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regione rispetto alla quale può istituirsi un confronto — due fattori, appunto nell’ultimo
 sessennio, hanno potuto agire, nel modo più intenso ed efficace, sul mercato
del lavoro: la rarefazione della mano d’opera a causa della emigrazione e l’aumentata
 richiesta di operai per l'esecuzione di opere pubbliche. -
L’influenza della emigrazione sulla offerta di ,lavoro è stata assai notevole in
quella regione dove, durante il quinquennio 1907-1911, la media annua degli emigranti
 ha raggiunto quella di 3635 abitanti per ogni 100.000, cioè la più alta di
qualunque altra regione d’Italia (2), e dove, quel che più conta, il maggior contributo
all’emigrazione è stato dato proprio da quegli operai che possono trovare impiego
nella esecuzione di opere pubbliche e che costituiscono il maggior nucleo della popolazione
 operaia calabrese, come se ne è precedentemente fatto cenno.
Senonchè il fenomeno dell’emigrazione, ancorchè così particolarmente accentuato,
non sarebbe per sè solo sufficiente a spiegare il maggiore rincaro della mano d’opera
verificatosi in Calabria dopo il 1906, perchè già negli anni precedenti la emigrazione
in genere e quella, in ispecie, degli operai capaci di trovare impiego nell’esecuzione
di opere pubbliche vi erano assai vive e forse più intense (3).
Per darsi ragione di tale rincaro occorre sopratutto riflettere che, soltanto negli
anni posteriori al 1906, simultaneamente alla sensibile diminuzione dell’offerta di lavoro,
determinata dall’esodo degli operai e quasi sempre dei più attivi e dei più intelligenti,
potè verificarsi in quella regione, ed in misura non meno notevole, un aumento della
domanda di operai.
Ciò, già lo si è accennato, fu ed è tuttora, almeno in parte, una conseguenza
della stessa esecuzione delle opere straordinarie poste a carico dello Stato, tanto vero
che l’aumento del costo delle opere, per l’accresciuta domanda di lavoro, fu previsto
fin dal momento della preparazione della legge a favore della Calabria. Come infatti
risulta dalla relazione sul progetto di legge al Senato (4), fu, tra l’altro, anche la necessità
 di una prudente difesa da questo prevedibile aumento di costo che consigliò la
ripartizione in diciotto annualità della spesa autorizzata per opere pubbliche, essendo
5pportuno stabilire gli stanziamenti, oltrechè in relazione alle condizioni del bilancio,
anche in rapporto alle necessità tecniche della esecuzione, senza dubbio, assai notevoli
per una massa di lavori del presunto importo di 190 milioni.
Ma, se un aumento di costo per accresciuta domanda di lavoro fu previsto, non
potè esserlo, tuttavia, nella misura veramente straordinaria nella quale di fatto si è
verificato. Ed invero una nuova circostanza, più di ogni altra considerevole, è intervenuta
 ad intensificare la domanda di operai: l’assoluta ed urgente necessità di provvedere
 ai lavori di riparazione dei danni prodotti dal disastro del 1908.
È superfluo ricordare quale straordinaria attività abbia dovuto essere esplicata
dallo Stato per l’esecuzione di opere pubbliche dopo la catastrofe. Si pensi soltanto,
che, a prescindere da altre opere accessorie, dovettero essere costruite, in non più di