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        <title>Aspetti della economia del Trentino (Dati statistici 1927-1929)</title>
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        CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ ECONOMIA
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ASPETTI

DELLA

ECONOMIA DEL TRENTINO

DATI STATISTICI 1927-1929)

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TIPOGRAFIA EDITRICE MUTILATI E INVALIDI
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        CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ ECONOMIA
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ASPETTI

DELLA

ECONOMIA DEL TRENTINO

(DATI STATISTICI 1927-1929,

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TIPOGRAFIA EDITRICE MUTILATI E INVALIDI
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E questa la prima raccolta di notizie statistiche sull’economia
 trentina che appare in pubblico: dopo la grande
opera di Cesare Battisti: essa è molto più modesta del
lavorò severamente scientifico di quel nostro martire; si
appoggia in molti punti a quella, come ad un esemplare
da seguire e ad un termine sicuro di raffronto col passato.
Molte cose da quei loniani dì hanno mutato aspetio e
consistenza, e di qui la ragione di questa ‘nostra raccolta,
che, sebbene venga al pubblico in ritardo per le non poche
e talvolta non superabili difficoltà incontrate, si propone
di far meglio conoscere il nostro paese nella sua attuale
attrezzatura economica.
Il Consiglio provinciale dell’economia, che tiene il
registro delle imprese commerciali ed industriali e che
nel 1927 ha eseguito il censimento delle industrie e dei
commerci e nel 1929 quello dell’agricoliura, doveva Fritenersì
 autorizzato a presentare ‘al pubblico un quadro delle
principali attività economiche della provincia. Il lavoro,
quale si mostra in questa sua prima veste e struttura, non
è da considerarsi una relazione definitiva, bensì un punto
di partenza e un caposaldo per quelle rilevazioni statistiche
che si faranno regolarmente in avvenire e nelle quali saranno
 colmate le lacune e corrette le imperfezioni, che in
questa prima edizione non hanno potuto essere evitate.
Vi si accingerà ancora il Consiglio, sotto la guida dell’Istituto
 centrale di statistica, in prossimo tempo, anche per adem-E



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        <pb n="5" />
        piere ad un suo preciso compito e per ottemperare a norme
dettate dal Governo nazionale, che in gran conto tiene queste
relazioni statistiche del movimento economico delle provincie.
La raccolta non esce in un periodo fortunato della
nostra vita economica: il Trentino, come tutto il Regno,
come tutto il mondo, aitraversa un periodo angoscioso di
depressione. Gli aspetti qui segnati ritraggono la situazione
sotto l’incubo e con le conseguenze della crisi persistente;
e ancora non possono accennare a quell’ascesa che il paese
poteva lusingarsi di compiere dopo la redenzione politica
e dopo la restituzione al suo naturale complesso economico.
Però, se queste note gioveranno a dare una chiara visione
del presente, forse avranno portato anch’ esse un qualche
contributo alla grande opera di restaurazione che le giovani
 energie d’Italia stanno preparando e dalla quale anche
il Trentino attende la sua rinascita.

Trento. settembre 1931 - IX

CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ ECONOMIA
Avv. Mario de Pilati

Vicepresidente
        <pb n="6" />
        I° PARTE
        <pb n="7" />
        POSIZIONE GEOGRAFICA
E CONFIGURAZIONE FISICA

La provincia di ‘Trento è fra le più settentrionali
provincie d’Italia, essendo compresa fra i meridiani (di
Greenwich) 10° 27’ 30” ovest {monte Gistino nel gruppo dell’Adamello,
 comune di Pieve di Bono) e 11° 50’ est (comune
 di Primiero) ed i paralleli 45° 40° 20” (monte Corno
 d’Aquilio m. 1545 nel comune di Ala) e 46°32° 20”
(monte Luc nel comune di Fondo, m. 2438).
L’area totale della provincia è di km’ 6566.8.
I confini seguono prevalentemente elementi orografici
del terreno per uno sviluppo complessivo di km. 452,3,
dei quali circa 136 (dal Cevedale al passo della Fedaia)
separano a nord la provincia di Trento da quella di Bolzano;
circa 178 (dalla Fedaia al lago di Garda) sviluppandosi ad
est, sud-est e sud, la delimitano da quelle di Belluno, Vicenza
 e Verona; infine i rimanenti 138 km. (lago di Garda-Cevedale)
 la chiudono ad ovest, separandola dal territorio
bresciano e valtellinese.

MONTT

La provincia, pertinente tutta alle Alpi, è a strut.
tura tipicamente montuosa; nessuna pianura vi si trova in
senso rigorosamente geografico, ma solo si hanno limitati
fondo-valle a decorso lineare-sinuoso (fondo val d’Adige -
basso Sarca - basso Chiese - Valsugana), dominati da vasti
        <pb n="8" />
        5)

plessi montuosi, in parte sviluppati in notevoli altipiani
piuttosto accidentati (media e alta Anaunia, altipiano di
Pinè, altipiano di Lavarone-Folgaria, altipiani del Banale,
Bleggio e Lomaso).
Lo sviluppo altimetrico del territorio provinciale è compreso
 fra la quota minima di m. 67 sul livello del mare
(spiaggia del Garda) e la massima di 3762 m. (Cevedale):
circa il 70 °% del territorio è sopra i 1000 m.
Il solco dell’Adige, correndo da nord a sud, separa i
monti del Trentino in due settori: uno occidentale sulla
destra del fiume, Alpi Tridentine occidentali, il secondo
sulla sinistra, Alpi Tridentine orientali.

Settore occidentale.

In questo primo settore la parte nord-ovest appartiene
al gruppo del Cevedale (geograficamente continuazione di
quello dell’Ortelio): limitato dal passo del Tonale (m. 1884)
- val di Sole - val di Rumo - passo Castrino (m. 1784).
Tocca le maggiori altezze nel monte Cevedale (m. 3762) e
monte Vioz (m. 3644). Consta prevalentemente di rocce
cristalline con molte sorgenti minerali (Peio, Rabbi, ecc.).
A sud del precedente si stende il gruppo Adamello-Presanella,
 di cui il territorio trentino comprende la parte orientale,
 circoscritta dalla linea: Ponte Caffaro-monte Bruffione
(m. 2666) - Re di Castello (m. 2890) - monte Fumo (m. 3418)
- monte Mandrone (m. 3283) - passo del Tonale (m. 1884) -
solco del Noce fino a Dimaro - passo di Campo Carlomagno-val
 Rendena-alture di Bondo (m. 841). Vi sorgono vette
imponenti, come la Presanella (m. 3564) e il Carè Alto
{m. 3465): questo gruppo è formato in grandissima parte
da una roccia dioritica mesozoica, la tonalite, ed è diviso
in due parti dal solco di val Genova: Adamello a sud,
Presanella a nord.
Ad oriente dei due cennati gruppi, fino all’Adige, suddivise
 da profondi solchi, si stendono:
        <pb n="9" />
        Alpi Anauniesi, culminanti in monte Luc (2438 m.)
e monte Roen (2115 m.); sono delimitate ad ovest dal solco
val Pescara-basso Noce, fino alla gola della Rocchetta (Mezzolombardo).
 Risultano prevalentemente calcareo-dolomitiche.
Gruppo di Brenta, circoscritto dalla val Rendena-val
Campiglio-val Meledrio, dal Noce fino alla confluenza con
lo Sporeggio, dallo Sporeggio-sella di Andalo (m. 1042) -
lago di Molveno - torrente Bondai, dalla Sarca nel tratto
Limarò-Tione. Formato quasi completamente di dolomia prinripale
 (a nord del Campo di Carlo Magno predomina la toualite
 o granito), il gruppo di Brenta raggiunge le massime
quote nella cima Tosa (3176 m.) e cima Brenta (3155 m.),
con piccoli pittoreschi ghiacciai; molte delle sue vette sono
rinomate nel mondo alpinistico per arditezza di forme.
Gruppo Paganella-Gaza. calcareo-dolomitico, ad oriente
della sezione centrale del gruppo di Brenta; culmina nella
Paganella (2124 m.)
Gruppo Bondone-Stivo, con uguale struttura geologica,
continua, più a sud, il precedente, fra Sarca e Adige, fino
al solco di Loppio; sue vette maggiori il Palon (2090 m.),
il Cornetto di Bondone (2180 m.) e lo Stivo (2058 m.}.
Alpi della val di Ledro, circoscritte dal Chiese-Arnò
fino a Tione; dalla Sarca e dal lago di Garda. Dalla val
di Ledro-Ampola sono divise in due sezioni: settentrionale
con monte Cadria (2254 m.), Gaverdina (2048 m.), Lomasone
 (1804 m.), Casale (1623 m.), e sezione meridionale, di
cui appartiene alla provincia di Trento solo un breve tratto:
cime più notevoli monte Tombea (1947 m.), monte Tremalzo
1975 m.)
Fra Adige e Garda compete al territorio trentino l’ estremo
 sperone della dorsale di Monte Baldo, delimitato a
sud ed a ovest dalla capricciosa linea del confine amministrativo
 Trento-Verona; a nord dal solco di Loppio. Cima
notevole, in territorio trentino, l’ Altissimo (2070 m.)
        <pb n="10" />
        Settore orientale.

[l settore abbraccia buona parte delle Alpi Dolomitiche,
 che in tale caratteristica formazione predominano a
nord del solco basso Avisio-val Travignolo. Vi si possono
distinguere vari gruppi, e precisamente:
Gruppo della Marmolada, alla sinistra dell’alto Avisio,
fra Cordevole e Travignolo. In territorio trentino sta solo
la metà occidentale, con le vette della Marmolada (m. 3360),
il Vernèl (m. 3092) e altre. La struttura geologica vi è assai
complicata per la compenetrazione di potenti masse eruttive
fra le dolomie e i calcari bianchi, coi quali ultimi culmina
la Marmolada.

Gruppo delle Pale di S. Martino: sì sviluppa a sud del
precedente, fra Avisio -Travignolo - Cismon ad ovest; Biois-Cordevole
 ad est, restando in territorio trentino solo la porzione
 occidentale del gruppo, in gran parte secondo la linea
spartiacque. Prevalentemente dolomitico, il gruppo ha aspetti
meravigliosi e vette superbe nella parte trentina (la Vezzana
3194 m., il Cimon della Pala 3186 m.).
Gruppo di Cima d’Asta-Lagorai, che occupa la vasta
zona posta fra Avisio e Brenta. Delimitato a ovest dall’Adige
 fra Lavis e Trento e ad est dalla val Cismon, è
quasi tutto trentino, meno un frammento al margine S-E,
tagliato dal confine provinciale Trento - Belluno; raggiunge
la massima quota in Cima d’Asta (m. 2848) e supera i
2500 m. in parecchie cime della dorsale del Lagorai. Nella
molteplicità delle forme rocciose del gruppo dominano il
porfido quarzifero (catena del Lagorai) e il granito mesozoico
 di Cima d’Asta; al margine ovest si salda orograficamente
 a questo gruppo il blocco calcareo del Calisio o Argentario
 (m. 1096). Il gruppo è fortemente mineralizzato,
specie nel distretto di Pergine.
Gruppo dei monti Lessini, a sud del solco Fersina-Valsugana,
 fra l’Adige (a sud di Trento) e la Brenta (a
sud di Primolano); si stende — in territorio trentino —
        <pb n="11" />
        19

con la scarpata nord dell’altipiano d’Asiago (Cima Dodici
m. 2341); continua, più a ovest, con l’altipiano di Lavarone,
 Folgaria e Serrada. Verso la val d’Adige la parte trentina
 è intersecata da brevi valli laterali (Valsorda, val di
Folgaria, Terragnolo, Vallarsa, val dei Ronchi) che la dividono
 in sezioni: Marzola, Scanupia, Finonchio, Col Santo-Pasubio,
 Zugna, Cima Posta. È di natura sedimentaria, calcareo
 - dolomitica, con largo sviluppo del biancone e con
caratteristiche carsiche.
Fra l’Avisio e l’Adige a nord di Lavis si trova il gruppo
delle Alpi Avisiane divise in tre sezioni: Alpi della val di
Cembra, da Lavis fino al passo di $S. Lugano, Alpi della
val di Fiemme fino al passo di Costalunga (Cima Rocca
m. 2440) e Alpi di val di Fassa fino al passo di Sella, Dolomiti,
 notissime nel mondo alpinistico. Una parte di questa
sezione appartiene alla provincia di Bolzano.

ACQUE

CORSI D’ACQUA

L’idrografia fluviale della provincia presenta grande
varietà di tipi, con prevalenza decisa dei corsi d’acqua a
carattere torrentizio alpino. Abbraccia il bacino dell’Adige
da Bronzolo a Borghetto e si completa con quelli minori
della Sarca fino al Garda e del Chiese fino al lago d’Idro,
sulla destra dell’Adige; con-l’alto Brenta, fino a Primolano,
e la testata dell’Astico, sulla sinistra.

Bacino dell’Adige.

L’Adige nasce nell’Alto Adige dai laghi di Resia (a circa
metri 1500). Nel tratto trentino ha già caratteri decisamente
ffuviali, pur essendo soggetto a repentine, pericolose piene
autunnali o di primavera avanzata :
Lunghezza totale . . . . . km. 410
Lunghezza in territorio trentino 97
        <pb n="12" />
        Larghezza in territorio trentino . . . . . . mm.  60-100
Pendenza chilometrica media in terr. trentino (Vadena-Borghetto)
 . 1.05
Superficie del bacino imbrifero fino a Borghetto . km 10.712
Portata minima (8 febbraio 1922). . . . . «.m°/sec. 41.0
Portata media annua (periodo 1921-1928) . . .m*/sec. 228,0
Portata massima 3 novembre 1926 (Stazione Trento) m’/see. 1480.0

La portata minima si verifica nel ‘periodo dicembremarzo
 con la maggiore limitazione in gennaio.
La temperatura dell’acqua raggiunge il minimo di 2°- 3°
in gennaio e il massimo in luglio-agosto di 15°-16°.
Gli affluenti dell’Adige in territorio trentino sono:
Il Noce, formato di due rami: Noce di Peio e Noce
di Vermiglio, che hanno origine dal gruppo del Cevedale e
si uniscono a Fucine; dopo un corso rapidissimo attraversa le
valli di Sole e di Non, qualche volta in forre profonde
e sbocca nell’Adige presso Zambana.
Suoi principali affluenti: il Rabbiés. il Barnés, la Pescara,
 la Novella, rio S. Romedio, Pongaiola, sulla sinistra ;
il Meledrio, la Tresenga, lo Sporeggio, sulla destra.
Lunghezza totale cs. km. 79.4
Portata minima {3 febbraio 1925 - Stazione di osserv.
 di Tassullo) , . . . . 1 . . m/sec. 8.2
Portata media annua (periodo 1924-1927) . . . m/sec. 31.9
Portata massima approssimata (ottobre 1928) .  . m°/sec. 500-600
L’Avisio nasce dal laghetto di Fedaia (m. 2046), percorre
 le valli di Fassa, di Fiemme e di Cembra. È impetuoso
 e selvaggio. Confluisce nell’Adige ad angolo quasi retto,
determinando gravi danni malgrado i lavori di imbrigliamento
 fatti lungo il suo corso.
Affluenti principali, sulla sinistra: rio S. Pellegrino,
Travignolo, rio Cadino, Regnana; sulla destra: rio Duron,
rio di Costalunga.
Lunghezza del corso . ca. km. 82
Portata media annua (Stazione d’osserv. di Moena) m/sec. 7.1
Portata massima (1 settembre 1928) . . . . . m°/sec. 43.1
Portata massima di piena a Lavis nell’anno 1882 . m'/sec. 1.000 circa.
La Fersina ha origine dal lago di Andermole (2880 m.)
in val dei Mocheni; il corso è rapidissimo per tutta la valle;
        <pb n="13" />
        5

si rallenta nel pianoro di Pergine-Cirè, dove riceve sulla
destra il torrente Sila e sulla sinistra il Salè. Mantiene corso
torrentizio anche più a valle fino allo sfocio nell’Adige a sud
di Trento. Il corso è lungo km. 29. _
Il Leno risulta da due torrenti: Leno di Vallarsa e
Leno di Terragnolo, che abbracciano il Colsanto - Pasubio,
per riunirsi al ponte di S. Colombano, presso Rovereto, in
torrente unico e dopo km. 4 sfociare nell’Adige. Il corso del
Leno di Vallarsa misura km. 18.
Altri affluenti dell’Adige: sulla riva destra il Vela, il Camerasso,
 il Sorne, il torrente Aviana; sulla sinistra: il rio
di Ora, il Trodena, il rio Cavallo, il rio S. Valentino, il
torrente Ala e altri.

Bacini della Sarca e del Chiese.
La Sarca trae origine dall’Adamello e dalla Presanella,
con due rami principali, Sarca di Genova che percorre la val
di Genova e riceve i copiosi contributi dai versanti in abbondanti
 e imponenti cascate, e Sarca di Campiglio che viene
dal lago di Nambino e percorre la val di Campiglio; si uniscono
presso Pinzolo. Percorsa la val di Rendena fino a Tione,
il corso si volge ad est, infilando le forre della Scaletta e
del Limarò fino alle Sarche, e qui ripiega a sud per sboccare
nel Garda presso Torbole.
Degli affluenti principali, oltre a quelli dell’alto bacino,
 accennasi all’Arnò col Dal e colla Duina sulla destra,
e al Dalgone, al rio l’Ambiés, al rio Bondai e al Rimone
di Cavedine sulla sinistra.
Lunghezza del corso . . . . . . km. 77.2
Superficie del bacino imbrifero. . . km’ 1291
Portata media annua . m/sec. 40-60

Il Chiese nasce ai piedi della vedretta di Fumo a circa
m. 2400: il suo corso superiore (val di Fumo e di val Daone),
nettamente torrenziale, volge ad arco da nord verso sud-est
fino a Creto donde, con un brusco gomito volgente a sud,
        <pb n="14" />
        s’inizia il corso medio, meno ripido, fino al confine della
provincia presso lo sbocco nel lago di Idro.
Gli affluenti principali sono: sulla sinistra il rio Adanà
e il torrente Palvico; sulla destra di qualche importanza
il Caffaro (presso la foce nel lago).
Lunghezza del corso in terr. trentino km. 49.5
Superficie del bacino imbrifero . . km° 413.49
Portata media aunua . . . . .m'/sec. 17-18

Bacino della Brenta.

La Brenta ha origine dagli emissari dei laghi di Levico
 e di Caldonazzo.
Il tratto trentino solca la Valsugana con ampio arco,
da ovest ad est, piegando rapidamente verso sud nell’ultimo
 tratto (Grigno-Primolano). La pendenza è modestissima,
 tuttavia il fiume è impetuoso e pericoloso per la selvaggia
 violenza dei suoi affluenti. Di questi si accennano:
sulla sinistra il Maso, il Chièppena, il Grigno; sulla destra
il Centa, il Moggio.
Oltre il confine amministrativo (a Cismon) sbocca nella
Brenta il grosso torrente Cismon, del quale il territorio
trentino comprende il corso superiore fino alla confluenza
col Vanoi.

Lunghezza del corso in territorio trentino km. 38
Superficie del bacino imbrifero . . . km® 708.90
Appartengono ancora al Trentino i brevi torrenti Varone,
 Albola e Ponale che sfociano nel Garda presso Riva,
nonchè la testata dell’Astico per circa 14 km., del Biois
per 5.6 km. e del Mis per 5 km..

LAGHI

Una caratteristica speciale dell’idrografia lacustre trentina
 è quella di presentare, analogamente all’idrografia fluviale,
 i tipi più vari di laghi, per origine, per estensione,
per forma e condizioni fisiche: dai circi d’alta montagna
        <pb n="15" />
        i

al grande bacino prealpino del Garda; dai laghetti carsici
formati da sbarramento di morene e da frane, alle vaste
conche rotondeggianti; dagli stretti seni lacustri che sembrano
fiordi marini, ai laghi coperti di ninfee e agli specchi per
tre quarti dell’anno ghiacciati; dai laghi paludosi che vanno
scomparendo, ai laghi intermittenti le cui acque cedono
spesso il posto a una verde e ricca vegetazione. (Cesare
Battisti negli Scritti geografici).
Talune zone sono particolarmente ricche di piccoli laghi:
così attorno a Cima d’Asta se ne contano oltre 100 e una
trentina nel territorio di Campiglio fra la Cima Tosa e
la Presanella. Prevalgono quelli d’origine glaciale, specie i
piccoli laghi di circo. Secondo Cesare Battisti i laghi del
Trentino sarebbero 349.
I maggiori laghi completamente trentini (del Garda
appartiene al Trentino solo la parte settentrionale per km.
15 circa) sono: il lago di Caldonazzo (5. 38 km.°), il lago
di Molveno (3.27 km.’), il lago di Ledro (2.18 km.*), il
lago di Levico (1.06 km.*), il lago di Cavedine (1.01 km.)

CASCATE

Sono particolarmente numerose nel Trentino occidentale,
 soprattutto nel bacino della Sarca; quivi sono celebri
quelle di Nardis (oltre 100 m. di salto), del Lares (più
salti per 800 metri), di Falgorida e altre in val Genova;
sul Chiese quelle di Ribor, dell’ Ert, di Boazzo. Celebri
sono ancora le cascate del Varone e del Ponale presso Riva
e quella di Ponte Alto (Fersina) presso Trento.

CLIMA

Chiusa a nord e aperta a sud, la Venezia Tridentina
sente l’influenza del Mediterraneo (Cfr. la flora al di qua
e al di là dello spartiacque - Bolzano-Innsbruk).
        <pb n="16" />
        Data la complessa e svariata struttura fisica del terriritorio,
 le singole località presentano grande varietà di clima.
 În generale questo è continentale alpino: ad inverni
freddi, con abbondanza di nevi, succedono estati temperate
dalle alture, dai boschi, dalle acque, dai ghiacciai e dai
nevai. Ma nelle valli basse (val d’Adige, Valsugana, ecc.) il
clima è affatto continentale, causa il ristagno d’aria e il
disboscamento: ad inverni freddi succedono estati molto
calde. Così la temperatura media di Trento è: gennaio — 1°,
luglio + 23°.
Le piogge sono generalmente abbondanti. A Trento la
piovosità risulta approssimativamente di 1000 mm. all’anno.
Venti speciali sono lo scirocco (vento caldo umido invernale,
 dal sud), il féhn (vento del nord, molto caldo
asciutto invernale) e il vento locale — l’«6ra» del Garda —
(vento fresco umido, in estate nel pomeriggio). Caratteristici
 sono i venti periodici di montagna: cioè un vento
discendente lungo i fianchi, di notte e nelle prime ore del
mattino e un vento ascendente nelle ore successive, portante
 nebbia.
Portano la pioggia i venti del sud, provenienti dal Mediterraneo;
 quelli del nord, passando attraverso la zona
sentrale delle Alpi, portano il sereno.
        <pb n="17" />
        CONFIGURAZIONE
AMMINISTRATIVA E DEMOGRAFICA

CONFIGURAZIONE AMMINISTRATIVA

L’attuale provincia deriva in gran parte da quella che
fu prima della guerra la circoscrizione della cessata Camera
di Commercio, il Trentino. Aveva allora una superficie di
km® 6355, comprendeva 11 distretti politici (capitanati distrettuali),
 26 distretti giudiziari (mandamenti) e 370 comuni;
faceva parte della provincia del Tirolo.
Con la redenzione il territorio trentino, con capoluogo
Trento, comprendeva amministrativamente anche l’Alto Adige
e veniva eretto in provincia unica (provincia della Venezia
Tridentina) con 641.747 abitanti e con km° 13.667: risultava
 pertanto la provincia più estesa d’Italia. Quando col
R. D. 2 gennaio 1927 è stata sdoppiata la provincia tridentina
 nelle due provincie di Trento e di Bolzano, quella
di Trento è risultata costituita del Trentino propriamente
detto ed inoltre del. territorio del mandamento di Egna, con
366 comuni. Con legge 2 luglio 1929 la provincia di Trento
ha ceduto a quella di Vicenza il territorio dei comuni di Casotto
 e Pedemonte (testata dell’Astico). Infine, in seguito ai
provvedimenti generali per la unione dei piccoli comuni o
per l’aggregazione ai maggiori, il numero dei comuni è stato
ridotto a 128, raccolti in 19 circoscrizioni giudiziarie (mandamenti).
        <pb n="18" />
        20

MANDAMENTI
E COMUNI

Ala :
Ala

À vio

COMUNI UNITI O AGGREGATI
(21 31 dicembre 1929)

Chizzola, Pilcante, S. Margherita, Ser.
ravalle a. A.
Borghetto

SUPERFICIE

[1.987
6.883

18.870

Borgo:
Borgo

Caldonazzo
Lavarone
Levico
Luserna
Novaledo
Roncegno

Carzano, Castelnuovo, Ronchi, Telve,
Telve di sopra, Torcegno
Calceranica, Centa S. Nicolò

17.533
3.607
2.585
5.289
824
797
3.804

35.439

Cavalese:
Canazei
Capriana
Castello di Fiemme
Cavalese
Moena
Predazzo
Tesero
Trodena
Valfloriana
Vigo di Fassa
Ziano

Cembra:
Cembra
Grumes
Segonzano
S$over

Campitello
Anterivo, Rover Carbonare
Stramentizzo
Carano, Daiano, Varena
Forno

5. Lugano i

Mazzin, Perra, Pozza, Soraga
Panchià

Faver, Lisignago
Grauno, Valda
Sevignano

9.229
2.411
5.447
9,448
7.152
12.101
5.040
1.792
3.951
14.305
5.601
76.477

3.355
2.417
2.076
1. 468R

9316

Cles:
Cles
Coredo
Flavon
Livo

Mechel
Sfruz, Smarano, Tavon
Cunevo, Terres
Bresimo, Cis, Preghena

3.918
5.078
1.951
8,173
        <pb n="19" />
        21

MANDAMENTI
E COMUNI

Revò
Rumo
Sanzeno
Taio

Tassullo
Tres
l'uenno

COMUNI UNITI O AGGREGATI
(al 31 dicembre 1929)

Cagnò, Romallo
Lauregno, Provés
Banco, Casez, Dambel
Dardine, Dermullo, Mollaro, Segno,
Torra, Tuenetto
Nanno
Priò, Vervò, Vion

SUPERFICIE

1.917
6.357
1.307

1.202
1.784
2.904
71.064

39,655

Condino:
Condino
Pieve di Bono
Storo '
Turano

Cimego, Brione, Castello
Agrone, Bersone, Cologna, Creto, Dao.
ne, Por, Prezzo, Strada, Praso
Bondone, Darzo, Lodrone
Armo, Bolone, Magasa, Moerna, Per.
sone

6.489

20.224
8.205

5,030

320-048

Egna :
Bronzolo
Cortaccia
Egna
Magrè
Montagna
Ora
Salorno
Termeno
Valdagno

Cortina a. A., Favogna

Cauria

745
3.351
2.366
1.585
1.891
1.182
3.320
1.530
5.319

22.289

Fondo :
Brez
Cavareno
Fondo
Romeno

Cloz, Castelfondo
Ronzone, Ruffrè, Seio, Sarnonico
Malosco, S. Felice, Senale, Vasio
Amblar, Don, Malgolo. Salter

5.299
3.371
6.505
2904

18.079

Malè :
Caldès

Commezzadura

Dimaro

Bozzana, Cavizzana, Samoclevo. S. Giacomo

A]lmazzago, Deggiano, Mastellina, Mestriago,
 Piano
Bolentina, Carciato, Monclassico, Mon.
tès. Pressom

2.423
2.251

4.310
        <pb n="20" />
        I

MANDAMENTI
E COMUNI

Malè
Mezzana
Ossana
Peio
Rabbi
Vermiglio

COMUNI UNITI O AGGREGATI
(al 31 dicembre 1929)

Arnago, Croviana, Magras, Terzolas

Castello, Pellizzano, Termenago
Celedizzo, Celentino, Cogolo, Comasine

SUPERFICIE

2.713
2.730
6.516
16.252
13.555
10.389

61.139

Mezzolombardo :
Denno
Mezzocorona
Mezzolombardo
Molveno
Roverè della Luna
5. Michele
Spor
Ton
Zambana

Campodenno, Dercolo, Lover, Quetta,
‘Termon

Andalo

Faedo, Grumo
Cavedago, Sporminore
Masi di Vigo, Toss, Vigo d’Anaunia
Fai, Nave S. Rocco

3.582
2.543
1.381
4.500
1.041
1.558
5.765
2.636
2.852

25.858

Pergine:
Pergine

3. Orsola
Tenna

Canezza, Castagnè, Costasavina, Falesina,
 Ischia, Madrano, Nogarè, Ronctogno,
 Serso, Susà, Viarago, Vigal.
zano, Vignela
Fierozzo, EFrassilongo, Palù

6.908
6.404
314

13.626

Primiero :
Canal S. Bovo
Primiero

Mezzano-Imer

Fiera di Primiero, Sagron Miss, Siror,
Tonadico, Transacqua
Mezzano. Imer

13.405
20.431
7.649

41.485

Riva:
Arco
Bezzecca

Dro
Molina di Ledro

Oltresarca, Romarzollo
Locca, Enguiso, Lenzumo, Pieve di
Ledro -
Drena
Legos, Mezzolago, Prè, Pregasina, Biacesa


6.325

6.024
3.630

5.084
        <pb n="21" />
        25

MANDAMENTI
E COMUNI

Riva
Tenno

Tiarno

COMUNI UNITI O AGGREGATI
(al 31 dicembre 1929)

Nago, Torbole
Cologna - Gavazzo, Pranzo, Ville del
Monte
l'iarno di sopra, Tiarno di sotto

SUPERFICIE

6.643

2.829
4.799

35.334

Rovereto :
Aldeno
Beseno
Brentonico
Folgaria
Isera
Mori
Nomi
Pannone
Pomarolo
Rovereto
Terragnolo
Trambilleno
Vallarsa
Villa Lagarina

Volano

Cimone, Garniga
Besenello, Calliano

Lenzima, Marano, Patone, Revian-Folas
Valle S$. Felice

Chienis, Manzano, Nomesino, Ronzo
Lizzana, Marco, Noriglio

Castellano, Noarna, Nogaredo, Pedertano,
 Sasso

3.283
3.615
6.483
7.209
1.414
1.994
553
2.563
1.031
5.048
3.950
3.020
1.838

2.670
1.119

53.790

Stenico :
Bleggio
Lomaso

S. Lorenzo in Banale
Stenico

Bleggio inferiore, Bleggio superiore
Lundo, Campo, Comano. Fiavè, Stu.
imiaga
Andogno, Dorsino, Tavodo
Premione, Seo, Sclemo. Villa Banale

5.883

6.573
7.416
4.978

24.850

Strigno :
Casteltesino
Grigno
Pieve Tesino
Strigno

lione:
Arnò
Pinzolo
Ragoli

Ospedaletto
Bieno, Cinte Tesino
[vano Fracena, Samone, Scurelle,
Spera, Vill’Agnedo

Bondo, Breguzzo
Carisolo, Giustino,
Montagne, Preore

Massimeno

10.399
6.321
[1.135

7.049
34.904

4.580
15.562
8.157
        <pb n="22" />
        +

MANDAMENTI
E COMUNI

Roncone
Spiazzo
Strembo
Tione
Vigo Rendena
Villa Rendena

COMUNI UNITI O AGGREGATI
(al 31 dicembre 1929}

Lardaro
Borzago, Fisto, Mortaso
Bocenago, Caderzene
Bolbeno, Saone, Zuclo
Pelugo, Darè
Verdesina, Javrè

SUPERFICIE

4.018
7.072
6.532
5.604
2.854
3.496

57.875

Trento:
Albiano
Baselga di Pinè
Bedollo
Civezzano
Fornace
Giovo
Lavis
Trento

Vigolo Vattaro

Lona Lases
Miola

Cognola, Gardolo, Matarello, Meano,
Povo, Ravina, Romagnano, Sardagna,
 Sopramonte, Villazzano, Cadine
Bosentino, Vattaro

2.139
4.084
2.746
1.551
724
2.114
1.266

15.249
3.364

33.237

Vezzano :
Cavedine
Madruzzo
Terlago

Vezzano

Calavino, Lasino
Baselga di Vezzano, Covelo, Vigolo
Baselga
Ciago, Fraveggio, Lon, Margone, Padergnone,
 Ranuzo

3.832
2.883

4.248

3.546

14.509
        <pb n="23" />
        5

CONFIGURAZIONE DEMOGRAFICA

Caratteri generali. — La provincia, prettamente alpina,
raccoglieva nel suo territorio al 31 dicembre 1929 una popolazione
 residente civile di 444.914 abitanti, distribuiti in
oltre 700 nuclei (centri) abitati stabilmente. Di questi il
maggiore è Trenìo (centro urbano) che contava alla stessa
data 44.867 abitanti, cioè il 10.09 °% del totale della provincia.

Secondo le cifre del censimento generale del 1921 la
popolazione corrispondente all’attuale provincia di Trento
invece era di 405.135 abitanti presenti di fatto e di 420.681
aventi residenza legale: quella di Trento (città) di 35.130
abitanti presenti di fatto e di 32.126 aventi residenza legale.
Dei 24.233 abitanti che costituiscono la differenza fra
la popolazione residente calcolata al 31 dicembre 1921 e
quella corrispondente al 31 dicembre 1929, la media d’aumento
 annuale nei corrispondenti otto anni risulta del
5.45 o, cifra sensibilmente inferiore alla media di aumento
 delle varie provincie d’Italia nello stesso periodo
(circa il 7 °/oo).
Sebbene dal 1921 al 1929 la popolazione formante il
centro urbano del capoluogo sia salita, in confronto all’ intera
 popolazione della provincia, dal 7.63 °% al 10.09 °%, con
un notevole contributo d’immigrazione provinciale rurale
(oltre che da altre provincie), tuttavia nessuna sproporzione
ancora esiste fra l’agglomerato cittadino del capoluogo e il
resto della popolazione tridentina, a carattere decisamente
rurale, perchè si possa parlare di un vero. e proprio pericolo
 urbanistico. Anzi, se si fa il confronto con le provincie
 contermini immediatamente a valle della nostra (Verona
 e Brescia), si constata che il centro urbano del capoluogo
 di esse assorbe una quota notevolmente maggiore del
totale demografico provinciale (prov. di Verona: al 31 dicembre
 1929: abitanti 595.251; Verona città 93.245, pari
        <pb n="24" />
        z
pi

al 15.65%; prov. di Brescia: abitanti 737.038, Brescia
città 120.012, cioè il 16.04 °/.
Tenuto conto delle recenti fusioni comunali, i maggiori
comuni della provincia alla data 31 dicembre 1929, risul.
tano : Trento 62.718 abitanti; Rovereto 21.069; Riva 11.646;
Pergine 12.003; Borgo 11.436; Arco 9.392; Levico 7.149;
Ala 7.046; Strigno 5.936; Mori 5.170; Primiero 5.125;
Mezzolombardo 5.061; Cavalese 5.081.
Rispetto alla superficie (km® 6566,8) la densità media
della popolazione residente da 64.06 per km’, qual’era nel
1921, è salita nel 1929 a 67,75 per km’.
Se si considera la struttura prevalentemente montuosa
della provincia, la densità media attuale è abbastanza notevole,
 anche in rapporto a quella di altre provincie alpine *).
Movimento demografico globale per mandamenti. —
Passando in rassegna i dati demografici delle 4 annate
1926-1929 secondo la divisione per mandamenti vigente al
31 dicembre 1929, si rivelano alcuni elementi interessanti
delle variazioni demografiche trentine nelle varie zone della
provincia:

*) Secondo il censimento generale del 1921 per la popolazione presente
di fatto (che di regola d’inverno è notevolmente inferiore, nelle provincie al.
pine, di quella con residenza legale, data la consueta migrazione stagionale dei
montanari verso le altre provincie o all’estero) si rilevano i seguenti dati di
densità per km.’: Trento 61.7; Cuneo 83.9: Belluno 63.8; Aosta 47.7; Sondrio
41 1- Bolzano 33.1.
        <pb n="25" />
        27

MANDAMENTO

Ala . . .
Borgo 0.
Cavalese . . .
Cembra . .
Cles . .
Condino .
Egna ..
Fondo . . .
Malè . . ..
Mezzolombardo .
Pergine . . . . .
Primiero . . . .
Riva. . .
Rovereto
Stenico
Strigno
Tione .
Trento

Vezzano

vv i
a 4 ©
L30 E Si Le
re Li PMO i o
Bo o E e
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D'E DE CI
Lu © Da. e Eu © rm
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[a © e DI e ope PA GE N
fo fu © mm a o MM HH fl i
eci vv i pb On ©
fe A gg |iu a ga
N

10.766] 11.069] 11.119| 11.175] 11.129! + co + 0,18 %
29.508 ano 30.060| 30.033] 29.971: 751 — 0,08 %
25.596| 24.794) 24.855| 24,845] 24.954) + 160! 2 0,21 %
8.258| 8.590] 8.639) 8719) 8777) + 187 +0,71 %
25,637| 24.772) 24.932] 25.051| 25.164] + 392! + 0,53 %
9,495| 11.664! 11.705] 11.683! 11.750] + 86| 40,24 %
16.533! 17.929! 18.230| 18.385] 18.720) + 791 +1,41 %
12.693] 12,222! 12.194] 12.261! 12.385] + 163! + 0,44 %
16.184| 16.700| 16.809! 16.884! 16.933] + 233! + 0,40 %
ns 12.784! 22.978! 23.253] 23.486) + 702 + 1,00 %
15.606] 15.257! 15.341 1300 15.361 + 104 40,23 %
10.246| 12.140 12.217| 12.352| 12.487 + 340! 40,90 %
29.593] 30.367| 30.816| 31.105| 31.112! + 748 40,80 %
58,951 59.,344| 59.941| 60.407] 61.019 41.675 40,91 %
11.920] 11.728| 11.671] 11.673] 11.618! — 110' — 0,31 %
16.157! 16.487| 16.466| 16.579) 16.631! + 14 + 0,29 %
19.264' 18.877] 18.937| 18.682! 18.498! — 379) — 0,68 %
70.850! 77.075| 79.182] 80.322! 83.929! 16.854] + 2,72 %
10.878! 10.802! 10.875) 10.916! 10.990! + 0,57 %

420.681 l432.647/436.967|439.721 |444.914]

Dei mandamenti trentini pertanto solo quelli di Mezzolombardo,
 Primiero, Riva, Rovereto, raggiungono nel periodo
 1926-29 una media di incremento annuale uguale
o superiore alla media d’incremento delle provincie italiane
nel 1929 (8.1 o); gli altri presentano cifre più basse e
taluni anzi bassissime, cioè sotto la metà della media generale
 italiana o addirittura negative (Borgo — 0.8 003
Stenico — 3.1 °%; Tione — 6.8 °/.). Due fattori fondamen
tali provocano questa perturbazione demografica, talvolta
concorrendo e assommandosi: lo spopolamento della montagna
 e le conseguenze del depauperamento bellico.
        <pb n="26" />
        MANDAMENTO

ila .

Borgo.
Zavalese
Cembra
clea .
Condino
Egna . .
Fondo . .
Malè o
Mezzolombardo
Pergine è
Primiero
Riva ;
Rovereto

Stenico ,
Strigno
Tione
lrento
Vezzano

MOVIMENTO NATURALE E

9237

movi-.
 mento
nati | morti i At»
rale

immi.| emigrati
 | grati

movi- ] varia-,
mento | zione
migra- | glotorio
 ! bale

nati | morti

295 | 204/44 91) 2071 as8|- ant e
664] 441 | + 223) 397! 606 - 209| + 14
565 | 438 + 127| 221! 9287|_ 66 + 61
250| 149| + 101| 25 "pr 82/4 49
621 | 388|+ 233| 152 2251 73/4 160
- 191 | + 86| 12 s8l_ 45/4 41
5001 241 |/+ 259| 411 39/4 42/4 301
209! 194|+ 15| 5° 95 | 48|_ 28
188! 285 / + 153| 126 170|= 44/+ 0
18) 366|+ 252| 430 497 | 58 | + 194
368 | 243|/+ 125| 138 174|- 41|+ sal
267] 188|+ 79| sa ss 24 77)
782| a448|4 334! 750 635 |+ 115 | + 449!
s54| 1011|+ 543! 878° 824/454 |+ 597
248 | 189 | + 50) 661 182|_ 116 _ 57
352) 245 | + 107) 114) 242 |_ 128 |- 21
387 | 298 |+ oa) 90 | 124|— 34|+ 60
n 1136 | + 650 | 1859 | 3434 |--1425 | 4-2075
271| 163] + 108 45) 80|_ 35|+ 731

314 I 218 |"
se ja '
516 | 462:
248! 183
568! 456 -
240! 243 |
134 284
1! 210)?
399! 388
316] 392!
332° 210
307! 179
710| 513
{481 | 1015
249 202°
107 | 266
372 276
1652 | 1075
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Nel bilancio d’incremento naturale della popolazione si
nota una decrescenza sensibile, dal 1927 (8.35 °/00) al 1928
(6.46 °/50) al 1929 (4.63 °/), pur rimanendo nel complesso
confortante (ma decrescente) la natalità delle tre annate
(rispettivamente 23.99 %; 22.8 °/o; 21.21 °/so). Evidentemente
 è la maggiore mortalità percentuale nei mandamenti
tipicamente alpestri, che riesce eccezionalmente a rendere
persino passivo il bilancio di incremento naturale del 1928
nel mandamento di Condino (— 3) e quello di Stenico nel
1929 (— 21). Nel movimento migratorio si nota: nel 1927,
ad eccezione dei mandamenti di Trento (+ 1425), Rovereto
(+ 54), Riva (+ 115), influenzati da un modesto urbanesimo,
 e di Egna (+ 42), tutti gli altri segnano un bilancio
migratorio negativo, pur avendosi un totale con un leggero
incremento complessivo (+ 649 — 1.49 /,); viceversa, nel
1928, vi sono 9 mandamenti con cifre per quanto modestissime,
 positive (di emigrazione): si attenua però fortemente
 l’afflusso urbanistico nel capoluogo e pertanto risulta
in definitiva un bilancio negativo (di — 78, cioè il 0.20 °%o).
Nel 1929 la tendenza a un bilancio migratorio negativo comincia
 a riprendere (8 mandamenti positivi su 19) ed il bilancio
 complessivo è debolmente positivo (+ 155, cioè il
0,35 °/00) solo per una notevole immigrazione nel mandamento
 di Egna (+ 200).
Il capoluogo. — Come si è già detto, il fenomeno
urbanistico per Trento città non presenta motivo di preoccupazione.
 I dati di bilancio del movimento naturale e mivratorio
 segnano :
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Il dato del valore del bilancio d’incremento naturale
nel dopoguerra è costantemente positivo: sì presenta in aumento
 piuttosto marcato dal 1921 al 1924 (da + 0.59°
a + 1.01°%), per discendere negli anni successivi dal 1925
al 1929, su percentuali pur sempre confortanti, in confronto
a quelle delle agglomerazioni urbane. È indubitato che tale
oscillazione è la ripercussione della ripresa demografica della
città dopo lo sconquasso della guerra; ripresa che avverandosi
 a distanza di qualche anno dalla fine delle ostilità,
documenta, se ve ne fosse bisogno, la gravità del, turbamento
demografico prodotto dalla guerra stessa e che si potrebbe
rilevare non solo pel capoluogo, ma per tutta la provincia.
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(esclusi i nati morti) dal
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iscritti nel registro
della popolazione
civile dal 1° gennaio
21 31 dicembre 1920
come immigrati

cancellati dal registro | POPOLAZIONE CALCOLATA
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stabile dal 1° gennaio
al 31 dicembre 1929
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1.373 1.378
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2.138 2.143
2,936 2.942
2.660 2.660
2041 2.046
2.509 | 2,515
1.630 ' 1.630
2.014 2.019
1.594 1.594
2.065 2.069
3.354 3.354
2.289 2.297
3.488 3.494
1.610 1.625
5.936 5.936
2.319 2.325
2.309 2.309
849 855
2.116 2.122
2.141 2.154
3.126 3.131
2.378 2.382
2.673 2.673
1.375 1.375
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Vigo Rendena
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dal 1° gennaio
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al 31 dic. 1929
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iscritti nel registro
della popolazione
civile dal 1° gennaic
al 31 dicembre 1924
come immigrati

cancellati dal registro | POPOLAZIONE CALCOLATA
della popolazione al 31 dicembre 1929
stabile dal 1° gennaio beta
al 31 dicembre 1929
come emigrati

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        II° PARTE
        <pb n="35" />
        AGRICOLTURA

CATASTO AGRARIO

Il catasto, che si presenta piuttosto vecchio e non molto
chiaro nelle voci, indica per la provincia di Trento una superficie
 di 656.680 ettari, così distribuita nei singoli comuni:

superficie coltivata

"omuni

circondario di Borgo
Borgo A
Caldonazzo . .
Canale S. Boro .
Castello Tesino .
Grigno . . . +
Lavarone . .
Levico . . .
Luserna . . .
Mezzano-Imer. . . .
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Pieve Tesino . :
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Roncegno . .
Strigno

uperficie

agraria ' forestale

malghe
e paseoli

totale

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13.405
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2.585 |
6.289 |
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7.649 |
797
11.135 |
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3.804
7.049
111.828 | 19.081.4 | 50.469 | 28.083.6 | 97.634

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1.045.1
1.687
1.344
1.100
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1.385 |
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1.728
7.062
4,129
3.017
1.709
3.388
354
3.543
432
4.467
8.179
1.432
2.053

4.,747.5
298.9
3.575
4.049
1.101

15.981
3.053
12.324
9.522
5.218
2.538
5.536
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7.183
754
9.564
15.742
3.539
5.864
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superficie coltivata

comuni -

superficie

; 1 malghe
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totale

circondario di Cavalese

Bronzolo . .
Canazei .
Capriana .

Castello .
Cavalese .
Cortaccia

Egna ..
Magrè . .
Moena . .
Montagna
Ora .
Predazzo .

Salorno .
Termeno .
Tesero . .
Trodena .
Valdagno
Valfloriana .
Vigo di Fassa
Ziano . .

745
9,229
2.411 !
5,447
9.448
3.351
2,366
1.585
7.152
1.891
1.182
12.101
3.320
1.530
5.040
1.792
6.319
3.951
14.305
5,601

98.766

317 |
458 |
343
357
1.132
1.007
504
509
658
372
375
1.516
675
728.9
426
256
816
211
906
385

11.951.9

285
2.941
1,428
3.665
5.687
2.014
1.461
705
2.767
1.224
439
5.684
2.014
582
2.442
1.218
4.521
2.898
5.398
2,244

49.617

11
3.383
370
1.193
2.288
116
165
189
3.052
229
22
3.827
316
7.1
1.729
291
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4.195
2.368

25.423.1 |

613
6.782
2.341
5.215
9.107
3.137
2.130
1.403
6.477
1,825
836
11.027
3.005
1.318
4,597
1,765
6.116
3.802
10.499
4997
86.992

circondario di Cles

Brez. . .
Caldes . .
Cavareno
Cles...
Commezzadura . .
Coredo . .
Dimaro .
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5.299

2.423
3.371
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1.197
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2.465
1.212

2.247
345.6
1.076
1.635
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1.324
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5.132
2.279
3.304
3.780
2.391
4.988
3.552
1.908
        <pb n="37" />
        superficie coltivata

comuni

Fondo .
Livo . .
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Mezzana

(Ossana

Peio . .
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Revò .
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Rumo . .
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Vermiglio

superficie

6,505
6.173
2.713
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agraria

1.271.5

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1.093
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650.3

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700
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383

16.153.9

forestale

malghe. {totale
e pascoli

3.775
1.989
1.457
1.496
2.647
3.884
3.796
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1.291
2.089
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1.563 |
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6.408
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2.619
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6.643 | 1.066
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2.9064.4

5.948
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2.842
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5.029
2.712
4.712
31.999

circondario di Rovereto

Ala...
Aldeno .
Avio .
Beseno

11.987 | 1.174
3.283 854
6.883 859
3.615 446

8.188 2.200
1.831 | 413
4201 | 1.541
2.401 | 523

11.562
3.098
6.601
3.370
        <pb n="38" />
        superficie coltivata

comuni

Brentonico . . . . . ..
Folgaria . è
Isera
Mori .
Nomi .
Pannone
Pomarolo
Rovereto .
T'erragnolo .
Trambilleno
Vallarea . . .
Villa Lagarina .
Volano

3uperficie

agraria

forestale

6.483 1.677
7.209 ' 1,226 |
1.414 696.4
1.994 1,011
553 149
2.568 907,5
1.031 298
5,048 1.524.4
3.950 1 344
5.020 | 253
7.838 | 749
2.670 880
1119 | 387
72.660 | 13.435.3 | 41.101.9'

2.692
3.937
554.1
692
307
1.318
563
2.449.1
2.920
1.792
5.333 |
1.424.7
49090!

malghe
e pascoli

totale

]

1.984 6.353
1.914 | 7.077
77.5 1.328
119 1.822
42 498
214.5 2.440
131 992
477.5 4.451
555 3.819
2.906 4,951
858 6.940
190.3 | 2.495
150 1.036
14.295,8 | 68.833

circondario di Tione

iruò ..
Bleggio .
Condino . .
Lomaso . .
Pieve di Bono
Piozolo . .
Ragoli . .
Roncone .
5. Lorenzo

Spiazzo  .
Stenico
Storo .
Strembo .
Tione . . .
Turano . . .
Vigo Rendena
Villa Rendena

1.580 472 | 3.596
5.883 1.019.7 5.195
5,489 931 6.335
6.573 1.916.2 6.419
20.224 1,248,8 15.136
15.562 | 790 | 10.161
8157 | 638,9 5.960
4018 | 607 3.714
7.416 | 781.8 5.868
7.072 402 | 4.561
1.978 659.4 4,284
8.205 | 1.100 7.939
6.532 | 516 5.308
5.604 | 927 5.418
5.030 | 789 4.839
2.854 | 218.2 1.624
3496 | 399. |! 2.368
122,673 | 13.416 | 53.480.4 | 31.828.6 | 98.725
        <pb n="39" />
        juperficie coltivata

omuni

;uperficie

agraria

forestale

malghe
* pascoli

totale

circondario di Trento

Albiano . . 0.
Baselga di Pinè . . ..
Bedollo . . . .
Cavedine . .
Cembra . .
Civezzano
Denno . .
Giovo .
Grames
Fornace
Lavis . ..
Madruzzo . .
Mezzocorona . . i
Mezzolombardo . . . . .
Molveno . . . .
Pergine . . . .
Roverè della Luna  #
5. Michele . . x
S. Orsola . .
Segonzano
Sover . .
Spor...
Tenna .
Terlago .
Ton...
Trento. . . .
Vezzano . .
Vigolo Vattaro . .
Zambana . ..

2.139 |
1.084 |
2.746 !
3.832
3,355 *
1.551
3.582
2.114
2.417
724 |
1,266
2.883 |
2,543 |
1,381
4.500 |
6.908 !
1.041 |
1.558
6.404
2.076 |
1.468 |
5.765 |
314
1.248
2.636
15.249
3,546
3.364
2.852

363
837
395
994
192
663
825
476
296
234
819
698
610
552
316
2.314.8
206
531.5
1.001
357 |
238 |
778
153
616
483 -
5.235
433
785
AR

1.406
2.280 |
[1.452
1973 |!
2.377
657
1.681
1.278
1.482
299
165
1.342
1.020
578
1.807 |
3,280.4 |
517
741.5
2.848
1.330
838
3.208
132
1.983
1.774
7.108
2.107
1 842

1.655

126
567
699
994
364
137

638

278
547
162
62
383
392
35
619
432.8

78
98
1,757
253
258
390
13
1.086
196
1.663
808
540
200)

1.895
3.684
2,546
3.961
3.233
1.457
3.144
2.032
2.325
695
1.046
2.623
2.022
1.165
2.742
6.028
801
1.371
5.606
1.940
1.334
4.876
298
3.685
2.453
14.006
3.348
3.167
2.398

96.546 | 22.154.3 | 49.160.9 | 14.,565.8 I 85.881
        <pb n="40" />
        COLTURE AGRARIE

La suddivisione del terreno nelle singole colture appare
 dal seguente prospetto :

FONDOVALLE

MONTE

TOTALE

COLTURE

seminativi . . .
prativi . . .. se
orti e frutteti . . . . .
rigneti . . .

superficie agraria

pascoli e alpi . . . .
boschi e selve . . . ..

superficie agraria
forestale .

improduttivi compresi laghi,
 paludi e stagni

ettari

%

ettari

05

ettari | %

13.470 | 17.8
2.257 | 3.0,
580 | 08

32.927 | 56
43.773 | 7.6
720 | 0.1
4.880.4| 0.8

46.397 {| 71
46.030’ |" 7.0
1.300 0.2
8.402 41 1.2

3.523 | 46

19.830 | 26.2

82.300.4 14.1
147.977. 25.5 |

102.130.4| 15.5

7573 | 10.0

155.550.7|

23.7

29.696 |

52.4

272.7129) 47.0

312.408 al

47.6

87.099 |

880.6

502.991 | 86.6 li 570.090

86.8

8.651 | 114 | 77.939 | 13.4 || 86.590 | 13.2
75.150 | 100.0 | 580.930 l 100.0 | 656.680 | 100.0

I

I terreni seminativi ed in parte anche i prativi sono
da intendersi piantati con filari di viti o con piante di
gelso o da frutto. Ed è da questi terreni che si trae il
maggior prodotto in uva ed in frutta, mentre quelli che
nel catasto figurano come orti e frutteti, sono piccoli appezzamenti
 destinati a produrre per la sola economia fami
gliare; la voce «vigneti» comprende in massima parte dei
poveri vigneti, guadagnati sui dirupi più scoscesi, con lavori
di terrazzamento, ammirevoli, ma non giustificati nè dalla
quantità nè dalla qualità del prodotto.
I boschi e le selve, i pascoli e le alpi coprono gran
parte della montagna fino al limite della vegetazione
(m. 1800 s. m. per i boschi, m. 2400 s. m. per i pascoli).
        <pb n="41" />
        -1

[ terreni a coltura più intensiva si spingono nelle posizioni
più apriche fino a m. 1500 s. m.: coprono la massima parte
delle pendici al di sotto dei 900 m. e quasi per intero la
parte pianeggiante del fondovalle dell’ Adige, della Sarca,
della Brenta.
Soltanto i terreni sul fondo delle maggiori valli sono
di natura alluvionale, gli altri, in massima parte di forma»
zione autositica, sono d’origini assai varie, ma debbono la
loro maggiore o minore produttività, piuttosto che alla loro
origine, alle spessore dello strato lavorabile, alla natura più
o meno tenace o sciolta e, quello che più conta per terreni
 di montagna, alla loro esposizione.
La provincia può esser divisa in due zone: una montana
 dove predominano la selvicoltura e la pastorizia (dai
700 m. s. m. in su), e un’altra a carattere più spiecatamente
 agricolo, con predominio delle colture legnose; questa
copre le pendici più basse e si ‘estende nella parte pianeggiante
 del fondo valle. Le due zone non sono nettamente
distinte, ma passano per gradi l’una nell’altra; vi ha la
tendenza della coltura delle piante da frutto a portarsi sino
verso i 1000 m., mentre non di rado boschi cedui coprono
anche i terreni più poveri della base dei monti.
L’agricoltura delle due zone oltre che dalle colture è
caratterizzata dal modo di conduzione delle aziende. In montagna
 la piccola proprietà, in media di mezzo ettaro, trova
il necessario completamento dell’ azienda nell’uso dei beni
comuni, boschi e pascoli, generalmente di proprietà comunale
 o di frazioni o consortele. Ogni proprietario ha un numero,
 spesso notevole, di piccole particelle fondiarie, anche
distanti fra loro, che talora non raggiungono i 200 m°’, e su
queste coltiva di solito piante alimentari, frumento, segala,
orzo, patate e granoturco ; dopo la segala in seconda coltura
il saraceno o le rape. Altri appezzamenti sono coltivati a
prato stabile e la produzione vi è spinta al massimo con
abbondanti letamazioni e, dove è possibile, con l’irrigazione.
        <pb n="42" />
        i

Nella zona di valle la proprietà è in generale più
estesa e spesso la conduzione è a mezzadria su poderi di
3-5 ettari. Quivi le colture erbacee, frumento e granoturco,
 sono consociate alla vite, al gelso e alle piante da
frutto; il prato è poco esteso e, ove è in uso la mezzadria,
 viene affittato al colono perchè il proprietario non è
partecipe dell’utile del bestiame se non indirettamente,
essendo il colono obbligato a usare del letame prodotto
per l’ingrasso del fondo.
La coltura è stata intensificata con l’irrigazione a mezzo
delle abbondanti acque, che hanno favorito specialmente la
produzione foraggera. L’irrigazione è naturalmente frazionata
 in causa dell’accidentalità del suolo della regione montuosa
 e soltanto negli ultimi anni è stata disciplinata con
la costituzione di nuovi consorzi irrigui.
La dotazione media per ettaro dell’acqua varia a seconda
 della costituzione dei terreni e delle colture; in zone
di collina l’irrigazione si pratica d’ordinario solo ai prati,
non anche ai seminativi, perchè l’azione meccanica dell’acqua
per la pendenza del suolo sconvolgerebbe le colture. Nelle
valli dell’Avisio non sono state fatte opere importanti d’irrigazione,
 essendo la zona sufficientemente umida (massime
precipitazioni in val di Fassa) e la proprietà molto frazionata
 e quindi difficile l’uso in comune delle acque per
irrivazione.

ZzOon e

val d’Adige .
valle di Non
valle di Sole . .
zona della Sarca (da Tione-Pinzolo--Dro
Riva) . ..

Valsugana .

ia | superficie
LIA irrigata
SE ettari
2 l/sec

18
20

3149
2950 }
645 |

7

6
A

1675
1500

dotazione
media
per ettaro
l/see

da 8 a 0.90

da 2.50 a 0.90

da 8 a 3
| da 10 a 2
        <pb n="43" />
        BOSCO

La maggior parte della zona boscata si trova in montagna.
 E’, per circa il 75 °/,, demanio dei comuni. Il rimamanente
 è proprietà dello Stato o di altre collettività, O
proprietà privata.

boschi di proprietà

distretto forestale

Borgo . .
Cavalese .
Cles . . .
Malè . .
Pergine .
Primiero .
Riva .
Rovereto .
Tione . .
Trento .

totale

dì comuni

di comunità,
fondazioni
O altri enti

diì privati

dello State

ettari sui i euari
21.,816.5 5,014.5 9.5
19.771 1.988 | 1,836
26.760 3,208 —
21.553 1.061 -
14.291 i 4.079 -
21.339 322 1.340.6 | 4.105
29.889 210 4.149 18
21.613 240, 18661 | 170
37.972.2 60 | 6.402 0.1
22.542 122 | 6784 | 216
2375467 | 15.820,5 | 52.687.1 | 63546
219 408.9

I boschi servono anzitutto ai bisogni della popolazione
agricolo-pastorale della montagna, fornendo il combustibile,
la lettiera per il bestiame bovino e buona parte del materiale
 da fabbrica, essendo le abitazioni ancora in parte
costruite e ricoperte di legno. Il legname usato per questi
scopi viene ricavato non solo dai boschi privati e da quelli
delle collettività, ma anche e in massima parte dai boschi
dei comuni, che cedono il legname agli abitanti o gratuitamente
 o a condizioni di tutto favore.
Col migliorare della viabilità i boschi sono venuti alimentando
 un notevole commercio di esportazione dalla provincia,
 procurando ai comuni i mezzi per dar mano ad opere
di vantaggio pubblico e spesso anche per provvedere ai
servizi pubblici più indispensabili, cui non basterebbero i
        <pb n="44" />
        A

gettiti delle imposte e delle tasse. Alimentano infine l’industria
 locale del legno, esercitata qui e lì anche dai montanari
 nelle loro case durante l’inverno.
Nella zona di montagna predomina la foresta ad alto
fusto, specialmente di essenze aghifoglie. È’ caratteristica la
selva d’abete rosso, cui seguono per importanza l’abete bianco,
il larice, il pino silvestre, il cirmo. Sulle pendici più alte
allignano il pino mugo, l’ontano, il rododendro; essenze
queste che servono di copertura di dette pendici; infestano talvolta
 il pascolo alpino. Nella zona più bassa e più popolata
le selve secolari di aghifoglie lasciano il posto ai cedui di
faggio, di quercia, di nocciolo, spesso assoggettati a turni
di taglio molto brevi, che depauperano il bosco e appena
sodisfanno al bisogno locale di legna.
In complesso la superficie boscata è coperta per il 58 o
da aghifoglie, per il resto da latifoglie; il 64 °/ è ad alto
fusto. il 36% è boseo ceduo.

Produzione di legname.
La produzione (in me.) di legname da opera e da costruzione
 e di legna da fuoco dopo il 1920 è stata:

distretto
forestale

1921

19022

1923

1924 | 1925

1926

1927 | 1928 | 1929

Borgo . .
Cavalese . . .
Cles. . . . .
Malè...
Mezzolombardo
 . . .
Pergine . .. .
Primiero. . .
Riva
Rovereto. . .
Tione . . .
Trento.

25,826
68,950
40.443
32.747 !

44.438 |
50.174
42.000 '
44 172

40.490 |
52.075
51.281
238.453

38,227 30,574
68.959 71.072
57.084 55,090
44.802 | 46.537

35.250
98.470
48.383
22 506

15.236 |
54.816 |
41.313 | 44,325
36.758 | 52.536

29.395
52,832

30,495
61.088
38.957
49.746

27.346 | 21.100 | o
26.852 ' 13,000 | 30.250 34.813 | 26.328 31.487 Sai 14.768 13.000
31.684 47.803 71.167 54.000 51.890 106.025 44.745 | 36.142 37.042
26.216 21.664 34.686 31.811 46.632 43.289 mons 27.223 41.887
41.710 | 66.665 | 73.083 73.088 ' 69.931 61.505 50.423 | 32.705 32.070
54.018 | bn 91.971 84.713 | 66.714 ' 77.076 sono) 57.300 56.305
9.023 | 17.183 | 37.508! 32.988 | 35.716 | 20.219 21.920 ! 18.000 ! 20.340
totali Î ss4.815 | 451.775 | 520.964 | 520.475 | so1.484 | sss.300 | 381.496 | 365.226 | 380.930
        <pb n="45" />
        35

Nel 1919 la produzione era salita a mc. 715.000 e
una quantità ancora maggiore si era ricavata nel 1920.
Questo reddito straordinario fu dovuto però alle condizioni
speciali in cui vennero a trovarsi i boschi e il paese, devastati
 dalla guerra. Negli anni successivi lo sfruttamento
si è dovuto contenere dentro limiti più stretti, per non
tompromettere l’integrità del patrimonio silvano.
La produzione forestale trentina è consumata per 2/5
dai proprietari dei boschi; dei rimanenti 3/5, parte serve
al fabbisogno interno della provincia e parte (quasi la metà
della produzione) viene esportata nelle vecchie provincie. In
quest’ultimo riguardo tiene il primo posto il distretto di
Cavalese, che esporta da solo circa il 20 °/ del quantitativo
slobale; ad esso seguono Primiero e Tione, ciascuno con
circa il 18 °/o.
Nel 1927, tenuto conto dei prezzi praticati nelle diverse
zone selvicole, il valore commerciale del legno sul posto è risultato
 di circa L. 13 milioni: 2 milioni della legna da fuoco
e 11 del legname da opera. Il prezzo medio generale raggiunto
 dal legname da opera è stato di L. 75 per me.,
quello della legna da fuoco di poco meno di 12.
In detto anno è cominciata per questa importante risorsa
 una forte discesa del prezzo, causata dal ristagno
dell’industria edilizia e dalla forte concorrenza dell’ estero.
Nel 1928, verso la fine, si è avuto bensì una qualche
ripresa e il mercato si è in parte riavuto; ma la ripresa
ha durato poco e la ricaduta non ha poi più smesso ed ancora
 adesso il commercio del legname si dibatte fra le più
aspre difficoltà.
        <pb n="46" />
        PRODUZIONE DI LEGNAME NEL 1929

=_= more seine i i
roduzione ine . . . .
P in me | utilizzazione in metri cubi

distretto forestale

Borgo
Borgo .
Caldonazzo .
Casotto .
Grigno ,
Lavarone .
Levico . .
Luserna .
Novaledo. .
Pedemonte .
Pieve Tesino .
Roncegno., . .
Strigno. .
Vigolo Vattaro

È E E *

totale

Cavalese
Canazei.
Capriana .
Castello.
Cavalese . .
Moena . . . .
Predazzo . . . ..
Vigo di Fassa. . .
Ziano
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2.000
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3.170| 2,040
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distretto forestale

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per il fabbisogno
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11.407 | 8.983 | 9.661 1.176 | 1.746 | 7,757
203,063 | 177.867 144.144 | 21.035 | 40.822 | 150.834

2870 | 1.165
8

PASCOLO ALPINO

La montagna trentina è caratterizzata oltre che dalle
foreste, dal pascolo alpino, che copre circa un quarto della
superficie produttiva della provincia.
La produzione di questi pascoli, data l’ubicazione, è
piuttosto bassa e si valuta in media in 6 quintali di fieno
per ettaro. E’ affatto indispensabile all’economia zootecnica
della montagna, poichè serve anzitutto al pascolo del bestiame
dei paesi sottostanti durante i tre mesi estivi, dalla metà
di giugno alla metà di settembre. Sono circa 50.000 capi
bovini, 15.000 suini, 16.000 ovini e 6.000 caprini che
vengono condotti al pascolo sulle alpi della provincia e di
essi soltanto 15.000 capi provengono dalle finitime provincie
 di Brescia. Verona. Vicenza.
        <pb n="52" />
        5)

Durante il periodo dell’alpeggio il bestiame dei singoli
proprietari viene raccolto in mandre, spesso di oltre 100
capi, a ciascuna delle quali è destinato per lo sfruttamento
un determinato pascolo. Questo, d’ordinario, è provvisto
di ricovero per i pastori e spesso anche per il bestiame, e
prende complessivamente il nome di malga. Si contano non
meno di 600 malghe, di cui 83° di proprietà comunale,
11° di collettività agrarie, 6% di privati. |
Il foraggio del pascolo alpino viene in massima parte
trasformato in latte (oltre 200 mila quintali), in parte viene
trasformato in carne sotto forma di agnelli, di castrati e
di maiali. Il latte viene lavorato in rudimentali caseifici
sui pascoli stessi e trasformato in circa 15 mila quintali
di formaggio magro e semigrasso, in 6-7 mila quintali
di burro e in altrettanti di ricotta. Assieme all’industria
casearia si cura sui pascoli di montagna l’allevamento di
15 mila maiali, che utilizzano il siero di latte.
La coltura dei pascoli alpini, condotta fino a pochi
anni fa con sistemi primitivi e spesso irrazionali, ha subito
un notevole miglioramento nel dopoguerra, mercè il valido
aiuto finanziario dello Stato che ha incoraggiato l’iniziativa
 del proprietario montanaro. Questo contributo è contemplato
 nella legge forestale 30 dicembre 1923 n. 3267
nella misura dal 20 al 35° della spesa. I lavori di miglioramento
 dei pascoli consistono anzitutto nella costruzione
di razionali ricoveri per le persone e per il bestiame, migliore
 attrezzatura dei caseifici, costruzione di acquedotti per
l’abbeverata del bestiame e spesso per l’irrigazione, infine
nella pulitura del pascolo dai cespugli e dal pietrame, non di
rado in opere di difesa dalle valanghe e dalla caduta dei
sassi dalle cime sovrasianti. Fino a tutto il 1929 sono stati
progettati di tali lavori di miglioria per oltre 100 malghe,
con un preventivo di spesa di oltre 10 milioni di lire; nel
triennio 1927-1929 ne sono stati eseguiti 58, su progetti compilati
 in gran parte dalla Cattedra ambulante di agricoltura.
Anche l’uso dei pascoli è stato disciplinato caso per
caso con speciali regolamenti.
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        pig

MIGLIORIE DI MALGHE

malga |

| importo | contributo
nel comune dei lavori statale

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1927

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S. Giovanni
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Malghetto
Malghetto
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Dorsino
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Terzolas
Sanzeno
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Cavedago
Brentonico
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51.000.—
2.856.80
57.593.38
107.034,42
25.427.21
8.934.22
5.000. —
51.412.06
139.528.31
49,191.28

105.100.16
132.580.68
72.681.76
75.568.54
‘37.048.50
86.418.50
68.495.04
145.030.40
31.214. —
45.421.48
73.033.07
175272.30
1.555.742.11

15.242. —
857.05

3.114.47

12.367'13
13.455.62
14.,586.12

36.415.75
14.206,52
7.710.70
21.194.03
11.855.90
14.165.52
6.834.67
47.572.717
2.640.78
12.200.—
6.118,27
6.627.90
 247,155.20

1928

S. Giacomo
Canalette e Pesna
Prato Alpesina
Bess
Fassole
Baito. di Fondo

Brentonico

Avio
Ala

66.000.— 1
166.602,63
131,626,50
205.547.95
47.577,20
138.173.69

18.672.13
40.978.177
3.232.86
4.110.953
13.427 .—
4.660.85
        <pb n="54" />
        malga

Ortisè
Fratte
Rodezza
Moregna
Buse S. Antonio
Malghette
Calvera

Fornasa e Valletta
Zonta
Praino
Stabli
Stabio-Ablino

nel comune

Mezzana
Rabbi
Tres
Predazzo
Pomarolo
Darè
Vigo Rendena
Fornace
Folgaria
Tavrè
Mezzana

Bleggio superiore

importo | contributo
dei lavori statale
L. L.

65.815.95
10.870.—
58.392.85
28.477.01
65.521.11
31.317;92
56.220.45
30.782.36
7.541.60
4.000. —
54.155.95 | 22.452,57
50.528.57 17.685.06
1.219.151.74 | 206.902.64

22.452.28

1929

Campei, Val Parol,
Bordina, YValgrande
Pravecchio
Campagnola
Susine
Pravecchio e Susini
acquedotto)

Mortigola
Vignola
Foschie
Dassioli
Campoantico
Grumo
Bodrina
Vialghette
Pascoli comunali
Fratte
Piovernetta

Brentonico

FE]

Avio
Arnò
Caldes
Ton
Commezzadura
Albiano
Rabbi
Folgaria

116.694.97
138.257.07
115.619,63
74,921.48

32.172.56
47.316.38
33.023.97
18.457,53

17.677.90
45.672,25
115.720.—
52.500.16
16.813,59
103.518.97
11.465,53
63.011,12
40,136.22
28.468,53
75,420.—
26.666,79 -
1.042.564.21 | 209,841.33
        <pb n="55" />
        ALLEVAMENTO DEL BESTIAME

Bovini.

Di pari passo col miglioramento del pascolo il monlanaro
 ha curato quello delle attitudini produttive del
proprio bestiame, interessandosi anzitutto al patrimonio bovino,
 il più importante per valore economico e per numero
di capi. Il censimento del 1910 faceva ascendere il numero
 dei bovini a 103.000 capi. Questo numero, che poteva
essere considerato un dato medio per quell’epoca, è in
seguito andato soggetto a notevoli spostamenti. Le devastazioni
 della. guerra lo hanno ridotto del 50%, le epidemie
aftose e le siccità ne hanno ostacolato poi il naturale incremento,
 quale si sarebbe potuto attendere dal miglioramento
dei pascoli e dall’estendersi dell’irrigazione. Nel 1927 i
bovini arrivarono alla cifra di 115.000 capi, e questa è da
ritenersi la quantità normale che oggi può essere mantenuta
nella provincia. Però nei due anni seguenti la cifra non è
stata più raggiunta per effetto ancora della siccità e della
conseguente penuria di foraggio.
L’allevamento dei bovini interessa presso che solo la
montagna, perchè la zona di piano e di colle usa acqui.
stare il bestiame nella zona d’allevamento per sfruttarlo
per il lavoro e per il latte.
Il patrimonio bovino trentino ha le caratteristiche del
bestiame alpino, a triplice attitudine : latte, lavoro, carne;
e si distingue nel tipo Rendena bruno e nel tipo grigio.
Il primo ha la sua culla nella valle Rendena, da cui
ha preso il nome. E’ esteso a tutta la valle della Sarca,
del Chiese e di Ledro. Il peso medio è di 380 kg. La
produzione di latte è buona, non inferiore in media a 1800
kg. annui per capo. Nei centri di allevamento migliori il
peso arriva ai 420 kg. e la produzione media di latte a
2200 kg.
La varietà grigia si suddivide nel tipo di taglia grande,
        <pb n="56" />
        36

che si trova nelle valli di Non, di Sole e di Fiemme, cioè
nelle zone più fertili e meglio coltivate, e in quello di
taglia piccola, allevato in val di Fassa, Primiero, Valsugana.
 La grigia di taglia grande raggiunge un peso medio
da 420 a 450 kg. e dà una produzione annua di latte di
circa 2000 kg. Le bovine hanno buona resistenza al lavoro
e vengono generalmente adibite anche per i lavori agricoli
 meno faticosi. L’attitudine alla produzione di carne è
sodisfacente.
La grigia di taglia piccola dà una buona produzione
di latte, per quanto quest’attitudine non sia spiccata come
nella varietà di Rendena. Raggiunge un peso medio di
appena 320 kg. in causa principalmente della deficiente
alimentazione e della antecipata fecondazione delle vitelle.
Dalle zone di allevamento vengono esportati annualmente
 circa 12 mila capi di bestiame per il rifornimento
delle stalle nelle zone di collina e del piano della provincia
 stessa e nelle vicine della Lombardia e del Veneto.
Oggi l’indirizzo zootecnico è rivolto a produrre un
tipo di bestiame robusto, resistente, uniforme, dotato di
forte potenza digestiva, che dia una buona rendita di latte
e che corrisponda alle condizioni agricole della provincia e
alle esigenze degli esportatori, che lo richiedono special.
mente per ripopolare le bergamine lombarde. Così nelle
Giudicarie e nelle zone di allevamento del tipo grigio di
taglia piccola si tende ad aumentare il peso vivo, a correggere
 i gravi difetti di conformazione, ad irrobustire lo
scheletro e ad aumentare la produzione media di latte. Nelle
valli di Non, di Sole e di Fiemme, dove le bovine vengono
 adibite ai lavori agricoli, nell’azione di miglioramento
viene tenuto conto anche di questa attitudine.
Il bestiame trentino ha molta affinità colla razza bruna
alpina di Svitto (Svizzera). Questa possiede qualità e attitudini
 corrispondenti alle nostre esigenze e si è imposta anche
altrove fra tutte le razze alpine non solo nelle zone di alle-
        <pb n="57" />
        57

vamento di montagna, con condizioni di clima e di ambiente
simili a quelle del luogo di origine, ma anche nelle zone
di sfruttamento del piano, specialmente della Lombardia, e
va conquistando sempre più terreno, seguendo il migliora.
mento e l’intensificazione colturale. Perciò già nell’autunno
del 1925 venne iniziata l’importazione dalla Svizzera di
vitelle e di torelli, destinati ai centri di allevamento più
progrediti. L’importazione è stata continuata negli anni
successivi, tendendo a provvedere il paese d’un bestiame
uniforme, con le caratteristiche fissate nel programma zootecnico
 compilato dalla Cattedra ambulante d’agricoltura
d’accordo col Consiglio provinciale dell’economia. In base
a questo programma sono stati importati dalla Svizzera :
1927 1928 1929
torelli 8 10 11
vitelle 35 40 90

La spesa incontrata in questo triennio per lo svolgimento
 del programma, ha importato:

iniziative zootecniche

importazione tori di razza bruna . .
importazione vitelli pe
alpeggio riproduttori . .
acquisto tori allevati in provincia . '
premi di mantenimento . . . . -
libri genealogici e prove di mungitura
 . . . ee
mostre .

’

1927

L.

1928 | 19290
L

Li

22.895, —
24.690, —
21.783,—
29.107, —
11.400. —

27.018, —
28.038, —
22.832, —
34.990, —
g,000,—

29,300, —
62.602, —
28.746, —
20.032, —
6.009, —

1000, | 5.500, 10.000,
58.315,— | 30.000, 27.780,
172.190, — 157.378, — | 184.460,_

Le iniziative zootecniche oltre all’importazione dalla
Svizzera di vitelle e di torelli puri e di ottima genealogia,
comprendono l’organizzazione di società di allevamento con
stazioni di monta, fornite di tori distinti; l’istituzione di
        <pb n="58" />
        AR

libri genealogici per i prodotti di razza pura riprodotti in
paese e per i migliori soggetti locali, sottoposti a selezione;
il controllo della produzione del latte; le mostre con premi
per tori e torelli allevati in paese; le stazioni d’ alpeggio
per i tori miglioratori; i premi di conservazione per i tori
di gran pregio.
Ora funzionano in paese 75 società d’allevamento che
posseggono 150 tori distinti, adibiti alla monta di circa
12 mila vaccine di razza pura di Svitto e della razza locale,
 scelte fra le migliori per esteriore e per produzione. Per
l’alpeggio di 170-180 tori e torelli sono usate 4 malghe.
Alle mostre annuali di torelli, che sono tenute a Cles,
Malè, Tione, Condino, in val di Fiemme e val di Ledro vengono
 condotti in media 300 capi, e ogni anno sì nota un
rapido miglioramento nell’ esteriore e nell’omogeneità dei
tipi, mentre le società di allevamento sotto la guida della
Cattedra ambulante d’agricoltura controllano la genealogia
e le attitudini del bestiame sottoposto a miglioramento.
Equini.

Il numero degli equini s’aggirava prima della guerra
intorno ai 17 mila capi; ora, per l’uso sempre più largo
dei motori meccanici, è in continua diminuzione e si è ridotto
 ad appena 10 mila, di cui 4500 cavalli, 3500 muli
e 2000 asini.

L’allevamento, che un tempo era abbastanza notevole
nella valle dell’Adige, dove all’uopo erano utilizzati i terreni
 soggetti alle periodiche inondazioni dell’Adige, è andato
man mano scemando e con i lavori di arginazione del fiume
e con l’estendersi delle opere di bonifica del fondo valle,
è scomparso. Oggi non esiste che una stazione di monta
con un cavallo stallone.
Ovini e caprini.
L’industria dell’allevamento degli ovini (varietà locali)
tende alla produzione della carne e della lana; è in forte
        <pb n="59" />
        509

regresso, perchè non può continuare i tradizionali sistemi
di pascolo transumante (spostamento periodico delle greggi
dai pascoli alpini alla pianura), dato il carattere intensivo
raggiunto dall’agricoltura in piano e dato il pericolo della
diffusione di epidemie, specialmente aftose. Oggi esistono
in provincia circa 16 mila pecore, numero assai scarso di
fronte alla possibilità di pascolo offerta dai nostri monti
durante l’estate. L’azione zootecnica intrapresa dalla Cattedra
 ambulante d’agricoltura tende ad aumentare gli ovini,
selezionando pecore capaci di un reddito superiore alla
media e atte a ripagare la maggiore spesa dell’allevamento
stallino durante i mesi invernali.
Migliore simpatia riscuote presso la popolazione montanara
 l’allevamento della capra, il cui mantenimento costa
relativamente poco e dà un reddito in capretti e latte
(200-300 litri per capo) tutt'altro che indifferente. 1 pesi
fiscali e i programmi di sviluppo del bosco ostacolano non
poco quest’allevamento, e così il numero delle capre è ora
fortemente diminuito (circa 20-25000 capi), compromettendo
questa risorsa importante del montanaro più povero.

Suini.

L’uso della carne suina, molto invalso nella classe
degli agricoltori, esigerebbe un forte incremento dell’allevamento
 del maiale; ma la mancanza di grandi caseifici ne
limita la possibilità e perciò il fabbisogno viene sodisfatto
con l’importazione di lattonzoli, di magroni ed anche di
suini da macello. |
La razza nera romana, che prevaleva un tempo, è ora
quasi abbandonata e sostituita con incroci di suini inglesi
di grande taglia e di precoce sviluppo, e con razze germaniche
 che hanno dato pure ottimi risultati.
Il numero dei maiali d’ingrasso varia a seconda delle
annate dai 20 ai 30.000 capi.
        <pb n="60" />
        CASEIFICI

Assieme ad un intenso allevamento e ad un commercio
d’esportazione di capi giovani, il patrimonio bovino mantiene
 un’industria casearia, che produce il formaggio, alimento
 importante del montanaro, e il burro che nei mesi
di miaggior produzione, da gennaio a maggio, viene esportato
dalla provincia in notevoli quantità.
L’industria casearia ha tradizioni antichissime nella
regione. Il metodo di confezione dei prodotti è rimasto però
primitivo fino a quest’ultimo tempo, e per esso e per la
tendenza a ricavare di solito un burro pregiato, il formaggio
 risulta piuttosto scadente e non adatto che a companatico
 della polenta, alimento fondamentale della popolazione.
Soltanto sui pascoli delle Vezzene, del Monte Baldo e di
Folgaria, dove viene monticato numeroso bestiame del Veneto,
 si produce un tipo di formaggio semigrasso, leggermente
 piccante, adatto all’invecchiamento e ricercato sul
mercato sotto il nome di Vezzena.
In generale i prodotti delle malghe, cacio, burro e ricotta,
 sono confezionati per conto dei valligiani, proprietari
del bestiame, e servono al loro consumo. La lavorazione del
latte viene fatta a turno dai singoli proprietari, tenendo
conto del latte prodotto dalle rispettive vacche e dividendo il
formaggio e il burro in proporzione. Questa forma primitiva
di cooperazione è seguita non solo nelle malghe, ma anche
nei caseifici a valle, anch’essi di scarsa attrezzatura, dove
ogni giorno un socio con l’aiuto del casaro lavora il latte
per proprio conto.
Vi sono nel Trentino 312 caseifici, dei quali 270 turnari
 e 42 cooperativi. Lavorano complessivamente circa
800.000 quintali di latte; essi vengono lentamente cedendo
il posto a nuovi caseifici, forniti di macchinari moderni
per la lavorazione del formaggio e del burro, e di solito
costituiti su base cooperativa. Quest’opera di trasforma-
        <pb n="61" />
        7]

zione è promossa dalla Cattedra ambulante d’ agricoltura
e aiutata anche dall’ Istituto agrario di S. Michele, presso
il quale funziona dal 1922 un caseificio scuola che licenzia
ogni anno 12 casari idonei, non solo a confezionare il
burro e il formaggio, ma a tenere anche la contabilità del
caseificio.

PRODUZIONE E LAVORAZIONE DEL LATTE

bovini . .
latte prodotto .
latte per consumo umano
latte per allevamento
latte per il caseificio
burro 0.
formaggio .

rapi

quintali

anno 1914

100.000
1.300.000
400.000
200.000
700.000
21.000
44.000 |

anno 1929

105.000
1.400.000
400.000
210.000
790.000
22.000
47.000

ANIMALI DA CORTILE

Polli.

L’allevamento è diffuso in tutta la provincia come allevamento
 famigliare (circa 300.000 capi); non attecchisce
invece come industria (solo 2 esercizi) in causa della mancanza
 di grani e di residui d’industrie che ne rendano
economico l’esercizio. Ogni agricoltore tiene 5-10 e più capi,
e con ciò provvede al proprio fabbisogno di uova.
Nel 1927 mercè l’aiuto, del Ministero dell’ agricoltura
è stato istituito nell’Istituto agrario di S. Michele un pollaio
 provinciale per la selezione di buone ovaiole.
        <pb n="62" />
        Colombi.

Di poco rilievo l’allevamento dei colombi, di cui si
contano circa 3500 coppie.

Conigli.

L'allevamento dei conigli ha scarsa importanza nella
provincia. Viene praticato d’ordinario come allevamento famigliare;
 rari e di meschina entità sono gli allevamenti industriali.
 Di solito si tengono le razze locali, con pelo ordinario,
di poco pregio. Negli ultimi anni è stata introdotta ed ha
preso qualche diffusione una razza selezionata da pelliccia.
Si calcola che il numero dei conigli in provincia s’° aggiri
intorno a 50.000.

A PICOLTURA

L’allevamento delle api (ape dorata italiana) è molto
diffuso in provincia e la flora alpina dà possibilità anche di
prodotti assai fini. È però ostacolato dall’andamento delle
stagioni, che spesso compromette la vita di molti alveari,
e ancor più dal diffondersi dell’uso di trattamenti velenosi
nella coltura della vite e dei fruttiferi.
Gli apicoltori trentini, riuniti per l’addietro in 19 so»
cietà apistiche, sono oggi organizzati nella Sezione apicultori
 italiani, che fa parte della Confederazione degli
Agricultori e che tende a divulgare i sistemi razionali di
allevamento. Sono in numero di 2670, di cui 2627 proprietari,
 28 mezzadri e coloni, 15 affittuari.
Gli alveari esistenti nel triennio 1927-1929 sommavano
a circa 12.000: 3500 villici e 8500 a telaio mobile.
La produzione unitaria s’aggira intorno a 2.50 kg. di
miele e 10 kg. di cera per arnia.
        <pb n="63" />
        COLTURA DEL BACO DA SETA

L’industria bacologica sorse nel Trentino al tempo della
dominazione della Repubblica di Venezia (1416-1590). 1
primi gelsi furono piantati nella valle Lagarina già prima
del 1500, e la bachicoltura, mercè il clima adatto e la solerzia
 degli abitanti, venne a poco a poco sviluppandosi ed
estendendosi anche nelle valli vicine, nella conca di Arco-Riva,
 nel resto della valle dell’Adige, fino a raggiungere
nella prima metà del secolo scorso i termini altimetrici più
elevati. La massima intensità fu raggiunta nel periodo
1848-1856, durante il quale il gelso prese in certe zone
il posto di altre colture. Fino a quest’epoca, lo sviluppo
della bachicoltura non aveva subito gravi guai: anche allora
qualche malattia del gelso e del filugello veniva a pregiudicarne
 di quando in quando il raccolto; ma non tanto da
scoraggiare gli allevatori.
Una prima grave crisi attraversò la bachicoltura nel
decennio 1857-67 per la diffusione della pebrina; terribile
epidemia che, comparsa già nel 1855, negli anni successivi
infuriò vieppiù non risparmiando alcun allevamento. Gli
allevatori ne furono costernati, tanto che sradicarono buona
parte dei gelsi.
La jattura che travagliò per dieci anni anche il resto
d’Italia e ridusse la produzione a quasi un quinto del normale,
 fu affrontata e vinta dalla scienza e da alcuni spiriti
forti (Don G. Grazioli), che con sforzi e sacrifici riuscirono
ad arginare e riparare l’immane flagello. La confezione del
seme e i sistemi di allevamento furono sottoposti a radicali
trasformazioni. che valsero a rianimare la coltura del baco.

I tipi che sono preferiti in questi ultimi anni tanto
dall’industria bacologica quanto da quella serica, e che
sono stati adottati nel Trentino e in altre provincie, sono
gli incroci prevalentemente dorati, ottenuti dall’incrocio di
        <pb n="64" />
        razze pure indigene colle razze asiatiche (chinese oro e
chinese bianco).
Dal 1869 data l’inizio di annotazioni statistiche, riguardanti
 la bachicoltura trentina, redatte dalla Camera di
commercio e d’industria di Rovereto e dal Consiglio provinciale
 d’ agricoltura di Trento. La produzione di bozzoli
nei primi 30 anni, dopo quella data, da un minimo di 1
milione nel primo periodo era arrivata ad un massimo di
2 milioni nel 1887. L’andamento della bachicoltura negli
altimi. 30 anni è rispecchiato nel seguente prospetto :

anno

1899
1900
1901
1902
1903
1904
1905
1906
1907
1908
1909
1910
1911
1912
1913
1914
1915
1916
1917
1918
1919
1920
1921
1922
1923
1924
1925
1926
(927
1928
1929

)ncie

31.570
36.200
36.000
77.359
4.000
2.000
29.000
10.324
31.597
‘9.000
30.400
28.700
25.700
24.690
21.598
21.948
5.800

518
1.500
9.556 |
5.688 |
7.006
17.498
20.628
21.628
22.142,25
19.221.5
21.979,20
20.795
21,232 |

produzione
’ media
per oncia

49.30
43.50
44.44
50.30
48.75
53.12
37.58
59.35
85.55
60.13
84,14
654.45
73.92
71.50
62.74
7

59,84
0
72.35
58.95
81.15
36.86
35.52
87.94
03.94
54.19
69.48
61,17
70.21

produzione
effettiva
in ke.

adeguato in
cor. e lire

1.553.580
1.575.060
1.600.000
‘1.650.000
.170.000
-700.000
1.675.000
',800.000
2.061.587
1.750.000
.950.000
‘.850.000
.900.000
767.437
1.354.130
| B4R270 |

Cor.

”

2.94
2.80
2.74
2.70
3.835
’,21
3.13
3.17
‘27
2,90
3.42
2.90
3.12
2.55
3.37
2A4

COr.

”
»

di
19

»

dl

31.000
90.000
591.502 lire 9.72
924.829 26.161
040.021 11.311
169.978 26.924
351.495 29.138
469.438 22.82
415.630 31.52
040.838 28.02
1.521.809  ,», 13.92
272.575 15.38 ”
| 400760 | 15.18 | -

lire

”

”

ricavato lordo
in cor. e lire

4.410.000.—
4.384.000,—
4.455.000. —
3.919.500.—
3.757.000.—
3.242.150. —
3.706.000. —
8.802.976.49
3.075.000. —
5.6690.000.—
3.365.000. —
5.928.000. —
1.506.964.35
4.563.418.10
5.992.422.80

6.726.233.—
24.194.783.
11.764.107.—
27.640.001. —
39.379.223.—
33.532.368.—
44.623.607.—
29.169.,591.-—
21.185.580.
19.569.146.—
292 634.000. —
        <pb n="65" />
        75

Il gelso si coltiva in quasi tutte le vallate fino ad una
altitudine di 800 m., manca solo in qualche zona alpina,
come. nel mandamento di Primiero e nelle valli di Fiemme
e di Fassa. È’ piantato nei campi e nei prati, spesso in file,
anche consociato colla vite. Poche sono le siepi di gelso e
rari gli appezzamenti a coltura specializzata. La produzione
della foglia raggiunse in passato (nell’ultimo decennio anteguerra)
 circa un milione di sacchi, ossia oltre 300.000
quintali. La guerra devastò buona parte della zona bachicola,
 ma gl’impianti furono rapidamente ricostituiti mercè
anche il notevole apporto. dei vivai del Consiglio agrario
provinciale, dei Consorzi agrari, di altre istituzioni e dei
vivaisti privati. La distribuzione di piante di gelso ha sernato
 nel dopoguerra le seguenti cifre:

1919
1920
1921
‘922
.923
024

24.500
33.000
88.500
131.000
232.000
579.000

1925 339.000
1926 378.000
1927 333.000
1928 143.000
1929 30.000

Questa coltura dà ora un prodotto di circa 720.000
sacchi di foglia (media ultimo quinquennio 1925-1929),
sufficiente per 21.000 oncie di seme (consumo utile: quintali
 11-13 di foglia per oncia).

{n complesso l’allevamento si è mantenuto in una misura
 alta e costante fino al 1910. Il decadimento dopo
questo periodo è stato determinato dall’aceresciuto costo di
allevamento e dal prezzo sempre più basso dei bozzoli, fattori
 che hanno reso poco redditizio l’allevamento del baco
da seta in confronto di altre colture.
Nella nostra provincia la produzione media annua per
pncia si aggira intorno a kg. 60 nel trentennio 1899-1929
(esclusi i due anni 1915-1916).
Il prezzo segnato fino al 1914 è stato di 3 Cor.
Nel dopoguerra i prezzi hanno subìto forti oscillazio-
        <pb n="66" />
        ni fra un minimo di Lire 9.72 nel 1919 ad un massimo
di Lire 31.52 nel 1925. |
Til numero degli allevatori dal 1920 al 1925 segna un
notevole aumento da 18.000 a 25.000 in rapporto colla
ricostituzione delle zone devastate; negli anni seguenti è
lievemente diminuito.

PRODUZIONE BOZZOLI E FOGLIA DI GELSO
(media del triennio 1927-1929)

numero

mandamenti

raccolto -

Zona

degli
allevatori


delle oncie
coltivate

media, | totale
per oncia * k
allevata In Egg.

: % della | foglia
produzio-| prodotta
ne totale | in sacchi

Fondo
Malè i
Condino
media della zona! 2.002: 859.4

9 3.5
362] 153.5
847| 321
381.4

80.—
75.26 |
73.65

280
11.521
23.642
25.763

0.019

0.806
1.655

100
6,200
11.722
19.800
| 37,822

67.55

1.802

1 71.22' 61.206 | 4,285

Cles 2,233] 1.526 | 6485.
Stenico 1.238 | 776.2 68.67
Pergine 1.638 | 1.546 | 63.38
Borgo 2,658 | 2.428.7 74.75!
Strigno 698 | 303 41 79.84!
Cembra | cool 487.3 66.17!
Vezzano - ) 1.567
media della zona 10.731 | 8.697.2 ' 67.79 '

98.655 ! 6.906
53.301 +
101.062
181.545
24.192 |
32.199 |
98.615

58.348
41.084.7
52.597
89.070.3
11.250
18.396.6
S7.517.3
| 328.263.9

4
"=580,560

 | 41.276

305.798 | 163.472
192.698 | 107.596,3
27.564 | 15.334.3
83.810 | 45.601
2.945 | 1.760.3
164.788 84.933
66.02 | 777.603 1 54.439 | 418.696.9
media della provincia o I
nel triennio og 204) 21.335 | 66.95 | 1.428.378 | 100 | 1784.1828

65,99 !
65.79 '
66.27
65.74
66.94 '
66.48
        <pb n="67" />
        COLTURA DELLA VITE

A chi traversa la provincia percorrendo le vallate princi.
pali si presentano vaste zone di vigneti che ricoprono nella
caratteristica attrezzatura a pergolato tutte le pendici più
solatie e buona parte della piana: così nella val d’Adige,
nella val di Cembra, nella Valsugana, nelle Giudicarie,
nell’Archese e nella valle di Non.
La viticoltura trentina aveva raggiunto la sua massima
efficienza nel periodo che precedette immediatamente alla
guerra; questa distrusse completamente i vigneti che erano
presso i campi di combattimento e indebolì in generale i
ceppi di vecchio impianto per le mancate cure di 4 anni.
La fillossera, che aveva fatto la sua prima comparsa
nel Trentino nel 1907, ha raggiunto negli anni del dopoguerra
 una diffusione impensata, arrecando danni notevolissimi
 in tutte le vallate viticole. Anche gli inverni eccezionalmente
 rigidi del 1925-1926 e del 1927-1928 hanno
decimato le viti. Infine si aggiungano le mutate condizioni
del mercato vinicelo, che hanno reso inevitabile la sostituzione.
 delle qualità scadenti con qualità pregiate o atte al
consumo come uve da tavola e, se ciò non è possibile, la sostituzione
 del vigneto con altre colture.

DIFFUSIONE E PRODUZIONE

La vite è coltivata nel Trentino fra i 70 (Riva sul
Garda) e i 900 (Grauno, val di Cembra e Roveri in val di
Terragnolo) metri di altitudine.

1910-1914
1927
1928
1929

superficie vitata
(nel territorio corrispondente all’attuale
 provincia)
ettari

% . e

17.000

produzione in quintali
complessiva | per ettaro
40-45
è 35-40*)

840.000
588.000
649.000
568.000

‘1 Nella coltura specializzata la produzione unitaria può arrivare in zone
di pianura fino a 150 ql., in zone di collina e di mezzamontagua a circa 40-50
ql. per ettaro.
        <pb n="68" />
        -

L’altitudine, la qualità del terreno e la sua ubicazione
fanno distinguere nella viticoltura trentina 5 differenti zone,
in ciascuna delle quali l’esperienza dei secoli e la convenienza
 economica hanno suggerito ai viticoltori la scelta di
determinati vitigni, di una data intensità d’ impianto. e d’una
speciale forma di educazione e di consociazione della vite.
Zona di fondo valle — E° sita fra gli 80 e 250
metri, a terreno alluvionale profondo e fresco, fertile e
adatto ad ogni coltura. E’ questa la zona nella quale nell’ultimo
 cinquantennio è stata notevolmente intensificata la
coltura della vite. Vi è educata a pergola trentina, doppia
e consociata con alti fusti di gelso e con alberi da frutto, ed
occupa 5400 ha. Nella zona rimane però il 40% della superficie
 libero per la coltura di piante erbacee; tale superficie
 anzi potrebbe essere calcolata del 50°, se si tiene
conto soltanto del terreno coperto dall’ombra delle viti. Il
contadino però spinge con discreto tornaconto la coltura delle
baccelline, delle patate, delle bietole da foraggio e talvolta
dei frumenti precoci, anche sotto l’ala delle pergole, fin quasi
presso il pedale delle viti, senza nocumento per le stesse.
Il 70° del prodotto di questa prima zona è dato da
vitigni molto fertili, ma di varietà ordinaria; il resto da
ottimi vitigni che danno in piccola parte uve da tavola e
in generale vini alcoolici coloriti e pieni e che entrano
nella categoria dei vini da mezzo taglio. Sono appunto queste
uve fine di pianura che nella nostra provincia raggiungono
sempre i prezzi più alti. Per questo l’Istituto agrario di
S. Michele, la Cattedra ambulante d’agricoltura ed i Vivai
del Consiglio provinciale dell’economia svolgono una continua
 azione per la sostituzione di vitigni pregiati ai vitigni
 ordinari.

