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come la bonifica possa vittoriosamente ed ufilissimamente compiersi anche prima dei
lavori di bosco. Il che non vuol dire, s'intende bene, che questi ultimi vadano trascurati;
 anzi non deve porsi mano ad una bonifica valliva senza che nel tempo istesso
non s’inizi il faticoso ripopolamento d’alberi sui monti franosi. I progetti di bonifica si
studiano ormai insieme ed uno actu col progetto delle sistemazioni dei connessi bacini
montani. Ma quel che importa è non attendere decine di anni, ove si possano subito
fare le più rapide (per quanto anch’esse richieggano tempo) opere prosciugatrici; ed
intanto si svolgeranno le lentissime fatiche rimboscatrici nelle alte terre.
In relazione a siffatto criterio discriminatore occorrerebbe rivedere l’elenco delle
bonifiche calabresi, che, anco per nomenclature incerte e non precise, richiede miglior
sistemazione formale. Ma la revisione sia di sostanza: e distingua le molte bonifiche,
che sono piuttosto sistemazioni di torrenti nei tratti brevi costretti fra il monte ed il
mare, dalle poche che sono veramente bonifiche di valli abbastanza estese, cui è opportuno
 e rimunerativo immediatamente prosciugare. Si muti la classifica delle prime
in quella di opere idrauliche ; o, pur serbando lor nome, espressamente si rimandino a
quando le sistemazioni degli alti bacini dei torrenti saranno compiute. E si realizzino
 senza indugio, integralmente, le bonifiche vere ; affinchè questa immediatezza
tanto desiderata di azione compensi le Calabrie dell’inevitabile rinvio di opere che le
leggi hanno avuto il torto di promettere entro termini troppo brevi.
Dice l’esperienza che, per condurre a termine le bonifiche, occorre aver mezzi
sufficienti, e concentrar gli sforzi nel modo più intenso e coordinare subito dopo all’avvenuto
 prosciugamento le migliorie culturali. Per le bonifiche calabresi vi sono stanziamenti
 che per ora almeno possono largamente bastare, e non sarà costretta l’Amministrazione
 allo stillicidio omeopatico dei lavori in rapporto alle angustie del bilancio.
È provato che più tempo si mette a fare una bonifica, più si spende, non solo per il
rincaro progressivo dei lavori, ma per la continua azione che ogni dì s’aggiunge (e
conviene una buona volta, e più presto si può, estirpare) delle cause generatrici del paludismo.
 Afferrata una bonifica, si esprimeva vivamente un tecnico, non devesi lasciarla
sfuggir di mano, finchè non sia definitivamente finta, e basta lasciar indietro piccole
cose per dovere, dopo qualche anno, tutto rifare. Se poi non viene, dopo i lavori
idraulici che costano milioni, la paziente ed efficace opera del colono a togliere i piccolissimi
 ristagni, a popolare di alberi, a render fruttuosa la terra, non si riesce a -vincer
la malaria; e si lasciano, nell’abbandono della terra stessa. elementi rinnovatori dell’acquitrinio
 maligno.
La bonifica agraria deve perpetuare quella idraulica ed innestarsi sovr’essa, senza
soluzione di continuità ; fors’anzi, ove è possibile, accompagnarla fin da principio, ora
che la profilassi chimica e la tutela meccanica delle abitazioni consentono all’uomo di
sfidare l’ambiente più malarico, e spezzare, con i lavori che redimono, il malefico cerchio
 del morbo”e della incoltura. Purtroppo, in Calabria, dove nelle zone da bonificare