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        <title>Le opere pubbliche in Calabria</title>
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        LE OPERE PUBBLICHE IN CALABRIA
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        MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI
DIREZIONE GENERALE DEI SERVIZI SPECIALI

LF OPERE PUBBLICHE
IN CALAB

PRIMA RELAZIONE SULL’APPLICAZIONE DELLE LEGGI SPECIALI
DAL 30 GIUGNO 10906 AL 30 GIUGNO 1913

BERGAMO
ISTITUTO ITALIANO D’ARTI GRAFICHE
1912
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VINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI
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Eccellenza,

Mi: onoro presentarLe la relazione, della quale si compiacque aîfidarmi l’incarico.
sui lavori pubblici in Calabria.
È la prima relazione pubblicata dopo le leggi speciali per le terre calabresi; e
mira a mettere in luce come furono quelle leggi applicate. Il vasto materiale di notizie
e dati, raccolto analiticamente, opera per opera, giovò anche pel lavoro ordinario e
consueto dell’ufficio, e darà modo, con opportuni aggiornamenti, di pubblicare a periodi
 il rendiconto dello svolgimento dei lavori pubblici nella regione calabrese. Qui
si è cercato di trarne la più sobria sintesi; non senza riferimento, come è sembrato
necessario, alle origini ed al contenuto della legislazione speciale; e non senza qualche
cenno a tendenze e proposte che parvero scaturire dallo studio stesso dei problemi.
In questo studio chi si è occupato della Calabria, ed ha imparato a conoscerla ed
amarla, è portato naturalmente a trasfondere un calore di reverente devozione ed a
cercare le vie migliori pel sicuro avvenire di una così forte terra italiana.

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Sulle condizioni e sui bisogni calabresi esiste ormai una larga letteratura; ed è
recente quella relazione della Commissione d'inchiesta sui contadini del Mezzogiorno,
dei cui risultati (come è detto nella relazione a S. M. il Re per lo scioglimento della
Camera) è necessario tenere il massimo conto. (Ai magnifici volumi che la Commissione
 ha dedicato alla Calabria (unitamente alla Basilicata) si fa rinvio, come a
premessa di questo studio, che si è soltanto limitato a pochissimi richiami sulla Caiabria
 in generale, e sempre dal punto di vista dei lavori pubblici.
Da tale punto di vista la Calabria presenta caratteri ed esigenze diverse dalle
vicine terre meridionali.

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        — VIII

Grandissima, ad esempio, la differenza tra la Calabria, che si può dire una gran
montagna ed è ricca di acque pur disordinate, e la Puglia piana e siticulosa, ove, nei
cinquant’anni di unità patria, si è realizzata la meravigliosa trasformazione del Tavoliere
 alla cerealicultura e l’impianto di un vero &amp;lt; mare di vigne &amp;gt;, e, dopo il progresso
agricolo, si è iniziata la industrializzazione di alcuni centri. Lavoro principe è l’acquedotto
 ; e se occorrono bonitiche litoranee ed irrigazioni, i problemi son tecnicamente
ed economicamente diversi che in Calabria; mentre dall’attivo commercio pur tra varie
crisi rifiorente trae impulso lo sviluppo dei porti, che dal riaperto mercato balcanico
attendon nuove speranze.
La Calabria si differenzia anche dalla sorella Basilicata; e, pur quando si studiarono
insieme, se ne misero in luce le differenze; giacchè Calabria è vecchia terra di graniti
 fra terre giovani dominate dall’ &amp;lt; infausta argilla &amp;gt;», e ben diversa è la dovizia idrica
delle due regioni. Non va dimenticato, poi, che la Calabria, sebbene anch’essa povera
di piane, ne ha di maggiori sulle sue costiere; ed alcune son veri giardini; anzi una
gran zona del reggino è, malgrado il terremoto, progreditissima, e bastano i dati ad
essa relativi ad alterare quelli, spesso citati complessivamente per regione, della Calabria
 di fronte ad altre terre.
In realtà (ecco una seconda considerazione da tener presente) meglio che la Calabria,
 esistono, come nell'antico regime, le Calabrie, divise in bacini di comunicazioni
 difficili e di fisonomia diversa. E l’attività dei lavori pubblici deve adattarsi alla
concreta configurazione dei bisogni, che variano da luogo a luogo, ad esempio dall’uno
all’altro versante marittimo, oppure dalle coste fiorenti di agrumi ed olivi alle piane
ancora acquitrinose od alle alteterre della Sila.
È da avvertire che quando gli studiosi parlano di « problema Calabrese &amp;gt; in
generale arrivano, anche senza volerlo, ad identificarlo con quello delle zone calapresi
 montuose e dei loro immediati giacimenti. Questo problema della montagna non
è solo delle terre meridionali, ma dell’Italia tutta. Difatti ovunque è montagna, si presentano
 caratteristiche economiche e sociali comuni; e, come vide, nella sua grande
onestà di studioso, l’on. Fortunato, e mostrò l’on. Dal Verme, vi sono plaghe di alta
Liguria ed Emilia che, a poca distanza da Genova € dalle valli del Po, ossia da scali
e terre fra le più ricche del mondo, formano veri lembi di Basilicata e Calabria ; mentre,
per nostra fortuna, non mancano nel cuore del Mezzogiorno vaste zone che nulla
hanno da invidiare a provincie del Nord. Tutto ciò non diminuisce affatto la sostanza
e la portata della questione meridionale, che abbraccia le regioni al di sotto del Lazio
e non basa solo sugli innegabili fattori economici, che le differenziano dalle altre terre
italiane, ma altresì sulla comunanza di elementi storici ed etici che le hanno fuse insieme.
È in ogni modo opportuno (e giova alla stessa comprensione interna del problema del
Mezzogiorno) tener presente che accanto alle questioni di latitudine, vi sono quelle
di altitudine.
        <pb n="8" />
        IX

Se però gli interessi e le esigenze delle zone alte sono (per la conformazione del
suolo calabro) prevalenti, non esauriscono appieno il problema della regione. Per la
Calabria accanto all’ elemento monte è quello mare; e della Calabria non intende la
storia e l’avvenire chi ne prescinde, giacchè, come le antiche civiltà elleniche fiorirono
dei traffici marinari, solo la utilizzazione delle risorse dei due tepidi mari che bagnano
il massiccio calabrese può assicurare nell’avvenire il risorgimento pieno di una regione
che altrimenti, pur rimboschita e rinsaldata, rimarrebbe povera. Il mare, ossia il commercio,
 arricchisce; la montagna non può, di solito, bastar a sè stessa, ed a colmare
il disavanzo del suo bilancio ha quasi sempre bisogno delle rimesse dei suoi figli; ha
bisogno cioè di essere una matrice di « uomini &amp;gt; per altre terre.
Un’ultima considerazione preliminare va fatta circa le questioni della Calabria,
nelle quali influisce, come fattore di grande rilevanza per tutta la vita sociale ed
economica della regione, la sismicità del terreno ed il periodico ripetersi di foschi
disastri, che non solo distruggono esistenze e ricchezze faticosamente accumulate, ma
entrano come elemento permanente nell’ abitudine e nella vita popolare. Tale fattore,
 che in queste note non si studia ed è lasciato a separate relazioni (la prima
delle quali, dovuta al mio predecessore, è documento dell’opera dello Stato Italiano a
sollievo del tragico lutto del 1908), contribuisce a dare speciali connotazioni al problema
calabrese ; che veramente, per più di un aspetto, si viene ad individuare nel seno del
problema generale del Mezzogiorno, così come la Calabria è in certa guisa una penisola
 della penisola italiana, il lembo estremo ed a sè della patria, al quale fu per
la prima volta dato il nome d’Italia.

Della legislazione speciale per la Calabria fu variamente discusso ed apprezzato
il contenuto. Tendenza dei critici è, più spesso, la accentuazione di qualche particolare
aspetto delle questioni; e nella rapida vicenda degli studi e dei punti di vista sopra
il Sud non si è sempre avuta continuità di visione e di indirizzo, ma si sono succeduti,
 come criteri dominanti, punti di vista unilaterali, e si è creduto più di una volta
di trovar il rimedio per ogni male.
Dopo le conclusioni della prima inchiesta agraria Jacini (che ebbe per la Calabria
relatore il Branca, e preparò per tutta Italia lo sgravio dei tre decimi di fondiaria
ed il dazio protettivo del grano) si invocò sovratutto per il Mezzogiorno il credito
agrario ; e vennero provvedimenti e ausilii di Stato; ma gli effetti furono tali che oggidì
 i maggiori studiosi deprecano ogni sîorzo pel credito, e ne temono gli abusi, e lo
vogliono soltanto e sempre spontaneo. Il male, più che nell’artificiosità, consistè nella
mancanza di fiducia solidale, di rispetto a’ proprî impegni, di probità finanziaria di
qualche proprietario ; e, se è giusto non voler incubazioni artificiali di Stato, e tener
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        conto della mala esperienza, non sembra purtroppo esatto dire che il credito chi ne
è degno lo trova sempre, e non bisogna dimenticare che un grosso bisogno, il maggiore,
 del Mezzodì è di capitali per il suo miglioramento agricolo.
Un altro criterio dominante pel Mezzogiorno fu quello degli sgravii; e, dopo
aver ottenuto nel 1906 il rinnovato alleggerimento dei tre decimi di fondiaria, or
rinasce con insistente impeto la voce che tutto il problema meridionale fa consistere
nella riforma. doganale, nel sollievo dei tributi, nel respiro da concedere all’economia
del Mezzodì che non avrebbe uopo, invece, di costosi interventi e lavori di Stato.
Molte cose assai notevoli si son scritte sulla sperequazione dannosa al sud in tema
di regime doganale, ma anche qui sembrerebbe opportuno non camminare per una
sola via, e non creare nuove illusioni. Lo sgravio dei tre decimi nel 1906 non ha prodotto
 sensibili benefici, ma ciò può dipendere dall’aumento dei centesimi addizionali per
la finanza locale. È in ogni modo fuor di dubbio che per risollevare le condizioni di
terre povere, accanto all’alleviamento dei tributi, diretti o occulti, è indispensabile l’azione
 diretta e positiva di Stato, con misure che costano.
Ed in primo luogo i lavori pubblici. Anche qui si è talvolta esagerato, nel dire
che per la rinascita calabrese bastan le strade, o le sistemazioni dei torrenti. Ma semra
 pure assiomatico che un paese, senza comunicazioni e col regime idrico disordi-"nato,
 non progredisce; e l’esperienza non tanto italica quanto dei paesi tutti del mondo
mostra che i lavori pubblici non si compiono esclusivamente per iniziativa e per mera
spinta di interessi privati; -anzi l’intensificazione dell’intervento statale è in ragione inversa
al grado di sviluppo delle regioni ove i lavori si debbono eseguire. Si potrà benissimo
discutere (e sarà utilissimo e benefico sprone e controllo all’amministrazione pubblica) se
dati lavori concretamente eseguiti siano proprioi più utili ed urgenti (graduatoria d'utilità),
o siano stati eseguiti bene e nel moco più economico (modalità d'esecuzione), o addirittura
 non costino troppo in conîronto allo specifico lor vantaggio (costo); ma sembra
impossibile disconoscerne, in via generale, la utilità intrinseca per il bene del paese,
Aprire con la strada lo sbocco ad un centro rurale significa, con la trasformazione
del trasporto dalla soma al carretto, diminuire i costi dei prodotti d’importazione ed
aumentare quelli dei prodotti locali, allo stesso modo ed anzi più sensibilmente che
mercè un alleviamento di tariffa doganale o di altro tributo.
Senza dubbio alla inevitabilmente lenta e discontinua esecuzione diretta da parte
degli organi di Stato bisogna ricorrere soltanto quando non può farsene a meno; ed
ogni sforzo va fatto per suscitare il fascio delle energie locali, o il gioco della specu-‘azione
 privata, che va vigilata e non impedita. È, quando esecuzione diretta deve essere,
è da cercare la forma più agile e più decentrata che sia possibile ottenere nell’assetto
attuale della pubblica amministrazione. Ma tutto ciò non toglie che vi sieno limiti e
necessità insuperabili, nell’ ambiente storico e sociale delle provincie del Mezzodì. E,
poichè i lavori pubblici sono indispensabili ed in molti casi non è possibile che li fac-
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        ciano i privati e gli enti locali, ne viene, sillogisticamente, che (come stabiliscon le leggi
speciali) è lo Stato che in tutti quei casi vi deve pensare. Tanto è vera questa indeclinabile
 necessità, che alcuni stessi autorevoli scrittori, i quali più dubitano dell’efficacia
delle pubbliche opere, lamentano l’ineseguimento, ad esempio, degli edifici scolastici e
di lavori ancora comunali e, senza avvertirlo, piegano verso l’azione diretta dello Stato.
In questi ultimi anni — e la questione è stata posta prima di tutto nel Mezzogiorno
 (come era veramente giusto e necessario) —- si è insistito assai sul riassetto idroiorestale
 delle pendici dirupate e nude dell’italico Appennino. Una politica energica di
boschi ed acque è ormai la parola d’ordine delle leggi recenti, che hanno saviamente
spostato il pernio dell’attività idraulica dal piano al monte; e, se debbono attuarsi ancora,
 hanno almeno indicato il buon cammino. Ma anche qui non bisogna credere che
il rimboschimento sia la sola cura efficace, e basti senz'altro alla rinascita calabrese ; come
è pure equo non attribuire unicamente a follia e cuor leggero dei nostri vecchi lo sperpero
 del loro ricco patrimonio boschivo ; mentre la denudazione dell’Appennino, anche
nel Mezzodì, è opera di secoli, fe non risale tutta ai primi decennî dell’unità. Del
resto, attorno al 60, oltre alle dominanti correnti liberiste, era seria, e scientificamente
 sostenuta, e ricordata in documenti ufficiali, la opinione che gli svincoli ed
i diradamenti di boschi non fosser nocivi al regime idrico; e Îosse invece urgen-‘issimo
 e doveroso l’estendere la coltura del grano, dovunque. Avrà agito, come determinante
 inconscia di questa opinione, il bisogno e la spinta a lucrare l’immediata vendita
 dei legnami, a godersi tutto in una volta il capitale: ma non fu capriccio di legislatori
 che favorì il disboscamento ; sibbene loro adattamento ad idee correnti e che
avevano periino una specie di suggello scientifico.
Oggi, più giustamente, si giudicano le cose in modo diverso; e si comprende
la grande utilità delle foreste per agevolare l’ assorbimento delle acque con larga
superficie d'infiltrazione, e per attutire il dilagamento e l’ erosione delle pendici; non
dimenticando tuttavia che vi possono essere casi in cui l’azione boschiva con l’arrestare
 il deflusso più rapido delle acque piovane riesce dannosa; e non dimenticando
 altresì che, più della corteccia boschiva, importa pel regime idrico la costituzione
 geologica dei terreni. La ricostituzione delle selve sulle giogaie appenniniche
 è da porsi in prima linea ; ma, anche compiuta, non si sarà senz’altro risanato il
regime idraulico ed occorreranno altri e costosissimi lavori, che, insieme alla restaurazione
 boschiva, richiederanno l’opera di più generazioni. Il bosco non riescirà poi in
tutti i casi, dal punto di vista del reddito, quel magnifico aîfare di cui si è talvolta
parlato ; ed il prof. Valenti ha dimostrato che, se il bosco.è necessario, resta sempre
come intrapresa agraria un male necessario. Nè, purtroppo, sarà facile passare dai
progetti alla loro realizzazione, senza dover combattere opposizioni fierissime, basate
su consuetudini secolari, e risolvere problemi di organizzazione tecnica ed amministrativa,
 che hanno finora impedito di far del cammino. Tutto ciò, è inutile dirlo, non toglie
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        n XII —

il grandissimo valore dei rimboschimenti, che vanno in prima linea; ma conferma una
volta ancora che un rimedio solo non c'è, e bisogna salire ad una visione integrale
dei problemi.
Nel succedersi delle soluzioni pel Mezzogiorno si è, di recente, dato molto rilievo
al fatto dell’emigrazione, della quale si è genialmente messa in luce la enorme imporianza,
 non prevista e non sospettata da nessuno finchè il fenomeno non si impose
con le sue. proporzioni. Certo, se ha conseguenze non buone pel diradamento di braccia
 in questo momento di speciale intensità di opere pubbliche, e sovratutto pel turbamento
 della compagine demografica, l’emigrazione ha il grandissimo vantaggio, insieme
al rimovimento del vecchio ambiente, di determinare una capitalizzazione monetaria, di
cui altrimenti non si avrebbe avuta la possibilità. E questa, senz'altro, è gran risorsa
per la patria, a cui pro’ vanno i sudatissimi e cospicui risparmi di tanta gente operosa.
Ma, anche qui, non bisogna sperare il miracolo, e ritenere senz’altro che le forti
somme rimesse in Italia da calabresi emigrati vadano tutte a favore della miglioria e
del progresso del suolo calabrese. Il rifacimento edilizio, l’appoderamento e la buona
coltivazione di terre acquistate da americani non sono fatti generali e comuni, e non
è ancor avvenuta quella che parve ad alcuno rivoluzione sociale di un «&amp;lt; popolo che
da sè si redime ». Beneficî vi saranno, e molti; ma l'aver il capitale non significa
ancora farne uso diretto per la propria regione; giacchè, in sostanza, la parte di gran
iunga maggiore delle rimesse va alle casse di risparmio, agli istituti di credito, ed
ha servito mirabilmente al finanziamento dello Stato, alla conversione della rendita,
al sostenimento delle spese coloniali ; ma non si è investita in. trasformazioni culturali
5 industrie nella Calabria e per la Calabria. Pur non credendo alla efficacia delle misure
dall’alto e confidando sempre nella spontaneità dei tornaconti, che non si possono creare
ma predisporre, sembrerebbe giusto studiare questo problema: come e fino a qual
sunto l’azione legislativa ed i provvedimenti di Stato possano agevolare il buon uso
a favore diretto delle Calabrie del tesoro raccolto con sì grave sacrificio dai figli della
‘erra calabrese nei lunghi esilî transoceanici, ove si assoggettano ad ogni fatica, pur
di risparmiare qualcosa per le loro famiglie.
Non è qui il luogo di toccare altri aspetti della questione calabrese, che hanno
meno attinenza coi lavori pubblici, ma pur sono decisivi per l’avvenire delle terre
ineridionali. Per la istruzione popolare, fondamento precipuo dell’elevazione delle genti
nostre, sorgono diîficoltà e necessità di organizzare la costruzione degli edifici scolastici
 (e questo è problema di lavori pubblici ma che rientra nei compiti di altre
Amministrazioni). Concernono indirettamente lo sviluppo dei lavori pubblici, in quanto,
risoluti, sarebbero garenzia di pronto eseguimento di tante opere attese invano, i
difficilissimi problemi dell’assetto delle finanze locali e quello, propriamente organico.
dell’ ordinamento delle amministrazioni comunali in modo da evitare insieme le possibili
 pressioni dall’alto e le mutevolezze e gli abusi delle parti in lotta fra loro: al
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        xX111

qual riguardo è stata perfino suggerita l’idea di studiare il tipo del borgomastro
tedesco. Ma, ripetesi, non è obbietto di questo studio l’arrecare un contributo generale
alla questione delle Calabrie ; ma soltanto di vedere come i lavori pubblici si sono
svolti in relazione alla legislazione speciale.
La legislazione speciale per la Calabria non di tutti i punti che si sono accennati
ha tenuto eguale conto (di alcuno, come l’emigrazione, non si sentiva allora il grande
valore); ma in sostanza però non è riescita unilaterale e si è ispirata ad una larga
visione dei problemi regionali.
Fu determinata dal terremoto del 1905 che fece scoprire quelle terre all’attenzione
italiana, e mostrò non doversi soltanto riparare le case dirute, ma provvedere ai
bisogni secolari di una regione, che nel trascurato Mezzogiorno era stata la più trascurata.
 Un anno prima erasi, in seguito alle magnitiche campagne degli on. Fortunato
e Ciccotti, ed all’iniziativa dell’on. Zanardelli, emanata la legge speciale per la Basilicata,
 che susseguiva a sua volta alle più incomplete norme dettate fino dal 1897 per
la Sardegna. Per la immediata successione nel tempo e per la vicinanza e continuità
geografica fra Calabria e Basilicata, era inevitabile che la legislazione calabrese del
1907 si modellasse su quella lucana, completandola non solo con le provvidenze per il
‘erremoto — che escono da questo studio — ma con qualche altra disposizione tratta
4alla natura speciale della terra calabrese. Strettissima è in ogni modo l’aîfinità delle
due legislazioni, che vennero insieme ritoccate ed inquadrate nella successiva legge
del 1908.
Meglio che leggi speciali, come si fa comunemente, converrebbe chiamare queste
per Sardegna e Basilicata e Calabria leggi regionali; e tale, in senso più vasto, è anco
la legge così detta del Mezzogiorno, del 1906. Ciò che sarebbe stato impossibile nei
primi decennî di unità italica, in cui parve doversi combattere ogni spettro di regionalismo
 (e fu questo lo scoglio contro il quale si infransero proposte di riforma amministrativa
 ardite e larghe), possibile divenne quando, rassodata e resa indiscutibile l’unità
non solo dello Stato ma degli animi, si fece sentire la voce di alcune terre più bisognose
 di speciale cura da parte dello Stato. Si discusse (e cose acute disse l’on.
Majorana) se lo scopo di particolare e più favorevole ausilio non si sarebbe potuto
pitenere per altra via, senza leggi regionali, con lo stabilire interventi e aiuti statali
alle località tutte che, indipendentemente da una data designazione geografica, avessero
sresentato caratteri (da accertarsi statisticamente o sperimentalmente) e bisogni più intensi
per una pubblica azione. Così si sarebbe potuto, indirettamente, affrontare anche il proplema
 della montagna, che si farà valere, dopo quello del Sud. Ma prevalse, per ovvie
ragioni pratiche e persino di sentimento, la necessità della legge chiaramente rivolta
ad una data regione ; e della soluzione è indiscutibile la legittimità, non solo al lume
delle esigenze storiche e nazionali ma anche del diritto pubblico. Difatti tra gli scrittori
 più recenti vi è tutta una corrente di pensiero favorevolissima non alla &amp;lt; legisla-
        <pb n="13" />
        XIV

zione astratta ed universale &amp;gt;» ma a quella &amp;lt; speciale e sperimentale &amp;gt;», con deviazione
dalla uniformità nazionale dei provvedimenti legislativi per adattare particolari norme a
particolari bisogni ; e l’esempio delle leggi straniere da tempo ammonisce che più efficaci
 riescono le provvidenze modellate sui bisogni di singole regioni.
Anzi, insieme e più ancora che le leggi regionali, possono servire le leggi che
siano veramente speciali, ossia concrete, per determinate soluzioni già studiate ed apprestate
 dal potere esecutivo, che chiede il necessario assenso parlamentare. Esempi
recentissimi sono dati dalle leggi per le ferrovie calabro-lucane e per i grandi laghi
artificiali della Sila. In materia di lavori pubblici, più che dettar norme e precetti di
diritto, si tratta di autorizzar spese e determinare le vie e forme dell’azione ‘dello
Stato. Le leggi generali, ed anche le regionali, talvolta tracciano criteri e suscitano
speranze che poi non si adempiono; mentre la legge in concreto è più efficace, e più
vicina a diventar azione. Ecco perchè, in massima, e specialmente trattandosi di terre
che sono state cullate da tante promesse, si ritiene che nel completamento della legislazione
 pel Mezzogiorno convenga adottare, a preferenza, il tipo delle leggi speciali e
concrete.
In sostanza — l’esperienza di qualche anno consente. di affermarlo — la ilegislazione
 per la] Calabria non ha bisogno di essere rifatta ab imis ed impostata su
altra base. Nella vicenda degli studi e delle idee, volta a volta dominanti, non bisogna
credere ad una sola ricetta e sentire una sola campana. Anche le idee che si vogliono
presentare sotto aspetto scientifico mutano e non sono neppur esse, come non lo sono
.e leggi, infallibili. Vi fu un tempo che nello studio della malaria se ne fece risalire
la causa alla confusione delle acque dolci degli stagni litoranei con le salse onde del
mare, e, nell’antico regime toscano, vi furono leggi che si modellarono su questo concetto
 ; oggidì la scuola igienica moderna, che ha meglio chiarite (ma non pienamente
accertate) le origini della malsania, dice precisamente il contrario degli scienziati lorenesi l
Il vecchio e sano metodo un po’ eclettico del legislatore del 1906 e 1908 non va
condannato; ed è giusto che quelle leggi non abbiano una nota sola; ma comprendano
varî sforzi combinati fra loro. Nella loro tecnica legislativa si può lamentare a buon
diritto qualche eccessivo empirismo, ed una tessitura un po’ scucita di provvedimenti
raccolti da vari organismi burocratici. 1 provvedimenti andrebbero forse meglio impostati
 nelle questioni generali ‘ed ambientati nel quadro d’ insieme. Si può desiderare
il completamento delle vigenti norme; volere risoluti in ispecie i problemi dell’organizzazione
 tecnico-amministrativa ; proporre aggiunte e variazioni, Ma, infine, non
sarebbe equo definire, come alcuno ha definito, centone incomposto un insieme di
provvidenze ispirato ad un eclettismo sperimentale, che i teorici possono disprezzare,
ma che è ancor ciò che meglio conviene a chi vuol fare. Curare meglio l’ organicità
lella legislazione va bene; ma si eviti sovratutto di essere unilaterali.
La questione vera non è tanto di bontà o meno delle leggi per la Calabria,
        <pb n="14" />
        - XV -

quanto di esecuzione delle leggi stesse. Integrarle e periezionarle di mano in mano
al contatto dei bisogni reali, non appare difficile; ed importa sovratutto andare
avanti e sforzarsi in ogni modo di intensificarne l’esecuzione.
E, poichè a raggiungere tal fine giova l’esperienza dell’ applicazione, sia pur limitata,
 che delle leggi si è fatta, sembra opportuno esporre qui alcune considerazioni
che possono trarsi per le varie categorie di opere, e possono suggerire qualcosa anché
per l’avvenire.

L’attività dei lavori pubblici in Italia (per la configurazione amministrativa e tecnica
che hanno storicamente assunto, modellandosi sovratutto sul tipo francese, che in questa
legislazione può dirsi veramente classico) si può raggruppare nelle due branche Îondamentali
 di comunicazioni ed acque.
La prima è quella ove, relativamente, si è manifestato maggior impulso e si sono
ottenuti migliori risultati nell’applicazione delle leggi speciali; ciò che si spiega sia per
minore difficoltà del compito tecnico e per la più agevole e rapida preparazione dei
progetti, sia per il grado d’interesse che le popolazioni indubbiamente sentono più immediato
 e tangibile alle vie di comunicazione, in confronto ad altre opere pubbliche. Ed
in certo senso deve riconoscersi che la strada è il presupposto dello sviluppo di molti
altri interessi e perfino la condizione di eseguimento dei lavori di altra natura; mentre
poi all’allacciamento dei paesi con le correnti della vita commerciale ed intellettuale è
legato anche un immediato bisogno dello spirito che si fa, sopra ogni altro impulso, valere.
Viceversa, è proprio sulle vie di comunicazione che si esercita a preferenza la critica
 di quella corrente di studiosi che è poco favorevole ai lavori pubblici. Meglio (si
viene in sostanza a dire) rimandare strade e sovratutto ferrovie, e sgravare i tributi
diretti ed indiretti; o tutt’al più concentrare i lavori pubblici nel rimboschimento. Abbiamo
 già visto che aprir nuove strade vuol dire diminuire i costi di trasporto, ossia
i"prezzi; ed è sgravio come la riduzione d’un dazio consumo o d’una tariffa doganale.
 Vuol dire insieme (la migliorata viabilità) incremento della produzione locale, impulso
 alla trasformazione. agraria, realizzazione di quegli ideali che gli stessi liberisti
pieni di preconcetto pei lavori pubblici invocano.
Si è già detto che il problema può impostarsi solo sul terreno dei costi delle strade,
ed in genere dei lavori pubblici, in confronto ai vantaggi attesi. Questa è discussione
legittima, pur tenendo conto che vi sono bisogni elementari di vita civile {che è indispensabile
 soddisfare, anche se vengono a costar molto; e non si possono sempre applicare
 le norme rigide di un calcolo di spese e profitti. Come si deve dare a qualunque
 costo la scuola, si deve dar la strada a comuni e frazioni che non l’hanno, e sono
lontani molte ore di mulo dalla prima rotabile, e restano d’inverno senza medico, senza
posta, senza sale. Si tratta (non è rettorica) di rendere quegli abitanti, che son sog-
        <pb n="15" />
        xVI -

getti ai pesi pubblici, cittadini d’Italia; ed il sacrificio finanziario s'impone, anche fuor
del quadro rigido di una valutazione di tornaconto, che va in ogni modo riferita ai
vantaggi delle generazioni venture, che lo Stato nella sua immanenza rappresenta. Pertanto,
 se van cercate le soluzioni più proporzionate e meno dispendiose, la necessità
della via di comunicazione non può intrinsecamente essere discussa e attenuata.
Non deve quindi dolere, se, dall’esame delle ciîre e delle carte unite al presente
volume, risulta che dagli albori dell’unità d’Italia ad oggi qualcosa, per la viabilità caiabrese,
 si è fatto. Chi ricerchi nel Bianchini, nel Dias, -nella relazione del genio civile
di Napoli del 1861 e nelle altre scarse fonti, quali opere di viabilità fossero compiute
sotto l’ antico regime, trova, per la Calabria, pressochè il nulla. Nello Stato delle due Sicilie
Calabrie e Basilicata, più montuose, furono quasi abbandonate; e non può non destare
un senso di contorto (malgrado i mali delle odierne condizioni) il confronto fra il tenor
di vita di oggi e quello stagnante di cinquant’anni fa, con le piccole economie chiuse, e
le genti autossitiche prive di ogni contatto con la vera esistenza civile. Qualcuno che
ama ricordare il &amp;lt; benessere di quei tempi &amp;gt;, ove benessere può intendersi solo come
assenza degli stimoli e dei bisogni della collettività civile, è vero lodatore ad ogni costo
di tempi passati. Meglio ogni squilibrio, se anco prodotto dai pesi e dall’impulso del
nuovo regime, del torpore d’allora, giacchè dallo squilibrio si esce per far capo a stati
progressivi, ed, in fondo, tutti gli avanzamenti a gradi maggiori di civiltà son segnati
da penosi passaggi.
Si calcola che, quando si iniziò il Regno italiano, la proporzione che per l’Italia
del nord era di ‘/, chilometro di strade per ogni chilometro quadrato di superficie, scendeva
 ad ‘lio di chilometro per l’Italia meridionale e ad 1/,, per la Calabria. Leggendo
gli scritti dello Jacini e del De Vincenzi, che sono i migliori documenti sullo sviluppo
dei lavori pubblici nei primi anni di italica unità, anni vibranti di fede e di azione, si
avverte che quegli spiriti eletti avevano il senso e la coscienza della priorità da concedersi
 al Mezzogiorno per le opere stradali, assolutamente indispensabili ; ma il peso morto
e l’eredità del passato (con la mancanza di amministrazioni locali intraprendenti, e con
i deficenti organi governativi di ingegneria) e la stessa condizione della sicurezza pubblica,
 col perdurante brigantaggio, impedirono uno sviluppo vigoroso di strade a sollievo
 dell’economia calabrese. D’altro lato la legislazione sulle rotabili, nei primi anni
del regime unitario, si era foggiata sulle meglio note condizioni ed esigenze delle regioni
 per prime entrate nella nuova compagine statale; e la legge organica del 1865,
basando per la maggior parte delle vie sull’iniziativa ed opera degli enti locali, veniva
a porre in condizione di netta inferiorità il Mezzogiorno, dove essi enti non han strutlura
 tecnica e finanziaria capace alla bisogna.
Dovettero venir nuovi provvedimenti, che surrogarono, anche per molte provinciali,
la azione dello Stato a quella delle provincie; mentre per le comunali si ricorse all’ardito,
 vastissimo e molto complicato congegno delle obbligatorie. Erano quelli vera-
        <pb n="16" />
        — XVII —

mente gli anni di fede! L’on. Chimirri mostrò che quel congegno, in terre di aspra e
difficile natura ove le strade richieggono opere d’arte ingenti e ad alti costi per raggiungere
 i paesi sparsi sulle giogaie, si risolse in aggravi e danni alle stremate finanze
locali, Ma opere notevoli tuttavia si fecero, specialmente dallo Stato e dalle provincie,
in quella prima fase della viabilità italiana che va dal 1860 al 1890 ed è fase, per il
complesso della nazione, di assai coraggiosa iniziativa, di avviamento ad un programma
vastissimo, e di spesa veramente ingente.
Sopraggiunse per la Calabria e per l’Italia tutta men lieto periodo, quando, per l’ora
grigia che attraversarono le finanze dello Stato, fu, attorno al 1890, dimidiato il bilancio
dei lavori pubblici; e per le strade venne ridotta l’esecuzione delle provinciali, messo
con la legge del 1894 il punto fermo alle comunali obbligatorie, e diminuita in genere
ogni forma di attività costruttrice. Mentre i pagamenti complessivi sul bilancio del Ministero
 dei lavori pubblici (che nell’87-88 avevano raggiunto la cifra massima di 315 milioni)
 scendevano a 199 nell’89-90 ; sotto i 100 nel 94-95; e sino a 81 milioni nel 98-99 —
la qual cifra è finora la più bassa di tutti gli esercizi passati — i pagamenti per sistemazioni
 e migliorie stradali dai 2 milioni e mezzo, toccati nel 1878, declinavano rapidamente
 a 40 mila lire nell’88-89, mentre quelli per nuove costruzioni che nell’87-88
erano saliti a 16 milioni, scendevano e si consolidavano attorno ai 5 o 6 milioni annui
dopo il 95-96. La riduzione fu proporzionale nelle Calabrie, ma, per le peggiori condizioni
 della loro viabilità, più sentito e grave riuscì il danno di così "sensibile arresto
della politica di lavoro.
La ripresa si verificò in una terza fase, e con varie tappe, quando le distrette Îinanziarie
 eransi superate e concesso più largo respiro all’economia del paese. Fu riaperto
 il libro delle nazionali; spinte avanti le provinciali; e per le minori vie, le comunali,
 la ripresa avvenne, lasciando sepolto definitivamente il macchinario delle obbligatorie
 e ricorrendo e configurando alcune nuove categorie di speciale importanza.
La legge del 1903 sulle strade d’accesso alle stazioni; i sussidi largiti da una legge
del 1904 per le riparazioni stradali contro frane ed alluvioni; ed in generale l’estensione
 data ai sussidi straordinari dell’art. 321 della legge del 1865, rappresentano i canali
 attraverso a cui la rinnovata attività stradale si fece valere. Specialmente attraverso
alla figura delle vie d’accesso alle stazioni si fece passare un'infinità di miglioramenti
di comunicazione, sforzando se non la lettera lo spirito della legge, onde venne, per
reazione, un restringimento di freni ed un rigore restrittivo d’ interpretazione da parte
della Corte dei Ccnti. Di questa terza fase di legislazione generale sulla viabilità (che è
ancora un po’ frammentaria ed ha bisogno di sintesi integratrice), la nostra Calabria
si sarebbe certamente avvantaggiata, ma occorreva, e giunse, ancor più intensa e specifica
 cura.
Quando il terremoto del 1905 svegliò l’attenzione italiana e promosse le leggi speciali,
la Calabria aveva in esercizio, complessivamente, circa 4.400 chilometri di strade car-
        <pb n="17" />
        — XVIII —

reggiabili, ossia una proporzione di qualcosa più di ‘/, di chilometro di lunghezza stradale
 per chilometro quadrato di superficie. Senza dubbio un notevole passo si era compiuto,
in confronto col 1860, che aveva la proporzione di ‘/,,; ma dallo stesso crescere del
livello di vita, dall’acuirsi degli stimoli di una sana impazienza, che è sprone a progredire,
 nasceva il bisogno di ‘uno sforzo progressivamente accelerato se non per
distruggere — che sarà impossibile — per diminuire almeno, con sufficiente approssimazione
 adeguatrice, lo stridente contrasto che l’Italia una aveva trovato nel 1860 fra
le condizioni stradali dei Jombardi, che con Cattaneo vantavano di aver le migliori
strade del mondo, e quelle assolutameute negative dell’estrema punta della penisola.
Le leggi regionali saviamente provvidero, anzitutto, alla sistemazione ed al consolidamento
 della viabilità già con tanti sacrifici costruita e per incuria di enti locali
lasciata deteriorare e perfino cadere in abbandono. Due punti fondamentali posero poi
in essere. In forza del primo, senza modificare l’antica nomenclatura, e senza unificare
la gestione della triplice categoria di strade che è acquisita al nostro sistema amministrativo,
 lo Stato diventa in sostanza il solo e grande esecutore. L’altro punto più saliente
è la predisposizione — e con le tabelle alla legge allegate e con la delega di classificazione
 per le vie nazionali — di un programma vasto di costruzioni nuove.
Compiute queste, ossia attuate completamente per la viabilità le leggi regionali, la
Calabria avrà una rete di strade carreggiabili di oltre 7350 chilometri, con una proporzione
 di quasi mezzo chilometro di strada per chilometro quadrato di superfice ;
quota ancor lontana da quella che dovrebbe: esser meta per ogni popolo civile (raggiungere
 almeno un chilometro di strada per chilometro quadrato di territorio), ma pur notevole.
 conquista a chi volga dietro sè lo sguardo e consideri le condizioni del passato.
ll programma stradale contenuto nelle leggi per la Calabria è largo e sufficiente,
almeno per ora. Certamente per la fretta con la quale si dovette compilare vi furono
lacune ed errori, ma non tali da diminuirne i pregi sostanziali ; e non sarebbe prudente
mettervi troppo spesso ed alla leggera le mani. Converrà soltanto avere un po’ più di
elasticità e larghezza nell’eseguimento delle strade dalla legge considerate ; e sarà opportuno
 un provvedimento legislativo che consenta al Governo del Re di variare, sentiti
 i corpi consultivi, l’andamento delle strade nazionali ; e così pure di modificare anche
nei punti estremi ed intermedi fissati dalla legge il percorso delle strade comunali costruite
 dallo Stato; allo scopo — nell’uno e nell’ altro caso — di mettere quelle strade
in armonia con lo sviluppo successivo delle ferrovie e con le mutate e meglio accertate
condizioni ed esigenze della restante viabilità e del traffico. Gioverebbe pure, a togliere
i dubbî del Consiglio di Stato, qualche interpretazione autentica; ad esempio che la
formula « strada verso un dato abitato &amp;gt; implichi costruzione della strada stessa proprio
 fino all’abitato. Altro ritocco legislativo di indubbia opportunità sarebbe quello di
mettere in armonia la legge del 25 giugno 1906 per le Calabrie con quella che susseguì
subito il 15 luglio dello stesso anno per il Mezzogiorno ed introdusse per tutta Italia il
        <pb n="18" />
        XIX —

dovere-di-Stato di costruire le strade di allacciamento dei comuni isolati; norma questa
she potrebbe ritenersi assorbita nel vasto elenco di comunali che la legge del 25 giugno
contempla, ma è risultato opportuno richiamare anche per la Calabria. E nella fervente
 speranza di veder sorgere nuovi centri abitati gioverebbe pur anche sancire fin
da ora l’obbligo per lo Stato di allacciarli alla prossima rete stradale esistente. Modifiche
 tutte, come si vede, di non grande rilievo e non tali da intaccare l’ossatura
del programma stradale dalle leggi stabilito, che è bene mantenere sotto altri aspetti
lermo, resistendo anche all’insistenza di asserte dimenticanze ; giacchè è buon canone
di pubblica amministrazione, e LE. V, lo ha posto a base di ogni sto atto, che, prima
di assumere nuovi impegni, debba lo Stato mantenere quelli che ha già fatti alle aspet-‘anti
 popolazioni.
Diversa dalla questione delle aggiunte e modifiche al programma stradale delle leggi
vigenti è la questione del piano regolatore che, sovratutto come graduatoria nel tempo,
l’Amministrazione traccia a sè stessa per tradurre in atto il programma dalle leggi sta-Jilito.
 Due appaiono le esigenze principali cui la viabilità calabrese deve soddisfare. Da
«n lato dare un accesso rotabile ai paesi che ne son privi, ed allacciare ‘alla vita più
centri che sia possibile; dall’altro migliorare la rete stradale ed aprire dirette e più
brevi comunicazioni fra versante e versante e valle e valle. La Calabria non ha unità
geografica ed economica ; siamo proprio all’opposto dell’alta Italia, che è una valle sola,
un solo bacino, il Po; il qual fatto molto spiega della storia e del progresso di quelle
località. In Calabria bacini molteplici son divisi da giogaie, chiusi in chiostre diverse,
lontani fra loro, molto più che da altre regioni, nè è facile fondere insieme questi
diversi deflussi e sbocchi di attività ; tanto più ricordando che le vie di rannodamento
&amp;gt; di espansione dovrebbero essere i mari e lungo i mari. Epperò dei due compiti della
viabilità &amp;lt; dare accesso ai centri abitati, e mettere in comunicazione i versanti e le valli
ed i bacini diversi delle Calabrie &amp;gt; apparirebbe giusto dar la precedenza al primo. Un
altro criterio di preferenza dovrebbe essere quello di completare i tratti intermedi o
residui di strade già per il rimanente costruite ; dovrebbe cioè mirare ad una maggior
concentrazione di sforzi per raggiungere effetti utili, evitando l’errore di cominciare
cento opere per accontentare tutti, e di non finirne nessuna. Non è tuttavia da dimenticare
 le ragioni di ordine morale, per le quali convien attenersi possibilmente ad una
certa giustizia distributiva e ad un equilibrato riparto di benefici, anche nel tempo, tra
le varie parti di una stessa regione. In realtà i criteri direttivi sono utilissimi; ma è il
temperamento pratico, la soluzione concreta, l’adattamento migliore alle condizioni di
‘attok“che bisogna raggiungere; e non solo di quelli accennati, ma di non pochi altri
coefficenti ispirati ad un senso di maggiore realizzazione. deve essere risultante l’opera
della pubblica Amministrazione.
Due piani regolatori vennero concretati nel 1907 e nel 1910; e tutti e due, piuttosto
 che valore di determinazione sufficentemente approssimata della spesa per le sin-
        <pb n="19" />
        gole opere, (tant’è vero che il piano del 1910 accrebbe fortemente la previsione di
spesa del 1907, e dal 1910 ad oggi si è accertata la necessità di un nuovo sensibilissimo
 aumento) ebbero valore come graduatoria di urgenza e di precedenza. Anche
sotto questo aspetto sorsero però dubbi, e se si approvò formalmente il piano del 1907,
non si credette di fare altrettanto nel 1910, per lasciar adito agli inevitabili spostamenti
nel tempo che la concretezza dei casi bene spesso esige, proprio per obbiettive ed intrinseche
 considerazioni, al di fuori di ciò che potrebbe essere ingerenza parlamentare
o pressione locale. È sembrato allo scrivente che i piani regolatori a troppo lunga
scadenza vadano sostituiti da programmi triennali, di più precisa ed attendibile determinazione.
 Non è possibile malgrado ogni sforzo prevedere e fermare in un prospetto
o in uno scadenzario di termini e di somme un periodo vasto di tempo; ed è forse
non infrequente difetto della legislazione e della prassi dei lavori pubblici il voler regolare
 fin da ora opere e stanziamenti in esercizi molto lontani. Le popolazioni
sanno, ed alimentano speranze che spesso non si possono mantenere, mentre la parola
 dello Stato dovrebbe esser sacra; epperò, anche da questo punto di vista, il programma
 limitato ad un triennio appare preferibile, perchè presenta maggiori probabilità
 di esser mantenuto, ed alle domande di modificazione può opporsi più facile
diniego, perchè il rinvio ad altro programma è a termine relativamente breve.
Dopo. la entrata in vigore della legislazione speciale, lo sviluppo delle costruzioni
 stradali, se non fu corrispondente alle rosee previsioni delle leggi e dei piani
regolatori (per ragioni che saranno in seguito analizzate), non mancò di essere sensibilmente
 più rapido che nei periodi anteriori. Dal 1906 ad oggi vennero costruiti e
sistemati, o sono in corso di costruzione e di sistemazione, quasi 900 chilometri di
strade, dei quali 250 circa ultimati, pressochè 300 in esecuzione, 350 in appalto. Complessivamente,
 nel 1913, si trovano compiuti ed in esercizio nelle tre Calabrie 4919
chilometri di vie carreggiabili ; ossia la proporzione che nel 1906 era di qualcosa più
di ‘/, di chilometro strada per un chilometro quadrato di superficie, si avvicina a
diventare ‘/, ; piccola tappa, che documenta però la costanza progressiva degli sforzi.
Ciò che conforta è il numero veramente grande di progetti che, in ispecie negli
ultimi tempi, si è riesciti, mercè duplicata energia e mercè zelo degli uffici, apprestare
per l’appalto. Sono presso a poco 20 milioni circa di lavori stradali che verranno tra
brevissimo iniziati, perchè lo stadio più lungo ed ingrato, quello di preparazione dei
progetti, è superato oggimai. Se si tien conto che per somme ben maggiori sono in
istudio presso gli uffici del Genio Civile molti altri progetti, e la miglior organizzazione
finalmente raggiunta, e la stessa esperienza maturata del passato ne accelerano il
completamento, si ha la certezza che si apre un periodo: più intenso di realizzazione;
e si può, pel programma stradale, sentirsi sicuri di raggiungere la meta.
[mpensierisce l’ingente aumento di spesa di fronte alle previsioni dei piani regolatori:
 lo studio del progetto segna una sorpresa; una seconda sorpresa segnano la
        <pb n="20" />
        XXI

liquidazione finale ed il collaudo. È un inevitabile crescendo; ed al primo aumento in
sede di progetto non contribuiscono solo la manchevolezza (pur innegabile) degli studi
ed apprezzamenti che servirono di base alla previsione dei piani regolatori, ma anche
gli elementi di rincaro sopraggiunti dopo il terremoto e specialmente i costi aumentati
 dei materiali e della mano d’opera. Alle ulteriori sorprese in sede di liquidazione
non è forse estranea una certa inclinazione a costringere le cifre dei progetti per non
spaurire l’Amministrazione centrale o il Tesoro; errore assai grave contro cui la Direzione
 generale cui presiedo ha reagito con istruzioni, esortazioni ed esempi. Variabilissimo
 è il costo unitario dei lavori stradali, dipendendo esso dalla diversa accidentalità
dei terreni, dalla difficoltà maggiore o minore degli approvvigionamenti, dalla distanza
dei trasporti, “dalla presenza o meno di operai sul luogo. Ma vi son tronchi stradali
che costano più di vere ferrovie. Per le strade nazionali da un minimo di 50 mila
lire per la Vasì.Sinopoli si arriva ad oltre 250 mila lire per la nazionale 63 —
tronco Filanda Silvagni — Timpa del Santissimo — ; mentre le vie provinciali oscilano
 da 25 mila lire per la provinciale {116 — terzo tronco, secondo tratto — ad un
massimo di 270 mila lire per la 118 dalla Marina di Belvedere a quella di Longobardi;
 ed infine vi sono comunali, come quella da Casabona verso Zinga, che costano
17 mila lire al chilometro, ed altre che superano 130 mila lire, ad esempio la strada
di allacciamento delle frazioni di Montalto Uffugo.
Il costo delle comunali induce ad alcune riflessioni. In tema di viabilità, e specialmente
 per quel compito che si disse consistere nel dare accesso e sfogo ai centri
minori fino ad.oggi relegati dalla circolazione della vita, è savio partito evitare le
eccessive larghezze, le fastosità spagnolesche, le pretese ingiustificate ed assurde. Comuni
 che son stati dei secoli senza rotabile si agitano per averla oggi di un metro
iù larga difquella che il Genio Civile ha progettata ; e vogliono i tracciati più comodi,
anche se di spesa sproporzionatamente maggiore ; e vogliono che nella strada rientri la
spiazza e la sistemazione dell’interno dell’abitato ; e vogliono tante altre cose, perfino
di ornamento. Or qui è doveroso reagire. La massima del Tanucci è pur sempre giustissima
 : «&amp;lt; bisogna che la ruota possa arrivare a tutti i paesi &amp;gt;»; ma a che pro’ far
strade, su cui poi passeranno solo somieri o carretti, con le modalità richieste per le
strade di grande traîfico ? Si può anche capire come le popolazioni mal si adattino al
nome ed alla sostanza della « mulattiera &amp;gt;; ma bisogna, a mio avviso, introdurre una
categoria di carraie o stradelli, che, pur rimanendo nella sfera delle rotabili, per limiiata
 larghezza e per pendenze ed altre modalità, consentano di esser fatte con spesa
non troppo gravosa; e ben si sa che, in materia di strade, adottare modalità e larghezza
 minore di qualcosa significa, risparmiare enormemente della spesa. Sono indi-Spensabili
 economia, misura, ed un po’ di spirito di contentabilità; e gioverebbe forse
configurare legislativamente questo tipo di « stradelli &amp;gt; per tutta Italia, nei riguardi
sovratutto delle plaghe montane, ove, dopo l’allacciamento dei capoluoghi di comuni
        <pb n="21" />
        - XXXII

isolati, si imporrà l’allacciamento delle maggiori frazioni; vale a dire si riprodurrà,
meno frammentariamente delle norme emanate dal 1903 in poi, il problema delle
vecchie comunali obbligatorie.
La Commissione d’inchiesta pei contadini del Mezzogiorno ha autorevolmente suggerito
 di risolver la questione delle vie vicinali. Certo anche le minori vie capillari
 che servono all’agricoltura e non agli abitati hanno importanza; ed è più difficile
provvedervi nel Mezzodì a popolazione concentrata, che in altre terre, dove la popolazione
 è sparsa ed ha già pensato da sè a comimicazioni fra le case, che valgono
anche per coltivare i campi. Ma d'altro lato è da vedere se nell’ordine delle graduatorie
 d’urgenza sia giusto provvedere alle semplici vie rurali prima che alle comunali
e (oltre al punto di vista della spesa che per le vie a servigio dei campi dovrebbe
gravare in tutto o in gran parte sui proprietari beneficiati) va tenuto presente che le
vicinali son problema sovratutto di pianura, e sarebbe sperequazione in danno delle
montagne — che è quasi tutta la Calabria — capovolgere l’ordine delle urgenze e
dei valori in materia stradale. Si può provvedere anche subito alle strade rurali, in
quanto rientrino nei provvedimenti per la bonifica agraria ; ma è forse prudente non
mettere troppi problemi sul tappeto, e risolvere ‘per ora quelli già posti per la vera
viabilità pubblica, nella triplice forma di vie nazionali, provinciali e comunali.
All’intensificazione delle loro costruzioni si rivolge insistente il voto delle genti e
dei rappresentanti calabresi, che dànno preferenza ai lavori per toglier dall’isolamento
i centri finora dimenticati; ed itr ciò coincide il criterio che la Direzione generale ha
seguito nel disporre il programma del prossimo triennio. Gioverà al desiderato acceleramento
 la costituzione regolare di quel nucleo di funzionari tecnici che ha funzionato
in Roma da ufficio centrale per le strade di Calabria, ad integrazione degli uffici stradali
 nelle province, ed ha dato impulso per vero lodevole allo studio di progetti urgenti
cui non bastavano gli organi locali. Nelle strade forse, meglio che in più difficili opere,
potrà confidarsi che le amministrazioni provinciali diano qualche esempio di operosità,
eseguendo le strade che più le interessano in via di concessione; un passo è fatto
dalla provincia di Reggio e se ne parlerà fra breve; certo è in ogni modo che, nelle
condizioni odierne, si potrà trattar solo di eccezioni ed esempi; ma tutto giova, perchè,
con uno o con altro mezzo, sì adempiano le promesse della legge. Quanto alla concessione
 di vaste reti stradali a società costruttrici, vagheggiata dall’on. Chimirri e da
altri, è da notare (e la questione sarà trattata anche in seguito) che le strade sono
tra i lavori pubblici meno adatti per le concessioni all’industria privata; giacchè non
può in esse parlarsi di prodotti dell’esercizio, da quando è tramontato il penoso regime
dei pedaggi e dei diritti di passo; ed anche come semplice affare di costruzione, le
strade non offrono quel margine di economie, adattamenti e risorse che l’industria privata
 trova in altre categorie di lavori. Meglio che di concessioni la proposta dell’ on.
Chimirri è di grandi appalti a forfait a costruttori che studino e presentino essi i
        <pb n="22" />
        — XXIII —

progetti all’ approvazione governativa. La Direzione generale non ha nascosto che, se
offerte serie le venissero fatte in tal senso, non avrebbe difficoltà pregiudiziale di esa
minare e trattare; essendo suo proposito di nulla lasciare intentato e di non trascurare
qualsiasi elemento che possa agevolarne il difficile compito.

È stato scritto che l'avvenire del Mezzogiorno è legato allo sviluppo delle comunicazioni
 ferroviarie, che devono correggere ed attenuare gli inconvenienti della postura
geografica derivante specialmente dalla forma allungata della nostra penisola e dalla
montuosità. Le ferrovie hanno esercitato benefiche influenze nelle spiagge calabresi
portandovi un risveglio di vita e si possono dire in certo senso fattore di bonificamento
 non meno delle canalizzazioni e colmate. È cominciata la discesa al piano, lungo
la litoranea via ferrata, delle popolazioni che le incursioni barbaresche. insieme ad altre
cause, avevano sospinto sovra i gioghi montuosi,
Anche per le ferrovie (e molto più che per le strade) v’ha chi vorrebbe rimandarne
 la costruzione, chiedendo invece boschi ; mentre è da osservare che son ordini
diversi di bisogni, da soddisfarsi egualmente; e, se anche apparissero più urgenti i
boschi, si è fatto bene a risolvere completamente il problema ferroviario calabrese, inquantochè
 le costruzioni ferrate non solo richieggono parecchio tempo (e rimandarne l’ inizio
 significherebbe rinunciare per una generazione al vantaggio del vapore), ma raggiungono
 inevitabilmente di anno in anno costi più alti di costruzione (cosicchè, se. non si
fosse concluso con la Mediterranea due anni fa, oggi le condizioni tecniche e del mercato
 finanziario richiederebbero patti ben più gravosi allo Stato), ed infine l’onere finanziario
 è rimandato a costruzione ultimata, sotto forma di annualità diluita nel tempo
(epperò non sottrae immediate disponibilità finanziarie alla grande opera dei boschi e
delle acque).
Quando la Calabria fu unita all’Italia non aveva un metro di via di ferro; e, se
nel 1906, attraverso la oscillante politica delle costruzioni ferroviarie, erano aperti all’esercizio
 in suolo calabrese quasi mille chilometri di ferrovia, si trattava sovratutto
di vie di grande comunicazione attraverso la Calabria, e non di linee calabresi di
interesse locale. Il problema di queste ultime, che si presentò in guise diverse ed in
non poche leggi, non trovò facile risoluzione: nè valsero le agevolezze promesse per
le complementari calabre nel 1902, nè quelle ulteriori del 1905; tantochè nella legge
regionale del 1906, che non poteva obliare la questione ferroviaria, si previde (ove
in breve termine non soccorresse l’industria privata) la costruzione diretta a cura dello
Stato di alcune più notevoli linee destinate a completare la rete calabrese. -
Ma, proprio nel momento in cui con magnifico sforzo lo Stato si addossava l’esercizio
 delle linee delle vecchie società, ed urgevano problemi gravissimi di riordina-
        <pb n="23" />
        - XXXIV —

mento e di assetto, non era da presumersi che la costruzione delle calabre sarebbe,
per fal mezzo, rapidamente avvenuta. Il sistema delle concessioni all’industria privata,
che è storicamente il fondamentale nelle leggi nostre, ed ha avute poche variazioni
sostanziali nello sviluppo della nostra legislazione, non era morto con il riscatto e
l’impianto dell’ azienda statuale del 1905; e l’esperienza s’incaricò di mostrare il vanfaggio
 di quella divisione di lavoro, per la quale, accanto all’organismo delle vie di
grande comunicazione esercitate dalle ferrovie di Stato, l’industria privata conserva un
campo marginale d’azione, e provvede alle comunicazioni minori, agli affluenti che
debbono alimentare le arterie principali.
La vera cagione per cui le agevolezze del 1902, del 1905, del 1906 non avevano
trovato concessionarî, era l’assenza di un organico piano di linee che provvedesse
interamente ai bisogni della regione; mentre occorreva eccitare la grande industria
ad un vasto investimento di suoi capitali, e non si poteva sperare che, come in altre
regioni più progredite d’Italia, l’iniziativa e la forza di enti locali potesse promuovere,
di mano in mano, il costruirsi di singole linee secondo il tracciato e gli interessi accertati
 e prescelti dai richiedenti medesimi... Occorreva creare una vera rete; e vi
provvide, adeguatamente, la legge del 1910, che con la susseguita concessione rappresenta,
 insieme ad un buon affare per lo Stato, l’adempimento di un impegno d’onore
 e di un vero dovere per le antiche promesse fatte alle popolazioni calabresi.
La legge basa sul concetto di un organismo di comunicazioni ferroviarie che,
mediante opportuno innesto coi problemi della vicina Basilicata, formerà una rete di
700 chilometri a scartamento ridotto (1300 chilometri per la Calabria e la Basilicata
complessivamente), provvedendo così ai naturali sfoghi al mare ed alle arterie ferroviarie
 di Stato come alle comunicazioni interne delle varie plaghe calabresi. E sarà
soluzione definitiva: mentre sarebbe stato grave errore ridurre l'ampiezza del programma,
 e rimandare le linee meno importanti, giacchè l’affrontare il problema tutto
insieme vuol dire, in materia ferroviaria, un forte risparmio di spesa.
Lo scartamento ridotto “(che nelle leggi italiche ebbe vicende di simpatie e di
sfavore) è stato criticato per la rete calabrese, ma senza sufficienti ragioni. La diîferenza
 dei costi, fra i due sistemi, sarebbe stata tale da rendere impossibile, per molto
‘empo, una rete a scartamento normale; mentre linee ridotte, di cui in tutto il mondo
e dai più competenti si riconosce l’importanza e l’utilità, sono sufficienti alla funzione
che se ne ripromettono le Calabrie ; ed in paese montuoso, per le comunicazioni locali,
 non apparirebbe logico e concepibile altro sistema. Forse, se si fosse ritenuta
vicina e sicura la realizzazione di impianti idro-elettrici così colossali come la Sila,
si sarebbero potute progettare le linee con modalità più economiche di costruzione
consentite dall’esercizio elettrico; mentre —- costruite le linee per l’esercizio anche a
vapore — non è sicuro che convenga l’elettrificazione, trattandosi di poche corse, ed
essendo, come è noto, l’esercizio elettrico più conveniente sulle vie a traffico intenso
        <pb n="24" />
        — XXV —

e continuo, o su quelle in cui la previsione dell’elettrificazione fa risparmiare all’atto
costruttivo spese per maggiori pendenze, minori gallerie od altre opere d’arte.
In ogni modo la concessione dei 700 chilometri di ferrovia ed il loro avvenuto
inizio segna veramente un punto decisivo; e se la vaporiera potrà penetrare tra quelle
balze e sarà notevole impulso al movimento ascensivo dell’agricoltura, ciò si dovrà
alla legge del 1910, che all’erario porterà una spesa annua di sei milioni e mezzo per
settanta anni. Ossia la rete calabrese costerà in complesso un mezzo miliardo, ma
sarà elaterio possente di tutta la vita della regione. -
Nella legislazione italiana si è venuto formando, di fronte alla legislazione delle
ferrovie di Stato, un complesso organico di provvedimenti che, con carattere unitario
(sebbene con necessaria specificazione di norme), abbracciano, assieme alle ferrovie
concesse all’industria privata, due minori forme di trasporti a trazione meccanica: le
tramvie e gli automobili in servizio pubblico; così che abbiamo ormai il codice dei
‘rasporti a trazione meccanica concessi alla privata industria.
Di tramvie in Calabria si hanno solo due chilometri attorno a Catanzaro. Di urbane,
 attesa la piccolezza cei centri, non è da parlare; e solo a Reggio, che si è
slargata nei suoi baraccamenti, si sta provvedendo ad una ristrettissima rete. Di quella
altra categoria, che si è venuta negli ultimi anni giuridicamente configurando, e diîfferenziando
 dalle ferrovie economiche, &amp;lt; le tramvie extraurbane &amp;gt;, cui lo Stato concede
sussidi, potrà aversi qualche sviluppo solo nelle zone già agricolmente progredite della
Calabria costiera, e specialmente quando la forza elettrica si possa avere a buon mercato
 dagli impianti progettati.
È il terzo, e più modesto, mezzo di trasporto pubblico meccanico, che ci ha riservato
 le più gradite sorprese. Mentre si andava protestando contro la burocrazia
e si disperava dello sviluppo automobilistico nel Mezzogiorno, si venivano creando
linee così numerose di siffatti servizi pubblici, che ormai mettono la Calabria in buon
posto anche in confronto alle altre regioni. È mirabile nel suo complesso lo sviluppo
dell’automobilismo come pubblico, servizio di trasporto; in pochi anni da una disposizione
 piccola, posta incidentalmente in una legge finanziaria, è nato tal impulso di
intraprese e di concessioni che l’Italia ha un vero primato di fronte a tutti gli altri
paesi, come riconosceva già da alcuni anni fa, parlando con lo scrivente, l’on. Miile-‘and,
 allora ministro dei lavori pubblici in Francia.
Superate le incertezze di una prima fase (1904-1908), in cui molto si volle e
con molta inesperienza fare, e sia per l’inesperienza e sia per i bassi sussidi si ebbe
un vero cimitero di concessioni, s'aprì dal 1908 in poi un secondo periodo, che ha
dotato l’Italia di circa diecimila chilometri di linee automobilistiche. Certo il problema
di siffatti trasporti non è appieno risoluto ; non si può con l’automobile — attesi gli
alti costi d’esercizio — provvedere al trasporto delle merci; e, ridotto a quello delle
persone, l’automobilismo in servizio pubblico è stato detto un lusso, il cui onere grava
        <pb n="25" />
        - XXVI —

per buona parte sullo Stato. Ma quanti vantaggi indirettamente (col render più rapidi
e facili i contatti sui mercati, e quindi anche gli accordi commerciali) non producono
le linee automobilistiche! Esse hanno in Calabria risoluto molte difficoltà che altrimenti
sembravano insuperabili, e risparmieranno molte minori ferrovie, mentre a quelle già
deliberate servono di « aratro &amp;gt; e di preparazione. Forse, se si fosse previsto lo sviluppo
 automobilistico, potevasi in qualcosa (ma ben in poco) variare il programma
ferroviario a base della concessione alla Mediterranea; certo si è che, opportunissimamente,
 lo completa ed integra.
In Calabria abbiamo oggimai più di 700 chilometri di linee automobilistiche in
esercizio, con un peso di oltre 400.000 lire annue di sovvenzione governativa; e poichè
altri 100 chilometri son già concessi, arriveremo presto al ‘migliaio e supereremo il
mezzo milione annuo di sovvenzione. Non poco c'è ancora da fare per il perfezionamento
 tecnico dei servizi: nel Mezzogiorno le aziende automobilistiche appaiono troppo
frazionate, slegate, non rispondenti alla legge economica delle &amp;lt; proporzioni definite &amp;gt;,
mentre poi non sempre i concessionari ed esercenti sono gente pratica del mestiere,
e non rappresentano organismi specificamente adatti a questo esercizio e già pratici di
esso, ma intermediari, professionisti, o anche antichi esercenti dei servizi ippici, che
non hanno sempre sufficiente capacità tecnica. Ed avviene che, mentre in altre regioni
dell’Italia si sono organizzate buone Società di capitali che hanno acquistato il tecnicismo
 di siffatte imprese e si rendono concessionarie di reti notevolmente estese, realizzando
 così un forte risparmio nelle spese generali, un’utile ripartibilità e distribuzione
di macchine e personale, ed arrivano a guadagnar bene con sussidi governativi più
bassi, nel Mezzogiorno si lamentano tuttora mancanza di tecnicismo e di coordinazione
unificatrice, e le imprese guadagnan poco con sussidi più alti, e son esposte ad inter--uzioni,
 mutamenti e cessazioni.
Sembra ormai che nell’automobilismo pubblico sussidiato debba aprirsi un terzo e
nuovo periodo: e dopochè si è lasciata ogni più larga libertà all’iniziativa privata (e
la burocrazia, ben lungi dall’ostacolare, è stata di proposito molto corriva a consentire
impianti di nuove linee e accettare i loro concessionari) sembra opportuno richiedere
ormai maggiori capacità tecniche e finanziarie nei proponenti le linee, e tracciare, per
conto dell’Amministrazione, una specie di piano regolatore dei servizi di automobile —
da coordinare con la futura rete ferrata — in modo che, per la Calabria almeno, chi
sceglie le linee da sussidiare non sia il privato intraprenditore, ma lo Stato in un suo
concetto di utilità generale.

Se per la viabilità ordinaria il problema calabrese è in via di risoluzione, e risoluto
 può dirsi pei trasporti meccanici, non è così per l’altro grande ramo in cui si
        <pb n="26" />
        — XXVII —-—

dividono i lavori pubblici in Italia, « le acque &amp;gt;», per le quali i risultati di un cinquantennio
 di unità nazionale sono dolorosamente scarsi.
Non sarebbe esatto dire che idraulicamente la Calabria stia peggio che nel 1860;
giacchè, pur tenendo conto del più rapido disboscamento, opere idrauliche si son
fatte, ed alcuni corsi han ‘raggiunto un maggior grado d’equilibrio, e terre meglio
difese dalle esondazioni vi sono. Buoni germi vi erano in qualche legge borbonica
 e nell’ordinamento unitario dell’amministrazione delle acque e delle {selve (le
quali ultime in un paese nudo comè il nostro van considerate come lavori pubblici
più che dal punto di vista del demanio e dell’industria boschiva); ma sta di fatto che
in lunghi secoli di antico regime si fece una sola bonifica, quella di Rosarno, e per
virtù di privati, e la politica idraulica, come documentò l’Afan de Rivera che volle ripararvi,
 fu sempre negletta. Si ha oggi, più acuta, la sensazione dei mali; ma è risveglio
di una coscienza collettiva dei bisogni, più che constatato regresso in confronto del passato.
Nei primi tempi, dopo l’unificazione, leggi ed attività fidrauliche si modellarono
sui bisogni della gran valle padana. Si trattava di conservare la ricchezza accumulata
lungo i secoli nella terra e non, come sarebbe stato altrove, di conquistarne nuova;
e si provvide (e si fece bene perchè il risultato economico fu ottimo pel bilancio generale
 del paese) all’Olanda italiana, concentrando i maggiori sforzi sovra il vero gran
fiume e la sola plaga a caratteri pianeggianti e continentali ch’abbia il nostro paese.
Non egual conto si tenne di altre terre italiche: dell’Italia mediterranea; della maggior
parte che è torrentizia e montuosa della nostra penisola. Da pochi anni soltanto si è
formata la coscienza del problema e del dovere, di fronte al Mezzogiorno, di un’opera
che è ricostituzione del suolo patrio, e condizione indispensabile di ogni progresso
agricolo industriale. È questa la politica di acque e boschi, illustrata con fervida eîfficacia
 nella relazione d'inchiesta pei contadini del Mezzodì; e qui veramente i lavori
pubblici sono fattore di trasformazione perfino della carta geografica e dell’ambiente
storico di una regione. Questa politica assai grandiosa e complessa deve da un lato
essere animata da uno spirito di coordinamento ed integrazione organica (mentre per
molto tempo le difese idrauliche, le bonifiche, le irrigazioni, le derivazioni, i boschi
sono stati considerati come rami a sè, come legislazioni disgiunte, come attività aventi
fine indipendente e slegate fra loro) e dall’altro lato deve spostare il pernio dell’attività
 idraulica dalla pianura alla montagna, sostituendo al criterio del reprimere quello
del prevenire. Di questi due caratteri preminenti ebbe, se non il quadro del tutto
completo, almeno una sensazione vigorosa la legge del 1906 per le Calabrie ; e, mentre
col raccogliere sotto un punto di vista regionale tutte le norme attinenti alle varie
branche idrauliche veniva a-meglio corriferirle e disciplinarle assieme, pose in essere
l’importanza delle opere idraulico-forestali, delle quali tracciò in una sua tabella un
vasto programma, e concesse la somma di 23.600.000 lire, esonerando da contributo
1 privati: ed un sol sesto della spesa lasciando a carico delle provincie.
        <pb n="27" />
        XXVIIi  —

Per valutare il posto che questa legge regionale occupa nello svolgimento della
legislazione italiana, bisogna volgere lo sguardo indietro. Non breve cammino rappresentano
 le provvidenze del 1906 di fronte al punto di partenza che è dato dalla legge
organica dei lavori pubblici del 1865 la quale non aveva una parola sulle sistemazioni
montane e pareva quasi ignorare l'esistenza dei torrenti ; e dalla legge forestale del
1877, che fu eccessivamente calunniata ma conteneva, nella sua insufficente struttura,
le cause che ne resero ineîficace o mancante l’attuazione. Sotto l’impero di queste
leggi non potè la Calabria avvantaggiarsi. E non lo potè nelle tappe successive; con la
legge del 1888, per la quale lo Stato si assunse cura di studiare e preparare i rimboschimenti,
 ma nessuno fece; nè con la legge del 1893 che finalmente diede cittadinanza
al &amp;lt; torrente &amp;gt; nella nostra legislazione e configurò una categoria di opere di sistemazione
 montana, ammettendo il concorso finanziario dello Stato, ma lasciando i consorzi
liberi di fare o non fare, e cioè di non fare; nè con la legge del 1902 che rese obbligatori
 i consorzi, non pensando che &amp;lt; mal fa chi spontaneamente non fa &amp;gt;, come diceva
l’esperienza dei vecchi magistrati veneti. Leggi tutte pressochè inapplicabili per regioni
come la Calabria, ove non è stata finora superata la difficoltà di costituire consorzi
‘acoltativi o farli funzionare come obbligatori.
Il risultato di cinquant'anni di politica idraulica italiana fu questo ; che mentre lo
Stato unitario sostenne una spesa che si calcola di 700 milioni per le opere idrauliche
di prima e seconda categoria, che sono arginature nelle valli e riguardano specialmente
 l’Italia superiore, non spese per opere di terza categoria che 6 milioni (di cui
la metà sola a suo carico), e di questi milioni solo una decima parte — 600 mila
lire! — concernevano la montagna; e di tale esigua somma una quota davvero minima
è andata al Mezzogiorno. Nè vi fu, per le foreste, il compenso di una attività più
larga e robusta, giacchè poco più di 10 milioni si sono spesi in un cinquantennio
per rimboschimenti eseguiti sia dallo Stato sia da altri enti o privati.
Occorreva mutar rotta. Ed è proprio nelle leggi così dette regionali che (dopo
il concetto aîfermato dalla legge sulle bonifiche del 1899 di collegamento fra i prosciugamenti
 vallivi e le connesse opere a monte) si pone la base dell’ intervento statale,
 ed allo Stato si affida l’esecuzione e pressochè l’intero peso finanziario delle opere
di prevenzione montana. La legge del 1906, fu, per quei tempi, il punto più alto di
sviluppo legislativo ; e venne completata ed integrata dalla legge generale del 1911,
che, modellandosi sull’esempio francese e più ancora sulla ridesta coscienza di questi
problemi, fa delle sistemazioni idraulico-forestali nei bacini montani di ogni angolo
d’Italia una categoria giuridica a sè stante, ed attribuisce allo Stato non solo la competenza
 attiva della costruzione, ma anche quella passiva della spesa; giacchè non è
giusto che onere qualsiasi di contributo gravi sui montanari soggetti alla servità delle
opere e dei ‘vincoli forestali ; mentre è impossibile rintracciare ed individuare le utilità
2 contribuenze nelle valli lontane che sono veramente le beneîficate.
        <pb n="28" />
        XXIX

Mentre attraverso queste leggi (lo Stato prima studia soltanto, poi concorre
nella spesa, poi dichiara obbligatoria l’opera, poi se ne assume l’esecuzione ed infine
se ne addossa anche l’intero peso finanziario) si giungeva alla nuova figura giuridica
dei bacini montani, anche sull’altra rotaia, e cioè nella legislazione iorestale, si raggiungeva
 un zovus ordo di provvedimenti; e la legge del 1910, prevedendo un nuovo
assetto dell’azienda forestale ed accordando un primo fondo di 33 milioni, gettava le
basi del demanio nazionale dei boschi e rendeva possibili maggiori incoraggiamenti alla
silvicultura privata.
L’uno e l’altro ordine di leggi han già mostrato il bisogno di qualche ritocco ed aggiunta,
 ma in complesso costituiscono teoricamente un sistema idro-torestale di leggi
molto avanzato e forse il più avanzato in paragone di altre nazioni. Non si poteva
certamente (lo dice l’esperienza passata) adattare all'Italia, e specialmente alla Calabria,
 il sistema che v'è in Austria, Germania o Svizzera di lasciar iniziative e competenze
 agli enti locali, concorrendo lo Stato in una quota parte di spese, o di sovvenir
 le private industrie come in Danimarca; e fu necessario imitare — e superare
— l’esempio della legge francese del 1882, seguito anche dall’Inghilterra che ci abitua
in questi giorni alle maggiori sorprese dell’intervenzionismo statale le predispone uno
dei più vasti programmi di rimboschimento che si siano tentati mai. Senonchè ciò che
importa non è stabilire dettami di legge, ma /are effettivamente (il !grado di pertezione
 legislativa non vuol dire tutto); e per la Calabria, a sette anni dalla sua legge,
la fase ormai raggiunta di opportunissimi provvedimenti per le sistemazioni idro-Îorestali
 non è entrata ancora nel campo di una rapida realizzazione.
Senza dubbio il minor progresso nel ramo delle acque in proporzione a quello
delle comunicazioni si spiega, fra tanti altri elementi, perchè il servizio stradale è tradizionalmente
 consolidato (è il più vecchio, e dai suoi fianchi uscì in Italia come in
Francia il genio civile), mentre quello idro-Îorestale è in via di formazione; perchè la
difficoltà tecnica dei problemi idraulici è assai maggiore e richiede studi e soluzioni
assai vaste ; perchè i risultati utili si ottengono qualche volta a distanza di generazioni,
 e sempre a termine non breve; ed ancora perchè buona parte delle opere idrauliche,
 a differenza delle strade, si deve fare non a favore, ed a richiesta, ma contro
gli interessi immediati dei proprietari e delle genti del luogo. Non bisogna dissimularsi
 che dovremo realizzare la grande riforma ricostitutiva dei boschi in mezzo alla
piena e dichiarata ostilità delle popolazioni &amp;gt; fra cui lo sforzo deve essere compiuto.
La montagna ha ragione di far rilevare che essa è soggetta ad una specie di servitù
passiva a vantaggio della pianura; e se la pienezza dominicale è limitata ed oppor.
tunamente sono vietate le colture (come quella granaria che è dannoso per l’economia
 generale estendere ai monti, ma è pur conveniente come prodotto immediato a
genti prive di comunicazioni), ciò va a difesa non tanto dei terreni alti e della loro
conservazione, quanto degli interessi dei proprietari della valle lontana che sono pro-
        <pb n="29" />
        tetti dall’inondazione. È giusto quindi che della dimidiata libertà del lor possesso sieno
i montanari compensati con sgravii e con premii, come disegni di legge cominciano
a proporre. Ma i compensi non basteranno; il pastore è come il marinaio attaccatissimo al
suo gramo mestiere, e non sa concepirne altro; in modo che la trasformazione inevi-‘abile
 di alcune economie montanare sarà dolorosa e difficilissima; e grave la lotta per
difendere contro il gregge le terre indemaniate per rimboschirle.
Delle opere montane gli abitatori dei luoghi chiedono quelle idrauliche intensive
(briglie di trattenuta e di consolidamento) e non vorrebbero le opere forestali intensive
(rimbkoschimenti) ; ma molte volte ciò è tecnicamente errato, ed equivale a non risol
vere le questioni alla radice. Mentre poi i montanari non vogliono, o vogliono male,
ecco farsi viva ed insistente (col ridestarsi dei bisogni in Calabria) la voce dei proprietari
 delle parti inferiori, verso le piane, che chieggono argini, subito, a difendere
il loro agrumeto o i loro grani, e non si adattano ad aspettare, e vorrebbero che si
ricadesse nel cinquantennale errore della politica idraulica italiana, e si sistemassero
 i corsi, salendo dal basso all’alto, contro l’ordine naturale delle cose. Anche
in Calabria sono frequenti le pressioni ed agitazioni perchè, sia pure in via d’eccezione
 (ma le eccezioni moltiplicandosi diventano la regola), si adotti il sistema dei
ripari saltuari e provvisori in qualche tratto terminale di fiumara, senza attendere che
sia studiato ed approvato il progetto dell’intera sistemazione del bacino della stessa
fiumara. Queste insistenze, dietro cui si profila la minaccia di possibili danni ai
campi, hanno molto peso ; ma sono assai pericolose, non solo perchè si getterebbero
via in molti casi dei quattrini, ma anche perchè dalla spesso inevitabile distruzione
delle opere troppo saltuarie i proprietari traggono motivo ad avanzar domande di
danni contro l’Amministrazione, quasi avessero acquisito il diritto di essere garentiti
(gratuitamente) contro le insidie della natura. Se si vuol compiere la sistemazione idroiorestale
 delle Calabrie bisogna opporsi al particolarismo degli interessi ed al desiderio
del provvisorio e dell’urgente; e predisporre invece, organicamente, la vasta bisogna.
Il programma della legge del 1906 è ampio, nè converrebbe slargarlo di più ;
sebbene sia da avvertire che la tabella indica puntualmente date opere, mentre la
legge successiva del 1911 ha per tutte le altre regioni italiane demandato la designazione
 dei bacini montani al potere esecutivo; epperò ci troviamo per la Calabria
con minore libertà e senza modo di provvedere a possibili lacune; quando non si
possa ricorrere alle norme generali sulle bonifiche per opere montane che alle boni-‘iche
 stesse sieno collegate. Su questa lacuna non bisognerà dimenticarsi di promuovere,
 quando se ne presenti la occasione, un provvedimento integrativo; intanto la
tabella è tale da richiedere lo sforzo di molte vite, e richiederà certo spesa ben
maggiore di quella dalla legge prevista. Ciò risulta già dai piani regolatori che vennero
 fissati come graduatoria d’ urgenza nel 1907 e 1910; e sono affatto sommari
come previsione di importi.
        <pb n="30" />
        — XXXI —

Ai piani regolatori si accompagnò una minuta opera di preparazione, che non
può essere valutata dalla cifra dei lavori ultimati, che è veramente esigua (400.000 lire),
e di quelli in corso di esecuzione che non superano, dal 1906 ad oggi, lire 750.000
pagate, in confronto ad un importo complessivo di un milione e mezzo. L’impianto di
pluviometri, la raccolta ordinata di elementi di studio, l’istituzione di uffici del genio
civile specializzati per l’idraulica, i criteri direttivi impartiti fino dal 1908 per la determinazione
 delle competenze del’Amministrazione idraulica e di quella forestale e
per la compilazione dei progetti sono gradi di preparazione, dei quali conviene tener
conto, e che avrebbero meglio fruttificato, se non fosse sopraggiunto l’immane disastro
sismico che sospese la vita calabrese : mentre poi, quando fu passato il periodo di
sosta dolorosa, bisognò rifare il lavoro preparatorio, pei nuovi assetti ed organi creati
dalle leggi generali del 1910 e 1911.
Con distinti uffici idraulici nei suoi capoluoghi di provincia, la Calabria ha
ottenuto quella specializzazione del genio civile che non esiste in altre parti d’Italia ;
ed, ove sia specializzazione effettiva per destinazione di personale adatto e stabile, una
delle condizioni per attuare la legge è raggiunta. Diificoltà più grave è il coordinamento
 della azione del genio civile con quella del corpo delle foreste; e qui per vero
la divisione di competenze fra i die corpi raddoppia gli inconvenienti che provengono
dalla scarsezza numerica dell’uno e dell’altro, tanto più che il forestale è ancora in
via di formazione e ad organismo incompleto. Vi è chi autorevolmente ritiene che
non vi sia possibilità di ricostituzione idraulica e boschiva, se non si tolga il dualismo
di attribuzioni; e l’on. De Nava ogni compito vorrebbe concentrato nel genio civile;
mentre altri pensa ad una divisione interna del genio civile, ed alla creazione di un
nuovo corpo di idraulica agraria, nel quale si fonderebbe anche il personale forestale.
Senza attendere la realizzazione di siffatte proposte, che porterebbero non lieve onere
finanziario e, per il momento, produrrebbero nuovi rimaneggiamenti e sospensioni e
soste, dovere della Direzione generale dei servizi speciali è dare subito ogni impulso
all’adempimento della legge e far sì che dall’attività dei due corpi tecnici scaturisca
la miglior risultante possibile di sforzi efficaci.
Tale intento ha presieduto agli accordi presi tra lo scrivente e l’illustre Direttore
generale delle foreste, che non si nascondono come sia delicato il far camminare insieme
 organismi diversi, superando le spiegabili tendenze di gelosa autonomia, e gli
abiti burocratici ed i piccoli ostacoli che si possono frapporre nel lavoro comune di
ogni giorno. Ma la maggior deîerenza reciproca, e lo spirito indipendente da ogni
lormalismo e da ogni preconcetto, nell’intesa concorde di tutto sacrificare alla sostanza
ed al raggiungimento dello scopo, fanno confidare che qualche buon frutto si avrà, ed
in ogni modo niun tentativo potrebbe iniziarsi con miglior buon volere. In luogo
dei troppo lunghi piani regolatori, si è concordato un programma immediato di azione,
in base ad impegni tassativamente assunti dai capi degli uffici locali del genio
        <pb n="31" />
        XXXII —

civile e delle foreste. Dopo il riassunto sintetico delle opere e dei progetti in corso,
si è rigorosamente posto il principio che non si possa addivenire ad ulteriori lavori
frammentari prima della redazione dei piani di massima con relativa graduatoria di lavori;
 ed il principio è stato più di una volta rispettato, respingendo le premure degli
enti e dei proprietari locali che domandavano opere a spizzico qua e là; mentre, come
si disse, se v’è materia in cui la polverizzazione degli sforzi sia deleteria, è questa
dell’idraulica sovratutto montana. Gli uffici hanno iniziato lo studio di larga massima,
secondo l’ordine stabilito, dei bacini di maggiore importanza ed urgenza in rapporto
alla vastità dei terreni avvantaggiati, all’interesse dei lavori pubblici (strade, ferrovie,
porti) ed agli abitati da difendere, ed in base sovratutto al concetto di intensificare i
lavori in corso e di portarli al più presto a compimento. In materie come queste i
siani di massima non richieggono molto lavoro di tavolo, ma conoscenza esatta dei
luoghi; ed i primi dei piani si avranno entro il 1913. Intanto per non arrestare l’attività
 pur modesta che si era fino ad oggi raggiunta, si è consentito di dar eseguimento
a qualche progetto parziale di già studiato, di cui potesse addimostrarsi la connessità
con la sistemazione organica del bacino. In ogni modo, se anche dovesse prolungarsi
il periodo di preparazione, l'attesa sarà ad usura compensata dall’adozione rigida di
un sistema che non vuol andare avanti alla ceca, ed invece, studiato un piano di massima,
 non vuol abbandonarlo prima che sia del tutto eseguito.
Quanto alla reciproca collaborazione, dopo avere autorizzato una volta per tutte
gli uffici del genio civile e forestali a cooperare insieme, scambiarsi personale, fare i
progetti in comune, si sono istituite sezioni e squadre miste per determinati bacini. È
sembrato poi conveniente istituire un ufficio tecnico centrale per le opere idro-boschive
e le bonifiche connesse; e gli si è affidato il compito di predisporre, per l’approvazione
e con le direttive della Commissione dalla legge istituita, i piani regolatori pei bacini
montani di Calabria. L'ufficio (composto di personale dei due ruoli) potrà studiare quei
progetti di massima ed esecutivi che appaiano più urgenti, e dei quali non possano
incaricarsi i già gravati uffici locali. Viene l’ufficio istituito a Roma, alla dipendenza
diretta della Direzione generale dei servizi speciali, anche per agevolare quella intima
collaborazione di elementi tecnici ed amministrativi senza cui l’azione dei lavori pubblici
 male si può svolgere.
Solo l’esperienza di qualche anno potrà dire se il tentativo sia per riuscire. È la
esperienza sola dirà la parola decisiva sul metodo da seguire nella gestione dei lavori
montani, pei quali promiscuamente si è ricorso agli appalti ed all’ esecuzione in economia.
 A quest’ultimo sistema decisamente inclina il Consiglio superiore dei lavori
pubblici, per la natura stessa dei lavori, così soggetti a variazioni, e basati su progetti
così sommari che riescirebbe pericoloso metter in mano ad un’impresa, appiglio perenne
 di liti; ma, d’altro lato, l’eseguimento in economia richiede vigile attenzione di
numeroso personale ed organizzazione tale di uîfici che, allo stato delle cose, dà molto
da pensare. Provando e riprovando si troverà la buona via.
        <pb n="32" />
        — XXXIII —

Certo è che, nelle più favorevoli ipotesi, i buoni risultati della rinnovata politica
idro-forestale non potranno riescire che lenti; ed impensierisce la somma dei compiti
che si sono dovuti per forza attribuire allo Stato, nell’ assenza di iniziative private.
Nell’alta Italia alcune amministrazioni si son fatte incontro allo Stato per ottenere la
concessione delle opere montane; anticipandole e valendosi delle tante risorse di una
gestione diretta ed immediata. Un ritocco legislativo fu presentato alla Camera; e sarà
buon esempio di divisione del lavoro e avviamento della provincia a quella funzione
di organo dei lavori pubblici, su cui tende a gravitare.
Ma non è dato, oggi, prevedere con certezza (e solo si può sperare) che l’esempio
venga anche in Calabria imitato.

Connessi coi lavori dei bacini montani son quei laghi artificiali o serbatoi di
raccolta, da cui giustamente si fa dipendere molto dell’avvenire degli Appennini, privi
dei ghiacciai alpini e privi dei laghi naturali che sono mirabili regolatori della
forza delle acque. Una nuova pagina si è oggi aggiunta alle leggi idrauliche con i
provvedimenti votati nella scorsa legislatura per la Sila e per il Tirso; e qui veramente
 la Calabria è, insieme con la Sardegna, all’avanguardia di una legislazione, che
attende, per estendersi a tutta Italia, la ripresentazione alla Camera nuova e l’approvazione
 (che non potrà mancare) di un disegno di legge già portato allo stadio di
relazione parlamentare, quando la precedente Camera Îu sciolta.
A differenza della vicina Basilicata, è la Calabria ricca di risorse idriche; e, fra
le non concordi cifre che, mancando esatte rilevazioni, dànno la amministrazione demaniale,
 quella dei lavori pubblici, e tecnici valenti come l’Omodeo ed il Ruîfolo, si
può fondatamente ritenere che dalle giogaie calabre possa ritrarsi mezzo milione
di cavalli di forza ; semprechè intervengano accorte opere a raccogliere e tesaurizzare
 la ricchezza idrica oggi sregolata e dispersa. Con forza sì ingente c’è più di
quel che occorre per industrializzare la Calabria; terra che oggidì, abbandonato lo
sfruttamento delle risorse minerarie (delle quali si discute il «valore) e declinata e limitata
 la un dì fiorente filanda, non ha che rigogliose imprese di trasformazione. di
prodotti agricoli, ed è fra le regioni a fase affatto rudimentale di industrializzazione.
Certamente la forza anche a basso costo non è sufficiente a creare le industrie, ma
ne è condizione e sprone assai efficace.
Scarsa applicazione ebbe in Calabria la vecchia legge sulle derivazioni del 1884,
che è anteriore alla grande applicazione della scoperta italica della trasmissione di
energia a distanza, epperò rappresenta agli occhi dei tecnici un anacronismo e dovrebbe
 essere rimaneggiata per togliere, fra Paltro, le complicate procedure e la triplice
 Sovrapposizione di amministrazioni diverse tutte competenti: quella finanziaria
pel vecchio sopravvissuto concetto regalistico, quella d’agricoltura e industria per pura
        <pb n="33" />
        — XXXIV —

ragion teorica dacchè le mancano gli organi, e quella dei lavori pubblici che in sostanza
 istruisce e decide. Nè giovarono le leggi del 1886 e 1888 che, foggiandosi
sull’esempio spagnuolo, promettevano non scarsi aiuti di sovvenzione governativa ad
enti e consorzi specialmente per la iormazione di impianti irrigatori. Queste leggi
formano uno dei casi più tipici di completa mancanza di attuazione, tanto che vi sono
degli scrittori assai competenti che le ignorano!
Il desiderio di agevolare la conquista della forza si manifesta nella legge regionale
calabrese del 1906, che concede opportune esenzioni fiscali alle imprese di derivazione,
e, richiedendo il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici per ogni domanda
di derivare acqua da corsi, dei quali non sia stato approvato l’intero progetto di sistemazione,
 mostra di tener conto della giustissima esigenza di coordinare le concessioni
 al piano d’insieme dei bacini ed alla utilizzazione veramente più intensa ed efficace
 delle possibili riserve idrauliche. A quest’ultimo riguardo non ha mancato la
Direzione generale cui presiedo di ordinare la pronta compilazione del catasto delle
acque calabresi, e ne farà oggetto di speciali proposte. Intanto i ritocchi del 1906 non
sarebbero bastati a far entrare l’idraulica calabrese in una fase moderna, e solo ricorrendo
 a provvedimenti arditi, come quelli per la Sila, si poteva dare alle acque delle
alteterre una finalità più proficua del muovere qualche mulino e qualche gualchiera.
La legge pei serbatoi e laghi silani ha reso possibile, senza concorso Îfinanziario
 dello Stato, la creazione nel cuore del massiccio calabro di laghi artificiali
che saranno i più vasti d’Europa e forse del mondo, e prevedono oggi una spesa
di circa settanta milioni. Lo Stato in sostanza non fa altro che accordare e meglio
chiarire le agevolezze già contemplate genericamente, e come tali rimaste senza effetto,
della legge per la Calabria, e della legge per la Sardegna, che altre agevolezze contiene
 nei riguardi specialmente delle irrigazioni. 1 provvedimenti pei laghi silani vennero
sottoposti alla Camera solo quando si avevano offerte impegnative di imprese, che
davano la sicurezza della realizzazione; ma non fu in lor favore costituito un privi-‘egio,
 giacchè discrezionale facoltà è lasciata allo Stato di prescegliere la domanda,
in qualunque tempo presentata, che ofîra la migliore e più vasta utilizzazione dei
fiumi che nascono sull’alta Sila. Si ha così un buon esempio di legge concreta, che
evita il pericolo di restar lettera morta ed insieme lascia l’adito a miglioria di proposte
 in vantaggio dello Stato.
La legge per la Sila è, in certo modo, (pur non spingendosi fino al sussidio governativo),
 uno stralcio ed un’anticipazione sul disegno di legge generale a tutta l’Italia
ver facilitare il sorgere di serbatoi e laghi artificiali. Principio-base dei nuovi provvedimenti
 è che lo Stato deve agevolare e sussidiare quelle iniziative private che costruiscono
 serbatoi e laghi a scopo idro-elettrico o irrigatorio, beninteso ove non sieno
per sè redditizie; ed il fitolo delle sussidiabilità è la conversione di spesa, ossia il
isparmio che lo Stato fa nelle opere di rinsodamento de’ monti non più necessarie
        <pb n="34" />
        — XxXxV

in quanto surrogate dal serbatoio o lago. Devesi però avvertire che se siffatta surroga
 ed utilità havvi in molti casi, non sempre la creazione di serbatoi equivale per
definizione a sostituire opere montane d’altra natura; e può anche darsi che, in alcuni
casi, il regime iluviale non ne sia migliorato. Anche qui sono da evitarsi le teorie
assolute, e, pur apprezzando e facendo ogni sforzo per questo nuovissimo mezzo di
sistemazione delle acque alte, convien non abbandonare la via del sapiente eclettismo.
che consiglia ancora i lavori montani d’altra natura. '
Un gran vantaggio alla nuova politica idraulica ed agraria deriverà dall’aiuto
delle private iniziative capitalistiche, che sono rapide più della macchina statuale. Anche
nelle aziende private (e forse più che nelle pubbliche) vi sono difetti d’organizzazione
€ sprechi; ma per la mancanza d’impacci si conclude prima, sia bene, sia male; e se,
come sì disse, la legge del 1884 è anacronistica tecnicamente e va per molti aspetti
riveduta, conviene confessare che la libertà da essa lasciata alla privata industria, e
magari all’accaparramento ed all’approfittamento capitalista, ha reso possibile quella
magnifica rete d’impianti di carbone bianco che hanno avuto molta efficacia di trasformazione
 economica sovratutto nell’Italia alpina e padana. Nè, malgrado crisi o transitorie
saturazioni del mercato, mancherà l’avvenire ad una industria che guadagna ed eleva
il campo dei consumi domestici, si affaccia alla utilizzazione nell’ agricoltura con metodi
 culturali nei quali potrebbe trovare applicazione indefinita, ed avrà presto proficui
investimenti nel processo di elettrificazione delle maggiori fra le ferrovie di Stato, già
annunciato, e destinato a sottrarre l’Italia, almeno in parte, al tributo verso l’estero pel
carbone, del quale ormai può ritenersi consolidato il rincaro. i
Non è da escludersi che in alcuni casi convenga la costruzione diretta da parte
dello Stato di laghi e di serbatoi, sia per la necessità ferroviaria, sia per gli scopi
della sistemazione montana. Una raccomandazione del Senato, che fu tradotta in articoli
 di regolamento per la Basilicata e per la Calabria, ed una disposizione più recente
della legge generale del 1911, dànno modo allo Stato di intervenire come costruttore
€ magari come esercente; ed il Consiglio di Stato, interpretando la disposizione stessa,
ha bene avvisato che è questione da valutarsi caso per caso, che la possibilità del
lago o serbatoio deve per così dire scaturire dalla logica sistemazione del corso
d’acqua agli scopi di prevenzione e difesa, e che questi scopi devono in ogni modo
Essere _ prevalenti, pur ammettendosi che dal progetto di lago possa venirne aumento
di spesa, L’Amministrazione, che nulla via deve lasciar intentata, non ha esitato a
ricorrere anche all’esecuzione diretta, ove (in Basilicata) si presentava un caso di singolare
 vantaggio pubblico ; tanto più che il non rilevante onere maggiore in confronto
dei puri lavori di rinsodamento potrà essere ridotto dai canoni di concessione dell’esercizio.
 Non si ritiene però che, in via di massima, il problema dell’immediata nazionalizzazione
 degli impianti idro-elettrici ed irrigatorî possa dirsi maturo; e convien
pensare piuttosto alla preparazione di un vasto demanio di impianti alla fine delle
concessioni alPindustria privata.
        <pb n="35" />
        — XXXVI

Tale esigenza fu tenuta presente nella legge e si terrà presente nel disciplinare
 per i laghi silani, alla cui compilazione attende una Commissione presieduta
dal senatore Fadda. Nel disciplinare verranno certamente inserite le clausole tutte
per regolare la devoluzione senza corrispettivo dei laghi allo Stato quando il sessantennio
 di concessione sia finito. Queste clausole, insieme ad avveduti patti di
riscatto (nella forma compatibile con la necessità delle industrie), rappresentano ciò che
di meglio può farsi per ora nel senso delle nazionalizzazioni, Nel capitolato si terrà
ogni possibile conto dei desiderî degli enti pubblici locali per i bisogni collettivi; e
si cercherà di garantire nel miglior modo i consumatori di forza e di acqua, esaminando
 la questione del prezzo massimo ; ma non converrà urtare contro le insuperabili
 esigenze industriali ; e se bisogna cautelare con speciali norme i diritti delle popofazioni
 e degli enti locali, convien anche non indulgere a quel senso di istintiva diîfidenza
 contro ogni impresa industriale che è purtroppo nel sangue di molte popolazioni
italiche ed alimenta troppo facili ostacoli alla capitalizzazione del Mezzodì, condizione
assolutamente necessaria del suo risveglio. Per verità ed a titolo di elogio convien
dire che all’immane impianto silano non vennero da piccoli interessi locali create dif-‘icoltà,
 ed è viva nella gente calabrese l’impazienza per veder cominciati i lavori.
Una completa e definitiva pubblicazione delle domande avrà luogo in dicembre;
e, prescelto il concessionario, si predisporranno senza indugio capitolati ed atti di concessione,
 richiedendo i pareri dei corpi consultivi. Si nutre piena fiducia che i lavori potranno
 cominciare a primavera e venir poi gradualmente compiuti. E sarà giorno fausto
 per le Calabrie, che possederanno l’impianto idro-elettrico più colossale, vero documento
 dell’ingegno italiano, che continua le orme di Volta e di Galileo Ferraris. Pochi
luoghi al mondo, ha giudicato il comm. Pelleri, presentano così favorevoli condizioni
di acque abbondanti e di un dislivello, dal massiccio silano alla piana, di oltre mille
metri; sarebbe colpa vera non approfittarne. Ma come impiegare l’enorme massa di
acqua immagazzinata ? La concessione tende al duplice scopo della creazione di forza
e dell’irrigazione ; e per quest’ultima, che contribuirà a redimere agrariamente le plaghe
cotronesi, che furono un dì fertilissime, si è esteso il principio ardito, ma già acquisito
alla legge per la Sardegna, di espropriare coattivamente i proprietari che non acquistino
l’acqua al prezzo equo dallo Stato stabilito. Però l’esperienza dimostra che il solo prolitto
 delle irrigazioni non basta a dar vita a così giganteschi serbatoi; e tutta la speculazione
 dei costruttori dei laghi silani basa sulla forza elettrica. La gradualità di
costruzione degli impianti consentirà di regolare la fornitura al fabbisogno; ma bisogna
riconoscere che la capacità d’assorbimento delle terre calabresi e così delle vicine Puglie
 e di altre plaghe meridionali è attualmente limitata ; e non converrà forse, almeno
subito, la elettrificazione delle ferrovie calabro-lucane ; mentre l’investimento in altri
pubblici servizi, se è sicuro, è però di sua natura piuttosto lento. La lusinghiera
visione di coltivazioni intensive mercè i motori elettrici sarà relativamente più possibile
        <pb n="36" />
        XXXVII —

in Calabria che altrove, perchè l’energia costerà poco ; ma non si possono improvvisare
altri fattori di miglioramento agrario; e solo più tardi si potrà pensare a questa deci»
siva leva di rinascimento calabrese. Intanto però ai campi gioveranno, per altra via,
i laghi silani; giacchè la società concessionaria dovrà farsi (e sarà bene) centro di
intraprese industriali per crear sfogo alla propria merce-energia ; e si volgerà pata
mente alle industrie che più basano sul basso costo della forza; così che la piana di
Cotrone potrà diventare il centro di industrie elettrochimiche, e specialmente di quelle
dei nitrati; ed ivi si potrà avere il gran focolare dei rifornimenti della terra pei bacini
mediterranei, mentre le attuali industrie scandinave varrebbero pei mercati del Nord.
Grande aspirazione che, realizzata, mostrerà il nesso di già accennato in queste note
Ira i problemi del monte e del mare; ed il porto di Cotrone, che dalle nuove vie della
storia -ha assicurato un grande avvenire, troverà la spinta decisiva di sviluppo ; mentre
gli stessi grandi laghi dell’alta terra, dispensatori di energia elettrica a modico prezzo,
serviranno ad irrigare e fecondare la piana un di fertilissima su cui si svolse la civiltà
crotonate., Così saranno considerati nella loro correlazione i problemi vari, agricoli ed
industriali, delle terre calabresi.

Non intende — fu scritto — la storia del Mezzogiorno chi - non tien conto della
malaria, che nell’età d’oro della Magna Grecia era stata vinta attorno alle colonie fiorenti,
 pingui di prodotti agricoli; ma la ricondussero,. sulle coste calabre, secoli di
devastazione, e, guastato il regime idrico e denudati i monti, oggi la fatica bonificatrice
è ben più grave che nei tempi antichissimi. Nè possono bastare quelle che chiamansi
bonifiche in senso proprio, anche nella comprensione più vasta che abbraccia la prevenzione
 igienica (bonifica umana), il prosciugamento dei terreni palustri (bonifica
idraulica) e la miglioria agricola (bonifica agraria). In Calabria più che altrove la malaria
va combattuta con le complesse e molteplici armi di una politica idraulica basata sulla
ricostituzione idroboschiva del monte; e tutte le altre categorie di lavori pubblici (dalla
strada che taglia il latifondo e dà valore alle terre incolte, sino alla ferrovia che
richiama giù dai monti le popolazioni assuete ai secolari timori delle corse barbaresche)
Sono in certa guisa stromento di bonifica redentrice.
Il regime borbonico, che ebbe in materia di bonifiche eccellenti istituti come la
confidenza ed il congegno delle tassazioni speciali, mediante le quali lo Stalo ricuperava
 sulla plusvalenza il denaro speso, più fece per le altre sue regioni che per la
Calabria, vera Cenerentola insieme alla pur montuosa Lucania; e si rammenta solo il
prosciugamento di qualche laghetto o palude litoranea, i tentativi mal riusciti lungo
l’irrompente Crati, e la mirabile opera del Nunziante che condusse a fine attorno al
nuovo villaggio di San Ferdinando, l’unica bonifica che a iutFoggi possa dirsi compviuta
 in Calabria.
        <pb n="37" />
        — XXXVIII —

Venne lo Stato unitario, e trovò — nella penisola delle colmate etrusche e dei
grandi canali dei comuni lombardi e della repubblica Veneta — tradizioni legislative
savie e cospicue; tra le quali pur notevole l’insieme dei rescritti delle due Sicilie; e
noi italiani avemmo ben presto le leggi più improntate all’intervento di Stato, e le
meglio determinate dal fattore igienico, che sieno state mai presso le nazioni straniere,
 nel cui diritto manca talvolta una figura tecnico-amministrativa rispondente al
nostro concetto di « bonifica &amp;gt;». Triste in ogni modo è questo primato legislativo, che
corrisponde ad un primato italiano nella malaria !
Dopo alcuni oscillanti tentativi, calcati sull’imitazione inglese o sul tipo delle concessioni,
 la legge Baccarini del 1882 fermò in magnifico quadro i principî che anche
oggi sono fondamentali in materia di bonifiche: il binomio igienico-agrario quale base
di classificazione; il compito di Stato d’eseguire e sostenere il più della spesa per le
bonifiche più importanti (essendo ormai declinata la fiducia nel] gettito delle plusvalenze);
la manutenzione aifidata sempre ai privati riuniti in consorzio ; e la possibilità di concedere
 l’esecuzione stessa, con la vigilanza e col rimborso della quota del Governo, a
consorzi di proprietari e ad enti locali desiderosi di anticipare le benefiche opere. Comprese
 la legge Baccarini molti lavori di bonificamento per le Calabrie; ma fu legge quasi
soltanto giuridica e teorica, perchè le mancavano gli stanziamenti finanziari onde tradurla
 in atto; così che poco si fece per le Calabrie e pel Mezzogiorno. Nè al Mezzogiorno
 giovarono le leggi Genala del 1888 e del 1893, che furono invece molto applicate
 nell'Italia padana; giacchè quelle leggi basavano sovra un istituto stupendo e millenario
 di lassù, il consorzio; e miravano ad agevolargli le concessioni, tanto {che in
qualche caso (fu scritto in un voto del Consiglio di Stato) i consorzi concessionarî
giunsero ad ottenere dallo Stato il cento per cento. Nel Mezzogiorno, per la mancanza
di fiducia e di solidarietà fra i proprietari locali (lamentata dalla Commissione dinchiesta
 pei contadini del Mezzogiorno) la pianta del consorzio non ha potuto attecchire:
uno solo se ne ricorda nella piana di Rosarno, dopo il 1870, ma cessò per dissensi
dal funzionare. E provincie e comuni non hanno sperimentata capacità tecnica e Îinanziaria
 di fare.
Così stridente era la sperequazione delle leggi di bonifica in danno del Sud che
una corrente di opinione pubblica reagì; e la legge del 1899, fusa con quella Baccarini
 nel testo unico del 1900 e completata con l’altra del 1902, fu atto di giustizia, e
fu insieme, per la migliorata situazione dell’erario, apprestamento di considerevoli fondi
(200 milioni) per molte bonifiche in corso e nuove, fra le quali son comprese bonifiche
calabresi per oltre 22 milioni — complessivamente nell’una e nell’altra legge —. Dati
così i mezzi perchè lo Stato potesse direttamente compiere i lavori, si ebbero per la
Calabria studi, progetti, circolari, tentativi; ma purtroppo senza vasti risultati. Liti con le
imprese specialmente per la Macchia della Tavola ed altri lavori interrotti subito dopo
l’inizio : ecco ciò che trovò il 1906, con una spesa sostenuta di poco più di due milioni,
e con lavori in corso d’appalto per meno di un milione.
        <pb n="38" />
        — XXXIX —

La legge regionale del 1906 accrebbe di otto milioni gli stanziamenti ancor
considerevoli per le bonifiche calabresi; e si attenne pienamente al sistema giuridico
 del testo unico, che modificò solo per lo sgravio accordato ai comuni e l’alleviamento
 ai proprietari dei loro contributi. Per aver davanti agli.occhi l’insieme delle
norme che regolano le bonifiche calabresi bisogna ricordare le disposizioni generali
della legge del 1911 sui bacini montani; e quelle della legge Sacchi del 1912, che,
mentre diede vivo impulso alle concessioni ai consorzi dell'alta Italia mediante il sistema
 dell’annualità (evitando però gli inconvenienti delle leggi Genala ed aumentando
il contributo dei proprietari di quelle terre più ricche), nuovi aumenti di somma stanziata
 — 32 milioni — accordò alle bonifiche meridionali, da eseguirsi direttamente a
cura dello Stato.
Oggidì poi tendenze rinnovatrici sì fanno sentire nel quadro generale della
legislazione italiana sui bonificamenti: e, mentre si studiano nuovi criterî di classifica,
e si ritorna sul concetto di plusvalenza, e si voglion disciplinare internamente i
consorzi, si aîferma esigenza di corriferire meglio assieme le norme e gli organismi
 delle tre bonifiche umana, idraulica ed agraria, fondendole nella « bonifica integrale
 &amp;gt;, mentre d’altro Jato le bonifiche si riconnettono più logicamente agli altri
aspetti del problema idraulico. Come vedemmo, uno dei caratteri fondamentali della
nuova politica delle acque, assieme allo spostamento del pernio dell’attività statale
dal piano al monte, è il coordinamento sempre più stretto e intimo fra le varie branche
della politica stessa, che un dì costituivano legislazioni e, quel che più importa, azioni
separate e mancanti di ogni nesso. Difese idrauliche, bonifiche (sistemazione di acque
dannose all’agricoltura), derivazioni, navigazione interna, irrigazioni (utilizzazione di
acque) hanno, insieme alla premessa comune che è la sistemazione idroboschiva del
monte, tali connessità tecniche che sarebbe dannosissimo non tenerne conto. Le
leggi, più distinte, presentono tale coordinamento, anche con la creazione di organi
comuni; e molto probabilmente si dovrebbe arrivare ad un codice unico delle acque,
per gli istituti fondamentali, riserbando al sistema delle leggi Ispeciali e concrete la
realizzazione di vantaggi e progressi determinati.
Quali frutti recarono alle Calabrie i provvedimenti ed i fondi dal 1906 stanziati
per le loro bonifiche ? Dal 1906 al 1913 vennero ultimati lavori per poco più di due
milioni, e ve ne sono in corso per quasi quattro milioni, di cui mezzo milione è stato
pagato, mentre tre milioni sono in corso di approvazione e di appalto. Bisogna poi
tener conto dei lavori idraulico-forestali interessanti bonifiche calabresi; e di essi nell’egual
 periodo di tempo ne vennero ultimati per un milione e mezzo, ed in eseguimento
 ne sono oltre cinque milioni con già avvenuti pagamenti di mezzo milione,
ed un milione e settecentomila lire di lavori nuovi sono in corso di approvazione e
di appalto. Non vi è un solo ettaro di bonifica in tutto il suolo calabrese che si trovi
in istato di manutenzione; mentre le bonifiche contemplate dalle varie leggi abbracciano
 in Calabria oltre 68 mila ettari di terreno.
        <pb n="39" />
        - XL —

Se dalle cifre — che mal seguono il ritmo delle previsioni e degli stanziamenti
della legge — si passa a valutare il lavoro preparatorio per altri bonificamenti, risulta
veramente notevole. Per la maggior parte delle trentadue grandi bonifiche calabresi
son già pronti i progetti di massima, e si attende allo studio di quelli esecutivi delle
opere per cui la Commissione centrale per le sistemazioni idraulico-forestali e per le
vonifiche riconobbe la convenienza di sollecito inizio. Negli appalti in cui venne meno
la impresa assuntrice (Coriglianeto e Cino ; Pantani Grosso e Piccolo) si provvide con
organismi cooperativi dell’alta Italia che fanno buona prova, e ad essi pure si è affidato
un bacino della grande bonifica dall’Angitola a Caposuvero. Altrove, nelle bonifiche che
con vario nome interessano il Crati, si è ricorso, e non se ne è scontenti, al sistema
di opere eseguite, di fatto, in economia, mediante cottimi fiduciarii a cura e responsabilità
 dell’ingegnere capo.
Oltre alle cause generali che hanno agito sul ritardo di tutte le opere pubbliche
in Calabria, e per le bonifiche sono acuite dalla difficoltà tecnica dei progetti, dalla
mancanza di imprese forti e specificate (e per vero non v'è quasi appalto di bonifiche
ad imprenditori privati che non abbia dato luogo a litigiosi strascichi ed a perdite di
tempo), ed oltre alle difficoltà opposte dai proprietari espropriandi, alcuni dei quali
vorrebbero doppiamente lucrare e farsi pagare il beneficio che ricevono, vi sono
altre cause più profonde della deficente esecuzione di Stato delle bonifiche meridionali.
 Per lor natura le bonifiche son tali opere, che meno facilmente si resiste in
esse all’errato sistema dello sminuzzamento degli sforzi e dei lavori a spizzico, contro
cui insorse autorevolmente qualche anno fa Francesco Tedesco. È per desiderio dî
fare che si pone spesso mano ad opere frammentarie, e si confida di completarle per
via; è molte volte non per scarsa resistenza a pressioni locali, ma per intrinseco
senso di giustizia distributiva che si iniziano i lavori in più punti che si può, si
disperdon le forze, si vuol troppo fare, senza misurare la capacità degli organi di cui
si dispone. E ne viene lo scarsissimo rendimento di ciò che si spende ; nè per vero
si è speso poco. Infatti, di fronte a 37 milioni spesi dal 1869 ad oggi per l’Italia setlentrionale,
 ed a 28 per l’Italia centrale, stanno 68 milioni pel Mezzogiorno continentale,
 e quasi 9 per le isole. Ma pel Mezzogiorno e per le isole non si è avuto frutto
adeguato, perchè quasi nessuna bonifica vi è stata veramente compiuta. Si comincia a
balzi ed a pezzi; si fa e si torna a fare, rinnovandosi (come è stato detto) il mito di
Sisifo; ma non si arriva a guadagnare terra all’agricoltura, fugandone la malsanìa.
A questo triste esito ha contribuito, per la Calabria, l’errore tecnico ed economico,
nei primi anni non evitato, di cominciare dal basso a lavorare, senza tener conto della
parte alta dei fiumi. In Calabria le bonifiche non presentano il tipo padano o maremmano
 di basse terre soggiacenti agli elevati fiumi perenni o al livello del mare ed
impaludate in stagni ed estesi acquitrini (dei quali è più facile e redditizio il prosciugamento)..
 Non è la Calabria la terra delle colmate e delle idrovore; in essa si tratta
        <pb n="40" />
        XLI —

essenzialmente di incanalare e regolare il corso dei torrenti che dagli alvei acclivi e
con le origini in bacini disboscati e di facile disgregamento spingono nel breve piano
imponenti materiali di deiezione, e dirigono a capriccio le piene che ristagnano nelle depressioni,
 ed a capriccio vagano con ile acque di magra tortuose, causa continua di
acquitrinio e di malaria grave. Il rimedio è nell’alto ; la bonifica del piano non può
prescindere da quella del monte, ed è andar contro l’ordine naturale delle cose se si
comincia in arginature o incanalamenti vallivi, che le piene portano via, ove non sia
rinforzato il regime boschivo. Meritano veramente gratitudine quegli scrittori che hanno
gettato il grido d’allarme ed insistito sulla necessità di cominciar le bonifiche dal su
in giù ; ma, per la verità, convien riconoscere che, prima ancora delle autorevoli osservazioni
 fatte al riguardo in libri ed in relazioni, ’Amministrazione dei lavori pubblici,
ammaestrata da alcuni deplorevolissimi errori, aveva posto in modo indiscusso il criterio
 del coordinamento delle opere montane; criterio iteratamente ribadito dai corpi
tecnici dello Stato, ripetuto in circolari ed in istruzioni, e divenuto insomma norma di
amministrazione ; tant'è vero che parecchi progetti sono stati rimandati perchè non vi
era data la necessaria precedenza ai lavori idroforestali,
Non conviene neppure esagerare. È sarebbe esagerazione il dire (come è avvenuto)
che tutte le bonifiche fatte nel Mezzogiorno sono state inutili e che bisogna rimandare
ogni lavoro finchè non sia compiuta la ricostituzione del suolo montano. Quanto al rendimento
 delle bonifiche meridionali, è senza dubbio scarso e non proporzionato allo
siorzo; ma che qualcosa di bene se ne possa ritrarre è dimostrato in una inchiesta tecnica
dell’ing. Perilli. E quanto al rimandare tutti i lavori del piano, ossia le bonifiche vere
€ proprie, è veduta unilaterale ed ingiustificata, ove si seguano criteri realistici e si
concluda dalle cose, e non si voglia applicare a tutte le cose massime generalizzate
da qualche caso. Bisogna distinguere, conclude la relazione Perilli che ha considerato
una ad una le bonifiche progettate nel Mezzodì. Molte di esse, davvero, debbon rimandarsi
a dopo che sia ben avviata la sistemazione montana ; sarebbe infatti un assurdo spender
milioni e milioni per canalizzazioni ed arginature in spiagge pochissimo larghe,
quando ad ogni inondazione correrebbero il rischio, le costose opere, di essere spazzate
via |! Ma vi sono, in Calabria, delle piane estese, dove la bonifica deve esser subito e
senza sbriciolamenti aîfrontata, perchè in quei luoghi v’è la possibilità tecnica di mantener
 le difese vallive, sia pure con maggiori costi, anche prima che le pendici monluose
 sieno ricoverte di verde protettore ; e v’è la convenienza economica di cominciar
subito, in quanto la spesa sarà compensata dalle migliorie e dal rendimento delle terre
bonificate.
Non è possibile rimandare di qualche generazione lo sforzo bonificatore dei lidî
malarici di Calabria; come sarebbe assurdo, nella valle di Po, attendere a. prosciugare
definitivamente le fertilissime bassure, fino a che l’Appennino sovrastante non sia rimboschito.
 Del resto, proprio in Calabria, vi sono alcune piane feraci che dimostrano
        <pb n="41" />
        — XLII —

come la bonifica possa vittoriosamente ed ufilissimamente compiersi anche prima dei
lavori di bosco. Il che non vuol dire, s'intende bene, che questi ultimi vadano trascurati;
 anzi non deve porsi mano ad una bonifica valliva senza che nel tempo istesso
non s’inizi il faticoso ripopolamento d’alberi sui monti franosi. I progetti di bonifica si
studiano ormai insieme ed uno actu col progetto delle sistemazioni dei connessi bacini
montani. Ma quel che importa è non attendere decine di anni, ove si possano subito
fare le più rapide (per quanto anch’esse richieggano tempo) opere prosciugatrici; ed
intanto si svolgeranno le lentissime fatiche rimboscatrici nelle alte terre.
In relazione a siffatto criterio discriminatore occorrerebbe rivedere l’elenco delle
bonifiche calabresi, che, anco per nomenclature incerte e non precise, richiede miglior
sistemazione formale. Ma la revisione sia di sostanza: e distingua le molte bonifiche,
che sono piuttosto sistemazioni di torrenti nei tratti brevi costretti fra il monte ed il
mare, dalle poche che sono veramente bonifiche di valli abbastanza estese, cui è opportuno
 e rimunerativo immediatamente prosciugare. Si muti la classifica delle prime
in quella di opere idrauliche ; o, pur serbando lor nome, espressamente si rimandino a
quando le sistemazioni degli alti bacini dei torrenti saranno compiute. E si realizzino
 senza indugio, integralmente, le bonifiche vere ; affinchè questa immediatezza
tanto desiderata di azione compensi le Calabrie dell’inevitabile rinvio di opere che le
leggi hanno avuto il torto di promettere entro termini troppo brevi.
Dice l’esperienza che, per condurre a termine le bonifiche, occorre aver mezzi
sufficienti, e concentrar gli sforzi nel modo più intenso e coordinare subito dopo all’avvenuto
 prosciugamento le migliorie culturali. Per le bonifiche calabresi vi sono stanziamenti
 che per ora almeno possono largamente bastare, e non sarà costretta l’Amministrazione
 allo stillicidio omeopatico dei lavori in rapporto alle angustie del bilancio.
È provato che più tempo si mette a fare una bonifica, più si spende, non solo per il
rincaro progressivo dei lavori, ma per la continua azione che ogni dì s’aggiunge (e
conviene una buona volta, e più presto si può, estirpare) delle cause generatrici del paludismo.
 Afferrata una bonifica, si esprimeva vivamente un tecnico, non devesi lasciarla
sfuggir di mano, finchè non sia definitivamente finta, e basta lasciar indietro piccole
cose per dovere, dopo qualche anno, tutto rifare. Se poi non viene, dopo i lavori
idraulici che costano milioni, la paziente ed efficace opera del colono a togliere i piccolissimi
 ristagni, a popolare di alberi, a render fruttuosa la terra, non si riesce a -vincer
la malaria; e si lasciano, nell’abbandono della terra stessa. elementi rinnovatori dell’acquitrinio
 maligno.
La bonifica agraria deve perpetuare quella idraulica ed innestarsi sovr’essa, senza
soluzione di continuità ; fors’anzi, ove è possibile, accompagnarla fin da principio, ora
che la profilassi chimica e la tutela meccanica delle abitazioni consentono all’uomo di
sfidare l’ambiente più malarico, e spezzare, con i lavori che redimono, il malefico cerchio
 del morbo”e della incoltura. Purtroppo, in Calabria, dove nelle zone da bonificare
        <pb n="42" />
        — XLIII —

v’è spesso il latifondo, non soccorre la spinta ad integrare i prosciugamenti di Stato
con una efficace attività di buon agricoltore. Finchè non avvenga una concentrazione
di sforzi in base a chiari programmi per la bonifica idraulica, e non si trovi modo di
associarvi la bonifica agraria, non sarà possibile raggiungere la meta. E qui si affacccia,
nei riguardi della Calabria, un’ osservazione che ha valor generale per tutta Italia. Il
nostro paese possiede una serie di studi, di disegni di legge, di propositi per la colonizzazione
 interna, che non vennero realizzati mai; {ma in nessuno di essi vi è un
chiaro riferimento ed un nesso immediato con le bonifiche idrauliche, le quali invece
coi terreni prosciugati offrono uno dei campi migliori in cui potrebbesi esercitare l’azione
 colonizzatrice. E, per quanto i due problemi della bonifica e della colonizzazione
non coincidano, sembra opportuno tenerli presenti e fonderli insieme in qualche tentativo
 concreto che serva ad uscire dalla fase delle promesse verbali.
In base al criterio di evitar dispersione di sforzi, chiari ordini sono stati impartiti
 agli uffici, e designate le sole grandi bonifiche su cui convergere gli studi dei
progetti, mentre la Commissione centrale”per le sistemazioni idraulico-forestali e per le
bonificazioni attende a compilare anche per la Calabria i piani regolatorifdi ogni bonifica,
 tracciando l’ordine successivo e razionale dei lavori. Ma convien ‘porre più a
fondo il problema, e chiedersi se lo Stato sia capace di fare il bonificatore. L’esperienza
 parrebbe rispondere di no. In tutta Italia le sole bonifiche riescite in tempo
breve sono quelle di Val di Po e del Veneto, fatte dai consorzi di proprietari; lassù
vere provincie sono state conquistate ed aggiuntez pacificamente al nostro paese; e —
Sia pure con qualche ribonificazione, pel sistema degli argini che ostacola gli scoli e
chiede ogni tanto completamenti — si sono raggiunti miglioramenti idrici ed agricoli
meravigliosi. Nel Mezzogiorno, ove lo Stato ha pur speso, non ha visto coronata di
successo definitivo opera alcuna. Egli è che lo Stato, se astrattamente rappresenta
la continuità perenne nel tempo, è come azione pratica eminentemente discontinuo ;
passano i suoi tecnici, si modificano gli uffici, si sovrappongono i criteri, si abbandona
oggi quel che ieri si era iniziato. Quando la ibonifica idraulica è affidata ai proprietari,
essi, che debbono trarre i lor guadagni dalle intensificazioni culturali, hanno tutto linteresse
 a far presto e ad affrettare appunto i lavori idraulici che degli agricoli sieno
condizione e premessa. Senza questo nesso delle due bonifiche, basato sul giuoco naturale
 degli interessi, si rischia di concludere poco. o
Ma allora, si dirà, il problema delle bonifiche calabresi è insolubile, inquantochè
abbiam visto che consorzi non se ne sono potuti formare, e l’esecuzione di Stato è
parsa inesorabile necessità per le condizioni dell’ambiente sociale. Qualcuno ritiene che
non sia detta l’ultima parola sui consorzi, che le leggi italiane forse non opportunamente
adeguarono tutti al tipo padano, e non fecero attenzione a quell’istituto borbonico della
confidenza, che era pressapoco un consorzio col commissario regio alla testa, e forse
potrebbe con accorti adattamenti allignare in terra di Mezzogiorno. Recentissimi tentativi
        <pb n="43" />
        ALIV

di foggiar consorzi nel Napoletano vi sono. Ed in ogni modo l’inabilità perpetua dei meridionali
 a far da sè non deve esistere; trattasi di trovare le forme e le vie adatte a ciascun
clima economico. Se la innegabile mancanza di abituale solidarietà rende diîficile l’accordo
 fra la maggioranza dei proprietari interessati, si ammetta che anche pochi di
di essi, volonterosi, possano eseguir la bonifica con la facoltà di espropriare gli altri
neghittosi. Nè alcun pregiudizio o il timore di tornare a fasi legislative superate (in
cui le bonifiche si facevano per concessione a speculatori privati che si pagavano sulla
plusvalenza dei proprietari) dovrebbe trattenere dal ricorrere all’intervento di capitali
estranei alla proprietà terriera che non adempia alla sua funzione sociale.
Parrebbe meglio adatta una forma nuova, che basasse sull’iniziativa e sugli interessi
 dei proprietari più illuminati, ma facesse insieme capo ad un organismo di
natura industriale e finanziaria. La Calabria non è certo priva di grosse fortune, e
di capitali cospicui in istituti di credito fiorenti. E la Calabria deve cercar di fare,
con legittimo: orgoglio, da sè: le bonifiche calabresi dei calabresi. Dietro suggerimento
 di chi scrive, personalità del possesso fondiario e della banca stanno costituendo
 un istituto o ente per le bonifiche di Calabria; e poichè vi sono alla testa
alcuni fra i più forti proprietari di terre da bonificare, il titolo all'iniziativa è ancor
più stretto ed immediato. All’Istituto dovrebbe concedersi (derogando al patrio diritto
che ammette quali concessionari solo i comuni, le provincie ed i consorzi) l’eseguimento
delle opere maggiori e più adatte di bonifica; e lo Stato invigilerebbe e pagherebbe,
o col sistema delle annualità comprensive di ammortamento ed interesse, o anche a pià
di lista, in base a collaudi parziali. Nell’elenco delle cosidette bonifiche calabresi tre
ve ne sono che sembrano possedere il vero carattere di bonifica, e sulle lor estese
piane 1 competenti in agrologia giudicano convenientissima la intensificazione culturale :
l’Angitola, la piana di Rosarno, il Cotronese; alle quali potrebbe aggiungersi l’altra
spiaggia malarica e deserta della Magnagrecia, da Metaponto a Novasiri. Esistono per
queste bonifiche progetti di massima, e quindi la valutazione delle convenienze e delle
modalità di concessione è fin da ora possibile. Insieme alla concessione della bonifica
idraulica si dovrebbero poi all’Istituto dare facoltà ed autorizzazioni per la bonifica
agraria ; e qui non si tratta tanto di crear norme ex-novo, quanto di applicare norme
già esistenti, come quelle per l’Agro Romano, ‘che, notisi, la legge del 1911 rende
già estensibili per provvedimento del potere esecutivo a bonifiche di altri paesi. Il
credito a buon prezzo ed anzi a tasso di favore per gli appoderamenti, le case coloniche,
 e tutte le ‘altre migliorie: ecco ciò che sostanzialmente occorre; e potrà
fiancheggiarsi con agevolazioni per le borgate rurali, per le vie vicinali, per quanl’altro
 si attiene ad un concetto di bonifica integrale.
Delicato sommamente sarà il fissare i rapporti fra l’Ente ed i proprietari delle
zone interessate, che avranno evidentemente il diritto di aderire all’Ente stesso ; ma
ove non lo facciano. o non prendano con l’Ente speciali accordi (ad esempio lunghis-
        <pb n="44" />
        XLVY  —

simi fitti, contratti di plusvalenza ecc.), sarà necessario aprir queste due vie, la cui
scelta potrebbe ancora lasciarsi ai proprietari stessi. L’Ente avrà diritto o di eseguire
direttamente le migliorie agrarie facendosi pagare dai proprietari mediante contributi
aventi, come le tasse di bonifica, valor d’imposta ; o di espropriare il terreno, pagandolo
 con um’equa indennità, ed anche qui non ‘manca la norma che trovasi nella legge
del 1911 sulle bonifiche e consiste nella capitalizzazione del reddito antecedente se--ondo
 un tasso mobile dal 2 al 6 per cento. L’esproprio non deve più far l’effetto
di spauracchio e violazione del diritto dominicale che ormai nella coscienza generale
importa dovere di buon uso; e si ricordi che il principio di espropriare i proprietari
inadempienti è acquisito a molte leggi, e lo vedemmo già in quelle di Sardegna e
nella recente per la Sila, nel caso di diniegato acquisto dell’acqua di irrigazione. Sulle
terre espropriate dall’Istituto potrebbesi poi (per tener conto di un altro grave problema
amorosamente studiato dall’on. Villari, dall’on. Franchetti e dall’associazione per gli in-:eressi
 del Mezzogiorno) accordare una preferenza agli emigranti rimpatriati per la
‘ormazione di piccole proprietà. Ed in generale tutto questo lato del popolamento delle
terre bonificate non dovrà esser trascurato, perchè è essenziale; nè potrebbe respingersi,
 ma anzi dovrebbe esaminarsi con ogni benevolenza, una proposta di eventuale
ntervento della cooperazione nelle forme delle aîfittanze collettive.
Tali sono le linee, non ancora precisate, in base alle quali si sta trattando col
gruppo dei promotori dell’ Istituto. Potrà questo a suo tempo aver forma semipubblica
&amp;gt; almeno” statuto approvato dal Ministero ; basta intanto un comitato d’esecuzione per
oncordare lo schema della concessione, ed, in vista di questo, presentare le convenienti
 proposte legislative. Sarà una seconda legge concreta dopo quella della Sila, e
non meno di essa — si confida — segnerà un punto di leva pel divenire calabrese.
Mercè un’opportuna integrazione di elementi diversi e la creazione di un ente speciale,
si giungerà ad attuare un dovere di Stato, che altrimenti non sarebbe adempiuto ; ed
un dovere altresì a cui hanno finora mancato i proprietari locali. Questi faranno un ot-‘imo
 affare, ottenendo i capitali sotto il saggio del mercato per migliorare i fondi e
raddoppiarne il valore ; l’Istituto potrà come un buon appaltatore guadagnare nell’eseguimento
 della bonifica idraulica; per studiare e condurre la quale potrà valersi di tecnici
valorosissimi ben pagati e davvero specialisti, e potrà poi guadagnare sui terreni espropriati,
 come fanno l’Istituto dei fondi rustici ed altri analoghi organismi. Ma anche lo
Stato, a somme definitivamente tirate, avrà fatto un buon affare, poichè le imposte gli
assicureranno un'entrata permanente ed avrà speso molto meno, che se avesse eseguito
la bonifica direttamente con oli organi propri. 1 buoni contratti sono quelli in cui tutte
le parti trovano la lor convenienza, e bisogna diffidare dei contratti in cui pare che il
vantaggio sia tutto dalla parte propria. L’onorevole relatore per la Calabria della Commissione
 d’inchiesta sui contadini del Mezzodì ha messo bene in luce che bisogna incoraggiare
 i capitali ad investirsi nel terreno e nelle industrie, e che occorrono intraprese ca-
        <pb n="45" />
        —— XLVI —

pitalistiche forti &amp;lt; anco se apparissero succhione ». In alcuni studi sulla Critica sociale
di parecchi anni fà venne acutamente svolta la tesi che il problema del Mezzogiorno
è essenzialmente problema idraulico e che a risolverlo bisogna contare non tanto nello
Stato quanto sulle iniziative dei capitali. A questa tesi sottoscriviamo; ma non deve
tacersi che nella proposta, che fervidamente si predispone, per l’Istituto calabrese delle
bonifiche e della colonizzazione, si tratta sovratutto di capitali calabresi, e ciò dà una
luce più calda e più simpatica ad un’opera che dalla terra di Calabria deve esprimere
le forze stesse per la redenzione dal giogo della malaria.

Un posto a sè tra i lavori pubblici chieggono i porti, che appartengono insieme ai
mezzi di comunicazione ed alle opere idrauliche.
La Calabria pare abbia smarrito, nei secoli, la, funzione sua marinara. Non iha
flotta mercantile, non ha attivi scali. È impressionante il dato che mentre le sue coste
son tre volte più estese di quelle di Liguria, la popolazione marinara di Calabria è di
0,8 di fronte a 100 di Liguria. Questo &amp;lt; abbandono del mare &amp;gt;, sia pur giustificato da
ragioni storiche, sarà non lieve ostacolo al risorgimento di Calabria che non può essere
 soltanto opera di ricostituzione del suolo, ma deve essere anche sfruttamento del
mare, dal quale e sul quale vennero le antiche civiltà calabresi, insidiate dalle genti
monfanare (basta ricordare i &amp;lt; pezzenti &amp;gt; dell’evo antico, i Bruzi) prima e più dannosamente
 ancora che dalle corse saracene.
Spariti da molto tempo i floridi porti dell’antichità, i Borboni trascurarono completamente
 i lavori marittimi di carattere mercantile, che erano a carico degli enti locali.
 In tutta l’estesa spiaggia non si ebbero che semplici e scarsi japprodi, e sol a
Cotrone venne costruito un vero porto, reso però inutile dopo tempo breve. Gli ordinamenti
 italiani imperniarono la politica portuale sull’intervento e sul contributo dello
Stato, che mancava però completamente, in base alla legge organica del 1865, per la
quarta classe ossia pei porti d’interesse locale; e fra questi venner classificati Reggio
e Santavenere, mentre Cotrone sola era assegnata alla classe seconda. Maggior cura
degli interessi marittimi di Calabria si manifesta in leggi successive del 62, del 70,
dell’81, che autorizzarono spese per quei tre scali, e, dopochè la legge generale del
1884 introdusse nella materia portuale modifiche notevoli accentuando sempre più lP’azione
 dello Stato, nuovi fondi agli scali calabresi si concessero nel 1889, giungendo
ad una somma complessiva di cinque milioni e mezzo; della quale due milioni circa
srano pagati nel 1906 all’entrata in vigore della legge regionale.
Aumentò questa gli stanziamenti di 6.700.000 lire ancora, prevedendo, oltre le opere
portuali già autorizzate, altre a Villa ed a Scilla; ed in una dozzina di luoghi, scelti
acconciamente sulla duplice costiera, stabilì, in vece di costose creazioni di veri porti,
        <pb n="46" />
        XLVII —

migliorie degli approdi, con pontili e boe di ormeggio, “per consentire sicurezza di
sbarco e maggior agio al traffico dei prodotti locali. 1 criteri direttivi della legge regionale
 furono mantenuti; ma con le leggi del 1908 e del 1912 (che portarono un
nuovo aumento di 7.540,000 lire) mentre si aggiungevano pontili e ormeggi per due
altri approdi, si ritenne necessario convertire in veri piccoli porti gli scali di Paola
e di Tropea. Sette sono pertanto, oggi, i porti in corso di costruzione sulle spiaggie
calabresi. E, nonostante l’opera fiera distruttrice del terremoto che inabissò moli e
sconvolse banchine, e le lunghe controversie sulle modalità dei progetti, ed i ritardi
nelle forniture di boe dall’estero, e la difficoltà delle costruzioni per scarsezza di canderi,
 non si può dire scarso il risultato ottenuto. Stanno oggidì in appalto pressocchè
otto milioni di lavori, due dei quali sono stati pagati, e per quasi un altro milione si
1anno progetti già pronti che saranno appaltati subito. E se a Santavenere occorre
attendere che le sistemazioni del torrente che vi sbocca impediscano sicuri interrimenti
 e danni, a Cotrone (scelta dopo ripetuti giudizî di commissioni tecniche l’ubicazione
 del porto nuovo), a Paola, a Tropea si sta lavorando alle opere nuove; a Reggio
 e Villa si riparano i danni del terremoto; e sembra ormai superato il groviglio
delle vecchie questioni per la sistemazione ferroviaria portuale di Reggio, ove si comincerà
 subito a scavare una vasta darsena nuova. A buon punto sono anche le opere
1ei minori approdi,
Siamo alla vigilia di un risveglio marinaro della Calabria? Buon sintomo è la
tendenza, spiccata nell’ ultimo cinquantennio, delle popolazioni a scendere verso il
-istretto litorale, ove concentransi i commerci calabresi, e si formano numerose borgate
marine, mentre i capoluoghi sulle alture perdono di importanza. Certo non è più da
sognare l’ antica prosperità marittima delle colonie elleniche : Crotone, Locri, Sibari.
Quest’ultima, ad esempio, era punto di deposito e di contatto fra il ricco mercato di
consumo etrusco ed i centri di produzione dell’Asia minore; ma troppi secoli e troppi
‘atti hanno deviato le vie dei traffici e svalutata marittimamente la posizione d’allora.
Non bisogna neppure dimenticare che i porti oggidì costano moltissimo, e se nell’an-‘ichità
 (ad esempio nella stessa Sibari) bastava una rada , quasi scoperta, oggi per
cifugio delle grandi navi occorrono montagne di pietra gettate in mare con costi altissimi,
 specialmente nel Mezzogiorno ed in tutta Italia, ove mancano i porti naturali
allo sbocco e lunghesso i tratti jinferiori dei grandi fiumi, come più spesso avviene
all’estero. Nè solo per la crescente lunghezza delle navi, ma per gli impianti d’eser-°izio
 (inquantochè un porto non è solo un rifugio, ma un emporio commerciale, una
stazione marittimo-tferroviaria, una vera intrapresa industriale) è ingente il costo dei
porti moderni.
Così che savio pare il programma portuale e la soluzione data dalle leggi recenti
calabresi a problemi che da tanto tempo si discutono in via generale, oscillando fra
ia politica dei grandi porti nei quali si vorrebbero concentrare le spese affine di aver
        <pb n="47" />
        — XLVII —

impianti di concorrenza ai grandissimi scali stranieri, e la politica dello sminuzzamento
delle opere anche nei porti minori. Pur qui, forse, la unilateralità teorica delle
soluzioni giova meno di un accorto realismo che deve di necessità essere un po’
eclettico, e consentire qualche inevitabile adattamento, giacchè al mondo fare vuol dire
adattarsi. È se pare opportuno concentrar più gli sforzi nei porti grandi di cui dovrebbe
 formarsi, anche indipendentemente dalla sola misura del traffico, una ristrettissima
è veramente minima categoria, non bisogna dimenticare l’impianto di mezzi minori d’aporodo
 che servono al piccolo naviglio, al cabotaggio, al tessuto principale della nuova
Italia marinara. Questo concetto di non far troppi porti veri, ma difionder pontili ed
ormeggi, è un pregio della legge di Calabria, che ha tenuto conto della mancanza
di retroterra o Ainterlands ai suoi scali, attesa la ristrettezza di quella lingua di suolo
che è la costiera calabrese.
Tale mancanza è senza dubbio ostacolo al rifiorire marittimo della nazione, ma
è da avvertire che la vastità dell’Ainterland è assai importante, ma non unico coeîficente
 dello sviluppo portuale, ed i popoli che non si trovano alle spalle vaste e pro-‘onde
 plaghe possono marinamente prosperare, facendosi vettori odepositari, o albergatori
 di transito dei grossi trasporti marittimi. Se nel passato venne diminuita limportanza
 economica d’Italia nel Mediterraneo, non bisogna ritenere che la sua postura
nulla conti e la sua funzione commerciale sia finita ; ed anzi alcuni segni si hanno,
che sembrano ricapovolgere almeno parzialmente le tavole dei valori per le grandi vie
di comunicazione; in rapporto ai mercati specialmente del sud-est mediterraneo. Natu-‘almente
 sullo sviluppo marittimo influirà la redenzione delle coste dalla malaria ed
il loro miglioramento agricolo; e se, come si spera per l’opera organica di bonificazione,
 il progresso della cimasa reggina potrà essere eguagliato da altre valli e costiere,
° nel tempo istesso l’utilizzazione idroelettrica spingerà avanti qualche industria e le
‘errovie già concesse daranno sbocchi sul mare, sarà molto agevolato il risveglio ma-‘ittimo.
 Lo smercio dei prodotti dell’agricoltura calabrese, vino ed olio ad esempio,
sarà aiutato dal piccolo cabotaggio che risalendo lungo le spiaggie si coordini e penetri
 nelle vie di navigazione interna; che, forse non molto presto e con razionale modestia,
 non potranno mancare nell’Italia padana e, più limitatamente ancora, nella cen-:rale.
 Non giova parlare dell’ antica navigabilità dei corsi calabresi, che pur doveva
essere di ben pochi chilometri dal mare, e valeva pei natanti d'allora; il miglior modo
di approfittare della navigazione interna per la Calabria è di sviluppare i suoi piccoli
approdi, il suo cabotaggio, e risalire così il Po fino ai cospicui e doviziosi centri di
consumo della grande valle italiana.
Una cosa però, per l’avvenire marittimo di Calabria, convien ripetere ancora : che
l’opera di Stato non basta; ed i lavori pubblici sono uno strumento di cui le popoazioni
 si debbon valere, È da augurarsi che le genti calabre risentano la loro antica
vocazione marinara nell’Italia mediterranea chiamata a nuova espansione.
        <pb n="48" />
        — ALIX —

Il Ministero dei lavori pubblici in Italia — a differenza che in altre nazioni —
non ebbe dall’origine una funzione propria in materia edilizia, sia come esecuzione
diretta dei fabbricati di Stato, sia come vigilanza e controllo sulle costruzioni degli
enti locali e perfino dei privati, dal punto di vista della sicurezza generale. Di mano
‘n mano però varii e non bene coordinati compiti edilizi vennero al nostro Ministero
affidati, ed il suo organo tecnico, il genio civile, diventò il consulente tecnico ordinario
 anche delle altre pubbliche Amministrazioni che hanno, per ragione di finalità,
qualche ingerenza nei fabbricati degli enti locali, o che, come il grande banchiere di
Stato — la Cassa depositi e prestiti — somministrano il danaro per opere edilizie.
L’avvenire riserva forse un coordinamento più organico di siffatti servizi, la speciaiizzazione
 architettonica di un segmento del genio civile, e l’aggiunta di una sezione
:dilizia al Consiglio superiore dei lavori pubblici. Intanto, allo stato delle cose, la
Calabria dà oggetto, si può dire, precipuo alla frammentaria attività edile del Ministero,
 sovratutto per l’opera riparatrice dei gravissimi danni del terremoto.
Per quali storiche vicende e per quali ragioni di difesa, consolidate nelle abitudini
 delle generazioni successive, gli abitati calabri si annidino quasi tutti sulle alture
non è qui il luogo di ricordare. Il disordine idrico e la devastazione boschiva, con
lenta opera secolare, minarono molti dei borghi appollaiati tra aspre giogaie, ed in
calabria si può ripete e quel che per altra regione fu detto: « l’appennino è una
‘rana ». Si aggiunga che il suolo calabro è sacro al pericolo sismico che si rinnova
2 periodi ed incombe su tutta la vita regionale, rendendo ancor più perigliosa ed
‘intollerabile la condizione di abitati che di antiche scosse portano le traccie e posano
sovra strati geologici mal saldi.
Tutte queste considerazioni non sfuggirono alla Camera e al Senato durante la
discussione del 1906, e si volle dotare la Calabria di una disposizione propria, che,
n luogo dei sussidi genericamente accordati da leggi anteriori alle opere di difesa
contro le frane ed alluvioni, stabilisse la diretta esecuzione di Stato, ad intero suo
arico, dei consolidamenti di frane minaccianti gli abitati, dei quali è indicazione in
1pposita tabella. Nella legge del 1906 questi consolidamenti acquistano per la prima
volta individualità di norme, e si staccano dai risanamenti di abitati e dalle condut-‘Ure
 di acque potablili, che la legge di Basilicata del 1904 promiscuamente con essi
“onsiderava. Si avverta poi che, in rapporto alle sistemazioni idro-Îorestali, la cate-2oria
 dei consolidamenti si slarga ed eccede i limiti della tabella, così che, quando
altri abitati oltre quelli elencati nel 1906 minacciano rovina per erosioni torrentizie,
°gualmente sovviene l’opera consolidatrice dello Stato. Ed anzi è buon avviso (e si
3on presi accordi con la Direzione generale delle foreste) concentrare. a zone e far
        <pb n="49" />
        coincidere opere di categorie diverse che giovino insieme alla saldezza delle borgate
e tolgano più alla radice il danno insidioso delle frane. Si eviterà così che il rimedio
dei robustamenti immediati intorno alle case riesca superficiale, e costi sacrifici sprosorzionati
 allo scopo.
Alla figura giuridica dei consolidamenti corrisponde un contenuto tecnico assai
complesso e vario, che dai muraglioni a sostegno dei caseggiati va alle briglie nei
:orrenti’ sottostanti ed alla ricerca ed incanalamento delle acque sotterranee; ed è
pertanto assai delicato il compito dei progettisti, anche per resistere alle richieste
e pretese talora eccessive degli abitatori del luogo. Buon lavoro, comunque, si è
‘atto; ed assegnati i limiti dell’azione statuale, stabiliti per i maggiori lavori piani
generali e graduatorie di esecutorietà, si sono dal 1906 al 1913 ultimati consolidamenti
 per un milione e mezzo, mentre in corso ve ne sono per mezzo milione, ed
altri progetti per altrettanta somma saranno tra breve appaltati. Molte temibili frane
vennero così già fermate; e le opere consegnate ai comuni per la manutenzione.
Ma anche se meglio connessi alle sistemazioni dei torrenti e dei boschi — come
 si vuole d’ora innanzi rigorosamente fare — i consolidamenti dei vecchi borghi
nei loro dirupi non sono sempre la soluzione logica e rispondente agli interessi della
Calabria di domani. Risulta talora impossibile ottenere stabilità sul luogo, per le sue
condizioni geosismiche, ed è indispensabile che i paesi si spostino verso suolo più
fido. Ed. ecco venir fuori, dopo quella del consolidamento, l’altra figura giuridica del
trasferimento d’abitati, che già la legge regionale del 1906 accennava, ma quella successiva
 del 1908 disciplinò con qualche ampiezza di norme e ne fece istituto non
ver le sole Calabrie ma per l’Italia tutta, designando centri franosi da rimuovere nelle
varie regioni. In forza di tale istituto, che giunge all’obbligo dei proprietari di abbandonar
 le zone pericolose, lo Stato interviene, prescegliendo la nuova località, espropriandola,
 tracciandovi il piano regolatore e costruendo gli edifici pubblici come nucleo
del centro nuovo; mentre ai proprietari sovviene cedendo gratuitamente le aree per
‘abbricar le lor case e concorrendo col 2,75 per cento al pagamento delle annualità
 dei mutui che i proprietari stessi contraggano con istituti di credito fino alla
somma di 4000 lire per ogni famiglia. Per un primo tentativo in materia nuovissima
queste norme son ardite ed interessanti ; ma conviene confessare che quella del 1908
è ancora in sostanza una legge-germe, e riesce incompleta, ed inadatta alle Calaorie
 da cui prese le mosse. E difatti, se studi si fecero e vari progetti sono in corso
di pubblicazione, per nessun abitato calabrese si sono iniziate opere effettive; e questo
 titolo di provvedimenti è rimasto senza risultati, tranne per un solo piccolo ed
2peroso comune del Veneto.
Le cause di questo insuccesso sono sovratutto nella resistenza delle popolazioni
che si oppongono quasi sempre alla migrazione del loro focolare, per ragioni tenaci
di sentimento, e per solide ragioni d’interesse ; giacchè avviene che per le inesorabili
        <pb n="50" />
        LI

esigenze della sicurezza tellurica sorga il nuovo centro più lontano dal campo delle
loro risorse e dei mezzi di loro sussistenza. E, quand’anco lo Stato ‘giunga a tutto
predisporre per l’abitato nuovo, ad elevarvi i fabbricati pubblici, a tracciare le vie, i privati
 avranno sempre bisogno dell’ausilio del credito, e per questa parte sorgon molti
dubbi se vi sieno effettivamente istituti mutuanti, che si accontentino dell’ipoteca su
casupole di scarso valore. Un esempio mirabile di iniziativa e di solidarietà ha dato
quel comunello veneto di cui si fece parola, ove i proprietari conclusero il mutuo in
solido, con la garanzia del Municipio. A questo espediente si pensò negli studi delle
varie commissioni che si sono succedute dal 1908 in poi per esaminare le lacune
della legge; ma è poco sperabile che in Calabria i comuni si assumano tali funzioni.
Si dovrebbero concedere agevolazioni più ampie ed esenzioni fiscali per allettare i
privati ad andare verso i centri nuovi; converrebbe stabilir l’obbligo dello Stato di
costruire i nuovi raccordi con la viabilità ; si potrebbero introdurre accorte semplificazioni
 di procedura; e gioverebbe trar partito di alcuni criteri e norme poste in
egual materia di trasferimenti dalle leggi successive che cercarono riparare i danni
della catastrofe sismica del dicembre 1908. Comunque, una revisione legislativa si
‘impone.
Ed oltre alle norme generali che a tutti i casi non si attagliano, sarebbe bene
cogliere la particolarità dei casi concreti e non lasciarsi sfuggire le occasioni che
si possono presentare, come quella ad esempio di abbinare con le bonifiche e le
industrie alimentate dai laghi silani la formazione di centri nuovi, che accolgano gli
abitatori di villaggi destinati a sparire. A gruppi di emigranti che rimpatriano con. sudati
 risparmi e con la « fame della terra » potrebbe offrirsi il modo di costruire la
loro casetta da americani in località nuove, adatte alla coltivazione dei campi. Se v’è
materia in cui non bisogna camminare con idee fatte e sulla falsariga di poche norme
ourocratiche è questa del trasferimento degli abitati che richiede, più che l’ esecutore
delle leggi, lo studioso dei bisogni calabresi, il quale veda e provveda volta per volta,
‘spirandosi. ai suggerimenti della vita, che sono così molteplici e complessi. In generale,
meglio che sulla coazione verso gli abitanti di zone pericolose, bisognerà basarsi sullo
stimolo e sul giuoco degli interessi; e solo per questa via si potrà assecondare il moto
discensivo delle genti calabre dalle borgate montuose che rappresentano un passato di
baura alle terre basse fecondate dalla bonifica e dal mare.
Il problema del trasferimento degli abitati in Calabria, posto nella legge del 1908,
(u ripreso con ancor maggiore ampiezza dalla legislazione speciale pel terremoto, che
divietò di ricostruire in molti luoghi ritenuti sismicamente pericolosi da una Commissione
 geologica.
La legislazione speciale pel terremoto, che venne in questi giorni raccolta in testo
unico, è, con gli inevitabili difetti e lacune, assai pregevole documento di ur’ azione
riparatrice che fa in sostanza onore al nostro paese. La . maggior parte di Calabria,
        <pb n="51" />
        — Lil

ossia tutta la provincia di Reggio, e molti comuni di quella di Catanzaro, fu colpita da quel
terremoto, e porta i segni di una così deplorevole sciagura, ancor oggi che sotto le baracche
 si è ricostituito il tessuto economico e la vita della regione. Anche nella prima
îase che fu di provvisorii ed immediati ripari (e per soli baraccamenti nelle due provincie
 costò quasi cinquanta milioni) si fecero opere di stabile vantaggio come strade,
pozzi, fogne, acquedotti ed impianti di luce elettrica e di difesa contro gli incendi,
nentre poi, espropriate e date poi ai comuni vaste estensioni di terreno baraccato, si
formò un considerevole demanio prediale.
Cominciata ormai la fase delle opere definitive, la facoltà data ai capoluoghi
ed alle frazioni di farsi dei piani regolatori, con largo aiuto finanziario dello Stato,
ha dato modo alla maggior parte di Calabria di rinnovare il proprio aspetto edilizio
 ed uscire dalla sventura aumentata di più sani e ridenti abitati. Direttamente
provvede lo Stato a costruire i suoi uffici che a Reggio e nei maggiori centri
1anno carattere artistico e sono ormai quasi tutti appaltati, mentre anche nei piccoli
 villaggi sorgono scuole e pubblici edifici decorosi ed igienici a cura degli enti
‘ocali, con l’approvazione dello Stato, che dei bilanci di quegli enti colma il disavanzo
 a mezzo della addizionale sulle imposte e tasse creata nel 1909. Si manifesta
 anzi, da parte delle provincie e dei comuni che hanno i denari dallo Stato,
una certa tendenza iastosa, che conviene Îrenare.
Le case che lo Stato costruisce ai suoi impiegati e quelle economiche affidate al
comune di Reggio servono immediatamente agli scopi della rotazione per lo sbaraccamento
 e per sostituire alle città di legno quelle di pietra, ma hanno anche un perenne
 ed alto valore sociale. D’altro lato la corrisposta dei mutui di favore ed il con-:ributo
 da parte dello Stato della metà della somma necessaria ad estinguerli, integrano
le attività dei privati, € preparano sia pur lentamente il risorgere dei centri colpiti.
Tutta l’attività edilizia, pubblica o no, è in Calabria soggetta alla vigilanza governativa
per l’osservanza delle norme di fabbricazione dettate a prevenzione di futuri sconvolgimenti;
 ed occorrerebbe anzi una ben più vasta organizzazione tecnica degli uffici
dello Stato per poter seguire tutto il movimento privato e impedire i numerosi e na-:urali
 abusi. Si tenga infine conto che non solo per opere edili, ma per lavori comunali
 e provinciali di qualunque natura (e specialmente strade ed acquedotti) gli enti
locali approfittano di questo momento di particolare ausilio dell’erario dello Stato e
spingono avanti e compiono opere di generale utilità.
Così che, l’immane e funesto disastro che distrusse tante vite e portò così gravi
danni economici, sospendendo per non breve tempo la vita della regione, ha in certo
senso dato una spinta al rinnovamento dei centri e dei servizi pubblici calabresi, ed
ha abbreviato quasi, in una crisi funesta di dolore, il ciclo naturale di una evoluzione
che sarebbe stata più lenta. Nè chi conosca le condizioni edilizie veramente dolorose
di molti centri del Mezzogiorno (in ispecie nelle Puglie) ove la sordidezza e l’insalu-
        <pb n="52" />
        — LUI —

brità degli abituri è ambiente di depressione morale e demografica, mancherà di
apprezzare l’altissimo valore del rifacimento degli abitati calabresi.
Per completare la disamina delle varie categorie di opere pubbliche eseguite -in
Calabria in seguito alla legge regionale, poche osservazioni bastano nei riguardi degli
acquedotti, il cui servizio è di recente passato dal nostro Ministero a quello dell’in-‘erno.
 Tristissime condizioni trovò in Calabria l’unità italiana per il rifornimento più
ssenziale agli usi quotidiani della vita, e la pressione della difesa igienica spinse non
2ochi comuni a valersi dei mutui di favore che varie leggi generali concessero a tutte
e parti d'Italia. La legge del 1906 accordò alla Calabria ancor più sensibili vantaggi,
giacchè (pur non giungendo alla costruzione di Stato che vi è nella legge per la
3asilicata) elevò il sussidio statale alla metà degli interessi e della quota d’ammoramento
 sui mutui contratti dai comuni per costruire acquedotti. Nè, mentre ciò largì
per l’avvenire, mancò di equo riguardo ai comuni più preveggenti, epperò più meri-‘evoli,
 che già avevano costruito l’acquedotto ma non estinto totalmente l’onere relativo,
 e consentì ad essi una sovvenzione da erogarsi in opere di pubblico bene. Dal
1906 a tutto giugno 1911 (data del passaggio del servizio al Ministero dell’interno)
‘rentanove comuni calabresi aveano ottenuto il mutuo, e quando sopraggiunse la benefica
 legge Luzzatti, che provvide a tutta Italia con larghezza di ausilii e con visione
definitiva del vitale problema, fu ammesso che i due benefici della legge 1906
° della legge Luzzatti si potessero cumulare, conservando così una posizione di
2otevole favore alla} Calabria. {Ed ormai la Calabria, in confronto anche ad altre regioni
taliche più ricche (ove ancor sì verifica lo sconcio della mancanza d’acqua in paesi
vicini allo sgorgare di purissime fonti montane), ha mostrato di saper provvedere alla
tutela della propria sanità; e la maggior cura dei pubblici servizi è indice di sicura
3levazione.

