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mente gli anni di fede! L’on. Chimirri mostrò che quel congegno, in terre di aspra e
difficile natura ove le strade richieggono opere d’arte ingenti e ad alti costi per raggiungere
 i paesi sparsi sulle giogaie, si risolse in aggravi e danni alle stremate finanze
locali, Ma opere notevoli tuttavia si fecero, specialmente dallo Stato e dalle provincie,
in quella prima fase della viabilità italiana che va dal 1860 al 1890 ed è fase, per il
complesso della nazione, di assai coraggiosa iniziativa, di avviamento ad un programma
vastissimo, e di spesa veramente ingente.
Sopraggiunse per la Calabria e per l’Italia tutta men lieto periodo, quando, per l’ora
grigia che attraversarono le finanze dello Stato, fu, attorno al 1890, dimidiato il bilancio
dei lavori pubblici; e per le strade venne ridotta l’esecuzione delle provinciali, messo
con la legge del 1894 il punto fermo alle comunali obbligatorie, e diminuita in genere
ogni forma di attività costruttrice. Mentre i pagamenti complessivi sul bilancio del Ministero
 dei lavori pubblici (che nell’87-88 avevano raggiunto la cifra massima di 315 milioni)
 scendevano a 199 nell’89-90 ; sotto i 100 nel 94-95; e sino a 81 milioni nel 98-99 —
la qual cifra è finora la più bassa di tutti gli esercizi passati — i pagamenti per sistemazioni
 e migliorie stradali dai 2 milioni e mezzo, toccati nel 1878, declinavano rapidamente
 a 40 mila lire nell’88-89, mentre quelli per nuove costruzioni che nell’87-88
erano saliti a 16 milioni, scendevano e si consolidavano attorno ai 5 o 6 milioni annui
dopo il 95-96. La riduzione fu proporzionale nelle Calabrie, ma, per le peggiori condizioni
 della loro viabilità, più sentito e grave riuscì il danno di così "sensibile arresto
della politica di lavoro.
La ripresa si verificò in una terza fase, e con varie tappe, quando le distrette Îinanziarie
 eransi superate e concesso più largo respiro all’economia del paese. Fu riaperto
 il libro delle nazionali; spinte avanti le provinciali; e per le minori vie, le comunali,
 la ripresa avvenne, lasciando sepolto definitivamente il macchinario delle obbligatorie
 e ricorrendo e configurando alcune nuove categorie di speciale importanza.
La legge del 1903 sulle strade d’accesso alle stazioni; i sussidi largiti da una legge
del 1904 per le riparazioni stradali contro frane ed alluvioni; ed in generale l’estensione
 data ai sussidi straordinari dell’art. 321 della legge del 1865, rappresentano i canali
 attraverso a cui la rinnovata attività stradale si fece valere. Specialmente attraverso
alla figura delle vie d’accesso alle stazioni si fece passare un'infinità di miglioramenti
di comunicazione, sforzando se non la lettera lo spirito della legge, onde venne, per
reazione, un restringimento di freni ed un rigore restrittivo d’ interpretazione da parte
della Corte dei Ccnti. Di questa terza fase di legislazione generale sulla viabilità (che è
ancora un po’ frammentaria ed ha bisogno di sintesi integratrice), la nostra Calabria
si sarebbe certamente avvantaggiata, ma occorreva, e giunse, ancor più intensa e specifica
 cura.
Quando il terremoto del 1905 svegliò l’attenzione italiana e promosse le leggi speciali,
la Calabria aveva in esercizio, complessivamente, circa 4.400 chilometri di strade car-