Zona di mezza collina -— Sta fra i 200 ed i 300
metri di altitudine. Si estende esclusivamente nella val
d’Adige e nella valle della Sarca, ed è rappresentata da
terreni di trasporto, giacenti sui fianchi delle valli, acci-
        <pb n="69" />
        79

dentati, asciutti e meno fertili di quelli di pianura. La vite
vi dà generalmente prodotti fini in parte atti anche ad essere
 venduti quali uve da mensa. E’ coltivata a pergola
doppia e semplice, e talvolta a spalliera, in consociazione
col gelso e cogli alberi da frutto; negli interfilari si coltivano
 le sarchiate, i cereali e le foraggiere.
Zona di collina — E’ rappresentata da terreni più o
meno inclinati, in posizioni apriche, sulle pendici dei monti
e sui colli, all’altitudine di 200 a 500 m. La vite è qui
coltivata a pergola semplice concatenata (valle di Cembra,
val d’Adige) e talvolta a spalliera (valle della Sarca) o a
basso ceppo (valle di Non e Valsugana). Ove è coltivata
a pergola e a spalliera viene consociata col gelso e coi fruttiferi;
 negli interfilari si coltivano con successo i grani
precoci, le baccelline, le patate ecc. I vigneti a ceppo basso
non hanno nessuna consociazione. Si protendono anche nella
superiore zona di mezzo monte.
Zona di altipiano — Consta di terreni pianeggianti di
montagna, compresi fra i 400 e i 500 metri di altitudine
(valle di Non, Valsugana e Vezzanese). Qui, dove il suolo
s’adatta a molte colture erbacee, la vite ha un’importanza
secondaria ed è coltivata a filari larghi, per lo più consociaia
 col gelso e coi fruttiferi, ed è coltivata, a seconda
delle vallate, a pergola e, per lo più, a spalliera.
Zona di mezza moniagna — È costituita dai terreni fra i
500 e i 900 m. di altitudine, per lo più strappati al bosco e
a null’altro adatti. La vite vi è coltivata intensamente (vigneto
specializzato): in generale a ceppo basso, come nella valle
di Non e nella Valsugana, con 10-14 mila ceppi per ettaro.
Nelle posizioni ben riparate e soleggiate di questa zona
si ottengono buoni prodotti malgrado l’altitudine; il Groppello
 a Revò, in vigneti a 700 m. ha segnato in buone annate
 20-21° di zucchero. La produzione, piuttosto limitata,
è smaltita in luogo o nei paesi limitrofi che non hanno
viticoltura.
        <pb n="70" />
        pi

VALLATE VITICOLE

Val d’Adige — Dà oltre 3/4 della produzione delle
due zone più estese, più redditizie, della provincia (zona di
pianura e zona di collina), ed oltre metà della produzione
della zona di mezza collina. Per le diverse maniere di colti.
vazione della vite, per il predominare di caratteristiche varietà
 di uva, e anche per la diversa produzione unitaria,
la valle si può suddividere in tre parti:
a) Da Bronzolo a Salorno: Questa parte della valle, la
prima invasa dalla fillossera, presenta proporzionalmente la
maggiore ricostituzione e produzione su piede americano:
più della metà. Vi si coltiva nelle zone di collina e mezza
collina specialmente la Schiava che dà un vino da pasto,
tipico per amabilità e adaito all’esportazione; si coltivano
anche per il 15° il Rulaender, la Borgogna nera e il Traminer,
 varietà fine che danno vini pregiati da bottiglia.
Nella zona di pianura si coltivano la Vernaccia e la Rossara,
con piccole quantità di Riesling italico e Rulaender.
Sulla riva destra dell’Adige si stendono plaghe viticole
rinomate: quella a terreno rosso-morenico nella zona collinare
 di: Termeno, e quella calcareo-dolomitica di Magrè e
di Cortaccia. Sulla sinistra sono rinomate le zone dei comuni
di Ora, Egna e Salorno, piantate con vitigni a produzione fina.
b) Da Salorno a Mattarello: Circa ‘/. della produzione
viticola è qui rappresentato da vigneti ricostituiti su piede
americano. Molte sono le varietà di vitigni. Nella zona di
pianura ha prevalenza la Vernaccia e la Pavana, con piccole
quantità di Rossara, di Riesling italico e di qualche altro vitigno;
 il terreno del largo conoide di deiezione del Noce produce
 il Teroldico, uva finissima, seppure cresciuta in pianura
ed in terreno fertile: è la principale e quasi l’unica risorsa di
quella plaga ; sul conoide di deiezione dell’Avisio, di terreno
porfirico, si riscontra un vitigno locale detto Peverella o
Angelica, accanto a molta Vernaccia e Rossara. La zona di
mezza collina e di collina giace per la maggior parte sulla
        <pb n="71" />
        21

riva sinistra dell’Adige, da S. Michele a Lavis e vi predominano
 la Schiava, la Negrara e la Nosiola, con piccole
quantità di Teroldico e di altri vitigni fini. Nella plaga di
Meano si coltivano la Negrara, la Schiava, la Nosiola, la
Garganega e il Lagarino bianco.
Una terza plaga si stende alla falde calcaree del monte
Argentario ed è piantata a Marzemino padovano e Negrara,
con piccole quantità di Nosiola e di qualche altra uva; è
molto infestata dalla fillossera.
Un’ultima plaga viticola è quella di Povo, Villazzano,
Novaline, dove predomina” la. Negrara, con un discreto percento
 di altri vitigni neri o bianchi, fra cui più rappresenfata
 la Nosiola. Anche qui la fillossera porta danni sempre
più gravi.
Sulla riva destra le plaghe collinari di Ravina e di Romagnano
 sono piantate a Marzemino padovano alternato
con la Negrara.
La zona di mezza montagna si stende sui" terreni di
Valsorda e di Vigolo Vattaro, piantati a Pavana e Garganega
e sui terreni alti di Vigo Meano, piantati a Lagarino bianco
e Garganega.
c) Da Aldeno ad Avio: E’ la meno devastata dalla fillossera
 che, nella sua marcia da nord a sud, vi è arrivata da
ultimo. Gravi particolarmente sono stati i danni della guerra.
I vigneti, in parte ricostituiti coi rimessiticci sorti sui ceppi
vecchi e indeboliti, hanno perduto molto del rigoglio e della
produttività.
Ovunque si trovano diffuse irregolarmente molte varietà
di vitigni, e di esse or l’una or l’altra prende il sopravvento
 a seconda delle plaghe: nella zona di pianura da Aldeno
 a Lizzana la Vernaccia e la Pavana, miste ad altre
uve: nelle plaghe alluvionali di Nomi, di Volano, di Brancolino,
 di Isera e di’Mori il Marzemino gentile assieme alla
Negrara, al Marzemino padovano e qualche po’ di Teroldico.
Una buona produzione di Marzemino gentile dà pure la
        <pb n="72" />
        plaga di Marco. Ad Ala il Marzemino è già alternato col
Lambrusco; nella piana di Avio prevale definitivamente il
Lambrusco, inframmezzato con qualche po’ di Negrara nelle
parti più alte, e col Teroldico nei terreni più bassi. Nella
frazione di Borghetto si ha pure una buona produzione di
Moscato giallo.
La zona di collina nel comune di Beseno è messa a
Negrara, Teroldico e Marzemino padovano, con forte percentuale
 di Negrara e di Moscato giallo intorno a Besenello e
Calliano; quella di Volano, di Rovereto e di Lizzana, a Marzemino
 padovano e Negrara, con una discreta produzione di
Nosiola a Saltaria. I lavini di Marco e tutte le falde basse
della Zugna, da Serravalle a S. Margherita, fin sotto Ala,
costituiscono una collinare completamente piantata a Marzemino
 padovano.
Sulle colline della destra dell’Adige fra Pomarolo e
Mori, atte a produrre uve finissime, prevalgono la Negrara,
la Schiava e il Marzemino padovano con qualche altra
varietà. Così pure nelle plaghe di collina e di mezza collina
 di Mori, Chizzola, Pilcante ed Avio. Nelle zone di
mezza montagna delle piccole convalli si coltiva quasi unicamente
 la Pavana.
Valle di Non — Forti danni ha recato la fillossera ai
vigneti di questa valle. La viticoltura è caratterizzata da vigneti
 specializzati, a piantagione intensiva con viti a ceppo
basso piantate a girapoggio e cavalcapoggio. Il Groppello è
la varietà locale predominante. Nelle plaghe meridionali
della valle è largamente rappresentata anche la Garganega,
la Rossara e la Vernaccia (comune di Spor). La Verdelbara,
che in val di Non è chiamata Maor, è pure coltivata, seppure
 in piccole proporzioni, quasi dappertutto.
La produzione, che prima della guerra alimentava in
parte il consumo della valle di Sole, oggi non basta più
nemmeno al bisogno locale.
Valle di Cembra — La produzione vi è diminuita, per
        <pb n="73" />
        3

le devastazioni della fillossera, di quasi 20.000 hl. da quello
ch’era nell’anteguerra. La ricostituzione dei vigneti è stata
compiuta per circa 1/3.
Tanto nella zona di collina, quanto nella zona di mezza.
montagna, si riscontra il tipo di viticoltura in collina terrazzata.
 Il sistema di coltivazione è a pergola semplice concatenata,
con circa 8000 ceppi per ettaro, consociati con rari gelsi.
La zona di collina e la parte più bassa della zona di
mezzamontagna sono piantate quasi esclusivamente a Schiava,
la parte più alta della zona di mezza montagna a Nosiola e a
Lagarino bianco. Si ricavano nella zona di collina uve da
tavola e buoni vini da pasto, leggeri ma gradevoli. è
Valle della Fersina — Un terzo dei vigneti è ricostituito
 su piede americano. Nelle zone di collina e di mezza
montagna vi sono vigneti specializzati, a ceppo basso, con
14.000 ceppi per ettaro, sistemati a ritocchino. L’uva prevalentemente
 coltivata è la Pavana, alternata con Negrara,
con poco Groppello di val di Non, con Garganega, e, in
certe plaghe, con Verdelbara (Serso), con Lagarino (Susà)
e con Vernaccia. I vini sono di qualità mediocre.
Valsugana — La produzione d’anteguerra si è considerevolmente
 ridotta per i danni della guerra e per la fillossera.
 1 vigneti ricostituiti su piede americano sono una
piccola frazione.
Nelle zone di collina e di mezza montagna riscontrasi
una viticoltura specializzata, intensiva, su bassi ceppi con
sistemazione di terreni a ritocchino. Nel fondo valle la vite
si coltiva estensivamente, a spalliera ed in consociazione
col gelso. La varietà predominante è la Pavana, nel fondo
valle anche la Garganega e il Clinton; a oriente di Borgo
si coltiva pure la Vernaccia.
La produzione serve solo per il consumo di quei luoghi.
Vezzanese — Comprende la zona viticola che va da
Cadine a Vezzano e a Castel Toblino, e l’altra che si estende
nella valle di Cavedine. Varie sono le uve coltivate: nella
        <pb n="74" />
        2

zona di mezza montagna (Cadine, Sopramonte, Baselga, Lon),
fra loro confusi, vitigni di Pavana, di Groppello, di Garganega,
 di Schiava, di Nosiola, di Isabella e di qualche altra
varietà; sull’altipiano (Vigolo, Terlago, Covelo, parte di
Vezzano e Cavedine) la Negrara, la Schiava, la Pavana, la
Vernaccia, l’Isabella e a Lasino e a Madruzzo, anche il Moscato
 giallo; sulla collina e nella pianura preponderano la
Schiava, la Negrara, il Marzemino padovano e la Nosiola,
alle quali, nella ricostituzione, si vengono sostituendo la
Schiava e varietà fine. Rinomata è la plaga collinare che corre
da Vezzano fino all’emissario del lago di Toblino, costituita da
strati marnosi, calcarei e trachitici, che danno uve finissime.
Valle della Sarca — E’ coltivata a viti dal lago di Toblino
 al lago di Garda. I vigneti vi sono stati ricostituiti su
piede americano solo in minima parte. In tutte le zone la
vite è consociata con numerosi gelsi e a Dro anche con
fruttiferi (prugni); il terreno degli interfilari è pure sfruttato
con colture erbacee.
Nel piano delle Sarche si coltivano le varietà di Vernaccia,
 Rossara, Negrara e Teroldico; in quel di Dro e di Ceniga
predomina il Padovano, alternato a Negrara, a Trebbiano e
a poca Vernaccia; nel piano dell’Archese e di Riva predomina
 il Padovano, alternato a Vernaccia nella plaga di Fongolino,
 a molto Teroldico e a Negrara nella plaga del Linfano;
la plaga di S. Giorgio e monte Brione è rinomata per la produzione
 di Trebbiano; quella di $. Giacomo è piantata a
Marzemino e a qualche altra uva fina. La plaga collinare di
Oltresarca è pressochè esclusivamente piantata a Marzemino
padovano; nei terreni di Varignano e di Cologna vi è pure
Marzemino padovano e inoltre Negrara e Trebbiano.
Valli minori — Hanno poca importanza per la viticoltura:
 le Giudicarie, la val di Sole, la Vallarsa, la valle
di Terraguolo, gli altipiani di Brentonico e di Folgaria.
La produzione è meschina e serve ad esclusivo uso famipliare
 dei contadini. Le uve sono di varietà ordinarie.
        <pb n="75" />
        RA

vallata e zona

produzione
uva in q.li
media
1910-14

produzione
uva in q.li
1929

val d’Adige (Bronzolo - Salorno)

pianura .  .
mezzacollina
rollina

val d’Adige (Salorno - Mattarello)
pianura . .
mezzacollina
collina ..

mezzamontagna

val d’Adige (Aldeno - Borghetto)
pianura .  .
mezzacollina
collina

mMezzamontagna

57.600 41.700
8.000 4.300
313500 22.000
102.9C0 ! 63.000

195.500 153,000
4.800 3.000
59.200 44.000
11.200 8.000
270.700 | 208.000

131.600
25.400
46.100

105.000
18.000
31.000
1.000

2.000
205.100 |

155.000

valle di Non

collina .
altipiano

mezzamontagna

14.000 4.500
13.900 | 5.000
19700 6.500
47600 | 16.000

valle di Cembra

“ollina

mezzamontagna

valle della Fersina (Civezzano - Tenna)
collina . . .
altipiano . .
mezzamontagna

12.200 6.000
26.400 13.000

20 600

10 (0)

7.600 5.500
2.600 2.000
11 300 4.500

21,500 12.000
        <pb n="76" />
        i e

vallata e zona

Valsugana (Calceranica - Grigno)
collina .

altipiano  .

mezzamontagna

produzione
uva in q.li
media
1910-14

7.600
11.100
19.600

produzione
uva in q.li
1929

5.600
8.000
10.400

38.300 | 24.000

Vezzanese (Cadine, Cavedine, Toblino)

pianura .  .
collina .
altipiano .

mernzamontagna

2.600 2.000
9.600 4.500
3.500 1.200
2.700 1.300

18.400 9.000

valle della Sarca

(Sarche - Riva)

pianura .  .
mezzacollina
collina .

46.200 _ 31.000
30.300 | 18.000
10.400 5.000

86.900 | 54.000

valli minori

otali

altipiano

mezzamontagna

pianura . .
mezzacollina
collina .
mezzamontagna
altipiano .

3.000 |
7.000

10.000

433.500
68.500
204.000
99.900
34.100

1.000
2.000
3,000

332.700
43.300
128.100
46.700
17.200

840.000 I 568.000
        <pb n="77" />
        vie
I

PRODUZIONE DELL’UVA NEL 1929

Ala .
Albiano .
Aldeno

Arco. .
Avio. .
Beseno .
Borgo .
Brentonico .
Brez.
Caldonazzo .
Cavedine
Cembra .
Civezzano
Condino .
Coredo .
Denno
Dro .
Egna. .
Flavon .
Folgaria .

Fornace .

Giovo.
Grigno

Grumes .

Isera. .
Lavis. .
Levico .
Madruzzo .
Mezzocorona.
Mezzolombardo

comune

nera

] 2,000

885
4.500
7.000
40.000
3.500
4.500

3.200
450
230
700
7.500
4.000
1.040
100
1.980
6.500
6.000
600
230
160

7.500
860
1.912
6.000
14.000
2.000
8.000
22.000
22.500

produzione in quintali

bianca

totale

12.000

1.470
13.500
2.000
1.500
5.000
1.500
2.170

2.355
18.000
9.000
41.500
8.500
6.000
5.370:
470

20

85

315
1.050:
8.000
6.500
1.040
100
2,990
9,500
10.600
900-280

245
10.000
1,920
2.506
6.728
19.000
2.475
12.500
25.000
25.500:

350
500
2.500

1.010

3.000
4.600
300

50

85

2.500
1.060
594
728
5.000

475

4.500
3.000
3.000
        <pb n="78" />
        produzione in quintali

comune

Molina di Ledro
Mori. -
Nomi  .
Novaledo

Dra
Pannone.
Pergine .
Pomarolo
Revò. .
Riva. .
Roncegno

Roverè della Luna

Rovereto .
Salorno .
5. Michele

Sanzeno .
Segonzano
Spor ;
Storo .
Strigno .
laio. .
Tassullo

Tenna .

Tenno .
Terlago .
Termeno
Terragnolo
Ton...
Trambilleno
Trento . .
Tuenno .

nera

1.240
13.500
8.500
1.511
7.500
1.260
13.000
2.320
3.600
10.200
4.300
7.500
5.600
8.000
20.000
360
1.800
400
2.000
2.000
1.360
2.600 |
O]
1.000
90
36.000
2.143
350
500
19,841
i)

bianca

70
1.800
5.400
138
2.200
140
1.000

380

400
450
5.500
1.800
34.000
4.000
40
700
600

630
450
70
90
80
16.000
148
150
100
20.960
400

| totale

1.310
15.300
13.900
1.649
9.700
1.400
17.000
2.700
3.600
10.600
4.750
13.000
7.400
42.000
24.000
400
2.500
1.000
2.000
2.200
1.990
3.050
870
4.090
170
52.000
2.591
500
600
40.801
1.200
        <pb n="79" />
        UL

produzione in quintali

comune

Vallarsa . .
Vezzano .
Vigolo Vattaro .
Villa Lagarina .
Volano. .
Zfambana .

totale

nera } bianca ì

totale

4,905
155 4.530
250 | 2,830
320 5.320
4,000 1.500
2500 800
304282 | 173718 | 568.000

PREZZI MEDI DELL’ UVA DA VINO

anno |

1927

Ig28

1929

qualità

Trento

II
II
hianca

L00-105
80-85
80-65

AN-6A5

E

102-106
78-82
68-70
AS70)

II ;
III
hionca

i | 859%
iI 68-70
{II 48-52
bianca 45-48

Rovereto

938-102
90.92 |
88-70 |

98-104
88-92
70-72

95-100
75-80
50-56 |

lsera |

105-115

{prezzo |
unico}

95-105
(prezze
unico}

90-95

{prezzo
unico)

Arco

Mezzolombardo


125-135 | 120-130

05.105

| | 60-70

[110-120 | 140-160

gqn-.95 |

| 60.80

90-95

120)-120

B0-68

| ì 50-60

Egna-Termeno


140-160
90.1f)5

Ì 70-80

140-180
[005-120

| 75.85

120-150
990-105

} 45-50
        <pb n="80" />
        COLTURA DELLE FRUTTA

Dove la montagna s’interrompe in pianori solatii o
dove le pendici si fanno meno aspre e specialmente là dove
con caratteristici acquedotti è stato possibile condurre l’acqua
 delle sorgenti ad irrigare il terreno, va divulgandosi
la frutticoltura, che viene esercitata con criteri tecnici assai
perfezionati. Anche nella parte collinare e pianeggiante della
provincia va estendendosi questa coltura, qui però quale
coltura promiscua.
Piante da frutta, meli, peri, susini, noci, non sono mai
mancati nei prati più vicini all’abitato dei villaggi di certe
valli montane. Ma questa coltura, per la manchevolezza delle
vie di comunicazione, non aveva carattere speculativo, e
non poteva alimentare un commercio di esportazione dalle
valli. È stato soltanto verso la fine del secolo scorso e con
maggior intensità nell’ultimo ventennio che la frutticoltura
(meli e peri) si è estesa con criteri industriali. Ha seguito
nei sistemi di coltura e nelle varietà coltivate l’esempio del
vicino Alto Adige, specialmente delle zone più celebri, Merano
 e Lana, dove s’impiegano di solito i giovani operai
agricoltori della montagna trentina. La frutticoltura trentina
gode anzi di qualche vantaggio su quella alto-atesina, vantaggio
 dovuto più che alla tecnica, alla esposizione meglio
ventilata e solatia delle migliori zone frutticole del Trentino.
Ha il suo centro principale in valle di Non; va estendendosi
 ora anche in altre zone, specialmente in Valsugana,
in val di Tesino, nelle Giudicarie, e da ultimo anche in
sal di Ledro e in val di Fiemme. Sono specialmente i comuni
di Tassullo, Tuenno, Cles, Livo, Revò e Brez, che danno
la grande massa delle mele e delle pere e il cui territorio
coltivabile si va trasformando press’a poco in un solo grande
frutteto. La superficie coltivata a frutta in val di Non va
aumentando di anno in anno: si calcola che in questi ultimi
anni l’incremento sia stato di non meno di 50 ettari annui.
        <pb n="81" />
        31

Le varietà di mele e di pere che oggi caratterizzano
la frutticoltura trentina, non derivano che in minima parte
dalle vecchie varietà autoctone, perchè sebbene queste fossero
 provviste di caratteri pregevolissimi di profumo e di
serbevolezza, non erano conosciute sui grandi mercati esteri;
le nuove varietà introdotte hanno trovato qui ottime condizioni
 di clima, hanno dimostrato di essere meno facilmente
soggette alle malattie e hanno anzi guadagnato in profumo e
serbevolezza. Le più pregiate delle mele sono la renetta del Canadà,
 il Napoleone o mela Carla; seguono il pearmain dorato,
la rosa mantovana, il taffetà bianco ed il fragone che è una
vecchia varietà locale, simile alle varietà molto colorate
che i frutticultori americani hanno messo di moda. Delle
pere ha il primo posto la pera spadona o Curé molto
serbevole e di pasta delicata; inolire la Cristian William,
la buona Luigia, la moscatella piccola d’estate e la decana
d’inverno. La produzione annua media s’aggira intorno a
90.000 ql. di mele e 40.000 ql. di pere.
Accanto a questa forma di frutticoltura industriale, a
base di mele e pere, che, come si è detto, ha trasformato
l’economia agraria di alcune zone, e accanto alla coltura promiscua,
 specie delle pere, anche sulla collina e sul fondo
valle, è sorta in altre zone la coltura di alcune altre frutta.

Il castagno cresce rigoglioso e fertile in alcune vallate
fra i 600 e i 900 metri, laddove affiorano formazioni geologiche
 particolarmente adatte a servir da suolo a tali piante.
Così in Valsugana dove i terreni hanno origine dal disfacimento
 delle roccie” granitiche del gruppo di Cima d’Asta,
così nella zona porfirica della valle di Cembra e in quella
in buona parte di natura granitica delle Giudicarie. I castagni
 di queste zone rappresentano un notevole sfruttamento
 dei terreni per loro natura poveri. Presentano in
qualche luogo la particolarità di essere di proprietà privata,
pur essendo piantati su terreno di proprietà collettiva.
Il noce, che un tempo era il vanto di molti paesi, ha
        <pb n="82" />
        92

ceduto il posto ad altre piante, sia perchè è mancato lo
sfruttamento dell’estrazione dell’olio, sia perchè l’alto valore
del legno rispettivo ne ha favorito ed affrettato il taglio. Oggi
il commercio di noci non esce dall’ambito della provincia.
Più importante è il mercato delle susine, che, con una
speciale varietà « prugna domestica » caratterizza la zona di
Dro. La produzione negli anni di abbondanza, che, come
per i meli ed i peri, si alternano con quelli di riposo, è
valutata in 20.000 quintali ed è esportata in parte sui mercati
 della Germania.
Uguale importanza ha la coltura delle ciliege che vengono
 coltivate in coltura promiscua coll’uva e col grano
sui colli della valle d’Adige, specialmente nelle conche di
Trento e di Rovereto.
L’olivo è coltivato in quel di Riva, Arco e Dro; qualche
 pianta arriva fino a Toblino e a Padergnone ed anche
al sud di Ala. La sua coltura è sempre stata molto modesta,
benchè un tempo fosse più diffusa che non adesso.
La produzione media si calcola in 4000 quintali di
olive, che danno circa 800 quintali di olio. La lavorazione
viene curata al Varone e a S. Giacomo di Riva, ad Arco
a Dro.

COLTURE ERBACEE DA VICENDA

L’estremo frazionamento della proprietà e la grande
estensione delle colture legnose e del prato stabile lasciano
limitato campo alle colture erbacee da vicenda. Fanno anche
ostacolo a queste la irregolarità e la accidentalità del terreno,
che non permettono una lavorazione profonda, e la insufficienza
 delle forze motrici che si riducono nelle piccole
aziende a un paio di buoi o più spesso a due deboli vaccherelle.
 A queste circostanze fanno in qualche modo riscontro
 altre meno sfavorevoli, come la scioltezza del terreno,
        <pb n="83" />
        03

la possibilità di accurate lavorazioni complementari, infine
un’ intensa concimazione: Quest’ultima si fa in preponderanza
 con lo stallatico e in misura non indifferente (oltre
100.000 ql.) anche coi concimi artificiali o chimici, specie
nelle colture erbacee. Il consumo di questi è stato nel 1929
il seguente:

superfosfato minerale 66.000 ql
scorie Thomas 4.000
nitrato di soda 12.000,
nitrato di ammonio 3.200 »
nitrato di calcio 1.300
solfato di ammonio 9000 »
salciocianamide 650
sali potassici 12.000
Yess0 agrario 600

ll frumento può considerarsi oggi nel Trentino uno
dei principali e più ricchi prodotti del suolo, anche se esso
sia lungi dal soddisfare ai bisogni della popolazione.
Dopo il grano viene per entità di produzione il granoturco,
 anech’esso coltivato in misura insufficiente ai bisogni
alimentari della popolazione; poi seguono le patate, la segala,
 l’orzo, il saraceno, tutti prodotti destinati all’alimentazione
 umana e consumati in paese.
A. carattere industriale viene coltivato invece il tabacco,
 che dalla valle Lagarina tenderebbe ad allargarsi alle
altre vallate; e qualche coltura semi-ortense, gli asparagi, i
cavoli cappucci, il sedano-rapa.
L’orticoltura nél senso più comune della parola, si
pratica soltanto nei pressi dei maggiori centri di Trento,
Rovereto, Arco, Riva, e il prodotto trova collocamento in
queste città, ed in estate nei principali luoghi di cura.
La granicoltura trentina, basata su varietà locali degenerate,
 dava prima della guerra una produzione valutata
in quintali 80.000 su una superficie di 5800 ettari con una
media di 13.8 quintali all’ettaro; l’introduzione però di
        <pb n="84" />
        varietà elette, di razionali concimazioni, della semina a riche,
 delle operazioni di sarchiatura e rincalzatura che si
sono molto generalizzate, inoltre l’uso delle varietà precoci
hanno fatto estendere la coltura del frumento fino sotto ai
pergolati e ha permesso di far seguire al grano altre colture,
 fra cui notevolissima quella del tabacco.

frumento I 1927
superficie coltivata . . . ettari
produzione complessiva . . . al
produzione unitaria per ettaro . gl.

1928

1929

9787 9780 9780
137000 | 127000 146700
14 13 15

La battaglia del grano, condotta da apposita Commissione
 granaria provinciale (presso la Cattedra d’agricoltura),
ha mirato alla diffusione delle migliori e più adatte varietà
di frumento, e alla introduzione di piccole macchine per
la semina, l’erpicatura e la trebbiatura e per pulire il grano
da semina dalla veccia e dalle altre impurità; all’uopo vengono
 date sovvenzioni a consorzi di agricoltori. La trebbiatura
 a macchina nel 1929 ha segnato 4353 denuncie
{1084 ettari), ha impiegato 158 trebbiatrici e la produzione
rispettiva è giunta a 18.500 quintali (17 ql. per ettaro).
La necessità delle colture alimentari riduce a piccole
proporzioni le colture foraggere; e così la rotazione presenta
 come colture principali un avvicendarsi di grano e
granoturco nella zona di valle, e grano e patate nella montagna.
 Parte della superficie a rinnovo è occupata in valle
dalle patate e dal tabacco; in montagna si osserva talvolta
al posto delle patate qualche coltura di cavoli cappucci, di
sedano. Il grano è spesso sostituito dalla segala e dall’orzo,
ma più sovente la segala tiene nella rotazione il posto di
un ringrano.

Il saraceno e le rape tengono il posto di colture intercalari
 dopo la segala e qualche volta anche dopo il
frumento.
        <pb n="85" />
        3

La coltura della patata ha una importanza speciale nell’economia
 domestica della regione: come la polenta, la patata
è il principale alimento della popolazione della montagna.
Nell’anteguerra si producevano oltre 700.000 quintali di
patate. Ora la coltivazione si è estesa su d’una superficie
integrale e ripetuta di oltre 11.000 ettari, che danno in
stagioni favorevoli da 100 a 120 quintali per ettaro; quindi
la produzione nella provincia si aggira intorno al milione
di quintali. Sono molto adottate per la semina le varietà
locali bianca - piatta e le varietà importate Ragis 10, Alma
e Imperator.
La coltura del tabacco ha per l’industria che alimenta
e il vantaggio economico che porta, un’importanza speciale.
L’ estensione coltivata è di 490 ettari, corrispondenti al limite
 della concessione speciale, di cui è titolare il Consorzio
generale agricolo fra i produttori di tabacco della Venezia
Tridentina. Il consorzio comprende 35 stabilimenti fiscali
(macere), sparsi in tutta la provincia, con una capacità complessiva
 di 250.000 me.

1927
1928
1929 |

piante
soltivate

produzione di
tabacco verde
in gl.

resa definitiva
di tabacco secco
in al.

8.634.000 27.816 3.657
11.727.000 35.522 4.655
13.524.000 42.717 6.100 |

ricavato
in lire

2.953.000
3.729.000
4.568.000

E’ un continuo regolare crescendo nella coltivazione
del tabacco negli ultimi anni, determinato oltre che dalla
crisi verificatasi negli altri prodotti, anche dalla migliorata
attrezzatura del Consorzio concessionario e dalla propaganda
svolta a vantaggio di questa cultura, vantaggiosa e redditizia,
specialmente per i piccoli rurali.
[ comuni autorizzati alla coltivazione del tabacco sono:
Bronzolo, Ora, Lavis, Trento, Caldonazzo, Levico, Borgo,
Roncegno, Grigno, Strigno, Aldeno, Beseno, Pomarolo, Ro-
        <pb n="86" />
        }6

vereto, Nomi, Volano, Villalagarina, Isera, Brentonico, Mori,
Pannone, Arco, Riva, Dro, Ala, Avio. |
Î coltivatori di tabacco nella provincia sono approssimativamente
 in numero di 2500 e gli operai e operaie occupati
 nelle macere 900 circa.

PIANTE AROMATICO-MEDICINALI

Tra i prodotti spontanei del suolo della regione, atti
a sviluppare un discreto commercio e ad apportare al
contadino, specialmente della zona montana, un guadagno
non trascurabile, meritano attenzione le piante aromaticomedicinali,
 di cui il paese è qualitativamente e quantitativamente
 ricco. Prima della guerra e anche nel primo decennio
 dopo di essa la loro raccolta, limitata a pochissime
specie montano-alpine, era praticata da poche persone, quasi
esclusivamente in Fassa e in Fiemme e nella val di Sole.
Nel 1929 fu costituito per cura della Federazione provinciale
 fascista degli agricoltori un Consorzio regionale erboristico,
 collo scopo di organizzare i vecchi raccoglitori e
prepararne dei nuovi, estendere di conseguenza la raccolta
delle piante officinali a tutta la regione e a un maggior
numero di specie, fare affluire a un unico centro, Trento,
il prodotto e curarne la vendita all’interno e all’estero
alle migliori condizioni possibili.
L’iniziativa è stata raccolta nella provincia col massimo
 favore e già nel primo anno il Consorzio, grazie anche
all’attiva propaganda fatta e all’aiuto dato dall’ Istituto per
l’artigianato di Rovereto, ha ricevuto in consegna oltre 63000
kg. di merce (per secco), appartenente a 33 specie diverse,
che fu in gran parte venduta ancora nel 1929. Il prodotto
ha trovato collocamento sia nell’ interno (Venezia, Trieste,
Milano, Este, Torino, Genova, Firenze, Bressanone) che
all’estero (Austria, Germania, Francia, Egitto, Turchia), ed
        <pb n="87" />
        gessi.
iariazione siena =
ibn se

PES
E O

a

37

è stato tanto apprezzato che, in considerazione anche dell’abbondante
 riserva erboristica dei monti trentini, v’è motivo
 a bene sperare per l’avvenire.
Circa un centinaio sono le specie officinali che la
Venezia TTridentina può offrire, diffuse in gran parte del
paese. Tra esse vanno ricordate per la loro diffusione e
frequenza nella zona collinare o in montagna le seguenti:
aconito, uva orsina, arnica, assenzio, felce maschia, lichene
islandico, mughetto, genziana, ginepro, sambuco, farfaro,
vulneraria, bardana, saponaria, iperico, vischio, ellera terrestre,
 origano, tormentilla, verbasco, gramigna.
Nel 1929 sono stati raccolti nelle diverse valli i se
puenti quantitativi (in kg.) di tali prodotti:
val d’Adige . . o .
Valsugana con Pinè, val dei Mocheni, Tesino
altipiano di Folgaria e Lavarone =
ralle di Fiemme . è ; za # .
sal di Sole, valli di Rabbi e di Peio . ;
salle di Non. * ; i ; ; i .
valle inferiore della Sarca (Sarche-Riva) . .
valle di Ledro e Valvestino . . i

15.900
22.100
4.100
2,400
15.200
3.200
500
300

FUNGHI

I funghi rappresentano anch’essi un alimento d’una
certa importanza nell’economia della popolazione della montagna.
 Nei prati, nelle selve, nei pascoli crescono numerosissimi,
 specialmente in annate umide, dalla primavera alla
fine dell’autunno. Aprono la serie la spugnola primaverile e
il prugnolo, cui seguono a seconda delle contingenze della
stagione un gran numero di altre varietà, guali i gallinacci,
i boleti, le vescie, l’uovolo buono, i prataioli, i lapacendri,
le rossole ed altre agaricacee. Nella parte meridionale della
provincia, nei boschi cedui, sotto le quercie, in località solatie,
 si trova il rinomato tartufo, che coll’aiuto dei cani
viene raccolto nel tardo autunno fino alla primavera.
In questi ultimi anni s°è iniziato un modesto commercio
        <pb n="88" />
        je

di funghi disseccati, limitato per ora alla sola specie dei
porcini (boletus edulis e boletus aereus).
Le specie mangerecce più frequenti sono più d’un centinaio;
 le velenose non mortali, una decina circa; le sospette,
 altrettante; le mortali, tre. Sul mercato di Trento
per disposizione dell’ Ufficio sanitario non possono arrivare
che poche varietà: le spugnole, i porcini, il gallinaccio, il
lapacendro sanguigno, l’agarico imperiale e qualche volta
Pl’uovolo buono. Di tutte le altre varietà è proibita la vendita.

CACCIA

Le montagne trentine, ricoperte di boschi, con molti
rifugi per gli animali e con ottimi foraggi, sono un parco
favorevole per l’incremento naturale e artificiale della selvaggina
 nobile stanziale. Delle svariate qualità di selvaggina
sono abbastanza abbondanti i camosci e i caprioli, numerose
 la lepre variabile e la lepre comune, bene rappresentati
 i tetraonidi (gallo cedrone, gallo di monte, pernice
bianca), le coturnici e le pernici. Numerosi sono pure i
rapaci, fra cui vanno annoverate le volpi, le martore, le
puzzole, le faine, gli ermellini, i tassi, le aquile, i falchi
e tutti gli uccelli rapaci notturni (gufo reale, comune, civette,
 barbagianni, allocco, ecc.). Sulle più alte montagne
si trova la marmotta, e nella zona fra la valle delle Giudicarie,
 valle di Non e di Sole, 8°incontra ogni anno l’ orso
bruno, e il tipo più piccolo, l’orso formicario. Alcune di
queste specie sono molto utili per la carne o per la pelliccia
 o per le piume.
L’incremento della selvaggina montana è naturalmente
in diretto rapporto col progredire del rimboschimento.
La selvaggina di passo, esclusa la beccaccia, non trova
nella nostra provincia quel soggiorno adatto che può trovare
 nelle altre provincie d’Italia, in generale dissimili per
configurazione, per vegetazione e modo di coltivazione.
        <pb n="89" />
        0

Nell’anno 1929 sono stati uccisi: 315 camosci, 300 caprioli,
 725 lepri bianche, 9159 lepri grigie, 26 marmotte,
3785 coturnici, 160 fagiani di monte (forcella), 1542 francolini,
 479 pernici bianche, 606 urogalli (cedroni), 6012 starne;
complessivamente 24.610 individui, cioè una media di 6 individui
 per cacciatore, calcolando il numero totale di 4000
cacciatori. Sono da aggiungersi circa 1600 ermellini, faine,
lontre, martore, orsi, puzzole, tassi, volpi ed un complessivo
 numero di selvaggina di passo di 6031 anitre, beccaccie,
 beccaccini, colombacci, quaglie, re di quaglie, voltolini.
Il valore totale di questa selvaggina può considerarsi
di circa 800.000 lire.
L’uccellagione è stata sempre esercitata parcamente,
con i seguenti mezzi: paretai, roccoli, lacci, reti e panie.
Fra le specie di cui si operano le prese maggiori, si accennano:
 il fringuello, la peppola, il verdone, il frosone, il
lucherino, il fanello, la cingallegra, la cincia mora, il tordo,
il tordo sassello, il ‘codirosso, l’allodola.
La provincia fa parte della zona venatoria delle Alpi
e il suo territorio è sistemato a riserva senza alcuna eccezione.
 Il sistema di riservismo sociale è stato previsto anche
dalla legge Acerbo (creazione del sistema venatorio corporativo)
 per facilitare la ricostituzione del depauperato patri.
monio faunistico.
Alla caccia sovrintende nella provincia la Commissione
provinciale venatoria che assiste anche la Associazione provinciale
 fascista dei cacciatori. I compiti di queste ed in particolar
 modo quello "di preparare il trapasso dalla vecchia
legislazione alla nuova, sono stati affidati da ultimo ad un
commissario ministeriale.
L’albo provinciale si compone di circa 3000 cacciatori,
ai quali viene rilasciato un complessivo numero di circa
5000 permessi di caccia. Il servizio di controllo dell’ esercizio
 è fatto da un corpo di 25 guardie giurate sparse in
tutta la provincia e da un centinaio di guardie volontarie.
        <pb n="90" />
        PESCICOLTURA E ACQUICOLTURA

Nelle acque dei laghi, dei torrenti e dei fiumi della
provincia vivono oltre 30 specie di pesci, delle quali per
la pesca interessano: l’anguilla, la alosa, il temolo, il sal
marino (specialità di alcuni laghi di alta montagna), la
trota di fiume, quella di lago e la iridea (coltivata in parecchi
 laghi), il coregono (che ha attecchito in quasi tutti
i laghi nei quali è stato seminato), il luccio, l’alborella, la
tinca, la sanguinerola, il vairone, la scardola, il cavedano,
il triotto, il barbio, la carpa, lo scazzone e il pesce persico.
La provincia dispone di circa 6500 ha di superficie
acquea, dei quali almeno 4.000 sfruttabili per l’ acquicoltura,
 e d’oltre 600 km. di acque correnti da pesca. A questa
abbondanza e varietà di acque fa riscontro una sentita penuria
 di pesce, determinata dagli abusi nell’esercizio della
pesca e dalla mancanza di iniziative.
La Società trentina per la pesca e l’acquicoltura, che
da ultimo è stata aggregata al Consorzio provinciale, fondato
 in base alla nuova legge, ha organizzato per la tutela
delle acque 14 sezioni in tutte le valli trentine, ha istituito
incubatori e prese in affitto acque correnti private e demaniali
 (Strigno, Primiero, Tione). Intende di ridare all’ Adige
l’antica e naturale pescosità, assumendone in appalto la pesca.
E’ aiutata attraverso il R. Stabilimento ittiogenico di Brescia
 anche con materiali da semina; fa pescare nell’Adige
ed in altri corsi d’acqua i riproduttori, che impiega negli
incubatori, principalmente in quello moderno dello Stabilimento
 conzorziale (Stato, Provincia, comune di Rovereto e
Consiglio prov. economia) di troticoltura di Rovereto, capace
 d’incubare in una sol volta quasi un milione di uova.
Così può eseguire ogni anno delle semine di trota fluviale,
trota iridea, coregono, pesce persico, barbio, carpa a specchi,
tinca e anguilline, in numero di quasi due milioni di avanotti
fra cui più di 600 mila avanotti di trota fluviale. Oltre allo
Stabilimento consorziale. che tende a diventare una stazione
        <pb n="91" />
        EO1

cina di idrobiologia per lo studio del complesso problema
dell’ acquicoltura trentina, funzionano nella provincia una
serie di incubatori, della capacità ciascuno di 30-40.000 uova,
gestiti dalle sezioni delle Società: nella val di Sole ad
Ossana e Presson, nella valle di Non a Cles e Fondo, nella
valle di Fiemme a Molina, Tesero, Ziano e a Fiera di Primiero
 per quella zona, a Borgo (100 mila uova) e Strigno per
la Valsugana, a Tione e Condino per le Giudicarie. Sono
anche da notarsi 3 stabilimenti importanti di carattere
industriale: l’antico stabilimento di Torbole che attende
particolarmente al ripopolamento del lago di Garda, seminandovi:
 annualmente centinaia di migliaia di avanotti di
trota lacustre e, da qualche anno, di coregono; il vasto
stabilimento di Giustino (Giudicarie) che produce ottimo
materiale da semina di trota iridea e di trota fluviale (più
di mezzo milione all’anno) ottenuto da riproduttori allevati
in gran parte nelle vasche naturali e nei canali dello stabilimento;
 da ultimo è sorto un moderno stabilimento a Tione,
fornito di abbondantissima e ottima acqua di fiume e di
sorgente: trae annualmente dai propri riproduttori e da
quelli pescati nell’ Arnò oltre un milione di uova di trota
fluviale e quasi un quarto di milione di uova di trota
iridea. Gran parte del materiale prodotto da questi tre stabilimenti
 non è destinato al ripopolamento delle acque trentine,
 ma viene esportato nelle vicine provincie.
Al ripopolamento di alcuni laghi, appaltati a. privati,
provvede una ditta interessata la quale vi semina pesce persico,
coregono. trota lacustte, alosa, e vi esercita la pesca razionale.
In questi ultimi anni, specialmente dopo la fondazione
della Società trentina per la pesca e acquicoltura e dopo
l’istituzione dello Stabilimento consorziale di Rovereto, si
è verificato un qualche miglioramento nelle condizioni della
pescicoltura: ad uno stato di disinteressamento e di disordine
 si va sostituendo un regime d’ordine e di attività che
porterà indiscutibili vantaggi. -
        <pb n="92" />
        ISTITUZIONI PER L'AGRICOLTURA

Nel quadro d’insieme dell’economia d’un paese prettamente
 agricolo e ad unità economiche piccolissime non
vanno dimenticate le istituzioni sorte in appoggio dell’agricoltura.
 Oltre all’organizzazione cooperativa, che investe in
pieno l’ economia agraria trentina ed oltre alle associazioni
sindacali, delle quali è parola in altra parte del volume,
meritano speciale menzione: l° Istituto agrario di S. Michele,
 la Cattedra ambulante di agricoltura, le Aziende
agrarie del Consiglio provinciale dell’ economia, le Associazioni
 agrarie e l’Osservatorio per le malattie delle piante.

Istituto agrario di S. Michele.

Comprende la Stazione agraria sperimentale e la Scuola
pratica di agricoltura.
Sorse nel 1874: in quell’anno la Giunta provinciale del
Tirolo aveva nominato il Prof. E. Mach della Stazione sperimentale
 di Klosterneuburg a direttore tecnico dei beni
dell’ex convento degli Agostiniani di S. Michele, già acqui
stati dalla Provincia nel 1869, con l’intenzione di crearvi
un istituto di sperimentazione e di propaganda agraria.
La Stazione sperimentale iniziò subito la sua attività
al fine di sopperire alle necessità della sperimentazione
agraria nella provincia e di eseguire il controllo delle scorte
agrarie e dei prodotti agrari; la scuola agraria fu organizzata
 come scuola inferiore a carattere essenzialmente pratico,
perchè così più rispondente alle esigenze della provincia.
Siccome poi la viticoltura, la frutticoltura e l’enologia erano
per il paese di somma importanza, così per queste branche dell’agricoltura
 fu elaborato un programma speciale, più esteso.
Dopo la redenzione l’Istituto passò alle dipendenze
della Provincia di Trento e vi si mantenne fino all’applicazione
 del R. D. 29 luglio 1926 n. 1415. che costituì un
        <pb n="93" />
        103

consorzio fra lo Stato e la Provincia di Trento, nella quale
era allora compresa anche l’attuale Provincia di Bolzano.
Quale Stazione agraria sperimentale ha per fine di contribuire
 e promuovere il progresso agrario ed enologico
della regione e di esercitare il controllo delle scorte e dei
prodotti agrari.
L’importanza della Stazione sperimentale è stata accresciuta
 dal R. D. L. 25 novembre 1929 n. 2226, il quale
nello stabilire i provvedimenti per le stazioni sperimentali
agrarie, ha compreso anche questa istituzione fra gli istituti
 sperimentali riconosciuti e sussidiati dallo Stato, che
hanno grado pari a quello degli istituti superiori universitari.
 La Stazione agraria sperimentale, in base al nuovo
ordinamento che attende la sua completa sistemazione, mira
ad estendere la sua azione alle zone montane e pedemontane
 contermini od affini alla Venezia Tridentina. La sua
attività si distingue nelle seguenti branche:
a) agraria e d’economia montana {colture erbacee e
legnose);
b) chimica agraria ed industria agraria (enologia e
caseificio);
c) zootecnia. |
La parte agraria, per quanto concerne le colture erbacee,
 sì occupa della sperimentazione cerealicola per le zone
montane e pedemontane, tende al miglioramento delle altre
colture alimentari ed industriali, si prefigge la selezione
delle foraggere, dei prati e dei pascoli alpini e cura il miglioramento
 della produzione foraggera. Per quanto riguarda
le colture legnose, dedica una speciale attività alla viticoltura
 e alla frutticoltura, tendendo a migliorare la produzione
viticola, orientandola verso varietà di uve pregiate da vino
e da tavola, e curando la produzione frutticola in modo
che possa competere vantaggiosamente sui mercati esteri
con la produzione straniera. La parte agraria esercita altresì
l’analisi ed il controllo delle sementi agrarie e forestali.
        <pb n="94" />
        A

La branca che comprende la chimica agraria e le industrie
 agrarie, eseguisce ricerche sui terreni dal punto di
vista fisico e chimico, studia il comportamento di determinati
 concimi, le applicazioni della microbiologia agraria e
lecnica; è centro di studi per il progresso dell’industria
enologica e casearia ed è al riguardo organo di consulenza
per enti pubblici e privati agricoltori ed industriali. Eseguisce
 analisi chimiche di controllo sui prodotti enologici
destinati all’esportazione. Esercita la vigilanza sulle frodi
dei prodotti alimentari ed agrari.
L’attività delle due branche nel campo dell’analisi e
del controllo dei prodotti nel triennio 1927-1929 è stata:

numero dei campioni analizzati

308tanze analizzate

terre .
concimi .
foraggi .
mosto.
vini .
aceti .
tartari e feccie .
acqua potabile
sostanze anticrittogamiche e insetticide
 .
farine e sostanze alimentari. .
latte.
burri. 0
formaggi i
prodotti agrari diversi
prodotti industriali diversi
sementi .

totale dei campioni analizzati

osservazioni :
patologia vegetale . a
entomologia agraria

1927

| 1928

18
59
8
131
316

1
?

265
Dn74

3

è

)

2

30
38
2

13
12

I
30
19

| }

3
105
22

382 | 1863

28
}2

21,
27 |

| 1929

18
57
9
311
374
12
2
n

)

1

‘4
14.

153
200

1722

18
25
        <pb n="95" />
        2

105

La branca zootecnica è appena al suo inizio. Secondo
il programma prestabilito tenderà al miglioramento del bestiame
 locale e si dedicherà a studi e ricerche sull’alimentazione
 in rapporto alle condizioni economiche e agrarie
della regione. Di questa branca è parte il pollaio provinciale
 che spiega la sua azione a vantaggio del progresso
della pollicoltura.

Cattedra ambulante d’apgricoltura.

L’estensione alle terre redente delle disposizioni sulle
Cattedre ambulanti di agricoltura avvenne nel gennaio 1925,
e così anche la provincia di Trento ebbe la sua Cattedra. Ad
essa passarono i tecnici del cessato Consiglio agrario provinciale;
 altri poi se n’aggiunsero per le sezioni esposte nelle valli.
Dal principio fino alla metà del 1927 era costituita
dalla Direzione e dalle sezioni specializzate di zootecnia,
caseificio, alpicoltura in Trento, e da una sezione specializzata
 di economia montana ed una sottosezione di frut-Hicoltura
 in Bolzano; inoltre da sezioni ordinarie a Rovereto,
 Tione, Cles, Bolzano, Merano, Bressanone: in quell’anno
 furono staccate le sezioni dell’Alto Adige, dove fu
istituita una apposita Cattedra.
L’azione della Cattedra, di cui è parola anche in altre
parti del volume, si esplica nei seguenti rami d’attività:
consulenza tecnica, valorizzazione della tecnica agraria e
della applicazione scientifica nell’agricoltura (dal 1925 in
poi: 1468 conferenze, 7516 sopraluoghi, 139 prove di
macchine, 32 gite d’istruzione, molte proiezioni fisse e cinematografiche),
 sperimentazione agraria pratica locale, assistenza
 tecnica, economica, cooperativa e mutualistica agli
agricoltori, promuovimento delle iniziative aventi per fine
il miglioramento dell’agricoltura, della zootecnia. del caseificio,
 dell’alpicoltura e delle industrie agrarie connesse,
istruzione professionale dei contadini, rilevazione ed elaborazione
 dei dati della statistica agraria.
        <pb n="96" />
        HOF

Disimpegna altresì servizi relativi alla battaglia del
grano, alla bonifica integrale, alla fitopatologia e quelli che
di caso in caso le vengono affidati.
Aziende agrarie
del Consiglio provinciale dell’ economia.

Con la legge provinciale 8 novembre 1881 del Governo
del Tirolo veniva decretata la costituzione di un Consiglio
provinciale d’agricoltura con due sezioni, una a Innsbruck,
l’altra a Trento, abbracciante quest’ ultima il territorio
trentino fino a Salorno. Alla sezione dovevano far capo i
consorzi agrari distrettuali da istituirsi in ciascun mandamento.
La sezione di Trento, poco dopo la costituzione, avvenuta
 nell’aprile 1882, ebbe un’eccezionale occasione di
svolgere una grande attività: l’inondazione di quell’anno
aveva portato il disastro nelle principali zone agricole della
regione. Nell’azione vasta e complessa per il lenimento dei
danni e per il risorgimento dell’agricoltura trentina, fu compreso
 un nuovo indirizzo verso più progrediti sistemi di coltivazione.
 All’uopo fu chiamata in vita 1’, Agenzia agraria‘
per la distribuzione ai danneggiati di concimi, sementi,
anticrittogamici, piante da frutto, gelsi e mangime per il
bestiame. Si formò con essa il primo nucleo di quell’organizzazione
 economica che il Consiglio agrario sviluppò ed
estese in seguito con nuove creazioni, mano mano che le
necessità dell’agricoltura trentina lo esigevano. Così quando
la bachicoltura parve dover esser abbandonata. dagli agricoltori,
 scoraggiati dall’insuccesso persistente degli allevamenti
 di quegli anni, fu data nel 1882 nuova vita all’«Istituto
 bacologico» per la confezione del seme bachi di razze
più adatte all’ambiente trentino. Poi, nel 1896, fu attivato
il «Vivaio viticolo-pomologico» per la preparazione delle
piante da frutto e per la ricostituzione graduale dei vigneti
su base americana.
Istituto bacologico — Era sorto in proporzioni modeste
        <pb n="97" />
        107

già nel 1871, per aiutare la bachicoltura trentina, che in quel
tempo era travagliata dalla pebrina. Fino al 1882 fu annesso
 al Consorzio agrario trentino; in quell’anno, dopo
l’istituzione - del Consiglio provinciale di agricoltura, fu
aggregato a questo, dal quale ebbe anche la sua sistema.
zione industriale. Dopo la guerra è passato con le altre
due aziende al Consiglio agrario provinciale e infine al
Consiglio provinciale dell’ economia.
Il compito dell’Istituto è, come s’è detto, quello di
fornire agli agricoltori a buone condizioni un seme-bachi
ottimo e di perfezionare in ogni senso la bachicoltura. E°
attrezzato riccamente di macchine e d’altri mezzi e impianti
per la razionale confezione del seme. Possiede vari forni
moderni per l’essiccazione dei bozzoli con annessa galettiera.
Dispone di un proprio gelseto ed alleva ogni anno molte
razze pure e incroci per esaminare la robustezza e la resistenza
 dei vari tipi e scegliere quelli che meglio si adattano
all’ambiente trentino e delle altre regioni del Regno, dove il
seme viene venduto. Fa eseguire dalla Stazione sperimentale
per le sete di Milano prove e constatazioni circa la rendita,
la lunghezza della bava, il titolo, la percentuale di sericina e
di fibroina e altri caratteri organolettici delle razze allevate.
Ha una succursale a Gargnano sul lago di Garda, con
impianto per allevamenti da riproduzione; ed altra succursale
 a Pescara d’Abruzzo per la confezione di razze pure
e d’incroci.
L’Istituto ha organizzata una rete di camere d’incubazione
 in tutta la regiene e provvede all’istruzione dei contadini
con conferenze, con un corso speciale di bachicoltura nella
stagione invernale, con lezioni pratiche e con pubblicazioni.
La produzione del seme bachi dell’Istituto bacologico
ha raggiunto nel triennio le cifre:

1927 oncie 23.550
1928 » 23.560
1929 # 25.400
        <pb n="98" />
        INR

collocate per circa la metà nel Trentino, l’altra nelle vicine
 regioni.
Agenzia agraria — Si occupa della distribuzione di
tutto quello che è necessario alla coltivazione dei fondi:
concimi, anticrittogamici, e insetticidi, sementi, mangimi,
macchine da coltivazione e da raccolto, attrezzi rurali,
macchine e attrezzi per il caseificio, per la viticoltura e
per gli altri rami dell’agricoltura. Ha impianti per la selezione
 meccanica delle sementi, per la macina dei panelli
e dei concimi, per tritare l’avena, per frangere le granaglie;
 fabbrica l’insetticida Antiparassit per la cura invernale
 delle piante da frutto; esercita la trebbiatura meccanica
 per conto degli agricoltori e noleggia macchine
agricole. Sul tronco dei consorzi agrari distrettuali, che non
potevano vivere di vita propria per la mancanza di patrimonio,
 l’Agenzia ha innestato nel dopoguerra dei ,magazzini“
 per la vendita ‘delle scorte agrarie. Ve ne sono ad
Ala, Arco, Cles, Fondo, Levico, Malè, Mezzolombardo, Mori,
Pergine, Ponte delle Arche, Predazzo, Tione e Rovereto, e
stagionali a Denno e a Padergnone. A capo di essi sono dei
tecnici agrari, i quali, oltre alla funzione commerciale, esplicano
 opera di propaganda dei nuovi metodi e mezzi dell’agricoltura.

L’Agenzia ha anche contribuito efficacemente a introdurre
 nella popolazione agricola l’uso del credito agrario
con le nuove forme, in ispecie con quella del credito di
esercizio.
La sua attività è rispecchiata in questi dati:

anno |

1907
1919
1924
1929 |

concimi
chimici

solfato zolfi | filo di ferro | sementi
di rame foraggere

in quintali
30.000 |} 6.700 4.300 460
12.960 5.565 6.287 026
41.810 | 8156 4.250 235
70.012 | 8.569 + 3085 | 538

340
584
312
357

I
        <pb n="99" />
        109

Vivaio viticolo-pomologico — I} primo nucleo si costituì
 nell’anno 1894 con un terreno di poco più di 3000 m*?,
dal quale già nel 1896 si dispensarono 1644: alberi da
frutto e 53.600 barbatelle di vite. La richiesta crescente di
piante e la necessità della lotta contro la diaspis pentagona,
 determinarono ben presto l’ingrandimento del vivaio
e nel 1901, a sette anni dall’inizio, esso s’ estendeva già
su 16 ettari di suolo fertile, adatto allo scopo perseguito.
Nel 1909 vi si aggiunsero altri 7 ettari e mezzo di terreno
in collina con casa colonica nel tenere di Romagnano, adibiti
all’impianto di vitigni americani portainnesto e di piante da
frutta. 1 ceppi, in numero di oltre 13.000, comprendono
18 specie di soggetti, coltivati su scale molto diverse. Le
piante madri da frutta (oltre un migliaio d’esemplari) sono
assortite fra le migliori varietà di meli, peri, peschi, susini.,
albicocchi, ciliegi, e qualche altra specie di minore importanza.
 Ora il vivaio dispone di oltre 600.000 piante e precisamente:
 50.000 piante da frutta, 20.000 gelsi, 350.000
barbatellé di viti bimembri, 200.000 barbatelle di viti selvatiche;
 ed inoltre di selvatici portainnesto per fruttiferi,
gelsini da siepe, piante ortensi e officinali, nonchè talee di
vitigni americani e marze di viti e fruttiferi.
Per diffondere poi fra gli agricoltori le norme migliori
di coltivazione, sono stati attivati dopo la guerra ogni anno
nella stagione invernale dei corsì di istruzione agraria teorico-pratica
 presso la sede del Vivaio. Negli ultimi anni i
corsi sono stati tenuti dalla Cattedra ambulante di agri
coltura, e il Vivaio coadiuvò l’azione mettendo a disposizione
 i locali, il materiale occorrente ed i propri tecnici.

Associazioni agrarie.

Il R. Decreto 30 dicembre 1923 N. 3229 dava ai Consorzi
agrari distrettuali della provincia (erano prima d’allora 31)
facoltà di trasformarsi secondo le norme della legge 19 giugno
1913 N. 770, mutando organizzazione e denominazione, ma
        <pb n="100" />
        10

conservando il carattere di enti morali, per il conseguimento
di fini attinenti al progresso dell’agricoltura ed al miglioramento
 delle classi agricole. Era disposto che quelli di essi
che entro due mesi dalla pubblicazione del decreto non avessero
 chiesta la trasformazione, sarebbero stati sciolti e il
patrimonio loro sarebbe passato al Consiglio agrario provinciale.
 Col R. D. 27 maggio 1926 N. 1046 fu redatto
un modello di statuto, che fu adottato dalle associazioni
rimaste in vita. Il patrimonio invece dei Consorzi che vennero
 a cessare (Cembra, Egna, Lizzana, Fondo, Mezzolombardo,
 Rovereto, Fiavè, Strigno, Trento e Villa Lagarina)
fu incamerato dal Consiglio agrario provinciale; naturalmente
 esso era ridotto a meschine entità.
Le nuove associazioni agrarie, sorte così, sono:

Ala .
Arco .
Borgo
Banale .
Caldonazzo
Cavalese
Civezzano
Cles . .
Levico . . a.
Mori (ora in liquidazione)
Malè . ,
Pergine . .
Pieve di Bono
Primiero.
Riva .
Pieve Tesino .
Tione
Valle di Ledro
Vezzano

con L. 65.000 di patrimonio
28.000
112.000
10.000
9.000
8.000
4.000
20.000
90.009
80.000
1.000
220.000
4.000
1.000
200.000
8.000
2.000
7.000
290 000

a

I Consorzi di Condino e Lavis non hanno ancora
compiuto la trasformazione.
        <pb n="101" />
        PE 1

A seconda dei luoghi dove risiedono, le associazioni
svolgono un'attività corrispondente alle esigenze della regione:
 acquisto di scorte agrarie, noleggio di macchine e
attrezzi agricoli ecc.

Osservatorio per le malattie delle piante.

Fu istituito nel 1919 per iniziativa ed opera del presidente
 del Consiglio agrario provinciale, comm. G. Catoni, il
quale col suo lavoro, con la sua competenza € col suo aiuto
lo ha mantenuto in vita e ne ha curato lo sviluppo. Ha lo
scopo di seguire i vari deperimenti nei vegetali coltivati,
studiarne le cause e i rimedi, e diffondere fra gli agricoltori
 l’esatta conoscenza delle malattie delle piante e i mezzi
più opportuni di difesa. Tra le malattie studiate dall’ Osservatorio
 si annoverano: la fillossera, la tignola dell’uva, la
tignola del grano e della farina, il punteruolo del grano,
la mosca delle perine, l’antonomo, l’oidio e la peronospora
dell’uva, le ruggini, il carbone e la carie dei cereali, la
mosca dei gelsi, gli attacchi fungini dei fruttiferi e delle
frutta, le malattie delle patate, i parassiti vegetali dei prodotti
 degli orti e dei giardini.
L’Osservatorio funziona sotto l’egida e con l’aiuto del
Consiglio provinciale dell’ economia. Collabora con la Sezione
fitopatologica del Museo di storia naturale, il quale gli mette
a disposizione i suoi laboratori entomologici e botanici, forniti
di tutto l’occorrente per le ricerche di chimica e per l’esame
microscopico, per la microfotografia e per le colture, dotati
d’una biblioteca, di collezioni, di preparati microscopici e
d’una ricca raccolta-erbario di micro e macromiceti, ordinata
dal grande micologo Don Giacomo Bresadola. Fruisce anche
degli osservatori entomologici e fenologici istituiti nel 1917
nelle diverse plaghe della regione. Questi ultimi servono anche
 quali organi di segnalazione per la comparsa delle diverse
specie dannose, ciò che rende possibile la tempestività del.
l’ applicazione dei trattamenti e ne facilita il successo.
        <pb n="102" />
        'f

L’attività dell’ Osservatorio è in parte rispecchiata dal
prospetto seguente :

anno

determinazione
su materiale
inviato
all’Osaservatorio

sopraluoghi

esperienze con
anticrittogamici
ed insetticidi

1927 | 150 117 30
1
1928 186 | 130 | 14
1929 290 136 | 85

esperienze
diverse

20
18
24

Nell’anno 1929 ha inoltre impreso:
95 esami di semi
286 esami di materiale viticolo e pareri
319 esami di materiale frutticolo e pareri
30 avvisi sulla comparsa della peronospora e indicazioni dell’epoca giusta dei
trattamenti
211 esami di materiale gelsicolo
112 esami di malattie di altre piante
71 distribuzioni di afelino
186 distribuzioni di prospaltella
50 prove di insetticidi in laboratorio
97 prove di insetticidi in aperta campapna.

USI CIVICI

La natura montuosa della provincia, ricca di boschi e
e di pascoli che rappresentano indubbiamente la prima e
spesso l’unica risorsa della popolazione delle alte valli
trentine, ha favorito il sorgere nel lontano passato e il
perdurare di diritti d’uso civico e di godimento promiscuo
 di beni collettivi. Lo sviluppo di tali diritti è stato.
aiutato anche dalle vicende storiche della regione e dalla
frequenza dei rapporti feudali.
Sono esercitati di solito sui beni dei comuni o delle
frazioni; pochi anzi di questi beni ne vanno del tutto
esenti. Si esercitano però in molti casi anche su terreni di
privati. Consistono, i primi, nei diritti di legnatico (legna
        <pb n="103" />
        113

da fuoco e legname da opera), di pascolo, di erbatico,
di stramatico; anche quelli sui terreni di proprietà di privati
 hanno per oggetto di solito }’ esercizio del pascolo,
più di rado il taglio della legna o la raccolta dello strame.
L’esercizio del diritto avviene di regola in misura corrispondente
 al bisogno delle famiglie, o del bestiame o del
campo ai quali servono. Qualche uso civico particolare ha
per oggetto di cavare pietre (cave di marmo di Castione
di Brentonico), di servirsi per proprio uso delle acque minerali
 (Acidule di Rabbi), della pesca alla pedina (terreni
adiacenti al lago di Caldonazzo). Altri aspetti di questi
usi sono quelli non rari, del possesso i comune da parte
di due o più comuni o frazioni di terreni gravati del diritto
 civico, o quelli dell’ esercizio scambievole del diritto
da parte dei cittadini di due o più comuni o frazioni. Di
queste promiscuità per condominio va menzionata la più
importante, quella della Magnifica Comunità di Fiemme,
che ha per oggetto i beni demaniali di 11 comuni, consistenti
 in 11955 ettari di suolo boschivo, di un valore
di molti milioni.

I terreni privati gravati di usi civici si trovano diffusi
specialmente nelle alte valli, come in val di Ledro, in Vallarsa,
 nelle valli di Cembra e di Fiemme, e ancora più
nella valle di Non, dove sui cosidetti prati di monte il
comune esercita il diritto di godere delle piante, del pascolo
 e dello stramatico, mentre al proprietario che è tenuto
a pagare i tributi, non compete che il diritto di falciare
l’erba. Analogia con questi presentano i terreni prativi,
pascolivi della alta valle di Fiemme (Bocche e Lusia) e
della valle di Primiero, di proprietà privata oO comunale,
gravati del diritto civico di pascolo a favore dei cittadini
del comune e del «diritto legale» di proprietà dello Stato
su tutte le piante che vi crescono. Nel fondo valle questi
terreni privati gravati d’uso civico sono rari, ma non mancano
 del tutto: meritano di essere ricordati i terreni pri-
        <pb n="104" />
        114

vati lungo l’Adige nei comuni di Ora e di Bronzolo, testè
affrancati dal diritto di pascolo che spettava a detti comuni
e alla Comunità di Fiemme. Altra categoria di terreni,
che come quelli gravati dal «diritto legale» suddetto, presentano
 un aspetto di proprietà divisa, si riscontra anche
nei cosidetti «boschi divisi». Molto frequenti in Alto Adige,
nella provincia di Trento si trovano soltanto nel mandamento
di Egna; sono boschi di proprietà del comune (Montagna)
che vi esercita solo il diritto di pascolo e qualche altro
di minore importanza, mentre il principale diritto, quello
del taglio delle piante spetta ai proprietari pro tempore di
determinate aziende agricole (masi) ed è strettamente connesso
 con la proprietà di queste. Altri esempi di proprietà
divisa possono considerarsi quelli, per i quali, in alcuni
luoghi, a determinate famiglie è stato in passato riconosciuto
 un diritto di proprietà su alberi piantati in terreni
di proprietà del comune: in Arco per piante di olivo, nella
valle dell’Avisio (Cembra, Faver, Lisignago) e nei comuni
di Albiano, Lona, Lasez per piante di castagno. Il Commissariato
 per la liquidazione degli usi civici non tratta
questi diritti come promiscuità, ma come consuetudini, che
vengono liquidate con le norme dell’art. 23 del regolamento
di esecuzione della legge sugli usi civici: se gli alberi occupano
 un’estensione di terreno continua, viene legittimato
il possesso degli alberi e del suolo verso pagamento di un
canone di natura enfiteutica a favore del comune; se si tratta
di alberi sparsi, il cui possesso interrompe la continuità
dei terreni, quelli restano nel godimento degli attuali possessori,
 ma non possono essere sostituiti, e per essi viene
pure corrisposto al comune un canone.
Abbastanza numerosi sono nella provincia anche i domini
 collettivi, chiamati regole, vicinie (vicus), consortele.
L’origine di queste antiche associazioni 0 comunità agrarie
risale alla prima occupazione del suolo: gli occupatori di
solito si riservavano singolarmente il poco terreno che po-
        <pb n="105" />
        115

tevano coltivare e mantenevano invece in comune i terreni
da sfruttare per i bisogni comuni; l’amministrazione era
affidata ai regolani e all’assemblea dei consorti. Dallo sfruttamento
 venivano esclusi di regola coloro che sopravvenivano
 più tardi (forestieri). Altra origine di questi rapporti
è da ritenersi la investitura da parte dei signori feudali.
Più tardi, quando verso il principio del 1800 furono istituiti
 i comuni politici dal Govermo bavaro e dal Governo
italico, i beni non furono incorporati nel demanio comunale,
 ma furono conservati da quelli che li avevano goduti
 in passato, sicuri di esercitare un indiscutibile diritto
di sfruttamento. Famosa fra queste la regola di Spinale e
Manez, comprendente un vistoso patrimonio di circa 4656
ettari di boschi e di pascoli alpini, costituita dagli antichi
originari di Ragoli e di Montagne e dai parziari di Preore:
dopo oltre due secoli di liti, di cui era stata oggetto perchè
fosse riconosciuta quale proprietà delle associazioni agrarie
anzidette, è stata da ultimo con sentenza del Commissariato
per gli usi civici di Trento dichiarata demanio promiscuo
delle frazioni di Montagne, Preore e Ragoli.
Di queste associazioni si rilevano le principali: in valle
di Fiemme la regola feudale di Predazzo, la vicinia Camerlini,
la regola Malgola nella valle di Tesino, la vicinia di Pieve
Tesino, nella valle di Non le vicinie di Rumo e nella valle
di Sole le numerose consortele di Rabbi fra le quali quelle
di monte Plan, Caldesa, Livelo de Poz, Piazzola, Colleri
di Zanon. Pedergnana, Tanassica, Arzongla, Monte Polinar.
[n qualche caso di queste comunità o associazioni
agrarie si rende opportuna la continuazione del condominio
fra le famiglie consorti, evitandone la demanializzazione
dei terreni (pascoli e boschi) a favore del comune. giacchè
talvolta lo sfruttamento si presenta possibile ed economico
(godimento di una malga) soltanto se fatto in comune, collettivamente,
 da chi ne può e sa profittare in modo razionale
 (art. .25 della legge sugli usi civici).
        <pb n="106" />
        i6

Anche il regime austriaco riconosceva l’esistenza dì
terre comuni, soggette al godimento degli abitanti, godimento
 che era esercitato secondo le consuetudini. Ma nemmeno
 l’inscrizione nei libri fondiari è valsa a cambiare la
natura giuridica del diritto sui terreni e a convertire questo
diritto personale di godimento collettivo in diritto reale di
comproprietà privata, quale è prevista nel codice civile.
Allora non si chiamavano usi civici ed erano regolati secondo
 il concetto delle servitù prediali. Detto regime aveva
curato in parte anche la liquidazione e sistemazione di
questi rapporti. La più importante disposizione in proposito
può considerarsi la patente sovrana 5 luglio 1853 N. 130
colla quale erano stabilite norme « per regolare e reluire i
diritti di prevalersi di legna, pascolo e prodotti forestali »
ed inoltre «per regolare alcuni diritti di servitù e di possesso
 comune e di godimento». Le Commissioni provinciali
istituite con la patente espletarono un lavoro considerevole,
sia affrancando molti terreni dai diritti di uso civico, sia
documentando con regolamenti i diritti che furono conser
vati. Ma poichè le leggi stesse peccavano di confusionismo.
di concezione giuridica, in quanto non tenevano conto
della natura di ordine pubblico dei diritti di uso civico,
e poichè tale confusione cooperò anche al sorgere di particolarismi,
 che non avrebbero avuto ragione ‘di esistere,
così nel dopoguerra si è presentato un groviglio inestricabile
 di diritti contrastati fra comuni e privati cittadini,
groviglio che il Commissario per gli usi civici della regione.
tridentina ha già cominciato a sciogliere e a sistemare in
base agli espliciti criteri e alle norme della legge sugli usi
civici 16 giugno 1927 n. 1766 e del rispettivo regolamento
26 febbraio 1927 n. 332.
        <pb n="107" />
        SUPERFICIE E PRODUZIONE AGRARIA NEL 1929

coltura

frumento .

segala .
orzo
avena .
zranoturco .
srano saraceno
tabacco, .
ova
mele sa
pere e cotogne .
pesche, prugne, albicocche .
ciliege .
castagne a...
noci. . o
alivi coltura specializzata
patate .
fagioli .
piselli .
lenticchie .  .
lino (tiglio). .
ortaggi di grande coltura (cavoli, broccoli,
 cappucci, sedano, cardi, cavolfiori,
 asparagi ecc). ,. . 0.
orti stabili (verdure diverse secondo la
stagione) . a...
prati artificiali in rotazione, . . .
erbai ;
prati naturali asciutti . . sm
prati naturali irrigui . . o
pascoli permanenti
oroduzione accessoria di foraggi (pascolo
 sui prati falciabili, nei boschi,
nei castagneti, sulle tare produttive,
sull’incolto produttivo) . . . .
foglia di gelso , .

bozzoli .

superficie
ettari

prodotto
per ettaro
ql.

9.780
2.780
1.650
260
11.150
2.900
490
7.000

15
14.5
14
18
21
‘1

300
1.000
9.600
100
56
DA

13
84

14
13

460
A RON

260
0

22.900 35
11.000 67
= 000 6

10.21 kg.

produzione
complessiva
gl.

146.700
40.300
23.000
4.600
241.000
32.000
42.717
168.000
80.000
47.000
26.000
2.500
1.000
2.600
3.900
124.000
19,000
1.400
700
0

200.000

120.000
225.000
120.000
800 000
730.000
9320 000

250.000
859.300 sacchi
"sacco = 33 kg.)
1.490.760 kg.
        <pb n="108" />
        INDUSTRIE

PASSATO DELI’INDUSTRIA TRENTINA

Una vera grande industria nel senso di grande stabilimento
 industriale si sviluppò nel Trentino appena verso la
fine del 1700, quando sorsero le prime filande della seta in
Rovereto; nei secoli anteriori ben poche e meschine erano
simili attività. Solo la così detta industria mineraria, lo sfruttamento
 cioè delle ricchezze minerarie nascoste nei monti,
era giunta già in tempi lontani ed in periodi diversi ad
una ragguardevole intensità. In vari luoghi erano sorte fornaci
 e fucine di cui è rimasto ora qui e lì il nome; in qualche
valle oltre alla ricerca e alla estrazione dei minerali, si era
preso a lavorarli e si era così data vita a parecchie industrie
{industrie del vetro, del ferro e simili). Quali attività industriali
 di quei tempi possono anche considerarsi, benchè di
proporzioni piuttosto modeste e di attrezzatura e metodi rudimentali,
 quelle che avevano trovato una ragione d’ essere
nella produzione paesana: l’industria del legno per l’abbondanza
 della produzione forestale, l’industria delle pelli
per l’intenso allevamento del bestiame, l’industria della cera
per i prodotti dell’apicoltura e altre ancora.
Ma anche nel secolo successivo l’industria non è stata
prosperosa nel Trentino: l’industria della seta in Rovereto,
che può dirsi la prima vera e grande industria del Trentino e
che ebbe un periodo di forte intensità e di floridezza, anche
essa non durò a lungo: verso il 1870 cominciò a decadere
e in pochi decenni quasi scomparve.
Si può ben dire che il Trentino non ha mai costituito
        <pb n="109" />
        119

un terreno adatto ad un rigoglioso sviluppo delle industrie.
In passato, più forse di oggi, la popolazione, benchè non
priva d’un vivace spirito di iniziativa e d’ intraprendenza,
si è adagiata alla natura montuosa del suolo, alla sua povertà,
 alle sue disgraziate vicende politiche: ba tentato e
smesso quelle attività che meritavano un esperimento o che
le circostanze del momento presentavano come favorevoli; ed
ha in generale adeguato l’azione industriale, in quanto possibile,
 ai suoi bisogni e alle sue tendenze, bisogni e ten
denze di un popolo parco € modesto che vive sulla montagna.
 Così anche quel certo assetto. industriale, aggiornato
ai nuovi tempi, che con fervore d’iniziative personali e
con sacrifici di capitale paesano 8’ era venuto formando
verso la fine del secolo scorso e che aveva raggiunto qualche
momento d’intensità più che di floridezza, non ha durato
molto a lungo e alla vigilia della guerra sì trovava già in
forte decadenza. Un tanto merita d’esser rilevato, anche per
correggere certi apprezzamenti oltremodo favorevoli di tutto
quello che è passato e lontano, non toccato dalla bufera
della guerra.
Ma, come s’è detto, le difficoltà maggiori d’un ampio
incremento delle industrie devonsi vedere nella natura montuosa
 del paese e nella sua posizione geografica, discosto
dai centri di consumo, dai porti e dai paesi rifornitori delle
materie prime. Il Trentino se ne è risentito in ripetute circostanze,
 ma specialmente dopo il suo distacco dal Lombardo-Veneto,
 dove i suoi prodotti avevano un facile sfogo. Costretto
 nel corpo economico della defunta monarchia austroungherese,
 si trovò schiacciato sotto il peso della concorrenza
della produzione meccanica e in generale della grande industria
 dei paesi nordici, ricchi di carbone e di ferro. Gli
impianti delle officine e l’attrezzatura delle fabbriche si
addimostrarono ben presto antiquati ed incapaci di rimanere
 in gara con i grandi stabilimenti dell’Austria, della
Cermania e dell’ Inghilterra.
        <pb n="110" />
        Sebbene questa debilezza e questa precarietà dell’ organizzazione
 industriale, che le difficoltà dell’ambiente trentino
ad ogni esperimento facevano sentire, non scoraggiassero i
tentativi di sempre nuove imprese, era naturale che con
sempre maggior convinzione l’ economia si aggrappasse in
primo luogo all’agricoltura e che la grande esuberanza di
forti braccia andasse a cercare in paesi vicini e lontani quel
pane che era rifiutato in patria; e questa emigrazione, se
per molti riguardi significava un danno, per le finanze del
paese e per le condizioni economiche degli strati più poveri
 della popolazione era in effetto un rivolo d’ oro.
Negli ultimi tempi altre forme d’attività economica
sono venute costituendosi e sviluppandosi: quelle cui con
preferenza le nuove esigenze della civiltà e la natura del
suolo davano una residenza nel Trentino: l’industria idroelettrica
 e l’industria del turismo. Esse dovevano significare
per la regione due fonti cospicue di ricchezza e supplire
in parte alla sua povertà di risorse.
La vittoria delle armi italiane nella guerra mondiale
ha liberato il Trentino dal famoso ,.messo““ austriaco e lo
ha restituito alla patria. Naturalmente il sentimento della
popolazione trentina si è orientato subito e con entusiasmo
nel nuovo assetto politico e nella raggiunta unità nazionale;
non molto facile invece è riuscita la ripresa economica. Per
oltre tre anni buona parte della provincia altro non era
stata che un campo di battaglia; la popolazione, strappata
ni paesi ed internata; le officine e le aziende o distrutte
o chiuse o adibite a scopo militare. All armistizio il Trentino
 era economicamente disorganizzato, in gran parte rovinato.
 Tutto occorreva rifare e l’opera di ricostituzione
doveva essere impostata ed adeguata alle urgenti necessità
e alle nuove prospettive che si affacciavano. Difficile era il
momento, gravi e delicati i problemi da risolvere, per la
ripresa dell’attività produttiva. La capacità finanziaria della
popolazione trentina era molto scemata: i risparmi. frutto
        <pb n="111" />
        i21

di lavoro e di privazioni, erano rappresentati da moneta e
da titoli austro-ungheresi, in deposito presso istituti di credito
 austriaci, ora svalutati col cambio o convertiti in valori
insignificanti. Di qui una delle cause principali della clorosi
 economica e del disagio aggravatosi su tutta la provincia.
Il Governo aveva provveduto bensì all’emanazione di provvide
 leggi per riparare ai vasti danni della guerra, ma le
formalità di rilevazione e di liquidazione avevano diminuito
considerevolmente l’efficacia pratica delle disposizioni per
i singoli e per l’economia generale del paese.
E ciò nullameno, nei primi anni dopo la redenzione,
l’industria, specialmente l’edilizia, favorita dal fervore dei
lavori di ricostruzione e dalla facilità del credito, aveva
acquistato un impulso inusitato. Anche l’agricoltura sì era
riassettata e negli alti prezzi delle derrate aveva trovato un
impulso per il rinnovo degli impianti e per la ricostituzione
 del patrimonio zootecnico.
Ma il periodo di ripresa non dura a lungo: gli istituti
bancari nel 1925 rivedono la loro politica creditizia e richiamano
 i capitali prestati. Tutte le attività cominciano a
soffrire d’una recrudescenza, che ne scoraggia e restringe
l’espandersi: buona parte degli stabilimenti dell’industria
edilizia e le industrie connesse del legno e del ferro col
compimento dei lavori nelle zone distrutte, devono chiudere
e liquidare. E per di più viene ad aggiungersi ed a farsi
qui ancor più dolorosa la crisi che travaglia tutto il mondo
in questi ultimi anni. È un ripiegamento generale dell’attività
 industriale: forte diminuzione delle aziende e forte
riduzione dell’attività delle superstiti. Un malessere, un’oppressione
 si fanno sentire; si lamentano particolarmente le
dure condizioni del credito e il peso degli oneri fiscali.

Di fronte a questa discesa, a questa generale flessione
della vita economica mondiale, sta la saldezza della struttura
 e dell’organizzazione del sistema corporativo, il quale,
meglio di ogni altro, resiste agli assalti della crisi e ne
        <pb n="112" />
        22

uscirà vittorioso. Per esso la ripresa, è a sperarsi, non sarà
lontana. Sarà anche per il Trentino l’assetto definitivo di
tutte le attività, anche industriali, adeguato alle sue energie,
alle possibilità del suo terreno, alla sua posizione geografica,
insomma alle condizioni della regione: sarà l’inserzione definitiva
 della sua economia nel rinnovato organismo economico
 della patria.

CLASSIFICAZIONE DELLE AZIENDE INDUSTRIALI

Quali industrie od esercizi industriali s°intendono qui
non solo le imprese con vera attrezzatura industriale, ma
anche i piccoli esercizi dell’artigianato, che sono in numero
preponderante ed hanno un risalto speciale nelle attività
del paese.
Le risultanze del censimento industriale dell’ottobre
1927 offrono per la provincia questi dati:

industrie connesse con l’agricoltura . 64 esercizi - 491 addetti
industrie della pesca . . . . 26 31
Miniere e cave . . a 53 916
[Industrie del legno e affini . 1319 3366
[ndustrie alimentari e affini. . :8 3833
[Industrie delle pelli, cuoio ecc. . . 65 188
[ndustrie della carta . . . . . . 29 390
[ndustrie poligrafiche . . . . . . 77 492
[ndustrie siderurgiche e metallurgiche 13 237
[ndustrie meccaniche . . . 2. . 833 2501
[Industrie della lavorazione dei minerali
 (esclusi i metalli) . . . . . 126
[ndustrie delle costruzioni . . . . +13
[ndustrie tessili . . . 2 pa 7
[ndustrie del vestiario, abbigliamento
e arredamento : . ,. . * . » - 1522
Servizi igienici sanitari e di polizia
urbana . . a. 2... ‘96
[ndustrie chimiche +. , . . 23
industrie per la produzione e digstribuzione
 di forza motrice, acqua,
luce, calore . . . . . . . . - 169
industrie dei trasporti e delle comu- |
nicazioni . . è E è # + è 631 » 27119 »
Combinazioni di classi diverse . . 2 aa 3

3
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dei

123

Sono da aggiungere alcuni esercizi a carattere stagionale,
 che all’epoca del censimento erano inattivi:
Industrie del legno . . .
Industrie alimentari e mulini . . . .
Industrie meccaniche .
Industrie della lavorazione dei minerali
Industrie delle costruzioni . . . .
{Industrie del vestiario . .
Industrie dei trasporti e delle comunicazioni

Come di solito, predominano gli esercizi con pochi
addetti: sono in grande maggioranza esercizi di artigiani
e di piccole industrie; rari quelli della grande industria.
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        A

sategorie d’industrie

industrie connesse con l’agrie. .
sesca ea e
miniere e cave » e i i 4%
industrie del legno e affini . .
alimentari e affini . -
, delle pelli, cuoi ecc. .
industrie della carta . . .
‘industrie poligrafiche . . . -
- siderurgiche e metall. .
imdustrie meccaniche . . « -
lavor. dei minerali (non metalli)
industrie delle costruzioni . . -.
industrie tessili . . . . &amp;gt;
ind. del vestiario e abbigliamento
servizi igienici, sanitari ecc. . .
industrie chimiche . . . &amp;gt;
distribuzione di forza motrice, luce,
 acqua ecc. . . . . +
irasporti e comunicazioni . . -
sombinazioni di industrie di diverse
 categorie . . . ae

totale

de

ESERCIZI INDUSTRIALI RIPARTITI : SECONDO IL NUMERO DEGLI ADDETTI

non più di | 2-5
1 addetto addetti

6-10 |
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11 - 50
addetti

- 1°
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ad tti

251 - 500 | 501 - 1000 | oltre 1000
addetti addetti addetti

in complesso

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743 | 731 480 1295 | 63 | 489 |
563 | 556 | 458 ! 1240 | 70 | 449 !
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13| 138 8| a5| 2) vw
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389 | 389 80 | 1022: 40 | o77°
43 | 43 52 | 164 | 18 | i20 *
198 | 197 | 136 | 394 | 34 | 261 *
14! 14, 7 24 2 14 |
994 | 993 | 470 | 1285 | è9 243}
82) 78 100 | 244 | 59 -
al 2a 37°
82°’ a53 | 11 | 84 | 12 | 195
ara 70 | 516 | 43 | 831

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26
53
1319
1118
65
29
77
13
333
126
113
47
1522
196
23

491
31
916
3366
3833
188
390
492
237
2501
885
4954
2682
2983
560
217

71 169
0 | 603
26 463
2 49
2 42
176
52
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212 *
780 |
193
18 | 376
5| 127
41 80

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2

150 |
130 |

3
1

449
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119 |
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1121 | 25)| 619 1)| 527°

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215)

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187

163
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678
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2

70

327

| 3728 | 3692 | 2589 | 7082 | 392 | 2809 | 255 | 5112

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i

35 | 2414 | 23 l ara | 4 | 1210 | a | 2239 | 1 |u125 || 7031 | 20409

') R. Manifattura dei tabacchi in Rovereto.
') imprese di costruzione d’impianti idroelettrici.
") filanda a Pergine e industria per la fabbricazione di filati per pneumatici a Trento.
") stabilimento per la fabbricazione dei filati per pneumatici a Rovereto.
') vi sono comprese anche le industrie corrispondenti a bisogni collettivi (ferrovie, poste,
telefoni ecc.).
        <pb n="115" />
        e

categorie d'industrie

industrie connesse eoll’ agric.
pesca . e
miniere e cave . . A
industrie del legno e affini .
industrie aliment. e affini . .
industrie delle pelli, pelo, ecc.
industrie della carta . . . -
industrie poligrafiche . . . .
ndustrie siderurgiche e metallurgiche.
 . E
industrie meccaniche . . .
lavor. dei minerali (non metalli)
ndustrie delle costruzioni . . !
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 . . . a
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listribuz. di forza motrice, luce,
 acqua ecc. . . a
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\DDETTI AD INDUSTRIE RIPARTITI PER SESSO E PER QUALIFICA DI ATTIVITÀ
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1369 | 61| 14301
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INDUSTRIA MINERARIA

Nata al tempo della civilizzazione romana (miniere di
galena argentifera del Calisio), ebbe un periodo di rigoglio
dal 1100 al 1600. Risale. al 1208 il Codex Vanghianus,
primo notevole codice minerario, a cui attinsero le legislazioni
 di altri paesi. Erano fiorenti, allora, oltre le miniere
 del Calisio (monte Argentario), quelle di minerali di
ferro, rame, argento, piombo e zinco del Perginese ed altre
in val di Fiemme, Primiero, Giudicarie e val di Sole, in
qualche caso con impianti per la fusione e la lavorazione
dei relativi metalli.
Nel secolo XVII l’industria mineraria ebbe una stasi,
a cui seguì, specie nella zona del Fersina e di Primiero,
ana notevole ripresa, durata fino a quasi la metà del secolo
scorso. Il periodo tumultuoso fra il 1848 e il 1870 portò
colle ripetute crisi economiche un arresto quasi totale di
juest’industria. Solo verso la fine del secolo, col progresso
anche tecnico nelle ricerche e nella metallurgia, l’industria
sembrò rinascere; ma non ebbe il tempo di innalzarsi per
l’irrompere del conflitto mondiale, dal quale è uscita la
situazione attuale.
Patrimonio minerario auuale. — 1 giacimenti più nolevoli
 sinora accertati (e in gran parte già sfruttati) nel
territorio trentino sono:

Borgo

ZONA

LOCALITÀ E NATURA DEL MINERALE

1. Val Selva (Borgo): galena e blenda
2. Monte Civaron (Borgo): lignite
3. Monte Cave (Torceguo): galena
4. S. Osvaldo {Roncegno): min. di rame
5. Cinquecavalli (Roncegno): calcopirite, galena e blenda
5. Monte Fronte (Levico): min. di rame e piombo
1. presso Vattaro e Calceranica: rame, piombo e pirite
8. Val Sorda (Telve): min. di rame
9. Val Conseria (Telve): min. di rame
10. Tesobbo (Roncegno): min. d’arsenico
11. Val Coalba (Castelnuovo): lignite
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ZONA

Cavalese

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Primiero

Rovereto

lione

lrento

LOCALITÀ E NATURA DEL MINERALE

i. Someda (val S. Pellegrino): calcopirite
2. Klochet (val S. Pellegrino): magnetite, pirite, miniere
d’ arsenico
3. Moena: magnetite
4. Monte Mulat (Predazzo): min. di rame

1. Campo Tassullo: calcopirite aurifera
2. Lauregno: min. di rame e piombo
3. Malga Lavazè (Rumo): min. di rame
1. S. Antonio: galena argentifera
5. Malga Scaletta (Bresimo): min. di rame
i. Cogolo e Comasine: ferro magnetico
7. Polinar (Rabbi): ferro magnetico
8. Cespede (Rabbi): ferro magnetico

l. Col Santo Siror: calcopirite
2. Monte Arzon (Canal S. Bovo): calcopirite
3. Monte Arsinozza: ferro magnetico
{. Monte Costone (Sagron): cinabro

1. S. Antonio (Brentonico): lignite
2. presso Crosano (Mori): lignite
3. Malga Pianetti (Brentonico): galena e blenda

l. S. Pietro (val di Breguzzo): min. di piombo
2. Guiggia (val di Breguzzo): min. di rame
3. Bissina (Daone): barite
4. Gello (Daone): spato e ferro magnetico
5. Nardis (val di Genova): min. di rame
6. presso Saone (Tione): ferro magnetico

1. Rigol (Pergine): blenda, galena, min. di rame
2. Brada (Viarago): galena e barite
3. Monte Laiton (Pergine): barite
bk. Val di Valena (Palù): galena
5. Val Vignola (Pergine): min. di rame
6. Gril e Faida (Pinè): galena
7. Monte Calisio: galena e barite
3. Monte Gallina: galena e barite
9. Pralongo (Monte Vaccino): barite
[0. Monte S. Colomba: barite e galena
L1. Val Calda (Monte Vaccino): galena
12. Pressano: galena e barite
13. Monte Corona (Verla): galena e barite
4. Bedole (Spormaggiore): ferro magnetico, pirite e galena
15. Val di Non (Mollaro): scisti bituminosi ittiolitici
16. Quadrate (Nogarè): galena argentifera
        <pb n="118" />
        20

Non è una florida industria quella d’oggi: lo sfruttamento
 dei secoli scorsi ha presso che esauriti i giacimenti
più accessibili e più ricchi. Non è escluso che la tecnica
moderna riveli altri giacimenti e forse sarà possibile, almeno
in parte, mettere in valore il minerale tuttora esistente in
alcune vecchie miniere, che in passato non si è potuto sfruttare
 con profitto. Un notevole fattore del risorgimento di
questa industria potrà riuscire l’abbondante energia idroelettrica
 che può essere messa a disposizione dei moderni
sistemi di lavorazione dei minerali. i
In generale, lo sviluppo dell’industria mineraria della
Venezia Tridentina appare confortante, se si confronta l’attività
 prebellica (1913) con quella del dopo guerra (1927).
Tuttavia non devesi nascondere il complesso di difficoltà che
anche di fronte alla accertata esistenza di giacimenti minerari
offre quest’industria, sia per il grande impiego di capitali
che richiede, sia ancora per l’alea cui va incontro.
La produzione mineraria in tutta la regione della Venezia
 Tridentina è stata prima e dopo la guerra la seguente:

NATURA DEI MINERALI

| ANNO

minerali di rame . . ..

1913
[927

minerali di piombo ars. .

1913
1927

minerali di zinco . . . .

1913
1927

minerali di piombo e zinco

1913
1927

pirite di ferro. . .

1913
1927

scisti bituminosi ittiolitici . . . .

1913
1927

totale

1913
{927

PRODUZIONE
TOTALE IN
TONNELLATE

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766

1.639
8.314

30
24

23.300

7.200
1.681
40.728

OPERAI
OCCUPATI

A

e

170

119
320

17
28

2
165

32

142
723
        <pb n="119" />
        131

Attività mineraria nel Trentino nel triennio 1927-1929.
La produzione mineraria è stata nel 1927 di 31.693
tonn. di minerale (non compresa la baritina) per un valore
di circa 3 milioni di lire, nel 1928 di 36.208 tonn. per
oltre 3 2 milioni; l’anno 1929 segna un notevole incremento
 della produzione che sale a tonn. 53.479 per un
valore di oltre 5 milioni. L’aumento più forte si è verificato
 nella produzione della pirite di ferro della miniera
di Andreolle e dell’attigua ricerca di Calceranica, che da
tonn. 20.877 quale è stato nell’anno antecedente, ha raggiunto
 tonn. 38.060 nel 1929.
Una leggera contrazione ha segnato invece nel 1929 la
produzione di olii minerali, di piombo argentifero e di baritina:
per quest’ultima la contrazione è stata ancora maggiore nelle
vendite in seguito al diminuito consumo dell’interno e per
la forte concorrenza incontrata sui mercati esteri, specialmente
 su quello tedesco.
Le miniere e ricerche attive, produttive, da 9 che
erano nel 1928, si sono ridotte ad 8 nel 1929 per la
inattività in cui è rimasta durante l’anno la ricerca di piombo
 e zinco di Vignola.
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        numero

catura del minerale

ha |
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1927 ‘
Minerali di rame

L

minerali di piombo argentifero
e zinco - PA

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pirite di ferro . . |a |a] al
seisti bituminosi ittiolotici . . 1]-| 1
totale | 3 | 5 ] _8

1928
minerale di piombo argentifero
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pirite di ferro . . . . . . | 1/1] 2
scisti bituminosi ittiolitici . . 11 =; 1
daritina. 2. 2... 3 = 3
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totale "514! ©

L929
Minerali di piombo argentifero

pirite di ferro . .
cisti bituminosi ittiolitici . .
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totale 1: 5

or

PRODUZIONE DELLE MINIERE E RICERCHE (riassunto per minerali)
produzione lavoratori

motori

quantità in tonnellate |

tenore medio
del minerale
per cento

ralore
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Lire

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totale
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esterni

e ad olio ”
elettrici minerale
N. HP | N. | HP

maschi | fp | totale

|

Cu. 13.109% e 670 gr.
Ag. pertoon. . .
Cu 5%...
Pb. 503 e gr. Ag.
per tonn.. . a
» e zinco 24 Pb. 15% e Zn. 12%
pirite di ferro 23300 S. 419% . .
7200 } 7% olio greggio . .
31692

4

370 |
60
840
200
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26.000

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piombo arg. 545

FR

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457.800 |: 69 | as | 11}
4.800 |
2.213.500 | 125 | 34 6 | 165
288.C00 || 30 2| - 32
3.008.980 230 | 86 — 17 3ra

)

277

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150
10 rn
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‘ piombo arg. 1200
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Pb. 549 e gr. 450 Ag.
per toon, . . |
Pb. 259% Zn. 129% .!
12% di solfo . . .
3.9% in olio greggio
35 % di solfato di bario
‘no di ferro . . .

300 |
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75. i
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80
800 __

960.000 |
300 |}
1.565.775
233.120
648.000
160.000
3.567.195

93 37
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209
ua

13 |
1!

i
3 | -
i 1 15
445 2 | 45

216

a

ii e
31.

5

939

Pb.55% e gr. 500 Ag.
per tonn.. . .
129% di solfo . . .
3.5% di olio greggio
38 9% di solfato di bario
40% di ferro .

38060
5900
F00
__ 80
59479

350
75 |
40 I
‘90
SAN

798.450
2.851.500
276.000
1.425.000
4007”
| 5.393.650 1 199 | 116 + 23 1 7

12C
14°

226
162

l

1 | 15
1 15

14

RR

i minerali di piombo argentifero e zinco sono delle ricerche di Quadrate e Ricet.
La pirite di ferro è della miniera Anudreolle e della limitrofa ricerca di Calceranica.
Gli scisti bituminosi sono della miniera di S. Romedio in Mollaro.
La baritina è delle miniere Pice, Marigole e Val Cornera.
L’ematite è derivata da una ricerca in Predazzo.
[n passato la baritina era assegnata alla categoria delle cave (R. D. 29 luglio 1927 n. 1443).
        <pb n="121" />
        {24

Produzione delle cave.

Riguarda materiali diversi: marmi, graniti e porfidi:
materiali destinati alle industrie (gesso, coti, terre coloranti,
quarzo e dolomia magnesifera): altri prodotti per costruzioni
 edilizie, idrauliche e stradali.
Marmi. Sono marmi colorati di cui è ricca la regione,
specie Folgaria, Mori, Brentonico ed Arco. Le relative
cave forniscono numerose e pregiate varietà di materiali
che trovano sfogo anche all’estero.
Porfidi. Danno vita oggi all’industria estrattiva più
notevole della regione, per il largo favore incontrato dappertutto
 dal sistema di pavimentazione in cubetti di porfido.
{Importanti sono le cave di Ora. Bronzolo, Lases, Albiano
e Cembra.
Granito. Cave di granito di una certa importanza
sono a Predazzo, in val Calamento e a Canal S. Bovo. Il
materiale estratto, opportunamente lavorato, viene adoperato
per lo più a scopi ornamentali o per costruzione d’ opere
importanti (ponti ecc.)
Calcare. Una quindicina di cave di calcare compatto
(pietra trentina) sono aperte nelle adiacenze di “Trento.
Si tratta d’un calcare litonico, molto compatto, di colore
variabile dal rosso carne al bianco latteo e si presenta
in banchi regolarissimi, quasi orizzontali. È impiegato quale
materiale edilizio e decorativo, assumendo con la pulitura
un lucido persistente.
Gesso. Cave di gesso amorfo sono nelle adiacenze di
Trento (Ravina e Meano) ed a Cavalese. La produzione
viene assorbita in gran parte da uno stabilimento per la
produzione del cemento in Trento e da una fabbrica di
prodotti chimici a Sinigo presso Merano.
Materiale cementizio. Fra le cave di calcare hanno
avuto forte incremento quelle con prodotto destinato alla
        <pb n="122" />
        135

fabbricazione del cemento artificiale, tipo Portland, e della
calce idraulica.
Argilla per laterizi. Le varie formazioni argillose sono
utilizzate nell’industria dei laterizi.
Quarzo. Fra i prodotti di cava è da annoverarsi il
quarzo, estratto in varie località della Valsugana (Nogarè,
Pergine, Roncegno, Borgo), che viene destinato, per la mag:
gior parte, allo stabilimento elettro-chimico di Trento per
la produzione del ferro silicio e siliciuro di calcio.
Pietre colti. Provengono dalle cave di Rumo, in val
di Non. La coltivazione è in galleria. Litologicamente sono
costituiti da un’arenaria, più o meno quarzitica, a cemento
calcareo, con piccole quantità di argilla. Gli strati utili, dello
spessore medio di metri 0.80 circa, sono intercalati fra le
arenarie di Gardena al muro ed i calcari a Bellerophon
al tetto. Tutta la roccia, dopo una prima sbozzatura sul posto,
 viene trasportata a Terres (valle di Non), ove esiste un
apposito stabilimento di lavorazione.
Terre coloranti (terre verdi). Si ricavano dalla regione
dell’ Altissimo (Brentonico). Si tratta di piccole escavazioni
sotterranee, nelle quali vengono seguite delle vene mineralizzate,
 di piccola potenza, comprese nei tufi basaltici, che
compariscono fra calcari.
Torbiere. Fra le numerose torbiere del Trentino (circa
 40) la sola attiva nel triennio è stata quella di Bellamonte
 (Predazzo), che, situata in alta montagna, può essere
 coltivata solo da metà giugno a metà settembre. La
potenza del giacimento è in media di metri 4.30; il fronte
di cava misura circa 50 metri; l’escavazione viene fatta su
tre gradini. La produzione media annuale nel triennio è
stata di 500 tonn. circa.
Dolomia magnesifera. Abbonda nella valle di Ledro;
contiene circa il 40% di carbonato di masnesio.
        <pb n="123" />
        PRODUZIONE DELLE CAVE

materiali diversi per costruzioni
 edilizie, stradali
 e idrauliche :
calcare lavorato . . .
da costruzione
» per calce e cemento.
 . . . e
tufo calcareo . . .
ghiaia e pietrisco . .
sabbia. . . e
argilla per laterizi e
terre cotte. . . . *
argilla per cemento artificiale.
 . e
pietre da taglio e da ornamento
 :
marmo colorato . . .
granito . . . . a.
porfido . . .
materiale destinato alle
industrie :
gesso ;
coti.
quarzo .
terre coloranti . .
baritita . . a
dolomia magnesifera

1927 | 1928
(90 cave) (110 cave)

in tonnellate

2.700
12.000

3.000
15.000

78.000
700
16.000
5.000

87.400
2.000
14.000
8.000

11.200

20.000

10.000

17.500

130
200
20 (00

1.200
500
27 000

700
70
2.290
40
7.2C0

650
20
3.050
70

1929
(140 cave)

3.400
14.500

83.700
3.000
25.000
7.000

30.000

28.000

1.050
1000
AN NNN

1900
30
2.650
70

1.400

Complessivamente l’industria estrattiva ha dato, nel 1928,
una produzione per un importo di circa 9 milioni di lire, di
cui 3 1, rappresentano il valore dei prodotti estratti dalle
miniere e dalle ricerche e 51, quello dei prodotti estratti
dalle cave. Il numero degli operai occupati è stato di 872,
dei quali 312 sono stati addetti alle miniere e ricerche
produttive, e 560 alle cave. Nel 1929 si è avuta una produzione
 complessiva di 296.179 tonn., delle quali 53.479
sono state estratte dalle miniere e dalle ricerche attive e
242.700 dalle cave. Il valore complessivo di questa produzione
 è risultato di circa 12 milioni di lire. di cui 5 a
        <pb n="124" />
        RELA SOI SPE GOG OB GE RES i Sn ;
BS MII RL NE AN ù
EE Sara ONE ITINERE SIP
ani irrita ONES Er pisen sE Pg e vii io

137

rappresentano il valore del prodotto delle miniere e 61,
quello del prodotto delle cave. Gli operai occupati sono
stati 1.288, dei quali 338 nelle miniere e 950 nelle cave.

