— XLVII —

impianti di concorrenza ai grandissimi scali stranieri, e la politica dello sminuzzamento
delle opere anche nei porti minori. Pur qui, forse, la unilateralità teorica delle
soluzioni giova meno di un accorto realismo che deve di necessità essere un po’
eclettico, e consentire qualche inevitabile adattamento, giacchè al mondo fare vuol dire
adattarsi. È se pare opportuno concentrar più gli sforzi nei porti grandi di cui dovrebbe
 formarsi, anche indipendentemente dalla sola misura del traffico, una ristrettissima
è veramente minima categoria, non bisogna dimenticare l’impianto di mezzi minori d’aporodo
 che servono al piccolo naviglio, al cabotaggio, al tessuto principale della nuova
Italia marinara. Questo concetto di non far troppi porti veri, ma difionder pontili ed
ormeggi, è un pregio della legge di Calabria, che ha tenuto conto della mancanza
di retroterra o Ainterlands ai suoi scali, attesa la ristrettezza di quella lingua di suolo
che è la costiera calabrese.
Tale mancanza è senza dubbio ostacolo al rifiorire marittimo della nazione, ma
è da avvertire che la vastità dell’Ainterland è assai importante, ma non unico coeîficente
 dello sviluppo portuale, ed i popoli che non si trovano alle spalle vaste e pro-‘onde
 plaghe possono marinamente prosperare, facendosi vettori odepositari, o albergatori
 di transito dei grossi trasporti marittimi. Se nel passato venne diminuita limportanza
 economica d’Italia nel Mediterraneo, non bisogna ritenere che la sua postura
nulla conti e la sua funzione commerciale sia finita ; ed anzi alcuni segni si hanno,
che sembrano ricapovolgere almeno parzialmente le tavole dei valori per le grandi vie
di comunicazione; in rapporto ai mercati specialmente del sud-est mediterraneo. Natu-‘almente
 sullo sviluppo marittimo influirà la redenzione delle coste dalla malaria ed
il loro miglioramento agricolo; e se, come si spera per l’opera organica di bonificazione,
 il progresso della cimasa reggina potrà essere eguagliato da altre valli e costiere,
° nel tempo istesso l’utilizzazione idroelettrica spingerà avanti qualche industria e le
‘errovie già concesse daranno sbocchi sul mare, sarà molto agevolato il risveglio ma-‘ittimo.
 Lo smercio dei prodotti dell’agricoltura calabrese, vino ed olio ad esempio,
sarà aiutato dal piccolo cabotaggio che risalendo lungo le spiaggie si coordini e penetri
 nelle vie di navigazione interna; che, forse non molto presto e con razionale modestia,
 non potranno mancare nell’Italia padana e, più limitatamente ancora, nella cen-:rale.
 Non giova parlare dell’ antica navigabilità dei corsi calabresi, che pur doveva
essere di ben pochi chilometri dal mare, e valeva pei natanti d'allora; il miglior modo
di approfittare della navigazione interna per la Calabria è di sviluppare i suoi piccoli
approdi, il suo cabotaggio, e risalire così il Po fino ai cospicui e doviziosi centri di
consumo della grande valle italiana.
Una cosa però, per l’avvenire marittimo di Calabria, convien ripetere ancora : che
l’opera di Stato non basta; ed i lavori pubblici sono uno strumento di cui le popoazioni
 si debbon valere, È da augurarsi che le genti calabre risentano la loro antica
vocazione marinara nell’Italia mediterranea chiamata a nuova espansione.