potere  offensivo  e  di-(1)

  W.  Lexis,  art.  Schiffahrtspolitik,  in  Handwórterbuch  ecc.,  voi.  VII,
pag.  263-65  e  269.  —  Smith,  Organization  ecc.,  pag.  108-18.  —  Roux,
op.  cit.,  pag.  329-36  e  345-400.  —  C.  Bruno,  Codice,  Regolamento  e
Leggi  complementari  per  la  Marina  Mercantile.  Torino,  1898-99-902.  —
M.  A.  Barbagallo  Cacciola,  La  Gente  di  mare,  la  legislazione  che  la
regola  e  le  moderne  leggi  sociali.  Napoli,  1906,  pag.  37  e  seg.  —  O.
Noèl,  Principes  d'Économie  Politique  et  Sociale.  Paris,  1913,  voi.  I,
pag.  299-303.  —  L.  de  Seilhac,  Untersuchung  iiber  die  Lageder  franzosischen
  Handelsflot/e  und  der  franzósischen  Sedente,  in  Schriften  ecc.,
voi.  CHI,  parte  2‘,  pag.  225-32  e  261-72.  —  Pappenheim,  op.  cit.,
pag.  174.
        <pb n="349" />
        LA  NAVIGAZIONE  E  LO  STATO

343

fensivo  del  paese.  E  questa  idea  si  giustificava  anche  maggiormente ­
  in  epoche,  in  cui  le  navi  mercantili  non  si  distinguevano ­
  da  quelle  da  guerra,  e  le  prime,  in  caso  di  bisogno,
abbandonavano  i  traffici  per  andare  a  combattere  ;  era  naturale ­
  allora  che  lo  Stato  esigesse  garanzie  per  la  nazionalità ­
  dei  bastimenti,  proibisse  ai  marinai  di  arruolarsi
all’estero,  favorisse  in  tutti  i  modi  gli  armatori  nazionali
ed  incoraggiasse  le  costruzioni.  Il  protezionismo  marittimo,
dunque,  deve  la  sua  origine  a  criteri  essenzialmente  politici, ­
  i  quali  continuano  successivamente  e  fino  ai  nostri
giorni  ad  avere  una  certa  importanza,  sebbene  in  grado
sempre  minore  ;  mentre  d’altro  lato  ad  essi  si  vanno  a
poco  a  poco  sostituendo  gl’interessi  privati  degli  armatori, ­
  che  ispirano  questo  protezionismo,  dapprima  soltanto
in  linea  secondaria  e  poi  in  modo  sempre  più  preponderante, ­
  lasciando  che  le  ragioni  politiche  rimangano  in
piccola  parte  sotto  mutate  manifestazioni,  o  compaiano  per
nascondere  altre  ragioni  che  non  si  vogliono  apertamente
confessare.  Ma  quantunque  sia,  per  ciò,  spesso  un  po’
difficile  distinguere  l’aspetto  politico  dall’aspetto  economico ­
  del  protezionismo  marittimo,  non  possiamo  fare  a
meno  di  considerarli  entrambi  separatamente,  perchè  le
ragioni  che  giustificano  il  primo  non  valgono  per  giustificare ­
  il  secondo,  perchè  nell’uno  lo  Stato  subordina  gl’interessi ­
  privati  agl’interessi  nazionali,  nell’altro  si  mette
a  servizio  di  quelli  in  vista  di  promuovere  questi,  e  perchè
infine  potremo  meglio  esaminare  il  protezionismo  dal
punto  di  vista  economico  dopo  avere  sgombrato  il  terreno
dagli  argomenti  di  carattere  politico,  di  cui  dovremo  parlare ­
  in  questo  Capitolo,  che  tratta  appunto  dei  rapporti
diretti  fra  la  Navigazione  e  lo  Stato.
Gli  esempi  di  protezionismo  marittimo  basato  prevalentemente, ­
  se  non  sempre  esclusivamente,  su  criteri  politici ­
  abbondano  durante  il  medio  evo.  Già  fino  dal  925
troviamo  in  Inghilterra  una  legge  emanata  dal  re  Atei-
        <pb n="350" />
        344

CAPITOLO  XIII

stano,  che  concedeva  la  piccola  nobiltà  ad  ogni  commerciante, ­
  che  avesse  fatto  per  proprio  conto  tre  navigazioni
nel  mar  Mediterraneo;  e  nel  1181  Enrico  II  proibiva  di
vendere  navi  all’estero  ed  ai  marinai  di  andare  a  prestar
servizio  fuori  di  patria.  Giacomo  I  d’Aragona  nel  1227
vietava  ai  suoi  sudditi  di  caricare  merci  per  Alessandria
d’Egitto  o  per  la  Siria  su  navi  estere,  finché  c’erano  navi
nazionali  nel  porto  di  Barcellona  ;  Manfredo  di  Sicilia
stipulava  nel  1258  un  trattato  con  la  repubblica  di  Venezia,
in  forza  del  quale  si  riservava  ai  bastimenti  di  ognuno
dei  due  Stati  il  trasporto  delle  merci  proprie;  e  Fernando
di  Portogallo  concedeva  gratuitamente  dalle  foreste  reali
il  legno  per  le  navi  di  più  che  100  tonnellate,  esentava
dal  dazio  i  materiali  occorrenti  per  le  costruzioni,  liberava
da  ogni  tributo  le  merci  caricate  sopra  un  bastimento
nuovo,  estendendo  a  tre  anni  il  privilegio  a  favore  di  coloro ­
  che,  avendo  perduta  la  nave  nel  primo  viaggio,  ne
compravano  o  ne  facevano  costruire  un’altra,  lasciava
esenti  i  navigatori  da  molti  pesi  ed  obblighi  personali  e
stabiliva  le  prime  assicurazioni  marittime  (1).  E  anche  le
città  anseatiche,  che  promuovevano  il  loro  commercio
principalmente  con  abili  acquisti  di  privilegi  all’estero,
seguivano  una  politica  di  monopolio  rispetto  alla  navigazione, ­
  non  permettendo  la  spedizione  di  merci  altro  che
sulle  navi  proprie,  rifiutando  di  prendere  a  servizio  marinai ­
  esteri  sopra  i  bastimenti  anseatici  e  proibendo  la
vendita  o  l’affitto  di  questi  a  nazioni  straniere  (2).
Gli  stessi  criteri  ispirarono  sempre  la  legislazione
marittima  della  repubblica  di  Venezia.  Anch’essa,  verso
il  1258,  vietava  ai  cittadini  di  trasportare  merci  su  navi

(1)  G.  Schanz,  Englische  Handelspolitik  gegen  Ende  des  Mittelalters.
Leipzig,  1881,  voi.  I,  pag.  355  e  358.
(2)  Lexis,  arti  cit.,  pag.  256-57.
        <pb n="351" />
        LA  NAVIGAZIONE  E  LO  STATO

345

straniere,  di  vendere  bastimenti  all’estero  o  di  costruirne
fuori  di  casa,  e  nel  1299  disponeva  non  potersi  dai  forestieri ­
  condurre  mercanzie  levantine  a  Venezia  se  non
su  navigli  veneziani  (1).  Altre  leggi  furono  promulgate
nel  1309,  1328,  1363,  1463,  1488,  1490  e  1496,  in  cui  si
ripetevano  le  disposizioni  già  in  vigore  dando  loro  sanzioni ­
  più  rigorose,  si  proibiva  ai  proprietari  di  navi  veneziane ­
  di  ricevere  a  bordo  mercanzie  appartenenti  a  forestieri, ­
  si  promuovevano  con  grandi  favori  le  costruzioni
e  si  concedevano  per  certi  traffici  anche  premi  di  navigazione ­
  (2).  Lo  Stato  interveniva,  inoltre,  in  modo  ancor
più  diretto  nelle  industrie  marittime,  esercitando  il  commercio ­
  per  conto  proprio  su  pubbliche  galee  dette  di  mercato, ­
  le  quali  partivano  a  squadre  ad  epoche  fisse  per  la
destinazione  ad  esse  specialmente  assegnata,  e  da  cui
prendevano  il  nome.  Queste  navi  veleggiavano  di  solito
per  Alessandria,  Beirut,  Aleppo,  l’Inghilterra  e  la  Fiandra  ;
accoglievano  a  bordo  i  nobili  veneziani,  che  vi  andavano,
sia  per  attendere  ai  loro  traffici,  sia  per  istruirsi  nelle
cose  di  mare  ;  e  godevano  di  un  assoluto  monopolio  su
queste  linee  di  navigazione,  essendo  proibito  ai  bastimenti
privati  di  seguire  la  stessa  direzione  sotto  pena  di  confisca ­
  del  carico  (3).
Se  a  Venezia  l’industria  dei  trasporti  per  mare  si
esercitava  nello  stesso  tempo  dai  privati  e  dal  governo,
invece  nella  repubblica  di  Firenze,  diventata  nazione  marittima ­
  con  l’acquisto  di  Pisa  e  di  Livorno,  tutte  le  galee

(1)  S.  Cognetti  de  Martiis,  I  due  sistemi  della  politica  commerciale. ­
  Prefazione  al  voi.  I  della  Biblioteca  dell’Economista,  Serie  IV,
pag.  180-81.
(2)  F.  Sclopis,  Stona  della  legislazione  italiana.  Torino,  1863,
voi.  II,  pag.  209.  —  Cognetti  de  Martiis,  loc.  cit.
(3)  Sclopis,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  209-10.  -  Schanz,  op.  cit.,
voi.  I,  pag-  124-25.
        <pb n="352" />
        346

CAPITOLO  XIII

appartenevano  allo  Stato,  il  quale,  però,  non  le  faceva
viaggiare  per  conto  proprio  e  a  spese  sue,  ma  le  dava
in  affitto  ad  imprenditori.  Lo  Stato  determinava,  non  solo
la  quantità  di  carico,  la  misura  dei  noli,  il  numero  dei
marinai  e  degl’impiegati,  lo  stipendio  del  capitano  ecc.,
ma  prescriveva  anche  in  quali  luoghi  dovevano  fermarsi
le  galee  all’andata  e  al  ritorno,  dove  caricare  e  scaricare,
e  fin  anco  quanto  potevano  trattenersi  in  ogni  singolo
porto.  Questi  vincoli  alla  libertà  del  traffico  marittimo
miravano  a  garantire  il  risultamento  materiale  del  viaggio
alle  galee  veleggianti  sugli  itinerari  prescritti,  agl’imprenditori ­
  che  le  avevano  noleggiate  e  ai  commercianti  che
vi  affidavano  il  carico.  Così,  ad  esempio,  le  due  galee,  che
andavano  ogni  anno  in  Barberia,  non  potevano  toccare
la  Sicilia  o  la  Catalogna,  nè,  se  costrettevi,  vi  potevano
prender  merci,  per  non  togliere  il  carico  alle  altre  galee,
che  andavano  verso  levante  o  verso  ponente.  La  bandiera
nazionale  era  favorita,  sia  proibendo  ai  commercianti  fiorentini ­
  d’importare  merci  su  navi  estere,  sia  gravando
queste  importazioni  con  un  alto  dazio  differenziale;  mentre
nello  stesso  tempo  si  concedeva  alle  galee  di  Stato,  almeno ­
  per  determinati  periodi,  un  monopolio  formale  nelle
esportazioni.  Infatti  nessun  commerciante  fiorentino  poteva
caricare  merci  per  le  Fiandre  o  per  l’Inghilterra,  su  navi
che  non  appartenessero  al  Comune,  dal  15  giugno  fino
al  tempo  in  cui  le  galee  partite  si  trattenevano  in  quei
due  paesi  e  ancor  due  mesi  dopo  il  loro  ritorno.  Se  la
partenza  delle  galee  dai  porti  fiorentini  era  ritardata  dal
termine  fissato,  il  commerciante  non  aveva  ancora  libertà
di  esportazione  e  l’acquistava  solo  quando  il  ritardo  si
fosse  prolungato  fino  ad  ottobre.  D’altro  lato  le  merci
estere  importate  su  navi  fiorentine  nei  confini  dello  Stato
godevano  per  un  anno  sicurezza  contro  le  rappresaglie
concesse  dal  Comune  ai  suoi  sudditi  e  potevano,  ad  onta
di  queste  o  di  una  eventuale  guerra,  venire  riesportate
        <pb n="353" />
        LA  NAVIGAZIONE  E  LO  STATO

347

entro  l’anno,  mentre  ciò  non  era  concesso  alle  merci  importate ­
  sopra  altre  navi  (1).
E  sempre  per  criteri  politici  il  parlamento  inglese
approvava  nel  1381  la  prima  legge  di  navigazione  in  senso
restrittivo,  la  quale  proibiva  le  esportazioni  e  le  importazioni ­
  di  merci  su  navi  estere,  sotto  pena  della  perdita
del  bastimento  e  del  carico,  e  ciò  per  encresir  la  navie
d’Engleterre,  come  si  esprimeva  lo  statuto  nella  lingua
di  allora  (2).  I  tempi,  però,  non  erano  ancora  maturi  per
questo  genere  di  monopoli  :  i  commercianti  principiarono
a  lamentarsi  che  la  legge  aveva  fatto  rincarare  i  noli  ed
ottennero  così  il  permesso,  nell’ottobre  del  1382,  di  trasportare ­
  in  Inghilterra  le  merci  anche  su  navi  estere,
quando  nei  porti  stranieri  di  partenza  non  si  trovavano
abbastanza  navi  inglesi  (3).  E  nuove  modificazioni  subisce
la  legge  di  navigazione  nel  1391  :  da  un  lato  si  obbligano
i  commercianti  a  servirsi  in  patria  di  sole  navi  nazionali
per  l’esportazione  di  merci  e  si  proibisce  l’uso  di  bastimenti ­
  esteri,  anche  nel  caso  in  cui  quelli  inglesi  non  siano
in  numero  sufficiente  ;  d’altro  lato  si  lasciano  libere  le
importazioni,  permettendole  anche  su  navi  straniere,  per
non  essere  costretti  a  fare  osservare  la  legge  nei  porti
esteri,  a  rischio  di  complicazioni  internazionali,  e  si  costringono ­
  gli  armatori  protetti  a  contentarsi  di  noli  moderati. ­
  Di  tali  modificazioni  non  erano  niente  soddisfatti
i  proprietari  di  navi  ;  i  loro  lamenti  però  non  trovarono
facile  ascolto  e  la  legge  fu  anzi  applicata  in  seguito  in

(1)  R.  Pòhlmann,  Die  Wirthschaftspolitik  der  Florentiner  Renaissance ­
  und  das  Princip  der  Verkehrsfreiheit.  Leipzig,  1878,  pag.  126-27.
(2)  C.  W.  Asher,  Aus  den  Verhandlungen  der  special  Commission
  des  Parlaments  iiber  die  Navigations-Acte.  Berlin,  1848,  pagine ­
  VII-VIII.
(3)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  428-30.  —  Schanz,  op.  cit.,
voi.  I,  pag.  359-60.
        <pb n="354" />
        348

CAPITOLO  XIII

modo  sempre  meno  restrittivo,  finché  andò  quasi  del  tutto
in  disuso.  Si  fece  sotto  Edoardo  IV  un  nuovo  tentativo
per  rafforzare  il  monopolio  della  marina  mercantile  inglese, ­
  ma  la  legge  che  riservava  ad  essa  ogni  trasporto
durò  soli  tre  anni  e  poi  non  venne  rinnovata  (1).  E  che
questa  impossibilità  di  mettere  per  ragioni  politiche  dei
vincoli  tròppo  ristretti  alla  navigazione  non  dipendesse
da  condizioni  locali  dell’Inghilterra  è  dimostrato  dal  poco
successo  che  ebbero  circa  alla  stessa  epoca  leggi  simili
in  Barcellona.  Pregato  dai  consoli  del  mare,  Alfonso  V
ordinò  che  per  tre  anni,  a  datare  dal  1  marzo  1454,  nessuna ­
  nave  che  non  fosse  nazionale  potesse  prender  carico
nei  di  lui  domini  ;  alla  fine  del  triennio  la  legge  fu  rinnovata ­
  ;  ma  nel  1459  il  re  Giovanni  II  si  rifiutò  di  prorogarla ­
  ancora,  limitandosi  a  confermare  la  proibizione
di  servirsi  di  navi  straniere  in  qualunque  luogo,  solo  nel
caso  che  in  porto  vi  fossero  disponibili  navi  nazionali  (2).
Ma  dopo  la  fine  del  medio  evo  la  trasformazione  avvenuta ­
  nelle  armi,  che  le  navi  portavano  a  bordo,  con
l’introduzione  di  quelle  da  fuoco,  che  sono  più  pesanti  e
che  occupano  più  spazio,  rende  impossibile  ai  bastimenti
di  servire  indifferentemente  per  il  commercio  e  per  la
guerra.  E  la  separazione  netta,  che  a  poco  per  volta  si
stabilisce  tra  flotta  mercantile  e  flotta  militare,  fa  in  modo
che  a  questa  provveda  lo  Stato  direttamente,  mentre  gli
aiuti  e  gl’incoraggiamenti,  che  esso  continna  a  dare  a
quella,  si  basano  ormai  più  su  criteri  economici  che  su
criteri  politici.  I  criteri  politici  non  scompaiono  allora  del
tutto  e  rimangono  per  giustificare  in  via  accessoria  il  protezionismo ­
  marittimo  scaturente  da  ragioni  economiche,  o
per  imporre  misure  che  indirettamente  possano  riuscire

(1)  Schanz,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  360-68.
(2)  Schaube,  op.  cit.,  pag.  259.
        <pb n="355" />
        LA  NAVIGAZIONE  E  LO  STATO

349

di  vantaggio  alla  difesa  nazionale.  Di  questo  protezionismo ­
  marittimo,  a  base  economica,  che  prevale  dopo  la
fine  del  medio  evo  fino  ai  nostri  giorni,  sotto  forme  svariate, ­
  parleremo  nei  capitoli  successivi  ;  qui  ora  ci  limitiamo ­
  ad  accennare  ai  fondamenti  politici,  che  tuttora  ispirano ­
  qualunque  intervento  dello  Stato  a  favore  della
marina  mercantile.
Su  criteri  politici  si  basano  le  disposizioni,  da  noi
già  citate,  relative  alla  nazionalità  degli  equipaggi  e  dei
proprietari  delle  navi,  che  diventano  sempre  più  restrittive ­
  in  alcuni  paesi  ;  le  disposizioni  adottate  ovunque  per
la  requisizione  dei  bastimenti  nazionali  in  tempo  di  guerra
e  per  la  proibizione  in  certi  casi  di  vendere  o  di  dare
in  affitto  navi  a  stranieri  ;  e  soprattutto  le  disposizioni
intese  a  favorire  la  costruzione  di  grandi  piroscafi,  che
possano  servire  in  caso  di  bisogno  come  navi  onerarie
o  come  incrociatori.  A  quest’ultimo  scopo  mirano  gli  obblighi, ­
  che  vengono  imposti  per  l’eventualità  di  guerre
alle  compagnie  di  navigazione  nei  contratti  che  lo  Stato
stipula  con  esse  per  l’esercizio  di  linee  postali  sovvenzionate. ­
  E  lo  stesso  scopo  si  prefiggono  certe  clausole,  che
si  mettono  nelle  leggi,  con  cui  si  concedono  premi  alla
marina  mercantile.  Così  l’aft.  4  della  legge  italiana  del
6  dicembre  1885  dava  un  premio  speciale  ai  piroscafi  costruiti ­
  in  vista  di  un  loro  possibile  adattamento  a  fini  militari. ­
  E  vero  che  un  articolo  simile  non  si  trova  più  nelle
leggi  successive,  perchè  non  aveva  avuto  mai  applicazione
pratica,  non  bastando  il  premio  speciale  ad  indennizzare
gli  armatori  delle  maggiori  spese  che  avrebbero  dovuto
sopportare  per  mettere  i  piroscafi  nelle  condizioni  prescritte ­
  ;  ma  una  disposizione  dello  stesso  genere  si  riscontra ­
  nelle  diverse  leggi  sui  premi  approvate  in  Francia,
con  un  articolo  che  concede  un’aggiunta  del  25  per  cento
sul  premio  alle  navi,  le  quali  per  la  loro  costruzione,  per
le  loro  disposizioni  e  per  la  loro  velocità  sieno  in  grado
        <pb n="356" />
        350

CAPITOLO  XIII

di  prestar  servigi  alla  flotta  militare.  E  anche  i  paesi,
come  la  Gran  Brettagna,  che  non  proteggono  in  modo
diretto  la  loro  marina  mercantile,  concedono  sussidi  speciali ­
  ai  più  grandi  piroscafi  veloci,  costruiti  secondo  le
esigenze  deirammiragliato,  per  avere  il  diritto  di  adoprarli
  in  tempo  di  guerra.  Di  questi  sussidi,  largiti  dal
governo  inglese  a  parecchi  vapori  di  grossa  portata,  fruirono ­
  sempre  i  migliori  piroscafi  della  Cunard  :  VEtruria
e  YUmbria  percepivano  12.000  lire  sterline  all’anno,  il
Campania  e  il  Lucania  19.000  e  il  Lusitania  e  il  Mauritania,
costruiti  con  un  prestito  di  favore,  concesso  dallo  Stato
all’interesse  del  2  s / 4  per  cento  rimborsabile  in  20  anni,
percepiscono  tuttora  Ls.  150.000  all’anno  (1).
Che  in  questi  casi  il  protezionismo  marittimo  sia  perfettamente ­
  giustificato  da  ragioni  politiche  nessuno  mette
in  dubbio,  come  nessuno  mette  in  dubbio  che  la  marina
mercantile  possa  prestare  un  valido  aiuto  a  quella  militare, ­
  fornendole  tutte  quelle  navi  che  servono:  1)  ad  accompagnare ­
  le  flotte  da  battaglia  per  uso  di  officine  e  di
ospedali,  per  il  rifornimento  del  combustibile  e  per  il
trasporto  di  materiale  torpediniero  ;  2)  a  mantenere  anche
in  tempo  di  pace  il  necessario  traffico  di  materiale  marittimo ­
  tra  i  porti  militari  ;  3)  a  trasportare  truppe  e  materiale ­
  da  guerra  in  quantità  sufficiente  per  tutte  le  operazioni ­
  militari,  che  possono  prevedersi  opportune  agli
interessi  nazionali.  Inoltre,  in  tempo  di  guerra,  i  piroscafi
più  veloci  possono  adoprarsi  come  esploratori  ed  avvisi
ed  in  più  casi  anche  come  incrociatori,  atti  a  sorvegliare
il  commercio  nemico  ed  a  combattere  senza  svantaggio
contro  le  navi  della  stessa  specie,  di  cui  il  nemico  sarà
certamente  fornito  (2).  Ora,  per  compiere  questi  vari
(1)  Repori  on  Steamship  Subsidies.  London,  1902,  pag.  X-XI,  131
e  263.  —  Fraser-Macdonald,  op.  cit.,  pag.  206-7.
(2)  Inchiesta  sulla  Marina  Mercantile,  voi.  ILI,  pag.  827-28.
        <pb n="357" />
        LA  NAVIGAZIONE  E  LO  STATO

351

uffici,  non  conviene  allo  Stato  di  costruire  navi  per  conto
suo,  perchè,  prima  che  il  bisogno  di  esse  si  presenti,  saranno ­
  già  diventate  vecchie  e  non  più  all’altezza  degli
ultimi  progressi  della  tecnica  e  perchè,  oltre  a  ciò,  troppo
grande  sarebbe  per  lo  Stato  il  sacrifizio  nel  tenere  molti
bastimenti  inoperosi  per  parecchi  anni  allo  scopo  di  servirsene ­
  in  un’occasione,  che  nessuno  sa  neanche  quando
potrà  presentarsi.  È  dunque  preferibile  che  lo  Stato  si
serva  per  questi  uffici  della  marina  mercantile  nazionale,
la  quale  ne  rimane  alla  sua  volta  molto  avvantaggiata,
giacché  alle  navi,  che  al  rompere  di  una  guerra  non  possono ­
  essere  noleggiate  dal  governo,  rimangono  soltanto
le  seguenti  alternative  :  o  rimanere  chiuse  in  un  porto
protetto  e  quindi  infruttifere,  o  continuare  le  operazioni
di  traffico  per  conto  dei  privati  con  lucri  mal  sicuri,  con
pericolo  di  esser  catturate  o  requisite  dal  nemico,  o  passare ­
  sotto  bandiera  estera  con  un  contratto  che  in  tali  circostanze ­
  non  potrebbe  essere  molto  vantaggioso  (1).  Nè
sarebbe  opportuno,  in  caso  di  guerra,  ricorrere  per  certi
servigi  delicati  ad  armatori  stranieri,  sui  quali  non  si  potrebbe ­
  fare  sempre  sicuro  assegnamento.  Lo  sa  la  Spagna,
che  si  vide  opporre  ogni  sorta  di  pretesti,  come  la  lonta
nanza  delle  navi  o  il  loro  bisogno  urgente  di  riparazioni,
allorché,  essendo  in  guerra  con  gli  Stati  Uniti,  dovette
requisire  alcuni  piroscafi  spagnoli  posseduti  da  capitalisti
inglesi  favorevoli  all’indipendenza  cubana  ;  e  si  afferma
che  a  questa  circostanza  si  debba  in  parte  se  l’ammiraglio ­
  Cervera  non  ricevette  in  tempo  utile  soccorsi  e  munizioni ­
  (2).
E  le  ragioni  politiche  a  giustificazione  del  protezionismo ­
  marittimo  non  valgono  soltanto  pei  rapporti  che

(1)  Inchiesta  ecc.,  voi.  Ili,  pag.  830.
(2)  De  Rousiers,  Trust  océanique,  pag.  847.
        <pb n="358" />
        352

CAPITOLO  XIII

necessariamente  intercedono  fra  marina  mercantile  e  marina ­
  militare,  ma  hanno  pure  una  grande  importanza  in
tutti  quei  casi,  in  cui  la  marina  mercantile  contribuisce
allo  sviluppo  di  un  sano  nazionalismo.  I  paesi,  che  possiedono ­
  lunghe  estensioni  di  coste,  numerosi  porti,  molte
isole  e  colonie  lontane,  non  possono  rinunziare  ad  avere
navi  proprie  in  grande  quantità  per  congiungere  le  varie
parti  della  patria,  per  moltiplicare  fra  di  esse  le  comunicazioni, ­
  i  rapporti  di  scambio,  le  relazioni  di  ogni  genere.
E  se  i  trasporti  marittimi  attraverso  gli  oceani  hanno  un
carattere  eminentemente  internazionale,  non  è  indifferente
per  un  paese  che  la  sua  bandiera  si  faccia  vedere  di  rado
o  spesso  nei  più  lontani  lidi  ed  è  tanto  meno  indifferente
per  un  paese  come  il  nostro,  che  ha  i  suoi  figli  sparsi
nelle  più  diverse  regioni  della  terra.  Nè  si  tratta  di  una
semplice  questione  di  amor  proprio  o  di  prestigio  nazionale. ­
  Con  la  lotta  che  si  scatena  fra  i  popoli  per  la  conquista ­
  di  nuovi  mercati,  non  è  più  possibile  fare  un’efficace
  politica  di  espansione  economica  senza  navi  proprie,
perchè  il  paese,  che  affida  le  sue  esportazioni  alla  bandiera ­
  estera,  dipende  per  l’esito  dei  suoi  prodotti  dal  malvolere ­
  dei  suoi  concorrenti,  paga  talvolta  dei  noli  più
elevati  e  subisce  spesso  angherie  e  difficoltà  non  indifferenti. ­
  Ora,  lasciando  completamente  a  sè  stessa  la  marina ­
  mercantile,  non  succederebbe,  come  sostengono  i
liberisti  ad  oltranza,  che  ogni  Stato  verrebbe  ad  avere
quella  quantità  di  navi,  suddivisa  in  velieri  e  piroscafi,
in  bastimenti  grandi  e  piccoli,  in  tipi  di  maggiore  o  minore ­
  velocità,  che  meglio  risponde  e  si  adatta  alla  ricchezza ­
  del  paese,  all’ampiezza  del  suo  commercio,  all’estensione ­
  delle  sue  coste  o  alla  intraprendenza  dei  suoi
abitanti.  Succederebbe  invece,  come  abbiamo  già  accennato ­
  altrove,  che  le  nazioni  marittime  economicamente
più  forti,  che  hanno  una  tecnica  più  progredita  nelle  costruzioni ­
  navali  e  nell’esercizio  della  navigazione,  che
        <pb n="359" />
        LA  NAVIGAZIONE  E  LO  STATO

353

dispongono  di  ferro  e  di  combustibile  in  grande  abbondanza, ­
  che  si  trovano  in  una  posizione  geografica  più  favorevole, ­
  o  che  godono  di  aiuti  eccezionali  concessi  dallo
Stato,  darebbero  uno  sviluppo  eccessivo  alla  loro  flotta
mercantile  e  si  servirebbero  di  questa  per  andare  ad
esercitare  il  traffico  marittimo,  esposto  sempre  alla  più
sfrenata  concorrenza  internazionale,  presso  le  nazioni  economicamente ­
  più  deboli,  le  quali  vedrebbero  così  deperire ­
  irreparabilmente  la  loro  marina  commerciale.  Da  ciò
la  necessità  per  gli  Stati  di  aiutarla  e  sorreggerla  in  ogni
modo,  per  impedire  la  sua  decadenza  e  per  promuoverne
10  sviluppo  a  vantaggio  dei  più  alti  interessi  politici  della
nazione.
Questi  stessi  interessi  politici,  però,  che  giustificano
11  protezionismo  marittimo,  ne  determinano  pure  la  misura ­
  e  i  limiti.  Se  la  marina  mercantile  è,  infatti,  politicamente ­
  utile  ad  un  paese,  perchè  gli  fornisce  mezzi  di
difesa,  di  affermazione  nazionale,  di  conquista  economica,
lo  è  solo  in  quanto  dispone  di  piroscafi  grandi,  moderni,
ben  costruiti  e  dotati  di  macchine  potenti  ;  onde  soltanto
per  dare  incremento  a  questi  tipi  di  navi  si  può  giustificare ­
  con  ragioni  politiche  il  protezionismo  marittimo.
Ma  queste  ragioni  valgono  allo  stesso  modo  quando  esso
si  riferisce  all’industria  delle  costruzioni,  o  quando  si
estende  alle  navi  di  piccole  dimensioni,  ai  velieri,  ai  bastimenti ­
  vecchi  ?  Molti  lo  affermano  con  insistenza.  Anche
in  questi  casi  gl’interessati  parlano  di  amor  patrio  e  di
difesa  nazionale,  allorché  possono  far  sentire  la  loro  voce
nelle  inchieste,  nei  giornali  o  nei  congressi  ;  e  sostengono
che  la  protezione  concessa  ai  cantieri  ha  per  iscopo  di
far  sorgere  e  di  rendere  fiorente  in  ciascun  paese  l’industria ­
  delle  costruzioni,  acciocché  si  abbiano  sempre
pronti  gl’impianti  e  gli  operai  abili  occorrenti  per  costruire
navi  da  guerra,  mentre  la  protezione  accordata  ai  bastimenti ­
  piccoli  o  arretrati  ha  per  iscopo  di  accrescere  il

23
        <pb n="360" />
        354

CAPITOLO  XIII

numero  delle  persone,  che  s’impiegano  in  industrie  marittime ­
  e  che  costituiscono  una  riserva  abbondante  sempre
pronta  a  passare  in  servizio  attivo  nella  flotta  militare.
Ma  questi  argomenti  non  hanno  consistenza  e  servono, ­
  per  coloro  che  chiedono  aiuti  allo  Stato,  a  nascondere ­
  altri  motivi  di  carattere  più  strettamente  economico.
E  vero  che  per  ragioni  politiche  si  devono  costruire  in
paese  le  navi  da  guerra,  anche  se  vengono  a  costare  di
più,  per  non  dover  ricorrere  all’estero  in  momenti  critici ­
  e  per  non  andare  a  rischio  di  trovarsi  sprovvisti
di  mezzi  di  difesa,  quando  il  bisogno  si  presenti  da  un
momento  all’altro.  Ma  perchè  adottare  questo  sistema
anche  per  la  marina  mercantile  ?  Le  principali  nazioni
marittime  del  mondo  costruiscono  ai  nostri  giorni  tante
navi  da  guerra,  che  gli  arsenali  dello  Stato  sono  costantemente ­
  occupati,  e  queste  costruzioni  sono  più  che  sufficienti ­
  per  tenere  sempre  in  pronto  i  materiali  e  gli  operai
necessari  per  ogni  evenienza.  E  se  è  vero  che  i  marinai
più  abili  per  la  flotta  militare  sono  quelli  abituati  alla  vita
del  mare  prima  dai  giuochi  dell’infanzia  e  poi  dalle  loro
occupazioni  giornaliere,  non  c’è,  però,  bisogno  di  mantenere ­
  per  essi  artificialmente  un  vivaio  nella  marina  mercantile, ­
  anche  con  gravi  sacrifizi  pecuniari,  mentre  nei
paesi  in  prossimità  del  mare  e  con  una  vasta  estensione
di  coste  si  trova  sempre  una  grande  quantità  di  persone,
che  si  dedicano  spontaneamente  alle  industrie  marittime.
In  ogni  modo  si  capisce  che  un  armatore  parecchi  anni
fa  potesse  dire,  come  affermò  il  Gibson  nell’inchiesta  inglese ­
  del  1847,  che  voler  avere  marinai  per  la  flotta
senza  navigazione  commerciale  sarebbe  lo  stesso  che  voler
avere  grano  senza  seminarlo  (1)  ;  ma  non  si  capisce  come
questo  argomento  si  ripeta  ai  nostri  giorni  per  propu-(1)

  Fifth  Report  on  Navigcttion  Laws,  pag.  97.
        <pb n="361" />
        LA  NAVIGAZIONE  E  LO  STATO

355

gnare  aiuti  ed  incoraggiamenti  a  navi  antiquate  e  a  velieri, ­
  quando  oramai  una  corazzata  è  divenuta  uno  strumento ­
  offensivo  e  difensivo  così  complicato  ed  è  fornita
di  macchine  e  di  congegni  così  difficili  a  maneggiarsi,
che  i  marinai  sbarcati  da  una  nave  mercantile  si  troverebbero ­
  certo  molto  a  disagio  sopra  una  nave  da  guerra.
A  queste  mutate  condizioni  s’ispirava  il  più  grande  ammiraglio, ­
  che  abbia  attualmente  la  Gran  Brettagna,  Lord
Beresford,  allorché,  interpellato  dalla  commissione  d’inchiesta ­
  sui  sussidi  marittimi  nel  1902,  rispondeva  che
■educare  sui  velieri  i  marinai  per  la  flotta  sarebbe  come
far  fare  sulle  diligenze  il  tirocinio  ai  macchinisti  delle
ferrovie  e  che  la  gente  di  mare  deve  esser  abituata  a
ciò  che  avrà  da  fare  in  futuro,  piuttosto  che  a  quello  che
aveva  da  fare  in  passato  (1).  Se,  dunque,  alla  formazione
degli  equipaggi  militari  contribuisce,  oltre  l’infinito  numero ­
  di  piccole  industrie  marittime,  che  non  hanno  bisogno ­
  d’incoraggiamenti  speciali,  soprattutto  la  navigazione ­
  esercitata  sopra  i  grandi  piroscafi,  moderni  e  veloci,
rimane  ancora  una  volta  dimostrato  che  solo  per  promuovere ­
  questi  si  può  giustificare  con  ragioni  politiche  il
protezionismo  marittimo.