Costo dei lavori minerari.
Il continuo progresso nei mezzi meccanici di escavazione
 e di trasporto viene limitando il costo dei lavori
minerari. Questo oscilla però fra ampi limiti, a seconda della
ubicazione delle miniere e della diversa natura delle roccie.

natura del materiale

della ganga

pirite di
ferro compatta
 finemente
 cri
stallinain
ganga silicea


miniera di
Calceranica

blenda e
galena
in ganga
IUArzZO2a

ricerche di
Ouadrate

scisti bituminosi

ittiolitici.
a ganga
calcarea

miniera di
Mollauro

barite con
piccole
vene di
quarzo

miniera di
val Cornera
Pice e Marigola**


Fi

per metro cubo di scavo

1 mi 1 {in esaurimento .
nel m. ’ :
Mera%e \ in tracciamento.
nella roccia incassante . . .
per metro lineare di galleria
nel minerale. . . . .
nella roccia incassante . .

per metro lineare di fornello
nel minerale . . . ..
nella roccia incassante . |.

per metro lineare di binarip
posto in opera . .
per quadro di armamento
posto in opera . .

costo dei trasporti per tonn. km.
con teleferiche . .
all'ememo] con decauville . .
su strade ordinarie .

15-20
35-40 |
25.50

50
85

20-22
20-35

140-200
FAN-160

170
100}

110

120-190
{20-13235

180
190

2

20-25

A

IE.20)

120 + 3 2.10
— | 1.50 _
2,50 450 -| 120

50
85
900-100

250
200

250-300
280-300

dp,

i
Z
        <pb n="125" />
        ea

Lavorazione di alcuni prodotti.

Distillazione degli scisti bituminosi. Annesso alla miniera
di S. Romedio funziona uno stabilimento per la distillazione
degli scisti bituminosi. Dalla distillazione dello scisto crudo
si ottengono essenzialmente due distinti prodotti: l’olio greggio
impiegato per la preparazione di benzine leggere, di olii
ittiologici, olii per Diesel ecc.; e lo scisto cotto (rosticcio),
tramutato mediante speciali processi in calce idraulica. Ma
il prodotto ormai più importante dell’azienda è l’ittiobenzina,
 ottenuta dagli olii leggeri degli scisti ittiologici; essa
trova applicazione nella confezione del denaturante generale
dello Stato per gli spiriti.
Nello stabilimento sono impiegati in media 60 operai.
prodotti ammontano :

1927 1928 1929
ittiobenzina . . . . - 51 tonn. 77 tonn. 117 tonn.
ittiolo . . 18 &amp;gt;» 13 » 12
lio residuo . . . . . 260 198 230

Come sottoprodotto della distillazione si sono avute
3800 tonn. di calce idraulica nel 1927, 2900 nel 1928 e
1260 nel 1929.
Gesso. A Cavalese è in attività una fabbrica che produce,
 oltre al gesso comune, un gesso più fine, usato negli
ospitali, dai dentisti e ad altri scopi.
Laterizi. Quest’industria è rappresentata da 21 esercizi
(fornaci), che funzionano parte a macchina e parte a mano,
a fuoco intermittente e a fuoco continuo. Uno stabilimento
ha 85 addetti, gli altri occupano in generale da 1 a 6
persone. Î centri di maggior produzione sono: Ceramica
(valle di Non), Mori e Vigolo Vattaro.
La produzione serve in preponderanza al bisogno locale:
 solo una parte viene esportata nell’Alto Adige. Risente
sempre della concorrenza delle finitime provincie. Nel triennio
 1927-1929 la richiesta è andata scemando e anche i
prezzi hanno subito una riduzione,
        <pb n="126" />
        139

Terre cotte e porcellane. Si confezionano vasellame,
stoviglie, tavolette da stufa ecc. Sono 14 piccoli esercizi,
complessivamente con 38 addetti. I principali risiedono a
Cles, Vigolo Vattaro, Rovereto, Mezzolombardo e Vezzano.
Da notarsi ancora la fabbricazione di porcellane ad
uso industriale (isolatori elettrici): uno stabilimento a Trento
occupa 40-50 operai.
Dolomia magnesifera. È lavorata a Molina di Ledro
in uno stabilimento per la produzione di carbonato di magnesio,
 ossido di magnesio e dolomia, a scopi medicinali,
industriali e termici (isolanti). Per due terzi la produzione
viene esportata in vari stati d’ Europa.
Porfido. La produzione dei cubetti di porfido è stata
negli ultimi anni nel Trentino di circa 30 mila tonn.
all’anno ed ha occupato annualmente circa 500 operai.
Lo spirito di intraprendenza in questo ramo si è
fatto più vivo che mai in questi ultimi anni: la produzione
è venuta a superare di molto il fabbisogno e già alla fine
del 1928 rilevanti quantitativi di materiale stagnavano nelle
cave. Alcune piccole imprese, ch’erano sorte senza conveniente
 preparazione commerciale, ben presto sono tramonlate
 nel dissesto finanziario.
Lavorazione della pietra e del marmo. Sono in generale
 laboratori di scalpellino, alcuni con impiego di macchine
 e con depositi di pietre e marmi. La materia lavorata
è d’ordinario la pietra calcarea bianca e rossa, che prima
della guerra trovava. una via d’esportazione verso l’Austria
e l’Ungheria. 1 centri principali di queste lavorazioni sono:
Trento, Rovereto, Mori, Predazzo, Folgaria, Villamontagna.
Sono 41 esercizi con 3 importanti segherie di marmo (due
a Rovereto ed una a Trento), con una produzione notevole.
Vi sono impiegati circa 170 operai: i 4 maggiori | stabili.
menti occupano complessivamente 90 operai.
L’importanza di questa industria è venuta col tempo
scemando in seguito all’uso del calcestruzzo. Solo dei marmi
        <pb n="127" />
        :40

segati viene esportata una parte, il resto serve al bisogno
locale.
Barite. La barite viene estratta nelle miniere Pice
Morigole e Valcornera, in territorio di Storo (Giudicarie).
A Darzo, frazione di Storo, esiste un importante stabilimento
 per il lavaggio, classificazione e macinazione del
minerale.

Cemento. È prodotto in tre stabilimenti: uno a Trento
(Piedicastello) produce cemento artificiale per via umida,
adoperando il calcare che sì trova sul posto e correggendo
ila miscela con le argille e col gesso di Lamar (Meano) e con
le argille di Sardagna; un altro, a Ceole di Riva, produce
cemento artificiale per via secca adoperando il calcare e
l’argilla del colle di $. Bartolameo; il terzo, a Tassullo,
produce cemento artificiale, lavorando le marne e il tufo
calcareo del posto.
Durante l’anno 1929 si è notata una contrazione nella
richiesta del cemento in seguito alla stasi dell’industria
edilizia ed alla ultimazione degli impianti idroelettrici nell’Alto
 Adige. I prezzi hauno raggiunto un limite molto basso
in causa dell’esuberanza della produzione, la quale, benchè
ridotta rispetto al 1928, è risultata molto superiore alle esigenze
 del consumo. La produzione totale del 1929 è stata
di 73 mila tonn. e ha dato lavoro in media a 250 operai.
Lavori in cemento. La principale impresa del genere
ha il suo stabilimento a Mori, attrezzato a grande impianto
industriale e destinato principalmente alla fabbricazione di
pali in cemento armato centrifugato. È unica del genere
in Italia. È notevole per la novità tecnica della sua produzione
 e per la razionalità degli impianti. Fondata nell’immediato
 dopo guerra, costituisce la principale iniziativa del
capitale treotino di questo periodo. I suoi prodotti hanno
portato un’innovazione nel campo delle condutture aeree.
Oltre che per quelle di energia elettrica, sono adottati per
la elettro-trazione ferroviaria e tramviaria, per le linee te-
        <pb n="128" />
        i A

PA

legrafiche e telefoniche, per la pubblica illuminazione e
per palificazioni subacque.
L’impresa ha stabilimenti anche’ a Torre Annunziata
e a Mortara (Pavia).
La produzione va svolgendosi su scala sempre più
ampia: sono state costruite oltre 100 grandi linee elettriche
con impiego di pali tra i 10 e i 26 metri di lunghezza.
L’industria dà lavoro a circa un migliaio di operai,
di cui 150 nella provincia; incrementa i trasporti ferroviari
 con circa 600 coppie di bilici all’anno.
Nella provincia vi sono altri stabilimenti, piuttosto
modesti, che lavorano il cemento per la fabbricazione di
articoli per l’edilizia, gradini, vasche, serbatoi, lavandini,
elementi decorativi (capitelli, colonne, balaustre, cornicioni,
statue ecc): sono 24 esercizi con 84 addetti dei quali 60
operai.

Calce idraulica. È’ prodotta, in gran parte, in 4 stabilimenti:
 2 a Trento, 1 a Tassullo e 1 a Mollaro. Producono
 tutti calce eminentemente idraulica.
Durante il 1928-29 s’è verificato un discreto aumento
nella produzione, determinato dall’estendersi della zona di
vendita, per effetto dell’ottima qualità del prodotto e della
forte diminuzione di prezzo che le fabbriche hanno potuto
fare. La produzione di calcare da calce nel 1929 è stata
di 11.700 tonn. e ha dato lavoro a 80 operai in media,
compresi quelli degli stabilimenti.
Oltre alla calce idraulica, vi è nella regione una piccola
 produzione di calce grassa, che non sorpassa le 1000
tonn. annue. Viene adoperata per l’agricoltura oltre che
per l’edilizia.
        <pb n="129" />
        ACQUE MINERALI

Il Trentino ha un ricco patrimonio idro-minerale, che
non è stato finora esaurientemente valorizzato e sfruttato.
Ben poche sono le sorgenti attorno alle quali si sia sviluppata
 un’organizzazione moderna di cura e soggiorno,
in grado di competere con molte celebri stazioni dell’interno
 e dell’estero. Alcune sono largamente note: ma esse
come anche le altre potranno raggiungere, se non un brillante
 avvenire, almeno un miglioramento della loro stentata
vita, solo quando si saranno verificate certe premesse, che
ancora mancano, come le migliorate comunicazioni ferroviarie
 e stradali, e. quando potranno essere perfezionati gli
studi per l’accertamento fisico-chimico e per la constatazione
delle virtù terapeutiche. Un elemento favorevole delle sorgenti
 trentine, che fa sperare di esse, è costituito dal fatto
che sono situate in luoghi di ottime condizioni climatiche.
Delle sorgenti termali e minerali del Trentino, sono
state denunciate alla Direzione generale delle miniere, giusta
 R. D. 29 luglio 1927, quelle che meritano qualche
considerazione :

comune |
o NOME DELLA SORGENTE
FRAZIONE

Levico

Roncegno

Vetriolo
Tesobbo
Bagno

Ma mano

Peio
Peio
Peio
Rabbi
Bresimo
5. Orsola
Canezza
Cavalese

Fontanino di Peio
Antica Fonte Peio
Fontanino di Celentino
Rabbi
Frattazze e Bagni
Valle Pegara
Mesiani
Carano

STATO DI
ATTIVITÀ

attiva

nattiva

ittiva

inattiva

attiva

NATURA DELLE ACQUE

arsenicali ferruginose

radio-gasose-alcaline

acidule ferruginose

ferruginose alcaline
ferruginose
lerruginose alcaline
silicio ferruginose
magnesico-solforose
        <pb n="130" />
        PI

42

Sorgenti di Levico - Vetriolo. Sono definite arsenicaliferruginose
 e sono conosciute anche all’estero.
Delle due fonti, una è d’acqua forte (a 14° centigradi)
e l’altra d’acqua debole (a 9° centigradi); sgorgano a Vetriolo
 (frazione di Levico a m. 1490), ma sono utilizzate
prevalentemente nella cittadina di Levico (m. 507).
L’analisi del Prof. Ludwig dà per l’acqua forte i seguenti
 costituenti del residuo fisso (78,127 per 10.000
parti in peso di acqua):

solfato ferroso . .
acido solforico libero
anidride arsenicosa
solfato di magnesio
solfato di zinco,
solfato di calcio .
id. di: K, Cu, Pb, Mn, NH,, Ra, Al;
somplessivamente . . . . . 2 e
inoltre traccie di litio, antimonio ecc.
L’acqua debole contiene le stesse sostanze in quantità
minore.

Se ne fa uso per bagni (e fanghi dell’acqua debole)
e per bibita: l’indicazione terapeutica segna soprattutto le
malattie del sangue, del sistema nervoso (specie se legate
ad esaurimenti), ginecologiche, del ricambio, della pelle.
delle articolazioni ed altre.
Lo smercio dell’acqua medicinale in bottiglie è stato.
1927 1928 1929
in provincia . . . . . bottiglie 7.332 7.650 6.600
nelle altre provincie . . 2.942 4,202 2.935
all’estero . . . ” * 20.000 45.200 47.509
totale 30.274 57.052 57.044

&amp;gt;

L’esportazione è rivolta verso i seguenti Stati: Germania,
 Austria, Francia, Inghilterra, Olanda, Cecoslovachia,
Ungheria. Svizzera, Stati Uniti, Cile.
L’impresa delle sorgenti è stata da poco assunta in
regia dello Stato.
        <pb n="131" />
        La stazione di cura, attrezzata con alberghi di lusso
e con modeste pensioni private, ha avuto nel triennio
1927-29 il seguente movimento:
31927 1928 1929
4.555 5.196 5.433
34.787 34.288 31.697
.- giorni 68.325 75.134 83.426

forestieri
bagni
permanenze

Acque di Roncegno. Simili a quelle di Levico, contengono,
 secondo il prof. Masini, i seguenti sali: solfato
fenico 2.95055; solfato ferroso 0.2137; solfato di calcio
1.43027; traccie di altri solfati e 0.00569 di arseniato fenico
 acido. Il totale dei sali risulta del 5.99196 per cento.
Le particolarità terapeutiche sono le stesse dell acqua
di Levico. Anche Roncegno è organizzata come stazione di
cura e di soggiorno con una media annua di 20.000 presenze
 negli anni 1927, 1928 e 1929.
L’acqua venduta in questo periodo ha raggiunto una
media annua di circa 30.000 bottiglie; nell’ anteguerra se
ne esportava in Austria e in Russia un quantitativo di non
meno di 200.000 bottiglie.
Acque di S. Orsola (val Fersina m. 925) — Arsenicali-ferruginose-fosforiche
 (analisi di Lods e Eichleitner).
Hanno poca fama. È insignificante la vendita in bottiglie.
Il luogo manca d’un’attrezzatura alberghiera. Solo da poco
è stata costruita una comoda comunicazione stradale con
l’arteria della Valsugana.
Terme di Comano. E’ una sorgente termale: ha una
erogazione di 50.000 litri al giorno. La temperatura è di
28°. L’acqua è di scarsa mineralizzazione, ma di notevole
potere radioattivo.
Era nota già ai romani (residui di lavori romani presso
la sorgente). È usata come bevanda e per bagni ed è effitace
 soprattutto nelle malattie della pelle.
La stazione termale non è molto frequentata; ora che
        <pb n="132" />
        145

è stata dotata d’un grande albergo con stabilimento bagni,
dà a bene sperare. |
Acque di Rabbi (m. 1250). Carbonico-ferruginose, presentano
 un residuo fisso di gr. 4.838 °/, di cui gr. 2.4155
di acido carbonico libero e gr. 0.005348 di bicarbonato di
ferro; contengono vari altri carbonati (fra cui manganese),
cloruri ecc. Hanno notevoli proprietà tonico-ricostituenti,
anticatarrali e diuretiche, per le quali hanno acquistato
buon nome, sia come bibita che per bagni.
Vi sono due fonti: l’ antica, scoperta nel 1660, e la
nuova, scoperta nel 1848. Hanno una portata di 7.500 litri
all'ora. Oltre il consumo nel luogo di cura (con moderni
impianti idro-elettroterapici), si fa largo commercio dell’acqua
in bottiglie.
Acque di Peio (m. 1380). Sono simili a quelle di
Rabbi ed anch'esse rinomate. Le analisi di Bizio (1845) e
Regazzini (1878) danno 0.0557 di bicarbonato di ferro,
0.0037 di carbonato di manganese, tracce di altri carbonati;
 tenui quantità di solfato di potassio e cloruro di sodio
 e potassio: l’acido carbonico libero è in quantità di
gr. 2.4464 °/,.
Anche Peio, come Rabbi, è attrezzata modernamente,
con alberghi di ogni ordine: ambedue le stazioni di cura
ono note anche come centri alpinistici.

À queste principali sorgenti fanno seguito altre, di minore
 importanza: alcune di queste (la ferruginoso-alcalina
di Celentino, la. bicarbonato-ferruginosa-magnesiaca di Cavelonte,
 la calcareo-magnesiaca di Carano di Fiemme, la
ferruginosa di Bresimo, ecc.) hanno una modesta clientela
con poche esigenze nei riguardi degli alberghi e degli stabilimenti;
 altre infine sono del tutto trascurate e non si può
dire quando potranno essere messe in valore. '
        <pb n="133" />
        INDUSTRIE METALLURGICHE

Le condizioni della regione, in ispecie la povertà o
quasi la mancanza della materia prima e la lontananza dei
mercati di consumo dei prodotti, non hanno permesso l’allignare
 di grandi stabilimenti dell’industria metallurgica.
Qualche prospettiva avrebbe forse potuto dare l’abbondante
disponibilità di forza motrice e la mano d’opera poco esisente;
 ma l’enorme incremento dato dalla guerra a questa
attività nelle altre regioni del Regno, ha impedito che
queste favorevoli premesse venissero in efficienza.
Industria metallurgica. La siderurgia è rappresentata
da due ‘grandi stabilimenti, uno nei pressi di Trento per la
produzione del ferro silicio (nei vari tenori dal 45 all’ 85%
di Si) e del ferro-silico-calcio; l’altro nei pressi di Mori
per la produzione dell’alluminio.
L’industria del ferro-silicio dispone di due forni elettrici
 a corrente trifase, della potenza l’uno di 6000 e l’altro
di 3000 Kva. Lo stabilimento utilizza il quarzo delle miniere
 della Valsugana e di Vipiteno, rottami di ferro (specialmente
 torniture) e carbone, di preferenza coke, preso
dai gasometri, I prodotti sono forniti per la massima parte
alle acciaierie e ferriere del Regno; una parte della produzione
 del ferro silicio è stata anche collocata nel Giappone,
 nell’ India, in Ispagna, in Australia; il ferro-silicocalcio
 è esportato nel Belgio, in Inghilterra. nell’America
del Nord e nel Sud-Africa.
In media nel triennio sono Sstati occupati circa 80
operai; l’energia elettrica consumata è ammontata approssimativamente
 a 23 milioni di Kwh annui. In più funzionano
 20 motori elettrici della forza complessiva di 66 HP.
Produzione di:
ferro silicio . . . . +. - tonn.
siliciuro di calcio . .

1927 1928 1929
2.320 2.050 1.750
55 200 230
        <pb n="134" />
        se

- We Fi
e Lg
ee se

147

L’ industria dell’alluminio è rappresentata da uno stabilimento,
 che utilizza un grande impianto idro-elettrico di
sfruttamento dell’Adige, quello che è considerato in Italia
il primo e più grande impianto idro-elettrico a bassa caduta
e forte portata. Le relative potenze risultano rispettivamente
di HP 22.600 e di HP 28.000. L’energia prodotta (100 milioni
 di Kwh annui) viene consumata totalmente sul posto.
L’allumina proviene da uno stabilimento di Porto Marghera.
 La produzione annua è prevista in 6000 tonnellate
di alluminio, che può servire al totale fabbisogno nazionale.
Sono occupati circa 400 operai.
Altre industrie metallurgiche. Sono rappresentate a
Trento da alcuni stabilimenti di qualche entità: 3 fonderie .di
ghisa, una fonderia di rame, 2 fonderie di campane, 2 fabbriche
 di articoli ortopedici, 4 stabilimenti per costruzioni
meccaniche, per impianti elettrici, teleferiche, molini, carpenteria
 metallica pesante e leggera; una fabbrica di motori,
trasformatori ed altri apparecchi elettrici; altre minori officine
meccaniche e da fabbro. A Trento vi è pure una fabbrica
di punterie, filo di ferro e articoli per’ serramenti; occupava
in passato 100-200 operai; da ultimo ha sospesa l’attività.
A Rovereto meritano menzione: una fonderia per ghisa
e metalli con annesso stabilimento meccanico per fabbricazione
 di macchine agricole (70-80 operai); una fabbrica di
punte elicoidali (50 operai) ed una di utensili da cucina
in alluminio (15 operai); inoltre un’officina ferroviaria,
sorta dopo la guerra, con circa 150 operai. A Tione è attiva
 una fabbrica di ottonami (maniglie, cremonesi, valvole
e spolverizzatori). |
La materia prima è in generale fornita per circa il
60° dall’interno; il resto è costituito da ghise importate
dall’ estero, particolarmente dall’Inghilterra ed in minor
misura dalla Germania e dall’America.
Vi sono, sparsi nella regione, molti garages, bene attrezzati,
 con officine di riparazione di automobili.
        <pb n="135" />
        PR

In val di Ledro, a Molina, si esercita la fabbricazione
di chiodami, industria che data da tre secoli, costituita su
base cooperativa ed esercitata a domicilio. Negli ultimi
due anni l’attività è diminuita notevolmente in confronto
del passato, e la produzione è ridotta ora a poca entità.
Officine da fabbro-ferraio. Sono numerose nelle città
e borgate e attendono a svariate lavorazioni. Trattasi in
massima parte di piccole industrie con esiguo numero di
operai: 338 esercizi con 620 addetti, fra i quali 250 operai.
Sono da comprendersi in queste attività anche i piccoli
 esercizi di lavorazione del ferro battuto di ‘Trento,
Borgo, Pergine e d’altri luoghi, che confezionano articoli
di ottima fattura, in parte esportati anche all’ estero.
Officine di ramieri e lattonieri. Sono in numero di 195
con 389 addetti, dei quali 156 operai. Evidentemente anche
qui si tratta di piccoli esercizi, il maggiore dei quali conta
15 addetti; otto occupano ciascuno 7 addetti, 80 hanno
complessivamente 212 addetti; negli altri 106 lavora una
sola persona. Vi si confezionano recipienti di rame ed apparecchi
 di latta. Meritano menzione per il buon gusto i
lavori in rame battuto di Trento, Borgo e Pergine, ai quali
attende una cinquantina di persone.
Officine di strumenti da taglio, attrezzi rurali, serra.
menti. Comprendono 24 esercizi, dei quali il maggiore occupa
 13 addetti, mentre negli altri lavorano 1 o 2 persone.
Caratteristica ed antica è la lavorazione di coltelli da contadini,
 ascie, accette, martelli di Cimego. Ottimi prodotti
in coltelli da macellai, trincetti da calzolai e coltelli da
tasca dà anche la piccola industria di Rendena, la patria
degli arrotini girovaghi e dei numerosi arrotini insediatisi
in molte città di tutta Europa. A Borgo si fabbricano le
trivelle per il legno e le forbici da viti.
        <pb n="136" />
        n TE

+ A
Asini

È}

INDUSTRIA DEL LEGNO ED AFFINI

[n una regione montuosa, com’è il Trentino, sarebbesi
potuto attendere dalla ricca produzione del legno un mag.
giore sviluppo dell’industria del legno. L’abbondanza della
materia greggia ha bensì dato un grande incremento alla
prima lavorazione, ma non ha determinato uno speciale
rigoglio delle altre attività, come della fabbricazione di
mobili, infissi, serramenti, pavimenti, imballaggi, lana di
legno ed altri prodotti. Queste sono rimaste allo stadio di
piccole industrie, accanto al solito artigianato.

Prima lavorazione del legno è quella delle molte segherie
 sparse in tutte le valli montane, azionate di solito da
forza d’acqua, più di rado da forza elettrica.
La mano d’opera impiegata nelle varie operazioni di
taglio, esbosco, manipolazione e condotta, è numerosa, e
anche per questo la segatura del legno è considerata un
mezzo notevole di lavoro e di guadagno dei luoghi più alti
del Trentino. Si contano ben 535 seghe, delle quali 109
azionate a forza elettrica, 420 a forza idraulica e 6 a vapore:
 occupano in media 1000 operai. Il legname lavorato
nel triennio 1927-1929 si aggira dai 500 ai 600.000 me.
all’anno.
In numero prevalente sono le così dette seghe veneziane,
 mosse da forza idraulica; le multilame sono invece
mosse generalmente da energia elettrica.
Le seghe e la rispettiva produzione sono così distribuite
 nelle singole zone della provincia:
        <pb n="137" />
        ‘50

numero
delle seghe

{ftomune

frazione

a forza | a forza
elettrica idraulica

operai
occupati

quantità
media annua
di legname
lavorato

distretto forestale di Borgo

Borgo

Caldonazzo

Casotto
Grigno
Lavarone
Levico
Pieve Tesino
Roncegno
Strisno

Carzano
Castelnuovo
Ronchi
Telve ’

Calceranica
Centa

Bieno

Samone
Scurelle
Villagnedo

2{}

800
200
7.000
200
1.000
2.000
200
200
200
4.000
2.000
1.020
600
1.020
400
200
400
1.000

distretto forestale di Cavalese

Canazei
Capriana
Castello
Cavalese

Moena

Predazzo

Tesero

Carano
Daiano
Varena

Forno

220
240
26.090
10.000
1.200
780
3.600
1.080
300
25 p, 41.600
a 6.500
        <pb n="138" />
        151

COmMune

Trodena
Valfloriana
Vigo di Fassa
Ziano

(razione

Panchièà

numero
delle seghe

a forza |a forza
elettrica  idranlica

operai
occupati

6

32
14

24

quantità
media annua
di legname
lavorato

2.000
11.000
1.350
5.500
200

distretto forestale di Cles

Rrez

Cavareno
Cles
Coredo

Denno

Flavon

Fonda

Revò

Romeno

Rumo
Sanzeno

Spormaggiore
Taio

Castelfondo

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Smarano

Campodenno
Lover

Malosco
S. Felice
Senale

Amblar
Don |
Lauregno *}

Spormiznore

12

pi

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La)

1.000
1.000
1.000
2.000
800
300
900
100
100
800
2.000
100
400
1,000
700
800
1.000
500
3.000
800
600
200

©) inoltre nna segheria a vapore
        <pb n="139" />
        152

Ton

Tuenno

res

comune

frazione

Toss
Vigo

Priò
Vervò

numero
delle seghe

a forza
elettrica

a forza
idraulica

operai
occupati

quantità
media annua
di legname
lavorato

200
400
1.500
4100
100
100

distretto forestale di Malè

Commezzadura

Caldes

Dimaro

Livo

vaiè

Mezzana

Ossana

 el0

Almazzago
Mastellina
Mestriago
Piano

Bolentina
Monclassico
Presson

Bresimo
Cis

Magras
Terzolas

Castello
Pellizzano
Termenago

Cogolo

Comasine

600
400
400
600
600
3.000
100
1.000
100
1.500
600
100
1.500
600
200
3.000
1.000
100
600
100
100
300
DO
        <pb n="140" />
        153

comune

Rabbi
Rumo
Vermiglio

frazione

Celledizzo

Cellentino

Proves

numero
delle seghe

a forza
elettrica

a forza
idraulica

operai
)Ccunpati

quantità
nedia annua
di legname
lavorato

200
100
2.000
600
2000

distretto forestale di Pergine

Albiano

Baselza di Pinè

Bedollo
Cembra

Civezzano

Pornace

Grumes

Pergine
SS. Orsola

Segonzano

Lona-Lases

Miola

Faver

Grauno

Fierozzo
Frassilongo
Palù

Sevignano

0

150
70
1.000
600
2.000
100
80
2.500
120
130

80
5.900
300

0
Vo
100
450
100

distretto forestale di Primiero

Canal S. Bovo *)
Castel Tesino

5

9

20.000
1.00

©‘ innultre 4 segherie a vaporo
        <pb n="141" />
        ‘54

comune

Mezzano-Imer

Pieve Tesino

Primiero

frazione

{mer *)

Mezzano

Fiera
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Tonadico
Transacqua

numero
delle seghe

a forza | a forza
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operai
3ccupati

)

1A

quantità
media annua
di legname
lavorato

2.000
7.000
2.000
2.000
500
14.000
2.000
15 000

distretto forestale di Riva

Arco

Bezzecca

Bleggio

Dro
Lomaso

Molina di Ledro

Riva

3. Lorenzo in
Banale

Stenico
Tenno
Tiarno

Oltresarca

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Bleggio sup.

Fiavè

Legos

Andogno

Ville del Monte
Tiarno sopra
Tiarno sotto

2
6

700
2.000
1.000
2.000
850
300
150
350
5.000
1.200
E100

400
200
200
1.500
1.200
E 000

*) inoltre 1 segheria a vapere
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        155

comune

frazione

a forza
elettrica

numero
delle seghe

a forza
idraulica

operai
occupati

quantità
media annua
di legname
lavorato

distretto forestale di Rovereto

Ala
Aldeno
Beseno

Brentonico
Folgaria
Mori
Pannone
Rovereto
Terragnolo
Vallarsa

Garniga
Besenello
Calliano

600
100
30
3.000
80
7.000
12.000
200
12.000
120
50

distretto forestale di Tione

Arnò

Condino

Pieve di Bono

Pinzolo

Ragoli

Roncone

Bondo
Breguzzo

Brione
Castello
Creto
Daone
Strada

Carisolo
Giustino
Montagne |
Preore
Regola Spinale

Lardaro

12

12

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&amp;gt;
La

4.000
3.000
12.000
1.500
1.500
19.500
37.500
17.500
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5.000
4.500
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6.000
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comune

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Borzago
Fisto
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Bocenago
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Poalbeno

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2.000
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5.000
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3.500
1.500
3.000
3.500
1.500
5.000
2.500
1.500
2000

distretto forestale di Trento

Cavedine
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        157

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Sopramonte
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numero
delle seghe

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quantità
media annua
dì legname
lavorato

200

3)

50
500

Lavorazione di mobili e d’altri oggetti. La fabbricazione
 dei mobili, dei serramenti e d’altri oggetti d’uso domestico
 ha avuto un periodo d’intensità dopo la guerra,
quando si è trovata dinanzi al problema della ricostruzione
delle zone distrutte e devastate, dove ogni economia domestica
 doveva provvedere a rifarsi la casa e l’arredo della
stessa. Dopo quegli anni di vivace rigoglio, durante i quali
quell’attività aveva preso qui e lì il carattere di vera industria,
 è venuta a decadere, seguendo la linea discendente
dei bisogni e dei consumi: nel triennio 1927-1929 la decadenza
 persiste, rincalzata dalla crisi generale. Sono così
venuti a scomparire molti esercizi, e quelli rimasti in piedi,
hanno ridotto il numero degli operai a circa la metà.. Anche
nelle scuole professionali è quasi abbandonato lo studio della
lavorazione del legno e la maggior parte dei giovani si dedica
 alla lavorazione del ferro e in generale alla meccanica.
La fabbricazione dei mobili si esercita specialmente:
in val di Fiemme (lavorazione del legno dolce per mobili
comuni), a ‘Trento, Rovereto, Pergine, Calliano (mobili in
legno duro, di tipo fino), a Tione (mobili di tipo americano
per uffici). A Trento, Pergine, Primiero e Mori qualche
falegnameria si è dedicata con successo alla produzione di
mobili intagliati ed intarsiati in istile antico e moderno.
Qualche altro esercizio cura la lavorazione delle sedie, cornici
 e d’altri simili oggetti.
La produzione serve nella maggior parte al consumo
        <pb n="145" />
        12°

interno, una piccola parte trova collocamento nelle altre
provincie.
Sono 21 esercizi con carattere di piccola industria:
occupano insieme 131 addetti, dei quali 103 operai; i 3
maggiori hanno ciascuno in media 22 operai. In questi
altimi tempi la forte concorrenza della produzione estera
e delle vecchie provincie, e le difficoltà d’incasso hanno
appesantito lo svolgimento di tale attività.
Falegnami e carpentieri. Più che la fabbricazione dei
mobili è sviluppata la falegnameria e la carpenteria: sono
7193 esercizi che occupano complessivamente 1895 addetti,
di cui 1019 operai: 438 esercizi hanno 1 addetto, 303 ne
hanno da 2 a 5, 36 da 6 a 10, 16 da 12 a 50.
Industria delle persiane avvolgibili. Merita menzione
uno stabilimento di Rovereto, attrezzato modernamente, con
piallatrici, fresatrici, seghe multilame, seghe circolari; fabbrica
 persiane avvolgibili con sistemi brevettati di sollevamento
 con snodatura a cerniera, con ingranaggi di riduzione
è contromolle compensatrici. Occupa in media 120 operai
e impiega 70 HP.; ha rallentato la sua attività nel biennio
1927-1928 in seguito alla crisi edilizia: ma nell’autunno
del 1928 ha avuto una forte ripresa, ravvivata ancor più
nell’anno 1929, che ha dato una produzione doppia di
quella dell’anno precedente.
La produzione viene collocata su tutti i mercati d’Italia,
in Libia e in Albania. La materia prima ferro e acciaio
proviene dalle acciaierie e ferrerie nazionali, il legno è
asclusivamente pino di Svezia.
Fabbricazione della lana di legno e delle gabbiette.
[ cascami della lavorazione del legno sono usufruiti per la
produzione della lana di legno (val di Fiemme e val di
Ledro) e per la fabbricazione delle gabbiette da imballaggio
di frutta, cui attende una ventina di piccole fabbriche, a
Panchià, Molina di Fiemme, Tesero, Predazzo, Tione, Terlago,
Ora, Lavis, Trento, Ala, Pergine, Rovereto e in val di Non.
        <pb n="146" />
        159

La produzione è sostenuta dalle richieste delle provincie
venete ed emiliane che ne abbisognano per l’esportazione
agricola. Nel 1929 il mercato di questi prodotti si è presentato
 migliore che nel biennio precedente; una considerevole
parte della produzione è stata assorbita nel Trentino.
Fabbricazione di ruote e carri. Sono 112 gli esercizi
che fabbricano ruote di legno, carri, carroaze ecc. Tutti
piccoli esercizi: in 70 di essi lavora il solo proprietario,
 40 hanno da 2-5 addetti, uno ne ha 7 e uno, il più
grande, 11. Il numero di operai occupati, esclusi i proprietari,
 somma a 57. La rapida diffusione degli autotrasporti
 ha ora ridotto. se non annientato. l’attività di tali
esercizi.

Fabbricazione di botti. Gli esercizi per la lavorazione
di brente, secchi, bigoncie di legno, botti, tini ecc. sono 67,
quasi tutti con una sola forza attiva, il proprietario. Solianto
 11 occupano 2-5 addetti, 2 ne hanno 6-10; 1 ne
ha 13. In tutto sono occupati 60-70 operai.
Lavorazione di oggetti minuti. Negli esercizi di questa
categoria si confezionano molti oggetti minuti in legno,
come rastrelli, manichi da scopa, cucchiai e ciotole di
legno, spine da botte ecc.: quest’industria è esercitata preponderatamente
 -a Canal $. Bovo, dove è antica; i prodotti
sono smerciati da venditori ambulanti.
Un tempo era coltivata anche l’industria del giocattolo
in legno, specialmente in val di Fassa, dove era esercitata
come industria casalinga; ora è quasi scomparsa. Ad Arco
e Riva è esercitata la lavorazione di oggetti ricordo in legno
d’olivo, alla quale ora si cerca di dare forme più artistiche
e moderne. Nelle Giudicarie si lavorano gli zoccoli in forma
di scarpa; per tale produzione si è venuta in buona parte
sostituendo la lavorazione a macchina.
Altra lavorazione del legno che in passato ebbe una
qualche importanza, era la fabbricazione dei manichi da
frusia, che l’avvento delle automobili ha quasi distrutto.
        <pb n="147" />
        e_N FARINA IE a ee gi i ag io
TE TR QI ae Ag MORE IM

160

Era esercitata in val di Non (Taio e dintorni) in 14 esercizi
 come industria casalinga, organizzata in consorzi. Ora
anche quest’indusiria è ridotta ad appena 2-3 esercizi che
languono. La materia prima (celtis austrialis) viene ritirata
in buona parte dalla provincia di Treviso e di Vicenza.
Durante il 1929 si è avuta una produzione di 1500 dozzine
 di manichi, collocati in Svizzera, Francia e Germania.
In questi ultimi tempi artigiani intraprendenti (Trento,
Rovereto e altri luoghi) hanno iniziata la fabbricazione di
sci in frassino e Hickory.
Fabbricazione di strumenti musicali. Ebbe in passato
a Trento qualche importanza. Ora vi sono in provincia
4, esercizi che si dedicano particolarmente alla riparazione
ed all’accordatura degli strnmenti. A Trento sì sostiene ancora
 una modesta fabbrica di fisarmoniche di tipo trentino,
un’altra modesta fabbrica di pianoforti esiste a Tesero; a
Borgo, una rinomata fabbrica di armonium.
In questi esercizi sono occupati complessivamente 27
addetti, dei quali 23 sono operai e 4 proprietari.
Lavorazione delle canne palustri e dei vimini. La
mancanza di materia prima di buona qualità ha ostacolati
tutti i tentativi fatti per introdurre nel Trentino l’industria
dell’intreccio: tuttavia in molti luoghi si è radicata come
industria casalinga, specialmente presso famiglie di contadini,
 che preparano d’inverno i cesti ed altri oggetti usati
nei lavori di campagna. Un discreto laboratorio di intreccio,
che lavora esclusivamente materiale importato, si trova a
Strigno : produce pregiati mobili in giunco, midollo e canna
d’India. In vari luoghi del Trentino e specialmente a
Rovereto si confezionano i graticci per i bachi da seta e
per le frutta.
Fabbricazione delle scope. Nella provincia si confezionano
 le scope di saggina in 4 esercizi, uno a Pergine e 3
a Lizzanella, nei quali, oltre ai proprietari e gerenti, sono
occupati 14 operai.
        <pb n="148" />
        ‘61

Lavorazione della paglia e del crine. In vari luoghi
della provincia si fabbricano stuoie, sporte e cestoni in
paglia e in fibre affini. A Pergine e a Tione si fabbricano
pennelli, spazzole di crine e di trebbia.

[INDUSTRIA DELLE COSTRUZIONI

Comprende qualsiasi specie di attività edilizia: la costruzione
 in genere di edifici, impianti idraulici, impianti
idro-elettrici, costruzioni e manutenzioni stradali ed altri
lavori. Quest’industria occupava anche nell’anteguerra il
maggior numero di operai. Per il carattere di attività stasionale
 la maestranza è fluttuante e perciò difficilmente
si possono fissare cifre per il passato. Ebbe dei periodi di
intensità al tempo delle fortificazioni belliche del Trentino,
negli anni 1897-1910; anche nell’immediato dopoguerra,
quando ebbe il vasto compito (15-20.000 operai) di ricostruire
 i paesi danneggiati dalla guerra. Siccome queste riprese
erano estranee alla normale vita economica del Trentino,
rosì esse non durarono a lungo. Le proporzioni ordinarie
di quest’attività sono piuttosto modeste; in questi ultimi
anni poi è subentrata una forte depressione. Una parte notevole
 degli operai rimasti disoccupati non ha potuto troevare
 impiego nei lavori pubblici.
Questa forte limitazione dell’attività edilizia privata si è
fatta sentire tanto nelle città quanto nel contado. A Trento
si calcola che la riduzione abbia importato il 30% dal
1926 al 1927 e quasi in maggior misura dal 1928 al 1929.
Anche nelle città di Rovereto e Riva e negli altri maggiori
centri delle vallate è stato constatato un notevole regresso.
Le cause del forte ristagno sono anzitutto di ordine
generale: crisi di adattamento alla rivalutazione della lira,
magri raccolti agrari degli ultimi anni, diminuito risparmio
e capitale liquido e conseguente difficoltà di credito, possibi-
        <pb n="149" />
        162

lità d’investimenti più allettanti, acre concorrenza, causata
dalla penuria di lavoro che costringe l’imprenditore ad affrontare
 delle situazioni, che di solito significano una perdita;
ed altre ancora.
In qualche nostra città impoverita d’uffici, di popolazione
e di traffici, si è verificata un’abbondanza di abitazioni che
ha scoraggiato il capitale dall’impiego nell’edilizia, malgrado
le efficaci agevolazioni fiscali del Governo nazionale.
Una qualche attività è stata promossa dalle Amministrazioni
 statali e dalla Provincia con opere stradali (manutenzioni
 e sistemazioni) e idrauliche (arginazione e sistemazione
 di torrenti), e così pure con qualche costruzione
di edifici pubblici. I comuni, a corto di mezzi, ben poco
hanno potuto fare nel campo dei lavori, ad eccezione di
qualche fabbricato e di qualche sistemazione stradale. Le
società idro-elettriche (Consorzio del Ponale ed Ente Adige
e Garda, Soc. Ind. Trentina, Società Generale Elettrica
Tridentina, Società Trentina d’Elettricità), che negli anni
scorsi avevano portato un benefico assorbimento di mano
d’opera, sentono ora l’influsso della crisi sul consumo di
energia e non si volgono facilmente a nuove iniziative.
Il futuro, ad onta della vigile cura rivolta dal Governo
a questo ramo importante dell’economia, non si presenta
molto promettente, specie per quello che riguarda l’edilizia
privata, giacchè ovunque è sensibilmente diminuito il biso-Sno
 di abitazioni da quello che era nell’immediato dopoguerra.
 Invece è da sperarsi nell’ esecuzione delle opere
di bonifica d’una parte di val d’Adige e in genere in un
sumento dei lavori pubblici che sono disposti dallo Stato
e dall’Azienda autonoma della strada.
ll] censimento industriale ha segnato in oltre 4000 il
numero degli operai occupati nelle varie categorie dell’industria
 delle costruzioni, e di essi circa 2800 nelle costruzioni
 e manutenzioni stradali, e 1200 nelle costruzioni
sdilizie in genere; solo 330 erano occupati in altri rami.
        <pb n="150" />
        O

INDUSTRIE CHIMICHE

Non sono molto e bene rappresentate nel Trentino:
pochi esercizi e di modeste proporzioni. Di essi degni di nota:
una fabbrica di colori per belle arti a Rovereto e una
fabbrica di prodotti magnesiaci a Bezzecca. Lo stabili.
mento di Rovereto produce colori ad olio, pastelli, cornici,
 tele preparate ed altri articoli per pittura. I prodotti
sono venduti nel Regno e nell’America del Nord. Quello
di Bezzecca, produce la magnesia per scopi medicinali ed
industriali (carbonato di magnesia puro, calcio precipitato,
isolanti termici). Per due terzi la produzione viene esportata
 in vari Stati d’ Europa, in Egitto, nelle Indie e nell’America
 del Sud. Complessivamente i due stabilimenti
occupano circa 70 operai.
Fra le industrie chimiche sono da annoverarsi anche:
ana fabbrica di terre coloranti a Mori; alcune tintorie, a
Trento, Rovereto ed Arco; a Pieve di Ledro un piccolo
stabilimento per la fabbricazione di medicinali; a Trento
una fabbrica per la distillazione del catrame, con produ
zione dell’olio leggero (benzolo) e della naftalina e fabbricazione
 dei cartoni incatramati; quattro modeste fabbriche
di saponi, a Cles, Mori, Stenico e Trento; quest’ ultima
lavora anche oli e grassi per uso industriale-Da
 ultimo si vuol far cenno di alcuni piccoli impianti
per la fabbricazione delle candele, del vischio, della colla,
delle acque minerali. da bucato ed altre.
Gli operai impiegati in questa categoria d’ industria
sommano a 150 - 170.

Officine del gas.

Nel Trentino vi sono due sole officine per la produzione
 del gas: l’una a Trento, costruita già nell’anno 1859,
e l’altra a Rovereto.
        <pb n="151" />
        La produzione ed il consumo nel triennio 1927-1929
sono stati:

anno

1927

1928
1929

1

4

iu

produz.
dì gas me.

vendita
li gas me.

prezzo
medio

1.109.700 | 1.017.960 |
1.263.460 | 1.073.670 | 0.90
1.220.299 | 1.047.193 | 0,85 |

produz.
di gas me.

vendita
di gas me.

prezzo
medio

482.325 1 388.265 | 1.05
512.430 | 424.262 | 0.90
561,260 | 449.607 | 0.85

INDUSTRIE ALIMENTARI
Indusiria molitoria.

Si presenta sotto i due soliti aspetti: il piccolo esercizio,
 spesso lontano dall’abitato, presso profondi avvallamenti,
 in vicinanza di corsi d’acqua che forniscono la
forza motrice: macina i cereali forniti dai clienti e riceve
un compenso di lavorazione in denaro o in crusca; l’altro
è quello del grande molino con considerevole produzione,
con forza motrice elettrica e organizzazione industriale e
commerciale. Prima della guerra la grande industria molitoria
 era bene rappresentata a Riva, a Rovereto e a Trento:
lavorava prevalentemente frumento ungherese e granoturco
italiano e argentino. Il dazio doganale sulle farine assicurava
 nella nostra regione un sufficiente territorio di vendita
che si estendeva per la farina di granoturco anche nel Tirolo
ed in altre provincie della cessata monarchia. Dei due grandi
molini di Trento uno aveva ripresa per qualche anno la
sua attività nel dopoguerra, ricostruito dopo l’incendio e
dotato di potente macchinario; l’altro non è stato più
riattivato. Anche i molini di Rovereto e di Riva furono
riattati dopo le devastazioni della guerra e sono tuttora in.
attività. Ma la concorrenza della grande industria delle regioni
 vicine, meglio attrezzata e in migliori condizioni di
rifornimento della materia prima (il nolo ferroviario è
        <pb n="152" />
        165

ora presso che uguale per la farina come per il grano), e più
ancora le difficoltà di esportazione all’estero dei macinati,
hanno ridotto la produzione dell’industria molitoria della
nostra provincia a cifre molto modeste: nel 1925 sei stabilimenti
 lavoravano 350 mila quintali di grano, impiegando
 75-80 operai e una forza motrice. di 650-700 HP.
Nel 1928 e 1929 i 4 stabilimenti di Trento erano già
inattivi: sono rimasti in esercizio 3 soli impianti, a Rovereto,
 Riva e Mezzolombardo. La produzione è ora ridotta
a meno della metà di quella del 1925.
Si preparano farine bianche e gialle, semola e farinetta.
 La materia prima viene in buona parte importata
dall’estero, specialmente dall’America. La produzione è assorbita
 in buona parte nella Venezia Tridentina.
I piccoli molini erano, nel 1927, 414 con 591 addetti,
dei quali 138 operai.
Com’è noto, il R. D. 12 agosto 1927 n. 1850 ha disciplinato
 l'industria della macinazione dei cereali, il cui
esercizio è stato vincolato al possesso d’ una speciale licenza
da rilasciarsi dall’autorità prefettizia. Il primo rilascio di
licenze si è avuto nel 1929 con 311 concessioni.

Industria dei panelli oleosi.

La decadenza dei molini ha dato occasione in provincia,
 a Rovereto, al sorgere di una nuova industria, che
è bensì modesta, ma che sembra prendere base sempre
più ferma per il suo sviluppo: quella dei panelli oleosi. È
venuta in parte a sostituire, in parte a completare l’attività
principale dei molini, che era venuta cedendo terreno alla
concorrenza delle altre provincie. i
Lavora il germe del granone (sottoprodotto della macinazione)
 per 30-40 mila quintali; col tempo potrà raggiungere
 più del doppio di potenzialità. La materia è fornita
 dall’annesso molino e inoltre dagli altri molini della
provincia e del Veneto.
        <pb n="153" />
        CA

Dalla spremitura si ricava l’olio semigreggio (12 °/),
per 15-20 qli al giorno, che vengono passati alle raffinerie
per renderlo commestibile. Col resto della spremitura (85/6)
si fabbricano i panelli, che sono usati come foraggio, e che
sono venduti in Baviera ridotti in farina, e nell’Emilia e nella
Lombardia confezionati in formelle. ‘
Questo ramo ha superato con certa disinvoltura la crisi
degli anni scorsi ed anche adesso, dopo il 1929, regge vittoriosamente
 alla concorrenza, avendo potuto adottare metodi
e mezzi di fabbricazione che hanno limitato considerevolmente
 il costo di produzione.
Nello stabilimento sono per ora occupati 10 operai con
impiego di 30 HP forniti da una centralina annessa all’esercizio.


Oltre alla spremitura del germe di granone si cura
quella dei vinaccioli (5-6 mila qli), residuo della vinificazione,
 che in passato rimaneva del tutto inutilizzato. Ora
lo si raccoglie (15 L. il quintale), dopo averlo essiccato e
macinato lo si spreme, e se ne ricava olio da raffinarsi e
panelli combustibili.

Pastifici.

Vi sono nella provincia 23 esercizi (a Trento e a Rovereto
 i principali): sono in generale abbastanza bene attrezvati,
 ma hanno una limitata potenzialità produttiva. Non
coprono il fabbisogno locale che si calcola ammonti ad oltre
100 qli al giorno. Il consumo è integrato colla importazione
dalle vecchie provincie, specialmente da quella di Napoli.
Dei 23 pastifici 5 hanno in media 20 addetti: 2 ne
hanno 7, gli altri da 1 a 5. Complessivamente sono occupati
 160 addetti, dei quali un centinaio sono operai.

Panifici.

E’ questa forse l’unica industria non esposta alla concorrenza
 degli altri paesi. Prima della guerra e per qualche
        <pb n="154" />
        167

tempo anche dopo la redenzione, i comuni appaltavano la
fornitura del pane traendone un notevole reddito, ed i prestinai
 lavoravano quasi in regime di monopolio. Dopo l’introduzione
 della legge comunale e provinciale, è divenuto
libero per tutti l’esercizio di questa industria. Sono aumentati
 gl’impianti e così è venuta a farsi sentire la concorrenza.

Si tratta di piccole aziende (vi si lavorano generalmente
2-3 qli di farina al giorno), spesso con forni elettrici; 270
esercizi (censimento 1927), dei quali circa 200 curano
anche la vendita al minuto. Vi sono occupate 900 persone
delle quali 470 operai: 180 esercizi hanno una media di
tre addetti.
Anche l’esercizio dell’industria della panificazione è
stato sottoposto con R. D. L. 29 luglio 1928 N. 1843
alla concessione d’una speciale licenza da parte del Prefetto;
 le licenze accordate nel 1929 sono state in numero
di 290.

Industria enologica.

L’organizzazione industriale dell’enologia trentina si fa
risalire all’anno 1862, ‘dopochè con l’impiego dello zolfo
era stato riparato ai forti danni dell’Oidium Tuckeri, che
era comparso nei vigneti già verso il 1850 ed aveva
causato una forte depressione in quel ramo dell’agricoltura,
Lo sviluppo fu curato. in particolar modo dall’Istituto agrario
 e Stazione sperimentale di S. Michele ed anche dal
Consiglio provinciale d agricoltura, coll’esperienza e con
l’insegnamento. 1 progressi di quest’industria diedero anche
un forte impulso alla viticoltura, adattandola alle esigenze
del commercio d’esportazione. Un arresto si ebbe per le
invasioni peronosporiche (comparsa della peronospora 1880)
negli anni 1883-1887, che decimarono e in certe zone
della provincia addirittura distrussero i raccolti. Ma nel periodo
 seguente, dal 1890 in poi, per effetto di un più fa-
        <pb n="155" />
        e

cile accesso ai mercati del nord col propagarsi della fillossera
 in Ungheria, s’iniziò un’èra di rigoglio per l’industria
enologica: stabilimenti bene attrezzati vennero sorgendo in
tutti iì maggiori centri della regione, alcuni anche con
organizzazione cooperativa. La potenzialità media o capasità
 di lavorazione di ognuno di questi stabilimenti era in
passato di 10-15.000 quintali di uva.
Però già prima della guerra quest’industria era venuta
a trovarsi in ripetute situazioni di crisi, ed anche durante
la guerra, se pure vi aveva incontrato una favorevole consiuntura
 per lo sfogo dei suoi prodotti, aveva tuttavia in
parte subito anch’essa la scossa del generale disordine. Dopo
la guerra ancora una volta fruì per parecchi anni d’un
periodo di facile e rimunerativo smercio, anche all’estero,
che sollevò a prosperità l’industria enologica e con questa
l’agricoltura.

Ma negli ultimi anni, come altre industrie anche questa
è stata raggiunta e travolta dalla crisi generale, crisi che
si esplica nei diminuiti consumi e nelle sempre maggiori
difficoltà di esportazione. Dall’autunno del 1927 si va accentuando
 quella situazione scoraggiante che ancora non è
stata superata.
Per quello che riguarda i sistemi di confezione dei
vini, essi non hanno mutato da quello che erano nell’antezuerra:
 l’enologia trentina che si. è sempre appoggiata al
commercio di esportazione, prepara ancora vini adatti a
questa destinazione, non potendo rassegnarsi a rinunciare
ai mercati d’un tempo (Europa centrale: Austria attuale,
Boemia, per le quali non esistevano dazi di confine, Germania
 meridionale, cantoni tedeschi della Svizzera), nei quali
per un certo periodo raggiunse vistosi successi e che ora
sono stati invasi dalla dura concorrenza spagnola, ungherese
 e greca, e perfino da quella jugoslava e francese. Si
può calcolare che avanti la guerra quasi tre quinti della
produzione vinicola trentina venivano consumati fuori del-
        <pb n="156" />
        ‘59

l’ attuale provincia; anche qualche valle dell’Alto Adige consumava
 i nostri vini da pasto e i vini fini da taglio e mezzo
taglio, come il Teroldico e il Marzemino, mentre ora ricorre
ai vini del mezzogiorno, della Toscana e del Modenese.
Le aziende enologiche sommavano alla fine del 1927
a 96 con un numero complessivo di 380 addetti, dei quali
210 operai: aziende di varia potenzialità, 7 con un numero
medio di 16 addetti, 10 di 6, 65 di 3 e 14 con 1 addetto.
Tra gli stabilimenti enologici sono da notarsi le cantine
 sociali, a base cooperativa, che alla fine del 1927 erano
in numero di 17. La produzione lavorata annualmente negli
stabilimenti delle cantine sociali si aggira sui 100 mila quintali;
 ammontare medio annuale delle vendite è stato, nel
triennio 1927-1929, di quasi 6 milioni, con un realizzo
di quasi 70 lire il quintale.

Distillazione dell’ acquavite.
Prima della guerra nel Trentino erano in attività circa
2000 apparecchi di distillazione, caldaie di tipo diverso.
La distillazione rappresentava una vera e propria industria
agricola casalinga, la quale produceva tanto l’acquavite per
uso famigliare (112 litri erano esenti da tasse) quanto quella
per il commercio. I veri industriali distillatori incettavano
forti quantità di vinacce, che distillavano nella stagione
fredda, dal novembre al matzo. Si calcola che in media ogni
lambicco con due operai lavorasse per circa 20 giorni (di
24: ore): si aveva così un lavoro rimunerativo per circa
4000 operai e per 2 mesi della stagione di disoccupazione.
Nel periodo seguito immediatamente alla guerra era
stata riattivata buona parte delle caldaie e gli uffici di finanza
 rascuotevano un importo di circa 6 milioni di tassa
di fabbricazione. Questa si è in seguito anche aumentata,
Ma il procedimento di tassazione si è fatto sempre più rigido
 ed ingombrante; specialmente sentite sono state le
restrizioni per le piccole caldaie. L’industria è venuta così
        <pb n="157" />
        170

perdendo terreno, ed oggi può dirsi in buona parte scomparsa.
 La materia prima, la vinaccia, ha per un certo tempo
presa la via dell’estero, in Austria.
Di 264 fabbriche ch’esistevano ancora nell’anno 1928-1929,
 soltanto 95 sono state attive, con una produzione di
oltre 1000 ettolitri e con un gettito di tassa di oltre 2 mi.
lioni (vi sono compresi anche gli introiti delle multe e le
tassazioni dei prodotti acquistati nelle altre provincie).
Da varie parti è stato espresso l’augurio che la situa.
zione sia migliorata ravvivando l’industria |con un tratta.
mento fiscale meno pesante e con speeiali agevolazioni alle
piccole distillerie, anche nelle norme del procedimento tecnico
 di produzione. Accanto all’utile che ne deriverebbe
allo Stato in imposte di fabbricazione, potrebbe essere utilizzata
 convenientemente un’abbondante materia prima e
sarebbe dato lavoro nella stagione invernale ad una parte
della mano d’opera disoccupata.

1927-1928 1928-1929

fabbriche esistenti
attive
juantità. prodotta
'asan intro:itata

260 260
101 95
litri 101.050 - 108.631
lire 2.109.531 2.601.469

Industria della birra.

Da quasi un secolo datano le prime piccole fabbriche
di birra nella provincia: ne aveva incoraggiato l’impianto
l’uso di tale bevanda, ch’era venuto diffondendosi nella
provincia in seguito alla facilità (mancanza di barriere dosanali)
 della sua importazione dai paesi nordici, dove è
sempre stato popolare. Col tempo anche il forestiere del
nord, che visitava la nostra regione o che qui s’insediava,
esigeva la birra a preferenza di ogni altra bevanda. Così,
con l’aumentare del consumo, si cercò a poco a poco di
esimersi dagli acquisti del prodotto d’oltre Brennero e si
diede vita a parecchi stabilimenti di piccola mole e di
        <pb n="158" />
        171

struttura piuttosto primitiva (Riva, Varone, Trento, Lavarone,
 Pergine, Borgo, Tesino, Canal S. Bovo, Mezzolombardo,
 Magrè, Castélfondo, Predazzo, Fiera di Primiero,
Rovereto). Lo sviluppo di essi non è stato in generale rigoglioso,
 se si fa eccezione di uno stabilimento di Rovereto,
che sostenne strenuamente e per lunghi anni una dura lotta
di concorrenza con la produzione tedesca.
La loro più o meno breve vita è stata travagliata da
ostacoli, disagi e difficoltà di ogni sorta: iniziati con metodi
empirici piuttosto primitivi, avevano dovuto adottare radicali
trasformazioni per i frequenti rivolgimenti della tecnica di
fabbricazione. Ad un certo punto il prodotto di alcuni di
essi era anche arrivato a un grado avanzato di perfezione,
tanto da reggere al confronto coi migliori prodotti stranieri:
e la birra, buona e a buon prezzo, era diventata a poco a
poco una bevanda popolare, di largo consumo.
Ma durante la guerra le aziende ebbero molto a soffrire,
 per le devastazioni e per la sospensione dell’ esercizio.
Dopo la guerra furono bensì riattate e riattivate, ma la
loro resistenza è venuta sempre scemando: la generale depressione
 economica, il caro prezzo della birra, la concorrenza
 del vino, abbondante e a ‘buon mercato, hanno ridotto
 considerevolmente il consumo. La fabbricazione della
birra nelle attuali condizioni si fa sempre più difficile, risentendo
 anche delle imposte di fabbricazione e specialmente di
consumo, e del caro prezzo della materia prima, che deve
essere ritirata in massima parte dall’estero. La birra è diventata
 una bevanda stagionale, quasi di lusso, non accessibile
 al grande pubblico. Ed anche per l’avvenire non si
possono fare liete previsioni: il buon vino trentino ed altre
bevande a buon mercato, oggi in uso, non lasciano molto
posto al consumo della birra.
Nell’ultimo tempo solo una piccola fabbrica di Val
di Fiemme è ancora in piedi.
La produzione nei tre anni 1927-1929 (1 luglio 1927-
        <pb n="159" />
        | 72

30 giugno 1930) è stata di oltre 6 mila ettolitri nel primo
anno, è salita a più di 9 mila nel secondo, ed è discesa
ad appena 5 mila nel terzo; oltre la metà di questa produzione
 è sempre stata data da una fabbrica di Rovereto,
la principale della provincia, che in questi ultimi anni ha
inaspettatamente sospesa la sua attività.

produzione in ettolitri

L luglio 1927 - 30 giugno 1928 6298
1 luglio 1928 - 30 giugno 1929 9280
1 luglio 1929 - 30 giugno 1930 5015

tassa di fabbricazione

L. 309.300
L. 447.244
L. 239.944

Industria delle acque gassate.

Rappresenta una modesta attività industriale, che trae
il suo alimento oltre che dal consumo locale, anche dall’industria
 del forestiero.
Nel dopoguerra l’acqua gassata dolce ha perduto il
favore che aveva dal pubblico in addietro: il mutamento
di gusti, anche nella popolazione rurale, e l’ introduzione
negli esercizi pubblici di numerose bibite dissetanti, a base
di sciroppo, ha tolto a quel prodotto gran parte del consumo.
 Questo, se nella campagna è diminuito, nella città
è presso che scomparso.
Vi si è sostituito un forte consumo dell’«acqua di selz»
e per esso le fabbriche di acque gassate hanno potuto mantenersi
 in discreta efficienza, specie nelle città, dove è concentrato
 quasi tutto il consumo.
Negli esercizi finanziari 1927-1928 e 1928-1929 la
produzione è andata decrescendo sensibilmente.

192°

A Be

1097.2R

sella

tivo
1928-29

QUANTITÀ PRODOTTA
(litri)

‘1927-28

1028-29

201.861

416.580

TASSA DI FABBRICAZIONE
RISCOSSA (lire)
1928-23

46.929 |

R4. 184
        <pb n="160" />
        173

Si ritiene che la maggiore produzione nell’ esercizio
1928-29 in confronto del 1927-28 sia dovuta solo ad un
più esatto accertamento agli effetti della abolita tassa di
fabbricazione sulle acque gassate, giacchè la campagna
1928-29 è stata notoriamente meno favorevole, per quel
che riguarda il consumo, dell antecedente.

INDUSTRIA DEL TABACCO

Manifattura di tabacchi.

Lo stabilimento della R. Manifattura Tabacchi di Rovereto-Sacco
 è il più vasto opificio del ‘Trentino.
1Il lavoro dei 3 esercizi 1926-1929 è stato il seguente :

specie dei tabacchi
prodotti

tabacchi da fiuto :
Macubino . . . .
Zenziglio Il“ qual.
irinciati :
2° qual. comune .
32 4% ”
sigari :
superiori tosc. att.
comuni Virginia
comuni ‘/, Toscani
comuni Toscani. -

sigarette:
Macedonia . - .
Nazionali . .
estratto di tabacco .
totale

quantità dei tabacchi operai occupati
prodotti in kg. _°? P
esercizio finanziario

«nn 46

1996-27

1927-28

1928.2€

15.570 |
165.424

17.208
118 REN

15.598 }
9 065 |

286.085 |
171.549!

296.357
176.798

216.925
173.602

40.592 |
20.569 |

44.196,
27 5A

43.185 $201}894/203/870/197|847
18.773 |
1.926
242.751

225.418 |

218364

547.952
187.728
04 494

395.450
425.717
103.194

401.174
333.805
1A} ADR

f1.755 381 | 1.833.674] 1.677.081 | 1095 | 1073 | 1044
        <pb n="161" />
        La materia prima è data dalla produzione indigena
(agenzie di coltivazione) ed in minima parte, per la lavorazione
 delle sigarette, dalla Grecia, dalla Bulgaria e, per la
lavorazione dei sigari, dagli Stati Uniti. '
La Manifattura approvvigiona, oltre che tutto il Trentino,
 anche in piccola parte i depositi di Milano, Brescia,
Mantova, Sampierdarena, Bologna, Firenze, Parma, Ancona,
Roma, Cagliari, Palermo e Napoli.

INDUSTRIE TESSILI

Filatura della seta.

Ebbe la sua prima manifestazione in un filatoio azionato
 a braccia, messo in attività a Rovereto nel 1534;
mantenne carattere casalingo fino a quando sul finire del
secolo XVIII fu costruito a Lizzana il primo grande stabilimento
 di filatura del Trentino. Da quell’epoca, grazie ai
rilevanti profitti, la bachicoltura e la trattura della seta si
estesero rapidamente nella provincia, prendendo largo sviluppo
nella valle Lagarina per opera di studiosi e di appassionati.
Rovereto divenne per qualche tempo uno dei principali
mercati serici d’ Europa. Ne fa fede un cenno sul ,,Mentore
perfetto dei negozianti“ edito a Trieste nel 1797, dove si
dice: , Rovereto, tra le città è una di quelle che può più
d’ogni altra servire un committente di ogni qualità di seta,
poichè a Milano, Bergamo, Torino ecc. non si trovano che
organzini e trame, a Verona trama ad un capo, cusiri ossia
seta da cucire eec.; ma a Rovereto si possono avere tutti
gli assortimenti ed averli tinti a perfezione. Colà si lavo
rano organzini soprafinissimi da 20 denari, tirati all’uso
piemontese, ve ne sono da trenta e più denari alla bergamasca,
 € vi si trova anche ogni qualità di trama ad uno
        <pb n="162" />
        175

e a due. capi, seta cucir e mezzana, cordoni, cordelle e
peli d’oro. I cusirini a noi servienti per i pizzi neri di
Sassonia non si fabbricano in nessun altro luogo con tanta
esattezza quanto a Rovereto, come con non minor attenzione
si travaglia in ogni altro assortimento per renderlo perfetto.
À quest’oggetto esiste una deputazione sopra i capo fila.
tori, la quale invigila e castiga quelli che adulterassero i
lavori. Quindi, benchè le sete di Rovereto, per la mercede
dei lavori che si paga assai cara a motivo dell’alto prezzo
dei viveri, costino più che altri d’Italia, pure esse godono
la preferenza e ne vengono spedite di grezze e di lavorate
per l’Inghilterra e la Svizzera; e di lavorata in tinte per
tutta l’Austria, la Boemia, Slesia, Sassonia, per lÎ’ Impero,
l’Ungheria, Polonia, Danimarca, Russia, Olanda, ecc.‘
L’industria si sviluppò intensamente tanto che nell’anno
1870 si contavano già 98 filande, delle quali 19 mosse da
forza meccanica; avevano complessivamente 3980 bacinelle
e davano occupazione a oltre 8000 operai, in massima parte
donne. Nel 1875 le filande sommavano già a 162 (grandi
e piccole) dotate di 4612 bacinelle con una produzione di
circa 100.000 chilogrammi di seta; un quinto della produzione
 era data dalle sole filande di Rovereto. Ma verso
il 1880 comincia gradatamente il tramonto di quest’ attività
 che aveva avuti giorni di rigogliosa prosperità. 1 provvedimenti
 di protezione mediante la concessione d’un premio
 per ogni bacinella, da lungo tempo invocati dai filandieri,
 ma attuati dal Governo solo nel 1904, furono un
intervento ormai tardivo ed inefficace ad arrestare la rovina
dell’ industria.

Nel periodo del suo maggior rigoglio, dal 1850 al
1880, questa industria aveva potuto, grazie allo spirito d’intraprendenza
 di alcune famiglie roveretane, resistere alle
vicende più avverse, quali le malattie. del baco e del gelso
nel 1855 e nel 1867, l’apertura del canale di Suez che
aveva spianata la via alla concorrenza delle sete asiatiche
        <pb n="163" />
        ‘76

sui mercati d’Europa, le guerre del 1859 e del 1866 che
avevano alla fine staccata la nostra provincia dai suoi centri
naturali di traffico. Alla fine però queste cause ebbero ragione
 della resistenza, e il decadimento si fece ormai sentire
irreparabile; tanto più che in seguito gl’industriali roverelani
 non avevano saputo tener dietro alle frequenti radicali
 innovazioni nel macchinario, introdotte altrove in Italia
ed anche in Inghilterra e Francia, e quindi erano venuti a
trovarsi con un’attrezzatura antiquata, incapace di sostenere
la concorrenza degli altri centri.
La guerra mondiale venne poi a dare l’ultimo colpo
al poco che era rimasto in piedi: le devastazioni e le spogliazioni
 (requisizioni dei metalli) ridussero al nulla le
altime vestigia d’una fiorente attività.
Nel dopoguerra, dopo un primo disordinato periodo,
si riebbe mercè qualche coraggiosa iniziativa, che diede
vita ad alcuni stabilimenti attrezzati con modernità di crileri.
 Alla filatura attendono ora 8 opifici: a Pergine, Calliano,
 Arco, Ala, Tione, Cles, Mori e Borgo, con maestranze
che variano per ognuno da 20 a 30 operai.
Nel biennio 1927-1928, e più ‘ancora nel 1929 dai
filandieri è stata lamentata una forte crisi, provocata dalla
concorrenza delle sete giapponesi sul mercato nord americano,
 e ancor più da quella della seta artificiale.

anno

1927
1928
1929 |

filande
di seta

operai
occupati

865
953 ,
850 |

produzione
in seta kg,

81740
86.000
75.000 |

forza motrice
impiegata HE

60
60
60

‘numero delle
bacinelle

488
488
488

|

La produzione consiste in seta greggia, che viene venduta
 a Milano, a Lione e su altri mercati della Francia.
Svizzera, Germania.
        <pb n="164" />
        77

La materia prima è di provenienza locale e dalle vicine
 provincie; in piccola parte dall’ estero.

Una metà circa della produzione delle filande veniva
in passato lavorata in paese nei filatoi che avevano sede in
buona parte a Rovereto; se ne contavano nella provincia nel
1870 non meno di 37, mossi ad acqua, con circa 100.000
fusi e con circa 1400 operai. Vi si confezionavano i famosi
 organzini roveretani, molto apprezzati all’estero, specialmente
 in Germania.
Anche per quest’ industria incominciò ben presto il
declino e sul finire del secolo scorso era scomparsa completamente.

Tessitura della seta.

Sorte più benevola ha avuto l’industria della tessitura
della seta. È esercitata presentemente in 5 opifici, dei quali
i 2 maggiori sono a Rovereto. Il più importante nel 1927
ha occupato 295 operai, 315 nel 1928 e 270 nel 1929; ha
dato una produzione in stoffe di seta naturale ed artificiale
per abiti, coperte da letto, fodere, cravatte e nastri, che viene
collocata sui mercati nazionali ed in Inghilterra ed Australia.
La materia prima proviene dall’interno, dalla Francia e dalla
Svizzera. Sono impiegati 125 HP di forza motrice.
TI secondo ha occupato 100-150 operai. Produce nastri,
 in massima parte di seta artificiale, che vengono venduti
 specialmente nell’Italia meridionale ed in considerevole
quantità in Svizzera, Grecia, Olanda e in altri paesi. Impiega
 70 HP di forza motrice.
Altri opifici minori sono in attività a Trento, Lavis e
Cles. Complessivamente nella tessitura della seta sono stati
occupati nel triennio circa 470 operai.

Sorti prospere per qualche tempo ebbe anche la tessitura
 dei velluti, introdotta verso il 1650 in Ala e sviluppatasi
 poi discretamente; verso la metà del secolo XVIII si
        <pb n="165" />
        poni

E da EREZIONE nn n da
re ea ZA e ia il nn TN RE E TS Te IRE E O IA ARE A SN. e

78

contavano una diecina di fabbriche con circa 300 telai, con
una produzione di 3600 pezze di velluto di 25 braccia.
I prodotti, apprezzatissimi, venivano esportati in Germania
e in Austria. Le cause che portarono alla decadenza dell’industria
 serica coinvolsero pure .l’industria dei velluti,.
Al principio del secolo. scorso rimanevano ancora 220 telai,
con una produzione di 2520 pezze da 20 braccia; nel 1880
non vi erano ormai che 16 telai in funzione con una produzione
 di appena 4000 m. di velluto, 600 di damasco,
foulards e stoffe liscie. Pochi anni più tardi era scomparsa
 ogni traccia.

Tessitura della lana.

Ha scarsa importanza. È rappresentata a Trento, a Pervine
 ed a Borgo da opifici che confezionano stoffe ordinarie.
La filatura della lana è curata in un piccolo stabilimento
organizzato su base cooperativa a Romeno iu val di Non.
In complesso sono occupati in questa attività circa 40
operai e la produzione è consumata nel Trentino e nell’Alto
 Adige. Nel 1928 è stato aperto a Borgo un lanificio,
 attrezzato con macchinario moderno: produce stoffe
di lana che vengono per la massima parte esportate dalla
provincia. Lo stabilimento comprende la filatura, la tessitura
e la tintoria.
Nel XVI secolo fiorì a Trento, a Mori e in Rendena
la fabbricazione dei pannilani con forte esportazione nekl’alta
 Italia e fin nel Levante. L’arte della lana aveva preso
in quel tempo grande sviluppo per l’intensificazione dell’allevamento
 delle pecore dopo i grandi disboscamenti di
quell’epoca e la trasformazione di distese di suolo in pascoli.

Filatura e tessitura del cotone.

La filatura del cotone è sorta nel Trentino appena dopo
la guerra. È esercitata da due importanti stabilimenti, uno
a Trento e l’altro a Rovereto. con complessivi 40.000 fusi.
        <pb n="166" />
        i79

Hanno occupato nel triennio 1927-1929 in media 400-500
operai ciascuno. La produzione è andata aumentando, salendo
 complessivamente a circa 2000 ton. nel 1928 e 1929.
LU prodotti, filati in genere, tortiglie e tessuti per pneumatici,
 trovano smercio in Italia, Germania e Inghilterra.
Il cotone è, naturalmente, ritirato dall’Egitto e dagli Stati
Uniti d’America. .
Due stabilimenti, a Rovereto e a Mezzolombardo, rappresentano
 la tessitura del cotone: hanno occupato nel
triennio complessivamente 200 operai, impiegando 212 telai
e circa 100 HP. La produzione è rimasta nei tre ultimi
anni pressochè stazionaria su 1.700.000 m.: viene smaltita
nel Trentino. nell’Alto Adige. nella Lombardia e nel Veneto.

INDUSTRIA DEL VESTIARIO

Sartorie.

La branca più estesa per numero di addetti è quella
delle sartorie in genere, con e senza vendita, che figurano
con 544 esercizi e 1139 addetti, fra i quali 566 operai,
387 femmine e 179 maschi. Industrialmente questa produzione
 è organizzata soltanto in un laboratorio di ‘Trento:
un abitificio con una sessantina di dipendenti. Tutti gli altri
sono piccoli esercizi, nella maggior parte (337) dei quali
lavorano i soli proprietari. Si contano 19 esercizi con 6.
ed 8 con 15-16 addetti ciascuno. |

Calzaturifici e calzolerie.

Nel ramo «calzature», meglio che in quello del vestiario,
 si è imposta la produzione in serie; anche le qualità
più ordinarie, anche le calzature rozze del contadino e del
montanaro sono lavorate in serie, e sono offerte nei negozi
delle città e delle borgate o sui banchi di fiera.
uesta attività è quindi ridotta in buona parte alla
        <pb n="167" />
        Fe e IT RT e i ir

180

riparazione delle calzature. Occupa tuttavia un numero rilevante
 di persone: 853 esercizi con 1436 persone, delle
quali 521 salariate. Vi sono inoltre 3 stabilimenti, che producono
 in serie, con largo impiego di macchine: hanno
sede a Riva, a ‘Trento e a Rovereto ed occupano complessivamente
 115-130 operai. Lo smercio avviene anche
fuori della provincia. specialmente nella Lombardia e nel
Veneto.

Fabbricazione di cappelli e lavorazione di feltri.
Prima della guerra l’industria del cappello era rappresentata
 a Rovereto da un grande stabilimento; le devastazioni
 belliche e la concorrenza della potente industria
piemontese e lombarda ne hanno impedito la rinascita.
Non vi è ora che un modesto berrettificio.
A Tiarno (val di Ledro) la lavorazione del feltro è
tradizionale. Merciaioli ambulanti portavano un tempo i
cappelli di quella valle in tutti i paesi del Trentino.
Adesso vi è attivo un solo esercizio che produce articoli
ordinari per contadini (cappelli e calzature di feltro).

Maeglieria e lavori femminili.

Quest’attività è diffusa in molti ambienti domestici. IL
crescente consumo di indumenti lavorati a maglia e l’introduzione
 di macchine di costo abbastanza modesto hanno
fatto sorgere numerosi piccoli esercizi, i quali lavorano in
generale la materia fornita dai clienti.
A Trento e a Brez (val di Non) vi sono due maglifici
con vero carattere industriale, benchè di proporzioni modeste.
 A Rovereto, Tione e Mori sono sorti dei calzifici pure
di piccola potenzialità.
Complessivamente la maglieria conta 40 esercizi, dei
quali i tre maggiori occupano 94 persone; tutti assieme
danno lavoro a 156 persone. delle quali 110 salariati
(operaie).
        <pb n="168" />
        181

L’industria del ricamo.

È rappresentata dalle scuole di merletti di Arco, Borgo,
Pinzolo, Predazzo, Provés, Rovereto, che danno lavoro a
numerose ragazze. L’Istituto per l’artigianato e le piccole
industrie di Rovereto ha la direzione commerciale e tecnica
 di queste scuole.
A Strigno si è aperto nel dopoguerra uno stabilimento
per la produzione industriale di tendaggi e coperte. Occupava
 una sessantina di operaie: ma nel corso del 1928 ha
dovuto sospendere la sua attività.
L’industria del ricamo è coltivata e promossa anche
da associazioni femminili, quali l’Ago trentino di Trento e
l’Unione femminile nazionale di. Rovereto: ambedue procurano
 lavoro e guadagno, sebbene in misura limitata, a
ragazze bisognose.

INDUSTRIA DELLE PHLLI. CUOI
Industria dei conciapelli.

Antica e importante era un tempo l’industria conciaria
nel Trentino. In tutte le vallate, generalmente nei capoluoghi,
vi erano concerie; a Rovereto più che altrove. La produzione
non solo bastava al fabbisogno locale, ma alimentava anche
l’ esportazione all’estero, dove i prodotti trentini erano assai
pregiati. Non era stata allora ancora adottata la concia al
cromo e quindi erano molto in uso i vitellini chiari, i cerati
ed i satinati che i nostri conciatori confezionavano ottima.
mente e spedivano sui mercati della Sicilia e del Piemonte
e inoltre sui mercati di Londra e Amburgo per l’inoltro a
Smirne, a Gerusalemme, a Salonicco e in America.
Il prospetto seguente delle concerie dell’anno 1880
dice dello sviluppo di quest’industria. Il quantitativo delle
pelli esportate in quell’anno, che non fu molto favorevole
e che segnò anzi una riduzione del prodotto rispetto agli
anni precedenti, si aggirò intorno alle 60 mila per un
valore di 100 mila fiorini.
        <pb n="169" />
        MANDAMENTO

Rovereto . . , .
Ala.
Arco...
Borgo . .
Cavalese . .
Cles . ..
Condino .
Fondo . .
Malè . . .
Mori . ..
Pergine . .
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Stenico .
Tione. . .
Trento ..

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        <pb n="170" />
        183

Nel periodo immediatamente anteriore alla guerra quest’industria,
 sebbene in forte decadenza, aveva ancora qualche
 vitalità; esistevano ancora 17 concerie: 4 a Rovereto,
3 a Mori, 2 a Pergine, 2 a Cles, 1 a Trento, 1 a Riva, la
Tione, 1 a Moena, 1 a Cavalese, 1 a Stenico; producevano
circa 2 mila ql. di pelli lavorate. Si preparava molto bene
il vitello per calzolerie. Ma P esportazione era quasi totalmente
 cessata; qualche rada e piccola partita andava ancora
in Dalmazia e nelle vecchie provincie del Regno; il resto
della produzione era assorbito dal consumo della regione.
Lo scoppio della guerra fra l’Austria e le altre potenze, nel
periodo precedente alla dichiarazione di guerra dell’ Italia,
tra venuto a liberare i vecchi e rilevanti stocks dei magazzini
 ed a rianimare l’attività, che riprese a lavorare in pieno,
 esportando il prodotto a Vienna ed in altre località
dell’interno dell’Austria. Col maggio del 1915 anche questa
 ripresa cessò nella maggior parte delle concerie.
Dopo la guerra l’industria risorse qui e lì, fiacca è
stentata per le devastazioni e per la mancanza di capitali.
Sono soltanto 2 oggi nel Trentino le concerie di qualche
importanza, una a Cles, che aveva potuto lavorare indisturbata
 durante la guerra, ed una a Rovereto che è risorta
per la tenacia dei proprietari. Altri piccoli esercizi sono a
Cles, Moena, Pergine, Cavalese, Riva ed Ora: 8 concerie che
danno lavoro a 64 addetti, dei quali 52 operai. La produzione
 ha importanza locale, limitandosi ai bisogni della regione,
 specie dell’Alto Adige. Consiste in gran parte di pelli
di vitello e di vacca, per tomaie, euoi da suola: si aggira
fra i 600 e 700 q. all’anno (media dei 3 anni). La maleria
 greggia è in parte fornita dalla regione ed è molto
pregiata.

Da vari anni l’industria conciaria si muove in mezzo
a difficoltà, che ne rendono precaria l’esistenza: i prezzi
in vigore sulle piazze non le danno quasi alcun utile.
Questa precarietà era naturalmente più sentita prima della
        <pb n="171" />
        84

stabilizzazione della lira, giacchè la compera delle pelli
gregge per farne del conciato, era divenuta un rischio, una
operazione di borsa. Dopo la sistemazione della nostra valuta
 gli alti e bassi nei prezzi del greggio sì sono attenuati,
benchè si facciano ancora sentire. Ma le concerie trentine
non hanno potuto riprendere l’antico vigore.

Lavorazione delle cinghie ed altri articoli di sellaio.
Conta 44 piccoli esercizi d’artigianato, sparsi nelle città
e nelle valli: vi sono occupati oltre ai padroni appena una
ventina di operai; servono al consumo locale, che anche in
questo ramo va sempre scemando.
Lavorazione dei pettini.

Esistevano due piccole fabbriche, che occupavano complessivamente
 una trentina di operai. Sono venute a Cessare
 nel 1927.

INDUSTRIA DELLA CARTA
E INDUSTRIE POLIGRAFICHE

Industria della carta.
Risiede a Rovereto, a Riva ed a Scurelle (Valsugana).
Nel secolo scorso era fiorente e rinomata; ma già nel periodo
che precedette alla guerra, trovavasi alle prese, con scarse
viste di successo, con la forte concorrenza della produzione
dei paesi vicini. La grande industria cartaria della cessata
monarchia aveva insediati i propri impianti nella Carinzia
e nella Stiria in tutta prossimità dei luoghi di rifornimento
della materia prima, e aveva con ciò un deciso vantaggio
sulle cartiere trentine. Solo con gravi difficoltà queste potevano
 concorrere sui mercati interni e sentivano così allentarsi
 il loro sviluppo. Prima della guerra le fabbriche di
carta erano 4: 1 a Rovereto, 2 a Varone (Riva) ed 1 a Scurelle.
 La produzione complessiva di questi opifici raggiun-
        <pb n="172" />
        85

geva i 50-60 mila quintali di carta all’anno e comprendeva
 tutte le qualità; alcune anzi di pregio particolare, perchè
 ottenute con ottime acque di lavaggio. Durante la guerra
tutte e 4 le cartiere furono devastate e spogliate d’una parte
del macchinario. I proprietari, tornata la pace, le hanno
ricostruite e riattrezzate, ma le condizioni sono sempre più
difficili e la concorrenza sempre più forte da parte delle
cartiere dell’interno e dell’estero.
La rivalutazione della lira ha imposto alle nostre cartiere
 qualche sacrificio; ma l’aggravio più pesante è loro
venuto dalla crisi di consumo che si è protratta per tutto
il 1927 fino alla metà del 1928. Nel 1927 le cartiere hanno
prodotto solo 38.000 di gl. carta, occupando 270 operai; nel
1928 la produzione è arrivata a 61.700 ql. e a 63.900 nel
1929, occupando 300 operai, e impiegando una forza motrice
 di 1040 HP. La produzione viene collocata nel Trentino,
 nella Lombardia e nel Veneto.
La materia prima è importata dalla Germania, dall’Austria,
 Cecoslovacchia e dalla Svezia; in piccola parte
dall’ interno.

Officine di cartoleria e legatoria.
Sono 19 esercizi, sparsi qui e lì nella provincia. Occupano
 complessivamente 54 operai; il maggiore ne occupa 14.
Fabbriche di sacchetti di carta.
Ne esiste una a Trento; è bene attrezzata ed ha una
notevole produzione. Occupa 10 operai.

Industrie poligrafiche - Tipografie.
Le industrie poligrafiche sono state sempre in onore
nel Trentino. Parecchi stabilimenti vantano un lungo e glorioso
 passato. Accanto ad essi, dopo la guerra, è stato fondato
 a Trento un grande stabilimento, modernamente attrezzato
 per ogni lavoro, «Le Arti grafiche Tridentum soc. an.».
Negli ultimi anni questa industria è venuta a trovarsi in
        <pb n="173" />
        186

condizioni di grande disagio, sia perchè le sono mancati dei
periodici che le davano lavoro, sia per effetto della crisi generale.
 Anche l’istituzione dell’Istituto poligrafico dello Stato
ha sottratto alle nostre aziende importanti commissioni. La
vita stentata di questa industria ha determinato gli operai
licenziati ad attivare per loro conto piccole aziende tipografiche,
 che hanno contribuito a rinvilire i prezzi e ad
accrescere la sproporzione tra la produzione e il consumo.
L’attività editoriale è di scarsissima importanza.
A Trento esistono ora 2 stabilimenti importanti (le Arti
grafiche ‘Tridentum sono cessate da poco) e 4 o 5 officine
tipografiche di modeste proporzioni. Altre piccole tipografie
sono in esercizio a Rovereto, a Riva e nelle altre città e
borgate. Sono in tutto 36 esercizi con 420 addetti, di cui
320 operai. Lo stabilimento più importante all’epoca del
censimento (1927) occupava quasi un centinaio di operai e
impiegati.

Esercizi di fotografia.

Sono sparsi in tutte le città e borgate: 40 laboratori
con 70 addetti, di cui 23 operai.

[INDUSTRIA IDROELETTRICA

1 risultati delle misurazioni sistematiche sugli afflussi
meteorici e sui deflussi naturali dei principali bacini idroorafici
 indicano un’entità veramente notevole delle forze
idrauliche della provincia, pur non presentando sempre
quelle caratteristiche concomitanti di abbondanza e regolarità
 di deflussi e di facilità ed ampiezza di cadute necessarie
 al miglior sfruttamento industriale.
A seconda del limite di massima discontinuità scelto
        <pb n="174" />
        187

per base nella valutazione delle medie delle potenze idrauliche
 praticamente sfruttabili si è giunti da un minimo di
300 mila ad 1 milione di cavalli,
Per fissare qui il limite di massima discontinuità nelle
potenze si ritiene che la potenza massima praticamente
sfruttabile dei nostri corsi d’acqua corrisponda ad una pertata
 doppia di quella della media magra invernale.
Considerate le possibilità di utilizzazioni idrauliche,
che sono più che altro determinate dalle condizioni idrologiche
 e topografiche dei singoli corsi d’acqua, senza preoccupazione
 delle eventuali difficoltà delle opere derivatorie,
il complesso delle forze idrauliche naturali che sarebbe possibile
 utilizzare teoricamente (trascurando le potenze inferiori
ai 200 Kw) si calcola come segue:

Forze idrauliche :
bacino dell’alto Noce
del basso Noee
»  dell’Avisio
laghi di Levico e Caldonazzo
bacino dell’alta Sarca e lago di Molveno
bacino della media Sarca
del Ponale
del Chiese

20 milioni di metri cubi
70
39
10
at)
2
25

Forze idroelettriche :

corso d’acqua

Adige e affluenti minori
Brenta e Cismone
Avisio
Noce
Sarca e Ponale
Chiese

potenze medie in Kw
continue discontinne
32.000 63.000
32.000 50.000
74.000 107.000
11.000 104.000
(06.000 110.000
16.000 19.000
complessivamente 331.000 Kw 453.000 Kw

Queste cifre non hanno valore assoluto, anche perchè
della maggior parte dei corsi d’acqua non ‘si conoscono
        <pb n="175" />
        1 an “arumeno

188

ancora con sufficente precisione le leggi che ne regolano i
defflussi, e le misurazioni pluviometriche ed idrometriche
sono tuttora in corso e richiedono una lunga serie di anni
d’ osservazione.
Le potenze indicate come medie continue corrispondono
 a quelle della media invernale; sono quindi teoricamente
 disponibili ininterrottamente per tutto l’anno, mentre
le medie discontinue risultano ottenibili per circa 6 mesi
crontinui. Siccome però in pratica la produzione d’energia
non può avvenire costantemente con pari potenza in tutte
le 24 ore del giorno, le potenze effettivamente installate
per l’utilizzazione completa delle disponibilità idrauliche
sono ben superiori a quelle indicate come medie nella suesposta
 tabella. È così, volendo sfruttare razionalmente ed
integralmente le forze idrauliche, si può giungere ad una
produzione annua di 2.9 miliardi di Kwo continui e di 0.53
miliardi di Kwo discontinui. Il Trentino potrebbe quindi
teoricamente coprire poco meno di un decimo dell’intero
fabbisogno nazionale d’energia che si prevede di circa 35
miliardi di Kwo per il 1940.

Come altrove, anche nella provincia lo sfruttamento
delle forze idrauliche ha origini remote: si è sviluppato
attraverso una serie di numerose piccole derivazioni, che
in segherie, molini, fucine e simili utilizzano direttamente
le potenze sviluppate da comuni ruote idrauliche in legno.
Circa l’entità di queste utenze minori, si sa che dopo l’introduzione
 della legge italiana sulle acque sono state presentate
 ai competenti uffici amministrativi circa 1000 istanze
di riconoscimento di piccoli diritti di derivazione; ma è
da ritenersi che esistano almeno altre 1500 utenze ad utilizzazione
 diretta. Ammettendo una potenza media utilizzata
 di 4 Kw, il complesso raggiunge i 10.000 Kw circa,
Esse non trovano però rilievo nel quadro delle grandi derivazioni.
        <pb n="176" />
        189

E’ del 1890 il primo impianto idroelettrico del comune
 di Trento sul torrente Fersina; e l’esempio del capoluogo
 fu presto seguito in tutta la provincia, ove sino allo
scoppio della guerra fu un continuo sorgere di aziende
comunali e di consorzi locali, i quali eressero una serie
di impianti idroelettrici di dimensioni piuttosto modeste,
ma comunque atti alla fornitura dell’energia tanto per l’illuminazione
 pubblica e privata, quanto per le allora modeste
richieste di forza motrice. In tal modo, quantunque le
singole aziende avessero un raggio d’azione che normalmente
 non sorpassava il territorio comunale, già prima della
guerra l’energia elettrica aveva raggiunto nel Trentino una
notevole diffusione. La produzione era però solo destinata
a sodisfare ai bisogni della provincia e nessun quantitativo
d’energia era trasportato fuori: vi si opponeva apertamente
il governo austriaco, perchè non ne avessero a profittare le
finitime provincie del Regno, l’unica zona possibile di smercio.
Le principali utilizzazioni idrauliche sui singoli corsi
d’acqua erano allo scoppio della conflagrazione europea:

corso d’acqua

Adige e affluenti minori:

Brenta e Cismone:

Avisiìo :

località delle derivazioni

potenze medie in Kw
unitarie

compless.

Ora
Roverè della Luna
Trento
Pinè
Rovereto
mpianti minori

130
35
300
200
150
105

} 220

Pieve Tesino
Roncegno
Primiero
Canal $S. Bovo
5. Martino Castrozza
impianti minori

485
60
280
100
110
65

1.100

Moena 0
Predazzo 40
Cavalese 150
Lavis 160
impianti minori "e

46
        <pb n="177" />
        ig)

corso d’acqua

Nor

Sarca e lonale :

Chiese :

località delle derivazioni

potenze medie in Kw.
unitarie compless.

Rabbi
Malè .
Rumo
Dambel
Cles
Taio
Coredo
Nanno
Mezzolombardo-Ceramica
‘impianti minori

43
62
80
150
‘0
35
40
185
800
125

2230

Campiglio 130
Pinzolo 90
Pelugo 180
Tione . 70
Stenico 215
Cavedine 200
Fies (Trento) 8.000
Arco 250
Calavino 15
Varone 280
Bezzecca 140
Ponale (Rovereto) 3.260
Ponale (Riva) 1.400

14.230

Storo 90
Roncone, Creto e Condino 170 260
totale 19.500 Kw

Nel dopoguerra la mutata situazione economica del
paese, l’elevatezza dei costi di impianto e di produzione,
le condizioni del mercato della energia elettrica hanno notevolmente
 rallentato il sorgere di piccole imprese locali.
Del resto l’esperienza ha dimostrato ch’esse non sono generalmente
 economiche. Anche molte delle vecchie aziende
locali, a piccolo raggio d’azione, hanno visto crescere talmente
 le spese di manutenzione degli impianti e quindi i
costi di produzione d’energia, che la loro odierna esistenza
non trova spesso più una ragione di sana economia.
Ma lo tre maggiori aziende comunali, di Trento, di
Rovereto e di Riva, sperando in un ampio sviluppo indu-
        <pb n="178" />
        191

striale del Trentino dopo la sua unione alla madre patria, e
facendo assegnamento sul bisogno d’energia elettrica nelle
vicine regioni, sono passate nell’immediato dopoguerra alla
realizzazione di grandi impianti idro-elettrici, atti a far
fronte a qualunque prevedibile richiesta d’energia. Sono
stati così costruiti dalla Società Industriale Trentina, di cui
è notoriamente massimo azionista il comune di Trento, 2
nuovi impianti sulla Sarca ed è stato notevolmente ampliato
quello già esistente. I comuni di Rovereto e di Riva, le
cui centrali idroelettriche sul Ponale erano state distrutte
dalla guerra, si sono uniti in un consorzio industriale e si
sono appoggiati all’Ente Autonomo Adige-Garda per la costruzione
 di un unico grande impianto, sfruttando il lago
di Ledro quale serbatoio d’integrazione stagionale. -
L’attività privata dell’industria idro-elettrica, molto limitata
 in passato, è venuta sviluppandosi intensamente dopo
la guerra, anche nel Trentino, per merito essenzialmente
di finanzieri e di industriali delle vecchie provincie. Tale
attività si è svolta dapprima nel campo degli studi e delle
domande di concessioni idrauliche, poi, ottenuti i diritti
di derivazione, è venuta realizzando grandi impianti idroelettrici
 e relative condutture di trasporto dell’energia. La
distribuzione invece dell’energia nella provincia da parte
delle imprese private è stata limitatissima, essendo mantato
per la crisi generale lo sperato sviluppo industriale, ed essendo
 già stati sodisfatti dalle minori aziende locali i bisogni
normali.

[1 quadro dello sfruttamento postbellico si presenta:

corso d’acqua

località
dell’impianto

Adige Mori
Leno Terraguolo Rovereto
Maso Scurelle
Grigno Pieve Tesino
Astico Buse

potenze medie in
Kw
continue discont.
Soc. Ital. Alluminio 6.000 ‘15.800
Eugenio Jacob 260 440
Cartiera della Valsugana 150 150
Soc. Gen. Elettr. Trident. 40 162
Gaetano Marzotto 1.200 1.200
        <pb n="179" />
        32

corso d’acqua

località o
i concessionario
dell’impianto

potenze medie in
Kw.
continue discont.

Vanoi
Rio S. Nicolò
A visio
l'ravignolo e Cadino

Regnana, Brusago
 e lago delle
Piazze
Rabbiés

Ponte S. Silvestro Soc. Idroelettr. del Cismon 5.900 11.000
Pozza Cons. elettr. di Pozza 65 115
Predazzo Soc. Trent. di Elettricità 440 440
Paneveggio e Cadino
 Foreste Demaniali 140 250

Pozzolago
$. Bernardo

Soc. Gen. Elettr. Tridentina 3,300 3.300
Soc. Elettr. S. Bernardo di
Rabbi 25 33
Soc. Gen. Elettr. Tridentina 550 550
a sù #s 3.300 9.000
» 29 a 14.300 37.000
Cons. elettr. Alta Novella 220 300
Comuni di Rovereto e Riva 11.800 11.800
Cons. elettr. ind. di Stenico 150 250
Soc. ind. trentina 5.000 13.000
” 1.000 1.800
2” #4 950 950
Carlo Maffei e €. 210 460

Noce Cogolo
Noce Cogolo
Noce Mezzocorona
Novella Castelfondo
Ponale Riva
Barbisone e Cegol Stenico
Sarca Dro
Sarca Fies
Sarca Castel Toblino
Rivo S. Barbara _odrone

-

totale

55.006 108.000

Delle utilizzazioni prebelliche (19.500 Kw), ben 6.500
Kw sono stati sostituiti da nuovi impianti o hanno cessato
di funzionare per ragioni economiche; rimangono di esse
in esercizio 13.000 Kw. Aggiungendo a queste le utilizzazioni
 postbelliche, si ha una potenza media continua
di 68.000 Kw ed una potenza media discontinua di 121.000
Kw. La provincia può quindi offrire ancora l’utilizzazione
di circa 260.000 Kw continui e di circa 330.000 Kw discontinui.
 Questa disponibilità segna il massimo teorica»
mente raggiungibile; in realtà qualche utilizzazione riuscirebbe
 eccessivamente costosa e quindi non economicamente
eseguibile. Si ritiene che non meno del 20% delle forze
idrauliche tuttora disponibili nel Trentino non troverà possibilità
 di reale ed economica utilizzazione. Quindi in pratica
 le potenze ancora ottenibili si riducono a 200.000 Kw
medi continui ed a 250.000 Kw medi discontinui.
        <pb n="180" />
        13

forze idrauliche

potenze medie in Kw energia in milioni Kw
continue - discontinue continua - discontinua

stilizzate anteguerra 19.500
son più utilizzate dopoguerra 6.500

19.500
6.50

171
52

uattora utilizzate

13.00N

di nuova utilizzazione post.
Lellica

55,000 108.0

AI

234)

stilizzate a tutt'oggi
son economicamente sfruttabili
 - 60.000 80.000 465 65
di futura utilizzazione 200.000 250.000 1840 220

8.000 121.000

505

230

Nel triennio 1927-1929 la produzione, data da ben
138 concessionari, è stata di circa 190 milioni Kwo annui,
di cui 70 sono stati esportati fuori della provincia e 120
ono rimasti nel Trentino. Tenuto conto delle perdite di
linea e di trasformazione, l’effettivo consumo totale del
paese può calcolarsi nel triennio in 100 milioni di Kwo
annui, (9 milioni circa a scopo di illuminazione, gravati di
circa L. 3 milioni di tasse governative e comunali) pari a
246 Kwo per abitante: media molto elevata, se si tiene
conto del limitato sviluppo industriale e della prevalente
economia agricolo-montana, e se si raffronta con la produzione
 media per abitarite nell’alta Italia in 370 Kwo e col
consumo effettivo in 280 Kwo. Una maggiore utilizzazione
dell’energia elettrica non potrebbe aspettarsi che dal sorsere
 e dal fiorire di grandi industrie; ciò che è per ora
evidentemente poco probabile, sebbene le condizioni demoorafiche
 e le disponibilità d’energia me possano essere
ottimi fattori; mancano capitali ed altre premesse indispensabili.
        <pb n="181" />
        A gomiti Pl manager

104

Tariffe.

