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getti ai pesi pubblici, cittadini d’Italia; ed il sacrificio finanziario s'impone, anche fuor
del quadro rigido di una valutazione di tornaconto, che va in ogni modo riferita ai
vantaggi delle generazioni venture, che lo Stato nella sua immanenza rappresenta. Pertanto,
 se van cercate le soluzioni più proporzionate e meno dispendiose, la necessità
della via di comunicazione non può intrinsecamente essere discussa e attenuata.
Non deve quindi dolere, se, dall’esame delle ciîre e delle carte unite al presente
volume, risulta che dagli albori dell’unità d’Italia ad oggi qualcosa, per la viabilità caiabrese,
 si è fatto. Chi ricerchi nel Bianchini, nel Dias, -nella relazione del genio civile
di Napoli del 1861 e nelle altre scarse fonti, quali opere di viabilità fossero compiute
sotto l’ antico regime, trova, per la Calabria, pressochè il nulla. Nello Stato delle due Sicilie
Calabrie e Basilicata, più montuose, furono quasi abbandonate; e non può non destare
un senso di contorto (malgrado i mali delle odierne condizioni) il confronto fra il tenor
di vita di oggi e quello stagnante di cinquant’anni fa, con le piccole economie chiuse, e
le genti autossitiche prive di ogni contatto con la vera esistenza civile. Qualcuno che
ama ricordare il &lt; benessere di quei tempi &gt;, ove benessere può intendersi solo come
assenza degli stimoli e dei bisogni della collettività civile, è vero lodatore ad ogni costo
di tempi passati. Meglio ogni squilibrio, se anco prodotto dai pesi e dall’impulso del
nuovo regime, del torpore d’allora, giacchè dallo squilibrio si esce per far capo a stati
progressivi, ed, in fondo, tutti gli avanzamenti a gradi maggiori di civiltà son segnati
da penosi passaggi.
Si calcola che, quando si iniziò il Regno italiano, la proporzione che per l’Italia
del nord era di ‘/, chilometro di strade per ogni chilometro quadrato di superficie, scendeva
 ad ‘lio di chilometro per l’Italia meridionale e ad 1/,, per la Calabria. Leggendo
gli scritti dello Jacini e del De Vincenzi, che sono i migliori documenti sullo sviluppo
dei lavori pubblici nei primi anni di italica unità, anni vibranti di fede e di azione, si
avverte che quegli spiriti eletti avevano il senso e la coscienza della priorità da concedersi
 al Mezzogiorno per le opere stradali, assolutamente indispensabili ; ma il peso morto
e l’eredità del passato (con la mancanza di amministrazioni locali intraprendenti, e con
i deficenti organi governativi di ingegneria) e la stessa condizione della sicurezza pubblica,
 col perdurante brigantaggio, impedirono uno sviluppo vigoroso di strade a sollievo
 dell’economia calabrese. D’altro lato la legislazione sulle rotabili, nei primi anni
del regime unitario, si era foggiata sulle meglio note condizioni ed esigenze delle regioni
 per prime entrate nella nuova compagine statale; e la legge organica del 1865,
basando per la maggior parte delle vie sull’iniziativa ed opera degli enti locali, veniva
a porre in condizione di netta inferiorità il Mezzogiorno, dove essi enti non han strutlura
 tecnica e finanziaria capace alla bisogna.
Dovettero venir nuovi provvedimenti, che surrogarono, anche per molte provinciali,
la azione dello Stato a quella delle provincie; mentre per le comunali si ricorse all’ardito,
 vastissimo e molto complicato congegno delle obbligatorie. Erano quelli vera-