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Ciriolo, scende a Marcellinara e alla Cappella S. Elia a 250 m. Rimane per un lungo tratto depressa
con altezze non superiori ai 390 m,, poi risale a Girifalco (450 m.), a Serralta S. Vito (993 m.) e Monte
Cucco (958 m.); nella regione delle alte montagne della Serra passa però î piani, dove sono i paesi di
Simbario, Spadola, Brognaturo, e Serra $. Bruno, poi per cime secondarie, come le Trearie (1071), Bellardina
 (1171), e Monte Crocco (1269); scende alla Croce Ferrata (1111), al piano di Salvaro (1030) ed
ai piani di Limina (780), si rialza pei piani di Crista, Melia, Stempati, Vaccarizzo, Alati, Zervo fino a
1100 m., volge a O. per le vette di Monte Scorda {m. 1570), Serra Canavi (1750) e Punta Materazzi
(1889), presso Montalto, il punto più elevato dell’Aspromonte (1958), e dalla Punta Materazzi si divide
in tre linee, di cui una va alla Punta del Pezzo, separando le acque del Tirreno da quelle dello Stretto;
l’altra va a Capo dell’Armi, e la terza a Capo Spartivento.
Ma le cime più alte della Calabria si ritrovano nei gruppi secondari o nelle propaggini della catena
principale. Così la zona montuosa già ricordata che dalla Coppa S. Paolo si estende a ponente e poi
verso sud tra i contrafforti del Cozzo del Pellegrino, la Mula, Montalto, fino a Diamante e Belvedere,
costituita da montagne calcari, di carattere alpestre ed orrido; e così a levante la catena del Pollino.
Fuori del crinale è pure la Sila, vasta estensione con ripiani a 1300 o 1400 m., in mezzo a moltitudine
di punti più alti di 1500 m., quali Volpintesta (1730), Montenero (1881), Gariglione (1785). Altre catene
9 montagne isolate sono il Cocuzzo (1542), il Monte Pecoraro (1420), con tutta la serie dei contrafforti
che scendono dalla Serra al mare Jonio; il Monte Stella (1077), il Monte Mutolo (747), ed i contrafforti
dell’Aspromonte.
Cfr. E. CorrtEsE, Descrizione geologica della Calabria, Roma, Bertero, 1895.
(2) Data la strettezza della penisola e la catena che l’attraversa, poche sono le pianure estese:
ricordiamo le vallate alluvionali del Lao e del Savuto; la fertile e malarica piana di S. Eufemia; la
piana di Rosarno, terribilmente malarica, alle foci del Mammella e del Mesima; ia piana di Gioîa
Tauro, una delle più belle regioni e la zona più importante olivata della Calabria; la piana che dal
Trionto va al Caldanello e comprende l’amplissima vallata del Crati. Lo sviluppo costiero è notevolissimo,
essendo la Calabria tutta compresa tra due mari con una lunghezza massima di Km. 248.
V. anche Tarurr1 NoBiLy e Lori, La questione agraria e l'emigrazione in Calabria, Firenze, Barvèra,
 1908.
(3) I bacini più notevoli della Calabria in ordine naturale di successione, dal confine continentale
verso Reggio e Metaponto sono: .
19 — Sul versante tirreno : a) il Castrocucco o fiume Noce o Talago, che segna il confine con
la Basilicata ; b) il Lao coi suoi affluenti Serrapotamo ed Argentino; c) l’Abate Marco ed il Varcuta dal
corso breve e ripidissimo ; 4) la fiumara dei Bagni (di guardia), la Moschera, il Gariglio, il Mercaldo
(Mercauro), il Cacacicero, il Fiume di Mare, il Vardano, il Cordare, il Verro (o Belmonte), brevissimi, ma
dannosissimi per i loro coni di deiezione; e) il fiume di Amantea, l’Oliva, dal percorso più lungo, ed il Savuto,
 fiume cospicuo che nasce da sorgenti fresche e limpidissime a m. 1350 sulla Sila ; f) la fiumara dei
Bagni di Sambiase ed il Piazzi o fiume di Nicastro, dal percorso ripidissimo ; #4) l’Amato, che riceve nella
pianura il Sant’Ippolito col Piazzi, il Pesipo e il Collola ; i) i rii Torrina, La Grazia, e Sant’Eufrasia,
brevi e precipitosi; 7) l’Angitola, che raccoglie acque copiose, ed assume aspetto di un fiume importante,
formando un delta alla foce; 1) il Mesima, che col suo bacino ad enorme ventaglio lungo 59 Km,, con
oltre 700 Kmq. di superficie ed i suoi numerosi ed importanti affluenti, Mammella (ora divenuto indipendente),
 Marepotamo, Porciume, Metramo, Vacale etc,, è il più gran tiume del versante tirrenico;
#1) il torrente Budello con piccolo bacino, ed il fiume Petrace con bacino esteso; 0) le fiumare Sfallazza,
Favazzina, Catona, Gallico, Scaccioti, Annunziata, Calopinace, Sant’Agata, Armo, Vallanidi, Macellari,
Lazzaro, nel tratto da Bagnara a Capo dell’Armi.
II° — Sul versante ionico: a) da Capo dell’Armi a Capo Castella, le fiumare Molaro, Sant'Elia, Armi,
Melito, Amendolea, S. Pasquale, Bruzzano, Bonamico, Careri, Condoianni, Portigliola, di Gerace, di Siderno
 o Novito, di Gioiosa o Turbolo, Ceravolo o Messina, Amusa, Allaro, Precariti, Stilaro, Assi, Guardavalle,
 Alaco, Ancinale, Soverato, Gattarella, Corace, Fiumareila, Alli, Simeri, Uria, Frasso, Crocchio,
Tacina: 33 grandi fiumare, oltre alle minori ed ai rivi, su 380 chilometri di spiaggia ; b) il Neto, che nasce
dalla vetta maggiore della Sila (Botte Donato), riceve altri fiumi silani cospicui, come l’Arvo, l’Ampollino,
ed il Lese, e poi verso il mare il Vitravo, e sbocca a nord di Crotone; c) tra il Neto ed il Crati, fiumare
profondamente solcate a monte, larghe in basso, quali la Lipuda, Fiumenicà, Coseria, Colognati, Trionto, e Coriglianeto;
 d) il Crati, dall’alveo larghissimo, che riceve sotto Cosenza il Busento, poi 22 Km. a valle in destra