Le tariffe di vendita dell’energia elettrica diversificano
sensibilmente tra loro a seconda dei costi di produzione
che variano assai da impianto a impianto, a seconda della
quantità d’energia disponibile, del carattere delle utilizzazioni
 e di altri fattori. Nel corso del triennio 1927-1929
il livello dei prezzi non ha subito rimarchevoli variazioni ;
qualche ritocco in aumento, qua e là verificatosi, è stato
più che altro conseguenza di particolari contingenze di singole
 aziende.
ll prezzo dell’energia-luce oscilla intorno ad 1 L. per
kwo, escluse le tasse. Prevale la fornitura a contatore che
normalmente non implica da parte dell’utente l’obbligo
d’una garanzia di consumo. Nelle città di Trento e di Rovereto,
 anche in grazia del notevole consumo unitario e
delle agevolazioni con forme più consentanee a particolari
usi commerciali, si praticano prezzi inferiori che negli altri
centri della provincia.
Per l’energia motrice i prezzi e le condizioni si differenziano
 in rapporto all’orario di lavoro, all’entità della
potenza impegnata ed anche al fattore di potenza; il prezzo
medio può calcolarsi in L. 0.20 - 0.25 per kwo, normalmente
 con una congrua garanzia di consumo. Tariffe
di favore sono concesse ad utilizzazioni con orario eccezionalmente
 prolungato ed anche ad industrie che trattano
materie povere; per gli usi agricoli è generalizzata la concessione
 del forfait, il cui prezzo si aggira intorno alle L.
100 - 120 per HP-anno.
Negli ultimi anni s’è introdotto anche in questa provincia
 l’impiego dell’energia elettrica a scopo termico per
vari servizi domestici; ma non va diffondendosi molto, nè
estesamente, in causa della modicità del prezzo della legna
d’ ardere, specialmente nei luoghi di montagna; sono state
        <pb n="182" />
        195

però escogitate svariate forme di combinazioni, sia per le
concessioni sia per le tariffe, che, potranno influire su una
maggiore divulgazione di quelle utilizzazioni.

a) luce

1) a contatore:

centri maggiori :

L. 0.75 - 1.00 per kwora senza garanzia di consumo
(Trento L. 0.75 - Rovereto L, 0.80 - Riva L. 1.00).
distribuzioni dirette L. 0.50 - 1.10 il kwora.

centri minori:
2) a forfait :
solo nei centri minori L. 0.65 - 1.60 per candela-anno.

distribuzioni indirette L. 1.00 - 1.80 il kwora.

b) forza motrice

1) a contatore:
centri maggiori:

centri minori:

L. 0.13 - 0.27 - garanzia L. 70 - 250 per kw, (Trento
L. 0.13 - 0.22; Rovereto L. 0.17 - 0.20: Riva L. 0.15 -
).27)
secondo cos-fì ed ore di utilizzazione.

distribuzioni dirette L. 0.24 - 0.35
distribuzioni indirette L. 0.30 - 0-40
in qualche caso il prezzo scende fino a L. 0.04 o sale
a L. 0.50

2} a forfait:
per usi agricoli L. 100 - 120 fino a 200 per HP-anno.

c) usi domestici

1) a contatore:
centri maggiori :

centri minori:

L. 0.14 - 0.25. Garanzia L, 150 - 200 per kw
secondo durata d’utilizzazione.

distribuzioni dirette L. 0.10 - 0.35 secondo orario e
durata di utilizzazione
distribuzioni indirette L. 0.35 - 0.50
garanzia L. 300 - 600 per kw.

2) a forfait:
per apparecchi ad accumulazione termica L. 600 - 700 per kw-anno.
        <pb n="183" />
        PRE GINE

stesa ioni

INDUSTRIA TURISTICA

E’ una delle forme più notevoli dell’ attività economica
 della nostra regione, industria a sè, cioè tecnicamente
organizzata e fonte di ricchezza e di benessere. Le bellezze
naturali, il clima mite e costante, la felice posizione geoorafica
 del Trentino hanno dato facile adito e sviluppo a
quest’industria. Il principale impulso è venuto dalle rinomate
 stazioni balneari di Levico-Vetriolo, Roncegno, Coma.
no, Rabbi e Peio, e da altre di minore importanza: qui
affluiva un gran numero di ospiti in cerca di salute, molto
tempo prima che il turismo moderno fosse venuto sviluppandosi
 col modernizzarsi dei mezzi di comunicazione, specialmente
 con la costruzione di linee ferroviarie, di comode
strade e con l’attivazione di servizi automobilistici. Comano
era già nota ai Romani per l’azione benefica delle sue
acque. Anche Rabbi, Peio e Levico erano rinomate in tempi
lontani e vantano una copiosa letteratura. - Trento, capoluogo
 della regione, aveva nei secoli scorsi un cospicuo
numero di alberghi ed era visitata, a preferenza di altre
città della regione, da un numeroso stuolo di ospiti illustri,
fra eui Goethe, Heine, la regina Vittoria d’ Inghilterra.
Anche come soggiorno nella fredda stagione veniva preferita
 Arco ad altri luoghi della regione, per la mitezza del
clima, il riparo dai venti di tramontana, il sole più aperto.
la flora meridionale.
Man mano che si venne sviluppando la sensibilità per
le bellezze naturali ed estendendo il movimento turistico
        <pb n="184" />
        ‘97

internazionale, Trento, situata agli sbocchi della valle dell’Avisio
 e della regione delle Dolomiti, della Valsugana con
le celebri stazioni balneari di Levico-Vetriolo e Roncegno,
delle valli di Non e di Sole coi molti luoghi di villeggiatura
 e colle stazioni balneari di Rabbi e di Peio, della valle
delle Giudicarie con la fonte di Comano e con la stazione
climatica di Madonna di Campiglio, Trento e con essa
tutto il Trentino si affermarono anche in questo campo
dell’economia: il paese avrebbe posseduto le premesse per
divenire un Eldorado turistico-alberghiero; ma il Governo
della cessata monarchia non curò convenientemente l’assetto
e la divulgazione di quest’industria, anzi in qualche caso
l’avversò, preoccupato soltanto di salvaguardare l’importanza
strategica della provincia. Anche il Consiglio provinciale
per il concorso forestieri, ente creato con legge 1911 per
la tutela e lo sviluppo del movimento turistico e che aveva
sede in Innsbruck, dava poco aiuto all’incremento del concorso
 forestieri nel Trentino, e delle 180.000 corone, di
cui annualmente disponeva, soltanto 6000 erano assegnate
alla Sezione di Trento. Tuttavia accanto all’anzidetto ente
ufficiale fungeva la Federazione concorso forestieri nel Trentino,
 che non dimenticava di affermare e proteggere il carattere
 italiano del paese: essa, mercè la valida collaborazione
 di Cesare Battisti e di Antonio Tambosi, che l’avevano
fondata, svolse un’azione coraggiosa per far conoscere largamente
 i pregi delle nostre montagne per il soggiorno
estivo e per alimentare questa fonte cospicua di ricchezza.
Nel 1900 esistevano nella provincia d’allora (Trentino,
Alto Adige, Ampezzano e Tirolo) circa un migliaio di alberghi,
 grandi e piccoli; nel 1912 se ne contavano quasi
3000, dei quali oltre la metà nel Trentino, Alto Adige ed
Ampezzano. Secondo i calcoli del Consiglio provinciale
concorso forestieri di Innsbruck nel 1912 era investito
nella provincia in aziende alberghiere un capitale di 300
milioni. che davano un reddito lordo di circa 40 milioni.
        <pb n="185" />
        ‘ag

Quest’ incremento aveva anche influito in buona parte
sulla potenzialità contributiva della provincia, dove il gettito
delle imposte dirette era salito nel decennio 1900-1910 da
5.7 milioni a 9.5, quello delle imposte indirette da 18 milioni
 a 37.8. Il bilancio provinciale era divenuto attivo, e
in generale era sentito un qualche benessere nella popolazione.

Il numero complessivo dei forestieri, che nel 1890 era
stato nella provincia di circa 20.000, era andato continuamente
 aumentando fino a superare la cifra di 190.000
nel 1912.
La guerra interruppe l’espansione dell’industria turistica,
 anzi ne sospese del tutto l’attività per degli anni.
[ più importanti luoghi di villeggiatura e di cura vennero
 a trovarsi entro le zone di operazione degli eserciti
belligeranti e subirono gravissimi danni: furono distrutti o
resi inservibili molti alberghi, circa 130, dei migliori, specie
quelli isolati, nell’alta valle di Fassa, nelle zone di Pane.
veggio, di S. Martino di Castrozza, di Tesino, a Roncegno,
Levico e Vetriolo, sugli altipiani di Lavarone e di Folgaria,
a Rovereto, Torbole, Riva, Arco, nella valle di Ledro ed
a Peio. Di gui la difficoltà nei primi anni dopo la guerra
di riattivare quest’industria e di goderne dei benefici. Vi
si unirono altre difficoltà, come il disagio finanziario degli
Stati che in passato avevano alimentato la corrente principale
 dei forestieri, e gli ostacoli sempre più forti del passaggio
 delle frontiere. Ma col tempo anche queste avverse
circostanze si attenuarono e vi supplì lo spirito d’ iniziativa
della popolazione trentina, incoraggiata dagli aiuti del Governo
 e dall’appoggio del capitale italiano.
Quale organo di promovimento e di coordinazione delle
attività turistiche, in analogia agli ordinamenti preesistenti
nell’anteguerra, fu creato nel 1923 con decreto prefettizio,
e rinnovato poi sostanzialmente nel 1925, il Comitato concorso
 forestieri di Trento che può considerarsi il primo
        <pb n="186" />
        {99

ente del genere sorio nel Regno a base provinciale. La sua
attività, sorretta dall’appoggio dell’ Ente nazionale industrie
turistiche, del Touring club italiano, della Associazione medica
 d’idrologia e climatologia, ha curato efficacemente non
solo gli interessi turistici, ma ha giovato anche nel campo
delle affermazioni nazionali. Da esso, fra l’altro, è partita
l’inizitiva dell’ Estate Tridentina che ha determinato e promosso
 un forte afflusso di connazionali verso il Trentino,
PAlto Adige e il Cadore. Dopo la divisione della Venezia
Tridentina in due provincie, il Comitato ba continuato a
fungere per il Trentino quale organo provinciale di tutela
dell’industria turistica.
I vecchi Comitati locali di cura di Arco, Levico, Roncegno,
 Rabbi, Peio, ch’ erano stati chiamati in vita con decreti
 della Luogotenenza di Innsbruck, sono stati trasformati
 in aziende autonome di cura soggiorno e turismo in
base alla legge 15 aprile 1926 n. 765. In seguito, nel corso
degli anni 1927, 1928 e 1929, hanno domandato ed ottenuto
 il riconoscimento quali aziende di cura: Riva, Folgaria,
 Primiero con San Martino di Castrozza, Canazei,
Vigo di Fassa e Madonna di Campiglio. In quasi tutte le
località con movimento turistico esistono ora delle Pro-loco
o Società di abbellimento: Pieve di Ledro, Bezzecca, Rovereto,
 Lavarone, Vigolo Vattaro, Caldonazzo, Pieve Tesino,
Castel Tesino, Trento, Baselga di Pinè, Cavalese, Tesero,
Panchià, Carano, Anterivo, Predazzo, Ziano, Moena, Fai,
Molveno, Tione, Pinzolo, Coredo, Romeno, Cavareno, Fondo,
Malosco, Ronzone, Ruffrè, Cles, Malè, Dimaro.

Prima della guerra la clientela turistica del Trentino
era, nella assoluta maggioranza, di nazionalità non italiana ;
le nuove correnti turistiche del dopoguerra sono invece
costituite per la massima parte da connazionali:
        <pb n="187" />
        rervareioienaniinee smorza
a IERI E Re

ig

annuo

italiani

giornate
permanenza

stranieri

giornate
di permanenza

1927 180.985 677.052 34.863 192,528
1928 183.798 866.950 34.496 | 179.372
1929 151.745 870.071 40.612 | 210.132

Il concorso dei forestieri nei principali luoghi di. cura
e soggiorno è stato nel 1929:

località

Anterivo . .
Arco aa
Baselga di Pinè . . ì #8
Bezzecca . .
Caldonazzo . .
Campiglio . . .
Canazei . . . pm 4
Cavalese e frazioni. , . . .
Cavareno e frazioni (senza
Mendola), . . . cea

Cles . . .
Comano. .

Coredo .
Dimaro .
Fai...
Folgaria . .
Fondo .
Lavarone
Levico . .
Malè . . .
Malosco . .
Mendola
Moena . . . . . ssa
Molveno e Andalo . . . . .

ospiti

250
2.786
1.839
210
95
4.500
1.132
A 700

1.450
300
450
962
250
1.606
1 000
1.150
2.409
5.433
1.270
1.850
2.480
2.570
14.000

località

Peio . . .
Pergine con S. Cristoforo . .
Pieve di Ledro . . . . .
Pieve Tesino . i
Pinzolo . . .
Predazzo .
Primiero .
Rabbi. . .
Riva . . .
Roncegno . . .
Rovereto . . .
S. Martino di Castrozza .
Sanzeno . . .
S. Orsola .
Tesero .
Tiarno . . .
Tione. . . .
Trento . . a
‘Trodena con S. Lugano e Fontanefredde
 ,. ,. .
Vermiglio . .
Vigo di Fassa . . . .
Vigolo Vattaro. .
Ziano. . .

ospiti

1.350
1.300
390
843
320
1.000
2.580
1.600
30.000
2.023
4.000
6.027
140
232
250
150
350
17.800

340
420
6.032
103
200
        <pb n="188" />
        01

Ben diverse naturalmente sono nei singoli luoghi le
proporzioni delle giornate di permanenza.

Merita menzione anche il movimento che si è verifieato
 nei 34 rifugi della Società alpinisti tridentini nel 1929
(non sono state fatte annotazioni nel 1927 e nel 1928):
16.920 turisti, dei quali 13.103 italiani, 2268 germanici.
886 austriaci e 663 di altre nazionalità.
Calcolando in lire 60 la spesa giornaliera del viaggiatore
 straniero nel Trentino (lE. N. I. T. calcola lire
175 al giorno), si deduce che il reddito delle 210.000
giornate di presenza dei 40.000 ospiti stranieri nel 1929,
importa non meno di 12 milioni. Nei confronti dei connazionali
 si applica un coefficiente di spesa minore, perchè,
sebbene essi diano il più alto contributo di ospiti agli alberghi
 delle stazioni climatiche e balneari, sono anche i
più numerosi frequentatori dei luoghi di villeggiatura, dove
soggiornano più economicamente in appartamenti di privati
nei due mesi più caldi dell’estate. Tenendo conto anche
della. spesa di questi ospiti si giunge al cospicuo reddito di
40-50 milioni, del quale beneficia direttamente od indirettamente
 tutta la popolazione.
Tuttavia il vistoso capitale investito nell’industria turistico-alberghiera
 non permette nei riguardi del reddito
finanziario deduzioni molto ottimistiche, perchè molto sentite
 sono ancora, come negli altri rami della nostra economia,
 le conseguenze della guerra. Nel Trentino si calcola
anche in questo periodo posthellico in circa 120 milioni
l’impiego di capitale in’ circa 300 alberghi con almeno 10
letti. A questa somma sono da aggiungere gli investimenti
per l’organizzazione della villeggiatura nelle case dei privati:
 per oltre 1000 appartamenti circa 10 milioni. Benchè
considerevole il reddito lordo, il capitale risulta tuttavia poco
rimunerato.
        <pb n="189" />
        202

Per l’ulteriore sviluppo dell’industria turistica resta
ancora molto da fare, se si vuole giungere ad una completa
 valorizzazione della provincia quale paese turistico e
di cura. Nuovi orizzonti negli ultimi anni hanno aperto
anche nella nostra provincia gli sports invernali, che hanno
dato già ottimi risultati in alcune zone molto adatte, come
a S. Martino di Castrozza, al passo di Rolle, a Lavazè di
Cavalese, sull’altipiano di Folgaria presso Rovereto, sul
Bondone e sulla Paganella presso Trento.

Dopo il lavoro di questo primo decennio posthellico,
lavoro di ricostruzione, si rende uecessario quello di riassetto
 e di rifinimento., che si estende anche agli accessori.
In quest’epoca di risveglio fascista della nazione l’incremento
 dell’industria turistica, che pure risente della crisi,
è stato molto incoraggiato da provvedimenti di grande portata,
 come l’apertura di nuove strade, l’attivazione di nuovi
mezzi di comunicazione (sistemazione di ferrovie, costruzioni
di filovie, di telefoni, ecc.), dall’intensificazione dei servizi
automobilistici. Nel 1929 sono venute ad aggiungersi la
demanializzazione delle fonti di Levico-Vetriolo, l’ apertura
della Gardesana orientale, l’elettrificazione della ferrovia
Ora-Predazzo, la costruzione della funivia della Paganella;
di altre opere si sono iniziati i lavori, come quelli della
Gardesana occidentale, della nuova strada Piunzolo-Madonna
di Campiglio, della strada per l’altipiano di Pinè e per la
valle dell’Avisio, che allaccerà il lago di Garda e la città
di Trento alla zona delle Dolomiti.
Nel campo dell’azione di propaganda, elemento essenziale
 per lo sviluppo del turismo, il Consiglio provinciale
dell’ economia ha promossa ed attuata nel 1929 una nuova
organizzazione del Comitato provinciale concorso forestieri,
dandogli la struttura di un Consorzio fra le stazioni di cura,
soggiorno e turismo a sensi del R. decreto 18 agosto 1927
n. 1615. Il nuovo assetto ne ha rinvigorita l’attività, consen-
        <pb n="190" />
        203

tendo lo sviluppo d’una vasta e ben distribuita opera di
propaganda nell’interno e all’estero.
Lo straordinario sviluppo preso negli ultimi tempi
dall’automobilismo e in generale dagli sports, impone, come
s’è detto, sempre nuovi compiti, non soltanto agli enti del
turismo, ma anche ai comuni ed alle associazioni interessate
per mantenere viva questa ricca fonte di lavoro e di guadagno,
 che può colmare in parte le larghe lacune della nostra
 economia.
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        A

MESI

1927
sennaio
‘ebbraio
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giugno
‘uglio
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settembre l
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1928
sennaio
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marzo ;
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luglio '
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10venmbre
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1929
rennaio
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10vembre |
dicembre
totale ||

NUMERO DEI VIAGGIATORI DISTINTI PER NAZIONALITÀ
bea i Poggi n ma
permanenze 1
doo

totale

5.185 10.301
5.046 9,380
6.141 9,276 |
8.556 16.553
11.558 1 17.492
5.325 | 27.729
31.422 149.477
50.441 | 304.709
‘4.064 16.777
3.777 21,074,
7.661 18.912
6.809 | 15.372
180.985 | 677.052 ©

x 28 148) 110] — 85]
77) 36 1° 483 463 2 8
85] 40 7, 647| 264| 104| 152
224| 82 | 36 | 2.075 | 954| 216 | 608
181 100 | 19] 1.473| 450) 134| 369
172 45 31 | 783| 552| 124| 166
415 | 115 42 1 2,342 | 1.171 | 458! 286
397 | 168 | 32 | 3.416 | 920| 167| 406
194| 119 | 46 | 2.462 | 871|  49| 140
51| 40 8! 842| 408° 41] 64
20 7 4 276| 147 19 so]
7 12 2, 9| £ ___ _aEl 7
1852] 792 208 |15.040 1 6.363 1 1.353 1 2.358] 447

1.168 14.494 82 891 20) 11
1188 15,869 172| 270, 24 20)
3.407 | 17.964 772) 312| 82j 110
10.429 1.071 3,020] 829| 317 545
13.201 | 28.575 1.428 | 489| 90] 127
4.114 40.675 | 1.465 | 418|  94| 177
2,311 | 227.438 2219) 1.109 183] 201
i1.097 | 369.827 9° 2,733 | 1.272| 210] 197
6.217 | 82300 | 45 2,256 | 840] 212| 322
3.230 | 18.769 | 22 1.442| 397| 118} 101
1088 15.219 | 2 305] 1671 az]
1152 14749 Pl ast, i
183.798 ' 866.910 Il 1.520 | 631 1 407 |16.075 1 6.303! 1.369 | 1.87

2
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146

1.163 14.689 | 582 48; 1l
3.114 i5.117° 153: 98 12
‘716 |, 19.195 i 104] 64
8.079 20.181 1,747] 187} 121
0.315 28.049 377 | 375] 111
‘3.219 38.987 | 2.086 4483) 58
15,492 235 754 | 1252 131 | 190
36.220 344.712 56 389 | 348
7.299 34718 295° 548 | 19F
1.368 20.177 2 370] 2!
3.671 ‘8.509 31” ‘63 | i
6.026 ] 19.988 EL 2 72) 4,
151745 | 870.071 11 1.620] 786 | 304 [22.847 | 7.564] 1.138 | 1.095] 330

DENUNCIATI NELLA PROVINCIA DI TRENTO

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109 | 36 | 70
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41. 15 |
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39 9};

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93] 17' 71 66 164 87 3.066
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        <pb n="192" />
        COMMERCIO

Il commercio del Trentino ha subìto in causa della
puerra e delle conseguenze di essa, anzitutto in causa della
rettificazione del confine politico, un cambiamento profondo
della sua fisionomia ed organizzazione, cambiamento che in
un primo tempo ha significato cessazione degli antichi rapporti
 commerciali ed incertezza nei nuovi che stavano per
aprirsi: di qui, com’era naturale, la scossa sentita nella
vita economica qui più vivamente che altrove. Il commercio
aveva subito già all’inizio della guerra un forte colpo dallo
sgombero delle popolazioni di una parte della provincia,
dalle frequenti e abbondanti requisizioni, dalle persecuzioni
politiche, che inveirono anche contro i commercianti. Si era
rarefatta la merce, moltiplicati i surrogati, quasi scomparsi
i veri commercianti, soppiantati man mano da numerosi
speculatori improvvisati. Fioriva il cosidetto commercio a
catena, che dominava i mercati e rincarava le merci, senza
che il Governo potesse opporvisi. È naturale che in questa
situazione furono realizzati guadagni ingenti, che però per
la maggior parte dileguarono più tardi, dopo guerra, quando
il commercio dovette rientrare nelle rotaie della normalità
e della concorrenza.
Molte di queste irregolarità del traffico si erano trascinate,
 sebbene in modo meno acuto, anche dopo il conflitto
mondiale per qualche tempo, mentre le popolazioni cercavano
 di riattivare o rimettere in ordine le loro economie
scompigliate dalla guerra. Questa situazione aveva determinato
 un accorrere nel nostro paese di improvvisati commer-
        <pb n="193" />
        207

cianti, d’ogni dove, in genere poco scrupolosi, che trattavano
i più svariati articoli. Molti sono scomparsi in seguito,
primi i commercianti di legname, spazzati dalla prima crisi
del 1923; così a poco a poco il campo commerciale si è
venuto ripulendo. Nel frattempo, la zona devastata si rimetteva
 e pian piano anche la classe commerciale trovava il
suo assestamento: le vecchie ditte riaprivano i vecchi negozi,
qualche nuova ditta, fornita di mezzi e di uomini capaci,
fermava le proprie tende nella provincia, e il commercio
si avviava verso una vita normale. Accanto al danno derivato
 dal rivolgimento del mondo d’affari e dei rapporti
commerciali, la rettifica dei confini aveva portato al commercio
 trentino nuove speranze e nuove esigenze sia nei
rapporti colle finitime provincie del Regno, sia in quelli
con i paesi della cessata monarchia. Il Trentino doveva
regolare e coordinare questi nuovi rapporti, specie quelli
con le altre provincie, e trovare in questo coordinamento
il suo assetto definitivo, la sua auspicata redenzione economica.
 Doveva inoltre cercare di riempire le lacune che
sì erano aperte col distacco dal nesso economico d’anteguerra,
 tentare di mantenere per i suoi prodotti qualche
mercato d’anteguerra ed aprirsi possibilmente nuove vie di
esportazione. Si trattava di superare difficoltà di collocamento
 immediato, di cambiare abitudini e contatti commerciali,
 usare nuovi mezzi e nuovi metodi. È naturale quindi
che dapprincipio vi fosse nel nostro ceto commerciale e
anche nei produttori un senso di disorientamento e d’incertezza,
 e occorse qualche anno prima che la economia
trentina si fosse ben adattata alle nuove condizioni.
L’anno 1927 può dirsi quindi il primo anno di attività
commerciale di un nuovo periodo, di un periodo cioè che
ha superato, se non del tutto, in buona parte molte difficoltà
 dell’assestamento e che può essere considerato quasi
normale; ma s’intuivano già in quell’anno altre forti difficoltà,
 la crisi che è venuta poi infierendo sempre più.
        <pb n="194" />
        208

Sullo sviluppo del commercio trentino nel triennio
1927-1929 hanno influito, oltre alle circostanze accennate
e alla stabilizzazione della moneta, anche le disposizioni
della legge 16 dicembre 1926 n. 2174 sulla disciplina del
commercio. Esso era prima della guerra rigorosamente disciplinato
 oltre che dal codice di commercio, anche dal regolamento
 cosidetto industriale, del 1907; una via del tutto
diversa ha dovuto prendere in seguito all’applicazione dei
concetti meno severi della legislazione italiana, sanzionati
sullo scorcio del 1924 da un decreto prefettizio che dichiarava
 «caduto in dissuetudine » il regolamento industriale,
abrogato poi con R. decreto 2 luglio 1926 n. 1132. Più
tardi però la legge del dicembre 1926 ha regolato con
criteri di minor larghezza la disciplina della vendita al
pubblico ed ha così inserito anche in questa attività il sano
principio fascista dell’intervento dello Stato per l’ordinamento
 e il controllo degli atti che possono toccare gl’ interessi
 del pubblico.
Ma una ripercussione ancor più profonda avevano avuto
i traffici dall’aleatorietà dei prezzi in dipendenza delle oscillazioni
 della valuta. La stabilizzazione seguita sul finire
del 1927, è venuta a togliere una causa importante di ri-«chio
 nell’esercizio del commercio.

CLASSIFICAZIONE DELLE AZIENDE COMMERCIALI

Il censimento dell’ottobre 1927 segna un numero di
7750 esercizi commerciali con 15.184 addetti dei quali
2.954 operai.
A seconda dell’attività esercitata gli esercizi si rag.

pruppano è
credito, cambio, assicurazione . . esercizi
commercio all’ingrosso . . . -
attività ausiliarie del commercio .
commercio al minuto sa
alberghi, trattorie, caffè ecc. . .
spettacoli pubblici  .
gestioni diverse .

374 con 1.207 addetti
p 430 1.579
” 195 » 347
n 4.299 » 7.315
a 2.379  » 4.470
1, 34 ” 87
- 39 » 119
        <pb n="195" />
        209

Le ditte grossiste stanno in rapporto con le ditte che
esercitano il commercio al minuto come 1 a 10: sono 268
esercizi che trattano i prodotti dell’ agricoltura, con 1.066
addetti; 145 con 490 addetti trattano i generi alimentari,
5 con 12 addetti i tessuti, filati, ecc. e 12 con 11 addetti
commerciano in altri generi.
Il commercio all’ ingrosso. ha un’ importanza secondaria
 ed è quasi esclusivamente accentrato nei pochi luoghi
maggiori.
. L’attività commerciale al minuto abbraccia 4.299 esercizi
 con 7.375 addetti, va così ripartita:

commercio di metalli, macchine . esercizi 136 con 378 addetti
.. generi alimentari 3.171 » 4.986
filati, tessuti . 478 » 924
. mobili e vetrerie "t» 128
. oggetti d’arte. 240
prodotti chimici . 299
,. oggetti usati . . 169
esercizi misti di differenti classi LD

Li

{n massima parte il movimento commerciale si svolge
nell’ambito della provincia.
        <pb n="196" />
        categorie di commercio

sredito, cambio e assicurazione . .
sommercio all’ ingrosso :
di animali, cereali, legnami . .
di generi alimentari . .
di filati, tessuti ,. . . .
di altri generi e esercizi misti . . sa
ittività ausiliarie del commercio (mediatori, rappresentanti)
 . . . . ;
&amp;gt;ommercio al minuto :
di metalli, macchine
di generi alimentari
di filati, tessuti . .
1i mobili, vetrerie
li oggetti d’arte . .
di prodotti chimie: . .
li oggetti usati . . . . .
li altri generi ed esercizi misti . . . . . .
«lberghi, trattorie, caffè . . . . nè
spettacoli pubblici . . a
restioni diverse (appalti, esattorie, dazio consumo)

totale generale , .

ESERCIZI COMMERCIALI RIPARTITI

'ECONDO IL NUMERO DEGLI ADDETTI

1 addetto

2as5
addetti

10
addetti

la 50
addetti

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addetti addetti
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163 i

17 |

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vl 144 | 374 | 1207

7

&amp;gt;

105

138 | 137 | " 261
5 583| 71 | 186

18

133
37

5

272
214

’

7

106 *

268 I 1066
‘45 490
12

597
156

36
82

633
238

12

2

2

| 20

115 |

73

1)

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95

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481 44 | 75 | 213!
2062 | 2005 1074 | 2572
306 | 3038 | 151 | 396
3) 23) 24| 71
33 | 53 | 61 | 156
1 | 48 | 61 | 177
32 | 52 29 | 67
102 | 101 | 391 97°. 8
241 | 1191 | 1071 | 2606 | 48 | 353
i4 | n) : i 21 16!
asl 14) 20| 61) 2] 18
1475 | 4341 3015 7493 164 1197 | 89
i

136 378
3171 1986
478 924
51 128 |
17 240
20 299 ‘8
83 169 30
143 251 10
2379 | 4470 | 198
ui agi al
© Eee i dl 2 AE
1554 | 5) 349] 2) 250 | 7750 15184 | 1946 |

36
604
{36
52

83

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3

39

55

21
762
41
13
1008 | 2954
        <pb n="197" />
        {E

ADDETTI AL COMMERCIO RIPARTITI PER SESSO E PER QUALIFICA DI ATTIVITÀ

categorie

credito, cambio, assicurazione .
rommercio all’ingrosso :
di animali, cereali, legnami .
di generi alimentari . . . . .
jlì filati, tessuti . . . .
di altri generi e esercizi misti
ittività ausiliarie del commercio
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di altri generi ed esercizi misti
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restioni diverse (appalti, esattorie,
 gestioni daziarie)

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proprietari  #l personale
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245 54 | 299
126 | 125 | 251
1833 | 2643 | 4476
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18 | 119
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        e E ee

214

CONDIZIONI DEL MERCATO

Nell’immediato dopoguerra e per tutto il periodo delle
ricostruzioni le piccole economie non avevano sofferto eccessivamente
 di scarsità di mezzi finanziari. Per quanto il
rambio delle corone fosse avvenuto al 60 ’%, e quindi fosse
avvenuta una forte decurtazione nelle vecchie fortune prebelliche,
 tuttavia l’abbondanza di corone che il governo
austriaco sotto vari titoli aveva elargito e la popolazione
rimasta in paese aveva saputo risparmiare, aveva avuto un
qualche benefico, seppure passeggero, influsso sulle condizioni
 economiche della popolazione. E° noto che l’Austria,
aon potendo fornire ai suoi popoli, non esclusi i soldati
che non erano al fronte, generi alimentari, dava, specie
negli ultimi tempi della guerra, con certa larghezza le corone.
L’intenso lavoro poi della ricostruzione aveva anch’esso portato
 molto denaro in paese. Però l’inflazione andò presto
sgonfiandosi e già col 1926 s’iniziò una contrazione nei consumi,
 specialmente dei generi voluttuari: scemarono notevolmente
 gli esercizi pubblici e resistettero le aziende migliori.
La restrizione nei consumi s’è accentuata sempre più nei
tre anni 1927-1929 e si è fatta sentire anche nel consumo
del pane, che per qualche anno aveva per una parte della
popolazione sostituita la polenta. È continuato invece ad
aumentare anche in questi anni il consumo delle paste alimentari
 e della carne, specialmente della congelata. È segno
questo che il tenore di vita della popolazione si è notevolmente
 innalzato da quello che era avanti la guerra; tenore
che dà una maggiore sensibilità nella crescente penuria dei
mezzi di sodisfacimento.

Movimento commerciale nell’interno della provincia.

Siccome la provincia e specialmente le vallate montane
consumano molto di più di quanto producano, e quindi
        <pb n="199" />
        215

abbisognano di molti rifornimenti, il movimento si svolge
dal centro alla periferia: alcune ditte importanti dei principali
 centri, Trento, Rovereto, Riva, Cles, Borgo, Cavalese,
 Tione, riforniscono i rivenditori delle rispettive vallate.
Anche le Famiglie cooperative fanno capo in buona parte
al Sindacato agricolo industriale di Trento, che somministra
loro quasi tutti gli articoli. Le scorte agrarie (sementi, concimi,
 zolfo, solfato di rame ecc.) e le macchine agricole sono
fornite in buona parte dalle Aziende del Consiglio provinciale
 dell’economia, a mezzo anche dei magazzini, che sono
nei principali centri agricoli, ed a mezzo delle associazioni
agrarie. 1 rifornimenti nelle vallate avvengono pure a
mezzo dei viaggiatori di commercio, che rappresentano in
massima parte case di commercio delle altre provincie; essi
faticano in generale ad allacciare nuove relazioni commerciali,
 perchè i piccoli negozianti e le cooperative rimangono
volentieri. fedeli ai loro vecchi fornitori dei capoluoghi.
Il commercio dei prodotti locali segue naturalmente la
via inversa; dalla periferia vengono raccolti nei centri e da
qui spediti. Hanno un’importanza speciale i prodotti agrari:
vino. legname, frutta. bestiame e latticini.
Rapporti commerciali con le provincie vicine.

Nel commercio con le vicine provincie ha ora un’importanza
 il mercato di Verona, che viene sempre più frequentato
 dai commercianti trentini, in ispecie per gli acquisti
di cereali, farine, foraggi.
Il legname, che in parte s’importa in grosse partite
dall’Austria, è venduto per lo più nella Lombardia e in
altre provincie dell’ Italia settentrionale.
Le frutta e gli ortaggi sono quasi esclusivamente destinate
 all’esportazione; solo in quest’ultimo tempo si è
aperto alle frutta uno sfogo anche nel Regno. La produzione
 è in costante aumento per lo sviluppo sempre più
esteso delle colture.
        <pb n="200" />
        ea motan i Poli ie aber razza dle ol sg Pb pa mode eroe na

HA

Il bestiame, specialmente vaccine da razza, viene esportato
 in piccola parte nelle provincie lombarde; il bestiame
da macello viene importato, oltre che dalla Jugoslavia, da
Modena, da Castelfranco Veneto, da Cittadella e da altri
luoghi di quelle zone.
Di una certa intensità sono le relazioni commerciali
con la provincia di Bolzano, in ispecie in quanto riguardano
 il traffico del vino, del legname e delle frutta; queste
e il vino sono portate in guella provincia, il legname e il
bestiame vengono invece da colà importati nella nostra.
Anche per il grano il Trentino deve ricorrere alle altre
provincie; e non solo per il pane e la polenta (parte del granone
 viene dalla Romania ed anche dall’Argentina) ricorre
al di fuori, ma anche per altri generi alimentari, e così
pure per i tessuti, le calzature ed in genere per tutti i
23rodotti dell’ industria.

ommercio con l’estero.

[1 commercio con l’estero si polarizza verso la Svizzera
&amp;gt; l’Austria per quanto riguarda il vino, verso la Germania
2 l’Austria per le frutta ed i prodotti ortofrutticoli ; qualche
relazione esiste con l’ Olanda e con l’Inghilterra per l’esportazione
 di frutta e legumi, e con altri paesi per projotti
 secondari, come salumi per la Cecoslovacchia, pelli
crude per la Germania e la Polonia, semi di conifere per
l’Austria. Dall’estero il Trentino importa specialmente legname
 dall’Austria e dalla Jugoslavia, bestiame da macello
jalla Jugoslavia e dall’ Ungheria. Le importazioni di prodotti
industriali, eccezion fatta per le macchine, sono presso che
insignificanti, essendosi sostituita in tal riguardo !° industria
italiana a quella estera.

Commercio di frutta e di ortaggi.
Il commercio delle frutta si svolge nella provincia con
un ritmo sempre più animato; questo traffico, come quello
        <pb n="201" />
        217

del vino, rappresenta certo il campo più animato della nostra
esportazione. La sua attività, che segna un continuo crescendo,
 è determinata dalla sua buona organizzazione e
dalla ancor migliore organizzazione della produzione. La
coltura delle frutta, come si accenna altrove, va intensificandosi
 tanto in superficie che in profondità; sempre nuove
plaghe vanno adottandola, specie dopo la discesa dei prezzi
dell’uva da vino e le difficoltà del suo smercio. Anche le
qualità sono molto curate, con adattamento alle esigenze
dei paesi d’esportazione. Il commercio è in mano di alcune
grosse ditte che conoscono bene i mercati, scelgono le qualità
 e le epoche adatte, sanno le preferenze della clientela,
curano gli imballaggi ed i trasporti. Da qualche anno gli
agricoltori stanno organizzandosi in cooperative di venditori;
 in val di Non sono sorti già tre grandi magazzini
cooperativi capaci di 40.000 ql. di frutta, abbastanza bene
attrezzati anche per il commercio di esportazione.
Oltre ai soliti paesi d’esportazione, Germania, Austria
e Svizzera (prima della guerra era buona cliente anche la
Russia), negli ultimi tempi sono state avviate delle spedizioni
di mele in Inghilterra; altro esperimento è stato fatto in
quello Stato con le nostre uve, con abbastanza buon successo.
 Le mele e le pere autunnali si portano pure in
Francia negli anni di scarso raccolto francese..
La tendenza nei prezzi è quella generale, di discesa:
nel 1929 sono stati rilevantemente inferiori a quelli del
1928, di circa il 30%. Ad onta di ciò è lamentata dai
commercianti la tendenza dei produttori a sopravalutare
la loro produzione e quindi a sostenere i prezzi ad eccessive
 altezze: ne derivano non di rado contrazioni nelle
transazioni e difficoltà di penetrazione su alcuni mercati.
Nel 1929 il ribasso è stato tuttavia meno forte e meno
sentito di quello delle uve.
Per imballaggio è adottato quello semplice e poco
costoso: benchè di solito si tenga molto al prodotto pre-
        <pb n="202" />
        mann ono se dari OE A di ii tiri SE ooo sto
DONA: RONNIE: pe

218

giato e ben selezionato, nel 1929 sono state esportate anche
quantità notevoli di mele e di pere senza imballaggio, alla
rinfusa in vagoni, con selezione sommaria.
Le specie principali messe in commercio sono le mele
e le pere, in preponderanza quelle d’estate. Esse trovano
in qualche valle nostra (valle di Non), come in Alto Adige,
 un terreno e un clima adatti ad una produzione
pregiata. Le pere in particolar modo danno buoni risultati
nel commercio, perchè il raccolto è generalmente buono
ed i prezzi si contengono entro limiti giusti.
Le incette si fanno a mezzo di mediatori e anche direttamente
 da commercianti svizzeri e tedeschi, che si recano
 nei luoghi di produzione ed acquistano d’ordinario i
prodotti migliori. Dopo i loro acquisti il mercato si allenta
e spesso i prezzi discendono notevolmente.
La produzione di pesche non basta al consumo locale
e se ne ritira dal Veneto e dalla Romagna. Le albicocche
si importano dalle Puglie e dal Napoletano. L’uva da tavola
invece, il cui prezzo è venuto ribassando rilevantemente,
prende sempre meglio la via dell’estero: nel 1929 sono
stati spediti dalle nostre stazioni oltre 12.000 q.li per l’interno
 e 18.000 q.li per l’estero.
Delle prugne è notevole la produzione della zona della
bassa Sarca: se ne fa esportazione, per la massima parte
in Germania.

Non si fa dal Trentino un vero commercio di orlaggi:
 tutta la produzione è consumata nelle rispettive
zone. Fanno eccezione soltanto i fagioli verdi che in piccola
quantità sono esportati, e le forniture giornaliere di ortaggi
che in estate sono fatte dalla piazza di Trento ai luoghi
ji cura e di villeggiatura della provincia e nell’Alto Adige.

Commercio del legname.
E’ il principale della nostra regione. Le sue origini
risalgono al 1200, quando i primi zattieri di Bronzolo,
        <pb n="203" />
        2109

tutti italiani, raccoglievano colà il legname condotto o fiuitato
 dalle alte valli dell’Adige e dell’ Isarco, ne conformavano
 delle zattere, e lo trasportavano nel Veneto, approdando
 a Parona, a Verona, a Adria e a Chioggia. Uno
scalo importante sull’Adige era anche quello di Sacco, dove
pure gli abitanti si dedicavano nei secoli scorsi ai trasporti
di legname per la via dell’acqua.
La posizione geografica della Venezia Tridentina, situata
 tra il Veneto, bisognoso di legname, e i paesi di
grande produzione, Carinzia, Stiria e Tirolo, e grande produttrice
 essa stessa, ne faceva un mercato importante e uno
scalo inevitabile per i rifornimenti di molte provincie dell’alta
 Italia. Questa situazione di speciale favore per lo
sviluppo del commercio del legname si accentuò dopo che,
per l’attivazione delle ferrovie, furono facilitati i mezzi di
trasporto e furono così avvicinati i paesi di produzione ai
paesi di consumo.

Dopo i primordiali impianti e magazzini di Mezzolombardo,
 Bronzolo, Ora, Egna, Cardano, S. Antonio di
Bolzano, Terlano, erano sorti negli ultimi decenni dell’anteguerra
 impianti industriali moderni, a Rovereto, Mezzolombardo,
 Bolzano, Bressanone, Brunico e Vipiteno e in
altri luoghi lungo la linea del Brennero, nonchè in Pusteria
ed in Carinzia. In generale il traffico era tenuto da ditte
italiane, munite di soda preparazione tecnica e finanziaria.
Esse sapevano disciplinare il mercato riportando ai produttori
(comuni, demanio, privati) le normali esigenze delle piazze
di consumo, e godevano presso di essi d’un largo credito.
Questa sana e salda costruzione d’una attività italiana,
che si estendeva anche nei paesi tedeschi, fu naturalmente
travolta nello scompiglio della guerra. Dopo questa, per
qualche anno, il disordine non fece che aumentare: numerosi
 improvvisati commercianti, con poca preparazione e poca
serietà, si impossessarono di questa branca di attività e finirono
 in pochi anni a rovinare con sè stessi anche il mercato,
        <pb n="204" />
        220

senza che la produzione ne abbia sentito un grande beneficio.
Dopo i passeggeri successi dell’epoca più animata (1920)
delle ricostruzioni e dei rifornimenti, i prezzi precipitarono
in basso; il mercato del legname andò incontro a continue
e forti oscillazioni e a sorprese sgradevoli, determinate da
ana politica di speculazione che i produttori austriaci d’accordo
 col loro Governo facevano a mezzo di alti e bassi nel
prezzo; il grande commercio carinziano, venuto in mano
di società austriache, di scarsa capacità tecnica e finanziaria,
non aveva saputo continuare le gloriose tradizioni delle
grandi ditte italiane d’anteguerra e concorse così notevolmente
 a peggiorare la situazione dei mercati italiani. Così
si arrivò al 1927, nel quale si rinnovò la crisi del 1921-1922,
 con le difficoltà del credito, con la discesa del prezzo,
con i numerosi fallimenti. Nell’ ultimo tempo poi la crisi è
venuta acuendosi, dissestando molte ditte di vecchia data,
a mettendo a dura prova la produzione della nostra regione.

Commercio di materie prime per l’agricoltura e di animali
vivi.
[1 commercio delle scorte agrarie è in generale esercitato
 sulla base di prenotazioni che ogni contadino o direttamente
 od a mezzo dell’Associazione agraria o della
Famiglia cooperativa fa per il suo fabbisogno alle Aziende
del Consiglio provinciale dell’economia o al Sindacato agricolo
 industriale. Il pagamento viene effettuato di solito dopo
il raccolto a mezzo di cambiali. Con questo metodo si è
formato quasi un monopoliò delle due imprese fornitrici,
she godono di tutta la fiducia degli agricoltori. Ben limitata
è quindi l’attività che il libero commercio può svolgere in
questo campo.
{1 commercio degli animali vivi in un paese eminentemente
 agricolo, nel quale le alte valli devono cercare la
principale base d’esistenza nell’allevamento del bestiame, ha
ana primaria importanza. Nei frequenti mercati è sodisfatto
        <pb n="205" />
        221

in genere solo il bisogno locale; per l’esportazione nelle
limitrofe provincie hanno qualche importanza soltanto i
mercati dell’autunno, dopo il ritorno degli animali dalle
malghe. Sono tenuti nei capoluoghi delle valli montane e
sono frequentati anche da mercanti delle vicine provincie:
vi si svolgono transazioni per circa 2-3 milioni. Centri importanti
 sono: Cles, Malè, Tione, Spiazzo Rendena, Cava
lese, Ziano, Pergine, Mezzocorona e Mori. Un tempo i contadini
 frequentavano molto i mercati di Bolzano per la
compera dei buoi da lavoro; nel dopoguerra i buoi sono
stati sostituiti spesso con muli e con vacche, e l’importazione
 dall’Alto Adige è di molto diminuita.
Ùl mercato interno non è in grado di sodisfare ai bisogni
 della macellazione e del consumo delle carni fresche
(buoi, vitelli, maiali); all’uopo si ricorre alle provincie di
Modena, di Bologna e di Padova, ed anche alla Jugoslavia.
In autunno si consuma anche carne ovina, che si ritira in
gran parte dall’Alto Adige. Da questa provincia si ritirano
in primavera molti capretti, e di questi una parte finisce sul
mercato di Milano. Non si fa uso nel Trentino di carne
equina.
Sui mercati si contrattano di solito gli animali d’allevamento:
 gli animali ingrassati, da macello, si vendono
nelle stalle.
Non esistono in questo campo grandi ditte: gli acquisti
 sia dalle vecchie provincie, sia dall’estero, sono fatti
d’ordinario da macellai dei centri maggiori, che rivendono
agli altri macellai. 1 suini da macello che s’importano., sono
spediti dai grossisti della provincia di Modena a mezzo dei
loro rappresentanti.

Commercio di metalli, macchine. utensileria ecc.

E’ ristretto al modesto fabbisogno; solo nel periodo
delle ricostruzioni e della raccolta dei residui di guerra ha
avuto dei tratti di speciale intensità. Per le centrali elet-
        <pb n="206" />
        è22

Iriche e per gli acquedotti e altri impianti industriali, le
macchine sono acquistate direttamente alle grandi fabbriche.
In generale il commercio dei metalli è in mano di
poche ditte dei centri principali, una mezza dozzina a
Trento, un paio a Rovereto e un paio a Mezzolombardo, una
ditta in ciascuno dei luoghi maggiori (Riva, Cavalese, Tione,
Borgo, Pergine). Più frequente è il piccolo commercio, cosìdetto
 delle «ferramenta», che non comprende i metalli greggi
in stanghe, lastre, lingotti, tubi, ma solo l’ utensileria, tanto
domestica quanto industriale e agricola. Specialmente l’utensileria
 agricola (picconi, zappe, badili, ascie, forche, rastrelli
 ed altri attrezzi agricoli) rappresenta un notevole
alimento di questo commercio, mentre una contrazione si
va risentendo invece nell’utensileria industriale.
Agli utensili domestici di bronzo e di rame, un tempo
molto in uso nella provincia e che in parte erano stati
requisiti dalle autorità militari austriache, si vengono sostituendo
 gli utensili di alluminio o di altro metallo: il ferro
smaltato è quasi scomparso.
Nel commercio del rame è stato notato nel triennio
1927-1929 un modesto incremento, sia per un più largo
uso che si fa per le reti di distribuzione dell’ energia elettrica,
 sia per lo sviluppo che vanno prendendo i lavori in
rame sbalzato.
ll commercio delle macchine non è molto vivo: nel
triennio sono stati installati parecchi forni meccanici e sono
state introdotte nei panifici numerose impastatrici e qualche
formatrice; aumentato è sensibilmente quello delle macchine
da cucire e da serivere; negli ultimi anni sono state introdotte,
 specialmente nelle valli montane, numerose macchine
da maglieria. Ristretto è invece, tranne nei centri maggiori,
l’impiego delle macchine del caffè espresso, in causa anche
della tassa che le colpisce tutte in misura uguale. Il commercio
 di macchine agricole è pure molto limitato ; qualche
torchio di produzione locale e le trinciaforaggi, che sono
        <pb n="207" />
        223

fabbricate da una ditta di Rovereto o vengono importate
dall’Austria.
Del collocamento di esse si occupano, oltre alla Agenzia
del Consiglio provinciale dell’economia, un paio di ditte
commerciali; la vendita delle macchine da cucire o delle
macchine da scrivere è anche curata da alcune ditte; le
altre macchine sono trattate in generale da rappresentanti.

Commercio di generi alimentari.

Ha, com’è naturale, la maggior divulgazione, dovendosi
importare gran parte dei cereali, una parte notevole della
pasta alimentare e degli alimenti conservati (pesce, carni,
legumi, marmellate ecc.), delle carni fresche, congelate, affumicate,
 insaccate, dell’olio, del lardo, del riso. Ad onta
del carattere preponderantemente agrario della provincia,
essa è tributaria delle altre o dell’estero per il fabbisogno
di almeno 6 mesi dell’anno.
La farina di frumento, anche quella per i panifici e
pastifici, è fornita, oltre che da due modesti stabilimenti
della provincia, da alcune grandi case delle provincie vicine;
un tentativo di attivare un importante stabilimento di molitura
 del frumento, non ha avuto buon esito, specie dopo
la proibizione dell’esportazione delle farine. Il rifornimento
della farina di granoturco è fatto in piccola parte da uno
stabilimento di Rovereto, che esporta anche nell’Alto Adige
e in passato nel Tirolo, in massima parte da ditte delle
vecchie provincie.
Fra le imprese che importano generi alimentari dalle
altre provincie, va rilevato il Sindacato agricolo industriale,
che, come si è accennato altrove, rifornisce le cooperative
di consumo e tratta gli articoli più svariati.
Il commercio degli alimentari ha cominciato nell’ultimo
tempo a soffrire della scarsezza di denaro della popolazione
e della necessità di fare largo credito ai contadini, neces-
        <pb n="208" />
        emficatteni sii sen ofitfti en Zogaczirie
et riore a be MER e oe tro

224

sità che in un ramo che tocca l’indispensabile dell’esistenza,
s°impone. Di qui il disagio dei pagamenti molto ritardati e
la ripercussione nei prezzi.

Di fronte a questa larga importazione di generi alimentari
 sta l’esportazione (nelle vecchie provincie e all’estero)
 di vino, di frutta e di pochi prodotti ortofrutticoli
e latticini (questi ultimi in quantitativi inferiori di quelli
importati).

Commercio dell’abbigliamento.

Non sono molto numerose ora, le ditte che trattano
all’ ingrosso gli articoli dell’abbigliamento. Sono in generale
ben dirette, da persone competenti; hanno avuto in questi
altimi anni, specialmente in relazione alla sistemazione
della valuta, scosse e perdite meno sensibili che gli altri
rami.

Le piccole aziende invece, improvvisate nel dopoguerra,
sono quasi completamente scomparse, indebolite dalla crisi
e vinte dalla concorrenza del commercio girovago.
Le ditte che vendono all’ingrosso, trattano anche il
dettaglio con un proprio magazzino di vendita. La maggior
parte del fabbisogno nostro viene fabbricato nelle altre prosincie
 dell’alta Italia.
Per le calzature è invalso anche nelle valli montane
‘uso di comperarle già fatte.

Commercio di vetri e terraglie.

Questi articoli s’importano dalle vecchie provincie e
in parte dall’estero (Cecoslovacchia). Anche di questo articolo
 le vendite vanno scemando, specialmente della merce
più fina. Tutto il movimento si riduce al ristretto bisogno
locale, ed a questo sodisfa in parte, specialmente per la
merce ordinaria. il commercio ambulante.
        <pb n="209" />
        225

Commercio di articoli di lusso.
Le strettezze finanziarie dell’economia domestica hanno
ridotto ad una vita stentata il commercio d’oggetti d’arte,
antichità, articoli di lusso, libri, gioielli. Vi sono in paese
bravi artigiani che producono oggetti artistici: ma le vendite
 si svolgono con difficoltà sempre maggiori; qualche
prodotto viene esportato nelle vecchie provincie. Un qualche
sfogo è dato dai forestieri delle stazioni climatiche e di
cura. Îl commercio librario è pure poco fiorente. Affari
meno stentati fanno i librai che forniscono i libri scolastici
 e gli oggetti di cancelleria. Il commercio di ori, gioie e
simili ha pure un campo molto limitato.

Commercio di prodotti chimici, medicinali e droghe.

È in mano di poche ditte. Come sì è detto, i concimi
chimici sono monopolizzati nelle Aziende del Consiglio provinciale
 dell’ economia e nel Sindacato agricolo industriale.
[ medicinali vengono trattati da 3-4 ditte di Trento; ma
le farmacie (sono 81 nella provincia) usano anche rifornirsi
direttamente alle fabbriche.
Vi sono drogherie vere e proprie soltanto a Trento,
Rovereto e Riva; di solito le droghe sono vendute nei negozi
 di generi alimentari (prima della guerra questi sì chiamavano
 comunemente «negozi di coloniali »), ed a Trento
vengono trattate oltre che dal Sindacato agricolo industriale,
soltanto da un paio di ditte.

Attività ausiliarie del commercio.

fn una regione montuosa, povera di mezzi di comunicazione
 e di trasporto, il traffico non può svolgersi senza
l’intervento degli ausiliari del commercio: buona parte
degli affari viene trattata direttamente da viaggiatori e da
rappresentanti. Nella provincia non vi sono magazzini
senerali.
        <pb n="210" />
        5

I bureaux commerciali di rappresentanza, con o senza
deposito, abbondano ‘sopra tutto nei ceniri di Trento, di
Rovereto e di Riva. Trattano tutti gli articoli, specie gli
alimentari, come farine, caffè, olii, carni insaccate, formaggi
? in minor misura gli altri articoli. Vi sono poche ditte
con grande giro d’affari; accanto ad esse i molti piccoli
rappresentanti e commissionari trattano questo o quell’articolo
 con giro d’affari piuttosto ristretto. Per commissione
lavorano anche coloro che si occupano di collocamento di
‘macchinari, di autovetture e camions, ed in genere dei prodotti
 dell’industria a non largo consumo.
[ mediatori invece hanno una mansione diversa, in
quanto si occupano in generale dell’incetta dei prodotti
che vengono esportati o in altro modo venduti. I più numerosi
 sono i mediatori di bestiame che frequentano le
fiere; poi vengono gli accaparratori d’uve e frutta, i collocatori
 di seme bachi presso i contadini, e gli ausiliari delle
ditte, sia locali, che di Milano, che si occupano della insetta
 dei bozzoli. Le aziende del legname hanno invece
propri impiegati per l’esame ed il calcolo dei tagli dei
boschi e per le compere del legname tagliato; le ditte minori
 fanno questo a mezzo del proprietario. Vi sono anche
piazzisti, specie nei centri, ma la loro opera è limitata
quasi esclusivamente al collocamento del vino.
A Trento e a Rovereto vi sono anche bureaux od
agenzie d’informazioni, dirette in genere da assolti commersialisti
 o da ragionieri: la loro attività nel campo commerciale
si limita a trattare questioni fiscali, a correggere contabilità
irregolari, ad esaminare situazioni pericolanti. La loro attirità
 non arriva alla definizione di liti commerciali, che è
lasciata alla via giudiziale ordinaria o all’arbitrato. Si rende
invece proficua in occasione di concordati extra giudiziali,
che non di rado si stipulano dai creditori interessati per
salvare il poco attivo che altrimenti sarebbe consumato
dalla procedura fallimentare.
        <pb n="211" />
        227

Mercati.

I principali mercati sono quelli del bestiame, ai quali
in dati periodi va congiunto anche il mercato di attrezzi
e utensili agricoli. Sono numerosi e si tengono non solo
nei centri maggiori delle vallate, ma anche in molti minuscoli
 villaggi, dove è particolarmente curato l’ allevamento
del bestiame. Non hanno norme specifiche all’infuori di
quelle di polizia zooiatrica. Qualche volta nei centri principali
d’allevamento sono congiunti con mostre di bovini, organizzate
 dalla Cattedra ambulante d’agricoltura e che hanno
dato anche nel triennio 1927-1929 un notevole incentivo
all’allévamento ed al miglioramento del bestiame.
Non esiste un vero mercato dei bozzoli; ne è stato
fatto un esperimento con risultato negativo. Alla vendita
di bozzoli si provvede in parte singolarmente dai contadini
stessi, in parte collettivamente, di solito nei luoghi dove
sono dei forni essiccatoi. Questi vengono spesso affittati a
ditte che fanno l’ammasso e che si servono di incettatori
o mediatori.
Nemmeno si hanno borse e mercati di uve o di legname:
 le uve sono comperate dagli industriali nel vigneto
a mezzo di agenti o sono consegnate dai produttori alle
cantine sociali; il legname si vende di solito in pianta a
mezzo di asta nel comune. che d’ordinario ne è proprietario;
 in qualche caso si vende tagliato e segato, specie
dall’amministrazione del Demanio forestale e dalla Magnifica
Comunità di Fiemme.
Lo smercio delle frutta avviene a mezzo di ditte locali
che le incettano e le spediscono all’estero direttamente; il
mercato locale a Trento, Rovereto e Riva è limitato al
consumo della rispettiva città.

Commercio ambulante.
Un particolare degno di nota nella fisionomia del
commercio trentino è il traffico ambulante: una volta era
        <pb n="212" />
        ce fari at adi ia e
ritengo ei pie

228

quasi sconosciuto; anche nmell’immediato anteguerra era
esercitato da rari esercenti e con pochissimi articoli. Dopo
la guerra si è esteso sempre più largamente e con cerchia
sempre maggiore di merci. Oggi ha un influsso non indifferente
 su alcuni rami del commercio stabile. Questo, specie
nelle vallate, si lagna di trovarsi in posizione d’inferiorità,
perchè deve vendere spesso a credito e va soggetto ad
un numero maggiore d’imposte e d’altri aggravi. Le lamanze
 non hanno trovato finora ascolto, perchè le autorità
comunali sono in generale d’avviso che il commercio ambulante
 oltre che portare le merci dove altrimenti non si
possono avere, eserciti una funzione calmieratrice.

Falmieri.

Questa funzione è già esercitata dalla concorrenza,
che si esplica in modo sempre più vivace e si sostituisce
on maggior efficacia alle norme di legge per i calmieri
&amp;gt; per il prezzo fisso. Infatti nella provincia, dopo il primo
periodo di orientamento, nessun inconveniente di qualche
sntità è stato rilevato nel triennio 1927-1929 nella questione
 dei prezzi, che in generale sono stati abbastanza
adeguati all’andamento dei mercati. Così nel corso del
1928 molti comuni, sulla base dei dati del Comitato intersindacale,
 hanno sospeso come superflua la fissazione dei
calmieri. Qua e là si sono avute bensì delle vertenze per
il prezzo del pane, che sarebbe stato desiderato a più buon
mercato, senza che fosse deteriorato nella qualità della farina
 e nella cottura.

Problemi d’esportazione.

TI Trentino anche nella vita commerciale è già quasi
completamente entrato nell’ambito dell’economia nazionale
e può considerarsi quasi perfettamente amalgamato con la
Nazione. I problemi quindi di interesse particolaristico tren-
        <pb n="213" />
        229

tino vanno man mano passando al secondo posto, ed al
primo si avanzano i problemi di carattere generale per
tutto lo Stato.
L’esportazione del vino è sempre minacciata, ed oggi
è di molto ridotta in Svizzera, in Austria e in Germania,
per la concorrenza degli esportatori della Grecia, dell’ Ungheria
 e della Spagna; è necessario correre ai ripari e fax
sì di offrire sui mercati esteri i nostri prodotti genuini a
prezzi di concorrenza. Gli spagnoli e i greci portano, specie
sul mercato svizzero, prodotti simili ai nostri, che poi dalle
ditte di colà sono venduti agli esercizi pubblici; i prezzi
da loro pretesi sono inferiori a quelli che sono richiesti
dai produttori trentini. Per una difesa di questo ramo importante
 della economia della Venezia Tridentina conviene
ridurre quanto più è possibile il costo di produzione; è
necessario inoltre una più stretta unione dei produttori e
dei commercianti trentini con gli interessati della provincia
di Bolzano, ed infine occorrono facilitazioni ed aiuti, in
ispecie da parte dello Stato.
Nel campo dell’esportazione delle frutta e dei prodotti
ortofrutticoli il paese guarda l’avvenire con maggior fiducia.
Mentre in passato questi prodotti venivano collocati quasi
esclusivamente all’estero, negli ultimi anni è stato iniziato
con le città principali delle vecchie provincie un traffico
she promette bene; anche colà le nostre mele tardive, in
particolar modo Canadà, Carla o Napoleone, sono state
molto apprezzate. Giova sperare che anche queste piazze
vengano del tutto conquistate € che abbiano a costituire
in avvenire un sicuro sfogo della nostra crescente produzione.


Altri rami d’esportazione di rilievo non si hanno. Le
importazioni riguardano in maggior misura la branca degli
alimentari, come nel resto dell’Italia e sono venute negli
ultimi anni scemando per la sensibile contrazione dei con--umi
 Ma forse di ciò non è da muover lamento. giacchè
        <pb n="214" />
        MESS i TE A
Ge e eee E e ee

“a Ri

130

la popolazione trentina, per natura parca e resistente,‘ non
sente il bisogno di consumi abbondanti, che vadano al di
là delle esigenze della salute e dell’igiene; così è scemato
il peso che ne deriva alla sua già stentata economia, al
suo già passivo bilancio della produzione e dei bisogni.
        <pb n="215" />
        se

PREZZI DELLE MERCI NEL TRIENNIO

merci

|. agrumi
arancì . .
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)

bestiame
buoi da lavoro è e»
vacche da allevamento . . -
buoi da macello (peso vivo) .
vacche . .
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vitelli (peso morto) .
pecore .
maiali
capretti

3. bozzoli .
i. burro e uova
nova fresche .
nova conservate
burro di casello
burro nazionale

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Santos . .
Portorico .  .
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combustibili
legna da ardere forte segata €
spaccata . + + .
legna da ardere dolce . -.
mattonelle. . .
carbone di legna. . .  -fossile
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coke metallurgico .
coke da gasometro
antracite . .

’, foraggi
avena . . a
fieno maggengo
feno agostano
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paglia imballata
paglia sciolta .

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26.50
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        <pb n="216" />
        52

merci

3. formaggi
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3steri teneri . .
farina di frumento
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farina di segala

frutta
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pere nostrane ,
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noci comuni fresche
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* per pastifici di La
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‘ko &amp;gt;» panificio 82
        <pb n="217" />
        233

merci

2. legname (abete)
tavolame refilato da m. 4, spessore
 da 195 a 50 mm. . . -
[2 e II° Trentino e Alto Adige
da cm. 17 avanti . .
idem sottomisure fino a 16 cm.
. III assortimento . .  -travettame
 spigolo mercantile
da cm. 6X 6 a 10x12. .
tronchi da sega da m. 4...
tondi da costruzione da m. 5 in
avanti a
antenne da m. 8 a 12 diam. 12-16

il mm?

3. materiale da costruzione
materiale per malte e cementi
sabbia . e
ghiaia .
cemento artificiale a lento tipo
portland, resistenza 280 chg. .
detto resistenza 400 chg. . -
calce viva . e
nalce idraulica . . + + &amp;gt;
gesso da ornato . + + PA
mattoni cavi forati 24 x 12 x 8 °/o L
tavelloni cm. 20 Xx 40 XS. mg. »
tavelloni cm. 60-90 x 25 X 6-8 ”
tegole curve comuni . . . - fo »
tegole marsigliesìi . . . - sE
bi di cemento © int. em. 10 il m. L.
detto » 20 . “
detto » 30 n
detto » 9
tubi di gres © int. cm. '
detto » 15
detto » 20

14. mosto
t5. olio
olio d’oliva extra fino .  .
olio d’oliva ino .  .  .
olio di semi di I° qualità
olio di semi di II°
16. ortaggi
cavoli (cappucci). . .

n. hi.

al kg.

il ale |

1957

305. — :

200.50
219.—
219.—

255, —
151.50

|48.—
148. —

17.—
1 I ere |

18.—
‘9. |
‘2.
9.—_
7.
80,
8. —
9._
330.—
100.—
6.
050]
3.
16.50 |
14.50
2. |
 _

06. |

{1.—
10.50 |
0. !
A —_—

sg |

a\ N i
19282

290. —

276. —
|188.—
1096, —

216.50
131.50

132.50
131.—

7]
17 —

17.—
18. —
12.—
3.50
16.—;
260.
7.
8.
320. —
380. —
5.50
9,.—
12.50
16.—
L4,—
21.
26.—
100. — |

10.—
9, |
5. |

36.50 |

1929

332.50
212.—
224 50

224.50
164. —
166. —
163.50

16.—
16. —

16.—
16.—
'1.—_
Bu
240, —
6.—
ly
300.—
350.—
5.—
8.50
12.—
15.50
13.50
20.—
24, —
70. —

8.
8.
I.
|

65.50
        <pb n="218" />
        234

x

merci

patate . . e
fagioli verdi . .
pasta alimentare
pasta comune. . . .
pasta di Napoli (origin.)
pasta tipo Bologna .
pasta abburatt. 55-60 %
pasta abburatt. 65-70 9
pasta minuta da brodo .
riso
I Maratello . . .  .
[I Camolino fino . .
{11 gal comune
19. salami e grassi
salame trentino (detto veronese)
uovo
salame mezzano . .
lardo nazionale . . .
lardo estero americano . . .
strutto nazionale. .
strutto estero nord americano .
0. uva da tavola
luglienga .
moscato
schiava
nosiola
garganega
negrara

21. vini
rino rosso comune
vino bianco comune
rino nosiolo comune
moscato . .
negrara di collina
marzemino .
teroldico . .

22. zucchero
eristallino .  .
semolato fabbrica
semolato raffinato

il qg.le

il g.le

1%

il g.le

al kg.

il a.le

att.

al kg. |

1927

1928

65.50 |

61.— |
123.—

277.50 |
319.50 |
304,50

244.—
303.50
278.—
268. —
251.50
275. —

289, —

195.50 209, —
|165.— 168.—
[52.50 161.—

23.50 |
17.50 |
7.50
71.
6.50
B_

20.50
17.—
8.—
7.
6.50
6.50 !

110.—
135. |
115.—
[15.— !
110. —
| 25. —

95. —
|25.—
105.—
105.—
95.—
115,—

165.—
156.50
186.—
208.50 |
197.—
232. —
265, —

145. —
142.—
176.50
201.—
174.50
201.50
217. .

6.30 6.25
6.371 - 6.37
6.40 6.45

1929

62.50
|02.—

244,
280.50
274,—
260,—
254.50
274. —

212.50
158.—
154,50

20.-17.—

8,50
7
6.50
6.—_

85.—
115.—
90.—
95.—
85. —
1085. —

125.50
127. —
159. —
196.50
i60.—
184.—
202.50

6.25
6.37
6.48
        <pb n="219" />
        235

INDICI DEL COSTO DELLA VITA
A TRENTO

La formazione degli indici del costo della vita è disciplinata
 col R. decreto-legge 20 febbraio 1927 n. 222.
Come è noto, il calcolo dei numeri indici del costo della
vita è fondato sopra il presuntivo costo del mantenimento
settimanale di una famiglia operaia, composta di due adulti
è tre bambini sotto i dieci anni, scelta come tipo. L’elemento
 base è dato quindi dalla spesa settimanale occorrente
per l’acquisto di merci e il pagamento di servizi, determinati
 sia nella qualità sia nella quantità.
Per la determinazione di tale spesa è stato stabilito
un bilancio famigliare suddiviso in 15 capitoli.

base 1 giugno 1928 — 100

vennaio .
febbraio .

Marzo .

iprile . .

maggio .

ziugno
luglio . .
igosto .
settembre
ottobre , .
lovembre . .
dicembre

9299 +)

3 i; i
o lm
Be a È
fe pe p
eri Ra
pm N O e
= &amp;gt; 2
-

‘20.22
18.93
‘20.43
123.86
122.71
(21.76
(18.59
17.60
115.35
114,31 |
114.62
1521

26.34
25.41 |
26.30
26.30 |
25.35 |
25.76 |
24.53 |
25.76
26.16 |
25.50
25.10
24.66

35.47
35.47
35.47
35.47
35.47
35.47
35.95
35.95
35.95
35.95
35.95
35.95

i
| sE £
E pa
EE
2a
1

11.15 13.96
11.11 13.63
{1.15 13.97
11.15 13.47
11.15 13.47
11.15 13.76
11.15 13,33
11.15 13.02
11.15 13.07
11.12 13.43
11.11 13.47
11.20 | 13.58

pi
Li
U
8

97.94
96 72
98.08
98.41
98 42
98.30
96.25
96.21
95.36
94.71
94.69
94.80

*) Le rilevazioni sono state iniziate a Trento solo dal 10 gennaio 1929,
        <pb n="220" />
        236

FIERE E MERCATI

Gennaio — 17 Avio, 19 Chienis, 21 Cavalese, 22 Strigno, 25 Ora, 27 Cortaccia
209 Lavis.

Febbraio — 3 Pergine, Mori, 12 Taio (se giorno festivo nel sabato antecedente)
14 Scurelle, Termeno. 15 Vezzano, 16 Cavalese. 18 Strigno, 28 Castello di
Fiemme.

Marzo — 8 Stenico, 10 Cavalese, 18 Castello. di Fiemme, 19 ‘Trento, 20 Revò,
26 Strigno.

Aprile — 1 Pieve di Ledro, Borzago, 3 S. Lorenzo in Banale, 10 Cavalese, 19
Cusiano, Mezzocorona, 22 Castello di Fiemme, 23 Malè, Pergine, Condino,
24 Perra, 25 Tierno di Mori, Strigno, Ora. 26 Folgaria, 28 Cembra.
Maggio — 1 Cles, Pinzolo, 2 Tiarno di Sotto, Bronzolo, Calliano, 3 S. Croce
Bleggio, 5 Lavis, 8 Stenico, Strigno, 9 Calliano, Capriana, 10 Creto, 11
Anterivo, 14 Castel Tesino, 15 Perra, 16 Mezzocorona, Telve. 24 Preore,
Pieve Tesino, 31 Cortaccia, Sanzeno.

Giugno — 5 Cavalese, 9 Cembra, 10 Salorno, 13 Mori, Livo, 15 Pergine, Romeno,
 16 Perra, 24 Trento, Castello Tesino, 30 Casez.
Luglio — 1 Trento, 5 Lavis, 18 Cembra, 20 Pergine. Masi di Vigo, 22 Scurelle,
 Torbole, 26 Arco.

Agosto —. 4 Campo Lomaso, 7 Salorno, 10 Tierno di Mori, Trento, 14 Lavis,
16 Civezzano, Cles, 17 Cembra, 24 Brentonico, Romeno.
Settembre — 1 Salorno, 4 Roverè della Luna, 5 Termeno, 6 Perra, 7 Anterivo,
Lavis, Fucine, 8 Arco, 9 Borzago, Cavalese, Cortaccia, Folgaria, Pieve Tesino,
 21 Montagna, Pinzolo, 13 Magrè, 15 Breguzzo, Castello di Fiemme,
17 Moena, 19-21 Malè, 21 Borgo, Brentonico, Predazzo, Trento, 22 S. Lorenzo
 Banale, Tione, 24 Roncone, 25 Ziano, Condino, 26 Telve, 28 Trento,
Pinzolo, 29 Avio, Pieve di Ledro, Fucine, Vallarsa, Strigno, Perra, Pinzolo,
30 S. Michele. a/A.

Ottobre — 1 Castello di Fiemme, Preore, 2 Tiarno di Sotto, 4 Campo Lomaso,
Tiarno di Sotto, 5 Capriana, 6-7 Creto, 7? Cavareno, 8 Perra, 9 $. Croce
Bleggio, 10 Cembra, 13 Moena, 15 Borgo, Tesero, 16 Calliano, 18 Castel
Tesino, Pieve Tesino, 20 Sanzeno, 21 Perra, Romarzollo, 23 Strigno, 25
Lavis, Arco, 26 Carbonare di Folgaria, 27-28 Malè, 28 Egna, 30 Ora, 31 Taio,
(se giorno festivo nel sabato antecedente).
        <pb n="221" />
        231

Novembre -— 2 Moena, Storo, Vezzano, 4 Ragoli, 8 Terzolas, Cavareno, 16
Cembra, 11 Scurelle, Stenico, 12 Cortina a/A., Mezzocorona, 13 Castello di
Fiemme, 15 Montagna, 18 Trento, 20 Tesero, 22 Canal S. Bovo, 23 Strigno,
25 Borgo. Condino, Rovereto, Termeno. Trento, 28 Cavalese. 30 Riva.

Dicembre — 7 Lavis, 8 Strigno, 9 Avio, Perra, 12 Castello di Fiemme, 13
Trento. Malè. 21 Pergine, 27 Roncone, 18 Chienis.

ALTRE FIERE E MERCATI

4la — Fiere: Marzo, 20 (detta di S. Giuseppe) maggio, terzo martedì (detta
di S. Giovanni Nepomuceno), settembre, lunedì successivo alla prima demenica
 (detta di S. Valentino). novembre. secondo martedì (detta di S.
Leonardo).
Arco — Mercato: Primo mercoledì di ogni mese.
4vio — Fiere : Sedicesimo giorno successivo alla Pasqua (detta di S. Innecenzo).

Borgo — Fiere: Luglio lunedì successivo alla seconda domenica. Mercato:
Ogni mercoledì.
Bronzolo — Fiere: Ottobre, lunedì successivo alla terza domenica.
Caldonazzo — Fiera: Settembre, secondo mercoledì (merci varie).
Campo -- Fiere: Agosto, lunedì successivo alla prima domenica (detta del
Perdono).
Canal S. Bovo — Fiere: Gennaio il terzo sabato, marzo il terzo sabato, maggio,
ultimo giovedì, ottobre primo e ultimo giovedì-Cavalese
 — Fiere: Maggio, lunedì successivo alla prima domenica, ottobre lunedì
 che precede il giorno dei $$. Simone e Giuda (28).
Cavareno — Il secondo giovedì di marzo e aprile.
Civezzano — Fiera: Maggio, lunedì successivo alla seconda domenica.
Cles — Il primo lunedì di ogni mese mercato di animali eccetto il mese di
maggio in cui ha luogo il giorno 1, altro mercato il mercoledì dopo la
terza domenica di novembre.
Condino — Mercato: Ogni primo lunedì del mese.
Coredo — Fiera: Giovedì di Passione.
Creto — Mercato: Primo mercoledì di gennaio, febbraio, marzo, novembre e
dicembre.
Darzo — Fiera: Ultimo mercoledì di carnevale (bestiame e mercerie).
Denno — Mercato: Il sabato precedente la terza domenica dì ogni mese.
Egna — Fiera: Mercoledì delle Ceneri, domenica che precede il giorno di 5.
Pietro e Paolo.
Flavon — Fiera: Martedì successivo alla Pasqua.
        <pb n="222" />
        MELI AE ENER E SN e i ami LAI
NEO IERI GI AAT NN dial ea perni ita i ni

PR

Fondo — Mercato: Ultimo mercoledì di ogni mese (bestiame e mercerie).
Lavarone — Il quarto martedì di maggio e il terzo mertedì di settembre.
Lavis — Fiera: Lunedì succevvivo alla domenica di Passione.
Lavis — (Pressano) Lunedì dopo l’ottava di Pasqua.
Levico — Mercato: Secondo lunedì di ogni mese.
Madruzzo — Fiere: Lunedì successivo alla quarta di Quaresima; luglio, sabato
che precede la terza domenica; ottobre, sabato che precede la prima domeniea.
 -
Magrè — Fiere: Venerdì che precede la domenica delle Palme.
Malè — Fiere: Giugno, terzo mercoledì. Mercati: Secondo mercoledì di ogni
mese eccettuato giugno; dicembre il giorno 13.
Mezzano a Fiere: Aprile terzo sabato, maggio secondo giovedì, settembre
quarto sabato, novembre secondo giovedì, dicembre secondo giovedì.
Mezzocorona — Fiere: Febbraio ultimo sabato, marzo il quarto lunedì, agosto
il quarto lunedì.
Mezzolombardo — Mercato: Primo sabato di ogni mese.
Montagna — Fiere: Lunedì Santo.
Mori -— Mercati: Tutti i primi e terzi giovedì del mese.
Pergine — Fiere: Ottobre la prima domenica, il lunedì dopo la Madonna di
settembre. Mercati: Ultimo lunedì di ogni mese, secondo sabato di ogni
mese eccettuati maggio ed agosto.
Perra di Fassa — Il primo lunedì e il terzo martedì di ogni mese.
Ponte delle Arche — Il terzo martedì di ogni mese.
Predazzo — Fiere: Novembre, lunedì successivo al giorno 2.
Primiero — Fiere: Secondo sabato di gennaio, febbraio, marzo, maggio, novembre
 e dicembre. Lunedì successivo alla prima domenica di Pasqua.
Ottobre: Lunedì successivo alla seconda domenica. Mercato: Ultimo sabato
di ogni mese eccettuati giugno, luglio e settembre.
Revò — Fiere: Il primo lunedì dopo il Corpus Domini, settembre primo lunedì
 e ultimo sabato di ottobre.
Riva — Fiere: Febbraio, primo giovedì successivo alla Madonna della Ceriola
Mercato: Secondo lunedì di ogni mese (eccettuati febbraio e novembre).
Roncegno — Fiere: Marzo ultimo sabato. agosto ultimo sabato, ultimo sabato
di novembre.
Roverè della Luna — Fiere: Secondo mercoledì di Quaresima. |
Rovereto — Mercati: Îl secondo e quarto martedì d'ogni mese, marzo 25 (piante).
primo e terzo martedì di ogni mese (generi diversi); primo martedì dei
mesi di marzo e dicembre a Lizzana; primo martedì dei mesi di giugno
e settembre a Sacco.
Salorno — Fiera: Secondo mercoledì di Quaresima.
S. Michele a/ A. — Fiera: Metà Quaresima.
        <pb n="223" />
        239

Scurelle — Fiere: Settembre ultimo sabato, ottobre ultimo sabato, novembre
ultimo sabato.
Spormaggiore — Mercati: Secondo lunedì dei mesi di marzo, aprile, maggio,
settembre, ottobre e novembre.
Storo — Fiere: Lunedì della settimana di Passione. Mercati: Ogni secondo lunedì
 del mese,
Taio — Mercati: Terzo mercoledì di ogni mese (bestiame) eccetto febbraio e
ottobre.
Tesero — Fiera: Martedì successivo alla seconda festa di Pasqua.
Tione — Mercati: Quarto sabato di ogni mese eccettuato ottobre.
Trento — Ogni lunedì dopo la terza domeniea del mese, (mercato d’animali)
il primo lunedì di Quaresima (casolara), l’ottava della casolara, marzo 19
(detta di S. Giuseppe), maggio 3 (detta di S. Croce), giugno 24 (animali)
{detta $S. Giovanni), giugno 26 (detta di $. Vigilio), l’ottava di $. Giovanni,
settembre 21 (detta di $. Matteo), 28 settembre ottava di S, Matteo, novembre
 18 (detta della Dedicazione della Cattedrale), novembre 25 ottava della
Dedicazione della Cattedrale, dicembre 13 (detta di $. Lucia).
Tuenno — Fiera: Giovedì successivo alla quarta domenica di Quaresima.
Turano — Fiera: Ottobre, sabato che precede il primo lunedì.
Vallarsa —° Frazione Raossi. Fiera: Ottobre, terzo sabato.
Vezzano — Il sabato precedente la terza domenica di aprile e di settembre.
Ziano — Fiere: Terzo giovedì di Quaresima,
        <pb n="224" />
        emo en sam e ga a RP E ian
Wagon Mesia is iN

tape a
AE LE immane. ii

REGISTRO DELLE DITTE

Il registro tenuto dal Consiglio contiene (fine 1929)
l’annotazione di 14.629 ditte. Ha segnato nel periodo che
va dal censimento commerciale e industriale, ottobre 1927,
fino alla fine del 1929, un movimento di 838 nuove inserizioni
 di esercizi industriali, alle quali fanno riscontro 605
denuncie di cessazione; inoltre 784 inscrizioni di esercizi
commerciali e 866 denuncie di cessazione. Si .è quindi
avuto, nel catasto, un aumento degli esercizi industriali e
una sensibile diminuzione degli esercizi commerciali. Degne
di rilievo sono le diminuzioni rilevate nei rami del commercio
 dei metalli, dei generi alimentari, degli articoli di
abbigliamento e specialmente negli alberghi e negli altri
esercizi pubblici.

Le società commerciali che avevano sede nella provincia,
 sommavano al principio del 1927 e alla fine del
1929 a 1230 e a 1684 rispettivamente, così suddivise :

al 31 dicembre 1926 al 31 dicembre 1929

società in nome collettivo
società in accomandita semplice

128

?

società anonime
società a garanzia limitata
CONsSOrzi economici
società di fatto

121

350

‘non erano censite)

77

12

42

117

982
*312
        <pb n="225" />
        11 capitale delle società anonime e delle società a garanzia
 limitata importava alle date suddette :

società anonime
società a garanzia limitata

al 31 dicembre 1926 al 31 dicembre 1929
L. 19.690.000.— L. 102.620.700. —
«  19.902.620.— «  16.080.900.—
L.  39,592,620.— L. 118.701.600 —

Il movimento delle società commerciali nel triennio
1927-1929 ha segnato un notevole sviluppo delle società
anonime, sia come entità numerica, sia, ed in rapporto più
spiccato, per massa complessiva di capitale investito. Non
si è trattato sempre di aziende nuove; più spesso anzi di
imprese preesistenti, sotto altra forma di organizzazione,
che hanno poi preferita la forma dell’anonima.
La massa di 102 milioni costituisce, distribuita nella più
varia misura, il capitale azionario. Prevalgono le società (19)
con capitale da 100 mila lire ad un milione; 5 hanno
meno di 100 mila; all’infuori d’un impresa che conta 60
milioni, nessun’altra oltrepassa i 5 milioni di capitale.
Un’inflessione segna il movimento delle società in nome
collettivo e delle società a garanzia limitata. Quest’ ultimo
tipo, regolato dalla legge austriaca 6 marzo 1906, è stato
conservato con la legge 4 novembre 1928 N. 2325. legge
che estendeva alle nuove provincie i codici patri, civile,
commerciale, processuale; è stato conservato «come quello
che rimedia in modo soddisfacente ai gravi inconvenienti
a cui dà luogo l’abuso delle piccole anonime ».
Un incremento hanno avuto i consorzi economici, costituiti
 quasi tutti secondo la legge austriaca 9 aprile 1873.
        <pb n="226" />
        LA

be

categorie

sr
4. =
i
ce
1 e
1ilfE
22°
SaR
8
Ge e
=. oe

movimento delle ditte verificatosì
dall’epoca deli censimento
alla fine del 1927
| nuove denuncie | cessazioni

movimento delle ditte
esercizi | verificatosi durante il 1928 esercizi
esistenti alla — - = — | esistenti alla
fine del 1927 . | ni | fine del 1928
nuove denuncie cessazioni

movimento delle ditte
verificatosi durante il 1929
nuove denuncie | cessazioni

esercizi
esistenti alla
fine del 1929

industria

industrie connesse con l’agricoltura
&amp;amp; della pesca . . . .
miniere e cave . . . a ;
industrie del legno ed affini . . . . -
alimentari ed affini . . . - n
delle pelli, cuoi, ecc. . . . sE
della carta . . . . . sa
poligrafiche . e
siderurgiche e metallurgiche . . +. . +
meccaniche . . . a
della lavorazione dei minerali esclusi i
metalli . . . :
delle costruzioni . .
tessili . .
» vestiario, abbigliamento e arredamento . .
iervizi igienici, sanitari e di polizia urbana . . .
industrie chimiche. A
- per la produzione e distribuzione di forza
motrice, luce, acqua e calore . . . .
» dei trasporti e comunicazioni . . . . .
2ombinazioni di classi diverse. 0A
tatale esercizi industriali . -

4
8
53
1319
1118
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1
22

126
413
47
522
‘196
23

69

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3
2

19
8
4

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54
27
54
1308
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13
13
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126
414
48
(520
197
22

169
635
2
n719

i”

3
1]

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44
13
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147

36
27
55
1298
1118
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14
20

10
32
2
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129
424
48
1513
202
23

170
662
2
20190 ‘6767

i

1

2
52
5
59
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66
27
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20

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38
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2

128
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47
1534
211
24
173
748
2
| AGA1

|

3

‘AR

COMMerecia

credito, cambio e assicurazione . . . sa
sommercio all’ingrosso di animali, cereali, legnami
commercio all’ingrosso di generi alimentari . .
ss» di filati e tessuti . . . . .
» generi diversi e esercizi misti
attività ausiliarie del commercio . . . +
sommercio al minuto di metalli, macchine. . . .
di generi alimentari ed affini
filati, tessuti e oggetti d’abbigliamento
 . . . .
di mobili e vetrerie .-. . .
oggetti d’arte e di lusso . .
prodotti chimici e medicinali
di oggetti usati, commercio
ambulante non specificato
esercizi misti . . a... ss e:
alberghi, trattorie, caffè en e n 2 E n E
spettacoli pubblici . . . . a a
sditori . a
gestioni diverse (appalti, esattorie, gestioni daziarie)
totale esercizi commerciali . .
totale senerale . .

374
268
145
5
12
195
136
2171

178
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117
120

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143
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374
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136
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13
6

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16
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14450 | 687 702

373
262
157
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130
2128

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24
25
1
34
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123

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COOPERAZIONE

Cinquant’anni or sono l’idea di spingere i piccoli
agricoltori, che costituivano come ora la grande massa della
popolazione, a organizzarsi in società cooperative, sull’esempio
 di quanto si faceva con successo in altri paesi, era
venuta facendosi strada ed era stata affermata in seno al
Consiglio pròvinciale di agricoltura per merito di pochi e
convinti fautori, i quali si proponevano di tentare per quella
via di risollevare le depresse condizioni dell’agricoltura e di
migliorare la sorte di coloro che in essa avevano la principale
 se non uniea risorsa. Si riteneva di arginare per mezzo
della cooperazione anche la vasta emigrazione, incanalatasi
in prevalenza verso i paesi transoceanici.
L’iniziativa trovò buon terreno nelle condizioni economiche
 e sociali dell’ambiente e attecchì presto. Alla prima
cooperativa, fondata per opera di Don Lorenzo Guetti, il
pioniere della cooperazione trentina, a S. Croce in Giudicarie,
nel 1890, altre, sparse in tutte le vallate del Trentino, se
ne aggiunsero in breve volger di tempo: nei primi quattro
anni erano già in vita 41 cooperative di consumo. 10 casse
rurali e 3 cantine sociali.
Più rapido ancora è stato lo sviluppo in estensione
del movimento cooperativo nel decennio seguente ed a ciò
aveva contribuito indubbiamente la creazione, avvenuta nel
1895, della Federazione dei consorzi cooperativi, che è
divenuta il centro d’irradiazione, di propulsione e di coordinamento
 di tutto il movimento cooperativo nella regione.
All’attuazione dei suoi compiti la Federazione provvede
        <pb n="228" />
        245

con la tutela e la difesa degli interessi generali e specifici
delle federate, con l’assistenza tecnico-amministrativa e contabile,
 col controllo del funzionamento mediante revisioni
periodiche, con preparazione di personale tecnico ed amministrativo
 idoneo a mezzo di corsi d’istruzione, con lo
sviluppo delle relazioni finanziarie ed economiche e della
solidarietà fra le società federate, con l’educazione della
popolazione mediante conferenze e pubblicazioni.
Dopo. 15 anni dall’inizio del movimento si poteva già
constatare il seguente sviluppo: 218 cooperative di consumo,
147 casse rurali, 35 altre associazioni cooperative che hanno
per oggetto l’incremento della produzione agricola e il
rifornimento di energia elettrica.
Questo movimento è stato ripreso dopo la guerra per
opera della Federazione e ha continuato il progresso segnato
nei suoi primordi: nel 1929 vi erano 580 associazioni federate:
 286 cooperative di consumo, 207 casse rurali, 17
cantine sociali, 21 consorzi elettrici, 14 caseifici sociali,
35 cooperative varie di produzione (essiccatoi cooperativi,
mulini sociali. cooperative frutticoltori ecc.).

Anno

1890
1895
1900
105
1910
1914

1919
920
1921
1922
1923
1924
1925
1926
‘927
1928
920

associazioni federate

li
236
373
420
104

183
04
29
341
356
359
367
370
37:
376
180

SOCI

12.548
27.323
43.973
53.488
AA 923

61.064
64.547
68.747
12.412
76.836
17.760
81.272
85.881
86.177
86.310
37.900
        <pb n="229" />
        i erge ieterriiciine iii risor ili ni quae bastino ir ra ME ei die

3 regata.

246

La cooperazione aveva trovato buon terreno non solo
nello spirito di organizzazione e di associazione della popo.
lazione, ma anche nella legislazione allora vigente. Le
cooperative, e in modo particolare quelle agricole, godevano
di numerose agevolazioni fiscali, con l’esenzione dalle tasse
di bollo nelle relazioni coi propri soci e con l’esenzione parziale
 dalle imposte. La legge 9 aprile 1873 sui consorzi economici
 - così erano chiamate nella terminologia ufficiale le
associazioni cooperative - apprestava un ordinamento particolarmente
 adatto alle cooperative della più varia specie,
anche piccole, sopra tutto per questi aspetti peculiari: la
costituzione era regolata in modo assai semplice, senza
alcuna formalità ingombrante o costosa, così pure il controllo
di legalità da parte dell’ufficio di registrazione; l’ordinamento
 interno si era dimostrato alla pratica rispondente
alle esigenze di allora, sebbene regolato con una certa libertà
dagli statuti; l’istituto della garanzia sussidiaria nei consorzi
 a garanzia limitata rendeva possibile la costituzione di
cooperative anche con quote modeste di versamento, senza
che perciò mancassero le basi indispensabili per lo svolgimento
 proficuo delle operazioni; la forma del consorzio a
garanzia illimitata era resa facilmente accessibile perchè i
rischi della responsabilità solidale dei soci erano temperati
dalle disposizioni, per le quali il fallimento della società non
traeva con sè il fallimento dei singoli soci, e in caso di
perdita tutti i soci dovevano essere escussi in misura uniforme
 mediante il cosidetto «calcolo di contribuzione » ;
nessuna restrizione, all’infuori dei termini di disdetta, poteva
 essere posta dallo statuto alla libertà di recesso dei
soci, mentre il vincolo di garanzia limitatamente agli impegni
già assunti dalla società non si estingueva che almeno un
anno, e almeno due nei consorzi a garanzia illimitata, dopo
il giorno del recesso. Anche l’istituto della revisione obbligatoria,
 introdotto con la legge del 27 giugno 1903, aveva
esercitato un influsso benefico sullo sviluppo di una coope-
        <pb n="230" />
        247

razione sana e vitale. Gli statuti, fondati su questi criteri,
sono ancora in vigore nella nostra provincia, essendo stata
mantenuta anche dopo l’unificazione legislativa la legge del
9 aprile 1873 per i consorzi esistenti.

Cooperazione di credito. .

Delle forme di cooperazione, quella che ha avuto più
importanza, se non per numero di organismi, certo per
l’influsso esercitato sull’economia della provincia, è stata
la cooperazione di credito, che s’iniziò già nel 1890 con la
costituzione della prima cassa rurale e che fece tosto rapidi
progressi. L’usura era allora un male abbastanza diffuso
anche nelle campagne e montagne trentine, e misere come
non mai erano le condizioni dei piccoli agricoltori, che in
gran parte dovevano emigrare in cerca di lavoro e di
guadagno. Dopo i primi esperimenti essi, nonostante i rischi
della garanzia illimitata, sì orientarono fiduciosamente verso
questa forma di credito, come verso un’ancora di salvezza.
E molto sentiti sono stati i vantaggi venuti alla economia
rurale con un vero riassetto delle zone agricole.
L’organizzazione e il funzionamento in genere delle
casse rurali sono state improntate fin da principio alla
massima semplicità, quale si conviene alla natura delicata
ed agli scopi di simili piccoli enti con sfera di azione
circoscritta ad uno od al massimo a due comuni rurali.
Molto opportunamente negli statuti è stato sempre tenuto
fermo il criterio di contenere, sotto responsabilità personale
degli amministratori, l’attività nell’ambito delle operazioni
strettamente indispensabili al raggiungimento dei fini sociali,
con inibizione assoluta di qualsiasi speculazione. Dette operazioni
 devono limitarsi alla raccolta dei depositi a risparmio,
anche minimi, della popolazione rurale ed a fare prestiti
esclusivamente ai soci, entro i limiti del riconosciuto bisogno
e della capacità di credito e con garanzie reali o personali.
Le funzioni degli amministratori sono gratuite e in molti
        <pb n="231" />
        e Tremiti e tibi naar &amp;gt; BRA sii ele diritta 1 ia ma selle orta air ne ere i i ei rm o og LIE Ae a 7 rta ia i Sano mei ne rsa ari maga iiiaate tenere.
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ga o LS N ee e it i a iitgionaenni Sa de PE n IA E NEGO E a
i ii tie e oa ni TE iu ERI ERA

118

casi anche quelle del cassiere contabile: le spese di gestione
sono così ridotte al minimo. Il tasso d’interesse dei prestiti
può essere tenuto dentro limiti molto modici: varia di solito
 dal 4 al 6% e per disposizione degli statuti non deve
in ogni caso superare dell’ 1.50 il tasso dei depositi a
risparmio. Le solide basi di garanzia sulle quali sono sostenute
 e la saggia amministrazione hanno guadagnato alle
casse rurali una grande fiducia specialmente fra la popolasione
 rurale.
Tl progressivo sviluppo delle casse rurali negli anni
prima e dopo la guerra è riflesso nel seguente prospetto:

inno

casse
«unrali

1897
1898
1899
1900
1901
1902
1903
1904
1905 |
1906 |
1907
1908 |
1909
1910
1911
1912

48
65
93
103
122
132
136
142
146
149
150
155
{59
159
167
171

1919 | 179
[920 183
1921 191
1922 196

30C1

3.081
5.483
6.768
8.082
9,258
10.506
12.999
14.183
15.573
16.503
17.131
18.344
18.361
20.022
21.724
22.244

23.468
24,945
26.477
28.192

capitali e riserve

cor, 10.679.—
20.899,19
28.910.33
75.373.83
105.166.03
148.206.352
185.927.65
199.800.61
278.905.44.
328.239.17
394.900,77
463.055.12
332.885.62
625.864,83
722.846,43
221.039, -—

lire 849.657.
1.465.193.—
1.930.106. —
1.452.017. —

19

depositi

570.032.32
1.276.490.82
1.521.163.12
4.072.263.74
5,880 763.27
8.120.126.41
10.124.784.99
10.812,235.02
14.427.724.54
20.413.083.22
19.619.803.08
22.520.154.45
24.721.476.45
27.280.882.05
30.021.775.33
39,674.472.—

34,728.579.—
64.685.915.
93,649.526.—
122.475.526.—
        <pb n="232" />
        seen EL
PAR

249

annuo

CAsse
rurali

1923 | 202
1924 | 204
1925 205
1926 204
1927 201
1928 205
929 | 207 |

30Cì

29.145
30.966
30.972
33.067 |
32.827 |
34.724
35.687 |

capitali e riserve

pe:

2.866.551.—
3,269.934.—
3.607.681—
4.154.623.
4.453.913.—
5.108.450.—
5,573.805.— |

.

depositi

143.003.440. —
145:261,851. —
151.666.780.—
147.500.019. —
!51.109.783.—
158.318.661.—
173.339.655. —

In corrispondenza col movimento dei depositi a risparmio
 sta quello delle operazioni attive, costituite dai prestiti
ai soci (circa 80 °%) e ad altri enti cooperativi, e dai depositi
delle eccedenze presso le banche (circa 20 °/).
Nonostante le difficili condizioni degli agricoltori ed in
generale. della popolazione delle vallate trentine per la crisi
che ha intaccato ogni ramo di attività, la situazione delle
casse rurali si è presentata nel triennio 1927-1929 in generale
 ancor abbastanza buona.

Cooperazione di consumo.

