)

Nella citata relazione o difesa del Genio Civile si ricorda anche la bonifica delle
pianure del Budello.
Verso il 1816 il marchese Vito Nunziante, prosciugando gli stagni sulla sponda
sinistra del Mesima, tra il bosco di Rosarno e la spiaggia del mare, tornò a florida
agricoltura le adiacenti campagne e vi fondò il villaggio di S. Ferdinando che bentosto
 accolse circa 3000 abitanti (17); raro esempio con cui l’iniziativa privata e locale
mostrava di associarsi opportunamente ed utilmente all’azione dello Stato. A difesa
della bonifica il Nunziante aveva costruito argini e piantagioni sulla sponda sinistra
del Mesima, ma, in una straordinaria piena avvenuta. verso la fine del 1823, il fiume,
avendo fatto una rotta sulla sponda sinistra sopra corrente delle opere di difesa ivi
eseguite, inondò le terre bonificate. Chiusa la rotta, per impedire la distruzione degli
argini, fu necessario rettificare il fiume. Ma nonostante la rettifica compiuta, il Mesima
 provocò nuove rotte e nuove inondazioni, e rese necessari nuovi lavori per
mantenere il fiume nell’alveo, e 1’ Afan de Rivera riconosce anche in questo caso
che qualunque sforzo riuscirebbe vano senza la sistemazione dei monti (18).
Alla mancata sistemazione montana si attribuiscono pure i disastri verificatisi nel
1827 in parecchi comuni sottoposti all’ Aspromonte, e specialmente nei Comuni di
Catona e di Gallico, che furono quasi distrutti dalle piene dei torrenti insufficientemente
 difesi a causa dei diboscamenti delle gronde montane.
L’economia silvana attirò anche allora l’attenzione del Governo. Fin dalla prima
metà del secolo XIII si ricordano bandi per regolare e proibire in determinati casi
il taglio degli alberi e il diboscamento. Un celebre bando della Regia Camera sommaria
 del 6 febbraio 1759 vietò i diboscamenti di qualunque luogo boscoso per ridurlo
 a coltura ed anche per fare carbone, permettendolo solo quando il taglio si facesse
 in modo da poter le piante rigermogliare, e sotto rigorose pene ed ammende (19).
Ma il bando ebbe scarsi effetti ed i diboscamenti aumentarono specialmente dopo
che, abolita la feudalità verso la fine del. secolo XIX, gli scioglimenti di promiscuità
spinsero i privati a coltivare anche i terreni meno adatti, non essendovi ancora una
legge per regolare i diboscamenti dei terreni montani.
Varie leggi del 20 gennaio 1811, 17 e 28 ottobre 1813, 7 gennaio 1814, re golarono
 i tagli di urgenza. Una legge del 1819 cercò conciliare la conservazione dei
boschi col diritto di proprietà; nel 1810 si istituì l’azienda delle acque e foreste
presso il Ministero delle finanze, e si venne formando il corpo delle guardie forestali,
i Sylvarum custodes, che anche Aristotele riconosceva necessari in una ben ordinata
repubblica. Ma gli abusi degli agenti ed i danni della proprietà maggiori dell’ utile
pubblico richiesero presto più razionali provvedimenti, che furono emanati con la
nuova legge forestale del 21 agosto 1826. Essa divise le selve, i boschi e le terre
salde non in riguardo alla loro natura, ma. secondo la qualità delle persone alle quali
appartenevano, lasciando alla ‘Direzione Generale delle acque e foreste, ora unita a