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        <title>Documenti ispano-genovesi dell'Archivio di Simancas</title>
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            <idno>176352146X</idno>
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        DOCUMENTI

[SPANO -GENOVESI

DELL’ ARCHIVIO DI SIMANCAS

ORDINATI E PUBBLICATI

MASSIMILIANO ;SPINOLA

L. T. BELGRANO E FRANCESCO PODESTÀ

GENOVA
CO’ TIPI DEL R. 1. DE’ SORDO-MUTI
MDCCCLXVIII
        <pb n="5" />
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        <pb n="6" />
        I documenti che qui si pubblicano fanno parte di una pre-
ziosa Collezione di estratti, procurata con ogni più desidera-
bile diligenza dall’ Archivio di Simancas a S. A. R. il Conte
di Villafranca. Il quale, aderendo alla preghiera indirizzatagli
da questa Società , ha consentito liberalmente a che venissero
messi a disposizione della medesima. i

Tali atti sono in numero di circa dugento ; e (salvo pochis-
simi di recente usciti a stampa). inediti non solo, ma scono-
sciuti. Se ne togli alcuni , i quali lmumno tratto al principio
di quel periodo che suole da” nostri annalisti chiamarsi della
ricuperata libertà, gli altri si ragguardano precipuamente a
due fatti: la Congiura, cioè, del cont8 Gian Luigi Fieschi;
i progetti e le trqttative per l’erezione in Genova di una for-
tezza, che avrebbe resa l’Iberica Monarchia padrona assoluta
di quella Repubblica.

Non sono però, questi due fatti, congiderati in sè stessi (e
de quali, oltre ad alcuni di noi, pigliarono a trattare di fresco
più egregi scrittori), che mossero la Società a profittare delle
        <pb n="7" />
        (4)
maggiori larghezze concedutele dalla prelodata A. R.,
deliberare così la presente pubblicazione ; sibbene le infinite par-
ticolarità che si vengono come aggruppando intorno ad essi g
e riescono della massima rilevanza.

Siffatte particolarità non saranno al certo per isfuggire alla
sagacc penetrazione dei lettori; noî però non mancheremo di
presentarne loro la sintesi, in una Relazione che terrà dietro
al testo dei documenti medesimi. Di note saremo parchissimi,
limitandoci a quelle che si renderanno strettamente necessarie
per la più spedita e completa intelligenza degli atti.

Genova , Settembre 1868.
        <pb n="8" />
        DOCUMENTO TI.

Brano di lettera di Andrea D’Oria, con cui assicura l’imperatore Carlo V della
fedeltà dei genovesi.

1528 , 26 ottobre

{ Estado, Legajo num. 13562, fol 133)

Syre. Ardisco dire che veduta et inteisa che hanno tutti questi signori
de la terra la detta littera, in quella parte che tocca el particolare de la Cità,
doue si conosce la memoria che V. Majestà ne tiene (*), che così como
prima generalmente tutti erano affectionatissimi seruitori a quella, al presente
ne ha lassato la peste, li sono restati perpetui affectionalissimi seruitori et
sclaui, et dico tanto quanto li soi proprii subditi che sono nel core del suo
regno di Spagna, et sensa alcuna diferenza, tal conto si ne può fare; et non
lacerò che Dio ha facto euidentissimo miraculo a disponer tanto bene, et
unire tante contrarie voglie in uno ponto di questa terra. Però mi confido
in la sua bontà et clementia, mediante la bona 'intentione di V. Majestà, che
questa cità perseuerarà di bene in meglio et ben deuota al seruicio di
quella.

(*) Quale sia questa missiva di Cesare, che, al dire del D’ Oria, pose in
anta allegrezza i genovesi, non è punto accennato nella copia del documento
mnde ci gioviamo per la presente edizione
        <pb n="9" />
        6

DOCUMENTO II.

Altro brano di lettera, con cui il D'Oria prega Cesare perchè gli piaccia sur-
rogare con altro soggetto 1° ambasciatore Don Lopez de Soria.
1528, 30 novembre
( Estado, Leg. 1553, fol. 263)

Facio ancor intender a V. M. che essendo l’altro giorno comparso qui
apresso Don Lope di Soria comisario di quella, per venir ambasciator suo in
questa Cità, secondo vi ressideua al tempo de’ signori Adorni (1), intendendolo
Juesti signori del Gouerno, et considerando le longhe pratiche da esso Don
Lope hauute con li prefati signori Adorni, et experientia che ha de tutti li
maneggi di questo Stato, parseli non esser conueniente admetterlo per tal
ispetto, et tanto più conuenendo alla noua reffòrmatione et institutione presa
mancar de ogni umbrezza et gelosia che possa preiudicare alla presente
juiete, et cussì fino alhora per parte de li prefati signori et mia scrissi et
suplicai lo Ill.mo $. Principe (*), con ordine del qual era venuto, fosse contento,
se pur giudicaua seruicio di V. M., com’ anché a me par conuenire, la res-
sidentia de un suo ambassadore qua, destinarli qual si volesse altra persona,
pur che mancasse di queste tal praliche et suspicione che si presupongano
nel prefato Don Lope, per che sarebbe, com’ è debito, acceptato di singular
gratia chi. È parso debito farne noticia a V. M. ad ciò non resti maravigliata
li tal insistentia, suplicando ancor lei si degni, volendo tener Ambassadore
suo qua, prouederli , com’ è detto, d’altra persona, perchè oltra che si
“arà el seruicio suo, satisfarà anche mirabilmente al viuer di questa Cità,
2 li darà ad intender volerla conseruar in quella libertà, che s'è degnata
metterla. Et non occorendome altro, resto pregando n. s. Dio, che vita et stati
di V. Maiestà conseruiì et sublimi con la felicità.

(*) Cioè al tempo del dogato d’ Antoniotio Adorno. Nel vol. XXIV della Co-
ieccion de documentos ineditos para la historia de Espana, si hanno parecchi
lispacci di Don Lopez, relativi alla sua legazione di Genova, dal 31 agosto
1523 al 28 novembre 1527.

12) Forse il Principe d’ Oranges.
        <pb n="10" />
        “FA
LL 4

DOCUMENTO III.

Altro squarcio di lettera del D’Oria, il quale informa Carlo V dei maneggi del
Re di Francia.

1528, 2 dicembre

‘Estado, Leg. 1553, fol. 266)

-.... Vo altra cosa mi occorre far intender a V. M., più per debito de mia
servitù et per informasione de le pratiche de soi inimici, che per expettacione
di maggior premio nè di altra cosa de lei, per che li trattamenti che V. M.
s'è degnata farmi, et le molte gratie et mercede che già da quella ho hauuto,
sxcedano mille volte i meriti miei. Però la saperà como nouamente per via
indiretta, et per parte del Re de Franza et de Sant Pol, mi sono state facte
grande offerte, pur ch'io volessi solamente operare, giudicandomi potissimo
mezzo che questa Cità se non voleua intrare con esso in liga, como la per-
suadeua, restasse almanco neutrale, nè deppendesse più ala deuotione de Y. M.
como a quella del prefato Re de Franza; lo qual in tal caso prometteua
remetterli ogni ingiuria di quello che pretendeua esser offenso, et lasciarlo in
Juello termino che si troua; al che ho facto quela resposta che mi pareua
conuenir al seruicio di V. M. et a l’honor mio, la qual può esser certa
he fin ch’ io viua, et se sarà possibile anche doppo la morte, non mancarò
mai d’esserli quel fidelissimo seruitore che li son tenuto.
        <pb n="11" />
        (83)

DOCUMENTO IV.

D. Gomez Suarez de Figueroa, ambasciatore presso la Repubblica di Genova,
annunzia al Segretario {Imperiale D. Francesco di CGovos la partenza del
Oria, e gli fa noti alcuni particolari riguardanti il medesimo.

1529, 8 giugno

( Estado, Leg. 1362, fol. 8)

El capitan Andrea Doria va alla (*), i aunque sea presungion por cumplir con
lo que deuo al seruicio de Su Magestad, quiero acordar lo que aqui dire, que
todo el fauor y merced que Su Magestad le hisiere en publico sera bìen
hecho i cabe, segun la voluntad el muestra de yr derechamente en el ser-
uigio de Su Magestad, y porque todas las cosas de aqui dependen de el con la
abtoridad que tiene de Su Magestad, y con el credito que tiene ganado con ellos (*),
de auerlos puesto en libertad. Las cosas secretas guardallas mayormente mo-
strear necessidades propias o de los reynos, ni la cabsa desto, no porque creo que
no se podia fuir sino por lo que pueden hazer los tiempos, i porque este es
ano de los ombres que oy mas inteligencias tiene con el Papa i con todos
los sefiores de Italia, i aunque no sea con intengion de dafiar los que saben
mas que otros y tienen mas parte lo scriben. S. M. tome mi intencion y no
lo que digo (*).

(!) Dove? La lettera non lo dice; ma noi sappiamo che il D’ Oria si recò
da Genova a Barcellona, e quivi, sopra una poderosa squadra, di cui aveva
il comando, levò Cesare (28 luglio) per condurlo in Italia.

(2) Cioè coi genovesi.

(5) Questo periodo, comecchè stranamente arruffato nella sintassi, non è
punto oscuro nel senso. Di presente (vi si dice in sostanza) il D’ Oria è troppo
potente perchè non sia necessario alla causa di Spagna. Si blandisca dunque
in aperto, ma non si ponga tanto facilmente a parte de’ segreti disegni ; così
Cesare, muiando le circostanze, potrebbe senza molli ostacofi sbarazzarsene.
        <pb n="12" />
        (a)

DOCUMENTO V

Andrea D’Oria prega l’ Imperatore acciò voglia comprendere la Repubblica di
Genova nella pace col Re di Francia.

1529 30 novembre

(Estado, Leg. 1362, fol. 154)

Sacratissima Cesarea Catolica Majestà

Essendo questa Republica nouamente auisata dal’ homo suo residente in
Franza (*), como francesi non intendeno in alcun modo che questa cità resti
compresa in li capitoli della pace fatta con Vostra Majestà, anzi apertamente (2)
la tengono per inimica, como cosa de la quale dicano esser stati molto offesi,
mi è parso, oltra quello che già ne ho parlato et scritto a Vostra Majestà, tor-
narla a suppicar, che si como detta Republica è stata et è deuotissima et fidelis-
sima al suo seruilio, e per questo rispetto l’ haano exosa, così Vostra Majestà
si degni in questo caso (scriuendone ai soi ambasciatori o altri che gli pa-
rerà in Franza) talmente fauorirla, che le persone e i beni di essa non riman-
ghino in preda di francesi, ma che siano espressamente nominati et inclusi in
detta pace, como di -adherenti et deuoti di quella, secondo hanno fede et
speranza in Vostra Majestà, et secondo da lo Ambasciatore di detta Republica
‘uella ne sarà anche più largamente informata (*):; de che tutta la Cità ne sarà

(*) Qui trattasi di un qualche agente scgreto.

(*) La pace di Cambrai, sottoscritta il 5 agosto 1529 (V. Dumont, Corps
Diplom., vol. IV, p. IL, p. 7).

(5) L’ ambasciatore era il conte Sinibaldo Fieschi, al quale pure si accenna
nel Documento VI. Per ben due volte ei fu nel 4529 spedito a Cesare dalla
Repubblica; cioè con istruzioni del 3 marzo e 12 dicembre. Colle prime veniva
specialmente incaricato di ottenere da Carlo V «che in ogni e qualunque pra-
tica d’ accordo, pace o tregua che si concluda, si facci menzione espressa della
        <pb n="13" />
        (10 )
perpetuamente obligata a Vostra Majestà. Et io insieme con essa ne receuerò
gratia singulare, pregando Nostro Signor Dio che la vita et Stati di quella
3onserui et sublimi como desidera.
Da Genoa, alli xxx di novembre m. D. XxIX.
De Vostra Sacratissima Cesarea Catholica Majestà

humillissimo seruitor qual sue man basa
Andrea Doria.

DOCUMENTO VI.

La Repubblica di Genova prega Cesare di volerla esaudire nelle suc domande
contro le pretese di Francesco ll Sforza Duca di Milano.
1529 26 dicembre
"Estado, Leg. 1362, fol. 168)

Sacra Cesarea e Catholica Majestà.
Il signor Conte dal Fiesco ambassator di questa Republica apresso Vostra
Cesarea Majestà, ce scriue che in le domande fatte per lui in nome nostro a
letta Vostra Cesarea Maijestà, tocante il stabilimento de li loci de le confine no-

rermezza della nostra libertà ». Colle seconde poi gli era commesso: 1.° di fare
in modo che la Repubblica restasse compresa nella lega che si. stava trattando
Ira Cesare, il Papa, Francesco 1l Sforza Duca di Milano ed altri principi, e che
sì concluse difatti il 23 dicembre dello stesso anno 1529 (V. Dumont, vol. IV,
par. II, p. 53); 2.0 di procurare alla Repubblica medesima un diploma d’ in-
vestitura de’ luoghi di Novi, Gavi, Ovada Fiaccone, sui quali lo Sforza vantava le
pretese ricordate appunto nel Docum. VI; 3.0 di ottenere che il Duca smettesse
dallo assumere ne’ proprii atti la intitolazione di Dominus Januae, ma anzi
2splicitamente rinunciasse ad ogni velleità di signoria sullo Stato di Genova,
‘ acciò che per simili vani titoli col tempo non si venisse in scandalo »;
{.° infine, che i mercanti genovesi potessero liberamente trafficare in tutto
il Ducato di Milano { V. Franzoni, Informazioni agli ambasciatori Ccc. ; Ms.
lell’ Archivio Governativo di Genova, fol. 1685 e 1724).
        <pb n="14" />
        {

1)
stre de Gaui e Vumda, poco si era ottenuto sin a quel’ hora, e cossì che il Duca
Sfortia in questa noua infeudatione che piacerà a detta Vostra Majestà fàr
del Ducato de Milano, mancassi de intitularsi Signore di Genoa; la qual cosa
potessi su l’auenir produr alteratione tra esso Duca e questa sua Cità, e per-
turbar la quiete de quella, se persuadeuamo che Vostra Majestà ce n’hauesi
da far gratia. La qual mancando, siamo pur restati alquanto marauigliati. Non-
dimanceo, quando consideriamo la seruitù e deuotion nostra e de tutio il paese
verso detta Vostra Cesarea Majestà, sotto l’umbra de la quale pensemo regersi
e mantenersi , insieme cum la prudentia e bontà di detta Vostra Majestà, si
confortiamo e prometiamo ogni honesta gratia, e tanto più quanto che le doman-
date di sopra, al debile iudicio nostro, non solamente sono giuste, ma riguar-
dano la conserualione, quiete e stabilimento di questa Republica; il che non può
esser se non congiunto col seruitio di detta Vostra Cesarea Majestà, la quale
eum quanto più affetto possiamo supplichiamo in questi tratlati disporre tal-
mente le cose, che siamo de queste honeste domande compiaciuti. Pregasi
Dio che a quella doni prospera e longa vita.
Genue , xxvi1 Decembris M D Xxviil1.
Di Vostra Cesarea Majesià

seruilori obsequentissimi
Duce e Gouernatori de la Republica di Genoa.
Ambrosius.

DOCUMENTO VII.

" x a + : i i v i a
Don Ferrante Gonzaga chiede istruzioni a Cesare , pel caso in cui venisse
a morire Andrea Doria.
1547 2 gennaio
(Estado, Leg. 1194, fol. 4)

Sono molti giorni che io inviai a Vostra Majestà uno auuiso di Francia, in
proposito di un fratello del Conte di Fiesco che era estato in la corte del Re,
et si credena per alcun manegio de le cose di Genoua; il qual auiso inuiai
anchora a lo ambassadore Figuerroa, per che lo conferisse con il principe
        <pb n="15" />
        ( 12 )
Doria, et vedesse insieme con lui che prouissione paresse da farsi sopra questi
sospecti che si tengono de le cose di quella città. Il quale mi rispuose ha-
aerlo fatto, et da lui non hauer potuto cauare altro se non che in vita sua
don si haueua da temere de le cose di Genoua. Di che restai poco sodisfatto,
non sendo quello che io andaua cercando, cioè di prouedere a detti sospetti
per lo tempo che il principe viue, per essere io ancora de la medesima opi-
nione che durante la vita di lui quella città non è per fare mouimento, ma
per che il dubio mio è dipoi la sua morte, per all hora intendeno io che si
hauesse a prouedere et a dar forma di hora a lo stabilimento et quiete
di essa città, si che per la morte di lui non hauesse a far mutatione. Ma
poi che per questa via non ho potuto satisfurmi, et parendo a me che
non sia bene che di una cosa di tanta importanza, come è detta città a le
cose di Vostra Maestà, tanto a quelle di Spagna quanto di Italia, si debia estar
“onfidati sopra la vita di un homo di ottanta anni senza prouedere a quello
she debia esser di poi la morte, la quale si puote aspectare ogni giorno, ho
voluto auuertire Vostra Majestà et supplicarla che per interesse del seruicio
suo voglia esser seruita hauere sopra di ciò quella consideratione che con-
aliene, et risoluersi et determinarsi da hora di quello che conaenga fare in
letto caso de la morte del principe, acciò che da hora possa incominciarsi ad
incaminare le cose a quel segno ‘che sarà proposto et stabilito da lei, perchè
‘asciandosi la cosa di questa maniera a beneplacito di natura, et stante la di-
«ersità de li humori et passioni che sono in quella città, non se ne po aspe-
stare se non qualche notabile disordine et diseruimento di Vostra Majestà, il
rimedio del quale non sarà forse poi in mano sua, o se serà, serà per ven-
tura molto dificile et con molto disconcio el incommodo suo. Ei sopra di
questo mi he parso dire a Vostra Majestà che, come è palese, quella città a
nostri giorni è stata solita hauere tre forme di gouerno: la una a republica,
nel modo che si governa oggi; l’altra, come dicono essi, a cappellaccio, cioè
a regimento di uno de’ primati; la terza forma è stata per mano di francesi,
quando il Re di Francia ne era signore. Et perchè a me pare che non vi
sieno altre forme che queste, Vostra Majestà può pensare quale di queste tre
più le piaccia, et in quella risoluersi; et essendo seruita di così fare, farne
2uisato et lo ambassatore Figueroa et me, con darne quello ordine che a lei
parerà, per potersi cominciare a fare le pratiche necessarie et incaminare la
cosa a suo fine. Et quando ancora a Vostra Majestà non paresse di douere
per se stessa fare questa risolutione, per quei respetti che io non so indo-
uinare, seria forse bene di comunicare la cosa con il medesimo principe, et
iarli instancia di voler dive in ciò il parer suo, et dichiarare di che maniera
        <pb n="16" />
        (13)
a lui paresse che dopo la morte sua quella città si hauesse a gouernare, per
mantenerla quieta et a diuotione de Vostra Majestà, concludendo che a la-
sciare la cosa di questa maniera a beneficio di natura, non è seruicio di
Vostra Majestà ; per ciò che soprauenendo la morte sua senza noi essere auui-
sati da Vosira Majestà, et senza auer ordine alcuno di lei, ce trouaremo con-
fusi, nè sapremo che partito hauere a pigliare. Ho voluto hauer fatto questa
diligentia a descarico mio di darle tale aduertimentoi, per ogni cosa che potesse
succedere in detrimento del seruizio di quella.

DOCUMENTO VIII,
Primo avviso del Figueroa a Carlo V sulla Congiura di Gian Luigi Fieschi.
1547, 3 gennaio, ore 2
(Estado, Leg. 1379, fol. 223)

(Extra) Cesarea Magestad del Emperador Soberano Sefior.

(Intus) No offrenciendose correo, no hé escrito &amp; V. M. de la indispusicion
del pringipe Andrea Doria, que el viernes passado le sobrevino en una mano
una ynchason y con gran dolor; al qual fui a ver, y tanbien el savado paresce
que hauia mejorado, y ayer, domingo, hizo lo mismo y lo deue sin fiebre,
todavia tenia algun dolor; y esta noche a las vi horas se levanto en la tierra
un alboroto, gridando libertad, pueblo, pueblo, y el Conde de KFijesco dizen que
ba tomado la puerta de santo Esteffino, que es el camino para sus tierras, yn-
sezioreadose d’ella, y vna galera de las suyas se ha puesto a la boca de la
Darsena, adonde estan las dal Principe, y ha comenzado a tirar a las del dicho
Principe. y dezia libertad, libertad 3; y assi dizen que se han desarmado las
dichas galeras del Principe, y dizen ser muerto, y tambien Juanetin Doria, que
vino è remediar lo de las galeras. Esto es en los terminos que estan las cosas
asta esta hora, dos horas antes del dia; como sea el dia se entendera mas
particularmente. El palagio con los del govierno, ecetto el Duque que se dea
‘ar ante asta que se elesa otro, esta fuerte; yo he dado aviso à Don Fernando (1),
para que haga encaminar alguna infanteria hazia esta ciudad, y tambien a

(') Il Gonzaga.
        <pb n="17" />
        (14 )
todos estos lugares destos feudatarios Espindoles de V. M., para que hagan
venir sus gentes. Se procurara de remediar las cosas lo mejor que se pudiere
para el seruicio de V. M., y de hora en hora dare aviso de lo demas que
se offreciere. Nostro Sefior ensalce el soberano Estado de V. M. con acre-
centamiento de muchos reynos y sefiorias.

De Genova, a los 3 de Henero 1547.
De YV. 8. GC. C. M.
muy vmilde vasallo que los Imperiales pies y manos de V. M. besa
Gomez Suarez de Figueroa.

DOCUMENTO IX.

Jiteriori ragguagli del Figueroa sullo stesso argomento.
1547, 3 gennaio, ore 22°
"Estado, Leg. 1379, fol. 222)

(Extra) C. C. Magestad del Emperador Soberano Sefior.

(Inius) Esta mafiana, dos horas antes del dia, escrivi A V. M. el caso subcedido
en esta ciudad tam ala improvista, y como el Conde de Fiesco con sus her-
manos hauian tomado dos puertas de la Ciudad, y desarmado las galeras
del Principe, el qual se tenia por muerto, y tambien el capitan Juan Doria,
y leuantado parte del pueblo, y visto las cosas en tan maàlos terminos, te-
miendo de lo que podria subceder en deservicio de V. M., zunte todos los
amigos y seruidores de V. M., y fuy a palacio zuntamente con estos dal go-
aierno, y di orden en las cosas que me paresgian mas necessarias para el
servicio de V. M. y conseruagion desta Ciudad, con hablar de parte de
7. M. con Jsronimo hermano del Conde de Fiesco, requiriendole y exor-
iaudole a dexar las armas, como feudatario y pensionario de Y. M.; de
manera que con esto y otras prouisiones que se hizieron, las cosas se han
reduzido en buenos terminos; mas de lo que podia pensar y no sin mucho
irabajo y peligro ha plazido è nuestro Sefior que las cosas se han pagificado,
y los hermanos del Conde se han ydo de la Ciudad, y hecho bolver toda
la gente que tenian. assi forasteros como naturales, que era oran numero.
        <pb n="18" />
        (15 )
y restituido las dos puertas que hauian tomado, de manera que agora, que
son las xxII horas del dias, las cosas estan en muy buenos terminos, y sin
alboroto de armas. EI dafio que desto se ha seguido ez la congoja que terna
e] principe Andrea Doria, el qual se saluo en un lugar xv millas de aqui (*), tan
mal como estaua con la muerte de Juanetin Doria, que fue yendo para
remediar lo de las galeras, y tambien verse desarmado todas sus galeras
ansi de forzados como de esclauos, la una de las quales se le fue con
300 turcos; y las dos galeras que aqui estauan de V. M., de las que estan
a cargo de Don Bernaldino de Mendoca, con otras dos de las del dicho Principe,
que se han armado lo mejor que se ha podido, miger Addam () y yo las
hauemos embiado en siguimiento della. Dios le de buena mano drecha. Se
tiene por cierto que el Conde de Fiesco sea muetrto, segun dizen, yendo con un
barquillo para sultar en su galera armado; dizen que cayo en la mar y se haogo,
no se le pudiendo dar socorso. Asta agora no se ha entendido otra cosa del ; yo
lo tengo por cierto, en especial, que su intencion era 'de hazer lo que ha hecho
y ensefiorirse del palagio. Las cosas quedan en estos terminos asta agora;
lodavia he buelto a escriuir a don Fernando de Gonzaga, que haga enca-
minar hazia esta Ciudad alguna infanteria espafiola, de la que estubiere mas
cerca por muchos respectos, y para mas reputagion' alas cosas de seruicio
de V. M., pues ha plazido a nuestro Sefior con su ayuda y fauor que naya
encaminado Jas cosas en tambuenos terminos. De lo que mas subcediere ala
jornàda auisare a V. M. Nuestro Sefior ensalge el soberano estado de Y. M.,
con acrecentamiento de muchos reynos y sefiorias.
De Genova, a los 3 de Henero 1347.
De V. S. C. C. M.

muy vmilde vasallo que los Imperiales pies y manos besa
Gomez Suarez de Figueroa.

(*) Il castello di Masone
(2) Adamo Centurione.
        <pb n="19" />
        {
i

16

}

DOCUMENTO X.

Lettera dì Don Ferrante Gonzaga a Cesare, sui moti di Genova.
1547, 3 gennaio
(Estado, Leg. 1134, fol. 102)

Sacra Cesarea et Catholica Maestà.

În questo punto ho receuuta l’ alligata dall’ Ambassadore di V. M.., nella
quale deue scriuer a lei quello che per un altra scriue a me, cioè l’inno-
uatione falta là per il Conte de Fiesco heri a sei hore di notte. Et acciò
V. M. sia ragguagliata di quello più che riferisce il Signor di Dulzago (*),
quale andando a Genoua incontro là vicino questa nuoua, egli dice che detto
Conte ha data libertà &amp; tutte le ciurme delle galere: del detto Principe,
et che Giannettino Doria, volendo andare A socorrer in quel tumulto, fu an-
mazzato di tre arcabusate, et che persone che lo viddero morto I’ hanno rife-
rito à lui. Del Principe la commune voce è che sia morto; alcuni vogliono
dire che per la porta di San Pietro d' Arena si sia saluato sopra una fregata
alla volta di Ponente. Di tutto questo ho dato auiso &amp; ciascuno de’ Ministri
di V. M., et auuertito in Sicilia che si ritenghino tutti i nauili che si cari-
cassero per Genoua sin ad altro ordine, et ho pregato il Duca di Fiorenza
che per seruitio di V. M. facci il medesimo in tutte le parti di Toscana, et
che voglia spingersi fino à confini de’ Genouesi, et dar tutto quel calore alle
cose di V. M. che gli sarà possibile. Et domattina penso dar ordine che si
possino far infino A tre o quattro milia fanti, persuadendomi che questo moto
non sia fatto senza saputa et yntelligenza del Re di Francia, et che francesi
non debbino mancare per ogni via che potranno di aiutar questo tumulto,
come quei che sanno quanto danno ne può resultar a Y. M.

Penso anchora domani o l’altro andarmene in Alessandria , per esser più
vicino ei alle cose di Genova, et a quelle d’ Aste et del resto del Piemonte:

(*) Imperiale D’ Oria, figlio di Bartolomeo e di Peretta qm. Stefano D’ Oria,
signore di Dolceacqua. Morì all’assedio di San Fiorenzo, nel 1553.
        <pb n="20" />
        ( 17}
et dal canto mio usarò tutte le diligentie possibile.. EL V. M. ne sarà auuisata
continuamenti; con la quale mi doglio di questo subito caso, si perchè egli
può inquietar le cose de qua, si perchè sono in dubbio se nuocerà poco alla
vittoria così honorata che V. M. si trova nelle mani.

Di Milano, alli 11 di genaro 1517, à sei hore di notte.

DOCUMENTO XI.

Relazione inviata dalla Repubblica di Genova a S. M.
1547 , 4 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 72)

Sacra Cesarea e Catholica Majestà.

Acciochè Vostra Sacra Cesarea Catholica Maestà possa quietar per la pura verità
de gl’accidenti et importantissime nouità seguite in questa Città la notte ve-
nendo il terzo giorno di questo instante mese, gli diremo qualmente riposandosi
ogniuno sotto questo felicissimo gouerno, il Conte dal Fiesco e suoi fratelli se-
cretamente introdussero in la città alquanti soldati e subditi, e così alle noue ore
dell’ istessa notte partendosi dal suo Palazzo, caminò con la gente verso il Dar-
sinale doue siuernano (*) le galere del Principe Doria, e così hauendo prima lin
l’oscurità e confusion della notte occupate doe porte della Città, sforzati et am-
mazzalti li custodi del Darsinale, tanto si adoprorno che metterono l’ istesse ga-
lere in libertà, e così le disarmò, morto il capitan Gioannetino chi veneua a soc-
correrle; e tanto fu repentino il caso che prima s’ intesero gl’ accidenti tristi
che la noticia.. È non ostanie che l’hora causassi confusione, non per questo
Mancassimo di congregarei e rauedersi per riparar alla più importante causa,
cioè alla conseruation del stato, e così stetemo insin al giorno prouedendo a
iutto quel che fora necessario col maggior ardor de tutti e desiderio di Cconser-
aarsi, del’ mondo. Venuto il giorno, visto li contrari e coloro chi haucano tu-
multuato, che alcuno della città non si era mosso ia fauore, lor presero
per espediente uscir della città; e dicesi per cosa certa che I istesso Conte
resti alfogato in mare, passando armato da galera a galera. ll Principe

(*) Vocabolo marinaresco, che vale svernare, restare in disarmo lungo
Pl inverno.
        <pb n="21" />
        (18 ,
Doria, gratia Dio, è viuo; et al ritorno delle galere et a ridurle nel primitiuo
stato Ss’ adopriamo et adopreremo con tulte le forze, talmente che sì può spe-
rare di buon frutto e presto, essendosi ricuperato più delli doi terzi della
chiurma. La città resta in quel pacifico di prima; li cittadini tutti et habi-
lanti dispostissimi a conseruarla in la sua libertà et alla continua dego-
iione di $. M., come hanno fatto insin al dì d’hoggi e faremo in l’ auenire.
Tuttavia si vano facendo le prouisioni per ben assicurarsi et a ingagliardirsi di
forze, per poter resistere a tutti li nuoui accidenti che soprauenir potessero
impensati, e che si puotrian temere, non sapendo piu oltra, anchor che, gratia
Dio, sì veda vn ardor in tutti, chi ingagliardirebbe vn mondo, di conseruarsi
in questo pacifico alla deuotion di V. M., come più apieno raguagliarà detta
V. M. il suo Ambasciatore, quale è stato presente al tutto. Questo è il stato di
questa Republica per l’istessa verità narrato. Quel che succederà in l’ avenire
serà dal detto suo Ambasciatore e da noi raguagliata. Nostro Signor Dio con-
serui la persona di V. C. M. et augumenti li felici successi di quella con-
formi al suo santo disio (*).
Da Genoua, alli 1111 dî genaro del m. D. XLVII.
Di V. SS. C.C. M.
humili et devotissimi servitori
Duce e Governatori della Repubblica di Genova.
Ambrosius.

DOCUMENTO XII.

\ltra dì Adamo Centurione a Carlo V
1547, 4 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 171)

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà.
Ritrouandosi il Principe a letto con un poco d’ indispositione per una do-
glia venutali in un braccio, occorse dominica prossima la notte, che il Conte

(*) Questa lettera, con qualche variante di poco momento e colla data del 3
gennaio, fu già pubblicata dal Bernabò-Brea (Sulla Congiura del conte Gio.
Luigi Fieschi, Documenti inediti raccolti ecc. ; Genova, 1863; p. 12). Dove può
anche leggesi (3 gennaio) una somigliante relazione della Signoria stessa al Gon-
raga (p. 14), colla relativa risposta del giorno è, speditale da Voghera (p. 17}
        <pb n="22" />
        (19 )
di Fiesco con soi fratelli, del quale tanto manco si persuadeua una tal sce-
leraggine , quanto sempre è stato reputato da proprio figlio dal prefato prin-
cipe, hauendo prima li giorni passati fatta venire da Civitauecchia una sua
galera, la quale daua fama di voler mandar in corso, sotto colore di armarla
bene di gente da combattere, era andato introducendo in questa città da tre-
cento huomini suoi sudditi , et cusì con quelli et con non so che altri di-
sgratiati ch’ era andato sollevando, occupate prima le porte della città, anda-
rono a la volta della Darsena, doue siauano le galere ridutte in siuerno, et le
sacchegiarono et disarmareno tuite, con l’hauer sferrato tulti li forzati et
schiaui che vi stauano sopra; il cui rumor sentendo il Capitano Giannetino ,
che si trouaua col Principe, imaginandosi ogn” altra cosa che una tal scele-
raggine, andò alla porta per intrare, doua fu morto et assassinato. Depoi
andando detti Fieschi scorrendo tutta la città, chiamando il popolo alle arme,
niuno si mosse; anzi, come fu hier mattina il giorno, si usò tutta la dili-
genza che si conueniua alla conseruatione della città in tornar a recuperar
le porte occupate da loro ; et così morto il detto Conte, autore di così nefanda
congiura, il quale si stima che annegasse alle galere, gli altri incalciati da
quelli della terra, andarono via, di maniera che la città resta quieta et alla
solita deuolione di Y. M.; et così ne può ben star con l’animo molto
quieto. Il Principe, sentendo il tumulto, s’ imbarcò con una fregata, et andò
ad un loco qui vicino, doue hoggi mando una lettica a leuarlo. Io attendo
a fare quanto si conuiene alla deuota seruitù mia verso il seruitio di V. M.,
et à fare armar le galere con li schiaui e forzati, che si vanno trouando
per la città et per i lochi conuecini, e con l’aiuto di N. S. Dio s’ andranno
recuperando. Et così facendo fine, prego Sua Diuina Maestà conserui el pro-
speri la M. V. come desidera.
Da Genoua, li 1111 di Gennaro 1547.
Di Vostra Sacratissima Cesarea Catholica Maestà

lumillisimo seruitor il quale sue mani e piedi bascia
Adam Centurione
        <pb n="23" />
        6
i

23

DOCUMENTO XIII.
Notizie del Figueroa al Gonzaga sul ritorno e la salute del D’ Oria e sulle
condizioni di Genova.
1547, 4 gennaio
( Estado, Leg. 1379, fol. 221)

(Extra) Al Yilmo y Exmo Sefior, el Senior Don Fernando de Gonzaga, ecc.

(Intus) Yo tenia escrito la que va con esta, y este correo se ha detenido espe-
rando la venida del Principe, el cual vino hoy alas xx1r horas, bien fatigado
de su brago, con la alteracion del camino y la congoja del caso subcedido,
que en verdad me ha hecho lastima de velle, todauia le he consolado y dado
buena esperanza que $. M. terna memoria del, y de los hiios del capitan
Juanetin Doria.

Por la antecedente di aviso a V. E. en los terminos gue estavan las
cosas desta Ciudad; la cual, con ayuda de Dios, va perseverando y tornando
en el pristino estado que solia, y con la tornada del Principe se asosegara
todo, y se dara remedio a todo lo que mas es menester; y las galeras se
van tornando A armar, y espero en Dios que, demas del daîio seguido de las
muertes de Juan Doria, y del Conde y de otras personas particulares, no habia
mas dafio. Verdad es que es menester que $. M. de remedio a castigar
tam grande sacatamiento, y dar orden como se tengan aqui alguna fuergas
para refrenar la ynsolencia de algunos mal inclinados, por que si no lo hace
se’ podria seguir otro mayor ynconveniente del passado, y no sera en mi
mano podello estornar ni remediar.

El Coronel miger Agostin (*) ha llegado aqui, y segun me dixo hezo bolver
sus hermanos con la gente que trahia por los abisos que le dimos de los
ferminos en que estavan las cosas que ha sido cosa bien acertada

Despues de escrito lo de arriba, he recebido la carta de V. E. en
respuesta de la mia de la misma datta, y por ella quedo avisado del de-
splacer que Y. E. ha tomado del caso subcedido en esta ciudad, ansi por
qui toca al servicio de $ M., como por la quietud y pacifico desta ciudad,
la qual por justa causa se deve sentir por todos respectos; y por otra se
pueden alegrarse del buon subcesso, y que las cosas hayan determinado en

(1) Agostino Spinola , del quale si parla moltissimo in appresso.
        <pb n="24" />
        ( 21

'
bien que hasido, cosa que yo no esperava; por lo qual sean dadas ynfinitas
oracias a Nuestro Seiior; y por esta causa me paresce que Y. E. no deve
pasar mas adelante con la gente, ni hacer otros aparatos,  pues las cosas
stan quietas, y se aittiende a dar orden para que se pueda bivir con quietud
y pacificamento , y mas con la tornada del Principe y venida del coronel
Agostin Espinola que daran mucho favor a los que son bien inelinados.

Si otra cosa sera menester, yo dare aviso à V. E. de passo en passo; cuya
YILma y Ex.ma persona nuestro Sefior conserve y prospere, con acrecientamento
le mavyor estado.
De Genova, a los 1111 de Enero MDXxLVII.
servidor que las yll.mas manos besa
Gomez Suarez de Figueroa.

DOCUMENTO XIV.

Relazione di Andrea D’ Oria a Cesare
1547, 4 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 109)

Sacratissima Cesarea Catholica Majesià.

lo sono certo che V. M., la quale sa parte di quello che già ho operato
a beneficio del Conte di Fiesco, piglierà admiratione ch’ egli habbi potuto
contra di me pensare, non che operare, cosa alcuna trista ; ma molto più
le dourà parer strano, che sendo lui vasallo et pensionario di V. M., habbi
presumito tentar di solleuar questa città et piglior le galere che tengo al
seruitio di quella, con il maggior tradimento che sia mai stato usato da
alcun’ altra persona’ scelerata; però che uedendomi il detto Conte da quattro
giorni in qua star in letto, per una discesa venutami in un brazzo, et che
Giannettino per la indispositione mia mi dimoraua assai intorno, gli parse occa-
sione, per aueniura più facile, di poter eseguir il suo maluagio pensiero, dissi-
mulato, per quanto si comprende, già molto tempo innanti ; perchè ogni uolta
più in apparentia si dimostraua amoreuole verso di me et delle cose mie,
venendome in casa ogni giorno, et conuersando et mangiando con Gianuetiino,
some se fussero stati fratelli; sì che Dominica la nolte, che furono li dui del
        <pb n="25" />
        ( 22)
presente, circa le dieci hore, hauendosi prima ridutti in casa diuersi soi sudditi
di montagna, et qualche pochi adherenti qui della città, gente però tutta di
bassa et mala conditione (*), sotto colore che li aceumulasse per metter ad ordine
una galera che diceua di voler mandare in Leuante, uscitte il detto Conte
alla volta de la Darsena oue sianno le galere, hsuendo prima fatto metter la
detta sua galera a la bocca della delta Darsena che alcuno non potesse intrare
nè uscire, et dall’altro canto mandò uno de’ soi fratelli a pigliar la porta
della città qui presso la casa mia (*) con inganno, et un’ altro fratello com altre
genti andaua scorrendo per la città, et chiamando il Popolo a pigliar le arme
et la libertà, cridando anche qualche volta il nome di Franza, con dar fama
della morte mia e di quella di Giannettino insieme; et restando la brigata tulta
sbigottita, venne fatto al detto Conte di amazzar la prima guardia delle galere,
et in appresso, col rumor grande che si fece, dar adito alli sforzati e schiaui
di sferrarsi , eccitandogli egli medesmo alla libertade. Et come volse la mala
sorte che Giannettino non potesse aver noticia alguna della presa della porta,
nè d’ altro, saluo del strepito, et andando per riconoscerlo, come fù dentro
la porta della città fù amazzato da quelli traditori, che la teneuano occupata;
della qual morte V. M. può bene comprendere quanto mi debba dolere, non
solamente per il sangue et per tenerlo per figlio, ma anchora per seruitio
di quella a cui era deuolissimo et suiscerato quanto si possa dire. Et come
piacque a Dio, io me saluai a cauallo distante dalla città circa xv miglia,
de doui sono ritornato hoggi qui. Et non ostante le molte trame et persua-
sione del detto Conte, et il tumulto grande seguito, hauendosi anche impatronito
de altre principale porte della città, V. M. ha da saper che tutte le bone rella-
tione che continuamente le Lo fatte della uniuersal deuotione et osseruancia
verso lei di questi cittadini, sono state inferiori assai alla demostratione et
effetti che addesso se sono visti, perchè li gouernatori di quella et tuti li
gentilhomini et altre persone di conto, con la diligenza anchora dell’ambas-
sadore Figueroa, non potriano hauer fatto più suo debito di quello che hanno
fatto per conseruarla a seruitio di V. M. et per recuperatione delle cose
mie; di modo che vedendo i ribaldi non reuscirli il disegno, et che se Ii
cominciaua a far ostaculo dagli amici miei, si retironno circa una hora e
mezza di giorno in Violato, et dipoi assai presto verso un lor castello. Et poi
che di questi accidenti so che V. M. sarà auisata da altri. ho voluto aui-

(*) Come altri cittadini raunasse Gian Luigi a tradimento nel suo Palazzo di
Vialata, e per violenza li avesse complici nelle trame, dicono tutti gli storici.
(*) Cioè la porta di san Tommaso.
        <pb n="26" />
        ( 25 )
sarnela anch’ io particolarmente, acciò stia più con l’ animo riposato delle: cose
di questa Città, essendo già quietato tutto; et tanto più non hauendo voluto
[ddio lasciar impunito il detto Conte, il quale si afferma che, volendo montar
in la galera capitania, li fasse data una archibusata et che cadesse in mare,
doui restasse affogato (*); suplicando V. M. si degni mostrar per sue lettere alli
delti Gouernatori quanto si sente seruita della fede ei constantia loro verso
quella. Et in appresso, benchè sia più che certo che Y. M. debba far di
Juelle prouisioni et demostrationi contra il detto Conte et fratelli che ricerca
an tanto tradimento et assassinamento, il quale si è poi saputo che haueua
ordinato di fare in la persona di Giannettino, in volerlo menare a punto
questa notte a cena con lui, et dipoi condurlo in una camera et amazzarlo
per più sua sicurezza, et successiuamente venir ad amazzar me et a far il
resto che ha fatto, se non che ha dubitato non si scoprisse il trattato (*); la
supplico con quanta maggior instancia posso, che, conforme alla giusticia sua
8 per esemplo di tanta sceleraggine, si degni mostrar quanto ella ne sia stata
ffesa, che al resto del danno et reparatione delle galere resterà remediato
come conuiene al seruitio di V. M., verso la quale spero che Iddio mi farà
nchor gratia di prolongar la vita et la mia seruitù ; che così prego la Diuina
5. M. prosperi et feliciti ogni sua impresa.
Da Genoua, li 111 di Gennaro 1547.

Post data. Non mancherò di dir a V. M. che hauendo il detto Conte, ouero
l’ altro fratello che viene a succeder a lui (*), alcuni castelli nel Stato di Milano,
V. M. potria comandar a Don Ferrando Gonzaga che ne facesse pigliar il
possesso come di suo ribelle; li altri castelli li tengano sul Piacentino e Par-
mnegiano, che per auentura facendone scriuere V. M. al Duca di Piasenza
sarebbe facile che se li pigliasse per lui.
Di Vostra Sacratissima Cesarea Catholica Maestà
humillisimo seruitor et vasallo il quale sue mani bascia
Andrea Doria.

(*) Che il Fieschi cadesse in mare, colpito di moschetto, corse voce allora;
ma senza fondamento.

(*) Questi progetti di sangue pare che debbano attribuirsi piuttosto che al
Conte direttamente, a Giambattista Verrina suo consigliere . ed anima della
2ospirazione.

(*} Il conte Girolamo.
        <pb n="27" />
        i

24

DOCUMENTO XV.

Altra dello stesso al Gonzaga.

1547, 4 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 134)

Herì da Masone feci seriuere a V. 8. Ill.ma il successo della notte
innanti in questa città per il tradimento del Conte di Fiesco, qual è stato
tanto maggiore , quanto più si dimostraua amico a mi et fratello a Giannettino,
et ch'io per il detto Conte hò fatto quelli ufficii che mi fosse stalo figlio. Hoggi
sono tornato qui, doue da tutta la città mi è stata mostrata quella buona
volontà che prima mi haueano dimostrata con fatti in recuperatione delle cose
mie et in fare ostacolo al detto Conte, benchè questo principalmente si ha da
attribuire alla universale deuotione et osseruanzia che ella porta a S. M.,
della quale non hò mai hauulo dubbio; et con questa dimostratione V. S. IIl.ma
ne può stare con l’ animo tanto più quieto. Non lascierò di replicare come
hauendo fatto venir il detto Conte diuersi suoi sudditi, sotto colore di voler
mandare una sua galera in corso, et sapendo ch'io staua in letto da
quattro giorni in qua, per una discesa venutami in un braccio, et che Gian-
nettino per l’indisposition mia mi staua intorno più del solito, gli è parsa
occasione per auentura più facile da poter exeguire il suo maluagio pensiero,
dissimulato di molto tempo innanti, perchè in apparentia se mi dimostraua
sempre più amoreuole , et così a Giannettino, et conuersando el mangiando
spesso con lui et venendo a vedermi ogni dì in casa; et così dominica, circa
le x hore, uscitte con qualche numero di plebei anchora suoi seguaci, tutti
di bassa conditione et di mala sorte , oltre li detti suoi sudditi, et venne alla
Darsena oue stanno le galere, hauendo fatto metlere quella sua alla bocca
della Darsena, che niuno potesse entrar nè uscire, et da l’altro cauto mandò
un suo fratello con genti a pigliar l’armi et la libertà, et anco fù sentito
gridar il nome di francia. A lui venne fatto d’ammazzar all’ improuiso la
prima guardia delle galere, et con quel tumulto eccitare li schiaui et sforzati
alla libertà. Kt Giannetino non sapendo che la detta porta fusse persa; andando
per riconoscere il romore delle galere che hauea sentito, quando fu alla detta
porta , l’ammazzarono. Però non volse Iddio lasciarne allegro il detto Conte,
        <pb n="28" />
        (25 )

nè impunito, perchè volendo montare su la galera capitana, gli fu data una
archibusciata, et cadette in mare oue restò affogato (per quanto si afferma);
3t tra questo, et che niuna persona di conto si volse dimostrare in suo
fauore, stati che furono li fratelli fin ad un’ hora et mezza di giorno patroni
lelle porte principali della città, si ritirorno in Violata, e dipoi a Montoglio
‘oro castello. Y. $. Il.ma può giudicar che natura irista fusse di costui,
he se non dubitaua di essere scoperto, hauea dissegnato menar Giannetino
appunto questa notte a cena con lui, sotto colore di festeggiar la sorella ma-
ritata nel cognato (*), et dopo cena relirarsi in una camera et ammazzarlo,
el inoltre per più sicurezza venire ad ammazzar me, et fare il resto ch’ ha
‘atto, et essendo vassallo et pensionario di $. M. presumere di tentare di
solleuarle questa città e pigliare le galere che io tengo al seruitio di quella.
Però tulto saria stato niente, se la mala sorte non li facea succedere la morte di
Giannettino, della quale Y. S. Ill,ma può comprendere quanto ne resti afflitto,
2 per il sangue et per essere tanto diuoto di S. M. et di Y. S. ill.ma, alla
Juale sono certo, che per tutti i rispetti, et perchè so che l’ amaua, ne
lebba dolere. Al resto delli danni et reparatione delle galere non si mancherà
li riparare quanto al seruitio di $. M. conuiene.

DOCUMENTO XVI.

Nuove e più circostanziate informazioni del Figueroa a S. M.

( Estado, Leg. 1379, fol. 200-202)

1547, 4 gennaio

(Extra) C. M. del Emperador y Soberano Sefior, etc.
(Intus) Esta mafiana (sic) he escrito a $. M. dos cartas breues, dando auiso del
alborotto que auia subcedido en esta ciudad, por estar ocupado en proueher
lo que conuenia, que no pasase mas adelante, como a Dios gragias se hizo. Al
presente quedan las cosas en el estado que V. M. entendera; esto ha sido vn gran
ynsulto, y gran traicion, y poco respetto al sernicio de Y. M.: v sino huuniere

1) Peretta D’ Oria, sorella di Gianettino, sposata a Giulio Cibo.
        <pb n="29" />
        (26 )
sido por la mucha gente de bien seruidores que V. M. tiene, todo yua perdido.
Dios, por su misericordia, no dio lugar a que tanto mal seguiese; yo embie
a llamar el coronel miger Agostin Espindola, que viniese con la gente que pu-
diese; y Esteffan Espindola ha mostrado ser verdadero seruidor de V. M. con
‘odos los de su casa.

El viernes, en la noche, que fue alos xxx del passado, el principe Andrea
Doria se sentio mal de una desesa que le vino et vn braco y en la mano, de
que huuo muy gran dolor, y se puso en la cama, y como es viejo, y todos
esten mirando a su muerte, por ver lo que se seguiria desto gouierno, vnos
con buena yntencion y otros con mala, como ha paragido por los effectos
que an seguido, lo jusgauan por muerto, y, segun parece, el Conde de Fiesco
tenia en su pecho guardado la mala voluntad que tenia principalmente a Juan
Doria, auiendo de muchos dias pensado de hazer lo que hizo, que fue el
domingo. En la noche, entre las nueue y las diez de noche, salio de su casa
son tres hermanos suyos, los dos legitimos (*) y el vno bastardo (2), con algunos
mancebos del pueblo sus alegados, y con jente del burgo, que son sus apanya-
guados, con alguna otra gente que auia hecho venir de su tierra con escusa
de armar vna galera que tenia aqui, que todos podian ser en el pringipio
duzientos hombres antes menos que mas, y commengaron apelidar liberta,
viua san Jorge, y otros dizen que dizian liberta, viua pueblo; y con esto ape-
lido llegaron a la Darsene adonde estauan las galeras del pringipe, y con
su galera se puso a la boca de la Darcena, para estorecar que no saliesen
las del pringipe, y donde alli las comengo a bombardear, y el conde por tierra
son el apelido libertad, libertad, se comengaron a desherar todos los forcados,
de manera que en breue espagio fueron desarmadas todas las galeras, y en
vn mismo tiempo se hizieron sefiores de las puertas de santo Esteffan y de
santo Thomas, que son las dos puertas pringipales de esta ciudad, con muerte
de algunos soldados que las guardaban. El capitan Juan Doria que se allaua
en casa del principe, que sentio el romor, vino por socorrer a las galeras,
y como llego a la puerta de san Thomas, no sabiendo que fuese tomada,
entrando en el puente le domandaron quien viue; y dixo, non me tireis
ue soi Juanetin, y ellos respondieron el buscamos, y lo mataron; y por
ser de noche non se sabia lo que se auia de hazer, ni de donde nagiese
sta rebolugion; mas que se dezia que el pringipe y Juanetin eran muertos; y
assi estuuieron asta que fue de dia, pensando ensefiorearse de la tierra:

(*) Girolamo ed Ottobono.
(*) Cornelio, nato da una Clementina di Torriglia.
        <pb n="30" />
        (27)
mas con los gentiles hombres y la bondad del pueblo, conocio el dafio que
se seguia, si esto error passaze adelante; todos acudieron a palagio, y los que
non vinieron se estuvieron quedos, en sus casas, de manera que con las buenas
prouisiones que se hizieron en Sefioria, la qual fue cregiendo de fuercas, los
alborotadores comengaron a disminecyr de tal manera, que tuuieron por bien
de dexar la tierra libre y yrse fuera, visto que su disifio no auia salido en
varte como ellos pensauan; de manera que la ciudad queda libre, y la Sefioria
+01 la autoridad que estaua, y todas las cosas quietas; de lo qual deuemos
dar muchas gragias a Dios todos los que nos auemos allado presente, por que
auemos corrido mucho peligro; y gierto que V. M,., Yy yo en su lugar, soy
bligado é la buena demostragion que este pueblo en general ha mostrado,
jue en el particular no hablo, por que ay muchos gentiles hombres que son
seruidores de V. M. EI principe se pensaua que era muerto, y segun parece
son todo su mal se leuanto, y se fue en vna fragada a desembarcarse en Se-
stro, y se fue a Mason adonde esta. Hauemosle escritto que se venga, pues las
vosas estan en los terminos que tengo dicho y se entiende; en cobrar los
lorgados que se huyeron y ereo que se allara vna buena parte.

El Conde de Fiesco no parece; y, segun se dize, se hahogo quiriendo saltar
le vna galera en otra; y esto es lo que se sabe asta agora del, que con
3! alboroto no se ha podido entender otra cosa. Vna galera de las del prin-
3ipe se huyo, en la qual van asta trezientos turcos ; la qual va con pocos
‘emos y sin timon y velas, sino solo el trinquelte, y allandose aqui las dos
galeras de V. M. que truxo don Bernaldino de Mendoga, las quales non
"ecgibieron ningun dafio, por que los soldados dellas las deffendieron (que
uon fue poco segun el gran tumulto y rebuelta), las he enbiado tras dela.
dios las guia. La galera del conde tambien se fue la buekta de poniente. En
*slos lerminos quedan las cosas asta agora; de lo que mas subcediere dare
auiso a V. M.

El portador desta sera el correo que viene despachado d’ Espafia para Y. M.
Nuestro Sefior ensalce el soberano estado de Y. M. con acrecientamiento de
muchos reynos y sefiorias.

De Genoua, a los 1111 de Henero MDXXxXXVII.

Este caso subcedido, por lo que asta agora se puede entender, tenia mas
fundamento de lo que ha parecido; y si el conde no muriera, las cosas an-
Jauan mal; y por lo que se ha conogido de los hermanos que quedan, no
son menos mal ynelinados, y demas desto son muy bestiales; por donde se
uede considerar que las cosas no estan con la seguridad que conuiene, y que
ienen necessidad de remedio para euitar que con la muerte del principe
        <pb n="31" />
        ( 28 )
non subgeda otro mayor ynceonueniente; y segun la ynsolengia y desacato que
3stos an vsado contra V. M., merecen vn gran castigo; y por otra parte
conuiene que aqui se este con alguna guardia, por que de otra manera yo
no me confiaria de poder remediar ni resistir a vna furia de vn pueblo
como esto, tan amigo de nouedades, y con las pasionss que entréllos ay, y mas
desta enemistad que de nueuo se ha encendido, la qual puede causar que
se encienda otro mayor fuego; y el coronel miger Agostin Espindola esta en
sus castillos, y antes que se le de auiso y venga es subcedido el ynconue-
uiente, yo estoy solo de manera que no puedo proueher ni remediar a lo
due seria necessario. A me paregido dar auiso a Y. M. por lo que imporia a
su ymperial seruicio y tambien por desgargo mio.
De Y. C. C. M.

umilde vasallo que los Reales pies y manos hesa
Gomez Suarez de Figueroa.

DOCUMENTO XVII.

Dispaccio del Gonzaga a 8. M. sulle provvidenze adottate per conservare Îa
tranquillità di Genova.

( Estado, Leg. 1379, fol. 153)

1547, 5 gennaio

Gia V. M. hauerà per altra mia intesa la nouità che l’altra notte ‘suc-
sesse in Genoua; hora la saperà che non obsiante alcuni auuisi hauuti per
me di qualche meglior successo, non per questo son restato di venir al
Mio camino, et qui presso Voghera ho hauta la lettera che mando qua an-
essa del Principe Doria (*), con la quale V. M. (vedrà) come Nostro Signore Dio
ha ridotta la cosa, senza che ci sia corso qualche disservitio di quella, che
si potena dubitare; di che infinitamente me allegro con la M. Y., come di
osa che torna in altretanto seruigio suo, quanto sarebbe stato il contrario ,
se il fine dell’ effetto fosse riuscito conforme al principio et alla mala voluntà

1] V. Documento XIV.
        <pb n="32" />
        ( 29)
di chi l’ ha causato. Non dirò altramente a V. M. le prouisioni che hauea
latte, secondo che la conditione del caso et l’ angustia del tempo comportaua;
erchè molte d’ esse hora eessaranno; dirò solo che anderò pur in Allessan-
lria, et mi ci fermarò per esser più comodo a dar qualche caldo (sic) al stabi-
nento de le cose di Genoa, che sarà opportuno, o che sarò auisato dal Prin-
sipe et dall’ambasciatore di V. M.; et non riuocarò altrimenti gli mille fanti
she già hauea apprestati, poi che. la maggior parte dè la spesa è corsa, et
she quando V. M. fosse seruita, che, oltra il castigo che Dio ha permesso ne
la persona del Conte di Fiesco, fosse anche castigato nelli beni, come crederei
she non fosse inconueniente, per reprimer con questo essempio l’insolentia di
iuelli che ardiscono di poner mano al disservitio di così gran Principe come
Y. M., et facilmente si faria questa essecutione, cominciando al luogo di Pon-
remoli che è bonissimo, et posto fra le confini di Lombardia, di Genoa et
di Toscana, et così saria assai facile in gli altri, saluo che al luogo di Mon-
‘gio, vecino a Genoa xv miglia, a la deditione del quale si trouaria anche
on rimedio. lo ho mandato ad comunicare questo parer mio con il Prin-
3ipe e l’ Ambassadore; se loro concorreranno nel medesimo, lo metterò in esse-
3utione.

Me allegro fra l’ altre cose con V. M. dell affectione et buona volontà et
leuotione di quella Città al seruitio de la M. Y.; che certamente per
juello s’ intende, e per l’effetto se ne vede, è stato quanto maggior si possa
desiderare. Son ben certo che gionto all’ inclinatione di quelli cittadini l’officio
‘aclo in questo così repentino et grandissimo trabaglio per lo Ambasciator
di V. M. sia stato di grandissimo frutto, come che non sia mancato a tatti
Iuelli remediì che siano stati possibili con ogui diligentia et prudentia et con
onstantissimo animo. V. M. certamente così presso a gl’ altri seruigi suoi
che le sono notissimi, deue segnalar questo per supremo, et tenerlo in quellà
memoria che conuiene. Bascio humilmente etc.
Di Voghera, a Y di Genaro 15347
        <pb n="33" />
        3}

DOCUMENTO XVIII.

Informazioni del Figueroa al Principe Don Filippo, figlio di Carlo Vv, sull’ac-
caduto in Genova e sul buon andamento delle còse nella stessa città.
1547, 6 gennaio
‘Estado, Leg. 1379, fol. 265)

Muy Alto y poderoso Setior.
Lo que al presente ay de nuevo es que el, viernes passado , a los xxx1 (*)
de diciembre, en la noche, el principe Andrea Doria se septio malo de una
desesa que le vino en un brago y en la mano esquierda, de que huuo muy
gran dolor ; se puso en la cama, y como es viejo y todos esten mirando a
su muerte, por ver lo que seguiria deste gouierno, unos con buena intencion
y otros con mala, como ha parecido por los effectos que an seguido, lo juz-
gavan por muerto; y segun parece, el Conde de Fiesco tenia en su pecho
guardada la mala voluntad que tenia principalmente al Capitan Juan Doria,
y aviendo muchos dias pensado de hacer lo que hizo, que fue el domingo
en la noche, entre las nueue y las diez horas de la noche, salio de su casa
son tres hermanos suyos, los dos legitinos y otro bastardo, con algunos man-
siuos del pueblo sus alegados, y cierta gente del burgo que son sus panya-
guados, con alguna otra gente que habia hecho venir de sus tierras con escusa
de armar una galera que tenia aqui, que todos podian ser en el principio
200 hombres antes menos que mas; y comenzaron apelidar libertà , libertà,
sueblo, pueblo; y con esto apelido llegaron a la Darcen, adonde estauan las
galeras del principe, y con esto se le ajunto alguna gente, y con la dicha su
galera se puso a la boca de la Darcen para estorbar que no saliesen las del
dicho principe, y donde alli las comengo a bombardear, y los hermanos por la
iierra con el apelido de libertad; se comencaron A deserrar todos los forzados,
de manera que en breue espacio fueron desarmadas todas las galeras, y en
an nismo tiempo se hicieron sefiores de las puertas de sant Esteffan y de
sant Tomo, que son las puertas principales desta ciudad, con muerte de algunos

') Nel Documento xv! dice invece xxx.
        <pb n="34" />
        i

N

soldados que las guardauan; y el capitan Juan Doria que se hallaua en casa
lel principe, que sentio el romor, vino para socorrer a las galeras; y como
lego a la puerta de sant Tomo, no sabiendo que fuese tomada, entrando en la
uerta con aquella agonia que traya, le demandaron quien viua, y dixo :
abrid, que soy Juanetin Doria ; y assi le abrieron, y teniendo la mitad del cuerpo
dentro del portillo, le desspararon un arcabuz en lo pecho, y con otras
muchas heridas lo mataron; y por ser de noche, no se sauia lo que se ania
de hacer, ni ‘de donde naciese esta rebolucion, mas que se decia por la tierra
{ue el pringipe y Juanetin eran muertos, y assi estuujeron asta que fue de dia,
sensando ensefiorearse de la tierra; mas como los gentiles hombres y la bondad
del pueblo conocio el danrio que se siguiria si este error passase adelante;
todos acudieron al palagio, y log que no vinieron se estuuieron quedos, guardando
Sus casas, de manera que con las buenas prouisiones que higimos en Sefioria,
la qual fue creciendo de fuerzas, los alborotadores comencaron a disminuir
de tal mafiera que tuuieron por bien de dexar la tierra libre y yrse fuera,
visto su desitio no auia salido en parte como ellos pensauan; de manera que
ia Ciudad. queda libre, y la Sefioria con la autoridad que estaua de primero,
y todas las cosas quietas. De lo qual deunemos dar muchas gracias à Dios
‘dos los que nos’ auemos allado presentes, por que auemos corrido mucho
peligro; y cierto que su Magestad, y yo en su lugar, somos obligados a la
uena demostracion que este pueblo en general ha mostrado, que en el par-
ticular no hablo por que ay muchos gentiles hombres que son seruidores de
S. M. El pringipe- se pensaua que era muerto, y segun parece -con todo
su mal se leuanto, y cabalgo. en un caballo asta Sestre, cinco millas de aqui,
adonde se fue en una fragada asta otro lugar adonde le parecio que se podia
saluar, y fue por tierra en un lugar que se dice Mason, xv millas de agui,
ue es de Adan Centurion, a donde escriuimos que viniese; el qual llego dos
lias ha muy fatigado, assi por su indispusicion como por la muerte de Jua-
netin Doria, y saber que sus galeras estuuiesen desarmadas. Yo lo conforte
lo mejor que sape, prometiendole que Su Magestad no le fallaria de justicia
30ntra quien tan gran traigion y poco respecto auia usado contra al seruicio
de Su Magestad, scendo su feudatario y pensionario como lo hera el dicho
Conde de Fiesco. Las cosas quedan en estos terminos; y se entiende en cobrar
‘os forzados que se huyeron y se an ya allado los mas, de manera que
on ellos se an puesto ya en orden xv galeras y se entiende en armar las
lemas.

El Conde de Fiesco no parece, y segun se dice se hahogo queriendo saltar
le una galera en otra; v a noche Îlegaron algunos gentiles hombres que la
        <pb n="35" />
        ( 32)
galera del dicho Conde auia hecho prision, y entrellos el capitan Larca (*) que
liene en guardia las puertas desta Ciudad, que los dexaron en Villafranca de
Niga, y la dicha galera se fue a Marsella; los quales certisfican la muerte
de dicho Conde. Ha sido permision diuina, por que si viuia no parara en
esto sino que todo fuera perdido. Yo he dado dello auiso à Su Magestad, para
que mande dar la orden que conuiene. para la paciffication, y seguridad y
sonseruacion desta Ciudad, por lo que toca a su imperial seruicio, y por
suilar otro semejante escandolo que podria subceder con la muerte del prio-
sipe. Espero la orden de lo que en ello se huuiere de hacer en seruicio de
Su Magestad , y lo principal es que se haga alguna jente de guerra por no
sonerllo todo en auentura. Vna galera de las del principe se fue con el
alborotto, con esta 300 turcos en ella con pocos remos y sin timon ni velas,
sino solo el trinquetto; y allandose aqui las dos galeras de Espafia, las quales no
recibieron nigun dafio, las he embiado en busca della. Dios las guia. Estando
scritto lo de arriua son bueltas las dos galeras en este punto las quales no
an allado nada, y pensando que huuiese tomado la buelta de lebante tomo
la de poniente, y assi no se pudieron topar abrase saluado en Marsella. De lo
‘ue mas subcediere, auisare a S. M.

Alos cuatro del presente en la noche se hizo la elecion del Dux nuebo,
ue se suele hacer en esta ciudad de dos en dos afios, en la persona de
miger Beneditto Genti], que ha sido gran tiempo cortesano romano, y solea ser
de la Yglesia, y ha pocos dias que se caso con otra gentil’ dona desta ciudad ();
segun parece es buen seruidor de Su Magestad. Nuestro Sefior ensalce el so-
verano estado de $. M., con acrecientamento de muchos reynos y setiorias.
De Genoua, a los vI de Enero 1547.
De Vuestra Alteza

muy umyled vasallo que los serenissimos pies y manos de Y. A. besa
Gomez Suarez de Figueroa.

) Lercari.
(3) Bencdettina figlia di Paride Fieschi
        <pb n="36" />
        mr
du

DOCUMENTO XIX.

1] Figueroa annunzia a Cesare il ritorno in Genova di Andrea D’Oria e d’ Ago-
stino Spinola. Tocca in seguito dell’ arrivo della galera del Fieschi a Marsiglia
e della sospettata connivenza di Francia nelle trame; dice d’alcune provvi-
denze date dal Gonzaga, ed insiste sulla necessità di avere precise istru-
zioni, pel caso in cui il D’ Oria venisse a morire.

1547, 8 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 203-205)

Sacra Cesarea Catholica Magestad.

La ultima que eserivi a V. M. fue a lus cuattro del presente , y por ella
li auiso a V. M. del caso subcedido y en los terminos que quedauan las cosas
desta ciudad, y como escriui al principe que se viniese, el cual llego aqui el
nartes, dos horas antes que anocheciese, y en el punto vino el Coronel miger Ago-
stin Espindola ; y con su venida, y con auerse allado el Conde hahogado, se van
las cosas asosegando y prouiendo, de manera que se pondra subsiego en los
animos de los ciudadinos que estan alterados del caso subcedido, los unos de
miedo y los otros con mala yntencion. Atiendese con gran deligencia a tornar ar-
mar las galeras, y anse allado la mayor parte de los forcados, assi ynfieles como
ristianos, y cada hora trayen assi de los que estan escondidos por la ciudad
omo de los que se auian huydo por de fuera, que no se pueden esconder,
y assi mismo se cobren todos los otros aparejos que cada uno saqueho
su pedago; de manera que, con aiuda de Dios, presto tornaran a estar armados
como estauan, en lo eual, y en lo demas que fue menester quando se sequio
sl alborotto, miger Adan se mostro como verdadero seruidor de Y. M. y amigo
del principe, y no fallo de poner su persona a todo risgo, el qual me ha bablado
juntamente cou el principe; para que suplique a V. M. que tenga por enco-
mendado los hijos de Juanetin pues es muerto en su seruigio, y yo lo suplico
quan umilmente puedo A V. M., assi por lo que diga como por el buen exemplo
que dello se sigue por los otros.

Las dos galeras de don Bernaldino, que fueron en seguimiento de la ga-
lora que se huyo con los turcos, son tornadas sin auer auido vista ni rastro
de la dicha galera, aunque llegaron asta Corsega ; la otra galera del Conde
        <pb n="37" />
        ( Sh )
tomo el camino de Marsella, y cuando llego sobre Niga desembarco el capitan
Larcaro, y el capitan Alonso Benites y otros que lleuauan presos; los cuales son
ilegados aqui, dicen que la galera yua a Marsella con intengion de demandar
saluo condutto, para que no se la tomasen; yo creo que se lo daran, mas que
no se lo guardaran, y que le tomaran la galera, y segun la demonstracion
que en esto hicieren, se conocera si tenian algun concierto en este negocio, por
que aunque lo disimulan, no podran tanto enccbrillo que no den algun sefial;
y esta sera uno dellos que yuan en la galera un doctor que se llamà Saco,
que es de Saona, que era auditor del Conde, el cual ha sido principal autor
deste negogio, y un camarero del Conde, que se dige Vincencio, y un Gaspar
Botto, y un Verrina, y un Gaui, y un criado del Frances ; la otra gente son
‘orasteros los mas.

El Conde se pesco y se saco fuera, y el principe mando que lo tornasen à
nechar en el agua, diciendo que pues el auia elegido aquella sepultura, que
se la tuuiese. Yo creo que aya sido por dos cosas, la una por no alterar a
‘os animos de los mal inclinados, y la otra por no proceder contra el cuerpo,
omo hombre que cometio crimen lese ma jestatis y contra su patria, auiendo
sta Sefioria dado perdon general al Conde ‘y a todos los que con el se allaron;
el qual dieron quando se allauan, en la negesidad que estauan por saluar
la ciudad que no fuese saqueada , y por salvar sus vidas y de sus hijos;
por que si esto no se hiciera, sobreviniera la noche y no fuera posible podello
remediar; pues dentro de la ciudad no teniarnos fuergas para poderllo hacer,
y las que esperauamos de fuera no podian ser a tiempo que aprouechasen;
y por esta causa y por otras muchas que yo sentia, y veya y conogia,
soncurri por librar esta ciudad de tan gran dafio y tonseruarla por V. M.
omo està, por lo eual sean dadas infinilas gracias a Dios. .

Don Hernando de Gongaga ha embiado à Juan Pedro Cicogna y el capitan
Gacin, (*) aqui al principe y a mi y a esta Sefioria para hacer sauer cuanto
le auia pensado del caso subcedido, y el preparatorio que auia hecho por
parte de V. M., para socorrer a esta ciudad, si fuere a tiempo y sì no para
recobrarlla; y entre otras cosas que trugeron en comission de platicar con el
principe y con migo, la principal era que le paregia que se deuia proceder
ontra. el Conde como traidor y rebelde de V. M., y confiscarlle Jos vienes,
y tomarllos por Y. M,, mayormente las cosas que son feudos que reconocen
sl Estado de Milan, como es Pontremol, y otras cosas, y que para la esecucion

(1) Nel Bernabò-Brea (p. 155 , num. XY) possono leggersi le lettere cre-
lenziali del Gonzaga al cav. Pietro Cicogna, in data di Milano , 4 gennaio,
        <pb n="38" />
        (55 )

desto el se allaua con mil enfantes que h=huia hecho, y dadole algun dinero,
que con ellos se pondria hacer, el principe y yo fuymos de parecer seria que
la esecucion deuia hacerce por castigar alos malechores y dar esemplo a los
otros, mas que nuestro parecer seria que se hiciese sin armas, embiando un
comisario para ello, y que si esto no aprouechase, que se hiciese con la
fuerga; por que nuestra intencion era que no se ynouase ninguna cosa, por
no dar lugar à alterar las cosas de Italia. Yo creo que don Fernando abra
dado auiso a V. M. de lo que passa y de lo que piensa de hacer. Todo lo
quel conde tiene vera V. M. por el memorial que con esta va, bien ereo
ue no fallaran demandadores assi de los de aca como de los de otras partes.

En lo que toca a la conseruacion y guarda de esta ciudad, yo dixe a V. M.
por lantecedente mia que era necessario proueher de tener algunas fuercas
dentro, con que poder guardarse y resistir quando subcediese algun ynconue-
niente como el passado; por que el caso subcedido nos da exemplo para re-
mediar a lo por venir, pues no saue hombre de quien se ha de guardar,
5 considerando que el principe es viejo y que comienga a cargar de enferme-
jades, y que en una hora avia perdido las galeras y la ciudad, Y que iuuo
ue hacer en saluar la vida no me parece que para lo que conuiene al
seruicio de V. M., se puede dormir como asta qui sotta la sombra del prin-
sipe y de su parcialidad , pues fallando el falla todo fuera de miger Adan,
que lo tengo por verdadero seruidor de Y. M. y bien ynelinado para la
conseruacion de su patria, y para que este estuuiese como se desea, seria
bien quel coronel miger Agostin Espindola residiese siempre en esta ciudad,
por que es muy bien quisto y amado y fiel seruidor de V. M., y para que
3Stuuiese con alguna autoridad seria menester darlle titol de Capitan general
y salario con que se pudiese entretener, que esta es la causa por que el no
"sta qui; y aunque esto costase algo a Y. M., Yo creo que seria tan buena
despesa como la que se hace en Monaco, y mas necessaria ; mas seria me-
dester que se higiese de manera que fuese con uoluntad del principe, y que el
venise bien en ello, por que la Sefioria lo amara y olgara dello, y el prin.
sipe le estaria bien, por que el corrone] no entiende si no albien desta repu-
“lica, y olgara demonstrar que depiende del principe, pues el no tiene galeras
ni otra cosa que le de celos, y a mi parecer este seria la mejor prouision que
al presente se pudiese hacer , y-que mas seguridad se podria tener, hame
parecido acordallo a V. M. por que lo mande considerar y proucher lo que
nas fuere su imperia] seruicio.

Asimismo ay otra cosa que es menester tener aduertencia, que estas galeras
las gouierne y tenga persona, que sea seruidor de V. M., por que muriendo el
        <pb n="39" />
        ( 36 )

principe se podrian algar con ellas y mudar este estado a la deuocion de
quien el se inclinasse; y la persona que al presente me ocurre seria
Adam Centurion, por que demas de ser seruidor de V. M., es enteresado
por causa de sus nietos, y aunque no sea imarinero no le falaran personas
con el que lo sean; basta que las galeras esten seguras que no haran falta
al seruicio de V. M., que demas todo se puede remediar y esto es lo que
loca al seruicio de YV. M.

El Duque de Florencia ha enbiado aqui hacer saber los preparatorios que
lenia hechos, y a offrecerse por seruicio de V. M.; y lo mismo ha hecho el
cardena] Cibo, y enbiado aqui a su sobrino el Marques de Masa.

El Cardenal Doria se mostro como seruidor de V. M. en esta jornada.
V. M. se lo mandara a gradecer; de mi no digo mas si no Domine memento
mei. Nuestro Sefior, ensalce el soberano estado de V. M. con acrecentamiento
le muchos reynos y sefiorias.

De Genoua, a los viti de henero M. D. XXXXVII.

De V. $. €. C. M.
muy umili vasallo que los imperiales pies y manos besa
Gomez Suarez de Figueroa.
DOCUMENTO Xx.

Lettera del D’Oria a Cesare, confermativa di quanto gli ha scritto il di 4 gen-
naio (1)
1547 , 8 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 107)
Sacratissima Cesarea Catholica Maestà.

Alli 111, con un’ a'tro corriero venuto di Spagna, auisai V. M. del nefando
radimento del Conte di Fiesco per reuoltar questa città et farsi padrone delle
galere in deseruitio di V. M., et del successo della morte di Giannettino,
tra la quale il ribaldo era deliberato di darla a me anchora, et alli figlii
di Giannettin insieme, per far la sceleraggine compita; et auisai V. M. che
Dio non auea voluto comportar tanto male, nè lasciar impunita la maluagità
dell’animo suo, essendo restato affogato in mare il scelerato fin sul principio
della esecutione contra le galere, volendo montar su la galera capilania; et
1) V, il Documento XIV.
        <pb n="40" />
        ( 37}
che io era ritornato in Genoua doue tutto già staua pacifico, et che mag-
vior deuotione non si poteua desiderar di quella che tutta la Città ha dimo-
strato addesso verso il seruitio di V. M., et anche in fauor delle cose mie.
I] che tutto mi è parso debito della mia seruitù affermarle con quest’ altra,
icciò che V. M. ne possa star lanto più con l’ animo quieto, et assicurarsi
li trouar sempre per effecti quella bona dispositione in questa Città al suo
seruitio, che le ho sempre testificato con parole. Nè si dourà marauigliar
V. M. della facilità che il traditor ha hauuto nel suo designo, facendo tanto
del seruitor di V. M. , et hauendo particolarmente a me tanto obligo, che
bisognaua confidarsene. Però ognuno si è ben potuto chiarire della sua poca
reputatione appresso tulte le persone di conto, non essendo stato niuno che
lPhabbi seguito, saluo qualche pochi disauenturati di mala conditione; et ogni
volta più ira il male mi consolo, et ringratio Iddio, che solamente con parte
del sangue mio habbi placato, et remediatto al peggio che sarebbe intraue-
nuto, se il tristo pensier suo succedeua ad effetto. Del quale s’intende da
bona parte tenesse inteligentia con francesi, el tanto più se li dà credito,
quanto dopo il fatto la galera sua se ne andò subito in Provenza, oue si ha
aotitia fosse già preparamento di gente con voce di andare a Nizza; et non
louea esser per altro saluo a questo oggetto. Et per qualche parole ancora
ascite dalla propria bocca del traditore, non si està senza opinione che il Papa
3e hauesse un poco di noticia, benchè qui non si manca de dissimulare cossì
uesto como la pratica de francesi, per non intratenerli niente altro in questo
{letto che la sola sceleragine et rebellione di costui come vasallo e pensio-
nario ch’ egli era di V. M.; et così adesso non si stà aspettando qui altro,
saluo de intendere quanto quella so ne sarà reputata offesa, et per la pre-
suntione usata contra le galere di V. M. et in amazzarli i suoi seruitori ; el
così di nouo la torno a suplicare ne voglia fare quelle demostrationi che le
pareranno conuenire ad un tanto eccesso, et all’ honor et grandezza della M. V.
Nel resto io attendo all’ addrizzo delle galere, et spero in Dio che in breue
resteranno ridutte in li primi termini, senza alcuna falta del seruitio di V. M.
al suo debito tempo, essendosi recuperato la maggior parte delli schiaui et
forzati. Et qui facendo fine, prego Iddio concedi a la M. Y. lunga e felicis-
3ima vita.
Da Genoua, li vii di gennaro 1547.
Di Vostra Sacratissima Cesarea Catholica Maestà
humill. seruiior et vasallo, il quale sue mani bascia
Andrea Doria.
        <pb n="41" />
        ( 38)

DOCUMENTO XXI.
Ulteri: ri informazioni della Signoria a Carlo V, circa lo stato tranquillo di
Genova (1).
1547, 8 gennaio
(Estado, Leg. 13579, fol.. 66)

Sacra Cesarea et Catholica Maestà.

Seripsemo alli 111, e detemo auiso a V. M. delle nouità seguite e come
pportunamente riparassimo al tutto; puoi continuando con quel bon desiderio
&gt; pronta volontà che hauemo sempre hauuto et hauemo di conseruar questa
republica in la soa libertà, sotto la continua protettione di V. M., non hauemo
mancato in cosa alcuna per bene asicurarsi da quel che soprauenir potesse,
8 'far tutte le prouisivn necessarie a questo fine, anchor che, mercè di Dio,
non s’hauessi da temere, ritrouandosi tutti li cittadini et habitanti di questa Città
ardentissimi a mantener il pacifico, in modo che s’ assicuriamo d’affermar è
V. M., che quando ne fassi stato fatto noticia che la fede del conte dal Fiesco
puotessi esser slata sospetta, sì come pareua che restasse. apresso d’ alcuni,
haressimo tanto ben proueduto, che, non che il Conte dal Fiesco, ma nizun
altro, harebbe osato tentar quel ch’ ha tentalo esso Conte; nè mai si puotette
cader in animo, non essendone massime stati aduertiti da chi il sospettava ,
che il Conte dal Fiesco vassallo e stipendiario di V. M. hauessi un animo
così corrotto. Hor, mercè di Dio, il stato di questa repubblica si ritroua nel
pacifico di prima, et ad altro non attendemo che alla quiete, et a conseruarlo

sotto la continoua deuotione e protettion di V. M. et al ristoro delle gallere,
che per ridurle al stato primero gl’ hauemo adoprato tute le forze et ingiegno
nostro; el al rimanente s' adoperiamo tuttavia, hauendo deliberato seguir in
bgni tempo la fortuna di Vostra Sacra Cesarea et Catholica Maestà, delli felici
successi della quale n’ hauemo sentito e sentimo quel giubilo che maggior si
possi. Nostro Signor Dio si degni conseruar la persona di V. M., felicitando
et augumentando li soccessi conforme al suò santo pensiero.
Da Genoua, alli vi di genaro MDXLVII.
Di Vostra Sacra Cesarea et Catholica Maestà
humili et deuotissimi seruitori
Duce e Geuernatori della Repubblica di Genoua.
Ambrosius.

1
1) Quest.
a lett
era è
pubbli
ic:
cata dal Bernab
à 2ò-Brea
» p.« 156
» NMUN
. XVI,
        <pb n="42" />
        z)

DOCUMENTO XXII.

1 D'Oria protesta della sua fedeltà verso Cesare ; dal quale attende gli ordini
per procedere contro de’ Fieschi. Conferma la partecipazione della Francia
nelle trame di costoro.
1547, 9 gennaio
‘Estado, Leg. 1379, fol. 108)

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà.
Anchor che per due altre mie io habbi auisata V. M. del successo delle
sose di qua, et come tutto restò quieto et pacifico e nella solita deuotione
di V. M., non ho voluto mancar di replicarlo per tutte le commodità che mi
son date, perch’ ella si certifichi ogni volta più della fede et osseruanza di
questa.città verso la M. V.; la quale saprà anchora, che dalli Ministri e ser-
‘ori di quella non si è mancato di fare di quelle offerte et demostrationi
della lor bona voluntà che si possano desiderare, tanto per la conseruatione
di questa città al seruitio di Y. M., quanto per il mio commodo particolare,
st spetialmente da Don Fernando dal Duca di Fiorenza et dalla Repubblica
di Siena et da moll’altri; che di tutto mi è parso mio debito che V. M. ne
sia auisata. Replicandole tuttauia che si aspetta addesso con desiderio gran-
dissimo veder che la M. V. dimostri quanto le sia dispiaciuto un tradimento
anto abborrendo, et la sceleraggine et presontione di questo ribaldo Conte che
simulaua d’esserle seruitore, perchè importa sommamente farne esemplar ese-
cutione contra le cose sue-, per dar terrore alli ribaldi et animo alli buoni,
tre quello che tocca principalmente all’ honor et reputatione di V. M., attento
she con facilità gli può far leuar da Don Ferrando tutto quello che tiene
nel Stato di Milano et altri lochi; et io suplico V. M. non lasciar il sangue
sparso di Giannettino suo seruitore senza demustratione contra lì traditori, et
ener questi poueri suoi figli per raccomandati, poichè tutti erano destinati
alla morte come nati in seruitio della M. V. Nel resto non seguirà pregiu-
dicio, nè falta alcuna per il danno di queste galere al seruitio di V. M., come
già le tengo replicato, perchè si è recuperato la maggior parte delli schiaui
et forzati, et con danari sì hauerà il complemento di tutto innanti il tempo
del bisogno; di modo che tutti li miei trauagli et affanni consistano solamente
iL la perdita di Giannetino et la speranza di vederne fare oiusticia dalla
        <pb n="43" />
        ( 40 }
M. V., com’anche è piaciuto a Dio farla miracolosamente del traditore fin
sul principio della sua mala opera mi fa star consolato.

Replico anchora a V. M. che ogni volta più si va conoscendo che con
inteligencia de’ francesi si è fatto questo tractato, per la galera del ribaldo
Conte che subito andò in Prouenza, come per la voce de le cose di Nizza,
et perchè già il Principe che fu di Melfi si era acostalo al Mondouì, non
molto distante da Sauoya. Et con questo facendo fine, prego Iddio concedi a
V. M. la felicità che desidera.

Da Genoua, dì 1x di gennaio 4547. |
Di Vostra Sacratissima Cesarea Catholica Maestà
humil seruitor et vassallo il quale sue mani bascia
Andrea Doria

DOCUMENTO XXIII.

lira in cifra del Gonzaga a Cesare, nella quale iratta d’un certo disegno
del Figueroa, tendente a rendere Genova mancipia di Spagna; al che si
tiene acconcio strumento il colonnello Spinola. Ravvisa però la necessità di
farvi consentire il D’ Oria; e nota perchè speri di averlo favorevole. Con-
ferma la morte del Fieschi, riuscita fatale a’ congiurati insieme e all’ im-
presa; e tocca dell’ opportunità d’ impossessarsi delle terre e castella di
quel ribelle. Accenna alla buona volontà che în servigio dell’ Imperadore
mosira il Duca di Piacenza, ed alle scuse che allega per non averla mo-
strata esuale in passato.