Prospettate così le origini delle leggi, i criteri di loro esecuzione e le tendenze
luove per i varî rami di lavori pubblici in Calabria, si possono tracciare alcune osservazioni
 complessive sull’adempimento delle leggi regionali.
È comune convincimento che le promesse di queste leggi non sieno state man-‘enute;
 e purtroppo è vero. Ma, se ciò che si è fatto è poco relativamente a ciò che
si attendeva, bisogna riconoscere che non è poco assolutamente, in sè, come sforzo
realizzato in mezzo alle difficoltà più gravi. Sessantaquattro milioni di lavori finiti o appaltati
 ; novecento chilometri di strade fatte o in via di costruzione; molti abitati
consolidati e provvisti di acqua; superato il periodo più ingrato di preparazione per
la parte idraulica; e tutto ciò senza tener conto dei settecento chilometri di ferrovie
concesse, e di altrettanti di linee automobilistiche, e l’impianto dei laghi Silani definitivamente
 assicurato: non è certo un bilancio tutto negativo di ciò che si è fatto per
le Calabrie.
        <pb n="53" />
        — LIV

In ogni materia di lavori, ed anche in questa, convien poi non solo badare a
quanto sì è fatto, e cercar di far più e più presto, ma preoccuparsi pure dell’esigenza
qualitativa di far bene. Ogni sforzo nostro è di ottenere maggior rendimento con mezzi
più semplici, eliminando se è possibile le lentezze, gli eccessi di cautele e di controlli
il « meglio nemico del bene ») del congegno amministrativo, anche a costo di una
percentuale di errori, compensati dalla rapidità e fattività. Ma vi sono esigenze doverose
 ed imprescindibili di buona amministrazione ; e per evitar rimproveri dall’opiione
 pubblica, e tirar via, non debbono crearsi grossissimi guai. Tali sarebbero i
orogetti fatti studiare senza tener conto del tempo indispensabile, e senza piani e
coordinamenti generali; gli appalti dati senza elementi sufficienti o senza aver concluse
 le espropriazioni dei terreni occorrenti; le transazioni gravose con le imprese
our di: non sospender i lavori; errori tutti che si scontano sempre ; ed il quarto d’ora
di render conto all’opinione pubblica, ben più giustamente accesa, del malo uso del
pubblico denaro viene, se pur tardi, sempre. Bisogna evitare che si realizzi quello
che apparirebbe un paradosso, e cioè che nei lavori di Calabria si faccia troppo presto.
Le difficoltà incontrate nell’attuazione delle leggi per la Calabria sono state gravi,
è d’ordine diverso.
Una difficoltà era insita nella stessa vastità del piano di lavori stabilito dalle leggi.
Anche grandi paesi dell’Estero quando hanno pre-tracciato programmi grandiosi di
pere non sono riesciti a compierli nelle originarie previsioni di tempo; ed è sempre
‘nevitabile, in qualunque servizio dei lavori pubblici, un periodo (che talvolta non è
oreve) di avviamento e preparazione prima che le leggi tocchino la loro pienezza di
realizzazione. Non va dimenticato poi che, per la insufficienza delle previsioni di
spesa nel piano delle leggi, questo piano era ed è anche più ingente e difficile di
quel che nel 1906 appariva.
L’esperienza ha messo quotidianamente in luce le difficoltà del piano stesso in
apporto alle condizioni naturali dei luoghi, ove le opere debbon compiersi più spesso
2 in mezzo alla malaria (il 30 per 100 circa dei lavori) o fra ‘monti impervii, ove la
crudezza della stagione rende brevissimo il periodo lavorativo, ed i trasporti sono
assai disagevoli, scarso è il buon materiale sovraluogo, e mancano abitazioni per dirigenti
 ed operai. 1 tecnici affermano che in nessum’altra regione i lavori riescono così
difficili da studiare e da eseguire come in Calabria; e grave per le condizioni del
suolo eroso dai torrenti e franante è la frequenza di danni per forza maggiore, che,
:olpendo in media il 25 per 100 degli appalti, ne turbano lo svolgersi regolare, e
dànno occasione a quei progetti suppletivi, il cui importo (per quanto siano difficili in
questo punto calcoli esatti) tende in Calabria ad eguagliare la cifra dei progetti prin--ipali.

Ma la più grande difficoltà naturale è sovraggiunta, dopo le leggi regionali, con
’immane terremoto del 1908. Era inevitabile che così fosca sciagura sospendesse la
        <pb n="54" />
        — Ly —.

vita calabrese per non breve periodo, e rendesse inadeguata ai fini delle leggi regionali
 l’opera dell’Amministrazione, sia per le condizioni d'ambiente, sia per la necessità
di concretare gli sforzi nella bisogna più urgente fra le urgenti delle riparazioni e
‘icoveri. Il fatto nuovo, coi nuovi problemi posti in campo, ha modificate le previsioni
di attuabilità del piano originario di opere; non sarebbe equo chieder oggi che si
mantenga ciò che si poteva ripromettere come periodo di attuazione, avanti il gran
terremoto, dopo il quale i compiti dell’Amministrazione dei lavori pubblici di fronte
alle Calabrie sono più che raddoppiati.
Fra l’altro il terremoto, con gli ottantadue milioni di lavori provvisorî che ha
richiesto in terra calabrese, ha gravato sulla bilancia della mano d’opera, ed acutizzato
 lo squilibrio che crea la coincidenza di due fattori: il flusso della emigrazione
transoceanica che porta via specialmente muratori e braccianti, e la straordinaria
richiesta di braccia per lo sviluppo (sia pur lento in confronto ai piani delle leggi, ma
sempre eccezionalmente intenso) di opere pubbliche iniziate in Calabria. Di questo
squilibrio sono indice le effettive difficoltà che i nostri stessi uffici incontrano nel trovar
operai pei lavori in economia; e tale è il rincaro dei salari che l’Amministrazione in
varî casi, per evitar liti con le imprese che avevano assunto appalti prima del terremoto,
 ha dovuto consolidarlo in una ciîra di circa il 35 per cento d’aumento. Senza
dubbio, pur riconoscendo per tanti altri aspetti la funzione benefica dell’emigrazione,
&amp;gt; triste che, proprio quando si compie uno sforzo per l’elevamento della Calabria,
manchino le braccia dei suoi figli, e sia questa una delle difficoltà e' delle cause ri-‘ardatrici.
 di un regolare adempimento delle leggi regionali.
Convien poi, per una esatta valutazione dei risultati dell’opera statale in quelle
regioni, fare alcune altre osservazioni; d’indole anche più generale,
Si leva giusto lamento che lo Stato lasci in così tristi condizioni di disordine
drico, di malaria, di trascurata agricoltura alcune plaghe del Mezzodì; ma bisogna
‘ener conto che, se altre terre sovratutto del nord hanno un miglior regime, ciò si
collega al loro ambiente naturale e storico ed a condizioni che nessun governo può
in breve mutare. Queste condizioni fanno sì che il rendimento, l’eîfetto utile di uno
sforzo pari, nel Nord e nel Sud, sia senza dubbio maggiore nel primo caso; epperò
pel Sud occorre doppio sacrificio per uno stesso risultato.
Ancora: i lavori pubblici non bastano da soli a raggiungere le finalità che si
propongono, Nelle bonifiche, anche se costano milioni e milioni, lo Stato non può
°ttenere lo scopo delinitivo che è di fugar la malaria e migliorar le colture; fatte le
strade, bisogna usarle e mantenerle bene; ed in generale senza la cooperazione intearatrice
 degli elementi locali e delle attività private, i lavori pubblici servono a ben
poco. Nè solo hanno bisogno di tale cooperazione come completamento e buon uso,
ma perfino come possibilità di esecuzione dei lavori stessi. La esperienza ha dimostrato
 che senza l’ausilio ed il consenso dell’ambiente le opere pubbliche riescono
        <pb n="55" />
        — LVII —

male; e meglio e più presto riescono quelle in cui è più acuto lo stimolo dell’interesse,
 consaputo ed attivo, delle forze locali. Ciò non solo perchè (ed è inevitabile
 in assetto democratico) l’Amministrazione non può essere insensibile alla espressione
 dei desideri delle popolazioni interessate; ma sovratutto perchè per lavorar bene
bisogna ridurre al minimo le opposizioni e le chicanes dei proprietari nelle espropriazioni,
 le incontentabilità e le battaglie invidiose per i tracciati e le modalità delle
opere ; e bisogna avere enti locali e popoli alleati e non ostili. Purtroppo l’Amministrazione
 non è sempre stata agevolata, nel suo gravoso compito. Abbiamo avuto dei
casi tipici di organizzazione di leghe di proprietari per approfittare degli esproprii a
fine di lucro eccessivo. Frequentissimi i dissensi e litigi che inducono a riesami sopra
‘iesami sul percorso, ad esempio delle strade. Si pretende, in generale, molta fastosità
? imponenza di opere, e si prescinde del tutto dalla preoccupazione economica. Quando
1n’opera è compiuta, le Amministrazioni locali affacciano infinite domande di rifinimenti,
 completamenti, ornamenti quasi sempre per comodo degli abitati. Tutte le località
 vorrebbero che si cominciasse da loro, e protestano se si comincia dai vicini.
Questa incontentabilità, questa sete di lavori, quest'insistenza acuta, è — in certa
guisa — buon segno del risveglio delle energie calabresi, ed è preferibile al torpore
neghittoso del passato ed al disinteressamento antico pei lavori pubblici. Ma presenta
pericoli, cui ’Amministrazione deve resistere; e sarebbe gran vantaggio, se, senza riunziare
 al vigile controllo ed al pungolo degli elementi locali, si sviluppasse un ambiente
 di agevolazione, di simpatia, di aiuto per l’opera dell’ Amministrazione stessa.

Visti così alcuni fattori di ritardo, su cui meno può influire direttamente lo Stato,
passiamo a quei coeîlicenti di buona riescita dei lavori che rientrano nella sua possibilità
 e nel suo campo d’azione.
Per eseguire lavori pubblici occorrono: fondi sufficienti, organizzazione tecnica
2d amministrazione adatta, buoni appaltatori e buoni metodi di gestione.
I mezzi finanziarî per la Calabria non mancano per ora. Le cause che hanno arrestato
 il normale svolgimento del programma delle leggi hanno accumulato residui,
dei quali l’ Amministrazione può valersi senza timore di ristrettezze o deficienze, per
qualche anno ancora. Si è più volte sollevato il lamento che gli stanziamenti per le
Calabrie non sono stati fatti nella misura dalla legge previsti, e se ne è chiesto il ri-2ristino.
 Per verità a tutto l’esercizio 1912-13 sono stati stanziati in bilancio oltre
14 milioni di lire; e la cifra è solo di 5 milioni inferiore a quella contemplata nelle
previsioni della legge del 1906, e di 7. milioni se si tien conto delle mutate previsioni
del 1907, Non si può, per chi voglia fare, prescindere dalla visione generale del biancio
 dei lavori pubblici che una serie di provvedimenti legislativi ha consolidato per
        <pb n="56" />
        — LVII —

la sua parte straordinaria, pur seguendo il ritmo dei bisogni progressivi, tantochè, durante
 la gestione dell’E. V., la cifra complessiva del consolidamento per le opere pub-2liche
 di tutta Italia è stata, in confronto al 1906, raddoppiata. Essa è veramente cospicua:
 150 milioni all’anno, e tende a giovarsi di anticipazioni del tesoro e di altri
sollievi ; ma costituisce pur sempre un limite obbligato ed un letto di Procuste; e va
ripartita Îra tutti i compiti del Ministero, Nella differenza e nel contrasto fra autorizrazioni
 di spesa e stanziamenti effettivi, fra leggi di opere pubbliche e leggi di bilancio.
conviene al buon amministratore valersi di tutti i fondi che ha sottomano; e non è ecesia
 contabile dire che in sostanza il nostro bilancio, che è di competenza, Îunziona
iù che è possibile come bilancio di cassa.
Il proî. Coletti ha giustamente notato che, quando ci si lamenta perchè non son
nantenute tutte le somme autorizzate pel Mezzodì, si fa uno sbaglio economico, e
non si comprende che non si tratta di un giudizio di utilità totale, ma bensì di un
giudizio di utilità marginale. Lo Stato deve ripartire ciò di cui dispone fra i bisogni
diversi, secondo il grado di urgenza e di precedenza ; e, si aggiunga, secondo la possibilità
 di spesa reale dei fondi stanziati in bilancio. Quando, per certi rami di attività,
mancano i mezzi onde eseguire progetti già approntati, si comprende la tendenza ad
utilizzare i fondi disponibili*nel lor complesso, salvo reintegrare a suo tempo i fondi
distolti dalle categorie, per cui attualmente non si è in grado di fare. La cosidetta
nobilitazione degli stanziamenti di competenza (e perfino di residui) è una necessità
ratica di amministrazione, È tuttavia da notarsi che, per le Calabrie, come per altre
regioni meridionali contemplate da leggi speciali, il criterio pratico della utilizzazione
di tutti i fondi disponibili per ciò che è pronto, affine di non lasciarsi alle spalle
residui, non è stato seguito, appunto per un senso di riguardo a regioni, che altrimenti
 si sarebbero sentite colpire nelle loro aspirazioni. E gli stanziamenti (di poco
del resto inferiori alle previsioni delle leggi) sono stati così superiori al ritmo di ese-2uzione
 dei lavori, che in un dato momento, nei capitoli per le opere di Calabria si
accumularono residui di 30 milioni ed ancor oggi ve ne sono per 18. I capitoli sulla
Calabria sono quelli. del bilancio dei lavori pubblici che. presentano maggiore disponi-Jilità
 e consentono un’azione scevra, per qualche tempo, di ‘preoccupazioni finanziarie
in quanto a mancanza difstanziamenti.
Certo però, anche per i lavori della Calabria, non è lontano il tempo in cui l’azione
 governativa esaurirà annualmente i fondi alla Calabria concessi dalla legge di
consolidamento. Il quantum di lavori eîfettivamente eseguiti si desume non dagli stanziamenti
 ma piuttosto dalle somme pagate dall’Amministrazione. E qui da poco più di
un milione negli esercizi precedenti alla legge regionale del 1906 si sale ad oltre
tre milioni ed a quattro milioni in quegli anni 1909 e 1910 che più risentirono la
ripercussione ritardatrice del grande terremoto, e ci si accosta ormai ai 6 milioni annui,
che saranno presto superati. In complesso per opere calabresi sopra una disponibilità
        <pb n="57" />
        — LVII —

complessiva di bilancio per circa 50 milioni se ne sono pagati 31. Se poi passiamo
ad un indice ancor più sicuro della attività dell’Amministrazione, e cioè agli impegni
assunti e non ancor maturati (che rappresentano lavori già concessi in appalto ed in
corso d’esecuzione), troviamo una somma complessiva di 33 milioni; che, insieme ai
pagamenti (i quali corrispondono in grandi linee ai lavori eseguiti), forma un insieme
di 64 milioni, traduzione in cifre di quanto si è îatto in adempimento delle leggi regionali
 (senza tener conto delle manutenzioni stradali, delle sovvenzioni per le concessioni
 ferroviarie ed automobilistiche e di altre spese che pur gravano sul nostro bilansio
 pei lavori pubblici calabresi).
Alle opere in corso si aggiungano quelle che cominceranno Îra breve, in proporzione
 geometrica, ed i progetti stradali e idroforestali che sono finalmente pronti, anche
se non si voglia tener conto della riforma vagheggiata per le bonifiche. Il programma
biennale che si intende sostituire alle meno sicure visioni dei vecchi piani regolatori
mporta 110 milioni di opere, dimodochè si potrà arrivare nel 1916 ad una cifra complessiva
 di 170 milioni, in confronto agli stanziamenti che le leggi regionali prevedevano
 in 160 milioni fino al 1924. Tutto ciò dimostra che se per qualche anno ancora
‘ondi vi sono (e più che domandare nuovi immediati stanziamenti bisogna saper spendere
 quelli che vi sono) è fin da ora assolutamente sicuro che, esauriti i residui, tra
due o tre esercizi, occorrerà aumentare gli stanziamenti, e prima che il ciclo previsto
dalla legge di consolidamento sia compiuto occorrerà elevare il limite delle dotazioni
per la Calabria.
Sotto altro e ben più vasto aspetto risorge poi la preoccupazione finanziaria. I
lavori tutti di Calabria sono venuti a costare assai più delle somme previste negli
studi preliminari delle leggi e nei piani regolatori, ciò che in parte dipende dalla insufficenza
 degli studi stessi ed in parte ancor maggiore dai sovraggiunti fattori di considerevolissimo
 rincaro. Abbiam visto che vi son strade che costano come tronchi
‘erroviari, ed alta più di qualunque previsione è la spesa necessaria per la paziente
ricostituzione montana. Di fronte alle cifre scritte nei piani regolatori vi è un primo
aumento quando si fanno i progetti e si appaltano le opere, un secondo quando si
arriva al collaudo ed al consuntivo. Così il fabbisogno viene del tutto mutato. Già il
piano regolatore del 1910 ha dovuto portare un aumento di previsione per 100 milioni
circa sulla spesa autorizzata nel 1906; e, se si devono detrarre 20 milioni di nuove
autorizzazioni in leggi successive, resta sempre um’eccedenza di 80 milioni. Ha poi
l’esperienza dimostrato che nei progetti esecutivi in corso di approvazione o di
appalto si verifica una eccedenza dal 40 ad oltre 90 per cento sulle indicazioni del
piano regolatore del 1910; e se si tien conto dell’altro inevitabile aumento che si
verificherà durante gli appalti e si potrà solo accertare al momento della liquidazione,
non sembra esagerato prevedere che, per eseguire completamente le opere previste
dalle leggi regionali, sarà indispensabile una maggiore autorizzazione di circa 200 milioni.
        <pb n="58" />
        LIX

vale a dire più di quanto è stato fino ad oggi autorizzato. È doveroso che ciò non
si nasconda al paese, che sarà senza dubbio pronto, quando occorreranno nuovi sacrifici,
a sostenerli per mantenere gli impegni verso il Mezzogiorno, impegni che, come disse
lE. V., nessun altro compito o nessun avvenimento storico può far dimenticare.

Una difficoltà a nessun'altra seconda è l’organizzazione tecnico-amministrativa,
ssia la questione del personale.
In corrispondenza al tipo della legge regionale si è adottato, dalla fine del 1907,
un reparto di attribuzioni particolare; infatti, mentre gli altri servizi del Ministero si
occupano ciascuno di un dato gruppo di lavori (divisione per lavori), la Direzione generale
 dei servizi speciali si occupa dell’attuazione di tutte le categorie d’opere previste
 dalle leggi di Basilicata e Calabria (divisione per regioni), meno le ferrovie,
tramvie ed automobili, le manutenzioni stradali, gli acquedotti. E poichè la stessa Diezione
 generale attua anche le leggi pel terremoto, che riguardano in principal modo
e Calabrie, havvi per esse, dal punto di vista dei lavori pubblici, unità stretta di
gestione.
Alla periferia sono l’Ispettore compartimentale del genio civile°per le tre Calabrie,
con sede a Catanzaro, e gli uffici che in ogni provincia sono distinti e specializzati
in due : servizio generale e stradale, e servizio idraulico e portuale; mentre a Reggio,
° fino ad oggi anche a Catanzaro, esiste uno speciale ufficio pel terremoto. Un’altra
differenza di fronte alle altre regioni italiane, che non hanno specializzazione d’uffici,
è la più alta competenza per legge attribuita agli ingegneri capi degli uffici,
che hanno i poteri degli ispettori per i lavori non oltre quaranta mila lire, e vengono
&amp;gt;erciò ad avere un grado, sia pure di non molto, maggiore di opportuna autonomia.
Se si raffronta quel che sono gli uffici oggi, come numero ed attività "di personale,
 con quel che erano prima delle leggi regionali, si vede subito il gran progresso
che si è fatto. Dal 1906 ad oggi il personale tecnico di ruolo è stato in Calabria aumentato
 di 47 ingegneri e di 68 aiutanti, ossia è, per gli ingegneri, triplicato. Questa
dotazione di personale è tuttavia inferiore a quella che una legge del 1910 ritenne
indispensabile per le Calabrie, stabilendo con apposita tabella che a quegli uffici dovessero
 destinarsi 8 ingegneri capi, 52 ingegneri di classe e 160 fra ingegneri allievi
ed aiutanti. Il mancato adempimento del tassativo disposto di legge si spiega con insuperabili
 esigenze d’ordine generale, ma non cessa di riescire deplorevole e dannoso.
Purtroppo in Italia si è avuto un periodo in cui vi era la «&amp;lt; crisi dell’ingegnere
 &amp;gt; come provano le diligenti statistiche dell’on. Carlo Ferraris sulle Università
italiane; ed alla diserzione degli atenei tecnici ha nel tempo stesso corrisposto la
grande fiammata di risveglio industriale che qualche anno fa si suscitò nel nostro
        <pb n="59" />
        paese. Cosicchè gli ingegneri, scarsi assolutamente di numero ed attratti dalle migliori
 retribuzioni dell’industria privata, disertavano i concorsi del genio civile. Si ricorse
a varî mezzi, e perfino all’assunzione senza concorsi, ma non si riescì a riempire i
suoti nelle piante; tanto più che si accentuava l’esodo — che si è sempre mantenuto
— di funzionari apprezzati e valenti che lasciano il loro posto per più rimunerativi
incarichi nella professione privata. In questi ultimi anni la ripresa degli studi d’ ingegneria
 ha avuto luogo, i concorsi non son più deserti, ma permangono altre cause
di insufficienza numerica del genio civile. Basta pensare al continuo, ininterrotto impressionante
 incremento delle attribuzioni del Real Corpo, che va valutato non solo
in rapporto al maggior sviluppo delle opere pubbliche in generale (e le cifre dei pagamenti
 fatti annualmente sul nostro bilancio mostrano che è sviluppo doppio di alcuni
 anni fà), ma anche in rapporto alle attribuzioni, estranee alle specifiche attribuzioni
del Ministero nostro, che le leggi affidano a getto continuo a questo Corpo; il quale è
diventato per vero « l’ingegnere dello Stato » ed ha sfera di azione anche più vasta
di quella dell’Amministrazione centrale. È poi pure continua la richiesta di tecnici del
genio civile da parte di provincie, comuni e consorzi; ed il sistema del « fuori ruoli »
per incarichi provvisori cresce ogni giorno. Si è aggiunta la necessità di destinare
alla Libia molto — e fra il migliore — del personale del genio civile. Tutto ciò spiega
come le assegnazioni per la Calabria della legge del 1910 non siano state osservate ;
2d è equo riconoscere che più ancora che in Calabria, la struttura degli uffici è in
:utta Italia completa solo sulla carta; e si attendono come necessità vera i provvedinenti
 generali che sono stati annunciati pel Genio Civile.
Per la Calabria il male si fa sentire di più, perchè esiste una dolorosa ma comune
 resistenza, una vera mancanza di adattamento, ur’ insofîferibilità del personale
ser sedi, che non sono certo fra le migliori, ma non presentano neppure gli inconvenienti
 antichi o mancano dei conforti del vivere civile. L’ingegnere del genio civile,
salvo poche eccezioni, non vuol andare o almeno rimanere qualche tempo in Calabria.
Questo fatto si combina con le esigenze generali del servizio dei lavori pubblici nel-’Italia
 e nelle sue colonie, e con l’essersi verificate in quest’ultimi anni tali ed improvvise
 urgenze che si è dovuto prendere il personale senza riguardi dovunque era.
E ne è derivata una instabilità eccessiva negli uffici di Calabria, che alcuno ha chiamato
 moto perpetuo e cinematografia dannosa agli interessi del servizio. In certi anni
si sono avuti movimenti per una metà del personale; nè i funzionari vengono di
fatto specializzati ; e passano da uffici stradali ad idraulici, indifferentemente ; manca
la continuità direttiva dei capi; ed i cambiamenti di progettisti e di direttori si succedono
 vertiginosamente in uno stesso lavoro. La assenza di stabilità acuisce e fa sentire
maggiormente la deficenza numerica del personale ; e ne è forse malanno più grave.
Alla deficenza numerica degli uffici calabresi non è rimedio sufficente l’assunzione
 di personale tecnico straordinario alla quale si è in vasta proporzione ricorso.
        <pb n="60" />
        — LXI  —

Mentre prima del 1906 vi erano negli uffici di Calabria solo una ventina fra aiutanti
ed assistenti provvisori, vi sono ora 25 aiutanti, 133 assistenti e 23 disegnatori provvisori
 ; ed anche nel personale direttivo si sono dovuti assumere 25 ingegneri straordinari.
 Dal 1906 si sono spesi per siffatto personale provvisorio e straordinario più
di due milioni di lire. Non è il caso di entrare qui nei calcoli che sono difficili ed
assai controversi su ciò che costa allo Stato lo studio e la direzione dei lavori. Certo
è che per alcune opere calabresi, prima di cominciare eîfettivamente i lavori, si arriva
 a spendere perfino il venti per cento delle somme stanziate; e ciò rivela un
grave difetto di organizzazione tecnica, e lo scarso rendimento del personale provvisorio.
 Questo mobile avventiziato, che può essere licenziato ad ogni momento ed affaccia
pretese ad entrar in pianta, si trova in uno stato di irrequietezza e disagio, nè offre
per la vigilanza di opere che costano milioni gli affidamenti del personale di ruolo.
Senza dubbio il costo è eccessivo in rapporto all’utilità e richiama lo sguardo di una
cauta amministrazione, che dovrebbe tendere ad una graduale eliminazione, consolidando
per ora la somma complessiva che a tal fitolo si spende, e non assumendo d’oggi
nnanzi nessun nuovo elemento provvisorio. Ma per far ciò è necessario irrobustire
il personale di ruolo.
Se non si vogliono alimentare nuove illusioni sull’eseguimento delle opere promesse
 alla Calabria, e se si vogliono evitare grossi guai nella condotta degli appalti,
‘ se insomma si vuol fare e far bene », occorre provvedere al personale in modo
adeguato, Ed in prima linea instaurare gli uffici del genio civile di Calabria almeno
coi quadri stabiliti dalla tabella del 1910, il che è teoricamente possibile anche con
la condizione e gli organici attuali del genio civile, ma lo sarà praticamente soltanto con
aumento generale del Real Corpo.
In secondo luogo è necessario dare agli uffici un assetto di maggiore stabilità ;
ed a questo scopo basterebbe un provvedimento interno, per evitare almeno gli inconvenienti
 che si sono verificati di traslochi e mutamenti del personale negli uffici
di Calabria, senza che lo sappia la Direzione generale dei servizi speciali. In molte
Amministrazioni dello Stato il personale dipende non da un organo centrale a sè, ma
da chi dirige i lavori cui il personale è adibito; e se ciò non è possibile per gli altri
rami del Dicastero dei lavori pubblici, poichè gli uffici del genio civile non sono specializzati
 e le Direzioni generali son divise per materia, diventa invece possibile
per il nostro servizio che è impiantato sul piede di una distribuzione generale di
competenze. Di nulla altro si occupano gli uffici di Calabria che non sia trattato
dalla Direzione generale dei servizi speciali ; e potrebbero pertanto dipendere veramente
 da essa, salvo le attribuzioni del Segretariato generale per la carriera e per
la disciplina.
Anche senza arrivare al tipo di rapporti che si è adottato tra Segretariato e
Magistrato veneto delle acque, sarebbe certo utilissimo che la destinazione ed il tra-
        <pb n="61" />
        — 1x1 —

slerimento dei funzionari agli uffici di Calabria non avvenisse senza l’assenso della
Direzione generale dei servizi speciali, la quale dovrebbe pur intervenire per quanto
concerne l’ andamento degli uffici stessi. In sostanza la dipendenza di questi dalla
Direzione generale dei lavori di Calabria parrebbe il logico corollario del disposto di
egge, che volle speciali quadri e più speciali assegnazioni per assicurare appunto la
stabilità del personale alle Calabrie indispensabile. Con il più diretto contatto e la
immediata dipendenza si otterrebbe che il personale tecnico rendesse di più, si affia-‘asse
 di più, sentisse più la responsabilità collettiva del suo compito ben limitato; ed,
»Itre ad evitare le diuturne e ripetute e vane richieste di funzionari al Segretariato,
potrebbe, in questo modo soltanto, bastare il ripristino puro e semplice. dei quadri
del 1910 per far fronte all’aumento di compiti e di fatica.
Un terzo punto di esame, per provvedere adeguatamente al personale, concerne
il numero e la distribuzione degli uffici; e qui la tabella del 1910 non ha bisogno
di molte variazioni. Si potrebbe soltanto abolire l'ufficio pel servizio del terremoto a
Catanzaro, inquantochè tali uffici, che sorsero per l’enorme mole di lavoro nei ripari
provvisori dopo la sventura, oggi hanno minorati compiti e pensano sovratutto alla
costruzione di pubblici edifici che in quella provincia son pochi. L’abolizione consen-:jrebbe
 di rafforzare l’ufficio stradale di Catanzaro. Già in parte compiuta è un’altra
riforma, e cioè la istituzione di due uiîfici centrali pei piani regolatori e pei progetti
più urgenti, uîfici che funzioneranno come parte integrante della Direzione generale.
Quello stradale, come si è visto, già esisteva di fatto da tempo, ed è bene regolarizzarlo
 con caratteri e compiti estesi a tutta la Calabria; mentre quello idro-forestale
solo da qualche mese si è formalmente costituito ex-novo. Lo scopo di questi uffici,
come altrove si accennò, è di rendere possibile una continua e vera collaborazione
‘ecnico-amministrativa, di seguire con maggiori mezzi lo studio dei piani generali per
evitare sorprese assai sgradite, e di potere con incarichi speciali esercitare opera di
adeguatrice giustizia fra le varie località, in ragione di urgenza e di preminenza dei
lavori.
Sarebbe in quarto luogo da studiare se, a vincere la poca inclinazione del personale
 per le sedi calabresi, non convenisse assicurare, almeno di fatto, considerazioni
speciali di carriera e premi ai funzionari destinati in quei luoghi. Potrebbe la residenza
in Calabria dar luogo ad annotazioni speciali negli specchi ‘caratteristici, da farsi presenti
 nelle promozioni di merito come giusto criterio di preferenza; e potrebbesi, per
togliere il timore di troppo lunghe permanenze, stabilire un periodo, ad esempio di
cinque anni, dopo il quale il funzionario che è stato in Calabria avrebbe il diritto di
essere trasierito e di scegliere possibilmente la nuova sede. Converrebbe anche pensare,
 .se non ad assegni fissi, almeno a compensi periodici che, esortando a fare,
agissero come controspinta al disagio delle residenze, le quali del resto non dovrebbero
più spaurire e non sono infine le peggiori delle provincie italiane.
        <pb n="62" />
        LX —

A questo quadruplice insieme di provvedimenti (fiancheggiati dalla riduzione del
personale straordinario) dovrebbe naturalmente accompagnarsi un maggior rendimento
ed una riforma non di quadri, ma di azione del personale. Soltanto chi è stato a
contatto con gli uffici, ne può apprezzare la operosità, i sacrifici spesso nascosti, e
a probità devota, onde sono veramente benemeriti dello Stato; ma appunto perchè
molto vale, si può al personale chiedere ancora di più, educandone specialmente il
senso di autonomia e di responsabilità. E questa è riforma che non si scrive, ma si
può realizzare con la collaborazione amorosa di tutti, cercando le vie della lode come
quelle del biasimo e suscitando, con un riparto preciso di compiti; una coscienza
acuta ed un attaccamento più stretto alla buona riuscita di ciascun lavoro, di cui il
funzionario deve rispondere davanti alla Direzione generale.
Non a torto fu detto che le liti dipendono da deficenze progettuali. Se un progetto
iiglia varianti e suppletivi e perizie addizionali, e lascia dietro a sè l’eredità mal fausta
di riserve e questioni, la colpa potrà anche essere di altre cause, ma è difficile che
non vi entrino le manchevolezze del progetto primitivo ; manchevolezze di cui una
certa percentuale è inevitabile in tutti i lavori di questo mondo, e non è meno alta
negli studi di ingegneri privati, ma deve essere in ogni modo oggetto delle cure maggiori,
 È opportuno che gli ingegneri non siano sovraccarichi di mansioni burocratiche,
d’ordine e di servizio generale, oltre allo studio ed alla direzione di dati progetti; e
conviene che progettista e direttore di un’opera siano una persona sola.
La Direzione generale cui presiedo s’attiene senza eccezione al criterio di contestare
 all'ingegnere progettista (ed occorrendo aprire anche un giudizio di responsa-’ilità
 disciplinare) ogni modifica al progetto, ogni errore che si avverta lungo gli
appalti e particolarmente al risultato di collaudo. Questa norma necessaria per tener
desta la responsabilità dei funzionari deve essere però accompagnata da un altro
criterio. Le deficenze progettuali, se possono derivare da inesperienza di elementi giovanissimi
 appena usciti dall’Università che si debbono ancora formare e son mandati
subito in campagna e sui lavori, dipendono più spesso dalla fretta. La Direzione generale
 dei servizi speciali ha adottato il sistema di non far, premure e sollecitazioni a
chi studia un progetto perchè faccia presto. Il progettista ed il suo ingegnere capo
sono buoni giudici del tempo che è necessario perchè lo studio sia pieno ed esauriente;
 e solo rispettando la loro sfera di giudizio autonomo si ha diritto di chiamarli
2 rispondere degli errori ed, eventualmente, di punire.
Ad agevolare la compilazione dei progetti converrebbe istituire presso ogni uflicio
 del genio civile una tariffa normale dei prezzi di mano d’ opera e di materiale
correnti nella località. Tale tariffa (nella cui formazione potrebbero anche utilizzarsi
pareri di persone ed organi competenti estranei al genio civile) offrirebbe una base
costante da riportare in ogni progetto. Naturalmente, ove vi fossero ragioni di variare
in singoli progetti le tariffe comuni, ciò potrebbe e dovrebbe aver luogo, dandone
        <pb n="63" />
        — LXIV

opportuna giustificazione. Ed in ogni modo si eviterebbero alcune inspiegabili difformità,
 che talora avvengono, di prezzi disuguali in casi eguali.
Un altro punto da esaminare è l’organizzazione della dirigenza tecnica dell’appalto,
 e qui conviene vedere se per opere più importanti non convenga istituire vere
direzioni di costruzioni, a foggia di quelle pei lavori ferroviari, cercando in ogni modo
di eliminare più che è possibile il personale avventizio e straordinario.

Si è trattato finora il problema degli uffici con proposte o attuate o di possibile
attuabilità, senza ricorrere a leggi (giacchè anche alP adempimento della tabella del
1910 niuna legge osta; ed anzi sarebbe osservanza di legge). Ma lo studio non riescirebbe
 forse completo, se non venisse condotto anche da un punto di vista più largo,
cioè da quello di un possibile decentramento delle funzioni oggi esercitate dagli organi
 di Stato. Non è certo il caso di far a questo riguardo proposte concrete, che
investirebbero criteri fondamentali dell’ordinamento e ‘della struttura delle pubbliche
amministrazioni ; ed i brevi cenni che seguono hanno solo l’intento di non lasciare
nell’ombra un problema che molto è stato discusso. e che per la vita calabrese
potrebbe aver importanza decisiva.
Ponendo da parte progetti antichi di decentramento regionale, più volte afiacciati
 ma dileguati sempre per timore di tendenze separatiste, mentre di fatto preva-‘eva
 in tutta la vita amministrativa uno spirito ed un risultato accentratore, si è di
recente insistito, anche nella autorevole relazione dell’inchiesta sui contadini del Mezzogiorno,
 perchè alle Calabrie venga esteso con qualche ampliamento il tipo del
Commissariato civile della Basilicata. In questa materia è d’uopo di molta ponderazione;
 e sotto l’etichetta del decentramento si corre qualche volta il rischio di spostare
 alla periferia le attribuzioni, di duplicarle e far sorgere la possibilità di attriti;
così che invece di semplificare e render più rapida la gestione, si può giungere ai
risultati opposti. È poi da distinguere, in materia di lavori pubblici, fra decentramento
 tecnico e decentramento amministrativo,
Consisterebbe il primo nell’ampliare la competenza dei funzionari che stanno
sul luogo, senza bisogno che i progetti fino ad una data cifra vengano all’Ispettore
o al Consiglio superiore; e sì potrebbe addirittura, come avviene nel Magistrato delle
acque, istituire un consiglio tecnico locale, una specie di sezione distaccata de] Consiglio
 superiore, che in vece di questo esamini e decida sopra luogo anche per i
progetti maggiori. Qualcuno ha dubitato che convenga costituire agli ingegneri capi
ana condizione di incontrollabilità fecnica; ma, per quanto risulta dal limitato esperimento
 che fino ai progetti inferiori a 40.000 lire sì compie anche oggi in Calabria,
la molla della responsabilità individuale funziona bene, e converrebbe aumentare il
        <pb n="64" />
        — LXV  —

o

limite di competenza; mentre poi per la sezione distaccata del Consiglio superiore
grande sarebbe il risparmio di tempo e di viaggi di carte alla capitale, e giova sempre
che il. relatore di un progetto nei consessi consultivi non legga solo le carte ma abbia
conoscenza delle condizioni locali.
Altro è il decentramento che consiste nell’affidare agli organi già esistenti, o creati
appositamente alla periferia, funzioni di natura amministrativa come studio di programmi
 e graduatoria d’esecuzione, gestione e condotta delle opere. Il tipo del Commissariato
 di Basilicata, se non ha fatto cattiva prova per valore di uomini e per armonia
 di intenti, non sembra concepito in modo da ottenere i vantaggi maggiori che
dal decentramento si ripromettono, ossia la rapidità e l’efficacia più diretta. Lo foggiò
la legge nel senso di costituire una specie di organo coordinatore. (anche a mezzo
di apposito consiglio con intervento di elementi locali) degli uffici è dei compiti spettanti
 a varie amministrazioni governative, ed ebbe il Commissariato funzioni di preparazione
 e studio delle opere e di vigilanza sul loro eseguimento, piuttosto che di
vera gestione delegata dei pubblici lavori. Così concepito il Commissariato con funzioni
 in parte analcghe a quelle cella prefettura, che sono pur di sintesi delle varie
attribuzioni governative nella provincia, ne derivò logicamente nel 1908, anche per
evitar dualismi, la riunione in una persona sola delle cariche di preîetto e di commissario
 civile: e dall’altro lato avvenne che il Ministero non potè spogliarsi delle attribuzioni
 veramente gelose ed attinenti alla sua funzione politica e ifinanziaria di prescegliere
 le opere ed ordinarne l’esecuzione; ed in quanto a quest’ultima capitò che
invece di una Amministrazione sola, se ne occuparono due, quella del centro e quella
della provincia, non senza impacci pel coordinamento con le funzioni che leggi e regolamenti
 riservano agli uffici ed ai compartimenti del genio civile. Se si dovesse pensare
 ex novo ad un istituto di Commissariato, converrebbe forse, lasciando da parte
compiti decorativi e di sintesi delle varie amministrazioni locali, istituirlo come mero
organo di esecuzione delle opere sotto la propria responsabilità ; ossia l’ Amministrazione
 centrale potrebbe, dopo aver nella sua competenza stabilito il programma, valutata
 la spesa e disposto l’appalto, affidarne pienamente la condotta all’organo decenrato,
 con facoltà a questo di fare i contratti, di emettere i mandati e di compiere fino
al collaudo quanto ora spetta al Ministero. Per adempiere i suoi determinati scopi
Potrebbesi al Commissariato affidare personale ed uffici tecnici în dipendenza diretta,
evitando la formula della semplice vigilanza, e gli inconvenienti che s’incontrano quando
gli uffici dipendono da due organi.
Tutto ciò potrebbe avere dei lati utili, ma sembra urtare, o almeno non risolvere
adicalmente, quella che è veramente la difficoltà essenziale ed il cuore della questione
del decentramento. Fino a che non diventi anche decentramento finanziario, è quasi
nevitabile che la somma dei poteri rimanga al centro, perchè vecchia ed inconfutata
'ormula è &amp;lt; chi paga comanda &amp;gt; e chi ha la responsabilità della gestione dei bilanci
        <pb n="65" />
        — LXVI

tende a mantenere in propria. mano la direzione amministrativa. Ciò disse anche un
Ministro dei lavori pubblici, l’on. Branca, che durante una discussione alla Camera
delineò la incompatibilità dei due termini : decentramento e responsabilità finanziaria
del Ministro davanti al Parlamento. Ed allora sorge il dubbio se, anche delegando la
gestione degli appalti ed affidando ad un Commissariato per le Calabrie compiti analoghi
 a quelli del Magistrato alle acque, si possa dire superato il problema; e non
sorga invece, data la natura umana, la probabilità di attriti e malintesi fra chi sta a
resta della Direzione centrale e chi invece presiede all’organo a metà decentrato.
Non è questo il luogo di indicare soluzioni concrete, e solo per completare il
quadro delle questioni calabresi più vive si accennano i caratteri che potrebbe ipoteiicamente
 avere un Magistrato o Commissariato in Calabria, qualora si credesse enrare
 nell’ordine di idee di un decentramento radicale fino all’autonomia amministrativa
e finanziaria.
Converrebbe anzitutto limitare il nuovo istituto ai soli lavori pubblici e rimboschimenti,
 senza entrare e tagliare nel vivo di altri delicati congegni di amministrazioni
per loro natura più generiche o politiche. Un organo decentrato riescirà tanto meglio,
quanto meno assumerà le arie di consesso e di espressione politica della vita locale,
e cercherà di avere per quanto è possibile un carattere meramente esecutivo e quasi
industriale. Decentramento spiccatamente specializzato dunque. E, sempre nell’ipotesi
di un decentramento radicalissimo, non si dovrebbe lasciar in piedi sia l’Amministrazione
 centrale, sia quella periferica, ma spostare addirittura la prima, trasformarla essa
stessa nell’organo decentrato. Così non occorrerebbero funzionari nuovi alla nuova organizzazione,
 che per uffici amministrativi potrebbe rimanere tale e quale come ora
è, salvo la diversa sede. Nè può esservi difficoltà come congegno di ruoli, inquantochè
esempio del Magistrato ed altri analoghi insegnano la possibilità di organizzare piccole
 piante senza vulnerare, agli effetti della carriera, la unità degli organici da cui
il personale proviene ed è temporaneamente distaccato. Che se si arrivasse al sistema
dei « fuori ruolo &amp;gt;, combinato con quello (adottato in varie amministrazioni estere)
degli incarichi direttivi affidati senza vincoli di gerarchia a chi ne è il più degno col
solo compenso di una indennità inerente all’incarico, sarebbe ancor meglio e si porcerebbe
 un utile e nuovo contributo alla riforma amministrativa in generale.
Ma la difficoltà-principe è, come si disse, la difficoltà finanziaria; e la soluzione
più spinta potrebbe essere quella di fare un bilancio separato dei lavori pubblici di
Calabria, da allegarsi a quello del Ministero, come si fa pel bilancio delle ferrovie
di Stato. L’autonomia dell’azienda ferroviaria e quella più attenuata di altre pubbliche
amministrazioni, come pure gli studi fatti di recente per i servizi postali e telegrafici,
potrebbero suggerire forme e tipi da tener presenti per il Commissariato di Calabria;
nè in ipotesi (salvo sempre un giudizio di convenienza che qui sfugge) sarebbe inammissibile
 che, salva l’approvazione del bilancio da parte del Parlamento e l’approvazione
        <pb n="66" />
        — LxXVII —

ed il visto del Ministro agli atti più importanti, fosse al Commissariato accordata una
vera autonomia finanziaria per la gestione del proprio bilancio speciale. Come già avviene
 in più di un altro caso — ad esempio pel servizio del terremoto che spesso
‘importa progetti di opere per molti milioni — le funzioni consultive del Consiglio superiore
 dei lavori pubblici e del Consiglio di Stato potrebbero essere ordinariamente
:rasferite al Consiglio che fiancheggerebbe il Commissario e dovrebbe essere vero consiglio
 d’amministrazione, ma con elementi tecnici tali da poter funzionare, come il
consiglio del Magistrato delle acque, da sezione distaccata del Consiglio superiore
dei lavori pubblici. Quanto al controllo della Corte dei Conti, che si potrebbe mantenere
 anche in via preventiva, vi sono studi e proposte assai pregevoli per opportuni
decentramenti della funzione stessa agli effetti di un sindacato veramente efficace; e
pel Commissariato di Calabria si potrebbe tentarne un esperimento, ponendogli appunto
a lato un ufficio distaccato della Corte dei Conti. Come si vede, non mancano precedenti
è materiali di ricerca da utilizzare qualora si battesse la via in queste note accennata.
Per la Calabria una soluzione siffatta darebbe poi modo di risolvere un altro prolemma
 gravissimo, nei rapporti degli enti locali. Non si è parlato di decentramento
autarchico, inquantochè l’esperienza dimostra (e tutta la legislazione regionale basa
su questa premessa) che agli enti locali del Mezzogiorno manca di solito la capacità
cecnica, la solidità finanziaria, l’abitudine di fare. In base alle leggi vigenti non vi è
costruzione di opere pubbliche calabresi — strade, sistemazioni idro-forestali, bonifiche,
consolidamenti porti — che non sia demandata allo Stato; è, se è aperto l’adito a
comuni e provincie di eseguire essi le opere, devesi ricorrere alla figura della concessione,
 che implica delega di una funzione di Stato. Al contrario delle costruzioni, lo
Stato non si occupa affatto di manutenzioni, tranne che pel primo biennio dopo il
compimento delle strade; e le strade affida agli enti locali, le bonifiche ai consorzi di
proprietari, di cui nessuno finora si è potuto far funzionare in tutte le Calabrie. Questo
 delle manutenzioni è un punto assai grave che segna un’incognita per l’avvenire:
2d è legittimo il timore che, ove non si provveda altrimenti, le terre prosciugate tornino
 ad impaludare e si rinnovino gli sconci delle vecchie strade costruite in
Calabria specialmente sotto il regime delle comunali obbligatorie e lasciate per
mala cura dissestare, sino al punto che le leggi regionali ne dovettero addossare
allo Stato la ricostruzione.
Impensierisce d’altra parte la considerazione del peso finanziario che dalle manutenzioni
 deriva e maggiormente deriverà agli stremati bilanci degli enti locali; e già da
varie parti si accenna all’idea che lo Stato contribuisca alle spese manutentorie ;
sistema per verità complicato e non sufficente. Meglio sarebbe, ove si entrasse
nella via profondamente decentratrice, affidare al Commissariato delle Calabrie anche
il compito di manutenzione delle opere pubbliche. Sembra che questo metodo riescirebbe
 il più efficace per non lasciar perire un patrimonio messo insieme con tanti
        <pb n="67" />
        — LXxXVIlI —-sacrifici

 dallo Stato; e d’altra parte si realizzerebbe quella unificazione di servizi stradali
 che è dai più competenti reclamata e venne ricordata recentemente alla Camera
dall’on. presidente del Consiglio, giacchè non è certamente rispondente alla legge del
minimo mezzo la tripartizione di eguali servizi nello stesso territorio fra Stato, provincie e
comuni, sprovvisti questi ultimi di ingegneri e di personale. Il passaggio delle manufenzioni
 ad un organo unico rappresenterebbe probabilmente, oltre alla sicurezza per
l’avvenire, anche una complessiva economia.
Quanto alle risorse finanziarie di cui il Commissariato abbisognerebbe per eseguire
 i lavori promessi alle Calabrie, sarebbe da pensarsi all’assegnazione di un annuo
contributo dello Stato; contributo che dovrebbe tener conto dello svolgersi del piano
dei lavori, ma potrebbe anche essere consolidato in una cifra invariabile per garanfire
 l’erario contro ulteriori pretese. Per le manutenzioni sarebbe giusto prescrivere
un concorso degli enti locali, in misura delle minorate attribuzioni e spese; ma la considerazione
 del dissesto dei loro bilanci può indurre in diverso avviso;, come pure è
da esaminarsi se convenga o meno, per opere nuove o manutentorie, imporre contriuto
 di migliorie ad enti e proprietarii (giusta le traccie del vecchio diritto borbonico)
 nelle forme e con le garanzie delle imposte di Stato.
Non sembra infine ida respingersi a priori la idea di attingere pei bisogni del Commissariato
 ai proventi dell’addizionale sulle imposte e tasse, che nella prima ora del
dolore si decretò con felice intuito per le spese del terremoto, e che, mostratasi tollecabilissima
 e consolidata ormai nelle abitudini e nell’ economia dei contribuenti, getta
quasi venti milioni all’anno e potrebbe essere senza turbamento protratta. Trattasi di
gravezza imposta per provvedere ai danni del terremoto, ma tutta Calabria è terra sismica
 dilaniata da periodiche sventure, ed il tributo della solidarietà nazionale, reso
permanente, potrebbe acconciamente servire non solo alle opere di rinnovamento edilizio,
 ma al più ampio rinnovamento della struttura economica dell’intera regione. Grave,
non si nasconde, è la questione; ma, dacchè qui altro non si vuol fare che un cenno
ipotetico subordinato ad ogni valutazione di ordine concreto, occorreva forse indicare
anche questo punto che potrebbe agevolare il lato finanziario dell’organizzazione decentrata,

In Calabria, ove si viene svolgendo così ingente massa di lavori, si sono mani
‘estati alcuni difetti, e si è avuto modo di valutare, anche per possibili modifiche,
il tipo di appalto della nostra legislazione. È stato osservato che questoltipo adottato
come forma ordinaria di eseguimento dei lavori pubblici è spesso impreciso ed oscilla
fra il forfait ed il vero contratto a misura, mentre fra impresa ed ufficio governativo
non si sa bene chi diriga la condotta tecnica dei lavori. Davanti a questa e ad altre
iacili critiche giova considerare che nel tipo d’appalto accolto nel nostro diritto si
        <pb n="68" />
        — LXIx —

è venuta consolidando una grande somma di esperienza e di pratica amministrativa,
èpperò conviene procedere con cautela in quella revisione del regime d’appalto che
del resto s'impone ormai nel nostro paese, come è pur di recente avvenuta in altre
nazioni. Oltre alla riforma intrinseca del contenuto dell’appalto è poi da osservare
ina tendenza a ricorrere maggiormente ed a sviluppare gli altri due sistemi di esecuzione
 delle opere pubbliche (la concessione e l’economia) che rappresentano in
certo senso gli estremi tra cui l’appalto tradizionale assume un posto intermedio.
L’on. Chimirri propose autorevolmente che alle concessioni si ricorresse su più
vasta scala, specialmente per le costruzioni stradali. Nelle leggi italiane vi ha una
serie disparata e talvolta confusa di figure di concessione, di delegazione, di anticipazione
 di opere pubbliche; e non vi è unità di concetto giuridico, poichè alcune volte occorre
 far capo alla concessione di demanio come nelle derivazioni, ed altre a quella di
servizio pubblico come nelle ferrovie e negli altri mezzi di trasporto. In genere, di concessione
 di opere a privati si parla più propriamente quando v’entra anche il momento
dell’esercizio e delle sue risorse da sfruttare; mentre nella concessione intesa come
delega di funzioni statali ai minori enti autarchici che vogliano eseguire opere rientranti
nel compito dello Stato, può anche prescindersi dal momento dell’esercizio; ma qui
sono in giuoco altri elementi d’ordine pubblico. Ed in realtà la concessione a società
di lavori stradali che il Chimirri propone sarebbe ancora giuridicamente un appalto
(come appalto è la cosidetta concessione ferroviaria di sola costruzione) con alcuni
caratteri speciali, fra cui specialmente il rigido forfait ed il pagamento diluito in arnualità.

Poco importa, in ogni modo, il nome: una ragione del favore crescente verso
queste forme di concessione o appalto speciale è l’alleviamento del peso finanziario
che lo Stato ottiene col sistema delle annualità, sia pure comprensive di una quota
d’interesse; e, se si è criticato questo espediente come debito larvato, si è risposto
che un’avveduta clausola di riscatto, ossia la facoltà dello Stato di scegliere ove e
quando gli convenga il pagamento della somma capitale, conferisce a siffatto sistema
il carattere di un’operazione finanziaria provvisoria che può essere in certi momenti
opportuna. Il maggior vantaggio però che la concessione di lavori ad imprese può
in vari casi presentare, in confronto ad altre forme di eseguimento più diretto a cura
dello Stato, consiste nella rapidità di compimento, nella sicurezza del limite di spesa, e
spesso anche nella maggior economia; mentre in ogni modo lo Stato si alleggerisce
di compiti (ad esempio per la preparazione dei progetti e la gestione delle opere) che
nella condizione attuale degli organi amministrativi e tecnici mal si possono adempiere
 in armonia alle promesse delle leggi ed alla aspettativa delle popolazioni.
Sotto questo punto di vista le concessioni dei lavori pubblici in Calabria meritano
esame benevolo, come intensificazione del compito statale; ed il sorgere di forti in-:raprese
 concessionarie potrebbe anche indirettamente servire alla trasformazione capita-
        <pb n="69" />
        — LXX

listica dell’ambiente economico arretrato. Ma, in materia di lavori pubblici, non si può
dire a priori se convenga l’appalto o la concessione o l’eseguimento in economia; non
si devono avere predoncetti unilaterali, e l’uso di tutti i sistemi può essere opportuno,
in relazione ai singoli casi; i quali soli dànno norma; ed in sostanza è preferibile,
volta per volta, quella soluzione che costi meno e sia più pronta delle altre. Si può
dire soltanto, all'ingrosso, che le concessioni ad imprese di opere pubbliche calabresi
sono meno facili per le strade, lo sono più per le bonifiche e diventano il mezzo ordinario
 di costruzione ed esercizio delle linee ferroviarie ed automobilistiche.
Posto a sè vuole la concessione di lavori a comuni e provincie calabresi che
è disciplinata nell’articolo 60 della legge del 1908, per dar modo a quegli enti di
anticipare l’esecuzione, epperò i vantaggi di opere che sarebbero rimandate a più
lardi nei piani regolatori. La legge, che pur basa sulla presunzione di incapacità degli
enti locali a compiere anche le categorie di opere di loro competenza, ha voluto
giustamente lasciare la possibilità e l’adito a quelli che sappiano fare. Ma la disposizione
 è incompleta e poco efficace, perchè, ammettendo il rimborso di spesa da
parte dello Stato alle date previste nel piano regolatore per il lavoro concesso (crilerio
 assai incerto, in quanto che i piani regolatori sono mutevoli e di facoltà di-Screzionale
 del Ministero) non concede il pagamento di interessi sulla somma anticipata,
 nè dà altro premio o allettamento doveroso all’ente locale che si assume così
‘odevole iniziativa.
In ogni modo, nonostante la imperfezione dell’art. 60, mutua volontà di dar
vita ad un tentativo, che sia anche ammaestramento, ha condotto Ministero ed Amministrazione
 provinciale di Reggio a concordare una convenzione in corso d’approvazione,
 mediante la quale potranno essere finalmente costruiti i ponti che mancano
ancora, ed è vero sconcio, lungo Ia provinciale ionica. La convenzione è stata studiata
 in modo che, cautelate le ragioni tecniche ed evitate sorprese finanziarie, sarà
agevolata una iniziativa lodevolissima, a svolger la quale la Provincia di Reggio può
trar aiuto dalle assegnazioni sopra l’addizionale, di cui oggi fruisce. Ma è fuor di
dubbio che, per aver maggiori possibilità d’applicazione, l’art. 60 va notevolmente
modificato, tenendo conto appunto della situazione degli enti locali che richiede forti
aiuti e premi perchè, vinta l’incapacità ordinaria, Ssorgano forze ed atti che hanno
anche valore di educazione collettiva.
Il terzo sistema di esecuzione di opere pubbliche oltre l’appalto e la concessione
è quello cosidetto &amp;lt; in economia » (mediante cottimi fiduciari o con operai, materiali e
mezzi d’opera procurati direttamente da agenti dell’Amministrazione) ed è stato circondato
 dalle nostre leggi contabili, che hanno ormai molti anni di vita, di molto sospetto
 e disfavore. La tendenza è però oggi, almeno in parte, diversa ; e l’esistenza
di tariffe locali di prezzi per la mano d’opera ed i materiali, il senso maggiore di
responsabilità dei funzionari, e la vigilanza più desta dell’opinione pubblica tolgono
        <pb n="70" />
        — LXX1 -

parecchie difficoltà e preconcetti contro questo sistema di più diretto eseguimento
dei lavori dello Stato. Per alcune categorie di opere, ad esempio quelle idroforestali
nelle montagne calabresi, il sistema dell'economia è ritenuto più conveniente e si
sostiene che debba essere il sistema ordinario di esecuzione, affine di evitare le
liti che la inevitabile sommarietà dei progetti e la continua mutevolezza delle condizioni
 idriche produrrebbero con gli appaltatori. In alcune bonifiche calabresi i piccoli
cottimi fiduciarî hanno dato modo di ottenere qualche limitato buon frutto. La questione
 è in ogni modo insolubile a priori, e bisogna rimandare ai casi speciali, avvertendo
 però che una più vasta adozione dei sistemi di economia renderà necessario
«Jn irrobustimento degli uffici tecnici governativi che diventano organi non di sola
vigilanza ma di condotta diretta dei lavori.
Lo sviluppo del tipo in economia coincide poi con una tendenza iniziale ed assai
interessante della cooperazione di lavoro a svolgersi sopra nuova base. Sono noti
i caratteri e la formazione (alla quale ha contribuito anche la legge del 1908 per
le Calabrie) della legislazione italiana sugli appalti a cooperative, che non ha riscontro
nei paesi stranieri. In sostanza tale legislazione conserva la figura tradizionale dell’appalto,
 e mira a far diventare appaltatrici le cooperative, alle quali concede (insieme
 a minori vantaggi per le cauzioni e gli acconti) il. privilegio, che è la vera
sostanza delle leggi, di non subire la concorrenza delle imprese di speculazione. Con
l’ultima fase, ossia con la legge sui consorzi di cooperative (modellata su quella per
le Calabrie), il privilegio può estendersi ad opere di qualunque somma, ed è quindi
dischiusa alle cooperative riunite insieme la grande via degli appalti maggiori. Ciò
in qualche caso è effettivamente avvenuto, ed anzi, fortificate dal primo periodo di
‘avore, alcune cooperative aîfrontano oggi la concorrenza delle grosse imprese in
pubbliche gare. Ma in sostanza lo stesso principio di legge, che è di trasformare
le cooperative in appaltatori, contiene in sè un limite che è dato dalla natura di
questi organismi che basano sovratutto sul capitale delle braccia, e non possono
gareggiare con le forti imprese di speculazione sul terreno proprio di queste stesse.
L’attuale legislazione sugli appalti alle cooperative di lavoro ha raggiunto il
suo punto di saturazione, ed ecco perchè il desiderio di aiutare questa cooperazione
 di muratori e braccianti, spiccatamente italiana, spinge a prendere altra via.
Si vagheggia che, senza duopo di ricorrere all’intervento ed alla mediazione economica
 dell’imprenditore, l’amministrazione conduca direttamente coi suoi organi tecnici
. lavori, acquistando i materiali ed affidando a preferenza alle cooperative la parte
della mano d’opera mediante cottimi fiduciari. È in sostanza un sistema di economia
che basa sullo scorporamento dei lavori; ed è stato applicato anche di recente a
Roma con buona prova, mentre qualcosa di analogo si faceva (sia pure con cottimisti
 e non cooperative) ai tempi delle società ferroviarie. Intende la nostra Direzione
generale provare questo sistema (nei limiti che la legge le consente) in qualche
        <pb n="71" />
        — LXXII —

opera calabrese; e sono in corso trattative al riguardo ; ma giudizî assoluti sarebbero
prematuri in una materia, in cui del resto deve permanere il criterio fondamentale
di ispirarsi solo alle varie e concrete necessità dei lavori, senza esclusivo favore od
ostracismi per nessun sistema.
Passando ora ad un altro gruppo di questioni concernenti il momento dell’aggiudicazione
 e l'elemento subbiettivo dell’appalto, è da riconoscere che nelle opere
calabresi la licitazione privata (cui si è ricorso nella limitata misura del decimo degli
appalti avvenuti) sembra fare miglior prova delle aste pubbliche ordinarie. Fra i due
sistemi non v’è più in realtà quella distanza e quasi contrapposizione che vi sembrava
 essere nelle vecchie leggi contabili ispirate al criterio dell’assoluta pubblicità
delle gare aperte a tutti ; e, se si tien presente l’insindacabile facoltà dell’Amministrazione
 (ben ribadita dal capitolato generale) di escludere qualsiasi concorrente all’asta
pubblica, la differenza fra questa e la licitazione si riduce in sostanza al momento in
cui il giudizio d'ammissione si esercita (a posteriori come esclusione in un caso ;a
priori come invito nell’altro) e si comprende come alcune leggi straniere ne fanno due
specie di un tipo (gara aperta e gara ristretta) contrapposto a quello della trattativa privata.
Con la licitazione o gara ristretta si ha il modo di far più presto che con le lunghe
iormalità dell’asta pubblica, e di compiere più meditata scelta di buone imprese che
godano la fiducia dell’Amministrazione; al qual riguardo si può anche ricorrere al sistema
 degli elenchi, che mal si adatta allo spirito della pubblica gara.
Questa poi rischia di tradursi più spesso in una corsa sfrenata al ribasso, pur
di ottenere l’aggiudicazione, salvo aggiustarsi poi con male arti o cavilli (ond’è che i
ribassi eccessivi vogliono dire appalti di liti). In alcune gare per .opere calabresi si è
superato il 40 per cento di ribasso, e, poichè non è ammessa dalla legge o almeno
dall’interpretazione della Corte dei Conti la scheda di massimo e minimo ribasso
se non per le bonifiche e per le cooperative, la nostra Direzione generale si è trovata
costretta più volte ad annullare le aste; nè sono mancate di poi incertezze per l’esclusione
 dalle gare rinnovate della ditta che aveva offerto il ribasso eccessivo. Per quanto
contro il sistema di massimo e minimo siasi sollevata la critica di ridurre l’aggiudicazione
 al giuoco d'azzardo d’indovinare o meno la cifra-limite della scheda, si ha
motivo di ritenere che toglierebbe parecchie difficoltà. ripetutamente verificatesi nella
gestione dei lavori in Calabria.
Nè sarebbe inopportuno poter ricorrere talvolta al sistema, che si usa in Francia
ed in Inghilterra (ed in Italia solo dal genio militare), di lasciar in bianco i prezzi di
‘ariffa enumerati nei capitolati d’appalto, sì che gli appaltatori non offrono il ribasso
ma indicano il prezzo; sistema che però meglio si adatta ai capitolati di poche voci.
Eccellente prova ha dato pei lavori portuali di Libia l’altro sistema dell’appalto-concorso
 che si adotta in Austria e pur di recente in Francia, e consiste nel lasciare
agli stessi imprenditori la compilazione dei progetti esecutivi per le opere che inten-
        <pb n="72" />
        — LXXxUHI  —

dono assumere. Senza dubbio il timore di dover studiare il progetto senza esser sicuri
dell’aggiudicazione tratterrà molte ditte dal prender parte agli appalti-concorsi; ma
in ogni modo questi non potranno adottarsi che pei lavori più grossi, ed una eliminazione
 naturale di imprese meno capaci non sarà poi un gran male. Vantaggio dell’appalto-concorso
 (o Projektskunkurrenz, come lo chiamano i tedeschi) è di guadagnar
 tempo; in secondo luogo di eliminare automaticamente le vertenze cui può dar
origine ogni progetto anche se buono non compilato dalla stessa persona che lo deve
eseguire ; ed in terzo luogo di non legare come nell’appalto consueto l’Amministrazione
 a meccanicamente preferire il maggior ribasso, e lasciarla invece libera di prescegliere
 la proposta che appaia veramente migliore in base ad un giudizio complessivo
 sul progetto, sul prezzo e su tutte le altre condizioni. Ma vi è un altro vantaggio
ancora, che acquista speciale importanza quando sì abbiano da eseguir molti lavori
come è in Calabria; ed è che con l’appalto-concorso gli uffici governativi debbono
predisporre soltanto progetti ed indicazioni di massima, e per lo studio dettagliato
del progetto esecutivo si ha modo di approfittare dei progettisti privati, alleggerendo
in qualche modo il pesantissimo compito della pubblica Amministrazione.
I buoni progetti sono, insieme ai buoni appaltatori, ed ai buoni contratti, i coeîficenti
 fondamentali per la buona riescita degli appalti. Dell’argomento si è già par-‘ato.
 Uomini autorevoli, come l’on. Chimirri, preoccupandosi che non si potranno mai
avere uffici del genio civile rispondenti al fabbisogno ed all’urgenza dei lavori in Calabria,
 hanno proposto di ricorrere pei progetti ad ingegneri privati, Per verità non appare
:acile trovare sul mercato calabrese molti professionisti liberi; ad ogni modo il sistema
sembra più adatto per gli edifici che non per altre opere. Esso presenta poi l’inconveniente
 che: o l’ingegnere privato s’incarica anche della esecuzione del suo progetto, ed
allora sorgono umani inevitabili dualismi con il genio civile che pur dovrà controllare e vidgilare
 l’appalto; o per eliminare ciò si acquista il progetto, lasciandone l’autore estraneo
 all’esecuzione (come si fa per i palazzi degli edifici pubblici a Reggio Calabria),
ed abbiamo visto che è buona norma l’unità nella stessa persona per lo studio e per
l’attuazione del progetto. L’ingegneria di Stato è sistema adottato in tutti i paesi, anche
in quelli che più sembravan refrattari ed ha vantaggi di sicurezza e di spesa. IL
ricorrere a privati progettisti può valer solo (oltrechè per date categorie di opere,
nelle quali richieggansi speciali requisiti che il genio civile non possiede ordinariamente)
 in condizioni assolutamente eccezionali come in Calabria e sempre come opera
sussidiaria quando alla gran mole dei progetti da studiare il personale non basta.
Potrà vedersi se all’assunzione di personale straordinario ed avventizio che, adi-Dito
 ad incarichi generici, poco rende, non sia da sostituirsi talvolta il contratto con
an dato ingegnere privato perchè (preferibilmente non occupandosi di altro e sotto
la guida dei capi degli uîfici del genio civile) prepari e compili un progetto determinato,
 di cui sarà ricompensato con una somma contrattualmente prestabilita. In ogni
        <pb n="73" />
        LXXIV _ —

caso, meglio dell’avventiziato sine-die, in cui ciascuno può esser licenziato ad un
tratto (epperò, per logica conseguenza, non viene licenziato mai, ed acquista una quasi
legittima aspettazione ad entrare in pianta stabile), si potrebbero studiare i contratti
di lavoro a termine, che sarebbero anche più dignitosi per i giovani laureati che,
magari prima di fare i concorsi del genio civile, potrebbero impegnare l’opera loro per
un dato tempo; e sovratutto pei professionisti già provetti, cui un contratto di tal
genere non sarebbe che forma transitoria d'occupazione. Ma così complessi e delicati
son questi argomenti che non si possono esaurire in brevissimi cenni. Per avere buoni
progetti: negli appalti si confida sopra tutto in quanto a suo luogo si disse pel rinvigorimento
 del personale ordinario negli uffici e per l’accertamento rigoroso delle responsabilità
 per deficenze progettuali.
Anche dell’altro coefficente di buon esito negli appalti, e cioè delle buone imprese,
 si è già avuto occasione di parlare. La Direzione generale cui presiedo, ha
creduto indispensabile impiantare per suo conto un servizio esatto di rilevazione e di
annotazione della gestione degli appalti, in modo da poter avere in ogni momento lo
stato civile aggiornato delle imprese che assumono lavori in Calabria, e valutare se
presentino la triplice idoneità tecnica, finanziaria e morale che meriti loro la fiducia
dell’amministrazione. Gli appaltatori calabresi non sono in genere meno onesti o peggiori
 di quello che siano in altre regioni; ma se avrebbero potuto bastare in condizioni
 normali di lavoro, il loro complesso è scarso ed insufficente di fronte al programma
 straordinario di opere che si viene in quei luoghi svolgendo.
I 337 appalti gestiti dalla Direzione generale dal 1906 ad oggi sono stati divisi
îra 154 appaltatori ed 8 cooperative ; il che rivela la tendenza al frazionamento degli
appalti stessi ed alla formazione di piccole imprese. Con ciò però non si evita la
tendenza alle coalizioni, specialmente per mantenere contro ditte forestiere il monopolio
 del mercato ; e molti degli imprenditori sono in Calabria prestanomi o almeno
cointeressati ed obbligati a qualche altro più forte che, mediante tale espediente, rie-Sce
 ad assicurarsi una zona esclusiva di suo dominio. Anche questi pochissimi, che
iunzionano nel tempo stesso da sovventori di capitali, non realizzano il tipo di imprese
modernamente organizzate e capaci che si hanno in altre regioni d’Italia, La maggior
 parte degli altri appaltatori sono piccoli cottimisti, di scarsa o nulla coltura tecnica,
 con pochissimi mezzi, ma sottili assai nel trovar pretesti e cavilli, e si mettono
‘acilmente in mano ai professionisti di chicanes e liti negli appalti.
Far lite non vuol dire senz'altro indegnità dell’impresa, che può anche aver ragione
 ed ha diritto di farla valere; ma quando si dà luogo a litigiosità abituale, a
ricerca di ogni chicane, ad approfittamento di intermediari, bisogna vigorosamente
reagire, e l’Amministrazione che non ha la scelta delle armi, è costretta a ricorrere al
summum ius della esclusione delle imprese litigiose. AI qual riguardo è da tener ben
presente che in materia d'appalto, ove non si possano evitare difetti, è meglio peccare
        <pb n="74" />
        — LXXV —

di esagerazione nel senso delle esclusioni, piuttosto che di troppa facilità nell’ammissione
 di imprese che non presentino in modo assoluto la triplice idoneità finanzia-‘ia,
 tecnica e morale.
Sopra 166 appalti collaudati in Calabria dal 1906 in poi vi sono state 74 vertenze
 (€ fra esse 4 sole per lavori dati in seguito a licitazione, il che conferma i
ouoni risultati di questo metodo di aggiudicazione che fiene speciale conto della
capacità delle imprese). Su 8 milioni d’importo contrattuale si è chiesta una somma
quasi eguale di maggiori compensi. Vale a dire si è avuta pressochè una vertenza
su due lavori, ed il cento per cento di compensi domandati di fronte all’ammontare
degli appalti. Le vertenze si risolvono per lo più bonariamente, dando luogo a pochissimi
 arbitrati. Per 52 già risolute si è dato poco più di 1 milione; per le altre
22 l'istruttoria è in corso, e si cerca in ogni modo di arginare la mala industria
delle liti e difendere i diritti dell’Amministrazione.
A togliere lo squilibrio fra la quantità di opere in corso (e più ancora da eseauirsi
 secondo le leggi regionali) e la potenzialità del ceto degli imprenditori locali,
potrebbe giovare la formazione sovraluogo, con capitali calabresi che non mancano,
di organizzazioni appaltatrici più provette e più salde; e si presenta l’opportunità di
iar venire imprese da fuori, e di ricorrere a cooperative di lavoro.
Dal 1906 in poi hanno lavorato in Calabria, preferendo gli appalti più ingenti, 18
ditte di altre regioni, e, tranne qualche eccezione, non hanno fatto male, malgrado le
difficoltà intrinseche inerenti a questa immigrazione d’imprese che, per muoversi, hanno
’isogno di un alto margine di guadagno negli affari e trovano nell’ambiente locale
alora ostilità diffuse, sempre ostacoli per approvvigionamenti, disponibilità di mano
d’opera, mancanza abituale di ricoveri nei pressi dei cantieri, Il costo del nuovo impianto
 dell’impresa può essere compensato, per grandi opere, dalla più moderna organizzazione
 e dai mezzi d’opera migliori; ma certamente non è cosa facile che si
determini (anche per tenaci diffidenze). una vera corrente di affari delle imprese
d’altre regioni nell’Italia meridionale; e solo in questi ultimi tempi la riduzione dei
'avori edilizi e la saturazione degli appalti in genere per vari mercati settentrionali
sembra spingere grosse ditte a cercar lavoro in Calabria.
La questione delle cooperative di lavoro nel Mezzogiorno è argomento dei dibattiti
 più vivi. La cooperazione del bracciantato e dell’arte muraria è nata in valle
di Po, specialmente sugli argini dei grandi fiumi; e, se si è poi estesa ad altre categorie
 e ad altre località, il nucleo più forte è sempre rappresentato dalle organizzazioni
emiliano-venete, che formano sulla carta una zona geografica ad orli precisi. In Calabria,
 per l’abituale mancanza di solidarietà fiduciosa che la Commissione d'inchiesta
surricordata lamenta negli strati operai come nei proprietari, lo spirito cooperativo si
sente poco, e gli scarsi sodalizi che prendono questo nome sono in qualche caso
ialse-cooperative, in qualche altro pumpencooperativen, sorte per afferrare qualche
        <pb n="75" />
        — LXXVI —

lavoro ; e quasi sempre difettano d’abilità tecnica e di capitali. È perciò meritevole di
esempio taluna isolata eccezione di cooperative che si vengono formando sul serio,
specialmente nel Reggino, ove è chi con abnegazione mirabile cerca di educare gradualmente
 organismi nascenti e li prova con lode nell’eseguimento di appalti stradali.
Allo sviluppo delle cooperative locali potrà pur giovare il contatto con le organizzazioni
 che vengono dall’alta Italia a lavorare in Calabria.
L’idea che animò fervidamente, negli ultimi suoi anni, il ministro Gianturco, di
portar cooperative settentrionali nel suo Mezzogiorno per afirettarvi la tarda esecuzione
 dei lavori, fu oggetto di studi e conclusioni favorevoli da Commissioni che
ebbero relatori il Luzzatti e lo Stringher; ma suscitò critiche fiere, sopratutto perchè
venne Îraintesa come migrazione interna di forti masse di popolazioni del nord a
colmare specialmente in forma di colonizzazione i vani lasciati in terre del Mezzogiorno
 dall’esodo transoceanico. La colonizzazione è un altro problema, cui può non
fornar inutile (si hanno già esempi) l’aiuto di famiglie e gruppi di contadini d’altre regioni
 che servano, se non altro, come maestranza e scuola sperimentale ; e lo ha riconosciuto
 anche la relazione dell’inchiesta sui contadini del Mezzogiorno; ma in complesso
 deve e non può che essere opera delle genti laboriose del luogo. Qui il problema
è molto più modesto ; è un problema di esecuzione di lavori pubblici; e si tratta
soltanto di vedere se in dati casi le cooperative settentrionali possono compiere
quei lavori con la convenienza dello Stato, che non deve agire come allevatore di
organismi artificiali, ma come un cliente che trova il suo bene ed i suoi stromenti
dove più gli conviene. Nè la preoccupazione del valor sociale della cooperazione e
dei benefici ed impulsi attendibili come elemento nuovo di vita nell’ambiente meridionale,
 può sovrapporsi al punto di vista essenziale, che è quello di trovare, nelle
cooperative forestiere, degli appaltatori di costo non maggiore e di capacità tecnica
migliore di ciò che in dati casi offre il mercato locale.
L’idea di Emanuele Gianturco è entrata ormai nella via della realizzazione,
perchè, invece di provvedimenti generali e di preconcetti favori alle cooperative del
nord, si è agito più spontaneamente solo sulla spinta di concreti bisogni, cui si doveva
 provvedere, e quando la soluzione si veniva presentando come la più adatta.
Nei lavori del terremoto sia per gli sgombri sia pei nuovi edifici le cooperative emiliane
 hanno agito come forza calmierante, impedendo accordi locali; ed i lavori
degli edifici sono stati affidati loro in gara con le imprese private. Essendosi dovuti
sciogliere appalti di bonifiche con le vecchie imprese, si ;è ottenuta una pronta ripresa
 aîfidandoli a cooperative pure emiliane, tanto rosse quanto gialle; e sono in
corso trattative con altri gruppi di cooperazione sia rossa sia nera del veneto per
l’assunzione di lavori stradali che andarono deserti in ripetute gare e dovrebbero
altrimenti attendere l’inizio per molto tempo ancora.
Le temute difficoltà di attriti coi lavoratori locali non esistono ; e di solito le
        <pb n="76" />
        — LXXVIl —

cooperative settentrionali portano solo una maestranza qualificata e gruppi di esperti,
che servono di guida ed inquadrano la mano d’opera locale. Nei casi in cui si dovessero
 portare tutti o quasi tutti gli operai dall’alta Italia per mancanza assoluta
di braccia in paesi svuotati dall’ emigrazione, verrebbe a mancare l’occasione stessa
degli attriti ; e, purchè non occorrano costi troppo alti, chi deve applicare le leggi
regionali ha da preoccuparsi sovratutto che i lavori si facciano.
Non sussiste che i lavori pubblici delle cooperative vengano a costare più di
quelli degli appaltatori. È vero bensì che esse offrono lievissimi ribassi e talvolta
chieggono, prima di fare il contratto, qualche modifica ai capitolati ed ai prezzi; ma,
dopo tutto, se le domande sono giuste, è meglio estirpare la radice delle liti fino
dal principio; e le cooperative in genere sono molto meno litigiose degli imprendiori.
 È da ricordarsi il caso di una grande bonifica del litorale lucano-calabrese, per
‘a quale si trattò vari anni fa con cooperative settentrionali ; ma avendo esse richiesto
aumenti di prezzi non se ne fece nulla, e l’appalto fu dato ad unm’impresa che sol-‘evò
 fino dal principio infinite questioni; ed ora il lavoro è sospeso, e si sono gettati
via dei milioni, senza fare un passo avanti nel prosciugamento di quelle terre. Ciò
nostra che i confronti più esatti si dovrebbero fare al momento dell’effettiva liquidazione
 degli appalti, e non coi prezzi ed al momento della loro assunzione ; ma anche
da quell’ultimo punto di vista, finora in Calabria gli appalti a cooperative non sono
stati concessi a condizioni più onerose di quelle che richiedevano gli appaltatori.
Le cooperative hanno senza dubbio dei difetti, e molte critiche fatte ad esse
sono giuste ; ma si dimentica l’altro lato della bilancia, e cioè i difetti degli appal-:atori,
 ed in questa materia, più che pregi, si tratta di comparare difetti, e scegliere
il meno male. Del resto, qui nei lavori calabresi, non si tratta di creare monopoli a
iavore delle cooperative, ed anzi si cerca di rompere le coalizioni del mercato locale,
2 le cooperative agiscono come forza concorrente nel vantaggio dell’amministrazione.
Non bisogna dimenticare mai che tale è la vastità del programma regionale di lavoro,
che in Calabria v'è posto per tutti, per le società di capitali, come per gli organismi
che vivono della forza consociata delle braccia; e sarebbe errore e danno rinunciare
al contributo che queste possono recare all’esecuzione delle opere dalle leggi pro-Messe.

Passando al terzo coefficente di buona riuscita degli appalti (il buon contratto),
la esperienza degli scorsi anni ha suggerito clausole e modifiche che si sono introdotte
nei capitolati speciali di opere dipendenti dalla nostra Amministrazione. Si attende
intanto la annunciata revisione dei capitolati generali, ispirata a criteri di massima
semplificazione e di sostanziale equità, giacchè è buon dettato che i patti debbano
essere pochi e chiari e non leonini a danno delle imprese, che in fin dei conti trovano
sempre mezzo di rivalersi, ed hanno stimolo a cercare in liti l’inevitabile compenso.
Dell’esito dei giudizi arbitrali non ha motivo di dolersi l’ Amministrazione dei servizi
        <pb n="77" />
        - LXXVIII

speciali; ma è meglio evitarne l’appiglio; e l’ appaltatore, se va invigilato e colpito
ove occorra di rigide esclusioni, non deve però considerarsi sistematicamente come
disonesto e nemico del’Amministrazione, che ha interesse di cercare le soluzioni di
comune vantaggio e non quelle che si presentano come favorevoli ad essa soltanto,
perchè, di fatto, diventano le più pericolose.
In generale, per riassumere queste note sugli appalti, gli inconvenienti dipendono
sovratutto da sproporzione fra la politica di lavoro in corso d’attuazione e gli appaltatori
 locali; e converrebbe che qualche modifica legislativa, d’ordine generale o regionale,
 consentisse all’Amministrazione qualche libertà maggiore specialmente per
tentare concessioni, opere in economia, appalti-concorso ed altre forme che, pur non
essendo lo specifico infallibile, sembrano offrire qualche vantaggio in un campo d’azione
 come questo, che chiede varietà complessa di soluzioni e si presterebbe come
terreno sperimentale di riforme più vaste per l’intero paese.

e

Eccellenza,

Si confida che le precedenti note sieno riuscite ad illustrare le origini della legislazione
 regionale, e gli eccezionali ostacoli incontrati nell’applicarla: per la stessa
vastità del programma che in meno di venti anni vuol riparare ad incuria di secoli;
per la scarsezza numerica degli uffici tecnici inadeguati alla vasta bisogna; per la
insufficenza del ceto degli imprenditori locali di fronte alla grande richiesta ; per la
coincidenza di questa eccezionale politica di lavoro col vuoto di braccia lasciato dall’emigrazione
 ; e sovratutto per la non bene calcolata difficoltà delle condizioni locali
in cui si debbono svolgere i lavori, di îronte alle promesse della legge, e per la catastrofe
 sismica del dicembre 1908, che ha sospesa per qualche anno la vita della
regione calabrese ed addossati più urgenti compiti alla nostra Amministrazione.
A superare queste difficoltà ha dato tutte le forze del suo alto ingegno l’ illustre
mio predecessore comm. Carlo Riveri, che da origine impiantò questo servizio e vi la-Sciò
 tracce incancellabili di zelo e di abnegazione. Superato ormai il primo periodo
ingrato di preparazione e di avviamento, si può portare nella gestione delle opere calabresi
 qualche impulso ardito, tenendo sempre presente il grande quadro della legislazione
 regionale, che, nel suo savio eclettismo di provvidenze e di rimedi, non ha bisogno
 di essere innovato ab imis, ma solo ritoccato con qualche aggiunta ed integrazione,
 e sovratutto fiancheggiato da leggi concrete per determinate efficaci soluzioni.
Un criterio realistico, scevro da preconcetti, deve presiedere all’attuazione delle leggi
calabresi; e mentre devesi irrobustire l’organizzazione tecnica e decentrare l’intervento
dello Stato, se si vuole che i lavori si facciano, conviene d’altro lato cercare, ove sia
possibile, di ricorrere alle iniziative dei capitali, alle imprese private, a tutto ciò che
        <pb n="78" />
        — LXXIX -

alleggerisca il compito dello Stato, che non può tutto ed avrà sempre abbastanza da fare.
Questo sistema avviene ordinariamente nelle linee ferroviarie, di cui settecento chilometri
sono stati concessi e si stanno costruendo, ed in quelle automobilistiche che per altret-‘anto
 percorso servono la regione calabrese, la quale diventerà una delle regioni melio
 servite d’Italia per trasporti meccanici. L’industria privata assicura già alle Ca-‘abrie
 i maggiori impianti idroelettrici d'Europa e quasi del mondo. E si conta ormai
di dar vita ad un istituto che rappresenti il capitale e la proprietà calabrese e compia,
 con le forze proprie della regione, l’opera associata della bonifica e della colol1zZzazione.

All’eseguimento diretto di Stato resteranno più propriamente le costruzioni stradali,
che si sono potute avviar bene, con novecento chilometri in corso dal 1906 ad oggi,
2d anzi sono per superare gli stanziamenti e le previsioni di legge; nè, se qui è meno.
lacile suscitare convenienti iniziative di concessione a privati, il problema sarà trascurato;
 e si cerca di favorire ed incoraggiare la collaborazione delle amministrazioni
provinciali. Allo Stato rimane poi il problema pauroso delle sistemazioni -montane di
acque e di boschi, che rappresenta purtroppo, non ostante l’opera preparatrice, una
pagina bianca nell'attuazione delle leggi calabresi, e richiede un grande sforzo di organizzazione
 tecnica, di intese fra amministrazioni diverse, di audaci interventi ed in-Sieme
 di temperamenti con le consuetudini locali. Un altro problema che bisogna
‘iprendere da capo è quello del trasferimento degli abitati per cui nulla si è iatto;
nentre invece pei consolidamenti di frane, per le condotte di acqua potabile, e per
‘impianto di altri servizi e la riedificazione di edifici pubblici in seguito al grande
‘erremoto, si è in periodo di fattiva attuazione.
Sostituendo ai troppo lunghi e vaghi piani regolatori un programma triennale
-mmediato, evitando più che è possibile la dispersione di sforzi in troppi lavori e resistendo
 alle pressioni locali giustamente impazienti di uscire dallo stato di abbandono
secolare che però non può essere d’un tratto riparato, si confida di poter far seguire
alle promesse il loro mantenimento. Perchè il programma delle leggi possa però adempirsi
 tutto entro il 1924, occorrerà procurarsi il personale sufficente; farlo rendere
 bene; ricorrere anche ad imprese d’altre regioni ed alla sana maestranza delle
cooperative settentrionali ; aver mani più libere negli appalti ed armi più forti contro
'è pretese degli espropriati. Occorrerà davvero uno sîorzo eccezionale ed un costante
complesso di condizioni favorevoli nell’ambiente generale italiano, e di maggiore simpatia
 ed aiuto dell’ambiente locale. Quanto alla spesa, è sicuro ormai che occorreranno
 duecento milioni più di quelli che la legge prevedeva; ossia pel pieno adempimento
 del. programma del 1906 e 1908 saranno necessari quasi quattrocento milioni.
La preoccupazione finanziaria non è immediata, perchè, forse per il primo triennio,
basteranno i residui accumulati; ma bisognerà di poi provvedere ad annui stanziamenti
naggiori.
        <pb n="79" />
        — LXXXx

È sembrato doveroso che questa prima relazione fosse un esame di coscienza
ed un atto di sincerità, traendo dall’esperienza del passato le proposte per l’avvenire ;
e la sincerità nel constatare deficenze e lacune consente di serenamente valutare
d’altro lato le innegabili benemerenze dell’ Amministrazione, che ha dovuto procedere
fra ostacoli veramente eccezionali,
Alla raccolta degli elementi per la relazione che ho l’onore di presentare a V. E.
hanno dato assai lodevole opera gli uffici locali del genio civile e specialmente quello
centrale efficacemente diretto dal cav. Lepore ; ed hanno sotto la mia guida preso
parte all'elaborazione dei dati e collaborato ai capitoli che ‘seguono alcuni ‘valorosi
funzionari, che mi è caro additare alla benevolenza di V. E., come i cav. Camponeschi
e De Gregorio, l’avv. Filippi, il rag. Barbaro ; ma sovratutto debbo segnalare il capodivisione
 comm. Cagli, che ha, con alta mente di studioso, compiuto opera direttiva
 di coordinamento e di organizzazione.
Confido che questa relazione non sarà discara alla E. V., che tanto amore ha
dedicato ai problemi della Calabria, ha impresso un nuovo slancio ai lavori, ed ha
legato al suo nome alcuni fatti veramente fondamentali pel divenire storico di quelle
regioni: le ferrovie calabro-lucane, i grandi laghi silani, e, come sperasi Îra breve,
l’istituto delle bonifiche e delle colonizzazioni.

Roma, novembre 1913

17 Direttore Generale

MEUCCIO RUINI.
        <pb n="80" />
        PARTE PRIMA

LE ORIGINI ED I PRECEDENTI

DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE
        <pb n="81" />
        CAPO I,

CENNI GENERALI

La Calabria, che comprende la parte della Penisola a mezzogiorno dei golfi di
Taranto e di Policastro ed ha forma allungata caratteristica, è una regione alpestre,
per la linea ardita e la natura selvaggia dei suoi monti. La divide per tutta la sua
unghezza l’ Appennino, che rappresenta, per la sua costituzione litologica, una catena
iffatto distinta, i cui contrafforti devonsi cercare nella Basilicata e nelle Puglie. Ma
€ montagne Calabresi, anzichè ammassate sull’asse della Penisola, sono rigettate verso
il mare, e sono più aspre e più severe dei grandi blocchi calcarei dell’altipiano lucano.
Le roccie primitive grigie e dure formano nodi compatti, come la Sila, irta di foreste
&amp;gt; di picchi quasi inaccessibili, ed il maestoso Aspromonte, i cui contrafforti sono battuti
 dalle correnti dello stretto di Messina. Alcune montagne raggiungono quasi i
due mila metri, ed il Pollino, al confine con la Basilicata, arriva all’altezza di
2250 m,. circa (1). Con le asperità montuose di questa cittadella di granito fa contasto
 qualche estesa pianura, ed una lunga costiera (2), che wende il suo clima più
caldo di quello della Basilicata, dove sono meno montagne, meno pianure e più colline.
Compresa tra due mari, attraversata dall’Appennino, che funziona come un gran
condensatore, la Calabria è, di fronte alle vicine regioni, relativamente ricca di pre-“ipitazioni
 e di risorse idriche. Ma, per la stessa sua forma e per la poca estensione
dei versanti, ha fiumi poco importanti, che più propriamente possono dirsi torrenti.
2uello di maggiore percorso è il Crati sul versante ionico; importanti anche sono il
Neto, che distende il suo ampio bacino nella regione Silana e si getta pure nell’Ionio
e il Lao ed il Mesima sull’opposto versante tirrenico. Per quantità di acque a tutti gli
altri corsi calabresi precede il Lao (3). Ma tutti questi corsi sono di natura prevalen-.emente
 torrentizia ed inadatti anche alla fluitazione del legname. Per tale loro ca-
        <pb n="82" />
        rattere torrentizio o pel frastagliamento del suolo dove scorrono, essi, nelle loro condizioni
 attuali, si prestano poco alla formazione di regolari utilizzazioni per irrigazioni
ed anche per scopi industriali limitati, e soltanto con la esecuzione di ardite e grandiose
 opere di sistemazione, si può dare a questi corsi d’acqua, che, così come sono,
non producono che effetti dannosi, impaludamenti, malaria, e difficoltà di comunicazioni,
 una finalità benefica, invece che distruttiva.
Oltre che al clima, alla costituzione geologica speciale dell’ Appennino calabrese
ed alla prevalenza delle roccie marnose ed argillose poco permeabili è delle roccie
filladiche e degli scisti cristallini facili a sgretolarsi ed a sfasciarsi, il disordinato regime
 dei torrenti e le piene subitanee e rovinose sono dovute ai diboscamenti, che,
iniziati nel Medio Evo (allorchè le popolazioni abbandonarono le marine per rifugiarsi
sui monti, e l’altipiano della Sila, colle sue cime inaccessibili e colle sue impenetrabili
 foreste, dopo essere stato nel III e IV secolo la culla del popolo dei Bruzi, i terribili
 pezzenti dell’Italia meridionale, divenne rifugio dalle invasioni Saracene), hanno
raggiunto il loro apice nel secolo. XIX, quando l’aumento della popolazione ed i cresciuti
 bisogni diedero la spinta decisiva ad una trasformazione agraria ed economica,
attuata però irrazionalmente. Dagli scrittori francesi, che sono considerati i classici
delle sistemazioni idroforestali, è stato rilevato giustamente che la Calabria può paragonarsi,
 per le erosioni torrenziali ed i diboscamenti, ai dipartimenti delle basse ed
alte Alpi. Da Diamante a Nicastro, da Sibari a Reggio si incontrano moltissimi coni
di deiezione e larghe fiumare, che rinserrano tra loro larghi cunei di terreno
ubertoso, trasformati dall’acqua in stagni pestilenziali; e le pendici, anticamente coperte
 di selve, che prima trattenevano e regolavano il deflusso delle acque, ora nude
e brulle, non servono che ad accrescere la rovina coi loro sfaldamenti (4).
La superficie della Calabria è di Km. quadrati 15.075 con una popolazione legale,
al 10 giugno 1911, di 1.525.745 ed una popolazione di fatto di 1.402.151 abitanti,
dei quali 652.946 maschi e 750.105 femmine. La popolazione legale è aumentata di
86.416 abitanti dal precedente censimento (al 10 febbraio 1901 era di 1.439.329) e
quella di fatto è aumentata di 31.943 abitanti (al 10 febbraio 1901 era di 1.370.208),
non ostante l’emigrazione ed i terremoti; ed è da notare che, mentre l’aumento
medio annuo per 1.000 abitanti risulta per tutta la Calabria di 2,3, per Reggio Calabria
 esso è di 3,7, per Cosenza di 1,8, per Catanzaro di 1,4. La densità media
della popolazione è calcolata ora a 93 per Kmq., non molto inferiore alla densità
media dî 120,9 per tutta l’Italia, e molto superiore a quella della Basilicata, dove
anche l’ultimo censimento constata una diminuzione di 16.684 abitanti e la densità
risulta appena di 47,6. Ma fra le tre provincie calabresi esiste pure una notevole differenza,
 e dalla densità di 140,6 per la provincia di Reggio, si scende a 71,2 per la
provincia di Cosenza, e si rimane quasi sulla media con 91,9 per Catanzaro (5).
Amministrativamente la Calabria è divisa in 11 circondari: Castrovillari, Cosenza,
        <pb n="83" />
        Paola, Rossano, in provincia di Cosenza ; Catanzaro, Cotrone, Monteleone, Nicastro,
n quella di Catanzaro; Gerace, Palmi, Reggio Calabria, in quest’ultima provincia,
&amp;gt; 411 Comuni: 152 per Cosenza, 153 per Catanzaro, e 106 per Reggio Calabria.
Mancano in Calabria i grandi centri di popolazione. Le antiche magnifiche città
3lleniche, quali Cotrone, Sibari, sono scomparse, come dalla Basilicata Metaponto,
Eraclea ; e la popolazione da molti secoli sì è trasportata dal mare alla collina ed
alla montagna per sicurezza ed igiene. Tutte le stazioni delle linee di Calabria sono
‘n basso, isolate in riva al mare; ma i paesi, da cui prendono nome, sono lontani
sul colle, ed occorre lungo tragitto e faticosa ascensione per arrivarvi, Spesso agglomerati
 notevoli di popolazione si ritrovano su asprissime vette, sui picchi, sull’orlo
lei precipizi. Sembra che abbia dominato dovunque una mania dell’alto, tanto che
anche le abitazioni erano, generalmente, prima del terremoto, e sono ancora in molti
luoghi, troppo alte.
La tendenza odierna (iniziata già colla costruzione delle ferrovie litoranee e col
sorgere di varie Marine omonime alle città e borgate lontane) dovrebbe essere quella
di riportare i centri abitati verso la pianura e verso il mare, lasciando la montagna
alle acque ed ai boschi.
Con la Basilicata, la Calabria ha 1a più alta percentuale ‘dei morti per malaria
nell’Italia continentale (32,1 per 100.000 abitanti nel 1910 per la Calabria, 37,3 per
la Basilicata): soltanto la Sardegna ha una percentuale superiore (73,2): ed altro
‘riste primato la percentuale degli analfabeti, che per gli sposi e spose è nel I1gro
la più elevata (63,6 per cento) e per i coscritti la più alta dopo la Basilicata e la
Sicilia (50,6 per cento). Al 10 giugno 191: nelle Provincie di Calabria, sopra una
2opolazione di fatto di 1.402.151 abitanti (652.046 maschi, e 750,105 femmine), si hanno
272.754 analfabeti maschi e 451.410 analfabeti femmine, di età superiore ai nove
anni, complessivamente cioè 724.164 abitanti che non sanno leggere.
Tale enorme cifra, indicativa dello scarsissimo grado di istruzione nella Calabria,
va così ripartita per le varie provincie: Catanzaro, di fronte a una popolazione di
fatto di 483.235 abitanti, ha 249.048 analfabeti (91.279 maschi. e 157.769 femmine);
Cosenza, di fronte a una popolazione di fatto di 474.001 abitanti, ha 240.509 analfa-%eti
 (88.480 maschi e 152.029 femmine); Reggio Calabria, di fronte a una popolazione
 di fatto di 444.915 abitanti, ha 234.607 analfabeti (92.095 maschi e 141.612
‘emmine) di età superiore ai nove anni.
La Calabria ha poi dato, e continua a dare quasi annualmente, il maggior con-:ributo
 alla fiumana emigratoria che valica l’Oceano, mentre scarsissima vi è l’emigrazione
 temporanea pei paesi di Furopa. Dal 1901 al 1906 soho partiti dalla Calabria
 2s5y.,210 emigranti così suddivisi :
        <pb n="84" />
        1901
(902
1903
1904
[ans

emigr. perr

Loc

246.

E dal 1907 al 1912 l’emigrazione è continuata in
come risulta dai dati seguenti:

1907
1908
1909
1917
191"
191?

emigr. perm.
46 1°

Laren r

250.917

n

e

wu

Totale
34437
35-918
33.999
235-482
6 90
57 e

250.”

proporzione quasi costante,

Totale
- 20
52
“: “16
10 798
30 82
17 23

257.300;

cosicchè in dodici anni oltre mezzo milione di persone, più di i/2 della popolazione
 effettiva, ha abbandonato la regione: nè il movimento accenna a diminuire o
ad arrestarsi. Se in qualche anno si nota una sensibile diminuzione, immediatamente
dopo si ha un aumento compensativo, e la media percentuale dell’emigrazione Calabrese
 si mantiene sempre la più elevata, fra quelle di tutte le regioni italiane, compresa
 la Basilicata. Questa media è di 3.116 per centomila abitanti nel sessennio
1901-1906, di 3.095 nel quinquennio 1907-1911, e se è diminuita a 2.165 nel 1911, in
corrispondenza ad una diminuzione generale verificatasi nelle altre regioni del Regno,
risale a 3.356 nel 1912, quando la Basilicata ha una percentuale di 3.125, il Veneto
di 3.205, le Marche di 2.955, e. la percentuale generale è di 2.044 (6).
Nonostante l’emigrazione ed i terremoti, la popolazione di Calabria, come si è
già accennato, non è in diminuzione, ed anzi è in incremento; ciò che dimostra la
prolificità non solo, ma la resistenza della razza, e depone anche in favore delle
condizioni generali di vita, Ma è fenomeno notevole, per quanto si dirà poi sull’applicazione
 delle leggi speciali, che una parte preponderante di questa emigrazione è
rappresentata dai muratori, manovali, scalpellini e braccianti addetti ai lavori di
sterro e di costruzioni stradali, Su 78.653 emigranti negli anni 1911-1912 erano compresi
 2554 muratori, scalpellini e fornaciari maschi e 5 femmine, e 11.845 giornalieri
ed altri lavoratori addetti a lavori di costruzione e di sterro maschi e 1303 femmine.
        <pb n="85" />
        Egualmente per gli anni precedenti gli studi dello Scalise (7) e del Taruffi-Nobili-Lori
 (8) dimostrano che nel contingente emigratorio il secondo posto è tenuto
lai braccianti e terraiuoli (il primo spetta sempre agli agricoltori) ed il guarto posto
dai muratori; ed il fenomeno apparisce più impressionante, quando più intensa diviene
 la richiesta della mano d’opera per il grande sviluppo dei pubblici lavori.
Delle tre provincie Calabresi, Cosenza è sempre alla testa del movimento migra-‘orio;
 per qualche anno Catanzaro sembra prendere il sopravvento, e Reggio Caabria
 cerca di raggiungere nella corsa sfrenata le due consorelle: ma l’arresto monmentaneo
 nel movimento migratorio Cosentino è forse dovuto all’essersi toccato in
un certo momento 22 punto di saturazione. Sorpassato tale momento, negli ultimi
anni Cosenza riprende il suo posto di avanguardia.
Nel quinquennio 1908-1912 P emigrazione fra le tre provincie è infatti così divisa
 (9):

1908 1911 r912
Cosenza 13.34 e 19.777 13.819 17.076
Catanzaro 8.938 18.025 17.648 9.616 15.885
Reggio Calabria 8.269 14.380 11.873 6.047 14.362

L’emigrazione prevale nella zona montana e nei centri rurali; è minore nelle
pianure e nei centri relativamente grandi ; nella provincia a massima emigrazione,
Cosenza, la città capoluogo, prima del 1902 non figurava neppure nelle statistiche
1fficiali dell’emigrazione, e dopo ha sempre uno scarsissimo contingente.
Non si nota finora in Calabria un sensibile movimento d’.immigrazione interna.
-e non molte notizie finora raccolte e pubblicate dall’Ufficio di Statistica danno
jualche indicazione sulle migrazioni interne di lavoratori agricoli. Nel 1910 si hanno
n complesso in Calabria per le tre provincie 24.808 immigranti; mentre nella sola
Basilicata gli immigranti furono 22.840 e in tutto il Regno 559.434. Per le migrazioni
 interne di operai industriali i dati statistici sono ancora in elaborazione, e forse
essi potranno avere qualche importanza per questi ultimi anni, nei quali si è accenuata
 l’immigrazione di cooperative per lavori pubblici (10).
La potenzialità economica della Calabria è limitata quasi esclusivamente all’agrisoltura.
 Su 1000 ettari di superficie, 390 sono seminativi, 238 prati e pascoli, 60 vigneti,
 oliveti e frutteti, e 230 boschi e castagneti, La media però di terreni improduttivi
 è molto elevata e può calcolarsi che su 1000 ettari di superficie 83 sono improduttivi,
 laddove la percentuale è per tutto il Regno di 79 su 1000 ettari, Non
sono sfruttate le risorse minerarie del suolo calabrese; e scarsissime sono le forze
motrici finora utilizzate. Quasi tutte le industrie consistono in piccoli laboratori o
in officine che rispondono alle esigenze dei consumi locali.
Anche la industria della seta, che un dì sembrò prender fiore (secolo XVII), ha
        <pb n="86" />
        8

oggi declinato col trasformarsi dei sistemi di produzione, ed è limitata alla filatura
di una parte dei bozzoli prodotti sul luogo. Le sole industrie che possono dirsi fiorenti
 sono quelle connesse all’agricoltura e specialmente alla coltivazione degli agrumi
e dell’olivo.
Secondo la statistica del 1906, si contavano in Calabria 31.043 lavoranti in opifici
 industriali, con una media di 2,3%, di fronte alla media generale del 4,3°%/,. Inferiori
 nella media erano soltanto la Campania, il Molise, l’Abruzzo e la Basilicata (11).
Nelle industrie si calcolavano utilizzati 9.289 cavalli dinamici.
Il censimento industriale del 10 giugno 1911 ci dà qualche cifra più precisa. Il
numero delle persone occupate sale a 40.358 con 9.561 imprese, di fronte ad un totale
 di lavoranti occupati in tutto il Regno di 2.305.720 con 243.987 imprese, e la
proporzione è pertanto di 2,6%, di fronte alla proporzione generale di 6,4°%/. Ma dei
40.358 lavoranti impiegati, 22.351 sono addetti ad industrie agricole e circa 5000 sono
occupati in lavori edilizi, Soltanto 7.041 figurano occupati in industrie tessili, che
sono però prevalentemente industrie casalinghe o di piccola entità. Questo risulta
anche dalla statistica delle forze motrici. Su 16.083 cavalli dinamici utilizzati (in
confronto con 1.612.356 utilizzati in tutta Italia), 11.820 sono utilizzati per industrie
agricole (mulini, pastifici ecc.), appena 375 per industrie tessili (12).
Sembra superfluo citare altri dati sulle organizzazioni operaie, che al 1° gennaio
1912 comprendevano 2.883 lavoratori dell’industria (37 leghe) e 2.575 lavoranti agricoli
 (11 leghe), e sul movimento generale delle industrie, tanto più che queste rilevazioni
 sono ancora all’inizio e potranno dare soltanto in seguito risultati certi e più
attendibili,
Gioverà piuttosto ricordare che la Calabria tiene un discreto posto nella statistica
della previdenza, contando per 121.269.433 lire di depositi nelle casse di risparmio
ordinarie e postali con una media per abitante di 86.01, mentre l’Umbria ha una
media di 63.06, le Marche 87.19, la Sardegna 45.60, l’Abruzzo 82.01, la Sicilia 74.61,
£ la media generale è di 124.52 (15).
Un parziale indice dello sviluppo commerciale delle provincie di Calabria può
desumersi pure dal movimento della navigazione per operazioni di commercio e per
trasporto di passeggeri, Confrontando tale movimento al 19296 ed al 1911 si ricava
che, in confronto della notevole estensione costiera, le cifre indicative del numero
dei piroscafi italiani ed esteri in arrivo ed in partenza, delle tonnellate di merce
imbarcate e sbarcate e del movimento dei viaggiatori si mantengono piuttosto basse
ed in ogni caso non si differenziano di troppo dall’uno all’altro anno, sicchè può
dedursi che, nel movimento delle merci e dei viaggiatori pel periodo considerato,
non si verifica notevole incremento (14).
Un raffronto complessivo del progresso economico della Calabria con quello
generale di tutte le regioni d’Italia si ritrova in un recente studio del Mortara (15).
        <pb n="87" />
        ì

Il Mortara determina il progresso economico verificatosi nell’ ultimo ventennio in
Italia în base ad alcuni fattori fondamentali, quali il numero delle persone e della
‘orza motrice occupata nelle industrie, il reddito di ricchezza mobile, l'ammontare
legli sconti e delle anticipazioni, il valore dei tabacchi venduti e, per le grandi divisioni
 territoriali, i prodotti delle grandi linee ferroviarie e il numero delle tonnellate
mbarcate e sbarcate, Complessivamente l’indice del progresso viene rappresentato
per tutto il Regno da un incremento del 53 °/,. La Calabria ha un indice eguale alla
nedia generale, indice che viene invece diminuendo per la Basilicata, la Sicilia, il
Lazio, la Campania, la Liguria, l’ Umbria sino a raggiungere il limite minimo nella
T'oscana, ove l’indice dell’incremento è rappresentato dal 32 °,. Occorre però tener
onto che tali cifre indicano il progresso relativo, il quale risulta facilmente minore
er le regioni più prospere, essendo l’incremento proporzionato alla prosperità pre-3sistente.


Confrontando poi lo stato delle condizioni economiche delle regioni italiane al
‘901 ed al 1911 secondo gli indici di prosperità di ciascuna, ragguagliati a 100, la
Calabria, secondo la valutazione del Mortara, risulterebbe terz’ultima nel 1901 con un
ndice di 37 (di fronte ad un massimo di 213 per la Liguria ed un minimo di 34 e
33 per gli Abruzzi) e come penultima nel 1911 con un indice di 38 che discende
incora a 37 per la Basilicata.

NOTE AL CAPITOLO.

(1) La Calabria è divisa dalla Basilicata e dal rimanente d’Italia dal gruppo montagnoso del Pollino,
on le sue maggiori vette Dolcedorme (2271 m.) e Pollino (2248 m.) che sono anche le più alte dell’Italia
neridionale., L’Appennino calabro poi, che ha una natura geognostica e morfologica speciale, assumendo
ipesso la forma di ampi massicci, costituiti da rocce arcaiche (granito, gneis, scisti cristallini, etc.),
ittorniate e saldate fra loro da terre più basse composte da rocce terziarie, si estende per tutta la resione,
 dividendola in due versanti, ionico e tirreno. La linea di displuvio comincia al confine di Basilisata,
 alla Coppa di Paolo (m. 1907), che si estende a ponente in una zoria di numerose montagne dai
100 ai 1500 metri (Monti Cerviero, 1440, Velatro, 1107, Ciagola, 1460, presso Aieta; Serramala, La
destra, Cozzo Petrara, 1149, Serra La Limpida, 1116); passa per il Fortino delle Teste o della Dirupata
{1030 m.) a cavaliere della nazionale delle Calabrie; volge a S., O, per il Monte Palanuda (1630) e la
Serra di Novacco (1301); passa per il Piano di Tavolara (1307 m.), risale al Cozzo del Pellegrino (1986),
passa per la Mula (1931), pel Varco di Palombaro (997), poi da La Montea (1784) al passo dello Scalone
2 Vasapolla (744 m.), avvicinandosi sempre alla costa tirennica fino al varco di Serra Crociata (950),
dove passa la strada fra Cosenza e Paola, e il Monte Martinelli (1102). Di qui volge a 5. E. per Varco
di Croce Coperta (1002), la Serra delle Grandini (1123) e il Piano di Potame (970), poi ad E. ed a N. E.
al Piano del Lago (627), arrivando a vette assai elevate fra gli altipiani della Sila, in mezzo ai meandri
capricciosi ed irregolari dei fiumi Silani, e passando per l’abitato di Mangone, pel Monte Paganella
(1557), pel Colle Vascione (m. 1330), pel Monte Cardoneto (m. 1675), per la Serra di Torre La Cava
(1293). La linea di displuvio diviene psi sempre più tortuosa, volge ad Ovest pel Monte Pietra Vasta
(1540), per Bocca di Chiazza (1200) e Fossa del Rosario (1250), poi a $. E. presso Colosimi e sopra
Soveria Mannelli scendendo a 750 m.: risale a 973 m. al Colle del Vallone e passando pel paese di
        <pb n="88" />
        mi TO

Ciriolo, scende a Marcellinara e alla Cappella S. Elia a 250 m. Rimane per un lungo tratto depressa
con altezze non superiori ai 390 m,, poi risale a Girifalco (450 m.), a Serralta S. Vito (993 m.) e Monte
Cucco (958 m.); nella regione delle alte montagne della Serra passa però î piani, dove sono i paesi di
Simbario, Spadola, Brognaturo, e Serra $. Bruno, poi per cime secondarie, come le Trearie (1071), Bellardina
 (1171), e Monte Crocco (1269); scende alla Croce Ferrata (1111), al piano di Salvaro (1030) ed
ai piani di Limina (780), si rialza pei piani di Crista, Melia, Stempati, Vaccarizzo, Alati, Zervo fino a
1100 m., volge a O. per le vette di Monte Scorda {m. 1570), Serra Canavi (1750) e Punta Materazzi
(1889), presso Montalto, il punto più elevato dell’Aspromonte (1958), e dalla Punta Materazzi si divide
in tre linee, di cui una va alla Punta del Pezzo, separando le acque del Tirreno da quelle dello Stretto;
l’altra va a Capo dell’Armi, e la terza a Capo Spartivento.
Ma le cime più alte della Calabria si ritrovano nei gruppi secondari o nelle propaggini della catena
principale. Così la zona montuosa già ricordata che dalla Coppa S. Paolo si estende a ponente e poi
verso sud tra i contrafforti del Cozzo del Pellegrino, la Mula, Montalto, fino a Diamante e Belvedere,
costituita da montagne calcari, di carattere alpestre ed orrido; e così a levante la catena del Pollino.
Fuori del crinale è pure la Sila, vasta estensione con ripiani a 1300 o 1400 m., in mezzo a moltitudine
di punti più alti di 1500 m., quali Volpintesta (1730), Montenero (1881), Gariglione (1785). Altre catene
9 montagne isolate sono il Cocuzzo (1542), il Monte Pecoraro (1420), con tutta la serie dei contrafforti
che scendono dalla Serra al mare Jonio; il Monte Stella (1077), il Monte Mutolo (747), ed i contrafforti
dell’Aspromonte.
Cfr. E. CorrtEsE, Descrizione geologica della Calabria, Roma, Bertero, 1895.
(2) Data la strettezza della penisola e la catena che l’attraversa, poche sono le pianure estese:
ricordiamo le vallate alluvionali del Lao e del Savuto; la fertile e malarica piana di S. Eufemia; la
piana di Rosarno, terribilmente malarica, alle foci del Mammella e del Mesima; ia piana di Gioîa
Tauro, una delle più belle regioni e la zona più importante olivata della Calabria; la piana che dal
Trionto va al Caldanello e comprende l’amplissima vallata del Crati. Lo sviluppo costiero è notevolissimo,
essendo la Calabria tutta compresa tra due mari con una lunghezza massima di Km. 248.
V. anche Tarurr1 NoBiLy e Lori, La questione agraria e l'emigrazione in Calabria, Firenze, Barvèra,
 1908.
(3) I bacini più notevoli della Calabria in ordine naturale di successione, dal confine continentale
verso Reggio e Metaponto sono: .
19 — Sul versante tirreno : a) il Castrocucco o fiume Noce o Talago, che segna il confine con
la Basilicata ; b) il Lao coi suoi affluenti Serrapotamo ed Argentino; c) l’Abate Marco ed il Varcuta dal
corso breve e ripidissimo ; 4) la fiumara dei Bagni (di guardia), la Moschera, il Gariglio, il Mercaldo
(Mercauro), il Cacacicero, il Fiume di Mare, il Vardano, il Cordare, il Verro (o Belmonte), brevissimi, ma
dannosissimi per i loro coni di deiezione; e) il fiume di Amantea, l’Oliva, dal percorso più lungo, ed il Savuto,
 fiume cospicuo che nasce da sorgenti fresche e limpidissime a m. 1350 sulla Sila ; f) la fiumara dei
Bagni di Sambiase ed il Piazzi o fiume di Nicastro, dal percorso ripidissimo ; #4) l’Amato, che riceve nella
pianura il Sant’Ippolito col Piazzi, il Pesipo e il Collola ; i) i rii Torrina, La Grazia, e Sant’Eufrasia,
brevi e precipitosi; 7) l’Angitola, che raccoglie acque copiose, ed assume aspetto di un fiume importante,
formando un delta alla foce; 1) il Mesima, che col suo bacino ad enorme ventaglio lungo 59 Km,, con
oltre 700 Kmq. di superficie ed i suoi numerosi ed importanti affluenti, Mammella (ora divenuto indipendente),
 Marepotamo, Porciume, Metramo, Vacale etc,, è il più gran tiume del versante tirrenico;
#1) il torrente Budello con piccolo bacino, ed il fiume Petrace con bacino esteso; 0) le fiumare Sfallazza,
Favazzina, Catona, Gallico, Scaccioti, Annunziata, Calopinace, Sant’Agata, Armo, Vallanidi, Macellari,
Lazzaro, nel tratto da Bagnara a Capo dell’Armi.
II° — Sul versante ionico: a) da Capo dell’Armi a Capo Castella, le fiumare Molaro, Sant'Elia, Armi,
Melito, Amendolea, S. Pasquale, Bruzzano, Bonamico, Careri, Condoianni, Portigliola, di Gerace, di Siderno
 o Novito, di Gioiosa o Turbolo, Ceravolo o Messina, Amusa, Allaro, Precariti, Stilaro, Assi, Guardavalle,
 Alaco, Ancinale, Soverato, Gattarella, Corace, Fiumareila, Alli, Simeri, Uria, Frasso, Crocchio,
Tacina: 33 grandi fiumare, oltre alle minori ed ai rivi, su 380 chilometri di spiaggia ; b) il Neto, che nasce
dalla vetta maggiore della Sila (Botte Donato), riceve altri fiumi silani cospicui, come l’Arvo, l’Ampollino,
ed il Lese, e poi verso il mare il Vitravo, e sbocca a nord di Crotone; c) tra il Neto ed il Crati, fiumare
profondamente solcate a monte, larghe in basso, quali la Lipuda, Fiumenicà, Coseria, Colognati, Trionto, e Coriglianeto;
 d) il Crati, dall’alveo larghissimo, che riceve sotto Cosenza il Busento, poi 22 Km. a valle in destra
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        i: 11 +

il Mucone, nato nella Sila, e non lontano dalla foce il Coscile, coi suoi disordinati affluenti Tiro, Gronde,
Esaro, Occido e Fellone ; e) il Raganello, che nasce dal Pollino, al confine con la Basilicata; f) il Saraceno,
 e fiumare minori di corso lungo e dall’alveo sassoso, come Avena, Straface, Ferro e Canna,
Cf. Carta idrografica d’Italia, Vol. 32, Corsi d’acqua dell'appennino meridionale e dell’antiappennino
idrialico a sud del Sele e del Sangro, Roma, Bertero, 1906.
(4) La superficie vincolata in Calabria rispetto all’estensione totale risultava nel 1905 di ettari 266,664.
— Cosenza 125.547 — Catanzaro 63.886 — Reggio Calabria 77,231; di questi si calcolavano, ettari
207.613 boscati, ettari 30,750 cespugliati ed ettari 28.301 nudi.
IT terreni boscati sarebbero così divisi : Cosenza 92.108 —- Catanzaro 49.203 — Reggio Calabria 66.302.
ua più boscosa, relativamente, delle 3 provincie sarebbe Reggio Calabria; i boschi più importanti sono
sulla Sila, nel gruppo della Serra e nell’Aspromonte. Mancano notizie sull’estensione boschiva nei secoli
antecedenti : ma essa doveva essere ben maggiore, Il rapporto percentuale della superficie vincolata, in
:utta la regione, è di 17.68 (Cosenza 18.87, Catanzaro 12.15, Reggio 24,41), di fronte alla percentuale
generale di 14,45. (Boll, Uff. Min. Agr. Ind. Comm,., 1906, Vol, VI. — L’applicazione della legge forestale
 a tutto l’anno 1905).
Secondo i risultati della prima inchiesta agraria, la superficie boscosa complessiva della Calabria
+erso il 1880 era di ettari 183,238.18 (Cosenza ettari 69,488, Catanzaro 75.618.18, Reggio Calabria 38.132).
V. Atti della Giunta per l'Inchiesta Agraria, Vol. IX, Fasc. I e II, Relaz. del Comm. Ascaxio
3raNcA, Roma, 1887.
(5) Annuario Statistico Italiano, 1912, pag. 17. Quanto alla densità della popolazione, il circondario
li Palmi ha la preminenza, con una proporzione di 163.35, quasi eguale a quella delle regioni più popo-‘ose
 ed assai superiore alla media ; poi viene Reggio. È notevole che questi circondari si trovano nelle
one più pianeggianti, più fertili e meno malariche, Densità inferiore ha Catanzaro e da ultimo Cosenza.
(6) Relazione dell’Ufficio Centrale di Statistica, nella Gazzetta Ufficiale del 9 Maggio 1913.
‘7) L’emigrazione dalla Calabria, Napoli, Pierro, 1901.
8) La questione agraria e l'emigrazione in Calabria, Firenze, Barbèra, 1908.
(9) Per gli anni dal 1876 al 1907 veggasi, oltre le opere sopra citate, la statistica riprodotta nella
selazione del delegato tecnico per l’Inchiesta parlamentare sui contadini del Mezzogiorno, Vol. V, pag. 69.
(10) Annuario statistico, 1912, p. 224; Ufficio del lavoro. Le correnti veriodiche di migrazione inierna
 in Italia durante il 1905.
(11) Statistica industriale ; Riassunto delle notizie sulle condizioni industriali del Regno, 1906.
(12) Annuario statistico, 2è Ser., Vol, IL, 1912, pag. 115, Ministero di Agricoltura, Censimento degli
%ifici e imprese industriali, Volume I, Anno 1913, pag. 247.
(13) Ann, cit, pag. 242.
Movimento della navigazione nei porti della Calabria per ali anni 1906-1911
ARRIVI

1911.

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(15) Mortara G., Numeri indici dello stato e del progresso economico delle regioni italiane (Giorale
 degli economisti. Luglio 1913).
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        CAPO IL

LE OPERE PUBBLICHE IN CALABRIA
PRIMA DELL’UNIFICAZIONE ITALIANA

Al mancato sviluppo dei lavori pubblici nel Mezzogiorno, e specialmente nelle
calabrie, contribuirono certamente le mutevoli vicende del paese.
Uno storico del Reame di Napoli, indagando le origini dei mali di quelle contrade,
‘ra cui appunto la mancanza di strade ed altre opere, li attribuisce alla grande mu-‘abilità
 dei governi: « In poco più di tre secoli e mezzo, regnarono quattro case,
ventidue re, senza contare i transitorî dominî di Ludovico re di Ungheria, del papa
nnocenzo IV, di Giovanni di Aragona e di Carlo VIII » (1).
Non mancarono tentativi di migliorare quelle povere contrade. Un re geniale,
che tentò precorrere i tempi, volle mettere in valore in tutti i modi le ricchezze naturali
 del paese, ed iniziò una politica di lavoro e di trasformazione agraria nei suoi
feudi di Calabria, riconoscendo che il Mezzogiorno è paese di culture e di pascoli. « Pace
è sicurezza, dice Federico II in una delle sue costituzioni, a tutti i lavoratori della terra,
sia che risiedano nelle loro dimore, sia che coltivino le campagne. Che nessuno abbia
l’audacia di impadronirsi delle loro persone, di rubare o togliere i loro beni o gli
Strumenti aratori » (2). Ma questa costituzione prova di per sè stessa, come direbbe
1 Manzoni, che assai poco sicuri erano i lavoratori nei loro campi, e che anche sotto
i governi migliori le condizioni del territorio, privo di comunicazioni ed infestato da
riganti, erano sfavorevoli ad ogni progresso civile e sociale,
«“ La più parte delle opere pubbliche si riunivano nella città capitale. Nè mai di
proposito, — afferma uno storico della finanza napoletana, — destinata fu qualche somma
perchè in ogni anno e per un dato periodo di tempo spesa fosse in opere pubbliche ».
Ed altrove aggiunge : « Le opere pubbliche non mai di proposito vennero re-
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        A

golate perchè riuscissero di utile all’industria ed alla proprietà... Poche volte in ur.
gentissimi casi si fecero prosciugamenti di paludose terre. Nè molte furono le strade
per agevolare le comunicazioni, "sicchè durava tuttavia l’infelice condizione delle
gravissime difficoltà di andare non diremo da una provincia ad un’altra, ma da uno
ad altro vicino paese. I porti ed i luoghi lunghesso le rive del mare non furono
considerati per la parte del commercio, ma solo per le cose militari » (3).
Giova anche tener presente che le varie regioni componenti il Reame di Napoli
parteciparono in modo assai diverso alla vita nazionale e che le Calabrie e la Basilicata
 specialmente, furono tenute appartate e lasciate in deplorevole abbandono economico
 e civile, causa questa non ultima dello stato attuale di decadimento di queste
regioni.
« Nel parlamento del 1593 sì chiedeva con viva insistenza, compiersi non meno la
Strada di Puglia che quelle del Regno le quali conducessero a luoghi e mercati principali
 delle provincie, applicandosi le contribuzioni che queste pagavano alle costruzioni
 delle strade loro necessarie e che pria di tutto si facessero i ponti, essendovi
Pericolo grave. Nel 1607 crebbero i reclami perchè, essendosi levata generale contribuzione
 per le strade del regno, venissero queste di fatto costrutte in ispezialità per
Puglia, Calabria ecc. » (4).
La politica sospettosa del governo borbonico non favorì certo lo sviluppo d’iniziative
 individuali e collettive e di grandi opere di interesse generale.
Nella seconda metà del secolo XVIII sotto il governo del re Carlo III e Pinfluenza
 del Tanucci, il quale aveva affermato il principio che la prosperità stava nel
poter fare un giorno girare le ruote della vettura per le provincie meridionali, dove
soltanto a cavallo o sopra mule camminavasi, le opere pubbliche ebbero qualche
impulso.
Sotto il governo francese, di Giuseppe II e poi di Murat, l’amministrazione dei
lavori pubblici fu organizzata. Nel 1809 si istituiva un corpo di ingegneri di ponti e
e strade, con un Consiglio che discuteva i proponimenti ed i disegni dei lavori pubblici,
 e nel 1811 si istituiva la scuola di applicazione presso la stessa direzione. Il
bilancio dei lavori pubblici saliva alla somma di 800.000 ducati, e 240.000 ducati
erano assegnati pel prolungamento della strada di Calabria fino a Tiriolo.
Col ritorno dei Borboni fu soppresso il corpo dei ponti e strade, ricostituito nel
1826 dal Comm. Carlo de Rivera, che riportò il bilancio dei lavori pubblici a 600
mila ducati, mentre era sceso a 350.000,
Tuttavia quando le provincie Calabresi entrarono: a far parte del regno d’Italia,
le opere pubbliche erano in condizioni deficientissime, per non dire assolutamente negative.
 È interessante in proposito ricordare alcune considerazioni dello storico della
finanza napolitana, più volte citato: « Un’estrema precipitanza o lentezza ha spesso
regolato le nostre opere; dalla prima è derivata la cattiva scelta del disegno o
        <pb n="92" />
        15

l’essersi malamente eseguito un disegno che pure era buono. Laonde per accorrere
2 tali inconvenienti è stato mestieri poi disfare o al tutto o in parte quel che si era
già fatto, donde si ha avuto spesso un insieme pieno di imperfezioni. La lentezza è
Stata quasî sempre cagione di rovinare ciò che era già costrutto, laonde per contiauare
 è stato mestieri di ricominciare e però molte opere, diresti, fra noi sono in una
perenne costruzione. Non di rado la lentezza nasce dalle molte formalità, dai molti
dubbi e procedimenti. Altre volte per mire di malintesa o soverchia economia si approvano
 disegni di poca spesa, talchè, vedendone poi l’errore, è necessario gettare a
“erra quello ch’erasi già costrutto. Si sono compilate per le opere pubbliche tariffe
di prezzi che sono giuste e niente alterate; ma si concedono gli appalti dell’opera
a chi offre maggior ribasso, il quale è spesso del 30°/. Laonde, o l’appaltatore deve
cercare il modo come con male arti rivalersi, o non avendo bastevole denaro, oppure
 facendo di gravi perdite, è d’uopo farsi dal Governo appalti in danni, verificandosi
 litigi ed altre formalità, onde la cominciata opera immensi danni patisce... (5).
Ci ha pure qualche altro inconveniente nella costruzione delle opere per mire di
rivato interesse, di venalità o di altre cose simili che molte volte deturpano i
disegni ed aumentano le spese, o fanno distogliere l’opera dal retto sentiero. Nell’assegnare
 i compensi ai proprietari di fondi danneggiati, si ha sempre o estrema lar-3hezza
 o moltissima parsimonia. I pagamenti dei quali compensi, essendo fatti col
nassimo ritardo, ne seguitano clamori e sgomento » (6).

A) VIABILITÀ.

Dalle notizie pubblicate attorno al 1860 risulta lo scarsissimo sviluppo che precedentemente
 aveva avuto la viabilità nell’Italia meridionale. Mentre per l’Italia. settentrionale
 si calcolava da ‘/, km. ad 1 km. di strada per ogni km. di superficie,
nelle provincie napoletane e nella Calabria la proporzione scende da 1/,, fino ad Vo
di km. per ogni kmq. (7).
AI suo progetto di legge del 1867 l’On. Devincenzi allega alcuni prospetti sta-‘istici
 dai quali si possono desumere le seguenti notizie sullo sviluppo stradale in
genere :

DROVINCIR

Calabria Citeriore fCosenza)

Calabria Ulteriore II (Catanzaro)
Calabria Ulteriore I (Reggio Calabria)

Km. di strade

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a |

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Km, di strade
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0,054
0,053

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Numero di abitanti
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LO82

1200

2254
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        — 16 —

Il Devincenzi calcola a 100.000 km. le strade da eseguire, quasi tutte nelle provincie
 meridionali, con una spesa chilometrica da 25 a 30 mila lire, che però vorrebbe
 ridotta entro limiti più modesti, non prevedendo le sorprese che su questo
punto avrebbe riservato l’avvenire (8).
Per le strade nazionali una statistica ufficiale del 1864 (9) dà queste cifre per
strade in manutenzione:
Calabria Citeriore
Ulteriore

km. 150,216
» 196,786
72,558

Le quali strade poi facevano parte tutte dell’unica arteria principale allora in
funzione, la strada nazionale delle Calabrie, la cui costruzione era stata iniziata alla
fine del secolo XVIII.
Infatti dal 1778 al 1793 re Ferdinando con tributo speciale aveva fatto costruire
parecchie strade, tra le quali in Calabria, quella che da Napoli, passando per Salerno
e Campotenese, giunge al fiume Crati, indi a Cosenza, di poi a Mileto fino a Reggio
per miglia 280 {corrispondente in parte all’attuale nazionale n. 62 delle Calabrie).
« Avevano queste strade la larghezza di palmi 40 ed erano costruite in quel modo
che dicesi a schiena d’asino, munite di fosse laterali, perchè da due lati acquistassero
pendio, e l’acqua vi scorresse, Si vestiva questo suolo di un letto di selci calcarei,
il quale di poi coprivasi di piccoli sassi anche di pietra calcare detta brecciame, lasciando
 che i carri passando l’appianassero, il che le rese sempre di poca durata » (10).
Per le strade comunali il Devincenzi afferma che dei 412 Comuni, in cui era
allora divisa la Calabria, 371 non avevano traccia alcuna di strada.
È da ricordare che la spesa di costruzione e manutenzione delle strade comunali
sotto il governo napoletano era a carico dei rispettivi comuni, quante volte non si
trattasse di strade consolari. In questo caso se il tratto della consolare passava fuori
dell’abitato e ne toccava qualche punto estremo, o se il Comune non aveva una popolazione
 superiore a 4.000 abitanti, il Comune era esente da ogni spesa a tale riguardo.
Quando poi il detto tratto attraversava l’abitato, il Comune concorreva nella spesa
per ‘/, se aveva quattromila o più abitanti e per ‘/, se ne aveva meno,
Dati alquanto diversi risultano da una relazione non ufficiale del 1861, che rappresenta
 quasi una autodifesa del Corpo del Genio Civile di Napoli, e che, quanto
alle cifre, non dovrebbe essere al di sotto della realtà.
La relazione così espone lo sviluppo della viabilità, dalla formazione del Corpo
del Genio Civile al 1861, nelle tre provincie Calabresi:
«“ In provincia di Cosenza: nessuna strada ci era prima del 1812; il Corpo del
Genio Civile vi ha aperto queste principali strade, formanti insieme chilometri 175:
1°) la strada nazionale delle Calabrie, dal confine della Basilicata fino a Coraci termine
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        della provincia, di chilometri 128; 2°) la strada da Castrovillari a Donnici. Questa da
alcuni anni, per ordine di re Ferdinando II, fu intrapresa col nome di strada milifare
 : si stacca dalla suddetta strada nazionale ; monta le alture e scende nelle valli,
2 procede fino al paesello dei Donnici di 1à da Cosenza, Sarà lunga chilometri 166,
Trovasi inoltrata in vari tronchi separati ; 3°) la strada traversa da Spezzano Albanese
 alla marina di Rossano; la quale, a chilometri 35 prima della traversa di
Paola, passa il fiume Crati e metterà ‘capo sotto Rossano alla marina dell’Ionio alla
&amp;gt;»rientale estremità del golfo di Taranto: sarà lunga circa chilometri 38; ma se ne sono
costrutti solo chilometri 10. Questa strada, insieme alla nazionale ed all’altra di
Paola, costituirà una non interrotta comunicazione fra i detti due mari di chilometri
‘12 circa.
« In provincia di Catanzaro: è presso che soverchio replicare la totale mancanza
di strade in questa provincia prima "della istituzione del Corpo del Genio Civile, a
ui cura si trovano fatte le seguenti strade, le quali costituiscono chilometri 289: 1°)
la strada nazionale delle Calabrie, dal confine con la Calabria Citeriore sino all’opposto
 con la 1° Calabria Ulteriore, di chilometri 118. La sottigliezza dei fondi
ìnnuali ne astrinse da prima a lasciarne senza massicciato ed imperfette alcune porzioni;
 le quali ora sì sono limitate a chilometri 16; 2°) la strada traversa di Catanzaro,
 distesa da questa città capo-luogo della provincia sino alla strada nazionale per
chilometri 18; 3°) la strada da Catanzaro verso Cotrone sull’Ionio, in continuazione
lella precedente ; sarà lunga chilometri 74; se ne son costrutti i tronchi estremi per
la lunghezza unita di chilometri 33; 4°) la strada traversa di Nicastro, la guale dalla
Strada nazionale presso Maida passa per Nicastro, prolungasi fino alla spiaggia di
3. Eufemia, è lunga chilometri 1g. Questa, legandosi all’altra di Catanzaro per mezzo
di un tronco di 12 chilometri della strada nazionale, posto fra i due punti di parlenza
 di tali due traverse, forma un’altra comunicazione fra due mari, cioè tra il
golfo di S. Eufemia e Cotrone, città con un porto mercantile da aggrandirsi sull’Ionio,
posta in mezzo ai due golfi di Taranto e di Squillace; 5°) la strada traversa da Monteleone
 a Tropea sul Tirreno di chilometri 22,5; 6°) la strada traversa di Nicotera, di
circa chilometri 17, si sta costruendo ; 7°) la strada da Sambiase alla marina di Santa
Eufemia di chilometri 7; 8°) la strada sulla costa di Stalatti, in costruzione, di chilometri
 4; 9°) la strada di Soverato, di chilometri 60: 10) la strada traversa della
Mongiana di chilometri 12.
« In provincia di Reggio Calabria: il territorio di questa provincia non aveva
Strade, e nuove sono le seguenti aperte dal Corpo del Genio Civile componenti insieme
 chilometri 139: 1°) la strada nazionale dal confine della 2° Calabria Ulteriore
fino a Villa S. Giovanni, di chilometri 69. Per la scarsezza dei fondi annuali, di
sopra mentovata, ancora chilometri 5 di tale strada sono una semplice traccia mancante
 di massicciato in brecciame ; 2°) la continuazione di questa strada sino a Reggio.
        <pb n="95" />
        — 13

Intorno a tale strada è necessario ricordare come il passato Governo considerava la
strada delle Calabrie qual mezzo di comunicazione con la Sicilia, ed arrestava la
strada regia ed ogni opera di conto dello Stato, a Villa S. Giovanni. Onde l’amministrazione
 della provincia ebbe a provvedere per il tronco da Villa S. Giovanni a
Reggio, difficile per molti e grossi torrenti che discendono dalle alture soprastanti ;
ma con gli scarsi mezzi provinciali non poteva altro, che andar raccorciando il sentiero
 naturale lungo il lido, costruendovi a poco a poco massicciate a brecciame e
qualche ponte di discreta spesa. Ne rimostrava quel consiglio provinciale; e fu forza
perciò al Governo di dichiarar regia la intera strada : ma questa dichiarazione cadde
nel nulla, per l’altra risoluzione, che il Tesoro avrebbe curato il mantenimento della
strada allora quando la medesima fosse stata compiuta dalla provincia. Onde nell’interesse
 del commercio, benchè vadano ora le vetture da Villa S. Giovanni a Reggio,
questa di che parliamo non è una strada, propriamente detta ; nè sarà tale se non
quando lo Stato l’avrà menata a termine; e ciò ne sembra giusto e necessarissimo ;
4°) la strada da Gioia per Radicena, Cittanuova, a Gerace, di chilometri 44; si sta
costruendo ; 5°) la strada dell’Ionio sarà lunga chilometri 138; se ne sono aperti due
tronchi di chilometri 35 ».
Quali siano state le benemerenze del Corpo dei Ponti e Strade sotto il governo
borbonico, certo è che le costruzioni iniziate e progettate avevano dato ben scarsi
frutti ; tanto che la relazione Jacini porta come esempio singolare dei vizi del sistema
 col quale dal governo borbonico si facevano procedere le opere stradali, la
strada da Sapri all’Ionio, iniziata fin dal 1853, e nella quale mentre si erano eseguiti
 saltuariamente fra Sapri e Senise, sopra una distesa di 11: chilometri, tanti
lavori per un importo di oltre 2 milioni e mezzo di lire, non trovavasi aperto poi al
carreggio nel 1860 un solo chilometro di strada (12).

B) FERROVIE.

Nel nostro paese le ferrovie cominciarono a costruirsi più tardi che presso altre
nazioni ‘d’Europa ; perchè, come notò Camillo Cavour in un suo scritto giovanile, i
piccoli Stati in cui era divisa la penisola, oltre che mancare dei capitali richiesti pei
costosi impianti, non avevano interesse a favorire i rapidi mezzi di comunicazione
che, promuovendo l’unità commerciale, ponevano le basi di quella politica.
Per quanto in particolare riguarda il Regno di Napoli, esso ebbe bensi la prima.
ferrovia costruita in Italia, la Napoli-Portici, aperta all’esercizio il 1839, breve tronco
di otto chilometri, a servizio della capitale e della villa del Re; ma in complesso
al 1860 non contava che 124 chilometri di ferrovie in esercizio e 4 in costruzione ;
molte trattative di concessione intraprese essendo state mandate a vuoto dal mal-
        <pb n="96" />
        volere del Governo. Le ferrovie in esercizio erano quasi tutte vicino a Napoli o a scopo
di diporto, o per collegamento con le fortezze di Capua e Gaeta, e nemmeno un
“hilometro di esse ricadeva in Calabria.
ll Governo provvisorio, pur in mezzo al frastuono delle armi, alle violenze del
rigantaggio, ai disordini inevitabili nel passaggio di regime, istituì una Commissione
è quindi un ufficio speciale tecnico per gli studi delle vie ferrate e decretò la costruzione
 a spese dello Stato di parecchie linee, tra le quali la Salerno-Potenza e la
Potenza-Cosenza-Reggio (13).

7) SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE E BONIFICHE.

Per ciò che riguarda i fiumi, come non si ebbe una legislazione che ne regoasse
 la proprietà, così non si fecero mai leggi perchè l’uso delle loro acque fosse
sì fattamente regolato che non venisse disturbato con danno dell’agricoltura e dell’industria,
 Di frequente avveniva che taluni, per loro privati fini, deviavano o impedivano
 il corso dei fiumi: la quale cosa era origine di impaludamenti in taluni siti,
e in altri il livello delle acque elevandosi arrecava danno alle proprietà ed alle persone
 {14). Le opere idrauliche di difesa erano lasciate quasi esclusivamente alle cure
dei comuni e dei Privati interessati, Raramente lo Stato interveniva per eseguire le
Pere con speciali provvedimenti: ma anche in questi casi le spese ricadevano in
2rande parte sugli interessati.
AI Principio che lo: Stato poteva eseguire, ma non doveva pagare le opere, s’ informava
 la legislazione sulle bonifiche. La legge dell’ 11 maggio 1855, riordinando
precedenti disposizioni, stabiliva a base del sistema l’esecuzione diretta dello Sta-:0,
 ripartendo le spese fra provincie, comuni e privati interessati, in proporzione
dei vantaggi ottenuti, sia per l’ intrinseco miglioramento del suolo, sia per l’agevo-'ezza
 delle comunicazioni e la salubrità dell’aria. Solo quando i vantaggi attesi non
bastavano ad indennizzare la spesa necessaria, poteva concorrere lo Stato con qual-“he
 sussidio (15).
Non consta che lavori idraulici veri e propri di una certa importanza siano stati
&amp;amp;seguiti nelle provincie meridionali prima del 1865: soltanto si trova ricordata la
decretata deviazione del Mammella, della quale fu approvato il progetto (16); ma lo
stesso Afan de Rivera osservava che l’opera non poteva essere durevole se non si
restituivano prima salde le scoscese pendici.
Tra i lavori di bonifica si ricordano invece ai principî del secolo (1810) il diseccamento
 dei laghi formati dal terremoto del 1786 nella cosidetta piana e propriamente
 a Seminara, Sinopoli, Terranova e Sitizzano; il bonificamento del lago di Gizzaria
 e delle paludi di S. Eufemia, e quello di S. Cristina e di Lubrichi nel 1825.
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        )

Nella citata relazione o difesa del Genio Civile si ricorda anche la bonifica delle
pianure del Budello.
Verso il 1816 il marchese Vito Nunziante, prosciugando gli stagni sulla sponda
sinistra del Mesima, tra il bosco di Rosarno e la spiaggia del mare, tornò a florida
agricoltura le adiacenti campagne e vi fondò il villaggio di S. Ferdinando che bentosto
 accolse circa 3000 abitanti (17); raro esempio con cui l’iniziativa privata e locale
mostrava di associarsi opportunamente ed utilmente all’azione dello Stato. A difesa
della bonifica il Nunziante aveva costruito argini e piantagioni sulla sponda sinistra
del Mesima, ma, in una straordinaria piena avvenuta. verso la fine del 1823, il fiume,
avendo fatto una rotta sulla sponda sinistra sopra corrente delle opere di difesa ivi
eseguite, inondò le terre bonificate. Chiusa la rotta, per impedire la distruzione degli
argini, fu necessario rettificare il fiume. Ma nonostante la rettifica compiuta, il Mesima
 provocò nuove rotte e nuove inondazioni, e rese necessari nuovi lavori per
mantenere il fiume nell’alveo, e 1’ Afan de Rivera riconosce anche in questo caso
che qualunque sforzo riuscirebbe vano senza la sistemazione dei monti (18).
Alla mancata sistemazione montana si attribuiscono pure i disastri verificatisi nel
1827 in parecchi comuni sottoposti all’ Aspromonte, e specialmente nei Comuni di
Catona e di Gallico, che furono quasi distrutti dalle piene dei torrenti insufficientemente
 difesi a causa dei diboscamenti delle gronde montane.
L’economia silvana attirò anche allora l’attenzione del Governo. Fin dalla prima
metà del secolo XIII si ricordano bandi per regolare e proibire in determinati casi
il taglio degli alberi e il diboscamento. Un celebre bando della Regia Camera sommaria
 del 6 febbraio 1759 vietò i diboscamenti di qualunque luogo boscoso per ridurlo
 a coltura ed anche per fare carbone, permettendolo solo quando il taglio si facesse
 in modo da poter le piante rigermogliare, e sotto rigorose pene ed ammende (19).
Ma il bando ebbe scarsi effetti ed i diboscamenti aumentarono specialmente dopo
che, abolita la feudalità verso la fine del. secolo XIX, gli scioglimenti di promiscuità
spinsero i privati a coltivare anche i terreni meno adatti, non essendovi ancora una
legge per regolare i diboscamenti dei terreni montani.
Varie leggi del 20 gennaio 1811, 17 e 28 ottobre 1813, 7 gennaio 1814, re golarono
 i tagli di urgenza. Una legge del 1819 cercò conciliare la conservazione dei
boschi col diritto di proprietà; nel 1810 si istituì l’azienda delle acque e foreste
presso il Ministero delle finanze, e si venne formando il corpo delle guardie forestali,
i Sylvarum custodes, che anche Aristotele riconosceva necessari in una ben ordinata
repubblica. Ma gli abusi degli agenti ed i danni della proprietà maggiori dell’ utile
pubblico richiesero presto più razionali provvedimenti, che furono emanati con la
nuova legge forestale del 21 agosto 1826. Essa divise le selve, i boschi e le terre
salde non in riguardo alla loro natura, ma. secondo la qualità delle persone alle quali
appartenevano, lasciando alla ‘Direzione Generale delle acque e foreste, ora unita a
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quella dei Ponti e strade, la cura deî terreni boscosi o saldi appartenenti allo Stato
‘prima classe), stabilendo la sola vigilanza su quelli dei Comuni e delle corporazioni,
° lasciando per gli altri il libero godimento ai privati proprietari, salvo il divieto di
diboscamento e di dissodamento senza il permesso dell’intendente della provincia,
su parere dell’ Ingegnere delle acque e strade. La legge prescrisse pure che le terre
er l’addietro salde e boscose, che erano stàte dissodate dopo il 1815, fossero restiuite
 salde e boscose a carico dei proprietari, qualora avessero forte inclinazione, fossero
 solcate dalle acque ed apportassero danni ai fondi soggiacenti. 1 terreni poi in
vendìo coltivati da un’epoca anteriore al 181 5, dovevano essere restituiti saldi, qualora
ipportando essi danno alle campagne sottoposte, il proprietario nel termine di due
inni non avesse provveduto ai mezzi opportuni per impedire tale danno (20).
Ma non ancora i tempi potevano essere maturi per una risoluzione del problema
iorestale così complesso, Fin da allora l’Afan de Rivera, Direttore Generale di Ponti,
Strade, Acque e F Oreste, avvertiva il danno proveniente dagli usi civici non disciplinati,
 che impedivano una razionale sistemazione forestale (21) e purtroppo l’esperienza
del passato non ha servito ad evitare nuovi errori. ‘E la stessa privata proprietà, da
poco uscita dalla pressione feudale, male tollerò i vincoli e le restrizioni che le si voevano
 imporre in nome di un interesse collettivo non bene precisato, Nel 1860 per-‘anto
 il problema forestale, come quello idraulico e di bonifica, per le provincie calabresi,
 era interamente da risolversi.

