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In ogni materia di lavori, ed anche in questa, convien poi non solo badare a
quanto sì è fatto, e cercar di far più e più presto, ma preoccuparsi pure dell’esigenza
qualitativa di far bene. Ogni sforzo nostro è di ottenere maggior rendimento con mezzi
più semplici, eliminando se è possibile le lentezze, gli eccessi di cautele e di controlli
il « meglio nemico del bene ») del congegno amministrativo, anche a costo di una
percentuale di errori, compensati dalla rapidità e fattività. Ma vi sono esigenze doverose
 ed imprescindibili di buona amministrazione ; e per evitar rimproveri dall’opiione
 pubblica, e tirar via, non debbono crearsi grossissimi guai. Tali sarebbero i
orogetti fatti studiare senza tener conto del tempo indispensabile, e senza piani e
coordinamenti generali; gli appalti dati senza elementi sufficienti o senza aver concluse
 le espropriazioni dei terreni occorrenti; le transazioni gravose con le imprese
our di: non sospender i lavori; errori tutti che si scontano sempre ; ed il quarto d’ora
di render conto all’opinione pubblica, ben più giustamente accesa, del malo uso del
pubblico denaro viene, se pur tardi, sempre. Bisogna evitare che si realizzi quello
che apparirebbe un paradosso, e cioè che nei lavori di Calabria si faccia troppo presto.
Le difficoltà incontrate nell’attuazione delle leggi per la Calabria sono state gravi,
è d’ordine diverso.
Una difficoltà era insita nella stessa vastità del piano di lavori stabilito dalle leggi.
Anche grandi paesi dell’Estero quando hanno pre-tracciato programmi grandiosi di
pere non sono riesciti a compierli nelle originarie previsioni di tempo; ed è sempre
‘nevitabile, in qualunque servizio dei lavori pubblici, un periodo (che talvolta non è
oreve) di avviamento e preparazione prima che le leggi tocchino la loro pienezza di
realizzazione. Non va dimenticato poi che, per la insufficienza delle previsioni di
spesa nel piano delle leggi, questo piano era ed è anche più ingente e difficile di
quel che nel 1906 appariva.
L’esperienza ha messo quotidianamente in luce le difficoltà del piano stesso in
apporto alle condizioni naturali dei luoghi, ove le opere debbon compiersi più spesso
2 in mezzo alla malaria (il 30 per 100 circa dei lavori) o fra ‘monti impervii, ove la
crudezza della stagione rende brevissimo il periodo lavorativo, ed i trasporti sono
assai disagevoli, scarso è il buon materiale sovraluogo, e mancano abitazioni per dirigenti
 ed operai. 1 tecnici affermano che in nessum’altra regione i lavori riescono così
difficili da studiare e da eseguire come in Calabria; e grave per le condizioni del
suolo eroso dai torrenti e franante è la frequenza di danni per forza maggiore, che,
:olpendo in media il 25 per 100 degli appalti, ne turbano lo svolgersi regolare, e
dànno occasione a quei progetti suppletivi, il cui importo (per quanto siano difficili in
questo punto calcoli esatti) tende in Calabria ad eguagliare la cifra dei progetti prin--ipali.

Ma la più grande difficoltà naturale è sovraggiunta, dopo le leggi regionali, con
’immane terremoto del 1908. Era inevitabile che così fosca sciagura sospendesse la