{547, 9 gennuio
' Estado, Leg. 1194, fol. 11-13)

Per li dui ultimi corrieri spediti a V. M. con l’auiso delle cose di Genoua,
quella hauerà pienamente intenso come il caso è passato, et come si sedasse
poi. Quello che hora mi accade farle sapere, è che subito intensa la inno-
uatione, et che la Signoria hauea mandato a dimandare Agostino Spinola, io
io spedii il caualiere Cicogna a quella città, a persuaderla a non sottomettersi
ad altro patrocinio che al suo proprio, solto la prottectione di V. M., con
quelle ragioni che seppi trouare migliori in questa materia, che fariano
lungo seriuere. Il quale è ritornato, ei riporta, esserle slato molto caro et
        <pb n="44" />
        1
accetto questo ufficio; et hauendoli ragguagliati delle molte prouisioni che
lo haucua dissegnate per aiutarli, ne sono restati soddisfattissimi, et me ne
hanno rese infinite gratie, mostrando oltra modo desiderar dl mantenersi lo
stato presente , et la protettione di V. M. Sopra di che hauendo loro anche
ragionato molto lungamente et prudentemente I’ Ambasciatore di V. M., et
persuasi a pigliare più sicuro partito alle cose loro, et a guardarle meglio
che per lo passato non le hanno guardate, proponendo et mettendo loro in-
nanzi agli occhi il pericolo anchora presente nel quale erano stati, et quello
in cui potrebbono incorrere per l’auuenire, non lo facendo; hanno trattato el
deliberato di molte prouisioni, che sono risoluti di fare per loro sicurezza,
et fino alla partita di esso Cicogna 'haueuano augumentata la guardia che ten-
gono ordinariamente al Palazzo (la quale era di 300 fanti, et di questi se ne
smembraua certi pochi per la guardia delle porte) sino al numero de 500,
con dissegno che questi 200 accresciuti attendino solamente alla guardia delle
porte, et gl'altri del Palazzo come sogliono. Hora, in proposito di queste pro-
disioni , al ambassatore Figueroa è sovenuta una cosa che altre volte fu
pensata et tractata, et a me piace sommamente; ciò è negociar destramente
che genouesi si eleggiano per loro capitano generale il detto Agostino
Spinola. Egli è partialissimo di V. M., et di lui può veramente confidare
quanto di qualunque altro suo seruilore, et promettersi che lui: non sia
per hauer altro fine in quella città, che la conseruatione di essa nel seruitio
et deuotione di Y. M. in quella parte. Et ben che le ragioni siano molte,
dirò solamente queste come più solide, che essendo Agostino predetto fide-
lissimo di lei, et haueudo le forze della città in mano , haberebbe anco
‘orma di mostrare la fedeltà sua, et potrebbe con quelle incamminare detta
3ittà et piegarla al fine che volesse lui per seruitio di Y. M., et con
le medesime opporsi a qualunque si fusse che pensasse o tractasse con-
“ra il detto sernigio; poi sotto questa forma di libertà la città si gouer-
neria con publica el uniuersale soddisfatione sua; ed essendo liberi, Y. M.
non si conciteria odio nissuno, sì che pensassero a mutar il gouerno o mi-
gliorare sotto alcun altro. Et essendo le forze in mano (come ho detto) di
una persona diuota et partiale di lei, VY. M. potria fare quelli medesimi di-
segni sopra la detta città che farebbe se ella vi hauesse dentro un castello,
senza che con la introduttione di questo carico al presente, sì potrà anche
introdurre poi alla morte di detto Agostino che facessero electione di persona
dependente da V. M.; et per questa via mantenerla sempre nei medesimi
:ermini detti di sopra. Questo per le ragioni dette » a mio giudicio, saria il
sero cammino et facile dello assecurarsi V. M. perpetuamente la ciutà di
        <pb n="45" />
        (42)
Genoua, come le discorsi pochi dì prima che la nouità succedesse. Et certo
quando l’armbassatore potesse condurlo a fine, V. M. non harebbe ad esserli
mancoobligata di questo, che debe esserle delle altre cose passate; il qual
ambassatore non ha comunicato questo suo pensiero con altro che con meco,
perchè il principe Doria in altri tempi non ha voluto sentire che se ne
parli; et dice che quando si troui espediente da fare che il Principe vi con-
discenda (il quale si crede che non contrasterà molto, poichè si vede man-
cato Gianettino; et Adam Centurione ha conosciulo esser necessario pensare
alla segurezza sua propria, et estarsi di altra maniera in quanto alla sigurità
male, et pensa et ha come per fermo che vi consentirà facilmente, come
quello che ha presente il pericolo ancora, et desidera assicurarsi di iutto
quello che potesse nello auuenire occorrere); ma esser necessario operare che
il Principe non solamente concorra senza alteratione, ma aiuti et fomenti ;
perché esso non mancherà poi di porgere la cosa di modo che ron si farà
da canto nissuno replica. Il che a mio giudicio (parlo di farui condescender
il Principe) non si può fare da noi soli fin hora, perchè non habbiamo la
mente di V. M. intorno a questo, et desideriamo hauerla; onde l’ambassatore
ha voluto che io solo la seriua a V. M., acciò che per consequente a me
solo risponda, sì che la cosa non passi ad altre orecchie che di lui et di
me, che gli farò poi intender la mente di V. M. con ogni dissimulatione.
Supplico pertanto V. M. che subito ci anisi della volunià sua circa questo
particolare, ‘acciò che possiamo estringere o allargare la pratica, secondo che
quella ei comanderà. La qual supplico ancora a considerar quanto quella
sittà sia hora soggetta alle innouationi, et quanto pericolo habbino corso le
cose sue, non solamente di Italia , ma quelle che hora ha nelle mani , così
importanti, et non lassi nella occasione che hora i tempi le hanno mandata
(per quel che io credo) da Dio a miglior fine, di far una bona risolutione
sopra le cose di detta città, et conforme ouuero alla sopradetta o ad una
delle altre che nelle mie lettere discorsi, quando, come ho detto, non era oc-
corso il bisogno che è occorso dipoi, ouuero a qualche altra che si appres-
senterà al sapientissimo giudicio di V. M. Et non lasci di rompere questo
camino, che li nimici suoi hanno così facile et aperto , di potere molestarla
in.ogni loco, per essere questo di Genoua comodo a tutti i regni et paesi
suoi, come ella sa. Et quando V. M. si risolua a demandarci che debbiamo
stringer a la detta pratica, mi accade soggiungere che quella succedendo ;
come si spera, conuerria che Agostino Spinola se ne stesse del continuo in
Genoua con maggior spesa et molto più incomodo che hora non sostieze in
sasa sua; onde l’ambassator et io giudicamo, che non potendosi far di manco,
        <pb n="46" />
        ( 45 )
se gli debba dipulare conueniente prouisione. Et suplichiamo Y. M. che in-
‘orno a questo particolare degne similmente mandarsi ordine che se gli
leputi da cento cinquanta escuti, a basso quel tanto che si potrà conue-
nire (*).

Il Conte de Fieseo morì, perchè è stato ritrouato morto di poi; et dicesi
che passando per entrare nella capitana del Principe, ‘cadde in mare, et
&amp;ssendo armato oltre l’uso ordinario, si affogò ; et certo la morte di lui è
stata cagione potentissima del buon fine come del cattiuo principio di questo
2aso , perchè venuto il giorno molti se alfaticauano in spiare di lui, i quali
don irouandolo si separauano dal fratello (*), non hauendo forse quella fede in
ui che haurebbono hauuta nel fratello Conte; onde è commune oppinione, et
0 concorro in quella, che se fusse restalo viuo le cose sarebbono state gui-
date con più calore, perchè da quei tali et da altri cittadini haberebbe hauuto
molto più seguito, che non potette hauere il fratello. Perchè di nuouo sup-
olico V. M. che abbia matura consideratione al sopradetio, et faccia una ri-
solutione degna di lei.

[n conformità di quanto serissi a V. M. per la ultima mia, è parso al Prin-
sipe et all’Ambassatore Figueroa che si leui lo stato a detto Conte , et si
ominci da quella parte di esso che è feudatario di questo, cioè da Pontremoli
t da... . (*); perchè penso di mandare un Commisario con alcuni caualli
prima a comandare a dette terre che si rendano a Y. M., perchè forse questo
vasterà veduto che non hanno riparo alcuno. Et se non basterà il detto Com-
misario a far lo effetto, metterò in ordine duo mille fanti per mandarueli ;
i perchè la artelleria delle piazze di questo Estato, sì per lo gelo come per
a lontananza, non è comoda a Pontremoli, ho disegnato farmene prestare da
uichesi et da genouesi medesimi che sono là vicini ; et del seguito auuiserò
V. M.; la quale supplico mi faccia ordinare se hauuti questi lochi, che
sono feudatari, douerò procedere contro gli altri, poichè sono soggetti allo

(*) In margine a questo passo leggesi la nota seguente : « Paresse que esto
°5 lo mas conueniente en todo caso, y a un senaladamente por lo que ulti-
mamente se scriuio a Don Fernando sobre lo de apoderarse V, M. de Genoua.
Y quanto al entretenimiento del coronel Spinola que bastaria se le diesen al
mes entrando en ellos la pension de mismo que tien en Milan , pagandole lo
ecargado y consignandole Ja paga del entretenimento en aquel estado, pues
‘ambien sera obligacion al dicho Augustin por la cosas de Milan -

(*) Girolamo.

3) Guasto nell’ originale.
        <pb n="47" />
        ( 44 )
Imperio. Et se forse estanno in possessione del contrario, non è possessione
legittima, ma abusione (*)-

Scrissi anchora a Musy mio secretario, che facesse intendere av. M. come
il Duca di Piacenza si era anch’ egli mostrato molto pronto in questa occa-
sione, dicendo che non comportarebbe gente straniera passare per lo Stato
suo contra il seruitio di V. M.; et hauendo spediti commissari per tutto a
detentione de schiaui et forzati dalle galere fuggiti ; et hora mi fa intendere
per lettere di un gentil huomo inuiato da me a stargli appresso in questo
tempo, che volendo seruirme di due o tre mila fanti de suoi, potrò farlo
liberamente, soggiungendo che il non essersi offerto nel passato, è stato per
non essersi trouato libero nello Stato, et cose simili tutte degne di gratitudine.
Perchè supplico similmente V. M., che facendolo ringratiare , lo faccia più
deuoto et renda più pronto ogni hora (2).

DOCUMENTO XXxIV.

Nuovi ragguagli del Figueroa al Principe D. Filippo circa i provvedimenti
riguardanti Genova, e il disegno del Gonzaga di por sequestro ai beni dei
Fieschi.
1547, 10 gennaio
( Estado, Leg. 1379, fol. 265 )

Muy alto y muy poderoso Sefior.

Alos vii del presente escribi a Y. A, y respondi a las cartas de 46 y17
del passado, que recibi con el correo que paso en Alemaiia , y auise de la
salud de S. M., y enbie el sumario de las Nueuas que se tenian de su feli-
cisimo extato. Tan bien di auiso del caso subcedido en esta ciudad, Yy como

(*) Al margine è questa postilla: « Paresce que todo es una misma razon,
7 que passa el cabo pues todo deue ser confiscado »,
(*) La lettera è scritia da Alessandria.
        <pb n="48" />
        ( 45 )
habia sido muerto el capitan Juanetin Doria, y haogadose el Conde de Fiesco,
y como, mediante la gracia de Dios y con las buecnas prouisiones que en com-
patiia des los Setiores yo hize, las cosas se reducieron a tales terminos que
la ciudad quedo libre y en toda pacificagion como estaua primero, y los
henemigos se fueron fuera, y como se attendia a tornar a armar las galeras ,
en lo eual se usaua toda diligencia en buscar los esclauos y forgados que
se hauian huydo, y por lo paresce presto lornaran a estar armadas. Lo que
de nueuo se puede escribir, es que don Fernando de Gonzaga ha escrito al
orincipe Andrea Doria y a mi que por seruicio de S. M., y castigar tan
gran insulto y atreuimiento, que quiere tomar todo el estado del Conde
de Fiesco en nombre de $. M., assì por castigar a los mal hechores como
a los otros; y al Principe y a mi nos ha paregido que es necessario que se
haga por lo que digo, mas que sea de manera que no de ocasion a alterar
ninguna cosa que pueda encender otro mayor fuego que el passado. Yo he
dado auiso a 8. M. de todo, para que mande lo que mas fuere su imperial
seruicio. Nuestro Sefior ensalce el souerano estado de Y. A, con accrecien-
lamiento de muchos reinos y sefiorias.
De Genoua, a los x de Enero mpxLvII.
De Y. A.
Muy umyl vasallo que los serenissimos pies y manos besa
Gomez Suarez de Figueroa.

DOCUMENTO XXV.

Andrea D’ Oria al Principe suddetto. Ritesse la storia del moto de’ Fieschi e
della partecipazione di Francia in quelle trame.
1547, 10 gennaio
‘Estado, Leg. 1379, fol. 122)

Serenissimo Principe.

Alli v1 io serissi a V. A. il tradimento fatto in questa Città dal Conte di
Fiesco, per leuarla dal seruitio di S. MM. et per pigliar a me la vita e le ga-
lere insieme, et come Iddio non auea voluto comportare tanta sceleraggine
°t crudeltà, quanto il ribaldo hauea determinato di fare, non solamente
        <pb n="49" />
        ( 46 )

contra tutta la casa mia, perfino ad ammazzar i figli piccoli, ma contra
tutti li gentilhuomini et persone principali della Città. Sul principio dell’ ese-
cutione cadette miracolosamente in mare, ue resta sommerso; et così, come
anche ho scritto a Y. A., la ciutà fia di quel primo giorno tornò tutta paci-
fica et quieta, et sempre più ha dimostrato per effetto la deuotione et os-
Seruanza che tiene al seruitio di S. M., di sorte che fra tutti questi acci-
denti non si è perduto altro che la persona di Giannetino mio nepote ; che
quanto per il danno delle galere , saranno in breue ridutte in li loro primi
lermini senza alcuna falta del seruitio di S. M. in ogni suo bisogno, es-
sendosi ricuperalo la maggior parte degli schiaui et forzati, et ogni di se
ne irouano degli altri, che s’ erano occultati ; et al reslo si supplirà con de-
nari. Et il tutto mi è parso replicare a Y. A. , acciò ch’ ella possi star con
con l’animo ben quieto di questa città; et sappia anchora come, Dio gratia,
io sto sano, et con speranza di poterla seruir per più tempo che forse da
qualche altri non era stato designalo.

Auisando V. A. che tuttauia si afferma questo tractato essere estalo con
inteligencia de francesi, perchè la gente del traditore subito dopo il fatto
se ne andò a la volta di Prouenza, et il Principe che fu di Melfi era
giù uenuto al Mondouì preso Sauona, el che anche il Papa ne fosse consape-
vole (*). Hora si stà aspettando che $. M. comandi si facci contra le cose
del detto traditore di quelle demostrationi che un tanto eccesso ricerca,
massime essendo la maggior parte dèi luochi suoi infeudati da S. M., et che
facilmente se li possono leuare, senza pericolo d’aleun altra alteratione, anzi
con grandissima satisfattione di tutti li seruitori di $. M., perchè seruirà un
esemplo ad altri, et sarà opera degna della grandezza et reputatione di quella.
Et così resto, pregando Iddio per la continoua salute el prosperità di V. A.

Da Genoua, li x Gennaro 1547.
Di Vostra Altezza
humillissimo seruitor il quale sue mani bascia
Andrea Doria.

‘) Le parole in corsivo erano scritte in cifra.
        <pb n="50" />
        (a

-
#

DOCUMENTO XXVI.

Risposta di Carlo V alle lettere indirizzategli dal Figueroa in data del 8 (*%).
1547 , 10 gennaio
( Estado, Leg. 644, fol. 118)

Esta noche, que son x del presente, se ha recebido vuestras cartas de tres
del mismo, y nos ha desplazido quanto es razon y podemos encarescer
por el caso subcedido en essa ciudad , assi por ser de la qualitad e impor-
lancia que es, como por respecto del Principe y de su casa, y hasta
entender mas particularmente el fundamento de esto motiuo y en lo que
haura parado. Despues de’ lo que nos escriuistes, no paresce que de aca se
pueda hazer otra prouision mas promia que embiar al Sefior Don Fernando
un poder para que pueda vender alguna cosa en el estado de Milan, hasta
en quantitad de cinquenta mill eseudos, de que se pueda valer en caso que
ia cosa vaya adelante, y sea necessario leuantar alguna gente, teniendo por
sierto que el Duque de Florencia como siempre se ha mostrado afficionado
a las cosas de nuestro seruicio, socorrera con la scusa como mas vecino a
a las tierras' de esa republica, allende de los muchos afficionados y seruidores
nuestros que tenemos dentro de essa ciudad y por el contorno, pues es de creer
que ellos y los del gouierno queran attender mas al beneficio de su patria
iranquilidad y sosiego della, que no a ninguna otra nouedad, de que a todos
generalmente redundasse danno y trauajo. Aunque bien considerado todo lo
que en esta materia nos ocurre, y lo que antes se tenia entendido del odio
que el de Fiesco, y otros particulares de la ciudad tenian con Juanetin Doria,
no dexamos de cereer que este mouimiento podra hauer sido por solo su
respeclo, tanto mas no teniendose auiso que franceses tengan gente en Italia
para bazer espaldas al de Fiesco, si no fuesse sacandola de las guarniciones,
lo qual es de creer que no haran en tal tiempo por no dexar en auentura
lo principal demas del buen sucesso que han lleuado Y lleuan las cossas
desta empresa, que les dara bien que pensar; y por agora hasta entender mas
particularmente el fundamento de esta nouedad Y lo que mas aurà sucedido,
no sabriamos que mas decir de loar la diligencia que hezistes assi cun los del

(*) V. i Documenti Vill e IX.
        <pb n="51" />
        ( 48 )

gouierno como con los feudatarios y Don Fernando, y tener por cierto que
babreys procurado, enderecado y hecho todo lo que a este proposito os haura
parecido conuenir, como confiamos que continuamente haureys de hazer en
las ‘cosas de nuestro seruicio, mayormente de la qualidad desta como de tan
gran importancia, en la qual no dubdamos que terneis buena correspondencia
con el dicho Don Fernando y los otros nuestros Ministros, y que cadauno
por su parte hara lo mismo con vos en lo que conuenga.

DOCUMENTO XXVII.

Paragrafo di lettera in cifra scritta da Giovanni de Vega a Carlo Y, in data
. . . . o . 3
di Roma, in cui si crede essere il Papa stato consapevole del moto dei
Fieschi.
1547, 13 gennaio
(Estado, Leg. 874, fol. 5)

Sacra Cesarea Calholica Magestad.
Despues que se paso con S. 8. lo que scriuì a V. M. en primero deste
mes, vino la nueba de como se auia rendido Vima, del estado en que estaua
lo demas de Alemania, y juntamente el acaescimiento de Genoua y estado
seguro en que quedaua lo que toca a lo publico de aquella ciudad, despues
del alboroto, que pienso que ha sido todo al rebes de lo que se speraua por
algunos, aunque en lo de Genoua no ereo que directamente el Papa aya
snireucnido mas de hauer sabido parte dello, y persuadirme que dessea el
danno del Principe Doria y de Juanetin, como screui a V. M en cinquo de
junio del anno pasado de 1546, que me hauian auisado por afirmatiua que
el Conde de Fiesco se hauia dolido con 8. 8. y el Cardenal Farnes, cuando
andaua aqui quexandose del Principe y de Juanetin, y que S. S. se offre-
scio de fauorescerle.
        <pb n="52" />
        a

DOCUMENTO XXVIII.

L'Imperatore manda al Figueroa di ringraziare i genovesi della loro fedeltà :
annuncia l’invio del suo gentiluomo Rodrigo di Mendoza, ed ordina P oc-
2upazione delle terre del Fieschi.
1547, 14 gennaio
(Estado, Leg. 644, fol 120)

Por la carta que escreniste a Don Hernando de Gonzaga, de los 1111 del pre-
sente, que nos embio junciamente con otra suya y del Principe, entendimos
los buenos terminos en que quedauan las cossas dessa Ciudad, y lo succedido
hasta entonces , con la buelta del Principe a ella, y buena dispusicion con
que quedaua; que cierto nos fue cosa de mucho contentamiento Yy quitarnos
del cuydado y suspension grande en que estauamos. Aunque siempre nos
persuadimos que los de Genoun, entre los quales ay tantos seruidores y affi-
cionados ruestros, fueran los que han sido, assi por lo que concernia al he-
neficio, quietud y sosiego de su patria, como el particular de nuestro seruicio,
a los quales nos ha parescido escreuir y agradescerles la demonstracion y
buen animo que en ello han usado; y para hazer esto officio, como para
visitar y consolar al Principe Doria, miger Addan y su hija (*) de la muerte
del Capitan Juanetin, de que cierto nos ha desplacido, embiamos a Don Ro-
drigo de Mendoza, nuestro gentil hombre de la boca, para que juntamente
con vos haga lo que por su instrucion se le ordena, por la via que mejor
os parescera; a quien dareys entera fee y creencia.

Y por que considerado todo Jo que toca a esta nouedad succedida en essa
ciudad, y que cada dia podria acaescer lo semejante, es mas que necessario
que se mire de dar y hazer tal prouision, orden y assiento en las cosas de
Republica, que por lo presente ni venidero no puedan succeder semejantes
inconueuientes, ny sea en mano de quien quiera suscitar nouedades ni
sediciones, comunicarlo eys con el Principe Doria para que con su parescer
se haga de manera que essa ciudad pueda estar y Se conserue en la segu-
ridad, tranquilidad y sosiego que conuiene y lo desseamos, ieniendo por
cierto que por vuestra parte no se fallara de hazer el buen officio que soleys,
para acordar lo que a esto conuerna por todos respecios.

(1) Oriettina figlia di Adamo Centurione.
        <pb n="53" />
        (50 )

Por que allende del castigo que Dios dio al Conde de Fiesco, por lo que
loca a nuestra auctoridad, y respeeto del Principe y su sangue, es justo que
tambien se le de a sus bienes y de sus hermanos, que tan gran traycion y
aleue cometieron, y por refrenar el atreuimiento Y insolencia de los seme-
jantes, demas de ser nuestro feudatario y pensionario, escreuimos a Don Her-
nando que les occupe sus tierras por comission espresa del Imperio, y que
el dicho Don Rodrigo le de prisa a ello; dezerlo eys al dicho Principe, y
hareys por vuestra parte, con buena correspondencia del dicho Don Fernando,
lo que vereys ser necessario a este proposito, como lo confiamos de vuestra
diligentia y continuo cuydado en las cosas de nuestro seruicio, de que te-
nemos entera memoria.

DOCUMENTO XXIX.

Istruzioni di Cesare al Mendoza.
1547, 14 gennaio
(Estado, Leg. 1194, fol. 425)

El Rey.
Instruction de lo que vos don Rodrigo de Mendoga, nuestro gentil hombre
de la boca, haueys de hazer en Milan y Genoua, donde os embiamos, usando
en vuestros caminos de la diligengia que buenamente pudierdes.

Primeramente haueys de yr derecho a Milan o Alexandria, o donde estu-
uiere Don Hernando de Gonzaga, nuestro Gouernador en el estado de
Milan y Capitan general, y dandole las cartas y despachòs que Nleuays
para el, comunicarle lo contenido en nuestra ynsiruction, para a declararle
nuestra ynlencion a boca demas de lo que por sus cartas se le scriue.

Y por que hauiendo sido la traicion del Conde de Fiesco Y sus hermanos,
la que teneys entendido, conuiene assì por lo que toca al publico, como por
respecto del Principe y de su sangue, que estos sean castigados en las ha-
ziendas, pues ya el principal lo fue in la vida, direys al dicho don Hernando
que nuestra yntencion es que luego, sino lo hubiere hecho, passe a occupar el
stado y tierras del dicho Conde de Fiesco y sus hermanos, para despues or-
denar dello lo que vieremos conuenir, con todos los respectos que se deuran
tener, como se lo screuimos.
        <pb n="54" />
        ( 51)

Hauiendo dicho esto a Don Hernando, y dadole sus cartas, passareys a
Genoua, y dando a nuestro embaxador las que lleuays para el, y comunican-
dole esta nuestra ynstraction, yreys luego a visitar al Principe Doria nuestro
Capitan general de la mar, y dandole nuestra carta le direys la pena en
Jue quedamos por su yudispusicion, y lo mucho que lauemos sentido la
desgragia subgedida al Capitan Joanetin Doria, assi por lo que le queriamos
y conoscimos siempre de su afficion, fidelidad y seruicios, como por respecto
del dicho Principe y de su casa, de que tanta proteclion Y quenta hauemos
le tener, y tenemos.

El mismo officio hareys luego con micer Adan Centurion, muger y hijos
de Juanetin , visitandolos y consolandolos de nuestra parte, y offresciendo
que della y los dichos sus hijos ternemos la protection y memoria que es
razon, para mirar siempre por ellos y hazerles merced en lo que huniere
-ugar. Lleuays la carta que haueys vista para el Duque que nueuamente se
ha elegido , que se Jlama Benito Gentil, darsela eys, congratulando os con
I de nuestra parte de la dicha election hecha en su persona, con las otras pa-
'abras que al embaxador Yy a vos parescera, para tenerle grato e ynelinado mas
+ muestra deuocion,

Los del gouierno en esta altoragion y tumulto se han mostrado de manera,
ue aunque ha sido cumplir con lo que deuian al beneficio, tranquilidad y
sosiego de su misma patria, y a la protection que della tenemos, no podemos
dexar de estimarlo en lo que es razon; Y assi se lo agradegereys de nuestra
parte, dandoles nuestra carta, y diziendo como que lo que han heco se spe-
'aua de su affection y buen zelo.

El Corone] Espindola se ha mostrado siempre muy seruidor y afficionado
auestro, y de los primeros que en esta occasion se sefialaron, acudiendo con
a gente de sus tierras y amigos. Agradegerselo eys mucho de nuestra parte,
liziendole que no es nueuo para nos la voluntiad y promptitud de animo
1ue tiene, y ha de mostrar siempre, a nuestro seruicio . como lo deue a
la que nos le tememos.

Y por que, aunque en general todos lo han heco muy bien, por ventura
huuo algunos, como entendereys de nuestro embaxador, que se mostraron mas
alficionados , y lo son con effecto » a nuestro servicio , lleuays diez o doze
sartas, los sobreseriptos en blanco, para que se ynchan y den a las personas
jue al Principe y nuestro embaxador parescera, para que conozcan y les
deys A entender la cuenta particular que con ellos tenemos.

Y pues haueys visto las cartas que screuimos a Don Hernando y nuestro
&gt;mbaxador, por no replicar aqui lo en ellas contenido, bastara que les hableys
        <pb n="55" />
        ( 52 )
conforme à ellas, diziendo sefialadamente àl embaxador que de lo que en
esta occasion ha trabajado, y buen officio que siempre. continua en nuestro
seruicio, ternemos entera memoria para hazerle la merced que meresce en
la ocasion que se offrescera.
De Albrunch, à xin1 de Enero de MbDxLVII.
Yo el Rey
(L. $.)
Vargas.
DOCUMENTO XXX.
Credenziali del Mendoza presso il Doge di Genova.
1547, 14 gennaio
f Estado, Leg. 644, fol. 119)

Al Duque de Genoua.

Hauiendo entendido la election que se ha hecho de vuestra persona para
°] gouierno dessa ciudad y dominio, y la confianza y estima que con razon
se puede tener de vuestra persona, para pensar que habeys de mirar por las
cosas de su beneficio, pacification y sosiego, y particulares de nuestro seruicio,
omo enderegadas al mismo fin, nos habemos querido congratular por esta,
y certificar os que en nos hallareys siempre toda voluntad, tanto por la que
concerniere al bien comun y pro de la dicha ciudad, como particular vuestro,
segund que lo entendereys mas largo de nuestro embaxador y de Don Ro-
drigo de Mendoga nuestro gentil hombre de la boca, a quienes nos remitemos.

DOCUMENTO XXXI.
Altre dello stesso presso la Signoria.
1457, 14 gennaio
(Estado, Leg. 644, fol. 119)

Al Duque y los del gouierno.
Por cartas del Comendador Gomez Suarez de Figueroa, del nuestro Consejo
7 nuestro embaxador, hauemos entendido lo succedido en essa ciudad, y la
        <pb n="56" />
        ( 55 )

presta prouision que hezistes para que la dafiada intencion del Conde de Fiesco
20 passasse adelante; que ha sido conforme a lo que siempre hauemos espe-
ado y desiado al beneficio, tranquilidad y sosiego de vuestra propia patria,
le cuya conseruacion, assi por su deuocion como por la protection que en
general y particular tenemos de sus cosas, y demonstracion que en esta haneys
asado, podeis ser cierto que ternemos el cuydado que por lo pasado haueys
sodido conoseer, por mirar por ellas y fauorescerlas, como entendereys mas
argo del dicho nuestro embaxador y de Don Rodrigo de Mendoga, nuestro
zentil hombre de la boca, que para este effecto embiamos ().

DOCUMENTO XXXII
credenziali del Mendoza presso il D’ Oria.
1547 , 14 gennaio
f Estado, Leg. 644, fol. 131)

Al Principe.

Abiendo entendido por cartas de nuestro embaxador la alteracion y tumulto
dessa ciudad, Yy muerte del Capitan Juanetin, de que verdaderamente nos ha
infinito desplacido, assi por la affection que le teniamos, como por vuestro
respecto, embiamos a Don Rodrigo de Mendoza nuestro gentil hombre de la
boca para que os visite y consule de nuestra parte, y que juntamente con
nuestro embaxador os diga y comunique lo que lleua por instruction, tanto
por lo que toca al castigo del Conde de Fiesco y sus hermanos, que tan
srand traycion y aleue han usado , quanto por las cosas del gouierno dessa
ciudad y pacification della ; en que no dubdamos que habreys hecho y hareys
‘0do lo que os parescera conuenir a este proposito, y al particular de nue-
stro seruicio. como siempre lo hauevs mostrado.

*) V. Bernabò-Brea, pag. 18.
        <pb n="57" />
        “54 )

DOCUMENTO XXXIII.
Altre dello stesso presso Adamo Centurione.
1547, 14 gennaio
{ Estado, Leg. 544, fol. 119)

A micer Addam.

Hauiendo entendido la alteracion y nouedad suscedida en esa ciudad, y
ia muerte del Capitan Juanetin Doria, de que en verdad nos ha desplazido
quanto es razon por infinitos respectos, embiamos a Don Rodrigo de Mendoca;
nuestro gentil hombre de la boca, para que visite y consuele de nuestra parte
al Principe y a vos, no dubdando que ambos lo hauereys regebido con
aquella cordura y prudencia que se denen tomar las cosas de mano de
Dios, y para certificaros que de su muger y hijos ternemos la memoria y
cuenta que su fidelidad y seruicios merecieron, como lo entendereys mas
argo del dicho Don Rodrigo, aquien nos remittimos.

DOCUMENTO XxXIV.
Altre dello stesso presso il Colonnello Spinola.
1547 , 14 gennaio
(Estado, Leg. 644, fol, 119)

Al Coronel Spinola.

Por cartas de nuestro embaxador hauemos entendido la nouedad succedida
sn Genoua, y muerte de Juanetin, de que hauemos recebido el desplazer y
pena que es razon por todos respectos. La promptitud y buen animo con que
acudistes para el sosiego y remedio de la alteracion, por lo que tocaua al
general de la ciudad y particular de nuestro seruicio, de que tambien nos
ha auisado nuestro embaxador, es como lo sperauamos de vuestra affection,
y deueys ala que con razon os tenemos; y assi podeys ser gierto que en la
occasion que se offrescera lernemos Ja manera que es razon para hazer os
merced, como lo ‘ntendereys mas largo del dicho nuestro embaxador y de
Don Rodrigo de Mendoga, nuestro genti] hombre de la boca, a quienes dareys
entera fee y creencia.
        <pb n="58" />
        du

DOCUMENTO XXXV.

istruzioni segretissime di Cesare al Figueroa, sul modo con cui si potrebbero
più destramente sorprendere gli animi de’ genovesi, per indurli a consen-
tire che della Repubblica loro si rendesse padrona assoluta la Spagna.
1547, 14 gennaio
"Estado, Leg. 644, fol. 121)

A] embaxador Figueroa.
Demas de la otra nuestra carta que va con esta, y se ha mostrado a
don Rodrigo de Mendoca, ha paresgido screuiros en esta lo que abaxo vereys,
de lo qual, por ser de tan gran ymportancia, no se le ha dado parte, y con-
liene que sea solamente para vos.

Considerando lo que agora ha succedido en esta ciudad, y el ynconueniente
1U6 estuuo en la mano y se pudiera seguir en deseruicio nuestro, si Dios
no lo remediara, y el recelo con que siempre se ha de estar de que no
succedan semejantes sediciones Yy nouedades, acordando nos de lo que algunas
vezes hauemos con vos traciado sobre las cosas del gouierno dessa ciudad ,
y quanto nos conuernia y estaria bien Ympatronizar nos y ser sefior della y
de sus fuercas, no ay dubda sino que esto seria lo mas a proposito para su
seguridad y pacificagion, y para que nos estuuiesemos descansado por lo que
le cada dia, como agora se ha visto, podra yntentar quien quisiere tanto mas
veniendo a morir el principe , sefialadamente por el desseo que frangeses
tienen de apoderarse della, e Yynclinagiones diuersas que siempre ay en ese pue-
blo lan amigo de mudangas, alteragiones y nouedades, y no sera sino bien que
on ocasion desta nouedad y que el principe despues de sus dias y las otras
personas cuerdas y aficionados nuestros pueden conoscer que cada dia se
vodrian ver en lo mismo; mireys, por la mejor manera y forma que os pa-
cescera , de tentar y sentir como de vuestro assi del dicho Principe y del
corone] Spinola, como de otros deuotos y seruidores nuestros, que seran parte
para ello, si podria hauer manera como nos pudiesemos empatronizar dessa
-judad, y ser setior de sus fuergas, para tenerla siempre segura y libre de
os dichos ynconuenientes; y pareciendo 0s que se yncelinan a ello, y que se
podria encaminar como cosa que a todos les estara mejor por su tranquilidad
        <pb n="59" />
        C 56 )
y sosiego, les persuadays a ello, poniendoles delante, para mas atraerles, las
alteragiones y nouedades que, quedando assi como agora esta la republica, se
pueden seguir, y el ojo que franceses lienen de apoderarse della con lo demas
de sus ynsolengias y tiranias, y lo que mas os parescera a esle proposito,
para que con temor y recelo de no caer en sus manos, ny ser sotopuestos
a la passion popular con riesgo y econtino peligro de sus vidas y haziendas,
sean atraidos a ello; y aun persuadan e ynduzgan alos otros alo mismo, pues
al fin como podeys considerar y se comprehende de lo de hastaqui, no se
puede tener seguridad que esa ciudad este jamas pacifica sin este remedio,
ny que nos podamos estar fuera del cuidado que continamente tenemos de
lo de ay, pues al cabo ha de venir a ser del Rey de Francia 6 nuestra,
de manera que sera mejor preuenir y vsar de la ocasion, offreciendose pues
que con tanto cuidado , como siempre, hauemos 1enido del sosiego dessa
lierra, con no pocos gastos y beneficios hechos al general y particular
della, y que no por eso han dexado de continuar en sus nouedades, no fal-
taran despues causas con que justificarnos con los potentados de Ytalia, y
los demas allende que no se dexa de considerar que agora este Genoua en
republica, o en capollaco, como dizen siempre, sera necessario que tengamos
principal cuidado y contino gasta en sostenerla, y podria ser que al cabo de
todo ello viniese tal oportunidad que franceses se apoderassen della, con ha-
uerse perdido todo el trauajo y gasto que de nuestra parte se huuiesse puesto,
que seria del ynconueniente que podeys pensar para la quietud de Ytalia,
y los otros nuestros reynos y estados; y en caso que hauiendo persuadido
alo suso dicho al pringipe y los demas y conosciendo que corresponden con
nuestro desseo en esta parte, mirareys tambien de tractar y entender dellos,
como de vuestro , los medios que para encaminarlo podrian ser a proposito,
auisando luego dello a don Fernando de Gonzaga, a quien screuimos en esta
conformidad, para que con buena correspondencia de ambos veays la manera
y orden que se deura tener para passar adelante y ponello en effecto ; però
si con hauer vsado diestramente de los medios que arriba se dizen, vieredes
que no vienen bien en ello, y que no lleua dispusicion esta plàtica para
venir en effecto, dexareys por entonces de hablar mas en ello, suspendiendolo
como cosa que como de vuestro, y con ocasion desta nouedad, lo hauiades
pensado y apuentado confidentemente, dando &amp; entender que nuestra yntencion
no es pira sino de que esa ciudad y dominio se gouierne por republica, y
conserue como agora esta, como siempre se lo hauemos concedido y otorgado
por preuilegios, pues no ay dubda sino que esta manera de gouierno, no se
haziendo lo de arriba. es muy mas conueniente que no la de capellaco; en
        <pb n="60" />
        ( 57 )
‘0 qual todo terneys buena yntelligencia y correspondencia con el dicho
lon Fernando, dando nos auiso de lo que en todo se hiziere, y ynclinagion
ue haureys hallado assi en el dicho principe como en los demas.

DOCUMENTO XXXVI.
Dispaccio di Cesare al Gonzaga, per notificargli quanto scrive al Figueroa dei
suoi prog.tti su Genova, e per dargli istruzioni del come dovrà maneggiarsi
colla Repubblica nella occupazione dei’beni de’ Fieschi. Accenna ai disegni
ostili di Francia sull’ Italia, ma crede che si asterrà dal mandarli ad effetto ;
e spiega gli intendimenti che gli sembrano a proposito per avere lo Stato
del duca Farnese.

1547, 14 gennaio
‘Estado, Leg. 1194, fol. 368-369 )

A Don Fernando.

Demas de lo que vereys por esa otra nuestra carta , la qual se ha mo-
strado à don Rodrigo de Menloza, para que conforme a ella os hable y de-
celare nuestra yntencion , ha parescido seriviros en esta algunos punetos de
{ue no se le a dado parte y es bien que se tengan secretos.

Visto lo que nos screuis en vuestra carta de dos del presente sobre las
vosas del Gouierno de Genoua y lo que sobrello discurris, que es con la
sonsideracion y prudengia con que soleis mirar y tractays la cosas de nue-
stro seruicio, y acordando nos de lo que algunas veces con vos hauemos
platicado no ay dubda sino que de los tres medios que proponeis, tocantes ala
forma del gouierno que en nuestros tiempo, se ha tenido, el que mas nos
sonuernia, y para beneficio y pacification de aquella ciudad seria impatro-
nizarnos della y de sus fuerzas, assi por las nouedades que cada dia alli se
pueden yntentar , setlaladamente -despùes de la muerte del Principe , como
por el desseo que franceses tienen de apoderarse della, e ynelinaciones diuersas
{ue siempre ay en aquel pueblo amigos de mudanzas, sediciones Yy nouedades,
y conforme a esto escrenimos agora al embaxador Figueroa que con esta oc-
;asion y nouedad que ha subeedido, y que el principe y las otras personas
suerdas pueden conoscer que rada dia se podria ver en lo mismo, mire por
la mejor manera y forma que le parescera tentar Y de sentir como de suvo
        <pb n="61" />
        (58 )
assi del dicho Principe y del coronel Espinola como de otros deuotos nuestros
que fueren parte para ello, si podria hauer manera como nos pudiessemos
en patronizarnos y ser sefior de la dicha ciudad, y que viendo que las tales
personas vienen bien en ello, que se podria encaminar como cosa que a todos
les estara mejor por la seguridad, tranquilidad y sosiego de aquella ciudad ,
les persuada d ello, poniendoles delante, para mas atraerles, las alteragiones
y nouedades que, quedando assì como agora esta la Republica, se pueden seguir,
y el vojo que franceses tienen de apoderarse della con lo demas de sus ynso-
lencias y tiranias, y lo que le parescerà mas a este proposito, para que con
lemor y regelo de no caer en sus manos ni ser solos puestos ala passion po-
pular, con riesgo y contino peligro de sus vidas y haziendas, sean dtraydos
à ello, y aun persuadan e ynduzgan è los otros a lo mismo, pues alfin, como
vos podeis considerar, y se comprehende de lo de hasta qui, no se puede
tener seguridad que aquella ciudad este pagifica sin este remedio, y que al
cabo 6 ha de venir a ser nuestra ò del rey de Frangia, de formà que seria
mejor premunir nos y usar de la ocasion, olfresciendose, pues que con tanto
cuydado, como siempre hauemos tenido, del sosiego dessa tierra, y con gran-
dissimos gastos y benefigios hechos al general y particular della, y que no
por esso han dexado de continuar en sus nouedades, no faltara despues
causas con que justificamos con los potentados de Ytalia y los demas hallende,
que no se dexa de considerar que agora este Genoua en republica 6 en ca-
pelazo, como digen, siempre sera necessario que lengamos principal euydado,
y contino gasto en sostenerla, y podria acaheger que al cabo de todo ello
viniese lal oportunidad que franceses se apoderasen della, y que nos hubie-
semos perdido todo el trabajo y gasto que se hubiese puesto, que seria del
yuconueniente que podeis pensar para lo de Ytalia y los otros nuestros
reynos y estados, y que en caso que hauiendo persuadido a esto al dicho
principe y los demas, y conosciendo que corresponden con nuestra voluntad
y desseo en esta parte, de traciar y entender dellos, como de suyo, los medios
que para ello podrian ser a proposito, y és auise luego dello, para que con
buena correspondencia de ambos veays la manera y orden que se podria
lener para pasar adelante, y ponello en effecio, pero que si hauiendo vsado
de los medios que arriba se dige, viere que no ay dispusicion para ponerse
en effecio esta platica , ny que el dicho principe ni los demas se inchinan
a ello, que dexe de hablar en ello y lo suspenda, dando a entender espresa-
mente que nuestra yntencion no es otra sino de que aquella ciudad y do-
ininio se gouierne por republica como agora esta, como siempre ge lo hauemos
otorgado y concedido por preuilegios, pues no ay dubda que esla manera
        <pb n="62" />
        ( 59 )
de gouierno es muy mas conueniente que no la. de capelago, y por que
nos serenimos en esta conformidad al dicho nuestro embaxador, terneys buena
ynteligengia con el, para que con correspondencia de ambos, Y toda. dissimulacion
y secreto, se guie y enderesce este negogio, de manera que aya buen effecto.

Lo que toca al castigo y ocupacion de los bienes del conde de Fiesco Yy
sus hermanos, que en la otra és escreuimos (*), ha de ser con tal desteridad y
manera, que los de Genoua, siendo menester, no puedan perder esperanza que
los queremos gratificar de algo; y en caso que el principe y los del gouierno
de Genoua no viesen bien en la occupacion de las tierras del dicho Conde,
no por esso dexareys de hazer la empresa, con dar a entender que, siendo el
dicho Conde feudatario del Imperio y pensionario nuestro, no cumpliriamos
son el deuer, ny con nuestra Imperial auctoridad, sì no casligasemos exemplar-
mente vn caso tan feo, demas de la obligàcion particular y affection que
‘enemos A aquella republica ; y aun paresciendo os que sera necessario , les
podreys hazer entender, y que se persuadan, que tomado el estado y tenien-
Jole en vuestra mano, nos miraremos lo que buenamente se podra hazer
or complazerlos; y no sera menester aduerliros de lo que conuiene y ym-
porta la execution y buen elfecto desto, pues demas de las causas y consi-
deraciones que se offrescen, para no dexar de proceder contra personas que
‘an notoriamente nos han deseruido , son estas tierras muy a proposito para la
seguridad de lis cosas de Milan y la Toscana, allende que sera muy grand
reno para las de Genoua , estando tan alas puertas.

Dexando de sàtisfacer para con otro alos cabos de las vuestras cartas antes
egeuidas, se respondera en esta solamente ala de vltimo del pasado, que nos
screuistes sobre los auisos que teniades del Piamonte, de los discursos hechos
por los ministros del Rey, y paresceres diuersos que entre ellos hubo ; los quales
0 dubdanmios que se hubiesen fandado en la ruin intencion que tienen a
MUuestras cosas, y à impedir en seruicio de Dios todo buen effecto, como lo
acostumbran; però con el prospero successo que nuestro Sefior ha comencado
a dar desta Germania, y segun que hareys entendido y vereys por sumario
ue va con esta, ternan por ventura mas que pensar y no dar occasion de
rompimento; pero, por todos respectos , es muy bien, y, como lo confiamos,
{ue esteys preuenido y sobre el auiso, para tener el ecuidado que dezis de la
lortificacion y reparo de las plazas del Piamonte, sefialadamente de sanct Ger-
Mano, y las otras a que tiran o pueden enderecarse sus desifios, y de “que
iquellas que esten proucidas de municiones Y victuallas, por la necesidad
1ue se podiia offrescer.

1) V. Documento XXVIII.
        <pb n="63" />
        (60 )

En lo demas que en la dicha vuestra carta discurris, toccante al duue
de Castro, ya haueros persona digna de fé certificado que estas praticas de
Francia hazen no poco fundamento de la que de algunos dias aca con el
dicho duque , jusgando que de lo que haueys comprehendido de sus demo-
straciones, y terminos de que ha vsado, no anda en las cosas de nuestro
servicio tan derecho como conuernia, y que sobresto és declaremos nuestra
intencion, para conforme A ella gouernaros de aqui adelante en las suyas, y
mirar de entretener y persuadir algunos gentiles hombres de sus tierras y feu-
datarios, no sera sino bien que esto se haga con aquella buena manera, dexteridad
y cordura que vereys conuenir y el caso requiere, como lo considerareys y se
confia. Y por que siendo el estado de Parma y Plasengia de la importancia que
es verdaderamente del Imperio, seria grand cosa que se pudiesse encaminar
la platica que seos ha monido, 6 otra qualquier, de empatronizarnos destas,
y al presente ay tanta ocasion para ello, por lo que ha pasado, y terminos
de que el duque de Castro ha vsato, demas de las otras razones del Imperio,
guiareys la platica con toda simulacion y secreto, teniendo entendido que por
nos, nunca se le ha dado ynvestitura de las dichas tierras, ny concedido ni
heco cosa por donde se pueda dezir que se aya perjudicado a la natura del
leudo ni derecho del sacro Imperio, demas de la poca seguridad y confianza
que se puede tener dusta gente Fernesa, tanto menos con las platicas e yn-
leligencias que agora tienen con Francia, pues no ay dubda sino que si
estas tierras se pudiessen recuperar, y yuniar con esse Estado , demas que
seria vn grandissimo freno para la ambicion frangesa, y tambien para los
otros potentados de Italia, seria el verdadero medio para el sostenimiento y
conseruacion del dicho Estad&gt;, tanto mas estando el de Florengia en nuestra
deuogion y féé, como està ; y por esto sera bien que tengays cuydado de
passar adelante estas platicas , si vieredes que tienen fundamento , 6 mouer
otras, ganando siempre gente como lo haueys apunetado, para que viniendo
alcuna bucna coyuniura, 6 de sede vacante è otra de que ds podremos auisar,
‘a cosa, si fuere posible este apuncto, para executarse.

) VV. Documento XXXV
        <pb n="64" />
        ( 61

DOCUMENTO XXXVII.

il Figucroa ragguaglia Cesare delle cose di Genova, e dello invio di Ceva
D’ Oria da parte della Signoria e del Principe. Soggiunge notizie di Francia,
2 dice come gceliì fasse offerta la resa di Pontremoli.

1547, 16 gennaio.
’ Estado , Leg. 1379, fol. 208)

Sacratissima Cesarea Catholica Magestad.
A los 7 del presente escreni a V. M,, y di particular quenta del caso sub-
sedido y en lo terminos que quedanan las cosas desta ciudad; lo qual, con
ayuda de Dios, se va continuando; y de contino concurren aqui personas im-
diadas por los ministros de V. M. desde Napoles, y el duque de Florencia y
sl de Plagengia, todos a condolerse del caso pasado, y alegrarse del buen sub-
eso. Dios los conserue para seruicio de V. -M., come ha estado asta aqui.

El Duque y Gouernadores han elegido a Ceua Doria por su embasador,
sara que valla a dar quenta à V. M. del caso subgedido (*), y, por lo que en-
sendo, tambien para aregordar a V. M. que auiendose de disponer del estado
del Conde, que se. acuerde dellos, por que tienen cierta pretension a ciertos
lugares. Este Ceua Doria es todo cosa del Principe y de su casa, y ara el
ficio por el uno y por el otro.

Las cosas se van tornando al estado que primero estauan, y no se siente
ra nouedad en estas partes. De Francia se entiende que el Rey torna ar-
cemeter las compafiias de la gente de armas que auia despedido, y que
procura de allegar dineros, y que se dice publicamente que esta primauera
verna en Italia.

En Niga se ha sentido que auia un tratado de lo que yo he auisado alos
agentes del Duque que estan a qui, y asimismo al obispo de Nica; y don Fer-
nando me escriuiò sobre el mismo caso, y que avia proueydo al Prior de mill
2scudos para que fuese alla. Yo creo que deuia ser toda una trama, para
{uc en un tiempo se hiziese el un effetto v el otro. Dios lo bha hecha meior.

(1) Le istruzioni date a questo ambasciatore dalla Repubblica portano la data
Jel 18 gennaio, e possono leggersi nel Bernabò-Brea (p. 33-45), insieme alla
corrispondenza del legato medesimo (pp. 47118).
        <pb n="65" />
        i 62 )
Yo he entendido que Adan Centurion gouernara la galeras del Principe; y
omo escreui a V. M., no me parece que podria aver persona mas a propo-
sito del servicio de V. M., y para la seguridad de esta giudad, acompatiada
con la prouision que escreui de la residencia del coronel Agustin Spinola y
de huena guarda de gente; por que con esto y con los que son bien yneli-
nados, se podra estar con la seguridad que conuiene, en caso que el Principe
viniese a morir.

Antonio Doria se espera aqui presto, segun eseriue el Vise Rey ; por que
con el primer aviso que tubo del caso, le hordeno que se partiese ; no se
si despues, con los otros auisos, aurà mudado de opinion.

A yer me vinieron ablar ciertos parientes y criados del conde de Fiesco,
diciendome que avian entendido que don Fernando de Gonzaga hazia prepara-
lorio de gente, para tomar la posesion de Pontremol y de los otros lugares
del conde; que si yo queria tomar la posesion del en nombre de Y. M., que
me la darian, sin que fuese menester ymbiar gente. Yo les respondi que yo no
tenia comision de V. M. para ello, y que sin ella no lo hagepiaria, y que esto
lovaua a don Ferdinando, como lugar teniente de Y. M. y Gouernador del
estado de Milan; y que yo les aconsejaua que lo hiziesen assi; y esto me
paregio que conuenia que se hiziese, as si por el seruicio de V. M. como por
poderme conseruar con los de aca y con los de fuera en buena concordia, y
que no piensen que yo me quiere tomar mas autoridad de la que Y. M
me diexe.
De Genova, a los 16 de Henero 1347.

De Vostra Sacratissima Catholica Cesarea Magestad

muy umil vasallo que los serenissimos pies y manos. de V. M. besa
Gomez Suarez de Figueroa.
        <pb n="66" />
        ‘635 )

DOCUMENTO XXXVIII.

Lettera del Figueroa a S. M. » circa le deliberazioni prese dalla Signoria contro
de’ Fieschi, i diritti accampati dalla medesima su Varese e Roccatagliata , e
l’occupazione di Calisiano seguita da parte del Duca di Piacenza.

1547, 17 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 206)

Sacra Cesarea Catholica Magestad.

Teniendo escrita la que va con esta, me ha hecho entender el Duque y
30uernadores que auian determinado de publicar al Conde y à sus hermanos
por traydores, y confiscalle los bienes, y deriballe las casas de Violà, y lo
mismo haran contra algunos de los que se hallaron con ellos, de los que mas
sulpados se allaren; lo qual han hecho por que el principe se lo ha dicho que
lo deuen. hazer , assi por castigar a los malhechores, como por refrenar
a los que tienen la intencion dafiada, y porque V. M. conosca la buena vo-
untad que lienen a permaneger en el seruicio de V. M. y de baxo de su
protecion; lo que hera necessario que se hiziese, por que si lo pasaran en
lisimulacion, dieran causa que otros hizieran lo mismo.

Ablando oy con el Principe, me ha dicho que esta republica tiene augion
a dos lugares del Conde; el vno se dice Vares y el otro Roca Tallata. Yo le
dixe que si tenian claridad dello, que V. M. no les faltaria de justicia, y que
no dispornian tan presto dello, que no tubiesen tiempo de poder dar razon
a V. M. dello. Despues me vinieron à ablar dos de los procuradores, de parte
de la Seîioria, haziendome saber como ellos tenian derecho alos dìchos lugares,
y que su justicia estaua muy clara, y que entendiendo que algunas personas
36 entremetian à tomar algunos lugares de los del Conde, que ellos querian
‘omar à Vares y 4 Roca Tallada , sobre los quales ellos pretendian tener
augion, por que estando en su poder estauan en serpicio de Y. M. ya su
dispusicion. Yo les dixe que yo tenia por cierto que si tenian buen derecho,
ue V. M. no les faltaria de lo que requisiese la justicia; que me parecia que
deuian dar quenta dello à Y. M., antes por que a mi no estaria a dalles la
.igencia, ni menos a quitarsela; ellos me dixeron que lo harian, mas quel tiempo

10 daua lugar a ello, por que otros los ocuparian, y que despues no serian
a tiempo de tomallos; que teniendolos ellos, podria Y. M. disponer lo que
"aese seruido.
        <pb n="67" />
        ( 64 )

E! Pringipe tubo oy cartas del Potestà de Chabari : que le auisa como el
Duque de Plasengia aia embiado è tomar la posesion de un lugar del Conde,
que se lama Calistan, el que le siaua obbligado por la paga de las galeras, y
demas desto reconoge el feudo a Plagengia ; y debaxo desto color aura proce-
dido a lo que digo. Assi mismo dizen que auia embiado a decir a los del
burgo de Valdetar que se rindiesen ; en el qual lugar, por lo que yo entiendo,
no tiene que hazer, antes dizen que es feudo de Y. M. Por esta causa, esta
republica ha determinaco de tomar &amp; Vares, por que esta gerca del Burgo
por que tambien no se entre alli. Yo he dado auiso dello ‘à don F ernando ,
para que lo haga saber al duque, y para que prouea lo que juzgare ser
mas seruicio de Y. M.

Aqui ha estado el Fangin, por parte de don Fernando Gonzaga, para dar
horden en la espedicion para tomar a Pontremol, el qual creo que se rendirà
sin hazer defensa.

Nuesiro Sefior aumente y ensalze el soberano estado de V. M., con
icrecentamiento de muchos reynos y sefiorias.

De Genova, è 17 de Henero de 1547.
De V. 8. C.C. M.
muy vmil vasallo que los Imperiales pies y manos besa
Gomez Suarez de Figueroa

DOCUMENTO XXXIX.

Brano di lettera di Giovanni de Vega a Carlo V, in data di Roma, circa la
sospettata partecipazione di Pier Luigi Farnese e del Papa nella trama del
Fieschi.
1547, 17 gennaio
(Estado, Leg. 847, fol. 6)

Ha venido aqui una carta de un Antonio Bocio ginoues, persona del conde
de Fiesco, a un micer Franco de Achauary (‘), tambien ginoues, y antiguo
cortesano en esta corte donde hazia los negocios del dicho Conde, en que dize,

(1) Leggi : Chiavari.
        <pb n="68" />
        (65 )

contando una habla que hizo a unos, poco ante que tentase aquel hecho,
queriendoles persuadir a que era facil la empresa, entre las otras causas que
diò para argumento dello, fuè una que Pero Luis le embiaria de Plazencia
mill infantes, primero que otra gente pudiesse venir en su disfauor; y alle-
gandose a esto otros indicios y palabras, que se han soltado en especial al
cardenal Farnes, cresce cada dia mas la sospecha de que lo succedido en
Genoua aya sido con interuencion del Papa.

DOCUMENTO XL.

Lettera di Andrea D’ Oria a Cesare, in cui ricerca le più probabili cagioni
della congiura del Fieschi, escludendo il preteso odio contro di Giannettino.
1547, 18 gennaio
(Estado, Leg. 13579, fol. 106)

Benchè per altre tre mie di 1111, vi et 1x del presente (*) habbi seritto
1 V. M tutto il successo fin a quell’ hora del tradimento fatto dal conte di Fiesco,
et come già stauano le cose quiete, et che, dalla perdita di Giannettino in
‘n fuora, al resto tutto saria in breue remediato, massime al fatto delle galerè
(essendosi recuperati tanti schiaui el forzati) che non mancheranno al debito
‘empo di esser tutte ad ordine come prima, et al più tardi fra un mese, per
poter eseguire qualunque seruitio che da V. M. sarà comandato ; non ho
voluto lasciar di replicarlo et affirmarle il medesimo anchora adesso, acciò che
V. M. non metti dubbio alcuno in quello che tocca alla conseruatione di
{uesta città al suo seruitio, hauendone già visio la esperienza. Però, che se
ia un tumulio et trattato lanto impensato non ha fatto nouità alcuna ; saluo
in confirmatione della uniuersal deuotione verso V. M , maggiormente se ne
ha da prometter per l’aunenire, restando euacuata da così pestifero veleno
che staua occulto, del quale era impossibile guardarsi, mostrandosi in appa-
renza quel scelerato Conte tanto affetionato seruitor di V. M., et tanto amico
mio et intrinseco di Gianneitino, come per le antecedente mie le tengo
scritto. Et perchè appunto in questo instante per la lettera che V. M. ha fatto
seriuer all’ambassatore Figueroa sopra il primo auiso hauuto di questa no-

1) V. i Documenti XIV, XX e XxjI.
        <pb n="69" />
        ( 66 )

uità, parmi di comprendere sia stata attribuita la causa a particolar inimicitia
che il Conte tenesse con Giannettino, della qual cosa, benchè si conosca chia-
ramente lutto l’opposito per li successi, et come non è proceduta da altro
che da malignità d’ animo et da presuntione di volersi far patrone di Genoua
el di queste circonsianiie, come egli medesimo partendosi da casa sua disse
che si farebbe in quella notte uno delli grandi d’Italia, o che sarebbe il più
ruinato di tutti, et che lo dimostri la esecutione contra questa galera, che
fu la prima a tentare, et doue lui morì, et in appresso la andata della sua
a Marsella, oue è stata ben receuuta et traciata, et li homini che la gouer-
nauano andati a la corte di Francesco I denotino meglio la intelligenza
loro, non posso mancar in questo proposito di dire che, quando li fosse stata
inimicitia, poteua il traditore vindicarsene facilissimamente, senza un minimo
Suo risico, et Senza metter la città nè altro in ruina, perchè di notte ei
giorno Giannettino, senza arme offensine nè diffensiue, conuersaua dome-
Sticamente con lui et con li fratelli, che in casa sua medesima o doue più
lì fosse piaciuto l’ harebbe potuto ammazzare o far ammazzare; ma il
disegno suo era, com’ è notorio, di esaltarsi col mezzo d’ un tradimento et
sceleraggine inaudita , della quale Iddio l’ha castigato prima che morisse
Giannettino ; et così spero che la M. V. non lascierà andar gli altri fratelli
impuniti, come conuiene alla giustitia et grandezza sua, per esemplo degli
altri simili ribaldi.

DOCUMENTO XLI.
Credenziali di Ceva D’ Oria , ambasciatore della Repubblica a Cesare.
1547, 18 gennaio
Estado, Leg. 1379, fol. 74)

Sacra Cesarea et Catholica Maestà
L’ esbibitor di questa, Sacra Cesarea et Catholica Majestà, sarà il magnifico
Ceua Doria, orator di questa sua deuotissima Republica, qual destiniamo a
detta V. C. M. per le poste a ralegrarsi delli felici successi delle alte e
sante imprese di V. C. M., et a fin di rimostrargli come sijno SUCCessi, per
la verità, li disordini e tristi effetti causati dal conte Fiesco in questa Città,
        <pb n="70" />
        (67 )
la notte venendo il terzo di genaro, e con quanto ardor per noi bene e presto
se gli sia riparato. Si degnarà per questo V. M. credergli come a noi stessi,
se presenti fussimo.

Che il Signor Dio augumenti la felicità , conserui la persona e prosperi li
successi di V. GC. M., deuotissimamente e con ogni humilità ràccomandan-
dosegli (*).

Da Genoua, alli xviltr di genaro del xLvir.
Di Y. SS. C.C. M.

+mbrosius.

humilì et deuotissimi seruilori
Duce e Gouernatori della Repubblica di Genoua.

DOCUMENTO XLII.

Don Ferrante Gonzaga segnala a 8, M. la partecipazione di Francia nei disegni
del Fieschi, la necessità di denaro in cui si trova, e le risoluzioni prese
dalla Repubblica per punire i ribelli.

1547, 19 gennaio.
Estado, Leg. 1194, fol. 3)

Per le mie che ho seritto di Alessandria, V. M. rimane auuertita del termine
in che restauano le cose di Genona, le quali fin hora sono in quel medesimo.

Con questa non ho da dire altro se non che dalle espie che io mantengo
n Piemonte fu presentito il successo di quelle; ma per non auer voluto dare
oro credito quel tale a cui specta principalmente di mandarmi gli avvisi di
quella parte, io ne rimasi inauertito, sì come V. M. intenderà per la copia
li una lettera del medesimo che doueua mandarmi il detto auuiso, il quale
uccusa sè stesso, ct dice quel più che V. M. potrà vedere per della copia
ulligata. Questo dico acciò quella possa ritrarne quello che ne rilraggo io,
0è che francesi ne siano stati vartecipî . a confirmatione della pratica la

(*) Questa lettera può vedersi del pari nel Bernabò-Brea ; il quale pubblicò
ziandio le credenziali fornite dalla Signoria allo stesso Ceva pel ministro
aranvela (p. 46-47).
        <pb n="71" />
        ( 68 )
quale ne’ mesi passati scrissi a V. M. che teneua in Francia un fratello
del. conte di Fiesco. Sono persuaso dalli medesimi auuisi a credere che il duca
di Piazenza vi tenesse mano; ma per essere auiso solo, io non lo credo
inticramente, et vado informandomi della verità, per farla poi sapere a V. M.,
siccome facio di questo che fin hora ne intendo.

V. M. ha veduto per lo passato, et hora nuovamente dal successo di Genoua,
quanto le cose di questo Stato siano atte a patire, et quanto poco successo basti ad
alterarle et ‘confonderle, stando, come hora stanno, in bisogno di ogni salute.

Per tanto poi che V. M. hauerd fatto intendere al secretario Riccio, et con-
siderare' gli spedienti, che per lui mandaî a proporre, da cauar qualche somma
di danari et tenerla in ordine et di respecto per tutte le necessità repentine,
la supplico humilmente che voglia consentire che si usi delli espedienti pre-
decti per cauare la detta somma, perchè posso dire a V. M., sul mio
onore, che se non si tiene qualche notabil somma di danaro, da arimediare
a' casi improuvisi, ella facilmente riceverà qualche gran diservicio, hauen-
done quasi veduta la proua nel detto successo di Genoua, nel qual io mi trovai
così exausto et povero di danaro e di espedienti, che se non erano quelli
quattro mila scudi tolti a Marrani, depositati presso il Capitano di Giustizia,
siccome V. M. è informata, quali si trouarono prompli, era impossibile che
lo potessi prima che tre o quattro giorni, dopo inteso il caso, andare in Ales-
sandria, nè far prouuisione alcuna di quello che feci; la qual dilacione ,
se le cose procedeuano più oltre secondo il principio, V. M. può giudicar per
sè stessa la confusione in che mi sarci trovato in tanta scarsità et penuria
di danaro et rimedi. Perchè di nuouo supplico V. M. che vi farcia la prouuisione.

Ho riceuuta la lettera di V. M. delli x, in risposta della mia del 111; el poi
che Dio ha prouuisto opportunamente al rassetto di Genoua, come ho detto,
non mi accade con questa risponder altro, se non che il podere di vendere
delle entrate di V. M. fin a cinquanta mila scudi, si conseruerà (se così quella
commanda ) per le altre necessità che potessero occorrere, potendo V. M.
esser certa che non se ne userà se non in caso simile a quello per che Ella
me l’ha mandato , et che del tutto se le darà auuiso alla giornata.

L'ambassatore Figueroa mi auuisa che genouesi hanno determinato di
pubblicare il conte di Fiesco et i fratelli complici del trattato per traditori,
et di procedere contro di loro, et far atterrare le abitazioni et case di
quelle. lo auuiso di ciò V. M., perchè intenda la diuotione, che quella
Repubblica le mostra ogni hora più in questa occasione (*).

1) Lo stampato in corsivo era, nell’ originale , scritto in cifra.
        <pb n="72" />
        r
’ 69

DOCUMENTO XLIII

Avviso dell’agente segreto di Spagna in Piemonte, al Gonzaga, del quale si
tratta nel Documento precedente.
A547 . . . gennaio
‘Estado, Leg. 1194, fol. 4)

Non posso mancare, dipoi di hauer fatto uno fallo, di mamifestarlo, per aon
sommettere due errori. Però Y. E. sappia che sono quindici giorni, o circa,
che io fui auuertito dal mio homo come si douesse guardare da uno trac-
‘ato qual si faceua in Genoua ; et io, estimando tale cosa fora di ogni sospetto,
non presunsi darne notizia aleuna a V. E., dubitando che Ella estimasse tale
0Sa essere Uno sogno; anzi io li scrissi che mi merauigliaua che douesse
scriuere simile auuiso, et così poco verosimile et discosto tanto da ragione. Et
se bene al presente scriuerlo non poria fructo aleuno, però ne ho voluto dare
iuuiso a V. E., perchè resti ancor più confermato che questo era iractato di
‘nimici praticato da lunga mano.

DOCUMENTO XLIV.

Altra lettera del Gonzaga, per avvertire Cesare come il Fainese abbia
pate le terre dei Fieschi poste nel suo Ducato.
1547, 49 gennaio
(Estado, Leg. 1194, fol. 315)

Il duca di Piacenza ha mandato a farmi intendere che due delle terre che
rano del conte di Fiesco, cioè il Borgo di Valle di Taro ct un’ altra che dice
on esser di molta importantia (*), sono sotto la sua giurisditione di Parma;
*L che per questo egli ne ha preso il possesso; et mi prega a non volere
mandare in quelle a nome di V. M., poichè sono cose sue. Ho risposto che
0 non nosso lasciar di mandare in ogni-loco che sia compreso nei hani di

') Calistano , di cui si parla anche nei Documenti XXXVII e L.
        <pb n="73" />
        (70 )

detto Conte, perchè hauendo egli commesso una ribellione tale contra V. M.,
era giusto che tutto il suo venisse in mano di lei primamente, et che non
essendo stato ribelle a lui, non credeuo che gli fusse lecito il pigliarsi cosa
alcuna di suo; e che per tanto io lo pregaua a non volere impedire quello
che è stato cominciato, potendo esser certo che se così hora si pigliaua la
possessione di delte terre in nome di S. M., quella nondimeno gliele fa-
rebbe dare, subito che egli facesse constare che fossero le sue, come egli dice.
Con questa risposia il suo (leguto?) si è partito, nè so quello che risoluerà
detto Duca; ma del successo V. M. sarà aunuisata.

Scrissi da Alessandria che manderei ad intimar alle terre del detto conte
di Fiesco che si douessero rendere a V. M., et che resistendo userei della
forza. Saprà hora V. M. che alla detta intimatione si è resa Pontremoli, et
ha giurata fedeltà. È vero che tre castelli che ci sono dentro, in uno dei
quali era uno de’ fratelli di detto Conte, che poi se ne è fuggito, si tengono
ancora a nome dei Fieschi da certi soldati che il fuggitiuo vi ha lasciati
dentro. Ho mandato a far loro l’ultimo protesto, et se contrasleranno, vi
manderò gente con artiglieria fin al numero di mille fanti; et già l’artiglieria
è commoda et vicina a quel luogo; et la compagnia dei spagnuoli ch’ è stala
fatta per la guardia di Siena, camminerà a quella volta. La medesima fe-
delità hanno giurata alcune altre terre del detto conte di Fiesco vicine al
T'ortonese, però terre aperte, et al borgo di Val di Taro, occupato come ho
detto dal duca di Piacenza, mi risoluo di mandar pure uno trombetta perchè
si renda a V. M., la quale auuiserò poi di quello che sarà seguito.

Bascio le mani a Y. M., pregando alla sua imperial persona ogni felicità.
Di Milan, alli 19 di Genero 1547.

Di Vostra Sacratissima Cesarea y Catbolica Magestad
humilissimo sobreditissimo seruidor y criado
Fernando Gonzaga.
        <pb n="74" />
        fi

’1

DOCUMENTO XLY.

‘1 Figueroa soggiunge a Cesare nuovi particolari sui moti fliscani, e sullo stato
degli animi in Genova.
1547, 19 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 210)

Sacra Cesarea e Calholica Magestad.

Teniendo escrita la que sera con esta, que es duplicado de la que escreui
con el embaxador desta Repubblica, he reciuido la carta de V. M. hecha alos
x en la noche, en respuesta de la mia que escreui a los tres dando auuiso del
caso subeedido en esta ciudad. Despues ha V. M. recib'do las que escrebi con
Portillo correo alos cuatzo, y alos siete con otro que vino de Espafia, por las
quales daua quenta a Y. M. particularmente en los terminos que estanan las
cosas de esta ciudad, y como se yuan aquietando los animos de algunos que
los tenian alterados, lo qual se ha ydo continuando; y las galeras se van proue-
vendo y poniendo en horden, y esta Reppublica ha dado horden de hazer
alguna gente para estar con mas seguridad. Yo he dado parte al principe y a
sta Republica de lo que V. M. me mandò escreuir en su favor y ayuda, en
3aso che fuera menester; de lo qual esta Republica ha sentido mucho fauor,
v alegria de la memoria y guydado que V. M. ha tenido dellos, de lo qual
parece que estan muy obligados; y cierto la mayor parte de las gentes de bien,
specialmente los gentiles hombres, todos sun allicionados al seruicio de Y. M.,
7 conogen que no pueden viuir sin los reynos Yy sefiorias de V. M.; mas la
mqiala voluntad que los otros del pueblo tienen, no da lugar a que tengan este
onuincimiento. Todavia faltandoles cabeza, no ereo que suhcitaran al presente
otro motivo, sino fue se en muerte del Principe; el qual parece que ha sen-
tido que V. M. sea ynformado que lo que el Conde hizo fue por enemistad par-
licular que tubiese con Juanetin (); lo qual, a lo que Yo puedo alcanzar, el le
ienia mala voluntad por que tenia ymbidia de que fuese mas en esta giudad
que no el; mas esta mala voluntad no se la mostraua, antes Conuersaban y
stauan yuntos, y agora mas que nunca, por el casamiento que el marques de
Masa auia hecho con la hermana de Juan Doria, que heran cuiiados, y por
lo que el Conde hizo. v cada hora se va entendiendo, su yntencion hera hazerse

1) VV. Documento XL.
        <pb n="75" />
        (72)
sefior de esta giudad, y tenelia tiranizada y roballa, y matar a todos los que
le parecieua que le podian contradezir, para lo qual pensaua valerse del
fauor de Francia; para ello y para salir con esto le parecia que no lo podia
hazer sin matar a Juan Doria y al principe, si tubiera lugar para ello, y de-
sarmar las galeras como lo hizo; y esta hera cosa tramada y platicada de
muchos dias; pero Dios no le diò lugar, para que pudiese efetuar tanto mal
como el tenia pensado.

La galera del Conde que fue de aqui, lego à Marsella; y, segun dizen, fue
bien recibida, por que les dixeron que esta ciudad quedaua por el Conde, y
que luego fue uno por la posta ala corte del Rey. Yo creo que los franceses
no han hecho demostragion, por que el caso no sugedio como pensauan; que
de otra manera lo vbieran hecho.

Yo escriui &amp; V. M. como esta Republica auia helegido por su duxe a Be-
nedeto Gentil, el qual muestra ser muy gran seruidor de Y. M.; Yy_.para con-
firmalle su buena voluntad sera bien escreuille una carta en mi credencia de
mas de la que se escribiere en general a toda la Sefioria en respuesta de la
suya, y qsimismo al cardenal Doria, y alos demas que Y. M. mandare de
los que se han mostrado seruidores de V. M.

Esia Repubblica ha ymbiado oy dos galeras con algunos capitanes y gente,
para tomar la posesion de Vares y Roca Tallada; y el Principe dize que lo ha-
zen por que han entendido que un Conde de los del condado de Plagencia
Jueria venir A ocupallos, con titulo que fueron dados en dote a uno de su
sasa Pontremol se rindo è don Fernando, y lo mismo haran los otros lu-
sares, fuera de Montojo, que Liene vn castillo fuerte.

El corone! Agustin Spinola estàù aqui; el qual viendo que la ciudad està
quieta, ha dico 0y al principe Doria que si le paresce que se vaga; y el le ha
dicho que le paresce que lo puede hager , pues està tan cerca. Yo creo que es
menester que, tratandose de su estado en esta ciudad, como lo hauia acor-
dado d V. M., que se haga tan delicadamente que no se de sospecha al prin-
cipe Doria de minguna cosa, porque es tan geloso desta su preminencia y au-
sloridad , que uo quiere dar a lorcer su brazo aunque se ha visto en la
necesidad passada, Y tanto mas estara recatudo, siendo Spinola che si fuese
otro; y hauiendose de hazer, lo qual es muy necesario, ha de ser de manera
que salga del. Yo he tentado d micer Addan de largo lo que ocurre al
principe Doria para la conseruacion desta giudad, y que permanezca en la
union que esta, Y en seruicio de V. M.; y hame respondido que mientras
el principe Doria viuiere se conseruara como estù, y que quando: el viere
que no se puede conseruar desta manera, que el mismo sera y ayudara para
        <pb n="76" />
        (73 )
que esta ciudad quede perpetuamente a la deuocion de V. M. Yo le he di-
ho que V. M. no quiere dellos otra cosa, sino la auctoridad Y preeminencia
imperial, y que no venga en poder de quien V. M. reciba desseruicio; y
que hagiendo esto V. M. no faltara de ayudallos y fauorecellos, como siempre
ha hecho (*).

El Principe ha reciuido muy gran dafio en sus galeras, por que demas de
los forgados y eselauos que se han perdido, fueron saqueadas las galeras, que no
les quedò sino el artilleria. No se si tiene objeto al estado del Conde, aunque el
na dicho que no. Misser Adan me ha dicho que suplica a V. M. se acuerde
de mandar dar horden que sea sastisfecho de lo que ha de auer en el Estado
le Milan, para que pueda remediar a las negesidades del Principe.

Antonio Doria ha llegado esta mafiana de N apoles por tierra.

Nuestro Sefior aumente y ensalze el soberano estado de V. M., con acre-
sentamiento de muchas reynos y sefiorias. |

De Genoua, a los xix de Henero 1547.
De Vostra Sacratissima Cesarea Catholica Magestad
muy vmil vasallo que los Imperiales pies y manos de V. M. besa
Gomez Suarez de Fioteroa.

DOCUMENTO XLVI.
Avviso in cifra spedito dal Segretario Montesa al Gonzaga e al D’ Oria, circa
le mosse de’ Fieschi.
1547 , 21 gennaio
( Estado, Leg. 1194, fol. 328)

Yll.mo y Ex.mo Sefior
En esta hora me auisan que es venido a Mirandola vno de los Fie-
scos, acompatiado de algunos cauallos de Pero Luis, à demandar ayuda
de gente y dinero al conde Galeoto y à Pelro Estrogi, para guardar
giertos castillos suyos ala deuocion del Rey de Francia ; a lo qual dize
que le respondieron que no podian bhazer nada, mas que auisarian. que

(1) Cifra.
        <pb n="77" />
        (74 )
el embaxador de francia aqui, el qual ha embiado sn seruicio a la Miran-
dola sobre esto, y dize que han deliberado que esile embaxador auise al Rey
con diligencia, y entretautu que procure de entretenerse el Fiesco lo meyor
que pudiese. Hame parescido auisar dello con diligencia a Y. E. y al Sefior
Priucipe, por que con el tiempo se podria celar alguna otra Mirandola en
Îialia.
De Venecia, à 22 de Enero, 1547

DOCUMENTO XLVII.

Il D’ Oria avvisa Cesare della resistenza che oppongono i Fieschi fortificati nel
castello di Montoggio, il quale minacciano di consegnare alla Francia quando
più non si trovino in istato di continuare nelle difese da soli. Però la Si-
gnoria, a persuasione di lui , si dispone ad inviarvi contro buon nerbo di
milizie.
1547, 25 gennaio
Estado, Leg. 1379, fol. 102)

Hauendo già per alire qualtro mie ‘auisato V. M. degli accidenti passati
in questa città, non accade più fastidirla d’ altra replica, ma solamente ag-
giungerle che non si è mancato, nè sì manca tutiauia, di proueder a quelle
cose che sono più necessarie per la quiete e conseruatione di detta Ciuà al
seruitio di V. M. Et perchè questi Fieschi tengano ua castello qui presso una
legua e mezza, assai forte , chiamato Montobio, il quale è sempre slato un
recettacolo di ribaldi et di banniti, et oue adesso la maggior parte di questi
rebelli si sono ridutti; li quali minacciano di darlo a francesi quando più
non potranno deffenderlo, et già ne sono corse pratiche, che sarebbe causa
di grandissima alleratione et disordine se hauesse elletto ; ho persuaso per
mio debito alli Gouernalori della Città, che, per assicurarsi d’ogn’altro incon-
ueniente maggiore, non mane si no di far la spesa per pigliarlo; al che tutti
prontamente sono condiscesi, conoscendo molto bene la necessità che si ha di
farlo; et così fra uno o due giorni li inuieranno una compagnia di fanti, per
cominciarlo a. tener restretto. Però, desiderando sempre procedere in tulte le
cose loro con buona satisfattione et notitia della M. V. hanno ordinato all’am -
bassatore loro che gli ne parli, e la suplichi resti seruita non solamente di prestarli
        <pb n="78" />
        (75)
il consenso et autorità sua, ma di fargli gratia del detto castello, poichè, come
ho detto, questa Republica suplirà alla spesa che farà di bisogno. per pigliarlo.
Et perchè anche vicino a quello resta un altro loco di detti Fieschi, chiamato
l'orriglia, che per il comercio potria sempre generar sospitioni o qualche in-
sidie, quando fosse in mano d’altri, suplicano similmente a V. M. sia contenta
farli gratia così di l’ uno come di l’altro, che se bene ha da esser la spesa
maggior che l’ utile, sarà di grandissima satisfattione et Contentezza a tolta
Juesta Città veder con queste demostrationi che V. M. habbi a caro la
{uiete et conseruatione di essa al suo seruitio ; et io particolarmente lo re-
’euerò in singular gratia et mercede da quella.

DOCUMENTO XLVIII.

Relazione a Cesare di due avvisi. spediti al Gonzaga dagli agenti segreti di
Spagna nel Piemonte ed in Francia , rispetto ai disegni di Francesco 1, ed
alle intelligenze di costui con Pier Luigi Farnese.
1547, 25 gennaio.
Estado, Leg. 1194, fol. 325)

Vus a los xyy de Henero el amigo de Turin le refiriò que franceses no
diensan al presente mouer guerra, sino tanto quanto el succeso de Y. M. les
diese buena occasion, y que la publica y uniuersal opinion es que el Rey de
Francia se halla antes en necessidad que de otra manera, y que por esta
occasion se ha de deferir la rotura por su parte, mayormente que no se fian
de los ingleses, antes estan con temor. Lo qual dice hauer entendido por una
sarta que Polin scriue a mossiur (sic) de Termes, en que se contienen estas
palabras formales : « Tengo mas que hazer con estos medio christianos, que
amas tube con turcos, quando estube entrellos » ; y que demas desto le ha dicho
{ue se afirma, y tiene por gierto, que el duque de Plasencia esta acordado con
Frangia, y que en ello no se pone dubda ny dificuliad alguna, y que piensa
que el traciado de Genoua se hizo con assensu y voluntad del Rey y del
licho Duque; lo qual conjectura', por que tiene por gierto que los ministros,
{ue el Rey tiene en Italia, no tenian nueua gierta dello, Y.que si alguno lo
sabia era solo el Principe que fue de Melfi, por que un dia antes que suc-
        <pb n="79" />
        (76 )

sediese el alboroto en Genoua llegò un correo de Francia con toda la dili-
gencia del mundo, que trajo un mandamiento para el dicho Principe, para
que, pesquisiendole el conde de Creuacuer xv m. escudos, se los diesse sin otra
replica alguna, y que todo esto lo sabe de gierta sciencia, y que el dicho
sonde de Creuacuer fue el que dio auiso, assi de lo premiero, como de lo se-
gundo que suecedio en Genoua, assi a los ministros del Rey como al dicho
Duque; el qual dicho Conde es genoues de la casa de Fiesco, seruidor y
pensionario del Rey, y era muy amigo y conjunceto del Conde muerto de
Fiesco.

Que embia otro auiso, que despues deste tenia, de otro amigo de Francia,
{ue contradize al del amigo de Turin, en lo que habla de Ja necesidad que
1 Rey tenia de dinero, para que visto lo uno y lo otro, V. M. juzgue lo que
sor su grande prudencia alcancara.

DOCUMENTO XLIX.

Brano di un dispaccio in cifra del Gonzaga a Cesare, dove sì commentano
gli avvisi sopra riferiti, e si mettono in piena luce i cattivi diportamenti del
‘arnese,

1547, 25 gennaio
(Estado, Leg. 1194, fol. 296-297)

Dice ancora (l'agente segreto di Torino) che si ha per certo et si afferma
che il duca di Piacenza resta accordato con Francia, nè vi si pone dubbio
nè difficultà alcuna; et egli pensa, che di questo tractato di Genoua et il re di
Francia et lui ne fossero auertiti, et fusse fatto con assenso et volontà di ambe
dui. Ma come ho detto, egli pensa questo, et lo ricava da conjecture, perchè
di scienza non lo sa. Le conjecture sono che egli afferma che li ministri di
francia in Italia non ne sapeuano nulla nuova di certo; et che se alcuno di
quelli lo sapeua, era solo il Principe che fu di Melfi, et questo ricaua da questo
altro, che un dì prima che sucedesse innouatione, arriuò un corriero di Francia
son tutta la diligencia del mondo, per lo quale veniua comandato al detto Prin-
sipe. che, essendo ricerco dal conte di Creuacueur di quindici mila escudi, glieli
desse subito senza altra replica; del qual Conte fu il primo et secondo auiso
        <pb n="80" />
        (77,

+

del sueceso di Genoua, il quale similmente ne auisò il duca predetto di Pia-
scenza, et che questo lo sa di certo; et perciò conclude, che essendo e®ato
màndato dal re di Francia con tanta diligenza l’ordine dello esborsare que-
sta somma, et hauendo il conte predecto di Creuacueur usata la medesima
diligenzia in mandare lo auiso al duca di Piacenza che usò nel mandarlo ai
francesi, conclude che ciò tutto fusse un concerto fatto prima con esso Duca.
sperando da lui comodo aiuto e soccorso in caso di bisogno.

Questo conte di Creuacueur è genouese', di casa Fieschi, seruitore et pen-
sionato del re di Francia, et era molto amico et congiunto del conte di Fiesco
morto; le quali cose, unite alle sopradette et a quello che ultimamente scrissi
a V. M. hauer inteso del duca di Piacenza, se ben non ho finito poi di veri-
dearlo, a mio modo, mi fanno credere interamente alla relatione dello amico
predetto, perchè quelle genti che esso Duca ( come si dice ) teneua in or-
dine, non haueua perchè lenerle a quelli tempi se non per questo effecto.

Et in questo proposito voglio anche dire a V. M., che parmigiani hanno certa
diferenza con cremonesi, ei ogni dì usano tante delle ynsolenze, che certo (et
V. M. mi creda) se hauessero da fare con il minor barone di Turin, non
potrebbono mostrarasi più arroganti, nè più ynsolenti, trapassando tutto il giorno
in mille modi le conuentioni che hanno con li ministri di questo Estato, et
usando della forza contra di essi, come se tractassero con un gentil homo
privato.

Voglio anche ridurre alla mente di Y. M. il proceder suo (*) nelle cose di
Romagnese, nelle quali ha usato di tanta temerità , che se il re di Francia
rulesse rompersi con V. M., io per me credo che procederebbe con assai più
"iguardo; perchè, tra li altri portamenti suoi, egli ha fatto quella estima delli
rdini di V. M. che io per le mie gii ho fatto intendere, ciòè pochissima
3stima. Ynoltre esso si ha mandato a pigliare la posessione di due lochi del
3onte già di Fiesco, come escrissi a V. M., dicendo essere sottoposti alla ju-
isdizione di Parma, et per ciò volerli per lui; et di qua si vede chiaro che
don si moue a ciò per desiderio che in lui sia di danneggiare la casa di Fie-
sco, come duurebbe essere , ma per desiderio di aiutarli con quesio mezzo, per
3iò che un terzo fratello del Conte morto, nominato Ottobono, quello alla cui

presencia fu morto Giannetino, et dopo di esser morto volse ferirlo di sua mano,
è stato in Parma di notte, ragionando con esso Duca per più di tre hore con-
linue. Et sono informato poi che da detta città sono usciti archibugi et altre
monitioni per soccorso dello castello di Pontremoli; onde, come altre volte ho

1) Cio&amp; del Farncise.
        <pb n="81" />
        (78)
detto, a me pare che si possa dare piena fede a costui (*), et fare certo giudicio
del uo non buono animo; et scriuo liberamente a V. M. la opinione mia, per
sodisfare al mio debito. Ma ben supplico quella humilmente a voler credere
che non mi spinge passione alcuna, la quale si possa dire che io habbia con
il Papa et con casa sua, perchè certamente l’animo mio non è sottoposto
a passione alcuna, se non di quel tanto che tocca al seruigio di V. M.

DOCUMENTO L.

Lettera del Figueroa a Carlo V, circa le cose di Genova e l’occupazione dei
feudi de’ Fieschi così da parte della Repubblica come da quella del Farnese.
4547 , 25 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 219-220)

A los xIx del presente screui a V.'M., y respondi a la carta de diez que
auia receuido en respuesta de la mia de los tres, que screui dando auiso del
caso subeedido en esta ciudad. Nespues aura receuido V. M. las que scereui a los
quatro, y a los siete y a los deziseis y diezynuene (*), y por ellas aurà visto
V. M. en los terminos que las cosas estauan, las quales se van continuando;
y esta Republica ha pregonado al Conde y a sus hermanos por rebeldes y le-
aantadores del pueblo, y desterrados perpetuamente de esta ciudad y de todos
sus dominios, y que se derriben las casas de Violà; y las demas que tienen en
sia ciudad queda en arbitrio de esta Sefioria de hazello, si le parecera ;y lo
mismo han hecho de otros que van en una lista que ymbio con esta (*) por que
sean conocidos en todas partes. Justicia no se ha hecho de ninguno asta agora,
por que los muy culpantes se ban absentado, y los que han quedado se han

(*) $S’ intende all’agente scgreto.

(*) Documenti XIII, XVI, XXXVII e XLV, La lettera che il Figueroa ac-
enna qui ed altrove ( Doc. XXVII) come scritta il dì 7, non esiste; ma vuolsi
ntendere per essa il Documento XIX, che reca la data dell’ 8. Egli ricorda del
pari, nel Doc. XXIV, di avere scritto lo stesso giorno 7 al principe D. Filippa;
Ma invece quel suo dispaccio ( Doc. XVIlI ) ha in calce la data del dì prece-
dente; ed appunto come spettante al dì 6 cilasi altrove (Doc. LXXVI), e
nella risposta del Principe stesso (Doc. LXXIX ).

(*) Y. il Documento seguente.
        <pb n="82" />
        (79 })
presentado y prueuan sa inocencia; bien creo que si fuera en otra parte que
se hiziera la essecucion con mas siguredad, por que estos proceden mas
viadosamente de lo que el caso requiere, para poner en terror a la gente
blaxa, mas van mas considerados de lo que era menester, por que oy es por
mi manana por ti; Yy por esta causa no me paresce que se puede estar con
l animo asosegado.

Yo he hablado con el principe Doria en ello ; Y me dize que estè
seguro , y que assi lo seriue a V. M., que el procurara de dar tal
rden en esta giudad, que permanesca en el seruicio de V. M s Mas no se
dewa entender hasta agora como ha pensado de hazello; y yo para mi pienso
que en esta conyuniura podrà hazer todo lo que quisiere, para que esta cibdad
3e conserue en el seruicio de V. M. y a su deuocion , y de bazo de su proteccion.

Esta Republica ha crescido el numero de la gente, quinientos infantes
on los trezientos que tiene en la plaza, que, con tener el Principe las ga-
‘eras mejor proueydas que estauan, paresce que bastan, no hauiendo en Pia-
nonte mas fuerzas de franceses de las que ay. Hanme tentado si contrybuire
m el gasto extraordinario; yo les he dicho palabras generales, que V. M. no
‘es faltara, como ha hecho por lo passado, mas que este es poco gasto para
lemandur ayuda; y esito hize, por que n0 me pareciò que era en tiempo de
negarselo abiertamente. Doy auiso a V. M. de lo que passa, por que me
imbie a mandar lo que juzgare ser mas su imperial seruicio (1).

Yo sereui a V. M. como don Fernando de Gonzaga avia imbiado a tomar
1 Pontremoli; el que, por lo que entiendo, con los dos castillos que tiene se ha
rendido. 'Tambien screui como los de esta republica auian imbiado a tomar
a Vares y Roca Tallada, con titalo que es suyo, y que los condes pasados
se lo tenian robado y forzado. El Vares se habia rendido; el Roca Tallada no
‘ngo auiso si 'hizo lo mismo.

El duque de Plasengia tomò la posesion de un lugar, que se llama Calestan,
que està en la juredicion de Plasengia' y està obbligado a la paga de la ga-
era que el Conde comprò; aunquel tiene los dineros que los receuido y
ambien las galeras, de manera que pudiera escusar de no tomar el lugar; y
demas desto han escrito aqui que ymbiò un trompeta al burgo de Valdetar
que se rindiese; al qual por ninguna razon le toca hacer lo que hize. Yo
‘e escribi a don Fernando, para que proueyese lo que mas fuese seruicio de
V. M. Hame respondido que ha escrito al duque que no se entrometa en
0 due loca a la juredicion de V. M. No se lo que le aura respondido.

1) Il corsivo indica, al solito, la cifra.
        <pb n="83" />
        ( 80 )

Tambien me ha dicho Antonio Doria que el Principe le ha dicho que un
1gar che es dize Sant Esteuan hera de unos parientes suyos, y que a eslos
Doria se lo robaron, que seria bien que lo fuese a tomar; yo creo que al
Principe tiene tanta gana que esto Estado se desaga que busca todos los caminos
que puede para ello, con que sean personas gue sean sernidores de V. M.

