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oggi declinato col trasformarsi dei sistemi di produzione, ed è limitata alla filatura
di una parte dei bozzoli prodotti sul luogo. Le sole industrie che possono dirsi fiorenti
 sono quelle connesse all’agricoltura e specialmente alla coltivazione degli agrumi
e dell’olivo.
Secondo la statistica del 1906, si contavano in Calabria 31.043 lavoranti in opifici
 industriali, con una media di 2,3%, di fronte alla media generale del 4,3°%/,. Inferiori
 nella media erano soltanto la Campania, il Molise, l’Abruzzo e la Basilicata (11).
Nelle industrie si calcolavano utilizzati 9.289 cavalli dinamici.
Il censimento industriale del 10 giugno 1911 ci dà qualche cifra più precisa. Il
numero delle persone occupate sale a 40.358 con 9.561 imprese, di fronte ad un totale
 di lavoranti occupati in tutto il Regno di 2.305.720 con 243.987 imprese, e la
proporzione è pertanto di 2,6%, di fronte alla proporzione generale di 6,4°%/. Ma dei
40.358 lavoranti impiegati, 22.351 sono addetti ad industrie agricole e circa 5000 sono
occupati in lavori edilizi, Soltanto 7.041 figurano occupati in industrie tessili, che
sono però prevalentemente industrie casalinghe o di piccola entità. Questo risulta
anche dalla statistica delle forze motrici. Su 16.083 cavalli dinamici utilizzati (in
confronto con 1.612.356 utilizzati in tutta Italia), 11.820 sono utilizzati per industrie
agricole (mulini, pastifici ecc.), appena 375 per industrie tessili (12).
Sembra superfluo citare altri dati sulle organizzazioni operaie, che al 1° gennaio
1912 comprendevano 2.883 lavoratori dell’industria (37 leghe) e 2.575 lavoranti agricoli
 (11 leghe), e sul movimento generale delle industrie, tanto più che queste rilevazioni
 sono ancora all’inizio e potranno dare soltanto in seguito risultati certi e più
attendibili,
Gioverà piuttosto ricordare che la Calabria tiene un discreto posto nella statistica
della previdenza, contando per 121.269.433 lire di depositi nelle casse di risparmio
ordinarie e postali con una media per abitante di 86.01, mentre l’Umbria ha una
media di 63.06, le Marche 87.19, la Sardegna 45.60, l’Abruzzo 82.01, la Sicilia 74.61,
£ la media generale è di 124.52 (15).
Un parziale indice dello sviluppo commerciale delle provincie di Calabria può
desumersi pure dal movimento della navigazione per operazioni di commercio e per
trasporto di passeggeri, Confrontando tale movimento al 19296 ed al 1911 si ricava
che, in confronto della notevole estensione costiera, le cifre indicative del numero
dei piroscafi italiani ed esteri in arrivo ed in partenza, delle tonnellate di merce
imbarcate e sbarcate e del movimento dei viaggiatori si mantengono piuttosto basse
ed in ogni caso non si differenziano di troppo dall’uno all’altro anno, sicchè può
dedursi che, nel movimento delle merci e dei viaggiatori pel periodo considerato,
non si verifica notevole incremento (14).
Un raffronto complessivo del progresso economico della Calabria con quello
generale di tutte le regioni d’Italia si ritrova in un recente studio del Mortara (15).