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golate perchè riuscissero di utile all’industria ed alla proprietà... Poche volte in ur.
gentissimi casi si fecero prosciugamenti di paludose terre. Nè molte furono le strade
per agevolare le comunicazioni, "sicchè durava tuttavia l’infelice condizione delle
gravissime difficoltà di andare non diremo da una provincia ad un’altra, ma da uno
ad altro vicino paese. I porti ed i luoghi lunghesso le rive del mare non furono
considerati per la parte del commercio, ma solo per le cose militari » (3).
Giova anche tener presente che le varie regioni componenti il Reame di Napoli
parteciparono in modo assai diverso alla vita nazionale e che le Calabrie e la Basilicata
 specialmente, furono tenute appartate e lasciate in deplorevole abbandono economico
 e civile, causa questa non ultima dello stato attuale di decadimento di queste
regioni.
« Nel parlamento del 1593 sì chiedeva con viva insistenza, compiersi non meno la
Strada di Puglia che quelle del Regno le quali conducessero a luoghi e mercati principali
 delle provincie, applicandosi le contribuzioni che queste pagavano alle costruzioni
 delle strade loro necessarie e che pria di tutto si facessero i ponti, essendovi
Pericolo grave. Nel 1607 crebbero i reclami perchè, essendosi levata generale contribuzione
 per le strade del regno, venissero queste di fatto costrutte in ispezialità per
Puglia, Calabria ecc. » (4).
La politica sospettosa del governo borbonico non favorì certo lo sviluppo d’iniziative
 individuali e collettive e di grandi opere di interesse generale.
Nella seconda metà del secolo XVIII sotto il governo del re Carlo III e Pinfluenza
 del Tanucci, il quale aveva affermato il principio che la prosperità stava nel
poter fare un giorno girare le ruote della vettura per le provincie meridionali, dove
soltanto a cavallo o sopra mule camminavasi, le opere pubbliche ebbero qualche
impulso.
Sotto il governo francese, di Giuseppe II e poi di Murat, l’amministrazione dei
lavori pubblici fu organizzata. Nel 1809 si istituiva un corpo di ingegneri di ponti e
e strade, con un Consiglio che discuteva i proponimenti ed i disegni dei lavori pubblici,
 e nel 1811 si istituiva la scuola di applicazione presso la stessa direzione. Il
bilancio dei lavori pubblici saliva alla somma di 800.000 ducati, e 240.000 ducati
erano assegnati pel prolungamento della strada di Calabria fino a Tiriolo.
Col ritorno dei Borboni fu soppresso il corpo dei ponti e strade, ricostituito nel
1826 dal Comm. Carlo de Rivera, che riportò il bilancio dei lavori pubblici a 600
mila ducati, mentre era sceso a 350.000,
Tuttavia quando le provincie Calabresi entrarono: a far parte del regno d’Italia,
le opere pubbliche erano in condizioni deficientissime, per non dire assolutamente negative.
 È interessante in proposito ricordare alcune considerazioni dello storico della
finanza napolitana, più volte citato: « Un’estrema precipitanza o lentezza ha spesso
regolato le nostre opere; dalla prima è derivata la cattiva scelta del disegno o