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parecchie difficoltà e preconcetti contro questo sistema di più diretto eseguimento
dei lavori dello Stato. Per alcune categorie di opere, ad esempio quelle idroforestali
nelle montagne calabresi, il sistema dell'economia è ritenuto più conveniente e si
sostiene che debba essere il sistema ordinario di esecuzione, affine di evitare le
liti che la inevitabile sommarietà dei progetti e la continua mutevolezza delle condizioni
 idriche produrrebbero con gli appaltatori. In alcune bonifiche calabresi i piccoli
cottimi fiduciarî hanno dato modo di ottenere qualche limitato buon frutto. La questione
 è in ogni modo insolubile a priori, e bisogna rimandare ai casi speciali, avvertendo
 però che una più vasta adozione dei sistemi di economia renderà necessario
«Jn irrobustimento degli uffici tecnici governativi che diventano organi non di sola
vigilanza ma di condotta diretta dei lavori.
Lo sviluppo del tipo in economia coincide poi con una tendenza iniziale ed assai
interessante della cooperazione di lavoro a svolgersi sopra nuova base. Sono noti
i caratteri e la formazione (alla quale ha contribuito anche la legge del 1908 per
le Calabrie) della legislazione italiana sugli appalti a cooperative, che non ha riscontro
nei paesi stranieri. In sostanza tale legislazione conserva la figura tradizionale dell’appalto,
 e mira a far diventare appaltatrici le cooperative, alle quali concede (insieme
 a minori vantaggi per le cauzioni e gli acconti) il. privilegio, che è la vera
sostanza delle leggi, di non subire la concorrenza delle imprese di speculazione. Con
l’ultima fase, ossia con la legge sui consorzi di cooperative (modellata su quella per
le Calabrie), il privilegio può estendersi ad opere di qualunque somma, ed è quindi
dischiusa alle cooperative riunite insieme la grande via degli appalti maggiori. Ciò
in qualche caso è effettivamente avvenuto, ed anzi, fortificate dal primo periodo di
‘avore, alcune cooperative aîfrontano oggi la concorrenza delle grosse imprese in
pubbliche gare. Ma in sostanza lo stesso principio di legge, che è di trasformare
le cooperative in appaltatori, contiene in sè un limite che è dato dalla natura di
questi organismi che basano sovratutto sul capitale delle braccia, e non possono
gareggiare con le forti imprese di speculazione sul terreno proprio di queste stesse.
L’attuale legislazione sugli appalti alle cooperative di lavoro ha raggiunto il
suo punto di saturazione, ed ecco perchè il desiderio di aiutare questa cooperazione
 di muratori e braccianti, spiccatamente italiana, spinge a prendere altra via.
Si vagheggia che, senza duopo di ricorrere all’intervento ed alla mediazione economica
 dell’imprenditore, l’amministrazione conduca direttamente coi suoi organi tecnici
. lavori, acquistando i materiali ed affidando a preferenza alle cooperative la parte
della mano d’opera mediante cottimi fiduciari. È in sostanza un sistema di economia
che basa sullo scorporamento dei lavori; ed è stato applicato anche di recente a
Roma con buona prova, mentre qualcosa di analogo si faceva (sia pure con cottimisti
 e non cooperative) ai tempi delle società ferroviarie. Intende la nostra Direzione
generale provare questo sistema (nei limiti che la legge le consente) in qualche