XLVII —

migliorie degli approdi, con pontili e boe di ormeggio, “per consentire sicurezza di
sbarco e maggior agio al traffico dei prodotti locali. 1 criteri direttivi della legge regionale
 furono mantenuti; ma con le leggi del 1908 e del 1912 (che portarono un
nuovo aumento di 7.540,000 lire) mentre si aggiungevano pontili e ormeggi per due
altri approdi, si ritenne necessario convertire in veri piccoli porti gli scali di Paola
e di Tropea. Sette sono pertanto, oggi, i porti in corso di costruzione sulle spiaggie
calabresi. E, nonostante l’opera fiera distruttrice del terremoto che inabissò moli e
sconvolse banchine, e le lunghe controversie sulle modalità dei progetti, ed i ritardi
nelle forniture di boe dall’estero, e la difficoltà delle costruzioni per scarsezza di canderi,
 non si può dire scarso il risultato ottenuto. Stanno oggidì in appalto pressocchè
otto milioni di lavori, due dei quali sono stati pagati, e per quasi un altro milione si
1anno progetti già pronti che saranno appaltati subito. E se a Santavenere occorre
attendere che le sistemazioni del torrente che vi sbocca impediscano sicuri interrimenti
 e danni, a Cotrone (scelta dopo ripetuti giudizî di commissioni tecniche l’ubicazione
 del porto nuovo), a Paola, a Tropea si sta lavorando alle opere nuove; a Reggio
 e Villa si riparano i danni del terremoto; e sembra ormai superato il groviglio
delle vecchie questioni per la sistemazione ferroviaria portuale di Reggio, ove si comincerà
 subito a scavare una vasta darsena nuova. A buon punto sono anche le opere
1ei minori approdi,
Siamo alla vigilia di un risveglio marinaro della Calabria? Buon sintomo è la
tendenza, spiccata nell’ ultimo cinquantennio, delle popolazioni a scendere verso il
-istretto litorale, ove concentransi i commerci calabresi, e si formano numerose borgate
marine, mentre i capoluoghi sulle alture perdono di importanza. Certo non è più da
sognare l’ antica prosperità marittima delle colonie elleniche : Crotone, Locri, Sibari.
Quest’ultima, ad esempio, era punto di deposito e di contatto fra il ricco mercato di
consumo etrusco ed i centri di produzione dell’Asia minore; ma troppi secoli e troppi
‘atti hanno deviato le vie dei traffici e svalutata marittimamente la posizione d’allora.
Non bisogna neppure dimenticare che i porti oggidì costano moltissimo, e se nell’an-‘ichità
 (ad esempio nella stessa Sibari) bastava una rada , quasi scoperta, oggi per
cifugio delle grandi navi occorrono montagne di pietra gettate in mare con costi altissimi,
 specialmente nel Mezzogiorno ed in tutta Italia, ove mancano i porti naturali
allo sbocco e lunghesso i tratti jinferiori dei grandi fiumi, come più spesso avviene
all’estero. Nè solo per la crescente lunghezza delle navi, ma per gli impianti d’eser-°izio
 (inquantochè un porto non è solo un rifugio, ma un emporio commerciale, una
stazione marittimo-tferroviaria, una vera intrapresa industriale) è ingente il costo dei
porti moderni.
Così che savio pare il programma portuale e la soluzione data dalle leggi recenti
calabresi a problemi che da tanto tempo si discutono in via generale, oscillando fra
ia politica dei grandi porti nei quali si vorrebbero concentrare le spese affine di aver