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isolati, si imporrà l’allacciamento delle maggiori frazioni; vale a dire si riprodurrà,
meno frammentariamente delle norme emanate dal 1903 in poi, il problema delle
vecchie comunali obbligatorie.
La Commissione d’inchiesta pei contadini del Mezzogiorno ha autorevolmente suggerito
 di risolver la questione delle vie vicinali. Certo anche le minori vie capillari
 che servono all’agricoltura e non agli abitati hanno importanza; ed è più difficile
provvedervi nel Mezzodì a popolazione concentrata, che in altre terre, dove la popolazione
 è sparsa ed ha già pensato da sè a comimicazioni fra le case, che valgono
anche per coltivare i campi. Ma d'altro lato è da vedere se nell’ordine delle graduatorie
 d’urgenza sia giusto provvedere alle semplici vie rurali prima che alle comunali
e (oltre al punto di vista della spesa che per le vie a servigio dei campi dovrebbe
gravare in tutto o in gran parte sui proprietari beneficiati) va tenuto presente che le
vicinali son problema sovratutto di pianura, e sarebbe sperequazione in danno delle
montagne — che è quasi tutta la Calabria — capovolgere l’ordine delle urgenze e
dei valori in materia stradale. Si può provvedere anche subito alle strade rurali, in
quanto rientrino nei provvedimenti per la bonifica agraria ; ma è forse prudente non
mettere troppi problemi sul tappeto, e risolvere ‘per ora quelli già posti per la vera
viabilità pubblica, nella triplice forma di vie nazionali, provinciali e comunali.
All’intensificazione delle loro costruzioni si rivolge insistente il voto delle genti e
dei rappresentanti calabresi, che dànno preferenza ai lavori per toglier dall’isolamento
i centri finora dimenticati; ed itr ciò coincide il criterio che la Direzione generale ha
seguito nel disporre il programma del prossimo triennio. Gioverà al desiderato acceleramento
 la costituzione regolare di quel nucleo di funzionari tecnici che ha funzionato
in Roma da ufficio centrale per le strade di Calabria, ad integrazione degli uffici stradali
 nelle province, ed ha dato impulso per vero lodevole allo studio di progetti urgenti
cui non bastavano gli organi locali. Nelle strade forse, meglio che in più difficili opere,
potrà confidarsi che le amministrazioni provinciali diano qualche esempio di operosità,
eseguendo le strade che più le interessano in via di concessione; un passo è fatto
dalla provincia di Reggio e se ne parlerà fra breve; certo è in ogni modo che, nelle
condizioni odierne, si potrà trattar solo di eccezioni ed esempi; ma tutto giova, perchè,
con uno o con altro mezzo, sì adempiano le promesse della legge. Quanto alla concessione
 di vaste reti stradali a società costruttrici, vagheggiata dall’on. Chimirri e da
altri, è da notare (e la questione sarà trattata anche in seguito) che le strade sono
tra i lavori pubblici meno adatti per le concessioni all’industria privata; giacchè non
può in esse parlarsi di prodotti dell’esercizio, da quando è tramontato il penoso regime
dei pedaggi e dei diritti di passo; ed anche come semplice affare di costruzione, le
strade non offrono quel margine di economie, adattamenti e risorse che l’industria privata
 trova in altre categorie di lavori. Meglio che di concessioni la proposta dell’ on.
Chimirri è di grandi appalti a forfait a costruttori che studino e presentino essi i