{ 269 5 che molto ; et correndoci poco tempo, uon ci può correre tanta spesa, che, rispetto a la importanza di che si tratta, non sia poca. Ne la seconda parte poi, doue propone quello spediente de la inuestitura , apertamente si contra- dice il principe D’ Oria, per ciò che vuole che sia cosa ingiusta, et un andar contra le capitulationi che $. M. fece, il fare de la fortezza che noi propo- niamo con il consentimento dei genouesi et con quelle conditioni che essi possono saper domandare per conseruatione de la libertà loro; et vuole che sia giusta cosa, non accettando essi la inuestitura (la qual comprende il do- minio libero. de la città), far loro manifesta forza, senza hauer alcun risguardo a la libertà. Et questa è una spetie di parlare che egli sempre ha usata per lo passato , quando, stretto da le ragioni et dal debito suo, non hauiendo ri- sposta alcuna valida in contrario , ha voluto disbaratar questa pratica. Onde sì può hormai far questa conclusione al sicuro, che il principe D’ Oria euì- dentemente conosca quello che si propone esser salutare a la patria sua et al sernigio di 8. M. et de V. A., ma potere in lui, molto più che questa ragione, l’ ambitione dell’esser tenuto padre de la patria, et la persuasione e forza di coloro che lo gouernano; i quali pensando dapoi, la morte di lui, di fare i fatti loro sotto P ombra di S. M. et di V. A., si ingegnano diuertirlo dal diritto camino. Hor poi che la cosa che il principe D’Oria propone, vuole egli stesso che si abbia a far per forza, et S. M. et YV. A. sono deliberati di non metter mano a la forza, et ragioneuolmente (per non entrare in molte difficoltà, et per non recarsi calunnie addosso), pare che non accada farui fondamento sopra, come cosa non solo difficile, ma contraria a la mente di $. M. et di V. A.: ma pare che si debba, come fu la resolutione presa in Genoua, cominciare ad abbassare quelle persone che hora contrastano per disegni loro, et inalzar quelle che adheriscono al desiderio di S. M., et con lo andare di mano in mano irattando et disponendo le cose di là, di maniera che dopo la vita di esso Principe, si possa conseguire l’effetto che adesso non sì è potuto con- seguire; et questo sarà per hora il migliore rimedio. Ma perchè si ha da credere che i sopradelti contrarii, spinti da la auidità loro, faranno di molti cattiuì offici per impedire et per hora et per sempre il detto effetto, et pubbli- cheranno per la città tutto quello che si è negociato a lor modo, et dipinge- ranno l’ animo di $S. M. violento, et finalmente maligneranno la sua buona intencione , figurando grandissima soggetione in caso che si lascino condurre a consentire al far del castello, mi è occorso a l’ opposto di questo quello che qui sotto dirò liberamente a V. A., per non tacerle cosa mai che io creda che le possa portar seruigio; et è , che io vorrei che, inauzi ad ogni