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ed il visto del Ministro agli atti più importanti, fosse al Commissariato accordata una
vera autonomia finanziaria per la gestione del proprio bilancio speciale. Come già avviene
 in più di un altro caso — ad esempio pel servizio del terremoto che spesso
‘importa progetti di opere per molti milioni — le funzioni consultive del Consiglio superiore
 dei lavori pubblici e del Consiglio di Stato potrebbero essere ordinariamente
:rasferite al Consiglio che fiancheggerebbe il Commissario e dovrebbe essere vero consiglio
 d’amministrazione, ma con elementi tecnici tali da poter funzionare, come il
consiglio del Magistrato delle acque, da sezione distaccata del Consiglio superiore
dei lavori pubblici. Quanto al controllo della Corte dei Conti, che si potrebbe mantenere
 anche in via preventiva, vi sono studi e proposte assai pregevoli per opportuni
decentramenti della funzione stessa agli effetti di un sindacato veramente efficace; e
pel Commissariato di Calabria si potrebbe tentarne un esperimento, ponendogli appunto
a lato un ufficio distaccato della Corte dei Conti. Come si vede, non mancano precedenti
è materiali di ricerca da utilizzare qualora si battesse la via in queste note accennata.
Per la Calabria una soluzione siffatta darebbe poi modo di risolvere un altro prolemma
 gravissimo, nei rapporti degli enti locali. Non si è parlato di decentramento
autarchico, inquantochè l’esperienza dimostra (e tutta la legislazione regionale basa
su questa premessa) che agli enti locali del Mezzogiorno manca di solito la capacità
cecnica, la solidità finanziaria, l’abitudine di fare. In base alle leggi vigenti non vi è
costruzione di opere pubbliche calabresi — strade, sistemazioni idro-forestali, bonifiche,
consolidamenti porti — che non sia demandata allo Stato; è, se è aperto l’adito a
comuni e provincie di eseguire essi le opere, devesi ricorrere alla figura della concessione,
 che implica delega di una funzione di Stato. Al contrario delle costruzioni, lo
Stato non si occupa affatto di manutenzioni, tranne che pel primo biennio dopo il
compimento delle strade; e le strade affida agli enti locali, le bonifiche ai consorzi di
proprietari, di cui nessuno finora si è potuto far funzionare in tutte le Calabrie. Questo
 delle manutenzioni è un punto assai grave che segna un’incognita per l’avvenire:
2d è legittimo il timore che, ove non si provveda altrimenti, le terre prosciugate tornino
 ad impaludare e si rinnovino gli sconci delle vecchie strade costruite in
Calabria specialmente sotto il regime delle comunali obbligatorie e lasciate per
mala cura dissestare, sino al punto che le leggi regionali ne dovettero addossare
allo Stato la ricostruzione.
Impensierisce d’altra parte la considerazione del peso finanziario che dalle manutenzioni
 deriva e maggiormente deriverà agli stremati bilanci degli enti locali; e già da
varie parti si accenna all’idea che lo Stato contribuisca alle spese manutentorie ;
sistema per verità complicato e non sufficente. Meglio sarebbe, ove si entrasse
nella via profondamente decentratrice, affidare al Commissariato delle Calabrie anche
il compito di manutenzione delle opere pubbliche. Sembra che questo metodo riescirebbe
 il più efficace per non lasciar perire un patrimonio messo insieme con tanti