Egualmente per gli anni precedenti gli studi dello Scalise (7) e del Taruffi-Nobili-Lori
 (8) dimostrano che nel contingente emigratorio il secondo posto è tenuto
lai braccianti e terraiuoli (il primo spetta sempre agli agricoltori) ed il guarto posto
dai muratori; ed il fenomeno apparisce più impressionante, quando più intensa diviene
 la richiesta della mano d’opera per il grande sviluppo dei pubblici lavori.
Delle tre provincie Calabresi, Cosenza è sempre alla testa del movimento migra-‘orio;
 per qualche anno Catanzaro sembra prendere il sopravvento, e Reggio Caabria
 cerca di raggiungere nella corsa sfrenata le due consorelle: ma l’arresto monmentaneo
 nel movimento migratorio Cosentino è forse dovuto all’essersi toccato in
un certo momento 22 punto di saturazione. Sorpassato tale momento, negli ultimi
anni Cosenza riprende il suo posto di avanguardia.
Nel quinquennio 1908-1912 P emigrazione fra le tre provincie è infatti così divisa
 (9):

1908 1911 r912
Cosenza 13.34 e 19.777 13.819 17.076
Catanzaro 8.938 18.025 17.648 9.616 15.885
Reggio Calabria 8.269 14.380 11.873 6.047 14.362

L’emigrazione prevale nella zona montana e nei centri rurali; è minore nelle
pianure e nei centri relativamente grandi ; nella provincia a massima emigrazione,
Cosenza, la città capoluogo, prima del 1902 non figurava neppure nelle statistiche
1fficiali dell’emigrazione, e dopo ha sempre uno scarsissimo contingente.
Non si nota finora in Calabria un sensibile movimento d’.immigrazione interna.
-e non molte notizie finora raccolte e pubblicate dall’Ufficio di Statistica danno
jualche indicazione sulle migrazioni interne di lavoratori agricoli. Nel 1910 si hanno
n complesso in Calabria per le tre provincie 24.808 immigranti; mentre nella sola
Basilicata gli immigranti furono 22.840 e in tutto il Regno 559.434. Per le migrazioni
 interne di operai industriali i dati statistici sono ancora in elaborazione, e forse
essi potranno avere qualche importanza per questi ultimi anni, nei quali si è accenuata
 l’immigrazione di cooperative per lavori pubblici (10).
La potenzialità economica della Calabria è limitata quasi esclusivamente all’agrisoltura.
 Su 1000 ettari di superficie, 390 sono seminativi, 238 prati e pascoli, 60 vigneti,
 oliveti e frutteti, e 230 boschi e castagneti, La media però di terreni improduttivi
 è molto elevata e può calcolarsi che su 1000 ettari di superficie 83 sono improduttivi,
 laddove la percentuale è per tutto il Regno di 79 su 1000 ettari, Non
sono sfruttate le risorse minerarie del suolo calabrese; e scarsissime sono le forze
motrici finora utilizzate. Quasi tutte le industrie consistono in piccoli laboratori o
in officine che rispondono alle esigenze dei consumi locali.
Anche la industria della seta, che un dì sembrò prender fiore (secolo XVII), ha