CAPO II.

LE DIFFICOLTA NATURALI

Come all’abbandono nel quale per tanto tempo è rimasta la Calabria, quasi del
tutto priva di mezzi di comunicazione e di altre opere di utilità pubblica, hanno contribuito
 le speciali condizioni fisiche di quella regione, nella quale purtroppo, quasi
per tragico contrasto, la natura ha riunito bellezze straordinarie e piaghe terribili e
desolanti ; così per l’attuazione del programma di lavori autorizzati dalle leggi di
favore e concretato nei piani regolatori, le stesse difficoltà si sono opposte ad un’azione
 sollecita ed a risultati proficui ed immediati.
Saldata al resto dell’Italia coll’ammasso del Pollino che, come una muraglia, ne
sbarra l’accesso e circondata in tutte le altre parti da due mari, tra i quali si alzano
le sue aspre e selvagge montagne, per natura ed aspetto tanto somiglianti alle Alpi,
l’estrema parte della penisola, mentre si trova in una posizione geografica che si può
ben chiamare privilegiata, presenta tali condizioni geologiche, climatologiche ed idrografiche
 da racchiudere in sè stessa le cause dei suoi maggiori flagelli.
È ormai nota la sua triste fama di terra desolata dai terremoti più di ogni altra
regione d’Europa. Dalle grandi commozioni sismiche che la colpirono e la sconvolsero
nel 1638, nel 1659, nel 1783 — per non ricordare le più antiche — alle più recenti
del 16 novembre 1894, con l’epicentro nella Piana ; dell’8 settembre 1905, con l’epicentro
 nel Monteleonese ; del 23 ottobre 1907, con l’epicentro presso Ferruzzano ; alla
immane catastrofe del 28 dicembre 1908, una delle più terribili che la storia ricordi;
fino al recentissimo terremoto del 28 giugno 1913 che tanti danni ha prodotto anche
nella provincia di Cosenza, finora meno delle altre colpita, è tutto un turbine spaventoso
 di sventure e di distruzioni che si è abbattuto con inaudita violenza sulla sventurata
 terra calabrese (1).
La maggiore di queste calamità si è verificata nel momento stesso nel quale aveva