tetti dall’inondazione. È giusto quindi che della dimidiata libertà del lor possesso sieno
i montanari compensati con sgravii e con premii, come disegni di legge cominciano
a proporre. Ma i compensi non basteranno; il pastore è come il marinaio attaccatissimo al
suo gramo mestiere, e non sa concepirne altro; in modo che la trasformazione inevi-‘abile
 di alcune economie montanare sarà dolorosa e difficilissima; e grave la lotta per
difendere contro il gregge le terre indemaniate per rimboschirle.
Delle opere montane gli abitatori dei luoghi chiedono quelle idrauliche intensive
(briglie di trattenuta e di consolidamento) e non vorrebbero le opere forestali intensive
(rimbkoschimenti) ; ma molte volte ciò è tecnicamente errato, ed equivale a non risol
vere le questioni alla radice. Mentre poi i montanari non vogliono, o vogliono male,
ecco farsi viva ed insistente (col ridestarsi dei bisogni in Calabria) la voce dei proprietari
 delle parti inferiori, verso le piane, che chieggono argini, subito, a difendere
il loro agrumeto o i loro grani, e non si adattano ad aspettare, e vorrebbero che si
ricadesse nel cinquantennale errore della politica idraulica italiana, e si sistemassero
 i corsi, salendo dal basso all’alto, contro l’ordine naturale delle cose. Anche
in Calabria sono frequenti le pressioni ed agitazioni perchè, sia pure in via d’eccezione
 (ma le eccezioni moltiplicandosi diventano la regola), si adotti il sistema dei
ripari saltuari e provvisori in qualche tratto terminale di fiumara, senza attendere che
sia studiato ed approvato il progetto dell’intera sistemazione del bacino della stessa
fiumara. Queste insistenze, dietro cui si profila la minaccia di possibili danni ai
campi, hanno molto peso ; ma sono assai pericolose, non solo perchè si getterebbero
via in molti casi dei quattrini, ma anche perchè dalla spesso inevitabile distruzione
delle opere troppo saltuarie i proprietari traggono motivo ad avanzar domande di
danni contro l’Amministrazione, quasi avessero acquisito il diritto di essere garentiti
(gratuitamente) contro le insidie della natura. Se si vuol compiere la sistemazione idroiorestale
 delle Calabrie bisogna opporsi al particolarismo degli interessi ed al desiderio
del provvisorio e dell’urgente; e predisporre invece, organicamente, la vasta bisogna.
Il programma della legge del 1906 è ampio, nè converrebbe slargarlo di più ;
sebbene sia da avvertire che la tabella indica puntualmente date opere, mentre la
legge successiva del 1911 ha per tutte le altre regioni italiane demandato la designazione
 dei bacini montani al potere esecutivo; epperò ci troviamo per la Calabria
con minore libertà e senza modo di provvedere a possibili lacune; quando non si
possa ricorrere alle norme generali sulle bonifiche per opere montane che alle boni-‘iche
 stesse sieno collegate. Su questa lacuna non bisognerà dimenticarsi di promuovere,
 quando se ne presenti la occasione, un provvedimento integrativo; intanto la
tabella è tale da richiedere lo sforzo di molte vite, e richiederà certo spesa ben
maggiore di quella dalla legge prevista. Ciò risulta già dai piani regolatori che vennero
 fissati come graduatoria d’ urgenza nel 1907 e 1910; e sono affatto sommari
come previsione di importi.