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inizio l’attuazione di quella parte delle provvide disposizioni della legge del 1906
intesa alla rigenerazione economica della Calabria e perciò vi ha determinato anche
gravissimi danni indiretti, quasi non ne fossero bastate le altre terribili conseguenze,
Era infatti appena compiuta l’indispensabile organizzazione dei nuovi e maggiori
servizi affidati allo Stato per venire in aiuto a quelle popolazioni, appena preparato
il programma tecnico-economico dei lavori ed avviatane l’attuazione, che, proprio
quando questo aveva bisogno di ricevere il maggiore impulso, il sopravvenuto disastro
 e la conseguente necessità dî ordinare, nel modo più rapido ed efficace, l’opera
di soccorso nei luoghi devastati sconvolgevano tutte le previsioni, arrestavano tutti o
quasi gli studî compiuti ed in corso; turbando profondamente il lavoro al quale gli
uffici si erano accinti per l’esecuzione del vasto programma di opere pubbliche votate
dal Parlamento.
Così, almeno per un triennio dopo la catastrofe, da un lato fu impossibile attendere
 allo studio ed all’esecuzione delle più importanti ed urgenti opere pubbliche
previste dalla legge del 1906; dall’altro si rese indispensabile eseguire, ed in tutta
iretta, molti lavori di carattere addirittura straordinario ed indilazionabili, per riparare
i danni, prodotti dal terremoto e dai conseguenti franamenti, anche a quelle opere o
parti di esse. costruite prima del 1906, che la legge dovette, invece, considerare come
atilizzabili senza spesa e. completamente.
Ma oltre questa causa del tutto staordinaria, che determinò il più notevole ritardo
nella esecuzione della legge, altre circostanze assai meno gravi, ma non per ciò di
trascurabile importanza, perchè di carattere continuativo, hanno concorso e concorrono
cuttora ad intralciare in Calabria l’opera esecutrice rendendola più lenta ed onerosa
di quanto potè essere previsto.
Diverse, invero, sono le avversità naturali che, forse più delle ire sismiche, vanno
consumando tanta parte della terra calabra e tant’altra ne rendono o malsana o
deserta.
Come si è accennato, il nucleo centrale di questa terra, eminentemente sismica,
è costituito da rocce arcaiche e cristalline in parte stratificate e scistose, come gli
scisti lucenti (filladi), i micascisti e gli gneiss; in parte massicce come i graniti, sconosciute
 nelle altre zone appenniniche. Vi sono poco sviluppate, a differenza dell’Appennino
 centrale, le masse calcaree del periodo secondario, ma non vi mancano i terreni
 terziari a base argillosa che ricoprono le zone più basse degradanti verso il
mare (2). La diffusione che vi hanno le rocce più compatte, e perciò meno mobili e
disgregabili, farebbe veramente supporre che i fenomeni delle frane e dell’erosione
torrenziale dovessero mancarvi o per lo meno acquistarvi poca importanza. Invece non
è così. Le stesse rocce più solide e massicce vanno soggette in modo straordinario
ai processi della degradazione meteorica, per effetto dei quali si coprono di una specie
di mantello mobile composto di un ammasso di sfasciume, alto talora s0 o 100 metri.