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speciali; ma è meglio evitarne l’appiglio; e l’ appaltatore, se va invigilato e colpito
ove occorra di rigide esclusioni, non deve però considerarsi sistematicamente come
disonesto e nemico del’Amministrazione, che ha interesse di cercare le soluzioni di
comune vantaggio e non quelle che si presentano come favorevoli ad essa soltanto,
perchè, di fatto, diventano le più pericolose.
In generale, per riassumere queste note sugli appalti, gli inconvenienti dipendono
sovratutto da sproporzione fra la politica di lavoro in corso d’attuazione e gli appaltatori
 locali; e converrebbe che qualche modifica legislativa, d’ordine generale o regionale,
 consentisse all’Amministrazione qualche libertà maggiore specialmente per
tentare concessioni, opere in economia, appalti-concorso ed altre forme che, pur non
essendo lo specifico infallibile, sembrano offrire qualche vantaggio in un campo d’azione
 come questo, che chiede varietà complessa di soluzioni e si presterebbe come
terreno sperimentale di riforme più vaste per l’intero paese.

e

Eccellenza,

Si confida che le precedenti note sieno riuscite ad illustrare le origini della legislazione
 regionale, e gli eccezionali ostacoli incontrati nell’applicarla: per la stessa
vastità del programma che in meno di venti anni vuol riparare ad incuria di secoli;
per la scarsezza numerica degli uffici tecnici inadeguati alla vasta bisogna; per la
insufficenza del ceto degli imprenditori locali di fronte alla grande richiesta ; per la
coincidenza di questa eccezionale politica di lavoro col vuoto di braccia lasciato dall’emigrazione
 ; e sovratutto per la non bene calcolata difficoltà delle condizioni locali
in cui si debbono svolgere i lavori, di îronte alle promesse della legge, e per la catastrofe
 sismica del dicembre 1908, che ha sospesa per qualche anno la vita della
regione calabrese ed addossati più urgenti compiti alla nostra Amministrazione.
A superare queste difficoltà ha dato tutte le forze del suo alto ingegno l’ illustre
mio predecessore comm. Carlo Riveri, che da origine impiantò questo servizio e vi la-Sciò
 tracce incancellabili di zelo e di abnegazione. Superato ormai il primo periodo
ingrato di preparazione e di avviamento, si può portare nella gestione delle opere calabresi
 qualche impulso ardito, tenendo sempre presente il grande quadro della legislazione
 regionale, che, nel suo savio eclettismo di provvidenze e di rimedi, non ha bisogno
 di essere innovato ab imis, ma solo ritoccato con qualche aggiunta ed integrazione,
 e sovratutto fiancheggiato da leggi concrete per determinate efficaci soluzioni.
Un criterio realistico, scevro da preconcetti, deve presiedere all’attuazione delle leggi
calabresi; e mentre devesi irrobustire l’organizzazione tecnica e decentrare l’intervento
dello Stato, se si vuole che i lavori si facciano, conviene d’altro lato cercare, ove sia
possibile, di ricorrere alle iniziative dei capitali, alle imprese private, a tutto ciò che