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ossia tutta la provincia di Reggio, e molti comuni di quella di Catanzaro, fu colpita da quel
terremoto, e porta i segni di una così deplorevole sciagura, ancor oggi che sotto le baracche
 si è ricostituito il tessuto economico e la vita della regione. Anche nella prima
îase che fu di provvisorii ed immediati ripari (e per soli baraccamenti nelle due provincie
 costò quasi cinquanta milioni) si fecero opere di stabile vantaggio come strade,
pozzi, fogne, acquedotti ed impianti di luce elettrica e di difesa contro gli incendi,
nentre poi, espropriate e date poi ai comuni vaste estensioni di terreno baraccato, si
formò un considerevole demanio prediale.
Cominciata ormai la fase delle opere definitive, la facoltà data ai capoluoghi
ed alle frazioni di farsi dei piani regolatori, con largo aiuto finanziario dello Stato,
ha dato modo alla maggior parte di Calabria di rinnovare il proprio aspetto edilizio
 ed uscire dalla sventura aumentata di più sani e ridenti abitati. Direttamente
provvede lo Stato a costruire i suoi uffici che a Reggio e nei maggiori centri
1anno carattere artistico e sono ormai quasi tutti appaltati, mentre anche nei piccoli
 villaggi sorgono scuole e pubblici edifici decorosi ed igienici a cura degli enti
‘ocali, con l’approvazione dello Stato, che dei bilanci di quegli enti colma il disavanzo
 a mezzo della addizionale sulle imposte e tasse creata nel 1909. Si manifesta
 anzi, da parte delle provincie e dei comuni che hanno i denari dallo Stato,
una certa tendenza iastosa, che conviene Îrenare.
Le case che lo Stato costruisce ai suoi impiegati e quelle economiche affidate al
comune di Reggio servono immediatamente agli scopi della rotazione per lo sbaraccamento
 e per sostituire alle città di legno quelle di pietra, ma hanno anche un perenne
 ed alto valore sociale. D’altro lato la corrisposta dei mutui di favore ed il con-:ributo
 da parte dello Stato della metà della somma necessaria ad estinguerli, integrano
le attività dei privati, € preparano sia pur lentamente il risorgere dei centri colpiti.
Tutta l’attività edilizia, pubblica o no, è in Calabria soggetta alla vigilanza governativa
per l’osservanza delle norme di fabbricazione dettate a prevenzione di futuri sconvolgimenti;
 ed occorrerebbe anzi una ben più vasta organizzazione tecnica degli uffici
dello Stato per poter seguire tutto il movimento privato e impedire i numerosi e na-:urali
 abusi. Si tenga infine conto che non solo per opere edili, ma per lavori comunali
 e provinciali di qualunque natura (e specialmente strade ed acquedotti) gli enti
locali approfittano di questo momento di particolare ausilio dell’erario dello Stato e
spingono avanti e compiono opere di generale utilità.
Così che, l’immane e funesto disastro che distrusse tante vite e portò così gravi
danni economici, sospendendo per non breve tempo la vita della regione, ha in certo
senso dato una spinta al rinnovamento dei centri e dei servizi pubblici calabresi, ed
ha abbreviato quasi, in una crisi funesta di dolore, il ciclo naturale di una evoluzione
che sarebbe stata più lenta. Nè chi conosca le condizioni edilizie veramente dolorose
di molti centri del Mezzogiorno (in ispecie nelle Puglie) ove la sordidezza e l’insalu-