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Grandissima, ad esempio, la differenza tra la Calabria, che si può dire una gran
montagna ed è ricca di acque pur disordinate, e la Puglia piana e siticulosa, ove, nei
cinquant’anni di unità patria, si è realizzata la meravigliosa trasformazione del Tavoliere
 alla cerealicultura e l’impianto di un vero &lt; mare di vigne &gt;, e, dopo il progresso
agricolo, si è iniziata la industrializzazione di alcuni centri. Lavoro principe è l’acquedotto
 ; e se occorrono bonitiche litoranee ed irrigazioni, i problemi son tecnicamente
ed economicamente diversi che in Calabria; mentre dall’attivo commercio pur tra varie
crisi rifiorente trae impulso lo sviluppo dei porti, che dal riaperto mercato balcanico
attendon nuove speranze.
La Calabria si differenzia anche dalla sorella Basilicata; e, pur quando si studiarono
insieme, se ne misero in luce le differenze; giacchè Calabria è vecchia terra di graniti
 fra terre giovani dominate dall’ &lt; infausta argilla &gt;», e ben diversa è la dovizia idrica
delle due regioni. Non va dimenticato, poi, che la Calabria, sebbene anch’essa povera
di piane, ne ha di maggiori sulle sue costiere; ed alcune son veri giardini; anzi una
gran zona del reggino è, malgrado il terremoto, progreditissima, e bastano i dati ad
essa relativi ad alterare quelli, spesso citati complessivamente per regione, della Calabria
 di fronte ad altre terre.
In realtà (ecco una seconda considerazione da tener presente) meglio che la Calabria,
 esistono, come nell'antico regime, le Calabrie, divise in bacini di comunicazioni
 difficili e di fisonomia diversa. E l’attività dei lavori pubblici deve adattarsi alla
concreta configurazione dei bisogni, che variano da luogo a luogo, ad esempio dall’uno
all’altro versante marittimo, oppure dalle coste fiorenti di agrumi ed olivi alle piane
ancora acquitrinose od alle alteterre della Sila.
È da avvertire che quando gli studiosi parlano di « problema Calabrese &gt; in
generale arrivano, anche senza volerlo, ad identificarlo con quello delle zone calapresi
 montuose e dei loro immediati giacimenti. Questo problema della montagna non
è solo delle terre meridionali, ma dell’Italia tutta. Difatti ovunque è montagna, si presentano
 caratteristiche economiche e sociali comuni; e, come vide, nella sua grande
onestà di studioso, l’on. Fortunato, e mostrò l’on. Dal Verme, vi sono plaghe di alta
Liguria ed Emilia che, a poca distanza da Genova € dalle valli del Po, ossia da scali
e terre fra le più ricche del mondo, formano veri lembi di Basilicata e Calabria ; mentre,
per nostra fortuna, non mancano nel cuore del Mezzogiorno vaste zone che nulla
hanno da invidiare a provincie del Nord. Tutto ciò non diminuisce affatto la sostanza
e la portata della questione meridionale, che abbraccia le regioni al di sotto del Lazio
e non basa solo sugli innegabili fattori economici, che le differenziano dalle altre terre
italiane, ma altresì sulla comunanza di elementi storici ed etici che le hanno fuse insieme.
È in ogni modo opportuno (e giova alla stessa comprensione interna del problema del
Mezzogiorno) tener presente che accanto alle questioni di latitudine, vi sono quelle
di altitudine.