Tambien ha embiado aqui el cardenal Cibo una persona a ablar al Principe
y a mi, a ofrecer in persona y quanto tiene por seruicio de V. M., y demas
desto me ha dicho como la dote de su subrina, muger del Conde, està asegu-
rada sobre un castillo que està en Lodexana, que compro el Conde de un
marques Mala Espina (*); y que por esta causa lo queria tomar, por que
no se pusiese en el alguna persona que les diese que hazer, por que ay en
el un castillo que es bueno.

Lo que se entiende de los hermanos del Conde es que el Geronimo, que

(*) Cioè il castello di Cariseto. Fra le carte dell’ Archivio di Simancas
(Estado, Leg. 1194, fol. 181) leggesi a questo riguardo un estratto di conven-=
zione, che è del tenore seguente:

Clasula hipotece dotalis super feudum castri Cariseti , pro summa scuto-
rum nouem milium, pro portione dotis illustrissime D. Leonore Cibo, in in-
strumentis dotalibus celebratis inter illustrissimum tunc temporis Comitem de
Flisco, et agentes pro Reuerendissimo Curdinali Cibo, de anno Mm. D. XxXxxII,
die vii mensis januarii, rogatis per Bernardum Usus maris Granellum no-
narium januensem, actis Janue ; est tenoris ut infra :

Et que scuta nouem millia, modo prefato habita , prefatus illustrissimus
D. Joannes Aluysius Fliscus, per se suosque heredes ac SUuCcessores, promissit ac
promittit saluare el cus:odire in omnibus suis bonis mobilibus et immobilibus,
alodialibus et feudalibus, presentibus et futuris , ipsius illustrissimi D. Joannis
Aloyisii, et illa restituere, in euentum dotium restituendarum, prefate illustris-
sime D. Leonore, et seu illi vel illis, cui vel quibus erunt restituende, Juxta
forman statutorum et ordinamentorum januensium, me dicto notario tamquam
persona publica stupulante nomine et vice predicte illustrissime D. Leonore,
cuius vel quorum interest seu interesse poterit in futurum; et sic obligandi
omnia et singula bona sua predicta mobilia et immobilia, presentia et futura;
et ultra generalem obligationem predictam , pro cautione dictorum scutorum
nouem millium numeratorum ut supra, specialiter et eapresse obligauit et hipo-
fecauit castrum et feudum, cum suis turribus et pertinentiis, castri Cariseti,
emptum et acquisitum per prefatum illustrissimum Joannem Aloysium, vigore
instrumenti rogati per Joannem Jacobum Cibo Peyranum notarium, saluo
semper superiori assensu; quem assensum prefatus illustrissimus D. Joannes
Aloysius promissit se facturum et curaturum quod impetretur et obtineatur .
        <pb n="84" />
        (81)

es el mayor, està en Montojo, que es una fuerza suya que es diez millas de
aqui, la qual puede hazer alguna resistencia, por que es fuerte, y conuiene que
se tome por desarraggar a estos de aqui, por que de otra manera sera aco-
gimiento de todos los que estan desterrados y de los otros malhechores que
de aqui salieren, y por ser tan vezinos siempre ternan inteligencia y tratados;
y siendo el castillo no muy grande, se podra tener zercado con poca gente,
y de aqui siempre daran todo el fauor que pudieren para ello, por que ellos
lesean mucho asello para quitallo de alli, en lo qual con el tiempo Y. M.
mandara considerar si sera bien que venga en su pader, o tenello por mayor
seguridad desta ciudad y de la persona que aqui estubiere por V. M.; y segun
‘9s cosas se determinaren, asi se podra hazer deste castillo. Otra cosa no ay al
presente de que dar auiso a V. M.; de lo que mas se supiere lo hare siempre.

Antonio Doria esta aqui y bien con el Priacipe, a lo que parece en lo
Jublico.

2us sumptibus el expensis, a Cesarea Majestate infra annum unum prozime
denturum.

Promittens etiam ad cauteliam prefatus illustrissimus D. Joannes Aloysius
licta bona obligata tenere et possidere, in dictum casum, nomine et vice pre-
dicte illustrissime D. Leonore, et quorum intererit seu interesse poterit, et pro
2a, donec et quousque veram et realem ac naturalem acceperit possessionem,
in casu non facte integralis solutionis faciende de diclta summa, quam acci-
biendi e0 casu, ex nunc pro ut ex tunc, et conuerso, licentiam liberum con-
sessit dicte illustrissime D. Leonore, me dicto notario stipulante nomine et vice
‘psius, et propria auctoritate et absque alicuius magistratus aut judicis li-
sentia, el itaque nihil possit in contrarium alegari aut dici; et que possit ipsa
illustrissima D. Leonora, siue agentes pro ea, et eius successores ea bona que
maluerint et elegerint, et precipue ipsum castrum, vendere . obligare el alie-
nare pro suo libito, usque ad integram satisfactionem predicte summe, cum
damnis, expensis et interesse, nulla Juris vel statutorum, decretorum vel con-
suetudinum solemnitate seruata ; et ex nunc ipse D. Joannes Aloysius appro-
)auit et ratificauit, approbat et ratificat, omnem quamcumque alienaltionem et
venditionem predictorum bonorum quam facient illustrissima D. Leonora, seu
agentes pro ea et successores , et pro consequenda predicta satisfactione sua
pro summa predicta. Promiltens prefatus illustrissimus D. Joaxnes Aloysius
‘on contrauenire aliquo modo , imo illa defendere et manutenere empitoribus
lictorum bonorum in forma debita per inde ac si ipse illustrissimus D. Joannes
4loysius vendidisset et pro speciale pignus obligasset ; et quod in periuditium
oresentis contractus et conuentorum in eo non possint supradicta bona a pre-
‘ato illustrissimo D. Joanne Aloysio vendi. obligari ct alienari.
        <pb n="85" />
        ( 82 )

Despues de escrito lo de arriba , son venidos lo&amp; capitanes que fueron a
lomar a Vares y Roca Tallada, los quales se rendieron a esta Repubblica, Y
asi quedan por ellos; y si no fueran prestos a ymbiar allà, no fueran a tiempo
de tomallos , porque uno de los condes de Lando abia juntado gente para
omallos; lo qual, segun dizen, hera con fabor del duque de Plagencia, el qual
‘omò el burgo de Val de Tar y tiene el castillo, por que se le rindio, y la
ierra, segun digen estos, llama ymperio. Yo he dado auiso a don Hernando
de Gonzaga, el qual ha escrito al Duque esortandole que no se empache a
los hermanos del Conde, pues son rebeldes de V. M. y han ydo contra su
patria, y el castigo y priuacion de los bienes toca a V. M., y a su preminencia
y autoridad ymperial. Asimismo he entendido como han delerminado de
ymbiar gente sobre Montojo, por que el hermano del Conde se ha retirado
alli con alguno de los malhechores y otras gentes, y por estar tan vezino a
esta giudad, y auelles escrilo una carta muy desonesta, han pensado que si
se dexa alli aquel nido que seria causa de alterar esta ciudad, con la parte
que tienen dentro y los que de fuera estan; y tambien que entienden que
°stos hermanos del Conde tienen platicas con frangeses, y que dicen que antes
que consentir que este castillo venga en poder de esta Republica, lo daran
a frangeses, y por otra parte no dexan de tener platiqua con el duque de
Plasencia que lo tome el. EI Principe me ha dicho que ellos no quieran
hazer la ympresa de Montojo, por que no tienen fuerzas para ellos; mas que
quieran tener alguna gente en el contorno por estornar que no vengan en
esta ciudad, ni traten en su juredicion, ni les entren bituallas, ni gente. Yo bien
sero que si pueden hazer mas, que lo haran, por la voluntad que tienen de
quitarse este sobre hueso de delunte; y el Principe, por enemistallos mas con
esta casa del Conde; de mas de las causas dichas, haze ystancia en que hagan
3secucion contra ellos, y les desposen de todo lo que era suyo, proponiendo

siempre que el seruicio de Y. M. se conserue, y que esta ciudad està siem-
pre al seruicio y deuogion de V. M.

En este panio me han ynbiado a decir que despachan un correo a V. M.;
y aunque no me han ymbiado a decir la causa, yo pienso que seaerbos las
cosas que han hecho en lo de Vares y Roca Tallada, como de lo demas que
piensan hazer en Montojo; como V. M. verà por su carta yY por la relagion
de su embaxador, y tambien pienso que el Principe escreuira, pues no haran
cosa sin que el lo sepa, como es razon, pues es tan interesado en ello asi
por el seruicio de Y. M. como por el bien de su patria.
        <pb n="86" />
        DOCUMENTO LI.

Condanne inflitte dalla Repubblica a’ Fieschi e loro seguaci {*).
1547, 25 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 207)

Gio. Aluigi, Girolamo , Ottouone, Cornelio, fratelli Fieschi , banditi in per-
petuo. Rouinata Violata di presente; et il resto de le lor case in arbitrio de
a NMlustrissima Signoria.

Raphaello Sacco, sauonese , dottore, Vincenzo Calcagno, cameriero, Jacobo
Conte, banditi in perpetuo , et rouinarli le Jor case.

Gio. Baptista Fiesco Verrina, Scipione Del Carretto , Dominico Bacigalupo;
Gerolamo Garauenta, Desiderio Cambialancia , banditi in perpetuo, confiscati
i lor beni; et la rouina di lor case riserbata in arbitrio de la Illustrissima
Signoria.

Baptista Imperiale Baliano, Girolamo Vsodimare di Magliolo , Gaspare
Fiesco Botto , Lazaro de Caprile, banditi per anni cinquanta, et confiscati i
or beni.

Francesco (Pinello) de Gaui bandito per anni otto. -

Francesco Curlo per anni cinquanta.

Bernardo Ciriegia per anni cinquanta.

Girolamo Maragliano, detto Garauentin, per anni cinquanta (*).

Giulio Fregoso per anni cinquanta.

Girolamo Fiesco del quondam. M. Gio. Georgio per anni dece.

Baptista Justiniano del quondam M. Balthasare per anni dece.

Paulo Girolamo Fiesco per anni dece.
(!) 11 bando che portava queste condanne, nelle quali il Figueroa lamentava
:he la Repubblica procedesse molto rimessamente ( Doc. L ), può leggersi nel
Bernabò-Brea ( p. 139 ), colla data del 12 del successivo febbraio. Egli è però
la presumere che a questa data ne sia stata fatta soltanto la ripubblicazione,
ziacchè il Figueroa, scrivendo il 2 dello stesso mese al principe Filippo, ac-
enna chiaro che la Signoria avea fatte pubblicare dal banditore le condanne
sovra enunciate (Doe. LXIX ).

(*) Dopo del Celesia, il bando precitato pone « Thomaso de Axereto, detto
Verze », che è ommesso nel presente elenco.
        <pb n="87" />
        ( 84 )
Francesco et Talon (*), fratelli Badarachi, per anni dece ogni uno di loro,
Andrea de Sanignon per anni cinque.
Francesco Maragliano per anni cinque
Nicolò de Valdetaro per anni cinque.
Nico!ò Caietan per anni dece (°).
Gio. Baptista Retiljaro per anni dece
Benedetto Botto per anni dece.

DOCUMENTO LIT.

I] Gonzaga significa a Cesare il progetto che egli ha di tenere in Alessandria
un convegno coll’ ambasciatore Figueroa, per sempre meglio assicurarsi di
Genova; e nota come pensi eludere sopra ciò l’avvedutezza del Principe
D’ Oria, di Adamo Centurione e della Repubblica.

1547, 26 gennaio
(Estado, Leg. 1194, fol. 503)

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà,

Parendomi le cose di Genoua esser di una mirabile importantia al seruigio
di V. M., come Ella medesimamente sa, et non restando sodisfatto di quello
che prima ne intesi dal caualiere Cicogna nel suo ritorno, elessi poi di man-
jare miger Gismondo Fancino a quella città; ad effecto, che, sotto colore delle
prouisioni che sì haueano da fare per la ympresa delli castelli di Pontremoli (),
procurasse, con lo mezzo de’ seruitori di V. M. et di amici miei particolari, di
ricauarne qualche cosa' di più di quello che fin all’ hora me ne era siato re-
ferito. Il quale, essendo ritornato, me ne ha fatta la relatione che sarà con
questa, la quale mando acciò V. M. da quella comprenda et giudichi le cose
li quella città, non essere fin hora sicure (‘); per dirle che visognando per tanto
pensare ali espedienti che possono apportare questa sicurezza, et farui sopra
duelli discorsi che sì conuengono alla ymportancia del caso, io desidero in

(1) Cioè : Francesco e Pantaleo, detto Tallone.

(*) Questo nome non trovasi nel Bando summentovato.

(5) V. Documento XLIV.

14) Documento seguente.
        <pb n="88" />
        ( 85)

estremo di abboccarmi con lo ambassatore F igueroa, et per ciò penso di seri-
uerli che se egli potesse venire in Alessandria, questo effecto lo giudicherei
molto à proposito; et crederei che si potesse fare senza escandalo, et che per
euare la brigata di sospetto potrebbe venirui similmente Addan Centarione,
3t ancora una persona da parte della Signoria, sotto colore che per noi sì
aauesse da tractare della forma che nello auenire sì hauesse a tenere in detta
sittà ; et che per venire a capo di questo disngno sì potrebbe satisfare al prin-
si pe Doria, con il mostrare che per noi sì potranno meglio tractare et pro-
porre le cose che a lui toccano, sotto colore della conseruatione et quiete
della città, et effectuarle, chè non si potriano proporre nè effectuare da lui ; e
illa Signoria con dire che poi si conosce tutto il giorno il grande amore che
V. M. porta alle cose de quella Republica, è bene che gli ministri che V. M.
iene in queste parti, iratleno insieme con li suoi della loro medesima con-
seruatione et pace; et a Addan Centarione, che «essendo il Principe della età
che è, pare espediente che quello che tocca alla conseruatione della città et
le le galere, et breuemente di tutto quello che da lui ha da dependere, si
iccoimodi di una volta. Con le quali tre diuerse cose dissegno di poter con-
durre ad effecto il detto abboecamento in Alexandria, perchè gli umori di
quella città sono diuersi, et diuersamente tendono a vari fini. Non so quello
‘n che mi risoluerò; ma del seguito V. M. sarà sempre ragouacliata.

DOCUMENTO Lil.

Relazione del Fancino sulle cose di Genoa,
1547, ..... gennaio
Estado, Leg. 1194, fol, 319}

La relacion que trujo el Fancino de las cosas de Genova.

Que hallò aquella ciudad harto pacifica y quieta en aparencia , y bien
lispuesta al seruicio de V. M.; mas muv contrario el effecto , por la diuer-
sidad de los humores.

Que el Principe, y los que absolutamente dependen del, son faciles a crer estas
iparencias ; y los que sienten al contrario no lo muestran, por ver al Prin-
2ipe ynclinado a àquella libertad que el pretende hauer introdugido , y tam-
sien per que conosce del que quiere que se crea por todos gue la ciudad
        <pb n="89" />
        {86 )
aya hecho en esta nouedad 1odo lo que se podra dessear de su deuocion, lo
qual se vio muy legos entonces, por que asta que se vio muerto el Conde
2ingunos comparecieron ny siguieron la faction del Principe.

Que la Republica se muestra muy fria y remisa en la punicion y castigo
de los que se hallaron eulpados en la novedad.

La prouision que ha hecho aquella Repubblica de cc fantes de mas de
108 CCC que antes tenian de guarda, con lo qual el Principe, con el presu-
puesto que tiene del buen animo de los del pueblo, piensa que estarà lo de
alli con la seguridad que conuiene, que es en lo que dissienten muchos, por
la poca demostracion que hizieron en el tiempo de la nouedad ni en la exe-
sucion del castigo de los delinquentes.

Que misser Adam Centurion siente mucha parte desto assi, y se conforma
con el embassador, mayormente en parescerle que conuernia assentar mejor
las cosas de alli en seruicio de Y. M., sino que no se atiene a tractar de
cosa que sea diuersa de la mente o inclinacion del Principe.

Que el embaxador, y otros muchos que hablan en esto, yuzgan que aun-
que esta guarda de los p soldados sea bastante a tener la ciudad a recabdo,
no basta si la persona que los terna d cargo no hes qual conuiene, concur-
riendo que la del coronel Spinola es muy a proposito , aunque hallan la ne-
gociacion dificil, assi por respecto del Principe como por no meter al dicho
Spinola en diffidencia de la ciudad.

Que ay muchos que piensan que aun no bastaria solamente lo del Spi-
nola, para que lo de alli estubiese como conuernia, sino que seria necèsario
acrescentlar en alguna cierta manera la auctoridad de Y. M. mas de lo
{ue agora està, de manera que fuese temida, platicando en estas cosas de
lorma que quasi todos los nobles y principales han llegado a tractar de la
“eedificacion del castillo, y que se pusiese en manos de ministros de Y. M.

Pero que dexado esto a parte, lo qual yuzga don Fernando que lo aya
wcado por demasindo alfection que tenga a V. M., o por-temor, el embaxador
eschucha a cadauno, pareciendole que haura harta dificuliad en qualquiera
buena resolucion, assi por no poner la Republica en gelosia de susjection y
difidencia, como por el respecto que se deue tener al Principe, y no desa-

gradarlo no solo en el effecio, estando tan inclinado a la libertad como en la
manera de la negociacion, por que no entre en sospecho de que le tengan
or de menos auctoridad y prudencia que hasta aqui.

Que a misser Adam le paresce que se podria hazer otro partido, con
ue se assegurase' meyor la tierra, y V. M. tubiese mas autoridad en ella;
ue seria augmentar la guarda hasta el numero de Dec soldados, con que
        <pb n="90" />
        ( 87 )
V. M. pagase los cc, por que no halla facil el platicarlo con los del gonuierno,
ay sabe si concurririan en la election del Coronel para cabo desta guarda.

Que misser Adan està resolulo de andar con la galeras, por assegurarse
lellas.

Que la galeras, que el Principe dige que estan armadas, son hasta XxX1,
vor que, por lo gue se sabe, uo estan cumplidamente armadas , por la falta
de la chusma ; por que si estubiesen como deue estar, no ay chusma para
mas de xt, aunque de cada dia se recuperan los forgcados , y ay buena
sente de cabo.

DOCUMENTO LIV.

Brano di altra lettera del Gonzaga a S. M., circa lo stesso argomento ed i
‘eudi dei Fieschi.

1547, 27 gennaio
Estado, Leg. 1194. fol. 300-302)

Sacra Cesarea et Catholica Maestà.
Scritto circa le cose di Genoua quello che V. M. vedrà per l’ allegata, è
sopraggiunto don Rodrigo de Mendoca, mandato da lei per lo medesimo par-
icolare, per relatione del quale, et pel tenore delle lettere che V. M. mi ha
fatto scriuere per lui, resto informato della mente di lei, et di quanto è
stata seruita ordinarmi in questo affare delle cose di Genoua (1). Per il che ho
aduertito l’ ambassator Figueroa di quanto ella vedrà similmente , per la
annessa copia della memoria che ho data a don Rodrigo. (*) Et potendo quello
venire in Alessandria, o in altra parte, doue potessimo aboccarse Yynsieme ,
ome li scrivo, che seria necessario, per comunicare et tractare del negocio
n presengia, poichè in absencia con le lettere è difficile a poter farsi, di
iuello che risolueremo et appunteremo insieme sopra di ciò giuntamente, ne
iuuiseremo YV. M. El in questo per hora non mi accade dir altro

(") V. i Documenti XXIX e XXXVI.
2) V. il Documento seguente.
        <pb n="91" />
        ( 88 )

Circa il castigo della indegna memoria del conte di Fiesco, ho veduto
ciò che da V. M. mi viene comandato; et mi piace con hauere inuiato ,
segondo per altre mie hauerà inteso, ad occupare il suo stato in nome di
lei, di hauere accertato in quello che era la sua volontà, auuisandola come
alla hora di mé da due luoghi in fuori, assai forti; nominati Montoio et..... (*)
quali sì tengono anchora per li fratelli di esso Conte, tutto il resto dello
Stato, senza molto strepilo, s'è ridutto a nome di Y. M., con hauer giurato
la fedeltà in forma.

Il Duca di Piacenza, per la richiesta che ho mandato a fargli della
restitutione di quelle due terre, che io scrissi a V. M. hauersi occupate
di esso Stato, nominate il borgo di Valditaro y Calestano, come terre
della giurisditione di Parma, mi ha scritto vna lettera dolendosi meco di ciò,
come per la copia, che va qui alligata, V. M. potrà vedere (*). Al quale
ho risposto assai modestamente , con mostrare che in ciò non ha ragione di
dolersi nè di V. M. nè di me, nè di fare replica alcuna; di me perchè io
faccio l’officio che deuo in difendere le ragioni di V. M., et in auuisarla
delle cose che occorronn, concernenti il seruigio di quella; di V. M. meno, se
volendo castigare un suo rebelle li toglie lo Stato; nè esso per questo caso
può hauere ragione contra il detto Conte, o cose sue, poichè la rebellione
commessa da lui non è contra di esso Duca, se non contra Y. M., soggiu-
gnendo che io ne darei auuiso a quella, non narrando se non la verità come
soglio; et così faccio, lasciando a lei la cura del resto. Et di questo che ho
fatto, haurò ben caro intender che ella resti seruita (È).

(1) Guasto nell’ originale; ma s’intende di Cariseto.

(*) Questa lettera non fa parte della collezione di S. A. R. il Conte di Villa-
‘ranca.

(°) Il presente Documento fu già pubblicato dall Odorici, che lo desunse da
in Codice della Parmense, nel suo egregio lavoro: Pier Luigi Farnese e la
ongiura piacentina, p. 65.
        <pb n="92" />
        SU

DOCUMENTO LV.

istruzioni del Gonzaga al Mendoza, ricordate nel Documento precedente.
1547, . . . . gennaio
{ Estado, Leg. 1194, fol. 3410)

La orden que me paresce que Vuestra Magnificiencia ha de tener en su
yda a Genoua es la siguiente.

De dezir al Principe y a la Seîioria, y à Adam Centurion, que la causa
por que $. M. le ha embiado, es para visitar al Principe y dolerse con el de
la muerte de Juanetin y del dafio que recibieron las galeras; el qual se huelga
ue sea menos de lo que al pringipio le habian dicho, y para de su parte
offrecerle toda la ayuda que le podrà dar por que se tornen à armar , lo
qual $. M. desea mucho, asi por lo que toca al seruicio de S. M. como
or la satisfacion y meritos suyos, y gana que S. M. tiene de hagerle merced.

Con la Sefioria esta bien el cumplimiento que $. M. haze, ny con ellos
me paresce que se deue usar de otras palabras en particular, sino en general
igradesgerles de lo hecho, y persuadirles su misma conseruacion , offrecien-
doles para ello todo los que ellos mismos jusgaran que por parte de S. M.
se puede hazer.

Lo que $. M. manda del asiento que por lo venidero se huuiese de tomar,
para tener seguridad de aquella ciudad, es lo que, despues de succedido el
alboroto della, siempre hauemos platicado el ambaxador Figueroa y yo, ha
sido menester, y al presente mas que nunca proceder con mucho tino y
dexteridad, por que aunque la mayor parte de los principales de aquella
ciudad sean aficionados al seruicio de S. M., todauia son diuersos los fines
con que cada uno dello querria este servicio, y lo enderescan y encaminan
sada uno segund su pasion y humor particular; y aunque esto entre en el
‘mbaxador y mi aya sido cumplidamente tractado, y con el Fansino el me
aya embiado d dezir diuersos particulares, todauia hastagora no nos hauemos
podido resoluer en nada, por que este negocio es de manera que no se puede
esforzar sin peligro de quebrarse , es necesario , como tengo arriba dicho ,
oroceder en el con mucho tino.

Concierne y es necesario que Vuestra Maguificentia comunique todo lo que
5. M. le ha mandado comunicar conmigo con el dicho embaxador; al qual
        <pb n="93" />
        (90 )

me paresce que podra afiadir, que para, tomar resolucion en este negocio y
‘aiar, como se podrà asentar aquella ciudad, en seruicio de S. M., me occurre
que, sin escandalo, nos podriamos zuntar en Alexandria el y yo; y que por
dar menos sospecha podria tambien venir alli Adam Centurion, y aun alguna
persona por parte de la Sefioria, so color que se hubiese de tractnr de la
forma que en lo venidero se hubiese de tenir; y que para esto se podcia
satisfacer al Principe con mostrar que se podria mejor proponer por nosotros
las cosas que a el le tocan, so color de la conserualion y sosiego de la misma
ciudad, y effectuarlas que no por el; y con la Sefioria que pues se conosce
cada dia quanto amor $. M. tiene a las cosa de aquella ciudad y Republica,
ra bien que los ministros que $. M. tiene en estas partes tractasen jJunta-
mente con ella, y los suyos, de su misma conseruacion; y con Adam Cen-
iurion se podria satisfager, con dezir que siendo el Principe de la edad que
85, era bien que para la conseruacion de la ciudad, y de lo demas que ha de
depender del, y de las galeras, y otras cosas, se assentase de una vez todo.

Y por que, podria ser que para los humores de aquella ciudad, esto no
fuese juzgado a proposito, el embaxador Figueroa informara  Vaestra Ma-
guificentia y de todo lo que entre nos otros ha pasado, y lo que por el Fan-
zino me embiò a dezir, y segund su paresger se podrà tractar de como
hauremos de guiar y discutir este negocio, el qual el y yo juzgamos no
deuerse dexar ansi, y lo hauemos scrilo à S. M., la qual pues lo ermite
a que se piense por nos otros la forma del assiento; a mi juigio es necesario
ue lo traclemos en presencia, y de mas gerca de lo que por cartas se
puede tractar.
        <pb n="94" />
        34

DOCUMENTO LVI.

Lettera di Carlo V_ al Figueroa, specialmente relativa alla destinazione -di
Agoslino Spinola a capitano generale delle truppe in Genova.
1547 , 28 gennaio
(Estado , Leg. 644, fol. 122)

Despues de lo que ultimamente os escreuimos con don Rodrigo de Men-
doga (1), tomo hauereys visto, se recibiò vuestra carta de 1x del presente, por
la qual acabamos de entender mas particularmente el sucesso passado, y buenos
terminos en que quedauan las cosas desa ciudad y las galeras, con lo
Jdemas de la demonsiracion que en general y particular han todos usado en
nuestro seruicio; y assi escreuimos a los cardenales Cibo y Doria, dandoles
as gracias de su buena voluniad, como os paresce , y. diziendo hauerlo en-
‘endido por vuestras cartas; y assi mismo al dugue de Florencia, y los demas.

Lo que escreuis tocante al coronel Augustin Spinola, y lo que conuernia
que el residieso ay por capitan general de la tierra, es muy bien considerado,
y nos paresce muy buen medio y a proposito para lo que conuiene a nuestro
seruicio, y la quielud y seguridad dessa ciudad, Yy conseruacìon della en nue-
stra deuocion , como se lo escreuimos a don Fernando de Gonzaga, el qual
os darà auiso de lo demas que cerca dello le esereuimos (*), no dubdando que
assi para tractarlo con los del gobierno, como para que el Principe lo tenga
dor bien, y lo enderesce y esfuerce, usareys de la buena manera y dexteridad
ue soleys, y como la qualidad y exigencia del negocio lo requiere.

Lo demas que toca a las galeras del Principe, pareciendoos que seria bien
Mirar en la persona que las haura de gouernar, tanto mas por lo que po-
dria succeder despues de la muerte del Principe, lo podriades tractar con
el, como de vuestro, y con las consideraciones que apunetays, para tentar y
sutender del a lo que se inclina, para gouernaros conforme aello, y dar nos
auiso de su intencion, persuadiendole a ello con las razones que conuerna.

1) V. Documento XXXV.
2) V. Documento LVIII.
        <pb n="95" />
        2)

A los del gouierno desta republica escreuimos la carta que vereys, en re-
puesta de las suyas;, darsela eys, afiadiendo lo que mas os parescera y serà
a proposito, segun la occurrencia y terminos en que estaràn las cosas.

De los hijos del capitan Juanetin ternemos la memoria que es razon, y como
‘o meresciò su fidelidad y seruicios.

Nunca nos abeys dado auiso que se hizo la gal:ra que huyo la mafiana
de la rebelta con los acc turcos, v donde fuè a parar.

DOCUMENTO LVII.

Risposta di Carlo Y alla Signoria.
1847, 28 gennaio
(Estado, Leg. 1379, fol. 73)

Hauemos recebido vuestras caritas de IL y vili del presente, y por ellas
y las del illustre principe Doria, y nuestro embaxador , entendido la buena
voluntad y diligencia con que se ha trauajado en la pacificacion y quietud
desa ciudad, seguridad y buen recabdo della, juntamente con el buen animo
que en general y particular se ha mostrado en nuestro seruicio, por su de-
uotion, y la protection y cuenta que della tenemos ; lo qual es conforme a lo
que siempre se ha conogido, y deueys a la quietud y pacificacion de vue-
stra propria patria, y a lo que nos hauemos de continuar en su beneficio
siempre que se offreciere la occasion, como lo entendereys mas largo del
dicho nuestro embaxador.

De Vlma, a xxvili de Enero MDXLVII afios ().
Carolus
(L. 8.)
Vargas.
1!) BERNABÒ-BREA, p. 4156
        <pb n="96" />
        33)

DOCUMENTO LVII.

Cesare al Gonzaga, approvando la destinazione dello Spinola a comandante ge-
nerale, e sollecitando la completa occupazione dei feudi de’ Fieschi.
1547, 28 gennaio
(Estado, Leg. 1194, fol. 409-410)

A don Fernando Gonzaga.
Desde Gayslinghe, a los xxtiIt deste, os screuimos vltimamente como ha-
areys visto, despues se ha regebido vuestra letra de 1x del mismo, por la
iual hauemmos entendido la yda de Juan Pero Cigona a Genona, y la buena
demostracion y prontitud de animo que hallò en los de aquel gouierno, con el
srescimiento de la guardia, y lo demas tocante a la comprouagion y buen
recabdo de aquella ciudad, en. lo qual no ay que dezir, pues, a Dios gratias,
‘odo està pacifico y quieto y a nuestra deuogion, como lo deue a la prote-
tion que siempre hauu:mos tenido, y tenemos, de general y particular de
aquel dominio.

Las consideragiones y causas por las quales os paresge conueniente y ne-
sesario lo que el embaxador Figueroa acuerda del coronel Spinola, son las
mismas que nos hizieron pensar en lo que con don Rodrigo os screuiemos,
omo haureys visto; y assi nos paresge muy bien este camino, que el dicho
2mbaxador apuncta, y vos aprobays assi por lo que toca a la seguridad de
aquella ciudad , que tanto nos yimporta para la de todos nuestros reynos,
sstados y sefiorias, como por que con este medio se podrà poner en effesto
algun dia lo que tanto es necessario, y os sereuimos , por todos respectos;
y no se dubda sino que siendo el dicho Coronel tan afigionado y seruidor
nuestro, y acabandose con los del gouierno, que el. tenga el cargo de la gente
y fuergas de la dicha ciudad. Lo de alli, como prudentemente apunctays, estarà
siempre a nuestra deuogion, y con la quietud y seguridad que conuiene a
auestro seruicio y estado; y assi seremos muy seruidos que este se encamine
y haga con la dexteridad y manera que mejor parescera -a vos y al emba-
sador Figueroa, aquien le screuimos, remittiendonos a vos, como screuis que
se ha concertado entre ambos; y quanto al entretenimiento del dicho Coronel,
pues es assi que haurà de residir forcadamente en Genoua, y que se le
        <pb n="97" />
        ( 94 )

recresgerà mas gasto, paregiendo os que se le deue dar conueniente pronision,
presupuesto que el tiene de pension en este Estado ccec o pc ducados al afio, pare-
sge que bastaria darle, ynelyuendo aquella hasta la summa de cio ducados al
afio, y que estos le sean muy bien pagados en este Estado por sus tercios o
meses, como mejor le estuuiesse; pues es de creer que no pudiendo gozar
de la dicha pension por las necesidades presentes, que harà cuenta que se le
dan estos cio de nueuo, y paresce que serà competente sueldo, aunque pues
haurà tiempo para ello, nos podreys auisar de lo que cerca desto os paresge.

Quanto à lo que sereuis sobre la ocupacion de los bienes y estado del
conde de Fiesco, ya por lo que Nleuò don Rodrigo haureys entendido nuestra
yntencion; pues es justo que quien tan atreuidamente intentò tan gran traigion,
se le de el castigo exemplar que meresce; en lo demas que consuliays, si
oeupados los lugares del dicho Conde, que son feudatarios, procedereys contra
los otros, pues son subiectos al sacro ymperio, pues todo es una misma razon
y deue ser confiscado, no haurà para que hazer diferencia, sino ocupar
todo su estado sin exceplion ninguna hasta el cabo; y assi os lo encargamos
de nueuo, rogando os que en la ocupacion de lo vno y de lo otro VSeys
de la dilgengia possibile, antes que succeda cosa o nouedad que lo ympida (*);
pues todos los que tienen entendida la traigion que el Conde vsò en nuestro
deseruicio, siendo nuestro feudatario y pensionario, estan con los ojos, sperando,
à uer el castigo.
DOCUMENTO LIiX.

Dispaccio in cifra del Figueroa al Gonzaga, dove non crede opportuno il
convezno d’ Alessandria.
1547, 28 gennaio
(Estado, Leg. 1194, fol. 325 )

En lo que V. E dize, que desea bablar conmigo, por que de otra manera
no se puede satisfacer de lo que en este caso se puede resoluer, y que yo
l'uese acompafiado de miger Adan Centurion y de alguna persona de la Se-
ioria, yo lo deseo, y aunque no fuese por otra cosa que por besar las
manos de V. E.. que era cosa muv bastante: mas. considerando que de mi

1} Cifra.
        <pb n="98" />
        (95
ansencia agora, fuese solo 6 acompatiado, se harian grandes juicios, y mas en
sta conyuniura, me paresce que por ninguna cosa conuiene, por que seria
sausa de dar que pensar mas adelante de lo que agora haze; y no es platica
que se pueda hazer con la compaîiia que V. E. dice, por que aunque de
la una se podria fiar, y Ja otra es de huyir. Veremos la resolucion que toma
el Principe, y con ella nos podremos resoluer mejor.

DOCUMENTO LX.

Avviso di Roma circa le intelligenze di Ettore Fieschi col Papa, il duca Farnese
a il Re di Francia.

A547..... gennaio
( Estado. Leg. 64%, fol. 130)

Auuiso di Roma da persona degna di fede.

Che sendo il Maffeo in casa sua, vi capitò un suo amicissimo, col quale
poteua conferire ogni sorte di negotii; et hauendo il Maffeo un pliego di let-
ere in mano, gli domandò che lettere fussino; rispose essere lettere venute
da Genoua sopra il trattato di quella città, et domandandogli quel. tale chi
scriueua, disse che era il serenissimo Hettore del Fiesco; il quale scriueua che
quelli altri gentil’ homini erano contenti della promessa del Papa, et che quella
gli pareua buona via da tirarli alla sua deuotione et alle sue mani quella
città. Al’ hora quell’ amico gli domandò che modo haueuano a tenere ; rispose:
noi faremo mostra d’ armare gagliardamente per le cose di Napoli, et ragione-
Jolmente il principe Doria manderà le sue galere con gente del duca di Fio-
renza o di don Ferrante per soccorso; le quali partite, hauendo ancora rin-
forzata la guardia in Parma, andremo con galere (ma chi riferisce questo
non intese se erano galere del Papa o del Re di Francia); et una notte pi-
glieremo il Principe nella propria casa sua; et quelli della congiura occupe-
sanno il palazzo di Genoua facilmente, et una porta; et in questo mezzo
arriueranno le forze di Parma, alle quali aggiunte quelle delle galere, la terra
verrà in nostra mano. Rispose quell’ amico al’ hora: hor sì che questa mi
piaze et è riuscibile, non quell’ altra cosa di che parlaste (qui notando chi
“iferisce per le parole di colui hauer costoro un altro maneggio oltre a
Tuello di Genoua; ma non potè penetrare doue, se non che intese che non
        <pb n="99" />
        (96 )
pareua loro riuscibile). Al’ hora ambidue dissero: andiamo a conferirlo col
Papa, che gli daremo una buona nuoua ; et con $. S. discorreremo quel che
di più bisognerà. Et si partirono con dette lettere in mano di casa del detto
Maifeo.

DOCUMENTO LXI.
Sunto d’ altro avviso di un soldato, da Piacenza, circa la partecipazione di
1uel Duca nei ridetti diseoni.

1547..... gennaio
(Estado, Leg. 1194, fol. 323)
Quello che tra le altre cose riferisce il soldato che è stato in Castel Verde
presso Piacenza.

Dice esso riferente che da Giouan Jacomo Cussano, et dal capitan Giouan
Paolo Beuilacqua, ha udito dire giloberamente (sic), che il duca di Piacenza
sapeua della cosa di Genoua, prima che si tentasse; et che haberebbe dato
aiuto, et fomento alli partecipanti in quella, concludendo in effecto che alli
andamenti che ha visto in quello castello, et al mottegiare e parlare delli so-
pranominati, non può se non pensare che vi sia disegno et mal pensiero contra
il seruicio di SM

DOCUMENTO LXII.

Avviso di un agente segreto, da Piacenza, circa le dette trame e le intelli-
senze che i Fieschi seguitano ad avere in Genova e col Duca di Piacenza.
1547, . . . gennaio
(Estado, Leg. 1194, fol. 101)

Come li Fieschi hanno di nuovo intelligentia in Genoua con alcuni popu-
ari et gentilhuomini.

Delli populari non si sa il nome; delli gentilhuomini si dice di M. Stefano
Ragio, quale ha il figlio bandito.

M. Ansaldo Giustiniano, quale ha il fratello bandito.
        <pb n="100" />
        (97 )
M. Nicolao Doria cognato delli Conti.
M. Gio. Battista Baliano cognato di Gio. Battista Verina bandito.
1] signor Hettore dal Fiesco

Che haueranno la porta dell’ Arco.

Che hanno un caporale della guardia a loro diuotione, di cui non si sa
1 nome.

Che dissegnano nascondere le genti nel Lazaretto presso alla marina.

Che non mancherà loro la militia del duca di Piacenza, con tutti quelli
fauori che il Papa et lui potranno lor fare.

Che il signor Cornelio di Fiesco con il capitano Scipione Borgognone da
lieci giorni in quà è stato a parlamento secretamente con il duca di Pia-
enza, et poi sono andati alla Mirandola, et che si daranno danari alla
Mirandola (*).

Che il Giustiniano è stato dal duca di Piacenza, et poi è partito per
Roma, et si ha fatto guidare fuori del diritto cammino, per non toccar lo
;lato di Firenze.

DOCUMENTO LXIII.

Brano di dispaccio del Figueroa al Gonzaga, dove accenna a minaccie di
quovi torbidi ed alla necessità di avere qualche truppa.
1547, 29 gennaio
( Estado , Leg. e fol. citati )

Tambien me ha venido A hablar Anton Doria, y me dixo que la noche pa-
sada habia hauido compaîiia de gente por la.tierra. Yo no ereo todo lo que
me dizen, ny dexo de ereer alguna cosa, segund veo los animos de todos tan
alborotados, y de tal manera que, segund son vanos y mal inclinado, no
hagan otro yerro peor del passado, por que los vnos dicen que el Emperador
quiere meter la parte Adorna, otros que se quiere hazer sefior absoluto, otros
la parte Fregosa, de manera che todos estan sin causa alborotados, y de qual-
quiera cosa se escandalizan sin causa; y el remedio para assegurallos, seria
1ue tubiesemas DG 6 ncc infantes ; con esto se reposarian los animos de los

1) VV, Documento XLVI.
        <pb n="101" />
        ( 98 )
buenos, y de los malos se preseruarian; y la otra seria que Montojo se qui-
tase de alli, por que teniendolo los hermanos del Conde, siempre haurà en esta
giudad tramas y platigas; y hagiendo V. E. esta empresa, esta Sefioria ayu-
darà segund lo que pudiere, Y a V.E. le pareseiere que serà necessario; y
quanto mas presto fuese serà mejor, por no dalles lugar que se prouean v
hagan mas tramas de las que tienen hechas.

DOCUMENTO LXIV.
Lettera del Figueroa a Cesare, confermativa delle precedenti, circa le condizioni
di Genova ed il buono animo del D’ Oria. Insiste tuttavia sulla necessità di
maggiori truppe, e fornisce nuovi ragguagli sull’ occupazione dei beni dei
‘ijbelli.
1547, 29 gennaio
( Estado, Leg. 1379, f. 214)

Ya asimismo quedo auisado como V. M. recibiò mi carta, que escrebì a los
quatro, por via de don Fernando de Gonzaga, por la qual daua auiso en los
terminos que quedauan las cosas de esta ciudad; las quales, con ayuda de Dios,
se han ydo continuando; y se va procurando con toda la desteridad que puedo
de traellas a terminos que V. M. se pueda asegurar, y que sea de manera que
proceda de la voluntad del Principe, para que sea bien guiado. Entretanto esta
Republica ha dado orden de hacer quinientos infantes, para la seguridad y pa-
cifico de esta ciudad; però, a mi juicio, sòn pocos para guardar la plaga y las
puertas, y socorrer adonde fuese menester, quando se ofreciese la necesidad;
y. como escriuo a V. M. por la que serà con esta (*), ellos me han tentado si
V. M. les queria ayudar; y no les he respondido sino patabras generales, por
parecerme que en este tiempo era mensster hacello asi 5 y si esta gente que
sllos crezen dependiese de V. M. y estuuniese de baxo de la mano de un
“apitan que se tubiese seguridad del, yo suplicaria &amp; V. M. que entre los
muchos gastos que tiene, hiciese este por asegurarse de esta ciudad, y estar
con el coracon reposado mas. De esta gente yo no tengo confianga, por que
en esta traigion que el Conde hordenò, se hallaron 29 soldados de la plaza con
el; y en caso que V. M. vizere de hacer algun gasto, yo suplico a V. M. que

1) V. Documento LXV.
        <pb n="102" />
        (99 )

sea seruido de mandarme pagar a mi asta treinta o veinte y cinco hombres,
Jue pueda tener en mi casa, para mi seguridad y guarda, por que la noche
ue subcediò el caso, tune harto trabajo en poner el dinero que tenia en casa
3n saluo, y me hallè con solos los que tenia en mi casa; y dellos estauan fuera
Juatro, que los auia ynuiado a V. M. con dineros. Esito no lo pido a V. M.
vor pompa, sino por seguridad ; que por lo demas, como he pasado tanto tiempo,
pasarè agora.

Las cartas que truxo don Rodrigo en blanco no nos ha parecido de darlas,
por no poner division entre ellos, sino en general decilles quan seruidores han
quedado de V. M. dellos, y en particular ablado algunas personas que yo le
ne dicho. Al cardenal Doria ha vesitado da parte de V. M.; al que serà bien que
V. M. escriba, por que, como tengo escrito por otras mias. el se mostrò ser-
aidor de V. M. y amigo de su patria.

Antonio Doria es venido, el qual es amigo de fanores, mayormente de los
de V. M.; y creo que le recibiera por muy grande en que V. M. le mandarà
ascrebir. Don Rodrigo le dixo que V. M. no sauia que se allase acqui: que
si Jo supiera que lo mandarà hacer.

Quanto a lo que V. M. ha mandado à don Fernando de Gonzaga que haga,
en prosecucion del estado del Conde y de sus hermanos, ya tengo escrito à
V. M. lo que hasta agora se hauia hecho, y como Pontremol se abia rendido
a don Ferdinando, y_Torrya y otros lugares, y como esta Sefioria auia to-
mado a Vares y Roca Tallada, y el duque de Placencia al burgo de Val de
Tar, y San Esteuan se auia rendido al comisario de don Ferdinando, des-
ues de venido un hermano bastardo del Conde, y de noche ha escalado el
zastillo y tomadolo. El otro hermano està en Montojo, que es un buen castillo
ì diez millas de aqui, del qual ellos hacen fundamento de tenerse; y, como
engo escrito, ay mucha necesidad de tomalle por quitarles el nido. Esta Re-
publica ha platicado de ymbiar gente a cercalle, y hanlo dexado de hacer,
sor que don Fernando les ha eserito sobre lo de Vares, que no le parece bien
ue le ayan tomado de su autoridad. Yo les he ablado ; escusanse con la razones
1ue tengo escritas A V. M. con su embaxador; por otra parte el Principe parece
Tue lo querria; y dige que esta empresa se podria hager, haciendose en nombre
de esta Republica, mejor y con menos interes. Como por otras mias tengo
sscrito a V. M., a mi parecer, este castillo esiaua bien por V. M., para
ener un poco en freno a los desta ciudad; mas considerando que el Principe
3s tambien seruidor de V. M., y los dafios que ha recibido, que son muy gran-
des, que es cosa yusta que V. M. use con el de su acostumbrada grandeza y
-iberalitad, grateficandole en lo de este estado del Conde, por que, demas de
        <pb n="103" />
        ( 100 )
la mérced que V. M. harà al Principe y a toda su casa, serà obligallos para
que sean perpetuos seruidores de V. M. y enemigos de los que no lo son.
Y este estado del Conde,. por ser antigo desta casa, creo que se podrà mal
sostener que los vasallos no se rebelen A quelguiera nouedad, sino se pone
sn poder de personas que le puedan tener y defender, y que tengan cerca
de alli otros lugares; y, por lo que yo he podido alcangar, el Principe es de
opinion que sèria bien que V. M. biciese merced a don Fernando de Gonzaga
de Pontremol, que està cerca de la Gastalda que es suya, y a esta Republica de
Vares y Roca Tallada, y el burgo de Val de Tar, y Torrixa y Montoyo al Prin-
cipe para los hijos de Juanetin: y otros lugares que tiene entre los Spinolas,
que se Ligiese alguna parte al coronel Agustin Spinola; y, a lo que yo
puedo compreender, el Principe querria que se diese Sant Esteban a Antonjo
Doria, por que fuè de unos parentes suyos; y alfin, por lo que yo puedo
alcangar, el Principe querria que V. M. le hiciese este favor, que las mercedes
que de este estado se hubiesen de hacer, fuese por su yntercesion. Esta ma-
‘diana ha ymbiado dos galeras a tomar un lugar del Conde, que se llama
Monleon, que està en la ribera de poniente; que es del hermano menor del
Conde; el qual me ha dicho que ha hordenado que se iome en nombre
de V. M., y que pues se puede tomar sin gasto de Y. M., que todo es uno
jue lo tome el o que lo tome don Fernando, pues es todo a dispusicion de Y. M.
Don Rodrigo de Mendoza y yo fuimos a vesitar al Principe y dalle la carta
de V. M. en su creencia, en viriud de la qual le digo quanto se contenia en
su ystruigion; el qual quedò muy consolado y satisfecho del fauor que Y. M.
le ha mandado hacer en ymbialle a vesitar y consolar; por lo qual besa yn-
linitas veces las ymperiales manos de V. M.; y cierto parece que despues
que llegò don Rodrigo, que ha mejorado mucho de lo que primero mostraua.
Despues fuimos a vesitar a la Sefioria, con la qual se higo lo mismo que con
el Principe; y el Dux y Gouernadores han quedado tan satisfechos y fabore-
cidos de la, memoria que V. M. ha tenido dellos , y del contentamiento que
V. M. muestra tener de la buena manera que tubieron, cuando se ofreciò el
‘euantamiento del Conde y de sus hermanos y sacaces, que muestran quedar
muy obligados al seruicio de V. M.; y en verdad que entre los que gouiernan,
y la gente de bien que tengo por cierto que es assi, como lo dizen, mas este
degocio es de calidad, que aunque ellos no lo meregean, es necessario que
V. -M. les haga bien por fuerza.
De V. $. €. C. M.
muy umil vasallo que los imperiales pies y manos de V. M. besa
Gomez Suarez de Figueroa.
        <pb n="104" />
        ( 101 )

DOCUMENTO LXV.

Altra dello stesso, ugualmente a Cesare, circa il noto progetto d’insignorirsi
di Genova, e circa i pericoli del voltarne a cappellazzo la forma di reggi-
mento. Si conclude mostrando come, assai più d’ ogni altro provvedimento,
riuscirebbero opportuni lo invio di un Governatore, e l’ erezione di un castello
con forte presidio. Infine si segnala una sommossa popolare, accaduta la
notte precedente.
( Estado, Leg. 1379, fol. 216 )

1547, 30 gennaio

He visto lo que V. M. me mandò scriuir en cifra (*), sobre lo qual antes de
agora no he dexado de pensar los medios que podria hauer, para que V. M.
se asegurase desta ciudad y la tubiese a su deuocion, como ha hecho asta
aqui, de lo qual he dado siempre auiso A V. M.; mas despues que subcedio este
ynconueniente , con el qual me hè aclarado del todo ser muy necesario que
se tome algun medio como pudiese estar esta ciudad con la seguridad que
conuiene , para que no hubiese mudanza ni nouedad, y para ello hauia
acordado el remedio que parescia; mas, como es menester yr con la voluntad
del Principe, y que el lo guie por no dalle sospecha que ninguno quiera ni
pueda tener aqui mas autoridad de la que el le quisiere dar, es menester yr
con su voluntad en todo, yo no he dexado de hablarle muchas vezes ponien-
dole delante el caso subcedido, y que asi como fue auctor con V. M. de la
libertad que fue seruido de dalles, la qual por su intercession les ha siempre
conseruado , y ha visto la ingratitud que sus ciudadanos han vsado con el,
que seria bien que para despues de sus dias pensasse d’ estubleger alguna
forma deste gouierno, para que conseruandose la ciudad permanezca siempre
en el seruicio de VY. M. y a su deuocion. El qual me ha respondido que no
piensa en otra cosa, mas que es menester considerallo mucho, y tenello se-
creto, y que el ha pensado dos remedios los quales va encaminando, y que los
embiarà a V. M. con persona propria, por ser de la ymportancia que son, y
que conuiene guardar el secrelo que el caso requiere, y antes que los embie
a V. M. me darà parte dellos, y que, visto que los aya, V. M. escogerà el

(1) Documento XXXV.
        <pb n="105" />
        ( 102 )
que mas le agradarè; y lo que yo considero desto, es que el proporna a V. M.
la forma del gouierno que haora ay, y lo que se puede hazer para que Y. M.
estè seguro desta ciudad. El segundo serà el de capelazo. Este es de creer
que querra que sea el de su casa, antes. que de otra. Veremos lo que dirà,
y segund su opinion podrà V. M. considerar lo que mas fuere su seruicio,
Y yo acordarè lo que mi juicio alcanzare que sea mas al proposito del
bien desta negociacion. Esto he dicho para venir a lo que V. M. me manda
que haga, y tambien dirè lo que pasa; de lo qual don Rodrigo de Mendoza
darà quenta como testigo de vista.

Yo he considerado lo que Y. M. me escriue de ympatronirse desta ciudad
y de sus fuergas, por los inconuenientes que se podrian seguir de no hazello,
y mas si viniese en poder de frangeses, como de necesidad se ha de hazer
si se apartase de la protection de V. M.; y siendo esta ciudad tan ympor-
tante para la conseruacion de los reynos y setiorias de V. M., qualquiera cosa
se ha de hazer por conserualla, por que no venga en poder de franceses, que
son tan enemigos de V. M. y de su grandeza; y si esto se pudiesse hazer
de la manera que agora , con la seguridad que conuiene, para que Y. M.
sstè con el corazon assosegato, y haora ternia por mejor, por ser en con-
formidad de los mas, los quales hazen mucho caso desta su libertad, y por
que desta manera se haria con menos gasto de V. M. que de otra manera,
no puede ser sino que queriendo V. M. tener esta ciudad como asoluto seîior
della, que es menester que la tenga con grande gasto y spesa, por que el pu-
biico todo esta vendido, y no tiene otra cosa para gastar sino lo que sacan
de sus bolsas en particular, que no se podria sustentar sino con mucho gasto
y cuidado, y al fin se està con el mismo que agora, porque esta ciudad no
ha fuerza ninguna adonde se pueda recoger la persona que aqui esluuiesse,
para que con poca gente pudiesse hazer estar assosegados a los que son
escandalosos y desobedientes; y por estas causas me paresce lo que digo ser
mas al proposito este gouierno que no de otra manera.

Quanto &amp; gouernar a capelazo tambien ay los mismos ynconuenientes, y
mayores; por que si es de la parte Fregosa, como paresce que de necessidad
hauria de ser, por hallarse en las manos con la fuerzas de las galeras, V. M.
perderia la otra parte que es Adorno, que son los Spinolas; y, por el contrario,
si fuese Adorno, los otros; y con qualguiera dellos que gouernasse hera ne-
cessario que V. M. contribuyesse con la mitad del gasto que se hiziese ordi-
nario, y siempre pensaria y ternia la ciudad deuidida y desunida, y siempre
pensaria maquinar , y tanto seria V. M. sefior quanto durasen las fuerzas.
Si aqui buuiese un castillo como digo, de que V. M. se pudiese hazer se-
        <pb n="106" />
        ( 103 )

fior, y tfenello con quinientos hombres, y poner gouernador de su mano.
para que hiziese la justicia, y que en las otras cosas ciuiles y mercantiles
vssassen de la forma que agora lo tiene, esto seria lo mejor; mas faltando
esto, no se podria conseruar sino con fuerza de gente, que seria un grand
gasto , y con capelazo lo mismo, y hauria los inconuenientes que digo. To-
dauia es mas que necessario pensar en el remedio, porque sea hecho antes
que entendido ; porque, sepa V. M., que la noche passada hauemos estado en
arma, por que estos escandalosos del pueblo han hechado voz que querian appel-
lidar Ymperio y Adorno; y esto no lo han hecho sino para ynelinar alos que
tienen buena yntencion y son seruidores de V. M., con dezilles que les quieren
quitar su libertad; y por esta causa yo voy muy cerrado con los vDnos y con
los otros; y que algunos de los que son seruidores de Y. M. me han dicho
que este govierno no puede durar, y que es menester que V. M. tome esta
ciudad enssi, y la gouierne; yo les he negado la voluntad, y dicho assi en
Sefioria, como a todos los que me han ablado, que V. M. no quiere mas sino
que esta ciudad estè a su deuocion, y que no venga en manos de quien la
subjete y destruya asta los fundamentos, y que los quiere conseruar en su
libertad y ayudarlos, y amparallos siempre que ellos se gouernaren como con-
uiene, por que si otra cosa se les dizese seria escandalizarlo mas de lo que
està, y poner nos en grand confusion; y quando hubiese de ser esto, yo querria
que naciesse dellos, y que lo pidiesen , y que se hiziesse con la reputacion
que conuiene al seruicio de V. M. Veremos lo que dize el Principe, y sobrello
se podrà hazer, y tomar aquel camino que juzgare ser mejor:
        <pb n="107" />
        i

104 }

DOCUMENTO LXVI.

Lettera della Repubblica all’Imperadore , per significargli le provvidenze
emanate e ringraziarlo delle sollecitudini che dimostra.
1547, 31 gennaio
( Estado , Leg. 1379, fol. 70)

Sacra Cesarea Catholica Maestà.
Le lettere di V. M., che don Rodrigo di Mendossa ci dette, fatte in Aylbrunch
alli xiv di questo (*), apportarono a questa sua ossequentissima Repubblica
quella contentezza che maggior si possi, intenso che V. M. restaua informata
delle prouisioni che per la verità fatte haueuamo all’ incontro di quel che la
corotta intention del conte del Fiesco preusmito hauea. Et in vero, Sacra Mae-
stà, come a quella già scrissemo per nostre di 111 et vil (*), quando la sorte
tollerato hauesse che fussimo stati aduertiti che la fide del Conte era sospetta,
anticipatamente riparato auessimo a tutti gli inconuenienti. Pur in quella tur-
bidessa si riparò di sorte, che tutto lo foco in un subito si estinse; nè ad altro
s’ attese puoi, nè attendemo, se non a ben quietar questa Repubblica al con-
tinuo servicio e devotion di V. M., alla quale quelle maggior che si possono
gralie si rendono, che la se sii degnata e per sue lettere e pei suoi amba-
sciatori rimostrarne el cuidado che tiene di questa sua Repubblica; la quale,
per questo beneficio , continuamente supplicarà la Maestà Diuina che con-
serui la sua persona, e prosperi i successi di quella conforme a’ suoi santi
pensieri; et alla quale quanto più umilmente possiamo si raccomandiamo.

Da Genoua, all’ ultimo di gennaro 1547.
Di Vostra Sacratissima Cesarea Catholica Maestà
humili et deuotissimi seruitori
Duce e Goeuernatori della Repubblica di Genoua.
Ambrosius.

(*) Documento XXXI.
(2) Documenti XI e XX}
        <pb n="108" />
        ( 105 )

DOCUMENTO LXVII.

Lettera del Gonzaga a Cesare, sovra il non effettuato Convegno di Alessandria
I’ assedio di Muntoggio ed i progetti’ che si hanno sovra Parma e Piacenza.
1547, 1.° febbraio
( Estado, Leg. 1194, fol. 311-314)

V. M. vedrà, per quello che mi scriue lo ambassator Figueroa delle cose
di Genoua, come gli pare di non poter uscire di quella città a parlarmi sopra
quello che per la lettera di xiv mi fu da V. M. comandato (1) Onde io me ne
starò aspettando lo auiso che per la detta sua lettera egli promette darmi delle
dette cose, per replicargli poi quello che io ne sento, et indirizzar questo ne-
gocio a quel fine che più giudicherò conuenire alla quiete di quella città et
al seruicio di V. M. La quale vedrà similmente per le dette lettere come
tuttauia le cose di quella vanno titubando, et che per parer di esso Figueroa
sì potrebbono mollo assicurare con D fanti che ... . (*) se mantenessero,
come anche V. M. hauràù veduto che se giudicaua della relatione del Fan-
cino, che con le precedenti le fu mandata. Et perchè il lasciar cosa di tanta
importancia in tanto sospecio et suspilione non è se non pernicioso, crederei
che fin a tanto che le cose pigliassino miglior auutamento fussero et a propo-
sito et necessarie due . . . .(*), che sotto questo colore, o de altro che
da lo ambasalore venisse più lodato, si pagasse quel numero di gente che
più a proposito paresse per V. M., che non potrebbe esser numero maggiore
di ccc, acciò che questi aggiunti a quelli che la Signoria mantiene venisse
fatto el numero predetto, e per conseguente assicurato il seruicio di Vv. M.
La altra seria di far tornare Augustino Spinola in la città; ma però sotto
colore che egli si eleggesse questo ritorno, persuaso di sue functioni et non
per altro; et a fine che ei lo potesse fare senza suo disconcio, V. M. li fa-
esse dare honesto intretenimento per quello tempore che egli vivesse. Ma
siccome della prima prouisione sario. espediente che si desse presente al Prin-
cipe Doria, non potendosi sperare si no aiuto di lui, y esser cosa che torna in

(1) V. Documenti XXXVI e LIX
(2?) Guasto.
(5) Altro guasto.
        <pb n="109" />
        ( 106 )
seruigio di V. M., ei soddisfatione sua; così della seconda non sarebbe a
proposito che egli intendesse, ne hauesse presente alcuno. per quelli respecii
she nella mia di Alessandria narrai (*).

Quanto al particolare di Montoio, anch'io mi trouo della medesima opinione
del detto ambassatore, ma in dubbio se facendosi massa di gente dal canto
nostro, francesi volessero, pigliando occasione da noy, armarse più che ora
non sono, ch astrengeria noi ancora a fare il medesimo. Il che importeria
nondimeno poco, se questa benedetta penuria et escarsesa del danaro non
fosse così grande come è in cffetto. Tuttauolta ho fatti far trecento fanti, oltre
alla compagnia destinata a Siena, et residente hora in un castello nominato
Torrigia, a quattro miglia da Montoio, acciò vadino sopra certe genti che gii
adherenti et seguaci di Fieschi hanno poste insieme, per alterare da quel canto;
con le quai gente mandate da me, et con certe altre che ne hanno fatto 1
genouesi, per tenere ristretto il detto luogo di Monioio, ho per fermo che si
leuerà loro il modo et di alterarsi e di far pratiche. Nondimeno ho pur dato
ordine che si riconosca il castello, et si veda che dispositione vi seria di espu-
gnarlo; et mentre che tarderà la risposta di V. M. in questo particolare, at-
lenderò a mettere in ordine quello che sarà di bisogno a detta espugnatione,
acciò che, restando V. M. seruita che vi si attenda , non obsiante la consi-
deratione predetta dei francesi, si possa leuar subito gente, et mandare
ad eseculione la mente sua (2).

DOCUMENTO LXVIII.

Lettera di Andrea D’ Oria al Principe Filippo.
1547, 1.° febbraio
"Estado, Leg. 1379, fol. 102)

Serenissimo Principe,
Alli vi et x del passato scrissi a Y. A. il tumulto seguito in questa
“ittà, el come, Iddio gratia, tutto s’ era assai presto quietato. Nè dipoi in
{uà è seguita altro. se non che si va scoprendo ogni dì più questo iraciato

(*) Y. Documento LII.
(*) Il corsivo indica, al solito, la cifra,
        <pb n="110" />
        ( 107 )
essersi fatto in Roma con consulta del cardenal Farnese et noticia del Papa,
sl dul duca di Plasencia, et con intelligencia de francesi, et quando giunse
la galera di quello ribaldo Conte a Marsella, li furono fatte grandissime
sarezze de francesi, credendo che si hauesse effectuato lo intento loro; si
che V. A. consideri se queste sono opere del medesimo Vicario de Cristo.
De tutto se ha dato noticia a S. M.; et così mi è parso debito auisarne
7. A. anchora.

Qui non si manca proceder per giustitia contra li traditori el ribelli di
S. M. et della patria; et già delle terre loro se ne è preso la maggior parte.

Don Ferrando Gonzaga resta in castello di Montobio, qui presso, che per
sser forte bisogna di maggior sforzo.

S. M. ha mandato qui don Rodrigo Mendoza, per ringratiar questi gouernatori
Jella città della deuotione loro mostrata al seruitio di $. M. in questi tu-
multi, et anche per dar conforto a me suo minimo seruitore. Nel resto
lutto sta pacifico, et ogni dì si andrà prouedendo meglio; nè altro mi occorre
1desso , saluo pregar Dio concedi a V. A. la felicità che desidera.

Da Genoua, il 1.° Febraro 1547.
Ni Vostra Altezza
1umillissimo seruitor il quale sue mani bascia
Andrea Doria.

DOCUMENTO LXIX.

uettera del Figueroa al Principe D. Filippo , dove gli fa relazione delle cosce
occorse dopo il 10 sennaio.
( Estado, Leg. 1579, fol. 49)

1547 , 2 febbraio

À los x del passado escriui a V. A., y dì particular auiso de los terminos
en que quedaunan las cosas desta ciudad, y las diligencias y prouisiones que
se auian hecho, para conserualia a la deuocion y seruicio de S. M., como lo
ha estado por lo passado. Despues ha venido don Rodrigo de Mendocga, a
Juien $. M. ha embiado aquì por visitlar al Principe y a esta Republica,
para hazerle saber el desplazer gue auia auido de lo que auia subcedido, y
        <pb n="111" />
        (-108 )

alegrandose de auer entendido el buen sucesso dello, y que la ciudad quedase
pagifica y quieta, offreciendoles la buena voluntad que siempre ha tenido a
sta Republica; con la qual visitagion el Principe y el Duque y Gouerna-
‘lores, y los otros seruidores de $. M. que aqui se hallaron en sa seruicio,
ecibieron mucha alegria y contentamiento, por ver la quenta que dellos
‘enia S. M.; y hecha esta proposicion, se tornò don Rodrigo a S. M. por la
posta, el qual partiò a ultimo del passado; y aunque esta ciudad està en so-
siego, no dexa de tener los animos algo alterados de lo passado, de manera
{ue todauia queda alguna sospecha para poderse tener seguro dellos del todo;
pero se va procurando de quietallos y tenellos en toda pacificacion como lo
han estado.

Esta Sefioria ha procedido por via de justicia contra el Conde y sus her-
nanos, y las otras personas principales que eran en su compaîiia, de quien
se tiene quenta, desterrando a los dos hermanos perpetuamente desta ciudad
y su Estado, y a los otros por diuersos tiempos, y confiscadoles todos sus
bienes, y que las casas de sus moradas les sean derribadas como a traydores,
y todo esto se ha hecho por pregon publico (*); y por otra parte don Fernando
de Gonzaga ha progedido y pregede en nombre de S. M. en tomalle su estado,
del qual ya no le queda sino solamente vn castillo que se llama Montojo, el
qual es fuerte y es menester tiempo para tomalle. Dios lo guie todo como
vee que conuiene para el servicio de $. M. y a la pacificacion desta ciudad.

El principe Doria ha cobrado todos los esclauos y forzados que se le auian
huydo; solamente le falian los que algaron con la galera, de manera que ha
‘ornado a armar todas las galeras y podrà salir con ellas al buen tiempo,
y entretanto las yrà reforgando y preparando los mas que pudiere para sa-
‘allas como copuiene.

1) Y. Documento LI
        <pb n="112" />
        "109

DOCUMENTO LXX.

xiovanni de Vega invia da Roma a S. M. un dispaccio del cavaliere Fodcerato,
comprovante le intelligenze de’ Fieschi.
1547, 7 febbraio
Estado, Leg. 874, f. 2)

Sacratissima Cesarea Catholica Magestàd

De ay dà poco que el conde de Fiesco partiò de aqui este verano passado,
se le cayo a un gentil hombre saones, que se llama el cauallero Foderato, que
se ha sospechado que hazia sus negocios en esta Corte, un pedazo de carta
en cifra, cuya copia embio con esta sacada en claro por uno. del duque
de Florencia, adonde se embiò para que la desgifrarse, por donde se veè
jue pues entonces la ynteligencia con Francia staua en aquel stado que despues
se deuiò apretar mas.

x Non si manca, ni dal canto mio mancarò, di far ogni cosa possibile a
a ciò che il signor Conte conosca yl mio bon animo verso Sua Signoria, che,
non sol di parole, ma di quel poco ch’ io ho, si può tener certo sono per
servirla. Ben m’ assicurò sin a set milia franchi di pensione, et penso forsi
che con vn pocho de tempo arà homini d'arme; pur di questo non mi
rendo certo; così al presente io per me lodarei che per adesso si contentasse
del partito, perchè. lu persona con il tempo conosciuta più facilmente può
wantaggiure et conseguire l'intento suo. Il signor Principe non è d’ opinone
she Vostra Signoria venghi da lei mismo, non ha sigura risposta dal Conte,
2 allora w auuisarù; et se li risponderà, Vostra Signoria sia certa non man-
sarò dal canto mio a ciò se otenghi quello, et con miglior condittone si potrà.
        <pb n="113" />
        1190

DOCUMENTO LXXI.

| Gonzaga annunzia a Cesare una ambasciata di Scipione Fieschi » per otte-
ere il riacquisto de’ beni di sua famiglia.
1547, 8 febbraio
‘Estado, Leg. 1194, fol. 213)

Ho ìnteso che un fratello del conte di Fiesco morto, minore di tutti gli
altri fratelli, manda a Y. M., presumendo, sotto colore di giuslitia, de ricu-
perar tutto quello che possedeua il detto Conte suo fratello primogenilo, non
obstante che vi precedano due altri fratelli viuenti, colpeuoli nella solleuatione
di Genoua; et, per quanto mi viene detto, con fondamento de’ suoi antichi
priuilegii et testamenti con strettissimi fideicommissi confirmati et da V. M.
3t da’ suoi predecessori. Di che ho voluto prima auisar V. M., perchè quando
non si faccia aleuna condennatione del detto Conte morto et delli due fratelli
3somp'ici viui, che sono Girolamo et Ottobone , non potrà il detto minore
pretendere alcuna ragione, et si terranno i loro beni come di rebelli et
nimici di V. M., senza ingiuria o torto di alcuno. Et così io non permetto
she di qua si proceda per conto di fellonia nè contra la memoria del Conte
morto, nè delli fratelli per questo rispetto. Circa che, hora che V. M. ne è
iuisala, potrà determinare quello che si haurà da fare, certificandola che
‘anno grandissimo fondamento sopra detti priuilegii et fideicommissi.
        <pb n="114" />
        all,

DOCUMENTO LXXII.

Lettera decifrata del Gonzaga all’Imperatore, con cui si duole perchè il Fi-
3ueroa non convenga in tutto nei disegni di lui.
1547, 8 febbraiv
“Estado, Leg. 1194, fol. 210)

Dallo ambassatore Figueroa hebbi risposta di quella lettera di cui mandai
sopia a V. M. (*); nè con essa viene a replicar altra cosa se non ad approvare
i ricordi miei , mostrando essere necessario Jo augumento delle guardie, et
la persona dello colonnello Spinola. Ma non si risolue nello spediente propo-
stogli da me , di fare che si mettessero nuoue genti in la città per V. M.,
che paressero genti delle galere et stipendiarî del Principe, et che Agostino
Spinola si facesse ritornare in Genova, et senza titolo et privatamente da
sittadino si estesse intertenuto da V. M. per occorrer a tutto quello che po-
‘esse auuenire, volendo, quanto a questi due pu: ti particolari, che si aspetti
a risolutione che il principe Doria diceua essere per pigliare sopra tutte
juelle cose, et voler mandar poi quel tale di Grimaldo (*) a comunicarle con
Vv. M. Io splleciterò, et hora tanto più quanto vedo que’ nuoui andamenti
del Papa et di francesi, per i quali non è da dormire sopra il rescritto el
stabilimento di quella città, perchè estando come està di presente , potrebbe
darci ianto da dubitare che dubitasse l’ animo di Y. M. et dipoi di tutti gli
2ffecti buoni.
Baso humilmente le sacre mani.

(1) Y. Documento LIX.
(*) Documento seguente.
        <pb n="115" />
        "112 })

DOCUMENTO LXXIII.

Relazione in cifra del Figueroa a Cesare, per informarlo di un tumulto desta-
losi nel popolo, e delle probabili cagioni che vi diedero luogo. Gli notifica lo
invio, da parte d'Andrea D’Oria di Francesco Grimaldi, e dice in che consistano
‘e riforme divisate dal Principe stesso nella costituzione del patrio governo.
Alle quali il Figueroa, avvisandole insufficienti ; contrappone i proprii disegni,
la cui esecuzione specialmente si fonda sulla ben nota devozione di Agostino
Spinola. Soggiunge notizie circa lo stato delle galere del D’ Oria, il quale
del danno patito si ripromette un compenso , nel ricevere da S. M. il
maggior numero dei feudi de’ Fieschi. Accenna infine ad un gravissimo
pericolo della vita corso da Antonio D’ Oria.

(Estado, Leg. 1879, fol. 196-199 )

1547, 410 febbraio

A los xxx del passado screui a V. M. con don Rodrigo de Mendoga, y
-espondi a las cartas que con el recebi, y particularmente a lo que venia
en gifra, de lo qual no le di parte (*); y por ella, y por su relacion, haurà V. M.
3otendido en los terminos que quedauan las cosas desta ciudad, y la altera-
tion que huuo el sabado en la noche, por la fama que se diunlgò que yo
queria leuantar la tierra apellidando Spafia y Adorno. Lo qual, por lo que he
podido alcangar, salio de vno que està en casa del principe Doria, que se
lama Luys Juria, que fue en la lonja de Sant Donò, adonde se recoge vna
gran parte de la gente popular, y les dixo que tomassen todos las armas,
por que dentro de dos horas se hauia de leuantar con voz d’Espaîia y
Adorno; y como en a quella parte son Fregosos, facilmente se alborotaron
todos, y dieron fee a lo que dezia, saliendo de persona de casa del Prin-
sipe; y viendo que por otra parte miger Adam llamaua gente para guardar
las galeras, y todos los de aquella parcialidad sin otros que hizo venir de
uera, que dio occasion a los de la otra parle a que pensassen mal y se
3 percibiessen, de manera que toda la noche estauimos los vnos y los otros
N armas sin que succediese ninguuo desorden. Despues, reconosciendose los vnos
y los otros, y viendo que era cosa de ayre, se pacificò y està en toda quielud,
‘1, VV. Documento XXXV.
        <pb n="116" />
        { 113 )

aunque no deuen estar sin sospecha de lo que podria ser, aunque yo procuro
le apartarsela quanto puedo, assi con las palabras como en todas las otras
sosas que podrian causarlas; y sin duda si huuiera ydo a hablar a don Fer-
2ando de Gonzaga en Alesandria, como el me lo sceriuio, y si se huuiera
hallado aqui el corone] Spinola, no se lo pudiera quitar de la fantasia’ que
ra cosa acordada. Mas viendo despues que todo ha salido en ayre, paresge
ue estan mas assossegados y que se va oluidando. Yo hable al Principe, y
e dixe que de donde auia salido este desorden; respondiome que no lo
iuuiese por mal, sino por bien, por que era mejor que estuuiesse el pueblo
desunido por su passion particular, y que no confiassen los vnos de los
stros, que desta manera no pensarian hazer otra mayor nouedad de mas ym-
portangia, y que no tuuiesse pena dello; y aunque parege que es en parte
buena razon, yo no quisiera que se huuiera puesto esta desconfianga entre
astas partes, ny renouar las passiones passadas, pues paresgia que. estauan
oluidadas, y que los vnos y los otros eran seruidores de V. M., y vna cosa,
y que quando alguna cosa huuiera de ser, hauia de ser con su consejo y
ayuda, y el hauia de ser el autor de todo. Con miger Adam lo he platicado,
y dize que les vinieron a dezir tantas cosas, que, por satisfager a las gentes
y poner recabdo en las galeras, hauia embiado a llamar algunos de los ser-
1idores y amigos del Principe; mas que aquello no ha causado ninguno mal
pensamiento en la gente de bien, que en la otra mejor es que estè diuisa
que vnida. Yo no se que ha sido su pensamiento, ny a que fin aya sido esto,
sino huuiesse quesido mostrar a don Rodrigo que todo depende del, y que està
an su mano alterar la ciudad y pacificalla, por que no hauia de pensar
que por parte de V. M. se hiziesse vna nouedad tan grande sin que el
fuesse sabidor della, pues sin su ayuda era yncierto el buen fin dello. Todauia
no puedo pensar sino que si salio del Principe, que seria mouido con buen fin,
y que aya quesido sperimentar la voluntad que balla en las gentes, por que
uando alguna cosa se huuiesse de hazer, y sepa como se tiene de gouernar.

Yo sereui A V. M. que el Principe Doria me hauia dicho que pensaua
n la manera que se hauia de tener, para que esta ciudad se assegurasse y
permanesgiesse en el seruicio de V. M., y que con ello embiaria persona
propria, la qual me ha dicho que serà Francisco de Grimaldo, que es el que
iene compatiia con miger Adam, y haze todos sus negocios, en cuyo nombre
e hazen todos los cambios; y aunque el Principe no me ha dicho hastaqui
‘o que ha pensado hazer, por lo que yo he alcangado de miger Adam, y
or otras congeturas, el querria que se reformasse la manera del gouierno,
7 que se reduziesse a menor numero de personas, porque entre tantas mal
        <pb n="117" />
        ( 114 5)

se pueden acordar , y resoluer lo que han de hazer; y este remedio no me

saresge bastante para escusar los ynconuenientes que podrian subceder, Yy

poner remedio en ellos, si no se acompafiasse con las fuergas, para animar
los que son bien inclinados, y refrenar a los malos ; y haziendo una guardia
de buena gente, y confidente, que fuesse de quinientos hombres ordinarios en la
plaga, y en las puertas, en cada una dellas, C personas, y con sus capilanes
sonfidentes, y que el coronel micer Agustin Spinola fuese sobre todo, yo
creo que se conseruaria esta ciudad de qualquiera insulto que en lo de
dentro se quisiese yntentar, que es de lo que se ha de guardar, que de lo
le fuera, no es de temer tanto, por que son cosas que se veen y se pueden
proueer, mayormente estando esta ciudad fuerte como està, y teniendo
V. M. la Lombardia, como la tiene, y auiendo Dios guiado las cosas
de V. M. con tan prospero sueceso, no ay de que temer sino del ladron de
sasa, aunque al presente no parece que ay persona que pueda emprender
lo que hizo el Conde; y lo que mas me da que pensar es que, muriendo
1 principe Doria, no huuiesse alguna nouedad, y para escusar esta es me-
nester estar con buen recabdo de gente, y con persona que sea verdadera-
mente seruidor de Y. M., y que estos se puedan fiar del. EI qual, a mi pa-
recer, como tengo seripto, no podria ser mas al proposito que el .coronel
miger Agostin Spinola, satisfaziendose el Principe dello. En lo qual yo he
pensado de encaminallo, diziendo al Principe que pues las galeras tienen de
yr fuera, y se dice que su persona Yyrà con ellas, que serà bien que nombre
vna persona que quede en su lugar, para gouernar la gente de guerra y
ener la guardia desta ciudad; y,a mi pareger, pienso que no puede nombrar
a otro, assi por que depende de V. M., como por que de continuo le ha tenido
gran reuerengia, y por la esperiengia que tiene de la guerra, y mas de
las passiones de agui. Veremos lo que dirà ; y segun lo que determinarè se
nodrà hablar a la clara en el negogio.

Por lo que he podido considerar de las razones que el principe Doria me
1a dicho agerca del gouierno desta ciudad, su voluntad seria que perma-
neciesse en la libertad que està, a los menos durante su vida, porque ha-
diendo el sido auctor desta reformacion y libertad, no queria en su vejez
ello para desazella, mayormente que le paresge que desta manera V. M.
s selior de toda la ciudad, y que de oilra manera no lo seria sino de vna
varte. Todauia dize que, como vassallo y hechura de Y. M., que el no
altarà a lo que mandarà, que el proporna lo que le paresgce, y V. M.
escogerà lo que mas seruido fuere. Presto entenderè lo que quiere dezir,
y entendido, podrè mejor dezir à V. M. lo que yo alcaneo.
        <pb n="118" />
        ( 115 5

Las cartas que venian para el Duque y Couernadores desta Repubblica,
y para los cardenales Doria y Cibo, recebì, y las di a los desta Republica;
son las quales se han alegrado, y recebido muy cresgida merged con el
lauor que con ellas les ha hecho V. M., juntamente con lo que yo los
dixe de parte de V. M.; a la qual besan los ymperiales pies y manos.

Yo dix al Principe y a miger Adam lo que V. M. seriue en fauor de
-0s hijos del capitan Juan Doria, de lo qual se han alegrado mucho.

Ya screuì a V. M. como las dos galeras de don Bernardino de Mendoga
iueron tras a la galera que se huyo con los turcos hasta Corgega, no tuuieron
aueua della, y assi se boluieron; despucs avrà no se ha sabido ninguna cosa.
Yo creo que se salnò, y que deue estar en Berberia. La otra del Conde fue
a Marsella, donde està agora.

Despues de scripto lo de arriba, me ha hablado Adam Centurion, y con-
firmadome la yda de Francisco de Grimaldo, para dar razon à V. M. de
su pareger agerca de la estabilidad desta ciudad en seruicio de V. M., y que
por ser cosas de tanta ymporiancia y que requieren tanto secreto que no
las quiere poner en scripiura sino confiallas del, y que las diga de palabras
porque passando por manos de muchos no se pueda guardar, y segun lo
Jue ine han dicho en conformidad de lo que arriba tengo dicho, que el
gouierno se modere y reduzca a menor numero de personas, y que estas
sean elegidas por votos de sus balotas, y no a suerte como se hazia, y
que el Consejo grande, que es de cuatrocientos, sea de doscientos, y menos
sì se pudiere, por que desta manera se quita el auctoridad a la gente baxa,
y se augmenta a la Sefioria, y a la gente de bien y gentiles hombres, y
pues el caso succedido fue hecho de vna persona, y no fue por culpa ‘de
de la ciudad, que no es razon que ella padezca, y que este es su parecer,
mas que al fin es vassallo y hechura de V. M., y que harà lo que le man-
dare , de manera que todos son desta sentengia en este caso. Yo dissimulo
son todos, y digo que tienen exemplo en las manos con quanta clemengia
V. M. se ha hauido con los que han sido rebeldes, y que V. M. no quiere
sino los corazones de los hombres, y que le siruan por amor y no por temor,
mayormente hauiendo causas tan legitimas para ello, pues conosgen que no
pueden viuir sin los reynos de Y. M., y que esta es toda su riqueza y bien
de su tierra, y que juntamente con esto se establezea una guardia de Dc hom-
pres para la plaga y puertas, y que se nombre vna persona que tenga
sargo desta genle, que sea confidente A V. M., la qual nuo me han declarado,
nas que dizen que serà tal que no pueda ser mas confidente. De lo qual
he considerado que podria ser que el principe Doria tuuiesse pensamiento
        <pb n="119" />
        &lt; 116 5)
de nombrarme a mi como hizo la otra ver, quando fuè a Coron, y las
tras empresas; y esto no seria al proposito, por que esto no sirue a mas
de la cerimonia, y no al effecto, por que yo no tengo gente ny otra cosa
ninguna para ser parle para remediar los ynconuenientes, y teniendo al co-
ronel Agostin que tenga mando particular sobre la gente, serà buen ynstru-
mento para essecutar lo que fuere seruicio de Y. M. y conseruagion desta
ciudad. Hame paregido dar dello auiso a Y. M., para que si este lo plati-
casse, V. M. estò aduertido dello, porque, ami poco juyzio, esto no se puede
sostener en los terminos que està, sino desta manera, porque de lo que mas
nos hauemos de guardar es del ynsulto que los de dentro pueden hazer,
que de lo de fuera se puede mejor guardar y proueer con tiempo, y sì
8Sto se assienta bien, y establesce de donde estos han de sacar la paga ordi-
naria para pagar esta gente, y se procura de desarmar este pueblo, me par
rege que se podrà conseruar; y tanio mas si las cosas de Yialia tomassen
algun medio, y huuiesse buena concordia entre V. M. y el Rey de Francia,
se podria estar con toda seguridad, de otra manera no se puede aquietar
lel todo; y, como tengo dicho arriba, y Adam Centurion me ha declarado, de
la voluntad del Principe seria que esta ciudad se conseruasse siempre en
°l seruicio de V. M., conseruando su libertad, por que con ella le paresce
que V. M. es sefior y tiene lo que quiere della, y tiene la ciudad junta, y
de otra manera, que la ternia diuidida, y con gasto, y que tan poco es per-
petuo, y justo con ello le parece lo que digo, que hauiendo el sido auctor
desta libertad, que serlo agora de desazella, paresciendole que todo lo que
ua aquistado de buena fama, y que no aya quesido ser tirano, que la per-
deria en vna hora, y junto con esto Yo creo que considera que podria ser
ue quando yntentasse que no saliesse con ello, por que auoque son diuisos
mire ellos, en este caso serian vnidos para Conseruar su libertad, y el al
vorolo que se siguiò fue temiendo que la parte Adorna en nombre de Y. M.
no hiziesse alguna nouedad, de manera que pudiendose conseruar de la manera
1ue està, seria lo mejor; y si se pudiesse tener vn buen fiador mas entre el
mal, yo juzgo que este es el menos mal, y correr esta fortuna por la Yynger-
‘inidad que ay de lo demas; y en esta materia yo he tentado a Antonio
Doria, que es el que tiene el piè para subir en la rueda, y dize que como
seruidor de V. M. que nunca le aconsejarà que tenga esta ciudad por fuerga,
sino de su voluntad; y en este proposito allegadas mutagiones de estados que
na hauido en tiempos passados y de los modernos de agora, y que pues el
2aso susgedido fue ordenado de vna persona, y no fue por culpa de los
je la ciudad, que no es razon que ella padezea, y que este es su parecer,
        <pb n="120" />
        [17
mas que alfin es uassallo de V. M., y que harà lo que le mandare, de ma-
nera que todos son desta sentengia en este caso. Yo dissimulo con todos, y
digo que tienen el exemplo en las manos con quanta clemengia Y. M. se
ba hauido con los que le han sido rebeldes, y que V. M. no quiere sino
os coragones de los hombres, y que le siruan por amor y no por temor,
mayormente hauiendo causas tan legitimas para ello, pues conosgen que no
pueden viuir sin los reynos de V. M., y que toda su riqueza sale dellos, lo
qual la gente de bien conosge; mas son tan mouibles, que no se puede tener
seguridad ninguna.

Este Francisco de Grimaldo es muy aceepto al principe Doria, y compa-
dero de Adam. El qual en los negocios passados lia mostrado ser seruidor
de V. M. por sello del Principe, y por su interes; mas de su natural es Fra-
goso, y ceriado en Frangia, y para este negogio quisiera otro ynstrumento
que fuera de su natural ynelinacion seruidor de Y. M. Todauia el Principe
se fia del, y ha scripto otras vezes por el a V. M. para que le dè alguna
pension. Podria ser que las mercedes puedan mas que la ynelinacion natural,
y las mercedes de V. M. se han de estender a los buenos y a los malos; y,
sn lo que yo he visto, en lo que se ha offresgido el ha seruido bien.

En lo que toca a lo de las galeras del Principe, dizen que quiere yr en
3llas este verano para darles reputagion, y por que las gentes no le tengan
por muerto, y esto està determinado sino le succede alguna cosa; y si el
no va, yrà Adam Centurion, por que, como tengo dicho, el no las fiarà de
tro ninguno, y por todos respectos paresge que estarà mejor. en su poder
ue en otro. El se dà priessa en ponellas en orden, y en lugar de los sclauos
que perdiò, pone gente de buena bolla ('), y haze vna galera de nuevo,
de manera que saldra con sus xx galeras.

El daîfio que recibio fue grande asi en los sclauos como en la galera que
se le lleuaron los turcos, y tambien el que recibieron las otras que las sa-
quearon todas, aunque despues se han cobrado muchas cosas; todauia es
menester gastar buena suma de dinero para tornallas en el grado que estauan;
y para recompensalle del daîio recebido, y hazelle Y. M. merced, yo creo
que el tiene pensamiento que V. M. le ha de hazer merged deste estado del
sonde de Fiesco, o de la mayor parte del; y que de la otra V. M. disporna
a su supplicacion, que le serà gran fauor; y segun entiendo esta Republica
dessea mucho quitar este castillo de Moatovo de aqui, por que les paresce

(') 1 buona voglia, tra i quali nota il Pantera (Armata Navale, Roma, 1614,
i. 131) che i napoletani e gli spagnuoli erano sopra Lutti eccellenti
        <pb n="121" />
        ( 118 )
que es vn gran sobreguesso; y en consequencia desto, el Principe les ha

persuadido que hagan alguna gente para embiar sobre el dicho castillo, con

yotelligencia de don Fernando de Gonzaga, el qual tambien embia por su
parte gente, para que el castillo esiè cerrado, de manera que no puedan
sntrar ni salir; y antes que determinasen de hazello, tuuieron sus Conse os si
seria bien hazer este gasto, y todos concluyeron que contentandose V. M.
de hazelles merced del para que le derriben, que era bien hazer el gasto;
y el Principe les offrescio que el supplicazia V. M. que les hiziesse merced
del; y con esto se determinaron de hazello. Y por que hauiendo Y. M.
de hazer al Principe alguna merced por los dafios que ha recebido, ym-
portando tanto a esta ciudad hauer aquel castillo, me ha paregido acordar
a V. M. que hauiendo de hazer merced del, que V. M. la haga al Principe
para ayuda de costa, con facultad que lo pueda derribar q enagenar, o
hazer lo que por bien tuuiere, por que desta manera esta Republica haurà
lo que dessea, y el Principe sacarà alguna recompensa de los dafios que ha
vecebido, por que el castillo, para tenelle, no vale, segun soy ynformado,
cuatrocientos escudos; y a esta Republica V. M. le puede hazer merced
de aquel lugar de Vares y Rocatallada, que ellos pretende que es suyo, por
gratificallos y que parezca que V. M. tiene cuenta dellos en particular.
Tl'ambien el Principe me ha dicho que embia a suplicar a V. M. por vn
lugar que se dize Sanct Esteuan,. para Antonio Doria, que solìia ser de
nos parientes suyos que se lo robaron, y despues medio pagaron, yo creo
1ue tambien ha scripto por el corone] Agustin Spinola. Yo supplico a V. M.
juan humilmente puedo, y por lo que deuo a su seruicio, tenga memoria
del, porque en effecio no tiene Y. M. ninguno que con mas fee y amor
sirua a V. M. que el, y despues Steuan Spinola, se muestre erileramente ser-
1idor de V. M., y tambien Dominico Centurion.

