( 22) presente, circa le dieci hore, hauendosi prima ridutti in casa diuersi soi sudditi di montagna, et qualche pochi adherenti qui della città, gente però tutta di bassa et mala conditione (*), sotto colore che li aceumulasse per metter ad ordine una galera che diceua di voler mandare in Leuante, uscitte il detto Conte alla volta de la Darsena oue sianno le galere, hsuendo prima fatto metter la detta sua galera a la bocca della delta Darsena che alcuno non potesse intrare nè uscire, et dall’altro canto mandò uno de’ soi fratelli a pigliar la porta della città qui presso la casa mia (*) con inganno, et un’ altro fratello com altre genti andaua scorrendo per la città, et chiamando il Popolo a pigliar le arme et la libertà, cridando anche qualche volta il nome di Franza, con dar fama della morte mia e di quella di Giannettino insieme; et restando la brigata tulta sbigottita, venne fatto al detto Conte di amazzar la prima guardia delle galere, et in appresso, col rumor grande che si fece, dar adito alli sforzati e schiaui di sferrarsi , eccitandogli egli medesmo alla libertade. Et come volse la mala sorte che Giannettino non potesse aver noticia alguna della presa della porta, nè d’ altro, saluo del strepito, et andando per riconoscerlo, come fù dentro la porta della città fù amazzato da quelli traditori, che la teneuano occupata; della qual morte V. M. può bene comprendere quanto mi debba dolere, non solamente per il sangue et per tenerlo per figlio, ma anchora per seruitio di quella a cui era deuolissimo et suiscerato quanto si possa dire. Et come piacque a Dio, io me saluai a cauallo distante dalla città circa xv miglia, de doui sono ritornato hoggi qui. Et non ostante le molte trame et persua- sione del detto Conte, et il tumulto grande seguito, hauendosi anche impatronito de altre principale porte della città, V. M. ha da saper che tutte le bone rella- tione che continuamente le Lo fatte della uniuersal deuotione et osseruancia verso lei di questi cittadini, sono state inferiori assai alla demostratione et effetti che addesso se sono visti, perchè li gouernatori di quella et tuti li gentilhomini et altre persone di conto, con la diligenza anchora dell’ambas- sadore Figueroa, non potriano hauer fatto più suo debito di quello che hanno fatto per conseruarla a seruitio di V. M. et per recuperatione delle cose mie; di modo che vedendo i ribaldi non reuscirli il disegno, et che se Ii cominciaua a far ostaculo dagli amici miei, si retironno circa una hora e mezza di giorno in Violato, et dipoi assai presto verso un lor castello. Et poi che di questi accidenti so che V. M. sarà auisata da altri. ho voluto aui- (*) Come altri cittadini raunasse Gian Luigi a tradimento nel suo Palazzo di Vialata, e per violenza li avesse complici nelle trame, dicono tutti gli storici. (*) Cioè la porta di san Tommaso.