(1)  Report  on  Sleamship  Subsidies,  pag.  201.
        <pb n="362" />
        CAPITOLO  XIV

Protezionismo  marittimo  di  altri  tempi.

Il  protezionismo  marittimo  basato  su  criteri  economici ­
  si  esplica  sotto  forma  di  misure  restrittive,  che  danno
un  monopolio  più  o  meno  completo  alla  marina  mercantile
nazionale,  o  sotto  forma  di  aiuti  diretti  o  indiretti  ad  essa
accordati.  Il  primo  sistema  prevale  fino  alla  seconda  metà
del  secolo  XIX  ed  ha  il  suo  maggiore  svolgimento  in
Inghilterra  e  in  Francia;  il  secondo  è  adottato  in  parecchi
Stati,  dopo  un  intervallo  di  regime  liberista,  in  questi  ultimi ­
  trenta  anni  e  rappresenta,  con  le  manifestazioni  più
svariate,  il  protezionismo  marittimo  contemporaneo.
Il  sistema  restrittivo,  di  cui  soltanto  ci  occuperemo
in  questo  capitolo,  è  in  Inghilterra  la  continuazione  del
protezionismo  basato  su  criteri  politici,  a  cui  si  aggiungono ­
  a  poco  per  volta  disposizioni  aventi  una  portata
economica.  I  primi  sintomi  di  questa  trasformazione  si
hanno  sotto  Enrico  VII,  che  Bacone  considera  come  il
vero  fondatore  di  una  nuova  politica  marittima  e  che
riesce  ad  introdurre  stabilmente  nella  legislazione  inglese
quelle  misure  restrittive  che  i  suoi  predecessori,  come
abbiamo  visto,  non  avevano  mai  potuto  far  durare  a  lungo.
Egli  per  la  prima  volta  nel  1485  impone  alle  navi  nazionali ­
  di  avere  l’equipaggio  composto  per  la  massima  parte
da  sudditi  inglesi,  affinchè  la  navigazione  non  decada  ed
        <pb n="363" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

357

i  marinai  trovino  sempre  impiego,  riserva  ai  bastimenti
nazionali  il  commercio  della  Gran  Brettagna  e  favorisce
in  tutti  i  modi  le  costruzioni  navali.  Queste  disposizioni,
adottate  dapprima  in  via  provvisoria,  vennero  confermate
dopo  un’esperienza  riuscita  favorevole  nel  1489  ed  estese
poi  con  l’aggiunta  di  leggi  speciali  sulla  pesca,  per  parte
di  Enrico  Vili  e  di  Edoardo  VI,  che  obbligavano  i  sudditi ­
  alla  stretta  osservanza  delle  vigilie  «  per  la  salute
dell’anima  e  per  dare  più  occupazione  ai  pescatori  ».  Ai
commercianti  esteri,  che  si  servivano  di  navi  inglesi  o
che  provavano  di  non  averne  trovate  disponibili  all’atto
della  partenza,  era  concessa  parità  di  trattamento  come
ai  sudditi  britannici  nei  dazi  d’importazione;  ma  allenavi
nazionali  soltanto  veniva  riservata  la  navigazione  di  cabotaggio ­
  (1).  Intanto  i  possedimenti  inglesi  in  America
andavano  sempre  più  sviluppandosi  e  non  si  credette  più
fosse  giusto  che  al  commercio  con  quelli  seguitassero  a
partecipare  i  forestieri;  per  ciò  nel  1646  il  Parlamento
approvò  una  legge  che  proibiva,  nei  porti  di  Virginia,
di  Bermuda,  di  Barbado  e  di  altri  luoghi  di  America,
l’esportazione  di  merci,  di  prodotti  dell’industria  o  di
derrate  delle  piantagioni  su  navi  che  non  fossero  inglesi.
Gli  armatori  si  accorsero  allora  che  la  legislazione  poteva ­
  esser  per  loro  fonte  di  lucro  ;  per  la  loro  influenza
il  protezionismo  marittimo  si  estese  sempre  più  ;  e  quattro
anni  dopo  fecero  passare  una  nuova  legge,  che  proibiva
a  qualunque  nave  estera  il  commercio  con  le  piantagioni,
eccetto  che  con  una  regolare  licenza.  Il  terreno  era  ormai
preparato  e  il  9  ottobre  1651  andò  in  vigore  il  celebre
Atto  di  navigazione,  che  porta  il  nome  di  Cromwell  (2)

(1)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  50-51.  —  Asher,  op.  cit.,  pagine ­
  X-XIII.  —  Schanz,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  368-74.
(2)  Lindsay,  voi.  cit.,  pag.  183-84.
        <pb n="364" />
        358

CAPITOLO  XIV

e  che  il  Child  chiama  la  Magna  Charta  Maritima  degli
Inglesi  (1).
L’Atto  di  Cromwell,  pur  contenendo  alcune  disposizioni ­
  che  esistevano  nelle  leggi  precedenti,  costituiscr
primo  sistema  completo  di  misure  restrittive  ispirate  agli
interessi  particolari  della  classe  armatrice,  abilmente  mescolati ­
  con  motivi  politici,  che  si  facevano  valere  per
combattere  la  potenza  navale  e  commerciale  della  repubblica ­
  olandese.  Già  al  principio  del  secolo  XVI  la  flotta
mercantile  dell’Olanda  contava  10.000  velieri,  disponeva
di  168.000  marinai,  faceva  vivere  260.000  persone,  aveva
un  movimento  di  merci  imbarcate  in  tutti  i  mari  per  un
valore  di  più  di  un  miliardo  di  franchi  (2)  ;  e  alla  metà
del  secolo  successivo  la  repubblica  si  era  conquistata  una
posizione  assolutamente  eccezionale  nel  commercio  marittimo ­
  del  mondo,  che  può  senz’altro  paragonarsi  a  quella
che  ha  la  Gran  Brettagna  ai  nostri  giorni.  Difatti  delle
navi  esistenti  allora  in  Europa,  che  il  Petty  calcolava
ammontassero  a  2  milioni  di  tonnellate,  900.000  tonnellate ­
  appartenevano  agli  Olandesi,  500.000  agl’inglesi,
100.000  ai  Francesi,  250.000  agli  Amburghesi  coi  sudditi
di  Danimarca,  di  Svezia  e  della  città  di  Danzica,  e  250.000
alla  Spagna,  al  Portogallo  e  all’Italia  (3).  Con  una  marina
mercantile  così  potente,  l’Olanda  aveva  nelle  sue  mani
tutto  il  traffico  dei  prodotti  del  nord,  si  era  impadronita
della  maggior  parte  dell’industria  dei  trasporti  marittimi
in  Europa,  raccoglieva  nei  suoi  porti  le  merci  di  tutti  i
paesi  ed  esercitava  un  vasto  commercio  indiretto  per
conto  delle  altre  nazioni,  ottenendo  cospicui  profitti  e

(1)  J.  Child,  Traités  sur  le  Commerce  et  sur  les  avantages  qui
résultent  de  la  réduction  de  l’interest  de  Vargent.  Amsterdam,  1754,
pag.  36.
(2)  Mahan,  Influence  ecc.,  pag.  111-12.
(3)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  200.
        <pb n="365" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

359

accumulando  immense  ricchezze.  Di  questa  prosperità
erano  invidiosi  gli  armatori  inglesi,  che  pensarono  di  ricorrere ­
  al  governo  per  sopprimere  la  concorrenza  ad  essi
assai  molesta  dei  loro  rivali,  sfruttando  le  varie  cause  di
contrasti  e  di  nemicizia  che  esistevano  fra  le  due  nazioni.
Basterà  che  ricordiamo  tra  tali  cause  :  che  l’Olanda  aveva
segretamente  aiutato  il  re  Carlo  nella  sua  guerra  contro
il  Parlamento  inglese  ed  aveva  disapprovato  in  modo
troppo  palese  la  decapitazione  del  re  ;  che  un  ambasciatore ­
  spedito  all’Aia  dal  Parlamento  fu  assassinato,  quantunque ­
  non  per  colpa  del  governo  ;  e  che  Saint  John,
congiunto  e  fidatissimo  di  Cromwell,  mandato  in  Olanda
per  trattarvi  un’alleanza,  non  riuscì  nel  suo  intento  e  non
venne  accolto  come  egli  credeva  di  meritare.  Così  gli
odi  e  i  sospetti  fra  i  due  paesi  erano  cresciuti  sempre
più,  onde  cessata  la  guerra  civile  in  Inghilterra,  Cromwell
presentò  alla  Camera  l’Atto  di  navigazione  per  ferire
l’Olanda  negli  elementi  precipui  della  sua  potenza,  nel
commercio  e  nella  marina.  L’Atto  fu  approvato  dal  Parlamento ­
  e  subito  dopo  cominciò  fra  le  due  nazioni  rivali
anche  la  guerra  con  le  armi  (1).
Con  questa  legge  il  cabotaggio  era  esclusivamente
riservato  alle  navi  inglesi  ;  i  prodotti  della  pesca,  quando
trasportati  su  bastimenti  esteri,  venivano  gravati  da  un
dazio  doppio;  nel  commercio  di  esportazione  e  d’importazione ­
  con  le  colonie  inglesi,  le  navi  estere  erano  assolutamente ­
  escluse,  e  così  pure  lo  erano  nelle  importazioni ­
  in  Inghilterra  di  merci  provenienti  dall’America,
dall’Asia  e  dall’Africa.  Quanto  al  commercio  coi  paesi
dell’Europa,  le  merci,  che  venivano  importate  in  Inghilterra ­
  e  nelle  sue  colonie,  dovevano  trasportarsi  o  su  navi

(1)  F.  Villemaìn,  Storia  di  Cromwell.  Milano,  1848,  pag.  209
a  212.
        <pb n="366" />
        360

CAPITOLO  XIV

inglesi  o  su  navi  del  paese  in  cui  la  merce  era  prodotta.
E  vero  che  questa  disposizione  si  riferiva  soltanto  a  certe
merci  espressamente  indicate,  dette  per  ciò  enumerateci
articles;  ma  questi  articoli  enumerati,  che  erano  18  nella
legge  del  1660,  emanata  da  Carlo  II  per  completare  quella
di  Cromwell,  arrivavano  a  28  nella  legge  del  1825  e
comprendevano  quei  prodotti,  che  a  tempo  dell’Atto  primitivo ­
  erano  trasportati  in  maggior  quantità  dalla  marina
mercantile  olandese,  o  quelli  che,  essendo  voluminosi  e
pesanti,  offrivano  alla  navigazione  un  carico  più  vantaggioso. ­
  La  clausola,  che  permetteva  le  importazioni  di
merci  su  navi  del  luogo  di  origine,  era  anch’essa  diretta
contro  l’Olanda,  essendo  questa  allora  l’unica  nazione
d’Europa,  che,  senza  avere  un  gran  commercio  di  prodotti ­
  propri,  trasportasse  quelli  di  tutti  gli  altri  paesi.
Infine  l’Atto  lasciava  libera  alla  bandiera  estera  la  navigazione ­
  d’uscita  dall’Inghilterra,  forse  per  favorire  le  industrie ­
  nazionali,  forse  anche  per  obbedire  al  pregiudizio
allora  prevalente  sulla  bilancia  del  commercio  ;  ma  questa
non  era  certo  una  concessione,  che  mutasse  il  carattere
severamente  protezionista  della  legge,  perchè  a  causa  di
essa  i  bastimenti,  che  avessero  voluto  fare  le  esportazioni ­
  dall’Inghilterra,  avrebbero  dovuto  recarvisi  navigando ­
  in  zavorra  e  si  sarebbero  per  ciò  trovati  in  condizione ­
  da  dover  esigere  un  nolo  eccezionalmente  elevato.
E  poiché  i  privilegi  accordati  alle  navi  inglesi  erano  basati ­
  su  questa  loro  qualità,  così  tra  le  disposizioni  dell’Atto ­
  di  navigazione  devono  annoverarsi  quelle  che  si
riferiscono  ai  criteri  per  determinare  la  nazionalità  dei
bastimenti.  Fu  stabilito,  dunque,  che  una  nave  non  sarebbe
considerata  come  inglese  e  non  godrebbe  dei  privilegi
inerenti  a  questo  titolo,  altro  che  appartenendo  interamente ­
  ed  esclusivamente  a  sudditi  inglesi  ed  avendo  tre
quarti  dell’equipaggio  di  tale  nazionalità;  in  seguito  poi
fu  aggiunto  che  la  nave  doveva  essere  inoltre  stata  co ­
        <pb n="367" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

361

struita  in  un  porto  britannico  o  delle  colonie,  a  meno  che
non  fosse  presa  al  nemico  in  tempo  di  guerra  (1).
Dapprincipio  questa  legge  non  aveva  potuto  trovar
sempre  una  completa  applicazione,  perchè  gli  armatori
inglesi  non  possedevano  navi  sufficienti  per  soddisfare
ai  bisogni  dei  caricatori  ;  ed  ora  si  eran  dovute  emanare
proclamazioni,  come  nel  1675  e  nel  1696,  per  dare  maggior
forza  all’Atto  di  navigazione,  ora  si  era  dovuto  sospenderlo ­
  temporaneamente,  come  nel  1665  e  nel  1693,  per
aiutare  i  commercianti  inglesi  a  riconquistare  traffici  che
loro  sfuggivano  (2).  Successivamente,  però,  e  fino  alla
proclamazione  dell’indipendenza  americana,  l’Atto  di  navigazione ­
  aveva  potuto  funzionare  senza  portare  troppo
disturbo  al  commercio.  Se,  infatti,  la  Gran  Brettagna,  ad
esempio,  non  voleva  ricevere  i  prodotti  delle  colonie  spagnuole
  e  portoghesi,  che  non  viaggiassero  su  navi  britanniche, ­
  d’altro  lato  la  Spagna  ed  il  Portogallo  rifiutavano ­
  di  mandare  i  loro  prodotti  su  navi  che  non  fossero
le  proprie  ;  onde  la  legge  si  limitava  a  determinare  come
sarebbe  avvenuto  un  traffico  che  non  esisteva,  nel  caso
in  cui  fosse  stato  possibile  di  intraprenderlo.  Ma  con  gli
Stati  Uniti  d’America  la  cosa  era  ben  diversa  :  con  essi
l’Inghilterra  aveva  un  importantissimo  commercio  marittimo ­
  per  una  somma  di  3  ’/ 2  milioni  di  sterline  all’anno,
a  cui  partecipavano  navi  inglesi  ed  americane  e  che  veniva ­
  ad  esser  riservato  alle  prime  soltanto,  col  distacco
dei  nuovi  Stati  dalla  madre  patria.  Per  la  prima  volta  si
poteva  mettere  alla  prova  la  forza  e  l’elasticità  del  protezionismo ­
  marittimo.  Gli  Stati  Uniti  chiesero  una  deroga
dell’Atto  di  navigazione  a  loro  favore,  ed  avendo  avuto

(1)  Fifth  Report  on  Navigation  Laws,  pag.  146-59.
(2)  Palgrave,  Dictionary  ecc.,  voi.  Ili,  pag.  9.  —  Murken,  op.  cit.,
rtdg.  64.
        <pb n="368" />
        362

CAPITOLO  XIV

un  rifiuto,  fecero  approvare  dal  Congresso  nel  1789  una
legge,  che  imponeva  un  diritto  di  tonnellaggio  di  6  cents
sulle  navi  costruite  e  possedute  da  Americani,  di  30  cents
su  quelle  costruite  in  America,  ma  possedute  da  stranieri
e  di  40  cents  sulle  navi  estere,  insieme  ad  un’altra  legge,
che  stabiliva  un  ribasso  di  dazio  del  10  per  cento  sulle
merci  importate  sopra  bastimenti  americani.  Non  contenti
di  questo,  nel  1817  gli  Stati  Uniti  adottarono  per  rappresaglia ­
  un  Atto  di  navigazione  del  tutto  simile  a  quello
inglese  (1).  E  così,  in  forza  dell’Atto  di  Cromwell,  i  prodotti ­
  dell’America  non  potevano  essere  importati  in  Inghilterra ­
  altro  che  su  navi  britanniche,  mentre  nello  stesso
tempo,  in  forza  dell’Atto  di  navigazione  degli  Stati  Uniti,
i  prodotti  dell’  Inghilterra  non  potevano  importarsi  in
America  altro  che  su  navi  americane.  Onde  queste  andavano ­
  nei  porti  inglesi  in  zavorra,  seguite  da  navi  britanniche ­
  cariche  di  merci,  e  le  navi  inglesi  alla  loro  volta
andavano  a  New  York  vuote,  seguite  da  navi  americane
con  carico  (2).  Una  tale  condizione  di  cose  non  poteva
durare  a  lungo  :  il  5  ottobre  1830  il  Presidente  degli
Stati  Uniti  fu  autorizzato  ad  emanare  una  legge,  che  concedeva ­
  libertà  di  navigazione  agl’inglesi  a  patto  di  reciprocità ­
  e  il  5  novembre  dello  stesso  anno  l’Inghilterra
faceva  altrettanto  a  favore  degli  Americani  (3).
Intanto,  tra  il  1824  e  il  1826,  il  governo  inglese  concludeva ­
  trattati  di  navigazione  con  la  Prussia,  con  la  Danimarca, ­
  con  le  repubbliche  di  Lubecca,  Brema  ed  Amburgo, ­
  colla  Francia  e  col  Messico  ;  e  nello  stesso  tempo
faceva  approvare  dal  parlamento  una  legge  che  lo  autorizzava ­
  a  concludere  trattati  di  reciprocità  con  tutte  le

&amp;lt;1)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  Ili,  pag.  55-58.
(2)  Asher,  op.  cit.,  pag.  XVIII-XIX.
(3)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  Ili,  pag.  63-65.
        <pb n="369" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

303

nazioni  straniere  che  lo  richiedessero  ;  e  così  a  poco  a
poco  i  porti  dell’Inghilterra  furono  aperti  alle  navi  estere.
Anche  la  clausola,  che  impediva  ad  esse  di  portar  prodotti ­
  di  paesi  differenti  da  quello  di  origine,  venne  abrogata ­
  per  la  prima  volta  nel  trattato  concluso  con  l’Austria
nel  1838  e  fu  trasformata  in  legge  nel  1840,  considerando
quanto  fosse  opportuno  di  lasciar  venire  le  merci  dal
porto  più  comodo,  anche  se  questo  non  fosse  il  luogo  di
produzione  della  merce  stessa.  Dopo  questi  cambiamenti
e  in  seguito  agli  altri  trattati  che  si  continuavano  a  stipulare ­
  con  tutte  le  nazioni,  l’antica  legge  di  navigazione
aveva  perduto  molto  del  suo  antico  rigore;  rifusa  nel  1825
e  nel  1847,  non  conteneva  ornai  più  che  delle  restrizioni  in
certi  casi  speciali  e  l’esclusione  assoluta  delle  navi  estere
dal  commercio  con  le  colonie  e  da  quello  di  cabotaggio
nei  porti  inglesi  (1).
Eppure,  anche  ridotto  in  queste  proporzioni  più  modeste, ­
  l’Atto  di  navigazione  presentava  sempre  una  grande
quantità  d’inconvenienti  ed  era  diventato  insopportabile
dopo  lo  sviluppo  avvenuto  nei  trasporti  marittimi.  Citiamo
alcuni  esempi.  Il  gin  poteva  esser  portato  in  Inghilterra
su  qualunque  nave  estera,  ma  il  brandy  no.  Le  navi  americane ­
  non  potevano  prendere  grano  in  Olanda  per  l’Inghilterra, ­
  mentre  non  vi  si  poteva  portare  sopra  una  nave
di  Brema  il  grano  americano  sbarcato  in  Olanda.  Una
volta  del  legname  da  Memel  nel  Baltico  fu  mandato  nell’America ­
  inglese  per  esser  poi  spedito  in  Inghilterra,
dove  pagò  il  più  basso  diritto  differenziale  allora  esistente. ­
  Un’altra  volta  35  casse  di  annatto  erano  in  viaggio
da  Caienna  per  Bordeaux  ;  se  fossero  state  sbarcate  in

(1)  Ch.  Coquelin,  Les  lois  de  navigatori  en  Angle  (erre,  nel  Journal ­
  des  Économistes,  luglio,  1847,  pag.  378-79.  —  First  Report  on  Navigatori ­
  Laws,  pag.  2-32.  —  Lindsay,  voi.  cit.,  pag.  65  e  108-11.
        <pb n="370" />
        364

CAPITOLO  XIV

Europa,  non  si  sarebbero  potute  più  spedire  in  Inghilterra; ­
  allora  un  agente  di  Londra,  sapendo  che  il  prodotto ­
  era  molto  aumentato  di  prezzo,  si  mise  d’accordo
con  una  casa  di  Bordeaux,  fece  scaricare  il  cotone  che
riempiva  la  nave  e  passare  le  35  casse  in  un  piccolo  bastimento ­
  inglese,  che  fu  ammesso  liberamente  in  Inghilterra, ­
  procurando  all’agente  un  guadagno  di  3000  lire
sterline,  essendosi  deciso  che  un  trasbordo  non  costituiva
uno  sbarco  in  Europa.  Del  caffè  comprato  in  Olanda  fu
dovuto  mandare  fino  al  Capo  di  Buona  Speranza  su  nave
inglese  ;  venne  quindi  sbarcato,  rimbarcato  e  spedito  a
Londra  come  prodotto  che  veniva  da  colonia  inglese  su
bastimento  inglese,  mentre  non  sarebbe  stato  ricevuto,
se  fosse  stato  mandato  direttamente  da  Amsterdam  a
Londra.  E  moltissimi  affari  si  dovevano  trattare  in  questo
modo,  sopportando  noie,  lungaggini  e  spese  gravissime,
nello  stesso  tempo  che  si  doveva  rinunziare  ad  altri  affari
assai  profìcui,  perchè  non  si  trovavano  le  navi  che  avevano ­
  diritto  di  trasportare  le  merci  nel  luogo  richiesto  (1).
Questi  inconvenienti,  messi  a  raffronto  con  i  vantaggi
che  già  si  erano  ottenuti  nei  rami  di  traffico  marittimo
divenuti  liberi,  fecero  sorgere  una  grande  agitazione  in
Inghilterra  contro  la  legge  di  navigazione.  Il  9  febbraio ­
  1847  il  deputato  J.  L.  Ricardo  proponeva  alla  Camera ­
  dei  Comuni  un’inchiesta,  che  studiasse  gli  effetti  di
quella  legge  e  soggiungeva  parergli  assurdo  che  mentre
si  spendevano  milioni  e  milioni  per  accrescere  le  comunicazioni ­
  interne,  mentre  si  guardava  con  ansia  che  non
si  gravassero  di  J / 2  o  di  1  penny  di  più  i  trasporti  terrestri, ­
  si  lasciasse  sussistere  una  legge  che  accresceva  di
tanto  il  costo  dei  trasporti  marittimi.  Contro  l’inchiesta,
che  preludeva  all’abolizione  del  protezionismo  marittimo,

(1)  Lindsay,  voi.  cit.,  pag.  117-21.
        <pb n="371" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

365

insorse  la  società  degli  armatori  di  Londra,  sostenendo
che  i  proprietari  di  navi  avevano  ben  diritto  di  essere
difesi  contro  la  concorrenza  estera,  perchè  lo  Stato  imponeva ­
  a  loro  oneri  e  restrizioni  a  benefìzio  della  nazione,
li  obbligava  ad  adoprare  bastimenti  ben  costruiti,  a  pagare
e  a  nutrire  bene  i  marinai,  a  condurre  i  loro  affari  secondo ­
  norme  prestabilite.  Ma  questi  lamenti  parvero  a
tutti  ispirati  da  solo  interesse  di  classe,  tanto  più  che
appunto  in  quegli  anni  le  navi  scarseggiavano  e  guadagnavano ­
  immensamente.  L’opinione  pubblica  si  era  già
pronunziata  per  l’abolizione  del  protezionismo  marittimo.
Nel  marzo  del  1849  si  discute  alla  Camera  dei  Comuni,  con
l’intervento  degli  uomini  politici  più  eminenti,  il  bill  per
l’abolizione,  che  è  approvato  in  terza  lettura  con  275  sì
contro  214  no  ;  segue  più  accanita  la  lotta  nella  Camera
dei  Lords,  dove  il  bill  viene  approvato  con  soli  10  voti  di
maggioranza;  e  il  26  giugno  1849  la  Regina  firma  la
legge  che  abolisce  l’Atto  di  navigazione  (1).  L’Inghilterra ­
  rinunziava  a  chiedere  la  reciprocità  nell’equiparare
la  bandiera  straniera  alla  inglese  ;  perfino  il  cabotaggio,
che  era  rimasto  riservato  alle  navi  britanniche  nella  legge
del  1849,  venne  poi  nel  1854  lasciato  libero  a  tutte  le
nazioni  marittime.  E  così  l’Atto  di  Cromwell,  dopo  essere
stato  corretto  e  completato  da  altre  144  leggi  dal  parlamento, ­
  veniva  da  una  145 a  legge  abolito  per  sempre,  facendo ­
  prevalere  nella  navigazione  il  principio  della  libera
concorrenza  (2).
Quali  furono  gli  effetti  dell’Atto  di  navigazione?  Esso,
nella  forma  in  cui  fu  promulgato  la  prima  volta,  si  prefi) ­

  Lindsay,  voi.  cit.,  pag.  84-92  e  230-85.
(2)  Asher,  op.  cit.,  pag.  XX-XXIV.  —  A.  Wagner,  art.  Schiffahrt,
  nel  Handwórterbuch  der  Volksivirthschaftslehre  di  H.  Rentzsch.
Leipzig,  1870,  pag.  734-35.
        <pb n="372" />
        366

CAPITOLO  XIV

figgeva  per  iscopo,  come  dicemmo,  di  rovinare  il  commercio ­
  dell’Olanda  e  nelle  modificazioni,  che  successivamente ­
  subì,  intendeva,  come  si  esprime  il  preambolo
della  legge  emanata  da  Carlo  II,  «  di  dare  incremento  e
incoraggiamento  alla  navigazione  nazionale,  da  cui,  con
la  buona  provvidenza  e  protezione  di  Dio,  dipende  in
così  gran  parte  l’opulenza,  la  sicurezza  e  la  forza  di  questo
regno  »  (1).  Tali  scopi  furono  raggiunti  ?  Se  l’Atto  di
navigazione,  dice  il  Laspeyres,  ha  fatto  diminuire  il  commercio ­
  e  la  marina  dell’Olanda  ed  aumentare  il  commercio ­
  e  la  marina  della  Gran  Brettagna,  ciò  significa
che  esso  è  stato  vantaggioso  per  quest’ultima  nazione  (2).
Ma  la  decadenza  marittima  della  repubblica  fu  la  conseguenza ­
  dell’Atto  di  Cromwell  ?  O  non  deve  piuttosto  attribuirsi, ­
  come  lo  stesso  Laspeyres  è  costretto  ad  ammettere, ­
  ai  trentasei  anni  di  guerra,  che  l’Olanda  ebbe  a
sostenere  dal  1652  al  1713?  (3).  Difatti,  ad  onta  dell’Atto
di  navigazione,  la  marina  olandese  continuò  a  prosperare
per  molti  anni,  vincendo  ovunque  la  concorrenza  dell’Inghilterra. ­
  Il  Child,  nel  suo  Discorso  sul  Commercio  scritto
18  anni  dopo  la  promulgazione  dell’Atto,  fa  una  enumerazione ­
  abbastanza  lunga  dei  traffici,  nei  quali  gli  Olandesi ­
  andavano  aumentando  la  loro  preponderanza.  «  Noi
abbiamo  perduto,  egli  dice,  il  commercio  della  Russia,
fatto  dagli  Olandesi  con  22  grossi  bastimenti  contro  uno
solo  nostro,  mentre  prima  noi  avevamo  in  quel  traffico
più  navi  di  loro;  nella  Groenlandia  gli  Olandesi  e  gli
Amburghesi  mandano  annualmente  da  400  a  500  navi,

(1)  Fifth  Repor/  ou  Navigation  Laws,  pag.  96-97.
(2)  E.  Laspeyres,  Geschichte  der  volkswirthschaftlichen  Anschautmgen
  der  Niederlander  und  ihrer  Litteratur  zur  Zeit  der  Republik.
Leipzig,  1863,  pag.  125.
(3)  Laspeyres,  op.  cit.,  pag.  128.
        <pb n="373" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI  367

mentre  non  ce  n’è  stata  che  una  sola  inglese  nel  1668
e  nessuna  nell’anno  precedente  ;  nel  commercio  del  nord
abbiamo  attualmente  la  metà  dei  bastimenti  di  una  volta,
gli  Olandesi  invece  ne  hanno  dieci  volte  tanti  che  per
il  passato».  E  cosi  di  seguito  (1).  Secondo  Child,  dunque,
le  leggi  restrittive  inglesi  non  avevano  portato  danno  al
commercio  dell’Olanda  ;  ma  la  sua  decadenza  marittima
comincia  e  si  fa  sempre  più  sensibile  quando,  a  causa
delle  guerre  mosse  dall’Inghilterra  e  dalla  Francia  alla
repubblica  olandese,  essa  vede  il  suo  traffico  arrestarsi,
i  capitali  emigrare  per  cercar  impieghi  più  sicuri,  ed  è
costretta  a  far  debiti  rilevantissimi,  ad  aumentare  i  tributi, ­
  a  mettere  perfino  un’imposta  speciale  sopra  le  navi
mercantili  (2).
Se  l’Atto  di  navigazione  non  riuscì  da  solo  a  rovinare ­
  il  commercio  dell’Olanda,  raggiunse  almeno  l’altro
scopo  politico  di  fare  aumentare  le  forze  navali  dell’Inghilterra ­
  ?  La  maggior  parte  degli  economisti  inglesi  risponde ­
  affermativamente  a  questa  domanda.  Il  già  citato
Child  ammette  che  l’Inghilterra,  essendo  un’isola,  ha  bisogno ­
  per  la  sua  difesa  di  navi  e  di  marinai,  ed  egli
trova,  per  conseguenza,  che  l’Atto  è  vantaggioso,  perchè
dà  modo  agl’inglesi  di  costruire  tre  volte  tante  navi  e
d’impiegare  tre  volte  tanti  marinai  che  se  l’Atto  non  esistesse ­
  (3).  Così  la  pensa  anche  Adamo  Smith,  il  quale,
pur  dichiarando  che  l’Atto  di  navigazione  non  è  favorevole ­
  al  commercio  estero,  nè  all’aumento  di  quell’opulenza
che  da  esso  può  derivare,  aggiunge  che  siccome  la  difesa
è  di  molto  maggiore  importanza  della  ricchezza,  l’Atto  è
forse  il  più  saggio  fra  tutti  i  regolamenti  commerciali

(1)  Child,  op.  cit.,  pag.  23  e  seg.
(2)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  II,  pag.  195.
(3)  Child,  op.  cit.,  pag.  242-44.
        <pb n="374" />
        368

CAPITOLO  XIV

dell’Inghilterra  (1).  Il  qual  giudizio  è  approvato  pure
dallo  Stuart  Mill,  che  trova  le  leggi  di  navigazione  dannose ­
  economicamente,  ma  molto  utili  dal  punto  di  vista
politico  (2).  Ma  è  possibile  in  questo  caso  ottenere  dei
vantaggi  politici  provocando  dei  danni  economici  e  si
può  in  tale  questione  separare  l’aspetto  politico  da  quello
economico  ?  Noi  non  lo  crediamo  ;  perchè  la  flotta  che
un  paese  può  mantenere  dipende,  più  che  dalla  sua  marina ­
  mercantile,  dall’ammontare  dei  tributi  che  lo  Stato
è  in  grado  di  prelevare  sulla  ricchezza  della  nazione  ;  e
siccome  l’Atto  è  considerato  anche  dai  suoi  più  caldi  difensori ­
  come  dannoso  alla  ricchezza  nazionale,  così  esso
non  può  aver  fatto  aumentare  la  potenza  marittima  dell’Inghilterra ­
  (3).  Di  questa  opinione  furono  le  più  grandi
autorità  interrogate  nell’inchiesta  del  1847,  tra  le  quali,
lasciando  da  parte  alcuni  economisti,  di  cui  si  poteva  prevedere ­
  il  responso,  citiamo  il  capitano  John  Stirling,  il
quale  affermò  che  la  flotta  militare  non  aveva  ricavato
alcun  benefizio  dalle  leggi  protettive.  Di  questa  opinione
era  pure  il  ministro  Labouchère,  che,  difendendo  alla  Camera ­
  nel  1848  il  bill  che  aboliva  quelle  leggi,  ebbe  a  dire
che  la  nota  sentenza  di  Adamo  Smith  è  uno  dei  pochi
errori  da  lui  sostenuti.  E  i  fatti  confermano  ampiamente
questa  tesi.  La  flotta  inglese  era  vigorosa  ed  efficiente
al  massimo  grado  ai  tempi  di  Elisabetta,  quando  non  esistevano ­
  restrizioni  alla  navigazione,  mentre  si  trovò  al  1  2  3

(1)  A.  Smith,  Weallh  of  Nations.  London,  Standard  Edition,
pag.  360-61.
(2)  J.  S.  Mill,  Principles  of  Politicai  Economy.  London,  1876,
pag.  555.  —  Cfr.  anche  H.  Sidgwick,  Principles  of  Politicai  Economy.
London,  1887,  pag.  423.  —  C.  F.  Bastable,  Theory  of  International
Trade.  Dublin,  1887,  pag.  142.
(3)  G.  S.  Eisdell,  Trattato  sull’  industria  delle  nazioni,  nella  Biblioteca ­
  dell 1  Economista,  Serie  Prima,  voi.  Vili,  pag.  235-37.
        <pb n="375" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

369

suo  più  basso  livello  dopo  la  promulgazione  dell’Atto  di
Cromwell,  che,  secondo  il  Coke,  fu  la  causa  del  suo  indebolimento. ­
  Perfino  la  disposizione  più  importante  dell’Atto, ­
  quella  relativa  alla  composizione  degli  equipaggi,
non  fu  sempre  applicata,  perchè  per  molti  anni  nella  navigazione ­
  di  cabotaggio  venivano  impiegati  di  nascosto
marinai  stranieri  e  fu  considerata  più  di  danno  che  di
vantaggio  per  la  difesa  nazionale,  come  risulta  chiaramente ­
  dal  fatto  che  quella  disposizione  si  dovette  sospendere ­
  nel  1740  e  poi  nel  1803  in  tempo  di  guerra  (1).
Esclusi  i  motivi  politici  a  giustificazione  dell’Atto,  non
sarà  difficile  il  dimostrare  come  esso  sia  stato  molto  dannoso ­
  al  commercio  e  all’industria  della  Gran  Brettagna.
A  causa  di  esso  le  importazioni  di  merci  in  Inghilterra
erano  ostacolate  e  rese  più  gravose,  perchè  i  commercianti, ­
  che  vi  dovevano  spedire  dei  prodotti,  non  potevano
caricarli  su  qualunque  nave  si  trovasse  in  un  porto,  ma
dovevano  aspettare,  e,  spesso  per  qualche  tempo,  che  arrivasse ­
  una  nave  inglese.  Il  che  portava  per  conseguenza
un  ritardo  in  certi  trasporti,  con  una  maggior  perdita
d’interessi  per  il  tempo  più  lungo,  in  cui  il  capitale  rappresentato ­
  dalla  merce  rimaneva  inoperoso,  un  impedimento ­
  assoluto  pei  contratti  di  consegna  a  scadenza  fissa,
ed  un  aumento  nei  noli  di  certi  viaggi,  che  rimanevano
in  completa  balìa  dei  soli  armatori  inglesi.  E  il  danno
era  tanto  maggiore  quando  in  certi  momenti  si  manifestava ­
  in  Inghilterra  una  richiesta  molto  attiva  di  alcuni
prodotti,  o  quando  per  il  mancato  raccolto  erano  necessarie ­
  delle  grandi  importazioni  di  grano,  perchè  allora  le
navi  nazionali  soltanto  non  potevano  supplire  al  bisogno
e  quelle  estere  non  erano  ammesse  in  questi  trasporti.
Anche  le  esportazioni  di  prodotti  inglesi  trovavano  un

(1)  Palgrave,  op.  cit.,  voi.  Ili,  pag.  10-11.