Yo seriuo a V. M. vna carta de mi mano, que lleuò Francisco de Gri-
maldo sin que el sepa que scriuo otra cosa, por que me ha dicho que el
Principe que no querria que estas cosas se tratassen por muchas manos, por
2] peligro que passan.

l’ambien me ha hablado miger Adam sobre el officio de protonotario que
8l Principe tiene en Napoles, que estaua en cabega del capitan Juan Doria,
y de los cca ducados de que V. M. le hizo merced por lo de Argel; sobre lo
Iual creo que Francisco de Grimaldo deue Îleuar comission , para suplicar a
7. M. tenga memoria de los hijos del capitan Juanetin.

flauiendo V. M. de hazer merced al Principe deste estado, y a los otros
jue pretenden recebir, yo supplico a V. M. me la haga a mi para metellos
        <pb n="122" />
        { 119 )
y tomalles la fidelidad, y esto. no lo pido por el beneficio que dello tengo
de sacar, por que del Principe ny de los otros no lo tengo de recebir, sino
por un poco de reputacion para lo que toca al seruicio de V. M., que las
s3entes vean que V. M. haze cuenta de mi, pues me hallo presente.

De Napoles han scripto a Antonio Doria como por via de un frayle se
ha sabido como desta ciudad partiò vna fragata, en la qual yuan siete arca-
uzeros para matar al dicho Antonio Doria; lo qual ha confessado vno dellos,
lallandose yn articulo mortis, mas no hauia dicho quien hauia embiado ;
nas que fue en tiempo que succediò la traycion que se hizo aqui, de manera
Jue se liene por cierto que fue por orden del Conde, que se queria quitar
lelante los que pensauan que le podian dar empacho.

DOCUMENTO LXXIV,.

L’ Imperadore annunzia a Diego di Mendoza come abbia mosse lagnanze al Duca
di Parma, per la fortificazione del castello di Romanese, e por l’ occupazione
deri feudi de’ Fieschi. Aggiunge istruzioni pel caso, che crede probabile, della
consegna delle galere che il conte Gian Luigi aveva acquistate dal Papa.
1547, 11 febbraio
( Estodo, Leg. 874, fol. 154) .

Hablonos luego (*) en lo del duque de Castro, exeusando lo de Romanese por
al derecho que tenia a la jurisdicion de aquel lugar, siendo de la de Pla-
tencia, para que por esto no dexassemos de tener de la buena imprecion que
nasta aqui, como lo merecia su alfection y desseo. A lo qual le respondimos
somo conuenia, apunctandole que en esto y en otras cosas deuiera el Duque
ener mas respecto a las de nuestro seruicio, y no fortificar el dicho lugar
de Romanese sin dar nos auiso dello, ni querer que la cosa se tractase
imigablemente, como antes estaua concentado, afiadiendo a esto la diligencia
ue hauia usado en la occupacion de los dos lugares del conde de KFiesen,
pretendiendo caer en su juredicion, y pertenescerle por razon de la deuda
de las galeras que hauia comprado de S. S$., no mirando que los hauiamos

1, HH nunzio del Papa.
        <pb n="123" />
        ( 120 )
nandado tomar a nuestra mano por la traycion que hizo, siendo nuestro
pensionario y feudatario del Sacro Imperio, con dezirle lo que el bulgo, que
‘anto querria abarcar el dicho Duque que no apretase nada, y que assi
omo el se huuiesse en estas y otras cosas assi mirariamos de proceder en
as SCUsSas.

Despues de esripto lo de arriba, hauiendo entendido mas particularmente
‘a manera de proceder del duque de Castro en nuestras cosas, mandamos al
Jbispo d’ Arras que hablasse al nuncio y al agente del dicho Nuque sobre
sllas, deziendole el sentimiento que con razon deuiamos tener, y lo demas
que en esta conformidad le paresciese; y ambos se hizieron muy nueuos
de lo que le imputauamos, concluyendo con que auisarian al Duque, y espe-
sauan que daria tal satisfaccion de sy, que no le dexassemos de tener en
quel grado de verdadero seruidor y aficionado nuestro que hasta aqui.

Tambien hablò el dicho de Arras al nuncio sobre las tres galeras del conde
de Fiesco, deziendole que pues eran bienes del dicho Conde, y nos se los
hauiamos mandado confiscar, que tambien hauian de ser nuestras; y el dicho
nuncio respondiò que no ereya que $. S. le negaria, pues era justo. Aunque
Jespues se entendiò del que no quisiera hauerse alargado tanto, por esso. En
siendo en Roma, entre las otras cosas que tratareys con S. S., serà hazerle
viua instancia para que aquellas se nos entreguen, estando en su poder o de
los suyos, corfio cosa deuoluta a nos por la iraicion cometida, siendo nuestro
pensionario y feudatario del Sacro Imperio; y veniendo en ello, como no se
deue dubdar, estareys aduertido quo no se han de embiar a Genoua, sino que
han de seruir debaxo del cargo de don Bernardino de Mendoga vuestro her-
mano.

De Hulma. xi de febrero 14547
        <pb n="124" />
        121

DOCUMENTO LXXV.

Lettera di Cesare al Gonzaga, dove, toccato delle relazioni avute circa le cose
di Genova, lo invita a porsi d'accordo col Figueroa. Dice delle contingenze
per cui potrebbe insignorirsi di Parma e Piacenza; nè crede che i francesi
notrebbero adombrarsi qualora si facesse una levata di gente per l espu-
snazione di Montoggio.
( Estado, Leg. 1194, fol. 359-361)

1547, 11 febbraio

Quanto a las cosas de Genoua, por la relagion del Fancino (*) haucmos par-
icular y distintamente entendido el estado en que al presente se hallauan, y
a diuersidad de paresgeres y humores sobre la pacificavion, seguridad y
ouen gouierno de aquella ciudad, que cicrio ternia negesidad de buen re-
medio; y pues, por la copia de la que os scriuiò el embaxador Figueroa (2), le
aresgia que seria dar sombra a los de aquella Republica, si, estando las cosas
della tan alteradas como estauan, viniesse a abocarse con vos en Alexandria,
‘anto mas hauiendo el principe Doria de suyo dicho que pensaria en el me-
lio que mas conuiniesse, no tenemos que dezir mas de que, entendida primero
su resolucion y parescer, en lo que toca al buen assiento y seguridad de la
ciudad y dominio, mirareys con comunicacion del dicho ambaxador de ende-
’ecary guiar lo que mas,conuerna a nuestro seruicio, y que aquella Republica
se conserue a nuestra deuogion, de manera que no sea en mano de quien
quiera hazer otra nouedad como la passada, remittiendo nos en lo demas a
‘0 que por las precedentes os tenemos scripto, y por agora hasta ver los
nedios que propone el dicho Principe, no parege que conuernia tractar de la
gente que se deuria entretener a nuestra costa en la dicha ciudad, ny tam-
poco de lo del còronel Augustin Spinola, aunque lo vno y lo otro nos pa-
"esge muy a proposito y conueniente por todos respectos.

En lo que toca al duque de Castro, por todo lo que nos screuis de sus
ndamientos, 'y por lo que de otras partes se entiende en conformidad dellos,
aauemos visto la manera del proceder de que vsa en nuestras cosas, y lu

(1) V. Documento LIII.
@) Vv. Documento LIX.
        <pb n="125" />
        ( 122

qué os paresge, y causas que days para dissimular con el y no proceder en
lo de Romanese por la via de la fuerga, como os lo hauiamos ordenado ,
hasta que se pueda encaminar juutamente con lo de Parma y Plasencia,
sffreciendose la occasion. Lo qual despues de bien considerado, y estando las
sosas de aqui y de la parte de Frangia de la manera que estan, nos paresce
muy bien pensado, y con la prudencia que soleis, que tanto mas por lo que
continamente se descubre de la mala voluniad del Papa, ynelinagion y aun
yotelligencia que se deue creer que terna con Frangia, juntando las diligen-
zias hechas por su parte para tractar liga con Venegianos, como lo terneys
entendido , y assi nos paresge muy bien y se deue iener fin a lo pringi pal
de recuperar a Parma y Plasengia, teniendo cuidado de sacar secretamente
n claro, y comprobar lo que se dize y entiende, de hauer el dicho Duque
tenido yntelligencia en el tractado de Genona, Yy hauer recogido y comuni-
cado secretamente a uao de los hermanos del dicho conde de Fiesco, y
hauer dado asistencia de armas para defension de sus tierras, con lo demas
de los cauallos suyos que acompaîfiaron al otro de la Mirandola (*), y las otras
particularidades que se pudieren sacar a luz, pues todo esto serà gran razon
y muy justificada para demas del derecho que tenemos a las dichas ciudades
de Parma y Plasencia, ocuparlas si se puede hallar medio, y quitarle a Na-
darà , tanto mas se mostrarà su vellaqueria grande , hauiendo usado de la
lissimulacion y espegie de traigion que usò, embiandose a offresger al remedio
del caso de Genoua luego como sugediò. Però no por esto se le deue
Jdexar de le hazer ynstangia , y requerirle que lo de Romanese se tracie
aimigablemente con la razones y medios que mas os paresceran conuenir, de
nanera que la tolerancia y simple dissimulagion no prejudique a los de-
rechos ny de la propiedad ny possession , teniendo siempre aduertencia de
nolar todas las cosas de que en esto execederà y atentarà, y los suyos, para
sacarse a luz toda la probanza que se podrà hauer assi de testigos como de
srobangas, para poder nos seruir de todo a su tiempo.

Y quanto a lo que consultays, si offresciendose os algana aparente occasion,
sin aguardar la de la sede vacante, de poder robar alguna de la dichas
placas de Parma y Plasengia, con dar nombre que lo hezistes de vuestra
3abega sin order nuestra, usareys della y la podreys executar, considerando
1ue al tiempo que viniesedes a exccutar la dicha occasion » podria ser por
lentura que las cosas o destas partes, o de Frangia , esluiessen en terminos
1ue no conueniesse entonces declarar nos contra Su Santidad ny cosa suvya,
() V. Documenti XLVI e LXIL
        <pb n="126" />
        (123 )

y guardarlo para mejor oportunidad, nos paresge que no serà sino bien que
antes de executar la dicha ocasion, en caso que se os ofrezea, pues no haurà
inconueniente en la dilagion, de consultarnos, lo nos auiseys dello y de la
manera que estarà guiado, para que, conforme al estado en que estaran los
negocios, os podamos sereuir y ordenar sobrello lo que mas conuenga (*).

Està muy bien hauerse ocupado los lugares del conde de Fiesco fuera de
los dos castillos que screuis, de los quales viene el vno en blanco, y asi-
mismo la gente que pensauades encaminar sobre la que los adberentes y
sequaces de la casa de liesco han juntado para tener allerado lo de Genona,
lo qual no podrà ser sino muy a proposito, para entretanto que se prepara lo
negessario para expugnar el castillo de Montuyo. El qual, no obstante lo que
gerca dello considerays, de la occasion que frangeses podrian tomar de ar-
inarse haziendose massa de gente de nuestra parte, nos paresde que no con-
adiene que quede assi, pues se podria hazer con el tiempo otro nido como la
Mirandula, y assi seremos seruido que pues ya estarà reconoscido, mireys de
venparle por la mejor manera que os paresgerà, pues la massa de gente que
Jara ello se haurà de hazer no serà tanta que pueda dar sombra a frangeses,
anto mas encaminandose luego a la parte que haurà de yr, y publicandose
aquella como es de creer que luego se entenderà. En lo demas de los dos
lugares que el duque de Castro ha ocupado del dicho Conde, esta bien lo
que respondiò, pues todo es excusarse con palabras tan generales y sin fun-
Jamento, y assi seremos seruido que lo torneysa requerir de nuesira parte, y
hagays muy viua ynstancia por que nos los restituya, dandole a entender que
si algun derecho pretendiere a ellos, que no se le faltarà de hazer justicia.

Por que hauenios entendido que vn Pedro Luca de Fiesco, que tiene del
dey de Frangia pension de quinientos (?) francos, y que es setior de ciertos
sastillos en las montafias del Piamonte, y que viene muchas vezes a Milan,
iractò en dias passados, en el tiempo de monsieur de Termes, sobre esta platica
de Genoua, ynlormaros eys diestramente de lo en esto se pudiere descubrir,
para que, segun el auiso, se mire en lo que se deurà hazer.

(!) Fra le preziose carte possedute da S. A. R. il Conte di Villafranca

?
10n sono poche quelle che hanno tratto esclusivamente alle cose di Parma «
Piacenza
        <pb n="127" />
        ( 124 )

DOCUMENTO LXXVI.

Il Figueroa annunzia al Principe D. Filippo di avere escguite le commissioni
affidategli presso il D’ Oria; gli notifica la distruzione del palazzo Fieschi in
vialata, e la deliberazione d’ assediare Montobbio.

1347, 13 febbraio
{ Estado, Leg. 1379, fol. 53 )

A los dos del presente escriui a V. A. con un correo ginoues que passò
por aqui de Roma, y di particular auiso de lo que se entendia de la salud
de la imperial persona de $. M., por las cartas que hauia recibido de los
xxvIII del passado, y embiè copia de los auisos que se tenian del successo de
las cosas de aquellas partes. Despues, a los x del presente, recibi la carta de
V. A. de los xxv de enero, con el correo que uenia despachado para S. M.,
y por ella quedo auisado como YV. A. hauia recibido la mia que scriui a los
‘x de deziembre ("); despues seran Ilegadas las que scriui a los vi y x de
nero, dos y tres del presente, con el auiso de lo que hauia sucgedido
en esta ciudad, y los terminos en que quedauan las cosas della ; y porque
por ellas lo haurà entendido V. A. particularmente, no serà necessario tornallo
a replicar en esta, sino remitirme a aquello.

Al principe Doria di la carta que para el venia (2), y juntamente con
slla le dixe lo demas que V. A. me mandò scriuir, haziendole saber el
desplazer y pena que V. A. hauia recibido de la muerte del capitan Juan
Doria, y de los otros trabajos que hauia passado, offreciendole la buena vo-
untad que V. A. ha tenido siempre a el y a sus cosas, que era conforme a
la de S. M. Recibiò tanta consolagion y alegria con la visitagion, que no podia
hazelle V. A. mayor merced y fauor que aquella, por ver la memoria que

(*) Queste lettere, del 9 dicembre 1546 e 25 succesivo gennaio, ci mancano
affatto.

{?) Anche questa carta ci fa difetto, non potendo essere quella che pubbli-
chiamo appresso (Doc. LXXX), e che, insieme all’ altra diretta al Figueroa (Doc.
LXXIX), fa risposta alle lettere del 6 e 40 gennaio. Il Principe non aveva ri=
cevute ancora quest’ ultime all’ epoca della spedizione di quella del 25, ed è
appunto a siffatta lettera che il presente Documento siora di risconiro.
        <pb n="128" />
        ( 125 5
ha tenido V. A. a sus trabajos. El procura de poner la galeras en orden lo mejor
ue puede, y aunque no yran todas armadas de forgados, lo seran de gente
de buena bolla; y me ha dicho que vyrà el en ellas, y que saldrà mas tem-
prano de lo que solia salir. Esta ciudad està en quietud, y se procura para
jue continue en ello.

Esta Sefioria ha hecho deribar el palacio donde habitaua el conde de Fiesco,
que era muy bueno; y con el tiempo yran poniendo la mano contra los
bienes de los que se hallaron en su compaîia a la traycion, pues las personas
no se pueden hauer; y demas desto embieran gente por su parte para la
empresa del castillo de Montojo, para que, juntamente con la que don Fer-
nando proueerà en nombre de S. M., se le ponga sitio, porque es fuerte y
10 se le puede batir, a lo que dizen algunos; y esto solo es el que ha
juedado al Conde nueuo de todo el Estado.

DOCUMENTO LXXVII.

Vispaccio, in cifra, del Gonzaga, con’ cui ragguaglia Cesare di un suo collo-
juio con Francesco Grimaldi, e delle difficoltà che s’ incontrebbero nella
erezione della progeitata fortezza.
1547, 14 febbraio
( Estado, Leg. 1194, fol. 238-240)

Con la mia di hieri (') feci auuisata V. M. de la determinatione che il prin-
sipe Doria haueua fatta di inuiare a Francisco di Grimaldo sopra lo assento
de le cose di Genoua, et con essa hauerà hauuto un dispaccio de lo ambas-
satore Figueroa indirizzatomi con quello ordine che per detta mia hauerà
disto, et se bene io mi auniso che con detto dispaccio V. M. sarà stata pre-
nenula del tutto, nondimeno, a soddisfactione del mio debito, non voglio las-
sare di auuisarla di quello che il detto Grimaldo, essendo stato qui hoggi (°), mi
ha comunicato di comissione del principe Doria, et di ciò che più oltra mi
occorre in auesto proposito. Il parlar suo è siato in questa forma: Che quella

(1) Questa lettera ci manca del pari.
‘2, ]n Milano.
        <pb n="129" />
        ( 126 )
città è dinisa in quattro humori. Il primo è di una sorte di uomini che, non
contenti del presente stato di essa città, sono desiderosi de cose nuove, spe-
rando con il mutamento dello Estato e con qualche riuolta esser di migliore
sonditione. Il secondo dice esser di una qualità di persone che si pasceno di
ragionamenti et di discorsi, senza proporsi aleun fine o senza sapere, in con-
3lusione, ciò che sì voglino. Il terzo è di una generatione di huomini, i quali
2sso chiama pusilanimi et timidi, che di ogni cosa si mettono spauento , tra
il quali mi ha per esempio nominati aleuni che so io, che sono di quelli che
approuano la refectione della fortezza, ma non sa già costui che io lo sapia;
per il che si comprende che detta fortezza non piace al Principe nè a’ suoi
adherenti, poichè costui, il quale è vno, danna e vitupera la parte di coloro
che la approbano. Per il quarto humore mette la setta di quelli che desi de-
sano la quiete et pacifico stato della cità, dalli quali dice che viene anteposta
vna nuoua forma di gouerno , come seria di restringere a minor numero
quelli del reggimento, et redurlo a che non passassero cento o centocinquanta citta-
dini, et che douo hora si trano per poliza vorrebbono che si elegessero per bak-
‘otte, et di più che si introducesse una guardia gagliarda di insino a settecento
fanti, con un capo il quale si douesse pensare chi douesse essere più a pro-
posito. Et questo è in sostancia quanto il detto Grimaldo ha comunicato meco.
Sopra di che hauendo ben considerato, ne vengo a cauare che in quella città
siano pochi quelli che procurino directamente il seruigio di V. M.; senonchè,
sotto questo nome di anteponere il seruigio di quella alle altre cose, voglino
ottenere il principato della città et fare il fatto loro. Et poichè questo si co-
nosce, sarei di parere che per hora si douesse dissimulare, et aceptare tutto
Juello che essi antepongono, senza cercare più oltre, perchè io non conosco
she nel contradire et nel volere incaminare hora le cose al disegno della
‘ortezza, come è stato ragionato, potesse nascere se non difficoltà, senza farsi
aleun buono effetto; poichè, per questo che io ho detto, chiamando timidi et
susillanimi quelli che approbano il disegno della fortezza , si conosce che il
Principe et suoi seguaci non ci vensono bene; dello aiuto dei quali V. M. si
hauerebbe principalmente a seruire quando delto disegno si hauesse ad inca-
minare. Onde, estante per hora questa difficulià della fortezza, pareria a me
she non si potesse fare altro che consentire a questa forma che essi propon-
30no, perchè io tengo per securo che quando il Principe venga a mancare,
primi che procureranno detta fortezza saranno quelli propri che hora la ri-
usano, e massimamente quando le forze della guardia si trouino in potere
lì persona confidente a Y. M. », che non sia per diserepare de la mente di
tuella in qual si voglia determinatione che per lei si facesse: onde, per quello
        <pb n="130" />
        ( 127 )

he io estimo, tutta la importancia di questo negocio consiste in la electione
del detto capo; e però sarei di parere che ia questo V. M. hauesse da per-
sistere in fare che si elegesse persona molto confidente; nè a me occorre
altri che Agostino Spinola che sia più confidente a Y. M., et più a soddis-
factione vniuersale di quella città, chè lo uno senza lo altro non seruiria,
attesochè io non eredo che detta città si riducesse mai ad accettare fore-
stiero aleuno in detto carico. Ma di questa particolarità del capo di essa
guardia, il detto Grimaldo non mi ha mossa parola. Voglio ben credere che
ae ragionerà con V. M.; però quando nol facesse, non crederei che fusse bene
di lasciarla passare così asciutta, ma che fusse più che necessario che V. M.
si lasciasse intendere che il suo desiderio seria che questo punto si chiarisse
st terminasse, come cosa importante sopra ogui altra, et procurasse in ogni
manera di fare destramente conoscere al detto Grimaldo, che, per judicio di
lei, il detto Augustino sarebbe più a proposito per detto carrico che qual si
voglia altra persona di quella città. Questo è quanto mi souuiene in propo-
sito di detta negociatione. Et perchè da esso Grimaldo sono estato pregato
son molta instantia di non ne dare parte a persona viuente, Y. M. sarà ser-
aita, per beneficio della negociacione, di non mostrare che di ciò li sia stato
scritto parola da me.

DOCUMENTO LXXVIII.

Il Figueroa avvisa Cesare della partenza del Grimaldi; ripetendo come oggetto
dell’ ambasciata del medesimo sia quello di sottoporre a S. M. il disegno delle
*iforme dal D’ Oria imaginate. Su che nuovamente discute.

1547 , 16 febbraio
(Estado, Leg. 1379, fol. 25)

A los x del presente screuì a V. M., y dixe lo que hauia passado con
miger Adam Centurion sobre el assiento de las cosas desta ciudad. (*) Despues
se partiò Francisco de Grimaldo , el qual va despachado del principe Doria
para V. M., con el parescer de lo que se deue hazer para la conseruacion
desta ciudad. El qual me ha hablado oy , y dichome todo lo que lleuaua

!) V. Documento LXXIH.
        <pb n="131" />
        ( 128 )

en comission, escusandose que no lo ha hecho primero, por no dar sospecha
1 las gentes, y tambien por ser estas cosas de qualidad que conuiene mucho
secreto, y que scriuiendolo en Corte, no se puede tener que no se alcance
alguna cosa; y que por estas causas no lo ha querido screuir a V. M., sino
3smbiarselo a dezir a gora; y no obstante que el dicho Francisco de Grimaldo
1aurà comunicado a V. M. su comission, no dexarè de dezir lo que a mi
me ha dicho, que en effecto es lo que yo tengo scripto por la mayor parte,
unque vayan mas especificados y declarados los puntos y ynconuenientes
tue dello se pueden seguir, y como se han de desinar las cosas.

E] principe Doria dize que el siempre ha sido de opinion que V. M. tenga
sta ciudad unida, y goze del beneficio que della recibe en voluntad de todos,
&gt; de la mayor parte, y principalmente de la gente principal, y que, para
que esto se pueda hazer mejor, que el a pensado que es bien reformar el
1umero de los del Consejo, mayormente del Consejo grande, que es de qua-
irocientos, en el qual es siempre mayor el numero -del pueblo que no el de
os gentiles hombres, y que por esta causa, quando se tracta de hazer los
’tros officios adonde estos se inclinan, como son mas votos, se haze lo que
“los quieren, de manera que siendo menor el numero seran menos los votos,
y las eleciones se podran hazer mas libremente , y las personas mas califi-
adas; y que porque esto no se podrà hazer sino con dificultad, le paresce
1uò las galeras de Napoles podrian venir con la gente que a el les paresgiesse
3onueniente, y el salir con las suyas, y juntar con ellas, y dar esta orden
ue screuia a V. M. para que las cosas se reformassen para adelante, que-
dando en la libertad que agora tienen , aîiadiendo que para conserualla que
e crecesca la guardia hasta seiscientos hombres, los quatrocientos en la
plaga, y en cada puerto giento, lo qual me paresge lo mas necessario; y esto
20 basta sino nombra una persona confidente a V. M. y a la tierra, perse-
1erando en esta opinion, porque de aqui si deserepasse, no seria menester
jue siguisse su opinion; y para esto effeclo no ay. ninguno en quien aya
sas qualidades, sino en el coronel miger Agostin Spinola. Yo no me he
juerido declarar en ello, por no dar sospecha a las cosas que se han publi-
ado; mas, a mi parecer, no se puede hazer cosa que sea mas a proposito de la
ina y de la otra parte. Demas esto, el principe Doria me ha dado intincion
Tue podria ser que lo que ha negado por lo passado que al presente qui-
siesse gozar dello, y tomar toda la auctoridad en si, no para usar della, ny
mudar la forma del gouierno, mas para tener el primer lugar; porque me
ha dicho que quando se hizo la reformacion, le quisieron dar a el aquel
lugar, y que no lo quiso, que agora que seria mas solicito que no hauia
        <pb n="132" />
        (129 5
hecho hasta aqui, de manera que me ha pueslo sospecha que de una ma-
nera o de otra quiere conseruar lo que ha hecho.

Esta es la una manera que le paresge que YV. M. puede tener, para tener
sta ciudad a su deuocion.

La otra es haziendoss sefior della; y para esta pone algunas dificultades,
diziendo que se harà contra la voluntad de la mayor parte, de manera que
siempre se estarà con temor y peligro, y mayor que el de agora, y con
grand gasto de V. M., por ser poure el Comun de Genoua, y la dificultad
que ay en hallar dinero para ello, y mas de lo que se haze forgoso.

La tercera seria gouernarse esta ciudad por una de las partes, como
hazia primero , y que esta no la aprueua, por que si es Adorno V. M. per-
derà el Fragoso, y no dexarà de procurar de hazer todo el mal que pudiere
para soleuantar la tierra, y lo mismo el Adorno; de manera que siempre
estarà diuisa, y que cada una de las partes no procura esto por el seruicio
de Y. M. y bien de la ciudad, sino el particular suyo, y por mantenerse
assi a su parte a costa de otros, que el no ha quesido dezir a V. M. lo que
es lo mejor, sino dexallo en sus manos y determinacion, para que elija lo
que paresciere, y que agquello el lo harà como su vasallo y criado. Yo creo
que querria que V. M. se lo remitiesse a el, y a, mi poco iuyzio, ereo
que seria lo mejor, porque, guiandolo por otro camino, no seria qual con-
aiene al seruigio de V. M., y se podria seguir algun inconueniente; y yo no
estoy fuera de su opinion, que teniendo una buena guarda, con la persona
que digo, que nos podremos guardar de qualguier insulto, mayormente.: te-
niendo las spaldas seguras de Lombardia, y mas si se moderassen las cosas
del gouierno. Esilaremos a ver lo que V. M. mandarà, y con aquello se podrà
mejor considerar lo que se huuiere de hazer.

De Niza ay auiso como los frangeges hauian querido robar un castillo
que està a quatro leguas de la ciudad, que se dize Giuleta, y como tienen
otras plalicas. y tractatos sobre el gastillo de Niga; que a lo que paresce era
3latica que se hazia juntamente con el desinio de las cosas desta ciudad.

Asimismo scriuen de Leon que, por medio del Principe que era de Melfi,
se traciaua que el Rey diesse fauor y ayuda al hermano del conde de Fiesco
para sostener la fortaleza de Montojo, y que se le. hauia offrescido que por
al presente se le daria secreto, y que podria ser que presto fuesse a la de-
;cubierta.
        <pb n="133" />
        ( 130 )
DOCUMENTO LXXIX.

Risposta del Principe D. Filippo alle lettere indirizzategli dal Figueroa il 6 e
10 gennaio.
1547, . . . . febbraio
(Estado, Leg. 874, fol. 159)

Dos cartas vuestras hauemos reciuido de VI y x del passado, y entendido
por ellas lo que hauia succedido en essa ciudad, que no estauamos con poco
desseo de saberlo particular y ciertamente, como agora lo entendimos por
vuestras cartas y por las del principe Doria, aunque cada vez nos da pena
yr lo que en esto passò, por tocar tanto al Principe, y por el dafio y in-
conueniente que se pudiera seguir dello. Hanos dado contentamiento de enten-
der que essa Republica huuiesse. quedado en la quietud y sosiego que
escreuis, y que se huuiesse hecho la election del Dux nueuo con tanta
onformidad, y de que en el alboroto que suecedio, los dessa ciudad se mo-
strassen con tanta voluntad y afficion al seruicio de S. M. Serà bien, si os
paresciere que conuiene, de nuestra parte os congratuleis con el Duque de su
slection, que no hauemos holgado poco de saberla, por la relacion que tene-
mos de su persona, y de la afficion que tiene y ha tenido siempre a las
:0sas de S. M.

Por cartas de Alemania hauemos sabido la demostracion que (S. M.) mandaua
1acer contra las tierras del conde de Fiesco, que nos ha parescido muy
’onueniente, para el castigo de los que cupieron en este alboroto, y exemplo
le los otros

De lo que en todo huuiere succedido nos auisad; y visitareis de nuestra
arie al principe Doria, dandole nuestra carta que para el yrà con esta, y
ertificandole, como ya os lo escreuimos, lo que nos ha penado de su trabajo.
        <pb n="134" />
        ( 131)

DOCUMENTO LXXX

Condoglianze del Principe D. Filippo verso il D’ Oria.
1547, . . . . febbbraio
( Estado, Leg. 874, fol. 157)

Por lo que os escriuimos pocos dias ha (*), haureys entendido la pena que
nos hauia dado saber lo que succediò en essa ciudad, y la muerte del ca-
pitan Juanetin Doria vuestro sobrino; y aunque en lo que agora entendemos
por vuestras cartas de VI y x del passado (*) no hauia cosa nueua mas de lo
que ya se entendia, y saberlo por tan cierta relacion como la vuestra dionos
pena por una parte ver con quanta razon sentiades esta perdida, y por
otra contentamiento entender con el buen animo que lo hauiades passado, y
que quedauades con la salud que yo os desseo, que con ella todo lo demas
se puede esperar que yrà bien; y no holgamos poco de entender la demo-
stracion que essa ciudad higo en aquella alteracion en seruicio de S. M.,
y particularmente en echar fuera della los que hauian sido culpados en el
saso que succediò.

Agora nos escriuen de Alemania lo que S. M. hauia mandado cscreuir
que se hiziesse contra las tierras y estados del conde de Fiesco, que nos
ha parescido una muy necessaria prouision. De lo que mas se hiziere os ro-
gamos que nos anuiseis; y si destos reynos se puede hazer alguna cosa que sea
en beneficio vuestro, y exequcion de lo que $. M. ha mandado, que se harà
con la voluntad que vuestra persona y seruicios merescen a $. M.; y por-
que al embaxador Figueroa escriuimos lo que mas hauria que dezir, a el
308 remitimos.

1) V. Documento LXXVI, nota 2, p. 124.
(2) V. Documento XXV. La lettera del 6 ci manca.
        <pb n="135" />
        ( 152 5
DOCUMENTO LXXXI.
Lettera di Cesare a Diego di Mendoza, circa le galere del Fieschi.
1547, 3 marzo
f Estado, Leg. 644, fol. 80)

A don Diego de Mendoga.

Por las precedentes se os diò auiso de lo que hauiamos passado con el
nuncio de S. S. sobre las galeras del conde de Fiesco (*), las quales pre-
‘endemos que son nuestras como bienes de vassallo nuestro rebelle, para que
hiciessedes con S$. 8. toda instancia para que se nos entregassen ; y porque
Jespues incidentemente nos ha tornado a hablar el dicho nuncio sobre ello ,
y nos houemos respondido que 8. $. no nos las puede negar, siendo bienes
de vassallo nuestro rebelle , y que solas las hauria de embiar al turco o al
Rey de Francia, y lo primero no era de ereer Y nos daria causa de gran
sentimiento, y lo segundo seria salir fuera de la neutralidad de que tanto se
preciaua, y que nos hiziesse creer del todo que era parcial y afficionado a
aquella parte; a lo qual no supo que replicar, sino que por el effecto cono-

sceriamos quanta razon terniamos de salisfazernos de S. S., en esta y en
las otras terneyslo entendido, para hazer sobre este punceto toda la diligencia
è instancia que por las primieras os encargamos.

DOCUMENTO LXXXII.

1 Gonzaga dà avviso all’ Imperatore dei disegni di Genova sul castello di
Montoggio, ed accusa Pier Luca Fieschi di aver fatto battere falsa moneta
1547, 6 marzo
( Estado, Leg. 1194, fol. 89)

Y. M. me commette ch'io procuri di occupare Montoio, castello che resta
id occupare del contato di Fiesco, non obstante quella consideratione la

'‘) Documento LXXIV
        <pb n="136" />
        ( 133 )
quale proposi, che francesi potrebbono dagli apparati che si facessero in queste
parli per detta occupatione pigliar occasione di armarsi, el per questa via
sforzar noi ad armarsi similmente (*). A questo mi accade rispondere, che, come
V. M. hauerà inteso, la Signoria di Genoua disegna di occuparlo a sue spese;
el già ha dato ordine per leuare le genti che hanno da farlo, con proposito
di diroccarlo. Onde io non mi sono eurato di impedirglielo, perciò che io judico
she V. 'M. debba consentire a questo loro desiderio, per rimouere ogni sospecto
et ogni gelosia, che potessero hauere del vedere che V. M. occupasse et
mantenesse quel luogo, che è loro così sopra gli occhi, tanto più, che il fine
loro è di diroccarlo (come ho detto), et a V. M. non mancheranno lochi vi-
sini a della città per qualunque suo disegno. Essendo pertanto così, che
detta Signoria voglia occuparlo essa, attenderò in fare che lo ponga per
3sseculione, et per hora non ne dirò altro
V. M. mi scrisse già nella sua delli xr del passato (*) hauer inteso che Pietro
Luca Fiesco pensionario del Re di Franga, che spesso veniua in questa ciliù ,
baueua praticato del tractato di Genoua, poco prima che seguisse, con mos-
sur de Thermes, e comandò che io me ne informassi della verità. Il che io
‘0 attendo a fare, et al suo tempo V. M. ne sarà auuisata. Ma fra tanto ho
la dirle, che nuouamente, per mezzi authentichi, il detto Pietro Luca è con-
uinto et depresso di hauere fatto fabbricare male monete, et questo nella sua
zecca et sotto altri nomi che il suo, et hauerne fatto mercanire (sie), di che
intendo V. M. essere stata auuisata sin cal tempo del marchese del Vasto, et
ancor supplicata di prouisione et rimedio, per lo danno che seguiua grandis-
simo a questo suo Stato. Però se a V. M. parerà bene, che, con questa
ccasione, se gli proceda contra, potrà farmene inuiar commissione, che con
ssa vedrò di dargli pago conueniente a meriti (*).

«)} V. Documento LXVII.

(*) Y. Documento LXXV.

(*) In margine leggesi quest’ annotazione : » Que el se informe si es feuda-
ario y subdito del imperio, en que lugar se dize que ha hecho cesta falsa
moneda, y tambien si tiene pension y que tanto del Rey de Francia; y si,
rocediendose contra el, pudiese pretender que se contrauiene .a la paz; y
auise de todo ».
        <pb n="137" />
        {( 154 )

DOCUMENTO LXXXIII.
I] Figueroa avvisa Cesere delle provvidenze emanate dalla Signoria per ri-
3uardo all’impresa di Montoggio, e de’ soccorsi prestati a ciò dal Gonzaga.
1547, 16 marzo
(Estado, Leg. 1379, fol. 24)

A los xvn1 de febrero recebì la carta de Y. M. de los xI del mismo en
respuesta de las que screui a V. M. a los XVII, XIX, XXV de henero (*),
por las quales di auiso particular en los terminos que estauan las cosas, y
despues Jo aurà visto V. M. por las que screui con don Rodrigo de Mendoza
y Francisco de Grimaldo; y esperando lo que Y. M. resoluerà sobre ello,
20 he respondido antes de agora, porque todas las cosas estan sUspensas
2asta que Francisco de Grimaldo venga, y se gouiernan con todo sosiego y
pagificagion, aunque no se dexa de tener contino alguna sospecha que se
lraten algunas cosas que puedan alterar la quietud y pacifico de esta ciudad ,
assi por la mala voluntad que tienen franceses como por la vezindad de
este castillo de Montoyo. A todo se tiene aduertencia, y se procura de euitar
os enconuinientes.

Del embaxador que hauia de venir de Francia no se habla mas ; y quando
lo quisiessen tentar, no se les consenteria, porque no conuiene.

Esta Republica ha dado orden de hazer inill y dozientos infantes, y yà
Jenen aqui cerca de ochocientos, y speran los otros, los quales quieren para
ìazer la empresa de Monioyo, y el viernes passado fuè Antonio Doria con
Juan Maria (*) y doscientos infantes a reconoscer el sitio, y ver si se le puede
bazer bateria; los quales tornaron el dia seguiente, y refieren que se puede
hazer bateria, aunque algo legos; y para ello ponen en orden Xxx piegas
de bateria, y come llegue la gente, pornan en execution la empresa, la qual
I principe Doria soligita mucho, y està remittido a el y a dos de los
procuradores la expedicion y prouision de la empresa; de la qual en parti-
ular no me ha dado parte, mas de en general, diziendo que se haze con
rden de don Fernando. el qual tambien embia para ello al capitan Bori-

(*) Documenti XXXVIII, XLV e L. La leitera poi di Cesare, dell’ 11 febbraio,
non trovasi nella presente Collezione.
‘2) Giovanni Maria Olgiati , ingegenere militare.
        <pb n="138" />
        ( 135 )
forte con. quatrocientos hombres. Yo no se si serà tan facil la empresa como
dize, mas conozeo que es necessario que se acabe o. por ellos o por V. M,,
antes que aya alguna nouedad en Italia, porque es un mal vezino para esta
ciudad; y pues ellos toman la mano en ello, paresge que serà bien que lo
hagan con consentimiento de V. M., y no de su autoridad, porque lo agra-
Jdescan mas.

DOCUMENTO LXXXIV.

Carlo V informa Diego di Mendoza come il Papa siasi dichiarato affatto incon-
sapevole delle macchinazioni del Fieschi.
4547, 17 marzo
( Estado, Leg. 644, fol. 835)

Desde ultima os escrebimos muy largo lo que habiamos passado con el
nuncio de $. 8.; el qual habiendo tenido despues cartas de Roma, nos
jidiò estos dias audiencia, y hablò en tres puntos , comenzando la platica
son dezit que no habia podido dejar de auisar a S. S. de lo que se
hablaua y decia en esta Corte, que lo sucsdido en Genoua habia sido con
sabiduria è inteligencia suya, y que $. $. estaua muy marrauillado que se
dixese o pensasse de su persona semeyante cosa, afiadiendo que habia de
ser una de dos cosas, o que nos dauamos credito a ello, o no; que si lo
creiamos, nos rogaua que quisiesemos informarnos bien de la verdad, por-
que sabiendola se librase de tal opinion, y no se pensase que hauia de in-
leruenir, o ser parte en una tan sefialada vellaqueria, por este mismo ter-
mino, siendo S. S. tan hombre de bien; y si no lo ereiamos, podriamos muy
bien ver cuan grande era la malignidad de la gente, que queria poner sombra
y turbar la union tan sincera, y buena amistad entre S. $. y nos, de la
sual procedian tan buenas obras como se veian, sefialando lo de esta empresa
y el buen efecto del Concilio. A lo cualle respondimos, que ni lo creiamos ni
lo dexauamos de creer, y que assi no hazia la distincion cumplida, por que
de una parte parecia cosa tan legos de Jo que se podia imaginar, y fuera
del deuer y correspondencia de su dignidad, que no parecia verisimile; y
de la otra que habia tantos indicios , y entre otros la cifra que se habia
        <pb n="139" />
        ( 136 )
hallado en Roma (*), y caidosele al otro en tiempo que no se puede dexar de
presumir que en Roma se tratasse algo dello, y que assi se podian con gran
trabajo excusar de alguna nota a lo menos algunos ministros; però que Dios
y el tiempo darian al fin testimonio de lo que era verdad , y a aquello nos
remitiamos.

Y porque el nuncio nos replicò a esto, apretandonos si podria dar esta
consolacion al Papa, de certificarle que nos no cereiamos tal cosa de su per-
sona, le diximos que por lo que en esto le hauiamos respondido, bien veia
no lo podiamos afirmar, sino era diciendo lo que era falso, pues le habiamos
claramente dicho que ni lo creiamos ni lo dexauamos de creer. A lo qual
tornò a replicar que verdaderamente no se hallaria que S. S. hubiese tenido
parte ni sabido dello en ninguna manera, sino que habia sido inuencion de
personas que dquerian estornar la aparencia que ay de tan buenas obras,
que, como arriba està dicho, se siguen de la buena correspondencia y amistad
de entre ambos, como son lo de la dicha empresa y progreso del Concilio,
en el cual, en el articulo de la reformacion, se tracta de que lo obispos, assi
cardenales como otros, que tienen dos obispados, dexen el uno, y que los que
son de la prouision de S$. S. se renuncien dentro de seis meses, y los que &amp;
la prouision de los Principes dentro de un afio, y los cardenales que no re-
sidieren en sus iglesias esten cerca de S. $. en Roma. A lo cual le nos pareciò
no responder muy largo, sino solamente que la reformacion conueniente de lo
que escedia de la razon, seria en todo tiempo muy a proposito (2).

DOCUMENTO LXXXV.

Lettera del Doria a Cesare, che smentisce le asserzioni del Papa.
1547, 19 marzo #
( Estado, Leg. 1379, fol. 88)

Hauendomi seritto l’ ambassatore di Genoua presso V. M., che quella resteria
seruita ch’ io l’auisassi di quanto auessi potuto cauare più oltre de la pra-
(*) V. Documento LXX.
.*) Modesto Lafuente cita questo Documento nel vol. XII della sua Historia
de Espana
        <pb n="140" />
        ( 137 )

ica contenuta in quella mia lettera da lui presentata a Y. M., non ho voluto
mancar di obedirla con questa, non ostanie che V. M. prudentissima conosce
meglio di tutti, che quanto più si tracta di effetti dissonesti , tanto manco ne
appare testimonio di scripiure nè di altro, se non per li successi et congetture.
Et questo dico, perchè non ne posso far altra fede più chiara a V. M., se
non per relatione di persona interuenutali, et consapeuole dell’ intimo del
secreto del traditore del conte di Fiesco, la quale persona, con speranza di
hauere remissione di questo eccesso et di altre offese che mi ha fatto, me
lo ha scoperto. Oltra che, le continuate demostrationi del Papa et del Duca
li Piacenza verso questi Fieschi, lo vanno comprobando, per che ullima-
mente è anche andato a Roma Cipione (sic) fratello minore del detto Conte, alogiato
in casa de la marchesa di Massa, il quale va di notte accompagnato al Papa,
da li homini medesimi di quelle galere et da altri di quella Corte; le quali
galere se intende che detto Cipione le habbi ricercato di hauere, et che S. $.
in apparencia li abbia fatto rispondere douerli bastare li sia stato reseruato
Calestano et il borgo di Val de Taro, che sono due boni lochi in quelli con-
ini del Parmegiano et Piacentino, et che le volesse tenere per quelli denari
che restaua a dare in pagamento il detto Conte al Duca di Piacenza ("). Però
nel secreto, si giudica sia una fintione, acciò V. M non habbia causa di
domandarle come beni di uno suo ribelle, per che quanto al pagamento si
sa che il Duca fin da principio volse esserne assicurato sul detto loco di Ca-
lestano; et di più si vede che il Papa di nouo ha confirmato in dette galere
il medesimo capitan et officiali che li teneua il detto Conte. E da questo altro
santo francesi non solamente intratengono la altra galera in Marsella, ma hanno
detto ad uno agente di questi Fieschi che se li porta mandato da potere con-
:rataro con loro. . . . che li prouederanno di denari, et del. . . . resto che
sarà di bisogno, in modo che tuttavia ne: vanno pratiche intorno ; come
anche per altre vie mi persuado che V. M. ne debba essere stata auertita
in parte (°).

(1) V. Documento XXXVIII.
«) Le due lacune che si incontrano nelle ultime lince, indicano altrettanti
ruasti nell’ originale.
        <pb n="141" />
        ( 138 )

DOCUMENTO LXXXVI,.

Cesare manifesta al Figueroa le sue intenzioni sullo stato di Genova ; approva
che siasi aggiornato il convegno d’Alessandria, e loda, con più altre disposi-
zioni, ogni sua operato. Dice di quanto venne trattato fra lui cd il Grimaldi;
lo esorta quindi a fare ogni ufficio, perchè il comando delle truppe sia affie
dato al colonnello Spinola ; e tocca in ultimo delle cose di Varese, Rocca-
tagliata e Montoggio.

(Estado, Leg. 1379, fol. 287-259)

4547, 29 marko

Quanto a las cosas desta ciudad, don Rodrigo de Mendoga nos hizo rela-
cion de lo que le comunicastes, y por la carta que tengo en cifra de xxx
de enero vimos lo demas que screaistes, y os pareciò, sobre el ympatronicarnos
della, con los ynconuenientes que se os representan para ponerlo en es-
lecio; que, bien considerados, no se dexa de conoscer ser verisimiles, y pen-
sados con la prudencia y experiencia que soleys en las otras cosas desta
qualidad; y assi se dexard por agora de tocar en este punto, dexando para
mejor ocasion; y vos hecistes muy bien en dissimular con los que hablauan
y se ynclinauan a este fin, y dar a entender en general y particular que
nuestra intencion no es otra sino de que esta ciudad se conserue en nuestra
deuocion, sin que venga en otras mauos, ni se les quite su libertad; y por esto
no fue sino muy bien acordado no abocaros con don Fernando en Alexan-
dria, porque fuera causa de sospecha, y de que se siguiera otro peor yn-
conueniente que el primero.

Seis dias antes que Francisco de Grimaldo llegasse, se recibiò vuestra
carta de x de febrero; y fue bien auisarnos assi tan distinta y particular-
mente de lo que passaytes con el principe Doria y comprehendiades de su
yniencion, para allarnos preuenidos antes que este otro llegasse. El qual
nos hablò muy largo, en conformidad de lo que nos sereuistes por la de xvi,
y allà os comunicò el Principe, tocandonos en los medios que se le osfrecian
y serian mas conuenientes para el buen assiento desta ciudad, y seguridad
della en nuestra deuocion; y por que discurriendo por todos se entendiò
claro, como vos tambien lo apuntaytes, que lo que mas satisfacia al Principe,
Y a que se inclinaua, era a restrenguir el numero de las personas del gouierno
        <pb n="142" />
        ( 139 )
y crescer la guardia, afirmandonos que esto seria lo mas a proposito para
no tener diuidida la ciudad, y que aquella se conserue en nuesira deuocion,
porque lo demas de tomarla a nuestra mano, como arriba se dice, seria
de crecido gasto y a mas con poca seguridad de que las cosas pudiesen durar
mucho tiempo; en aquel ser, yunio con lo que a vos parece, por ser
aquella la ynelinacion del Principe, pues sin su medio y los suyos no se
podria poner en effecio ningun otro designo, nos resoluimos, como allà
habreys entendido del dicho Grimaldo , en aquello mismo conformandonos
con el parescer del Principe, tanto en la restriction de los del gouierno
quanto en lo de la guarda, pues por este medio se persuade y està tan cierto
del buen assiento y seguridad de aquella ciudad, como es mas que necesario

Estubimos con mucha adueriencia para ver si el dicho Francisco de Gri-
maldo en el progreso de su platica apunctaria algo del cabo para la dicha
gente, lo qual nunca se le pudo sacar por mas occasiones que se le dieron
para ello, con decir que no lo sauia, mas de que seria de tal confianga que
con razon nos deuiessemos desatisfacer della, y por que no entrase en alguna
sospecha , nos paresciò no apretarle sobre este punto, mas demostrar que aun-
que no dubdauamos quel Principe la escogeria, tal siendo cosa en que con-
sistia la ymportancia de todo. Holgareamos de entender primero la que le
parescia al proposito, sin ponerle delante, del coronel Augustin Espinola, por
os respectos que nos haueys scripto: y assi serà bien y conuerna que vos,
como de vestro, con la buena manera y desteridad de que sobreys vsar,
ienteys al Principe, y hagays con el todo buen officio, para que el dicho co-
ronel tenga el cargo de la dicha gente, pues con esto se podria estar en Jo
de ay’ con mas seguridad; y por que, hauiendo entendido por vuestras cartas
jue por lo que el Principe passò con vos tractando de quien ternia cargo de
-a dicha gente, pues es en quien ha el de estar todo el peso y confianza,
sospechais que os le queria encomendar a vos, como yà lo ha hecho otra vez,
no se pudiendo encaminar lo del dicho coronel Augustin Spinola, nos paresce
que no le direys de dexar de aceptar, si sobre ello se os hiyiese yusticia, no
obstante lo que sobre ello nos scereuis, pues seruirà para mirar despues si se
podrà enderegar lo otro; lo que, cayendo por ventura en otras manos, con
jJificultad se podria hacer.

Visto lo que nos escreuiestes de la prelension que esa Republica tiene a
aquellos dos lugares del conde de Fiesco, Vares y Rocca Tallada, con lo que
el] Principe ha apuntado sobre lo del castillo de Montoyo y lo demas que
vos nos screuis, tocante al particular del Principe, y perdida subcedida a su
sangre y hacienda, hasta que todo el Estado y hacienda del dicho Conde estè
i
        <pb n="143" />
        ( 140 )

recuperado y en nuestra mano, no nos ha parescido por haora disponer sino
de los dichos dos lugares y castillo de Montoyo , para que la dicha Repu-
blica los aya y tenga por suyos, con condicion que tome luego a su cargo
la expugnacion del dicho castillo. Pero, por el respecto que se deue detener
al Principe, y lo que vos acerca desto prudentemente considerays, se ha tenido
aqui secreto al embaxador dessa Republica, para que el dicho Principe, como
se lo screuimos con el dicho Francisco de Grimaldo, lo tracte con ella, Yy re-
ciban este beneficio por su mano. Y no se hauendo por agora otra merced,
ni disponiendo del dicho Estado del conde Fiesco mas de lo que arriba se
dice, vos mirareys la forma que se haorà de tener con esa Republica,
para meterles en la posession de los dichos lugares y receuir dellos el jura-
mento de fidelidad que se acostumbra, como lo acordays, dandonos auiso en
este medio lo que sobresto os parescerà que se deue hacer , pues haurà
siempo para ello; y acà no se entrò tan adelante con el dicho Grimaldo.

Y por que habiendose de reducir al gouierno desta Republica a menor
numero, y hacerse lo demas que conuiene para el buen asiento della; dubda
el Principe que se pueda effectuar sin alguna manera de fuerza, habiendose-
nos hecho ynstancia por su parte, os se ha serito al Duque de Florencia, que,
siendo menester , acomode para entonces de hasta DCC 0 DECC soldados de
‘os suyos y a don Fernando de Gonzaga, que dè aquel Estado de todo el
fauor y ayda que serà necesario, con el qual terneys buena correspondencia
en esto y en todo lo que se oslfresyerà aunque no se ha dexado de pensar
si seria mejor, para hacer el dicho elfecto que se aguardasse a la venida de
los espatioles , que de nueuo se ha dado orden que se hagan en Espafia ,
pues con aquella occasion y desembarcar en essa ciudad se podria hager
on menos ruydo, lo qual hareys entender al Principe, para sauer del lo que
en ello le parescerà
        <pb n="144" />
        14M,

DOCUMENTO LXXXVII.

-’ Imperatore al D’ Oria, circa i detti luoghi.
1547, . . . marzo (?)
Estado, Leg. 1379, fol. 100)

Carolus.

Illustrissime Princeps, consiliarie ae in Mari Mediterraneo capitanee generalis,
aostre fidelis sincere dilecte.

Entre las otras cosas que hauemos comunicado con Francisco de Grimaldo,
como del entendereys, le hauemos dicho que, assi por vostro respecto como
por la buena voluntad que tenemos a esa Republica, queremos que en su
beneficio podays disponer del castillo de Montoyo y de los otros dos lugares
de Varese y Roecatallada, y tractar con ella desto por la manera que mejor
os parescerà con condicion que la dicha Repubblica se obligue y tome a su
cargo la expugnacion y empresa del dicho castillo, y lo ponga luego en
effecto, antes que con la dilacion del tiempo se offrescan nueuas dificultades.

DOCUMENTO LXXXVIII.

Lo stesse al Viceròè di Napoli cd a quello di Sicilia, inviando loro la lista dci
compromessi nel moto di Genova, e salvatisi colla fuga.
1547 , . . . marzo (?)
( Estado, Leg. 1379, fol. 100)

Al Visorey de Napoles.

Yà sabeis lo sucedido è intentado en Genoua por el conde de Fiesco y
sus hermanos, y la pena y castigo que se ha dado por aquella Republica a
Ios delinquentes y complices que andan foragidos, y porque auiendo sido
osa de tan mal exemplo y fea, queremos y es justo que en ninguna parte
        <pb n="145" />
        ( 142 )
de nuestros reynos, estados ny sefiorias hauen recogimiento ny abrigo, os en-
cargamos y mandamos que qualquier de los susodichos, los nombres de los
quales vereys por una lista que el illusi. principe Andrea Doria nuestro ca-
pitan generale de la mar os embiarà, aportare o se pudiere hauer en ese
reyno, le hagays prender y echar la mano, castigandole conforme a sus deme-
ritos y segund requiere la grauedad del delicto, dandonos auiso de lo que en
ello se hiziere.

DOCUMENTO LXXXIX.

Risposta del Principe Filippo alle lettere del Figueroa.
1547, . .. marzo (?)
(Estado, Leg. 1379, fol. 57)

Nò he holgado poco de entender que essa ciudad està en la pacificacion
que seriuì, y que haya hecho tanta demostracion en la deuocion de $. M.
y en el castigo de los que mouieron aquella reuolucian (*) ; del successo de lo
de Montojo estamos con algun cuidado, por lo que nos dizen del sitio de
aquella plaza, que no podrà dexar' de hazer muy difficil su expugnacion.
De lo que en ello se hiziere nos dad auiso, por que nos serà de mucho Ccon-
lentamiento.

Porque el Emperador mi Sefior me ha mandado scriuir que haga que
se prendan y sean entregados en estos reynos los que se hallaron en ellos,
de los que fueron culpados en la reuolucion desta ciudad con el conde de
Fiesco, y esto no se puode hazer sin saber los nombres y sefiorias dellos,
y su manera y exercicio de viuir, os encargamos que con el primero
nos embieis una lista dellos, y particularmente diziendo sus qualidades y
manera, para que se pueda hazer la diligencia que S. M. manda.

(") V. Documento LXXVI.
        <pb n="146" />
        (1435
DOCUMENTO XC.

Dispaccio in cifra, del Figueroa a S. M., per informarla di quanto spetta ai
colonnello Spinola, e del parere del D’ Oria circa le cose di Montoggio.
1547, 1 aprile
(Estado, Leg. 1379, fol. 233-234)

Sacratissima Cesarea Catholica Magestad
Hè visto como por la relacion que truxo don Rodrigo de Mendoca de lo
que con el comunique, y por lo que screuì en carta de xxx de enero V. M.
aauia visto los inconuenientes que hauia' para ponar en essecucion lo que
hauia pensado acerca de hazerse setior desta ciudad; y pues a V. M. ha
parescido ser mas conueniente gouernalla por los teriminos en que agora està,
no es necessario replicar sobre esto mas, sino exeguir lo que està determi-
nado, como tengo escripto a V. M. por la carta que va con esta.

Quedo avisado como V. M. reciniò la carta que escreuì a los xl de he-
brero, seis antes que Îlegasse Francisco de Grimaldo, por la qual V. M. quedò
particalarmente auisado de todo lo que con el principe Doria hauia passado
y de lo que era su inlencion acerca del establescimiento de las cosas desta
ciudad. Lo qual, como escriuo a Y. M., se ha pensado en el medio que escriuio
para efecluarlo; el qual paresce que es el menes sospechoso, y que con mas
oreuedad se podrà hazer; y como se prepara la gente, yo terne cuidado que
se ponga en execucion lo que està determinado, sino se no se acaba la
candela antes de tiempo, aunque al presente paresce que el principe Doria
està bueno , pero como la muerte sea natural a todos, y mas en los viejos,
es de temer que no nos falte quando mas le ayamos menester; y por esta
causa desseo «que esto se effectuare con breuedad , por que quedassen las cosas

assentadas de manera que se pudiessen conseruar, y que si algun descon-
lentamiento huiuesse dello, se pudiesse atribuyr a el, y no a los que que-
dassen , para conseruacion de lo que se huuiesse hecho. Dios lo encamine
de manera que sea para su servicio, y accrescentamiento de los revnos y
sefiorias de V. M., y conseruacion desta Republica.

He visto como Francisco de Grimaldo no se hauia declarado, en la platica
que tuuo con V. M., cerca del establescimiento de las cosas deste gouierno;
sl qual consiste, despues de la reformacion de los Consejos, en tener una
        <pb n="147" />
        ( 144 )

guardia que sea sufficiente para resistir a qualquier mouimento que ques-
siessen hazer los de dentro de la ciudad; la qual conuiene que estè en per-
sona que sea confidente a V. M., y me paresce que a mi juyzio no puede ser
otra que el coronel Spinola, por que, demas de concurrir en el las quali-
dades que conuienen para la seguridad del seruicio de V. M., se gana con
el toda la parte Spinola, que aunque ellos de inclinacion son seruidores de
V. M. todauia quieren que se tenga quenta dellos, assi como el principe
Doria procura de parescer que todo depende del, tambien es necessario que
aquel tenga la superioridad que a los otros les hagan parte, yo he procu-
rado por la mejor via que he podido de ver si el principe Doria se acla-
raria comigo en lo de la persona, y hasta agora no lo ha hecho ; antes me
ha respondido que se dè orden primiero a lo que se ha de hazer de la
gente, que despues se entenderà en lo demas, y conosciendo su natura, ‘yo
no me he querido alargar a mas, hasta que las cosas esten mas adelante, por-
que pienso que faltando Antonio Doria, estando occupado como està en las
cosas del seruicio de V. M., no puede attender a lo de aqui; y una buena
sefial he visto, que el principe Doria muestra que’ si el coronel Agustin
Spinola quisiere casar su hija con el senor de Dulgago, que holgara dello,
que paresce que es sefial que queria tenelle mas prendado para lo que
podria offrescer adelante, yo le he tentado con el corone] , pero no lo hallo
tan determinado que se pueda coneluir, porque dize que queria que como
el ha nascido seruidor de V. M., que assi lo fuessen los que del dependiessen,
podria ser que mudasse de opinion, yo holgaria dello porque me paresce
que se podria mejor disponer dellos para lo que fuesse seruicio de V. M.

En lo que V. M. dize, que en caso que no se pueda encaminar lo del
coronel Agustin Spinola, que si el principe Doria me combidasse a mi con
ello, como ha hecho otras veces, que yo lo acepte , yo no se si el lo harà;
però he juzgado que lo terna persona que serà muy confidente a V. M.,
que fuera del coronel no podria ser otra, porque no la conozco en esta
ciudad. Veremos lo que dirà; y segun aquello yo me gouernarè conforme a
lo que V. M. manda.

Asimismo he visto como V. M. hauia sido seruido de hazer merced a
esta Republica del castillo de Vares y Roca Tallada, por la pretension que
dizen que a ello tenian, conforme a lo que el principe Doria y yo screuimos
a V. M., y tambien del castilo de Montoyo por mano del principe Doria, de
lo qual con razon se deuen contentar, pues ellos alcangan lo que quieren,
y el principe Doria verna en parte a ser gratificado da V. M. Ellos han
lado orden para que la empresa se haga, como tengo seripto a V. M., y
        <pb n="148" />
        ( 145 )
creo que no haurà inconueniente , sino lienen algun resuello de Sant La-
saro en lo demas de dicho Estado, V. M. lo mandarà proueer como mas
uzgarè ser su imperia] seruicio. Yo no dexarè de acordar a V. M. que ha-
uiendose de repartir, que V. M. se accordasse del corone! Aguslin Spinola ,
pues el y toda su casa son seruidores de V. M., y pueden de continuo seruir
omo el lo haze.

Quanto a la orden que V. M. ha dado para en lo de la gente que serà
necessario hazer para la reformacion del gouierno desta ciudad, yà he dado
quenta a V. M. como al Principe Doria no le. paresce valerse del duque de
Florencia, por la sospecha que del se ha tenido que demandaua a V. M. el
Estado del conde de Fiesco, y que lo que le ha parescido que es mejor,
y mas sin sospecha lo que Antonio Doria ha de traer de Napoles, el qual
omo tengo scriplo partiò a los vil del presente.

En lo que toca a meter en possesion a esta Repubblica de los Jugares que
V. M. les ha hecho merced, y tomalles el homenage que se acostumbra,
sperarè a ver lo que ellos dizen, y entonces darè auisv a V. M. de lo que se
huuiere de hazer.

De Vuestra Sacratissima Cesarea Catholica Magestad
muy vmil vasallo que los Imperiales pies y manos de V. M. besa
Gomez Suarez de Figueroa.

DOCUMENTO XCI.
Lo stesso a Cesare, circa gli accordi presi col D’ Oria, per riguardo alle cose
di Genova; e circa gli apprestamenti che va facendo la Signoria ner la
spedizione contro Montoggio.

1547, 40 aprile
( Estado, Leo. 1379, fol. 231)

Sacra Cesarea e Catholica Magestad.
A los xxti1 de marco recibì la de V. M. de los quatro del mismo (*) con
Francisco de Grimaldo, en respuesta de la que con el escreuì de mi mano,
y por ella y por su relacion he entendido como V. M. hauia aprobado lo

1) Questa lettera non P abbiamo.
        <pb n="149" />
        ( 146 )

que por parte del Principe hauia acordado acerca del establecimiento del
gouierno, de esta ciudad remitiendo la execution del effecio dello al dicho
Principe y a mi, con el qual he platicado sobre la forma que se ha de tener,
para que se haga con el secreto y seguridad que conuiene, para el bien
del negogio; y nos parece que el esperar a la gente que ha de traer don Ber-
nardino que se tardaua mucho, y que podria cansar algun inconueniente, y
que la que podria embiar don Fernando que podria alterar antes de tiempo
las cosas de aqui, por ser esta gente tan sospechosa que podrià causar algun
inconueniente. De la del duque de Florencia no le paresce al Principe de va-
Jerse ny asegurarse del, despaes que ha entendido que pidiò V. M. al con-
dado de Fiesco, porque le paresce que tiene oj0 a mas que aquel Estado,
y assi me ha dicho que deue tener mayores pensamientos que nunca; de
manera que hauemos juzgado, que lo mejor que se puede hazer es que
Antonio Doria se vaya a Napoles con una galera que el Principe le dà, y
que allà haga mill quinientos hombres, y que los ponga en las galeras con
excusa que haze para yr a buscar a Dragut Arraiz, y que se venga aqui por
el tiempo que el Principe concertare con el ; y esto es lo que a mi me ha
paregido mejor y mas secreto, y. tambien porque haziendose con esta gente
no se podran quexzar de V. M. sino solo del principe.

Antonio Doria no es aun partido, porque se ha detenido por casar una
hija suya, partirà passado la pasqua.

Ya sereuì a V. M. como esta Republica hauia determinado de hazer la
empresa del castillo de Montoyo, con consentimiento de don Fernando; y con
la venida de Francisco de Grimaldo, que les ha dicho como YV. M. es con-
tento dello, lo han puesto por effecto, y se dan toda la prisa que pueden
sn lleuar el artilleria y municiones para batilla, y hauiendo requirido a
Antonio Doria si queria tomar el cargo de la empresa, el se excusò con
dezir que estaua ocupado en el seruicio de V. M., y que no podrà acceptalle;
$ visto esto lo embiaron a offrescer al corone] Augustin Spinola, y me ro-
garon que yo le escriuiese sobre ello, y lo mismo hizo el Principe. El vino
aqui, y estaua determinado de no aceptalle , assi por hauerle offrecido pri-
mero a otro, como por la sospecha, que sin causa hauian tenido del; y yo
le persuadì que lo aceptase y disimulase las cosas passadas, porque asi con-
uenia al seruicio de Y. M. Lo qual hize, porque me parecio que seria
muy al proposito que se hallase con las armas en la mano por el buen
successo de lo que se ha de hazer; porque por todos respectos està bien
tenella con auctoridad, porque, como tengo seripio a V. M., la reformacion
no vale nada sin la fuerza, y que esta estè en persona que sea confidente
        <pb n="150" />
        ( 147 )
a V. M, porque de otra manera no se puede estar con. seguridad, que un
dia no se leuante el pucblo, y metan aqui franceses; y por esto torno a
acordar a V. M. que cumple a su seruicio, que estè aqui e] coronel Augustin
Spinola.

De Genoua, el x de abril de M D XLVII.

De V. S. GC. M.

muy vmil vasallo que los Imperiales pies y manos de V. M. besa
Gomez Suarez de Figueroa.

DOCUMENTO XCGII.
sesare al D’ Oria, circa le cose di Genova, e l’ espugnazione di Montoggio.
1547 , 11 aprile
(Estado , Leg. 144, fol. 136)

A la partida de Nurembergh os escreuimos ultimamente, como haureys
visto. Despues se han recebido vuestras cartas de xix y xxil! del passado (*),
y hauemos holgado de entender lo que por la primera nos escreuis tocante
a la platica y traycion cometida por el conde de Fiesco, y no seria sino bien
que hagais examinar bien a essa persona que ha manifestado y fuè participe
en el caso, y nos embieys su confession authentica para guardarla, y que
pueda seruir a su tiempo con lo demas que por aca se ha podido hauer;
pues en lo que toca a S. $. y los suyos, no se dexa piadosamente de
creer que fueron sabidores de la maldad, como aun oy dia lo muestran en
'a comunicacion y fauor que dan a sus hermanos del Conde y sus cosas.

En lo demas de las cosas desta ciudad, siendo ya llegado Francisco de
Grimaldo no tenemos que decir, sino tener por cierto que estando vuestra
persona de por medio, y teniendo essa Republica delante su particular bene-
iicio y la protection que della hauemos siempre tenido, atlenderan a su

(1) La lettera del 19 può vedersi nel Documento LXXXV.
        <pb n="151" />
        ( 148 )
pacificacion y sosiego, y nos ternan la misma aficion y denocion que por lo
passado.

En lo que toca a la espugnacion del castillo de Montoyo, quanto mas
presto se acabare, serà lo mejor por excusar los inconuenientes que con el
tiempo podrian succeder, assi en dafio dessa Republica como en desassossiego
de VYtialia.
DOCUMENTO XCIII.

Lo stesso al Gonzaga, informandolo delle discolpe fattegli pervenire dal Farnese,
e delle risposte che vi ha fatte. Cautele che si rendono necessarie innanzi
di procedere contro Pier Luca Fieschi.

1847, 15 aprile
( Estado, Leg. 1194, fol. 347-341 )

A don Fernando de Gonzaga.
El duque de Castro nos embiò vn Ssuyo a justificarse con muchas razones
de la culpa que se le ymputaua de hauer tenido ynielligencia del tractado
de Genoua, y assistido à los de Fiesco, y de otras cosas assi de lo Roma-
nese, como de la pretension que tiene a los dos lugares que eran del conde
de Fiesco, viniendo a concluir y encareger la aficion que tenia y hauia
siempre mostrado a nuestro seruicio, alargandose en esto con tantas palabras
y offrecimientos que seria largo repetirlos, no dexandose agrauiar que siendo
el tan seruidor nuestro se diesse credito a semejante cosa; y nos le respon-
dimos, quanto a las disculpas de lo de Genoua, que no se deuia marauillar
que esto se pensase, pues el mismo confessaua que Ottobone, hermano del
conde de Fiesco, hauia estado tantas horas comunicando con el, que era
harta ocasion para que se pensasse y dixesse lo denras, no obstante que
han querido dar a entender que lo hizo para saber del lo que hauia passado.
pues tan diferentemente se contaua, y vos teniades entonges tan varios auisos.
A que le replicamos que desia platica se podrà piadosamente creer lo demas,
spegialmente hauiendole acompatiado cauallos de su Estado hasta la Mirandula; lo
qual quiso excusar con que podrian ser aquellos amigos del Octobone, por hauer
el sido criado del cardenal Fernes, y venido nuenamente de la tornada de
        <pb n="152" />
        ( 149 )

Alematia, negando que nunca desto hauia sabido ninguna rosa; y que quanto
à lo que se agrauiaua que siendo tan nuestro seruidor no deuieramos ereer
d’ el semejante cosa, le dimos a entender que si la hunieramos creydo del
‘odo como se publicaaa, que no huuieraimos vsado con el de semejantes
terminos, ny tractadolo assi con su agente, dandole ingenuamente auiso dello,
sino que quando assi lo tuuieramos por cierto, procedieramos contra el con-
‘orme a lo que creyamos; porque, tornando a las disculpas, no pudiamos
dezir otro, sino remittirnos a lo que sus obras mostrase, en adelante. Quanto
a lo de Romanese que todo lo que se allegaua de su parte, assi de palabra
como por scripto, no contradezia a lo que de la nuestra se pretendia en este
saso, y que pues era euidente la controuersia que hauia entre el Estado de
Milan y el de Plasencia sobre esta pretension, y que ellos mismos confiesan
que el Senado fauoresgia al conde Juanes de Werme, y que se hauia de
pensàr que no era sin algun fundamento de cada parte si era sufficiente 6 no
para la pretension, y que hauiendonos consentido en el tiempo del marques
del Vasto que estas pretenciones y diferencias se viesen amigablemente, y
seguidose despues la nouedad sin hauer sperado la aueriguagion de aquellas,
20 podiamos dexar de pretender que se hauia altentado de hecho, y afir-
narnos en lo que tantas y diuersas vezes hauiamos dicho, que queriamos
jue antes de passar precisamente mas adelante, se repusiesen las cosas del
dicho lugar en el estado que primero estaban antes de la nouedad, y que
despues se veria al razon de las partes, pues ya no se traciaua esta cosa
entre el Duque y el dicho Conde sino con nos. A lo qual no supo que re-
plicar, sino que pues era nuestra resoluta voluniad, que - daria auiso a su
amo, no embargante, que antes de venir a esto quisieron dar a entender que
aunque el dicho Dugue lo quisiesse consentir, dubdauan que S. 8$., por la
pretension de la Yglesia quisiese venir en ello. De lo qual todo nos ha pa-
regido daros auiso, para que entendays lo que passa, y los podays gouernar
conforme a ello, procurando que los dos lugares que tiene ocupados del Conde
de Fiesco, nos lo restituya, pues son nuestros como bienes de rebelles

Quanto a lo que nos screuis gerca de Pietro Luca Kiesco, paresciendoos
que con occasion de lo que se le imputa de falsa moneta se podria proceder
sontra el, entretanto que se busca la ynformacion del tractato de Genona,
no serà sino bien que antes de venir a estos terminos, os ynlormeys primero,
sì este es feudatario y subdicito del Ymperio, y en que lugar se fabricò la
dicha falsa moneda, y de que tantos francos es la pension que Hleua de
        <pb n="153" />
        ( 150 5
Francia, y sì procediendose contra el por esta causa, podrian pretender
{ranceses que se contrauiene a la paz; y nos dareys hauiso de todo, para
que conforme è ello se mire lo que conuenga.

DOCUMENTO XCIV

Lettera in cifra di Andrea D’ Oria a Cesare, per notificaigli certe rivelazioni
fattegli da Raffaele Sacco

(Estado, Leg. 1379, fol. 114)

1547, 20 aprile

A corroboratione di quello che già tengo scripto a V. M., circa le pratiche
tenute da quello scellerato conte da Fiesco nel tradimento di questa città,
sono stato auuertito nouamente da persona con la quale si è allargato il
doctore Sacco, sauonese, il quale è stato intimo consuliore et partecipe del
tutto, che, se non moriua il detto Conte, ad ogni cosa saria stato prouisto
con lo aiuto et ‘protectione di Francia, de la quale già si erano acautelali.
Et questo si viene a conferire con lo auiso che lo Ambassatore veneciano,
residente in quella Corte, scrisse alla sua Repubblica di pochi giorni inanti
che si scoprisse il tractato, auuertendoli a fare tenere bona vigilancia et
custodia a tutte le cose, però che in breue doueua seguitarse vno effecto
di grande importangia in Italia, ma che non poteua sapere anchora in che
modo, nè in quale parte, perchè si teneua allora secretissimo in quella Corte.
Et così quando arriuò poi la galera a Marsella, ne fereco grande festa come
è notorio, sul principio, credendo si hauesse lo intento loro. Et da questo

altro canto il Duca di Piasenza teneua la gente sua prompta, per darli soc-
“orso con quattro milla fanti, secondo gli auea promisso; et è da presuponere
con ragione, che non fosse senza noticia et intelligencia del Papa con la
euidencia de la andata in persona, la estade passata, del detto Conte a
Roma, et li ragionamenti del cardinal] Farnese et altri auuisando Y. M.
che ancora adesso Scipione fratello minore del detto Conte si tiene a Roma
residente in casa della marchesa di Massa; il quale può essere intrattenuto
a diuersi oggetti, come V. M. prudentissima meglio di tulti saprà conside.
rare, essendo già pochi giorni che fu chiamato a Roma, et non si di-
        <pb n="154" />
        ( 151 )
mostra, se non che va di notte secretamente accompagnaio da ministri del
Papa medesimo; et le galere sono pagate al solito, non obstante stiano nel
porto , et quello che si auanza del soldo va in beneficio delli Fieschi, et li
danno anche le entrate del borgo di Valdetaro et di Calestano (*).

DOCUMENTO XCV.

Relazione in ciîra del Figueroa a Cesare, con cui lo informa come impresa
di Montoggio abbia avuto cominciamento, e come in Genova si procede alla
riforma del Governo.

’ Estado, Leg. 1379}, fol. 22)

1547, 10 maggio

En la empresa de Montoyo se entiende; y antayer, domingo, se comengò
la bateria; y se les han quitado algunas defensas de las quales hazian dafio
a los del exercito. Es el sitio tan dificultoso, por respecto de los montes y
valles, que con gran dificultad se ha podido plantar el artilleria tan gerca
que pueda hazer el processo que haria si estuuiese mas gerca; todauia se
atiende a batir, para ponelle en terminos que se le pueda dar assalto. De lo
resultado darè auiso a V. M.

De lo demas que toca a esta ciudad, no se haze mas de lo que screuì
por la de xxI (*), sino que los ocho diputados entienden en la reformagion
que paresge conuenga para la pagificagion y quietud desta ciudad; mas
hasta agora no han declarado ninguna cosa mas de lo que entre ellos passa,
lo qual comunican con el principe Doria, el qual me ha dicho que quando
serà tiempo se declararà, y que lo que no quisieren hazer de voluntad que
lo haran de necessidad. Yo creo que el spera a ver en lo que para lo de
Montoyo, y la vuelta aqui de las galeras de Napoles, que han de venir con
la nueua de don Fernando, y podrà ser que llegassen a su mismo tiempo
las de Espafia con la gente, con lo qual se podria hazer de manera que no
huuiesse alteracion. De lo que en ello se determinara darè auiso a V. M.

(*) Vv. Documento LXXXV.
(2) V. Documento LXXx.
        <pb n="155" />
        {

132

DOCUMENTO XCVI

Sunto di relazione del Gonzaga all’ Imperatore, circa il feudo di Pier Luca
Fieschi.
1547, . . . maggio
( Estado, Leg. 1194, fol. 161)

Que se ha tomado ynformacion mas diligente que se ha podido sobre el
feudo de Pietro Luca Fiesco, y que se halla, que aquel no tiene cosa su-
bjecta al sacro Ymperio, y que todo lo que se puede hacer contra el es
proceder a prinagion del preuilegio ymperial que tiene; lo qual se pondrà
en execution embiandolo V. M. a mandar (!).

DOCUMENTO XCVII.

Relazione futta dall’ agente di Spagna in Roma al Granvela, sulle cose di
Genova e le continue intelligenze del Farnese co’ Fieschi.
1547, 8 giugno
( Estado, Leg. 864, fol. 62-63)

Las cosas de Genoua estan en los terminos que V. S. tiene entendido.

El Francisco de Grimaldo llegò allà a los xx111 de margo, y el principe Doria
mostrò, segun lo que eseriue, mucho contentamiento “de que se le huuiesse
’emittido.

Los de la Republica juntauan va su gente para expugnar el castillo de Montoyo.

(*) In margine è questa postilla: « Serà menester que venga esto mas parti-
cular con memoria] sobre que se pucda hazer la commission, para priuarlo del
privilegio que dice , pero que, por lo que despues se ha entendio por la via
de Genoua, le hizo llamar y detener en el castillo, y auisè dando nota dello
al embaxador Figueroa, para que de allà embie relacion authentica de lo que
es ynculpado ».
        <pb n="156" />
        ( 153 )
Entiendese que los de Fiesco tractan y tienen yntelligencias con algunos
je la ciudad, "de que se ha dado auiso al Principe y al embaxador Figueroa,
para que esten sobre si, y obuien al designo y andamientos de aquellos.

Con todas las justificaciones que el Duque de Castro ha dado de la impu
tacion que se le diò por las cosas passadas, no so dexa de entender que
todauia comunica y fauorece los de Fiesco; y el principe Doria por otra
parte escriue que del hombre que interuenia en el tractado de Genoua, supo
que $. $. y el dicho Duque eran participes de algo, y aun el Rey de Francia;
lo qual se confirma por cierto decifrado que se cayò en Roma a un agente
del dicho Conde por donde se colige harta apparencia dello.

DOCUMENTO XCVIII.
La Signoria notifica a Cesare la resa di Montoggio.
1547, 141 giugno
“Estado, Leg. 1379, fol. 69)

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà

Conforme all’ordine e mente della M. V., si cominciò per noi l'impresa di
Vontoggio; la quale per essere il castello fortissimo e situato in luogo aspe-
“issimo , è stata molto dillicile e costosa. Ma, per ubbidir prima a quanto
venne da quella comandato, e per importare tanto alla quiete di questa Re-
pubblica che si distrugesse; nè spesa grossa nè difficultà tanto grande se ne
presentò, che portasse aleun indugio a dar principio e seguire, sino a questo
siorno che è piaciuto a nostro Signore Iddio darcelo in le mani, e farci di
juello vittoriosi. Di che ne sia Sua Diuina Maestà per sempre laudata.

Come è debito nostro, ne diamo alla M. V. raguaglio, acciò che aggiungendo
questa al cumolo di tante satisfazioni che lì dà Dio, delle quali (come n’ hanno
portato sommo giubilo) sempre ne l’hauemo ringratiato, possa rendergliene
gratie. Il quale sì degni, tuttauia prosperandola, conseruar lei in sanità e sotto
l’hombra delle sue ali la Christianità in pace.

Da Genoua, alli xi di giugno del XLVII.
Di Y. M.
humili et deuotissimi seruitori
Duce e Gouernatori della Repubblica di Genoua
imbrosius.
        <pb n="157" />
        ( 154 3

DOCUMENTO XCIX.

Il D’ Oria avvisa Cesare della resa medesima
1847, 11 giugno
( Estado, Leg. 1379, fol. 118)

Poi di molte difficulià et Spese fatte per la expugnatione del castello di
Montoio , è piaciuto a Dio che questa matina se sia preso a discretione , et
cossì resta preso bon numero di quelli tristi internenuti nella sceleragine et
tradimento passato. Domani se li manderanno dottori et officiali di qui ad exa-
minarli, per vedere se sì può ritrouar qualche altra cosa di più circa la pra-
tica che già serissi a V. M., et di tutto sarà auisata; et in appresso si atten-
derà a remediar et assicurar che per un’altra volta non possano seguir simili
inconuenienti. La città sta pacifica et in la sua solita deuotione verso il ser-
uicio di V. M., et ogni dì spero che se li anderà più confirmando. Mi è
parso far noticia a V. M. di questo bon successo, perchè son certo ne hauerà
piacere.

DOCUMENTO Cc.

Relazione del Figueroa a S. M. circa la stessa resa con ulteriori osservazioni
Sulla necessità di provvedere ad assicurarsi delle cose di Genova.
1547, 11 giugno
(Estado, Leg. 1579, fol. 2925)

S. CC. M.
A los tres del presente escrenì a V. M. y dì auiso en los terminos que
se hallaua la espugnacion del castillo de Montoyo, y como se procedia de
contino en la bateria. Despues los que estaban dentro demandaron seguro para
        <pb n="158" />
        ( 155 )
platicar de acordio, y salieron fuera con los capitulos que demandanan, y
los ymbiaron aquì para que se viesen y se determinase lo que se hauia de
bazer; y siendo mucho a su vantajo no paresciò de concederselos, sino que
se rindiesen a discrecion de la Sefioria. Despues ellos condescendieron a que se
le saluase la vida a todos en general, y que pudiesen salir con toda la ropa
que pudiesen sacar acuestas, y las escrilturas que tenian dentro, y tampoco
se lo quisieron conceder por respecto del Principe; y andando en estas pla-
ticas , los soldados forasteros, que estauan dentro del castillo, se apoderaron
de un torrion que estaua comenzado a batir, y llamaron a los de fuera, y asi
entrò por alli una bandera del capitan Larcà (‘); y Geronimo de Fiesco, con los
demas que con el estauan, se retiraron a la ciudadela y se rendieron a dis-
cricion, y asi estan guardados para que no se pueda yr ninguno; de manera
que todo se ha acabado con ayuda de Dios bien, y como conuiene al seruicio
de V. M., pagifico de esta ciudad y satisfacion del Principe, porque ay
dentro algunas personas que se hallaron en la muerte de Juanetin Doria, con-
tra los quales se procederà por justicia, y que sean castigados segun su dilito.
Yo creo, que esta Republica querra acabar de derribar del todo aquel sobre-
gueso, y el Principe està de esta misma opinion. En lo de la juredicion y al-
gunos vasallos que hay, no sè lo que el Principe determinarà con ellos. De lo
qual darè auiso a V. M.; y de una manera o de la otra serà necessario que
‘omen la inuestitura de V. M., pues les ha hecho merced dello.

Agora que es acabada esta empresa de Montoyo, y que el principe Doria
se halla con las armas en las manos, porque la mayor parte de la gente
que està sobre Montoyo depende del, es necesario que se reformen la cosas
desta ciudad, y se establezca la guardia que es necesaria para conserualla y
mantenella en quietud y a la deuocion de V. M., porque si esto no hay, poco
aprouecharia la reformacion sino huebiese fuerzas para hazella guardar, antes
dafiaria porque haucà mas descontentos que sin ella; y asi lo he acordado
al principe Doria delante de don Fernando, que ha estado aqui; y si se pu-
jiese encaxar aqui Augustin Spinola, tiengo por cierto que podriamos estar
con seguridad, y especialmente mantener siempre esta ciudad en seruicio de
V. M. Si yo viere camino abierto para podello encaminar, harelio, sino
jdexallo para que V. M. y el tiempo lo gouierne.

El dicho Augustin Spi nola ha seruido tanto y tan bien, que todos le son obli-
3ados; y seria razon que se le diese parie de la auctoridad, que seria conueniente
debaxo de la preeminencia y auctoridad que tiene el principe Doria. Y Nuestro

1) Lercari.
        <pb n="159" />
        ( 136 )
Sefior aumente y ensalce el soberano Estado de V. M., con acrecentamiento
de muchos reynos y seiiorias.
De Genova, a 11 de Junyo de 1547.
De Vuestra Sacratissima Catholica Cesarea Magestad ’
muy umil vasallo que los imperiales pies y manos de Y. M. besa
Gomez Suarez de Figueroa.

DOCUMENTO CI.
Altra, più circostanziata, dello stesso al Principe Filippo.
1547 , 11 giugno
(Estado, Leg. 1379, fol. 261}

Muy alto y muy poderoso Seîior.
Assimismo dì aniso a Y. A. de los terminos en que quedauan las cosas
del castillo de Montojo ; y el mismo dia que despaché el correo para V. A.,
recibì caritas del general Augustin Espinola de los vi deste, y por ellas me
auisaua como los del castillo hauian embiado fuera a vn tanbor, para demandalle
saluo conducto para que dos personas pudiesen salir a tratar partidos, con
condigiones que pedian por vn memorial que presentaron; y no siendo cosas
conbinientes , no se las congedieron ; y aunque despues las disminuyeron en
nueuas .demandas que Lhizieron, tampoco las quiso ageptar esta Sefioria, de
manera que duraron estos tratatos y conuenengias desde los v1 hasta lo XI,
que lo vnos y los otros se partieron desconformes, quedando las cosas en
el ser que primero estauan, con ynotengion de proseguir en la bateria; y antes
de comengarla, el general Augustin Espinola hizo hechar vn bando ‘junto al
castillo, de manera que los de dentro lo pudieron entender, para que todos
los soldados y personas que no se ouiesen hallado en la traygion desta ciu-
dad y muerte del capitan Juan Doria, pudiesse salir libremente Con sus armas
y ropa, y por entonges no hubo ninguno que se Mouiesse, hasta que se co-
mMmengò a continuar la bateria , y viendo los soldados forasteros que estauan
dentro, el trauajo en que se hallauan, y que cada dia lo estarian mas, sin espe-
ranga ninguna de ser soccorridos ni remediados, propusieron al conde Gero-
nimo todos los ynconuenientes que auia, y el partido que les hazia el general
        <pb n="160" />
        ( 137 )
demandandole licengia que se pudiesen yr; la qual no les quiso conceder el
Conde. De dallì nasgio entre ellos vna grande rebuelta, y los dichos soldados
forasteros tuuieron la mano con los de fuera, y les dieron entrada en el ca-
slillo, de manera que el general Augustin Espinola, como persona de mucha
solicitud y recabdo, se arouechò de aquella ocasion, y en poco de espagio ocupò
el castillo; y el Conde, y todos los demas que con el estauan dentro, se le
ryndieron a discrisgion sin poderse saluar ninguno; y entendido por esta Se-
ioria y por el Principe la tomada del dicho castillo, acordaron de embiar allà
dos letrados para que los examinassen, por ver y entender si algunos otros
desta ciudad auia ynteruenido con el Conde muerlo en la traycion, y tanm-
bien se les diò comision para que bhiziesen justigia de algunos que mataron
al capitan Juan Doria, y assi lo han hecho. No sè lo que haran del Conde y
de los demas, sino que van continuando en hazer sus exames y progeder
segun su comision, de manera que las cosas quedan en estos terminos; y
la vitoria se ha habido como se deseaua; por lo qual sean dadas ynfinitas gracias
a Nuestro Sefior, que no podia esperarse menos partigipando en ello el nombre
de $. M. De lo que entendiere se haurà hecho en lo del examen, y en todo
lo demas, darè particular auiso a V. A. Hallaronse dentro del castillo mas de
cu hombres de pelea, y han quedado solamente cxvil!, porque los demas
eran los soldados forasteros, a quienes el general diò ligengia que se saliesen.

