( 295 5 DOCUMENTO CXXXVII. ll Gonzaga fa noto a Cesare il piano che avrebbe ideato il cardinale D’ Oria, pur daré stabile assetto alle cose di Genova. 1547, . . . dicembre (Estado, Leg. 1193, fol. 130) Il mio creato, che mandai al Cardinal D’ Oria con la lettera che V. M gli fece scriuere, et con commissione di tentar destramente |’ animo suo circa le occorrenze di Genoua, el spetialmente sopra il fatto della fortezza, referisce di hauer trouato e:so Cardinale tanto inclinato et suiscerato al seruitio di V. M. quanto si possa dire , et desiderosissimo di veder la patria sua stabi. lita nel seruigio di quella, et sotto l ombra sua. Et quanto allo stato presente della Città, dice di conoscere manifestamente che -vi multiplicano tuttauia tristi humori, et che non ha quiete se non apparente, et che questa forma di gouerno non gli pare in alcun modo durabile, et che se bene la fortezza saria il migliore et più fermo modo che si potesse trovare per assicurarsene, non di meno non gli par che si debba proporre ne tentar hora così ex abrupto cosa di tanta importanza, et che porterebbe tanta ombra et gelosia al popolo di volergli occupare la libertà; nè potria questa dimanda farsi mai tanto mo- desta nè tanto coloralamiente, che non fusse per causare una generale mala sodisfattione. Ma, per cominciar da più basso, pare al detto Cardinale che V. M. debba per lora procurare di hauere la città et fortezza di Sauona, la quale essendo vicina a Genoua xxv miglia, et su la marina, el di tanta im- portanza a quella città, che si è veduto sempre quelli che sono estati padroni di Sauona essere estati padroni anco di Genoua, et se non absoluli , almeno esserle estati tanto molesti, che si è veduto manifestamente ne’ tempi passati che Genoua non ha potuto viuere mai con quella stecca negli occhi. Questa cosa al parer suo saria più facile da ottenere, et meno scandalosa; el ottenuta questa, se si vedesse poi non bastare , si potria tentare anco l’altro rimedio della fortezza in Genoua. Et in lo vno et l’altro caso il detto Cardinale pro- mette, et mi si offerisce confidentemente, di fauorire con li dipeedenti suoi il seruicio di V. M. con tutte le forze et con tutta la auctorità sua, et che se bene il principe Doria era seruitore a V. M., non di meno si vede chiara- mente che egli procura tuttuuia più il particulare interesse, che il seruicio di