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petuoso il turbine delle piene. Così, all’epoca delle piogge e al verificarsi di temporali,
le acque, non più frenate dalla vegetazione, subitamente diventano gonfie e minacciose
giù per gli aspri declivi; spazzano l’abbondante detrito superficiale preparato sui
monti dallo sfacelo meteorico; scalzano ed isteriliscono i terreni più teneri e friabili,
travolgendo tutto il materiale raccolto e scaricandolo, con enormi coni di deiezione,
sulla pianura dove le acque, continuamente rialzate sugli alvei, dilagano e ristagnano.
Perciò è sopratutto il regime sregolato dei corsi d’acqua, trascinanti nella pianura
i materiali raccolti nei bacini montani, che crea e mantiene le plaghe malariche lungo
il litorale calabrese e costringe ad un triste esodo le popolazioni d’interi villaggi.
Non è raro, poi, che gli scoscendimenti determinati dell’erosione torrentizia creino —
come ad es. avvenne presso Terrate — plaghe malariche anche a notevole distanza
ed a molta altezza del litorale, in conseguenza dello sbarramento di qualche torrente
secondario le cui acque, non avendo forza di vincere l'ostacolo, ristagnano. Notevole
 è il numero dei Comuni calabresi colpiti dalla malaria: in provincia di Catanzaro
 g2 su 153 sono quelli designati come aventi zone malariche, 101 su 152 in
quella di Cosenza e 71 su 106 in quella di Reggio Calabria (13).
Date queste condizioni fisiche della Calabria, l’esecuzione di opere pubbliche
procede in condizioni difficilissime. Quasi tutti i lavori si svolgono in pianure malariche
 o in località di montagna le quali, sia per le loro stesse condizioni altimetriche,
sia per la costituzione geologica del suolo, per le forme e per lo stato superficiale
di esso e per il clima della regione, ne costituiscono il meno favorevole ambiente.
L'una e l’altra ubicazione delle opere ne ritardano gli studi, ne rendono lenta
l’esecuzione e ne aumentano il costo.
È naturale, anzitutto, che gli studi di progetto riescano poco spediti quando il
personale è costretto a recarsi e trattenersi in luoghi colpiti della malaria, oppure
disagevoli ed in condizioni di completo isolamento, come sono quelli nei quali, appunto
 perchè più abbandonati, una grande parte delle opere deve essere eseguita.
La mancanza di facili comunicazioni concorre in particolar modo a far svolgere il
servizio in modo lento e faticoso, a rendere minima utilizzazione dell’ attività dei
funzionari che devono recarsi sopra luogo per rilievi ed. accertamenti.
È pure da rilevare che, per lo studio delle opere da eseguire in località minacciate
 da frane o lungo i corsi d’acqua, sono spesso necessari pazienti assaggi preliminari
 per conoscere con qualche sicurezza le condizioni del sottosuolo.
Talvolta poi, sempre in conseguenza della natura del terreno o dei corsi d’acqua,
è il completamento di alcuni lavori che non può essere previsto se prima non sia
esperimentata la riuscita di quelli eseguiti: ciò che si verifica assai di frequente per
le opere idrauliche e per quelle di consolidamento di zone franose. Valga ad esempio
il consolidamento del ponte sul Coscinello lungo la, strada comunale obbligatoria di
S. Martino di Finita (Cosenza) che, nonostante l’esecuzione di successivi e rilevanti