CAPO IL

LE OPERE PUBBLICHE IN CALABRIA
PRIMA DELL’UNIFICAZIONE ITALIANA

Al mancato sviluppo dei lavori pubblici nel Mezzogiorno, e specialmente nelle
calabrie, contribuirono certamente le mutevoli vicende del paese.
Uno storico del Reame di Napoli, indagando le origini dei mali di quelle contrade,
‘ra cui appunto la mancanza di strade ed altre opere, li attribuisce alla grande mu-‘abilità
 dei governi: « In poco più di tre secoli e mezzo, regnarono quattro case,
ventidue re, senza contare i transitorî dominî di Ludovico re di Ungheria, del papa
nnocenzo IV, di Giovanni di Aragona e di Carlo VIII » (1).
Non mancarono tentativi di migliorare quelle povere contrade. Un re geniale,
che tentò precorrere i tempi, volle mettere in valore in tutti i modi le ricchezze naturali
 del paese, ed iniziò una politica di lavoro e di trasformazione agraria nei suoi
feudi di Calabria, riconoscendo che il Mezzogiorno è paese di culture e di pascoli. « Pace
è sicurezza, dice Federico II in una delle sue costituzioni, a tutti i lavoratori della terra,
sia che risiedano nelle loro dimore, sia che coltivino le campagne. Che nessuno abbia
l’audacia di impadronirsi delle loro persone, di rubare o togliere i loro beni o gli
Strumenti aratori » (2). Ma questa costituzione prova di per sè stessa, come direbbe
1 Manzoni, che assai poco sicuri erano i lavoratori nei loro campi, e che anche sotto
i governi migliori le condizioni del territorio, privo di comunicazioni ed infestato da
riganti, erano sfavorevoli ad ogni progresso civile e sociale,
«“ La più parte delle opere pubbliche si riunivano nella città capitale. Nè mai di
proposito, — afferma uno storico della finanza napoletana, — destinata fu qualche somma
perchè in ogni anno e per un dato periodo di tempo spesa fosse in opere pubbliche ».
Ed altrove aggiunge : « Le opere pubbliche non mai di proposito vennero re-