La cooperazione di consumo, sorta assieme a quella
di credito, ha avuto pure rapida e larga diffusione nel
Trentino: non v’è oggi villaggio, per quanto piccolo, che
non abbia la sua cooperativa di consumo, detta di solito
famiglia cooperativa. L’importanza economica di tale forma
di cooperazione si fa molto sentire nella provincia non solo
per la provvida azione calmieratrice da essa esercitata, ma
anche perchè molte famiglie cooperative non limitano l’attività
 alla vendita dei generi di consumo, ma si occupano pure
della somministrazione delle scorte e degli attrezzi per l’agricoltura,
 nonchè della vendita dei prodotti agricoli dei soci.
Alcune hanno anche degli impianti industriali propri, come
molini, panifici, cremerie. Il funzionamento è regolato da
        <pb n="233" />
        250

criteri semplici e accessibili a tutti, e raggiunge la massima
economia nella gestione. Il costante incremento della cooperazione
 di consumo nella provincia è rispecchiato nei dati
seguenti: i

anno

1897
1828 |
1899 |
1909!
1901
1902
1903
1904
1905
1906
1907
1908
1909
1910
1911
1019

1919
1920
1921
1922
1923
1924
1925
1926
1927
1928
1929 |

cooperative
 di
3Oo0sumo

97
111
125
133
153
174
175
199
227
211
220
223
232
235
244
240

259
271
287
289
293
292
293
292
289
286
IRA

soci

13.346
16.700
16.551
19.241
20.383
21.817
23.909
26.026
28.400
28.433
28.813
29.703
29.716
30.965
31.059
27027

31.217
33.403
35.918
37.251
37.513
37.103
37.459
38.277
38.037
37.414
27 ANA

capitale e riserve

cor. 131.961.84
186.500.22
225.524.52
509.722.17
566.685,21
700.352,64
820 869.30
155,859.35
1.106.983 70
1.163.211.88
1.,281.582.87
1.392-294 14
1.519.733.94
1.582.463.98
1.712.522.69
1,800 117 59

lire 1.761.890.—
2.282.966. —
2.71671.,972.—
2.990.291.—
3.621.048.—
4.023.146.—
4.492.798.—
5.044.618.—
5.477,822.—
6.358,.380.—
6.586.328. —

PE

importo
delle vendite

28.033.000
60.823.000
81.377.000
84.990.000
82.000.000
83.923.000
87.367.000
89.834.000
92.068.000
81.855.000
RA 1290 720)
        <pb n="234" />
        de Ri ud e

n PU 7" ani
ARONA

25ì

Com’è naturale, le cooperative di consumo sentono
oggi anch’esse le difficoltà della crisi che pesa sull’agricoltura
 e la conseguente mancanza di denaro; anche nelle
campagne si ricorre per i consumi in misura sempre crescente
 al eredito. La seria organizzazione dà a sperare che
ciò non significhi un pericolo grave per l’avvenire della
cooperazione di consumo, e che il disagio sarà superato
dalle cooperative con la giusta valutazione del momento e
con l’energia nel contenere le richieste di credito dei soci
entro limiti ragionevoli e compatibili con le loro possibilità
finanziarie, pur perseguendo lo scopo e continuando il prezioso
 aiuto alle popolazioni rurali in questo difficile periodo.

Le famiglie cooperative si appoggiano per la parte
finanziaria in prevalenza alle casse rurali, per gli acquisti
in prevalente misura al Sindacato agricolo industriale. Quest’istituto,
 che funge da centrale di rifornimento, è stato
fondato nel 1890 per iniziativa e con capitale delle cooperative
 di consumo, quale consorzio economico a garanzia
limitata: sono suoi soci esclusivamente consorzi economici
ed associazioni affini. Agevola alle cooperative e ad altri
enti l’acquisto di generi alimentari, macchinari, attrezzi e
scorte agrarie, mercerie, tessuti, medicinali ecc.
Aa avuto un rapido sviluppo: dopo 6 soli anni di vita
ia cifra delle vendite era salita ad oltre 4 milioni; nel
1927 ha toccato il punto massimo, con 49 milioni. Nel 1929
ha contato 314 soci e un capitale di garanzia di L. 3.391.000.
        <pb n="235" />
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e I e n i tei RETI nem attiti one ie RE EI RZ ri ee gp n n e De me n ii em et ii

352

Il progredire risulta dalle seguenti cifre:

Anno

1900
1991
1902
903
1904
1905
1906
1907
(908
1909
1910
1911
1912
1913
1914
1915
1916
1917
1918
1919
1920
1921

1922

1923
1924
1925
1926
1927
1928
929

giro d’affari

2.500.000.
4,590.000.—
6.750.000.—
9.500.000.—
11.000.000. —
14.000.000.—
17.000.000.—
17.750.000, —
20.000.000. —
22.500.000.—
25.500.000. —
26.500.000. —
31.500.000. —
29.250.000. —
25.750.000.
19.250.000.
25.500.000. —
30.500.000. —
35.500.000.—
34.250.000.—
100.000.000. —
95,000.000.—
151.250.000. —
172.250.000. —
178.750.000.—
202.000.000.—
195.500-000-—
230 000.000. —
205.000.000.—
188.000.000. —

sendite

886.800. —

1.451.000.—
2.002.500. —
2.458.500. —
2.860.500. —
3.705.500.—
4.149.500. —
4.441.500. —
5.071.000. -—
5.642.500. —
6.190.500. - -
6.650.000.
7.680.000.—
7.400.000. —
6.700.000.—
5.300.000. —
6.800.000. —
7.650.000. —
10.800.000.—
10.640.000. —
32.834.000: —
31.123.500.—
40.800.000, —
41.300.000.—
41.800.C00.—
47.500.000.—
47.600.000.—
49.000.000. —
46.000.000. —
43.500.000. —
        <pb n="236" />
        e e ae ose ni sg pani FO ao inni "e,
Eee E Sen NE a E a
Pre e ima ni ci di A di iii. E 2 RIE
mà e Pf zia a  npginin Loi Ad se an ci SN dii dda
ms = up ie -

253

Cooperazione agraria di produzione.
La cooperazione nel campo della produzione ha avuto
pure uno sviluppo abbastanza largo e non privo di successo.
Il primo passo è avvenuto con le Cantine sociali. Queste
non ebbero da principio lo sviluppo che i promotori si ripromettevano:
 in seguito ripresero vita e sono venute allarsando
 sempre più il campo d’azione. Si contano alla fine
del 1929, 17 società con quasi 2000 soci e con un capitale
versato di L. 550.000. -— e con garanzia di oltre L. 6.000.000.
Il valore degli impianti supera i 3 milioni.
Le cantine sociali raccolgono e lavorano il prodotto
dei soci, per venderlo poi all’ingrosso. Di regola ai soci
sono dati durante l’anno degli acconti e solo a fine d’anno
viene fatto il saldo in base ai prezzi spuntati nella vendita
dei prodotti.
La funzione delle cantine sociali è quella di assicurare
ai produttori P incantinamento delle uve evitando la svendita
 nei momenti di ribasso e di penuria d’acquirenti. Si
calcola che la produzione annuale lavorata dalle cantine
sociali si aggiri in media sui 65-70 mila quintali; l’importo
delle vendite dal 1922 al 1929 è stato:

923
924
.925
926
927
.928
929 i

922 ver Lire 7.187.000.—
3.528.000. —
5.244.000. —
3.978.000.—
6.891.000.—
6.385.000.
5.462.972. —
4.837.171.—

ai

Non poche nè” lievi sono certo le difficoltà contro le
quali oggi le cantine sociali si trovano a dover lottare a
causa della grave crisi del mercato vinicolo; ma i produttori
 associati hanno ripetutamente espresso la decisa volontà
di sostenerle anche a costo di gravi sacrifici per evitare il
massimo danno che sarebbe per risultare dalla disgregazione,
        <pb n="237" />
        | 929

cantine sociali

Consorzio viticoltori

Cantina sociale

1° e a io a e
Cantina sociale

Cooperativa fra viticoltori

Consorzio produttori

Cantina sociale

Pe

. Torre Franca‘

Consorzio viticoltori

Società enologica

sede

Aldeno

Aldeno -
Besenello

Campotassullo
Denno
[sera
Mezzocorona

Mezzocorona
Mezzocorona

Nomi-Calliano

Nanno
Portolo
Pressano

Roverè della
Luna
Matarello

Mezzolombardo

Mezzolombardo

quantità di uva | prezzo medio
incantinata pagato
quintali per quintale

7.384.80
8.020. —
6.300.- —
920.—
360. —
575.25

41.60

45

68. —

108. -—

85.—
91,70

6.800, —
1107. —
5 285.—
2.736.
700. —
745.35

66. —

86. —

1

40 50

5

I e

3 000. —

70, —

9,450.
4.800, —

5). —

55. —

2.7162.—
3.800. |

58.—

n

quantità
di vino venduta
ettolitri

5.673. —

6.000. —

5,100.—

580.—

50. —

468. —

4.800.

1.212 -

3.550 —

1.000.—

650.

R20. —

32 .000.-640.

 —

3 850. —

1 045. —

2 700. —
        <pb n="238" />
        255

Più largo sviluppo, hanno avuto le Latterie sociali.
Sono circa 300, e di esse solo 26 sono federate e rette col
vero sistema cooperativo; tutte le altre sono rimaste al
vecchio e antieconomico sistema turnario.

Un’altra affermazione cooperativa di grande utilità per
la produzione agricola sono gli Essiccatoi cooperativi dei
bozzoli. La prima iniziativa del genere sorse nel 1901 da
un gruppo di famiglie cooperative della valle di Non: diede
subito ottimi risultati, dimostrando all’evidenza di quanta
efficienza fosse il forno cooperativo non solo per la difesa
dei prezzi, ma anche per la maggiore facilità di collocamento
 dei prodotti. Gli essiccatoi si sono divulgati ben presto
in ogni zona ed ora (1929) ne esistono 18 con un totale
di 10.934 soci produttori, che rappresentano circa la metà
di tutti i bachicultori del Trentino. Queste associazioni
posseggono impianti propri del valore di quasi 3 milioni,
d’una capacità complessiva d’essiccazione di circa kg. 140.000
ogni 24 ore. Il quantitativo globale di bozzoli affluito agli
essiccatoi cooperativi nelle annate 1920-1929 è stato il
seguente:

1920 Kg. 381.530.
1925 699.137.—
926 541.959. —
‘927 816.974, —
1928 607.262.-—
1929  ,  667.012.—

Anche gli essiccatoi provvedono all’ essiccazione dei
bozzoli solo quando difettino gli acquirenti o il prezzo offerto
 sia troppo basso; normalmente la loro attività è limitata
 alla vendita a fresco dei bozzoli ed alla cessione in
affitto del forno all’acquirente.
        <pb n="239" />
        Het appia

i

essiccatoi cooperativi dei bozzoli

Lega contadini ,, Basso Sarca“
Consorzio prod. bozzoli
Forno essiccatoio bozzoli
Forno essiccatoio bozzoli
Forno essiccatoio bozzoli
Soc. produttori bozzoli
Lega dei contadini
Un. cons. econ. e soc. op. catt.
Soc. produttori bozzoli
Cons. smercio bozzoli
Forno essiccatoio bozzoli

Famiglia cooperativa
Famiglia cooperativa
Famiglia cooperativa
Cons. ind. cooperat.

| quantitativo di bozzoli
sede ricevuto kg.
"928 1929

Arco
Avio
Caldonazzo
Condino
Cles
Denno
Levico
5. Hario
Trento
Tione
Ponte Arche . |
Nitresarca
]deno i
Storo
Cavedine

84.177

101.265

58 951
23.852
8.078 |
18.431 |
49.289

55.637
20.351

7.457

55.447

|
50.287 |
67.400

64.700

102211 |
86.535
10.456

102.262

78817 |

21.475
36.150
10.804
‘0.664, 20.821
6.370 | 8.010

34.388
14.491

18.524 | _31.829
507.262 667.011

num. delle partite o bollette
1928

importo complessivo
sicavato dalla vendita
1928 | [929

..040

1.226

1.279.504
979 883
338.698

1.659.743
883.058
305 265
111.861
831,705
754.210
1.011.000
1.431.665
1.187-982
317.149
567 555
167.491
321.286
122,557
477.300

575
310

568

280

2907

286

129,172

880

1.352
1.323

739.064

1.301

748.211

1.294

1.180
1.780
1.025

970.000

1.670

1.482.059

180

1.303.952

3094

ana

156.416
521.493
217.365

166
360
244

Tel

331 994
102.571

“e

rs

277.860

2.061 |

11.012 | 9.878.745

10.149 828

prezzo medio pagato
dalla società per kg.
1928 1929

15.20

16.39

16.62

15.70
15.—
15.-15.—

]5.-14.20



15.30

15.26

15.18

15.--14.50

15.—
14.50
15.-15.—

16.10
16.10

15.
14.—
15.07
15.10
15.70
15.50
15 50
15.30

n

15

dia
        <pb n="240" />
        258

Oltre alle associazioni sopra accennate, esistono nel
campo della cooperazione agricola gli stabilimenti cooperativi
 dei tabacchicultori ; per ragioni tecniche sono riuniti
in un consorzio provinciale. Vi sono inoltre quattro società
cooperative di frutticoltori nella valle di Non. '

Cooperative industriali di produzione.

Altro campo in cui l’iniziativa della cooperazione ha
trovato buon terreno per un discreto sviluppo è quello
della produzione e della distribuzione dell’ energia elettrica.
Il primo esperimento del genere risale al 1897, quando a
Cavedine fu costruito un piccolo impianto, il solo allora
esistente oltre a quello della città di Trento. In breve
spazio di tempo sorsero una decina di eooperative per la
costruzione di impianti adeguati ai bisogni della rispettiva
zona. Più tardi con la costruzione delle grandi centrali ad
opera delle città sono venute a mancare le ragioni e la
convenienza di erigere altre piccole centrali. Sono stati
chiamati in vita invece numerosi consorzi di distribuzione,
ai quali si deve se la massima parte dei paesi hanno potuto
avere l’energia elettrica per l’illuminazione e per i bisogni
dell’economia agricola e delle piccole industrie locali. I
consorzi elettrici esistenti nel 1929 erano in numero di 70
con circa 30.000 soci; solo 9 posseggono impianti propri
per la produzione dell’energia: tutti gli altri sono consorzi
di distribuzione.
Meritano infine di essere ricordate le due cooperative
broccami (Molina e Prè) di val di Ledro, la cooperativa frustai
di Taio, la cooperativa per la filatura della lana di Romeno,
le falegnamerie e le segherie cooperative della valle di
Fiemme, i mulini cooperativi, (il più importante quello di
S. Ilario di Rovereto), la cooperativa cerumiche di Ossana.
Della cooperazione per l’assicurazione bestiame si parla
altrove.
        <pb n="241" />
        CREDITO

ISTITUTI DI CREDITO

L’organizzazione bancaria nel Trentino nel secolo
scorso seguì l’esempio e le direttive adottate in Italia dal
credito cooperativo. Prima del 1880, ad eccezione della Banca
popolare di Trento, delle Casse di risparmio di Trento e
di Rovereto e di un paio di piccole banche private, nessun
istituto di credito esisteva nella provincia: il credito era
esercitato da prestatori privati, che non di rado davano denaro
 a usura. Come altrove, anche qui il credito accordato
sulla sola mallevaria della probità e dell’operosità personale,
non era ammesso: non restava quindi all’artigiano, al piccolo
 industriale o commerciante, anche se onesto ed avveduto,
 altra forma di prestito che quello con pegno al Monte
di pietà. Fu quello un periodo di penuria estrema di mezzi,
di povertà assoluta, di indebitamento dilagante dell’agricoltura
 e dell’ artigianato, di abbassamento estenuante del tenor
di vita della popolazione: epoca nera nella storia economica
del Trentino.

Dopo il 1880 comincia a farsi sentire anche qui un
soffio di rinnovamento nei criteri del risparmio e del credito.
La cooperazione iniziata da Schultze Delitsch in Germania,
era introdotta in Italia con giovanile entusiasmo da Luigi
        <pb n="242" />
        260

Luzzatti e vi era adattata alle esigenze della popolazione
italiana. Questa idea di unire tante piccole forze per farne
una grande, di raccogliere î minuti risparmi di una determinata
 cerchia d’interessati per accordare dei prestiti agli
appartenenti di essa verso garanzia reciproca, significò nel
Trentino la liberazione dagli antichi e opprimenti sistemi
del credito, e si può ben dire che la rinascita dell’ economia
dopo il 1880 è dovuta in buona parte alla cooperazione e
alla mutualità.

Fra i primi che rivolsero l’attenzione a questo movimento
 è da ricordarsi il podestà di Trento, Paolo Oss-Mazzurana,
 il quale, assillato dai gravi problemi incombenti alla
sua città, e preoccupato di emanciparsi dalla tirannide di
[nnsbruck, riuscì nel 1886 a fondare la Banca cooperativa
sul modello delle Banche popolari italiane, con le norme
dell’allora vigente legge austriaca del 1873. Secondo il
programma dei promotori, la nuova banca mediante la sua
sede centrale e mediante le filiali che si vennero erigendo,
joveva servire ai crescenti bisogni del commercio, impiegando
 nella zona stessa i cavitali che vi venivano portati dal
risparmio-.

Accanto alla Banca cooperativa sorse pochi anni più
tardi, nel 1899, la Banca cattolica trentina, la quale aveva
anche il compito di aiutare e coordinare la rete sempre più
fitta di Casse rurali, che. veniva formandosi in paese.
È significativo della genuina italianità della nostra terra,
che mai non fu nemmeno ventilato un tentativo di fondare
una banca di tipo tedesco, o da parte di tedeschi o quanto
meno di aprire una filiale di banche tedesche.
Attraverso il tempo e l’esperienza la nuova organiz
zazione del credito era venuta perfezionandosi e si può con
sicurezza affermare che l’attrezzatura e la consistenza bancaria
 nel Trentino negli ultimi anni precedenti il conflitto
mondiale, presentava una situazione finanziaria solida e fiorente.
 che dava a sperare in un migliore avvenire. La guerra
        <pb n="243" />
        261

naturalmente interruppe questo sviluppo e rovinò in parte
il risultato di molti anni di lavoro e di risparmio.
L’incremento del risparmio, lento fino al 1890, aveva
assunto ' in seguito un ritmo sempre più accelerato. La cifra
complessiva dei depositi negli istituti di credito ammontava
nel 1913 ad oltre 217 milioni di corone. Se a questa cifra
si aggiungono oltre 11 milioni di corone di capitale sociale
 e di riserve degli istituti stessi, si aveva in quell’anno
un capitale disponibile di 229 milioni, così ripartito :

.stituti di credito

Cassa di risparmio di Trento
Cassa di risparmio di Rovereto
Banca cattolica trentina Trento
Banca cooperativa di Trento .
Banca mutua popolare di Rovereto
 a
Banca cooperativa di Riva.
Banca industriale di Trento .
Banca cooperativa popolare di
Arco e» ss}
Banca popolare di Trento . .
Casse rurali .

otale corone

depositi
arisparmioe in
conto corrente

51.325.980.40 !
32.340.244.42
42.939.771.76
11.606.751 — !

3.360.805.74
3.062.554.54
2.656.091.29
2,231.8202.41

1.753.952.99
36.471.805.42 ‘

217.749.759.97

capitale
sociale
e riserve

2.764.933.43
1.578.746.33
1.652.287 .84
2.084.261 .—

165.424.18 |
201.005,26 !
|.152.537.22
154.839.61

480.692.58
1.160.019.423

11.394.746.88

totale
capitale
disponibile

59.090.913.83
33.918.990.75
44.592.059.60
43.691.012, —

3.526.229.92
3.263.559.80
3.808.628.51
2.386.642.02

2.234.645.57
27 631.824,85

220_144.506.85

Dopo la guerra per gli istituti di credito della regione
s°è iniziato un laborioso periodo di assestamento : il complesso
problema della loro riorganizzazione si presentava urgente,
anzi per taluno d’essi significava ricostruzione dalle fondamenta,
 avendo la guerra devastate le sedi, dispersi gli impiegati,
 sperduta la clientela. Era indispensabile di allac-
        <pb n="244" />
        262

ciare nuovi rapporti di credito e di traffico coi mercati
limitrofi, e di riprendere l’attività profondamente paralizzata.
 A queste difficoltà tecniche altre si aggiungevano più
gravi ancora e di natura straordinaria, come il cambio della
valuta, la realizzazione dei titoli austriaci e ungheresi, e
prima di tutto le esigenze per la ricostruzione degli immobili
danneggiati dalla guerra. Su tutti questi assillanti problemi
gli istituti di credito hanno fatto sentire nell’interesse delle
popolazioni la loro voce, anche se non sempre con esito
felice. Di estrema importanza per essi si è presentato 1° obbligo
di assicurare ai depositanti il cambio delle corone al 60 °/o,
mentre le loro attività erano costituite per non piccola parte
da crediti verso debitori austro-ungheresi e da titoli della
tramontata monarchia, sulla cui valorizzazione regnava un’ assoluta
 incertezza e che in ogni modo nulla rendevano d’interessi.
 Dopo lunghe e laboriose trattative col Ministero
del Tesoro veniva emanato il R. decreto-legge 9 marzo 1920
u. 1883 col quale veniva accordata alle Casse di risparmio
 e agli altri istituti di credito a carattere cooperativo,
la garanzia dello Stato per il coprimento in lire al 60 °%%
dei loro depositi in corone, qualora ed in quanto tale
coprimento non potesse essere effettuato in causa dell’ inconvertibilità
 delle attività in titoli austro-ungheresi e di
crediti verso istituti e privati degli Stati successori della
monarchia. Era così garantita ai depositanti, in caso di liquidazione
 degli istituti di credito, la restituzione dei loro
depositi al ragguaglio di conversione del 60°. Però non
versando lo Stato la quota di sbilancio risultante, lasciava
scoperti gli istituti, i quali hanno dovuto pertanto fare assegnamento
 sulle sole loro forze. Ciò avveniva in un momento
particolarmente critico per il Trentino, molto danneggiato
dalla guerra anche nel suo patrimonio finanziario. Così
collo scemare dei depositi del risparmio privato venirono
scarseggiando i mezzi coi quali di solito gli istituti manovrano
 sul mercato.
        <pb n="245" />
        263

La situazione è continuata fino al 1926 con persistenti
difficoltà di formazione del risparmio. Il quale anche dopo
quell’anno, per effetto della crisi che si è fatta sentire in
particolar modo sui piccoli risparmiatori, contadini, artigiani,
 impiegati, non ha segnato nella provincia il ritmo
assunto nelle altre.
        <pb n="246" />
        depositi a risp.
1927
.928
1020

i #-Banca


del Trentino
e Alto Adige

114.128.758.64 !
119.086,216.50 |
122.199 57483 |

CAPITALI A DISPOSIZIONE DEGLI ISTITUTI
° Banca mutua | Credito
popolare roveretano
di Rovereto Rovereto

Cassa di risparmio | Banca industriale | Cassa risparmio
| di Trento di Trento di Rovereto

75.090.846.73
31.170.549.70
31.627.956.01

5.814.197.79
3.972 258.70
16.477.472.63

17.829.463.24
31 818.146.30
14.562,263.20

[1.348.335.65
11.784.122.81
12.290.518.45

1.903.222.31
1.316.831.08
1.345612577 |!

Banca cooperativa |
nopolare di Arco

Casse rurali
federate

2.784,776.49 151 109.783.—
2.961.293.35 158 318.661.81
3.132.190 51 | 159,212 491 44

totale

410.009.383.85
440 428.080.25
150.848.079.84

lepositi in cdnto
corrente

1927

{928

1020Q

22.608.833.53 |
39.297.431.28
14 04874988 |

23.323.831 .25
40.010.974.19
7 576 852.11

| 470.803. —

9.575.828.91
0.820.244 55
1.157.853.98

|

6.038.283.35
8.946.503.89
3.574.662 18

| 030.162.50
381.656. |

713.951.02
/63.260.61
350.,.201.40

23 977.529. —

32.709.060.06
98.868.577.02
11.089.973.,55

depositi in titoli

1927
1928

1020

:apitale sociale
e riserve

1927
‘928
1920

0.700.400. —
9.637.200. —
3 204.100.—

0.576.289.56

1 717.360.—
1207 ARAO 11

2.619 091.55
‘,748.960.05  '
1 748% 960.05

395.700.—
552.300. —

..765,291.19
5.522.879.94 *)
5 50.0184.27

948 931.90
683.657.834
"0 47920. |

146.400. —
377 .000.-2

 034.392,96
2.094.539.56
2 180) 04FR 24

507.396.71
3113.802.11
121 257 42

337.822 76 |
347,899,13 |!
250715 73 |

4.453,913.—
5.108.450.08
RR R72 205 8227

10.700.400. —
11.079.300. -—
[1 133.400.—

23.243.129.63
28.037.548.71
22 240 008.85

:otale capitale
disponibile

1927

928
1920

158.014.281.73 | 101.033.769.53
179.738.207.78 | 122 930.483,94
i
187.258 084.82 130 933.768.17

14.050.291.98
20.490.838.64
22 RR R5F.90

58.354.224.05 |
63.322.048 69
AA.340.596.38

19.421.011.96
21.271.566.26
21.403 126.87

2.410.619.02
2.860.795.69
2 748.526.20

3.836.550.27
1,072.453.09
4 342.107.64

‘59.541.225. —
163 727.111.89
| 64.786.297.26

316.661.972.54
378.413.505.98
801.421.364. 24

*) La Banca indutriale
 aseorbì nel
927 la Banca di
reuto.
        <pb n="247" />
        366

Le cifre riguardanti 1l triennio 1927-1929 rappresen.
terebbero in apparenza un forte aumento di capitale rispetto
 al 1913; ma se si considera che le corone nell’anteguerra
 erano alla pari coll’ oro, mentre il cambio
aureo della lira si presentava nel triennio col multiplo di
circa 3.65, si deve concludere che i 229 milioni di corone
 dell’anteguerra corrisponderebbero a 830 milioni di
lire attuali, segnando una diminuzione quindi dal 1913
di milioni 230-300. Ma ad onta dei mezzi limitati, gli
istituti di credito trentini non sono mancati di venir tempestivamente
 in aiuto dell’industria agricola per i nuovi
impianti, dell’industria edilizia per la soluzione del problema
 degli alloggi, specialmente in Trento, dell’industria
turistica per i larghi finanziamenti degli alberghi, ed im
zenere di tutte le sane e vitali iniziative locali.
Degno di rilievo il fatto che il 1° marzo 1927 la Banca
200perativa di ‘Trento e la Banca cattolica trentina si sono
fuse in un solo istituto « Banca del Trentino e dell’Alto Adive»,
 sotto gli auspici della Banca d’Italia e del Governo
nazionale, il quale con tale fusione intendeva dar vita ad
in organismo economicamente forte, al sicuro da ogni at-‘acco,
 in mano di cittadini trentini, in grado di arrecare un
"cale beneficio alla regione.
        <pb n="248" />
        36”

OPERAZIONI ATTIVE DEGLI ISTITUTI

FE . : |
PS: 2 ES Re
o Li] q ui
sis | gi &amp;lt;=, sd gh? gii
Las ao | 5» LE Sao
SE | AR OS | Ai $22 i ao
Ra a = ME El LE
# MR = pe E
ru ra rs €.

totale

mutui ipotecari

1927

1928
1929

39 460.954

47.708 409
49 867.588

47.480 |

(45.680 |

26 852.766
25.122.593
24.780.935

66.461.200
12.976.682
74.648 523

conti correnti
yarantiti

1927

1928

1920

22.532.609 |
26 873,664 |
32 3:8.996 |

81.914.687 |
31.108.291 |
86.576.270 |

24.647 967
20.417.382 |
DE 547.790 |

14.783.833
14.540.770 |
11.516.765

8.305.209
8 643,713
g 227 828

151.984.305
151 583.820
165,207 .659

portafoglio

1927

1928
1920

14.947.929 | 95 448 424 |
15 135.611 | 135 144.489 |
9.543.037 | 127.618 421 !

27 331.992 '
26.371.061 !
26 463.602 |

5.053.108 |
1,915.979 !
2.159 807

9.664.284
10.954.236
11.102 847

152.445.737
192 521.376
177.887.714

partecipazioni

1927

1928
| 920

2.892.000 |
5.249.334 |
‘0 579 668 |

1.072.465 |
1.113.483 |
|
‘1.124 792 !

633.600 |

83.900 |
so 900 |

40.000 }
1 540.000 |
4 740.0C0

759.139 ,
316 369
145.550 !

3.397.204
8.303.086
16 679.910

importo totale
delle operazioni
attive

1927
1928
19209

19 633.492
94.967.019
102.329.291

178.435.576 |
217.366.264 |
215.919.483

52.761.040
47.018.025
RO 203

46.729.709 !
46.119.342 |
44.197.507

18.728.633
19.914.319
20.476.226

376 288.450
425.384 969
434 423.800
        <pb n="249" />
        268

Banca d'’ Italia.

S’insediò nella Venezia Tridentina già il 5 novembre
1918, a Trento, quale succursale, e ancora nei primi giorni
cominciò a funzionare. Accanto alla succursale di Trento
furono attivate nel 1919 le agenzie di Rovereto e di Bolzano
 e in seguito nel 1920 quelle di Riva e di Bressanone.
Predominano com’è noto, nella sua attività i risconti
bancari; accanto ad essi e ad altre operazioni minori, come
le antecipazioni in conto corrente sopra titoli di Stato o
garantiti dallo Stato e simili, negli ultimi anni la banca è
venuta ad estendere il credito anche a qualche importante
ditta industriale o società commerciale. La Banca disimpegna
 a Trento, come in tutti gli altri capoluoghi di provincia
del Regno, il servizio di tesoreria. Le sue filiali funzionano
pure quali agenzie del credito fondiario della ex Banca
nazionale e dell’Istituto italiano di credito fondiario.
L’attività nella provincia (le cifre del 1927, riguardano,
fino al 1° dicembre, anche le operazioni per l’Alto Adige)
è rispecchiata nei seguenti prospetti:

MOVIMENTO GENERALE DELLE CASSE

'imanenza al 31 dicembre
 1926

64.638 742 97

rimanenza al 31 di.
cembre 1997

75 930.590,07

rimanenza al 31 di.
cembre 1928
83.392.945.65

antrata

2.349.702 968.98

i 422 (172 RAR 47

1.273.954.698.04

Il ;
uscita

{1927

Îl 2228 411.111.098

19282

Ì 14146115190.74

10214

1.266.174.782.62

rimanenza al 31 dicembre
 1927
75 920) 500.97

rimanenza al 31 di.
cembre 19282

82 2097 045 65

rimanenza al 31 di.
cembre 1929
91.i72.861.07
        <pb n="250" />
        ii i i o
GOA SA

- igor
re

HAL

EFFETTI, TITOLI E CEDOLE SCONTATI -
ANTICIPAZIONI CONSENTITE

- effetti, titoli scar+a
su piazza e fuori piazza | buoni
iii ini del tesoro
quantità | importo e cedole

totale senerale

anticipazioni
consentite

10907

21.630

13.002

240.949.657.35

26.245.144.45

1928
|.125.—

240.949,657.35

; 26.246.269.45

699,000.241.86

364.965.627.41

1 29

26.037

|76.343.779.90

|76.343.779.90

345,743.399.07

TITOLI DELLA BANCA EMESSI ED ESTINTI

3 messi

vaglia cambiari gratuiti assegni bancari liberi .| vaglia cambiari gratuiti
emessi dai corrispondenti
juantità | importo l quantità] importo quantità] importo

assegni bancari liberi
emessi dai corrispondenti
quantità] importo

nti

1927

36.620

224.128.532 30

46.079

|93,546.297.87 | 39.487

500.250 465.26

16.848

82.991 .383.49

1022

23 826

26.457

220) 294.243,50

254,3..6.281.16

233.064

29.947

109 002.508.85 | 25.420

1929
38,436.308.80 | 25.972

266 (0234. 541 24

220,743.363.43

10.842

10.214

52 760.659 97

43.,278.,765,29
        <pb n="251" />
        7)

PROSPETTO DELLE OPERAZIONI DEI BENEFIZI E DELLE PASSIVI TÀ

operazioni

sconti
e
antecipazioni

339,949,892.,21

491.211.896 .86

122 087.170,87

sconti interessi
 suile
intecipazioni

5,246.017.43 |

2. 493,795.72

3,581 .6231.45 1

benefir*

3Jliversì

435 224.96

2n0 504 50 i

167.774.02 |

tatale

1927
5 681.242.939 |

1928
2.753.300.22 |

1929
4.049.405.47 |

‘pese tasse
e perdite

550 520.49

516.856. 16 |

545.821.55 |

—-*tà

tatale

550.520.49

516.856. 16

545.821.55 |

utili
netti !)

5.130.721.90

3.236 .444.06

3.503.583.92

1) Gli utili netti devono essere diminuiti delle quote proporzionali di spese che la direzione gezerale
 sostiene per la produzione degli utili delle filiali.

Credito fondiario.

Il credito fondiario era esercitato prima della guerra
nella nostra provincia dall’Istituto ipotecario tirolese che
aveva la sede ad Innsbruck. Dopo la guerra, nel 1920, fu
fondato a Trento ed eretto in ente morale l’Istituto di
&amp;gt;redito fondiario della regione tridentina. L’attivazione era
stata determinata dall’Amministrazione provinciale allo scopo
di promuovere in paese lo sviluppo dell’agricoltura e dell’edilizia;
 essa ne aveva assunta anche la garanzia per tutti
gli impegni. Con la divisione della provincia della Venezia
Tridentina nelle due provincie di Trento e di Bolzano, le
jue Amministrazioni provinciali hanno confermato tale mallevadoria
 (R. decreto 10 maggio 1928 n. 1704).
L’attività dell’ Istituto, svolta con severità e senza mire
di espansione territoriale (le operazioni sono state sempre
limitate alle due provincie) è venuta estendendosi e intensificandosi
 celermente. Le cartelle fondiarie, emesse per la
concessione di mutui che sono rsarantiti da ipoteche su ter-
        <pb n="252" />
        271

reni e fabbricati di valore almeno doppio (legge 16 luglio 1905
N. 646) si sono affermate sempre meglio nella fiducia del
pubblico.
Il patrimonio dell’Istituto è costituito (fine 1929) da
10 milioni e da una riserva di oltre un milione, che va
aumentando di annuo in anno. Oltracciò, come si è detto, le
due Amministrazioni provinciali di Trento e di Bolzano
rispondono in solido per gli obblighi dell’Istituto. A far
parte di esso sono venute nel 1928 le Casse di risparmio
della regione (Trento, Rovereto, Bolzano, Merano, Brunico),
raddoppiandone il capitale di fondazione e divenendo agenzie
 o direzioni compartimentali.
Fino a tutto il 1929 il Credito fondiario tridentino
aveva in circolazione cartelle al 4, 4.5 e 5% per complessive
 34.236.000 lire. Da ultimo ha iniziato l’emissione di
cartelle al 6 °%.

i
e
Ss
Le]
©
e

1921
1922
923
‘924
1925
926
927
1928
929

cartelle
nl circolazione


4.002 060
6.156.000
.0.683.000
14.233.000
22.445.500
23.713.800
32.523.100
34.858.400
244 296 200

saranzie.

valore degli capitale
immobili | di fondazione
incolati ad I e riserve
ipoteche

13.267.000
18.065.000
30.649.000
10 971.000
71.209.000
12.427.000
121,:93.000
:36.499.000
1235 2942 CON

2.324.42
5 430.89
11.589 69
3.024.571,23
3 048.701.690
5.135.825.34
10.480.931 .49
11 015.023.91

atile
netto

2.214.27
2.962,12
3.859,20
12.083.99
25.972.37
214.657,12
371.372.80
913.421,35
1] 481 50

importi
passati in
aumento
ielle riserva

2.214,27
2.962,12
5.859.20
12,083.99
25.972,37
79.334,72
319.206.10
534.092.42
A67 731.50

Credito agrario.

Mentre nelle vecchie provincie una lunga tradizione
aveva famigliarizzato il ceto agricolo con le operazioni cambiarie
 e aveva facilitato l’introduzione delle nuove norme
sul eredito. agrario, nelle Venezia Tridentina era conosciuto
        <pb n="253" />
        272

soltanto nelle vecchie forme di credito in conto aperto ed
era sentita dal contadino una certa ripugnanza per la cambiale.
 Il credito agrario ha quindi potuto introdursi soltanto
con lentezza e a mezzo di una costante opera di persuasione.
Nel 1922 con convenzione 6 maggio veniva costituita
la Sezione di Credito agrario dell’Istituto federale di credito
 per il risorgimento delle Venezie in Venezia per l’esecuzione
 delle operazioni previste agli art. 5, 17 e 19 del
T. U. delle leggi e decreti sul credito agrario 26 giugno
1921 N. 1048. Il Comitato per la Venezia Tridentina era
stato costituito già nel febbraio 1922 presso la Cassa di
risparmio di Trento; rimase in carica fino all’ attivazione
in Trento della Sezione autonoma tridentina di detto Istituto
 federale (R. decreto-legge 29 luglio 1925 N. 1423).
Dall’inizio della sua attività, nel febbraio 1923, fino
all’ottobre 1925 furono ammesse dal Comitato per l’attuale
provincia di Trento domande per una somma di oltre 13
milioni. Dall’ottobre 1925 al novembre 1929 il Comitato
di credito agrario di detta Sezione autonoma ha ammesse domande
 per complessive lire 44.101.176.75. Di queste:

lire 31.154.000. — di operazioni di esercizio, per acquisto
scorte agrarie, anticipazioni su prodotti,
ecc. con durata fino a 1 anno;
2.159.816.75 di operazioni di esercizio, con durata
fino a 3 anni, per acquisto bestiame,
macchine e attrezzi agricoli e

lire

lire 10.787.360. —

di operazioni con durata fino a 5 anni,
per migliorie agrarie.

In tutto le domande sono state 1632. Le attuali direzioni
 compartimentali della Sezione di credito agrario dell’Istituto
 federale delle Casse di risparmio delle Venezie
in Venezia, che sono istituite presso le Casse di risparmio,
hanno iniziato la loro attività nel novembre 1929. Le ope-
        <pb n="254" />
        273

razioni si sono svolte già sul principio regolarmente e con
sodisfacente alacrità, in continuazione di quelle compiute
anteriormente.
Il credito agrarvio è stato riordinato da ultimo con R.
decreto-legge 29 luglio 1927 N. 1509, modificato con R.
decretu-legge 29 luglio 1928 N. 2085 e colle norme regolamentari
 del decreto ministeriale 23 gennaio 1928.

Nel triennio 1927-1929 il credito agrario è stato così
distribuito nella provincia:

1927: LL. 10.950.806.75
Valle d'Adige: da Avio e Borghetto ad
Aldeno e Besenello con
valle di Gresta
da Aldeno e Besenello
fino all’Avisio ee
dall’Avisio a Roverè della
Luna e Salorno compresa
Cembra . . . .
da Roverè della Luna e
Salorno al confine con la
provincia di Bolzano .
Valle della Sarca con Ledro e Condino .
Valli di Non e di Sole . . . .
Valsugana con Pergine e Lavarone . .
Fiemme. Fassa e Primiero .

1928: L. 17.656.775. —
Valle d’Adige: da Avio e Borghetto ad
Aldeno e Besenello con
valle di Gresta . . .
da "Aldeno e Besenello
fino all’Avisio . . . .
dall’Avisio a Roverè della
Luna e Salorno compresa
Cembra . . . aa
da Roverè della Luna e
Salorno al confine con la
provincia di Bolzano.
Valle della Sarca con Ledro e Condino .
Valli di Non e di Sole . . .
Valsugana con Pergine e Lavarone , .

973.490.—
5.539.050, —

1:756.490.—

1.011.300. —
1.134.200. —
220.466.753
278.100. —
37.500). —

1.528 725.

11.695.800. —

2 212.200,

122.300.—
802.500. —
287.500. —
407 750. —
        <pb n="255" />
        I

1928: L. 7.839.700.—
Valle d'Adige: da Avio e Borghetto ad
Aldeno e Besenello con
valle di Gresta . . .
da Aldeno e Besenello
fino all’Avisio . . . a
1all’Avisio a Roverè della
Luna e Salorno compresa
Gembra . . &amp;gt;
da Roverè della Luna e
Salorno al confine con la
provincia di Bolzano.
Valle della Sarca con Ledro e Condino
Valli di Non e di Sole . . . . +
Valsugana con Pergine e Lavarone . .
Fiemme, Fassa e Primiero . . .

929 (nuova gestione): L. 706.300.—
Valle d’Adige: da Aldeno e Besenello
fino all’Avisio . .
dall’Avisio a Roverè della
Luna e Salorno compresa
Cembra . . . . &amp;gt;
Valli di Non e di Sole . -

513.400 —
4.448 .6L0.—

879 800. —

488.002.—
|.292.000.—
36.200.—
143.560.—
18.200. —

603.300. —

102.000.—
1.000. —

Istituto Federale di Credito.

La Sezione autonoma tridentina dell’ Istituto Federale
di Credito per il risorgimento delle Venezie, era stata
-hiamata in vita nel 1925 con lo scopo «di provvedere
alla più rapida restaurazione economica della regione tridentina».
 Il capitale di fondazione della Sezione era costituito
 di 8 milioni, dei quali 4 dell’Istituto Federale di
Credito, e 4 sottoscritti dal Consorzio della Provincia e
dei comuni trentini, per il quale l’Istituto fungeva da
tesoriere. Il capitale veniva poi aumentato con la partecipazione
 delle Casse di risparmio di Verona (L. 500.000),
Venezia (L. 160.000), Trento (L. 300.000). delle Casse
di risparmio dell’Alto Adige, delle Casse rurali della regione.
 Al 31 dicembre 1928 gli enti partecipanti erano
134 (di questi oltre 100 Casse rurali) e il capitale di fondazione
 raggiungeva L. 12.370.000,
        <pb n="256" />
        275

Già dopo un anno di esercizio (al 31 dicembre 1926)
erano poste in essere operazioni di finanziamenti industriali
per 77 milioni, di finanziamenti agrari per 13 milioni, di
altri finanziamenti per 4 milioni. Quest’attività è stata intensificata
 nel 1927 per altri 10 milioni.
Ma già nel corso dell’anno 1928 la Sezione ha dovuto
rivedere il programma di azione creditizia fin allora seguito
è sospendere ogni intervento a favore di iniziative industriali
 : la opera è venuta così orientandosi prevalentemente
verso le operazioni di credito agrario, che al 31 dicembre
1928 importavano oltre 17 milioni.
Senonchè l’ampio sviluppo dato per l’addietro alle
sovvenzioni commerciali e industriali hanno condotto ben
presto l’ente ad una pesante situazione, per la quale è stata
in quest’ultimo tempo determinata la liquidazione della
Sezione.

Banca delle Venezie.

Sorte non migliore è toccata alla Banca delle Venezie
in Venezia, succeduta alla Società anonima cooperativa Banca
operaia delle Venezie. Ha operato nel ‘Trentino attraverso
le sue filiali, alle quali aveva affidato anche il compito di
fungere da esattorie dei comuni. Ma anch’essa non ha saputo
 resistere alle difficoltà dei tempi e da ultimo è scomparsa.
 Le Casse di risparmio di Trento e di Rovereto hanno
dovuto assumersi le situazioni delle filiali delle rispettive
giurisdizioni.

Elenco deeli istituti.

Gli istituti di credito che hanno svolto la loro attività
nella provincia di Trento nel triennio 1927-1929, sono stati :

Banca del Trentino e dell’Alto Adige, cous. econ. reg. a g. 1. Sede centrale
 e direzione: Trento. - Sedi: Bolzano, Merano, Rovereto e Riva sul Garda.
Filiali: Ala, Burgo, Bressanone, Brunico, Cavalese, Cembra, Cles, Condino’
        <pb n="257" />
        276

Cortina d'Ampezzo, Creto, Fondo, Levico, Malè, Mezzolombardo, Pergine, Pinzolo,
 Predazzo, Primiero, Strignuo, ‘Tione, Vipiteno. - Succnursali: Baselga di Pinè,
Bezzecca, Caldonazzo, Casteltesino, Cusiano, Egna, Vigo di Fassa, Lavarone,
Lavis, Ortisei, Pieve Tesino, Ponte Arche, Roncegno, S. Candido, Silandro,
Spiazzo Rendena, Vezzano.
Banca mutua popolare di Rovereto, cons. econ. reg. a g. 1. Sede sociale
e direzione centrale: Rovereto. - Filiali: Arco, Riva del Garda, Trento, -
Agenzie: Ala. Aldeno, Avio, Bezzecca, Creto, Gargnano, Gardone Riviera,
Madonna di Campiglio, Malcesine, Mori, Ponte delle Arche, Tiarno, ‘Torbole,
Villa Lagarina.
Banca industriale - Società anonima - Trento.
Cassa di risparmio di Trento in Trento, con filiale a Mezzolombardo.
Banca Calderari e Moggioli, Società a g. ]. in Trento.
[stituto di credito fondiario della Venezia Tridentina in Trento.
Banca cooperativa popolare, cons. econ. - Arco.
Cassa di risparmio di Rovereto con succursali a Riva, Tione e Cles.
Banca d’ Italia, succursale di Trento, con agenzie a Rovereto e Riva.
Banco di Napoli, succursale di Trento.
Banca commerciale italiana, succursale di Trento (ora soppressa) e
agenzia a Rovereto.
Credito italiano, succursale di Trento.
Banca commerciale triestina, filiale di Trento e agenzie a Mezzolomsardo,
 Cavalese e Cles (ora soppresse).
Banca nazionale del lavoro (già Istituto di credito per la cooperazione)
agenzia di Trento. -
Credito roveretano di Rovereto, con agenzia a Brentonico, ora fuso con
la Banca mutua popolare di Rovereto.
Unione bancaria nazionale, succursale di Riva con agenzie a Crelo,
Mori, Pieve di Ledro, Ponte delle Arche, Tiarno, Tione.
Banca delle Venezie \ora cessata) filiale di Trento, con agenzie a Rovecreto,
 Borgo, Mezzolombardo, Coredo, Cles. Denno, Fondo, Malè, Pinzolo, Storo,
l’'uenno.
207 Casse Rurali, che hanno il loro coordinamento e il loro controllo
nella Federazione dei consorzi cooperativi di Trento.
        <pb n="258" />
        pri

DANNI PI GUERRA
AL CREDITO E AL RISPARMIO

La guerra ha portato al Trentino l’incommensurabile
bottino della liberazione dallo straniero, bottino che supera
indubbiamente tutti i vantaggi d’ordine materiale che si
possano immaginare. Questa grande vittoria, questa conquista
del bene supremo della libertà, è costato immensi sacrifici.
di sangue e di beni.
Sacrifici di beni sono stati non soltanto quelli sofferti
dalla distruzione bellica, ma anche i gravissimi danni venuti
 alle nuove provincie dalle perdite sulla valuta e sui
titoli. Se la vita industriale e commerciale trentina ha passato
 nel dopoguerra e passa tuttora anni di stenti e di
difficoltà d’ogni genere, se l’agricoltura, specie in certe
plaghe, non ha potuto a meno di andare incontro a debiti
ed a ipoteche, lo si deve non soltanto allo sconvolgimento
causato dalla guerra al sistema economico del passato, ma
anche in misura rilevante all’esaurimento finanziario, derivato
 al paese dalla svalutazione di buona parte. della ricchezza
 in titoli e carte di valore. Accanto alla distruzione
e devastazione degli immobili, case, campi e boschi e a
quella altrettanto grave del mobilio, delle suppellettili,
degli utensili e simili, tanto dei privati che degli enti, il
cui ammontare, secondo l’indennizzo liquidato, 8° avvicina
al miliardo, va ricordata la iattura che ha colpito le nuove
provincie con la mancata o insufficente liquidazione dei
titoli e dei crediti, pubblici e privati, dell’ex monarchia
austro-ungarica. Si tratta, secondo gli esperti, di non meno
di 300 milioni di corone, impiegate in denaro e in titoli
e che al tempo dell’impiego avevano un valore non inferiore
 a quello della lira.
        <pb n="259" />
        278

Tanto i trattati di pace quanto le numerose conven
zioni posteriori, basate sugli stessi, hanno portato ben amare
delusioni nella liquidazione dei rapporti finanziari sorti
prima e durante la guerra. Ne sono venuti uno squilibrio
nella vita economica della regione, un impoverimento in
tutte le attività dei privati, delle imprese, degli enti, una
serie di difficili situazioni, che hanno ostacolata la ricostituzione
 e l’adattamento al nesso economico nazionale. La
triste eredità è stata trascinata in questi lunghi anni dopo
la guerra attraverso a speranze ed a sconforti, mentre sì
invocavano aiuti che forse non potevano essere dati, e ci
s’adagiava con sempre maggior malessere nella critica situazione
 odierna del mondo.
Il patrio Governo è venuto bensì a portare lenimento
a queste condizioni con provvide disposizioni (cambio della
moneta, convenzioni per qualche categoria di crediti, ecc.);
ma non essendosi potuto chiamare a contributo gli Stati
vinti, perchè ridotti alla povertà e all’esaurimento, la perdita
 è risultata ancora sempre molto grave.
La popolazione, proclive d’istinto al risparmio, aveva
sostituito cospicue e preziose riserve, frutto di lungo lavoro
 e anche di privazioni; con esse suppliva in qualche
modo al manchevole reddito del paese e ne traeva anzi
un certo benessere. Questa ricchezza, in buona parte, è
andata dispersa, distrutta. Erano vistosi capitali investiti nella
Banca austro-ungarica, nella Cassa di risparmio postale di
Vienna, nei debiti pubblici austriaci e ungheresi, nei titoli
emessi da enti e istituti privati austriaci e ungheresi, nei
crediti verso enti e verso privati. Non si considerano qui
le somme (circa 140 milioni) finite nella sottoscrizione del
prestito di guerra austriaco, per il quale le pressioni go”
vernative avevano raggiunto in moltissimi casi il carattere
di una vera e propria estorsione, e avevano costretti istituti,
 comuni, fondazioni, pupilli ed altri privati a investire
in esso i loro capitali.
        <pb n="260" />
        279

Cambio della moneta.

I] primo. scapito si è avuto col cambio della moneta,
disposto con ordinanza del Comando Supremo del R. Esercito
 del 31 marzo 1919: ha significato la perdita del 40 °/,
del denaro che trovavasi in possesso dei cittadini, enti ed
associazioni. Oltre a ciò è andata perduta buona parte delle
somme che popolazioni ed enti dopo lo scoppio della guerra
e dopo lo sgombero del paese, avevano dovuto depositare
presso istituti di credito d’oltre Brennero. D’un tratto,
inaspettatamente, alla metà di novembre del 1919 era stato
sospeso il cambio di questi importi, perchè si riteneva che
per l’art. 271 del trattato di pace i debitori austriaci avrebbero
 dovuto pagare i loro debiti in lire al ragguaglio di
56.8 °%,. Invece col R. decreto-legge 27 novembre 1919 che
fissava definitivamente il ragguaglio tra corona e lira, veniva
anche disposto che con decreto ministeriale sarebbero state
fissate le modalità per il cambio di somme in corone, che
per forza maggiore non avevano potuto essere tempestivamente
 cambiate. Ma il cambio di quei depositi, come il pagamento
 dei debiti austriaci, è rimasto un desiderio e il
decreto ministeriale per il cambio tardivo non è comparso più.
Per accennare solo ai depositi in corone (depositi di
enti e privati) che i nostri maggiori istituti di credito avevano
 presso banche d’oltre Brennero e che in parte avevano
 ritirato nel 1919, si rammenta che la Cassa di risparmio
 di Trento attende ancora il cambio di 841.666,
quella di Rovereto di 277.977, la Banca del Trentino e
dell’Alto Adige di 1.626.070 corone.
Nella liquidazione della Banca austro-ungarica è compresa
 anche la svalutazione delle lettere di pegno, emesse
dalla stessa: un titolo solido, garantito dai crediti ipotecari
che la Banca vantava in tutti i paesi della monarchia. Le
lettere sono state disdettate e rimborsate col prezzo irrisorio
di uno scellino (lire 2.50) per ogni 10.000 corone.
        <pb n="261" />
        280

Depositi nella Cassa postale di risparmio di Vienna.

Un’importante istituto, dove anche i trentini, piccoli
risparmiatori e commercianti, tenevano ingenti importi in
deposito a risparmio e in conto corrente, era la Cassa di
risparmio postale di Vienna. Le attività di questa sono
state ripartite fra gli Stati successori della vecchia monarchia,
avendo l’Austria dichiarato di non poter pagare i creditori
col ragguaglio di cambio stabilito dagli articoli 248 e 271
del trattato di pace di S. Germano. Per essi è stato provveduto
 a mezzo dei R. decreti-legge 9 novembre 1921 n. 1871
e 22 luglio 1923 n. 1817, autorizzando l’Amministrazione
postale italiana a ritirare i libretti di deposito e a disporre
per la loro liquidazione, la quale è stata effettuata in questi
ultimi anni (anzi non è ancora finita), con una conversione
 al 60% in depositi in lire presso la Cassa postale
italiana.

Non è stato invece ancora provveduto alla conversione
degli investimenti nei libretti di rendita di detta cassa;
così pure mancano di una sistemazione le pretese derivanti
da mandati di pagamento non effettuati ai destinatari, da
assegni gravanti le spedizioni, non pagati al mittente; e in
genere da spedizioni di denaro andate smarrite nei giorni
dell’armistizio.

Titoli di Stato austriaci.

1 titoli di Stato prebellici dell’ Austria, quelli esistenti
 nel territorio delle nuove provincie e posseduti da
cittadini italiani qui residenti, avrebbero - dovuto, in base
all’art. 203 del trattato di pace di S. Germano, essere convertiti
 in titoli italiani al tasso del primo cambio (40 °/).
[n effetto sono stati convertiti in consolidato italiano in
ragione di 230 lire per 100 fiorini e di 40 lire per 100
corone. La perdita si aggira quindi intorno al 20° nella
conversione della rendita in oro e del 60°, nella conver-
        <pb n="262" />
        25.

sione della rendita in corone; e ciò su di un importo di
quasi 100 milioni di corone. Sono stati però omessi dalla
conversione i titoli spettanti a cittadini italiani e depositati
ancora in Austria. Essi erano stati raccolti dalla R. Legazione
 italiana di Vienna e in parte trasmessi al Ministero
del tesoro per la conversione, che in seguito è stata anche
effettuata. Ma buona parte di tali titoli, che non avevano
potuto essere trasmessi prontamente, ma solo più tardi,
attendono ancora la loro conversione: sono per la maggior
parte titoli di proprietà di pupilli, il cui deposito era
avvenuto durante la guerra per ordine dell’Autorità.
Del debito prebellico austriaco fanno parte anche i
buoni del tesoro, ammortizzabili al 4'/s °/,, emessi in corone,
marchi, franchi, fiorini olandesi: erano stati depositati nel
1922 nella Banca d’Italia. E° mancata anche di essi la conversione,
 che avrebbe dovuto avvenire nella moneta d’emis.
sione a scelta del proprietario.
In fine anche le cedole della rendita prebellica austriaca,
scadute dopo il novembre 1918 attendono invano il pagamento,
 non avendo lo Stato italiano assunto a tal proposito
 alcun impegno.

Titoli garantiti.

Grave è stata pure la perdita nei titoli emessi dallo
Stato e da enti pubblici (provincie e ferrovie) con garanzia
dello Stato (prestiti garantiti): trattasi di oltre 30 milioni
di corone, posseduti da trentini. Anch’essi dovevano essere
assunti dagli Stati successori in proporzione della garanzia
detenuta (linee ferroviarie ecc.). Ve ne sono di tre categorie:
I primi comprendono il prestito tirolese, le obbligazioni
 ipotecarie dell’Istituto tirolese, le obbligazioni delle
ferrovie locali della Valsugana e della Trento-Malè. Questi
prestiti sono stati valorizzati in ragione del 30 (le lettere
di pegno del 60 °%) sia dalla Provincia, sia dalle Società
ferroviarie col concorso del Governo nazionale.
        <pb n="263" />
        82

La seconda categoria abbraccia le obbligazioni garantite
su ferrovie o su altri beni ora appartenenti alla Cecoslovacchia
 e alla Polonia. Questi Stati hanno concessa una
valorizzazione del 100° in corone cecoslovacche (pari a
lire 54.—) o del 15% in zloty (pari a lire 30.—): anche
qui la perdita può calcolarsi di circa il 50%, e 75,.
La terza comprende tutte le altre obbligazioni di priorità
 di reti ferroviarie appartenenti oggi all’Austria, all’ Unsheria,
 alla Jugoslavia, alla Romania, che possono essere
considerate perdute per il 90% del loro valore.

Titoli bancari.

Tutta la massa di titoli emessi in corone da enti e
da istituti privati della cessata monarchia può anche dirsi
completamente svalutata. Forse per qualche rara categoria
sì potrà sperare una minuscola valorizzazione, corrispondente
 all’interesse di uno o due anni al massimo. I titoli
bancari che si trovano in possesso dei trentini sommano a
oltre 13 milioni di corone. Delle emissioni le preferite
erano quelle della Bodenkreditanstalt, della Budapester
Kommerzialbank, della Ungarische Hypothekenbank, della
Erste Ungarische Sparkasse, della Ungarische Agrar- und
Rentenbank, della Wiener - Verkehrsanleihe, della Nieder-&amp;amp;sterreichische
 Hypothekenanstalt.

Titoli di Stato ungheresi.

Particolarmente grave può considerarsi la perdita venuta
 al Trentino dalla mancata conversione della rendita
ungherese. La ripercussione si è fatta sentire in centinaia
di famiglie trentine: trattasi di non meno di 111 milioni
di corone, di cui 70 in titoli di Stato, 25 in buoni del
Tesoro e 16 in titoli privati (prestiti provinciali e comunali
garantiti, cartelle fondiarie, titoli garantiti su ferrovie, su
miniere e su altri beni).
        <pb n="264" />
        283

La popolazione trentina, tin po’ per simpatia politica
un po’ per maggior fiducia nella solidità economica dell’Ungheria,
 aveva sempre preferito a quella austriaca la rendita
ungherese, specie quella dello sgravio fondiario i cui titoli
erano qui molto diffusi ed assorbivano una parte cospicua
del risparmio. Siccome l’Italia non può essere considerata
Stato successore o cessionario dell’Ungheria, non è tenuta
a convertire le rendite ungheresi, come ha fatto per quelle
austriache, e così il Trentino aspetta ancora il pagamento
dei titoli dalla sistemazione internazionale. Soltanto per le
poche rendite oro (circa 4 milioni di fiorini) è stata raggiunta
 una qualche rivalutazione; tutte le altre possono considerarsi
 perdute per circa il 90°, del valore. Sono bensì
in corso trattative per la sistemazione, ma l’andamento fa
prevedere una valutazione meschina.

Crediti privati.

Vengono infine i crediti di ogni specie, non rappre
sentati da titoli, verso enti e privati austriaci: sono delle
più svariate specie’ e sommano a cifre enormi. Per essi è
stato convenuto (accordo di Roma 6 aprile 1922) con
l’Austria che le somme dovute dai debitori delle nuove
provincie d’Italia siano impiegate per. il sodisfacimento dei
creditori di dette provincie, e così per i debitori e creditori
 austriaci; le operazioni di verifica e di compensazione
sono compiute da appositi uffici di Trieste e di Vienna.
Per la Venezia Tridentina questo provvedimento significa
una sperequazione profonda fra i crediti e i debiti. L’ufficio
 di verifica e di compensazione di Trieste, che attende
ancora oggi alla verifica di questi rapporti di dare e di
avere, ha constatato oltre 150 milioni di crediti, ai quali
non può fino ad ora essere contrapposta che la meschina
Somma di 6-7 milioni. Si deve attendere l’ultimazione della
verifica, ma si può prevedere che anche questa liquidazione
        <pb n="265" />
        231

segnerà una perdita di almeno 1’ 80 - 90% dei crediti
trentini.

In questi rapporti rientrano anche i contratti di assi»
curazione sulla vita, stipulati in corone o in marchi. Anche
in questo riguardo gli assicurati trentini hanno subìto un
danno grave quanto ingiustificato: le società che non hanno
continuato nel Regno l’esercizio delle assicurazioni, hanno
potuto liquidare le polizze con cifre irrisorie. Le altre hanno
continuato le polizze, riducendo la cifra d’ assicurazione
al 60.

Questo è il risultato della liquidazione deî rapporti
finanziari con la defunta monarchia per quanto toccano
gl’interessi di questa provincia. A queste perdite non fanno
riscontro sensibili e facili guadagni del tempo di guerra: ad
eccezione di qualche raro caso, tutta la gente d’affari era
stata allontanata dal paese, sequestrata nell’ esercito austriaco
o nei campi d’internamento. È la iattura, che ha reso difficile
 la rinascita del paese dopo la guerra, graverà ancora
a lungo sulla sua vita economica.
        <pb n="266" />
        35

FALLIMENTI

I fallimenti dichiarati nel triennio si suddividono per
mese e per circoscrizione giudiziaria :

mese

F gennaio |
febbraio

1927 1928 1998
Tribunale |} | ‘Tribunale | Tribunale ;
- “totale, “i totale, "total
Trento} Rove. | ° Trento! Rove lrrento] Rove. tota.
reto | reto reto

è

Pad

a
+

2

9

3

marzo
aprile
Maggio

giugno
luglio
agosto
settembre
ottobre

novembre
dicembre

R

5
10
11
11
9
| 12

o

Ù

37 | 25 | co | 27 | 27 | sa | as | aa | 89

Il movimento dei dissesti, che dal 1927 al 1928 aveva
segnato una qualche ‘tendenza ad attenuarsi, si è ripreso
quasi violentemente nel 1929, iniziando quella fase ascendente
 che s°è fatta in seguito ancor più cruda: gli è che il
1929 segna appunto il principio di quella forte flessione
economica ch’è tuttora in atto e che ha fra le sue tipiche
e più espressive manifestazioni un infausto moltiplicarsi dei
casi di fallimento.
        <pb n="267" />
        "A

Secondo le diverse attività economiche i fallimenti possono
 ripartirsi:

1927 1928 1929
nell’industria 15 11 13
nel commercio 41 33 72
nelle altre attività 4 10 4

Nel campo commerciale sono stati colpiti in prevalenza
gli esercizi di vendita di generi alimentari, gli esercizi pubblici,
 le aziende di vendita del legname. In quello industriale
le aziende molitorie, l’industria del legno e quella edilizia;
qui i dissesti riguardano in preponderanza cooperative di
produzione e di lavoro, che nelle contingenze eccezionali
dell’immediato dopoguerra aveva potuto trovare un’ effimera
floridezza di vita per l’opera di rifabbrica delle zone devastate
 dalla guerra.
“La distribuzione territoriale delle aziende dichiarate in
dissesto si presenta:

1927

Trento 15
Rovereto 6
Riva 6
altri comuni 33

1928

1929
27
16
5 11
Dre 35

PROTESTI CAMBIARI

L’indagine è limitata al biennio 1928-1929, non essendo
stato possibile rilevare i dati del 1927. Il numero dei protesti
 cambiari elevati negli anni 1928 e 1929 risulta rispettivamente
 di 5.461 per un importo complessivo di L. 9.067.350
e di 3.659 per L. 6.059.038. Le cifre appaiono alquanto
forti raffrontate alla scarsa attività industriale e commerciale
della provincia.
Non è dato distinguere la natura degli effetti insoluti
qualche volta nemmeno la loro legittimità, |
        <pb n="268" />
        287

numero | importo numero | importo |" importo
proteeti | lire ! pron | lire protesti lire
anno 1928
482.122 219°
542.660 : 220
430.511 | 241
567.331 |
643.469 !
445.790
458.021
345.990 | 158
557.356 | 129
528.090 i 156
397.028 | 161
675.447 | 132

mese

gennaio . ,
febbraio

759.728
786.310
713.371
846.382
947.678
635.087
660.774
608 488
739.455
787.391
682.948

Marzo ;
aprile . .

maggio . ia

giugno .
luglio.
agosto . .
settembre . . .
ottobre . .
novembre e
dicembre . ..

899,738

totale

327 |

6.073.815 | 2184 |
anno 2020
337.442 | 139°
477.517 | 117
250.321 | 114
263.877 ' 128
1 123

2093.535 | 5461

Gg ()67.350

gennaio . . .
febbraio .

200
154

131.721 | 339
ao 271
154.316 | 277
154.305 | 321
115.598
245.938
131.521 | £06
239.724 | 280
212.947 | 291
261.530 | 340

469.163
688.827
404.637
418.182
334.964
474.607
379.027
1.036.758
467.629
530.087
463.397
391.760

marzo.
aprile. . . .
maggio .

163

193

192 i

219.366
228.669 | 109 :
247.506 | 117
797.034 | 102

giugno .
luglio . . . .
agosto . . -
settembre . . .
ottobre . . .
novembre . . .
dicembre . .

179

189

178

178

254.682 | 113
268.557 | 142
288.839 | 117
240.888 | 135

198

185
194

174.558 | 302

150.872

320

totale

2203

3.874.698 | 1456 | 2.184.340 | 3659

6.059.038
        <pb n="269" />
        TRIBUTI

TRIBUTI STATALI

Il sistema fiscale italiano è stato applicato nel Tren.
tino e in genere nelle nuove provincie nell’anno 1924 e
nella sua interezza nel 1927.
Nel periodo dal 1919 al 1924 fu lasciata in vita l’or"
ganizzazione fiscale del regime austriaco con i suoi istituti,
le sue leggi, le sue procedure, e si preparò intanto gradualmente
 il passaggio al sistema nazionale. Si continuò
così l’applicazione delle seguenti imposte: imposta sul
reddito personale, sulle rendite, sugli stipendi, generale
sull’industria, speciale sull’industria delle aziende obbligate
 a pubblica resa di conto, sui terreni, sulle case, sui
profitti di guerra, sul traffico d’effetti; le imposte di fabbricazione
 e di consumo e cioè la tassa sugli spiriti, sul
vino, sulla birra, le tasse sugli affari, le tasse di bollo,
sulle successioni, sulle donazioni, sui trasferimenti, l’equivalente
 d’imposta, e infine le imposte doganali, il monopolio
del tabacco e delle polveri piriche.
Per l’applicazione delle imposte reali (sui terreni e
sulle case) il Trentino fu diviso in tre zone: la nera, la
grigia, la bianca. La prima, la parte distrutta dalla guerra,
godette per tutti i 5 anni l’esonero; la seconda, danneggiata
 dalla guerra, ebbe pure l’esonero, ma limitato ai
soli enti danneggiati, inoltre il privilegio di pagamenti ra-
        <pb n="270" />
        205

teati in parecchie annualità; la terza infine, immune da
danno bellico, ebbe l’ordinario trattamento fiscale a sensi
di legge.
L’applicazione così riguardosa di questa non complessa
rete d’imposte significò un onere molto mite per l’economia
 trentina, che faticosamente andava ripigliando vita.
Ed intanto l’amministrazione statale della finanza provve.
deva all’organizzazione dei nuovi uffici e degli impianti
tecnici per il sistema fiscale italiano. Questo ammodernito
Per le leggi De Stefani del 1923, l’ introduzione s°iniziò con
la legge sul bollo e continuò col 1 gennaio 1924, con l’applicazione
 della maggior parte delle altre, fino alla tassa di
manomorta, che entrò in vigore il 1 gennaio 1927.
Naturalmente per qualche tributo l’abito mentale del
vecchio contribuente trentino è rimasto anche nel triennio
1927-1929 quello del passato, e ancora risentirà per qual.
che anno della innovazione del sistema.

IMPOSTE DIRETTE

Imposta sui terreni.

(Legge 1 marzo 1886 n. 3682)

Allo scopo di stabilire i nuovi estimi e portarli a
rappresentare effettivamente la parte domenicale del reddito
medio continuativo ritraibile dai terreni, venne ordinata
col R. decreto 7 gennaio 1923 n. 17 la revisione generale
degli estimi e così furono "sottoposte a revisione anche le
tariffe di estimo della regione tridentina in vigore fino dal
1883. Il nuovo estimo fu determinato dall’amministrazione
finanziaria scostandosi in vari punti dalle proposte che
erano state formulate all’uopo dal Consiglio agrario provinciale.
 Nella fissazione delle nuove tariffe per le qualità e
Per le classiudelle singole particelle fondiarie non si riuscì
ad evitare qualche sperequazione nella rendita imponibile
        <pb n="271" />
        290

di alcune colture, anzitutto di quella dei boschi, che fu
basata evidentemente a contingenze particolarmente favore.
voli (alto prezzo del legname, largo sfruttamento del bosco).
La diminuzione delle entrate rispetto al 1927 può
attribuirsi in buona parte alla riduzione del 25% dell’aliquota
 relativa (dal 10° al 7.50°) dal luglio 1927 per
effetto del R. decreto 12 agosto 1927 n. 1463. Per i danni
dei vigneti colpiti da infezione fillosserica sono state concesse
 attenuazioni dell’imposta per un importo complessivo
di L. 14.000 nel 1928 e di L. 8.000 nel 19290.

Imposta sui fabbricati.
‘Legge 26 gennaio 1865 n, 2136)

Nella valutazione del provento di questo tributo conviene
 tener conto del fatto che il beneficio dell’esenzione
venticinquennale, che compete alle nuove case d’abitazione,
è stato accordato anche agli immobili danneggiati dalla
yuerra e ricostruiti o riparati con l’aiuto dell’indennizzo
dello Stato.

Anche qui la flessione dei proventi tributari è dipendente
 in parte dalla attenuazione dell’aliquota, dal 10°
al 7.50 °/,, concessa col decreto citato, già nel secondo semestre
 del 1927.

Imposta di ricchezza mobile.
(T. U. 24 agosto 1877 n. 4021)

Il gettito dell’imposta di ricchezza mobile, ad eccezione
 di quella sui redditi agrari, ha mantenuto durante
tutto il triennio un andamento presso che costante, ad
onta che. le prime manifestazioni della crisi generale premessero
 già, e notevolmente, sull’entità dei profitti, e malgrado
 le varie agevolazioni fiscali. Di queste si notano:
1 R. decreto 12 agosto 1927 n. 1463 che ha fissata col
        <pb n="272" />
        201

secondo semestre 1927 la riduzione dal 22° al 20° dell’aligquota
 di Cat. A e col gennaio 1928 dall’11° al 9%
per la Cat. C°; col gennaio 1929 la riduzione dal 16 °
al 14% e dal 14° al 12° dell’aliquota per la Cat. B
e Cat. C!, e dal 9% all’8°%% per la Cat. D; la legge 14
giugno 1928 n. 1312 che ha determinato esenzioni varie,
dal 1 luglio 1928, a favore delle famiglie numerose. A tutto
ciò, come si è detto, non è seguito un minor gettito
dell’onere tributario: anzi, ove si ponga mente a specifiche
circostanze locali e generali (la cessazione di molta parte
dell’attività edilizia per l’ultimazione delle opere di ricostruzione
 nelle zone devastate dalla guerra, la scomparsa
di grosse aziende industriali travolte nel dissesto, il processo
di rivalutazione della lira) il gettito del iributo mobiliare
segna comparativamente un aumento continuo; il quale
probabilmente non è da prendersi come indizio di sviluppo
economico del paese e di aumentata capacità contributiva
dei cittadini, ma dovrebbe rappresentare invece l’effetto di
un più esatto accertamento dei redditi da parte degli uffici
finanziari e di una più severa repressione delle evasioni
d’imposta (90 milioni accertati nel 1927, 94 nel 1928,
102 nel 1929; nell’esercizio 1929-1930 poi i redditi accertati
sono saliti a 130 milioni). Il procedimento è stato agevolato
più che altrove in questa provincia dal largo uso che si fa
qui della forma consorziale nelle imprese, le quali sono
tassate su presentazione del bilancio; vi ha contribuito
anche il sistema delle ventilazioni ereditarie ancora in uso
nel triennio, che. rende difficile la occultazione delle attività
 del de cuius.

Imposta sui redditi agrari.
(R. decreto 11 gennaio 1923 n. 16)

Per l’applicazione dell’imposta sui redditi ‘agrari le
tabelle di valutazione furono fissate dall’amministrazione
delle imposte dopo aver sentito anche il giudizio del Con-
        <pb n="273" />
        292

siglio agrario provinciale. La configurazione montuosa del
suolo, lo sminuzzamento della proprietà fondiaria, l’entità
minima delle industrie agrarie, non danno facile adito alla
formazione di reddito agrario imponibile (minimo imponibile
 L. 534); ciò nulla meno gli accertamenti eseguiti
hanno raggiunto una cifra, in relazione alle accennate
circostanze, abbastanza cospicua.
"Il minor gettito dell’imposta sui redditi agrari negli
esercizi 1928 e 1929 è dipendente dall’abbuono generale
à forfait del 50° accordato col luglio 1927 sull’imposta
che grava i redditi delle affittanze agrarie, e portata quindi
al 5° sul reddito del proprietario e al 2.50 °/ su quello
del colono (R. decreto 12 agosto 1927 n. 1463).

Imposta complementare progressiva sul reddito.
IR. decreto 30 dicembre 1922 n. 3062}

È stata introdotta col 1 gennaio 1925: presenta varie
affinità coll’imposta rendita personale del regime austriaco.
A decorrere dal 1 gennaio 1928 è stata applicata l’aliquota
ridotta da 1.35% a 0.50°% sui redditi di categoria D
(R. decreto-legge 12 agosto 1927 n. 1463); ad onta di
ciò il provento si è mantenuto presso che costante nel 1928,
ed ha progredito anzi nel 1929 per il più esatto accertamento
 degli imponibili.

imposta sui celibi.

‘R. decreto-legge 19 dicembre 1926 n. 2132)

Nel 1929 segna un incremento per effetto dell’applicazione
 del R. decrete-legge 24 settembre 1928 n. 2296 che
dal 1 gennaio 1929 ha raddoppiata la misura dell’ imposta.
        <pb n="274" />
        202

IMPOSTE DIRETTE *)

f . .
i articoli
anno ji ruolo

1927
terreni | 1928
1920

162.655
163.567
162 425

1927
fabbricati ® | 1929
1920

23.901
24.588
DE 10

. 1927
ricchezza 1928
mobile
1920

ricchezza mo- | 1927
bile mercedi + 1928
operai 1929

88
55
Rn2

1 {1927

17.207

redditi agrari

) 1928

19.158

{ 1929

19.603

1 1927
somplemenlare
 | 1928
1020

2,761
3.495
4 NQ

1927
celibi | 1928
1920

14.297
14.100
15772

redditi accertati

10.275.566
10.268.769
10.243 196

16.248.165
15.189.239
15.967.441

90.103.472
94.941.244
101.927.933

1.992.483
590 501
39.022

proprietari 9.450.396
coloni 1.696.606
proprietari 12.246.647
coloni 1.730.544
proprietari 12.417.068
roloni 1.737.814

36.456.715
11.951.337
48 920 F11

24.727.282
24.479.862
26 626.242

aliquota!

10°)
1.50
7 50

10°) |
7.50
7 50

10 ‘)
5*)
5
2.50
5
2 50

imposta

1.027.556
770.157
768 240

1.624.816
1.139.192
1.197.557

13.326.964
13.380.096
13.251.624

415.848 %)
292.682 °)
323,089 *)

945.039
84.830
312.332
43.264
620.853
423.445

510.058
308.149
7015 960

555.156 *)
587.405 5)
| 270.949 5

1) Le cifre indicate riguardano esclusivamente le imposte erariali al netto
degli aggi. Non vi sono comprese le rascossioni suppletorie, le quali ad un
dipresso sì uguagliano agli sgravi. dei quali pure non è stato tenuto conto nei
prospetti.

') Dal luglio 1927, 7.50 9%- |
°) Vi sono comprese le somme riscosse dagli Uffici del registro negli anni
1927. 1928 è 1929: L. 336.149,70, L. 269.062.70, L. 297.528.40.
*‘) Dal luglio 1927, 5% e 2.50 %.
:) Vi sono comprese le somme riscosse dagli Uffici del registro nei 3
anni considerati: L. 32.591,75. L. 53.630.85, L. 99.923,15.
        <pb n="275" />
        anno

contribuenti

srivati

imposta

CLASSIFICAZIONE DEI REDDITI DI RICCH EZZA MOBILE È GETTITO DELL'IMPOSTA
i _ “ategoria A categ: "la B categoria C 1 I categoria C 2 | totali i gategoria D
articoli | ammontare | articoli | , articoli | xedditi | articoli
di dei di redditi di | redditi di di redditi
ruolo | redditi | ruolo ruolo categoria C ruolo O

articoli
di redditi
ruolo '

[2,757

42.737.941
6.677.790

3762

2.261 $23
197 628

8912

32.660.432
5.225.669

38

3.164.723
143.061

324 a

4.642.952
10,728

7.807.655 |

13

7931
714

927

enti collettivi . .

imposta

privati . ss ai a
imposta

1881

13.629

47.365.531 | 754
6.649 174

16.161.962
7.063.380

1327

10.942.059
&amp;gt; 407 932

2.771.014
254 2023

729

3313

10.974.240
1.755.878

34.773.741
1.568.798

91

3.396.607
475 525

581

510 |

3.780.603
1.075.866

5.213.975
469.258

9.780.603 | 613

8 610.582

12

15.668.629
1.410.177

1625
296

2

enti collettivi . .
innesta

privati .
iMpDOsta

1928

13 621

18.779 282
RA16.716

18.157.257
6.A91.162

QAO

5221

9.473.697
1.994 739

3.575.830
7215 166

7150)

8564

1.849 630
1.895.941

34.870.667
1.881.892

1Af

1.011 249
181 250

‘20

74

1.629.128
1.046.622

5.679.313
211 122

11.629.128 | 573

3.690.562

R

15.326.827
1.879 414

10.198
L.616

029

enti collettivi. . .
imposta

IQN |

53.770.676
AR 660 461

24

11.621.003
2 324 201

A7Ì

‘4.003.216
L980.450

"N4

12.409.288
1116.8236

12.409.288

2A

15.737.169
1.228 974
        <pb n="276" />
        ir

RIASSUNTO DELLE IMPOSTE ERARIALI

imposte

terreni # ;
fabbricati . . . .
ricchezza mobile è

sulle mercedi operaie

‘omplementare progressiva sulreddito
:elibìi .

gui redditi agrari

totale

1927

1.027.556
1.624.816 |
3.326.964 !
415.848
1.029.869
610 058
555.156
18.590.267 1!

19028

770.157
1.139.192
13 380.096
292.682
655.596
608.149
587.405

17.433.277

1926

768.240
1.197.557
13.251.624 *)
323.089
664.298
705.960
1.270.949
18.181.717

Nell’esercizio 1929-30 il gettito di quest’imposta è salito a L. 18.130.574.
        <pb n="277" />
        IMPOSTE INDIRETTE

Imposte di fabbricazione e di consumo

Imposte di fabbricazione. — Il soggetto di quest’imposta
 è costituito dalle aziende idro-elettriche (379), inoltre
da 2 officine del gas e da più di 300 fabbriche piccole e
grandi (alcool, gasose, birra ecc.); in maggior misura da
5 magazzini fiduciari per il deposito di zuccheri.
Il regime fiscale per l’energia elettrica e per il gas-luce
è rimasto invariato nel triennio 1927-1929 (lire 0.03 per
ettowattora secondo il R. decreto-legge 17 settembre 1925
n. 1552, salvo quanto è stabilito per la tassazione dell’energia
fornita a cottimo, e lire 0.025 per m° di gas, secondo il
R. decreto 8 luglio 1924 n. 8); così anche il regime fiscale
 della birra, nella misura di lire 4 per ettolitro (legge
31 gennaio 1926 n. 100) e delle acque gasose con l’imposta
 di lire 15 per ettolitro. Questa, che s’era addimostrata
 un peso soverchio d’un’industria tanto modesta, è
stata abolita con la fine del 1929 (R. decreto-legge 28 luglio
 1929 n. 1363). Inasprito invece è stato il trattamento
fiscale degli spiriti, da lire 1500 a lire 1800 per ettanidro
 (R. decreto 24 settembre 1828 n. 2113); l’aumento
 è stato esteso anche alle bevande e alle profumerie
alcooliche che alla data di entrata in vigore del decreto
avevano già assolta l’imposta nella vecchia misura di lire
1500. Ciò nullameno il gettito dell’imposta non presenta
un cospicuo aumento nel 1929. La produzione degli alcools
ha avuta una contrazione sia in conseguenza delle leggi
restrittive in materia di vendita di bevande alcooliche per
riguardi di pubblica igiene, sia per l’ importazione di esse
dalle provincie del Veneto e della Lombardia.
L’imposta sugli zuccheri ha dato più di tutte le altre
imposte di produzione prese insieme e si riferisce a quella
parte di prodotto (circa 18.000 quintali) che viene estratta
        <pb n="278" />
        298

dai magazzini fiduciari esistenti nel Trentino (2 a Trento,
2 a Rovereto, 1 a Pergine); la parte che passa direttamente
al consumo (circa 32 mila quintali con una tassa di circa
13 milioni) giunge in provincia già colpita d’imposta nel luogo
di produzione. Il regime fiscale non ha subito variazioni
nel triennio (lire 400 per quintale di zucchero di prima
classe - R. decreto-legge 14 settembre 1924 n. 1372).
Il consumo complessivo di zucchero nella provincia è
stato nell’ esercizio 1928-1929 di 50.200 quintali, con un
consumo medio annuo per abitante di 11,4 kg., superiore
quindi alla media generale del Regno che è di 8.2 kg.
Le principali imposte di fabbricazione hanno dato nell’esercizio
 1928-1929:

energia elettrica (circa 86 milioni di ettowattora
soggetti a tassa) ; © . . x . lire 2.477.000
xas luce (1'/, milione di m° soggetti a tassa) . 37.000
spiriti (110.000 litri) . : » - 2.601.000
birra (9.000 ettolitri) . ; ; 1 447.000
vasose (415.000 litri) . 64.000
zucchero . 7.072.000

39

Imposta di consumo. Il piccolo incremento dell’ addizionale
 governativa al dazio comunale di consumo nel 1929
non è dipeso da aumento di materia imponibile, la quale
anzi è diminuita notevolmente per la contrazione del consumo,
 quale seguito delle peggiorate condizioni economiche
della regione (minore attività industriale, maggiore disoccupazione,
 minori redditi dell’agricoltura); è dovuto invece
all’incrudimento delle tariffe (aumento di 2 terzi delle aliquote
 - R. decreto-legge 24 settembre 1928 n. 2112.)

Tasse sugli affari e scambio ricchezza

Tassa di successione. — Per valutare il gettito di
questo tributo occorre aver presente che fino a tutto il 1929
erano esenti le trasmissioni per eredità nel nucleo famivliare
 (art. 17 R. decreto-legge 30 dicembre 1923 n. 3270).
        <pb n="279" />
        299

Tassa di manomorta. — Îl tributo è venuto a sosti.
tuirsi nel’ 1927 all’ austriaca « equivalente d’imposta», colla
quale ha molta rassomiglianza: si differenzia nell’ oggetto
dell’imponibilità : patrimonio nell’una, rendita reale o presunta
 nell’altro. Grava sull’economia degli enti autarchici,
degli istituti di carità e di beneficenza, delle fabbricerie,
delle case ed istituti religiosi e di altri enti. I comuni
in particolar modo, che debbono fare assegnamento sulle
rendite dei beni patrimoniali (boschi), risentono fortemente
della sua incidenza, tanto più ora che, essendo la tassa
commisurata sulla rendita del quinquennio antecedente, si
trovano colpiti in misura inversamente proporzionale alle
diminuite rendite.

Tasse di registro. — E’ l’indice del movimento della
ricchezza in dipendenza di contratti onerosi e gratuiti. Dall’agosto
 1927 l’aliquota dei trasferimenti onerosi è stata
ridotta di un quarto (dall’8% al 6% - R. decreto-legge
12: agosto 1927 n. 1463). Nella seconda metà del 1928 e
per tutto il 1929 i contratti stessi hanno avuto un incremento,
 malgrado vi sia stato un peggioramento nelle con.
dizioni economiche. i
Nella materia contrattuale è poco rappresentato il mutuo
tra privati, per effetto anche del gran numero di istituti
che gestiscono il eredito.

Tassa di bollo. — Il flusso degli affari e dei rapporti
soggetti a questa tassa segna un andamento presso che costante.


Tassa di bollo sulle cambiali. — L’uso invalso della
cambiale quale vero e proprio titolo di credito ed anche
come mezzo di garanzia di alcune operazioni bancarie, ha
determinato un notevole gettito di questa tassa.
Tasse ipotecarie. — Seguono di pari passo quelle di
registro. Nel dopoguerra, specie da parte di istituti di credito,
        <pb n="280" />
        300

era stato adottato l’impiego quasi esclusivo della cambiale e
si faceva poco uso della garanzia reale, dell’ipoteca. Ma nel
1929 anche i grandi istituti hanno sentito il bisogno di munirsi
 nell’apertura del credito di una garanzia più solida,
circondando di questa cautela auche i crediti cambiari: di
qui l’aumento del gettito del tributo ad onta delle riduzioni
 dell’aliquota da 2.50 °% a 1% e da 1.25 a 0.50 os
rispettivamente per le inscrizioni ipotecarie e le rinnovazioni
{R. decreto 12 agosto 1927 n. 1463).
L’ammontare dei debiti ipotecari nella provincia è
molto considerevole: basta accennare al solo caso dell’enorme
credito ipotecario del Consorzio della provincia e dei comuni
 per le antecipazioni in conto risarcimento dei danni
di guerra. Queste ipoteche però sono esenti da tassa.

Tasse di concessione governativa. — Questa tassa ha
assunto un’importanza che non aveva in passato e che è
dovuta al sistema di vincolismo, per il quale nella odierna
vita d’affari la maggior parte delle attività è legata ad autorizzazioni
 e licenze, sia per i riguardi di polizia e d’igiene,
sia per scopi fiscali. La rispettiva legge ha subito dei ritocchi
 nelle tariffe nel 1927 e nel 1929. In quest’ultimo
anno sono stati superati i 2 milioni, e forse si è raggiunto
il massimo possibile del rendimento, specie per quanto riguarda
 la tassa per le autorizzazioni di vendita degli alcoolici
 e dei superalcoolici.

Tassa sugli scambi. — Questa tassa è collegata col movimento
 commerciale della regione, movimento che risente
dell’appesantirsi dei fattori economici generali e speciali.
E’ naturale quindi che il tributo vada diminuendo il suo
gettito. Come si è detto, il Trentino ha poche manifestazioni
di grande industria: il commercio ha le sue basi più che
sulla produzione, sul consumo. Un cespite importante di
questa tassa era ed è il commercio del legname, il quale
nel triennio 1927-1929 ha risentito più degli altri articoli
        <pb n="281" />
        301

degli effetti della depressione economica. Anche il commercio
del vino, di cui il paese abbonda, avrebbe potuto rappresentare
 una buona fonte del tributo, ma da qualche anno
anch’esso trovasi in condizioni critiche. Così quello del bestiame.

Non sono soggette alla tassa le vendite dei prodottti
agrari, vendite che avvengono di solito cumulativamente a
mezzo di cooperative.
La diminuzione del gettito, nel 1928-1929, deve ascriversi
 alla riduzione all’ 1° delle aliquote di tassa di lire
2% e 3% (art. 17 R. decreto-legge 12 agosto 1927 n. 1463).
Tassa sugli animali caprini. — E’ stata istituita più
che a scopo fiscale, per salvaguardare il patrimonio boschivo
nazionale. E’ obbligatoria in tutti i comuni del Regno
(R. decreto-legge 16 gennaio 1927 n. 100), ed il provento
è devoluto per 3/4 allo Stato e per 1/4 al comune. Importava
 in passato lire 10 per capo fino a 3 capi, lire 15 e
lire 20 rispettivamente da 3 fino a 10 capi e oltre i 10.
Si è manifestata particolarmente gravosa per le popolazioni
povere della montagna dove l’allevamento delle capre rappresenta
 una non indifferente risorsa. Per questo riguardo
da ultimo è stata mitigata con l’esonero del tributo per
coloro che non possiedano più di 3 capi.

Tassa di macellazione. — A termini della legge 6 luslio
 1912 n. 832 che ha istituito la tassa di macellazione,
e del decreto luogotenenziale 9 settembre 1917 n. 1596
che ne ha raddoppiate le aliquote a favore dello Stato, per
ogni bovino che non abbia alcun dente incisivo da adulto
e che sia sottoposto alla macellazione è dovuto un diritto
fisso di lire 4 che va per 7/8 a favore dello Stato e per
1/8 a favore del comune. Inoltre per ogni bovino sia adulto
che giovane, giusta la legge 15 aprile 1920 n. 577, deve
essere corrisposto un contributo fisso di lire 5 dovuto per
9/10 allo Stato e 1/10 al comune in cui avviene la macel-
        <pb n="282" />
        302

lazione. Il minor gettito della tassa nel 1929 rispetto all’anno
 precedente, può ascriversi anche ad una contrazione
nel consumo delle carni e ad un incremento dell’esportazione
 dei vitelli.

Entrate doganali. — Anche questa rubrica ha segnato
una notevole diminuzione, che in seguito potrà farsi ancora
più sensibile per effetto della politica doganale adottata dal
Governo nazionale quale mezzo necessario di protezione
della nostra produzione e per rispondere alla politica di
clausura doganale degli altri Stati.

Tassa radiofonica. — Ultimo nella categoria dei tributi
è il contributo radiofonico, che grava i comuni ed altri
enti. Per la provincia ricca di stazioni climatiche con largo
sviluppo dell’industria turistica, la tassa incide in modo
sensibile su quel ramo dell’economia.

[IMPOSTE INDIRETTE

tributi

1997 1} |

3092

1990

imposte di fabbricazione e consumo :

imposta di fabbricazione, spiriti, acque
sasose, gas, luce. energia elettrica ecc.
provento dell’addizionale governativa al
dazio delle bevande:

vinose .
alcooliche
birra

19 689,231

RAI 1901

19 495 650

‘1 120} 782A

13.198.023

1 583.476

tasse sugli affari e scambio ricchezza:

tassa di successione
tassa di manomorta

145.873
317.816

175.035
1.042.490

346 509
932 616
        <pb n="283" />
        303

tributi

tassa di registro . -
tassa di bollo ordinaria
tassa di bollo cambiali

tasse in surrogazione del registro e del
bollo . . .
tasse ipotecarie -
ASSO sulle concessioni governative .
tasse sui motocicli, sulle automobili e
sugli autoscafi . . + + + -
tassa di bollo sulle consumazioni dei
caffè, bars e osterie . . +
tassa di bollo sulle linee automobilistichelautorizzate
 . + + + +
tassa di bollo sugli scambi .
tassa di bollo sulle carte da gioco
tassa sugli animali caprini .
tassa di macellazione . .
entrate doganali a
tassa sul pubblico insegnamento
diritti verificazione pesi e misure
diritti ed emolumenti catastali .

diritti di scritturazione in aggiunta ai
diritti catastali . . .
residui attivi tasse cessate regime .
roncessioni radioaudizioni

1927 ‘)

9.586.389
5.695.932
1494 292 |

681.906
2.208.999
2 345.444

10.884

297 488 |

5178

= 204.300 !

A4.165

2 966

232,322

5.027.735 |
349.027"
242.123 |
99321 |

26.724

370,152

1928

‘5,860 668
| 3.468.114
776.405

974.779
1.334.690

1.470.997

322

{28.738

60.188

&amp;gt; 709,924

21322 |

188.156

201.129

4 579.255 |

344.131

19A.918

27.506

21.505

273.980

706

1929

6.222.402
3.506.672
1.000.227

1.028.779
1.862.580
2 (70.965

208

86.893

16.966
2.508.583
28.108
143.531
197.070
3.123.531
304.680
{89,900

ON ASO

40.487
237.865
72.907

1) Nelle cifre del 1927 sono comprese anche le somame riscosse nel primo
semestre nella provincia di Bolzano.
        <pb n="284" />
        ENTRATE DEI MONOPOLI DELLO STATO

Sono rappresentate dai proventi della vendita dei tabacchi,
 del sale, degli apparecchi automatici d’accensione,
e dai proventi del lotto. L’incremento del valore delle vendite
 di sale nel 1929, quasi doppio degli esercizi precedenti,
è dovuto all’inasprimento del prezzo di vendita, a decorrere
 dall’ottobre 1928, del 25°/ per il superiore da tavola
e il raffinato, del 150% per il macinato e del 200% per
il comune (R. decreto-legge 24 settembre 1928 n. 1248).

iabacchi consumati:
A) nazionali:
prodotti secondari . .
tabacchi da fiuto . .
trinciati a...
sigari a
sigeretto .
sigaretti . 5,
b} esteri :
trinciati da pipa . .
sigari PE”
sigarette a

totale

sali

apparecchi automatici
d’accensione . . .
provento lordo del lotto
vincite e
provento netto del lotto

totale generale

1927
quantità | valore
kg. lire

9,621
533-001
178.407
37.298
116.083
1,08}

430 496.194

‘4
6
377

i 158.346

305,928 |

30.654.540

1.108.405

RO

1.046.075.50
157
578.755.62
32,341.780.62.

quantità |
kg.

Ge
valore
lire

13.817
54,235

183.318
35.027

&amp;gt; 20.262.454}

116.886
N88

-

208.501

7

404.695

30.470.955

1.088.068

32
1.362.510
560'677.88
821.841,52
82.380.806.52

|

1929
quantità | valore
kg. lire

12.318

51.758

179.138
232.053

30.295.347

121.230

2.94}

40
&amp;amp;

226.611

{5F

400.138

30.521.958

2.027.678

100
|717.369.90
| 247.636.22
469.733
33.019.469

Da quanto si è esposto circa le imposte e tasse dello
Stato si trae la constatazione che esse, comprese le entrate
dei monopoli dello Stato, hanno rappresentato nel 1929 un
onere di L. 202.24 per abitante.
        <pb n="285" />
        gp

305

TRIBUTI COMUNALI

i comuni della provincia (128 alla fine del 1929),
quali enti locali, non versano in generale in liete condizioni
 economico-finanziarie. Si possono suddividere in due
gruppi: comuni che sono dotati di cospicui redditi patrimoniali,
 sufficienti a coprire le spese dell’amministrazione,
senza ricorrere alle sovrimposte fondiarie, al dazio consumo
e ad altre tasse, 0, quanto meno, ricorrendovi in misura
limitata, entro il limite legale; gli altri che mancano del
tutto di redditi patrimoniali o avendone in proporzioni
molto ristrette, spingono le sovrimposte oltre i limiti normali
 fino al 600°/ (sovrimposta terreni) e al 150% (sovrimposta
 fabbricati), ed oltracciò devono per legge applicare
 il dazio consumo e le tasse (tassa industrie, commerci
e professioni e tassa di patente, sostituite ambedue in alcuni
comuni alla tassa di esercizio e rivendita, bensì soppressa
per legge, ma mantenuta da molti comuni perchè più redditizia;
 tasse sul bestiame, sul valore locativo e di famiglia,
sulle vetture e sui domestici). Sono 51 i comuni del primo
gruppo: traggono l’occorrente della loro gestione dagli affitti
e dal taglio dei boschi, dagli affitti delle malghe, dagli interessi
 di titoli. Di essi 10 non applicano affatto sovrimposte;
 gli altri 41 le applicano nel limite legale. 1 comuni
del secondo gruppo sono 77: questi devono fare assegnamento
 sulle sovrimposte e sulle tasse, alcuni, anzi 22, con
aliquote molto elevate. Si annoverano fra questi, i comuni
che per perdite subite dalla guerra, per mutui onerosi del
dopoguerra e per altre cause procedono nella loro gestione
        <pb n="286" />
        306

con estrema difficoltà. Si vedrà in seguito se la riforma dei
tributi locali potrà portare loro un adeguato sollievo e un
duraturo assetto.
In questi ultimi anni un fenomeno piuttosto grave è
venuto a turbare l’equilibrio di molti comuni montani, che
di solito potevano considerare il reddito dei boschi come
loro entrata principale: la discesa rovinosa dei prezzi del
legname. Le condizioni critiche del mercato di quest’articolo
 negli ultimi anni hanno determinato la diserzione dei
compratori dalle aste indette dai comuni e quindi la mancanza
 per questi di un’importante risorsa.
Di qui il bisogno di restringere più che possibile le
spese e di cercare economie in ogni dove, e quando ciò
non basti, come succede non di rado, di accendere mutui
per provvedere alla regolarità dei servizi ed alle altre necessità.
 Queste sono di molto cresciute da quello ch’erano
prima del conflitto mondiale, in ragione del migliorato tenore
 di vita degli abitanti e delle maggiori esigenze che sì
sono messe innanzi dopo la guerra. Molte e importanti
opere di pubblica utilità sono state mandate ad effetto:
strade, acquedotti, edifici scolastici, altri edifici pubblici, servizi
 sanitari, di nettezza pubblica, di profilassi delle malattie
infettive e molte altre. E’ pure da rilevare che numerosi
sono i compiti imposti sia dalla legge sia dalle autorità,
sia dalle necessità ai comuni; per questo buona parte delle
spese facoltative sono divenute obbligatorie (servizi dei pompieri,
 sovvenzioni agli asili d’infanzia, provvedimenti dei
poveri, ricoveri, ecc.).
Nell’anno 1929 i comuni hanno applicato sulle proprietà
 fondiarie una sovrimposta di lire 5.352.198 ripartita
 in lire 3.793.371 sui terreni e lire 1.558.827 sui
fabbricati. Questi tributi comunali, che con l’imposta erariale
 e con la sovrimposta provinciale raggiungono quasi la
cifra di 13 milioni, costituiscono nei comuni rurali una
forte incidenza sui redditi dei censiti: complessivamente le
        <pb n="287" />
        307

imposizioni sulla proprietà fondiaria significano un carico
per abiiante di lire 30.2 (lire 4.7 d’imposta erariale, lire
12.6 di sovrimposta provinciale, lire 12.9 di soovrimposta
comunale).
Altro balzello, il cui peso è ancor più sentito dallo
strato meno provveduto della popolazione, è il dazio sul
consumo, il cui gettito nel 1929 è stato di lire 9.218.311
(lire 20.70 per abitante). Tutte le altre tasse, comprese
anche le tre obbligatorie (sui cani, sulle capre, e sulle macchine
 da caffè) e le tasse sulle insegne, sui pianoforti e
biliardi e sull’occupazione di aree pubbliche hanno portato
alle casse comunali l’importo di lire 5.339.198.
Altre entrate sono costituite da diritti riscossi dai comuni
 per determinati servizi, come: macellazione dei bovini,
pesa pubblica, stato civile, rilascio di certificati, trasporti
d’immondizie, fognatura, pulitura dei camini, monta tau.
rina. ecc. Il ricavato è di poca entità.

Il carico medio dei tributi comunali, che nel 1929
hanno superato 20 milioni, ha importato in quell’anno
lire 45 per abitante.

SOVRIMPOSTE COMUNALI

tributi

sovrimposte applicate entro il )
limite legale. . &amp;gt;

terreni. . .

fabbricati. +.

terreni. .

1927

197282

19029

257.068

287.624 |

420.135

188.227 |

77.502 |

207.272

2 279.964 | 3.613.236 | 3.373.236

sovrimposte applicate in misura
 superiore al limite legale

fabbricati . *«

totale

1 593 686 | 1.415.129 |1.351.555

5.648.945 | 5,393.491

, 5.352.198
        <pb n="288" />
        Sovrimposte entro il limite legale - 1929.

i

3

[0

[]

| 2

13

14

15

16

{7

18

10

20

21

22

23

24

25

26

27

Albiano .
Baselga di Pinè
Borgo . .
Canal S. Bovo .

Castello Fiemme
Cavalese . .
Commezzadura
Condino
Coredo .
Folgaria .
Fondo

Grigno
Grumes .
Lavarone

Lomaso .
Luserna .

Madruzzo
Malè .
Mezzana

Mezzano - Imer
Moena .
Ossana .
Peio. .
Pieve di Bono

Pieve Tesino
Predazzo

Primiero

comuni

sovraimposta entro
il limite legale

totale

terreni

‘fabbricati

4.689.06! 260.45
7.389.80 | 1.202,55

4.929,51
8.592.385
57.573,24
9,678.53
17.304.60
25.556,55
3.004.55
12.079,83
9.851.99
16.049.80
14.189,85
12,380.48
3.736.68
6.812,50
78.621,39
1.441.20
41.643,70
9.381,33
3.758.92
10.247.43
8.142,07
6.809.96
8.382,52
13.593,42
12.344,34
23.237.11
9.049,33 | 23.610.17

35.072.56

8.190,94 1.487.59
15.404.36 | 1.900,24
10.141.45

3.536.90 | 367.65
9,334.50

9,388.84 | 463.15

10.613.85 |
8.417.60 | 5.772,25
11.001,73 | 1.378.75
3,552.98 | 183.70

3302.20 |

714.373.64

1.170.15
39.007,78
5.016,57
3.365,17 '

8.988.07

6.451.50
5.474.76 }
6.414.82 !
10.951.61
10.223.59 |
15.730.96 !

