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dividono i lavori pubblici in Italia, « le acque &gt;», per le quali i risultati di un cinquantennio
 di unità nazionale sono dolorosamente scarsi.
Non sarebbe esatto dire che idraulicamente la Calabria stia peggio che nel 1860;
giacchè, pur tenendo conto del più rapido disboscamento, opere idrauliche si son
fatte, ed alcuni corsi han ‘raggiunto un maggior grado d’equilibrio, e terre meglio
difese dalle esondazioni vi sono. Buoni germi vi erano in qualche legge borbonica
 e nell’ordinamento unitario dell’amministrazione delle acque e delle {selve (le
quali ultime in un paese nudo comè il nostro van considerate come lavori pubblici
più che dal punto di vista del demanio e dell’industria boschiva); ma sta di fatto che
in lunghi secoli di antico regime si fece una sola bonifica, quella di Rosarno, e per
virtù di privati, e la politica idraulica, come documentò l’Afan de Rivera che volle ripararvi,
 fu sempre negletta. Si ha oggi, più acuta, la sensazione dei mali; ma è risveglio
di una coscienza collettiva dei bisogni, più che constatato regresso in confronto del passato.
Nei primi tempi, dopo l’unificazione, leggi ed attività fidrauliche si modellarono
sui bisogni della gran valle padana. Si trattava di conservare la ricchezza accumulata
lungo i secoli nella terra e non, come sarebbe stato altrove, di conquistarne nuova;
e si provvide (e si fece bene perchè il risultato economico fu ottimo pel bilancio generale
 del paese) all’Olanda italiana, concentrando i maggiori sforzi sovra il vero gran
fiume e la sola plaga a caratteri pianeggianti e continentali ch’abbia il nostro paese.
Non egual conto si tenne di altre terre italiche: dell’Italia mediterranea; della maggior
parte che è torrentizia e montuosa della nostra penisola. Da pochi anni soltanto si è
formata la coscienza del problema e del dovere, di fronte al Mezzogiorno, di un’opera
che è ricostituzione del suolo patrio, e condizione indispensabile di ogni progresso
agricolo industriale. È questa la politica di acque e boschi, illustrata con fervida eîfficacia
 nella relazione d'inchiesta pei contadini del Mezzodì; e qui veramente i lavori
pubblici sono fattore di trasformazione perfino della carta geografica e dell’ambiente
storico di una regione. Questa politica assai grandiosa e complessa deve da un lato
essere animata da uno spirito di coordinamento ed integrazione organica (mentre per
molto tempo le difese idrauliche, le bonifiche, le irrigazioni, le derivazioni, i boschi
sono stati considerati come rami a sè, come legislazioni disgiunte, come attività aventi
fine indipendente e slegate fra loro) e dall’altro lato deve spostare il pernio dell’attività
 idraulica dalla pianura alla montagna, sostituendo al criterio del reprimere quello
del prevenire. Di questi due caratteri preminenti ebbe, se non il quadro del tutto
completo, almeno una sensazione vigorosa la legge del 1906 per le Calabrie ; e, mentre
col raccogliere sotto un punto di vista regionale tutte le norme attinenti alle varie
branche idrauliche veniva a-meglio corriferirle e disciplinarle assieme, pose in essere
l’importanza delle opere idraulico-forestali, delle quali tracciò in una sua tabella un
vasto programma, e concesse la somma di 23.600.000 lire, esonerando da contributo
1 privati: ed un sol sesto della spesa lasciando a carico delle provincie.