24
        <pb n="376" />
        370

CAPITOLO  XIV

ostacolo  gravissimo  nell’Atto  di  navigazione,  in  quanto
che  le  navi  forestiere,  il  cui  concorso  è  così  utile  nei
momenti  di  commercio  attivo,  non  potevano  recarsi  in
Inghilterra  che  a  vuoto,  per  cui  dovevano  far  pagare  un
nolo  più  elevato  sui  prodotti  che  esportavano  (1).  E
poiché,  come  abbiamo  visto,  quando  la  domanda  di  tonnellaggio ­
  navale  è  molto  intensa,  i  noli  si  stabiliscono  in
base  al  costo  più  alto,  così  la  maggiore  spesa  sopportata
dalle  sole  navi  estere  a  causa  dell’Atto,  doveva  far  crescere ­
  il  prezzo  del  trasporto  di  tutte  le  merci  inglesi.
Ma  ogni  facilitazione  nei  trasporti  estende  l’esito  dei  prodotti ­
  nazionali,  moltiplica  gli  scambi  e  dà  incremento  alle
industrie  ;  per  cui  le  leggi  protettive  di  navigazione,  rendendo ­
  i  trasporti  marittimi  più  difficili  e  costosi,  erano
di  grave  danno  allo  sviluppo  della  ricchezza  nazionale
dell’Inghilterra.
Per  tale  ragione  queste  leggi  non  potevano  neanche
riuscire,  come  era  pure  il  loro  scopo,  a  far  aumentare
le  costruzioni  navali,  perchè  se  la  protezione  concessa
agli  armatori  nazionali  affidava  a  loro  una  maggiore  quantità ­
  di  trasporti,  d’altro  lato  la  protezione  stessa,  danneggiando ­
  il  commercio,  riduceva  ih  numero  delle  navi  necessarie ­
  per  compierlo.  E  così  l’Atto  veniva  ad  essere
svantaggioso  anche  per  gli  armatori  considerati  come
classe,  i  quali  potevano  ottenere  dei  noli  elevati  in  certi
traffici,  ma  dovevano  poi  tenere  per  qualche  tempo  inoperose ­
  le  loro  navi,  mancando  la  continuità  nei  trasporti
sui  quali  esse  godevano  il  monopolio  ;  e  nella  navigazione, ­
  come  del  resto  in  qualunque  altro  genere  d’industria, ­
  è  preferibile  un  piccolo  profitto  sopra  una  grande
quantità  di  affari  ad  un  grande  profitto  su  poche  operazioni ­
  fatte  a  lunghi  intervalli.  Inoltre  le  leggi  di  naviga-(1)

  Second  Report  ecc.,  pag.  18.  —  Third  Report  ecc.,  pag.  117  e  41.
        <pb n="377" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

371

zione  non  operavano  sempre  a  tutto  vantaggio  degli
armatori  che  volevano  proteggere,  perchè  essi  si  facevano
concorrenza  fra  di  loro,  impedendo  che  alla  lunga  i  profitti ­
  nella  marina  mercantile  superassero  quelli  normali
ottenibili  da  qualunque  altra  industria.  Per  cui  i  noli  più
elevati,  che  indubbiamente  il  commercio  della  Gran  Brettagna ­
  veniva  a  pagare  per  i  trasporti  marittimi,  non  andavano ­
  a  benefizio  degli  armatori  inglesi,  ma  erano  la
conseguenza  inevitabile  delle  maggiori  spese,  che  la  navigazione ­
  sopportava  a  causa  dell’Atto  (1).  E  così  esso,
con  l’intenzione  di  dare  uno  sviluppo  artificiale  alla  marina ­
  mercantile  anche  a  scapito  del  commercio,  riusciva
invece  a  danneggiare  l’una  e  l’altro,  poiché  non  è  l’estendersi ­
  dei  mezzi  di  trasporto  che  fa  progredire  la  ricchezza
nazionale,  ma  è  l’aumento  di  questa  che  rende  necessaria
una  maggior  quantità  di  quelli.  Difatti  la  navigazione
comincia  ad  estendersi  e  ad  assumere  grande  importanza
in  Inghilterra,  quando,  per  i  perfezionamenti  tecnici  e
per  l’introduzione  delle  macchine,  tutte  le  industrie  si
trasformano,  la  produzione  s’ingrandisce  e  gli  scambi  aumentano ­
  in  proporzioni  mai  prima  raggiunte.  Non  sono
dunque  le  leggi  protettive,  che  hanno  dato  sviluppo  alla
marina  mercantile  inglese  :  creder  ciò  sarebbe  come  credere ­
  all’influenza  benefica  delle  streghe  (2).  «  La  grandezza ­
  della  nostra  marina  mercantile  —  diceva  l’economista ­
  G-  R.  Porter  davanti  alla  Commissione  d’inchiesta
del  1847  —  deve  attribuirsi  all’abbondanza  di  capitali  nel
nostro  paese,  all’esteso  commercio  che  noi  esercitiamo,
allo  spirito  nazionale  favorevole  ad  ogni  specie  d’imprese
e  in  particolare  alle  imprese  marittime,  alla  grande  abi-(1)

  Second  Repor/,  pag.  18-19.  —  Fourth  Report,  pag.  136.  —
Fifth  Report,  pag.  54,  55,  76,  79-80,  82  e  90-91.
(2)  Third  Report,  pag.  98.
        <pb n="378" />
        372

CAPITOLO  XIV

lità  che  abbiamo  acquistato  nell’esercizio  dei  nostri  affari,
al  numero  dei  porti  che  possediamo  in  tutte  le  coste  e
ai  vantaggi  naturali  ed  acquisiti  di  questo  paese,  che
sono  grandissimi  in  paragone  di  quelli  di  qualunque  altra
nazione  straniera.  Tutte  queste  cause  combinate  hanno
contribuito  a  fare  aumentare  la  nostra  marina  mercantile,
ad  onta  delle  leggi  del  parlamento  »  (1).
Ed  invero  se  le  industrie  marittime  inglesi  si  sono
grandemente  sviluppate  fino  dal  principio  del  secolo  XIX,
hanno  però  preso  un  vero  slancio  soltanto  dopo  che  nella
navigazione  venne  abolito  il  protezionismo.  Quando  nel
1823  si  cominciarono  a  discutere  i  trattati  di  reciprocità
e  quando  nel  1847  si  fece  l’inchiesta  per  abolire  le  leggi
protettive,  gli  armatori  inglesi  gridarono  l’allarme  e  sollevarono ­
  le  più  alte  proteste  :  l’industria  delle  costruzioni
navali  sarebbe,  non  solo  decaduta,  ma  annichilita  del  tutto  ;
i  proprietari  di  navi,  impotenti  a  resistere  alla  concorrenza ­
  estera,  avrebbero  abbandonata  la  navigazione  agli
stranieri,  i  quali,  ottenendo  così  il  monopolio  dei  trasporti
in  Inghilterra,  si  sarebbero  fatti  pagare  dei  noli  arbitrari
ed  elevati  ;  i  costruttori  e  gli  armatori  si  troverebbero
costretti  a  rifugiarsi  nella  casa  dei  poveri  ed  i  marinai
cesserebbero  di  esistere  come  classe  e  finirebbero  i  loro
giorni  miseramente  a  perpetuo  rimprovero  del  paese,  che
avesse  permesso  un  tale  stato  di  cose  (2).  Ebbene  i
trattati  di  reciprocità  furono  conclusi,  l’Atto  in  seguito
fu  abolito  e  quanto  diverse  da  queste  tristi  previsioni  furono ­
  i  resultamenti  ottenuti  !  A  misura  che  l’Inghilterra
andava  stipulando  trattati  di  navigazione  con  altri  paesi,
il  movimento  marittimo  nei  porti  della  Gran  Brettagna

(1)  Fifth  Repori,  pag.  82.
(2)  Fourth  Report,  pag.  2,  13  e  69.  —  Fifth  Report,  pag.  52,
65  e  120.
        <pb n="379" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

373

si  faceva  sempre  più  grande.  Ecco  le  cifre  di  questo  movimento ­
  qualche  anno  prima  e  qualche  anno  dopo  la  riforma ­
  commerciale  del  1823  :

Navi  inglesi  Navi  straniere
tonnellate  tonnellate

entrate

uscite

entrate

uscite

1815

1.312.817

1.311.716

673.687

671.335

1823

1.668.336

1.483.592

528.720

515.774

1842

3.294.725

3.375.276

1.205.303

1.252.176

È  vero  che  dal  1815  al  1823  si  nota  una  diminuzione  nel
numero  delle  navi  straniere  entrate  ed  uscite  nei  porti
inglesi,  ma  anche  il  numero  di  quelle  nazionali  non  si
può  dire  che  abbia  un  grande  aumento;  e  se  dal  1823
al  1842  il  movimento  della  marima  mercantile  britannica
è  più  che  raddoppiato,  che  importa  ad  essa  se  un  risultamento
  uguale  fu  ottenuto  dagli  stranieri  ?  Non  è  anzi
questo  un  sintomo  che  dimostra  come  sotto  il  nuovo  regime
il  commercio  inglese  abbia  prosperato  ?  (1).  Se  poi  mettiamo ­
  a  raffronto  il  movimento  della  navigazione  negli
otto  anni  antecedenti  all’abolizione  completa  del  protezionismo ­
  marittimo  :

1852

1843

1844

1845

Navi  inglesi  Ton.

6.669.995

7.181.179

7.500.285

8.546.090

Navi  estere  «

2.457.479

2.643.383

2.846.484

3.531.215

1846

1847

1848

1849

Navi  inglesi  Ton.

8.688.148

9.712.464

9.289.560

9.669.638

Navi  estere  »

3.727.438

4.566.732

4.017.066

4.334.750

(1)  Coquelin,  Les  lois  modernes  de  navigation  en  Angleterre,  nel
Journal  des  Économistes,  agosto,  1847,  pag.  29-30.
        <pb n="380" />
        374

CAPITOLO  XIV

col  movimento  degli  otto  anni  susseguenti  :

Navi  inglesi  Ton.
Navi  estere  »

Navi  inglesi  Ton.
Navi  estere  »

1850

1851

1852

1858

9.442.544

9.820.876

9.985.969

10.268.323

5.062.520

6.159.322

6.144.180

8.121.887

1854

1855

1856

1857

10.744.849

10.919.732

12.945.771

13.694.107

7.924.238

7.569.738

8.643.278

9.484.685

potremo  rilevare  uno  sviluppo  continuato  e  sempre  più
spinto  (1).  Dal  1842  al  1850  il  traffico  marittimo  del-T
  Inghilterra  era  aumentato  di  2.772.532  tonnellate,  dal
1850  al  1861  Taumento  fu  di  5.977.998  tonnellate  (2).
Intanto  le  costruzioni  navali  dal  1842  al  1857  si  manifestavano ­
  in  queste  proporzioni  :

1842

1843

1844

1845

1816

1847

Tonn.

129.929

83.097

94.995

23.230

125.350

145.834

1848

1849

1850

1851

1852

Tonn.

112.552

117.953

133.695

149.637

167.491

1853

1854

1855

1856

1857

Tonn.

203.171

196.942

323.200

244.578

250.472

mentre  il  valore  del  commercio  estero  da  Ls.  39.163.407
nel  1847  saliva  a  Ls.  85.039.991  nel  1857  e  quello  del  commercio ­
  coloniale  da  Ls.  13.686.038  saliva,  dopo  lo  stesso
intervallo  di  tempo,  a  Ls.  37.115.257  (3).  Il  che  ci  sembra
dimostri  luminosamente  come  l’abolizione  del  protezionismo ­
  navale  sia  stata  subito  vantaggiosa  per  la  Gran

(1)  Lindsay,  op.  cit,  voi.  Ili,  pag.  376.
(2)  P.  Boiteau,  La  Question  de  la  marine  marchande,  nel  Journal
des  Économistes,  maggio,  1879,  pag.  218.
(3)  Lindsay,  voi.  cit.,  pag.  377  e  381.
        <pb n="381" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

375

Brettagna  ed  abbia  in  seguito  reso  possibile  ad  essa  di
assumere  quel  posto  veramente  eccezionale,  che  ora  occupa ­
  tra  le  nazioni  marittime  del  mondo.
Che  questi  effetti  portentosi  si  siano  ottenuti  per  ragioni ­
  del  tutto  indipendenti  dall’Atto  di  navigazione,  viene
pienamente  confermato  anche  dall’esempio  della  Francia;
la  quale  non  riuscì  mai  a  dare  un  grande  sviluppo  alla
sua  marina  mercantile,  pur  mantenendo  sempre  delle  misure ­
  protettive  a  favore  di  essa,  prima  sotto  forma  di
monopoli  come  in  Inghilterra  e  poi  sotto  altre  forme,  di
cui  parleremo  nel  capitolo  successivo.
La  prima  legge  di  navigazione  si  trova  in  Francia
verso  il  1560,  durante  il  regno  di  Carlo  IX  o  piuttosto
di  sua  madre  Caterina  de’  Medici  reggente,  e  proibisce
ai  sudditi  di  noleggiare  navi  estere  nei  porti  del  regno,
mentre  ad  esse  proibisce  nello  stesso  tempo  di  caricare
qualunque  specie  di  merci.  Ma  questa  legge  rigorosa  era
poco  osservata  e  col  tempo  cadde  in  disuso.  Fu  nel  regno&amp;gt;.
di  Luigi  XIV  nel  1643,  che  si  adottò  un  sistema  regolare
di  leggi  di  navigazione  per  lo  sviluppo  della  marina  mercantile, ­
  completato  poi  da  Colbert  nel  1661,  dapprima  in
senso  esclusivamente  protezionista,  ma  poi  con  qualche
concessione  per  i  bastimenti  stranieri.  Queste  leggi  si
prefìggevano  degli  scopi  economici  e  politici  insieme,  come
risulta  dal  preambolo  di  un  editto  del  1666,  il  quale  diceva
che  «  il  commercio  marittimo  è  uno  dei  mezzi  più  potenti
per  apportare  l’abbondanza  in  tempo  di  pace  e  rendere  in
guerra  formidabile  la  forza  di  uno  Stato  ».  Sotto  Luigi  XIV
e  Luigi  XV  furono  emanate  varie  ordinanze  per  determinare ­
  le  condizioni  acciocché  una  nave  potesse  dirsi
francese  :  essa  doveva  essere  di  proprietà  di  sudditi  francesi, ­
  con  l’obbligo  di  registrare  debitamente  il  nome  dei
proprietari  sotto  pena  di  una  multa  di  1000  lire;  si  potevano ­
  anche  comprare  navi  all’estero,  ed  esse  diventavano
nazionali,  dichiarandone  le  dimensioni,  il  luogo  di  costru ­
        <pb n="382" />
        376

CAPITOLO  XIV

zione,  il  nome  dei  proprietari  e  il  modo  di  acquisto.  I
bastimenti  francesi  non  potevano  esser  comandati  da  sudditi ­
  esteri,  nè  da  un  francese  che  avesse  sposata  una  straniera. ­
  Tutte  le  navi  estere  dovevano  pagare  un  droit  de
tonnage  ed  erano  escluse  dal  commercio  di  cabotaggio.
Ma  la  parte  più  importante  delle  leggi  di  navigazione  si
riferiva  al  traffico  con  le  colonie,  seguendo  il  sistema  del
pacte  colonial,  che  supponeva  un  contratto  stipulato  tra
ogni  colonia  alla  sua  fondazione  e  la  madre  patria,  basato ­
  su  questi  tre  principi  :  1)  ogni  prodotto  cresciuto  o
fabbricato  nelle  colonie  non  poteva  essere  portato  che  in
un  mercato  francese  ;  2)  il  mercato  coloniale  era  riservato
alle  merci  e  ai  prodotti  della  madre  patria  ;  3)  il  trasporto
di  ogni  carico  tra  le  colonie  e  la  madre  patria  era  riservato ­
  alle  navi  francesi.  I  forestieri,  anzi,  non  potevano
neanche  sbarcare  in  alcuna  colonia  della  Francia,  nè  navigare ­
  entro  una  lega  dalle  sue  coste,  sotto  pena  di  confisca ­
  della  nave  e  del  carico  e  di  una  multa  di'4000  lire  (1).
Questo  regime  fu  momentaneamente  soppresso  dal
decreto  dell’assemblea  costituente  del  1791  relativo  alla
unificazione  delle  tariffe  doganali,  che  stabiliva  per  la
marina  mercantile  la  più  completa  libertà  e  d’altro  lato,
contro  i  principi  di  Colbert,  proibiva  assolutamente  l’importazione ­
  in  Francia  di  navi  vecchie  o  nuove.  Ma  due
anni  dopo  anche  nella  navigazione  si  tornava  ai  criteri
più  restrittivi  con  la  legge  del  21  settembre  1793,  la  quale,
imitando  l’atto  di  Cromwell,  escludeva  dal  cabotaggio  le
navi  estere,  prescriveva  che  nessuna  merce  potesse  venir
di  fuori,  se  non  portata  su  navi  francesi  o  appartenenti
al  paese  di  origine,  e  riconosceva  per  navi  francesi  solo
quelle  che  fossero  costruite  in  Francia,  possedute  da  sud-(1)

  Colin,  op.  cit.,  pag.  274.  —  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  Ili,  pagine ­
  422-26.
        <pb n="383" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

377

diti  di  questo  Stato  e  avessero  i  tre  quarti  dell’equipaggio
francese.  Un  decreto  del  18  ottobre  1793  stabiliva  le  riparazioni ­
  da  farsi  ad  un  bastimento  estero,  venduto  dopo
naufragio  nelle  acque  della  Francia,  per  aver  diritto  di
portare  la  bandiera  francese,  e  le  riparazioni  che  una
nave  francese  poteva  subire  all’estero  senza  perdere  la
sua  nazionalità;  mentre  un’altra  legge  successiva  ordinava
un  sistema  di  tasse  sulla  nave  e  sul  carico,  le  quali  pei
bastimenti  nazionali  ammontavano  a  3,  4  e  6  soldi  per
tonnellata,  secondo  la  specie  di  navigazione,  e  per  gli
stranieri  salivano  alla  misura  unica  di  50  soldi  per  tonnellata. ­
  Ma  dopo  le  guerre  della  repubblica  e  dell’impero,
durante  le  quali  si  rallenta  il  protezionismo  per  la  necessità ­
  di  far  intervenire  le  navi  estere  a  provvedere  il
mercato  nazionale,  si  abbandonano  del  tutto  le  disposizioni ­
  imitate  dal  sistema  inglese  e  si  ritorna  al  sistema
delle  soprattasse,  stabilendo  le  surtaxes  de  pavillon  sulle
merci  importate  con  navi  estere  e  le  surtaxes  d’entrepót
sulle  merci  importate  da  paesi  diversi  da  quello  di  produzione ­
  anche  con  navi  nazionali,  mettendo  inoltre  un
diritto  di  tonnellaggio  di  fr.  3.75  sopra  tutti  i  bastimenti
esteri.  Con  queste  misure  la  bandiera  francese  veniva
ad  esser  protetta  con  un’  imposta,  che,  da  50  franchi  la
tonnellata  per  le  merci  di  transito,  s’innalzava  fino  a  200
franchi  per  le  merci  importate  dai  paesi  più  lontani  (1).
Anche  in  Francia,  come  in  Inghilterra,  la  stipulazione
di  trattati  di  commercio  e  navigazione  con  diversi  Stati
ridusse  a  poco  per  volta  il  rigore  di  queste  misure  protettive. ­
  Nel  1822  fu  concesso  agli  Stati  Uniti  d’America
il  trattamento  nazionale  per  il  trasporto  dei  prodotti  del
loro  suolo  e  delle  loro  industrie;  nel  1826  venne  la  volta

(1)  Lexis,  art.  cit.,  pag.  265.  -  Boiteau,  art.  cit.,  pag.  212-13.  —
Lindsay,  voi.  cit.,  pag.  428-32.  —  Colin,  op.  cit.,  pag.  274-77.
        <pb n="384" />
        378

CAPITOLO  XIV

della  Gran  Brettagna,  che  domandò  di  essere  ammessa
al  benefizio  della  reciprocità;  e  così,  con  altri  accordi
stipulati  successivamente  con  altri  Stati,  nel  1860  venticinque ­
  convenzioni  marittime  di  questo  genere  erano  già
concluse.  Allora  si  pensò  seriamente  di  adottare  anche
nella  navigazione  quei  principi  di  libertà,  che  in  quell’epoca ­
  avevano  preso  il  sopravvento  in  materia  di  scambi
internazionali;  e  fatta  una  accurata  inchiesta,  fu  in  seguito ­
  ad  essa  emanata  la  legge  19  maggio  1866,  che  sopprimeva ­
  immediatamente  il  diritto  di  tonnellaggio,  salvo
per  quella  parte  destinata  al  miglioramento  dei  porti,  riduceva ­
  da  70  franchi  la  tonnellata  a  2  franchi  la  tassa
per  la  naturalizzazione  in  Francia  delle  navi  costruite  all’estero, ­
  e  prometteva,  per  tre  anni  dopo,  l’abolizione  delle
soprattasse  di  bandiera.  Ma,  passati  i  tre  anni,  gli  armatori
per  mezzo  del  parlamento  chiesero  ed  ottennero  dei  rinvii,
fino  a  che,  caduto  l’impero,  le  necessità  della  finanza  fecero ­
  di  nuovo  ricorrere,  sotto  l’influenza  di  Thiers,  ai
principi  protezionisti,  e  la  legge  del  30  gennaio  1872
abrogò  quella  del  1866.  Le  soprattasse  di  bandiera  furono ­
  stabilite  nella  misura  di  fr.  7.50  alla  tonnellata  per
le  provenienze  dall’Europa  e  dal  bacino  del  Mediterraneo,
di  fr.  15  per  gli  altri  paesi  situati  al  di  qua  del  Capo  di
Buona  Speranza  e  del  Capo  Horn,  di  fr.  20  per  i  paesi
posti  al  di  là  dei  due  Capi  e  di  fr.  30  per  le  provenienze
da  luoghi  di  transito.  Il  parlamento,  però,  si  accorse  ben
presto  di  aver  corso  troppo  e  col  1°  articolo  della  legge
28  e  31  luglio  1873  le  surtaxes  de  pavillon  vennero  per
sempre  abolite  (1).
Gli  effetti  di  questo  regime  non  furono  certo  van-(1)

  Boiteau,  art.  cit.,  pag.  213,  215  e  221.  —  Lindsay,  voi.  cit.,
pag.  445-60.  —  Colin,  op.  cit.,  pag.  278-81.  —  de  Seilhac,  op.  cit.,.
pag.  206.
        <pb n="385" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

379

taggiosi  per  la  marina  mercantile  francese.  Essa  impiegava ­
  nel  commercio  con  l’estero  164.000  tonnellate  nel
1787  e  sole  156.000  nel  1830,  nel  commercio  coloniale  a
lei  riservato  in  modo  esclusivo  114.000  tonnellate  nel  1787
e  102.000  nel  1860  (1).  Verso  il  1789,  ad  onta  delle  soprattasse ­
  di  bandiera,  sopra  un  traffico  marittimo  di  580.000
tonnellate  che  aveva  la  Francia,  le  navi  nazionali  non  vi
prendevano  parte  che  per  152.000  tonnellate.  «  In  questo
traffico,  dice  il  Boiteau,  il  benefizio  del  nolo  era  di  circa
25  milioni,  noi  non  ne  prendevamo  che  7;  la  nostra  bandiera ­
  entrava  soltanto  per  un  quarto  nei  nostri  propri
trasporti.  C’è  di  più:  il  relatore  del  decreto  di  navigazione ­
  all’Assemblea  Nazionale,  decomponendo  le  cifre,
valutava  a  345.000  tonnellate  l’esportazione  delle  nostre
merci  in  Inghilterra,  in  Olanda  e  nelle  città  anseatiche,
e  trovava  che  la  parte  della  nostra  bandiera  nella  navigazione ­
  del  nord,  dopo  quattro  anni  di  premi  costosi,  non
era  che  di  23.000  tonnellate.  Il  nolo  di  questo  traffico  ammontava ­
  a  15  milioni,  di  cui  uno  soltanto  era  per  noi  »  (2).
Nè  furono  diversi  i  resultamenti  successivi  ottenuti  colle
soprattasse.  Nel  1860,  mentre  in  Inghilterra  con  un  regime
di  libertà  parteciparono  al  commercio  estero  4.294.444  tonnellate ­
  di  navi  straniere  di  fronte  a  5.760.537  di  inglesi,
invece  in  Francia  vi  furono  2.348.261  tonnellate  di  navi
estere  con  carico  di  fronte  a  1.663.615  di  nazionali.  Nel
cabotaggio  francese,  da  cui  gli  stranieri  sono  esclusi,  si
ebbe  un  movimento  di  2.447.556  tonnellate  nel  1850  e  di
2.917.823  tonnellate  nel  1860,  mentre  nel  commercio  cogli
Stati  Uniti,  dove  la  Francia  si  trova  in  concorrenza  con
l’Inghilterra,  il  movimento  fu  di  594.640  tonnellate  nel
1850  e  di  1.017.617  nel  1860.  Qui  dunque  si  ebbe  quasi  un

(1)  Lindsay,  op.  cit.,  voi.  Ili,  pag.  439.
(2)  Boiteau,  art.  cit.,  pag.  202-3.
        <pb n="386" />
        380

CAPITOLO  XIV

raddoppiamento,  nello  stesso  tempo  in  cui  il  commercio
protetto  aumentava  del  20  per  cento  soltanto  (1).  Non
c’è  per  ciò  da  meravigliarsi  se,  in  seguito  all’inchiesta
fatta  nel  1862-64  sulle  condizioni  della  marina  mercantile,
«  il  Consiglio  Superiore  del  Commercio,  innalzandosi  al
disopra  delle  contraddizioni  nei  lamenti,  dovette  riconoscere ­
  che  in  nessun  tempo  le  misure  protettive  hanno
aiutato  la  marina  mercantile  ad  uscire  dal  suo  stato  di
ristagno  »  (2)  ;  e  se  il  deputato  Le  Cesne  poteva  dire  alla
Camera  francese  nella  seduta  del  3  febbraio  1870:  «  Noi
abbiamo  visto  la  navigazione  coloniale,  la  navigazione
privilegiata,  al  tempo  in  cui  le  nazioni  concorrenti  erano
escluse,  l’abbiamo  vista  stazionaria  durante  quaranta  anni,
abbiamo  visto  la  pesca  avanzare  penosamente  di  qualche
migliaio  di  tonnellate;  e  quando  arriviamo  alla  navigazione ­
  di  concorrenza,  con  gli  stranieri  davanti  a  noi,  dietro
a  noi,  da  tutte  le  parti,  quando  si  è  dovuto  lottare,  quale
fu  il  resultato?  un  aumento  da  500.000  a  3.600.000  tonnellate, ­
  cioè  di  sette  volte  la  prima  quantità.  E  vi  si  dice
che  ci  vogliono  dei  privilegi,  delle  protezioni,  che  noi  non
possiamo  lottarei  Io  ho  il  diritto  di  asserire  che  sono,  al
contrario,  i  regolamenti  che  ci  danno  noia,  poiché  là  dove
non  ci  sono  i  regolamenti  la  navigazione  è  aumentata
come  da  1  a  7  «  (3).
Ma  a  che  scopo  citar  oltre  fatti  storici,  dati  statistici
ed  opinioni  di  autorità  per  provare  il  nostro  assunto  ?  Le
soprattasse  di  bandiera  non  potevano  esser  vantaggiose
alla  marina  mercantile  francese  per  le  stesse  ragioni  che
abbiamo  addotte  parlando  dell’Atto  di  Cromwell;  in  quanto
che  il  sistema  protettivo  inglese  e  quello  che  era  stato

(1)  Likdsay,  voi.  cit.,  pag.  593-94.
(2)  Boiteau,  art.  cit.,  pag.  215.
(3)  Revue  Maritime,  aprile,  1870,  pag.  630.
        <pb n="387" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

381

adottato  dalla  Francia  avevano  questo  di  comune,  che
volevano  affidare  alla  marina  nazionale  la  massima  parte
dei  trasporti,  il  primo  escludendo  addirittura  in  certi  casi
le  navi  estere,  il  secondo  impedendo  ad  esse  di  recarsi
nei  porti  francesi  per  mezzo  della  soprattassa.  Ma  l’industria ­
  dei  trasporti  marittimi  ha  per  sua  natura  un  carattere ­
  eminentemente  internazionale  :  i  commercianti,  che
hanno  bisogno  di  spedire  delle  merci,  noleggiano  la  nave
che  trovano  più  conveniente  e  che  parte  nel  momento
per  loro  più  opportuno,  e  d’altro  lato  gli  armatori,  che
si  trovano  in  un  porto  estero,  caricano  qualunque  merce
che  offra  loro  un  noleggio  vantaggioso.  Per  cui  le  soprattasse ­
  di  bandiera,  ponendo  un  ostacolo  all’ammissione
delle  navi  estere  nei  porti  della  Francia,  dovevano  essere
di  grave  danno  ai  commercianti  di  questo  Stato  e  agli
armatori  nazionali,  i  quali,  attirati  in  patria  dal  privilegio
che  vi  godevano,  rinunziavano  ai  noli  più  elevati  per
altre  destinazioni  e  vedevano  ridotti  i  loro  benefizi,  per
la  concorrenza  che  tra  loro  si  facevano,  seguendo  tutti
pressoché  uguali  viaggi  (1).  Mentre  poi  questo  privilegio
concesso  in  patria  agli  armatori  del  paese  era  assolutamente
  superfluo,  perchè  essi,  come  sappiamo,  si  trovano
già  in  una  condizione  vantaggiosa  rispetto  agli  stranieri,
conoscendo  meglio  di  questi  i  porti  indigeni  e  le  coste,
le  distanze  e  i  venti  locali,  come  pure  gli  usi  tradizionali ­
  della  navigazione  nella  loro  patria  (2).
La  marina  mercantile  francese  è  inoltre  protetta,  come
abbiamo  visto,  da  un  dazio  che  colpisce  le  merci  provenienti ­
  da  luoghi  dove  non  sono  prodotte,  e  ciò  per  costringere ­
  i  commercianti  e  gl’industriali  a  far  venire  di-(1)

  J.  Virgilio,  Il  Commercio  indo-europeo  e  la  marina  mercantile ­
  italiana  a  vela  ed  a  vapore.  Genova,  1869,  pag.  98.
(2)  Inchiesta  stella  marina  mercantile,  voi.  II,  pag.  124-25.
        <pb n="388" />
        382

CAPITOLO  XIV

rettamente  le  merci  dai  paesi  di  produzione  e  per  favorire ­
  la  formazione  di  centri  di  transito  nei  porti  della
Francia.  In  conseguenza  di  questi  dazi,  le  navi  che  arrivano ­
  in  Europa  con  un  carico  di  merci  da  esitarsi  nel
mercato  più  favorevole,  preferiscono  approdare  in  un
porto  francese  per  non  pagare  la  surtaxe  d’entrepòt,  qualora ­
  le  merci  sbarcate  in  un  altro  paese  qualunque  dovessero ­
  poi  esser  vendute  in  Francia  (1).  Questa  misura
protettiva  ha  in  realtà  contribuito  a  concentrare  un  grande
commercio  in  alcuni  porti  dello  Stato,  tanto  che  all’Havre
si  manifestò  parecchi  anni  or  sono  una  tale  affluenza  di
merci,  che  gli  assicuratori  locali  non  erano  in  grado  di
assicurarle  tutte  (2).  Ma  a  quali  condizioni  viene  raggiunto ­
  questo  resultamento?  Le  soprattasse,  gravando
quelle  merci  che  arrivano  in  Francia  trasportate  da  un
bastimento  di  qualunque  nazione,  il  quale  non  abbia  fatto
viaggio  diretto,  ma  siasi  prima  fermato  per  operazioni  di
commercio  in  un  porto  di  altro  paese,  costituiscono  spesso
un  ostacolo  alla  stipulazione  di  certi  noleggi,  o  impediscono ­
  alla  nave  di  fare  quel  giro  di  affari  che  sarebbe
per  lei  più  conveniente.  E  poi  talvolta  le  operazioni  indirette ­
  sono  le  più  vataggiose  per  certe  merci,  le  quali
si  acquistano  in  paesi,  che  ne  fanno  un  vasto  commercio,
ad  un  prezzo  inferiore  che  nel  luogo  di  produzione;  per
cui  il  dazio  non  riesce  in  questi  casi  a  mutare  l’ordine
naturale  degli  scambi  e  fa  soltanto  in  modo  che  in  Francia
i  commercianti  paghino  di  più  certi  prodotti  e  gl’industriali ­
  ottengano  a  peggiori  condizioni  le  materie  prime
di  cui  hanno  bisogno.
Nonostante  ciò  le  soprattasse  di  transito  sono  difese
anche  da  scrittori,  che  si  dichiarano  favorevoli  alla  più

(1)  Inchiesta  ecc.,  voi.  VII,  pag.  74-77.
(2)  Third  Report  on  thè  depression  of  trade,  pag.  164.
        <pb n="389" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  DI  ALTRI  TEMPI

383

completa  libertà  della  navigazione  (1),  e  le  soprattasse
di  bandiera  vengono  considerate  da  altri  come  il  mezzo
migliore  per  proteggere  la  marina  mercantile,  al  quale
si  dovrebbe  ritornare  quando  sparissero  i  vincoli  derivanti ­
  da  trattati  di  commercio  con  altre  nazioni  (2).
Ma,  contro  queste  asserzioni,  noi  non  crediamo  possibile
il  ritorno  a  tali  misure  protettive,  perchè  il  progresso
economico,  rendendo  più  rapidi  e  frequenti  gli  scambi  e
i  trasporti,  non  può  più  consentire  agli  Stati  di  fare  una
separazione  così  netta,  nel  loro  traffico  marittimo,  tra  la
bandiera  nazionale  e  quella  estera.