D) OPERE MARITTIME.

La Calabria, per il largo sviluppo delle sue coste, avrebbe dovuto sempre trivolgere
 gran parte della sua attività ai traffici ed alle industrie marittime. Essa ebbe,
‘infatti, nell’antichità porti fiorenti; ma vari cataclismi, gli assalti barbarici, la tra-SCcurata
 manutenzione li lasciarono deperire e le condizioni generali delle località cirsostanti
 e specialmente quelle della viabilità li fecero per lungo tempo trascurare.
Il Governo borbonico dedicò alle opere portuali nelle provincie meridionali in
Ssenere, ed in Calabria in ispecie, scarsissime. cure. ritenendole opere d’interesse
locale.
ll Governo provvedeva esclusivamente alle opere militari, Per le altre opere ma-“ittime
 i fondi occorrenti dovevano essere somministrati dai rispettivi Comuni i quali
vi avessero un interesse immediato e diretto, e solo raramente era concesso un sussidio
 dalla Provincia e dallo Stato dietro domanda del Comune, al quale conveniva
passare per una lunga trafila di lungaggini e di vessazioni burocratiche, per ottenere
semplicemente il permesso di far redigere il progetto delle opere di cui proponeva
l’esecuzione,
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        Il Governo soleva, però, concedere all’uopo ai Comuni la facoltà di percepire
straordinarie tasse marittime sulle importazioni e talora sulle esportazioni, Ora, a parte
che le imposizioni autorizzate per l’esecuzione dell’opera riuscivano di aggravio al
commercio che si voleva favorire, i lavori non potevano procedere che in rapporto
alla disponibilità dei fondi, sempre assai scarsi e per ciò lentissimamente.
Carlo III di Borbone, ad imitazione di quello esterno di Barletta, diede cominciamento
 al porto di Cotrone che venne di poi compiuto nei primi anni del regno di
Ferdinando. Ma esso si rese in seguito inutile, perchè si volle unire con la terra
mercè un gittamento di scogli (22).

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Pietro CoLLETTA, Istoria del reame di Napoli dal 1734 al 1825, Firenze, Lemonnier, 1848. -
PIETRO GIANNONE, Istoria civile del reame di Napoli, Milano, 1823, Vol. IX, p. 470, X, 342, XI, 280,
più che alle vicende dei mutevoli regimi attribuisce la decadenza del reame alla grande estensione
della manomorta ecclesiastica, che invadeva i due terzi del territorio e costituiva un baluardo formidabile
 ad ozyni progresso civile.
(2) HuiLLARD BrEHoLLEs, Histoire diplomatique de Frédéric 11, Vol. 5, 507.
(3) B1ANcHINI, Della storia delle finanze del Regno di Navoli, Salerno, 1839, pag. 217 e 239.
{4) Ib., p. 340-541.
(5) 1b., p. 676 e segg.
(6) Tb., p. 682 e 683.
(7) G. DevinNcenzI, Della mancanza di strade in molle provincie del Regno. Camera dei Deputati,
21 maggio 1864. Torino, Botta,
(8) G. DevincenzIi, Delle condizioni della viabilità in Italia. Progetto di legge presentato agli ufdci
 della Camera nella Sessione del 1867.
(9) Statistica delle strade nazionali del Regno d’Italia al 10 gennaio 1864. Ministero LL. PP., Torino,
Ceresole, 1864, p. XV e 48-55.
(10) F. Dias, Quadro storico-politico degli atti del governo dei domini al di quà ed al di là del
raro, Napoli, 1840, Vol, IV, p. 1259-1260,
(11) Delle strade ed altre opere nel continente dell’Italia meridionale, Napoli, 1861.
(12) L’Amministrazione dei LL. PP. in Italia dal 1860 al 1867. Relazione del Ministro dei LL. PP.
3. Jacini, presentata al Parlamento il 31 gennaio 1867, Firenze, Botta, p. 5.
(13) Jacinr, Relazione cit, pag. 26.
(14) BrancHiINI, op. cit, pag, 419.
(15) Ministero LL. PP., Prima relazione sulle bonifiche di 1a categoria; Roma, Tip. Cam, Deput,,
25 maggio 1903, p. 32.
Il decreto legislativo 11 maggio 1855, n. 2143, ha istituito l’Amministrazione generale delle bonificazioni
 che fu poi abolita col decreto 16 settembre 1860 del prodittatore, riunendola alla Direzione
Ponti e Strade,
Il decreto 28 dicembre 1860 del luogotenente generale Farini, approva uno stato degli introiti e
degli esiti da farsi nel 1861 per le diverse opere di bonificazione e contempla, tra gli altri :
Piana S. Vittorino . . ;
Palude Terralizzi . ; ; . . - .
Piana di Rosarno e arginazione del fiume Mesima
Fiume Budello presso Gioia .
V. Atti governativi per le provincie napoletane raccolti dall’avv. GIUSEPPE p’Ettorre, Napoli,
Fibreno, 1861, pag. 147 e 446.
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        L’Amministrazione delle bonificazioni aveva tra le sue attribuzioni la compilazione dei progetti
d'arte, gli appalti, l’approvazione dei preventivi delle entrate e delle spese, il mantenimento delle opere,
3li affitti delle terre e dei demani comunali, le proposte di rinsaldamento o di «Jintao del lerreni
 in pendio compresi nel raggio di bonifica, la polizia rurale per quanto attiene alla salubrità dell aria
2d all’igiene degli abitati (art. 4); la determinazione precisa del perimetro delle nuove bonificazioni, la
ndicazione delle proprietà interessate, la determinazione delle tasse provvisorie (art. 6). _
i fondi sono a carico delle provincie, dei comuni e dei proprietari (art. 8), ma si fa riserva di ian
&amp;gt;oncorrere la Tesoreria generale con sussidi (art. 12), e si destinano alla spesa delle opere gli estagli
dei demani comunali ad esse aggregati, i supplementi di assegno per opere pubbliche provinciali, i
proventi dipendenti dall’Amministrazione delle bonificazioni (pesca, pascoli, distribuzione di acque), i
Fondi già destinati a tali opere (art, 13). Devono essere tenuti però distinti i fondi destinati alle boni-Îcazioni
 delle diverse contrade : dovendo ciascuna confidenza ‘essere impiegata allo scopo della sua destinazione
 (art. 14).
La spesa del mantenimento è ugualmente ripartita, Per le strade ausiliarie delle bonifiche la spesa
* ripartita per un terzo a carico dello Stato, un terzo a carico delle provincie ed un terzo a carico
legli interessati. Il mantenimento è a carico della provincia (art. 18).
i demani comunali compresi nelle terre bonificabili, compiute le opere di bonificazione, verranno
destinati secondo i dettami delle circostanze locali o alla dotazione di colonie agricole o alla quotizzaione
 tra Je popolazioni dei rispettivi comuni (art. 19).
V. Collezioni delle leggi e dei decreti reali del regno delle due Sicilie, 1855, p. 3400, -
(16) AFAN DE Rivera, Considerazioni sui mezzi per restituire il valore proprio ai doni che la na-‘ura
 ha largamente conceduto al Regno delle Due Sicilie, Napoli, 1833, I, 287.
(17) BranNcHINI, op. cit., p. 689-690. . ;
18 AFAN DE REERA, e cit., I, p. 289. Pei lavori comunali nelle provincie del reame di Napoli
si può consultare il rapporto del Ministro dell’interno 20 aprile 1812 nel Monilore delle due Sicilie dei
29 e 30 aprile 1813, n, 698 e 699, nonchè le notizie contenute nel Monilore predetto dei 5 ed 8 agosto
1825, n. 181 e 183, e del 31 maggio 1826, n. 125, ed il rapporto generale sulla situazione delle strade,
‘ulle bonificazioni e sugli edifici pubblici dei domini di qua del faro, riportato dal Monitore stesso in
data 24 aprile, 9 e 13 maggio, 8 e 21 giugno, 4 agosto e 6 settembre 1827,
(19) Dias, Quadro storico ecc., III, p. 968 e segg.
(20) AFAN DE Rivera, op. cit, vol. IIl, p. 80 e segg.
(21) Op. cit, IL, p. 71.
22) BtAaNcRINI, op. cit., pag, 480.
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LE OPERE PUBBLICHE IN CALABRIA
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L'Italia, restituita a dignità di Nazione, non trascurò, fin dai primordi, il proolema
 delle opere pubbliche. Ma le risorse del bilancio non erano pari ai grandi bisogni;
 ed altre difficoltà di varia indole si presentarono, specialmente nelle regioni
meridionali. In quelle provincie, osservava fin dal 1867 il Ministro Jacini, ove,
“on ragione, si voleva dare un più largo sviluppo alle opere pubbliche, queste ope-“azioni
 indispensabilì sia per proseguire i lavori in corso, sia per iniziare i nuovi, si
“ovarono per molto tempo impedite dal brigantaggio, che infieriva nella maggior
parte delle provincie napoletane, e non permetteva nemmeno di eseguire le operazioni
 di campagna (1). A ciò si aggiunga che molte delle opere da costruirsi si trovavano
 appaltate senza progetti regolari e si proseguivano con grande lentezza e
on sistemi amministrativi che era assolutamente indispensabile abbandonare. Inoltre
urgeva la questione dell’ unificazione legislativa e del riordinamento del personale
del Genio Civile, che doveva pure essere sistemato in unico corpo, regolato da norne
 uniformi.
Tra queste difficoltà si svolsero i primi provvedimenti relativi alle varie catedorie
 di opere pubbliche.

A) VIABILITÀ.

Subito dopo l’unificazione, il Governo proseguì in Calabria i lavori delle strade
‘azionali, per le quali furono emanate speciali disposizioni con le leggi 24 maggio
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        26

1863, n. 1292, 1293, 1295, 1° maggio 1864, n. 1736, e 17 maggio 1865, n. 2304.
Nella strada nazionale delle Calabrie fu eseguita la rettificazione del tronco da Castelluccio
 al fiume Lao, con ponte sul torrente Pietrasasso, la sistemazione del tratto
da Rogliano a Coraci di circa 4 Km. e del tronco da Torrecuzzolo a Villa S. Giovanni
 di quasi 4 Km. Furono inoltre appaltati i lavori per la sistemazione dell’ ul-:imo
 tratto da Villa $. Giovanni a Reggio, con la costruzione di molti ponti, tra i
quali i grandi ponti sui torrenti Petrace e Favazzina (2). Si proseguirono inoltre j
avori della strada Sapri-Ionio.
Successivamente la legge 30 giugno 1904, n. 293, contemplò per le strade nazionali
 scorrenti nelle tre provincie calabresi le seguenti opere di sistemazione e miglioramento
 :
a) Provincia di Cosenza:
1° Costruzione di ponti nelle località Puella e Trifoglio lungo la strada nazionale
N. 57; 2° sistemazione e consolidamento della frana Candelina lungo la Nazionale
n. 60; 3° sistemazione di un ponte sul Busento nell’abitato di Cosenza, lungo la
strada nazionale n. 62.
è) Provincia di Catanzaro :
° Sistemazione degli accessi a difesa del Ponte sul fiume Neto ed opere di
consolidamento lungo il 3° tronco della strada nazionale n. 61; 2° sistemazione e
consolidamento del 4° tronco della strada nazionale n. 61; 3° riparazione e consolidamento
 delle opere d’arte nel 5° tronco della strada nazionale n. 62; 4° consolidamento
 di frane, opere di difesa contro il fiume Angitola, costruzione di nuove opere
d’arte e miglioramento di quelle esistenti nella strada nazionale n. 65.
c) Provincia di Reggio Calabria :
'° Sistemazione di alcuni tratti della strada nazionale n. 67. compresa la traversa
di Gioia Tauro.
Per la sistemazione ed il miglioramento di queste strade e ponti nazionali la
'egge autorizzò la complessiva spesa di L. gro.000,00.
Quanto alle strade provinciali, la legge 20 marzo 1865 le poneva a carico delle
Provincie, lasciando a queste larga autonomia in materia.
Con la legge 27 giugno 1869 venne, invece, sancito il principio della obbligatorietà
 della costruzione delle strade provinciali. Infatti quella legge stabiliva che le
strade provinciali da costruirsi dovessero, in ragione d'importanza, essere divise in
tre serie: a) di 1° serie, quelle costruite dallo Stato con un quarto della spesa a carico
 della provincia; è) di 2% serie, quelle costruite dallo Stato con metà della spesa
a carico della provincia; c) di 3% serie, quelle costruite dalla provincia con un solo
terzo della spesa a carico dello Stato, ma con la contribuzione dei comuni interes
sati nella misura che sarebbe stata in ciascun caso deliberata dai Consigli provinciali.
        <pb n="108" />
        Nell’elenco annesso alla legge erano comprese per la Calabria quattro strade
di 2% serie e quattro strade di 3° serie della complessiva lunghezza di 497 chilometri.
Di esse al 1906 due sole erano compiute per una lunghezza di 136 chilometri,
In complesso a quell’epoca si avevano 335 chilometri costruiti e sistemati, 135
chilometri circa in corso di costruzione o di sistemazione, e 27 chilometri intera.
mente da costruire o da sistemare,
Seguì la legge 30 maggio 1875, n. 2521, la quale, a colmare parzialmente le
lacune più notevoli rilevate nella rete stradale, aggiunse per la Calabria alle precedenti
 sez strade di 1° serie, ofto di 2% serie ed ana di 3% serie. Al 1906 solo sez,
corrispondenti nel complesso a 177 chilometri, erano compiute.
In tutto nel 1906 erano costruiti 436 chilometri sopra 710, quali risultavano dall’intero
 elenco della legge del 1875. Ne rimanevano 129 circa in corso di costruzione
o di sistemazione e 145 da costruire e sistemare totalmente.
Infine venne la legge 23 luglio 1881, n. 333, che alla tabella B relativa. alle
opere stradali, contemplò per la Calabria ventisei strade, tutte di 2° serie, per un
complesso di 1273 chilometri, con un preventivo di spesa di lire 18.710.000, Di esse
al 1906 erano costruiti 259 chilometri, erano in corso di costruzione 167 e restavano
da costruire 847 chilometri.
In complesso su 2480 Km. di strada previsti dalle tre leggi, al 30 giugno 1906
ne erano stati costruiti 1030, ‘erano in corso di costruzione 431, ed erano da costruire
 Km. 1019 (3).
La spesa autorizzata dalle tre leggi, si dimostrò, a più riprese, inadeguata allo
Scopo, tanto che dovette essere notevolmente aumentata con varie leggi che vanno
da quella 30 dicembre 1888, n. 1875, a quella 3 luglio 1902, n. 297.
Per le strade comunali, dimostratesi insufficienti per esse l’iniziativa ed i mezzi
dei Comuni, specie dei più poveri, come i calabresi, fu necessario integrare la loro
azione con quella dello Stato, al che si provvide con la legge 30 agosto 1868, n. 4613.
Ma quella legge per ragioni varie non rispose del tutto al suo scopo, specialmente
 per la Calabria.
Infatti, come rileva in proposito il Chimirri, quella legge applicata ad una regione
 accidentata ed a Comuni poveri arrampicati sulle creste dei monti e separati
per notevoli distanze da rupi, da valli profonde e da importanti corsi d’acqua, mentre
 migliorò di poco la viabilità, mandò a rovina le aziende comunali impotenti a
sostenere l’ enorme dispendio occorrente per la costruzione di strade costosissime e
per la non meno costosa manutenzione.
Si aggiunga che per esse si trascurarono le mulattiere, che rispondevano, sebbene
 in modo rudimentale, ai bisogni del traffico.
Va qui anche ricordato che con la legge 25 maggio 1876, n. 3124, sulla Sila
regia fu disposto (art, 13 e 14) che tutti i Comuni e possessori di terre nella Sila
        <pb n="109" />
        28

fossero stretti in consorzio obbligatorio a norma della legge sulle opere pubbliche
20 marzo 1865, per concorrere, in proporzione delle terre da essi possedute e de}
conseguente beneficio, ad aprire strade per attraversar la Sila in ogni direzione ed
a provvedere al loro mantenimento.
Poichè la crisi economica dei Comuni e le non buone condizioni finanziarie dello
Stato non permettevano il grave onere imposto dalla legge del 1868, si dovette sospenderne
 a tempo indeterminato l'esecuzione con la legge del 19 luglio 1894, n. 338.
Dalla libertà d’azione ricuperata dai Comuni nacquero naturalmente alcuni inconvenienti.
 Di alcune strade, di cui i Comuni interessati avevano costruito, sotto
impero della cessata legge, la parte scorrente nel proprio territorio, gli altri Comnuni,
 nel cui territorio doveva scorrere la parte complementare, non vollero più
urare la prosecuzione, di guisa che i lavori compiuti dai Comuni più diligenti spesso.
son rimasti senza frutto.
Alle strade destinate a congiungere gli abitati alle stazioni ferroviarie cercò in-:anto
 provvedere la legge 8 luglio 1903, n. 312, accordando il sussidio dello Stato
in ragione della metà della spesa ed il sussidio della provincia in ragione del quarto
ai Comuni che, entro otto anni dalla pubblicazione della legge, costruissero la strada
l’accesso alla stazione ferroviaria omonima, o all’approdo omonimo del piroscafo postale,
 o ai porti omonimi marittimi o lacuali pareggiati ai marittimi di 1%, 22 © 3°
classe, ovvero ultimassero le strade rimaste in sospeso per la legge 19 luglio 1894
è destinate a raccordare frazioni o borgate colla stazione centrale ferroviaria dello
stesso Comune, Concesse altresì il sussidio dello Stato nella misura di un quarto
della spesa ai Comuni che entro dieci anni completassero le strade per essi obbligalorie
 în base alla citata legge 30 agosto 1868. e rimaste incompiute per effetto della
‘egge del 1894.
Questa legge, tenuto conto anche delle altre sue disposizioni, costituì un parziale
sipristino della legge del 1868. Ma nemmeno queste agevolezze valsero a spronare
l’attività dei Comuni calabresi; sicchè si rese sempre più evidente la necessità di un
più diretto intervento dello Stato e dell’esonero totale dei Comuni da qualsiasi spesa
ser l’esecuzione delle opere stradali comunali.
Non è a dire poi della manutenzione delle strade costruite. Invero, sebbene le
Amministrazioni comunali fossero tenute per legge ad iscrivere nel loro bilancio apposito
 fondo, questo, di solito esiguo, spesso era speso solo in parte o distratto per
iar fronte ad altri bisogni.
Va anche qui ricordato che la legge 30 giugno 1904, n. 293, portò un temperamento
 alle norme sulla manutenzione in quanto, pel caso speciale di lavori necessari
 a difendere le strade comunali e provinciali contro le frane e le corrosioni dei
fiumi e torrenti, stabili che lo Stato possa accordar sussidi in misura non maggiore
di un terzo alle Provincie e non maggiore della metà ai Comuni e consorzi di Comuni.
        <pb n="110" />
        *Q

La legge anzi concesse un più largo aiuto ai piccoli Comuni inferiori ai 1:.000
abitanti, aumentando per essi il sussidio dello Stato da un terzo a due terzi, e per
questi specialmente si può dire ch'essa sia stata provvida.
Concludendo, la legge 25 giugno 1906 trovò le strade comunali di Calabria in
così cattive condizioni da non riuscirne più proficua la manutenzione e lo stato generale
 della viabilità era nel 1906 ben lungi dal corrispondere alle aumentate necessità
 della vita economica del paese (4).

B) FERROVIE.

Dopo il 1861 il Governo, per fronteggiare l’onere finanziario delle ferrovie decretate
 nelle provincie napolitane ed in Sicilia, pensò di ricorrere al sistema delle
concessioni: e così furono concesse, tra le altre, le ferrovie da Taranto a Reggio e
da Cosenza alla foce del Crati; entrambe alla Società Vittorio. Emanuele, diventata
poi la Società delle strade ferrate Calabro-Sicule.
Ma quelle ferrovie non rappresentarono un buon affare; sicchè il Governo dovè
sobbarcarsi per esse a grossi sacrifici, e infine riscattarle, affidandone l’esercizio alla
Società per le ferrovie meridionali.
Prevaleva del resto in quel periodo l’idea di lasciare allo Stato la proprietà
delle ferrovie, quasi tutte riscattate, affidandone l’esercizio a Società private, idea
che si era venuta affermando con l’avvento della Sinistra al potere ed aveva formato
il caposaldo del progetto che fu presentato dall’ On. Depretis alla Camera il 1877, e
che dopo varie vicende portò alle Convenzioni del 1885.
Nel frattempo fu pure presentato al Parlamento un progetto di legge per la
costruzione di nuove ferrovie destinate a completare la rete nazionale, sia colmando
le lacune esistenti nelle linee lztoranee, sia dotando di ferrovie le provincie che ne
erano sprovviste; progetto ispirato al criterio che, non potendo nè P industria privata,
 nè gli enti locali provvedere da soli alle nuove costruzioni, fosse per esse necessaria
 una efficace collaborazione dello Stato, Quel progetto, dopo varie vicende,
diventò legge in data 29 luglio 1879. La legge, così detta delle ferrovie complementari,
 decretava la costruzione di nuove linee suddivise in 4 categorie; la prima
comprendeva quelle da eseguirsi interamente a carico dello Stato; la seconda quelle
poste per °/ a carico dello Stato ed */,, a carico delle provincie interessate; la terza
quelle poste per 3/,, a carico dello Stato e per “/, a carico delle provincie interessate,
 e la quarta quelle linee, di prevalente carattere regionale, da costruirsi col concorso
 dello Stato, variabile secondo l’ammontare del costo chilometrico. La legge
prevedeva, quanto alla Calabria, la costruzione della Lagonegro-Castrocucco e della
Pietrafitta-Nocera.
        <pb n="111" />
        20

Con la legge 27 aprile 1885, la quota di concorso a carico delle provincie fu
poi ridotta alla quarta parte. .
Tuttavia varie difficoltà intralciarono, specialmente in Calabria, l’esecuzione del
vasto programma ferroviario. Ad esse cercò porre rimedio la legge 4 dicembre 1902,
n. 506, all’uopo concedendo per la costruzione delle ferrovie complementari calabresi
 le seguenti agevolezze : a) sovvenzione massima, purchè il costo chilometrico
superasse le 100,000 lire (articolo 2 legge 30 aprile 1899, n. 168); è) esonero per le
provincie dai contributi di cui alle leggi 29 luglio 1879, n. 5002, e 27 aprile 1885,
N. 3048, purchè le linee fossero a scartamento ridotto; c) concessione del sussidio
anche per le ferrovie non scorrenti in sede propria; e ciò a modificazione dell’articolo
 15 della legge 27 dicembre 1896, n. 561; d) autorizzazioni alle provincie, ai
comuni ed ai consorzi provinciali e comunali di costruire ed esercitare le ferrovie e
iramvie concesse; e) applicabilità, a tutte, del regime economico di esercizio di cui
alla legge 9 giugno 1901, n. 220.
L’articolo 1 della. stessa legge contemplava, per la Calabria: a) il troncé da
Pietrafitta a Rogliano della linea Cosenza-Nocera; è) il tronco Lagonegro-Castrovil.
lari-Spezzano Albanese da costruirsi a sezione ridotta e con sussidio chilometrico fino
a 8.500 lire; c) la ferrovia Cosenza-Paola, da costruirsi a sezione normale o ridotta,
Venne poi la legge 9 luglio 1905, N. 413, la quale autorizzò la costruzione, a
sezione ridotta, della ferrovia Cosenza-Cotrone e dette affidamento che, qualora entro
il 31 dicembre 1907 la detta ferrovia non fosse stata ancora concessa all’ industria
privata, il fondo silano di cui all’art. 14 della legge 25 maggio 1876, n. 3124, sarebbe
 devoluto allo Stato per la costruzione diretta della linea. Concesse inoltre ulteriori
 agevolezze per le linee di cui alla legge 4 dicembre 1902, n. 506.
Al 30 giugno 1906 erano pertanto in esercizio nelle provincie calabresi le seguenti
 linee : 1. Battipaglia-Reggio Calabria, complessivamente Km. 399,145, aperta
all’esercizio tra il 4 giugno 1883 ed il 31 luglio 1895; 2. $. Eufemia - biforcazione -
Catanzaro Marina, complessivamente Km. 45,748 (15 luglio 1883 - 3! luglio 1899);
3. Metaponto-Reggio Calabria centrale, complessivamente Km. 428,818 {3 giugno
1866 - 15 novembre 1875); 4. Reggio Calabria centrale - Reggio Calabria porto, Km.
1,463 (11 ottobre 1887); 5. Sibari-Nocera Tirinese (tronco Sibari-Pietrafitta): a) Sibari-Cosenza
 Km. 68,643 (16 novembre 1876 - 18 gennaio 1879); è) Cosenza-Nocera Tirinese
 Km, 9,603 (5 settembre 1897).
La suddetta rete ferroviaria aveva dunque una lunghezza complessiva di Km.

353,420 (5).
Quanto alle costruzioni in corso, al 1906 erano stati approvati il progetto di
massima della linea Cosenza-Paola ed il progetto esecutivo del tronco centrale comprendente
 la grande galleria dell’Appennino, ed era ultimato il progetto esecutivo
della linea Pietrafitta-Rogliano (6).
        <pb n="112" />
        C) SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE E FRANE.

La legge organica del 1865 sulle opere pubbliche, al titolo III, riguardante le
9pere soggette a pubblica amministrazione, classificava le opere intorno alle acque
pubbliche in 4 categorie, a seconda degli interessi ai quali dovessero provvedere, e
metteva l’esecuzione e la manutenzione delle opere di 1° categoria a carico esclusivo
 dello Stato, quella delle opere di 2° categoria a carico dello Stato col concorso
delle Provincie e degli enti interessati riuniti a consorzio, quella delle opere di 3%
categoria a carico dei consorzi degli interessati, e quella delle opere di 4° categoria
a carico dei frontisti.
Îl contributo annuo che le provincie e gli altri enti interessati dovevano pagare
allo Stato per le opere idrauliche di seconda categoria (art. 95 della legge organica)
fu fissato poi con la legge 3 luglio 1875, n. 260.
Ma le norme si dimostrarono insufficienti specialmente pel carico eccessivo addossato
 agli enti locali ed ai privati.
Inoltre la legge del 1865 provvedeva in modo precipuo alle arginature ed alla
difesa delle rive dei maggiori corsi d’acqua, e non curava invece di ordinare organismi
 e mezzi adeguati per le opere richieste nei corsi di acqua minori come quelli
nella Calabria, che, per le condizioni idrografiche, hanno natura prevalentemente torrentizia
 e quindi non presentano i caratteri richiesti dall'art. 94 della legge. Ed effettivamente
 le opere idrauliche, in base alla legge del 1865, si eseguirono quasi esclusivamente
 nell’Italia settentrionale e centrale.
Fu però presto riconosciuto il bisogno di disciplinare più razionalmente e più
rigorosamente la materia dei concorsi dello Stato, specialmente nelle opere relative
alla sistemazione delle acque torrentizie. A ciò provvide la legge 31 marzo 1893,
n. 173.
Nella Relazione Bertolini su questo disegno di legge è detto: « Le disposizioni
contenute nel titolo III della legge 20 marzo 1865 sulle opere pubbliche ebbero estesa
 applicazione soltanto rispetto alle opere idrauliche della 3° e della 2° categoria,
 quelle poste a carico dello Stato, queste pur eseguite dallo Stato, ma col concorso
 di metà della spesa da parte delle Provincie e degli altri interessati ».
Del resto, anche per le opere della 2° categoria, non si provvedeva ad un’azione
 preventiva contro i bacini superiori, ma solo ad opere di riparo dirette contro
le inondazioni: donde poi spese enormi per la riparazione dei danni continuamente
arrecati dalle piene.

A meglio regolare il regime delle acque minori, la legge del 1893 divise le
acque pubbliche in 5 categorie in maniera da assicurare il concorso dello Stato
        <pb n="113" />
        32

ad opere (quelle di 3% categoria) che prima non ne usufruivano, comprendendo
tra le opere di questa categoria anche i lavori di rimboschimento e di rinsodamento
di terreni montani, purchè naturalmente coordinati con le opere idrauliche.
Anche per le opere di 4% e s% categoria si assicurò il concorso dello Stato;
qualora, per le prime, i Consorzi, pur con i contributi delle Provincie e dei Comuni,
e per le seconde i Comuni, pur col concorso degli interessati, fossero impotenti a
sopperire alla spesa.
Non ostante però che la legge 30 marzo 1893 avesse cercato di colmare la lacuna
 della legge fondamentale del 1865, la quale non aveva disposizioni dirette a
provvedere alla generale sistemazione dei corsi d’acqua non arginati e sopratutto di
quelli che per il loro eccessivo disordine torrentizio eran causa di più gravi ed irreparabili
 danni, gli effetti furono assai scarsi.
Le iniziative degli enti locali, che si era cercato di rendere più fattive, non corrisposero
 agli intendimenti del legislatore; la costituzione dei Consorzi per la esecuzione
 di opere dichiarate di 5% categoria fu assai laboriosa ed anche 1à dove si
riuscì a costituire gli enti, questi funzionarono poco, mancando la coesione tra gli
interessati e quella ben intesa organizzazione che solo avrebbe potuto condurre al
raggiungimento della finalità comune.
D'altro canto non V’era nella legge del 1893 una disposizione che rendesse effettivamente
 possibile la creazione coattiva dei Consorzi, ed il limitato contributo
dello Stato, delle Provincie e dei Comuni non era tale da spronare in modo efficace
 le scarse iniziative locali, le quali non si appagano che di risultati tangibili ottenuti
 con poco sacrificio.
Si manifestò perciò presto la necessità di radicali riforme e ad esse provvide la
legge 7 luglio 1902, n. 304, la quale, oltre ad elevare la quota di sussidio dello Stato
nella spesa sostenuta dai Comuni per le opere di 5% categoria, più specialmente dirette
 alla difesa degli abitati contro le frane dovute al disordine del regime idraulico,
 elevò anche, quanto alle opere di 3° categoria, il contributo governativo da
/. al 50 ed al 60 °%, della spesa, ponendo a carico delle Provincie e dei Comuni la
quota di concorso del 10 o del 15 °/,, mentre determinò nella misura fissa e costante
 del 20 °/, la quota a carico degli interessati.
Tale legge, inoltre, rese coattiva la costituzione dei Consorzi per opere della 3°
categoria, ammettendo la possibilità di un più diretto intervento del Governo, facolcizzato
 sia a provvedere d’ufficio alla costituzione dei Consorzi mediante l’opera di
un Regio Commissario, sia ad avocare a sè la esecuzione delle opere nel caso di
inattività del Consorzio, accordando speciali facilitazioni ai privati ed agli enti interessati
 nel pagamento del loro contributo.
Le disposizioni contenute nelle citate leggi furono poi raccolte nel testo unico
sulle opere idrauliche del 25 luglio 1904, n. 523.
        <pb n="114" />
        33

Occorre qui di nuovo ricordare la legge 30 giugno 1904, n. 293, la quale, nell’intento
 di agevolare gli enti locali nell’esecuzione di quelle più vitali opere che mirano
 alla difesa degli abitati, aumentò la misura del sussidio per i Comuni aventi
una popolazione minore di 15,000 abitanti, per l’ esecuzione di opere dirette alla
difesa delle strade provinciali e comunali contro le corrosioni dei fiumi.
Le riforme, però, non sortirono gli effetti desiderati; limitata fu iniziativa
degli enti e dei privati nella costituzione e nel funzionamento dei Consorzi ; i lavori
procedettero a rilento, ed, anche per essi, assai laboriosa fu la riscossione dei contributi
consorziali.
Solo negli ultimi anni cominciò a comprendersi la opportunità di avvalersi, per
i fini della generale sistemazione dei corsi d’acqua, delle provvide disposizioni portate
 dalle leggi sopradette: i Consorzi diventarono più fattivi e cominciarono ad esplicare
 un’azione più coraggiosa ed efficace.
Ma ormai nuovi orizzonti si aprivano, sia dal punto di vista tecnico che politico,
per la risoluzione del grave problema relativo alla difesa idraulica del territorio, prolema
 che ha così importante ripercussione sulla economia nazionale.
Gli studi compiuti, l’esperienza degli scarsi risultati conseguiti nel voler provvedere
 alle difese vallive senza tener conto della vera origine delle piene devastatrici,
cioè del disordinato regime dei tronchi montani dei fiumi, la ormai dimostrata convenienza
 di risparmiare le enormi e pur in gran parte infruttuose spese per le opere
di sistemazione al piano affermarono, dal punto di vista tecnico ed economico, la necessità
 di portare la lotta contro il disordine idraulico negli alti bacini montani, di
rendere più efficaci le provvidenze contro i torrenti nel punto in cui essi scendono
dalle anguste valli montane al piano, di attuare in somma un ampio programma di
sistemazione delle pendici devastate, coordinandolo con la esecuzione di lavori arginali
 e di bonifica.
La legge del 1865 non faceva parola delle sistemazioni. montane, mentre dopo la
sua promulgazione per cause molteplici si era sempre più pericolosamente esteso il
diboscamento delle pendici e quindi più necessario appariva di rendere attiva la tutela
 delle foreste, più pronta una benintesa economia forestale, promuovendosi il rimboschimento
 delle vette delle nostre montagne.
La stessa legge forestale del 20 giugno 1877, n. 3917, € quella del 1° marzo
(888, n. 5238, tendenti a promuovere i rimboschimenti, furono appunto dirette a tale
finalità ; ma la loro applicazione diede luogo a grandi difficoltà, sia perchè troppo si
affidavano sulla iniziativa dei privati per la costituzione dei Consorzi, sia perchè stabilirono
 una assai lunga e difficile procedura. Qualche utile effetto si ottenne però,
in quanto col nuovo vincolo la prima legge impedì più gravi ruine, e la seconda
promosse, per quanto in misura assai scarsa, i rimedi ai mali già avvenuti.
Anche la legge 30 marzo 1893, n. 173, che, come si è rilevato, nella nuova cate-
        <pb n="115" />
        id

goria di opere idrauliche comprese anche i lavori di rimboschimento e rinsodamento dei
terreni montani, ebbe scarsa e quasi nulla applicazione.
[Intanto il concetto dell’intimo collegamento fra le opere di sistemazione al piano
e quelle di sistemazione a monte veniva affermato da altre leggi. Così le leggi
2 agosto 1897, n. 312, 28 luglio 1902, n. 342, e 16 luglio 1907, n. 562, per la Sardegna
 ; quelle 20 giugno 1go2, n. 245, per la costruzione dell’acquedotto Pugliese e la
tutela della silvicoltura del bacino del Sele, emanarono importanti provvedimenti
per il rimboschimento e per la sistemazione montana.
Tale graduale svolgimento’ della nostra legislazione rese possibile l’attuazione
della grande e generale riforma portata dalla recente legge 13 luglio 1911, n. 774,
la quale, oltrechè dalle leggi citate, trae origine anche da quelle 31 marzo 1904, n.
140,25 giugno 1906, n. 255, relative alla Basilicata ed alla Calabria.
Prima dunque dell'entrata in vigore di tale ultima legge, nella Calabria, come
del resto anche nelle altre regioni del Regno, poterono essere eseguiti solo scarsi
lavori di generale sistemazione dei corsi d’acqua, non ostante le cure e gli incitamenti
 del Governo per le classificazioni in 3° categoria. Avvenuta la classificazione, i
Consorzi, o non si costituirono, o rimasero inattivi, nè si curarono in alcun modo di
compiere opere, sia pure di temporanea sistemazione, per le quali avrebbero potuto
conseguire il non scarso contributo governativo,
Nella provincia di Reggio Calabria furono in varie epoche classificate nella 3% categoria
 le opere per la sistemazione idraulica di 13 corsi d’acqua :
Opere &amp;lt;lassificate nella 3° categoria in provincia di Reggio Calabria prima della legge del 1906

CORSO D’ACQUA

1. Torrente Gallizzi ( Sistemazione
 idraulica ) . .
Torrente . Gallizzi ( Sistemazione
 forestale). . .
Torrente Malopasso e affluenti
 Canalello, Valletta
2 Sfalassà. . .
Torrente Molaro . . . .
Catona . .
Romanò .
S. Vincenzo .
Scaccioti .
Zagarella. . . .
S. Eufemia . .
Solaro
laconi .
S. Elia
Amendolea . .

Comune
o Comuni
interessati

Gioiosa

Gioiosa

3agnara
Fossato
Calanna
Gioiosa Ion.
Motta S. Gio.
Gallico
Cannitello
S. Eufemia
Villa S. Giov]
Sinopoli
Melito P. Sal.li
Bova |

Data del
R. Decreto di
*]assificazione

7-12-1897

18-4-1901

24-5-1900
3-9-1899
28-8-1897
2-11-1899
8-11-1899
26-8-1897
19-6-1898
i2-3-1899
2-4-1905
28-1-1904
16-7-1905
12-10-1903

[mporto
lavori
eseguiti

I 3.000

17.000

1 8.000

Importo
del Concorso
governativo

4. 500

488,521

11.500

Epoca
l’esecuzione
dei lavori

19000

19065

| 9004-1906
        <pb n="116" />
        25

Ad eccezione però del Consorzio costituitosi per le opere al torrente Gallizzi,
che eseguì in piano lavori di deviazione del corso a valle dell’abitato di Gioiosa e
nel tronco montano compì lavori di imbrigliamento, conseguendo per gli uni e per
gli altri il concorso dello Stato risultante dal prospetto, nonchè del Consorzio per i
lavori ai torrenti Malopasso, Canalello ed altri, che eseguì al secondo torrente importanti
 lavori di difesa, per tutti gli altri la decretata classifica restò lettera morta.
Qualche lavoro fu, invece, portato a termine in epoche piuttosto remote da alcuni
 Consorzi costituiti fra gli interessati nella provincia di Reggio Calabria, allo
scopo di difendere vaste estensioni di territorio ricche in ispecial modo di agrumeti.
Tra questi sono da ricordarsi i due Consorzi denominati Asparella e Morello costituiti
nel 1872 per la difesa della sponda destra del torrente Calopinace ; il Consorzio per
la sistemazione del torrente Molaro ed affluenti, costituito nel 1879, che approntò
numerosi progetti, i quali non poterono però essere approvati; il Consorzio per l’arginatura
 in sponda sinistra del torrente Catona ed altri per la difesa ai torrenti
Valanidi, Santa Agata e Gallico.
Al torrente Annunziata furono eseguiti importanti lavori di arginazione in sponda
destra a cura del Comune di Reggio, che, dopo averli attuati, conseguì tra concorso
e sussidio governativo la somma di circa L. 100.000: i lavori compiuti furono poi
consegnati ad apposito Consorzio costituito nel 1895 fra gli interessati per la loro
manutenzione e conservazione.
Per tutti gli altri torrenti, le cui opere di sistemazione non furono classificate
nella 3° categoria e pei quali non venne costituito nessun consorzio di difesa, provvidero
 (come per il Macellari, la fiumara di Pellaro, quella di Melito ed altri) i
privati, con opere, però, di semplice rivestimento di sponda, a difesa delle loro proprietà.


Quanto alla provincia di Catanzaro furono classificate nella 3° categoria solo le
opere occorrenti per la sistemazione di tre torrenti, ma per nessuno di essi si riuscì
2d ottenere un qualunque risultato concreto :
Opere classificate nella 3° categoria in provincia di Catanzaro prima della legge del 1906

_e_

CORSO D’ACQUA

i. Torrente Bagni . . . -
: Neto . Pa

Pignataro

.

Comune
&amp;gt; Comuni
interessati

Data del
R. Decreto di
classificazione

Sambiase
Rocca di Neto-Cotrone
  15-6-1905
Cotrone l 1-2-1906

6-11-1897

Anche in questa provincia si hanno Consorzi di antica costituzione per la difesa
contro i corsi d’acqua; e tra questi il Consorzio di difesa contro il torrente Canta.
        <pb n="117" />
        36 —

galli, in Comune di S. Biase, organizzato nel 1890, ed il Consorzio per le opere di
sistemazione del torrente Piazza, in Comune di Nicastro, che compì lavori per circa
200.000 lire, conseguendo il concorso governativo in ragione del quarto a norma dell’art.
 97 della legge del 1865.
Nella provincia di Cosenza si ebbero, dopo la legge del 1893, due sole classifiche
di opere nella terza categoria :

Opere dlassificate nella 3° categoria in provincia di Cosenza prima della legge del 1906

CORSO D’ACQUA

‘. Torrente Coriglianeto . .
Turbolo . . ..

le

Comune
&amp;gt; Comuni
interessati

Acri
Cerzeto ||

Data del
R. Decreto di
“lassificazione

18-11-1899
5-12-1901

Erano inoltre state compiute le istruttorie relative a numerose altre domande per
la classifica di lavori nella detta categoria, ma, essendo entrata in vigore la legge del
[g06, tali istruttorie non ebbero ulteriore corso.
Tra i Consorzi di difesa in provincia di Cosenza, va ricordato quello per l’arginatura
 del torrente Cordari, che compì opere di difesa dell’abitato di Longobardi,
conseguendo il concorso governativo di lire 20.000. i
Oltre a ciò, vari Comuni e Consorzi eseguirono nelle tre provincie della Calabria
opere di riparazione e di difesa dai corsi d’acqua, conseguendo sussidi dal Governo
in base alle varie, provvide leggi, che, in seguito a gravi disastri alluvionali, autorizzarono
 speciali fondi per venire in soccorso dei centri abitati più. specialmente
danneggiati.
Così, per la legge 21 gennaio 1897, relativa ai danni del 1896, furono pagati
sussidi per circa lire 12.000; per la legge 27 aprile 1899, relativa ai danni dipendenti
 dalle piene del 1898, i sussidi accordati ammontarono a circa lire 10.000; per
la legge 7 luglio 1901, conseguente alle alluvioni del 1900 e del primo semestre
1901, vennero assentiti concorsi per l’ammontare approssimativo di lire 8.000; per
la legge 8 luglio 1903, relativa alle alluvioni e frane del secondo semestre Igo2, i
sussidi ascesero a circa lire 35.000 ; per la legge 3 luglio 1904, conseguente alle alluvioni
 e frane del secondo semestre 1903, furono concessi sussidi per oltre 25.000 lire.
Infine, dopo la legge generale del 30 giugno 1904, n. 293, che aumentò la misura
del concorso governativo per le opere in difesa dell’abitato di Comuni con popolazione
 non superiore ai 15.000 abitanti, furono accordati, nelle tre provincie, numerosi
 sussidi che, per le opere di difesa dalle corrosioni dei corsi d’acqua e dalle
frane, indipendentemente dai sussidi per opere stradali, ammontarono in provincia
di Cosenza a lire 30.000, in provincia di Reggio Calabria a L. 60.000.
        <pb n="118" />
        {

D) BONIFICAZIONI.

La legge sulle opere pubbliche del 20 marzo 1865 non conteneva alcuna disposizione
 generale intesa a promuovere le bonificazioni, anzi di esse neppure faceva
cenno, salvo che all’articolo 131, dove era detto che la proprietà delle paludi, in
quanto al suo esercizio, era sottoposta a regole particolari e che pel loro bonificamento
 si sarebbe provveduto con legge speciale.
Si vide, però, subito la necessità di norme organiche in materia, e per ciò
quattro progetti furono presentati dal Governo; inspirati tutti al principio che le bonificazioni
 sono principalmente opere d’interesse locale e non hanno quindi quel carattere
 di generalità che solo, in fatto di opere pubbliche, dà diritto a reclamare
l’azione diretta dello Stato (7).
Nessuno di quei progetti giunse però in porto ; e del resto essi non avrebbero
potuto dare risultati utili, perchè troppo affidamento facevano sull’attività privata e
consortile, mentre la pratica insegna che per opere di tale indole e di tanta importanza
 poco assegnamento può farsi sull’azione privata, specialmente in paesi che si
trovano, come si trovava allora l’Italia, in un periodo di rinnovamento economico
€ sociale.
Nella relazione che accompagna il progetto sulle bonificazioni delle paludi e dei
terreni paludosi, presentato alla Camera nella tornata del 3 dicembre 1878 dal Baccarini,
 venne affermata invece la convenienza dell’intervento diretto dello Stato, sia
perchè trattasi di opere di difficile esecuzione, di lunga durata e di scarso e dubbio
profitto finanziario, sia per l’intima relazione esistente fra esse ed il ben regolato
Sistema idraulico d’una contrada.
Quel progetto, dopo varie vicende, diventò la legge 25 giugno 1882, n. 869, che
è la prima legge organica sulle bonificazioni delle paludi e dei terreni paludosi,
Intanto, nel ventennio corso tra la unificazione del Regno e la prima legge organica
 sulle bonificazioni, in Calabria, come in tutto l’antico regno di Napoli, -si conservarono
 in vigore le disposizioni del ricordato Decreto napoletano dell’11 maggio 5855
sul bonificamento delle contrade paludose, le cui norme si trovano riassunte nel pregevole
 Prospetto sinottico e cronologico delle più importanti leggi sulla bonificazione
delle paludi e dei terreni paludosi, allegato al progetto Baccarini, e sono meritevolissime
 di nota per la coscienza che vi si rivela della importanza e gravità del pro-°lema
 e per il modo come si cerca risolverlo.
La legge del 1882 introdusse per la prima volta la distinzione, ancora vigente,
delle opere di bonificazione in due categorie ; disponendosi che la spesa per le opere
di 1° categoria dovesse far carico per un ottavo alla provincia o alle provincie inte-
        <pb n="119" />
        — 38 —-ressate,

 per un altro ottavo al comune od ai comuni interessati e per un quarto al
consorzio dei proprietari dei terreni da bonificarsi e dei fondi contermini ; con questo
limite, però, che il contributo massimo, competente annualmente alle provincie ed ai
comuni interessati, non dovesse mai superare il ventesimo della loro imposta principale
 sui terreni e fabbricati e che il contributo dei proprietari non dovesse superare
il decimo dell’imposta principale sui terreni e fabbricati; e ciò per escludere la possibilità
 di tassare gli enti ed i privati interessati in una misura superiore alle loro
forze. Tutte le opere di manutenzione, poi, dovevano essere a carico dei proprietari
riuniti in consorzio.
Delle numerose opere di bonifica indicate per le tre provincie calabresi nell’Elenco
 allegato al progetto di legge, per molti anni non ne fu eseguita alcuna, e la
maggior parte era ancora da eseguire alla data della promulgazione della legge a
favore della Calabria.
Alla mancata applicazione della legge Baccarini (dovuta sovratutto alla deficienza
della parte finanziaria) si cercò di riparare con quelle successive del 4 luglio 1886,
n. 4693, 30 dicembre 1888 e 6 agosto 1893, n. 463, ma le norme in esse contenute
e basate specialmente sulle iniziative dei consorzi, se ebbero cospicui frutti per le regioni
 settentrionali, rimasero di scarsissimo giovamento per l’Italia meridionale, finchè
non fu emanata la legge 18 giugno 1899, n. 236, che, avendo provveduto al lato finanziario
 e reso possibile l’inizio diretto delle bonifiche a cura dello Stato nel Mezzodì,
 fu definita una legge di perequazione regionale.
Essa ammise che le opere di bonificazione di 1° categoria potessero eseguirsi
anche, per concessione, dalle provincie, dai comuni o dai consorzi dei proprietari interessati,
 ciò che non era sembrato opportuno ai redattori della legge del 1882 ed
era stato invece stabilito dalle leggi posteriori; ma’ come caposaldo affermò il principio
 che l'esecuzione delle bonifiche di 1° categoria è funzione e cura diretta di
Stato.
Statui ancora che le spese per le opere di bonificazione di 1° categoria venissero
sostenute per sei decimi dallo Stato, per un decimo dalla ‘provincia o provincie interessate,
 per un decimo dal comune o dai comuni interessati e per due decimi dai
proprietari dei terreni da bonificarsi. Dichiarò poi che i progetti delle opere contemplate
 nella legge dovessero comprendere, oltre ai lavori occorrenti per la costruzione
delle strade riconosciute strettamente necessarie per mettere il territorio bonificato
in comunicazione coi prossimi centri abitati, com’era previsto dalla legge 25 giugno
1882, anche quelli di rimboscamento e di rinsaldamento dei bacini montani e delle
dune, purchè necessariamente coordinati alle opere di bonificamento, ed i lavori di
arginazione dei corsi d’acqua in pianura, e quelli che servivano a regolare i torrenti,
in quanto fossero strettamente necessari per ottenere un risanamento stabile e duraturo
 delle contrade da bonificarsi, da essi danneggiate. -
        <pb n="120" />
        — 239

Alla legge andavano annesse 4 tabelle. La 1°, relativa alle bonificazioni in corso
a quell’epoca, e da compiersi a cura dello Stato, non ne indica, per la Calabria, che
una, quella della Macchia della Tavola in provincia di Cosenza; e la 2°, relativa alle
bonificazioni concesse a consorzi, non ne può citar nessuna.
In compenso, la tabella 3°, relativa alle bonificazioni di prima categoria da intraprendersi,
 ne porta (promessa di un migliore avvenire) due per la provincia di
Catanzaro (i terreni paludosi tra i fiumi Fallao ed Esaro, ed i laghi e terreni paludosi
 tra Capo Suvero e la foce dell’Angitola), due per quella di Cosenza (bacino inferiore
 dei torrenti Caldanello, Raganello, Satanasso, Gronde, e terreni paludosi in
tenimento di Rocca Imperiale; valle a destra del Crati) (8) e due per quella di Reggio
(bonifica di Caulonia e piana di Rosarno), per le quali, nella tabella IV, è prevista
una spesa di lire 14.275.000, ripartita in 24 esercizi.
Conv’è noto, la legge 25 giugno 1882 e quella 18 giugno 1899 fuse insieme formarono
 poi il testo unico 22 marzo 1900, n. 195, sulle bonificazioni, tuttora vigente.
Seguì la legge 7 luglio 1902, n. 333, che accordò i fondi, ripartiti in un trentennio
 dal 1903-1904 al 1932-933. per le bonifiche dichiarate di 1° categoria agli effetti
 dell’art. 2 della legge 18 luglio 1899;
Tra queste, per la Calabria, sono comprese la bonifica dei pantani Grosso e
Piccolo in provincia di Reggio, . le bonifiche Stagno di Aiello e Turbolo, la sistemazione
 del bacino del fiume Oliva, del bacino inferiore dei fiumi Abatemarco,
Lao, Fiumarella, Castagnola (valle sinistra), Angilla Bonclla e Castagnola Canneto nel
Comune di Cetraro, del bacino inferiore dei fiumi Coriglianeto e Cino, e del bacino
inferiore del fiume Trionto in provincia di Cosenza, con una spesa complessiva prevista
 in circa 8 milioni (n. 14, 19, 20, 21 della tabella A annessa alla legge del 1902).
Delle opere classificate ed autorizzate con le predette leggi i risultati positivi
erano ben scarsi al 30 giugno 1906. Tuttavia, alcuni lavori erano stati eseguiti e
parecchi progetti erano stati studiati.
In provincia di Catanzaro: 1) si erano eseguiti alcuni lavori di bonifica della Marina
di Catanzaro, in prossimità della foce dei tre corsi d’acqua Corace, Fiumarella di
Catanzaro ed Alli; 2) si era eseguita l’inalveazione dell’Esaro in prossimità della
città di Cotrone; 3) si era iniziata la sistemazione dei torrenti Bagni e Cantagallo,
interessante la bonifica dell’Angitola. Le prime due opere furono eseguite dallo Stato ;
la terza dal Consorzio degli interessati. Ma le opere eseguite, per la mancata costituzione
 dei Consorzi di manutenzione, trovavansi al 1906 in istato di notevole degradazione
 e subirono gravissimi danni ; sicchè il loro effetto utile riuscì scarsissimo.
In provincia di Reggio Calabria: 1) per la bonifica di Rosarno a cura e spese
di un Consorzio legalmente costituito in data 18 aprile 1873, erano stati eseguiti, ma
non ultimati, i lavori previsti nel progetto del 21 luglio 1871, modificato successivamente
 in data 28 gennaio 1875, per l’inalveamento, o meglio, per la rettificazione
        <pb n="121" />
        — 40

del torrente Mammella, per mezzo di arginazioni in terra. Ma il Consorzio cessò di
funzionare per dissidi sorti e la manutenzione delle opere fu abbandonata; sicchè
nel 1905, essendosi verificate alcune rotte negli argini a valle della ferrovia, lo Stato
dovette far eseguire alcuni lavori di urgenza in base alle perizie 20 dicembre 1905
e 16 febbraio 1906. Si era studiato a cura dello Stato, inoltre, un progetto generale di massima
 (L. 648.000), e si era compilato il progetto esecutivo 14 dicembre 1909 per l’arginazione
 in sinistra dei torrenti Vaccale e Metrano e del fiume Mesima sino alle colline
 Indirello e per la sistemazione dei colatori influenti del Mesima fra dette colline
e la strada nazionale (L. 172.000), e quello in data 28 febbraio 1901, per l’arginazione
 in destra del fiume Mesima, dalle colline Fabiana al rilevato ferroviario, e perl’escavazione
 di un colatore a tergo dell’argine {L. 67.000). 1 lavori del primo progetto
 erano appaltati ed in corso, insieme a 4 perizie suppletive dell’ammontare di
L. 146.600, al 20 giugno 1906; quelli del secondo, insieme ai suppletivi, dell’importo
di L. 22.003,53, erano stati eseguiti ; 2) per la bonifica di Caulonia era stato completato
 ed approvato un progetto di massima in data 15 agosto 1901, dell’importo
di L. 1.800.000, ed era stato compilato ed approvato un primo progetto esecutivo
20 gennaio 1905 per l’importo di L. 800.000 riguardante la sistemazione montana
del torrente Allaro, progetto che fu poco dopo dato in appalto (18 agosto 1906);
3) per la bonifica dei pantani Grosso e Piccolo erasi redatto il progetto di massima
20 settembre 1901, per l’ammontare di L. 425.000, ed erasi pure compilato ed approvato
 il progetto esecutivo 25 agosto 1903, modificato successivamente in data
26 febbraio 1904, e 30 giugno 1904, per la costruzione di alcune briglie montane nei
due corsi d’acqua attraversanti la bonifica e la loro rettificazione (L. 475.000). I lavori
 erano appaltati ed in corso di esecuzione al 30 giugno 1906; 4) per le altre
bonifiche fino allora non classificate 3è solo da ricordare la colmata naturale del
pantano delle Saline, per la quale fu compilato un progetto in data 15 aprile 1868,
rimasto ineseguito.
In provincia di Cosenza, per la bonificazione del 1° tronco della Macchia della
Tavola, furono appaltati nel novembre 1894 lavori dell'importo di L. 103.600,80;
consistenti nella costruzione di un argine al Crati e nell’apertura d’un canale correttore
 delle acque basse e di un allacciante delle acque alte. Essi furono ultimati regolarmente
 il 18 maggio 1897. Per la bonifica del 2° tronco furono nel dicembre del
1896 appaltati lavori per l’importo di L. 277.612.08, consistenti in arginature al
Crati e canali di scoli. Questi lavori per vertenze sorte con l’ Impresa non poterono
essere neppure ultimati. Di ambedue i tronchi fu poi del tutto trascurata la manutenzione,
 ciò che portò presto al deperimento delle opere (9).
        <pb n="122" />
        - i} i eri

E) OPERE MARITTIME.

La legge organica sui lavori pubblici, al titolo IV, classificò le nuove opere
portuali e quelle di miglioramento e manutenzione in quattro classi, mettendole a
carico dello Stato, delle Provincie e dei Comuni, secondo la natura loro e l’importanza
 ed il grado d’utilità dei porti e spiagge in cui venissero eseguite. È propriamente,
 pei porti di 1% classe, considerati d’interesse generale, mise le spese di qualunque
 natura per l’80°/, a carico dello Stato, e pel 20 °/, a carico dei Comuni, Circondari
 e Provincie interessate ; pei porti di 2° classe, interessanti la sicurezza della
navigazione generale, mise a carico esclusivo dello Stato solo le spese interessanti
la sicurezza dell’approdo e dell’ancoraggio ed a carico degli enti locali le altre interessanti
 il commercio ; pei porti di 3° classe, d’interesse precipuamente provinciale,
per metà a carico dello Stato e per metà a carico degli enti interessati; pei porti
di 4% classe, d'interesse strettamente locale, lo Stato non s’impegnò ad alcun contributo.

Il Regio Decreto 15 marzo 1866, n. 2828, che approvò il primo elenco dei porti
del Regno iscritti alle classi 1°, 2% e 3% designate dall’art. 184 della legge 20 marzo
1865, non iscriveva nella 1° classe alcun porto calabrese; nella 2° iscriveva solo il
porto di Cotrone, assimilato a quelli di 4% classe pei lavori interessanti il commercio;
ed alla 3% quello di Reggio e quello di Santa Venere.
Per la formazione di un porto nel seno di Santa Venere (golfo di S. Eufemia}
con la legge 24 maggio 1862, n. 1299, fu autorizzata una spesa di L. 1.500.000; le
leggi 14 agosto 1870, n. 5822, € 23 luglio 1881, n. 333, autorizzarono poi la costruzione
 del porto di Reggio Calabria e di quello di Cotrone. Ma, in applicazione di
queste disposizioni, poco o nulla si fece, e soltanto nel 1877 si provvide a lavori di
scogliere nel porto di Reggio Calabria.
L’esperienza aveva, intanto, dimostrato come le norme contenute nella legge
organica sui lavori pubblici non rispondessero ai bisogni dei lavori marittimi, ed in
ispecie, come fosse necessario che lo Stato venisse più largamente in aiuto delle
forze locali, per l’esecuzione delle opere necessarie sia nei maggiori porti del Regno
e sia nei minori, troppo a lungo trascurati.
A ciò provvide la legge 16 luglio 1884, la quale, fusa con guanto era rimasto
in vigore del titolo IV della legge del 1865, formò, come è noto, il testo unico sui
porti del 2 aprile 1885, n. 3095.
Anzitutto vennero, dunque, modificati i criteri di classificazione prima vigenti :
e cioè, i porti furono divisi in 2 categorie; ed alla prima furono assegnati quelli
interessanti la sicurezza della navigazione generale e serventi unicamente o preci.
        <pb n="123" />
        12

puamente a rifugio od alla difesa militare o alla sicurezza dello Stato; alla seconda
quelli interessanti precipuamente il commercio. Questa categoria venne divisa poi in
5 classi secondo l’importanza commerciale dei porti. Quanto alle spese furono
messe a carico dello Stato quelle per opere da eseguire nei porti di 1% categoria e
riguardanti la sicurezza dell’approdo e la difesa militare; e variamente ripartite le
altre tra lo Stato e gli enti locali,
Fu anche autorizzata a favore dei Comuni una tassa supplementare d’ancoraggio,
 il cui provento doveva servire all’ esecuzione delle opere portuali di compimento.
Venne poi la legge 14 luglio 1889, n: 6280, che autorizzò pei lavori portuali
da eseguire in Calabria una spesa di ben lire 5.300.000 (aumentata di lire 200.000
con la legge 13 marzo 1904, n. 102) da ripartirsi in 12 esercizi,
Quella legge sancì, inoltre, alcune speciali agevolezze intese ad affrettare Î’ esecuzione
 delle opere in essa previste. Così, per esempio, la facoltà data alle provincie
 ed ai comuni interessati di anticipare, sotto certe condizioni, le opere; e la facoltà
 concessa all’Amministrazione di disporne l’appalto mediante licitazione privata.
Tuttavia, per ragioni varie, le opere non ebbero il desiderato sviluppo. Infatti,
pel prolungamento del molo di difesa di Santa Venere si era autorizzato un fondo
di lire goo.000, delle quali erano state stanziate soltanto. lire 270.000 ; per l’ampliamento
 del porto e la sistemazione delle banchine di Reggio Calabria si era autorizzato
 un fondo di lire 2.700.000, di cui si erano stanziate lire 1.708.000; e per Cotrone,
 sulle lire 1.700.000 di maggiore spesa autorizzata per la costruzione di un
porto nel seno della marina settentrionale, non era stato fatto alcuno stanziamento.
Delle 200.000 lire, autorizzate per riparazioni straordinarie alle opere del detto
porto, erano state stanziate lire 133.000. Infine, per la costruzione d’un ricovero marittimo
 nella rada di Scilla, si erano eseguiti lavori pel complessivo importo di lire 500.000,
prelevate dal fondo di 1 milione autorizzato, per imprevisti, dalla citata legge. Comolessivamente
 ‘sulla somma autorizzata di lire 5.500.000, risultavano erogate lire
1.700.000, oltre le accennate lire 500.000 prelevate dagli imprevisti, e rimaneva al
30 giugno 1906 un residuo di lire 3.800.000: delle quali 2,111.000 stanziate a tutto
l’esercizio 1905-1906.

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Jacin1, op. cit., p. 43.
(2) Jacini, relaz. cit., pag. 42.
        <pb n="124" />
        Strade provinciali sovvenute dipendenti dalle leggi 1869 - 1875 -1881. - Stato di esecuzione al ,30 giugno 1906.

PROVINCIA

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Spesa Spesa impe
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SOMMA
lelle colonne
IO e II

LO

Catanzaro . .

Cosenza . . e

Reggio Calabria . . .

[l'OTALE

Dati complessivi
er gli esercizi 1904-1906
ESERCIZIO 1904 - 905
ESERCIZIO 1905 - 906

Spese pagate al 30 giugno 1906

381.597,33

}61,2241.45

138.469,91

’ A81,291.A9

393.641,92

164,302 48

162.190,00

120.124.40

356.898.40

461.,168.97

212.429,91 |!

030 497.28

11.812,866,49|

1.236 241.51]

12.003.274.56|

1.784.975.64)

4.418.505.22| 5,955,661,78!

18.236 646.27 111.076 .878.9(

31,057 01

135.753.00

163.850,00

130.660 01

780.278,90

4,592 958 51

633 303.95

006,641 26

3.,711.851.34

1 240.612.08

156,821.19

5.109.284.61

| 2,593,245,39°

16.598.233.07

5.,051,809.17 |

34,243.287.63

17.114 6E

176.819.C!

799 e

6.048.092.85

4.025.587.72

6 112,482 94

16.186.163.51

30.429.451.14
il 30 giugno 1904

51.623 384.83
3 30 glugno 1906

* Per la gestione provinciale mon si hanno dati sulle spese pagate: si conosce soltanto la spesa impegnata.
*% La ripartizione della spesa per provincia e per categoria di opere si ha soltanto sino al 30 giugno 1904. Per gli esercizi 1904-1905 € 1905-1905 si conosce
nvece la somma complessiva dei pagamenti effettuati nella gestione governativa: la quale aggiunta alla somma analoga del 30 giugno 1904 (colonna io) dà la spesa
-omplessiva pagata al 210 giugno 1906
        <pb n="125" />
        Strade carreggiabili in esercizio al 30 giugno 19086.

STRADE

PROVINCIA

Catanzaro . .
Cosenza +» + a a
Reggio . a.

TOTALE

nazionali

provinciali

1,

Te

268.245,53
221.007,30
104.774,75

790.855,97
810.962,00
605.990.00

594.027,60 | 2 207.807,97

“omunali

Ta

809.422,00
325.170,00

45! 980.00

1.586.572,00

TOTALE
mm.

1.868.F?23,52
1.357-159,30
1.162.744,75

4 388.407,57

(5) Ferrovie Stato — Statistica esercizio anno 1906.
(6) Relazione sull'andamento delle Ferrovie di*Stato — Esercizio 1906-1907 — Costruzioni.
7) Prima relazione sulle bonifiche, presentata alla Camera il 25 maggio 1903, Roma, Tip. Camera,
1903, pag. 39 e segg. Il disegno di legge Pepoli è del 18 novembre 1862; il 2° del Manna fu approvato
 dal Senato e presentato alla Camera dei Deputati il 22 luglio 1864; il 3° del Ministro Broglio fu
presentato in data 12 marzo 1863; il 4° del Devincenzi fu presentato il 15 marzo 1873.
(8) Con l’art. 5 della legge 7 luglio 1902 la denominazione di queste bonifiche fu cambiata così :
Bacino inferiore dei torrenti Caldanello, Raganello, Satanasso, Gronde, Esaro, Coscile, Fellone, Crati,
SS, Mauro e Malbrancato:; Valle a destra del Crati e Valli influenti tra Cosenza e la Stretta di Tarsia.

Provyincia di Cosenza,

a
e,

Bonifiche ultimate o in corso d'esecuzione al 30 giusno 1906

Bonifiche in corso di appalto al 30 giugno 1906

Denominazione delle opere

Data
dei
“ontratti

Importo
dei
progetti

{importo
dei lavori
eseguiti
ì tutto il 30
rjiueno 1906

Denominazione delle opere

Data
dei
“ontratti

Importo
dei
progetti

Sistemazione montana
iel fiume Cino fra lo
sbocco del vallone Po-.icicchio
 ed il cozzo
Labonia é a .
Sistemazione montana
del torrente Coriglia-2eto
 fra la provinciale
Margherita e lo sbocco
del torr, Germanella .

Lavori per la bonifica
della valle del Crati dal
burrone Castagnella
alla confluenza col torrente
 Busento, e per la
bonifica della valle del
Busento (lavori suppletivi).

Lavori per la difesa di
un tratto della diga
destra del torrente Busento,
 presso l’intestatura
 a monte, in Comune
 di Cosenza. .

30 fiennalo 1906

500.000,00

2% Luglio x906

6,.497.00

I Aprile 1906

399,320 .00

135.000.00

Ripristino dell’ argine
in destra del torrente
Raganello in contrada
Campagna in Comune
1i Cassano . i

Bunifica dello stagno
Turbolo o di Aiello:
Lavori per la difesa
di un tratto di argine
a destra del fiume O-Hva


23 Ottobre 1996

5 100.00

21 Febbralo 1906 !

15.040,80 !

15 444.92

Lavori per la bonifica
della valle del Crati
ial burrone Castagnella
alla confluenza col torrente
 Busento e ner la
bonifica della valle del
Busento y . »
Da riportarsi L.

29 Ottobre 1905

3.300,00

22 Aprile 1904

446.400,00

146.400,00

1.860.760,50

596.844,92

14.897 .00
        <pb n="126" />
        so

Bonifiche ultimate o in corso d'esecuzione al 30 ginnmo 1906

donifiche in corso di anpalto è “0 giugno 1906

Denominazione delle opere

Data
dei
“ontratti

Importo
dei
progetti

importo
lei lavori
seguiti
1 tutto il 30
giugno 1906

Denom inazione delle opere

Data
‘dei
‘ontratti

Importo
dei
nrogetrti

Riporto L.

860.760,50

596.844,92

Bonifica dello stagno
Turbolo. o di Aiello:

[4.897,00

Bonifica dello stagno
Turbolo o di Aiello,
compresa la sistemazione
 del torr. Maiuzzo
Bonifica della Macchia
della Tavola:
a) Lavori tra il torrente
 (Cocchiato ed il
vallone Gattaraggiata.
è) I tronco - dalla
Pietra della lavandaia
alle strette Tarsia,
c) II tronco - dalla
Pietra della lavandaia
al torr, Cocchiato, .

Lavori per il ripristino
del passaggio sul ponte
provvisorio sul fiume
Oliva . .

O Febbraio 1904 1

570.000,90

60 000.00

21 Luglio 1906 1

2.875,86

Bonifica della Macchia
della Tavola:
Lavori tra il torrente
Cocchiato ed il vallone
Gattaraggiata ( lavori
suppletivi) ; a

19 Gennaio 1903

|.006.330,00 |

300.000,00

13 Agosto 1906

12.667,40

'3 Novembre 1894

103.600,80 i

101.824,34

2 Dicembre 1896

277.612,08 !

233.282,00

Bonifica del bacino inferiore
 dei fiumi Cino
e Coriglianeto, compreso
 il robustamento
arginale e l’arginamento
 del Cino vecchio,

‘9 Agosto 1905

750.000,00 ‘|

14.000,00

ToraLI

Li

} 568 303,38 ' 1.305 951,26

TortAaLE

30.440,26

Pro* an:

Catanzaro.

Bonifiche ultimate o in corso d'esecuzione al

212 -
J

7 ME

Bonifiche in corso di appalto al 30 riugno {906

Denominazione delle opere

Data
dei
ontratti

[mporto
dei
progetti

Importo
dei lavori
eseguiti
a tutto il 30
giugno 1906

Denominazione delle opere

Data
dei
"ontratti

Importo
dei
progetti

Bonifica Marina di
Catanzaro.
Arginatura in destra
del Corace della fiumarella
 di Catanzaro e
del fiume Alli a monte
ed a valle della fer-“ovia
 . . è

200)

193.104,54

Bonifica dei terreni paludosi
 fra il Fallao e
l’ Esaro. Comune di
Cotrone.
Arginatura dell’ Esaro
dal ponte della strada
Cotrone-Cutro al mare
e del suo affiuente
Lampus. Colmata della
bassura del Gesù in
destra dell’Esaro . +.

002

270.000 00

TOTALE

463,104 54
        <pb n="127" />
        E ee

Provincia di Reggio Calabria

Bonifiche ultimate 9 in corso d'esecuzione al 30 girano 1906

Denominazione delle opere

Data
dei
‘ontratti

Importo
dei
nrogetti

importo
lei lavori
eseguiti
è tutto il 30
riugno 1906

Bonificazione nell’Agro
 di Rosarno;
Arginazione in sinistra
 dei torrenti
Vacale e Metrano e
lel fiume Mesima sino
ille colline Judicello,
Sistemazione dei colatori
 influenti nel Mesima
 fra la strada nazionale
 e le colline
Judicello.
Lavori suppletivi

9 Settembre 19021
30 Marzo 1904
3° Marzo 1994
1 Agosto 1995
0 Novembre 1905]

172.000,00
7.400,00
54.200,00 } 250.530,38

70.000,00 \
15.000,00!

Arginatura in destra
lel fiume Mesima dalle
colline Fabiano al riievato
 ferroviario,
Escavazione dell’arrine
 di un canale coiatore
 sboccante nel
Mesima a mezzo di
chiavica presso il
ponte ferroviario,
Lavori suppletivi

i Novembre 1902
26 Settem. 1904
26 Settem. 1906

67.000,00

4.800,00
17.203,53

|

64.931,77

Riparazione di rotte
Ungo il torrente Mammella
 in bonifica di
Rosarno.

3 Gennalo 1906
18 Febbralo 1906

1.197,50 {

4,095,66

Lavori suppletivi

3.000,00

3onifica dei pantani
Srosso e Piccolo. Brixlie
 montane nella
iumarella di Brancaleone
 e nella fiumara
li Bruzzano. Rettificazione
 della fiumarella
 e della fiumara.
Apertura di colatori,

/ Giugno 1905

{75.000.900

14.000,00

l'OTALI1

886.801,03

333.557,81

Bonifiche in corso di appalto al 30 giugno 1906

Denominazione delle opere

Data
dei
nontratti

Importo
dei
progetti

[mbrigliamento per ia
sistemazione idraulica
iel torrente Allaro e
dei suoi influenti interessanti
 la bonifica di
Caulonia.

t8 Agosto 1906

800.000,00

| TortALE L.

800.000,00
        <pb n="128" />
        CAPO IV.

I PROVVEDIMENTI SPECIALI - LA LEGGE 25 GIUGNO 1906

Le leggi generali in materia di lavori pubblici ebbero risultati non molto solleciti
 e tangibili, specialmente nelle provincie meridionali, dove all’azione dello
Stato ‘mancò spesso quella sussidiaria, ma indispensabile ed integratrice, degli
enti locali e degli individui. D’altro lato venivano sollevati varî dubbi sull’efficacia di
una legislazione generale ed uniforme in materia amministrativa ; ed infatti questo
Principio della generalità e dell’uniformità trovava nella dottrina e nella pratica degli
ultimi decenni del secolo decimonono valide ed autorevoli opposizioni. Già un grande
pensatore italiano, il creatore del nostro diritto pubblico, affermava che non le cose
devono adattarsi alle leggi, ma le leggi alle cose, e scrittori di diritto pubblico, o
di filosofia sociale, quali il Domat, il Bertauld, lo Spencer, sostenevano il principio
Sperimentale e della legislazione provvisoria e temporanea, che la patria del costituzionalismo,
 sempre lontana dalle formule assolute ed astratte, cominciava ad applicare.
 Nello stesso tempo l’idea fondamentale dell’eguaglianza della legge per tutti,
affermazione magnifica dei tempi nuovi contro le ingiustizie e le disuguaglianze del
Passato, veniva temperandosi e adattandosi, anche in altri campi, alle esigenze della
vita pratica, e si perfezionava nel senso che solo a condizioni eguali si devono ap-Plicare
 norme eguali; mentre è conforme coll’ideale di giustizia, che nell’ipotesi, che
è più frequente, se non forse la sola possibile, di condizioni disuguali, ad esse debba
provvedersi con norme particolari.
In materia di lavori fpubblici, del resto, l'esempio di nazioni più progredite ci
insegna che i risultati migliori si sono ottenuti con leggi particolari, che provvedevano
a determinati e particolari bisogni. Con leggi speciali per determinati bacini si sono
eseguiti in Germania ed in Austria i più importanti lavori idraulici; con provvedimenti
 singoli si sono eseguite in Francia le sistemazioni montane ; con leggi am-
        <pb n="129" />
        48

ministrative speciali (privates bills) sì eseguono, per lo più, in Inghilterra le opere
pubbliche a carico dello Stato.
Se l’esperienza potesse servire a qualche cosa, potrebbesi dimostrare che anche
in Italia le nostre leggi più generali sulle strade, sulle opere idrauliche, sulle boni
fiche, sulle ferrovie, si sono trascinate attraverso una lunga serie di anni, senza rag:
giungere risultati veramente apprezzabili ; sostituite quasi sempre, prima del loro completo
 sviluppo, da nuove norme che richiedevano un altro lavorio lento e faticoso dî
2splicazione. Quando, però, si è voluto ottenere risultati pronti ed efficaci, si è dovuto
ricorrere a disposizioni particolari, delle quali sono piene le leggi votate negli ultimi
decenni.
Contro questa tendenza sta il timore di una distribuzione ineguale di benefici; ma
non si vede, che, non essendo concepibile l’attuazione contemporanea in tutto il territorio
 di una legge di carattere generale, nell’attuazione di questa, le sperequazioni,
anche indipendentemente dalla cattiva volontà degli uomini, sono inevitabili per la
forza delle cose. Meglio allora che la sperequazione sia votata a ragione veduta dal
Parlamento, anzichè lasciata in balìa del caso, o delle pressioni e delle influenze delle
regioni interessate sul potere esecutivo.
La legislazione speciale per regioni, dopo un primo tentativo delle leggi per la
Sardegna 2 agosto 1897, n. 382 (completata di poi con la legge 14 luglio 1907,
n. 562, e rifusa nel testo unico 10 novembre 1907, n. 884), ebbe la più vasta affermazione
 con la legge per la Basilicata del 31 marzo 1904, n. 140, legge dovuta alla propaganda
 parlamentare di Giustino Fortunato e di Ettore Ciccotti, alle discussioni sollevate
dall’Amministrazione provinciale di Basilicata, ed alla iniziativa di Giuseppe Zanardelli,
proseguita ed integrata da Giovanni Giolitti e Francesco Tedesco. All’adempimento
dell’impegno assunto dal paese per la Basilicata segui, dopo breve tempo, auspice
principalmente, tra gli uomini politici della regione, Bruno Chimirri, la legge 25
giugno 1906, n. 255, per la Calabria. La spinta immediata e diretta all’approvazione
della legge, invocata dalla rappresentanza calabrese fin dalla discussione della legge
per la Basilicata, fu data dal terremoto dell’8 settembre 1905, ed ai provvedimenti
urgenti e di carattere specialmente provvisorio a favore dei danneggiati dal terremoto
è destinato, appunto, il Titolo primo della legge.
Nel rimanente, la legge è modellata su quella di Basilicata, e comprende quattro
&amp;gt;rdini di provvedimenti: I Opere pubbliche; II Credito agrario ed agricoltura; III
Scuole professionali; IV Provvedimenti tributari.
Sgravi di imposta pei terreni e fabbricati rurali, esonero di imposta pei terreni
rimboschiti, pei campi sperimentali municipali, per poderi dimostrativi annessi alle
cattedre ambulanti, pei magazzini delle Casse provinciali e dei Monti frumentari,
per abitazioni e stazioni di monta, per terreni guadagnati sugli alvei dei fiumi; esoneri
 di tasse per i lavoratori che prendano dimora stabile, per le nuove derivazioni
        <pb n="130" />
        40

d’acqua ; esoneri di imposta di ricchezza mobile peri nuovi opifici industriali, e per
utilizzazioni nuove, per i redditi ed i maggiori profitti derivanti ai proprietari e coltivatori
 da trasformazioni di prodotto, o dalle scorte vive o morte; esonero di
imposta per i primi cinque anni per le nuove costruzioni, costituiscono una serie di
provvedimenti tributari che tendono ad alleggerire l’onere della proprietà special
mente terriera ed a rendere più ardito il capitale per iniziative industriali ed agricole.
Indubbiamente i provvedimenti di sgravio, insieme a quelli diretti a favorire il
credito agrario mediante l’istituzione di Casse provinciali, di Monti frumentari, Casse
agrarie e Consorzi; agli altri riguardanti l’istituzione delle cattedre ambulanti, con i
relativi poderi dimostrativi e a premiare ed incoraggiare le iniziative agricole ; ed
assieme alle modeste provvidenze per riordinare ed ampliare le scuole industriali, dovevano
 riuscire utili al rinnovamento di una regione, che ha in sè forze latenti di
indubbio valore, ed ha elementi potenziali notevolissimi per la creazione della ricchezza.
 Ma erano essi sufficienti? O dovevano integrarsi con un’azione diretta e larga
dello Stato per ottenere i coefficienti indispensabili di ogni sviluppo economico e di
ogni incivilimento, con la creazione, cioè, di una rete completa di comunicazioni ordinarie
 e ferroviarie e marittime, con la sistemazione dei fiumi per la difesa dei paesi
e delle terre minacciate, con la bonifica delle paludi, con il consolidamento e il
rinnovamento degli abitati pericolanti ? Ecco un punto che è stato molto discusso
fra gli studiosi del problema, e che ritorna spesso nelle ricerche per la soluzione di
questa famosa questione meridionale, unica nella sua formulazione estrinseca, ma pur
così varia nella sua sostanza, nelle sue origini, nel suo concretarsi per le diverse
regioni.
Politica semplice di sgravi e di agevolazioni indirette, o azione intensa e diretta
dello Stato, è dilemma secolare che, se volesse esaminarsi scientificamente, potrebbe
riconnettersi al problema sui fini e sull’azione dello Stato, problema che rimane forse
tale soltanto in teoria, perchè nella pratica tutte le nazioni civili moderne lo hanno
risoluto, estendendo i compiti e l’azione dello Stato anche fino all’esagerazione, Rimangono,
 è vero, i teorici del liberismo che sostengono doversi limitare l’azione
dello Stato a funzioni di tutela e di Sicurezza ; ma accade spesso anche ad essi di
invocare l’intervento statale anche per scopi dove più dubbia apparisce l’utilità collettiva
 e meno giustificata la ragione di intervento sociale, come accade, a quanto
rileva il Webb, a quei conservatori inglesi che, nel momento stesso in cui protestano
energicamente contro l’invasione del cosidetto socialismo municipale, profittano delle
scuole pubbliche, dei pubblici stabilimenti e dei pubblici mezzi di trasporto, che la
solerte municipalità ha organizzato nell’interesse dei cittadini.
La legge del 1906 ha, comunque, risoluto il dubbio, autorizzando, come del resto
aveva fatto la legge precedente per la Basilicata, una serie di opere pubbliche in Calabria
 per un importo complessivo di lire t119.338.0co0, compresa quella dilire 12.000.000
        <pb n="131" />
        per costruzioni ferroviarie. È poichè delle somme precedentemente autorizzate per strade
nazionali e provinciali, bonifiche, porti e strade ferrate in Calabria, rimanevano disponibili
 L. 70.253.250, delle quali L. 8.342.000 stanziate a tutto l’esercizio 1905-1906,
la legge 1906 riassunse tutta la spesa da farsi in Calabria nella somma complessiva
di L. 189.641.250, e detratti gli stanziamenti preesistenti, nella somma già ricordata
 di L. 8.342.000, ripartì le somme ancora da stanziare in 18 esercizi, come
risulta dalla tabella H allegata alla legge del 1906:
        <pb n="132" />
        TABELLA HH

il Stanzia.
Spesa aiuta
vutorizzata 1 futto i
10-06

06-07 1 1907«0% i

1909-10

stanziamenti da fare negli esercizi finanziari
| | :
1010-11 | IQ1I-I2 1912-15 1913-14 IQTi-15

1 1916-17 | 1917-18 | 1918-19 | ‘1919-20 | 1920- 1 x 1921-22

|| TOTALI
= degli
| stanziamenti
1922-23 | 1923-24 da fare

Dese autorizzate dalle leggi 30 maggic
1875, n. 2521; 23 luglio 1881, n. 333;
14 luglio 1889, n. 6280; 22 marzo
‘900, n. 195 (testo unico); 7 luglio
1902, n. 333; 13 marzo 1904, n. 102;
30 giugno 1904, n. 293, e 9 luglic
1905, n, dre

Strade nazionali e provinciali
Bonifiche
Porti
Strade ferrate

Spese autorizzate dalla presente legge,
Costruzione di strade provinciali . . .
Completamento della strada litoranea Jonica
 {tronchi Rossano-Cariati-FiumeNicà)
Strade comunali obbligatorie già iniziate
da ultimare o sistemare . . .
Strade comunali occorrenti ad allacciare
alla rete stradale i Comuni e le frazioni
 di Comuni ora isolati
Strade comunali di accesso alle stazioni

i piai
 na e di p
Sistemazione idraulica monta di piai
 ? . . .
Nura dei corsi d’acqua
Bonifiche i.
ittime . e.
Porti ed opere marittim
inaccianti a-Consolidamento
 di frane minac a
bitati LL.
Strade ferrate -
i otabile
SUssidi per fornire di acqua p ‘
Comuni

3.877.000

1.441.00€
2.290.000

4.150.500
700.000
109.500

1.830.000
700.000
170.009€

+10.000
1.000.000
190.000
300.000
+.200.000

410.00€
1.200.000
290.000
1.000.00€
20.000

410.000
1.200.000
290,000
1.000.000
2.090 000

400.000
".200.000
280.000
2.000.000
E Rita ai

550.000
-200.00€

550.000

) 50.004

;K0. 000
1.200.000

50.000

550.000
1.200.000

Goo.000

)OO0. 000

;joo. 000 !

600. 000

600. 000

25.400

12.436.000
18.286.250
1.639.000

20.576.250
3.800.000 2.111.000
32.000.000 '' 2.500.000
30.252.250 l! 8.242.000

200.000

‘_. 200.007”

1200 00€

1.K00.000

1.600, 000

1.500, 000

36.250

69.500
2.000.000

500.000
200.000

} -OO00.000

1.500.000

3- 500.000
K.260.,9000

}. 500.000

3-500.00C £ 4.100.000
6.200.000

2.400.00€

29.500.000
61.911.250

2 1KO.000

‘.SI1Nn.L00

2 70 OO0O6

4.2 60.000

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600. 00€

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189.641.250 8.342.000 | sisonao| 4.650.000 | 5.800.000 | 5.800. 000 8.700.000 | 9.700.000 [10.3 50.000 lro.8s0.000 [1.850.000 [15.350.000 3.350.000 13.350.000 | 3.400.000 13.400. 000 t1.100.000 f1 1.100.000 |t0.400.000 | 9.999.250 || 181.299.250
Lila
        <pb n="133" />
        SI

La legge del 1906 contemplava ancora, come si è detto, provvedimenti di
indole specialmente transitoria ed urgente, per riparazioni di danni prodotti dal terremoto
 dell’8 settembre 1905. Prescindendo da quelli riguardanti le opere provvisionali
 (sgombri e baracche) ed i soccorsi ai danneggiati (art. 7), occorre qui ricordare
l’autorizzazione della spesa di 5.000.000 (art. 16) in 10 annualità a partire dall’esercizio
 1906-1907 per riparazioni e ricostruzioni delle chiese, dei locali della Corte d’Apvello
 di Catanzaro, delle caserme, degli stabilimenti carcerari, delle scuole di proprietà
 comunale, e di altri edifici pubblici dello Stato e dell’edificio del Collegio italo-albanese
 di S. Adriano, distrutti o danneggiati dal terremoto. . Questa spesa,
per la legge del 1906, doveva essere inscritta nel bilancio del Ministero dell’Interno;
 che provvedeva per tutto ciò che riguardava il terremoto. Ma, con la successiva
legge del 1908, il fondo fu trasportato nel bilancio del Ministero dei Lavori Pubblici,
 al quale fu affidata la relativa gestione.
Sarà utile però qualche cenno più particolare dei provvedimenti per ogni singola
categoria di opere.

A) VIABILITÀ.

La legge 25 giugno 1906 autorizzò preliminarmente, con l'articolo 34, - ultimo
comma, il Governo del Re a provvedere alla classificazione delle strade nazionali
entro un triennio dalla promulgazione della legge stessa; permettendo così il completamento
 della maggior rete stradale ed il coordinamento di essa alla nuova via-9ilità
 provinciale e comunale, nonchè alla rete ferroviaria.
Essa assegnò, pure, la somma di L. 37.400,000 per completare le strade provinciali
 sovvenute indicate nella tabella A bis annessa alla legge stessa e contemplate
nelle leggi 27 giugno 1869, n. 5147, 30 maggio 1875, n. 2521, € 23 luglio 1881,
n. 333, della quale somma L. 14.200.000 per Catanzaro, 12.740.090 per Cosenza e
l0.460.,000 per Reggio, più 2 milioni per la costruzione dei tronchi da Rossano a
Cariati ed al fiume Nicà, a completamento della strada provinciale Margherita,
lungo il litorale ionico.
Siccome poi risultavano autorizzate da leggi precedenti, per strade nazionali e
provinciali, L. 13.877.000, con un residuo di L. 12.436.000, delle quali stanziate a
-utto l’esercizio 1905-906 lire 1.441.000, si ebbe per le suaccennate opere una
prima disponibilità complessiva di circa 52 milioni (L. 51.836.000).
L'allegato A bis della legge (1) contiene tuite le strade di 1%, 2° e 3° serie
contemplate dalle leggi del 186g e del 1875, rimaste da costruire, ma non tutte
juelle contemplate dalla legge del 1881, alcune delle quali, in confronto alle altre
        <pb n="134" />
        assolutamente necessarie, furono ritenute meno importanti e non meritevoli di speciale
 favore (2).
A somiglianza di quanto fu fatto per la Basilicata, tutti i lavori delle dette provinciali
 sono stati assunti dallo Stato, di guisa che le Provincie hanno, intanto, avuto
il vantaggio di esser liberate dall’onere temporaneo della quota a carico dello Stato.
Si è poi ridotto dalla metà ad un quarto il loro contributo per le strade di 2° serie
delle leggi del 1869 e del 1875 e per tutte le strade della legge del 1881.
Ad esse si è solo lasciata la gestione delle strade già iniziate: alle quali, però,
è stata anche estesa la riduzione del contributo.
La legge ha dato anche la facoltà di cambiare l’andamento e |’ obiettivo delle
strade per metterle in armonia con le più recenti condizioni della viabilità generale
è con le esigenze del traffico. Infine, a somiglianza di quanto aveva fatto la legge
del 1904 a favore della Basilicata, ha messo per tre quarti a carico dello Stato e
per un quarto a carico delle Provincie, esonerandone totalmente i Comuni, la spesa
per la costruzione delle strade comunali obbligatorie già iniziate, di quelle occorrenti
ad allacciare alla esistente rete stradale i Comuni o frazioni isolate, e delle strade
di accesso alle stazioni, agli approdi di piroscafi postali ed ai porti.
Ha, pertanto, autorizzato la spesa di L. 10.086.000 per completare e sistemare
le strade obbligatorie elencate nella tabella B (3), quella di L. 3.557.000 per costruire
le strade di allacciamento di cui alla tabella C (4), quella di L. 6.700.000 per costruire
 le strade di accesso indicate nella tabella D (s).

E) FERROVIE.

Per completare la rete ferroviaria la legge del 1906, n. 255 (art. 36), dispose la
costruzione a cura dello Stato, ove entro il 31 dicembre 1906 non fossero concesse
all’industria privata, delle linee a scartamento ridotto :
a) Gioiosa-Piana di Palmi-Gioia Tauro ;
è) Saline di Lungro-Ferrovia Jonica;
o) Santa Venere-Monteleone-Serra Mongiana con diramazione per Soverato;
2) Prolungamento della Rogliano all’incontro della S. Eufemia-Catanzaro.
Per queste ferrovie si autorizzava una spesa di L. 12.000.000.

C) SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE E FRANE.

La legge 25 giugno 1906 rappresenta, per le sistemazioni idrauliche, un momento
di transizione tra la legge generale anteriore del 1904 e la riforma radicale della
        <pb n="135" />
        legge del 1g1r1. I nuovi studi ed i risultati conseguiti in Austria, in Svizzera, in
Francia avevano dimostrato la necessità di provvedere principalmente alle sistemazioni
 montane, che non potevano ritenersi soltanto collegate alla terza categoria
delle opere idrauliche, come aveva fatto la legge del 1893, ma dovevano considerarsi
connesse a tutte le opere pubbliche. La legge per la Sardegna, la legge del 1904
per la Basilicata e quella del 1906 per la Calabria iniziarono quindi un nuovo indirizzo
 di politica idraulica, fondato sulla connessione e coordinazione della sistemazione
 montana con quella valliva. e sulla prevalenza e precedenza necessaria della
prima.
Per assicurare la sistemazione dei fiumi e la sistemazione delle pendici la legge
del 1906 ha autorizzato una spesa di L. 23.600,000 ed ha stabilito (arti 37) che alla
?secuzione delle opere di sistemazione idraulica di pianura e dei bacini montani dei
corsi d’acqua della Calabria, comprese le opere di rimboschimento e di rinsodamento
dei terreni montani, naturalmente collegate e coordinate colle opere medesime, si
provvede a cura dello Stato, ripartendosi la spesa per cinque sesti a carico di questo
è per un sesto a carico della Provincia o delle Provincie interessate, ed esonerando
dal contributo, prescritto dalle vigenti leggi, gli enti morali ed i privati (6).
La legge contiene inoltre disposizioni speciali per la revisione degli elenchi dei
vincoli forestali, per l’approvazione dei quali sono istituite apposite Commissioni
provinciali composte del Presidente o Vice-presidente del Tribunale, dell’Ispettore
forestale, di un Ingegnere del Genio Civile e di due delegati del Consiglio provinciale
scelti fuori del suo seno; disciplina il taglio dei boschi esistenti e di quelli di nuova
formazione, il pascolo, la cultura agraria, e concede premi per i rimboschimenti di
lerreni privati dei quali autorizza anche l’espropriazione a termini della legge 1° marzo
1888, n. 5238. Per tali rimboschimenti e per il rimboschimento e rinsaldamento dei
terreni demaniali dello Stato, provinciali e comunali, la legge autorizza una spesa di
quattro milioni duecentocinquantamila lire, ripartita in 20 esercizi, dal 1006-1907 al
:925-1926, sul bilancio del Ministero di Agricoltura.
Per la manutenzione, le arginature dei tronchi di pianura dei corsi d’acqua, eseguite
 in forza della predetta legge, saranno classificate in 2° categoria, e quindi
mantenute a cura dello Stato, col concorso delle Provincie e degli interessati nella
misura complessiva del 50°. Per la classifica non occorre una disposizione legisla-‘iva,
 ma basta un Regio Decreto su proposta del Ministero dei Lavori Pubblici.
sentito il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ed il Consiglio di Stato.
Le opere non comprese nella 2° categoria sono classificate nella 3°, ed alla loro
manutenzione deve provvedere il Consorzio degli interessati.
Delle frane minaccianti gli abitati non si faceva cenno nel disegno di legge milisteriale,
 Ma le condizioni naturali della regione reclamavano urgentemente provvedimenti
 per questo scopo e d’altro lato la situazione finanziaria dei Comuni e delle
        <pb n="136" />
        Provincie non permetteva loro di assumere nuovi oneri e rendeva necessario l’intervento
 diretto dello Stato, La condizione dei molti terreni naturalmente franosi era
andata per decenni sempre più peggiorando, mancando ogni provvedimento adeguato,
che non poteva essere attuato dagli enti locali con i sussidi in non larga misura
concedibili sul bilancio dello Stato. Già, a proposito della legge sulla Basilicata, era
stato ammesso il principio che nei lavori di consolidamento di frane non dovesse richiedersi
 concorso di sorta per parte degli enti locali, poichè, come dichiara la relazione
 ministeriale alla citata legge, le frane son dovute per la massima parte al
disordine idraulico della regione; e tale disordine idraulico dipende dai corsi d’acqua
di notevole importanza, di cui le opere di difesa potrebbero essere assegnate alla
1° e 2° categoria, di guisa che allo stesso modo che lo Stato provvede alle opere
di 1° categoria, esso deve provvedere alle riparazioni di danni che si possono in gran
parte. attribuire alla mancanza di tali opere.
Pertanto così dalla Commissione della Camera che da quella del Senato fu riconosciuta
 subito la convenienza che anche i lavori di consolidamento delle frane
minaccianti gli abitati di Calabria fossero eseguiti a cura e spese dello Stato, rimanendo
 la manutenzione delle opere a carico dei Comuni, con l’eventuale concorso
degli interessati a termini dell’art. 10 del Testo Unico 25 luglio 1904, n. 523, sulle
opere idrauliche. Quando non vi fosse la possibilità o la convenienza di eseguire opere
 di consolidamento, si diede facoltà al Governo del Re, sentito il Consiglio Superiore
 dei Lavori Pubblici ed il Consiglio di Stato, di sostituire ad esse lo spostamento
 totale o parziale degli abitati. La legge autorizzò la spesa di L. 3.465.000, per i
lavori di consolidamento di frane minaccianti 57 abitati delle tre provincie (7).

D) BONIFICAZIONI.

La legge del 1906 aggiunse alle opere di bonifica calabresi contemplate dalle
precedenti leggi 18 opere nuove da farsi a cura dello Stato (8), per le quali autorizzò
una maggiore spesa di L. 8.800.000, di cui L. 3.500.000 per la provincia di Catanzaro.
 L. 3.700.000 per quella di Cosenza e L. 1.680.000 per quella di Reggio.
Dispose poi che, tanto per le dette opere, quanto per quelle contemplate nelle
leggi precedenti, venissero esonerati i Comuni dal contributo messo a loro carico
dall’art. 6 della legge 22 marzo 1900; rimanendo ripartita la spesa per 7 decimi a
carico dello Stato, per 1 decimo a carico delle Provincie e per 2 decimi a carico dei
proprietari interessati; ai quali concesse, però, l’agevolezza di poter versare la loro
quota in dieci rate annuali, a far tempo dall’anno successivo al completamento dei
lavori (v. art. 38).
Qualora, poi, connessi e coordinati alle opere di bonifica, venissero eseguiti la-
        <pb n="137" />
        vori di sistemazione dei corsi d’acqua di pianura e dei loro bacini montani, dispose
che la spesa per la loro esecuzione fosse ripartita per °/, a carico dello Stato e
per ‘4, a carico delle Provincie interessate; dispose infine, abbreviando il periodo previsto
 dalla legge 7 luglio 1902, che i lavori dipendenti dalla detta legge e da quella
del 22 marzo 1900 che, come fu detto, dovevano essere eseguiti in un trentennio a
datare dall’esercizio 1902-03, venissero ultimati entro l’esercizio finanziario 1921-22.

E) OPERE MARITTIME.

Per i porti, la legge del 1906 autorizzò una spesa di L. 6.700.000 per le opere
di sistemazione e riparazione di danni al porto di Cotrone, di ampliamento e sistemazione
 ferroviaria del porto di Reggio Calabria, già previste dalle precedenti leggi
del 1889 e del 1904, e per nuove opere ai porti di Villa S. Giovanni e Scilla, pontili
 di approdo, boe di ormeggio ed accessori alle spiagge di Gioia Tauro, Siderno
è Roccella Ionica (Reggio Calabria), pontili di approdo, boe di ormeggio ed accessori
 alle rade di Pizzo e S. Eufemia, alle spiagge di Tropea, di Soverato e di Catanzaro
 Marina (Catanzaro), opere di approdo, boe di ormeggio ed accessori alla
spiaggia di Paola, pontili di approdo, boe di ormeggio ed accessori alla spiaggia per
Diamante e Cirella ed alle spiagge di Rossano e Trebisacce (Cosenza). Le nuove
opere di pontili di approdo, boe di ormeggio ecc. da eseguirsi a spese dello Stato,
furono dalla legge classificate nella 3° classe della 2° categoria a tutti gli altri effetti
della legge 2 aprile 1885.

F) DISPOSIZIONI VARIE.

Altre disposizioni particolari contiene la legge del 1906, di alcune delle quali si
farà cenno successivamente, come per le espropriazioni, l’approvazione dei progetti,
gli appalti. Devono qui ricordarsi quelle relative alle derivazioni di acqua (art. 88),
per le quali è ammessa la concessione gratuita durante un ventennio, a condizione
che l’acqua derivata sia adoperata per trazione o per nuovi impianti industriali, che
l’ente concessionario debba espropriare a suo carico le derivazioni parziali di privata
proprietà ultratrentennale che per la nuova derivazione complessiva venissero a cessare
in tutto od in parte.
        <pb n="138" />
        1}

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Le strade provinciali sovvenute autorizzate con le precedenti leggi del 27 giugno 1869, n. 5147.
30 maggio 1875, n. 2521, e 23 luglio 1881, n. 333, e richiamate dalla legge del 1906 sono le seguenti:

Provincia di Cosenza.

Legge 27 giugno 1869, n, 5147.
N. 8) 2° serie — Strada da Belvedere per San-Agata
 e Lungro alle Saline di Lungro,
N. 9) 2° serie — Strada dalla nazionale fra Cosenza
 e S, Giovanni in Fiore per Longobucco e
Rossano.
Legge 30 maggio 1875, n. 2521.
N. 8) 12 serie — Strada da S. Giovanni in Fiore
a Cariati,
N. 28) 2° serie — Strada da Mormanno per Pasasidero,
 a Scalea,
N. 29) 2° serie — Strada da Rocca Imperiale
allo Spirito Santo di Civita.
-egge 23 luglio 1881, n. 333.
N. 110 — Strada dalla marina di Cetraro pei
pressi di Fagnano, di Roggiano e la stazione di
Tarsia, alla nazionale presso Spezzano Albanese
(tronchi dalla marina di Cetraro alla crocevia Guaglianone).

N. 111 — Strada da Cosenza per Aprigliano ed
Acqua del Prete, alla provinciale Coraci-nazionale

Silana presso Acqua del Corvo con diramazione
ia Aprigliano a Pian del Lago,
N. 112 — Strada dalla marina di Fuscaldo alla
ìazionale delle Calabrie, per la stazione e la strada
’rovinciale costruita per Bisignano,
N. 113 — Strada da Cosenza, per Cerisano, a
“iumefreddo,.
N. 114 — Strada da Coraci sulla nazionale per
Scigliano, per i pressi di Altilia, Malito, Grimaldi,
Aiello e Serra di Aiello alla ferrovia Eboli-Reggio.
N. 115 — Strada dalla stazione ferroviaria Rende
5. Fili, passando per S. Pietro e Castiglione, alla
21azionale Silana,
N. 116 — Strada dalla provinciale presso Croalati
 alla stazione ferroviaria di Mirto Crosia,
N. 117 — Strada dalla provinciale Rotonda Valiinni
 (provincia di Potenza) nei pressi di Oriolo
Cosenza) alla stazione di Amendolara (Cosenza),
N. 118 — Strada litoranea Tirrena da Sapri al
&amp;gt;onfine di Catanzaro (tronchi dalla sponda sinistra
del fiume Castrocucco all’abitato di Praia d’Aieta,
e dalla marina di Scalea al confine di Catanzaro).

Provincia di Catanzaro. :

Legge 27 giugno 1869, n. 5147.
N. 14) Catanzaro 32° serie — Strada da Catanzaro
 a Chiaravalle,
N. 15) Catanzaro 3‘ serie — Strada da Monte.
leone a Metramo sotto Rosarno,
Legge 30 maggio 1875, n, 2521.
N. 6) Catanzaro 12 serie — Strada da Nicastro
illa marina di Sant’ Eufemia.
N. 7) Catanzaro 12 serie — Strada da un punto
della nazionale n. 36 (ora 62) presso Soveria Mannelli,
 alla nazionale n. 61 presso Santa Severina.
N. 23) Catanzaro 22 serie — Strada da Chiaravalle
 a Guardavalle,
N. 25) Catanzaro 22 serie — Strada da Porto
Santa Venere, per Briatico, fino a raggiungere la
provinciale di Tropea.

N. 60) Catanzaro 3° serie — Strada dalla ma--.
‘ina di Catanzaro per Vattiato a Cutro.
Legge 23 luglio 1881, n. 333.
N. 84) Catanzaro — Strada dalla provinciale
Vicastro-Sant’Eufemia presso il torrente Bagni, al-‘incontro
 della Tirrena al ponte sul Savuto.
N. 85) Catanzaro — Strada dalla nazionale Si-.
‘ana alla stazione ferroviaria di Cirò (tronchi dalla
1azionale Silana a Zinca e da Umbriatico alla sta-.
rione di Cirò).
N. 86) Catanzaro — Strada dalla provinciale dî
ierie Chiaravalle-Catanzaro, presso il torrente Aessi,
 a Soverato.
N. 87) Catanzaro — Strada dalla nazionale n. 56,
resso il Piè della Sala, alla stazione ferroviaria di
Simmeri.
        <pb n="139" />
        N. 88) Catanzaro — Strada dalla nazionale delle
Calabrie all’incontro della strada di Curinga, per
pressi di Maida, Borgia, S. Floro e Catanzaro.
N. 90) Catanzaro — Strada dalla nazionale delle
Calabrie, presso il ponte Angitola e territori di Fran--avilla
 e Filadelfia a Polia ed Olivadi sulla prorinciale
 di serie Chiaravalle-Catanzaro.
N. 92) Catanzaro — Strada da Mileto a Dinami,

N. 93) Catanzaro e Cosenza — Strada dal porto
di Cotrone per la serra di Melissa e Cirò alla stazione
 di Cariati.
N. 94) Catanzaro e Cosenza — Strada da Nocera
 per S$, Mango, Martirano, Conflenti, Motta,
S. Lucia, Pedivigliano, Scigliano e Carpanzano alla
nazionale delle Calabrie.

Provincia di Reggio Calabria.

Legge 27 giugno 1869, n. 5147.
N. 16) Reggio Calabria 32 serie — Strada da
-aureana per Radicena sotto Bagnara.
N. 17) Reggio Calabria 32 serie — Strada dalla
‘azionale fra Gerace e Gioia, per Canolo, Agnano
è Siderno, alla marina, i
-egge 30 maggio 1875, n. 2521.
N. 22) Reggio Calabria 22 serie — Strada dalla
raversa di Platì a Bagaladi.
megge 23 luglio 1881, n. 333.
N. 95) Reggio Calabria — Compimento della
rovinciale Jonica da Reggio Calabria all’ incontro
lella provinciale di serie Chiaravalle-«Guardavalle.
N. 218 — Strada da Platì alla stazione di Boralino.


N, 219 — Strada da Africo alla stazione di Bianconuovo,

N. 220 — Completamento delle strade dalla ma--ina
 di Gioiosa a Mammola e Catalisano a Grotteria,
 e da Limina per Giffone e Galatro alla prorinciale
 Laureana-Radicena e Melicucco-Rosarno
‘tronchi da Giffone alla provinciale predetta).
N. 221 — Completamento della strada da Boralino
 a S. Luca, Montalto, Nardello, Santo Ste-‘ano,
 ai molini di Calanna, Sotira, Petto Gallico,
Villa S. Giuseppe ed alla nazionale (tronchi da Bosalino
 a S. Luca, e dalle Cambarie alla nazionale)
2 diramazione dai molini di Calanna, Sambatello
a Gallico al ponte sul Torbido presso Reggio.

(2) Non. si richiamano nella tabella A bis le seguenti strade o tronchi di strada dalla legge del 1881:

Provincia di Cantanzaro.
Tronco da Zinca ad Umbriatico della strada " Tronchi da Badolato alla Nazionale fra Spadola
N. 85. e Serra S. Bruno della nazionale n. 89,
Provincia di Cosenza.
Tronco dalla crocevia Guaglianone alla nazio- ‘Tronco dall’abitato di Praia alla marina di Scalea
2ale delle Calabrie della strada n. 110. e ponte sul Castrocucco della nazionale n. 118.

Provincia di Reggio Calabria.

Tronco da Limina a Giffone della strada n. 220. Strada n. 222 dalla provinciale Mongiana Fab.
Tronco da S. Luca alle Cambarie della strada brizia-Grotteria alla provinciale Laureana-Radicena.,
221,

3) La tabella B comprende le seguenti 102 strade:

Provincia di Catanzaro.

Comuni Strade Comuni
Andali e Belcastro Consortile. Brognaturo e Spa-Arena
 . _. _ Verso Serra $S, Bruno. dola .

Strade

Consortile.
        <pb n="140" />
        5C

Comuni
Caraffa e Girifalco

Strade
Consortile alla provinciale Borgia-Maida,

Per la frazione Zinca; 2° tronco,
Dalla frazione di Santa Maria
alla stazione ferrovia omonima.

‘er le frazioni S, Cono e San
Marco.
Per Mantineo,
7erso Motta S. Lucia e verso
Decollatura. Ricadi
Per la frazione Capo Colonna. id.
id.

Comuni
Nardo di Pace
Nicastro, .
Piscopio , .

Casabona . . .
Catanzaro .

Cessaniti .

Pizzoni .
Polia .

Cessaniti , ,
Conflenti. .

Cotrone
Cropani, Sersale e
Cerva . .
Dasà ,
Drapia . .

Consortile. .
Verso Arena.
Per la Consortile di Tropea e
per Gasponi,
’er la stazione omonima passando
 la frazione di Castiglione.

Filogaso . Verso S. Nicola.
id. Verso Vazzano,
Francica , . . Alla strada provinciale Monteleone-Metramo,

Joppolo . . . . Verso Nicotera.
Limbadi . . . . Alla nazionale n. 62 verso Rosarno.

Mileto . . . . Alle frazioni Paravati e Comparni
 ed alla nazionale n. 62,
Monteleone . . . Alla provinciale S. Venere-Briatico;
 2° tronco,
Motta Santa Lucia Verso Conflenti con dirama.
zione per Decollatura.

Rocca di Neto .
$. Calogero ,. .

id.
id. e
S. Nicola da Crissa
id.
Sansostene , . .

Soveria Simeri e
Zagarise . . +.
Spilinga ,
Tiriolo a...
Zambrone . . .

ia

Strade

Alla frazione Ragonà,
Per la frazione Fronti verso
Serrastretta,
Alla strada provinciale Monteleone-Metramo,

Verso Vazzano e Soriano.
Verso Pizzo al Ponte Angiola
 e per accesso alla stazione
 di Francavilla Angivola,

Per la frazione Brivadi.
’onte sul torrente Vaticano,
”er la frazione Barbalaconi e
Lampazzoni,
“er Belvedere Spinello.
dalla frazione Calimera alla
nazionale n. 62 verso Rosarno,

Da S. Calogero a Rombiolo,
Verso Mileto.
Verso Vallelonga,
Verso Filogaso.,
Per la stazione ferroviaria omonima.


Consortile,
Alla frazione Panaia e verso
Ricadi.
Per la frazione Sarrottino.
Per le frazioni Daffinà e Daffinacello,

Per Briatico,

Provincia di Cosenza.

Comuni

Aieta .
Altilia .
Altomonte i

Belmonte .

Bisignano.
Bocchigliero . .
3onifati se +

Strade

Da Aieta alla provinciale Tirrena
 diretta alla stazione di Praia.
Da Altilia a Malito,
Da Altomonte alla provinciale
n. 110.
Da Belmonte alla marina attraversando
 la provinciale
Tirrena.
Da Bisignano al limite verso
S. Sofia d’ Epiro.
Da Bocchigliero alla provinciale
 n. 8.
Da Bonifati alla provinciale
Tirrena ed alla stazione ferroviaria.


Comuni
Carolei « +. «. Da Carolei al limite verso Mendicino,

Cassano all’Jonio. Da Cassano alla provinciale del
Pollino.
Castroregio , . . Da Castroregio alla provinciale
n. 117.
Cerzeto , . . . Da Cerzeto verso Mongrassano
e S, Martino di Finita.
Cleto ,. . . Ja Cleto alla provinciale Serra
d'Aiello Grimaldi.
Da Corigliano verso Acri.
Da Grisolia alla provinciale Tirrena
 ed alla stazione ferroviaria,

Lattarico . . . Oa Lattarico al limite verso
Montalto.
        <pb n="141" />
        Sy

Comuni Comuni
Lattarico  . . . Dalla comunale Lattarico-Mon- Pedace . . , +. Da Pedace alla frazione Perito
talto alla provinciale Valle ed alla stazione ferroviaria,
Crati. Pietrapaola., . - Da Pietrapaola alla stazione
Da Longobardi alla marina ed ferroviaria omonima.
alla stazione ferroviaria,. Rose .. . , ,. . Da Rose alla stazione ferro-Da
 Lungro alla provinciale n. 8, viaria omonima,
Na Majerà alla provinciale  S, Donato Ninea. Dalla provinciale Lungro-Beln.
 118 ed alla stazione fer- vedere alla comunale di Alroviaria.
 tomonte,
Da Malvito alla comunale di Da S. Donato Ninea alla pro-S.
 Caterina. vinciale Lungro-Belvedere.
Da Malvito alla comunale Mot- SS, Gineto . . . Da S. Gineto alla provinciale
tafollone-S. Sosti, Lungro-Belvedere.
Da Mangone verso Santo Ste- S. Giorgio Albafano.
 nese . . +, . Da S. Giorgio alla provinciale
Margherita,
S.Martinodi Finita Da S. Martino al limite verso
 Rota Greca.
S, Vincenzo La Ccsta
 . . . . +. Da S. Vincenzo al limite verso
S. Fili.
‘Trebisacce . . . Dalla stazione di Trebisacce al
torrente Pagliaro.
Verbicaro . . . Da Verbicaro alla provinciale
Tirrena ed alla stazione ferroviaria.

Da Villapiana alla stazione di
Torre Cerchiara.

Strade

d. PP E"
Mangone , .
Marano Marchesato.
 . . +. Da Marano Marchesato alla
comunale di Rende. ’
Mendicino . . . Da Mendicino al limite verso
Carolei.
Mongrassano . . Da Mongrassano verso Cerzeto,
Montalto Uffugo . Da Montalto al limite verso
Lattarico,
Montegiordano . Da Montegiordano alla stazione
serroviaria omonima.
Orsomarso , . . Da Orsomarso alla provinciale
l'irrena ed alla stazione fer-  Villapiana . . -
‘oviaria,

Provincia di Reggio Calabria.

Comuni
intonimina a Gerace
 ,. e
Bagnara . .
Bivongi .
id. ie

Strade

Consortile Gerace-Bagni Antonimina.

Da Solano inferiore alla provinciale
 Tirrena.
Da Bivongi a Pazzana.
Dalla piazza Santa Maria nel-‘’abitato
 di Bivongi alla nazionale
 n. 66.
3ova . . . . , Da Bova superiore alla provinciale
 Jonica.
Brancaleone |‘. , Da Brancaleone alla litorale
Jonica.
Bruzzano Zeffirio. Dalla frazione Motticella, per
Bruzzano, alla provinciale [onica.

’all’abitato di Cannitello alia
provinciale Tirrena diretta a
Reggio.
-all’abitato di Cannitello alla
‘razione di Porticello.

Comuni Strade
Cataforio . . . Da San Sperato alla frazione
Mosorrofa. _
Caulonia. Dalla frazione San Nicola,
ver Caulonia alla stazione di
Caulonia,
») Dalla frazione Campoli e
Ursini, per Caulonia, alla stazione
 di Caulonia.
Da Condofuri alla stazione
ferroviaria di Amendolea,

Gerace, Agnano e
Canolo . . . Consortile dalla nazionale n. 67
verso Gerace.
Martone . . . . Da Martone alla provinciale
n. 220.
Monasterace . . Da Monasterace alla provinciale
 litoranea Jonica.
Montebello jonico. Da Fossato a Montebello, indi
 alla provinciale litorale
Jonica.
        <pb n="142" />
        — 60

Comuni

Strade

Motta San Giovanni
 .

Da Motta alla frazione Lazzaro.

Da Oppido alla provinciale di
Santa Cristina-Plati per Pimirano,

Dalla frazione Menignadi alla
stazione ferroviaria di Gioia
Tauro.
Da Palizzi alla provinciale Jonica.


Oppido Mamertino

Palizzi

Placanica e Stignano
 . , . . Consortile da Placanica e Stignano
 diretta alla stazione
di Caulonia.
Portigliola . . . Da Portigliola alla provinciale
Jonica.
Riace. . . . . Da Riace alla provinciale Jonica.

Da Rosalì a Villa $. Giuseppe.

Rosali ,. e.
Reggio Calabria,
Cataforio e Cardeto
 .,. . a

%onsortile Reggio-Cataforio-Cardeto.


Comuni

Strade

Sant'Ilario . . . Da Sant'Ilario alla frazione
Condoianni.
Sant'Ilario Ciminà , Consortile Sant’Ilario Ciminà
diretta alla provinciale Jonica.

3anta Cristina d’Aspromonte,
 Scido
 Cosoleto e
Delianova .

-onsortile dalla provinciale Tirrena
 a Scido-Cosoleto e Delianova.

Da Solano Superiore a Scilla.
da Piazza San Rocco alla
provinciale Tirrena. Dai piani
del Fondaco a Solano.

Scilla . .  .

5. Giovanni di Gerace
 e
Staiti . . a

Da S. Giovanni di Gerace alla
provinciale n, 220.
Da Staiti alla provinciale litorale
 Jonica.

Stignano, Riace,
Camini. Stilo

Da Stignano, per Riace e Camini,
 alla nazionale n. 66 diretta
 a Stilo.

‘4) La tabella C indica le strade seguenti :

Provincia di Catanzaro.

Comuni

Albi . 0.
Briatico . .
Cessaniti ,.

Ad

Carfizzi .

Conflenti . ,
Crichi Simeri . .

Dinami . .
Fabrizia . .

Feroleto Antico .

id.
Filandari. .
Filadelfia .

Strade
{lla provinciale n. 7.
Alla frazione Villa Lapa,
)alla frazione di San Marco,
per San Cono, alla obbligatoria
 Briatico-Zungri,
Jalla frazione di Pannaconi alla
frazione Paradisoni.
vlla consortile San Nicola dell’Alto.

Verso Martirano.
Dalla frazione Simeri alla consortile
 Soveria-Zagarise,
Per la frazione Monsoreto,
Per Nardo di Pace verso Caulonia.

Per la frazione Feroli e Polverini,

Per la frazione Galli e Vajolo.
Alla frazione Arzonna e Scaliti,
er la frazione Montesano alla
nazionale 42

Comuni

Strade

Gerocarne
id. .
joppolo .
Magisano .

Per Soriano.
Per la frazione di Ciano.
Mle frazioni Caroniti, Coccorino
 e Coccorinello.
)jalla frazione Vincolise alla
provinciale n. 7.
Verso Conflenti, '
er la frazione S. Giovanni,
Dalla frazione Vena di Mezzo
all’abitato di Cessaniti,
{la frazione San Todero.
Alla frazione Preitoni,
Da detta frazione verso Joppolo,
Dalla comunale obbligatoriache
si congiunge alla provinciale
n. 7 alla frazione Pagliarelle.
Petronà . ,. . . Dalla frazione Arietta alla provinciale
 n. 7.
Ricadi . . . . Dalla frazione Ciaramiti alla
strada Ricadi-Tropea.
Rombiolo . . . Alla frazione Paravati.

Martirano . .
id. e #4
Monteleone. .
        <pb n="143" />
        Comuni Strade
Rombiolo . . . Dalla frazione Pernocari verso
Filandari.
Sorbo San Basile . Alla frazione Maranise e Soveria.


Comuni

Zambrone .
Zungri . .

Strade
er la frazione San Giovanni,
&amp;gt;alla frazione Papaglionti alla
provinciale Tropea - Monteleone,


Provincia di Cosenza.

Strade Comuni
Alessandria del Car- Da Alessandria al limite del Parenti . .
retto . . . . territorio verso Albidona.
lilla . . . . Dalla frazione Maione alla  Papasidero . .
provinciale n. 114,
Bianchi . +Allacciamento dellefrazioni Cen-  Pedivigliano . .
zo, Palimedo e Serra di Piro,
Allacciamento della frazione
“arneda,
Allacciamento delle frazioni
Rizzuti, Gigliotti, Arcuri, Volpeni,
 Trearie e Coraci.
Da Lago alla frazione Laghitello.
Jalla frazione Serra di Leo
2lla comunale Mongrassano-San
 Marco

Strade
Dalla frazione Grotti alla provinciale
 n. 10.
Jalla frazione Avena alla provinciale
 n. 28.
Da Pedivigliano alla frazione
Pittarella.
Rogliano . Dalla frazione Saliano alla provinciale
 n. 27.
Scigliano . Allacciamento delle frazioni Cupani,
 Serra Petrisi e Lupia.
4ltomonte . . . Da Altomonte alla provinciale
Lungro-Nazionale n. 57

Santa Sofia d’ E-Diro.
 . . . . Da Santa Sofia alla provinciale
 Acri-San Demetrio.

Provincia di Reggio Calabria.

Comuni Strade Comuni
Africo . . . . Dall’abitato di Africo alla fra- Cataforio . -
zione Casalnuovo.
Bova Roghudi . . Da Bova a Roghudi,
Calanna . . . . "Da Calanna alla provinciale
n. 221.
id... . . Da Calanna alle frazioni Mesa
a Milanesi,

Strade

Dalla frazione Mosorrofa alla
frazione Salvatore.

Podargoni e Reggio.
 Da Podargoni, per la frazione
Schindilifà, a Cerasi,
Da Palizzi, per Pietrapennata,
3 Staiti

‘5) La tabella D elenca 72 strade, che sono :

Provincia di Catanzaro.

Comuni Strade
Belvedere Spinello Per Rocca di Neto,
Briatico , . . . Da Paradisone alla provinciale
Santa Venere-Briatico.
caraffa . . . . Da Caraffa alla stazione di
Settingiano.
Casabona | Da Casabona alla stazione di
di Strongoli,
[sola Capo Rizzuto Da Isola alle Castella, per San
Leonardo, alla stazione omo-1ima.


Comuni
oppolo +e
Marcedusa

Nardo di Pace. .

Parghelia, . . -
Pianopoli +. .

Strade
Per la stazione omonima,
Alla consortile Andali-Belcastro
 per accedere alla stazione
 di Botricello.
Da Nardo di Pace, per Caulonia,
 alla stazione di Caulonia.
ber le frazioni Fitili e Zaccanopoli
 verso Zungri.
Jalla comunale obbligatoria allastazione
 di Feroleto Antico,
        <pb n="144" />
        A?

$trade
Rocca Bernarda . Da Rocca Bernarda alla provinciale
 Rogliano-Parenti.
Cutro per la stazione di Cutro.
Per le frazioni Angoli San Mi.-chele,
 Migliuso, Migliosina
per dare lo sbocco alla stazione
 ferroviaria di Marceliinara,

'all’obbligatoria Nicastro-Ro-Serrastretta



Provincia di

Comuni

Acquappesa. .

Dalla provinciale 118 alla stazione
 omonima ed allo scalo
marittimo.
Allacciamento delle frazioni Annunziata,
 Vadi e Regostoli.

Strade

Belmonte . . .

Belvedere Marittimo
 .
3onifati . *

Allacciamento delle frazioni
Malafarina e Laise,
Allacciamento della frazione
‘Torrevecchia.
Da Buonvicino alla provinciale
[18 ed alla stazione di Diamante,

Da Caloveto alla provinciale
n. 116.
Dalla provinciale n. 8 alla stazione
 . ferroviaria di Campana.

Da Torrevecchia alla provinciale
 n. 8.
’alla frazione Pantano lungo
alla comunale Carolei-Mendicino.

)alla provinciale n. 110 alla
stazione ferroviaria di Ce.
traro,
{]lacciamento della frazione
Savuto,
lilacciamento delle frazioni
Portapiana e San Francesco.
Ia Crosia alla provinciale n.
116,
Na Diamante allo scalo marit-Amo
 ed alla stazione ferroviaria,

+]llacciamento delle frazioni Capocasale,
 Basso, Viziosi e Perone.

allacciamento della frazione
Motta.

Buonvicino. -. .

Caloveto, , ;

Campana . . .

Cariati . .
Carolei

Cetraro

Cleto ..

Cosenza

a

Crosia . e.

Dijamante

Dipignano . . .

Domanico . .

Comuni

Strade

sario, Accaria, Immacolata
e Palmatico per dare accesso
 alla stazione di Nicastro,

Verso Platania e Nicastro e
per accesso alla stazione di
Nicastro.
. Per la stazione omonima,
Per la stazione omonima,

Serrastretta

Settingiano , .
Ricadi ,. . .

Cosenza.

Comuni
“agnano Castello. Dalla frazione Santa Laura
alla provinciale n. 110.

Talconara Albanese.
 . , . . Da Falconara alla provinciale
n. 118,
Fiumefreddo , . Dalla frazione di San Biagio
alla provinciale n. 113,
Fuscaldo , . . . Allacciamento delle frazioni di
S. Pietro, Pesco e Cariglio,
Dalla provinciale n. 112 alla
stazione omonima.
Dalla frazione Cipollina alla
provinciale n. 118.

Srisolia Cipollina ,
Guardia Piemonrese.
 . . . . Da Guardia alla stazione ferroviaria
 omonima,
Lappano . . . . Dalla frazione Altavilla alla
provinciale n. 115.
Majerà . . . . Da Majerà alla frazione Brasi.
Mandatoriccio. . Da Mandatoriccio alla staz ione
ferroviaria di Campana,
Lilacciamento delle frazioni
Moretti, Coralli e Savagli,
Allacciamento delle frazioni
Santa Maria, Commicelle e
Berarda,
Ia Nocera alla provinciale
n. 29,
Paternò Calabro . Allacciamento delle frazioni
Casale di Basso e Capore,
Pedace . . . . Allacciamento delle frazioni
Jatta e Santa Maria,
Plataci . . . . Da Piataci a Villapiana,
Rota Greca . . Dalla comunale Lattarico-Montalto
 alla provinciale
n. 112.

S. Benedetto Ullano.
 . . e. &amp;gt;

Dalla comunale Lattarico-Montalto
 alla provinciale
Valle Crati.
        <pb n="145" />
        62

Comuni
San Marco Argentano
 . . . . Da San Marco Argentano
alla provinciale n. 110.
San Martino . . Da San Martino alla frazione
o di Santa Maria delle Grotte.
Santo Stefano di,
Rogliano . . . Da Santo Stefano alla nazionale
 n, 62.
Santa Sofia d’ Epiro,
 . . . . Dalla comunale di Santa Sofia-Bisignano
 alla stazione di
Mongrassano.

* Strade

Comuni

Strade

Da Scalaceli alla provinciale
n. 8.
o . . . Dalla frazione San Morello alla
provinciale n. 8.
Scalea . . . . Dalla frazione San Nicola Arcella
 a Scalea,
Torano Castello . Dalla frazione Sartana alla
somunale Torano - Stazione
ferroviaria,
Zumpano . . . Dalla frazione Motta a Zumano.


Provincia di Reggio Calabria,

Comuni
Catona . . . . Dalla frazione Tratti alla stazione
 ferroviaria di Catona,
Cinquefrondi . . Dalla provinciale n. 16 al tratto
Polistena-Melicuccà, diretta
alla stazione ferroviaria di
Rosarno, .
Dalla frazione Galliciani alla
strada di Condofuri-Amendolea,

Da Ferruzzano alla provinciale
2, 95.
accesso alla stazione ferroviaria
 di San Gregorio,
Da Valanidi, per le frazioni di
San Giuseppe, Oliveti, San
Nicola, a Trucco.
Da Gallina alla frazione Armo.
Da Ravagnese al torrente
valanidi. Dal ponte Sant’Agata
 a Gallina.
Lalla frazione Santa Domenica,
per Gallico, alla stazione ferroviaria
 omonima.
Dalla frazione Tritanti alla provinciale
 n. 16.

Melito Porto Salvo
 . . . . . Dalla frazione Pentadattilo alla
: provinciale n. 95,
Pellaro . . . . Dalla frazione Quattronari alla
stazione ferroviaria di Pellaro.

Reggio Calabria . a) Dalla borgata Vito Supe-“omuni



Villa S. Giovanni

Strade
siore a Vito Inferiore, diretta
alla stazione ferroviaria ed
al porto di Reggio.
5) Dalla borgata Orti Superiore
alla comunale Archi e quindi
alla stazione ferroviaria ed
al porto,
o) Dalla borgata Vineo a Pavigliana
 e Cannavò alla comunale
 Spirito Santo, diretta
alla stazione ferroviaria ed
al porto.
2) Dalle borgate Botte Lombone-Eremo
 alla comunale
Eremo-Cimitero di Condera
e per la comunale Reggio-Campi
 alla stazione ferroviaria
 ed al porto,
:) Dalla borgata Verlupo a Tripino
 e quindi per la comunale
 Reggio-Campi alla stazione
 ferroviaria ed al porto.
3 Dalla borgata Carmine alla
comunale Archi e quindi alla
stazione ferroviaria ed al
5orto.
Dalla frazione Pezzo Inferiore
alla provinciale Tirrena, di-‘etta
 alla stazione ferroviaria
 di Villa S. Giovanni.

(6) Le opere di sistemazione idraulica montana e di pianura riguardano i seguenti corsi d’acqua indicati
 nella tabella K :
3) in provincia di Catanzaro: Fiume Savuto ed affluenti, Fiume Angitola, Torrente Piazzi, Rio
        <pb n="146" />
        mi DA. te

Sant’Anna, Torrente Trainiti, Fiumara Spartaro e Cerasia, Fiumara di Muria, Torrente Mammella,
Fiume Mesima, Fiume Assi, Fiume Ancinale, Fiumara di Soverato, Fiume Corace, Fiumarella di Catanzaro,
 Fiume Alli, Fiume Simmeri, Fiume Crocchio, Fiume Tacina, Fiume Esaro, Torrente Pignataro,
Torrenti Passovecchio, Ponticello e Falao, Fiume Neto e Fiumara Nicà.
b) in provincia di Cosenza : Fiume Lao, Torrente Abatemarco, Fiumara Aron, Torrente Bagni
di Guardia, Fiume di Mare, Torrente Vardano, Fiume Cordari, Torrente Verre Belmonte, Torrente
Santa Maria, Fiume Oliva, . Fiume Savuto, Fiume Neto, Fiume Nicà, Fiume Trionto, Torrente Coserie,
Torrente Colognati, Torrente Cino, Torrente Coriglianeto, Torrente Malfrancato, Fiumarella S. Mauro.
Fiume Crati, Torrente Cardona, Fiume Busento, Torrente Muccone, Torrente Turbolo, Fiume Esaro,
Fiume Coscile, Torrente Tiro, Torrente Raganello, Torrente Caldanello, Torrente Satanasso, Torrente
Saraceno, Fiumara del Ferro e Torrente Canna.
c) in provincia di Reggio Calabria: Fiume Petrace, Torrente Sfalasà o Covala, Torrente Zagarella,
 Torrente Santa Trada, Torrente Solaro, Torrente Catona, Torrente Gallico, Torrente Scaccioti,
Torrente Annunziata, Torrente Calopinace, Torrente S. Agata, Torrente Valanidi, Torrente Macellari,
Torrente S. Giovanni, Fiumara di Pellaro, Torrente $. Vincenzo o di Lazzaro, Torrente Molaro o
delle Saline, Torrente S. Elia, Torrente Melito, Torrente Amendolea, Torrente La Verde, Torrente Buonamico,
 Torrente Corerì, Torrente Novito o di Siderno, Torrente di Gerace. Torrente Turbholo. Torrente
Messina o Romanò, Torrente Stilaro e Fiume Assi,
(7) La tabella G prevede il consolidamento delle frane minaccianti i seguenti abitati :
a) in provincia di Catanzaro : Badolato, Borgia, Caraffa, Catanzaro, Cirò, Conflenti, Feroleto
Antico, Girifalco, Gizzeria, Petrizzi, Polia, Policastro, S. Nicola da Crissa, Satriano.
b) in provincia di Cosenza : Acquappesa, Acri, Aiello, Albidona, Amantea, Aprigliano, Bisignano,
Bonifati, Cassano al Jonio, Castrovillari, Cerzeto, Lago, Longobardi, Longobucco, Luzzi, Marano Marchesato,
 Marano Principato, Montegiordano, Oriolo, Rota Greca, S. Benedetto Ullano, S. Donato
Ninea, S, Fili, $, Gineto, S. Martino di Finita, Scigliano, Verbicaro.
c) in provincia di Reggio Calabria : Bruzzano, Canolo, Casignano, Caulonia, Condofuri, Mammola,
Palizzi, Podargoni, Precacore, Reggio Calabria (frazione Vito), S. Giovanni di Gerace, Sant’Ilario, San
Lorenzo, S. Pierfedele, S. Stefano, Sinopoli, .
‘8) Le opere nuove di bonifica sono 6 in provincia di Catanzaro, e cioè :
Terreni paludosi fra l’Assi ed il fiume Soverato,
Terreni fra il fiume Alli e la punta delle Castella.
Territori fra i corsi d’acqua Passovecchio e Neto, compresi i terreni paludosi della bassa valle
del Neto.
Terreni fra il torrente Lipuda ed il confine con la provincia di Cosenza.
Terreni deficienti di scolo lungo le vallate del Mesima e del Marepotamo.
l'erreni fra Capo Suvero ed il confine con la provincia di Cosenza.
ì in provincia di Cosenza :
Paludi alle foci del Savuto e dell’Oliva, confine con la provincia di Catanzaro e la punta di Corica,
Pantani litoranei e plaghe pantanose fra la punta di Corica ed il torrente San Francesco,
Pantani litoranei e piaghe pantanose tra il torrente San Francesco ed il torrente Aron.
Pantani litoranei e plaghe pantanose tra il torrente Aron e la fiumara di Diamante.
Basse valli dei torrenti compresi tra il fiume Nicà ed il fiume Trionto.
Basse valli dei torrenti compresi tra il Trionto ed il Cino,
ì in provincia di Reggio Calabria :
Terreni paludosi latistanti alle sponde del tronco vallivo del torrente Stilaro,
Terreni paludosi latistanti alle sponde del tronco vallivo del torrente Laverde,
Terreni paludosi latistanti alle sponde del tronco vallivo del torrente Bonamico.
Terreni paludosi latistanti alle sponde del tronco vallivo del torrente Amendolea,
Terreni paludosi in sponda destra del torrente Assi.
Pantano delle Saline.
        <pb n="147" />
        CAPO Vv.

LE LEGGI MODIFICATRICI

La legge speciale del 1906 non esaurì tutti i provvedimenti necessari per l’atlazione
 delle opere pubbliche in Calabria. Essa, redatta sollecitamente sotto la spinta
dei bisogni resi più gravi dal terremoto del 1905 e dai reclami delle popolazioni interessate,
 rivelò deficienze e lacune, che dovevano essere gradatamente eliminate
juando, nell’esplicarsi dell’azione degli organi amministrativi per l’attuazione dei
2rovvedimenti e nel compiersi delle relative istruttorie, la cognizione più esatta delle
condizioni di fatto avesse reso manifeste le nuove e maggiori esigenze, D'altro lato,
poichè molteplici e svariati erano i provvedimenti in materia di opere pubbliche, ed
un organo di coordinamento non ancora sussisteva nell’ambito stesso dell’Amministrazione
 centrale, nei primi tempi anche l’azione integratrice legislativa procedette
in modo piuttosto frammentario.
A prescindere dalla legge 19 luglio 1906, n. 369, che corresse alcuni richiami
dell’art. 94 della legge organica relativa all’estensione delle disposizioni di favore ai
Comuni della provincia di Messina danneggiati dal terremoto, la legge 6 giugno 1907,
N. 300, riguardante autorizzazione di spese per opere pubbliche, che assegnò una nuova
somma di L. 12.000.000 per opere di bonifica nelle varie provincie del Regno, comrese
 nella tabella C, al n. 15, la maggiore assegnazione di L. 400.000 per la bonifica
 di Caulonia. La stessa legge, all’articolo 6, dispose di trasportare al fondo autosizzato
 per la sistemazione ed ultimazione delle strade comunali obbligatorie, di cui
alla tabella A della legge del 1906, la somma di L. 300.000, prelevandola dal fondo
generale dei sussidi per le strade comunali obbligatorie del Regno, in dipendenza dell’art.
 262 del Regolamento 24 dicembre 1906. Questo articolo, infatti, all’ultimo comma
disponeva: « per le strade comunali obbligatorie da ultimare e sistemare di cui alla tabella
 B annessa alla legge, il sussidio già accordato al Comune in base alla legge
        <pb n="148" />
        _ 66 —

del 30 agosto 1868 e non ancora pagato, sarà destinato dallo Stato al pagamento
dei lavori occorrenti all’ultimazione delle strade, salvo naturalmente il pagamento al
Comune delle quote di sussidio corrispondenti ai lavori che eventualmente fossero
stati eseguiti prima della legge 25 giugno 1906 ».
In conseguenza di questa stessa disposizione, la legge 28 giugno 1908, n. 302,
‘articolo 4) dispose il trasporto di altre L. go.000 dal capitolo relativo ai sussidi al
capitolo relativo alle comunali obbligatorie della Calabria.
Del pari la legge 14 luglio 1907, n. 542, riguardante autorizzazione di spese
per l’esecuzione di opere marittime, assegnò L. 1.080.0co per opere complementari
al porto di Reggio Calabria e L. 400.000 per opere complementari al porto di Villa
S. Giovanni ; e successivamente il Regio Decreto 29 aprile 1908, in esecuzione degli
articoli 3 e 4 di detta legge, assegnò sul fondo generale di 30 milioni autorizzato
per opere diverse negli altri porti del Regno amministrati dallo Stato, L. 600.000
per il prolungamento del molo di difesa del porto di S. Venere e L. 130.000 per
opere complementari nel porto di Cotrone. In complesso, dunque, le somme assegnate
per opere portuali in Calabria aumentarono di L. 2.310.000.
Di queste maggiori assegnazioni non tenne però conto la legge modificatrice
19 luglio 1907, n. 549, la quale, in seguito all’istruttoria disposta per la compilazione
del piano regolatore ed alle proposte della Commissione centrale consultiva, approvò
un nuovo riparto dei fondi accordati dalla legge del 1906, nel senso di aumentare
per i primi anni i fondi per i lavori riconosciuti più urgenti, come le strade comunali
 obbligatorie, le strade di accesso alle stazioni, la sistemazione montana ed il
consolidamento degli abitati, diminuendo in corrispondenza le previsioni per le altre
categorie che avevano assegnazioni esuberanti o residui notevoli.
Il nuovo riparto risulta dalla tabella A allegata alla stessa legge:
        <pb n="149" />
        indicazione delle opere

Costruzioni di strade nazionali
 e provinciali.

ompletamento della strada
 litoranea Jonica (tronchi
 Rossano-Cariati-Fiume
 Nicà). . , ..

Strade comunali obbligalorie
 già iniziate da ulti-Mare
 o sistemare .

Strade comunali occorrenti
 ad allacciare alla
sete stradale i Comuni e
le frazioni di Comuni ora
solati LV.
Strade comunali di accesso
 alle stazioni . . .

Sistemazione idraulica
Montana e di pianura
dei corsi d’acqua, . .
Bonifiche
Porti ed opere marittime |
Consolidamento di frane !
Minaccianti abitati . .
Strade ferrate . . . .
Sussidi per fornire di
iCqua potabile i Comuni

TIT A BELL A
Stanziamenti per gli esercizi finanziari

‘nesa autorizzz *

Totale
degli
stanziamenti
dal 1906-9907
al 1923924

da dalla legge
srecedenti | 25 giugno 1996 Totale
leggi n. 256

:906

1908

1909

1910

IgII

IQr2

1913

1914

1915 I 1916 | 1917
— a
1916 1917

1918

1919

Ig20
1921

1921
1922

1922

TOI

IGI2

1913

1914

1915

a18

| 1923

srt

908

909

i9Io0

[919

020

102

e

| ira

Tire

13.877.000 | 37.400.000

‘1.277.000

1.441.000 !l 1.288.200 !

Rao0.500 !

I. 600. 000 !

700.000 | 1.950.000 |

1 |
'.g50. 000

2.270.000 | 2.480.000 |

2.100.000 | 3.100. 00€

|
3.160. 000 | 2.200.000 { 3.580.000 | 3.700.000

2.750.000

4.090.000 | 4.400.000 | 4.018.200 ||

40.836.000

|
,.O00 NOOO |

2.000, 000

O0 000

‘00.000 !'

ROC. 000

ROO0. 000

100 _ 000

2.000,000

0.086.000 |

i 0.086.000

50.000 | 10.000 {

00. 000 |

880.000 |

GO0.000 | gI10.000 |

60.000 | 770.000

&amp;lt;60.000 |

hoo. oo0e

£ 20.000

140.000 |

390.000 |

290.000 | 450.000

440,000 |

so0.000 !

406.000 |

10.086.000

3-557.000 |

3.557.000]

50.000 | 114.000

160 n00 |

140.000

140,000 | 150.000 | 150.000

K0.000 |

150.000

1 CO.000

220.000

: 30.000

230. 000 |

200. 000 |

290.000

250.000

260 oo00 |

2 000"

2.557.000

6.700.000 !

6.700.000!

808 | 147.000 | 22.000): 170.000

240. 000 | 270.000 | 200. 000 | 220.000 |

340.000 !

400.000 !

400. 000

400. 000 !

400 000 !

160.000 | 680.000 |

660.000 | 620.000 !

faS.0o00"

6.-c0.000

13 600.000 |

:2.600.000!

350.000 | 286.000 530.000 | 450.000
800.000 900. 000 | 1.500. 000 | 1.500.000
401.500 a7a.s00 | 1.040.000 | 1.070. 000

600.000 | 600.000 |
1.600.000 | 1.600.000 |

S00.090 | 1.250. 000 | 1.350.000 | 1.700.000 | 1.700.000 | 1.700. 000
1.600. 000 | 1.600.000 *
1.650.000 | 1.500.000 ! 1.420.000 | 1.005. 000

.700. 00C

1.800.000 | 2.400.000 | 2.250.000 | 2.350.000 | 2.084.000!

23.600.000
27.166.250
8.238qg.000

‘0.476,250 |

20.456.250 || 2.200.000
6.700.000 | 10.500.000 Il! 2.111.000!

1.600. 000 ' 1.600.000 1.600. 00€

1.600.000 | 1.600.000 | 1.886.240 | 1.350.000 | 1.630.000

2.800.000 |

1.46 5.000 | 3.465.000

50.000 | 400.000 |
1 500.000 |

460.000 | 400.000
coo.000 | 1.000, 090

150.000

410.000 |
2.400. 000

300. 000 | 200.000 | 200,000 |
3.000. 000 3.000. 000 | 3.700.000 | 4.700.000 | 4.500.000 ' 4.800.000 | 5.700. 000

65.000 '

3.465.000
41.400.000

}2.000. 000 |

12.000.000 | 44.000.000 l!

2.500.000!

I. 500.000

4.700.000 | 1.200. 000

200 000

40.000 | 1.000. 060 | 50.000 | 100.000 |
| ——————— om er
70.253.250 ! 19. 388.000 |180. 641.250! 3.342.000 Il 2.889.800 4.759. 000 | 6.865.000 | 7.410.000

100.000 | 150.000 | 200.000 | 200. 000 | 250. 000 | 250. 000 | 250. 000 | 250.000 | 250. 000 | 300. 000 | 300. 000 | 300.000

soo.000 | aoo.000 !

