( 241 ) gouierno. S. M. se resoluiò que la forma que se hauia de tener para poner en execuution la fabrica del castillo que se dexasse para la venida del Prin. sforzare l'impotenza sua, acciò si pigli “celeremente sigortà delle cose di Genoua alla prossima venuta del Prencipe mio Signore, per non lasciar perdere una tanta occasione, e per. non tener tuttania impegnata un armata, della quale può seruirsi ogni giorno in cose maggiori che non è la guardia di Genoua. D’Alessandria, li 18 luglio 1548. VIII. Parte d’un’ Instrutione data da don Ferrante Gonzaga al capitano Gazino. Quant’alle cose di Genoua, direte a Sua Maesià che Figueroa mi scriue ultimamente , per leltere de’ 4, che hauea proposto a quelli Signori l’augu- mento della guardia al numero di 1500 fanti, e che genouesi mostrarono di voler fare maggior cosa, quando che S. M. lo comandasse loro. Non di meno si scusano che non c’era neccesità , con ragioni a mio parere puoco sode; e che l’ultima conclusione fu , che starebbero a vedere in che sparasse l’ ap- parato del Re di Francia per mare, il quale essi non stimauano rileuante, è così s’ anderebbero regolando secondo gli auîisi; ma esser mio parere che S. M. ne faccia nuoua inslanza, et io di qua procurarò mandargli talhora auisi più caldi che in effetto non gl’ hauerò, per constringerli a prouiggioni più gagliarde , acciò che veniamo ad assicurarsi ancora da quel canto, s’ è possibile. Questa seruirà per risposta della lettera di S. M. de’ 25, in quella parte delle cose di Genova. D'Asti, li 8 d’ agosto 1548. IX. Per le precedenti mandate per Corrièro a posta, Vostra Muestà intese l’arriuo del Prencipe mio Signore in Sauona, e con questa V. M. intenderà l’entrata sua in Genoua, do’ è stato accolto con grandissimi honori, e doue al presente è per la gratia di Dio sano, et allegro d’ hauer fornito il longo viaggio in tempi così turbolenti'e sospetti. Prima ch'io passi più oltre, voglio ancor io rallegrarmi con Y. M., da vero et amoreuolissimo seruitore, ché Dio le habbia dato per figlio un Pren- cipe sì degno, perch’ hauendolo prima veduto, e poi trattato hoggi longa- mente, lo ritrouo tale, che spero, come V. M. lo riuegga, che gli sarà altre- lanto caro per le sue virtù e per il suo buon procedere, quanto per essergli figlio ; perciochè, tra tutte le sue belle parti, è così estremamente ubbidiente di V. M., e così modesto, che quesio sarà la terza cagion di fare ch’ in V. M. cresca l’amore e l’affettione verso di guello; e tanto è vera immagine di V. M., ch’ io, che sono etiam creato e servitore della Casa sua Reale, ragionando e trattando con S. A.. mi son più volte figurata la M. V. Pregando Jddio che questo caro pegno e felicità li sia eterna , passo a due particolari della penna degni. Tra gl’altri honori che genouesi hanno fatto a S. A., è stato I’ hauerla’ riceuuta con baldachino, il che m’ha fatto risouenir di quello