(1)  Sageret,  Dii  progrès  maritime  ecc.,  pag.  150-51.
(2)  A.  Rochaìd,  Marine  marchande  et  Colonies.  Paris,  1887,  pagina ­
  61.  —  Guillot,  op.  cit.,  pag.  53-57.
        <pb n="390" />
        CAPITOLO  XV

Protezionismo  marittimo  contemporaneo.
L’impossibilità  di  stabilire  una  separazione  netta  tra
la  bandiera  nazionale  e  quella  estera  nella  navigazione
ha  spinto  i  governi  a  rinunziare  ai  mezzi  protettivi,  di
cui  abbiamo  parlato  nel  capitolo  precedente,  che  avevano ­
  per  iscopo  di  escludere,  di  diritto  o  di  fatto,  le  navi
estere  da  certi  trasporti  ed  a  ricorrere  ad  altri  '  mezzi,  ora
diretti  ed  ora  indiretti,  per  aiutare  la  marina  mercantile
nazionale.
Tra  questi  mezzi  diretti  il  più  importante  ai  nostri
giorni  è  il  sistema  dei  premi,  di  cui  si  trovano  tracce
nelle  leggi  protettive  di  altri  tempi,  ma  che  diventa  la
base  di  un  ordinamento  completo  ed  organico  di  protezionismo ­
  marittimo,  per  l’iniziativa  presa  dalla  Francia  colla
legge  del  29  gennaio  1881,  che  concede  premi  alle  costruzioni ­
  e  premi  di  navigazione.  Gli  uni  erano  dati  in  ragione ­
  di  60  fr.  per  tonnellata  lorda  alle  navi  in  ferro  o
acciaio,  di  20  fr.  per  quelle  in  legno  di  oltre  200  tonnellate, ­
  di  10  per  quelle  al  disotto  di  200  tonnellate  e  di  12  fr.
per  ogni  100  chilogrammi  di  macchine  e  caldaie;  gli  altri
erano  dati,  in  ragione  di  fr.  1.50  per  tonnellata  netta  e
per  1000  miglia  di  percorso,  con  diminuzione  annua  di  5
centesimi,  alle  navi  costruite  in  Francia,  mentre  per  quelle
acquistate  all’estero  il  premio  di  navigazione  era  ridotto
        <pb n="391" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

385

25

alla  metà.  Questa  legge  aveva  la  durata  di  10  anni  e  dopo
due  proroghe  di  un  anno  ciascuna  fu  sostituita  dalla  legge
del  30  gennaio  1893.  Con  essa  i  premi  di  costruzione  vennero ­
  portati  a  65  fr.  per  le  navi  metalliche,  a  40  per  quelle
in  legno  sopra  150  tonnellate,  a  30  per  quelle  al  disotto  di
questo  tonnellaggio  e  a  15  per  le  macchine  e  le  caldaie.  Il
premio  di  navigazione,  soppresso  per  le  navi  costruite  all’estero, ­
  fu  per  le  nazionali  commisurato  sulla  stazza  lorda
invece  che  sulla  netta  e  fissato  per  ogni  1000  miglia  di  percorso ­
  a  fr.  1.10  pei  vapori  e  a  fr.  1.70  pei  velieri,  con  diminuzione ­
  annua  di  4  centesimi  nei  primi  e  di  6  nei  secondi.
E  opportuno  di  notare  che  il  premio  pei  velieri  era  relativamente ­
  superiore  a  quello  pei  piroscafi,  ma  non  nella  misura
che  risulterebbe  in  via  assoluta  dalle  due  cifre  suindicate,
e  ciò  a  causa  della  grande  differenza  che  in  questi  ultimi
esiste  fra  stazza  lorda  e  netta.  I  premi  furono  estesi  anche
alla  grande  navigazione  di  cabotaggio  nei  mari  europei,
che  prima  era  esclusa  e  a  cui  vennero  concessi  due  terzi
del  premio  di  navigazione.  Scaduta  col  decennio  questa
legge,  che  non  era  riuscita  a  dare  impulso  alle  costruzioni, ­
  che  aveva  lasciata  stazionaria  la  marina  mercantile
e  aveva  favorito  anche  troppo  i  velieri,  venne  nominata
una  commissione  extra  parlamentare  per  esaminare  gl’inconvenienti ­
  del  sistema  e  i  lamenti  e  le  critiche  che  aveva
suscitati.  Dalle  discussioni  e  dalle  indagini  di  tale  commissione ­
  scaturì  la  legge  del  7  aprile  1902,  che  aggravò
i  mali  a  cui  voleva  porre  rimedio.  I  premi  alle  costruzioni ­
  rimasero  invariati.  I  premi  di  navigazione  ai  piroscafi ­
  furono  portati  a  fr.  1.70  per  tonnellata  lorda  e  per
ogni  1000  miglia  di  percorso  ed  ebbero  una  decrescenza
più  rapida  di  4,  di  8  e  di  16  centesimi  ad  ogni  periodo
successivo  di  quattro  anni,  mentre  i  premi  di  navigazione
ai  velieri  furono  lasciati  a  1.70,  con  decrescenza  di  2,  di  4
e  di  8  centesimi  ogni  quattro  anni.  E  siccome  questi  premi
erano  riservati  alle  sole  navi  costruite  in  Francia,  venne
        <pb n="392" />
        386

CAPITOLO  XV

accordato  un  compenso  d’armamento  ai  piroscafi  costruiti
all’estero  e  appartenenti  ad  armatori  nazionali,  in  ragione
di  5  centesimi  al  giorno  e  a  tonnellata  fino  a  2000  tonnellate, ­
  di  4  da  2000  a  3000,  di  3  da  3000  a  4000  e  di  2
oltre  le  4000.  Questo  compenso  non  poteva  esser  dato
mai  per  più  di  300  giorni  all’anno  e  si  riduceva  a  due
terzi  per  la  navigazione  di  cabotaggio  internazionale.  La
velocità  maggiore  era  premiata,  riducendo  del  5  per  cento
il  premio  ai  piroscafi  di  meno  di  12  nodi,  del  10  per  cento
a  quelli  di  meno  di  11  nodi  e  togliendo  addirittura  il
premio  a  quelli  sotto  10  nodi.  Per  evitare  di  premiare
viaggi  fatti  a  vuoto,  la  legge  toglieva  il  diritto  al  premio
alla  nave  che  non  avesse  trasportato  tante  tonnellate  di
merci,  equivalenti  almeno  ad  un  terzo  della  sua  stazza
netta  per  un  terzo  del  percorso;  e  per  evitare  sorprese
circa  alle  somme  da  erogarsi  ogni  anno,  la  legge  limitava ­
  il  credito  tonnellaggio  e  il  credito  in  denaro.  I  premi
di  navigazione  e  i  compensi  di  armamento  non  potevano
darsi,  infatti,  a  più  di  600.000  tonnellate  di  navi,  di  cui
200.000  di  costruzione  estera  e  100.000  a  vela,  nè  sorpassare
la  spesa  complessiva  di  150  milioni  di  franchi,  di  cui  15
per  i  velieri;  e  i  premi  di  costruzione  non  potevano  assegnarsi ­
  a  più  di  50.000  tonnellate  l’anno,  con  una  spesa
per  12  anni  di  50  milioni  di  franchi  (1).
Ma  questi  limiti,  che  erano  una  necessaria  misura  di
prudenza,  fanno  esaurire  in  pochissimo  tempo  gli  effetti
finanziari  della  legge,  che  doveva  durare  per  12  anni,  e
ciò  per  una  discordanza  fra  il  credito  tonnellaggio  e  il
credito  in  denaro.  I  premi  calcolati  per  12  anni  davano
per  ogni  tonnellata  341  fr.  ai  velieri,  137  come  compenso

(1)  P.  Baudin,  Rapport  fait  au  nom  de  la  Commission  du  budget
chargée  d’examiner  le  projet  de  loi  sur  la  Marine  Marchande,  n.  2557,
5  luglio  1905,  pag.  7-10.  —  R.  Meeker,  History  of  Shipping  Subsidies.
New  York,  1905,  pag.  44-67.
        <pb n="393" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

387

di  armamento  ai  vapori  di  costruzione  estera  e  592  fr.
come  premio  di  navigazione  ai  piroscafi  di  costruzione
francese.  Per  pagare  questi  premi  sarebbero  occorsi  34.1
milioni  per  le  100.000  tonnellate  di  velieri,  177.6  milioni
per  le  300.000  tonnellate  di  vapori  costruiti  in  Francia  e
27  milioni  per  le  200.000  tonnellate  di  vapori  costruiti  all’estero, ­
  ossia  in  tutto  238.7  milioni  di  franchi,  mentre  la
legge  stabiliva  un  credito  in  contanti  di  150  milioni.  Questo
deficit  di  88  milioni  provoca  un  rush  degli  armatori  per
prender  parte  ai  vantaggi  della  legge  e  in  vista  di  essi
nessuno  tiene  conto  del  ribasso  dei  noli,  che  avveniva
proprio  nel  1902  e  che  avrebbe  dovuto  consigliare  di  dividere ­
  le  commissioni  in  un  periodo  più  lungo.  I  cantieri
hanno  un  lavoro  eccessivo  per  un  paio  di  anni,  ma  già
nel  1904  mancano  di  ordinazioni  e  sono  costretti  a  licenziare ­
  operai  in  gran  numero  (1).  Allora,  come  al  solito,  si
nomina  una  commissione,  si  fanno  nuovi  studi  e  nuove
indagini,  da  cui  sorge  la  legge  del  19  aprile  1906,  che  è
tuttora  in  vigore.  Questa  legge  aumenta  sensibilmente  i
premi  di  costruzione,  portandoli  a  145  fr.  la  tonnellata
per  le  navi  in  ferro  o  acciaio,  se  piroscafi,  e  a  95,  se  velieri; ­
  per  le  costruzioni  in  legno  il  premio  rimane  come
era  prima;  ma  sale  a  27.50  fr.  per  ogni  100  chilogrammi
sulle  macchine  e  sulle  caldaie.  I  premi  pei  piroscafi  subiscono ­
  una  riduzione  annua  di  fr.  4.50  per  10  anni,  pei
velieri  di  3  e  per  le  macchine  di  75  centesimi.  I  premi
di  navigazione  spariscono  e  si  trasformano  in  compensi
di  armamento,  pagati  a  tutti  i  bastimenti  di  più  di  100
tonnellate,  di  costruzione  francese  o  straniera,  armati  sotto
bandiera  nazionale,  destinati  alla  navigazione  di  lungo
corso  o  di  cabotaggio  internazionale,  e  sono  fissati  in  ra-(1)

  Projet  de  loi  sur  la  Marine  Marchande,  Annexe  n.  2295,  nel
Journal  Officici,  28  agosto  1905.
        <pb n="394" />
        388

CAPITOLO  XV

gione  di  4  centesimi  al  giorno  e  a  tonnellata  pei  piroscafi ­
  fino  a  3000  tonnellate,  di  3  centesimi  da  3001  a  6000
tonnellate,  di  2  da  6001  in  più,  e  pei  velieri  in  ragione
di  3  centesimi  fino  a  500  tonnellate,  di  2  da  501  a  1000
e  di  1  da  1001  in  più.  Il  compenso  di  armamento  non  è
pagato  alle  navi  che  non  provino  di  aver  percorso  un
minimo  di  miglia  per  ogni  giorno,  variabile  secondo  la
velocità;  è  ridotto  del  10  per  cento  ai  bastimenti  che  non
hanno  trasportato  un  carico  in  tonnellate  di  metà  almeno
della  loro  stazza  netta  per  metà  del  loro  percorso  ;  è  ridotto
o  soppresso  ai  piroscafi  che  hanno  velocità  inferiore  a  10  o
a  9  nodi,  ed  è  aumentato  del  10,  del  20  e  del  30  per  cento
a  quelli  che  hanno  una  velocità  di  almeno  14,  15  e  16
nodi  rispettivamente.  La  legge  non  stabilisce  limiti  alle
somme  da  erogarsi  ogni  anno  in  compensi  di  armamento,
ma  assegna  i  premi  di  costruzione  a  50.000  tonnellate  di
piroscafi  e  a  15.000  di  velieri  al  massimo  ogni  anno  (1).
L’esempio  della  Francia  fu  subito  seguito  dall’Italia,
la  quale,  per  rimediare  alla  decadenza  della  sua  marina
mercantile-,  deliberò  nel  1881  di  fare  un’inchiesta  parlamentare, ­
  che  venne  presieduta  e  abilmente  diretta  da
Paolo  Boselli  e  che,  dopo  aver  raccolto  una  larga  messe
di  fatti,  di  cifre  statistiche  e  di  opinioni  d’interessati,  concluse ­
  col  proporre  d’introdurre  anche  presso  di  noi  il
sistema  dei  premi.  La  prima  legge  con  questo  indirizzo
fu  quella  del  6  dicembre  1885,  che  concedeva:  1)  un  compenso ­
  di  costruzione  di  L.  60  per  tonnellata  agli  scafi  in
ferro  o  acciaio,  di  L.  15  per  quelli  in  legno  di  velieri,
di  L.  30  ai  galleggianti,  di  L.  10  per  cavallo  indicato  alle
macchine  e  di  L.  6  per  quintale  alle  caldaie;  2)  un  premio

(1)  C.  Bruno,  Stato  e  Marina  Mercantile  in  Francia,  nella  Rivista
Marittima,  ottobre,  1906.  —  M.  Vocino,  Il  Protezionismo  Marittimo
dalle  origini  nei  vari  Stati.  Napoli,  1912,  pag.  64-66.  —  G.  Morael,
La  Marine  Marchande  et  son  personnel.  Paris,  1911,  pag.  111-48.
        <pb n="395" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

389

di  navigazione  di  cent.  60  per  tonnellata  netta  e  per  1000
miglia  percorse  alle  navi  di  età  non  superiere  ai  10  anni,
se  a  vapore,  e  ai  15,  se  a  vela,  costruite  in  Italia  o  nazionalizzate ­
  da  un  anno;  3)  un  premio  di  1  franco  per
ogni  tonnellata  di  carbone  importato  in  Italia  d’oltre  Gibilterra ­
  con  navi  nazionali.  Poco  dopo,  con  l’approvazione
della  nuova  tariffa  doganale,  che  elevava  i  dazi  d’entrata
sui  materiali  adoprati  per  le  navi,  i  compensi  di  costruzione ­
  vennero  aumentati  in  proporzione,  e  l’aumento  si
mantiene  poi  nella  seconda  legge  sui  premi,  che  porta  la
data  del  23  luglio  1896.  In  essa  i  compensi  di  costruzione
sono  portati  a  L.  77  per  gli  scafi  in  ferro  e  acciaio,  a
17.50  per  quelli  in  legno,  a  12.50  per  cavallo  indicato  di
macchina  e  a  9.50  per  quintale  di  apparecchi  ausiliari.
Sui  materiali  importati  per  la  costruzione  di  navi  da
guerra  destinate  all’estero  o  per  riparazioni  di  scafi,  macchine ­
  ecc.,  vien  concessa  la  restituzione  dei  dazi  pagati.
Il  premio  di  navigazione  è  aumentato  a  80  centesimi  per
tonnellata  lorda  e  per  ogni  1000  miglia  per  il  primo  triennio ­
  di  età,  con  diminuzione  di  10  centesimi  pei  piroscafi
e  di  15  pei  velieri  ad  ogni  triennio  successivo;  il  premio
é  pagato  per  intero  alle  navi  nazionali,  che  fanno  viaggi
al  di  là  dello  stretto  di  Gibilterra  e  del  canale  di  Suez;
è  ridotto  a  due  terzi  pei  viaggi  entro  il  Mediterraneo  e
pei  soli  piroscafi  anche  fra  i  porti  dello  Stato;  ed  è  ridotto
a  metà  per  le  navi  costruite  all’estero  (1).
Ma  questi  maggiori  aiuti  concessi  alla  marina  mercantile, ­
  venendo  a  coincidere  con  l’aumento  dei  noli  verificatosi ­
  alla  fine  del  secolo  XIX,  dettero  un  eccessivo
impulso  alle  costruzioni  navali  e  all’industria  dell’armamento. ­
  Si  calcolò  che,  continuando  a  mantenere  gl’impegni

(1)  Legge  6  dicembre  1885  e  Legge  23  luglio  1896,  nella  Raccolta
delle  leggi  del  Regno  d‘  Italia.
        <pb n="396" />
        390

CAPITOLO  XV

sanciti  dalla  legge  del  1896,  l’erario  avrebbe  dovuto  pagare ­
  dopo  il  1900  le  seguenti  somme  ogni  anno  a  beneficio ­
  della  marina  mercantile  (1)  :

Esercizio  finanziario  1900-1901
«  »  1901-1902
«  «  1902-1903
»  1903-1904
«  »  1904-1905
»  «  1905-1906

L.  16.500.000
»  17.300.000
«  19.800.000
»  22.000.000
»  24.400.000
»  26.600.000

Ed  allora  il  governo  impensierito  provocò  un  voto  della
Camera  per  mettere  dei  limiti  restrittivi  al  protezionismo ­
  marittimo,  i  quali  furono  sanzionati  in  fretta  in
tre  decreti  emanati  nel  1900  e  riprodotti  poi  nella  legge
del  16  maggio  1901.  Essa  concede  dei  compensi  daziari
di  L.  35  la  tonnellata  alle  costruzioni  metalliche  e  di  L.  13
a  quelle  in  legno,  con  facoltà  ai  cantieri  d’importare  in
franchigia  un  terzo  del  materiale,  e  dei  compensi  di  costruzione, ­
  limitati  a  40.000  tonnellate  all’anno,  alle  navi  in
ferro  o  acciaio  in  ragione  di  L.  60  per  tonnellata  lorda,
da  ridursi  a  L.  50  nel  secondo  biennio  e  a  L.  40  nel  terzo,
e  di  L.  30  pei  velieri  in  legno,  da  ridursi  successivamente
a  20  e  poi  a  10  lire.  Il  compenso  alle  macchine  e  alle
caldaie  resta  immutato.  Si  danno  5  lire  al  quintale  di  materiale ­
  metallico  per  compensi  di  riparazione.  E  i  premi  di
navigazione  vengono  dati  soltanto  alle  navi  di  costruzione
nazionale  dichiarate  al  30  settembre  1899,  nella  misura  di
cent.  45  per  tonnellata  e  1000  miglia  di  percorso  ai  vapori ­
  fino  al  loro  quindicesimo  anno  di  età  e  di  30  centesimi ­
  ai  velieri  fino  al  loro  ventunesimo  anno,  per  un  per-(1)

  Disegno  di  legge  per  modificazione  delle  disposizioni  contenute
nei  Capi  1  e  II  della  legge  23  luglio  1896,  n.  318,  sui  provvedimenti
a  favore  della  marina  mercantile,  1899,  n.  120,  pag.  1-2.
        <pb n="397" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

391

(1)  Vocino,  op.  cit,  pag.  84-88  e  180-81.

corso  massimo  annuale  di  30.000  miglia  per  gli  uni  e  di
12.000  miglia  per  gli  altri,  mentre  per  le  navi  dichiarate
dopo  il  30  settembre  1899  il  premio  di  navigazione  è  abolito. ­
  Tutti  questi  pagamenti  a  favore  della  marina  mercantile ­
  non  possono  superare  in  ogni  esercizio  finanziario
la  somma  di  8  milioni  di  franchi.
Scaduta  questa  legge,  il  regime  dei  cantieri  fu  regolato ­
  per  15  anni  dalla  nuova  legge  del  13  luglio  1911,
che  mantiene  il  compenso  daziario  a  L.  35  per  gli  scafi
metallici  e  lo  porta  a  L.  15  per  quelli  in  legno,  concedendo ­
  T  introduzione  in  franchigia  di  un  quarto  dei  materiali ­
  metallici  occorrenti  per  le  costruzioni  di  scafi;  che
dà  un  compenso  di  costruzione  di  L.  55  per  il  primo
quinquennio,  di  L.  50  per  il  secondo  e  di  L.  45  per  il
terzo  alle  navi  in  ferro  o  acciaio,  di  L.  10  ai  velieri  in
legno,  di  L.  15  e  17  alle  macchine,  di  L.  13.50  agli  apparecchi ­
  ausiliari  e  di  L.  12  alle  caldaie;  e  che  limita  a
40.000  tonnellate  all'anno  le  costruzioni  da  premiarsi  e
a  6.200.000  lire  la  somma  annua  da  spendersi  per  esse,
nonché  per  la  liquidazione  dei  premi  di  navigazione
dipendenti  dalla  legge  16  maggio  1901  (1).  Quanto  ai
premi  di  navigazione,  nulla  si  è  potuto  fare  fino  a  poco  fa
per  ripristinarli.  Tutti  sono  ormai  convinti  dell’assurdità
di  premiare  la  nave  indipendentemente  dall’ufficio  che
compie  e  numerose  sono  le  proposte  avanzate  per  mettere ­
  in  rapporto  con  esso  il  premio  di  navigazione.  E
per  ciò,  in  mancanza  di  disposizioni  legislative  su  questa
parte  del  protezionismo  marittimo,  ci  limitiamo  ad  enumerare ­
  le  più  importanti  di  tali  proposte.  Il  ministro
Bettolo,  nel  suo  progetto  presentato  alla  Camera  nel  febbraio ­
  del  1910,  trasformava  il  premio  di  navigazione  in
un  contributo  di  nolo,  che  avrebbe  dovuto  corrispondersi
        <pb n="398" />
        392

CAPITOLO  XV

in  ragione  della  qualità  e  della  quantità  di  merce  esportata ­
  ed  importata,  in  una  misura  da  stabilirsi  da  un  comitato ­
  apposito,  ripartendo  una  somma  fissata  in  bilancio.
La  Camera  di  Commercio  di  Genova  proponeva  invece
un  contributo  a  base  scalare,  che  premierebbe  ogni  tonnellata ­
  di  merce  trasportata  per  mare,  in  misura  decrescente ­
  col  crescere  del  carico  e  in  misura  diversa  secondo
le  destinazione  o  secondo  che  si  tratta  di  merci  importate ­
  o  esportate.  Il  comandante  Roncagli,  in  una  relazione
presentata  al  Congresso  di  navigazione  del  1911,  voleva
sostituire  al  premio  di  navigazione  un  premio  di  traffico
da  commisurarsi  in  base  agli  introiti  che  fa  l’armatore  e
alle  spese  che  egli  sostiene,  variabile  col  variare  dei  noli
e  del  traffico,  e  aumentabile  in  progressione  decrescente
col  crescere  del  traffico  stesso.  Il  progetto  di  legge
presentato  dal  Ministro  Luzzatti  proponeva  di  dare  agli
armatori  un  compenso  di  navigazione  da  assegnarsi  alle
navi  aventi  un  dato  tonnellaggio,  una  velocità-  minima  di
miglia  9  1 I 2  e  che  trasportino  un  minimo  di  carico  dai
porti  del  Regno  a  determinati  porti  esteri  e  cioè  a  quelli
della  Cina  e  del  Giappone,  dell’Australia,  del  Messico,
del  Nord  Europa  e  dell’Africa  occidentale  (1).  E  nessuna
di  queste  proposte  avendo  trovata  accoglienza  favorevole,
si  è  pensato  proprio  in  questi  giorni  (maggio  1913)  di
tornare  a  concedere  i  premi  di  navigazione  senza  vincoli
rispetto  agli  itinerari  e  al  genere  di  traffico,  con  la  legge
ora  in  discussione  alla  Camera,  che  accorda  ai  piroscafi
da  carico  nazionali,  anche  se  costruiti  all’estero,  un  compenso ­
  di  navigazione  del  2.50  per  cento  sul  loro  valore

(1)  F.  Guarneri,  Relazione  sai  disegni  di  legge  marittimi  del  Ministero ­
  Luzzatti.  Proposte  e  voti.  Genova,  1911,  pag.  71-78.  —  G.  Roncagli, ­
  Il  regime  economico  più  conveniente  per  la  marina  mercantile.
Milano,  1911,  pag.  10-15.
        <pb n="399" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

393

attuale  per  180  giorni  almeno  di  navigazione,  purché  la
nave  abbia  una  stazza  lorda  non  inferiore  alle  1000  tonnellate ­
  e  un’età  non  superiore  ai  20  anni.
Sugli  altri  paesi,  che  hanno  adottato  il  sistema  dei
premi,  basteranno  pochi  cenni.  L’Austria-Ungheria  si
è  messa  su  questa  strada  nel  1893,  spendendo  per  tale
scopo  sempre  delle  somme  relativamente  assai  modeste.
In  Austria  la  prima  legge  sui  premi  è  quella  del  27  dicembre ­
  1893,  che  accordava  contributi  di  esercizio,  con
una  spesa  complessiva  annuale,  salita  da  un  minimo  di
300.000  fiorini  ad  un  massimo  di  1.500.000  fiorini.  Scaduta
questa  legge  e  prorogata  di  anno  in  anno,  venne  sostituita ­
  dalla  nuova  legge  del  23  febbraio  1907,  che  mantiene ­
  i  contributi  di  viaggio  a  10  heller  per  tonnellata
netta  e  per  ogni  100  miglia  percorse  nella  navigazione
al  di  là  del  piccolo  cabotaggio;  che  porta  a  8  corone  per
tonnellata  lorda  il  contributo  di  esercizio  pei  piroscafi  in
ferro  o  acciaio  costruiti  in  paese  e  a  6  corone  per  i  velieri ­
  in  legno;  e  che  istituisce  per  la  prima  volta  i  premi
di  costruzione  in  ragione  di  corone  40  a  tonnellata  lorda
pei  piroscafi  in  ferro  o  acciaio,  di  14  pei  velieri  in  metallo,
di  10  per  quelli  in  legno  e  di  8  a  quintale  per  le  macchine ­
  e  caldaie.  Il  tonnellaggio  massimo,  che  può  partecipare ­
  a  questi  vari  sussidi,  è  fissato  in  180.000  tonnellate
per  10  anni,  di  cui  30.000  pei  velieri.  In  Ungheria  la  prima
legge  sui  premi  è  quella  del  4  luglio  1893,  sostituita  poi
da  un’altra  del  10  gennaio  1907,  la  quale  accorda  un  contributo ­
  di  esercizio  in  misura  quasi  uguale  a  quella  stabilita ­
  in  Austria,  con  un  aumento  per  i  piroscafi  più  celeri;
un  contributo  di  viaggio  con  un  massimo  di  20  heller
per  tonnellata  netta  e  per  ogni  100  miglia  di  percorso  ;
e  un  premio  di  costruzione,  che  varia  da  30  corone  a  10,
secondo  la  qualità  e  la  provenienza  del  materiale  adoprato,
  e  che  ammonta  a  12  corone  per  ogni  cavallo
di  forza  delle  macchine,  a  8  per  ogni  quintale  di  caldaie,
        <pb n="400" />
        394

CAPITOLO  XV

a  10  per  ogni  quintale  di  macchine  ausiliarie.  L’onere
massimo  è  fissato  ad  un  milione  e  mezzo  di  corone  all’anno ­
  (1).
Anche  il  Giappone  seguì  questo  indirizzo  colla  legge
del  23  marzo  1896,  che  concedeva  un  compenso  di  costruzione ­
  di  20  yen  (L.  50)  ai  piroscafi  in  ferro  o  acciaio
superiori  alle  1000  tonnellate,  di  12  yen  (L.  30)  per  quelli
fino  a  1000  tonnellate,  di  5  yen  (L.  12.50)  a  cavallo  di
forza  per  macchine  e  caldaie,  e  un  premio  di  navigazione
di  25  sen  di  yen  (cent.  65)  per  tonnellata  e  per  ogni  1000
miglia  di  percorso  alle  navi  nazionali  di  più  di  1000  tonnellate, ­
  costruite  in  ferro  o  acciaio  e  con  una  velocità  minima ­
  di  10  miglia.  Questa  legge,  che  aveva  almeno  il  vantaggio ­
  di  favorire  i  grandi  tonnellaggi  e  le  maggiori  velocità, ­
  provocò  un  tale  aumento  nelle  costruzioni  e  un  tale
aggravio  allo  Stato,  che  esso  si  vide  costretto  nel  1899
a  ridurre  a  metà  i  premi  per  le  navi  di  costruzione  estera.
E  ulteriori  limitazioni  al  protezionismo  furono  poste  colla
legge  entrata  in  vigore  al  1°  gennaio  1910,  che  accorda
il  premio  di  navigazione  di  50  sen  al  massimo  ai  soli  armatori ­
  che  si  obbligano  a  compiere  viaggi  regolari  sulle
linee  con  l’Europa,  con  le  Americhe  e  con  l’Australia  e  lo
accorda  soltanto  a  piroscafi  di  stazza  non  inferiore  alle
3000  tonnellate  e  di  velocità  oraria  non  minore  di  12  miglia,
con  un  aumento  del  10  per  cento  per  ogni  miglio  in  più.
Dopo  il  Giappone,  introdussero  il  sistema  dei  premi  a
favore  dell’industria  dell’armamento  anche  il  Cile,  il  Messico, ­
  il  Portogallo  e  la  Spagna,  che  colla  legge  del  14
giugno  1909,  insieme  alla  navigazione,  vuole  incoraggiare
le  esportazioni  nazionali  (2)  ;  mentre  tra  i  paesi,  che  ac-(1)

  Ispettorato  generale  dei  servizi  marittimi,  Notizie  sulla  Marina ­
  Mercantile  dei  principali  paesi  marittimi.  Roma,  1911,  pag.  61-66.
(2)  Vocino,  op.  cit.,  pag.  97-102.  —  Negli  Stati  Uniti  d’America
numerosi  iurono  i  progetti  di  legge  presentati  al  parlamento  per
        <pb n="401" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

395

cordano  premi  alle  costruzioni  navali,  dobbiamo  aggiungere ­
  la  Russia,  la  quale  dal  1  gennaio  1913  dà  un  premio
di  65  rubli  alla  tonnellata  ai  vapori  superanti  le  3000  tonnellate, ­
  di  70  rubli  a  quelli  da  2000  a  3000,  di  75  da  1400
a  2000  e  così  di  seguito,  aumentando  la  misura  del  premio
in  ragione  che  il  tonnellaggio  diventa  più  piccolo  (1).

Premessi  questi  rapidi  cenni  sulla  legislazione  dei
vari  paesi,  che  danno  premi  alla  marina  mercantile,  esaminiamo ­
  ora  quale  giudizio  si  possa  formulare  sopra  questo
sistema,  in  base  a  criteri  puramente  economici,  considerando ­
  separatamente  i  premi  alle  costruzioni  e  i  premi
alla  navigazione.
I  difensori  dei  premi  alle  costruzioni  navali  sostengono ­
  la  loro  tesi,  affermando  che  i  premi  sono  necessari
per  dare  impulso  alla  industria  dei  cantieri,  la  quale  è
così  vantaggiosa  alla  ricchezza  nazionale  ed  è  indispensabile ­
  per  la  prosperità  della  marina  mercantile.  I  premi
fanno  in  modo  che  molti  capitali  ed  un  gran  numero  di
operai  trovino  un  impiego  proficuo  nello  Stato  ;  mentre
il  sacrifizio  che  la  nazione  sopporta  è  largamente  compensato ­
  dalle  somme,  che,  rimanendo  in  paese  e  impiegate ­
  produttivamente,  si  riversano  sotto  forma  d’imposte
nell’erario,  indennizzandolo  della  spesa  sopportata  per
questi  premi  (2).

aiutare  la  marina  mercantile,  sia  per  mezzo  di  discriminating  duties,
sia  anche  per  mezzo  di  premi,  ma  non  arrivarono  mai  ad  essere
approvati.  Vedi  in  proposito:  H.  Keiler,  Zar  Geschichte  der  Schiffahrtspoliiik
  in  den  Vereinigten  Staaten,  nel  Welhvirtschaftliches
Archiv,  aprile,  1913,  pag.  310-24.
(1)  Weliwirlschafiliches  Archiv,  gennaio,  1913,  Internationale
Verkehrschronik,  pag.  17.
(2)  Inchiesta  ecc.,  voi.  VII,  pag.  301.
        <pb n="402" />
        396

CAPITOLO  XV

A  tali  argomenti  non  è  difficile  il  rispondere.  I  premi
non  hanno  la  virtù  di  far  crescere  il  capitale  esistente
in  un  dato  luogo  ;  essi  si  limitano  a  distogliere  i  capitali
da  certe  industrie,  le  quali  trovano  in  paese  le  condizioni ­
  favorevoli  al  loro  sviluppo,  per  farli  affluire  in
questa  industria,  che  è  diventata  proficua  a  causa  del
premio  e  che  senza  di  esso  non  avrebbe  potuto  prosperare. ­
  Ora  quale  vantaggio  può  avere  uno  Stato  a
fare  cambiare  indirizzo  alla  produzione,  distogliendola
dalle  vie  per  lei  più  utili  e  gravando  la  ricchezza  nazionale ­
  con  la  spesa  del  premio,  acciocché  questo  cambiamento ­
  avvenga?  Si  dirà  forse  che  così  gli  armatori  troveranno ­
  in  paese  le  navi  di  cui  abbisognano.  Ma  ad  essi
non  interessa  nulla  di  fare  costruire  queste  navi  in  un
luogo  o  nell’altro,  interessa  invece  di  andarle  ad  acquistare ­
  dove  le  trovano  a  meno.  In  tal  caso,  però,  ci  sarà
obbiettato,  i  nostri  capitali  emigreranno  all’estero  per  comprare ­
  bastimenti  e  i  nostri  operai  si  troveranno,  privati  di
lavoro  a  tutto  vantaggio  degli  operai  stranieri.  Ma  in  che
modo  acquisteremo  noi  delle  navi  dall’estero  ?  Ce  le  regaleranno ­
  forse?  No,  le  acquisteremo,  o  pagandole  con  denari
ricavati  dalla  vendita  di  nostri  prodotti,  o  dando  in  cambio
prodotti  di  qualche  nostra  industria,  ed  in  ognuno  dei  due
modi  troveranno  un  eguale  impiego  i  nostri  capitali  e  i
nostri  operai,  con  un  doppio  vantaggio  per  noi:  che  prenderemo ­
  i  bastimenti  da  quella  nazione,  la  quale,  per  le
sue  condizioni  naturali  od  acquisite,  può  costruirli  a  meno,
e  che  li  pagheremo  con  i  prodotti  di  una  nostra  industria,
in  cui  noi  possiamo  avere  una  decisa  superiorità  di  fronte
agli  altri  paesi.  In  Italia,  lo  confessano  gli  stessi  difensori ­
  dei  premi,  mancano  le  materie  prime  e  le  altre  condizioni ­
  necessarie  per  le  costruzioni  in  ferro;  perchè
ostinarsi  a  dare  uno  sviluppo  eccessivo  ed  artificiale  a
questa  industria  a  scapito  di  altre,  che  hanno  la  possibilità
di  sorgere  o  di  estendersi  naturalmente?  In  Inghilterra
        <pb n="403" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

397

invece  esiste  in  grande  abbondanza  tutto  quanto  occorre
per  queste  costruzioni  ed  i  cantieri,  esercitando  l’industria
in  vastissime  proporzioni,  possono  offrire  le  navi  a  condizioni ­
  eccezionali;  perchè  dobbiamo  rinunziare  a  questo
vantaggio,  che  non  sarebbe  più  esclusivo  degl’  Inglesi,
stando  in  nostra  facoltà  di  poterlo  usufruire  anche  noi?
Per  aver  forse  il  gusto  di  possedere  delle  navi  nostre  ?
O  quelle  estere,  acquistate  con  nostri  prodotti,  non  sono
nostre  ugualmente  ?  Aveva  ragione  quel  portiere  castigliano,
  che  alla  domanda  di  Bastiat,  se  i  mobili,  i  tappeti
e  le  tende,  che  adornavano  il  palazzo  della  regina  di
Spagna,  erano  prodotti  dell’industria  spagnola,  rispondeva
fieramente  :  Hontbre,  aqui  todo  es  espanol....  pues  lo  bentos
pagado  (1).
E  per  le  ragioni  ora  addotte,  non  sappiamo  neanche
vedere  dove  sarebbe  il  compenso,  che  si  dice  avrebbe  lo
Stato,  a  causa  delle  imposte  da  prelevarsi  sui  capitali  rimasti ­
  in  paese,  in  seguito  alla  protezione  accordata  ai  cantieri. ­
  I  premi,  come  abbiamo  visto,  non  creano  una  nuova
produzione,  ma  le  fanno  soltanto  cambiare  indirizzo;  ora,
siccome  lo  Stato  riscuote  la  stessa  somma  d’imposte,  qualunque ­
  sia  la  specie  d’industrie  esercitate  dai  cittadini,
così  non  può  trovare  nella  trasformazione  di  esse  un  indennizzo ­
  a  quanto  ha  speso  per  i  premi.  Anzi  questi,  essendo ­
  concessi  ad  industrie,  che  per  loro  stesse  sarebbero
poco  floride,  oltre  costituire  un  aggravio  per  l’erario  pubblico, ­
  rendono  meno  proficue  le  imposte  che  colpiscono
la  produzione,  perchè  provocano  in  essa  un  cambiamento
svantaggioso.
I  premi  alle  costruzioni  navali  sono,  dunque,  secondo
la  nostra  opinione,  dannosi  alla  ricchezza  nazionale;  sono
essi  almeno  utili  all’industria  che  intendono  proteggere  ?

