— LXxXVIlI —-sacrifici

 dallo Stato; e d’altra parte si realizzerebbe quella unificazione di servizi stradali
 che è dai più competenti reclamata e venne ricordata recentemente alla Camera
dall’on. presidente del Consiglio, giacchè non è certamente rispondente alla legge del
minimo mezzo la tripartizione di eguali servizi nello stesso territorio fra Stato, provincie e
comuni, sprovvisti questi ultimi di ingegneri e di personale. Il passaggio delle manufenzioni
 ad un organo unico rappresenterebbe probabilmente, oltre alla sicurezza per
l’avvenire, anche una complessiva economia.
Quanto alle risorse finanziarie di cui il Commissariato abbisognerebbe per eseguire
 i lavori promessi alle Calabrie, sarebbe da pensarsi all’assegnazione di un annuo
contributo dello Stato; contributo che dovrebbe tener conto dello svolgersi del piano
dei lavori, ma potrebbe anche essere consolidato in una cifra invariabile per garanfire
 l’erario contro ulteriori pretese. Per le manutenzioni sarebbe giusto prescrivere
un concorso degli enti locali, in misura delle minorate attribuzioni e spese; ma la considerazione
 del dissesto dei loro bilanci può indurre in diverso avviso;, come pure è
da esaminarsi se convenga o meno, per opere nuove o manutentorie, imporre contriuto
 di migliorie ad enti e proprietarii (giusta le traccie del vecchio diritto borbonico)
 nelle forme e con le garanzie delle imposte di Stato.
Non sembra infine ida respingersi a priori la idea di attingere pei bisogni del Commissariato
 ai proventi dell’addizionale sulle imposte e tasse, che nella prima ora del
dolore si decretò con felice intuito per le spese del terremoto, e che, mostratasi tollecabilissima
 e consolidata ormai nelle abitudini e nell’ economia dei contribuenti, getta
quasi venti milioni all’anno e potrebbe essere senza turbamento protratta. Trattasi di
gravezza imposta per provvedere ai danni del terremoto, ma tutta Calabria è terra sismica
 dilaniata da periodiche sventure, ed il tributo della solidarietà nazionale, reso
permanente, potrebbe acconciamente servire non solo alle opere di rinnovamento edilizio,
 ma al più ampio rinnovamento della struttura economica dell’intera regione. Grave,
non si nasconde, è la questione; ma, dacchè qui altro non si vuol fare che un cenno
ipotetico subordinato ad ogni valutazione di ordine concreto, occorreva forse indicare
anche questo punto che potrebbe agevolare il lato finanziario dell’organizzazione decentrata,

In Calabria, ove si viene svolgendo così ingente massa di lavori, si sono mani
‘estati alcuni difetti, e si è avuto modo di valutare, anche per possibili modifiche,
il tipo di appalto della nostra legislazione. È stato osservato che questoltipo adottato
come forma ordinaria di eseguimento dei lavori pubblici è spesso impreciso ed oscilla
fra il forfait ed il vero contratto a misura, mentre fra impresa ed ufficio governativo
non si sa bene chi diriga la condotta tecnica dei lavori. Davanti a questa e ad altre
iacili critiche giova considerare che nel tipo d’appalto accolto nel nostro diritto si