- XL —

Se dalle cifre — che mal seguono il ritmo delle previsioni e degli stanziamenti
della legge — si passa a valutare il lavoro preparatorio per altri bonificamenti, risulta
veramente notevole. Per la maggior parte delle trentadue grandi bonifiche calabresi
son già pronti i progetti di massima, e si attende allo studio di quelli esecutivi delle
opere per cui la Commissione centrale per le sistemazioni idraulico-forestali e per le
vonifiche riconobbe la convenienza di sollecito inizio. Negli appalti in cui venne meno
la impresa assuntrice (Coriglianeto e Cino ; Pantani Grosso e Piccolo) si provvide con
organismi cooperativi dell’alta Italia che fanno buona prova, e ad essi pure si è affidato
un bacino della grande bonifica dall’Angitola a Caposuvero. Altrove, nelle bonifiche che
con vario nome interessano il Crati, si è ricorso, e non se ne è scontenti, al sistema
di opere eseguite, di fatto, in economia, mediante cottimi fiduciarii a cura e responsabilità
 dell’ingegnere capo.
Oltre alle cause generali che hanno agito sul ritardo di tutte le opere pubbliche
in Calabria, e per le bonifiche sono acuite dalla difficoltà tecnica dei progetti, dalla
mancanza di imprese forti e specificate (e per vero non v'è quasi appalto di bonifiche
ad imprenditori privati che non abbia dato luogo a litigiosi strascichi ed a perdite di
tempo), ed oltre alle difficoltà opposte dai proprietari espropriandi, alcuni dei quali
vorrebbero doppiamente lucrare e farsi pagare il beneficio che ricevono, vi sono
altre cause più profonde della deficente esecuzione di Stato delle bonifiche meridionali.
 Per lor natura le bonifiche son tali opere, che meno facilmente si resiste in
esse all’errato sistema dello sminuzzamento degli sforzi e dei lavori a spizzico, contro
cui insorse autorevolmente qualche anno fa Francesco Tedesco. È per desiderio dî
fare che si pone spesso mano ad opere frammentarie, e si confida di completarle per
via; è molte volte non per scarsa resistenza a pressioni locali, ma per intrinseco
senso di giustizia distributiva che si iniziano i lavori in più punti che si può, si
disperdon le forze, si vuol troppo fare, senza misurare la capacità degli organi di cui
si dispone. E ne viene lo scarsissimo rendimento di ciò che si spende ; nè per vero
si è speso poco. Infatti, di fronte a 37 milioni spesi dal 1869 ad oggi per l’Italia setlentrionale,
 ed a 28 per l’Italia centrale, stanno 68 milioni pel Mezzogiorno continentale,
 e quasi 9 per le isole. Ma pel Mezzogiorno e per le isole non si è avuto frutto
adeguato, perchè quasi nessuna bonifica vi è stata veramente compiuta. Si comincia a
balzi ed a pezzi; si fa e si torna a fare, rinnovandosi (come è stato detto) il mito di
Sisifo; ma non si arriva a guadagnare terra all’agricoltura, fugandone la malsanìa.
A questo triste esito ha contribuito, per la Calabria, l’errore tecnico ed economico,
nei primi anni non evitato, di cominciare dal basso a lavorare, senza tener conto della
parte alta dei fiumi. In Calabria le bonifiche non presentano il tipo padano o maremmano
 di basse terre soggiacenti agli elevati fiumi perenni o al livello del mare ed
impaludate in stagni ed estesi acquitrini (dei quali è più facile e redditizio il prosciugamento)..
 Non è la Calabria la terra delle colmate e delle idrovore; in essa si tratta