(1)  F.  Bastiat,  Oeuvres  complètes.  Paris,  1862-64,  voi.  VII,  pag.  133.
        <pb n="404" />
        398

CAPITOLO  XV

Noi  non  lo  crediamo.  Infatti  le  costruzioni  tendono  naturalmente ­
  ad  equilibrarsi  alle  richieste  di  tonnellaggio
navale,  ed  aumentano  allorché  gli  armatori  si  sentono
spinti  a  dare  nuove  e  copiose  ordinazioni  dal  buon  andamento ­
  degli  affari  e  dal  rialzo  dei  noli,  mentre  diminuiscono ­
  quando  il  commercio  langue  ed  è  scarso  il  carico
da  trasportare.  Succede,  per  ciò,  che  nei  momenti  di  ristagno ­
  non  si  riesce  a  spendere  tutte  le  somme  impostate
in  bilancio  per  i  premi  di  costruzione,  mentre  nei  momenti ­
  di  prosperità  quelle  somme  divengono  insufficienti  ;
il  che  dimostra  chiaramente  come  la  spinta  alle  costruzioni ­
  parta  dal  rialzo  dei  noli  e  non  dai  premi.  Ed  è  bene
che  sia  così,  perchè  i  piroscafi  nuovi  creati  dai  premi  non
danno  affidamento  di  rispondere  ai  bisogni  del  traffico
marittimo,  come  i  nuovi  piroscafi  creati  da  noli  maggiormente ­
  rimunerativi.  Ora,  di  fronte  all’andamento  delle  costruzioni ­
  regolato  dal  movimento  dei  noli,  che  ufficio  compiono ­
  i  premi?  Se  essi  sono  in  misura  limitata,  pur
aggravando  i  contribuenti,  non  riescono  a  promuovere  le
costruzioni,  specialmente  in  quei  periodi  di  tempo  e  i  n
quei  paesi,  in  cui  esse  non  trovano  le  condizioni  favorevoli; ­
  se  i  premi  sono  molto  elevati,  provocano  una  espansione ­
  eccessiva  nella  produzione  dei  cantieri,  esercitando
un’influenza  dannosa  sull’offerta  di  tonnellaggio  navale  e
per  conseguenza  sull’industria  dei  trasporti  marittimi;  se
infine,  i  premi  stessi,  rifuggendo  da  questi  due  limiti
estremi,  lasciano  seguire  il  loro  corso  naturale  alle  costruzioni ­
  navali,  sono  allora  senza  dubbio  meno  dannosi,  ma
nello  stesso  tempo  diventano  del  tutto  inutili.
Per  trovare  il  punto  giusto  della  protezione  ai  can
tieri,  in  tutti  i  paesi  si  è  cambiata  più  volte  la  misura
dei  premi,  ora  aumentandoli  ed  ora  diminuendoli  ;  ed  anche
quando  la  loro  misura  è  rimasta  invariata,  è  mutata  spesso
la  somma  annuale  destinata  ad  essi,  per  la  possibilità  di
rimandare  ai  successivi  esercizi  finanziari  gli  avanzi  pe  i
        <pb n="405" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

399

premi  non  pagati  negli  esercizi  precedenti,  o  per  la  possibilità ­
  d’impegnare  in  antecedenza  le  somme  impostate
in  bilancio  per  i  premi  e  che  si  riscuoteranno  poi  anno
per  anno.  Gl’inconvenienti  di  questi  aiuti  così  incerti  e
oscillanti  sono  evidentissimi,  perchè  se  già  il  protezionismo
è  dannoso  alla  ricchezza  nazionale,  in  quanto  sposta  artificialmente ­
  il  capitale  da  una  industria  all’altra,  tanto
più  dannoso  sarà  un  protezionismo  così  mutevole,  che
ora  fa  estendere  gli  impianti  dei  cantieri,  vi  attira  i  capitali ­
  su  vasta  scala  ed  aumenta  il  numero  degli  operai
impiegati,  ed  ora  rende  improduttivi  od  inservibili  quei
capitali  e  quegli  impianti,  obbligando  nello  stesso  tempo
a  licenziare  gran  parte  dei  lavoratori  impiegatisi  nelle
costruzioni  navali.  È  vero  che,  in  molte  leggi  sui  premi
di  costruzione,  questi  vanno  gradatamente  diminuendo,  nell’idea ­
  che  i  cantieri  intanto  progrediscano  e  arrivino  a
poco  a  poco  al  punto  da  non  aver  più  bisogno  di  protezione ­
  ;  ma  questa  diminuzione  graduale  s’interrompe  in
ogni  paese  nel  passaggio  da  una  legge  all’altra  e  spesso
la  nuova  legge  riporta  i  premi  al  livello  più  alto  di  quella
precedente,  o  talvolta  innalza  il  livello  stesso  di  tutta  la
graduatoria,  dando  un  carattere  permanente  a  questo  aiuto
dello  Stato,  che  dovrebbe  servire  temporaneamente  a  rinforzare ­
  i  cantieri  nazionali,  e  togliendo  ad  essi  ogni  stimolo ­
  a  perfezionarsi  per  arrivare  a  poter  lottare  coi  cantieri ­
  esteri.
Ma  anche  se  i  premi  di  costruzione  non  fossero
dannosi  alla  ricchezza  nazionale,  anche  se  non  disturbassero ­
  l’industria  stessa  che  vogliono  proteggere,  essi  dovrebbero ­
  ugualmente  escludersi  dalle  misure  intese  a
favorire  la  marina  mercantile,  perchè  questa  ha  bisogno
di  prendere  i  suoi  strumenti,  che  sono  le  navi,  dove  li
trova  migliori  e  più  a  buon  mercato  e  non  deve  aver
vincoli  che  la  rendano  schiava  dei  cantieri  nazionali.  La
potenza  marittima  di  un  paese  si  misura  dallo  sviluppo
        <pb n="406" />
        400

CAPITOLO  XV

del  suo  naviglio  mercantile  e  la  efficienza  di  questo  naviglio ­
  è  affatto  indipendente  dalla  sua  origine  indigena
o  straniera.  Invece  in  tutti  gli  Stati,  che  adottarono  il
sistema  dei  premi,  le  maggiori  somme  destinate  a  tal
uopo  vennero  rivolte  a  favore  delffindustria  delle  costruzioni, ­
  la  quale,  da  ausiliaria  o  complementare  dell’industria
  dei  trasporti  marittimi,  ha  finito  col  prevalere  su
questa,  avvincendola  a  sè  e  soverchiandola  fino  ad  escluderla ­
  del  tutto  da  ogni  beneficio  (1).  In  tal  modo  la  navigazione ­
  è  stata  sacrificata  all’egoismo  e  alla  incapacità
economica  dei  siderurgici  e  dei  costruttori  navali,  e  sotto
lo  pseudonimo  di  protezionismo  marittimo  si  è  adottato
ovunque  un  protezionismo  industriale  a  favore  dei  cantieri. ­
  Ma  aiutare  i  cantieri  non  si  chiama  fare  una  politica ­
  marittima,  come  aiutare  le  fabbriche  di  locomotive
non  è  politica  ferroviaria,  o  aiutare  le  fabbriche  di  macchine ­
  agricole  non  è  politica  agraria.  Anzi  l’appoggio
dato  ai  cantieri,  riservando  loro  la  clientela  degli  armatori ­
  nazionali  che  si  vogliono  proteggere,  viene  a  diminuire ­
  grandemente  l’efficacia  della  protezione  accordata
alla  navigazione  marittima.  Proteggere  l’armamento,  a
condizione  che  si  serva  dei  cantieri  nazionali,  anche  se
questi  sono  poco  progrediti,  è  come  concedere  dazi  protettivi ­
  all’agricoltura,  ma  rialzando  contemporaneamente
per  legge  l’interesse  sui  mutui  ipotecari  (2).
Quanto  ai  premi  di  navigazione,  una  prima  questione
si  presenta  subito,  se  cioè,  essi  debbano  esser  dati  anche
alle  navi  costruite  all’estero,  oppure  soltanto  alle  navi

(1)  G.  Bernardi,  Il  regime  economico  ecc.,  Relazione  al  Congresso
di  Navigazione  di  Torino,  pag.  3  e  4.  —  Argus,  Il  disegno  di  legge
sui  provvedimenti  a  favore  della  marina  mercantile,  nella  Lega  Navale,
settembre,  1909,  pag.  9.
(2)  Murken,  op.  cit.,  pag.  84-87.
        <pb n="407" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

401

26

uscite  dai  cantieri  nazionali.  Preferiscono  il  primo  sistema
gli  armatori,  i  quali  hanno  interesse  ad  avere  i  bastimenti ­
  alle  migliori  condizioni  possibili  ;  sostengono  il  secondo ­
  sistema  i  costruttori  navali,  che,  avendo  un  vantaggio ­
  nell’escludere  la  concorrenza  estera,  affermano  non
potersi  dire  protetta  la  marina  mercantile  di  un  paese,
finché  in  questo  non  si  producano  bastimenti  (1).  Una
nuova  riprova,  se  pure  ce  ne  fosse  bisogno,  che  in  tali
questioni  l’interesse  di  classe  è  la  guida  principale  del
ragionamento,  onde  ciascuno  giudica  in  modo  diverso
secondo  il  suo  tornaconto  particolare.  Ed  è  stato  sempre
così.  Nelhinchiesta  industriale,  che  si  fece  in  Francia
nel  1834,  i  fabbricanti  consultati  domandarono  tutti  la
protezione  per  la  loro  industria,  ma  furono  unanimi  nel
chiedere  la  massima  libertà  per  Timportazione  dei  prodotti, ­
  che  servivano  a  loro  come  materia  prima  o  come
strumenti  (2).  Ma  è  evidente,  come  abbiamo  già  accennato, ­
  che  il  premio  di  navigazione,  riservato  ai  soli  bastimenti ­
  costruiti  in  paese,  aggrava  gl’inconvenienti  del
premio  di  costruzione.  Se  questo,  infatti,  potrebbe  essere
rivolto,  dai  costruttori  più  abili,  a  ribassare  il  prezzo  delle
loro  navi  per  vincere  la  concorrenza  estera,  non  sarà  più
impiegato  a  questi  fini,  quando  i  cantieri  nazionali  sono
i  soli  a  fornire  navi,  a  cui  spetti  per  diritto  il  premio  di
navigazione  ;  ed  essi  si  faranno  pagare  lautamente  la  condizione ­
  privilegiata  che  la  legge  loro  largisce,  vorranno
scontare  in  precedenza  la  facoltà  che  i  loro  bastimenti
hanno  di  fruttare  un  premio  e  non  si  sentiranno  più  stimolati ­
  a  perfezionare  la  produzione  o  a  renderla  più  a
buon  mercato,  non  avendo  più  paura  della  concorrenza

(1)  Aiti  del  Congresso  Marittimo  tenuto  in  Genova  nel  febbraio
1887.  Genova,  1887,  pag.  53  e  seg.
(2)  Cherbuliez,  Précis  ecc.,  voi.  II,  pag.  107.
        <pb n="408" />
        402

CAPITOLO  XV

dei  cantieri  esteri.  Così,  a  causa  dei  premi,  sorge  un  contrasto ­
  d’interessi  fra  costruttori  ed  armatori,  che  si  accresce ­
  poi  per  un’altra  circostanza  inerente  al  modo  di
computare  i  compensi  di  costruzione.  Questi,  come  sappiamo, ­
  sono  pagati  in  ragione  di  ogni  tonnellata  lorda  di
costruzioni  navali,  per  cui  il  cantiere  ha  interesse  a  costruire ­
  bastimenti  di  un  tonnellaggio  proporzionalmente
più  elevato  rispetto  alla  portata,  mentre  all’armatore  preme
che  la  portata  sia  la  massima  possibile  rispetto  al  tonnellaggio. ­
  Il  Porrini  cita  il  fatto  di  un  piroscafo  italiano  di
2800  tonnellate  di  stazza  lorda,  che  aveva  una  portata  di
3700  tonnellate,  mentre  un  vapore  inglese  dello  stesso
anno  e  della  stessa  stazza  poteva  portare  4400  tonnellate
di  merci  ;  onde  le  entrate  percepite  in  più  ogni  anno  per
mezzo  dei  noli  da  questo  secondo  piroscafo  superano  di
molto  la  somma,  che  ogni  anno  incassava  il  primo  per
compensi  di  navigazione  (1).
I  premi  di  navigazione,  come  quelli  di  costruzione,
hanno  per  effetto  di  distogliere  i  capitali  da  certe  industrie ­
  per  attirarli  in  questa  che  è  favorita,  senza  produrre ­
  un  gran  vantaggio  neanche  a  quelli  che  godono
di  questo  privilegio.  Gli  armatori,  per  guadagnare  il
premio  di  navigazione,  fanno  costruire  un  maggior  numero ­
  di  bastimenti,  per  cui  il  prezzo  di  costruzione  aumenta, ­
  almeno  temporaneamente,  a  causa  di  questa  maggiore ­
  richiesta  di  tonnellaggio  navale.  E  il  fenomeno  che
si  è  manifestato  in  Francia,  dove,  dopo  la  legge  del  1881,
il  prezzo  delle  navi  aumentò  del  25  per  cento,  provocando
un  rialzo  corrispondente  anche  nei  cantieri  inglesi,  i  quali,
mentre  esigevano  nel  1880  Ls.  29.000  per  un  piroscafo

(1)  R.  Porrini,  Il  regime  dei  premi  di  Stato  alla  marina  mercantile, ­
  Estr.  della  Rassegna  Nazionale.  Firenze,  1906,  pag.  25-26.
        <pb n="409" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

403

di  3000  tonnellate,  volevano  Ls.  38.000  nel  1881  (1).  E
così  gli  armatori  vedono  scomparire  una  gran  parte  del
vantaggio  derivante  dal  premio.  Un  vapore  della  portata
di  3000  tonnellate  stazzerà  di  netto  circa  1300  tonnellate
e  potrà  percorrere  in  media  in  un  anno  circa  30.000  miglia.
Anche  al  solo  premio  di  lire  0.75  per  mille  miglia,  potrà
guadagnare  lire  22.50  per  ogni  tonnellata  di  stazza,  e
perciò  lire  30.000  all’anno.  L’aumento  sopravvenuto  nel
costo  dei  vapori  in  Inghilterra,  in  seguito  alla  legge  francese, ­
  fu  di  lire  150.000  in  media  per  un  vapore  di  questa
portata.  Tale  aumento  assorbe  cinque  anni  interi  del
premio  di  navigazione  e  anche  sei  tenendo  conto  degl’interessi ­
  sul  capitale  maggiore  antecipato  (2).  E  come  se
questo  non  bastasse,  si  deve  anche  notare  che  l’incremento ­
  del  tonnellaggio  navale  avrà  pure  per  effetto  di
far  ribassare  i  noli  ;  per  cui  gli  armatori,  a  causa  dei
premi,  dovranno  spendere  di  più  nell’acquisto  della  nave
e  ricaveranno  da  essa  un  reddito  minore.
Oltre  a  ciò  i  premi,  in  quanto  costituiscono  un’aggiunta ­
  ai  profitti  degli  armatori,  danno  un  aiuto  variabilissimo ­
  alla  marina  mercantile,  secondo  che  i  noli  sono
più  bassi  o  sono  più  alti.  Supponiamo  che  un  piroscafo
di  6000  tonnellate  incassi  in  un  anno  un  milione  di  franchi
per  noli  e  che  abbia  un  compenso  di  armamento,  in  ragione ­
  di  3  centesimi  a  tonnellata  per  300  giorni,  di  54.000
franchi.  Questo  compenso,  dunque,  rappresenta  un  aumento ­
  del  5.40  per  cento  sugl’incassi,  che  è  una  aggiunta
assai  debole  ai  guadagni  dell’armatore  e  che  in  certi  casi
può  essere  contrabbilanciata  da  un  ribasso  equivalente
nei  noli,  i  quali,  come  sappiamo,  hanno  oscillazioni  da  un
momento  all’altro  anche  del  40  o  del  50  per  cento  in  più

(1)  Inchiesta  ecc.,  voi.  Ili,  pag.  663.
(2)  Ivi,  pag.  664.
        <pb n="410" />
        404

CAPITOLO  XV

o  in  meno.  E  se  il  compenso  fosse  pure  portato  ad  una
misura  molto  più  elevata,  succederebbe  sempre  che  esso,
con  noli  bassi,  non  servirebbe  a  nulla,  non  sarebbe  uno
stimolo  sufficiente  per  le  industrie  marittime,  mentre  invece ­
  quando  i  noli  sono  alti  ed  esistono  già  le  condizioni
favorevoli  per  lo  sviluppo  della  navigazione,  darebbe  ad
essa  una  spinta  troppo  forte.  Si  aggiunga  poi  che  nei
periodi  di  noli  depressi,  rinnovantisi  di  tanto  in  tanto,  è
assai  facile  agli  armatori  di  dimostrare  che  i  loro  affari
vanno  male,  perchè  la  misura  della  protezione  è  insufficiente ­
  ;  e  se  riescono  a  farsi  aumentare  i  premi,  provocano ­
  un  eccesso  nell’offerta  di  tonnellaggio  navale,  un
ribasso  sensibile  nei  noli  ed  un  incremento  spaventoso
nelle  somme  che  lo  Stato  consacra  ogni  anno  alla  marina
mercantile.  Siccome,  per  ciò,  è  impossibile  determinare
esattamente  qual’è  il  premio  giusto,  siccome,  d’altro  lato,
l’effetto  di  esso  muta  secondo  il  variare  dei  noli,  così  si
passa  facilmente  da  premi,  che  a  nulla  servono,  a  premi,
che  aiutano  troppo  e  diventano  rovinosi  per  lo  Stato.
E  perchè  lo  Stato  dovrebbe  sopportare  dei  sacrifizi
non  indifferenti  per  aiutare  la  navigazione  ?  O  gli  armatori, ­
  a  causa  dei  premi,  ribassano  i  noli  per  vincere  la
concorrenza  estera,  ed  allora  si  viene  a  fare  col  premio
un  regalo  ai  commercianti  esteri  e  nazionali,  che  potranno
far  trasportare  a  meno  prezzo  le  loro  merci  ;  o  gli  armatori ­
  non  ribassano  i  noli,  perchè  trovano  il  carico  anche
alle  tariffe  correnti,  ed  in  questo  caso  il  premio  è  inutile,
è  un  regalo  che  si  fa  senza  scopo  all’industria  dell’armamento, ­
  giacché  essa  prospererebbe  anche  senza  esser  protetta. ­
  Un  armatore  ligure  diceva  parecchi  anni  fa  a  chi
scrive  queste  pagine  :  «  Io  sono  personalmente  favorevole
ai  premi,  perchè  ogni  anno  in  grazia  di  essi  mi  trovo  ad
avere  venti  o  trenta  mila  lire  di  più  in  tasca,  ma  non
capisco  perchè  me  le  diano,  giacché  questa  somma  non
fa  cambiare  per  nulla  l’indirizzo  che  io  ho  sempre  dato
        <pb n="411" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

405

alla  mia  industria  ».  Ma  può  darsi  benissimo,  qualcheduno
ci  obbietterà,  che  il  premio  metta  l’armatore  nazionale
in  condizione  di  fare  i  trasporti  agli  stessi  noli  degli  armatori ­
  esteri,  pur  avendo  delle  spese  maggiori  di  questi.
In  tal  caso,  senza  spingere  troppo  oltre  la  tesi  liberista
coll’asserire  che  è  indifferente  per  un  paese  che  i  suoi
prodotti  vengano  trasportati  su  navi  estere  o  su  navi
nazionali,  potremo  benissimo  ammettere  che  lo  Stato  intervenga ­
  per  eliminare  le  ragioni  d’inferiorità  della  propria ­
  marina  mercantile,  che  dipendono  principalmente  da
lui.  Ma  per  questo  non  occorrono  premi.  E  altre  ragioni
d’inferiorità  per  l’industria  nazionale  deff’armamento  non
esistono,  perchè  tutti  i  paesi,  che  hanno  i  mezzi  necessari
a  tal  uopo,  possono  comprare  le  navi  dove  le  trovano  a
meno  ;  il  combustibile  alla  marina  mercantile  costa  sempre
lo  stesso  prezzo,  in  quanto  che  i  vapori  nei  porti  esteri
si  trovano  tutti  nella  precisa  condizione  ;  le  tasse  di  ancoraggio, ­
  di  fanali  e  di  piloti  gravano  di  solito  le  navi
all’estero  in  misura  uguale,  qualunque  sia  la  loro  bandiera;
ed  i  salari  degli  equipaggi  variano  di  poco  da  un  paese
all’altro,  o  sono  in  caso  più  bassi  nei  paesi  meno  progrediti ­
  (1).  E  certo,  dunque,  che  nelle  nazioni,  dove  la  ricchezza ­
  aumenta  ed  il  commercio  si  espande,  la  marina
mercantile  avrà  naturalmente  un  grande  sviluppo,  anche
senza  premi  ;  mentre,  ad  onta  di  questi,  essa  rimarrà
stazionaria  o  dovrà  decadere,  là  dove  mancano  le  condizioni ­
  favorevoli  alla  sua  esistenza.
In  questo  secondo  caso,  anzi,  sono  i  premi  stessi,  che
affrettano  la  decadenza  della  marina  mercantile,  perchè
essendo  essi  di  solito  accordati  ad  ogni  specie  di  navi  e
non  soltanto  a  quelle  di  tipo  più  perfetto,  favoriscono  le
costruzioni  più  semplici  e  meno  costose  e  ritardano  la

(1)  Marina  e  Commercio,  18  settembre  1887,  pag.  597.
        <pb n="412" />
        406

CAPITOLO  XV

trasformazione  del  materiale  navale,  che  è  cosi  necessaria
in  una  industria  che  progredisce  continuamente.  Mentre,
infatti,  collo  sviluppo  del  traffico  marittimo,  le  navi  grandi
tendono  a  prevalere  sulle  piccole,  i  premi  arrestano  od
invertono  questa  tendenza,  perchè  sono  dati  ai  bastimenti
di  qualunque  dimensione  al  di  sopra  di  un  minimo  assai
basso  e  in  alcuni  paesi  decrescono  progressivamente  col
crescere  del  tonnellaggio,  arrestandosi  ad  un  dato  limite
del  tonnellaggio  medesimo.  E  mentre,  collo  stesso  sviluppo ­
  del  traffico  marittimo,  i  piroscafi  tendono  ad  assumere ­
  una  prevalenza  sempre  maggiore  di  fronte  ai  velieri, ­
  i  premi  di  navigazione,  incoraggiando  ugualmente
queste  due  specie  di  costruzioni,  favoriscono  l’armamento
a  vela,  che  partecipa  ai  benefizi  del  protezionismo  con
un  minore  impiego  di  capitali  e  che  così  viene  ad  essere
relativamente  aiutato  di  più.  Ora,  se  si  può  ammettere
che  lo  Stato  intervenga  temporaneamente,  per  rendere
meno  brusca  la  trasformazione  del  materiale  navale  ed
impedire  la  rovina  di  molti  armatori  nazionali,  non  c’è
dubbio  che  esso  in  linea  normale  debba  far  di  tutto  per
affrettare  questa  trasformazione  ;  e  in  ogni  modo  non  si
può  ammettere  che  lo  Stato  intervenga  per  ritardarla,
che  favorisca  i  tipi  meno  utili,  meno  perfetti  e  meno  efficaci, ­
  che  segua  una  politica  simile  a  quella  che  avrebbero
seguito  sessanta  anni  fa  i  nostri  antenati,  se  si  fossero
messi  a  sussidiare  le  corriere  perchè  resistessero  alla
concorrenza  delle  ferrovie.
E  questi  premi  concessi  alle  navi  meno  costose,  oltre
arrestare  ogni  progresso  nei  mezzi  di  trasporto  per  mare,
hanno  anche  il  grave  inconveniente  di  far  sorgere  delle
operazioni  di  traffico,  che  si  prefiggono  per  precipuo  scopo
di  riscuotere  il  premio  e  che  dal  punto  di  vista  sociale
rappresentano  un  puro  sperpero  di  ricchezza.  Quando
l’Inghilterra  dava  dei  grossi  sussidi  ai  bastimenti  da  pesca,
Adamo  Smith  diceva  :  «  io  temo  che  le  navi  vadano  in
        <pb n="413" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

407

mare  per  acchiappar  premi,  invece  che  per  acchiappar
pesci  »  (1).  E  in  Francia  dopo  la  legge  del  1893  vediamo
costruire  una  grande  quantità  di  velieri  «  cueilleurs  de
primes  »,  che  danno  degli  utili  del  20  e  perfino  del  35
per  cento,  vediamo  sorgere  delle  società,  a  cui  partecipano ­
  anche  capitalisti  inglesi,  create  esclusivamente  per
sfruttare  la  legge  dei  premi,  perchè  questi  sono  tali  da
costituire  un  grosso  profitto  netto  dopo  che  le  spese
d’impianto  e  di  esercizio  sono  state  coperte  dal  noleggio,
o  da  permettere  perfino  ad  un  grande  veliero  di  andare
in  zavorra  nel  Pacifico  e  di  tornare  in  zavorra  senza
nulla  perdere  (2).  Ed  è  il  sistema  stesso  di  ricompensare
le  navi  in  ragione  delle  miglia  percorse,  che  dà  incentivo
a  viaggi  fatti  esclusivamente  per  guadagnare  il  premio.
Ora,  com’è  presumibile  che  l’armatore  si  affanni  a  procurarsi ­
  il  carico  da  varie  parti,  che  pensi  agli  itinerari
più  convenienti  per  accrescerlo,  che  studi  la  concatenazione ­
  dei  viaggi  più  proficua  in  un  dato  momento,  quando
ha  il  profitto  garantito  in  qualunque  modo  si  comporti
nell’esercizio  della  sua  industria  ?  E  non  è  proprio  un
peccato  che  delle  grandi  navi,  con  molte  spese,  percorrano ­
  migliaia  di  nodi,  non  per  portare  merci  in  lontane
regioni,  non  per  moltiplicare  gli  scambi,  non  per  accrescere ­
  la  ricchezza  nazionale,  ma  per  semplice  giuoco,  senza
scopo  alcuno,  logorando  sè  stesse  inutilmente,  come  una
macina  che  gira  a  vuoto  e  si  consuma  senza  aver  del
grano  da  trasformare  in  farina  ?  Come  si  può  giustificare
questo  impiego  improduttivo  di  capitali,  questo  spreco  di
lavoro,  questa  distruzione  di  ricchezza,  mentre  si  fanno
tanti  sforzi  per  accrescere  la  prosperità  nazionale,  mentre
ci  sono  in  tutte  le  classi  della  popolazione  tanti  bisogni,
che  non  si  arrivano  a  soddisfare  ?

(1)  Smith,  op.  cit.,  pag.  405.
(2)  Steamship  Subsidies,  pag.  37,  101,  104  e  153.
        <pb n="414" />
        408

CAPITOLO  XV

Per  evitare  tali  inconvenienti  le  più  recenti  leggi  di
protezionismo  marittimo  impongono  alle  navi  l’obbligo
di  avere  a  bordo  una  certa  quantità  di  carico,  e  in  base
a  questo  misurano  il  premio  le  più  recenti  proposte  avanzate ­
  a  favore  dell’industria  dell’armamento.  Ma  l’obbligo
di  avere  un  minimo  di  carico  per  percepire  il  premio
spinge  gli  armatori  a  trasportare  merci  a  qualunque  condizione ­
  deprimendo  i  noli  ;  basterà  che  citiamo  l’esempio,
tutt'altro  che  isolato,  di  un  veliero  francese,  che  nella  primavera ­
  del  1909  concluse  un  noleggio  da  Anversa  a
S.  Francisco  a  5  scellini  la  tonnellata  e  giunto  a  destinazione ­
  si  mise  a  cercare  un  carico  di  grano  a  simili
noli  bassissimi  (1).  E  inconvenienti  anche  più  gravi  provocano ­
  gli  altri  sistemi  escogitati  per  calcolare  il  premio
in  rapporto  al  lavoro  compiuto  dalla  nave.  Così  il  contributo ­
  di  nolo,  in  quanto  ricompensa  il  trasporto  di  certe
merci,  mette  gli  armatori  in  balìa  dei  commercianti,  i
quali  vorrano  partecipare  ai  guadagni  che  le  lóro  merci
procurano  alle  navi  ;  mette  in  lotta  i  commercianti  fra  di
loro,  per  la  preferenza  che  verrà  accordata  a  certe  merci
piuttosto  che  ad  altre  ;  dà  agli  armatori  un  aiuto  mutevole, ­
  su  cui  non  possono  fare  sicuro  assegnamento,  essendo ­
  il  contributo  liquidato  dopo  più  d’un  anno,  quando
l’armatore  ha  già  chiuso  il  suo  bilancio  ;  e  in  quanto  il
contributo  stesso  cresce  col  calare  dei  noli,  compensa  gli
armatori  delle  perdite  che  subirebbero,  ma  elimina  nello
stesso  tempo  i  benefìci  effetti  sociali  di  queste  perdite,
impedendo  quella  riduzione  del  tonnellaggio  navale,  che
è  così  necessaria,  quando  i  noli  bassi  indicano  chiaramente
che  esso  è  esuberante.  Il  compenso  di  navigazione  e  il
contributo  a  base  scalare  limitano  il  premio  a  date  merci,
scelte  più  o  meno  arbitrariamente,  e  a  determinate  linee,

(1)  Scholz,  op.  cit.,  pag.  78.
        <pb n="415" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

409

mutandolo  in  una  sovvenzione,  che  diminuisce  per  quanto
maggiori  sono  gli  sforzi  che  fa  l’armatore  per  meritarsela.
E  il  premio  di  traffico,  basandosi  sulla  quantità  di  carico
e  sui  noli,  si  commisura  sopra  elementi,  che  non  dipendono ­
  sempre  dalla  volontà  dell’armatore,  mentre,  dando
un  aiuto  più  forte  al  proprietario  di  navi  che  sopporta
delle  spese  maggiori,  viene  in  molti  casi  a  premiare  chi
amministra  peggio  il  suo  capitale,  chi  non  sa  tenere  in
giusto  rapporto  le  entrate  con  le  spese  strettamente  necessarie, ­
  chi,  per  incuria  o  per  insipienza,  trasgredisce
la  legge  del  minimo  mezzo,  regolatrice  di  ogni  attività
economica.  A  queste  conseguenze  disastrose  non  è  possibile ­
  sfuggire,  qualunque  sia  la  forma  che  s’immagini  per
dare  premi  alla  navigazione  ;  e  ciò  dipende,  come  giustamente ­
  osservava  l’on.  Pierre  Baudin,  «  non  solo  dall’essere ­
  un  regime  di  premi  contrario  in  sè  alla  natura
delle  cose,  non  solo  dall’essere  le  leggi  mal  fatte,  ma
anche  dall’essere  difficilissimo,  per  non  dire  impossibile,
di  farle  bene  »  (1).

Questi  argomenti,  però,  non  serviranno  a  convincere
quelle  persone,  che  hanno  un  alto  disprezzo  per  i  ragionamenti ­
  a  base  di  pura  logica  o  per  le  teorie  scientifiche
e  che  per  rimanere  pratici  non  vogliono  sentir  parlare
che  di  fatti.  Ma  oramai  il  sistema  dei  premi  funziona  già
da  tanto  tempo  in  Francia  ed  in  Italia,  da  poterlo  giudicare ­
  anche  alla  stregua  degli  effetti  che  ha  provocati.
Esaminiamoli  un  po’  questi  effetti.  I  premi  concessi  alla
marina  mercantile  francese  stabiliscono  una  protezione  a
favore  di  essa,  che  va  dal  13  al  15  per  cento  secondo
alcuni,  o  dal  20  al  22  per  cento  secondo  altri  sul  valore

(1)  Baudin,  Rapport  ecc.,  pag.  89.
        <pb n="416" />
        410

CAPITOLO  XV

della  nave,  e  che  è  maggiore  quando  si  tratta  di  navi  di
valore  più  basso  (1).  Ebbene,  ad  onta  di  questo,  pochi
sono  i  bastimenti  francesi  che  paghino  le  spese  ;  i  premi
hanno  fatto  aumentare  il  tonnellaggio  navale  nei  primi
tempi,  ma  non  i  profitti  degli  armatori  ;  hanno  dato  un
incremento  di  utili  alle  società,  che  erano  già  stabilite  e
che  guadagnavano,  ma  non  hanno  impedito  a  molti  proprietari ­
  di  navi  di  fallire  e  ad  altri  di  vedere  i  loro  bastimenti ­
  inoperosi  (2).  Se  esaminiamo  le  cifre  del  movimento ­
  della  navigazione  nei  porti  della  Francia,  ci  accorgiamo ­
  che  le  leggi  sui  premi,  fino  dai  primi  anni  della
loro  esistenza,  non  hanno  accresciuto  per  nulla  la  percentuale ­
  dei  bastimenti  nazionali  impiegati  e  si  sono  limitate
a  spostarli  dalla  navigazione  coi  paesi  d’Europa,  non
contemplata  dalla  legge,  alla  navigazione  di  lungo  corso,
soggetta  al  premio  ;  nella  prima  il  movimento  delle  navi
francesi  diminuisce  a  tutto  vantaggio  delle  navi  estere,
nella  seconda  le  navi  francesi  sono  in  aumento  e  quelle
straniere  in  diminuzione  (3).  E  anche  negli  anni  successivi, ­
  ad  onta  di  un  aumento  nei  compensi  dati  agli  armatori, ­
  la  percentuale  della  bandiera  francese  nel  movimento
complessivo  dei  porti  della  Francia  va  continuamente  diminuendo ­
  nelle  seguenti  proporzioni  :
1890  1895  1900  1905  1907  1908
31.9  30.6  26.1  27.3  22.9  23.9  (4).
Dal  1887  al  1895  il  tonnellaggio  di  piroscafi  posseduto
dalla  Francia  aumenta  stentatamente  di  19.71  per  cento,

(1)  Inchiesta  ecc.,  voi.  VII,  pag.  482.  —  Third  Report  on  dep.  of
trade,  pag.  188-89.
(2)  Third  Report  ecc.,  pag.  146,  156-57,  164  e  169.
(3)  Guillot,  Ètude  ecc.,  pag.  71-75.
(4)  Sulle  condizioni  della  marina  mercantile  italiana  al  31  dicembre ­
  1910.  Roma,  1912,  pag.  482-83.
        <pb n="417" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

411

mentre  nello  stesso  tempo  aumenta  di  51.44  per  cento
in  Inghilterra,  di  108  per  cento  in  Germania  e  di  202.27
per  cento  in  Norvegia  (1);  e  dal  1890  al  1898,  quando
la  legge  del  1893  opera  colla  sua  massima  efficienza,  i
vapori  posseduti  dalla  Francia  da  500.000  tonnellate  discendono ­
  a  485.000  (2).  E  se  essi  crescono  successivamente ­
  a  527.551  tonnellate  nel  1900,  a  711.027  tonnellate
nel  1905  e  a  887.985  tonnellate  nel  1910,  contemporaneamente ­
  si  svolge  il  fenomeno  anormale  dell’incremento
eccessivo  dei  velieri,  che  aumentano  dal  1898  al  1907
come  segue  :

1898

1899

1900

1901

1902

Migliaia  di  Ton.  .