13.660.84 |
        <pb n="289" />
        iii iii

309

28
29

30

21

32

22

24

35

36

ri

38

20

10

Ragoli

Romeno
Roncone
Rovereto
Segonzano
Sover  .
Spiazzo .
Tesero .
Tione .
Tuenno .
Valfloriana .
Vigo Rendena
Villa Rendena
Ziano

comuni

sovraimposta entro
il limite legale
fabbricati

4.709,81 |

2.242.96
1.035.76 |

5,535.30 !
4.390.48 *
17.579.37
3.157.90 | 334.40
2.137.82 !

1.033.14

94,30

3.879.32

1.269,25

2,652.55

1.241.85

8.642.60 !

9,317.75

4.626.52 |
5.117.09!
3.172.59
2,874.78Ì

893.50

313.15
652.73

384.23

5.040. —

1.633.95

totale

6.952,77
6.571.06
5.423.62
106.574,84
3.492.30
2.232.12
5.148.57
3.894.40
17.960.35
5.520.02
5.430.24
3.825.32
3.259.01
6.673.95
        <pb n="290" />
        Sovrimposte eccedenti il limite legale - 1929.

comuni

sovraimposta eccedente
il limite legale

totale

terreni | fabbricati

3

2

1

5

&amp;amp;

?

O)

4)

11

12

[2

}4

[5

16

17

18
19

20

21
22

23

24

DE

26

27

28
29
20

Ala .
Aldeno
Arco
Arnò
Avio
Bedollo .
Beseno .
Bleggio .
Brentonico
Brez. .
Bronzolo
Caldes .
Caldonazzo .
Canazei .
Cavareno
Cavedine
Cembra .
Civezzano
Cles . .
Cortaccia
Denno .
Dro .  .
Egna .
Flavon .
Fornace .
Giovo.
Isera.
Lavis
Levico
Livo .

138.735.67
121.583,69
164,610.29
3.351,85
53.394,11 |
5.967.65
50.564,70
71‘644.,39 |
65.886.17
16.317.30
10.535,67 |
8.735,22
10.654,05
18.831,20
21.497,93
29.128,31 !
19.842,95
40,860.82
24.186,74
37.297,75 |
32.959,27
91,878.35
45.899,09 |
16.424,03
3.775.11
40.015.34
32,897.91
73.550.10
44.558,37
18 585 74

32.646,33
5,758.11 |
54.553,97 |
462.16
7.605.89 |
173.85
5.503.30
5,219.31 |
6.365,63 |
890.66
3.142.33
353.12
2.085,75
5.500.— !
8.660,05
1.020.48
1.881.40
2.716.88
12.998,54 !
2.166.76
1-691.62
8.121.65
11.628.16
582.09

127,24

1.802.86
4.305.98
22.416.60 |
25.497,62 |
643.88

171.382.—
127.341.80
219.164.26
3.814.01
61.000. —
6.141 50
56.068. —
76.863.70
72.251.80
17.207.96
13.678.—
9.088.34
12.739.80
24.331,20
30.087.98
30.148,79
21.724,35
43.577.70
37.185.28
39.464.51
34.650.89
100.000.—
57.527.25
17.006.12
3.912.35
41.818.20
57.203.89
95.966.70
70.055.99
19.229,62
        <pb n="291" />
        iris E di sii ea AE.

311

31
32
33

24

25

26

37

38

30

40

11

A

43

AA

45,

16

47

148

10

50

51

55

523

RA

n

RA

57

58

RO

AO

61

62 |

comuni

Magrè a/A..
Mezzocorona .
Mezzolombardo
Molina di Ledro
Montagna .
Mori .
Nomi .
Novaledo
Dra .
Pannone
Pergine .
Pomarolo
Rabbi .
Revò .
Riva ;
Roncegno ;
Roverè della Luna
Rumo .
Salorno
S. Lorenzo Banale
S$. Michele a/A.,
S. Orsola

Sanzeno
Spor. .
Stenico .
Storo.  .
Strigno .
Taio. .
T'assullo
Tenna .
Tenno .

Terlacvo .

jovraimposta eccedente
il limite legale

terreni |

fabbricati

29.457.66 | 2.357.43
46.771.68 | 12.624.46
o 42.541.16
13.491,87
5.406.59
42.907.02
37.716,37
11.523,37
18.333.04
26.487.44
127.49.814
35.905,48
31.586.46
27.528.11
79,276.45
47.436.21
20.534.80
27.204,57
36.338.89
18.780.17
43.157,90
19.603.23
29.343,29
10.159.47
17.413.04
21.647.08
25.652.50
19.842.88
33.990.64
5:290.17
sasasa|
17.419.97

238.93
6.659.36
870.91
22.283.980
2.094.52
1.089.09
924.91 -
118.296.95
11.547.44
3.648.10
835.69
6.304.63
915.25
4.948,07
496.12
1.122.97
760.30
3.045.27
2.211.89 *
5.190.40
2.070.27
1.190.29

221.18
1.853,04
1358 75

totale

31.815.09
59.396.14
(20,943.22
15.252,80
6.739,23
55,382.51
39,841.60
11.762.30
24.992.40
27.358.35
149,782.04
38.000. —
55.675.55
28.453.02
(97.573.40
58.983.65
24.182,90
28.040.26
412.643.52
19.695,42
48.105.97
20.099,35
30.466,26
10.919.77
20.458.31
23,858.97
30.842,90
21.913,15
35.180.93
5:511,35
23,764.43
18.778.72
        <pb n="292" />
        312

a“

63
64
65

A6

67

68

59

70
71
72

73

14
15
76

77

somuni

Termeno
Terragnolo .
Ton.
Trambilleno
Trento .
Tres . .
Turano .
Valdagno
Vallarsa
Vezzano
Vigo di Fassa
Vigolo Vattaro
Villa Lagarina .
Volano .  .
Zambana

sovraimposta eccedente
il limite legale
fabbricati

terreni |!

88.670,27 '
10.011.66
23.721.72 |
36.531.10
557.206.36
11.887.96
12.041.29
8.247.49
17.565.66
26.735.35
38.343.05
23.813.98
73.708.94
35.257.03
19.826.05

10.874.773
441.10
679.88
987.—
792.793.64
391.43
511,60
610.30
1.185.18
3.756.95
6.656,95
843,97
10.986.73
3.652.15
1 606.32

totale

99,545. —
10,452.76
24.401.60
37.518.10
1.350.000.—
12.279.39
12.552.89
8.857.79
18.750.84
30.492,30
45.000.—
24.657.95
84.695.67
38.909.18
21.,522.37

Non hanno applicata alcuna sovrimposta i comuni :

Bezzecca
Capriana
Casteltesino
Dimaro
Molveno

Pinzolo
Strembo
Tiarno
Trodena
Yermiglio
        <pb n="293" />
        2}

TRIBUTI AUTONOMI APPLICATI DAI COMUNI

tributi

dazio consumo . . -
famiglia e valore locativo
bestiame . . e
animali caprini +. - +.
cani . -

vetture, barche e domestici
pianoforti e bigliardi . .

esercizi e rivendite . -
industrie, commerci e professione
patente +, . = e.
soggiorno .
licenza pubblici esercizi . .

macchine da caffè espresso .
insegne e aree pubbliche

corrispettivo per servizi vari (trasporto
immondizie, pulitura camini ecc.) .

totale

‘g27

9.183.552
1.300.024
1.871.626

127.157

218.812

90.005
57.065
1.347.034
361.233

58.179

48.333
[66.707

37.927

186.347

6.817

15.060.818

1928

9.137.036
1.219.050
1.685.713
183.643

222,779

87.557

58.320

1 279.995

446.655

74 ()42

16.190

176.624

53.568

240.069

163.020
| 15.044.261

1929

9.218.311
1.024.632
1.516.242
153.397
207.017
82.945
55.362
1.363.883
431.658
66.397
17.473
137.124
63.506
219.562

158.039
14.715.548
        <pb n="294" />
        314

*Oomune

Ala .
Albiano .  .
Aldeno . .
Arco. . .
Arnò 0.
Avio e
Baselga di Pinè
Bedollo ,  .
Beseno .  .
Bezzecca
Bleggio .
Borgo .
Brentonico .
Brez. .
Bronzolo . .
Caldes . . .
Caldonazzo .  .
Canal S. Bovo .  .
Canazei . .
Capriana . .
Castello Fiemme
Casteltesino .
Cavalese . .
Cavareno . .
Cavedine . .
Cembra .

dazio
30nsumo

108.000
17.000
22.000
222.990
4.500
31.000
35.000
7.500

37.050

39.140
220.000
36.000
34.000
22.000
‘7.600
59.650
5.000
15.174

1.200
30.000
44.725
28.500
37.500

Gettito dei iributi nei

famiglia
e valor | bestiame | caprini |
locativo

cani

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150
85.000
10.600
9.500
1.030.000
12.800

18.000
3.796
2.500
1.474
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37.262
12.484

23.000
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32.000
4.000
7.618

'amiglia
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locativo

8.175

4.363

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17.205

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13.602

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6.410 | 490
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2.390 | 2,060
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34,700

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5.550

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17.375 | 196.270

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corrispettivo
per
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pulitura
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138.802
        <pb n="299" />
        324

TRIBUTI PROVINCIALI

Dopo la guerra l’Amministrazione provinciale aveva
conservato il sistema tributario in vigore nella cessata monarchia,
 fino all’estensione alle nuove provincie della legge
comunale e provinciale (R. decreto 11 gennaio 1923 n. 9):
provvedeva così a sodisfare alle esigenze del suo bilancio
con una serie, piuttosto numerosa, di addizionali alle imposte
 erariali e di tasse autonome. Il gettito di tali tributi
nell’anno 1922 sommava nel bilancio della provincia (comprendeva
 allora anche il territorio dell’attuale provincia di
Bolzano) a lire 14.601.000; nel 1923 con la soppressione
di alcune tasse s’era ridotto a lire 11.980.599. Con l’applicazione
 del nuovo sistema tributario, nel 1924, la pressione
fiscale era venuta facendosi meno molesta mercè l’assetto
più uniforme dei gravami provinciali. L’ equilibrio dei bilanci
 della provincia era stato raggiunto con le due sovrimposte
 ammesse dalla legge: la sovrimposta terreni e la sovrimposta
 fabbricati. Con la fissazione del così detto ,,blocco
delle imposte fondiarie 1922,, che originariamente era stato
fissato in lire 9.322.286.40 per la Venezia Tridentina, con
la ripartizione alle due provincie, è toccato a quella di
Trento l’importo di lire 4,752.676.53. Nel 1925 venne
messa in riscossione anche la sovrimposta provinciale sulle
industrie, commerci, arti e professioni, e nel 1927 la tassa
di utenza stradale, limitata ai veicoli a trazione animale e
ai velocipedi.
        <pb n="300" />
        325

I tributi riscossi dalla provincia (imposte e sovrimposte)
hanno importato nell’anno 1927 lire 5.792.596.43, nel
1928 lire 6.522.150.68., nel 1929 lire 6.887.842.26; così
suddivise :

tributi

sovrimposta terreni . . .
fabbricati ,. .

tassa sui veicoli a trazione animale

addizionale all’imposta sulle industrie
commerci. arti e professioni . . .

[927

1928

3.147.399.84 | 3.407.945,34
1.605.277.14 | 2.027.355.94
273.056.30 | 258.124,50.

765.063.15 |

828.724.90

1929

3.570.582.16
2.039.552.70
336.436.95

941,270.45

I tributi provinciali hanno significato nel 1929 un
carico di L. 15.5 per abitante.

TRIBUTI CONSIGLIARI

I mezzi coi quali i Consigli provinciali dell’economia
provvedono alla spese del loro funzionamento, sono determinati
 nella legge istituzionale dei Consigli stessi, 18 aprile
1926 n. 731, e sono costituiti in principal modo:
a) dal gettito di un’imposta sui redditi iscritti nei
ruoli d’imposta di R. M. di categoria B e su quelli di categoria
 C se provenienti da attività commerciali ed industriali
 (gruppo 26 della cat. C. esclusi i viaggiatori di com.
mercio).

b) dal gettito di un centesimo della sovrimposta
terreni e fabbricati, applicata dalla provincia.
La misura dell’imposta che ciascun Consiglio è autorizzato
 ad esigere sui redditi di R. M., è determinata di
anno in anno dal Ministero delle corporazioni, in sede di
approvazione del bilancio preventivo.
        <pb n="301" />
        L’aliquota stabilita nel triennio per il Consiglio provinciale
 dell’economia di Trento è stata dell’ 1 per cento.
1927 1928 1929
imposta sui redditi di cat. B e C (gr. 26) 506.335 551.289 611.038
sovrimposta terreni e fabbricati — 53.202 57:252

Questo tributo ha importato nel 1929 un onere di
L. 1.5 per abitante.

SOVRIMPOSTA FLUVIALE

Per corredare i due Consorzi atesini, S. Michele-Sacco
e Monte-S. Michele, dei mezzi necessari all’esecuzione delle
opere di difesa dell’Adige e dei suoi affluenti sui tratti rispettivi,
 era stata istituita nel 1884 con una legge provinciale
 una sovraimposta che importava il 5-10°% dell’ imposta
sui terreni e sui fabbricati compresi nel raggio d’azione
dei Consorzi. La sovrimposta è stata mantenuta anche dopo
la guerra a carico dei consorziati per la manutenzione delle
opere di bonifica. Per l’ammortamento delle passività residuate
 è stata istituita negli ultimi anni per il Consorzio
S. Michele-Sacco una sovrimposta straordinaria, del 10%,
dell’imposta terreni e fabbricati. La sovrimposta del Consorzio
 Monte.S. Michele ha importato negli anni 1927-1928
il 20%, e nel 1929 il 5°. Il gettito di queste sovrimposte
 è stato nel triennio:

Consorzio S. Michele-Sacco :

sovrimposta consorziale sovrimposta straordinaria
1927 : L. 120.000 L. 130.000
1928 ; » 138.000 » 137.000
1929: 138.000 » 155.000

Consorzio Monte-S. Michele :
1927 : L. 42000
1928: » 42.000
1929: » 10.500
        <pb n="302" />
        27

ESAZIONE DEI TRIBUTI

Fino al 1924 è stata praticata col sistema del regime
austriaco: i tributi erariali e le relative addizionali (provinciale,
 comunale, camerale e fluviale) venivano riscossi direttamente
 dagli Uffici delle imposte, senz’altri uffici o enti
intermediari; le poche tasse comunali autonome erano rascosse
 dai comuni stessi in regia propria, qualche volta
anche a mezzo di istituti di credito (Casse rurali).
Col 1 gennaio 1924, essendo entrato in applicazione
nelle nuove provincie con i RR. decreti 11 gennaio 1923 n.
148 e 116 l’ordinamento tributario vigente nel Regno in
materia d’imposte dirette erariali e di tributi locali, è stato
attivato contemporaneamente (R. decreto 11 gennaio 1923
n. 117) il sistema nazionale dell’esazione delle imposte,
basato sull’appalto del servizio delle riscossioni agli esattori
comunali.

Oltre alla riscossione delle imposte dello Stato e dei tributi
 degli enti locali, le esattorie provvedono all’esazione dei
contributi sindacali, dei contributi per l’assicurazione contro
gli infortuni agricoli, al ricupero di indennizzi di guerra non
dovuti, alla riscossione dei crediti dell’Ufficio di verifica e
compensazione di Trieste, delle quote del Tiro a segno nazionale.
 Disimpegnano altresì il servizio di tesoreria per i comuni
e per alcune congregazioni di carità. Per l’Amministrazione
provinciale funge da tesoriere la Ricevitoria provinciale.
L’elenco delle esattorie della Venezia Tridentina per
il novennio 1924-1932 con le rispettive ‘circoscrizioni è stato
approvato con decreto prefettizio 30 giugno 1923. Sono
attualmente 51 le esattorie della provincia; per la maggior
 parte (e più ancora lo erano prima delle aggregazioni
dei comuni) sono consorziali, abbracciando la loro azione
l’esazione delle entrate in più comuni. D’ordinario sono
gestite da istituti di credito.
        <pb n="303" />
        328

Fa

| esattoria di laggio] carico

eircoscrizione dell’uffici
 1al
ufficio esattoriale

Ala

2.50 | 560.000! Ala
2.50] 114.000 | Albiano

2

Albiano

2

Arco

1.50 | 1.500.000 | Arco, Dro
270.000 | Avio

Avio
Bezzecca

0.95 |

3 —

510.000

Bezzecca, Molina di
Ledro, Tiarno
270.000 | Bleggio
990,000 | Borgo
Brentonico

Fi

Bleggio
Borgo
Brentonico

2,

0.80

|

1.24
4.10 170.000

O

Canal S. Bovo

Canal S. Bovo
Canazei
Casteltesino

10
11

Canazei
Castel Tesino

4.70
1.94

135.000
145.000

1?

Cavalese

1.37 | 1.680.000

Capriana, Castello di
Fiemme, Cavalese,
Moena, Predazzo, T'esero,
 Trodena, Val.
floriana, Ziano
Cembra, Grumes, Se.
gonzano, Sover
Baselga di . Pinè,
Bedollo, Civezzano,
Fornace

=

Cembra

3.20 |

340.000

{4

Civezzano

3.90 |

560.000

|A

Cles

1.62 |

210.000

Cles, Flavon, Rumo,
meno Lauregno, Tassullo

Condino, Pieve di
Bono, Storo
Coredo
Denno, Sporminore.
Ton

16

Condino

2.30

650.000

17
18

Coredo
Denno

3.28
205

160.000
270.000

[O

Egna

|
2,90 | 2.085.000

Bronzolo, Cortaccia,
Egna, Magrè, Montagna,
 Ora, Salorno,
Termeno, Valdagno

titolare !)

Bea. mutua popolare
di Rovereto

Bca. del Trentino e
Alto Adige
Bca. cooperativa popolare
 di Arco
Bca. mutua popolare
di Rovereto
Bca. mutua popolare
di Rovereto
Bca. mutua popolare
di Rovereto
Bca. del Trentino e
dell’Alto Adige
Cassa rurale di Brentonico

Cassa rurale di Canal
 S. Bovo

Bca. del Trentino ed
Alto. Adige

Magnifica comunità
di Fiemme

Bca. del Trentino e
Alto Adige
Bca. del Trentino e
Alto Adige

Cassa di risparmio
di Rovereto

Credito agrario bresciano


Bca. del Trentino e
Alto Adige

1) dove manca l’indicazione del titolare l’esattoria è gestita da una diita individuale,
        <pb n="304" />
        320

dd.

esattoria di laggio| carico

circoscrizione dell’ufficio
 esattoriale

20
21

Folgaria '2.95
Fondo | 2.50

360.000

Folgaria

950.000

Brez, Dambel, Fondo,
 Cavareno, Laure.
ano, Romeno (meno
Salter-Malgolo)
Lavarone

22

Lavarone (sede
Caldonazzo)
Lavie
Levico

1.95

160.000

223

1.40

730.000

Giovo, Lavis, S. Michele
 (meno Grumo)

24

1.93 i

920.000

Caldonazzo, Casotto,
Levico, Luserna, Pedemonte

Livo
Lomaso

25

Livo

250 '

115.000

26

Lomuso

A4.—

275.000

27

Malè

1.50 |

887.060

Commezzadura, Cal.
des, Dimaro, Malè
Mezzana, Ossana,
Peio. Rabbi

3A

Megzolombardo

1.49 { 1.450.000

Grumo, Mezzocoro:-na,
 Mezzolombardo,
Molveno, Roverè
della Luna, Spor,
(meno Sporminore
Zambana
Mezzano Imer

20

Mezzano (sede
Primiero)
Mori
Pergine

2,50’

150.000

30

1.15

575.000
900.000

Mori, Pannone
Frassilongo- Pergine
Tenna
Pieve Tesino

21

n.

32

Pieve Tesino

1.94 |

160.000

22

Primiero

0.93 |
2.—| 160.010

760.000 . Primiero
' Revò

24

Revò
Riva

25

0.99 | 2.010.000

‘Riva. Tenno

26

Roncegno
Rovereto

1.58 | 360.000 | Roncegno. Novaledo

FI

1.04 | 5.600.000

Beseno, Rovereto,
Terragnolo, Trambilleno,
 Vallarsa, Vola:
no

titolare

Cassa rurale Folgaria

Bca. del Trentino e
Alto Adige

Bca. del Trentino e
Alto Adige

Bea. del Trentino e
Alto Adige

Cassa risparmio Rovereto


Bca. mutua popolare
di Rovereto

Cassa di risparmio
Trento

Bca. del Trentino e
Alto Adige

(Cassa rurale N ori

Bca. del Trentino e
Alto Adige
Bca. del Trentino e
Alto Adige

Bca. del Trentino e
Alto Adige
Bca. del Trentino e
Alto Adige
Cassa di risparmio
di Rovereto
        <pb n="305" />
        330

n, '

38

3g

10

12
12

1,

{5

{A

17

i8

19
50}

1

esattoria di

5. Orsola

5anzeno

Stenico

3trigno

Taio
fione

['rento

l'uenno

Turano

Vermiglio

Vezzano

Vigo di Fassa
Vigolo Vattaro
sede Caldonazzo)
Villa Lagarina

I io] carico | circoscrizione delagg
 l’ufficio esattoriale

. S. Orsola, (meno Frassilongo)

2.06 | 105.000 | Sanzeno (meno Dam.
bel), Salter-Malgolo
2.80 | 280 000 | Stenico, S. Lorenze
Banale
520.000 | Strigno, Grigno

1.50 |

1.49 |
250

235,000 | Taio, Tres
1.500.000

Bondo - Breguzzo,
Spiazzo, Pinzolo, Ragoli,
 Roncone, Strem:
bo, ‘Tione, Vigo Ren:
dena, Villa Rendena
0.66 14.110.000) Trento

2.89 | 110.000 | Tuenno

E iso

99.500 | Turano

i_—_

64.000 | Vermiglio

2.88

650.000 | Cavedine, Madruzzo.
Terlago, Vezzano.
250.000 | Vigo di Fassa
150.000 | Vigolo Vattaro

3.75 |
294

250

1.050.000

Aldeno, Isera, Nomi,
Pomarolo, Villa La.
garina, Brancolino.
Piazzo

titolare

Cassa rurale S. Orsola


Bea. del Trentino e
Alto Adige

Cassa rurale Segno
Bca. del Trentino e
Alto Adige

Cassa di risparmio di
‘Trento

Credito agrario Bresciano


Cassa rurale Vermiglio

Bca. del Trentino e
Alto Adirse

Bca. del Trentino e
Alto Adige

Bca. mutua popolare
di Rovereto
        <pb n="306" />
        LAVORO

ORGANIZZAZIONE CORPORATIVA

CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ ECONOMIA

Nel 1926 alle Camere di commercio e d’industria e,
dove c’erano, ai Consigli agrari provinciali furono sostituiti
in ogni provincia i Consigli provinciali dell’ economia.
Sono essi gli organi di rappresentanza integrale degli
interessi delle attività produttrici nella provincia, di propulsione
 e di coordinamento delle forze locali rivolte all’ incremento
 dell’economia, di consulenza delle amministrazioni
dello Stato e delle amministrazioni locali in materia economica.
 În particolare formulano proposte al Governo: per
la fondazione di istituti d’istruzione professionale, per le
modificazioni e gli adattamenti dei programmi degli istituti
stessi in relazione alle condizioni ed alle esigenze locali ;
per la fondazione di altre istituzioni nell’ interesse economico
 della provincia; per i regolamenti di carattere provinciale
 diretti ad agevolare l’ applicazione delle leggi interessanti
 l’ agricoltura, 1° industria, il commercio, il credito, la
previdenza sociale. Compilano le raccolte degli usi e consuetudini
 commerciali e agrarie della provincia, i ruoli dei
periti commerciali, industriali ed agrari, il ruolo dei media.
tori, quello delle ditte specializzate in costruzioni in conglo-
        <pb n="307" />
        332

merato cementizio; gestiscono servizi ed aziende nell’interesse
dell’agricoltura, dell’industria e del commercio. In materia
agraria adempiono alle attribuzioni demandate in passato ai
Comitati forestali, danno il parere sui regolamenti di polizia
 rurale, sui regolamenti per l’esercizio degli usi civici,
sulle norme per le fiere e i mercati.
Nei suoi criteri informativi la legge istitutiva (18 aprile
1926 n. 731) prevede il conferimento della presidenza dei
Consigli al prefetto della provincia, l’inclusione tra i membri
del Consiglio di componenti professionali di diritto scelti tra
i funzionari dello Stato con competenze specifiche e di altri
componenti scelti fra persone elette dalle principali istituzioni
o associazioni economiche; prevede ancora la scelta dei
membri rappresentanti le varie categorie da parte delle rispettive
 organizzazioni sindacali riconosciute a norma di legge.
Il Consiglio di Trento ha assorbito la Camera di commercio
 e d’industria di Rovereto, ch’era stata istituita nel
1851, e il Consiglio agrario provinciale di Trento che col
nome di Consiglio provinciale di agricoltura era sorto nel
1882; il nuovo ente ha assunto di questi due gli oneri e
le attività.

Consta di tre sezioni: agraria-forestale, industriale, commerciale,
 con complessivi 22 consiglieri: funziona a mezzo
delle sezioni, ciascuna per la parte di propria competenza
per ragione di materia o a sezioni riunite o a mezzo della
siunta che è composta del prefetto-presidente, del vice presidente
 e dei tre presidenti di sezione, e che esercita i
poteri del Consiglio nell’intervallo delle riunioni di esso.
Il Consiglio gestisce a mezzo d’un Comitato speciale,
di cui fanno parte in preponderanza consiglieri della sezione
agraria-forestale, le Aziende: Istituto bacologico, Agenzia
per scorte agrarie e Vivai.
Fanno parte del Consiglio le commissioni:
per la determinazione dei prezzi dei generi alimentari,
per la compilazione del ruolo dei periti commerciali, industriali ed agrari,
per la compilazione del ruolo delle ditte specializzate in costruzioni in cemento.
        <pb n="308" />
        e

per la viticoltura,
per la caccia (Commissione provinciale venatoria).

Ha inoltre rappresentanze negli enti:

R. Istituto commerciale di Trento,
Casse di risparmio di Trento e di Rovereto,
Commissione provinciale per le imposte dirette,
Cattedra ambulante d’agricoltura,
Commissione d’esame dei ragionieri,
Consorzio provinciale di troticoltura,
Consorzio provinciale per l’istruzione tecnica,
Commissione provinciale contro l’ alcoolismo,
Commissione per la bonifica integrale,
Commissione per gl’indennizzi di guerra,
Commissione d’esame per gli spedizionieri doganali,
Commissione di ragguaglio per prestiti di guerra lombardizzati,
Comitato per il padiglione tridentino alla Fiera di Milano,
Comitato provinciale concorso forestieri,
Museo di storia naturale.

La legge 16 giugno 1927 n. 1071 ha creato accanto
ai Consigli gli Uffici provinciali dell’economia con particolari
 funzioni, quali organi alle dipendenze dirette del Ministero
 delle Corporazioni di cui costituiscono la rappresentanza
 alla periferia: essi sono in pari tempo organi esecuvi
 dei Consigli stessi. Quale loro compito:

tengono il registro delle ditte in base alle denuncie di costituzione, di
modificazione o di cessazione che ogni impresa è obbligata di fare:
sono osservatori del movimento economico della provincia e compilano
periodieamente delle relazioni statistiche su direttive dettate dall’Istituto centrale
 di statistica;
attendono al compito anteriormente affidato alle prefetture in materia di
registrazione dei marchi di fabbrica e dei disegni o modelli industriali:
formano le mercuriali e i listini dei prezzi, rilasciano certificati d'origine
delle merci da esportare e carte di legittimazione per viaggiatori di commercio
rhe si recano all’estero.

Da ultimo la struttura dei Consigli ha subìto una radi -
ale modificazione in base a criteri più rigidamente corporativi:
 è stata loro attribuita la rappresentanza delle attività
 produttive in misura paritetica dei datori di lavoro e
dei lavoratori e sono state integrate le attribuzioni di con-
        <pb n="309" />
        }34

trollo e di sorveglianza su alcune attività, previste nella
Carta del lavoro, per quel che riguarda il perfezionamento
della produzione, la stipulazione di contratti collettivi di
lavoro, il coordinamento dell’attività assistenziale delle associazioni
 sindacali e l’azione degli uffici di collocamento.

ORGANIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE

L’ organizzazione sindacale fascista s’ incardina sulla
legge fondamentale della disciplina dei rapporti collettivi di
lavoro 3 aprile 1926, integrata dalle norme d’attuazione
i luglio 1926, e inoltre sulla Carta del lavoro, promulgata
dal Gran Consiglio il 21 aprile 1927, la quale enuncia in
forma solenne i principi informatori del nuovo ordinamento
corporativo italiano.
La legge pone la questione dei rapporti fra capitale e
lavoro e la risolve nell’interesse d’una pacifica convivenza
fra i gruppi sociali e d’un maggior perfezionamento della
produzione nazionale. Linee fondamentali della nuova disciplina
 giuridica del lavoro sono: riconoscimento giuridico
dei sindacati sotto il controllo dello Stato, efficacia dei
contratti collettivi di lavoro, magistratura del lavoro esercitante
 la giurisdizione nei conflitti collettivi, divieto della
autodifesa di classe.
Ai fini dell’inquadramento sindacale le attività produttive
 sono nettamente distinte tra loro in due grandi ca-:egorie:
 datori di lavoro e prestatori d’opera. Ogni categoria,
per ciascun ramo d’attività economica, trova il proprio assetto
 in un’associazione professionale a carattere unitario,
avente personalità giuridica e alla quale è attribuita la rappresentanza
 legale di tutti quelli che appartengono alla
categoria professionale per cui è costituita, vi siano o non
vi siano inscritti.
        <pb n="310" />
        335

[1 sindacato, che inquadra i singoli individui - datori
di lavoro o lavoratori - rappresenta |’ elemento primario,
l’organizzazione professionale di primo grado. Vengono poi
le organizzazioni superiori, le quali non raggruppano individui
 singoli, ma le associazioni tra loro secondo una determinata
 struttura di gerarchie, che circoscrive progressivamente
 la complessità degli enti unitari a pochi grandi
gruppi. Tali organizzazioni sono di secondo grado - federazioni
 - quando sono formate direttamente da più associazioni
 unitarie; di terzo grado o di grado superiore - confederazioni
 - quando raggruppano più associazioni rispettivamerite
di secondo, terzo grado e più avanti.
Per l’attuazione dell’ ordinamento sindacale l’attività
economica della nazione è stata ripartita in sei grandi
gruppi: agricoltura, industria, commercio, banche, trasporti
marittimi e aerei, trasporti terrestri e navigazione interna.
Ad ognuno di tali gruppi corrisponde una confederazione
di datori di lavoro e una confederazione di lavoratori ’).
Una tredicesima confederazione inquadra gli esercenti
ana libera attività - professionisti e artisti.
A ciascuna confederazione fa quindi capo un complesso
di federazioni sindacali di categoria e di associazioni territoriali,
 provinciali o regionali.

L’ organizzazione sindacale nella nostra provincia presentava
 nel triennio 1927-29 la seguente struttura:

a) 5 associazioni di datori di lavoro:

Federazione provinciale fascista degli agricoltori
Unione industriale fascista
Federazione provinciale fascista dei commercianti
Unione interprovinciale fascista del credito e della assicurazione
[Jnione regionale trasporti terrestri e navigazione interna

‘) Fino al 1927 si aveva per i prestatori d’opera un’unica confederazione
nazionale dei sindacati fascisti composta di 6 federazioni nazionali; con lo
sbloccamento della Confederazione si è realizzato un preciso ordinamento simmetrico
 nell’inquadramento dei datori di lavoro e dei lavoratori.
        <pb n="311" />
        336

b) 5 associazioni di prestatori d’opera :
Unione provinciale sindacati fascisti dell’agricoltura
Unione provinciale sindacati fascisti dell’industria
{Unione provinciale sindacati fascisti del commercio
Unione interprovinciale sindacati fascisti del credito e assicurazione
[Jnione regionale sindacati fascisti trasporti terrestri e navigazione interna

c) Comitato provinciale dei sindacati fascisti dei professionisti
 e degli artisti.
Hanno una propria organizzazione, benchè aderenti
alla Unione industriale fascista :

Segreteria provinciale della Federazione fascista autonoma degli artiriani
 d’Italia
Delevazione della Federazione nazionale fascista della proprietà edilizia

ORGANIZZAZIONE SINDACALE DEI DATORI DI LAVORO

Federazione provinciale fascista degli agricoltori.

Ha avuto il riconoscimento giuridico nell’anno 1929.
La sua circoscrizione è divisa in 4 zone, Trento, Rovereto,
Borgo e Ora, con ciascuna un segretario tecnico laureato
in scienze agrarie. Îl numero complessivo dei rappresentati
è di circa 53.000.
Alla fine del 1929 gli inscritti e tesserati erano rag:
gruppati in 3 sezioni:

sezione proprietari non diretti coltivatori, con 145 soci
sezione piccoli proprietari ed affittuari diretti coltivatori, con 3.500 soci
sezione proprietari di terre affittate. con 3 soci.

Fanno inoltre parte della Federazione :

Unione provinciale latterie sociali, con 190 caseifici aderenti
Unione provinciale essiccatoi corporativi bozzoli, con 22 essiccatoi
Unione provinciale cantine sociali, con 26 cantine aderenti.

Altri enti aderenti :
ICO mutue assicurazione bestiame
4 consorzi di macere tabacco
25 consorzi di malghe
        <pb n="312" />
        n

5 consorzi di frutticoltori
17 società d’allevamento
1 consorzio di orticoltori
|6 associazioni agrarie
12 consorzi di bonifica e di irrigazione.

Aderiscono alla Federazione inoltre i seguenti CODNSOTZÌ :

il Consorzio provinciale delle latterie trentine
la Centrale per l’utilizzazione dei sottoprodotti vinicoli
il Consorzio generale agricolo per la cura del tabacco
il Consorzio agrario provinciale.
L’attività della Federazione nel campo economico è disciplinata
 dalle seguenti commissioni provinciali :

commissione provinciale viticola-vinicola .
sommissione provinciale della sezione allevatori bachi
commissione provinciale zootecnica
sommissione provinciale tabacchicoltori.

La Federazione ha stipulato con l’ Unione provinciale
dei sindacati fascisti dell’agricoltura :

un capitolato generale di mezzadria e di colonia parziaria (26 giugno
 1929) ;
un patto provinciale di lavoro per braccianti fissi e avventizi (10 agosto
 1929).

I contributi sindacali riscossi dalla Federazione sono

stati :

1927: L. 244.917
1928 : L. 301.159
1929: L. 356.516

Unione industriale fascista.

È stata riconosciuta con R. decreto 26 settembre 1926
n. 1720. Ha una propria delegazione a Rovereto.

[L’inquadramento sindacale risulta dal seguente prospetto:
        <pb n="313" />
        334

sezione

costruttori edili, imprenditori opere pubbliche
 e private . .

legno

meccanici e metallurgici

miniere-marmo-pietra
vino-liquori ed affini
industrie alimentari varie

tessili varie ed abbigliamento
grafici-editori . .

gotonieri .

trattura e torcitura della seta

laterizi . .

cemento, calce, gesso

carta .

concia e lavorazione cuoio

bisogni collettivi

chimici .
industrie varie .

10”

dipendenti

associate non rappre» lal 1 luglio] associate
associate | sentate 1927

jlitte

5

190

285
244
91

64905

42

45

199
50

2160
1315

76
24.

27

20

44.

957

1)

52

62

204

n

1129

125
33

490

10

I

i

974

N

a,

Rw

1NiR

722

40

P

252

n

160

204

12

[52

39
20
35

280

6

120

a |

207

£

279 | 820 | 1099 | 16669

1

19°

ditte

dipendenti

non rappreassociate
 | sentate

al al
1 gennaio 1 luglio
1928 1928

120 262
118 | 194
34
21
23
1 |
‘0

4655

7393

1154

1634

68

1052 | 1194

43

733

943

35
120
230

112

75

359
894
295 |

345

|

783

2%

256

1115

1220

898 |

52

mm

153. |

557

©

Re |

248

325
139
137 I 202
98 105
197 | 227

}

e

2/}

175 | 926 | 12568

18698

|

litte

, | non
associate ”
i associate

235 53
134 | 63
54 17
32

182

‘5

A?

20

22

6

è

A

16

1R

i

ARI

247 |

020

dipendenti

rappre: IL gerani) 1 luglio
sentate | 1999 1999

288

3458

5562

197

976

1167

71

1642

1904

50

eQRFA

823

33

108

70

101
31

301

260

846

863

21

250

237

1104

1092

662

917

259

421

?

2303

302

309

328

142

152

24

176

228

20

75

7

1 |

175

186

20

11AL?

| 14607
        <pb n="314" />
        3

Nel triennio 1927-1929 sono stati stipulati i seguenti
contratti collettivi di lavoro:

1927
per gli addetti alle segherie (disdettato),
per gli addetti alle cave di marmo e pietra (disdettato),
per gli addetti alle tipografie (disdettato),
per gli addetti all'industria della tessitura serica (disdettato),
per gli addetti alle fabbriche di nastri (disdettato).

per gli addetti alla Società cementi armati centrifugati (contratto aziendale
 di lavoro - disdettato),
per gli addetti alle cave di porfido (disdettato),
per gli addetti ai pastifici (disdettato),
ner gli addetti ai calzaturifici.

1928

per gli addetti alle costruzioni edilizie, di pubblica utilità ed affini (accordo
 salariale - disdettato),
per gli addetti alle miniere,
per gli addetti alla trattura e torcitura della seta {disdettato),
per gli addetti alle botteghe di barbiere e parrucchiere,
per gli addetti alle fabbriche di spazzole,
per gli addetti ai mulini industriali,
per gli addetti alle botteghe artigiane da sarto (disdettato),
per gli addetti alle fabbriche di birra,
per gli addetti all’industria dell’abbigliamento {(disdettato),
per gli addetti all’Istituto provinciale incendi (contratto aziendale),
per gli addetti al berrettificio Serra &amp;amp; C.° di Rovereto (contratto aziendale
 di lavoro - disdettato).

Non si conoscono, non essendo stato possibile di verificarli,
 i contributi sindacali che sono stati riscossi dall’Unione
 industriale nel triennio 1927-1929.

Federazione provinciale fascista dei commercianti.

Proviene dalla trasformazione del Consorzio commercianti
 di Trento. È stata riconosciuta giuridicamente con
R. decreto 7 ottobre 1926 n. 1803, ed ha iniziata l’attività
 il 1° gennaio 1927. Ha 4 delegazioni: Rovereto, Riva,
Borgo e Tione.
        <pb n="315" />
        34.

L’inquadramento sindacale è rispecchiato nel seguente
prospetto :

sezioni

n27
rappre- | tessesentati
 rati

1928
rappre- | tessesentati
 | rati

1929
rappre- | teasesentati
 reti

agenti di commercio . .
alberghi e turismo
alimentazione . .
antichità e prod. art. cultur.
arredamento . . .
ausiliari del commercio
automeotocicli, accessori
rommercio con l’estero
commercio enologico .
commercio metallurgico e derivati .
abbigliamento . .
dirigenti d’aziende
esercizi pubblici .
panificatori ed affini
piccolo commercio
prodotti chimico-farmacenutici
categorie varie. . .
cooperative di consumo . ...

170 41
468 | 254
2315 ' 656
185 | 75
256 | 111

171 50
1. 465 | . 290
2302 888
| 180 | 81
249 | 118

168
480
2323
177
251

61
302
1056
90
137

22! 9 24
25 + 23: 13 20
115° 112! 82 110
122 118 69 119
468 454 | 272 1 451
60 58 — 63 —
1978 1964 | 681 1973 781
296 288 175 280 198
67 65 1 18 60 25
105 103 | 17 100 23
218 28 211 | 101 208 | 107
356 | 12 355 1 136 | 354 | 158
7223 | 2400 | 7140 | 3000 | 7161 | 3415
I contratti collettivi di lavoro che sono stati stipulati,
riguardano le seguenti categorie:
panettieri abbigliamento ed arredamento
caffè e bar macellerie
alberghi e pensioni ristoranti e trattorie
impiegati degli esercizi pubblici
Naturalmente sono stati conclusi anche i relativi patti
salariali provinciali.
[ contributi sindacali riscossi dalla Federazione hanno
importato :

1927: L. 221.309
1928 : L. 341.852
1929: L. 399.841
        <pb n="316" />
        342

Unione interprovinciale fascista del credito e dell’assicurazione.


È un’organizzazione nazionale senza rappresentanze periferiche,
 avendo la categoria rappresentata particolari caratteristiche
 e disciplinando l’ associazione rapporti speciali
di lavoro.
L’inquadramento sindacale nella provincia di Trento
nel triennio 1927 -1928-1929 comprende:

istituti nazionali .

regionali .

rappresentati

associati

funzionari

3

2

impiegati
e subalterni

{8

58

banchieri privati.

banche popolari . . .

è

256

Il gettito lordo dei contributi sindacali obbligatori, versati
 nel triennio. ha importato :

istituti di credito

casse rurali

1927

13.415

102500 |

1928

13.415 |
96.500

1929

13.415
92,775

Queste cifre rappresentano solo con larga approssimazione
 l’importo dei contributi effettivamente corrisposti dai
datori di lavoro degli istituti di credito della provincia.
Il calcolo di detti contributi per singole provincie non è
agevole perchè la riscossione avviene a mezzo di unico ruolo
(art. 69 del R. Decreto 27 luglio 1926 n. 1802) e non con
ruoli distinti per provincia, come si pratica per le altre
organizzazioni sindacali; in secondo luogo perchè la catevoria
 rappresentata ha caratteristiche speciali: è in gran
        <pb n="317" />
        343

parte costituita da istituti di credito, che pur avendo la
propria sede centrale in una determinata provincia, esplicano
 la loro attività mediante filiali o agenzie in tutto il
territorio del Regno.
Nel periodo dal 1927 al 1929 è stato stipulato in questa
provincia un solo contratto collettivo di lavoro riguardante
la categoria dei bancari. Naturalmente non sono considerati
qui i contratti che, pur essendo in vigore per il personale
 delle filiali o succursali di Trento di istituti nazionali
 o interprovinciali, figurano stipulati nella provincia dove
è la sede principale. Detto contratto è il regolamento per il
personale della Banca del Trentino e dell’Alto Adige, pubblicato
 nella Gazzetta Ufficiale del 19 novembre 1928 n. 69.
Davanti alle magistrature speciali non è stata portata
alcuna controversia concernente la disciplina dei rapporti
collettivi di lavoro; e ciò anche per effetto dell’azione di
intesa svolta con la collaterale organizzazione dei prestatori
d’opera, azione che ha evitato ogni bisogno d’intervento.

Unione regionale trasporti terrestri e navigazione interna.

L’inquadramento sindacale nella provincia si è presen.
tato nel triennio nei seguenti termini:

ferrovie .

‘27

de

[929

}

iramvie.

autolinee

noleggiatori e camionisti

carrettieri e vetturali ,
filovie . ..

case trasporto e spedizioni .

dirigenti . .

154

37

7

5

5
10

4

194

10

2
31
        <pb n="318" />
        344

Nel campo dei contratti non è stata svolta nel triennio
alcuna attività sindacale, perchè soltanto alla fine del 1929
sì è costituito nella nostra regione l’Ufficio dei sindacati
fascisti dei trasporti terrestri e della navigazione interna.

[I contributi sindacali riscossi hanno importato :

1927: L. 20.000
1928: L., 34.000
1929: L. 31.600

ORGANIZZAZIONE SINDACALE DEI PRESTATORI D’OPERA

Unione provinciale sindacati fascisti dell’apgricoltura.

Ha avuto il riconoscimento giuridico con R. decreto
21 gennaio 1929 n. 80.
L’inquadramento sindacale si presenta :

tesserati

categorie

braccianti avventizi
salariati fissi
mezzadri e coloni

piecoli propr. affittuari coltivatori
diretti
boscaioli

pastori

impiegati ammin. aziende agricole

r'appresentati


3000
2000

7000
2000
1500
200

1927

1928

1929

145
{35

153
140

267
2906

927
604
19
130 | 181 | 137

Nel 1927 e 1928 non sono stati riscossi contributi
sindacali; nel 1929 questi hanno importato L. 195.000.
Til primo contratto collettivo stipulato è del 10 agosto
1929 e riguarda la categoria dei braccianti fissi ed avventizi.
        <pb n="319" />
        345

Unione provinciale sindacati fascisti dell’industria.

È sorta nel gennaio 1928 dopo lo sbloccamento delle
organizzazioni dei prestatori d’opera ed è stata riconosciuta
con R. decreto 21 gennaio 1929 n. 79. Il numero degli inscritti
 e il gettito dei contributi sindacali obbligatori hanno
importato nel triennio:

industrie

stampa .

carta. .
chimiche
legno.
edilizia .
metallurgica
tessile
vetro e ceramica
pesca . .
alimentazione .
estrattive .  .
artistiche .

.

teatro e cinematografo
àbbigliamento .  .  .
acqua - sas - elettricità

lavoratori inscritti
{tesserati}

1927

1928

1929

‘225
204
70
719
3145

179
244
130
984

3412

‘man-358


2496
47

A78

cano ì
dati)

2268
63

46

324
[502

387

226

15
165
120
254

139
280)

9712 | 9871

contributi riscossi

1927

1928

1929

3945
3265
2967
13763
| 20591

5032
5041
6582
16236
100203
22827
31209
489
1000
$211
14518
339
135
2869
18683

complessivamente!


13633
24152

518526 |

800

77

9746
0371!

2635

PA4A200

218526

220154 |!

233374

Unione provinciale sindacati fascisti del eommercio.

I) riconoscimento giuridico è avvenuto con R. decreto
6 dicembre 1928 n. 2723. I tesserati, i rappresentati (denunciati
 dalle ditte per l’applicazione dei contributi
sindacali) e i contributi riscossi sono stati nel triennio:
        <pb n="320" />
        346

categorie

agenti, rappresent.,
viaggiatori, piazzisti
 di commercio .

impiegati aziende
commerciali. .

personale albergomensa,
 . .
impiegati esattoriali
venditori ambulanti

impiegati di assicurazione
 . .
portieri e guardie
private : . .

terme- bagni-cure

9927

28

arno

contributi riscossi

va
a
ue,
3%

-
i T 1 ml ©
a i
LE &amp;amp; fa 8 i
. «ri ;
ff È
: pi

1927

1928

1929

o7l 20) 97) 36| 99) 78

{470

356) 314/2852) 381/2831) 514

81703

009] 178/1015] 521/1145] 650)
s — | : —' 91| 2910
24| — è 30) — 104| 13444

1352
2963
11895

2127

{3684

2331 35) 156] sol 170| es

150

215

279

5

5,
42

98
1670

136
1665

296
2035

3695)| eszla120/1116/a2n4l1552] 18272

| 18827 | 84993

Sono stati stipulati 5 contratti collettivi di lavoro:

1927 : personale di albergo e mensa
lavoranti panettieri

{929 :

impiegati delle aziende commerciali
impiegati esattoriali
impiegati delle società di assicurazione.

Le controversie risolte sono state :

nel 1928: 38 (33 per il personale albergo-mensa, 5 per impiegati aziende come
merciali) per un importo di L. 28.160

nel 1929: 68 (39 per il personale albergo-mensa, 23 per impiegati aziende commerciali,
 6 per altre categorie) per un importo di L. 74.670.
        <pb n="321" />
        347

Unione interprovinciale dei sindacati fascisti del credito e
delle assicurazioni.

Nel triennio 1927-1929 questo ramo dell’organizzazione
sindacale non era stato ancora definitivamente costituito.

Unione regionale sindacati fascisti trasporti terrestri e navigazione
 interna.

Anche questo ente non aveva raggiunta ancora nel 1929
la propria sistemazione.

Comitato provinciale sindacati fascisti professionisti e artisti.

È stato costituito appena nel 1929 ed ha 1.074 inscritti.
 così distribuiti nelle singole categorie professionali :

architetti .
belle arti .
ingegneri .
musicisti .
autori scrittori
geometri .'"
medici ;
seterinari .
ostetriche . :
periti industriali.
periti commerciali
tecnici agricoli
avvocati .
notai .
farmacisti . . . .
dottori in economia e commercio

ragionieri

59
10
63
27

6
12
224
32
190

87

123
25
27
96
37
26

Sono stati riscossi nel 1929 contributi per L. 59.000.
        <pb n="322" />
        343

Federazione fascista autonoma degli artigiani.

È stata riconosciuta con R. decreto 5 dicembre 1926
2224. La segreteria di Trento è sorta nel gennaio 1927.
[ censiti nel triennio sono stati:

n.

comunità

1927

1928

1929

fotografi
stampatori e affini
legatori di libri .
argentieri orafi .
orologiai  . .
ferro battuto, rame e affini
ramieri, calderai
lattonieri, vetrai e affini
vasai e affini .
pittori e decoratori
barbieri ;
sellai .
lappezzieri
calzolai
sarti.
sarte

$

16

53

11
[5
20
15
[5

}

3

[8

2A

31

?

2

37
54

36
98
20
119
[45

68
101
21
121
(53
36
53
980
350
297
13
907
52
75
77
89
321
5
57
39
336
52

13

R4

31

23

34
45
350
300
255

25
305
182
28

arti sanitarie

1
198
13
37

3
390
39
59

falegnami
carpentieri .
bottai . .
maniscalchi
meccanici
fabbri . -
installatori idraulici
elettricisti .
coltellinai .
piccoli mugnai

15
17
29

33

73
310

25
12
207 |
15

2

34
325
51

“ementistì e scalpellini
        <pb n="323" />
        349

comunità

1927

lavandaie, stiratrici e affini
camiciaie, magliaie e calzettaie
muratori . ; # .
spazzacamini . +
carrozzieri, carrai e ruotai
fumisti : .
artieri del mobile
varie usuali

i

contributi sindacali hanno sommato :

1928

-
2
2

ir i

1929

2
22
295
39
95
20
20
67

1927: L. 109.060
1928: L. 117.326
1999. L. 105.226

Sono stati stipulati i seguenti contratti collettivi :

barbieri e parrucchieri: 23 settembre 1929, con scadenza il 23 settembre
 1930 (in sostituzione di quello stipulato il 25 luglio 1927);
sarti: 15 maggio 1929, con scadenza il 15 maggio 1930 (disdettato);
orafi-argentieri-orologiai: 16 maggio 1929, con scadenza il 16 marzo 1932.

Federazione della proprietà edilizia.

La Delegazione di “Trento della Federazione nazionale
fascista della proprietà edilizia è stata istituita nell’estate 1929
a norma del R. decreto 17 gennaio 1929 n. 102, relativo
al riconoscimento giuridico dell organizzazione.
La Delegazione abbraccia il territorio della provincia
e dipende gerarchicamente dall’Associazione di Verona, alla
quale fanno capo anche le Delegazioni di Bolzano e di
Vicenza. È retta da un delegato, assistito da una commissione
 probivirale e da altra commissione per la statistica
del mercato edilizio. Oltre ad un proprio ufficio in Trento,
ha nei maggiori centri della provincia dei fiduciari, in numero
 di 25.
L’inquadramento abbraccia per ora 450 proprietari.
        <pb n="324" />
        a!

COMITATO PROVINCIALE INTERSINDACALE

Il Comitato provinciale intersindacale è l’organo politico
 di collegamento fra le varie associazioni sindacali della
provincia per l’esame e la discussione delle controversie
della produzione e del lavoro e per il raggiungimento d’una
pacifica soluzione: una specie di magistratura del lavoro di
prima istanza. Cura anche la elaborazione preliminare dei
patti collettivi e la vigilanza sulla loro integrale applicazione.
 È costituito dai dirigenti di tutte le organizzazioni sindacali,
 sotto la presidenza del Segretario federale, e realizza
il primo esperimento di istituto corporativo nell’ambito
provinciale.
Le sedute del Comitato intersindacale sono state 11
nel 1927, 12 nel 1928, 10 nel 1929 e in esse sono stati
esaminati vari problemi del lavoro della provincia e risolte
numerose controversie sorte per l’applicazione dei patti di
lavoro. Fino al settembre 1928 il Comitato intersindacale
aveva anche le funzioni di comitato per la disciplina dei
prezzi e per il loro adeguamento al livello della moneta
rivalutata.

MAGISTRATURA DEL LAVORO

Come è noto, il R. decreto 26 febbraio 1928 n. 471
ha soppresso i collegi dei probiviri e le commissioni arbitrali
 per l’impiego privato ed ha devoluto ai pretori ed ai
tribunali, nei limiti della rispettiva competenza per valore,
le controversie individuali già deferite agli organi giurisdizionali
 soppressi e quelle derivanti da rapporti soggetti a
contratti collettivi di lavoro e ad altre norme che abbiano
valore od effetto di contratti collettivi. L’attività della magistratura
 in questo campo si è limitata a 6 controversie
individuali discusse e risolte nel 1929, delle quali 4 dal
Tribunale di Trento e 2 dal Tribunale di Rovereto.
        <pb n="325" />
        "1

SALARI

Salari delle categorie industriali.

i salari dei principali gruppi di categorie industriali,
di quelli cioè che controllano il maggior numero di dipendenti,
 come la edilizia, l’industria del legno, la meccanica,
la costruttiva, la tessile, segnano nel triennio 1927-1929 un
movimento discendente: fenomeno che è stato determinato
da molteplici fattori, anzitutto dalla rivalutazione e dalla
stabilizzazione della moneta. A tal proposito meritano menzione
 le mercedi orarie concordate nel primo accordo salariale,
 stipulato per le categorie dell’edilizia nel maggio 1922:

muratori . L. 2.70
muratori principianti , . 1.80
manovali oltre i 20 anni. 195
manovali tra i 17 e 20 anni. . . . » 1.50
manovali sotto i 17 anni 1-10

19

Queste mercedi sono da considerarsi come media situazione
 salariale delle più importanti categorie di operai nel
periodo 1922-1925. .
L’anno 1926 aveva” determinato anche nel Trentino
l’inizio d’un’ascensione dei salari industriali, corrispondente»
mente agli aumentati indici del costo della vita. Ciò è stato
documentato solo nei contratti per l’industria edilizia e per
quella grafica (aumento di circa il 5 °/, sulle paghe globali);
si può tuttavia ritenere che anche le altre industrie abbiano
subito il medesimo fenomeno, sebbene la cosa non sia stata
sancita in regolari patti salariali, Ma l’aumento è durato
breve tempo: come si può constatare nel seguente prospetto,
i salari hanno subìto nel 1927 un ribasso del 10° per le
note cause; nei ‘due anni seguenti si sono invece mantenuti
 stazionari. Il punto più alto di essi è stato quindi
raggiunto nel 1926.
        <pb n="326" />
        257

De

028

329

‘ategorie

operai qualificati 1° categoria

- In
manovali 12
11

apprendisti.

lonne gruppo I° categoria

Il,

apprendiste

operai qualificati 1° categoria

» Il»
manovali 1° #8
1° e»
ipprendisti  .
lonne gruppo I° categoria

Ie

ipprendiste

operai qualificati 1° categoria

”
manovali

1°

Fia

ipprendisti . . .
lonne gruppo 1" categoria
LL 11° ss”

ipprendiste .

MERCEDI
del legno

edilizia
città | cam: | eittà | cam
pagna pagna

3.15
2.85
2.25
1.90 |
150 |

3. 2.65
2.60 | 2.10
2— | 1.40
170,
1.30 I 0.60 i

2,20
1.90

1.35

0 60M

0.75

2.70 2.45
245 2.20
1.75 | 1.55
[60 | 1.40
o la

2.65
2.10
1.40

220 |
1.90
1.35

0.60

i) AN |

}.75

2.80
2.60
1.95
1.70
L_

2.60 2.65
2.30 - 2.10
1.65 1.40
1,50
N.90 0.60

2.20
1.90
1.35

0.680

0.75

ORARIE

meccanica | cotoniera I estrattiva
città | came marmo porfido
pagna e pietra *

3— | 2.80
250 | 225
210 | 170
180 | 150
0.80 | 060
110
0.80

3.20 2.20
2.80 Zur
2.15 1.65
1.85 1.30
1.—

1.20
1.15
0.50 !

0.90

0.40

3. 2.80
2,50 2.25
2.10 1.70
1.80 1.50
{70 A 60

2.95
2.60 -
1.95. 1.65
1.70 1.30

2.20

|

Î

1.20

1.15
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0.90

0.40

3.— 2.80
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2.10 1.70
1.80 1.50
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2.95
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2.20

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1.20
1.15
0.50

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i

miniere

2.15
2.10
1.80
1.70
0.70

1.90
1.70
1.50
1 45

1.90
1.70
1.50
‘1.25

1.

delle filande

città ein:
pagna

1.13
0.86
DNS

1.09
0.82
054

1.04
0.78
0.60
        <pb n="327" />
        ener inverni cronista

354

Salari delle categorie commerciali.

I salari mensili nelle categorie commerciali sono rimasti
presso che stazionari e sono stati tenuti dentro i seguenti
estremi:

mpiegati di aziende commerciali (compresi i
20ommessi di negozio) i

da L. 100 a L. 1300
per gli uomini
da L. 50 a L. 600
per le donne

agenti, rappresentanti, viaggiatori. piazzisti di
commercio .

albergo e turismo
lavoranti panettieri
impiegati esattoriali .

impiegati di assicurazione

addetti a terme, bagni e stabilimenti di cura

da L. 625 a L. 1500
da L. 2530 a L. 1000
giornaliere) da L. 15 al. 28
. da L, 250 a L. 1300
da L. 200 a L. 1350
. da L. 200 a L. 600

Salari delle categorie agricole.

Il contratto collettivo di lavoro 10 agosto 1929 per i
braccianti fissi ed avventizi prevede le seguenti mercedì
Orarie:

perai specializzati per i lavori di potatura degli alberi de
frutto, innesto, orticoltura
braccianti per lavori in genere *
uomini dai 20 ai 60 anni
uomini sopra i 60 anni e ragazzi dai 16 ai 20 anni
donne dai 20 ai 45 anni
donne dai 16 ai 20 anni
ragazzi dai 14 ai 16 anni

L. 1.95

1.55

1.
» 0.77
» 0.66
066

Le ore eccedenti l’orario normale sono retribuite con l’aumento del 20 %
per le prime due ore e con l’aumento del 30 % per le successive.
        <pb n="328" />
        Re

Salari degli addetti alle aziende di trasporto.
I salari mensili medi corrisposti agli addetti di questa
categoria sono stati nel triennio :

ferro-tramvieri .
automobilisti

operai meccanici delle aziende automobilistiche

impiegati aziende spedizioni e trasporti
facchini
dirigenti

L. 500-650
» 650-900
+ 600-700
600-800

550-650

8300-1000
        <pb n="329" />
        56

MERCATO DEL LAVORO

La crisi nella quale si dibatte da anni il mercato del
lavoro anche nel Trentino, trova le sue cause anzitutto nella
eccéssiva densità della popolazione. Questa densità che ora
non è più temperata dall’esodo di altri tempi, quando l’emigrazione
 era libera e gli stati d’immigrazione non opponevano
 tanti ostacoli all’entrata dei lavoratori degli altri paesi,
è relativa al ristretto limite della produzione dell’agricoltura
in un paese montuoso; è relativa alle difficoltà che la provincia
 oppone, anche per la sua posizione geografica e per la
natura del suolo, all’esistenza di grandi industrie o allo sviluppo
 di vasti traffici. In questi primi anni del dopoguerra
era poi naturale che si risentisse del grande rivolgimento
delle correnti del commercio e in genere del cambiamento
del sistema economico. Tuttavia alcuni rami della produzione
avrebbero potuto in tempi normali costituire un discreto
campo di lavoro per una parte della mano d'opera disponibile;
 anzitutto la produzione del bosco col taglio, col
trasporto dai monti e con una prima lavorazione (segatura).
Ma il legname ha avuto in questo ultimo tempo una di.
scesa rovinosa del prezzo per la scarsa ricerca (arenamento
dell’industria edile, forte concorrenza dall’estero, severità di
criteri nella ricostituzione dei boschi). In passato si sono
uutrite molte speranze d’un copioso impiego di mano d’opera
nelle risorse che erano prospettate dallo sfruttamento delle
forze idriche. Altre occasioni di lavoro si vedevano nei lavori
 di sistemazione stradale e nelle opere di bonifica. Di
queste ultime di primissima importanza si presenterebbe la
        <pb n="330" />
        357

bonifica di val d’Adige, che una legge ha affidato all’Opera
nazionale combattenti e di cui si è interessato anche un
apposito comitato regionale.
Il fenomeno della disoccupazione, che nella maggior
parte delle altre regioni si è fatto sentire con particolare
rigore nell’immediato dopo guerra, nel Trentino è stato
attenuato dai grandi lavori di ricostruzione delle zone distrutte
 o devastate e dal sorgere esuberante, sebbene effimero,
di traffici; elementi questi che avevano accennato ad una
intensa ripresa economica. Ma dopo i due primi anni la
disoccupazione è comparsa anche in questa provincia ed è
andata poi acuendosi sempre più.
[ seguenti dati del triennio non rappresentano il quadro
completo della disoccupazione effettiva, ma soltanto il numero
 degli operai che sono assicurati contro la disoccupazione.
        <pb n="331" />
        50

DISOCCU

categoria d’ihdustria

i
wo
ww

1927

agricoltura, caccia e pesca
industrie estrattive del sottosuolo . e
industrie che lavorano e utilizzano i prodotti dell’agricoltura, della caccia e pesca
ndustrie che lavorano e utilizzano i metalli , i
industrie che lavorano i minerali e costruzioni edilizie stradali, e idrauliche.
industrie che lavorano e utilizzano le fibre tessili . .
mndugstrie chimiche . . . ; ; ; : . . .
industrie e servizi corrispondenti a bisogni collettivi
esercizi pubblici e
versonale non operaio. .

85
98
248
7
181
306
15
140
118
(70 |
1.828 |

1928

* totale

agricoltura, caccia e pesca . ;
industrie estrattive del sottosuolo . . s
industrie che lavorano e utilizzano i prodotti dell’agricoltura, della caccia e pesca
industrie che lavorano e utilizzano i metalli .
industrie che lavorano i minerali e costruzioni edilizie stradali e idrauliche
industrie che lavorano e utilizzano le fibre tessili .
industrie chimiche . «e è ; ; -
industrie e servizi corrispondenti a bisogni collettivi
esercizi pubblici e
personale non operaio . - . ;

141
58
5362
271
324
142
9
247
192
149
2.595 -"
97
63
05
‘20
320
214
12
207
123
119
; 7
totale | 1.887

totale

1929

agricoltura, caccia e pesca .
industrie estrattive del sottosuolo . . ; e
industrie che lavorano e utilizzano i prodotti dell’agricoltura, della caccia e pesca
industrie che lavorano e utilizzano i metalli - . ; ;
‘ndustrie che lavorano i minerali e costruzioni edilizie stradali e idrauliche .
industrie che lavorano e utilizzano le fibre tessili . .
industrie chimiche . Pa ; ; # . . ;
industrie e servizi corrispondenti a bisogni collettivi
esercizi pubblici . . +.
personale non operaio.
nersonale non specificato .

PAZIONE

Ù © © i 1 © © [-)
= &amp;amp; pe Fi fo = 4)
OD: E E E
€ a [-] th a «i LL]

|] media
menzsile

80 | 80 58| 46 32 42| 42 57 638 104 | 150
9B | 92 53 32) 38 37 I 41 46 52 56 | 62
300 | 327 287 | 226 | 234 | 204 | 289 258 292 | 315 | 549
97 103 |} 102 67 | 78 | 838 139! 140 158 | 196 | 251
545 424 | 239 | 194 | 269 | 263 . 335 | 409 | 414 | 552 | 828
506 1 208 | 84 | 77 | 494 | 148 | | 103 | 116 | s8 | 127
8 9 5) 4 5, 4) 6) 4] 8) 9 o
153 | 180 | 142 10 | 114 | 104 | 94 | 104 | 127 | 155 | 224
110 | 109 87| 82| 75| 73 | 67| s1| 119 | 146 | 188
184 | 188 | 132 122 | 102 | 108 | 152 | 128 | 117 | 164 | 153
2,088 |1.720 '1.189 | 265 | 1.436 | 1.066 |1.276 11.295 |1.466 11.785 |2.541 | 1.557.
160 | 119 81 | a 271 27° 39 | 10 | 851 97 76._
9% 116 | 69 52° 34 39 16 23 | 20 50, 63 53_
586 | 559 437 | 320 | 263 228 237 189 180 | 246 ' 205 Salo
294 | 236 178 | 121 68 116 77 61 62! 1038 104 140.
838 | 665 | 450 | 317 | 234 288 166 183 216 | 390 546 426.
205 | 363 | 420 | 441 | 655 184 | 230 261 180 | 262 215 304.—
12) 183| 8| 6| 7 21) 9/ 10) 9 14 11 10.—
214 | 186 | 177 | 151 | 104 | 122| no | 74 7 115 157 144.—
138 125 | 84 4 | 49° 56 | 43, o I 5 24 | 96
191 | 152 | 169 | 150 |] 159 | 115 | 113 | 114 ' 108 112 | 108 | 135-2.827
 | 2.534 | 2.073 | 1.e5 | 1.614 | 1.196 |1.028 1.007 | 25 j1.516 |1.715 | 1.729.—

69.—
58.—
294.—
124.—
412.—
204. —
7.
137.—
104. —
143.—

429 | 120.-194.
 76.-356
 | 285.—
120 | 185
1393 598.
203 198.
24 16-162
 166.-130
 95.
‘00 126.--
 = 1 —_ | _ | _ ’ _ i. _ ' _ ’ _ : _ _ 1 7
2.264 [2.410 | 2.107 [1.555 |1.387 1.196 | 1.126 1.187 l1.175 | 2.435 | 3.120 | 1.820.
        <pb n="332" />
        e Ran PI ola iii deri n Angra,

free se

ci

AO

EMIGRAZIONE

«Il fenomeno emigratorio — scriveva Cesare Battisti —
è sempre esistito nel Trentino: a trovarne le origini occorrerebbe
 ricostruire, risalendo di parecchi secoli, la storia
economica delle sue valli alpestri». Per lungo corso d’anni
varie categorie di lavoratori, diverse a seconda delle valli
e dei luoghi di provenienza, calavano dai nostri monti e
si recavano in preponderanza nelle finitime regioni italiane,
ad occuparsi, specie d’inverno, nei loro rudi mestieri, per
ritornare in primavera col gruzzolo dei risparmi. La popolazione
 aveva, allora, minori esigenze e viveva molto parcamente;
 in parte trovava occupazione e guadagno in paese,
dove le poche industrie, quale necessario complemento dell’agricoltura,
 8° appoggiavano solidamente ai prodotti del
suolo per lavorarli e renderli atti al mercato: industria della
seta e lavoro delle miniere. Una parte s’impiegava, come si
è detto, nella Lombardia e nella Venezia, colle quali il paese
aveva comuni aspirazioni ed interessi. Ma col distacco del
Trentino dal Regno le barriere politiche e doganali resero
più difficile l’accesso anche all’ emigrante trentino. Con quel
distacco s’iniziò appunto nella provincia un’èra di profonda
depressione economica, che la impoverì sensibilmente e costrinse
 le braccia più valide a rivolgersi a paesi lontani in
cerca di pane e di lavoro.
Al fenomeno dell’antica emigrazione sporadica e occasionale,
 determinata oltre che dal bisogno. dalla radicata
        <pb n="333" />
        PER gene a n pa ae
SL at ea I

361

tendenza alla vita errabonda di qualche valle trentina (arrotini
 di Rendena in molte città d’ Europa, segantini delle
Giudicarie nelle vecchie provincie, salumai delle Giudicarie
a Trieste, calderai di val di Sole e spazzacamini di val di
Non e del Banale nelle vecchie provincie, decoratori della
val di Fassa in Alto Adige e nel Tirolo, seggiolai di Primiero
 nelle vecchie provincie, merciaîuoli di val di Tesino
jin Russia e in Olanda, muratori a secco e minatori di Folgaria
 e Lavarone nei paesi tedeschi) si venne sostituendo quello
di una corrente emigratoria fissa e ben definita, che andò
sviluppandosi con ritmo crescente fino alla grande guerra.
L’anno tipo è il 1911, scelto anche da Cesare Battisti
per i suoi preziosi studi in materia. In quell’anno su di
una popolazione di 386.000 abitanti, . emigrarono 22.275:
oltre 19.000 nei paesi del continente, gli altri 3.000 varcarono
 l'oceano.

EMIGRAZIONE TRANSOCEANICA NEL 1911

‘stati di destinazione

Stati Uniti n Rs Ex
Argentina . . .
Brasile . a .
altri paesi d’America .
Asia. . o.
Africa . . .
Oceania .

l10mini

‘630
383
103
2A

Alnnne

Fanciulli

pb

f

totale

2153
575
218
158
6
26
18

EMIGRAZIONE CONTINENTALE NEL 1911

stati di destinazione

Tirolo e Vorarlberg .
altre provincie austriache .
Francia . .
Italia i
Germania . . o .
Svizzera . e”
altri paesi d’Europa . e

nomini

donne

6442 {| 2118
3073 347
375 90
1420 | 557
‘573 | - 273
966 | 307
221 69

fanciulli

717
88
60
200
124
80
21

totale

9277
3508
525
2177
1970
1353
311
        <pb n="334" />
        ma ibn Neive eg,
ome iO Db meno di alli E O aio

362

L’ emigrazione continentale era temporanea per eccellenza
 e fluttuante, cioè mutabile nella sua destinazione a
seconda delle condizioni specifiche dei paesi d’immigrazione.
 La cifra di 22.275 è però inferiore alla realtà, perchè
risulta da un’inchiesta che non aveva compreso l’intera popolazione;
 quindi la media del biennio che precedette la
guerra, può fondatamente calcolarsi in 25.000 emigranti,
equivalenti al 6.50 °%% dell’intera popolazione: - percentuale
sorpassata nel Regno solo dalle provincie di Belluno con
8.12 °% e di Cosenza con 6.61 °/o.
Nel periodo seguito alla guerra il ritmo, l’intensità e
la destinazione delle correnti emigratorie trentine hanno
subito un profondo mutamento. Sono diminuite notevolmente,
 sovratutto perchè molti mercati del lavoro sono
stati chiusi all’emigrazione in genere per motivi d’ordine
politico ed economico; ma anche perchè le condizioni economiche
 ed ambientali si sono modificate: buona parte della
mano d’opera trentina fu per qualche tempo assorbita nei
lavori di ricostruzione della regione devastata dalla guerra
o trovò impiego nell’intensa ripresa industriale dell’ Italia
settentrionale. -
Questo mutamento del fenomeno emigratorio trentino
risulta dai dati statistici seguenti:

inno

1911

1920
1921
1922
1923
1924
1925
1926
1927
1928
1929

emigrazione
continentale

19121

1540
460
1309
3588
5235
3174
2328
1295
1173
1672

emigrazione
transoceanica

3154

1096
756
902
2168
2708
1197
1491
2525
968
917

totale

22275

2636
1216
2211
5756
7943
4371
3816
3823
2141
2589
        <pb n="335" />
        SEPPE Doge noti mean i ge
iti pi e ai E ae

263

Questi dati complessivi, che comprendono tanto le correnti
 transoceaniche quanto quelle europee, sono così distribuiti
 per la loro destinazione :

EMIGRAZIONE TRANSOCEANICA

Canadà . . . -
Stati Uniti . . ..
Messico . . .
Centro America . .
Brasile . A
Argentina . . 2a
Uruguay.
Africa . .
Australia .
altri paesi

totale

1922 ' 1923

1924 | 1925 | 1926 | 1927

1928 | 1929

14
339

30
810

25 | 5: 77
308 ' 227 | 319
61 13
188 1 137
653 ! 763
70 94
12

26
391
20

11 3
372 | 491
9

38
321
32
21
2 2
1 902 | 2168 | 2708 | 1197 | 1491 | 2525 | 968 | 917

5
222
315

4
175
1049
97

202
1632
84
4
165

EMIGRAZIONE CONTINENTALE

Francia . .
Princ. Monaco . . .
Austria, Ungheria .
Cecoslovacchia .  *
Belgio, Olanda . .
Lussemburgo . . . }
Gran Bretagna . . }
[rlanda . . . .
Svizzera . ..
Germania . .
Prussia . . .
Polonia . . . .
Spagna . . .
Portogallo . .
Stati balcanici . ,
e Jugoslavia . . . . |
Romania . . . e
altri paesi . . .

totale

1922 | 1923

1924

1925

1926 | 1927

1928 | 1929

731 | 2113
239 | 2a5 |
289 | 1101

3674 |

2357 -

1550 | 550 | 616 | 504

324 | 254

185 | 170
273 | 180

117 | 65

1029 | 117

137 | 704

11 + 27
53

12 | 211
e 259
60 | 155

25 | 13
251 | 316
30 | 54

4

8
328
27
3

219 |
44 !

2 12
2 1
21 i 5 32 | 20
1309 | 3588 | 5235 | 3174 | 2328 | 1295 | 1173 | 1672
        <pb n="336" />
        2A4

Dopo la guerra il Trentino ha diretto la sua emigrazione
 continentale soprattutto in Francia e nel Belgio, anzichè
 verso l’Austria e la Germania. La percentuale però
di questa emigrazione europea, che prima della guerra aveva
raggiunto circa il 50°/s. della popolazione, è discesa nell’ultimo
 quinquennio ad una media di 8. Invece l’emigrazione
transoceanica da 8° è discesa negli ultimi anni solo alla
media del 5%. La curva dell’ emigrazione è in sensibile
discesa dal 1924, anno in cui cessarono i lavori di ricostruzione,
 e piegò ancor più due anni dopo, in seguito
all’applicazione della legge americana sull’emigrazione e per
le disposizioni - prese dal Governo nazionale per la mano
d’opera da impiegarsi all’estero. Così l’emigrazione trentina,
che prima della guerra s°aggirava intorno al 6% della
popolazione complessiva, si è ridotta all’ 1.27 °/ nell’ ultimo
quinquennio ed a 0.93 °/. negli ultimi due anni.
Abbastanza vive sono invece le correnti dell’emigrazione
 interna verso le limitrofe provincie. Esse, per alcuni
mesi dell’anno, colmano in parte la differenza fra l’emigrazione
 antebellica e il movimento degli espatri postbellici.
Dei circondari o vallate trentine ha dato il più forte
contingente quello di Borgo con una media annua complessiva
 nel quinquennio 1925-1929 di 821 emigranti.

EMIGRAZIONE SECONDO I CIRCONDARI

Borgo.

Cavalese .

Cles .
Riva .

Rovereto

Tione
Trento

circondari

1923

1924 | 1925

1926 | 1927

1928 | 1929

1034

2459 | 1178 1154 | 896 + 431 | 450
630 1 325 | 223 227 | 244 ' 94 | 152
sso) 665 ' 575 ' 423 1 453 438
441 | 740 | 212 ' 324 212 1 186
961 1126 ' 815 | 421 334
882 | 1204 723 541 | 560 | 337 | 391
922 | 1424 | 645 | 726 | 980 | 597 | 638
        <pb n="337" />
        36F

EMIGRAZIONE DEL 1927 SECONDO LE PROFESSIONI

occupazione

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a lu

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e | E [| =

uomini

arrotini
boscaioli .
braccianti
contadini
falegnami . . . .
fabbri-meccanici .
manovali . .
muratori . .
operai . . .
minatori . . .
pittori . . .
segantini . . . .
altre professioni

donne
casalinghe . . .
domestiche . .
pperaie . . . -
altre professioni .

‘0

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307
24
LO |
22 |
79| 483°
89 | 15
361 5
- 21
10 | 8
72 | 2%

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17
16 | 11

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134

17
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20

36
30

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20

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15
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1114
150
97
45
326
235
207
28
37
373

|

302
32
26

7

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45
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95

‘65 ' 624
4
59 | 97
18 | 60

Per il Trentino come per qualche altra regione d’ Italia
ad esso affine, la emigrazione, anche se interna, significa
una necessità economica: le cause che la determinano si
possono riassumere nella soverchia densità della popolazione
rurale in confronto del terreno coltivabile (oltre 400 abitanti
 per km’ di superficie coltivata, in gran parte poco
fertile), nella inadeguata produzione agricola, nello scarseggiare
 di altri cespiti di guadagno, quali potrebbero essere
eventualmente dati dall’industria e dai lavori pubblici lo-
        <pb n="338" />
        366

cali. A questi fattori fondamentali, che determinano una
diffusa indigenza, sono da aggiungere gli oneri fiscali, i pesi
ipotecari sugli stabili ed altri ancora.
La corrente emigratoria è in massima parte alimentata
da uomini fra i 18 ed i 50 anni: quella femminile vera e
propria è irrilevante, giacchè per ben 4 è formata da donne
appartenenti alla famiglia che espatria e della quale sono il
complemento necessario. I padri portano generalmente con
sè i figli; imparano il mestiere del lavoratore sotterraneo
od edile, o si dedicano ad altre occupazioni caratteristiche
di questa regione.
Nell’immediato dopoguerra, qui come altrove, per lo
spirito di avventura sorto o rafforzato dalle vicende della
guerra, sì notò un peggioramento qualitativo della nostra emigrazione:
 non tutti si recavano all’estero con mezzi e con
una preparazione adeguata, ma per la sola mania di illusori
guadagni, con pregiudizio anche della nostra emigrazione
stagionale e permanente.
L’emigrazione trentina, ridotta ora a circa 1/6 di quella
prebellica, non sodisfa alle esigenze economiche della popolazione
 di alcune vallate, particolarmente di quelle scarse
di risorse locali. Non si è potuto assodare a quanto ammonti
 nella provincia l’afflusso di denaro degli emigranti
in questi ultimi anni: nell’anteguerra era certo ragguardevole:
 5-6 milioni di corone, che avevano un benefico
riflesso sulle economie domestische e in genere sulle finanze
del paese.

Come si è accennato, le nuove esigenze d’ordine politico-economico,
 portate dalla guerra, ed inoltre il profondo
 rivolgimento disposto dal regime nell’ organizzazione
sconomico-sociale della popolazione italiulna con l’ordinamento
 sindacale corporativo, hanno determinato una politica
della emigrazione ben diversa da quella prebellica. Quasi
in tutti gli Stati sono state introdotte limitazioni all’immigrazione
 ed anche all’emigrazione; così pure nel Regno si
        <pb n="339" />
        367

è avuto un ristagno negli espatri, essendosi dovuta frenare
la corrente degli emigranti per la necessità di controllarli
e di proteggerli all’estero, dove spesso sono stati oggetto
di trattamento indecoroso e anche di sopraffazioni di carattere
 nazionale. Prima della guerra invece, ricchi paesi, come
gli Stati Uniti, assorbivano quasi per intero la nostra emigrazione
 transoceanica: ivi il lavoro, per la differenza fra
il tenore di vita ed i salari correnti, era rimunerato tanto
da determinare nel nostro emigrante una notevole capacità
di risparmio. Ora l’emigrazione trentina in quello Stato è
da anni cessata, ed ha dovuto rivolgersi verso paesi dove
prevale il salario agrario, meno redditizio di quello industriale
 (Argentina e Brasile) e verso paesi di rado frequentati
 nell’anteguerra (Canadà e Australia), dove pure sono
difficili i risparmi. Nel continente pure sì vanno mutando
i paesi d’immigrazione: fino a qualche anno fa era larga
la corrente verso la Francia, sebbene colà i salari bastassero
 appena al campare cotidiano; -nell’ultimo tempo si è
rivelata una maggiore tendenza verso il Belgio.
La nuova politica mondiale dell’immigrazione ha determinato
 anche il prevalere degli emigranti colonizzatori:
i paesi di immigrazione preferiscono l’ emigrante predisposto
e capace di stabilirsi sulla terra e di naturalizzarvisi; vi è
quindi preferita l’emigrazione per famiglia. Così l’emigrante
è costretto ad investire i risparmi nel miglioramento del
suolo che lavora, e viene perciò sempre più distaccato dal
proprio paese, che egli più non alimenta col suo contributo
finanziario.

Ma ormai nell’ultimo tempo, il problema dell’immigrazione
 ha perduto non solo per la nostra provincia, ma
per tutto il Regno buona parte della sua importanza, non
per se stesso, ma per le nuove situazioni che si sono venute
formando nella politica economica sociale della maggior
parte degli Stati in seguito ‘all’ accentuazione del principio
di nazionalità, alle disordinate esuberanze della produzione,
        <pb n="340" />
        ae E Ai
isdn

368

alle minaccie della incalzante disoccupazione: tutti hanno
pressochè chiuso i confini non solo alla merce estera, ma
anche più alle braccia lavoratrici. L’Italia poi, come si è
accennato, dopo aver, con l’ordinamento corporativo, disciplinato
 la vasta materia dei rapporti collettivi di lavoro,
ha - provveduto a regolare anche il mercato della mano
d’opera con un’avveduta politica salariale, con l’istituzione
degli uffici di collocamento e con l’assicurazione contro la
disoccupazione.
Essa è riuscita a trattenere in patria e a dare lavoro
a buona parte dei suoi lavoratori mediante un’efficace intensificazione
 delle opere di bonifica. Così il bisogno di
trovare lavoro e guadagno, e in genere gli effetti della disoccupazione
 si sono fatti sentire con minor urgenza e pericolo
 nel nostro paese che in molti dell’ estero, dove si brancola
 ancora nel buio per trovare una soluzione al difficile
problema.
        <pb n="341" />
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MOVIMENTO EMIGRATORIO NEI COMUNI NEL 1929

emigrazione

comune

Ala .
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Aldeno

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continentale

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transoceanica


totale

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Castello Fiemme

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        <pb n="342" />
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emigrazione

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Condino .
Coredo  .
Cortaccia

Denno

Dimaro

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Egna

Flavon
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Fondo

Fornace

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Grigno

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17

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        <pb n="343" />
        37]

emigrazione

“omune

Mezzana .
Mezzano -Imer
Mezzocorona .
Mezzolombardo
Moena . .
Molina di Ledro
Molveno .

continentale

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transoceanica


totale

Montagna
Mori &amp;gt;
Nomi  .

Novaledo .
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Dssana .

Pannone :
Peio ;
Pergine .
Pieve di Bono.
Pieve Tesino
Pinzolo .
Pomarolo .
Predazzo .

Primiero -.

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27

24

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Riva.

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22

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22
37

Romeno
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mene. emi ene Fieno

372

emigrazione

comune

Roncegno .

Roncone .
Roverè della Luna .

Rovereto .
Rumo .
Salorno .

S. Lorenzo Banale

S. Michele a-A.
Sant’ Orsola

Sanzeno .
Segonzano
Sover .
Spiazzo  .

Spormaggiore

Stenico.
Storo
Strembo

Strigno
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continentale '

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24

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20

27

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transoceanica


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47

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14

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Tassullo

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Tenno
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27

24

15

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        3273

emigrazione

comune

Tione di Trento
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Trambilleno

Trento .

Tres -.
Trodena

Tuenno .
Turano .

continentale

37
35

transoceanica


totale

7

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116

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28

Valdagno di Trento

Valfloriana
Vallarsa .
Vermiglio
Vezzano .
Vigo di Fassa .
Vigolo Vattaro
Vigo Rendena .
Villa Lagarina .
Villa Rendena .
Volano.
Zambana .
Ziano

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19

35

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374

Le migrazioni interne nell’anno 1929.

Si riportano per quell’interesse che possono avere alcuni
 dati riflettenti le correnti migratorie da e per il Trentino
 e contenuti nella pubblicazione «Le migrazioni interne
in Italia nell’anno 1929» del Comitato permanente per le
migrazioni interne. Le rilevazioni sono state eseguite soltanto
nei riguardi delle correnti per lavori agricoli e industriali
e con l’intenzione del ritorno. I dati sono stati desunti soltanto
 dalle richieste della concessione XI" all’Amministrazione
 ferroviaria. Le constatazioni vorrebbero studiare i
possibili sbocchi interni alla mano d’opera nostrana e valutare
 le situazioni locali della domanda e dell’offerta della
mano d’ opera.

Î lavoratori emigrati ed immigrati nel 1929 per lavori
industriali, sono distribuiti secondo il genere di lavoro:

favori industriali

miniere e cave
lavorazione del legno .
industrie metallurgiche, meccaniche .
industrie per la lavorazione dei minerali; costruzioni
 edilizie, stradali e idrauliche
imdustrie tessili .
industrie chimiche

industrie e servizi corrispondenti a bisogni collettivi
 e generali .

lavoratori
emigrati

172
64

| 71

129

lavoratori
immigrati

il
19
14

127
27

06

243
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        375

MOVIMENTO MIGRATORIO 1929

emigrati dalla provincia

in comuni
delle provincie
di

per per
lavori lavori
agric. | ind.

totale

Aosta .

5

8

Cuneo

5

A

Novara .

27
32
25 !

27

Torino .
Vercelli .
Bergamo
Brescia .
Mantova

292

25

23 | 25

20 | 30

Milano .
Varese ” ;
Bolzano .  ,
Trento .
Verona .
Bologna .
Modena .
Parma .

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35

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Pistoia .

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Perugia .
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13 | 13

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55 | 729 | 784

immigrati nella provincia

dai comuni
delle provincie
di

per per
lavori lavori | totale
agric. | ind.

Novara
Vercelli

Spezia .

Brescia
Como .
Mantova
Milano
Sondrio
Trento .
Belluno
Padova

20

20

26

26

5
51
16
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16
18
71
80
24

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6

1

Treviso
Udine .
Verona .
Vicenza .
Modena .
Pisa .
Ascoli Piceno . |
Catanzaro . .

e

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|

56 | 343 | 399
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76

MERCATO DEGLI ALLOGGI

Per la ripercussione che di solito ha sull’industria
edilizia ed anche per l’importanza sociale che presenta,
merita un cenno statistico il mercato degli alloggi col
suo sviluppo nella provincia. Qualche aspetto degno di
rilievo lo presentano solo il capoluogo e gli altri 2 o 3
centri maggiori. Prima della guerra era stata raggiunta, qui
come altrove, per questa come per ogni altra merce, una
sistemazione di equilibrio fra le esigenze della domanda e
le possibilità della offerta; i prezzi rimanevano presso che
inalterati.

In un primo periodo dopo guerra il mercato delle abitazioni
 subì forti oscillazioni sia per la necessità di alloggiare la
folla di famiglie profughe che rimpatriavano e di connazionali
 attirati quassù dal miraggio di facili commerci e guadagni,
 sia per effetto della conversione della moneta. Gli
inquilini che ritornavano in paese dopo anni di assenza
avevano il diritto di rioccupare gli alloggi abbandonati,
corrispondendo la pigione nella stessa misura d’anteguerra ;
per i nuovi sopravvenuti invece la libera vicenda della domanda
 e dell’offerta determinava i prezzi più disparati. Fu
in quegli anni che l’attività edilizia della città di Trento
ebbe un febbrile incremento, anche per le esuberanti speranuze
 in un vasto sviluppo del capoluogo.
Appena nel 1927 si è verificato un certo assetto dei
canoni d’affitto, assetto che s’è mantenuto e consolidato via
via nel triennio. La sistemazione è stata raggiunta sul rapporto
 col livello prebellico: 1 a 4; in qualche caso s'è
avutò un aumento fino al sestuplo del canone d’anteguerra;
questo principalmente per negozi o appartamenti ad uso
        <pb n="349" />
        377

d’ufficio; nelle altre affittanze non sono infrequenti canoni
dell’ammontare triplo o anche solo doppio del prezzo prebellico.
 Oggi, dopo la divisione della provincia, si constata
un’esuberanza di alloggi, alla quale è seguita, anche per
causa della crisi. una notevole svalutazione dei fabbricati.

Nella città di Trento i prezzi medi mensili dei con.
tratti d’affitto sono stati :

anno

abitazioni

protette . . . -
non protette . .
f | protetto . . . -
[928
l non protette . .

io

protette . . *
non protette . .

appartamenti
di lusso:
per locale

68

18

32
6

62
66

appartamenti
di medio prezzo:
per locale

50 - 30
60 - 30

40 — 25
51 — 25

40 - 25
51 - 25

appartamenti
economici:
per locale
LL.

20 - 25

28 - 20

28 - 20
        <pb n="350" />
        sno NS sarei
pia

PREVIDENZA E ASSISTENZA SOCIALE

PREVIDENZA OBBLIGATORIA

ASSICURAZIONI SOCIALI

Nella provincia è stato realizzato il ciclo completo
delle assicurazioni sociali obbligatorie, mercè le quali sono
coperti tutti i rischi tipici e fondamentali che incombono
al prestatore d’opera nella sua vita di lavoro: malattia, infortunio,
 invalidità, vecchiaia, disoccupazione; ad esse è venuto
da poco ad aggiungersi l’assicurazione contro la tubercolosi,
come espressione di una particolare lotta intrapresa dal
Governo nazionale contro il terribile morbo con mezzi e
forme particolari.
L’’assicurazione obbligatoria contro la malattia risale al
1888; è indubbiamente quella meglio sentita dalla massa lavoratrice,
 sia per l’immediatezza delle sue prestazioni (cura
medica, sussidio di malattia, assistenza e sussidio di maternità),
sia per il già lungo periodo di applicazione. Tutti i lavoratori
 vi sono inscritti; la legge italiana del novembre 1925,
che rimaneggia la legge fondamentale austriaca, esclude bensì
dall’obbligo certe imprese e ditte di nuova costituzione, ma
anche per la maggior parte di queste l’obbligo dell’assicurazione
 è subentrato in seguito ai contratti collettivi di lavoro.
L’assicurazione contro gli infortuni data dal 1887. La
legislazione austriaca contemplava per la gestione di tale assicurazione
 un regime di esclusività, affidato all’Istituto di
        <pb n="351" />
        379

Salisburgo. Il regime continuò anche dopo l’avvento italiano,
 per mezzo della Cassa nazionale infortuni, fino al
marzo 1926; a questa data anche l’assicurazione infortuni
è stata uniformata alla legislazione nazionale, la quale ne
consente l’esercizio anche da parte di società private, sottoposte
 naturalmente a garanzie e controlli statali. Accanto
alla Cassa nazionale infortuni, gestiscono quest’assicurazione
numerose società private.
L’ assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione,
istituita nel Regno nel 1919, entrò in vigore nelle nuove
provincie con l’aprile 1922. Il momento risultò particolarmente
 opportuno, in quanto man mano che si andavano ultimando
 i lavori di rifabbrica dei paesi devastati, la mano
d’opera, sia manuale che direttiva, che. in gran parte era
stata distratta dalle proprie occupazioni naturali. rimaneva
disoccupata. :
Questa forma assicurativa non era del tutto nuova nel
Trentino; da qualche anno esisteva una Cassa operai edili
ed una Cassa confessionale, ambedue di partito, che esercitavano
 anche l’assicurazione contro la disoccupazione, sia
pure con criteri di approssimazione e di empirismo, dominati
 da interessi politici e ben lontani da quello che è stato
poi l’ordinamento dell’ assicurazione obbligatoria. La legge
che la estendeva alle nuove provincie prevedeva per i due
primi anni di esercizio l’erogazione di sussidi di disoccupazione
 in regime transitorio, vale a dire ad esclusivo carico
dello Stato, all’infuori della maturazione dei diritti assicurativi,
 la quale non poteva verificarsi prima di un biennio.
Furono così erogati nella regione circa 2 milioni di lire,
e non occorre dire quanto ciò sia riuscito di beneficio in
quel tempo nel quale il fenomeno della disoccupazione
si faceva già sentire.
Nel marzo 1926 si aggiunse l’assicurazione obbligatoria
 per l’invalidità e la vecchiaia, che già vigeva nel Regno
dal luglio 1920. Comprende tutte le classi di lavoratori; ne
sono esclusi gli impiegati pubblici, nonchè gli impiegati privati
 aventi retribuzione mensile superiore a 800 lire. Forme
        <pb n="352" />
        380

e condizioni speciali di assicurazione sono istituite per il
personale delle aziende ‘esattoriali, daziarie e telefoniche,
nonchè per i dipendenti degli enti locali, in quanto non
siasi altrimenti provveduto per legge ad assicurare loro un
trattamento di quiescenza.
Questa branca di previdenza, oltre che nella forma volontaria
 esercitata da alcune società di mutuo soccorso, vigeva
 già nella regione in forma obbligatoria per la categoria
degli impiegati privati: nel 1907 la legge austriaca aveva
creato l’Istituto pensioni, nel quale dovevano obbligatoriamente
 essere inscritti gli impiegati privati, e che assicurava
un trattamento di pensione in caso di invalidità permanente
e per la vecchiaia. Con l’avvento dell’assicurazione obbligatoria
 per tutte le categorie di lavoratori, l’Istituto pensioni
per impiegati cessò la sua attività e fu assorbito dalla Cassa
nazionale per le assicurazioni sociali. Ai propri inscritti
venne lasciata la facoltà di continuare volontariamente i
rapporti assicurativi alle stesse condizioni, oppure di chiedere
 il rimborso dei premi pagati. a completa tacitazione
dei diritti maturati.
Con decreto del novembre 1925 veniva estesa alle
nuove provincie anche l’assicurazione obbligatoria per la
maternità; questa però non è stata applicata, in quanto
una forma equipollente di assistenza per la maternità era già
ed è tuttora in vigore a mezzo dell’assicurazione di malattia.
Ultima in ordine di tempo (1 luglio 1928), ma importantissima
 per gli alti scopi sociali e per la difesa della
stirpe, è venuta l’ assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi,
 istituita con R. decreto-legge 27 ottobre 1927 N. 2955
e disciplinata con regolamento 7 giugno 1928 R. D. N. 1343.
Vi sono obbligati i lavoratori compresi nell’assicurazione
invalidità e vecchiaia; suo scopo è la prevenzione e la cura
della tubercolosi. Vi si provvede mediante ricovero in sanatori
 e mediante la cura in ambulatorio e a domicilio,
quest’ultima con un sussidio in denaro alla famiglia dell’operaio
 ammalato. Dati il carattere e gli scopi dell’ assi.
curazione contro la tubercolosi, la quale tocca uno dei più
        <pb n="353" />
        381

gravi problemi della salute del popolo, investendo anche
le funzioni della pubblica sanità, proprie degli organi gover
nativi, il legislatore ha voluto che essa, nella sua parte più
specialmente assistenziale, si coordinasse con l’azione dei
Consorzi provinciali antitubercolari.

Assicurazione contro le malattie.

L’assicurazione contro le malattie è obbligatoria per i
salariati e stipendiati (senza limiti di età e di mercede) dell’industria,
 del commercio, e sotto determinate condizioni,
anche per gli addetti di enti pubblici ed assimilati. Essa trae
la sua origine dalla legge austriaca 30 marzo 1888 B. I. I.
n. 33 che per ragioni contingenti venne dopo guerra mantenuta
 in vigore con ordinanza 23 dicembre 1918 del Comandò
 supremo del R. Esercito; più tardi il R. decreto 29
novembre 1925 n. 2146, come si è detto, abrogando le leggi
austriache in materia di assicurazioni sociali, estendeva alle
nuove provincie la corrispondente legislazione nazionale,
ma manteneva per esse ancora in vigore Vl’ assicurazione
contro le malattie, adattandola alle condizioni della economia
 e della legislazione italiana.
Agli effetti dell’ assicurazione è considerata malattia
ogni alterazione dello stato di salute, che abbia per conseguenza
 l’assoluta o parziale incapacità al lavoro e la necessità
 di assistenza medica e di somministrazione di mezzi
terapeutici; definizione sintetica invero, e per questo non
troppo chiara, giacchè si danno alterazioni dello stato di
salute che non cagionano alcuna incapacità lavorativa, ma
richiedono tuttavia prestazioni mediche e farmaceutiche ;
mentre in altri casi cade la necessità di queste. ma è invece
necessaria l’astensione dal lavoro.

Le vrestazioni offerte dall’assicurazione sono:

a) la cura medica gratuita, compresa l’assistenza ostetrica e la som.
ministrazione di medicinali e di altri mezzi terapeutici atti ad esercitare una
avione riparatrice anatomica o funzionale;
        <pb n="354" />
        N dini i?

AI

382

b) in caso di incapacità lavorativa, un sussidio, che decorre dal quinto
giorno dall’inizio della malattia, nella misura del 50 9% del salario messo a
base dei contributi (massimo L. 20 giornaliere) per la durata della malattia e
per il periodo massimo di 26 settimane;
c) in caso di parto, oltre all’assistenza ostetrica del medico e della
levatrice, un sussidio di puerperio di quattro settimane dopo il parto nella
stessa misura prevista per il caso di malattia;
d) in caso di morte dell’assicurato, un assegno fisso al coniuge o ai
figli minori conviventi e a carico, pari a 20 volte la mercede giornaliera da
ultimo ricevuta dall’ assicurato.

L’entità delle prestazioni pecuniarie dell’ assicurazione
desume dal seguente specchietto:

SÌ

mercede giornaliera

sussidio giornaliero | di i
+ &amp;gt; assegno di morte
di malattia (o parto) an

lire

ire

fino a L. 4.90
da L. 5.— a L. 6.99
da L.' 7— a L. 8.39
da L. 9— a L. 10.99
da L. 11.— a L. 12.99
da L. 13.— a L. 14.99
da L. i5.— a L. 16.99
da L. 17.— a L. 18.99
oltre le [, 10 —

pi
Zi

80.—
120.
160._
200.—
240. —
280.—
320.—
360.
ANN

1 _

3

8.

