— XLIII —

v’è spesso il latifondo, non soccorre la spinta ad integrare i prosciugamenti di Stato
con una efficace attività di buon agricoltore. Finchè non avvenga una concentrazione
di sforzi in base a chiari programmi per la bonifica idraulica, e non si trovi modo di
associarvi la bonifica agraria, non sarà possibile raggiungere la meta. E qui si affacccia,
nei riguardi della Calabria, un’ osservazione che ha valor generale per tutta Italia. Il
nostro paese possiede una serie di studi, di disegni di legge, di propositi per la colonizzazione
 interna, che non vennero realizzati mai; {ma in nessuno di essi vi è un
chiaro riferimento ed un nesso immediato con le bonifiche idrauliche, le quali invece
coi terreni prosciugati offrono uno dei campi migliori in cui potrebbesi esercitare l’azione
 colonizzatrice. E, per quanto i due problemi della bonifica e della colonizzazione
non coincidano, sembra opportuno tenerli presenti e fonderli insieme in qualche tentativo
 concreto che serva ad uscire dalla fase delle promesse verbali.
In base al criterio di evitar dispersione di sforzi, chiari ordini sono stati impartiti
 agli uffici, e designate le sole grandi bonifiche su cui convergere gli studi dei
progetti, mentre la Commissione centrale”per le sistemazioni idraulico-forestali e per le
bonificazioni attende a compilare anche per la Calabria i piani regolatorifdi ogni bonifica,
 tracciando l’ordine successivo e razionale dei lavori. Ma convien ‘porre più a
fondo il problema, e chiedersi se lo Stato sia capace di fare il bonificatore. L’esperienza
 parrebbe rispondere di no. In tutta Italia le sole bonifiche riescite in tempo
breve sono quelle di Val di Po e del Veneto, fatte dai consorzi di proprietari; lassù
vere provincie sono state conquistate ed aggiuntez pacificamente al nostro paese; e —
Sia pure con qualche ribonificazione, pel sistema degli argini che ostacola gli scoli e
chiede ogni tanto completamenti — si sono raggiunti miglioramenti idrici ed agricoli
meravigliosi. Nel Mezzogiorno, ove lo Stato ha pur speso, non ha visto coronata di
successo definitivo opera alcuna. Egli è che lo Stato, se astrattamente rappresenta
la continuità perenne nel tempo, è come azione pratica eminentemente discontinuo ;
passano i suoi tecnici, si modificano gli uffici, si sovrappongono i criteri, si abbandona
oggi quel che ieri si era iniziato. Quando la ibonifica idraulica è affidata ai proprietari,
essi, che debbono trarre i lor guadagni dalle intensificazioni culturali, hanno tutto linteresse
 a far presto e ad affrettare appunto i lavori idraulici che degli agricoli sieno
condizione e premessa. Senza questo nesso delle due bonifiche, basato sul giuoco naturale
 degli interessi, si rischia di concludere poco. o
Ma allora, si dirà, il problema delle bonifiche calabresi è insolubile, inquantochè
abbiam visto che consorzi non se ne sono potuti formare, e l’esecuzione di Stato è
parsa inesorabile necessità per le condizioni dell’ambiente sociale. Qualcuno ritiene che
non sia detta l’ultima parola sui consorzi, che le leggi italiane forse non opportunamente
adeguarono tutti al tipo padano, e non fecero attenzione a quell’istituto borbonico della
confidenza, che era pressapoco un consorzio col commissario regio alla testa, e forse
potrebbe con accorti adattamenti allignare in terra di Mezzogiorno. Recentissimi tentativi