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La maggioranza degli appaltatori appartiene alla regione stessa. Sono però appaltatori
 forniti di mezzi molto scarsi e di limitata capacità tecnica ; spesso appaltatori
 improvvisati, che hanno creduto di trovare nelle imprese pubbliche una fonte di
facili ed ingenti guadagni e che finiscono per lo più col ritrarsene con danno loro
e con danno anche dell’Amministrazione appaltante, che vede rovinate le opere dalla
cattiva esecuzione e dal lungo conseguente abbandono. Qualcheduno più pratico ed
accorto cerca monopolizzare i lavori in qualche centro determinato più propizio e
più adatto, ed allora si hanno quelle vicende sorprendenti nelle aste, alle quali si accennerà
 appresso, Questi più esperti e più ricchi appaltatori eseguono generalmente
vene le opere; ma procurano naturalmente di trarne il maggior profitto, senza badare
 troppo ai mezzi. Quindi accaparramento e monopolio prima dell’asta; questioni
cavillose durante e dopo i lavori, per lo più bonariamente transatte, ma non senza
notevole vantaggio per le imprese. Talvolta poi gli stessi appaltatori, o per non avere
la capacità e la potenzialità richiesta dalla importanza e dalla natura delle opere, o
per errore sulle condizioni della località e del mercato, 0 per avere offerto ribassi
iroppo notevoli, hanno chiesto di essere esonerati dalla stipulazione dei contratti, come
ad esempio si è verificato nell’appalto della strada comunale di Pietrapaola (Cosenza),
o hanno dovuto invocare la risoluzione, senza indennizzo, dei contratti assunti, come
si è verificato negli appalti di sistemazione del torrente Bagni (Prov. Catanzaro, conratto
 febbraio 1906, ribasso 43, 18 °%); della bonifica di Rosarno (Prov. Reggio Calabria,
 contratto settembre 1902, ribasso 48, 19°); della bonifica di Caulonia (Prov.
Reggio Calabria, contratto agosto 1906, ribasso 7 °/o}; e della bonifica della Macchia
della Tavola (Prov. di Cosenza, contratto marzo 1901, ribasso 22, 94 °/,).
Qualche immigrazione di appaltatori di altre regioni si è verificata: ma in proporzione
 assai scarsa.
Naturalmente gli imprenditori non sono venuti in Calabria da altri paesi per
gli appalti di piccolo importo e per lo più invece hanno assunto gli appalti economicamente
 più rilevanti, tantochè per 18 imprese forestiere che hanno assunto lavori
in Calabria dopo il 1910 si ha un importo totale di lavori di L. 8.633.484, mentre
gli altri appalti assunti da 136 imprese hanno un importo totale di lire 24.283.993.
[n questi ultimi tempi la tendenza all’immigrazione di imprese dell’Italia settentrionale
£ centrale si accentua, pel fatto che i lavori pubblici aumentano nelle provincie mesidionali
 più che nelle altre parti d’Italia, e l’Amministrazione non tralascia di favorire
questa tendenza anche per rompere la formazione di camarille locali, dove stiano per
sorgere, sebbene sia doveroso constatare che gli inconvenienti, cui dànno luogo gli
appalti in Calabria, non sono molto più gravi o più frequenti di quelli che si verifi.
sano in tutte le altre provincie del Regno; e che tali inconvenienti non tanto dalla
“attiva volontà o da avidità dipendono, quanto dalla mancanza di mezzi finanziari e
di esperienza e capacità tecnica.