5.000.000

9.130.000 | 10.040. 000 l 10.830. 000 | 11.075. 009 | 11.7 50. 000 l 13.200.000 13.250. 000 |13-170.000 |13-485 000 13.2 50.000 | 10.8 10. 000 | 10.276.250 | 9.590.000 | 9.519.200 ll 181.299.250
— — = — | —— a — | QE——— E | —— OOO, | caz—_———————— EE, | OE, | O | re | e ——]  —————
        <pb n="150" />
        67 —

La legge 19 luglio contiene altre disposizioni riguardanti la proroga di alcuni
‘ermini stabiliti dal Regolamento 24 dicembre 1906 (art. 5, 93, 101 e 132) per le
domande di mutui da accordarsi ai Comuni e alle Provincie, per riparare ai danni
del terremoto, per la presentazione delle perizie di riparazione degli edifici pubblici,
per le proposte di modificazioni da apportare all’Elenco delle strade nazionali e per
le domande di sussidi relativi all’estinzione di passività anteriormente contratte per
condutture di acqua potabile; e concernenti, inoltre, l'approvazione dei progetti e fa-“ilitazioni
 di appalto per Società cooperative di produzione e lavoro e Consorzi fra
dette Società.
Altre modifiche, di non grave importanza, circa i termini previsti dagli articoli
lo e 27 della legge del 1906 per la compilazione dei piani regolatori comunali e per
a presentazione di domande di mutui da parte di privati per danni del terremoto,
nonchè circa alcuni termini stabiliti dal Regolamento, tra i quali sono pure compresi
quelli ora indicati e disciplinati, quindi, dalla sopracitata legge del 19 luglio 1907, di
data posteriore, sono contenute nella legge 11 luglio 1907, n. 534; che all’art. 2
contiene una disposizione sostitutiva dell’art. 58 idella legge del 1906, riguardante
l’impiego del capitale iniziale di 6 milioni dell’Istituto di credito Vittorio Emanuele III.
Successivamente, la legge 29 dicembre 1907, n. 810, concernente provvedimenti
 urgenti per il terremoto e le piene dei fiumi dell’ottobre 1907, assegnò un
‘ondo di 1.500.000 lire (art. 1, lettera c) per provvedere alla riparazione delle case
danneggiate ed alla ricostruzione di casette, in sostituzione di fabbricati abbattuti o
demoliti appartenenti a persone bisognose e colpite in Calabria dal terremoto del
25 ottobre 1907, nonchè per sopperire a tutte le altre spese necessarie per soccorsi
‘n favore di tali categorie di persone ; ed estese la concessioni di mutui da parte
jella Sezione temporanea dell’Istituto di credito Vittorio Emanuele III anche ai danneggiati
 di detto terremoto (art, 12).
Più largamente e sostanzialmente modificatrice fu la legge 9 luglio 1908, n. 445,
che contemplò un complesso di provvedimenti riguardanti la Basilicata, la Calabria,
2d il consolidamento ed il trasferimento di abitati.
La predetta legge autorizzò una maggiore spesa di L. 2.000.000, in aumento a
quella di L. 3.465.000, autorizzata dalla legge del 1906, per i lavori di frane minaccianti
 gli abitati in Calabria, aggiungendo però alla tabella G altri 25 abitati (1). Au-:‘orizzò
 inoltre una maggior spesa di L. 500.000, in aumento a quella di 1.500.000 di
cui all’art. 1 lettera C della legge 29 dicembre 1907, per ricostruzione di case distrutte
 dal terremoto, e ridusse invece da L. 5.000.000, a L. 1.050.000 la somma per
&amp;gt;oncorso dello Stato nei mutui per condutture di acque potabili, lasciando alla legge
annuale di bilancio di fissare anno per anno gli stanziamenti all’uopo occorrenti.
Altre disposizioni di questa legge per la parte relativa alla Calabria riguardano le
2spropriazioni (art. 46), le occupazioni temporanee dei terreni (art. 45), i termini
        <pb n="151" />
        — A8

ancora prorogati pei piani regolatori e pei mutui (art. 47), le modalità pei mutui ai
privati (art. 48, 49, 50, 51), il trasporto al bilancio dei Lavori Pubblici della somma
di 5.000.000 di cui al 1° comma della legge 25 giugno 1906 (art. 53), l’aumento a
L. 40.000 della somma per la distribuzione annuale dei prodotti chinacei (art. 54), e provvedimenti
 per i poderi dimostrativi, i fabbricati rurali e l’Istituto di credito Vittorio
Emanuele III (art. 55 a 59), Notevole è la disposizione dell’art. 52 per la quale,
restando invariate le somme complessive degli stanziamenti annuali risultanti dalla tabella
 A annessa alla legge 19 luglio 1907, n. 549, potrà essere variato il riparto
degli stanziamenti annuali fra le diverse categorie di lavori, reintegrando negli eser-2izi
 successivi le somme stanziate in meno in uno o più esercizi.
Tra le disposizioni comuni alla Basilicata e Calabria la legge contiene due principî
 assai importanti e suscettivi di assai utili applicazioni. Il primo riguarda la
facoltà pei Comuni e per le Provincie di anticipare direttamente, previa autorizzazione,
 l’esecuzione delle opere pubbliche di loro interesse (art. 60), salvo rimborso
negli esercizi previsti nel piano regolatore. Il secondo concerne la possibilità di sostituire,
 per i lavori di sistemazione idraulica e forestale dei bacini montani dei corsi
V’acqua, l'occupazione temporanea all’espropriazione definitiva {art. 61). Lo stesso
articolo contempla, inoltre, le modalità per la determinazione dell’indennità mediante
una specie di procedimento arbitrale.
Ma un'altra serie di provvedimenti più notevole e più generica contempla il
Titolo IV della suaccennata legge, che riguarda il consolidamento di frane ed il
trasferimento dî abitati in nuova sede.
ll principio, accennato in modo quasi vago dall’art. 4 della legge del 1906, veniva
svolto e concretato nelle sue pratiche modalità dalla legge del 1908, che lo estendeva
ad altre provincie del Regno, autorizzando per trasferimenti di abitati in altre sedi
‘acquisto di aree, apertura di strade e piazze, ricostruzione di case comunali, chiese
e scuole) una spesa complessiva di L. 5.390.000, delle quali L. 2.600.000, che si prevedevano
 occorrenti in Calabria, erano prelevate dal fondo autorizzato con l’art. 7
della legge del 1906 sul bilancio del Ministero dell’Interno pei soccorsi ai danneggiati
 dal terremoto del 1905. La tabella E allegata alla legge indica gli abitati da
spostare, tra i quali 75 nelle tre provincie Calabresi (2).
Successivamente la legge 30 giugno 1909, n. 497, autorizzò una maggior spesa di
L. 250.000 per la costruzione di una variante alla strada nazionale 61, in provincia
di Catanzaro (art. 1, lettera h), ed autorizzò il trasporto della somma di lire 150.000
dal n. 3 al n. 1 della tabella A. allegata alla legge 19 giugno 1907, per la costruzione
 delle nuove strade nazionali delle provincie Calabresi, che sono elencate nella
tabella E annessa alla legge stessa (3). Questa legge aumentò inoltre di lire 1.000.000
(art. 1, lettera i) il fondo autorizzato per consolidamento e trasferimento di abitati dalla
legge del 1908, aggiungendo alla tabella E tre nuovi abitati non Calabresi (4).
        <pb n="152" />
        — 60 -

La legge 13 luglio 1910, n. 466, concernente provvedimenti a favore dei
Comuni colpiti dal terremoto del 28 dicembre 1908, ha avuto di mira principalmente
‘e ‘costruzioni definitive. Essa autorizzò una maggior spesa di L. s.s00.000 per l’ampliamento,
 l’arredamento e la sistemazione del porto di Reggio Calabria (art. 49,
lettera b), ed ai numeri 6 e 8 della tabella A, annessa alla legge, previde la spesa
di L. 20.000 per ciascuna delle boe di ormeggio a Bagnara Calabra e Gerace Marina.
Aumentò inoltre di L. 500.000 il fondo assegnato dalla legge del 1906 per riparazione
di chiese, caserme ed edifici di uso pubblico, estendendo i sussidi ai Comuni danneggiati
 dal terremoto del 1908. La stessa legge, per vieppiù accelerare l’esecuzione
delle opere pubbliche in Calabria, aumentò l’organico del Genio Civile e determinò
la costituzione degli uffici nelle tre provincie Calabresi (art. 58 e 59 tabella B e C),
richiedendo che le successive modificazioni dovessero farsi con Decreto Reale.
Intanto si veniva maturando il problema ferroviario, non definitivamente risoluto
dalla legge del 1906.
Le provvidenze emanate colle leggi del 1902, 1905 e 1906 non ebbero infatti quasi
alcun seguito, in quanto mancarono le offerte da parte dell’industria privata, stante
l’assenza di un piano organico circa l’assetto ferroviario in quella regione, mentre la
costruzione diretta a cura dello Stato non avrebbe potuto procedere con sufficiente
alacrità, avuto riguardo alle molteplici esigenze cui doveva .far fronte l’Amministrazione
 ferroviaria statale. Il Governo, preoccupato della gravità del problema ferroviario
 della Basilicata e della Calabria, in quanto principalmente da una logica e radicale
 soluzione di tale problema poteva ripromettersi il risorgimento economico di quelle
regioni, presentò al Parlamento, nell’aprile 1910, un disegno, che fu poi la legge del
21 luglio 1910, n. 580. I criteri seguiti in tale occasione furono di costituire una intera
 rete, estesa per circa 1.300 chilometri, assolutamente indipendente, racchiusa
dalle linee litoranee con sbocchi diretti a mare e con frequenti collegamenti colle ferrovie
 principali esistenti in quelle provincie e nelle finitime. Ed all’uopo, oltre a colmare
 le lacune che si erano andate accertando circa la rete ferroviaria da eseguire,
fu reso possibile l’innesto colle ferrovie di Stato nelle provincie finitime, mediante l’inlerposizione
 di binari intercalati o addossati alla rete stradale. Unica eccezione venne
costituita dalla linea Gioiosa-Piana di Palmi-Gioia Tauro che, per la sua speciale ubicazione,
 avrà un esercizio indipendente, mentre le nuove comunicazioni ferroviarie di
Mongiana si diramano ed estendono prima verso il mare Tirreno a Pizzo, poi per Soverato,
 Catanzaro, Cosenza a Cotrone sul versante Jonico, indi, con binario interposto
da Cosenza a Spezzano, raggiungono, con la Spezzano-Lagonegro, Atena, dove ha
luogo il collegamento alla nuova rete Lucana, che concorrerà a migliorare le comunicazioni
 dei paesi della Calabria sia verso Salerno e Napoli, sia verso le Puglie.
La rete autorizzata con la legge 21 luglio 1910, n. 580, comprende, per la Calabria,
 le seguenti linee ripartite in tre categorie:
        <pb n="153" />
        70

A) Nuove linee in concessione piena di costruzione e di esercizio :
— Lagonegro-Castrovillari-Spezzano Albanese . . Km. 80
— Cosenza-Cotrone per la Sila . . . . &amp;gt;’ 150
— Porto S. Venere-Monteleone-Serra Mongiana con diramazione a Soverato » 121
Rogliano all’incontro della ferrovia S. Eufemia-Catanzaro . . . ‘70
Saline di Lungro alla ferrovia Jonica . . . 14
i — Gioiosa-Piana di Palmi-Gioia Tauro 97
Km. 532

B) Linee in costruzione a cura diretta dello Stato, da concedersi in solo esercizio :
- Km. 22.863
5 13.824
Km. 36.687

C) Linee da concedersi in esercizio, previa interposizione del binario ridotto entro
1 normale o previa trasformazione del binario normale in ridotto:
- Cosenza-Rende-Sanfili. .
— Rende-Sanfili-Sibari . i ;
- Soverato all’incontro della Rogliano colla Santa Eufemia-Catanzaro .
i — Cosenza-Pietrafitta. .

9.040

in tutto Km. 673.217.

Km. 104.530

La legge 21 luglio 1910 estende pure le disposizioni riguardanti le strade di
accesso alle stazioni, indicate nella tabella D allegata alla legge del 1906, alle strade
di accesso alle stazioni lungo le dette ferrovie.
Tra le leggi modificatrici va ricordata anche la legge 2 gennaio 1910, n. 5, che
permette ai Comuni di anticipare le opere elencate alla tabella C del 1906, salvo il]
rimborso ai Comuni stessi o alla Cassa Depositi e Prestiti della somma erogata e
della metà degli interessi dovuti su detta somma. Ed è da tener presente la legge
13 aprile 1911, n. 311, che autorizzò la maggior spesa di L. 8.900.000 per consolidamento
 e trasferimento di abitati {art. 15, lettera b), aggiungendo agli abitati da trasferire
 di cui alla tabella E della legge del 1908 dieci abitati delle provincie di
Calabria. La legge inoltre autorizzò il Governo del Re a sostituire opere di consolidamento
 ad opere di trasferimento e viceversa, trasportando i fondi (5)-Per
 le sistemazioni idrauliche la legge 13 luglio 1911, n. 774, trasfusa poi nel
Testo di legge 21 marzo Igi2, n. 442, riaffermando in modo generale e più largo
il concetto innovatore della politica idraulico-forestale, già parzialmente applicato
dalle leggi per la Sardegna, per la Basilicata e la Calabria, ha dettato nuove norme.
        <pb n="154" />
        applicabili anche alla Calabria ed alla Basilicata, per il riparto della spesa e per le
modalità di esecuzione. In conseguenza di esse le opere di sistemazione montana,
tanto idraulica che forestale, costituiscono una nuova categoria a sè e sono a carico
esclusivo dello Stato: per la graduatoria di esecuzione e per le norme di preparazione
 dei progetti provvede la Commissione Tecnica Centrale consultiva, e sono
coordinate ed armonizzate le competenze dell’amministrazione dei Lavori Pubblici e
di quella Forestale. Notevole è anche in detta legge la facoltà di considerare nei
progetti gli eventuali lavori per raccogliere le acque del bacino ed utilizzarle a
scopo di irrigazione o forza motrice, Quanto ai fondi, la legge del 1911 nulla ha
‘nnovato per la Calabria.
Infine la legge 4 aprile 1912, n. 297, ha assegnato una congrua somma di
L. 6.000.000 per le opere nei porti calabresi autorizzate dalle precedenti leggi, ed ha
determinato nella somma fissa di L. 5.000.000 fino all’esercizio 1915-1916, di lire
5.500.000 nell’esercizio 1916-1917, e di L. 6.000.000 negli esercizi successivi fino al
:920-21, la spesa complessiva per le opere in Calabria escluse le ferroviarie.
Conseguentemente, senza tener conto delle assegnazioni per costruzioni ferroviarie
2 delle somme disposte per trasferimento di abitati, poichè queste ultime si riferiscono
anche ad altre provincie del Regno, le varie leggi suaccennate hanno autorizzata
per le opere pubbliche delle provincie Calabresi la complessiva spesa dî L. 160.081.250,
“ipartita come dal seguente prospetto, nel quale, nel raggruppare le diverse catego-:ie
 di opere, si è seguito l’ordine tenuto nei bilanci di previsione del Ministero dei
Lavori Pubblici. e se ne è mantenuta la dizione :!

) Sistemazione e miglioramento di ponti e strade nazionali
} Costruzione di strade nazionali e provinciali L. 53.677.000
prov
Strade comunali obbligatorie già iniziate da ultimare e sistemare . » 10.326.000
Strade comunali occorrenti ad allacciare alla esistente rete stradale
i Comuni e le frazioni di Comuni ora isolati. . . . . .
Strade comunali di accesso alle stazioni ferroviarie agli approdi dei
piroscafi postali ed ai porti. . . . a E
Sistemazione idraulica montana e di pianura dei corsi d’acqua . . »
Opere di bonificazione . . . -
Opere marittime. . . . e
Consolidamento di frane minaccianti abitati +. . . . e
Sussidi per la ricostruzione o riparazione degli edifici di uso pubblico
 non appartenenti allo Stato nei Comuni danneggiati dai
terremoti del 1905 e del 1907 ecc. — Lavori di costruzione
del palazzo di giustizia di Catanzaro e di una caserma a Mon-6.700.000


‘3.600.000
9.856.250
0.2 50.000
5.56 4.000

k

ni

}

Da riportarsi Lu. 153.531.250
        <pb n="155" />
        Riporto L. 153.531.250

[O

teleone Calabro e lavori di riparazione degli edifici carcerari e
delle scuole di proprietà comunale gravemente danneggiate per
effetto del terremoto del 1905 . .
Sussidi per condutture di acqua potabile ai Comuni . .

l'otale spesa autorizzata, senza tener conto delle assegnazioni per
costruzioni ferroviarie e per trasferimento di abitati. . . .

5.500.000

1.050.000

. L. 160.081.250

Il terremoto del 28 dicembre rg908 ebbe notevole influenza sulla legislazione della
Calabria, Quell’immane disastro, richiamando a sè tutti gli sforzi del Governo per
supplire ai gravissimi danni, è stato causa di ristagno in parecchi lavori. Ma il suo
bilancio non può dirsi del tutto passivo: alcuni bisogni che non erano stati avvertiti
9 considerati in tutta la loro importanza furono scoperti e messi in luce in quell’occasione
 : ed il terremoto ha dato la spinta ad iniziative, di cui permarranno gli utili
effetti in buona parte della regione.
La legge 12 gennaio 1909, n. 12, frutto delle decisioni prese sotto il primo impulso,
 ha avuto in parte degli scopi temporanei: ma ha pure tracciato le grandi linee
dei provvedimenti con cui lo Stato ha affrontato il grave suo compito. Alcuni effetti
vanno anzi al di 1à del semplice scopo di riparare ai danni del terremoto. Basti ac.
cennare alla imposizione della imposta addizionale i cui proventi, destinati allo scopo
di pareggiare i bilanci dei Comuni e delle Provincie e di provvedere al riattamento
delle opere di loro particolare interesse, danneggiate dal disastro, nello stesso tempo
costituiscono la fonte, da cui quegli Enti potranno attingere i fondî, per servirsi
dell’autorizzazione contenuta nell’art. 60 della legge 9 luglio 1908, n. 445, e cioè anticipare
 l’esecuzione delle opere più urgenti dipendenti dalla legge del 1906. Inoltre
l'impianto dei baraccamenti per ricoverare la popolazione superstite ha portato alla
’ccupazione di una notevole estensione di terreni, quasi in ogni Comune, Questi suoli
sono stati ceduti ai Comuni stessi, che hanno avuto costituito così un demanio, dal
quale, quando le baracche siano state sgombrate. potranno ritrarre un discreto cespite
di entrata.
La legge del 1909 ha poi agevolato l’esecuzione dei piani regolatori, estendendo
la facoltà di farli a tutti i Comuni colpiti, qualunque sia il numero dei loro abitanti,
mentre per la legge organica tale facoltà era concessa solo per gli abitati con popolazione
 superiore a 10 mila abitanti. Infine detta legge ha introdotto speciali disposizioni
 per’ l’approvazione dei progetti e la procedura di espropriazione, che modificate
 dalle leggi successive sono state poi anche estese ai lavori non dipendenti dal
erremoto, col vantaggio di amplificare ed accelerare gli ingranaggi amministrativi.
        <pb n="156" />
        _—_ 2
/

I decreti reali, aventi contenuto legislativo, che in grande numero sono succeduti
alla citata legge del 12 gennaio 1909, n. 12, per svilupparne e integrarne le iniziative,
hanno esercitato poco notevole influenza sull’esecuzione dei pubblici lavori. Ricordiamo
 il R. D. 18 aprile 1908 che ha sancito norme tecniche ed igieniche obbligatorie
 per le riparazioni, ricostruzioni e nuove costruzioni degli edifizi pubblici e privati
nei Comuni colpiti dal terremoto, norme poi parzialmente modificate e sostituite da
altre approvate con R. D. 6 settembre 1912, n. 1080. Gli effetti di esse sono gravissimi,
 non soltanto in rapporto all’edilizia che in tutta la zona devastata deve adattarsi
 ad un tipo affatto diverso da quello finora in uso, ma anche per riflesso sulla
viabilità, essendo prescritte larghezze stradali che prima non erano necessarie. Il
R. D. 6 maggio 1909, n. 264, ha dato facoltà al Governo, per un periodo di cinque
anni, di dichiarare di pubblica utilità gli impianti di stabilimenti industriali e commerciali,
 ed ha permesso così l’espropriazione coattiva dei terreni occorrenti. Il R.
D. 15 luglio 1909, n. 542, ha determinato, Comune per Comune, le aree che per la loro
conformazione geologica sono più soggette a perturbamenti sismici ed ha quindi vietato
 le costruzioni in quei luoghi. Finalmente, e ne è fatto pure cenno in altra parte
di questa relazione, nuove norme per la liquidazione delle indennità di espropriazione
sono state sancite con R. D. 25 novembre 1909, n. 756.
Più vasta visione del problema della ricostruzione dei pubblici edifici ha avuto
la legge 28 luglio 1911, n. 842, che ha autorizzato, in aggiunta alla spesa già disposta
dalla legge 13 luglio 1910, una nuova spesa di L. 39.500.000 da destinarsi alla costruzione
 di edifici pubblici, ripartendola tra i Comuni danneggiati della Sicilia e
quelli della Calabria. Essa inoltre ha esteso l’intervento dello Stato alla costruzione
delle case degli impiegati, considerando il nesso di attinenza che esse hanno coi pubblici
 servizi ed ha stanziato a tal uopo un fondo di 6 milioni, da ripartirsi tra
Messina, Reggio Calabria e Palmi,
Il R. D. 27 febbraio 1913, n. 331, si è occupato tra l’altro. anche della costruzione
 di case economiche, provvedimento già attuato a Messina in forza della legge
28 luglio 1911, n. 842, e da cui il Governo si ripromette benefici effetti come esempio
2 stimolo all'iniziativa privata. Ha stanziato per questo scopo un fondo di mezzo
milione, che è stato poi raddoppiato dalla legge 11: luglio 1913, n. 1039, con cui si
provvide a convertire in legge quel regio decreto,
L’influenza di tutti i provvedimenti che si sono qui brevemente ricordati non è,
come si potrebbe credere, limitata a piccole zone di territorio, perchè l’elenco dei
paesi danneggiati dal terremoto comprende quasi tutta la provincia di Reggio e
5uona parte di quella di Catanzaro, e quindi la sfera di applicazione di quelle leggi
corrisponde a circa una metà della regione e, certo, alla parte economicamente più
importante.
        <pb n="157" />
        74

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Gli abitati aggiunti sono : a) in provincia di Catanzaro : Dinami ; b) in provincia di Cosenza :
Calopezzati, Campana, Cariati, Castiglione Cosentino, Lungro, Pedace, Pietrapaola, San Vincenzo, La
Costa {frazione San Sisto); c) in provincia di Reggio Calabria : Camini, Caridà, Laganadi (frazione
di San Giorgio), Maropati, Portiglicla, Reggio Calabria (frazioni (}rti e Vito Superiore), Sambatello e
sue frazioni di Minitti e San Giovanni, Santa Eufemia di Aspromonte, San Roberto e frazione San
Pieri, Scido, Seminara, Staiti, ‘Terranova Sappo Minulio (frazione Scroforio). .
2) Gli abitati da trasferire secondo la tabella E sono:
In provincia di Catanzaro :
Acquaro (frazione Limpidi), Briatico (frazione Conidoni), Briatico (frazione Paradisoni), Briatico (frazione
5. Leo), Briatico {frazione Villa Dapa), Cardinale, Cessaniti (frazione Mantineo), Cessaniti (frazione
Pennacconi), Dinami, Dinami (frazione Melicuccà), Drapia (frazione Gasponi), Girifalco, Gizzeria, Marti-“ano,
 Monteleone (frazione Triparni), Monteleone (frazione Vena), Nicotera (frazione Comerconi), Olivadi,
Parghelia, Parghelia (frazione Fitili), Parghelia (frazione Zaccanopoli), Ricadi (frazione Lampazzoni),
Sellia, S, Gregorio d’Ippona (frazione Zammarò), Spilinga (frazione Panaja), Zambrone, Zambrone (frazione
 Daffinà), Zambrone (frazione S, Giovanni), Zuneri.

Tn provincia di Cosenza :
Acquappesa, Amendolara, Bonifati, Campana, Cariati, Castiglione Cosentino, Lago, Longobardi, Lungro,
Marano Marchesato, l’ietrapaola, San Donato Ninea, San Lorenzo Bellizzi, San Martino di Finita,
Terrati, Verbicaro,

In provincia di Reggio Calabria :
Bagaladi, Bianco {frazione Pardesca), Bianco (frazione Zoparto), Brancaleone, Bruzzano, Caraffa del Bianco,
 Caridà, Casignana, Caulonia, Condofuri, Ferruzzano, Mammola, Melicuccà, O ppido Mamertina, Palizzi,
Precacore, Roghudi, San Pier Fedele e frazione Garopoli, Sant'Agata di Bianco, Sant’ Eufemia d’ Aspromonte,
 San Giovanni Gerace, Sannt’Ilario dell’Ionio, San Lorenzo, San Roberto e frazione San Peri,
Scido, Sinopoli (Inferiore ), Staiti, Terranova Sappo Minulio e frazione Scroforio.

(3)
NUOVE NAZIONALI

DENOVUVIN AZIONE.

Prov. di Cosenza.
37 ter. — Dalla stazione ferroviaria di
Belvedere Marittimo per Lungro
fino all’innesto con la nazionale n.
57 presso Castrovillari e dall’incontro
 della detta nazionale colla provinciale
 del Pollino per Spirito
Santo di Civita, alla stazione ferviaria
 di Torre Cerchiara.
12 his, — Dalla stazione ferroviaria di
Serra di Aiello per Aiello Grimaldi,
 Scigliano fino all'innesto con la
nazionale n. 62; da detta nazio-PARTE

 DA COMPLETARE O DA COSTRUIRE

DENOMINAZIONE
degli antichi tratti

Riferimento
alla precedente legge
che autorizzò la spesa

‘Tab,

Data e Num.

Tratti A cquaformosa-Gronde e Gronde-Vallone
 Vetturino della strada
provinciale n. 8 della legge 27
giugno 1849 n. 5147.

Abis

25 giugno
1906. n 255,

Strada provinciale da Coraci per Sci:
gliano Grimaldi alla ferrovia Eboli
Reggio, n. 114 della legge 23 luglio
881. n. 333.

A hic

Jm.
        <pb n="158" />
        NUOVE NAZIONALI

DENOMINAZIONE

PARTE DA COMPLETARE O DA COSTRUIRE

DENOMINAZIONE
degli antichi tratti

Riferimento
alla precedente legge
che autorizzò la spesa

Tab. il Data e Num.

Prov. di Cosenza.
nale presso Coraci per Colosimi,
all’innesto con la nazionale 61 in
contrada di Garga e da questa nazionale
 presso il fiume Neto per
Savelli e Campana alla stazione
ferroviaria di Cariati.
15 quin. — Prolungamento della nazionale
 55 quinquies da Sella Scorvilli
 confine con la provincia di Po-‘enza
 per S. Lorenzo Bellizzi e
Cerchiara Calabra, all’innesto colla
Belvedere Marittimo - Torre Cerchiara.


Prov, di Catanzaro.
52 ter. — Dalla nazionale n. 62 presso
Soveria Mannelli per Carlopoli,
Zagarise, Sersale, Petilia Policastro,
all’innesto con la nazionale n. 61
in contrada Grazzani e da detta
nazionale presso Sella Soccorso per
Scandale al porto di Cotrone.
14 bis. — Dalla stazione ferroviaria di
Curinga per Maida, Cortale, S.
Floro, a Marina di Catanzaro.

Prov. di Reggio Calabria.
57 bis. — Dalla stazione ferroviaria di
Bagnara per Sant’ Eufemia di Aspromonte,
 Delianova, S. Cristina,
Plaii, Careri a Marina di Bovalino.

57 ter, — Dalla provinciale Ionica presso
Melito, per Bagaladi, Serra Cerasia,
fino all’incontro della Bagnara Bovolino
 fra Sinonoli e Delianova.

Strada provinciale di la Serie da S.
Giovanni in Fiore a Cariati, n. 8
della legge 30 maggio 1875, n.
2321.

3trada provinciale di 2a Serie da Rocca
[mperiale allo Spirito Santo di Civita,
 n. 29 della legge 30 maggio
1875, n. 2521.

jtrada da un punto della nazionale n.
61 presso Soveria Mannelli alla nazionale
 n. 61 presso Santa Severina,
 n. 7 della legge 30 maggio
1875. n, 2521.

Futta costruita.

Lavori di complemento al tratto Sinopoli
 - Vasi della provinciale, n. 16
della legge 27 giugno 1869, n. 5147.

Zonsortile della provinciale Tirrena a
Scido, Cosoleto e Delianova.
Strada da Plati alla stazione di Bovalino,
 n. 218 della legge 23 luglio
1881, n. 333.

Strada dalla traversa di Platiì a Bagaladi,
 n. 22 della legge 30 maggio
1875, n. 2521.

A-bis

A «his

A-bis

A «his

A-his

A.bis

25 giugno
908, n. 255.

am.

‘dm

dm.

dm.

dm.

dm
        <pb n="159" />
        — 76 -

(4) Sono gli abitati di Prà e Lagunaz, frazioni del Comune di Taibon in provincia di Belluno, e
l’abitato di Alvi, frazione del Comune di Crognaleto in provincia di Teramo.
(5) Gli abitati sono: nelle Calabrie in provincia di Catanzaro : Maranise - Badolato - Fossato Serralta
 - Magisano e Nocera Tirinese ; in provincia di Reggio Calabria: Calanna - Melito Porto Salvo
frazione Pentadattilo) - Maropati e sua frazione Tritanti.
Sono aggiunti pel consolidamento : a) in provincia di Belluno, Chies d’Alpago ; b) in provincia di
Chieti, Torricella Peligna ; c) in provincia di Salerno, Pisciotta; dì in provincia di Caserta, Cervaro.
        <pb n="160" />
        PARTE SECONDA

|’ ATTUAZIONE COMPLESSIVA

DELLA LEGGE
        <pb n="161" />
        CAPO I

LE DIRETTIVE DI ESECUZIONE - IL PIANO REGOLATORE

Il vasto programma di lavori pubblici preordinato dalla legge del 1906 e completato
 con le leggi successive richiedeva mezzi proporzionati ed idonei di attuazione.
L’esperienza del passato aveva dimostrato che non basta il decretare provvedimenti,
ma occorre fornire i mezzi perchè essi possano sollecitamente e convenientemente essere
 eseguiti, Molte leggi generali di lavori pubblici attendevano da decenni il loro
normale sviluppo esecutivo: vasti programmi di opere, stradali, idrauliche, di bonifica,
2rano stati appena in piccola parte eseguiti dopo molti anni dalla loro approvazione.
Ed i lavori pubblici costituivano il pernio, non tutta la sostanza, delle leggi speciali
 ; e dovevano coordinarsi anche agli altri provvedimenti diretti a rinnovare l’economia
 di quelle regioni.
Nella preparazione della legge della Calabria fu esaminata la opportunità di istiiuire
 per l’esecuzione di essa un Commissariato civile, com’era stato istituito per la
Basilicata con la legge 31 marzo 1904, n. 149. Ma parve allora che l’istituzione non
avesse fatto buona prova, ed avesse costituito soltanto un intralcio nell’ingranaggio
amministrativo : e l’idea fu quasi senza discussione eliminata. Si ritenne in sostanza
che la legge del 1904, istituendo il Commissariato civile, non avesse dato a quest’organo
 esecutivo le competenze e facoltà necessarie per esercitare un’azione veramente
utile; e nell’incertezza tra il decentramento tecnico e quello amministrativo, non ne
avesse attuato alcuno. Forse la legge doveva essere integrata ed esplicata dal Regolamento;
 ma questo non era avvenuto, perchè il Regolamento del 26 marzo 1905
nulla aggiunse di sostanziale; forse anche la pratica avrebbe potuto dare vita a quella
che indubbiamente era stata l’idea direttiva del legislatore: ma nel giugno del 1906
il Commissariato di Basilicata funzionava da pochi mesi soltanto, e le prime difficoltà
già da allora parvero rendere vano ogni sforzo decentratore.
        <pb n="162" />
        sa QQ: e

Volle pertanto la legge della Calabria eliminare ogni nuovo organo ingombrante
e superfluo, L’art. 266 del Regolamento 24 dicembre 1906 per l'esecuzione della
predetta legge istituì, però, una. Commissione centrale consultiva, da nominarsi con
Decreto Reale, e composta di un Consigliere di Stato, Presidente, del Presidente della
Commissione centrale delle bonifiche, del Presidente della Commissione centrale delle
opere idrauliche di 3° categoria, di un Ispettore Superiore del Genio Civile, (poi
portati a tre col R. Decreto 21 agosto 1908), di due funzionari del Ministero dell’ Interno,
 di cui uno appartenente alla Direzione Generale di Sanità, di due funzionari del
Ministero del Tesoro, di cui uno appartenente alla Direzione della Cassa Depositi e
Prestiti, di tre funzionari amministrativi del Ministero dei Lavori Pubblici, di un funzionario
 del Ministero di Grazia e Giustizia, tutti di grado non inferiore a quello di
Capo divisione, di un Ispettore Superiore forestale, di un Ispettore o Ingegnere Capo
dell’Ufficio delle miniere. La Commissione doveva fare le proposte per il riparto della
somma di cinque milioni, autorizzata con l’art. 16 della legge per restauro di chiese
ed edifici pubblici, e doveva inoltre dar parere sulle domande dei mutui delle Provincie
 e dei Comuni per riparazione dei danni del terremoto, sulle domande di sussidîi
 o di mutui per la costruzione di acquedotti, sulle proposte di demolizione o ricostruzione
 di centri abitati, ai sensi dell’art. 29 della legge, e su tutte le questioni
attinenti alla legge, sottopostele dal Ministro dei Lavori Pubblici di sua iniziativa o
su proposta di altri Ministeri (art. 267).
Ma specialmente la Commissione doveva dar parere sul piano regolatore di massima
 e sulle proposte di modificazione al programma di esecuzione, allegato al detto
piano, nonchè sulla necessità di accelerare l’esecuzione di alcune opere in esso comprese
(art. 267, lett. c e d), e doveva stabilire l’ordine di esecuzione dei lavori per ciascuna
provincia.
Il piano regolatore è la direttiva fondamentale di esecuzione della legge per la
parte concernente i lavori pubblici; ed ha un duplice valore : come previsione di spesa
2 come ordine di esecuzione. Infatti, a termini dell’art. 265 del Regolamento, il piano
regolatore è costituito : a) di una planimetria generale sommaria delle opere, disegnate
sulla carta dell’Istituto geografico militare nella scala da 1 a 25000 o da 1 a 50000;
b) di un programma di esecuzione dei lavori, in relazione alle somme autorizzate per
ciascuna categoria di opere, in base alle tabelle annesse alla legge ed a quelle già
autorizzate da leggi anteriori; c) di una relazione giustificativa con l’indicazione dell’importo
 approssimativo dei lavori.
Come previsione di spesa, il valore del piano regolatore è molto relativo. L’istruttoria
 che precedette la compilazione della legge era stata assai sommaria, per la
spinta degli urgenti bisogni: e dopo, per la compilazione del piano, non si credette
opportuno, a risparmio di tempo e di spesa, provvedere ad accertamenti troppo particolareggiati,
 che avrebbero potuto difficilmente riuscire precisi e prevedere i risultati
        <pb n="163" />
        -. 81 —

dei progetti esecutivi, e comunque avrebbero perduto facilmente ogni efficacia
col trascorrere del tempo, mentre la legge ripartiva gli stanziamenti in diciotto anni,
e nella pratica l’esecuzione di tutto il programma avrebbe richiesto indubbiamente
un tempo molto maggiore. Una larga istruttoria, per accertare i veri bisogni e determinare
 con ogni possibile approssimazione la spesa occorrente, sarebbe forse in via
generale più opportuna ed utile prima della presentazione delle proposte di legge in
Parlamento, perchè questo possa decidersi con cognizione di causa, anzichè dopo
l’approvazione, per la formazione del programma. Decretati i lavori infatti, la deter-‘ninazione
 della spesa può servire di guida e di norma per lo svolgimento dell’azione
 amministrativa, ma poco influisce sulla direttiva generale.
Maggior valore ha il piano regolatore come graduatoria di esecuzione. L’approvazione
 di una legge di lavori pubblici suscita nelle popolazioni interessate e negli
enti che le rappresentano desideri vivissimi ed aspirazioni molteplici che richiedono
tutte un pronto soddisfacimento. Le attese pazienti di secoli si tramutano in richieste
pressanti, insofferenti di ogni più piccolo indugio; ed uno stato di cose che rimonta
ai tempi più lontani si vorrebbe modificato nel volgere di pochi anni.
Invece per ragioni economiche non solo, ma per le necessità tecniche (27 tempo
tecnico per la esecuzione dei lavori, 72 personale, i progetti), e sociali (la mano d’opera,
È salari, le imprese), l'attuazione di un programma vasto di opere pubbliche non può
compiersi che in un certo numero di anni. Ed allora occorre graduare le opere secondo
la loro urgenza, istituire una scala di comparazione dei diversi bisogni ai quali si deve
soddisfare ed, in base a questa comparazione, determinare l'ordine di precedenza.
Ma in pratica il problema si presenta più complesso; perchè, oltrechè a criteri di
comparazione generale, bisogna soddisfare ad esigenze di distribuzione locale e territo--iale,
 ripartendo, anche nel tempo, equamente i benefici tra le diverse Provincie, e
-ella Provincia tra i - diversi Comuni. Compito delicatissimo questo, pel quale può
non essere superfluo un organo speciale, in cui forse potrebbero trovar posto anche
-appresentanze dirette degli interessi locali.
Il regolamento stabilì alcuni criteri fondamentali per l’ordine di esecuzione dei
lavori in ciascuna provincia (art. 268): 1) per le strade si tien conto della spesa e del
difetto di viabilità; 2) per i rimboschimenti, per i rinsaldamenti e per la sistemazione
idraulica, è data la precedenza ai lavori che concorrono alla difesa degli abitati minacciati
 da frane, tenuto conto del relativo grado di urgenza, ed ai lavori nella parte
montana dei bacini connessi con opere di bonifica; 3) pei lavori di bonifica è data la
preferenza a quelli delle zone malariche più prossime agli abitati; ‘4) pei lavori di
consolidamento delle frane, minaccianti gli abitati indicati nella tabella G della legge,
è data la preferenza a quelli che occorrono per preservare gli abitati da pericoli imminenti
 o prossimi, Criterio generale di preferenza è poi il trovarsi i lavori in corso di
“ostruzione, o l’essere stati già concessi sussidi, o infine il trovarsi già pronti i progetti.
        <pb n="164" />
        17

In base a questi criteri, tenendo conto dei voti pervenuti al Ministero da parte
di amministrazioni locali e provinciali e di altri enti pubblici, e delle proposte presentate
 dagli uffici locali, la Commissione centrale consultiva esaminò nell’adunanza del
25 febbraio 1907 il primo piano regolatore compilato in data 8 gennaio precedente
dagli uffici del Genio Civile di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, di concerto con î
competenti uffici di ispezione forestale, per le sistemazioni idraulico-montane, e sotto
la direzione dell’Ispettore Compartimentale del Genio Civile, e ritenne che la ripartizione
 proposta dovesse essere riesaminata da una speciale Sottocommissione, per armonizzarla
 con le esigenze resesi manifeste in sede d’istrutturia. La Sottocommissione
riconobbe la necessità di modificare il riparto degli stanziamenti contenuti nella tabella
 H allegata alla legge del 1906, allo scopo di rendere possibile lo sviluppo, nei
primi esercizi, di alcune categorie di lavori più urgenti come le strade comunali obbligatorie,
 le strade di accesso alle stazioni, la sistemazione montana ed il consolidamento
di frane. E fece compilare un nuovo piano in data 2 aprile 1907, in base ad un nuovo
riparto di detti stanziamenti, che fu poi approvato con la legge 19 luglio 1907, n. 594
‘tabella A). Nel piano regolatore sono comprese tutte le categorie di lavori previste
dalia legge: a) strade nazionali e provinciali; b) strade comunali obbligatorie ;
:) strade comunali di allacciamento; d) strade comunali di accesso alle stazioni ;
£) sistemazione idraulica montana e di pianura; f) bonifiche; g) porti ed opere marittime;
 h) consolidamento di frane); meno le ferrovie per le quali occorrevano speciali
provvedimenti, e le condutture di acqua potabile, per le quali dovevano attendersi
le domande di sussidio da parte dei Comuni.
La ripartizione dei lavori fra le Provincie, secondo il piano regolatore del 2 aorile
 1907, fu fatta tenendo conto dei residui delle somme autorizzate dalle precedenti
 leggi e dei nuovi stanziamenti autorizzati dalla legge del 1906 (1).
Ma ben presto le prescrizioni del piano regolatore non si trovarono più in corrispondenza,
 nè con gli effettivi fabbisogni per le singole opere, nè col loro grado
reale di urgenza, tanto più che i nuovi disastri sopravvenuti, il terremoto del 23 ottobre
 1907, che funestò specialmente il circondario di Brancaleone e quello catastrofico
del 28 dicembre 1898 che rovinò in gran parte Reggio Calabria e una porzione notevole
 del territorio di quella provincia, aggravarono sensibilmeute le condizioni delle
opere da costruire e ne aumentarono notevolmente il costo, sia per ragioni intrinsi
che, sia per il rincaro generale della mano d’opera e dei materiali.
Per avere una norma più sicura nello svolgimento della sua azione e per met
tere il programma in relazione alle nuove e maggiori esigenze, l’Amministrazione allora
credette opportuno procedere ad una revisione dei piani regolatori di tutte le opere.
Ed un nuovo programma fu formato nel maggio 1910, dal quale risultò un maggior
fabbisogno complessivo di circa 100 milioni (2).
Îl nuovo programma, dato anche il forte divario dalle autorizzazioni di legge, non
        <pb n="165" />
        —_ ©

fu regolarmente approvato, perchè sembrò più cauto procedere intanto nel miglior
nodo possibile alla sua attuazione ed attendere, dagli ulteriori risultati dell’esperienza,
norma più sicura per definitivi provvedimenti.
Nè esso fu esaminato dalla Commissione centrale consultiva che aveva cessato di
‘atto di funzionare, e che fu poi definitivamente soppressa con l’art. 16 della legge
5 luglio 1912, n. 801.
All’unificazione ed al coordinamento dell’azione dell’Amministrazione dei Lavori
Pubblici erasi intanto provveduto con la istituzione dell’Ufficio speciale pei servizi
della Basilicata e Calabria (decreto ministeriale del 2] novembre 1907) e poi con la
‘reazione di un'apposita Direzione Generale (R. D. 22 novembre 1908, n. 690).
Veniva quindi meno uno degli scopi principali della Commissione centrale consultiva,
© veniva nello stesso tempo risoluta in senso contrario la questione del decentramento.
La costituzione della Direzione Generale unica servi a dare maggior impulso e
coordinamento all’esecuzione delle opere pubbliche in Calabria, e più avrebbe servito
Se avesse avuto qualche carattere di autonomia istituzionale. Per i piani regolatori
essa continuò l’opera di revisione, non soltanto nei riguardi di previsione di spesa,
ma anche specialmente nei riguardi della graduatoria che doveva essere adattata
alle nuove esigenze, poichè i criteri di urgenza per loro natura sono essenzialmente
relativi e mutevoli e continuavano insistenti le richieste degli enti e delle popolazioni
per anticipazione di opere e spostamento di graduatoria.
È d’uopo però riconoscere che una revisione saltuaria è poco opportuna e prudente,
 perchè si ispira facilmente a considerazioni unilaterali e parziali, e lascia troppo
l’adito libero alle pressioni non sempre giustificate ed all’influenza degli interessi locali.
Ad evitare questi inconvenienti si è procurato ultimamente di trovare un temperamento
 tra il piano regolatore generale, troppo vasto e poco suscettibile di precise
determinazioni, e le revisioni continue ed occasionali, e si è provveduto alla formazione
di un nuovo programma parziale dei progetti da compilare nel triennio 1° luglio 1g13=30
 giugno 1916, procedendo in tale occasione ad una revisione della graduatoria per
tener conto dei nuovi bisogni. Questo concetto dei piani regolatori triennali, se accompagnato
 da qualche cautela e garanzia di approvazione, che si potrà introdurre
con norme regolamentari ed anche con semplici disposizioni amministrative interne,
praticamente sembra possa dare risultati più utili e più convenienti dei piani regolatori
 a lunga scadenza. le cui previsioni a #07 sono da ritenersi in gran parte
‘nattendibili.
Il primo piano regolatore triennale, ora compilato, che comprende progetti per
un importo complessivo di oltre 110 milioni, è stato già esaminato ed approvato e
Si va gradualmente attuando senza alcuna difficoltà od opposizione da parte delle
popolazioni interessate, tanto che può prevedersi che esso costituirà l’inizio di una
nuova e più rigogliosa fase dell’attività amministrativa (3).
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        PERE

Sistemazione e
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Piano regolatore del 1907
PREVISION:

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906 1907 1908 | 1909 | 1910 1911 1912 1913 1914
907 | 1908 | 1909 | _igio 1911 1912 1913 |__1914 | 1915

«17 ,7001

369,836 | sura] 833,882] 043,920 |

987,101 | - 999,950 | 1,051,600 | 1.777.719

1 300

313,900! 587,900] 643,900] 790,000

763,000 |

781,000 !

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26,500 |

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824.200] 132.000 |

132,000 !

122 000 | 158.400 | 184,800

so,000] 74,600] Lo 139,200] 208.800 *
101.700] 573,400] 53,300; saggi 79.800 | ss1,800 | 855.800 | 1.067.800 ! 1.116.800

278,400 | 410,200 | 487,200

2,900) 22,350] 149,000] gp 175,800 | 149,000 | 193,700 | 173,050 |

18,000 sz 246,334 sci 225,000 | 270,000 | 170,000 |
1,089.700| 2,010,386| 2,807,228| 2,673,398| 3,301,820 | 3,388,201 " 3,437,350

‘51,600 109,200
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3,692,055 | 4,281,009
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“= Provincia di Cosenza.
—_— ———————————
DI SPESA PER GLI ESERCIZI
1915 | 1916 1917 1918 1919 | 1920 1921 | 1922 1923
al 91 91 gli 92 1921 1922 1923 1924
- 16 1917 1918__|__1919__ |__ 1920 _|__19 - 923

‘otale

|,626,609

[748,400 | 1,702,500 | 1,489,438 | 1,600,000 | 1.481,000 11,480, 090

1,540,000 | 1,356,900 |! 22.753.340)

$17,200 |

408,200 | 385,400 | 346,400

346,400 | 381,600 | 416,800

416,800 |

409,600 |! 8 795,755|

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3.000 !

3,000 "

3,000

92,750 | ‘92,750 | 106,000 | 106,000 | 95.000 ll

Y43,00(

201.200 | 211 200

211.200 |

211.200 | 237,600 !

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369,600 |

369,600 |

371,000 ll 3.539.000|

91,600 | 591,600

591,600 | 556,800 | 661,200 | 00,400 | 835.200

835.200 |

785,200

8 207.600]

1.116.800 | 1,166,800

1.186,800 | 1,541,700 | 1.541.700 | 1,544,200 | 1,065,850 !

512.950 |

678,750

17 394.000)

1.000.000]!

«9,200 | 102,000 | 90,000 | 20,000
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1,215,600 | 4,281 200 4.220.500 | 4,218,538

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4.479.650 | 4,669,550 |lazaao | 3,780,650 pe || o4,514,605

innotazioni
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Piano regolatore del 1907
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1906 o 1908 | "oo | 1910 | 1911
| 1908 19c9 ‘10 | 1911 1912

‘912 | 1913 i
1913. 914

1914

87.857 | 788,921| 605.000] 747,683) 765,056 |

750,000 |

950,000 | 1 025.000 | 1.135,000

13.400] 114.200[| 79,600)

81,600 | 87.000 |

180,000 |

188,000 | 189 600 |

243.200 |

8.900] 37 800]

7800]

37.800) 37.800

37 800 |

247.800 ]

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10 000 | 20 009)

30.000] 30.000! 50.000 | so.000 |

50.000 | 60,000 | 70,000

5.400] 61.600]

123,200] 123200 184,800 | 184,800

246 400 | 369.600 | 431,200 |

139,400) 178.800]

sori asesoa] sorso E ono |

407.600 | 407,600 }

407.600 |

12.300 | 133,950 |

403.000 ADI 25.600 | so |

456.900 | 362,850 |

2 roseo vago 110,000] 130,000 | 120,000
177.257 | 1.455.271 | 1.705 600 “898.883 | 2.187 856 | 2,163,207°

100,000 65,000 |
436,700 2217450 |

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433,700
—

- Provincia di Catanzaro.
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DI SPESA PER GLI ESERCIZI
915 1916 1 1977 ‘918 1919 | 1920 1921 | 1922
1916 1917 8 1919 1920 | 1921 |_ 1922 1923

‘alp

923
1924

180.000 | 1,198,000 |1.160.000 | 1.247,400 | 1,268,200 1 1,380.000 | 1,520,000 | 1,604,661 | 1,495,000 Î| 18.999.778

251,800 | 278,600 | 259,600 | as6,000 | 278,800 | 278,200 1 283,600 | 234,600 | 175,200 Il s,sss,000|

75,600 |

75.600 | 75,600 | 132,300 | 132.300 | 151,200 | 151,200 | 134,400 il seen

‘5 600 |

80,000 | 0,000 |

003 | s0000 | up.009 | 140.000 |

140,000 | 140.000 | 137.000 ll 1.337,00]

523,600 | 492,800 | 585,200 | 708,400 | 739,200 | 739.200 | 704,200 Il 7.280.000!"
407.600 | 307.600 | 187,600 | 39.400 | 39.400 | 39.400 s12.200 | s31.000 | 643.500 I! 5.800.000!

i NA

1.000 65,000 65,000 54,400 ’ ; I| 1,149,000
| | ine Varzi Vara | osa | saoaor | a,asauao azar ne
608.600 | 2,525.400 | 2,321,400 | 2,245,200 ‘?.388.900 | 2,678,300 | 3,346,200 | 3,401.661 2,289,300 || 42.470.778

Annotazinn:
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Strade comunali
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Consolidamento
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Piano regolatore del 1902
———— ————_— —
SREVISIONI

e isa i 4 i_—_ i e —_—_ i ee —_—_—___ aiar
1905 | 1907 | 1908 1909 | 1910 1911 1912 | 1913 1914
007 1908 1909 | 1910 | 1911 1912 1913 1914 __1915

209,059 | 79,700 | 242,500 | 247,000 | 304600 |

257,800

390,940

518.560 | 703,250

12,000 | 120,000 | 192,000 | 177,000 |

232,000

232,000 ! 190,000 | 260,000 |

205,000

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s0.000 | 75,000 | 75,000 |

75,000 I 75,000 |

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75,000 |

40.000

10.000 | 49,000 | 63,000 | 32.000 | as.800 !

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85.000 !

85.000

25,000 { 145,000 | 265,000 | 185.000 | 208,400 | 206,400 1 275,200 ‘

157,000 | 452,000

18,900 | 37.800 | aa.s00 | s6,700 | 75,600 1 75.600 | 75.600 | 75,600 | 75,600

578,900 | 115,510 | 86,800 | 550,200 | 948,700 | 915,800 | 800,000 | 470,440 |

1,000 102,000 85,000. ! 55,000
905,859 ' 699.010 |1,503.800 ‘,377,900

85,000
975.000

70,000 20,000 -
m— i‘eer—anttne — — — —
-897,600 '1,911,740 | 1.041.600 ! 1,560,850

_" Provincia di Reggio Calabria.
nine mere rea zzz na —_—_—_5_5 OE — uni
DI SPESA PER GLI ESERCIZI
i Li Ln i |
1915 1916 | 1917 1918 1919 | 1920 | 1921 1922 | 1923
6 | 1917 ! ai918 | 1919 1920 19211922 1923 19240

‘otale

776,900 | 317 900 |

752,100 !

784,600 |

832,850 | 904,950 | 1,091,360 | 1,156,300 | 1,237,090 |!1,197,359

285,000 | 314,000 |

240.000 |

255.000

245,000 |

27 5,000 |

280.000 |

325,000 |

245,000 Il 4,114,000

0 nn |

105,000 | 105,000 |

as000 | so.000 | s1e000 | go.tu: I do:009

410.000 | | 1,270,000

i10,000 | 139 000 | 115.000 !

83.000 | 130.000 |

185.000 | 170.000 |

188.200 | 193.000 || 1.824.000

575,000 |

s80,000 |

584,800 |

550,400 ’
18,900

653,600

891,200 I

700.000 |

762,000 |

589.000 || 8.105.000 |

75,600 |

75,600 | 75.600 |

18.900

18.900 !

145.700 |

255,150 | 309,750 !! 1,580.000

4,866,350

Sneziicinnn” I
1,872,500 | 1,922,500 | 1,872,500 | 1,786,900

1,960,350 | 2,385.05!

- 424,000 |
‘477.060 | 2,726,650 I 2,603.840 ss,0s0,70

innotazioni
        <pb n="169" />
        Ju

Piano regolatore del 1907 - RIASSUNTO

PREVISIONI DI SPESA PER GLI ESERCIZI

N.

3

PROVINCIE

CATANZARO . .
| COSENZA o,

. REGGIO CAL... li

1906
1907

1907
1908.

1908
19059

1909
910

777,257!

| 455.271

1.795.600] 1.898 8831

1.089.700 | 2.010.386] 2.807.2281 2.673.398!

905,859] 699.010 1,503,800| 1,377,900|
2,572.816| 4,164.667

6,106.628| 5.950.181 '

1910
ia11

2.187.856

3.301.820

1,975,000
7.464.676

1911
1912

2,163,200

3.383.201

| 897 600

7.449 001

1912
1913

2.436.700

| 3.437.350

19117410

7 785.790

1913. | 1914
1914 1915

2,517,450 | 2,433,700
3,692,055 | 4,281,069
1,560.850
2275 619

941,600
8,151,105

PREVISIONI DI SPESA PER GLI ESERCIZI

N

PROVINCIE

CATANZARO

COSENZA . .l
REGGIO CAL.

915 1
1916

1916
917

1917
018

2,608,600 1 2,525 400

2,321,400

1.215.600 Ì 4.281.200 ‘ 4.220.500

1,872,500
8 696.700

1.922.500
9.729.100

1,872,500
» 414 400

1918
1910

} 245,200

1.,218,538

786.900

2 IA 622

1919
1920

2.388 ,900 |

4,479,650 I

| _ 960.350

3 828.900

1920
Pe

2.678 300

4.669.550

2.385.050

4.732.900

.921
1922

3.346.200

4 273.450

2,477 ,060
0 096.710

1922

1923

3.401.561

3.780 550

2,7 26,650
9 908 761

1923
1924

31,289,300
1.694.450

2.603.840
9.587 590

LOTALE:

Catanzaro #
Cosenza .
Reggio Calabria

fg

42,470,778
64,514,695
33.380.709

L. 140,3566,182
        <pb n="170" />
        Piano regolatore del 1910 - Strade nazionali e provinciali.
PREVISIONI DI SPESA PER GLI ESERCIZI

PROVINCIE

Catanzaro . . .

Cosenza , . .

Reggio Calabria . . . . .

a tutto il
1910-1911

1911
1912

ì,830,000

; 7,788,000

2.829 000

842,000

7 788.000] 5,501,000

1912
1913

1,770,009

2,985,000

|.10!,000

5 856 000

1913
1914

| 940,000

2.160,000

1,155,000
5 255.000

1914!
1915

2,06 1,000

2,106,000

1,060,600
&amp;amp; 330 000

1915
1916

1.820,000

1,380,000

880,000

4,080,000

1916
1917

1,530,000

1,365,000

740,000

2 6235 000

1917

1918
19]9

1919

1920
1021

‘918

102

1.776,000 | 1,827,009

1,995,000

1,917,000

1.250,000

1.069 900

1,291,000

1,870,000

835.000 !

860,000 | 730,000 750,000
1.756,900 | 1.035.000 1 4,537.000

2 8A1.00NN

1921
1922

1,760,000

1,975,000

820,000
4.553.000

072

1923
1924

n 23

1,960,000 ! 7,645,009

1,900, 000

| 1,102,000

935,000 | 3,985,000
4 #08 00. |12 7a

Totale previsioni piano regolatore 1907 L. 67,829,900
TA Td. 1910 &amp;gt;» 75.617.900

Piano regolatore del 1910 - Strade comunali - Strade ‘comunali obbligatorie - Strade comunali di allacciamento -
Strade di accesso alle stazioni.

PREVISIONI DI SPESA PER' GLI ESERCIZI

PROVINCIE

Catanzaro . . . a ae

Cosenza , ddl E

Reggio Calabria . . . 4

a tutto il
19] 1911

4,766,000

1,766,000

1911
1912

1.,166,000-}1.196,600



1,051,000
4 416.000

1912
(913

1,265,000

1,941,600

1,350,000
4.556.600

1913

1914

1,195,000

1.593,00?

1,290,000
4.078.000

1914
1915

1915

{1916
1917

1917
1918

1918
1919

1919
1920

1916

|. 185.000

1.185.000

| 095,000

1,115,000

| 072,000
650,000

| 029,000

' 292,000

855.090

625,000

699,515

570,000

1,260,000
3.737.000

1,165,000
2 205. 000

1,350,000

875.000

740,000
2.462.009

800,000 |
2 399 000

2.080_000

2.689,513

Totale previsioni piano regolatore 1907 L. 42,861,118
Td. 1910 » 47.637 115

id.

1920
1921

957,009

620,000 ’

870,000
24 447.000

1921
j92”*

1.055.000

780,000

760,000
24 595.000

1922
1923

1923
1924

|,137,000 + 2,382,000
840,000 1 647,000

790,000 ! 1,400,600
2767 000 | 4.429,090
        <pb n="171" />
        Piano regolatore del 1910 - Sistemazione idraulico-montana.

— ani

PREVISIONI DI SPESA PER GLI ESERCIZI

DR OVINCIKE

Catanzaro . . .
Cosenza , a. a
Reggio Calabria. .

a tutto il | 1911
9101911. (912

1912 |
1913

320,000 1

880,000

1,9:6,c00]

150,000 |

510,000

85,000 :| 375,000 ’
753,000 | 1,765,009 .

| 916,000!

1913
1914

880,000 |

880,000 *

723,000

2.483.000

1914
1915

1915

1916

880,000 !

880,000

860 000

1,130,000 |!

1,010,000 | 1,175,000
2,750,000 | 3,185,000

1916
917

‘917
1918

1918

1919

880,000

880,000 |

£80,000

980,000

1,230,000 ‘ 1,080,000

1,145,000 | 875,0% | 735,000
3,005,000 | 2,985,000 | 2,695,000

1919

1920

880,000 |

1,030,000

980,000
2,890,000

1920
1921

880,000

790,000

1,210,000
2 880,000

1921
1922

1922
1923

1923
1924

880,000

880,000

4,540,000
210,000

510,000

410,000

1,285,000 | 1,250,000 | 715,000
2,645,000 | 2,540,000 | 5,495,000

—— EE

Totale previsioni piaro regolatore 1907 L. 36,073,000
Id. ld. 1910 &amp;gt;» 37,989,000

Piano regolatore del 1910 - Bonifiche.

PREVISIONI DI SPESA PER GLI ESERCIZI

PROVINCIE

Catanzaro . . e

Cosenza . e a

Reggio Calabria , .

a tutto il
9101911

| 7,410,000]|

7.410.000

1911
1912

1912
1913

1913
19]4

{90,000

830,000

840 000

940,000

|,380,000

1,742,000

37,000 240,000
1,430,000 + 2,247,C00 | 2,822,000

1914
1915

320,000

1,870,002

390,600
_ 3,080,000

1915
1916

840.000

1, 725,000

355,000
2,920,000

1916
917

1917
.9]18

820,000

820,000

1,900,000

1,750,000

430,000 480,009 |
3,150,000 | 3,050,000

1918
1919

‘919
1920

1920
1921

921
922

922
1923

1923
1924

780,000 ‘800,000

800.000

800,060 |

800,000 | 4,373,.000

1,800,000 | 1,850,000 | 1,300,000

1,425,400

1,250,000 | 1,220,000

540,000 ] 440,000 | 410,000 520,000 . 550,000 | 683,000
3,120,000 | 3,090,000 | 2,510,000 | 2,745,400 |2,600,(00 | 6,278,000

l’otale previsioni piano regolatore 1907 L. 39,042,400
sl, Id. 1910 » 46,452,400
        <pb n="172" />
        Piano regolatore del 1910 - Porti ed opere marittime
PREVISIONI DI SPESA PRR GLI ESERCIZI

PROVINCIE

Catanzaro . .

Cosenza a . .

Reggio Calabria , . .

*

a tutto il ]
901911"

\ 3.185.000

5,185,000

1911
1912

‘r-3
1913

1913

1914

25.000 |

144,000

900,000

150,000

397,000 ! 500,000
25.000 | 1.141.200 | 1,550.000

1914
1915

800.000 |

250.009

510,000

1.560,000

1915
19168

1916
1917

1917
1918

800,000 | 1,120,009 ‘! 1,200,000

550,009 | 500,000 509,000 !
1,350,000 | 1,620,000 | 1,700,000

1918
IG1G

1919
1070

1.200.000

1.200,000 !

so0,000 | 500,000 |
| 1,700,000  1,700,000

1920
1921

1921

-922
1923

1922

930 000

930,000

500.000 |!

500.000 ! 550,000 | 600,000
1480 000 | 1.100.000

1.430.000

1923
1924

400.000

400,000

emeiz—, e —;
Totale previsioni piano regolatore 1907 L. 16,756,200
ld. Id. 1910 &amp;gt;» 21,941,200

Piano regolatore del 1910 - Consolidamento di frane,

PREVISIONI DI SPESA PER GLI ESERCIZI

PROVINCIE

Catanzaro ,. . .

Cosenza .. -

Reggio Calabria . . . .

a tutto il
910-191

2 460.000 '

2 460,000

1911
1912

205.000

7-0 000

95,000
1.370.000

1912
[913

‘913
'914

505,000 |

465,000 |

650,000 |

260 000

230,009 280,000
1.383.000 ! 1,105.000

1914
[915

450,000

4235 900 !

I
369,000
1.245.000

1915
19]6

1916

1917
1918

1918
910

10

017

c-450,000

 '

450,090

450,000

133,000

2385 000

225 000

50,000

20,090

233.000

1.070.000 |

685.000

500,000

153.000

Totale previsioni piano regolatore 1907 L. 7,513,00C
1910 &amp;gt;» 9,973,00(

[d,

gia:

1922
1923

| 1923
1924 _
        <pb n="173" />
        Piano regolatore del 1910 - RIASSUNTO.

Na

OPERE

Strade nazionali
 e prov.

a tutto il | 1911
910—1911 1912

7 788.000! 5,501,000

PREVISIONI DI SPESA PER GLI ESERCIZI

1912 |
1913

1913
1914

1914
1915

1915
1916

1916
1017

1917
1918

1 1918
1919

1919
1920

1920

|

1921 | 1922
1992 1923

1923
1924

1921

| Totale

5,856,600 | 5,255,000 ' 5 230,000 1 4,080,0C0

3.635.000 + 3.861.000 | 3,756,900

4,036,000

4,537,000 | 4,555,000 | 4,795,000 ' 12,732 0001 75,617,907

Strade comunali
 obblipy.

Strade comun.
di allacciam.

Strade comun,
di accesso alle
stazioni,
Sistemazione
idraulica, . .
Bonifiche ..
Porti e opere
marittime . .
Consolidamento
di frane , . .

\ 4. 766,009] 4.416,000

|,556 600 ! 4,078,000 | 3,737.000

916,090] 755,000
7 410,0001 1,430,000

1,765,000
2.247.000

2,483,000
2.822 900

2,750,000
3,080,000

5, 38,0

25.000

|,141,200

| 530,000

1,560.,000

2,460,0001 1,370,000

1,385,000

1,105,000  1,245.000
17.293.000 117.602.000

29,525,000]13,497,000 16.950.800
1

3,205.000

3,185,000
2.920.000

1 350.600

1,070, 000
15.810.000

3.080.000

3,005,000
3.150,000

1,620,000

685,000
|15,175,000

2,689 515 1

2,985,000
3,050,000

1.,700,000

500,000
14,785,515

2,462,000

2,695,000
3,120,000

1,700),000

153.000

| 13,886,900

2.399 000

2 447.000 | 2.595.000

2,767 000

2,890,000
3.090.000

2,880,000
2,510,000

2,643,000
2.745,400

2,540,0C0
2 600 000

1 "00 _ 000

1,.430,000

1.480.000

1,100,900

'14.115,000 |13,804,000 | 14.020.400 |13,802,000

14,429,000

5,495,900
6,278,000

400,000

|29,334.000

47 627 117

37,989,00C
46,452,40C

21,941,20C
9,973,00C
.239,500,61£

Confronto fra il piano regolatore del 1907 e quello del 1910.

N.

PIANO
REGOLATORE

Previsioni di
pesa secondo
il piano regoatore
 del 1907,
[d. del 1910.

Differenza
in più

PREVISIONI DI SPESA PER GLI ESERCIZI

a tutto il
1910-1911

1911
101

1912
1913

1913
1914

19"
19]5

915

1916
1917

1917
1918

1918
1919

1919 | 1920 |
1920 1921

1921
1922

1922. | 1923
— -- | TOTALE
19223 1924

916

26,458,968|  7,149,001| 7,785,790] 8,151,105| &amp;amp;,275,6191|
29,525,090| 13.497,0001 16.950 8001 17 293 000, 17.602 000!

8,696,700| 8,729,100| 8,414,400]  8,250,638! s,828,900! 9,732,900| 10,096,710| 9,908,761| 9,587,590/140,366, 182
1 5,810,0001 15,175,000] 14,785,515! 13,886,900  4,115,000! 12,804,0001 14,020,400! 13.802.000! 29 334.000|/239 600,615

‘ 3.066,032|* 6,047,9°

9,165,010|* 9.141.895 | * 9,326,381 | 7.113.300 /* 6.445.900 |* 6,371,118/* 5.636,262|* 5,286,1001* 1,071,100]* 3.023.6%0)}* 3,893,239] N

* Tutale della differenza in cifra tonda: cento milioni di lire (LL. 100.,0C0N.000).
        <pb n="174" />
        ni

Riassunto del programma triennale 1913-916

IMPORTO PRESUNTIVO DEI PROGETTI DA STUDIARE

NATURA

DEI LAVORI

| nazionali
Strade provinciali
} romunali

Bonifiche +...

Sistemazioni idrauliche
interessanti bonifiche

Sistemazioni torrenti .

Opere marittime . ..

Consolidamento frane _

Spostamento abitati

TOTALI |

u
9
; do
E
=
7

2

10

16

pro

1318

COSENZA

4,213,000
9.450.000

12 204 800

7 220) (00

10.240,000

110,090

540.000

45,237 ,800

"De
e
: È
Es
n e

CATANZARO

a.
s.
A
E
ne

REGGIO
CALARRI A

Pre
ST
i
EE
rr e

TOTALI

600,000
7 390.000

7
11
2

*,950,000
2,870.,000

16

6,763,000 *

18

2

10,710,000
27.970.200

21

10.065.600

5.700, 400

2

7 3,400,000
!

r  5,230.,000

r 16,010,000

,

)
Ì

Ì

2 920.000

3.325.000

f,245,000

 A85. 000

i

1.132.000

q

' 2 057.000

365.000

1 345.500

7.710.500

720.000

+

209.600

2

2 6429 090

2.764.000

1 842 500

5 246,500

|a

s0,909,000 | 111 | 34.204,400 | 2 | u10,351,200 |
        <pb n="175" />
        CAPO II.

LE DIFFICOLTA NATURALI

Come all’abbandono nel quale per tanto tempo è rimasta la Calabria, quasi del
tutto priva di mezzi di comunicazione e di altre opere di utilità pubblica, hanno contribuito
 le speciali condizioni fisiche di quella regione, nella quale purtroppo, quasi
per tragico contrasto, la natura ha riunito bellezze straordinarie e piaghe terribili e
desolanti ; così per l’attuazione del programma di lavori autorizzati dalle leggi di
favore e concretato nei piani regolatori, le stesse difficoltà si sono opposte ad un’azione
 sollecita ed a risultati proficui ed immediati.
Saldata al resto dell’Italia coll’ammasso del Pollino che, come una muraglia, ne
sbarra l’accesso e circondata in tutte le altre parti da due mari, tra i quali si alzano
le sue aspre e selvagge montagne, per natura ed aspetto tanto somiglianti alle Alpi,
l’estrema parte della penisola, mentre si trova in una posizione geografica che si può
ben chiamare privilegiata, presenta tali condizioni geologiche, climatologiche ed idrografiche
 da racchiudere in sè stessa le cause dei suoi maggiori flagelli.
È ormai nota la sua triste fama di terra desolata dai terremoti più di ogni altra
regione d’Europa. Dalle grandi commozioni sismiche che la colpirono e la sconvolsero
nel 1638, nel 1659, nel 1783 — per non ricordare le più antiche — alle più recenti
del 16 novembre 1894, con l’epicentro nella Piana ; dell’8 settembre 1905, con l’epicentro
 nel Monteleonese ; del 23 ottobre 1907, con l’epicentro presso Ferruzzano ; alla
immane catastrofe del 28 dicembre 1908, una delle più terribili che la storia ricordi;
fino al recentissimo terremoto del 28 giugno 1913 che tanti danni ha prodotto anche
nella provincia di Cosenza, finora meno delle altre colpita, è tutto un turbine spaventoso
 di sventure e di distruzioni che si è abbattuto con inaudita violenza sulla sventurata
 terra calabrese (1).
La maggiore di queste calamità si è verificata nel momento stesso nel quale aveva
        <pb n="176" />
        — g8 ser

inizio l’attuazione di quella parte delle provvide disposizioni della legge del 1906
intesa alla rigenerazione economica della Calabria e perciò vi ha determinato anche
gravissimi danni indiretti, quasi non ne fossero bastate le altre terribili conseguenze,
Era infatti appena compiuta l’indispensabile organizzazione dei nuovi e maggiori
servizi affidati allo Stato per venire in aiuto a quelle popolazioni, appena preparato
il programma tecnico-economico dei lavori ed avviatane l’attuazione, che, proprio
quando questo aveva bisogno di ricevere il maggiore impulso, il sopravvenuto disastro
 e la conseguente necessità dî ordinare, nel modo più rapido ed efficace, l’opera
di soccorso nei luoghi devastati sconvolgevano tutte le previsioni, arrestavano tutti o
quasi gli studî compiuti ed in corso; turbando profondamente il lavoro al quale gli
uffici si erano accinti per l’esecuzione del vasto programma di opere pubbliche votate
dal Parlamento.
Così, almeno per un triennio dopo la catastrofe, da un lato fu impossibile attendere
 allo studio ed all’esecuzione delle più importanti ed urgenti opere pubbliche
previste dalla legge del 1906; dall’altro si rese indispensabile eseguire, ed in tutta
iretta, molti lavori di carattere addirittura straordinario ed indilazionabili, per riparare
i danni, prodotti dal terremoto e dai conseguenti franamenti, anche a quelle opere o
parti di esse. costruite prima del 1906, che la legge dovette, invece, considerare come
atilizzabili senza spesa e. completamente.
Ma oltre questa causa del tutto staordinaria, che determinò il più notevole ritardo
nella esecuzione della legge, altre circostanze assai meno gravi, ma non per ciò di
trascurabile importanza, perchè di carattere continuativo, hanno concorso e concorrono
cuttora ad intralciare in Calabria l’opera esecutrice rendendola più lenta ed onerosa
di quanto potè essere previsto.
Diverse, invero, sono le avversità naturali che, forse più delle ire sismiche, vanno
consumando tanta parte della terra calabra e tant’altra ne rendono o malsana o
deserta.
Come si è accennato, il nucleo centrale di questa terra, eminentemente sismica,
è costituito da rocce arcaiche e cristalline in parte stratificate e scistose, come gli
scisti lucenti (filladi), i micascisti e gli gneiss; in parte massicce come i graniti, sconosciute
 nelle altre zone appenniniche. Vi sono poco sviluppate, a differenza dell’Appennino
 centrale, le masse calcaree del periodo secondario, ma non vi mancano i terreni
 terziari a base argillosa che ricoprono le zone più basse degradanti verso il
mare (2). La diffusione che vi hanno le rocce più compatte, e perciò meno mobili e
disgregabili, farebbe veramente supporre che i fenomeni delle frane e dell’erosione
torrenziale dovessero mancarvi o per lo meno acquistarvi poca importanza. Invece non
è così. Le stesse rocce più solide e massicce vanno soggette in modo straordinario
ai processi della degradazione meteorica, per effetto dei quali si coprono di una specie
di mantello mobile composto di un ammasso di sfasciume, alto talora s0 o 100 metri.
        <pb n="177" />
        3

di corrosione facilissima. La roccia filladica, specialmente, con facilità estrema si spacca
e si sgretola sotto il morso degli agenti atmosferici, comportandosi presso a poco
come le formazioni argillose del terziario, in seno alle quali, come si sa, è la sede
principale del fenomeno delle frane. Il suo sfasciume si polverizza sotto la sferza del
caldo sole meridionale e l’impeto delle pioggie sciroccali lo discioglie e lo trasporta.
Perciò tutti i detriti addossati sui fianchi delle montagne calabresi e facilissimi a
scoscendere costituiscono una condizione assai propizia al verificarsi delle frane ed
alla formazione dei torrenti (3). Questi fenomeni vi sono altresì facilitati dalla forte
inclinazione dei terreni, perchè, in quella località prevalentemente montagnosa e quasi
alpestre, i monti hanno un’altezza veramente notevole rispetto alla stretta superficie
della penisola (4).
Altra causa, infine, che accentua e favorisce quelle forze distruggitrici è rappresentata
 dal diboscamento che, sotto l’allettativa di vistosi e solleciti guadagni, è stato così
largamente attuato anche in Calabria. La relazione della prima Commissione d’inchiesta
 agraria ricorda che, verso il 1880, sull’intera superficie del territorio, circa
ettari 183.238 erano occupati da boschi appartenenti aî Comuni, ai privati, allo Stato.
Pochi erano i boschi governativi; la maggior parte appartenevano ai privati ed ai
Comuni: nel taglio dei primi ha dominato la frode; ed in quello dei privati l’interesse
 ed il capriccio. E dei boschi di proprietà comunale il relatore dice che sono disordinati.
 I castagneti di proprietà comunale giacciono incolti ed in abbandono. L’altipiano
 di Aspromonte, che al principio del secolo XIX era tutta una pineta con
piante (pinus brutia) di mole prodigiosa, che arrivavano fino a m. 50 di altezza con
un diametro di circa 3 metri, è in gran parte denudato ed i bellissimi fusti che vi si
trovavano furono distrutti dagli incendi o cacciati nella fornace per estrarne pece (5)-Purtroppo
 le vaste e disastrose conseguenze del diboscamento permangono nonostante
 gli sforzi intesi a restituire ai monti la loro difesa ed a ristabilirvi quel naturale
 equilibrio che, spezzato artificialmente, ha prodotto e produce tante rovine. Infatti
 -in molti luoghi il terreno privato della sua corazza protettrice è divenuto così
inclinato ed instabile, per scoscendimenti e per frane, che il rimboschimento non vi
è possibile senza la correzione e l'estinzione dei torrenti e senza il rinsaldamento delle
pendici ; occorrendo prima di ogni altra cosa eliminarvi le cause permanenti di distruzione
 e di rovina originate dal diboscamento inconsulto. Delle conseguenze di esso
molto è stato discusso (6); è certo peraltro che 1à dove manca la protezione dagli
agenti esterni, la roccia si altera, si sgretola e si demolisce più presto, l’acqua di
pioggia non si divide più all’infinito, evaporandosi in parte ed infiltrandosi nel suolo,
ma si precipita sui nudi fianchi dei monti e si riunisce quindi nelle valli in torrenti
impetuosi e corroditori del piede dei versanti, determinando © accelerando l’avanzata
delle frane e l’esaurimento delle sorgenti (7). È il bosco pertanto che, nei terreni a
forte pendio. ostacola le frane, sia proteggendo la roccia dal disfacimento meteorico,
        <pb n="178" />
        — 100 —

sia legando con le radici le rocce frammentarie ed i detriti e consolidando così il
terreno superficiale (8). È esso inoltre che impedisce l’erosione torrenziale. Con la sua
parte viva, infatti, regola almeno in generale, l’intensità e la. distribuzione delle precipitazioni
 atmosferiche ; impedisce alle acque piovane di cadere. dirottamente sul terreno,
 d’investirlo. con violenza e di produrvi inevitabilmente le prime dannose corrosioni.
 Per mezzo, poi, di quella che si suole chiamare la copertura morta del terreno
trattiene in massa considerevole le acque, impedendone lo scorrimento superficiale e
facendo invece acquistare al suolo quel potere igroscopico che lo trasforma in un
generatore perenne di acque sorgenti e dà costanza e regolarità al regime dei fiumi (9).
Esistono dunque in Calabria’ condizioni propizie ai movimenti franosi ed alla formazione
 dei torrenti. E le frane vi si manifestano difatti assai spesso, determinate o
accentuate talora dalla stessa opera dell’uomo, mediante tagli del terreno (frequentissimi
 nelle costruzioni stradali) che possono aumentare localmente l’inclinazione del
pendio o porre allo scoperto strati facilmente disgregabili, o turbare la compagine di
strati diversi ; talvolta e più spesso da cause di ordine meteorologico, quali in particolare
 le alluvioni pur così frequenti in Calabria; infine dai movimenti tellurici.
Anzi come i terremoti possono produrre od accentuare fratturazioni del suolo e scorrimento
 di terreni, così gli abbattimenti e le frane aumentano sempre l’opera del
terremoto del quale sono. una specie di sismomoltiplicatore, quand’anche non lo determinino,
 come in taluni casi si verifica (10). Ciò spiega come la Calabria, dopo la Basilicata,
 sia la regione con la maggiore percentuale di capoluoghi danneggiati o mi
nacciati da frane, per quanto si debba tenere conto delle complesse cause storicogeografiche
 che vi hanno determinato la ubicazione dei centri abitati (11).
Proporzioni non meno gravi vi assume il fenomeno dell’erosione torrentizia,
caratterizzato, come è noto, dalla possibilità che le acque cadute sopra grande spazio
si raccolgano, quasi d’un tratto, in un flusso breve e precipitoso, il quale, travolgendo
tutto ciò che incontra nella sua impetuosa discesa, spoglia e corrode il terreno, vi
distrugge ogni forma di vita, lasciandovi impresso soltanto un marchio perenne di
squallore e di sterilità.
Già lo si è detto, ed i fattori accennati ne dànno spiegazione, dei corsi d’acqua
della Calabria nessuno, ad eccezione del Crati, merita il nome di fiume. Vi prevale
invece il tipo dei torrenti, asciutti nella maggior parte dell’anno, di corso brevissimo
quelli che scendono verso il Tirreno; più lunghi invece quelli del versante Jonico che
corrono da prima lenti negli altipiani, precipitano poi nella pianura litoranea, sostandovi
 di nuovo in larghi letti ciottolosi, ai quali devono il loro nome di fiumare (12)
Sono appunto questi rapaci torrenti che rendono sempre più aspre ed inaccessibili
le montagne calabresi, corrodendone o denudandone i fianchi, aprendovi solchi e
burroni spaventosi, destinati a diventare altrettanti torrenti ed a diramarsi come i
tentacoli di un polipo gigantesco verso le valli minacciate, nelle quali sì riversa im-
        <pb n="179" />
        ae FOOL u_

petuoso il turbine delle piene. Così, all’epoca delle piogge e al verificarsi di temporali,
le acque, non più frenate dalla vegetazione, subitamente diventano gonfie e minacciose
giù per gli aspri declivi; spazzano l’abbondante detrito superficiale preparato sui
monti dallo sfacelo meteorico; scalzano ed isteriliscono i terreni più teneri e friabili,
travolgendo tutto il materiale raccolto e scaricandolo, con enormi coni di deiezione,
sulla pianura dove le acque, continuamente rialzate sugli alvei, dilagano e ristagnano.
Perciò è sopratutto il regime sregolato dei corsi d’acqua, trascinanti nella pianura
i materiali raccolti nei bacini montani, che crea e mantiene le plaghe malariche lungo
il litorale calabrese e costringe ad un triste esodo le popolazioni d’interi villaggi.
Non è raro, poi, che gli scoscendimenti determinati dell’erosione torrentizia creino —
come ad es. avvenne presso Terrate — plaghe malariche anche a notevole distanza
ed a molta altezza del litorale, in conseguenza dello sbarramento di qualche torrente
secondario le cui acque, non avendo forza di vincere l'ostacolo, ristagnano. Notevole
 è il numero dei Comuni calabresi colpiti dalla malaria: in provincia di Catanzaro
 g2 su 153 sono quelli designati come aventi zone malariche, 101 su 152 in
quella di Cosenza e 71 su 106 in quella di Reggio Calabria (13).
Date queste condizioni fisiche della Calabria, l’esecuzione di opere pubbliche
procede in condizioni difficilissime. Quasi tutti i lavori si svolgono in pianure malariche
 o in località di montagna le quali, sia per le loro stesse condizioni altimetriche,
sia per la costituzione geologica del suolo, per le forme e per lo stato superficiale
di esso e per il clima della regione, ne costituiscono il meno favorevole ambiente.
L'una e l’altra ubicazione delle opere ne ritardano gli studi, ne rendono lenta
l’esecuzione e ne aumentano il costo.
È naturale, anzitutto, che gli studi di progetto riescano poco spediti quando il
personale è costretto a recarsi e trattenersi in luoghi colpiti della malaria, oppure
disagevoli ed in condizioni di completo isolamento, come sono quelli nei quali, appunto
 perchè più abbandonati, una grande parte delle opere deve essere eseguita.
La mancanza di facili comunicazioni concorre in particolar modo a far svolgere il
servizio in modo lento e faticoso, a rendere minima utilizzazione dell’ attività dei
funzionari che devono recarsi sopra luogo per rilievi ed. accertamenti.
È pure da rilevare che, per lo studio delle opere da eseguire in località minacciate
 da frane o lungo i corsi d’acqua, sono spesso necessari pazienti assaggi preliminari
 per conoscere con qualche sicurezza le condizioni del sottosuolo.
Talvolta poi, sempre in conseguenza della natura del terreno o dei corsi d’acqua,
è il completamento di alcuni lavori che non può essere previsto se prima non sia
esperimentata la riuscita di quelli eseguiti: ciò che si verifica assai di frequente per
le opere idrauliche e per quelle di consolidamento di zone franose. Valga ad esempio
il consolidamento del ponte sul Coscinello lungo la, strada comunale obbligatoria di
S. Martino di Finita (Cosenza) che, nonostante l’esecuzione di successivi e rilevanti
        <pb n="180" />
        102 —

lavori, non ha potuto ancora essere definitivamente compiuto a causa dell’incertezza
che tuttora rimane circa le condizioni delle sponde e dell’alveo del torrente.
La non favorevole ubicazione dei lavori determina, altresì, considerevoli ritardi
nel loro svolgimento. Basti riflettere alle difficoltà dei trasporti in località di monta.
gna, lontane. dalla ferrovia e dalle strade ordinarie, sbarrate spesso da torrenti e nelle
quali non sempre si rinvengono i materiali da costruzione. Le stesse zone pianeggianti
 rimangono spesso isolate durante il periodo delle piogge, non essendo agevole
il guado dei corsi d’acqua, in genere assai numerosi e di carattere torrentizio, dai
quali sono attraversate. Quindi le medesime cause le quali spingono molte popolazioni
 locali a reclamare, con la massima insistenza e non di rado con vive agitazioni,
 la esecuzione dei lavori, specialmente stradali, che devono toglierle dallo stato
di quasi assoluto isolamento nel quale si trovano, rendono pure lenta e laboriosa l’opera
 intesa a provvedervi. Sono esse talvolta che influiscono anche sull’ordine da
seguire nell’esecuzione delle varie parti delle opere, il quale non sempre riesce conforme
 ai desideri delle popolazioni interessate. Così, ad esempio, nelle costruzioni di
strade non è raro che esigenze tecniche ed economiche impongano di eseguire per
primi i tronchi che pure son meno urgentemente reclamati degli altri che invece conviene
 eseguire dopo di essi.
La ubicazione delle opere in località assai elevate, oltre a rendere più lenti i
trasporti, determina pure una forzata sospensione dei lavori durante quasi tutto l’inverno.
 Ed, insieme con essa, altre cause come le alluvioni, le frane, le piene e le mareggiate,
 rendono brevi i periodi lavorativi e frequenti le interruzioni, La malaria
infine che infierisce su quasi tutto il litorale rende quasi impossibile lo svolgimento
dei lavori durante la stagione estiva e per le necessarie cautele, la profilassi e la
difesa, ne intralcia e ne ritarda l’esecuzione.
Tutte queste circostanze naturali si riflettono inevitabilmente sui termini stabiliti
per l’ultimazione dei lavori, che appunto perciò sono in generale assai ampî; ma
poichè non conviene, nè sempre è possibile prevedere i più gravi effetti che da esse
derivano, così anche per quelle sole cause, indipendentemente da motivi tecnici, notevoli
 sono i ritardi che si verificano rispetto ai termini prescritti (14).
Le peculiari condizioni dei luoghi determinano infine sensibili aumenti nel costo
dei lavori; perchè ogni maggiore difficoltà, che per effetto di esse s'incontra nell’esecuzione
 delle opere, deve necessariamente essere tenuta presente nella determinazione
 dei prezzi di appalto.
Sopratutto sono le difficoltà dei trasporti che in molte località, specie se mancano
 in tutto od in parte i materiali da costruzione, costituiscono una delle più importanti
 cause dei costi elevati.
Nelle zone montagnose non mancano, in generale, il pietrame ed il pietrisco
in cave vere e proprie, o sparsi sul terreno superficiale, o raccolti negli alvei dei
        <pb n="181" />
        — 103 —

torrenti. Senonchè, anche quando si trovano di buona qualità ed in qualità sufficiente
nelle località prossime a quelle di esecuzione, quasi mai possono essere agevolmente
utilizzati. La mancanza di mezzi di comunicazione, la natura montuosa dei terreni,
frequentemente solcati da torrenti e spesso in condizioni di assoluto isolamento, ©
impediscono di compiere i trasporti con mezzi perfezionati, il materiale dovendo assai
spesso essere trasportato a soma per località impervie e pericolose, come ad es. sul
greto dei torrenti o su aspre pendici, o impongono la costruzione di costose strade
di servizio. Molte cave poi non possono essere sfruttate perchè in località colpite dal
divieto del dissodamento; altre non possono esserlo in modo proficuo perchè negli
strati superficiali offrono materiale eroso e frammentario e richiederebbero eccessive
spese per essere aperte profondamente.
Maggiori in genere sono le spese di trasporto della calce e dei mattoni, perchè
essi difettano in molte località. È dalle poche fornaci e fabbriche esistenti in ciascuna
provincia che quasi sempre devono essere approvvigionati, raramente riuscendo possibile
 od economico l’impianto di fornaci nella località di esecuzione od in altre ad
essa prossima. Tanto vero che non. di rado si giudica più conveniente sostituire la
esecuzione di alcuni manufatti in mattoni con quella in cemento armato. In generale,
pertanto, a causa delle sole spese di trasporto, e quindi a prescindere da ogni altra
spesa di estrazione o di lavorazione, i prezzi di quasi tutti i materiali e così anche
di quelli che, come la pozzolana, il cemento ed il ferro devono essere provvisti da
depositi esistenti in altre regioni, risultano assai elevati.
Si può, peraltro, prevedere che questa causa di maggiore spesa andrà diminuendo
a mano a mano che si potranno utilizzare le strade od i tronchi stradali dei auali è
preveduta la costruzione,
Oltre che determinare alti prezzi dei trasporti, le condizioni di isolamento di
molte località influiscono pure sulle spese per la direzione e sorveglianza dei lavori,
Amministrazione essendo spesso costretta a provvedere persino all’affitto di locali
privati per l’alloggio del personale.
Altre cause che rendono più costose le opere sono spesso la instabilità dei terreni
 nei quali devono essere eseguite € le minacce di danni alle quali sono esposte.
Ed infatti, sia per la necessità di farne precedere la esecuzione da numerosi assaggi
del sottosuolo, sia per quella di assicurarne, nei limiti di una benintesa economia, la
stabilità e la durata, la loro costruzione importa spese maggiori di quelle che sarebbero
 altrimenti sufficienti, tanto più che la costruzione di strade importa non di rado
lavori sussidiari d’imbrigliamento o di deviazione di torrenti, di consolidamento di
coste franose. Le condizioni locali aumentano inoltre il numero e l’importanza dei
manufatti da eseguire lungo i vari tronchi e, per allontanare questi da località minacciate
 da frane o da torrenti, occorrono spesso notevoli allungamenti di tracciato ©
costose varianti.
        <pb n="182" />
        — 104 —

Per le sistemazioni idrauliche e le bonifiche la natura torrentizia, variabilissima,
dei corsi d’acqua, rende malagevoli le opere, e di dubbio esito le difese saltuarie
e le bonifiche e sistemazioni di pianura, richiedendosi talvolta, per contenere l’impeto
 delle acque ed il cumulo dei materiali trasportati, dighe di tale altezza e spessore
 da rendere assolutamente sproporzionata la spesa allo scopo.
Ma specialmente sulle opere di consolidamento deve influire la instabilità dei
terreni, rendendo di dubbio esito i lavori ed estendendone oltre ogni previsione la
portatà. In tutte le opere poi le cause naturali rendono frequentissimi i danni di
forza maggiore che distruggono i lavori eseguiti od in corso e richiedono spesso la
esecuzione di lavori di riparazione e di difesa e costituiscono una fra le più importanti
cause della eccedenza delle ‘spese effettive rispetto a quelle previste per l’esecuzione
della legge.

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Cfr. per la storia dei terremoti calabresi: BARATTA M., I terremoti d’ Italia. — CARBONE GrIo
D., I terremoti di Calabria e Sicilia nel sec. XVIII, Napoli, 1884. — DoLomigu, Mem. sui terremoti
della Calabria dell’anno 1783, traduz. it; Roma, 1734. — MeRCALLI G., IT terremoti della Calabria Meridionale
 e del Messinese (Mem, R. Acc. dei Lincei, 1893). — G. Sarcoxnr, Istoria dei fenomeni del terremoto
 avvenuto nelle Calabrie ecc., Napoli, 1874. — Riccò A., CAMERANA E., BARATTA M., DI Srte-FANO
 G., Il terremoto del 16 novembre 1894 in Calabria e in Sicilia (Annali Uff, Centrale Meteor, e
Geod,, serie II, vol, XIX, parte I, 1897). — PLATANIA G., 17 lerremoto calabrese dell’8 settembre 1905
(Memorie della classe di scienze della R. Accademia degli Zelanti, serie 3, vol, V, 1906-1907). — Mer-CALLI
 G., Sul terremoto calabrese del 23 ottobre 1907 (Boll. Soc. Sismologica 71, vol, XIII, n. 1, Modena,
1908). — Novarese V, Il terremoto del 28 dicembre 1908 (Atti del R. Istituto d’Incoraggiamento di
Napoli, serie VI, vol. VII, Napoli, 1909), — SABATINI V., Contribuzione allo studio dei terremoti calabresi
iBoll, del R. Comitato Geologico d’Italia, serie 1V, vol, X, anno 1909, n. 3). — BAarATTA M., La catastrofe
 sismica calabro-messinese, Roma, Soc. Geografica, 1910.
(2) Sulle condizioni geologiche della Calabria; cfr. G, De LoreNzo, Geologia e Geografia fisica dell’Italia
 meridionale, Bari, 1904, — È. Cortasg, D:scrizione geologica della Calabria, Roma, 1895 {R.
Uff. Geolog.). — Novarese V., La degradazione meteorica cumulativa in Calabria (Boll. Soc. Geolog.
Ital, vol, XXXV, Roma, 1908, — E. Cortgesg, Fratture geologiche della regione calabro-sicula (Annali
Soc. Ing. e Arch. Ital., marzo 1909). — R. ALmaGc1à, Studi geografici sulle frane in Italia (Memòrie
della Soc. Geograf. Ital, Roma, 1913, vol. II, pag. 39, 230, 315). — Lovisato G., Cenni geognostici e geol,
sulla Calabria Settentrionale (Boll. Com. Geol, 1879). — CrEmA C., Sugli effetti della degradazione meteorica
 nella giogaia granitica di Cardinale (Boll. Soc, Geol, 1908). — G,. Di: TELLA, Il bosco contro il
torrente (Touring Club Italiano).
(3) R. ALmaG1A, op. cit, pag. 281. — G. Di TeLLA, op. cit, pag. 28 e 29.
(4) G. Di TeLLAa, op. cit, pag. 40.
(5) CALABRÒ Ing. ANTONINO, Il problema del rimboschimento e della sistemazione delle acque nelle
provincie calabresi, Roma, 1889.
(6) Per le influenze dirette che possono attribuirsi al bosco: v. N. Henry E., Sur le réle de la forét
dans la circulation de l’eau è la surface des continents, Paris, 1902. — UzieLLI1 G., 77 regime delle
acque particolarmente in montagna (Atti del Congresso forestale italiano, Bologna, 1909, pag. 290-307).
— Pont1, Sull’influenza della distribuzione delle foreste (Cong. Ital. di Navig., Milano, 1905).
        <pb n="183" />
        — IO5 -

(7) Cfr. Sararini V., op. cit, pag. 249,
(8) Cfr. R. ALmaG1à, op. cit., vol, IL, pag. 345.
(9) Cfr. G. D1 TeLLAa, op. cit, pag. 34.
110) Cfr. SaBATINI, op. cit., pag. 252 e segg.
(11) Cfr. R. ALMAGIA, Op. cit., pag. 395 e 396. Secondo l’A. la percentuale dei capoluoghi di Comune
minacciati da frane è del 50 °%, in provincia di Potenza, dal 30 al 40 °/, in provincia di Reggio Calabria,
 dal 20 al 30 °/, in provincia di Cosenza e dal 10 al 20 °/, in quella di Catanzaro.
(12) 1 caratteri orografici comuni ai torrenti calabresi possono essere così raggruppati:
1. Andamento planimetrico tortuoso. — 2. Pendenza del suolo molto forte. — 3. Sezioni trasversali
cestrittissime nella valle; esageratamente larghe n2l piano, -— 4. Alveo pensile nelle campagne piane.
— 5. Origini alte ed alpestri. — 6. Bacini montani, formati di terreni sabbiosi, argillosi, marnosi, ed
in generale decomponibili all’azione dell’aria e dell’acqua, dissodati nelle falde molto inclinate fino alle
alte cime,
Si osservano pure:
I. Piene abbondanti in tempo di lunghe e copiose piogge. — 2. Scarsezza delle magre nei fiumi e
siccità assoluta nei torrenti, — 3. Velocità delle piene molto grande, tanto allo sbocco delle valli che
nei tronchi in pianura. — 4, Torbidezza massima delle acque che rapidamente diminuisce per successivo
 deposito. — 5. Tendenza delle piene allo straripamento per causa delle sirette curve, delle lunate
in senso opposto e dei rapidi colmamenti nel fondo, — 6. Moto irregolare delle acque per le istantanee
variazioni delle pendenze delle sezioni trasversali e per i moltissimi ingombri prodotti dai massi e dagli
alberi trascinati dai monti,
Conseguenze:
i. Corrosione delle sponde e franamenti dei terreni alti e montuosi. — 2. Trasporti di grossi massi,
sabbia e detriti nelle parti pianeggianti, — 3. Protrazione continua dei coni di deiezione, — 4. Distruzione
 delle opere d’arte, abitati e colture, — 5. Impermeabilità della superficie dei terreni sabbiosi e
vegetali per i lenti depositi di marne, di argille, col consecutivo impaludamento delle alte e basse pianure
 e di tutte le plaghe litoranee, rendendole pantanose e sorgenti di aria malsana, con difficoltà di
costruire canali di scolo per prosciugarle. — 6. Impedimento delle prese di acqua e scarsezza delle medesime
 nelle irrigazioni estive, — 7. Grande spesa e difficoltà per la conservazione delle opere marittime
e stradali, — 8. Impossibilità di difese arginali senza prima rimboschire.
Cfr.: Ing. PASQUALE GANGEMI, Sui danni dei fiumi e dei torrenti delle tre provincie calabresi e
sul modo di prevenirli, Venezia, 1889.
(13) Cfr. Elenco Zone malariche, Direzione Generale Sanità Pubblica, 1913.
(14) Risulta dal seguente quadro, compilato in base alle informazioni date dagli Uffici del Genio
Civile delle tre provincie calabresi, quali, in media, nei lavori ivi eseguiti, siano stati i ritardi dipendenti
dalle condizioni topografiche e climatologiche locali *
        <pb n="184" />
        NATURA DEI LAVORI

Strade . a

Bonifiche . .

Consolidamento di frane .

Sistemazione di torrenti

Percentuale dei lavori
eseguiti in località malariche

Provincia di

Cosenza

i Catanzaro ] Reggio C

8 07

i6 2/7,

30 0/7

20 2/,

12 0!

17 0/7,

0;
12

20 07

Percentuale dei lavori
danneggiati da alluvioni,
da piene,
la frane o da mareogijate

Provincia di

Cosenza ‘Catanzaro|Reggio C.

0

27 0/1,

0 0/7,

80 7,

40 9/7

‘11.50, | 60 9/7,

o

I
I

Percentuale dei ritardì
dipendenti
ja condizioni meteorologiche

Provincia di

Cosenza { Catanzaro] Reogio C

310 O/,

Rm 0a !

19 9/5

40 0/5

|

{44 0/n

0 0% |

68 0/5

48.490 0/

Media annua
delle giornate lavorative

Provincia di

Cosenza

Catanzaro

Reggio C.

ian. | Mont. | Pian. bus iano dti
245 | 170 | 231 | 170 | as5 | 205

145 ] 170 |

320

’1/)

245-170

e

Spostamento di abitati. . ..

Opere marittime . . . a

Percentuali medie generali riferite al comolesso
 dei lavori eseguiti in Calabria. .

3 07

0 ol | circa —_— &amp;gt;

33 0}

25 o; | circa —

"0 0/n

A 0/4

nitonL —m

NO {2A

10

4 fn

Circa —_
        <pb n="185" />
        CAPO Ill.

LE DIFFICOLTA TECNICHE ED ECONOMICHE

A) IL PERSONALE E GLI UFFICI.

Un indice assai importante dell’attività dell’Amminietrazione nell’attuazione della
legge 25 giugno 1906 deve ricercarsi nell’aumento progressivo del personale tecnico,
addetto agli uffici del Genio Civile della Calabria, e nello sviluppo e nella specializzazione
 degli uffici medesimi. Per determinare come ed in quali proporzioni tale
aumento siasi verificato, a partire dall’anno 1905, precedente all’entrata in vigore
della citata legge, fino ad oggi, e come e per quali modificazioni gli uffici siano stati
in tale periodo variamente costituiti ed organizzati, e per il raffronto tra le condizioni
 generali del personale del R. Corpo del Genio Civile e quelle degli uffici di
Calabria, converrà che l’indagine venga fatta, oltre che in relazione alle nuove disposizioni
 legislative che autorizzarono l’aumento del personale in Calabria, anche in
relazione ai vari organici successivamente approvati che lo resero possibile.
Prima della legge speciale del 25 giugno 1906 e mentre era in vigore l’organico
del 2 marzo 1904, gli uffici del Genio Civile in Calabria erano così formati:

Ing. Capi .
Sezione
Allievi.
Aiutanti  .
Assistenti .

ORGANICO GENERALE
(Legge 3 marzo 190.
n. 66}

69

:6

DPRPREANALE ADDETTO AGLI UFFICI DEL GENIO CIVILE DI CALABRIA
PRRSONAT.P NT PTTALO PERSONALE
ieri itteine PROVVISORIO
Reggio Calabria NEI TRE UFFICI
1002 T606 nar ran

Catanzaro
100% ani

2
7{)
        <pb n="186" />
        — 108 —

La legge 25 giugno 1906, n. 255, autorizzando importanti opere pubbliche in Calabria,
 apportava, per agevolarne la esecuzione, alcune modificazioni nel ruolo orpanico
 del personale del Genio Civile, aumentando il numero dei posti dei funzionari
 e disponendo che dovessero istituirsi appositi uffici di Sezione distaccati, alla
dipendenza degli ingegneri capi delle provincie ed in opportune località da determi
narsi con decreto ministeriale.
In conseguenza la legge 8 luglio 1906, n. 304, formava il nuovo ruolo organico in
relazione alle nuove esigenze, portando a 78 i posti di ingegnere capo, a 330 quelli di
ingegnere di sezione, a 45 quelli di ingegnere allievo, ed infine a 586 quelli di aiutante.
Questi provvedimenti consentirono di migliorare nelle provincie calabresi le condizioni
 degli uffici tecnici, che, negli anni 1907 e 1908, risultarono di fatto così costituiti :

ORGANICO GENERALE
(Legge 8 luglio 190
n. 304}

PERSONALE ADDETTO AGLI UFFICI DEL GENIO CIVILE DI CALABRIA
PERSONALE DI RUOLO PERSONALE
i p = ———— PROVVISORIO
Cosenza Reggio Calabria NEI TRE UFFICI
007 a ee 10ce

ee

Ing. Capi .
&amp;gt; Sezione
» Allievi

Aiutanti . .
Assistenti. .

74

91

Nella relazione al Senato sulla legge del 1906, si avvertiva che, pur dovendo
ritenersi assai opportuna la creazione di Sezioni alla dipendenza degli ingegneri capi,
come veniva stabilito dall’art. 3 del progetto che divenne legge 25 giugno 1906,
data l’intensità con la quale dovevano svolgersi le opere e la natura dei luoghi, era
da esaminare se e fino a qual punto convenisse lasciare che la dipendenza dagli in
gegneri capi fosse per quelle Sezioni assoluta, e si invitava il Governo a studiare se
non fosse il caso di valersi delle facoltà stabilite dalle leggi sugli organici del Genio
Civile, dando carattere autonomo agli uffici distaccati. Ma tale criterio di autonomia
non potè essere applicato, sicchè le varie Sezioni costituite in provincia di Catanzaro
(a Monteleone, a Nicastro, a Cotrone), in provincia di Cosenza (a Rossano, a Castrovillari,
 a Paola), in provincia di Reggio Calabria {a Palmi ed a Gerace), furono poste
alla diretta dipendenza degli uffici principali.
Nell’intento però di assicurare la più sollecita e regolare esecuzione dei lavori
si ritenne necessario addivenire ad uno sdoppiamento degli uffici con criteri di specializzazione
 e di autonomia, nella considerazione che, per il buon andamento dei lavori,
 debba ad ogni ufficio essere lasciata una certa libertà di azione, senza troppo
incepparlo con vincoli di direzione superiore. Pertanto con decreto reale del 9 luglio
        <pb n="187" />
        - 109

1908, a decorrere dal 1° settembre stesso anno, il servizio del Genio Civile in ognuna
delle provincie di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, venne ripartito in due uffici,
 con sede in ciascuna delle città, l’uno per il servizio generale e per le opere
stradali e l’altro per il servizio idraulico.
Contemporaneamente avveniva un nuovo ampliamento di organico per effetto
della legge 9 luglio 1908, n. 403, la quale, mantenendo nel numero di 78 i posti di
ingegnere capo, portò a 390 quelli di ingegnere di sezione, a 55 quelli di ingegnere
allievo, a 660 quelli di aiutante. Tale riforma e la divisione degli uffici dovevano
portare ad un aumento complessivo del personale; ma, per cause diverse, questo
aumento non potè subito verificarsi. Dapprima gravissime difficoltà s’incontrarono
nel reclutamento del personale, risultando assai scarso il numero dei concorrenti ai
posti vacanti, mentre numerose furono le domande di dimissioni presentate. Si aggiunga
 la riluttanza dei funzionari in servizio e di quelli nuovamente reclutati ad
accettare le residenze di Calabria, preferendo in. parecchi casi Ja rinuncia al posto.
Inoltre, sebbene la legge avesse decretato l’aumento essenzialmente per gli uffici
delle provincie meridionali, non essendovi stabilita nessuna ripartizione speciale, mentre
tutto il personale in unico ruolo rimaneva alle dipendenze dello stesso organo centrale,
 non si potè impedire che del nuovo personale si disponesse per corrispondere
alle sempre maggiori esigenze degli uffici anche di altre regioni d’Italia, dato pure
che più agevole riusciva inviare il personale nelle regioni centrali e settentrionali.
Ma altre ragioni impedirono che gli uffici potessero beneficare della riforma di
organico. Sopravvenuto il disastro del 28 dicembre 1908, sì rese necessario il concentramento
 di funzionari nelle regioni colpite, dovendosi, in vista dell’eccezionale stato
di cose, subordinare le esigenze degli ordinari lavori’ alla impellente necessità di
organizzare e rendere, per quanto possibile, fattivi i servizi del terremoto.
Per tale circostanza i funzionari degli uffici delle provincie calabresi furono distolti
 dalle loro sedi e dai loro normali incarichi per un periodo di tempo assai lungo
e proprio quando, e per la compilazione dei nuovi progetti delle opere previste dalla
legge del 1906, e per mettere in armonia i più antichi con le mutate condizioni dei
luoghi e del mercato, e per liquidare gli appalti in corso dei quali si era dimostrata
impossibile la prosecuzione, sarebbe stato necessario poter fare pieno assegnamento
sull’opera di personale pratico e numeroso. Per quanto riguarda, infine, l’ufficio di
Reggio Calabria deve anche tenersi conto delle gravi e numerose perdite che si dovettero
 lamentare di funzionari morti o scomparsi nelle rovine della città.
Al giugno 1909 la situazione del personale tecnico negli uffici di Calabria era
la seguente:
        <pb n="188" />
        110 —

ONGANICO GENERALE
(Legge 9 luglio 1908
n. 403}

PERSONALE ADDETTO AGLI UFFICI DEL GENIO CIVILE DI CALABRIA
PERSONALE DI RUOLO PERSONALE
i - _ i PROVVISORIO
Reggio Calabria VET TRE UFFICT

Ing. Capi

’ Sezione

) Allievi

Aiutanti . .
Assistenti .

tru

Man mano però che venivano diminuendo le esigenze dei lavori per i baraccamenti
 di Messina e di Reggio, si rendeva possibile di reintegrare e rafforzare i]
personale tecnico degli altri uffici della Calabria, nello intento di intensificare lo sviluppo
 dei lavori da compiere in applicazione della legge 25 giugno 1906.
E poichè con la citata legge del 9 luglio 1908, n. 4093, erano state istituite le
categorie degli ingegneri e disegnatori provvisori, disciplinandosi col successivo decreto
 reale del 7 agosto 1909, n. 654, la nomina ed il trattamento di tale nuovo
personale, poterono essere assunti negli uffici di Calabria impiegati provvisori delle
nuove categorie, i quali vennero così a cooperare nello svolgimento del gravoso
compito agli uffici medesimi commesso.
Per effetto di tale nuova condizione di cose, si verificò un sensibile aumento del
personale, che al giugno del 1glo risultava così suddiviso:

ORGANICO GENERALE
Legge 9 luglio 1908
n. 402}

PERSONALE ADDETTO AGLI UFFICI DEL GENIO CIVILE DI CALABRIA
NALE ADDETTO AGLI UFFICI DEL GENI
PERSONALE DI RUOLO
‘Reggio Calabria

ing. Capi .

Sezione
‘ Allievi
Aiutanti . .
[ng. provv.
Dis. provv..

,2

60

Assistenti

Non ostante però l’avvenuto aumento, il personale degli uffici era ancora insufficiente
 per assicurare quella pronta ed energica attuazione delle provvidenze nortate
        <pb n="189" />
        —_— IT

dalla legge del 1906, che era nell’intendimento del Governo e nelle aspirazioni delle
popolazioni interessate. Nel duplice intento quindi di provvedere a tutti i servizi tecnici
 relativi ai terremoti del 1905, 1907 e 1908, e dî sollecitare la esecuzione delle
opere pubbliche in Calabria, venne, in forza della legge 13 luglio 1910, aumentato di
nuovo il ruolo organico del Corpo del Genio Civile, portandosi il numero dei posti di
ingegnere capo ad 81, quello di ingegnere di sezione a 415, quello di ingegnere
allievo a 55 ed infine quello di aiutante a 705, diminuito in seguito di 10 posti
per lo avvenuto passaggio al Ministero della Marina del servizio dei fari. La stessa
legge del luglio 1910 stabilì inoltre la costituzione degli uffici del Genio Civile nelle
provincie di Calabria, aggiungendo, agli uffici già esistenti pei servizi ordinari, due
uffici speciali per il servizio del terremoto nelle città di Reggio e di Catanzaro, i
quali vennero poi istituiti con decreto reale 1° agosto 1910, n. 591.
Secondo la tabella C allegata alla legge del Ig9io gli uffici calabresi dovevano
essere così costituiti :

Numero
delle
Sezioni

PERSONALE ADDETT

Ingegneri Capi

[Ingegneri di classe

Ingegneri
allievi ed aiutanti

Uffici del Genio Civile pei servizi ordinari
 :

Catanzaro, Servizio generale
. Servizio idraulico
Cosenza. Servizio generale ”
» . Servizio idraulico .
Reggio Calabria, Servizio generale .

4

8

o
:R

R

_ Servizio idraulica

Uffici speciali per il servizio del terremoto:

Catanzaro . . . e
Reggio Calabria i .

Gli effetti della legge del 1g9ro che, come tutte le leggi del genere, doveva essere
 gradualmente attuata, si risentiroro negli anni successivi IQII € 1912, nei quali
la composizione degli uffici risulta così stabilita -

: Tina delle sezioni è destinata al servizio del terremoto.
        <pb n="190" />
        —— alz —

ORGANICO GENERALE
(Legge 1; luglio 191
n. 466)

PERSONALE ADDETTO AGLI UFFICI DEL GENIO CIVILE DI CALABRIA
PERSONALE DI RUOLO PERSONALE
PROVVISORIO
NEI TRE UFFICI
IE

Ing. Capi .
+ Sezione
Allievi

Aiutanti . .
Ing. provv. .
Disegnatori .
Assistenti .

du

120

30
38

2}
| I21

Complessivamente per i tre uffici negli anni 1911-1913 il personale apparisce in
una condizione quasi costante, salvo qualche diminuzione nell’ultimo periodo, quando
fu richiesta anche in lidi lontani l’opera proficua e zelante dei valorosi funzionari
del Corpo del Genio Civile, che ebbe così modo di dimostrare una volta di più la
sua operosità ed abnegazione.

PROVINCIE

Servizi

Gener.
Idraul.
i Terrem.:
Gener.
Reggio ca Idraul.
Terrem. 4

C Gener.
Osenza + } Idraul.

PERSON ALE ADDETTO AGLI UFFICI DEL GENIO CIVILE DI CALABRIA
PERSONALE DI RUOLO PERSONALE PROVVISORIO

Ingegneri

Aiutanti

Ingegneri
provvisori

Aiutanti

Assistenti

Diseonatori

3

PI

di

rota!

‘AT

9ITit19I12| 191

LO

4

1

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T

©

3
6

€

1 8

leo L: |70 I 104) al r13|38 138 l35 138 |30 |25 | 116] 122] 133|18 |: |23

Riepilogando, dal 1905 ad oggi, il personale tecnico di ruolo è stato aumentato
di 47 ingegneri e di 68 aiutanti, mentre quello provvisorio è stato accresciuto di 17
aiutanti, 119 assistenti, 35 ingegneri provvisori e 23 disegnatori (1). La spesa sostenuta
 per il personale provvisorio è andata continuamente aumentando, e per il periodo
 che va dell’anno 1905 alla prima metà dell’anno 1913, supera i due milioni (2).
L’ incremento del personale, che appare notevole, specialmente in rapporto al
        <pb n="191" />
        — 113 —

lungo periodo di tempo considerato, non può essere però ritenuto sufficiente quando
si tenga conto della enorme mole del lavoro che è agli uffici commesso, delle gravissime
 difficoltà attraverso le quali essi debbono compierlo, della esigenza, che ogni
giorno più s'impone, di rendere pronta ed intensa la applicazione delle provvide
disposizioni portate dalla legge del 1906, i cui benefici effetti sono stati fino ad ora
solo parzialmente risentiti. Di tale fondamentale esigenza è bene rendersi completo
conto, se si vuole che l’attività dell’Amministrazione in Calabria possa raggiungere
le finalità desiderate, e per corrispondervi occorrerà provvedere perchè gli uffici del
Genio Civile in Calabria siano, per quanto riguarda la loro potenzialità numerica,
effettivamente costituiti secondo le prescrizioni della tabella C_ allegata alla legge
del 1910.
‘Ma ciò non è tutto: ad un altro inconveniente è doveroso accennare, a quello
cioè che, sia pure per cause in gran parte eccezionali, o per ragioni di indole generale
 che possono anche trovare la loro giustificazione, il personale degli uffici del
Genio Civile di Calabria si è sempre trovato in una condizione di eccessiva instabilità,
 e ciò con gravi conseguenze per l’azione degli uffici stessi, i quali non hanno
potuto rendere quell’opera costante e continua che da essi si richiedeva, quel lavoro
ininterrotto e fattivo che può solo derivare da un organismo che si mantiene compatto
 e ben raccolto per il raggiungimento degli scopi ai quali è stato destinato.
La dolorosa contingenza del terremoto del 1908, per la quale, come. vedemmo,
dovette adibirsi nelle regioni colpite numeroso personale sottratto in ispecie agli
uffici più vicini, e le esigenze derivanti dalla recente impresa coloniale, furono certo
cause le quali, sebbene d'ordine superiore e di natura straordinaria, notevolmente
influirono sul fenomeno della deplorata instabilità del personale in Calabria.
Per la migliore ricerca, però, dei rimedi con i quali potrà, per l’avvenire, eliminarsi,
 o quanto meno attenuarsi, questo inconveniente che diminuisce l’operosità degli
uffici, paralizzandone in parte l’azione, è necessario tener conto delle altre cause che
lo determinarono e che trovano la loro principale ragione di essere nel fatto che i
funzionari del Genio Civile sono assai restii a prestare l’opera loro nelle regioni di
Calabria, perchè ritengono che la destinazione in tali regioni, che riguardano come
disagiate, possa essere permanente od almeno di lunga durata.
Il personale degli uffici è costituito, a grandi linee, in Calabria da una parte
di funzionari che prestano da lunghissimo tempo l’opera loro e che non potrebbero in
alcun modo essere distratti per la preziosa conoscenza acquisita dei luoghi e dei lavori
 e per la necessaria tradizione dell’ufficio della quale sono quasi depositari; dall’altra
 di funzionari in continuo movimento che vengono ad ogni tratto distolti e
reintegrati, inviati in missione e sostituiti, €e che prestano così un lavoro saltuario
poco redditizio, non riuscendo mai ad acquistare, per la brevità della destinazione,
una conoscenza. sia pure superficiale. del lavoro da compiere, sicchè non si riesce a
        <pb n="192" />
        - 114

stabilire nella compagine del personale quel fecondo rapporto di dipendenza e di
collaborazione che è necessario perchè possano conseguirsi risultati utili ed efficaci.
A prescindere dal personale provvisorio, il quale è per la stessa sua natura instabile,
 e tenendo solo conto di quello di ruolo, il movimento dei funzionari, fra trasferimenti
 e destinazioni, dal 1905 ad oggi, si manifesta assai notevole (3), e ciò anche
quando si tenga conto dei soli movimenti effettivi e non dei frequenti e spesso assaî
duraturi invii di funzionari in temporanea missione.
Non ostante però i due gravi inconvenienti ora rilevati, della scarsezza cioè del
personale in rapporto alla importanza e difficoltà del lavoro da compiere, e della
eccessiva mobilità di esso, gli uffici hanno generalmente dato prova di capacità e di
operosità, come si desume dal confronto tra il successivo incremento dei funzionari
e l’ammontare dei lavori compiuti e pagati nel periodo di tempo che va dal 1905 al
1913, e, compatibilmente con le difficoltà da superare, hanno corrisposto alla fiducia
che si era nella loro opera riposta.

L. 6.000.000

è 5.500.000

&amp;gt; 5 000 000

&amp;gt; 4.500.000

’ 4.000.000

&amp;gt; 3.500.000

: 3.000.000
&amp;gt; 2.500.000

: 2.000.000

&amp;gt; 1.500.077

1.00”

50

EPA,

N.o 200

&amp;gt; 150

&amp;gt; {00

&amp;gt; RA

&amp;gt; 0.07
Anno

Deve poi notarsi che il confronto è solo parzialmente indicativo, poichè, oltre
a tutto il complesso delle opere condotte a termine, desunto dai pagamenti fatti,
devesi tenere il dovuto conto dell’importante lavoro compiuto dagli uffici per i rilievi
di campagna e gli studi di tavolo necessari alla compilazione dei numerosi progetti
che, alle rispettive epoche, o non erano ancora stati ultimati, o si trovavano in corso
di esame, o non erano infine ancora stati approvati, essendosi riconosciuta la necessità
di modificazioni e rettifiche.
        <pb n="193" />
        N i

Per assicurare la costante composizione degli uffici, secondo i quadri della legge
del 1910, e per evitare la mutabilità ed instabilità del personale, converrebbe che
alla Direzione Generale dei Servizi Speciali, cui è affidata la esecuzione della legge,
fosse riservato un più diretto intervento per quanto concerne le variazioni nella complessiva
 destinazione dei funzionari, e sopra tutto per i cambiamenti di essi, in modo
che questi non potessero effettuarsi senza l’assenso della Direzione medesima, Essa,
infatti, mantenendosi in continuo contatto con gli uffici e ben consapevole delle reali
esigenze di ciascuno di essi in rapporto ai lavori da compiere, potrà meglio vagliare
l’opportunità delle eventuali riduzioni o dei necessari aumenti del personale e giudicare
della convenienza o meno di consentire i movimenti del personale stesso, in relazione
alle necessità degli uffici ed in guisa da mantenerli in una operosa condizione di
stabilità. Tale norma fu già attuata per i servizi dipendenti dal compartimento del
Magistrato alle acque, e potrebbe essere opportunamente stabilita anche per i servizi
di competenza della Direzione dei Servizi Sveciali, che hanno un carattere prevalentemente
 territoriale e locale.
Potrà poi esaminarsi se non sia il caso di attuare una migliore ripartizione del
personale stesso nei vari uffici del Genio Civile di Calabria, in guisa da adibirlo in
maggior numero 1à dove maggiore si appalesa. la necessità di far presto, sia in relazione
 alle esigenze locali, sia applicando un giusto criterio di giustizia distributiva,
in rapporto alla opportunità di affrettare la esecuzione di opere pubbliche in quelle
regioni nelle quali più tarda si è verificata l’attuazione delle provvidenze portate dalla
legge del 1906.
In tale ulteriore elaborazione dovrà studiarsi la convenienza di attuare un beninteso
decentramento, aumentando o meglio ripartendo, specie in vista delle difficoltà delle
comunicazioni e della esigenza di un continuo e sicuro controllo, le esistenti sezioni
distaccate, sicchè esse possano esplicare la loro opera nelle località nelle quali più evidente
 se ne manifesta il bisogno, agendo con una certa indipendenza dagli uffici
principali, in guisa da non essere di troppo inceppate nel loro ordinario lavoro.
In applicazione della legge del 1906 furono istituite, come sopra dicemmo, varie
sezioni distaccate, e cioè: in provincia di Catanzaro, a Monteleone, a Nicastro ed a Cotrone;
 in provincia di Cosenza, a Rossano, a Castrovillari ed a Paola; in provincia
di Reggio Calabria, a Palmi ed a Gerace. La ripartizione e destinazione di tali sezioni
 rimase immutata dal 1007 ad oggi: solo recentemente è stata soppressa quella
di Monteleone.
Occorre però che sia riesaminata la questione del decentramento con le sezioni distaccate,
 tenendo conto anche della necessità di intensificare l’attuazione dei lavori ai
bacini montani dei corsi di acqua, necessità sulla quale si basa tutta l’economia della
nuova legge 13 luglio 1911, n. 774, che, per la esecuzione del vasto programma di rigenerazione
 idraulico-forestale, ha previsto la creazione di uffici misti e di sezioni di-
        <pb n="194" />
        — 116 —

staccate nelle quali il lavoro possa più agevolmente e con maggiore competenza essere
 compiuto con la collaborazione del personale tecnico del Genio Civile e di quello
forestale, autorizzando anche l’assunzione di speciale personale provvisorio.
In proposito anzi qualche cosa si è gia fatto, In seguito alle recenti disposizioni
pel riordinamento del Demanio forestale, per la tutela e l’incoraggiamento della silvicultura
 (legge 22 giugno 1910, n. 277, e regolamento 19 febbraio 1911), il personale
forestale è stato riordinato in uffici analoghi a quelli del Genio Civile, costituendosi
nelle tre provincie calabresi uffici speciali per il rimboschimento. Inoltre, accanto all’ufficio
 speciale esistente in Roma fin dal 1911 per la compilazione dei progetti di
opere stradali, ufficio che ha risposto alle esigenze di una maggiore specializzazione
di lavoro e che ha utilmente servito alla preparazione di molti ed importanti progetti,
 riguardanti specialmente la provincia di Cosenza, dove più deficiente era la
rete stradale e dove le cause generali, già in parte accennate, hanno permesso una
maggiore intensificazione di lavori, è stato creato, con regio decreto 21 settembre
c. a., un ufficio misto, che sarà composto anche di funzionari forestali e che formerà il
primo nucleo per la preparazione dei progetti concernenti i lavori di sistemazione
idraulico-forestale dei bacini montani, ufficio dal quale potranno in prosieguo di
tempo diramarsi le sezioni distaccate, allorquando, cresciuta la mole del lavoro, si
renderà necessaria la assidua sorveglianza locale di personale divenuto pratico anche
nella difficile tecnica di queste Opere speciali:
Perchè poi il personale possa rendere tutto il lavoro di cui è capace e produrre
tutta l’opera che da esso si aspetta, dovrà ad esso, in corrispettivo anche delle residenze
 disagiate e dél lavoro assai più faticoso, assicurarsi qualche vantaggio economico,
 come si è fatto per i paesi colpiti dal terremoto, e come si è, anche per il
passato, fatto per gli uffici di Calabria, concedendo compensi straordinari e saltuari,
Meglio ancora, però, sarebbe assicurare qualche vantaggio agli effetti della carriera e
delle future residenze, E poichè tali vantaggi possono anche sortire effetti relativi,
date le difficoltà che vengono frapposte dai funzionari i quali cercano in ogni modo
di sottrarsi alla loro destinazione negli uffici di Calabria, e di uscirne anche dopo
breve periodo di tempo che vi prestano servizio, converrà esaminare se non sia opportuno
 assicurare ai funzionari stessi, oltre un eventuale miglioramento economico,
an massimo di permanenza nelle residenze disagiate.
In tal modo il personale, allettato da vantaggi finanziari ed assicurato circa il
periodo massimo di tempo che potrà essere mantenuto negli uffici di Calabria, accetterà
 con buon volere la destinazione negli uffici medesimi, e senza essere distratto
 dalla impazienza di ottenere trasferimenti, potrà prestare opera più assidua e
più diligente.
Criterio fondamentale è che però i funzionari siano scelti con cura, perchè anche
pochi e buoni fanno più che molti e mediocri. Il rendimento deve essere in ogni
        <pb n="195" />
        modo aumentato, sia mediante l’opera intelligente e zelante dei capi, sia mediante
provvedimenti speciali che rendano più agevole ed intensa l’opera dei funzionari.
Così, per ovviare alla grande difficoltà delle comunicazioni, alla grande distanza
dei luoghi dove si deve esplicare l’opera dei singoli uffici, si sta provvedendo a dare
ad ognuno di essi un mezzo di trasporto celere e comodo, una vettura automobile,
che possa servire al trasporto dei vari funzionari, e si sta studiando il modo di coordinare
 il servizio fra i diversi uffici della stessa provincia per renderlo più utile e
meno costoso. La spesa sarà in gran parte compensata dalla diminuzione delle indennità
 di trasferta.
Lo studio attento e vigile delle cause che hanno ostacolato l’opera del personale
servirà ad eliminarle, sicchè il personale stesso, aumentato nei limiti della legge del
1910, mantenuto in condizioni di relativa, se non assoluta, stabilità, opportunamente
agevolato e meglio ripartito, possa rendere un contributo veramente utile nell’interesse
della regione per la quale sono state decretate le provvidenze della legge speciale.

NOTE AL PARAGRAFO 4.

(1) Variazioni nelle condizioni del personale degli Uffici del G. Civile di Calabria dal giugno 1805 al giugno 1913.

ANNI

[905
1906
1907
1908
1909
1910
1911
1912
10123

i

PERSONALE DI RUOLO

PERSONALE PROVVISORIO
NET TRE UFFICI

CATANZARO

CASENZA

REGGIO CAL.

[Ingegneri | Aiutanti

Ingegneri! Aiutanti

Ingegneri | Aintanti

Ing. prov.| Aiutanti | Assistenti | Diseogp.

e
15
E
17
A

i
12
14
16
16
&amp;lt;y
33 | 17
38 18 |
23 | 19

t
Q
gii

10 8 4
14 9 20
45 18 74
2 a! 91
19 12 63
23 31 , 79 11
i 39 38 8 120 20
28 32 | 38 39 121 21
28 39 35 25 133 23

Aa
| 28
22

2a
“b
7
36
40
a
        <pb n="196" />
        iio

‘2) Spesa sostenuta per il personale provvisorio dal 1905 a tutto it primo semestre del 18913

PROVINCIE
ÈD UFFICI

Servizio generale
COSENZA e siradala .
O arvizio idraulico

Servizio generalo
e stradale .
CATANZARO Servizio idraulico
Servlizfo terremoto

Servizio generale
e stradale
REGCIO
CALABRIA } Servizio Idraulico
Servizio terremoto

TOTALI

n Mr

TOTALI

1905 | 1906 | 1907

1908

1909

1910

1911 | 1912

1913
primo sem

23184,20 |24235,00 !30340,00 ! 98050,90 ! 44390,00 | 52725,00 !
53586.00 ! 3843600

89910,00 | 90650,00 | 88355,00
| 48436,00 | 60684.00 | 89532.00

541840,10 !
Ì
335674.00 |

5700,00 | 5270.00 |21539 80 | 52069 63

72589,00 |104944,50 !
1556.90 ! 20710,70 | 58133,50
19350,00 !

61619,25 | 98918,71
| 84240,50 | 78845,00 | 52098.00
33395,50 | 19793,00 | 13208,00 |!

494139,97
298584,60 :
85746,50

26302,50
88953,63
204359,90
:8884.20 |29503,00 |51879,80 |210698,73 !'210662,39|320711,141398674,65 |450121,71'384553,58 !2075601,20

3) Movimenti del personale tecnico negli Uffici della Calabria dal 1° gennaio 1806 al 1° luglio 18913.

UFFICI

va

asfe- | Dasti-‘HE
 + nati

207

rasfo-| Dastiriti
 nati

197°

‘rasfe-| Destrit
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Fn

vasfe ! Nesti.
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911

raste-| Desti- | frasfe- | Destietti
 ! nati Î| riti | nati

1012

Trasfo-| Desti-1
 riti | nati

1913
vasto. Destl-,
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{ Ingegneri . ‘
CATANZARO ] Ing. allievi |
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COSENZA Vo allievi
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Ing. allievi
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IA
        <pb n="197" />
        —_ ALLO —

B) I PROGETTI ED 1 SUPPLETIVI.

Dopo l’organizzazione amministrativa degli uffici, uno stadio preliminare per
l’attuazione della legge è stato costituito dallo studio e dalla preparazione dei progetti.
L’articolo 111 del regolamento 24 dicembre 1906 obbligava le Provincie ed i
Comuni a trasmettere entro due mesi ai rispettivi uffici del Genio Civile i progetti di
massima e definitivi precedentemente compilati per le opere stradali previste dalla
legge del 1906. Però pochi furono i progetti trasmessi dagli enti locali e quei pochi
richiesero generalmente un lavoro faticoso di revisione e di modifica, sicchè può
ritenersi che, pei nuovi appalti, i progetti dovettero essere quasi tutti preparati dagli
uffici del Genio Civile. Non solo, ma anche per le opere in corso di esecuzione i
progetti già appaltati dovettero essere quasi sempre riveduti od integrati con suppletivi.
Data la molteplicità delle opere e le difficoltà naturali delle quali sopra si è fatto
cenno, lo studio e la compilazione dei progetti importarono un lavoro lungo ed intenso
da parte degli uffici per tener conto della mutabilità delle condizioni locali e per
corrispondere alle molteplici esigenze degli enti interessati.
In questa preparazione contrastano, come sempre, due necessità opposte. Da un
lato il bisogno di affrettare la presentazione dei progetti per gl’insistenti reclami delle
popolazioni che vogliono vedere iniziate le opere di loro interesse, dall'altro la necessità
 invece di studi accurati e precisi per evitare che i progetti non corrispondano
alle esigenze tecniche ed economiche e si manifestino in pratica inattuabili. come
qualche volta è accaduto.
L’Amministrazione ha procurato di conciliare queste due necessità, dando, per
evidenti ragioni di convenienza amministrativa, la prevalenza alla seconda, poichè la
preparazione dei progetti è atto d’importanza gravissima ed ha influenza decisiva
nello svolgimento degli appalti.
La maggior parte degl’ inconvenienti che si notano nella esecuzione delle opere
dipende da insufficienza delle previsioni, dal mancato o incompleto studio delle località
dove si devono svolgere i lavori, dai deficienti accertamenti dei luoghi di provenienza
dei materiali e da valutazione non precisa dei prezzi.
Dare corso a progetti affrettatamente o incompletamente studiati vorrebbe dire
danneggiare gl’interessi dell’Amministrazione, senza alcun vantaggio, anzi con danno,
delle popolazioni interessate alla esecuzione delle opere, perchè l’affrettare gli appalti
con progetti incompleti importa poi ritardi più gravi durante lo svolgimento degli
appalti stessi, sia per le questioni che sorgono con le imprese assuntrici, sia per gli
ostacoli che derivano necessariamente dalle constatate deficienze di progetto e dalla
necessità di ripararvi con nuovi studi e nuove perizie.
        <pb n="198" />
        — 120 -—

Per le opere idrauliche e le bonifiche, talvolta anche per i consolidamenti dî
abitati e per costruzioni stradali importanti, la compilazione dei progetti esecutivi
deve essere preceduta dalla preparazione di progetti di massima o di grande massima,
 pei quali norme speciali sono state impartite. Questi progetti di massima servono
 a determinare il tracciato ed i criteri generali di sviluppo dell’opera, in base
ài quali più facilmente poi potranno concretarsi i vari progetti esecutivi che, anche
per comodità di esecuzione e di appalto, sono generalmente suddivisi.
Tutto questo aumenta notevolmente il compito già grave del personale.
Tuttavia, non ostante queste difficoltà e non ostante le condizioni del personale
sopra accennate, lo sviluppo dei progetti è stato notevolissimo, Dopo il 30 giugno
1906 furono compilati ed appaltati 276 progetti per un importo complessivo di oltre
25 milioni ; sono stati presentati e sono in corso di approvazione e di appalto 94
progetti per l’ammontare di circa 27 milioni; e sono inoltre allo studio 314 progetti
per l’importo di oltre 110 milioni di lire (1). Complessivamente quindi sono stati studiati
 o sono in corso di studio 684 progetti per un complessivo importo di oltre 172
milioni, il che dimostra che l’attività degli uffici tecnici, non ostante le diverse cause
ritardatrici, si è svolta senza interruzione con sufficiente intensità nel periodo dal 1909
ad oggi. .
Ma, come già si è avuto occasione di accennare, le difficoltà diverse che hanno
ostacolato lo studio e la compilazione dei progetti, hanno esercitato specialmente la
loro influenza sui progetti così detti suppletivi o complementari. Se in genere, per
opere di considerevole importanza e durata, le previsioni non rispondono quasi mai
alla realtà, non riuscendosi a prevenire le eventuali difficoltà, o le circostanze che
possono turbare e variare l’esecuzione dei lavori, tanto meno le previsioni possono
essere completamente rispondenti alle condizioni di fatto, quando i lavori si. svolgono
in una regione così accidentata e mutevole ed in un ambiente economico così speciale.
dove ogni mutamento deve suscitare perturbazioni notevolissime. |
A. questa talvolta necessaria incompletezza delle previsioni, nonchè a cause di
diversa natura ed a mutamenti di diversa indole si devono attribuire i numerosi suppletivi
 che si sono resi necessari in corso dei lavori. In alcuni casi i suppletivi sono
dovuti a variazioni nei prezzi, per uniformarli alle esigenze del mercato o per mancanza
 di sufficienti elementi nelle previsioni di progetto; più spesso le variazioni
riguardano la struttura delle opere o le riparazioni dei danni avvenuti durante la loro
esecuzione o l’aggiunta di nuove opere richieste da cause naturali od imprevedibili.
o infine le provenienze dei materiali.
Non è facile determinare il numero e l’ammontare dei progetti suppletivi in confronto
 con quelli principali; le percentuali che risultano dal prospetto appresso riprodotto
 {2) non dànno in proposito un’idea precisa, perchè le economie verificatesi in
alcuni lavori sono in parecchi casi da attribuirsi a mancata o rinviata esecuzione di
        <pb n="199" />
        — 121 —

alcune parti delle opere stesse per sospensione od interruzioni di contratti, 0 per
ragioni tecniche speciali.
Un’idea approssimativa si può desumere tenendo conto solo dei lavori liquidati
per importo superiore a quello contrattuale, che ammontano a più della metà di tutti
i lavori sino ad ora liquidati, e nei quali si ha un’eccedenza di oltre due milioni sul
l'importo di oltre tre milioni e mezzo previsto in progetto.
Inoltre va tenuto conto che parecchi lavori suppletivi di riparazione di danni e
di completamento sono stati eseguiti con progetti per sè stanti, indipendenti dai principali,
 ed essi rappresentano un importo di circa sei milioni in confronto di 27 milioni
 di lavori appaltati e di otto milioni di lavori liquidati (3).
Tn conseguenza, sommando le eccedenze degli appalti e ’ammontare delle opere
di completamento per sè stanti, si ha un importo di circa otto milioni che è eguale
a quello a base di contratto dei lavori sinora liquidati, mentre pei lavori in corso
nessuna previsione potrebbe farsi circa i suppletivi eventualmente necessari o le eccedenze
 che potranno risultare alla liquidazione. Si potrebbe insomma concludere che
in complesso la spesa definitiva per ogni opera è doppia di quella prevista nei progetti
 appaltati.
La questione dei lavori suppletivi potrà essere in parte risoluta con più rigorosi
accertamenti e preventivi, e con lo studio più accurato e ponderato dei progetti;
in questo senso l’Amministrazione ha già disposto, e le disposizioni potranno dare
utili risultati se gli uffici sapranno attenervisi strettamente, resistendo, anche con la
coscienza della loro responsabilità, alle pressioni ed alle insistenze €, se ancora le
popolazioni interessate comprenderanno che il voler far presto in molti casi è contrario
 al far bene e che spesso anche la sollecitudine forzata si riduce, in definitiva,
ad un maggiore ritardo.
Ma anche con ciò non si elimineranno tutte le cause dei suppletivi e rimarrà
sempre la percentuale dovuta alle variazioni imprevidibili di condizioni locali, a più
rigorosi e ponderati accertamenti possibili soltanto nell’atto di esecuzione, ed alle
difficoltà naturali, specialmente in una regione dove gli elementi fisici sono così mutevoli
 ed avversi ad ogni regolare svolgimento di lavoro e specialmente per alcune categorie
 di opere, come le sistemazioni idrauliche, le bonifiche ed i consolidamenti, che,
per la loro natura stessa, rendono quasi impossibile una previsione sicura. Per queste
opere lo studio accurato di preliminari progetti di massima servirà ad evitare previsioni
 troppo lontane dalla realtà, mentre metodi di esecuzione solleciti e sicuri, e sìsterni
 amministrativi che permettano il rapido completamento dei lavori, impediranno
che col decorso del tempo le condizioni cambino o si aggravino, e nuove necessità
si aggiungano a quelle già contemplate. Se tempo e ponderazione occorrono per
lo studio dei progetti, appaltati i lavori occorre fare presto ed evitare ogni causa di
indugio: perchè la lentezza aumenta di per sè stessa le spese.
Rimane poi il problema della manutenzione.
        <pb n="200" />
        NOTE AL PARAGRAFO 2.

Sviluppo complessivo dei progetti.

NATURA

DEI LAVORI

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 redatti dopo il 30-6-1906, ed
eseguiti od in corso di esecuzione.

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[mporto e numero dei progetti in corso di approvazione
 o in corso di appalto al 30-6-1913.

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Progetti da studiare secondo il
programma triennale 1913-16.

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        Confronto tra gli importi di collaudo e quelli di contratto.

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Lavori liquidati in un importo
inferiore a quello contrattuale.

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superiore a quello contrattuale,

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        -— 124 —

Lavori di riparazione e di consolidamento di Opere eseguite e collaudate.

NATURA DEI LAVORI

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Opere marittime . .

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15,34 °/,

N. B. — I dati di questo prospetto indicano soltanto l’importo dei lavori di riparazione e di consolidamento eseguiti,
ton come suppletivi durante lo svolgimento di altri appalti, ma in base a progetti ed appalti a sè stanti, L'importo delle
’erizie suppletive approvate in corso d’opera per maggiori lavori o per maggiori prezzi risulta, invece, dal prospetto riportato
 alla nota 2, nel quale sono confrontati gli importi netti contrattuali con quelli di liquidazione, senza però tenere
conto dei maggiori compensi concessi a iacitazione delle riserve esaminate in sede di collaudo.
        <pb n="203" />
        )

C) LE IMPRESE E LE SOCIETÀ COOPERATIVE - LE VERTENZE.

L’attività dell’Amministrazione dei Lavori Pubblici per l’esecuzione delle leggi
speciali doveva armonizzarsi non soltanto con le condizioni naturali delle regioni e
con le esigenze tecniche, ma con le condizioni ed esigenze economiche. Bisognava
tener conto dell’ambiente sociale nel quale veniva ad iniziarsi una trasformazione di
così grande importanza e dei coefficienti diversi che questa trasformazione potevano
aiutare od intralciare. |
Nell’attuazione di opere pubbliche due sono gli elementi fondamentali: l’elemento
tecnico, cioè il progetto e la direzione, l’elemento economico, cioè l'impresa per l’esecuzione.
 Nell’iniziare l’applicazione della legge, l’Amministrazione trovò già in Calabria
 molti contratti in corso che dovevano essere continuati, molti altri dovette
stipularne per l'esecuzione delle varie opere, In una regione dove l’economia generale
era in condizioni piuttosto depresse, dove scarso era il capitale circolante, deficiente
lo spirito di iniziativa, e dove anche la merce uomo andava diminuendo per la forte
emigrazione, l’aumento nel mercato di tante nuove ed importanti richieste di denaro
e di uomini per lo svolgimento di così vasto programma di pubblici lavori, doveva
produrre molteplici mutamenti economici ed anche qualche perturbazione. Le imprese
esistenti procurarono di aumentare il capitale e di allargare la sfera d’azione: nuovi
appaltatori sorsero, specialmente sotto forma di piccoli cottimisti: imprese di altre
regioni vennero a raccogliere l’offerta esuberante che non trovava corrispondenza nel
mercato locale. Ma ciò non potè farsi immediatamente, nè facilmente: quindi difficoltà
di appalto, lentezza e stasi nell’esecuzione dei lavori, contratti sospesi o risoluti, vertenze
 frequenti con gli imprenditori.
Dopo il 30 giugno 1906 l’Amministrazione dei Lavori Pubblici ha avuto in Caiabria
 la gestione di 337 contratti, per un importo di 33 milioni (1). Di essi 81 erano
stati stipulati prima del 30 giugno 1906 per un importo di 10 milioni e 700 mila
lire circa (2), e 256 sono stati stipulati dopo per un importo di circa lire 22.300.000 (3).
Questi contratti sono stati divisi tra 154 appaltatori privati e 8 Società Cooperative,
il che dimostra una tendenza prevalente verso il frazionamento delle imprese e la
‘ormazione di piccoli imprenditori, piuttosto che una tendenza al concentramento dei
lavori in poche mani.
Infatti dei 154 appaltatori 88 hanno assunto un solo appalto, 20 ne hanno assunti
 2, e solo 12 appaltatori hanno assunto più di 5 appalti, superando due di essi
il limite di dieci, con 14 e 24 contratti (4). Ma giova chiarire queste cifre, avvertendo
 che per gli appalti numerosi si tratta in genere di piccoli cottimi per opere
idrauliche e di bonifica o per opere forestali.
        <pb n="204" />
        -_ 126 -

La maggioranza degli appaltatori appartiene alla regione stessa. Sono però appaltatori
 forniti di mezzi molto scarsi e di limitata capacità tecnica ; spesso appaltatori
 improvvisati, che hanno creduto di trovare nelle imprese pubbliche una fonte di
facili ed ingenti guadagni e che finiscono per lo più col ritrarsene con danno loro
e con danno anche dell’Amministrazione appaltante, che vede rovinate le opere dalla
cattiva esecuzione e dal lungo conseguente abbandono. Qualcheduno più pratico ed
accorto cerca monopolizzare i lavori in qualche centro determinato più propizio e
più adatto, ed allora si hanno quelle vicende sorprendenti nelle aste, alle quali si accennerà
 appresso, Questi più esperti e più ricchi appaltatori eseguono generalmente
vene le opere; ma procurano naturalmente di trarne il maggior profitto, senza badare
 troppo ai mezzi. Quindi accaparramento e monopolio prima dell’asta; questioni
cavillose durante e dopo i lavori, per lo più bonariamente transatte, ma non senza
notevole vantaggio per le imprese. Talvolta poi gli stessi appaltatori, o per non avere
la capacità e la potenzialità richiesta dalla importanza e dalla natura delle opere, o
per errore sulle condizioni della località e del mercato, 0 per avere offerto ribassi
iroppo notevoli, hanno chiesto di essere esonerati dalla stipulazione dei contratti, come
ad esempio si è verificato nell’appalto della strada comunale di Pietrapaola (Cosenza),
o hanno dovuto invocare la risoluzione, senza indennizzo, dei contratti assunti, come
si è verificato negli appalti di sistemazione del torrente Bagni (Prov. Catanzaro, conratto
 febbraio 1906, ribasso 43, 18 °%); della bonifica di Rosarno (Prov. Reggio Calabria,
 contratto settembre 1902, ribasso 48, 19°); della bonifica di Caulonia (Prov.
Reggio Calabria, contratto agosto 1906, ribasso 7 °/o}; e della bonifica della Macchia
della Tavola (Prov. di Cosenza, contratto marzo 1901, ribasso 22, 94 °/,).
Qualche immigrazione di appaltatori di altre regioni si è verificata: ma in proporzione
 assai scarsa.
Naturalmente gli imprenditori non sono venuti in Calabria da altri paesi per
gli appalti di piccolo importo e per lo più invece hanno assunto gli appalti economicamente
 più rilevanti, tantochè per 18 imprese forestiere che hanno assunto lavori
in Calabria dopo il 1910 si ha un importo totale di lavori di L. 8.633.484, mentre
gli altri appalti assunti da 136 imprese hanno un importo totale di lire 24.283.993.
[n questi ultimi tempi la tendenza all’immigrazione di imprese dell’Italia settentrionale
£ centrale si accentua, pel fatto che i lavori pubblici aumentano nelle provincie mesidionali
 più che nelle altre parti d’Italia, e l’Amministrazione non tralascia di favorire
questa tendenza anche per rompere la formazione di camarille locali, dove stiano per
sorgere, sebbene sia doveroso constatare che gli inconvenienti, cui dànno luogo gli
appalti in Calabria, non sono molto più gravi o più frequenti di quelli che si verifi.
sano in tutte le altre provincie del Regno; e che tali inconvenienti non tanto dalla
“attiva volontà o da avidità dipendono, quanto dalla mancanza di mezzi finanziari e
di esperienza e capacità tecnica.
        <pb n="205" />
        — 127 -

Gli appaltatori immigrati in Calabria non hanno, in complesso e salvo qualche
eccezione, fatta cattiva prova, e lo dimostra la percentuale dei compensi chiesti per
i contratti da essi assunti, percentuale che è soltanto del 3,09 in confronto di quella
di 28,24 per gli altri appalti. Inoltre essi servono a portare nelle regioni economicamente
 poco sviluppate, metodi e sistemi di lavoro più perfezionati, maggiori capitali
d anche quella maestranza artigiana e quella mano d’opera idonea che fa principalmente
 difetto.
Insieme con gli appaltatori di fuori molto può contribuire alla migliore e più sollecita
 esecuzione delle opere pubbliche in Calabria la immigrazione o la costituzione
di Società Cooperative. Le Cooperative di lavoro sono finora assai scarse in Calabria.
Oltre che al ritardato sviluppo economico ed alle condizioni generali di ambiente,
ciò è dovuto alla mancanza di masse forti ed accentrate di lavoratori, ed in ogni
caso di serie organizzazioni di classe, che sono la base necessaria per il sorgere ed
il prosperare di tali istituti. Manca pure, nelle regioni meridionali, uno spirito forte e
duraturo di associazione, per quanto voglia riconoscérsi una viva tendenza alla solijarietà
 nelle molte associazioni di mutuo soccorso esistenti, di cui parecchie rimontano
 a tempi antichi e di cui altre non rispondono troppo alle esigenze sociali molerne
 e sono sfruttate talvolta da pochi per fini personali.
Ostano anche al sorgere ed al prosperare di Cooperative in Calabria quelle racioni
 che rendono in genere poco idonee le imprese: la mancanza di mezzi finanziari
 e la deficienza di esperienza e capacità tecnica, la quale deficienza sì avverte
specialmente nella direzione e nella maestranza.
In genere i pochi appalti a Società Cooperative hanno dato buoni risultati, perchè
essi non hanno avuto strascico di vertenze o di liti, e soltanto in un caso si è dovuto
 risolvere d’accordo il contratto senza compenso, per l’impotenza della Società
assuntrice a condurre innanzi i lavori.
Si è perciò procurato con disposizioni legislative di favorire e di agevolare questa
specie di appalti, che furono oggetto di studio da parte della Commissione Reale
nominata dal Ministro Gianturco e presieduta da S. E. Luzzatti. Con l’art. 5 della
legge 19 luglio 1907, n. 549, si autorizzò la concessione di appalti a trattativa privata
 alle Società Cooperative in Calabria fino al limite di L. 200.000, e l’ appalto,
anche per trattativa privata, ai Consorzi costituiti o da costituirsi fra Società di projduzione
 e lavoro per un importo doppio dell’ammontare totale degli appalti che potirebbero
 essere affidati alle singole Società costituenti il Consorzio secondo le norme
vigenti. La legge 25 giugno 1909, n. 422, disciplinò la formazione dei Consorzi, ed il
regolamento 12 febbraio 1911, n. 278, regolò più particolarmente la materia.
Nonostante queste disposizioni le Cooperative locali ebbero scarso sviluppo (5).
{n provincia di Cosenza esiste una sola Cooperativa fra muratori in Cetraro. In provincia
 di Catanzaro esistono solamente quattro Cooperative, di cui una per costru-
        <pb n="206" />
        - 128 —

zione di sedie e le altre prive assolutamente di capitali o di forze proprie per concorrere
 agli appalti. Un maggior numero di Cooperative si trova in provincia di
Reggio Calabria, dove se ne contano 14 ed alcune di discreta importanza e capacità,
come la Società Cooperativa di produzione e lavoro della provincia di Reggio Calabria,
 sorta per iniziativa della benemerita Associazione degli interessi del Mezzogiorno,
 alla quale hanno dato il contributo del loro ingegno e delle loro grandi idealità
uomini come Pasquale ViLLARI, Giustino FORTUNATO e Leopoldo FRANCHETTI, ed alia
quale hanno data la loro opera intelligente e disinteressata giovani valorosi ed attivi
di molte parti d’Italia.
Si rivolgono inoltre al Mezzogiorno le Cooperative dell’Italia centrale, ed i due
Consorzi delle Cooperative di Ravenna hanno già assunto importanti lavori di bonifica,
 ed altre Cooperative del Veronese sono in trattativa per assumere lavori stradali,
idraulici e specialmente di bonifica. L’importante per questa emigrazione interna è la
costituzione di zone e centri di irradiazione, ed in questo senso l’Amministrazione ha
cercato di distribuire la concessione degli appalti, agevolando come meglio era possibile
 le Cooperative anche per la ricognizione preventiva delle località.
Qualche osservazione deve farsi a proposito dei vari sistemi di appalto.
Di 337 contratti 144 furono appaltati per pubblica gara, 26 mediante licitazione
privata, 45 mediante trattativa privata, 122 mediante cottimo. La pubblica gara ha
dato luogo ai soliti inconvenienti specialmente per i ribassi eccessivi. La media dei
ribassi non è alta e si aggira intorno al 13 °/,: però, mentre assai numerosi sono i
ribassi piccoli inferiori alla media del 10 i alcuni ribassi sono invece assai rilevanti
2 superano notevolmente la media, arrivando fino al 41,03 °/,. In questi casi l’Amministrazione
 ha dovuto usare della facoltà di non approvare l’aggiudicazione e di
rinnovare l’esperimento. Ma allora altri inconvenienti si sono verificati: l’impossibilità
di prescrivere nella pubblica gara o nella licitazione tra imprese private la scheda
del massimo, ammessa per le licitazioni tra Società Cooperative (art. 44, reg. 12 feboraio
 1911, n. 278), e negli appalti mediante licitazione privata per i lavori di bonifica
 (T. U. 22 marzo 1900, n. 19, art. 62), poichè la Corte dei Conti, contrariamente
al parere del Consiglio di Stato, ha ritenuto non solo non prevista, ma esclusa la
scheda del massimo per le forniture passive, dalla vigente legge di contabilità. Di
più non sempre si è potuto o si è pensato di escludere dalle gare o licitazioni le
imprese che avevano fatto offerte eccessive, inquantochè il ribasso sproporzionato
presuppone un intendimento poco leale di rifarsi della perdita per altra via: ed allora,
 annullata l’aggiudicazione per il ribasso troppo forte, l’appalto è riuscito poi aggiudicato
 allo stesso imprenditore con un ribasso assai minore.
Nè della facoltà di annullamento l’Amministrazione può abusare per non ritardare
di troppo i lavori, di fronte alle insistenti premure ed all’impaziente attesa delle pooolazioni
 interessate,
        <pb n="207" />
        — 120

D'altro lato non rare volte la pubblica gara ha dato risultati negativi, sia peril
 tentativo delle imprese locali di ottenere condizioni più favorevoli, sia per le ef.
fettive difficoltà di alcuni lavori che si svolgono in località. lontane dalle ordinarie
-omunicazioni, o in territorio alpestre e malagevole, o in lecalità malariche.
Per eliminare alcune di queste difficoltà si è ricorso frequentemente alla licitazione
 privata, anzichè all’asta pubblica, tanto più che l’art, 57 della legge 13 luglio
1910, n. 466, estendendo le norme della legge 12 gennaio 1909, n. 22, ha dato facoltà
di appaltare a trattativa privata fino a L. 40.co00 tutte le opere pubbliche dipendenti
dal terremoto e dalla legge del 25 giugno 1906 in Calabria, prescindendo dalle formalità
 richieste dalle disposizioni contabili vigenti. Così dopo il 1906 su 256 contratti,
24 sono stati fatti in seguito a licitazione privata e 33 in base a trattativa, mentre
prima del 1906 su 8g contratti, 2 soli erano stati. preceduti da licitazione privata e
12 da trattativa (6). Numerosissimi: poi sono stati i lavori eseguiti in base a cottimi,
 100 dopo il 1906 e 22 prima, seguendosi questa forma specialmente per lavori
di lieve importo o per opere di bonifica ed opere idraulico-forestali, nelle quali in
genere per mutabilità nelle condizioni dei luoghi, e per gravi difficoltà tecniche, non
conviene all’Amministrazione di vincolarsi con appalti troppo complessi. d'importo
assai elevato ed a lunga scadenza (7).
In molti dei contratti stipulati l’esecuzione dei lavori è stata intralciata dal sorgere
 di vertenze con le imprese, vertenze che hanno ritardato ed interrotto qualche
volta lo svolgimento del contratto, e che, a contratto esaurito, hanno ostacolato il
completamento delle opere,
Dei 337 contratti di appalto stipulati 88 hanno dato luogo a vertenze. Più particolarmente
 dei 166 pei quali si è già verificata l’ultimazione ed il collaudo, 16 soro
stati risoluti ai termini dell’art. 345 dei Lavori Pubblici, 3 rescissi ai termini dell’articolo
 340, 2 proseguiti d'ufficio e 74 hanno dato ‘luogo a vertenze, che per 9 casi
sono state definite con giudizio arbitrale, per 53 sono state risolute mediante transazione,
 per 4 si sono chiuse con la reiezione amministrativa delle domande di maggiori
compensi e per 22 appalti trovansi tuttora in corso d’istruttoria (8. In complesso, su un
totale di lavori d’importo netto contrattuale di oltre 8 milioni, sono stati chiesti compensi
 per oltre 7 milioni di lire ed accordati per oltre 1.000.000, salvo le risultanze
delle istruttorie ancora in corso per 22 appalti (9).
La cifra è abbastanza rilevante, se si consideri che molti degli appalti ultimati
pei quali vertenze non si sono verificate, sono piccoli cottimi, nei quali in genere le
riserve non possono aver campo di esplicarsi. Ma in confronto dei compensi chiesti,
la somma di quelli accordati apparisce di molto inferiore : 1 milione su sette. È
vero che in genere le imprese presentano domande. esorbitanti, per accontentarsi poi
di compensi più modesti; ma non si può dire che (in confronto a ciò che avviene
210ormalmente, non solo pei lavori pubblici, ma anche privati che sono appaltati in
        <pb n="208" />
        — 130 —

ogni parte d’Italia) i compensi accordati rappresentino una percentuale troppo forte
è troppo sproporzionata all'importo dei lavori.
Quanto all’oggetto delle vertenze sollevate dalle imprese è da notare che, oltre
juella del rincaro del costo della mano d'opera, una delle più frequenti e più gravi
controversie è originata da pretese difficoltà nell’estrazione e nel trasporto dei ma-‘eriali
 occorrenti per l’esecuzione dei lavori.
Per togliere appiglio a questo genere di vertenze sono state di regola escluse
dai capitolati speciali le indicazioni, anche solo esemplificative o tipiche, delle provenienze
 dei materiali, salvo che si tratti di cave notoriamente inesauribili o di fab-2riche
 a produzione illimitata e continua, e salvo che concorrano altri speciali motivi
per esigere in modo assoluto una provenienza determinata per assicurare la buona
riuscita delle opere. D’altra parte si è avuto cura di definire in modo esatto ed esauriente
 le qualità e le caratteristiche dei materiali accettabili e di stabilire i prezzi
relativi dopo un accurato esame della località, affinchè non risultino in contrasto con
‘e condizioni di fatto nelle quali si devono svolgere i lavori.
Altre riserve riguardano la speciale natura delle zone e dei terreni da tagliare
nell’esecuzione delle opere, per imprevedibili esaurimenti d’acqua occorsi nelle fondazioni
 delle opere d’arte, per la non infrequente esigenza tecnica di approfondire le
fondazioni oltre i limiti previsti, per l’esecuzione di opere di difesa dai danni di forza
maggiore, per i mutamenti che straordinarie esigenze, non avvertibili se non durante
lo svolgimento dei lavori, consiglino nell impiego dei materiali e nelle modalità tecniche
 delle costruzioni.
Talvolta è sorta questione per l’uso fatto delle speciali facoltà concesse all’Amministrazione
 nel pubblico interesse, come ad esempio quelle di aumentare e diminuire,
 entro il limite di un quinto, I importo dei lavori, I progetti suppletivi hanno
quindi dato luogo a nuove complicazioni per le questioni sollevate dalle imprese; e
così le cause imprevidibili, quali il terremoto, hanno dato appiglio a richieste di aunento
 di prezzi, non solo per la mano d’opera, ma anche per i materiali e per tutte
‘e previsioni del capitolato di appalto.
ll tipo di appalto disciplinato dalle attuali norme oscilla troppo tra il /or/att
è l’appalto a misura, ed offre l’adito a molte questioni; e d’altro canto non è facile
arrivare ad un forfait assoluto, assicurando il necessario controllo e le doverose gasanzie
 alla stazione. appaltante. Qualche riforma si impone ed è già allo studio, costituendo
 ormai la disciplina rigorosa degli appalti un impegno solenne per l’Amministrazione
 dei Lavori Pubblici.
Circa il modo di risoluzione delle vertenze, si rileva che le trattative amichevoli
hanno dato in genere buoni risultati. E neppure del giudizio arbitrale può troppo
lamentarsi l’Amministrazione, perchè, nei non molti casi in cui ad esso si è ricorso,
la Corte di equità, quale già la vagheggiava il Mantellini, non ha dato risultati
roppo sfavorevoli, nè troppo onerosi per la stazione appaltante
        <pb n="209" />
        - 131

NOTE AL PARAGRAFO C.

i

Numero delle imprese e dei contratti.

