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di corrosione facilissima. La roccia filladica, specialmente, con facilità estrema si spacca
e si sgretola sotto il morso degli agenti atmosferici, comportandosi presso a poco
come le formazioni argillose del terziario, in seno alle quali, come si sa, è la sede
principale del fenomeno delle frane. Il suo sfasciume si polverizza sotto la sferza del
caldo sole meridionale e l’impeto delle pioggie sciroccali lo discioglie e lo trasporta.
Perciò tutti i detriti addossati sui fianchi delle montagne calabresi e facilissimi a
scoscendere costituiscono una condizione assai propizia al verificarsi delle frane ed
alla formazione dei torrenti (3). Questi fenomeni vi sono altresì facilitati dalla forte
inclinazione dei terreni, perchè, in quella località prevalentemente montagnosa e quasi
alpestre, i monti hanno un’altezza veramente notevole rispetto alla stretta superficie
della penisola (4).
Altra causa, infine, che accentua e favorisce quelle forze distruggitrici è rappresentata
 dal diboscamento che, sotto l’allettativa di vistosi e solleciti guadagni, è stato così
largamente attuato anche in Calabria. La relazione della prima Commissione d’inchiesta
 agraria ricorda che, verso il 1880, sull’intera superficie del territorio, circa
ettari 183.238 erano occupati da boschi appartenenti aî Comuni, ai privati, allo Stato.
Pochi erano i boschi governativi; la maggior parte appartenevano ai privati ed ai
Comuni: nel taglio dei primi ha dominato la frode; ed in quello dei privati l’interesse
 ed il capriccio. E dei boschi di proprietà comunale il relatore dice che sono disordinati.
 I castagneti di proprietà comunale giacciono incolti ed in abbandono. L’altipiano
 di Aspromonte, che al principio del secolo XIX era tutta una pineta con
piante (pinus brutia) di mole prodigiosa, che arrivavano fino a m. 50 di altezza con
un diametro di circa 3 metri, è in gran parte denudato ed i bellissimi fusti che vi si
trovavano furono distrutti dagli incendi o cacciati nella fornace per estrarne pece (5)-Purtroppo
 le vaste e disastrose conseguenze del diboscamento permangono nonostante
 gli sforzi intesi a restituire ai monti la loro difesa ed a ristabilirvi quel naturale
 equilibrio che, spezzato artificialmente, ha prodotto e produce tante rovine. Infatti
 -in molti luoghi il terreno privato della sua corazza protettrice è divenuto così
inclinato ed instabile, per scoscendimenti e per frane, che il rimboschimento non vi
è possibile senza la correzione e l'estinzione dei torrenti e senza il rinsaldamento delle
pendici ; occorrendo prima di ogni altra cosa eliminarvi le cause permanenti di distruzione
 e di rovina originate dal diboscamento inconsulto. Delle conseguenze di esso
molto è stato discusso (6); è certo peraltro che 1à dove manca la protezione dagli
agenti esterni, la roccia si altera, si sgretola e si demolisce più presto, l’acqua di
pioggia non si divide più all’infinito, evaporandosi in parte ed infiltrandosi nel suolo,
ma si precipita sui nudi fianchi dei monti e si riunisce quindi nelle valli in torrenti
impetuosi e corroditori del piede dei versanti, determinando © accelerando l’avanzata
delle frane e l’esaurimento delle sorgenti (7). È il bosco pertanto che, nei terreni a
forte pendio. ostacola le frane, sia proteggendo la roccia dal disfacimento meteorico,