DOCUMENTO CII.

Nota dei ribelli fatti prigioni a Montoggio.
1547, 11 giugno
(Estado, Leg. 1379, fol. 184)

Lista de los que fueron tomados en Montojo.
[1 conte Jeronimo.
Giouan Baptista Verrina.
Gieronimo Manara.
Vincentio Carcagno.
Cesaro Borgognone.
Jieronimo Garauenta.

Cangia Lancia.

Suo figlio.

Raynone.

Gregorio Terrile.

[1 Moro, staffiero.

Il figlio del prete bianco.
        <pb n="161" />
        Il. barba di Bezagno
Lazarin da Caurile.
Thomaso Alemano.
Thadeo dal Borgo.
Gioromino Torto, castellano
Giouan Baptista suo figlio.
Baptista Ternano.
Antonio, ditto lo Franco.
Dominico da Lugar, staffiero.
Spagnoleto stafiero.
Giouani de Vareze.
Giouani dal Borgo.
Giouani de Castelnouo.
Antonio dal Borgo.
Altobello dal Borgo.
Donino da Compiano.
Bartholomeo da Montoglio.
Giouanni da Torriglia.
Giouani Martino Castelnono.
Laurentio dalla Croce.
Giacobo da Torriglia.
Gieronimo de Carexetto.
Christopharo dal Borgo.
Marcho Antonio dal Borgo.
Simon Antonio dal Borgo.
Benedetto de Vareze.
Bartholomeo de Compiano.
Ridolpho dal Borgo.
Martin de Vargo.
Antonio dal Borgo.
Augustino de Rocatagliala.
Lazaro Molinaro.
Moro di Auosso.
Alexandro Torigla.
Geronimo Granara.
Giouan Antonio Castelnono.

( 158 )
Alexandro de Rocatagliata.
Batinelo de Carezetto.
Capeleto de Monioglio.
Thomasin del Pozzo.
Giouani Dapillo.
Francisco Ricio.
Paulo Cauagnaro.
Gauriele Torigia.
Lanfranco Carezetto.
Matheo de Codogno.
Domeneghino Torrigia.
Bartholomeo Garbarino
Batollo Garbarino.
Gasparo Bombardero.
Maestro Bernardo del Segno
Nicolao Recrosio.
Giouani Antonio Garbarino.
Dominico Ricio.
Paulo Sauignone.
Otauiano da Mulasso.
Francisco de Santo Stephano
Antonio de Santo Stephano.
Quilico dal Borgo.
Bartholomeo Valdeiaro.
Giouan Antonio da Torrigia.
Ghigioto da Propà (*).
Simonino dalla Croce.
Panthaleo Fisconia
Abraam da Zerbi.
Lansaroto Monteaguto.
Guglermo da Bagnera.
Francisco Marraliano.
Giriforte da Ternan.
Paulo da Ternan.
Giouanni da Montogio.
Bartholomeo da Montogio.

‘} Propata,
        <pb n="162" />
        Benedetto della Croce.
Perciual da Lome.
Antonio Granara.
Antonio Fascinelo.
Giouan Baptista Granara.
Matheo de Granara.
Damiano de Montoglio.
Lucheto Montoglio.
Baptista Montoglio.
Pasqual Montoglio.
Giouani Montoglio.
Benedetto Montoglio.
Lazaro da Carpi.

Marco Antonio de Montoglio.
Michelin da Montoglio.
Stephano da Montoglio.

( 139 )
Jacobo da Montoglio.
Nicolao da Montogio.
Baapista Granara.
Simon Montoglio.
Gasparino Montoglio.
Baptista Granara.
Angelo Maria dal Borgo
Andrietta delli Carpi.
Gieronimo Montoglio.
Perrello Montoglio.
Jacobo Torrigia.
Domenico Montoglio.
Il Negro schiauo.
Lorencin staffiero,
Geromino Rocatagliata.

DOCUMENTO CITI.

sunto di altra relazione del Gonzaga a Cesare, relativamente alla idea che si è
di presenza formato delle cose di Genova, ed ai provvedimenti che potrebbero
adottarsi in proposito. Richieste del cardinale Cibo, per avere il castello di
Cariseto.
1547, 12 giugno
(Estado, Leg.. 1194, fol. 175-176)

Que hauiendo estos dias estado el en Genoua, y uisto la necesidad que ay
de dar remedio en lo de alli, le ha parescido aduertit dello, no obstante que
cree lo haurà hecho muy particularmente el embaxador Figueroa; y de lo
que compreehende de Adan Centurion, a quien hablò a parle, es conforme a
lo que el principe Doria le declarò por Francisco de Grimaldo , que en su-
stancia es dessear que se haga la reformacion del gouierno , y augmento de
la guardia, assi por lo que toca A conseruarse en la deuocion de V. M.
como a la seguredad de sus haciendas ; y que quando viesea que esto no
bastaua , por no caer en otro caso como el passado, estan promplos para
        <pb n="163" />
        e 160.

darse libremente &amp; V. M.; de que viece recoiigir que dessean viuir en la

presente forma de libertad, y que quando esto no puedan sustentar, seran

antes de V. M. que de ningun otro. Por lo qual el sefior Fernando juzga que
el verdadero camino por el qual se ha de effecimar el desitio de Y. M., es
dexarles è ellos hazer, porque a la fin veran. que siempre estaran en manos
de los populares, para que un dia los puedan saquear y hazer pedazos.

Que, a su paresger, por V. M. se les ha de dar &amp; entender que no juzga
por bastante la guardia que tienen en aquella ciudad, para iener el freno a
los del pueblo, porque si con esto ellos acresgientan el gasto de la guardia,
no les bastarà despues el animo de desmiuuirla, por temor de perder las
vidas; y que, siendo aquella tan gruessa, no podian sustentarla mucho tiempo,
y assi seran forgados de dar la fortaleza en manos de V. M., y supplicarle
que les ponga justicia, y los gouierne en paz y sosiego. |

Que ha entendido que el cardenal Doria era desta opinion con otros mu-

chos de sus amigos, y que no ha sido oydo, porque el Principe y el no se
Îlenan bien, y que aunque hauia pensado de hablar sobrello con el dicho
Cardenal, para ver si podria sacarle alguna cosa dumas, ha dexado de hagerlo,
porque no pudiera ser sin dar sospecha al Principe, y ha tomado por medio
de ofrescersele para la conciliacion entre el y el dicho Principe, y de dexar
ordenado 4 un su confidente que en su nombre fuese d dezirselo, afiadiendo
que, siendo el tan seruidor como es de V. M., se marrauillaua de ver que
en esle alboroto de Genoua no le huuiesse hecho entender cosa alguna , y
que le rogaua le auisase de como el lo entendia, y si le parescia que aquel
gouierno fuesse duralle, y paresciendole no, que forma juzga que se hauria
de tomar para que adquella ciudad pudiesse perseuerar en seruicio y deuo-
sion de V. M.; y teniendo auiso de su respuesta lo darà à Y. M. (").

Que aunque ha hecho diligencia, no ha podido entender a quien querra el
Principe dar el cargo de la dicha guardia, pero que hablando el con el em-
baxador Figueroa, a quien da mucho credito, se han resuelto en que el Prin-
cipe no piensa diputar para este effecto persona alguna sefialada, sino re-
partir aquella gente de baxo do quatro 6 cinco cabos que dependan del, y
de quienes el sca en effecto patron, sin que le conuenga rogar diiadir, 6 se
’onozca que en aquella ciudad aya alguno que pueda mostrar tener credito
sino el; lo que no le desplaze al sefior Fernando, pero querria que en caso

1 © i), x
(*) In margine si lia questa postilla: « En este de Genoua no ay por agora
a 171 ‘ 7 .
que dezir, hasta ver lo que se haze en lo del gouierno y guardia, a que. cl
Principe tiene ejo ». ’
        <pb n="164" />
        ( 161 )

que aquel muriese ; hubiese dentro de aquella ciudad persona que fuesse
soldado y dependiese de V. M, porque no le paresce que Adan Centurion
seria solo parte para gouernar una maquina como esta, y que para remedio
desto seria necesario ordenar è Augustin Spinola que ordinariamente resi-
diesse en Genoua, por que con su presencia , y con los amigos y parientes
que tiene muy aficionados al seruicio di V. M., y con las fuerzas que alli
lendria, tiene por certo que en caso que el Principe muriese, aquella ciudad
ron este medio se manternia quieta y en seruicio de V. M. (*).

Acuerda, como ya lo tiene scripto, que el dicho Agustin Spinola no podria
hazer la dicha residencia, siendo pobre y cargado de hijus, sin que V. M. le
mandase dar algun entretenimento para durante aquella; lo qual supplica
sea V. M. seruido considerar como cosa que tanto le importa.

Que el coronel Augustin Espinola les scriuiò a los x! de Junio que aquella
mafiana houian salido los de Montoyo con la correa al cuello y à diserecion,
y que el hauia tomado la possession de aquel castillo; de lo que ha recebido
muy grande consolacion, por verlo fuera de las manos de enemigos de V. M. (*);
2n lo qual se remite a lo que el principe Doria screuirà, por que sabe lo
harà mas cumplidamente.

Que hallandose el en Genoua, el cardenal Cibo le embiò a rogar que le
quisiese huzerle rendir el castillo de Cariseto, que lo hauia comprado el conde
Fiesco de los dineros de la dote de su muger, sobrina del dicho cardenal, el
qual le embiò para mas veridad el sumario de sus scripturas (*), que con esta
viene rogandole, que pues su justicia estaua clara, que no se le quisiese
negar, siendo el -buen seruidor de V. M., y que quando no quisiese
hazer esto, le diputase juezes que hubiesen de ver su justicia sumariamente
y de plano, como la razon lo requiere, por tratarse de ynteresses de muger
y de un seruidor de V.. M. qual el es; y que el sefior Fernando no ob-
stante lo susdiclto, aunque le paresce justo por las razones susdichas y
que no se pueda negar, no ha querido concederle ny lo vno ny lo otro, sin
sabiduria de V. M. A lo qual suplica humilmente mande embialle la resolu-
cion de lo que en ello serà seruido que se haga (*).

(1) Qui cade um altra nota marginale, così concepita. « Se haga en esto lo
-onsultado del coronel Spinola, con lo del entretenimiento ».

(2) In margine si nota: « Fuò bien ».

(*) Altra nota a margine, rispondente a questo periodo: « Que por ser la
cosa desta qualidad y respeceto, que sc deue tener a la consequencia que ter-
ceros podrian pretender, se harà comision de justicia porque llanamente se
rea y proura el negocto como serà justo »
        <pb n="165" />
        |

1592

DOCUMENTO CIV.
Il Figueroa significa a Cesare il risultato di una sua conversazione col D' Oria,
circa l’ assicurarsi di Genova. Espone su ciò le sue vedute particolari , e
nuovamente insisie sulla destinazione dello Spinola.

1547, 19 giugno
( Estado, Leg. 1379, fol. 243)

Sacra Cesarea Catholica Magestad.
Por la que screuì &amp; los x1 de junio (*), di auiso a V. M. del succeso de la

empresa, y como me parescia que agora seria tiempo que se tomase orden
en la cosas desta ciudad. Sobre lo qual despues he hablado con el principe
Doria, el qual me ha dicho que se juntaràn los Ocho que fueron nombrados
por la Sefioria para entender en la reformagion de los Consejos, y que visto
el lo proporna a los que gouiernan, y que si lo aprueuan que se attenderà
a la execugion dello, y sino que serà menester declararse, y hazerselo hazer
por fuerga. Sobre lo qual he considerado , y conosgiendo los humores desta
gente, no sè si seria bien que el principe Doria se declarasse con ellog en
esta conyuntura que estan las cosas de Napoles alteradas, y tambien las de
Siena, si seria bien remouer mas humores aqui , mayormente embiando las
galeras a Napoles, y no hauiendo establescido la guardia que conuiene, ny
determinado la persona que ha de tener cargo della, que son cosas muy
nescesarias, porque sin fuergas ninguna cosa se puede hazer con vn pueblo,
como este, tan libertado y de tantas passiones; y el Principe querria que toda
la auctoridad quedasse en su casa, y por esto està suspenso ‘en determinarse
en lo que de necesidad se ha de hazer, porque en su succesion no ay per-
sona en quien pueda saber aquel lugar; y demas desto, es menester que sea
persona que por amor y por obligacion sea seruidor de Y. M.

Augustin Spinola està aqui, que ha seruido tambien allà, que el Principe y
la Sefioria han quedado muy contentos del; y si V. M. fuesse seruido, podria
mandar screuir vna carta al Principe , que, paresciendole a el que serà al
proposito que el dicho Spinola resida en esta ciudad gerca del, que se lo diga
de parte de V. M. que lo haga, porque si por ventura succediesse cosa gue
*) Y. Documento C.
        <pb n="166" />
        ( 1635 )
fuesse necesario que su persona fuesse fuera con las galeras, que quedasse
aqui persona de quien el se pudiesse fiar en mi compafiia; y si el Principe
viniesse en ello, Mme paresce que seria mucho al proposito, para el seruicio de
V. M. y quietud desta ciudad; y en lal caso V. M. seria necesario que me
embiasse vna carta por miger Augustin, mandondole que haga lo que el
principe Doria le dixere y yo de parte de V. M.; la qual yo terne, y usare
della segun viere que es menester; y para que el pueda estar aqui, es ne-
sesario que V. M. le ayude con algun salario, porque el no tiene. tanto que
se pueda sufrir aqui, y por esta causa està de contino fuera en vnos castil-
os suyos. V. M. ordenarà lo que mas fuere su seruicio que se haga en
iodo, y dello me mandarà dar auiso.
De Vuestra Sacratissima Cesarea Catholica Magestad
muy umy] vasallo que los ymperiales pies y manos de V. M. besa
Gomez Suarez de Figueroa.

DOCUMENTO CY.

Lettera del Gonzaga a Cesare, sui preparativi militari del nuovo re Enrico Il
di Francia.

Estado, Leg. 1194, fol. 190-191)

1547, 3 luglio

Sacratissima Maestà.

Per le antecedenti mie serissi a V. M. come delle cose del Piemonte non
le haueuo fatta parola di molti giorni innanti, per esser passate assai quieta-
mente , et come, per quello che andaua attorno fin’ all’ hora degli andamenti
ji francesi, si poteua credere che più loro fossero per istarsi a vedere
quest’ anno, che per far mouimento. Nondimeno’, essendosi verificata di poi,
per auisi hauti hieri, la leva che ha fatta il Re de Francia di molte insegne
li tedeschi, et saputosi di certo le strette pratiche che esso tiene di fare leua
ji suizeri, tra questo et tra il vedersi come le sue genti d’arme sono in
rdine et ordinanze del paese , et che il nome che esso dà di fare questi
apparati per assecurare la sua futura coronatione ha poco del verissimile,
aguiunta al conclusione del matrimonio seguito tra Horatio Farnese e la ba-
        <pb n="167" />
        ( 164 )

starda di Francia, et oltra questo il vedersi stringere mollo le pratiche tra
esso, il Papa et veneciani, et altri andamenti che tutti fanno al caso, come
li dieci milla scudi che per cosa certissima erano venutî questi giorni di
Francia in Placenza per soccorso di Montobio , con ordine che la massa de
la gente si hauesse a fare nel Borgo di Valditaro , luoco posseduto hora da
Pier Luigi Farnese, mi fa dubitare del contrario di quello che ho scripto,
cioè che l’animo loro sia di romper la guerra, et pensare che, quando ciò
fusse, le cose di qua haueriano bisogno dell’ aiuto et rimedio di Y. M., per-
chè, some a lei è palese, qui non si trouano più di duemila et cinquecento
espagnuoli et di cento caualli, che appena bastano per guardare li luochi di
presidio dalla fraude, nonchè dalla forza. Oltra questo, la M. V. sa come si
stà qui di dunari et d’altre prouisioni necessarie.

Tulto questo è detto da nie, non perchè io creda esser bisogno, et per
ciò non tenga per certo che le medesime eose le sieno note, et in quella con-
sideratione che conuiene; ma per far il mio debito, et per suplicarla, come la
suplico humilmente, che, essendo così, voglia farmi rispondere et auisar di
che maniera queste cose sono per farsi da lei, et che prouisione ha pensato di
farui, perchè io ne possa stare con l’ animo quieto, non lasciando di dirle
che quando io veda che dette cose vadino continouando, il disegno mio è di
cominciar a fare fia al numero di quattrocento caualli, perchè come sì man-
iengono con poca spesa, così per in tempo di bisogno si fanno con difficultà.

DOCUMENTO CVI.

Il Figueroa a Cesare accennandogli le condizioni di Genova e la punizione av=
venuta de’ ribelli di Montoggio.
1547, 8 luglio
( Estado, Leg. 1579, fol. 241 )

Sacra Cesarea Catholica Magestad
La cosas desta ciudad estan quietas, mas no assentadas y establidas como
seria menester, para que los animos de las gentes esten con la seguridad que
conuiene, mayormente si Dios dispusiese del Principe, porque con su presencia
se sostiene en seruicio de V. M., que de su condivion e ynelinacion no lo
son, y faltando el no pueden dexar de tomar a su natural.
        <pb n="168" />
        ( 165 )

Hastagora no se ha entendido en la reformagion, assi por dexar acabar la em-
presa de Moniobio como por hallarse agora las galeras absentes. El Principe
me ha dicho que, como tornen, quiere entender en ello, y que si se pudiere
hazer con buena volontad de todos que se harà, y si no que el lo harà hazer
por fuerga; la qual, si fuese possible, yo no querria que se tentasse, porque no
dura-mas de quanto la fuerga les continue; mas, no pudiendose hazer de otra
manera, es forga de tomar alguo medio. Yo sereni A V. M. lo que me occurria
que seria bien sereuir al Principe, que si le parescia que seria bien entratener al
corone] Augustin Spinola, que lo hiziese, y lo mismo digo agora; mas es me-
nester que V. M. lo mande escreuir de manera que no entre en sospecha,
diziendole que. en caso que huuiese de salir personalmente con las galeras,
que, si le paresgiere que serà bien, para la quietud desta ciudad, que el dicho
miger Augustin quede aqui, que lo mire, porque V. M. se lo remite para
que haga como el juzgare ser mas al proposito del seruicio de V. M., y
quietud desta ciudad y mas contentamiento suyo; y desta ‘manera pienso que
el se determinarà en lo que huuiese de hazer, porque, aunque yo siento que
sl querria dexar esta auctoridad en su casa, no ay persona en quien queda,
porque la suecesion de Juanetin no es de edad ny persona; al hijo de miger
Adam Centurion ha empleado en sus galeras en su lugar, que, al juizio de los
mismos, no tiene persona ni experiengia, sino que a falia de otros, y por no
‘ener de quien fiarse ha encogido aquello por lo mejor.

En el castillo da Montoyo se tomò Hieronimo de Fiesco hermano segundo del
sonde y vn ciudadano desta ciudad, Baptista Verina y otro, Cangalanga, Raynon
y otros, algunos de los quales hastagora no hauia determinado lo que se hauia
de hazer por hauerse rendido a diseregion de la galera. Sobre lo qual han
estado en muchas opiniones ; alfin han determinado que se haga justigia
dellos, para lo qual es ydo el potestad desta ciudad à Montobio para hazer
la execugion. El dia que se rindieron cortaron las cabegas a quatro; el vno
era el camarero del Conde, que se llamaua Vicencio Calcaneo, y los otros
los estaferos y otro, que se hallaron en matar a Juanetin Doria; y esta ju-
sticia no se hizo por orden de la Sefioria, sino que Dominico Doria, que estaua
alli por comision, lo hizo; lo qual se eree que fuò por orden del Principe,
que de olra manera No se alreuiera a hazer vna cosa como aquella. De lo
qual han hauido algun mal contentamiento en muchos de la ciudad y de los
del pueblo, por hauer procedido fuera de los terminos de la justigia; y por
esto ha bauido mas confederados en la justigia que han delerminado de hazer
agora aunque bauia tan justa causa para ello no falta quien los quiera saluar
si pudiese.
        <pb n="169" />
        ( 166

DOCUMENTO CGCVII.
Risposta del principe Filippo”al Figueroa,
1547, 14 luglio
(Estado, Leg. 1379, fol. 59)

No tenemos poco contentamiento de entender lo que dezis de que la quietud
dessa ciudad se continue, y que la empresa de Montoyo vaga adelante. Auisar-
nos eys de lo que mas en ello succediere.

Teniendo seripto esto, hauemos recibido vuestras cartas de XVII y xxv del
passado, y agredescemos os mucho el cuidado que teneis de auisarnos de lo
que se entiende, assi de S. M. como de otras partes. Del buen succeso que ha
tenido lo de Montoyo holgamos mucho, y de que essa Repubblica esiè con
la voluntad que dezis de castigar los culpados que se hallaron en la reuolu-
cion con el conde de Fiesco. Las listas que nos embiastes se regibieron, y sy
por aca apportare alguno dellos, se harà la diligencia que conuiene para que
sean presos, como S. M. lo ha embiado a mandar.

DOCUMENTO GVIII.

iltra lettera del Figueroa al Principe Filippo, per notificargli che giustizia fu
fatta dei ribelli di Montoggio.
(Estado, Leg. 1379, fol. 42)

1547, 20 luglio

Por las precedentes mias he dado auiso a Y. A. como el, castillo de Mon-
loyo se auia tomado, y embie relacion de los que se hallaron dentro (*), y
de los que esta Sefioria auia desterrado, que se hallauan absentes (2), y hecho
justicia de los presentes, segun la qualidad v delito de cadauno. Despues

(1) V. Documento CII
(°) V. Documento LI.
        <pb n="170" />
        ( 167 )
asta Sefioria ha sentenciado a muerte al conde Geronimo, hermano del muerto
passado, y al Verrina y a otros; la qual sentencia fue executada. Y assi
continuaran en lo demas que se huuiese de hazer de los que se hallaron en
este tratado; y kan hordenado que la dicha fortaleza de Montoyo se allane
por tierra, por todos buenos respectos.

DOCUMENTO CIX.

Il Figueroa notifica a Cesare le confessioni fatte alla Signoria da Giambattista
Verrina, e le rivelazioni di Raffaele Sacco. Rivalità fra i D’ Oria e gli Spinola,
circa la preminenza nelle cose del governo. Notizie di Pier Luca Fieschi.

41547, 30 luglio
( Estado, Leg. 1379, fol. 239)

A los vii1 del presente screuì a V. M. todo lo que occurria en estas partes,
y dixe como se hauia hecho justicia de Hieronimo de Fiesco, hermano del
onde de Fiesco, y de Baptista Verina, y de otro que se lamaua Hieronimo
Cangialanca, sin otros quatro que primero se hauian degollado y ahorcado,
y otros condemnados en galeras, y otros estan presos, que se procede contra
ellos. Yo he procurado saber lo que el Verina hauia confessado, que era la
persona con quien el Conde se hauia alargado mas sobre este negocio; y dize
que el Conde hauia platicado este negocio mucho con el Rey de Francia, el qual
le promettia de dalle seis mill ducados de prouision cada afio, y ginquenta langas,
y la orden de Sant Miguel, y que su pensamiento era de tomar la mayor
parte de los gentiles hombres, despues de haber muerio al principe y Juan
Doria, y tener la ciudad A deuocion de Francia. De lo del Papa no dice
ninguna cosa; mas un doctor que se Îlama ‘el Saco, que fue el principal deste
iralado, que es de Saona, y se huyò aquella noche en la galera que se fuè
i Marsella, y agora està en Turin, ha embiado è dezir al principe Doria
que el Conde hauia platicado con el duque de Plasencia, el qual le hauia of-
frescido de ayudalle y socorrelle, y que quando el Conde fue à Roma el
Papa le hauia dicho que holgaua de conosgelle porque hallaua en el todo
lo que hanian dicho, y mas, y que lo que el Duque su hijo le hauia
dicho se haria, y mas, lo que el pudiese, y que pues el principe era viejo,
y podia viuir poco, que no consintiesse que otro lubiesse mas antoridad que
al en esta ciudad; y assimismo dize que la capitulacion que se hizo con el
        <pb n="171" />
        (.168 )

Rey de Francia fuè por medio del cardenal Fernes, la qual le embiò fir-

mada con un cauallero de la orden de Santjago, que se lama el cauallero

Esfondarà ("). De mas desto ha dicho que Estenan Espinola, sefior de la Roca,

hauia offrescido al Conde que si el queria hazer vn Estado Adorno, que el

seria el sefior aunque el otro tuiuesse el nombre, y que para hazer esto
meyor hauian procurado de hazer cabos a Augstin Espinola y Bernabe

Adorno, y que el Conde le hauia respondido que pensaua que burlaua, que

si lo dixera de veras el lo dixera a la Sefioria; lo qual hizo porque no se

fiaua del, por ser gentil hombre, y por no perder los otros del pueblo con
quien tenia hecho el concierto; y asi hauia quedaudo esta platica deste auiso
que el principe Doria tiene. El qual ha quedado tan sospechoso y geloso d’ estos
Espinolas (2), que aunque yo le he dico que este dize esto por ganalle la volun-
iad, y porque vee que los otros que sabian la verdad de lo que passaua
son muertos, que no se puede aueriguar la verdad, no dexa de estar muy
sospechòso, y pensar que esta platica de Adorno procede destos gentiles hom-
bres Spinolas, y aunque ella no seria en deseruicio de V. M., por la pasion
particular que ay entre la casa Spinola con Doria, no le aplane; y conside-
rando esto, me ha parescido acordar &amp; V. M. que en lo que tengo scriplo
por mis cartas de la guarda desta ciudad en la persona de Agustin Spinola,
que V. M. no scriua nada al principe Doria sobrello, porque seria acrescen-
falle mas la sospecha que tiene, y crescelle del todo; y aunque el no aya
de pensar en cosa que sea de seruicio de V. M., todauia es mejor tenelle
contento que no desdeîiarle, y ver si de suyo verna a conoscer que es for-
gado poner aqui una persona que sea seruidor de V. M., y entre tanto estar
a la ventura de lo que Dios hiziere, lo qual se conseruarà con el buen suc-
ceso de las cosas de Alemania.

En Lombardia està va Pero Luco de Fiesco, sefior de un lugar que se
Îlama Creuacor (*), el qual era uno de los que tractaron este concierto entre
e] Rey de Francia y el Conde, el qual es feudatàrio de V: M. Creo que si don
Fernando le mandase llamar, y le detuuiesen en el castillo, que se sabria toda
la verdad de lo que ha pasado, y de lo que agora de nueuo se trata,
porque nunca faltan platicas.
(*) 1l cavalie1e Foderato. V. Documento LXX.

(*) Una nota marginale rispondente a questo periodo dice: « Que en esto de
Jos Spinolas se terna aduertencia, y assi usarà de la carta de erencia despues
quando verà que serà a proposito ».

(5) Altra postilla a margine, così espressa : « Que de esto auise a don Fer-
nando, y de acà se le escribirà »
        <pb n="172" />
        ‘63

DOCUMENTO CX.

Lettera in cifra del Figueroa, che manda a Cesare il testo delle rivelazioni del
Sacco.
1547, 6 agosto
(Estado, Leg. 1379, fol. 2)

Con esta embio a V. M. una relacion de auisos que ha dado aquel doctor
Saco que era el familiar del conde de Fiesco, con quien platicaua sus pensa-
mientos, e] qual se buyò con la galera aquella noche, y agora està en Turin;
y como ha sabido que ios que jusiiciaron le han condemnados, ha descubierto
lo que dize a un amigo suyo, que de aqui ha ydo embiado para este effecto.
Aunque el lo diga con intengion de ganar la voluntad del Principe, si pudiesse,
se puede ereer todo lo que dize, y mucho mas que dexa de dezir la persona
que dize que vino a hablar al Conde sobra que se hiziesse un Estado de
Adorno para Esteuan Spinola sefior de la Roca, que por otra mia sereuì (*). EI
no tiene autoridad ni subieto de persona para hazer lo que offrescia, sino que
;on mano agena pensauna de venir a su designo, y mostrar que sin miger
Agustin Spinola, ny los otros de su parte, se podia remouer este gouierno ,
y pues el lo platicaua con el Conde, no pensaua sostenello con la protegion
de V. M. y a su deuocion. Esta gente es tan apassionada, que sis passiones
particulares no les dexan ver y conoscer el bien que tienen; y si el Principe
sierra el 0j0, no puede ser que no aya algun mouimiento, como por otras
iengo scripto. Dios lo guie para su seruicio, y acrecentamiento de la gran-
deza de Y. M.

1) V. Documento precedente.
        <pb n="173" />
        170

DOCUMENTO GCGXI.

T'enore delle suddette rivelazioni (1
1547, ...... agosto
( Estado, Leg. 1379, fol. 3)

Poi di ascoltatomi, l’ amico mi rispose essere pronto a douermi raccontare
dal principio alla fine tutte le pratiche, maneggi , discorsi et effetti designati
per lo conte Giouanni Luigi fino al giorno di quella scelleragine, per quanto
è venuto a sua noticia, credendo però poche pratiche habbia mouuto che non
li siano state publicate d.] detto Conte.

Dice che il primo anno che monsieur di Langey venne in Piemonte, co-
minciò a tentare esso Conte di accordarsi col Re, col mezzo di monsicur
Pietro Luca Fiesco signor di Crauacore; però, hauernelo alcuno de’ suoi ret-
tenuto con ragioni efficaci, e fattoli conoscere la grandezza di $. M. C. in
Italia, et la sua poca autorità in Genoua con la grande del signor Principe,
che aresigaua perder il tutto, il quale perso, et scoperto da essi francesi non
hauer egli in Genoua la autorità che da aleune persone poco considerate
era stata depinta al Re, che non ne farebborio poi conto alcuno: Al che parue
assentisse, et leuò destramente mano dalla detta pratica ; non mancò poi, de
lì a qualche tempo, il Pietro Luca di nouo in molti modi prouocarlo a detta
{ratica , alla quale con la sua mala inclinatione fu facile di nouo inchinarse,

et con tal opione, per intrar a seruitio de francesi con più reputatione, saltò
caldissimo sopra la compra delle galere.

Successe poi la sua andata di Roma, in la quale, per quante il detto amico
intese all’ hora dal detto Conte, il Papa li disse rallegrarsi vedendolo, e cono-
scerlo per quello che gli era stato dipinto, et cerescerli l’affetione. Per il che
era sforzato anchor lui dirgli quello sapeua hauerli anche dello il Duca suo
figlio, che il Principe era uecchio, et che egli doueua attendere a non restar
lui nè lasciar la casa sua soggetta ad altri, et che in tal caso, sempre che
gli accomodasse . oltra le forze del Duca sno fizliolo , gli offeriua anchor le

(*) Una somigliante ma anche più circostanziata relazione, con diverse lettere
del Sacco medesimo, pubblicò già l’ Olivieri in appendice alla Congiura di
Gio. Luigi Fieschi descritta da Lorenzo Capelloni : Genova. 4858.
        <pb n="174" />
        CC 171 )
sue. Et dice il detto amico il medesimo Duca già hauer dette le mede-
sime parole al detto Conte, et l’ultima vota che esso amico fu a Pia-
cenza, mandato dal Conte, gliele disse anchor a lui, che lo douesse ricordar
al detto Conte. Quelle parole dette dal Papa mossero assai il Conte, e li fecero
voltar molte cose in la sua fantasia; il cardinal Triuultio per l’altra mano,
in secreto, lo strinse assai con offerirgli partiti molto certi et grandi per parte
del Re, il che lo indusse a resoluersi arriuato che fosse a Genoua, et datone
parte a qualche amico suo. Et così, giunto che fu a Genoua assai presto,
chiamato il cauallero Fodrato, si rissolse di pigliar partito con francesi, et così
fatti li capitoli et sottoscritti alli xxt di nouembre, li dette al delto cauallero,
che douesse concluderli in Roma col cardinal Triuultio. Espedito il detto
cauallero, sopragiunse il Verina, al quale il detto Conte disse il tutto; e tra
loro designarono poi il scelerato tradimento, essendoli proposto dal detto Ver-
rina che poteua resiare signor et hauer dal Re la protetione, et così dal
Papa et dal Duca suo figlio; et con tal presuposto mandò dietro in posta a
reuocar il pachetto con la capitulatione che portaua il cauallero Fodrato. Non
mancò il detto amico (per quanto dice) dissuaderli simile disegno, dicendoli
che sempre ha ueduto alle cose grandi impedimenti non considerati, soggiun-
gendoli che non eredeua la cosa tanto facile , considerando che in ristretto
tutta la sua fede et speranza consisteua in fede di popolo uano et uilano
el che ogni poco........ (1) contrasto che ritrouasse, egli ne potrebbe; con
molta vergogna et biasimo di tutto il mondo, restar disfatto, et che simili
cose et di tanto momento non erano da risoluersi così facilmente; nè
però si bastò, con la praua inclinatione che haueua, remouer il detto Conte
dal suo tristo pensiero ; et così alli xxn di nouembre restò conclusa quella
nefanda congiura, con disegno di amazzar il Principe, il Capitano (*), messer
Adan et tutta la nobiltà di conditione, et fra tanto che si andasse conside.
-ando la forma, attender a dissimulare, secondo il solito, con tutti, benchè il
detto amico si presupone certo, a qualche segno veduto da lui, che dall’ altro
santo il detto Verrina, con altri capi popolari insieme, douesse poi uccider il
detto Conte , per non voler star soggetti a così empio tiranno, et abhorrendo
per natura a tutta la nobilià.

Non stettero molti giorni, che una mattina una persona (*) andò a ritrouare
il detto Conte, et li disse che se uoleua si potrebbe far un Stato di Adorni,

(!) Guasto.
(*) Gianettino.
18
(5) Stefano Spinola, di cui si
si parla nciì Documenti
e che precedono
        <pb n="175" />
        (172 )

del quale esse conte resterebbe patrone, hauen20 assai più autorità che hubbia
mai hauuto alcuno da noi in Genoua. A la quale rispose il detto Conte che non
sapeua in qual modo ciò si bastasse ad eseguire, nè che manco lui ui pen-
saua, et che li dispiacena tanto simil pratica, che quando auesse opinione si
douesse esecutare che fusse certo che lo pubblicherebbe. Et subilo, ritrouatosi
detto Conte con il Verrina et altri consapeuoli del designato trattato, li palesò
il tutto, et si risolsero fusse in proposito non dilatar più la esecutione, et
designandosi per tal effetto far un banchetto in Violata, fu detto al Principe
non andar a banchetti; et così uoliandosi molti discorsi si... (*) alla conelu-
sione della nefanda sceleraggine. Nè mancò il detto amico (per quanto egli
dice) dire di nouo al Conte lo temore che questo Verrina non disegni (uedendo
il suo animo tanto mal inclinato contra tutta la nobiltà, senza essergliene mai
stata data eausa) sotto la nostra ombra, di far un viua popolo, solamente per
tagliar a pezzi questi gentilhomini et poi noi appresso, nè però di lui fin qui
auere mai falta esperienza in cosa importante, nè in lui sì vede cosa più
ferma, che una estrema auidità di estinguer tutta la nobilità. Li fu risposto
dal detto Conte non hauer più di bisogno di consiglio, ma di aiuto. Et questo
è quanto l’amico dice sapere.

DOCUMENTO CXII.

Relazione in cifra del Figueroa a 8. M. » dove gli annunzia come il D’ Oria
sembri risoluto, col soccorso della gente del Duca di Firenze, d’ imporre a}
popolo le riforme. Rimette in campò i pericoli che, innanzi la loro effettua-
zione, trarrebbe seco la morte del D’ Oria; ed annuncia una nuova ambasceria
da rnarte di quest’ ultimo.
(Estado, Leg. 1379, fol. 250)

El Principe me ha comunicado o0y lo que ha pensado hazer para  orden
en el establesgimiento del gouierno desta ciudad, para la quietud y pagifico
della a la deuocion de Y. M., para lo qual tiene pensado de sereuir al Duque
de Florencia que los MMmp hombres, que estauan embarcados en las valeras

(1) Altro guasto.
        <pb n="176" />
        [175 )
para Napoles, què pues para aquel effecto no son menester, que vengan
aquì con las mismas galeras, y con ellos y con los que piensa le embiara
don Fernando con Steuan Doria, porna en essecugion lo que tiene pensado
que es necesario para reformar algunas eosas del gouierno y consejos, con
otras cosas que los Ocho que la Setioria dipulò para esta reformagion dieron
en scripto.y lo consultaron, y segun paresce no tomaron ninguna resolugion,
antes se ha publicado entre los del pueblo, y los arlesanos han ydo a la
Selioria y al Principe, y les han dicho que han entendido que se tracia de
gierta reformagion en perjuyzio suyo, que miren que no se haga cosa
que despues sucgediesse algun ynconueniente, de manera que estan auisados,
para que por via de concordia no se pueda hazer lo que se pensana sino
es con la fuerga, la qual dize el Principe que ha dexado de tentar antes de
agora, porque se acabase la empresa de Montoyo y de Napoles, porque e on
la gente spafiola lo huuiera tentado si no fuera por la necesidad que huuo de
embialla con diligencia; agora, viendo esta occasion de la gente de Florencia,
no la quiere perder, y viendo yo quan negessario es que se tome algun
medio en las cosas de aqui, y que el Principe por razon no puede viuir
mucho, y que seria gran yneonueniente sì muriesse antes de hazello, por lo
mucho que ymporta al seruicio de V. M. consernar esta Republica en su
seruicio, he concurrido con el, en que es bien que se haga. Verdad es que
yo querria que no solsamente se attendiesse a lo que agora se quiere hazer,
mas a la conseruacion dello para adelante, porque, como lo he dicho, V. M.
no puede sostener este gasto que es menester agora, para hazer este eflecto,
porque faltando las fuergas tornaran a lo que era de primero; y que se
ordenase vna guarda buena con vna persona que fuesse seruidor de V. M.,
porque desta manera se conseruaria lo que agora se harà. Esto no lo quieren
entender, y es menester yr con sus voluntad. Verdad es que el Principe me
ha dicho que embiara a hablar a miger Augustin Spinola para quando sea
venida la gente; a mi paresger harà mucho al caso, y aun yo fuera de
paresger que el hiziera la gente que dize que ha de embiar don Fernando con
Esteuan Doria, por no dar gelosia a los frangeses, mas, como tengo dicho,
no le quiero dar materia a que piense en ninguna cosa que no sea a su
voluntad, que es razon procurar de conserualle su auctoridad por todos re-
spectos, y mas por lo que toca al seruicio de Y. M. (*). Yo no sè si esta

(*) Con altra relazione, in data ugualmente del 16 agosto, il Figueroa ripeteva
presso che letteralmente al Gonzaga quanto si contiene dal principio fino a
questo punto del Documento presente (Estado, Leg. 1379, fol. 247).
        <pb n="177" />
        ( 174 )

prouision que el principe haze serà a tiempo, porque como el Duque tuuo auiso
que las cosas de Napoles hauian tomado camino, y eran venidos a la obe-
diengia del Visorey, como V. M. les ordenò, creo que deue hauer dado li-
cencia à la gente ; yo todauia fuè de opinion que se difiriera hasta que V. M.
acabara las cosas de Alemania; mas, considerando lo que digo de la edad
del Principe, no le he querido poner ningun ynconueniente, porque, demas
del peligro que corre por lo que podria subgeder de su vida, no quiero que
se seusen con dezir que yo fuì de parescer que no se pusiese en execucion
lo que el] queria hazer.

Tambien me ha dicho que en fin deste mes quiere embiar vna persona a
V. M. No he podido hasia agora alcangar la causa sobre que, sino que, por
conyunciuras, pienso que sea sobre la recompensa de los dafios que regibiò,
para que de los bienes del Conde se le haga alguna recompensa, y tambien
de los otros que fueron en la traycion. Por otra parte he sido auisado que
quiere vender las galeras, viendo que los hijos de Juanetin son tam pequetios
y gue muerto el Principe podria hauer mal recabdo en ellas ; y quando esta
fucsse, ereo que no las venderia sino a Y. M., y que para esto embiaua. Yo
procurarè entender si tiene tal yntencion, y de lo que supiere darè auiso a V. M.

DOCUMENTO CXIIL.
Altra del medesimo in cifra sullo stesso argomento.
1347, 17 agosto
( Estado, Leg. 1579, f. 231)

Ayer screuì à V. M. lo que el Principe hauia consultado conmigo, y la
determinagion que hauia tomado para el establecimiento de las cosas desta
ciudad. Esta maîiana me ha embiado a dezir quo, despues que me hauia
hablado, hauia pensado sobre el negocio, y que ‘le paresgia differirlo hasta
consultallo con Y. M., y que para ello embiaria a Francisco de Gri-
maldo, que es el que fue la otra vez, y tambien que lo consultaria con
don Fernando, y que con mas maduro consejo se determinaria, pues el tiempo
daua lugar a ello; de manera que lo que ayer escreuì no se effectuarà. Yo
creo que el principe Doria y que los que le aconsejan han hauido temor de
poner la ciudad en poder de la gente del Duque de Florencia, y que esta
ava sido la causa principal de remouer la orden que hauian dado, y como
        <pb n="178" />
        ( 175 )

el Principe es viejo, facil cosa es de remouelle, y no se puede contradezir ente-
ramente a su voluntad, pues sin ella no se puede hazer ninguna cosa de lo
que conuiene al seruicio de V. M., y si se pudiese tener seguridad de la
vida del Principe, yo seria de opinion que no se remouiese ninguna cosa
de como està, mas viendo que todos somo mortales; y mas el Principe que
astà en vispera de los ochenta afivs, estas cosas no estan bien asi para el
seruicio de V. M. ("), y si el Principe y los que estan a par del quisiesen con-
fiarse de los que son seruidores de Y. M., y establecer vna guarda buena
y con la persona de miger Augustin, yo ternia que las cosas de aqui se
conseruarian en el ser que estan, y a la deuogion de V. M.; y mas queriendo
que todo dependa dellos, y que no parezca que tienen necessidad de ninguno,
dubdo que estas cosas se puedan conseruar, porque, muerto el Principe, de
su casa no queda persona que pueda conseruar la auctoridad que el ha
tenido, mayormente que tienen por contrario al Cardenal y a su hijo, y
Antonio Doria en lo secreto no le es nada amigo, y tanto mas no lo seria
visto qua el Principe dexa toda su aucioridad en miger Adam y en su hijo,
los quales no son bastantes de por si para gouernar vn peso ian grande, y
los que son seruidores de V. M. hanse contentado de la auctoridad del Prin-
cipe, porque conuenia al seruicio de V. M., y por las qualidales que con-
currian en el, que todas faltan en los otros. Demas desto, ay la passion prin-
cipal enire los gentiles hombres y los del pueblo, los quales no gessan de
contino de platicar con frangeses por medio de los que eslan desterrados de
de la ciudad, que todos son gentes del pueblo, los quales no tienen ojo a
otra cosa sino a la muerte del Principe, y si pudiessen quitalle las galeras,
lo harian, porque este es su desilio, porque quitadas estas fuergas, ellos
piensan ser sefiores, pues es mayor numero, y no st puede compadescer
que el hijo de Adam tenga el lugar que tiene. V. M. lo mandarà considerar
todo, y resoluer lo que mas conuiene a su ymperial seruicio; y' pues Fran-
sisco de Grimaldo va allà, serà bien que V. M. le dè a entender que los
que son seruidores de V. M. y se fia dellos, que tambien lo puede hazer el
Principe, pues le seran obedientes y no ternan otro fin que lo que fuere ser-
aicio de V. M., pues este es el fin principal y del depende la conseruacion
de su sucession.

(*) Uguale relazione, alla stessa data, si ha pure al Gonzaga. Quindi soggiunge:
. El (cioè il P’ Oria) escrivirà a V. E. sobrello, segun me ha dicho, y se
verà lo que piensa de hacer, y con ello se podrà resolucr con mas fundamento
10 que conuiene » (Estado, Leg. 1379, fol. 247).
        <pb n="179" />
        176

DOCUMENTO CXIV.

Lettera del Gonzaga al Figueroa, per bene istruirlo circa le cautele che orcor-
rono in affarè di tanto momento, quale si è la riforma del Governo da im-
porsi colle armi al popolo riluitante. Voltato così il reggimento, converrà
poscia: aver buona guardia per difenderlo e conservarlo.

1547 , 18 agosto
(Estado, Leg. 15379 , fol. 248)

Muy Magnifico Sefior.
Hoy me han dado la carta de Vuestra Magnificencia de los XvI (*); y visto
por ella Jo que al sefior Principe parerge acerca del assiento de aquella Re-
pubblica, y la forma que piensa tener, a mi me paresce necessaria, porque,
como Vuestra Magnificencia appuntò siendo el sefior Principe de la edad que
es, toda dilagion que se enterponga paresge peligrosa, y tanto mas hauiendo,
como Vuestra Maguificencia me scrive, entendido algo desto algunos del pueblo,
los quales pues estan escandalizados, no conuiene meter dilagion en ello, por-
que facilmente ellos podrian preuenir y desturbar no solo el designo, mas
tomando ellos las armas primero, disponer de la ciudad en lo que el conde
de Fiesco quiso hazer, aunque quanto a esto no me queda aue dezir, porque
90 me paresge necessario.

Lo de la gente que el duque de Florencia queria embiar &amp; Napoles asi-
mismo me paresge bien, porque viniendo de la mano aquel sefior tengo por
gierto que serà fiel y buena. A una sola cosa me paresge que se haya de
auertir, y es que se mire bien la quantidad serà a bastanga, que, caso que
los del pueblo quisiessen estorbarlo, que se les pueda romper la cabeza muy
bien; y aunque d esto y a lo demas se deue remettir a la mucha prudencia
del sefior Principe, todauia, por ser esto lo que mas ymporla, y la llaue
desto nogogio, dizia que no se deuiesse mirar d mil hombres mas 6 menos
por hazer la cosa segura, porque, como esto es luego de pocas tablas,
siendo cosa que ne poco mas de ocho dias se asentarà todo ansi, me paresce
que no se deue dexar de hazerlo con toda seguridad del mundo.

(!) Le relazioni delle quali é cenno in nota a pag. 173 e 4175.
        <pb n="180" />
        (177)
Esto he querido apuntar como cosa de mucha ymportancia, remitiendome
al yuizio del seiior Principe como dicho es; y despues de hecho tambien
ag necessario tener mucha consideracion a la gnardia que ordinariamente se
baurà de tener alli, porque quando yo vine estos meses passados è esta
ciudad, me paresge que el sefior Principe no hablaua que de nc bombres,
la qual, a mi ver no serà bastante, porque, por lo que los del pueblo han hablado
de pesarles esta reformacion, es Gierto que por algunos meses soffriran esto
de mala gana, y como el gouierno se reduce a pocos, los que quedaran
de fuera estaran sentidos dello, por lo qual se ha de creer que la parte que
2sto quera estorbar serà mas poderosa, y la que a esto viene serà mas flaca, y
si para hazerlo es yuzgado ser menester fuerza, no puede dexar de ser asi-
inismo para conserualla; y por esto ereeria yo que fuesse mas que necessario
que la guardia que para quedar en la ciudad se hauia de tener, sea a lo
menos de mil hombres. De esto quanto puedo suplico à Vuestra Magnificencia
este rezio, porque mouer los humores sin poderlos'dominar es mala cosa, y seria
mejor no hauerlo hecho que hazerlo, para que se hubiese destragar en pocos
dias. Tambien es menester tener mucha consideragion &amp; quien se hauia de
encomendar esta guardia, para que en todos tempos sepamos que no haga
de faltar en lo que serà la voluntad de la Republica en servicio de $. M.;
y porque veo que Vuestra Magnificencia lo ha apuntado, no dize sobre esto
otra cosa sino que esto me paresge punto muy substancial, y tal que no creo
que ninguno serà’ mayor. Ni sobre esto me queda otra cosa que dezir, sino
estar con mucho deseo que el effecto salga como lo desea el sefior Principe
y conuiene al seruicio de $. M.

Lo que apuncta el sefior Priacipe de la gente que yo le he de embiar
soto la earga del sefior Estefan Doria, digo à Vuestra Magnificencia que esta
es la primera palabra que en tal negocio me ha sido hablado; ny el sejior
Principe me ha mi dicho ny escripto quererse seruir de gente de aqui, ny del
jicho Esteuan. Pero esto no haze el caso ya que yo lo se, porque de aqui
no se faltarà a todo lo que serà menester para este effecto, v conuendrà al
seruicio de su Hilustrissima Sefioria.

Lo que Vusstra Magnificencia ha apunciado sobre esto, es Muy prudentemente
de la zelosia que franceses desto podran tomar; pero, porque serà luego de pocas
;ablas, que no tan presto se empezaran è hazer la gente que veran el camino
que han de lleuar les podrà durar poco la sospecha. Pero, porque no se de
que quantidad de gente se quiere seruir al setior Principe, ny como se han
de hazer, ny con que dinero, si ha de ser embiado de alla 6 que aqui se
prouea para uoluerlo despues, suplico à Vuestra Magnificencia me auise dello
        <pb n="181" />
        ( 178 )
luugo, porque no sea en esto tomado lan de subresalto, que la necessidad pu-
diese ser causa de alguna dilagion la qual al negocio fuesse dafiosa.

En lo de la persona del setfior Augustin Spinola no tengo que dezir, sino
holgarme mucho que el se haya de allar en la ciudad quando esto se harà,
porque, siendo muy buen seruidor de S. M. y de la autoridad en agquella
ciudad, podrà seruir à mucho. Nuestro Sejior haga todo se effectue como
se conuiene al bien de aquella ciudad y seruicio de S. M. Esto que Vuestra
Magnificencia me ha mandado que le escriua de mi parescer, lo he querido
hszer luego, para que se pueda seruir dello si algo le paresciera bien.

De Milan, a los xvi de agosto 15347.

DOCUMENTO CXV.

Relazione in cifra del Figueroa a Cesare, circa i suddetti disegni. Gli animi
de’ genovesi sono commossi per la troppa autorità che Adamo Centurione
si è arrogata. Quali cose potrebbero trattarsi da S. M. col Grimaldo; e quali
dallo stesso Figueroa si trattarono col medesimo Centurione.

1547, 30 agosto
( Estado, Leg. 1379, fol. 252 }

A los xvi sereuì a V. M. y di auiso de todo lo que por aca se ofrescia,
y dixe como el Principe hauia determinado de ymbiar por la gente de Flo-
rencia que hauia de yr a Napoles, y como despues hauia mudado de pro-
posito, con dezir que lo queria consultar con Y. M. quando vaya Francisco
de Grima!do, el qual dize que partirà dentro de ginco dias.

Oy me ha embiado a llamar y dichome como tiene diuersos auisos, asi
de Marsella como de Leon y de otras partes, como {rangeses desifian de
hazerse sefiores desta ciudad por via de traycion, la qual tienen concertada
con los hermanos del conde de Fiesco, los quales son venidos en el burgo
de Val de Taro, con designo de hazer quinientos y seiscientos hombres, para
lo qual les han dado dineros, y que el duque de Castro les darà otros
lantos, y que con estos vernan a la puerta de Sant Esteffan que. es la que
la otra vez tomò el Conde, y que el pueblo se leuantarà con apellido de
Francia y de Adorno, y tomaran aquella puerta, y meter a quella cente ,
        <pb n="182" />
        ( 179 )
y matar al Principe, el qual, aunque otras veces daua poca fee en lo que se
le dezia agora lo cree, assi porque de muchas partes lo escrinen como
sorque dize que la persona que lu ha auisado no se lo hauria dicho sino
uuiese entera noticia dello; y porque se conforma con otros auisos que ay
que el duque de Castro ha embiado al burgo de Val de Taro, que era del
{londe, a tomar la muestra a aguella gente, y les han mandado que no se
muenan de sus casas sino que esten aperceuidos para el segundo mandato; que
se viene a confrontar con los otros auisos que se tienen, Yy junto con esto se ve
2] descontentamiento que ay en este pueblo de uer que Adam se quiera
atribuyr toda la auctoridad, assi en ensefiorarse del principe Doria, de tal
manera que no tiene libertad para p.der hazer ninguna cosa que no sea por
mano de micer Adam, el qual no tengo por gierto que por ninguna cosa
aya de, faltar a lo que fuere seruicio de V. M., mas el no tiene las qua-
didades que ay en el Principe, porque tiene obligados los hombres por los
beneficios que del han recibido, y otros por temor, de manera que no se
pudiera conseruar como ha hecho, sino concurriendo en el las qualidades que
tengo dicho. Como otras vecez tengo escripto a V. M., esto tiene necessidad
de remed.o, el qual no consiste en otra cosa sino en una buena guarda con
una persona que sea confidente al seruicio de Y. M., y desta Republica,
para conserualla de contino en el seruicio de V. M., con la libertad que tienen,
porque de otra manera no se podria entretener en el seruicio de Y. M.
sino con grand gasto, y de contino estariamos con la misma ansiedad que
agora, porque aqui no hay castillo ny otra cosa en que tener speranga, sino
en las fuergas con que se hallare; y pues el Principe embia a Francisco de
Grimaldo para consultar las cosas de aqui. V. M. le podrà dezir que viendo
en la edad que el Principe se halla que V. M. desea que en su vida las cosas
de esta ciudad tomen asiento, assi por lo que toca a su ymperial seruicio
como por la conseruacion de la libertad desta ciudad, y por lo que toca a
su sucession, y que V. M. no quiere Adornos ny Fragosos, sino conseruar
esta ciudad en la libertad que la ha puesto, y que para que le ayuden a
asta obra se puede fiar de las personas que son seruidores de V. M., espe
sialmente de miger Augustin, el qual nunca le salirà de su voluntad, y que
pues V. M. se fia del, que el lo puede hazer, porque estas reforma-
giones de que se tracta, no son las que han de conseruar la ciudad, antes la
alteran mas, porque se hazen mas enemigos por quitalles del grado que
lienen, de manera que son menester las fuerzas para que se obserue lo que
se hiziere; lo qual, junto con lo que digo, serà a proposito para disponer mejor
las cosas de que se tratan y dar mas auctoridad a los qua gouiernan.
        <pb n="183" />
        ( 180 )

Lo que se ha proueido de presente, es que hagan con toda diligencia qui-
nientos hombres, y hase scripto a don Fernando que los quatrocientos hombres
que hauia scripto que queria embiar por aqui para que se embarcasen para
yr hasta Liorna, y desde alli a Sena, que los embie luego con toda diligencia,
para que esten aqui hasta que venga la gente que la Sefioria ha mandado
hazer, y en las puertas se porna el mejor recabdo que se pudiere, y el
Principe mirarà por si, y yo harè lo mismo, y en lo que yo pudiere no
faliarè a lo que deuo al seruicio de V. M. hasta que no pueda mas. Verdad
es que soy solo, y hay pocos de quien hombre se pueda fiar.

Teniendo scripto lo de arriba, me ha hablado miger Adam y dichome
muchas cosas; y la conclusion fuè que su yntencion era que "esla ciudad
se conseruase a la deuocion de Y. M. en la libertad que agora està, y que,
quando esto no se pudiese hazer, que se pornia en manos de V. M., para
que los gouernase, mas que pudiendose gouernar como està, que era mejor,
porque se tiene a todos, y de otra manera no se ternia sino una parte, y
que seria menester hacer mucho gasto, y que el no faltaria ninguna cosa al
seruicio de V. M., sino perdiese el seso, y que a su hijo y nieto los dejara
ian obligados al seruicio de V. M., que aunque quiera no puede hacer otra
cosa sino seruir a V. M.; y cierto yo creo que lo bharà por muchos respectos,
y por lo que le importa a el por su interese particular; solo nina cosa hay,

que en vida del Principe se podria hazer con mas auctoridad Yy con menos
auuentura, que no seria si el muriese; y esto es lo que yo siento, y me dà
pena que antes que esto se acabe el Principe no muera.

Micer Augustin Spinola es venido aqui, porque el Principe y yo le scre-
dimos que viniese, porque cumplia al seruicio de Y. M.
        <pb n="184" />
        i81l

DOCUMENTO CXVI.

Lettera del D’ Oria al Gonzaga, per informarlo come i Fieschi abbiano, col-
l’aiuto di Francia e del Farnese, riannodate le fila dei loro disegni. Necessità
di aver truppe, onde sventarli.
1547, 29 agosto
(Estado, Leg. 1193, fol. 219)

ii].mo y Ex.mo Sejlor.
Risposi a YV. 8. Ill ma sopra l’auuiso che la mi dette de la deliberatione
latta contro la persona mia, ciò che hauerà visto. EL come si parlasse di cosa
mia particolare, non mi parse di riscaldar più la instantia de la presa di
quel Domenico Spinola da IBuzala, nè dela licentia di Nicolao Doria da
quel Stato, dubitando che non mi potesse essere attribuito a passione. Però
adesso che sono certificato du la venuta di Oitobone et di Cornelio Fieschi
di Franza, con disegni di alcuna nouità in questa ciltà con partecipatione
st aiuti del duca di Piacenza, il quale non cessa di incitare et far tutto il
seggio che può, mi è parso debito mio et seruitio di $. M. replicarle -il
medesimo, che sarebbe a gran proposito facesse non solamente prendere il
detto Domenico, che, come tristo, senza dubbio scopriria de molte tristezze ,
massime per le pratiche di questa città, ma anchora il detto Nicolao, perchè
hausndo macchinato stando qui, so che lo deue fare, et ne ho qualche noticia,
più liberamente adesso che si troua fuora, et tanto più in questa congiun-
tara di detti suoi cognati; el tengo per fermo che hauendolo V. S. Iil.ma in
le mani, saprebbe il tutto di ciò che hanno tramato et tramano, facendosi
costui grande di poter disporre di molte brigate a modo suo. Et a V. S. Iil.ma
e prudentissima circa questi due capi mi pare superfluo aggiungere altro.

Et perchè di quà non si mancherà di star aduertiti, et di far le prouui-
sioni conuenienti, le quali non si possano hauer così pronte in un tratto,
supplico V. S$. Iil.m2 comandar che tanto più si aceeleri la venuta di quelli
102 spagnuoli destinati a Siena; con ordine al capitano che, bisognando, s’ in-
irattenghi qui tanto quanto dal signor ambassadore et da me lì sarà ricer-
sato Il quale ne scriverà anchor lui a V. $. Ill.ma; et io hauerò poi cura di
di invamminarli al suo viaggio, con il più breue et miglior. espediente che
sarà possibile Et oltre l’ interesse del seruitio di S. M., a me ne farà par-
        <pb n="185" />
        ( 182 )
ticolar gratia, et tanto maggiore quanto più pressa li farà dare, dico in far
partire di mano in mano quelli che si trouano più propinqui et più presto
expedili senza aspettarsi tutti insieme ; supplicandola anchora esser contenta
dar bnona licentia a micer Stephano Doria, che possa venir qui almanco per
un mese con qualche pochi fanti, che per P allegata li scriuo procuri con
ogni prestezza di far mettere insieme ; et per giornata sarà V. 8. Iil.ma au-
disata da me di quanto si andrà scoprendo più oltre di dette pratiche.
A la quale baciando le mani, ecc.
Di Genoua, li 29 de agosto 1547.

DOCUMENTO CXVII

I Figuerca al Gonzaga medesimo. sullo stesso argomento e sulle cose di Genora.
1547, 30 agosto
(Estado, Leg. 1193, fol. 220)

En este punto me ha comunicado el Principe cierlos auisos que tiene de
Marsella, y de otras partes de cierto tractado que se irama dentro desta
ciudad con fauor del Rey de Frangia contra la persona del Principe, y de
leuantar el pueblo, con los de Francia y Adornos; y para hazer este effecto
son venidos los hermanos del Conde de Francia con dineros, para hazer
quisientos hombres, y que el Duque de Plazengia les darà otros lantos de
su Estado , para que se hallen de fuera al tiempo que se leuanten los de
dentro, los quales tienen desifiado de tomar la puerta de Sani Esteuan, como
hizieron la otra vez (*), Y meter la gente por alli; y para confirmacion desto,
se tiene auiso como el Duque de Plazengia hauia hecho apercibimiento de
la gente del Burgo, y hecho muestra, y que no se partan de casa sino que
esten prestos con sus armas para el segundo mandato; y los hermanos del
Conde estauan ally, que se affrenta y no con otro; y aunque el Principe
suele dar poca fee a estos auisos, agora lo cree, y teme dello, porque pienso
que deuo saber mas de lo que me ha dicho, y platicando en el remedio,
vara estorbar que no puedan salir con su desifio, nos ha parecido que el

(1) Queste trame aveano di già i Fieschi pensate assai prima d’ ora; come
in ispecie lo attestano i Documenti XLVI, LX e LIL.
        <pb n="186" />
        ( 185 )

lejor remedio, y mas presto, sca que V. E. embie aqui por camino derecho
los cccc infantes que han de yr a Sena, con orden que hagan lo que el
sefior Principe les ordenare; y, porque podria ser que se detubiesen en jun-
larse, les podria hazer ordenar que assi como salen de cada compafiia assy
caminassen; los quales se podran detener aqui siete o ocho dias, hasta tanto
que pusse este nublado, y que se hagan D infantes que se ha dado orden
que se hagan. En este medio tiempo se proueerà las puertas lo mejor que se
pudiere, y se starà con el mejor recabdo que sea possible. Yo no puedo
creer que esta sea platica de Adornos, porque no se ligarian con frangeses
para yr contra S. M.; y si alguna cosa fuesse con el fauor de S. M. y ayuda
de los Espinolas, en lo qual habran de entender los que son seruidores de
3. M., lo que yo no creo por ninguna cosa, y si tal les passasse por el pen-
samiento, tengo por cierlo que lo haurian reuelado à V. E. o à mi. Verdad
es que hay otros Espinolas que yo he sido auisado que tienen algunas
platicas entre ellos, las quales, à lo que yo puedo ymaginar , no deuen de
ser contra el. seruitio de $. M., ny menos para mudar el gouierno, sino para
jue en caso que el Principe muriesse no quedassen sugetos a otra persona
jue presume de tener la auctoridad que tiene el Principe, en lo qual terna
mucho que hazer; y de qualquiera manera que sea, no eslan bien estos
desifios, y seria menester hazer una prouision, para siempre, y no estar cada
dora con este sobresalto.

Yo he accordado al Principe que es bien que embie è llamar a micer
Augustin Espinola, assy lo ha hecho.

V. E. no dexe por su parte de entender lo que passa, porque si esta es
mezcla francesa, ella darà setfial en todas partes. Lo que mas entenderè.
auisarè à V. E.
        <pb n="187" />
        ( 184

DOCUMENTO CXVIII
Altra del Gonzaza a S. M.
1547 , 1.0 settembre
( Estado, Leg. 1193, fol. 2417)

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà.
Per le mie precedenti V. M. fa informata di ciò che mi haueua scritto
lo ambassadore Figueroa da Genoua dei nuouì trattati che si faceusno in
quella città, et di quello che haueuo risposto io a lui. Dipoi il principe Doria e
il detto ambassadore mi hanno replicato quel tanto che similmente vedrà la
M. V. per l’alligata copia (*); el per ciò che essi per rimedio presentano, et
pronto, domandano che io faccia camminare la guardia deputata a Siena
alla volta di quella città, per lo effetto in dette copie contenuto. Ho subito
dato ordine che così detta guardia cammini, el segua in tutto l’ ordine loro;
el fra due giorni spedirò il contador Giouanni Gallego, capo di detta guardia,
medesimamente per Genoua, con la instruzione della quale mando copia
alligata a questa, essendomi parso buona occasione questa che al presente sì
offerisce, di anteporre quella pratica del fare la fortezza nella città et darla
in mano di V. M., per venire poi a poco a poco a’ suoi disegni, sì perchè
adesso si tratta del ben essere et de la quiete de la Repubblica, sì ancora
perchè quello che io propongo è per parer mio et non per commissione di V. M.
Et lo propongo con tanta modestia et riserua de la mente di V. M., che non
può generar gelosia alcuna; et veramente se il Principe differisce, non ci è
cimedio migliore di quello et per lo presente et per lo futuro.

Di Milano, a lo primo di settembre del xLvii.
Questa era già scritta, quando ne ho hauuta una dell’ ambassador Figueroa,
in che mi aunisa che quelle cose non hanno l’alto fondamento che si pen-
saua. come credo che scriuerà a V. M. Di che io mi sono molto ralleorato.

(*) Documenti CXV]1 e CXVII.
        <pb n="188" />
        ( 185 )
Nondimeno non ho però uoluto lasciar di mandar Giouanni Gallego, se non
per altro almeno per intonare quella pratica di fare la fortezza. Del seguito
V. M. ne sarà auuisata.
Serrata alli 11.
Di Vostra Sacratissima Cesarea y Catholica Maestà
bumilissimo sobredissimo seruidor y criado
Fernando Gonzaga.

DOCUMENTO CXIX.

Memoriale del Gonzaga a Don Francesco di Veamonte, legato a Cesare, circa
le mene dei Fieschi.
1547, 1° settembre (2)
(Estado, Leg. 41194, fol. 4100)

Potrà anchora V. S., oltre quello ch’ io seriuo a $. M., darle a bocea più
particolar ragguaglio, che essendo io stato pochi giorni fa auisato di buon
‘uogo, che li Fieschi teneuano pratiche molto strette et pericolose in Genoua
con alcuni gentil huomini et populari, io ne feci subbito auuisati il signor
principe Doria et l’ambassadore Figueroa, perchè potessero in tempo far
le prouisioni necessarie, et star su gli auuisi per tutto quello che fusse po-
iuto interuenire Quali Principe et Ambassadore mi hanno risposto, che, per
certe ragioni che I’ Ambassadore mi scriue, non pareua loro che questo
maneggio fusse con molto fondamento, et che non fosse da temerne, ma che
con tutto questo non mancherebbono di far tutte le prouisioni opportune, et
stare su gli auuertimenti che questi tempi dubbiosi ricercano, et al bene
di quella città et al seruigio di S. M. si conuiene, come non mancherò dal
canto mio di far anch’ io, per inuestigare et scoprire i maneggi di costoro.
acciò che, finchè si ha tempo, si possa pensar di contraminar i loro disegni,
et che fra tanto ho voluto per mente di Y. $. darne auuiso a S. M. perchè
alla ne possa star con quella securezza, che questi signori le danno di
quella Città.
        <pb n="189" />
        ( 186)

DOCUMENTO CXX.

Il Figueroa invia all’ Imperatore più minuti ragguagli circa i progetti de’ Fieschi ;
gli notifica un colloquio tenuto con Adamo Centurione, da parte del D’Oria,
sulle cose di Genova; e tocca in ultimo della ripartizione de’ feudi di quei
ribelli. '
1547, 8 settembre
(Estado, Leg. 1379, fol. 17)

A los xxx del passado sereni a V. M., y dixe los auisos que tenia el Prin-
cipe de los tractados que se hazian contra su persona y coutra esta ciudad (*);
los quales, por lo que el principe y Adan Centurion me dicen, tienen por
cierto que fuè conciuido en Leon por partie de los franceses con los hermanos
del Conde que se effectuasse, y que tenian personas que (les) hauian olfre-
scido de hazello, los quales hauian desifiado que quando el Principe viene
a palacio el jueues, que es el dia que el viene ordinariamente para el officio
de sindacador mayor, y viene solo con Adan, y dos o tres que le matarian,
$ que en aquel tiempo llegarian los hermanos del Conde con mill hombres
que hauian de traer por lugares y caminos que no fuessen vistos, y que los
de dentro les darian la puerta, y que entrarian con voz de viua pueblo, y
desta manera haurian la ciudad; lo qual hauia de dificultoso, aunque todauia
pudiera ser que les saliera hecho por tener poca gente y no estar aqui las
galeras. El Principe y Adan me han dicho que speran dentro de seys dias
hauer mas particular auiso de todo el tractado, y con quien tenian el con-
gierto aqui dentro, y que sabidose contarà de poner el remedio que mas
conveniente paresciere. Entre tanto, como scriuì a V. M., se han puesto c
hombres por puerta, y el Principe tiene c hombres de guardia de su per-
sona, de manera que està a mejor recabdo que no staua; y segun paresce
el desinio va faltando, porque un hermano del Conde que se Ilama Otobon,
es tornado en Francia, y el Cornelio, que es el bastardo, ha quedado en el
Burgo. Hastagora, por los auisos que tenemos, no se siente ningun mouimiento
de gentes por aquellas partes; yo creo que el desinio que tenian de fuera
les aya faltado, y tambien el de dentro no les aya parescido tan facil.... (*)

(*) V. Documento CXVII
(*) Guasto.
        <pb n="190" />
        ( 187 )
hazer como hauian pensado, specialmente hauiendo visto que se pone recabdo
an las puertas y en la persona del Principe, y se cresce de gente, y mas
hauiendo llegado parte de los quatrocientos hombres que van a Sena con e
sontador Juan Gallego, que lleua cargo dellos por orden de don Fernando; que
con ellos podemos estar seguros, mientre que aqui estuuieren. Le lo demas
que acerca desto se entendiere, darè auiso a V. M.

El principe Doria embia a V. M. Francisco de Grimaldo, para dalle quenta
de las causas porque no se ha essecutado lo que con V. M. se hauia consul-
lado agerca del establecimiento de las cosas desta giudad; que han sido
2ausas legittimas, por las consideraciones que se han tenido de las cosas de
Napoles y a no mouer mas humores de los que hauia. Agora, viendo el peligro
que passamos, assi de la muerte del Principe como de algun tractado que
se hiziesse por estos Fiesco con ayuda de franceses ( los quales desinan de
contino sobre esta ciudad, y como hagan aparejo en los de aqui, que son in-
quietos como ellos y a todo lo que se les dize dan fee, procuran de tentallo,
aunque sepan que el desinio no les ha de salir, por meter diuision en la
iudad ), lo hegen.

Yo desseo por el seruicio de V. M. salir desta agonia, y ver el remedio
que el Principe da; el qual, a mì ver, no basta, para asseguralle desta ciudad,
riformar los Consejos, sin establescer primero la guardia bastante que se obserue
lo que se reformare,. porque con esto ayudarà, y sin ello alterarà, como otras
vezes tengo scripto, por quitar una parte del pueblo de las preeminencias que
agora tiene, que causa hazer mas enemistad entr2 los gentiles hombres y
los del pueblo; y subre esta materia hè hablado oy con Adan, el qual me ha
senido oy a hablar de parte del Principe, porque yo dixe a Francisco de
Grimaldo que pues yua a V. M., que era bien que fuesse resoluto de lo que
el Principe pensaua de hazer, porque yo pudiesse screuir a: V. M.; y por
asta causa me ha venido a hablar, y me ha dicho que el Principe està en
opinion de hazer lo que ha scripilo a V. M. como vengan las galeras, mas
que no puede dezir determinadamente lo que se harà, porque podria ser
que agora tiene pensada una cosa, y que despues, tratando della, saliesse otra
que fuesse mas al proposito del seruicio de V. M. y pacifico desta tierra;
jue su pretengion es tener una vez las fuerzas en las manos, y despues pro-

»onelles lo que paresce que conuiede al seruicio de V. M. y establescimiento
desta Republica, que si lo harà como spera, y sino que se lo harà hazer, y
que el dexarà esta ciudad de tal manera que V. M. sea siempre setior della;
y discurriendo por la materia, y diziendole yo que no podriamos tener se-
guridad sino era teniendo una gruessa guarda y con persona de confianga .
        <pb n="191" />
        ( 188 )

pues no hauia castillo en esta ciudad para tener a esta gente, me respondiò
que la guardia era negessaria, y que sin ella no se podria estar, que la per-
sona que tuuiesse el cargo della, que creya que mientras el Principe fuesse
vino que V. M. no le quaitaria esta preeminencia para dalla a otro. Yo le
respondi que V. M. no solo no le quitaria esta, mas que le daria mas auc-
loridad de la que tenia, y que lo que yo dezia no se entendia que era para
que el la dexasse, sino que de su mano nombrasse una persona que le qui-
tasse de trauajo. De manera que he considerado que no se contentaria de
otra persona que no dependiesse dello, aunque el imbiò a llamar a micer
Augustin Spinola, el qual està aqui hasta ver en lo que se resueluen estos
nublados. En lo del castillo me dixo que, por auentura, era una de las cosas
que podrian sugeder cuando se tractasse del negocio, y que por auentura seria
mas al proposito para esta Republica que otra cosa que Y. M. le tuuiesse,
para hazellos viuir pacificamente, y que ellos gouernassen la ciudad. Yo le
dixe que quando esto se hiziesse, que ternian por gierto que Y. M. no les
quitasse la libertad , antes se la conseruaria como hauia hecho, que esto no
seria para mas de conseruallos en buena paz. Esio he passado esta . mafiana
con Adan; y yo soy de la misma opinion que siempre he sido, que conuiene
tomar resolugion con breuedad, y si el Principe se contentasse de nombrar
a miger Augustin, que, seria mejor; mas contra su voluniad no es de hazello.
Assimismo he sabido como el Principe querria que los dafios que ha re-
cebido destos Fiescos que le fuessen pagados de sus bienes, porque le paresce
cosa justa; y sobrello ha dado comission a Francisco de Grimaldo que hable
a V. M., suplicandole que le haga justicia y merged para los hijos de Juan
Doria de la parte que queda fuera de Pontremol, porque en aquellos no
habla, por hauer scripto antes de agora por don Fernando de Gonzaga , y
tambien de Sant Esteuan por Antonio Doria. Fuera desto quedan el Burgo de
Val de Tar, que tiene el Duque de Castro, y Calestan, que tambien le tiene
el por la seguridad de la paga de las galeras, la quales tienen, y xI mil
escudos mas que le hauia dado. Assimismo ay el castillo de Carisey, que està
obligado por xt mil scudos de la dote de la Condesa de Fiesco con consensu
de V. M. Ay otro lugar que se llama Torija, que es buen lugar, y otros dos
que son entre los Spinolas, que se llaman Grondona y Garbana, con otras aldeas,
los quales, hauiendo de disponer V. M. dellos en persona destas partes, yo no
dexarò de supplicar a V. M. que tenga memoria de miger Augustin, el qual es
verdadero seruidor de V. M., y en las cosas desta ciudad puede seruir mucho,
como siempre ha hecho; el qual està cargado de hijos, y dessea que todos
acaben en el seruicio de V. M. A la qual supplica humilmente mande agep-
        <pb n="192" />
        ( 189 )
alle uno por page, para que desde agora comience a seruir como es la in-
lencion de su padre, el qual por ser bien nascido no podrà faltar a lo que
deue; y yo lo supplico a V. M. de mi parte, porque conozsco que qualquier
merced que se le hiziere, serà bien empleada en el.

DOCUMENTO CXXI.

Don Ferrante notifica a Cesare un colloquio avuto con Francesco Grimaldo.
1547. 17 settembre
( Estado , Leg. 1193, fol. 137)

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà.

Francesco di Grimaldo passò questi di per Milano, et di camino mi disse
che tenea commissione dal Principe di communicarmi quello che portaua; et
prima fu di mostrarmi un auiso hauuto di Francia, della forma che teneua
il Conte di Fiesco del trattato di Genoua. lo gli entrai in quello pensauano di
fare quelli del suo gouerno, visto che stando della maniera che stanno, è pericolo
she un di quel popolo o plebe non tagli a pezzi la nobiltà, et riuoltino quella
sittà dalla diuotione di S. M. Mi rispose che il parer del Principe , et di
ulti quelli che gouernano, era che riducendosi il gouerno al modo che disse
l’altra volta il detto Francesco a Y. M., et tenendoui per due altri anni
ana buona guardia, tieneno per certo che si viueria in pace, et che quelli
della parte contraria si scordariano li rancori et male soddisfattioni in che
sono di presente. Gli risposi quelle ragioni, che per instrutione mandai a dire
per Gio. Gallego al Principe ; alle quali non mi seppe rispondere, ma, ma-
sticandose fra denti, disse che bene pensauano acconciare le porte della città
ji maniera che quelli che stessero dentro potessero star securi. Gli soggiunsi
che questo non bastaua, perchè, ancorchè potessero resistere per tre o quattro
bore, non l’haueriano fatto per tanto che fusse venuto soccorso, et bisognaua
«he venisse dallo Stato di Milano. Mi rispose che haueuano ancora pensato
far una strada coperta, che andasse dalla porta di S. Thomaso, che è quella
del Principe, al balouardo di $. Giorgio, che è quel più eminente di tutti; il
quale essendo serrato per la parte della città come è, seruiria quasi como
an castello: et mi soggiunse di più che teneua commissione di dir questo a
        <pb n="193" />
        ( 190 )

V. M., ma che quando....... (') o paresse, che harebbe scritto a Genoua et là
aspeltata la risposta; per il che mi fece credere che auesse più commissioni
di quelle che mi hauea dette. Il che tutto ho voluto ‘auisare a V. M., perchè
lo sappia, soggiungendole che, per il parer mio, V. M. donerebbe farli co-
noscere che essa non tiene per sicura la vita della nobiltà, nè il suo ser-
uitio in quella città, se non si pone alla plebe un tal freno, che le sia tolta
la speranza del tumulto ; perchè hauendo risposto a Gio. Gallego il Principe,
che Francesco di Grimaldo darà tali ragioni a YV. M. che ne restarà soddi.
sfatta, et hauendo detto a me quel di Grimaldo ciò che ha fatto, mi fa cre-
dere che stringendolo V. M., et non mostrando farlo per altro fine che per
il loro beneficio, et che da questa città non ne possa hauere diseruigio, spero
che ella potrà venire al fine che desidera. Di chè ho voluto auisar Y. M.,
acciochè con il suo prudentissimo giudicio vi possa far quelle considerationi
che suole far in simili cose.

Bacio humilmente le mani di V. M., et le prego et desidero ogni felicità.

Di Piacenza, alli 16 di settembre 1547.
Di Vostra Sacra Cesarea et Catholica Maestà
humilissimo y obedientissimo seruidor y criado
Fernando Gonzaga.

DOCUMENTO CXXII

Lettera di 5. M. a D. Diego di Mendoza intorno alle galere del Fieschi. Gli
manda le rivelazioni del Sacca
1547, 19 settembre
(Estado, Leg. 644, fol. 101)

Quanto a lo de las galeras del Conde de Fiesco, no se han presentado acà
ninguna scripiura por donde conste que son de 8. 8. ny de Pero Luis; so-
lamente se sabe que hauiendo ellos recebido once mil escudos, y ocupado
dos lugares que eran del Conde de Fiesco, se retienen iuntamente las egaleras

(1} Guasto.
        <pb n="194" />
        ( 191 )
con ocasion de la compra; y no serà sino bien que lo deys a entender assi
a $. S., persistiendo en lo que cerca dello os hauemos scripto .
Por la relacion que serà con esta, la qual ha dada un doctor Saco fami.
aliar intrinisico del Conde de Fiesco, que se saluò en la galera que se hugò
a Marsella (*), y al presente se halla en Turyn, vereis la manera como se urdiò
2] tractado de Genoua, y los que interuinieron en el, con la intencion y ac-
tiones de $. S. y duque Pero Luis su hijo, para que lo tengais entendido
y os aprouecheis dello donde y como conuenga, y assimismo para que os
informeys de quien es este cauallero Fodrato que andaua manejando el ne-
socio, y si se le podria echar la mano.

DOCUMENTO CXXIIT.

I] Gonzaga espone a $S. M. quale sia veramente lo stato degli animi in Genova ;
è quale ostacolo si frapponga alla effettuazione dei proponimenti cesarei.
1527 , 26 settembre
‘Estado, Leg. 1193, fol. 17-21)

V. M. sì ricorderà facilmente che, partendo io da Genoua, hebbi intentione
ja... ....(2) che egli mi direbbe confidentemente tutto ciò che intendeua
de’ casi di quella città. Finalmente mi ha mandato un suo (*) a dirmi che ad
aquetare Genoua, et tenerla quieta, egli non conosce altro camino che questo,
cioè di metterui dentro un Vicario di V. M. con suprema potestà sopra il
sriminale, et con la guardia in tutto dipendente da lui (‘). Io gli ho discorso che
nemmeno con questo modo pare a me che sì potesse tenere per pacificata Ge-

(1) Questa relazione del Sacco noi Pl abbiamo nel Documento CXI.

(2) 1 vani che si riscontrano frequenti nel presente Documento, indicano altret-
‘ante parole scritte in cifra e prive di spiegazione ; alle quali nondimeno ci
studieremo in parte di supplire. Notiamo intanto che Ja persona dalla quale
i] Gonzaga tenea promessa di siffatte confidenze era il cardinale Girolamo D’ Oria.
-ome rilevasi chiaramente dai Documenti CXXVII e CXXXIII.

(5) Giuliano Salvago, di cui nel Documento CXXXIII si legge il nome.

4) Ciò avvisava pure il Figueroa. V. Documento LXV.
        <pb n="195" />
        ( 192 )

noua, perchè se la guardia fusse di poco numero et debole, non si sarebbe
leuata la speranza a tumultuanti di poter tumuliunare quando voglia loro ne
venisse; se di grosso numero et forte, come haberebbe ad essere, in quel caso
la città non vorrebbe nè potrebbe soportare nè tollerare la spesa. Et qui feci
mira destramente..... (*), persuadendo che quello era il vero rimedio contra
tutte le infirmità di quella città. Mi rispose che tutti i buoni, et che amano
il buon viuere et ben essere (che sono molti), giudicano il medesimo, et che
sia bene ....... io lo confirmai nella opinione et lo pregai che tanto riferisse
per mia parte a...... (*) Mi replicò che egli conosceua lui et i seguaci suoi
inclinati alla medesima opinione.

Pare a me da tutto questo, et da quello che compresi dalle commissioni
che portò Francesco di Grimaldo, mandato a V. M. dal principe Doria ,
che se V, M. vuole (può) anteporre al detto Principe questo modo...... et per-
sistere nella proposta, come riuerentemente di nuouo le ricordo; perchè il
Principe et i suoi partigiani sono quelli che lo disturbano. Quanto al resto, dico
che a me pare che Y. M. possa sperarne quel buon fine, che tanto desidero
io per seruigio et quiete dell’ animo et delle cose sue. Et per ciò ho voluto
auisarla del sopra detto così particolarmente , supplicandola che acceleri" senza
intermissione di tempo questo rassetto di Genoua, perchè costui mi afferma
che hora està in maggior pericolo che sia stata ancora, et io glielo eredo.

Hauendo scritto sin qui, seguirò dicendo quello che di più mi è occorso
Sopra le cose suddette di Genoua....... resta solo il desiderio....... Pertanto se di
questo le ho ragionato et ragionerò più che d’ altro, fin a vederla in quel grado
che io desidero, et lo sceriuer mio le porterà fastidio , sia seruita ricorrere
alla intentione. Quanto più metto in pratica le dette cose, et con quanti più
ne parlo, tanto più mi viene affirmato quello che sempre ho detto io, cioè
che i genouesi, volendo rimaner in pace , non possono far di manco di non
sottoporsi a V. M., et quelli che più mi confermano questa opinione. sono li
medesimi genouesi, et di genouesi quelli che più inclinano alla parte fran-
cese. Ha visto V. M. per quello che di sopra ho detto come ()....... et
i suoi seguaci sono per ...... (*), et lo desiderano. Dipoi hauendo il Prin-
cipe. mandato Dominico Doria qui (5) a me, per veder se si poteua ritrarre cosa
(1) Al castello.

(*) Al Cardinale.

(5) Lo stesso Cardinale.

(*) Per la fabbrica del castello.
(5) In Piacenza.
        <pb n="196" />
        ( 193 )

aleuna da questo segretario di Pier Luigi sopra il trattato del conte di Fie-
sco, ho ragionato seco sopra di ciò; et egli ancora mi ha affirmato confiden-
ljemente il medesimo, in modo che si viene a cauare che solo contrasta al
disegno. . . . . . per cui consiglio in tutto et per tutto si gouerna. . . . .,
et da cui è tenuto di maniera edificato, che non è in podestà di veruno, nè
anche dell’ istesso Principe, il trattar di questa materia con huomo che sia.
Onde io mi sono pur smascherato con il detto Domenico, et lho pregato
che senza riserua ei alla libera (et così mi ha promesso } dica al Principe da
mia parte, che il tempo et le voglie tutte sono accomodate et disposte a
far quello che V. M. desidera, et che io prego lui, che è di somma autorità
in quel luogo , et che tanti beneficii ha riceuuti da Y. M., a voler aiulare
et accelerar quegli che non fussero tali alla risolutione de..... (*), rendendo
così notabile gratitudine a V. M., comechè per sua mano segua lo acco-
modamento di quella città in seruigio di lei; che, facendolo, YV. M. si terrà
obbligata a far maggiormente per lui et per la sua posterità, et la patria
non meno di Y. M., poichè altrimenti non è per acquietare nè riposare, mentre
le voglie sono cose diuise et senza appoggio, et vicine a rouinare, le quali
egli auerà unite, et appoggiate a V. M., che e può et vuole sostenerle sem-
pre. Non so quello che mi risponderà. Ne auisarò subito V. M.; la quale, fa-
cendo anch’ ella gagliardo ufficio per mezzo di Francesco di Grimaldo, come
le ho ricordato, porto ferma opinione, che di. . . . . . Il che piaccia a Dio
che. . . . . . (*) bisogno et pubblico et priuato di Y. M.

DOCUMENTO CXXIV.
Dispaccio di Cesare al Gonzaga, circa Pier Luca Fieschi e l’ambasceria del Grimaldo
1547, 7 ottobre
( Estado, Leg. 1194, fol. 283-285)

Pues por la ynformacion que se ha tomado contra el conde Petro Luca
de Fiesco (*), se balla que no tiene cosa subjeta al Imperio. Pareciendoos que
todo lo que se puede hazer contra el, es proceder a priuacion del priuilegio
imperia], para que sea con la justificacion que conuiene, serà menester que

(!) Del castello.
(2) Che si faccia i

pel bisogno e
(3) Cifra. sno ecc
        <pb n="197" />
        (194 )

embieys van memorial particular de lo que contra el se halla, sobre que se
pueda fundar la comision para priuarle del dicho priuilegio; y entre tanto,
por lo que despues se ha eniendido por la via de Genoua, que las plalicas
y tractado del conde de Fiesco fuè con la ynteruencion deste, serà bien que
embiandole a llamar con algun achaque, le hagays prender, y que estè detenido
en el castillo de Milan, dandonos auiso dello, y noticia al embaxador Figueroa
para que de alli os embie relacion authentica de lo que contra el dicho Petro
Luca se ha ynquirido y descubierto.

Todo lo que nos haueis escripto en respecto de las cosas de Genoua, que
ha sido con el miramiento y prudencia de que soleys usar en las otras cosas
desta qualidad , se ha visto y examinado muy bien juntamente con la copia
de la yustruction que distes al contador Juan Gallego, seguiendo la qual, y
pareciendonos el vliimo medio que en allà se apuncta de la fortaleza el que
mas conuiene para estar fuera de cuydado de lo de alli, junto con lo que
despues haueys passado con el criado del cardenal Doria y Dominico Doria,
de mas de lo que colegistes de las platicas hauidas ultimamente con Fran-
cisco de Grimaldo, se ha pensado de hablarle aqui elaro, y entender mas
adelante sì trae otra comision para gouernarnos conforme a ello, porque
hasta agora aun no ha tocado en lo de la estrada cubieria desde la puerta
de $anto Thomas al Turion de Sanet Jorge, que pensaua hazer el Principe.
ny en otra cosa fuera de lo que truxo a Vima, que es la reduction del go-
uierno en menos numero y crescimiento de la guarda, sin declarar persona
que tenga cargo della, ny otra particularidad ; y de lo que se resoluiese se os
darà particular auiso.