RE
SL O
ES,
ZE

QUALITÀ
DELLE
1MPRESE

Contratti stipulati prima
1el 30 giugno 1906.

Contratti stipulati dal
30-6-906 al 30-6-913.
MPORTO

TOTALI

IMPORTO

Ruantità

Quantità | IMPORTO
324 30,783,202,80
13 2,134,275,49

154

Appaltatori .
Cooperative. . . .

2 636,088,45

20,147,114,35
2,091,775,49

42,500, --162



10,678.,5P8,.45

286 1 22,238,889,84 || 337 | 32,917,478,290

i)

Contratti in corso di esecuzione al 30 giugno 1906.

NATURA DEI

APPALTI

LICITAZI ONI

TRATTATIVE

COTTIMI

TOTALI

È
©
u
z

LAVORI

i
i
2

Importo

Importo

Importo

Importo

Importo

h

Strade ..

32 15,693,280,82

9,177.22

3

749,346 73 |

11,600,— || 46

6,463,404,77

}

Bonifiche e sistemazioni
di corsi d'acqua. . . .

1’

‘3.137,713,11

42 500, —

20

305,323 66 i

32

3,485,536,77|

Lavori marittimi . . .. I

21

660,684.68

660,684.68

Acquedotti . . .. .

68,962,23

1

I
68,962.2?
| idticniio
i

Torax1 ll 45 [9,491,678,61 .

I

9.177,22 | 12 | 791.846,73

22

385,885,89 || 81

3)

Contratti stipulati dal 30-6-1906 al 30-6-1913.

E
LI
=
E
&amp;lt;

NATURA DEI

APP I.

LICITAZION

“PATTATIVE

COTTIMI

TOTALI

LAVORI

Importo

Importo

Importo

Importo

Importo

Strade

2

3.549.865 62)

0

746.031,52

21

1.462.332 98 |

6 | 150,909,03 '! 109 '10,909,139,1 €

3onifiche e sistemazioni
di corsi d’acqua. . . .

3

1.632.896. 20!

’

74,310.65

A |
2
701 922 46

64

1,420,226.11 || 84

5,919,355,42

Lavori marittimi . .,., 1

#,

762.793 48 |

5 |2767,721.40 |

3

197,527 90

20

3,728.042,78

Consolidamento di frane |
minaccianti abitati

13

395,469, 48]

32 256.20 i

1

7 680.00 ||

27

A64,194,21

4”

1.601.199.89!

Spostamento di abitati . |: 81.152,60 1 81,152,60
e TortaALI || 99 |11,159.383,90/; 24 |1,616,991,85 || 33 I7.029.656.84 Il 100 [n.432.857.25 1: 256 122.238.889 ©
        <pb n="210" />
        [mprese che hanno
assunto lavori in Ca-‘abria
 in confronto al

numero dei lavori assunti
 da ciascuna
Impresa... .

Ripartizione per regioni
 degli appaltatori
 non calabresi
ammessi alle aste
[periodo 1910-1913)

Ripartizione delle

Piemonte

Liguria

Lombardia

Imprese assuntrici dei lavori previsti dalla legge del 1906.
Importo dei contratti e delle vertenze,

Totali

Totali

Veneto

Emilia

l'oscana

Marche

Umbria

Abruzzi
e Molise

zampanla

Puglie

gSasilicata

sicilia

Sardegna '

Totali

Ripartizione per regioni
 degli appaltatori
 non calabresi
che hanno assunto
lavori.

i. { Con ditte non
2 ES è
Ta. G.S \calabresi, .
Qoob.
ed .
i 8 leon ditte ca--
 2 uullabresi.

E”
Er
pi

- ida ditte non
«calabresi . .
- {aa ditte calabresi


1,760,989,47| a l1,112,486,50|1,031,785,t1|1,383,702,55|593,183,15 |276,902,12 |

171 329,15 | 1.312,84 .

209,493,70 |

270,288,72 |1,311,612,10[ 514.108,82 | 68,962,23 |

61,619,74 | — | 41,432,94 | i

8,633,484,47!
24,283,993,82
275,7 14.67
6,866,476,98||

\ con ditte non calabresi 26,23 °/o.
Percentuale dello importo dei contratti stipulati :
1 calabresi 73,77 fo.

Percentuale, rispetto allo importo di contratto, dei maggiori compensi chiesti

) da ditte non calabresi 3,09 0/5.
calabresi 28,24 °/g.
        <pb n="211" />
        — 133 -

(5) Elenco delle cooperative di produzione e lavoro, agricole e miste, inscritte nel
registri Prefettizi delle provincie calabresi a tutto 11 luglio 1913.

PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA

È
©
3
a

1

10

3

|

DENOMINAZIONE DELLA

SOCIETA?!

Cooperativa di lavoro di
Palmi.

Nuova Società Cooperativa
li produzione e lavoro.

Società Cooperativa di produzione
 e lavoro della Prov.
di Reggio.
Società Anonima Cooperativa
r Emancipazione &amp;gt; fra mura-‘ori
 e affini,
Cooperativa tra i falegnami,

Società Anonima Cooper.

Cooperativa Anonima di
roduzione, lavoro e consumo
d agricola, fra lavoratori.

Cooperativa Anonima di
produzione, lavoro, consumo
:d agricola fra contadini braccianti
 ed affini.

Società Cooper. di lavoro
x Avanti ».

Società Coop, « Riscatto »
fra muratori ed affini.
Soc. Coop. di produzione e
lavoro.
Società Anonima Cooperat.
L’Edilizia &amp;gt;».

Società Anonima Cooperat,
: L’Igienica &amp;gt;»,

Società Anonima Cooperat.
R dicembre ».

Jnione Coop. Calabrese.
Società Coop. G. Garibaldi.
Società Anon. fra Sediarî,
Società Coop. R. Rosso, |

Società Coop. di produzione |
: ]avoro fra muratori.

OGGETTO

SEDE

Lavori edilizi e costruzioni
in genere.

Palmi

Lavori edilizi, appalti stradali,
 d’arginatura, bonifiche,
cc.
Costruzione di opere pubbliche.

Lavori di muratura, demoizioni,
 ecc.
Impresa di costruzioni in
egno.
Appalti stradali, arginature,
:rasporti, ecc.
Affittanze collettive, marazzini
 sociali, coltivazioni
CC.

Polistena

Sinovpoli

Reggio Calabria

rd

Fiumara

Bruzzano

Coltivazione razionale, af
ittanze collettive, magazzini
‘ociali, lavori stradali, movinento
 di terra. ecc.

Brancaleone

Lavori in muratura, demoizioni,
 sgomberi, manutenzioni
:tradali, bonifiche agrarie, ecc.
Lavori in genere,

Bova Marina

Bagaladi

Costruzioni, bonifiche, larori
 arginali, ecc.

WSelito P, Salvo

Demolizione, sgombri, maijutenzioni
 stradali, sterranenti.


Reggio Calabria

Assunzione imprese vuoatura
 pozzi neri, ecc., nonchè
utti i servizi attinenti alla
giene ed alla disinfezione,
anto con pubbliche ammini-:trazioni.,
 quanto con privati.

Assunzione alle pubbliche
iste, od altrimenti, di imprese
li lavori di falegnameria, muatura,
 movimento di terra,
3istemazione di strade, ecc.
Y C4ATANZARO
Catanzaro
Borgia
Serrastretta
Mileto
PROVINCIA DI COSENZA
.avori di bonifica. | Cetraro

DPR (ONESTA

DATA
l’iscrizione nel
registro

Inscritta nel reg.
con decreto pref.
4 luglio 1911,
Inscritta con decreto
 19 ag,*° 1911.

Inscritta con decreto
 31 ag,‘ 1911.

Inscritta con decreto
 23 novembre
1911.

Inscritta con decreto
 24 novembre
1911.
Inscritta con decreto
 prefettizio 4
novembre 1912.
Inscritta con decreto
 prefettizio 25
1prile 1912.

Inscritta con decreto
 prefettizio 25
aprile 1912.

inscritta con decreto
 prefettizio 27
1prile 1912.

Inscritta con decreto
 prefettizio 17
maggio 1912.
Inscritta con decreto
 prefettizio 24
giugno 1912,
Inscritta con decreto
 10 lug]. 1912.

Inscritta con decreto
 13 novembre
1012

Inscritta con dereto
 27 apr. 1913.

Inscritta con de-“reto
 1 giug. 1908

LL
L=)
        <pb n="212" />
        34

(6) Contratti in corso di esecuzione al 30 giugno 1906 e stipulati da quella data
al 30 giugno 1913.

QUANTITÀ — SISTEMI DI APPALTO — IMPORTO NETTO

EPOCHE

Prima del 30 giugno
1906 e

Dal 30 giugno 1966
al 30 giugno 1913.

INCANTI

i | Importo

)

45 | 0.491.678.61|

99

‘11,159,383,90!!

144 20,651,062,51|}

LICITAZIONI

* I Importo
&amp;gt;

9.177,22)

1.616,991,88!

26 | 1.626,169,07|

TRATTATIVE

is
i
3 Importo
Lp

12 ' 791,846,73l|

24

7 029.656.84}

5
821,503,
45 ” '

COTTIMI

TOTALI

è I Importo
So

i | Importo
: _
110,678,588,45
22,238.889,84
132,917,478,29

22

385.885.89l| 81

non

2,482,857 25

256

122

2,868,743,14|| 337

il

7) Contratti in corso di esecuzione al 30 giugno 1906 e stipulati da quella data.
sino al 30 giugno 1913 ripartiti secondo la natura dei lavori,

v
a

APPALTI

| LICITAZIONI | TRATTATIVE

COTTIMI

TOTALI

E
©
3

NATURA
dei
LAVORI

: | Importo

|
wi
Importo

I
TImporto

Imvporto

[Importo

Strade ire ea

105 114,243.145 44 l|

11

755.208. 7al|

32

2,21,1679.71|

’

162,509,03/!

155 |17.372,542 97

Bonifiche e si.
stemazione di
corsi d’acqua ,

23

4,770,609,31!

74.310.658!

2,834.422.46|

4

1_7235,549.77|

116

9,404,892 10

Lavori maritt.

Ji

660,684,68!

12

762,793.48!

cl

2,767,721,401!

197,527,901!

22

},388,727,46

Consolidamento |
di frane minaccianti
 abitati .

13

395,469.48]

33,856, 26

"680, —

Di

664, 194.21!

2

1,601,199,8°

Acquedotti . .

58,962, 22!

68,962,232

Spostamento di
abitati . ..

31,153.60!-31.153.600



|

Toran1 Il 144

20,651,062,51] 26

t,626,169,07] 45 | 7,821,503,57|| 122

2,518,7143,14] 337 la2,917,478,29
        <pb n="213" />
        p
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0°
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Numero e modi di risoluzione delle vertenze.
CONTRATTI AL QUALI
LE VERTENZE SI RIFERISCONO, '
STIPULATI
con Imprese |

FORMA DI RISOLUZIONE
DELLE VERTENZE

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166 |

Importo dei compensi chiesti e di quelli accordati.

Vertenze risolute . .

Id. in corso d’istruttoria.

IMPORTO DEI COMPENSI

importo
netto
rontrattuale |

Importo

Importo
dei
compensi

dei

Zz

compensi

chiesti

accordati

32

6,499,659,21| 5,778,384,25

1,116,807,90

22

1,837,367,89| 1,364,107,40|

74

8,337,026,80 | 7,142,491,65|

MULTE

a]
SoS
sos
= o
ek
588
sù
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e

| Percentuale
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+ |sull’importo]
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È
contratto

17,18 0/,ll 8.579,25)

0,13
        <pb n="214" />
        36 —

D) L'AUMENTO DEL COSTO DELLA MANO D'OPERA.

Dopo il 1906, la retribuzione della mano d’opera in Calabria è venuta elevandosi
 assai più di quanto fosse dato prevedere, ed in conseguenza di ciò, per l’aumentato
 costo del lavoro, si è aggravato sensibilmente l’onere finanziario a carico dellò
Stato per l’attuazione della legge.
Mancano per la Calabria — come anche per le altre regioni — dati statistici
sui salari effettivi degli operai impiegati nei pubblici lavori. È intuitiva, d’altronde, la
difficoltà di rilevarli, sopratutto per il continuo variare delle condizioni di tempo e
di luogo nelle quali tali opere si svolgono; e s'intende facilmente come le notizie
sulle mercedi che indirettamente è possibile raccogliere, mediante informazioni, non
sempre possono essere complete ed imparziali.
Comunque, per tentare di cogliere almeno alcuni indici del movimento dei salari
che qui interessano, giova considerare i prezzi elementari della mano d’opera citati
nei contratti di appalto. Essi — è superfluo notarlo — non rappresentano i salari
effettivamente pagati agli operai e neppure quelli che sono serviti al calcolo dei
progetti e che devono rimanere riservati. Ma, poichè possono essere considerate come
costanti le cause che tendono a farli divergere dal tasso reale e che in parte sono
1eutralizzate dai ribassi d’asta, ove si confrontino questi prezzi tra loro, in un periodo
di tempo abbastanza lungo, non sarà infondato desumerne, sia pure con approssimazione,
 le eventuali oscillazioni del tasso medio dei salari.
La tabella seguente indica, per il decennio 1902-1912, i prezzi usuali stabiliti
dagli uffici del Genio Civile delle tre provincie calabresi, ed inseriti in contratti di
appalto di opere stradali, per le mercedi degli operai da fornire dagli appaltatori per
la esecuzione di lavori in economia.
Non vi sono distinti i prezzi per ciascuna provincia perchè le rispettive medie
sono risultate quasi identiche.

PREZZI MEDI IN CENTESIMI, PER OGNI ORA DI LAVORO

OPERAI

Muratore
Scalpellino .
carpentiere .
“abbro . .
Vinatore .
Tagliamonte
l'errazziere
3racciante .
Donna .
Ragazzo .

:g02

1903

1901

199

34.5 34.6 1 34.5 !
40.5 46.2 46
345 | 34 5 1 46
40 | 40 46
5 123.1 23
20 20,8 23
‘7.5 18.5 17.5
i 15 11.5
' I 3 I 10 | 10 |
i.) 5 ll 10 10

1606

345
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46
46
32.5
25
18
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1907

40
49.5
40 |
40
22.5
29
23
21.5
11
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1908

44 |
495
44
44
33
33
27.5
27
| 11
]1

1999

1910

1911 | I1gr2

46 50 55
2 55 61
1 55 49
40.5 44 40
34:5 40 4”
345 345 43
28 27.5 | 30
27 29 22
115 | 15 IF
1.5 | 16 r

64
66
66
64
48
40
20
25
16
16
        <pb n="215" />
        137 -

Il notevole aumento delle mercedi che si riscontra nei capitolati d’appalto posteriori
 al 1906, in confronto ai prezzi contrattuali prima stabiliti, non avrebbe certo
trovato acquiescenti e il Ministero e i corpi tecnici consultivi, se non fosse stato concordemente
 proposto e giustificato da tutti gli uffici compilatori di progetti per le
ire provincie calabresi, così da dimostrarsi inevitabile conseguenza di effettivi cam-5iamenti
 nelle condizioni del mercato.
Il fenomeno, rilevato del resto anche dagli enti pubblici locali, dipende in parte
dalle cause generali che, in questi ultimi tempi, hanno determinato quasi ovunque un
rialzo dei salari, tra le quali non può escludersi quella del tutto formale consistente
nell’aumento della quantità di moneta disponibile sul mercato, che origina l’aumento
di tutti i prezzi în moneta e quindi anche delle mercedi (1).
Un aumento dei prezzi della mano d’opera stabiliti nei capitolati di appalto, per
lavori da eseguire in amministrazione diretta con operai forniti dalle imprese appaltatrici,
 si è verificato, in misura quasi uguale, anche in Basilicata, dove la emigrazione
 da un lato e la richiesta di operai per l’esecuzione di opere pubbliche dall’altro,
sono state diffuse ed intense come nella Calabria, e si è verificato, sebbene in minor
orado, anche in altre regioni d’Italia specialmente in questi ultimi anni. .
Nei capitolati di appalto di opere stradali eseguite nell’Italia centrale e nella settentrionale
 si riscontrano le seguenti mercedi minime e massime per il sessennio
'007-1912:

QUALITA’ DEGLI OPERAI

Muratore .
Scalpellino .
Carpentiere

Fabbro .

Vinatore
Vanovale

Garzone
Donna .

MERCEDI MINIME E MASSIME IN CENTESIMI
VER OGNI ORÀ DI LAVORO
fgr12

L90907

40-44 42-44 33745
45-50 1 44-48 50-5.1 |
40-44 | 42-48 50-60
45-55 | 48-57 | s3-60
3540 | 34-36 | 35-36 |
22-24 25-28 | 27-29
‘3-15 | 14-18 14-18
‘3-15 | 13-16 14-18 |

37"46 | 40-48 | 40-52
16-50 49-57 1 46-61
10-44 12-48 46-54
40-46 42-48 46-54
37-40 | 36-39 35”42
28-30 24-32 26-36
15-20 17-22 17-24
1-20 17-22 17-24

Senonchè, in Calabria, l’aumento dei salari si è affermato in modo più vivace
-he non nelle altre regioni, ed in un periodo di tempo troppo bene definito, talchè
jevesi ricercarne l’origine sopratutto in cause d’indole locale che non hanno risconro
 in altre parti d’Italia.
Fd infatti nelle provincie calabresi, anche più che nella Basilicata, — unica
        <pb n="216" />
        — 138

regione rispetto alla quale può istituirsi un confronto — due fattori, appunto nell’ultimo
 sessennio, hanno potuto agire, nel modo più intenso ed efficace, sul mercato
del lavoro: la rarefazione della mano d’opera a causa della emigrazione e l’aumentata
 richiesta di operai per l'esecuzione di opere pubbliche. -
L’influenza della emigrazione sulla offerta di ,lavoro è stata assai notevole in
quella regione dove, durante il quinquennio 1907-1911, la media annua degli emigranti
 ha raggiunto quella di 3635 abitanti per ogni 100.000, cioè la più alta di
qualunque altra regione d’Italia (2), e dove, quel che più conta, il maggior contributo
all’emigrazione è stato dato proprio da quegli operai che possono trovare impiego
nella esecuzione di opere pubbliche e che costituiscono il maggior nucleo della popolazione
 operaia calabrese, come se ne è precedentemente fatto cenno.
Senonchè il fenomeno dell’emigrazione, ancorchè così particolarmente accentuato,
non sarebbe per sè solo sufficiente a spiegare il maggiore rincaro della mano d’opera
verificatosi in Calabria dopo il 1906, perchè già negli anni precedenti la emigrazione
in genere e quella, in ispecie, degli operai capaci di trovare impiego nell’esecuzione
di opere pubbliche vi erano assai vive e forse più intense (3).
Per darsi ragione di tale rincaro occorre sopratutto riflettere che, soltanto negli
anni posteriori al 1906, simultaneamente alla sensibile diminuzione dell’offerta di lavoro,
determinata dall’esodo degli operai e quasi sempre dei più attivi e dei più intelligenti,
potè verificarsi in quella regione, ed in misura non meno notevole, un aumento della
domanda di operai.
Ciò, già lo si è accennato, fu ed è tuttora, almeno in parte, una conseguenza
della stessa esecuzione delle opere straordinarie poste a carico dello Stato, tanto vero
che l’aumento del costo delle opere, per l’accresciuta domanda di lavoro, fu previsto
fin dal momento della preparazione della legge a favore della Calabria. Come infatti
risulta dalla relazione sul progetto di legge al Senato (4), fu, tra l’altro, anche la necessità
 di una prudente difesa da questo prevedibile aumento di costo che consigliò la
ripartizione in diciotto annualità della spesa autorizzata per opere pubbliche, essendo
5pportuno stabilire gli stanziamenti, oltrechè in relazione alle condizioni del bilancio,
anche in rapporto alle necessità tecniche della esecuzione, senza dubbio, assai notevoli
per una massa di lavori del presunto importo di 190 milioni.
Ma, se un aumento di costo per accresciuta domanda di lavoro fu previsto, non
potè esserlo, tuttavia, nella misura veramente straordinaria nella quale di fatto si è
verificato. Ed invero una nuova circostanza, più di ogni altra considerevole, è intervenuta
 ad intensificare la domanda di operai: l’assoluta ed urgente necessità di provvedere
 ai lavori di riparazione dei danni prodotti dal disastro del 1908.
È superfluo ricordare quale straordinaria attività abbia dovuto essere esplicata
dallo Stato per l’esecuzione di opere pubbliche dopo la catastrofe. Si pensi soltanto,
che, a prescindere da altre opere accessorie, dovettero essere costruite, in non più di
        <pb n="217" />
        139 -

due anni, ben 36432 baracche per ricovero dei superstiti, divise in 179 Comuni e
sparse sopra una superficie di oltre seimila chilometri quadrati.
E quanta sia stata la mano d’opera salariata, occorsa nei lavori d’immediata
riparazione dei danni del terremoto, può desumersi facilmente anche dall’importo com.
plessivo della spesa per essi sostenuta dallo Stato che, a tutto il 30 giugno 1911,
ammontava ad oltre 82 milioni (5). |
Assai rilevante, del resto, è anche il numero delle giornate di lavoro fatte in Calabria
 dopo il 1906 da operai occupati in lavori di costruzione e manutenzione di edi-‘ici,
 in lavori stradali, idraulici, di bonifica e marittimi, eseguiti in economia o in
appalto per conto dell’Amministrazione governativa, risultando ' complessivamente in
2,831,577 le giornate di lavoro nel settennio 1906-1911, con un massimo di 281,712
ziornate nel mese di settembre ed un minimo di 171,674 in dicembre (6).
Sì comprende, perciò, come il concorso simultaneo dell’emigrazione e della straordinaria
 esecuzione di urgenti e numerose opere pubbliche sia riuscito ad alterare pro-‘ondamente
 il rapporto di equilibrio tra la domanda e l’offerta di lavoro, ed, accentuando
 il grado di limitazione della mano d’opera rispetto all’accresciutone bisogno,
+e abbia determinato un aumento di prezzo così rilevante.
Da qui un aurnento considerevole delle spese per l’attuazione della legge, ed il
sorgere di gravi questioni durante la gestione degli appalti.
Ben pochi sono stati, invero, anche i primi progetti compilati in esecuzione della
legge, l'importo dei quali abbia potuto contenersi nei limiti delle previsioni fatte in
base al primitivo piano regolatore di massima per l’esecuzione dei lavori, Altre cause
naturali, od economico-sociali, hanno contribuito ad elevare il costo delle opere oltre
i limiti previsti; ma tale aumento è, in parte notevole, dovuto al rincaro del costo
della mano d’opera, la quale, com’è noto, rappresenta in media oltre la metà del costo
:otale dei lavori.
Ora, in presenza delle accennate condizioni del mercato e specialmente in seguito
al terremoto del 1908, dal quale fu determinata la maggiore e più urgente richiesta
Ji mano d’opera, quasi nessuno degli appaltatori, nelle tre provincie calabresi, ha
tralasciato di domandare all’Amministrazione maggiori compensi per l’aumentato costo
del lavoro, sebbene in nessuno dei rispettivi contratti di appalto fosse stata omessa
ia espressa pattuizione della invariabilità dei prezzi relativi.
Siffatte pretese, talvolta rilevantissime, hanno potuto bensì essere respinte quando,
all’epoca della stipulazione del contratto od a quella dell’aggiudicazione dei lavori, si
erano già verificati od erano prevedibili i fenomeni dai quali poscia gli appaltatori
hanno affermato essere dipeso il rincaro della mano d’opera. In tali casi, un apprezzamento
 abbastanza esatto delle conseguenze dei fatti che potevano influire sul merato
 del lavoro, non solo era possibile, ma anzi doveva essere fatto dalle imprese al
momento di adire le pubbliche gare. Ed infatti anche le conseguenze economiche
        <pb n="218" />
        si 140 —

dipendenti dall’evento straordinario del terremoto divennero di comune conoscenza
quasi subito dopo il suo verificarsi, sicchè, gli appaltatori specialmente ben presto
poterono farsi un concetto della quantità delle forze lavorative e del tempo necessario
 per riparare i danni da quello prodotti. Chè se poi la elevatezza del costo della
nano d’opera perdurò anche dopo il periodo del maggior bisogno di essa, ciò dovette
dipendere da un fatto e da una tendenza di ordine più generale, che nemmeno era
possibile ignorare e che, comunque, non rappresenta uno di quegli avvenimenti improvvisi
 ed imprevedibili che inaspettatamente possono sconvolgere l’equilibrio del
mercato e l’economia degli appalti.
Differente soluzione ha dovuto, invece, essere adottata quando è accaduto che
durante la esecuzione dei lavori le impresè hanno subito le conseguenze del fatto
straordinario del terremoto, veramente imprevedute ed imprevedibili all’epoca della
stipulazione dei rispettivi contratti di appalto.
L’accoglimento delle domande per questo titolo avanzate dalle imprese si è imposto,
 anche in sede amministrativa, allorchè trattavasi di proseguire, in base ad
antichi contratti, lavori che per circostanze speciali erano rimasti per molti anni sospesi,
 sicchè sarebbe stato impossibile riprenderli ai vecchi prezzi divenuti del tutto
inadeguati.
All’infuori di tali ipotesi, e cioè quando gli appaltatori avevano assunto lavori in
base a progetti di data relativamente recente e quindi con prezzi verosimilmente
rispondenti alle condizioni del mercato, ’Amministrazione ha procurato, per quanto
possibile, di tenere fermo il principio della invariabilità dei prezzi di appalto, ancorchè
 le imprese avessero dovuto subire il rincaro dei salari dipendenti dai sopravvenuti
 terremoti. Senonchè, in seguito a quasi costanti decisioni arbitrali e pareri dei
corpi consultivi, ha dovuto cedere alle domande di maggiori compensi per tale
motivo avanzate dagli appaltatori. Sono da ricordare in proposito i lodi: 22 agosto 1909
nella vertenza con l’impresa Alfonso Fasolino per i lavori del tronco « Bagni di
‘auardia-Acquappesa » della provinciale n. 118 (Cosenza); 27 dicembre 1909 nella
vertenza con l’impresa Alfio Ziino per i lavori del tronco « Sella Cerasia-Le Camsarie
 » della provinciale n. 22 (Reggio Calabria); 5 febbraio 1911 nella vertenza con
l’impresa Cazio Fragalà per i lavori del tronco « Monterosso-Angitola » della nazionale
 n. 66 (Catanzaro); 17 luglio 1911 nella vertenza con l’impresa Adone Aletti
per i lavori del tronco « Amendolara-Canale di Ferro » della provinciale n. 117 (Cosenza);
 17 dicembre 1912 nella vertenza con l’impresa Silvio Ambrogi per i lavori
del tronco « Sella Acquaramata-Sella Scifo » della nazionale n. 63 (Cosenza). i
Con queste pronuncie è stato, infatti, ritenuto che la stazione appaltante debba
concedere all’appaltatore un aumento dei prezzi per fatti veramente straordinari come
il terremoto, purchè il rincaro della mano d’opera sia dipeso esclusivamente da essi,
indipendentemente da quegli aumenti di costo già avvenuti per cause consimili o
        <pb n="219" />
        141

diverse prima della stipulazione del contratto di appalto, e da quelli che anche dopo
sarebbero ad ‘ogni modo avvenuti per cause prevedibili (7).
L’Amministrazione ha però potuto efficacemente esplicare la propria difesa quando
sì è trattato di precisare, agli effetti della liquidazione dei danni da risarcire alle imprese,
la misura dell’affermato aumento del costo della mano d’opera in relazione ai singoli lavori.
Siccome il rialzo dei salari non si è verificato esclusivamente in seguito al terremoto del
1908, ma anche in dipendenza di quelli del 1907 e del 1905, e di altre varie e complesse
circostanze, così è occorso anzitutto porre la massima cura nello sceverare da altre
influenze quella che queste ultime cause hanno potuto spiegare sul mercato del lavoro.
Compiuta tale eliminazione, più facile è rimasto stabilire l’aumento medio del tasso
dei salari verificatosi in dipendenza dei successivi terremoti, a precisare il quale hanno
giovato così le testimonianze dei funzionari del Genio Civile, come i certificati dei
Sindaci e delle Camere di Commercio. In base a questi elementi, e per risolvere le
vertenze sollevate dagli appaltatori, è stato possibile valutare nella misura approssimativa
 del 35°/, il rincaro medio della mano d’opera prodotto dal terremoto del 1908,
ed in una percentuale di poco inferiore quello determinato dai terremoti antecedenti.
È evidente, peraltro, che gli effetti dei fenomeni tellurici in ordine al costo della
mano d’opera non si sono manifestati in ogni località nella identica proporzione.
Perciò nel valutare l’aumento dei salari determinato da ciascuno dei tre maggiori
‘erremoti in Calabria, nè l’Amministrazione, nè î Collegi Arbitrali hanno potuto attenersi
 ad un’unica percentuale. Siccome, poi, il rapporto proporzionale tra il costo
della mano d’opera e quello delle provviste varia secondo le differenti categorie dei
lavori da eseguire e secondo il diverso stadio del loro sviluppo, così hanno dovuto
essere differenti, e sono stati difatti ammessi in misura variabile dal 15 al 30%, i
2ompensi percentuali sull’importo dei lavori.
Cessato il periodo di più intensa ricerca di operai per le riparazioni urgenti dei
danni prodotti dal terremoto, non per questo è scomparso il rincaro della mano d’opera.
 Il fenomeno perdura ancora, sopratutto per 1a intensificata attività di esecuzione
di opere pubbliche in Calabria e nelle regioni vicine, che la più ampia disponibilità
di personale tecnico ha reso possibile.
Senonchè esso può ormai essere preveduto e precisato, nè quindi può offrire
vase a pretese di maggiori compensi da parte degli appaltatori. E per la medesima
ragione è da escludere, come è stato escluso anche da recenti pronuncie arbitrali,
che possa costituire titolo per domande di maggiori compensi il fenomeno dell’emigrazione,
 poichè nemmeno esso è nuovo ed improvviso, ma ne sono invece note così
‘e cause e le leggi, come le conseguenze che può produrre sul mercato del lavoro;
Potranno, pertanto, essere tra pochi anni esaurite tutte le vertenze del rincaro
di mano d’opera in dipendenza dei sopravvenuti terremoti; ma non è lecito del pari
prevedere che possano, per ora, essere stabiliti nei nuovi progetti prezzi più bassi o
        <pb n="220" />
        —— 142

almeno eguali a quelli anteriori al 1908, per quanto sia dato di sperare che l’aumen-:ata
 domanda di lavoro riesca a frenare l’emigrazione, offrendo in patria ai nostri
&amp;gt;perai quelle migliori condizioni di salario che essi vanno cercando lontano.
Gioverà d’altro lato l’immigrazione interna, specialmente di lavoratori organizzati
n Cooperative, a compensare il vuoto prodotto dall’emigrazione, ed a ristabilire l’ejuilibrio
 tra le diverse regioni d’Italia anche nel costo dei salari,
Ma il fenomeno del rincaro è ormai generale ed esteso, e potrà subire arresti,
2on diminuire d’intensità, Devesi, pertanto, concludere che una delle più importanti
ause di aumento di spesa per la esecuzione della legge, e quindi causa ritardarice,
 eserciterà la sua influenza anche nell’avvenire.
        <pb n="221" />
        — 43

NOTE AL PARAGRAFO 2.

(1) Un sensibile aumento, pur sempre inferiore a quello che si può ritenere avvenuto nella Calabria
— per la quale mancano i dati — è stato rilevato dall’ Ufficio del lavoro per i salari nell’ industria ejdilizia
 in Italia, durante il periodo 1906-1909, Vedi Salari ed orari nell’industria edilizia, Roma, 1911 .
Ufficio del lavoro.
(2) Ctr. Annuario Statistico Italiano, Vol. IL, pag. 27; Roma, 1912,
(3) Circa l'influenza dell’emigrazione sui salari dei contadini in Calabria, nel periodo 1901-1906, può
onsultarsi la pubblicazione dell'Ufficio del lavoro: Materiali per lo studio delle condizioni dei lavoralori
 della terra nel Mezzogiorno, Parte II, Roma, 1909.
(4) Cfr. Atti Parlamentari, Senato, Leg. XXII, I° Sess. 1904-1906, n. 252, pag. 3.
(5) Cfr. L’Opera del Ministero dei Lavori Pubblici nei Comuni colpiti dal terremoto del 28 dicembre
1908, pag. 89, Roma, 1912.
(6) Veggasi la Tabella che si riporta alla pagina seguente, I dati sulle giornate di lavoro fatte da
&amp;gt;perai impiegati in opere pubbliche in Calabria sono stati desunti dal Bollettino dell’Ufficio del Lavoro,
Anni 1906-9111. — Per gli anni anteriori al 1906 mancano i dati relativi alla provincia di Cosenza e
dopo il 1908 mancano quelli relativi alla provincia di Reggio Calabria.
(7) È utile riassumere la motivazione giuridica della massima affermata dalla giurisprudenza arbi-:rale
 che l’Amministrazione debba adeguato compenso alle imprese che, per effetto di eventi straordinari
 e del tutto imprevedibili all’atto dell’aggiudicazione, siano rimaste danneggiate nell'esecuzione dei rispettivi
 appalti: &amp;lt; Secondo concordi giudicati il contratto di appalto non può comprendersi tra quelli indicati nell’articolo
 1102 del Codice Civile, nei quali, per entrambe le parti, o per una sola, il vantaggio dipende da
un avvenimento assolutamente incerto che si sottrae a qualunque calcolo di prevedibilità. La enumerazione
 contenuta in quell’articolo, se è esemplificativa, comprende tuttavia tutti i contratti di pura sorte
contemplati dal Codice, e conterrebbe anche l'appalto, se il legislatore lo avesse ritenuto puramente aleatorio.
 Questo contratto ha, invece, carattere misto, commutativo ed aleatorio ad un tempo, in quanto che
l’alea, pure avendovi una parte importante, come l’ha ad esempio anche nel contratto di locazione di
fondi rustici, non ne è l’elemento essenziale, tanto vero che le parti vi addivengono in base a calcoli di
probabilità e di comune prevedibilità.
Le disposizioni della legge sui lavori pubblici relative al risarcimento dei danni di forza maggiore
&amp;gt;d alla facoltà dell’Amministrazione di risolvere il contratto, mediante indennizzo, non sarebbero possibili
 se si trattasse di un contratto di pura sorte. Trova, invece, qui pure applicazione la teorica della
presupposizione, non ammissibile nei contratti di pura sorte, ma che nei misti, senza escludere l’alea. la
contiene nei limiti entro i quali l’implicito consenso delle parti l’ha accettata.
Ora da questi certamente esorbita il sopraggiungere di circostanze imprevedute ed assolutamente
mprevedibili all’atto della stipulazione e che sono pertanto rimaste fuori della intenzione delle parti.
Non ostano al riguardo gli articoli 526 della legge sui lavori pubblici e 1640 del Codice Civile, i quali,
nel determinare la invariabilità dei prezzi, hanno voluto includervi anche i casi fortuiti ordinari non
uscenti dalla cerchia della comune prevedibilità, perchè tali disposizioni non contemplano i casi for-:uiti
 straordinari ed impreveduti che lo stesso Codice, nella medesima materia della locazione e conduzione
 di opera, vuole esclusi dalla espressa convenzione con la quale l’affittuario si assoggetti anche ai
sasi fortuiti (art. 1620 e 1621 del Codice Civile) ».
        <pb n="222" />
        ‘6) Numero complessivo delle giornate di lavoro fatte dagli operai occupati direttamente o mediante appalto
in opere pubbliche a cura dell’Amministrazione governativa.

Gennaio

Febbraio

Marzo .

Aprile .

Maggio

Giugno

Luglio

Agosto

Settembre

Ottobre

Novembre

Dicembre .

MESI

ToraLi .

ANNO 1906

ANNO 1907

ANNO 1908

ANNO 1909

| ANNO 1910
PROVINCIE

ANNO 1911

PROVINCIE

PROVINCIE

PROVINCIE

PROVINCIE

PROVINCIE

Catan- Reggio
zZaro |Cosenza| Calabria!

Catan- Reggio
zaro | Cosenza | Calabria

Catan- | Reggio || Catan- | Cosenza
zaro | Cosenza ctpegio zaro |

Satan» | Cosenza
zaro

Catana
 | Cosenzi
zaro

13,239

99,806

i 698

22,013

{111

3 673

5,208

13,590

4,062

929 |
5

7,613

26,179

9,107

6,400 | 19,628

18,100

63,916

1,926

18,392

1,804

1.524 il

5,642

7,535
13,462

2,375

5,290

7.142

26,147

9,413

6,208

17,138

61,250

59,457 *

4,706

18,155 |

4,977

2,535

6,174

2,572

6,924

10.852

26,240 |

8,076 |

6,706

21,045

29,048

45,988

4,488

14,721 |

9,634

2.054

10,438

13,393 |!

3399

11,151

10,118

19,348 !

9,412

7.682

18,552

30,555

41,283

6,701

17,804

11,049
11,190

1,271

9572

13,510 | 5,680

21,176

18,907

19,941

13,924

8,410

20.492

5.022

16,155

7,402

16,113

5,992

9,900

13,800 | 5,254

25 450

21,068

20,668

20,103

9423

25,274

4 737

18,085

10,980

14,455

11,183

; 563

9 329

14,065 | 5,761

39,047

23,524

20,837

23.211

26,633

39 341

15,512

12,297

24,164

12,103

5.481

8.992

14,623 !

5,089

24,841

21,707

18,544

20,106

35,072

16,320

16,131

10,686

17,956
12,579

12,495

7 370

7,735

15,156 | 5,353 '

25,123 | 21,388

19,790

24,107

29 226

32,676

33,529 ! 11,882

5,161

12,897

8.347

9,214

21, 131

4,336 |

25,046 | 18.702

28,974

22,778

32,079

29,421 { 8,934 !

4,661

7,243

13,338

6,810

5729

16,030

44141

26,030 | 15,066

18,061

18,191

21,839

12.433 !

3924 |

3.304

7 873

13,590

A A38

5.466

15 4035

3A 975

| 4 049

16,511

10,976

22,500

412,995 |406,073 | 74,010 191,560 |us,a7i |

58,463 ll 90,429 | 171,700 |

48,022 ll 241,982 1 190,136 ||197,694 | 211,005 1|126,000 1292,928 I

i
&amp;lt;
©

172,256

122,552

253,131

209,426
243,275
212,814

257 413

268,175

281,712

243,653

195,494
171,674

2 831,577

La
È
7
        <pb n="223" />
        14

5)

E) 1 RAPPORTI CON GLI ENTI LOCALI.

La legge speciale, decretando l’esecuzione di molteplici opere pubbliche in Calaoria,
 affidò eccezionalmente allo Stato compiti che, secondo i criteri generali di diritto
pubblico, sarebbero stati di diretta spettanza degli enti locali. Mutò dunque non soltanto
la ripartizione degli oneri, ma 1a funzione stessa sociale dei diversi enti pel conseguimento
 di pubblici fini, prescindendo dal carattere di particolarità e dall’interesse essenzialmente
 locale di determinati servizi, per elevarli a servizi di carattere e di interesse
 generale. Si tratta però di una deroga eccezionale e provvisoria alla normale
competenza dei diversi enti pubblici : poichè il compito dello Stato si esaurisce con
la costruzione dell’opera di interesse locale ed ogni lavoro successivo, di manutenzione,
riparazione o ricostruzione, rientra nelle ordinarie attribuzioni dell’ ente cui l’ opera
appartiene.
Il rapporto giuridico che si forma tra lo Stato e gli enti locali in conseguenza
di queste speciali disposizioni potrebbe considerarsi una specie di successione tra enti
subblici, ma il limite suaccennato sembra escludere che di successione vera e propria
vossa trattarsi, data la temporaneità della sostituzione.
Se volesse ricercarsi tra le forme giuridiche quella che presenta maggiori anaiogie
 col rapporto anzidetto, potrebbe piuttosto pensarsi ad una forma di negotiorum
vestio di diritto pubblico, quale fu vagheggiata dal Teczner nella dottrina tedesca, e di
cui un esempio tipico è stato trovato nella disposizione dell’art. 126, 1° comma, della
legge sui lavori pubblici (1). Può obbiettarsi che a questa speciale negotiorum gestio
non corrisponde una azione contraria per l’utzliter gestum': ma oltrechè ciò non è in
senso assoluto esatto, perchè in alcune categorie di opere è conservato il contributo,
sebbene in misura minore, degli enti locali interessati, ed è risaputo che in diritto privato
 la negotiorum gestio si può verificare anche per un comproprietario od un consocio
 sulla cosa comune; non sembra in ogni modo che l’actio unegotiorum gestorum
:ontraria debba ritenersi requisito essenziale per la sussistenza della figura della gestione
 (2).
Non è del resto il caso di insistere troppo sulla natura del rapporto del tutto
speciale che trova la sua disciplina e le sue limitazioni nelle disposizioni della legge
e del regolamento: ma il riavvicinamento potrebbe contribuire alla soluzione di alcune
 questioni particolari che si presentano nell’attuazione della legge, specialmente
sull’estensione e sui limiti degli obblighi dello Stato nell’esecuzione dei lavori e sugli
eventuali diritti, in confronto dello Stato, dei terzi che hanno stipulato antecedentemente
 contratti con gli enti locali.
        <pb n="224" />
        — 146 -

Tra le difficoltà più gravi che ha incontrato l’azione amministrativa per l’attuazione
 della legge e tra le cause più notevoli di ritardo e di aumento di spesa nella
costruzione delle opere pubbliche dalla legge stessa decretate sono da annoverare effettivamente
 le pretese avanzate dagli enti interessati. A. questi senza dubbio spetta
un controllo sul modo di esecuzione dei lavori, ed infatti la legge (art. 32) ed il recolamento
 (art. 115) prevedono che al collaudo dei lavori intervengano i rappresentanti
 delle Amministrazioni interessate, e che ad esse sia fatta regolare consegna trascorso
 il primo biennio dall’ultimazione, nel quale la manutenzione è a carico dello
Stato. Per le strade comunali di nuova costruzione alla visita di collaudo deve interzenire
 un rappresentante di ciascuno degli enti interessati (art. 110), che possono presentare
 opposizioni sulle quali decide il Ministero, sentito il Consiglio Superiore dei
Lavori Pubblici. Sui progetti di andamento generale delle strade provinciali devono
deliberare i Consigli provinciali (art. 25 della legge sui lavori pubblici e art. 103 regolamento
 24 dicembre 1906, n. 670), e sulle varianti deve essere sentito il Consiglio
provinciale, il quale può anche proporre varianti di sua iniziativa (art. 105).
Anche pel collaudo e la consegna delle opere idrauliche di 3° categoria deve in-:ervenire
 un rappresentante del Consorzio degli interessati e per quelle di 5° un rappresentante
 del Comune (art. 126 reg.), e la stessa disposizione è estesa alle bonifiche
art. 128) in quanto comprendano opere idrauliche ed alle opere di consolidamento
‘art. 131).

Le prime difficoltà sorgono per la determinazione degli andamenti e dei tracciati,
she nelle costruzioni stradali hanno importanza essenziale, e che esercitano poi influenza
norme, sia sulle modalità di esecuzione, sia sulla spesa. Per le strade provinciali non
solo, ma anche per quelle nazionali nelle quali è esclusa ogni ingerenza degli enti lo--ali,
 si chiede che la strada sia avvicinata agli abitati, anche se ragioni tecniche consigliano
 un diverso percorso: e se passano vicino ai paesi, si pretende che li attraversino
 con la costruzione di costosissime traverse interne. Le frazioni più piccole si
agitano perchè sia prescelto il percorso a loro più favorevole e talvolta la differenza
di percorso può raddoppiare o triplicare il costo di un tronco stradale (3). Nè sempre
è agevole tra le molte domande e premure che sono rivolte al Ministero, giudicare
quali abbiano fondamento di giustizia e ragione di attendibilità, perchè le stesse rappresentanze
 amministrative e politiche appoggiano le richieste senza un diretto interesse
 nella questione. L’aver tolto, almeno in parte, la relazione diretta tra i bisogni
locali o regionali, ai quali corrisponde una determinata funzione, e l'onere che da essa
deriva, ha reso più difficile il giudizio sulla loro maggiore o minore necessità, mentre
aggravio sopportato dallo Stato, che si ripercuote troppo largamente su tutta la
collettività, non è freno sufficiente alle eccessive e smodate richieste.
Più gravi sono le questioni per le strade comunali. Alla scelta del tracciato che
cutti i cittadini vorrebbero adattato ai loro particolari desideri, si aggiunge la que-
        <pb n="225" />
        stione della viabilità interna. Le strade di allacciamento, le strade di accesso alle
stazioni ed agli approdi devono servire a condurre da un paese ad un altro, o da un
paese alla rete viabile generale, alla stazione od all’approdo; ma per corrispondere
a questi fini della legge non è necessario che la strada penetri nell’ abitato che si
vuol ricongiungere e tanto meno che lo attraversi. Le traverse interne pertanto non
devono costruirsi se. non quando siano assolutamente imposte da necessità tecniche
di tracciato, tanto più che esse importano forti aumenti di spesa e contestazioni ed
intralci per le espropriazioni. E le strade comunali delle suddette categorie devono
collegare le località a cui servono, ma soffermandosi all’estremo limite esterno degli
abitati, e senza penetrare affatto nell’interno dei paesi. Tuttavia si è ammesso che
debba rendersi agevole l’accesso pedonale agli abitati se le strade interne non sono
carreggiabili, e possibile anche la sosta e lo scambio dei veicolì con un piazzale, se
il paese ha già strade carrozzabili. Si ammette in sostanza che le strade esterne debvano
 convenientemente ricongiungersi alla viabilità interna (4).
Lo Stato non può, nè deve fare di più di quel che farebbe il Comune se ragioni
prevalenti di ordine pubblico non gli avessero eccezionalmente e momentaneamente
tolto questo compito; deve fare cioè tutto quello che, ai fini speciali previsti dalla
legge, può considerarsi necessario ed anche utile, sempre però nei limiti delle finalità
stesse ; tralasciando quello che è superfluo o che risponde ad esigenze di ordine diverso.
 In base a tale criterio non solo di equità, ma di diritto, va risoluta la questione
degli addentramenti e vanno risolute le altre questioni di modalità più o meno economiche
 di tracciati, delle quali si farà cenno più particolare trattando delle diverse
categorie di opere. Se le opere devono essere dirette esclusivamente a quello speciale
fine che la legge ha voluto tutelare, non devono ammettersi come opere di ‘consolidamento
 o di sistemazione idraulica, opere dirette a migliorare l’edilizia o a tutelare
l’igiene, e non si dovrebbero ammettere in genere opere parziali che servano non al
:aggiungimento del fine generale, ma alla soddisfazione di bisogni momentanei ed
urgenti, come le parziali difese idrauliche che non si riconnettano alla sistemazione
zenerale del corso d’acqua.
È poi da rilevare che l’obbligo dello Stato termina con la costruzione delle opere,
salvo per le strade il periodo biennale di manutenzione di cui all’art. 32 della legge
25 giugno 1906 (5): di guisa che, consegnata l’opera all’ente interessato, anche se essa
andasse interamente distrutta, non sarebbe più invocabile la disposizione della legge
speciale per l’intervento dello Stato. Si può però discutere se l’obbligo dello Stato
permanga quando alla consegna siano stati chiesti lavori complementari, e la questione
 va risoluta nel senso che, se danni avvenissero per la mancanza dei lavori di
completamento richiesti al collaudo e riconosciuti ammissibili, la riparazione dei danni
dovrebbe rimanere a carico dello Stato.
Generalmente però i lavori complementari comprendono richieste di opere acces-
        <pb n="226" />
        — 148 -—

sorie e di comodità piuttosto che di necessità, per la tendenza degli enti interessati
a riversare il maggior onere possibile, anche quello relativo alla futura manutenzione,
sullo Stato. Qualche remora si è dovuto porre al dilagare di questi lavori complementari,
 e specialmente al ripetersi indefinito delle domande; perchè, concesse le
prime opere di completamento, al collaudo di queste, nuove pretese si affacciavano
da parte degli enti e così via di seguito. Recentemente per evitare questo concatenarsi
 di domande, si è ravvisata l'opportunità di affidare agli enti stessi l’esecuzione
dei lavori di completamento, mediante la corresponsione di una somma fissa ed invariabile
 risultante da apposita perizia, compilata dall’ ufficio del Genio Civile e regolarmente
 approvata, e previo accertamento . della buona esecuzione dei lavori stessi.
Con ciò non solo si evita il ripetersi delle domande al collaudo, ma si rende definitiva
 la consegna dell’opera, liberaddo per essa lo Stato da ulteriori responsabilità; e,
data la grave mole delle opere da eseguire e l’onere sempre più forte che per esse
risulta, occorre che si cominci a rendere per qualche parte definitivamente compiuto
l’obbligo imposto dalla legge. Rimane l’inconveniente della scarsa capacità degli enti,
è specialmente dei Comuni e Consorzi del Mezzogiorno, ad eseguire i lavori; incapacità
che si manifesta anche per la successiva manutenzione e conservazione: ma a questo
inconveniente d’indole generale occorrono rimedi più sostanziali, che escono dall’amvito
 dell’applicazione legislativa, e rientrano tra le riforme che si possono appunto
alle disposizioni vigenti apportare.
Comunque, i lavori complementari finora eseguiti od in corso di esecuzione, in
confronto dei non molti lavori stradali ultimati e collaudati, rappresentano una cifra
piuttosto rilevante, quasi il so °/, dell’importo dei lavori principali; ma la proporzione
 va considerata con molte riserve, tenuto conto che il confronto è stato per necessità
 limitato a poche opere e che ora criteri più rigorosi e più cauti si vanno adottando
 (6), e che parecchi lavori suppletivi eseguiti in corso d’appalto rappresentano
opere complementari anticipatamente richieste,
Intanto le premure pressanti ed insistenti degli enti locali per la più sollecita
ssecuzione delle opere di loro interesse hanno dato origine ad una speciale disposizione,
 che può dirsi costituisca una possibilità di deroga parziale ad una deroga ge-2erale.
 Poichè non era possibile allo Stato provvedere contemporaneamente a tutte
è nemmeno a molte delle opere previste, e soddisfare anche a tutte le ragioni di urgenza,
 si è introdotta con la legge g luglio 1908, n. 445 (art. 60), una nuova disposizione per
‘a quale le Provincie ed i Comuni possono essere autorizzati ad anticipare, provvedendovi
 direttamente, l’esecuzione delle opere pubbliche di loro interesse contemplate
dalle leggi speciali. Il rimborso della spesa anticipata dalle Provincie e dai Comuni
sarà fatto senza interesse dallo Stato negli esercizi finanziari in cui l’opera avrebbe
dovuto eseguirsi secondo il piano regolatore e nella misura degli stanziamenti per
ciascun esercizio previsti nel piano medesimo. Il versamento allo Stato dell’eventuale
        <pb n="227" />
        149 —

contributo posto a carico delle Provincie, per le opere la cui esecuzione sia stata anticipata
 ai sensi del presente articolo, sarà effettuato a decorrere dall’esercizio finanziario
 immediatamente successivo a quello in cui avrà avuto luogo il pagamento di rimvborso
 della spesa anticipata. I progetti dei lavori saranno compilati a cura delle Provincie
o dei Comuni che dovranno pure provvedere alla direzione e sorveglianza dei lavori.
In ciascun progetto sarà computata, per spesa di compilazione, di direzione e
sorveglianza, una somma corrispondente al decimo dell’ammontare dei lavori e delle
2spropriazioni. Il collaudo delle opere sarà eseguito, con le norme vigenti per i lavori
 di conto dello Stato, da un funzionario del Genio Civile, il quale dovrà accertare
 che l’opera sia bene eseguita ed in corrispondenza al progetto approvato dal
\inistero.
Queste disposizioni tendono ad accelerare l’esecuzione dei lavori, ma ritornano,
in sostanza, allo stato di diritto precedente alla legislazione speciale, salvo che per
l’onere della spesa. È naturale peraltro che esse non abbiano dato risultati molto
apprezzabili, poichè sussistono sempre quelle condizioni di incapacità e di impotenza
cecnica degli enti locali, che determinarono già l’avocazione allo Stato dell’esecuzione
delle opere, e la deroga al principio generale della ripartizione delle funzioni tra gli
enti pubblici. Ora si è voluto ovviare agli inconvenienti risultanti da questa deroga
con un ritorno alle norme ordinarie di competenza, che si erano già riconosciute
inapplicabili. Nelle provincie meridionali il decentramento autarchico non ha fatto
Suona prova e si dimostra ogni giorno e per diverse funzioni insuscettibile di fruttuose
 applicazioni. Se però ad un decentramento sì vuol ritornare, per sollevare l’Amministrazione
 centrale del soverchio ed ingombrante peso e per rendere più agile e
sollecita l’azione amministrativa, bisognerebbe pensare a forme di decentramento isti--uzionale
 o burocratico, spinte eventualmente sino ad una vera autonomia finanziaria.
Come era da prevedersi, pertanto, l’articolo 60 della legge del 1908 ha avuto limitatissima
 applicazione; anzi fino ad oggi per una sola opera stradale di piccolo
importo e di competenza provinciale è stato applicato. Esso d’altra parte, così com’è
‘ormulato, presenta qualche lacuna e deficienza, perchè non è cauto per lo Stato, che
sostiene i maggiori oneri nell’esecuzione di queste opere, abbandonare l’intera gestione
agli enti locali, che tendono, come già si è visto, ad eccedere nelle spese e che per
la loro imperfetta organizzazione offrono assai scarse garanzie di efficace tutela degli
interessi della gestione di fronte alle imprese avide e accorte. Già per le strade provinciali,
 eseguite a cura diretta delle Provincie, si sono spesso verificate liti onerosissime
 ed intricatissime, nelle quali lo Stato non ha creduto di intervenire direttamente,
ma delle quali ha dovuto sostenere poi, per la sua quota, le conseguenze disastrose:
:anto che è parso prudente esaminare, insieme all’Avvocatura generale erariale, se non
sia più conveniente per l’Amministrazione, non mantenersi estranea alle vertenze del
cenere, per riservarsi poi un platonico giudizio sull’ammissibilità a contributo della
        <pb n="228" />
        — 150 —

spesa, ma intervenire invece, quando proceduralmente sia possibile, a lato dell’Amministrazione
 provinciale, per tutelare insieme gli interessi comuni ed anche per opporre
 a questa le eventuali eccezioni nei casi in cui, per la natura della contestazione,
la responsabilità risultasse doversi attribuire esclusivamente al gestore diretto per sua
colpa grave.
Quando poi si debba concedere l’esecuzione anticipata di opere a termini dell’art.
do, sembra opportuno stabilire senz'altro che la spesa venga calcolata a forfait in
base ai progetti regolarmente approvati ed ai suppletivi riconosciuti necessari per esigenze
 tecniche o forza maggiore, rimanendo lo Stato completamente liberato dagli
oneri dipendenti da contestazioni con le imprese o da altre accidentalità della gestione
che non siano quelle suindicate.
In questi termini è stata recentemente concordata un’importantissima convenzione
con la provincia di Reggio Calabria per l’anticipata esecuzione dei ponti ancora da
costruire nella strada litoranea ionica e di altri due ponti su altre provinciali.
Si tratta di parecchi milioni di lavoro (l’ammontare sarà determinato dai progetti
 esecutivi da compilarsi a cura della Provincia e da approvarsi dallo Stato), che
la provincia di Reggio si ripromette di eseguire in due o tre anni, e che lo Stato
rimborserà in rate annuali non superiori a L. 500.000, in proporzione alla metà dell’importo
 dei lavori eseguiti. L’iniziativa è encomiabilissima, ed è da sperarsi che l’energia,
 lo slancio e l’intelligente attività di quella Deputazione provinciale e del suo
attuale Presidente Comm. Reitani, e la capacità dei funzionari preposti agli uffici
tecnici ed amministrativi provinciali, sappiano condurlà onorevolmente a completa
attuazione, |
L’ente Provincia è già qualche cosa di più organico e complesso :. e potrebbe,
sia pure con opportune riforme, riuscire capace di assumere qualche nuova funzione;
e se nuovi organismi autarchici o burocratici non potranno crearsi, la Provincia dovrebbe
 essere la base di qualunque tentativo di riforma.
Ai rapporti che le disposizioni delle leggi speciali creano tra Stato ed enti locali
autarchici, si ricollegano alcune questioni che sono sorte con i terzi per contratti precedentemente
 stipulati, Tali questioni riguardano in ispecial modo i lavori delle strade
comunali obbligatorie ‘già appaltati precedentemente alla legge dai Comuni, ed esse
troveranno quindi altrove sede più particolare di trattazione. Come tesi generale è
forse il caso di rilevare qui che, sia applicando i principî della negotiorum gestio, sia
quelli della successione tra enti pubblici, dovrebbe ritenersi intervenuta una novazione
 sia nell’oggetto (per la diversa natura e disciplina degli appalti a cura dello
Stato), che nel soggetto del contratto, e dovrebbe ammettersi quindi in astratto il
diritto di risoluzione, per lo Stato, e pei terzi contraenti, salvo per questi ultimi, in
caso di risoluzione ad iniziativa dello Stato, il diritto agli eventuali compensi a termini
 di contratto in confronto degli enti coi quali hanno contrattato (7).
        <pb n="229" />
        - 151 —
Pl

Analoga è la questione sollevata da qualche progettista per il pagamento dei
progetti fatti compilare dai Comuni prima della legge, e non utilizzati per il sostituirsi
 dallo Stato, e quella di compensi non corrisposti per espropriazioni antecedentemente
 avvenute.
Però, per ragioni di opportunità pratica, il regolamento all’art. 259 ha ammesso
la prosecuzione dei contratti in corso, purchè non stipulati dopo la pubblicazione della
legge (art. 261), ed ha dettato norme speciali per la distinzione della vecchia dalla
nuova gestione (art. 260).
Quanto ai Consorzi che dovrebbero assumere la manutenzione delle opere idrauliche
 di 3% categoria e delle bonifiche, e che potrebbero in alcuni casi sostituirsi utilnente
 allo Stato, nessuno di essi ha avuto occasione finora di esplicare una qualche
azione, e soltanto di recente, ad iniziativa della Direzione Generale, si sta tentando
la costituzione di un ente per l’esecuzione di importanti lavori di bonifica.

NOTE AL PARAGRAFO £.

(1) V. Bronpi, Le pubbliche amministrazioni e la gestione di affari, Torino, 1901, cap. ult,
(2) PaccHioNI, Trattato della gestione di affari altrui, Venezia, 1907.
(3) Per un tratto Zinetta-Timpa del Santissimo del tronco Grimaldi-Aiello della nazionale n. 63
ina variazione di tracciato richiesta dagli interessati e non ammessa dal Ministero, su parere conforme
|6 settembre 1913 del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, avrebbe importato una maggiore spesa
ja L. 900,000 a L. 2.100.000, cioè di lire 1,300.000,
(4) Parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (Sezione 1) 14 novembre 1908, n. 1408, per
a strada di Savoia di Lucania (Potenza); 29 ottobre 1909, n. 1220, per la strada di Albi (Catanzaro);
&amp;gt;arere del Consiglio di Stato (Sez. II) 17 settembre 1910, n, 2777. -
(5) Per le opere idrauliche che siano classificate in 22 categoria a termini dell’art. 37 della legge
jel 1906, lo Stato provvede alla manutenzione per conto del Consorzio degli interessati, contribuendo
nella spesa col 50 %/,.
(6) Lavori complementari chiesti all'atto del collaudo dalle Provincie e dai Comuni, dal 30-6-806 al 3-6-1913.

Importo lavori stradali
ultimati dopo il 20 giugno 1906
esclusi
-uel li relativi a strade nazionali

2 2832 532 02

Importo dei lavori complementari
chiesti
dagli enti locali all’atto del collaudo
ultimati
3 in corso di esecuzione e di studio

1,141.300.00

Percentuale dei lavori complementari

49,96 fo

(7) V. E. OrLAnDo, Un caso di successione tra Comuni, in Rivista di diritto pubblico. 1910.
        <pb n="230" />
        — 152 —

F) LE ESPROPRIAZIONI.

Tra le cause d’ordine economico ed amministrativo che concorrono a ritardare
l’appalto e l’esecuzione dei lavori, meritano particolare cenno le espropriazioni le quali
costituiscono, per la maggior parte delle opere, una delle più importanti fasi prepa-:atorie
 della loro esecuzione, anche per l’entità delle conseguenze economiche e giuridiche
 che ne derivano.
La legge 25 giugno 1906, n. 255, come altre leggi speciali precedenti, ha voluto
semplificare, con la disposizione dell’articolo 31, lo inizio della procedura di espropriazione,
 riunendo in uno solo i due atti della dichiarazione di utilità pubblica e delvapprovazione
 dei progetti delle opere, che, invece, secondo le regole ordinarie, anche
ver le opere eseguite dallo Stato, dovrebbero costituire due fasi distinte e separate
del procedimento. E questa semplificazione di forme, ormai consueta per le opere
pubbliche, non ha dato luogo ad inconvenienti perchè, per i lavori finora eseguiti în
Calabria, assai raramente qualche opposizione è stata prodotta dai proprietari interessati
 contro i piani di massima e quelli particolareggiati di esecuzione, e se alcuna ne
fu prodotta, essa aveva di mira la determinazione delle indennità. Ma le successive pra-:iche
 per concordare amichevolmente o far stabilire giudizialmente il prezzo, e per assi.
curare la disponibilità degl’immobili occorrenti per l’esecuzione dei lavori, riescono
spesso assai lunghe e laboriose.
Indipendentemente da ogni divergenza di interessi, le trattative per fissare amichevolmente
 le indennità di occupazione incontrano frequentemente ostacolo nella assenza
 di fatto di molti proprietari emigrati all’ estero per i quali neanche è possibile
ana presunzione legale di assenza, e che non hanno neppur lasciato rappresentanti,
La procedura è resa, poi, più difficile e complicata per il considerevole fumero
di proprietari analfabeti, con i quali, ove trattisi di pattuire indennità superiori alle
lire 500, e quindi non suscettibili di prova per testimoni, occorre procedere alla conclusione
 dei relativi accordi mediante atti pubblici, e dalla necessità di rendere regoiari
 le stipulazioni col corredo degli atti di procura o di autorizzazione richiesti dalla
iegge.

E poichè, specie per i lavori stradali i quali si svolgono su lunghe zone di terseno,
 e dato anche il frazionamento in molti luoghi della proprietà, numerosi sono i
proprietari da espropriare, e numerosi quelli il cui consenso per avere piena efficacia
deve essere omologato nei modi di legge, la procedura preliminare per il bonario
concordamento delle indennità richiede molto tempo e ritarda spesso notevolmente
l’appalto e l’inizio dei lavori.
        <pb n="231" />
        - 153 7

Til ritardo, naturalmente, diventa maggiore quando i proprietari rifiutano le injennità
 loro offerte ed è necessario perciò ricorrere all’ espropriazione giudiziale. Allora
 le formalità da adempiere per ottenere ja nomina dei periti, i termini in generale
 piuttosto lunghi che l’autorità giudiziaria deve accordare per la redazione delle
perizie e poi i provvedimenti necessari per il deposito delle indennità e |’ emissione
del decreto che autorizza l’espropriazione, importano un tempo relativamente lungo,
she non è facilmente prevedibile, potendo la mancanza di una piccola formalità o la
“attiva volontà di un perito intralciare € ritardare indefinitamente il procedimento, €
quindi sospendere senza limite preciso l’attività dell’Amministrazione.
L’esperienza ormai ha dimostrato che al compimento della procedura, così amichevole,
 come giudiziaria, risulta del tutto insufficiente il periodo di tempo, che d’ordinario
 può correre tra l' approvazione del progetto e l’ aggiudicazione dei lavori,
e neppure bastano in ogni caso i termini consentiti dal capitolato generale per l’approvazione
 del contratto d’appalto e per la consegna dei lavori, mentre d’altro lato
ron l'articolo 8 del regolamento 25 maggio 1895, n. 350, per la contabilità e la direzione
 dei lavori da eseguire a cura dello Stato, ;l decreto di occupazione o di espropriazione
 non deve essere ritardato oltre la data di approvazione del contratto d’appalto.
 Converrebbe, però, in via normale e regolare, ritardare l'appalto fino a che la
procedura di espropriazione non sia esaurita e non sia assicurata la piena disponibilità
degli immobili da occupare.
Si è talvolta procurato d’includere nei verbali di concordamento delle indennità
1 patto che gl’ immobili possano essere occupati anche prima dell’ emissione del decreto
 prefettizio. Ma non tutte le ditte espropriande sono disposte ad accettare tale
slausola, sopratutto in considerazione delle difficoltà che ritardano lo svincolo delle
indennità, delle quali — com’ è noto — i Prefetti ordinano all’espropriante il deposito
nella Cassa Depositi e Prestiti, sempre che superino la somma di L. 200; e forse per
questo riflesso meglio sarebbe che la legge stessa desse facoltà allo Stato di poter ocsupare
 i beni espropriati anche prima del pagariento delle indennità.
Si è pure generalmente introdotta nei capitolati speciali una clausola per la quale
« resta espressamente convenuto che l’impresa non potrà pretendere compensi di
sorta se, per eventuali ritardi nelle pratiche di espropriazione, i lavori non potessero
in uno o più tratti essere consegnati, oppure essere consegnati in ritardo o rimanere
sospesi ». Ma la clausola non evitò le questioni, tanto che il Consiglio Superiore dei
Lavori Pubblici ritenne più opportuno fosse soppressa. Ed essa effettivamente era uno
di quei patti leonini, che per la loro eccessività producono risultati opposti a quelli
voluti. Più equamente si sostituì l’altra : « Qualora, per i ritardi dipendenti dal pro--+edimento
 di esproprazione, i lavori dovessero rimanere sospesi in uno o più punti
della strada, l’impresa non avrà diritto a verun compenso, ma sarà tenuto conto del
ritardo per una corrispondente proroga del termine assegnato per l’ultimazione dei
lavori ».
        <pb n="232" />
        Il patto è più equo; ma non può dare neppure esso una assoluta garanzia: e più
cauto e prudente partito è quello suggerito dai corpi consultivi di non bandire la
gara per l’appalto se non quando le espropriazioni siano tutte definitivamente compiute
 (1). Spesso la via più lunga è la più sollecita : sempre è la più sicura.
Allo scopo di rendere più sollecita la procedura normale per la determinazione
dell’ indennità nei Comuni danneggiati dal terremoto del 28 dicembre 1908, la legge
13 luglio 1910, n. 466, con l’art. 47 stabilì che, quando l’ espropriato non accetti la
indennità offertagli dall’espropriante, la determinazione di tale indennità sia deferita
senz'altro a collegi arbitrali appositamente costituiti. Ma la semplificazione portò in
&amp;gt;ratica maggiori ritardi perchè ormai la perizia giudiziaria compenetravasi col giudizio,
 ed il versamento delle indennità e quindi l’emissione del decreto di occupazione
 non poteva aver luogo se non dopo la decisione arbitrale. Dopo una breve
esperienza, pertanto, la legge 28 luglio 1911, n. 842, modificò ancora e diede valore
di stima giudiziale alla stima degli immobili da espropriare compilata dagli uffici del
Genio Civile nell’interesse dello Stato, dagli uffici tecnici comunali e provinciali in
quello delle rispettive amministrazioni, ed anche da periti privati per aiuto di Comuni
non aventi ufficio tecnico costituito, purchè sia intervenuta l’approvazione dell’ufficio
del Genio Civile della provincia (art. 34 e 35).
Per garantire i diritti degli espropriati in questa speciale procedura, giustificata
 dalle garanzie di correttezza e solvibilità degli enti pubblici esproprianti, oltre
che dalla necessità di ovviare agli inconvenienti lamentati e dal valore tutto relativo
dei risultati della stima (2), si è disposto che a questa stima debba procedersi dopo
aver fissato, col contradditorio delle parti, uno stato di consistenza dell’ immobile,
che ne accerti la natura e le condizioni.
Queste norme hanno però un campo ristretto di applicazione, e degli effetti da
esse prodotti è forse prematuro ogni giudizio ; ma l’esperienza potrebbe suggerirne
l’estensione, poichè non sono tali che trovino la loro ragione d’essere esclusiva nelle
condizioni speciali in cui sono sorte (3).
Una speciale disposizione, intesa ad agevolare ed affrettare le opere di bonifica,
stabilisce, altresì, che in caso di contestazione, anche giudiziaria, le indennità, sia per
espropriazioni, sia per occupazioni, ed i danni siano valutati da una Commissione di
cre arbitri di cui all’art. 15 del Testo Unico 22 marzo 1go0, n. 195; invece per le
occupazioni temporanee di terreni montani occorrenti per rimboschimenti ed opere
accessorie connesse a bonificazioni le indennità vanno liquidate secondo l’art. q della
:egge 13 luglio 1917, n. 774.
Per la determinazione delle indennità, l’articolo 31 della legge del 1906, richiamando
 l’articolo 27 di quella 2 agosto 1897, n. 382, per la Sardegna, ha esteso le
norme stabilite dall’articolo 13 dell’altra legge 15 gennaio 1885, n. 2892, per il risanamento
 della città di Napoli, secondo le quali l’indennità deve essere stabilita sulla
        <pb n="233" />
        media del valore venale dell’immobile e dei fitti coacervati dî data certa per l’ultimo
decennio, o in mancanza di tali fitti accertati, sulla media tra il valore venale e l’imponibile
 netto agli effetti delle imposte sui terreni e sui fabbricati,
È invalso ormai l’uso nelle nostre leggi speciali di lavori pubblici di estendere,
senza discutere troppo, i criteri di valutazione creati dalla legge di Napoli in vista
del miglioramento igienico e sanitario di questa città. Così hanno fatto la legge 20
luglio 1890, n. 6980, per Roma; quella 2 agosto 1897 per la Sardegna; le leggi 30
giugno 1904, n. 293, per i lavori di Montecitorio, 7 luglio 1907, n. 417, per la Cassa
Depositi e Prestiti, 11 luglio 1907, n. 512, per Roma, 25 luglio 1903, n. 307, pel
risanamento di Bologna, e così hanno fatto la legge 31 marzo 1904, n. 140, per la
Basilicata e quella 25 giugno 1906, n. 255, per la Calabria.
Ma le disposizioni dettate per le espropriazioni di fabbricati in una grande città,
jove è relativamente facile l’accertamento dei fitti e dove realmente il fitto è il reddito
 normale degli immobili espropriandi, male si applicano alle espropriazioni di terreni,
 per lo più agrumeti, vigneti ed orti, per cui generalmenle è in uso il sistema
di amministrazione in economia o di conduzione diretta (4). In conseguenza le perizie
compilate col criterio della ‘media stabilito dalla legge speciale non hanno dato, nè
notevano dare risultati sensibilmente diversi da quelli che si sarebbero ottenuti applicando
 il criterio ordinario,
Quanto all’imponibile catastale è da tener presente che in Calabria sono ancora
in vigore antichi catasti descrittivi, nei quali l’imponibile è stato determinato per
denuncia degli stessi proprietari e che in ogni modo risalgono ad epoca così lontana
ja rispondere assai poco alle attuali condizioni, in ispecie per le essenziali innovazioni
 verificatesi nelle qualità e classi delle culture. Quando, però, non di rado il cri-:erio
 degli affitti o quello dell’imponibile è apparso in aperto contrasto con la realtà,
’ periti, con un conveniente calcolo del valore venale o del tasso di capitalizzazione,
hanno cercato di evitare valutazioni restrittive è sfavorevoli agli espropriati.
La legge 9 luglio 1908, n. 445, modificò alquanto per le occupazioni temporanee
e per le espropriazioni occorrenti pel trasferimento di abitati in nuova sede, i criteri
ji determinazione dell’indennità della legge di Napoli, disponendo che il coacervo dei
‘itti si facesse per un sessennio e non per un decennio, perchè trattavasi di espropriazioni
 di terreni quasi tutti coltivabili, i cui fitti hanno generalmente durata biennale.
Questo criterio fu trasportato nell’art. 3, n. 3, della legge 12 gennaio 1909, n. 12, per
le occupazioni dipendenti dal terremoto 28 dicembre 1908, sebbene questa venisse ad
applicarsi principalmente a fabbricati (5). Ma la successiva legge 13 luglio 1910, n. 466,
nell’incertezza dei vari criteri, credette preferibile tornare al metodo più semplice e
razionale di valutazione della legge del 1865, la quale sembra sia rimasta ancora la
'egge più organica e più rispondente alle varie esigenze.
Relativamente alle opere di bonifica ed a quelle connesse di sistemazione mon-
        <pb n="234" />
        156 —

cana, sia per le occupazioni temporanee, sia per le espropriazioni, le leggi 22 marzo
1900, n. 195 (art. 15) e 13 luglio 1911, n. 774 {art. 36, 40, 41), insieme coordinate,
stabiliscono speciali criteri per la determinazione del reddito e per la liquidazione
delle indennità, ammettendo che, se la capitalizzazione al cingue per cento del reddito
netto effettivo del quinquennio antecedente riuscisse eccessiva od insufficiente, potrà
farsi ad un tasso più elevato, mai superiore al 6 °/,, o meno elevato, mai inferiore
al 4 °/o. Per le occupazioni temporanee si applicano le norme riguardanti le espropriazioni
 in quanto non siano espressamente mutate.
Ai criteri non sempre precisi di valutazione si aggiunge la difficoltà di avere
periti capaci e scrupolosi. La. molteplicità delle perizie, di importanza generalmente
limitata, la difficoltà degli accessi sopra luogo, la scarsezza di professionisti valenti,
in molti circondari prevalentemente rurali, rendono difficilissima la scelta dei periti.
Molti si rifiutano o lasciano l’incarico dopo accettato, di guisa che occorre sostituirli ;
quelli che accettano non sono i più idonei e sono talvolta spinti dalla necessità, di
guisa che ad elevare l’ammontare della stima, sembrano indotti, talvolta, dal desiderio
di ottenere dall’espropriante il sollecito ed integrale pagamento dei loro onorari, senza
affrontare gl’indugi ed i rischi della ripetizione di piccole quote da numerosi proprietari.
 Qui qualche lacuna c’è nella legge del 1865 e qualche riforma pare opportuna,
sorgendo dubbio sull’applicabilità, alle spese di perizia per espropriazioni, dell’articolo
267 del Codice di procedura civile in quanto riguarda l'obbligo delle parti di rispondere
 solidalmente delle spese di perizia, ove questa sia ordinata di ufficio. Sarebbe
giusto, invece, che il Prefetto potesse autorizzare l’Amministrazione espropriante a
sitenere sull’indennità l’ammontare delle spese giudiziarie liquidate a carico dell’espropriato;
 come in pratica talvolta è stato fatto, e come già fu proposto nel progetto
di regolamento per l’esecuzione della legge 25 giugno 1865, n. 2350 (6). -
Purtroppo la procedura giudiziale per le espropriazioni occorre abbastanza frequentemente
 : in circa il 20°/, dei casi; e spesso anche alla perizia segue la impugnativa
 giudiziaria. Più che una questione giuridica è una questione morale e sociale
che si presenta. I privati, che hanno maggior interesse all’esecuzione delle opere che
i0 Stato ha assunto a suo carico per un alto concetto di utilità collettiva, sono quelli
che creano le maggiori difficoltà e che più contrastano per poche centinaia di lire
l’ espropriazione. È l’esempio non buono è dato dai proprietari più facoltosi, pei
quali non è da invocare l’attenuante del bisogno e che dalla costruzione delle opere
-itraggono il maggior beneficio, indiretto e non valutabile. Qualche volta i Comuni
stessi hanno avanzato pretese esagerate per espropriazioni relative ad opere di loro
interesse (7). i
Nei riguardi economici amministrativi è da notare che la spesa per le espropriazioni
 rappresenta in media il 2,79°, di quella per i lavori, e per le nuove costruzioni
 di strade sale al 5,41 (8). Anche per questo titolo le previsioni di progetto
sono frequentemente supnerate.
        <pb n="235" />
        Oltre le espropriazioni vere e proprie, sono abbastanza numerose e qualche volta
sravi le vertenze per danni dipendenti dalla esecuzione delle opere. Molte di esse
sono state risolute in via amministrativa, ma l’Amministrazione ha dovuto in parecchi
casi eseguire lavori di riparazione o di prevenzione di danni alle private proprietà.
In alcuni casi si è anche tentato di chiamare responsabile Amministrazione dei
Janni derivanti da omissione di opere; ma il principio giuridico, ormai incontroverso,
she nella esecuzione di opere pubbliche lo Stato non deve rispondere di danni dipendenti
 da omissione, ha finito col prevalere. Lo stesso principio deve applicarsi alle
modalità di esecuzione; ma qualche sentenza ha voluto ammettere la responsabilità
 per cattiva esecuzione, sebbene non sembri dubbia in questi casi la incompetenza
giudiziaria e la carenza d'azione.

NOTE AL PARAGRAFO ZF.

(1) Veggansi i pareri del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Sezione 1, 28 febbraio 1913,
1. 249 ; e del Consiglio di Stato, Sezione II, 5 agosto 1908, n, 2145, e 21 marzo 1913, n. 521.
(2) Ricerche preliminari per la riforma della legge sulle espropriazioni. Ministero Lavori Pub-3lici,
 1912, p. 15.
(3) Biramont1 Avv. Luicr, Ancora in tema di espropriazione per causa di pubblica utilità nel ter--emolo
 Calabro-Siculo, in Rivista di diritto pubblico, Maggio-Giugno 1912. .
(4) Rel. Min. al progetto che divenne legge 25 giugno 1906 (Atti Cam. Deput., leg. XXII, doc.
n. 266).
(5) BiaMonTt! Avv. Luic1, Sui criteri per stabilire Pindennità di espropriazione nella legislazione
sccasionata dal lerremoto Calabro-Siculo, in Rivista di diriito pubblico, Luglio-Agosto 1911, p. 371 e
seguenti.
(6) SarsaTtINI, Commento alla legge sulle espropriazioni per pubblica utilità, 32 ed., Torino, 1913,
(7) È interessante riprodurre quanto scriveva al Ministero l’ufficio del Genio Civile di Cosenza
per le espropriazioni riguardanti una costruzione stradale :
« È occorso, nelle trattative per addivenire ad un bonario accordo, di aver dovuto aumentare la indennità,
 che in base alle stime precedentemente stabilite, rappresentava il giusto prezzo dell’immooile
 da espropriare; e ciò è stato fatto nel solo ed unico intento di ridurre al minimo possibile: le
perizie giudiziali che in massima si risolvono sempre a danno dello Stato,
A queste determinazioni si è giunti anche per rompere il cerchio di ferro, che, ad opera di pochi
mestatori interessati, si formava attorno i funzionari incaricati di procedere alle espropriazioni.
Invero è sintomatico il fatto che, in quasi tutte le località in cui si son dovute eseguire delle espropriazioni,
 gl’ interessati si son presentati in massa al funzionario incaricato di detto servizio e
-utti in massa avrebbero voluto contrattare il prezzo dei loro stabili, rifiutandosi di farlo altrimenti,
nbbidendo così ad una parola d'ordine prima corsa, ad opera sempre di gente poco o nulla scrupolosa.
        <pb n="236" />
        - 158

Non di rado, anzi quasi sempre, l’esponente di questa triste condizione di cose è il più intelligente
 fra gli espropriati, il quale, a suo vantaggio, cerca di sfruttare la resistenza opposta dai molti,
ser imporre condizioni esose ed inaccettabili.
Questi tentativi, che hanno del criminoso, si sono verificati dappertutto e sono stati sventati
sempre con tatto e con prudente intelligenza dai vari funzionari di quest’ufficio incaricati di procedere
 alle espropriazioni,
Appena rotta la cerchia insidiosa nella quale si è tentato di avvincere i funzionari stessi inviati
per l’espletamento del loro mandato, questi hanno ristabilito con energia l’imperio della legge, ed
hanno portato a compimento le diverse trattative con esito soddisfacente,
Restavano sempre accantonati î più riottosi, i quali col loro contegno hanno cercato trarre il maggior
 profitto, e quest’ufficio, qualche volta, in considerazione del loro esiguo numero, e, tenuto presente
l’ indennità non rilevante ad essi dovuta secondo le stime precedentemente istituite, ha creduto di e--evare
 ancora di non molto il prezzo loro offerto per deciderli ad addivenire ad un bonario accordo,
Juasi sempre raggiunto, con lievissima maggiore spesa da parte dell’Amministrazione,
Nel caso in ispecie, però, qualche interessato ha continuato le trattative fino a vedersi proporre dal-‘Amministrazione,
 come indennità per l’espropriazione dei proprii beni, la somma massima, col fermo
proponimento — così almeno debbo ritenere dopo quanto è avvenuto — di rifiutare la firma del bonario
 accordo all'ultimo istante e di andare così incontro alla perizia giudiziale sulla base della somma
1ltima offerta dall’Amministrazione, nella lusinga che il perito giudiziario avrebbe ancora apportato
qualche aumento alla somma offerta.
Quest’ ufficio, però, dovendo affrontare la perizia giudiziale, doveva offrire, colla pubblicazione del-«elenco,
 alle varie ditte non concordate soltanto il giusto prezzo dei loro stabili, detraendo cioè dal
prezzo ultimo offerto l’aumento, fatto al solo scopo di raggiungere il bonario accordo e la massima solecitudine
 nel completamento delle espropriazioni.
Vero è quindi che, nell’elenco di pubblicazione, alle ditte non concordate figura assegnata per la
espropriazione dei loro beni un’indennità inferiore all’ultimo prezzo loro offerto, ma ciò è stato fatto
perchè il perito giudiziario abbia sott’occhio il giusto prezzo dell'immobile e non quello che P’Amministrazione,
 per evitare ritardi eccessivi nel compimento dell’opera cui le espropriazioni si riferiscono,
credeva di potere corrispondere. Non sarebbe giustificato mantenere come offerta l’ultimo prezzo proposto,
 quando nessun vantaggio risente più l’Amministrazione espropriante da questa maggiore spesa,
alla quale poteva sottostare solamente quando avesse conseguito il proprio intento, cioè la sollecitudine
nel disbrigo delle espropriazioni,
E credo opportuno ricordare qui un episodio increscioso; la ditta C...., espropriata, alla quale si
offrì il massimo dell’ indennità, rifiutò all’ ultimo momento di sottoscrivere il verbale di bonario accordo,
 non già per la mitezza del prezzo offerto, ma solo perchè in esso verbale era stata introdotta
«ana clausola che garantiva l’Amministrazione da ogni molestia per diminuzione di luce e di veduta di
prospetto, condizione di fatto tenuta presente nella determinazione dell’ indennità offerta, la qual clausola
 vi fu introdotta perchè era notorio che senza di essa l’interessato, dopo la firma del verbale, asrebbe
 mosso, ad opera compiuta, lite all’Amministrazione per l’oggetto medesimo &amp;gt;».
(8) Nel prospetto a pagina seguente sono riportati alcuni dati sugli importi delle espropriazioni per
‘e singole categorie di lavori. Non per tutte le opere, per la mancanza di una raccolta continua e
metodica di dati, è stato possibile raccogliere notizie precise.
        <pb n="237" />
        — 159 —

2}

Importo delle espropriazioni in confronto a quello dei lavori.

[Importo complessivo
dei lavori
appaltati dal 30-6-1906
a] 20-65-1913

Importo

NATURA DEI LAVORI

“omplessivo delle

espropriazioni

SPOSTAMENTI DI ABITATI

129,500,00

11,155,25

TRADE PROVINCIA LI *
a) Nuova costruzione .
b) Sistemazioni o

5,981,453,38
573,503,79

336,7 96,99
3,896,02

STRADE COMUNALI *
a) Nuova costruzione .
5) Sistemazioni o,
STRADE NAZIONALI *
a) Nuova costruzione .
5) Sistemazioni

4,439,140,81
909.809,66

242.179,40

8.505,55

',601,141,35
475.537.053

71,589,81

2.587.777

SISTEMAZIONE MONTANA E DI PIA-NURA
 DI CORSI D’ACQUA .

878, 269,94

A2.307_10

BONIFICHE E

1.563,558,55

148,352,08

CONSOLIDAMENTO DI FRANE MI-VACCIANTI
 ABITATI

|.738,699,22

16.838,17

5PERE MARITTIME

3, 122,466,67

532 202.94

SISTEMAZIONI IDRAULICHE INTE.
RESSANTI BONIFICHE

5,599 064.22

49 080.12

[OTALI L.

36.065,144,76

1,006,581.21

Percentuale
delle
espropriazioni
sull’ importo
dei lavori
appaltati

8,61 2/7

5,63 05

n.68

5,45 n

0,93 /

4,47 °/o

254

3,32 Ln

325 0

D,96 2/5

0,65 2/

0.87 0/

2.79

Percentuale media per lavori di nuova costruzione di strade 5,41 °/o
di sistemazione stradale . . . 0,77 °/o
+ per tutti i lavori stradali . . . a e « +» 4.75 °/o
        <pb n="238" />
        CAPO IV.

L’ATTUAZIONE DELLA LEGGE

IN RELAZIONE AL BILANCIO DEI LAVORI PUBBLICI

Un primo indice dell’attuazione della legge del 1906 nei riguardi finanziari è
dato dagli stanziamenti eseguiti in bilancio, in conseguenza delle autorizzazioni di
spesa nella legge stessa prevedute.
A tutto l’esercizio 1912-913 sono state stanziate in bilancio L. 44.278.300, delle
quali L. 5.842.000 inscritte nel bilancio dei Lavori Pubblici precedentemente alla legge
25 giugno 1906, n. 255, e cioè a tutto l’esercizio finanziario 190&amp;lt;4-g06. e L. 38.436.300
nei bilanci dal 1906-907 al 1912-913 (1).
Senza tener conto delle assegnazioni di fondi disposte dalle varie leggi successive,
 poichè non tutte le leggi nell’autorizzare le maggiori assegnazioni disposero
quali dovessero essere i relativi stanziamenti annuali di bilancio, le somme effettivamente
 inscritte non sono quali erano previste dalla legge del 1906; ma presentano
una differenza in meno di poco più di 5 milioni (5.223.700) (2), differenza che ascende
invece ad oltre 7 milioni (7.387.500), ove il confronto si faccia con le previsioni della
legge modificatrice del 19 luglio 1907 (3).
A prescindere dalle tristi cause che hanno sino a pochi anni addietro ostacolata
l’attuazione dei provvedimenti in favore delle Calabrie, la differenza non è ad ogni
modo notevole nel suc complesso, specialmente se considerata in relazione alla vastità
 del programma lavorativo previsto.
Tanto dall’uno quanto dall’altro confronto emerge che i gruppi di opere per i
quali gli stanziamenti effettivi risultano in misura inferiore a quella prevista dal legislatore
 sono le costruzioni stradali, le bonifiche, e le opere portuali; ed in misura
superiore invece le opere per il consolidamento di frane minaccianti abitati, opere
nhe, data la natura loro. non potevano non ottenere sulle altre un’assoluta precedenza.
        <pb n="239" />
        — 162 --L’Amministrazione

 dei Lavori Pubblici nello stabilire gli stanziamenti annuali,
pur attenendosi, per quanto era possibile e compatibile con le esigenze generali
del bilancio, alle prescrizioni stabilite dalle leggi suaccennate, non poteva, d’ altra
parte, non tener giusto conto che, per effetto del terremoto del 28 dicembre 1908,
-utte le categorie di opere elencate nei prospetti precedenti, non avevano potuto
-aggiungere lo sviluppo desiderato e che, in conseguenza di ciò, e nonostante le rijuzioni
 apportate agli stanziamenti annuali, tali stanziamenti non potevano essere in
-utto erogati. Infatti, annualmente il fondo dei residui disponibili per somme inscritte
n bilancio e non effettivamente pagate, veniva di esercizio in esercizio sempre più
3jumentando, così da raggiungere in un dato momento un fondo considerevole di
sirca 30 milioni.
Era necessario quindi, per non ingombrare il bilancio con una simile mole di residui,
 di limitare gli stanziamenti annuali în misura da assicurare lo svolgimento dei
‘avori in Calabria, qualunque sviluppo essi avessero potuto raggiungere in breve vol.
xer di tempo, senza turbare d’altro lato, a detrimento di altre opere pubbliche, l’armonia
 del bilancio, nel quale sarebbe stato assurdo accumulare stanziamenti troppo
sproporzionati alle effettive esigenze di cassa. Nè sarà forse inutile notare che la
jdiminuzione degli stanziamenti annuali non rappresenta altro che un semplice rinvio
ji inscrizione ai bilanci futuri, rinvio che nessun danno produce quando a far fronte
alle esigenze dei pagamenti siano più che sufficienti le somme stanziate precedentenente,
 è non ancora erogate.
D’altro canto lo stanziamento non rappresenta una spesa effettuata, ma soltanto
una possibilità di spesa: di guisa che più che agli stanziamenti inscritti in bilancio,
Der dare un'idea sintetica dal punto di vista finanziario dell’attuazione delle leggi a
‘avore delle Calabrie, è opportuno riferirsi ai pagamenti effettivi eseguiti negli esercizi
 dal 1906-907 ad oggi, pagamenti che, a grandi linee, tenuto conto cioè delle
spese generali, possono essere considerati corrispondenti ai lavori eseguiti.
Tali pagamenti nel 1906-907, esercizio durante il quale le leggi di favore poco
5 nulla fecero sentire la loro influenza sul bilancio per la necessità di predisporre e
di coordinare il vasto programma dei lavori, ascesero soltanto a L. 1.670.135,86: spesa
che è di poco superiore alla media annuale per le opere calabresi prima della legge
25 giugno 1906, n. 255, di circa L. 1.350.000. Nel successivo esercizio 1907-908
‘ primi effetti della legge di favore non mancarono di manifestarsi sensibilmente, così
he l’ammontare dei pagamenti per tale esercizio si elevò a L. r1.931.451,80 e nel
:g08-90g e nel 1909-910, nonostante le tristi conseguenze del terremoto del 28 disembre
 1908, che richiamò sui luoghi colpiti dal disastro tutta l’attività dell’Amministrazione,
 il totale dei pagamenti per opere pubbliche ordinarie fu rispettivamente di
L. 2.368.953,34 e di L.4.008.836,59. Ed infine negli ultimi tre esercizi 1910-911, 1911-9012,
1912-0913 essi salirono da L. 4.565.477,89 a L. 5.247.561,82 ed a L. 5.598.041,75. Il
        <pb n="240" />
        — 163 —

he sta a dimostrare che, malgrado gli ostacoli dipendenti da necessità ineluttabili, fu
sossibile all’Amministrazione non arrestare lo sviluppo dei lavori in corso e dare
all’esecuzione delle opere un notevole impulso non appena gli ostacoli lamentati cessarono,
 almeno in parte, ‘di esercitare la loro influenza.
Non tutte le categorie di opere, naturalmente, poterono essere egualmente sviuppate.
 Circostanze e cause del tutto speciali, dipendenti in massima dalla stessa
natura dei lavori, impedirono per alcune di dette categorie, come ad es. per le sistema.
zioni idraulico-forestali e le bonifiche, di raggiungere, in relazione alle somme disponibili
 di bilancio, quei risultati che fu possibile conseguire per altre che tali difficoltà
 tecniche non presentano, come ad esempio i lavori di consolidamento di frane
è di costruzioni stradali.
[n complesso, sopra una disponibilità complessiva di L. 50.022.754,53, costituita
der L. 5.444.454,53 da residui provenienti da vecchie leggi, e da reintegri di somme
riversate in Tesoreria, e per L. 44.578.300 da stanziamenti inscritti in bilancio a tutto
il 1912-913, comprese L. 300.000 inscritte alla categoria « Sussidi per fornitura d’acqua
 potabile » in base all’articolo 43 della legge 9 luglio 1908, n. 445, furono spese
per le opere pubbliche nelle Calabrie a tutto il detto esercizio L. 31.051.064,66, di guisa
che al 30 giugno 1913 rimanevano disponibili per gli esercizi 1913-1914 e successivi.
sotto forma parimenti di residui, L. 18.971.689.87 (4).
Se poi si confrontano i pagamenti eseguiti a tutto l’esercizio 1912-1913 con gli
stanziamenti che secondo la tabella H annessa alla legge 25 giugno 1906, n. 255, ©
secondo la tabella A annessa alla legge successiva 19 luglio 1997, n. 549, rappresen-:ano
 le previsioni di spesa stabilite dalle leggi stesse, la differenza in meno risulta
naturalmente di gran lunga maggiore (5).
Un indice però più sicuro dell’attività dell’Amministrazione dei Lavori Pubblici è
dato dagli impegni assunti e rimasti insoddisfatti al 30 giugno 1913, che rappresentano
 a grandi linee i lavori in corso di esecuzione. Se i pagamenti rappresentano
la parte dei lavori effettivamente eseguiti, gli impegni assunti e non maturati corrispondono,
 a loro volta e per ciò che concerne le opere, ai lavori già concessi in apvalto
 e per i quali l’Amministrazione ha spiegato tutta l’azione di sua diretta compe-‘enza,
 Se poi i lavori non sono stati ancora effettivamente eseguiti, ciò non è più
ja attribuirsi a ritardo dell’azione amministrativa, ma a quelle cause ritardatrici generali
 di cui più innanzi si è detto.
Questi impegni rappresentano complessivamente una somma di circa 33 milioni
‘32.950.004,69), che unitamente al totale dei pagamenti, il quale come si è detto corrisponde
 a grandi linee all’insieme dei lavori eseguiti, dànno un totale complessivo di
oltre 64 milioni corrispondente in massima agli appalti disposti e, in una parola. ai
‘avori. di cui è stata già preordinata l’esecuzione (6).
        <pb n="241" />
        NOTE AL CAPITOLO.

Somme inscritte in bilancio per opere pubbliche nelle provincie calabresi a tutto l’esercizio 1912-1913.

NI

OPERE

Spesa
autorizzata
dalle
varie leggi

a tutto
’esercizio
1905
1906

SOMME STANZIATE IN BILANCIO

DAL 1906 - 1907 AL 1912 - 1913

1906 | 1907
1907 1908

1908
1909

1909 i
1910 1!

1910 |
1911"

1911 | 1912
1912 1913

‘otale stanziare
dal 1906-907
al 1912-913

l'otale degli
stanziamenti
il 30 giugno 1912

Somme
da stanziare
‘ell’ esercizio
1913 1914
e
succe3sivi

Sistemazione e miglioramento
 di ponti e strade nazionali


53,677,000

1,441,000

1 388,300 +

329 500

| .600,000

|.300,000

1.250.000

1,208,400

‘.135,000

8,711,200

10,152,200

43,524 ,800

Costruzione di strade nazionali
 e provinciali .

.0

Strade comunali obbligat.
ja ultimare e sistemare ,

Strade comunali di allac-‘jamento
 e

Strade comunali di accesso
alle stazioni .

Sistemazione idranlico-mon--ana
 di corsi d’acqua a

Bonifiche, 0.

Porti .

Consolidamento di frane
minaccianti-abitati .

Sussidi per Chiese, Palazzo
di Giustizia di Catanzaro,
ecc. .

Sussidi per fornitura di
acqua potabile ai Comuni, ecc.

10.326,00

3,557 ,000

6,700 ,000

23,600,000

29,856,250

2,290,000

20,2350,000

2,111,000

5,565,000

5,500,000

1,050,000

160,181,250 HI 5,842,000

200,000

160,000

50.000

114,000

50,000

147,000

50,000

2845, 000

350,000

900,000

401,500 |

372,800

50,000 |
|
;00.000 |

400,000 -
(2)
500.009 '

50,000

000,000

3,589,800 | 5,009,000

390,000

380,000

900,000

870,000

160,009

4,£60,000

160,000

140,000

10,000

130,000

130,000

864, 000

225,000

170,000

140,000

230,000

130.000

1,292,000

530.000

450 000

600,000

573,000

575.000

3,066,000

1,483,000

100,000

730,000 !

869 100

805,000

6,739,100

1,240,000

720,000

750,000

685,000 -

685,000

4,854,000

460,000

800,000

750 000 | 420.600 !

720,100 1 3,900,n100

500,000 !

500,900

500,000

500.000 1!

3,100,000

1,050,000

7,090.000 | 6,060,000 | 5,860,0°0 15,887,500 | 4,940,000 | a8,436,300

1,860,000

864,090

1,292,000

3,066,000

},029,100

6,965,000

3,900,000

3 100,000

1,050,000

‘| 11,278,300

5,466 .,000

2,693,000

5.408,000

20,534,000

20,827 ,150

13,285 000

1.665.000

2,400,000

{115,202,950

i
OD
n

a) Inscritta nel bi'ancio del Ministero dell'Interno.
        <pb n="242" />
        As

e)

15

O

OPERE

Sistemazione e miglioramento strade e ponti nazion. i
’
| Costruzione strade nazionali e provinciali

Strade comun. obbligatorie da ultimare e sistemare

Strade comunali di allacciamento. . . . &amp;gt;

Strade comunali di accesso alle stazioni .

Sistemazione idraulico- montana dei corsi d’acqua

Bonifiche ,. e i #
Porti ,

Consolidamento di frane minaccianti abitati .

Sussidi per Chiese ecc.

Sussidi per fornitura d’acqua potabile

Stanziamenti a tutto l’esercizio 1912-1913
secondo la tabella H
annessa alla legge
25-6-1906, n. 255

16,262,000

10.152.200

2,000,000

4,860,000

150,000

864,000

200,000

' 292,000

3,050,000

3.066,000

11,790,000

9 029,100

9.350.000

6,965,000

750,000

3,900,000
3,100,000

3,500,000

950, 000

1,050,000

DIFFERENZA
IN PIÙ
OD IN MENO

— 6,109,800

| 2,860,000

+ 214,000

4

92,000

16,000

2.760,900

2,385,000
+ 3.150,000
- 400,000

4 100,000

49,502,000 | 44,278.300 | — s223,700 |

Li

)

0

SIPERE

| Sistemazione e miglioramento strade e ponti nazion. {|
Costruzione di strade nazionali e provinciali ‘

Strade comun, obbligatorie da ultimare e sistemare

Strade comunali di allacciamento ” i

Strade comunali di accesso alle stazioni .

Sistemazione idraulico-montana e di pianura dei
corsi d'acqua

Bonifiche ,

Porti »

Consolidamento di frane minaccianti abitati

Sussidi per riparazioni di Chiese ecc.

Sussidi per fornitura d’acqua potabile

Stanziamenti a tutto l’esercizio 1912-1913
secondo la tabella A
annessa alla legge
19-7-1907, n, 549

effettivamente
inscritti in bilancio

13,128.800

10.152.200

4.610,000

1.860.000

904.000

864.000

402 000

1.292.000

3,316,000
‘1,790,000

3,066 ,000

9,029,100

9,495,000
2,470,000
3,500,009

1,965,000

3,900,000
3.100.000

1,050,000 ' 1,050,000
51.665.800 | 44,278,300

DIFFERENZA.
IN PIÙ
OD 1N MENO

— 2,976,600

ra

250,000

40,000

110.000

250,000

2,760,900

— 2,530,000

+ 1,430,000

— 400,000

— 7,387.500
        <pb n="243" />
        Disponibilità di bilancio, pagamenti eseguiti a tutto l'esercizio 1912-1913 e residui disponibili al 30 giugno 1913.

OPERE

Sistemazione
i © miglioramento
1 di strade e ponti
| nazionali e

DISPONIBILITÀ DI BILANCIO

er residui per stanzia.
dipendenti | menti a
ja vecchie tutto
eggi e per|l’ esercizio
reintegri | 1912-1913

TOTALE

(a)

'1,487,293,08! 10,152 200

1,639,493,08'

per per
3li esercizi] l'esercizio
1903-1904 -. 1904
e -
nrecedenti 1905

547 ,618,61

717.114,65

per per
l’esercizio | l’esercizio |
1905 1906
rn sei I
1906 1907

476 ,819,04!

473,116,47

PAGAMENTI

per
lesercizio |
1907
1908

per
l’esercizio |
1908
‘909

per per per
l’esercizio | l’esercizio | l’esercizio -.
1909 1910 1911
1910 1911 1012

per
“esercizio;
1912
1913

TOTALE

(b)

500,913,381

515,576,95' 1,519,488,9911,561,876,38!1.878,635,37 |:2,006,852,51|10,325,041,78'

differenza
O residui
lisponibili
al
10-6-1913

ib

1,314,451,33

Costruzione
di strade nazionali
 e province.

Strade comunali
 obbligatorie
 da ultimare
e sistemare . ..
Strade comunali
 di. allacciamento
 ,.. e.
Strade comunali
 di accesso
alle stazioni ..

Sistemazione
draulico - montana
 dei corsi
l’acqua .
Bonifiche .
Porti + ss x

Consolidamento
 di frane
minaccianti abitati
 se aa
Sussidi per
Chiese, ecc, ,.
Sussidi per
fornit. d’acqua
potabile, .. ..

694,211,45!

262,950,—

+, 860,000

364,000 !

1,292,000

3,066,000

9,029,100

6,965,000
3,90 0,009

3,100 000

350.000

,860,000,—

864,000, —

1,292,000,—

,066,000, -

12,723,311,48!!1,145,463,68?
1,260,7414,42]

n N90, —

3, 100,000, —

*
1,350,000,—

521,060,48]
46,872,42|

647,385,66|
197,496.65|

{ 000, —

),200,— |

5,900, — |

1.067,45}

946,175,95 |
207,446,99 |
17,229, —

123,422,16|

281,418,94

14,264,76|

17,244,94

16,399,25|

33,501,51]

102,316,93|

108,877,50 |

720,501,98|  663,302,56
210,955,70| 290,434,95
188,602,86!  199,945,27

38,240,67|

76,037,50|

13,834.11]

52.613,82]

367,563,83

19,549,16 |

44.323,46 |

132,123,97 |

897,028, 15|
137,956,37 |
200,727,83°

146,429,71

543,613.10|]

;23,300,50|

!102,043,1-39,643

 12]

59 132,

83.312,88!

123,781,641

356.830.281]

419.256,18!

994,818,93[1,119,909,63
221,513,48| 187,029,89
402,578 69! 516.098,50

{59 340 73!

179,910,931

192.262.901

64 764.541

721,196,66

2,725,945,223

66,186,20|

222,220,18]|

226,594,43 |

333,813, 17|1

418.303,45 |

1,544,773,76!

068,544,31 |
461,271,6961
384,015,09

3,724,191,33l'
3,351,722,53!*
1,909,197,26

95,353,26 |

695,312,801,

149,724,18| 1,018,844,68''

1,134,034,77|

041,779,82

758, 186,8?

1,521,224,24
3,999,120,12
3,876,227,47
1,990,802,74

2,404,687,20

331,155,3:

i ee a al
S,444,4541,53 | 44,578,300 promessa |1,385,047,55|1,321,701,35| 1,670,135,86 | 901 4s1s0ol2ssaisssist[a oos,836.so|a sosser7,aos,aa7,sot,a2ls,sva.oat,75|s1,0st,osa ia. .689,87
. | il i i ' f . Ì |
Comprese lire 300,000 inscritte in forza della legge di bilancio, ed in base all’articolo 43 della legge 9 luglio 1908, n. 445,
        <pb n="244" />
        STANZIAMENTI PREVISTI DALLE LEGGI
STANZIAMENTI EFFETTIVI E PAGAMENTI DISPOSTI

00 000.

è 000 00€"

3 00 000

000 000]

' 500 000]

7 500 000

? 000 000

3 500 0001

6 500 000

8 000 000 |

6 000 000

5 500 000 |

£ 500 000

5 000 000 |

5 000 000

500 0001

+ 200 000

: 000 0001

4 00 000

3 500 0001

]5 500 000

3 000 000!

2 100 000

Stanziamenti secondo la tabella H della legge 25 giugno
 1906, n.253
Nanziomenti secondo la tabella A annessa alla legge
19 luglio 1907, n, 549 iii in e
Stanziaomenti effettivamente’ inscritti in Bilancio
Pagamenti eseguiti 5

} 500 000!

a EA0 000

2 ON NO

DON DOD

N. B.: Nel presente grafito si è ténuto conto del fondo di L. 5.000.000
per riparazioni di Chiese, ecc, e non si è tenuto conto del fondo
per-le: costruzioni. ferroviarie. -- -.--i
 ieri i 0000
1909-1910 {1910-1911 1911-1912 1912-1913

1 500 000 |_
Esercizio : 190°

1907--



MINISTERO DEI LAVORI PUBBLIO! : Direzione Generale dai Servizi Snacial

ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI + NOVARA
        <pb n="245" />
        167 -
-) Confronto tra i pagamenti eseguiti al 30 giugno 1913 e le previsioni.

| Previsioni di spesa
secondo la tabella A
OPERE della legge
19 luglio 1907, n. 549

DIFFERENZA
IN PIÙ
OD IN MENO

Pagamenti effettivi
a tutto il 1912-1913

| Sistemazione e miglioramento di ponti e strade naz. }
| Costruzione di strade nazionali e provinciali . ‘}

13,128.800

10,325,041,75

2,803,758,25

Strade comun. obbligatorie da ultimare e sistemare
Strade comunali di allacciamento . .

1.610,000

2 725,945,23

1,884,054,77

904,000

222.220,18

681,779,82

Strade comunali di accesso alle stazioni .

' 402,000

533,813,17

868,186,83

Sistemazione idranlico-montana dei corsi d'acqua «.

3.316,000

1,544,775,76

1,771,224,24

3,065,808,67
6.143,277,47

Bonifiche .

L1,7 90,000

7/24,191,33

Dorti .

,495,000
2,470,000
3,500,000

3,351,722,53

Consolidamento di frane minaccianti abitati

1,909,197,26
695,312,80

560,802,74
2.804,687,20

Sussidi per Chiese ecc.

0

Sussidi per conduttura di acqua potabile .

1,050,000

1,018,844,65

31.155,35

— 20,614,735,34
Ammontare dei pagamenti e dei residuali impegni al 30 giugno 1913.

‘6)

: Pagamenti effettuati
OPERE a tutto l’ esercizio
1912.1913

Impegni
esistenti al

TOTALE corrisponijente
 all'incirca all’im- '
porto delle opere di cui
è stata disposta l'esecunn,


N

30 giugno 1913

| Sistemazione e miglioramento di strade e ponti naz. {|
} Costruzione di strade nazionali e provinciali . .

10 225.041,75

12.711,588,93

23,036 .630,68

Strade comun. obbligatorie da ultimare e sistemare |

3 725,945,23

3 333.769.60

5.559,714.83
396.558,53

Strade comunali di allacciamento. . - + |
Strade comunali di accesso alle stazioni

222.220,18

174 338,35

3323.8113. 17

1,779,207,32

2,313,020,49
3,304,496,11

Sistemazione idraulico-montana dei corsi d’acqua
Bonifiche . : x»  * ; s

1,544,775,76
3, 724,191,33

1,759,720,35

7 597 303.03

16.321.494 36

Porti .

3,381,722,53
1,909,197,26

4.271,285,52

7,623,008,05

2,797,176,78

Consolidamento di frane minaccianti abitati

897 979,52

A95_ 312.80

603.656,72

1.298.969,52

Sussidi per Chiese ecc.

10

Sussidi per costruzioni d’ac uedotti +.
aq

1,018,844,65

31.051.064.66

331,155,35
32.950,004.69

1,350,000,—
64.001,069,35
        <pb n="246" />
        CAPO Vv.

1 RISULTATI COMPLESSIVI E LE PREVISIONI FUTURE

A dare però un’idea completa dei risultati generali dell’applicazione della legge
occorre esaminare questi risultati sotto un altro aspetto, che è quello in sostanza più
-orrispondente allo scopo reale dei provvedimenti di favore : occorre, cioè, considerare
quelle cifre soltanto che rappresentino i lavori realmente eseguiti dal 1906 ad oggi
&amp;gt; prescindere perciò dall’ esame dei capitoli di bilancio, dove le spese pei lavori si
-onfondono con le spese generali, di espropriazione, di direzione ed assistenza, per
considerare invece soltanto le somme erogate o previste da erogarsi per lavori effettivi.
 Da tali cifre emerge che, se non molti sono i lavori ultimati, che superano
gli &amp;amp; milioni, quelli appaltati ed in corso di esecuzione superano i 30 milioni, e di
questi ultimi oltre una terza parte può ritenersi già eseguita. Inoltre sono in corso
di approvazione o di appalto molti altri progetti per un importo di oltre 37 milioni,
di guisa che i lavori appaltati od in corso di appalto in dipendenza della legge arrivano
 a 70 milioni (1).
Di questi 70 milioni più della metà (39 milioni circa) riguardano le costruzioni
stradali che realmente hanno avuto un notevole incremento ed hanno in misura preponderante
 assorbiti gli stanziamenti di bilancio, profittando del più scarso sviluppo
di altre categorie di opere. Le strade provinciali e le strade comunali obbligatorie,
tra le diverse categorie di strade, hanno richiesto maggiori erogazioni tanto che, per
le prime, le già scarse disponibilità di bilancio sono molte volte coperte dai nuovi
impegni assunti, e sarà necessario qualche provvedimento legislativo per impinguare
il capitolo (2). Quanto agli effetti ottenuti si hanno gog Am. di strade costruite e sistemate,
 o in corso di costruzione e di sistemazione. dei quali 244 circa ultimati, 308
‘n esecuzione e 357 in appalto (3).
Devoli altri lavori le bonifiche e le sistemazioni idrauliche ad esse connesse pre-
        <pb n="247" />
        - 170 —

sentano un considerevole importo di lavori recentemente appaltati od in corso di appalto,
perchè molti appalti sono stati recentemente disposti, e taluni importanti, ad ottimi
Consorzi di cooperative, quali sono quelli del Ravennate: ma viceversa l’importo dei
avori eseguiti fino ad oggi è poco rilevante. Altrettanto può dirsi dei lavori marittimi.
Lo sviluppo preponderante delle opere stradali risponde ad esigenze tecniche.
La viabilità è la più reclamata perchè rappresenta un interesse più diretto e più tangibile
 e perchè è il necessario presupposto dello sviluppo di tanti altri interessi. Inoltre,
 per le strade più semplice e più spedito si presenta il compito tecnico perchè
la compilazione dei progetti, se può importare la risoluzione di questioni anche delicate
 di interesse locale o particolare, importa raramente la risoluzione di problemi
cecnici difficili e complicati, come spesso avviene per le bonifiche, per le sistemazioni
(drauliche.ed anche per i consolidamenti. Non è certo un male che le strade si siano
sviluppate e vadano sviluppandosi prevalentemente e largamente : esse sono la condizione
 indispensabile per ogni progresso sociale ed economico e sono la base anche
di comunicazioni più rapide e più moderne.
Alle vie informi ed appena tracciate dei secoli scorsi, delle quali a mala pena
poteva servirsi il viaggiatore pedestre o il classico mulo, si vanno sostituendo oggi
dovunque le grandi arterie, percorse da molteplici veicoli a trazione animale e meccanica
 : e se le distanze chilometriche aumentano, di fatto le comunicazioni divengono
cento volte più rapide, più frequenti e più sicure, moltiplicando ed intensificando i
rapporti tra i diversi centri e creando nuove e più utili forme di vita sociale.
La strada ha la sua influenza sulla formazione e la civiltà dei popoli non sol-:anto
 come via di origine e come punto di arrivo, ma anche come mezzo di comu-2icazioni,
 di scambi e di commercio materiale ed ideale. Una buona rete {stradale
2uò sostituire molti provvedimenti di polzzza amministrativa e risolvere parecchi proslemi
 di ordinamento sociale; mentre le altre opere pubbliche non sono interamente
atili se non quando sia già in funzione un buon sistema di comunicazioni stradali.
Alle strade seguono i lavori marittimi che servono a completare le grandi arterie
di comunicazione ed a facilitare i commerci e gli scambi. Più lentamente procedono
le sistemazioni idrauliche, che richiedono lungo studio e, dati i criteri ormai prevalenti,
 tempo assai lungo di esecuzione, e le bonifiche, che dovrebbero, per divenire
efficaci, essere integrate dall’ iniziativa privata finora assente.
Quanto all’ esame dei risultati complessivi, se oltre che dei progetti appaltati o
‘n corso di appalto, si vuol tenere conto di quelli per i quali gli studi sono già iniziati
o devono iniziarsi e completarsi nel prossimo triennio, giusta il programma approvato
per il periodo 1913-916, si raggiunge un importo complessivo di opere per oltre 180
milioni, cioè una spesa complessivamente superiore di per sè stessa, senza tener conto
delle spese generali, agli stanziamenti complessivi autorizzati dalla legge del 1906,
stanziamenti che, tenuto conto delle leggi modificatrici, ascendono in totale a 760
milioni di lire,
        <pb n="248" />
        — 171

Si dovrebbe quindi ritenere che il programma previsto dalla legge sia per comoletarsi
 o sia in via di completamento, ma è opportuno chiarire bene questo punto
er evitare una inesatta valutazione dei dati esposti.
La progrediente attività dell’Amministrazione, l’eliminazione di alcune delle più
gravi cause ritardatrici, potranno in breve termine avere per effetto l’esaurimento
delle somme autorizzate dalle leggi speciali per opere pubbliche in Calabria. Ma l’imsegno
 di tutte queste somme ed anche il loro conseguente pagamento non importerà
che le opere siano state interamente eseguite.
Il piano regolatore del 1910 ha preveduto già un aumento di circa 100 milioni
sulla spesa complessiva autorizzata dalla legge del 1906. Le leggi posteriori hanno
-ontemplato nuove autorizzazioni per circa 20 milioni; ma rimane tutt’ ora un’ecce-Jjenza
 di circa 80 milioni. Ora è da prevedere che questa eccedenza di spesa sarà
anche notevolmente sorpassata nella definitiva liquidazione. Intanto già le più recenti
previsioni, risultanti dai progetti esecutivi in corso di approvazione o di appalto
presentano una eccedenza che oscilla dal 42 al 91 °/, in media, per i lavori delle tre
orovincie, sulle indicazioni del piano regolatore del 1910 (1), eccedenza che in misura
diversa, difficilmente precisabile, si*-ritrova nelle previsioni del programma triennale.
Per alcuni lavori stradali l’ eccedenza supera il 200 per cento, in relazione anche
all’aumento dei costi chilometrici che dai minimi di 18 mila lire per le strade comunali
 e di 47 mila per le nazionali salgono ai massimi di 130 mila e 250 mila lire,
2 raggiungono in alcuni casi, per le traverse interne, il culmine di L. 365 mila per
km. (strada naz. 63, tratto presso Grimaldi). È poi da tener conto che le previsioni
di progetto e di programma sono nell’atto esecutivo sempre sorpassate € che, se per
le opere stradali si ha una determinazione quasi sicura dei limiti e dell’estensione dei
lavori, per altre categorie di opere, come bonifiche, sistemazioni idraulico-forestali e
consolidamenti, non può prevedersi una delimitazione precisa, nè può facilmente circoscriversi
 il compito dell’Amministrazione. Non sembra quindi ‘eccessivo concludere
che per la esecuzione completa di tutte le opere sarà necessaria una maggiore autorizzazione
 di spesa la quale si aggirerà sui 200 milioni, salvo, così per le opere
seguite, come per quelle da eseguire, il ricupero dei contributi a carico delle Provincie
 per le strade provinciali e comunali e per le opere idrauliche, e delle Provincie
 e dei proprietari interessati per le opere di bonifica di prima categoria. a. termini
 degli art. 34, 35, 37 € 38 della legge.
Di questi contributi, che sono poi versati, nei modi e termini stabiliti, tra le
entrate del Tesoro, non si tiene calcolo nella indicazione delle somme erogate o da
srogarsi, perchè lo Stato anticipa tutta la spesa, che figura perciò intera nel bilancio
vsassivo. Su essi però potrebbe farsi calcolo in diverso ordinamento economico-amministrativo
 per le opere pubbliche del Mezzogiorno.
A. questo punto il problema dell’esecuzione delle opere pubbliche in Calabria
        <pb n="249" />
        si presenta in tutta la sua interezza, ed ove si voglia affrontarlo con intendimento
 di risolverlo prontamente e seriamente, converrà forse ricorrere a provve.
dimenti più radicali ed efficaci, per evitare che il lungo decorso di tempo lo renda
più grave e più difficilmente risolubile. Gli stanziamenti da fare per le spese autorizzate
 e per quelle maggiori che dovrebbero autorizzarsi, nei limiti normalmente
consentiti dal bilancio, richiederebbero parecchie diecine di anni per maturarsi, ed
intanto l’attuazione della legge non potrà svolgersi con la rapidità e la intensità richieste
 dalla precisa visione delle finalità da raggiungere. Sarà opera provvida di
Governo studiare le riforme, che possono essere di diversa natura, per assicurare il
completamento del programma indubbiamente grandioso e benefico della legge del
1906, senza un eccessivo ritardo che si risolverebbe forse in una dispersione di forze
ed in una grave perdita dell'utilità dei benefici.
Per giudicare intanto esattamente i risultati dell’attuazione della legge speciale
per la Calabria occorre tener conto di altri dati oltre quelli dei lavori effettivamente
sseguiti. Nei dati suesposti non è compresa la spesa per la costruzione della nuova
cete ferroviaria Calabro-Lucana, la quale spesa, per la parte della Calabria, ascenderà
annualmente a 6 milioni e mezzo circa per 70 anni, con variabilità da zero a 6 milioni
 e mezzo nel primo decennio; non sono compresi i sussidi per gli acquedotti che
importeranno un onere allo Stato di parecchi milioni, ed i concorsi dello Stato per le
ricostruzioni delle case private nei nuovi centri abitati, Non sono stati neppure valu-‘ati,
 perchè formanti parte di un altro ordine di provvedimenti, i risultati dell’azione
svolta dallo Stato per riparare i danni del terremoto del 1908, e di essi si darà sol-‘anto
 un cenno sommario successivamente, mentre per quest’opera lo Stato ha sosteauto
 una spesa di oltre 45 milioni per sole opere provvisorie, e molti altri milioni
sta spendendo per sgombri, ricostruzione di edifici pubblici e di case economiche.
Alle opere pubbliche occorre anche aggiungere i lavori di rimboschimento eseguiti
 dal Ministero di Agricoltura sui demani comunali ed in applicazione della legge
sul demanio forestale, per un importo complessivo di oltre un milione e trecentomila
 lire (5).
Occorre anche ricordare, per una visione completa dei vantaggi apportati dalla
legge speciale alla regione calabrese, i risultati dei provvedimenti finanziari, di quelli
almeno che hanno già dato effetti tangibili è permanenti.
La riduzione del 30 %, dell’imposta sui terreni per gl’imponibili complessivi non
superiori a L. 6000, importò per gli anni dal 1909 in poi una riduzione annuale di
circa tre milioni sul gettito dell’imposta in confronto degli anni 1907 e 1908 (6). Le
esenzioni relative ai fabbricati rurali e di nuova costruzione hanno dato una dimiauzione
 di circa 7 milione per anno nel gettito dell’imposta sui fabbricati (7). Le esenzioni
 per le nuove industrie, concessioni ecc. non possono finora valutarsi, ma daranno
 un beneficio non trascurabile, specialmente se le condizioni economiche gene-
        <pb n="250" />
        -ali si avvieranno verso la desiderata trasformazione. Di tutti questi dati bisognerà
‘ener conto per valutare equamente i risultati dell’applicazione dei provvedimenti
speciali ed anche per determinare le direttive da seguire per una più coordinata ed
°fficace applicazione di questi provvedimenti in Calabria.

NOTE AL CAPITOLO.

1) Sviluppo delle opere pubbliche in Calabria dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

N

NATURA DEI LAVORI

STRADE

3ONIFICHE

SISTEMAZIONI IDRAULICO-FORESTALI
INTERESSANTI BONIFICHE .

SISTEMAZIONI IDRAULICHE MONTANE
&amp;amp; DI PIANURA DI CORSI D’ACQUA

LAVORI MARITTIMI

CONSOLIDAMENTO DI FRANE MINAC-“IANTI
 ARITATI

SPOSTAMENTI DI ABITATI .

\COUEDOTTI

TOTALI .

Lavori
ILTIMATI

Importo

Lire

2. 666.079,07]

}_130,403,55||

1,545.,368,91|'

388,356,02|

357 466.67]!

1.569.929.451

OR 382 33

8,655,986, —

LAVORI IN CORSO DI
ESECUZIONE

| LAVORI
IN CORSO DI
APPALTO
o DI |
APPROVAZ.
Previsioni
1i progetto!

Tora |

importo dei Importo dei
asori aacgaiti residuali lavor
a da eseguire
10 giugno 1913
Lire

Lire

[ jre

1.992.013.79] 7,676,503,18/|23,986,401.—1139.320,997,04!

581.636,10] 3,161,428,90|

3.273,00, — || 9,146.468,55

402.800,58]

3.650,894,73|: 1,798,664,73|| 7,397,728.97

735, 763.78)

754. 150.14)

919,383.15|] 2,797,653,09|

765 668.65]

4.097 331.35!)

893,070, —|

9,017 ,536,67

165.429.79|

274.522.623)

505 _ 000, —i

2.,514,881,87

O D00

q9 500. |

52.800,

182,30 ),—

o 382. 3a

8,675,312.60|21,714,330,08| braasampoasona
        <pb n="251" />
        2,

z
z

NATURA
DELLE
STRADE

Strade Nazionali .

Provinciali

Sviluppo delle opere stradali in Calabria dal 30-6-1906 al 50-6-1913.
LAVORI IN ORSO | DI ESECUZIONE IT nni

2 3 i
y 2
è 2
3 o i 8
&amp;gt; N ? $
2 5 SS E
2 È =]
4 a 2
è A a
&amp;gt; i
.
Yo

Nuova costruzione

Consolidamento
e sistemazione

Manufatti isolati

i
:
i
:

bio
4
/

eseguite
al
30-6-1913

da

eseguite |
al
30-65-1913

seguite

E
è i
3 &amp;amp;
“&amp;gt;
o

12

da

Y
2
a

eseguire

eseguire

al
30.6-1913

eseguire

Lire

Tire

L're

Lire

Lire

Lire

Lire

Lire

Lire

Lire

Lire

gen

385,547,05!

773,325,55 !

365.815 80

55.000. —

220,000, —

120,580. —'

86,420, —

i5,501,066, — |

933,975, — |

935,000, —

340,874,42 |

117,687 30

38,485,67111,726,991,72

2,418,101,57

67,963,52!1,511,852,96! 518,873,15|

388,426,85!|7,807,100,-- 12,069,000, —

328,100,--


I
no

Comun, Tab. B

525,423,01 1

279,960,521

832,380,561'1,079,318,73

22,659 84|

(33,929,53

13,0538.70

209 _ 600, —

Tl'oTtTALI

1,388,959,27 ! 1,106,253,57 | 170,866,23||3,923,165,53
ù

Lavori ultimati
Lavori in corso di esecuzione .
Lavori in corso di appalto o di approvazione .

LL. 2,666,079,07
» 12,668,516,97
» 23,986,401,—

1,125,152,92 ! 161,620 98]

417,419,461 136,785,60| 157,118,15|

45,470,47

8.325, —!

19,425, —

921,300,

|41.875,840.76

292,909,51|2,168,697,42| 773,938,75| 631,965, —|

| spese al 30 giugno 1913
|

860,500, —

‘2 /133,260, —

v54.,800, —

728.600. —

17,552,066 [5,136 235 —

. L. 4,992,013,79
» 7,676,503,18

875,000, —

1,298,100, -

ToraLe L. 39,320,997,04
        <pb n="252" />
        SVILUPPO DELLE OPERE PUBBLICHE IN |
CALABRIA °
dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913

&amp;gt;
’
i
113
il
15
= la
ra

Lavoro in corso di approvazione o di appalto
Parte da eseguire dei lavori in corso di esecuzione
“rte eseguita dei lavori in corso di esecuzione
Lavori ultimati.
N. B.: Ogni mm. corrisponde al valore di E. 100 000.

I
a
e
-
n

i
1
I
1
Pe

i
c

"A

{ini

SINISTERA DEI LAVORI PIRRLICI &amp;lt; Dirazione Aensrale dai Servizi Spena.

"Au

‘52 800.00
20.00
Ion

QTITHTO QEOARAFICO DE AGOSTINI + NAVAR:

2382.3533
        <pb n="253" />
        4) Confronto tra l’importo dei progetti in corso di approvazione o di appalto al 30.6 913 e le previsioni del piano regolatore 1910.

NATURA
DEI LAVORI

Nazionali
Strade Provinciali
Comunali

Bonifiche.

sistemazioni idrauliche inte ressanti
 bonifiche

Sistemazione torrenti

Opere marittime .

COSENZA

Importo pro- Previsione
setti in corso |yi i
il approvazione piano regolatore
o di appalto 1910

1,770,000
1,319,000
2.151.000 |

{,000,000
!,390,000
1,075,000

46.670

ANO 000

‘84,587

00.000

834 000

200.000

e
EE
ao
oi
2a)
ei
sa
ES
si
e SE
7

77 lol
210 O/pì
100 °/

O

16 2/5

17 Ola

CATANZARO

da:
Qi
moi
- RE
Previsione vd.
uv un i |
a {E Er
piano regolatore! 3 è ©
va E
1910 = 52
a

Importo progetti
 in corso
li approvazione
o di appalto

200,000
3,856,100
802,000 |

200,000
3,053,000
506,000

0 o

25 O/o

38 Oo

780.369

40 000

2 Of

‘12 AA2

420 NON

20 O/n

REGGIO CALABRIA

Importo pro- | Previsione
getti in corso . . latore'
ii approvazione P!an° regolatore
o di appalto 1910

711,066

630,000

521.100

392.000

1.553.000

A0 ANN

125.797

n Rn

a
ou
n
o
z
uv
u pi
pi E Ro
SEDE
SEE

9 0/
lo

33 °/o

61 /o

ANNOTAZION

Le cifre si riferiscono
 soltanto a
progetti individuati
 e distinti nelle
previsioni complessive
 del piano
regolatore,

Consolidamento frane

1 005. 257

5 765.000

EA |

7.157.131

4.331.000

69 °/5

2 922.963

pi”

A”
        <pb n="254" />
        NATURA
DELLE
STRADE

Strade Nazionali .

Strade Provinciali ,

Strade Comunali Tab. B. 7

— 176 sa
Sviluppo chilometrico dei tronchi stradali eseguiti, in corso d

STRADE ULTIMATE

STRADE IN CORSO D'ESECUZIONE
SISTEMAZIONE
NUOVA COSTRUZIONE E CONSOLIDAMENTO
Previsioni eseguiti Previsioni | eseguiti
di al di al
Drogetto | 30-6-1913 progetto | 30-6-1913
Km. Km. Km. Km.

| nuova
costruzione

sistema- |
zione
e
2onsolidamento


|
da
“o
A e
n°
2.

&amp;lt; mm

Cra,

it

76,361

14,224 | 9,686 |

290,117 |

5,783

11.188

17,464

16.525

48,540

14.621

è 9,964

19,510

88,029

53,870

14,967

6,325

12,874

3,297

’ 961

218

2240

+ 675

2382

0,685

IR, 417

3,403

{1,243 | 202,539

205.997 | 88,781 | 102 303

29 296

esecuzione o progettati dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

TOTALE
DEI LAVORI ESEGUITI *

LAVORI IN CORSO DI APPALTO
O DI APPROVAZIONE

LAVORI IN PROGETTO

| sistema.
nuova zione
i e
Costruzione i
consolida. ,
mento

Sens
3
38
zo
TL

nuova !
‘ostruzione

sistema- n
è so
zione © Ss
e =
i i n.2
‘onsolida- E
mento -

sistemanuova
 zione
a e
costruzione | consolida.
mento

e in
=
“ec
&amp;amp;
Ha:

n

sila

+. mm.

ANI.

ST

mm

3.680 |

82.141

40,020

18,266

54,244 {123.744

19,728

17.428

56,517

16.328

04,230 | 108,413

4,477

100,903

18,144

87,972

91,524 | 222.326

313

0,675

2,088

12.346

2,240

41

} 445

‘0.683

9 338

}_ 68

130 017

231,835 |

204,452

152,566

e

451,682 | 457.408 |

7

ANNOTAZIONI

* L’ indicazione « lavori
eseguiti &amp;gt;» comprende "così le
opere integralmente ultimate,
come la parte di quelle tuttora
in corso che, tenuto conto della
spesa erogata, può ritenersi
eseguita.

RIASSUNTO

uv)

1°) Strade ultimate .  . i
!0) Strade in corso di esecuzione ,
39) Strade in corso di appalto

Gettito dell'imposta sui terreni in Calabria
dal 1907 al 1911.

ANNI

IMPOSTA |
go SOVRIMPOSTA

POTALE

6,183,047,52  9,303,576,31
3,016,816,71 9,109,153,59
1,065,587,60 6,408,702,62
4,272,834,87 6,608,753,70
4.792.949. 08

907

3,120,528,79
3,092,336,88
2,343,115,02
2,336,370,83
2,604.353.55

19082

190

.910

1911

7.397 ,302,63

Km. 243,7!’
&amp;gt;» 308,30!
. &amp;gt; 387,018
Km. 909.09

lei quali Je. 118,080 eseguiti,
&amp;gt; 190,220 da eseguire.

7

Gettito dell’ imposta sui fabbricati in Calabria
dal 1907 al 1911.

ANNI

i
REDDITO TMUPONTIRITE

TOTALE GENERALE
IMP. È SOVRIMPOSTA

.907

8,362,859,61
R92_*32,52
1,006,28
6,015.909,26
6,392,161.39

3,121,426,46

9Na8

2,188,315,05
2,177,682,47
2,042,999,56

‘ano

1910

1911

2,307 .,882,09
        <pb n="255" />
        vor 178 —

e

Lavori di rimboschimento e di sistemazione montana
eseguiti in applicazione della legge 25 giugno 1906, N. 255.

SUPERFICIE

2 ROVINCIA

da rimboscare

‘imboscata

a
Ritari

Ettari

dal 19296 al 30 Giugno 1913 . .
! dal 1° Luglio I9r2 al 30 Giugno 1913.

4106,68,91

1333,57,99

CATANZARO

(a)

dal 1906 al 30 Giugno 1912 . . .
COSENZA
dal 1° Luglio 1912 al 30 Giugno 1912

6337,15,07

1251,53,00

4609,82,75

232 32,53

dal 1906 al 3o Giugno 1912 . .
REGGIO I
CALABRIA
dal 1° Luglio al 30 Giugno 1913

260 16,00

5,63.,00

200,00.00

104.42,00

Torane ,. . e.

[5813,81,73

2927 ,48,52

SPESA
SOSTENUTA

320,168,89

825,372,95

128,874,01

10,959,21

33.830,55

1,319,205,71

a) Mancano ancora le notizie per l’esercizio 1912-1913.
        <pb n="256" />
        CONFRONTO DELLO SVILUPPO DELLA VIABILITÀ NEL REGNO AL 30 GIUGNO 1913

SREBE i

i

Alessandria
Cuneo
Novara
Torivo
Reviona

S
a

| Genova
P.o Maurizia
Resinn

Bergamo
Brescia
Como
Cremona
Mantova
Milano
Pavia
Sondrio
Regiaona

Bellano
Padova
Rovigo
Treviso
Jdine
Venezia
Verona
Vicenza
Tegioun=Bologna


Ferrara
Forlì
Modena
Parma
Piacenza
Ravenna
teggio E.
Dent a ni

ArOZZO
Firenze
Grosseto
Livorno
Lucca
Masaa
Pisa
Siena
Resione

Ancona
Ascoli
Macerata
Pesaro
Regione

= |} Perugia
&amp;lt;&amp;lt; Revione

= |Roma
0 i Resine

Aquila
Cam Ppobasso
Chieti
T'eramo
Raggi mi i

Avellino
Benevento
cei
a
Rana
1 Raina

Bari
Foggia
Lecce
Recsipgna

e
sl
e

S| Potenza
Reviona

Catanzaro
Cosenza
Reggio
TI ei aci

Ualtaniss’
Catania
dirgenti
Measina
Palermo
Siracusa
Trapani
Rauginne

E Cagliari
a 0 Sassari
PS] Bei ne

MINISTERO DEI LAVORI PUBBLIO! : Direzione Generale del Servizi Spenial.

i

Totale lunghezza stradate nel Regno dopo l’applicazione
della legge ò giugno 1906, Km. 151.147.
Totale lunghezza stradale nel Regno al 30 giugno 1913,
Em. 148.707.
Strade costruite per ogni Provincia al 80 giugno
9:
lale strade costruite per ogni Regione al 80 giugno
 1918
Jsde da costruire Pa l'applicazione della legge
25 giugno 1906, N. 255 a favore della Calabria...
Scala nera per i valori provinciall.
Scala roasa per i valori regionali. - :
È

ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI x* NOVARA

j
        <pb n="257" />
        PARTE TERZA

L'ESECUZIONE DELLA LEGGE

PER LE SINGOLE CATEGORIE DI OPERE
        <pb n="258" />
        PROVINCIA DI COSENZA
APPLICAZIONE DELLA LEGGE SPECIALE 25 GIUGNO 1906 N.° 255
(Stato della viabilità dopo l’ applicazione della Legge speciale)

Yet O sn
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I Kiel, *
a s
*

N

SPIEGAZIONI

STATO DELLA VIABILITÀ IN PROVINCIA DI COSENZA
dopo l’applicazione della legge a favore della Calabria - Stato attuale
Strade nazionali
— costruite
=» in corso di costruzione o progettate
in corso di progetto e da progettare
Strade provinciali
. costruite dallo Stato
= in corso di costruzione o progettate
: in corso di progetto e da progettare
costruite dall’amministrazione provinciale
Strade comunali
=» costruite
31m ill corso di cosiruzione o progettale
: in corso di progetto e da progettare

He
        <pb n="259" />
        SPIEGAZIONI
STATO DELLA VIABILITÀ IN PROVINCIA DI COSENZA
“opo l'applicazione della legge a favore della Calabria - Stato attuale
Strade nazionali
costruite
in corso di costruzione o progettate
in corso di progetto e da progettare
Strade provinciali
costruite dallo Stato
in corso di costruzione o progettate
in corso di progetto e da progettare
‘ostruite dall’amministrazione provinciale
Strade comunali
costruite
in corso di costruzione o progettate
in corso di progetto e da progettare

e

È grande comitnivazia:
arrozzabili
on sempre praticabili
nulattiere e campestri
i di montagna
Povia
rio
Scala di 1:250.000
{1 centim.- 2500 metri)
mi: 2 3 4 5 10
BACIONE IO UE ep — ee en

—;_ E E SO OE EE

EEE ere iii iii —
VINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI- Direzione Ganeralae dei Carviri Qnrrii

 Asia asa ©

“ITUTO GFAGRAFICO DE AGOSTINI . NAVAD.
        <pb n="260" />
        PROVINCIA DI CATANZARO
APPLICAZIONE DELLA LEGGE SPECIALE 25 GIUGNO 1906 N.° 255
(Stato della viabilità dopo l’applicazione della Legge speciale)

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        <pb n="261" />
        Ulivi!

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di Guardavalle

SPIEGAZIONI
STATO DELLA VIABILITÀ IN PROVINCIA DI CATANZARO
dopo l'applicazione della legge a favore della Calabria - Stato attuale
Strade nazionali
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" corso di progetto e da progettare
Strade provinciali
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in corso di progetto e da progettare
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Strade comunali
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Scala di 1:250.000
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A,  —ivm—rnnz———— E, APP. ireer——
FF’ NEI LAVORI PUBBLICI: Direzione Generale dei Servizi Speciai

aa— aaa eee
stratto dalla Carta d’Italia del T. O. |. — Prnprietà 1 tie,

ISTITUTO GEOGRAFICO

: AUTSTINI + NC
        <pb n="262" />
        -- trade di grande comunicazione
sm = »  carrozzabili
esa nn = n» non Sempre praticabili
—__________  Mmaulattiere è campestri
me =_= =_= noe Sentieri di NONtagNa,
sea mae o um ee pom 66 ue (ONLINE di Prorincia
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PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA
APPLICAZIONE DELLA LEGGE SPECIALE 25 GIUGNO 1906 N.° 255
(Stato della viabilità dopo l’applicazione della Legge speciale) .

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SPIEGAZIONI

STATO DELLA VIABILITÀ IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRI!
dopo l’applicazione della legge a favore della Calabria - Stato attuale
Strade nazionali
ama COStruite
m—-——=mm ill corso di costruzione o progettate
- in corso di progelto e da progettare
Strade provinciali
costruite dallo Stato
um in corso di costruzione o progettate
= in corso di progetto e da progettare
: costruite dall’amministrazione provinrial
Strade comunali
mune COSÌrUIte
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— in corso di progetto e da proagettare
Ponti su strade provinciali

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1JBRLICI: Direzione Generale dei Servizi Snanio o

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costruiti
in corso di costruzione o progettati
in corso di vroaetlo e da prodettare

Scala di 1: 250.000
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Long. Est 4° di M. Mario
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STITIHTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI + NOAVARI/
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        CAPO I.

