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sia legando con le radici le rocce frammentarie ed i detriti e consolidando così il
terreno superficiale (8). È esso inoltre che impedisce l’erosione torrenziale. Con la sua
parte viva, infatti, regola almeno in generale, l’intensità e la. distribuzione delle precipitazioni
 atmosferiche ; impedisce alle acque piovane di cadere. dirottamente sul terreno,
 d’investirlo. con violenza e di produrvi inevitabilmente le prime dannose corrosioni.
 Per mezzo, poi, di quella che si suole chiamare la copertura morta del terreno
trattiene in massa considerevole le acque, impedendone lo scorrimento superficiale e
facendo invece acquistare al suolo quel potere igroscopico che lo trasforma in un
generatore perenne di acque sorgenti e dà costanza e regolarità al regime dei fiumi (9).
Esistono dunque in Calabria’ condizioni propizie ai movimenti franosi ed alla formazione
 dei torrenti. E le frane vi si manifestano difatti assai spesso, determinate o
accentuate talora dalla stessa opera dell’uomo, mediante tagli del terreno (frequentissimi
 nelle costruzioni stradali) che possono aumentare localmente l’inclinazione del
pendio o porre allo scoperto strati facilmente disgregabili, o turbare la compagine di
strati diversi ; talvolta e più spesso da cause di ordine meteorologico, quali in particolare
 le alluvioni pur così frequenti in Calabria; infine dai movimenti tellurici.
Anzi come i terremoti possono produrre od accentuare fratturazioni del suolo e scorrimento
 di terreni, così gli abbattimenti e le frane aumentano sempre l’opera del
terremoto del quale sono. una specie di sismomoltiplicatore, quand’anche non lo determinino,
 come in taluni casi si verifica (10). Ciò spiega come la Calabria, dopo la Basilicata,
 sia la regione con la maggiore percentuale di capoluoghi danneggiati o mi
nacciati da frane, per quanto si debba tenere conto delle complesse cause storicogeografiche
 che vi hanno determinato la ubicazione dei centri abitati (11).
Proporzioni non meno gravi vi assume il fenomeno dell’erosione torrentizia,
caratterizzato, come è noto, dalla possibilità che le acque cadute sopra grande spazio
si raccolgano, quasi d’un tratto, in un flusso breve e precipitoso, il quale, travolgendo
tutto ciò che incontra nella sua impetuosa discesa, spoglia e corrode il terreno, vi
distrugge ogni forma di vita, lasciandovi impresso soltanto un marchio perenne di
squallore e di sterilità.
Già lo si è detto, ed i fattori accennati ne dànno spiegazione, dei corsi d’acqua
della Calabria nessuno, ad eccezione del Crati, merita il nome di fiume. Vi prevale
invece il tipo dei torrenti, asciutti nella maggior parte dell’anno, di corso brevissimo
quelli che scendono verso il Tirreno; più lunghi invece quelli del versante Jonico che
corrono da prima lenti negli altipiani, precipitano poi nella pianura litoranea, sostandovi
 di nuovo in larghi letti ciottolosi, ai quali devono il loro nome di fiumare (12)
Sono appunto questi rapaci torrenti che rendono sempre più aspre ed inaccessibili
le montagne calabresi, corrodendone o denudandone i fianchi, aprendovi solchi e
burroni spaventosi, destinati a diventare altrettanti torrenti ed a diramarsi come i
tentacoli di un polipo gigantesco verso le valli minacciate, nelle quali sì riversa im-