DOCUMENTO CXXYV.
Lettera in cifra del Figueroa a S. M., dove enumera le proposte che il D’ Oria
farà alla Signoria, essendo spalleggiato dalle armi di Milano e di Firenze,
nonchè dalle proprie galere.
1547, 11 ottobre
(Estado, Leg. 1379, fol. 234)

A los xx del pasado escriuì a Y. M., y di auiso como el Principe esperaua
aqui sus galeras, y la venida de Francisco de Grimaldo con la resolucion de
lo que haria scripto V. M. sobre el establescimiento de las cosas de esta
        <pb n="198" />
        ( 195
ciudad (*). El sabado en la noche llegaron aqui las galeras; y el domingo me vi
con el Principe, el qual comunicò comigo lo que tenia pensado de hazer sobre
el establescimiento de esta ciudad en seruicio de Y. M., para lo qual em-
biaria a don Fernando que le embiase mill hombres con Esteban Doria her-
mano del sefior de Dulgago, y que tambien embiaria al Duque de Florencia
que le embiase otros mill hombres , los quales el embiarà a tomar a Liorna
con la galeras, y que venidos aqui que el proporna a los de la Sefioria, que
ya saben como V. M. se contentò de ponellos en libertad por su intercesion,
on la qual les ha mantenido y ayudado para que se conseruen en ella, y
que hauia visto lo que el Conde con otros ciudadinos hizieron contra el ser-
vicio de V. M. y desta ciudad, y contra el, y el poco castigo que contra
ellos se ha hecho, por lo qual se han hecho mas insolentes, y no cessan de
pensar y procurar de yr contra al seruicio de V. M. e inquietar esta ciudad,
por lo qual ha pensado que lo que importa al seruicio de V. M. y pacifica-
ion de esta ciudad que es necesario reformar la Sefioria y los otros gobiernos,
y que asi, como ay vili gouernadores con el Duque, que no sean mas de
quatro, y que les den otros quatro de los que han sido duques, por conse-
jeros, y que lo mismo se haga de los procuradores, que, como son ocho, que
no sean mas de quatro, y el Consejo grande, que es de cuatros cientos, se re-
duzga a ciento, y que se establezca una guarda de ocho cientos hombres, que
es lo que mas importa que lodo lo demas. Y para que esto se haga juridi-
dicamente, es menester que la Sefioria -dipute diez o doze ciudadanos para
que hagan esta reformacion, y que sea ‘aprouada por el Consejo grande, por-
que de otra manera no se hallaria el dinero para la guardia, pues en ella
consiste todo para que se conserue lo que agora se asentare , y esta ciudad
se pueda conseruar en el seruicio de V. M., con quietud y pacifico de los
moradores ; pues aqui no hay un castillo que pueda tener la ciudad sojuz-
gada, que esto fuera lo mas seguro, y se pudiera escusar la mayor parte de
la guarda, en lo qual hablè al Principe, porque vino a coyuntura. Dixome
que el lo hauia pensado, mas que no le -paresgia de hablar en este pringipio
en ello, por no indignar las gentes, y porque requeria tiempo y dineros para
hazerse, y que el no los terna; que si V. M. Jo quisiese, que despues lo podia
mandar que se hiziese. Yo creo que haziendose esta reformacion, y dando orden
al dinero para que la guardia sea pagada, que mientras el Principe viuiese
que esto se conseruarà en quietud y al seruicio de V. M.; mas faltando el,
creo que serà menester tener alguna fuerza para soyuzgallos, aunque viuan

1) La lettera del 20 settembre ci manca.
        <pb n="199" />
        ‘(196 )

en libertad ; la qual, a mi paresger, el Principe no les queria quitar, pues fuè
intercesor para hazersela dar. Quiso saber de mi si era de opinion que esto
se efectuase sin esperar la venida de Francisco de Grimaldo ; yo le dixe de
si porque no me paresgiò por impedimento a lo que tantas veges se ha de-
terminado, y tambien que Y. M. le tiene remitido a el este nogocio, y que
lo mismo harà agora, y tambien que antes que las cosas se pongan en orden
serà venido Francisco de Grimaldo.

Hame parescido dar cuenta de lo que pasa a V. M., para que estè auisado
dello, y enuie a mandar lo que mas fuere en su seruicio que en ello se haga;
y tambien para que V. M. mande hazer alguna prouision de dineros, para la
gente que viniese para este efecto, porque toda serà menester que la pague
el Principe de su bolsa, asi la de Florencia como la de Milan. Y. M. me
embiarà a mandar lo que fuere mas seruido que en ello se haga.

DOCUMENTO CXXVI.

Altro dispaccio dello stesso ambascialore a Cesare, circa una proposta di breve
dilazione messa innanzi da Adamo Centurione.

1547 , 11 ottobre
(Estado, Leg. 1379, fol. 254)

l’espues de escripia la carta que va con esta (1), me hablò micer Adan Cen-
turion, y me digo como los de la Sefioria se hauian de juntar, para dar orden
en las cosas que se hauian platicado para la reformacion de los Conseyos y
de las otras cosas, y que seria bien esperar lo que determinauan , porque ,
aunque no se hiziese ninguna cosa, que seria una justificacion para poner en
execucion lo que està determinado ; y viendo que no puede hanuer mucha di-
lagion de tiempo en lo que estos haran, y la buena voluniad que el Principe
muestra de poner orden en lo que loca a la seguridad de esta ciudad, me ha
parecido concurrir con su voluntad ; y ©n estos terminos queda el negocio.
Quando ‘otra cosa huuiere, darè, auiso dello a Y. M.

|") Documento precedente
        <pb n="200" />
        ew,

DOCUMENTO CXXVIfI.

Dispaccio di Don Ferrante al Granvela circa le cose di Genova, consigliando
a non frapporre indugi nel deliberare l’ edificazione della progettata fortezza
1547, 13 ottobre
(Estado, Leg. 1379, fol. 189-90)

Natale mi scriue che V. S. desidera saper da me la risposta che mi ha
data il cardinal Doria dopo il ritorno del gentilhuomo mandato qua da me,
sopra le cose di Genoua, perchè tratteria Francisco de Grimaldo fin ad hauer
detto auiso. Per questo, e per li altri particolari seguenti, mando il presente
correo a posta pagato per andare et ritornare; et dico che il cardenal Doria
non mi ha risposto parola da poi, nè mi risponderà, per ciò che quel suo (*)
come io scrissi a S. M. per le mie di xxvr del passato (*), non mi seppe
negare che quel verso ch'io proponeua de la forteza era il migliore, anzi
mi affermò che il detto Cardinale et tutti li suoi seguaci, et quelli istessi che
che piegano a la fattione francese, sono di opinione che Genoua non si possi
quietare se non apogiata a S. M., et si contenterebbe ogni buono di apogiaruisi;
et essendo confirmato da me ne la medesima opinione, mi disse che tanto ri-
ferirebbe al cardinale Doria, et sapeua che non si discorderia punto; sichè
questo criado del cardinal Doria alhora sì posà; et è così confidente di lui quel
gentilhuomo ch’ egli mandò, et così ben vede lo intrinseco del Cardinale, et
dall’ altro canto è tanto amico mio, che nel primo caso tutto quello che dice
saper del Cardinale se gli può credere’ che lo sapia, et nel secondo son io
certo dell’ amoreuolezza sua. Dirò adunque quello che ho trouato da poi di
più chiaro ne la detta pratica de la forteza, oltre quello che io dissi a Do-
menico Doria , mandato qui dal principe Doria a saper se si poteua hauere
alcuno ritratto del Secretario de Pier Luisi sopra il trattato del Conte di
Fiesco, che fa quello, in sostanza, ch’ io scrissi ne le dette mie de xxv1 del
passato. Poi occorse mandar a Genoua un mio secretario per beneficio di uno
di questi congiurati (*), al quale diedi comissione di repiicar al principe Doria

(*) Quel suo creato, cioè il Salvago.
(2) Documento CXXIIT.
(3) Di coloro cioè che aveano cospirato contro il Farnese. Forse il Landi.
        <pb n="201" />
        ( 198 )
et Adan Centurione quel medesimo che io haueua detto a Dominico Doria, ed
aggiungendo, per stimularlo, che jo aueua cento nobili i quali si sottoscriue-
liano per segno che sono per contentarsi e far opera riuscibile nel parti-
colar de la forteza, et che poi se uedeua tanta dispositione di animi et di
tempi, et dall’ autorita solo del principe Doria si aspettaua solo questo rileuante
seruigio et gratitudine uerso S. M., volesse non solamente aiutar, ma finir il
negotio, et obligarla per questa via tanto quanto per auuentura non è obbli-
gata S. M. ad altro suo seruitore. Questa inuentione dei cento nobili gli sti-
mulò di sorte, che fin hora ne parlano come di cosa che ha loro chiusa la
bocca, et leuato il luogo a le industriose dilationi che erano per dar a la per-
fettione del negocio ; industriose dico, per la mira che hanno di obbligarsi
da uero S. M., et farle uendita di quello che col tempo bisognerebbe donarii.
Se non che, bisogna pur comperarlo, essendo $. M. obbligata dal tempo che
non comporta che aspetti il dono; et questo è quello che mi fa stimolar quanto
io stimolo. Et rispuosero, non a la libera, ma fra i denti, che farebbono resolu-
lione che sarebbe bona et stabile in seruigio di $. M., et che non haueuano
altra mira, ma che bisognaua hauer il dolce da una mano et da l’altra lo
acerbo; che il dolce lo haueuano, et bisognaua usarne per pagar con esso gli
appetiti di molti, et giustificare lo atto de la forza, quando si hauesse hauuto
da ricorrere a quella; lo acerbo non haueuano, et bisognaua aspettarlo, et erano
le galere de le quali si uoleuano valere, in caso di violenza, per augumentar
le forze; et che hauendo consultato con S. M. , voleuano aspettar Francesco
Grimaldo. Questa è la industria a le dilationi, et il modo di voler vender caro
a S. M. questa benedetta resolutione, poichè vedono di non poterla fugire
senza meiter la città et le vite loro a manifesto pericolo. Et pare che il prin-
cipe Doria habbi grandissima mira et speranza, con questi modi, al rimanente
de lo Stato dei Fieschi. Poi adunque sì conosce la via facile et netta, et che
solamente ha tanto del dificile et del fangoso quanto costoro vogliono, io
sono di parere, et V. S. ch'è prudentissima so che concorrerà meco, che
S. M. si scuopra a la libera con Francesco de Grimaldo, et gli dica esserle
occorso questo modo de la forteza, non per leuar la libertà ai genouesi , la
quale intende che sia sempre la medesima che è adesso, ma per assicurar
et la città e sò medesima da innouationi ; conoscendo aperilamente che di
queste non puonno mancare se le cose di quella città si lasciano nel presente
et pericoloso stato; et voler questo seruigio per mano del principe Doria,
Come ne ha hauuti degli altri, et a lui hauerne lo obligo ; et non solamente
questo , ma deue poi S. M. con effecto compiacerlo negli appetiti suoi circa
il contato di Fiesco. Y. S. adunque, che è degnamente nel primo luogo ap-
        <pb n="202" />
        ( 199 )
presso S. M., tenghi mano che ella faccia questa deliberatione col Prin-
cipe e col Centurione per mezzo del Grimaldo, et insista con perseueranza
dn al fine, che senza dubbio insisterà poco che le voglie sue saranno adem-
piute , perchè , come ho detto, il negotio ne porta seco la istessa facilità , et
on gli contrasta se non lo appetito de’ due predetti. Ma sopratutto sia V. 8,
aduertita di dar loro interamente ad intendere che il pensiero et il motino
aasca da $. M. sola et non da me, nè da nessuno altro, et che S. M. da
ssi soli et non da altri voglia questo seruitio, perchè il dar loro ad inten-
dere che venisse da qua sarebbe un andar contra il disegno et rouinarlo af-
atto, per le mire et la gelosia pur tropa che hanno di me, per hauermi ve-
luto caldissimo in questo negocio.
lo mando a V. S$. le lettere ch’ essi mi scriueano dopo il ritorno del Doria
el mio, acciò più apertamente conoscendo esser vero quello che io dico, più
sicuramente consigli S. M. con queste auuertenze.
Alli x di ottobre 1547 in Piazenza.
Pos data. Sopratenuta questa, et stando quasi il corriero a cauallo, mi è
sopragiunta la qui alligata dell’ ambasciator Figueroa, per la quale Y. $. ve-
Jerà come il principe Doria pensaua di dar principio a quella sua reforma-
ione, diminuire il numero del Consiglio , et altri particolari che in essa se
contengono; a la quale mi rimetto. Et perchè tengo questa cosa per la più
perniciosa che si possa fare, per le ragioni che diedi per istruttione a Gio.
Gallego, de la quale mandai copia a $. M., credo che il principe Doria
acceleri questa esecultione, perchè quando S. M. metta bocca nel fatto della
forteza, vorebbe trouar il modo di replicare, dicendo che lo hauer diminuito
il numero di quei del Consiglio fusse bastato. Io giudicherei che non fusse
bene lasciar pigliar piede a questo modo di gounrno, ma che con quelle viua
ragione che in detta ìnstruzione furono dette, et con quelle di più che a S. M
et a V. S. occorreranno, S. M. col ritorno di Francesco de Grimaldo man-
dasse un gentilbuomo al principe Doria, dandoli instruttione de le ragioni le
quali fanno che $. M. non tenghi per durabile quello gouerno, per li riscontri
eh’ io ne ho da le lettere di sopra accusate, et lo astringesse al fatto del
castello , perchè con questo, et con sodisfarlo et compiacerlo di qualche suo
interesse, credo certo che si disporrà a far tutto quello che S. M. comanderà.
Et perchè , come YV. S. vederà, hanno trouato escusa che di presente non
hanno il modo di poter far delto castello, mi par che a questo si debba ri-
spondere che S. M. di mala voglia il farebbe essa, perchè non vorrebbe che
in questo caso si credesse la intentione sua essere di soggiogar quella città
        <pb n="203" />
        ( 200 5
ma che il più honorevole per tutti sarebbe ch” essi il facessero et lo dessero
a S. M., confidati in lei che hauesse da tenerlo per freno di insolenti et
perpetuo stabilimento del gouerno ultimamente fatto ; ma se pure insistessero
et volessero che $. M. lo facesse fare per lei, per me crederei che la non
potesse far spesa migliore nè di più gran profitto. Però sarà bene che S. M.
pensi sopra ogni cosa, acciochè non resti cosa da fare per metter in esecutione
quella che tanto conuiene al seruicio suo et a beneficio de li Stati suoi.
Di Piacenza, a xii di ottobre 1547.

DOCUMENTO CXXVIII.

Sunto di relazione dello stesso Gonzaga a S. M., riguardante Pier Luca Fieschi.

1547, 25 ottobre
(Estado, Leg. 1193, fol. 1641)

Quanto al memorial que se le pide de todo lo que se huuiere hallado
contra Pero Luca Fiesco, para proceder contra el a priuacion del priuilegio
imperial que tiene, que es todo lo que se le puede quitar en aquel Estado,
dize que yà V. M. habrà entendido del embaxbdor Figueroa lo que contra
el se ha hallado acerca lo del tractado de Genoua, que en sustancia es que
aquel se hallò en ello desde el principio al fin; y con esto dize que el di-
cho Piero Luca Fiesco le. ha promettido de venir a jurar fidelidad a Y. M.,
y a seruirle sinceramente y sin pension, y que se ha yà embiado a licenciar
de franceses, y el sefior Fernando le ha prometido de regebirlo; por lo qual
le paresge que veniendo a seruir como dize, y hauiendo hecho lo que hizo
como pensionario de franceses, meresce menos pena (”).

(*) Al margine si nota: « S. M. tiene esto por bien; pero si el tiene la
voluntad que dize, se pucde saber de lo que passò en el iractado y los que
interuenieron a el, porque esto importaria mucho ; y si el no quiere dezir,
paresce que no se cree sin sospecha; y en todo caso no serà sino bien miralle
siempre a las manos ».
        <pb n="204" />
        201

DOCUMENTO CXXIX.

Cesare al Gonzaga, alfrettando l’ erezione della fortezza.
1547, 27 ottobre
‘Estado; Leg. 1194, fol. 382 )

Al sefior Fernando.
Por la de vii del presente (1) se os diò particular auiso de los terminos en
que quedaua la platica de las cosas de Genoua, y como se hauria hablado
claro con Francisco de Grimaldo sobre la fortaleza; y porque assi esto como
io que el respondiò, y consideraciones que nos mouieron a conformarnos
con el paresger del Principe, y con que condigion lo vereys mas largo por
la copia de la carta que se seriue al embaxador Figueroa, que serà con esta (°),
no haurà para que replicarlo; ny se offresce otro sobre este negocio, sino rogaros
que teniendo buena yntelligencia y corrispondencia con el dicho nuestro em-
vaxador, soligiteys y tengays diestramente la mano que se entienda en la
dicha fortaleza, despues de assentado lo del gouierno y establescido la guarda
sonforme a lo que acà se ha dicho al Grimaldo, como cosa tan necessaria
para la conseruacion de la libertad de Genoua, y particular del principe
Doria xv de su casa.

‘1) Documento CXXIV.
(2) Documento seguente.
        <pb n="205" />
        ( 202

DOCUMENTO CXXXx.

Risposta di Cesare a più lettere del Figueroa. Lo mette a parte di quanto fu
irattato col Grimaldo, circa la riforma del Governo e la guardia della città ;
ma avvisando siffatti mezzi come insufficienti allo scopo d’ assicurarsi di Ge-
nova, gli ordina di tenere sempre viva col Principe Ja pratica della fortezza.
Disegni di quest’ ultimo intorno il comando della guardia suddetta. Riparto
dei feudi de’ Fieschi tra la Repubblica, Andrea ed Antonio D’ Oria; assegna-
mento allo Spinola di un soprassoldo mensile di cento scudi, con obbligo di
residenza in città, ed accettazione di un suo figliuolo come paggio alla Corte
Imperiale. Altro assegno di 400 scudi annui al Grimaldo. Ragioni per cui non
si vuol dare affidamento della succesione di un figlio di Gianettino nell’ ufficio
di Protonotario apostolico, dopo la morte di Andrea.
1347, 27 ottobre
(Estado. Leg. 644, fol. 128)

Al embaxador Figueroa.

A causa do los caminos y de la indispusicion que despues de llegado aqui
hauemos tenido, y esperando la venida de Francisco de Grimaldo y reso-
lucion que se tomaria sobre las cusas de Genoua, se ha dexado de responder
hasta agora a vuestras cartas de x - xxI de abril, x - xx de mayo, 111 - xI - XIX
de junio, vu! - xxx de julio, VI - xvi - xvi - xxx. de agosto , vill-xx de
septiembre, 11 - x! de octobre (*). A las particularidades las quales requi-
rieren respuesta, se satisfarà en esta, attento que ay muchas que por ser
auisos y sobre cosas ya passadas no haurà necessidad de tocarlas, sino teneros en
mucho seruicio el cuydado que teneys de sereuirnos tan continuamente y auisar
de todo lo que passa y se entiende de todas partes, que no puede ser mejor.

Con la ultima precedente nuestra os dimos auiso de la llegada de Fran-
cisco de Grimaldo a esta ciudad (*). y como se quedaua con el platicando lo

(!*) Undici fra queste lettere si hanno nei Documenti XCI, XCV, C, CIV, CVI,
CIX, CX, CXII, CXIII, CXV e CXX. Le altre mancano ; ma può argomentarsi
il loro contenuto dalle risposte che vi si fanno, in ispecie negli ultimi parazrafi
del presente.

(*) In Augusta. La lettera che portava questo avviso, e che ci manca, recava
la data del 7 ottobre, come rilevasi dal Documento CXXXIII.
        <pb n="206" />
        ( 203 &gt;)
que tocaua al remedio y assiento de las cosas dessa; y para que esteys
aduertido de todo lo que en ello ha passado, y resolucion con lo que buelue,
so escrenirà aqui en sustancia con lo demas que por vuestra parte se hubiese
de hazer, para que breuemente se ponga en effecto.

El cargo e ynstruction que truxo el dicho Francisco de Grimaldo, como
haureys entendido del Principe y de micer Adam y del, fuè excusar prime-
ramente la dilacion que ha hauido en poner en execucion la forma del go-
uierno y guarda, conforme a lo que a nuestra partida de Vima sc resoluiò,
que fuè por Jos impedimientos de la expugnacion de Montoyo y hauer durado
aquella empresa mas de lo que a] principio se pensò, las reuoluciones de
Sena y Napoles, y absencia continua de sus galeras; y que ya que todo esto,
a Dios gracias, estaua quieto, y lo de ay sin el recelo y sospecha que
por lo passado, determinaua de no differirlo mas, y pensaua reducir los del
gouierno a menor numero, y establescer una buena guarda que estè debaxo
de su mano, y con la superioridad en las cosas del gouierno que ya otra vez
no quiso adjudicarse, facilitando la cosa, y assegurandonos que lo uno y
lo otro se haria sin escandalo, y de manera que no subeediese ynconueniente &amp;
concluyendo al fin que esto era lo que mas conuenia, para que lo de ay
estuuiesse seguro y a nuestra deuocion; y que porque seria menester usar
de la fuerga, en caso que de grado no quissiessen venir a la dicha reduction
y augmento de la guarda, escribiessemos al Duque de Florencia que le acco.
modasse de mil infantes, y a don Fernando de Gonzaga de Jos que mas hu-
uiesse menester. Tras esto, entrò en algunos particulares del Principe, de que
abaxo se os darà noticia.

Y considerando el peligro en que estan las cosas dessa ciudad de Genoua,
y- quan subjectas a qualquier nouedad, no se dando en ellas el assiento
conueniente , assi por lo que toca a la conseruacion de. su libertad come
de su deuocion en nuestro seruicio, y hauiendo entendido por vuestras caritas.
y de las de don Fernando, lo que a ambos os paresce que seria necessaric
para que se pudiesse estar fuera de cuydado, °juntamente con lo que se di-
scurre, y muy prudentemente, en la ynstruction que el dicho don Fernando
diò a Juan Gallego quando lo embiò a essa ciudad, y que , examinada y
pensada bien la ymportancia deste negocio, no se vee que aya olro mas
verdadero medio que el de la forialeza, para que los de ay viniessen en
pacificacion y quietud, y se quitasse la speranza a todos los reboliosos de
poder alterar el pueblo, y assegurar el gouierno que el Principe quisiesse
poner para in perpetuum, y que ya el tenia entendido por el dicho don Fer-
nando lo de la dicha fortaleza, teniendo tambien aduertencia a lo platicado
        <pb n="207" />
        ( 204 )
entre vos y miger Adam, y a la intencion que ha mostrado en este negocio,
junto con lo que el dicho don Fernando comunicò con el dicho Grimaldo, quando
agora ultimamente passò por Milan (1), y ha entendido del cardenal Doria (*), nos
pareciò que se hablasse aqui claramento, dandole a entender que el verda-
dero medio para assentar de una vez las cosas dessa ciudad seria poner
ana muy buena guardia, y hazer un castillo que estuuiesse debaxo de nue-
stra mano, para refrenar a los insolentes y tener la ciudad pacifica, pues no
era esto subjectarla, ny quitarle lo libertad de disponer a su libre albidrio
de sus rentas, officios y tractos, et cetera, sino solo para mantenerla en segu-
ridad, como arriba està dicho. Y assi en esta conformidad hablaron muy
largo con el dicho Grimaldo monsifior de Granuella y el Duque d’ Alba,
en nuestro nombre, teniendo siempre por fundamento, en todo lo que
piaticaron con el, que esto del remedio se pretende para el bien publico y
comun de la Republica, y por obuiar a los ynconuenientes que de otra
manera se podrian seguir, y aun por no hallarse otro ningun medio para
guardarse de sediciones y tumultos, y que no torne la dicha Republica a la
tirania de Francia, allende de Jo que toca al proprio y particular bien del
principe Doria, miger Adam y succession de su casa, para que tenga la
auctoridad y credito de todo en la dicha Republica, y lo que siempre se ha
considerado de las dilficultades que se offrecian en la mudanga deste gouierno,
y el descontentamiento que ternian los que fuessen amouidos. Pero el dicho
Francisco de Grimaldo, no obstante todo lo que en esto se le dixo, siempre
se afirmò en lo mismo que hauia propuesto de la reduction del gouierno y
establescimiento de la guardia, con atiadir que si esto no bastasse se podria
despues proueer con mas facilidad lo de la dicha fortaleza, mostrando siempre
no hauer entendido lo que el dicho don Fernando escriue hauerle apunetado
de la fortaleza. Visto lo qual, y que querer persister en lo del castillo en
desgrado y contra la voluntad del Principe, que es por cuyo medio se hauria
de guiar, seria confusion y causa de acortarle sus dias, como el dicho
don Fernando lo ha tambien entendido del cardenal Doria y de algunos de
la nobleza por su medio, allende de lo que se ha entendido por vuestras
altimas cartas, que el Principe y miger Adam hauian dado ya principio è
la platica de la reduction del gouierno y lo demas de la guardia, y se ele-
gian ya personas de la ciudad para platicarlo, y tambien que en todo caso
es menester: proueer la dicha guardia, y assimismo considerando el tiempo

(*) V. Documento CXXl e CXXIII
(2) Documento CXXVII.
        <pb n="208" />
        ( 205 )
ser tan adelante, y lo que se ha appunctado por el dicho miger Adam, que
no se podria hauer tan presto el dinero con lo que se offresce desto de Pla-
sengia, y que despues de hauer platicado una y dos vezes con el dicho Gri-
maldo , se ha firmado en que era menester proueer primero lo de la dicha
reformacion y guarda, nos ha paregido, por no faltar a todo, responderle en
esta sustancia. Que atento lo que al dicho Principe le paresce de la reduction
del gouierno a menos personas, y establescimiento de la guardia de pccc hom-
bres bien pagada , para que lo que se ordenase se obserue y nianguno se
aparte para altarar la ciudad, y el lo halla por medio conueniente y facil
para eonseruarla pacifica, aficionada y deuota a nuestro seruicio, que, con-
fiando de su prudencia y de la experiencia larga que tiene de las cosas de
ay, no podiamos dexar de remitirselo y conformarnos con su parescer, afia-
diendo, como expressamente se le dixo, que esto no se veya, como todos nue-
stros seruidores lo dezian, que fuesse bastante medio qual conuernia, ny que
desta manera de gouierno se pudiesse tener entera seguridad , afirmandonos
que aunque esto se haga, despues de assentado el dicho gouierno e intro-
duxida la guardia del numero de gente que arriba se ha dicho, seria neces-
sario entender en el dicho castillo, como cosa tan importante, y que al cabo
no se podria excusar, assi por lo que tocca al beneficio publico, quietud y
sossiego dessa Republica, y conseruacion de su libertad, como por el particular
del Principe, y que el y su posteridad queden en ella seguros de su aucto-
ridad y credito para agora y para adelante, y que en esto no se deuia el
Principe descuidar, sino que haciendose lo de la guardia y gouierno se pen-
sasse desde agora y encaminasse lo de la dicha fortaleza, y esto solamente
por la conseruacion, como dicho es, de la libertad de Genoua y seguridad
del dicho Principe, y los suyos; concluyendo que en esto no pretendiamos,
como es verdad, otra cosa sino Ja quietud de Ytalia, y que con nouedades
que pudiessen acaescer en Genoua no succediessen turbulencias que fuessen
en pérjuicio de nuestros reynos, estados y sefiorias. Y el dicho Francisco de
Grimaldo mostrando satisfazerse mucho de que, despues de todo examinado,
se viniesse en lo que el Principe proponia de la dicha reduction del gouierno
y guardia, respondiò que assi se lo referiria, assegurando que quando esto no
bastasse, no solo se haria el eastillo, pero aun todo quanto mas quisiessemos
de manera que aquella Republica no dexasse de conseruarse en nuestra de-
uocion y seruicio, como el Principe lo hauia procurado y veya que conuenia;
y esto con tan grandes palabras y seguridades sobre su cabega y la de
micer Adam y sus hijos, que no podian ser mas, afiadiendo que aun en estos
principios podrian succeder las cosas de manera que se viesse otro mejor
        <pb n="209" />
        ( 206 )

camino para nuestro seruicio que el de la dicha reduction, y concluyendo al fin
que el Principe con la voluntad y afficion que tenia a nuestras cosas, y lo
que nos deuia, junto con el desseo de ver aquella su patria pacifica y con
toda quietud y sossiego, no pensaria en otra cosa sino en dexarla con tal
assiento y forma, y tan cautamente proueydo, que siempre se mantuuiese en
auestra deuocion y seruicio. A lo qual se le replicò de nuestra parte, firman-
donos en lo que arriba està dicho; de lo qual todo os hauemos querido
dar assi particularmente noticia, para que esteys aduertido de lo que passa,
y podays hablar al Principe en esta conformidad, dandole a entender con
loda dexteridad, y con las razones que arriba se consideran, que assentado
el dicho gouierno e introduzida la guardia de los ochocientos hombres, pues
se halla que no es bastante remedio, teniendose entre tanto secreto, se entienda
luego en lo dicho castillo, y lo encamine por los medios que verà conuenir,
de manera que se pueda dar principio a el lo mas presto que se pudiere,
dando a entender, adonde y como vieredes que mas conuerna, que de nue-
stra parte se ayudarà para la fabrica, y lo demas que serà necessario con
alguna summa agora, sea del tercio o de la mitad del gasto, con que el dicho
castillo se ponga en nuestra mano para la guardia dessa ciudad y conserua-
cion de su libertad.

Y porque de las palabras del dicho Grimaldo se comprehende claro que
el Principe quiere tener la guardia de los pccc hombres debaxo de su mano,
y ser cabega della, y despues del miger Adam asta que los. hijos de
Juanetin sean de edad, no ha parecgido conueniente hablar de la persona
del coronel Spinola con el dicho Grimaldo por excusar la sospecha; y tam-
bien porque, si la fortaleza se haze, entonces se podrà mejor mirar lo que
mas conuerna; aunque si allà quisiesse el Principe poner alguna persona de
su mano, que le excusasse de trabajo y gouernasse la gente, no seria fuera
de proposito que vos, como de vuestro, y- con la dexteridad que sabreys
usar, mirasedes si se podria introduzir allà la persona del dicho Coronel,
pero teniendo siempre mucho miramiento, como lo hauevys tenido, de no dar
desabrimiento o sospecha al dicho Principe.

Y porque es bien que nos hallemos preuenido para todo lo que se podria
offrescer , serà bien que entre vos y don Fernando penseis y mireys lo que
se haurà de responder y otorgar, en caso que, como es verisimil, nos requeran
de ayudar para la fabrica de la dicha fortaleza, y sostener la guardia de la
ciudad en esto medio, demas de la prouision y guardia que serà menester
para el castillo; porque veniendo esta platica en camino de effeciuarse, como
no lo dubdamos. siendo tan necessario. no se diffiera la resolucion v falte
        <pb n="210" />
        ( 207 )

tiempo para consultarlo, pues en las cosas de tal ymportancia la dilacion es
muchas vezes dafiosa y causa de ynconueniente; auisandoos que el dicho
Francisco de Grimaldo ha hablado despues con Cranuella, diziendo que era
como de suyo , sobre el entretenimiento de la guardia, para saber si quer-
riamos ayudàr para el gouierno della y de la dicha fortaleza a nuestra
costa ; y le respondiò que, quanto a la guardia, parecia que la ciudad la
podria sostener, por no ser el gasto tan grande, y tambien que no conuenia
que se hiziesse a nuestra costa la dicha fortaleza, pero que se podria mirar
de proueer de nuestra parte con alguna porcion.

Y aunque conoscemos que para lo que el Principe ha de hazer en nuestro
seruicio, quietud y beneficio de su patria, no son necessarios otros medios
todauia, porque con mas satisfaction encamine y effectue lo de la fortaleza ,
y para en recompensa de los daîios recebidos en su sangie y galeras el tiempo
del tumulto dessa ciudad, le hauemos hecho merced de los lugares que
eran del Conde de Fiesco y sus hermanos, con la jurisdicion y renta dellos,
excepto Pontremol y Burgo de Valdetaro, que por algunos respectos se re-
seruan para nos, y el lugar de Sanct Esteffan para Antonio Doria, assi por
sus seruicios como por hauer intercedido por el el mismo Principe; a cuyo
cargo ha de ser tambien de satisfazer y contentor a la muger del Conde de
Fiesco, por razon de lo que ha de hauer de su dote, que se tiene assegurado
sobre el lugar de Careoceto, como vereys por la copia del memorial y decre-
tacion que serà con esta, tomando de nos la inuestitura del feudo, y
prestando el omenage de la misma manera que los posseya y gozaba el dicho
Conde de Fiesco defuncto y sus hermanos.

De la persona del coronel miger Augustin Spinola, y de la afficion que
en todo sucesso muestra a nuestro seruicio, tenemos la satisfaction que es
razon, y assi holgaramos de mostrarselo en lo que por el nos suplicays de
la vacante de los Fiescos, sino que se ha considerado que si, hauiendolo
pedido el Principe en reconipensa de los datios recebidos, hizieramos alguna
merced de alguna cosa dello al dicho Coronel, que, demas que no pudiera
ser de momento no se disminuyendo mucho lo del Principe, fuera occasion
de odio y mala yntelligencia entre los dos. Lo qual no conuernia en ninguna
manera, tanto mas en este tiempo que se ha de excusar toda sombra de
sospecha por lo que diuersas vezes haueys acordado en esta materia, y assi
viendo que por agora no hay otra cosa que poder hazer por el dicho Coronel,
hauemos acordado que consumiendose la pension que tiene en el Estado de
Milan, de que no es bien pagado, se le den y paguen en cada mes cient escudos
de sueldo para ayuda a su entretenimiento, y que resida en esa ciudad
        <pb n="211" />
        ( 208 )

para lo que se podria offrescer; los quales le seran ciertos, porque se le pa-
garan quando a la infanteria espaîiola y la otra gente de guerra; y questos
lo comienzen a correr desde principio deste mes de nouiembre en adelante ;
la prouision y despacho de lo qual se le embiarà, en teniendo auiso de la
quantilad de la pension que tiene sefialada en Milan y de la suma que della
se le deue por lo passado, para que consumiendosele aquella , se prouea
tambien que sea satisfecho enteramente y con ellecto de lo que se aueri-
guare que se le deue de lo passado.

Y teniendo assimismo respecto a lo que dezis que dessea, que uno de sus
hijos se crie en nuestro seruicio, hauemos tenido por bien de recebille por
page, y podrà ponerse en camino para acà quando quisiere; y porque
nos le escreuimos solamente en vuestra creencia, y dandole las gracias de la
voluntad y buen animo que siempre muestra en las cosas de nuestro seruicio,
darleeys nuestra carta y hablarleeys en esta conformidad, animandole que
continue en lo de hasta qui, y que siempre ternemos memoria de hazerle
merced, en la occasion que se offrescerà, como lo meresce. i

Quanto a lo que dezis, que, en caso que fuere necessario usar de la
Îuerza para lo que toca a la reformacion del gouierno, os demos auiso de
donde y como se haurà de proueher el-dinero para la paga de los dos mill
ynfantes, que se han de traer de Florencia y el Estado de Milau, no se vee
que aya otra forma sino que vos busqueys el que serà menester y el to-
meys a cambio, remiliendolo, pues serà poca quantidad, a Castilla al mas
barato precio que se pudiere.

Teniendo memoria de lo que nos escreuistes por Francisco de Grimaldo,
y la alficion que muestra a nuestro seruicio, y para tenerle. grato y que
haga buen officio en lo que ay se ha de tractar de la forialeza, le hauemos
hecho merced de 400 escudos al afio sobre las exitractiones de Sicilia.

Lo demas que toca a la satisfaction de los creditos que se le deuen a
miger Adam, se verà por la decretacion del memorial; al qual podreys dezir
que holgaramos de tener forma para hazerle pagar luego de contado, pero
que le rogamos se satisfaga con el expediente que se ha tomado, y que en
lo demas de ay se muestre el que tantas vezes nos tiene offrecido, y conuiene
assi por lo que toca al beneficio publico dessa ciudad. como particular suyo
y de su casa.

Quanto a lo de Montoyo no ay que dezir, sino que fuè bien hauer subce-
dido assi y que se castigassen los delineuentes.

Y pues hasta agora no se hauia el Principe declarado con los dessa Re-
publica en lo que toca a este castillo y los otros dos lugares de Vares y
        <pb n="212" />
        ( 209 )
Rocatallada, estareys aduertido en el omenage que dellos se ha de tomar, y
que han de recebir de nos la inuestitura del feudo, para tenerlos como los
ienia el- dicho Conde de Fiesco defuncto.

Fuè bien no hauer impedido la yda de los embaxadores que essa Repu-
blica eligio para el nueuo Rey (*), ny mostrado desconfianza dellos, sefialada«
mente no l!leuando mas comission de la que nos escrenistes.

En lo que toca a las diferencias que ay entre la Marquesa de Massa y
Julio Cybo su hijo (*), no ay que dezir, porque don Fernando de Gonzaga tiene
comission nuestra de componerlas, y acordar las partes o administrarles justicia ;
y no dubdamos que se concertaran, pues la Marquesa ha dias que dexa de
hazer instancia.

No nos escreuistes si passò mas adelante el Principe en lo que los dias
passados os preguntò de don Bernardino de Mendoga y sus hijos; y si fuè
por lo parentado con los de Juanetin o con que fundamento.

Quanto a las cosas de Napoles,pues ya aquellas estan sossegadas y el reyno
pacifico, no ay que dezir , sino agradesceros y teneros en servicio el ehy-
dado y diligencia que pusistes en las prouisiones de gente, y lo demas que
para ello se hizieron ; que es conforme a lo que siempre mostrays en todo lo que
3o offresce de nuestro ssruicio.

Hauemos visto el examen de aquel doctor Saco que se hallaua en Turin,
y holgado muy mucho de hauer por el entendido particularmente el funda-
mento dek tractado del Conde de Riesco, y los demas que entendieron en el
manegio; el qual se guardarà para su tiempo.

Sobre lo de Petro Luca Fiesco, de que ya antes se tenia no buena yn-
formagion, se ha seriplo al sefior Fernando para que mire de llamalle a
Milan con algun achaque, y que metiendole en el castillo os dè luego auiso
dello (°).

Vimos lo que passastes con el Principe Doria, sobre la reconciliacion
del cardenal Doria, y la obstinacion que tiene en esta parte; por lo qual,
aunque holgauamos que estuuiessen conformes, nos paresge que por exeusar
toda sombra e ynconueniente, segund que es sospechoso el Principe, y la sa-
tisfaction que en todo se le deue dar, que por agora lo dexeys assi, hasta

(*) Enrico II di Francia.

(2) Su questo particolare può leggersi fra gli Atti delle RR. Deputazioni di
Storia Patria per le Provincie Modenesi e Parmensi, un’ accurata Memoria
del canonico Francesco Musettini, intitolata: Ricciarda Malaspina e Giulio Cibo.

(5) Y. Decumento CXXIV.
        <pb n="213" />
        ( 210 )
ver sì con lo que miger Adam os offreciò y con el tiempo Ileua camino de
hazerles amigos.

Post data. Porque de todo esteys aduertido, sabreys que despues de hauer
el dicho Francisco de Grimaldo dado el memorial del Principe, nos suplicò
de parte del Principe sobre el officio de Prothonotario del reyno de Napoles
que tiene en su cabega, para que despues de sus dias subeediese en I]
el hijo de Juanetin Doria; y aunque se sospecha, por lo que se ha com-
prehendido de sus Palabras, que no lo traya en comission, todauia si allà se os
hablare en ello, podreys dezir que estos no son officios que se han de proueer
en tan nifios, porque en caso que Dios dispusiese del Principe, y los hijos
de Juanetin fuere de edad, que nos ternemos memoria de los seruicios del
Principe y de los del dicho Juanetin.

DOCUMENTO CXXXI

Cesare al Principe D’ Oria,
1547, 27 ottobre
‘Estado, Leg. 644, fol. 141)

Al principe Doria.
A los vi1 del presente se os scriuiò vltimamente. Como haureys visto des-
pues , se ha platicado con Francisco de Grimaldo largamente lo que toca a
essa ciudad, y hauemos resuelto lo que de el y de nuestro embaxador enten-
dereys, a los quales dareys entera fee y creencia, certificandoos que lo que a
ello nos mueue no solamente es por lo que toca al beneficio general dessa
Republica y seguridad della, mas aun por el particular de vuesira succession
y casa; en que no dubdamos que con vuestra prudencia y experiencia larga
de la cosas de ay, terneis el miramiento que conuiene para que lo que vna
V6z se assentare se pueda compronar sin estar en la contina sospecha y cui-
dado que hasta aqui.

En lo demas que toca a vuestro particular y de los hjios de Juanetin
Doria, hauiendo respecto a vuesiros seruicios y a lo que perdistes en el tiempo
del tumulto dessa ciudad, os hauemos hecho la merced que entendereys del
dicho Grimaldo; Y de las tres aldeas del territorio de Montobio que aqui nos
        <pb n="214" />
        ( 211 )
ha hablado, siendo tan poca cosa, podreys disponer a vuestra voluntad, pues
la merced que hizimos a essa ciudad de aguellos lugares fuè a vuestra su-
plicagion, y para que se conuertiese en vuestro beneficio. .

El examen que nos embiò el nuesiro embaxador sobre el tractado del Conde
de Fiesco, hauemos holgado mucho de ver, por entender e] fundamento y
medios que tuuo su designo, y las personas que se le fomentaron; de que se
embiò copia a nuestro embaxador en Roma (*), y se guardarà para su tiempo.

DOCUMENTO CXXXII.

Risposta del D’ Oria a $S. M.
41547 , 15 novembre
( Estado, Leg. 1379, fol. 68)

Quanto al principal remedio che V. M. prudentissimamente ricorda per
la sicurezza del tutto, ha da sapere che sendosi qui nouamente praticata et
introdotta la noua forma di gouerno, con intelligentia el uniuersal satisfatione
della città, mediante una più ristretta eletione d’huomini qualificati et interes-
sati nel bene vniuersale, alli quali sì ha da dar autorità, fra l’altre cose, di
potere ritrouare forma al denaro, senza il quale, a voler pensare adesso non
che eseguire effecto di momento, sarebbe metter in confusione il tutto; dico
che mi pare non solamente a proposito, ma necessario, per douere peruenire
più facilmente al sopradetto rimedio, lassar prima stabilire questi noui ordini,
siccome ha da seguire dentro da Natale al più tardi, che dare alcuna alte-
ratione; perchè se non reusciranno poi di quel frutto et sicurezza che V. M.
giudicarà couenire, all’ hora con più facilità che adesso si potrà mettere in
esecutione ; et in questo mezzo non si ha da dubitar de inconuenienti , tro-
uandosi la città rinforzata di presidii, et li suspetti mancati (si può dir la
maggior parte ) con questa noua reformatione , talmente che la dilatione in
questo caso non può portar saluo utile et auantagio grande, senza pregiu-
dicio alcuno. Et d’ ogni successo V. M. sarà continuamente auisata.

Nel resto non tenendo io più vita nè altro che già non sia dedicato et obli-
gato al seruicio di V. M.. et alle infinite gratie et mercede che s’ è degnata

(1) V. Documento CXXII.
        <pb n="215" />
        ( 212 5

farmi per lo passato, non so in qual modo poterli adesso rendere gratie con-
ueniente a tanto fauore et demostratione che gli è piaciuto farmi, con la mer-
cede dello stato dell’ infedelissimo et ingrato Conte de Fiesco, se non pregare
Dio che suplisca per me secondo FP animo , qual sarebbe di vedere ricom-
pensata la M. Y. di summa felicità, et de ogni mio seruitio sempre ben sa-
tisfatta. Et cusì in breue inuiarò persona a procurare la expeditione delli
priuilegi.

DOCUMENTO CXXXIII.
Dispacciìo in cifra del Figueroa a Cesare, annunziandogli come la meditata
riforma del Governo sia stata deliberata, e come occorra di presente man-
darla ad effetto. Difficoltà che si presentano per dar opera alla erezione della
fortezza, e conferenze tenute col D’ Oria e col Centurione sopra tale pro-
posito. Con nuovi elogi si esalta la provata fedeltà e devozione di Agostino
Spinola.
1547, 16 novembre
(Estado, Leg. 1379, fol. 8)

A los nueue del presente reciuì la carta de Y. M. de los xxvi1 del passado,
con Francisco de Grimaldo (*), en respuesta de las mias de X, XxI de abril, x, xx
de mayo, In, xI, xix de junio, VIII, xxx de julio, Vi, XVI, XvII, xxx de agosto,
vili, Xx de setiembre, Il, xi de octobre. Despues haurà recibido Y. M. la que
escriuì a los xxI del mismo, en respuesta de la de V. M. que me mandò
scriuir a los vi del mismo, dandome aniso’de la Ilegada de Francisco de Gri-
maldo, y como se quedaua platicando con el remedio, y assimismo de las
cosas que tocan a la quietud desta ciudad (2); y por la carta que me ha traydo
de V. M., y por lo que el me ha comuniecado, quedo auisado de todo lo que
propinò , dando razon porque no se hauia effectuado lo que la primera vez
hauia consultado con V. M. : y quanto a esto no ay mas que responder, pues
£s passado, v en effecto se tuuo consideracion a las cosas que al presente

(*) Y. Documento CXXX.
(*) Così la missiva di Cesare del 7 ottobre, come la responsiva del Figueroa,
in data del 21, ci fanno difetto. V, nota 2 a pae, 209
        <pb n="216" />
        ( 2135 }
coneurrian por no reboluer mas humores, y paresciò que era mejor diferirlo
tomo se hizo.

Agora he visto lo que se contenia en el cargo e instruction que lleuò, que
era reformar los Consejos y tomar (mayor) auloridad en el govierno de la que
hasta qui ha tenido, y que reduciendo el Consejo a menor numero se stabi-
liria una guarda conueniente, con que se pueda estar seguro de qualguier
alboroto que los del pueblo quisiessen hazer; lo qual se harà sin scandalo y
sin que succeda ningun inconueniente; mas que por buen respecto, en caso
que no viniessen en ello por grado, era bien 1ener fuerzas para hazercelo
hazer; para lo qual V. M. le mandò dar una carta para el Duque de Flo-
rencia que le embie mill hombres, y don Fernando otros dos mill, que es con-
forme a lo que Y. M. ordenò la otra vez; sobre lo qual dirè lo que passa.

En este tiempo que Francisco de Grimaldo ha stado absente, los Ocho que
la Sefioria nombrò para que viessen de moderar las cosas que les paresciessen
que no estauan ordenadas para el buen gouierno, con la venida de las ga-
leras y ver que el Principe no despedia la gente, y con lo que por mi parte
platiquè con ellos y con algunos otros, assi de la Sefioria como de otras per-
sonas, entendieron en el negocio con mas calor, comunicando con el principe
Doria; y despues de muchas alteraciones se concluyò, y passò por la Sefioria
con los procuradores, todo lo que se hauia acordado que conuenia, y princi-
palmente lo del Consejo grande de los quatrocientos que se reduzga en tr(ecientos),
de los quales se haga suerte como se hazia, y que se hagan despues otros
ciento.....que.....(*) estos quatrozientos se elijan por la Sefioria otros
ciento como mas particular( mente verà) V. M. por la relacion que va con
esta (2); el qual tenia cargo de hazer los Duques y sefiores, y tambien fa-
cultad de buscar el dinero para las cosas ordinarias y extraordinarias que
sucedieren; y en consequencia desto yran tras las otras cosas que han puesto
en el memorial, que son necessarias para el buen gouierno. Esta conclusion
se acabò de tomar el mismo dia que llegò Francisco de Grimaldo; la
qual ha placido mucho al principe Doria que haga tomado tan buen camino,
porque con este Consejo tenga la facultad que arriba digo, y se lenga que
hazer con menos numero, y que sean personas de razon, le paresce que serà
mas facil de acabar lo que se propuosiere, y que se darà orden a la paga de
la gente que se determinarà de tener, y que todo se disporna como se qui-

{1) Guasto.
(2) Tralasciamo di riferirla; non presentando altro che un sunto della notis-
sima Legge del Garibeito. Trovasi nel mazzo 1379 Estado, fol. 188.
        <pb n="217" />
        ( 214 5)

Siere, assi para el seruicio de V. M. como para la seguridad y quietud desta
ciudad; de lo qual a mi no me ha desplacido, no porque jùzgue ser este con-
ueniente remedio para lo que conuiene para la seguridad, mas porque lleua
camino para ello, y veniendo de su voluntad a lo que conuiene, sin ser for-
gados paresce que lo que se assentare serà mas durable ; mas desto no se
puede ver el effecto hasta esta Nauidad, que se eligen los Consejos y todos
los officios, y entonces es menester que se confirme el Consejo de los trezientos
a suerte y el de los ciento a votos, y se les dè la facultad que arriba digo.
De lo qual no se dubda que se harà; y quando quedasse por ellos, entonces
con mejor color y mas razon se podrà usar de la fuerza, como el Principe
ha mandado a consultar con Y. M. Todo esto he dicho, para que V. M. sepa
lo que se ha hecho; y agora responderè a lo que V. M. ha considerado para
la seguridad y quietud desta ciudad, Y lo que sobrello he passado con el
Principe y micer Adam.

Auiendo visto la resolucion que V. M. mandò tomar con Francisco de
Grimaldo, en lo que se dè hazer para la seguridad que conuiene que se
lenga para que los desta ciudad no sean tan faciles a tumulios, a inquietar
y remouer el gouierno que agora tienen, y apartarse de la deuocion y prote-
ction de Y. M., y que al fin V. M. lo hauia remittido al Principe por las
consideraciones que a ello le mouieron, que todas fueron consideradas como
de la suma bondad y prudencia de V. M. se espera, porque a la fin nin-
guna cosa se puede hazer sin la autoridad y ayuda del Principe, el qual, en
lo que se puede conoscer, es tan verdadero vasallo y servidor de V. M., que
no se puede crescer mas en el desseo que tiene para mostrallo con la obra;
y no obstante lo que digo de Ja voluntad del Principe, yo soy de la opinion
y parescer que V. M. dize, que este no es bastante remedio para lo que
conuiene para que se pueda estar con el animo assosegado, y que lo que
V. M. mandò proponer del castillo seria mas cauto que otro ninguno, puesto
que trae consigo muchos inconuenientes, porque si este castillo estuuiesse
hecho mas facil cosa seria de hauelle que no que se haya de hazer; y crea
V. M. que seria cosa casi impossible por podellos a. . . . . er a ello de su
voluntad, porque aunque la intencion de V. M. sea sancia y tan buena,
Seria menester, para que lo crean, hazer milagros; y aunque ay muchos que
son seruidores de V. M. de natural inclinacion, quando se viniesse a esta de-
terminacion no sè lo que harian, y los que ahora dizen y offrescen que se
podria hazer, quando se viniesse al effecto y fuesse menester poner la per-
sona o los dineros, no sè si dirian de tra manera; y, como V. M. sabe mejor
10€ Olro ninguno, a hazer un castillo de nueuo requiere dineros v tiempo v
        <pb n="218" />
        ( 215 )

gente para que se pueda hazer, que seria otro gasto que no seria poco, y
otros muchos inconuenientes que no se veen, que despues de hecho es me-
nester considerar el gasto que harà y de donde ha de salir; mas con todos
estos inconuenientes, si se puede poner en effecto es lo mas seguro para re-

frenar a los malos y dar animo a los buenos; y con este presupuesto viendo lo

que YV. M. hauia praticado con Francisco de Grimaldo sobrello, y la speranza

que hauia dado que quando fuesse menester se podria hazer , y que podria

nacer occasion en este tiempo que se hiziesse mas de lo que pensaua, que

no podria ser otra cosa sino que YV. M. pusiesse un Gouernador de su mano,

el qual tampoco estaria seguro si no tuuiesse un castillo, o que la guardia

fuesse de spafioles o tedescos, y hauiendo visto lo que V. M. me escriue

que se platicò con Francisco de Grimaldo, el qual me dixo en conformidad

dello que hauia hablado al Principe y a miger Adan, y que hallauan los in-
conuenientes que yo digo, me paresciò hablar con el Principe y Adan, por-
que de contino estan juntos, y dezilles que ya hauria visto lo que V. M. le
scriuia en lo que se hauia de hazer, remiliendoselo a el todo por la con-
fianca que tenia del, por la seruitud y affiction que siempre hauia mostrado
en las cosas del seruicio de V. M., y por su prudencia y speriencia, y que
en esto no hauia que replicar; verdad hera que siendo este negocio de tanta
importancia como hera, que no se juzgaua que seria mas en proposito que se
hiziesse vn castillo, con el qual se podria conseruar la libertad , y resistir a
alguna furia del pueblo, y fauorescer a la Seîioria y a los gentiles hombres,
mas que esto con todo lo demas se le remitia a el. Respondiome que si pu-
diesse dar a V. M. las llaues del Parayso, que tambien se las daria como
tiene voluntad de dalle a Genoua, y que si tubiesse vn castillo que haria lo
mismo; mas que proponer que se hiziesse no le parescia al presente, porque
seria gastar todo lo que està hecho, y que se leuantasen las piedras; que le
paresce que se spere a ver lo que saliria de esta reformacion, y que se haga
el Conse:o pequetio, y se establesca la guardia y se halle el dinero para pa-
galla, porque agora para los seyscientos hombres que tienen buscan los di-
neros prestados; y que despues, si se viesse que este no era remedio bastante,
que se podria pensar en lo del castillo, porque su pensamiento no es otro
sino establescer este gouierno y guarda para que esta ciudad permanesca
siempre en el seruicio de Y. M.; y replicandole algunas cosas, me dixo que
el peligro que podria hauer era que el muriesse, que cosa hera natural, mas
que de aqui a Nauidad hauia poco, y que aunque esto fuesse, quedauan mu-
chos hombres de bien seruidores de Y. M., y que bien sabia que el cardenal
Doria, por medio de don Fernando hauia embiado a ofrescer la ciudad a Y. M.,
        <pb n="219" />
        ( 216 )

y quando fuesse menester no gastaria un ducado, y que los que estan fuera
quieren ver y sauer mas que los que tractan las cosas. Yo le satisfize lo
mejor que supe, y cerlifiquè de la confianga que del tiene V. M., y que yo
no sauia tal cosa. Dixome que el lo sauia, y que desde la Corte se lo hauian
auisado. Lo qual yo no creo, sino que aqui està un Julian Saluago que tiene
un hermano casado con una hija del Cardenal (*), el qual es mucho de don
Fernando, y habla mucho ; y este fuè a Plasencia eslos dias a ver a don Fer-
nando, y por aqui han considerado que haya salido del. Al fin quedò satisfecho,
Y por no trabajar demas lo dexe.

El dia siguiente me vino a hablar micer Adan, y me dixo como aquella
noche hauia pensado en lo que hauia acordado al Principe acerca del castillo,
para la seguridad desta ciudad y mantenimento de su libertad, y para que se
conseruasse en el seruicio de V. M.; sobre lo qual hauia pensado que se po-
dria hazer de una manera que yo hablase a la Sefioria de parte de Y. M.,
diciendoles que era auisado de la reformacion que hauian hecho en el go-
uierno para su conseruacion; lo qual parescia bien a V. M., mas que no lo
juzgaua por bastante remedio para su seguridad, sino la acompafiassen de
un castillo adonde se pudiessen guardar y estar seguros de un tractado ; y
que, siendo negessario, puedan ser socorridos de V. M. Proponiendose desta
manera, podria ser que viniessen en ello; y sino, que se podria ocurrir a los
otros remedios. A lo qual yo le dixe que me parescia buen medio, mas
que tenia entre otros un inconueniente, que quando la Seîioria viniesse en
hazelle, que le querria tener de su mano, y que Y. M. tampoco podria estar
seguro; diziendome que aqui lo mas que se ha de temer ha de ser leuanta-
miento de pueblo, el qual serà contra la Sefioria y contra la nobleza, la
qual se ha de fauorescer con V. M. para contra ellos, y que por este re-
specto no era inconueniente que estuuiesse en sus manos, y que tambien
seria mas facil cosa hauerle dellos despues de hecho que no hauelle de
hazer de. . . . . Yo le dixe si lo hauia consuliado con el Principe; dixome
que no, sì no que lo dezia de suyo, y que al Principe no le queria dar
fatiga para no dalle trauajo, mas que el no faltaria con la vida y con la

hazienda, y otras muchas cosas en esta consequencia, mas que de esto no era
menester hablar hasta ver el fin de lo que està comengado, de manera que
todo se viene a resoluer en una substancia, aunque sea por otros terminos;
mas de qualquiera manera que sea que se haya de emprender, es necessario
due se estè con las armas en la mano, porque en proponiendose se ponga
(!) Cioè Minetta, moglie di Agostino Salvago qm. Ambrogio.
        <pb n="220" />
        ( 217 )
en effecto de una manera o de otra. Hame parescido dar auiso dello a V.
M., para que sobre todo se considere y se elija lo que fuere mejor para el
servicio de V. M.

No hablè en lo que V. M. me scribe en la contribucion para el gasto que
se haria en la fabrica del castillo, hasta ver la determinacion que se toma
en el; porque si agora se hiziesse el offrecimiento, podrian despues alargarse
a mas, y tambien que no lo hechassen a otro fin del que V. M. lo haze,
quando serà tiempo, y adonde conuiniere, yo lo darè a entender.

En lo que toca a la guardia desta ciudad, por otras mias tengo scripto a
V. M. lo mismo que agora me manda seriuir que ha conoscido de las pala-
bras de Francisco de Grimaldo, y por esta causa yo no le hablado en nin-
guna cosa que le pudiese dar sospecha, sino que quando alguna cosa se
huuiere de hazer que salga del, aunque conozco que para el servicio de V. M.
seria necessario que el (1) tuuiesse el cargo, porque teniendole el se podria
estar con el corazon assosegado. Veremos lo que succederà.

Quanto a la intelligencia con don Fernando agerca de lo que se huuiere
de traciar y responder, en caso que demanden ayuda a V. M. para la fabrica
y para la guarda de la ciudad, quando se determinaren, y tener la intelli-
gencia que conuiene, yo le darè auiso de todo lo que occurriere, como lo
harè a V. M.; y en lo que Francisco de Grimaldo dixo a monsefior de Gran-
uella sobre el entretenimiento de la guarda y gasto de la fortaleza, yo terne
la misma consideracion, y quando fuere menester lo darè a entender que en
las cosas ordinarias no es justo que V. M. ayude al gasto; en lo demas que
fuere necessario para la fortaleza, que V. M. usarà de su solita grandeza con
ellos, como lo ha hecho otras vezes.

Quedo auisado de la merced que Y. M. ha hecho al Principe de los
castillos y lugares que heran del Conde de Fiesco y de sus hermanos rebeldes,
la qual ha sido conforme a la grandeza y suma liberalidad de V. M.; y assi
por ella como por las otras muchas que tiene reciuidas, no puede faltar a lo
que deue al seruicio de V. M.; de la qual està muv contento, v creo que
serà causa de alargalle la vida.

En lo que toca a la persona del coronel Agustin Spinola V. M. ha visto
por esperiencia la deuocion y affiction que siempre ha mostrado al seruicio
de V. M., sin tener fin a otra cosa, y que de su nacimiento es el y todos
los de su casa son subditos del Ymperio y seruidores de V. M., y que en .el
iumulio que se offresciò el fuè el primero que vino a socorrer la ciudad, y

Ì i inola
‘1) Intendi Agostino Spin
        <pb n="221" />
        ( 218 )

los de su casa ocurrieron a la mia, lo que no hizieron ningunos otros de
la ciudad; y despues en la empresa de Montoyo, hauiendola offrescido a otros
primero y no hauiendola acceptado, ocurrieron a el, y viendo que yo le dezia
que era seruicio de V. M., la acceptò y con mucho trauajo y gasto la
acabò; y viendo todo esto y conosciendo su fidelidad y deuocion que al ser-
uicio de V. M. tiene y que puede seruir, me atreuì a supplicar a Y. M. por
el, que le hiziesse merced alguna de una poca cosa que estaua entre los ca-
stillos de los Spinolas, por tenelle mas obligado al seruicio de V. M., porque,
demas de la merced que en ello reciuiera, fuera muy grande el fauor que
en ello reciuiera; mas, pues no ha hauido lugar por las consideraciones que
V.M. dize, yo procurarè de satisfacerle lo mejor que supiere en conformidad
de la satisfaction que V. M. tiene de sus seruicios, y buena voluntad, y la
merced que le ha hecho por su entretenimiento y tambien de recibir a su
hijo por page, y la voluntad que Y. M. tiene de hazelle mercedes Yy accre-
scentalle en lo que se offresciere, y que se venga a estar aqui. De lo qual
he dado auiso al Principe, porque se haga todo con su voluniad ; el qual ha
mostrado de satisfazerse dello, y tambien micer Adan.

En lo que V. M. dize, que en caso que sea menester vsar la fuerza para
la reformacion, que para la gente que viniere de Florencia y de Lombardia
que yo lo tome a cambio y remitta a Espafia, pues serà poco, offresciendose
el caso yo lo harè; mas mire V. M. que dos mill hombres que seran no
serà poco gasto, y mas que no se sabe lo que durarà ; y lo que seriuì fuò
porque el Principe me dixo que los quinientos hombres que truxo Antonio
Doria de Napoles, quando pensò hazer lo que ahora sc ha concluido, le hauian
cosiado mill y quinientos escudos, sin otros gastos; y por esto lo scriuì, por-
que, en caso que fuesse menester, tuniesse facultad para podellos buscar ;Yy
si se pudiere excusar. lo harèà
        <pb n="222" />
        (

219 *®

DOCUMENTO CXXXIV.

Relazione del medesimo Figueroa al principe Filippo.
1547, 19 novembre
(Estado, Leg. 1379, fol. 288-89)

Lo que ay de nueuo que scriuir a Y. A. es que Pedro Estrozi es venido
al Piamonte con titulo de General de la ynfanteria, y con comision larga del
Rey para crescer y desminuir de gente segun a el paresgiere. Hasla agora
no se entiende que aya hecho mas nouedad de crescer mil infanies en las
tierras del Piamonte para la guarda dellos, y con aquello, y con los auisos
que en aquel ynstante se tubieron del embaxador don Diego de Mendoga, de
que el Papa y el Rey de Francia hazian nueuo traciado contra el Pringipe
y contra esta ciudad, se ha estado con alguna sospecha, aunque se haze poco
fundamento de sus designos. Todauia considerando lo que el Conde de
Fiesco intentò por lo pasado, y lo que otros de su hinca é de otra podrian
yotentar por el venir, y que son causas que esta ciudad este siempre en de-
sasosiego y diuisa. He atraydo en memoria al Principe que, para euitar todos
estos yncouenientes , seria bien dar algun remedio en ello, pues se hallaua
tan adelante en su hedad, y que en sus dias hauria visto las nouedades
que cada dia hauia, de manera que esta ciudad permanesciesse en la deuo-
cion y seruicio de S. M., como siempre lo ha estado, porque no haziendose,
podia pensar qual quedaria; y viendo que lo que yo le he acordado y di-
cho era cosa necessaria, y conueniente para el seruicio de $. M. y bien
desta ciudad, se ha p'aticado y descurrido largamente sobre ello; y ha deler-
minado que el mejor espediente que en este negocio se podria tomar, era
hazer vua reformacion en los Consejos que gouernauan esta Republica, re-
dugiendolos en menos numero, porque de aquella manera se podria mas
facilmente proueer al remedio de la seguridad, y hallar forma de sacer di-
nero para pagar vna guarda ordinaria de basta pccc hombres, porque la
que tienen es poca gente, y que con crescer hasta aguel numero serà bastante
para guardar la ciudad de los de fuera, y resistir a qualquier tumulto que
succediese dentro, teniendo yuutamente desto buena ynteligencia con los que
son ymperiales y seruidores de $S. M.; y desta manera se ternia mas segu-
ridad en la ciudad que primero hauia. Y antes de poner en execucion esto,
        <pb n="223" />
        ( 220 )

paresgiò que era bien consuliallo con S. M., para entender su voluntad; y asi
embiò el Principe a Francisco de Grimaldo con el despacho dello, el qual
embiò con la respuesta a los 1x del presente. A S. M. paresgiò bien, y remitiò
el negocio al Principe, para que lo tracte y haga en ello lo que acoslumbra
en las otras cosas de su seruicio; y la dicha reformacion se ha hecho de la
manera que V. A. verà por la relacion que va con esta ; aunque a esta
gente se les ha hecho (lo que) està (dicho) arriba, es por paresger que se les toca
en su libertad, y que les innnouen a las cosas que ellos tienen yà ordenadas.
He tenido por bien de passar por ello, viendo la voluntad de S. M. v la deter-
minacion del Principe.

S. M. ha hecho merced al Principe de todo el Estado que era del Conde
de Fiesco y de sus hermanos, en recompensa de los dafios que reciuiò, y a
Antonio Doria de un lugar que se dize Sacto Esteuan, a supplicacion del Prin-
cipe, y solamente ha reseruado $. M. en si dos castillos que se llaman Pon-
iremol y el Burgo de Val de Tar, para algunas cosas tocantes a su seruicio.

De Genova, a 19 de nouiembre 1547.
muy umyl vasallo que los serenissimos pies y manos de Y. A. besa
Gomez Suarez de Figueroa.

DOCUMENTO CXXXV.

5. M. a D. Ferrante Gonzaga, circa Pier Luea Fieschi.
1547, 22 novembre
( Estado, Leg. 1194, fol. 382)

lin lo que toca al conde Petro Luca Fiesco, pues le haueys prometido
de recebirle viniendo a jurarnos fidelidad, y que por ser pensionario de
Îrangeses no meresge tanta pena’ por las platicas passadas, nos lo tenemos
por bien; pero, si el tiene la voluntad que muestra a nuestro seruicio, muy
bien se podrà saber del Conde de Fiesco, y con que yntelligentia e ynter-
aencion , porque eslo ymportaria muy mucho; y quando no lo quisiese
dezir abierlamente , no nos paresce que se podria estar sin sospecha de su
persona; y assi serà bien mirarle siempre a las manos por todos respectos.
        <pb n="224" />
        ( 221)

DOCUMENTO CXXXVI,.

Sunto di tre lettere scritte da D. Ferrante a S. M. circa le cose di Genova.
Nuove remore da parte del D’ Oria, per non dar opera alla erezione della
fortezza ; e nuovi timori del Gonzaga, il quale studia di ottenere per altre
vie il medesimo intento. Sequestro d’alcune carie, le quali rivelano in Paolo
Spinola un seguace de’ Fieschi. Si delibera di assicurarsi della di lui persona;
ma egli ne è in tempo avvertito, e giunge a salvarsi colla fuga.
1547, 25 novembre, 4 e 5 dicembre
(Estado, Leg. 1193, fol. 101)

Que el principe Doria despues de haber llegado Francisco de Grimaldo y
entendido la merced que se le ha hecho, en lugar de poner luego por obrar
lo que hauia dado a entender antes que aquello se le higiese, lo hecha a
la larga, y paresce que se le ha helado, y que por su particular designo
no quiere poner en effecto lo de la fortaleza; lo que juzga serà causa que
aquella ciudad venga en manos de frangeses, con mucho deseruicio de V. M.;
y que para remediarlo, siendo V. M. seruido de cometerle este negocio , el
le tractaria por la via del cardenal Doria y otras diestramente, y sin sauiduria
del Principe, hasta traerlo a punto de poderse concluyr; y entonces, siendo
necessario que el Principe inieruiniese en el effecio, se le podria dar parte
dello, y seria causa que viendo auiertamente que se podria hacer sin el,
viniese a ello de buena gana, la qual entiende por muchas vias que ny el
ny los dumas que lo tractan la tiene agora de hacerlo, y que perseuerando
en ella, se podria hacer sin ellos. Lo qual supplica a V. M. mande considerar
y ordenar lo que mas fuere seruido, pues tiene eniendido lo que ymporia (*).

Que teniendo auiso que en Torrigia estaua uno que lleuaua cartas de lo
que allì se tramaua, embiò allà al capitan Juan Baptista Romano. El qual se

(*) Qui cade la seguente nota marginale: « Juntando esto con lo que ulti-
mamente ha seripto cerca del auiso del cardenal Doria, se vee que el negocio
no està en terminos, para passar esto adelante, y se verà lo que se harà este
Nadal en lo .de la reformacion. Y el dico don Fernando podrà entretanto , y
siempre, mirar si se podrà hallar via para encaminar lo de la dicha fortaleza;
teniendo aduertencia a lo de arriba, y a que el Principe no cayese en deses-
peracion; y que el auise siempre aqui de las diligencias que le parescerà que
se deuen hazer, porque se corrisponda ».
        <pb n="225" />
        ( 222 )
diò tan huena manera que diestramente lo prendiò, y le hizo confessar libre-
mente hauer lleuado cartas a Genoua a un Paulo Spinola y buelto con re-
spuesta, y dadola a un su hermano llamado Alexandro, que le dixo venia de
Parma con la otra carta, pero no cuya era ni quien se la diò, y que luego se
fuè en recibiendo là respuesta. Y el dicho Capitan, hauiendo tomado por testi»
monio esta confesion, se partiò para Genoua a diligencia, dexando a recaudo
el dicho hombre; y en legando diò al Embaxador la carta credencial que
para el lleuaua; y contandole lo que hauia passado, le mostrò la dicha con-
fession; y luego ambos fueron al Principe, al qual, despues de hauerle dado
otra carta que para el lleuaua del sefior Fernando en su creencia, le recitò el
caso en presencia de Adam Centurion; y luego ambos mostrarun holgarse, y
dixeron que ya este Paulo Spinola, en vida del Duque de Plazengia, por su
medio, hauia yntendido lo mismo y tenia platicas con los Fiescos, y que un
su hermano lo hauia descubierto, con condicion que por entonces se dissi-
mulare con el y no se le higiere dafio; pero que se holgaua mucho de en-
lender esto, porque tenia por cierto que era platica e ynteligencia nueua; y
que cn cosas de aquella qualidad no se podia proceder a capcion de su
persona, sin dar parte a dos de los tres diputados, y que el se les daria, y
luego la noche siguiente se resolueria en proceder a capcion de la persona del
dicho Paulo Spinola. Pero el dicho Capitan dige que no lo hizo, por mucho que lo
(tiesse?) justo; que conuenia al sernicio de V. M. y beneficio suyo (remitirlo?)
hasta de alli a dos dias, y que en este medio le auisaron y se fuè (, como mas
largamente paresce por la que el dicho capitan Romano seriuiò al sefior Fernando,
copia de la qual embia; y dige que por la negligencia que huuo en hacer prender
a este Paulo Spinola, queda la cosa obscura y sospechosa como de primero;
y que es de ereer que los eompliges y seguages de aquel andaran todauia
iramando, y que frangeses, aunque no lo muestran, tienen la platica en piè; lo qual
se le confirma por hauer entendido que ultimamente han hecho marchar
mucha de su gente hasta el Mondouì, y no ser aquel camino para poder
robar ninguno de los lugares del Piemonte, y que ya no le queda speranza
de aclarescer mas estas tramas, y le paresge que, o por voluntiad de Dios
se van enturuiando y nosotros perdiendo las occasiones de aciararlas, y de
estoruar que aquella ciudad venga en manos de [rangeses, 0 por voluntad de per-
sonas que quieren ser muerias por election vergongosamente; y remitiendose
a lo susodicho, supplica se le dè la orden que acerca desto bhaurà de tener.

(*) Riparò a Venezia; donde il 6 aprile 1548 indirizzava una assai pungente
lettera alla Repubblica ( Vv. Beunasò-BrRra, op. cit., pas, 135}.
        <pb n="226" />
        (

295 5

DOCUMENTO CXXXVII.

ll Gonzaga fa noto a Cesare il piano che avrebbe ideato il cardinale D’ Oria,
pur daré stabile assetto alle cose di Genova.
1547, . . . dicembre
(Estado, Leg. 1193, fol. 130)

Il mio creato, che mandai al Cardinal D’ Oria con la lettera che V. M
gli fece scriuere, et con commissione di tentar destramente |’ animo suo circa
le occorrenze di Genoua, el spetialmente sopra il fatto della fortezza, referisce
di hauer trouato e:so Cardinale tanto inclinato et suiscerato al seruitio di
V. M. quanto si possa dire , et desiderosissimo di veder la patria sua stabi.
lita nel seruigio di quella, et sotto l ombra sua. Et quanto allo stato presente
della Città, dice di conoscere manifestamente che -vi multiplicano tuttauia tristi
humori, et che non ha quiete se non apparente, et che questa forma di
gouerno non gli pare in alcun modo durabile, et che se bene la fortezza
saria il migliore et più fermo modo che si potesse trovare per assicurarsene,
non di meno non gli par che si debba proporre ne tentar hora così ex abrupto
cosa di tanta importanza, et che porterebbe tanta ombra et gelosia al popolo
di volergli occupare la libertà; nè potria questa dimanda farsi mai tanto mo-
desta nè tanto coloralamiente, che non fusse per causare una generale mala
sodisfattione. Ma, per cominciar da più basso, pare al detto Cardinale che
V. M. debba per lora procurare di hauere la città et fortezza di Sauona, la
quale essendo vicina a Genoua xxv miglia, et su la marina, el di tanta im-
portanza a quella città, che si è veduto sempre quelli che sono estati padroni
di Sauona essere estati padroni anco di Genoua, et se non absoluli , almeno
esserle estati tanto molesti, che si è veduto manifestamente ne’ tempi passati
che Genoua non ha potuto viuere mai con quella stecca negli occhi. Questa
cosa al parer suo saria più facile da ottenere, et meno scandalosa; el ottenuta
questa, se si vedesse poi non bastare , si potria tentare anco l’altro rimedio
della fortezza in Genoua. Et in lo vno et l’altro caso il detto Cardinale pro-
mette, et mi si offerisce confidentemente, di fauorire con li dipeedenti suoi il
seruicio di V. M. con tutte le forze et con tutta la auctorità sua, et che se
bene il principe Doria era seruitore a V. M., non di meno si vede chiara-
mente che egli procura tuttuuia più il particulare interesse, che il seruicio di
        <pb n="227" />
        ( 224 )

YV. M. et la quiete della patria. Il modo poi di incaminare questa cosa pare
a lui che sia che Y. M,, per dar maggior auctorità al fatto, mandi vn suo
a posta, che con l’ambassator F igueroa proponga et tracti il negocio. Ma sopra
tutto desidera il detto Cardinale che di questi particolari che escono da lui
ne sia fatta riserua, et sieno tenuti secreti; perchè, o riuscendo o no, egli non
habbia da restarne sullo siomaco al popolo; et appresso che queste feste di
Natale sotto colore di venire a visitare vna sua figliuola a Valenza di Lom-
bardia (*), vederà di aboccarsi in ogai modo meco in qualche luogo, o su
qualche caccia, mostrando che sia al improuuiso per dare manco sospelto
che sia possibile, et se altra cosa resterà da risoluere, o discorrere, si farà
all’hora ira noi; et che fra tanto mi terrà diligentemente auuisato ciò che
alla giornata si andrà scoprendo degno di nolicia, acciò che io ne possa au-
uisar la M. V., o farne le prouuisioni che da me potranno vscire.

DOCUMENTO CXXXVIII.

L’Imperadore al l’igueroa, circa le cose da quest’ ultimo trattate col D’ Oria e
col Centurione; e circa il doversi tenere preparati contro le novità che
sembrano prossime ad Cssere tentate da parte dei francesi.
1547, 24 dicembre
(Estado, Leo. 644, fol. 4129-30)

Al embaxador Figueroa.
Todas vuestras cartas, hasta la vltima de vii del presente, se han recebido;
y por la de xvi de nouiembre (*) entendido particalarmente lo que passastes
con el Principe y miger Adam sobre la reformagion del gouierno dessa
ciudad, y terminos en que quedauan las cosas della; y pues tan presto se
verà el successo de lo que se ha de establir para e] buen assiento y segu-
ridad de lo de ay, y la necessidad es la que claramente se vee quanto mas
se dilata, no dubdamos que, segun Ja salida que terna, el Principe con su
(1) Cioè Tommasina, sposa al marchese Marcorino di Gattinara.
(*) Documento CXXXIIL
        <pb n="228" />
        ( 225 )
prudencia terna la consideracion que conuiene para enderegar lo de la forta-
leza (*), y que vos, conforme a lo que sobre ello os tenemos seripto, hareys la
ynstancia que vereys conuenir; porque el proponerlo a la Sefioria de nuestra
parte, como miger Adam os lo apunelò, no paresce que seria a proposito
por muchos respectos.

El officio que hezistes assi con el Principe como con esa Republica, luego
que tuuistes auiso de don Fernando de los bulligios del Piamonte y designo de
franceses, fuè como conuenia, y assi las prouisiones y crescimiento de gente
que se hizieron para la seguridad y guarda dessa ciudad; lo qual os tenemos
en servicio ; y encargamos ynsteys y hagays de nueuo las diligencias que
vereys conuenir, para que ay esten sobre auiso y lengan el cuydado que el
caso requiere entre tanto que se àcaba de establescer lo del nueuo gouierno;
pues estonces se haurà de mirar lo que mas adelante conuerna que se haga
para entera seguridad de las cosas de ay, como el dicho Principe nos ha
scripto ; con el qual es menester caminar de manera que no se desespere ,
pues se ha considerado siempre que, para ellectuarlo, conuiene guiarlo con
con su satisfaction. Y porque allende de las platicas e yntelligengias que con-
linuamente se andan designando contra esa ciudad, como terneys entendido
de don Fernando de Gonzaga, nos ha embiado el Dugue de Florencia el
auiso cuya copia serà con esta (*), no embargante que su Embaxador nos
ha dicho que de allà embiò el mismo al Principe, nos ha paregido des-
pachar esta estafeta, para que luego como llegarà, se le mostreys, y ten-
gays juntamente con el la mano para mirar y preuenir todo lo que se
podrà y verà ser conueniente, de manera que aquella gente no pueda salir
son ningun yntento, y se obhrase dessa parte a todo lo que en ello va a la
seguridad dessa ciudad y de nuestras cosas, como por lo que toca a la
persona del Principe, . de que es razon no descuidarse.

Sobre lo de Niga se scriue a don Fernando lo que paresge conuenir, porque
cierto los auisos que de todas partes tenvmos paresge que se conforman con
el del Obispo de aquella ciudad, y son verisimiles, de que frangeses quieran tentar
esta empresa; y pues acuel castillo es de Ja ymportancia que sabeys, no
serà menester encomendaros ny al Principe el cuydado de lo de alli, para
mirar con buena correspondencia de don Fernando de hazer todo lo que se
podrà , de manera que no succeda ynconueniente.

Antonio Doria ha respondido a lo que se le propuso de parte de franceses
(*) Cifra.
(*) Questo avviso, certamente importantissimo, ci manca
        <pb n="229" />
        ( 226 )
lo que deuia, y se cunfia de su persona, y por estas cosas y olras tales se
uede claramente comprehender la ruyn yntencion de aquella gente.
A todas las otras particularidades de vuestras cartas, que requirieren 1e-
)puesta, se satisfarà con otro.

DOCUMENTO CXXXIX.
1 Genzaga trasmelte a Cesare una relazione del Fanzino, tornato pur mò da
Genova alla cui volta l’aveva egli spedito; e commentandola ne’ suoi prin-
cipali capi, e ritraendo con fosche tinte la situazione, insta vivamente perchè
35. M. voglia provvedere con efficacia ad assicurarsi di Genova (!).
1548. 20 marzo
‘Estado, Leg. 1193, fol. 7-10)

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà.
È tornato il Fanzino da Genoua, l’ andata del quale ha fatto gran frutto,
al mio parere; perciò che se alcuna parte restaua da sapersi degli humori
di 1à , egli la ha saputa, come V. M. potrà intendere dall alligata relatione
ua; in modo tale che sapendosi la natura del male, è facil cosa trouarui la
medicina appropriata.

(*) Questa lettera del Gonzaga non è che una piccola parte della corrispon-
denza da lui tenuta con Carlo V circa gli affari di Genova, nel 1848; ma il
qumero dei Documenti che si riferiscono a-lale anno è in generale assai scarso
nella nostra raccolta; ed il lettore potrà agevolmente riconoscere Ca quelli che
abbiamo gli altri che ci fanno difetto, perchè non infrequentemente gliene oc-
2orrerà ne’ primi la citazione.

Tuttavia, per ciò che ha tratto alla eorrispondenza in discorso , noi siamo
ieti di poterla presentare quasi per intero, mercèò P opera di un anonimo
“accoglitore del scolo XVII . onde il sccio Massimiliano Spinola possiede ben
due esemplari mss. Questa ha per titolo : Particolari spettanti alle cose di Ge-
hova, cavati da lettere di D. Ferrante Gonzaga, scritte l’anno 1348 ; nè passò
‘gnota al Gritta, editore del Casoni, il quale anzi ne fa esplicita memoria (vol. II,
p. 247). Oltrecchè di essa non poco si giovarono di fresco lo Spinola medesimo
Considerazioni su varii giudizii di alcuni recenti scrittori. cec.. nel vol. IV
        <pb n="230" />
        ( 227 5
La (detta relatione mi pare che si possa riassumere in tre capi: la forta-
leza , il belouardo di san Giorgio, et il dispiacere che ne ha il Principe et
gli altri di veder che io intenda le cose loro come fa. Del qual dispiacere
però non mi merauiglio , perchè, se V. M. lo ha notato, nelle mie lettere
ne ho sempre fatta mentione, ed auuertito V. M. che trattasse quelle cose di
Genoua come cose che uscissero dalla mente sua solo, senza ricordo mio
et senza mia participatione.

Cominciando adunque dall’ ultimo dei tre capi, a me pare che già non
mi resti altra opera da fare intorno a quei negocii, per la gelosia. che ha

degli Atti di questa Società) ed il Belgrano (Della Vita di Andrea D’ Oria, ecc.,
nell’ Archivio Storico Italiano, Serie III, vol. 1V, par. 1).

Noi dunque mandiamo innanzi al Documento CXXXIX le lettere di Don
Ferrante cihe sono prima del 20 marzo; e faremo quindi seguitare allo stesso
le altre di data posteriore.

Finalmente della relazione del Fanzino ricordata nel Documento succitato,
e che ci manca, possiamo con tutta facilità formarci un concetto, per quello
che nel medesimo ne vien detto. L’ingegnere Giovanni Maria, è l Olgiati,
del quale già vedemmo un cenno nel Documento LXXXIII.

Ecco intanto le lettere :

I. Quanto alla pratica di Genoua, io mi chiarisco ogni dì più dell’animo
del Principe Doria poco dato al disegno della fortezza; nondimeno attendo con
lutti i mezzi che posso trouare a tirarlo innanzi, et a suo tempo auiserò V. M.
di ciò che hauerò fatto. Di Milano, li 18 di genaro 1548.

Il. V. M. hauerà inteso per lettere di D. Diego di Mendozza la pratica
la quale menaua Giulio Cibo contra Genoua. Hor intenderà che essendosi poste
le guardie ai passi, si è ritenuto in Pontremoli, doue era ito alla riuolutione
di quella terra e del paese. Se gli sono trouate le seritture, delle quali mando
ropia con questa, acciochè V. M. faccia quel. giudicio che gli parerà che
possa farsi dell’ animo del Papa e di Francia. Questa mattina partono cento
caualli, per condurlo qua con la riputatione e sicurezza che si conuiene.
Venuto et esaminato, auiserò poi V. M. del ritratto, più chiaro e più parti-
colarmente di quel che. fo hora. Tra le dette scritture si troua una ziffra scritta
di mano di un segretario del Duca Ottauio Farnese; onde sono caduto in con-=
sideralione, che sia possibile che il Papa non solo hauesse parte nel maneggio,
ma che in qualche modo disegnasse delle cose di Parma. Ho spedito subito
un corriero a Pontremoli, per farlo interrogar sopra questo ponto. Di Milano.
li 27 di genaro 1548.

III. Con le mie di 6 del precedente mandai a V.M. un somario di quanto
mi haucua riferto una persona, della quale francesi si sceruiuano per messo di
        <pb n="231" />
        ( 228 )

di me il Principe ed i suoi seguaci, la quale potrebbe crescere se io perse-
Uerassi, et esser cagione di nuoue difficoltà; perchè, a concluderla, vuole esso
et Adam Centurione che V. M. resti obbligata a lor soli di ciò che seguirà
Ji buono, et iv che non sono punto ambitioso di questo, supplico humilmente
V. M. che gli consoli. A me basterà solo che Y. M. conosca il buon zelo,
col quale mi sono mosso per lo passato, et mi muouo hora a dir ciò che
sento del rapporto del Fanzino.

Come V. M. potrà vedere per la detta relatione, il principe Doria pare che
"imetta il far de la fortezza allo arbitrio et comandamento di V. M., perchè

riportar dentro e fuori di Genoua lettere et ambasciate per far nuouo trattato
contra quella Città; e desiderando , se era possibile , che il Principe Doria si
chiarisse un tratto del pericolo nel quale sla continuamente questa Città, e la
persona sua in particolare, operai che colui che haueua riferito a me coso tali,
le riferisse e discoprisse ancora a lui. Così lo mandai a Genoua, doue ha fatto
Jedere e toccar con mano ciò che egli riferiua esser in fatto; et il Principe,
2ssendo rimasto capace di ogni cosa, ba detto che vuole mandarmi Camillo
Suo segretario, non so sin hora con qual commissione, lo }' aspetto con desi-
derio ; et ho scritto all’ ambasciator Figueroa che me auisi se gli par bene
che, uenendo detto Camillo, io gli parli, 0, non venendo, mandi a parlare aper-
-amente al Principe Doria sopra il negotio della fortezza. E se egli non me la dis-
Suade con qualche viuissima ragione, e non è in tutio contrario al mio parere, io
’oglio per ogni modo mandar il Fanzino Commissario , quale è destrissimo e
prudente, a questo effetto; perchè non si potranno sempre far miracoli, come
sin’ hora si son fatti, di scoprire i trattati, che senza dubio si faranno contra
quella Città tanto più in numero quanto maggiore si fa il numero de’ nemici
di V. M. in essa e de’ mal contenti, et è bisogno venirne al rimedio una volta ;
nè a p ggio si può stare di quel che si sta, nè habbiamo in questi tempi la
pace d’ Ottauiano. Di quello che succederà terrò auuisata V. M., alla quale non
;criuo la dichiaratione che nuouamente ha fatto quella Signoria contra quelli
sette banditi che sono in Vineggia, seguaci, e forse principali, di Giulio Cibo,
oerchè penso che l’ Ambasciatore lo haurà fatto ; solo dirò che V. M. potrà co-
loscer di qui s’egli è vero ciò ch'io dico, che tutto il dì cresca il numero
de’ nemici in questa Città. Di Milano, li 26 di febraro 1548.

