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di esagerazione nel senso delle esclusioni, piuttosto che di troppa facilità nell’ammissione
 di imprese che non presentino in modo assoluto la triplice idoneità finanzia-‘ia,
 tecnica e morale.
Sopra 166 appalti collaudati in Calabria dal 1906 in poi vi sono state 74 vertenze
 (€ fra esse 4 sole per lavori dati in seguito a licitazione, il che conferma i
ouoni risultati di questo metodo di aggiudicazione che fiene speciale conto della
capacità delle imprese). Su 8 milioni d’importo contrattuale si è chiesta una somma
quasi eguale di maggiori compensi. Vale a dire si è avuta pressochè una vertenza
su due lavori, ed il cento per cento di compensi domandati di fronte all’ammontare
degli appalti. Le vertenze si risolvono per lo più bonariamente, dando luogo a pochissimi
 arbitrati. Per 52 già risolute si è dato poco più di 1 milione; per le altre
22 l'istruttoria è in corso, e si cerca in ogni modo di arginare la mala industria
delle liti e difendere i diritti dell’Amministrazione.
A togliere lo squilibrio fra la quantità di opere in corso (e più ancora da eseauirsi
 secondo le leggi regionali) e la potenzialità del ceto degli imprenditori locali,
potrebbe giovare la formazione sovraluogo, con capitali calabresi che non mancano,
di organizzazioni appaltatrici più provette e più salde; e si presenta l’opportunità di
iar venire imprese da fuori, e di ricorrere a cooperative di lavoro.
Dal 1906 in poi hanno lavorato in Calabria, preferendo gli appalti più ingenti, 18
ditte di altre regioni, e, tranne qualche eccezione, non hanno fatto male, malgrado le
difficoltà intrinseche inerenti a questa immigrazione d’imprese che, per muoversi, hanno
’isogno di un alto margine di guadagno negli affari e trovano nell’ambiente locale
alora ostilità diffuse, sempre ostacoli per approvvigionamenti, disponibilità di mano
d’opera, mancanza abituale di ricoveri nei pressi dei cantieri, Il costo del nuovo impianto
 dell’impresa può essere compensato, per grandi opere, dalla più moderna organizzazione
 e dai mezzi d’opera migliori; ma certamente non è cosa facile che si
determini (anche per tenaci diffidenze). una vera corrente di affari delle imprese
d’altre regioni nell’Italia meridionale; e solo in questi ultimi tempi la riduzione dei
'avori edilizi e la saturazione degli appalti in genere per vari mercati settentrionali
sembra spingere grosse ditte a cercar lavoro in Calabria.
La questione delle cooperative di lavoro nel Mezzogiorno è argomento dei dibattiti
 più vivi. La cooperazione del bracciantato e dell’arte muraria è nata in valle
di Po, specialmente sugli argini dei grandi fiumi; e, se si è poi estesa ad altre categorie
 e ad altre località, il nucleo più forte è sempre rappresentato dalle organizzazioni
emiliano-venete, che formano sulla carta una zona geografica ad orli precisi. In Calabria,
 per l’abituale mancanza di solidarietà fiduciosa che la Commissione d'inchiesta
surricordata lamenta negli strati operai come nei proprietari, lo spirito cooperativo si
sente poco, e gli scarsi sodalizi che prendono questo nome sono in qualche caso
ialse-cooperative, in qualche altro pumpencooperativen, sorte per afferrare qualche