rattere torrentizio o pel frastagliamento del suolo dove scorrono, essi, nelle loro condizioni
 attuali, si prestano poco alla formazione di regolari utilizzazioni per irrigazioni
ed anche per scopi industriali limitati, e soltanto con la esecuzione di ardite e grandiose
 opere di sistemazione, si può dare a questi corsi d’acqua, che, così come sono,
non producono che effetti dannosi, impaludamenti, malaria, e difficoltà di comunicazioni,
 una finalità benefica, invece che distruttiva.
Oltre che al clima, alla costituzione geologica speciale dell’ Appennino calabrese
ed alla prevalenza delle roccie marnose ed argillose poco permeabili è delle roccie
filladiche e degli scisti cristallini facili a sgretolarsi ed a sfasciarsi, il disordinato regime
 dei torrenti e le piene subitanee e rovinose sono dovute ai diboscamenti, che,
iniziati nel Medio Evo (allorchè le popolazioni abbandonarono le marine per rifugiarsi
sui monti, e l’altipiano della Sila, colle sue cime inaccessibili e colle sue impenetrabili
 foreste, dopo essere stato nel III e IV secolo la culla del popolo dei Bruzi, i terribili
 pezzenti dell’Italia meridionale, divenne rifugio dalle invasioni Saracene), hanno
raggiunto il loro apice nel secolo. XIX, quando l’aumento della popolazione ed i cresciuti
 bisogni diedero la spinta decisiva ad una trasformazione agraria ed economica,
attuata però irrazionalmente. Dagli scrittori francesi, che sono considerati i classici
delle sistemazioni idroforestali, è stato rilevato giustamente che la Calabria può paragonarsi,
 per le erosioni torrenziali ed i diboscamenti, ai dipartimenti delle basse ed
alte Alpi. Da Diamante a Nicastro, da Sibari a Reggio si incontrano moltissimi coni
di deiezione e larghe fiumare, che rinserrano tra loro larghi cunei di terreno
ubertoso, trasformati dall’acqua in stagni pestilenziali; e le pendici, anticamente coperte
 di selve, che prima trattenevano e regolavano il deflusso delle acque, ora nude
e brulle, non servono che ad accrescere la rovina coi loro sfaldamenti (4).
La superficie della Calabria è di Km. quadrati 15.075 con una popolazione legale,
al 10 giugno 1911, di 1.525.745 ed una popolazione di fatto di 1.402.151 abitanti,
dei quali 652.946 maschi e 750.105 femmine. La popolazione legale è aumentata di
86.416 abitanti dal precedente censimento (al 10 febbraio 1901 era di 1.439.329) e
quella di fatto è aumentata di 31.943 abitanti (al 10 febbraio 1901 era di 1.370.208),
non ostante l’emigrazione ed i terremoti; ed è da notare che, mentre l’aumento
medio annuo per 1.000 abitanti risulta per tutta la Calabria di 2,3, per Reggio Calabria
 esso è di 3,7, per Cosenza di 1,8, per Catanzaro di 1,4. La densità media
della popolazione è calcolata ora a 93 per Kmq., non molto inferiore alla densità
media dî 120,9 per tutta l’Italia, e molto superiore a quella della Basilicata, dove
anche l’ultimo censimento constata una diminuzione di 16.684 abitanti e la densità
risulta appena di 47,6. Ma fra le tre provincie calabresi esiste pure una notevole differenza,
 e dalla densità di 140,6 per la provincia di Reggio, si scende a 71,2 per la
provincia di Cosenza, e si rimane quasi sulla media con 91,9 per Catanzaro (5).
Amministrativamente la Calabria è divisa in 11 circondari: Castrovillari, Cosenza,