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vita calabrese per non breve periodo, e rendesse inadeguata ai fini delle leggi regionali
 l’opera dell’Amministrazione, sia per le condizioni d'ambiente, sia per la necessità
di concretare gli sforzi nella bisogna più urgente fra le urgenti delle riparazioni e
‘icoveri. Il fatto nuovo, coi nuovi problemi posti in campo, ha modificate le previsioni
di attuabilità del piano originario di opere; non sarebbe equo chieder oggi che si
mantenga ciò che si poteva ripromettere come periodo di attuazione, avanti il gran
terremoto, dopo il quale i compiti dell’Amministrazione dei lavori pubblici di fronte
alle Calabrie sono più che raddoppiati.
Fra l’altro il terremoto, con gli ottantadue milioni di lavori provvisorî che ha
richiesto in terra calabrese, ha gravato sulla bilancia della mano d’opera, ed acutizzato
 lo squilibrio che crea la coincidenza di due fattori: il flusso della emigrazione
transoceanica che porta via specialmente muratori e braccianti, e la straordinaria
richiesta di braccia per lo sviluppo (sia pur lento in confronto ai piani delle leggi, ma
sempre eccezionalmente intenso) di opere pubbliche iniziate in Calabria. Di questo
squilibrio sono indice le effettive difficoltà che i nostri stessi uffici incontrano nel trovar
operai pei lavori in economia; e tale è il rincaro dei salari che l’Amministrazione in
varî casi, per evitar liti con le imprese che avevano assunto appalti prima del terremoto,
 ha dovuto consolidarlo in una ciîra di circa il 35 per cento d’aumento. Senza
dubbio, pur riconoscendo per tanti altri aspetti la funzione benefica dell’emigrazione,
&gt; triste che, proprio quando si compie uno sforzo per l’elevamento della Calabria,
manchino le braccia dei suoi figli, e sia questa una delle difficoltà e' delle cause ri-‘ardatrici.
 di un regolare adempimento delle leggi regionali.
Convien poi, per una esatta valutazione dei risultati dell’opera statale in quelle
regioni, fare alcune altre osservazioni; d’indole anche più generale,
Si leva giusto lamento che lo Stato lasci in così tristi condizioni di disordine
drico, di malaria, di trascurata agricoltura alcune plaghe del Mezzodì; ma bisogna
‘ener conto che, se altre terre sovratutto del nord hanno un miglior regime, ciò si
collega al loro ambiente naturale e storico ed a condizioni che nessun governo può
in breve mutare. Queste condizioni fanno sì che il rendimento, l’eîfetto utile di uno
sforzo pari, nel Nord e nel Sud, sia senza dubbio maggiore nel primo caso; epperò
pel Sud occorre doppio sacrificio per uno stesso risultato.
Ancora: i lavori pubblici non bastano da soli a raggiungere le finalità che si
propongono, Nelle bonifiche, anche se costano milioni e milioni, lo Stato non può
°ttenere lo scopo delinitivo che è di fugar la malaria e migliorar le colture; fatte le
strade, bisogna usarle e mantenerle bene; ed in generale senza la cooperazione intearatrice
 degli elementi locali e delle attività private, i lavori pubblici servono a ben
poco. Nè solo hanno bisogno di tale cooperazione come completamento e buon uso,
ma perfino come possibilità di esecuzione dei lavori stessi. La esperienza ha dimostrato
 che senza l’ausilio ed il consenso dell’ambiente le opere pubbliche riescono