414

470

510

564

668

1903

1904

1905

1906

1907

Migliaia  di  Ton.  .

650

653

676

677

662  (3).

Che  questo  incremento  eccessivo  dipenda  esclusivamente
  dalle  leggi  protettive,  si  capisce  facilmente  quando
si  osservi  quale  parte  cospicua  nelle  entrate  di  un  veliero ­
  rappresentino  i  premi.  Citiamo  fra  i  tanti  esempi
quello  della  nave  Reine  Bianche,  che  nel  1897-98  fece
una  serie  concatenata  di  viaggi  della  durata  di  mesi
16  1 I 2 ,  incassando  per  noli  fr.  237.642  e  per  premio
fr.  133.481.  Il  premio  viene  ad  essere  il  36  per  cento  delle
entrate.  E  siccome  le  spese  ammontarono  a  fr.  239.929.90,
si  ebbe  un  utile  di  fr.  131.193.10,  equivalenti  al  35.35  per
cento  (4).  Nei  piroscafi,  invece,  in  cui  le  entrate  e  le  1  2  3  4

(1)  Journal  des  Débats,  22  marzo  1896.
(2)  Baudin,  Rapport  ecc.,  pag.  26.
(3)  Sulle  condizioni  ecc.,  pag.  242-43  e  110-11.
(4)  M.  Sarraut,  Le  problème  de  la  marine  marchande.  Paris,  1901,
pag.  86.  —  Cfr.  Morael,  op.  cit.,  pag.  149-67.
        <pb n="418" />
        412

CAPITOLO  XV

spese  dell’esercizio  sono  assai  più  elevate,  il  premio  rappresenta ­
  una  percentuale  molto  più  piccola  degl’incassi
e  gli  armatori  traggono  un  minor  vantaggio  dalla  protezione, ­
  anche  perchè,  essendo  nel  tonnellaggio  a  vapore
più  intensa  la  concorrenza  dei  cantieri  inglesi,  l’obbligo
di  costruire  le  navi  nei  cantieri  nazionali  costituisce  un
maggior  sacrifizio  per  gli  armatori  stessi  e  toglie  loro
gran  parte  dei  vantaggi  derivanti  dai  premi.  Un  cargoboat
  di  5000  tonnellate  costava  circa  1.200.000  franchi  in
Inghilterra  e  1.800.000  franchi  in  Francia  e  poteva  guadagnare ­
  in  20  anni  di  durata,  colla  legge  del  1902,  franchi
2.800.000  per  compensi  di  navigazione.  Ora  il  maggior
costo  della  nave  in  Francia,  che  è  di  600.000  franchi,
rappresenta  al  5  per  cento  per  20  anni  un  maggior  interesse ­
  di  altri  600.000  franchi  e  importa  una  maggiore
spesa  di  assicurazione,  per  20  anni  a  3.50  per  cento,  di
420.000  franchi.  Si  ha  così  in  tutto  una  spesa  di  franchi
1.620.000,  che  l’armatore  sopporta  in  più  per  far  costruire
la  sua  nave  nei  cantieri  nazionali  e  che  riduce  da
2.800.000  fr.  a  1.180.000  fr.  il  premio  di  navigazione  che
egli  riscuote  in  20  anni.  Ma  sulla  maggiore  spesa  di
fr.  1.620.000,  soli  600.000  si  riversano  a  favore  del  cantiere ­
  francese,  mentre  gli  altri  fr.  1.020.000  vanno  ai  capitalisti ­
  e  agli  assicuratori,  i  quali  non  sono  certo  i  personaggi
che  la  legislazione  marittima  avrebbe  intenzione  di  proteggere ­
  (1).  Nè  si  creda  che  sia  esagerato  il  calcolare
in  ragione  del  50  per  cento  il  maggior  costo  delle  costruzioni ­
  in  Francia  rispetto  all’Inghilterra,  perchè  anzi
il  Colin  afferma  che  la  differenza  è  del  70  o  anche  dell’83
  per  cento,  tanto  che  se  sotto  l’impero  della  legge
del  1881  le  costruzioni  navali  francesi  ammontano  in
media  ogni  anno  a  40.000  tonnellate,  arrivano  appena  a

(1)  Journal  Officiel,  28  agosto  1905.
        <pb n="419" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

413

35.290  tonnellate  nei  tre  anni  riuniti  insieme  1893,  1894
e  1895,  e  a  35.690  nel  1899,  ma  con  65.581  tonnellate  di
navi  acquistate  all’estero  (1),  mentre  anche  nel  1907  le
navi  costruite  in  Francia  ammontano  a  30.969  tonnellate
e  quelle  acquistate  all’estero  a  39.269  tonnellate  (2).  Così
i  premi  di  costruzione  tolgono  agli  armatori  gran  parte
del  benefizio  dei  premi  di  navigazione,  e  questi  alla  lor
volta,  facendo  rincarare  le  costruzioni  navali,  riducono
ai  minimi  termini  il  lavoro  dei  cantieri  nazionali,  che  pur
sono  tanto  protetti.  E  pensare  che  per  raggiungere  tali
effetti  portentosi  la  Francia  ha  speso  dal  1881  al  1904
fr.  381.604.358  (3)  e  che  in  questi  ultimi  anni,  rincarando
la  dose,  spende  in  media  40  milioni  di  franchi  ogni
anno  (4)  !  Non  ha  torto  il  Baudin  quando  parla  di  «  conseguenze ­
  inutili  e  nefaste  delle  leggi  sui  premi  »  (5),
come  non  ha  torto  il  Millerand  quando  le  chiama  «  un
oltraggio  al  senso  comune  »  (6).
Esaminiamo  ora  quali  furono  gli  effetti  dei  premi  in
Italia.  Quale  era  lo  scopo  che  si  prefiggeva  la  legge  del
6  dicembre  1885?  «  La  legge  che  noi  raccomandiamo  all’approvazione ­
  della  Camera  dei  deputati,  diceva  la  relazione ­
  ministeriale,  non  è  una  legge  di  risorgimento,  è
una  legge  di  conservazione  per  la  marina  mercantile  italiana ­
  ».  Quello  che  si  voleva  raggiungere  era:  1)  di  salvare ­
  la  nostra  marina  mercantile  da  una  completa  rovina,
a  cui  l’avrebbero  trascinata  la  crisi  generale  avveratasi
in  tutte  le  industrie  dei  trasporti,  il  difetto  di  materiale

(1)  Colin,  op.  cit.,  pag.  183  e  302-3.  —  Morael,  op.  cit.,  pagine ­
  117-21
(2)  Sulle  condizioni  ecc.,  pag.  81.
(3)  Baudin,  Rapport,  pag.  23.
(4)  Notizie  ecc.,  pag.  90.
(5)  Rapport,  pag.  89.
(6)  M.  Plessix,  Navires  et  ports  marchandes.  Paris,  1905,  pag.  27.
        <pb n="420" />
        414

CAPITOLO  XV

nautico  capace  di  reggere  alla  concorrenza  straniera,  e
le  condizioni  d’inferiorità  in  cui  si  trovava  specialmente
di  fronte  alla  marina  francese  dopo  i  sussidi  ad  essa  concessi ­
  con  la  legge  del  29  gennaio  1881  ;  2)  di  eccitare  ed
aiutare  la  trasformazione  del  vecchio  materiale  in  uno
nuovo,  meglio  rispondente  alle  moderne  esigenze  del  traffico ­
  marittimo.  Al  raggiungimento  del  primo  scopo  dovevano ­
  specialmente  contribuire  i  premi  di  navigazione  ;
al  conseguimento  del  secondo  dovevano  concorrere  i  premi
di  navigazione  ed  i  compensi  di  costruzione  in  ispecial
modo.  Questi  scopi  furono  raggiunti  ?  Secondo  la  relazione ­
  ministeriale,  che  precedeva  il  disegno  di  legge  presentato ­
  alla  Camera  nel  1895,  i  resultati  superarono  le
migliori  previsioni,  perchè  dal  1°  gennaio  1886  al  31  dicembre ­
  1894  furono  pagate  agli  armatori  circa  L.  22.500.000,
con  una  media  annuale  di  lire  2.500.000,  e  siccome  si  era
preventivato  di  spendere  lire  1.700.000  all’anno,  così  si
sono  pagate  per  premi  800.000  lire  all’anno  di  più  di  quello
che  si  presumeva.  Oltre  a  ciò  «  le  nostre  navi  mercantili, ­
  non  solo  non  sono  rimaste  in  disarmo  nei  porti,  ma
hanno  avuto  un  periodo  di  operosità  che,  data  la  persistenza ­
  della  crisi,  si  può  dire  veramente  insperata  »  (1).
Ora,  che  le  previsioni  della  spesa  sieno  state  superate,
può  forse  semplicemente  significare  che  erano  sbagliati
i  calcoli  preventivi  ;  che  le  navi  non  siano  state  inoperose,
può  forse  dipendere  dal  movimento  naturale  del  traffico
più  che  dalla  protezione.  Per  cui  prima  di  dire  che  la
legge  del  1885  è  stata  di  gran  vantaggio  alla  marina  mercantile, ­
  sarebbe  necessario  provare  che  esiste  un  rapporto
immediato  di  causa  ad  effetto  tra  i  premi  di  navigazione
e  il  leggero  sviluppo  che  ha  avuto  a  sbalzi  nei  dieci  anni

(1)  Disegno  di  legge  sui  provvedimenti  riguardanti  la  marina
mercantile,  3  luglio  1895,  pag.  1  e  2.
        <pb n="421" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

415

successivi  la  nostra  marina.  Ma  com’è  possibile  credere
che  due  milioni  e  mezzo  l’anno  abbiano  esercitata  tanta  influenza ­
  sopra  un’industria,  che  possedeva  allora  un  materiale ­
  del  valore  di  400  milioni  ?
Ed  anche  allargando  l’indagine  alla  consistenza  del
tonnellaggio  navale  posseduto  dall’Italia  dal  1862  ai  nostri
giorni,  non  è  facile  rilevare  nell’andamento  di  esso  un’influenza ­
  sensibile  delle  varie  leggi  sui  premi.  Ecco,  infatti,
le  variazioni  che  hanno  subito  il  tonnellaggio  a  vapore
e  quello  a  vela  di  quinquennio  in  quinquennio  :
1832  1865  1870  1875  1880  1885
Vapori  Ton,  10.228  22.158  32.100  57.147  77.050  124.600
Velieri  »  643.946  656.445  980.064  987.190  922.146  828.819
1890  1895  1900  1905  1910
Vapori  Ton.  186.567  220.508  376.844  484.432  674.497
Velieri  »  634.149  555.569  568.164  541.171  432.690  (1).
Dalle  quali  cifre  si  scorge  chiaramente  come  dopo  il
1875  si  abbia  una  diminuzione  continua  del  tonnellaggio
a  vela,  insieme  ad  un  aumento  pure  continuo,  quantunque
assai  lento,  del  tonnellaggio  a  vapore,  e  come  questa  trasformazione ­
  del  materiale  navale  abbia  seguito  il  suo  corso
appena  sono  sorte  le  condizioni  che  l’hanno  resa  necessaria, ­
  tanto  quando  non  c’erano  premi,  quanto  dopo  che
furono  messi.  E  se  da  noi  non  si  è  avuto  quell’aumento
artificiale  dei  velieri,  che  si  è  manifestato  in  Francia  a
causa  dei  premi,  non  c’è  dubbio  che  essi  anche  da  noi
hanno  reso  più  lenta  la  diminuzione  della  vela  e  meno
rapido  l’aumento  dei  vapori.  Esaminando  poi  più  particolarmente ­
  come  sono  stati  distribuiti  sempre  i  premi  di
navigazione,  ci  si  accorge  anche  meglio  che  essi  non  pos-(1)

  Sulle  condizioni  ecc.,  pag.  89.
        <pb n="422" />
        416

CAPITOLO  XV

sono  aver  per  nulla  influito  sull’andamento  dell’industria
marittima.  Nel  1887  le  navi  a  vela  ascendevano  a  6727
di  tonnellate  732.494  ;  di  esse  sole  488  di  304.918  tonnellate ­
  erano  iscritte  per  il  premio  e  tra  queste  46  perdettero ­
  il  diritto  di  averlo  nel  corso  dell’anno  ;  onde  tra  le
rimanenti  442  navi  fu  distribuita  la  somma  diL.  2.407.229.53
spesa  nel  1887.  I  piroscafi  alla  stessa  data  erano  254  di
163.131  tonnellate  e  di  essi  soli  36  di  63.297  tonnellate
ebbero  il  premio  nella  somma  complessiva  diL.  1.123.904.15.
E  ancor  più  degne  di  rilievo  sono  le  cifre  del  1894.  In
quest’anno,  su  6231  velieri  di  571.605  tonnellatte,  soli
124  di  102.554  tonnellate  guadagnarono  il  premio  per  un
totale  di  L.  1.075.603.07  ;  e  su  328  piroscafi  di  207.530  tonnellate, ­
  ne  furono  premiati  10  di  16.682  tonnellate  con
L.  322.111.78  (1).  Di  fronte  a  queste  cifre,  che  indicano
come  soltanto  la  cinquantesima  parte  dei  velieri  e  la
trentatreesima  dei  vapori  esistenti  nel  1894  abbiano  riscosso ­
  dei  premi,  è  serio  di  asserire  che  essi  sono  il  gran
rimedio  contro  la  decadenza  della  marina  mercantile,  che
essi  l’hanno  salvata  da  una  completa  rovina  ?  Nè  maggiore ­
  efficacia  hanno  avuto  i  premi  di  navigazione  negli
anni  a  noi  più  prossimi.  Così,  ad  esempio,  nel  1910  furono
date  sole  L.  149.540.67  ai  velieri  e  L.  3.232.921.18  ai  piroscafi. ­
  Lasciando  da  parte  la  prima  di  queste  due  cifre,
che  è  troppo  piccola  per  occuparsene,  la  somma  data  ai
vapori  fu  distribuita  sopra  la  dodicesima  parte  delle  unità
esistenti,  rappresentata  dai  piroscafi  migliori,  più  grandi
e  di  età  inferiore  ai  15  anni  (2),  i  quali  per  queste  loro
qualità  avevano  meno  bisogno  di  protezione,  mentre  il
restante  92  per  cento  dei  vapori  e  quasi  tutti  i  velieri

(1)  Sulle  condizioni  della  marina  mercantile  italiana  al  31  dicembre ­
  1894.  Roma,  1895,  pag.  602  e  seg.
(2)  Sulle  condizioni  ecc.  nel  1910,  pag.  593-94  e  611.
        <pb n="423" />
        hanno  potuto  vivere  senza  premi.  In  tal  modo  si  può  dire
che  i  compensi  di  navigazione,  qualunque  sia  la  loro  efficacia, ­
  non  toccano  per  nulla  la  grande  maggioranza  del
tonnellaggio  navale.
Ancor  più  insignificanti  furono  gli  effetti  raggiunti
coi  compensi  di  costruzione.  Guardiamo,  infatti,  il  tonnellaggio ­
  costruito  in  Italia  in  applicazione  della  legge
del  1885:
1886  1887  1888  1889  1890
Tonnellate  11.421  5.161  5.960  11.615  26.774

Tonnellate

1891
29.784

1892
17.599

1893
15.501

Come  si  vede,  nei  primi  anni  le  costruzioni  non  risentono  alcun ­
  vantaggio  dal  premio,  perchè  scendono  subito  al  limite
più  basso  che  si  sia  mai  avuto  del  1865  in  poi.  Ma  «  appena ­
  nel  1889  si  accennò  ad  una  lieve  ripresa  nel  prezzo
dei  noli,  i  nostri  cantieri  navali  diedero  prova  di  un’operosità ­
  non  mai  vista  »  (1).  Abbiamo  voluto  citare  testualmente ­
  le  parole  della  relazione  ufficiale,  che  intenderebbero
dimostrare  i  vantaggi  dei  compensi  di  costruzione,  mentre
ingenuamente  ne  fanno  la  condanna  più  spietata.  Ed  invero ­
  era  difficile  il  dimostrare  meglio  l’inutilità  dei  premi
che  dicendo  come  essi  sieno  riusciti  a  fare  aumentare  le
costruzioni  solo  dopo  una  ripresa  dei  noli.  Ma  che  il  rialzo
dei  noli  dia  incentivo  alle  costruzioni  navali,  è  una  cosa
che  sanno  tutti;  quello  che  non  sanno  tutti,  e  che  pure
è  evidente,  si  è  che  questo  incentivo  non  può  aversi  nei
soli  premi,  perchè  essi  non  sono  in  grado  di  compensare
le  perdite,  che  subisce  una  nave  quando  il  commercio
langue  e  i  trasporti  scarseggiano.  Difatti  nel  1895  e  nel
1896  continua  la  depressione  commerciale  e  diminuiscono

(1)  Disegno  di  legge  cit.,  pag.  3.
        <pb n="424" />
        418

CAPITOLO  XV

ancora  le  nostre  costruzioni,  che  discendono  a  tonnellate
6750  e  6606  rispettivamente,  mentre,  con  una  nuova  ripresa ­
  dei  noli,  esse  aumentano  rapidamente  come  segue  :
1897  1898  1899  1990  1901  1902  1903
Tonnellate  11.458  19.478  33.802  51.476  44.543  37.827  44.453
Fu  allora  che  si  dovettero  ridurre  i  compensi  di  costruzione ­
  e  che  si  mise  un  limite  alle  somme  da  assegnarsi
alle  industrie  marittime.  Le  quali  restrizioni,  venendo  a
coincidere  con  un  periodo  di  ribassi  nei  noli,  provocano
la  contrazione  nelle  costruzioni  navali,  che  risulta  dalle
seguenti  cifre:
1804  1905  1906  1907  1908  1909  1910
Tonnellate  21.706  35.702  23.771  36.433  23.795  20.778  12.939
Se,  dunque,  le  variazioni  nel  tonnellaggio  costruito  dipendono ­
  esclusivamente  dalle  condizioni  del  traffico,  a  che
scopo  dar  dei  premi,  che  sono  superflui  quando  le  cose
vanno  bene  e  che  nulla  modificano  quando  le  cose  vanno
male?  E  se  nell’esame  delle  cifre  relative  alle  costruzioni,
scendiamo  a  maggiori  particolari,  rilevando,  ad  esempio,
il  tonnellagio  medio  delle  navi  costruite  in  Italia,  troveremo ­
  una  nuova  riprova  della  niuna  efficacia  dei  premi.
Questo  tonnellaggio  medio  è  infatti  dal  1886  al  1896:
1886  1887  1888  1889  1890  1891  1892  1393  1394  1895  1896
Ton.  medio  59  31  21  32  75  84  63  54  36  27  36
E  se  cresce,  in  misura  non  molto  grande,  dal  1897  al
1905,  ritorna  a  proporzioni  assai  modeste  nei  cinque  anni
successivi,  ad  onta  dei  tonnellaggi  colossali,  che  prevalgono ­
  ormai  nelle  marine  mercantili  di  tutto  il  mondo:
1906  1907  1908  1909  1910
Tonn.  medio  97  127  100  104  57
        <pb n="425" />
        IttfflMÉìdHi

PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO  419

Ed  allora  crediamo  legittima  la  domanda:  ma  è  questa
la  trasformazione  del  materiale  navale,  che  ci  avevate  promessa? ­
  Come  !  la  tendenza  generale  è  verso  le  navi  grandi
ed  i  vostri  premi  non  sono  in  grado  neanche  di  far  seguire ­
  alle  costruzioni  questa  corrente  spontanea  e  naturale? ­
  Nè  si  dica  che  tale  modesto  tonnellaggio  medio  può
dipendere  da  condizioni  speciali  dell’Italia,  piuttosto  che
dal  mancato  sviluppo  delle  costruzioni;  perchè  esse  davano ­
  un  tonnellaggio  medio  molto  più  elevato  di  ora
quando  le  cose  andavano  bene,  quantunque  le  navi  grandi
non  avessero  ancora  tanta  importanza  e  quantunque  non
ci  fossero  premi,  come  risulta  dalle  seguenti  cifre:
1873  1874  1875  1876  1877  1878
Tonn.  medio  103  199  260  224  137  133  (1).
I  fatti,  dunque,  vengono  a  confermare  luminosamente  i
ragionamenti  teorici,  che  dimostrano  l’inutilità,  e  spesso
anche  i  danni,  dei  premi  accordati  alla  navigazione  e  alle
costruzioni.

Ma  se  i  premi  sono  inutili  e  dannosi,  non  vuol  dire
per  questo  che  si  debba  abbandonare  a  sè  stessa  la  marina ­
  mercantile  nazionale,  che  nulla  si  possa  fare  per  impedire ­
  la  sua  decadenza,  che  lo  Stato  debba  rinunziare
ai  vantaggi  politici  connessi  collo  sviluppo  delle  industrie ­
  navali.  Ed  ecco  allora  giustificarsi  quel  protezionismo
marittimo,  basato  su  misure  indirette,  che  non  dà  premi
o  compensi  senza  nulla  esigere,  ma  che  cerca  di  dar  la
preferenza  alle  navi  nazionali  o  di  metterle  in  condizioni

(1)  Tutti  questi  dati  relativi  alle  costruzioni  navali  italiane  sono
tolti  dall’opera  più  volta  citata:  Sulle  condizioni  ecc.  nel  1910,  pagine ­
  64-65.

k.i
        <pb n="426" />
        420

CAPITOLO  XV

più  favorevoli  nella  lotta  con  le  navi  estere;  che  non
mira  a  dare  un  incremento  esagerato  ad  un’industria,  facendovi ­
  affluire  i  capitali  distolti  da  altre  industrie  più
produttive,  ma  che  tende  a  mantenere  in  paese  la  quantità ­
  di  tonnellaggio  navale,  che  è  necessaria  per  la  di  lui
potenza  e  prosperità;  che  non  assume  un  carattere  aggressivo, ­
  ma  semplicemente  difensivo,  e  che  si  esplica
nel  pagare,  anche  lautamente,  i  servigi  chiesti  alla  marina
mercantile  nazionale,  nel  preferirla  in  certi  traffici,  nell’esentarla
  da  pesi  ed  aggravi,  nell’indennizzare  gli  armatori ­
  per  obblighi  che  vengono  loro  imposti  in  date
evenienze,  nell’aiutare  la  formazione  di  tipi  perfezionati
di  navi  e  nell’incoraggiare  velocità  maggiori  di  quelle
consentite  dal  traffico  ordinario.
Questo  protezionismo  marittimo  basato  su  misure  indirette ­
  è  stato  adottato  da  parecchi  Stati,  in  aggiunta  al
sistema  dei  premi  o  in  luogo  di  esso,  a  favore  dei  cantieri ­
  e  dell’industria  dell’armamento.  Il  Lloyd  Austriaco
riceve  in  franchigia  nel  suo  arsenale  il  ferro  e  l’acciaio
destinati  alle  costruzioni  navali  ed  ha  avuto  spesso  dal
governo  dei  prestiti  senza  interesse  rimborsabili  a  rate.
La  Germania  concede  l’importazione  in  franchigia  dei
materiali  occorrenti  per  la  costruzione  e  l’armamento  delle
navi  e  permette  il  trasporto  di  essi,  dai  centri  metallurgici ­
  fino  ai  porti,  con'  un  ribasso  sulla  tariffa  ordinaria,
che  in  certi  casi  ammonta  al  52  per  cento.  La  Svezia
restituisce  il  dazio  sopra  tutti  i  materiali  importati  per
la  costruzione  di  navi,  anche  se  fatte  per  conto  di  stranieri,
mentre  il  Belgio  esenta  questi  materiali  dal  dazio  al  momento ­
  dell’importazione.  E  in  Italia  l’ultima  legge  a  favore
dei  cantieri  continua  a  concedere  delle  parziali  importazioni ­
  in  franchigia  e  dei  compensi  daziari.  Quanto  all’industria ­
  dell’armamento,  essa  è  aiutata  dalla  Svezia,  mediante ­
  prestiti  a  interesse  ridotto  e  a  condizioni  comode
per  la  restituzione,  concessi  da  un  fondo  apposito,  che  è
        <pb n="427" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

421

insufficiente  di  fronte  alle  domande.  La  Russia  accorda  agli
armatori  dei  prestiti  d’incoraggiamento  e  anticipa  il  50  per
cento  del  prezzo  dei  bastimenti  costruiti  in  paese,  ottenendone ­
  l’ammortamento  in  venti  anni  senza  interesse,  incaricandosi ­
  dell’assicurazione  della  nave  ad  un  saggio  ridotto
e  pagando  la  metà  del  carbone  consumato,  purché  sia  russo.
Alla  flotta  volontaria  di  vapori,  che  può  dirsi  un’azienda
governativa,  l’impero  moscovita  rimborsa  ogni  anno  i  diritti ­
  pagati  per  il  transito  del  canale  di  Suez.  Lo  stesso
fa  l’Austria  alla  società  del  Lloyd,  a  cui  concede  pure
l’esenzione  da  ogni  imposta  diretta  e  una  riduzione  sui
diritti  consolari,  mentre  concede  a  tutte  le  navi  indistintamente ­
  l’esenzione  dalla  imposta  industriale.  La  Germania
aiuta  la  sua  flotta  mercantile  per  mezzo  di  tariffe  ferroviarie ­
  preferenziali  sulle  merci  esportate  dall’interno  e
destinate  ai  porti  dell’Africa  orientale  e  del  levante,  quando
sieno  imbarcate  su  vapori  tedeschi.  Questo  sistema  di
tariffe  combinate  per  terra  e  per  mare,  che  include  anche
le  spese  per  le  operazioni  intermedie,  è  semplice  e  comodo ­
  pei  commercianti,  e  col  risparmio  che  loro  procura
rappresenta  un  grande  incoraggiamento  a  preferire  le
linee  germaniche,  come  per  gli  stranieri  è  un  incoraggiamento ­
  a  preferire  i  prodotti  delle  industrie  tedesche  (1).
Qualche  cosa  di  simile  esiste  in  Germania  anche  pei  viaggiatori ­
  :  agli  emigranti,  che  arrivano  alla  frontiera  orientale ­
  della  Prussia,  col  pretesto  di  ragioni  sanitarie,  si
consegnano  biglietti  diretti  per  l’America  e  l’Africa  meridionale, ­
  via  Amburgo  o  Brema,  a  tutto  vantaggio  delle

(1)  Reports  respect  bounties  or  subsidies  given  in  thè  various  European
  Countries  in  aid  of  thè  construction  or  running  of  ships.  London,
1889,  pag.  12  e  seg.  —  Rep.  on  Steamship  Subsidies,  pag.  V-VIII.  —
Notizie  ecc.,  pag.  68  e  107-9.  —  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  143-55.
—  Huldermann,  op.  cit.,  pag.  15.
        <pb n="428" />
        CAPITOLO  XV

422

due  compagnie  Hamburg  -  America  e  Norddeutscher
Lloyd  (1).  E  anche  l’Inghilterra,  che  è  senza  dubbio  la
nazione  più  liberista  del  mondo,  oltre  aver  concesso  quel
prestito  di  favore  alla  Cunard,  di  cui  abbiamo  già  fatto
cenno,  oltre  dare  L.  5.437.750  all’anno  di  sussidio  per
mezzo  deH’Amiragliato  ai  vapori  più  grandi  e  più  rapidi,
che  possono  servire  in  tempo  di  guerra  (2),  aiuta  in  diversi ­
  modi  indiretti  la  propria  marina  mercantile.  Così
nei  porti  inglesi  i  diritti,  che  vi  si  pagano,  danno  luogo
ad  esenzioni,  di  cui  possono  godere  soltanto  le  navi  nazionali, ­
  con  un  aggravio  per  gli  stranieri  che  va  dal  5
al  10  per  cento  sul  valore  del  carico;  le  tasse  pei  fari,
assai  elevate  per  tutti,  non  vengono  pagate  dalle  navi
che  fanno  dieci  viaggi  l’anno  nello  stesso  porto  o  che  imbarcano ­
  un  certo  numero  di  mozzi,  e  di  questo  privilegio
non  possono  profittare  gli  stranieri;  le  navi  che  percorrono ­
  il  Tamigi  hanno  l’obbligo  di  servirsi  di  piloti  patentati, ­
  ad  eccezione  di  quelle  condotte  da  capitani  che  hanno
ottenuto  per  esami  il  brevetto  di  pilota,  il  che  non  può
riferirsi  che  a  capitani  inglesi  ;  e  la  legge,  che  impone
un  minimo  di  equipaggio  ai  bastimenti  che  frequentano
i  porti  della  Gran  Brettagna,  si  risolve  a  danno  degli  stranieri ­
  che  hanno  comprato  navi  vecchie,  di  cui  si  sono
disfatti  gli  armatori  inglesi  per  ringiovanire  il  loro  materiale, ­
  e  che  non  sono  proficue  se  non  riducendo  le  spese
generali  e  quelle  pei  salari  (3).
Mettendosi  su  questa  via  della  protezione  indiretta,
crediamo  che  l’Italia  potrebbe  favorire  la  sua  marina
mercantile  assai  meglio  che  col  sistema  dei  premi.  Pei

(1)  L.  Hennebicq,  La  Crise  des  Frets,  nella  Revue  Économique
Internationale,  maggio,  1909,  pag.  395.
(2)  Notizie  ecc.,  pag.  146.
(3)  Colin,  op.  cit.,  pag.  316-19.
        <pb n="429" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

423

cantieri  il  passaggio  da  un  regime  all’altro  dovrebbe  avvenire ­
  gradatamente,  cominciando  dal  ridurre  a  poco  per
volta,  e  senza  ritorni  indietro,  il  premio  di  costruzione,
per  costringere  i  costruttori  a  perfezionarsi,  a  progredire
e  a  lottare  coi  cantieri  esteri.  Aboliti  in  tal  modo  i  premi,
basterà  accordare  ai  cantieri  l’introduzione  in  franchigia
di  tutto  il  materiale  occorrente  per  la  costruzione  di  navi  ;
stabilire  delle  tariffe  ferroviarie  di  favore  per  il  trasporto
dei  materiali  stessi  acquistati  presso  l’industria  siderurgica ­
  nazionale;  ridurre,  o  magari  anche  abolire,  le  tasse
di  registro  e  di  ricchezza  mobile  gravanti  le  costruzioni
navali,  e  facilitare  i  prestiti  ai  cantieri  per  mezzo  d’istituti ­
  appositi  sovvenzionati  dallo  Stato.  Per  l’industria
dell’  armamento  ai  premi  di  navigazione  altre  misure
più  efficaci  si  potrebbero  sostituire  (1).  Prima  di  tutto
sarebbe  opportuno,  in  una  industria  esposta  alla  concorrenza ­
  internazionale,  togliere  ogni  aggravio  che  la

(1)  Tra  queste  misure  dobbiamo  scartarne  due,  su  cui  si  è  molto
insistito  di  recente  e  che  invece  non  risponderebbero  allo  scopo,  e
cioè  il  divieto  alle  navi  estere  dell’abbonamento  annuale  alle  tasse
di  ancoraggio  nei  nostri  porti  e  la  riserva  del  traffico  di  cabotaggio
alla  marina  nazionale.  Infatti  un  competentissimo  funzionario  qual’è
il  Bernardi  fa  notare  che  durante  il  quinquennio  1905-909,  di  tutto
il  tonnellaggio  estero  approdato  nei  porti  italiani,  solo  il  14  per  cento
si  è  valso  dell’abbonamento  alla  tassa  di  ancoraggio;  quindi  il  sopprimerlo ­
  per  le  navi  straniere,  se  pure  fosse  consentito  dai  vigenti
trattati,  non  diminuirebbe  molto  la  compartecipazione  di  esse  nei
nostri  traffici  e  potrebbe  provocare  misure  di  ritorsione  a  danno  della
nostra  marina  mercantile.  Quanto  alla  navigazione  di  cabotaggio,  si
deve  osservare  che  nel  1909  la  bandiera  italiana  vi  ha  partecipato
in  ragione  di  95.43  per  cento  rispetto  al  tonnellaggio  di  stazza  e  di
97.84  per  cento  rispetto  alle  tonnellate  di  merce  imbarcata  e  sbarcata, ­
  cosicché  la  bandiera  estera  ha  per  contro  avuto  una  percentuale ­
  del  4.57  nel  primo  caso  e  del  2.16  nel  secondo,  che  è  veramente ­
  troppo  meschina  per  giustificare  un’esclusione  odiosa.  Bernardi,
Relaz.  cit.,  pag.  26  e  27.
        <pb n="430" />
        424

CAPITOLO  XV

ponga  in  una  condizione  d’inferiorità  rispetto  all’estero.
Già  sono  stati  aboliti  i  diritti  consolari,  che  erano  elevatissimi, ­
  e  le  tasse  di  bollo  sulle  carte  di  bordo;  lo  stesso
si  potrebbe  fare  per  le  tasse  di  registro  sugli  atti  concernenti ­
  la  costruzione  e  i  trapassi  di  proprietà  delle  navi
ora  ridotte  a  metà,  e  per  l’imposta  di  ricchezza  mobile,
la  cui  abolizione  darebbe  un  vero  sollievo  agli  armatori.
Si  potrebbe  inoltre  valersi  delle  tariffe  ferroviarie,  per
concedere  delle  facilitazioni  alle  merci,  che  vengono  spedite ­
  dall’interno,  per  essere  imbarcate  su  navi  nazionali  ;
alle  quali,  oltre  a  ciò,  potrebbero  farsi  condizioni  di  favore ­
  per  il  trasporto  degli  emigranti,  concedendo  speciali
vantaggi  ai  piroscafi  iscritti  nel  naviglio  ausiliare,  riducendo ­
  il  prezzo  del  viaggio  per  ferrovia  agli  emigranti
che  s’imbarcano  su  piroscafi  italiani,  proibendo  l’imbarco
degli  emigranti  nei  porti  esteri,  imponendo  forti  cauzioni
alle  compagnie  straniere  partecipanti  a  questo  traffico.
Anche  nei  trasporti  marittimi,  che  interessano  la  pubblica
amministrazione,  lo  Stato  potrebbe  aiutare  efficacemente
la  nostra  marina  mercantile,  dandole  la  preferenza,  come
ha  già  fatto,  per  il  trasporto  del  carbone  fossile  occorrente ­
  alle  ferrovie  e  alla  marina  da  guerra,  con  una  legge
testé  approvata  dal  Parlamento,  che  non  ha  potuto  applicarsi ­
  pei  vincoli  eccessivi  posti  agli  armatori.  E  infine  con
l’istituto  del  credito  navale  si  potrebbe  spingere  il  capitale
ad  impiegarsi  nelle  industrie  marittime,  dando  agli  armatori ­
  la  possibilità  di  ottenere  prestiti  a  mite  interesse,  mediante ­
  sussidi  concessi  dallo  Stato.  Con  queste  misure,
e  con  altre  simili  che  si  potrebbero  escogitare,  si  eviterebbero ­
  gl’inconvenienti  del  sistema  dei  premi  e  si  darebbe
alla  marina  mercantile  nazionale  quello  sviluppo,  che  è  conforme ­
  agli  interessi  economici  e  politici  del  nostro  paese.
Un’unica  eccezione  a  favore  dei  premi  si  potrebbe  ammettere, ­
  ed  è  quando  essi  fossero  destinati  a  rendere
possibile  la  costruzione  e  l’esercizio  di  grandi  piroscafi
        <pb n="431" />
        PROTEZIONISMO  MARITTIMO  CONTEMPORANEO

425

veloci,  non  adibiti  a  servizi  sovvenzionati  e  costruiti  in
modo  da  valere  a  tempo  opportuno  come  unità  di  combattimento ­
  o  di  trasporto  per  la  marina  militare.  Per  avere
una  diecina  di  questi  piroscafi,  meriterebbe  il  conto  di
assegnare  ad  ognuno  di  essi  un  sussidio  annuo  di  300.000
o  di  400.000  franchi,  che  sarebbero  bene  spesi,  perchè
servirebbero  realmente  a  rialzare  il  nostro  prestigio  all’estero ­
  e  a  preparare  strumenti  efficaci  per  la  difesa
nazionale.
        <pb n="432" />
        CAPITOLO  XVI

Sovvenzioni  marittime.

