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pitalistiche forti &lt; anco se apparissero succhione ». In alcuni studi sulla Critica sociale
di parecchi anni fà venne acutamente svolta la tesi che il problema del Mezzogiorno
è essenzialmente problema idraulico e che a risolverlo bisogna contare non tanto nello
Stato quanto sulle iniziative dei capitali. A questa tesi sottoscriviamo; ma non deve
tacersi che nella proposta, che fervidamente si predispone, per l’Istituto calabrese delle
bonifiche e della colonizzazione, si tratta sovratutto di capitali calabresi, e ciò dà una
luce più calda e più simpatica ad un’opera che dalla terra di Calabria deve esprimere
le forze stesse per la redenzione dal giogo della malaria.

Un posto a sè tra i lavori pubblici chieggono i porti, che appartengono insieme ai
mezzi di comunicazione ed alle opere idrauliche.
La Calabria pare abbia smarrito, nei secoli, la, funzione sua marinara. Non iha
flotta mercantile, non ha attivi scali. È impressionante il dato che mentre le sue coste
son tre volte più estese di quelle di Liguria, la popolazione marinara di Calabria è di
0,8 di fronte a 100 di Liguria. Questo &lt; abbandono del mare &gt;, sia pur giustificato da
ragioni storiche, sarà non lieve ostacolo al risorgimento di Calabria che non può essere
 soltanto opera di ricostituzione del suolo, ma deve essere anche sfruttamento del
mare, dal quale e sul quale vennero le antiche civiltà calabresi, insidiate dalle genti
monfanare (basta ricordare i &lt; pezzenti &gt; dell’evo antico, i Bruzi) prima e più dannosamente
 ancora che dalle corse saracene.
Spariti da molto tempo i floridi porti dell’antichità, i Borboni trascurarono completamente
 i lavori marittimi di carattere mercantile, che erano a carico degli enti locali.
 In tutta l’estesa spiaggia non si ebbero che semplici e scarsi japprodi, e sol a
Cotrone venne costruito un vero porto, reso però inutile dopo tempo breve. Gli ordinamenti
 italiani imperniarono la politica portuale sull’intervento e sul contributo dello
Stato, che mancava però completamente, in base alla legge organica del 1865, per la
quarta classe ossia pei porti d’interesse locale; e fra questi venner classificati Reggio
e Santavenere, mentre Cotrone sola era assegnata alla classe seconda. Maggior cura
degli interessi marittimi di Calabria si manifesta in leggi successive del 62, del 70,
dell’81, che autorizzarono spese per quei tre scali, e, dopochè la legge generale del
1884 introdusse nella materia portuale modifiche notevoli accentuando sempre più lP’azione
 dello Stato, nuovi fondi agli scali calabresi si concessero nel 1889, giungendo
ad una somma complessiva di cinque milioni e mezzo; della quale due milioni circa
srano pagati nel 1906 all’entrata in vigore della legge regionale.
Aumentò questa gli stanziamenti di 6.700.000 lire ancora, prevedendo, oltre le opere
portuali già autorizzate, altre a Villa ed a Scilla; ed in una dozzina di luoghi, scelti
acconciamente sulla duplice costiera, stabilì, in vece di costose creazioni di veri porti,