IV. Quanto alle cose di Genoua, scrissi a V. M. il nouo trattato, che si
f&amp;ra discoperto per una stretta intelligenza che teneua Nicolò Doria col Cardi-
nale di Bellais, È successo dopo quel tanto che YV, M. hauerà inteso per
ettere dell’ ambasciator l’igueroa, cioè che detto Nicolò essendo siato citato
dalla Signoria a comparire, si è assentato dalla Città ; la qual abscentazione ;
benchè dia sufficiente chiarezza della sua colpa, nondimeno se gli aggionge
        <pb n="232" />
        ( 229 )
se quella espressamente dirà volere che ella si faccia, sarà obbedita, et in
tal caso mette la difficoltà nella spesa. lo ho sempre inteso da Agostino
Spinola et da tutti coloro i quali non affectano la superiorità, et perciò giu-
dicano senza passione e sono humili seruitori di V. M., e hora dal Fanzino
lo intendo ancor meglio, che Genoua non può esser nel peggior stato che è al
presente per V. M., per le ragioni tante volte discorsesi, che se in apparenza mostra
altrimenti e viue quieta, ciò auuiene solo perchè ogniuno aspetta la morte
del principe Doria (al quale, mentre viue, hanno pur qualche consideratione)
che compare vicina; e che sia il vero. molti non potendo aspectarla, perchè

quest’ altro, che, uscito lui di Genova, cessò l’adunatione di quelle genti, le
quali scrissi a V. M. che erano radunate segretamente alli confini di Modena
e Reggio, e si argomenta che fossero per l’essecutione del detto trattato. Vi è
poi indicii più d’ uno che il Papa ci tenesse mano; e Pl uno è che il cardinai
Farnese, per due sue lettere che si sanno, inanimaua coloro ch’ andassero ani-
mosamente e non temessero, perchè seruiuano a persone tali che li restaurerebbero
bene; l’altro è che nel medemo tempo che quelle genti si faceuano, licen-
tiarono 300 fanti da Bologna. 11 che manifestamente si uede che fu con disegno
ch’andassero a seruir conira Genova, essendo che in tempi sospetti e ne’ quali
si fanno genti segretamente su di un confine, non si licentiano ma si accrescono
le genti da guerra nell’altro opposito confine. Non credo dir cosa che non
fi tocchi con mano, pure mi rimetto a più sauia consideratione di Y. M.; e
tornando alle cose di Genoua, dico che a me pare che Dio mirabilmente aiuti
la buona fortuna di V. M. facendcegli scoprire tanti trattati. Ma paremi ancora
che li ministri di V. M. in quel luogo non proccdino col debito calore, nè so
se ciò auuiene da timidezza naturale o pur accidentale, per non hauer quella
parte dentro la Città la quale vogliono che si creda che essi ci habbino, o pure
per imprudencia; ma, conoscendo il Principe prudente, temo di quello che ho
detto prima, perchè quel citar Nicolò Doria fu un auerlirlo che se ne doucua
fugire. E certo mi è questa cosa tanto molesta, considerata l’importanza di
che si iratta, che non ho requie, uedendo che non solo mancano li amici a
V. M., ma crescono li nemici più di giorno in giorno ; e se alcuno ce mera
potente, è questo Nicolò, il quale è giouane e ricco, e solo per la sua ric-
chezza, e per la sequela che fa professione di hauere nella patria, è entrato
uolontariamente in questo maneggio. E piacc'a a Dio che qui cessi il male, e
che non sia uscito di Genoua un nuouo Strozzi. Dicc il cardinal Doria suo
padre che lo vuole far presentare ; e se lo farà, sarà con tal sicurezza che non ci
sarà chi habbia animo di mirarlo, non che far altro, e tanto più si verrà in
cognitione della poca parte che ha V. M. in Genova; la qual cognitione po-
irecbbe generar di molti mali.
        <pb n="233" />
        ( 230 )

‘emono di perdere la occasione prompia et facile, cercano di accelerarla con
violenza, e francesi gli aiutano promptissimamente, come si è veduto, e forse
non appieno, giudicando e gii uni e gli altri che la vita sola del Principe
obsti con la sua auctorità ai disegni loro; ma se quella mancasse hanno per
compita ogni altra cosa che disegnino. Adunque perchè V. M. è giunta -al
lermine, che a lei stà di comandare, non crederei che fosse da indugiare in
farlo, per assicurarsi e in vita e in morte del Principe da tanto male, fer-
mandosi tuttauia in questo come in euangelio, che a peggio non può esitare
| seruigio suo di quello che hora està.

La spesa non può essere molta, perchè essendomi informato così da la
unga da Giouan Maria ingignero, trouo che quel belouardo di san Giorgio

Scrissi ancora a V. M. che il Principe haueua detto di volermi mandar Ca-
nillo suo segretario; ma sin’hora non è comparso. E benchè l’anmibasciator
Figueroa mi scriue risolutamente che non è bene mandar Gismondo Fanzino ,
‘0 nondimeno ini son risoluto a mandarlo con l’instruttione della quale sarà
qui ccpia alligata, acciò parli liberamente al Principe Doria da mia parte
con quella sicurtà che mi dà l’ amistà nostra, e veda di fare qualche buon
3ffetto, poichè a peggio non possiamo noi stare di quel che stiamo; et oltre
’instruttione, la quale pare che sia deffettiua in questo (et è falto per buon ri-
spetto ), gli ho commesso a bocca che con questa sua andata si sforze di far que-
st’ effetto principalmente, cioè indur il Principe Doria et Adam Centurione
a consentire che si tratti di far la fortezza » chè il modo poi di facilitarla si
trouerà traltando , con l’aiuto di Dio, il quale conosce il buon zelo di V. M.
E questo gli ho commesso, perchè il Principe Doria non ha mai voluto dichia-
rarsi esser contento che si facci la fortezza : Ct non troua modo di farla senza
scandalo, anzi ha sempre detto che è difficile e che non si deue tentare; e
3e egli una volta si dichiara e dispone, si properranno li modi tanto facili, che,
ancorchè non voglia, concorrerà con noi; e dalla destrezza del Fanzino spero
molto. Del riporto del quale auiserò poi la M. Vv.

Del fatto di Giulio Cibo hauondo inteso ciò che di nouo mi fa ordinare la M. V.,
che io lo facci giustiziare con la confiscatione de tutti i beni, tanto esse-
guirò senza meno. Ma perchè Don Diego mi mostra per molte lettere sue
saper molte cose del suo maneggio, le quali Giulio non ha confessate al mio
parere, et importarebbon molto alla giustificatione del fatto et a più forte pre-
ensione contra li complici, ho scritto a Dan Diego che, se non è in camino
&gt; non ha da mettercisi così presto, mi scriva ciò che egli sa, e, venendo o
‘criuendo, se interrogherà Giulio sopra di quello, e si giustizierà poi; nè si la-
ScCerà de far il processo compito, conforme al desiderio di V. M.. alla quale
sarà poi rimesso. Di Vigsleuano, li 9 marzo 4548.
        <pb n="234" />
        (231 )
del quale sì ragiona, guardato che sia da cinquanta fanti, basta a tener in
freno la terra per molti dì, e che il Castelletto, che in Genoua chiamano il
vecchio, fatto già in tempo dei Dogi e poi disfatto; come sa Y. M., in poco
più di quaranta giorni, si può ridurre in fortezza, perchè da la banda di
fuori è ancor.tulto sano e da la banda di dentro solamente è rotto; sì che
seruendo il detto belouardo per vna grossa guardia, mentrechè il Castelletto si
facesse, e il castello potendosi fare in così puoco spazio come dice lo inginiero,
non ci occorreria il tempo di tre anni, nè per consequente tanta spesa como
vuole dire il Principe, maggiormente se genouesi vogliono che detto castello
si fornisca con quello apparecchio di denari e con quella diligenza che sono
vsi di volere le altre fabbriche volontarie; e quando non si potesse perficere,
con l’artiglieria grossa che gli si includesse dentro, verrebbe subito a sup-
plire a la sua imperfecione. Ma, posto che pur fosse molta la spesa, reputerei
esser minore male nel farla che nel tener impegnate, sì che V. M. non se ne
può seruire, venti galere, ma solo per conseruarsi i genouesi a sua diuotione;
le quali galere con tulto ciò non bastano; e ch’essi faccino fondamento sopra
le galere, Y. M. lo considere da quello che dice Adam Centurione, cioè che
partendo quelle per condur il Principe mio Signore, accresceranno la guardia
de la città di trecento fanti. Adunque se la città non volesse o non potesse
tollerare così grossa spesa, come finalmente non potrà nè vorrà, le galere, do-
uendo de le altre volte partire, haurebbono da star impegnate in Genoua,
perdendo V. M. cento venticinque mila scudi l’anno che dà loro de soldo,
per non ne voiere inuestire cinquanta mila vna volta sola in vna fortezza;
nella quale inuestiti che siano, frutteranno a cento per cento. V. M. intenderà
questo forse con più sano gusto, chè io perciò al suo sauio giudicio il remetto.
Ma se V. M. giudicasse pure che fosse viile non vsare de la autorità sua
nel comandare la fortezza, non deue almeno lasciare di attendere al negotio
del belouardo di san Giorgio, e sollecitare che sia effectuato subito, perchè
nel pericolo grande che si corre ogni cosa è salutare, e questa del belouardo
non può non esser tale in vn Caso impensato; oltra che sarebbe vn principio,
il quale potrebbe in poco spazio di tempo terminare nella fortezza che hora
si disegna.

In ogni resolutione che V. M. faccia, o di comandare la fortezza o di
acceptare il belouardo, ricordo a V. M. con la solita riuerenza, che, o man-
dando persona a posta , come sarebbe forse meglio nel caso. de la fortezza,
per dar reputatione al negolio, o vero vsando dell’ Ambassadore solo, V. M. non
pure non voglia mostrar di muouersi per mio ricordo et persuasione, ma
voglia commetter al’ huomo che manderà che nè mi dia parte de la sua co-
        <pb n="235" />
        ( 252.)
missione, nè passi per doue io mi sia , sicchè non possino il Principe et gli
altri imaginarsi, non che altro, che io ne sappi cosa alcuna, perchè , come
dissi , per esser io ambitioso del seruitio di V. M. solamente, mi contento
anche solo del veder che Ella venga seruita, ci sia da chiunque si voglia.
Lt acciò che niuna cosa che importi di quello che dice il Principe resti
senza risposta, voglio pur soggiunger questo, che quella derisione et quello
sprezzar di persone che esso Principe fa, et le altre cose che in questo pro-
posito dice, non mi piacciono, perchè certo viue ingannato, e se non conosce
| male, manco può dire il rimedio; e se Nicolò Doria è di poca portata, tanto
giù doueua farlo castigare, chè sarebbe stato esempio agli altri; et poteua
‘arlo giustamente, perchè se si procede alla captura di vno che sia per ima-
ginatione et per inditii soli sospetto, come si procede ogni giorno, et YV. M.
che è espertissima del mondo lo sa, perchè non si poteua precedere alla captura
di Nicolò Doria, contra il quale non si haueuano inditii soli , ma sì haueua la
confessione sua, si può dire, et polige di sua mano che lo rendeuano con-
aineto ? Nè eraci poi altro da fare se non liberarlo, se fosse stato innocente.
Ma si trouerà che al Principe non basta l'animo di farlo pigliare, perchè non
ha quel fauore nella città che vuole gli sia creduto, el che Nicolo Doria è di
portata più di quello che egli non lo fa; et che odiando il Principe il cardi-
dale Doria et tutti li suoi adherenti, come odia, non haurebbe voluto perder
la occasione di vendicarsi contra di lui, se hauesse hauuto forze da preualere;
ma perciò che non le ha, tacque. Tutto questo ho io detto con molta mia
nolestia; et poi che sta in mano di V. M., di nuouo la supplico che dia me-
dicina la quale purghi questi mali humori, et non gli lasci abondare con suo
oroprio danno.

Et perchè il principe Doria, secondo il tenore de la detta relatione, mostra
desiderare che V. M. risponda a quello che egli et il Duca d’ Alba le scris-
sero, et stallo aspettando , sarà forse molto utile alla resolutione, che YV. M.
prima di rispondere sia auuisata del riporto del Fanzino. Perciò spedisco il
presente corriero a posia per andare solo, acciò V. M. si possa seruir di
{uanto scriuo, se pur farà al proposito (1).

‘!) Continuazione e fine delle lettere del Gonzaga, nei Particolari sopra citati.
1. Rimangono solamente quattro capi da rispondere, in particolare ; il primo
è quello di Genoua. Io farò fare un disegno del Castelletto vecchio di Genoua,
° lo manderò subito a V. M., chè Gio. Maria ingegniero si itroua hora in
Tortona alla fortificatione di quella terra. Ma per dir a Y. M. quel che mi ri-
:ordo, il sito di detto Castelletto egli è eminente, e predomina alla Città tutta:
        <pb n="236" />
        ( 233 )

DOCUMENTO CXL.

Il Figueroa notifica al Duca d’ Alba gli accordi presi da Carlo V con Adamo
Centurione; giusta i quali si rimanda l’ erezione della fortezza al tempo della
venuta in Genova del principe Don Filippo.

1548, 4 luglio
( Estado, Leg. 1380, fol. 11 )

Yilustrissimo Sefior.
Las cartas de Y. S. YILma de los xii11 del passado recebì a los xgvitt del
mismo, en respuesia de las mias de xvI de auriìl, xI11 y xv de mayo; y con

non ba via di soccorso per mare, ma per terra l’hauea apertissima e facile ;
l’ hauea dico, perchè non so se tra li bastioni fatti doppo la rouina di quello
intorno Genoua, ne hanno fatto alcuno genovesi, il quale batta detto Ca-
stello. Îl sito credo non possa esser migliore; so ben del certo che porta minor
spesa che non portarebbe ognm’altro, per la fabrica vecchia, che ci è sana et
intiera, almeno in quella parte che fa spalle di fuori. V. M. l’ intenderà e
conoscerà molto meglio dal dissegno. Di Milano, li 6 maggio 1548.

II. Con questa mando a V. M. il dissegno del Castelletto vecchio di
Genoua, che per altre mie promissi di douer mandarli; per lo quale Vv. M.
vederà quello che li restaua a sapere del sito di esso. L’ambasciatore Fi-
gueroa mi scriue, che hauea communicata la commissione di Y. M. al
Prencipe Doria, il quale finalmente s’ era risoluto di lasciar da canto quella
sua libertà antica, e concorrere col parere di tutti, che la fortezza sia da
farsi, e tanto neccessaria, che senza d’essa non sia possibile che questo Stato
sì mantenghi ; ma due cose hauea deliberato, l’una che la fortezza si facci
nel Bastione di San Giorgio, e l’altra che s’aspetti a fare alla venuta del
Prencipe mio Signore, come credo ch’ assai pienamente hauerà inteso Y. M.
per lettere del detto Figueroa. Intorno a ciò a me restano da dire due
cose parimente-; ma prima mi rallegro con Y. M., da vero et humile
seruitore, di questa buona risolutione del Prencipe , come di cosa parimente
importante , e neccessaria al sostegno di quel Stato. L’una dunque delle cose
che mi rimangono a dire è che a Gio. Maria ingegniero non piace ponto il
sito del Bastione di San Giorgio per l’edificio della fortezza, nè meno a me
può piacere per quello ch’ esso Gio. Maria mi narra , e ch'a me si ricorda
assai bene: perchè il detto Bastione di Santo Giorgio è posto in un luogo detto
        <pb n="237" />
        ( 234 )
ellas he recibida muy crescida merced, y muy fauor en saber que V. S. YIl,ma
aya recebido contentamiento de lo que en ellas auisaua. Y quanto a lo que

il Borgo, che non è compreso nella Città , nè la può dominar Lulta, nè polrà
valersi del soccorso che v’ entrasse, benchè grossissimo , ogni volta che quelli
che hauessero la Città chiudessero una certa porta che ci è, la quale rima-
rebbe in loro patere; e si conclude per hora che niuno sito ci è migliore ,
per quello che si dissegna , ch’ il detto Castelletto vecchio, e per la spesa, e
per la forza. Il Prencipe ha mandato a domandare a Gio. Maria, nè mi scriue
a che fine; pure, credendo io che sia per consultar di ciò seco, l'ho io in-
strutto assai bene, commettendogli ch’ esamini diligentemente tutti li siti della
Città esposti a riceuere la forlezza » € che me ne faccia relatione, acciò che
poi ne possa auuisar la M. Vv. di ciò che egli mi riferirà. L’altra cosa è,
che nella sicurià che si ha a pigliare di Genona, la celerità è somma-
mente neccessaria ; e per ciò, doue la venuta del Prencipe mio Signore o
si prorogasse tanto, che poi non s’ hauesse tempo di fabricare nell’ anno pre-
sente , o si rimettesse all’ anno futuro , come è da dubitare se S, A. ha da
aspettare il Prencipe Massimiliano in Vagliadolid , come mi disse Monsignor
di Chantonais , questa dilatione sarebbe molto pericolosa, e forse portarebbe

qualche grand’ inconueniente. Se Y. M. : Come quella che sa più che noi non

sapiamo , sapesse la venuta del Prencipe mio Signore non poter essere prima

ch’alla: fine di settembre, o principio d’ ottobre, io. loderei che da hora si ve-

nisse all’ essecutione , senza differir più, mentre ch’ il Principe è ben dispo-

sto, el ha l’ autorità; il quale quest’alir’ anno non sappiamo doue sia per es-

sere, nè quanto sia per poter fare. V. M. sarà seruita di fare un puoco di

consideratione sopra di ciò, perch’ io sono certo che risoluerà quello che più
le conuiene ; el io attenderò ordine suo per eseguirlo. Di Milano , li 24 mag-

gio 1548.

INT. In questo ponto ho riceuuto la lettera di V. M. de’ 25, e l’allegato
dispaccio dell’ ambasciatore Figueroa ; il quale mi fa molt’ insianza che con
esso spedischi dispaccio , cioè corriere ; e così fo, immaginandomi che sia
per qualche cosa, ch’importi alla pratica del Castello. Alla lettera di Y. M.
mi irouo per buona sorte hauer risposto con la mia de’ 24 del presente,
con la quale mandai il disegno del Castelletto vecchio di Genoua, et il parer
mio e di Gio. Maria ingegniero, de’ quali hora mi fa ricercare Y. M. Nè più
hora di quelli m' accade dire altro, se non ch’ esso Gio. Maria mi scriue
da Genoua hauer molto ben considerato ii sito di detto Castelletto, e tro-
uarlo aitissimo al disegno che sì ha. E questo lo dico a corroboratione di quanto
Der le sopradette scrissi a V. M. sopra ciò. Di Milano, a’ 28 maggio 1548.

IV. Adam Ceniurione passò hieri per qua, et ancorchè mi persuadi che
con l’ultimo corriero che passò a V. M. ad instanza dell’ ambasciatore Figue-
        <pb n="238" />
        ( 255 )
V. 8. Yil.ma dice de la gento que S. A. ha de traer en su compaîia, que
son tres banderas que pueden ser hasta mil hombres, que le auisase si seran

roa, esso habbia scritto in tutto particolarmente a V. M., non ho perciò vo-
luto lasciare di darle breue conto di quello ch' esso Adam comunicò meco ;
che fu ch’ egli haueua commissione dal Prencipe Doria di dire a Y. M., che
circa alle cose della fortezza era apparecchiato a fare quel tanto che V. M.
gli comandasse; ma s’ella hauesse voluto saper il suo parere, gli direbbe i
molt' inconuenienti che ci possono nascere; li quali, per esser tanti et al mio
giudicio inconcludenti, non siarò a dar fatica a Y. M. d’intendergli per
questa; poichè, come pù volte ho scritto a V. M., la vera sicorià di que-
stà Città, è la delta for.ezza; e sapendo quanto in ciò Y. M. conosca, per la
molta sua prudenza, non m’affaticherò in dirgliene altro , essendo sicuro che
V. M. si risoluerà in quello che tanto conuiene al suo Imperial seruiggio. Non
voglio lasciar di ragnagliare a Y. M. come detto Prencipe Doria, per assai
leggiera caosa , ha licentiato Camillo Dalla Pietra suo Secretario ; il che certo
mi è dolsuto , e per esser molto fidato seruitore di V. M., desiderarei che
tornasse. Del che esso non si sodisfa molto, per hauer con la delta licenza
riceuuto troppo affronto. Nondimeno si è rimesso a quello che sarà giudicato
douer esser seruiggio di V. M., alla quale pertanto mi è parso darne anuiso.
Di Milano, l’ultimo di maggio 1548.

V. Hieri hebbi la lettera de 5 del presente, von la quale Y. M. risponde
a molte mie, e mi dà diuerse commissioni. Non risponderò particolar-
mente a tutti i capi , perchè come Ss’ anderanno eseguendo, così l’anderò
io descrivendo. Risponderò solo a quello che più importa; et acciò che possa
spedire Adam Centurione circa le cose di Genoua, spedisco questo Corriero
a posta, Ho veduto minutamente la lettera dell’ampasciaiore Figueroa, e ciò
ch' egli scriue sopra li discorsi che Adam Centurione hebbe seco auanti la
partenza sua, accusando le difficoltà che si trouano nel far del Castello ; li
quali discorsi sono conformi al ragionamento ch’ esso Adam fece meco al
passar suo di qua; e com’io scrissi a V. M. puoco doppo che egli fu
partito, tutte le difficoltà mi paiono frivole, con ciò sia ccsa che non possono
trouar forma alcuna d'assicurar quella Città in seruiggio di VY. M., se
non vi concorrono due case: l'una, una grossa guardia, l’altra il ridurre il
gouerno in pochi. La prima porta due inconnenienti: l’una la spesa, la quale,
per hauer da esser la guardia grossa, non può esser se non molesta ei in-
tollerabile ; e per esser into;erabile, venendo alla diminulione., succederebbe
quel che succede in Siena, quando ultimamente sanesi scacciarono la guardia ;
l’aliro, la persona a chi s’abbi da commettere il peso d’ essa guardia , per-
chè ancorchè la persona del Prencipe, ta quale si propone a questo, sia fidatis-
sima , nondimeno l’ età sua decrepita fa che sopra di esso non si prssa fare
        <pb n="239" />
        ( 236 )
menester mas, porque V. $. YIl.ma lo mandarà proueer, al presente no lo
podrè hazer por las causas que dirè aqui abaxo. Solamente me escriuen por

durabile fondamento. Oltre questo, la guardia non può essere de spagnuoli,
perciocchè , alloggiando quelli fuori di luogo forte, tutt’ il di si sarebbe alle
mani con quelli della terra, per la puoca” intelligenza e conformità ch'è tra
Il’ una nalione e l’altra ; e forzatamente douendo esser italiana, porta pericolo
di continui trattati; onde veniamo a rimanere sempre nel medemo stato di pe-
ricolo nel quale ora siamo. Dal ridurre il Gouerno in pochi, si cade in uno
inconueniente, del quale già mandai per Giouanni Gallego ad auuertire il
Prencipe Doria sino dal principio che quesia pratica sì mosse, come V. M.
potrà far vedere per la copia, che all’ hora se gli mandò; dell’ Instru-
lione la quale fu data a detto Giouanni Gallego. L’inconueniente è questo:
che gl’ esclusi dal Gouerno si volessero mettere a pericolo d'essere iagliati
a pezzi. E procedendo con freddezza non poiranno lungamente maniener
quella città sicura’, e diuota della M. Y. Per la qual cosa risolulamente
concludo, ch’altra forma non c’è di sicurezza che quella della fortezza; e
bench’ esso Adam discorra, ch’ essendo state altre volte, non una sola, ma
due. fortezze, non perciò furono bastanti a dominare la Città, io nondimeno
sono di contrario parere, et ho per fermo che se la fortezza sarà posta
in luogo che possa esser soccorsa, stando le cose di V. M. in Italia nel
‘ermine in che stanno di presente, sia così facile mantenere sicura Genoua
come qualonque altra città di V. M. che possieda sicura in Italia. Dico
di più, ch’io credo la delta fortezza douer esser così gagliardo freno al-
l’insolenti, che essi debbano perder la speranza di poter alterare, e douer
esser cagione di fare che quel Gouerno, il quale all’ hora sarà stabilito, sia ve-
ramente Padrone e Signore di quella città; et all’ hora li genouesi si potranno
chiamare liberi , quando liberamente e senza paura potranno castigare chi
farà male, il che non possono al presente, perch’ insurgendo tuttauia nuonui
Lrattati hanno rispetto a castigarli ; et in questo luogo entra quello che fece
Nicolò Doria. E perciò chi dice il castello essere per apportare mala sodisfa-
lione a tutta Ja città in uniuersale, io parte ne credo e parte nò. Per
quella parte ch'io non credo, dico che sì come altre volte ho scritto a V, M.,
che ragionando con molti particolari d’essa città, alli quali piace il vi-
vere pacifico, ho trouato che desiderano la fortezza, e conoscono questo
essere il vero el unico rimedio de’ loro trauagli. Ma la libertà di quella
città non è così antica, che debba a Genoua parere cosa nuoua e strana
il vedersi una fortezza dentro, hauendo puoco fa veduto non solo fortezza,
ma lirannie, e non solamente vedute, ma consentite ; tanto più, ch’ ora non
si parla di tiranneggiarli, ne di soitometltergli ; anzi sì lascia et augumenta
loro la libertà per aqnesto mezzo, poichè, come s'è detto , si fanno padroni
        <pb n="240" />
        ( 237 )
cartas de xIx dei pussado, como $. M. hauia oydo todo lo que micer Adam
de parte del Principe le hauia dicho, yv los largos discursos que le hauia

sopra coloro che ardiscono di turbare il buon gouerno. Ma presuposto la
mala sodisfattione che dice Adam Centurione, dico che di qualsivoglia cosa
che si innoui sentiranno disconiento , et esser da stimar meno un poco di di-
spiacere che possono sentire in quei principi per detta fortezza, et assicu-
rarsi, che, volendo guardare alla loro continenza, stare et essi et il seruiggio
di V. M. in continuo e perpetuo pericolo, In questi principii dico, per-
ch’ assai presto conosceranno che la fortezza non è loro giogo, se non soaue
è lieue, poichè gli fa veri padroni, come sopra s'è detto, sopra l' insolenti.
Per queste raggioni, e per altre ch'io so ch'al sano giudicio di Y. M.
S’ offeriscono, la supplico di nuouo che sia consiante nella deliberatione fatta
del Castello, la quale mi pare che faccia di maniera sicure le case di Y. M.,
che moll’anni fa non s’è trattato di cosa che le faccia più sicure, nè che
sia di tanto peso. Et appresso comandi che sia eseguita, perchè , senza |’ es-
secutione, corriamo continuo pericolo d'esser offesi da quella parte, e non è
degna di V. M. potendogli riparare Lei. Il detto Adam, passando per di qua,
hebbe a dire che, per lo suo particolare, egli hauea a desiderare la fortezza,
ma per il pubblico non la desideraua. Dico questo, perchè mi parrebbe che,
trattando con lui della fortezza suddetta, V. M. gli facesse anteporre il suo
particolare in questi due modi: il primo la sicurezza della casa, persona e
facoltà sua; il secondo l’ altezza a che sale, perchè con questo mezzo si fa il
primo huomo di quella città, e puoco meno che Signore, poichè V. M. ricono-
scerà questio seruiggio in gran parte da lui, e si terrà obligato a tirarlo più
auanti in quella Republica che huomo che ci sia. Questo è quanto m’ occorre
da douersi trattare con Adam Centurione, per conuincerlo in quello ch' esso
ragionò con l’ ambasciatore Figueroa.

Quanto al metter in opra ciò che sì desidera, e dissegno della fortezza,
sopra di che Y. M. mi domanda il parer mio, dico che pel conto che
Monsignor di Chantonais mi fece al suo passar di qua, calcolando io che
la venuta del Prencipe mio Signore non potesse esser prima ch'al novembre,
è forse possibile che a quel tempo S. A. non sì mettesse poi in mare,
per esser la stagione troppo innanti. Perciò fui di parere che si dovesse dar
principio alla detta opera, dubitando che la venuta di S. A. si prorogasse
al futuro anno. Ma poichè la venuta sarà, pare, quest'anno, come V, M.
mi fa scriuere , io la suplico humilmente che faccia mettere ogni dilì-
genza e sollecitudine, sì perchè S, A. goda della presente sicurezza del mare,
come per quest’altri sì importanti effetti, che mi pare che non si debba
metter mano alla detta opera se non doppo ch’ il Prencipe mio Signore
sarà gionto , ner le ragioni che prudentemente discorre il Prencipe Doria.
        <pb n="241" />
        ( 238 )
hecho, y los ynconuenientes que hauia puesto, para que no se podia execuutar
lo Jel castillo sia voluntad de los desta ciudad sino forcarlos, de lo qual na-

La guardia che si ha da metter in Genoua durante l’absenza del Pren-
cipe Doria, credo che non possa esser meno di 1500 fanti in 2000, cemputati
quelli che al presente vi sono; perchè, considerati gli huomini cattiui ch'essa
rinchiude, li quali sono molli, e l’ occasione che haurebbero per l’absenza del
Prencipe e delle galere, olire qualche puoco sospetto che dice 1’ Ambasciatore
è nato in loro di quesia fortezza, potrebbe essere ch’incitassero gl' inquieti
a servirsi dell’ occasione, temendo che passato questo ponto, debba passar
insieme la speranza di mai più poter inquietare. Aggiongasi al sopradetlo la
libertà ch'essi hauranno del mare e la commodità che potrebbono hauere
dalle galere francesi, le quali è da credere che non mancherebbero lorò,
qualunque volia paresse a’ francesi, per le congetture e per gli accidenti,
di poter far succedere qua!che cosa a loro voto. EL essendo il pericolo eni-
dente e grande, e breue il tempo che a quelli habbiamo a stare soltoposti 2
parmi che sia da giuocare al giuoco più sicuro , peccando più tosto nel più
che nel meno. Et perciochè è da considera"e molto sopra la persona alla
quale questa guardia s'ha da commettere, perchè et ha da esser fedele a
V. M., e grata al Prencipe Doria, se per la parte del Prencipe Agostino
Spinola non hauesse eccettione, io per me crederei che Y. M. per la sua non
potesse far miglior ellettione; perch’olitre d’ esser fidelissimo e molto serui-
lore di Vostra Maesià, et intendere le cose di Genoua nel modo istesso che
l’intendo io, come diuerse volte ho scritto a V. M., sì tirarebbe a dietro
tutta quella Casa Spinola, la quale è molto grande e di molt’ autorità in Ge-
noua; mà s’ egli non fosse graio al Prencipe, non crederei che Y. M. douesse
meltere quell’augumento in mano d’alira persona che dell’ ambascialor Figue-
roa, perch’ essendo creato di V. M. et hauendo la buona intelligenza che
ha nella Città, non potrebbe se non sodisfare ad ognuno, nè non tenere
quelle genti talmente regolate, che non si hauesse a sentire trauaglio alcuno
per cagione loro. E circa l’ auisar Y, M. al sostegno del detto augumento,
come genouesi ricercano, a me pare che in niun modo Y. M. io debba negare,
perch’ è bene dar loro ad intendere che V. M. non disegna alcun suo interesse
sopra dei loro casi , anzi ch'è per metterci del suo proprio, doue si tratti della
iranquillità e del buon esser loro. Quant’ al denaro, io reputo necessario che
V. M. mi faccia tenere scuti 2500 o 3000 in oro, senza hauerne in quel tempo a
richiedere a persona; e la pratica d’hauerli si dourebbe incaminare da hora,
perch’ in Genoua si trouarebbe con difficoltà, ancorchè si pagasse qualsivoglia
interesse, quando si sapesse ch’ auesssero a servire per un tal eîfetto, o pure,
doue si trovassero, non s’ haurebbero a cercare per la riputatione ; e qui in
Milano non è da far fondamento, non dico sopra I enirate dì questa sua Ca-
        <pb n="242" />
        ( 259 )
scerian grandes ynconuenientes; y despues de hauello $. M. aydo, con ma-
duro consejo, determinò que el mejor remedio era lo del castillo, porque de

mera, che so bene che V. M. non ce lo fa, per essere esauste com’ Elia
sa, ma dico sopra de’ mercanti, perchè questa Camera ha fatto con essi tanti
partiti, per valersi anticipatamente dell’ entrate e supplir alli bisogni che
corrono, ch’ ultimamente mi è stato forza mandar a Gunoua a far partito, per
supplire alla paga di questo presente mese. Biso*neria donque che YV. M
et l’aliri suoi Ministri, che trovassero della somma, e la mandassero in poter
dell’ ambasciator Figueroa, o vero mio, per non dar sospelto in Genoua, acciò
si trovasseso pronti all’ arriuo del Principe mio Signore in quella Città, in aiuto
di quest’ importante opra.

Io no posso dir altro a Y. M., se non offerirgli, non so che puoco che
m’auanza di quello che comprai in Sicilia con la taglia de’ prigioni che feci in
Francia, li quali possono essere da venti o sia venticinque milla scuti, tutti
a seruiggio della M. V. Li materiali non si possono pigliare da altro luogo
che da quello di Genoua, perch’a condurcceli d' altroue, sarebbe non finir
mai con spesa intolerabile ; e credo che non se ne mancherà per una così
picola cosa, com’ è questa della fortezza; poichè, come V. M. sa, genovesi fe-
cero in pochissimo tempo così gran machina com’è quella della fortificatione di
Genoua. E quanto all’ operarii, qui non ve ne mancheranno quando sarà
bisogna, ancorch’ io creda che sarà meglio il valersi di quelli di Genoua, ai
quali è da stimare che (importi ) molto puoco che si faccia o si lasci di
fare la fortezza, non essendo in loro piacere cosa tale; tanto più che li sopra-
stanti , li quali saranno Gio. Maria ingegniero et altri confidenti, hauranno
cura che non commettino frode. Di Milano, li 13 giugno 1548.

VI. Ho nhnauuto la leitera di V. M. delli 19 di quesio, con le copie che
con essa vengono della risolultione da lei presa sopra le cose di Genova e
Siena. Quanto a quelle di Genoua , già non mi resta da replicare .cosa al.
cuna, perch’ io credo, che Y. M., secondo il solito suo, sia venuto a deli
beratione malurissimamente , poi che già V. M. hauerà spedito Adam Cen-
lurione. So ch: hormai non se ne può nè aggiongere, né sminuire, benchè
vedendo esser menata sì in longo l’ esecutione com’ è, venenda riserbata
all’anno futuro, non posso se non dubitare che di qui là non ci sopragionga
qualche mutatione che c’ inuolga sottosopra tuttii gli dissegni ; e questo per
gl’ humori della Città, tanti e tanto varii, per l’ età del Prencipe Doria, la
quale non sostiene ditalione, e per l’occasione che si lascia passare del Pren-
cipe mio Signore, la quale portaua seco forze di galere e di genti, e tutta l’au-
torità che bisognaua, incidentemente , senza alffettatione e senza generar so-
spetto alcuno. Oltre questo, ce’ è moll’ apparenza di nonità de’ francesi, come
Y M. potrà far vedere per l’alligato Sommario al quale io non nosso non
        <pb n="243" />
        ( 240 )
otra manera siempre estaria con la misma sombra ; y porque miger Adam
dixo que, aunque aquello se hiziesse, era menester reformar las cosas del

prestar fede, perciochè gli riscontri sono molti, e Don Diego di Mendozza
mi scriue gl’ andamenti che vedea farsi in Roma, tutti conforme a questi di
qua, e dimostratione di vicina e soprastante novità, perchè non s'è veduta
sin’ hora tanta conformità d’ auisi. Nè è da credere che il Papa si muoua
senza fondamento di Francia, e così per il contrario ; onde si può certo
arguire, che li maneggi tra il Papa e il Re di Francia siano hora in quel
lferuore nel quale possono essere, Îo fo qui quanto so e posso; e per la verità
delli predetti auisi, ho spedito alcune persone confidenti e pratiche ; e del
risposto loro auiserò VY. M Ma » presuposto che sian veri gli detti uuisi, io
qui non ho modo di sostenere le Spese ordinarie, quanto meno le siraordi-
narie, e non saprei doue dar di mano a cinque , nè a quattro milla scuti,
per ripararmi da un caso repentino , dal quale è difficile che ci ripariamo
per questa estrema neccessiià del danaro, S’egli aujene. Non auuenendo si
farà poco meglio, perciochè già sa V. M. quanto le ho scritto intorno al bi-
sogno ch’è qui al douer sostenere le spese ordinarie sino a genaro. Oltre
questo, tardando il Prencipe mio Signore, tardano ancora quelli mille fanti,
che tanti dì sono ricercai; e questi sono pochi, et a pena bastano ad assicurar
la terra da i fanti » non che a diffenderla della forza. Et io con essi farò quanto
potrò, e pregherò Dio che basti. Certo V. M. dimostra troppo animo nel
lasciare tutte queste cose ., dalle quali dipendono tani’ altre, sottoposte a tutti
gli appetiti de’ suoi auersarii, per falta d’una somma de danari non eccessiua,
nè difficile da prouuedere , la quale dourebbe riporsi qui per difendere da
9gn’ impeto ; perchè fuori di questo V. M. haurebbe tempo di prouedere.

Io rapresento tanti inconuenienti ad un tratto, e mi dispiace; e non di
meno questo parlar mio così libero, supplico V. M. che condoni alla sincerità
dell'animo con che la seruo; supplicando “ancora che sia servita far sopra
ciò qualche proniggione più che per il passato non ha fatto, acciochè nel caso
sudetto V. M. non riceui qualche diseruitio manifesto e. notabile. Da Mantoua,
all ultimo di giugno 1548.

VII. To mandai un mio a Genoua, come per le precedenti scrissi in
quelli auisi, che mandai anch’ a Vv. M., il quale raporta quanto quella vederà
per la sua relatione allegata; nella quale S. M. vederà, piacendogli, la con-
fusione in che si trouano coloro, pensando che le galere hanno da stare
lontane da Genoua per quindeci giorni, e potrà con la sua prudenza consi=
"erare ciò che auerrebbe, in caso che per un bisogno urgente ella si hauesse
ù Sernire d’esse galere per {re o quattro mesi ; perchè costando l’ armata di
mare puoco meno di scuti 125,000 ogni anno, non potendosene seruire se non
alla guardia di Genoua, come si vede espresso, per questo solo deue V. M.
        <pb n="244" />
        ( 241 )
gouierno. S. M. se resoluiò que la forma que se hauia de tener para poner
en execuution la fabrica del castillo que se dexasse para la venida del Prin.

sforzare l'impotenza sua, acciò si pigli “celeremente sigortà delle cose di
Genoua alla prossima venuta del Prencipe mio Signore, per non lasciar
perdere una tanta occasione, e per. non tener tuttania impegnata un armata,
della quale può seruirsi ogni giorno in cose maggiori che non è la guardia
di Genoua. D’Alessandria, li 18 luglio 1548.

VIII. Parte d’un’ Instrutione data da don Ferrante Gonzaga al capitano
Gazino.

Quant’alle cose di Genoua, direte a Sua Maesià che Figueroa mi scriue
ultimamente , per leltere de’ 4, che hauea proposto a quelli Signori l’augu-
mento della guardia al numero di 1500 fanti, e che genouesi mostrarono di
voler fare maggior cosa, quando che S. M. lo comandasse loro. Non di meno
si scusano che non c’era neccesità , con ragioni a mio parere puoco sode;
e che l’ultima conclusione fu , che starebbero a vedere in che sparasse l’ ap-
parato del Re di Francia per mare, il quale essi non stimauano rileuante, è
così s’ anderebbero regolando secondo gli auîisi; ma esser mio parere che
S. M. ne faccia nuoua inslanza, et io di qua procurarò mandargli talhora
auisi più caldi che in effetto non gl’ hauerò, per constringerli a prouiggioni
più gagliarde , acciò che veniamo ad assicurarsi ancora da quel canto, s’ è
possibile. Questa seruirà per risposta della lettera di S. M. de’ 25, in quella
parte delle cose di Genova. D'Asti, li 8 d’ agosto 1548.

IX. Per le precedenti mandate per Corrièro a posta, Vostra Muestà intese
l’arriuo del Prencipe mio Signore in Sauona, e con questa V. M. intenderà
l’entrata sua in Genoua, do’ è stato accolto con grandissimi honori, e doue
al presente è per la gratia di Dio sano, et allegro d’ hauer fornito il longo
viaggio in tempi così turbolenti'e sospetti.

Prima ch'io passi più oltre, voglio ancor io rallegrarmi con Y. M., da
vero et amoreuolissimo seruitore, ché Dio le habbia dato per figlio un Pren-
cipe sì degno, perch’ hauendolo prima veduto, e poi trattato hoggi longa-
mente, lo ritrouo tale, che spero, come V. M. lo riuegga, che gli sarà altre-
lanto caro per le sue virtù e per il suo buon procedere, quanto per essergli
figlio ; perciochè, tra tutte le sue belle parti, è così estremamente ubbidiente
di V. M., e così modesto, che quesio sarà la terza cagion di fare ch’ in
V. M. cresca l’amore e l’affettione verso di guello; e tanto è vera immagine
di V. M., ch’ io, che sono etiam creato e servitore della Casa sua Reale,
ragionando e trattando con S. A.. mi son più volte figurata la M. V. Pregando
Jddio che questo caro pegno e felicità li sia eterna , passo a due particolari
della penna degni. Tra gl’altri honori che genouesi hanno fatto a S. A., è
stato I’ hauerla’ riceuuta con baldachino, il che m’ha fatto risouenir di quello
        <pb n="245" />
        ( 242 )

cipe nuestro sefior, porque en su presencia y de V. S. YII.ma y del sefior
Fernando se determinaria , y que. entre tanto se tracte lo del gouierno,
porque sì se haze alguna cosa, ayudarà para el otro effecto, y si no que 8. M.
lernpa mas justa occasion para procurar la seguridad y establecimiento que
conuiene para las cosas de su ymperial seruicio. Y porque $S. M. escriue
que embie la copia de mi carta a V. S. Yil.ma, yo lo hago, pues por ella
se verà lo que podria escriuir; y hauiendo consideracion a lo que S. M.
escriue, podrà Y. S. crescer el numero de la gente, o consultallo, pues haurà
tiempo para ello; y de lo que aqui se concluyere darè auiso, llegado que sea
miger Adam, el qual se spera serà aqui maftiana.
De Y. YiI.ma Sefioria
seruidor que las yll.mas manos lesa
Gomez Suarez de Figueroa.

che già mi scrisse la M. V. in questo proposito, mostrando di non volere
che nel Stato di Milano fosse raccolto con esso: A che risposi, com’ Ella
haurà veduto, che le città tutte ]’ haueano di già apparecchiato, e ch’ io
non sapeuo come si polesse impedire senza dare notabile eonsideratione alle
genti. Hora veduto questo che li genouesi hanno fatto, mi sono più confirmato
in quello che gli scrissi all’ hora, perchè considero che se genouesi, li quali
non sono direttamente sotto il dominio e sotto l’ubbidienza di Y. M., l’hanno
raccolto con esso in cospello di tuit' il Mondo, quando con quesv’esempio non
seguano li veri e diretti vassali di V. M., sarà mollo notato il proceder loro.
Et io supplico humilmente Y. M, che non consenta che lo Siato di Milano,
insieme meco che lo governo, siamo noiati di poca creanza, O vero non «ia,
per troppo volerla cuoprire , discoperta la mente di Y. M., e cià con pochis-
sima soddisfatione di tutti li vaesali, li quali quanti sono, e per quanto vi è, e
per quanti modi possono cercare, forzandosi d’honorare questo Serenissimo Pren-
cipe , non merita il giusto desiderio loro, che V. M. interrompa loro si douuta
opera... «. . . . Da Sestri, a? 26 nouembre 1548.

X. Son certo che lo Prencipe mio Signore auisa particolarmente V. M,
di quello che s’è trattato circa le cose di questa Città (V. Documento CXLIV);
e per ciò io mi rimetto a S. A. E dolemi che il Prencipe Doria et Adam Centu-
rione habbino data speranza a V. M., e publicato il negolio per tulto, per douer
poi fare Ja mala riuscita che hanno fatto. S’ attende hora a procurare che si
faccino prouiggioni, con le quali ; muorendo il Prencipe Doria , questa Città
resti secura nel seruitio di V. M.; ma io non ne spero cosa buona, imperocchè
a douer ottenere questo non hasta prouiggione alcuna minore di quella del
Castello. Da Genoua, li 10 decembre 1548.
        <pb n="246" />
        ( 2435 )

DOCUMENTO CXLI.

Dispaccio in cifra di Cesare al Duca d’ Alba, in cu: gli dà contezza dell’ amba=
sceria del Centurione, inviatogli da Andrea D’ Oria in Augusta. Quindi lo
istruisce del come, lungo il riaggio del principe Filippo, dovrà centencrsi in
proposito della fortezza collo stesso Andrea e con Antonio D’ Oria.

1548, 6 luglio
(Estado, Leg. 644, folle 245)

Despues de hauer hecho en Jas cosas de Genoua la deliberacion que ha-
ureys visto por las copias de las cartas que lleuò Xantone, y hauer respon-
dido el principe Doria a mi Embaxador que le parescia bien y hallaua ser
necessario el castillo para freno de los ynsolentes, ha venido aqui micer Adam
Centurion; y despues de hauer representado algunas dificultades, por las
quales diz que no conuernia que se pusiesse mano en el, queriendo persua-
dirme a ello de parte del dicho Principe y suya, ha propuesto cierta forma
de reformacion y gouierno con que les paresce que se podria estar con se-
guridad de lo de allà, viniendo a parar que aunque se debiesse hazer el
dicho castillo, seria necessario que esto de la reformacion precediesse, con
muchas palabras a este proposito, todas enderescadas a dificuliar y tener por
ynconueniente el tentar de hazerla, como vereys mas particularmente, junto
con lo que se he escripto al dicho embaxador Figueroa, cuya copia serà
con esta; y porque, segun por ella vereys, aunque no se ha mudado de la
resolucion yà tomada, ny conuiene, por tantas causas y razones diuersas
vezes platicadas, se viene todo a remitir a la venida del serenissimo Prin-
cipe mi hijo a Genoua, para que en su presencia ( pues tambien serà alli
don Fernando de Gonzaga) se comunique, tracte y mire entre todos lo que
mas conuerna. Serà bien que dando parte de todo esto al Principe mi hijo, se
tenga aduertencia y euydado de dar bien a entender al Doria lo que siempre
ha parescido ser necessario de hazer esta fortaleza, y diestramente persuadirle
a ello { segun conosceis su condicion y natura, y que reguiere ser atraydo
sin darle desabrimiento, antes con mostrar de el toda confidencia, y hazer caso
de su gran prudencia y cordura), afiadiendo a esto que, demas de lo que
conuiene por la conseruacion de aquella Republica en su libertad, ymporta
muy mucho por lo que toca a su auctoridad en ella, y posteridad de su
        <pb n="247" />
        ( 244 )

casa, pues de otra manera se estaria en el mismo peligro que hasta aqui, y
seria en mano de quien quiera emprender otro tanto como el Conde de
Fiesco. Y en caso que le hallassedes duro y renitente en esto del castillo,
firmaroseys en lo que tantas veces se le ha representado de esta euidente
necessidad, hasta que se Îlegue a Genoua y se comunique iodo con don Fer-
nando , para que, conforme al estado de los negocios publicos, y lo que se
verà de las cosas de Genoua y las otras de Ytalia, con lo demas que se
deurà considerar (pues haurà buena occasion con la venida de todas las
galeras, y espafioles que traeran), se mire entonces lo que mas conuerna assy
en el quando, como y en quessitio, como en todas las otras particularidades
que en un negocio de tanta ymportancia se requieren.

Y porque, en caso que se resoluiere dar principio a la obra, conuerna
que no se ponga tiempo en medio, ny se dilate por falta del dinero, serà
menester que para este effecto se mire de traerse allà reseruada alguna
suma de hasta quarenta o cinquenta mil escudos, porque de acà no hay
forma de proueerse.

Assimismo serà bien que por el camino se mire de grangear a Antonio
Doria, y que el Principe mi hijo le hable sobre estas cosas de Genoua, de
manera que sea con tal dexteridad, que , obligandolo a hazer buen officio ,
entienda de la inclinacion e intencion que tiene en ellas, para, conforme a
lo que del se podrà descubrir, mirar diestramente de entrar con el en las
demas particularidades, de manera enpero que no pueda diuulgar lo de la
fortaleza si el no viniesse de si mismo a tocar en ello, o rodeandolo por tan
buena manera que el principe Doria no pudiesse entrar en sospecha, como
vos conogeys y teneys entendida su condicion y manera, y quanto es
sospechoso y amigo de que se haga en esto del todo el caudal.
        <pb n="248" />
        { i

DOCUMENTO CXLII.

Il Figueroa al principe Filippo, cui notifica i movimenti che si vanno operando
dal Re di Francia, e l’ incertezza nella quale si è dei disegni che a ciò lo
spingono. Avvisi che ne ha Don Ferrante. Esorta S. A. a porsi in viaggio
con buona scorta di gente, ed a sollecitare in pari tempo la propria venuta.
Provvidenze che si daranno dalla Signoria per renderle sicuro il soggiorno
di Genova.
1548, 9 agosto
| Estado, Leg. 1380, fol. 1)

Lo que mas ay que auisar a V. A. es que por diuersas vias, y principal-
mente por los auisos de don Fernando de Gonzaga, se entiende que el Rey
de Francia viene a Turin, el qual trae gente de piè y de cauallo en buen
numero, y que hay suyzos y gascones,' y prouenganos, y que vien con yn-
teligengia del Papa, el qual dizen que le quiere entregar a Parma, y otros
dizen que aunque sea esta la voz, que mas presto vengan con desitio de
las cosas desta ciudad, por ser mouido de los foraxidos della; y pensando
que dentro terna alguna parte , especialmente faltando el Principe y sus ga-
leras, y hallandose en Marsella xxI11 galeras armadas, le parege que podria
salir con su intengion; y aunque tenga mucha contrariedad para ello, siendo
de la ymportangia que es, podria ser que lo tentasen; y aunque aqui tenemos
auisos de personas proprias que han venido con el Rey, asta Chanuerì, los
quales refieren que solamente trae consigo dos mill y quinientos prouengales,
y seicientos hombres de armas, y su guarda y Corte, y que no viene sino
solamente para visitar a Turin y las otras plagas; y aunque esto sea asi, y
que las fuerzas no parezcan grandes, juntadas con lo que tiene en Piamonte,
y con las otras mas que trae se podrian descubrir mayores de lo qus. agora
se muestran, y tomandonos descuydados salir con su yntencion; por lo qual
yuzgaria que seria en proposito que V. A. viniese lien acompafiado de yn-
fanteria, porque si el Rey se descubriese a romper la guerra, allase al
opposito la resistencia y la gente que conuiene, aunque es de creer que S. M.,
sabiendo estas cosas, proueerà al remedio como conuiene.

Yo creo que la venida de V. A. dà mucho de pensar al Rey y al Papa, y a
todos los demas, y que todas estas demonstraciones se hagan para ver sì con ellas
pusiesen algun impedimiento para que se mudase el desifio y cesase la venida,
        <pb n="249" />
        ( 246 }
la qual parege que agora es mas necessaria, y que serà a meyor tiempo. V. A.
no pierda tiempo, sino que quanto mas presto pudiere venir serà mejor, porque
ton su venida se asegura lodo y sin ella se pone en confusion.

El viernes passado el ley llegò a Chanuerì; el que viernes le esperan en Turin.
Don Fernando es venido en Aste; y dize como va proueiendo las fronteras, y
que tiene muchos auisos de los tractados de los franceses, especialmente contra
esta ciudad, en la qual tenemos mc infantes soldados, y de la ciudad se han
hecho XL capitanes con cada xxv hombres escoyidos, que todos son Mm hombres,
los quales quisiera escusar sy pudiera, por no ponelles las armas en la
mano; mas con ser cosa acordada y platicada muchos dias ha, no se pudo
hazer menos sino dissimular , por no muestrar desconfianga dellos.

Despues he recebido cartas de S. M. de los xxvn del passado, por la qual
me manda que de su parte hable con el Duque y gouernadores desta Repu-
blica, para que erezcan la guardia hasta el numero de mp hombres, pareciendo
a S. M. que los ochocientos hombres no son bastantes para tenellos de la
ciudad quietos, y resistir à los que nos viniesen à offender, como en elfecto
de verdad no lo son aunque fuese mayor numero, sy nos viessemos en ne-
cessidad. Yo les he hablado, y dicho lo que S. M. me embiaua a mandar;
los quales han mostrado gran contentamiento de ver que S. M. tenga suydado
de su guardia y conseruacion, y muestran quedar muy obligados al seruicio
de $. M., aunque les parece que por tierra no pueden iemer, estando las cosas
de Lombardia guardadas, y que lo de la mar es de lo que mas pueden
temer, por ser cosas mas prestas, no paresge que estando las galeras de S. M.
fuera que se ponga en auentura de venir aqui; mas considerando la ympor-
tancia del negogio han concluido que crezean la guardia hasta el numero
que $. M. dige, y mas sy mas fuese menester; lo qual se porna en exe-
cugion como se tenga alguna claridad mas de lo que se designa hazer. De
lo qual ayer tuue carta de don Fernando, certificandome que todos los
auisos que tiene dizen que el Rey de Francia tiene tractado en esta ciudad,
y que eran llegadas en el Piamonte siete banderas de ynfan'eria, y que ve-
Dian mas, y que hazia esplanada para artilleria-la via del Mondouì, que seria
setial de hazer empresa contra Saona; sobre lo qual hablè con esta Sefioria,
y hize la ynstancia que conuenia; y aunque les paregiò que lo uno y lo otro
hera dificultoso de hazer, determinaron de crecer Otros trecientos hombres,
que en iodos son mC, con proposito de hazer los demas que se juzgare ser
necessarios segun los andamientos del Rey, hasta asegurarnos con los de

deniro que no nos agan algun tractado hasta que, plaziendo a Dios, Y. A.
venga; que de guerra descubierta vo no tengo miedo.
        <pb n="250" />
        ( 247 )

A Saona embiaron ayer vn Capitan con cinquenta soldados, y otros tantos
que ay allà, de manera que con ellos el castillo està seguro de no ser robado;
y a todo se terna aduertencia, para que de yna manera ny de otra puedan
salir con su mala intencion; y de lo que subcediese darè auiso a V. A.

DOCUMENTO CXLIII.

Don Giovanni Hurtado informa il principe Filippo della partenza di Ottobone
Fieschi e di tre suoi compagni da Venezia, in costume di contadini lombardi ;
e ne addita il probabile itinerario. Sospetti di complicità del Cardinale D’ Oria
co’ medesimi, e di qualche novità disegnata contro Savona.

1548 , 22 agosto
(Estado, Leg. 1318, fol. 283)

Muy alto y muy poderoso Seiior.

A los x1t del presente, Iv horas de la noche, ‘salieron de aqui Ociobono
de Fiesco y otros tres compafieros suyos de los foraxidos de Genoua, vestidos
como villanos lombardos, medias calgas de patio blanco, garaguelles, y cami-
solas de lienco gruesso, sombreros de paja, sus pistolejas y cottas de malla
encubiertas, sendos palos en las manos, quatro barbas blancas y cortas,
escondidas. No se sabe cierto donde yuan, pero juzgase que a Turin, y
que yendo passaran por Parma, y por las montafias de Genoua, y que
tambien seria possible que entrassen en ella. Donde se piensa que por su
seguridad nosaran en easa del cardenal Doria, con cuyo hijo hablaron aqui
los tres compatieros del’Octobon en vna yglesia poco antes de su partida, y
con el Embaxador de Frangia hablò en su camara el mismo Octobon aquel
dia dos horas largas. Luego que entendì su partida, dì auiso desto y de lo
demas al embaxador Figueroa, que es de opinion que en ninguna manera
este Cardenal se empacha en estas platicas. Yo le creo a el, porque le co-
noge mejor, y se halla en el hecho, y porque parege razonable que el Car-
denal no se embarage, pues puede perder en semejantes trattos mas auia
que ganar. Yo sospecho con todo lo dicho lo peor, porque suele ser lo mas
seguro.

Tengo auisado a Genoua, que mire por Saona, y specialmente por si; y
aunque yo he continuado de algunos meses a esta parte el mismo auiso,
        <pb n="251" />
        ( 248 )
siempre me han respondido mostrando que estan seguros, y que asi lo estèà
Yo, de que para en vano quanto los foraxidos y otros con su ayuda pu-
diessen tentar. No obstanie esto, y el cuidado que tienen y que offresgen,
yo auiso continuamente, porque por vna parte entiendo lo que los foraxidos
prometen, y por otra que le ginoueses de buena yutengion podrian mostrar
parte desta seguridad, por no recibir dentro de Genoua mas guarda, con
que a su cuenta se les siguiese mas gasto, y sin algun cargo para con
su pueblo.
En Venezia, à xxit de agosto 1548.

DOCUMENTO CXLIV.

il principe Filippo all Imperatore suo padre. Lo informa di una conferenza
ch’ egli ha tenuta col Duca d’ Alba, il Gonzaga, il Figueroa e Andrea D' Oria ;
il quale ultimo si è in termini abbastanza precisi ed energici chiarito con-
trario alla tanto divisata erezione della fortezza. Il Duca tenta poscia l' animo
del Centurione, ma non fa prova migliore. Nuovo consulto fra il e’ Alba,
Don Ferrante e l'Oratore Cesareo , nel quale si conviene di pregare S. M.
perchè raffreni la soverchia autorità del Centurione, di che si comincia a
pigliare ombra, e si stabilisce non doversi maggiormente restringere il Go-
verno di Genova, conciossiacchè tale rimedio non arrechi buon frutto. Sì
discute della opportunità di far capo al cardinale - Girolamo e ad Antonio
D’ Oria, nonchè ad Agostino Spinola, per conseguire l’ intento della fortezza,
e trattasi delle arti per le quali potrebbero indursi a valdeggiarne il dise-
gno. Si delibera con tutto ciò di non lasciare affatto da banda il vecchio
Principe ed il Centurione; nè si dissimulano i pericoli ai quali potrebbe con-
durre incontro questa doppia corrente. Riconciliazione di Andrea D’ Oria col
detto Girolamo, seguìta per l’ interposizione del Cardinale di Trento. Amba-
scerie e lettere del Papa, di varie città € di parecchi principi e cardinali,
per onorare $. A., che tutti ricambia di somiglianti cortesie.

1548, 16 dicembre (*)
(Estado, Leg. 1380, fol. 21-24 )

Auiendo despachado al correo mayor con auiso de mi llegada à Genoua,
uego el dia siguiente (*) mandè que se juntassen el Dugun D’Alua, don Fer-

(*) Da Voghera.
(2) Don Filippo, imbarcatosi il 2 novembre a Rosas, sopra una squadra
comandata da Andrea D’ Oria, dopo un’ assai fortunosa traversata, sorgeva nel
        <pb n="252" />
        ( 249 )
nando de Gonzaga y el embaxador Figueroa, para que comengassen a platicar lo
que se deuia hazer -en las cosas de aquella ciudad, que estauan remitidas
para mi uenida; y auiendo visto lo que antes de agora se ha seripto a V. M.,
assi por el embaxador Figueroa como por don Fernando y el Duque D’ Alua,
y lo que V. M. a ello ha respondido, y lo que passò con Francisco de Gri-
maldo y Adan Centurion, platicaron en el pringipio que se deuia dar a esta
negogiagion; y resoluieronse que seria bien que yo llamase al principe Doria,
y, mostrando del gran confianga, le dixesse que V. M. me auia seripto que
llegado a Genoua platicase con el lo que se deuia hazer para la seguridad
de aquella: ciudad , assi para que se conseruasse en su libertad como para
que estuuiesse firme en el seruicio de V. M., y que viesse quando queria
que nos juntassemos, y quien se hallarian presentes a tractar dello, porque
con su paresger pringipalmente se toimasse la resolucion que conuenia. Yo lo
hize assi ; y el me respondiò que quando me plaguiesse el vernia a ello, y
que se podrian hallar presentes el Duque d’ Alua, don Fernando y el Emba-
xador, y que juntamente con ellos el diria su paresger. Juntaronse en mi
presencia el mismo dia en la tarde, y auiendo yo propuesto lo que V. M.
desseaua, que las cosas de aquella ciudad tomassen algun buen assiento, assi
por lo que toca al bien della, como por lo que conuiene assegurarla y per-
petuarla en su seruigio, y tambien para el acresgentamento y conseruagion
de la casa y posteridad del dicho Pringipe, y pedidole su parecer sobrello,
el me respondiò tomando la cosa de muy lexos, diziendo que desde que fue
a V. M. Francisco de Grimaldo se auia platicado en que seria bien, para
conseguir el effecto que se pretende, hazer vn castillo en aquella ciudad, y
que se hiziesse a costa della y de sus proprios dineros, y que despues de
hecho se entregasse en manos de Y. M.; y que esto el entonces y agora lo
auia tenido y tenia por ympossible, porque aquella ciudad està tan neces-
sitada y exausta, que aun para supplir los gastos ordinarios no tenia forma; y
que aunque tuuiessen possibilidad para hazer el dicho castillo, les paresgia
que en ninguna forma les estaua bien hazer este gasto parn por medio del
ponerse en subjection, echando fuera del todo este medio. Y auiendosele re-
plicado a esto, que ya que la ciudad por su negesidad no pudiesse hazer
este casto, si V. M. tuuiesse por bien de hazer proueer el dinero para ello .

porto di Genova addì 25 dello stcsso mese, e pigliava orrevolissima stanza nel
sontuoso Palazzo del D’ Oria medesimo a Fassolo, Ripartiva il giorno 14 del
successivo dicembre alla volta di Lombardia; donde passava in Germania a
visitare il proprio senitore.
        <pb n="253" />
        ( 250 )

se auria medio de hazer con voluntad de los ciudadanos ,° respondiò que
quando bien V. M. le mandasse dar todos los dineros que eran menester
para la fabrica dentro de vna camara, no se podria hazer con satisfacion de
los ciudadanos , los quales nunca vernian por bien, ni de su voluntad , en
ello; pero que quando se le pidiesse su paresger de la forma que se auria
de tener por la via de la fuerga, el lo diria, mostrando en esto y offresgiendo
que ninguno auria en el mundo que le lleuase ventaja en su voluniad, y
que no tenia otro fin a su ynteresse ni al de su casa, ny le premia otra
cosa sino solo el seruigio de V. M. De aqui vino a dezir que no aviendose
de vsar de la via de la fuerga, sino Heuarse con Ja hamanidad que Y. M.
suele las otras cosas de sus seruientes, le paresgia que pues agora venian
la fiestas de Nauidad en que suelen hazer los officios de aque:la ciudad, que
seria cosa muy conueniente procurar que se hiziesse la reformagion para
que se reduxesse el Consejo a menor numero, como otras vezes se ha dicho,
y que fuessen no mas de quattro procuradores como agora son ocho, y
que con esto, y con pedir el que se le diesse autoridad de ynteruenir en
todo como vno dellos, lo qual creya que harian por auer sucgédido las
cosas passadas que se macquinaron contra su persona en que auia sido offen-
dido, y auiendose de negogiar con tan pocos seria mas facil de acabar y dar
orden en lo del castillo, o en lo que mas conuiniesse, y que lo tenia por vn
buen remedio, aunque no valido ni suffigiente, pero que era de qualidad que
por el se podria peruenir con mas fagilidad a dar vn assiento perpetuo.

Aviendosele repiicado sobre esto, que aunque era la verdad que este remedio
era bueno para lo presente, como el lo dezia, pero que los hombres eran
mortales, y que podia faltar el, cuya auctoridad valia tanto en aquella ciudad,
y las cosas iquedarian en muy mal estado, de manera que con esta no dana
remedio a lo por seuir, sino a solo lo de agora; y tambien se le apunciò
que era verdad que èstando el ally presente y teniendo tanta autoridad, y
estando reduzido el gouierno a pocos, era cierto que se podia tener toda
seguridad de la Sefioria, porque assi ella como todos los hombres cuerdos
y Lobles de la ciudad conosgian quanto les ymportaua conseruarse en la de-
uogion de V. M., pero que no era de tener de que la Sefioria hiziesse en
esto nouedad ni mudanga , sino de los hombres sedigiosos y de la misma
plebe, que si viniesse a leuantar vn tumulto, no era parte la Sefioria a refre-
narlos, no teniendo otra fuerga para ello ; respondiò a esto que era assy
verdad, pero que para esto auia vn remedio , y era tener vna guarda que
uesse bastante a reprimir los sedigiosos _y estoruar que no succediesse
iumulio. A lo primero no tuuo que responder, mas de dezir que si el ca-
        <pb n="254" />
        ( 231 )

stillo de aquella ciudad se pudiesse hazer en vna noche sola y a mane scer
hecho, como se dize que se hazian los casti:los antiguamente, que el lo
ternia por vna cosa muy agerlada; pero que eran menesier muchos dias,
y maestros y materiales, y que entretanto que se labraua podrian leuantarse
los tumultos que arriba se apuntauan, y los de aquella ciudad valerse de
otras fuergas, y llamar a Frangia o a quien les paresgiesse, como ternian
occasion de hazerlo, diziendo que les querian quitar su libertad; y que por
esto todauia era de parescer que se vsasse del otro medio, que era la re-
formagion del gouierno y reduction a menor numero. Regplicòsele que auida
vna vez la voluntad de la Sefioria para el hazer del castillo, se daria orden
en lo demas para que no succediessen tumulios, ni los malignos, aunque qui-
siessen, pudiessen ympedirlo hasta que la hobra esluuiesse acabada. A lo
qual no respondiò cosa alguna, sino vino a dezir que la cosa estaua reduzida
en dos punctos: el vno en de donde se auia de prouer el dinero para la fa-
brica del castillo, y el otro en el medio y forma que se auia de tener para
hazerse ; y anduuo variando en esto, diziendo vna vez lo vno y otra vez lo
otro, aunque mas resolutamente lo de la reformagion del gouierno. Y en la
conclusion de la platica se vino a resumir que la materia era de ianta ym-
portangia, que no se podia tomar resolucion de vna vez, que seria bien pensar
vn poco mas en ella, y tornarse a juniar, y platicar y mirar si auia otro mejor
medio que este , porque el no lo hallaua. Accepiando y approuando esto, le
dixe que me paresgia muy bien lo que dezia que se mirasse mas en ello,
y se tornasse a platicar, y que el lo pensasse, y que nos tornariamos a juntar
para platicar en ello, con fin que en esle tiempo se negogiasse con miger
Adan Centurion, acometiendole con. hazerle merced V. M. para el y para
su hijo, y tornar yo con los dichos a platicar sobre el negogio, para ver la via
por donde le lNlegariamos al cabo. XY con esto se acabò el consejo aquel dia.

El Duque d' Alua, conforme a esto, tomò a parte al dicho Adan Centurion,
y le hablò muy particularmante para atraello a que fuesse buen medio con
el principe Doria, y el por su parte ayudasse, como del se auia siempre spe-
rado, y con offrescerse toda merced de V. M. para el acrescentamiento suyo
y de su casa; y su respuesta, segun me dixo, fuò passar por lo del castillo
como per cosa que no era platicable, y juzgando que no era necessario ve-
nirse &amp; este remedio, porque, con el augumento de la guardia y reduction
del gouierno a menor numero, dezia que bastaua para maniener aquella ciu-
dad en su libertad y en seruicio de V. M.; y auiendo offresgido antes de
agora que, siempre que V. M. fuesse seruido de mandar hazer el castillo y
vsar de la fuerca, pornia en ello su persona y su hazienda y la de sus ami-
        <pb n="255" />
        ( 252 )

£08, agora solamente le dixo que en caso que V. M. quisiesse vsar de la
fuerga, y paresgiesse que el era algun esioruo para ello, se yria de la ciudad
a viuir a otra parte, porque el tenia su hazienda en tierras de V. M. y auia
de viuir en ellas, sin offrescer otra ayuda ni assistengia para ello. Y auien-
dole replicado el Duque que como el priacipe Doria le auia a el offrecido
que haria que V. M. tuuiesse el gouierno de aguella ciudad y que lo pu-
siesse a su voluntad, y que para ello no seria menester que por V. M. se
hiziesse ninguna diligengia, sino que el solo lo propornia y acabaria, y que
era mucho mas facil a su vez el hazer el castillo que el poner el gouierno
a voluntad de V. M..como el Principe lo offrecia; respondiò Adan que el
Pringipe no seria para acabar lo vno ni lo otro, y que aunque a el le estaua
mal dezirlo, era assi que el Pringipe no entendia las cosas de Genoua, ni sa-
bia los humores della, y que auia altendido a las cosas de la guerra y a el le
auia dexado el cargo de entendellas y tratallas ; y que con esto no era ma-
rauilla que no las supiesse. Y apretandole el Duque sobre que el remedio
que el daua no era para permanesger, respondiò que no se podia hazer en
este mundo cosa ninguna de que se sperasse perpeiuidad ; que esto se pro-
uasse, que quando no saliesse entonges, el y todos los que desseauan el bien
de aquella ciudad y el seruigio de Y. M. le Ilamarian y se lo supplicarian ;
que viene a confermarse con lo que el Duque scriuiò a YV. M. desde Ge-
noua, quando passò en Espaîia, que auia entendido deste, que su fio era, muerto
el Pringipe , querer prouar su ventura, pensando que ha de sucgeder en la
misma auctoridad, y que no sucgediendo podria llamar a Y. M. y ser parte
para lo que agora se tracta.

Y como quedo acordado que se auia de pensar en este negogio, y eran ya
passados algunos dias, yo mandè al Duque d’ Alua, don Fernando de Gonzaga
y embaxador Figueroa que se juntassen, ‘para que comunicassen lo que auian
pensado y lo que se auia de proponer quando se juntassen en mi presengia,
y platicassen sobre todo. Ellos se juntaron en mi camara por dos vezes; y
segun despues me hizo relagion el Duque, traciaron sobre dos punctos. En el
primero, que fuè lo que se-deue preuenir y proueer para lo presente, pare-
sgiò que, visio en lo que el principe Andrea Doria estaua y lo que Adan
Centurion auia respondido tan determinadamente en lo del castillo, que no se
podia hazer, y que se veya que su fin era poner tiempo en medio, Yy procurar
de yr ganando cada dia auctoridad y sucgeder en lo que agora el principe
Doria tiene en aquella ciudad, que V. M., sia hazer nueua demostragion, deuia
procurar no solo de no acresgentarle en autoridad, pero antes yrle quitando
la que tiene, porque sucgediendo la muerte del principe Doria, que, segun
        <pb n="256" />
        { 253 }
razon, no podia tardar mucho, segun està viejo y decrepito, se hallaria con
ellos mismos terminos que agora se està con el principe Doria. Tambien
se platicò si conuenia que se acceptase lo que el Principe y el auian offre-
scido, que procurarian que se diesse nueua orden en el gouierno y se redu-
xesse a menor numero, y entrasen en el y tuuiessen voto los criados y ser-
vidores de V. M. que viuen en Genoua; y paresgiò que no conuenia ynten-
tarse esta manera de reformagion de gonierno, porque ellos lo pornian a su
modo, con el auctoridad que les ha dado V. M., y con dezir que esto ’con-
uenia que se hiziesse por satisfazerle, porque no auia auido, ni ellos auian
hallado, otra forma con que descabullirse de lo del castillo en que por parte
de V. M. tan de veras se insistia, y que con esto ellos obligarian a los de
la ciudad a que viniessen bien en quanto en esto se les pidiesse, y con el
autoridad de V. M. se le daua calor para salir con lo que querian, que seria
causa para hazerlos mas difficiles y poner en mayor ymposibilidad el negogio ;
porque estaua claro que los que agora pusiessen en el gouierno, como les
quedarian obligados, auian de ser de la misma opinion y parescer que ellos han
sido. Paresciò por otra parte que sy se pudiesse estoruar con dexleridad, quando
ellos lo yntentassen, para que no suegediesse, que seria gran bien, porque la
vno ellos perderian auctoridad en no salir con ello, y lo otro se podrian en-
longes apretar de parte de V. M.; diziendo que pues no se auia salido con
la reformagion que ellos dezian y les paresgia, y auian visto, como no era
remedio bastante, que conuenia mirar otro, y que de aqui se uernia a lo del
sastillo.

Pero mirado y ponderado todo, se resumiò que no conuenia que se yn-
tentasse esta mudanga de gouierno, y se juzgò por mejor que se estuuiesse
assy confuso de las dos pargialidades yndiferentemente , como agora està, y
que cuanto en mayor confusion se hallassen era tanto mas a proposito para
poderse attender a lo que se pretende.

Tomada resolugion en que no se deuia procurar ni yntentar esta reforma-
gion y reduction del gouierno, se platicò en la forma que se deauria tener
para desbaratarlo o ympedirto ; y apuntaronse dos medios. El primero que se
le dexasse proponer, y el Embaxador de secreto hablasse y preuiniesse algunos
de la otra pargialidad, para que en el Consejo, quando se tratasse dello, lo
estoruassen, lleuando entendido que no era ni progedia de la voluntad de V. M.
Pero bhallaronse en esto muchas difficultades; y la pringipal que no podia
dexar de sentirse por el Principe y Adan que se auia hecho este officio, se-
sialadamente por lo que los de la otra pargialidad querrian mostrarse en ello,
de lo qual podrian succeder muchos ynconuenientes. El otro medio era que
        <pb n="257" />
        £ 254 )

yo le dizesse al principe Doria que el negogio era de tanto peso e ymportangia,
ue lo queria consultar con V. M., y que estando tan cerca de Nauidad, que
es quando se suelen hazer los offigios, antes que llegasse la respuesta de
V. M. seria passado el tiempo; y assi no auria que hablar en ello hasta de
aqui a vn afio, y entretanto se veria lo que conuiniesse; y que este era
buen camino para poner tiempo en medio, y de que holgarian el Principe
y el dicho Adan, a causa que ellos no uienen bien en ello, sino por mostrar
que hazen muy gran servicio a V. M.

En el segundo puncto, que es lo que se deuria hazer para asegurar aquella
siudad en seruigio de V. M. para despues de los dias de Andrea Doria,
presupuesto que el remedio que se apuncta de soslener en ella vna buena
guarda no es suffigiente, sino solamente remiendo por no se poder mas, se
platicò y discutiò mucho, y huuo diuersos paresgeres, aunque en vna cosa
se conformaron todos, en que por ninguna via se deuia romper la platica con el
pringipe Doria y con Adan Centurion, ni cortar el hilo, sino antes piersistir en
este solo y ultimo remedio, que es el del casiillo, con la templanga y modo
que à V. M. paresgiesse. Lo que paresgiò a don Fernando fuè que pues se
veya que las personas en quien estaua la principal aucioridad de aquella
giudad, por auersela V. M. dado, no uenian bien en ello, que seria bien
prouar de mouer esta platica con otros, y que estos auian de ser pocos y
hotnbres a quien sy pudiesse dar speranga que V. M. les auia de hazer
mucha merced y, a cada vno por sy, hazerle el mas principal hombre de aquella
ciudad. Sefialò tres, que fueron Antonio Doria, el coronel Augustin Espi-
nola, y el cardenal Doria ; y que con cada vno destos se auia de hablar
diuersamente, para sentir en lo que estauan y ynduzirlos a que viniessen
bien en lo del castillo. A Antonio Doria, con prometelle que YV. M. le
haria merced, y le daria fauor y auctoridad en aquella ciudad; el qual,
segun su natura, paresgia que por este medio se altraeria a venir a ello.
Al corone] Augustin Espinola, que de suyo es afficionado seruidor de V. M.,
aunque pringipalmente el pornia esto delante y por aqui se auia de leuar,
todauia haria mucho prometterle que V. M. le fauoresceria y haria merced,
y le daria auctoridad para que fuesse el mas pringipal hombre de agquella
ciudad. Al cardenal Doria con prometterle qué su hijo, que està foraxido, po-
dria boluer, y seria fauorescido queriendo biuir en sosiego y dar prendas que
vernia bien en esto de la fortaleza; y que segun lo que se auia sentido del
mismo Cardenal, a quien don Fernando auia hablado sobresto otras vezes, se
podia tener speranga que vernia bien en ello ; Y que a estos tres se le deuia
encomendar mucho el secreto; y que aunque se iratasse con ellos, no se auia
        <pb n="258" />
        ( 255 )

de dexar la platica con el pringipe Doria y con Adan Centurion, sino con-
tinuarla con los vnos y con los otros; y que si los tres de que arriba se dice
guardassen el secreto de lo que sobre esto se lo dixesse estaua bien, y quando
no, que le paresgia que no podia sueceder mal de que el pringipe y Adan
entendiessen que quando ellos no viniessen bien en ello, auia otros que serian
parte para ella ; y que no se hablando sino en assegurar la giudad para des-
pues de los dias de Andrea Doria, no ternia con razon causa de quexarse,
y aunque podria ser que de celos y miedo que por medio de otros no se
acabasse, ellos uernian bien en lo que agora ponen tanta difficultad, yv estan
tan mal.

A esto apunctò el Duque d’Alua que, aunque se conosgia bien la negessidad
que auia de continuarse esta platica y dar orden en ella antes que fallesgiesse
Andrea Doria, por lo que despues podria sugeder, que le paresgia que te-
niendole V. M. tanto respecto, y mandando, como a el se lo auia scripto ,
que todo lo que en esto se buuiesse de hazer fuesse con toda templanga y
con voluntad del dicho Principe, y lleuandole su condigion, que el conosgia
qual era, se deuia temer que el Pringipe, entendido esto, porque no era pos
sible dexar de llegar a su noticia, segun el poco secreto que entre estos se
guarda, como muchas vezes suelen los hombres, y mas los de su edad, no
se guiaria en esto por la razon, quanto se dexaria de lleuar por la passion, y
se sentiria en gran manera dello; y aunque esto no huuiesse de ser causa
para hazerle mudar de partido, seria bastante con la auetoridad que Y. M.
tiene (la qual en ninguna manera se le auia de quitar) para estoruar y des-
baratar todo quanto por otras vias se tratasse y tramasse, y sentiria mucho
la desconfianga que en esto del se ternia, y la cosa uernia a caer en muy
grandes ynconuenientes y en estado que quiga no se pudiesse boluer a su
lugar, y que era menester mirar mucho si se deuia hablar a estos y como
para escusar los gelos y desconfianga que en esto se congibiria.

El embaxador Figueroa afiadiò a esto, que le paresgia que era ym possible,
sì a estos se les hablasse en esta materia, tener secreto, porque cada vno
dellos, sefialadamente Antonio Doria y el cardenal Doria, lenian personas con
quien còmunicauan y danan parte de todas sus cosas. EI primero a Heetor
de Fiesco, pariente del Conde de Fiesco y cufiado del dicho Antonio, y el
Cardenal a Juan Baptista Lercar, que ha sido muy apassionado por la parte
francesa, y que estos lo publicarian, aunque no fuessa por otra cosa, por
hazer ostentagion y demostragion, que se le daua parte de los negogios y se
hazia caudal dellos; y que de aqui se vernia a caer en muchos ynconue-
nientes, y entre ofros que Adan Centurion viendo que no le salia su designo
        <pb n="259" />
        ( 236 )

de sucgeder en la auctoridad del pringipa Doria, que el pretende, podria, te-
niendo como tiene las fuergas de la galeras en su poder, y siendo como es
manoso, hazer tiro con ellas y salirse a la mar, y de ally concertarse con
el Rey de Frangia, o estrechar a la ciudad de manera que pudiesse tornar
a entrar en ella, y mouer algun tumulto y ponerla en dissension, y desta
manera hazer su hecho; y que ya en esto el sabia el camino, porque quando
Cesare Triuulgio tenia aquella ciudad por los frangeses, siendo el mayor amigo
que tenia, fuè el primero que le engaîiò y se puso contra el, y trabajò que
fuesse echado de la ciudad.

A don Fernando peresgiò que lo que desta platica se comunicasse a An-
lonio Doria y al Cardenal, lo ternian secreto por la enemistad que tienen con
Andrea Doria y por su ynteresse particalar, y que del corone] Augustin Es-
pinola se podia tener toda seguridad que el lo callaria, ynsistiendo todauia en
que no podia traer ynconueniente, aunque por el pringipe Doria y Adam se
supiesse que se tractaua con otros; y que quando Adam Liziésse lo que el
Embaxador apunetaua, lo que el no cereya que haria , porque auenituraua a
perder los dineros que V. M. le deue, que siempre suele ser buena quantidad,
y los bienes que ha comprado en el Estado de Milan, era de tanto menos
ynconueniente perder las galeras y de tanio mayor beneficio poderse assegurar
de la ciudad por la uia que està dicha del castillo, que no auia comparagion
nello.

EI Embaxador dixo sobre esto que le paregia que seria bien hablar con estos
tres y con algunos otros ciudadanos, como pidiendoles paresger, diziendo que
ya veyan el estado en que se hallauan las cosas de aquella ciudad, y que
no estauan de manera que pudiessen durar assy , sefialadamente muriendo
Andrea Doria, que les paresgia de la orden que se podria dar para as-
segurarla que se pudiesse conseruar en su .libertad y en seruigio de Y. M.,
pues tanto beneficio les redondaua dello; y que donde hallase buena yncli-
nagion passaria adelante a estrechar la platica y uenir a lo del castillo , y
donde no, la cortaria y se cerraria con solas estas palabras generales; las
quales paresgiò a todos que eran de qualidad que se podian dezir sin Yncon-
ueniente ninguno.

El Duque d’ Alua persistiò todauia que en ninguna manera se deuia hablar
%on estos en general ni en particular en lo del castillo, sin consultarlo a V. M.

Discurriose particularmente en la persona de Antonio Doria, y en lo que
pretende que V. M. le dè aactoridad a el y a los otros eriados y seruientes
que V. M. en aquella ciudad tiene, y que no la tuuiesse loda Andrea Doria,
y 0otras cosas a este proposito, por donde paresciò que seria mejor que el
        <pb n="260" />
        ( 257 )
dicho Antonio Doria se fuesse a Napoles, come dige que lo quiere hazer, que
no estuuiesse ally; porque, aunque para seruir no es tanta parte como el se
haze, para un tumulto seria mucha.

Tambien se apunctò sì seria bien dezir al pringipe Doria que el viesse
sì le paresgia que se hablasse con algunos ciudadanos en estos negogios, por-
que despues, quando viniesse a su notigia, no lo tuuiesse por cosa nueua y
se sintiesse dello; y paresgiò que no era bien hazerlo sin consulta y expreso
mandamiento de V. M.

La resolucion fuè que no conuenia dar auctoridad a miger Adan, antes
quitarle poco a poco la que tenia, sin sentir ni hazer nueua demostragion,
por los fines que tiene.

Que se estreche lo de la guardia, para que se ponga luego, y que a lo menos
sean Dcc ynfantes y no aya la dilacion que micer Adan pone, diziendo que
ya se buscauan los dineros para la paga, porque seria de yuconueniente la
largura y dilagion en esto.

Platicose en si seria bien que fuesse de alemanes, y resoluiose que no,
porque no eran a proposito por muchas causas. Que espatioles no se acceptarian;
que con yialianos se estaria en continuo cuydado por las platicas y tracios
que se podian traer con ellos.

Que se procurasse que el Capitan fuesse confidente, y si pudiesse ser lo
que apunciò Antonio Doria, que tuuiesse cargo de la guarda el embaxador
Figueroa; en Jo qual no se eree que vernan jamas el Pringipe ni micer Adan.

Que conuiene continuar la platica con estos, y que V. M. scriua al Prin-
cipe, insistiendo en lo del castillo conforme a lo passado, no se satisfaziendo
de los otros remedios, porque, como se vee, todos son de poco momento.

Que cumple en tedo caso procurar de assegurar lo de aquella ciudad para
despues de los dias del priugipe Doria, y hublar con estos tres por la mejor
manera que ser pudiesse, para que, sucgediendo el caso , se sostuuiesse en
seruicio de Y. M., y se siguiesse el ellecilo que agora se pretende del
castillo.

El coronel Augustin Espinola offresgiò al Duque d’ Alua que quando viniesse
a morir el pringipe Doria, el se hazia fuerte de con sus deudos y amigos
sostener a Genoua en la deuogion de V. M., sin que hiziesse nouedad, entre-
tanto que V. M. proueya lo que conuiniesse a su seruigio y seguridad della,
y que quan de veras habla este en ello y en seruir en iodo lo que para
ello conuiniere.

Paresgia al embaxador Figueroa que V. M. deuia hazer mas caso de aquella
«iudad v no reduzirlo todo al Principe , y agradesgerles lo que auian hecho
        <pb n="261" />
        ( 258 )
en mi venida ally, que ha sido con toda demostracion de amor, y algunas
vezes darles razon de otras cosas, porque con esto, viendo que se tenia
cuenta con ellos, se ynclinarian mas al seruicio de V. M. Al Duque paresgiò
que no era bien hazer nouedad ni demostracion ninguna en esto mas de lo
acostumbrado hasta aqui, por no dar occasion que el pringipe Doria se
sintiesse dello.

Otro dia despues yo hize Ilamar al principe Doria, y le dixe que ya sabia
en lo que auiamos quedado, que se pensasse en lo que conuenia para el as-
siento de la cosas de aquella ciudad, que viesse quando queria que nos jun-
lassemos a platicar sobrello. ‘Dixome que quando me pluguiesse; y assi el dia
Siguiente nos juntamos, y lo que ally se platicò y resoluiò verà V. M. parti-
cularmente por lo que scrive el Duque d’ Alua, remitiendome a lo qual, no
ay para que repelirlo en esta.

En Genoua auiendo enftendido el Cardengl de Trento que el pringipe An-
drea Doria y el cardenal Doria no estauan bien ni se hablauan , tomò la
mano entrellos de manera que los concertò y hizo amigos, y se hablaron
antes de mi partida. Fuè cosa muy a proposito para la quietud de las cosas
de Genoua y seruigio de V. M., assi porque por esta via se poderia reduzir
el hijo del Cardenal, que ha andado en las platicas que V. M. aurà entendido
con frangeses , como tambien porque, estando en esta conformidad , los que
no eran amigos del pringipe Doria hallayan acogida en el Cardenal, y de
aqui suecedian desconfiangas e yua cresgiendo la enemistad de que pudiera
resultar algun ynconueniente. Serà bien, sy Y. M. fuere seruido, sceriuir al
embaxador Figueroa que les hable, y diga lo que V. M. ha holgado desta
amistad y lo que holgarà que se continue adelante.

A Genoua vinieron los embaxadores de Venegia, Sena, y Luca, y de los
duques de Saboya, Ferrara’, y Mantua, a los quales he oydo y respondido
gratamente; y, segun entiendo, han mostrado satisfaction.

El Arcobispo de Matera, nuncio de S$. 8., se despidiò de mi en Genoua ;
Y yo respondì a S. B. besandole los pies por la visita, y offresgiendome con
palabras generales que le seria siempre muy obediente hijo; y por hazer todo
cumplimiento en esto, he embiado a don Diego de Azeuedo mi mayordomo
a visitarle, y con el embiè a visitar a la Duquesa de Camarino mi hermana ;
tambien he mandado que vaya a visitar al Duque y Republica de YVenegia
don Juan de la Nuga genti] hombre de mi casa; y IÎleuaron para los emba-
xadores las cartas cuyas copias se embian con esta.

El Duque de Florengia no pudiendo, segun me ha sceripto, venir a verme,
por lo que le scriuiò don Diego de Mendoga que conuenia que no se par-
        <pb n="262" />
        ( 239 )
tiesse de su Estado por causa de las cosas de Sena, embiò a visitarme con
don Francisco su bijo, y con el vino don Pedro de Toledo y dos embaxa-
dores, y me scribiò con ellos muy largo con la voluntad que suele emplearse
en todas la cosas del seruicio de V. M. Yo le he respondido como me ha
paresgido conuenir; y assy, si V. M. fuere seruido, le podrà mandar screuir
agradesgiendo lo que en esto ba hecho.

El cardenal Fernes y Octauio embiaron a visitarme; y yo les he respon-
dido conforme a lo que se dize en la carta de don Diego de Mendoca, al
qual paresciò auisar dello, porque si allà se alargassen en algo, supiesse la
verdad de lo que auia passado.

Tambien me han embiado a visitar con personas proprias, los cardenales
de Burgos, de Rauenna; y de Carpi, y Gambara y Cornaro y el de la Cueua
me han scripto; y a todos se ha respondido como ha paresgido conuenir (*).

