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Certo è che, nelle più favorevoli ipotesi, i buoni risultati della rinnovata politica
idro-forestale non potranno riescire che lenti; ed impensierisce la somma dei compiti
che si sono dovuti per forza attribuire allo Stato, nell’ assenza di iniziative private.
Nell’alta Italia alcune amministrazioni si son fatte incontro allo Stato per ottenere la
concessione delle opere montane; anticipandole e valendosi delle tante risorse di una
gestione diretta ed immediata. Un ritocco legislativo fu presentato alla Camera; e sarà
buon esempio di divisione del lavoro e avviamento della provincia a quella funzione
di organo dei lavori pubblici, su cui tende a gravitare.
Ma non è dato, oggi, prevedere con certezza (e solo si può sperare) che l’esempio
venga anche in Calabria imitato.

Connessi coi lavori dei bacini montani son quei laghi artificiali o serbatoi di
raccolta, da cui giustamente si fa dipendere molto dell’avvenire degli Appennini, privi
dei ghiacciai alpini e privi dei laghi naturali che sono mirabili regolatori della
forza delle acque. Una nuova pagina si è oggi aggiunta alle leggi idrauliche con i
provvedimenti votati nella scorsa legislatura per la Sila e per il Tirso; e qui veramente
 la Calabria è, insieme con la Sardegna, all’avanguardia di una legislazione, che
attende, per estendersi a tutta Italia, la ripresentazione alla Camera nuova e l’approvazione
 (che non potrà mancare) di un disegno di legge già portato allo stadio di
relazione parlamentare, quando la precedente Camera Îu sciolta.
A differenza della vicina Basilicata, è la Calabria ricca di risorse idriche; e, fra
le non concordi cifre che, mancando esatte rilevazioni, dànno la amministrazione demaniale,
 quella dei lavori pubblici, e tecnici valenti come l’Omodeo ed il Ruîfolo, si
può fondatamente ritenere che dalle giogaie calabre possa ritrarsi mezzo milione
di cavalli di forza ; semprechè intervengano accorte opere a raccogliere e tesaurizzare
 la ricchezza idrica oggi sregolata e dispersa. Con forza sì ingente c’è più di
quel che occorre per industrializzare la Calabria; terra che oggidì, abbandonato lo
sfruttamento delle risorse minerarie (delle quali si discute il «valore) e declinata e limitata
 la un dì fiorente filanda, non ha che rigogliose imprese di trasformazione. di
prodotti agricoli, ed è fra le regioni a fase affatto rudimentale di industrializzazione.
Certamente la forza anche a basso costo non è sufficiente a creare le industrie, ma
ne è condizione e sprone assai efficace.
Scarsa applicazione ebbe in Calabria la vecchia legge sulle derivazioni del 1884,
che è anteriore alla grande applicazione della scoperta italica della trasmissione di
energia a distanza, epperò rappresenta agli occhi dei tecnici un anacronismo e dovrebbe
 essere rimaneggiata per togliere, fra Paltro, le complicate procedure e la triplice
 Sovrapposizione di amministrazioni diverse tutte competenti: quella finanziaria
pel vecchio sopravvissuto concetto regalistico, quella d’agricoltura e industria per pura