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Certo è che il provvedimento di trasferire molti abitati, — specialmente se si
tratti di interi. paesi o frazioni, — per fatto di legge e per atto di governo, implica
in grave e difficile problema che elementi tecnici, economici, finanziari e perfino
di sentimento individuale e collettivo concorrono a complicare.
Non sempre è possibile trovare a breve distanza dall’abitato attuale zone che
per struttura geologica, per condizioni planimetriche, per orientazione, salubrità e
sopra tutto per estensione, riguardo anche a futuri ampliamenti del nuovo centro,
servano al suo impianto.
In caso di conservazione di una parte dell’abitato attuale, mal si concilia con
i rapporti di interessi e di vita civica il soverchio allontanamento dell’altra parte della
popolazione in nuova sede, specialmente per la riluttanza dei Comuni a trasferirsi
per intero, o a lasciar spostare qualche frazione nel territorio dî altro Comune finitimo.


Spesso la zona adatta non può essere trovata che a parecchi chilometri di distanza:
 e nelle condizioni di economia locale, basate quasi interamente sulla proprietà
 fondiaria, si crea una situazione penosa e presso che insolubile. Il consiglio
di favorire i trasferimenti adescando la popolazione con maggiori agevolazioni, ad
esempio con esenzioni da tasse, da imposte per un certo periodo di tempo, come
si è usato per promuovere la colonizzazione di terre incolte (art. 87 della legge
25 giugno 1906) o la formazione di nuovi centri abitati (art. g7 della legge stessa),
e infine con qualunque altra forma di vantaggio economico, urta nell’ostacolo presso
che insormontabile degli interessi già costituiti e legati a terre messe a coltura con
lungo impiego di mezzi e di opera umana. I nuovi benefici promessi, i vantaggi
sotto altro riguardo conseguibili dal trasferimento, dovrebbero superare a scadenza
breve e certa gli attuali mezzi di sussistenza per indurre i proprietari ad abbandonare
 la casa che fino ad ora, con minore o maggiore rischio, li ha ricoverati, le
erre che li hanno sostentati.
Le difficoltà d’indole finanziaria sì riferiscono alla contrattazione, al servizio dei
mutui: e dipendono dalla cooperazione di istituti di credito, i quali non sempre
sono disposti a benefiche e coraggiose iniziative nell’impiego delle forze finanziarie
delle quali dispongono.
Le ragioni di sentimento individuale e collettivo hanno, infine, una parte più
preponderante di quel che appaia, nel ritardare i trasferimenti. L’affetto provvidenziale
 che vincola l’uomo alla terra dei suoi padri, ove si è svolta la sua prima età,
è lo conduce a ritornarvi anche se offra minori lusinghe di altri paesi, costituendo
così una legge fondamentale dell’equilibrio demografico, — potrà essere superato
solo da un non breve adattamento dell’animo alla esigenza di abbandonarla.
Il sentimento collettivo, o -con la suggestione reciproca, o nella forma specifica
li azioni e reazioni dei partiti, massimamente nei centri abitati più ristretti, ove tutto,