10} —

Ove occorra il ricovero in uno spedale, l’assicurazione
corrisponde la diaria stabilita per la più bassa categoria di
assicurati per la durata di 28 giorni. Sono ancora concesse,
sempre che le condizioni del bilancio lo permettano e l’assicurato
 concorra alla spesa, altre prestazioni straordinarie,
quali cure termali, balneari, marine, protesi ecc.
Il contributo o premio d’assicurazione è fissato nella
misura massima del 4° della mercede giornaliera; è per
metà a carico del datore di lavoro e per metà a carico
dell’assicurato.
Organi dell’assicurazione sono le Casse circondariali
di malattia, che estendono la loro competenza sui lavoratori
 occupati entro i rispettivi circondari. Esse sono rette
        <pb n="355" />
        383

da un consiglio di amministrazione di nomina ministeriale,
composto di tre rappresentanti dei datori di lavoro, di tre
rappresentanti degli assicurati e di tre esperti. Le Casse di
malattia della provincia hanno sede in Trento (con agenzie
in Pergine e Mezzolombardo), Rovereto, Riva, ‘Tione, Cles,
Cavalese (con agenzia in Egna) e Borgo (con agenzie in
Levico e Primiero).
L’assicurazione contro le malattie esiste nelle nuove
provincie da oltre un quarantennio; istituita inizialmente
per determinate categorie di operai soggetti all’assicurazione
contro gli infortuni, si è estesa gradatamente a tutti i lavoratori,
 economicamente dipendenti, dell’industria e del commercio.
 Le Casse mutue e professionali sono venute meno
ben presto, essendosi addimostrate nella pratica poco vitali
e se ne sono avvantaggiate invece le Casse distrettuali. Questo
è avvenuto specialmente dopo il 1925, quando in virtù del R.
decreto suaccennato la gestione dell’assicurazione è stata affi.
data presso che esclusivamente alle Casse circondariali. Sembrava
 in un primo tempo che il decreto dovesse portare alla
graduale soppressione dell’assicurazione, giacchè ne manteneva
l’obbligo soltanto per le ditte e per i lavoratori che vi sottostavano
 nell’ultimo tempo; ma ciò non si è verificato, perchè
l’utilità, o meglio la necessità di tale previdenza era tanto compresa
 dalle classi lavoratrici e dai datori di lavoro stessi,
che la limitazione della legge ha trovato scarsa applicazione.
Fra gli assicurati vi sono anche contadini: trattasi di
piccoli proprietari che di quando in quando, permettendolo
i lavori di campagna, si occupano temporaneamente e saltuariamente
 in imprese industriali, in modo speciale quali
manovali. Da ciò deriva anche che la media degli assicurati
in rapporto alla popolazione dà una percentuale del 10%
per i maschi e di poco più del 3% per le donne; tale
percentuale varia da Cassa a Cassa e naturalmente è più
in funzione dell’importanza industriale delle singole zone
che del numero degli abitanti delle stesse.
        <pb n="356" />
        38’

Cassa circondariale
di malattia

massima
mese | numero assicurati | mese

{ 1927
}
{ 1928
. 1929

VII
VIII
VIII

3458
3565
3221
3861
3645
3389

XII

Borgo

1927
Cavalese . . 4 1928
‘ 1929

VI
VIII
VI

CII

1
ZI

1927 | Vil
i 1928 | vi
1929 © VII

3445
3671
3752

Lles

CIl

; 1927
o | 1928
1929

‘L

3267
3387
23177

XII
ZII

Riva

11
VII

1927
Rovereto . . | 1928
1929

IX
xi
IX
VIII
vII
VIII

3203
5939
3997

|]

1927
Tione. . . . I 1928
1929
1927
Trento . . . | 1928
1929

2067
1833
2272
12526
13055
11927

U

VII
Ix
IX

XII

1
XII

; 1927
somma . .. | 1928
1929

minima .
| numero assicurati

1237
1209
1262

2322
2308
1859

1566
1724
[810

2818
2329
2485

3203
4595
5134

1091
966
1106

10084
9384
9504

generale
donne

uomini

1988
1920
1676

136
188
500

2738
2685
2359

388
321
306

2180
2338
2343

307

336
406

2317
2347
2082

189
137

78

29087
3370
2652

2629
2731
2882

765

1179
1131
1445

3006
9419 |
1898

22395
23260
21455 I

6619
6726 |
70232

percentuale assicurati
secondo il sesso

assieme

uomini

donne

2424
2408
2176

BZ
30

18

Ar

i,

3126
3006
2665

I

0

|]

O

12

2487
2724
2749

’

pr

DFP

3106
3084
2860

76

24
a

1q

4752
5245
5580
1484
1369
1677 86
11635 | 77
12150 | 77
10780 74

27

36
3

2]

”
|

25
23
26

29014 77
29986 78
298487 75

25

22
IF
        <pb n="357" />
        ARA e

386

La Cassa di Trento dà la media più elevata (11.900
assicurati): seguono quelle di Rovereto con 5.200, di Riva
con 3.000, Cavalese con 2.900, Cles con 2.700, Borgo con
2,300 e Tione con 1.500. La media globale annua s’aggira
quindi attorno a 29.200 persone, delle quali circa tre quarti
di sesso maschile e un quarto di sesso femminile. Astraendo
dalla media, il numero delle persone assicurate durante
ogni anno supera la cifra di 50.000. |
Il maggior numero si ha costantemente e presso quasi
tutte le Casse nei mesi di luglio ed agosto, mentre il periodo
 di magra cade nel dicembre e nel gennaio per la
sosta, durante la stagione invernale, di varie aziende industriali,
 in ispecie edilizie, stradali ed idrauliche, che occupano
 un quarto della media degli assicurati.

am O

1927
1928
1929

sussidi erogati

1.426.205.40
1.533.958.95
| 1.626.837.50

assistenza
agli assicurati

1.692.717.37
1,719.663.27
1 919.699.01

totale delle spese

3.118.922.77
3.253.622.22
3.546.,536.51

Si nota un progressivo aumento delle spese per l’assistenza
 ordinaria agli ammalati: nel 1927 costituivano il
21°, dei contributi, nel 1928 salivano al 74° e nel 1929
erano ancora cresciute. Tale aumento è dovuto ad un peggioramento
 dell’indice di morbilità e della durata media
delle malattie ed in modo speciale alla tendenza sempre
più pronunciata della Cassa di prevenire la malattia e di
migliorarne la cura.
La parte rimanente dei contributi è impiegata nelle
spese d’amministrazione, per alimentare i fondi di riserva e
per l’assistenza straordinaria e le cure sussidiarie che le
Casse, in modo e misura varia, danno ai propri assicurati.
Queste cure consistono specialmente in cure termali, balneari,
        <pb n="358" />
        387

alpine ecc. ed in protesi, e sono date dalle Casse più forti
per numero d’assicurati, in primo luogo dalla Cassa di
Trento, che, senza aumentare il contributo, ha esteso le
prestazioni mediche e farmaceutiche anche ai famigliari
degli assicurati, mantiene un proprio reparto di maternità
ed una colonia alpina, gestisce, col contributo del comune
e del Consorzio provinciale, un dispensario antitubercolare.

malattia

morte |! parto

cassa
circondariale
dì malattia

3
Sg
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Fa
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i È
3

mi
L:

e
ae

Borgo . .

. 1927
1928
1920

800
647
QRA4

0.090
0.063
(1111

(3.830
10.684
{4.479

17
20
16

14 0,577
7 0.290
10! (} 450

Cavalese .

1927
1928
192Qq

1.101
1.120
1 262

0.096
0.103
O 120

19.612
23.219
20 552

18
33
16

21
12
2A

0.672
0.499
O NN

6
2

Cles . .

1927 '
1928
120

1.094
1.203
1.325

0.120
0.122
0} 122

18.450
29.638
257 9001

15
27
22

10
12
10}

0.402
0.440
O 284

’

Riva . .

1927 |
1928
1929

1.280
1.646
1.482

0.114
0.148
0) 142

36.027
44.552
27 AAA

31
30
2A

18
21
4146

0.578
0.681
(0 420

6
2
Re

Rovereto .

1927
1928.
{929

1.618
2 266
2211

0.093
0.097
0128

42.690
51.056
AN. 936

26
22
22

32
22
22

0.673
0.419
0411

25
36
21

Tione . . . . 1927
1928
1920

564
520
RI

0.105
0.105
0) 124

(5.580
14.518
1A.8R72

27
28
Rn

3

0.135
0.511
0 220

Trento. . . . 1927
1928
1929

3.792
3.989
2087

0.095
0.091
0101

87.470
95.612
02 261

23
24
23

21

2
24

0.266 |
0.280 |
0315.

17
24
21

media
generale

1927 | 10.249 | 0.098
1928 | 11.391 | 0.105
1929 | 12.584 | 0.121

233.659 1 23 128| 0.441 | 57
260.279 | 24 | 0.390) 66
274257 | 922 |117| 0.411 67
        <pb n="359" />
        388

L’assicurazione ha gravato fino al 1929 sull’economia
della provincia per circa 4 milioni all’anno; l’onere è andato
 diminuendo nell’ultimo tempo, in seguito alla riduzione
 del contributo, resa possibile dal funzionamento dell’assicurazione
 contro la tubercolosi e più ancora dalla
formazione dei fondi di riserva costituiti cogli utili degli
anni precedenti.
Le Casse di malattia nelle nuove provincie possono
rappresentare un esperimento per l’applicazione dell’assicurazione
 di malattia nelle altre regioni del Regno secondo
i principi della” Carta del lavoro. Con tale intento il Governo
 ha disposto di non estendere nei nuovi territori l’attuazione
 delle norme vigenti per le Mutue di categoria.
E neppure è in vigore assicurazione di maternità per
quanto riguarda il sussidio di parto, giacchè, come si è detto.
quella prestazione è già prevista dalla legge sull’assicurazione
 di malattia vigente nelle nuove provincie.
Le Casse di malattia trovano il loro coordinamento
nella Federazione delle Casse circondariali di malattia che
ha sede in Trento e abbraccia tutte le Casse della Venezia
Tridentina. Istituita per volontà delle Casse nel 1922, essa
ha trovato il suo assetto giuridico nel R. decreto legge 29 novembre
 1925 n. 2146 che la rese obbligatoria. Disciplina
e coordina l’azione sanitaria delle singole Casse, ne promuove
 i comuni interessi, le controlla anche in linea amministrativa,
 mantiene un fondo di riserva per sovvenire le
Casse che vengano a trovarsì in situazione difficile per eccezionale
 morbilità.

Previdenza per i minatori.

Con decreto ministeriale 30 giugno 1926 sono state
istituite la Cassa mutua ammalati minatori e la Cassa pensioni
 minatori. Funzionano per tutto il territorio del distretto
 minerario (provincia di Trento e di Bolzano).
        <pb n="360" />
        220

L’attività della prima si rispecchia nel seguente prospetto :

42nno

1927

1928

{929

contributi
riscossi
facoltativi e
obbligatori)

associati
al
31 dicembre

116.826.20 909
91.998.70 632
109.647.50 | 960 !

ammalati

36
535
569 |

giornate
malattia

9.475
6.109
5.571

sussidi

88.624.95
34.523.70
31.458,25

La Cassa pensioni (R. decreto 30 dicembre 1923
n. 3184), ha iniziato il suo funzionamento nel 1929, nel
qual anno sono state pagate per pensioni L. 24.061.75.

Assicurazione contro gl’ infortuni nell’ industria.

La Cassa nazionale infortuni gestì, come s’è detto,
nella Venezia Tridentina dopo la guerra fino al 1926 in
regime di monopolio l’assicurazione degli operai contro gli
infortuni in base alla legge austriaca, ed istituì un compartimento
 per il Trentino e l’Alto Adige, con sede in
Trento. Quella legge stabiliva il pagamento delle indennità
d’infortunio con rendite mensili, anzichè con un capitale
una volta tanto, come prevede la legge italiana. Nel periodo
 furono denunciati 17.865 casi d’infortunio: attualmente
 sono corrisposte ad infortunati con invalidità per:
manente od aventi diritto per casi di morte, sinistri av.
venuti dal 3 novembre 1918 al 31 dicembre 1925, 2558
rendite mensili. Per il pagamento di tali rendite la Cassa
nazionale infortuni ha dovuto accantonare al 31 dicem.
bre 1928 lire 11.888.147,5. Ha inoltre col consenso del
Governo corrisposto ai cittadini della Venezia Tridentina
il pagamento delle rendite mensili (al 100 per cento in
lire italiane secondo le disposizioni in vigore), che gli stessi
        <pb n="361" />
        vi nc E N
yo ssi SORA
anbico orari stia SAT Nena
asparagi na o iariivanea rta

LE i REI AGE NE DIE Ea rin PN a ar dn PNE se ai
g : zie

390

godevano dagli istituti austriaci d’assicurazione per gli infortuni
 avvenuti prima del 3 novembre 1918. Beneficio questo
che è risultato di grande vantaggio per gli infortunati e
che non è stato concesso ai cittadini delle vecchie provincie.
Col 1° gennaio 1926 è stata introdotta anche nella
nostra provincia la legge italiana per l’ assicurazione degli
operai contro gli infortuni sul lavoro e quindi è venuto a
cessare il monopolio tenuto dalla Cassa nazionale infortuni.
 Soltanto una piccola minoranza di datori di lavoro
ha preferito in quella occasione di associarsi a Sindacati
mutui d’assicurazione. Dopo due anni, e precisamente nel
1928, il Sindacato italiano infortuni ed il Sindacato veronese
 infortuni sono stati messi in liquidazione, essendo le
entrate risultate insufficienti a far fronte al pagamento delle
indennità e delle spese di gestione; tutti i soci, quali responsabili
 in solido a norma di legge, sono stati obbligati
a pagare contribuzioni passive, con un minimo del 100
per cento e del 150 per cento dei premi già dovuti per
il periodo di associazione, risentendone quindi un danno
assai rilevante.

anno

1927
1928

1929 |

è i
a Ss
era
ev DS &amp;amp;
e A
vv © Er
Lar: ‘pel

3255 | 16707
3487 | 22114
3918 | 25654

= |
2] 5
. eli mi A ami II 1
mercedìi | E Zi, = si
corrisposte è SE A è I
Dm mo

71.102.170 ! 17 95
711.442.906 21 | 220 2870
82.490.628 30 280 | 3390

indennità
pagate

1.860.000
1.920.000
2 540.000

Tu base alle esperienze fatte sembra che il sistema di
pagamento delle indennità sotto forma di rendite sia da
preferirsi a quello del pagamento dell’intero capitale previsto
dalla vigente legge infortuni, giacchè questo dà modo alla
poca previdenza degli operai infortunati di dare fondo ben
        <pb n="362" />
        20}

presto all’indénnizzo e di cadere non di rado a carico degli
istituti di beneficenza. Col sistema della rendita sarebbe più
facilmente evitato, o almeno limitato, anche l’inconveniente
dei simulatori, dei pretestatori, degli autolesionisti, e d’altra
parte l’istituto assicuratore troverebbe nelle riserve matematiche
 il mezzo di finanziare opere pubbliche con vantaggio
 anche degli stessi operai. In quest’ultimo riguardo
nel periodo dal 1918 al 31. dicembre 1925 il Comparti.
mento di Trento ha potuto concedere un mutuo di 3 milioni
 al comune di Trento per la costruzione di un lotto
di case operaie, ed inoltre ha acquistato cartelle del Credito
 fondiario della Venezia Tridentina per quasi 5 milioni,
ed ha concesso altri mutui alle Casse ammalati di Trento
e di Borgo e ad altri enti pubblici. Col sistema di liquidazione
 del capitale difficilmente possono essere fatte tali
operazioni, poichè i contributi assicurativi riscossi sono
interamente assorbiti anno per anno dalla tacitazione degli
infortunati.

Assicurazione contro gli infortuni in agricoltura.

Istituita con decreto-legge 23 agosto 1917 n. 1450, è
obbligatoria per tutti gli addetti ad aziende agricole e forestali
 dall’età di 9 ai 75 anni compiuti. Com’è noto, i
contributi sono eostituiti da quote addizionali della imposta
erariale sui fondi rustici e sono determinati per ogni compartimento
 di assicurazione in ragione dell’estensione dei
terreni, della mano d’opera media necessaria alla lavora
zione ed eventualmente del rischio d’infortunio, a mezzo
di tariffe approvate con decreto ministeriale. Con l’anno
1926 la provincia di ‘Trento veniva a far parte del VI
compartimento d’assicurazione affidato al Sindacato veronese
infortuni (sezione 2 - agricoltori) trasformatosi poi nell’agosto
 1928 in Cassa mutua infortuni agricoli ,, Adige‘.
La configurazione fisica del territorio della nostra provin-
        <pb n="363" />
        sala Sit iano DAL di
nem OE SPA A SPA great EP E z= e

oe a. riarione de n tai i SIR ao CI Pa Wii Ta

392

cia, eminentemente montuoso, determina condizioni di rischio
 più gravi di quelle che si danno nelle altre regioni
con territorio piano; per questo i saggi di contributi, approvati
 dal Ministero per la provincia di Trento, sono stati
di anno in anno inaspriti.

CONTRIBUTI E INDENNIZZI

saggio di contributo
 riferito a
100 L. di imposta
 terreni

inno

| 929 .4.68*)

028

1.37

contributi
assicurativi
TisCOo8si

138.508

437.225

indennizzi

pagati

134.303

126.492

indennizzi
da pagare

2801.545

462.293

‘) negli esercizi seguenti i saggi sono stati elevati a 9.53 e 13.23

INDENNIZZI PER CATEGORIE D’INFORTUNI

anno

| 928

‘2g

per morte

48 870

28 650

per invalidità
permanente

76.209.50

88.527. —

per invalidità
temporanea

9,223.50

9,315.—

totale

134.303. —

1296 492.

CATEGORIA PROFESSIONALE DEGLI INFORTUNATI

Pm +1
-- e e
e ed um
| 25 SS |
anno “o 2
o E°
2 7 “e
- rr

1928

455 |

27

1929 |

RAR

4A)

"e
E
-
S
&amp;amp;
è

AR

AR

=
L

Ego
© wi
»
3

77

107

fa
2
“aq
Sè
bp
sx

116

1623

totale

724

g2g
        <pb n="364" />
        7)”

ZONE AGRARIE D’ INFORTUNIO

9
2 E!
&amp;lt;&amp;lt;, 2) è 7 25
S| © a sN
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LL] fa ?
s| e e
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2|2 | 821282
© © | ®© i
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sie SIE
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6
‘

a
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e» pr» © g de
SEEN
SR n 8 8
©
fi

A
a
-

1928 | --1929
 17 ! 65 |
|

I

1F "145

2 | 317!

724

gg

viel ala esi 5 1397)
| |

1

929

4ssicurazione contro la disoccupazione.

Nel triennio 1927-1929 questo ramo d’assicurazione
sociale ha segnato le seguenti cifre:

anni }

1927
[928
929 |

contributi riscossi

1.153.831.39
1.337.744 46
1.136.750.— |
|

uumero dei disoccupati
 sussidiati

2929
4315
4765

importo dei sussidi

400.408.75
594.449.50
8232 806.25

Assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia.

L'assicurazione obbligatoria per l’invalidità e la vecchiaia
 ha avuto nella provincia nel triennio 1927-1929 il
seguente svolgimento :

inni

1927 |
1928 |

029

contributi riscossi

3.432.670.58
4.540.094,50
3,648.350.—

numero
nensioni liquidate

25

74

98 per invalidità

ammontare annuo
delle pensioni
liquidate

21.802.80
75.959,60

36.548.40

3. per: vecchiaia
        <pb n="365" />
        A TT SG E
en selliai ani ire N Aaa pr ga abbr apo ae e

e SU TR RT a tei o

394

Assicurazione contro la tubercolosi.
Nell’anno 1929 per questa assicurazione sono stati
attuati i provvedimenti che seguono:

curati a domicilio
spesa

curati in arr Sulatorio

eurati in sanatori o ospedali

numero

spesa

dege.:

siornate

apesa

273 le7272.—lì 192 l10,007.—l 352 | 34.999 | 771.298.—

SPESA
FOTALE

RAR 577 .—

Patronato nazionale per l’assistenza sociale.

L’Istituto provinciale di Trento del Patronato nazionale,
 che ha. rappresentanti in molti comuni, attende ad
assistere i lavoratori e patrocinare i loro interessi nell’ applicazione
 di tutte le disposizioni legislative e regolamentari
 in materia di assicurazioni sociali, nonchè delle leggi e
dei regolamenti protettivi del lavoro.
Nell’anno 1929 sono state definite nell’ Ufficio legale
56 cause, delle quali 46 con esito positivo e 10 con esito
negativo: infortuni industriali. (Pretura, Tribunale), infortuni
 agricoli (Commissione arbitrale compartimentale, Commissione
 arbitrale centrale).
L’Ufficio medico ha trattato importanti problemi di
medicina sociale, riuscendo ad affermare diverse questioni
di principio. Sono stati tenuti 116 contradittori medici e
13 arbitrali. Complessivamente le visite sono state 1381;
visite chirurgiche 1044, mediche 36, radiografiche 18, neuropatologiche
 38, otorinolaringojatriche 11, oculistiche 105.
L’ assistenza del Patronato in casi d’infortuni si riassume:
Ta complesso
*ndennità

a

i
k
È
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i

q
x i
A E:

1927 | sta) 1.280.845|1.534.089|303.244li 75) 97.111] 130.516) 33.405) 646] 1.327.956 1.664.605] 336.649
1928 | 674| 1.202 400|1.650.059 sure] 187 omni 445,933| 166.929|| 861| 1.481.404 romano 614.588
1929 | 514| 1.123.894/1.740.184| 616.290|| 190! 289.267) 460.358! 171.091} 7041 1.413.161!2 200.542! 787.381
        <pb n="366" />
        "05

PREVIDENZA NON OBBLIGATORIA

ASSICURAZIONE CONTRO GL’INCENDI E SULLA VITA

Fra le società che prima della guerra per l’entità del
loro portafoglio dominavano il mercato delle assicurazioni
nel Trentino, si annoverano: l’Istituto provinciale incendi,
le Assicurazioni generali, la Riunione adriatica di sicurtà,
la Danubio. Esse, grazie al progredito senso di previdenza
della popolazione trentina, avevano avuto un rapido sviluppo.
Dopo il sovvertimento dei valori, determinato dalla
guerra e dalla svalutazione della moneta, le assicurazioni private
 ripresero presto la loro attività. Il loro sviluppo è stato
determinato da tre fattori principali: dal bisogno sentito dalla
popolazione trentina di crearsi delle assicurazioni dopo la
cessazione di buona parte di quelle d’anteguerra; dal più
abbondante movimento di denaro e di valori nell’immediato
dopoguerra; dall’intensa concorrenza delle società italiane
e straniere, preoccupate di costituire o di incrementare nella
nuova provincia sufficienti portafogli per il mantenimento
delle loro rappresentanze. Îl mercato delle assicurazioni nel
Trentino dopo la guerra è stato quindi assai movimentato
per la quotidiana lotta di oltre 40 compagnie.
À. prescindere dalle varie forme di assicurazione obbligatoria,
 il ramo di attività privata di maggiore estensione
e più sentito dalla popolazione del Trentino è senza dubbio
quello contro gl’incendi, che raccoglie la copertura della
massima parte dei valori relativi al mobilio ed ai fabbricati
 della provincia. È’ in prevalenza gestito dall’Istituto
provinciale incendi, che lo esercita da oltre un secolo;
        <pb n="367" />
        LL E NNELT E.
e earn cite ‘meat an deri dino oe errare 2 dai iitegni arene e vere
i e e ee ere ripiano redattori a ose Set: 6 Sena vomra a omai

E e e
a =_= a_i ini dina

396

seguono le Assicurazioni generali, l’Adriatica, la Danubio,
la Cattolica, la Fenice, la Milano, le Assicurazioni d’Italia,
la Previdente, la Fondiaria, la Basilese, la Zurigo e molte
altre che per il loro limitato portafoglio hanno nella provincia
 poca diffusione.
L’ assicurazione contro gli incendi dà nella provincia
un gettito di premi oscillante fra i 4 e mezzo e i 5 milioni.
 Seguendo anch’essa le fasi della crisi, ha segnato dal
1927 al 1929 un notevole ristagno: si è giunti forse ad
una saturazione del mercato assicurativo incendi. Nei riguardi
 del margine industriale offerto da questo ramo di
attività nella provincia, margine che è divenuto da ultimo
passivo, esso può riassumersi nel triennio 1927-29 nel seguente
 rapporto percentuale fra gli indennizzi per i sinistri
ed i premi netti incassati dalle società assicuratrici :

1927 : indennizzi 40 % dei premi
1928 : ” 66 % » ”
1929 : pe 114 % » "

Fra le assicurazioni più diffuse nella provincia sono
da annoverare anche quelle contro gli infortuni individuali
e le responsabilità civili. La prima dà un gettito globale
di premi netti annui che oscilla fra le 650.000 e 750.000,
la seconda circa 350.000 lire. Il rapporto medio fra gl’indennizzi
 per sinistri ed i premi del ramo degli infortuni
individuali ha oscillato nel 1927-1929 fra 20 - 26 - 61 °°;
quello delle responsabilità civili per danni causati a terzi
fra 56 - 27 - 14: °/o.

Dopo l’assicurazione contro l’incendio segue per importanza
 il ramo vita, che dà un incasso annuale di circa
3 milioni e mezzo, in buona parte dell’Istituto nazionale
delle assicurazioni. Naturalmente questo è stato il più sensibile
 agli effetti della crisi e ha segnato dal 1927 in poi
una forte flessione nel movimento dei nuovi contratti. Nel
1928 si è avuto nelle stipulazioni un peggioramento del
        <pb n="368" />
        397

9%, in confronto di quelle del 1927 e nel 1929 del 45
in confronto del 1928. Gli incassi invece hanno segnato
un incremento quasi costante: del 13°% annuo dal 1927
al 1929; dopo quest’anno accennano a diminuire.
Tutte le altre forme di assicurazione (contro i furti e
contro la grandine, per i cristalli, per i trasporti e per
gl’infortuni di volo), hanno nel ‘Trentino una limitatissima
diffusione, ed hanno dato un gettito assai limitato, non
eccedente 100.000 lire annue per tutta la provincia.

Istituto provinciale incendi.

L’Istituto provinciale incendi di Trento ha avuto le
sue origini nell’analogo Istituto d’Innsbruck, fondato nel
1821, e da esso staccatosi dopo la guerra. Ha continuato
la sua attività dal 1918 al 1925 con lo stesso indirizzo e
con le stesse caratteristiche, sotto il valido scudo dell’Amministrazione
 provinciale, che dopo l’armistizio ne aveva curato
 il portafoglio. Sebbene nel lungo volgere degli anni
sia andato soggetto a molteplici cambiamenti ed adattamenti,
ha conservato tuttavia sempre alcune caratteristiche che lo
differenziano dagli altri istituti assicurativi: la mutualità, il
primo rischio, l’assenza del fine speculativo.
Fu gestito dall’Amministrazione provinciale fino al
1929, anno nel quale, per effetto delle vigenti disposi
zioni legislative, è stato affidato ad un proprio consiglio
d’amministrazione.
L’Istituto, sorto da un sentito bisogno della popola
zione, gode sempre di una larga popolarità e conta anche
oggi sulla solidarietà di oltre 60.000 assicurati nella provincia
 di Trento, e registra quasi 2 miliardi di capitali
assicurati. E’ considerato al secondo posto fra le mutue
d’assicurazione del Regno. Nel periodo posthellico ha pagato
 un numero di sinistri per un importo di circa 30
milioni di lire.
        <pb n="369" />
        ROBI O A US E NZ te ai Nt ea

a romero rante i, seta tra

ui sian: ie PENE TRE ci Ne EST SERE Sn odg PEZZI LE
po i i Ve ENT ee die ee E lia tirien e

32”

risarcimenti e Premi puri incassati capitale assicurato
1927 1.300.000 3.200.000 1.560.000.000
1928 2.250 000 3.300 000 1.630.000.000
{929 4.480.000 4.000.000 1.825.000.000

L’Istituto gestisce per rappresentanza nella Venezia
Tridentina anche l’Istituto nazionale delle assicurazioni e
le Assicurazioni d’Italia. Riscote indirettamente e direttamente
 oltre 8 milioni di premi lordi.

MUTUA ASSICURAZIONE DEL BESTIAME

Le prime associazioni mutue per l’assicurazione del
bestiame nella’ provincia risalgono ad alcuni decenni prima
della guerra: erano delle associazioni di fatto, prive di uno
statuto e di un programma fisso: si basavano sul sistema
del riparto delle quote d’indennizzo al verificarsi dei sinistri,
od anche sull’obbligo dei soci di acquistare le carni degli
animali sinistrati al prezzo del risarcimento dovuto.
Nei primi anni del secolo vi fu un tentativo di una
razionale organizzazione di questa assicurazione colla fondazione
 di società mutue mandamentali per Trento e Vezzano.
 Il tentativo però fallì, perchè, come l’esperienza ha
poi insegnato, la mutua assicurazione del bestiame per conseguire
 lo scopo deve essere affidata a piccole società locali,
comunali o frazionali. Soltanto in queste è possibile di sviluppare
 la fiducia e pertanto la leale collaborazione tra i
soci, e determinare il controllo reciproco di questi sul trattamento
 degli animali e sulle cause dei sinistri. Così può
essere evitata la frode, tanto facile nella assicurazione del
bestiame, può essere assodata la vera entità dei danni, agevolata
 la tempestiva denuncia dei sinistri e il tempestivo intervento
 della direzione per disporre il trattamento veterinario
o la vendita proficua degli animali morti o abbattuti. Anche
le spese di amministrazione sono di solito molto ridotte.
        <pb n="370" />
        399

Dopo quel tentativo il Consiglio provinciale d’ agricoltura
 si fece iniziatore di mutue comunali in base ad uno
statuto tipo: ed ebbero così origine numerose associazioni.
Nel 1907, per deliberazione della Dieta provinciale, fu
eretto ad Innsbruck l’Istituto provinciale di assicurazione
del bestiame, il quale nella Venezia Tridentina svolse la sua
opera sino allo scoppio della guerra. Naturalmente questa
ultima rovinò tutto il lavoro compiuto: le mutue da 265
sì erano ridotte a 12. L’Amministrazione provinciale, dopo
la guerra, apprezzando il particolare valore che l’assicurazione
 mutua del bestiame riveste quale azione sussidiaria
per l’industria zootecnica e per la zooiatria, istituì presso
di sè una Federazione provinciale delle associazioni mutue
di assicurazione del bestiame, mantenendo per essa il propramma
 ed i principi dell’Istituto eonipontano :

adozione da parte di tutte le associazioni di uno statuto tipo e di
una uniforme contabilità ed amministrazione;
riconoscimento legale dell’associazione;
obbligo della riassicurazione ;
la Provincia anticipa i mezzi necessari alla Federazione per l’esercizio
della riassicurazione:
la Federazione cura l’assistenza legale, tecnico-assicurativa ed amministrativa.


La Federazione debuttò in circostanze tutt’altro che
favorevoli; per la guerra gli allevamenti erano stati fortemente
 decimati, in qualche zona quasi distrutti. Soltanto
col ripopolamento delle stalle le mutue sono venute prendendo
 vita rigogliosa.
Con la estensione della legge comunale e provinciale alle
nuove provincie la Federazione si è trasformata in un
Ispettorato provinciale delle mutue assicuratrici del bestiame,
 il quale conserva il compito della propaganda e della
assistenza, ma non cura più la riassicurazione. È controllato
dall’Amministrazione provinciale, ma provvede del suo ai
propri bisogni. I fondi, costituiti dalla terza parte del gettito
 della tassa zootecnica incassata negli anni 1921-22 e nel
        <pb n="371" />
        i ei ipa

100

primo semestre del 1923, sono alimentati con la quota di
L. 60 all’anno pagata dalle associazioni federate.
Dopo la divisione della Venezia Tridentina il campo
d’azione dell’ Ispettorato è stato limitato alla provincia di
Trento; ora comprende tutte le mutue bovini, il cui numero
 si è aggirato nel triennio 1927-1929 intorno a 100,
con un capitale di assicurazione di circa 12 milioni.
L’assicurazione del bestiame ha avuto nella provincia
nelle due annate 1927-1928 e 1928-1929 il seguente andamento
 :

1927-1928

8.577
animali assicurati 17.095
valore di assicurazione lire 22.766.155

1928-1929

7.644
14.275
lire 19.693.080

ANIMALI ASSICURATI

tori .

buci .

vacche

allievi

numero degli animali
assicurati

valore medio
di assicurazione
1928-29

1927-28 |

1928-29

1927-28

46
1.600
12.924
2.525

48 3171 | 3297
1.204 | 3.521 1 3,868
11.226 2748 | 2858
1797 | 1653 | 1673

sinistri

1927-1928
277
111
166

1928-1929

aumero dei sinistri
casì di morte
casi di macellazione forzosa
ricavato netto dalla utilizzazione delle
spoglie
indennità nette
indennità lorde (80 % del valore di
assicurazione)

143
19
124

L. 126.793.05  L. 82.131.15
» 124.574.95  ,. 83.580.85

, 251.368.-——  . 165.712.—
        <pb n="372" />
        401

La media dei risultati ottenuti per capo bovino sinistrato
 ed indennizzato è stata:
1927-1928
L. 1.134.—
907.20
500 03
42.65
157.38
449.82

valore di stima
indennità {80 %)
ricavato lordo
spese di utilizzazione
ricavato netto #5
indennità netta

Gli infortuni sono più frequenti durante la stagione
dell’alpeggio (cadute, caduta di sassi, fratture, epizoozie):

1927-1928 1928-1929

novembre
dicembre
gennaio
febbraio
Marzo
aprile
maggio
ziugno
luglio
agosto
settembre
ottobre

14
16
‘4
!6
17
‘6
'4
‘6
10
69
28
18

5

+

PO

.0
24
29
20
12

Il danno subito dalle associazioni mutue per l’assicurazione
 del bestiame negli anni 1927-28 e 1928-29 è stato
dell’ 1.11% e dell’0.85°/ del capitale assicurato. La differenza
 fra le due annate dipende dal forte numero di sinistri
causati dall’afta epizootica nell’anno 1927-1928; in questi
sinistri il ricavato della utilizzazione delle spoglie è sempre
scarso. Anche l’1.11° non è da ritenersi elevato, se lo si
raffronta al medio danno dei sinistri del periodo dal 1918-19
in poi che è stato dell’ 1.30 ° e se si considera che le
private compagnie di assicurazione richiedono per l’assicurazione
 dei bovini un premio di almeno il 2.50.
        <pb n="373" />
        ISTRUZIONE PROFESSIONALE

ISTRUZIONE COMMERCIALE

Istituto commerciale di Trento.

È la principale scuola di commercio della provincia:
deriva dalla «Scuola commerciale inferiore» (a due corsi)
istituita dal Governo austriaco nel 1874 e in seguito (1905-1906)
 trasformata in Accademia di commercio, quadriennale.
Chiusa nel 1915, al principio delle ostilità, risorse nel febbraio
 1919 per opera del Governo italiano col nome di
«R. Accademia di commercio» che mantenne fino al 1922,
quando fu eretta in ente autonomo, con personalità giuridica
 propria, sotto la vigilanza didattica ed amministrativa
del Ministero per l’industria ed il commercio. Così è divenuta
 R. Scuola media commerciale di terzo grado ed ha
avuto il titolo di R. Istituto commerciale. A datare dal
1° luglio 1928 è passata alle dipendenze del Ministero della
pubblica istruzione, ora Ministero dell’educazione nazionale.
Il diploma di perito e ragioniere commerciale rilasciato
alla fine del corso normale, in seguito ad esami di abilitazione,
 è parificato, agli effetti di legge, ai diplomi rilasciati
dalle altre scuole medie governative di grado corrispondente
        <pb n="374" />
        103

e dà adito ai regi istituti superiori di scienze economiche e
commerciali ed all’ Università commerciale «Luigi Bocconi»
di Milano.
All’Istituto sono annesse una R. Scuola commerciale
(biennale) ed un Corso triennale preparatorio; inoltre una
Scuola serale per apprendisti di commercio. Quest’ultima
svolge i suoi insegnamenti in un corso di tre anni, ai quali
è aggiunto un corso speciale (facoltativo) di pratica com.
merciale della durata di un anno per gli alunni licenziati
dal corso preparatorio e dalla scuola complementare. Vi si
tengono pure corsi facoltativi di lingua tedesca e di dattilografia.


Fra le varie dotazioni dell’Istituto merita d’essere segnalato
 il Museo merceologico, fra i migliori d’Italia, sia
per arredamento come per la ricchezza dei campionari.
La frequentazione nei tre anni 1927-1929 è stata:

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preparatorio

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II corso

1926-1927
1927-1928
1928-1929

1926-1927
1927-1928
|] 9228-1929

1926-1927
1927-1928 !
1928-1929

37
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14

38
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20
28
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[II corso

1926-1927
1927-1928
1928-1929

IV corso

1926-1927
1927-1928
1928-1929

sorso speciale di appliceaz. 1926-1927

1927-1928
1928-1929

licenziati

1926-1927
1927-1928
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1

21

OF

Scuola commercialè di Rovereto.

Doveva aprirsi nel 1914; le pratiche per la sua istituzione
 erano ultimate, ma, scoppiata la guerra mondiale, ne
fu sospesa l’apertura. Soltanto nel 1919, per iniziativa del
comune, la scuola ha potuto cominciare a funzionare. Nel
1920 ottenne il diritto di pubblicità e nel 1926 fu dichiarata
 sede di esame. In data 8 marzo 1928 è stata pareggiata
con decreto del Ministero dell’economia nazionale. Il corso
triennale preparatorio, per effetto della legge 7 gennaio 1929
n. 8, è stato da ultimo trasformato in scuola secondaria di
avviamento al lavore.
        <pb n="376" />
        105

La scuola commerciale è mantenuta dal comune di
Rovereto ed è aiutata con contributi dello Stato e del
Consiglio provinciale dell’economia.
Ha la durata di due anni ed ha per fine di preparare
i giovani, mediante il necessario corredo di cognizioni teoriche
 e pratiche, ad esercitare per proprio conto il commercio
o a fungere come agenti ed impiegati di case commerciali.
Essa rilascia in seguito ad esame di licenza il diploma di
computista commerciale.

‘1A8SSI

I classe preparatoria
II classe preparatoria
[TI classe preparatoria

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1926-1927

alunni | Nice»
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1927-1928 '’ 1928.1929

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alunni

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26

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26

24

20

102 | 41 | 13 | 27 | a81 | 3

Corsi d’istruzione per cooperatori..
Quasi ogni anno la Federazione dei consorzi cooperativi
 di Trento organizza dei corsi speciali d’istruzione per
i segretari-contabili delle Casse rurali. Nel triennio 1927-29
ne sono stati tenuti due rispettivamente con 15 e 16 frequentanti.
 Materie d’ insegnamento sono: la tenitura contabile
 per Casse rurali, nozioni amministrative e fiscali in
relazione alle operazioni compiute dalle Casse, statuti e regolamenti
 cooperativi. I corsi durano 3 settimane. Altri corsi
d’istruzione si tengono dalla Federazione per i gerenti-contabili
 delle Cooperative di consumo, che durano 4 settimane.
Alla fine di ogni corso è prescritto l’esame. Nel triennio
        <pb n="377" />
        mi SE e rinite

edi 2 mao e a
sese aisi nspsesossin

Ti MATE MLA SI mt O

106

sono stati tenuti due corsi, uno con 36 l’altro con 37 fre.
quentanti. Materie d’inseguamento sono: contabilità per cooperazione
 di consumo, corrispondenza commerciale, nozioni
amministrative e fiscali, nozioni di merceologia, statuti e regolamenti
 cooperativi.

{[STRUZIONE INDUSTRIALE

R. Scuola industriale.

Fin verso il 1875 l’insegnamento industriale, là dove se
ne sentiva maggiormente il bisogno, era affidato all’iniziativa
privata, ai comuni, alle corporazioni industriali ; solo dopo
quel tempo lo Stato austriaco prese sotto la sua diretta
amministrazione tutte le istituzioni per l’insegnamento industriale,
 spinto a ciò dalle nuove esigenze della vita economica,
 dopo gli sconvolgimenti politici e sociali del secolo
 XIX. Sorsero così vari tipi di scuole per l’istruzione del
personale direttivo e delle maestranze delle varie industrie.
Il Trentino, paese povero d’industrie, non poteva essere
 il terreno adatto per lo sviluppo dell’insegnamento
industriale. Qualche tentativo, fatto qui e lì verso la metà
del secolo, non aveva dato grandi risultati: verso il 1860
il comune di Cavalese manteneva una scuola per istruire
le maestranze nella lavorazione del legno, e quello di Predazzo
 un’altra scuola per operai addetti alla lavorazione
della pietra e dei marmi; vi si curava bensì l’insegnamento
del disegno tecnico, ma non vi erano a disposizione nè of.
ficine nè laboratori per l’istruzione pratica, e le scuole non
ebbero lunga durata. A Trento si tenevano in quel tempo
per cura del comune delle lezioni serali e domenicali di
disegno e di meccanica presso la scuola popolare, gratuite
per gli artigiani. Nel 1875 il Governo austriaco creò a Predazzo
 una vera scuola professionale e nel 1877 una seconda
        <pb n="378" />
        107

ad Arco; la prima con laboratorio per la lavorazione dei
marmi, la seconda con officina per la confezione di oggetti
in legno di olivo, atti ai forestieri come ricordo del paese.
A Trento solo nel 1880 venne istituita una scuola
professionale, per la lavorazione della pietra; ad essa in seguito,
 nel 1892, si aggiunse una sezione per l’intaglio del
legno. La scuola doveva estendere la sua influenza e vigilanza
 anche su quella di Predazzo, dalla quale era ritirato
 il materiale per la ulteriore lavorazione. Ma la scuola
di Predazzo non durò a lungo e nel 1883 era già sciolta.
In seguito anche la scuola professionale di Arco esauriva
 il suo compito e nel 1902 veniva trasformata o meglio
ridotta in una scuola professionale per il disegno industriale.
Del tutto cessò nel 1923.
A sorte non migliore andava incontro intanto anche
la scuola professionale di Trento: nel 1903 era decretata
la sua graduale soppressione, e in suo luogo doveva sorgere
una nuova scuola d’arti e mestieri,
La durata breve di queste scuole professionali nel
Trentino non deve essere interpretata come un esperimento
male riuscito ; esse erano state istituite per sviluppare e
per migliorare le industrie locali, ed il loro scopo fu pienamente
 raggiunto; fu migliorata e sviluppata l’industria
degli oggetti in legno d’olivo ad Arco; dalla scuola di Predazzo
 e specialmente da quella di Trento uscirono schiere di
artigiani, di scalpellini, di ornatisti e di scultori, parecchi
dei quali raggiunsero con le loro opere buona fama.
Per soddisfare ai nuovi bisogni dell’industria venne
quindi creata a Trento nel 1903 una scuola d’arti e mestieri,
 che comprendeva le seguenti sezioni:
a) scuola elementare di due anni per ragazzi ancora obbligati alla
frequentazione della scuola;
b) scuola complementare per apprendisti obbligatoria, per la durata
di 3 anni, con un corso preparatorio ad orario ridotto;
c) corsi di applicazione per le arti edili e meccaniche, della durata
di 2 o 3 semestri, per giovani operai, che, finito il loro garzonato, desideravano
perfezionarsi nel loro mestiere e procurarsi le cognizioni necessarie per soste-
        <pb n="379" />
        ne i SZ EE

nun MESE Sb ito o oe

108

nere gli esami di abilitazione, richiesti per le arti concessionate o per egsercitare
 indipendentemente la loro industria;
d) sala pubblica di disegno per operai o per alunni di altre scuole;
e) eventuali altri corsi serali di perfezionamento per operai.

La scuola fu dotata di un laboratorio di elettrotecnica
di officine per fabbri-meccanici e per falegnami.
Sotto la guida d’un valente direttore la Scuola d’arti
e mestieri prese un rapido sviluppo, tanto che dopo pochi
anni si dovette trovare per essa una nuova sede; ed il
comune di Trento costruì un nuovo edificio con ampie officine,
 che venne occupato nel 1911, e la scuola fu chia.
mata «Scuola industriale dello Stato ».
Sospesa ogni attività durante la guerra europea, è stata
riaperta dopo l’armistizio, mantenendo la primiera organiz.
zazione fino al 1924. In quest’anno in forza del R. decreto
31 ottobre 1923 n. 2523 sull’ordinamento dell’insegnamento
 industriale, essa è staia riordinata come R. Scuola
industriale di tirocinio con le seguenti sezioni :

p»
A

a) corso preparatorio di avviamento di due anni, alla cui prima classe
sono ammessi gli alunni licenziati dalla quinta classe elementare;
b) scuola triennale di tirocinio con due sezioni: fabbri-meccanici-elet.
tricisti e falegnami-ebanisti, alla cui prima classe sono ammessi gli alunni licenziati
 da una scuola di avviamento o da una R. Scuola complementare; il
tirocinio viene compiuto nella scuola;
c) corsi di perfezionamento per arti edili, semestrali, invernali, per
giovani operai che vogliono perfezionarsi nella professione (muratori, scalpellini
e carpentieri);
d) seuola complementare per apprendisti, obbligatoria per tutti gli
apprendisti e gli operai sotto i 18 anni, che non abbiano assolta una scuola
professionale ;
e) sala pubblica di disegno e modellatura per operai e alunni di
altre scuole.

Dopo il 1925 è stato tenuto anche un corso premili.
tare per motoristi d’aviazione, organizzato dal Ministero
dell’ aeronautica.
Il numero degli alunni che nel 1903 era di 307 superò
 nel 1922 gli 800; da qualche anno si mantiene sui 700.
La diminuzione della frequenza ha la sua causa nella crisi
economica degli ultimi anni. Il numero dei frequentanti è
        <pb n="380" />
        {00

però sempre ragguardevole e dice della importanza di questo
istituto che ogni anno licenzia tante forze attive per l’industria
 e per l’artigianato.

anno
«colastico

corsi di
avvia»
mento

1926-1927 | 128
1927-1928 | 136
1928-1929 | 127 |

corsi di perfezionamento
 per

scuola di
tirocinio

arti edili

72
87
107 |

2°
37 |

LE ‘ pie Lin
x i iti
3E ut so
SS «sò “
3iga® = L=|
 | mA ©
: [= Se
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Li pz
3 8

corsi
vari

393
298
355

36
27
39 | 34

totale

688
635
699

Scuole complementari per apprendisti.

Altra istituzione molto utile per la coltura delle giovani
 forze lavorative sono le scuole complementari per apprendisti,
 obbligatorie per tutti gli apprendisti del luogo
ove ha sede la scuola. Sono equiparate ai corsi per maestranze
 istituiti con R. decreto 31 ottobre 1923 n. 2523;
il loro ordinamento risale però ai criteri fissati già nel 1883
e riformati nel 1903. Generalmente sono di 2 o 3 classi
con’ 8 ore di istruzione per settimana e della durata di 7
o 8 mesi, e servono a completare l’istruzione dell’apprendista
 che non può frequentare una scuola industriale, con
l’insegnamento del disegno e di nozioni tecniche e commerciali
 attinenti alla sua professione. Sono mantenute con
contributi dello Stato, della Provincia e dei comuni.
Ben 23 sono state le scuole di questo tipo istituite nel
Trentino ancor prima della guerra; ma non tutte si sono
mantenute in vita fino ad oggi: per le mutate condizioni dei
luoghi o per mancanza di insegnanti, parecchie dovettero
esser soppresse. Sono rimaste le scuole complementari per
apprendisti di: Ala, Borgo, Cavalese, Cles, Levico, Mezzolombardo.
 Moena, Mori, Pergine, Riva, Rovereto, Tesero e
        <pb n="381" />
        110

Trento (una presso la R. Scuola industriale ed una per gli
allievi dell’ Istituto artigianelli).

Scuole d’avviamento al lavoro.

Con legge 7 gennaio 1929 n. 8 è stata ordinata la
trasformazione dei corsi integrativi di avviamento professionale
 presso le scuole elementari, delle scuole e dei corsi
di avviamento al lavoro e delle R. scuole complementari
in un unico tipo che porta il nome di Scuola secondaria
di avviamento al lavoro. Questa è chiamata :
ad impartire l’istruzione postelementare obbligatoria fino ai 14
anni di età;
a preparare ai vari mestieri, all’esercizio dell’agricoltura ed alle funzioni
 impiegatizie d’ordine esecutivo nell’industria e nel commercio,

In applicazione della legge suddetta sono stati istituiti
e trasformati nella provincia i seguenti corsi o scuole secondarie
 di avviamento al lavoro:

Aldeno, corso biennale agricolo con sezione femminile.
Arco, Avio, Borgo, Caldonazzo, Casteltesino, Cavalese, corso anuuale agricolo
 con sezione femminile.
Cles e Levico, R. Scuola secondaria di avviamento al lavoro, triennale,
con indirizzo agricolo e con sezione femminile.
Mezzocorona, Mezzolombardo e Mori, corso annuale con sezione agricola
e sezione femminile.
Pergine, corso biennale agricolo.
Predazzo, corso biennale industriale e agricolo con sezione femminile.
Riva, scuola triennale con indirizzo industriale, agricolo, commerciale.
Oltresarca, corso annuale agricolo con sezione femminile,
Rovereto, R. Scunla secondaria di avviamento al lavoro, triennale, con
indirizzo industriale, commerciale e con sezione femminile.
Salorno, corso annuale agricolo.
Termeno, corso biennale agricolo con sezione femminile.
Tesero, corso biennale, industriale e agricolo.
l'ione, corso biennale industriale (filatura, per ragazze) e agricolo.
Trento, R. Scuola secondaria di avviamento al lavoro, triennale, con indirizzo
 agricolo, commerciale e con sezione femminile. I corsi con indirizzo
industriale, pure di 3 anni, sono presso la R. Scuola industriale.
Tuenno, corso biennale agricolo.
        <pb n="382" />
        ft

Istituto artigianelli.

L’ Istituto artigianelli di Trento fa parte della Congregazione
 religiosa dei figli di Maria Immacolata; è stato
fondato dal milanese P. Francesco Dossi nel 1883, ed accoglie
 orfani, illegittimi, figli abbandonati.
Ha proprie scuole, elementari e complementari industriali,
 approvate dal Ministero.
Gli alunni alternano le ore di scuola col lavoro professionale
 nelle varie sezioni di tipografia, stamperia, legatoria,
 falegnameria, sartoria, calzoleria, libreria.
LL’ insegnamento, tanto elementare quanto complementare,
 è impartito da docenti delle pubbliche scuole cittadine.
Mantiene pure per i propri alunni una scuola di musica
 vocale e strumentale.
La frequentazione dei corsi complementari per l’arti.
gianato è stata :

anno |

1927
1928
1929

tipogra fia
e stamperia

e
di

22

legatoria

falegnameria |

52

27

30 33
20 33

sartoria

‘gg

19
19

calzoleria

15
15
14

Istituto per l’artigianato e le piccole industrie.
Ha sede in Rovereto. È stato fondato nell’anno 1902
sulla formula degli analoghi istituti creati in Austria in quel
tempo, ed ha ottenuto con R. decreto 2 aprile 1925 n. 572
il riconoscimento giuridico di ente morale, soggetto al controllo
 del Ministero dell’economia nazionale. Ha per fine di
curare lo sviluppo ed il progresso delle piccole industrie,
di avviare le aziende artigiane a sempre maggiore efficienza
e d’incoraggiare il sorgere di nuove aziende.
L’attività dell’ Istituto, inquadrata in queste linee generali,
 ha la sua esplicazione:
        <pb n="383" />
        Mafia ioerie———— ii

Mondi E lo ei piero
SRI OE E SORORE  SOARRON O  PN

__ mpr'tafimat””

è
è

Ludo gita SEGRE gi N asa o EE

112

nella diffusione delle cognizioni tecniche necessarie al perfezionamento
dei prodotti delle piccole industrie;
nella regolazione, in linea tecnica e morale, del tirocinio;
nell’assistenza tecnico - amministrativa - legale alle piccole aziende innella

 mediazione per la concessione di crediti alle piccole industrie;
uel servizio di informazioni per le piccole industrie;
nella mediazione fra industriali ed autorità per il promovimento e
svolgimento di azioni intese allo sviluppo delle piccole industrie;
nella mediazione fra piccoli industriali e produttori di macchine e
fornitori di materie prime;
nella constatazione e tutela dei bisogni economici particolari del-|’
 artigianato ;
nell’avviamento delle piccole industrie all’applicazione di una sana
è regolare amministrazione;
nella ricerca di migliori condizioni di smercio dei prodotti delle
piccole industrie.
Con l’anno 1929 l’azione dell’Istituto ha assunto un
carattere preponderantemente tecnico-didattico, essendo passato
 il compito assistenziale alla Federazione provinciale
delle comunità artigiane.
Un ramo importante d’attività dell’Istituto è stato in
passato l’assistenza alla piccola industria per la partecipazione
 alle fiere e alle esposizioni: così ha potuto aver luogo
la partecipazione :
nel 1927 a 7 fiere e mostre (Massalombarda, Venezia, Milano, Padova,
Tripoli. Torino, Fiume);
uel 1928 a 5 (Verona, Milano, Torino, Padova, Fiume);
nel 1929 a 5 (Verona, Milano, Padova, Fiume, Bolzano).
Degli oggetti esposti meritano menzione i marmi, i
legnami, i pizzi, i merletti, i ricami, i mobili, i ferri battuti,
 le terre cotte.
L’ Istituto organizza anche viaggi d’istruzione, nei quali
sono visitate delle esposizioni o degli stabilimenti importanti;
mantiene inoltre una ricca biblioteca di opere e riviste di
carattere tecnico - professionale con raccolte di disegni, a
a gratuita disposizione dei piccoli industriali.
Nella sua sede mantiene una mostra permanente di
prodotti trentini, mostra che di tanto in tanto si trasforma
in partecipazione a mostre fuori di provincia.
Ma la principale attività svolta dall’istituto è quella
dell’istruzione professionale: esso è una specie di cattedra

justriali;
        <pb n="384" />
        113

ambulante dell’artigianato. Organizza nelle città e nei centri
delle vallate dei corsi o cicli di lezioni serali, della durata
ordinaria di 1-3 mesi, per artigiani adulti, allo scopo di
tenerli al corrente dei progressi e miglioramenti nel loro
ramo ed aggiornare così le loro cognizioni. Nel triennio
1927-1929 sono stati tenuti :

*OFB81

taglio per sarti .

taglio per sarti esarte

salzoleria . a

falegnameria .

disegno . .

disegno decorativo .

disegno iudustriale .

contabilità e nozioni
sommerciali .

1927

1928

comune

| frequen- | frequen
tanti comune tanti

’ Cavalese

‘21 |

Tione

_

Trento '

18 |

‘Trento |

322

Tione |

22

Cles
‘Taio
Coredo |!

16

('avalese | 15

|

18

Tione | 21

E

Moena |

23

| Cavalese

182

Predazzo Ì

FO)

(anazeî

22

(‘anazei |

7

Strivno: |

22

Arco

3

trano-Fra
frena

25

1920

| frequencomune
 tanti

Arco 41
Romeno | 18
24
22

Predazzo

{‘anszei

IR

Primiero |

38

Mezzano !
Borgo |
Cavalese
Predazzo

25

15

22

28
2%

| Pergine

Una provvida iniziativa dell’Istituto è stata anche l’organizzazione
 dei corsi di erboristeria e micologia nelle zone
montane del Trentino, al fine di procurare un vantaggio
economico alle popolazioni della montagna © di creare in
paese una coscienza erboristica. Ne sono stati tenuti :
sull’altipiano di Fai-Andalo-Molveno con 68 frequentanti,
nell’alta valle della Fersina con 73 frequentanti,
        <pb n="385" />
        114

sull’altipiano di Lavarone e Luserna con 86 frequentanti,
sull’altipiano di Pinè con 36 frequentanti,
in Folgaria con 29 frequentanti,
a Casteltesino con 131 frequentanti,
a Primiero con 109 frequentanti,
a Terragnolo con 26 frequentanti,
in Vallarsa con 79 frequentanti,
a Lizzana con 12 frequentanti,
in val di Gresta con 35 frequentanti.

Scuole di pizzi e merletti.

Queste seuole erano state attivate nell’anteguerra dal
Governo austriaco in vari luoghi della provincia: erano destinate
 ad ingraziarlo con le popolazioni delle zone di confine.
 Dopo la guerra sono state ricostituite soltanto in
Borgo, Javrè, Predazzo, Provès, Rovereto con succursale
ad Arco; non sono molto frequentate e non sono vistosi i
vantaggi che apportano. La scuola di Rovereto impartisce
l’insegnamento nella lavorazione del filet e nel ricamo a
punto ombra, le altre si occupano esclusivamente dei merletti
 a _fusello. Sono R. scuole industriali, dipendenti in
linea didattica ed amministrativa, dal Ministero dell’educazione
 nazionale. La gestione commerciale è affidata all’ Istituto
 delle piccole industrie, il quale fa gli acquisti dei materiali,
 distribuisce le commissioni, antecipa le mercedì alle
lavoratrici e provvede allo smercio dei prodotti. -

numero delle scolare

inno

1927
1928
1929

apprendiste

69

7
ri

provette

63
71
74

totale

134
148
|

merce
prodotta
jin lire

66.100.—
73.850. —
74.700.—

Corsi di lavoro e di economia domestica.
Un notevole contributo all’istruzione professionale per
una preparazione, sia pure elementare, ma razionale delle
massaie, è stato dato e si continua a dare dall’ Opera
        <pb n="386" />
        115

nazionale di assistenza all’ Italia redenta coi suoi corsi di
lavoro e di economia domestica, sparsi in tutta la regione
e in costante sviluppo. Sono tenuti di solito dalle maestre
elementari, parecchie delle quali hanno frequentato corsi
specializzati di lavoro o d’economia domestica o d’ igiene a
Bergamo, a Milano, a Feltre, ecc. Da ultimo, per la preparazione
 di buone e pratiche insegnanti, l’Opera ha iniziato,
 con l’autorizzazione del Ministero, delle lezioni estive
per maestre elementari diplomate.
Nei corsi popolari (140 ore di lezione) le ragazze, che
hanno già assolto l’obbligo scolastico, vengono istruite nel
taglio della biancheria, nel cucito, nelle prove pratiche di
cucina, nel governo della casa, nella piccola contabilità
domestica, nei fondamenti dell’igiene, nelle cure del bambino
e dell’ammalato. Chi poi intenda specializzarsi nel cucito o
nel governo della casa, frequenta un secondo corso di 80 ore.

anno scolastico

1927-1928.
1928-1929.
1929-1930

corsi

“scritte

esaminate

promosse

304 234
1781 1298 | 1285
al | 4397 3146 3103

ISTRUZIONE AGRARIA

Istituto agrario di S. Michele.

La Scuola agraria dell’Istituto ha il compito di educare
e istruire come si conviene i figli di medi e piccoli possidenti
 e di agricoltori che intendono prepararsi a dirigere
modeste aziende rurali e ad esercitare la professione per
proprio conto, ed ha per fondamento principale la esercitazione
 continuata nei lavori dei eampi, del frutteto e delle
industrie rurali (specie l’enologia e il caseificio), avvalorata
convenientemente da lezioni teorico-pratiche.
        <pb n="387" />
        ran Tani di Tavo i don sono api E Aa nei PAL I o e svanito a e i ne Boo AE BREE e Nan i gr
cei atte macinata gaia: 5 neo rana mapa ta oa massaro e ARG cem o evito miei ital alien are ro set erge mE MEZ dee Mei,

La scuola comprende :

il corso regolare della durata di 3 anni;
il corso semestrale di caseificio.

| mezzi d’istruzione sono forniti oltre che dal materiale
 didattico che si trova presso la scuola. dalla vasta
azienda sperimentale, di 363 ettari, che è costituita di terreni
 posti in fondo valle, mezza montagna e montagna, e
che è proprietà della Provincia di Trento.
La frequentazione della scuola è in continuo aumento :

1927-1928
1928-1929
1929-1930

54 alunni
64»
rr

Il corso di caseificio è stato istituito nel 1921 allo
scopo di istruire e licenziare dei casari professionisti, capaci
non solo di lavorare razionalmente il latte, ma di tenere
anche in evidenza contabile il movimento amministrativo
dell’azienda. La frequenza annuale di questo corso è limitata
 per ragioni didattiche a 12 allievi, che vengono scelti
da un numero di aspiranti di solito molto maggiore.

Cattedra ambulante d’agricoltura.
Compito importante della Cattedra è l’istruzione del
contadino. Nella stagione invernale lo svolge in base a
programmi approvati dal Consiglio provinciale dell’economia
 e dal Ministero dell’agricoltura e delle foreste, e da
quest’ultimo finanziati.
Secondo le vecchie disposizioni di legge i corsi professionali
 agrari si dividevano in due categorie: corsi per
giovani contadini, che avevano la durata di 80 ore di lezione
ed erano affidati a maestri agrari assunti alle dirette dipendenze
 della Cattedra; corsi per contadini adulti, che, comprese
 le esercitazioni pratiche, avevano la durata di 12-15
giorni ed erano tenuti dal personale tecnico della Cattedra,
        <pb n="388" />
        117

assistito da esperti. Colla nuova legge 13 dicembre 1928
n. 2885 i corsi professionali sono stati disciplinati e divisi
in due categorie: corsi generali (di solito 2 all’anno) della
durata di 30 giorni; corsi speciali, tenuti in numero di 4
all’anno da ognuna delle sezioni della durata di 12-15 giorni,
comprese le esercitazioni pratiche. Ai frequentanti dei corsi
che si siano distinti per assiduità, diligenza e profitto, e
siano stati dichiarati alla fine meritevoli dalla commissione
esaminatrice, sono concessi dei premi in denaro od oggetti
e dei diplomi attestanti il merito.
Nel triennio sono stati tenuti i seguenti corsi :

per giovani contadini

per contadini adulti

1927-1228

1928-1929

1929-1930

€Orsi

in- | appro»
scritti | vati

: in- | *epro-COrSI
 | scritti | vati

, in- approcorsi
 gi | ©
| scritti | vati

24

Pos: soul st

1105 ' 817! 2

193 | 171

| 23 l 1861 | 1078] 24 l1876] 939] 39 13336 | 2608

Le lezioni ai giovani contadini sono di carattere generale,
 però sempre con riferimento alle condizioni locali; le
lezioni ai contadini adulti hanno carattere professionale, sui
lavori a terreno, sulle concimazioni, sulle colture alimentari
 ed erbacee, sulle colture legnose, sulla zootecnia, sul
caseificio, sull’esercizio del pascolo alpino. Sono seguite
sempre da esercitazioni pratiche riferentisi alla natura del
corso, di cui formano il complemento necessario.
Le lezioni sono serali; quelle pratiche si fanno di
giorno, dividendo talvolta gli allievi in squadre per meglio
regolare l’istruzione.
Questi corsi si chiudono con delle gite di istruzione
in provincia e fuori.
Altri corsi sono stati tenuti agli ortolani e a maestri
elementari della provincia ed ai soldati dei presidi militari
di Trento, Rovereto e Riva.
        <pb n="389" />
        INI Suzi :
aaa armani bore Cia nappi tra nt pali SARA NOR e i ssaa ei PIASRZ O pn n APRE RE Zi EMA o
nitro gain eee ’ + vs AEREA tia IPER SENO GM ser
 acrive dev ima erre md EE E IE EE a a oi Sn AIA

CUT ia MM i E
x

LAVORI PUBBLICI

LAVORI DEL GENIO CIVILE

Un’importante serie di lavori, particolarmente stradali
a idraulici, sono stati eseguiti nel triennio 1927-1929, provettati
 e diretti dal Corpo reale del Genio civile di Trento.
Vi sono stati occupati non meno di 2500 operai. Nei due
anni 1927 e 1928 la spesa ha importato circa 20 milioni, dei
quali circa 17 riguardano lavori di sistemazione, riparazione
e manutenzione stradale e lavori idraulici. Fra le opere
più importanti del periodo si accennano:

avori di rafforzamento dell’argine sinistro dell’Adige dal
Km. 12.2 al ponte di Salorno . a . #
lavori di rispristino e consolidamento delle opere di sistemazione
 del torrente Astico nei comuni di Pedemonte
e Casotto . ee . ; # * ; « «470.000.
rafforzamento dell’argine sinistro dell’Adige dal Km. 9.300
al Km. 12.200 in comune di Salorno  . . . . L. 452.000.—
asecuzione di una galleria di deviazione delle acque ‘del .
torrente Noce in località Rocchetta è : . »  502.000.—
avori per la costruzione del I° tratto della Gardesana orientale
 dal confine veronese al salto della Capra ; . »  599.000.—
costruzione della strada Fersina-Avisio ; . . . »  425.C00.—
manutenzione delle strade nazionali ; . . 5.027.000.—

I lavori eseguiti nel 1929 hanno rappresentato una
spesa di lire 17.960.000, delle quali lire 16.700.000 impiesati
 in opere stradali ed idrauliche e lire 1.247.000 in
lavori di edilizia. 1 principali sono stati:
        <pb n="390" />
        ‘10

opere stradali:
strada Livo-Rumo . . . . L. 377.000.—
strada Gardesana orientale (costruzione traversa in abitato
di Torbole) . . . . . . # è . »  670.000.—
ultimazione della strada Gardesana orientale (tronco confine
veronese - Salto della Capra) - . i . . . 5.470.000. —
costruzione strada da classificare Fersina-Avisio (tronco rio
dei Molini - lavini di Croce) Km. 2.300 . è # .  1.172.000.—

pere idrauliche:
lavori di sistemazione del tronco inferiore del Noce . L. 1.342.000.—
lavori di rafforzamento dell’argine sinistro dell’Adige fra il
Km. 11.100 e il Km. 11.800 in località Roncafort . »  125.000.—
lavori di rafforzamento dell’argine destro dell’Adige dal ‘
ponte di $. Fioriano al ponte di Salorno . ; . 706.000. —
iavori di ripristino e consolidamento delle opere di sistemazione
 del torrente Astico nei comuni di. Pedemonte
e Casotto . . . . . . DI
lavori di sistemazione della conoide del torrente Fumeola a
difesa dell’abitato di Olle in comune di Borgo . è
lavori di sistemazione del rio Gaggio, affluente di sinistra
dell’Avisio. in comune di Segonzano . % “o

514.000.—
537-0C0.—
506.000.—

lavori di edilizia:
completamento della caserma », Chiarle“ a Trento I° lotto L.
sistemazione della caserma » Damiano Chiesa“ in Riva . »
sostruzione dell’Asilo infantile di Ora . . . # # as
costruzione della R. Cantoniera di Paneveggio . . .

150.000.—
103.000. —
254.000. —
140.000. —

Nell’esercizio 1928-1929 sono state inoltre spese dall’Azienda
 autonoma statale della strada circa 6 milioni e mezzo
per la manutenzione delle strade statali della provincia.

LAVORI DEL R. MAGISTRATO ALLE ACQUE

Con provvedimento del novembre 1925 veniva estesa
alla Venezia Tridentina la giurisdizione del R. Magistrato
alle acque; un anno più tardi con R. decreto 4 novembre
1926 n. 1870 si stabiliva la base giuridica dell’azione che
il Magistrato stesso era chiamato a svolgere classificando le
opere nelle varie categorie e precisando quindi il contributo
 dello Stato pel loro compimento.
        <pb n="391" />
        Sing TUTA n A - i NARA Siri
ei oe Se de pia ine RT i name” Sane Sla SEZ ZI A = o ione i Sino pa ci aa ola” ARR PE REI e NE Neon
LINEAR LARE PO 3 EOS ISO SAB CSO SESTIERE A Soana Aia

120

Con tale decreto venivano classificate :
nella prima categoria, le opere necessarie al bonificamento
 della valle dell’Adige, da Merano sino alla confluenza
 dell’Avisio;
nella seconda, le arginature e le difese dell’Adige da
Borghetto sino alla foce del rio Telles, a monte di Merano,
nonchè le arginature e le difese dei principali affluenti
dell’Adige stesso nella loro parte terminale;
nella terza, tutte le altre opere necessarie alla sistemazione
 dei detti affluenti. *

Fra le opere della seconda categoria, già compiute e
che nel periodo 1926-1929 hanno determinato una spesa
di circa 8 milioni, meritano speciale menzione quelle di
carattere straordinario, che sono state eseguite: sull’Adige
fra Sacco e Borghetto (Avio), nella zona di Salorno (sistemazioni,
 irrobustimento e arginature), in località Roncafort
per la difesa della città di Trento; sul Noce nei pressi del
ponte della Rupe in seguito alla rotta verificatasi durante
la piena del 1926; sull’Avisio per riparare i danni provocati
dalla piena predetta; sulla Fersina, sulla Brenta e su altri
corsi d’acqua. Tra le opere nuove, comprese nella seconda
categoria, sono da rilevarsi la completa sistemazione del
tronco inferiore del Noce e la nuova inalveazione del torrente
 Vela. Opera principalissima nei riguardi della sistemazione
 del Noce è la diga della Rocchetta, che dovrà
sbarrare il corso nella località omonima, creando a tergo
un serbatoio, atto ad arrestare le abbondanti alluvioni, ad
immagazzinare parte delle acque di piena per attenuarne
gli effetti specialmente nei riguardi dell’Adige. i
Nella seconda categoria rientrano anche le opere di
sistemazione idraulico-forestale dei bacini montani, di cui è
parola più sotto.
Fra le opere di terza categoria hanno avuto un certo
sviluppo i lavori di ripristino e consolidamento delle opere
        <pb n="392" />
        121

esistenti nel corso inferiore del torrente Maso nel tenere
di Borgo e Striguo (bacino della Brenta); i lavori di ripristino
 e consolidamento delle soglie e delle arginature della
Fersina in diverse località; e i lavori di chiusura delle
rotte della Fersina stessa. La spesa è stata di circa 5 milioni.
Sembra opportuno, da ultimo, ricordare le opere compiute
 dall’Amministrazione italiana nei due porticcioli di
Riva e di Torbole sul lago di Garda. Dopo la presa in
consegna di quelle opere portuali da parte dell’Amministrazione
 statale, avvenuta alla fine del 1927, sono stati eseguiti
 in entrambi i porti, svariati, notevoli lavori di riattazione
 alle banchine e per i pontili di approdo, ed altre
opere accessorie, quali la strada di accesso al bacino e
l’ampliamento e la difesa della darsena di Torbole, con una
spesa .complessiva di 650.000 lire.

LAVORI DI BONIFICA MONTANA

Sistemazione dei bacini montani.

Notevole sviluppo banno avuto nella provincia le sistemazioni
 idraulico-forestali dei bacini montani, eseguite dall’apposito
 Ufficio tecnico di Trento della Milizia nazionale
forestale e dirette alla graduale ricostituzione della montagna
 da un lato ed alla difesa del piano dall’altro, coll’arginazione
 e coll’infrenamento dei numerosi torrenti selvaggi,
col rassodamento delle pendici franose e col rimboschimento
delle superfici denudate.
Quest'opera, che ha una ripercussione benefica sull’economia
 della provincia e anche su quella delle provincie
limitrofe della pianura veneta, venne iniziata qualche decennio
 prima della guerra ed è stata poscia continuata con
        <pb n="393" />
        segna e RL gain = gr
ssi ai nani aida oggi ail dita Nas e idr air oe PO N Te Dei ii ig. dii se agli e
PORRI SAN ONORIO ANORESSIA E ORTA APNEA

{122

più precisa visione degli scopi da conseguire e con più
perfetta unità d’indirizzo grazie al generoso interessamento
del Governo nazionale (R. Magistrato alle acque di Venezia).
 1 lavori si sono svolti in quasi tutte le vallate della
provincia, a preferenza nella Valsugana, come quella, che
per il grave disordine idro-geologico dominante nei suoi
pericolosi torrenti, per la scarsità di superficie agraria e
per i bisogni della popolazione, più delle altre richiedeva
un’azione intensa in questo campo delle sistemazioni montane.
 Le quali, specie in Valsugana, sono in stretta relazione
 colla bonifica del piano vallivo, dovendo questa
essere preceduta dalla restaurazione della montagna. Nella
esecuzione dei lavori hanno trovato applicazione tutti i tipi
di opere in muratura ed in legname, dalle briglie alle
opere di sponda, dai drenaggi e dalle cunette per la raccolta
e la derivazione delle acque, ai più minuti lavori di consolidamento
 e di rimboscamento. Questi ultimi non hanno
avuto mai larga parte, perchè il disordine torrentizio esistente
 nei bacini montani deriva più che dal disboscamento,
da complessi fenomeni di natura tettonica e geologica e
dalle speciali condizioni oro-idrografiche dei singoli bacini.
I lavori sono stati per intero a carico dello Stato,
finanziati parte dal Ministero dei lavori pubblici attraverso
il R. Magistrato alle acque, parte dal Ministero dell’agricoltura
 e delle foreste attraverso il Comando gruppo legioni
della Milizia nazionale forestale.
Nel triennio 1 luglio 1926 - 30 giugno 1929 sono
stati sistemati 39 bacini montani con una spesa complessiva
di Lire 4.574.000. Di quest’importo circa il 65°, pari a
L. 2.973.100, rappresenta la mercede netta pagata agli operai
(occupazione media mensile di 354 operai per 7 mesi all’anno),
 11%, pari a L. 503.140, i contributi vari di
previdenza sociale, ed il rimanente 24 °%, ossia L. 1.097.760,
la spesa per l’acquisto dei materiali da costruzione, degli
attrezzi da lavoro, per l’impianto dei cantieri ed altro.
        <pb n="394" />
        |23

Tanto il personale di sorveglianza (capi squadra) quanto
la mano d’opera ingaggiata, sono costituiti da elementi locali,
 che per la lunga pratica si sono acquistata particolare
attitudine in questo genere di lavori.
L’esecuzione è stata curata dall’ Ufficio sistemazione
bacini montani, per tutti i lavori finanziati dal Ministero
dell’agricoltura e delle foreste; per quelli invece eseguiti
per conto del Ministero dei lavori pubblici è stato adottato
 tanto il metodo dell’esecuzione in amministrazione,
quanto quello della esecuzione in economia per cottimo con
imprese locali: il primo per i lavori di carattere estensivo,
relativi a piccole opere di consolidamento di terreni franosi;
il secondo per i lavori di maggior mole, di facile valutazione
 a misura ed eseguiti prevalentemente lungo il corso
principale del torrente e dei suoi maggiori affluenti.
Accanto alle nuove sistemazioni è stato provveduto a
mantenere in efficienza ed a completare i manufatti preesistenti,
 eseguiti a spese di comuni o consorzi prima ancora
che lo Stato intervenisse a regolare giuridicamente e finanziariamente
 la materia delle sistemazioni montane.
Le spese sono così distribuite nei singoli esercizi:

ente finanziatore

Ministero dei lavori
pubblici. . . .

Ministero dell’ agricoltura
 e delle foreste

assieme

esercizio
1926-27

esercizio
1927.28

esercizio
19939.99

totale della

appesa

3.224.459
404410 | 515,223 | 429.908 1.349.541
1.034.578 | 1.709.202 | 1.830.220 | 4.574.000

Rimboscamenti.

Rimboscamenti in conto dei danni di guerra. — Fino
dal 1923 il Comando di coorte di Trento, quale dirigenza
della Sezione danni di guerra dell’ex Ispettorato forestale
        <pb n="395" />
        E AE A ESP
MITI TE ee ans et eine

Regie delie MR i ai visi
- elia aiar ei ogni

vapore i e niiiriaoeri e e
niro ra ira aggio e e ERRE

424

di Trento, aveva ottenuto dalla maggior parte dei comuni
(circa 150) la cessione all’Autorità forestale della direzione
dei lavori di rimboscamento in conto danni di guerra per
un importo di lire 3.130.857,10.
Dal 1923 al 1928 vennero eseguiti lavori per un
importo di lire 1.325.557,90. Alla fine di quell’anno era
stato ultimato in 97 comuni il ripristino del danno boschivo.
Detratti gli importi per Cortina d’Ampezzo e Livinallongo,
 passati alla giurisdizione forestale di Belluno, restava
disponibile per lavori in conto danni di guerra la somma
di lire 1.199.046. Nel corso dell’anno 1929 sono stati fatti
rimboscamenti ex novo in 37 comuni mediante piantagione
di 824.200 piantine sopra una superficie complessiva di ett.
192.70, e risarcimenti in 25 comuni per una superficie di
ettari 161.60. In complesso in conto danni di guerra, sono
state collocate a dimora stabile, nel 1929, 1.102.200 pian
tine di abete rosso, abete bianco, larice e pino nero, con
una spesa di lire 213.343,35. Restava da completare il ripristino
 in 50 comuni con una spesa di lire 885.682,65. Non
per tutti i comuni l’ex Commissariato riparazione danni di
xuerra di Treviso aveva approvato i lavori di ripristino: per
i più importanti (Levico, Daone, Folgaria ecc.) la concessione
 è stata data solo in questi ultimi anni, perchè la situazione.
 contabile di questi enti presentava un forte debito
verso lo Stato. Per questo figura ancora disponibile una
2otevole somma per riparazione dei danni di guerra.

Rimboscamenti per conto del R. Magistrato alle acque.
— Nel 1929 è stato affidato al Comando di coorte di
Trento il lavoro di sistemazione idraulico forestale di alcune
frane sulla Fersina, per le quali, oltre ai necessari lavori
di sistemazione, erano previsti rimboscamenti per un totale
di ettari 14.50 di suolo franoso.
In detto anno sono state collocate a dimora 50.000
piantine di abete e larice, su di una superfice di 10 ettari, e
        <pb n="396" />
        125

sono stati reintegrati aleuni boschi troppo radi con 31.500
piantine su di una superficie di 8 ettari e con una spesa
di lire 18.644.

Rimboscamenti per conto dei comuni. — Forti danni
ebbero i comuni a subire anche dalle utilizzazioni disordinate
 dell’immediato dopoguerra con i tagli straordinari degli
anni 1919-1923. Il Comando di coorte di Trento aveva
fatto accantonare fino al 5°/ del ricavato dei tagli normali
per rimboscare zone denudate od eccessivamente depauperate.
 Si è provveduto così, a mezzo dei Comandi dei 10
manipoli, nei quali la provincia è stata divisa, al rimboscamento
 di molti boschi: nel 1929 in 65 comuni. Il lavoro compiuto
 riguarda 170 ettari ed un risarcimento integrativo di
ettari 162,10; sono state collocate a dimora oltre 1.100.000
piantine delle migliori essenze resinose, con una spesa totale
di lire 161.735. La Comunità generale di Fiemme ha eseguiti
 di sua iniziativa dei rimboscamenti per ettari 13.20,
collocando 63.000 piantine d’abete rosso con una spesa
di lire 15.472.

Rimboscamenti fatti da privati. — I privati hanno
concorso al rimboscamento piantando oltre 220.000 larici,
abeti e pini neri, dei quali 147.000 per rimboscamenti
ex novo, 73.000. circa per rimboscamenti di zone rimesse
precedentemente: in tutto ettari 33.20 (risarcimenti ettari
19.80) con una spesa complessiva di lire 32.891.

Rimboscamenti fatti per la festa degli alberi. — La
festa degli alberi viene celebrata ogni anno in tutti i comuni
della provincia. In quell’occasione nel 1929 sono state collocate
 a dimora 90.650 piantine delle quali 82.450 per
formazione di ettari 18.10 di nuovo bosco e 8.200 per
ricostituzione di piantagioni precedenti. Non è da illudersi
sul risultato finale di tali piantagioni fatte da ravazzi: esse
        <pb n="397" />
        ua E religio

ea ee a -
Ri MR i EN a i Ei oo

426

ad ogni modo stanno a dimostrare che non viene trascurata
 la propaganda forestale e che si cerca quanto più è
possibile di infondere nell’animo delle nuove generazioni
l’amore ed il rispetto per l’albero.

Riassumendo, in un solo anno, nel 1929, sono state
piantate 2.697.750 piantine, rimboscati ettari 437.50 e risarciti
 ettari 803.30. I rimboscamenti, ad eccezione di
quelli della festa degli alberi, sono riusciti nella proporzione
 non inferiore all’80%. È stata preparata inoltre la
costituzione d’un Consorzio provinciale di rimboscamento,
il quale dovrà iniziare i lavori con una disponibilità di
lire 100.000 annue. L’opera potrà così estendersi anche ai
comuni poveri, che ne hanno maggior bisogno e che ora
non possono sobbarcarsi alla rilevante spesa. Si potranno
rimboscare altri 70 ettari all’anno, tenuto conto delle fallanze
 soggette a risarcimento.
È a sperarsi che con questi precedenti e con questi
propositi si possa giungere presto ad una completa ricostituzione
 del patrimonio forestale e ad assicurare il bel manto.
verde alle superbe montagne trentine.
        <pb n="398" />
        My

comune proprietario

nuovo

superficie rimboscata nel 19°”
risarcimenti

ettari | piantine: | ettari | piantine

importo
spesa
lire

1) rimboscamenti in conto danni di guerra

Vermiglio .
Castello .
Primiero .
Canal S. Bovo
Pieve Tesino
Strembo .
Spiazzo.
Vigo Rendena
Arnò . .
Pieve di Bono
Condino . . ..
Vigo di Fassa . . .
Sant’ Orsola (Fierozzo) .
Strigno
Pieve Tesino (Bieno) .
Grigno. .
Lavarone .
Casotto .
Caldonazzo.
Vigolo Vattaro
Levico .  .
Novaledo .
Roncegno .
Borgo .
Revò . .
Cavareno . . .
Sanzeno (Dambel) .
Molina di Ledro (Prè)
Bezzecca (Concei)

4!
1.75
1.80
1.30
1.20

3.—

i.

1
3.
18.—

7.—
8.—
1.50
3.60
1.25
24.70

2.
|a
1.40
|7.—

7.—
10.60

5

3.
11. —

56.000
7.000
8.400
6.300
6.000.
12 000
18.000
4.000
14.000
81.000
32.000
34.000
7.000
37.000
5.000
98 000

8.00)
5.00:)
7.000
68,000

3.000
50.000
22.100

20.000
45.000

7.— |
4.
1.—
0.50
DI =

12.—

24. —
6.—

Les

1.60

1. —

4.

3.-8.—

20.—

13.000
6.000
600
200
2,000

12.000
20.000
7.500
1 600

[8.000

2.000
8.000

000

2000

13 500
9.000
11 500
30.000

20.000.—
3.000.—
1.727.85
1.218.90
1.976.60
1.695,70
1.842.65
504.20
2.196.30
12.889.05
7.142.40
9-468.30
1.531.—
10.354,65
1.119.85
15.123.85
5.829.—
1.872.65
1.928.60
3.392.60
19.303.70
1.026.10
7.155,85
15.568.15
2.807.25
2.269.30
1.212,50
5.0.68.40
11.050.40
        <pb n="399" />
        Ag a e
POESIA I NR

ci ii AGE a PE ue nana

ai ae sia

192

comune proprittario

Molina di Ledro
(Mezzolago)
Arco (Oltresarca)
Tiarno.
Folgaria.
Ala. .
Rovereto
Terlago
Trento .

somme

superficie rimboscata nel 192?
&amp;gt; nuovo risarcimenti

ettari | piantine |

importo
spesa
lire

ettari | piantine

1.317.05
1.903.15
4.212,05
13.326.—
370.—
122.—
3.128.20
18.689.10
192.70 |824.200 | 161.60 |278.000 |213.343.35

2) rimboscamenti per conio del Magistrato delle acque
Bacino torrente Fersina . | 10.— | 50.000 | 8— | 31.500 | 18.644.—

3) rimboscamenti per conto dei comuni

Vigolo Vattaro
Rovereto
Avio
Dro. .
$. Lorenzo
Arco .
Molina di Ledro .
Lomaso  .
Cles .
Tassullo
Taio .
Tres.
Tuenno
Coredo .
Sanzeno

2.50 |
6 |
2,
3.
1,50
0.30
3.60
1.50
1.90
0.30
0.30
9.70
‘0.20
0.45

4.000
25.800
8,900
10.500
28.000
1.500
2,500
6.000
8.600
1.500
1.200
48.300
46.500
2000

|

3.00
1.80
0.40
0.80
2.80
7.20
1.45

12.000
8.000
1.800
3.500
12.500
32.600
5.500

3.000.—
8,000. —
2.000.—
2.800.—
4.900. —
140.—
220. —
420.—
1.,701.—
790.—
167.—
280.—
4.755.80
7.009.75
591,—
        <pb n="400" />
        129

comune proprietario

Denno .

flavon .

Spor.
Ton.
Cavareno
Fondo .
Romeno
Brez .
Revò .
Vigolo Vattaro
Baselga di Pinè
Civezzano .
Fornace

Albiano
Sover .
Segonzano .
Cembra
Grumes
Pinzolo
Strembo
Spiazzo .
Vigo Rendena
Tione .
Ragoli . .
Arnò .
Pieve di Bono
Condino . .
Canal $. Bovo
Primiero . .
Mezzano-Imer

superfice rimboscata nel 19:
r nuovo risarcimenti
ettari | piantine

piantine

1.65
1.15 |

È

7.500
5.200 |

Le
1.10 |
1.65
5.80
3.15
0.45
4.
0.55

4,500

{
3.000
11.100
30.000
26.800
10.600
2.800 !
5000 !

5.000
3-000
26.400
14.000
2.000
18.000
2.400

[.10

2.45
6.60
5.90
2.30
D.60 |

e

‘0.000
7.000
6.000
10.000
2.000
3.000
10.000
10.C00

Ls

3. —

1.50 6.000
2.50 10.000
1.— 17.000
2.50 10.000
5.20 | 20.500
3.50 13.500

5.
3.
4.
0.
5.—
8.

A 00

LL
2.
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2.000
4.000
26.000

Pe 13.000
80 | 3.000

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30.000 |

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7.500
4.700
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16.000

3.40
12.80
2,20 -

16.300!
58.000.
io.000 |

importo
spesa
lire

945.—
590.—
215.-—
704. —
3.267-—
3.185.—
2.409. —
3.932.—
495.—
900.—
2.993.—
2.155.—
3.000.—
2.750. —
1.321.—
2.100. —
1.800. —
3.300.—
1.700.—
2.980.—
600.—
900.—
5.486.—
340.—
35.—
717-952. —
985.—
2.182.—
10,873, —
2.772.—
        <pb n="401" />
        Pi = remo ong Cino

130

comune proprietario

Castel Tesino .
Pieve Tesino .
Peio . .
Ossana. .
Mezzano .

Commezzadura
Dimaro.
Malè .
Caldes .
Rumo .
Canazei
Capriana
Cavalese .
Castello di Fiemme .
Moena . .
Predazzo
Tesero .
Trodena .
Valfloriana
Ziano .

Comunità gener. Fiemme

somma

in alcuni comuni

superficie rimboscata nel 1929
risarcimenti

a nuovo

importo
spesa
lire

ettari | piantine | ettari

piantine

4— |
1.50 |
2.50
1.50

18.000
sn
10.000
7.000
4.000

2— |
1.—

1.500 |
1.200

7.015.—
1.297.—
1.200.—
900.—
500.—
800.—
650,.—
950.—
800.—
300.—
4.349,50
2.264.50
10.658-80
2,000.—
2.267.—
2.120.—
3.105.—
2.248.—
1.905.—
2.,765.—
15.472. —
|177.207.35

|

1.70
1.—
1.70

i.

6.000

6.000
4.000 |
8.000

5.

3.600

5.55
4.—
7.80
4.—
2.40
2.—
3.40
3.70

25.500 |
16.000
35.000
16.000
8.700
7.600
13.000
15.500
4.500
16.500
63.000

2.
3.10
1.—
4,80

3.000
14.000
4.090
18.000

0.30
1.—
3,20

1.500
4.500

15.000

1.-4.-



0.75

3.000

5.90
183.35 | 189.900 168.—

27.000
411.800

4) rimboscamenti fatti dai privati
| 33.20 1147.1400 | 19.80 | 73.800 | 32.891.15

5) rimboscamenti eseguiti per la festa degli alberi

nei comuni della provin.
cia iù 18.10 82.450 4.10 8.200 | 18.600.—
        <pb n="402" />
        LAVORI DELL’UFFICIO TECNICO
DELLA PROVINCIA

Nell’immediato dopoguerra, in seguito ad accordi intervenuti
 fra il Commissariato generale civile di Trento e
l’Amministrazione provinciale, l’ Ufficio tecnico di questa
curò i lavori di riattazione e riassetto degli acquedotti
danneggiati dalle operazioni belliche: 59 acquedotti per un
importo di lire 3.334.000. —
Più tardi, negli anni 1921-1926, detto Ufficio progettò
e diresse i lavori compresi nel programma dell’ ex Commis.
sariato senerale civile e cioè:

24 opere stradali . +. . . per un importo di L. 9.919.000.—
25 opere idrauliche . . . » » »  1-939.000.—
7 opere di bonifica . . 923.000.—
L1 impianti di irrigazione 3.444.000.—
96 acquedotti . + . - 18.875.000.—
2 fognature . . » » + 129.000.—

”

totale L. 41.229.000.—

In seguito all’introduzione delle leggi nazionali in
materia di lavori pubblici, col 1°. luglio 1924 vennero consegnati
 alla Provincia 187 km. di strade ex erariali (nazionali)
 alla cui manutenzione e sistemazione provvide
l’Ufficio tecnico con una spesa media annua di 1.200.000
lire fino al 1926. In progresso di tempo la Provincia convenne
 coi comuni ed altri enti interessati per l’assunzione
delle principali strade concorrenziali (consorziali), assunzione
 che si verificò al 1° luglio 1926 per 206 km. Durante
gli anni 1927 e 1928 l’ Ufficio ha progettato e diretto per
conto della Provincia e per conto di comuni e consorzi i
seguenti lavori per un importo totale di lire 12.530.500”
        <pb n="403" />
        Sei sez i ian amara agis

= RI Iii MEZ ao Mtep VE 92 N e = tz

N ia

LOL

manutenzione ordinaria delle strade provinciali
riparazione danni. causati dalle alluvioni alle
strade : ” e.
lavori straordinari di sistemazione di strade
provinciali, e precisamente :
della strada di Folgaria
delle Vezzene
della Fricca
della Cortella
di Valles .
del Grigno ;
della Rendena .
dell’Alta Anaunia
di S. Lugano

L. 4.200.000.—
»  1.840.000.—

170.000.—
22.000.—
39.000. —
218.000. —
42 000.—
82.000. —
14.000. —
388.000. —
46.500. —

nuove costruzioni:

acquedotto di Monclassico
canalizzazione di Malè
strada di Pinè I° tronco.
acquedotto di Favrio . -.
Comano-Godenzo
Pregasina  .
Molina Legos
Tuenno. ;
Cloz a
- + Croviana
strada Casez-Dambel  .
» di Rumo . i ;
sistemazione acquedotto di Cles .
strada di Don . . - ;
ampliamento acquedotto di Caldonazzo
impianto di irrigazione di Croviana .
impianto di irrigazione di Dercolo

4

350.000.—
180.000.—
200.000. —
170.000.—
320.000.—
60,000. —
140.000.—
340.000.—
235.000. - -
180.000. —
870.000.—
300.000. —
190.000.—
432.000. —
310.000.—
145.000. —
147.000.-Nell’anno

 1929 i lavori eseguiti hauno importato una
spesa di lire 2.684.000 così ripartita :

sistemazione strada dell’Alta Anaunia è . L
costruzione strada di Don . . 3 . o»
costruzione della 1° parte della strada di Castelfondo
 . . &amp;gt; . . . . :
impianto di irrigazione di Dercolo . . a
impianto di irrigazione di Croviana . # a
sistemazione dell’impianto di irrigazione di Livo
(1° parte) . I . . . . r
costruzione strada altipiano di Pinè 1° troneo
costruzione strada Mori-Tierno . x ”
costruzione strada Valle S. Felice - Pannone
(val di Gresta) . a , " €
sistemazione strada del Ponale (Ledro) . us
lavori di riparazione danni alluvionali strada
di Campiglio . - : : . "
idem: strada di Costalunga .

390 000. —
430.000, —

300.000. —
144.000.—
{ 50.000. —

100.000.—
300.000. —
140.000. -

300.000.—
60.000. —

50.000. —
20.000.—
        <pb n="404" />
        123°

LAVORI DEI CONSORZI ATESINI

Dopo la piena del 1882, la più grande che la storia
ricordi, furono dal Governo austriaco riveduti i progetti e
le leggi che avevano fino allora disciplinato le opere di
sistemazione dell’Adige.
Sul tratto che va dalla foce del Passero fino a Sacco
i lavori di difesa e di bonifica furono suddivisi in 3 zone:
dal Passero a Monte, da Monte a S. Michele, da S. Michele
 a Sacco.
Per questa ultima zona erano. state spese dopo il 1880
fino al 1897 circa 14 milioni di corone. În quest’ultimo
anno venne fatta la consegna delle opere al Consorzio atesino
 S. Michele-Sacco, il quale oltre alla ordinaria manutenzione
 venne eseguendo lavori di completamento e di
riparazione di danni elementari fino allo scoppio della guerra
con una spesa di circa 2 milioni, e nel dopoguerra con una
spesa di circa 400.000 lire. Con R. decreto 6 novembre 1926
n. 1870 le opere idrauliche sono state classificate nella seconda
 categoria e sono passate in manutenzione dello Stato
(Genio civile). La valle dell’Adige è stata classificata in prima
categoria perle opere di bonifica. Il Consorzio si è così
trasformato in Consorzio di bonifica di prima categoria: ha
ora il compito di liquidare l’anteriore gestione, di provve
dere alla manutenzione di qualche opera di bonifica a monte
e a valle dell’Avisio e inoltre di eseguire altri lavori di
bonifica agraria e d’irrigazione.
I lavori eseguiti nel triennio hanno importato :

1927: L. 110.892
1928: LL. 67.408
1929: L. 67.935
        <pb n="405" />
        ia a renano engine

ein dorate gelo: MEF ci PE El i NN go

434

Per la sistemazione del fiume nella zona Monte-S. Michele
 furono spesi fino al 1893 fiorini 2.700.000 e vi
parteciparonò col 60% lo Stato, col 5° la Provincia,
col 15% la Ferrovia Meridionale, col 20 °% il Consorzio
Monte-S. Michele: inoltre furono eseguiti lavori di bonifica
per 128.000 fiorini; la sistemazione delle fosse di Caldaro
ne costò 80.000. Dopo il 1893 la manutenzione di queste
opere fu assunta dal Consorzio, il quale eseguì da parte sua
lavori di completamento per un importo di circa 600.000
corone. Per la legge del 1926 avvenne anche di queste
opere il passaggio della manutenzione allo Stato. Nel triennio
 sono stati compiuti soltanto alcuni lavori di rafforzamento
 e alzamento delle arginazioni. Il Consorzio ha assunto
anche l’amministrazione di alcuni piccoli consorzi di bonifica
 idraulica e ha nel suo programma un prolungamento
della fossa di Caldaro (2 a km.) fino a Nave S. Rocco per
prosciugare circa 500 ettari di terreno paludoso.
        <pb n="406" />
        RIPARAZIONE DEI DANNI DELLA GUERRA

Le condizioni economiche del Trentino, come si accenna
 altrove, risentono ancor oggi, a una dozzina e più anni
dalla fine della guerra, delle conseguenze di questa, conseguenze
 che per il paese sono state effettivamente rovinose,
e che le provvide leggi del patrio Governo hanno bensì riparato,
 ma non soppresso del tutto. L’azione riparatrice dello
Stato che è finora costata quasi un miliardo (750 milioni ai
privati, 200 agli enti pubblici) non è ancora ultimata,
avendo essa dovuto risolvere molti complessi problemi ed
essendo intervenuti inevitabili rallentamenti e ritardi.

Lavori di riparazione.

La zona di guerra, nel Trentino, comprende le valli
di Peio e di Vermiglio nell’ alta valle di Sole, la valle di
Genova e il bacino del Chiese nelle Giudicarie, la val di
Ledro, il bacino della bassa Sarca (Riva ed Arco), la valle
Lagarina (bacino di Rovereto con le valli limitrofe), gli altipiani
 di Folgaria e di Lavarone, il bacino della Brenta dal
vecchio confine fino oltre Levico, la valle di Primiero fino
oltre S. Martino di Castrozza, e parte dell’ alta val di Fassa.
Questa è stata la zona della devastazione da parte delle
truppe operanti. Ad essa sono da aggiungersi alcune zone
di particolare importanza strategica delle immediate retro-
        <pb n="407" />
        e PAST AA Ie
na RE PARA

ii e RZ muse pe Piras ib No

436

vie, zone che durante la guerra sono state in parte sgomberate
 dalla popolazione; anche in queste si sono avuti dei
danni, in principal modo però per imposizioni di prestazioni
 di guerra. Le più colpite in tale riguardo sono state
la val d’Adige da Rovereto fin sopra Trento, le valli di
Fiemme e di Fassa (tagli dei boschi) ed alcune località nel
bacino di Pergine, nelle Giudicarie e nelle valli di Non e
di Sole.

Si può calcolare che in ragione di superficie oltre metà
del Trentino ha rappresentato zona di guerra combattuta.
I luoghi più colpiti sono stati quelli del basso Chiese nelle
Giudicarie, della bassa val Lagarina, della Valsugana da
Levico a Grigno compresa la conca di Tesino.
L’imponente opera di ricostruzione fu iniziata subito
dopo l’armistizio dal Genio militare, e proseguita negli anni
1920-1922 dalla Sezione lavori pubblici del Commissariato
generale civile; indi nel 1923, colla soppressione del Ministero
 delle terre liberate, dal Ministero dei lavori pubblici.
Già nella primavera 1921 gli Uffici edili avevano smesso la
diretta ricostruzione o riparazione dei beni privati; e si
provvide a mezzo dell’ Ufficio tecnico speciale di Trento del
Commissariato per le riparazioni dei danni di guerra di
Treviso, all’accertamento e liquidazione dei danni subiti
dagli enti pubblici.
Nel primo periodo (dall’armistizio al febbraio 1920) di
questa grande opera, il Genio militare eseguì con lena febbrile,
 senza distinzione fra beni pubblici e beni privati, i
lavori di riattazione che più urgevano per fronteggiare l’improvviso
 ritorno della vita in una vasta regione sconvolta e
paralizzata: ricostruzione di ponti e di strade, indispensabili
 alla stessa rifabbrica, riparazione, anche provvisoria, di
municipi, di scuole, di ospedali, di case di privati; costruzione
 affrettata di baracche per il ricovero dei profughi
che ritornavano in massa dai paesi dell’esilio. I lavori importarono
 oltre 90 milioni, di cui 20 per edifici pubblici.
        <pb n="408" />
        L317

{n un secondo periodo (dal febbraio 1920 al dicembre
1922) lo Stato continua, per mezzo della Sezione lavori
pubblici e dei dipendenti Uffici edili, l’opera di ricostruzione,
 cercando di imprimervi un ordine sempre più rigoroso.
 A tale scopo, mentre l’intervento diretto degli Uffici
edili va man mano limitandosi alla ricostruzione delle opere
pubbliche, si incoraggiano invece sempre più le iniziative
private con finanziamenti da parte del Consorzio della provincia
 e dei comuni trentini.
Tradotta in cifre l’opera del Genio militare e degli
uffici edili del Genio civile, si presenta in questo secondo
periodo :

edifici pubblici:
70 municipi
170 scuole e asili
30 edifici sanitari
62 edifici per pubblici servizi
46 cimiteri
40 fabbricati urbani
229 fabbricati rurali (malghe)
55 aziende industriali
228 chiese e campanili
119 case canoniche

L.