DOCUMENTO CXLV.

Il principe Filippo al Figueroa, significandogli quanto da $. M. si risponde al
D’ Oria, circa la pratica dell'a ridetta fortezza.
1549, 23 gennaio (2)
( Estado, Leg. 1380, fol. 222)

Desde Dolce, a los xx deste, os escriuimos como aureys visto. Despues ha
llegado el correo mayor, que fuè despachado de Brussellas a los x1 deste.
Con el me responde S. M. a lo que se le escriuiò sobre las cosas dessa ciudad
y assiento y seguridad della, diziendo que a vos os escriue en mi creencia,
y mandandome que yo os auise de su voluntad sobrellas. Lo que en effecto
me dice es que ha holgado mucho d&gt; entender, por lo que le escriniò de su
mano el Duque d’ Alua, la respuesta que el principe Doria me diò ultima-
mente sobre el hazer del castillo, v del medio que se deuia y conuenia usar

(*) Nel mazzo 138 Estado , al foglio 245, si trova un sunto di questa impor-
tante Relazione.
(*) Da Ala di Trento.
        <pb n="263" />
        ( 260 )

para ello, y que auia venido a conoscer con effecto la gran necessidad que
ay dello y que no ay otro rimedio sino el del castillo, y que este no se
puede hazer sino por la via de la fuerga, pues que, aunque al principio los
naturales de la ciudad puedan tener alguna mala satisfaction de que esto se
haga, luego entenderan como S. M. lo haze con zelo de mantenellos en su
libertad y amparailos siempre en ella; lo qual, si hallarà otra forma para
hazello, la tomarà, pero que no hallandola, ha sido mas contento de pasar
esta mala opinion, en que por un rato le ternan, que vellos en peligro de
perderse del todo, porque, aunque $. M. ha muchos dias que lo tiene assi
entendido, por el amor y respecto que le tiene, no se lo auia querido pro-
poner ian determinadamente hasta que el de suyo lo conosciesse y viesse
quan decaydas estauan las cosas dessa ciudad, sino se proueya deste remedio
promptamente, y que agora, entendida su resolucion, la qual es como del se
deuia sperar, y le queda por ella vn grandissimo cargo, porque conosce que
procede del amor que siempre le ha tenido, no ha podido sino conformarse
con ella, y dessear que se ponga en effecio, y entender del el modo y orden
que le paresce que se deue tener para ello, pero que todo se haga con su
voluntad y consejo, Serà bien, y assi os lo encargamos, que dandole las cartas
de $. M,. y nuestras, que van con esta, que son en vuestra creencia, le
declareis por la mejor manera que vieredes conuenir, lo que S. M. ha hol-
gado de entender su respuesta como arriba se dize, y en quanto ha estimado
la voluntad y atficion que en ello ha mostrado, y como, siguiendo su parascer,
querria saber la orden que se deue tener en todo, porque con el se puedan
proueer las cossas necessarias; y lo mismo le pedireis de la nuestra, dicien-
dole la gran confianza y seguridad que tenemos de su voluritad, y lo mucho
que deue al amor que yo le tengo, y a la quenta que hago de su persona,
y que se haga un memorial de todo, para que, segua aquel, se prouea lo que
serà menester para el effecto dello; y auisarnoseys luego de lo que passare
y se hiziere.
        <pb n="264" />
        ( 261

DOCUMENTO CXLVI.

Lettera in cifra dello stesso Principe al medesimo Ambasciatore , istrucndolo
circa il modo di governarsi col D’ Oria, per condurre a buon termine l’ an-
zidetto nesozio.

1549, 23 gennaio (*)

rEstado, Leg. 1380, fol. 223)

Aunque por lo carta que de vuestra mano seriuistes al Duque d’ Alua
entendimos lo poco que se podia sperar del principe Doria, para durante sus
dias, en el effecto de lo que me dixo antes de mi partida, sobre el hazer del
castillo dessa ciudad, todauia nos ha parescido, sin hazer semblante dello,
embiaros la carta de $. M. y Ja mia en vuestra creencia, ateniendonos a la
promessa que entonces ne hizo. Las quales le dareys, diziendo lo que en la
oira se os escriue (*), que le podreis Inostrar ; y teniendo la consideracion que
se deue para lleuarle su condicion, procurareis con toda dexteridad que venga
en lo que se pretende, y particularmente en hazer memorial de lo que es
menester para el effecto, porque de aquello se pueda entender el fin que
tiene y escriuir a S. M. lo que en ello huuiere, y a todas las otras partes
lo que conuenga; y pues, como sabeis, el negocio es de tanta qualidad y peso,
no serà menester encomendaros que lo tracteis y encamineis con Ja prudencia
y buena manera que soleis las tosas que S. M. os encomienda, y auisarnos-
eys con diligencia de lo que en todo huuiere y en lo que se resoluiere,
porque, estando el tiempo tan adelante, no es bien perderlo en lo que se hu-
uiere de hazer.

Tambien dareys auiso a don Fernando de Gonzaga de lo que con el dicho
Principe passaredes y el respondiere.

(*) Da Ala di Trento.
(2) Documento precedente.
        <pb n="265" />
        {E

ue
|

DOCUMENTO CXLVII.

Lettera dello stesso Principe a S M., nella quale si prova a sciogliere alcune
difficoltà poste innanzi da Cesare circa il disegno della fortezza. Per lo che
torna sulle cose di già esposte nella Relazione antecedentemente speditagli,
e studiasi di meglio esplicare il concetto che gli sembra dover uscire dalle
dichiarazioni del D’ Oria. Dimostra poi come l’erezione della fortezza mede-
sima non sia lunga opera, nè debba riputarsi soverchiamente dispendiosa.
1349 , 23 gennaio (1)
(Estado, Leg. 1380, fol. 233-237)

Teniendo firmada la carla que irà con esta, y estando para despachar a
don Alonso de Aguilar, llegò el correo mayior con la carta de Y. M. de xi
del presente, en que responde a las cosas de Genoua ; en la qual dize que
habiendo visto lo que el principe Doria respondiò, y la resolucion que en ello
se tomò, y conformandose con aquello, les escriue a el y al embaxador Fi-
gueroa en creencia mia, y manda que yo les escriua lo que sobre el caso
me paresciere conuenir, pero que por ser el negocio de la importancia que
85, y que conuiene que se mire mucho la salida del, me ha querido aduertir
de algunas difficuliades que en ello se le offrescen muy bien apunctadas, a
las quales responderè primero, y despues dirè Jo que siguiendo la orden de
V. M. he mandado.

La primera es que haber dado el principe Doria este parescer tan libre-
mente, se podria temer que hubiesse sido por cumplir con Y. M ‘ Y tener por
otra parte entendido, como platico de las cosas de aquella ciudad, la difficultad
que podria auer en exequutarlo, que seria una manera de dar salida al
negocio con la impossibilidad que auria en la exequcion. A esto lo que puedo
dezir a V. M. es, qué yo tuue entonces este mismo temor, y el Duque d’ Alua
tambien lo apuntò en su carta; pero la determinacion del Principe vino sobre
tener muy platicados los inconuenientes e impossibilidades que el nos propuso,
para auerse de conseguir el fin que se pretende por otra via ninguna que
por la fuerca., de la qual el no se escusaua de meter la mano, antes hacia

1 : . . . +
a ‘) Da Roveredo, dove il Principe si recò lo stesso giorno 23, partendo
a Ala.
        <pb n="266" />
        ( 263 )

fundamento que con sus galeras se huuiesse de hazer, porque el dezir el
que no le parescia que se debia hazer, estando sus galeras donde estauan,
no era quererlas tener fuera de la faction que se auia de hazer si no fuera
de la Dargena donde enlonces se hallanan, porque dixo que sy todauia parescia
que se exequutasse, la chusma estaua dentro, solo faltaua la gente de cabo,
la qual en una noche se meteria; de manera que por estas cosas dichas, y
por otras muchas palabras que el dixo en el processo del negocio, offrescien-
dose a la exequucion dello, paresce que no solamente no queria el descar-
garse de la empresa, pero ser el executor della, y quando el no estuuiesse
tan claro en el negocio, que se teniesse lo que V. M. apunta de querer que
se comengasse el juego ysaliese el afuera, esto podria el hazer como hombre,
como V. M. dice, que sabe los humores de allì mejor que los que por parte
de V. M. negocian con el, si el effevto se huuiera por via de negociacion.
Pero estando ya resuelto que no se puede hacer sino por la via de la fuerga,
solamente queda dezir esta fuerga como y de que manera se ha de usar
della; y esto tambien lo entenderan los ministros de Y. M. como el, y pre-
guntandole la forma que le paresce se deue tener en la exequucion desto,
se entenderà llanamente sy la que el dà es hazedera o no, y en aquello
claramente se uerà su intencion; y vista aquella, V. M. podrà mandar o
acepialla y ponella en exequucion viendo ser la que conuiene, o regplicalle,
no siendo tal, lo que al tiempo parescerà conuenir.

La otra dificuitad que a V. M. se le offresce es la comun à todos los
negocios, que es la falta de dinero; y esta yo la tendria por muy grande, si
la summa fuesse tan grande como lo que V. M. por su carta significa entender
que lo seria; lo qual a mi no me paresce, mirandolo muy particularmente,
porque este efecto se auria de hazer con soldados espaîioles, y estos no los
ay sino los que el Virrey de Napoles daria de aquel Reyno, y los que don
Fernando de Gonzaga podria escusar de los que estan en el Piamonte, (que
aunque para otros effectos se ha escusado, pienso no lo haria para este,
porque entiende lo que cumple al seraicio de V. M. que esto se haga, y su
hazienda y su sangre creo yo que pondria el por ello; y estos soldados que
el uno y el otro*diesse los pagarian de donde agora se pagan el tiempo que
allì hubiesse necessidad de tenellos, lo qual no podria ser por mas que tres
o quattro meses que tardaria de ponerse en defensa el Castilleto, el qual
hemos visto agora muy particularmente. y nos ha parescido ser el mejor
sitio que se podia elegir, y que con mayor facilidad se podria poner en de-
fensa y fortificar; de manera que la costa seria en estas tres maneras, sobre
que agora yo escriuo a Y. M., y la fabrica del castilio, y despues el entre-
        <pb n="267" />
        ( 264 )

tenimiento del, lo qual despues que estuuiese a manos de V. M. podria
mandar que la ciudad acortasse de la guarda que al presente tiene, y ayu-
dasse para el entretenimiento, pues aquel es la guardia verdadera, y entonces
auran entendido tomarle V. M. por tal y no para otro effecto; y a esto ayu-
daria mucho que ellos andauan agora, segun Adam Centurion lo dixo al
Duque d’ Alua, en dar renta perpetua para el entretenimiento desta guardia
que al presente tienen, y que auian ya auido alguna parte dello; y siendo el
gasto no mas desto que yo me persuado que seria, no tendria por gran dif-
ficuliad que se sacasse de Espafia la mayor suma de algun expediente, el
qual al presente yo no podria dezir à V. M., particularmente sin que se
scriuiesse sobrello, y que estotros Estados de V. M. ayudassen con alguna poca
quantidad, que seria la resta.

Otra cosa se sefiala en la dicha carta, que paresce que V. M. entiende que
a costa de la ciudad se deuia tener guarda, y que se pusiesse persona con-
fidente con ella. Lo que en esto me paresce es que, pues este effecto se ha
de hazer con los soldados arriba dichos, no ay que tractar al presente hasta
tanto que el. effecto se haga; entonces el tracto serà mandar V. M. lo que
le parescerà ser justo; y con esto queda respondido tambien lo del Capitan.

Lo demas que se dize, que, haziendose esta empresa, se impediria la de
Dragut Arraez, ello es assì; pero ay tania differencia de la im portancia
de lo uno a lo otro quanto V. M. vee, y por las cartas que estauan escriptas
entenderà como acà se entiende.

Yo he dicho a V. M. lo que entiendo sobre las difficultades que en su
carta vienen muy bien consideradas y apuntadas, y por remitirmelo V. M.,
y ser el tiempo ya tan adelante que se perderia mucho con qualquiera di-
lacion, no embargante lo que agora de nueuo se embia a V. M., lo qual
paresce ayudar a las consideraciones qué V. M. ha hecho en este negocio,
me ha parescido seguir lo que, por una carta que el Duque d’Alua con don
Alonso de Aguilar tenia escripta, V. M. verà sobre lo que parescia que se
deuia hazer; y assi embio la carta de V. M. para el principe Doria, y otra
mia en creencia del embaxador Figueroa (*); y a cl le escrivo lo que V. M.
podrà mandar ver por la copia que con esta Yrà, porque podria ser que
viendo como V. M. lo accepla, y como se le dice tan apretadamente quan
perdido estaua lo de alli sin este postrer remedio, lo qual hasta agora siempre
se le ha dicho con algun respecto, y agora se le dirà como a hombre que
esiù va en lo que V. M., no dandonos por cntendidos de lo que postreramente

(*) V. Documento seguénte.
        <pb n="268" />
        ( 265 )

el embaxador Figueroa dize aver entendido que le cargasse tanto esto que
pesasse mas que las persuasiones de miger Adam , porque este enfermo he
miedo que està ya en terminos que es menester curalle por hombre muerto.
Valga lo que valiere; y hasta tener respuesta del Embaxador, no he querido
embiar las cartas que venian en creencia mia para los Visoreyes de Napoles
y Sicilia, y don Diego de Mendoca, porque no es aun tiempo, ny se puede
saber lo que se les auria de escriuir, y seria publicar el negocio. Quando lo
sea, se le embiaran, y se les escriuerà lo que conuenga.

À don Fernando de Gonzaga he escripto, auisandole de lo que V. M. manda,
y de lo que al embaxador Figueroa se escriue para que lo tenga entendido,
y, como hombre que se ha hallado presente a todo lo que se ha platicado,
piense en ello, para que visto lo que responderà el Embaxador, de lo qual le
he mandado que le auise, me pueda embiar su parescer sobre todo. Venida
la respuesta del dicho Embaxador de lo que con el Principe passare, se verà
lo que mas se deurà proueer, y se darà a la hora auiso a V. M. de todo.

DOCUMENTO CXLVIII.

Risposta del Figueroa a 8. A., dandole notizia del tisultato affatto negativo
delle ulteriori pratiche falte appo il D’Oria. Il quale mette in campo una
proposta del tutto nuova; cioè che S. M, dia a $. A. l'investitura dello
Stato di Milano, aggiuntori quello della Repubblica di Genova. Su che si
fanno alquante considerazioni.

1549, 29 gennaio
( Estado, Leg. 1380, fol. 78)

A los xxv del presente recibì dos cartas de V. A. de los xx111 de enero (*),
y con ellas las que venian de $. M. para el Principe y para mi; y assi por
la que S. M. me mandò scriuir, como por las de Y. A., he visto lo que a
$. M. y a V. A. occurre que se negocie con el Principe. Al qual yo dì luego
sus cartas; y en virtud de la creencia de V. A. le dixe lo que en ellas se con-
ceria, v lo demas que me paresciò para el buen enderego del negocio, ponien-

(!) Documenti CXLYV e CXLVI.
        <pb n="269" />
        ( 266 )
dole delante el seruicio de $. M. y de V. A., y la confianga que de su persona
ternan, y tambien lo que toraua a su posteridad. Respondiome que ya yo
sabia lo que se hauia tractado delante de V. A., que era que el no se confiaua
de poder traer a este pueblo que se satisficiesen que se hiziesse el castillo,
y si auia alguna persona que tuuiesse tanta parte en la ciudad que pensasse
podello acabar, que el se contentaria dello, y holgaria que se hiciesse, mas que
juzgaua que esto no se podria acabar por esta via, y que seria menester
tentar la via de la fuerga, la qual no se auia de hazer sino estando las galeras
fuera de la Dargena, y que $. M. se contentasse y mandasse que se provasse
la fuerga; que agora veya lo que yo le dezia en virtud de la creencia de
V. A., y que a el no le auian demandado que dixesse su parescer si era
bien prouar esta fuerga, o no, que por esto no lo auia dicho; que agora no
veya causa justa por donde $. M. ny YV. A. se deuian mouer a hazer esla
fuerga, porque deinas de poner la cosa en condicion, podria ser causa que se
mouiesse alguna guerra que fuesse causa de mayor daîio a la cosas de S$. M.,
demas que en ello aquistaria mal nombre no solamente en esta ciudad, mas
en toda Italia, porque en el assiento que el hizo con $. M. quando vino a
su seruicio se capitulò que pornia esta ciudad en libertad y la manternia en
alla, y le daria fauor y ayuda para contra quien la quissiesse perturbar ; que
por todas estas razones le parescia que no hauia causa justa para hazelle
fuerga, y tanto mas que estaua en manos de S. M. de podella hazer siempre
que quisiesse. Yo le respondì que bien sabia que despues que $. M. la puso
en libertad, nunca auia pensado de quilarsela, antes de defendella, y que
assi lo auia hecho, como auia visto, con gente y con dineros, y que ultima-
mente quando el Rey de Francia vino a Turin, creyendo que traya algun
designo contra esta ciudad, $. M. me auia ordenado que contribuyesse en la
mitad del gasto extraordinario; que despues que succediò lo del Conde, y la
offensa que recibiò el en su sangre y hazienda, S. M. auia pensado en ase-
gurarse desta ciudad, no para quitalle la libertad, mas para conseruarsela, y
para que su posteridad tuuiesse mas preeminencia y auctoridad que las otras
casas. Respondiome que lo que auia succedido fuè por mano de un particular,
y no de toda la ciudad. A lo qual yo tornè a replicar lo que me paresciò.
Al fin dixo que esto le parescia a el, mas que por ser cosa de tanta qualidad
‘ue era bien dormir sobrello y pensalio bien, y que el por su parte lo haria,
y que yo lo hiziesse por la mia. Esto era el sabado; y el domingo despues
de comer yo tornè allà, y hallele muy acompatiado, y no le dixe ninguna
cosa, mas que concèrtè con el de boluer el dia siguiente despues de comer ;
y por presto que fui, hallè alli a miger Adam, con quien creo yo que hauia
        <pb n="270" />
        ( 267 )

comunicado el negocio; y dixome que no hallaua camino para que se pudiesse
hazer lo del castillo, porque para ello seria menester tener tres mill soldados,
y el gasto del castillo que seria menester gran suma de dinero, demas que
estos no podrian conseruar en paz esta ciudad, y pensarian en darse al diablo
por no verse subjectos; que le hauia occurrido una cosa, que le parescia que
seria mucho al proposito, que $S. M. diesse la inuestitura del Estado de Milan
a V. A. y que se juntasse con ella esta Republica, lo qual el procuraria que
se hiziesse, y que en caso que se hiziesse y lo rehusasse entonces, auria
lugar la fuerga, y S. M. ternia justa causa de hazello. Yo le dixe que seria
bien que el lo escriuiesse a V. A. o a S. M. Dixome que bastaua que me lo
dixesse a mi, pues yo se lo dezia de parte de 8. M. y de V. A., que a el
no le hauia escripto ninguna cosa. Tambien le repliquè si esto seria bastante
cautela para que $. M. y Y. A. estuuiessen seguros. Dixo que el no lo podia
prometer, mas que pensaua que sì, mayormente durante la vida de S. M., que
Dios prospere por muchos afios; porque con su grandeza todo se puede con-
seruar, mayormente teniendo estos necessidad del trafico de Milan, que sin el
no pueden biuir, y que el que es Sefior de Milan lo es de Genoua, y mayor-
mente S. M. Yo conozco que son buenas razones las que el Principe dice,
y que se puede ereer todo lo que dize sì fuessen todos de su voluntad; mas,
como este negocio sea de tanta importancia, no se puede hombre assegurar
que no pueda auer otro ciudadino tan loco como el passado, aunque no ay
ninguno que iuuiesse el aucloridad y aparejo de su estodo para emprendello
como el en persona para ello, y mas teniendo la vezindad que tenemos
y la libertad y liuiandad desta gente, y sus passiones unos con otros,
yo no me aseguro tan enteramente de lo que el Principe dize; bien creo
que durante su vida que no aurà nouedad, mas despues della yo querria
lener alguna prenda que fuesse mas crercana aqui que en el Estado de
Milan ; y si se pudiesse acabar con estos que esta guardia que aqui tienen
[uesse de tudescos, me parece que nos podriamos conseruar con los que son
seruidores de $. M. Si paresciere a V. A. que se platique con el Principe,
mandeme auisar dello, porque, a mi parescer, seria mucha seguridad y parte
para lo que agora se platica, porque en vida del Principe yo no pienso que
se pueda acabar ninguna cosa de lo que se ha tratado con el. Dios lo guie
como conuiene al seruicio de S. M. y de V. A.

Despues de auer tratado sobre esta materia, me mostrò las nueuas que terna
de Dorgut Arraez por via de un forzado que se rescatò y partiò de las
Gelues a los x de diziembre; lo qual verà V. A. mas particularmente por la
relacion que dello el Principe embia a V. A. El qual me ha dicho gue este
        <pb n="271" />
        ( 268 )
negocio tiene necessidad de remedio, y presto; porque de otra manera este
corsario se harà tan grande, que no se pueda con el, y desharà las yslas de
Cerdefia y Sicilia; y que assy lo escriue a Y. M.

Ayer llegò aqui un correo que partiò de Valladolid a los xvi! de enero, y
cefere que el Serenissimo Principe y Princesa con la Serenissima Infanta y
{Infante tenian salud, y que eran llegadas a Seuilla quatro naues de las Indias
que trayan un millon de oro.

Lo de agui està quicto.

DOCUMENTO CXLIX.

.]

Gonzaga al principe Don Filippo. Quale sia il più recondito e vero concetto
che scaturisce da tutte le manovre e tergiversazioni del I’ Oria. Pessimi ef-
letti che ne potrebbero risultare alla causa di 5. M., se questa non procura
di paralizzarli , dichiarando francamente a’ genovesi il progetto d’ erezione
della fortezza. 11 quale procedimento non solo è scevro da ogni inconveniente,
ma condurrebbe seco i più grandi vantaggi pel presente e per l’ avvenire,
fino ad agevolare l’effettuazione di un somigliante disegno nella città di Siena.
1549, 6 febbraio
(Estado, Leg. 1380, fol. 2142-14)

Altissimo et poderoso Signore.
Per lettere de lo ambassatore Figueroa ho inteso ciò che gli occorse con
il principe Doria, in esecutione di quanto V. A. gli comandò per lo ultimo
dispaccio, et sonmi assai doluto che un effetto stato promesso tanto libera-
nente , et che tanto importa al seruigio di S. M. et di V. A., sia hora ri-
tardato et fatto difficile da quel medesimo che l’ha promesso et che più do-
uria per debito suo facilitarlo. Et per obbedire a V. A., nel darle il parer
mio come Ella mì commise, dico che quella prima parte che allega il prin-
sipe Doria, de la spesa et del tempo che anderia nel fare il castello, è vana,
perchè , quando si dessero con diligenza quelle cose che bisognassero per la
fabrica, Gio. Maria ingegnero me ha di nuono detto et affermato che. in
un mese egli ridurria in fortezza quel Castelleto vecchio che è il sito dise-
gnato. Ma, posto che vi corressero più mesi di tempo, ciò non sarebbe an-
        <pb n="272" />
        { 269 5

che molto ; et correndoci poco tempo, uon ci può correre tanta spesa, che,
rispetto a la importanza di che si tratta, non sia poca. Ne la seconda parte
poi, doue propone quello spediente de la inuestitura , apertamente si contra-
dice il principe D’ Oria, per ciò che vuole che sia cosa ingiusta, et un andar
contra le capitulationi che $. M. fece, il fare de la fortezza che noi propo-
niamo con il consentimento dei genouesi et con quelle conditioni che essi
possono saper domandare per conseruatione de la libertà loro; et vuole che
sia giusta cosa, non accettando essi la inuestitura (la qual comprende il do-
minio libero. de la città), far loro manifesta forza, senza hauer alcun risguardo
a la libertà. Et questa è una spetie di parlare che egli sempre ha usata per
lo passato , quando, stretto da le ragioni et dal debito suo, non hauiendo ri-
sposta alcuna valida in contrario , ha voluto disbaratar questa pratica. Onde
sì può hormai far questa conclusione al sicuro, che il principe D’ Oria euì-
dentemente conosca quello che si propone esser salutare a la patria sua et
al sernigio di 8. M. et de V. A., ma potere in lui, molto più che questa
ragione, l’ ambitione dell’esser tenuto padre de la patria, et la persuasione e
forza di coloro che lo gouernano; i quali pensando dapoi, la morte di lui, di
fare i fatti loro sotto P ombra di S. M. et di V. A., si ingegnano diuertirlo
dal diritto camino.

Hor poi che la cosa che il principe D’Oria propone, vuole egli stesso che
si abbia a far per forza, et S. M. et YV. A. sono deliberati di non metter
mano a la forza, et ragioneuolmente (per non entrare in molte difficoltà, et
per non recarsi calunnie addosso), pare che non accada farui fondamento sopra,
come cosa non solo difficile, ma contraria a la mente di $. M. et di V. A.:
ma pare che si debba, come fu la resolutione presa in Genoua, cominciare
ad abbassare quelle persone che hora contrastano per disegni loro, et inalzar
quelle che adheriscono al desiderio di S. M., et con lo andare di mano in
mano irattando et disponendo le cose di là, di maniera che dopo la vita di
esso Principe, si possa conseguire l’effetto che adesso non sì è potuto con-
seguire; et questo sarà per hora il migliore rimedio. Ma perchè si ha da
credere che i sopradelti contrarii, spinti da la auidità loro, faranno di molti
cattiuì offici per impedire et per hora et per sempre il detto effetto, et pubbli-
cheranno per la città tutto quello che si è negociato a lor modo, et dipinge-
ranno l’ animo di $S. M. violento, et finalmente maligneranno la sua buona
intencione , figurando grandissima soggetione in caso che si lascino condurre
a consentire al far del castello, mi è occorso a l’ opposto di questo quello
che qui sotto dirò liberamente a V. A., per non tacerle cosa mai che io
creda che le possa portar seruigio; et è , che io vorrei che, inauzi ad ogni
        <pb n="273" />
        ( 270 )

altra cosa, si lenuasse il credito a’ sopradetti maligni, sì che volendo malignare
di qui a dopo la morte del principe D'Oria, non potessero; et per far questo
vorrei che, anticipando et pig. iando la mano noi stessi, notificassimo il disegno
che si è hauuto con una proposta a’ genouesi di questo tenore. Che S. M.,
poichè seguì quel disordine del Conte di Fiesco, hauendo conosciuto il peri-
colo nel quale staunno le cose di quella città, di essere occupate et domi-
nate da la temerità di particolari cittadini et da persone ingorde , et essendo
il seruigio di $. M. tanto congiunto con il beneficio loro, che non puà non
hauere quella gelosia et cura de le cose di essi che ha delle cose proprie,
nè non portar loro quell’ istesso amore, ha continuamente pensato d’ allora
in qua ai remedii che ci sarebbano per conseruar la quiete el libertà loro,
et la deuotione che essi le portano; et che dopo lunghe consideralioni et di-
uerse, desideraria che si fondasse un castello, il quale hauesse a star in mano
di $. M. per freno degli insolenti et inquieti, et per sicurtà de’ buoni et pa-
cifici ; et ch, per hauer questo nome di castello non so che di graue in
prima faccia, $. ML. dichiara et vuole che sappiano che ella non intende che
le sia dato in mano, nè di accettarlo, se non con tutti quei capiloli et tutte
quelle conditioni che essi sapranno addimandare per saluezza de la libertà
foro presente et futura, mentre durerà la sucessione di lei; perchè ella niuna
altra cosa pretende di fare, se non conseruarli lungamente liberi, a sua de-
uotione, da le ingorde voglie di coloro che cercano di opprimergli , et per
questo viene con essi a la libera, et procede chiaramente, come possono ve-
dere per questa proposta, per ciò che vuole che questa chiarezza el sincerità
sia lor argomento de la buona intencione con che si muoue; et che una de
le principali cause che lo confermano in questa opinione et rimedio del ca-
stello, è ricordarsi che quella Republica fa grossissima spesa per assicurarsi,
e nondimeno sta sempre nel medesimo pericolo; et pare a lei che il castello
farebbe questo primo beneficio, oltre a tutti gli aliri, che gli disgrauaria in
gran parte di detta spesa, conciossiachè doue hora mantengono otto o setle-
cento fantì, all’ hora ne hauerebbono a mantener dugento soli nel castello ,
et cento o cento cinquanta nel Palazzo, afrancando la spesa di tutto il resto,
et, come è detto, essi sarebbono sicuri doue hora non sono tali; et finalmente,
che, giudicando $. M. questo rimedio essere necessarissimo , non ha voluto
mancar di anteporlo, perchè doue essi non lo giudichino tale, et non se ne
contentino, almeno conoschino il buon animo di $. M., l’amore che lor porta,
el la cura che tiene di quella pratica; el ella, per quel che le tocca, non si
possa dolere di hauer mancato a sè medesima in alcun tempo. Et qui ag-
giugnere o scemar quello che meglio paresse.
        <pb n="274" />
        ( 271 5
Nel far questa proposta, sì ha da considerare quei beni et quei mali che
ne possono nascere. Male alcuno a me non souniene che ne possa seguire,
perchè quanto al pubblicarsi il disegno di S. M., già egli è pubblico per
tutto per opera dei predetti interessati ; ma ci è questa dilferenza tra il pu-
biicarlo essi et il publicarlo noi, che essi lo hanno pubblicato et dipinto falso
a modo loro et con malignità, et noi lo-publicheremo vero. Et il fatto è in
sè tanto honesio e giustificato, che se l’hauerlo i sopradetti figurato al con-
trario non ha fin hora produtto scandalo, manco lo produrrà quando da’ mi-
nistri di $. M. et di Y. A. verrà publicato con tanta honestà; anzi, pensando
io a la replica peggiore che i genouesi possano fare a questa proposta di
S. M. così amoreuole, io non so veder qual ella si possa essere, se non rin-
graziando $. M. del buon animo suo, et certificarla che essi non pretermet-
teranno fatica nè spesa alcuna, nè alcun pericolo per conseruarsi a sua deuo-
lione et seruigio, senza che $. M. entri per cagion loro in altra sollecitudine
o cura di castello, ete.; et forse sì estenderanno a dire quello che più volte
hanno detto, che ci sì conserueranno per se stessi infin che potranno, et come
più non possino, haueranno ricorso da $. M. La qual offerta già è un caparro
che ci danno di lasciarsi gouernare da V. A. fra qualche tempo, per ciò che
senza dubbio essi uon possono lungamente sostenersi col gouerno presente.

Ma quel bene che nasce da colal proposta, è il caparro et l’arra sopra-
detta, con la quale Ja pratica vien intonata et incominciata per altro tempo.
L’altro bene è, che con quella syncerità et lealtà, et con notificar la mente
di S. M. buona et vera, et non falsa, come forse è stata loro noti-
ficata, viene a leuarsi il credito a tutti i maligni, et a certificare ciascuno che
in animo di $. M. non capì mai desiderio nè sete di dominarli , nè di
far loro forza. Onde disingannato il pubblico che S. M. non vuol altro se non
conseruarli liberi et in pace, ma deuoti suoi et in suo seruigio, in luogo di
biasimarla o di odiarla, la loderìiano et l’ameriano di bontà et di prouidenza
et di amoreuolezza uerso loro; il che sarebbe come un altro caparro. Terzo:
molti particolari cittadini buoni, i quali conoscono di che frutto può loro es-
sere la fortezza, ma non parlano per tema di essere oppressi, et molli altri
che forse non hanno saputo la verità , sapendola, parlerebbono , et se non al
presente almeno ad altro tempo, che tanto giouasse quanto hora; che pur
sarebbe ua terzo caparro di quello che si disegna. Quarto: quei che temessero
di violenza per le persuasioni dei cattiui, et designassero qualche trattato, si
assicurariano a viuere sotto l'ombra di così buono et giusto Principe. Et
quinto alfine: quando si tratterà un’altra volta di questo negocio, dopo la
morte del principo D’ Oria, non parerà nè nuouo (essendo stato di tanto tempo
        <pb n="275" />
        ( 272 )

innanzi dalo a considerare et ruminare in pubbiico), nè duro, come parebbe
se si aspettasse a proponer la fortezza al tempo che si volesse fare. Altri-
menti, se questo modo non si tiene al presente, per assicurare il pu-
blico et il particolare, nè adesso nè in altro tempo si potrà hauere speranza
di ottener l’ intento nostro, perchè come noi con Ja sopradetta proposta
leueremo il credito a’ maligni , così i maligni leueranno, tacendo noi, il ere-
dito a’ buoni; dico a quei tali che hora seguono et adheriscono a la voglia
di $. M. et di V. A., onde quante volte $. M. o Y. A., o ministri o gente
di quelle, passeranno per lo luogo, il pubblico, mal informato et sospinto, farà
di quelle insolentie che V. A. vide quel poco tempo che ella stette in quella
città, in pochissima riputatione di amendue (*); et fatto una volta insolente il
popolo, et timido del castigo, la cosa -non ha più entratura nè rimedio alcuno,
se non che per forza bisogna che rouini et precipiti, con quel pericolo de
le cose di $S. M. et di V. A. che più volte si è considerato.

Et per risponder ad ogni capo, dice l’ambassatore Figueroa che potendosi
ottenere dai genouesì che la guardia che tengono la tenessero di alemanni,
si potrebbe star con sicurtà. Dico che io non ho l’ alemanno per buono a
combattere ne la città, perchè ne la città vi ha bisogno principalmente di
arcobugi, et i tedeschi non ne usano se non pochi, et sono piuttosto huo-
mini da campagna. Ma in questo proposito dirò bene quel che mi occorre;
che se i genouesi accennassero che più fossero per essere loro cari i tedeschi

(*) Avendo certi spagnuoli morto un cittadino genovese, il popolo grande-
mente sì commosse; e stava per pigliare aspra vendetta sovra un cinquanta
di que’ mercenarii, che si erano affortificati entro una casa nelle vicinanze del
Molo. Ciò accadeva intorno alla mezzanotle del 3 dicembre; quando, mercè
l’intervento del colonnello Spinola, quel minaccioso attruppamento si sciolse,
Ma non per questio cessarono i rumori; chè anzi, il dì 6, dovendosi condurre
dalle carceri di Palazzo alle galere di don Bernardino di Mendozza un genti-
luomo spagnuolo, per nome Antonio d’Arze, reo d’ omicidio , ed essendosi a
tale effetto presentato al Palazzo medesimo un drappello comandato dall’ algua-
zile Girolamo Vallejo, le truppe del presidio gliene impedirono a mano arimata
l’ingresso, e ne ebbero feriti alcuni ed altri uccisi. Divulgatasi intanto la notizia
del fatto, e credendosi che gli spagnuoli avessero proditoriamente voluta occu-
pare la residenza della Signoria, il popolo die’ tosto di piglio alle armi, e
corse în piazza, deliberato di fare man bassa sulla truppa cesarea. Però l’au-
lorità del Doge e dei Governatori, scongiurò ogni eccesso; e più valse quella
del D'Oria, il quale, facendosi portare in seggiola per la città, ricondusse final-
mente la calma negli animi.
        <pb n="276" />
        ( 2735 )
nel castello che altra natione, si potrebbe loro proponere et promettere di te-
nerui i tedeschi dentro, sotto però capo spagnuolo; perchè, per mio giuditio,
V. A. potrebbe fidarsene interamente, massime essendo gouernati da persona
destra; perchè li alemanni non fecero mai tradimento, che io mi ricordi, anzi
osseruarono sempre, fin a morire, quel loro giuramento che sogliono dare al
Principe a cui promettono di seruire.

Questo è il parer mio; col quale mi sono tanto disteso, perchè la materia il
ricerca. Ma io l’ho dato puro et sincero, come è l’animo mio nel seruigio di $
M. et di V. A., rimettendomi però sempre a quello che giudicheranno le MM.
VV. douer essere più lor seruigio, et a la determinatione che faranno sopra di
ciò. Et per concludere, dico che tanto più mi confermo in questa mia opinione,
quanto che, venendo esseguita , viene a mio giudicio, a giustificarsi ancora
l’altro negocio di Siena, et a darsi questo da dire et da considerare a le
genti: che S. M. comette che si faccia il castello in Siena, perchè i sanesi
ne la supplicano , mandando l’ ambassatore a domandarle forma di viuere et
legge (sì come V. A. è stata informata che manderanno per opera di don
Diego de Mendoga et mia, quanto prima $. M. si risolua circa quelle cose),
et lascia di commettere che si faccia in Genoua, benchè iui sia altrettanto
necessario , solo perchè i genouesi non se ne contentano; che è segno mani-
festo de la sua bontà et modestia, non volendo sforzare mai i popoli che le
sono soggetti a far cosa che sia contra la voglia et sodisfatione loro, benchè
sia salutifera a quelli et necessaria.

Humilmente bacio le mani di Y. A.

De Milano, a’ vi de febbraio 1549
        <pb n="277" />
        ( 274 )

DOCUMENTO CL.

Il principe Filippo a suo padre. Ulteriori considerazioni circa le varie proposte
avanzate dal D’ Oria, sopra le quali non può farsi alcuno assrgnamento.
Necessità di premunirsi fin d’ora contro i tentativi di innovazioni, a cui,
in Genova, la morte dello stesso D’ Oria potrebbe dar luogo.
1549. 13 febbraio (!) -
(Estado, Leg. 1380, fol. 240-414 )

A Su Magestad.
El despacho que seriaì a V. M. ultimamente , que esperaua de don Fer-
nando de Gonzaga para poder escriuir lo que me parescia sobre las cosas de
Genoua, llegò, que es la carta que yrà con esta; vista la qual y el estado en
que al presente estan la cosas de aquella ciudad, y lo que con el principe
Doria de palabra y por escripio se ha passado, y lo que agora ultimamente
por la carta del Embaxador de xxix de enero se entiende , y auiendolo co-
munieado con el Duque D’Alua, me paresce que se deuen mirar dos cosas: lo
que al presente se deue responder a la dicha ultima carta, que seran dos
punctos, y lo que para el remedio del peligro en que aquella ciudad està
se deue hazer, y preuenir para adelante.

Lo primero , porque el principe Doria paresce que apunta querer cargar
a V. M., diziendo que quando el vino a su seruicio prometiò a aquella ciudad
de mantenella en su liberiad, y que agora no veya causa, ni ella hauia hecho
desseruicio despues acà, para querer V. M. yr contra lo prometido. Se deue
V. M. descargar desto, ordenando al Embaxador que, respondiendo a esto, le
diga que V. M. nunca ha tenido fin, ny le tiene, de querer quilar la libertad
a aquella ciudad, antes de mantenerla en ella, y para eslo buscar todos los
remedios que le han parescido conuenientes, y que de tener esta intencion
es el dicho Principe buen testigo, pues quando el propuso al Cuque D’Alua
que V. M. meliese un Gouernador en la ciudad, y la tuniesse a su mano,
porque por Jos muehos gastos, assi ordinarios como extraordinarios, que aquella
ciudad tenia, y la poca possibilidad para podellos sostener, y la poca libertad

(*) Dal monastero di Erbesperg
        <pb n="278" />
        ( 275 )
que aquellos setiores del Gonierno tenian en el hazer justicia contra los que
machinauan cosas contra ella, era impossible poderse sostener, el Duque, te-
niendo sabida la voluntad de Y. M., le respondiò que V. M. no lo acceptaria,
viendo yr aquello derechamente contra su libertad; y en conformidad desto
le respondiò Y. M.; y de no hauer querido V. M. aceptar esto por la causa
dicha , se vino despues , por tantas cartas, y platicas a ade!gazar tanto este
negocio, que no quedò cosa de quantas se podian ymaginar ser a proposito
para el remedio dello, que no se tratase muy particularmente ; y de todas
se entendiò no kauer ninguna sufficiente a lo que se pretendia , sino lo del
castillo, lo qual el ultimamente, en el postrero consejo que comigo se tuuo
en Genoua, propuso se deuia hazer, por no hauer otro de todos los por el y
por otros propuesto. Assi que en esto las vezes que V. M. ha salido a ello
ha sido por su parescer del, y en aquel.a particularidad de poner gouernador
rehusandolo como està dicho. |

Lo segundo como hasta aqui se ha trabajado con el sobre dos puntos: el
uno de hazelle entender el peligro en que aquella ciudad està mientras no
iuuiere castillo; y el otro persuadille a el a que estè bien en que se haga y
ayude a ello; tomar el primero, proponiendo mucho mayores.los inconuenientes,
y yr cresciendo cada dia el peligro, o dexar; el segundo del pedille que lo
negocie, sino anies dezille que no embargante que V. M. vee el peligro como
arriba està dicho, no quiere insistirle en elio, porque de la ynsiancia que con
el se hiziesse sobre ello paresce se podria sacar poco o ningun fructo, y se
podria venir a caer en algun grande inconucniente ; porque yo tengo por
cierto que en sus dias, a lo menos, mientras tuuiere al lado los que agora tiene,
nunca verna en querer que se effectue lo del castillo ni por bien ni por mal,
y si bien viniesse en querer procurar que con voluntad de la ciudad se hi-
ziesse, tengo por cierto que no bastaria todo lo que el puede, aunque se
empleasse en ello toda la buena voluntad que se podria desear; y si no lo
hiziesse con tal, entendiendo el mejor que nadie lo poco que en ello po-
dria , coino lo tiene ya dicho, podrà de importunado querir cuinplir, con
decir que lo quiere proponer y negociar; y aqui se vendria a caer en el
inconueriente que V. M. por la carta de x! de enero apunta, que se ad-
uierta no quiera el Principe meter la.negociacion en Genoua a termino que
el se pueda salir della, y V. M. quede embaragada y perdida reputacion, y sin
el buen credito con que agora esià, de manera que ya viendo el processo
que el principe Doria ha lleuado en esto, non solamente se le deue pedir
que el negocie esto, pero aunque lo ofrezca, no teniendo entendido las volun-
tades de aquella ciudad, estar en este negocio diferentemente de como agora
        <pb n="279" />
        ( 276 )

entiendo que estan, no se le debia admitir; y en caso que esto se hubiesse,
de iratar por proposicion a la ciudad, paresce que seria bien que se hiziesse
por parte de V. M., como don Fernando lo dize muy bien, pidiendo al Prin-
cipe que el con los suyos estuuiessen en el caso como criados y seruidores
de V. M., y como persona que ha tanias vezes dicho ser menester el remedio
y no hauer otro sino este; de manera que para mi yo tengo que con el
Principe està cerrada esta via de negociacion, solamente queda procurar de
ver sy se podria atraer, con lo que arriba tengo dicho, de ponerle siempre
delante los peligros grandes en que aquella ciudad està, y esto cada dia y
cada hora, a que se haga por la forma que el ultimamente en Genoua me
offresciò; en la qual como no aya de hauer negociavion sino la fuerga, el no
podrà engafiar V. M. ni a sus ministros, porque en la orden que diere para
le exeguucion de ello, sa entenderà sy se puede salir con ello o no, y hasta
estar del todo fuera esta via, no me paresceria probar la proposicion de parte
de YV. M.

Lo de la inuestitura paresce que lo dize por poner tiempo en medio, y
que quando llegasse su tiempo estaria en ello como se ha visio estar en
estotro, y que hauria mas difficultad en esta negociacion que en lo del ca-
stillo, porque esto es derechamente yr contra su libertad, y que siendo esto
assi se le deuria desde nego echar de fuera sy a V. M. no pareciere otra cosa.

Estando desconfiado, como lo estoy, que en vida del Principe , estando
con el los que al presente estan, no se puede hauer de el mas de lo que hasta
aqui, que es quando està lexos la execucion estar bien en ello, y en acer-
candose echallo fuera , es menester mirar a preuenir la cosas necessarias
para despues de sus dias; sobre las quales tendrè poco que dezir, remitien-
dome a la carta que desde Boguera escriuì a V. M. a los xvi de deziembre (1);
en la qual, aunque muy flacos y muy floxos, y de poca substancia, se dicen
todos los preparamentos de que paresce se podria usar, assi como no dexar
erescer en auloridad a los que se entiende no tener buena voluntad a este
negocio, y aun si buenamente se pudiessen abaxar, hazello; tener muy grato
a Augustin Spinola con dalle algunas sperangas, sin por ninguna via deela-
ralle la materia; de la misma manera al Cardenal y a Antonio Doria, y con
estos yendo mucho mas cerradamente en la particularidad, guardando a cada-
ano segun su natura; y sperar lo que el tiempo descubrirà de dia en dia.

Sy lo que Antonio Doria dixo al Duque d’ Alua que si se podria hazer de
poner la guardia en manos del Embaxador, se hiziesse , vo lo tendria por

(*} V. Documento CXLIV.
        <pb n="280" />
        ( 277 )
puneto de gran substancia;; pero dubdo que se pudiesse salir con cello; cosa
me paresce que se deue lambien remitir al Embaxador, para que, viendo ser
platicable, la ponga delante com» mejor le parescerà. El ser de tudescos no
paresce a proposito, hauiendo de ser tan pocos, porque dentro de tierra pocos
son de poco effecto, como don Fernando mas largamente lo apunta en su carta.

Estando scriuiendo esta, recibì la carta de V. M. de cinco del presente,
en la qual principalmente se tracta de las cosas de Genoua, y porque con lo
que antes de agora està escripto, y con lo que aqui se dizs, està satisfecho a
ello, no terne que afiadir.

Quanto a la empresa contra Dorgut Arraez, hè visto lo que V. M. ha
mandado escriuir al embaxador Figueroa, y hame parescido muy bien, y
que se deue mirar mucho en ello. Pero, como antes de agora tengo escripto
a V. M., sy se pudiesse hazer aquella empresa sin estoruarse el negocio
principal ni succeder inconueniente, y quedar la ciudad de Genoua con la
seguridad que conuiene, no ay dubda sino que seria gran bien; y yo querria
mucho que se exequutase.

DOCUMENTO CLI.

Lettera in cifra dello stesso Principe al Figueroa, istruendolo circa i modi
che dovrà usare nelle sue relazioni con Andrea D’ Oria. Ripete su ciò le con-
siderazioni a cui s’ informa il precedente dispaccio a S. M.; e nota come po-
trebbe ancora circuirlo, affine di condurlo ad approvare l’ erezione della
contrariata fortezza. Parere di Cesare intorno la relazione inviata dal Gonzaga
a S. A. circa le inedesime cose.
1549, 8 marzo (1)
(Estado, Leg. 1380, fol. 224-26)

Al embaxador Figueroa.
La carta que nos escreuistes a los xi111 de hebrero es la ullima que auemos
recibido , y si auemos dexado de responder a ella y las otras vuestras cartas,
ha sido esperando la respuesta de $. M. de lo que le escreuimos sobre lo

1) Da Heidelberg.
        <pb n="281" />
        ( 278 )

que passastes con el principe Doria en las cosas dessa ciudad; sobre las
quales no solamente le auisamos de lo que nos parescia, pero tambien de lo
que nos escriuiò sobre ello don Fernando de Gonzaga, para que, visto lo uno
y lo otro, S. M. pudiesse tomar la resolucion que mas \iesse conuenir a su
seruicio. Agora, con correo expresso, nos ha respoudido a ello en la subsiancia
que aqui se os” dirà. Djize que le paresge que, visto el estado en qua al
presente estan las cosas dessa ciudad, y lo que con el principe Doria de pa-
labra y por escripio se ha passado, y lo que ultimamente por vuestra carta
de xxix de enero se entiende, resultan tres puntos a que se dene satisfazer
y proueer. Pero, antes que se venga a ellos, queremos que vos digais al
Principe, en virtud de nuestra carta de creencia que con esta os embiamos,
que la causa porque hauemos dexado de responder a su carta ha sido por
poder auisar a S. M. de lo que con vos hauia passado, y os hauia respon-
dido, sobre el assiento de las cosas dessa ciudad ; y de aqui podreys passar
a hablar en lo demas.

Y lo primero, porque el dicho Priiicipe en la respuesta que os diò
paresge que quiere cargar a S. M., diziendo que quando el vino a
su seraicio prometiò a essa ciudad de manienella en su libertad, y que
agora no vela causa, ny ella hauia hecho dessernicio despues acà, para
querer S. M. yr contra lo prometido; S. M. se quiere descargar desto, como
con verdad lo puede hazer, y que vos le digays, en virtud de su carta de
creencia que yrà con esta, que nunca jamas ha tenido fin, ny le tiene,
de querer quitar la libertad a essa ciudad, antes de mantenerla en ella,
Y para esto buscar todos los remedios que les han parescido conuenientes,
como quien entiende y muchas veces por sus ministros le tiene dicho, ser
una misma «osa el bien dessa ciudad, y el mantenerse en su libertad y el
seruicio suyo, y el bien y autoridad de su’ casa de el proprio y de su poste-
ridad, y no poder auer dafio en ningana destas cesus, que no participen las
otras dos de el mismo, por las razones que lantas vezes sobre esto se han
plalicado ; y de entender esto de esta manera, y auer tenido y tener esta yn-
tencion, es el dicho Principe buen testigo en muchas cosas, y particolarmente
quando propuso al Duque d’Alua que 5. M mietiesse un Gouernador en essa
ciudad y la tuuiesse a su mano, porque por los muchos gastos, assi ordi-
narios como extraordinarios, que essa ciudad tenia, y la poca possibi.idad
para podellos sostener, y la poca libertad que los sefiores del Gouierno tenian
en el hazer justicia contra los que machinanan cosas contra ella, era impos-
sible poderse sostener. EI Duque, teniendo subida la voluntad de S. M., le
respondiò que S. M. no lo acceptaria , viendo en aquello ser derechamente
        <pb n="282" />
        ( 279 )

contra su libertad ; y en conformidad desto le respondiò entonces S. M.; y
de no auer querido $. M. acceptar esto por la causa dicha, se vino despues,
por tantas cartas y platicas, a adelgazar tanto este negocio, que no quedò cosa
de quantas se podian imaginar ser a proposito para el remedio dello, que
no se tractasse muy particularmente , y de lodas se entendiò no aner nin-
guua sufficiente a lo que se pretendiò sino lo del castillo, lo qual el Principe
ultimamente, en el postrero consejo que comigo se tuuo en essa ciudad, pro-
puso se deuia hazer, como vos sabeys , por no auer otro de todos los por
el y por otros propuestos. Assi que en esto las vezes que S. M. ha
salido a ello, ha sido por su parescer del; y en aquella particularidad de
poner Gouernador, rehusandolo como està dicho. Ein esta subsiancia le habeys
de hablar con la templanza y modestia que su condicion requiere, dandole a
entender, quan fuera de razon seria cargar a $. M. culpa ninguna en esto, no
lo hauiendo tenido jamas, ny bhauiendose mouido por su parte cosa alguna
que se huuiese de tractar ny executar sino con su parescer; pues nunca $. M
ha tractado sino del bien dessa ciudad y conseruacion de su libertad, de
manera que quanto a esta parte el quede satisfecho, y no pueda hazer fun-
damento en lo que sobre esto os dixo.

Lo segundo es que conio hasta aqui se ha trabajado con el dicho Prin-
cipe sobre hazelle entender el peligro en que esta ciudad està, mientras no
tuuiese castillo, se le deuen agora proponer mucho mayores, los ynconue-
nientes , y yr cresciendo cada dia los miedos y el peligro, sin pedille que
el procure ny negocie cosa ninguna para ‘el remedio, sino antes diciendole
que, no embargante que $. M. vee el peligro como arriba està dicho, no
quiere insistirle en ello. A esto mueue a $. M. parescerle que de la instancia
que con el dicho Principe se hiziesse sobre ello, se podria sacar poco o nin-
gun fructo, antes se podria venir en algun grande ynconueniente ; porque
se tiene por cierto que en sus dias, a lo menos, injentras tuuiere al lado los
que agora tiene, vunca verna en querer que se effectue lo del castillo, ny por
bien ny por mal, y si bien viniesse en querer procurar que con la voluntad
de la ciudad se hiziesse, se vee que no bastaria todo lo que el puede, aunque
se empleasse en ello con toda la buena voluntad que se podria dessear; y
si no lo hiziesse con esta voluntad, entendiendo el mejor que nadie, lo poco
que en cello podria, como lo tiene ya dicho, podria de importunado
querir cumplir, con dezir que lo quiere proponer y negociar; y aqui se ven-
dria a caer en el yneonueniente que $. M. apunctò por la carta de xi de enero,
que se aduierta no quiera el Principe meter la negociacion en Genoua a
lermino que el se pueda salir della, y S. M. quede embaraxada y perdida
        <pb n="283" />
        ( 280 )

repulacion, y sin el buen credito que agora està; de manera que ya viendo
el processo que el dicho principe Doria ha Heuado en lo passado , no sola-
mente se le deve pedir que el negocie esto, pero, aunque lo offrezca, no
teniendo entendido las voluntades de essa ciudad, estar en este negocio dif-
ferentemente de como agora se entiende que estan, no se le deue admilir
assi que pudiendose tener por cerrada esta via de negociacion con el dicho Prin
cipe, solamente queda procurar de ver si se podrà atraer con lo que arriba
se dice de ponerle siempre delante los peligros grandes en que essa ciudad
està, y aun los de su casa y posteridad, como se viò por experiencia tan
pocos dias ha (*), sin particularmente hablarle en lo del castillo, sino rechagan-
dole, y no admitiendole por bueno otro ningun medio, y repitiendoselo cada
dia y cada hora, para que venga a dar el en que el verdadero y unico
remedio es este de la fortalega, y en que se haga por la forma que el ulti-
mamente en essa ciudad nos offresciò; en el qual, como no aya de auer
negociacion sino la fuerga, no podrà auer engafio, porque, en la orden que
diere para la execucion dello, se entenderà si se puede salic con ello o no.
Conforme a esto le habeys de hablar en este punto con la dexteridad y buena
manera que vieredes conuenir, rechagandole por agora lo que os dixo de la
inuestitura de Milan y juntarse con esa Republica, porque si vos lo enten-
déys allà como acà se ha entendido (lo qual serà bien que con el primero
nos aclareis, porque no vino bien claro y specificado), parege que traeria
consigo mas difficultad que lo del castillo, por muchas causas las quales no
ay para que repetirlas, pues las teneis entendidas, sino solamente encomen-
daros que todo lo que sobre esta materia passaredes con el dicho Principe
sea con toda modestia, y de manera que no parezca que S. M. ny nos te-
nemos descontentamiento del, ny desconfianza de su voluntad y alfeciion,
para mirar y procurar todo lo que conuiniere en las cosas del assiento. dessa
ciudad, como al mejor que nadie vee lo que importa a los reynos y estados
de S. M. y aun al bien comun de Ytialia, porque segun es delicado de su
natura, si no se caminasse diestramente con el, es de temer que no solo no
ayudarà ny encaminarà las cosas al proposito que se dessean, pero aunque
impedirà el remedio agora fuesse de presente o despues de sus dias, con lo
que se sabe de miger Adam y de la ruin intencion que.en esto tiene.

Entre otras particularidades que contenia el parescer que nos embiò
don Fernando de Gonzaga sobre las cosas dessa ciudad (*), despues que viò lo

(1) V. la nota a pag. 272
2) V. Documento CXLIX
        <pb n="284" />
        ( 281 5
que le auisastes que auiades passado con el Principe Doria, fuè que se
deuia proponer a los dessa ciudad, lo que $. M. auia pretendido en querer
que se hiciesse el castillo en ella, porque entendido el fin que $. M. hauia
en ello tenido, que era lo de su seguridad y libertad, y otras cosas a este
proposito, respondiendo lo que era menester, porque essa ciudad sin eso auia
de estar siempre en la deuocion de S. M., no se venia a auenturar cosa
ninguna en ello, antes se ganaua que si por otra parte se les hauia querido
hacer alguna mala impression, saldrian della y se les quitaria aquella sombra.
S. M. visto aquello, y considerado bien el inconueniente o fructo que podria
traer esta proposicion, hallandose el principe Doria y los suyos de la voluniad
que se ha visto, demas de lo que $. M. considera que seran pocos en toda
la ciudad que vengan bien en lo del castillo, responde que no halla como
en ninguna manera pudiese conuenir proponerlo assi por agora a toda una
Republica, pues donde ay tantos ceruelos y diuersidad de opiniones no ser-
uiria para justification de lo publicado, antes les podria meter en mas dubda
y miedo, y aun por ventura causarse algun alboroto, y que procurassen con
esta occasion de tener platicas y assegurarse con franceses y otros poten-
tados que no han faltados de preuenirles y auisarles desto, pues al cabo de
todo lo de la proposicion viene a parar y firmarse siempre en la necessidad
del dicho castillo; pues no solamente vernia a parar la cosa en negarlo y
por los menos hazer la respuesta que el dicho don Fernando presupone, mas
antes es de temer que como los dessa ciudad viessen que el fin de S. M.
es hacerle del presente o despues, no dexarian con este recelo de hazer
todos los extremos possibles por impedirlo. Y assi, todo bien pensado, se firma
en que no conuiene prouar por agora la dicha proposicion, pues quanto mas
se tractasse esta platica en publico, tanto mas seria despmues difficultoso el
effecto, aunque, siendo y este negucio tan publico, y que algunos por ven-
tura lo hauran interpretado a otro fin de el que en ello ha mouido a S. M.,
no seria sino bien gue paresciendo vos ser necessario y conueniente hazer
alguna justificacion , como de vuestro, con algunos particulares, pudien-
dolo hazer sin escandolo y sin tornar a renouar la materia, que, como vos
dezis, deue estar ya amansada, mireys y hagays diestramente, segun que
lo traerà la ocasion el officio que os parescerà conuenir, para dedclaralles y
hazelles entender la intencion y buen zelo que S. M. en esto ha tenido, por
el cuydado que tiene de su protection, tranquillidad y sosiego, y conseruacion
de su libertad en su deuocion, con lo demas que en esta conformidad os
paresciere y fuere a proposito ; pues, siendo los dichos particulares personas
de buena intencion y quales vos los sabreys elegir para tal effecto, podranm
        <pb n="285" />
        ( 282 )
deshazer la sombra que desto hubiere hauido, y ser bastante por agora esta
diligencia.

El otro punto es lo que se deurà preuenir y proueer para lo de adelante,
presuponiendose por cierto que mientras el principe Doria viuiese, sefialada-
mente con el consejero que tiene al lado (*), como esià dicho, nunca se
podrà venir por negociacion al effecto de la fortaleza, como se ha visto esta
vez al apretar de la llaue que se ha salido del juego. Paresce a S. M.
que, para el remedio de lo de adelante, se use de las preuenciones y pre-
paramentos que le seriuimos, que son los que en vuestra presencia se plati-
caron en essa ciudad, aunque sean floxos y de poco momento, assi como no
dexar crescer en autoridad a los que se entiende no tener buena voluntad a
este negocio; y aun si buenamente se pudiesse abaxar, hazerlo con grandis-
sima dexteridad y dissimulacion, tanto que os guardeys siempre de no hazer
en esto ninguna cosa, por conuiniente que os paresca, sy en ello huuiere pe-
ligro de entenderse la intencion que se haze; tener muy grato al coronel Au-
gustin Spinola, con darle algunas sperangas, sin por ninguna via declararle
la materia; de la misma manera al Cardenal y a Antonio Doria, yendo con
estos dos mucho mas cerradamente en la particularidad; y para no irritar
al Principe, ny a miger Adam, que es el que mas lo desuia, pensando suc-
ceder en la misma opinion y credito que el Principe tiene, se deue proceder
con ellos con mucha dissimulacion, miramiento y respecto, y assi os encar-
gamos que vos, como platico de las cosas dessa ciudad, y que estais sobre
el negocio , mireys de gouernaros con los que arriba està dicho segun que
conosceys la natura de cada uno, y la desesperacion que el Principe to-
maria viendo que se tenia desconfianga del, y que se guiasse y hiziesse por
otra mano lo que tocasse al seruicio de S. M.

Tambien ha parescido que seria de alguina ymportancia que la guarda
dessa ciudad estuuiesse en vuestras manos, como Antonio Doria propuso
al Duque de Alua, y como quiera que se tiene dubda que vengan en ello,
tanto mas con lo que se ha publicado del castillo, todauia os lo hauemos
querido remitir, para que viendo ser a proposito y platicable, lo pongais de-
lante como mejor os parescerà , sefialadamente ausentandose dessa ciudad el
principe Doria, con que auria mas color; y auisarnoseys de lo que en todo
lo que toca a esta materia pasare, para que S. M. lo tenga entendido, y se
vea, segun el tiempo y sucesso de las cosas, lo que mas conuerna.

(*) Cioè Adamo Centurione.
        <pb n="286" />
        È

283

DOCUMENTO CLIf

Risposta in cifra del Figueroa a Don Filippo, notificandogli 1a sostanza di un
nuovo colloquio tenuto col D'Oria, a seguito delle ricevute istruzioni. Il Prin-
cipe respinge ogni apertura, che tenda a rimettere in campo le trattalive per
l’erezione della fortezza; e sostiene invece l’aggregazione della Repubblica
allo Stato di Milano. Pericoli ai quali si andrebbe incontro abbracciando i!
partito propesto dal Gonzaga, di una franca dichiarazione da partie di S. M.
alla Signoria ed al popolo. Diportamenti di esso Figueroa ne’ suoi rapporti
col medesimo Principe, con Agostino Spinola, il cardinale Girolamo, Antonio
D’ Oria, Adamo Centurione (giusta i consigli del quale il vecchio Andrea
si governa) e la generalità dei cittadini. Servigi resi dallo slesso Oralore
alla causa di Spagna. Opportunità e difficoltà di avere un presidio tedesco,
con capitano spagnuolo

1549, 20 marzo

(Estado, Leg. 1380, fol. 63-67 )

La carta de Y. A. de los vili del presente recibì a los xvi del mismo, en
respuesta de las mias hasta la de xttr del passado, y juntamente con ella las
que venian de $. M. para mi, con las que tambien venian en mi creencia
para el principe Doria; las quales yo le di, y en virtud dellas le dixe lo
que V. A. me mandò escriuir. Lo primero que no se le hauia respondido
antes a su carta, por sperar la resolucion que S. M. tomaria en lo que yo
hauia scripto de lo que con el hauia passado sobre lo que se hauia tractado
del castillo, y que quanto al primero punto de lo que me hauia dicho, que
S. M. no podia con justa causa innouar ninguna cosa contra la libertad
desta ciudad, por auerlo prometido por la capitulacion que con el se hauia
hecho, que a esto $. M. me mandaua que yo le respondiese que el sabia
muy bien que la intencion de S. M. nunca hauia sido de quitalle su libertad,
sino de conseruarsela y augmentarsela, como se hauia visto por la experiencia
en las cosas qus se le han offrescido, ayudandoles con dineros y gente, y
que $. M. nunca hablò en ello, ny pensò tractar del castillo, ny de otra
cosa, hasta tanto que succediò el caso tan feo y abominable que el Conde de
        <pb n="287" />
        ( 284 )
Fiesco cometiò assi contra S. M., como contra esta Repubica , y particular-
mente contra su persona y sangre; y que juzgando 8. M. y V. A. que tenia
necessidad de remedio, y hauiendolo consultado con el, hauia parescido a
todos que el mas conueniente remedio era el del castillo, para conseruar la
libertad desta Republica, y opprimir a los que se la quisiessen perturbar, y
no para quitarsela. El me respondiò resolutamente, como lo haze con todas
sus cosas, diniendo que no era menester quo yo descargasse a S. M. en
esta parte, porque el lo ereya assi como yo lo dezia, que lo que me hauia
dicho no era para cargar a S. M, sino en consequencia de lo que le pare-
scia que no se podia hazer lo que S. M. y V. A. querian; que sy se pu-
diese dar a entender a los otros cormo el lo entendia y creya, que poco hauria
que hazer en concluir lo que $. M. y V. A. mandauan; y en esta Gonse-
quencia me dixo que el hauia pensado y examinado en su juizio el camino
que se podia tener para persuadir a esta Republica que consintiesse que se
hiziesse el castillo ; pues se hazia para su seguridad, y que no hallaua que
el no faesse parte para darselo è entender; y que faltando este camino, que
no se tenia por bien que se tentasse el de la fuerga, porque traya consigo grandes
ynconuenientes y manifesto peligro a las cosas y seruicio de S. M. y de V. A.,
porque no solo era odioso a esta ciudad, mas a toda Ytalia, y que los fran-
ceses estauan vecinos, los quales procuran en quanto podian de abaxar la
grandeza de S. M., y que no sabia lo que haria el Papa y venecianos, y
los otros potentados, y que al fin tenia por mejor que $. M. corriese este
riesgo de que esta ciudad podria tomar otro camino de el que agora tiene, y
jue los gozasse assi con la voluntad que tienen, que no que la forgassen,
porque lo uno daua a $. M. buen nombre y lo otro traya consigo odio, y
que tanto duraua cuanto duraua la fuerga. Que el se acordaua desde el
Rey Luis duodecimo que hauia visto tres vezes perder el castillo, y ultima-
mento el castillo y la Linterna, y que esto lo hauian tomado los de la ciudad,
sin ayuda de ningun principe; y que lo que el hauia acordado de la inue-
stitura de Milan, era porque esta ciudad ha estado otras vezes debaxo de
los Duques de Milan, los quales tenian su proiection y ponian Gouernador
que administraua el criminal, y ellos tenian lo ciuil con sus ancianos que
gouernauan sus cosas; y que esto le parescia que Îleuaua mas camino, y se
les podria proponer con mejor color que no lo del castillo. Yo le repliguè
que a mi me parescia mas difficulioso, porque totalmente venian a perder
su libertad. Dixo que no, porque esto se hauia de hazer con acordio y ca-
pitulos, y que se haria mas facilmente que no lo del castillo , por la neces-
sidad que tenian del Estado de Milan, que no podrian biuir sin el. Yo no
        <pb n="288" />
        ( 285 &gt;
dexè de tornalle a replicar lo que me paresciò; mas como es tan resoluto,
no quiere estar en altercaciones, sino que al fin me dixo que en lo que hauia
subeedido del Conde que no se hauia de admiltir agora, en consequencia
que podria hauer otro que hiziesse lo mismo, porque ninguno tenia el aparejo
que el tenia, y que de aquel caso que succediò se podia tomar exemplo de
la demonsiracion que hizo esta ciudad, que ella sola sin ayuda de ninguno
se conseruò y estuuo firme en el seruicio de S. M. Yo le repliquè que lo
hauia hecho Dios, que hauia puesto el remedio principal, aunque no hauia
faliado la ayuda de los hombres ; que lo que la ciudad hauia hecho
hauia sido no demostrarse por la una ny por la otra parte. AI fin concluyò que
el era vassallo de S. M. y de V. A., y que, por la obligacion que tenia, era
obligado a dezir la verdad de lo que su juizio alcanzaua, que despues el
cbedesceria lo que $. M. le mandasse, sin mirar a interes de su casa y
posteridad, porque $S. M. le hauia hecho tantas mercedes, que si ellos eran
hombres de bien les bastaua, y que pues S. M. hauia de venir en Ytalia,
que, aunque supiesse hazerse Îleuar arrastrando, yria a le besar los imperiales
pyes y manos de S. M., y a dalle quenta de lo que passaua y de sy, y
despues hazer lo que le mandasse $. M. Yo templè con el, diciendole la con-
fianza que S. M. y V. A. tenian de su persona, y que durante su vida
ningun pensamiento tenian que huuiesse mudanga en las cosas desta ciudad,
mas que despues del, parescia que quedaua en manifiesto peligro, por no
quedar persona que iuniesse tanta aucioridad que se contentasse de tenelle
el respecio que a el ienian, porque si en su casa huuiera persona de
edad par a ello, que por la memoria suya y con el fauor de S. M. 3
de V. A. pudiera quedar en su lugar. Respondiome que esto no era
ynconueniente , porque faltando el, de necessidad. esta ciudad no podia
tomar otra buelta sino la de $. M., porque todo lo que tiene està en sus
reynos, y que tanto mejor lo harà faltando el, por tener persona que los
ayude y enderece para que con sus .espaldas se puede ayudar; y que aunque
el falte, no faltaran otras personas que tienen el mismo fin que el tiene,
para ayudar y enderecar al seruicio de S. M. y de V. A. esta ciudad;
y que algunos que piensan que seran parte, entonces podria ser que tu-
uiessen menos. Yo pienso que esto lo diga por Antonio Doria, aunque
sean de una casa, por la poca yntelligencia que ay entre ellos, o por
miger Augustin, el qual es muy bien visto en esta ciudad, aunque el se
gouierna tan bien y con tanto respecto con el principe Doria, que no tiene
causa de poderse quexar del, y en lo que yo veo el muestra tenelle buena
voluntad.
        <pb n="289" />
        ( 286 5

Quanto al segundo capitulo de esponer al Principe los inconuenientes, yo lo
hize, diziendole la necessidad que ay de pensar en establescer las cosas desta
ciudad como por el sernicio de S. M. y bien de su casa. Respondiome que
despues que esta ciudad està en libertad que no la hania visto mas bien
dispuesta a conseruarse en ella debaxo de la protection de S. M. yde V. A.,
y que para poder hazer esto, hauian dado orden de tener dineros diputados
para este effecto, para poder pagar mill infantes, y que con esto le parescia
que se podia conseruar, pues era lo principal que era menester para po-
derse conseruar; y en este proposito me replicò que si quando suecediò lo
del Conde de Fiesco se propusiera lo del castillo, que con el miedo que te-
nian los cuidadanos de no venir en otro caso semejante o peor, que tiene
por cierto que se contentaran de hazello, mas que agora que se han reco-
noscido y mirado entre ellos lo que puedan hazer, y hallado manera de sacar
dinero para vna guardia ordinaria, aunque sea de mill hombres, que no le pa-
resce que por ninguna cosa se podrà hazer lo del castillo, y que en lo demas
se remetia a lo que hauia dicho. Yo le dixe por tentalle que si parescia,
que seria bien procurar que la guarda que tenian en la plaga que fuesse de
alemanes. Dixome que no se podia hazer, porque estos entrarian en Mayor
sospecha; y sy esto se les pidiese, que si se offresciesse alguna necessidad que
fuesse menester crescer la guarda, que en tal caso se podria proponer que
por su seguridad dellos era bien que la gente que huuiessen de crescer fuesse
de alemanes. Y como yo vi que no salia al fin que yo tiraua, no le hize in-
stancia en ello; porque mì intencion era que pues no se puede effectuar lo
del castillo, que teniendo aqui una buena guarda de alemanes con una buena
cabega, que con los que son sernidores de 8. M. y de V. A. se podria con-
seruar lo de aqui en qualquier tumulto de pueblo, que es lo principal de
que se ha de temer, y entretenerse hasta que fuessemos soccorridos por tierra
del Estado de Milan, o por mar de otra parte. Yo ereo que las persuasiones
que al Principe se pueden hazer, que el las sabe y entiende tambien, que en
lo de aqui no se le puede dezir ninguna cosa que el no la sepa y entienda;
y por esto es menester yr con el cautamente y a tiempos, y en coyuneturas
acordalle lo que fuere a proposito cerca desta materia. De lo qual yo me
ayudarè segun viere ser necessario para el bien del negocio.

Quanto al parescer que don Fernando diò a $. M. ya vV. A, que era
bien que se propusiese a esta Sefioria lo que se hauia platicado sobre lo del
castillo, para que supiessen que la yntencion de 8. M. no hauia sido para
otro effecto sino para conseruacion de su libertad, y para apremiar los inso-
lentes y scandalosos, y dar fauor a los pacificos v gue desean biuir bien.
        <pb n="290" />
        ( 287 )

S. M. y V. A. lo han considerado prudentissimamente, porque auiendose de
comunicar con el Duque y Gouernadores, que en todos son XXIl personas
que cadauno es de opinion contraria del otro, cadauno lo sentiria segun la in-
clinacion que tiene y lo echaria a buena o mala parle, y como son gentes
scandalosas se diuulgaria de diuersas maneras; de donde no tomarian la in-
lencion de S. M. sino lo que ellos entienden, y lo passado juzgarian que era
presente , y darseles ya maleria de pensar mal y proeurarlo ; y tanto mas,
como viessen que no venia por parte del principa Doria, jusgarian que el no
hauia sido de aquèlla opinion, y con el pueblo no se ganaria y con el Prin-
cipe se perderia mucho, paresciendò que S. M. quisiesse enderecar sus ne-
negocios por via de la Sefioria y que mostrasse desconfianga del. Sy el ne-
gocio huniesse de hazer mejor effecto para el seruicio de S. M. y de V. A. por esta
via, yo seria de opiniun qué se prouasse; mas tengo por cierto que seria
muy datioso; y por esta causa ha parescido que este acuerdo es bien guar-
dallo como V. A. manda que, como de mio, viniendo a proposito con alguna:
personas que sean muy confidentes dalles alguna razon, como yo lo hè hecho
alguna vez viniendo a coyunctura; y esto ha de ser con poeos, porque, auniue
sean seruidores de S. M. y de V. A., poros ay que como se toque esta tecla
lo sientan bien, haziendo mucho caso de su libertad, porque no se les puede
dar a entender que la iutencion de $. M. sea la que se les dice, sino al fin
que ellos lo entienden; y aunque este negocio sea ya diuulsado, y de muchas
partes se lo ayan escripto, todauia los que son bien inclinados al seruicio de
S. M. y de V. A. han tenido fee y speranga en la summa bondad de S. M.,
y viendo que el effecto no se ha seguido, se han assegurado mucho, y lo
tienen como cosa oluidada, y si agora tornasse a hablar en ello seria resu-
citar un muerto.

Quanto al tercero punto, que es moderar las precminencias y tener baxos
a los que no son bien inclinados, y que podrian ser contrarios para el bien
deste negocio, y tenerlos baxos y ayudar d los demas que son bien incli-
nados, specialmente a Augustin Spinola y Antonio Doria y al Cardenal, en lo
que a mi toca yo lo hago de manera que no pueda el principe Doria omar
dello sospecha, sino que parezca que todo depende del ; y fuera de micer Au-
gustin, yo no me alargaria con ninguno de los otros a traciar desta materia.
Aunque Antonio Doria ha hablado en ello al Duque de Alua, y dado parescer
de lo que se ha de hazer, no sè como sentiria lo del castillo, quando se
viniesse a-la determinacion dello. En lo demas yo trato con todos ellos, y
en las demonstraciones publicas no hago dilferencia del Fragoso al Adorno,
ay del Doria al Spinola. Verdad es que, quando se offresciesse el caso, que
        <pb n="291" />
        ( 288 )

el que conozceo que es sernidor que no dexo de hazer por el lo que es razon; y
por los demas, en cosas que no sean en perjuizio de los que son seruidores y
nascieron con esta fee y han de morir con ella; y S. M. lo deue tener en
memoria que, hauiendose de hazer mercedes, que es bien anteponer a estos
antes que a los otros, pues estos son seruidores de voluntad Yy los otros de
necessidad. Lo que yo he procurado, despues que estay aqui, es conseruar a
S. M. y a V. A. sus seruidores y atraelle otros de nueuo, y generalmente
tratar bien a todos, para que los que son buenos se conserueri, y los malos
se conuiertan; y con el Principe yo hago todo lo que es necessario para con-
serualle en la deuocion de S. M. y de YV. A, porque conozco del que
sirue a $. M. y V. A. con entera fee, y en este caso que agora
se irata, tengo por ‘cierto que no se alarga a mas, porque no se confia de
salir con lo que comengare, juntandose con ello su edad y la persuasion de
los que estan a par del. Con micer Adam yo disimulo todo lo que puedo; y
el despues que V. A. partiò de aquì paresce que se alarga algo en los ne-
gocios, con dar lugar al principe Doria que el pueda hablar sio que el sea
testigo de lo que passa. Yo creo que lo haze con arte, porque sabe que el
Principe no se ha de resoluer en ninguna cosa sin comunicallo con el, como
en effecto es, que para hacello siempre que hablo con el esta materia, toma
tiempo de pensar en ello, y es para poderlo comunicar con Adam. Yo proeu-
rarè en lo que a mi tocare de conseruallos en todo lo que pudiere, como lo
he hecho hasta aruì.

Quanto al otro punto que don Fernando acuerda a S. M. YyavV.A., que
la guarda de alemanes no es a proposito para la guarda del castillo , sino
que sean espafioles a los menos el Capitan, no hay dubda, sino que ello ha
de ser assi por lo que conuiene al seruicio de $. M. y de V. A; y mi in-
tencion es de la misma opinion; y lo que yo escreuì de la guarda de ale-
manes, no hablaua en el castillo, porque aquello de suyo se està que sy se
pudiesse acabar que la guarda que tienen en la plaga fuesse de alemanes,
porque con ella y con los que son bien inclinados al geruicio de $. M. y
de V. A. se podria conseruar esta ciudad en un tumulto de pueblo, o de
otro caso que pudiesse sueceder; y eslo es lo mismo que arriba digo a Y. A.
acerca de la guardia, y lo que sobre ello passò con el principe Doria, que
quando se hiziesse no seria fuera de proposito. En lo que toca que seria al
proposito que yo tuuiesse la guardia a mi cargo, si ello se pudiesse hazer
de la manera que Antonio Doria lo acordò, seria mucho al proposito del xer-
uicio de S. M. y de Y. A., porque teniendo la guardia en la mano, se
podria hazer lo que se quisiesse; mas, como V. A. sabe, va vo he tenido este
        <pb n="292" />
        ( 289 )

lugar, el qual seruia mas por cerimonia que por otra cosa, porque la gente
es italiana y los capitanes puestos de su mano, y que en caso de necessidad
han de acudir a lo que ellos les mandaren y no a lo que yo les dixere,
no seria de ymportancia sino de apparencia. Todauia si naciesse del prin-
cipe Doria, yo lo aceptaria, pues S. M. y V. A. lo mandan; mas yo creo que
no. lo harà , porque las otras veces que lo ha hecho ha sido con yntencion
que no entrasse en aquel lugar persona que no dependiesse del, y como
agora este seguro que no daran el caryo a miger Augustin, por ser pensio-
nario de S. M., no creo gue lo harà.

DOCUMENTO CLI.

Lettera in cifra del Figueroa al Principe Filippo. Gli notifica il processo in-
tentato dalla Signoria all’ ex-Doge Giambattista De Fornari, incolpato di
trame per voltare la città a devozione di Francia, e chiuso con una sentenza
di bando perpetuo. Della quale non sono satisfatti i nobili, perchè, non ri-
ienendo la punizione adeguata al fallo, temono che altri pigli animo a rian-
nodare le fila spezzatesi fra le mani del reo; nè si chiama contento il Fi-
gueroa , parendogli che a S. M. dovesse darsi ben maggiore soddisfazione.
Della mitezza però di quella sentenza on vogliono incolparsi gli uomini del
Governo, ma i giudici, corrotti da’ francesi e da alcuni aderenti di questi
ultimi , nonchè due famosi giureconsulti de’ quali la Signoria aveva chiesto
il parere.
1549 , 15 novembre
( Estado, Leg. 1380, fol. 93-94 )

Muy alto y muy poderoso Sefior.
Ya V. A. haurà entendido el tractado que Juan Baptista De Fornaris, Dux
que ha sido de Genoua (*), tenia con el Rey de Francia para dalle esta ciudad
en caso que se ofreciese en ella algun tumulto, o veramente despues de los
dias del principe Doria; por lo qual esta Sefioria le hizo prender, y poner a
buen recabdo en la torre de Palacio, juntamente con otros dos de quien se
tenia sospecha Sobre lo qual estos que agora gouiernan han hecho todas las

1} Dal 4 gennaio 1545 al 3 siesso mese del 1547
        <pb n="293" />
        ( 290 )
deligencias posibles, para declarar la verdad de lo que el frayle Franciscano (*)
que hizo prender don Fernando depuso en su confision, como Y. A. haurà
entendido por lo que hasta agora he escrito a S. M. Y lo que agora me
ocurre que dezir, es que, visto estos Sefiores la trama del dicho Fornaris,
pusieron su causa en manos del Potestad y juezes de los malefizios, y un do-
stor de Rota, para que la determinasen, y diesen sentencia; y le dieron al
Fornaris su proceso, para que se defendiesse dentro de un lermino limitado;
sobre lo qual han estado hasta los quatro del presente , que dieron la sen-
lencia; Y lo que en ella se contiene es que le destierran perpetuamente de la
siudad y su dominio y que fuese confinado en el lugar que le fuese sefia-
lado por la Sefioria (*). Desta sentencia han quedado muy mal contentos mucha
parte de la ciudad, especialmente los gentiles hombres, que les paresce que no
auer hecho justicia deste, da lugar para que estos populanos tomen campo, y
emprendan semejantes tratados y otros peores; y cierlo ha sido cosa de mal
exemplo y-que trae consigo grandes inconuenientes, porque, demas del dafio
de la ciudad, han tenido poca consideracion y respecto a lo que toca a la
auctoridad de S. M., pues sefialadamente dezia en el processo que en caso de
tumulto o de Ja muerte del principe Doria, que el procuraria que la ciudad
cayesse en manos del Rey, y que una cosa tan desuergongada y tan fea se
haya passado. Y por lo que puedo alcangar deste nagocio , no ha procedido
de la voluntad de los que gouiernan, sino que los juezes han sido corrompidos
con cartas del Duque de Ferrara y del sefior Jeronimo de Correyo, porque
el doctor de la Rota es de Correyo y el Potestad de Modena, el qual ha re-
cibido cartas del Cardenal de Trento y persona propria sobreste negocio, y de
otras personas de qualidad y de mucha importancia, y demas desto han em-
biado paresceres del Alciato y de un Senador del Estado de Milan, que se
lama Juan Baptista Stirco, y es de Cremona; que me soy marrauilado que,
sabiendo lo que importa este negocio al seruicio de $. M., ayan tenido atre-
uimiento de dar parescer como lo han dado; de lo qual tengo dado auiso a
don Fernando, porque me paresce que, pues el fuè actor deste negocio, lo
auia de ser para que saliesse a luz. Del principe Doria no puedo juzgar

(1) Era questi un frate Clemente, il quale, venendo di Francia a Genova, fu
in Ceva di Piemonte , per ordine del Gonzaga, fatto prigione; e, posto alla
tortura, svelò delle pratiche del De Fornari quanto più ne sapeva. Di che
Don Ferrante avvisò il Figueroa ; il quale ne fe’ partecipe la Signoria. Il De
Fornari teneva allora l’ ufficio di Procuratore perpetuo. *

(2) Fu relegato in Anversa, dove poscia morì.
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        ( 291 )

mas de que creo que holgara que se hiziera justicia; mas no se ha querido
mostrar parte, para hazer instancia en ello. Lo que yo he hecho ha sido en-
cargalles de contino la justicia por lo que importa para la quietud de su
Republica, porque por parte de 8. M. no me parescia que conuenia que se
hiziesse, temiendo en lo que auia de parar, porque se perdiera reputacion y
no se hiziera mas que assi, y tambien porque los de la Sefioria mostra-
ban tanta voluniad de castigar este tratado, que nunca pensè que auia de
sarar en lo que parò.

Despues de escripto lo de arriba, entiendo que el Potestad recibiò cartas
del cardenal Farnes muy encargadas sobreste negocio, las quales hizo a pe-
licion de franceses; y tambien creo que estos juezes avan sido corrompidos
aqui con dineros.

En lo demas la ciudad, a lo que paresce, està en toda quietud. Dios la
conserue en seruicio de S. M. y de V. A., cuyo soberano Estado Nuestro
Sefior aumente y ensalze, con acrecentamiento de muchos reynos y sefiorias.

De Genoua, a 8 de nouiembre 1549.
De Vuestra Alteza

muy vmil vasallo que los Serenissimos pies y manos de V. A. besa
Gomez Suarez de Figueroa.

FINE DEI DOCUMENTI
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        CORREZIONI

Nel rivedere la presente edizione, crediamo poterci ripromettere che gli
studiosi la troveranno nel suo complesso accurata. Lasciando pertanto che il
discreto lettore supplisca di per sè a qualche lieve menda puramente tipogra-
fica, ci limiteremo a notare i pochi trascorsi de’ quali potrebbe riuscire meno
lacile la correzione; e proporremo del pari (segnandole in corsivo) alcune
sostituzioni o modificazioni a certe parole, che veramente si leggono nelle
copie che ci furono di scorta, e fors’ anco s’ incontreranno nei relativi originali,
ma non hanno, così come sono, un chiaro e preciso significato.

Del resto, chiunque conosca le difficoltà che d’ordinario accompagnano le
pubblicazioni d’ antichi documenti, ed unisca alle medesime quelle altre che
naturalmente doveva trarre con sè una lingua per noi straniera, vorrà, speriamo,
lenerci conto del buon volere e delle diligenze che abbiamo adoperate; scu-
sandoci insieme di quei mancamenti ne’ quali, per la nostra insufficienza, fos-
simo d'altra parte caduti.

Pag. {13 linea 17 lo deue

31 » 30 sape. .. fallaria
32 » {17 topar abrase

56 » 19 gasta

58 » 20 justificamos

82 » 24 ecro

ivi » 31 seaorbos

121 » 20 enderecary

128 » 3 consultarnos, lo
135  » {2 Desdo ultima
142 n» 413 scrivi

4157 » 5 arouechò

160 » 32 rogar anadir
477 » 28 me ha mi dicho
213 » 30 haga
263  » 37 la costa seria

leggasi: lo dexe
supe. .. faltaria
fopar. Abrase
gasto
justificarnos
creo
sea sobre
enderecar y
consultarnos lo
Desde Vima
screvisteis
aprouechò
rogar a nadie
me ha ny dich
haya
la cosa seria
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creo que no haurà inconueniente, sino tienen algun resuello de Sant La.
caro en lo demas de dicho Estado, V. M. lo mandarà proueer como mas
juzgarè ser su imperial seruicio. Yo no dexarè de acordar a V. M. que ha-
uiendose de repartir, que V. M. se accordasse del coronel Agustin Spinola ,
pues el y toda su casa son seruidores de V. M., y pueden de continuo seruir
como el lo haze.

Quanto a la orden que Y. M. ha dado para en lo de la gente que serà
necessario hazer para la reformacion del gouierno desta ciudad, yà he dade
quenta a V. M. como al Principe Doria no le paresce valerse del dugue de
Florencia, por la sospecha que del se ha tenido que demandaua a V. M. el
Estado del conde de Fiesco, y que lo que le ha parescido que es mejor,
y mas sin sospecha lo que Antonio Doria ha de traer de Napoles, el qual
como tengo scriplo partiò a los vil del presente.

En lo que toca a meter en possesion a esta Repubblica de los lugares que
V. M. les ha hecho merced, y tomalles el homenage que se acostumbra,
sperarè a ver lo que ellos dizen, y entonces darè auiso a V. M. de lo que se
huuiere de hazer.

De Vuestra Sacratissima Cesarea Catholica Magestad
muy vmil vasallo que los Imperiales pies y manos de V. M. besa
Gomez Suarez de Figueroa.
DOCUMENTO XCI.

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ra

3

:1

Lo stesso a Cesare, circa gli accordi presi col D’ Oria, per riguardo alle cose
di Genova; e circa gli apprestamenti che va facendo la Siasnoria per la
spedizione contro Montoggio.

4547, 40 aprile
( Estado, Leg. 1379, fol. 231)
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Sacra Cesarea e Catholica Magestad.
A los xxit1r de marco recibì la de V. M. de los quatro del mismo (*) con
Francisco de Grimaldo, en respuesta de la que con el escrenì de mi mano.
y por ella y por su relacion he entendido como V. M. hauia aprobado lo

(1) Questa lettera non }’ abbiamo.

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