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essenzialmente di incanalare e regolare il corso dei torrenti che dagli alvei acclivi e
con le origini in bacini disboscati e di facile disgregamento spingono nel breve piano
imponenti materiali di deiezione, e dirigono a capriccio le piene che ristagnano nelle depressioni,
 ed a capriccio vagano con ile acque di magra tortuose, causa continua di
acquitrinio e di malaria grave. Il rimedio è nell’alto ; la bonifica del piano non può
prescindere da quella del monte, ed è andar contro l’ordine naturale delle cose se si
comincia in arginature o incanalamenti vallivi, che le piene portano via, ove non sia
rinforzato il regime boschivo. Meritano veramente gratitudine quegli scrittori che hanno
gettato il grido d’allarme ed insistito sulla necessità di cominciar le bonifiche dal su
in giù ; ma, per la verità, convien riconoscere che, prima ancora delle autorevoli osservazioni
 fatte al riguardo in libri ed in relazioni, ’Amministrazione dei lavori pubblici,
ammaestrata da alcuni deplorevolissimi errori, aveva posto in modo indiscusso il criterio
 del coordinamento delle opere montane; criterio iteratamente ribadito dai corpi
tecnici dello Stato, ripetuto in circolari ed in istruzioni, e divenuto insomma norma di
amministrazione ; tant'è vero che parecchi progetti sono stati rimandati perchè non vi
era data la necessaria precedenza ai lavori idroforestali,
Non conviene neppure esagerare. È sarebbe esagerazione il dire (come è avvenuto)
che tutte le bonifiche fatte nel Mezzogiorno sono state inutili e che bisogna rimandare
ogni lavoro finchè non sia compiuta la ricostituzione del suolo montano. Quanto al rendimento
 delle bonifiche meridionali, è senza dubbio scarso e non proporzionato allo
siorzo; ma che qualcosa di bene se ne possa ritrarre è dimostrato in una inchiesta tecnica
dell’ing. Perilli. E quanto al rimandare tutti i lavori del piano, ossia le bonifiche vere
€ proprie, è veduta unilaterale ed ingiustificata, ove si seguano criteri realistici e si
concluda dalle cose, e non si voglia applicare a tutte le cose massime generalizzate
da qualche caso. Bisogna distinguere, conclude la relazione Perilli che ha considerato
una ad una le bonifiche progettate nel Mezzodì. Molte di esse, davvero, debbon rimandarsi
a dopo che sia ben avviata la sistemazione montana ; sarebbe infatti un assurdo spender
milioni e milioni per canalizzazioni ed arginature in spiagge pochissimo larghe,
quando ad ogni inondazione correrebbero il rischio, le costose opere, di essere spazzate
via |! Ma vi sono, in Calabria, delle piane estese, dove la bonifica deve esser subito e
senza sbriciolamenti aîfrontata, perchè in quei luoghi v’è la possibilità tecnica di mantener
 le difese vallive, sia pure con maggiori costi, anche prima che le pendici monluose
 sieno ricoverte di verde protettore ; e v’è la convenienza economica di cominciar
subito, in quanto la spesa sarà compensata dalle migliorie e dal rendimento delle terre
bonificate.
Non è possibile rimandare di qualche generazione lo sforzo bonificatore dei lidî
malarici di Calabria; come sarebbe assurdo, nella valle di Po, attendere a. prosciugare
definitivamente le fertilissime bassure, fino a che l’Appennino sovrastante non sia rimboschito.
 Del resto, proprio in Calabria, vi sono alcune piane feraci che dimostrano