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dei rinsaldamenti montani, sozxo economicamente possibili per le condizioni favorevoli
nelle quali può svolgersi e prosperare un’azienda agricola » (1).
In molti casi può dunque riuscire più conveniente e remunerativo dar corso.
contemporaneamente alle sistemazioni montane, anche ai lavori di bonifica nella pianura,
 in ispecie ove i bacini imbriferi dei corsi d’acqua che solcano poi le zone da
risanare e da coltivare, sono amplissimi, e lontane le pendici per le quali le acque
torrentizie precipitano in basso. In questi casi i bacini montani in generale influiscono
poco sul deflusso delle acque di piena nel lontano alveo verso il mare, ove il regime
del fiume è già pressochè stabilito (2). E quando a queste condizioni di cose si accompagni
 l’altra di vaste estensioni di territorio improduttive ed incolte perchè infestate
 dagli acquitrini e dalla malaria, si comprende come « la spesa prevista per
arginare i fiumi e canalizzare le acque di scolo, — in modo da adibire piani di ottima
 composizione terriera a coltivazione intensiva capace di abbondanti e svariati
raccolti, — riesca minima rispetto al valore delle terre una volta redente » (3).
Per contro, « si dànno casi in cui ciò non avviene per la limitazione delle superfici
 bonificande rispetto alla potenza torrentizia dei corsi d’acqua sovrastanti e
all’eccessivo denudamento o sconvolgimento dei loro bacini imbriferi, come ad esempio
 accade per la maggior parte delle bonifiche lungo il litorale tirreno e.ionico,
ove dalla costa vicino al mare, precipitano sul ristretto lembo coltivato acque e materiali
 in tanta abbondanza e velocità che si dovrebbero costruire, per contenerli
nell’alveo, dighe longitudinali formidabili di altezza e grossezza, con scarsi e dubbi
risultati » (4).
Tenuti presenti questi criteri fondamentali, è da evitare risolutamente l'errore
di intraprendere bonifiche nel piano, trascurando la sistemazione del monte, e non
dovranno eseguirsi, per pressioni di privati, inalveazioni che non siano giustificate
da un vero e largo interesse collettivo rispetto a vasti territori, o arginature a tratti
isolati quando non diano assoluto affidamento di durata, di coordinazione al futuro
piano generale della bonifica, per evitare vertenze con i privati i quali reputino l’opera
 ottenuta insufficiente, e responsabile lo Stato dei danni, o, per emulazione o
per effettive ripercussioni, si ritengano indirettamente danneggiati.
Le considerazioni igieniche possono tuttavia fare in certo modo derogare a
queste norme quando ricorrano ragioni serie per abitati prossimi ai corsi d’acqua
(art. 268 lett. c) del regolamento 24 dicembre 1906, n. 670). Così è avvenuto per il
Crati a Cosenza, per la fiumara di Bruzzano, per quella di Caulonia, per il Corace,
la fiumarella di Catanzaro e l’Alli (Marina di Catanzaro), per l’Esaro (Cotrone), per
il Cino ed il Coriglianeto (Rossano e Corigliano).
La considerazione di grandi vantaggi economici per territori estesi e fertili,
assai lontani dalla influenza del monte, ha permesso di avviare o continuare altre
opere: ad esempio la prima zona della bonifica intorno al golfo di S. Eufemia fra