LE STRADE NAZIONALI

La legge 25 giugno 1906, n. 255, relativa ai provvedimenti in favore della Calabria,
 commise al Governo del Re di provvedere con R. Decreto alla revisione della
-lassificazione delle strade nazionali delle tre provincie calabresi. entro tre anni dalla
promulgazione della legge stessa (art. 34).
Il regolamento 24 dicembre 1906, n. 670, stabilì le modalità della revisione di
jetta classifica. Per esso entro iîl 1907 i Consigli Provinciali delle Calabrie dovevano
proporre le modificazioni da apportarsi all’elenco delle strade nazionali nelle provincie
rispettive. Le proposte, col parere dell’ Ispettore Compartimentale del Genio Civile,
dovevano trasmettersi al Ministero dei Lavori Pubblici, il quale avrebbe provveduto
poi, nei termini dalla legge fissati, alla pubblicazione del nuovo elenco, uditi il Consiglio
 Superiore dei Lavori Pubblici ed il Consiglio di Stato (art. 101).
I Consigli Provinciali presentarono nel termine prescritto le proposte riguardanti
 le modificazioni da apportarsi all’ elenco delle strade nazionali nelle rispettive
orovincie.
Per la provincia di Cosenza furono proposte le strade :
1. Mormanno-Scalea — 2. Belvedere-Lungro-Castrovillari-Spirito Santo di Civita-Stazione
 di Torre Cerchiara — 3. Marina di Cetraro-Fagnano-Roggiano-Ferrovia Cosenza-Sibari
 — 4. Marina di Fuscaldo-S. Benedetto Ullano-Montalto-Stazione ferroviaria
Acri-Bisignano — 5. Cosenza-Cerisano-Fiumefreddo — 6. Amantea-Piano del Lago —
7. Cariati-S. Giovanni in Fiore-Garga-Colosimi-Coraci-Scigliano-Grimaldi-Aiello-Serra di
Aiello-Ferrovia Eboli-Reggio — 8. Stazione di Bisignano-Acri S. Demetrio-S. Mauro
— 9g. Rossano-Longobucco — 10. Corigliano-S. Demetrio-S. Sofia d’Epiro-Duglia-Stazione
 di Mongrassano-S. Marco Argentano-Cetraro — 11. Rogliano-Parenti-Sorgenti
del Savuto — i2. Provinciale del Pollino-S. Lorenzo Bellizzi-Sella Scorzillo -— 13. Mo.
rano-S. Basile.
        <pb n="264" />
        — 182

Per la provincia di Catanzaro furono proposte le strade:
i. Sorgenti del Savuto-Cotronei-Petilia-Policastro-Nazionale n. 61-Cutro-Stazione
di Cutro — 2. Porto S. Venere-Monteleone-Serra S. Bruno-Badolato Marina — 3. Stazione
 di Nocera-S. Mango-Martirano-Conflenti-Nazionale n. 63-Nazionale n. 62-Castaosna-Carlopoli-Taverna-Magisano-Zagarise-Sersale-
 Petronà-Mesuraca-S. Mauro -Scandale-Porto
 di Cotrone — 4. Stazione di Curinga-Maida-Borgia-Roccella-Marina di Catanzaro
 — 5. Stazione di Francavilla Angitola-Filadelfia-Squillace-Stazione di Squillace.
Per la provincia di Reggio Calabria infine furono proposte le strade:
‘. Dorsale Apenninica: Melito-Cambarie-Limina — 2. Trasversale: Reggio Calabria-Montalto-Bonamico
 — 3. Trasversale : Bagnara-Zillastro-Bovalino — 4. Trasversale :
Rosarno-Limina-Gioiosa.,
Nell’esame di tali proposte si tennero presenti i criteri generali di classificazione
quali si eran venuti determinando nella giurisprudenza con l’interpretazione delle vigenti
 disposizioni al riguardo e sopratutto i seguenti, che potevano più facilmente
:rovare applicazione per le strade calabresi :
a) Una strada che valichi l’Appennino può essere dichiarata nazionale, solo
ove in essa concorrano i caratteri di grande strada a termini e secondo lo spirito
della legge sui lavori pubblici ;
è) una strada ordinaria non può considerarsi come avente uno scopo esclusivamente
 militare, quando serva anche al traffico; affinchè la condizione si verifichi
non è neppur sufficiente che la strada sia costruita e serva a fini militari, ma è necessario
 che essa non abbia importanza, o l’abbia ben limitata rispetto al traffico ;
c) non può dirsi soddisfatta la condizione indicata dalla lettera a) dell’art. 10
della legge, quando la strada ordinaria non congiunga direttamente fra loro parecchie
delle primarie città del Regno o queste con i più vicini porti commerciali di 1° classe:
è necessario pertanto ben determinare se le città unite fra loro abbiano tale importanza
 da potersi considerare come primarie città del Regno o se i porti, cui la strada
le congiunge, siano tali da potere essere inscritti negli elenchi dei porti di prima
2lasse della seconda categoria.
In base a tali principî fu d’uopo rilevare che una stretta e rigorosa applicazione
di essi avrebbe permesso di accettare ben poche o quasi nessuna delle proposte fatte
dalle altre tre provincie.
Non esistono infatti in Calabria città di primaria importanza, nè porti classificati
nella 1° classe, perchè quello di Reggio, che è classificato in 1° categoria pei riguardi
delle opere, per quel che si riferisce al commercio è invece compreso nella 2% classe
lella 2° categoria. In conseguenza difficilmente potevano riconoscersi i caratteri di
3rande strada in qualcuna di quelle attraversanti l’Appennino Calabrese.
Ma a tali considerazioni di ordine strettamente giuridico e positivo devono contrapporsene
 altre di carattere più generale.
        <pb n="265" />
        n 1823

Le condizioni economiche e finanziarie della Calabria, che sono notevolmente
inferiori a quelle di quasi tutte le altre regioni del Regno, non consentono che essa
sia trattata alla stregua di tutte le altre, e che possa ad essa applicarsi, senza benevoli
larghezze, la legge comune. Tale criterio è insito nella legge 25 giugno 1906, che è
tutta legge di eccezione e di favore, estendente, oltre i limiti entro cui normalmente
è contenuta, l’attività dello Stato a beneficio delle provincie calabresi; e, per quel
che riguarda il caso in esame, è implicitamente confermato dal disposto dell’art. 34
ultimo comma della stessa legge, col disporre la revisione della classificazione delle
strade nazionali nella Calabria, poichè tale prescrizione deve appunto ritenersi informata
 alla necessità di temperare le rigide disposizioni della legge sui lavori pubblici,
adattandole alle speciali condizioni economiche e finanziarie della regione. -
Nell’esaminare pertanto le proposte delle tre provincie calabresi, il Ministero,
mentre tenne in considerazione le norme poste dalla legge del 65 e l’interpretazione
che la giurisprudenza e la dottrina vi hanno dato, stimò opportuno, però, procedere
nell’applicazione di tali norme con ogni benevola larghezza e con quello spirito di
tavore cui era informata le legge del 1906. In tal modo i termini di grande strada,
di primarie città del Regno, di scopi esclusivamente militari, potevano assumere un
significato più attenuato, più circoscritto, più relativo, ed alcune delle proposte fatte
potevano apparire accettabili, arrivandosi alla conclusione che possono essere nazionalizzate
 quelle strade provinciali, che oltre a valicare l’Appennino, hanno il carattere
di grandi strade in dipendenza del numero dei Comuni attraversati, degli abitanti serviti,
 delle strade provinciali e comunali che allacciano. ed infine delle speciali industrie
 cui servono.
Vagliate con tali criteri le proposte delle provincie calabresi, l'Ispettore del Genio
 Civile del Compartimento di Bari fu di avviso che meritassero di essere aggiunte
all’elenco delle Nazionali soltanto altre tre strade in provincia di Cosenza, due in
quella di Catanzaro, ed una in quella di Reggio Calabria. e cioè: per la provincia di
Cosenza :
I. Stazione di Belvedere-Lungro-Castrovillari-Stazione di Torre Cerchiara —
2. Stazione di Cariati-S. Giovanni in Fiore-Garga-Colosimi-Coraci-Scigliano-Grimaldi-Aiello-Serra
 di Aiello-Stazione di Serra di Aiello — 3. Provinciale del Pollino-A gro
di S. Lorenzo Bellizzi-Sella Scorzillo ;
Per la provincia di Catanzaro:
1. Prolungamento della Nazionale n. 61: da Cutro alla Stazione di Cutro —
2. Innesto con la Nazionale n. 62 presso Soveria, per Carlopoli-Petronà-Mesuraca-Pe-‘ilia
 Policastro-Roccabernarda-Sella Soccorso-Scandale-Porto di Cotrone — 3. Stazione
di Curinga-Maida-Borgia-Roccella-Marina di Catanzaro.
Per la provincia di Reggio Calabria:
‘. Stazione di Bagnara-Bagnara-Zillastro-Bovalino Marina.
        <pb n="266" />
        - 184

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, con voto del 15 febbraio 1909, ritenne
 ammissibili tali conclusioni dell’Ispettore Compartimentale, aggiungendo che per
il prolungamento della Nazionale n. 61, anzichè l’attuale strada esistente fino alla stazione
 di Cutro, si dovesse rendere nazionale una variante alla strada medesima, già
studiata con progetto del 12 novembre igo8 e che la strada Bagnara-Bovalino fosse
dichiarata nazionale fino alla stazione di Bagnara Marina, anzichè fino all’ incontro
con la Provinciale Tirrena.
Inoltre il Ministero della Guerra aveva dichiarato che un tratto della strada Melito-Limina
 ed un altro della strada Reggio-Bonamico, ambedue nella provincia di Reggio
Calabria e ricadenti nella sfera di efficenza della piazza di Messina, interessavano la
difesa militare e che perciò, a giudizio di quel Dicastero, dovevano annoverarsi fra
‘e strade nazionali per assicurarne una regolare manutenzione, che riusciva troppo
nerosa per la Provincia a causa delle gravi spese occorrenti e dei limitati mezzi per
la Provincia disponibili, e successivamente, in seguito alle osservazioni mossegli che
la inscrizione di una strada in una piuttosto che in un’altra delle categorie contemlate
 dalla legge sui lavori pubblici, non può farsi per alcune parti soltanto di essa»
na unicamente per l’intera strada considerata come unità organica, aveva proposto
che ambedue le dette strade venissero per intero inscritte fra le nazionali,
Ma il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici col voto innanzi citato fu di pavere
 che, delle due strade indicate, soltanto quella Melito-Limina avesse i caratteri
per essere dichiarata nazionale, data la sua notevole importanza, non l’altra Reggio-3onamico,
 alla cui manutenzione del resto la Provincia di Reggio avrebbe potuto
attendere agevolmente, venendo ad essere esonerata dalle spese di manutenzione di
altre due strade, ivi compresa la Melito-Limina. per un percorso complessivo di circa
'70 chilometri,
E dello stesso parere fu il Consiglio di Stato, che si pronunziò in merito con
voto emesso nella adunanza del 16 aprile 1909, n. 2407/931, rilevando che se l’art, 10
lella legge sui lavori pubblici nella sua lettera c) dispone che sian nazionali le strade
che hanno scopo esclusivamente militare, non si può in base a tale disposizione classificare
 come nazionali strade che non hanno questo scopo esclusivo, ma presentano
 soltanto, ed unicamente per qualche tratto, anche interesse militare.
Tuttavia per la Melito-Limina, tenuto conto che essa è una linea dorsale appenninica,
 che attraversa molti Comuni ed allaccia molte strade, e che essa ha pure uno
speciale interesse nei riguardi della difesa militare, il Consiglio di Stato ritenne che
potesse classificarsi fra le nazionali, dando alla lettera c) dell’articolo 10 una larga ed
qua interpretazione, ed associandosi così interamente al parere espresso dal Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici.
Con decreto reale del 3 maggio 1909, n. 252, vennero quindi dichiarate nazioaali
 le seguenti strade della Calabria :
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        ‘85

a) in provincia di Cosenza :
‘. Dalla stazione ferroviaria di Belvedere marittimo per Lungro fino all’ innesto
con la Nazionale n. 57 presso Castrovillari e dall’incontro della detta ‘Nazionale colla
Provinciale del Pollino per Spirito Santo di Civita alla stazione ferroviaria di Torre
Cerchiara — 2. Dalla stazione ferroviaria di Serra di Aiello, Grimaldi, Scigliano fino
all’innesto con la Nazionale n. 62; da detta Nazionale presso Coraci per Colosimi
all’innesto con la Nazionale n. 61 in contrada di Garga ; e da questa Nazionale presso
il Fiume Neto per Savelli e Campana alla stazione ferroviaria di Cariati — 3. Pro-'ungamento
 della Nazionale 55 quinquies, da Sella Scorzillo confine con la provincia
di Potenza, per S. Lorenzo Bellizzi e Cerchiara Calabra. all’innesto con la strada Belvedere
 marittima-Torre di Cerchiara ;
è) in provincia di Catanzaro :
I. Dalla Nazionale n, 62 presso Soveria Mannelli, per Carlopoli, Zagarise, Sersale,
 Petilia Policastro, all’innesto con la Nazionale n. 61 in contrada Grazzani e da
detta Nazionale presso Sella Soccorso per Scandale al Porto di Cotrone — 2. Dalla
stazione ferroviaria di Curinga per Maida, Cortale, $S. Floro a Marina di Catanzaro:
4) in provincia di Reggio Calabria:
1. Dalla stazione ferroviaria di Bagnara per S. Eufemia di Aspromonte, Sinopoli,
Delianova, S. Cristina, Platì, Careri a Marina di Bovalino — 2, Dalla Provinciale
lonica presso Melito per Bagaladi, Sella Cerasia, fino all’incontro della Bagnara-Bovalino
 fra Sinopoli e Delianova.
Collo stesso decreto fu disposto che le anzidette strade venissero inscritte nell’elenco
 generale delle strade nazionali del Regno a decorrere dal 1° luglio 1009 e velissero
 indicate :
a) quelle in provincia di Cosenza rispettivamente coi numeri 57 ter. 62 bis e
55 quinquies; mutati poi in 59, 63, 53;
è) quelle in provincia di Catanzaro rispettivamente coi numeri 62 ter e 64 bis.
ora 64 e 65;
c) quelle in provincia di Reggio Calabria rispettivamente ai numeri 67 bis e
67 ter, ora 6g e 70.
Per queste disposizioni vennero a passare al demanio dello Stato circa 740 chiometri
 di strade, parte costruite, in parte da sistemare e da costruire, -
La spesa occorrente per i tratti da costruire o da ultimare non venne però a
3ravare ex-n0v0 sul bilancio dello Stato, poichè 131 Km. di strada da ultimare e da
niziare comprendevano il tracciato di strade provinciali di serie, nella spesa delle
quali, secondo l’art. 34 della legge 25 giugno 1956, n. 255, lo Stato avrebbe dovuto,
ad ogni modo, concorrere per 3/,. Altri 20 Km. circa corrispondevano al tracciato
della strada consortile obbligatoria Cosoleto-S. Cristina segnata al n. 25 fra quelle
ndicate per la provincia di Reggio dalla tabella B della legge stessa e che pure
        <pb n="268" />
        — 186 —

avrebbe dovuto costruire lo Stato con il rimborso di ’/, soltanto della relativa
spesa. Così per provvedere a tale costruzione bastò che la legge 30 giugno 1909,
n. 411, autorizzasse coll’art. 11 l'inversione per l’ammontare di 9g milioni di lire dei
‘ondi già concessi, utilizzando cioè per L. 8.850.000 il fondo di cui al n. I (strade
provinciali e nazionali) della tabella A allegata. alla legge 19 luglio 1907, e per
L. 150.000 quello dî cui al n. 4 (strade comunali obbligatorie) della tabella I della
‘egge 25 giugno 1906, n. 255. Per questi fondi in sostanza non cambia la destinazione
 di fatto, pur essendo diversa la categoria dell’opera: ed agli effetti della legge
non diventava più grave l’onere dello Stato, che sempre doveva anticipare tutta la
spesa. Però per queste opere non esiste più il diritto al rimborso del quarto a carico
della Provincia, e quindi in definitivo si ha un maggior aggravio pel bilancio genecale
 corrispondente a ‘/, di tutta la spesa, cioè secondo le previsioni a L. 2.250.000.
Di più l’art. 16 della stessa legge 30 giugno 1909 autorizzava un aumento di L. 200.000
sul fondo destinato alla manutenzione delle strade e ponti nazionali, onere calcolato
in corrispondenza alla maggior spesa occorrente per la manutenzione della parte
costruita delle nuove nazionali in Calabria.
Spettava intanto all’Amministrazione provvedere per questa categoria di lavori
all’esecuzione delle opere previste dalle leggi antecedenti ed alla costruzione della
parte incompleta delle nazionali classificate in dipendenza della legge del 1906.
Delle opere contemplate dalla legge 30 giugno 1904 (1) la più parte è stata già
eseguita : altre sono attualmente in corso di esecuzione.
Così in provincia di Cosenza i lavori di costruzione nei ponti Puella e Trifoglio
lungo la Nazionale n. 57 sono stati eseguiti e solo restano da eseguire alcune opere
:omplementari di poca importanza.
Ultimati pure da tempo sono i lavori di sistemazione e consolidamento della
trana Candelina lungo la Nazionale n. 60. Altri lavori occorreranno pel definitivo
consolidamento, il cui ammontare è stato calcolato a circa L. 10.000.
Alcune opere del ponte sul Busento lungo la strada Nazionale n. 62 vennero da
tempo appaltate, ed è già ultimata la prima parte dei lavori (importo complessivo
ire 202.900). Appaltato del pari è stato il progetto per la costruzione del ponte in
cemento armato per il prezzo di L. go.000.
In provincia di Catanzaro sono in corso di esecuzione i lavori di sistemazione
degli accessi a difesa del ponte sul fiume Neto lungo la Nazionale n. 61.
I lavori di sistemazione e consolidamento del 4° tronco della stessa strada appaltati
 nel 1907 sono stati ultimati (importo L. 49.601,40).
Ultimati del pari sono stati i lavori di riparazione e consolidamento delle opere
d’arte nel 5° tronco della strada Nazionale n. 62. Sono in corso di studio alcuni prosetti
 di lavori di consolidamento, fra cui quello del viadotto e della costa sovrastante
a monte il primo Km. del 5° tronco.
        <pb n="269" />
        — 1837 —

Sono eseguiti i lavori di consolidamento di frane e di difesa contro il fiume Angitola
 lungo la strada Nazionale n, 66,
In provincia di Reggio Calabria è in corso di costruzione la traversa dell’abitato
di Gioia Tauro lungo la strada Nazionale n. 67. Il Comune di Gioia Tauro si è assunta
 la cura della costruzione di detta traversa mediante il contributo governativo
di L. 72.500.
Sono stati eseguiti { lavori di sistemazione della piattaforma stradale e consolidamento
 delle risvolte icniche lungo il 2° tronco Cittanova-Gerace (importo L. 30.548,64).
Occorrono ancora la sistemazione ed il consolidamento del tratto compreso fra i
ponticelli n. 53 e 55 e la remissione di alcune mancanze lungo il 2° tronco.
Quanto alle nuove strade nazionali si dànno per ciascuna di esse notizie particolari
 sui caratteri della strada e sui lavori eseguiti (2).

Strada Nazionale n. 59 (già 57 ter, Cosenza). — Dalla stazione ferroviaria di
Belvedere Marittimo per Lungro fino all’innesto con la Nazionale n. 57 presso Castrovillari
 e dall’innesto di detta Nazionale con la Provinciale del Pollino per Spirito
Santo di Civita alla stazione ferroviaria di Torre Cerchiara.
Questa strada ha per obbiettivo principale di unire fra loro gli abitati di S. Agata
 d’Esaro, S. Sosti, Acquaformosa, Lungro, S. Basile, Castrovillari, Frascineto e
Porcile e di mettere i medesimi in comunicazione con i mari Tirreno e Ionio e con
le ferrovie litoranee.
Essa attraversa i territori di 24 Comuni ed apre alle derrate di quelle regioni,
in gran parte ubertose, ai prodotti boschivi dell’Appennino ed alla cospicua Salina
di Lungro due sbocchi ai mari anzidetti ed alle ferrovie Eboli.Reggio e Taranto-Reggio.

Finora nessuno stabilimento industriale di grande rilievo trovasi impiantato lungo
di essa o nelle adiacenze : però per esercitare su scala più vasta l’industria dei legnami
 e del vino, vanno impiantandosi in quelle località delle segherie e degli stabilimenti
 enologici, i quali lasciano prevedere che in un avvenire non lontano contribuiranno
 ad aumentare sensibilmente il traffico sulla strada.
Attualmente il tronco di maggior traffico è il primo, dalla stazione di Belvedere
Marittimo all’innesto con la Nazionale n. 57, della lunghezza di m. 91073, che allaccia
bn maggior numero di Comuni ed attraversa terreni di maggior produzione agricola
e boschiva,
Il 2° tronco, dall’innesto con la Nazionale n. 57, a levante di Castrovillari, fino
alla stazione di Torre Cerchiara, si svolge nella vallata dei fiumi Giano e Raganello.
Nella pianura, poi, compresa tra Francavilla e Torre Cerchiara si estende in un solo
rettifilo della lunghezza di circa otto chilometri.
La strada ha -origine al piazzale della stazione di Belvedere Marittimo e valica
        <pb n="270" />
        1898

l’Appennino alla quota 853,00 alla cosidetta Sella di Mazzapollo o dello Scalone. Da
ivi, sempre în discesa, raggiunge il passaggio del fiume Esaro e quindi traversa le
valli dei fiumi avanti cennati, raggiunge gli abitati di $. Agata d’Esaro, di Sosti,
Acquaformosa, Lungro, S. Basile, Frascineto e Porcile e termina al piazzale della
stazione di Torre Cerchiara,
Le traverse. degli abitati sono sei, cioè S, Sosti, Acquaformosa, Lungro, S. Basile,
 Frascineto e Porcile.
Le strade rotabili che si allacciano a questa Nazionale sono: la provinciale n. 118
che attraversa la marina di Belvedere ; la comunale per Belvedere Marittimo, la comunale
 per Mottafollone ; quelle per Policastrello, per S. Donato Ninea e per la
stazione di S. Marco Roggiano, la provinciale S. Leonardo-Piana dello Schiavo; la
provinciale per Morano Calabro, le comunali di Cassano all’Ionio, di Civita e di Francavilla
 e la Nazionale n, 55 quinquies.
I vari tronchi della Nazionale n. 59 sono già costruiti. I lavori di costruzione
del tratto Gronde-Vallone Vetturino appartenente all’ex-provinciale n. 8 della legge
del 1869 sono stati già ultimati e collaudati.
Intanto è stato disposto lo studio del progetto per alcuni lavori complementari.
Lavori complementari occorrono pure sull’altro tronco da Acquaformosa al fiume
3ronde, esso pure appartenente all’ex-provinciale n. 8 per cui è in istudio il progetto.
Con avesti lavori la strada sarà compiuta.

Strada Nazionale n. 63 (già 62 bis, Cosenza). — Dalla stazione ferroviaria di
Serra d’Aiello, Grimaldi, Scigliano fino all’innesto con la Nazionale n. 62; da detta
Nazionale presso Coraci per Colosimi all'innesto con la Nazionale n: 61 in contrada
Garga; e da questa Nazionale presso il fiume Neto per Savelli e Campana alla stazione
 ferroviaria di Cariati.
Questa strada scorre nelle provincie di Cosenza e di Catanzaro.
La parte scorrente in provincia di Cosenza comprende i seguenti tronchi :
1. Dalla stazione di Serra Aiello a Sella Cuti, attraverso l'abitato di Serra Aiello,
km. 8 circa — 2. Dalla Sella Cuti alla contrada Passomorone, km. 2,825 — 3. Dalla
contrada Passomorone alla contrada Fontanelle, km. 4,500 circa — 4. Dalla contrada
Fontanelle all’abitato di Aiello, km. 2,174 — 5. Dall’abitato di Aiello per Grimaldi e
Scigliano — 6. Da Coraci sulla Nazionale n. 62 alla contrada Garga sulla strada Nazionale
 n. 61, km. 55,089 — 7. Dalla Nazionale n. 61 presso S, Giovanni in Fiore al
iume Lese, confine con la provincia di Catanzaro, km. 11,788 — 8. Dal fiume Lese
a Sella Ammarrata, in provincia di Catanzaro — 9. Dalla Sella Ammarrata alla
Sella Acquaramata, km. 27,490 — 10. Dalla Sella Acquaramata alla Sella Scifo,
km. 9,500 — 11. Dalla Sella Scifo alla stazione di Cariati, km. 13,698.
I tronchi suddetti dal 1° al 5° costituiscono la strada già provinciale n. 114; il
        <pb n="271" />
        - 189

6° tronco la già provinciale n. 27 ed infine i tronchi dal 7° all’11° la già provinciale
 n. 8.
Obbiettivo principale di questa strada è quello di offrire una diretta comunica.
zione fra il mar Tirreno ed il mar Ionio per la provincia di Cosenza, creando uno
sbocco sulle due ferrovie litoranee e sulla terza linea ferroviaria in costruzione da
Cosenza a' Catanzaro, che verrà a tagliare pressochè normalmente la strada nazionale.
Di detto sbocco usufruiranno direttamente i Comuni di Serra d’Aiello, Cleto, Aiello,
Grimaldi, Altilia, Scigliano e Colosimi nel versante Tirreno ed i Comuni di San Giovanni
 in Fiore, Casino, Savelli, Campana, Bocchigliero, Scala Coeli, Mandatoriccio.
Terravecchia e Cariati nel versante Ionico, oltre ai numerosi Comuni, che coi precedenti
 hanno diretti rapporti.
Il traffico, che per ora è limitato alle esigenze locali, subirà evidentemente un
notevole incremento quando la linea sarà completata, in considerazione delle regioni
attraversate fertilissime e ricche di prodotti consistenti principalmente in oli, vini,
cereali, solanacce, legnami, carboni e prodotti pastorizi. Altro vantaggio indiscutibile
si avrà con l’impianto di nuove industrie, che potranno usufruire delle forze naturali
per gl’importanti corsi d’acqua, che trovansi lungo il percorso.
Sono in corso i lavori di costruzione del tronco Sella Acquaramata-Sella Scifo,
il cui importo totale è stato calcolato in L. 1.282.630,35.
Sono già ultimati e collaudati i lavori di completamento del tratto Sella Scifo-Camposanto
 di Terravecchia.
Della ex-provinciale 114, per il tratto dalla contrada Fontanelle ad Aiello già
costruito, sono stati liquidati i lavori di completamento e di consolidamento.
Sono in corso di costruzione i lavori del tronco da Sella Cuti alla stazione ferroviaria
 di Serra d'Aiello, appaltati per nette L. 524.388,33. Parimenti in corso di
costruzione sono i lavori del tratto attraversante l’abitato di Grimaldi, appaltati per
nette L. 127.121,94.
Si eseguono pure i lavori di costruzione del tronco da Fontanelle alla Sella
Passomorone, appaltati per nette L. 771.909,01.
Si è disposto l’appalto del progetto del tronco Aiello-Zinetta dell’importo complessivo
 di L. 895.000, delle quali L. 688.405,88 a base d’asta e L. 206.594,12 a disposizione
 dell’Amministrazione,
Si disporrà tra breve l’appalto dei lavori di costruzione del tronco da presso la
Filanda Silvagni (Grimaldi) alla Timpa del Santissimo in base a progetto dell’importo
complessivo di L. 1.080.000.
In corso di studio si trova il progetto del tronco dalla contrada Zinetta alla
Timpa del Santissimo.

Strada Nazionale n. 53 (già 55 quinquies, Cosenza). — Questa strada fu classi-
        <pb n="272" />
        -- 100 —

ficata Nazionale con regio decreto 27 gennaio 1907, n. 158. Si svolge in provincia
di Avellino per breve tratto e per il percorso rimanente in provincia di Potenza,
‘ino alla Sella Scorzillo confine con la provincia di Cosenza.
Col regio decreto 3 maggio 1909, n. 252, fu provveduto al prolungamento in
provincia di Cosenza della Nazionale stessa, dichiarando nazionali le strade dalla Sella
Scorzillo per S. Lorenzo Bellizzi e Cerchiara Calabra, all’innesto con la strada Belvedere
 Marittimo-Torre Cerchiara. Di tutta la rete però ‘non è in manutenzione che
il tronco di m. 12616,90 fra l’innesto con la Nazionale n. 59, già 57 ter, e Cerchiara
di Calabria.
Sono stati ultimati i lavori di completamento e sistemazione del detto tronco, il
cui importo si è calcolato in L. 113.310,21.
Saranno presto iniziati gli studi di progetto dei due tronchi da Sella Scorzillo a
S. Lorenzo Bellizzi e da S. Lorenzo Bellizzi a Cerchiara Calabra.
In attesa che sia progettato il tronco da Cerchiara a S. Lorenzo Bellizzi e a
Sella Scorzillo, la strada serve soltanto alle comunicazioni del piccolo Comune di
Cerchiara Calabra, che non ha industrie nel suo territorio e la cui produzione agricola
 è assai scarsa.

Strada Nazionale n. 64 (già 62 ter, Catanzaro). — Dalla Nazionale n. 62 presso
Soveria Mannelli per Carlopoli, Cicala, Fossato, Maranise, Taverna, Zagarise, Sersale,
Cerva, Petronà, Mesuraca, Petilia Policastro, Roccabernarda alla Nazionale n. 61 in
contrada Grazzani e dalla Nazionale n. 61 presso Sella del Soccorso.
Questa strada si svolge tutta in provincia di Catanzaro. |
Prima della classificazione tra le nazionali, la parte di essa dalla Nazionale n. 62
presso Soveria Mannelli alla Nazionale n. 61 in contrada Grazzani costituiva la provinciale
 n. 7; la parte della Nazionale n. 61 presso Sella del Soccorso a Passovecchio
era una strada provinciale {ex-comunale consortile) fra S. Mauro, Scandale e Cotrone;
l’ultimo tratto da Passovecchio al porto di Cotrone era parte della provinciale n. g3.
La strada ha vari obbiettivi commerciali. Il tronco dalla Nazionale n. 62 presso
Soveria Mannelli all’innesto della Provinciale per Pentone presso Cona Cafarda mette
in comunicazione colle città di Catanzaro, Cosenza e Nicastro e colla marina di Ca-:anzaro
 i Comuni di Cicala e Carlopoli.
Ti tronco dall’innesto della detta Provinciale a Zagarise mette in diretta comu.
nicazione i Comuni di Fossato, Maranise, Sorbo S. Basile, Taverna, Albi, Sella, Magisano,
 Zagarise, colla città di Catanzaro e quindi colla marina di Catanzaro. L'’altro
cronco da Petronà alla Nazionale n. 61 in contrada Grazzani, unendosi alla provinciale
 di Petilia Policastro sotto Mesuraca, mette i Comuni di Petronà, Mesuraca, Petilia
 Policastro, Cotrone e Roccabernarda in comunicazione colla stazione di Cutro e
col porto di Cotrone. L’ultimo tronco dalla Nazionale n. 61 presso Sella del Soccorso
al porto di Cotrone allaccia i Comuni di S. Mauro e Scandale al porto medesimo.
        <pb n="273" />
        191

Il traffico che si esercita sul 1° tronco e su metà del 2° fino a Cona Cafarda e
del 4° da Petilia-Policastro al bivio Grazzani è di poca importanza. Notevole è quello
che si esercita nel resto del 2° da Cona Cafarda a Taverna e Zagarise e del 4° tronco
da Petronà a Petilia-Policastro, e nel 5° tronco da S. Mauro a Cotrone, principalmente
nel tratto di esso dalla stazione di Cotrone al porto di Cotrone stesso,
Le strade rotabili in comunicazione con questa nazionale sono: la Nazionale
n. 62; la provinciale per Pentone e Catanzaro; la provinciale che distaccandosi
dalla Nazionale n. 64 presso Mesuraca fa capo alla Nazionale n. 61 tra Cutro e
S. Mauro; la comunale di accesso all’abitato di Petilia-Policastro; la provinciale
che distaccandosi dalla Nazionale in contrada Cerasara per Cotrone fa capo alle sorgenti
 del Savuto; la Nazionale n. 61; le comunali di accesso agli abitati di S. Mauro
e Scandale rispettivamente; la provinciale da Passovecchio a Corazzo e la provinciale
da Cotrone a Cutro.
Su questa strada è in corso la costruzione del tronco Sersale-Cerva appaltata
all’Impresa Domenico Raffaeli per nette L. 609.972. Trovasi poi in corso di esecuzione
 a cura dello stesso Raffaeli una perizia di L. 123.782 per i lavori necessari al
completamento del tronco e l’altra di maggiori lavori occorrenti nelle traverse interne
di Sersale e di Cerva per L, 48.700.
Sono stati ultimati ed è in corso il collaudo dei lavori complementari e di consolidamento
 del 1° tratto del 7° tronco Fiumara Grande-Zagarise, il cui importo netto
è stato calcolato in L. 152.483,33.
Sarà disposto fra breve l’appalto dei lavori di costruzione del tronco Cerva-Petronà
 in base a progetto dell'importo complessivo di L. 528.900, delle quali L. 414.000
per lavori a base d’asta e L. 114.900 a disposizione dell’Amministrazione.
Sono ultimati i lavori di costruzione. del tronco che dalla Provinciale Rogliano-Parenti
 va all’abitato di Roccabernarda, calcolati in L. 223.941,10.
Sono in corso gli studi di progetto del tronco Zagarise-Sersale.

Strada Nazionale n. 65 (già 64 bis, Catanzaro). — Dalla stazione ferroviaria di
Curinga per Maida, Cortale, S. Floro a Marina di Catanzaro.
Questa strada si svolge interamente nella provincia di Catanzaro. Prima che la
strada fosse classificata Nazionale, il tratto di essa dalla stazione di Curinga all’innesto
 della Provinciale per la stazione Francavilla Angitola era comunale, i] tratto
dall’innesto della provinciale per la stazione di Francavilla Angitola all’innesto della
provinciale pel ponte Mastrelia era pure provinciale; il lungo tratto da tale ultimo
innesto ‘alla Roccella costituiva la provinciale di serie n. 88; infine il breve tratto
dalla Roccella a Marina di Catanzaro faceva parte della provinciale n. 23.
11 1° tronco, scorrente fra la stazione di Curinga e Cortale ha due obbiettivi
commerciali ; la stazione di Maida e la stazione di Curinga. Il 2° tronco compreso
        <pb n="274" />
        fra Cortale e la Marina di Catanzaro ha per obbiettivi commerciali il porto di Marina
 di Catanzaro disposto all’estremo del tronco stesso e l’abitato di Catanzaro disposto
 alla distanza di circa 13 km. da tale estremo.
Il traffico è notevole nel tratto da Borgia a Marina di Catanzaro, non molto
considerevole nel resto della strada.
Sono in comunicazione con questa Nazionale: la strada provinciale, che fa capo
alla strada di Francavilla-Angitola; la strada pure provinciale che fa capo al ponte
Mastr’Elia : la comunale da S. Pietro a Maida alla stazione S. Pietro a Maida; la
comunale da Maida alla stessa stazione ; la provinciale da Borgia per Squillace; le
comunali di accesso a Borgia e a S. Floro; la provinciale dalla Roccella alla stazione
di Squillace e la Nazionale n. 64.

Strada Nazionale n. 69 (già 67 bis, Reggio Calabria). — Dalla stazione ferroviaria
di Bagnara per S. Eufemia, Sinopoli, Cosoleto, Delianova, Scido, Santa Giorgia,
Santa Cristina, Plati, Careri alla marina di Bovalino, innesto colla Provinciale Ionica
 n. 95.
L’obbiettivo di questa strada è di raggiungere gli scali di Villa S. Giovanni,
Scilla e Bagnara, mettendo in comunicazione gran parte dell’ubertosa piana di Palmi,
costituente un centro attivissimo di produzione agricola, con le regioni montane e
con le pendici dello schienale appenninico rivestite di folti ed annosi castagneti. Nel
versante ionico, dove la strada ha sbocco, attraversa regioni nei riguardi agricoli
alquanto progredite, con naturale scalo dei propri prodotti sulla finitima linea ferroviaria,

Sono in comunicazione con questa strada: la provinciale ex-Nazionale n. 62,
che va a Gioia Tauro; la consortile per S. Procopio-Seminara-Palmi; la provinciale
a. 16 e la comunale Piminoro-Oppido. Al termine la strada s’innesta alla provinciale
‘onica presso la marina di Bovalino.
Il 1° tronco, della lunghezza di m. 28.008,90, dalla stazione ferroviaria di Bagnara
alla fontana di Cosoleto, è aperto al transito fino all’abitato di Sinopoli, nonchè dal
sonte Vasi all’abitato di Cosoleto. Sono in corso di esecuzione i lavori di comple-:amento
 e di sistemazione del rimanente tratto da Sinopoli a Vasi. appaltati per nette
LL. 195.784,40.
Il 2° tronco da Cosoleto a Santa Giorgia della lunghezza di m. 14.500. comprese
le traverse, è tutto aperto al transito,
È in corso di esame il progetto del 3° tronco da Santa Giorgia a Santa Cristina
di circa km. 7, dell'importo complessivo di L. 514.000, delle quali L. 414.000 a base
d’asta e L. gg.600 a disposizione dell’Amministrazione.
Il 4° tronco fra Santa Cristina e Platì della lunghezza di m. 28.122, comprese
le traverse, è aperto al transito.
        <pb n="275" />
        — 193 —

E in corso di esame il progetto dei lavori di costruzione del tratto da Pilati
oItre il torrente Bollarino, appartenente al tronco S. Cristina-Bovalino Marina.
Sono ultimati i lavori di costruzione del tronco Sinopoli-Acquaro.

Strada Nazionale n.70 (già 67 ter, Reggio Calabria). — Dalla provinciale Ionica
presso Melito per Bagaladi, Sella Cerasia, fino all’incontro della Bagnara-Bovalino
fra Sinopoli e Delianova.
Obbiettivo commerciale della strada è quello di mettere in comunicazione i due
versanti Ionico e Tirreno per le falde dell'Appennino, risalendo i campi dell’Aspromonte
 ; promuovere ed agevolare lo scambio dei. prodotti locali dei paesi di Bagaladi
 e di S. Lorenzo, che si congiungono ad essa strada, e distribuire .il commercio
del legname ricavato dai folti boschi di castagno, faggi ed abeti lungo la strada
stessa e le altre che ad esse si allacciano e che vi fanno capo.
A questa Nazionale si congiunge la provinciale S, Lorenzo Africo, attualmente
in condizioni di viabilità per il tratto da Felasi a S. Lorenzo. Quando sarà sistemato
e completato il tronco Sella Cerasia-Le Cambarie, all’estremo di questo tronco verso
le Cambarie, la Nazionale 67 ter si congiungerà alla Provinciale che da S. Stefano
conduce per S. Alessio, Laganadi e Calanna a Gallico sul litorale tirreno.
Sono in corso di esecuzione i lavori di sistemazione e di completamento del
tratto di strada dal tombino prima del ponte Vizanola fino a Le Cambarie (importo
L. 180,000).

Riassumendo : per le strade nazionali al 30 giugno 1913, in provincia di Cosenza,
 erano stati eseguiti lavori di sistemazione e consolidamento per L. 66.134,14,
erano in corso di esecuzione lavori per L. 170.000, ed erano in corso di appalto progetti
 per l'importo di L. 4.885.000 (3); in provincia di Catanzaro, erano stati ultimati
 lavori di sistemazione e consolidamento per LIL. 288.229,38, erano in corso di
esecuzione per L. 1.119.706,95, ed erano in corso di appalto progetti per L. 733.975 (4);
in provincia di Reggio Calabria erano stati eseguiti lavori di sistemazione e consolidamento
 per L. 31.175,53, erano in corso lavori per L. 401.434,40, ed erano in corso
di appalto progetti per L. 911.066 (5).
Complessivamente erano stati eseguiti ed ultimati lavori di consolidamento per
L. 385.547,05, erano in corso lavori di nuova costruzione per IL. 1.139.141,35, lavori
di sistemazione per L. 275.000, lavori di manufatti isolati per IL. 207.000, in totale
per L. 1.621,141,35. Erano inoltre in corso di approvazione e di appalto progetti per
L. 6.530.041 (6).

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Cfr. Capo III della Parte I.
(2) Per le notizie relative all’andamento delle strade nazionali si può confrontare anche la relazione
sulla viabilità ordinaria pubblicata a cura del Minist. LL, PP. (Direzione Gener. di Ponti e Strade) nel 1912

i
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        INDICAZIONE
DEI TRONCHI E
DEL TRATTI

Nazionale 53-Tronco:

 Tavernelle
 di Francavilla.
Cerchiara. . . a.

Nazionale 62.
a) Spalle ed accessi
 ponte sul Busento
 . e e
&amp;amp;) Ponte sul Bu-Sento
 . ss se a

Sviluppo delle strade nazionali in provincia d'

LAVORI ULTIMATI

LAVORI IN CORSO I

MAZI
SISTE dAz ONE |Maxurarri
1
CONSOLIDAMENTO’ !SOLATI
Lun- Im- | Lun- Im- î
rhezza | porto ghezza porto 4

NGOVA COSISUAIONE | SISTEMAZIONE
E CONSOLIDAMENTO

Importo
Lun- lavori viioni
ghezza | ©s°&amp;amp; di
1 30-6-913 | Progetto

Importo
Lit lavori Pini
ghezza eseguiti di
30-6-1913| Progetto

2,617,-- |45,000,--|90,000,--Cosenza

 dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

a PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
ESECUZIONE Il ‘i DI APPALTO
CONSOLIDAMENTO
MANUFATTI ISOLATI =
SISTEMAZIONE

Importo
lavori |Previsionii |
iti i Lun- Lun- I. -
eseguiti di :
= progetto !! ghezza | Importo | ghezza | porto
_30-6-1913

+e
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Tr “rto

0,000, -

30,000. -

95,000.-PREVISIONI


PIANO
“GOLATORE

16

1910

è 147,000,— | 295,000,— 1

N. Le previsioni del
piano regolatore nel
prospetto presente e
successivi, non sì riferiscono
 ai singoli gruppi
 di lavori specifica.
mente indicativi, ma
riguardano la spesa di
ziascuna opera nel suo
2omplesso,

Nazionale 63.

a) Sella Scifo-;amposanto
 Terrarecchia
 &amp;gt;
b) Aiello-Zinetta.

cd) Grimaldi.
"impa del Santiss.
ad) Timpa del
Santissimo,-Zinetta

e) Traversa Grimaldi
 . a
f) Sella Cuti. -
Staz. Serra Aiello
£) Fontanelle. -
Sella Passomorone

Ah) Tra 1’ abitato
di Aiello ed il girone
 Fontanelle

13.698...

36,747 4°

3174 —_—

29. 384.,70| -

Î 15,872, o -

‘12,617, | 45,000,-- | 90.000;

1147

895,000, —

1,284, —

1,080,000,_
900,00 0,—
195 000. —

1.462, —

807, —

1.289. —

460,000, —

499 —

960,000, —

60,000, — | 80,000, — | 28,483, — | 4,790,000,— Ì

28.090, —

| 40,100. —

150,000, | 150.000. —

‘45,000.— | 500.000.—

380,000. — | 350,000,—

25.600, —
| 95, 000,— ||1,050,000,— fron
        <pb n="277" />
        INDICAZIONE
DEI TRONCHI E
DEI TRATTI

{N

Sviluppo delle strade nazionali in provincia d

T:AVORI ULTIMATT

LAVORI IN CORSO DI

SISTEMAZIONE E I MANUFATTI [I
'ONSOLIDAMENTO ISOLATI

Nuova
COSTRUZIONE

NuovA COSTRUZIONE

SISTEMAZIONE
E CONSOLIDAMENTO

Lun- Im- | Lun- | I1m- i
rhezza | porto ghezza porto

Importo Favino
Im- Lun- lavori | Previsioni
iti al
porto || ghezza pae progetto

* |Importo ta
Lun- lavori Provi,
ghezza | eseg. al sioni te
3230-6913 proget:

17

catanzaro dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913

. PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
ESECUZIONE O IN CORSO DI APPALTO
MANUFATTI ISOLATI EA Masisina

importo
ini Previsioni
seguiti al i |
30-6-1913 | Progetto

Lun- | 1
rhbezza pa

”

TA
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PREVISIONI
PIANO
REGOLATORE

907 | 1910

Nazionale 64, ex
provinciale 7.

a) 1 tratto, 7 tron-Co
 presso Zagarise .
b) Tratto Sersale-Cerva.
 ria.
c) Tratto Cerva-Petrona
 . . . . «

Nazionale 686.
a) Francavilla
Angitola . ss .
b) Monterosso-Zapistrano
 . . +
Nazionale 67.
Marina Pizzo-fione
 Mesima . . . .

Nazionale 6f.
a) Sella Soccorso-Prov.
 Cotrone . .
è) Tra la stazione
di Cutro ed il piano
della Lenza . a.
c) Sistemazione
accessi ed opere di
1 difesa del ponte sul
| fiume Neto . . . .

429

61.082,10!

335

28.197,65

3.715

43,685,20

3.028

55,264,43| —

| 60,489 | 288.229,38!
1

} 246

»54,992,55 | 727,706,95

1,441

88.333, —"

2A5. 000.

|| 0,687 | 743.525,88] 992,706,95 |

1 60,580,— | 127,090,
1 Pe 127,000, —

1,202 | 833,975,—1

1,826

200,000. —

9.028 [nasa i | =

30,000. -

96,000.

100,000, — | 500,000, --64,000,

 | 164,000,-‘200,000.

 —:

54.000, — 1

80.000 —

800,000. — | 500,000,_|

82,000, — | 130,000, —

—— | ——————
1 omo. 1,670.000,-|
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        28

n

INDICAZIONE
DEI TRONCHI E
DEI TRATTI

Nazionale 68.
a) Cittanova.Gerace.
 - -
Nazionale 69.
4) Vasì-Sinopoli .
5) Platìi-Bovalino
Nazionale 70.
a) Ponte Viza.
nola-Le Cambarie .

PROVINCIE

COSENZA # 4

' CATANZARO .

’ | REGGIO CAL. .

Sviluppo delle strade nazionali in provincia di

LAVORI ULTIMATI

LAVORI IN CORSO DI

Nuova
COSTRUZIONE

SISTEMAZIONE E | MANUFATTI,
CONSOLIDAMENTO ISOLATI

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6-1913 | Progetto bite progetto

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' 178.82

‘537. =

10.000, — . 216,434,40

16.500,—| 10,000, 185.000,-|

‘6,500. 10.000 185.000,-31,175,63

 | — | — lla,537,—| 30,000.— | 216.434,40

Sviluppo complessivo dei lavori su strade

LAVORI ULTIMATI
Nuova | SISTEMAZIONE E | Manurarrzl| I SISTEMAZIONE
COSTRUZIONE CONSOLIDAMENTO TSOLATI Nuova COSTRUZIONE E CONSOLIDAMENTO
Previsioni L Importo Previdi
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LAVORI IN CORSO DI

Importo |
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ao [asio0nra] 90.000.

60,489 -

288,229.38

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743.325,55!

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31.175.853]

1,537,—| 30,000, * 216,434,40 [16,500.—| 10,000. 185,0007

76,361, — | 385,547,05|

amaro 773,325,58| 1,139,141,35

snai lsson,- fiato,

Reggio Calabria dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913

4 x a PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
ESECUZIONE | O IN CORSO DI AP7A77 I)
Nuova CONSOLIDAMENTO MANUFATTI
COSTRUZIONE E SISTEMAZIO E ISOLATI

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PIANO
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30-6-91 2

Previsioni
 di | TLun- | Importo
rogetto g a

so | Importo

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1907

01N

191,200.—1

236.000.)

4,537, —
7,000.—

’24,980,—
186,086, —

30,000, —
345,000,

150,000, —
500,000, —'

0 212

200,000,

428,000, —'

830,000, —

| 11,.537.— | 711.066.— 1 9,238.— Î200.000.— 1 —

| 1,014,2%0,—| 1,736,000,

nazionali dal 30 giugno 1906 al 30 giugno’ 1913.

ESECUZIONE

PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
O DI APPALTO
Nuova | CONSOLIDAMENTO | MANUFATTI
“OSTRUZIONE E SIST"*rAZIONE ISOLATI

PREVISIONI
PIANO
REGOLATORE

MANUFATTI
ISOLATI

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30-A-912

Previsioni
 di | Lane | Importo
rosetta Il

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Importo


1907 |

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P

1

0.000.— | 80.090. 1! 28.483, —| 4.790.000.

15,000 —

F_ 050,000, —

-360,700.-60,580,

 | 12,080;

n {22

133.975. —

1,230.000,—!

| 670.000,

11.,537.— | 711,066,

I
9.238, — 200.000.

LOVTA08 | 1736 000.)

2 | 120,580, | 207,000, || 40,020,— 5,501,066,—| sus | 933,975,—| 1 | 95,000,—|| 3,294,200,— 166,500,
* i
        <pb n="279" />
        CAPO II.

LE STRADE PROVINCIALI

Delle strade provinciali, in corso di costruzione al momento della pubblicazione
della legge del 1906, si possono fare due categorie : alla prima appartengono le strade
che erano in corso di esecuzione a cura diretta delle Provincie calabresi ; alla seconda
quelle in corso di esecuzione sotto la gestione diretta dello Stato. La legge, con criterio
 unico ed armonico per entrambe le categorie, stabilì che tutte le strade che
restavano ancora da iniziare e da completare fossero assunte dallo Stato. |
Esigenze tecniche ed amministrative richiesero, però, che nulla fosse innovato
nella gestione dei lavori riguardanti le strade provinciali in corso di costruzione a
cura della Provincia al momento della pubblicazione della legge; ma anche a tali
strade venne estesa la riduzione della quota di contributo.
L’avocazione allo Stato della costruzione e del completamento delle strade provinciali
 (1) non incontrò, tuttavia, per alcuni rispetti, la piena approvazione delle
Amministrazioni provinciali, e specialmente di quella di Reggio Calabria, che ha creduto
 rilevarne gl’inconvenienti: maggiore di tutti quello che si verificherebbe nelle
strade provinciali aperte al transito, ma ancora da completare, per la mancanza di
una disposizione speciale per la loro manutenzione, o per la esecuzione delle opere
necessarie per la conservazione di quanto ora esiste. Essa osserva che norme precise
e rispondenti ai bisogni speciali di quelle strade sono di assoluta necessità, non solo
per la conservazione del transito, ma per evitare danni e parziali distruzioni, e lavori
molto maggiori all’atto della definitiva sistemazione. Infatti — essa argomenta — le
strade di cui è parola sono, o strade di cui è stata iniziata la costruzione e quindi
sospesa ed abbandonata, o strade già quasi complete, danneggiate da eccezionali
frane o da alluvioni. Se avvengono danni od è minacciata l’interruzione del transito,
bisogna provvedere con opere provvisorie, opere le quali non sempre potrebbero essere
 ristrette in angusti limiti. Quindi, o la Provincia costruisce le opere quali do-
        <pb n="280" />
        "= 202

vrebbero essere eseguite, per quanto in modo provvisorio, ed allora è costretta a
sopportare, prima, da sola, una spesa quasi sempre superiore a quella che dovrebbe
sopportare se la strada dovesse essere sistemata definitivamente (‘/; od 1/4, dell’importo
 totale), e poi una seconda spesa quando dovrà contribuire nella misura prescritta
 per il completamento definitivo ; oppure si limita a piccoli ripari, di poca entità,
 ed allora è sempre incerto il transito, resta sempre in pericolo la strada, sono
sempre pendenti le minaccie ad essa ed ai fondi circostanti, si deteriora e si distrugge
quanto attualmente c’è e il lavoro definitivo poi importa una somma molto maggiore
di quella che importerebbe se eseguito a tempo. Nell’uno o nell’altro caso la Provincia
 è obbligata a sostenere spese molto forti per opere provvisorie, per danni e
per opere definitive, opere le quali, oltre a non garantire il transito, rendono spesso
vano, o quasi, il beneficio che, col diminuito contributo, ad essa voleva recare la
legge per la Calabria.
La Deputazione Provinciale di Reggio, con deliberazione emessa nella tornata
del 3 settembre 1907, adottata poi dal Consiglio Provinciale nella tornata del 24
Stesso mese, formulava perciò i seguenti voti per la sistemazione dei tratti incompleti
 delle strade provinciali :
TI. — O lo Stato prenda in consegna i tratti soggetti a danni, mano mano che
la Provincia lo ritenga necessario, e lì mantenga e sistemi, ricevendo dalla Provincia,
oltre il contributo, come per legge per i lavori di completamento, anche un canone
annuo di manutenzione ;
II. — O lo Stato stesso proceda alla immediata sistemazione dei predetti tratti,
quando si constati la necessità di lavori importanti per danni avvenuti o temuti, senza
tener conto del piano di esecuzioné approvato ;
III. — O sia data facoltà alla Provincia di provvedere essa alla sistemazione in
parola man mano che se ne constati il bisogno, con tutte le garanzie nell’interesse
dello Stato, e con opportune disposizioni per quanto riguarda i pagamenti dovuti
dallo stesso, nella misura stabilita dalla legge a favore della Calabria.
La quistione sollevata dalla Provincia di Reggio Calabria è certo grave e potrebbe
 farsi anche nelle altre due provincie calabresi, che hanno pure, sebbene forse
in minor numero, strade provinciali da completare e da sistemare. Le soluzioni proposte
 però non sembrano in tutto accettabili, Non può ammettersi che lo Stato, il
quale già in quella regione deve esplicare un’attività eccezionale, possa assumere
l’onere indefinito del. mantenimento di strade provinciali. Quest’obbligo non sussiste
di fronte alla legge attuale, perchè si è già accennato che il compito dello Stato si
esplica e si esaurisce con la sola costruzione dell’opera e la successiva manutenzione
biennale. Se poi questo obbligo si volesse dare con nuova disposizione legislativa,
si incontrerebbero nuove difficoltà tecniche ed amministrative.
Dare poi assoluta preferenza alle strade già in parte costruite non è sempre
        <pb n="281" />
        O 2

possibile per ragioni di giustizia distributiva e per la necessità di provvedere prima
a paesi privi di comunicazione.
Vero è che talvolta i danni verificatisi nelle strade provinciali, che dovrebbero
essere più tardi sistemate dallo Stato, sono di tale entità, che troppo grave sarebbe
l’onere dell’ente locale, se dovesse ripararli a sua cura e spese. Ma ad ovviare a tale
inconveniente può servire in taluni casi una prudente revisione dei piani regolatori,
ed in ogni modo è intervenuta ormai la disposizione dell’articolo 60 della legge 9 luglio
 1908, n. 445, col quale è stata data facoltà alle Provincie di anticipare, provvedendovi
 direttamente, l’esecuzione delle opere pubbliche di loro interesse contemplate
nella legge del 1906.
Più grave e più importante è forse per questa categoria di opere, come per le
strade comunali, il problema della futura manutenzione. Provvidamente la legge ha
stabilito che le strade provinciali costruite a cura dello Stato debbano essere dallo
Stesso mantenute durante il primo biennio dal loro collaudo.
Ma non esiste, e non sarebbe facile concretarla, una disposizione per assicurare
che da parte della Provincia e dei Comuni venga in modo regolare provveduto alla
manutenzione delle strade che verranno loro consegnate, e dai risultati della precedente
 esperienza non si possono trarre troppo liete previsioni. Gli enti locali, specialmente
 nel Mezzogiorno, hanno scarsi mezzi e scarsissima capacità tecnica ed am-Mministrativa,
 ed in materia di opere pubbliche hanno dato prove finora poco felici
della loro attitudine.
L’autorità tutoria potrà invigilare e potrà in caso di inadempimento prendere i
provvedimenti, giusta le norme della legge comunale e provinciale. Ma il problema è
più vasto e complesso : è finanziario e tecnico-amministrativo e si riannoda al problema
 delle funzioni e delle capacità degli enti locali. È problema piuttosto di governo
 e di legislazione, e la soluzione di esso potrebbe forse condurre ad un nuovo
assetto degli ordinamenti amministrativi. Basterà qui dunque averlo richiamato: menfre
 a qualche possibile soluzione si è già altrove accennato.

Prima intanto di indicare i risultati complessivi per questa categoria di opere,
sembra opportuno dare qualche cenno più particolare per le diverse strade provinciali
 nelle tre provincie calabresi.
Provincia di Cosenza. — Nel 1906 in provincia di Cosenza erano da completare
due strade provinciali di seconda serie previste dalla legge 27 giugno 1869, n. 5147,
una di prima e due di seconda serie previste della legge 30 maggio 1875, n. 2521,
e dieci di seconda serie già previste dalla legge 23 luglio 1881, n. 333.
Di queste, come si è detto, sono state dichiarate nazionali, con regio decreto
3 maggio 1909, n. 252, la strada di 2% serie da Belvedere alle saline di Lungro,
n. 8 della legge 27 giugno 1869, n. 5147; quella di 1° serie da S. Giovanni in
        <pb n="282" />
        704

Fiore a Cariati, n. 8 della legge 30 maggio 1875, n. 2521; parte di quella di 2° serie
da Rocca Imperiale allo Spirito Santo di Civita, n. 29 della stessa legge ; ed infine
quella di 2%? serie da Coraci per Scigliano e Grimaldi alla ferrovia Eboli-Reggio,
n. 114 della legge 23 luglio 1881, n. 333.
[n conseguenza sono rimaste da costruire o da completare a termini dell’art. 34
della legge 25 giugno 1906, n. 255, dodici strade provinciali già previste dalle leggi
precedenti :
I. Strada provinciale di 2° serie, dalla nazionale fra Cosenza e S. Giovanni in
Fiore per Longobucco a- Rossano, n. 9 della legge 27 giugno 1869, n. 5147.
Ha origine dalla nazionale Silana, n. 61, presso il torrente Camigliatello alla quota
di metri 1225 e svolgendosi per l’altipiano Silano giunge alla Sella di Pantano Lungo,
dalla quale sale fino al punto della sua massima altezza sul livello del mare in metri
 1517,61. Da qui scende con forti pendenze all’abitato di Longobucco e, traversatolo,
 si avvicina a quello di Cropalati, da dove si dirige verso Rossano, per terminare
 alla stazione di questa città ed allo scalo marittimo sull’Ionio con un percorso
complessivo di metri 89.138.
Nel 1906 erano ancora da ultimare i due tratti da Sella-Pantanolungo a Sella
Sportari e da Sella Sportari alla piazza di Longobucco, lunghi rispettivamente mefri
 12.770 € 11.235.
1 contratti mediante i quali i relativi lavori erano stati originariamente appaltati
hanno dovuto essere risoluti; ma, in base a nuovi appalti, il primo dei suddetti tronchi
 è stato già ultimato, e l’altro trovasi in corso di sistemazione e di completamento.
TI. Strada di 2% serie da Mormanno per Papasidero a Scalea, n. 28 della legge
30 maggio 1875, n. 2521.
Misura la lunghezza di m. 45.897, e mettendo capo alla scalo marittimo ed alla
stazione ferroviaria di Scalea sul litorale tirreno, è di grande utilità per i Comuni
di Mormanno, Papasidero, Santa Domenica e Scalea da essa collegati, e per i due
prossimi di Laino Borgo e Laino (Castello,
Dopo il 1906 sono stati eseguiti i lavori di completamento dei due tronchi da
Sella Trodo a Papasidero e da Papasidero a Santa Domenica Talao.
III. Strada di 2° serie da Rocca Imperiale allo Spnirito Santo di Civita, n. 29
della legge 30 maggio 1875, n. 2521.
Classificatine nazionali i tratti dallo Spirito Santo di Civita alla Sella Scorzillo
in provincia di Cosenza, e dalla Sella Scorzillo al Canale della Sella in provincia di
Potenza, questa strada è rimasta costituita dai tratti svolgentisi dal confine della Basilicata
 a Rocca Imperiale della lunghezza complessiva di km. 44.953. |
Sono ancora da costruire i tratti dal confine ad Oriolo, e da Oriolo alla fontana
di Nocara. Sono stati invece ultimati i lavori di costruzione dei tronchi Canna-Fontana
 di Nocara e Rocca Imperiale-«Canna, sebbene siano da eseguire alcuni lavori
complementari chiesti dall’Amministrazione Provinciale all’atto del collaudo.
        <pb n="283" />
        205

L’ultimo dei tronchi indicati dovrà poi essere definitivamente sistemato nella
località « Vallone Destra &amp;gt; dove si è manifestato un imponente movimento franoso
dei più difficili a studiare ed a riparare, e che forse renderà indispensabile una radicale
 variante del tracciato, per la quale sono in corso gli studi,
La strada ha notevole importanza in quanto serve a mettere in comunicazione i
Comuni della valle del Sarmento in provincia di Potenza con il circondario di Castrovillari
 in provincia di Cosenza e con la ferrovia litorale ionica.
IV. Si svolge in provincia di Cosenza l’ultima parte della provinciale di 2° serie
dal porto di Cotrone per la Serra di Melissa e Cirò alla stazione di Cariati, n. 93
della legge 23 luglio 1881, n. 333. I lavori dell’ultimo tronco dalla Fiumara di Fiumenicà
 alla stazione di Cariati lungo km. 6.102 sono in corso di esecuzione.
V. Provinciale di 2% serie dalla marina di Cetraro, pei pressi di Fagnano, di Roggiano
 e la stazione di Tarsia, alla nazionale presso Spezzano Albanese, n. 110 della
legge 23 luglio 1881, n. 333.
Essa ha per iscopo di mettere in comunicazione lo scalo marittimo e ferroviario
di Cetraro sul Tirreno, con quello ferroviario di Corigliano sul mare lonio, e misura
 complessivamente Km. 49.589. Nel ig0o6 era in corso di costruzione, a cura
della Provincia, una variante al primo tronco tra la provinciale tirrena e l’argine
della ferrovia Eboli-Reggio ; rimanevano da costruire tre tronchi: dal crocevia Guaglianone
 all'ex - nazionale delle Calabrie; da S. Martino a Terreno Bianco, ora in
corso di costruzione, e da Terreno Bianco per Varco Palummo a Valle Lete, del quale
ultimo sono stati già appaltati i lavori dell’importo di L. 1.192.000. ,
VI. Strada provinciale di 2% serie, da Cosenza per Aprigliano ed Acqua del
Prete alla provinciale Coraci-Nazionale Silana presso Acqua del Corvo, con diramazione
 da Aprigliano a Pian del Lago, n. 111 della legge 23 luglio 1881, n. 333 (lunghezza
 km. 54.930).
La linea principale di essa serve a mettere in diretta comunicazione S. Giovanni
in Fiore con Cosenza, mediante la nazionale Silana e la ex-provinciale Coraci-Garga.
La diramazione ha per obbiettivo di congiungere fra loro, col capoluogo e con lo
scalo marittimo e ferroviario di Amantea, i Comuni di Aprigliano, Piane Crati, Cellara
e Mangone. È da costruire soltanto il tratto Sella delle Cozzarelle-Cellara lungo
km. 14.672, pel quale sono stati già iniziati gli studi di progetto.
Sono frattanto in corso di esecuzione i lavori complementari del tronco Craticello-Acqua
 del Corvo e quelli di consolidamento del tronco Pietrafitta-Aprigliano.
VII. Strada di 2° serie, dalla marina di Fuscaldo alla nazionale delle Calabrie
per la stazione e la strada provinciale costruita per Bisignano, n. 112 della legge
23 luglio 1881, n. 333.
Costituisce una importante comunicazione diretta fra il mar Tirreno ed i paesi
interni del Vallo di Crati e della Sila attraversante l’Appennino pel valico di Sella
        <pb n="284" />
        - 206

Laghicello {m. 1120), e misura la lunghezza di Km. 49.688. La strada nel 1906 era
tutta costruita eccetto che nel tratto Fuscaldo-S. Benedetto Ullano. Ora trovansi in
corso di esecuzione i lavori del tratto Fuscaldo-Sella Laghicello, e sono in corso d’appalto
 quelli del tratto successivo fino a S. Benedetto Ullano dell’importo complessivo
di oltre 2 milioni. Sono stati inoltre eseguiti alcuni lavori complementari sul tronco
da S. Benedetto Ullano a Vaccarizzo, frazione di Montalto Uffugo.
VIII. Strada n. 113 da Cosenza per Cerisano a Fiume Freddo,
Attraversa l’Appennino alla Sella di Croce Coperta (m. 1000), serve a mettere in
comunicazione il capoluogo della Provincia ed i Comuni di Mendicino, Cerisano, Castrolibero,
 Marano, Principato e Marchesato con lo scalo marittimo e ferroviario di
Fiumefreddo e misura km. 38.796.
Sono stati appaltati i lavori di consolidamento del tratto dalla provinciale n. 118
alla stazione ed è stato iniziato lo studio del tronco tuttora da costruire da Cerisano
a Fiumefreddo il quale è diviso in tre tratti.
IX. Provinciale n. 115 dalla stazione ferroviaria Rende-San Fili per $. Pietro e
Castiglione alla nazionale Silana, Ha per scopo principale di agevolare il traffico tra
l'importante scalo di Paola ed il vasto territorio di molti Comuni Silani. È lunga
km. 24.304, e nel 1906 ne rimaneva da costruire il tronco dalla sponda destra del
Crati a S. Pietro in Guarano.
Sono stati appaltati i lavori di costruzione del primo dei due tratti di questo
tronco e verrà quindi studiato il progetto del tratto successivo.
X. Provinciale n. 116 dalla provinciale presso Cropalati alla stazione ferroviaria
 di Mirto-Crosia. Misura una lunghezza complessiva di km. 16.570, ed ha l’obbiettivo
 di togliere dall’isolamento i Comuni di Bocchigliero, Calòveto e Cropalati,
per congiungerli ai capoluoghi di mandamento e di circondario, ed alla stazione ferroviaria
 di Mirto-Crosia sulla linea Metaponto-Reggio Calabria. Di questa strada era
stato costruito nel 1906 il ponte sul Trionto della lunghezza di m. 120; tutta la rimanente
 parte era invece da costruire. Ora trovansi in corso di esecuzione i lavori
dell’ultimo tratto compreso fra lo stabilimento Palopoli e la stazione ferroviaria di
Mirto Crosia ; ma all’esecuzione dei lavori si è opposto il Comune di Calopezzati il
quale avrebbe voluto che venisse completamente modificato il tracciato della strada.
Da prima, con istanza 2 settembre 1912, quell’Amministrazione ha chiesto che fosse
sospeso l’appalto dei lavori del tratto ora indicato, per studiare una variante secondo
la quale la strada venisse a fare capo alla stazione ferroviaria di S. Giacomo. Con
altra istanza poi del 5 detto, riconosciuta l'impossibilità di ottenere senza un provvedimento
 legislativo la chiesta modificazione del tracciato quale risulta dagli estremi
stabilitine dalla legge, ha fatto voti per l’adozione di un’altra variante la quale farebbe
svolgere la strada per la valle della Fiumarella, anzichè per quella del Trionto, senza
però darle uno sbocco diverso da quello stabilito dalla legge.
        <pb n="285" />
        207

Poichè la questione fu già esaurientemente esaminata quando nel 1884 si trattò
di approvare l’andamento generale della strada e dovette essere risoluta negativamente,
 non è sembrato opportuno riaprire su di essa una nuova istruttoria. Senonchè
il Comune, lungi dall’acquietarsi alle determinazioni ministeriali, conformi del resto
anche ai voti della Provincia di Cosenza, ha avanzato ricorso alla IV sezione del
Consiglio di Stato per ottenere l’annullamento del regio decreto 19 settembre 1884
che approvò l'andamento della strada, nonchè dell’avviso d’asta 29 luglio 1912 per
l’appalto dell’ultimo tronco di essa. 11 giudizio è ancora in corso.
XI. Strada provinciale n. 117 dalla provinciale Rotonda-Valsinni, nei pressi di
Oriolo, alla stazione di Amendolara.
Essa si svolge in provincia di Cosenza solo nel tratto da Oriolo alla stazione di
Amendolara il quale è diviso in tre tratti. Di essi il primo e l’ultimo sono costruiti;
rimane da ultimare il secondo dalla sponda destra del torrente Canale di Ferro all’abitato
 di Amendolara, della lunghezza di km. 16.390. I relativi lavori sono stati
appaltati a cura della Provincia e da questa vengono ora proseguiti di ufficio per
la negligenza dell’appaltatore.
XII. Strada provinciale n. 118, litoranea tirrena, da Sapri al confine di Catanzaro.
 Interessa le tre provincie di Salerno, Potenza e Cosenza ed ha lo scopo di
mettere in comunicazione la Campania con la Calabria.
Si sviluppa alla base delle pendici dell’Appennino, ora accostandosi alla spiaggia,
ora allontanandosene ; ha una lunghezza complessiva di km. 145-503, dei quali
117.840 in provincia di Cosenza, e presenta notevole importanza commerciale, anche
come arteria di allacciamento di molte altre strade provinciali e comunali.
Dei 18 tronchi nei quali è divisa la parte ricadente in provincia di Cosenza, 8
soltanto erano costruiti prima del 1906 e precisamente quelli: dal ponte di Bagni di
Guardia a Paola, da Paola a: San Lucido, dal torrente Fabiano alla marina di Longobardi,
 da questa al 2° innesto della comunale obbligatoria di Longobardi, dalla
marina di Belmonte al fiume Catocastro, e da questo allo innesto con la provinciale
Amantea-Piano del Lago.
Sono in corso di appalto i lavori del tratto dal torrente Fiumarella a Praia
d’Aieta ; ed allo studio i progetti dei tratti da San Nicola Arcella a Scalea e dal
torrente Lao a Cirella. È in corso di approvazione il progetto del tratto Cittadella
del Capo-Bonifati. Sono in corso i lavori di costruzione di un ponte sul fiume Aron
lungo il tronco Cittadella del Capo-Cetraro, quelli complementari sul tronco Acquappesa-Ponte
 Bagni di Guardia (compreso l’allacciamento della parte alta con quella
bassa d’Intavolata) e quelli del tronco S. Lucido-Torrente Marinella.
Trovansi in corso di approvazione i progetti dei tratti Torrente Marinella-Cavavecchia
 e Marina di Longobardi-Marina di Belmonte.
Con l'articolo 34, comma terzo, la legge ha infine previsto la costruzione di
        <pb n="286" />
        — 208

nuovi tronchi di strada provinciale in provincia di Cosenza; e precisamente di quelli da
Rossano a Cariati e da Cariati al Fiume Nicà che serviranno a completare la strada
provinciale Margherita lungo il litorale ionico.
Alla costruzione di questi tronchi sarà provveduto secondo l'ordine delle previsioni
 del piano regolatore.

Complessivamente sono stati eseguiti ed ultimati lavori per L. 840.874,42 di
nuova costruzione, L. 341.755,54 dî sistemazione e consolidamento, L. 53.731 di manufatti
 isolati : in totale L, 1.239.360,96 : sono stati eseguiti parzialmente e tuttora in
corso lavori di nuova costruzione per L. 3.308.893,29, di sistemazione e consolidamento
per L. 1.441.366,49 e di manufatti isolati per L. 170.000: in totale L. 4.920.259,78.
Inoltre sono in corso di approvazione e di appalto progetti per un importo totale
di L. 5.314.000 (2).

Provincia di Catanzaro, — Delle strade provinciali sovvenute, autorizzate con le
leggi 27 giugno 1869, n. 5147, 30 maggio 1875, n. 2521, e 23 luglio 1881, n. 333, e
non ancora eseguite al 25 giugno 1909, la legge a favore della Calabria ne contemplò
per la provincia di Catanzaro 16. .
Di queste, col regio decreto 3 maggio 1909, n. 252, passarono a far parte
delle nazionali la provinciale n. 7 della legge del 1875 e la provinciale n. 88 della
legge del 1881 ed alcuni tratti delle altre strade, delle quali due appartengono alla
legge 27 giugno 1869 e portano i numeri 14 e 15; quattro alla legge 30 maggio
1875 e portano i numeri 6, 23, 25 e 60; e otto alla legge 23 luglio 1881 e portano i
numeri 84, 85, 86, 87, go, 92, 93 e g4.
I. La provinciale n. 14, della legge del 1869, destinata a congiungere diversi
Comuni con la stazione ferroviaria di Squillace, andava prima da Catanzaro a Chiaravalle;
 ora poi, classificatone nazionale il 1° tronco dal villaggio Marina di Catanzaro
 al Trappeto Scoppa, partendo da questo punto va ad innestarsi con la nazionale
 n. 62 Angitola-Soverato e con la provinciale Chiaravalle-Guardavalle. Essa ha
solo bisogno di pochi lavori di sistemazione, che non presentano carattere di urgenza,
essendo la strada già aperta al transito; ma che tuttavia si dovranno eseguire prossimamente.

IL. La provinciale n. 15, della stessa legge, serve principalmente a mettere in
comunicazione ij mandamenti del circondario di Monteleone col capoluogo. Essa va
da Monteleone a Metramo, sotto Rosarno; e per ciò un suo tronco scorre in terri.
torio di Reggio; ma è già costruito.
Del rimanente, non mancano che i ponti sui torrenti Potame, Marino e Petriano.
in corso di costruzione, ed il ponte sul torrente Filese,
III. Pel compimento della provinciale n. 6 contemplata dalla legge del 1875, e
        <pb n="287" />
        — 209 —

che va da Nicastro alla Marina di Santa Eufemia, mancano solo la sistemazione del
20 tronco, tra il torrente Bagni e la Marina, e la costruzione del ponte sul detto
torrente: la quale non s’è potuta fare sinora, occorrendo prima provvedere alla sistemazione
 di esso.
IV. La provinciale n. 23, che va da Chiaravalle a Guardavalle, ha per obiettivo
di agevolare le comunicazioni dei territori posti alle falde dell’Appennino, sul versante
 ionico, e di facilitare l’accesso alla ferrovia ionica.
Di essa son rimasti da costruire, oltre alla traversa di S. Sostene, ch’è ora in
corso d’appalto, il tratto da S. Sostene alla contrada Quartucci, presso S. Andrea,
del quale si sta studiando il progetto, quello da detta contrada a quella Schiarito,
presso Isca, l’altro dalla detta contrada alla chiesa di S. Domenico in Badolato ed
infine il tratto da quella chiesa al Burrone Subbartolo.
Veramente, i lavori di questo tratto vennero già appaltati; ma subito dettero
luogo a difficoltà gravi, per cui si è dovuto risolvere il contratto e ristudiare il progetto.
 Il nuovo elaborato, che non ha però tutta la portata del precedente, è ora in
corso di esame.
V. Della provinciale n. 25, che da Porto Santa Venere, per Briatico, va a raggiungere
 la provinciale di Tropea, e serve a congiungere questa con la provinciale
24, Pizzo-S. Venere-Longobardi, è in corso di costruzione il tratto, lungo m. 6086,
che dal torrente Santo va a Tropea; ed è prossimo ad appaltarsi il tronco, lungo
m. 8273, che dall'innesto della comunale per Zungri, dopo Briatico, va al torrente
Santo.
VI. La provinciale n. 60, che dalla marina di Catanzaro va, per Vattiato, a Cutro,
e serve a congiungere il capoluogo del circondario di Cotrone col capoluogo della
Provincia, appartiene alla 3° serie. Pertanto essa venne costruita dalla Provincia ; la
quale ha pure provveduto direttamente alla costruzione di un ponte a travata metallica
 sul Castace e dei muri di difesa del ponte sul Fegato.
Essa è tuttora mancante di ponti su diversi importanti corsi d’acqua (che
però si possono passare facilmente a guado anche all’epoca delle grandi pioggie) e
deve inoltre completarsi in diversi tratti del tronco, lungo 43 km.. che dalla marina
di Catanzaro va al Piè del Vattiato.
Intanto sarà al più presto presentato il progetto pei lavori di completamento tra
i km. 25 e 26 ed è in corso di esame il progetto pel ponte sul torrente Fiumarella.
VII. La provinciale n. 84, appartenente alla legge 23 luglio 1881, va dalla provinciale
 n. 6, Nicastro-Santa Eufemia, presso il torrente Bagni, sino al ponte sul
Savuto, lungo la provinciale Tirrena e serve a mettere in comunicazione gli abitati
di Gizzeria, Falerna e Nocera direttamente col capoluogo del circondario e, per mezzo
della provinciale n. 94, coi Comuni di $. Mango, Martirano, Conflenti, Motta S. Lucia
e con la provincia di Cosenza.
        <pb n="288" />
        — 210

Di essa la legge del 1906 ha trovati costruiti due ponti, sui torrenti Rivale e
Grande ; da sistemare tre tronchi, quello dall’inizio della strada sino a Gizzeria,
quello da Falerna alla contrada Destra e quello da tale contrada al ponte sul Savuto ;
e da costruire il tronco intermedio, da Gizzeria a F alerna. i
Per questo è già allo studio il progetto: quanto al resto, sono stati ultimati i
lavori di consolidamento del tronco, lungo 10 km., da Falerna, per Nocera, alla contrada
 Destra, dove ricadono anche i lavori del ponte sul torrente Villani, e quelli
della traversa interna dell’abitato di Nocera Tirinese, i quali saranno presto appaltati.
VIII. La provinciale n. 85, che va dalla nazionale Silana alla stazione ferroviaria
di Cirò ed è destinata a mettere in comunicazione gran parte dei Comuni del circondario
 di Cotrone con la stazione di Cirò, comprendeva in origine 5 tronchi, l’ultimo
 dei quali, da Cirò alla stazione, fu da tempo costruito come comunale. Dell’altro
 la nostra legge non ha contemplato, però, che i due tronchi estremi, quello
dalla nazionale Silana a Zinca, diviso in 2 tratti, e quello da Umbriatico alla
stazione di Cirò, diviso in 4 tratti,
Di questi è già stato appaltato il quarto, lungo 6 km., che dalle Croci Minute
va all’Arenacchio di Cirò; e del primo, che dall’abitato di Umbriatico va alla località
 Menichelle, si è disposto l’appalto.
IX. Della provinciale n. 86, che dalla Catanzaro-Chiaravalle, presso il torrente
Alessi, va a Soverato, e servirà ad agevolare le relazioni dei paesi intorno a Soverato
 con Catanzaro e la Marina, un tratto è costruito, due Sti da sistemare, ed uno
è da costruire,
A questi lavori, che presentano minore urgenza di altri, si provvederà man mano.
X., Della provinciale n. 87, che dalla strada nazionale già n. 56 ed ora n. 64,
presso il Piè della Sala, va alla stazione ferroviaria di Simmeri (ed è importante
perchè costituisce la più diretta comunicazione rotabile fra Catanzaro e Cotrone), è
stato ultimato il ponte sul torrente Cava, ed è in corso di costruzione il ponte sul
fiume Alli; con che la strada sarà completa.
XI. La provinciale go va dalla nazionale delle Calabrie, presso il ponte sull’Angitola
 a Polia ed Olivadi, sulla provinciale Chiaravalle-Guardavalle. Essa serve a
mettere in comunicazione diretta tra loro gli abitati di Filadelfia, Francavilla, Polia
ed Olivadi ed a congiungerli, mediante le altre strade esistenti, con tutti i Comuni
dei due versanti ionico e tirreno.
Di questa strada è stato costruito il tronco da Angitola a Filadelfia, lungo 12
km., e restano da costruire gli altri tre, della lunghezza complessiva di 33 km.
XII. Del pari è tutta da costruire la provinciale n. g2, che da Mileto va a Dinami,
 ed ha lo scopo di collegare i Comuni di Dinami, S. Giovanni e Mileto e di
congiungere tutti gli abitati attraversati dalla Monteleone-Metramo con la nazionale
delle Calabrie.
        <pb n="289" />
        — 211

XIII. La strada provinciale n. 93 va dal porto di Cotrone, per la serra di Melissa
 e Cirò, alla stazione di Cariati, ed ha lo scopo di dare una comunicazione diretta
 a moltissimi Comuni del circondario di’ Cotrone; per la qual cosa, pur mantenendosi
 quasi parallela alla ferrovia ionica, scorre più all’interno. Di essa sono costruiti
i due tronchi, che portano da FPassovecchio, dove s’inizia la strada, a Rocca di Neto;
ed è da sistemare un tratto, lungo circa 10 km,., che da Rocca di Neto va al Ponte
Regina. Il relativo progetto è in corso di approvazione, al pari di quello del tronco
seguente, che da Sella Muzzonetti va al torrente Lipuda.
Restano poi da eseguire altri due tronchi, scorrenti in provincia di Catanzaro,
e sono in corso i lavori per la costruzione dell’ultimo tronco. Cariati-fiume Nicà, che
scorre in provincia di Cosenza.
XIV. La provinciale n. 94, che da Nocera, per S. Mango, Martirano, Conflenti,
Motta S. Lucia, Pedivigliano, Scigliano e Carpanzano, va alla nazionale delle Calabrie,
ha lo scopo di congiungere tutti i Comuni della provincia di Catanzaro, attraversati
dalla provinciale n. 84, con la provincia di Cosenza, e di dare una comunicazione ai
Comuni prima indicati col capoluogo del circondario e col resto della provincia. Di
questa strada l’ultimo tronco in provincia di Catanzaro ed i 4 scorrenti in provincia
di Cosenza sono già costruiti; è da sistemare il 1° tronco dalla contrada Destra,
dopo Nocera, a S. Mango d’Aquino; è in corso di esecuzione il tronco da S. Mango
a Martirano Milanese; allo studio il progetto del tronco successivo, il cui andamento,
su proposta della Provincia, è stato modificato, sicchè andrà direttamente a Conflenti
senza toccare Martirano vecchia, il cui abitato è da spostare e che sarà congiunta
alla provinciale con una breve strada comunale; ed è stato appaltato il tronco da
Conflenti Inferiore a Conflenti Superiore.
Restano, infine, il tronco da Conflenti Superiore al confine di Motta S. Lucia,
ch'è da costruire; ed il tronco successivo, fino all’abitato, ch’è da sistemare.

Complessivamente in provincia di Catanzaro sono stati eseguiti ed ultimati lavori
di sistemazione e consolidamento per L. 35. 578, e di manufatti isolati per L. 34.754,67 ;
sono stati parzialmente eseguiti e tuttora in corso lavori di nuova costruzione per
L. 836.200, e lavori di manufatti per L. 737.000; in totale L. 1.573.200. Inoltre sono
in corso di approvazione e di appalto progetti per un importo di L. 4.890.200 (3).

Provincia di Reggio Calabria. — Delle provinciali di Reggio Calabria, autorizzate
 con le leggi 27 giugno 1869, 30 maggio 1875 e 23 luglio 1881, e contemplate
poi dalla nostra legge, sono passate nazionali, in virtù del regio decreto 3 maggio
1909, n. 252, la provinciale n. 22 della legge del 1875, quella n. 218 della legge del
1881 ed alcuni tratti delle altre, formanti complessivamente, compresi alcuni brevi tratti
comunali, la strada che dalla stazione ferroviaria di Bagnara per S. Eufemia di Aspro-
        <pb n="290" />
        2

monte, Sinopoli, Delianova, S. Cristina, Platì e Careri porta alla marina di Bovalino ;
e quella che dalla provinciale ionica, presso Melito, per Bagaladi e Sella Cerasia,
porta all’incontro della Bagnara-Bovalino fra Sinopoli e Delianova. Di esse è stato
parlato a suo luogo.
Delle strade rimaste in tutto o in parte provinciali, due appartengono alla legge
27 giugno 1869 ed hanno i numeri 16 e 17, e quattro alla legge 23 luglio 1881, ed
hanno i numeri 95, 219, 220 e 221.
I. Della provinciale n. 16, della legge del 1869, che va da Laureana, per Radicena,
 sotto Bagnara, sono stati classificati nazionali gli ultimi tre tronchi, cominciando
 da Cosoleto.
Degli altri è in costruzione il tratto da Radicena alla sponda destra del fiume
Marro ; son da sistemare i tratti dal fiume Metramo al torrente Eia ed il tratto da
Godano a Botte, pei quali si stan facendo gli studi ; ed è da costruire il ponte sul
torrente Boscaino, il cui progetto è in corso di esame.
II. Della provinciale n. 17, che dalla nazionale fra Gerace e Gioia, per Canolo,
Agnana e Siderno, va alla Marina, è da sistemare il 1° tratto, che va ad Agnana;
e s'è disposto lo studio del progetto,
III. La provinciale 95, © provinciale ionica, della legge del 1881, interessava in
origine le due provincie di Catanzaro e di Reggio; poi la ‘parte scorrente in provincia
 di Catanzaro è stata sostituita da un tronco della provinciale Chiaravalle-Guardavalle,
 già citata.
Essa collega tra loro, con gli abitati della marina e con le stazioni ferroviarie,
diverse strade che scendono alla marina.
Lungo essa sono stati costruiti, dopo la promulgazione della nostra legge, due
ponti: quello sul torrente Valanidi 1°, eseguito a cura dello Stato, e quello sul torrente
 Bruzzano, eseguito a cura della Provincia.
Però, per completare la strada, mancano ancora molti altri ponti; alla costruzione
 dei quali vorrebbe provvedere direttamente la Provincia, a mente dell’art. 60
della legge 9 luglio 1908, ed in virtù di speciale convenzione, ora in corso di esame.
IV. La provinciale n. 219, che da Africo va alla stazione di Bianconovo, serve
a congiungere la provinciale Melito-Africo con la provinciale n. 95.
Si è però riconosciuta la convenienza di modificarne il tracciato ed è in corso la
relativa istruttoria.
V, Della provinciale n. 220 (che comprende parecchi tratti di strada dalla marina.
 di Gioiosa a quella di Rosarno e serve a collegare la marina e la stazione ferroviaria
 di Gioiosa Ionica con la vicina rete stradale) è in corso di esecuzione il
tronco Giffone-Cantina Gordiano, lungo m. 8000; restano da sistemare i tratti da
Gioiosa a Giffone, e da costruire quelli da Cantina Gordiano a Laureana.
VI. La provinciale n. 221 va da Bovalino per S. Luca, Montalto, Nardello, San
        <pb n="291" />
        Stefano, Molini di Calanna, Sotira, Pettogallico e Villa S. Giuseppe alla nazionale
6}; una sua diramazione, poi, dai Molini di Calanna va al ponte sul Torbido, presso
Reggio.
Serve a congiungere il litorale ionico col litorale tirreno.
Di essa sono stati appaltati i lavori del tronco compreso tra la Casa Caduta ed
il tombino Aria Nuova. Restano da costruire il tronco da Bovalino a San Luca e da
completare i due da questo punto al Ponte Gallico.

Complessivamente in provincia di Reggio Calabria sono stati ultimati lavori di
sistemazione e consolidamento per L. 37.353.76, e sono stati parzialmente eseguiti e tuttora
 in corso lavori di nuova costruzione per L. 138.450: in totale i lavori eseguiti
al 30 giugno 1913 ammontano a L. 97.353.76 (4). Questo scarso sviluppo dei lavori
di tale categoria in provincia di Reggio è dovuto sia alle cause generali già accennate
 e specialmente al terremoto del 1908 che sopratutto funestò questa provincia,
sia anche alla limitata Innghezza della rete provinciale in quel territorio.

In totale nelle tre provincie sono stati ultimati lavori su strade provinciali per
L. 1.347.047,39, con una lunghezza di oltre 58 km, di cui 21 di nuova costruzione:
sono stati parzialmente eseguiti e tuttora in corso lavori per L. 6.631.909,78, su una
lunghezza di 140 km., e sono in corso di approvazione e di appalto progetti per
l’importo di L. 10.204.200 (5).

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Relazione amministrativa della Deputazione Provinciale di Reggio Calabria 1907
        <pb n="292" />
        f

O

1]

INDICAZIONE
DEI TRONCHI
E DEI TRATTI

Provinciale 8
Marina Belvedere - Ponte sul
:orrente Latiera i i
Provinciale 8
a) 11I tronco e a
2?) IV tronco,
Provinciale 28
ill tronco. i
Provinciale 29
1) Canna - Nocara . . .
b) Rocca Imperiale - Canna .
Provinciale 93
#iumenicà - Stazione Cariati.
Provinciale 110
VI[ARINA CETRARO - CONTRADA
CANNONE.

a) I tronco - I tratto
b) I tronco - II tratto
€} III tronco - Sella S. Martino
terreno bianco
4) Terreno bianco - Valle Lete,
Provinciale 111
a) 11 tronco - Craticello-Acqua
del Corvo . PA .
b) Pietrafitta - Aprigliano.
Provinciale 112
a) Il tronco - Fuscaldo - Sella
-aghice Jlo + a a
è) ILI tronco - $. Benedetto
Jllano - Sella Laghicello .
Provinciale 115
II tronco PA
Provinciale 116
III tronco - Il tratto . .
Provinciale 117
a) Tronco Oriolo - Canale di
ferro a.
b) Amendolara - Canale di
ferro a; . : . .
Provinciale 118
a) Intavolata - VII tronco -
"tratto ,. # . - .
è) Cetraro - Cittadella del Capo
» Ponte sul torrente Aron, .
c) Acquappesa - Provinciale
‘10 - VII tronco - I tratto .
d) Cittadella del Capo Bonifati.
e) Praia d’Aieta - Comunale
‘i Tortora, . ai ;
SÌ) Marina Longubardi - Marina
3elmonte , ; « . .
£) Marinella « Cavavecchia .
A) S. Lucido «= Torrente Ma-’inella
 , #

Sviluppo delle strade provinciali in provincia di
LAVORI ULTIMA";
Nuova | SISLEMAZIONE | MANUFATTI
TOSTRUZIONE CONSOLIDAMENTO ISOLATI

Luu- | Imrhezza
 porto

Lun- | Im- -
ghezza porto
zz

Importo


Lunghezza


Importo
lavori Previsioni
eseguiti di .
al progetto
30-6-1913

13,731. -

12,770,| 55,523,50| |

12,000, | 75,000,—

500.000 -

10,010, — | 137,500, | — | 35,684,19| _
i i 11,510,—| 128000 —

5,547.

170,000, —

369,950, —

17._| 45100

283, —

209,194,52 | 270.997,26

10,626, —i

46,521,97 | 86,128,49 |

13,782. —'

435,000, — 1,050,000, —

:s10 |

51,000,— | 262.000. —

3 110.—i

25.000 —

134 200.

11.061. | n

s,800,—| 115,577,85] -

; 020. |

30.700 — |

259,617,54

| 82,083,50!

261, |

66,323,63 | 376,000. —

AB 840.874,42

0080 344,755.54

53,731, —:. ASSI NO |3.308.893.29 !

Cosenza dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

CORSO DI ESECUZIONE
DISPBMAZIONE | MANUFATTI
CONSOLIDAMENTO ISOLATI
Importo 9] Importo
Lun. lavori |Previsione| S | lavori |Previsione
ghezza | ©seguiti di E | eseguiti di
al progetto | al progetto
130-6-1913 2N-A.1912

PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE ll
O IN CORSO DI APPALTO PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

Nuova
COSTRUZIONE

CONSOLIDAMENTO
e
*AZI SE

Manufatti
Isolati

Lun- | Lun- Im- Im-|
ghezza Importo I ghezza I porto PEA

1907 | 1910

70.000. -

70,000, —

60,000, —
‘16.000. —

80,000, —
890/000, —

963,52 |

19,366,49!

45,000. —

13.000, —

8,390,— 37,000, —
1,414,—| 23,000, —

400,000, —
500.000. —

288,222, —
573,400, —

400,000,

388,450, —

10,000

rtsazotio, |

7 799, — | 1,192,500,-100,000,

 —

500,000, —

&amp;gt; ARR

8 000.

60,000, — '

79,000,—

1,219; 262,000, —
2.725.—!1.211,500.—

150,000,—
192.000, —

932,000, —
690.000, —

100.000 —

600.000. —

485 000.— |

210.000, — !

5.800.

105.0N0.-18.873.181

 170,000,

10,000,—
500,000, —
300,000, —
00,000, —
300,000, —
300.000, —

80,000, —
500,000, —
100,000, —
250,000, —
800,000, —
200,000, —
7 RQL_]72 — i

2,104, =
4,218,—|
2.750. -—

485,000, —
202,000,
PP
288.000 —

5,343, — | 1,430,000,--‘1621


16,621 |

2,000,-|

 | | ————__ | gici diaiiiaz—.a —n Vit aree _____
IA AR a | 78.573.138] 170,000, 1] 30,815.—|3,641.000.— | 36,305. — ai — ll 6.752.000.—
        <pb n="293" />
        INDICAZIONE
DEI TRONCHI
E DET TRATTI

. Sviluppo delle strade provinciali di Catanzaro

LAVORI UL'TIMA”

LAVORI IN
Manurarri ll NUOVA COSTRUZIONE
ISOLATI]

Nuova | SISTEMAZIONE '
COSTRUZIONE È CONSOLIDAMENTO

Lun- |
i azz Importo

ghezza | Importo |

Importo |

Lun»
ghezza

Importo |
lavori
eseguiti al
20.6.1012

Previsioni
di
progetto

dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.
’ — _ ——— ___ __—___
PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
O DI APPALTO
—_—i  g———ii e eee i io : s—_—i
M i || | CONSOLIDAMENTO  MANUF.
MANUFATT! ISOLATI || NUOVA COSTRUZIONE | E SISTFMAZIONE 1201 ARI
| Importo 2
lavori Previpione| Lun- | I è + Lun- | Importo
seguiti al lì. || ghezza mporto ghezza porto |,
30-6-1913 | Progetti

PREVISIONI
1ANO REGOLATORE

| pre ll 1907 | ‘aio

Provinciale 15

Ponti Potame - Marino - Pe-«riano
 .

l125.000, - |539,000.-370.000.



539 000, —

Provinciale 22

a) Traversa - S. Sostene ,. .
b) Tronco VI, tratto II, Munrijoi
 = Subbartolo

+ 12376

700,000, —

Pr

46,000. —

550,009,— : 600,000, —

Provinciale 25

a) Porto S. Venere - Tropea -
[I tronco, Il tratto , a #
b) ‘Torrente Santo - Comunale
er Zuneri.,

6,086 —

618,252,50 |

836,200, -

3 273,— |1,264.000,-450,000,

 —
100.000. —

620,000, —
600 000 —

Provinciale 60

Ponte sull: fiumarella-Catan-‘aro
 marina .

»40.000.|| 500.000. — | 1.500.000.

Provinciale 84

4) Nocera Tirinese . #
7) Ponte sul torrente Villani,

7 094, —

35,578,—

105, —

30,500, —

88_100,-300,000,

 — | 330,009, |
200 000 _— | 460,000, —

Provinciale 85

“rociminute-Arenacchio di Cirò

Provinciale 87
2) Ponte sul torrente Cava .
5) Ponte sul fiume Alli .
Provinciale 93
a) Tratto Sella Muzzonetti -
Melissa “e e Eu
b) Rocca di Neto-Ponte Regina
 ,. «e
Provinciale 94

a) S. Mango- Martirano .
b) Confienti inferiore = Con-\enti
 superiore .

34 754.67

1,094, — | s8,578,— 1 pu ll 6,086,

I ATEO | 836,200, --8.606.—

 | 471,600. —

15.000.— |198,000,— |

5 A98.-800,000,

 -

i, 408, 600,000;
— 1,189,  200,000,—
440,000, — |137,000,—,, 33,702,— |4,166,100,—

n nn — | 550,000,—

700,000, —
700-000. —

850,000, —
350.000.—

218,000, —

500,000, —
325.000. —

9,964.— | 350.000. | L=280,000,

 — 400,000,
_ 210,000,— | 510,000, —
oa | asoonazia lano. Jason lsasaoooie
,023,— | 396.090, —| 2 28,100,.||5,625.009.— 8.334,090,—
        <pb n="294" />
        — 210 —

INDICAZIONE
DEI TRONCHI
FE DEI TRATTI

Sviluppo delle strade provinciali di Reaaie

LAVORI ULTIMA”

__AVOR”

Nuova
OSTRUZIONE

SISTEMAZIONE
I
CONSOLIDAMENTA

MANUFATTI
ISOLATI

NUOVA COSTRUZIONE

Lun- I Im- |
rhezza porto’

Lun- | Imghezza
 porto

l1mporto
Im- I Lun- lavori
porto ghezza eseguiti
20.6.1912

Previsioni
di
vrogetto

Calabria dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

“ORSO DI ESECUZIONE

PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
O DI APPALTA

Srapzaa ron | - MANUFATTI I
“"NSOLIDAMENTO ISOLATI
Importo o | Importo
lavori |Previsioni|] &amp;gt; | lavori |Previsioni]|
eseguiti di &amp;amp; eseguiti di
al progetto |Z al progetto
30-6-1912 30-6-1913

CONSOLIDAMENTO
Nuova | # - Manufatti
IOSTRUZIONE RISE Bi LATO N Isolati

Lun- |
rhezza

Lunchezza
 Î Importo

Lunghezz-





Importo


PREVISIONI
|PIANO REGOLATORE

910

190”

Provinciale 95

a) Rampe ponte Torrente Valanidi
 . O

"C

17,353,76

300,000,— | 360,000, —

Provinciale 220

a) Giffone - Cantina Gordiano

INDICAZIONE
DEI TRONCHI
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REGGIO CALABRIA.

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Sviluppo complessivo dei lavori su strade provinciali

LAVORI ULTIMA”

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progetto

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290, 37,353,76|
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 | 100,000, —
360.000. | 460,000, —

dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

"ORSO DI ESECUZIONE

OGGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
O NPI APPALTO

PREVISIONI
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SISTEMAZIONE | Manurazti sota
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        CAPO Il.

LE STRADE COMUNALI

La costruzione, a cura e spese dello Stato con il contributo delle Provincie, delle
strade comunali in Calabria risponde ad una fondamentale esigenza della vita civile,
‘mirando sopratutto a togliere molte popolazioni da uno stato di quasi assoluto isolamento,
 dal quale rimane impedito lo sviluppo delle loro attività ed ostacolato il loro
benessere,
Particolari condizioni geografiche e climatologiche della regione, varie e complesse
 cause di carattere storico-sociale hanno concorso a determinare la sfavorevole
posizione di parecchi centri abitati in località difficilmente accessibili e di risorse scarsissime.
 :
E così molti Comuni della Calabria, per una straordinaria sproporzione tra l’entità
 delle opere da eseguire ed i mezzi disponibili, non hanno potuto provvedere alle
2sigenze della viabilità locale, trascurando persino quelle strade di carattere più urgente
 delle quali già la legge 30 agosto 1868, n. 4613, rese obbligatoria la costruzione.

Assuntosi lo Stato il compito di costruire le strade assolutamente indispensabili
per i Comuni che ne erano privi, le popolazioni interessate hanno creduto che immediatamente
 potesse e dovesse essere attuato l'intero programma stabilito dalla
:egge ; ma non hanno tenuto conto delle necessità tecniche e finanziarie per le
quali la legge deve avere una graduale esecuzione, nonostante il carattere quasi
sempre urgente dei lavori da eseguire, nè delle altre complesse difficoltà delle quali
si è particolarmente trattato.
Nel 1906, delle 102 strade comunali iniziate come obbligatorie in applicazione
della legge 39 agosto 1868, n. 4613, ma rimaste incompiute, erano stati costruiti e
sistemati km, 39,900 in provincia di Cosenza, km. 133,089 in provincia di Catanzaro
e km. 16,500 in quella di Reggio Calabria; sicchè ne rimanevano da costruire o
        <pb n="296" />
        3:32

sistemare rispettivamente per ciascuna delle tre provincie km. 212,026, km. 113,478
2 km. 191,800.
Dato il carattere di queste strade, era specialmente per esse necessario regolare
il modo col quale lo Stato avrebbe dovuto continuarne i lavori già iniziati od in corso
di appalto, ed a ciò provvidero gli articoli 109 e 258 del regolamento 24 dicembre
1906, n. 670, il primo consentendo che i tronchi costruiti e sistemati prima della
pubblicazione della legge, formanti parte di strade non ancora completate, potessero
essere presi in consegna dallo Stato, allorquando, secondo le previsioni del piano regolatore,
 venissero iniziati i lavori dei successivi tronchi da costruire per l’ultimazione
delle strade medesime ; l’altro facendo obbligo allo Stato di assumere in consegna,
entro un anno dalla pubblicazione del regolamento, le strade comunali già appaltate
od in corso di esecuzione all’atto della pubblicazione della legge, per completarle in
base ai contratti in corso.
Assunti in consegna i lavori appaltati, risultò che, specialmente in provincia di
Cosenza, per la quasi totalità delle strade elencate nella tabella B erano tuttora in
vigore, sebbene da tempo sospesi (in molti casi da due o tre decenni), antichi appalti
disposti dalle Prefetture in rappresentanza dei Comuni interessati, ed in base a progetti
 di data ancor più remota che, a parte le originarie lacune, più non rispondevano
 alle mutate condizioni delle località e del mercato.
Per l’art. 2€8 del regolamento si doveva dare la preferenza ai lavori che costituivano
 compimento di opere in corso di costruzione o delle quali si trovassero già
approvati i progetti; ma la ripresa dei lavori sulle comunali obbligatorie fu ostacolata,
 per un lato, dalla difficoltà di provvedere alla contemporanea ed immediata
compilazione di tutti i nuovi progetti all’uopo necessari, per l’altro dalle contestazioni
sollevate dalle imprese con domande di risarcimento di danni in dipendenza della
forzata sospensione dei rispettivi appalti, e ‘con esagerate richieste di aumento di
prezzi per l’eventuale continuazione dei lavori.
In virtù dell’art. 260 del regolamento, lo Stato poteva rimanere estraneo alle
questioni che eventualmente fossero sorte o potessero in seguito derivare dai lavori
eseguiti prima dell’assunzione in consegna delle strade; ma aveva esso l’obbligo dî
regolare con nuovi patti, oppur di sciogliere i vincoli contrattuali esistenti che fossero
in contrasto con le mutate esigenze dei lavori. Si tentò da prima d’ingiungere alle
imprese la continuazione degli appalti ai vecchi prezzi ed in base agli antichi progetti
 ; però, di fronte alla riluttanza di esse a proseguirli ai patti ed ai prezzi ormai
non più rispondenti alle condizioni del mercato, inattuabile apparve il provvedimento
della rescissione. in danno a termini dell’art. 340 della legge sui lavori pubblici, sia
perchè tale provvedimento riesce sempre di malagevole applicazione e di dubbia efficacia,
 sia perchè nel caso speciale esso poteva. dar luogo a contestazioni non del tutto
ingiustificate, per il lungo tempo trascorso, e le mutate condizioni giuridiche ed economiche.
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        ‘Dda

D'altra parte, ricorrendo alla risoluzione a termini dell’art. 345 della legge sui
lavori pubblici, lo Stato avrebbe dovuto incontrare oneri troppo gravi ed anche indeterminati,
 di fronte alla imprecisione dei patti contenuti nei vecchi contratti.
Inoltre, sia per evitare ritardi contrari alle finalità della legge, agli interessi
delle popolazioni ed alle opere già eseguite, sia per poter proseguire regolarmente
nei riguardi tecnici ed economici le costruzioni già iniziate, l’Amministrazione rico-Nosceva
 l’assoluta necessità di sostituire nuovi progetti a quelli già appaltati, anche
er metterli in armonia con le condizioni di fatto.
Si ritenne, pertanto, opportuno tentare un bonario accordo con gli appaltatori
breesistenti per regolare ad equi patti il completamento degli antichi contratti e la
prosecuzione dei lavori. Il criterio in massima adottato fu quello di concedere alle
‘imprese l'esecuzione dei lavori previsti dai nuovi progetti, agli antichi prezzi contratuali
 fino alla concorrenza deî sei quinti dell'importo di appalto, risultante dai contratti
principali e dagli atti suppletivi regolarmente approvati; e per il di più ai nuovi
prezzi correnti, con un congruo ribasso e con l’osservanza del capitolato generale di
appalto e di tutte le norme in vigore per i lavori di conto dello Stato.
Le strade appaltate in base ad antichi contratti, la prosecuzione dei quali è stata
regolata con tali accordi transattivi, sono le seguenti, in provincia di Cosenza: 1.
da Belmonte alla marina; 2. da Bonifati alla provinciale tirrena ed alla stazione
omonima; 3. da Cassano all’ Ionio alla provinciale del Pollino; 4. da Lattarico
verso Montalto Uffugo; s5. da Longobardi alla stazione ferroviaria omonima (1°
ironco); 6. da Mongrassano verso Cerzeto ; 7. da Verbicaro alla provinciale tirrena
 ed alla stazione omonima (1° tronco); 8. da Montegiordano alla stazione ferroviaria;
 g. da Villapiana alla stazione di Torre Cerchiara.
Sono stati poi conclusi accordi di massima, ‘in attesa della compilazione, attualmente
 in corso, dei nuovi progetti per l’ultimazione delle seguenti strade: in provincia
 di Cosenza : 1. da S. Donato Ninea alla provinciale Lungro-Belvedere; 2. dalla
comunale Lattarico-Montalto alla provinciale Valle-Crati (3° tronco); 3. da Malvito
alla comunale Mottafollone-S. Sosti; 4. dalla provinciale Lungro-Belvedere alla comunale
 di Altomonte (1° tronco).
Naturalmente la soluzione di massima non ha impedito di provvedere diversa.
mente 1à dove peculiari circostanze lo rendevano opportuno. Infatti per altre strade
in corso di appalto è stato necessario, a causa delle deficienze degli antichi progetti,
&amp;gt; tenuto conto del limitato onere al quale l’Amministrazione andava incontro, o della
possibilità di accordi con le imprese, risolvere i precedenti contratti a termini dell’art.
 345 della legge sui lavori pubblici,
Tale provvedimento è stato adottato per le seguenti strade: in provincia di Cosenza:
 1. da Cleto alla provinciale Serra di Aiello-Grimaldi; 2. da Castroregio alla
provinciale 117; 3. da Lungro alla nazionale n. 63; 4. da Malvito alla comunale.
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        — 224

S_ Caterina Albanese; 5. da Trebisacce al torrente Pagliaro ; in provincia di Reggio
Calabria: 1. da Condofuri alla stazione di Amendolea; 2. da Reggio Calabria a Cataforio
 e Cardeto (1° tronco).
Infine, per altri appalti che alla data di pubblicazione della legge erano ormai
prossimi a compimento, è sembrato opportuno lasciare in vigore tutte le antiche condizioni
 di contratto, tra le quali notevole quella per cui era deferita al Consiglio Superiore
 dei Lavori Pubblici la risoluzione definitiva di tutte le questioni relative alla
liquidazione ed al collaudo dei lavori, nonchè delle riserve relative: ciò che peraltro
non ha determinato in pratica alcun inconveniente.
In ordine a questi appalti è occorso talvolta di dovere lasciare ai Prefetti, come
gestori delle opere, di pagare direttamente alle imprese le quote a carico diretto
dello Stato, salvo il contributo della Provincia, per i lavori eseguiti dopo il 27 giugno
1906, provvedendo poi al rimborso delle somme anticipate per conto dello Stato. In
questi, come in altri casi, si è dovuto pertanto derogare necessariamente alle norme
del regolamento sulla contabilità generale dello Stato che impone di pagare ai creditori
 diretti, quando sono noeti, per rispettare le clausole contrattuali antecedentemente
 stabilite; e neanche queste deroghe hanno prodotto inconvenienti.
Quando poi l’Amministrazione ha potuto provvedere, mediante nuovi appalti, alla
prosecuzione di lavori rimasti incompiuti, le pratiche per la liquidazione di questi
hanno spesso ritardato, ostacolandolo, il completamento delle opere. Infatti, poichè
l'esecuzione degli ulteriori lavori occorrenti per ultimare le strade in parte costruite
avrebbe potuto alterare lo stato di quelli già compiuti, e non ancora liquidati, le
imprese appaltatrici, temendo che potesse rimanerne pregiudicato l’esame delle riserve
ad essi relative, hanno opposto formali proteste contro l’appalto dei nuovi lavori. E
sebbene, per ovviare a tale inconveniente, siasi provveduto mediante accertamenti a
futura memoria, tuttavia non sempre è stato possibile disporre la consegna dei nuovi
lavori prima che fossero definite le precedenti controversie.
Queste difficoltà dipendenti dalla eredità di una precedente e trascurata gestione,
non si sono incontrate per la costruzione delle strade di accesso alle stazioni ferroviarie
 ed ai porti, ed a quelle di allacciamento dei Comuni o delle frazioni di Comuni
isolati, perchè di esse solo pochissime erano state appaltate dai Comuni prima della
pubblicazione della legge.
Nel 1906, infatti, nessun lavoro era stato intrapreso per le strade inscritte nella
tabella C della legge, della prevista lunghezza complessiva di km. 45,950 in provincia
 di Cosenza, di km. 108,882 in quella di Catanzaro e di km. 40,500 in quella
di Reggio Calabria. E delle altre strade indicate nella tabella D, misuranti in complesso
 la lunghezza di km. 175,603 in provincia di Cosenza, di km. 129,992 in quella
di Catanzaro e di km. 103,650 in quella di Reggio Calabria, si trovavano iniziate
soltanto quelle : da Gallina alla frazione Armo in provincia di Reggio Calabria ; da
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        5

Belvedere Spinello per Rocca di Neto,. da Casabona alla stazione Strongoli, e da
Serrastretta alla stazione di Nicastro in provincia di Catanzaro.
Degli appalti disposti dai Comuni per la costruzione di queste strade, merita
particolare cenno quello relativo alla strada di Serrastretta per la gravità delle conseguenze
 alle quali la non legale stipulazione del relativo contratto ha dato luogo,
Il Governo, infatti, ha dovuto annullare il visto sottoprefettizio di esecutorietà,
apposto al contratto medesimo, e considerare questo inesistente nei riguardi dello
Stato, pure ammettendo, in base a diverso titolo, il diritto del Comune al rimborso
delle spese fatte dopo la pubblicazione della legge del 1906 per opere riconosciute
utilizzabili per il completamento della strada. Com’era facilmente prevedibile, al grave
provvedimento non si è acquietata l’impresa la quale lo ha impugnato d’illegittimità
dinanzi alla 1V Sezione del Consiglio di Stato e, non avendo potuto ottenerne l’annullamento,
 ha intentato giudizio civile per risarcimenti di danni dipendenti dalla
neseguibilità del contratto, così contro il Comune, come contro lo Stato il quale
peraltro dovrà essere messo fuori causa,
A. prescindere però da questa particolare questione, gli studi ed i lavori necessari
 per la costruzione delle strade previste nelle tabelle C e D non sono rimasti
‘intralciati da gestioni precedenti. Ciò non ostante non hanno potuto avere, in complesso,
 uno sviluppo maggiore o almeno pari a quello delle strade comprese nella
tabella B, per la necessità già accennata di dare a queste ultime la preferenza nel
programma di esecuzione della legge e per le già rilevate difficoltà generali incon-‘rate
 nell’attuarlo.
Varie questioni si sono presentate nella compilazione dei progetti ‘di strade

comunali.
Si è già fatto cenno di quella se tra le opere da eseguire in applicazione della
legge, debbano oppur no essere comprese quelle necessarie per addentrare negli abi-[ati
 le strade che da essi devono avere origine (cfr. Parte II, Capo III, par. £).
Altra importante questione relativa alle modalità costruttive delle strade comunali
 è sorta quando gli studi preliminari di progetto hanno fatto prevedere che la
costruzione di un’opera avrebbe importato così ingente spesa da essere del tutto
sproporzionata ai limitati interessi ed alla scarsa popolazione alla quale la strada avrebbe
dovuto servire, nonchè alla esigua importanza della produzione e del traffico nel ter--itorio
 da essa attraversato.
L’adozione di un criterio di strettissima economia è sembrata, in tali casi, tanto
più opportuna e doverosa in quanto che già in generale, come si è accennato, le
spese effettive riescono inevitabilmente maggiori di quelle previste al momento della
:ompilazione della legge.
Da ciò la necessità di contenere tale aumento nei più ristretti limiti possibili,
per non vedere addirittura sconvolto tutto il piano di esecuzione della legge a detri-
        <pb n="300" />
        226 -

mento delle opere meno urgenti, ma di utilità non minore delle altre da eseguire
per prime. In generale, quando le condizioni della località rendono necessaria una
spesa troppo elevata per la costruzione di una strada con larghezza e pendenze normali,
 è sufficiente, allo scopo di contenere la spesa nei giusti limiti, valersi delle facoltà
 consentite dall’articolo 112 del regolamento per ridurre la larghezza normale,
o per aumentare le pendenze massime ordinariamente stabilite. Ma talvolta neppure
il largo uso di queste facoltà consente di raggiungere l'economia indispensabile per
l’attuazione della legge, e la spesa risulta sempre sproporzionata agli scopi da raggiungere
 ed agli interessi da soddisfare. In tali casi sembra preferibile costruire le
strade come mulattiere o semplicemente come carraie, ciò non essendo vietato da
alcuna disposizione della legge speciale, mentre non solo è consentito, ma anzi, ricorrendone
 le condizioni, è prescritto dalle altre leggi che regolano in generale la
viabilità comunale. Nessuna strada finora è stata costruita come mulattiera o come
carraia, ma sì prevede che, per talune. di quelle da eseguire, tale sistema dovrà essere
 necessariamente adottato se si vogliano evitare spese troppo ingenti.
Si è fatta anche questione se la legge, quando ha compreso nelle tabelle strade
ben definitive ed individuate nel loro complesso e nel loro scopo, abbia voluto e prescritto
 su ciascun tratto di esse la esecuzione di lavori a cura dello Stato, qualunque
sia la natura delle opere occorrenti. E si è in massima ritenuto che, quando i lavori
da eseguire in un tronco non hanno carattere di vera e propria sistemazione,
bensì di semplici riparazioni dovute a manutenzione trascurata, non può spettare allo
Stato di provvedervi, esulando tali opere dai limiti e dai criteri informatori della legge.
Molte sono state anche le domande avanzate dai Comuni per ottenere la'costruzione
 o la sistemazione di strade o dî tronchi stradali non compresi nelle tabelle
jella legge (1). Alcune hanno avuto per oggetto la costruzione o la sistemazione di
quei tronchi che, sebbene non indicati espressamente nelle tabelle della legge, costituiscono,
 tuttavia, il necessario completamento delle strade comunali designatevi come
dirette « verso » Comuni finitimi.
Siccome, senza la distemazione di questi tronchi, alcune strade previste dalla
legge non potrebbero raggiungere i propri fini, è sembrato ai Comuni interessati che
la esecuzione dei relativi lavori a cura dello Stato sia consentita dalle indicazioni
stesse della legge largamente interpretate. Ma la questione, su conforme avviso del
Consiglio di Stato in data 23 maggio 1910, 2. 1308 (Sezione II), ha dovuto essere risoluta
 negativamente, tenuto conto della dizione della legge la quale, in ognuno dei
casi indicati, ha designato la strada non già da un Comune «ad » un altro, ma da
un Comune « verso » l’altro, senza contemplare il tronco che avrebbe dovuto completarla,
 svolgendosi dal confine territoriale del Comune nel quale la strada ha origine,
fino al capoluogo del Comune limitrofo.
Nè in contrario è sembrata aver valore la considerazione che la legge non può
        <pb n="301" />
        — 227 —

avere avuto intendimento di autorizzare costruzioni stradali che non hanno obiettivo
preciso e si arrestano in mezzo alla campagna, nè di trattàre diversamente tronchi di
ana stessa strada, perchè, quando la legge non ha inteso estendere i suoi benefici
ad un'intera strada congiungente due Comuni tra loro, l’ha ‘detto espressamente, o
indicandola con una sola e non equivoca denominazione, o inscrivendola due volte
nelle tabelle sotto il nome di ciascuno dei Comuni allacciati.
Se omissione c’è stata, la legge soltanto può ripararvi. Intanto l’Amministrazione
ha disposti opportuni studi per accertare la condizione di fatto dei tratti suddetti, e
potere con sicurezza giudicare se effettivamente qualche lacuna esista nelle previsioni
della legge.
Altre strade del tutto nuove sono state invocate dai Comuni e molte anche
d’indubbia utilità, ma — è superfluo notarlo — non è nelle facoltà del Governo di
provvedervi; la loro costruzione richiedendo nuovi aggravi di spesa e nuove provvidenze
 di legge. Per alcune di queste strade, potranno, se ne ricorrono gli estremi,
°ssere applicate le disposizioni della legge 8 luglio 1903, n. 312; ma è da notare che
raramente detta legge potrà essere invocata perchè la legge del 1906 ha già previste
 tutte le più importanti strade di questa categoria, aventi o no i requisiti prescritti
 dalla legge del 1903.
Nuove ferrovie sono state frattanto costruite o sono in corso di costruzione o di
studio in Calabria, e perciò, in base all’art. 12 della legge 21 luglio 1910, n. 589,
auove strade potranno essere costruite con le norme dell’art. 35 della legge del 1906.
A. tal fine è stata già. istituita una Commissione con l’incarico di studiare e
proporre l’elenco delle nuove strade delle quali la legge ha genericamente autorizzata
 la costruzione, e nello stesso tempo per suggerire i mezzi più opportuni per
meglio coordinare la costruzione delle strade ordinarie con lo sviluppo della nuova
rete ferroviaria in Calabria.
Per l’appalto dei lavori occorrenti per costruire, completare o sistemare strade
comunali, l’Amministrazione ha dovuto di frequente valersi delle facoltà concessele
dall’art. 57 della legge 13 luglio 1910, n. 466, per derogare alle norme stabilite dalla
legge di contabilità generale dello Stato e dal relativo regolamento, provvedendo
mediante licitazione od a trattativa privata, od anche in economia, per i lavori d’importo
 non superiore alle L. 40.000.
E larga applicazione ha potuto avere anche la norma stabilita nel primo comma
dell’art. 5 della legge 19 luglio 1907, n. 549, per la concessione, mediante privata
trattativa, di opere pubbliche in Calabria a Società Cooperative di produzione e di
.avoro.
l'ale disposizione, non abrogata dalle successive norme emanate in materia di
appalti a Società Cooperative, consente al Governo di derogare, per la Calabria, ai
metodi di appalto stabiliti in generale dall’art. 42 del regolamento 12 febbraio 1917,
        <pb n="302" />
        —_ 228 —

n. 278, per le Cooperative ed i loro Consorzi ammessi ai pubblici appalti. E in virtù
di essa il Governo, non costretto a ricorrere al sistema della licitazione per gli appalti
 d’importo superiore alle L. 8.000, più facilmente ha potuto distribuire i lavori
con criteri di giustizia tra le piccole Cooperative sorte in discreto numero, ma con
scarsissimi mezzi, specialmente nella provincia di Reggio Calabria. Di queste si è
procurato di facilitare per quanto possibile lo sviluppo, senza escludere da analoghi
benefici le Cooperative di altre regioni.
Sono state appaltate a Società Cooperative le seguenti strade comunali: 1. da
Acquappesa alla provinciale 118 ed alla stazione (importo L. 137.190,50 al netto del
ribasso di L. 17,85 °/o); 2. da Cetraro (Cosenza) alla provinciale ftirrena ed alla stazione
 (importo L. 12.293 al netto del ribasso di L. 5 °/,); 3. da Riace alla provinciale
ionica (importo L. 29.853,57 al netto del ribasso di L. 4,57 °/o); 4. da Gallina alla frazione
Armo (Reggio Calabria) (importo L. 21.850 al netto del ribasso di L. 5 °/,); 5. da 5. Sperato
 frazione di Cataforio a Mossorofa (Reggio Calabria) (importo L. 27.354 al netto del
ribasso di L. 3 °/o).
Anche per le opere stradali di cui trattasi i ribassi ottenuti nelle gare di appalto
hanno non di rado raggiunto limiti talmente eccessivi da rendere indispensabile l’annullamento
 delle aggiudicazioni avvenute in base ai ribassi più elevati.
Per i contratti è da notare che su conforme avviso del Ministero delle Finanze
in data 3 aprile 1913, n. 31233, Direzione Generale delle Tasse sugli affari, e della
R. Avvocatura Generale Erariale, è stato ritenuto applicabile, anche per gli atti e
contratti relativi alle strade comunali costruite a cura dello Stato, il privilegio della
tassa fissa di registro di lire una, stabilito in origine con l’art, 10 della legge 30
agosto 1868, n. 4613, e richiamato nell’art. 6 della legge 8 luglio 1903, n. 312, perchè
quella disposizione non fu determinata in favore degli enti ai quali spettava di provvedere
 alla costruzione delle strade, ma esclusivamente per agevolare tale costruzione
 da chiunque fosse eseguita.
Il privilegio, però, è stato ritenuto applicabile soltanto alle strade indicate negli
articoli 1 e 3 della legge 8 luglio 1903, n. 312, € cioè alle strade di accesso alle
stazioni ferroviarie od agli approdi di piroscafi postali, ed a quelle altre che, iniziate
come obbligatorie in base alla legge del 1868 e rimaste poi incompiute per effetto
delle disposizioni della legge 19 luglio 1894, siano state completate entro Io anni
dalla pubblicazione della citata legge del 1905 e cioè entro il 23 luglio 1913.
Nessun particolare rilievo è da fare per quanto riguarda le espropriazioni occorse
per la costruzione di strade comunali. Soltanto è da accennare che, non avendo talvolta
 i Comuni corrisposto agl’interessati le pattuite indennità di espropriazione che,
in base all’art. 11 capoverso della legge 30 agosto 1868, n. 4613, potevano per un
decennio astenersi dal depositare, corrispondendone l’interesse, lo Stato, a termini
3jell’art. 260 del regolamento 24 dicembre 1906, n. 670, non ha ritenuto di doverne
        <pb n="303" />
        220 -

2seguire il pagamento, trattandosi di debiti già scaduti a carico dei Comuni, prima
lella pubblicazione della legge a favore della Calabria.
Quanto all'esecuzione dei lavori si deve qui soltanto rilevare che, per le strade
comunali obbligatorie già appaltate all’epoca della pubblicazione della legge, la magdior
 parte dei lavori suppletivi, che è occorso eseguirvi, ha trovato la sua giustificazione
 nelle deficienze degli antichi progetti, aggravate dal lungo periodo di tempo
durante il quale l’esecuzione dei lavori è rimasta sospesa per le deficienti risorse
‘inanziarie dei Comuni interessati.
Gli enti locali non hanno mancato, nemmeno per le strade comunali, di chiedere.
‘n seguito al collaudo dei lavori principali, opere complementari.
Tali richieste però sono state avanzate specialmente all’atto del collaudo delle
strade iniziate in epoca remota ed eseguite in base ad antichi progetti, per le quali
5iù che per altre era giustificata la necessità di eseguire lavori imprevisti, atti ad
assicurare la conservazione e la buona riuscita delle opere.
Delle riserve avanzate dagli appaltatori in ordine ai lavori di strade comunali
n corso di esecuzione alla data di pubblicazione della legge non hanno interessato
lirettamente lo Stato quelle concernenti opere eseguite prima della pubblicazione od
almeno per la parte ad esse relativa, che si è avuto cura di stralciare nelle liguidazioni
 relative.
È poi notevole che, mediante gli atti di transazione intesi a regolare la prosecuzione
 di antichi appalti, si è potuto, nella maggior parte dei casi, ottenere la rinunzia
 delle imprese alle antiche clausole contrattuali le quali regolavano la risoluzione
delle vertenze in modo non conforme alle norme in vigore per i lavori di conto
dello Stato, e che, non di rado, si è potuto indurre gli appaltatori a rinunziare alle
riserve relative alla forzata inattività alla quale erano stati costretti prima di potere
proseguire i lavori in base a nuovi progetti.
Delle vertenze dipendenti da appalti di strade comunali, finora solo di quelle
relative ai lavori di allacciamento delle frazioni Portapiana e San Francesco del comune
 di Cosenza e di costruzione della strada di Fuscaldo, è stata chiesta la risoluzione
 mediante giudizio arbitrale.
Alla manutenzione delle strade comunali per il periodo di un biennio dal collaudo
dei lavori di costruzione a norma dell’art. 32 della legge, si è provveduto in genere
in economia diretta. Si è escluso, però, che lo Stato possa provvedere alla manutenzione
 di quelle strade e di quei tronchi già costruiti prima della pubblicazione della
legge, sui quali si è limitato ad eseguire opere saltuarie di riparazione, non aventi
carattere organico e continuo, În tali ipotesi la consegna delle strade ai Comuni, agli
sffetti della manutenzione, è stata fatta senz'altro all’atto del collaudo delle opere
eseguite.
È accaduto, peraltro, che anche dopo trascorso un biennio dai collaudi delle
        <pb n="304" />
        — 230 -

opere principali, ‘i Comuni si siano talvolta rifiutati di ricevere in consegna lavori
eseguiti dallo Stato, adducendo che esso, o non aveva ancora eseguiti i lavori complementari
 chiesti dai loro rappresentanti all’atto del collaudo delle opere principali,
o non aveva ancora costruito o sistemato altri tronchi necessari per il completamento
delle singole strade. Nella seconda ipotesi l’opposizione ha dovuto essere respinta,
poichè l’art. 32 della legge prevede ed ammette esplicitamente che lo Stato, invece
di consegnare in una sola volta l’intera strada, possa fare le consegne parziali dei
diversi tronchi o tratti che la costituiscono, a mano a mano che essi vengano a trovarsi
 nelle condizioni all’uopo necessarie,
Nell’altro caso, invece, si è dovuto ammettere che se i lavori complementari riconosciuti
 ammissibili, ma non ancora eseguiti, dopo trascorso il biennio dal collaudo
del tronco cui si riferiscono, sono talmente collegati ed essenziali alla agibilità
della strada, da non potersi con sicurezza sostenere che senza di essi lo Stato abbia
adempiuto, sia pure incompletamente, agli obblighi derivantigli dalla legge, possa
essere giustificato, in via eccezionale, il rinvio della consegna ed il prolungarsi del
periodo di manutenzione a carico dello Stato, fin tanto che anch’essi non siano
compiuti e collaudati. -
Si nota poi che per le strade comunali nessun Comune finora ha creduto di
avvalersi delle disposizioni contenute negli articoli 60 della legge 9 luglio 1908,
n. 445, ed 8 della legge 2 gennaio 1gro, n. 5, per chiedere di essere autorizzato ad
anticiparne la esecuzione, provvedendovi direttamente.

In complesso, per le strade comunali obbligatorie (tabella B) al 30 giugno 1913:
a) in provincia di Cosenza erano stati costruiti km. 15,911 con una spesa di lire
470.564,87, oltre due manufatti isolati per L. 82.380,56, e sistemati km. 19,069 per
L. 96.330,73; complessivamente ultimati lavori per L. 649.276,16; si trovavano in
corso di esecuzione lavori di nuova costruzione per L. 1.go1. 221,65, di sistemazione
per L. 317.273,44, di manufatti isolati per L. :93,903,75, in tutto per L. 2.512.398,84 ;
ed erano in corso di approvazione o di appalto lavori per L. 1.804.300 (2); b) in
provincia di Catanzaro erano stati costruiti km. 3,304 per L. 47.051,69, trovavansi in
corso di esecuzione lavori di nuova costruzione per L. 102.850, di sistemazione per
L. 52,600, ed in corso di appalto progetti per \L. r1.142,160 (3); c) in provincia di
Reggio Calabria erano stati costruiti km, 0,295 per L. 7.808,45, sistemati km. 68.960
per L. 183.639,79; erano in corso lavori di nuova costruzione per L. 200.400,00, di
sistemazione per L. 209.167,00 ed in corso di approvazione o di appalto progetti per
L. g22.300 (4).
In totale i lavori delle strade comunali obbligatorie nelle tre Provincie erano
stati ultimati in un importo di L. 887.766,09 ; erano in corso di esecuzione per lire
3.077.415,84, ed in corso di appalto per L. 3.868.670 .(5).
        <pb n="305" />
        Per le strade comunali di allacciamento di Comuni o di frazioni di Comuni
isolati (tabella C), al 30 giugno 1913, in provincia di Cosenza erano in corso di appalto
 lavori di nuova costruzione dell’importo di L. 263.000; in provincia di Catanzaro
erano stati costruiti km. 0,297 per L. 22.659,84, erano in corso di esecuzione lavori
per L. 207.150,00; ed in provincia di Reggio Calabria erano in corso di appalto lavori
 di nuova costruzione per L. 391.800,00 (6). In totale nelle tre Provincie si trovavano
 in corso di esecuzione lavori del complessivo importo di L. 207.150,00 e di
appalto per L. 654.800 (7).
Infine per le strade comunali di accesso a stazioni ferroviarie, agli approdi di
piroscafi postali ed ai porti (tabella D), alla data suddetta, in provincia di Cosenza
 erano stati ultimati lavori dell’importo di L. 23.058,70, erano in corso di costruzione
 km. 3,464 per L. 407,900, e si trovavano in corso di appalto lavori di
nuova costruzione per L. 2.145.800; in provincia di Catanzaro erano in corso
di esecuzione lavori per L. 723.000 e di appalto per L. 466.700; infine in provincia
 di Reggio Calabria erano già approvati progetti per L. 116.100 (8). In complesso,
 per quest’ultima categoria di strade e nelle tre Provincie erano in corso di
esecuzione lavori per L. 1.130.g00 e di appalto per L. 2.728.600 (9).
Riassumendo, per le diverse categorie di strade comunali in Calabria, al 30 giugno
1913 erano stati ultimati lavori per un importo complessivo di L. 933.484,63, erano
in corso di esecuzione per un importo di L. 4.415.465,84, ed in corso di appalto
per L. 7.252.160,00.

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Nel seguente elenco sono indicate le nuove strade delle quali i Comuni calabresi hanno chiesto
2 costruzione a cura e spese dello Stato.
        <pb n="306" />
        —- 232

Provincia di COSENZA

DATA

DELLE DELIBERAZIONI

18 Agosto 1906

7 Ottobre 1906 .

6 Febbraio 1907

10 Marzo 1907 .,

26 Marzo 1907 .

23 Marzo 1908 .

18 Maggio 1908

10 Agosto 1909

7 Gennaio 1911

7 Dicembre 1911

22 Dicembre 1911

22 Settembre 1912 .

13 Febbraio 1913

21 Febbraio 1913

28 Febbraio 1913.

12 Maggio 1913 .

21 Luglio 1913

COMUNE

S. Sofia d’Epiro  .

Sansosti

Lappano .

Albidona

Pietrafitta

S. Demetrio Corone

Marano-Marchesato

3cri

S Fili

S$. Domenica .

Casole Bruzio .

Nocara

Trebisacce

Scigliano .

Cassano all’Jonio .

S. Vincenzo La Costa .

Frascineto

OGGETTO

Strada comunale dall’anritato alla Provinciale Acri -
S. Demetrio e $S. Sofia Bisignano alla stazione ferroviaria
di Mongrassano.

Strada di accesso alla stazione ferroviaria di S. Marco
Roggianuo.,

Strads da Altavilla alla Provinciale 113.

Strada comunale rotabile Albidona-Trebisacce,

Strada di allacciamento dalla frazione Macchia alla
Provinciale S. Demetrio-S., Manuro.

Strada di accesso alla stazione ferroviaria.

Strada di allacciamento fra le frazioni Carmine,
Piano Morconi, Malvitano e gli scali ferroviarii Rende,
S. Fili, Cosenza,

Strada Acri-Corigliano.

Strada di accesso alla stazione ferroviaria di S. Fili.

Strada tra S, Domenica Talao e la Provinciale 28.

Strada Berticelli-Casole Bruzio.

Congiungimento tra la Provinciale 29 con la Provin--iale
 di Basilicata, Rotonda-Valsinni,

Congiungimento della strada Amendolara- Oriolo a
uella di Torre Cerchiara.

Strada Rogiiano - Colosimo.

Strada di accesso alla nuova stazione ferroviaria.

Strada di allacciamento dalla frazione Palazzo alla
tazione ferroviaria,

Strada di accesso alla stazione ferroviaria,
        <pb n="307" />
        233 —

Provincia di CATANZARO

DATA

DELLE DELIBERAZIONI

22 Aprile 1996 ,

2 Maggio 1906 e.

19 Agosto 1906

1 Settembre 1906 .
30 Novembre 1906 . |
27 Aprile 1907...

28 Aprile 1907 .
9 Aprile 1908.
6 Agosto 1909 .
22 Aprile 1910 .
17 Gennaio 1911
21 Marzo i913.

{5 Luglio 1913.

COMUNE

Acquaro .

Magisano .

Carlopoli .
Jjizzeria .
“ossato Serralta  .
cSotronei
Capistrano
$. Pietro a Maida .

Isola Caporizzuto .
Fabrizia.
Limbadi
Melissa

Cortale

OGGETTO

Prolungamento della strada comunale obbligatoria
Soriano-Girocorvo-Ciano sino alla Provinciale Dasà-Arena-Serra
 S. Bruno.

Strada tra l’ abitato fino alla Provinciale Soveria
Mannelli-S. Severina 6° tronco,
.. Strada comunale obbligatoria: Cimigliano - Tiriolo -
Giardinetto.
Strada di accesso alla stazione.
Strada rotabile Savuci.
Strada comunale obbligatoria dalla Provinciale Roz3liano-Parenti
 fino alla Nazionale 61 presso il ponte sul
Neto.
Strada cumunale obbligatoria Capistrano-Ponte Conte,
Strada comunale obbligatoria da S$S, Pietro a Maida
illa stazione ferroviaria omonima.
Strada Isola Castella-S. Leonardo.
Strada tra Fabrizia, Fabricotti e Laureana di Borre:lo.
Strada tra S. Nicola e Limbadi.
Strada comunale obbligatoria Melissa-stazione ferro.
viaria.

Strada comunale obbligatoria Cortale-Filadelfia.

Provincia di REGGIO CALABRIA

B Marzo 1906 .
20 Maggio 1906
18 Marzo 1907 ,

4 Aprile 1907.
7 Aprile 1907.
26 Aprile 1907 .
2? Maggio 1907
19 Ottobre 1907
30 Dicembre 1907.
10 Giugno 1908 ;
11 Giugno 19083.
19 Luglio 1910 .
2 Settembre 1912

Roghudi
diffone
$ Luca

Seminara .
Rosarno.
Riziconi  .
3ntonimina

S. Lorenzo
Laureana .

Mammola .
Siderno.
Macchia Albanese .

Roccaforte del Greco .

Strada mulattiera.
Strada comunale obbligatoria Giffone-Maropati.
Strada comunale da S$. Luca alla borgata Santuario
dei Polsi.
Strada comunale Rosarno-Seminara.
J10 e III° tronco della strada Seminara-Drosi-Rosarno.
Strada comunale Riziconi-Cimitero-Drosi,
Strada: Diliga-Cropano Santo Quarantano alla rota.
ile Ciminà-S. Ilario.
Strada 5, Lorenzo-S. Pantaleo.
Strada comunale obbligatoria Luureana-Mesima verso
Sileto, nonchè un ponte sul fiume Mesima,
Strada comunale Scalìi-Montagna.
Strada rotabile fra Siderno Marina e le frazioni Mirto
2 Salvi.
Strada tra Macchia Albanese e la Provinciale S. Deinetrio-stazione
 Corigliano.
Strada di allacciamento tra il Comune e la Provinciale.
        <pb n="308" />
        Sviluppo delle strade comunali obbligatorie (Tabella B) in provincia

LAVORI ULTIMATI

- AVORI ©

INDICAZIONE
DEI TRONCHI E DEI
“TRATTI

Nuova SISTEMAZIONE E| MANUFATTI ]
“NSTRUZIONE CONSOLIDAM, ISOLATI

NUOVA COSTRUZIONE

Lun- Lun-Lan
 | Importo |} Importo |

Lun-Importo
 | ghezza

importo | Previsioni
lavori di
segniti al
301913 | Progetto

Longobardi-Marina
Ponticello Cava dei Monaci . . . . .
II tronco dalla marina alla staz. ferroviaria.
Itronco .
, $. Martino di Finita
sino al limite verso kota Greca . . . 3
Altomonte
sino alla provinciale N. 119...
Montalto
sino al limite verso Lattarico . .
S. Giorgio Albanese ,
sino alla provinciale Margherita. I tronco, |
1I tronco , - il
il Pedace
sino alla frazione Perito. L tronco . . . .
1I tronco. a
Rieta |
sino alla provinciale ‘lirrena verso la stazione
ferroviaria dî Praia - II tronco . . . .!
Orsomarso
sino alla stazione ferroviaria - I tronco |
II tronco . .
, Lattarico
sino alla provinciale Valle Crati . . . I]
al limite verso Montalto . . . . . .
i Bonifati
sino alla provinciale Tirrena ,. . .
Bocchigliero
jonte sul Laurenzano . . .
Castroregio
sino al confine col lerritorio di Amendolara
323isignano
Belmonte Calabro
Nocara
lassano Jonico
Aongrassano
verbicaro
. tronco.
Il tronco .
Donato Ninea
ì tronco i
Aendicino
Carolei
Rose
ponte sul Crati
Villapiana
onte Giordano
’ietrapaola
l tronco.
Cleto
ino alla nazionale 642

hi
- | mm i”

SEA]

1,012] 20,628,77
4,156| 88,167,35

2,107] 114.628,59 |

uo] aa li \ 6,957,88]
7:98 | |} 7188417

11 1,793| 36.300.

,422| 6,448.82| —

is84 | 139,800, |

133 000,7

1,582| 2,029,50 |-_—

 |
815

56,800,

142,000, |

3,919] 22,823,15|
2,363] 4,2764,01|
2,139| 13,9104,18 -

1,808| 9,300, — |
7,214] 51,052,58 17
5,868] 29,120,72 |

e

|
sam 41,148,20
762 ! 76,962,18| 153,924,36
n | 76,920,42] 102,560,58
7,134 | 235,631,36| 294,539,18
1,535 | 68,492,25| 152,205,09
4,193 | 260,026,—| 400,039,6!
1,243 | 17,306,67|  51,920,—
6,439 | 11,976,93|  59,884,63

6

”

è

l'oTtaA:

011 | 470 544.8

—_e_r— E 1 —_——— | e: IAA.
1.069] 96,330,73 12] ‘82.380,56|| 42,355 | ar708,73| 1,9012216

di Cosenza dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.
CORSO DI ESECUZIONE i PROGETTI 1 CORBO PI APPROVAZIONE
= FUEMAZIONNE MANUFATTI ISOLATI |

PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

Importo Previ-Lun-
 layori sioni di
ghezza | eseg. a etto
30-6-1913 | Prog

: | lia porto Previ- L L
avori . è . un- ALTI
duo | send | arno | vevoro | ghezza | Ymooro

L| tmporto 1907 | 1910
e

13,185,60| 87,903,758|

| 132,000, — 1 150,000,—

80.090, — |
110,009, —| 180,000, —

13,997 | 15,984,83| 147,000, —

410.000. | 51,000,
10,000, —,  10,000,—
10.000. —| 230,000, —

26,000, — |
80.000.—

56,300, —
120,000, —

40,000. — | 100,000, —

102,000, ! 186,800.-1.808

 |

3,000,-| 10,200,

60,000. | 60,000, —
70,000, — | 180,000,
30,009, | 45,000,-123.600.

 — | 206.000.

350,000, — | 750,000,—
260,000,—
100.090, —
130,090, !
180,009, —  235,000,—
98,000, - ! 98.000,—_
214,000,—| 337,000, —
166,000.— | 270,000, —
190,000, | 260,000, —
33,000,—| 47,000,-17,000,—|
 33,000,
400,000, — | 500,000,—
160,000, — | 195,000,—
‘12,000, | 160,000,—
sz. 000. | 4= 0,000, —
rione Psi = 21,000,—} 40,000,
33,049 | 739,300,— zia 5,234.100,— |

1134 | 37,500, | 125,000. |

5.134

123,000. —

2,881
3 487

|1,750,40 sensa
2,439,93| 9.031.582] —

- — _ si sa 1,906 65,000,-28,307
 saasaial 317,273,t4| 2 | —_— 293,903,73|| 8,040 | 190,000,-
        <pb n="309" />
        INDICAZIONE
DEI TRONCHI E
DEI TRATTI

Conflent
verso Decollatura

Drapia
verso Tropea .

iii 236 i
Strade comunali obbligatorie (Tabella B) in provincia

ARI ULTIMA” CT

LAVORI L

Nuova .
COSTRUZIONE

SISTEMAZIONE | MANUFATTI
E
CONSOLIDAMENTO ISOLATI

NUOVA COSTRUZIONE

Lun- | Im- | Lun- Im.
ghezza porto ghezza porto |

Importo


ri

Lunghezza


Importo i
lavori |Prevision!
eseguiti di
al progetto
30-6-1913

Mo

2 188,01

Il 1,7n13._
|

24,863,68 |

di Catanzaro dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.
I - PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE |
CORSO DI ESECUZIONE ] O 1N CORSO DI APPALTO | PREVISIONI
i ——————— n a atte ——_ PIANO
SISTEMAZIONE MANUFATTI XY uvova | SIsTEMAZIONE | MANUFATTI REGOLATORE
E sine i ”
CONSOLIDAMENTO ISOLATI WF apzionE CONSOLIDAMENTO ISOLATI
Importo o |fmporie ;
Lite lavori |Previsioni| © | lavori Priori
ghezza eseguiti di E eseguiti s1oni
al progetto | ‘4 al Dio
30-6-1913 | 0.6-913 | getto

26,000, —

105,000, —

i 5,000, —

18,000, —

1,713,—1 4,000,— i i5,000,-Nicastro



per Fronti

E

| 122,300, —

10,000, —

100,000, —

Casabona

verso Zinga

Polia

verso Pizzo .

;,820,— |

37,160,— | 102,850, —

1,235, —| 20.600, -

37,600,—!

11.,861,—| 261,360,

110,000, —

| 100,000,—

120,000, -

350,000, —

Caraffa

verso Girifalco

Motta S. Lucia

Ricadi

Rocca di Neto

’izzoni

3,304, — | 47,051,69|

;,820, | 37,160,—| 102,850, -

7948. —| 24,600,—1 52.600,—|

1 0,000, —

42.300, —

1.284, -- | 197,000,

11} i]

3,300, --.600.—

 | 290,500.—

1.123. -

10,000, -

122,-24,800,



.600.—| 290,500. | 40,466, — | 851,660,—|

+0.000, —

125,000, —

20,000, — t

90,090, —

3.000, —

0,000, —

35,000, — ' 120,000, —

3,000, 1

60,000, —

25.000,— | 100,000, —

| 399 000.— |1,194,900, —
        <pb n="310" />
        — 238 ”
Sviluppo delle strade comunali obbligatorie (Tabella B) in provincia
LAVORI UL'TIMATI
| Nuova | SISTEMAZIONE E | MANUrF.
COSTRUZIONE CONSOLIDAMENTO ISOLATI
sian | Importo I gn | Importo

i
ì
Cc
i
q
è

INDICAZIONE
DEI TRONCHI E DEI
'TRATTT

Nuova
COSTRUZIONE
Importo ieinnii
Tp orto || Lun- lavori Previsioni
D ghezza |eseguiti al FOSULIO I
30-6-1913 | Prog

Palizzi
sino alla Provinciale Jonica. I tronco
il tronco

),804,43 | 61,286,44 |

Martone
sino alla Provinciale 220

:.800,—- | 5,960,47 |

Cataforio
da S. Sperato a Morosoffa
Reggio
Cataforiv-Cardeto

6,000, — 1 29,003,19 |

3,817,

15,581,67

395, | 45,450, — |128,000,—

Cannitello
| sino alla Provinciale Tirrena

1295, — | 7,808,45

Rosali
sino a Villa 5. Giuseppe.

3,000, — | 23,915,02

Condofuri
sino. alla stazione di Amendolea
Motta $. Giovanni
iI tronco... # z
| II tronco ;

15,000, — | 18,385,06 |

8,000,— | 15,492,16 -
i

S$. liario
sino alla frazione di Condoianni ,
sino a Ciminà

i,500,— | 9,799,16 |

Ei

Riace

7,039, — |

1,246,62 |

Bagnara
Bivongi
sino alla Nazionale 66,
. Scilla
‘ Itropco .

4,700,-|

25,000,— | 72,400,— +

{TOTALI

{
1,295, — | 7,808,45 | 68,960,43 l183,639,79 }-|

| sos 70,450, — |200,400,— |

- 239 —
di Reggio Calabria dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.
m—— a —_ a ———_ ———— i i
2O0RSO DI ESECUZIONE
SAGPEMAZIONE | MANUFATTI ISOLATI |
E CONSOLIDAMENTO
Importo dere &amp;gt; |importo Previ- i
lavori , Previsioni È pori sioni di | ghieaza | Importo | ela Importo |
= i 8g
01913 progetto iz 30-6-913 progetto

TIN CORSO DI COSTRUZIONE
O DI APPALTO

PREVISIONI
’IANO REGOLATORE

Nuova CoONSOLI1DAM, | MANUFATTI
COSTRUZIONE le SISTEMAZIONE A1SOLATI

E [Importo] 1907 |
zz

10

’.50.4,— | 270,000, —

i 250,000,—| 500,090, —

15,000, | 40,000, —

8,009, — | 30,000, —

’ 070, —

2,245,82

297

300,000, —| 640,000, —

;,000,—|

20,000,—

s,000,—| 10,000,—

5,455,—]|189,800,-227,000,

 —

500,000,--1716,

 — 195,000,

è
è? 70,000, | 240,000, —
|

bre 57,500,-]

3,000, —'
120,000, —

10,000, —
350,000, — !

(6,000, —!

35,000,— |

1.000,

59,100,— |201,580,-100,000,

 — | 360,000, —

70,000,—| 125,000,

1,000, —| 110,000,—

10,000, —|  s0,000,—

10,070, — 61,345,82 |209,107,— i

| sas0s, = 380,000, |14,457,—|542,300,-) n | - | 13,29,000,—|2,940,000, —
        <pb n="311" />
        i
I
r

PROVINCIE

COSENZA

CATANZARO

REGGIO CALABRIA

Riassunto - Strade comunali obbligatorie (Tabella B)

LAVORI ULTIMATI
SISTEMAZIONE "|, MANUFATTI .
x TSOT.ATI
IO NSOLIDAMENTO

T:iAVORI

Nuova
COSTRUZIONE |

Nuova
OSTRUZIONE

Lun- | Im- | Lun- Im- |}
shezza | porto ghezza porto

ù
E | Im- li
= porto
A

Lunrhezza
 *

.mportu
lavori
eseguiti
al
301-4-1913

Previsioni
di
progetto

ag911 | 10.564 87) 19.069, 96,330,73| 21 SESSO sli

12,355 |

171.708,73 [1.901.221,65 |

SOL

7.051.69]

5,820,— | 37,160, — | 102,850, —

‘95, — |

7.808 45] 68,960 43] 183,639,79|

36953 — |

70.430, — | 200,400, |

9,510,—| s25,425,01] 88,029,43| 279,060,52| 2 1 82,380,56|| 53,870,—|1,079,318,73 |2,204,471,65 |

lal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913. .

CORSO DI ESECUZIONE
SISTEMAZIONE MANUFATTI
£
CONSOLIDAMENTO ISOLATI
| Importo 8 Importo o
Lun- lavori |Previsioni] &amp;amp; lavori |Previsioni Lise Ime i
» » | eseguiti di E | eseguiti di .
she al progetto | al Pro ghezza | porto
30-6-1913 30-6-1913

PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
O DI APPALTO
Nuova ’ S1STEMAZIONE
E
COSTRUZIONE | CONSOLIDAMENTO

PREVISIONI
PIANO
REGOLATORE

Lun- Imghezza
 porto

&amp;amp; Im-5
 porto

1907 | 19:10

18.307 |

230888 16 317.273,44] 2] iaGrazGo] Ha | 8,040 | 190,000 | ssa 739,300.—

| 873,000,_

373,000, —

5,234,100,—

7,948 | 24 600, | s2.600,—|

600 | 290,500 | 40.466 —|

851.660, —

399,000, —

1,194,000, —

10,070 | 61,345,82| 209,167,

1504 | 3s0.000 | 14.457 —|

542.300. —

1,329 000, —

2,940,000, —

46,325 | 161,620,98| rapa] al 136,788,67 | 293,903,78|] 18,144 | aso,s00 | 87,972,—|2,133,260,— | i 875,000, |ls,101,009,— lo,368,100,—
        <pb n="312" />
        si

INDICAZIONE
DEI TRONCHI E DEI
TRATTI

S$. Sofia d’ Epiro
sino alla provinciale Acri-S. Demetrio ,

Monteleone
‘ da Vena di Mezzo a Cessaniti .

Sviluppo dei lavori di strade comunali (Tabella C)
Provincia di

Il
LAVORI ULTIMA'TI

LAVORI *

Nuova
COSTRUZIONE

SISTEMAZIONE z| MANUFATTI)
“P NAATAINAM, Aram

Nuova COSTRUZIONE

Lun- | Lun- ‘
Lun | Importo rhezza 1 1mparto

1mporto E,
I susan Lun- | lavori Proviioni
= I ghezza leseguiti a] |
7 30-60-1913 | Progetto

Provincia di

297,

12,659.,84

1al 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913. .
Cosenza,

e .
VORSO DI ESECUZIONE
iti razioni - -
SISTEMAZIONE |
E CONSOLIDAMENTO MANUFATTI ISOLATI |
Import i È
Lun | lavori |Prevision | SU |iavori | Prev || Lun
3hezza eseguiti al di &amp;amp; eseg. al | on di || ghezza Importo
30-6-1913 | Progetto | z 306.913 IProgettoli 8

PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
O DI APPALTO

.
Nuova | ConsoLIDAM. E |
COSTRUZIONE SISTEMAZIONE

MANUFATTI
TSOLATI

Lunda
 | Importo!

di
i
a
A

| Importo | |

4,788,— |263,090,—
1,788, — lnss,000,_

Catanzaro.

PREVISIONI
PIANO REGOLATORYF

1907 | 1910

130,000, — | pa
130,000, — | 180,000, —

1,000, — |

9,000, —

Albi

sino alla Nazionale 64 .

Cartizi
consortile per S. Nicola dell’Alto .

+ ANO NTiu

0,297, | 22,659,84 |

“at

33.929,53 | 179.400,

1%61, | 133,920,58) 179,400, — |

&amp;amp;Frovincia di

2,240, | 8,2
—_ -
2240, | 8,325,— | 27,750,-reggio

 Calabria.

