ciano i privati e gli enti locali, ne viene, sillogisticamente, che (come stabiliscon le leggi
speciali) è lo Stato che in tutti quei casi vi deve pensare. Tanto è vera questa indeclinabile
 necessità, che alcuni stessi autorevoli scrittori, i quali più dubitano dell’efficacia
delle pubbliche opere, lamentano l’ineseguimento, ad esempio, degli edifici scolastici e
di lavori ancora comunali e, senza avvertirlo, piegano verso l’azione diretta dello Stato.
In questi ultimi anni — e la questione è stata posta prima di tutto nel Mezzogiorno
 (come era veramente giusto e necessario) —- si è insistito assai sul riassetto idroiorestale
 delle pendici dirupate e nude dell’italico Appennino. Una politica energica di
boschi ed acque è ormai la parola d’ordine delle leggi recenti, che hanno saviamente
spostato il pernio dell’attività idraulica dal piano al monte; e, se debbono attuarsi ancora,
 hanno almeno indicato il buon cammino. Ma anche qui non bisogna credere che
il rimboschimento sia la sola cura efficace, e basti senz'altro alla rinascita calabrese ; come
è pure equo non attribuire unicamente a follia e cuor leggero dei nostri vecchi lo sperpero
 del loro ricco patrimonio boschivo ; mentre la denudazione dell’Appennino, anche
nel Mezzodì, è opera di secoli, fe non risale tutta ai primi decennî dell’unità. Del
resto, attorno al 60, oltre alle dominanti correnti liberiste, era seria, e scientificamente
 sostenuta, e ricordata in documenti ufficiali, la opinione che gli svincoli ed
i diradamenti di boschi non fosser nocivi al regime idrico; e Îosse invece urgen-‘issimo
 e doveroso l’estendere la coltura del grano, dovunque. Avrà agito, come determinante
 inconscia di questa opinione, il bisogno e la spinta a lucrare l’immediata vendita
 dei legnami, a godersi tutto in una volta il capitale: ma non fu capriccio di legislatori
 che favorì il disboscamento ; sibbene loro adattamento ad idee correnti e che
avevano periino una specie di suggello scientifico.
Oggi, più giustamente, si giudicano le cose in modo diverso; e si comprende
la grande utilità delle foreste per agevolare l’ assorbimento delle acque con larga
superficie d'infiltrazione, e per attutire il dilagamento e l’ erosione delle pendici; non
dimenticando tuttavia che vi possono essere casi in cui l’azione boschiva con l’arrestare
 il deflusso più rapido delle acque piovane riesce dannosa; e non dimenticando
 altresì che, più della corteccia boschiva, importa pel regime idrico la costituzione
 geologica dei terreni. La ricostituzione delle selve sulle giogaie appenniniche
 è da porsi in prima linea ; ma, anche compiuta, non si sarà senz’altro risanato il
regime idraulico ed occorreranno altri e costosissimi lavori, che, insieme alla restaurazione
 boschiva, richiederanno l’opera di più generazioni. Il bosco non riescirà poi in
tutti i casi, dal punto di vista del reddito, quel magnifico aîfare di cui si è talvolta
parlato ; ed il prof. Valenti ha dimostrato che, se il bosco.è necessario, resta sempre
come intrapresa agraria un male necessario. Nè, purtroppo, sarà facile passare dai
progetti alla loro realizzazione, senza dover combattere opposizioni fierissime, basate
su consuetudini secolari, e risolvere problemi di organizzazione tecnica ed amministrativa,
 che hanno finora impedito di far del cammino. Tutto ciò, è inutile dirlo, non toglie