CAPO I,

CENNI GENERALI

La Calabria, che comprende la parte della Penisola a mezzogiorno dei golfi di
Taranto e di Policastro ed ha forma allungata caratteristica, è una regione alpestre,
per la linea ardita e la natura selvaggia dei suoi monti. La divide per tutta la sua
unghezza l’ Appennino, che rappresenta, per la sua costituzione litologica, una catena
iffatto distinta, i cui contrafforti devonsi cercare nella Basilicata e nelle Puglie. Ma
€ montagne Calabresi, anzichè ammassate sull’asse della Penisola, sono rigettate verso
il mare, e sono più aspre e più severe dei grandi blocchi calcarei dell’altipiano lucano.
Le roccie primitive grigie e dure formano nodi compatti, come la Sila, irta di foreste
&gt; di picchi quasi inaccessibili, ed il maestoso Aspromonte, i cui contrafforti sono battuti
 dalle correnti dello stretto di Messina. Alcune montagne raggiungono quasi i
due mila metri, ed il Pollino, al confine con la Basilicata, arriva all’altezza di
2250 m,. circa (1). Con le asperità montuose di questa cittadella di granito fa contasto
 qualche estesa pianura, ed una lunga costiera (2), che wende il suo clima più
caldo di quello della Basilicata, dove sono meno montagne, meno pianure e più colline.
Compresa tra due mari, attraversata dall’Appennino, che funziona come un gran
condensatore, la Calabria è, di fronte alle vicine regioni, relativamente ricca di pre-“ipitazioni
 e di risorse idriche. Ma, per la stessa sua forma e per la poca estensione
dei versanti, ha fiumi poco importanti, che più propriamente possono dirsi torrenti.
2uello di maggiore percorso è il Crati sul versante ionico; importanti anche sono il
Neto, che distende il suo ampio bacino nella regione Silana e si getta pure nell’Ionio
e il Lao ed il Mesima sull’opposto versante tirrenico. Per quantità di acque a tutti gli
altri corsi calabresi precede il Lao (3). Ma tutti questi corsi sono di natura prevalen-.emente
 torrentizia ed inadatti anche alla fluitazione del legname. Per tale loro ca-