Tra  le  varie  misure  di  protezione  per  la  marina
mercantile,  un  posto  tutto  speciale  occupano  le  sovvenzioni ­
  marittime,  che  sono  sussidi  pagati  dallo  Stato  ad
armatori,  singoli  od  associati,  esercenti  linee  regolari  di
navigazione.  Con  questi  sussidi  si  rimunerano  dei  servigi ­
  effettivamente  prestati  o  degli  obblighi  realmente
assuntisi  da  individui  o  da  compagnie  ;  e  per  la  larghezza
maggiore  o  minore  con  cui  vengono  pagati,  si  ha  nel
prezzo  sborsato  un  infiltramento  di  elementi  più  o  meno
protezionistici.  In  ogni  modo  si  tratta  sempre  di  un  protezionismo ­
  larvato,  che  è  nascosto  da  quei  servigi  e  da
quegli  obblighi,  o  che  sotto  di  essi  sparisce,  quando  in
proporzione  di  essi  sono  graduati  perfettamente  i  pagamenti. ­
  Ecco  perchè  le  sovvenzioni  marittime,  pur  dando
luogo  alle  disposizioni  contrattuali  più  disparate,  si  riscontrano ­
  in  tutti  gli  Stati  di  una  certa  importanza,  qualunque ­
  sia  la  politica  che  questi  seguano  a  favore  della
marina  mercantile.  E  nella  differenza  di  quelle  disposizioni, ­
  più  che  nel  sistema  in  sè  stesso  di  sovvenzionare
delle  linee  regolari,  si  arrivano  a  rintracciare  i  criteri
che  ispirano  il  sistema  medesimo,  come  gli  effetti  economici ­
  e  politici  che  esso  è  in  grado  di  produrre.
Il  primo  paese,  che  ci  dà  l’esempio  di  sovvenzioni  a
linee  determinate,  è  la  Francia,  che  comincia  dallo  stipu ­
        <pb n="433" />
        SOVVENZIONI  MARITTIME

427

lare  delle  convenzioni  a  breve  termine,  col  contratto  concluso ­
  per  due  anni  il  17  agosto  1827  per  un  servizio
mensile  tra  Bordeaux  e  Vera  Cruz,  mediante  una  sovvenzione ­
  di  5000  franchi  per  traversata,  seguito  dall’altro
contratto  concluso  nel  1829,  con  una  sovvenzione  di  7500
franchi  per  ogni  viaggio  completo.  Ma  i  resultamenti  poco
favorevoli  di  questi  primi  tentativi  persuasero  il  governo
di  assumere  direttamente  per  conto  suo  i  servizi  postali
marittimi,  ciò  che  fece  colla  legge  del  2  luglio  1835,  andata ­
  in  vigore  due  anni  dopo.  I  piroscafi  appartenenti  allo
Stato  portavano  dapprincipio  solo  la  posta  e  passeggieri,
poi  anche  delle  merci  di  valore,  ed  erano  guidati  da  ufciali
  della  marina  militare,  che  dimostrarono  una  grande
esperienza  nautica,  ma  ebbero  sempre  una  cura  assai
mediocre  dell’economia  e  degli  interessi  del  commercio.
È  rimasta  leggendaria  la  relazione  inviata  da  un  tenente
di  vascello  che  diceva:  «  abbiamo  fatto  una  traversata
molto  piacevole,  tanto  più  che  non  avevamo  a  bordo  nè
un  passeggierò  nè  un  collo  di  merce  ».  E  la  stessa  indifferenza ­
  per  il  buon  andamento  di  questo  servizio  mostravano ­
  gli  altri  funzionari  ad  esso  adibiti,  i  quali  non  si
preoccupavano  di  cercare  il  carico,  non  facevano  nulla
per  sviluppare  il  movimento  degli  affari  e  non  credevano
per  ciò  di  «  mancare  ai  loro  doveri  »  (1).  Con  questi  criteri ­
  non  c’è  da  meravigliarsi  se  i  servizi  di  Stato,  che,
secondo  le  previsioni  del  progetto  presentato  alla  Camera,
dovevano  dare  un  benefizio  netto  di  158.000  franchi  all’anno, ­
  procurarono  invece  dal  1837  al  1851  una  perdita
all’erario  di  37.237.894  franchi.  Per  una  distanza  di  941.340
leghe  marine,  percorse  dai  vapori  in  questo  periodo,  la
perdita  fu  di  fr.  39.55  per  lega;  e  se  discese  a  fr.  31.87

(1)  Colin,  op.  cit.,  pag.  281-84.  —  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  I,  pagine ­
  103-4.  —  Noél,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  297.
        <pb n="434" />
        428

CAPITOLO  XVI

nell’ultimo  anno,  il  relatore  alla  Camera  osservava  che
in  questa  somma  non  c’era  compreso  l’ammortamento,  nè
il  deprezzamento  del  capitale  impiegato,  nè  l’interesse
annuale,  nè  l’assicurazione  :  l’importanza  di  questa  osservazione ­
  non  potrà  sfuggire  a  chi  ha  un  po’  di  esperienza
d’imprese  marittime  e  del  posto  che  vi  tengono  quei  diversi ­
  elementi  (1).
Abbandonato  il  sistema  delle  convenzioni  a  breve
termine  e  dei  servizi  di  Stato,  il  governo  francese  dal
1850  in  poi  stipula  delle  convenzioni  a  lunga  scadenza
con  varie  compagnie  di  navigazione,  che  s’impegnano,
in  corrispettivo  di  sovvenzioni  annue,  di  esercitare  linee
regolari  fra  dati  porti  con  navi  di  potenzialità  determinata. ­
  Il  1  luglio  1850  venne  conclusa  la  prima  convenzione ­
  fra  lo  Stato  e  i  fratelli  Valéry  di  Bastia  per  il  servizio ­
  postale  tra  la  Francia  e  la  Corsica,  da  eseguirsi  con
due  linee  settimanali  sovvenzionate  con  250.000  franchi
all’anno;  e  il  28  febbraio  1851  veniva  firmata  -  un’altra
convenzione  valida  per  20  anni  colla  Compagnie  des  Messageries
  Nationales,  che  dal  1853  si  chiamò  poi  Compagnie ­
  des  Messageries  Imperiales  e  dal  1871  Compagnie  des
Messageries  Maritimes,  per  diverse  linee  con  l’Italia  e
con  l’Oriente,  ad  una  velocità  di  9  a  10  nodi  all’ora  e
con  una  sovvenzione  di  3  milioni  di  franchi.  La  stessa
Compagnia  nel  1860  inaugura  il  servizio  Bordeaux-Rio
Janeiro,  che  nel  1869  è  diretto  verso  Buenos  Ayres,  stabilisce ­
  nel  1861  una  linea  regolare  con  l’estremo  Oriente,
nel  1881  con  l’Australia  e  la  Nuova  Caledonia  e  nel  1887
con  l’Africa  orientale.  Questi  vari  servizi  successivamente
creati  vengono  riorganizzati  dapprima  con  la  legge  del

(1)  P.  de  Rousiers,  Un  Essai  désastreux  d’industrie  d’état.  Les
origines  de  la  navigation  postale  subventionnée  en  France,  nella  Revue
Economique  Internationale,  agosto,  1906,  pag.  322-23.
        <pb n="435" />
        SOVVENZIONI  MARITTIME

429

30  giugno  1886  e  prorogati  poi  con  una  convenzione  addizionale ­
  fino  alla  scadenza  del  22  luglio  1912.  Accanto  a
questa  Compagnia  sorge  nel  1861  la  Compagnie  Generale
Transailantique,  a  cui  il  governo  affida  il  servizio  postale
con  New  York  e  poi  col  Messico  e  le  Antille,  per  una
sovvenzione  di  fr.  25.83  a  lega  marina,  con  l’obbligo  di
una  velocità  di  miglia  11  1 / 2  all’ora.  Una  nuova  convenzione ­
  del  1873  aumenta  il  numero  dei  viaggi  e  porta  la
sovvenzione  a  fr.  44.08  per  lega  marina,  rialzata  poi  a
49.60  con  la  convenzione  del  1886,  che  impone  una  velocità ­
  di  15  nodi  e  che  aggiunge  un  premio  speciale  per
le  velocità  maggiori  ;  mentre  la  convenzione  successiva,
andata  in  vigore  dal  21  luglio  1901,  accorda  per  le  due
linee  degli  Stati  Uniti  e  delle  Antille  una  somma  complessiva ­
  di  10.683.000  franchi  tra  sovvenzioni  fisse  e  premi
di  velocità.  Dal  1881  al  1895  la  Transatlantica  è  pure
concessionaria  del  servizio  per  l’Algeria,  che  estesosi
dopo  il  1895  anche  alla  Tunisia,  alla  Tripolitania  e  al
Marocco,  venne  affidato  contemporaneamente  alla  Compagnie ­
  de  Navigation  mixte  e  alla  Société  générale  des
transports  maritimes  a  vapeur,  con  una  sovvenzione  annuale ­
  di  1.600.000  franchi  per  un  minimo  di  velocità  di
15  miglia.  Altre  convenzioni  di  minore  importanza  sono
quella  per  l’Africa  occidentale  stipulata  con  la  Compagnie
des  Chargeurs  Réunis  e  con  la  Compagnie  Fraissinet  con
una  sovvenzione  di  500.850  franchi,  quella  per  le  linee
della  Corsica,  affidate  a  quest’ultima  società  per  550.000
franchi  l’anno  di  sovvenzione,  e  quella  per  le  comunicazioni ­
  fra  Calais  e  Dover,  a  cui  provvede  ora  la  Società
delle  ferrovie  del  nord  con  una  sovvenzione  annua  di
fr.  447.500.  Nel  complesso  la  Francia  ha  speso  per  le
sovvenzioni  marittime  25.500.000  franchi  all’anno  dal  1891
al  1895,  25.600.000  dal  1896  al  1900,  26.400.000  dal  1901
al  1903  e  27.668.300  nel  1912,  a  cui  negli  anni  successivi
si  dovrà  aggiungere  la  restituzione  delle  tasse  per  il
        <pb n="436" />
        430

CAPITOLO  XVI

canale  di  Suez,  prevista  nei  nuovi  contratti  per  una
somma  annua  di  circa  3.6  milioni  di  franchi  (1).
L’Inghilterra  ha  adottato  il  sistema  delle  sovvenzioni
a  linee  regolari  fino  dal  1837,  col  doppio  scopo  di  creare
rapide  comunicazioni  postali  fra  la  Gran  Brettagna  e  le
sue  colonie  o  gli  altri  paesi,  e  di  costituire  una  flotta
ausiliaria  a  vantaggio  della  marina  da  guerra.  Ma  mentre
dal  1837  al  1861  i  due  scopi  sono  riuniti  insieme  nei
sussidi  pagati  dallo  Stato,  danno  luogo  invece  a  due
specie  distinte  di  sovvenzioni  dal  1861  ai  nostri  giorni.
La  prima  società  inglese  di  navigazione,  che  riceve  sussidi ­
  dal  governo,  è  la  Royal  West  India  Mail  Steam
packet  Company,  creata  nel  1839,  a  cui  viene  affidato  il
servizio  fra  l’Inghilterra,  le  Antille  e  l’America  centrale,
con  una  sovvenzione  annua  di  240.000  sterline,  aumentata ­
  poi  a  270.000  sterline  con  l’aggiunta  del  servizio  per
il  Brasile.  Il  contratto,  rinnovato  più  volte,  contiene  dal
1  gennaio  1851  una  clausola  che  merita  di  essere  rilevata, ­
  ed  è  che  la  sovvenzione  sarà  accresciuta,  se  per
causa  di  guerra  il  premio  di  assicurazione  sulla  nave
supera  Ls.  6.6.-  per  cento,  se  il  combustibile  rincara  di
Ls.  2.2.-  per  cento,  o  se  il  nolo  di  questo  combustibile
va  al  di  sopra  di  Ls.  1.  2.  6  per  tonnellata.  Quasi  contemporaneamente ­
  si  formava  la  compagnia  Cunard,  a  cui
veniva  assegnato  il  servizio  tra  Liverpool  e  gli  Stati
Uniti,  con  una  sovvenzione  annua  prima  di  Ls.  55.000  e
poi  di  Ls.  81.000,  cresciuta  successivamente  a  Ls.  156.000
e  nel  1850  a  Ls.  178.000,  a  misura  che  aumentava  il  numero ­
  dei  viaggi  da  farsi  ogni  anno.  E  sempre  verso  il
1840  sorgeva  pure  la  Peninsular  and  Orientai  Company,

(1)  Notizie  ecc.,  pag.  74-78.  —  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  105-13.
—  Weltwirtschaftliches  Archiv,  gennaio,  1913,  Cronik  und  Archivalien,
pag.  16.
        <pb n="437" />
        SOVVENZIONI  MARITTIME

431

che,  dopo  aver  assunto  un  modesto  servizio  da  Falmouth
a  Gibilterra,  con  una  sovvenzione  annua  di  Ls.  29.000,
lo  prolunga  poi  fino  ad  Alessandria  e  quindi  in  India  e
in  Cina,  ottenendo  dal  governo  nel  1851  una  sovvenzione
di  Ls.  23.500  per  il  percorso  dall’Inghilterra  ad  Alessandria ­
  e  di  Ls.  210.000  per  le  linee  da  Suez  a  Calcutta  e  a
Bombay  e  da  Ceylan  a  Hong-Kong.
Ma  dopo  il  1850  il  sistema  delle  sovvenzioni  confuse
per  scopi  postali  e  militari  comincia  ad  essere  attaccato
da  più  parti.  Ci  si  accorge  che  il  parlamento  aveva  spesso
accordato  sussidi  più  elevati  di  quelli  occorrenti  per  avere
corrispondenze  rapide,  certe,  frequenti  e  a  date  fisse,  nell’idea ­
  di  contribuire  a  formare  una  riserva  di  potenti  navi
disponibili  per  il  caso  di  guerra,  mentre  per  volere  raggiungere ­
  i  due  fini  insieme,  per  voler  combinare  la  solidità ­
  dello  scafo  colla  velocità,  i  piroscafi  erano  privati
di  alcune  qualità  necessarie  per  il  servizio  postale  e  nello
stesso  tempo  non  riuscivano  adatti  per  i  servizi  militari.
Si  nomina  allora  una  commissione  d’inchiesta,  la  quale
conclude  che  se  le  navi  esaminate  potevano  esser  armate
con  un  certo  numero  di  cannoni,  la  trasformazione  di
esse  avrebbe  importato  una  spesa  non  indifferente  e,  ad
onta  di  ciò,  la  loro  efficacia  militare  sarebbe  stata  assai
debole  rapporto  al  loro  tonnellaggio.  Da  queste  considerazioni ­
  la  Commissione  fu  tratta  a  proporre,  che  nei  contratti ­
  ulteriori  lo  Stato  non  dovesse  più  fare  sacrifizi  pecuniari,
  per  imporre  ai  piroscafi  postali  condizioni  di
carattere  militare.  E  difatti  dal  1861  in  poi  le  sovvenzioni
pagate  a  linee  regolari  dal  governo  inglese  si  dividono
in  tre  categorie  distinte  :  1)  sovvenzioni  postali,  2)  sovvenzioni ­
  militari,  e  3)  sovvenzioni  commerciali.
Le  sovvenzioni  puramente  postali  sono  state  naturalmente ­
  ridotte  dopo  questa  riforma,  per  l’eliminazione  della
parte  relativa  a  scopi  militari  :  così  il  sussidio  pagato  alla
Peninsulare  da  570.000  sterline,  corrispondenti  a  8  scel ­
        <pb n="438" />
        432

CAPITOLO  XVI

lini  per  miglio,  è  stato  portato  a  330.000  sterline,  equivalenti ­
  a  5  scellini  per  miglio.  I  contratti,  che  una
volta  erano  fatti  dairAmmiragliato,  ora  sono  stipulati  dal
dipartimento  delle  poste  ed  hanno  spesso  la  durata  di
7  anni.  Due  anni  prima  che  scada  il  contratto  in  corso,
il  Post  Office  provoca  delle  offerte  per  mezzo  della  stampa;
e  tutti  ne  possono  presentare  ;  ma  in  pratica  hanno  grande
probabilità  di  essere  preferite  le  compagnie  organizzate,
che  esercitarono  il  servizio  in  precedenza  e  che  facilmente ­
  ottengono  le  nuove  convenzioni.  I  sussidi  sono
una  specie  di  nolo  che  lo  Stato  paga  per  il  trasporto  della
posta  e  secondo  alcuni  competenti  servono  appena  a  compensare ­
  le  compagnie  di  navigazione  per  gli  obblighi  che
si  assumono  rispetto  alla  regolarità  e  alla  velocità.  Le
sovvenzioni  per  scopi  militari  risultano  da  contratti  stipulati ­
  daH’Ammiragliato  per  periodi  di  5  anni,  affine  di
assicurarsi  la  disposizione  di  piroscafi  determinati,  che  la
legge  inglese  non  permette  di  requisire.  Con  questi  contratti ­
  l’Ammiragliato  ha  diritto  di  prender  possesso,  in
ogni  tempo  e  in  ogni  luogo,  di  certe  navi  ad  un  nolo  o
ad  un  prezzo  d’acquisto  fissato  in  precedenza,  che  è  molto
inferiore  a  quello  che  dovrebbe  pagare  se  quei  contratti
non  esistessero  ;  e  per  ciò,  quando  la  pace  dura  a  lungo,
tali  convenzioni  sono  vantaggiose  agli  armatori,  che  riscuotono ­
  il  sussidio  senza  far  nulla  (1),  ma  sono  disastrose
per  essi,  se  scoppia  una  guerra,  perchè  essi  sono  costretti
a  cedere  i  loro  piroscafi  con  grande  ribasso.  Questi  piroscafi ­
  devono  essere  costruiti  su  piani  approvati  dall’Ammiragliato ­
  e  non  possono  essere  venduti  all’estero  ;  ed
ogni  compagnia,  che  ha  dei  vapori  titolari  di  tali  sovven-(1)

  Il  solo  servigio  visibile  -  dice  il  Meeker  (op.  cit.,  pag.  21-22)  -
che  deve  rendere  la  Compagnia  Cunard,  in  compenso  delle  Ls.  150.000
di  sussidio  che  riceve  daU’Ammiragliato,  è  di  portare  la  bandiera
inglese  attraverso  l’Atlantico  a  grande  velocità.
        <pb n="439" />
        28

SOVVENZIONI  MARITTIME

433

zioni,  deve  tenerne  alcuni  altri  a  disposizione  del  governoper
  questa  ragione  le  sovvenzioni  militari,  che,  come  abbiamo ­
  detto,  ammontano  a  Lire  5.437.750  all’anno,  sono
date  ora  a  21  piroscafi  titolari,  ma  riguardano  49  piroscafi ­
  di  complessive  373.725  tonnellate.  Di  sovvenzioni
per  scopi  commerciali  non  c’è  in  Inghilterra  che  un  solo
esempio  nel  sussidio  di  un  milione  di  franchi  l’anno  dato
ad  una  compagnia  per  l’esportazione  delle  banane  dalla
Giammaica  con  tariffe  fissate  e  con  l’obbligo  del  trasporto
gratuito  della  posta.  Addizionando  le  spese  pei  sussidi
militari  e  commerciali  a  quelle  pei  sussidi  postali,  che
nel  1912  ammontarono  a  Ls.  735.359,  si  ha  un  totale  di
franchi  24.731.725,  pagati  dallo  Stato  per  questi  tre
scopi  (1).
In  Austria  il  servizio  di  navigazione  postale  fu  affidato ­
  fino  dal  1855  al  Lloyd  Austriaco,  con  contratti  più
volte  rinnovati.  Quello  andato  in  vigore  dal  l.°  gennaio
1907  per  la  durata  di  15  anni  imponeva  al  Lloyd  un
percorso  annuo  di  1.499.866  miglia,  di  cui  936.874  pei
servizi  del  Mediterraneo  e  562.992  pei  servizi  oltre  Suez,
con  una  sovvenzione  di  corone  7.234.412,  più  il  rimborso
delle  tasse  per  il  canale  di  Suez,  calcolate  a  circa  2.500.000
corone.  La  sovvenzione  per  il  Levante  era  in  ragione  di
cor.  4.80  per  miglio  pei  percorsi  con  velocità  minima  di
10  nodi  e  di  cor.  7.10  per  quelli  di  almeno  12  nodi  ;  per
11  servizio  oceanico  di  cor.  3.40  per  10  miglia  o  più  e  di
cor.  5.60  per  13  miglia  almeno.  Il  contratto  imponeva  alla
Società  il  rinnovamento  del  suo  materiale,  con  l’obbligo
di  costruire  in  12  anni  nuovi  piroscafi  per  la  portata  di
120.000  tonnellate.  Altri  contratti  di  minore  importanza

(1)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  22-36.  —  Fry,  History  ecc.,
pag.  62-66.  —  Report  on  Steaniship  Subsidies,  pag.  150-54.  —  Notizie
ecc.,  pag.  134-39.  —  Fairplay,  2  gennaio  1913,  n.  1547.
        <pb n="440" />
        434

CAPITOLO  XVI

sono  stati  stipulati  con  altre  compagnie  di  navigazione
per  il  servizio  del  Brasile  e  per  quelli  della  Dalmazia  ;
cosicché  complessivamente  il  governo  austriaco  spendeva
fino  all’anno  scorso  per  sovvenzioni  14.729.000  franchi  all’anno, ­
  mentre  per  conto  suo  l’Ungheria  spendeva  2.359.000
franchi  in  sussidi  accordati  alle  tre  compagnie  di  navigazione ­
  Adria,  Ungaro-Croata  e  Levante  (1).  Ma  di  recente
le  somme  pagate  dall’Austria-Ungheria  pei  servizi  marittimi ­
  si  sono  assai  accresciute,  perchè  dal  1  settembre
1912  la  sovvenzione  per  il  Lloyd  è  stata  portata  a  12
milioni  di  corone,  quella  per  l’Ungaro-Croata  da  590.000
a  1.1  milione  e  quella  per  l’Adria  da  1.4  a  4.2  milioni
di  corone  (2).
Solo  dal  marzo  del  1885  introdusse  la  Germania  il
sistema  delle  sovvenzioni,  con  la  legge  che  accordava  un
credito  di  4.400.00  marchi  per  un  servizio  postale  tra  la
Germania,  l’estremo  Oriente,  l’Australia  e  il  Mediterraneo,
imponendo  l’obbligo  di  costruire  in  paese  le  navi  sussidiate, ­
  che  dovevano  avere  una  velocità  di  13  nodi  per  le
linee  principali  e  di  12  per  le  secondarie.  A  questo  servizio ­
  assunto  dal  Norddeutscher  Lloyd  venne  aggiunto
nel  1890  l’altro  per  l’Africa  orientale,  affidato  con  una
sovvenzione  di  900.000  marchi  all’anno  ad  una  compagnia
sorta  appositamente  per  questo  scopo.  Entrambi  i  contratti ­
  vennero  rinnovati,  l’uno  nel  1899,  portando  la  sovvenzione ­
  a  marchi  5.590.000  e  aumentando  le  comunicazioni ­
  con  l’Asia  e  la  velocità  per  le  linee  principali  ;
l’altro  nel  1900,  portando  la  sovvenzione  a  1.350.000  marchi
per  l’aggiunta  di  un  servizio  quindicinale  fino  alla  Città
del  Capo.  Di  assai  minore  importanza  sono  i  servizi  po-(1)

  v.  Philippovich,  art.  Dampfersubvention,  in  Handivórterbuch
ecc.,  voi.  Ili,  pag.  446-47.  —  Notizie  ecc.,  pag.  48-57.
(2)  Weltwirtschaftliches  Archiv,  aprile,  1913,  Cronik  und  Archivalieti,
  pag.  126-27.
        <pb n="441" />
        SOVVENZIONI  MARITTIME

435

stali  affidati  alla  compagnia  Woermann  fra  la  Città  del
Capo  e  Swakopmund  per  10.500  marchi,  alla  società
Jalnit  fra  l’Australia  e  le  Colonie  tedesche  per  40.000
marchi  e  all'  Amburghese  -  Americana  fra  Shangai  e
Tientsin  per  328.000  marchi.  In  tutto  la  Germania  spende
per  sovvenzioni  ogni  anno  9.750.698  franchi  (1).
Il  Giappone  adottò  nel  1885  il  sistema  delle  sovvenzioni ­
  per  scopi  politici  e  postali,  dando  alla  Nippon
Ynsen  K a  un  sussidio  di  880.000  yens  all’anno,  equivalente ­
  al  10  per  cento  del  suo  capitale  versato,  per  servizi
regolari  fra  i  porti  nazionali  e  fra  questi  e  alcuni  della
Cina,  senza  imporre  condizioni  per  la  frequenza,  per  la
velocità  e  per  il  tonnellaggio,  e  solo  con  l’obbligo  di  noleggiare ­
  le  navi  allo  Stato,  in  caso  di  necessità  politica,
per  4.50  yens  a  tonnellata  e  a  mese,  oltre  il  rimborso
delle  spese  di  combustibile.  Nelle  leggi  successive  le
sovvenzioni  non  furono  più  basate  sull’ammontare  del
capitale  posseduto  dalle  compagnie,  ma  vennero  repartite
per  linee  e  servizi,  calcolate  in  base  alle  miglia  percorse
e  con  obblighi  precisi  per  la  velocità  e  per  il  tonnellaggio
delle  navi.  Con  questi  criteri  si  conclusero  convenzioni
con  diverse  compagnie  di  navigazione,  che  furono  rinnovate ­
  di  recente,  destinando  a  tal  uopo  delle  somme
sempre  maggiori,  come  risulta  dalle  seguenti  cifre  degli
ultimi  tre  anni:
1910  1911  1912
L.  29.027.500  L.  30.540.000  L.  34.167.500
le  quali  cresceranno  ancora  nel  1913,  per  la  nuova  linea
detta  del  mare  del  sud,  inaugurata  il  1»  ottobre  1912  con
una  sovvenzione  annua  di  375.000  franchi  (2).  Gli  Stati

(1)  Jaensch,  op.  cit.,  pag.  8-46.  —  Notizie  ecc.,  pag.  101-5.
(2)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  160-62.  -  Notizie  ecc.,  pagine ­
  118-20.  —  Crortik  ecc.,  pag.  124-25.
        <pb n="442" />
        436

CAPITOLO  XVI

Uniti  d’America  cominciarono  a  pagare  sovvenzioni  nel
1845,  le  soppressero  nel  1850,  e  le  riordinarono  colla  Postai
aid  law  del  3  marzo  1891,  che  divide  in  quattro  classi  i  piroscafi ­
  che  possono  esser  sussidiati  :  la  prima  comprende
quelli  a  elice  in  ferro  o  acciaio,  da  20  nodi  e  di  8000  tonnellate ­
  almeno,  a  cui  sono  riservati  i  servizi  fra  gli  Stati
Uniti  e  l’Inghilterra  con  una  sovvenzione  di  4  dollari  per
miglio;  la  seconda  comprende  navi  da  16  nodi  e  di  5000
tonnellate  per  le  relazioni  con  l’America  del  sud,  la  Cina
e  il  Giappone  e  con  sovvenzione  di  2  dollari  ;  la  terza  si
riferisce  a  navi  di  14  nodi  e  di  2500  tonnellate  con  sovvenzione ­
  di  un  dollaro;  e  la  quarta  a  navi  di  12  nodi  e
di  1500  tonnellate  col  sussidio  di  66  2 / 3  cents  per  miglio.
La  spesa  annuale  è  di  circa  9  milioni  di  franchi  (1).
Sugli  altri  paesi  che  danno  sovvenzioni  a  linee  regolari ­
  poco  ci  è  da  osservare.  La  Russia  dà  sussidi  proporzionati ­
  al  percorso  effettuato  e  rimborsa  le  tasse  per
il  passaggio  del  Canale  di  Suez,  spendendo  circa  9  milioni ­
  di  franchi  all’anno.  La  Svezia,  la  Norvegia  e  la  Danimarca, ­
  per  servizi  postali  e  per  mantenere  comunicazioni ­
  rapide  nell’interesse  della  navigazione  e  del  commercio, ­
  pagavano  qualche  anno  fa  rispettivamente  lire  514.777,
lire  706.300  e  lire  714.725.  L’Olanda,  con  la  legge  del  10
luglio  1902,  dà  una  sovvenzione  di  300.000  fiorini,  ridotti
a  250.000  cinque  anni  dopo  e  a  200.000  nei  cinque  anni
successivi,  per  una  linea  nazionale  di  vapori  per  Giava,
la  Cina  e  il  Giappone,  col  diritto  di  partecipare  agli  utili,
quando  essi  sieno  superiori  al  5  per  cento  sul  capitale
versato  della  compagnia.  La  Spagna  spende  circa  9  milioni ­
  di  franchi  per  sovvenzioni  date  principalmente  a

(1)  A.  Viallate,  La  Marine  Marchande  Americaiite  et  le  bill  Gal-Unger,
  nella  Revue  Économique  Internationale,  giugno,  1906,  pag.  572.
—  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  166..
        <pb n="443" />
        SOVVENZIONI  MARITTIME  437

linee  americane.  La  Grecia  concede  piccole  sovvenzioni
di  qualche  centinaio  di  mila  lire  per  la  posta  e  per  incoraggiare ­
  alcune  linee  di  navigazione.  £  più  di  recente
hanno  introdotto  sovvenzioni  con  carattere  postale  e  militare ­
  l’Argentina,  il  Perù  e  il  Brasile  (1).
Quanto  all’Italia,  che  abbiamo  lasciata  per  ultima  affine ­
  di  parlarne  con  maggiori  particolari,  essa  aveva  cominciato ­
  a  sussidiare  linee  regolari  anche  prima  della  sua
unificazione.  Senza  occuparci  del  servizio  postale  affidato
dal  Piemonte  alla  marina  militare  dal  1834  al  1849,  i
primi  esempi  di  convenzioni  marittime  anteriori  tutti  alla
costituzione  del  regno  sono:  la  convenzione  tra  il  governo
sardo  e  la  società  Rubattino  di  Genova,  conclusa  nel  1851
per  il  trasporto  della  posta  fra  Genova  e  la  Sardegna  e
più  tardi  fino  a  Tunisi;  quella  quasi  contemporanea  tra
il  governo  borbonico  e  la  ditta  Ignazio  e  Vincenzo  Fiorio
di  Palermo,  per  lo  stesso  servizio  fra  la  Sicilia  e  le  minori ­
  isole  siciliane;  la  convenzione  del  1853  tra  il  Piemonte ­
  e  la  compagnia  Transatlantica  genovese,  per  servizi ­
  regolari  con  le  due  Americhe,  e  l’altra  stipulata  poi
nel  1857  col  Fiorio  medesimo,  per  il  servizio  postale  fra
Napoli  e  la  Sicilia.  Costituito  il  regno  d’Italia,  vennero
aumentati  i  servizi  marittimi  per  provvedere  alle  comunicazioni ­
  interne,  che  per  via  di  terra  erano  lente  e  malsicure, ­
  e,  dopo  un  breve  periodo  provvisorio,  si  stipularono
nel  1862  delle  convenzioni  per  15  anni  con  alcune  compagnie ­
  di  navigazione,  per  l’esercizio  di  linee  regolari  a
vapore  fra  i  principali  porti  della  penisola  e  fra  questi
e  le  isole,  si  prolungò  fino  a  Tunisi  la  linea  interna  Genova-Palermo
  e  si  istituì  la  linea  per  Corfù  e  Alessandria

(1)  Report  ecc.,  pag.  LVI  e  225.  —  Vocino,  op.  cit.,  pag.  129-32.
—  Ani  della  Commissione  Reale  pei  servizi  Marittimi.  Imola,  1906  e
Roma,  1907,  voi.  IV,  pag.  11-24.
        <pb n="444" />
        438

CAPITOLO  XVI

d’Egitto.  Queste  erano  le  sole  linee  internazionali  allora
sovvenzionate;  ma,  con'  l’apertura  del  canale  di  Suez,  il
governo  concluse  nel  1869  una  nuova  convenzione  colla
compagnia  Rubattino  per  un  servizio  fino  alle  Indie  ;  poi
sovvenzionò  la  nuova  società  Trinacria  per  l’esercizio  di
una  linea  per  Costantinopoli  e  per  Corfù;  e  infine  concesse ­
  speciali  facilitazioni  alla  società  G.  B.  Lavarello  per
regolari  comunicazioni  con  l’America  meridionale.  A  sovvenzionare ­
  questi  vari  servizi  lo  Stato  consacrava  una
somma  di  circa  8  milioni  all’anno,  che  erano  percepiti
principalmente  dalla  compagnia  Rubattino  e  dalla  compagnia ­
  Fiorio,  già  assai  importanti  allora  e  quest’  ultima
diventata  anche  più  importante  nel  1876,  quando,  fallita
la  società  Trinacria,  ne  rilevò  il  materiale  e  l’esercizio
delle  sue  linee  sovvenzionate.
Scadute  nel  1877  le  convenzioni  stipulate  nel  1862,
vennero  rinnovate  con  alcune  modificazioni  di  grande  rilievo: ­
  si  soppressero  le  linee  costiere  parallele  alle  ferrovie ­
  costruite  nel  frattempo;  si  mantennero  gli  altri
servizi  già  istituiti,  migliorandoli  nella  periodicità,  negli
itinerari,  nella  velocità  e  nel  tonnellaggio  delle  navi  impiegate, ­
  si  crearono  nuove  linee  internazionali,  come  quella
da  Genova  a  Singapore  e  quella  da  Palermo  e  Venezia
a  Smirne  e  Salonicco;  e  due  anni  dopo  s’iniziò  una  comunicazione ­
  da  Napoli  a  Tripoli,  migliorando  nello  stesso
tempo  il  servizio  per  Tunisi.  La  spesa  complessiva  annuale ­
  era  salita  a  9  milioni;  e  tutta  la  somma,  all’infuori
del  sussidio  percepito  dalla  Peninsulare  per  la  linea  da
Venezia  ad  Alessandria  d’Egitto,  veniva  divisa  in  parti
uguali  fra  le  due  società  Fiorio  e  Rubattino.  Le  quali,  rimaste ­
  quasi  sole  ad  esercitare  le  linee  sovvenzionate,  si
misero  d’accordo  nel  1882  per  fondersi  in  un’unica  società, ­
  che  prese  il  nome  di  Navigazione  Generale  Italiana,
a  cui  passarono  per  legge  i  contratti  in  vigore,  e  a  cui
vennero  affidate  con  convenzioni  addizionali  le  migliorate
        <pb n="445" />
        IBB■HH9H