2.758.000
6.328.000
2.304.400
2.280.000
457.680
545.100
10.089.120
1.943.800
9,654.450
3.828.700

altre opere pubbliche:

360 ponti e strade
76 piani regolatori
58 acquedotti, fontane, ece,
40 fognature, canali ecc.
22 sistemazione terreni, bonifiche ecc.
38 opere pubbliche varie

L. 23.104.600
» 18.938.850
1.513.200
442.200
962.800
1.918.850
totale L. 87.069.900

Queste cifre, che naturalmente non comprendono le
ricostruzioni fatte direttamente dai danneggiati, e comprendono
 solo una minima parte dei lavori fatti per i privati,
        <pb n="409" />
        SET PEA
me gres iti sociologi Rsa

mim ne i: ble BET a it i Ecate rim

158

riguardano l’intera Venezia Tridentina; la parte però che
in seguito è venuta a costituire la provincia di Bolzano, aveva
avuto danni relativamente insignificanti.
Nel terzo periodo la ricostruzione delle case è lasciata
ai privati e gli uffici curano la riattazione delle strade minori
 e la maggior parte delle strade interne degli abitati e
completano il ripristino degli edifici pubblici.
Con l’istituzione poi in Trento dell’Ufficio dipendente
dal Commissariato per le riparazioni dei danni di guerra
di Treviso, viene assorbita anche l’attività degli Uffici edili
e sì ultimano gli accertamenti dei danni subiti dagli enti
pubblici, accertamenti ai quali si fa seguire la liquidazione
definitiva delle opere già ricostruite a cura dello Stato o
degli enti stessi, con’ determinazione indulgente dell’eventuali
 scoperture di spesa per lavori eccedenti la pura rimozione
 del danno bellico.
I lavori eseguiti in questo periodo a cura degli Uffici
di riparazione dei danni di guerra, hanno compreso:

opere edilizie:
7 scuole
43 chiese e campanili
13 edifici pubblici vari
34 malghe

per complessive L.  3.325.000—

opere di viabilità :
km. 6 di strade
4 ponti

per complessive L.  545,000.—

[i

3.870.000.—

I lavori eseguiti a cura degli enti proprietari
 col finanziamento dell’Ufficio di riparazioni
 dei danni di guerra, hanno riguardato:
opere edilizie :
80 scuole
150 chiese e campanili
20 edifici sanitari
        <pb n="410" />
        e e Aia aa area i din
e PEUT ee nem mie a

439

340 municipi ed edifici pubblici
vari
300 malghe
per complessive L. 17.800.000, —

opere di viabilità:
400 km. di strade provinciali e
comunali
200 km. di strade interne degli
abitati
416 ponti
per complessive L. 8.000.000.—
opere idrauliche 4.200.000.—
ripristino di beni mobili »  4.500.000.—
ripristino di terreni »  36.000.,000.—
opere diverse 3.000.000. -—

indennizzi che gli enti sono stati autorizzati a reimpiegare
 in modo diverso . W - , .
ripristino di campane requisite durante la guerra dalle
autorità austriache # . ” .
esecuzione di nuovi piani regolatori .

L. 73.500.000.—

9”

1.000.000. —

11.00.0000. —
»  4.500.000.—
1. 93.870.000.—

I paesi molto danneggiati sono stati ricostruiti secondo
nuovi piani regolatori, compilati dagli uffici di rifabbrica
(da ultimo Sezione autonoma strade ex militari) con criteri
razionali e moderni.
Qualche opera di sistemazione stradale e la definizione
delle espropriazioni sono ancora in corso e di esse è incaricata
 detta Sezione autonoma.
Quest’azione di riparazione dei danni di guerra sofferti
dagli enti pubblici, svolta direttamente dallo Stato con lavori
 degli uffici di ricostruzione o con finanziamento immediato,
 si riassume nei 3 periodi indicati con le seguenti
cifre, nelle quali, ripetesi, non è compreso il costo dei lavori
 fatti per i privati:

1° periodo: armistizio-febbraio 1920 IL. 20.000.000
2° periodo: febbraio 1920 - dicembre 1922 87.069.900
3° periodo (azione ancora in corso}: dal gennaio 1923 ,, 93.870.000
L. 200.939.900
        <pb n="411" />
        pepate sie = i eda n
S'rizranirr:

Me eee ni
sce INR GIO IRE mi LA NON di SI SSD arno S spdil Eve
seria rin n reo de i pi oi alii

140

Liquidazioni dell’ Intiendenza di finanza di Trento.

Il vasto lavoro svolto dall’ Intendenza di finanza di
Trento e dagli Uffici distrettuali (già Referati) delle imposte
dirette della provincia, col concorso dell’ Ufficio tecnico di
finanza per quanto concerne gli accertamenti peritali, s’iniziò
dopo l’ estensione alle nuove provincie della legislazione sui
danni di guerra, disposta col R. decreto-legge 18 aprile 1920
n. 579, e dopo l’apprestamento dell’ organizzazione occorrente
 per la sua applicazione.
Mentre il lavoro per la riparazione dei danni di guerra
dei privati era in pieno sviluppo, sopraggiunse il R. decretolegge
 11 gennaio 1925 n. 50 che autorizzava il Ministro
delle finanze a concedere anticipazioni fino al 70% sui
danni prodotti da prestazioni di guerra (requisizioni austriache);
 sicchè da allora in poi il duplice lavoro si è
svolto parallelamente presso gli anzidetti uffici.
Le denunzie presentate per danni di guerra sono state
154.603. Di esse, 154.522 hanno avuto una soluzione in
un provvedimento. Si sono avuti 89.900 concordati e
42.288 decisioni. Sono state respinte 20.745 denunzie ed
altre 1.859 rinviate per competenza al Ministero dei lavori
pubblici.
L’importo complessivo delle liquidazioni, effettuate
mediante concordato tra i danneggiati e gli anzidetti uffici
o decise, in caso di disaccordo, dall’apposite commissioni
giurisdizionali, ammonta a quasi 750 milioni, comprendendosi
 in questa cifra non soltanto i risarcimenti in denaro,
ma anche le somministrazioni in natura e le ricostruzioni
dirette degli stabili danneggiati.

Tali liquidazioni risultano dal seguente prospetto:
        <pb n="412" />
        Led,

con concordati . .

con decisioni

Aumero

89.900 |

42268.
132.188

per danni a fabbricati
ed immobili industriali

— ——— z_—
indennità secondo le domande
totale
valore | valore
prebellico attuale

per danni a
erreni, a mo»
bili di az.
agrarie, di
bitazioni e
V’industrie

valore I valore
vrebellico i attuale

85.703,206 + 263.245.218] 181.885.062] 217.538.358! 391.578.215
| 74.508.571 | 235.147.064 109.612.418| 184.120.986| 348.262.444
As 141964 100612415. 184.120.086] 348.202.444
160.211.867 | 498.393.181] 241.447.477] 401.659.344) 730.840.650

[ reclami presentati dagli interessati per prestazioni
austro-ungheresi (requisizioni di guerra e simili) hanno
sommato ad 81.849. Ne sono stati ammessi soltanto 7.739.

con concordati

con decisioni _

numero

5674

ie 2008 e
1920

per danni a fabbricati
2d immobili industriali

—_— e o — = zone
indennità secondo i reclami
totale

per danni a
‘erreni, a mohili
 di na.
ugrarie, di
abitazioni e
jl'’industrie

valore | valore
prebellico attuale

valore valore
prebellico attuale

2 736.703.02 110.536.287.10| 9.544.529,47/12.,281.232.49|22 214,972, —
| 4.096.083 55 [18.760 852.57 12,176.996.86| 16.273 080.41/28.803 694, —
PARRA AR A RL
6,832.786.52 |29.297.189 67/21,721.526.33|28 554 312.90|51 .018.666.—

Î pagamenti disposti dall’Intendenza di finanza tanto
per i risarcimenti dei danni di guerra quanto per le antecipazioni
 sulle prestazioni (requisizioni ecc.) hanno importato :

danni di guerra | prestazioni | totale

antecipazioni in natura e
lavori di ricostruzione
compensate con gli indennizzi
 sulla liquidazione.
 . . . e. . LL

antecipazioni degli istituti
sovventori compresi interessi
 ed accessori compensati
 come sopra L.
acconti e saldi corrisposti
dalla Intendenza. . L.
L.

80.185.428.55

444 950.340,75

192 025.607.80
717.161.377.10

777.646,45

16.391.146.95

14.845.681.65
32,014.475.05

80.963.075. —

461.341.487.70

206.871.289.45
749,175.852.15
        <pb n="413" />
        im eni SR ori Me Socci debiti ate o
sione Sr n o iz a E gi a e

142

Antecipazioni.

Un cenno particolare per l’importanza che ha avuto
nello svolgimento del lavoro di riparazione dei danni di
guerra, merita il compito che si assunse e che svolse il
Consorzio della provincia e dei comuni trentini, quale
ente antecipatore. Suggerito dal senso di solidarietà, promosso
 dal Consiglio provinciale d’agricoltura, fu costituito
ael giugno-luglio 1919 fra la Provincia e buona parte dei
comuni trentini. Scopo di esso fu quello di accordare con
fondi somministrati dal Tesoro dello Stato anticipazioni a
privati e ad enti sulle indennità di guerra che presumibilmente
 sarebbero state liguidate dall’ Autorità di finanza. Le
anticipazioni dovevano farsi dopo opportuno accertamento
del danno, in rate di reimpiego, in forma di mutuo o con
somministrazione di materiali da costruzione (circa 2.500.000)
e di scorte agrarie (circa 5.500.000 del Consiglio provinciale
 d’agricoltura). Da principio le antecipazioni erano fatte
in misura del 40-50 °/, dall’agosto 1921 furono portate al
100° della presumibile indennità.
Quest’azione ebbe inizio nel luglio 1919 e durò fino
a tutto il 1925, e raggiunse la somma di L. 504.716.868,
non compreso il prezzo dei materiali forniti. .
Di queste anticipazioni più di ‘/; è stato assegnato al
circondario di Borgo, quasi un altro '3 a quello di Rovereto
è il resto agli altri circondari. Circa il 70% (351 milioni,
dei quali quasi la metà nel solo 1922) è stato impiegato
per la ricostruzione dei fabbricati, il 19°/, per il ripristino
del mobilio d’abitazione e delle aziende rurali, il 9° per
la ricostituzione delle campagne ed il 2° per quella degli
impianti industriali, centrali elettriche ecc. Sono stati oltre
20.000 i fabbricati ricostruiti o riattati con gli anticipi; più
di'12.000 hanno avuto un anticipo integrale.
In prevalenza le antecipazioni, in numero di circa
70.000, riguardavano importi assai modesti (per circa ®/,
importi inferiori a 5000 lire), che in un primo tempo do-
        <pb n="414" />
        142

vevano soccorrere le famiglie dei profughi nelle necessità
più urgenti; provvedersi di qualche mobile e mettere in
coltura una parte del terreno devastato.
Per categoria di danno gli anticipi si suddividono :
fabbricati L. 351.245.432
terreni » 45.669.314
mobili » 97.405.067
diversi 10.397.05G

Nei singoli anni gli anticipi hanno importato :
1919
1920
1921
1922
1923 &amp;gt;
1924 ”
1925 -

3.764.095
59.031.703
128.219.447
189.153.660
‘01.347.149
14.065.563
9,135.250

Nei singoli circondari le antecipazioni
nelle seguenti proporzioni:
nel circondario di Rovereto : L. 164.697.756
Borgo e Primiero  ,, 49,919,952
Riva » 125.018.107
lione » 42.622.073
Trento e 20.617.906
Cles sa 7.208.370
Cavalese o” 2:589.025
totale Trentino L. 469.673.190
Mandamento Ampezzo L. 16.559.610
Alto Adige » 18.484.068

sono state fatte

Il Circondario di Rovereto può considerarsi il più colpito
 dalla guerra. Per la ricostruzione della sola città di
Rovereto sono stati antecipati oltre 42 milioni, di cui 24
per la ricostruzione di case; importi vistosi sono stati pagati
anche ad altri luoghi quasi totalmente distrutti, come
Marco, Serravalle, Mori, Brentonico, Vallarsa, Lizzana. Ben
’/a degli importi riguardano la ricostruzione dei fabbricati.
fabbricati L. 107.930.135
terreni » 18.797.900
mobili » 35.480.821
diversi 2.488.000
        <pb n="415" />
        sii ——— iii

sero SE Sonno Rion Gin PAGARE Cig mann usi ma AED dali seat
eri sita EIA AM Ea e

44

Il Circondario di Borgo segue a quello di Rovereto
per la mole del danno. L’ammontare complessivo degli anticipi
 supera anzi quello di Rovereto, essendo stato allo
stesso aggregato per l’opera di ricostruzione il territorio di
Primiero con S. Martino di Castrozza. I luoghi più colpiti,
come Borgo, Roncegno, Levico, Castel Tesino, Strigno,
Telve, hanno avuto anticipi fra i 10 e i 20 milioni. Anche
in questo circondario i soli fabbricati hanno assorbito 4
di tutto l°importo.

fabbricati L. 130.608.462
terreni » 12.971.943
mobili » 34.127.152
diversi -  4,310.550

{l Circondario di Riva, comprendente i due manda
menti di Riva e di Arco e la val di Ledro, ha avuto anticipi
 per circa 50 milioni, di cui ?/; per la ricostruzione di
fabbricati. Per le sole città di Riva ed Arco sono stati anticipati
 18 milioni.

fabbricati
cerreni
mobili
diversi

L. 30.768.523
» 6.917.928
» | 2.208.502
- ‘25.000

Nel Circondario di Tione i paesi della Pieve di Bono,
Creto, Cologna, Prezzo, Praso, Cimego, Castello, erano stati
quasi rasi al suolo. Degli anticipi distribuiti, quasi 36 milioni
 sono stati assegnati alla ricostruzione dei fabbricati;
pochi invece gli anticipi per i terreni, non avendo quella
zona grandi distese di suolo coltivato.

fabbricati L. 35.971.920
cerreni » 1.477.151
mobili » 5.077.002
Jiversi 96.000

Nel Circondario di Trento pochi luoghi sono stati
colpiti dalla guerra: solo la città di Trento e i due ex
comuni a nord e a sud della città, Gardolo e Mattarello.
        <pb n="416" />
        145

Di 8 milioni e mezzo antecipati nella città di Trento, ben
5 sono stati assegnati alla categoria «mobili», 2.9 a quella
dei fabbricati e L. 700.000 per la riparazione dei danni ad
alcuni fabbricati nelle località di Cognola, Romagnano, Ravina,
 fatti saltare dall’esercito austriaco all’inizio della guerra
per la difesa della fortezza di Trento. Altri 3 milioni e
mezzo sono stati antecipati per la ricostruzione delle case
rase al suolo nella località di Roncafort nei pressi delle fortificazioni,
 e per rimettere in coltura una vasta zona di campagna
 coltivata a viti a Mattarello, che era stata preparata
per un campo di battaglia.
Nel Circondario di Cles un solo paese, Vermiglio, nei
pressi del passo del Tonale, aveva subito forti danni. Gli
anticipi sono ammontati a 5 milioni per la ricostruzione
delle tre frazioni incendiate e presso che rase al suolo.
Piccoli danni aveva sofferto anche qualche altro paese per
la vicinanza a punti strategici, come Ruffrè (passo della
Mendola), Malè, Celentino e Cogolo.
NN Circondario di Cavalese, fatta eccezione di Canazei
(anticipi di L. 900.000 per i fabbricati), ha avuto pochi
danni e questi ai boschi, tanto a quelli di proprietà del
demanio dello Stato quanto ai boschi della Comunità di
Fiemme e di singoli comuni. Gli anticipi hanno importato
circa 2.5 milioni.

Come si è accennato, le antecipazioni sono state ricuperate
 all’atto della liquidazione dei singoli indennizzi di
guerra da parte dell’Autorità di finanza. Il ricupero è stato
assicurato mediante pegno ipotecario sui fondi ricostruiti
(legge 21 agosto 1922 n. 1233). L’importo complessivo di
tali ipoteche salì in un certo tempo a 320 milioni, ed
ora è ridotto a 180. Questo mezzo di sicurezza, benchè
per legge limitato nella sua efficacia al 20° della rispettiva
 indennità liquidata, è venuto a difficoltare gravemente
        <pb n="417" />
        Ma a en e inn Sa e E

I16

nelle zone danneggiate la compra-vendita dei fondi ricostituiti
 e così pure il credito bancario ai proprietari. In molti
casi poi il debito dell’anticipo ha lasciato dietro di sè una
scopertura, in quanto l’importo della liquidazione dell’indennizzo
 è rimasto al di sotto di quello dell’anticipo o di
quello dei lavori eseguiti dal Genio civile. Si calcola che
rimarrà scoperta qualche decina di milioni; e saranno veri
debiti dei danneggiati, specie delle valli più povere, dove
il valore degli immobili ricostruiti con materiale caro ha
avuto in questi ultimi anni un forte squilibrio. In parte è
stato bensì ovviato con la provvida legge che permette ai
danneggiati di rimborsare le scoperture mediante rateazione
in 15 o 30 anni al tasso del 2° oppure mediante riscatto
all’attualità delle rate quindicennali o trentennali risultanti
dal piano di ammortamento (61° del debito a completa
estinzione). Ma, sebbene così ridotti, rimangono pure sempre
debiti, che, essendo fatti in parte del cumulo degli interessi
dell’anticipo e venendo a caricare degli stabili assai deprezzati,
 riescono molto gravosi e incidono sensibilmente sulla
3srama economia delle zone danneggiate.
        <pb n="418" />
        MEZZI DI COMUNICAZIONE

SS T'KADE

Strade della I° classe (nazionali).

Il R. decreto 15 novembre 1923 N. 2506 (cosidetta legge
 Carnazza) ha portato rilevanti modificazioni nelle disposizioni
 della legge sui lavori pubblici del 20 marzo 1865
N. 2248 per la classificazione e la manutenzione della viabilità;
 ha fissato inoltre l’elenco delle strade della I° classe
(statali). O
Questo comprende la rete stradale principale del Regno,
cioè la maggior parte delle strade ex nazionali, parecchie
strade ex provinciali ed anche alcune ex comunali.
Delle strade della provincia sono elencate nella I° classe
(statali) le seguenti, con uno sviluppo complessivo di
Km. 513.038:

strada del Brennero . -
strada delle Dolomiti (Lavis-Molina-Carvalese-Predazzo-passo
 Pordoi) , .
strada del Grappa e del passo di Rolle
Pontet-Primiero-passo di Rolle-Predazzo)
 . # * . .
strada della Valsugana (Tezze - Borgo -
Trento) . .

n. 14 dell’elenco km. 99,665

a. 17 dell’elenco  » 100.370

a. 19 dell’elenco  » 54,596

n. 20 dell’ elenco » 55.180
        <pb n="419" />
        148

strada del Pian delle Fugazze (Rovereto.
Vallarsa-confine prov. di Vicenza) .
strada del Caffaro (Trento-Tione-Caffaro)
strada del Tonale (S. Michele - Dermulo -
Cles-Malè-passo del Tonale) . a
strada della Mendola tronco 1° (ponte
Mostizzolo-Fondo-Mendola) .

n. 21 dell’elenco km. 26.731
n. 22 dell’elenco 73.260
n. 23 dell’ elenco ”» 72.461
n. 24 dell’elenco .. 30.775

Giusta la convenzione fra lo Stato e la Provincia,
stipulata in base al R. decreto 9 giugno 1925 N. 890, l’Amministrazione
 provinciale doveva contribuire col 23 °/, nella
spesa per la manutenzione delle strade della I° classe, computata
 sulla base di un’occorrenza media chilometrica di
9000 lire. Il contributo provinciale importava così in media
annue L. 945.133.
Ma coll’istituzione dell’Azienda autonoma statale della
strada ed in base alla disposizione del Ministero dell’interno
del 26 settembre 1928 N. 1522-11 il contributo è stato aumentato
 a L. 1.115.000.
L’elenco delle strade di I° classe (statali) della provincia
 non è da ritenersi completo, in quanto in esso non
sono ancora comprese importanti strade, in partie ultimate
od in corso di costruzione o di sistemazione, quali la Mantova-
 Merano coi suoi tronchi Navene-Torbole- Arco, Doss
dei Servi-Molveno-Andalo-Cunevo, Castelfondo-passo delle
Pallade-Lana-Merano; la strada sulla sponda destra dell’Adive
 dal confine Veronese-Avio-Mori -«Isera- Zambana- Mezzocorona-Termeno;
 la Fersina-Avisio da Civezzano-Lases-Sover-Valfloriana
 a Molina; la strada ex militare del passo di Sella
e la Gardesana occidentale dal confine bresciano a Riva.

Strade della II° classe (provinciali).

Siccome nella. provincia non esistevano strade provinciali,
 così in base al Regio decreto-legge 23 ottobre 1924
n. 1994 sono state classificate provvisoriamente di II* classe
(o provinciali) soltanto le strade ex nazionali (ex erariali)
        <pb n="420" />
        149

che non figurano nel nuovo elenco delle strade della I°
classe (statali) e precisamente le seguenti, con una lunghezza
complessiva di Km. 187.323:

Alta Anaunia (Dermulo-Sarnonico)
Regai (Dermulo-Revò) . ; e
destra d’Anaunia (Rocchetta-Denno-Cles)
Rivana (Rovereto-Mori-Nago-Torbole-Riva)
Maza (Nago-Arco). . -
Ledro (Riva-Storo-Ca° Rossa). ;
5. Lugano (Ora-passo di S, Lugano-bivio per Castello)
Rendena (Tione-Pinzolo) . -
Broccone (Imer-Gobbera-Canal S. Bovo-passo del Broccone-CasteJtesino)


km. 14.175
7.174
21.930
20.819
5.715
32.800
23.100
16.760

44 LAN

Nel 1924 la Commissione reale per l’Amministrazione
provinciale fissò l’elenco delle strade della Il’ classe (provinciali)
 attenendosi alle direttive della legge Carnazza; in
seguito, nello stesso anno, lo modificò, su invito del Governo,
 adattandolo alla legge sui lavori pubblici del 1865.
Gli elenchi non hanno avuto l’approvazione, perchè il Ministero
 dei LL. PP. ebbe a dichiarare che alla classificazione
 delle strade della Il classe sarebbe stato provveduto
soltanto dopo che fossero state emanate nuove norme di
modifica delle disposizioni vigenti sulla classificazione delle
strade pubbliche.
Frattanto l’Amministrazione provinciale, allo scopo di
migliorare le cattive condizioni di manutenzione delle importanti
 strade consorziali, comunali e militari, previste nell’elenco
 già concretato delle strade della Il" classe, ne assunse
 là manutenzione, stipulando in tal riguardo nel 1925
e 1926 speciali convenzioni con gli enti locali interessati.
Siccome però queste strade non furono previste nella citata
convenzione stipulata fra lo Stato e l’Amministrazione provinciale
 in base al R. decreto 9 giugno 1925 N. 890,
concernente la fissazione della quota di concorso nella spesa
di manutenzione delle strade della prima e della seconda
classe a carico dello Stato e della Provincia, il Governo
        <pb n="421" />
        n

non ha contribuito alla spesa della loro manutenzione; esse
sono ancor classificate fra le provinciali.
L’onere finanziario che ne è venuto alla Provincia
dalla ritardata approvazione dell’elenco delle strade della
[I* classe, non è stato indifferente e l’Amministrazione provinciale
 ha provveduto a compilarne un altro, basandosi
sulle disposizioni della legge sui lavori pubblici del 1865
e della legge Carnazza, come pure sulle anteriori deliberazioni
 della Commissione reale. Questo elenco è stato anche
approvato dalla Giunta provinciale amministrativa, pubblicato
 in tutti i comuni della provincia e presentato poscia
per la sua approvazione al Ministero dei LL. PP. Com.
prende, oltre alle strade ex statali mancanti dall’ elenco
delle strade della I° classe, che misurano km. 187.333, le
seguenti strade:

strada di Ballino (Riva-Varone-Tenno-Ballino-Ponte Arche)
strada Riva-Arco .
strada di Campiglio (Pinzolo-Madonna di Campiglio-Dimaro)
strada di Spor (Rocchetta-Spormaggiore-Cavedago-Andalo)
strada di Moucovo ({Denno-Moncovo) .
strada di Folgaria y .
strada delle Vezzene
strada della Fricca
strada di Bosentino
strada di Tesino (Barricata-Strigno-Bieno-Casteltesino)
strada di Grigno (Grigno-Casteltesino) .
strada della Cortella (Canal $. Bovo-confine provinciale di
Belluno) ; - :
strada del passo di Cereda ‘(Primiero-passo di Cereda-Miss)
strada del passo di Valles (Paneveggio-passo di Valles) .
strada di Costalunga (S. Giovanni di Vigo di Fassa-passo di
Costalunga}

km. 25.665
. 5.250
31.440
15.250
0.520
24.150
22.445
34.000
10.580
15.400
11.084

; 9.730
» 12.030
” 6.816

. 10.547

Ad eccezione delle due ultime strade elencate e di
quella di Bosentino, tutte le altre sono mantenute dall’Amministrazione
 provinciale.
Alla spesa della manutenzione ordinaria lo Stato contribuisce
 ora col 25% solo per le strade ex nazionali
(Km. 187.333), così che, come si è detto, la Provincia
        <pb n="422" />
        151

deve mantenere a tutte sue spese gli altri Km. 206.974
mancando del contributo statale che importerebbe circa
L. 250.000.
È probabile che il proposto elenco delle strade della
II° classe sarà completato con altre strade importanti, non
ancora ultimate, fra le quali quella del passo di Fedaia
(Canazei-Penia-passo di Fedaia), della valle di S. Pellegrino
(Moena-passo di S. Pellegrino-confine bellunese), del passo
della Borcola col ramale Terragnolo - Serrada, Dro-Drena-Cavedine-Calavino-Padergnone,
 e quella del passo del Manchen
 che attraversa le valli di Calamento e di Cadino e
mette in congiunzione la Valsugana con la valle di Fiemme.

Strade della 111° classe (comunali).
L’elenco di queste strade, compilato dall’Amministrazione
 provinciale, comprende soltanto le strade comunali e
consorziali che allacciano il capoluogo dei singoli comuni
con le strade della I° e della II° classe. Non sono state incluse
 le mulattiere, che servono di unico accesso a qualche
 comune della montagna, le strade congiungenti le frazioni
 del capoluogo, le strade comunali di montagna, le
strade ex militari non ancora riattate, le strade urbane e
campestri di puro interesse locale. Fra le strade militari
non figurano nell’elenco alcune di speciale importanza, come
 quelle che da Brentonico ed Avio salgono sul monte
Baldo, quella del monte Creino da Bolognano a Chienis e
quella che da val d’Ampola per il passo di Tremalzo scende
nella valle di Vestino.

Ex circondario di Trento
1. strade di accesso per il comune di Terlazo e frazione
di Covelo ‘ . #
2. strada di accesso per la frazione di Ciago (comune di
Vezzano) . i . . ; , .
3. strada di accesso per le frazioni di Lon e Fraveggio
(comune di Vezzano)

km.

5.000

1.300

800
        <pb n="423" />
        152

4.. strada di accesso per la frazione di Baselga (comune
di Terlago) é . . x x ‘
5. strada di accesso per il sobborgo di Sopramonte (comune
 di Trento) . ; e . » a
6. strada di accesso per il sobborgo di Sardagna (comune
di Trento) » " : x "a s
7. strada sulla sponda destra dell’Adige da Mama d’Avio
fino a Termeno . ; # .
8. strada Zambana-Nave S. Rocco . i . .
9 strada di accesso per la frazione di Pressano (comune
di Lavis) . ; . # * .
strada di accesso per la frazione di Faedo (comune di
S. Michele) . . ”
11. strada da Mezzocorona a Masetto .
12. strada di accesso per il comune di Fai
13. strada di accesso per il comune di Giovo . è
14. strada di accesso per la frazione di Grauno (comune
di Grumes) - ; ; . . € ;
15. strada di accesso per il comune di Capriana . e
16. strada di accesso per la frazione di Carbonare (comune
di Lavarone) &amp;amp; è ;
17. strada di accesso Meano-Lavis . ;
18. strada consorziale Gardolo-Meano-Albiano-Lases .
‘9. strada di accesso per il sobborgo di Cognola (comune
di Trento) : ; : .
20. strada di accesso per il comune di Fornace .
21. strada consorziale Cirè-Baselga-Brusago (Pinè)
22. strada di accesso Baselga-Montagnaga-Pergine ;
23. strada di accesso per la consorziale Pergine-S. Orsola-Palù
 # . . È .
24. strada di accesso per la Canezza-Frassilongo-Fierozzo
25. strada di accesso per la comunale Viarago-Serso-Pergine
26. strada di accesso Madrano-Vigalzano . a i
27. strada di accesso per Tenna-Ischia : ; E
28. strada di accesso per la frazione di Vignola (comune
di Pergine) . . o . a
29. strada consorziale Pergine-Calceranica . #
30. strada comunale Pergine-Susà-Castagnè . .
31. strada di accesso per la frazione di Costasavina (comune
di Pergine) ; . ; . .
32. strada di accesso per la frazione di Roncogno (comune
di Pergine) ; , : y
33. strada comunale di accesso per Povo . . .
34. strada per il sobborgo di Villazzano (comune di Trento,
35. strada di accesso da Cirè a Civezzano .

Ex circondario di Rovereto
36. strada consorziale Mori-Brentonico . .
37. strada consorziale della valle di Gresta compreso il
ramale per Nomesino

km. 0,500

2.500

4.500

100.000
3.500

2.300

3.500
6.500
9.000
1.500

2.000
2,000

1.000
1.200
15 500

0.800
1.500
20.000
12.000

16.000
10.000
6.000
4.000
4.100

4.000
7.000
6.000

2.500

1.200
2.200
1.000
1.500

8.100

20.000
        <pb n="424" />
        153

38. strada intercomunale da Lenzima a Sacco
39. strada intercomunale da Sacco a Villalagarina
40. strada intercomunale da Patone a Nogaredo .
41. strada consorziale Castellano-Pederzano-Nogaredo
42. strada di accesso per il comune di Pomarolo .
43. strada di accesso Cimone-Aldeno . I
44. strada di accesso Garniga-Aldeno é .
45. strada di accesso Besenello-Calliano . ;
46. strada di accesso Aldeno-Calliano ; . e
47. strada di accesso per la frazione di S. Nicolò di Ter.
ragnolo . + # «
48. strada di accesso per il comune di Trambilleno .
49. strada di accesso da Rovereto lungo la sponda sinistra
dal Leno per S. Anna e Anghebeni  . .
50. strada intercomunale Marco-Ravazzone . è
51. strada di accesso della frazione di Ronchi ad Ala
52. strada consorziale di Terragnolo: fino a Serrada
53. strada comunale Chizzola-Brentonico {Cornè)

Ex circondario di Riva
54. strada di accesso per Bezzecca-Lenzumo-Enguiso-Locca
55. strada di accesso per la frazione di Prè (comune di
Molina di Ledro) - . a # ;
56. strada di accesso per la frazione di Pregasina (comune
di Molina di Ledro) . + ;
57. strada comunale Pranzo-Varone . . +
58. strada di accesso per la frazione di Ville del Monte
(comune di Tenno) . . ” . ”
59. strada di accesso per la frazione di Oltresarca (comune
di Arco) . ; . . © ; .
60. strada di accesso per la frazione di Romarzollo (comune
 di Arco) . . è : . *
61. strada consorziale Dro-Drena-Cavedine fino all’innesto
della nazionale del Caffaro presso Padergnone

Ex circondario di Tione
62. strada intercomunale Villa Banale-Premione-Stenico-Ragoli-Preore
 fino all’innesto nella nazionale del Caffaro
63. strada intercomunale Villa Banale-Ponte Arche è
64. strada intercomunale Comano-Godenzo-Poia-Ponte Arche
65. strada intercomunale Lundo-Poia o. .
66. strada di accesso alla provinciale per il comune di Fiavè
67. strada di accesso per il Bleggio a Ponte Arche .
68. strada di accesso per le frazioni di Zuclo-Bolbeno (comune
 di Tione) . . . .
69. strada comunale Preore-Montagne .
70. strada eonsorsiale fra Spiazzo e Bocenago
71. strada di accesso Pinzolo-Carisolo

km.

so

7.000
2.500
5.000
5.000
0.500
3.000
3.000
2.500
3.900

3.500
6.000

16.000
2.500
10.000
20.000
4.500

3.800

1.100

5.000
2,500

1.800

1.900

2.300

20.100

15.000
2.000
3.500
3.000
0.400
6.000

1.500
5.500
5.000
2.000
        <pb n="425" />
        154

72. strada di accesso Giustino-Massimeno . ;
73. strada di accesso Villa Rendena-Verdesina . ‘
74. strada di accesso per la frazione di Praso (comune di
Pieve di Bono) . ; ” : :
15. strada di accesso per la frazione di Por (comune di
Pieve di Bono) . ; :
76. strada di allacciamento per Bersone e Daone . .
77. strada di allacciamento per la frazione di Prezzo (eomune
 di Pieve di Bono). . . . |
78. strada di allacciamento per le frazioni di Cimego e
Castello (comune di Condino) . , ” sa
79. strada di allacciamento per la frazione di Brione (comune
 di Condino) ; ; ;
80. strada intercomunale Storo-Bondone:  . .
RL] strada di allacciamento dei comuni di Valvestino

Ex circondario di Cles
82. strada di accesso per la frazione di Sporminore (co.
mune di Spor) . : ; ; ; i
83. strada di accesso per la frazione di Dercolo (comune
di Denno) - i # . . ;
84, strada di allacciamento per Tuenuno-Nanno- Portolo-S.
 Giustina . . . .
85. strada di accesso Pavillo-Rallo . a # ‘
86. strada di accesso per la frazione di Mechel (comune
di Cles) . . ;
87. strada Cis-Bresimo . . . .
88. strada di accesso per Livo-Rumo e Proves . .
89 strada di accesso per le frazioni di Lauregno (comune
di Rumo) . . . . .
90. strada di accesso per la frazione di Castelfondo (comune
 di Fondo) . . . e . x
91. strada di aceesso per la frazione di Malosco (comune
di Fondo} . ; ; v ; ;
strada di accesso per la frazione di Ruffrè (comune di
Cavareno) . è - a : : :
strada di accesso per la frazione Vasio (comune di
Fondo) . . . . . . «
strada di accesso per la frazione di Seio (comune di
Cavareno) . . . . a . .
95. strada di accesso per la frazione di Amblar (comune
di Romeno) * « . ; . «
strada di accesso per la frazione di Don (comune di
Romeno) . ; ” . + : *
97. strada di aecesso per la frazione di Salter (comune di
Romeno) . ; . ; €
strada di accesso per Casez e Dambel . . .
strada di accesso per la frazione di Banco (comune di
Sanzeno)

km. 0.900
1.400

3.200

3.000
2 400

1.200

7.000

3.800
9.500
13.500

4.500

5.500

9.500
2 500

1.500
6.000
[4A 600

8.000

3.600

0.800

2 500

2.000

1 200

2.500

3.400

1.800
E 500

|.500
        <pb n="426" />
        155

100. strada di accesso per Coredo-Tavyon e Sfruz
101. strada di accesso per Taio-Tres-Vervò-Mollaro .
102. strada di accesso per le frazioni di Segno e Vion
(comune di Taio e Tres) - : - . ,
103. strada di accesso per le frazioni di Toss e Vigo (comune
 di Ton) . . . ” : .
104. strada di accesso per la frazione di Cavizzana {comune
di Caldes} ; . y ; . ;
105. strada di accesso per le frazioni di Terzolas-Samoclevo
e Arnago . . ; è ; , -
106. strada di accesso per la valle di Rabbi . ”
107. strada di accesso per la frazione di Presson (comune
di Dimaro) ; . . . . +
[08. strada di accesso per la frazione di Carciato (comune
di Dimaro) . : # “a ; #
109. strada di accesso per la frazione di Deggiano {comune
di Commezzadura) P . . ; .
110. strada di accesso per la frazione di Almazzago (comune
di Commezzadura) : . . I .
11. strada di accesso per la frazione di Termenago (comune
di Ossana) v è - ,
112. strada di accesso per i comuni della valle di Peio
113. strada di accesso per la frazione di Celentino (comune
di Peio)

km. 11.000
11.700

1.200

5.500

1.600

3.000
11.590

1'‘000

0.600

1.700

0.900

2.000
{2.000

2000

Ex circondario di Cavalese

114. strada Anuterivo-S. Lugano . ; ; .
115. strada d’accesso per la frazione di Carano (comune di
Cavalese) . € . # TA ;
116. strada di accesso per la frazione di Daiano (comune
di Cavalese) . : a . v :
117. strada di accesso per la frazione di Varena (comune
di Cavalese) 4
118. strada di Trodena
119, strada Montagna-Egna
120. strada Penia-Canazei
121. strada Termeno-Ora
122. strada Termeno-Egna
123. strada Cortaccia-Egna
124. strada Magrè-S, Floriano i
125. strada Roverè della Luna-.Salorno

6.000

0.800

2.500

1.200
2.500
3.200
3.000
4.000
3.600
5.000
2.500
3.500

Ex circondario di Primiero

126. strada Canal S. Bovo-Caoria
127. strada Canal S. Bovo-Prade . . . -
128. strada d’accesso per la frazione di Transacqua (comune
di Primiero}

5.000
5.C00

1 000
        <pb n="427" />
        456

Ex circondario di Borgo
129. strada Caldonazzo-Centa .
130. strada Caldonazzo-Lavarone ;
131. strada Caldonazzo-Monterovere-Luserna
132. strada di accesso di Roncegno .
133. strada Roncegno-Torcegno .
134. strada Torcegno-Telve-Borgo .
135. strada di accesso per la frazione di Carzano (comune
di Borgo) . . : . . :
136. strada di accesso per la frazione di Scurelle (comune
di Strigno) y : . « ‘ .
137. strada di accesso per la frazione di Spera (comune di
Strigno) . &amp;amp; ”: . . y
138. strada di accesso per la frazione di Ivano-Fracena (comune
 di Strigno) . è ” . .
139. strada di accesso per la frazione di Villagnedo (comune
 di Strigno) . ; z ;
140. strada di accesso per la frazione di Ospedaletto (comune
 di Grigno) . . v è ,
141. strada di accesso per la frazione di Samone (comune
di Strigno) ; ; ;
142. strada Cinte-Pieve Tesino . ; : -
143. strada di Lamone (dalla provinciale del Broccone fino
al confine provinciale)

km.

7,000
9.000
13.000
1.500
2.900
4 800

2 900

2,200

1.500

3.000

0.400

0.500

3.000
1.000

PI 10.500
totale km. 758.400

Da parte di enti interessati sono state fatte proposte
di completare l’ elenco con l’inclusione delle seguenti strade:

nel circondario di Borgo

nel circondario di Cles

|. strada di allacciamento di Centa alla strada
provinciale della Fricca
2. strada Scurelle-Strigno.

1. strada Cunevo-Termon-Campodenno
2. strada Quetta-Denno
3. strada Fondo-Malosco.

nel circondario di Rovereto 1. strada di Villa Lagarina.

nel circondario di Tione

nel circondario di Trento

1. strada di allacciamento di Cologna
9. strada per i comuni di Valvestino.

1. strada di accesso S. Cristoforo-Ischia
2. strada Fai-Andalo
3. strada di allacciamento di S. Massenza.
        <pb n="428" />
        157

Tutte le strade della III° classe sono mantenute ora
dai comuni interessati; non è stata messa in vigore la disposizione
 della legge Carnazza riguardante la concessione
di un contributo provinciale nella misura del 50 °% nella
spesa di manutenzione.
Salve poche eccezioni, la manutenzione delle strade
comunali è trascurata, ciò che nuoce assai alla buona viabilità
 e di conseguenza al movimento dei forestieri, che
potrebbe portare a molti luoghi di montagna vantaggi
maggiori.

Riepilogando: la rete delle strade importanti com.
prende al presente:

a) le strade della I° classe (nazionali)
b) le strade della II° classe (provinciali)
c) le strade della IIl® classe (comunali)

513.038
422,250
758.400
assieme km. 1.693.688

Se poi fossero comprese anche le altre strade, per le
quali sono stati fatti voti per l’inclusione nell’ elenco delle
due prime classi ed inoltre quelle da costruirsi quali strade
di accesso e di allacciamento di parecchi comuni, la rete
stradale principale, fra qualche anno, comprenderebbe:

a) strade nazionali
b) strade provinciali
c) strade comunali

km.

805.000
509.000
‘750.000

assieme km. 2.064.000

[mportante si presenta anche la riattazione delle strade
ex militari, la cui conservazione è stata chiesta dagli enti
locali interessati verso l’onere della futura manutenzione;
e così pure la costruzione di nuove strade fra le quali sono
da annoverarsi anzitutto: il compimento della Fersina-Avi-
        <pb n="429" />
        +59

sio, la costruzione dei tronchi ancor mancanti della Mantova-Merano,
 la costruzione della Pinzolo-Campiglio.
Come si è detto, il problema è di particolare importanza
 per l’economia del Trentino. Dovendo questo fare
assegnamento speciale sul reddito del concorso dei forestieri,
che gli può derivare dallo sfruttamento delle sue bellezze
naturali e dalla valorizzazione delle sue prerogative climatiche,
 necessita di raggiungere presto la sistemazione della
sua rete stradale secondo le odierne esigenze.

COMUNICAZIONI POSTALI TELEGRAFICHE
E TELEFONICHE

Servizio postale.

Il servizio postale e telegrafico fa capo alla Direzione
delle poste e dei telegrafi di Trento, la cui giurisdizione
si estende anche agli uffici postali e telegrafici della provincia
di Bolzano.
La provincia di Trento comprende: 3 uffici principali,
2 uffici di prima classe, 20 ricevitorie di prima classe,
104 di seconda, di cui 24 con solo servizio postale, 21 di
terza classe, di cui 5 con solo servizio postale, 3 agenzie
e 136 collettorie. Fra le ricevitorie ve ne sono 8 temporanee
 (estive), e precisamente 1 di prima classe, 3 di seconda
 e 4 di terza classe.
Il servizio rurale di recapito viene eseguito da 401
agenti rurali, cioè da 265 portalettere e da 136 collettori.
Al trasporto della posta e dei pacchi accudiscono 100
procaccia, dei quali 53 fanno servizio a piedi e 47 con
vettura a trazione animale o meccanica.
Il movimento postale ha segnato negli anni 1927-1929
un sensibile aumento in tutti i rami. Notevole in modo
        <pb n="430" />
        459

speciale è l’incremento del servizio dei conti correnti, nonchè
di quello dei buoni postali fruttiferi, i quali si sono dimostrati
 un mezzo comodo e vantaggioso ad un tempo sia
per il collocamento dei risparmi, sia per il temporaneo investimento
 di capitali. Nei conti correnti invece, trattandosi
di un servizio già noto al pubblico per quello analogo che
esisteva sotto il cessato regime e che era divenuto allora, si
può dire, familiare in tutte le classi della popolazione, sarebbe
 stato lecito attendersi uno sviluppo anche maggiore.
Un qualche incremento sembra vada ora prendendo
anche il servizio dei risparmi, benchè sia sempre in proporzioni
 meschine in confronto di quello delle vecchie provincie.
 In passato l’affluenza del pubblico di questa provincia
e in generale delle provincie redente alla Cassa di risparmio
postale è stata molto scarsa: la causa va forse ricercata
nella sfiducia subentrata nella popolazione, specie in quella
rurale, per il ritardato rimborso dei depositi della cessata
Cassa di risparmio postale di Vienna. La stessa ragione ha
influito pure sinistramente, sebbene in misura minore, sullo
sviluppo del servizio dei conti correnti, che poteva aspettarsi
molto più intenso. Del resto il pubblico trentino aveva trovato
 un facile surrogato del servizio della Cassa postale di
risparmio nelle Casse rurali, le quali, essendo insediate in
tutti i luoghi di qualche importanza ed avendo adottata
una grande semplicità nelle operazioni e una severa economia
 nella gestione, offrono sentiti vantaggi alla popolazione.
        <pb n="431" />
        160

1927

1928

1929

numero | importo ' numero | importo ' numero | importo

corrisp. impostate :

corrispondenze ordina
rie a pagamento . .
raccomandate . . . .
espressi . . sa. ea
nssicurate . . .

126.500.000]
1.028.200]
67.000]!

106.500! 110.357.000]

27.800.000
cani
68.690 --121.290]
 134.562.000)

28.300.000
sasa
71.500
127.350] 131.935.000

pacchi postali :

pacchi impostati . .. .
pacchi arrivati . . .

84.764
164.695

89,045]
181.308]

mi
187.794

vaglia e risparmi:

emissione

vaglia ordinari a tassa
vaglia tasse e concess.
vaglia telegrafici . . .
vaglia di servizio . . .
vaglia internazionali .
conti correnti . . . -
buoni post. fruttiferi .
cassa post. di risparmio
carte valori veudute .

213.503] 21,078,795!
= gps
6.273] 1.504.727
58.365] 146.016.316
3.100 557.990
56,124' 11.308.581!
1.335 1.243.900!
10.826 a.a7s.022
7136 608!

231.474| 20,242.979)
i gie
6.641] 1 665.956!
58,227) 101.925.628!
o 622,920)
80,957) 19.833.863!
sa 1.643.200/
7.111 oo
7.452.032

234.373, 20.016.065
9,073] 964.540
5.899| 1.820.538
51.880] 108.293.562
3.21) 613,335
110.418 23.877.532
vo 1.624.400
7,197! 9.799.891
7 963 962

pagamento

raglia ordinari a tassa
vaglia tasse e concess.
vaglia telegrafici . . .
vaglia di servizio. . .
saglia internazionali .
conti correnti Pa
buoni post. fruttiferi .
cassa post. di risparmio

82,696
ca
7.357
63,035
11.469]
s.080!
11.161!
4.505

21.282.008!
837.198
2.047.534!
186.836.848’
3.058.241
5.689.763!
902.994!
7,296.259'

193.252] 21.266.226:
10.652) 870.715
6.850] 2.128.826!
63.134 138.088.507
13.983 4.078.017
8.031 8.193.006
1.013 sO74a
9.116) 6.785.543)

212.285} 22.593.616
10.018 907.865
8.658) 2.225.058
62.557] 141.801.731
19.548) 5.564.531
8.219] 10.049.288
717 539.784
ul 8.420.822
        <pb n="432" />
        161

ll traffico postale nella città di Trento nell’esercizio
1928-1929, è contrassegnato dai seguenti dati:

corrispondenze a pagamento in partenza: ordinarie 7.753.900
raccomandate e assicurate 192.530

pacchi postali ordinari e valore .

vaglia e tassa emessi

vaglia e tassa pagati

in arrivo 58.008
in partenza 33.338

44.733 per un importo di L. 3,965,000,—

83.747 per un importo di L. 7.280.000 —

riscossione per conto di terzi
{titoli in arrivo): 1,013 per un importo di L. 244.961.59

deposito a risparmio e buoni postali. : 1.985 per un importo di L. 2.511.000.—

rimborsi a risparmio e buoni postali . : 1.443 per un importo in migliaia
di L. 1.496

proventi postali e telegrafici riscossi .: L. 3.027.034.26

Servizio telegrafico.

Nel servizio telegrafico che interessa la provincia, si
riscontra in questi ultimi anni una considerevole graduale
riduzione del numero dei telegrammi privati a pagamento
sì dell’interno che dell’estero.

1927: 1.434.566
1928: 1.187.938
1929: 1,098,912

In queste cifre sono compresi anche i telegrammi in
transito.
        <pb n="433" />
        is

Il movimento dei telegrammi da, per e attraverso la
città di Trento è stato:

1927

1928

1929

num. | importo | num. | importo | num. | importo

telegrammi accettati per
l’interno da Trento . .

telegrammi ricevuti dall’interno
 per Trento ,

telegrammi accettati per
l’interno dagli altri centri
 della provincia

telegrammi ricevuti dall’interno
 per gli altri
sentri della provincia .

telegrammi accettati per
l’estero da Trento . .

telegrammi accettati per
l’estero dagli altri centri
della provincia .

telegrammi ricevuti dall’estero
 ner Trento .

telegrammi ricevuti dall’estero
 per gli altri centri
 della provincia .

55.606|/254.174.45| 59.144|225.242.30}

58,789/216.976.60

92,751]  —  lt04.161]

1122.3061

109.330/367.240.35| 114.216/361,240.35|/127.851/365.011.50

| 23.913

[29.124]

143.714|

3.122] 47.087.75!

2859| 49 957.05!

3,262!| 52.094.35

3 354|123.319.85)|

7024!

| 20.,962.95|

8.312|119.184.60

3.413]

3.584

2047

9.535]

7.970

8.306!

Servizio telefonico.

Il servizio telefonico nel Trentino è passato nel 1925 in
esercizio della Società telefonica delle Venezie - TELVE -.
Il suo sviluppo ha mantenuto anche nel nuovo periodo il
solito modesto ritmo e il numero degli abbonati è andato
aumentando press’a poco come in passato. Non sono però
stati attivati molti posti telefonici pubblici, come si sarebbe
        <pb n="434" />
        163

desiderato; vi ha fatto ostacolo specialmente la difficoltà
dei comuni di assicurare il contributo del 50% della
spesa d’impianto, come previsto dalla legge, e il contributo
annuo per il prolungamento di orario e per altri ‘miglioramenti
 del servizio non previsti dalla legge.
I molti comuni che ancora mancano del telefono,
sono nella maggior parte dei casi luoghi distanti dai centri,
per i quali occorrono lunghe linee di difficile tracciato,
con previsioni poco liete di esercizio per le forti spese di
manutenzione e per il limitato traffico che vi si può svolgere;
 sono in generale luoghi interessati al movimento turistico,
 nei quali il traffico telefonico verrebbe concentrato
in una punta estiva di 1, 2, 3 mesi. In queste condizioni
si trovano parecchi comuni della valle di Non, quelli
della val Rendena che vanno da anni chiedendo questo servizio
 e che ancora ne mancano, quelli della valle di Cembra
 che pure da lungo tempo aspirano ad avere l’allacciamento
 telefonico con la valle d’Adige e con Trento.
ll contributo suaccennato del 50% viene a caricare
le finanze molto spesso stremate del comune e quasi mai
gli altri enti interessati si inducono a prendere parte alla
spesa. 1l bisogno di restringere la spesa fa sì che ne soffra
la logica dei collegamenti; laddove sarebbe razionale un
lungo circuito diretto, viene adottato un circuito più breve
omnibus dal più vicino centralino interurbano. Ne sono
così derivati gli irrazionali impianti che nel Trentino rendono
 difficile il servizio e impediscono le comunicazioni
a grande distanza. Converrebbe eliminarli, istituendo centri
di reti urbane con giusto criterio tecnico, anche là dove,
lungi dall’aversi il minimo di abbonati, se ne hanno pochi
o nessuno. În quest’ultimo tempo sono state avviate trat.
tative fra l’Amministrazione provinciale, il Consiglio dell’economia,
 la Prefettura, la Federazione provinciale fascista
e la Società concessionaria per affrontare in pieno nella
provincia e in genere nella Venezia Tridentina il pro-
        <pb n="435" />
        164

blema dei collegamenti telefonici sia per i comuni, fra.
zioni e località che ne sono ancora prive (decr. luogot.
9 febbraio 1919 n. 243), sia per la trasformazione in automatizzazione
 degli impianti esistenti. GI’ impianti sarebbero
costruiti con criteri tecnici del tutto moderni e la spesa
a carico dei comuni sarebbe ammortizzabile in un periodo
di 35-40 anni.

I luoghi di villeggiatura e di sport estivo ed inver.
nale, sono però in generale muniti di telefono. La Società
che ha assunto l’esercizio, ha già compiuti molti lavori:
ha sistemata la linea della zona delle Dolomiti orientali,
la linea della Valsugana nella zona fra Roncegno e Casteltesino,
 la linea delle Giudicarie inferiori; ha posato un
nuovo circuito Trento-Bolzano, due nuovi circuiti Trento-Pergine,
 un circuito Trento-Lavis, un circuito Rovereto-Vicenza,
 un diretto Trento-Baselga, un circuito Andalo-Trento
 e sistemata la zona di Anudalo-Fai-Molveno e Cavedago.
 Colla posa del nuovo circuito Rovereto-Vicenza è
stato migliorato il servizio della zona di Rovereto, di Ala
e di Riva verso il Veneto e lo sarà ancor più quando
sarà ‘costruito il circuito Riva-Malcesine e il circuito Ala-Caprino.
 È stata ripristinata la congiunzione diretta Trento-Milano,
 è stata istituita una rete urbana in F olgaria con
collegamento diretto a Rovereto, e posato un nuovo circuito
 Primiero-Feltre. Sono stati poi sistemati alcuni nuovi
centri di rete urbana, migliorati alcuni circuiti e rinnovati
i centralini principali con le relative installazioni interne.
La rete urbana di Trento è stata migliorata con nuovi
cavi sotterranei e aerei e con nuove tavole di commutazione;
 quella di Rovereto è in corso di completo rinnovamento
 ; l’automatizzazione di ambedue è in corso.
Sono stati progettati altri lavori di sistemazione: le
linee della valle di Non col miglioramento e aumento di
circuiti fra Fondo, Cles, Mezzolombardo e Trento; la linea
Trento-Sarche-Riva, quelle della valle Lagarina da Rovereto
        <pb n="436" />
        165

a Mori e Ala e le linee Trento-Rovereto ; saranno posati
i circuiti. interurbani in bronzo: Levico -Borgo- Bassano,
Trento-Vicenza, Trento-Feltre, Malcesine-Riva, Ala-Caprino.
Il servizio telefonico nel triennio 1927-1929 è stato
fatto nella provincia con i seguenti mezzi:

circuiti urbani in cavo
palificazione . .
pali...
circuiti interurbani .
2 di estensione
reti urbane
uffici ioterurbani . -
affici e parlatori tel, pubbl, in estensione
 di RU, .
con un totale i P.T,P, .
abbonati .

Km.

1927
1.070
389
3 380
2.240
Co

ai

1928
+ 100

1929
1.100
470
15.100
2.555
795
18
25

73 85 88
136 138 138
1.206 1.270 1.278

Le tariffe sono quelle fissate dalle norme generali in
vigore in tutto il Regno e si basano sulle lunghezze dei
relativi circuiti. L’orario degli uffici e posti telefonici pubblici
 è quello delle ricevitorie postali, presso le quali
molti sono installati; cioè di 9 7 e 8 ore, a seconda
che la ricevitoria è di terza, seconda o prima classe; si
stanno però sistemando i centralini e i posti telefonici
pubblici fuori delle ricevitorie per poter prolungare l’orario
 di servizio; finora è stato esteso dalle 7 alle 21 in
estate, e dalle 8 alle 20 d’inverno.
        <pb n="437" />
        inh

NAVIGAZIONE SUL LAGO DI GARDA

La sponda trentina del Garda ha due soli porti: Riva
Torbole. |
L’esercizio della navigazione comprende il trasporto
di persone, di cose, nonchè quanto concerne il servizio
postale, e impegna ora 9 piroscafi (3 a vapore, 6 motonavi)
un battello da trasporto, un rimorchiatore),
Con convenzione 31 dicembre 1923 l’amministrazione
dello Stato ha ceduto per un ventennio l’esercizio della
linea a una società privata la quale verso una sovvenzione
è tenuta ad una percorrenza minima di 280.320 km. corrispondenti
 a 768 km. di corse giornaliere per viaggiatori.
Il movimento nel triennio è stato:

anno

1927!

[1928
[929

movimento viaggiatori

movimento merci (in tonnellate)
nel porto |} nel porto
di Riva di Torbole

nel porto | nel porto
di Riva di Torbole

imbarco | sbarco

imbarco | sbarco

mbarco ! sbarco

imbarco] sharco

76.863 | 89.401 3.574
86.700 | 100.843 | 4.031
66.069 | 76.846 | 3.072 |

3.896 6.385
4.395 | 5.428
3.349 | 5,135

6.784 190 | 156
5.767 ! 145 133
6.068 | 137 | 125

MOVIMENTO AUTOMOBILISTICO

Nel triennio sono stati in circolazione nella provincia
i seguenti automezzi :

anno .

|
1927

1928 |

[929

biciclette
a motore

auto

50 648
95 871
131 1181

autocarri

271
450
570 |

rimoarshi

moatn

53 753
105 897
132 | 1118

motoscafi

10
        <pb n="438" />
        167

Nel 1927 è stata istituita a Trento la sede provinciale
del Reale Automobile Club d’Italia eretto in ente morale
con R. decreto 14 novembre 1926 n. 2481; prima esisteva
una associazione di semplice carattere sportivo, senza funzioni
 assistenziali, sorta nel 1921.
Con la fine del 1927 ha avuto inizio il funzionamento
del pubblico registro automobilistico, istituito, coi decreti
15 marzo 1927 n. 436 e 29 luglio 1927 n. 1814 allo
scopo di provvedere ad un ordinamento di pubblica garanzia
per la vendita a rate o comunque a credito degli autoveicoli
 e per favorirne le diffusione nel Regno.
Il gettito delle tasse di circolazione riscosse ha riportato:

1927 1928 1929
372.995 897.200 1.020.995

Linee automobilistiche.

Le nuove basi create dopo la guerra alla nostra economia,
 il bisogno sempre maggiore di contatti celeri e comodi
 fra i singoli luoghi e specialmente fra i capoluoghi
delle valli e quello della provincia, i progressi dell’industria
turistica che non può mancare di mezzi di comunicazione
solleciti, l’assetto e la riattazione moderna di molte strade,
dovevano incrementare, come dappertutto, l’uso dell’automobile
 e determinare l’attivazione di una rete di linee di
di trasporti automobilistici, come si davano già in qualche
regione estera. E infatti, assieme alla divulgazione della
vettura automobile, ha avuto negli ultimi anni un vasto
sviluppo una modernissima organizzazione di linee automobilistiche,
 particolarmente estive, che s’irradiano da Trento
e dagli altri centri, specie turistici, verso i principali luoghi
di soggiorno estivo e di cura; organizzazione che assieme
a quella dell’Alto Adige e delle provincie finitime, può essere
 additata come esempio e che è considerata una delle
più fitte e più moderne d’ Europa.
        <pb n="439" />
        estremi delle linee

Ponte Caffaro -'Tione .

Malè - Vermiglio .

Cles-Tuenno .

Trento - Cembra - Cavalese - Canazei

Trento - Tione - Pinzolo con diramazione Padergnone
 e Cavedine . . .

Riva - Ballino - Ponte Arche - San Lorenzo Banale

Trento - Serraia Pinè

Borgo - Casteltesino  .

Riva - Arco - Dro - Sarche -.

[Trento - Lavarone .

Riva - Tiarno - Storo - Lodrone

Rovereto - Brentonico . .

Rovereto - Folgaria - Lavarone

Rovereto - Recoaro - Schio

Fiera di Primiero - Feltre - Fonzaso - Primolano .

SERVIZI AUTOMOBILISTICI CONCESSI !‘) - 1929
rariffa medis
per
viaggiatore
km.

lunch sussidio
Pero governativo servizio
k chilometrico ' postale
me lire

% LO0

31.113

0.28

21.000

SB. D-29,593



0.35

4.600

600. —

8. p.

9.594
40.480

0.30
0.36

97.500

600.—

3, p.

68.900

200,—

8. p.

82.539
17.904

0,32

36.300
19.000
21.000
22.200

362. —

i. DD.

0.372

466.—

3. p.

[4.120

0.36

200.—

3. PD.

11.248
29.871
13.620

0.36

44A5.—

Be DD.

0.372

35.400

283.—

Se. DD.

0.36

33-000

350; —

8. p.

34.690

0.372

16.800

600. —

8. po

10.533

0.36

21.000 |
56.900 5

FOO, —

1
Ss. DD.

13.368

0.36

32.338

0.38

50.000 5)

70.420

0.37

prodotti dell’esercizio (al netto delle tasse di bollo)
per viaggiatori | per bagagli, merci
lire

lire

170.339.—

13.922. —

184.261.—

113.671.20

1.819.60

115.490.80

14.100.25

62.50

14.162,75
238.907.45

225.859,45

| 3.048,—

497.762.65

23.398.95

321.161.60
83.154.05
80.629.35

75.769.50

7.384.55

‘78.407.50

2.221.85

45.803.55

2.692. —

48.495,55

121.232,90

7.316.80

120.549.70

103.170.80

6.684,10

109.854.90
167.745.60
41,378.50

152.608.—

15.137.60

39,302.40

2.076.10

70.002.05

6.230.55

76.232.60

158,407. —

14.214.

172.621. —

1) fn via definitiva
2°) km. 26 in provincia di Trento
) km. 11.500 in provincia di Trento
        <pb n="440" />
        estremi delle linee

Malè - Rabbi.
Fondo - Cles

Terres - Ceramica stazione.

Mezzocorona - Mezzolombardo « Andalo - Molveno

Trento - Valle (Lavis) - Segonzano - Sover
Fiera Primiero - San Martino di Castrozza
Caoria - Canal S. Bovo - Fiera di Primiero .

Trento - Pergine
Serraia - Bedollo
Fucine - Cogolo
Borgo - Sella.
Levico - Vetriolo

Riva - Varone - Cascata Varone .

Rovereto - Aldeno - Matarello stazione

Rovereto - Zorreri - Serrada - Folgaria
Riva - Torbole e x
Rovereto- Ala- Avio .

Folgaria - Serrada .

Trento - Zambana .

SERVIZI AUTOMOBILISTICI

lunghezza
di esercizio
km.

sussidio
governativo
chilometrico
lire

servizio
nostale

12.000
25.000
L0.000
27.000
22.000
15.000
22.000
12.000
3.800
6.000
11.000
14.000
3.300
19.500

8. pe |

8. p. |

|
8. p.

sp. |

i. DD.

i D.

3. DD.

vv

je DD.

ja De

PD.

le Di

+4 n

26.000
4.500
24.600
5.000
12.000

ll DD,

8. D.

8. D.

3. p.

Be De

AUTORIZZATI ‘) — 1929
i ! prodotti del'’-aarcizio (al netto delle tasse di bollo)
:ariffa media  ——————  ———————. —
per ani ; s |
viaggiatore per viaggiatori per bagagli, merci totale
km. .
lire lire

47}

1.532

0.65

11.750.—

112.-11.862.—



4.000
3.601
22.400
10.553

0.35

19.640. —

13.960. —
4.519.—
14.210.30 Ì

33.600. —

0.35

9,832.—

14.351

0.372

90,385.70

104.596.—
63.087.76
46.190.50

0.36

62.212.36

875.40

5.997
3.175
11.934
1.230
3.899
980
2.396
11.115
6.350
8.216
15.238
5,185
1.922
8.629

3.50
0.45
0.35
0.36
0.36
6.60
1.07

42.359.35

3.831.15

17.267.—

10.200. —

27 ART. —

46.063, —

4.606.35
1.893.80
9.710,27
7.524.—
28.522.—
14.505.40

1.773.80

120, —

9,635.07

75.20

6.468, —
27.660. —
13.311.40
14.650.—
41.769.80

1.380. —

856.—

0.372

1.194.—

0.35
0.372
0.370
0.3
0.36
0,235

3.110.—

17.760.—
46.745,20
30.660.—
19.024.50
2.631.90
24.360.30

4.975,40

29.466.—
18.732.50
2.281.90

|.194,-—

292. —

350, —

23.535.10

825.20

‘) in via provvisoria
        <pb n="441" />
        estremi delle linee

Tione - Vestone - Brescia .

Bolzano - S. Martino di Castrozza

Cavalese - Passo Pordoi .

Bolzano - Carezza - Valle Fassa - Cortina d’Ampezzo
Peio-Tonale . . | o

Trento - Tione - Pinzolo - Madonna di Campiglio .

Trento - Sarche-Riva . . .

Riva - Ponte Arche -S. Lorenzo - Molveno . .  .

S. Martino di Castrozza- Carezza .

Ortisei - Canazei . . .

Canazei - S. Martino di Castrozza

Bolzano - Madonna di Campiglio

Malè - Campiglio .

Rovereto - Riva

SERVIZI AUTOMOBILISTICI

lunghezza
di esercizio
km.

sussidio
governativo I servizio
chilometrico | postale
lire

1
i

89.400!)

87.000*)

’. p.

54.000

+ Dn

115.000*)

25.000

75.000

44,000

19.000

56.000

Ve

30.000*)

p.

37.000

_ D.

32,000)

&amp;gt;

25.000

’,

22 500

DI GRAN TURISMO - 1929

[77

prodotti dell'esercizio (al netto delle tasse di bollo)
tariffa media ieri stili ii sarete Ei at—— ee
per Seo è 1 na +
viaggiatore | per viaggiatori per bagagli, merci
km.

numero
li viaggiatori
trasportati

lire

lire

lire

97.217

0.28

2.493

0.62

79.385. —

19,351. —

98.736.—

2.219

0.62

23.427 -—

101.—

23.528.

23.646
2.876

0.65

0.68

25.,518.—

268.—

25.786.—

2.732

0.55

2.938. —

5.600.—

45,538.—

‘%

1.70

3}

}

*

[521

).50

16.881 .30

582.10

17.463.40

|.842

0.62

24.593, -—

2.,328.—

26.921.—
40.523.—
37.005.65
80.987.—
10.820. —

3.965

0.65

35.447.50

5.075.50

1.867

0.65

33.620.65

3.385.—

1.841

0.63

69.093. —

11.892. —

881

0.68

9,727.

{.093.—

1.804

0.68

260.477.60 |

816. —

27.293.60

1) km. 70 in provincia di Brescia
2°) km. 32 in provincia di Bolzano
3) km. 35 in provincia di Trento
‘) km. 12 in provincia di Trento
) km. 25 in provincia di Bolzano
") mancano i dati.
        <pb n="442" />
        174

TRASPORTI AEREI

Nel luglio 1928 ha avuto inizio l’esercizio dell’ aviolinea
 Milano-Trento-Monaco, con scalo a Trento. E° gestita
dalla Società aviolinee italiane.
Dapprincipio il servizio è stato fatto con frequenza di
tre corse settimanali e con sospensione durante i mesi invernali.
 Nel 1929 è stato effettuato il servizio anche durante
l’inverno.
Nel biennio 1928-1929 il traffico aereo è stato:

passeggeri . chilometri effettuati . . . .
onnellate - chilometri merci, bagagli e posta . .
:onnellate - chilometri carico disponibile e
:onnellate - chilometri carico effettuato .

1928 1929
294.180 238.650
1.356 1.013
62,628 55.812
21.948 17.719

Nell’ultimo tempo è stata attivata anche una nuova
linea aerea Trento-Venezia.

FUNIVIE

Nella provincia sono in attività per il trasporto di viaggiatori
 2 funivie: la Trento-Sardagna e la Zambana- Fai.
Le due funivie sono state aperte all’ esercizio nell’ asosto
 1925.

[univia

lrento-Sardagna -

fambana-Fai .

lunghezza
della linea
lungo le funi
portanti)

192182 m.

2130 m.

dislivello
dal punto
di partenza
al punto
di arrivo

398.75 m.

760 mm.

passeggeri trasportati
in andata e ritorno nel

1927

9982

1929

104 757

09 221

AQ 498

20.111

23.072

In prosecuzione della Zambana-Fai è stata da ultimo
costruita la funivia Fai-Paganella (lunghezza 2930 m., dislivello
 872 m.)
        <pb n="443" />
        STRADE FERRATE

Nel Trentino si stende una rete ferroviaria della luncshezza
 di 330 km. La linea Verona» Brennero traversa la
provincia percorrendo il fondo della valle dell’Adige; le
altre allacciano le valli laterali e la regione del lago di
Garda con la valle principale. .
Le linee Trento-Malè, Dermulo-Mendola ed Ora-Predazzo
hanno la trazione elettrica; tutte le altre la trazione a vapore.

La rete è composta delle seguenti linee :

scartamento uormale:

scartamento ridotto:

1. Borghetto-Bronzolo (tronco della linea Verona-Brennero).

2. Trento-Tezze (tronco della linea 'Trento-Venezia).
3. Mezzolombardo- Mezzocorona staz.

4. Rovereto -Riva.
5. Trento -Malè,
6. Dermulo-Fondo-Mendola.
!. Ora-Predazzo.
        <pb n="444" />
        7A

FERROVIE CONCESSE ALL’INDUSTRIA PRIVATA
ESERCITE DALLE FERROVIE DELLO STATO
a) in esercizio definitivo

nome del concessionario .

titolo giuridico . . . .

data d’apertura all’esercizio
del primo tronco . . .
data d’apertura all’esercizio
della linea completa . .
lunghezza reale d’esercizio
a semplice binario km.
lunghezza reale d’esercizio
a doppio binario km. .
data d’inizio del servizio
da parte delle ferrovie dello
Stato . aa
data di scadenza della concessione
 . .

tronco
Bronzolo-Borghetto

Soe. delle ferrovie
 Danubio-Sava-Adriatico

concessionario
della costruzione
e dell’esercizio

24-8-1867
20-11-1871

4-11-1918

22-09-1948 |

tronco
Trento-Primolano !)

Soc. priv. della
ferr. della Valsugana
 ( Vienna,

idem

27-4-1896
21-7-1910
67.—

4-11-1918
5-2-1984

Mezzolombardo
S. Michele
(ora Mezzocorona)

Soc. ferrovia
locale
Trento-Malè
concessionario
della
costruzione

5-8-1906

3.—

4-11-1918
18-12-1995

1) è in corso di etudio a cura diretta dello Stato il progetto di massima del tronco della ferrovia
Valsugana-Calceranica-Trento da prolungarsi fino a Mezzocorona,
b) in esercizio provvisorio

OQra-Predazzo I Malè-Trento

nome del concessionario . . . A

titolo giuridico

data d’apertura all’esercizio del primo tronco
data d’apertura all’esercizio della linea completa
 . aa
lunghezza reale d’esercizio a semplice binario
 km. 2. 2a
scartamento . ea a
data d’inizio del servizio da parte delle
ferrovie dello Stato . . . 2 a
data di scadenza della concessione . . .
introiti) . . . 2... &amp;gt; ,
spese!) . .

1-4-1917
50.500
m. 0.760°)
4-11-1918
")
L. 1.309.566
L. 2689953

Soc. ferr. locale
‘Trento-Malè
concessionario
per la
costruzione
14-9-1909
12-10-1909

59.525
mm. 1.000

4-11-1918
18-12-1995
L. 2.916.605
L. 3.785.250

1) riguardano l'esercizio ferroviario 1 luglio 1926 - 30 giugno 1927,
2) la linea costruita dall'autorità militare austriaca durante la guerra, è passata, al termine di
questa, in proprietà dello Stato, cessò col 1 gennaio 1928, di esser esercitata dalle Ferrovie dello Stato
B in dipendenza della convenzione 9 giugno 1927 per la concessione del completamento con trasforma.
rione dello scartamento a un metro, della elettrificazione e dell'esercizio, venne consegnata alla concessionaria
 soc. an. «Ferrovia elettrica val di Fiemme» la quale per la esecuzione dei lavori previsti, ne
sospese l’esercizio a vapore, attuando in sostituzione un servizio automobilistico, La linea completata ed
elettrificata, è stata rinperta all’esercizio il 29 ottobre 1929. La concessione scadrà il 31 dicembre 1963.
        <pb n="445" />
        FERROVIE ESERCITE DALL’INDUSTRIA PRIVATA *

concessionario . .

data di apertura dell’esercizio
 . . .

scadenza della concessione
 .

lunghezza complessiva

Rovereiò-Mori-Arco-Riva
a scartamento ridotto

soc. an. ferrovia
Rovereto-Mori-Arco-Riva

16 - 5 - 1925 *)

‘Q7g

km. 28.540

Dermulo-Fondo-Mendola
a scartamento ridotto

ferrovia elettrica locale
dell’alta Anaunia

2-9 -1909

3h

km. 23.681

sovvenz. governativa:

a) chilometrica .

b) annua . .

7.903

225.548.715

‘) Non si sono potuti avere i dati del movimento complessivo dei viag:
giatori e delle merci.
*) Data di restituzione della linea Mori-Arco-Riva alla società concessionaria
 e di apertura dell’esercizio sul tratto Mori- Rovereto.
        <pb n="446" />
        jnee

inea

Brennero -
Verona

stazioni

Bronzolo
Ora |
Egna - Termeno
Magrè - Cortaccia
3alorno
Mezzolombardo '
Mezzocorona
Lavis
Trento |
Mattarello '
Beseno
Villa Lagarina
Rovereto
Mori I
Serravalle a/A
Ma :
vio _
Borghetto sull’Adige

-otale

TRAFFICO SULLE LINEE GESTITE DAL
traffico viaggiatori
quantità dei viaggiatori partiti | prodotto dei
1° cl. | 22 cl | asl | totale | 1" el | 2° cl I

1umero

lire

175 | 24009
‘49 1277 | 55715
34 s25] 27922
4 116] 17936
341 596 | 24954)
| pi mor
101 211| 10145
3441! 23431 | 309368
101 264| 9960!
21 242| 28222!
57! 504] 104351
1117| 7783 131488.
1180) 3428 | au
5: 80! 10393
% 50 28046
222 | 13029
136 | 7368

24225 |
37141
28284
18056
25584

842 | 4227 I
6810 | 48187
661 | 4776}
35] 1989)
2449 | 9162]

61751 | 12814| 77111)
10366 |  s9| 2210]
336240 250273 |1093073
10234 | 309] 2623
28485 119] 2082-10996
 |  2249| 11761!
40388 | 49803 ! 267672!
17025 43379 ' 150691 ©
‘0437| 22] 542]
28750 | 2715 | 16550}
!3264 432 | 5260!
75101 341| 999 |

]

6435 | 41282 | s11019|

858736 | 373312 [1698915 |

LE FERROVIE DELLO STATO — 1928

traffico merci

viaggiatori partiti
| 32 cl. | totale

quantità spedita
merci
a carro in collet- . I
:ompleto tame in totale
tonnellate

quantità arrivata
merci
be- © ____, be
stiame | a carro | in collet- | . | stiame
' completo tame in totale
|——— a —————— aaa
eapi tonnellate

capi

104943 | 110012]
113738 | 468735
170795 oso
87779 89803
120600] 132211 |
650982 |
59353
4938123
50187
124902
78307 |
1577152
649496
38921 _ i
207551 |  4749| 246 | 49951]
84118 7596 | 1625 | 9221 |
42729|  958| 1011 1059 |

43058 | 278!
25392 | 1082
16785 | 1654!
4135 | 334
6597 | 2428
7473) 6174]
7219| 1461
8989 | 791|
110650 | 22467
1405 | 180
2614| 299
343| 343
24274| 6059
12487 | 1213

43331 11! 2903! 12301 4133]
26474! 61) 8650! 2422) 11072)
184391 721 a4750| 780] s530|
4469 | — 1881 | e 2679
9025 | 3| 2207| 1020) 3227
43647] —  88356| 5006 | 93362
8680 | 1786 | 16466 | 1814] 18280 |
0780) 49) 4259! 590) 4849
133117 | 967| 158235 ' 21567! 179802
1588 —| 107] 278] 1385
2913 53 2262| 441 | 2703!
686 —' 2073| 270 2343
30333! 484) 51098 | 9438 | 605361
13700 | 1048 | 24234| 1745 | 259791
101} 2036 | 757
31! 5656 | 1140
10791 174]

11
8
13

3

561057
-
3594777
47255 |
anna
64297
(259677!
455426 |
38357 |
188286 |
78426
41389

1046
209
4120
73
3990

1876
3143

3193 158
6796 53
1253 —

‘7406587 | 9478814 | 314724 | 467830 | 361454 | 4670 | 377652 | soa70| 427122) 14753
|
        <pb n="447" />
        linee

l’rento-Malè

traffico viaggiatori
quantità dei viaggiatori partiti | prodotto dei
1° cl. 2° el. | 8° cl. | totale | 1° el. | 2° el,

tazioni

numero

lire

Trento-Torre Verde
Gardolo Tram
Lavis Tram |
S. Felice Tram
35. Michele a/A
Grumo
Mezzocorona Tram
Mezzocorona centro
Mezzolombardo
Borghetto
Rocchetta
Ceramica
Moncovo - Denno
Mollaro .
Taio
Dermulo
l'assullo
cles
Mostizzolo
Caldès |
l'erzolas
Malè

1578!
170 |
237!
7

18| 162745 | 164336 | 18410!
70 | 27454 27694! 423!
108° 61447 61792) 857!
9737 9737 e
16056 | 16157 590 |
10810 10811 | 7
27481 27957 5032!
24972 25049 506!
42623 | 42802| 1013!
12482 | 12494 32°
7066 | 7073 70
5697 | 5798 | 538°
13303 | ss12 6
11877 11910 | 149]
17896 | 17411 228|
36494 | 36766 | 3941)
9433 | 9470 | 113]
s7030| 47301 | 2790)
11595 11615: 229)
3690 3690 se
1490 ico si
16 | 23970 24290 | 4757°

27!
199°
331 |

|
50 |

176
77°
69 |
&amp;amp;
6
101 1
21
16
15)
253 |

30
12

66

1161 |
51 |
818)

18

25°

2C

2111

304

:otale | 3779

328 | 584848

588955 | 39691 4890

-affico merci

viaggiatori partiti
3° cl. | totale

quantità spedita quantità arrivata
merci | merci
O 1:
a carro | in eollet. a | stiame | a carro | in collet- |.
completo | tame in totale Le tame in totale
tonnellate tonnellate

capi

655788 | 674225!
36325 36947 |
109847 | 111035
19037 19037
38655 39295 ‘
21181 21188
91076 96108 |
61035 61541 |
142984 | 144057|
31092! 31136
19516 | 19590!
17371 17909!
36656 36662 |
35682 35897
54855 55083 |
153760 | 158862
28451 28615 |
159875 | 163483 |
36640 | 36869:
10922| 10922
4481 | 4481
146458. 153326

7

52
121

.30
160

276

28
332

304
332

30

400
1645 |
14365 |

180

RA

267

418

ARA

1436
2277

3081
16642

6129 |
88356 |

4517 !

10646

5006

93362

72
288
2089| 165 2254
1524’ 736 2260
4071 320 4391
2122 20 2142
3019 | 477° 3496
256 | 190 446
326 78 404
426 82 508
122 134 557

275 |
1538 |

347
1826

284) 490
4129] 241

724
4370
10380
1296€
6312
2349
6220
2604
418
419
1590

9618 | 762
7267 | 5702!
4389 | 1923 |
2122| 227
4693 | 1527
2134|  470|
267! 151
2651 1540
12621 328

1911687)

1956268 | 32595 | ge20 | 39224 |

| 181408| 22276

153684

be-|
 stiame

capi
        <pb n="448" />
        traffico viaggiatori
quantità dei viaggiatori partiti | prodotto dei
12h | 2° e l tel. | totale ‘1° el 2h,

traffico merci

viaggiatori partiti
3% cl | totale

quantità spedita

quantità arrivata

1nee

stazioni

merci merci
Gr rr aa eri 1 be- bea
 carro in collet- . stiame | a carro | in collet- | . stiame
completo | tame | in totale completo tame in totale
tonnellate capi tonnellate

numero

lire

20104] 2477|  93| 2570)
10131|  1693| 105 | 1798
340034 | 5380 | 452.  5832'
106418 | 18533 186 | 18719!
280039 | 1844 | 1611 2005]

capi

Villazzano
Roncogno
Pergine
Caldonazzo
Levico
Roncegno - Bagni -
Maxrter
Borgo Valsugana
Castelnuovo in Vals. —
Strigno 41!
Grigno | 19!
Tezze

105 | 4289|
1 9|  3567|
104| 1113 | 74201 |
23 260 | 20294 |
217| 1847 | 31126

4396 |
3577 |
75418 |
20577 |
33190 |

165 | 2109
3 39
2033 | 15487
163 | 2514
9878 | 50300 |

17830
10089
322514
103741
219861 |

iinea
della
Valsugana

264
ge 2 2
183| 7120| 1075 |  8si95°
6| 1529| 579 2108 |
—1 1977 880! 2857

192 |

72

685
82
61

© 487 1000
249| 1115 | 36007

17182 |
37371 |
18329 |
10151

4650 |
4167 |

11951
22111

93 | sso) —' 242 110 352
751 | 8336 | 270] 11925 | 1450| 13375
| — — 570) —| 670
71 | 3022]  275| 29121 986| 3898
513 3480 57) 831' 200 1031
- —! 121 - 121 |
1260141 | 1399276 | 46746 | 2425 | 4917 | 791 | 27519| 5354| 32873 | 1034

412)
55

17876
10077

co 12085
148 712)

totale 145) 5403 | 214043 | 220191 | 21827 | 117808 |

RIEPILOG

ri

traffico viaggiatori
quantità dei viaggiatori partiti | prodotto dei viaggiatori partiti
1° el. I 22 cl. | 3 cl. | totale 1° el. | 2° cl. | | 3° cl. | totale

traffico merci

quantità spedita quantità arrivata
merci be- i merci __ bea
 carro | in collet- | _ i | a carro ‘ in collet- stiame
com pleto tame in totale | Stlame completo ’ tame in totale !
- eroi iiiiizzioaioaaa Se ni patemi iii i
tonnellate capi tonnellate

linee

capi
6435 | 41282 s11019| 858736 | 373312 |1698915 7406587 | 9478814 | 314724! 46730 stase) 4670 | 377652! 49470 | 427122 | 14753
3779 328 | 584848 | 588955 | 39691 4890 1911687 1956268 | 32595 | 6629 | 39224 — | 131408 | 22276 ! 153684 —
745 5403 | 214043 | 220191 | 21827 | 117308 1260141 1399276 | 46746 | 2425 | 49171 791 | 27519 5354 | 32873 1034
10959 | 47013 |1609910 | 1667882 | 434830 l1821113 10578415] 12834358 | 394065 | 55784 | 449849 | 5461 | 536579 | 77100 | 613679 | 15787

numero

lire

tronco Bronzolo - Borghetto
Trento - Malè
tronco Trento - Primolano

totale generale
        <pb n="449" />
        Ia

Traffico ferroviario di alcune merci nel 1929.
VINO

arrivi da stazioni

spedizioni a stazioni

stazioni

della di altre
pro- }; provincia
 | vincie

dell’ estero


totale

della
provincia


di altre . dell’e
pro tero
vincip 1”

totale

della
Verona-Brennero :
Borghetto . . . .
Avio a
Ala .
Serravalle . . .
Mori . »
Rovereto . . .
Villa Lagarina
Beseno . . . .
Mattarello . .
Trento...
Lavis . € è
Mezzocorona . . .
Salorno . . z
Magrè . . .
Egna .
Ora .
Bronzolo . i
totale g.li

421
820
44

928
23462
783

1029
24282
827)
3604
10240
162
1545.
305
2946€
5911
—|  523C
—| 205
621| 4122].
23) 3648
7755)
1l 1646!

59:
i

1430! 530] 331] 2291
19638 24880) 3058] 47576
399, 1184] 6) 1589
68 3 | 9
627 2825|  603| 4055
7517 3508 1076] 12096
716, 53: | 1249
224° 2755) 317) 5319
308; 4087] 114) 7288
337€ 85861 9871] 21833
165: 9206’ 10649) 21508
3078 14367 17618] 35063
1546 6827] 3805) 12178
756! 11728] 5992) 18476
436 7100 40501) 48037
61 1126| 604 1791
217|_1061| 459) 1737
46785!/100256] 95004|/242045

34€ 3248
2711 7529
17 145
80! 1465!
118 185,
12295! 17057
703) 5208
668| 4571]
137| 1068;
298) 503]
1978! ‘1641
6461) 1293,
1113! 539!
278311 6961.

RR} QI:

della Valsugana:
Villazzano . .
Pergine . . .
Caldonazzo . . . .
Levico .
Roncegno . . . .
Borgo
Strigno se
Grigno . .
totale q.li
della Trento-Malè:
Trento. .
Gardolo . . .
Lavis .
S. Michele
Mezzocorona . . .
Mezzolombardo . .
Rocchetta . .
Ceramica .
Mollaro . .
Taio. . .
Dermulo .
Tassullo .
Cles . . . .
Mostizzolo .
Caldes . . .
Terzolas . .
Malè

6 3
464| 223
683] 1226
470) 462
308) 185
di 206)
917) 776
40 65
4111} 4994:

687)
1909
932
493)
3277)
1693
10°

— 188 — 188
29] 334 27) 390
22 32 — 54
63 22 — 85
113 31 21 146
75) 208 1 284
6 64 3 108
19 10 2 41
1296

9105

357|

898,

477
10
139)
36
88!
2737)
87
126
530 &amp;gt;
329 10
4571 155
61 78
2898! 549
2290 62
70° —
743 —
9354] 6 MIO, 103 103
| 25185] 7187! —| 32372 16456| 11893] 16406] 44755
Annotazione: Sono omesse nelle tabelle le stazioni nelle quali non è avvenuto
alcun trasporto della merce ivi trattata.

2823]
2707
663
1987
7133
19"

2823
2707
663
1984
35410
200
        <pb n="450" />
        485

stazioni

della
Verona-Brennero :
Borghetto . . .
Avio cs.
Ala a
Rovereto. . . . .
Villa Lagarina . .
Beseno . . .
Mattarello . . . .
Treoto .
Lavis .
Mezzocorona . . .
Salorno . . 0.
Magrè . vs.
Egna . . a.
Ora...
Bronzolo . . .
totale q.li

della Valsugana:
Villazzano . . . .
Borgo
totale q.li

MOSTO E UVA PIGIATA
arrivi da stazioni

spedizioni a stazioni

1 della ‘di altre | dell’ epro
 Pro” | stero
viucia | vincie

tatale

della
proviocia


di altre | dell’e- | totale
pro" | stero
vincie

o 142
(081| 5476
209

1089
3557]
303}
120

281
47
245

585

11
1941
47
305
258
6482
5988
2900
3244
5919
4097
2133
6356
182
19066| 39863

94
130

60
258
234:
3148
5:
130€
101
27
SE

387
584

1473
2404

34

021
4

491

ii
rr

20) 116
PZ
3309| 6914]

I

1022:

5829| 14968

109
409]

109
409)

89

189
| 189

189!

della Trento-Malè :

Trento. .
Gardolo . . . . .
Lavis . . ..V.
S. Michele .
Mezzocorona . . .
Mezzolombardo . .
Ceramica . . ..
Taio.
Dermulo , , .
Cles. .
Mostizzolo . . . .
Caldes . .
Terzolas . .
Malè . .

totale q.li

353
367
7.
44
101
22
25!
103!
18

7031]

2555)

703

]

353
A70
"£

é
10)j

)
Yz

ro

QGRE

305!
59
215
736
559

2222|

344| 3489

2480

305
59
215
736
4392
&amp;amp;

6054
        <pb n="451" />
        186

UVA DA TAVOLA

3tazioni

arrivi da stazioni
della | di altre | 3 ell’e- | totale
pros | pro- stero
vincia | vincie

spedizioni a stazioni

della + di altre } dell’ e.
pros peo stero
vincia | vincie

totale

della
Verona-Brennero :

Borghetto . . . .
Avio
Ala . . o
Serravalle . ;
Mori .
Rovereto. . . ,
Villa Lagarina . .
Beseno . . . ;
Mattarello . . . .
Trento. . .
Lavis . a
Mezzocorona . . .
Salorno . . 0.
Magrè . .
Egna .
Ora... ti
Bronzolo . .

192
a

2706

R/

790)
36

1248)
4
sel
151!
&amp;lt;

2
10

totale q.li

3628| 2290]

della Valsugana:
Pergine . . . a
Caldonazzo, . . .
Levico. .
Borgo . .
Strigno
totale q.li

267
-
810] cl

792, 1146 1605)
6, 2| 838
A 2 602
2714 6| 1778
gal 257
62

198!

3009
240

53 657
8470 10254
578! 116] 951
301 11, 312
1409 622| 2093
39: 7000) 7394
340 10] 350
385| 1| 387
3 2 5
—)] 1309! 103] 1412
- 268 42 310
67) 1992|  656| 2715
1543| 11867] 17284] 30694

2038
gui
151]
&amp;amp;°

| 591

269
8131

9

55
63
30

196] 251
seri 63
— 39

i ia 166) SG

della Trento-Malè:

Trento. . ,
Gardolo . . . a.
Lavis
S. Michele . . . .
Mezzocorona . . .
Mezzolombardo . .
Taio. .
Dermulo . . . a.
Mostizzolo . . . .
Cles . . .
Terzolas . . . ;
Malè . .
totale q.li

5
159
4
136
7
17
24

354]

7

159
is
1
1
24 i
—| 354] 124] 132)

ei
uni

75
3
21
5
11
141
—| 256
        <pb n="452" />
        187

ALTRE FRUTTA*)
arrivi da stazioni

spedizioni a stazioni

stazioni

della di altre dell’ epro:
 pro. stero
vincia | vincie

totale

della | di altre
pro- provincia
 1 vincie

dell’ estero


1 totale

della
Verona-Brennero:
Borghetto . . . .
Avio . ae
Ala .
Serravalle . . . .
Mori .
Rovereto . . . . .
Villa Lagarina . .
Beseno a
Mattarello . . . .
Trento. . . .
Lavis . a
Mezzocorona . . .
Salorno .
Magrè . .
Egna . . e
Ora e. Ea
Bronzolo, . . . .
totale q.li

299]
7
14 41
331| 3551
—_ 25
11 12!
5 2
425! 7517}
3 2
29) 244:
111 4°
— 17
76 97
114 83!
426] 408
1603] 12319]

2
16|
(401

31
{47
55)
3883
25
23!
7 sei
7942) 742
5) 27
273 e
20) 275
121 ‘1
173) 44
197 5
834 -

11
104
1
51| 188
825| 1824)
il 70
il 12

62) 74
8 114
1
1
1693
3563
- 71
55] 68
387) 393
29989! 13821
2553| 2914
3130] 4834
6480! 8237
267 285
2212| 4231
‘14l 3674
2437) 2989
54922] 76963

-

130%
334
168:
1487
&amp;gt;
e

FAC

1] 1392:

15021 2055:

della Valsugana:
Villazzano . .
Roncogno . . .
Pergine . . . .
Caldonazzo . , . .
Levico . . .
Roncegno . . , .
Borgo .
Strigno e
Grigno. .
totale q.li

271 181
14 14,
64| 63
3 i
152] 368
566; 36
1 8
10711 508

4)

64

28.
28
127
4i
520}
602
O

61; 5015
72 510
12 54
59
112] 920
201 ‘46

4008!
3
10

1
9084
585
66
59
1072
459

1579!

522] 6735)  4133| 11390

della Trento-Malè:
Treuto . . .
Gardolo . . . . -
Lavis a
S. Michele . . . .
Mezzocorona . . .
Mezzolombardo . .
Rocchetta . . . .
Ceramica . ,..
Mollaro . .
Taio. . .
Dermulo .
Tassullo .
Caldes. . .
Mostizzolo . . .
Cles...
Terzolas . . ,
Malè ,. . .

2333:
3E
25
58)
15414

2333 1625
E 3
3 | 166
25 11
58! 6.
15764! 545
1
27)
18)
8g

—i
i
ii

1625
3
166
11
60
30568
i

250|

26482]

3541

12
58
385
2010
3003
1013
1094
9723
450
SE __ 995
totale q.li | 19774| 442] —| 20217] 190571 2°782| 35:4| 51183
1) vi sono comprese le mele, le pere, le pesche, le ciliege e le altre
frutta, ad eccezione dell’uva da tavola.
        <pb n="453" />
        188

stazioni

LEGNA DA ARDERE
arrivi da Paso

della di altre
pro- provincia
 | vincie

dell’estero


totale

spedizioni a stazioni

della
provincia


di altre
provincie


dell’estero


totale

della
Verona-Brennero:

Borghetto . . . .
Avio e
Ala .
Serravalle è ma
Mori
Rovereto. . . . .
Villa Lagarina . .
Beseno . . . a
Mattarello . . . .
Trento. . .
Lavis .
Mezzocorona . . .
Salorno . . .
Magrè . . . .
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NB. - Nella voce farina“ sono comprese la farina gialla, la bianca, la crusca,
il cruschello. il semolino e la farinetta.
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‘) porfido da Bronzolo e pietrame da Mori stesso {Mori raccordo).
!) porfido da Rronzolo e quarzo da Borgo e da Modane.
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        INDICE

PARTE PRIMA

Posizione geografica e configurazione fisica
Monti . ; À .
Acque . e . . ;
Clima . . i i O

Configurazione amministrativa e demografica
Configurazione amministrativa
Configurazione demografica

pag. 9
» 13
NI 1 7

19
25

PARTE SECONDA

Agricoltura
Catasto agrario
Colture agrarie
Bosco + *
Pascolo alpino . .
Allevamento del bestiame
Caseifici . . . :
Animali da cortile . .
Apicoltura  . : ;
Coltura del baco da seta
Coltura. della vite . ‘
Coltura delle frutta
Colture erbacee da vicenda
Piante aromatico - medicinali.
Funghi . è .
Caccia . . . .
Pescicoltura e acquicoltura
Istituzioni per l’agricoltura
Usi civici a + . . . .
Superficie e produzione agraria nel 1929

45
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        498

Industrie
Passato dell’industria trentina .
Classificazione delle aziende industriali
Industria mineraria .
Acque minerali  . è
Industrie metallurgiche .
Industria del legno ed affini
Industria delle costruzioni
[Industrie chimiche i
[Industrie alimentari
[nduestria del tabacco
Industrie tessili #
[ndustria del vestiario
Industria delle pelli, cuoi
Industria della carta e industrie poligrafiche
[ndustria idroelettrica

Industria turistica. . .

Commercio . .
Classificazione delle aziende commercial:
Condizioni del mercato . . ‘
Prezzi delle merci nel triennio .
Indici del costo della vita a Trento
Fiere e mercati . .

Registro delle ditte .

Cooperazione
Credito
Istituti di Credito .
Danni di guerra al credito e al risparmio
Fallimenti ”
Protesti cambiari

Tributi
Tributi statali.
Tributi comunali
Tributi provinciali
Tributi consigliari .
Sovrimposta fluviale
Esazione dei tributi

Lavoro
Organizzazione corporativa :
Consiglio provinciale dell’economia
Organizzazione della produzione
Comitato provinciale intersindacale
Magistratura del lavoro . .

pag. 118
» 122
128
142
146
149
161
163
164
173
174
179
181
» 184
186

. 196

206
208
214
231
235
236

240

. 244

259
277
» 285
. 286

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305
» 324
325
» 326
327

331
334
350
5 350
        <pb n="464" />
        499

Salari. .
Mercato del lavoro
Emigrazione . .
Mercato degli alloggi

Previdenza e assistenza sociale
Previdenza obbligatoria :
Assicurazioni sociali
Previdenza non obbligatoria :
Assicurazione contro gli incendi e sulla vita .
Mutua assicurazione bestiame .

Istruzione professionale
[Istruzione commerciale
Istruzione industriale
[struzione agraria .

Lavori pubblici
Lavori del Genio civile . .
Lavori del R. Magistrato alle acque
Lavori di bonifica montana . . .
Lavori dell’ Ufficio tecnico della provincia
Lavori dei Consorzi atesini .

Riparazione dei danni della guerra

Mezzi di comunicazione
Strade. .
Comunicazioni postali, telegrafiche e telefoniche
Navigazione sul lago di Garda , ;
Movimento automobilistico. .
Trasporti aerei _ . : . ;
Funivie . . « : :
Strade ferrate . ; . .
Traffico ferroviario di alcune merci nel 1929

pag. 351
» 356
» 360
. 376

1

378

395
398

402
406
415

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» 418
» 419
.» 421
» 431
» 433

4235

445
458
466
466
474
474
475
484

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        <pb n="465" />
        ANNOTAZIONI E CORREZIONI

pag. 16 ultima riga: ,,circi'° va corretto in circhi"
pagg. 25 e segg.: Secondo il calcolo fatto sulla base dei risultati del censimento del 21 aprile 1931, la popolazione
 residente nella provincia avrebbe raggiunto al 31 dicembre 1929 un ammontare di 405,704
abitanti. Seguendo lo stesso procedimento, la popolazione dei 5 comuni maggiori alla stessa data risulta :
Trento 56.752
Rovereto 20.452
Riva 12.533
Pergine 10.978
Borgo 9.814
La discordanza di questi dati da quelli della presente pubblicazione si spiega col fatto che il
-alcolo della popolazione veniva effettuato dai comuni, fino a quasi tutto il 1930, sui risultati del
censimento 1921, senza tenere conto delle variazioni dipendenti dal movimento migratorio nei singoli
anni: di parecchie migliaia di emigrati è mancata la cancellazione. Solo negli ultimi mesi del 1930, in
previsione del nuovo censimento, i comuni hanna provveduto a rivedere ed aggiornare i registri della
popolazione.
pag. 52: Le cifre massime e minime, indicate per la distribuzione delle acque per irrigazione, vanno sostituite
con le seguenti medie per ettaro:
val d'Adige . . 4.45 1/sec.
val di Non. } 170,
val di Sole.
zona della Sarca 5.50,
Valsugana. . 6.
Nella intestazione della terza colonna della tabella va abolita la indicazione di !/see.
pag. 72 ultima riga: La cifra ,,10'° va corretta in 0.10.
pag. 77: Secondo i dati rilevati dall'Istituto centrale di statistica a mezzo della Cattedra ambulante di agricoltura
 e pubblicati nel Bollettino mensile di statistica agraria e forestale dell'Istituto stesso, la superficie
destinata alla coltivazione della vite ammonta a ettari 3016 di superficie coltivata a vite in coltura specializzata,
 e ad ettari 19.702 in coltura promiscua.
pag. 93+* L'Istituto centrale di statistica ha pubblicato nel Bollettino mensile di statistica agraria e forestale dell'agosto
 1931 i seguenti dati sul consumo dei concimi chimici dell’anno 1929, dati che si differenziano
leggermente da quelli della relazione e che ad essi vanno sostituiti :
perfosfati ; # . . qli 84,582
fosfati macinati per uso agricolo 50
scorie Thomas ; . 4,082
solfato ammonico  . 9,478
csaleciocianamide 500
nitrato ammonico diluito . 2,200
solfo-nitrato ammonico  - 100
nitrato di calcio. a 1,243
nitrato di soda ; 11,00C
rali notassici . 11.345
        <pb n="466" />
        pag.. 117 : Il Bollettino anzidetto ha pubblicato i seguenti dati sulle superfici coltivate e sulle produzioni nel 1929:
superficie ett. produz. agli
40.400

segala . . .
uva - coltura promiscua
uva - coltura specializzata agri
mele , . ; 32,200
pesche, prugne, albicocche, 12.500
castagne . i * . 29,100
ulivi a coltura specializzata 6.300
patate . . 133.080
ortaggi di grande coltura &amp;amp;A0_650
pomodori negli orti stabili 12,200
prati artificiali . e 224.000
erbai . . ; 121,200
prati naturali asciutti . 801.030
prati naturali irrigui . E ; 730.500
pascoli permanenti. . 659.600
produzione accessoria di foraggi - —.— 984,100
pag. 122: Secondo i risultati del censimento industriale e commerciale del 15 ottobre 1927 alcuni dati della
presente pubblicazione vanno precisati come segue:
Industrie dei trasporti e delle comunicazioni: 936 esercizi con 4002 addetti.
pag. 208 : Alberghi, trattorie, caffè: esercizi 2382 con 4476 addetti. Spettacoli pubblici: esercizi 31 con 81 addetti.
pagg. 211-212: Credito, cambio e assicurazione, colonna 8): 283 addetti; alberghi, trattorie e caffé (celonna 1}:
1192, (colonna 3): 1073, (colonna 4): 2611, (colonna 13): 2382, {colonna 14): 4476.
Spettacoli pubblici, (colonna 1): 13, (colonna 2}: 10, (colonna 3): 16, (colonna 4): 55, (colonna
 13): 31, (colonna 14}: 81.
pag. 262 terz'ultima riga: ,,venirono' va corretto in ,,venivano‘.
pag. 340: Il gettito dei contributi sindacali a carico dei datori di lavoro dell’ industria sì è potuto conoscere
soltanto nel corso di stampa del volume. Per questo s’indica qui:
1927 lire 224.314
1928 »» 245.689
1629 219.614
pagg. 360 e segg. : I dati relativi all'emigrazione per l'estero differiscono da quelli ufficiali dell' Istituto centrale
di statistica in quanto questi ultimi corrispondono alle cancellazioni anagrafiche segnalate nei comuni,
mentre i dati della presente pubblicazione sono stati desunti dai passaporti dei lavoratori. rilasciati
dalla R. Questura.

109, gRa
        <pb n="467" />
        La
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