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per buona parte sullo Stato. Ma quanti vantaggi indirettamente (col render più rapidi
e facili i contatti sui mercati, e quindi anche gli accordi commerciali) non producono
le linee automobilistiche! Esse hanno in Calabria risoluto molte difficoltà che altrimenti
sembravano insuperabili, e risparmieranno molte minori ferrovie, mentre a quelle già
deliberate servono di « aratro &gt; e di preparazione. Forse, se si fosse previsto lo sviluppo
 automobilistico, potevasi in qualcosa (ma ben in poco) variare il programma
ferroviario a base della concessione alla Mediterranea; certo si è che, opportunissimamente,
 lo completa ed integra.
In Calabria abbiamo oggimai più di 700 chilometri di linee automobilistiche in
esercizio, con un peso di oltre 400.000 lire annue di sovvenzione governativa; e poichè
altri 100 chilometri son già concessi, arriveremo presto al ‘migliaio e supereremo il
mezzo milione annuo di sovvenzione. Non poco c'è ancora da fare per il perfezionamento
 tecnico dei servizi: nel Mezzogiorno le aziende automobilistiche appaiono troppo
frazionate, slegate, non rispondenti alla legge economica delle &lt; proporzioni definite &gt;,
mentre poi non sempre i concessionari ed esercenti sono gente pratica del mestiere,
e non rappresentano organismi specificamente adatti a questo esercizio e già pratici di
esso, ma intermediari, professionisti, o anche antichi esercenti dei servizi ippici, che
non hanno sempre sufficiente capacità tecnica. Ed avviene che, mentre in altre regioni
dell’Italia si sono organizzate buone Società di capitali che hanno acquistato il tecnicismo
 di siffatte imprese e si rendono concessionarie di reti notevolmente estese, realizzando
 così un forte risparmio nelle spese generali, un’utile ripartibilità e distribuzione
di macchine e personale, ed arrivano a guadagnar bene con sussidi governativi più
bassi, nel Mezzogiorno si lamentano tuttora mancanza di tecnicismo e di coordinazione
unificatrice, e le imprese guadagnan poco con sussidi più alti, e son esposte ad inter--uzioni,
 mutamenti e cessazioni.
Sembra ormai che nell’automobilismo pubblico sussidiato debba aprirsi un terzo e
nuovo periodo: e dopochè si è lasciata ogni più larga libertà all’iniziativa privata (e
la burocrazia, ben lungi dall’ostacolare, è stata di proposito molto corriva a consentire
impianti di nuove linee e accettare i loro concessionari) sembra opportuno richiedere
ormai maggiori capacità tecniche e finanziarie nei proponenti le linee, e tracciare, per
conto dell’Amministrazione, una specie di piano regolatore dei servizi di automobile —
da coordinare con la futura rete ferrata — in modo che, per la Calabria almeno, chi
sceglie le linee da sussidiare non sia il privato intraprenditore, ma lo Stato in un suo
concetto di utilità generale.

Se per la viabilità ordinaria il problema calabrese è in via di risoluzione, e risoluto
 può dirsi pei trasporti meccanici, non è così per l’altro grande ramo in cui si