armato. Ma la preoccupazione più grave fu quella di prevenire il pericolo costante
jegli incendi, gravissimo per la natura delle costruzioni. A tal uopo si dotarono le
baracche di apparecchi estintori a mano e si costruirono proprie condotte d’acqua
e vasche in muratura alimentate dalle condotte stesse e da acqua piovana raccolta
in cisterne. Provvedimenti speciali si adottarono per la città di Reggio, dove,
avendo assicurata la provvista dell’acqua col sistema di alimentazione idrica sovra
accennato, si costruirono idranti a doppia presa e si fornirono le caserme dei pompieri
 di una ricca dotazione di pompe e di apparecchi modernissimi. Si spesero
nella prevenzione e la difesa contro gli incendi 1.800.000 lire per la provincia di
Reggio Calabria e 75.000 circa per quella di Catanzaro. Tutto il materiale fu poi
consegnato ai Comuni nel corso del 1912.
La spesa complessiva dei baraccamenti coi lavori accessori, escluse le espropriazioni,
 risultò di oltre 36 milioni (2): e tenuto conto dei 9 milioni e 80 mila lire
per espropriazioni, si ha una spesa totale di oltre 45 milioni.
Per il disposto della legge 13 luglio 1910, n. 466, i baraccamenti coi relativi
suoli furono ceduti ai Comuni, che ne assunsero l’amministrazione. Furono riserbate
allo Stato le baracche che servivano agli uffici pubblici ed all’alloggio dei funzionari,
 Alcuni terreni passarono però alle Amministrazioni comunali gravati da concessioni
 temporanee, fatte ai privati per la costruzione di ricoveri a spese proprie,
o per uso industriale (circa 29 mila metri quadrati, tutti in provincia di Reggio);
altri furono sottratti al passaggio perchè concessi ad enti di beneficenza (Patronato
Regina Elena, Ricovero Comunale di Mendicità e Conservatorio delle Verginelle,
Associazioni per gli interessi del Mezzogiorno, e Opera Nazionale per l’assistenza
agli invalidi ed a vecchi danneggiati) o perchè occorrenti alla costruzione di 80 edifici
 di carattere provvisorio per l’esercizio del culto, da erigersi a cure e spese della
Santa Sede.
I provvedimenti per il ricovero degli abitanti furono integrati con la riparazione
 delle case rimaste lesionate, mantenendo però la spesa nei limiti dello stretto
necessario, e disponendo solo a favore di quei proprietari, che risultassero di condizione
 disagiata. Con tali criteri furono rese abitabili in provincia di Reggio 3591
case, con una spesa di L. 687.389. Fu dato inoltre ai privati il mezzo di provvedere
per proprio conto alle riparazioni delle case, o alla costruzione di baracche, fornendo
loro il materiale necessario, e cioè legname, tegole, materiali di copertura, il tutto
per un importo di circa di 2 milioni in provincia di Reggio Calabria e di L. 68 mila
in quella di Catanzaro.
Parallelamente a quest’azione diretta a soccorrere i privati, si svolse anche un
breve programma che aveva di mira il provvisorio riattamento delle opere pubbliche.

L’attenzione del Governo fu richiamata sulle opere portuali, dalle quali i più