10,000, — *

160,000, —

20,009,— | 50,000, —
63,000, — | 226,000, —

1,300, — —| n ri - 200,000, — | 270,000, -
- | e e i — - — i mann, | 270,000. —
        <pb n="313" />
        PROVINCIE

Riassunto - Strade comunali (Tabella C)

LAVORI UL'TIM*""”

LAVORI

Nuova | SISTEMAZIONE
E
co x
SERUZIONE CONSOLIDAMEN' O

AANUFATTI
ISOLATI

Nuova
COSTRUZIONE

Lun- Im- | Lun- |
rhezza porto ghezza

Tpn


Importo


Importo ;
Lui lavori prevgziori
i eseguiti di
rhezza al progetto
30-6-1913 i

dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

CORSO DI ESECUZIONE
SISTEMAZIONE !
E MANUFATTI ISOLATI
CONSOLIDAMENTO
[Importo o!
lavori |Previsioni]| *
1 eseguiti di :
al progetto |5
30-6-1913

PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE 7
O DI APPALTO
SISTEMAZIONE | MAanurartr:
E a
“e --3ALIDAM-=N"TO ISOLATI

Importo | o
lavori Previsioni]|| Lun- | Imseguiti
 di . ghezza porto
al | progetto
‘0-6-1913

Lunghezza


Importo


I Importo


t 788, — | 263 000,_

PREVISIONI
PIANO
REGOLATORE

1907 |

1910

130.000, —| 180,000,—

COSENZA .

CATANZARO

REGGIO CALABRIA

1,297, — | 22,659,84|

0207, | possa = |

1961. — |

3. 036.54] 179.400,

| 2,961, | 133,929,53| 179,400,"

2,240, —

8.325.—

37
730.-2,240,

 — | 8,325,— | 27,750,

9_088,-Cc’

 930

ssa) —

63.000,— | 226,000,—

200,000, —| 270,000,—
| 393,000, — | or
F
        <pb n="314" />
        3
Pr

INDICAZIONE
DEI TRONCHI E DEI
TRATTI

Fuscaldo
ino alla stazione ferroviaria

Cariati
da Terravecchia alla Nazionale 63

Sviluppo dei lavori di strade comunali di accesso alle stazioni
Provincia di

1
 AVORI ULTIMATI LAVORI 7°
Nuova SISTEMAZIONE E | MANUFATTI i
O STRUZIONE | Ei | ISOLATI Nuova COSTRUZIONE

Lun- Lundora
 | Importo ghezza Importo |

Importo "sioni
È [im on Lun- lavori |Previsi
&amp;amp; P ghezza |eseguiti al tti
i 30-6-1912 Prog

9,238, —| 30.872,66 |

1,685 .-23.058,70



(Tabella D) dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.
Cosenza.

CORSO DI ESECUZIONE

PROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
) DI APPALTO

SISTEMAZIONE MANUFATTI ISOLATI
E CONSOLIDAMENTO

Nuova | CONsOLIDAM. E | MANUFATTI |
COSTRUZIONE SISTEMAZIONE !SOLATI

Importo cen: “ | Importo inni E
ge lavori eg è Lavori Peio Lun- | tmpesto Lun- Im- È Imeseguiti
 a DB jeseguiti al ghezza hezza È | = orto '
30-6-1913 | progetto | |'30°A_1913 | Progetto 8 porto | E | porto

PREVISIONI
PTANO REGOLATORE

1907

.910

200,000, —

30,000, —

Acquappesa
sino alla stazione ferroviaria .

Cetraro
sino alla stazione ferroviaria ,

Cosenza
alle frazioni Portapiana e S, Francesco alla
stazione ferroviaria di Cosenza .  .

2leto-Savuto

Juardia Piemontese

Pjataci

“alconara

965, —

5) 000, -

/00,000,7

4 000, —

17.300,77

308,—| 47.600, — | 190,400,

125,000,
300,000, —
500,000, —
4,517,—! 492,000,-14,000,

 -

50 _ 000, —

80,000, —
:50,000,—

00,000, —

180,000,—

20,000,—

130,000,— |
50,000,— |
350,000, — |
|
500,000, -
200,000, |

Paternò Calabro

Marcedusa
sino. alla consortile Andali-Belcast -

Serrastretta
sino alla stazione di Nicastro

Casabona-Strongoli
i tronco &amp;lt;
I tronco,

Ricadi-stazione

10,238, —1 30,872.66 | 0,685.—| 23.058,70

l| 3.464, —l111 600. — | 407.900.)

2rovincia di

1,553, —| 90,000,— | 470,000,

n | 8000.— | 253.000,77

[14,953 —| 98,000.— | 723.000,7!

Provincia di

|__|

Ì gi 128,800, —
i 52,655,—|2.145.800.--30,000,

 — * 50,000, —
i 710,000, — 11,840,000,—

Catanzaro.

130. 000. — |

400,000,_

0,000, —

340,000, —

| 3,500,—{ 134,500,-12,000,
 — è 281,200. -
a 81,000, —
16.528. - | 466,700. —!

10.000, — '_ 480,000, —

20,000,— | 60,090, —
| 280.000, — | soon

pp
Reggio Calabria.
- - = | e | = - | - 2 sa | 50,000, —
— | 1.500.— in _ — ]|_{ _ 55 000.— | 70,000.—
        <pb n="315" />
        - 2j19 —

PROVINCIE

COSENZA

1! CATANZARO .

3 Î| REGGIO CALABRIA

Riassunto - Strade comunali (Tabella D)

LAVORI ULTIMATI
| SISTEMAZIONE | MANUFATTI
pi
CONSOLIDAMENTO ISOLATI

uAVORI 7

Nuova
JOSTRUZIONE

NUOVA COSTRUZIONE

Lun- | Im- | Lun- Imrhezza
 vorto ‘ ! ghezza porto

Im- Lunporto
 Il ghezza

‘mporto
lavori
seguiti
al
N-6-1913

revision
di
progetto

3,238.

1.683. —

23,058, zo) iui |

4604;

|11.60N0_--07.900..



41.953 —

98,009, —| 723,000, —

3,238,

0,685, — | 23,058,70]|

18,417,— | 20),600.—|1,130,900,--dal

 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

JORSO DI ESECUZIONE
MANUFATTI
ISOLATI

e
SISTEMAZIONE F
fONSsSOLIDA 1 = =

Lunyhezza


"norto
‘avori | Previsioni
smererriti di |
i I progetto i
A_1Q012

[mporto
lavori |Previsioni
se uiti di
‘l | progetto
0-6-1912

'ROGETTI IN CORSO DI APPROVAZIONE
” DI APPALTO
Nuova | ConsoLipameENTtO | Maworazri
E
COSTRUZIONE FEE TONE ISOLATI

Lun- Imghezza
 I porto

Lunghezza


Im
po” °

Importo


s2.u8u 2,145,800

16,528, —| 466,700

0,1 116,100

70,683, | 2,728,600

Ì

PREVISIONI
PIANO
REGOLATORE

1907 | 1910

110,000 | 1.840.000
.x0,000 | 1,480,000

5.000 | 70.000

1.015,000 | 3,390,000 |
        <pb n="316" />
        PROVINCIA DI COSSU.
APPLICAZIONE DELLE LEGGI SPECIALI 25 GIUGNO 1906 N. 255, 9 LUGLIO 1908 N.° 445 E SUCCESSIVE
(Ferrovie dello Stato, Ferrovie concesse all’Industria privata, Tramvie, linee automobilistiche)

1555 == i
“‘nang, 77

e
pt,

sE
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i 57
4 "e. ii
pa ti,

N

e

SPIEGAZIONI

N.B. — I valori racchiusi fra parentesi si riferiscono dai totali complessivi delle
‘e province calabresi

FERROVIE DELLO STATO
ses————— 1 esercizio (Km. 727+000)
mummamemn In corso di costruzione {Km. 28+000)
FERROVIE CONCESSE ALL'INDUSTRIA PRIVATA
mam cm [In corso di costruzione (Km. 112+000)
-— | Da costruirsi {Km. 519+000)
sumenn = sinario normale da ridursi a scartamento ridotto
(Km. 9+000)
lieeibedeialoiaibati  Interposizione della 3“ rotaia nel binario normale
{Kn 96.000)

TRAMVIE
= In esercizio {Km. 2+260)
Da costruirsi {Km. 14+709?

di

I
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Raga]

Fu

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E

Le
iardaclli rem “orga mf
Be

AL

AUTOMOBILISTICHE {N SERVIZIO PUBBLICO
a esercizio al 30 giugno 1913 {Kim. 714+993)
zoncesse, ma ancora da ‘aprirsi all’ esercizio
(Km. 103+898)
        <pb n="317" />
        In esercizio {Kim. 2+260)
Da costruirsi {Km. 14+7091

PL re. — —

LINEE AUTOMOBILISTICHE IN SERVIZIO PUBBLICO
In esercizio al 30 giugno 1913 (Km. 714+993)
Concesse, ma ancora da ‘aprirsi all’ esercizio
{Km. 103+898)

‘grande comunirazione
remzzabi!:
pre pratica Lili.
e campestri
mar lana

2 = u a »
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—i’ Le E EEE E EEE E EE E EEE A — MO MO TROIE mr
VIINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI: Direzione Generale dei Servizi Specia':

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ISTITUTO GEOGRAFIFO NE AGOSTINI + NOVARA
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        PROVINCIA DI CATANZARO
APPLICAZIONE DELLE LEGGI SPECIALI 25 GIUGNO 1906 N.° 255, 9 LUGLIO 1908 N.° 445 E SUCCESSIVE
(Ferrovie dello Stato, Ferrovie concesse all’Industria privata, Tramvie, linee automobilistiche)

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N.B. — I valori racchiusi fra parentesi si riferiscono ai totali complessivi delle
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FERROVIE DELLO STATO
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FERROVIE CONCESSE ALL’INDUSTRIA PRIVATA
mmumw um 1N corso di costruzione (Km. 112+000)
me — Da costruirsi (Km. 519+000)
Juar Binario normale da ridursi a scartamento ridotto
(Km. 9+000)
sitio INterposizione della 3° rotaia nel binario normale
(Km. 96+000)
TRAMVIE
zmmazizaranenaa 11 esercizio (Km. 2+260)
mosso meo DU costruirsi (Km. 14+709)

LINEE AUTOMOBILISTICHE IN SERVIZIO PUBBLICO
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(Km. 103+898)

Scala di 1: 250.000
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AINISTERO NEI LAVORI PUBBLICI: Direzione Generale dei Servizi Snecian

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ISTITUT’”) GEOGRAFICO DE AGOSTINI + NOVAR.
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        PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA ro
i\PPLICAZIONE DELLE LEGGI SPECIALI 25 GIUGNO 1906 N.° 255, 9 LUGLIO 1908 N.° 445 E SUCCESSIVE o
(Ferrovie dello Stato, Ferrovie concesse all’Industria privata, Tramvie, linee automobilistiche) = Varaita
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N.B. — I valori racchiusi fra parentesi si riferiscono ai totali eamplessini delle
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FERROVIE CONCESSE ALL’INDUSTRIA PRIVATA
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LINEE AUTOMOBILISTICHE IN SERVIZIO PUBBLICO
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        CAPO IV.

LE FERROVIE E GLI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO
A TRAZIONE MECCANICA

L’esecuzione del vasto programma ferroviario autorizzato dalla legge 21 luglio
I1g10 richiedeva l'investimento di ingenti capitali, e d’altra parte s’imponevano le
maggiori cautele per assicurare non solo la buona costruzione, ma anche il regolare
esercizio della nuova rete. Nonostante, però, il vivo interessamento del Governo,
lunghe e laboriose furono le trattative per trovare un concessionario che, per potenzialità
 finanziaria ed idoneità tecnica, desse le volute garanzie, Se, però, colla legge
29 dicembre 1gl10, n. goo, fu necessario prorogare i termini stabiliti nella legge del
luglio per la concessione della nuova rete all’industria privata, tale proroga riuscì
in gran parte superflua, essendosi potuto, con atto 25 gennaio 1911, approvato con
R. D. 26 stesso mese ed anno, n. 135, concedere alla Società Italiana per le strade
ferrate del Mediterraneo la rete Calabro-Lucana.
Con la convenzione stipulata si introdussero i seguenti miglioramenti nelle previsioni
 della legge 21 luglio Igto e si diede adempimento ad altre clausole della
legge stessa, con manifesto beneficio per le popolazioni interessate :
a) rinunzia alla facoltà della subconcessione e della cessione dell’esercizio dopo
dieci anni dall’ultimazione dell’intera rete (art. 7 legge e art. 25 convenzione);
è) assegnazione dei termini — la cui osservanza venne assicurata mediante
opportune clausole penali — per la costruzione ed ultimazione dei tronchi costituenti
la rete ; stabilendo un programma di costruzione in cui sono equamente considerati
gli interessi dei principali paesi serviti da ciascuna provincia, nonchè una crescente
intensificazione di lavoro per la esecuzione della rete (art. 5 legge e articoli g e 10
convenzione);
:) soppressione dei tratti a cremagliera e speciali clausole per facilitare l’av-
        <pb n="322" />
        252

vicinamento delle nuove linee ai più importanti abitati (articoli 4 e 6 della convenzione):


d) equa considerazione dei bisogni della popolazione locale, nei riguardi delassunzione
 del personale idoneo per la costruzione e l'esercizio della rete (art. 10
legge e 27 convenzione);
e) facilitazione per l’impiego della trazione elettrica nei tronchi o linee in cui
essa risultasse opportuna per la disponibilità di forze idrauliche locali sufficienti (ar-:icolo
 II legge e articoli 2 e 3 convenzione);
f) norme generali per la modalità della costruzione (articolo 4 convenzione):;
£) partecipazione dello Stato ai prodotti lordi, in una misura variabile dal 10
al 25 per cento, secondo che i prodotti chilometrici raggiungano le L. 4000 a 7000
‘articolo 4 legge e 18 convenzione),
Nell’esame e discussione dei provvedimenti legislativi davanti ai due rami del
Parlamento, furono rivolte premure perchè il tracciato di massima delle linee concesse
 potesse essere ritoccato, per tener conto degli attuali e nuovi bisogni delle popolazioni
 locali. Poichè per la linea Gioiosa-Piana di Palmi e Gioia Tauro furono
fatti voti dalla Commissione relatrice della Camera dei Deputati, perchè venissero
presi in benevola considerazione i bisogni dell’ubertoso territorio della Piana di Palmi,
si è ottenuto dalla Società concessionaria che essa presentasse una domanda suppletiva
per un’altra linea da Gioia a Radicena per Rizziconi. Inoltre a cura della Società è
in studio un progetto per un’altra linea da Rosarno per Laureana a Maropati. Si è
posta altresì ogni cura nell’esame delle deliberazioni e dei voti degli enti che si sono
resi parte diligente nel mettere in rilievo i bisogni locali e, d'accordo fra la Società
concessionaria, ib Consiglio Superiore dei LL. PP. e questo Ministero, si sono già
studiate ed apportate non poche varianti — ed alcune di non trascurabile importanza
 — al tracciato primitivo dei tronchi ferroviari compresi nei gruppi A) e B),
cioè di quelli pei quali, a termini dell’atto di concessione, la Società ha l’obbligo di
presentare i progetti esecutivi e di compiere i relativi lavori. rispettivamente, entro il
31 dicembre 1914 e 1916,
Giusta il disposto dell’art. 10 della legge 21 luglio 1910 e 27 della convenzione
di concessione, la Società presentò pure le norme per l’assunzione del personale da
adibirsi alla costruzione della rete. Le proposte furono accuratamente vagliate e, sentito
 il Consiglio di Stato, furono approvate, con alcune modificazioni, mediante decreto
ninisteriale 31 luglio 1911, n. 2790. Si sono già tenuti parecchi concorsi per diverse
categorie di personale da assumersi per lo studio dei progetti e per la sorveglianza
diretta dei lavori di costruzione e l’elemento locale ha potuto trovare, in congruo
numero, occupazione nella rete ferroviaria concessa, avendo la Società provveduto da
tempo ad îstituire sezioni per i rilievi di campagna nella Calabria a Monteleone,
Cosenza, Soverato e Gioia Tauro.
        <pb n="323" />
        273 -

Dal canto suo il Governo, dovendosi provvedere all’alta direzione e vigilanza di
una rete della complessiva lunghezza di circa 1300 km., e, tenuto conto che — in
relazione al programma di costruzione approvato — i tronchi della nuova rete che
sì sarebbero andati iniziando ed aprendo all’esercizio, per la loro ubicazione non potevano
 essere sorvegliati da un solo ufficio, con RR. DD. del 2 ottobre 1911, n. 1129
e 1130, provvide a trasformare in Circolo l'esistente ufficio di vigilanza delle Calabrie,
assegnandone la sede in Catanzaro.
Opportunamente sono state, in seguito, studiate dalla Società concessionaria e
sottoposte all’approvazione del Governo tutte quelle proposte di carattere generale
che dovevano essere tenute presenti, per ovvie ragioni di coordinamento, nella costruzione
 della rete Calabro-Lucana. Così vennero esaminate ed approvate le sezioni
normali della strada, le sagome delle gallerie, i manufatti normali in muratura, in
ferro ed in cemento armato, i tipi di fabbricati per custodia delle linee da costruirsi,
tenendo conto anche delle speciali norme antisismiche dettate per i nuovi edifici da
costruire in quelle regioni già duramente colpite dal terremoto.
Sono in corso di esame anche le proposte concernenti i tipi di materiale rotabile
e di esercizio, che dovranno essere adottati per la rete Calabro-Lucana.
Come si è già accennato, nella convenzione 25 gennaio 1911, furono determinati
 i periodi entro i quali la Società deve presentare all’approvazione governativa i
progetti di esecuzione dei diversi tronchi e deve provvedere ai relativi lavori di costruzione.

Per l’art. o della convenzione, la Società è tenuta :
a) ad ultimare la costruzione, entro il 31 dicembre 1914, dei seguenti tronchi
in Calabria :

Porto S. Venere-Monteleone . Km. 14.500
Soverato-Chiaravalle. . . . . . » 17.600
Rogliano-Colosimi  . |. . » 25.000
Gioia-Seminara » 12.000

Km. 609.100:

è) ed entro il 31 dicembre 1916 dei tronchi di cui appresso :
Pedace-Piccirillo $. Domenico . Km. 38.000
Cutro-Cotrone Porto . . , . . +. » 18.000
Monteleone-Mileto . » 12.000
Colosimi-Decollatura . . . . . . » 14.000
Sorbo Fossato-Catanzaro Sala . . » 17.000
Seminara-Cittanova . . » 34.450
Saline di Lungro alla ferrovia Ionica » 14.000

Km. 148.250.
        <pb n="324" />
        Pei tronchi compresi nel 1° gruppo sono stati presentati fra il maggio e l’ottobre
912 î progetti definitivi nei quali è prevista, però, una lunghezza complessiva maggiore
 dî quella risultante dall’atto di concessione. Essi sono stati tutti approvati,
Compiute le pratiche preliminari di espropriazione, la Società ha già iniziati i relativi
lavori dei tronchi del primo gruppo: Porto S. Venere-Monteleone, limitatamente
al tratto fra il km. 6 + 300 e la stazione di Monteleone, Soverato-Chiaravalle,
Rogliano-Colosimi e Gioia-Seminara, ed all’uopo ha pure costituito le sezioni per la
direzione e la sorveglianza dei lavori in Monteleone, Rogliano, Gioia Tauro e Soverato,

Per lo studio dei progetti esecutivi del 2° gruppo, che in complesso abbracciano
km. 209 | 750 di linee di nuova costruzione, la Società ha istituito anche uffici in
Catanzaro, Rogliano e Colosimi ; e tenendo conto, per quanto possibile, dei voti formulati
 dagli Enti locali circa il tracciato da prescegliere — ha ora presentato i progetti
 relativi pei quali è in corso l'esame da parte del circolo ferroviario di Catanzaro.
In osservanza del disposto dell’art. 9 (comma 2° e.3°) della convenzione 25
gennaio 1911, la Società ha presentato pure il progetto l'esecutivo per la interposizione
 del binario ridotto entro il normale nel tratto Sibari-Spezzano del tronco Sibari-Rende
 S. Fili e per la trasformazione dello scartamento del tronco Cosenza-Pietrafitta.
 Tali progetti, esaminati dagli uffici locali governativi, sono stati approvati da
questo Ministero, sul conforme parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Dal complesso delle notizie suesposte risulta che finora la Società ha provveduto
a dare esecuzione agli obblighi assunti con l'atto 25 gennaio 1911, onde è da confidare
 che la Calabria potrà risentire i benefici effetti della legge 21 luglio 1gro.
n. 580, senza che debbano essere superati i termini che, per esigenze tecniche.
'u riconosciuto necessario stabilire per la graduale costruzione della nuova rete fer-“aviaria


A complemento e sostituzione della rete ferroviaria servono gli altri mezzi dî
trasporto a trazione meccanica, quali le tramvie e gli automobili.
Scarso è lo sviluppo in Calabria della rete tramviaria, Trovasi attualmente in principio
 di istruttoria una domanda della « Società tramvia di Reggio Calabria » per
ana tramvia urbana in quella città, da completare con tratti extraurbani per la complessiva
 lunghezza di km, 11.124.
Con R. Decreto 1 dicembre 1907, n. 572, fu anche autorizzata la Società anonima
“ tramvia automotofunicolare di Catanzaro » a costruire ed esercitare a trazione elet-‘rica
 una tramvia a trazione mista, cioè parte ad aderenza e parte a funicolare pel
trasporto passeggeri e merci fra la stazione ferroviaria di Catanzaro Sala e la città
di Catanzaro (Piazza Indipendenza). La lunghezza totale della linea è di km. 2260.
Essa è divisa in tre tronchi: il 1° ad aderenza lungo m. 534, il 2° a funicolare lungo
m. 636. il 3° ad aderenza lungo m. 1000 circa
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        Attualmente è in corso di autorizzazione il prolungamento della tramvia stessa
fino a Ponte Grande per una ulteriore lunghezza di m. 3585.

Assai più importante è lo sviluppo della rete automobilistica, che in questi ultimi
anni si è andata nelle provincie calabresi rapidamente estendendo, in relazione all’attivissimo
 impulso dato della diffusione di questo utilissimo mezzo di trasporto in
tutto il resto d’Italia. Al 30 giugno 1906 erano in esercizio in Calabria circa 715
km. di linee automobilistiche con un sussidio complessivo annuo di circa 4090 mila
lire (1), ed altri 104 km. circa erano stati concessi, ma non aperti ancora all’esercizio,
con un sussidio annuo di L. 46,661 (2).
Si è creduto utile, per la novità dei dati e per gli opportuni raffronti, riportare
anche in grafico a parte lo sviluppo delle concessioni automobilistiche nelle diverse
provincie e regioni d’Italia.
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        INDICAZIONE
DEL SERVIZIO

Cosenza — Paola .
Cosenza — $. Giovanni in Fiore
Monteleone — Porto S. Venere (stazione).
Cusenza — Catanzaro a
Vicastro — Soveria Mannelli ,  .
Lagonegro — Castrovillari (stazione) -

Cosenza — Grimaldi .
Cosenza — Amantea (stazione)
Catanzaro — Zagarise ,.
Monteleone — Rosarno (stazione)
Rossano — Longobucco .
2elvecere marittimo — Torre Cerchiara

Melito — S. Lorenzo — Bagaladi

INDICAZIONE
DEL SERVIZIO

NOTE AL

Linee automobilistiche in eserci-:

PERCORSO

losenza — S&amp;amp;S, Fili — Paola _

Cosenza — Spezzano Grande — $. Giov, in Fiore.
Monteleone — Longobardi -— stazione ferroviaria di Porto $. Venere
Cosenza — Rogliano — Soveria Mannelli — Tirio'o — Catanzaro
Nicastro — Decollatura -— Soveria Mannelli. . .
Lagonegro — Laurie — Castelluccio — Laino — Mormanno — Morano
lal. — Castrovillari — Stazione Spezzano Castrovillari .
Cosenza — Malito — Grimaldi . 0.
losenza — Carolei — Domanico — Lago — Terrati — Amantea
Catanzaro — Pentone — Taverna — Zagarise . .
«
Monteleoae — Mileto — Rosarno (stazione ferrov.) ,. +.
Rossano staz, — Rossano — Paludi — Cropalati — Longobucco

Belvedere — S. Agata — $. Sosti — Acquaformosa — Lungro — firmo
— S, Basile — Castrovillari — Civita Francavilla — Torre Cerchiara

Melito — Chorio — Bagaladi — $. Lorenzo . . e.

Servizi automobilistici concess:

PERCORSO

CAPITOLO.
in Calabria al 30 giugno 1906.

LUNGHEZZA
COMPLESSIVA

DITTA CONCESSIONARIA

Km

14.000

irnesto Vitari

0.548

ZFrancesco Arnone
Eredi Raffaele Lo Giudice
Raffaele Nicoletti
Davide Mauro

1,448

98,837

28.800

03.000

Società Anonima Calahro-Lucana

33,500

Nucci e Del Vecchio
Luigi De Grazia
Francesco Opipari
Ventura Laredo &amp;amp; C.
Russo &amp;amp; La Sala

51,487
17,646
31,727
48,600

12 SON

e GT IT

2,600

Società Anonima Ser. aut. S, Lorenzo

714.993

è non ancora esercitati.

LUNGHEZZA
ssaa

DITTA CONCESSIONARIA

57

QITSQQTIDT

COMPLESSIVO i KILOMETRICO

28,116, —

1230

1.661.70

pa

7.929,44

1Q0

18.316, —

141

15,984.

535

6.650. —

RON

17.420, —

320

16.309,85

4,247 ,10

(h

1 5,546,23

4107)

4.244. —

LO

13.310.40

182

12.588.20

7

| 398,435,92

SUSSIDIO

MM OMPILEARSSIVO i WKILOMETRICO

DATA
ATTIVAZIONE ESERCIZIO

19 Ottobre 1908
15 Maggio 1909
1 Settembre 1905
12 Ottobre 1909
6 Dicembre 1910

‘ Luglio 1911

21 Aprile 1912
27 Giugno 1912
28 Ottobre 1912
28 Ottobre 1912
11 Novembre 1912

10 Gennaio 1912
tratto Belvedere - Castrovillari.
1 Febbraio 1913
Castrovillari - Torre Cerchiara, '

{2 Gennaio 1913

DATA
ATTIVAZIONE ESERCIZIO

Km.

Catanzaro — Curincga

“atanzaro — Chiaravalle _

Catanzaro — Borgia — Girifalco — Maida — Curinga

Catanzaro — Squillace Palermiti — Centrache — Olivadi — 5. Vito —
Chiaravalle

1,155

52,743

103.898

Ahele Pane

Rocca &amp;amp; Folino

WR ATR PA

18.042.35

16.661,09

"n

"41

sul percorso
sussidiabile
Km. 33,350

Probabile apertura 8 luglio 1913.
        <pb n="327" />
        *
3
2
i
o
3
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mmm e

RETE AUTOMOBILISTICA IN ITALIA AL 30 GIUGNO 1913

4lesrandri;
V'uueo
Novara
Torino
Regione

Ra

| Genova
P.o Maurizio
Resion

Bergamo
Brescia
Como
l'remona
Mantova
Milano
Pavia
Sendrio
Regione

Belluno
Padova
Rovigo
Treviso
Jdine
Fenezia
Yerona
Vicenza
Reginne

Totale lunghezza della rete. automobilistica nel Regno
dopo l'applicazione della legge 25 giugno 1906, Ku. 10440,793.
= —m= Rete automobilistica per ogni Provincia al 30 giugno
 1918
Totale della rete automobilistica per ogni Regione
al 30 giugno 1913
Rete automobilistica concessa ma non aperta all'esercizio
 al 30 giugno 1918
NB. Scala nera per i valori provinciali.
Nenla rossa per i valori regionali.

Bologna
Ferrara
“erlì
ilodena
Parma
l'iacenza
Ravenna
Reggio E.
Levrione

Arezzo
Firenze
Grosseto
Livorno
Lnoca
Massa
Pisa
Siena
ru riona

Ancona
Ancoli
Macerata
Pesaro
Regione

E
o
E

{ Perngia
Region-2

 | Roma
n) i
3 | Regione

n
E
i

Aquila
Cuamm pabasso
Chieti
Teramo
Resione

Avellino
Beneveuto
Caserta
Napoli
Salerno
Wegione

Bari
Foggia
Lecce
Ze:rione

Potenza
Reign

Catanzaro
Cosenza
Reggio
toagrimag

Caltanissert-Catania

sirgenti
Messina
Palermo
Siracusa
Trapani
rina

Cagliari
3Jassari
Resine

MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI : Dirazione Ganaraie dei Servizi Specia

ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI + NOVARA
        <pb n="328" />
        CAPO V

LE OPERE DI SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE

In base alle disposizioni della legge 25 giugno 1906 sulla Calabria e di quella
generale 13 luglio 1911, n. 774, doveva attuarsi il vasto programma della sistemazione
idraulica montana e valliva pel quale la legge sulla Calabria ha assegnato il fondo di
lire 23.500.000 (art. 30, lett. £). È sorto il dubbio se nel programma dovessero comprendersi
 tutti i corsi d’acqua di Calabria per i quali risultino necessarie opere di
sistemazione o solo quelli che, ripartiti per provincia, sono enumerati nella tabella K
allegata alla legge. Il dubbio è indotto dall’esame dell’art. 30, nel quale, mentre per
le strade, le ferrovie, le bonifiche, le opere marittime, il consolidamento di frane minaccianti
 abitati, alla speciale assegnazione di fondi si accompagna la indicazione
dettagliata delle opere alle quali debbono essere destinati, o enunciandole direttamente
o richiamando l'articolo o la tabella che le elenca, invece per la sistemazione idraulica
non si fa alcun richiamo all’apposita tabella K che è pure allegata alla legge.
I lavori preparatori, le relazioni e le discussioni sul disegno di legge tacciono al
riguardo: e la questione, ristretta alla interpretazione della legge 25 giugno 1906,
rimarrebbe giuridicamente insolubile fra le affermazioni opposte che la tabella K,
messa in relazione alla espressione generica del comma f dell’art. 30, abbia valore
tassativo, limitativo, o invece semplicemente enunciativo.
La interpretazione per analogia, rispetto alle altre tabelle, condurrebbe a propendere
 per la soluzione più rigorosa ma meno equa. Indubbiamente la tabella K
comprende i corsi d’acqua più importanti per estensione e notorietà, ma non tutti
quelli che solcano le terre calabresi: ed è anche certo che fra gli omessi (1) ve ne è
taluno rimarchevole per decorso e per disordine per lo meno eguale a quello di fiumi
elencati nella tabella. La disparità di trattamento è evidente: tanto più che, in conseguenza
 dei provvedimenti speciali, alle opere pubbliche in Calabria non possono
devolversi i fondi destinati da leggi generali per tutte le altre regioni d’Italia, e
        <pb n="329" />
        — 260 -

che pertanto per taluni abitati minacciati da corsi d’acqua non sarebbe consentito
alcun aiuto.
A. questo inconveniente si è procurato di rimediare, dove l’ Amministrazione ha
potuto, con largo e legittimo uso delle facoltà discrezionali; così ad esempio quando
a sistemazione di un corso d’acqua, anche di secondaria importanza, risulti connessa
+d utile alla attuazione presente o futura di qualche bonifica autorizzata dalle leggi
cfr. art. 7 del Testo Unico 22 marzo 1900, n. 195) o quando un corso d’acqua faccia
vsarte di un bacino idraulico principale ed abbia influenza sul regime di questo, sia
asso connesso ad una delle dette bonifiche, o solo previsto della tabella K allegata
alla legge 25 giugno 1906.
In questo modo i casi di esclusione dai benefici della legge vengono a ridursi:
ma tuttavia sussistono per quei corsi d'acqua che, non connessi a bonifiche, o non
slencati nella tabella K, abbiano un decorso a sè stante, ed anzi questa disparità di
-rattamento è resa anche più stridente dalla legge 22 dicembre 1910, n. g19 (art. 6,
lett. a e c) per la quale lo Stato è autorizzato a provvedere alla sistemazione dei
bacini montani e dalle spese per opere idrauliche di 3°, 4% e 5° categoria, escluse per
la sola 3° categoria la Basilicata, la Calabria e la Sardegna: di modo che gli intecessati
 a difese di 3° categoria dei corsi d’acqua non compresi nella tabella K risentono
 maggiormente gli effetti della denegata opera dello Stato in confronto non solo
delle disposizioni speciali, ma di quelle generali per tutte le altre regioni.
Fu ritenuto che di proposito la esclusione fosse stata introdotta nella legge 22
dicembre 1910, n. 919, per trovare una soluzione quasi « ab-absurdo » alla dubbia
interpretazione della legge del 1906 sulla Calabria, e per venire a considerare la-tasella
 K come elenco semplicemente indicativo; ma il Consiglio Superiore dei Lavori
 Pubblici, considerando che nella impossibilità materiale, tecnica, finanziaria e di
personale, di diffondere il lavoro in molti bacini contemporaneamente, occorre intensificarlo
 sopra un certo numero di essi e secondo le speciali ragioni di urgenza, ha
-oncluso col ritenere che per la Calabria tale criterio di scelta deve intendersi a
priori dato dalla tabella K o da quella che con legge modificativa vi potesse essere
sostituita, riservando, a seguito di questa revisione, stabilire se i nuovi corsi d’acqua
da elencare meritino per importanza ed urgenza la precedenza su quelli elencati (2).
I motivi che indussero quel Consesso in tale avviso, ed in particolare la scarsezza
 del fondo di L. 23.600.000 assegnato, hanno indubbio valore; ma il quesito,
posto sotto l’aspetto del metodo che deve presiedere all’attuazione del programma delle
sistemazioni idraulico-forestali, e del presumibile riconoscimento d’urgenza che alla
:abella K si voglia attribuire, — pure ammettendo che in essa abbiano trovato posto
 quasi tutti i corsi d’acqua di Calabria, e pochi risultino fino ad ora quelli omessi,
— non ha ricevuto la sua giuridica soluzione. Tuttavia, date le innegabili difficoltà
che sono state rilevate contro l’ampliamento del programma con la inclusione di
        <pb n="330" />
        _— 261

altri corsi d’acqua, sarà forse da preferire che un futuro provvedimento legislativo, o
completi l’elenco della tabella K, o ammetta ad egual trattamento tutti i corsi d’acqua
 della Calabria, come l’art. 30 della legge ha fatto per la fornitura d’acqua potabile
 ai Comuni che ne abbisognassero, senza distinzioni o limiti. In ogni caso si
imporrà prima o poi una ulteriore dotazione di fondi in aggiunta a quello di lire
23.600.000.
Gioverà qui rammentare una speciale disposizione del regolamento 24 dicembre
1906, n. 670, per l’applicazione della legge sulla Calabria (art. 263) per la quale «i
sussidi che sieno assegnati o riconosciuti ammissibili, a norma della legge 30 giugno
1904 o di altre leggi a favore delle Provincie o dei Comuni calabresi per riparazione
ad opere pubbliche, difesa di abitati da frane e danni prodotti da alluvioni, restano
a favore delle opere per cui sono stabiliti, ancorchè la esecuzione di essa debba farsi
dallo Stato in forza della legge 25 giugno 1906, n. 255.
Per l’esecuzione dei lavori relativi, il competente ufficio del Genio Civile è autorizzato
 a compilare, ove risulti tecnicamente possibile e conveniente, il progetto di
stralcio limitando l’importo dei lavori a quello dei detti sussidi, salvo ad eseguire i
progetti di completamento delle opere appena ciò sia consentito dal piano regolatore
dei lavori e dagli stanziamenti di bilancio ».
Viene così consentito, che i sussidi da concedere ai Comuni per opere, ad esempio
di difesa degli abitati, e sul relativo capitolo del bilancio dei Lavori Pubblici, possano
essere invertiti in opere di sistemazione idraulica da eseguire dallo Stato a termini
dell’art. 37 della legge 25 giugno 1906 con i fondi di cui all’art. 30, lett. f, e vadano
così in aumento alla dotazione di questo ultimo capitolo, rendendosi anzi possibile
anticipare il lavoro secondo l'urgenza, sia pure nei limiti del sussidio, quando la sistemazione
 di un corso d’acqua fosse rimandata nella graduatoria del piano regolatore
ad un esercizio finanziario più lontano, od in quello corrente si riscontrasse deficienza
di stanziamenti.
Però da queste speciali disposizioni non è derivato fino ad ora sensibile aumento
al fondo delle sistemazioni idrauliche, forse anche per difetto di iniziative da parte
degli interessati.

Nell’attuare il programma delle sistemazioni idraulico-forestali in Calabria, l’Amministrazione
 si è trovata fin da principio nell’alternativa fra le pressioni — per
quanto determinate da comprensibili aspettative — di privati e di Comuni, per ottenere
 immediata difesa contro il disordinato regime dei corsi d’acqua in pianura e
nei tronchi montani, ed i dettami della tecnica che fin dai primi passi, per esperienza
 costante e sempre più persuasiva, hanno consigliato di evitare applicazioni
saltuarie con indirizzo empirico, e di attenersi a metodi ed a piani organici e razionali,
Si imponeva innanzi tutto la determinazione di una graduatoria che fu stabilita
        <pb n="331" />
        —_— 262 —

col piano regolatore del 1907 prima, e poi variata con quello del 1 glo, che valutò
il fabbisogno complessivo in L. 37.410.000. in confronto del fondo di L. 23.600.000
concesso dalla legge. |
Organizzati poi con criterio di specializzazione il personale e gli uffici del Genio
Civile, occorreva dividere e coordinare le competenze di questi con quelle degli uf-‘ici
 forestali del pari istituiti nelle tre provincie.
La Commissione Centrale per le opere idrauliche di 3° categoria (ora sostituita
dalla 1° sezione della Commissione Centrale istituita dall’art. 20 della legge 13 luglio
!g11, n. 774) nel parere 16 novembre 1907, n. 73, definì come opere forestali quelle
di carattere estensivo che tendono a rinsaldare, consolidare ed imboschire o inerbare
le pendici denudate del bacino imbrifero, trattenendo il materiale e combattendo le
erosioni e le frane superficiali, e come opere idrauliche quelle maggiori di carattere
intensivo tendenti a correggere, sistemare, mantenere fermo e sgombro l’alveo e le
sponde del corso d’acqua, regolandone sezioni e pendenze. Al corpo forestale spettano
 le opere di carattere estensivo, anche se ricadenti nello stesso ambito di quelle
‘intensive, per evitare così l’accaparramento di zone nelle quali ciascuno dei due ordini
 dî tecnici esegua anche opere di competenza dell’altro. In un successivo parere
16 marzo Iglo, n. 116, la Commissione insisteva sugli stessi concetti fondamentali
è nel suggerimento di regolare la sfera delle attribuzioni fra i due corpi, caso per
caso, sopra luogo, con un verbale redatto dai loro rappresentanti in seguito a visita
del bacino (3), non escludendo che talora, secondo l’opportunità, quando i lavori di
carattere intensivo od estensivo assumano entità accessoria rispetto all’altra categoria
di lavoro, sia ammissibile che i forestali eseguano qualche opera di ingegneria di
.imitata importanza, e gli ingegneri del Genio Civile qualche limitato rimboschimento.
La tendenza ad intensificare sempre più la sistemazione dei corsi d’acqua per
entrare in una fase di operosità fattiva ha indotto ad escogitare una forma di cooperazione
 più salda e continua fra i due ordini di tecnici, componendone uffici misti
per lo studio e la esecuzione di lavori in determinati bacini idrografici di grande importanza
 e anche sezioni speciali con personale misto aggregato ad uffici ordinari del
Genio Civile o di Ripartimento forestale secondo la prevalenza delle opere idrauliche
e di quelle forestali (cfr. art. 5 della legge 13 luglio 1911, n. 774) (4) e già uffici e
sezioni si vanno istituendo per la Calabria come si è altrove accennato (Parte II.
Capo ID).

L’attuazione del programma fu comunque assai laboriosa e ritardata, oltrechè
dalle cause generali già accennate, da cause speciali inerenti alla natura delle opere.
Mancavano esempi, norme per gli studi dei progetti, mancavano dati sulla precipitazione
 atmosferica in una regione tutta irta e percorsa da catene e contrafforti
mnontuosi, MANCAvENO Notizie sulla portata di corsi d’acqua. elemento essenziale quando
        <pb n="332" />
        — 263 —

si tratta di dar loro regolare assetto, Da anni la Commissione Centrale delle bonifiche
studiava ed aveva avviate pratiche con gli uffici ed istituti?competenti in°materia per
l’organizzazione della raccolta di psservazioni pluviometriche in tutto il territorio dello
Stato, però solo di recente la Commissione Centrale per le sistemazioni idrauliche e le
bonifiche (5) ha potuto concretare accordi sulla unificazione ed il riordinamento di
questo importante servizio.
Ma già in precedenza la Direzione Generale dei Servizi Speciali aveva attuato
di propria iniziativa e con risultati assai favorevoli un impianto completo di pluviometri
 nelle tre provincie calabresi (6).
La stessa Direzione Generale aveva presa pure la iniziativa di accordi fra i rappresentanti
 del Ministero dei Lavori Pubblici e dell’ Agricoltura Industria e Commercio
 per fissare le linee generali da seguire nello studio dei progetti per la sistemazione
 idraulica e forestale onde raggiungere unità d’indirizzo ed armonia di intenti,
Nell’adunanza tenuta il 12 febbraio 1908 (7) si trattò delle deficienti condizioni
 del personale tecnico, della necessità di una piena e costante cooperazione fra
i due corpi: furono date norme per la scelta dei grandi bacini idraulici ai quali dar
preferenza, per la determinazione deî loro perimetri e la distinzione dei bacini nei
quali possono suddividersi, per lo studio dei progetti di larga massima, distinguendo
le opere di bonifica delle valli dalla sistemazione idraulica di pianura e montana,
idraulica e forestale: per la graduatoria dei vari bacini, la delimitazione delle competenze
 riguardo a ciascuna sistemazione montana, lo studio dei progetti esecutivi con
criteri sommari e spediti, la determinazione della competenza dei lavori che si estendono
 nel territorio di due provincie, attribuendola all’ufficio di quella che sia maggiormente
 interessata, e per l’applicazione del citato art. 263 del regolamento 24 dicembre
 1906 circa la destinazione dei sussidi: infine fu tracciato un programma di
sistemazione di torrenti, o a sè stanti, o interessanti la difesa di abitati, o la bonifica
 di terreni paludosi, ai quali dar precedenza.
Queste norme furono la base di ulteriori istruzioni esplicative quali:
1. - Le circolari 6 marzo 1908, n. g2, del Ministero d’Agricoltura agli Ispettori
 forestali del Regno, e 16 novembre 1908, n. 3394. dell’Ispettore Superiore del
Compartimento di Catanzaro alle Ispezioni forestali di Calabria per raccomandare
nella redazione dei progetti la maggior semplicità di allegati: e cioè, prescindere da
planimetrie appositamente rilevate e servirsi della carta dello Stato Maggiore con
indicazioni convenzionali circa i perimetri, le opere, i rimboschimenti; rilevare i
profili con metodi sommari, anche col barometro, per determinare il numero e la
posizione delle briglie: indicare le opere d’arte con un tipo per ogni gruppo.
2. - Le circolari dello stesso Ispettore Superiore agli uffici del Genio Civile
di Calabria 20 luglio 1907 e 10 settembre 1908, nelle quali in sostanza per la redazione
 dei progetti prescriveva norme analoghe a quelle che recentemente in modo
        <pb n="333" />
        — 264 —

più dettagliato e completo sono state impartite, anche con speciali moduli-tipo di
allegati per la sistemazione idraulica e forestale, su parere 14 maggio 1912 del
Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dai Ministri per i Lavori Pubblici e per
l’Agricoltura Industria e Commercio con loro decreto 20 agosto 1912.
Le due circolari luglio 1907 e settembre 1908 contenevano pure alcune istruzioni
 sul carattere, ora di massima, ora esecutivo, prescritto pei progetti e sulla
procedura e competenza da seguire per l'esame ed approvazione. In sostanza con
quelle e con successive istruzioni si è ritenuto doversi per ogni bacino studiare un
brogetto di massima, quando la sua estensione sia tale da non permettere l’esecuzione
 dei lavori in una sola volta e da richiedere perciò una organizzazione preliminare
 di una data opera. Nel progetto deve essere indicata la graduatoria dei lavori
-orrispondente alle diverse parti del bacino, suddistinto eventualmente nei bacini
secondari: e su parere favorevole della Commissione Centrale, sia in merito al progetto,
 sia sulla relativa graduatoria, si procede allo studio dei singoli progetti esecutivi
 secondo l'ordine stabilito, premessa per ciascuno la delimitazione delle competenze
 fra uffici del Genio Civile e forestali, chiamati così a proporre e ad attuare
lavori secondo la loro attribuzione.
Alle obbiezioni mosse da taluni, preoccupati che questo studio preparatorio di
massima possa ritardare troppo i lavori, anche se urgenti, fu osservato che, — tranne
in casi n07n frequenti nei quali si può ritenere che opere saltuarie specie in pianura,
prima della sistemazione del monte, possano sortire durevole e sicuro effetto, — dovendosi
 invece per regola cominciare i lavori dal monte (cfr. articolo 268, lettera b,
del regolamento 24 dicembre 1906, n. 170) con opere di effetto non immediato, è
iuori di luogo parlare di urgenza, nè sarebbe ragionevole pretendere dallo Stato in
un breve decorso di tempo il rimedio a danni cagionati ed accumulati da secolari
devastazioni di boschi.
Dei rimedi cui si può ricorrere in un primo periodo riesce preferibile il rinsaldamento
 ed il rimboschimento delle pendici, alle opere idrauliche di trattenuta negli
alvei. La efficacia dei rimboschimenti, è vero, comincia a rivelarsi nel decorso di
qualche anno, ma acquista carattere permanente; e la loro importanza decisiva
nelle esperienze fatte in altri paesi e da noi (8), ha mirabile riscontro nella semplicità
 ed economia dei mezzi impiegati e nella loro adattabilità a tutte le circostanze
del terreno e del clima, là dove non con opere d’arte dispendiose talora di breve
durata e che non valgono a sostenere la forza travolgente, la irresistibile potenza
escavatrice delle acque (9) e causano talvolta con la loro rovina disastri maggiori,
ma nell’uso di modesti mezzi (legname, pietre provviste sul luogo, reti metalliche
per formare serre, traverse, sostegni con fascinate, gabbioni riempiti di sasso) e nella
forza di vegetazione delle piante è da cercare l’arresto delle frane superficiali, il
rinsaldamento e la prima correzione delle pendici e degli alvei secondari che forniscono
 la maggior parte del materiale alluvionale che discende al piano.
        <pb n="334" />
        — 265 ir

L’espediente dei ripari saltuari, non coordinati ad un lavoro di organica e generale
 sistemazione dei fiumi in pianura, oltre che per ragioni tecniche e di bilancio
e per considerazioni di diritto, che impongono di riservare agli interessati il provvedere
 alla difesa particolare della proprietà con opere classificabili in 4° e 5° categoria,
 è da sconsigliare perchè spesso, come insegna l’esperienza, i proprietari, ottenuta
 la difesa anticipata, hanno poi chiamata responsabile l' Amministrazione per
non esser riuscite le opere a resistere all’impeto e alla forza avvolgente delle acque.
Dal beneficio ottenuto — perchè è chiaro che se nessun riparo fosse stato eseguito
dallo Stato il danno sarebbe stato maggiore — hanno desunta una singolare teoria
giuridica: che lo Stato, fosse tenuto a difenderli particolarmente, e a rispondere,
per il fatto dell’opera eseguita, della sua stessa efficacia : quasi un diritto (acquisito
da essi gratuitamente) alla assicurazione contro la forza inevitabile della natura.
Questa teoria è in opposizione al principio comune che lo Stato, anche se per legge
autorizzato alla esecuzione di opere pubbliche, non risponde della loro mancata attuazione
 (in omittendo), e repugna al principio giuridico per cui lo Stato nella esecuzione
 delle opere pubbliche è tenuto a rispondere solo dei danni che abbia arrecato
 ai privati per causa diretta ed immediata dei lavori, e non di quelli che si
verifichino occasionalmente e solo in coincidenza dei lavori stessi; ma ha trovato
talora aiuto nella facile compiacenza di periti che hanno concluso per l’ indennizzo
al privato, ed in misura esorbitante, inducendo equivoci di fatto nei quali non sempre
l’avvedutezza del magistrato, in questi difficili apprezzamenti di ordine tecnico, è
riuscita a districarsi. Nei singoli casi l’Amministrazione, come è suo preciso dovere,
pa difeso e difenderà strenuamente l’osservanza dei principî fondamentali di diritto
e la integrità dei mezzi finanziari affidati alla sua gestione; ma l’esperienza deve ammonire
 di procedere con somma cautela e con criterio rigoroso alla esecuzione di
difese saltuarie ed anticipate rispetto alle generali sistemazioni, limitandole ai casi dz
necessità pubblica e quando possa del tutto rimanere esclusa ogni eventualità di contestazione
 rispetto ai terreni difesi, è di danni ai proprietari della sponda opposta
nd a quelli a monte e a valle.
[Intanto la legge 2 giugno 1g10, n. 277, sul Demanio forestale ha contribuito per
sostanziali attinenze di materia a preparare più larga ed efficace applicazione alla
recente legge 13 luglio 1911, n. 774, per i lavori e rimboschimenti, sia di competenza
 dell’Amministrazione dei Lavori Pubblici (art. 1), sia di competenza dell’Amministrazione
 dell’ Agricoltura (art. 2).
Sorse, a questo proposito, la preoccupazione che il problema forestale non verrebbe
 risolto se, come spesso nel passato, gli stessi rimboschimenti connessi ad opere
pubbliche (art. 1) avessero attuazione saltuaria in piccole e sparse superfici, come ad
esempio per la sistemazione idraulica di qualche breve tratto di torrente e di affluenti
 secondari, o in concorso a lavori di consolidamento di frane minaccianti abi-
        <pb n="335" />
        — 266 -

tati. Anche nella Commissione Centrale (10) era stato già affermato il concetto che
tornerebbe di molto giovamento agli interessi generali nonchè all’azione dei due
Ministeri (Lavori Pubblici ed Agricoltura), se la costituzione del demanio forestale
potesse di preferenza effettuarsi su zone da sistemare con lavori idraulico-forestali in
vase agli art. 1 e 2 della legge 21 marzo 1912, n. 442 (11).
Si ritenne perciò desiderabile che con opportune norme legislative venisse coordinata
 l’azione del Demanio forestale di Stato con la esecuzione dei lavori di sistemazione
 idraulico-forestale nei bacini montani, specialmente per quanto concerne Îe
espropriazioni e la erogazione dei fondi occorrenti.
ln un convegno tenuto il 31 marzo 1913 da rappresentanti amministrativi e
tecnici dei due Ministeri (12) si richiamarono e stabilirono importanti norme all’azione
 combinata delle due Amministrazioni. Premessa la esposizione dei lavori idraulici
e forestali eseguiti in corsi d’acqua per sistemazioni montane e di pianura, o a sè
stanti, o connesse a bonifiche, rilevate le ragioni di ritardo, il costo accertato in
confronto alle previsioni del piano regolatore 7 aprile 1607, enumerati, con le previsioni
 di spesa, i progetti (pure di sistemazioni idrauliche e forestali, a sè stanti o
connesse a bonifiche) in istudio, o già redatti in attesa di approvazione, sz volle stabilire
 rigorosamente il principio che non si possa addivenire allo studio ed alla esecuzione
 di altri lavori frammentari prima della redazione dei progetti di massima
con relativa graduatoria di lavori. tranne che per ragioni di evidente ed imprescindibile
 necessità.
Tenuto conto dell’importanza e della necessità comparativa dei diversi bacini
compresi nel piano regolatore, fu disposto che gli uffici idraulici e forestali procedessero
 immediatamente allo studio di larga massima — anche agli effetti dell’accertamento
 della spesa, più prossima al vero secondo le odierne condizioni di cose,
— seguendo le recenti norme stabilite col decreto 20 agosto 1912 dei Ministeri pei
Lavori Pubblici e per l’Agricoltura con la particolare avvertenza che la funzione dei
rimboschimenti connessi alla sistemazione idraulica dei bacini montani non è fine a sè
stessa — come per i rimboschimenti che l’Amministrazione di Agricoltura esegue per
la formazione del Demanio forestale o per favorire nella maggior estensione utile il
regime boschivo — na è un mezzo che concorre allo scopo della sistemazione idraulica
dei corsi d’acqua: epperciò essi vanno limitati per estensione al solo necessario.
Furono poi elencati i bacini per i quali erano da fare studi generali di massima, scelti
tenendo conto della maggiore importanza ed urgenza, in relazione anche alla estensione
 dei terreni da difendere, con speciale riguardo alle zone da bonificare che da
tali lavori attendano il maggior beneficio, come anche ad altre opere di competenza
dei Lavori Pubblici, che risentiranno notevole utilità dalla regolazione del regime
idraulico, quali la difesa di abitati, opere marittime, ferrovie, strade ecc.: specialmente
 se si tratti di completare o di garantire opere in corso o di imminente at-
        <pb n="336" />
        — 267 —

tuazione nei cui bacini si disponeva di intensificare i lavori iniziali sì da portarli al
più presto a compimento. Nella scelta di questi bacini per studi di massima da sviluppare
 nel triennio 1913-15 si è avuto riguardo alla esigenza di ripartire equamente
le proposte nei due versanti tirreno e ionico, e nelle varie parti delle proviricie calabresi.
 Non era possibile, però, sospendere l’attività delle due Amministrazioni in
pendenza della formazione dei progetti di massima, o quanto meno limitarla rigorosamente
 ad intensificare solo i lavori in corso, e così in via di eccezione fu ammesso
 che, oltre ai lavori già iniziati, potesse darsi attuazione ai progetti esecutivi
più urgenti che risultassero già redatti con evidente connessione con i piani di massima
 per ogni singolo bacino.
Ed in mancanza di un piano generale vero e proprio si ammise che gli elementi
 idonei a fornire questa dimostrazione potessero essere raccolti in succinte e
parziali previsioni di massima relative a qualche parte di un bacino idraulico o di
qualche suo bacino secondario che per condizioni particolari si presti ad essere considerato
 con funzione sua propria rispetto al bacino principale: ma sempre nell’intesa
che tali parziali previsioni di massima dovranno in seguito riuscire coordinate al
piano generale che però dovrà essere affrettato il più possibile per rimanere di
traccia al futuro sviluppo del programma di lavori.
Furono presi infine accordi per coordinare l’opera delle due Amministrazioni
con continue intese fra i capi degli uffici esecutivi, anche con reciproca prestazione
di opera e di personale: e per agevolare il còmpito ed una migliore utilizzazione
degli uffici si convenne che:
I. - in caso di lavori forestali sussidiari a difesa di strade o connessi ad altre
opere pubbliche, ad esempio ai consolidamenti di abitati, l’ufficio del Genio Civile
potrà proporli ed eseguirli direttamente con le altre opere di sua competenza, a mezzo
di operai abili messi a disposizione della Ispezione forestale o affidandoli ad idonei
assuntori ;
» - per lo studio dei progetti idraulico-forestali, specie di maggior importanza,
 si potranno caso per caso formare squadre miste con personale dipendente
dai due uffici, o anche sezioni miste per lo studio e l’attuazione dei lavori in determinati
 bacini, salvo alle due Amministrazioni stabilire volta per volta quali funzionari
 delle due Amministrazioni preporvi, tenuto conto della prevalenza dei bacini
idraulici e forestali e della anzianità di grado dei funzionari.

Dall'esame dei risultati finora conseguiti e dei lavori compiuti o in corso d'esecuzione,
 in via d'approvazione o d’appalto al 30 giugno 1913 (16) appare come
lo sviluppo del programma non abbia raggiunte le previsioni dei progetti, nè gli
stanziamenti del piano regolatore. Ma oltre tutte le difficoltà tecniche amministrative
e di personale, per questi lavori si sono risentite, e forse più gravemente, quelle
        <pb n="337" />
        -— 268 —

d’indole generale che hanno pesato su tutti gli appalti, segnatamente la scarsezza
8 il costo della mano d’opera. In particolare poi il lavoro nelle pendici e negli alti
acini è limitato a talune epoche dell’anno, essendo di ostacolo alla semina e all'at-‘ecchimento
 delle piante la siccità dell’estate, ed i rigori della stagione invernale
che anticipa e prolunga la sua durata nelle regioni montuose.
Negli alvei dei corsi d’acqua le piene subitanee e le frane danneggiano il lavoro,
asportano i materiali, modificano in poche ore le condizioni dei luoghi, e insieme con
le pioggie frequenti ed il gelo iinvernale, rappresentano cause perturbatrici e con--rarie
 ad un continuo sviluppo di lavoro, per ciò meno remunerativo per l’assuntore,
anche per la difficoltà di avere a disposizione il necessario numero di operai che
preferiscono invece la prestazione d’opera continua, meglio retribuita e meno disaziata
 del piano.
Manca finora un ceto sufficientemente numeroso di appaltatori dati a questo
genere di lavoro: e l’Amministrazione si trova esposta a dover inevitabilmente ricorrere
 ai pochi disponibili, o affrontare l’alea di assuntori non adatti. Nè è da fare
assegnamento sul concorso di Società cooperative, perchè per loro indole si dedicano
a lavori nei quali sia quanto più limitato l’impiego di mezzi d’opera, quanto più esteso
e continuo quello della mano d’opera, ad esempio strade, scavo di canali, arginature,.
Per la esecuzione di questi lavori nei tronchi montani e per le opere di 3° categoria
 il regolamento 25 maggio 1895, n. 340 (art. 66, n. 10) autorizza la esecuone
 in economia : tuttavia l’Amministrazione si è valsa promiscuamente dell’appalto
 con aggiudicazione ad asta pubblica, o a partiti privati (licitazione-trattativa
privata), o dell’esecuzione in economia per cottimo, nel quale la scelta dell’assuntore,
le condizioni, la stipulazione del contratto sono lasciate al criterio prudenziale ed alla
responsabilità dell’ Ingegnere Capo dell’ufficio del Genio Civile (13). La esecuzione
in economia propriamente detta, cioè in amministrazione diretta, non è per solito
conveniente nelle opere costruttive di competenza del Genio Civile.
È però da notare che, nelle norme per lo studio dei progetti per le sistemazioni
 idraulico-forestali, la Commissione Centrale ha insistito sull’avvertenza che detti
lavori devono in massima essere eseguiti in economia, e recentemente il Consiglio
Superiore in più pareri su progetti di opere si è messo decisamente ‘sulla via di
sconsigliare il pubblico appalto per adottare l’esecuzione in economia. La ragione è
sosta sopra tutto nell’indole dei lavori pei quali si ritiene ora preferibile il sistema
di imprenderli su progetto piuttosto sommario, riservandosi piena libertà d'’azione
nei particolari secondo le: accennate mutevoli condizioni ed esigenze della sistemazione
 dell’alveo. Si tratta di procedere quasi per via di esperienza, perchè un’opera
di correzione può inopinatamente produrre risultati tali da richiedere una diversa
coordinazione delle altre: riduzioni, variazioni o aggiunte. Tutto ciò è possibile
senza sensibile aumento di spesa con la esecuzione in economia nella quale il capo
        <pb n="338" />
        — 269 =

dell’ufficio stipula volta per volta cottimi che devono essere di lieve entità, e ’Ameministrazione
 non si trova vincolata come nell’appalto, per solito di una certa importanza,
 da un piano completo di lavori basato sopra un piano di provviste, di
trasporti, di prezzi, dai quali gli appaltatori traggono facile partito a contestazioni
e pretese per ogni variazione anche trascurabile.
Se in massima però è preferibile e consigliata la esecuzione in economia, praticamente
 essa presenta non lievi difficoltà quando il metodo sia elevato a sistema.
La libertà dell'ufficio dirigente nell’esecuzione per cottimo, e maggiormente in
amministrazione, implica una partecipazione diretta, attiva, costante, mentre col sistema
 degli appalti, che rispondono meglio al principio della divisione del lavoro, le
difficoltà di organizzazione della gestione sono lasciate alla iniziativa ed alla perspicacia
 dell’assuntore, riservando al personale dell’Amministrazione un’alta funzione
direttiva e di controllo. Ora se si consideri la massa di lavori di sistemazione idraulica
 da attuare contemporaneamente per la legge speciale in località lontane, di difficile
 e lungo accesso, sparse per il territorio della provincia, — e ciò pur limitandosi
 a seguire il programma annuale del piano regolatore, — è facile intendere quante
maggiori incombenze vengano affidate agli uffici del Genio Civile per dirigere un
numero di lavori a cottimo, assai superiore a quello degli appalti di maggiore in
portanza, e conseguentemente per tenere al corrente le gestioni ed i collaudi. Tutto
ciò implica un serio problema di intensificazione nell’ordinamento degli uffici e del
personale addettovi, con aumento di spese di indennità e di viaggio. L'’esecuzione
poi potrà riuscire migliore, ma certamente meno sollecita, come Si può desumere
dalle difficoltà nelle quali si trovano le Ispezioni forestali per la esecuzione dei rimboschimenti
 in amministrazione, tanto che recentemente sì è delineata la tendenza
di esonerare le Ispezioni stesse dai rimboschimenti parziali concorrenti ed accessori
ad altre opere pubbliche per affidarne l’attuazione agli uffici del Genio Civile, o in
economia o per mezzo di idonei assuntori. Alle Ispezioni forestali sarebbe dato così
modo di attendere a piani più vasti di rimboschimenti (15).
Rilevati i pregi e gli inconvenienti pratici del sistema d'esecuzione in economia
 per questa categoria di lavori, sembra da concludere che si debba respingere
ogni generalizzazione e adattare con scelta accorta i metodi di esecuzione ai vari casi.
Le difficoltà insite nei lavori in bacini montani ed in ispecie i danni determinano
per solito la necessità di progetti addizionali con aumento della spesa effettiva rispetto
 alle previsioni, come si è altrove accennato. In corrispondenza ai danni, ai
progetti addizionali, alle sospensioni rese necessarie da intemperie o dal clima, i lavori
 subiscono non lieve ritardo.
Tranne in casi particolari, verificati în ispecie quando, contrariamente ai suggerimenti
 dell’arte, si sia abbondato in imponenti costruzioni murarie attraverso gli
alvei principali, trascurando di regolare i rami d'origine e secondari, ad esempio
        <pb n="339" />
        270 —

nel torrente Bagni (Nicastro), nei fiumi Cino e Coriglianeto (Corigliano), in cui le
opere sono andate in parte travolte o scalzate o sepolte sotto un enorme scarico
di materiale, le costruzioni più modeste e razionali, specie se coadiuvate da rimboschimento,
 hanno del tutto risposto al loro ufficio anche se costruite da tempo ed
abbiano bisogno di essere integrate con altre opere.
Basti rammentare la parziale sistemazione del torrente Bagni di Guardia Piemontese
 (l’affluente Callivo), le correzioni sul Cordare (Longobardi), l’imbrigliamento
degli affluenti del corso medio dell’Oliva che ha concorso alla soppressione del malarico
 stagno di Aiello, l’imbrigliamento parziale del torrente Rivale (tributario del
Savuto, sotto Nocera Tirinese), le opere superstiti nel torrente Bagni e quelle ben
riuscite nel prossimi torrenti Piazzi, Cantagalli o fiumara di S. Biase (Nicastro) nel
Rio $S. Anna (Monteleone), nel Solaro (Villa S. Giovanni), nell’Annunziata (Arasì,
frazione di Reggio Calabria), nella fiumarella di Brancaleone, nel Gallizzi (Gioiosa
[onica), nel corso medio dell’Allaro (Caulonia), nel corso superiore della fiumarella
di Catanzaro, nel corso superiore di vari torrentelli che scendono nel piano fra i
iumi Nicà e Trionto.

Compiute le opere, l’Amministrazione dei lavori pubblici deve solo provvedere
alla manutenzione di quelle classificate in 22 categoria, salvo i contributi come per
legge : quelle di 3° categoria vanno Consegnate e mantenute dai proprietari consorziati
 : quelle nei bacini montani dal Ministero di Agricoltura con i contributi di
i all’art. 11 della legge 13 luglio 1911, n. 774; quando però si tratti di opere o
parti di opere pr:ncipalmente intese a difendere abitati e perciò classificate in 5° eategoria,
 alla manutenzione provvedono i Comuni interessati nel modo stabilito dall’art.
 10 del T. U. 25 luglio 1904, n. 523 (art. 37 della legge 25 giugno 1906): i fondi
rimboschiti durante l’occupazione temporanea sono consegnati ai proprietari. Di
fatto fino ad ora l’Amministrazione dei Lavori Pubblici non ha potuto esonerarsi
dall’onere di manutenzione delle opere e dei rimboschimenti eseguiti perchè in nessun
 bacino, o per essere i rimboschimenti e gli appalti tuttora in corso, o per necessità
 di lavori di integrazione, o perchè limitati solo a qualche tratto, non si può
ritenere sì sia ottenuta la sistemazione completa anche di un tronco di esso che
per caratteristiche e funzioni proprie abbia un contenuto individuato da fornire ma-‘eria
 alla costituzione ed alla gestione di un consorzio. Ma fra non molto sarà possibile
 trasferire la gestione di più opere all’ Amministrazione dell’ Agricoltura o ai
privati interessati.
Unico caso è quello dell’inalveazione del torrente Pignataro attraverso all’abitato
 di Cotrone eseguita nel periodo 1gro-912. Per le caratteristiche del lavoro che
ha anche attinenza a difesa dell’abitato e sotto certi aspetti a sistemazione interna,
è ancora in esame la questione della classifica se in 2% od altra categoria, ad esempio.
la 5% da che nascerebbero conseguenze diverse circa l’onere della manutenzione
        <pb n="340" />
        = GIL =

Nella correzione dei fiumi e torrenti occorrono di raro espropriazioni, perchè
le intestature delle briglie, l'impianto delle difese longitudinali ricadono per solito
nelle pertinenze dell’alveo e più raramente in zone private. Qualche contestazione
appunto si è verificata nei casi nei quali era disputabile dei limiti e della pertinenza
o no del terreno al demanio fluviale. Un caso tipico si è avuto invece nella siste.
mazione dell’alveo (in pianura) del torrente Pignataro a Cotrone, ove è occorso
demolire una fornace costruita in passato nell'alveo senza regolare concessione. La
causa, che ha seguito la demolizione ordinata d’ufficio dal Prefetto, ha avuto lunga
e vivace discussione ed è da ritenere avrà esito favorevole per lo Stato.
Fra maggiori difficoltà invece si svolgono le pratiche per le occupazioni tem
poranee occorrenti ai rimboschimenti (art. 61 della legge 9 luglio 1908, n. 445, € 9
della legge 13 luglio 1911, n. 774). In caso di contestazioni, piuttosto frequenti per
le eccessive pretese dei proprietari, anche se si tratti di terreni nudi o cespugliati
e infruttiferi, la determinazione del reddito, commisurato all’ultimo sessennio sotto
il dominio della legge 1908 (art. 46) e a quello accertabile all’inizio dell’occupazione
 (dall’entrata in vigore della legge sui bacini montani), è deferito ad una commissione
 arbitrale composta come al citato art. 9g.
E da notare che l’art. 61 e g delle leggi su indicate sono applicabili indistintamente
 ai Comuni ed alle Provincie, come ai privati, dovendo l’Amministrazione dello
Stato corrispondere a tutti il reddito per tutta la durata della occupazione e fino
alla riconsegna del fondo. Questa avvertenza ha motivo da un dubbio sollevato e
risoluto in tal senso a proposito di un equivoco occorso circa la portata dell’art. 76
della legge 25 giugno 1906, pel quale il Ministero d’Agricoltura è tenuto a corrispondere
 in perpetuo agli enti proprietari una rendita corrispondente a quella che
percepivano sui terreni appartenenti al loro demanio che il Ministero stesso assume
e rimboschisce con l’assegnazione stabilita al n. 17 tab. A annessa alla legge 25
giugno 1906.
Ma nell’art. 76 si tratta, come è chiaro per la stessa espressione letterale, di
incorporamento al demanio forestale: ipotesi ben distinta per figura giuridica, fina.
lità, procedura e assegnazione di bilancio da quella dell’occupazione temporanea per
opere pubbliche di cui all’art. 1 e 2 della legge 13 luglio 1911, n. 774.

Costituendo il rimboschimento, sia per la spesa occorrente alle culture ed opere
accessorie, sia per le indennità d’occupazioni temporanee, una spesa spesso notevole,
è stata sempre cura dell’Amministrazione dei LL. PP. di limitarne la entità, promuovendo
 e sostituendo, quando riesca possibile, il vincolo forestale : ciò che ha il vantaggio
 di permettere la continuazione delle industrie agricole e pastorizie nei paesi
che per condizioni economiche locali vi sono maggiormente interessati. In ogni caso.
quando la occupazione si renda inevitabile, si ha cura di arrecare il minor disagio
con occupazioni di zone graduali ed a stagione opportuna per riguardo ai raccolti.
        <pb n="341" />
        n BUSI =

Non ostante una certa lentezza lamentata nella esecuzione dei lavori, certo è
che quelli già compiuti o in corso ed i progetti di prossima attuazione (16) — pacrecchi
 dei quali sono stati già approvati ed appaltati dal 30 giugno ad oggi, —
sostituiscono un complesso di provvedimenti abbastanza considerevoli per importo e
‘inalità.
Ma. dell’opera sua l’Amministrazione si accinge a dare maggiori prove con altri
progetti già in studio o che saranno studiati fra breve secondo le previsioni e le
proposte presentati dagli uffici esecutivi, per attuare il programma stabilito nell’adunanza
 31 marzo 1913 a stralcio e parziale modifica della graduatoria del piano
regolatore, ed è da confidare che in questo programma, appunto perchè più limitato,
è di più sicura attuazione, gli organi dell’Amministrazione riescano a convergere
intensamente la loro attività.
        <pb n="342" />
        273

NOTE AL CAPITOLO.

Corsi d’acqua per i quali fino
ad ora sono giunte richieste

l'orrente Buonvicino . .
’ S. Giorgio .
Fiumara di Joppolo .
l'orrente 5. Lucia , ri
Conti . . il
Uria . o.
Duglia , . .
Cocchiato .

COMUNI INTERESSATI

Diamante  , .{l’rov. di Cosenza),
Fuscaldo .
Joppolo . . . &amp;gt;»
Reggio Calabria
Bianco ra è
Sersale . . .
Bisignano .
Mongrassano

di Catanzaro)

di Reggio Cal.)
di Catanzaro).
di Cosenza),

NB. - La sistemazione del corso superiore del Duglia e del Cocchiato non interessa la bonifica
della valle del Crati: solo il loro corso vallivo deve essere coordinato alla bonifica.

(2) Parere del Consiglio Superiore: adunanza generale 15 maggio 1911, n. 608.
(3) 11 verbale di delimitazione delle competenze è stato prescritto dall’art, 118 del regolamento 24
dicembre 1906, n. 670.
(4) Cfr. il verbale 14 febbraio 1913, n. 2, adunanza a sezioni unite della Commissione Centrale,
Riassunto delle proposte per le sistemazioni idraulico-forestali : ordine del giorno Celli.
(5) Cfr. il verbale 17 aprile 1913 di adunanza a sezioni unite della Commissione Centrale, .
(6) L'impianto fu eseguito nel primo semestre del 1911, impiegandovi in complesso 36 pluviografi
od autoregistratori e 42 pluviometri semplici, distribuiti col criterio di raggrupparli a servizio completo
dei numerosi bacini idrografici della Calabria.
(7) Fu tenuta presso il Ministero dei LL, PP.: vi intervennero il Capo dell’ufficio amministrativo
Comm. Riveri, l’Ispettore del Genio Civile Comm. Miceli, l’Ispettore del Compartimento del Genio Civile
 di Calabria, l’Ispettore Superiore forestale. i tre Ingegneri Capi, e i tre Ispettori forestali di Cosenza,
Catanzaro, Reggio.
(8) Ad esempio, il rimboschimento del bacino montano del Crati sopra Cosenza.
(9) Nel bacino montano del Cino (Cosenza) le piene hanno scavato l’alveo sotto le fondazioni di una
grande briglia rimasta in parte sospesa per la coesione della struttnira muraria. priva di valido ufficio
di trattenuta e per sè pericolante,
(10) Adunanza a sezioni riunite 14 febbraio 1913, n, 3.
(11) IL T. U. sui bacini montani 13 luglio 1911, n. 774, è stato costituito in testo separato con
R. D. 21 marzo 1912, n. 442,
(12) Intervennero il Comm. Ruini, Direttore Generale dei servizi speciali, il Comm. Sansone, Direttore
 Generale delle foreste; gli Ispettori Superiori del Genio Civile e del Corpo forestale di Calabria,
gli Ingegneri Capi degli uffici idraulici delle tre provincie.
(13) Art, 66 del regolamento 25 maggio 1895, n. 350.
(14) Adunanza generale 14 maggio 1912, parere n. 1.
(15) Sempre a questo proposito torna opportuno riferire un’osservazione che si legge nel Cap. VIII
della relazione degli ingegneri Maganzini e Valentini, approvata nella seduta del 29 agosto 1911 del
Congresso forestale Italiano a Torino, intitolata: « Le sistemazioni montane ed il regime delle acque &amp;gt;». Ivi
è detto.... &amp;lt; i lavori forestali non vanno eseguiti per appalto, bensì in economia, riserbando il sistema
ordinario delle aste per talune grandi opere isolate che, senza pericolo di modificazioni n varianti.
possono eseguirsi in base a progetto ben definito ».
        <pb n="343" />
        ‘(16) Sviluppo dei lavori di sistemazione idraulico-forestale in provincia di Cosenza dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

INDICAZIONE
DEL BACINO
E DEI COMUNI
INTERESSATI

CATEGORIA DREI LAVORI

IDRAULICI | FORESTALI
Opere Rimboschisussidiarie
 inento
ai rimbo-&amp;lt;«chimenti
 ETTARI

Indicazione dei manufatti

Superficie
del
bacino
ETTARI i Impnrto

| LAVORI
ILTIMATI

LAVORI IN CORSO
DI ESECUZIONE

Mpa Preventivo
kai di
‘seguiti al
1913 | Progetto

AVORI IN
CORSO DI i] PREVISIONI
\PPROVAZ
0 DI "IANO REGOLATORE
APPALTO

Imporio

1907

910

torrente di $ Maria
(Amantea)

a)
i}

Chiusura di rotte e riparazione
 di argini.

‘pere diverse forestali.

0,197,78
1.000,—

08, 000, —
41 514.—

100,090, —1 200,000,—

Fiume Trionto

a) ‘Torrente Macrocioli.
(Longobucco).
b) detto
c}ì detto
d) Vallone Vordesca.
2} riparazione danni,

Muro di sostegno c briglie,

VIuri di sostegno.
mbrigliamento.

Opere forestali.

8.334. —_

226,700, —
20/000,

47,7 0v,—
81,887 ,72

25,000,—
130.000’ —

150,000, —

100,000, —

Bacino del Bagni
di Guardia Piemontese.
omuni di Acquappesa e Ba.
ogni di Guardia.

a) Affiuenti Callivo, Noce e
Mortilla.
b) bacino montano I.
» &amp;gt; il.

Torrente Busento
:d affluente Caronte o Alimena.
{Mendicino, Dumanico).

l'orrente Cordari
(Longobardi).

Briglie e drenaggi.
[mbrigliamenti.

I pere forestali,

Rimboschimento.

Opere forestali,
i

7
5.—

4,000,
8.000. -

7 000, —

[82,395,92

14,729, —
69,909. — || 368,197.78 | 736.226,64 || 307.560,

200,000, —| 300,000,

109,000, | 500,000,

150,000, — | 190,000, —
soon 1,650,000, — I

Sviluppo dei lavori di sistemazione idraulico-torestale in provincia di Catanzaro dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

Fiumarella di Catanzaro
i) dalla foce del burrone Visconti
 alla località Coticchietto.

)) burrone Cavatore.
:} burrone Castello,

Fiume Alti
{Maranise)

Burrone Brigante
‘S. Mauro Marchesato, bacino
torrente Passovecchio).
Sistemazione forestale.
Burrone Coccorese
Bacino fiume Tacina.
($. Mauro Marchesato).
Torrente Pignataro
(Cotrone)

Rio $. Anna
1) (Monteleone)
7) affinentî S. Leo-Luca e Stran’

Torrente Rivale
Bacino del Savuto
{Nocera Terinese)
Torrente Trainiti
a) (Monteleone, Cessaniti)
b) I tratto bacino

16 briglie
3 controbriglie
i briglie ed un cunettone
hriglie ed un cunettone

L briglie
| cunettone
) muri di sostegno

i briglie
controbriglia
mnro di rivestimento

’ briglie
muro di sostegno

3Z3riglie e cunettoni

7 briglie
nhrigliamento

L briglie
’ controbriglie

Cistemazione idraulica

briglie a
} secco e 3,40
| graticciato | con castagn
in leoname

nuri a secco
xraticciato |
‘n legname
a ferro

30

-imboschi-.
nento

‘imboschimento


a

1

562

150,000. —

226.632.92

2,426,55
2.A242.31

1 000 —

103.211.35

2.600, —

40,000, -

3 400, —

19,744.48

08.818 88

ì 000, —

108,000, — | 50.000, i

36.966.— | 72,800,

10,000, —

| 17,943, —

‘46,000, —

149.623,22 1 320.566.— | 568.687 .28

199.400.—

300,000. —| 700.000, —

50,000, — | 787,000, —

| 50.000, —

210,000, —

500.000, — 11.230.000. --30.000,

 -- | 145.000, —

‘00, 300, -—

430.000,—

ANN N00 —

900.000. — |

{250,000 -

430.000. —

| 2.430.000, —[4.795.000.— '
        <pb n="344" />
        Sviluppo dei lavori di sistemazione idraulico forestale in provincia di Reggio Calabria dal 30 giugno 1906 al 30 giuguo 1913.

INDICAZIONE
DEL BACINO
E DEL COMUNI
INTERESSATI

Torrente Valanidi
Motta S. Giovanni

CATEGORIA DEI LAVORI

IDRAULICI

FORESTALI

Indicazione dei manufatti

Opere
sussidiarie
ai rimboschimenti


Rimboschiinento


ETTARI

’alizzate e argini

Superficie

del

‘jacino

ETTARI

LAVORI
TLTIMATI

Importo

3 813.56

LAVORI IN CORSO
DI ESECUZIONE

Import:
poro Preventivo
eseguiti al di
30 6-1913 : Progetto

LAVORI 1N
CORSO DI
\PPROVAZ
0 DI
APPALTO

Importo

PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

1907 Î

1910

| 80,000, -

280,000. —

Torrente Gallizzi

(Gioiosa)

}
ò)

Torrente Solaro
(Villa S. Giovanni)

Torrente Annunziata
{Regsvio Calabria)

Briglie di ritenuta
[mbrigliamento

Argini e briglie

Briglie

Rimboschimento

312

37,586,88

{7 990.96

79.432.39

17,000, —

185.000. —

120) 400_—

A0O0.000.-180,000.

 —

200. 000_—

900.000. —

250.000. —

300,000. —

Torrente Gallico

affluenti Salicone e Berretella

detto

Torrente Romanò o Messina
affluenti Ceramidi e Prisdarell

dettn

3istemazione idraulica

Sistemazione idraulica

i
3istemazione forestale

sistemazione forestale

1AR.822 LO

t7000 — | 188.000

A9 023.15

50.500. —

39 _ 300, —

13,000, —

112.423. 15

300 0N0 —

100 000

1 _SAN.0N0 -

430.000. —

150 000 —

2.320 000_—
        <pb n="345" />
        RIASSUNTO - Sviluppo dei lavori di sistemazione idraulico-forestale in Calabria dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

z
7

PROVINOCIKE

COSENZA

“ATANZARO

REGGIO CALABRIA

INDICAZIONE PELLE OPFRE

RIMBOSCHIMENTI

VANUFATTI

An

OPERE ACCESSORIE

Biiglie, controbriglie, gabbiolate,
 sovralzamenti e riparaioni
 di argini, chiusura di
-otfe, riparazioni argini, muri
li sostegno, prolungamento di
na dica.

Briglie, controbriglie, cunet-‘oni,
 muri di sostegno, muri
1i rivestimento

Briglie a secco, graticciate
n legname, graticciate in
"arro. muori a secco.

alizzate, argini. briglie.

LAvoRrRI
ULTIMATI!

Importo

no. 99 —

49 623.22

168.823,80

2188 356.02 !|

LAVORI IN CORSO
DI ESECUZIONE

[mporto
lavori
eseguiti
al
21.6.1012

Previsioni
di
provetta

362,197 78

736,226 64

2320 564..

68 A287 28

{7 {N00

183.000. —

735.763.538 11.489.913.92 *

lavori incorsi
di approvazien
o di appalto

Importo
di
urogetto

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PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

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1 950,000, —

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1, 7935.000,—

1.230.000. —
1.790 000,— |8,778,000,—
        <pb n="346" />
        ESTENSIONE DEL TERRITORIO DA BONIFICARE
NELLE DIVERSE REGIONI D’ITALIA

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I dati riguardano tutta l’estensione del territorio compresa nei perimetri, già delimitati, delle bonifiche
autorizzate dalle leggi vigenti, siano esse iniziato o ancora da iniziare, È da avvertire per la valutazione dei
dati ohe il concetto di bonifica non è sempre considerato egualmente. e si confonde talvolta con quello di
istemazione jdranliica.

MINISTERO DE! LAVOR} PUBRLICI : Direzione Generale dei Servizi Speciali

(STITUTO ITALIANO D'ARTI GRAFICHE BERGAMO
        <pb n="347" />
        CAPO VI.

LE BONIFICAZIONI

L’attuazione delle bonifiche di Calabria importa sostanzialmente la risoluzione
di un vasto problema di sistemazione idraulica. La soggiacenza delle campagne al
livello del mare e agli impaludamenti, caratteristica della maremma toscana, degli
stagni dell’Italia centrale e dei piani dell’ Italia settentrionale, portati a fertili colture
dall’industria dell’uomo, in massima è sconosciuta nelle terre calabresi.
Dai monti che dai confini di Basilicata si distendono lungo il litorale tirreno
e ionico, e lo limitano in zone pianeggianti di solito assai ristrette, interrotte da contrafforti
 che sporgono nel mare in numerosi promontori, o si elevano in alti appicchi
 — come fra Briatico e Nicotera, fra Palmi e Scilla — sboccano per tristrette
 gole frequenti corsi d’acqua. La maggior parte, con alvei assai acclivi, spingono
 nel breve piano i depositi del materiale montano in coni talora così imponenti
da permettere il passaggio della strada ferrata in galleria. Taluni invece hanno decorso
 molto esteso. Massimo fra tutti il Crati che, ricco di numerosi tributari nel
bacino di raccolta sotto la Sila, aumentato dalle acque del Busento a Cosenza, percorre
 in un profondo solco, in direzione da mezzogiorno a tramontana, la parte più
interna della provincia, raccogliendo acque e abbondanti materiali alluvionali di molti
torrenti fin sotto Tarsia e Terranova, donde, per il piano di Sibari ove da epoche
remote sì è aperto il varco nelle proprie alluvioni, sbocca al mare dopo aver ricevuto
 in sinistra il tributo di un esteso bacino costituito dal Coscile, e suoi affluenti
(Esaro, Garga, Gronde, Follone).
In queste condizioni dei corsi d’acqua, quasi tutti di natura torrentizia, a fortissime
 pendenze nella maggior parte del loro percorso, con le origini in bacini generalmente
 disboscati, spesso franosi, costituiti da terreni sciolti facilmente dilavabili
(sabbie e terra vegetale) o di facile disgregazione (schisti e argille più o meno
compatte) o da giacimenti granitici in completo sfacelo, l’enorme quantità di mate-
        <pb n="348" />
        — 280

riale trasportato al piano vi si deposita, alza ed allarga gli alvei straordinariamente,
dirigendo le piene a spargersi nelle campagne latistanti e a ristagnare nelle depressioni,
 mentre le acque di magra vagando lentamente, tortuose, fuori della direzione
mediana, finiscono per aumentare gli impaludamenti delle campagne o per formare
nei gorghi degli alvei ristagni malsani.
Ad aggravare questa disposizione di cose concorrono il non regolare deflusso
delle acque provenienti dai declivî delle prossime alture, la esistenza di frequenti
cave di prestito aperte in passato e poi abbandonate senza scolo, le campagne
passe o a miti pendenze, a sottosuolo impermeabile, nelle quali le acque meteoriche
scorrono difficilmente, impedite talora di aprirsi una via dai cordoni litoranei di dune
sabbiose, o affiora e si mantiene alta la lama delle acque sotterranee (freatiche),
T rimedi che l'arte e l’esperienza suggeriscono consistono in massima nel provvedere
 in pianura, entro il perimetro delle bonifiche propriamente dette, alla inalveazione
 dei corsi d’acqua con argini contenitori delle piene per riparare le campagne
 dalle inondazioni, provvedere con opera diretta, o provocare mediante appositi
pennelli spiccati dagli argini, il deposito di materiali, per formare così le golene e
raccogliere le acque in un alveo di magra, provvedere allo scolo delle acque meteoriche
 e freatiche nelle campagne con l’apertura di canali; sussidiariamente, in
quanto le condizioni locali e riguardi tecnici o agricoli lo richiedano, può ricorrere l'espediente
 del prosciugamento meccanico, o delle colmate naturali con le torbide derivate
 da fiumi, o delle colmate artificiali, — a braccia, — queste ultime consiglia-Dili
 nelle depressioni di poca estensione. Sopra tutto importa provvedere alla sistemazione
 idraulico-forestale dei bacini montani per curare il male nella sua principale
2rigine ed evitare che le opere da costruire in pianura debbano assumere proporzioni
 eccessive, o costruite. riescano in breve insufficienti ver l'ulteriore innalzamento
dell'alveo.
La scelta e l’ordine di precedenza di questi vari provvedimenti sono da studiare
caso per caso, secondo le specifiche condizioni locali, In generale però la sistemazione
 montana si presenta come il provvedimento più ragionevole ed urgente : salvo
a decidere se i lavori di pianura siano da intraprendere contemporaneamente a
quelli montani o piuttosto dopo che questi siano stati compiuti ed abbiano dati i
primi risultati utili, se convenga cioè lasciare che il piano resti ancora impaludato a
danno dell'igiene e dell’agricoltura, o invece, rompendo ogni indugio, intraprendere
la bonifica, anche se debba costare notevolmente di più che in appresso. Il quesito
è da risolvere su previsioni, sia pur di massima, ma seriamente attendibili, perchè
in definitiva importa un calcolo di tornaconto, talora però preoccupato da esigenze
d’igiene. È da tener presente che « esiste, ove si esuli dai vantaggi igienici, au
termine oltre il quale le spese di bonificazione superano il valore delle migliorie
apportate alle terre, e che invece molte intraprese, senza attendere i lontani benefici
        <pb n="349" />
        20

dei rinsaldamenti montani, sozxo economicamente possibili per le condizioni favorevoli
nelle quali può svolgersi e prosperare un’azienda agricola » (1).
In molti casi può dunque riuscire più conveniente e remunerativo dar corso.
contemporaneamente alle sistemazioni montane, anche ai lavori di bonifica nella pianura,
 in ispecie ove i bacini imbriferi dei corsi d’acqua che solcano poi le zone da
risanare e da coltivare, sono amplissimi, e lontane le pendici per le quali le acque
torrentizie precipitano in basso. In questi casi i bacini montani in generale influiscono
poco sul deflusso delle acque di piena nel lontano alveo verso il mare, ove il regime
del fiume è già pressochè stabilito (2). E quando a queste condizioni di cose si accompagni
 l’altra di vaste estensioni di territorio improduttive ed incolte perchè infestate
 dagli acquitrini e dalla malaria, si comprende come « la spesa prevista per
arginare i fiumi e canalizzare le acque di scolo, — in modo da adibire piani di ottima
 composizione terriera a coltivazione intensiva capace di abbondanti e svariati
raccolti, — riesca minima rispetto al valore delle terre una volta redente » (3).
Per contro, « si dànno casi in cui ciò non avviene per la limitazione delle superfici
 bonificande rispetto alla potenza torrentizia dei corsi d’acqua sovrastanti e
all’eccessivo denudamento o sconvolgimento dei loro bacini imbriferi, come ad esempio
 accade per la maggior parte delle bonifiche lungo il litorale tirreno e.ionico,
ove dalla costa vicino al mare, precipitano sul ristretto lembo coltivato acque e materiali
 in tanta abbondanza e velocità che si dovrebbero costruire, per contenerli
nell’alveo, dighe longitudinali formidabili di altezza e grossezza, con scarsi e dubbi
risultati » (4).
Tenuti presenti questi criteri fondamentali, è da evitare risolutamente l'errore
di intraprendere bonifiche nel piano, trascurando la sistemazione del monte, e non
dovranno eseguirsi, per pressioni di privati, inalveazioni che non siano giustificate
da un vero e largo interesse collettivo rispetto a vasti territori, o arginature a tratti
isolati quando non diano assoluto affidamento di durata, di coordinazione al futuro
piano generale della bonifica, per evitare vertenze con i privati i quali reputino l’opera
 ottenuta insufficiente, e responsabile lo Stato dei danni, o, per emulazione o
per effettive ripercussioni, si ritengano indirettamente danneggiati.
Le considerazioni igieniche possono tuttavia fare in certo modo derogare a
queste norme quando ricorrano ragioni serie per abitati prossimi ai corsi d’acqua
(art. 268 lett. c) del regolamento 24 dicembre 1906, n. 670). Così è avvenuto per il
Crati a Cosenza, per la fiumara di Bruzzano, per quella di Caulonia, per il Corace,
la fiumarella di Catanzaro e l’Alli (Marina di Catanzaro), per l’Esaro (Cotrone), per
il Cino ed il Coriglianeto (Rossano e Corigliano).
La considerazione di grandi vantaggi economici per territori estesi e fertili,
assai lontani dalla influenza del monte, ha permesso di avviare o continuare altre
opere: ad esempio la prima zona della bonifica intorno al golfo di S. Eufemia fra
        <pb n="350" />
        — 282

il fiume Angitola ed il Rio della Grazia, ora data in appalto: la arginatura del
Crati dall’inizio del corso di pianura sotto Terranova di Sibari a valle verso il mare,
avendo però cura di intensificare ‘o promuovere subito le sistemazioni forestali, consenziente
 in questo programma la Commissione Centrale delle bonifiche ed il Consiglio
 Superiore dei Lavori Pubblici, e fermo sempre il criterio di ammettere solo
opere che siano coordinabili definitivamente ad un piano organico, e di evitare, — in
attesa di prevedibili variazioni e miglioramenti del corso vallivo determinate dall’assetto
 dei tronchi montani, — modalità e proporzioni definitive che potrebbero riuscire
superflue e meno adatte, bastando che le opere soddisfino al bisogno attuale di difesa
 dalle esondazioni, in concorso col prosciugamento delle bassure, salvo compleiarle
 poi secondo il bisogno. In fatto di condizioni così variabili nelle quali l’opera
jell’uomo non può aver ragione delle forze naturali se non assecondandole, non è
mai troppo raccomandato il sistema di non impegnarsi a fondo con lavori ispirati a
previsioni di probabilità, ed è preferibile e più utile di procedere con cauta e graluale
 esperienza, col proposito che ogni lavoro abbia funzione ed utilità certa.

La esigenza di procedere per programmi organici sì impose ben presto in materia
 di bonifiche, data la subordinazione del piano al regime del monte e alla sogsezione
 di una determinata zona spesso a più corsi d’acqua: tal che un piano di
sonifica non solo deve rispondere al concetto di regolare il regime delle acque dei
‘iumi e di quelle esterne (meteoriche, sorgive, freatiche, di infiltrazione), di dividere
‘e acque alte da quelle basse, ma in esso può presentarsi la necessità di coordinare
 ad un tempo il regime montano di più corsi d’acqua che nel campo delle
sistemazioni idraulico-forestali a sè stanti per solito vengono considerati isolatamente.
Una circolare 3 dicembre 1608, n. 1020, (5) regolò completamente l’organizzazione
 dei progetti di bonifica con le connesse sistemazioni idraulico-forestali che tecnicamente
 formano un complesso inscindibile di provvedimenti, mentre la legge 25
giugno. 1906 solo con criterio formale e per un largo senso di favore ha voluto
‘art. 38), quanto alla competenza passiva, che i lavori idraulici di pianura e montani
connessi alle bonifiche siano regolati come sistemazioni idrauliche a sè stanti, chiamando,
 cioè, la Provincia a concorrervi per ‘/; ed esentando Comuni e proprietà
private da contributo: quale disposizione per le opere montane va ora modificata
in relazione alla legge 13 luglio 1911.
La circolare prescrive per le bonifiche la redazione di un progetto di gran massima
 o programma di lavori, tenendo conto della urgenza e degli stanziamenti del
piano regolatore, e stabilisce che i progetti stessi debbano constare di una carta dello
Stato Maggiore alla scala 1:50.000, nella quale sia segnato il perimetro con la divisibilità
 del territorio in bacini indipendenti con contorni diversi e numeri progresivi,
 e di una relazione illustrativa dei particolari su indicati, con notizie sul presunto
        <pb n="351" />
        — 283

importo di tutta la bonifica e di ciascun bacino, sulla graduatoria di precedenza fra
i diversi bacini, e dei progetti particolari a ciascuno di essi.
Se alla bonifica siano connesse sistemazioni idrauliche occorre: 1° distinguere
in ciascun bacino la sistemazione montana, compreso il rimboschimento e il rinsaldamento
 ; 2° per le opere di pianura (arginature da classificare in 2° categoria), segnare
 il perimetro della zona avvantaggiata per stabilire a suo tempo i limiti del
consorzio di contribuenza alla manutenzione; 3° distinguere dalle prime. le opere di
bonifica propriamente detta per determinare poi nel progetto economico il contributo
 alle spese di costruzione: a tale scopo la relazione deve contenere elementi
sul contributo dei proprietari (provincia ‘/,,, privati ‘/,o) e sulla quota di esso per
ogni ettaro e per ogni lira di imposta fondiaria, secondo le disposizioni comuni, alle
quali per questa parte la legge speciale non ha portato modificazioni, oltre la esenzione
 dei Comuni dal concorrere alla spesa, fermo sempre l’obbligo del consorzio
degli interessati di subentrare nella consegna dell’opera per la manutenzione.
11 progetto di gran massima così completato va sottoposto alla Commissione
Centrale per le bonifiche pel parere sul perimetro, sulla divisione in bacini, sull’ordine
 ed i criteri proposti per la compilazione dei progetti.
Esaurita questa prima fase, è da determinare, caso per caso, se} occorra per
ogni bacino studiare un #rogetto di massima, sempre richiesto quando, o per ogni
bonifica o per ogni bacino, ricorrano insieme opere di bonificazione vera e propria
e di sistemazione idraulica di pianura e di montagna. In tale eventualità ogni progetto,
 prima di essere sottoposto al Consiglio Superiore, deve per competenza propria
essere esaminato dalla Commissione Centrale per le bonifiche.
Si è dato però il caso che su rilievi esatti siano stati allegati al progetto di
gran massima planimetrie, profili e disegni abbastanza particolareggiati, tanto che
la Commissione Centrale ha ritenuto sugli elementi del progetto di gran massima
potersi passare senz'altro alla redazione di progetti esecutivi.
D’altronde anche per i lavori di sistemazione idraulica di pianura e montana
connessa a bonifiche può occorrere la redazione di progetto di massima: come
quando non sia possibile attuare la sistemazione del bacino in una sola volta, ma
per estensione o per necessità tecniche si debba procedere gradatamente a gruppi
successivi di opere.
Infine guanto ai progetti esecutivi la circolare del 1908 prescriveva che debbono
essere distinti secondo si tratti di opere di bonifica e di sistemazione dei corsi
d’acqua in pianura, o di sistemazione dei bacini montani: ed in particolare poi:
1° devono essere possibilmente accompagnati dal progetto economico quelli di vera
e propria bonifica, quando essa si estenda a tutto il bacino ; 2° essere accompagnati
dalla proposta di classifica in 2° categoria, quelli che trattino di opere di pianura
avendo i caratteri all’uopo prescritti; 3° e gli altri finalmente dalla proposta dei
        <pb n="352" />
        28}

perimetri dei beni interessati e degli eventuali comprensori a termini dell’art. 121
del regolamento 24 dicembre 1906 per la esecuzione della legge sulla Calabria :
sul quale ultimo punto; devono ora tenersi presenti le norme della legge 13 luglio
I911, perchè i perimetri avranno funzione diversa secondo, o che si tratti di opere
idrauliche di sistemazione montana, vera e propria, limitandosene l’effetto al contributo
 allo Stato per le spese di manutenzione a norma dell’art. 11 della legge
stessa 13 luglio 1911, o di opere fuori del bacino montano. con i requisiti della 3°
categoria, nel quale caso il perimetro gioverà per la costituzione del Consorzio che
dovrà assumere l’opera in consegna per mantenerla.
Alla Commissione Centrale per le sistemazioni idraulico-forestali e per le bonifiche,
che ha surrogato la precedente Commissione permanente per le bonifiche, è stato
sora affidato l’incarico di formare i piani regolatori delle bonifiche del Regno, dai
quali risulterà anche una ripartizione dei mezzi finanziari fra le varie opere.
Per la Calabria la ripartizione risulta dai piani regolatori proprii, già esistenti,
ed in esecuzione di essi sono stati già studiati i progetti di gran massima delle bonifiche.
 Rimane tuttavia alla Commissione il còmpito che la legge le assegna, di
controllare sopra luogo, esaminare, suggerire variazioni a quei progetti e dar definitivamente
 parere.
La Commissione ha dettato anche norme speciali per la compilazione dei progetti
 di bonifica (adunanza a sezioni riunite 14 febbraio 1913, parere n. 4), nelle
quali, oltre a dar prescrizioni generali sulle modalità e semplicità dei progetti, ha
compendiate chiare ed utili notizie sull’indole intrinseca dei vari sistemi tecnici e
sulla loro opportunità: bonifiche per scolo naturale, per colmata naturale (con le torvide
 derivate dai fiumi) o artificiali (a braccia), per essiccamento meccanico, a sistema
misto, e infine a sistema speciale {trasformazione di stagni con escavazione in laghi
più profondi, o loro comunicazione col mare), insistendo in particolare sulla necessità
delle opere essenziali dî sistemazione dei bacini montani connesse alla bonifica, qualunque
 sia il metodo prescelto, e sulla opportunità delle opere complementari autorizzate
 dall’art. 7 del Testo Unico 22 marzo 1900 e dalle recenti modificazioni apportatevi
 dalla legge 13 luglio 1911, n. 774 (Titolo IV). Alle norme tecniche ed alla
raccomandazione di presentare a tempo i progetti di manutenzione per assicurare
senza interruzione la cura alle opere compiute, sono annesse interessanti o/e esplicative
 scientifiche sulle condizioni favorevoli e sfavorevoli alla malaria, sui rimedi,
sulla protezione curativa e meccanica dell’uomo, mettendo in evidenza come sia
possibile non interrompere i lavori nei mesi di estate e di autunno nei quali, mentre
infierisce la malaria, è.dato ottenere maggior rendimento utile per le giornate più
lunghe ed ‘asciutte,

Delle nuove disposizioni della legge 13 luglio 1911, n. 774, Titolo IV, in ag-
        <pb n="353" />
        giunta ed a parziale modifica del Testo Unico 22 marzo 1900, n. 195, non si è potuto
 fare utile applicazione in Calabria, data la brevità del tempo dall’andata in vigore
 della legge e l’arresto che questo genere di opere ha sofferto nello stesso
periodo,
In effetto quelle disposizioni meritano seria considerazione, perchè valgono a
rendere più facile il còmpito o a regolare con criteri più rispondenti all’ interesse
dello Stato del pari che a giustizia, i rapporti con le proprietà in occasione di espropri
 o di occupazioni temporanee — art. 36, capov. 40 e 41 —, e infine, ciò che
è più notevole, seguendo la tendenza di ricavare il possibile maggior vantaggio
economico dalle opere pubbliche, — portano nel campo della legislazione alcuni
elementi nuovi.
Così la facoltà di comprendere nei progetti tecnici, — oltre quanto è prescritto
dall'art. 7 del Testo Unico 22 marzo 1900 (strade, rimboschimenti, regolazione di
torrenti, arginature in pianura), — anche l’allacciamento delle acque alte studiato
in modo da permettere, con opere complementari, di utilizzare i canali superiori per
la futura irrigazione dei terreni bonificati (art. 30).
Dato il principio, non sarà lontana l’applicazione, come esperienza dimostra e
d’altronde l’art. 7 della legge 13 luglio 1911 comporta, — di impiegare all’ occorrenza
 le acque alte anche a scopi industriali in serbatoi per creare forza motrice. o
per sussidio alla navigazione interna.
L’intendimento della legge 25 giugno 1911, n. 586, di diffondere ovunque il
beneficio di buona acqua potabile, trova anche riscontro nella legge 13 luglio 1911
(art. 31 e 32), che ha ammesso che nei progetti di bonifica possa esser tenuto
conto delle opere necessarie per la provvista dell’acqua, facilitando così con le indagini
 e gli studi dei tecnici governativi, ai Comuni od ai Consorzi di manutenzione
delle bonifiche, di assicurarsi con opere a loro carico, ma agevolate con mutui di
favore sussidiati dallo Stato, la provvista di acqua di sorgenti, o ricavabile dal sottosuolo,
 o dai prossimi corsi d’acqua opportunamente filtrata e sterilizzata, a vantaggio
 dell'igiene dei coltivatori ed a promuovere così la colonizzazione delle terre.
Notevoli infine, sopra tutto, le disposizioni dell'art. 33 che nei progetti economici
 debba esser determinato il valore iniziale delle terre da bonificare, e valutati
sommariamente i lavori necessari per la loro èonifica agraria; il precetto dell’art.
43 che alla bonificazione idraulica di un dato territorio deve sempre seguire quella
agraria a carico dei proprietari dei terreni, da iniziare e compiere dopo il collaudo
in termini da stabilire con decreto dei Ministeri dei Lavori Pubblici e di Agricoltura
 Industria e Commercio; — la facoltà al Governo (art. 44) di determinare quali
disposizioni del Testo Unico 10 novembre 1905 sull’Agro Romano e della legge 17
luglio 1910, n. 491, debbano applicarsi ai terreni bonificati quando i proprietari non
ottemperino all’obbligo di cui al precedente articolo. Nel complesso queste disposi-
        <pb n="354" />
        - 256 —

zioni nella loro portata denotano che ormai si è affermato nel campo pratico il concetto
 che una bonifica non può ritenersi tale se non « integrata » da tutti i suoi
elementi e sopratutto dal fattore dell’agricoltura intensiva, della colonizzazione che
ne assicuri il risultato finale e permanente.
Spetta al tecnico preparare nella sua struttura essenziale la bonifica idraulica
con argini, con reti principali di canali, e colmate di bassure ; risanare secondo l’opportunità
 gli stagni litoranei, aprendo la via alle acque marine benefiche per la loro
composizione e per il moto alternato,
Ma è ufficio e dovere civile dei proprietari, Ià dove lo Stato ha predisposti
‘anti utili provvedimenti, di assicurarne la integrità e la conservazione, e trarre il
maggior partito dalle stesse condizioni del luogo: ricavare dal suolo tutta la produttività
 di cui è capace, congiungere ai canali principali le reti secondarie da aprire
 a loro cura per il prosciugamento del suolo o per la irrigazione, mantenere
il risanamento degli stagni messi in comunicazione col mare e ridurli a forme redditizie
 : come saline, valli da pesca, o altro.
In difetto di tale cooperazione si imporrà il ricorso a provvedimenti più radicali
che sostituiscano all’inerzia o all’incapacità dei proprietari l’opera integratrice dello
Stato o di concessionari, nel redimere e nel mettere in valore estese zone di terreno
che troppe ragioni di pubblico interesse non consentono siano lasciate improduttive
2 fomite di mali.

La attuazione delle bonifiche in Calabria ha risentito particolarmente, — perchè
queste opere vogliono organizzazione più complessa, — le difficoltà d’indole generale
 che hanno portato notevole ritardo a tutte le opere pubbliche: difficoltà naturali,
 di personale e di organizzazione e di uffici, e specialmente difficoltà dipendenti
dalla |scarsezza di mano d’opera e dalla mancanza di imprese capaci, oneste e fornite
 di mezzi. A quest’ultima difficoltà si è cercato ovviare, affidando i lavori a
cooperative e Consorzi di Cooperative (6), ed i primi esperimenti già felicemente
avviati possono costituire l’inizio di un nuovo e più razionale indirizzo per agevo-‘are
 non solo l’esecuzione delle opere previste dalla legge speciale, ma per assicurare
 una opportuna distribuzione di lavoro fra le varie regioni e provvedere al
ripopolamento dei paesi abbandonati ed alla costituzione di nuovi centri abitati
‘art. 97 legge del 1906 e 254 regolamento).
Una dimostrazione dei risultati ottenuti nelle bonifiche calabresi, cioè di tutta
l’opera utile spiegata dall’Amministrazione per attuarne il programma tracciato
dalle varie leggi, non sarebbe completa se si limitasse alla sola esposizione dei lIazori
 eseguiti o in corso, ed al confronto del loro ammontare con altri elementi (sviuppo
 dei lavori rispetto alle opere previste, al tempo, al personale adibitovi, ecc.).
Riguardo alla effettiva attuazione dei lavori, anche i piani di massima rappresentano
        <pb n="355" />
        - O
i

un elemento importante non solo a garanzia della organicità e bontà dell’opera,
ma del suo acceleramento in avvenire.
A dare un’idea completa di tutti i provvedimenti in questo senso è opportuno
inquadrare le notizie per ciascuna bonifica nel programma completo di esse: programma
 che da poche opere, attraverso al Testo Unico 22 marzo 1900, alle leggi
7 luglio 1902, 25 giugno 1906, si è venuto via via completando, fino a costituire
un seguito quasi ininterrotto di bonifiche litoranee, oltre quelle che interessano l’interno
 del territorio calabrese.
In questa esposizione è preferibile attenersi, piuttosto che all'ordine degli elenchi
delle leggi successive, a quello determinato dalla posizione geografica delle opere
lungo la costa tirrena e ionica dall’uno all’altro confine con la Basilicata.
È anche da tener presente che, mentre l'art. 7 del Testo Unico 22 marzo 1900
autorizza, come parte integrante delle bonifiche, la sistemazione idraulico-forestale
dei corsi d’acqua che le attraversano, la legge 25 giugno 1906 nella tabella K ha
compreso la sistemazione di molti corsi d’acqua che scorrono nel bacino di bonifiche.
I. Bacino inferiore dei fiumi Abatemarco, Lao e Castrocucco (valle sinistra): A#-gilla
 Bonella e Castagnola Canneto nel Comune di Cetraro (legge 22 marzo 1900
e 7 luglio 1902).
Il progetto di gran massima 25 febbraio 1913 distingue due bacini: 1° Bacino
del Castrocucco dalla sponda sinistra alla stazione di Praia d’Aieta: interessa ettari
290, e l'abitato omonimo ; 2° Bacino del Lao dalla località Torre Lao alla punta
Cirella: ettari 1500: Comuni interessati: Scalea, S. Domenica, Verbicaro, Orsomarso,
Cipollina, Crisolia, Cirella. Le contrade Angilla Bonella e Castagnola Canneto costituiscono
 pantani limitati, isolati ed estranei alla bonifica, in territorio di Cetraro.
Spesa presunta L. 2.080.000, comprese le opere montane (queste solo a calcolo).
La Commissione Centrale ha prescritto che il progetto sia completato con le previsioni
 di sistemazioni montane. Però sarà in anticipo arginato un tratto del corso
inferiore del Lao secondo progetto esecutivo in istudio.
II. Pantani litoranei e plaghe pantanose fra la fiumara di Diamante ed il torrente
 Aron (legge 25 giugno 1906).
III. Pantani litoranei ecc. fra il torrente Aron (Cetraro) e S. Francesco (Paola):
legge 1906.
IV. Pantani litoranei fra il torrente S. Francesco e la punta di Corica: legge
del 1906.
Per queste tre bonifiche vi sono tre progetti di gran massima 13 giugno 1911
che prevedono rispettivamente la spesa di L. 500.000, L. 400.000, L. 500.000. La
Commissione Centrale ha riconosciuto che su di essi si possano sviluppare i progetti
esecutivi, prescrivendo però sieno coordinate alle opere di pianura le sistemazioni
montane dei corsi d’acqua, ed estirpate le boscaglie nelle bassure. Unico lavoro
        <pb n="356" />
        me 208 —

eseguito in anticipo sul piano della zona « torrente Aron-S. Francesco » è la co}
mata nella spiaggia di Cetraro per l'impianto del Borgo alla Marina, costruito poi a
spese del Comitato Veneto-Trentino, costituitosi in seguito al terremoto del 1905.
V. Paludi alla punta di Corica, e alle foci dell’Oliva e del Savuto (compresovi
il torrente Torbido che, interposto fra i due fiumi, segna nel corso inferiore il confine
 con la provincia di Catanzaro): legge del 1906.
Il progetto di gran massima 17 agosto 1910 divide la bonifica in due zone:
‘* Punta Corica — stazione di Serra d’Aiello e comprende le paludi alla foce dell’Oliva
 ; 2° dalla stazione suddetta alla sponda destra del Torbido: spesa complessiva
 L. 150,000.
11 progetto va completato con la sistemazione del corso superiore del Torbido
e del Savuto a cura dell’ ufficio del Genio Civile di Cosenza che per unità di indirizzo
 deve occuparsi anche del corso inferiore del Savuto sebbene questo scorra in
‘erritorio di Catanzaro: all’ ufficio di Catanzaro compete invece la sistemazione degli
affluenti di sinistra del Savuto che scorrono tutti nel territorio di questa provincia:
così è în corso la costruzione di briglie nel torrente Rivale (tributario della fiumara
Grande affluente del Savuto) a difesa dell’abitato di Nocera Tirinese e della strada
arovinciale.
VI. Stagno di Aiello o di Turbolo e sistemazione del bacino del fiume Oliva:
egge 1900 e 1902, tabella A.
Lo stagno formato in destra dell’Oliva specialmente dallo sbarramento del fiume
col materiale di deiezione dell’affluente di sinistra, il Maiuzzo, è stato prosciugato
con opportune opere di correzione dei due fiumi alla confluenza, di imbrigliamento
dei valloni nell’impluvio dello stagno e con canali di scolo. La località interessante
i territori di Aiello e di Terrati ne è stata risanata. Assicurerà l’opera il rimboschimento
 dell’Oliva come parte della sistemazione del suo bacino montano, mentre
è ormai raggiunto il rimboschimento del Maiuzzo che era di maggiore urgenza,
Fa parte della bonifica la ricostruzione in muratura del ponte sull’Oliva della strada
‘ta Aiello-Terrati: è in corso dal 1912.
VIL Zerreni fra il confine della provincia di Cosenza e il Capo Suvero: legge 1906.
Non sono stati ancora studiati nè il progetto di gran massima, nè i progetti esecutivi,
VIII. Zaghi e terreni paludosi fra il Capo Suvero e la fore dell Ancitola : legge
22 marzo igoo, n. 195, tab. III.
Nel verbale 17 marzo 1903 la Commissione Centrale distinse il territorio da
Donificare in tre zone: 1° Capo Suvero — fiume Amato; 2° fiume Amato — Rio
della Grazia ; 3° Rio della Grazia — fiume Angitola; e diede norme per la sistemazione
 del torrente Bagni che nel lungo percorso montano e in ispecie allo sbocco
nel piano con un imponente cono di deiezione ha regime assai disordinato, I proetti
 esecutivi in corso di attuazione riguardano appunto la sistemazione idraulica
        <pb n="357" />
        — 289

montana del Bagni e degli altri corsi d’acqua che interessano la 1° zona, e cioè: a)
torrente Zinnavo (territorio di Gizzeria), sistemazione idraulica: quella forestale è
prossima ad iniziarsi ; è) torrente Spilinga (territorio di S. Eufemia), sistemazione
idraulica: quella forestale è prossima ad iniziarsi ; c) torrente Bagni (territorio di
Sambiase): vi sono numerosi progetti in corso di attuazione di sistemazione idraulica
e forestale: tutti di rilevante importo. La correzione del corso montano medio sarà
completata con altro progetto di circa 500.000 lire, già in esame; d) fiumara di
Sambiase o Cantagalli (Comune di Sambiase): vi sono state eseguite parecchie briglie
lungo il corso da monte a valle ; e) torrente Piazzi (abitato di Nicastro): vi sono state
eseguite molte opere a correzione del corso, a difesa dell’abitato e della ferrovia
per Catanzaro.
Assicurato così il regime dei corsi d’acqua che hanno determinati gli impaludamenti
 del piano, vi si intraprenderà la bonifica nella 1% zona Capo Suvero — fiume
Amato: il progetto è in istudio.
Nella zona « Rio della Grazia-Angitola » è invece imminente l’inizio della bonifica
 secondo progetto pel quale sono in corso le pratiche per l’appalto: L. 1.830.000.
Sarà contemporaneamente provveduto alla sistemazione idraulica, già studiata per
L. 500.000, e forestale (da studiare) del corso montano dei torrenti Turrina, Randaze
 e Quercia che scendono in questa zona; riguardo all’Angitola riescono sufficienti
 le arginature in piano connesse alla bonifica, essendo il corso a monte sufficientemente
 stabilito. La sistemazione di qualche suo tributario alle origini, tra i
quali il torrente Abate (progetto in esame), ha interesse piuttosto locale, a difesa
dell’abitato di S. Nicola da Crissa e della nazionale Angitola-Soverato, piuttosto che
per la bonifica.
IX. Piana di Rosarno: legge 22 marzo 1900, tab. III. Riguarda il corso inferiore
 del Mesima che colle esondazioni proprie e degli affluenti di destra, specie il
Mammella, e di sinistra — Metramo, Vacale — rende paludose e malariche le campagne
 di natura fertilissima. Sulla traccia del progetto di massima 30 ottobre 1890-28
 luglio 1907, del presunto importo di L. 648.000, è stato costruito un argine in
sinistra del Metramo e del Vacale, in sinistra del Mesima dalla confluenza col Vacale
 alle colline Iudicello. Il colatore Metramello è stato spostato, costruendolo
dietro la diga con nuovo sbocco nel Mesima.
In destra il Mesima è stato arginato dalla collina Fabiana alla ferrovia, con
retrostante colatore in senso parallelo che raccoglie con opportuna rete di canali le
acque di molti fossi interclusi dall’argine, e sbocca nel Mesima con chiavica attraverso
 l’argine, a monte della ferrovia. Sono stati prosciugati alcuni stagni nella
campagna (Padreamante ecc.). Il completamento della bonifica, che potrebbe ottenersi
proseguendo le arginature del Mesima in, sinistra ed in destra, è invece compromesso
 dalle esondazioni e dal recente disalveamento del Mammella che non più
        <pb n="358" />
        — 290 —.

contenuto dal ricolmo letto artificiale parallelo al Mesima, se in magra riesce a
smaltire le acque nel colatore di bonifica, in piena allaga tutto il piano. La decisione
 sulla sua definitiva inalveazione (resa anche più perplessa dall’antagonismo dei
proprietari e dei Comuni delle due sponde) con deviazione nel Mesima, proposta
con progetto di massima 30 agosto 1906, rinviata su parere del Consiglio Superiore
a dopo la sistemazione montana del Mammella, e l’esperienza sul suo futuro regime,
è ora entrata in una fase d’indifferibilità. Si è perciò affrettato lo studio della sistemazione
 montana e la questione formerà oggetto di nuove definitive indagini della
Commissione Centrale. Comunque, con le opere eseguite, fin dove abbiano giovato,
si è ottenuto un sensibile miglioramento delle condizioni idrauliche, agricole ed igieniche
 del territorio.
X. Terreni deficienti di scolo lungo le vallate del Mesima e del Marepotamo:
.egge 25 giugno 1906.
T due fiumi uniscono le loro acque presso la piana di Rosarno, dopo un percorso
 parallelo, pianeggiante, di grande estensione, raccogliendo le acque di numerosi
:ributari in un vasto bacino idraulico delimitato ad oriente del dorsale dagli Appennini,
 a tramontana dalla catena di colline che delimita nel versante opposto il bacino
dell’Angitola, ad occidente dell’altipiano di Monteleone. Il regime disordinato di tutti
questi corsi d’acqua, mentre minaccia di corrosioni e di frane gli abitati, produce
paludi e malaria. Il territorio interessa le due provincie di Catanzaro e di Reggio
Calabria ai quali è confine il Marepotamo. Perciò il progetto di massima redatto
{in dal 1907 dall’ ufficio del Genio Civile di Catanzaro va completato da quello di
Reggio. Frattanto si eseguiranno in anticipo alcune opere di sistemazione di torrenti
nei corsi tributari e di bonifica che per le condizioni locali possono essere considerate
 indipendenti l’una dall’altra, e in certo senso anche dai bacini principali.
XI. Pantano delle Saline di Reggio: legge 25 giugno 1906 (litorale ionico :
presso il Capo dell’Armi). Il pantano a fondo impermeabile potrà essere prosciugato
con colmata artificiale e con apertura di canali di scolo a mare attraverso la ferrovia
Reggio-Cotrone : il progetto di gran massima sarà allestito fra breve.
XII. Terreni paludosi latistanti al tronco vallivo del torrente Amendolea : legge
25 giugno 1906. Il disordine del torrente ed il cono di deiezione nel piano vi determinano
 le invasioni di acque e di materiali: rimedio radicale prima della bonifica,
è la sistemazione del bacino montano: non è stato ancora studiato il progetto di
massima della bonifica, nè alcun progetto esecutivo che del resto nelle condizioni
presenti non sarebbe attuabile.
XIII. Pantani Grosso e Piccolo: corrispondenti alle valli della fiumara di Bruzzano
 e della fiumarella di Brancaleone: legge 22 marzo 1900 e 7 luglio 1902: tabella
 A. Si esegue sulla traccia dei progetti di massima 30 ottobre 1899 e 30 settembre
 1901 (furono assegnate L. 412.250). Consiste nell’arginatura e nella forma-
        <pb n="359" />
        — 201

zione di un alveo di magra, artificialmente nella fiumarella, indirettamente nella fiumara
 di Bruzzano, scavando una savanella nella linea mediana e promuovendo con
pennelli di gabbioni normali agli argini la formazione di golene col deposito delle
piene. Vanno coordinati agli argini i colatori delle campagne latistanti. Sono più
avanzati i lavori nella fiumarella ove esistono due briglie: una nella fiumara di
Bruzzano. Specie per quest’ultima si impone assicurare il risultato della bonifica con
la sistemazione del corso montano.
XIV. Terreni paludosi latistanti alle sponde del tronco vallivo del torrente La
Verde (territori di Ferruzzano, Bianco ecc.): legge 25 giugno 1906.
XV.37erreni paludosi latistanti al tronco vallivo del torrente Bonamico (Bianco,
Bovalino): legge 25 giugno 1906. Per entrambe le bonifiche valgono le stesse osservazioni
 fatte per quella dell’Amendolea (n. 12). Da studiare ancora il progetto di
gran massima.
XVI. Bonifica di Caulonia: legge 22 marzo 1goo: tab. III. Comprende i fiumi
Amusa, Allaro, Precariti con foce diretta a mare: tutti bisognosi di rimboschimento,
di correzione degli alvei per la bonifica delle valli, specie quella dell’ Allaro ove
sorge l’abitato di Caulonia, e del piano. Nell’Allaro sono state eseguite poche briglie :
e la sua sistemazione, prima della bonifica del piano, iniziata ed interrotta per la
risoluzione dell’appalto originario, sarà ripresa fra breve : il progetto è in istudio. Poi
si provvederà egualmente per gli altri due torrenti: intanto prosegue attivamente,
e con buon risultato, il rimboschimento del bacino di origine dell’Allaro nei territori
 di Fabrizia, Mongiana e Serra S. Bruno, iniziato fin dal 1907. È da segnalare
come uno dei più riusciti esperimenti del genere,
XVII. Zerreni paludosi latistanti al tronco vallivo del torrente Stilaro (Monasterace):
 legge 25 giugno 1906.
XVIII. Zerseni paludosi in sponda destra del torrente Assi: legge 25 giugno
1906. Per entrambe le bonifiche non è stato ancora studiato il progetto di gran
massima.
XIX. Terreni paludosi fra l Assi ed il fiume Soverato : legge 25 giugno 1906.
Comprende una [lunga zona litoranea solcata ed impaludata, presso le foci di numerosi
 corsi d’acqua, principali fra essi oltre i due estremi: il torrente Alaca e il
fiume Ancinale. È ancora da studiare il progetto di gran massima.
XX. Bonifica della marina di Catanzaro : legge 23 giugno 1881, n. 333. I lavori
per la bonifica della ristretta zona litoranea attraversata dai torrenti Corace, fiumarella
 di Catanzaro e Alli, consistenti in arginature dei tronchi inferiori e canali
di scolo nelle campagne iatistanti, distrutti da piene, devono essere ripresi quasi da
capo, pochi essendo quelli tuttora utilizzabili. Prima però è necessaria la sistemazione
 montana dei tre torrenti: è ben avviata quella per la fiumarella di Catanzaro
con rimboschimento e briglie in base a progetti di massima ed esecutivi, idraulici e
        <pb n="360" />
        — 242 —

forestali. Per l’Alli manca ancora il progetto di massima : i lavori idraulici e forestali
in corso nei burroni Rupa e Fontana interessano piuttosto l’abitato di Maranise.
frazione di Fossato-Serralta.
®KXI. Terreni tra il fiume Alli e la punta delle Castella (presso Capo Rizzuto):
legge 25 giugno 1go6 : zona percorsa da molti corsi d’acqua, fra i quali primeggia
:1 Tacina: è ancora da studiare il progetto di gran massima. I lavori idraulici in
corso e, prossimamente, quelli forestali, nei burroni Brigante e Ranciullo sotto San
Mauro Marchesato, interessano piuttosto l’abitato che la sistemazione del Tacina.
XXXII. Zerreni paludosi tra i fiumi Esaro e Fallao : legge 22 marzo 1900, n. 195.
XXIII. Territori fra i corsi d'acqua Passovecchio e Neto, compresi i terreni paiudosi
 della bassa valle del Neto : legge 25 giugno 1906.
Le due bonifiche per dir così si sovrappongono, essendo il Passovecchio interposto
 fra l’Esaro ed il Fallao. Così la bonifica Passovecchio-Neto assorbe una parte
dell’altra e propriamente la zona dal Passovecchio al Fallao. D’altronde da accertamenti
 fatti in occasione del nuovo progetto per la ripresa della bonifica della
valle dell’Esaro (Cotrone), risulta che non esistono propriamente zone paludose dal-‘’’Esaro
 al Passovecchio: l’unica, in destra dell’Esaro in località Gesù, fu prosciugata
per colmata, e rimane integra. In conclusione nella zona Esaro-Passovecchio occorrono
 solo lavori di sistemazione di corsi d’acqua e propriamente per l’Esaro, per
ora nel suo tronco inferiore dal ponte sulla strada Cotrone-Cutro al mare, e dell’affluente
 Lampus, con argini, canali, colmate di gorghi nell’alveo, briglie, formazione
di savanelle, due brevi moli sporgenti a mare alla foce dell’Esaro. Questi lavori su
progetto già approvato saranno appaltati fra breve e costituiranno la ripresa integrale
 dell’opera distrutta dalla piena del 12 dicembre 1905. Alla sistemazione del
corso dell’Esaro per 800 metri a monte del ponte si provvederà poi, dopo sistemato
il corso inferiore. Non si ritiene occorrano opere di sistemazione montana.
Riguardo all’altra bonifica Passovecchio-Nelo non è stato ancora studiato il progetto
 di massima nè alcun progetto esecutivo. È da notare che il piano di questa
bonifica, specie nella zona paludosa alla foce del Neto, potrà essere sostanzialmente
variato, e probabilmente ridotto al minimo dalla regolazione del corso del Neto con
un deflesso costante, limitato, quasi di magra, mediante la proposta formazione di
tre bacini di raccolta delle acque di piena nelle alte valli del Neto e degli affluenti
Arvo ed Ampollino, da erogare in un volume continuo per produzione di energia
elettrica e per irrigazione della pianura cotronese (7).
XXXIV. 7erreni fra il torrente Lipuda ed il confine con la provincia di Cosenza
 (in destra del fiume Nicà): legge 25 giugno 1906. Il progetto di gran massima
 27 luglio 1912 ripartisce il territorio in tre zone: 1° Lipuda-Punta Alice ; 2%
Punta Alice-torrente Laritus; 3% T. Laritus-destra del fiume Nicà ; e riguarda particolarmente
 la 1° zona che ateressa gli abitati di Cirò e di Cirò-Marina. La siste-
        <pb n="361" />
        mazione montana del torrente Lipuda è indipendente dalla bonifica valliva: nè è
necessaria per i brevi corsi d’acqua — Olivella e Fatagò — che traversano la zona
paludosa : occorrono colmate di poca estensione coordinate a canali di scolo. La
Commissione Centrale ha approvato il progetto richiamando l’attenzione se convenga
arginare anche la sponda destra del Lipuda. Sulla traccia del progetto di gran massima
 si studieranno quelli esecutivi: spesa prevista L. 280.000.
XXV. Basse valli dei torrenti compresi tra il fiume Nicà ed il Trionto : legge
25 giugno 1906. Il territorio è solcato da molti corsi di breve estensione, ma di
carattere torrentizio. Il progetto di gran massima 18 luglio 1910 ripartisce il territorio
 in quattro zone a partire dalla destra del Trionto, dal pantano delle Cento
Fontane, intitolandole dai corsi che le interessano: 1% zona: Fiumarella di Calopezzati
 e Calamiti ; 2°? Bacino dell’Acquaniti e Arso; 3° Basse valli dei torrenti S.
Maria, Salto, Filice; Pontilio (abitato di Cariati); 4° Fiume-Nicà : sponda sinistra
(la destra in territorio di Catanzaro è insommergibile). Spesa complessiva presunta
di L. 400.000, compresa la sistemazione montana che è prevista per i torrenti che
ne abbisognino : però, in attuazione della legge 25 giugno 1906, nel 1907 furono eseguite
 non poche opere in parecchi di quei torrenti.
XXVI. Bacino inferiore del fiume Triontò : bonifica autorizzata dalla legge 22
marzo 1goo, tab. A, insieme con quella dei bacini inferiori dei fiumi Coriglianeto e
Cino, e distinta poi a sè dalla tab. A della legge 7 luglio 1902, n. 333. Il progetto
di gran massima 6 settembre 1911 prevede arginature, canali e colmate : spesa di
L. 750.000; approvato dalla Commissione Centrale, servirà di traccia per i, progetti
esecutivi. Le opere idrauliche ed i rimboschimenti eseguiti ed in corso nel bacino
superiore del Trionto (pure compreso nella tabella K delle sistemazioni idrauliche),
e propriamente nel torrente Macrocioli, interessano sopratutto la difesa dell’abitato
di Longobucco.
XXVII. Basse valli dei torrenti compresi fra il Trionto ed il Cino: legge 25
giugno 1906. Il progetto di gran massima 7 dicembre 1909 ripartisce il territorio
in quattro zone indicandole coi nomi dei torrenti che le interessano: 1% Cino-torrente
 Armeno o Citria (Rossano); 2° Armeno-torrente Colognati (Rossano); 3° Colognati-torrente
 Coserie ; 4% Coserie-torrente Nubrica. Spesa presuntiva L. 1.200.000.
Su parere favorevole della Commissione Centrale è in corso di studio il progetto
esecutivo della 2° zona valliva, e di imminente inizio la sistemazione montana idraulico-forestale
 dei torrenti Citria e Colognati.
XXVIII. Bacino inferiore dei fiumi Coriglianeto e Cino: legge 22 marzo 1900
e 7 luglio 1902, n. 333. 11 progetto di massima rimonta al 31 ottobre 1901: consiste
propriamente nella arginatura dei due fiumi dalla ferrovia al mare, con opere di
canalizzazione dei valloni che attraversano il territorio, e per lo scolo del medesimo ;
è connessa con la bonifica la sistemazione idraulico-forestale del Coriglianeto e del
        <pb n="362" />
        — 204 —

Cino, nonchè la arginatura del loro corso di pianura dallo sbocco dalle colline alla
ferrovia. Il territorio bonificando può distinguersi in tre zone: 1% dalla strada di
Schiavonia alla sinistra del Coriglianeto ; 2° dalla destra del Coriglianeto alla sinistra
del Cino, e comprende i vari valloni che scendono dalle prossime colline; 3% contrada
 Toscano fra il Cino Vecchio ed il Cino Nuovo. La sistemazione di quest’ul-‘imo
 però fa parte della bonifica Cino-Trionto.
Allo stato attuale sono in corso i rimboschimenti nell’alto bacino montano del
Coriglianeto e del Cino. Nel tronco montano medio del Cino proseguono i lavori di
imbrigliamento : nel Coriglianeto si resero inutili dopo la enorme discesa di materiali,
 e sono stati rimandati in attesa dei risultati del rimboschimento. I due fiumi
sono stati pure arginati nel primo tratto del corso vallivo, a monte del comprensorio
 di bonifica. La arginatura di entrambi nel comprensorio stesso, dalla ferrovia
al mare, interrotta per morte dell’assuntore, sarà ripresa fra breve: le pratiche dell’appalto
 sono in corso: importo di L. 570.000. Ad un futuro progetto in istudio è
rimesso completare l'opera con un sistema di canali.
XXIX. Bacino inferiore dei torrenti Caldanello, Raganello, Satanasso, Gronde,
Esaro, Coscile, Follone, Crati, S. Mauro e Maifrancato.
Questa la denominazione definitiva della bonifica secondo l’art. 5 della legge 7
luglio 1902, mentre nella tab, Ill della legge 22 marzo 1goo al n. 51 erano indicati
i soli torrenti Caldanello, Raganello, Satanasso e Gronde, aggiungendovi i terreni
paludosi in tenimento di Rocca Imperiale. Di questi terreni si danno alcuni accenni
nel seguente n. XXX.
La bonifica n. 51 più che un tutto organico risulta in gran parte l’aggregato
formale di vari importanti bacini, molti dei quali indipendenti fra loro. Comprende
il corso inferiore del Crati dal suo ingresso, sotto Terranova di Sibari, nella valle
alluvionale fino alla foce, lungo .il quale percorso riceve in destra alcuni fiumi di minore
 importanza che la legge non enumera {il Galatrella ed il Muxolito) ed in sinistra
1] Coscile di cui sono tributari l’Esaro, il Follone, il Gronde ed altri che pure la legge
non indica (Tiro, Garga, Salso ecc.). A sinistra del Crati e con bacini distinti fra loro,
scendono al mare: il Raganello, il Caldanello, il Satanasso. A destra del Crati, pure
da questo indipendenti, scorrono la fiumarella di S. Mauro ed il Malfrancato. Comuni
 interessati: Trebisacce, Villapiana, Cerchiara, Francavilla, Cassano al Ionio.
Terranova di Sibari, Corigliano Calabro, Rossano, Spezzano Albanese. Castrovillari.
5. Lorenzo del Vallo, Tarsia, Altomonte e Roggiano.
Il progetto di gran massima 14 marzo 1911 distingue la intera bonifica in sei
vacini denominati dai corsi principali che li interessano: 1. Satanasso ; 2, Raganello ;
3. Coscile ; 4. Esaro; 5. Crati; 6. S. Mauro. Il costo complessivo della bonifica,
comprese le arginature vallive, vi è previsto in L. 6.500.000 ; l’importo della sistemazione
 montana, valutato a calcolo, senza dati concreti, è presunto in L. 2.650.000;
        <pb n="363" />
        — 2095 —

in totale L. g.150.000. Però la sistemazione idraulica di molti dei fiumi compresi in
questa bonifica è anche autorizzata dalla tabella K della legge 25 giugno 1906.
Su parere favorevole della Commissione Centrale, che per altro raccomandò le
sistemazioni montane, e sulla traccia del progetto di gran massima, si sono sviluppati
 importanti lavori arginali nel 5° bacino lungo la destra del Crati dalla confluenza
del Galatrella, fino alla volta del Cerro (presso la confluenza del Muxolito), per proseguire
 poi verso la ferrovia ed il mare. Anche in sinistra sono state iniziate eguali
difese arginali procedendo da monte, dal principio del corso vallivo. Con lo stesso
criterio sono tuttora in esecuzione arginature nel 6° bacino (S. Mauro), lungo la fiumarella
 omonima e il Malfrancato. A servizio di entrambi i bacini 5° e 6° saranno
fra breve costruiti due caselli di custodia. Sono in corso gli studi per lavori analoghi,
 tutti secondo il piano organico, per gli altri bacini, Le opere finora eseguite
hanno dato ottimi risultati essendosi restituite a coltura, specie in destra del Crati,
vaste estensioni di campagna.
XXX. Terreni paludosi in tenimento di Rocca Imperiale : bonifica autorizzata
da leggi anteriori a quella 18 giugno 1889, n. 236, conglobata impropriamente in
quella n. 51 della tabella III della legge 22 marzo 1000, ed esclusane poi di fatto
dall'art. 5 della legge 7 luglio 1902.
Fu ultimata da molti anni: e per eventuali opere complementari, mancando
apposita dotazione nelle leggi, si dovrebbe ricorrere al fondo di riserva per le bonifiche.
 Manca qualunque proposta di lavori.
XXXI. Al risanamento idraulico ed igienico del corso superiore del Crati sono
preordinate altre due bonifiche: quella della Macchia della Tavola (n. 17, tab. III,
legge 22 marzo 1900) e quella detta della Valle a destra del Crati e valli influenti
tra Cosenza e la stretta di Tarsia (n. 52, tabella III, della legge stessa : art. 5 della
legge 7 luglio 1902). Vi concorrono anche le sistemazioni idraulico-forestali autorizzate
 dalla tabella K della legge 25 giugno 1906 pel Busento, per lo stesso Crati
e per alcuni suoi affluenti: il Cardona, il Muccone in destra, il Zaurbolo a sinistra.
Il rimboschimento del Crati è a buon punto: ben avviato quello del bacino di rac.
colta del Busento: prossimo quello del Muccone.
Bonifica della Macchia della Tavola :
Fra la sponda sinistra del Crati e le colline, nel tratto fra le stazioni di Torano
 e la stretta di Tarsia, si estende una pianura coperta di boscaglie, di larghezza
varia tra uno e tre chilometri, attraversata dai torrenti Salice, Turbolo e Cocchiato,
 solcata da corsi d’acqua secondari detti galici, alimentati dallo scolo delle
colline, dalle esondazioni del Crati e di quei torrenti. Nelle piene la campagna viene
tutta sommersa, e al ritiro delle acque rimane sparsa dî ristagni, fomiti di forte
malaria che rende famosa la Macchia, ed infetta per largo raggio i paesi sui colli
a fianco della valle: Torano, Bisignano, S. Marco Argentano, Tarsia ecc. Per quanto.
        <pb n="364" />
        — 206 —

come vien riferito, la bonifica sia stata tentata dal Governo borbonico, e poi con
propositi e mezzi più rilevanti sia silata intrapresa dal Governo nazionale, pure, per
fatalità di cose, è ancora lontana dal suo assetto. Il primo piano dell’opera che metta
conto dî rammentare fu compilato in data 20 febbraio 1879. L’intera bonifica fu
però appaltata su progetto 1 luglio 1883 di L. 1.150.000 (contratto Gagliardi 27 agosto
 1883), . poi risoluto per gravi questioni.
La relazione tecnica 25 novembre 1886 tracciò un piano generale proponendo
di dividere il comprensorio in cinque tronchi e provvedere con altrettanti progetti.
La enumerazione dei tronchi procede da valle a monte: 1° dalle strette di Tarsia
alla Pietra delle Lavandaie ; 2° da questa al torrente Cocchiato ; 3° dal Cocchiato
al torrente Turbolo ; 4° dal Turbolo al torrente Salice ; 5° dal Salice alla stazione
‘erroviaria di Torano-Lattarico.
La bonifica consiste sostanzialmente nell’arginatura della sponda sinistra del
Crati, coordinandovi i corsi inferiori dei tre torrenti che vi affluiscono con letto pensile,
 e regolando il deflusso delle acque con un canale allacciante di quelle alte
orovenienti dalle colline, e con un collettore delle acque basse,
Fu ripresa nel primo tronco eseguendovi (appalto Rebaudengo) fra gli anni
‘894-1897 argine e canali, che però pel sopraelevarsi del letto del Crati e per l’invasione
 di acqua e di materiali furono danneggiati: il collettore rimase inofficioso
per soggiacenza al livello del fiume e fu proposto di spostarne la foce a valle.
Parve però prudente rimandarne l’attuazione in attesa che i risultati dei lavori nei
tronchi a monte permettessero coordinarvi meglio queste proposte.
[Infatti nel programma 10 settembre 1910 esaminato dal Consiglio Superiore in
adunanza 18 agosto 1911, con riserva di pronunziarsi definitivamente su proposte
più concrete, si è pensato di rinunciare al prolungamento del collettore che pel
persistente sopraelevarsi dell'alveo del Crati rischierebbe di rimanere inofficioso, e
di smaltire invece le acque con un motore economico, elevandole meccanicamente
alla foce del collettore per riversarle nel Crati.
Per gli altri quattro tronchi un nuovo progetto di massima di L. 1.024.000,
approvato dal Consiglio Superiore, aveva tracciato il programma: ma i lavori furono
«jimitati al solo 2° #r0nc0 con progetto esecutivo di L. 464.000 stralciato da quello
di massima ed appaltato nel dicembre 1896 (impresa Montefusco). I lavori continuacono
 fino a quando nel 1901, in conseguenza di gravi danni agli argini del Crati
ed ai canali, prodotti dalle piene del Cocchiato, e per controversie sorte con l’assuntore,
 si preferì risolvere il contratto, e proseguire in economia le opere più urgenti,
Frattanto, per l’esperienza di cose, si era fatto strada il concetto di sviluppare
la bonifica da monte a valle: e su parere del Consiglio Superiore fu allestito un
progetto esecutivo 16 marzo 1901 per dar mano ai lavori nei tronchi 5°, 4°, 3°,
cipristinare e completare le opere nel 2°, riservando però queste all'ultimo periodo
        <pb n="365" />
        - 2907 —

dell’appalto. Affidati all’ impresa Santoro (contratto 19 gennaio 1903), i lavori sono
stati sviluppati secondo il programma, procedendo dal 5° al 3° tronco con argini,
canali, fra non pochi danni e maggiori questioni, che nel 1910 indussero lA mministrazione
 a risolvere il contratto, stralciandone sopra tutto le opere del 2° tronco
che non erano mai state fatte intraprendere. Si è potuto così sperimentare la bontà
dell’indirizzo che aveva ispirato il progetto, e risparmiare allo Stato maggiori ed
inutili spese.
Vari progetti sono stati eseguiti da allora nei tre tronchi superiori, o per cottimo
 o in amministrazione, per rinforzare, difendere, mantenere le opere. L’esperienza
del passato dimostra con quanta cautela convenga procedere, Per quanto le opere
eseguite nell’ultimo appalto siano tecnicamente utili, dato però lo scopo essenziale
di miglioramento igienico, è da concludere che i risultati. della bonifica non si renderanno
 apprezzabili se non a lavori compiuti. Ad assicurarne la riuscita definitiva
non sarà abbastanza raccomandato di stabilire il regime del Crati con la sistemazione
 montana dei torrenti tributari di questo comprensorio e di quello compreso
nella bonifica della :
XXXII. Valle a destra del Crati e valli influenti tra Cosenza e la stretta di
Tarsia. Con questi estremi stabiliti dall’art. 5 della legge 7 luglio 1902 in confronto
del titolo di cui alla tabella III n. s2 della legge 22 marzo 1900 (Valle a destra
del Crati), la bonifica ebbe estensione maggiore, per completare il risanamento della
restante valle del Crati, In destra si estende da Cosenza alle strette di Tarsia: in
sinistra da Cosenza fino alla stazione di Torano-Lattarico.
Fa parte di essa il risanamento idraulico ed igienico della città di Cosenza mediante
 briglie e dighe arginali del Crati dal burrone Castagnella alla confluenza col
Busento, e del Busento dal burrone Portapiana alla confluenza col Crati. Vi è coordinato
 un sistema completo di collettori retrostanti alle dighe per raccogliere le acque
di fogna e pluviali della città e scaricarle nel Crati a valle di essa ad un dislivello
che assicuri da rigurgiti.
Questo programma di lavoro iniziato su progetto 24 maggio 1993 (appalto
Amaturo), continuato con altro progetto 10 gennaio 1999 (appalto Colletta), a prescindere
 da progetti minori attuati in economia fra un appalto e l’altro, sarà completato
 con l’ultimo progetto 30 agosto 1910 (appalto Larghi), l'attuazione del quale
procede con la desiderata attività.
1l progetto di gran massima 16 febbraio 1912, ancora in esame presso la Com-‘missione
 Centrale, provvede per la restante parte della bonifica che divide in tre
bacini: 1° da Cosenza lungo la sponda destra del Crati fino al torrente Gidora e
lungo la sinistra fino al torrente Squarcella (presso la stazione di Bisignano) ; 2° lungo
la destra del Crati fino al torrente Muccone e la sinistra fino alla stazione di Torano
 ; 3° lungo la destra del Crati dal Muccone alle strette di Tarsia. Spesa pre-
        <pb n="366" />
        — 298 —

sunta, comprese le sistemazioni montane degli affluenti di destra e di sinistra,
L. 6.450.000.

Questi cenni descrittivi di ciascuna bonifica dimostrano quanta mole di lavoro
preparatorio richieda ognuna di esse e quale estensione di provvedimenti, e giusti-‘icano
 il limitato importo delle opere eseguite al 30 giugno 1913 (9 e 10). I proprietari
 delle zone di pianura pongono in questi lavori grandi speranze, specie ove
a coltura di agrumeti, di cereali, dell’olivo, ed il pascolo rappresentano un reddito
ragguardevole, Ma anche altrove e specialmente 1à dove attualmente gli acquitrini
infestano con la malaria, o gli arenili offrono suolo negativo all’agricoltore, le opere
di bonifica sono destinate ad acquisire vaste zone alla produzione agraria col concorso
 della irrigazione e di colture fertilizzanti preparatorie agli investimenti redditizi,
 o ad utilizzarle per costruzioni ed impianti industriali.
Indizio di queste utilizzazioni sono le richieste di privati per ottenere la cessione
di arenili ora sterili e paludosi che l’Amministrazione demaniale in passato, quantunqgue
 non avessero valore apprezzabile, non di meno ebbe la cautela di delimitare
dalle prossime proprietà private e di rivendicare dagli usurpatori, riservando nei
casi dubbi, nei verbali in contradditorio con privati. l'accertamento futuro dei limiti
delle pertinenze demaniali,
Recenti accordi fra l’Amministrazione dei lavori pubblici e quella demaniale
danno condotto a stabilire che, in vista di occupazioni di suolo per la esecuzione
delle opere di bonifica (argini, canali, colmate) o per altre opere pubbliche, ed in
vista del sensibile aumento di valore che quelle zone verranno ad acquistare con la
esecuzione di bonifiche, di sistemazioni idrauliche, di opere marittime ecc., non sia
’pportuno alienarle per ora, per evitare allo Stato sensibili oneri di indennità d’e-Spropriazioni
 di zone che abbia ceduto a prezzo insignificante, e ad ogni modo per
assicurargli il provento di vendite più lucrose a bonifiche compiute. Come temperamento
 si è anche convenuto, nei casi nei quali sia presumibile non occorràno occupazioni
 per opere pubbliche o in misura limitata, che il Demanio possa, se creda
di sua convenienza,] cederle temporaneamente in affitto, col patto di risolubilità, o
venderle a condizione che allo Stato siano restituite le parti di suolo occorrenti, a
sua richiesta, senza indennizzo o compenso di sorta, sia pel suolo che gli sarà recrocesso,
 sia per il deprezzamento di quello che sarebbe lasciato agli affittuari o
agli acquirenti (8).
Riguardo alla manutenzione è da avvertire che nessuna bonifica è stata compiuta
 : nè è occorso perciò di sollevare lo Stato dall'onere della manutenzione per
nvestirne il Consorzio di interessati.
        <pb n="367" />
        NOTE AL CAPITOLO.

(1-2-3-4) Relazione dell'ingegnere capo MeDERICO PeRrILL! &amp;lt; sulle bonifiche delle provincie meridionali
sontinentali e della Sicilia »: tipografia Manuzio, Roma, 1912, capo IL.
(3) Fu emanata su istruzioni della Direzione Generale dei Servizi Speciali dall’ Ispettore superiore
del compartimento ai tre uffici di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria,
(6) È in corso l’appalto per compiere la bonifica delle fiumare di Brancaleone e Bruzzano: altri due
appalti sono stati ora affidati, uno per completare la bonifica delle basse valli fra il Cino ed il Coriglianeto
 (Cosenza), l’altro nella zona Angitola-Rio della Grazia (Catanzaro). Va poi rammentato che due
Cooperative di Calabria in passato hanno assunto qualche lavoro; la Cooperativa di Polistena nel 1593
la bonifica della Marina di Catanzaro e nel 1904-05 l’argine in destra del Mesima. Quella di Cetraro
ha eseguito dal 1908 al 1911 la colmata della spiaggia di Cetraro, Si tratta però d’opere di importanza
imitata e locale: così cha questi tentativi isolati non hanno potuto avere influenza nè sul mercato
della Calabria e nè meno della provincia,
(7) Legge 11 luglio 1913, n, 985.
(8) Cfr. circolare 30 novembre 1911, n. 28374, del Ministero dei LL. PP.
        <pb n="368" />
        9» Sviluppo delle opere di sistemazione idraulico-forestale interessanti bonifiche in Provincia di Cosenza dal 30-6-1906 al 30-56-1913.

— — GR — a E

CATEGORIE DI OPERE

INDICAZIONE
DEL BACINO E DPEI
COMUNI INTERESSA'L]

aper
ficie

LAVORI
ULTIM.

LAVORI IN CORSC
DI ESECUZIONE

LAVORI IN
CORSO DI
\PPROVAZ.
0 DI
APPALTO

PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

IDRAULITO

FORESTALE

e

lel

Opere Rimbosussidiarie]
 schiment.
ai rimboschimenti
 Î ETTARI

bacino

Indicazione dei manufatti

ETTAR7'

Importo

Lavori i
seguiti al] Preventivo
30-6-1913 di
Importo | progetto

Importo il

1067

10710

Fiume Cino
{Rossano - Corigliano - Longobucco)

Briglie, controbriglie e gabbionate.'

a) sist. idr. fra lo sbocco del vallone
Policicchio ed il Conzo Labonia.
b) sistemazione forestale bacino mon
tano Cino,
2) sist. idr. fra i burroni Feliciosa e
Giustopaezo.

400,279,37

Sovralvamento e riparazioni di
argini.

Opere forestali.

20,000. —

341,000. —

4) riparazione argini, località Iostretta
e Cicala.
e) chiusura di rotte fra il Conzo Labonia
 e la Provinciale Margherita.
$) correzione del corso del Cino a
valle della ferrovia,
#) riparazione danni.

71,762,87

Chiusura di rotta.
Argini.

5,000. —

40,500,

80.000.

Fiume Coriglianeto
(Corigliano e Acri}

5,500, --39_200.-


 -

3.500,000.—

a) sist. forestale del bacino montano,
b) sist. idr, fra la Provinciale Marghe.
rita e lo sbocco del torrente Ger:
manello,
2) sist. idr. torrente Petraro, ripara.
zioni.

pere forestali.