SOVVENZIONI  MARITTIME  439

comunicazioni  con  la  Sardegna  e  i  servizi  del  mar  Rosso,
con  una  sovvenzione  salita  a  10  milioni  di  franchi.  Nel
1893,  dopo  un  vano  tentativo  di  gara  per  licitazione  privata, ­
  tutte  le  linee,  ad  eccezione  di  alcune  meno  importanti, ­
  vennero  di  nuovo  concesse  per  15  anni  alla  Navigazione ­
  Generale  Italiana,  con  una  distinzione  più  netta
tra  le  linee  di  carattere  prevalentemente  postale  e  quelle
di  carattere  commerciale.  Queste  convenzioni,  modificate
con  altre  leggi  successive  e  prorogate  per  due  anni  dopo
la  scadenza,  ebbero  vita  fino  al  30  giugno  1910,  con  una
spesa  gradatamente  cresciuta  sino  a  12  milioni  circa,
mentre  intanto  si  affidava  alla  Società  Veneziana  di  Navigazione ­
  la  linea  tra  Venezia  e  Calcutta  e  alla  Veloce  una
linea  mensile  da  Genova  all’America  centrale  (1).
Il  monopolio,  che  ebbe  per  28  anni  la  Navigazione
Generale  Italiana  nei  servizi  marittimi,  non  fu  certo  benefico ­
  per  il  commercio,  nè  per  lo  sviluppo  della  nostra
marina  mercantile.  Le  linee  sovvenzionate,  quantunque
avessero  assunto  negli  ultimi  anni  un  carattere  prevalentemente ­
  commerciale,  erano  esercitate  senza  dare  efficaci
garanzie  ai  nostri  traffici,  per  quanto  si  riferiva  al  meccanismo ­
  delle  tariffe  e  alla  bontà  e  rapidità  dei  trasporti.
Si  citano  casi  di  noli  più  bassi  praticati  nei  porti  esteri
che  nei  porti  italiani  per  prodotti  in  concorrenza  con  quelli
de)l’industria  nazionale.  E  mentre  la  compagnia  sovvenzionata ­
  non  riusciva  a  vincere  la  concorrenza  estera  sopra
alcune  linee,  in  altre  faceva  una  concorrenza  spietata  agli
armatori  italiani,  valendosi  del  sussidio  per  escluderli  dal
mercato  dei  noli.  Certo  colle  sovvenzioni  la  società  concessionaria ­
  ha  accresciuto  il  suo  materiale,  ma  essa  è  rimasta ­
  sempre  all’ultimo  posto  fra  le  grandi  compagnie

(1)  Notizie  ecc.,  pag.  9-25  —  Roncagli,  L’Industria  dei  trasporti
marittimi,  pag.  4,  15  e  18.
        <pb n="446" />
        440

CAPITOLO  XVI

del  mondo  per  il  tonnellaggio  medio,  per  l’età  e  per  la  velocità ­
  dei  suoi  piroscafi:  basti  dire  che  al  30  giugno  1904,
sopra  102  navi  che  componevano  la  sua  flotta  per  un  tonnellaggio ­
  complessivo  di  224.142  tonnellate  di  stazza  lorda,
72  avevano  da  20  a  40  anni  e  più  di  età,  5  sole  contavano ­
  da  10  a  20  anni  e  25  erano  di  età  inferiore  a  10
anni.  Ma  le  navi  di  più  recente  costruzione,  è  necessario
di  aggiungere,  erano  quasi  esclusivamente  adibite  ai  servizi ­
  liberi.  Tutto  ciò  derivava  inevitabilmente,  oltre  che
dal  monopolio  di  cui  godeva  la  Navigazione  Generale,
anche  dal  modo  con  cui  venivano  stipulate  le  convenzioni
marittime,  senza  fissare  limiti  di  età  per  le  navi  e  stabilendo ­
  limiti  minimi  assai  bassi  per  la  loro  velocità  e  per
il  loro  tonnellaggio  (1).  Di  queste  lagnanze  e  di  queste
critiche  si  fece  eco  la  Commissione  Reale  pei  servizi
marittimi,  che  propose  di  mettere  all’asta  i  servizi  da
sovvenzionare,  dividendoli  in  gruppi.  Ma  andate  deserte
je  aste  e  respinti  dalla  Camera  i  disegni  di  legge  per
nuovi  contratti  o  per  nuovi  provvedimenti,  si  dette  ad
alcuni  servizi  più  importanti  un  assetto  provvisorio  per  3
anni,  ad  altri  un  assetto  definitivo  per  15  anni,  mentre
s’inaugurava  al  1°  luglio  1910  il  servizio  di  Stato  per  le
comunicazioni  tra  il  continente  e  le  due  isole  maggiori,
già  proposto  dalla  Commissione  Reale  e  approvato  dalla
Camera  colla  legge  del  5  aprile  1908.  Onde  fino  al  30
giugno  1913  le  sovvenzioni,  per  una  somma  complessiva
di  Lire  13.505.000,  sono  così  repartite  (2):

(1)  Alti  della  Commissione  ecc.,  voi.  I,  pag.  27-29.  —  Roncagli,
op.  cit.,  pag.  20-21.
(2)  Vocino,  op.  cit.,  pag.  123-26.  —  Notizie  ecc.,  pag.  26-29.
        <pb n="447" />
        ■

SOVVENZIONI  MARITTIME

441

1)  Servizi  a  contratto  provvisorio  :
per  le  linee  principali  L.  9.200.000
più  il  rimborso  della  tassa  del  Canale  di
Corinto  »  80.000
alla  Società  Veneziana  per  la  linea  Venezia ­
  Calcutta  »  900.000
alla  Società  La  Veloce  per  la  linea  del
Centro  America  »  500.000
2)  Servizi  a  contratto  definitivo  :
alla  Puglia  per  le  linee  dell’Adriatico  .  »  1.250.000
alla  Società  Siciliana  per  le  isole  Eolie  .  »  385.000
alla  Sicania  per  le  Egadi  e  Pelagie  .  .  »  305.000
alla  Società  Napoletana  pei  servizi  del
golfo  di  Napoli  »  220.000
al  cav.  Carlo  Allodi  per  quelli  dell’arcipelago
  toscano  »  400.000
al  Banco  di  Roma  per  un  servizio  Tripoli
Alessandria  «  195.000
alla  Nederland  per  la  linea  Genova-Batavia  »  70.000
L.  13.505.000
I  servizi  marittimi  provvisori  per  le  linee  principali
furono  resi  definitivi  colla  legge  del  30  giugno  1912,  che
li  divideva  in  quattro  gruppi  —  Tirreno  superiore,  Tirreno ­
  inferiore,  Adriatico  e  linee  celeri  per  l’Egitto  —
con  una  sovvenzione  annua  di  L.  13.433.000.  Alle  aste
indette  per  il  27  agosto  1912  si  presentò  un  solo  offerente ­
  per  il  primo  gruppo,  il  quale  ne  rimase  aggiudicatario ­
  col  ribasso  di  un  centesimo  per  cento  sulla  somma
di  L.  6.123.000.  Per  le  altre  linee  le  aste  andarono  deserte. ­
  Onde  il  governo  propose  nel  dicembre,  e  il  parlamento ­
  approvò,  un  aumento  di  3  milioni  di  franchi  sulle
primitive  sovvenzioni.  E  con  le  nuove  aste,  tenute  a  Roma
il  18  gennaio  di  quest’anno,  vennero  aggiudicati  il  gruppo

HjgKH
        <pb n="448" />
        442

CAPITOLO  XVI

del  Tirreno  inferiore  per  L.  5.180.000  col  ribasso  di  6.85
per  cento,  il  gruppo  dell’Adriatico  per  L.  4.500.000  con
15  centesimi  per  cento  di  ribasso  e  le  linee  per  l’Egitto
per  L.  3.250.000,  anch’esse  col  ribasso  di  15  centesimi
per  cento.  In  seguito  a  che  dal  1  luglio  1913  il  primo
gruppo  sarà  assunto  dalla  Società  Marittima  Italiana,  il
secondo  dalla  Società  Sicilia  e  il  terzo,  insieme  alle  linee
per  l’Egitto,  dalla  nuova  Società  italiana  di  servizi  marittimi ­
  (1).
Dopo  aver  visto  con  quali  criteri  i  vari  Stati  abbiano
provveduto  a  sovvenzionare  linee  regolari  di  navigazione,
esaminiamo  ora  brevemente  le  ragioni  che  giustificano
questo  sistema  e  quelle  che  si  possono  addurre  a  favore
o  contro  le  diverse  applicazioni  che  ne  furono  fatte.  Non
c’è  dubbio  che  l’istituzione  di  comunicazioni  marittime
regolari  e  rapide,  per  ragioni  postali,  commerciali  e  militari, ­
  rappresenti  un  alto  interesse  politico,  che  lo  Stato
deve  necessariamente  curare.  Ma  lo  Stato  può,  in  vista
di  questo  alto  interesse  politico,  assumere  direttamente
tali  servizi?  Ecco  la  prima  questione  a  cui  dobbiamo  rispondere, ­
  quantunque  la  risposta  sia  già  stata  data  in
modo  abbastanza  eloquente  dall’esperienza  fatta  in  Francia,
in  Inghilterra,  in  Piemonte  e  da  quella  breve  per  ora,
eppure  già  così  disastrosa,  fatta  in  Italia  dal  1°  luglio  1910.
Si  cita  l’esempio  delle  ferrovie  per  dimostrare  la  necessità ­
  politica  dell’esercizio  di  Stato  anche  per  certe  linee
di  navigazione.  Ma  non  si  pensa  che  le  ferrovie  sono
mezzi  di  trasporto  nazionali,  esercitati  sempre  in  regime
di  monopolio,  mentre  la  navigazione  è  un’industria  esposta
alla  più  sfrenata  concorrenza  ed  è  la  meno  adatta  ad  essere ­
  ordinata  burocraticamente  per  mezzo  di  funzionari
governativi  e  di  regolamenti  fissi.  È  difficile,  infatti,  trovare ­
  un’altra  industria,  che  sia  come  questa  così  dipen-(1)

  La  Marina  Mercantile  Italiana,  10  marzo  1913,  pag.  3981-82.
        <pb n="449" />
        SOVVENZIONI  MARITTIME

443

dente  dalle  mutevoli  congiunture  economiche,  che  debba
da  un’ora  all’altra  cambiare  o  anche  trasformare  completamente ­
  tutto  il  suo  piano  di  esercizio,  che  sia  costretta
ad  adattarsi  subito  alle  più  piccole  variazioni  avvenute
nelle  condizioni  del  traffico,  che  si  veda  obbligata  ad  ogni
momento  a  cambiare  tariffe,  modificare  orari,  impiantare
nuove  linee  o  sospenderne  altre  divenute  troppo  onerose.
S’immagini,  ad  esempio,  quello  che  ha  dovuto  fare  la
direzione  della  compagnia  Hamburg-America,  quando  ebbe
la  notizia  che  era  scoppiata  la  guerra  tra  il  Giappone  e
la  Russia:  dare  immediatamt.  nuove  e  diverse  disposizioni ­
  a  una  dozzina  di  vapori  con  molte  migliaia  di
tonnellate  di  merci  a  bordo;  spedire  telegrammi  in  tutti
i  porti  dell’estremo  oriente  e  alle  navi  che  si  trovavano
in  alto  mare  in  prossimità  del  teatro  della  guerra,  e  quali
senza  nulla  sapere  sarebbero  andate  a  farsi  catturare  ;
mandare  incontro  ad  esse  altri  piroscafi  dai  porti  più  vicini ­
  per  cercarle  e  per  portar  loro  altri  ordini.  La  sorte
di  un  valore  di  parecchi  milioni  di  franchi  dipendeva
dalla  sicurezza  e  dalla  competenza  con  cui  venivano  date
queste  disposizioni,  le  quali,  per  essere  efficaci,  dovevano
partire  con  una  rapidità  incompatibile  col  meccanismo
burocratico  di  un  ministero,  dove  sarebbe  stato  necessario
preparare  minute,  presentare  relazioni  scritte,  protocollare
  ordini,  aspettare  le  firme  dei  superiori  ecc.  ecc.  Si
aggiunga  poi  che  allo  Stato  manca  pure  l’elasticità  di  movimenti, ­
  che  occorre  per  trattare  affari  di  noleggi  con
agenti  marittimi  di  ogni  specie  o  con  commercianti  di
ogni  parte  del  mondo,  per  aver  relazioni  con  le  autorità
di  altri  Stati  poco  civili,  verso  cui  si  adoprano  spesso
procedimenti,  che  non  potrebbero  avere  una  sanzione  ufficiale; ­
  ed  è  appunto  per  questo  che  lo  Stato  non  è  in
grado  di  assumersi  l’esercizio  di  linee  transoceaniche  (1).

(1)  Thiess,  op.  cit.,  pag.  67-68.  —  Schachner,  Tarifwesen  ecc.,
pag.  166-71.
        <pb n="450" />
        444

CAPITOLO  XVI

Ma,-  se  per  quelle  esclusivamente  nazionali,  tali  complicazioni ­
  e  tali  difficoltà  non  esistono,  è  indubitato  che  anche
per  le  linee  nazionali  lo  Stato  non  dà  affidamento  di  agire
con  criteri  strettamente  economici,  mentre,  operando  coi
denari  dei  contribuenti  e  basandosi  su  criteri  politici,  è
fatalmente  spinto  ad  aumentare  le  spese  d’impianto  e  di
esercizio  e  a  diminuire  gli  introiti  riducendo  le  tariffe.
Escluso  l’esercizio  di  Stato  ed  ammessa  la  funzione
sociale  inerente  a  certe  linee  regolari  di  navigazione,  pei
servizi  postali  e  per  ragioni  politiche  o  commerciali,  sorge
la  necessità  della  sovvenzione  per  pagare  quella  funzione
sociale.  Quando  lo  Stato  affida  alle  compagnie,  esercenti
certe  linee,  il  trasporto  delle  corrispondenze,  deve  pagare
un  nolo,  che  non  può  essere  semplicemente  calcolato  in
base  al  peso  dei  sacchi  postali,  come  se  essi  fossero  una
merce  qualunque,  perchè  il  loro  trasporto  esige  cure  speciali, ­
  grande  puntualità  e  una  velocità  spesso  superiore  a
quella  che  i  vapori  sogliono  adottare,  allorché  viaggiano
per  ragioni  esclusivamente  commerciali.  Anche  lasciando
da  parte  le  altre  circostanze,  è  evidente  che  la  maggior
velocità  porta  sempre  un  aumento  di  spesa,  la  quale  non
può  esser  compensata  dal  traffico  ordinario,  ma  che  trova
il  suo  rimborso  nella  sovvenzione,  in  quanto  essa  rappresenta ­
  appunto  il  maggior  costo  di  esercizio  provocato  nella
navigazione  dal  servizio  postale.  Nè  questo  bisogno  di
sovvenzionare  le  più  elevate  velocità  cesserà  mai,  perchè
quand’anche  i  perfezionamenti  delle  macchine  facciano
diminuire  la  spesa  relativa  al  combustibile,  quand’anche
l’affluenza  dei  viaggiatori  e  l’abbondanza  del  carico  da
trasportarsi  più  rapidamente  rendano  economica  questa
rapidità  maggiore,  crescerà  pur  sempre  il  bisogno  di  avere
una  velocità  anche  superiore  nel  trasporto  delle  lettere,
a  misura  che  si  moltiplicano  i  vincoli,  che  uniscono  gli
abitanti  delle  varie  parti  del  mondo,  per  ragioni  di  famiglia, ­
  di  affari,  o  anche  puramente  ideali.  E  le  sovven ­
        <pb n="451" />
        SOVVENZIONI  MARITTIME

445

zioni  di  carattere  postale  non  possono  limitarsi  a  rimborsare ­
  le  maggiori  spese  che  la  posta  provoca,  anche  a
causa  dell’  elemento  politico  che  si  riconnette  a  certi
servizi  regolari.  Così  i  paesi,  che  possiedono  delle  isole
e  che  hanno  delle  colonie  lontane,  non  possono  fare  a
meno  di  stabilire  con  queste  parti  distaccate  della  patria
comunicazioni  frequenti  e  regolari  per  iscopi  politici  ed
amministrativi;  onde  se  il  movimento  commerciale  che
danno  queste  regioni  non  è  sufficiente  perchè  una  compagnia ­
  di  navigazione  abbia  convenienza  a  farvi  andare
i  suoi  piroscafi,  è  giusto  che  lo  Stato  intervenga  e  renda
possibile  queste  comunicazioni  per  mezzo  di  sovvenzioni
speciali.  Come  è  giusto  che  sovvenzioni  speciali  siano
date  ad  altre  linee,  che  servono  ad  una  penetrazione  pacifica ­
  verso  paesi,  in  cui  vogliamo  mantenere  od  accrescere ­
  la  nostra  influenza,  il  che  vale  in  Italia,  ad  esempio,
per  le  linee  dell’Adriatico  e  del  Levante,  perchè  anche
in  questo  caso  si  tratta  di  servizi,  che  non  sorgerebbero
spontaneamente  e  che  si  vogliono  promuovere  per  alti
interessi  politici.
Ma,  se  sulla  necessità  di  sovvenzionare  linee  regolari
per  iscopi  postali  e  politici  non  c’è  dissenso  possibile,  il
dissenso  scaturisce,  allorché  le  sovvenzioni  si  riferiscono
a  linee  puramente  commerciali.  Quando  la  sovvenzione
permette  la  conquista  di  nuovi  mercati,  accresce  il  traffico ­
  verso  regioni  lontane,  facilita  le  importazioni  dirette
di  materie  prime  e  le  esportazioni  di  prodotti  nazionali
che  prima  si  facevano  per  mezzo  di  linee  straniere,  allora
si  giustifica  per  ragioni  d’interesse  generale.  I  più  importanti ­
  Stati  marittimi  del  continente  europeo  devono
in  gran  parte  al  sistema  delle  sovvenzioni  di  aver  potuto
stabilire  un  traffico  diretto  transoceanico,  togliendosi  dalla
dipendenza  dell’Inghilterra  e  facendo  diminuire  sensibilmente ­
  il  commercio  di  transito,  che  essa  esercitava  su
vasta  scala.  Così  una  volta  le  sete  dell’  estremo  Oriente
        <pb n="452" />
        446

CAPITOLO  XVI

affluivano  per  la  massima  parte,  quasi  per  quattro  quinti,
a  Londra,  dove  venivano  vendute,  per  essere  poi  distribuite ­
  nel  continente  europeo,  mentre  ora,  per  l’influenza
delle  linee  postali  francesi  dell’Indo-Cina,  il  mercato  delle
sete  si  è  spostato  ed  ha  trovato  una  nuova  sede  a  Lione  (1).
Anche  la  Germania,  solo  dopo  l’istituzione  di  linee  regolari ­
  proprie,  potè  rinunziare  a  far  venire  da  Londra  le  lane
australiane,  che  erano  gli  scarti  rimasti  dopo  gli  acquisti
fatti  dagl’industriali  inglesi  e  che  doveva  pagar  di  più,
sopportando  inoltre  ulteriori  aggravi  per  trasbordi  e  noli
più  elevati,  e  potè  rinunziare  a  far  partire  dai  porti  belgi
e  olandesi,  per  mezzo  d’intermediari  stranieri,  le  sue
esportazioni  di  ferramenti,  panni  e  colori,  dirette  in  Cina,
Giappone  e  Australia  e  vendute  in  quei  lontani  mercati
come  prodotti  che  non  avevano  più  la  nazionalità  germanica ­
  (2).  Ma  se  si  tratta  di  traffici,  che  potrebbero
ugualmente  essere  assunti  dalla  marina  libera,  o  che  danno
già  impiego  sufficiente  a  linee  regolari  non  sovvenzionate,
o  che  non  potrebbero  mai  diventare  di  una  certa  importanza ­
  ad  onta  della  sovvenzione,  allora  essa  in  quest’ultimo ­
  caso  è  inutile  e  negli  altri  è  dannosa,  perchè  impedisce ­
  o  rende  meno  proficue,  coi  denari  dei  contribuenti,
le  iniziative  di  quegli  armatori  che  operano  per  conto
proprio  senza  esigere  alcun  sussidio,  e  li  rovina  in  tempo
di  crisi,  mantenendo  artificialmente  un’esuberanza  di  tonnellaggio ­
  navale,  a  causa  dell’obbligo  che  hanno  i  piroscafi ­
  sovvenzionati  di  continuare  il  loro  esercizio  anche
quando  il  traffico  è  scarso.  Certo  non  è  difficile  che  coi
sussidi  il  movimento  commerciale  su  dati  itinerari  si  accresca, ­
  ma  le  cifre  statistiche,  che  esprimono  l’aumento
avvenuto  nel  commercio  marittimo  dopo  l’introduzione  di

(1)  Verneaux,  op.  cit.,  voi.  I,  pag.  109.
(2)  Jaensch,  op.  cit.,  pag.  50-52.
        <pb n="453" />
        SOVVENZIONI  MARITTIME

447

linee  sovvenzionate,  non  bastano  a  dimostrare  i  vantaggi
sociali  delle  sovvenzioni  stesse,  perchè  bisognerebbe  sapere ­
  a  quali  condizioni  si  è  ottenuto  questo  aumento  di
traffico,  in  quali  rapporti  esso  stia  coi  sacrifizi  sopportati
dalle  finanze  dello  Stato,  se  rappresenta  un  traffico  realmente ­
  nuovo,  o  se  resulta  piuttosto  da  uno  spostamento
manifestatosi  a  danno  di  altri  armatori  che  frequentavano
quei  dati  paraggi.
Scelte  le  linee,  che  meglio  rispondono  ai  bisogni  postali, ­
  ai  criteri  politici  del  momento  e  agli  interessi  del  commercio, ­
  sorge  la  questione  sulla  misura  con  cui  devono
venire  sovvenzionate.  La  misura  delle  sovvenzioni  dipende
prima  di  tutto  dalla  potenzialità  finanziaria  del  bilancio,
in  base  alla  quale  si  stabilisce  quali  somme  possano  essere ­
  assegnate  ai  servizi  marittimi.  E  nel  dividere  poi
queste  somme  fra  tali  servizi,  è  necessario  tener  conto
delie  esigenze  che  ha  lo  Stato  rispetto  al  tonnellaggio  e
alla  velocità  e  della  quantità  di  traffico  che  esiste  sopra
ogni  data  linea:  la  sovvenzione,  cioè,  dovrà  essere  tale
che  paghi  queste  maggiori  esigenze,  o  che  supplisca  alle
deficenze  delle  entrate  rispetto  alle  spese  su  certi  viaggi.
Se,  ad  esempio,  sopra  un  dato  itinerario  la  maggior  velocità ­
  importa  un  incremento  di  spesa  di  200.000  franchi
all’anno,  o  se  sopra  una  data  linea  commerciale  le  entrate ­
  ammontano  a  800.000  franchi  l’anno  e  le  spese  a  un
milione  di  franchi,  in  entrambi  i  casi  la  sovvenzione  deve
essere  almeno  di  200.000  franchi.  Ma  essa,  salvo  eccezioni ­
  facili  a  comprendersi,  deve  servire  soltanto  a  compensare ­
  gli  armatori  della  differenza  che  essi  hanno  tra
le  spese  e  le  entrate  normali  del  traffico  e  non  a  colmare
il  deficit  che  risulti  da  tariffe  tenute  basse  espressamente
per  favorire  il  commercio,  giacché  in  quest’ultimo  caso
lo  Stato  farebbe  pagar  meno  a  chi  trasporta  merci  sulle
linee  sovvenzionate,  aggravando  maggiormente  i  contribuenti ­
  che  non  spediscono  o  non  ricevono  merci  per  mare.
        <pb n="454" />
        448

CAPITOLO  XVI

Nei  paesi,  in  cui  la  marina  mercantile  è  molto  sviluppata, ­
  la  concorrenza  tra  le  compagnie  di  navigazione
è  tale,  da  lasciar  supporre  che  i  servizi  marittimi  troveranno ­
  facilmente  assuntori  ad  una  sovvenzione  di  poco
superiore  ai  maggiori  aggravi  che  le  linee  regolari  impongono, ­
  o  alle  deficenze  di  entrate  che  risultano  dal
traffico  ordinario.  Difatti  il  segretario  del  General  Post
Office  poteva  dire  davanti  alla  Commissione  d’inchiesta
del  1902,  che  le  sovvenzioni  pagate  in  Inghilterra  per  le
linee  postali  rappresentano  sempre  il  puro  costo  del  servizio: ­
  noi,  egli  affermava,  proponiamo  contratti  per  viaggi
determinati,  ad  una  specificata  velocità,  con  fermate  in
dati  porti  e  chiediamo  offerte  su  queste  basi,  e  quella  che
accettiamo  rappresenta  il  contratto  migliore,  che  abbiamo
potuto  concludere  a  favore  del  pubblico  (1).  Nei  paesi,
invece,  dove  la  concorrenza  è  meno  intensa,  non  riesce
difficile  che  le  compagnie  di  navigazione  si  accordino  fra
loro  per  pretendere  di  più  e  in  ogni  modo  le  sovvenzioni
devono  essere  più  elevate  per  le  maggiori  spese,  a  cui
vanno  incontro  gli  armatori  che  dispongono  di  un  traffico
più  scarso.  È  questa  la  ragione  per  la  quale  in  Italia  sono
andate  tante  volte  deserte  le  aste  per  le  nuove  convenzioni ­
  marittime  e  si  è  stentato  tanto  a  rinnovare  i  contratti, ­
  da  quando  in  essi  si  sono  dovute  mettere  condizioni
più  serie,  e  per  ciò  più  gravose,  per  le  compagnie  assuntrici. ­

Del  resto  il  problema  delle  sovvenzioni  marittime
sarebbe  assai  semplificato  se  si  distinguesse  in  due  parti,
che  realmente  sono  ben  diverse  fra  loro,  1’  una  concernente ­
  le  linee  postali  e  politiche,  l’altra  relativa  alle  linee
commerciali.  Nelle  prime  lo  Stato  delega  agli  assuntori
del  servizio  una  funzione  sua  propria,  che  richiede  con-(1)

  Report  ecc.,  pag.  151.
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        SOVVENZIONI  MARITTIME

449

tinuità  d’indirizzo  e  una  certa  durata  di  tempo;  nelle  se
conde,  invece,  si  limita  ad  incoraggiare  dati  rami  di  traffico ­
  per  un  tempo  più  ristretto,  affine  di  avere  la  possibilità
di  modificare  le  condizioni  delle  linee  già  stabilite,  o  di
stabilire  delle  linee  nuove,  secondo  le  mutevoli  esigenze
del  commercio.  Nel  primo  caso  spetta  soltanto  allo  Stato
il  fissare  gli  obblighi,  che  crede  necessario  imporre  alle
compagnie  assuntrici,  pagando  colla  sovvenzione  il  prezzo
degli  oneri  imposti  ;  nel  secondo  si  può  lasciare  alle  compagnie ­
  nazionali  l’iniziativa  di  proporre  gl’  itinerari  e  le
sovvenzioni  richieste,  mentre  lo  Stato,  stabilita  la  somma
da  spendere  annualmente,  accetterebbe  entro  questi  limiti
le  proposte  che  trovasse  più  vantaggiose  e  dopo  averle
vagliate,  discusse  e  occorrendo  modificate  d’  accordo  coi
proponenti,  le  presenterebbe  al  parlamento  per  l’approvazione. ­
  Ci  si  obbietterà  esser  pericoloso  il  far  stabilire
le  linee  commerciali  dalle  stesse  compagnie  di  navigazione ­
  e  che  queste  preferiranno  le  linee  che  rendono  di
più.  Ma  noi  potremo  rispondere  che  i  progetti  presentati
dai  vari  armatori  si  troveranno  in  concorrenza  fra  loro
e  che  lo  Stato  sarà  sempre  l’arbitro  della  scelta  finale.
Con  sovvenzioni  fissate  dal  governo  non  si  è  sicuri  di
fare  buoni  contratti,  perchè  o  esse  sono  troppo  modeste
e  non  trovano  aspiranti,  o  sono  stabilite  in  una  misura
più  larga  e  fanno  spendere  troppo.  Quanto  alla  distinzione ­
  fra  linee  più  produttive  e  linee  meno  produttive,
essa  ha  poca  importanza  in  materia  di  convenzioni  marittime, ­
  giacché  ogni  linea  ha  due  fonti  di  entrata,  che  sono
fra  loro  coordinate  :  il  reddito,  proveniente  dalle  merci  o
dai  viaggiatori,  e  la  sovvenzione,  e  questa  deve  crescere,
se  si  vuole  la  linea,  quando  quello  è  minore.  Per  cui  a
qualunque  società  di  navigazione  sarà  indifferente  l’assumere ­
  una  linea  con  gran  traffico  e  sovvenzione  scarsa,
o  una  linea  di  poco  traffico,  ma  largamente  sovvenzionata.
E  lasciando  alle  compagnie  di  navigazione  l’iniziativa  di
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        450

CAPITOLO  XVI

proporre  le  linee  commerciali,  si  avrebbe  anche  il  gran
vantaggio  di  eliminare  i  contrasti  fra  gli  interessi  marittimi ­
  regionali,  in  quanto  che  le  linee,  che  interessano
più  particolarmente  certi  porti,  sarebbero  proposte  dalle
compagnie,  che  hanno  in  essi  la  loro  sede  di  armamento,
e  se  queste  non  riuscissero  ad  ottenere  dallo  Stato  tutta
la  sovvenzione,  di  cui  ritengono  aver  bisogno,  potrebbero
richiedere  un  sussidio  integrativo  agli  enti  locali,  che
interverrebbero  così  a  difesa  degl’interessi  regionali  connessi ­
  con  queste  linee.
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        Edizioni  =  ULRICO  HOEPU  =  Milano

DELLO  STESSO  AUTORE  :

11  mercato  monetario  internazionale.  1910,  in-8,  di  pagine ­
  VI-360  6  —
La  Borsa  e  il  capitale  improduttivo.  1898,  in-8,  di  pagine ­
  VIII-180  .  .  .  3  -
Le  crisi  economiche.  1907,  in-8,  pag.  XII-202  .  .  .  3  50
La  teorica  del  valore.  Saggio,  1880,  in-16,  di  pag.  XII-87  .  2  —

La  definizione  dell’Economia  politica.  Saggio,  1880,  in-16,
di  pag.  VII-79,  L.  1,50  (esaurito).
Il  capitale  nell’organismo  economico  e  nell’economia  politica. ­
  1886,  di  pag.  VIII-134,  L.  2,50  (esaurito).

ANDRICH  G.  L.,  Introduzione  allo  studio  del  Diritto  Italiano,
  ad  uso  degli  studenti  delle  Scuole  medie  e  delle

persone  colte,  di  pag.  XV-227  1  50
CONTUZZI  F.  P.,  Diritto  internazionale  privato.  2‘  ediz.
intieramente  rinnovata  sulle  basi  delle  Convenzioni  dell’Aja,
  di  pag.  XXXIX-626  4  50
—  Diritto  internazionale  pubblico.  2’  ediz.  rifatta,  di  pagine ­
  XXXII-412  3  -
FONTANA-RUSSO  L.,  Trattato  di  politica  commerciale.
1907,  di  pag.  XVI-510  9  -
MALGERI  A.,  11  contratto  di  trasporto  terrestre  di  cose
e  di  persone.  Manuale  teorico  pratico.  1913,  in-8,  di  pagine ­
  XII-419  5  50
RAICEV1CH  E.,  Marina  mercantile  e  convenzioni  marittime. ­
  1910,  in-8,  di  pag.  Vili-173  3  50
SISTO  A.,  Diritto  marittimo  italiano,  ad  uso  degli  Istituti
nautici  e  della  gente  di  mare.  1906,  di  pag.  XII-566  .  .  3  —
VACCARO-RUSSO  G.,  Istituzioni  di  Diritto  marittimo.
1906,  in-8,  di  pag.  XVI-357  4  —
VIDARI  E.,  Corso  di  Diritto  commerciale.  5“  ediz.  migliorata ­
  ed  accresciuta,  9  volumi  in-8  108  —
—  Il  contratto  di  trasporto  terrestre.  Trattazione  sistematica ­
  secondo  il  diritto  italiano  vigente.  1890,  in-8,  di  pagine ­
  XI-467  8  —
—  11  Diritto  marittimo  italiano  esposto  sistematicamente.
1892,  2  volumi  in-8,  di  pag.  XI-1102  18  —
—  Compendio  di  Diritto  commerciale  italiano.  1905,  3'  ediz.
di  pag.  XVI-446  3  —
VIVANTE  C.,  Istituzioni  di  Diritto  commerciale.  12  ediz.
riveduta  ed  ampliata,  in-8,  di  pag.  XVI-416  .  .  .  4  —

Dirigere  commissioni  e  vaglia  all'Editore  DEDICO  HOEPU  -  lane
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        thè  scale  towards  document

SOVVENZIONI  MARITTIME

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445

jcarattere  postale  non  possono  limitarsi  a  rimbórnaggiori
  spese  che  la  posta  provoca,  anche  a
ìli’  elemento  politico  che  si  riconnette  a  certi
egolari.  Così  i  paesi,  che  possiedono  delle  isole
inno  delle  colonie  lontane,  non  possono  fare  a
stabilire  con  queste  parti  distaccate  della  patria
izioni  frequenti  e  regolari  per  iscopi  politici  ed
:  nativi  ;  onde  se  il  movimento  commerciale  che
jeste  regioni  non  è  sufficiente  perchè  una  com-:i
  i  navigazione  abbia  convenienza  a  farvi  andare
v  roscafi,  è  giusto  che  lo  Stato  intervenga  e  renda
queste  comunicazioni  per  mezzo  di  sovvenzioni
Come  è  giusto  che  sovvenzioni  speciali  siano
altre  linee,  che  servono  ad  una  penetrazione  parso ­
  paesi,  in  cui  vogliamo  mantenere  od  accrenostra
  influenza,  il  che  vale  in  Italia,  ad  esempio,
nee  dell’Adriatico  e  del  Levante,  perchè  anche
a  caso  si  tratta  di  servizi,  che  non  sorgerebbero
amente  e  che  si  vogliono  promuovere  per  alti
politici.
se  sulla  necessità  di  sovvenzionare  linee  regolari
pi  postali  e  politici  non  c’è  dissenso  possibile,  il
scaturisce,  allorché  le  sovvenzioni  si  riferiscono
puramente  commerciali.  Quando  la  sovvenzione
:  la  conquista  di  nuovi  mercati,  accresce  il  traf-V
  o  regioni  lontane,  facilita  le  importazioni  dirette
ie  prime  e  le  esportazioni  di  prodotti  nazionali
ia  si  facevano  per  mezzo  di  linee  straniere,  allora
Bea  per  ragioni  d’interesse  generale.  I  più  imr-
  Stati  marittimi  del  continente  europeo  devono
parte  al  sistema  delle  sovvenzioni  di  aver  potuto
un  traffico  diretto  transoceanico,  togliendosi  dalla
|  ìza  dell’Inghilterra  e  facendo  diminuire  sensibilcommercio
  di  transito,  che  essa  esercitava  su
|  ala.  Così  una  volta  le  sete  dell’  estremo  Oriente
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        ﻿
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