20.000, —

293,283,31

ÎImbrigliamento.

Rriglie,

198,921,51;
6.622,20

Bonif. tra i fiumi Nicà e Trionto
(torrenti compresi fra di essi}

Briglie in muratura ed a secco.

a) torrenti Salto, S. Maria, Filice &amp;lt;
Torrentello.
b) torrente Molinello. -

+1,621,08)
19.092,10

800.700, —

500,000. —

Bonif. tra i fiumi Cino e Trionto
(torrente Citria e Colognati)
2) Citria,
b) idem
Cc) torrente Cologrnati.,

Sistemazione montana con imbhri
gliamento.

)pere forestali

‘40,000, —
82,964,75
150,000, —
517 664 72

I
} 1,200,000.— ! 1.200.000. —

|1743,299.12!

80.500 — | 717.283.31

| 5.580,700,— | 5.,200,000.-
        <pb n="369" />
        9) Sviluppo delle opere di sistemazione idraulico-forestale interessanti bonifiche in Provincia di Catanzaro dal 30-6-1906 al 30-6-1913.

p

INDICAZIONE
DFI, BACINO E DEI
COMUNI INTERESSATI

CATEGORIE DI OPERE

IDRAULICO

FORESTALE

{ndicazione dei manufatti

Opere | Kimbosussidiarie!
 schimenti
ai rimbo- I
«rhimenti ' rRTTARI

Super.
ficie
del

pacino

OPARI

LAVORI
"ILTIM:

Importo

LAVORI IN CORSO
DI ESECUZIONE

Lavori
seguiti al
30 6-1913
Imvporta *

Preventivo
di
vrogsetto

.AVORI IN
CORSO DI
‘PPROVAZ.
0 DI
APPALTO

Importo

PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

10N7

1910

2_300.000 — 1‘ .650, 000. —

7 Bonifica Angitola - Capo Suvero

Bacino torrente Bagni

1) riparazioni danni.

‘ briglie - 1 controbriegl'a.

graticsiate
 in
eoname

A”

44.000, —

24.886.993

2) idem
:) sistemazione bacino montano. burrone
 Carpinà.

1) sistemazione bacino Zinnavo.
:) sistemazione torrente Spilinga.

F) sistemazione bacino torrente Cantagalli.


dem idem

3) sistemazione bacino torrente Piazzi
- in corrispondenza frana Mazzei -
in altre località e presso detta frana.

h) torrenti Quercia- Randace - Turrina.
:) torrente Abbate - Comune di S. Ni-"nla
 da Crissa.

3 briglie in gabbioni - 2 briglie in
muratura,
[Imbrigliamento,.
13 briglie nuove «2 briglie riparate,
; briglie e controbriglie - 2 muri
di sponda - 3 briglie riparate.
»riglia - 1 controbriglia - gabbiopata
 per difesa sponde - rialzamento
 briglie.
»iglie - 4 controbriglie - 5 rialzamento
 briglie - riparazione 7
nhocchette.
3 briglie - 2 controbriglie.
I cunettone - 5 muri di sponda - 8
briglie.
6 controbriglie (nuova costruzione)
Lt muri di sponda - 25 briglie (riparazioni).

tmbrigliamenti.
‘mbrigliamenti.

715

35

x

53,650, —

6.000, —

10.000.—

35.762 54

20 586.06

A.012 60 '

182.7441.73

580.631.26 || 42,042,60

137.000_—

24 480, —

72 _ 500 —

2230 _GS0)_

150.000.-500

 000, —

231.000, —

1.181.000. -

&amp;gt; 300.000.— |7,650,000.— |
        <pb n="370" />
        Sviluppo delle operé di sistemazione idraulico-forestale interessanti bonifiche in Provincia di Reggio Cal. dal 30-6-1906 al 30-6-1913.

c

gi

INDICAZIONE
DEL BACINO E DEI
COMUNI INTERESSA"

CATEGORIE DI OPERE

IDRAULICO

FORESTALE

Indicazione dei manufatti

Opere Rimbosussidiarie
 | schiment
ai rimboschimenti


ETTARI

Superficie

lel

jacino

uTTARI

LAVORI
ULTIM.

Importo

LAVORI IN CORSC
DI ESECUZIONE

Lavori
eseguiti al
30-6-1913
Importo

Preventivc
di

progetto

LAVORI IN
CORSO DI
\PPROVAZ.
0 DI
APPALTO

Importo

PREVISIONI _
PIANO REGOLATORE

1907

1910

Bonifica dei Pantani: Grosso e Piccole

Bacini della fiumarella di Brancaleone
e della fiumara di Bruzzano.

3 briglie in muratura - metri 800
di argini,

52 A

35,724,20
{35.000 —

475,000, —
|,080,000,—

| 412,250,—;

940,000, —

Bonifica di Caulonia
(Caulonia - Fabrizia - Mongiana)

Sistemazione idraulico-forestale bacinc
torrente Allaro,

2

briglie in muratura nel torrente
Orsini.

Gratic-2iato
 e viminate


Ii

56,308,37 |1,237,832,—

1.640.000. —

500,000. —

Bonifica di Rosarno

a) arginazione sinistra dei torrenti Vacale
 e Metramo e del fiume Mesima
© sistemazione dei colatori influenti
in quest’ultimo.

b) arginazione in destra fiume Mesima
- escavazione canale colatore sboccante
 sul Mesima presso il ponte
terroviario.,

c) prosciugam. stagno Padre-Amante

WD) riparazioni rotte torrente Mammella

Costruzione di argini e canali colatori
 - riparazioni varie.

Argini e chiavica in muratura.

Canali colatori,

Argini e muri di sponda per chiù
sura rotte,

149,413, 04

64.931,77

2.998.007

153,225,41

303,600. —

440.000.-l1.350,000.—



4.095.66

1221. 438.5?

280.257,98 13 096 432 —

| 24.92.2650.

|4,910,000.
        <pb n="371" />
        303

Sviluppo delle opere idraulico-forestali interessanti bonifiche in Calabria
dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 19137.

LAVORI
JILTIMATI

LAVORI IN CORSO
DI ESECUZIONE

LAVORI IM
CORSO DI
i PPROVAZ,
0 DI
APPALTO

PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

PROVINCIE.

co
e
È
2

COSENZA .

CATANZARO ,

REGGIO CALABRIA .

[Importo

743,299,13 |

580,631,26 |

171 428 52

1,545,368,91

Lavori
‘seguiti al
30-6-1913
Importo

Preventivo |
di
progetto

80,500, —

717,283,31 *'

42.042,60

239,980, —

28£0,257,98  13,096,432.—

402,800,58 |4.053,698,31

Importo

1907

19160

617.664,75 11 5,5£0,700,—

5, 200,000,—

1,181.000,—

2,300,000.,—

7,650,000,—

3.492,250,.— | 4,910.000,—

1,798,664,75

10,372,950,— |17,760,000,—
        <pb n="372" />
        id:

DENOMINAZIONE
DELLE BONIFICHE E DEI
COMUNI INTERESSATI

SISTEMA
DI
BONIFICAMENTO

Sviluppo delle opere di bonifiche in provincia

DESCRIZIONE DELTLF OPERE

— 305
Cosenza dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

DIMENSIONI DELLE OPERE

LAVORI | LAvORI IN COR:0
ILTIMATE DI ESECUZIONE

SUPERFICIE
| BONIFICATA

Canali

Argini | Colmate

Importo

Lavori
eseguiti
al
30-6-1913

| Previsioni
di
nrogetto

' LAVORI IN CORSO Il PREVISIONI
DI APPROVAZIONE
9 DI APPALTO PIANO REGOLATORE

Importo

997 | 1910

Tmporte

Pantani litoranei tra il torrente S. Fran
cesco ed il torrente Aron (Cetraro).
Stagno Turbolo o di Aiello (Terrati-Aiello.
Lago).

Basse valli dei torrenti compresi fra i fiumi
Nicà e Trionto ({Cariati-Calopezzati-Crosia-Pjetrapaola-Mandatoriccio
 e Scala Coeli}.

Basse valli dei fiumi Cino e Coriglianeto
Rossano-Corigliano Calabro).

Bonifica della valle a destra del Crati a
valle influenti tra Cosenza e le strette di Tarsi;
(Comune di Cosenza ecc.}

Colmata artificiale.

Scolo e colmata artificiala


inalveazioni e colatori
naturali con parziali
 colmate arti
ficriali.

‘alveazioni e colatori
naturali con parziali
 colmate atti.
Ser: 11

nalveamento.,

Colmata artificiale e costruzione di canali collettori.

Sistemazione del torrente Maiuzzo,
Nifesa argine a destra fiume Oliva.
Riparazione del ponte di legno provvisorio sul fiume Oliva
ld. ld. Id.
deviazione di un tratto del torrente Maiuzzo.
Riparazione ponte di legno sul fiume Oliva.
Colmate artificiali e canali di scolo.
Costruzione ponte in muratura sul fiume Olira
spit amica provvisoria lungo le sponde del torrente
Tilice,
Arginatura provvisoria lungo i torrenti Pontilio e Salto.
Difesa sponde danneggiate lungo il torrente Molinello.
Ripristino argini lungo i torrenti Salto $, Maria e
T'otanello.

Arginatura destra del Coriglianeto a monte del ponte
sulla prov. Margherita e sovralzamento del tratto di argine
sinistro a valle di detto ponte.
Ripristino e prolungamento argine destro fiume Coriglianeto
 a valle del ponie Margherita e sistemazione dei
burroni Pozzillo e Malormanto.
Riparazione danni argini del fiume Corigiianeto,.
Costruzione tratto argine destro fiume Coriglianeto fra
il ponte ferrovia e sbocco torrente Pontieri.
Costruzione argine località Iostretta, sistemazione fossi
“olatori zona Toscano.
" Bonificamento bacino inferiore fiume Cino e Coriglia
‘eto; arginamento Cino vecchio.
Ripristino muro sponda sinistra Cino a valle ferrovia.
Ripristino muro sponda destra Cino a valle ferrovia.
Sovralzamento diga destra fiume Coriglianeto fra la
terza rampa Bonifacio e la ferrovia,
Sovralzamento diga destra fiume Cino in contrada ‘Toscano
 a valle ferrovia. :
| Rialzamento diga destra Coriglianeto dal ponte sulla
prov. Margherita allo sbocco fosso Pozzillo. a
Costruzione di due ponticelli attraverso il collettore
Cino in località Toscano.
Arginatura del Cino e Coriglianeto e canalizzazione
in contrada Toscano.

Dal burrone Castagnella alla confluenza del torrente
3usento e Crati-Busento fra il vallone Portapiana e la
‘anfluenza col Crati,

DA RIPORTAR

ah

1.66

O

1500

La

12

57

1250 3000 5,40
—_—e—— | ———— | — i ©
9879 14603 12,34"

n

1

+48

232 5

134.057,84

65,393, — 1 570.000,— |

2,470,22
3,218, —
4,686,76
2,499,12
1,869,62
135.679,86

13.450, —

76,67 0,60

11,353,64

11,960, —
11,051,49
28,579,39

22,999,10

30,215,10
16,680,56
34,036,63
47,815,99
446,547,69
6,959,47
26.522,72

21.833,01

11.979,40

7.178,7;
3 300 8:

14_870.—

452.897, —
1_099.567_60 |

| 1.024.504.26 "| 313,413,—

R70 00 —

570. 000,-400,300.

 — | 400,000,—
600,000.— | 600,000,—

1 500,700, —

500.000.

4.880.000,

'3.500,000, —

12,100,000,— Î4,450,000, —
1|7,481,000, — |ss0.000,-©
        <pb n="373" />
        Sviluppo delle opere di bonifiche in provincia di Cosenza dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1917.

‘ DENOMINAZIONE
DELLE BONIFICHE E DEI
COMUNI INTERESSATI

Ri1eorTt1

segue il N. 5 del foglio 1}

Macchia della Tavola.

Torrente Raganello (C issano all’Ionio-Franca-|
 villa Marittima-Cerchiara}.

Bacino inferiore del Coscile (bac. III della bo
nifica n. 51).

SISTEMA
DI
3ONIFICAMENTO

Colatori naturali in
detta località.

nalveazione,

Per colatori naturali.

DESCRIZIONE DELLE OPFBF

Difesa di un tratto della diga destra del torrente Br
ento,
Difesa della intestatura diga destra fiume Crati. Ricoitruzione
 muro vasca di colmata canale Mulino Palermo:
Prolungamento a monte della diga sinistra torrente Bu
sento e colmata a monte.
Inalveazione del fiume Crati sino al ponte S$S. Lorenzo
sistemazione condotto d’acqua vallone Tirelli nell’ intern
di Cosenza,
Chiusura rotta, diga sinistra fiume Busento e colmat?
monte.
Completamento dighe d'’inalveazione del torrente Bu
sento sino al ponte $S. Domenico costruzione briglie ne'
Crati e Busento nell’interno di Cosenza.
Demolizione e ricostruzione di parte diga destra Crati
oresso Mulino Leonetti nell’abitato di Cosenza.
Costruzione di briglie nel fiume Crati e difesa con gabbiani,
 della intestatura della diga sinistra dello stesso fiume
nell’abitato di Cosenza, ’
Inalveamento Crati e Busento fra i ponti S, Lorenzo
e $. Domenico, Costruzione di collettori acque e fogne urbane
 di Cosenza.
Lavori tra il torrente Cocchiato ed il vallone Gattar:
raggiata presso stazione Torano. Completamento e ripristino
 opere tra località detta Pietra delle Lavandaie e tor
rente suddetto. Tronchi IL, III, IV e V. .
Chiusura rotte argine sinistro fiume Crati fra Pietra
delle Lavandaie e strette Tarsia (I tronco).
Costruzione di tre colatori nel 40 e 50 comprensorio
di detta bonifica,
Ponticello in muratura su canali collettori nei tronchi
III e IV di detta bonifica,
Manutenzione canali.
Costruzione magazzino per ricovero operai e lavori
ntorno al ponte canale sul collettore del 1 tronco,
Bonifica del bacino inf. del Crati, dei suoi affi. e var!
corsi d’acqua di cui al n. 51, Tab, I]I, T. U. 22 marzo
1900, nm. 195 (vedi appresso N. 7«8-9-10-11).

Ripristino argine destro torrente Raganello in contrada
Campagna (Cassano all’ Ionio).
Ripristino argine destro torrente Raganello a monte
ferrovia.
Prolungamento argine destro torrente Raganello a monte
ferrovia.

de

Td.

Td,

Arginatura in sinistra Coscile a valle ferrovia contrada
Ponte Lelio.

DA RIPORTARF

DIMENSIONI DELLE OFF”

Canali | Argini

‘ Colmate

m.
9,579 —

m.
14,603, —

Ett
12.34

‘9,000, |

18.000. -

+ O00 —

4 {00

o ergrr— i — ti—— i ——i
70, | 43,603,— | 12,34 |
Q

SUPERFICIE
BONIFICATA

32,57

PrO00.

742.57 Il

Lavori
‘’LTIMATI

Importo

1,024,504,26

4,542,60

5.204,69

19,809,45

{38.850,15
26,251,03

160,515, —
4,937 .70

21,375.58

15,636, —
5.999_10

15,444,92
6,243,44
20,063,49 |
25,545 35

27,742,0

1.552,665.17

LAVORI IN CORSO
DI ESECUZIONE

Lavori
eseguiti
al
30-6-1913

Previsioni |
di
progetto

Importo
12 412

i 099,567.,60

251,700, — 11,583 000 —

198,223.10 [1.018.997 .40

13,750. — ! 21.000. —

577,086,10 |3,722.565,—

4AVORI IN CORSO |
1 APPROVAZIONE
9 DI APPALTO

PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

Importo Il

1907 | 1910

570.000.-481.000.

 —

450. 000. —

1,750.000, —

4.000, —

123 000 —

|5,780,000,— | 6.500,000,—

887.000, —

[14.111.000 | 17,700.000,—
        <pb n="374" />
        DENOMINAZIONE
DELLE BONIFICHE E DEI
COMUNI INTERESSATI

{segue il N. 8 del foglio 2}

RIPORTI

Bacino inferiore dell’Esaro (bac. IV. bonifica
N, 51.

Bacino Crati — S. Mauro (bac. V, bonif, 51)

Bacino S. Mauro — Schiavonia (bac. VI, bonifica
 N. sr.

_ 308 e

SISTEMA
DI
BONIFTIC AMFNT”

[nalveazioue e colator:
naturali.

inalveazione e colatori
naturali: parziali
colmate artificiali.

Inalveazione e colatori
naturali con par
ziali colmate arti.
ficiali.

Sviluppo delle opere di bonifiche in provino

DESCRIZIONE DELLE OPERE

Arginatura destra Coscile a monte ferrovia,
Chiusura rotte e ripristino argini lungo torrenti Tir°
: Salso affi. del Coscile.
Ripristino argine in sinistra fiume Coscile a monte fer"
rovia e lungo il torrente Garga affl, del Coscile.
Ripristino rotte argine sinistro fiume Coscile in località
passo Saulella e Baldanza.
Ripristino argine Coscile contrada Campoianello.
Chiusura rotta argine sinistro Coscile in contrada volt?
del Ponte.
Riparazione argine sinistro Coscile in contrada Pont®
Lelio.
Chiusura rotta argine sinistro Coscile in contrada vaità
lel Ponte.

Chiusura rotte argine fiume Esaro,

:
Ripristino argine destro torrente Galatrella e argirt
destro fiume Crati.
Ripristino argine sinistro torrente Galatrella e argi”
lestro fiume Crati.
Arginatura destra fiume Crati dal Galatrella alla ferrovi*
Arginatura destra Crati fra gli sbocchi del Mussolit
&amp;gt; del Galatrella. 1 tronco.
1à. Id. Id.
Arginatura destra Crati come sopra. Il tronco.
tdi Td. Id.
ld, Ia. IiI tronco.
Td. Td. Id.
Arginatura destra Crati ed affluente Mussolito; in st
nistra Fiumarella S. Mauro dalla Provinciale Margheri!
alla rotta S. Nicola.
Arginatura destra Crati dalla Volta del Cervo a valle
del varco di Cassano.
Chiusura rotte arginatura sinistra Crati in contrad
Pollinara e Martino.
Costruzione di un casello idraulico in contrada Forvell"
Arginatura destra Fiumarella S. Mauro ed aguenti
Occhio di Lupo dalla Provinciale Margherita alla rottt
5. Nicola.
Ripristino arginatura destra torrente Malfrancato, dall
errovia al mare,
Idem pel collettore Coscilicchio.
Riparazioni argini fiume Malfrancato.

*
Cosenza dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

DIMENSIONI N”! T* OPEF

Lavori '
"ILTIMATI

LAVORI IN CORO | Gr Aver IN CARSO || PREVISIONI
|| DI APPROVAZIONE
DI ESECUZIONE 9 DI APPALTO PIANO REGOLATORE

SUPERFICI:
|aomIF1CaTtA

Canali

Importo

Lavori igioni
Seguici Previsioni |
al di
}0-6-1913 progetto

Argini I Colmate

Importo

1907 | 1910

Tm. mm
38,579 | 43,603

Ett.
12,34

Fe
742,57

1,552,665,17
20,335,73

Importi
77 086.10 13.722.565.—_

587,000,—

:4,111,000.— |17.7 00,000,

19,107,13
20.339,70

5,404,41
19,613,88
13,699,89
3,776,84
9,723,90

10,279,55

16 244

23,836.12

21,353,85
20,235,95

39,008, —

1,550, — |

15,500,-36,868.57



{00

38.690.65

A 000. —

59.657,69

17 196.61

2 000, —

‘0.195

6.000, —

13,000, —

47.475,73

54,153,12
60,669,06
21,412,-2,130,403,55


1 12.34 I 743,57

38,579 | 71.042

——— | ——
| 581,636,10 |s7as0s5,-|

 611.000, —

PO RESA
TN 17,700 000, —

‘Vara
        <pb n="375" />
        Sviluppo delle opere di bonifiche in provincia di Catanzaro dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1917.

Fi
E
3
7

DENOMINAZIONE
DELLE BONIFICHE E DEI
COMUNI INTERESSATI

Sistemazione tronco inferiore
fiume Esaro dal ponte della
strada Cotrone-Cutro al
mare

SISTEMA
DI BONTFI-CAMENTO


DESCRIZIONE
DELLE
OPERE

DIMENSIONI
DELLE OPERE

Canali

Atgini

Colmate

ettari

Super:

ficie
ijonijficata



ettari

LAVORI
ULTI-MATI


LAVORI
IN CORSO DI
ESECUZIONE

Lavori
eseg. al] Previ-{importe'130-6-913
 | sioni di
Importo progetti

‘AVORI IN
CORSO DI PREVISIONI
APPROVAZA 1
x O DI || PIANO REGOLATORE
‘APPALTO i

Importo

1907

910

362,000, —

500,000. —

900,000, —

‘tima zona della bonifica Angitola
 Capo Suvero: tra l’Angitola
 e il Rio della Grazia.

irginatura e
nalveazione
lei corsi
l’acqua ;
Angitola
Quercia
Randace
Turrina.

3 gruppi canali con relativi
collettori, chiaviche d’irrigazione
 e casello idraulico,

1,800, 000, —

|266,2000,-7,650,000,

 —
2,800,000,—|8,550,000,— |

2,300,000,--EI


pe
O

Sviluppo delle opere di bonifica dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

o
2
i
i!

PROVINCIE

COSENZA,
CATANZARO. .

REGGIO CALABRIA ,

DIMENSIONI DELLE OPERE

Canali

Argini

Colmate

metri

metri

ettari

38,579 |]

711,0:2 |

12,34 Il

2
4
7
2 =
i A
2
2 3

È
i
O
4

74387 ||

LAVORI
ULTIMATI

Importo

2,130,403,55 |

LAVORI IN CORSO DI
ESECUZIONE

Lavori
seguiti al
30-6-1913
Importo

Previsioni
di
progetto

581,636,10 |

3,743,065,—

LAVORI
IN CORSO DI
APPROVAZIONE
D DI APPALTO

Importo

61,1000. —

2,662,000,—

3.273.000 —

PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

1007

910

14,111,000, —

17,700,000 -

2,£00,000.—

8,550,000.—

6,132,000, —

16.911.000 —

52,382,000,—
        <pb n="376" />
        PROVINCIA DI COSENZA
APPLICAZIONE DELLE LEGGI SPECIALI 25 GIUGNO 1906 N.° 255, 9 LUGLIO 1908 N.° 445 E SUCCESSIVE
(Bonifiche, sistemazione idraulico-forestale, consolidamento, trasferimento di abitati e opere marittime) _

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SPIEGAZIONI

BONIFICHE
“i Lavori eseguiti od in corso
Lavori progettati od in corso di studio
SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE
Corsi d’acqua da sistemare
sz Arginature e briglie eseguite
si Arginature e briglie progettate od in corso di esecuzione
RIMBOSCAMENTI ©
A Zona di rimboscamento eseguito od in corso
Zona di rimboscamento progettato od in corso di studio

CONSOLIDAMENTO DI ABITATI
‘eseguito od in corso uu. esecuzione
Dì da eseguire
TRASFERIMENTC DI ABITATI
e eseguito od in corso di secenzione
&amp;gt;.&amp;lt; da eseguire

OPERE MARITTIME
Pontili eseguiti od in corso di esecuzione
Pontili da eseguire
A Boe eseguite od in corso di esecuzione
® Boe da esequire

(1) Si tiene conto solo dei rimboscamenti connessi con le opere pubbliche a
termine della legge sui bacini montani.

fe}
i
        <pb n="377" />
        4IMBOSCAMENTI ©’
: Zona di rimboscamento eseguito od in corso
Zona di rimboscamento progettato od in corso di studio |

CONSOLIDAMENTO DI ABITATI
eseguito od in corso di esecuzirne
da eseauire

TRASFERIMENTO DI ABITATI
esegnito od in corso di esecnzic’ -
da eseguire

OPERE MARITTIME
Pontili eseguiti od in corso di esecuzione
Pontili da eseguire
Boe eseguite od in corso di esecuzione
Boe da eseguire

(1) Si tiene conto solo dei rimboscamenti connessi con le opere pubbliche a
mine della legge sui bacini montani.

= Strade di grande comunicazione
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0 Mmalatticree campestri
mne inni SEN EVE E MO NtU GNA
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Scala di 1: 250.000
il eentim..- 2200 metri.
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INISTERO DEI LAVORI PUBBLICI: Direzione Generale dei Servizi Sneciz1i

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"tratta dalla Carta d’Italia del 1. 1

one. Est 4° da M. Marie

_ Praprietà artigstinog=lotta

Ne

e a_i OE n:
“TITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI + NOVARA
        <pb n="378" />
        PROVINCIA DI CATANZARO
APPLICAZIONE DELLE LEGGI SPECIALI 25 GIUGNO 1906 N.° 255, 9 LUGLIO 1908 N.° 445 E SUCCESSI
(Bonifiche, sistemazione idraulico-forestale, consolidamento, trasferimento di abitati e opere marittime)

—= .trade di qrande comuntetze
= +» carro--ehili
i zia "n RT ir
—_—_—____———__—_——_—— 1... lattiere e vamne
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mesmae ema oema comm (0n/ini di Provincia
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SPIEGAZIONI

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BONIFICHE
1% Lavori eseguiti od in corso
Lavori progettati od in corso di studio
SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE
\ Corsi d’acqua da sistemare
hh = Arginature e briglie eseguite
pu usa Arginature e briglie progettate od in corso di esecuzione
RIMBOSCAMENTI
Zona di rimboscamento eseguito od in corso
Zona di rimboscamento progettato od in corso di studio
CONSOLIDAMENTO DI ABITATI
eseguito od in corso di esecuzione
da eseqguiro
        <pb n="379" />
        “ Selle

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t.S.taterina Jonio
"Te Marina di 8 Antomio

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fanno di Pincerella
Stdi Guardavalle

BONIFICHE
Lavori eseguiti od in corso
Lavori progettati od in corso di studio
SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE
5 Corsi d’acqua da sistemare
—H Arginature e briglie eseguite
Susa Arginature e briglie progettate od in corso di esecuzione
RIMBOSCAMENTI
“ Zona di rimboscamento eseguito od in corso
Zona di rimboscamento progettato od in corso di studio
CONSOLIDAMENTO DI ABITATI
eseguito od in corso di esecuzione
da eseguire
TRASFERIMENTO DI ABITATI
set eseguito od in corso di esecuzione
"+ da eseguire

OPERE MARITTIME
Pontili eseguiti od in corso di esecuzione
Pontili da eseguire
Boe eseguite od in corso di esecuzione
Boe da eseguire

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’ S° tiene conto solo dei rimboscamenti connessi con le upere pubblich
rinine della legge sui bucini montani.

Scala di 1: 250.000
“tim.- 2500 metri)
217 3 45 E
” Chilometri

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Ri sini iaia: =_=11NISTERO
 DEI LAVORI PUBBLICI: Direzione Generale dei Servizi Specia!i

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dui die eme——ennelbiccearanaaaoo cene —
[la fara d'italia Sal T O 1 cc Droanriatà artigtian

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iSTITUTO GECGGRAFICO DE AGOSTINI +» Nu JARhA
        <pb n="380" />
        PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA
APPLICAZIONE DELLE LEGGI SPECIALI 25 GIUGNO 1906 N.° 255, 9 LUGLIO 1908 N.° 445 E SUCCESSIVE gente
(Bonifiche, sistemazione idraulico-forestale, consolidamento, trasferimento di abitati e opere marittime) i Versi
‘] ital.

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i Strade di grande comunicazioni
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eeseeoio esi 3 RON Sempre praticabili
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_-____ Sentieri di montagna
Moe mme o mm ee mm oo ma (0n/ini di Provincia
iii, n lircondario

farina di Badolato

Sr douterina Jonio
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SPIEGAZIONI

BONIFICHE
Lavori eseguiti od in corso
Lavori progetlati od in corso di studio
SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE
33 Corsi d'acqua da sistemare
&amp;gt;&amp;gt; Arginature e briglie eseguite
* yi Arginature e briglie progettate od in corso di esecuzione
RIMBOSCAMENTI ® &amp;gt;
Zona di rimboscamento eseguito od in corso
Zona di rimboscamento progettato od in corso di studio
CONSOLIDAMENTO DI ABITATI
B eseguito od in corso “° esecuzione
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TRASFERIMENTO DI ABITATI
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_, DELI LAVORI PUBBLICI: Direzione Generale dei Servizi Speciali

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Pontili eseguiti od in corso di esecuzione
Pontili da eseguire
Boe eseguite od in corso di esecuzione
Boe da eseguire
(1) Si tiene conto solo dei rimboscamenti connessi con le opere pubbliche a
ermine della legge sui bacini montani.
Scala di 1: 250.000
{ 1 centim.= 2500 metri)
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STITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI + NOVARA
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        CAPO VII.

L’ UTILIZZAZIONE DELLE ACQUE PUBBLICHE (»

La legge 25 giugno 1906, n. 255, sulla Calabria ed il regolamento. 24 dicembre
1906, n. 670, modellati l’una e l’altro sulla legge e sul regolamento per la -Basilicata,
 limitavano le loro prescrizioni in materia di utilizzazione di acque a favorire
on opportune cautele e con sole agevolazioni le domande di derivazioni, e restrinzevano
 così l’azione diretta dello Stato non a creare mezzi di utilizzazione di acque,
na a promuoverli lasciandoli all’iniziativa privata.
Per le derivazioni — che il regolamento dichiara pel resto soggette. alle disposizioni
 comuni (art. 252) — le facilitazioni consistono: 1° nella facoltà di consederle
 gratuitamente per un ventennio. Si deve intendere con ciò non che la graiuità
 duri un ventennio dalla data della concessione: lo spirito e la lettera della
egge (art. 88) messo in relazione col testo degli articoli 89, go e 91 importa piut-:osto
 che entro il ventennio dalla andata in vigore della legge, — e che corrisponde
2d un di presso al periodo fissato per la sua attuazione, — il Governo abbia facoltà
di avvantaggiare gli utenti con la esenzione del canone, per tutta la durata della
concessione. La interpretazione autentica è stata data di recente dalla legge 11 luglio
1913, n. 985, relativa alla costruzione di serbatoi sul Tirso e sui fiumì Silani; 2° alesenzione
 del canone si aggiungono quelle dalla imposta di ricchezza mobile
sull’esercizio industriale (art. 89 della legge 25 giugno 1906), dalla imposta sui fab.
bricati e sui terreni che costituiscano e facciano parte degli opifici e degli impianti
ndustriali (art. 90). Deve trattarsi però di nuovi opifici, e non di trasformazione dei
motori di quelli esistenti usando della nuova forza motrice (art. .89 cap.). In. caso
ji ampliamenti e di trasformazioni di industria (esclusa la trasformazione dei moori)
 la esenzione si concreta nella facoltà del Governo di non aumentare gli acceramenti
 per imposte di ricchezza mobile e sui fabbricati in relazione agli ampliamenti ;
è pure concessa la esenzione sulle maggiori estensioni di terreno che fossero aggrerate
 per l'industria (art. g1).
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        — 312 --E

 da ritenere per identità di motivi, che queste esenzioni sieno estensibili anche
alle zone di terreno occorrenti agli impianti di trasmissione a distanza di energia
elettrica, e agli impianti stessi che formano per così dire il mezzo ultimo per la
utilizzazione dell’industria.
A. differenza della esenzione dal canone che vale per tutta la durata della
concessione, quella dagli oneri di imposta per disposizione di legge è limitata ad un
jecennio, a decorrere però non dalla data del decreto di concessione, ma da quella
della ultimazione degli impianti o dei singoli gruppi di opere in condizioni tali da
entrare in esercizio, accertata dai tecnici governativi, nei termini da stabilire nei
disciplinari delle concessioni (2).
Le condizioni essenziali alle quali la legge del 1906 subordina il trattamento
di favore sono: l’impiego dell’acqua derivata ad uso irriguo, potabile, di forza motrice
 per essere adoperata nella trazione, o in amwuovi impianti industriali: ad esempio
5pifici, illuminazione, sopraelevamento di acque ; l’onere del concessionario di espropriare
 a suo carico, con i privilegi della legge comune per causa di pubblica utilità,
 tutte le derivazioni parziali ultra-trentennali che venissero assorbite o comunque
a cessare per la nuova concessione prevalente.
La dichiarazione di pubblica utilità va fatta per decreto reale (art. 251 del
regolamento 24 dicembre 1906, n. 670) ed a sua volta è subordinata non solo all’accertamento
 delle condizioni su indicate, ma alla prova che il richiedente disponga
dei mezzi sufficienti per procedere alla espropriazione (art. 250 del regolamento).
Il compenso che egli deve agli espropriati potrà essere pecuniario, o in una determinata
 quantità di energia commisurata all'utenza media dell’acqua, o di energia
usufruita da ciascuno di essi nell’ultimo quinquennio (art. 88 della legge).
Gli atti di concessione stabiliscono il prezzo massimo che gli utenti dovranno
pagare al concessionario per l’acqua potabile o irrigua (art. 88).
Gli art. 88 e seguenti della legge si riferiscono alle derivazioni dai corsi d’acqua
pubblica di Calabria; si dovrebbe quindi concludere che, dandosi il caso — poco
probabile — di impianto con acque private, le esenzioni di imposte e gli altri privilegi
 ed oneri, in quanto applicabili, non hanno luogo.
Riguardo alle autorità alle quali spetta fare la concessione, rimangono in vigore
le competenze stabilite dalla legge 10 agosto 1884, n. 2644, e la procedura stabilita
in questa e nel regolamento. Però il regolamento per l’applicazione della legge sulla
Calabria (art. 249) dispone una istruttoria preliminare sulle domande prima che possano
 esser prese in considerazione agli effetti della legge comune, istruttoria intesa
ad accertare che la derivazione richiesta sia del tutto conciliabile ed innocua all’attuazione
 del programma di sistemazioni dei corsi d’acqua.
Il regolamento parla di corsi d’acqua previsti nel piano di massima: e per
questo deve intendersi il piano regolatore delle sistemazioni idraulico-forestali di
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        Hjumi e torrenti, o a sè stanti, o connessi a bonifiche, o interessanti altre opere pubvliche
 ; si può quindi dubitare se questa istruttoria sia necessaria per derivazioni da
tutti i corsi d'acque pubbliche, anche non compresi nel piano regolatore: ma data
la estensione interpretativa della tabella K, la possibilità di sistemare altri corsi di
acqua pel consolidamento di abitati, e dopo la legge 13 luglio 1911, n. 774, che autorizza
 la sistemazione dei bacini montani senza limitazioni, non pare dubbio che,
a prevenire concessioni mal conciliabili con future sistemazioni idrauliche, sia opportuno
 sottoporre ogni domanda di derivazione all’esame di cui all’art. 249 del regoamento,
 secondo il quale nessuna domanda può essere presa in considerazione se
1on dopo approvato il progetto di sistemazione del corso d’acqua, o quando intervenga
 il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. A questo
riguardo una circolare 5 novembre 1907, n. 6259, prescrive che la domanda ed il
progetto di derivazione siano accompagnati da una relazione dell’ufficio del Genio
Sivile diretta a mettere in evidenza, in mancanza del progetto di sistemazione del
sorso d’acqua, se, come ed a quali condizioni possa farsi luogo alla concessione.
Questa istruttoria è applicabile indistintamente per uuove concessioni o pel
rinnovo di quelle preesistenti.
Per tutte inoltre è richiesto il nulla osta diretto ad accertare che le derivazioni
non siano incompatibili col piano di riserve idrauliche necessarie ad una più o meno
&amp;gt;rossima elettrificazione di ferrovie.

[l concetto che lo Stato possa intervenire direttamente per creare le condizioni
necessarie al sorgere delle industrie ed alla trasformazione dei sistemi agricoli nelle
cegioni povere di capitali, nelle quali sono scarse ed insufficienti le iniziative individuali,
 cominciò ad essere accolto in qualche legge speciale più recente (3): ma
don si può dire che ad esso si conformino le leggi speciali per la Basilicata e per
la Calabria che pure si propongono il risorgimento economico di auelle regioni con
un complesso di provvedimenti gravi per l'Erario.
In seguito ad un ordine del giorno 22 marzo 1904 del Senato, — che nella
discussione del progetto di legge per la Basilicata, invitava il Governo a tener presente
 nello studio dei progetti di rinsaldamento dei monti e per la sistemazione
‘draulica, la grande utilità della destinazione delle acque alla fertilizzazione delle
:erre ed a porre, ovunque si possa, l’inizio di un sistema di irrigazione, — nel regolamento
 per la Basilicata 26 marzo 1905, N. 173, all’art. 28 furono stabilite norme
che in sostanza sono ripetute negli articoli 247 e 248 del regolamento 24 dicembre
906. n. 670, sulla Calabria.
Secondo tali disposizioni, se nello studio dei progetti si riconosca possibile utilizzare
 le acque per ia fertilizzazione delle terre, deve procurarsi che le opere di
sistemazione dei corsi d’acqua sieno coordinate con un sistema di irrigezione delle
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        — 314 -

campagne adiacenti. Deve inoltre esser compilato l’elenco delle possibili derivazioni
da portarsi a pubblica notizia.
L’idea così affermata doveva svolgersi. Se all’agricoltura giova l’irrigazione, per
l’industria è spesso condizione assoluta di vita la forza motrice delle acque per
sè stessa o trasformata in energia elettrica. Considerare solo la prima forma come
d’interesse generale, e l’industria di interesse individuale, capitalistico, è concezione
ormai sorpassata, potendo anzi, in talune condizioni, l’industria assorgere a maggiore
‘mportanza dell’agricoltura. '
La necessità di aver riguardo alle due finalità ha trovato sanzione nella legge
‘3 luglio 1911, n. 774 (art. 7 capoverso), ove è disposto che nei progetti di cui
all’art. 1 (sistemazione idraulico-forestale dei bacini montani) potranno esser pure
considerati gli eventuali lavori occorrenti per raccogliere le acque del bacino, e
utilizzarle a scopo di irrigazione e forza motrice.
Occorre appena rilevare che questa disposizione generale, organica, allarga e
completa le disposizioni della legge speciale e del regolamento sulla Calabria: ed a
questa è del tutto applicabile (cfr. art. 26 della legge 13 luglio 1911).
Ammessa però la equiparazione delle due finalità ed il possibile intervento diretto
dello Stato a creare le condizioni di utilizzazione, nell’applicazione però sorgono i
‘imiti non solo per ragioni pratiche finanziarie, ma anche pel concetto che ispira la
disposizione innovativa.
La legge ammette la possibilità di considerare pure in quei progetti gli even-‘uali
 lavori per raccogliere le acque. Queste espressioni inducono a ritenere che
nelle condizioni attuali per necessità di cose, di funzioni statali, e di mezzi, il fine
orincipale dei progetti rimanga alla sistemazione dei corsi d’acqua come esigenza
“ondamentale di difesa, e sia serbato all’utilizzazione agricola e industriale — per
quanto in sè essenziali all’economia nazionale — solo un posto accessorio. |
Nel campo delle utilizzazioni può verificarsi che i lavori di sistemazione del
bacino possano adattarsi in modo da facilitare la raccolta delle acque da utilizzare
a scopi agricoli, industriali quando si aggiungano poi opere accessorie o complementari.
 È lipotesi fatta sotto altro aspetto della legge stessa all’art. 30, a proposito del-"allacciamento
 delle acque alte per la irrigazione dei terreni da bonificare ; ovvero, i
avori siano per natura tali da assicurare, nello stesso tempo, la sistemazione idraulica
 e la utilizzazione delle acque: ad esempio quando, in condizioni favorevoli, si
possa con dighe di sbarramento creare un bacino di raccolta di acque da erogare
gradatamente,
Nell’una e nell’altra ipotesi si dovrà sostenere una spesa maggiore, di quella
che strettamente sarebbe necessaria per il solo scopo di sistemazione idraulica :
perchè, se così non fosse, non sarebbe occorsa. una speciale disposizione di legge
per dare al Governo facoltà di provvedere. Ma deve sempre essere osservato il criterio
 della Arevalenza del fine.
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        Si tratta evidentemente di una questione di limiti e di apprezzamento, caso per
caso, non essendo possibile determinare a $riori, in massima, fino a che punto lo
Stato, in considerazione di notevoli vantaggi all’agricoltura ed all’industria, possa
addossarsi opere più estese e costose oltre quanto sia strettamente necessario per
la sistemazione di un bacino montano, per la difesa dei territori latistanti o del piano
o di altre opere pubbliche.
A. risolvere la questione nei casi più dubbio per incertezza di criteri, e sopra
‘utto per soverchio aggravio che deriverebbe allo Stato dal soddisfare anche al
‘ine accessorio, possono valere condizioni particolari : come ad esempio il concorso
di enti e di proprietari interessati che annulli o diminuisca sensibilmente la spesa
che si richiede per conseguire la finalità accessoria (4).
Indubbiamente però nella politica delle acque i provvedimenti intorno alla for
mazione dei serbatoi di ritenuta, oltre che rappresentare un passo notevole della legislazione
 nel seguire uno dei più interessanti sforzi dell'ingegneria moderna, rispondono
ad una sentita necessità dell’industria. Dove mancano laghi naturali montani o i
aaturali serbatoi di acque, quali i ghiacciai, ed i fiumi alternano il loro regime di
piene improvvise e brevi con lunghi periodi di siccità o di magra di nessun’ pro-‘itto,
 o dove l’uomo ha tratto già partito, in condizioni più facili, dei salti naturali nei
fiumi, 1à i bacini artificiali offrono un nuovo e più vasto campo alla speculazione ed
alle industrie.
Se ne può ottenere facilità di irrigazione, sviluppo di pascoli, di colture. e
grande produzione di energia elettrica.
Non minori sono i vantaggi nel risolvere il problema delle sistemazioni e delle
’onifiche del piano. Reso regolare il deflusso dei fiumi, soppresse le piene violente,
impediti gli scoscendimenti e le frane, i grandiosi serbatoi esimeranno dal provvedere
n ridurranno a misura più modesta le opere di correzione dell’alveo dei torrenti
‘briglie, dighe longitudinali), di arginamento, di bonifica nel piano.
Allo Stato, dopo che con la recente legge ha assunto la sistemazione dei bacini
montani, può convenire entro certe condizioni e nei limiti sopra accennati, di costruire
invece o insieme con opere di difesa e forestali, serbatoi utilissimi ai servizi pubblici,
‘onte di reddito che in parte può compensare le spese per riordinare il regime
draulico.
Non sono però da tacere gli ostacoli che si frappongono a questo. primo espe-:imento
 di creazione di un demanio idro-elettrico. La disposizione ancora timida e
imitativa della legge (art. 7) parrebbe quasi un'affermazione di principio, un prososito,
 piuttosto che la base di un vasto programma pel quale, conviene riconocere,
 occorrerebbero mezzi molto superiori alla potenzialità del bilancio nazionale.
impari tuttora a sopperire alle enormi spese richieste dalle sole difese idrauliche.
Per queste considerazioni, e poichè d’altronde un felice risveglio di iniziative
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        - 316 —-private

 sì presenta ad assumere imprese tecnicamente e finanziariamente così ardue
converrà, quando sia possibile, fare per ora largo affidamento sulla libera industria,
riservando in tal caso allo Stato una funzione di ausilio che appare pienamente giustificata
 quando si rifletta che, se talora il costo della produzione dell’energia e il
‘imite dei redditi industriali non potrebbero consentire, senza aiuto dell’Erario, la
costruzione di opere così imponenti, d’altra parte può convenire allo Stato di prescrivere
 che a serbatoi studiati a scopo industriale siano date maggiori dimensioni
per conseguire ad un tempo la sistemazione di un bacino montano ; e in altri casi
l’aiuto dello Stato può rappresentare l'effettivo risparmio che realizzerà nel provve:
lere alle opere di sistemazione del corso montano, vallivo, e di bonifica.
Varie possono essere le forme di sovvenzione dello Stato : o sotto forma di esenont
 fiscali, o di concorso con somme determinate, o con speciali concessioni di opere
pubbliche che sieno strettamente connesse alla formazione del lago artificiale e all’e
sercizio dell’industria inerente, o infine con la facoltà di espropriare i terreni soggetti
ad irrigazione quando i proprietari rifiutino di acquistare l’acqua, e nei limiti che
dal piano finanziario risulti necessario per colmare lo sbilancio dell’impresa.
A. questi criteri è ispirato il progetto di legge presentato dai ministri Sacchi,
Nitti, Tedesco e Facta il 5 marzo 1912, n. 1051, alla Camera dei Deputati per agevolare
 la costruzione dei serbatoi e laghi artificiali,
La novità della materia ne fece protrarre l’esame, e la provvida concezione
avrebbe ancora vagato a lungo nel campo dei desideri e delle proposte, se ardite e
geniali iniziative private non avessero affrettato un primo particolare esperimento
attuato con la legge 11 luglio 1913. n.985, &amp;lt; provvedimenti relativi alla costruzione
di serbatoi e laghi sul Tirso e sui fiumi silani ».
AI disegno di legge diedero causa varie domande di derivazione (5 e 7); quella
fra esse che, alla data della proposta della legge (maggio 191 3) e alla sua approvazione,
 offriva maggiore utilizzazione di acque e più largo rendimento di produzione
di energia elettrica, e costituiva il massimo sforzo della tecnica (6); fu tenuta presente
 nelle relazioni del Governo, nella discussione alla Camera e al Senato come
unto di riferimento.
La legge però autorizza il Governo a dare la concessione con preferenza alla
domanda che presenti migliore e $tù vasta utilizzazione per nroduzione di energia
2lettrica e per irrigazione.
Trattasi in sostanza di utilizzare le acque del Neto e dei suoi affluenti di destra
 Arvo e Ampollino scorrenti questi ultimi, in direzione da occidente ad oriente,
in due valli parallele, pianeggianti dell’altipiano silano alla quota media di m. 1200
sul mare, sede manifesta di antichi laghi.
La conformazione del massiccio montuoso che, verso la confluenza dei tributari
di destra nel Neto, presenta pendici dirupate con dislivelli di oltre 1000 metri fra il
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        ciglio superiore e il piano sottoposto, si presta mirabilmente alla costruzione di opere
per ricavare dal salto un elemento straordinario di produzione di energia elettrica.
Il regime torrentizio di quei fiumi, variabili da poche centinaia di litri a parecchie
 migliaia di mc. al 1”, non può essere messo a partito che ripristinando con
sbarramenti artificiali gli antichi laghi: come è proposto pel Neto (diga di m. 62)
presso S. Giovanni in Fiore, nell’Arvo e nell’Ampollino, rispettivamente alle strette
lella Nocella (diga di m. 40) e di Trepidò (diga di m. 29).
Si possono così ottenere i tre serbatoi nell’Arvo, nell’Ampollino e nel Neto,
capaci rispettivamente di 157, 61 e 17 milioni di metri cubi: in uno, mc. 235.000.000.
[Il bacino imbrifero di km. quadrati 400 permette di utilizzare una portata con-:inua,
 costante di mc. 15 al 1”, che si potrebbe ottenere con opportuna erogazione
coordinata delle acque dei tre bacini. Quello del Neto fornirebbe col deflusso ordinario
 e con la riserva delle piene la quantità media occorrente : il bacino dell’Arvo,
comunicante per cunicolo in galleria con quello dell’Ampollino, dal quale si erogherebbe
 l’acqua dei due laghi, sopperirebbero in tempo di magra con le acque ordinarie
 e di piena immagazzinate, alla differenza necessaria per il volume continuo su
accennato. Se ne potrebbe ritrarre, con tre successive centrali elettriche, una potenza
 costante di HP. 170.000 nominali. Il costo totale delle opere, escluse le linee
2lettriche di distribuzione, ammonterebbe a 66 milioni di lire,
Tale ingente forza sarebbe distribuita in Calabria, in Basilicata, in Puglia, per
scopi industriali, di trazione, di illuminazione pubblica e privata, e per sopraelevare
numerose sorgenti litoranee delle Puglie da adibire ad irrigazione di terreni aridi.
La portata dei fiumi suddetti, dopo la creazione della energia, restituita al corso
naturale ad una distanza di 30 km. dal mare, potrà essere utilizzata per irrigare
ro mila ettari nella pianura cotronese.
La regolazione del deflusso, eliminando le grandi piene, varrà a facilitare ed a
rendere più economici i lavori di arginatura e di bonifica della bassa valle del Neto.
Tl favore col quale le popolazioni più interessate della provincia di Catanzaro
affrettarono e seguirono l’approvazione del progetto di legge dimostra quanto le
proposte sieno apprezzate e quanta speranza si raccolga su di esse.
TI completamento e l'ampliamento del porto di Cotrone, ora in corso, costituirà
una base di scambio provvidenziale per i prodotti delle industrie che in opifici da
‘mpiantare in quella zona litoranea, si potranno ottenere con l'impiego dell’energia
slettrica dei laghi silani.
Del resto per la Sila come per altri grandi bacini di Calabria non sono mancate
 altre proposte di vasti impianti sulle quali si è esperita la istruttoria dell’art.
240 del regolamento 24 dicembre 10906 (7).
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        —- 318 —

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Elenchi di acque pubbliche approvati per la provincia di Catanzaro con R. Decreto 29 novembre
 1903, di Cosenza con R. Decreto 16 aprile 1905, di Reggio Calabria con R. Decreto 13 novembre
 1902. Elenco o catasto delle derivazioni delle acque pubbliche per la provincia di Cosenza
2pprovato il 26 luglio 1911 e Pubblicato nel corso del 1902 ; in formazione nelle Provincie di Catanzaro
e Reggio Calabria.
(2) Cfr. art. 4, n. 3, capoverso della citata legge sul Tirso e sui fiumi silani.
(3) Ad esempio nel testo unico 10 novembre 1907, n. 844, sulla Sardegna,
(4) Cfr. parere del Cons, di Stato 11 luglio 1913, n, 1180, sez. IL
(5) Sono enumerate nell’elenco di cui al n. 7.
(6) Domanda 3 maggio 1911 della Società anonima delle forze idrauliche della Sila, su progetto
31 gennaio 1911 dell’ing. Angelo Omodeo.
(7) Le domande di derivazioni presentate nelle tre Provincie sono indicate nei tre prospetti che
‘Eguono queste note,
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        da
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Domande di derivazioni di acque pubbliche in Calabria sottoposte ad istruttoria.
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PRINCIPALE

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Produzione di
energia elettr.:
‘nolino, opifici,
illuminazione.
Energia elettr.
Energia elettr.

rati

Arente

Rose

‘ante Genile,
 Bruno
ranc. &amp;amp; C.
Quintieri
fiovanni

5-11-1912
72-12-1907

0,360
0.300

192

rati

Cardone

ìpezzano
Pieralon

rati

Cardone
a Fiumicello

Spezzano
Piccolo e
erraPedace

Arnoni
l'ommaso

30-4-1910

0.300

Energia elettr.

“enti

Zinnante
Antonio

10-5-1912

|

O2

Molino elet-“rico,
 stabilimento
 lavora
zione del legno.

“rati

Argentina

Montalto
[Jffuso

Corvino
Luigi

garage

}_ 125

Impianto
ndustriale.

“rati

Wuccone

“ontrada
Forge di
D'acrita

Ruffolo
SPAM Pao

1-5-1908
RA. 100N82

310
0”

} 27.700

Energia elettr.
per trazione,
industrie,
Illuminazione,

ar

* suoi tributari
n provincia di
Cosenza

\NNOTA-ZIONI


Laghi artiiciali
 coortinati.


Vei comuni
li Rossano,
Cropalati,
Paludi.

Lago artific
alla quota di
m. 1100 sul
mare. Diga
di metri 40
apacità mc.
24 500 000.

Per unicità
ji materia si
imanda all’elenco
 di |
Catanzaro.
        <pb n="390" />
        — 320 -

PROVINCIA DI CATANZARO

BACINO
PRINCIPALE

Alaca

1ncinale

Ancinale

Crocchia

facina

Tacina

Neto

CORSO
DAL QUALE
SI DERIVA

TERRI-TORIO


S. Sostene

Garusi

Serra
S$. Bruno

Ancinale

Serra
SS. Bruno

Bosco del
Gariglione
(Sila)

Soleo, Miglia-"ite,
 Cropa, Tuvolo
 (tronchi di
rigine del Taina),
 e Tacina.

Petilia
’olicastro

Cotronei

Soleo

Petilia
Policastro

Ampollino

3. Giovanni
in Fiore

(A valle della
confluenza con
l’Arvo).
Ampollino I
{ramo d’origine
detto Ciricilla). '
Arvo Ampollino|{S. Giovanni
e Neto. in Fiore
Arvo Ampollinol!
a Neto.

Arvo Ampollinoli
e Neto.

Ampollino
‘propriamente
l’altro ramo
d'origine detto
Verberano), |

Taverna

DOMANDA

Nome | Data

‘Fenzi Fenzo| 1-5-1913
24-5-1905

Amato
Salvatore

Holtmann
Roberto

19-7-1904

Società |,
forestale
del
‘rariglione

15-8-1909

Ruffolo
Arancesco

11-5-1908
I4-1-1908

detto

Municipio
omonimo

11-11-1912

Soc. Indust.|
Silana :
ng. Ugolini]
e Modugno
Levi
Clemente

| 3-1-1905

19-8.1906

Gabriele |
Gagliardi

8-7-1907
1-9-1907

Ruffolo | 11-5-1908
Francesco

Omodeo
Angelo

28-2-1906
9-5-1905
1-2-1908
A-8.1908

Società An.
der le forze
idrauliche
lella Sila:
2rogetto
Imodeo
Angelo

23.5.1911

Billotti
Salvatore

13-6-1912

su
o Il
son
Pi
SANE
PS
mo
O
mM

0,200
0,150 ||

0.190 Il

0.200

1000

000

).100

Il

Salto
di
metri

565
2,15

85 Il

493
147

700 |

39 |

1000

a
zx
Sa

1506

20

200

24,000

93235

143723

20820}

90267

170000

0

IMPIEGO

Energia elettr,
Segheria elettr,

Energia elettr,
per illumina.
zione ed usi
industriali.

Funziona.
mento di canale
 artificiale
per fiuitazione
di legname,
L’acqua di
resa è adibita
a produzione di
energia elettr.

Trazione, im.
pianti industriali,
 irrigazione
 in provincie
 di Co.
senza e Catanzaro,


Illuminazior e
elettrica
#* molino.

Trazicne elettrica
 per futura
ferrovia Silana.

Irrigazione in
territorio
di Taverna.

Trazione,
iliuminazione,
industrie,

Trazione,
illuminazione,
industrie,

Segheria
elettrica.

ANNOTA.

ZIONI

1° bacino di
Ì raccolta a
, m. 1400 sul
mare:
)eapagità me.
7,700,000.
20 bacino
di raccolta |
. diga m. 30,
capacità mc.
1 14,000,000

Prov. di
Cosenza

7entrale elet.
a Garelli
(Cosenza)
’rovincia di
Catanzaro

Provincia di
Cosenza.
Lago artific.
Provincia di
Cosenza.
Laghi artific

Provincia di
Cosenza. 3
laghi artific.
“apaci di 157
6l e 17 milioni
 di mc.

| Provincia di
Catanzaro

11
        <pb n="391" />
        PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA

BACINO
PRINCIPALE

Patrace

Mesima

Catona

3jallico

Fiumara di Melito!
a Tuccio

“iumara di
Siderno

CORSO
AL QUALE
SI DERIVA

Tasì affluente del
uverso tribuirio
 del Petrace'

Vacì

darvi

Pietragrande
2’ Pedalacco

detto
Marro

Boscaino
+ Calabrò

letto

Juverso

Porcello

Vina o
Acauadivina

Rormarna

aridi affluente
le] Calcinara
‘fluente del
\Varepotamo

Zatona-Serra
PRnlanm

Novito
} Azniaro

FERRIrORIO


Varapodio
1 contrada
lanalello-Zorcella,


Zontrada
Cifula

Molochio

Scido

Varapodio

3. Cristina
1’ Aspromonte


Cosoleto

M'raesilicon

ralatro

Soriano
“alabro

Laranadi

Zacealadi

Siderno

DOMANDA

Nome | Data

Zehender
Rodolfo

14-9-1903
20-5.-1911

Cutrì
riuseppe

10-3-1911
2.6-1911

Padovano
Antonino

466-1600414

Scutellà

Furci

.1-7-1910

Rossi Nicola

20-12-1905

Frisina
Pasquale

20-14.1911

Spadaro
Silvio

45-5-1911

Vocisano
iovarnni

30.-3-1911

Buda }
“armelo

9.9.1912

Municipio
di Palmi

l4-4-1912 |!

Albonico
3enedetto
RC

| 2-1908

Municipio
&amp;gt;Smonima

10-2-1910
1.11-1912

Consorzio
rriguo del
Fatona

1910

Pellicano
I uciano

29-11-1910 |

Griso
3aetano

27.11-1910 |

onsorzio
irriguo
“uccio di
Bapaladi

5-7-1912
28.11.1912

Colaciuri
Vincenzo

24-12-1912 |

E
=
ds
SN
o
SE
- &amp;amp;

0,200 |!

1160 1l

0,060

0,118
00322

i). 200

0 150

0.150

0.019 |!

d_40N0

0,080
ANA

0030 ll

0.150

A
Z
3

Salto
di 1]
metri ‘

2300

590

[9.70

an ||

a]
-
pi
2a
pi
A

12

2%

IMPIEGO

Ifficina elettrica
per illuminaz,
e trazione

Molino per cecali
 e oleificio

Pi

Fe]

Oleificio e
irrigazione,
Per oleificio.

Per azionare
leificio e per
irrigazione.

Provvista d’acua
 potabile per
i comuni di
Palmi,
Melicuccà e
Seminara,
Per oleificio.

Per illuminaz.
e lavaggio
delle fogne.

Irrigazione.

MA

A

Illuminazione ed
energia elettr,

ANNOTA.

ZIONI

Raccolta |
lelle acque
sub-alvee.
ld.

Derivazione |
per 18 ore
consecutive
gni 5 giorni
lal10 maggio
11 31 ottohre

‘er 6 mesi.
Per altri 6 |
mesi.
        <pb n="392" />
        CAPO VIII.

LE CONDUTTURE DI ACQUE POTABILI

Anche in questa categoria di opere pubbliche la legge speciale per la Calabria
‘u ispirata a criteri di notevole favore rispetto alla legge comune (1) che aveva
autorizzato il Governo a concedere (2) ai Comuni del Regno il concorso dello Stato
alla spesa per la provvista di acque potabili, limitandolo però ad una quota d’interesse
 annuo non superiore all’1.50 %, in relazione all’ammontare dei mutui contratti
è da estinguere pel resto dai Comuni stessi a loro carico.
La legge per la Calabria 25 giugno. 1906, n. 255 (art. 42), e l’altra o luglio 1908.
n. 445 (art. 41 a 44), distinsero i Comuni in #e gruppi :
'‘° - quelli che iniziavano e completavano i lavori entro dieci anni dalla pubblicazione
 della legge (3) (art. 42, secondo comma, legge 1905 e ultimo comma dell’articolo
 41 legge 1908), contraendo mutui a questo scopo ; 2° - quelli che alla data
lella pubblicazione della legge 1906 avevano contratto mutui per condutture di
acque potabili, i lavori delle quali fossero in corso alla data di pubblicazione della
legge; 3° - quelli che avevano eseguito condutture anteriormente alla pubblicazione
della legge, ma a quella data (27 giugno 1006) non avevano ancora estinte le Dassi-7ità
 contratte per dette opere,
Ai Comuni del 1° 7ruppo la legge concesse (4) un sussidio pari alla metà degli
interessi e della quota d’ammortamento sui mutui contratti (o da contrarre) a questo
Scopo,
Il beneficio del concorso dello Stato non si limita alle opere di un primo impianto,
 ma si può estendere anche a maggiori e nuovi lavori, purchè indispensabili
ser il compimento dell’opera, o pel suo notevole miglioramento o. per riparazioni
a danni di forza maggiore (5).
Il concorso viene pagato al Comune qualora esso abbia già contratto e garantito
per intero la estinzione del mutuo all’Istituto mutuante (Cassa Depositi e Prestiti) :
        <pb n="393" />
        224

invece va pagato a questa se il Comune abbia garantito solo la metà delle quote
d’ammortamento — compresi gli interessi — a suo carico.
Il concorso stesso è commisurato a dette quote in un periodo non inferiore a
35 anni estensibile ad un massimo di 50, quando sia assolutamente necessario per
e condizioni economiche del Comune (6).

Nell’applicazione della legge per la Calabria furono affermate le massime che:
a) essendo la materia dei sussidi per acquedotti comunali regolata da leggi
speciali, non si potessero mai invocare sussidi per disposizioni generali in materia di
opere pubbliche (art. 321 legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F);
è) non fosse da ammettere cumulo di sussidi per la stessa opera; ad esempio:
in applicazione della legge comune e di quella per la Calabria ; se però il Cemune
già ne avesse ottenuto uno dal Ministero dell’ Interno, o doveva rinunciarvi per conseguire
 l’altro più vantaggioso a’ termini dell’art. 42 della legge 1906, o dal sussidio,
che si elargiva in applicazione di questa, doveva detrarsi una parte corrispondente
al sussidio già concesso dal Ministero dell’Interno pel mutuo in corso di estinzione.
Questo criterio però è ora mutato ‘dalla ultima legge 25 giugno 1911, n. 586, che
ner i Comuni di Calabria (ed ugualmente per quelli di Basilicata e Sardegna) ha
ammesso che possano valersi del concorso dello Stato consentito dalla legge speciale
25 giugno 1906 per la metà delle quote d’ammortamento (capitali ed interessi), e
sontemporaneamente dell’altro concorso dello. Stato in una parte o per tutto l’ammontare
 degli interessi d’estinzione sull’altra metà della quota d’ammortamento del
nutuo a loro carico {7);
c) fossero da escludere dal concorso dallo Stato le spese eccessive rispetto alla
potenzialità finanziaria, all’importanza del Comune, o eccedenti lo scopo vero e
proprio della provvista di acqua potabile, pur tenendo conto di prevedibili aumenti
della popolazione, come se il Comune si proponesse fornirsi di una quantità d’acqua
superiore a quella media per abitante in uso nelle città e negli abitati di pari importanza,
 secondo i moderni dettami dell’igiene, o per scopi estranei alla potabilità
(ad esempio per produzione di energia elettrica, per forza motrice od altro impiego),
o preventivasse opere che pure non si possono comprendere nello scopo essenziale
della alimentazione idrica, come la costruzione di lavatoi pubblici, la distribuzione
di acqua a domicilio, serbatoi e fontane ispirate a concetti architettonici o di lusso,
fognature ecc.
Invece sono state sempre ammesse al beneficio del concorso tutte quelle categorie
 di lavori che rispondono alla completa utilizzazione di un acquedotto civico :
così un congruo numero di fontane e fontanine pubbliche in tutte le località di un
abitato, nelle frazioni, o gruppi di case, per rendere assolutamente facile agli abitanti
 l’uso dell’acqua. un numero sufficiente di abbeveratoi per gli animali, e bocche
        <pb n="394" />
        - 327 —

di erogazione opportunamente distribuite per la estinzione di incendi e per Pinaffiamento.

Ai Comuni del 2° gruppo la legge (art. 41 legge g luglio 1908) concesse il bene-“icio
 del concorso dello Stato con gli stessi criteri che a quelle del 1° gruppo, ma
limitandolo alle annualità dei mutui suddetti non ancora pagate a tutto il 1906.
Per la concessione del concorso indistintamente ai Comuni del 1° e del 2° gruppo
il regolamento 24 dicembre 1906, n. 670, art. 134 e 135, stabilisce le norme per
ina istruttoria completa intesa a garentire col controllo dei tecnici dello Stato, delle
autorità tutorie e sanitarie, dell’ Istituto mutuante (Cassa Depositi e Prestiti) ed in-‘ine
 dell’autorità governativa che deve emanare il provvedimento di concessione del
sussidio, la bontà tecnica delle opere, la igienicità dell’acqua, la regolata amministrazione
 delle finanze comunali, la certezza che il Comune, disponendo dei mezzi
necessari, possa dare ad essi utile e definitivo impiego in modo da uscire dalla impresa
 con un acquedotto compiuto, e così assicurare lo Stato che la finalità per la
quale ha voluto assumere l’aggravio del concorso sia raggiunta.
La emanazione del provvedimento di concessione rende possibile al Comune di
contrarre il mutuo con l’Istituto mutuante ed ottenerne la somministrazione in prosorzione
 del progresso dei lavori.
La restituzione delle somme mutuate ha luogo a cominciare dal 1° gennaio successivo
 alla prima somministrazione : vi provvedono Comune e Governo, ciascuno per
la parte a suo carico, secondo un piano provvisorio di ammortamento che avrà poi
assetto definitivo quando, compiuti e collaudati i lavori e stabilito il costo definitivo
dell’opera e della somma zecessaria, è possibile con altro provvedimento della stessa
natura di quello che concesse il sussidio, stabilire con certezza sull’importo della
somma mutuata quello del concorso governativo (8).
Per i Comuni che non compiano i lavori entro il termine di 10 anni (g) è comminata
 la decadenza del concorso dello Stato che, diffidatone l’Istituto mutuante,
non sarà più tenuto a corrisponderlo per le somme nor ancora somministrate.

L’art. 42 della legge 25 giugno 1906 assegnava un fondo dî 5 milioni, dei quali
1 per sopperire alle spese dipendenti dei concorsi ai Comuni che sono stati considerati
 nel 1° e nel 2° gruppo, e l’altro per i Comuni del 3° gruppo. Il fondo di
1 milioni risultò presto insufficiente a far fronte a tutte le richieste di concorso,
essendo moltissimi i Comuni di Calabria bisognosi di acqua potabile. La legge all’art.
 30 non aveva posto limitazioni, ed il costo dei progetti presentati, anche limitato
 allo stretto necessario, riusciva quasi sempre assai ragguardevole, o per la
distanza delle sorgenti che è possibile allacciare, o per importanza di opere della
condotta a causa del percorso montuoso, dell'incontro di burroni e di frane le quali
devono essere evitate con tracciati anche più lunghi, o se è inevitabile traversarle,
munire la condotta con opere di rinforzo o di protezione sempre costose.
        <pb n="395" />
        226 -

Si preferì perciò sostituire il fondo fisso ed invariabile di 4 milioni con appo»
sito stanziamento annuo da stabilire secondo il bisogno, sempre nel bilancio dei Lavori
 Pubblici: salvi gli impegni già assunti (art. 43 e 44 della legge 9 luglio 1908.
n. 445).
Da ultimo la legge citata 25 giugno Igrr, n. 586, passava gli stanziamenti annui
dal bilancio dei Lavori Pubblici a quello dell’ Interno a decorrere dal 1° luglio 1911,
rimanendo perciò trasferita anche la competenza dei provvedimenti amministrativi
a quella Amministrazione.
Durante la gestione del Ministero dei Lavori Pubblici, cioè a tutto il 30 giugno
‘911, fu concesso il concorso a 39 Comuni del 1° e del 2° gruppo (10).
A. quell’epoca erano anche in corso pratiche di istruttoria per la concessione
del sussidio ad altri 30 Comuni (11).

Ai Comuni (3° sruppo) che avevano eseguite condutture di acqua potabile prima
della pubblicazione della legge, ma a quell’epoca non avevano ancora estinte le passività,
 non parve giusto negare un aiuto, A parte l’ipotesi che ad essi fosse necessario
 in seguito, nei termini della legge (10 anni), di completare o ampliare o restaurare
 gli acquedotti esistenti, nel qual caso la loro condizione rientrerebbe nell’ipotesi
 del 1° gruppo, quanto alla conduttura esistente, se erano riusciti a compierla
 con ì mezzi ordinari al pari dei Comuni di altre regioni, prima e senza il sussidio
 della legge speciale, ciò non escludeva che per giungervi non avessero dovuto
sobbarcarsi a spese gravose rispetto alle stremate loro condizioni, analoghe del resto
a quelle degli altri Comuni che non avevano potuto o voluto dar prova di eguale
iniziativa.

Di ciò la prova migliore era nelle passività tuttora esistenti,
Temperamento fra uno stato di fatto che sconsigliava di riaprire gestioni di opere
già chiuse e bisogni soddisfatti, e uno spirito di equità nella distribuzione dei benedci,
 fu l’assegno di un milione da ripartire fra essi con dorme rimesse al regolamento
 (art. 42, ultimo comma, della legge 1906, con la limitazione di cui all’ultimo
comma dell’art. 42 della legge 9 luglio 1908, n. 445), che cioè il sussidio in nessun
caso fosse maggiore delle passività non ancora estinte.
Il regolamento 24 dicembre 1906 appunto stabilì termini, elementi di prova,
criteri (art. 132 e 133), e dopo matura istruttoria il Ministro dei Lavori Pubblici con
decreto 26 dicembre 1908 provvide al riparto del milione, proporzionalmente e secondo
 i criteri prestabiliti, fra i Comuni di Calabria che si trovavano nelle condizioni
 dovute.

L’art. 42 della legge 9 luglio 1908 aveva dato facoltà ai Comuni di destinare
il sussidio o alla estinzione delle passività contratte per i lavori in considerazione
dei quali avevano ottenuto il sussidio, ovvero alla esecuzione di altre opere pubboliche
 di riconosciuta utilità.
        <pb n="396" />
        — 327 —

Trattandosi di passività in corso di estinzione, poteva darsi il caso che le condizioni
 d’ammortamento fossero abbastanza convenienti e che al Comune riuscisse
5iù vantaggioso impiegare la somma ad altre opere delle quali avesse bisogno
argente.
Derciò il Ministero dei Lavori Pubblici nel portare a conoscenza dei Prefetti
delle tre Provincie. perchè ne dessero notizia ai Comuni, il risultato del riparto e le
somme a ciascuno assegnate, ebbe cura di dare istruzioni (circolare 15 febbraio
1909, n. 155) perchè i predetti enti deliberassero sull’impiego dei sussidi in un senso
o nell'altro, potendo — se preferissero la destinazione ad altra opera —- dimostrare
che essa rispondeva al requisito voluto dalla legge: opera pubblica di riconosciuta
atilità, avvertendo pure che in attesa della effettiva erogazione della spesa potevano
chiedere il deposito fruttifero del sussidio presso la Cassa Depositi e Prestiti, salvo
prelevarne tutto o a più riprese l’importo. secondo il bisogno dei pagamenti per lo
scopo preferito.
Vero è che poteva in altri casi convenire ai Comuni di valersi invece del sussidio
 per estinguere le passività contratte per le condutture eseguite : liberate così le
jelegazioni di imposta già vincolate a garanzia dei mutui in corso, avrebbero avuto
modo di rinvestirle in nuovi mutui a lungo periodo di ammortamento per provvedere
 ad opere di costo ben maggiore di quelle che avrebbero potuto eseguire col
sussidio in contanti.
Perciò nel regolamento provvisorio 6 ottobre 1912, 7%. 1306, per l’applicazione
della legge 25 giugno 1911 (art. 16), si prescrisse che, ove nel termine di 6 mesi
dalla sua pubblicazione (28 dicembre 1912), i Comuni non avessero deliberato sulla
jestinazione dei sussidi di cui trattasi, a termini della legge 9 luglio 1908 (art. 42),
l’ammontare dei medesimi doveva esser versato nella Cassa Depositi e Prestiti o
nel conto corrente della Prefettura per essere destinati a cura del Prefetto ad estinzione
 totale o parziale dei mutui o delle altre passività incontrate per le opere
per cui quei sussidi erano stati concessi, fino alla concorrenza delle somme necessarie
 allo scopo, e per le somme eccedenti ad opere pubbliche di riconosciuta utilità.
 preferibilmente interessanti l’igiene.
Ventotto Comuni, sui settantasette beneficiati, non avevano ancora al 30 giuùgno
 1913, dopo cioè scaduto il termine di 6 mesi prefisso da quel regolamento,
23rovveduto a deliberare sulla destinazione del sussidio; taluno lo aveva fatto, ma
1ssolutamente senza seria dimostrazione. Fra essi parecchi ai quali spettavano somme
ragguardevoli. Si è dovuto perciò disporre il deposito dei sussidi a tutti gli effetti
del citato articolo 16 del regolamento 6 ottobre 1912.
Per gli altri 49 era stato provveduto al versamento © al pagamento diretto
delle somme a mano a mano che ne avevano fatta regolare e documentata richiesta.
Te destinazioni diverse dalla estinzione delle passività sono risultate per solito
        <pb n="397" />
        - 328 -

nell’impiego ad ulteriori opere di conduttura, o in fognature, o nell’adattamento di
cimiteri, o di strade, o nel riattamento di edifici pubblici, adibiti ad uso del Comune,
a sede del municipio, a scuola, od a locali di disinfezione.
Nell’elenco 3° sono indicate le somme assegnate nel riparto del milione e la
data del pagamento o deposito (12).

NOTE AL CAPITOLO.

(1)'iLa legge 13 luglic 1905, n. 399, contemplava Comuni fino a 60,000 abitanti; l’altra 17 luglio 1907
elevò il limite massimo a 100.000: limite che è stato mantenuto dall’ultima legge 25 giugno 1911, n, 586.
(2) Con R. Decreto promosso dal Ministero dell’Interno,
(3) La legge 25 giugno 1906, n. 255, fu pubblicata il 27 successivo nella Gazzetta ufficiale,
(4) Il sussidio andava concesso per R. D, su proposta del Ministero dei LL, PP. e del Tesoro
‘art. 135 del regolamento 24 dicembre 1906, n. 6790).
(5) Cfr. per analogia art, 19 della legge 9 luglio 1908, n. 445, e 10 del regolamento provvisorio del
Ministero dell’Interno approvato con decreto reale 6 ottobre 1912, n. 1036,
(6) Art. 43 della legge 9 luglio 1908 e art. 1 della legge 25 giugno 1911, n. 586.
(7) Articoli 2 e 13 della legge 15 giugno 1911.
(8) Art. 137 del regolamento 24 dicembre 1906, n. 670, e 9 del regolamento provvisorio del Ministero
 dell’Interno 6 ottobre 1912, n. 1306,
(9) Art. 138 del regolamento 24 dicembre 1906: 11 del regolamento 6 ottobre 1912.
(10) Veggasi a pagina seguente l’ &amp;lt; Elenco dei Comuni ai quali al 30 giugno 1911 era stato conesso
 il concorso dello Stato &amp;gt;
        <pb n="398" />
        320.

10) Elenco 1. — Comuni ai quali al 30 giugno 1911 era stato concesso il concorso dello Stato sui mutui
per condutture di acqua potabile.
Provincia di Cosenza

CC Om une

Amendolara .

Ajeta . ., ae

Aiello è . .

Campana . . . -
Carolei a. e

Castrovillari . . ..

Diamante . . . .

Fiumefreddn .. . .

Francavilla Marittima

Fuscaldo . a es»

Longobardi , . .

Pedivigliano

Rogiano-Gravina . .

S. Benedetto Ullano

S, Giovanni in Fiore

Torano Castello , .. |

.mporto
lel mutuo)

_. 143 700 |

17.500 |

140.000

. 100.000 |

92.000 -

ì 119,600
125 000

ai.600 |

65,000 |
65.000

13.500 |

17 500 |

A1 000

418.900

} 1230 000

643 300

23414 000 |

&amp;gt; 85,000 |
214 500

Periodo |
di
immorramen
 to

Anni 50 |

2

n

=

33
24

Le

3a
AO !

i

£ 0/6 |

Concorso
dello Stato:
jJuota annua

LL, 32344 623

46° 20

3270,15

2678 86

2329.1414

2681,16
21558 238

2453. 84

(1305,07
(1159,43
1512. &amp;amp;82

629.54

1138 52

16430. 18

1135 82

2229,68

1473.3231

0947 11

1885,56
19092 51

Decreto Reale
di
concessione: data

dicembre 1910

20 ottobre 1910

? febbraio 1911

gennaio 1909

12 gennaio 1911

29 agosto 1908
25 giugno 1911

10 novembre 1910

2 ottobre 1910

7 febbraio 1909

} febbraio 1911

5 agosto 1907

!2 sennaiu 1911

29 agosto 1908

9 marzo 1911

13 sennaio 1910

19 febbrain 1911

Annotazioni

Per la frazione Praia ha
2oncorso anche al riparto
del milione. V. Elenco
IL

l’er la frazione Marina.
Ù. anche Elenco III.

Provincia di Catanzaro

Belcastro

Caccuri. sa rg

Catanzaro . .

i. 20.600

AN 500

22 190

Anre"

[358.03

162072

26400. 00

3 ottobre 1908

13 gennaio 1910

22 marzo 1903

Lavori complementari |
ill'acquedotto, — Per i
lavori principali eseguiti '
prima del 27 giugno 1906
sussidio sul milione, —
V. Elenco ILL. |
(segue) '
        <pb n="399" />
        330

COmune

Cotrone .

Crucoli

Cutro - +

Vonteleone Calabro

5. Mango d’Aquino , |

Spiliuga a...
i |
Tiriolo .

Periodo |
Importo | di
lel mutuo] ammor-:
tamento

2
pr
uv
L
+4

LL. 800,000 | Anni 30 |4°/g |

86.000

62,000

&amp;gt; 95 000

350 _ 000

11.600

40.000

60,300
97.900

}2
=)

Concorso
dello Stato:
quota annua

L. 14166,88

3 1867,29

1660 60

1700.8388

12801,31

210.73

931,00

a 1017,45
n 227863

Decreto reale
di
‘oncessione: data

| 15 Aprile 1909

17 maggio 1908

24 novembre 1907

1 agosto 1907

12 giugno 1910

17 maggio 1908

20 novembre 1907
24 novembre 1907

Annotazioni

Il concorso pel mutuo
di L. 86,000 fu revocato
con Decreto Reale 9 luzlio
 1911 per mancanza
dei requisiti ad ottenerlo
accertati dopo la concessione.


Provincia di Reggio Calabria

Bagnara . .

Cataforìlo . . .

Cannitello . ..

Miròpati. lee

Polistena . . . .

Roccella Ionica . .

S. Cristina d’ Aspromonte
 . . ..

3. Eufemia d’ Aspro-MOnte
 sia e e e a

S. Giorgio Morgeto

S. Loretzo as“ + ra:

S. Procopio . .

Stilo . .

Reggio Calabria . .

[.. 31.000

21.000

37 000

53.000

71,200
56.000

280,600 I
60.527 63

30 000 |

75 600 '

16.000

117.000

{i RON

18.000
46.900 |

Anni 34

I

35
32

i

50
An

TE

n

822,18

562 56

RAL.18

1028.43

ì 3254 67
+ 1500,16

6517,03
1408 15

609 70)

759 60

125 dA

2723,19

910,49

130,33
1256 30

27 febbraio 1903

30 maggio 1909

8 ottobre 1903

29 marzo 19083

31 agosto 190?

30 giugno 1907
3 agosto 1909

2} febhraio 1908

17 ottobre 1907

17 settembre 1908

gennaio 1909

2 febbraio 1908

27 febbraio 1908

24 marzo 1910

UV anche Elenco IL

L’acquedotto è stato costruito
 a spese dello Stato
dopo il terremoto 28 dicembre
 1908 con i fondi |
degli addizionali. — Spesa ,
circa LL 200.000.
        <pb n="400" />
        331

(11) Elenco Il — Comuni per i quali al 30 giugno 1911 era in corso la concessione del sussidio
per conduttura di acqua potabile.

Provincia di Cosenza

Mutuo | Periodo di | sa
Conmnnune ie Ì Tasso Annotazioni
richiesto ‘ammortamento

Belsito aa
Cariati . PENE NE
Cassano al Ionio

Castroregio . . . .
Marano Calabro .
Papasidero . . . +
Rogliano . . a
Rossano . a. ae
3. Dominica Talao .
5. Donato Ninea ,
S. Gineto . . . +
Se Soste n 2 e
Terranova di Sibari
Tortora . . . .
‘7erhbhicaro o

P

i 65,600
1 270,000
» 152,010
T. 48,000
lì a 53,000
&amp;gt;’ 41,200
236.000
34,000
90,040
20,000
27 400
50,100
1,000
59,010
35,000
89,000
92 00

Anni 35
A
sa

Ss

50
5
pa

10/,,

7. Elenco III.

Provincia di Catanzaro

3adolato . . .
lerenzia . +. a
talerna . a. a
"eroleto Antico .
Varcellinara
Nicastro.  . a.
Ricadi a
Sersale ,. . a. a a
Sorianello , . ,
Faverna O

196,400
75,600
6,300
17,000
12,200
1 700
‘0

216. 400

Anni

sa
35
35
35
30
e

4.25 0/0
1%

VV. Elenco IIL.

‘Provincia di Reggio Calabria

Brancaleone . PER sane ae A
allina .. a ;

[atrinoli e
Rizziconi a a
Sella sl

180,000
97,500
19_50N

Frazioni Ravagnese Inferio- |
re e 5. Gregorio, — V. an-"he
 Klenco IL.

|

Dopo il 30 giugno 1911 il Ministero dell’ Interno, subentrato nella gestione del servizio degli acquedotti,
 ha concesso durante l’esercizio finanziario 1911-12 sussidi ver i mutui sotto indicati ai seguenti
“omuni:

Provincia di Cosenza

COMUNE

$ Donato Ninea ..

MUTU”

T 60.000

Provincia di Catanzaro

asino... =“
Zropani . . a
“alerna , . a. e
Marcellinara  .
Platania

il

CU

1 75,000
78,000
» 66,000
» 42,000
30.000
        <pb n="401" />
        - Qe2

(12) Elenco II, — Comuni ai quali è stato concesso il sussidio dello Stato sulla somma di L. 1.000.000
per condutture di acqua potabile già costruite.

Provincia di Cosenza

Om une

! Sussidio Data dell’effettivo
ottenuto | pagamento o deposito

Acquappesa . . ..
Aieta aa

LL. 1,145,36
5.694,35

giugno 1913
aprile 1910

Amantea . .. PP
Aprigliano . . 1. aa A
Belvedere Marittimo ,. a...
Caloveto aa
Cassano al Ionio . .. ;
Cerchiara . aa Pi *
Cetraro se.
Corigliano Calabro se e»
Cosenza .. e “i
Firmo . ,. . e
Fuscaldo . ..
Lattarico a si è
Malito aa
Mormanno , . .
Driolo ,
Rende . 2 aa
Rose ..
5. Agata d’ Esaro .. . e
S. Pietro in Amantea PIPPE
S. Stefano di Rogliano .
3. Lucido.

7,417,85
850,60
9,938,90
1,380,43
7,686,90
2,964,95
7,941,00
12,081,40
151,678,45
3,683,55
9,141,08
6,450,63
1,581,60
11,650,00
3,377,05
1,311,57
10,635,30
1,400,00
1,746,30
1,541,80
}_618.30

agosto 1907
luglio 1910
marzo 1913
ottobre 1910
id. 1909
giugno 1913
aprile 1910
gennaio 1910
giugno 1913
febbraio 1910
gennaio 1910
id. 1910
id. 1909
id. 1910
id. 1910
ottobre 1911
giugno 1913
id. 1913
gennaio 1910
agosto 1909
ma2geio 1910

Annotazioni

Ha ottenuto anche il concorso
ser un mutuo. V. Elenco 1.

V. Elenco II

V. anche Elenco I.

Provincia di Catanzarc

Arena e » as a n
Briatico , A
Catanzaro . aaa aa
Francavilla Angitola . . ,. su.
Simigliano .. e
Limbàdi 2. A
Maida a
Mileto: x n iu SEE SR E
Nicotera . . . . ie e E n RE SE a
Nicastro aaa a
Petilia Policastro . .
Petrizzi , ca...
Pizzo sa e sir ai Pi RR Ea
Pizzoni aaa
Ricadi (Borgata! 5. Domenica) ....

L. 3,395,64
&amp;gt; 1,650,35
1 356.429,17

3,263,22
3,684,50
1,553,34
10,316,77
2,793,95
4,345,55
16,514,18
| 14,466,10
1,003,30
3,500,00
801,12
944.62

aprile 1912
giugno 1913
id. 1909

id. 1913
marzo 1911
giugno 1913
marzo 1912
giugno 1913
id. 1913
marzo 1910
gennaio 1910
giugno 1912
id. 1909
dicembre 1911
giugno 1912

Acquedotto del capoluogo. Pel
mutuo sussidiato efr- Flencan T

V_ Elenco Il.

(Sette)
        <pb n="402" />
        - 333

L'OMA LI The

Sambiase . si ss e e a e e
S. Severina . a
35. Vito sul Ionio . .
Settingiano . . . .
Sorbo $. Basile . .
Soriano Calabro .
Tropea suse e «
Vallelonga . . a.
Vazzano .. . ..

Sussidio
ottenuto

. 18,806,68
1,200,00
1,017,50
803,07
1,203,45
3,223,75
972,15
i,880,32
| 259 00

Data dell’effettivo
pagamento o deposito

dicembre 1911
ottobre 1912
“ebbraio 1911
giugno 1912
febbraio 1913
aprile 1911
giugno 1913
febbraio 1912
avrile 1912

|

Annotazioni

Provincia di Reggio Calabria

Anoia . . a
Antonimina . .
Ardore . ..
Bianconovo . . . .
Campo Calabro . va è
Carida ae .
Cataforìo e frazione Mosòrrofa . . .
Caulonia . a è
Cinquefrondi .. . . . . -
Cosoleto rue e a a n FE a E
Delianova . a. ’ mie a
Gallina (capoluogo) . . - sea
Gerace Marina . . . E
Gioia Tauro se ie
Laureana di Borrello . . ig
Mammola . . e
Oppido Mamertina .. . . . 1 a. e -
Palmi » css a se e a “e a
Platt va è si Sa E E E de
Podargoni . . a. a ea e a
Radicena i e E PE E
Rosarno , aaa a aa
Seminara: see + è i vee i si O
S. Stefano d’Aspromonte . . . . . .
Siderno aa
Sinòpoli e
Terranova Sappo-Minulio . . . . . .
Varapodio . . A “i
Villa S. Giuseppe . a a e
Villa S.,. Giovanni . . . 2... 2... e

lia.

4,038,50
2,337,11
1,918,04
8,232,37
8,447 ,80
1,853,95
1,112,16
25,334,45
1,630,20
5,699,25
7,452,16
11,014,70
21,746,30
| 18,235,73
7,688, 15
7,116,45
5,930,00
1,3381,34
2,556,07
524,00
10,526,09
27,061,55
10,370,00
599,00
1 25,996,73
1,568,21
1,278,60
874,00
1,369,65
36.905.41

Ziugno 1913
ottobre 1913
giugno 1913
zennaio 1912
ziugno 1913
id. 1913
id. 1913
id. 1913
id. 1913
aprile 1910
giugno 1913
aprile 1910
1ovembre 1910
aprile 1910
id. 1913
ziugno 1913
id. 1913
id. 1910
agosto 1909
giugno 1913
marzo 1911
giugno 1913
id. 1913
nttobre 1909
agosto 1909
ziugno 1913
id. 1913
dd. 1913
id. 1913
dd. 1913

7 anche Elenco 1.

VU. anche Elenco 11.
        <pb n="403" />
        CAPO IX.

LE OPERE DI CONSOLIDAMENTO DI FRANE

In confronto delle leggi generali (1) che limitano il sussidio dello Stato da uno
a due terzi della spesa, ai Comuni — con popolazione inferiore a 15000 abitanti —,
she intendano eseguire opere a difesa degli abitati, città, borgate e frazioni, contro
ie frane e le corrosioni dei torrenti, la legge 25 giugno 1906, n. 255, adottò il provsedimento
 radicale di affidare la esecuzione dei lavori allo Stato, a tutto suo carico.
L'Amministrazione governativa non è autorizzata ad eseguire che il consolidamento
 degli abitati singolarmente designati dalla legge (2): per gli altri che ne
avessero eguale bisogno si deve invece attendere da nuova legge altra speciale autorizzazione.

Però è frequente il caso che le frane sieno determinate da corrosioni di torrenti,
 e che esse stesse abbiano effetti dannosi sul regime di quei corsi, ostruendone
l’alveo, deviandone le acque a danno delle proprietà, o facendo precipitare abbondante
 materiale che, trasportato al piano con le piene, devasta le colture, produce
‘mpaludamenti, danni ad abitati, a strade ordinarie, a ferrovie, porta disordine nel
regime delle spiaggie e, per riflesso, causa l’insabbiamento dei porti e delle rade.
Così si è potuto provvedere al consolidamento di alcuni abitati, pur 107 designati
dalle leggi, quando si è riconosciuto che il consolidamento coincideva e si risolveva
in sostanza in una vera e propria sistemazione idraulico-forestale dei corsi d’acqua
elencati nella tabella K annessa alla legge 25 giugno 1006. o interessanti bonifiche
autorizzate dalle varie leggi (3).
Certo in questi casi lo scopo fondamentale e principale che impronta le opere,
deve essere quello di sistemazione idraulico-forestale del corso d’acqua della quale,
»ccasionalmente, viene ad avvantaggiarsi la difesa dell’abitato. Diversamente se la
        <pb n="404" />
        3360 -

sistemazione del torrente non sia di per sè autorizzata dalla legge (cfr. art. 1 legge
‘3 luglio 1911, n. 774) e si tratti solo di venire in difesa di un abitato non compreso
nell’elenco, la figura e la competenza del provvedimento sarebbero diversi ; spetterebbe
 all’Amministrazione dell’Agricoltura Industria e Commercio, ma con maggiore
limitazione, perchè deve trattarsi in questo caso di soli lavori di rinsaldamento e di
rimboschimento di terreno in un bacino montano, e non di opere idraulico-forestali
in un corso d’acqua (art. 2 della citata legge 13 luglio 1911, n. 774).
Altri limiti che toccano la sostanza delle opere di consolidamento vero e proprio
si desumono dalla legge e dalla stessa finalità che determina l’intervento dello Stato.
L’art. 41 della legge 25 giugno 1906, n. 255, parla infatti di opere strettamente necessarie
 per il consolidamento delle frane minaccianti la sicurezza di abitati, Il Consiglio
 di Stato {4) circa i lavori per i quali ’Amministrazione può o no concedere il
sussidio governativo a Comuni (non sovvenuti da leggi speciali) che intendano difendere
 gli abitati a loro iniziativa e spesa, ha affermato i seguenti criteri, applicabili
evidentemente anche ai consolidamenti di Calabria per identità di materia: 1° i sussidi
 dell’Amministrazione dei Lavori Pubblici devono riguardare la difesa di un abitato
sotto l’aspetto tecnico, e cioè di quel complesso di edifici ed opere che lo costituiscono;
2° non sono a carico del Ministero dei Lavori Pubblici tutti gli altri rimedi per portare
 aiuti alla popolazione; ad esempio: la demolizione ed il puntellamento delle case
quando non facciano parte integrante di un progetto organico contro le frane, ma
si risolvano in un espediente necessario per la incolumità delle vite e delle proprietà
 : entrerebbero in questo caso nel novero dei provvedimenti contingibili ed urgenti
 di sicurezza pubblica (art. 151 della legge comunale e provinciale); 3° non è
consentito fra i provvedimenti di difesa vera e propria dell’abitato, comprendere la
fornitura di baracche per alloggio; 4° alla ricostruzione delle chiese, quale esigenza
spirituale della popolazione, devono provvedere le Amministrazioni competenti (Fondo
vel culto, Economato dei benefici vacanti).
Più particolarmente la legge g luglio 1908, n. 445, art. 64, confermando quanto
era stato disposto nell’art. 130 del regolamento 24 dicembre 19296 in esplicazione
dell’art. 41 della legge 25 giugno, ha stabilito che nelle opere di consolidamento non
potranno esser compresi i lavori per riparazione di fabbricati e di strade.
Per le opere di consolidamento, che si concretano in lavori di sistemazione
idraulica, concorrenti alla difesa dell’abitato, la spesa è ripartita per 5/; a carico
dello Stato ed Î/; a carico della Provincia; e le opere o parte di opere principalmente
 intese a difendere l’abitato, classificate in 5° categoria, Vanno consegnate
al Comune perchè le mantenga a sua cura col concorso dei proprietari e possessori
interessati {art. 10 del Testo Unico 25 luglio 1904, n. 523, e 22 della legge 13 luglio
911, n. 311): come del resto è stabilito anche per le opere di consolidamento vere
e proprie (art. 37 ultimo comma e art. 41 secondo comma della legge 25 giugno 1906).
        <pb n="405" />
        337

Il regolamento 24 dicembre 1906, n. 670 (art. 131 che si richiama agli art, 125
a 127) dà le norme pel collaudo delle opere, compresi i rimboschimenti: vi deve
intervenire un delegato del Comune per ricevere la consegna, richiedere eventualnente
 maggiori lavori o rimboschimenti, salvo il giudizio insindacabile del Ministero,
sentito il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (art. 126 del citato regolamento
 e art. 9 ultimo capoverso della legge 13 luglio 1911).
L'ordine per la esecuzione di questi lavori fu determinato, sentita la Commis.
missione centrale consultiva (5), seguendo il criterio di dar preferenza a quelli che
occorrono per preservare gli abitati da pericoli imminenti o prossimi (6).
La graduatoria ebbe forma definitiva nel piano regolatore finanziario del maggio
(910, nel quale la previsione del fabbisogno di spesa, per gli abitati designati nelle
-re provincie calabresi. ammontò a L. 8.534.000.

L’indole complessa di queste opere, ora nel corso di torrenti con briglie, soglie
ji correzione, repellenti e difese di sponda, ora di sostegno a declivi dirupati e
franosi ai piedi degli abitati, con manufatti di trattenuta, con poderosi muraglioni,
ra di demolizione di coste rocciose che incombono sul caseggiato, ora con canali
per raccolta delle acque superficiali, o sotterranei per allacciare le falde acquee ©
portarle a scaricare lontano, in luogo e modo innocuo alla consistenza del terreno,
‘mpongono studi pazienti, assaggi ed esperienze sul sottosuolo.
Perciò, in massima, non conviene dar mano a progetti estesi e complessi, nel
proposito di affrontare in una sola volta, pretendendo di risolverle, condizioni naturali
 non bene valutabili che circostanze imprevedute possono cambiare sostanzialmente
 in breve tempo.
È invece opportuno formulare, dopo attento esame, un piano di lavoro da
iniziare 1à dove la sicurezza degli abitati esiga intervento immediato, proseguendo
le opere gradatamente, con cautele secondo il bisogno e l’esperienza.
A raccogliere maggior profitto dai lavori giova anche, quando sia possibile, far
-oincidere o raggruppare quelli di categorie diverse, che però nella coordinazione
riescano uno di complemento all’altro: ad esempio la sistemazione idraulico-forestale
di un corso d’acqua con la difesa di abitati, di opere marittime. di ferrovie e di
strade.
Questo criterio è stato recentemente riaffermato nell’adunanza tenuta il 31
marzo 1913 tra funzionari amministrativi e tecnici del Ministero dei Lavori Pubblici
e dell’Agricoltura (7), come uno dei capisaldi del programma di sistemazione idraulico-forestale
 dei corsi d'acqua da sviluppare nel triennio 1913-915 da parte degli
uffici del Genio Civile e delle Ispezioni forestali, rispetto a quello generale tracciato
dalla legge 25 giugno 1906, n. 255 e da altre leggi, per la sistemazione dei fiumi
e torrenti a sè stante (tab. K) o connessa a bonifiche calabresi.
        <pb n="406" />
        338

ll rimboschimento riesce quasi sempre di efficace aiuto all’opera di trattennta,
quando le frane superficiali abbiano raggiunta la consistenza per permettere le
piantagioni. Spesso alle frane ai piedi dell’abitato contribuiscono il vagare | delle
acque pluviali, di rifiuto delle fontane o di fognature, la dispersione di quelle di
canali artificiali, la cultura a cereali, ad orti abbondantemente irrigati, che è assai
preferita in prossimità degli abitati, ma favorisce rapidamente lo sconvolgimento
4jel suolo. In molti di questi casi basta imporre il vincolo forestale che vieti le
-olture dannose, e promuova quelle adatte a consolidare il terreno. -
Se il rimboschimento è di poca estensione, e al personale forestale riesca maagevole
 attendervi, perchè assorbito in opere lontane e di maggior importanza, si è
convenuto che il Genio Civile lo proponga e lo faccia eseguire colle altre opere di
propria competenza, a mezzo di operai abili messi a disposizione dalla Ispezione
“orestale, o anche affidandolo ad idonei assuntori (8).
Se invece abbia importanza tale da richiedere l’opera specializzata del corpo
‘orestale, occorrerà, — come si pratica per le sistemazioni dei corsi d’acqua, —
she, con indagine preliminare, i tecnici del Genio Civile e forestali esaminino la
località, e con verbale stabiliscano le rispettive competenze (9), per sviluppare in
base ad esse i progetti di massima con la graduatoria dei lavori per gruppi, se
debbano essere attuati successivamente, o redigere senz'altro i progetti esecutivi,
se il consolidamento possa essere in una sola volta intrapreso e compiuto.
Le opere di consolidamento di frane al 30 giugno 1913 (10) non hanno raggiunto
 lo sviluppo che si poteva desiderare per quanto i lavori compiuti siano
tutt’altro che trascurabili.
Alle difficoltà di indole generale si aggiungono le difficoità proprie di questo
genere di lavori : quella di determinare con sicurezza le cause delle frane e la scelta
dei rimedi più adatti.
In parecchi Comuni delle provincie di Catanzaro, di Cosenza e di Reggio Ca-‘abria
 le opere si sono limitate al consolidamento delle frane più minacciose : spesso
come prima parte di un programma più esteso da sviluppare. secondo i risultati
ottenuti.
1 progetti addizionali, piuttosto frequenti, sono stati per lo più richiesti da nesessità
 imprevedibili, accertate in corso d’opera, ad esempio : di approfondire, o dare
maggiori dimensioni e fondazioni ai manufatti, nella parte emergente, o di estenderli
vel progredire delle frane, o per ripararne i danni, e simili.
[ risultati ottenuti possono effettivamente ritenersi proporzionati alle opere esesuite.
 Molte temibili frane, infatti, sono state già arrestate e consolidate con opere
jefinitive che sono state consegnate alle Amministrazioni comunali per la manutenzione.
        <pb n="407" />
        339 —

NOTE AL CAPITOLO.

f1) Legge 7 luglio 1902, n, 304, art, 19; legge 30 giugno 1904, n, 293, art. 4,
(2) Cfr. tabella G annessa alla legge 25 giugno 1906, n. 255, e art. 38 della legge 9 luglio 1908,
1. 445. Circa la possibilità di sostituire al consolidamento il trasferimento di abitato, o viceversa, vegasi
 il seguente Capo X.
(3) Legge 22 marzo 1900, n, 195; 7 luglio 1902, n. 333; 25 giugno 1906, n. 235.
(4) Parere della Sezione II, 5 aprile 1907.
(5) Abolita dalla legge 9 luglio 1912, n. 801, art, 13.
(6) Art. 268 del regolamento 24 dicembre 1906, e art. 63 della legge 3 luglio 1918. n. 445.
17) Vedi Capo V sulle Sistemazioni idraulico-forestali.
(8) Verbale 31 marzo 1913 della adunanza su richiamata,
‘9) Art. 118 del regolamento 24 dicembre 1906. n. 674
        <pb n="408" />
        o

z

[LOCALITÀ

Sviluppo dei lavori di consolidamento di frane in provincie

INDICAZIONE DELLA FRANA

MODO DI CONSOLIDAMENTO

OPERE FORESTALI

NATURA

1 ESTENSIONE

OPERE MURARIE

di Cosenza dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.
——_-_l _ © oam_—_—_——
I LAvoRI IN CORSO DI Il
LAVORI IN CORSO DI ESECUZIONE APPROVAZIONE O PREVISIONI PIANO REGOLATORE
DI APPALTO

Importo dei lavori
eseguiti al
30 giugno 1913

Preventivo
. di
progetto

Importo

‘a,

n

Amantea

a) Frane Cicala, Arena
e Penta,

è) Costa franosa de:
Monte Castello.

c) Frana Pantalea.

Disgregazione di roccia.

Smottamento di terre sciol-;e
 incoerenti.

Rupe costituita da un agxlomerato
 instabile di massi
rocciosi.

'_ 000

MY

2.500

Puntellamenti, taglio d
massi pericol. e sgombro

Costruzione di muri di sostegno
 e terrazzamento,

Muro di robustamento,
taglio e sgombro di massi.

Ett. 0,20 di rimboschi
nento con piante di ontan
di acacie

Tit. 0,25 di rimboschiìnento
 con piante di ontani
a: di acacr -

34 us. 2}

20, UU, —

I hr

41 UU.

Castrovillari

a) Alveo del canal Greco.

b) Zone a monte dei
fossi S. Giuseppe e Can.
nino.

Carrosioni prodotte dalle |
acque del torrente.

Corrosioni prodotte dalle |
acque dei fossi,

48,000

16,000

Briglie, muri di sostegno
e di sponda, diga di sbarramento
 per deviazione,
cunettoni di scarico.
2?onticello, cunettoni di
scarico e brigliette, muri di
“ostegno e di controriva.

19,009.73

SU UUU.—

1, UU UV, —

50.000

Lago

Contrada Pignanese &amp;lt;
valle di Stoppo.

*ranamento dovuto ad
.cque freatiche ed alle corsioni
 del torrente Acero,

340.000

Briglie, muri di sponda,
fornature e cunette.

17.380,52

0,000,

Scigliano

frazione Diano.

ausata da acque sotter-‘anee
 € da corrosioni proiotte
 dal vallone. Tocolo,

2000

Briglie, controbriglie, prolungamento
 di briglie e co-‘»ertine
 alle bri:irlie esistenti

MM ,G2335. 7A

70,000. —

S. Fili

Sponda sinistra del torente
 Emoli. Tratto sotto.
stante all’abitato.
Cassano al lonio
Frana.

Smottamento di detriti rocciosi
 e di terreno vegetale
dovuti alle acque pluviali
nrovenienti daìl’abitato.

A 000

Muro di sostegno, scivoloni
 in muratura.

395,824,27

OL

zu

UU, UUU. —

146,000.

15,000, —

95,000 —

100,000.

120,000» —

670.000, —
        <pb n="409" />
        LOCALITÀ

Badolato
1) Rione Raghi.

bh) Rioni Pezze e Girone.
Satriano
1) Frana Patella,

È) Frana rione S. Domenic:
c) Suppletivo.
d) Frana Colaguercia.

Borgia
Frane Sciolla e Brisella.

Catanzaro
a) Frana Stella. '
è) Frana Cavatore,
2) Frana Castello.
Conflenti inferiore
a) Vallone Cicchellino.
b) Sponde vallone Ciccheîilino
 e vallone Paradiso,

c) Località sopra le case.
Cirò
a) Contrada Cortiglio, Portella
 e Muraglia.
b) Frane Timpa Falcone e
Scezzasi,
Dinami
Sponde torr. Torno presso
l’abitato.
Feroleto antico
Frana nel burrone Garello,
Gizzeria
a) Frana l'rapuzzano in sinistra
 del torrente Casale,

b) Frana Convento.
Petilia Policastro
a) Contrada Giove e Ccorst
omonimo,

6) Contrada Difesa.
:) &amp;gt; suppletivo.
21) Nuovo progetto.
San Nicola da Crissa
a) Fra l'abitato e l’argine
del fiume Vallone-Ragona,

è) Fra l’abitato e l’argine
del vallone di Carlo.
c) Frana Ragona suppletivo.
Caraîta
Frana lungo il burrone Fotc
(bacino di Corace).

Sviluppo dei lavori di consolidamento di frane in provincia

[i
INDICAZIONE DELLA FRANA

MODO DI CONSOLIDAMENTO

VATI

| ESTENSIONE

OPERE MURARIE

| OreRrE FORESTAL

Disfacimento della roccia
granitica su cui sorge l’abitato. |
100

Muri di sostegno a valle
delle case,

Id. Td.
Corrosioni delle sabbie che I
costituiscono il colle su cui
sorge l’abitato.
Ta, Td.

Graticciate in legname
 e muretti a
secco.

Muro sostegno a valle delle
case ed incanalamento acque
scolo,
Ta. TA

so
200
AN

A

Muro sostegno. Briglietta
2 valle del muro. Cunettone
“accoglitore delle acque del
‘osso Ventura.
Costruzione briglie, controwiglie
 e cunette di raccolta
lelle acque di scarico dell’abit

Corrosioni delle acque dei
burroni Sciolla e Brisella e
delle acque di scarico dell’abitato.

Scorrimento di terreno in-“oerente
 sulla roccia sottost,
Scorrimento come sopra,

100 burrone
Sciolla,
10 burrone
Brisella.

rimboschimento d
‘tt. 0,28 castagno ®
2binia.

100
60
20

Muro sostegno e riparazione
briglie.
Muri sostegno, cunettoni e
un tratto di fogna.
Ricostruz. muro sostegno.

Rimboschimento
nq. 765 castagno e
-obinia.

Scorrimento di masse roctiose
 sopra argilla.
Scorrimento di terreno alluvionale
 su roccia granitica,
Corrosioni di sponde di
natura incoerente,
Scorrimento terreno alluionale
 su roccia granitica.
Scorrimento di sabbia plioenica
 su argilla.
Id. ld.
I Scoscendimento di sponde
di natura incoerente,
Disgregam. rocce arcaiche
filladi compatte e schisti lucenti,

Infiltrazioni attraverso un
)anco di schisti marnosi argilosi
 e scorrimento del terreno
soprastante,

Briglia, controbriglia e cu-“ettoni
 in muratura,
4 briglie ed 1 controbriglia
1el vallone Cicchellino, 1 briglia
 e 2 controbriglie nel val-‘one
 Paradiso,
Cunettoni in muratura lunrhi
 m. 160.
Muro sostegno e briglie nei
burroni a valle dell’abitato.
Muri sostegno. 4 briglie ed
una controbriglia in muratura,
Muri sostegno. 2 briglie ed
una controbriglia in muratura.
7 briglie con relative controbriglie
 ed un cunettone a
scivolo in muratura.

150 vallone
Cicchellino
200 vallone
‘aradiso,
250

120
740

110

400

70

Costruzione di 2 muri di
sostegno, fognatura e sotto.
stante cunicolo a tergo dei
medesimi. Cunette di scolo.
Sbancamento parziale al ciglio
lella frana. Costruzione briglia
«orrente Casale e due nel torrente
 Trapuzzano
Muro di sponda. 2 briglie
è controbriglie.
Riduzione a terrazza della
costa con muri, briglie e canalizzazione
 acque

Rimboschimenti
tt, 0,40 castagno
è robinia

Corrosione sponde torrente I
Casale.

00

Scorrimento dello strato superiore
 di argilla arenaria del
terziario sullo strato impermeabile
 di banchi del miocene.

200

Gratieciate in legname.Rimbo
 schimentoett,
 11 a robinia
 con qualche
ontano, e rovere.

600

Scorrimento delle falde suveriori
 del terreno sotto l’azione
lelle infiltrazioni,

e $

Muro di sostegno con fo-3nature
 e cunicolo di scolo a
monte. Riparazione briglie esistenti,
 :
Cinque briglie e relativa
2ontrobriglia.

Muretti a secco e
araticciate in legno
è metalliche, Rimboschimento
 ett. 8
a robinia, pioppi e
salici.

id

e

100

477 N

di Catanzaro dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

LAVORI ULTIMATI | LAVORI IN CORSO DI ESECUZIONE
Lnporto ae lavori | Preventivo di
30 giugno 1913 progetto

155,394,07

139,177 .74

20,118,78

36,217 ,26
24,048,49
28,018,28

35,918,27

46,446 ,62
40,000, —

05,162,08

20,000.—

131,500,

10,515,75

39,000,-123,000,

 -

38,280,83
$5.383.02

88 652.11

71,763,86

18,829,79

19 452,4:

71,314,26

1,026.411,42

77.829.779

293,952. 42

LAVORI IN CORSO DI
APPROVAZIONE ©
DI APPALTO

Imper

10,000, -

11,500. —

15,000,-153,000,


21,500, —

59,000, —
10,000, —

PREVISIONI PIANO REGOLATORE
19106

220 000. -

175,009.

L0,000,-135,000,-



 —

215.000, —

120,000, —

70,000, —
220,000,—

1,250,000,—

95,000, —

95,000,—
3,155, 000,
        <pb n="410" />
        — 345

LOCALITÀ

Bruzzano

Sviluppo dei lavori di consolidamento di frane in provini

INDICAZIONE DELLA FRANA

MODO DI CONSOLIDAMENTO

VATURA

ESTENSIONE

OPERE MURARIF

OPERE FORESTALI

Scorrimento del terreno .
argillo-sabbioso su cui sorge
 l'abitato.

Zona non pre.
cisabile.

Puntellamenti e demoizioni.


di Reggio Calabria dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

“LAVORI ULTIMATI

LAVORI IN CORSO DI ESECUZIONE

LAVORI IN CORSO DI
APPROVAZIONE O
DI APPALTO

importo dei lavori
eseguiti al
30 giugno 1913

Preventivo
di
progetto

I mporto

Tmporto

ms 1)

PREVISIONI PIANO REGOLATORE

197{

3.000. -

2ondoîuri

Rioni Vasto e Manzoni.

Disfacimento di roccie |
chistose stratificate.

’
Demolizioni di case e
“ostruzione di baracche,

LS0.SU

11,000, —

Precacore (ori Samo)

Precacore superiore.

Corrosione delle falde
lella collina su cui sorge
‘abitato.

Demolizione e puntellanenti
 di n. 31 case,

i. +10, ,UF

40,000,

Palizzi superiore

Rione 5. Domenica.

Corrosione di terreno
iabile di arenarie, consiomerati,
 causata dal tour.
‘ente Palizzi.

mq. 100

Muro di sponda e briglia.

1,343,91

SU, UUU,

Vito inferiore

“razione di Reggio Calab.

Causato dail’ abbassamento
 del fondo del torrente
 Annunziata e conseguente
 franamento del terreno
 circostante su cui
sorge l'abitato,

mq. 3,400

Costruzione di briglie
-iparazione di manufatti.

35,797,22

50.000.

149,000, |

47 693,76
        <pb n="411" />
        Sviluppo complessivo delle opere di consolidamento di frane dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

Q
È
5
-

9
ù
ui

PROVINCIT

COSENZA

ZATANZARO

REGGIO CALABRIA

LAVORI

ILTIMATI

195,824,27

1,02%,411,42

147.693 76

569.929,45

LAVORI IN CORSO DI
ESECUZIONE

Lavori eseguiti
al
30 iuesrno 1913

Preventivo

3

Importo

progetto

87.600, —

146.000. —

77 829,79

103 952. 42

635.429 70

30954. 1?

Lavori IN
CORSO DI
\PPROVAZIONE
&amp;gt;) DI APPALTO

Importo

93 _ 000, —

HO 000. —

303. 000 —

PREVISIONI
PIANO REGOLATORE

017

A70,000,— |

3,155,000, —

149. 000,

1,474. 000) na

»
pa
-*
        <pb n="412" />
        CAPO Xx

LE OPERE DI TRASFERIMENTO DI ABITATI IN NUOVA SEDE

Il problema del trasferimento di abitati in nuova sede accennato appena dalla
legge del 1906 come una possibile sostituzione del consolidamento, quando questo
non riuscisse attuabile, fu più largamente e precisamente risoluto dal Titolo IV della
legge 9 luglio 1908, n. 445, in sèguito agli studi di alcune Commissioni tecniche
speciali che indicarono anche le località da scegliere per le nuove sedi.
La legge (articoli 62 a 77) distingue due categorie di provvedimenti: quelli di
interesse pubblico a cura dello Stato e che comprendono: l’acquisto del suolo per
tutta la nuova sede, la apertura di strade e piazze e la costruzione degli edifici
subblici strettamente necessari, come scuole, chiese, case comunali. i
Quelli d'interesse privato, per i quali lo Stato si limita ad integrare l’iniziativa
degli abitanti assegnando loro il suolo per edificare le nuove case, e mediante anche
 concessione di mutui di favore.
Hanno completato quest’ordine di provvedimenti — riguardo ai Comuni della
Calabria — la legge 13 aprile 1911, n. 311 (art. 20) e la legge 11 luglio 1913, n. 1023,
she ha aggiunto il Comune di Cataforìo e la sua frazione Mosòrrofa.
Il calcolo della spesa tenuta presente nella compilazione della legge 9 luglio 1908
2 successive, fu basato sul numero degli abitanti che risiedono nelle zone da abbandonare,
 e sulla considerazione che ragioni sismiche, specie in Calabria, e ovunque
ragioni igieniche richiedono vada attribuita a ciascun abitante in media una super
ticie da 35 a 409 mq., secondo l’importanza dell'abitato, ripartendola così: da 10 a
‘5 mq. per piazze e vie, e 25 mq. per abitazione, cucina, stalla ed un piccolo cortile.
La facoltà di sostituire il trasferimento totale o parziale ad opere di consolidamento
 di frane minaccianti abitati, ha trovata nuova affermazione nella legge
‘3 aprile 1911, n. 311 (art. 20), con l’aggiunta della ipotesi inversa (sostituzione del
consolidamento al trasferimento), a condizione che la spesa complessiva autorizzata
        <pb n="413" />
        -- 348 -

non abbia aumento. Ciò implica una compensazione nella sostituzione di una categoria
 di opere all’altra, che è quanto dire che all’incirca la spesa per la variante
dovrà rimanere nei limiti della prima previsione.
Si tratta di una facoltà discrezionale del Governo, per la quale però è prescritto
 il preventivo parere tecnico del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che
per solito decide su accertamenti locali fatti da una Commissione, e del Consiglio
di Stato.

Quanto alla procedura, la legge, per ogni abitato compreso nell'elenco, prescrive
la pubblicazione per trenta giorni nell’albo del Comune, di due piani: uno della zona
da abbandonare, l’altro della località in cui dovrà sorgere la nuova sede (art. 65),
completato con un elenco dei proprietari delle case da abbandonare e delle famiglie
‘n esse residenti.
Entro due mesi i proprietari ed i capi delle singole famiglie devono dichiarare
se intendano trasferirsi nella nuova sede (art. 66), nel qual caso otterranno gratuitamente
 un’area di 100 mq. (art. 67), e potranno anche chiedere in più una maggiore
assegnazione di suolo non eccedente 200 mq., però a prezzo di costo (art. 68).
Qualunque persona non residente nella zona da abbandonare, ma appartenente
al Comune, potrà nello stesso termine, e con dichiarazione di trasferirsi nel nuovo
entro, chiedere a prezzo di costo un’area non superiore a mq. 300 (art. 67 cap.).
Scaduto il termine per la dichiarazione e le richieste suddette, il Comune tenuto
conto di esse, dei reclami, deve deliberare entro 60 giorni sul piano della nuova
'ocalità, e formare l'elenco dei proprietari e dei capi di famiglia ai quali assegnare
.e aree, indicando la quantità di terreno da ciascuno richiesta.
Le opposizioni del Comune sulla scelta della località sono definite dal Ministero
dei Lavori Pubblici, sentita la Deputazione provinciale, il Consiglio sanitario provin:
ciale ed il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Contro la deliberazione del Consiglio comunale è ammesso da parte degli interessati
 ricorso, entro un mese, alla Giunta provinciale amministrativa, che deciderà
definitivamente (art. 69).
In base ai piani approvati, alle domande d'acquisto, e in relazione alla disponibilità
 di suolo, l’ufficio del Genio Civile redige il piano regolatore pel nuovo abitato,
che ha valore di piano particolareggiato agli effetti della legge sulle espropriazioni :
deve essere pubblicato e, — previa deliberazione del Consiglio comunale, — sottoposto
 all’approvazione della Giunta provinciale amministrativa (art. 70).
Approvato il piano regolatore, segue il sorteggio delle aree fra i proprietari e i
capi di famiglia con facoltà di permuta ; poi la consegna formale a ciascuno (art. 71).
Salvi i casi d’urgenza e di sicurezza, le case della zona da abbandonare dovranno
 essere demolite dai proprietari entro 10 anni dall’approvazione del piano
regolatore.
        <pb n="414" />
        - 349 7

in caso di inadempienza provvederà d'ufficio l’Amministrazione dello Stato : il
valore dei materiali andrà a diminuzione della spesa (art. 72).
Nella costruzione delle case dei nuovi centri sono da osservare le norme tecnishe
 ed igieniche da stabilire nel regolamento per l’applicazione della legge. (art. 73).
È vietata l’ alienazione, per qualsiasi titolo, delle aree e delle case su esse
costruite con mutuo di favore, per 10 anni dalla ultimazione degli edifici: i contratti
in contravvenzione a questa norma sono nulli (art. 74).
Per la costruzione delle case nei nuovi centri Amministrazione provinciale, le
Casse di risparmio, gli Istituti di credito fondiario e cooperativo, soli o anche riu-3jiti
 in Consorzio (art. 76), potranno concedere ai privati sutui ammortizzabili in 30
anni, rimborsabili col sistema delle annualità fisse comprendenti interessi, quote di
ammortamento ed accessori, garantiti da ipoteca con prelazione su ogni altra iscrizione
 ipotecaria precedente.
Lo Stato concorre al pagamento delle annualità comprensive degli interessi e
jelle quote d’ammortamento, fino alla somma di L. 4000 di capitale mutuato da
-iascuna famiglia, nella misura di L. 2,75 per ogni cento lire (art. 75).
Le domande per ottenere il contributo governativo devono essere presentate
al Ministero dei Lavori Pubblici per mezzo delle Prefetture, entro uz an70 dalla
consegna delle aree, secondo le norme, anche per la documentazione, da stabilire
nel regolamento.
La stipulazione del mutuo dovrà avvenire non più tardi di 6 mesi dal decreto
ministeriale di concessione del concorso: entro altri 6 mesi dalla stipulazione il
mutuatario dovrà essersi messo in grado di conseguire almeno parzialmente il mutuo
stesso.
Tale somministrazione è autorizzata dal Ministero dell’Agricoltura Industria €
Commercio in proporzione dell’avanzamento delle opere, debitamente accertato dal
Genio Civile.
L’’ inosservanza dei termini dà facoltà all Amministrazione di revocare la con--+essione
 del concorso governativo e ritenere come non avvenuta la concessione
jell’area e la stipulazione del mutuo.
Gli atti che possono occorrere per le domande di concessione del mutuo, per la
stipulazione, e per ottenere il contributo governativo godono esenzione di bollo,
sono compiuti o rilasciati gratuitamente dai pubblici uffici, purchè si tratti di mutuo
non superiore a L. 4000: in tal caso i contratti di mutuo sono registrati colla tassa
fissa di L. 1.
Til contributo dello Stato è esente da tassa di ricchezza mobile (art. 77).

Per quanto la legge 9 luglio 1908 preveda l’attuazione delle opere di pubblico
nteresse pel trasferimento nel volgere di un periodo relativamente breve, ripartendo
        <pb n="415" />
        —_ 350 —

la autorizzazione di spesa in otto esercizi, non di meno per ragioni pratiche di distribuzione
 di mezzi finanziari, dell’opera dei tecnici, ed infine per riguardo ad effettive
 circostanze di maggiore urgenza comparativa dipendente dai danni dei terremoti
 e da frane, si dovè stabilire una graduatoria per ciascuna provincia di Calabria
secondo l’ordine indicato dalla Commissione centrale consultiva (art. 63 della legge
9 luglio 1908).
Vi si provvide definitivamente nel piano regolatore del maggio 1910 che calcola
 la spesa per le tre provincie complessivamente in L. 7.162.000; ma la spesa
sffettiva sarà piuttosto maggiore.
La scelta delle località per le nuove ricostruzioni fu fatta da Commissioni speciali;
 ma dopo il terremoto del 28 dicembre 1908, su proposta di una Commissione
Reale (1), con regio decreto 15 luglio 1909, n. 542, confermato dalla legge 21 luglio
910, n. 579, furono formati due elenchi dei Comuni delle provincie di Catanzaro,
Cosenza e Reggio Calabria: e fu dichiarato (art. 2 del citato regio decreto 15 luglio
909) che le costruzioni per nuovi centri abitati compresi nel 1° elenco potranno solo.
farsi nelle località indicatevi per ciascun Comune.
Stabilito poi in genere che in tutti i Comuni delle provincie di Catanzaro, Cosenza
 e Reggio Calabria sono vietate le ricostruzioni totali o parziali sul sito anteriormente
 occupato dagli edifici per qualsiasi causa distrutti, demoliti, abbattuti,
quando il terreno non offra le garanzie stabilite da apposite norme tecniche (2),
in particolare furono vietate le ricostruzioni nelle località (3) indicate per ciascun Conune
 compreso nel secondo elenco (art. 3 del regio decreto 1909).
Entro questi limiti si devono ora scegliere le nuove sedi, tenendo conto nelle
brevisioni preliminari di massima che la zona prescelta corrisponda a tutte le esìgenze
 di sicurezza : ed esaminando se sia preferibile o no sostituire al trasferimento
il consolidamento totale o parziale dell’abitato. Normalmente il giudizio sulla sicurezza
 delle località è deferito alla competenza. dell’ ufficio geologico governativo.
In mancanza del regolamento, la circolare 7 agosto 1908, n. 3573, del Ministero
dei Lavori Pubblici diede le norme per redigere questi progetti di massima, riguardanti
 in ispecie: i documenti dimostrativi. delle proposte, i criteri e la estensione
da dare alle opere (4).
Altre disposizioni interpretative sono state date, 0 in generale, o caso per caso:
2d avendo esse, anche in, tali ipotesi, valore di massima, è conveniente rammentarle
ver dare un quadro completo della elaborazione di questa materia che nella sua
Novità presenta appunto difficoltà di applicazione.
La raccolta dei dati, la elaborazione di progetti di massima, l’esame in varie
sedi richiedono non breve tempo e spiegano come, a parte altre ragioni, il prosramma
 dei trasferimenti abbia avuto lento sviluppo.
Però opportunamente notava la Commissione speciale, che studiò la graduatoria
        <pb n="416" />
        —- 351 -

da adottare per i consolidamenti ed i trasferimenti di abitati delle altre regioni (6),
a proposito della deficienza di mezzi per eseguire tutte le opere di consolidamento,
2 tutti i lavori indispensabili a costituire il primo nucleo di futuri centri di popoazione,
 che « l’inevitabile indugio che costringeva a procedere gradatamente, specie
‘ nei riguardi dei trasferimenti, non poteva essere del tutto dannoso perchè, —
‘ anche a prescindere dalle esigenze di bilancio, — in una materia che presenta
« così gravi e svariate difficoltà appare utile procedere per gradi, in guisa da trar
‘ profitto da tutti gli insegnamenti che, nei riguardi tecnici ed amministrativi, scaturi-,
 scono dall’attuazione di questi specialissimi provvedimenti di legge. L’esperienza
« dimostrerà quale sia il risultato pratico di tali disposizioni, e la graduale attuazione
«+ darà modo, ove se ne riconosca il bisogno, di integrarle e correggerle in guisa
| da render meno disagevole o meno costoso il raggiungimento dello scopo pre-«

 fisso ».
In attesa dell’attuazione dei nuovi centri, si domandava l'autorizzazione per
riparare le case nelle sedi attuali. In proposito però l’altra Commissione Reale incaricata
 di indicare le zone più adatte per la ricostruzione degli abitati, con parere
del gennaio 1913, ha ritenuto che « nelle località ove per le vigenti disposizioni
« sono vietate le costruzioni e le ricostruzioni, a coloro che dimostrino non potersi
altrimenti provvedere di abitazioni, potrà, su parere conforme del Genio Civile,
‘ esser consentito di eseguire riparazioni provvisorie con legname alle case esistenti
‘ e di erigere ricoveri di carattere provvisorio.
« Ciascuna concessione dovrà essere oggetto di apposita domanda: e verrà
« fatta e mantenuta sotto l’osservanza delle norme tecniche ed igieniche approvate
‘ con decreto reale 6 ottobre 1912.
+ La temporanea dimora nei locali come sopra riparati ed eretti non potrà,
in nessun caso, superare la durata di tre anni dalla data della concessione ».
Quanto ai criteri sulle opere da comprendere nei piani di massima e alla estensione
 da dar loro, sono stati posti alcuni limiti che si desumono dalla stessa lettera
della legge, o ne costituiscono una prudenziale applicazione, tenuto conto anche
della esigenza di dare sagace impiego ai mezzi finanziari piuttosto ristretti.
Così in ordine alla costruzione delle vie e delle piazze si è ritenuto che negli abitati
ninori non occorra fognatura continua e si possa provvedere con pozzi neri, l’importo
 dei quali va compreso nel costo delle case. La spesa perciò dovrà limitarsi
alla configurazione delle strade e delle piazze, all’ inghiaiamento, alla costruzione
jelle cunette selciate e di qualche tombino di scarico: in media L. 33 per abitante.
Lo spianamento delle aree sulle quali dovranno sorgere le nuove case private
rimane a cura ed a carico dei rispettivi proprietari.
Nei centri maggiori ove bisogna provvedere alla fognatura delle acque cloacali
        <pb n="417" />
        — 352 —

e pluviali, la spesa media per ciascun abitante può elevarsi da L. 85 a L. 100 adot-:ando
 i tipi più economici.
Nei nuovi abitati di maggior importanza è ammessa la costruzione di una piazza
sentrale, preferibilmente rettangolare, dalla quale diramino quattro vie principali
larghe m. 10, intersecate da traverse larghe da m. 5 a 6, intercalando ad ogni sei
di queste una via larga m. 10.
Se invece la popolazione trasferita nel nuovo centro risulti inferiore a 200 abitunti,
 e se speciali disposizioni non esigano diversamente, non occorrerà costruire la
piazza, e la larghezza delle strade potrà essere di m. 6, ferma però per tutti i Comuni
delle provincie calabresi l'osservanza delle norme tecniche approvate con decreto
reale 6 settembre 1912, n. 1080,
Da quanto precede risulta come nell’applicazione della legge sui trasferimenti
l’Amministrazione governativa, tenuto conto della specialità del provvedimento, e
della intima connessione fra la sistemazione del suolo e del sottosuolo, abbia assunto
per i centri di maggior importanza la costruzione delle /ognature, sebbene il Testo
Unico 5 settembre 1907, n. 751 — sostituito dalla legge 25 giugno 1911, n. 586 —
ne regoli l'esecuzione, a carico dei Comuni, con le facilitazioni stabilite per le altre
opere d’igiene,
Non così per la provvista di acqua potabile, perchè, oltre a tener conto, nella
scelta della località per la nuova sede, della vicinanza di sorgenti e fontane, a null’altro
 è dato provvedere in sede di trasferimento. I Comuni potranno fornirsene
valendosi delle leggi vigenti, inspirate anche in questo ad eccezionale favore per le
3rovincie calabresi (7).
Per quanto riguarda gli edifici pubblici, casa comunale, chiesa e scuola, la legge
parla di ricostruzione (art. 62) e richiede un esame sulla necessità di spostarli, tenuto
conto del numero degli abitanti e della distanza da altri centri abitati già provvisti
di tali edifici (art. 65). Si è perciò ritenuto che si debba provvedere alla costruzione
loro quando già esistano nella zona da abbandonare e siano di proprietà del Comune,
e non tenuti in affitto a questo scopo. In omaggio però allo spirito della legge sì
ammette la costruzione ex-4ov0 quando la nuova sede sia notevolmente distante
da quella attuale (più di 2 km.), e non prossima ad altri centri abitati, che appar-‘engano
 alla stessa circoscrizione comunale.
Criteri limitativi della spesa per la ricostruzione degli edifici su indicati sono
stati determinati, in base sempre all’elemento della popolazione. (L. 6.000 per ogni
sdificio fino a 500 abitanti; aumentabili a L. 10.000 per abitati da 500 a 1000 persone,
 e proporzionalmente per popolazioni oltre 1000 abitanti; cfr. citata circolare
7 agosto 1908).
Alcuni Comuni fra quelli ai quali è applicabile la legge 12 gennaio 1909, n. 12 (8),
è che perciò, per la legge 13 luglio 1910, n. 466 (art. 39), sono autorizzati a con-
        <pb n="418" />
        —- 353 —

‘rarre mutui con la. Cassa Depositi e Prestiti, sussidiabili dallo Stato in ragione della
metà delle annualità di ammortamento, per provvedere ai piani regolatori e di amoliamento
 del centro urbano e delle frazioni, in sèguito alla legge 28 luglio 1911,
n. 842, che ammetteva l'intervento dello Stato per integrare i bilanci comunali col
fondo dell’addizionale (g) ed estinguere, cioè, anche l’altra metà del mutuo che secondo
 la legge 13 luglio 1910 sarebbe rimasta a carico del Comune, — di recente
hanno chiesto — in occasione del trasferimento dell’abitato — di poter costruire gli
sdifici pubblici (casa comunale e scuola) valendosi di questo eccezionale trattamento
di favore: con che provvederebbero a costruzioni più estese di quanto sarebbe consentito
 allo Stato nei limiti di spesa su indicati (L. 6000-110000 e più) in proporzione
 degli abitanti della nuova sede.
Questo temperamento permetterebbe di soddisfare meglio alle esigenze locali,
senza aggravare, anzi diminuendo gli oneri sul fondo dei trasferimenti; e la relativa
proposta, estensibile anche agli altri Comuni che, in analoga condizione, ne facciano
#ichiesta, è in esame.
Anche per le chiese, dati gli stessi limiti di spesa commisurata alla popolazione,
non sarebbe possibile costruire che edifici assai modesti; ma per lasciare il passo a
maggiori iniziative locali si è pensato di rimettere alle autorità ecclesiastiche il còmpito
 di costruire la chiesa parrocchiale nella nuova sede con maggior larghezza di
criteri, quando esse consentano o chiedano di farlo, impiegandovi i fondi che lo
Stato: è ‘autorizzato a spendervi — e che invece potrebbe corrispondere in forma
di concorso — integrati da altri proventi: quali, ad esempio, oblazioni di fedeli, lasciti,
 donazioni, sussidi delle autorità ecclesiastiche.
he Opportune cautele e garanzie si stanno concretando per conciliare le due esigenze
 di lasciare la maggior libertà di iniziativa agli interessati circa le modalità e
l’importanza da dare agli edifici ecclesiastici, per disinteressare lo Stato dagli oneri
di più costosi piani costruttivi e da sorprese di appalti estranei alla sua gestione, e
ji assicurare d’altra parte che il concorso governativo, da corrispondere in una
somma fissa ed invariabile, riceva impiego che soddisfi alle esigenze tecnico-costruttive
 — o alle norme tecniche nelle zone colpite dal terremoto — e allo scopo di
erigere edifici stabilmente e definitivamente adatti al culto.
Per taluni abitati colpiti dal terremoto del 1908, ove la chiesa fu costruita con
robusta struttura di legname coperta di lamiera, si è ritenuto potersi prescindere dal
ricostruirla per ora, lasciando però intorno l’area per la futura riedificazione di muratura.
 Comunque la chiesa sia ricostruita dallo Stato, direttamente o col suo concorso,
 sì è ritenuto non doversi comprendere in tale onere la costruzione di un’annessa
 casa parrocchiale.
Nella ricostruzione di edifici scolastici sono da osservare particolarmente le prescrizioni
 igieniche stabilite con decreto reale 11 gennaio 1912, n. 12.
        <pb n="419" />
        — 354 -

Riguardo alle dichiarazioni e alle domande a sèguito della pubblicazione dei
piani (art. 66-68), in vari casi sono state date alcune zs/7au2zioni che è opportuno richiamare
 come norma:
a) il termine di due mesi assegnato ai proprietari delle case e ai capi di famiglia
 residenti nelle zone da abbandonare per dichiarare se intendano trasferirsi
nella nuova sede, e quello identico per la domanda di prenotazione all’acquisto di
aree a prezzo di costo di cui agli art. 67 capoverso e art. 68, decorre dall’ ultimo
giorno della pubblicazione dei piani;
è) non è necessario essere contemporaneamente proprietario di casa da abbanjonare
 e capo di famiglia, per aver diritto alla concessione gratuita di 100 mq. di
suolo fabbricabile ;
c) ai figli celibi, maggiorenni, eredi indivisi nella proprietà di una casa nella
zona da abbandonare, spetta complessivamente in comune la concessione gratuita di
soli 106 mq. di suolo ;
d) le dichiarazioni che le persone residenti o no nell'abitato da abbandonare
devono presentare al Municipio, a termini degli art. 66 e 67, per manifestare l’intendimento
 di trasferirsi nel nuovo centro, sono da considerarsi esenti da bollo pel disposto
 dell’art, 22, n. 32, del Testo Unico 4 luglio 1897, n. 414 (10);
€) le istanze, invece, che dette persone presentino per ottenere a prezzo di
costo la concessione di aree di cui agli art. 67 e 68, devono essere estese su carta
da bollo da L. 0.60 secondo quanto dispone l’art. 19, n. 3, del citato Testo Unico (11);
7) circa la redazione dei piani regolatori dei nuovi abitati, si è consigliata la
cautela di tracciare le strade, le piazze e le aree per edifici pubblici e privati in
nodo da evitare, possibilmente, l'espropriazione di edifici già esistenti nella zona scelta
a nuova sede, specialmente se di valore elevato, o redditizi per destinazione industriale;
#) se il piano regolatore ricadesse in zona già occupata da baraccamenti costruiti
 in sèguito al terremoto, il piano regolatore stesso, il progetto esecutivo ed
il capitolato d’appalto dovranno essere studiati così da rendere possibile la esecuzione
 graduale delle opere, in modo che colla demolizione delle baracche possa
procedere di pari passo la ricostruzione di nuove abitazioni. Se le condizioni locali
lo comportino, può convenire addirittura dividere i Javori in più lotti da appaltare
successivamente.

Le disposizioni della legge 9 luglio 1908, n. 445, circa la valutazione delle 77.
dennità di espropriazione (media del valote venale e dei fitti coacervati o dell’imponibile
 netto), e circa la competenza a liquidarle (collegio di tre arbitri: art. 64),
non sono più applicabili per i Comuni di Calabria, dopo la legge 13 luglio 1g10,
n. 466 (art. 46-48); ed anzi, per le stesse provincie calabresi, mentre è comune il
criterio di liquidazione riportato a quello della legge 25 giugno 1865, n. 2350, allo
        <pb n="420" />
        255

stato nel quale si trovino i beni (12) al momento dell’occupazione, salve sempre le
disposizioni generali di cui agli articoli 41, 42, 43 (13), invece, quanto alla competenza,
valgono giurisdizioni diverse; e cioè, per i Comuni di Calabria compresi nell’ elenco
di quelli ai quali sono applicabili le disposizioni della legge 12 gennaio 1912, n. 12,
in sèguito al terremoto del 1908 (14) ha competenza il collegio arbitrale istituito con
decreto reale 25 novembre 1909, n. 756, con sede a Reggio Calabria e giurisdizione
sulle provincie di Reggio e Catanzaro, osservandosi per tali vertenze le stesse norme
di procedura (15), di funzionamento del collegio (16), per l’appello (17) ed il ricorso
ner Cassazione (18).
Per gli altri Comuni di Calabria non compresi nell’elenco, la determinazione delle
indennità offerte e non accettate è innppellabilmente deferita a collegi arbitrali di
tre membri, nominati rispettivamente dalla Deputazione provinciale, dall’espropriante
e dal presidente del Tribunale del luogo: la procedura è quella stabilita dal codice
di procedura civile.

A differenza di quanto disponeva l'art. 29 della legge 25 giugno 1906, n. 255,
la legge 9 luglio 1908 (art. 72) fa obbligo ai rispettivi proprietari di demolire le
-ase nelle zone pericolose da abbandonare entro il termine di 10 anni dalla approvazione
 del piano regolatore: in difetto provvederà lo Stato, disponendo dei materiali
 a diminuzione della spesa.
1l silenzio della legge (art. 72), il suo spirito, specialmente messi in confronto
son la letterale e diversa formulazione dell’art. 29 della legge 25 giugno 1906, conducono
 a ritenere che al proprietario della casa demolita rimanga poi la proprietà
del suolo, anche se abbia chiesto di trasferirsi nella nuova sede e vi abbia ottenuta
assegnazione gratuita di suolo fabbricabile.
La ragione poi che determina il trasferimento della zona pericolosa, gli oneri
she lo Stato assume per dare alla popolazione una sede sicura, e la estensione analogica
 della regola di cui all’art. 3 del decreto reale 15 luglio 1909, n. 542, impor-‘ano
 il vincolo a non riedificare sul suolo ove sorgeva la casa demolita, senza distinzione
 di Comuni per i quali siano o no vietate costruzioni in determinate zone.
In attesa che dal regolamento per l’applicazione della legge 9 luglio 1908 siano
stabilite n077e costruttive ed icsieniche per la costruzione delle case nei nuovi centri,
3uò intanto ritenersi che, — essendo la concessione dei mutui da parte degli Istituti
di credito autorizzati a darli ai privati per la costruzione delle abitazioni, connessa ad
an iritervento diretto del Ministero dei Lavori Pubblici in quanto contribuisce all’ammortamento
 del mutuo, ed implicando ciò intese preventive fra il Ministero e l’Istituto
 sovventore, — lo Stato, in mancanza di speciali norme, possa sempre accertare
ed assicurarsi, caso per caso, se il tipo (19) costruttivo prescelto e le cautele da
3sservare nella esecuzione rispondano a criteri di sicurezza e di igiene,
        <pb n="421" />
        — 350

Ad ogni modo per tutti i Comuni di Calabria vigono le norme tecniche ed igieliche
 approvate con decreto reale 6 settembre 1912, n. 1080.

Negli studi per la redazione del progetto di legge gli abitati da spostare erano
stati divisi in tre categorie secondo i bisogni, gli usi locali e la necessità di adottare
 per condizioni. geologico-sismiche un tipo di abitazione piuttosto che un altro;
ma non parve opportuno nè attuabile far distinzione di persone o di Comuni per
le evidenti complicazioni che deriverebbero adottando tipi differenti, e per i reclami
che certamente avrebbero mossi gli abitanti dei Comuni nei quali si decidesse costruire
 case di dimensioni più ristrette.
Si preferì un po unico con una superficie di mq. 100 e del costo approssima-‘ivo
 di L. 4000 che appunto corrisponde al limite massimo di capitale mutuato da
siascuna famiglia sussidiabile. Come per la maggiore estensione di suolo è esclusa
la gratuità della concessione, così sì lasciò a tutto carico dei capi di famiglia l’onere
 per costruzioni del costo eccedente L. 4000.
In sèguito, andata in vigore la legge, sostenendosi che alla costruzione di una
casetta anche economica possa in molti casi riuscire insufficiente la somma di lire
1000, specialmente dove l’osservanza delle norme tecniche speciali a difesa del terremoto
 impone sistemi costruttivi più complicati e costosi, è stata ventilata la proposta
 di riprendere in esame la questione dell’ammontare dei mutui e la possibilità
ji elevarne il massimo a L. 6000.
Ma si può osservare che si tratta per solito di povere case rurali, che sono
“abbricate dagli stessi contadini, con materiali disponibili sul posto o ricavati da
vecchie case: e occorre ponderare bene gli effetti finanziari che deriverebbero da
una maggior larghezza di mutui.
La legge 9 luglio 1908, per rendere possibili ed agevolare i mutui, aumentò la
garanzia effettiva col maggior concorso dello Stato, da corrispondere direttamente
all’istituto mutuante, pari ad annue L. 2.75 per ogni cento lire di capitale mutuato
nel limite di 4000 lire, e concedendogli ipoteca con prelazione su ogni altra.
Tale garanzia reale che in sè, nelle regioni frequentemente provate dal terremoto,
 non parrebbe costituire la sicurtà che offre altrove, è però corroborata dalla
applicazione obbligatoria delle speciali norme tecniche costruttive. Inoltre è data
‘acoltà agli istituti mutuanti di riunirsi in consorzio.
La legge (art. 75) si riferisce solo alle Casse di risparmio, agli Istituti di cre-4dito
 fondiario, ordinario e cooperativo, e perfino alle Amministrazioni provinciali,
come intermediarie ; ma gli studi e le conclusioni alle quali pervenne una speciale
Commissione (20) condussero ad uno schema di disegno di legge nel quale, — oltre
a regolare la emissione delle obbligazioni da parte dell’Istituto di Credito V. E. III
per le Calabrie (sezione temporanea, sede centrale in Catanzaro) per la concessione
        <pb n="422" />
        — 357

jei mutui ai privati per la costruzione e riparazione delle case danneggiate e distrutte
 dal terremoto (art. 45 cap. ultimo, legge 25 giugno 1906, n. 255), — si propose
 di disciplinare le facoltà da accordarsi all’Istituto stesso onde provvedesse nelle
orovincie di Cosenza e Catanzaro ai mutui per la ricostruzione delle case hei nuovi
rentri abitati, in attuazioue della legge 9g luglio 1908. Ne rimaheva esclusa però la
orovincia di Reggio Calabria (21).
Il problema è d’importanza generale e riguarda molte provincie che hanno abitati
 in condizioni analoghe: perciò non parve conveniente proporre una soluzione
imitata così a due provincie: e dal disegno di legge fu stralciata la parte attinente
al trasferimento degli abitati (22), rimettendo tutto il problema, e, possibilmente,
anche la preparazione delle norme regolamentari, ad ulteriore studio.
Ne fu dato incarico ad una nuova Commissione costituita con decreto 29 gen-1aio
 1911 (23), della quale si attende di conoscere le conclusioni per quanto con--erne
 i mutui, che diviene sempre più urgente regolare, riguardo a tutte le provincie.
Recentemente ad altra Commissione istituita con decreto 21 maggio 1913 dai
Vinistri dei Lavori Pubblici e dell’Agricoltura, è stato dato incarico, fra l’altro, di
predisporre il regolamento per l’applicazione del titolo IV della legge.
A. proposito delle difficoltà esposte, tanto più va segnalato l’esempio di iniziativa
a di concordia civile, unico fino ad ora, dato dal Comune e dalla popolazione di
Taibòn (provincia di Belluno). Autorizzato dalla legge 30 giugno 1909, n. 4907, il
trasferimento delle sue frazioni Praz e Lagunàz, approvato il piano regolatore nella
rima metà del 1911, compiuti nell’anno successivo i lavori di apertura di vie interne
 e l'allacciamento alla strada rotabile, quasi ultimata la costruzione del nuovo
edificio scolastico, per quanto poi riguarda la provvista dei mezzi per ricostruire
nella nuova sede le case private, gli abitanti hanno delegato il sindaco, autorizzato
dal Consiglio comunale, a trattare la concessione di un mutuo complessivo in ragione
 di L. 4000 per ogni capo di famiglia, con la Cassa di risparmio di Verona,
-endendosi il sindaco, in questa sua qualità, garante della estinzione del mutuo da
parte e nella parte a carico dei singoli capi di famiglia. È stato così possibile dar
mano subito alla costruzione delle casette che è condotta attivamente, mentre la
estinzione del mutuo non solo procede con tutta regolarità, ma pare che sarà anti-;ipata
 con straordinarie contribuzioni degli abitanti.
Nè mancano altri esempi di pronte iniziative e di popolazioni che, in anticipo
alla istruttoria prescritta dalla legge, chiedono la designazione e l’assegno del suolo
per la costruzione delle abitazioni (24).
Ma nonostante i termini brevi e perentori imposti dalla legge per accelerare i
provvedimenti, sono da prevedere molteplici e gravi difficoltà. Per ora, quasi tutte
le proposte sono allo stato di studio, o in via di istruttoria secondo la procedura
stabilita dalla legge (25).
        <pb n="423" />
        : 358

Certo è che il provvedimento di trasferire molti abitati, — specialmente se si
tratti di interi. paesi o frazioni, — per fatto di legge e per atto di governo, implica
in grave e difficile problema che elementi tecnici, economici, finanziari e perfino
di sentimento individuale e collettivo concorrono a complicare.
Non sempre è possibile trovare a breve distanza dall’abitato attuale zone che
per struttura geologica, per condizioni planimetriche, per orientazione, salubrità e
sopra tutto per estensione, riguardo anche a futuri ampliamenti del nuovo centro,
servano al suo impianto.
In caso di conservazione di una parte dell’abitato attuale, mal si concilia con
i rapporti di interessi e di vita civica il soverchio allontanamento dell’altra parte della
popolazione in nuova sede, specialmente per la riluttanza dei Comuni a trasferirsi
per intero, o a lasciar spostare qualche frazione nel territorio dî altro Comune finitimo.


Spesso la zona adatta non può essere trovata che a parecchi chilometri di distanza:
 e nelle condizioni di economia locale, basate quasi interamente sulla proprietà
 fondiaria, si crea una situazione penosa e presso che insolubile. Il consiglio
di favorire i trasferimenti adescando la popolazione con maggiori agevolazioni, ad
esempio con esenzioni da tasse, da imposte per un certo periodo di tempo, come
si è usato per promuovere la colonizzazione di terre incolte (art. 87 della legge
25 giugno 1906) o la formazione di nuovi centri abitati (art. g7 della legge stessa),
e infine con qualunque altra forma di vantaggio economico, urta nell’ostacolo presso
che insormontabile degli interessi già costituiti e legati a terre messe a coltura con
lungo impiego di mezzi e di opera umana. I nuovi benefici promessi, i vantaggi
sotto altro riguardo conseguibili dal trasferimento, dovrebbero superare a scadenza
breve e certa gli attuali mezzi di sussistenza per indurre i proprietari ad abbandonare
 la casa che fino ad ora, con minore o maggiore rischio, li ha ricoverati, le
erre che li hanno sostentati.
Le difficoltà d’indole finanziaria sì riferiscono alla contrattazione, al servizio dei
mutui: e dipendono dalla cooperazione di istituti di credito, i quali non sempre
sono disposti a benefiche e coraggiose iniziative nell’impiego delle forze finanziarie
delle quali dispongono.
Le ragioni di sentimento individuale e collettivo hanno, infine, una parte più
preponderante di quel che appaia, nel ritardare i trasferimenti. L’affetto provvidenziale
 che vincola l’uomo alla terra dei suoi padri, ove si è svolta la sua prima età,
è lo conduce a ritornarvi anche se offra minori lusinghe di altri paesi, costituendo
così una legge fondamentale dell’equilibrio demografico, — potrà essere superato
solo da un non breve adattamento dell’animo alla esigenza di abbandonarla.
Il sentimento collettivo, o -con la suggestione reciproca, o nella forma specifica
li azioni e reazioni dei partiti, massimamente nei centri abitati più ristretti, ove tutto,
        <pb n="424" />
        359

iagli interessi effettivi a quelli di consistenza ipotetica, concorre a scindere, ad aggruppare,
 a contrapporre, ad involgere per vie intricate le volontà, riesce a spiegare
 una speciale influenza, agevolando, ma più presumibilmente intralciando o compromettendo
 la rapida soluzione delle proposte di trasferimento, in quanto che la
rappresentanza comunale, emanazione delle tendenze opposte, è chiamata a deliberare
 sul piano della nuova località, a formare gli elenchi di coloro che dichiarano
volersi trasferire e richiedono la assegnazione gratuita a prezzo di costo del suolo
fabbricabile, ed è facile comprendere come per disparità di vedute, con mezzi dilatori,
 con procedimenti che vengano a favorire o ad ostacolare interessi individuali,
vossa dar luogo a ritardi assai prolungati, a non facili istruttorie per le decisioni
circa le opposizioni ed i ricorsi.
Ma di tutte queste difficoltà si dovrà aver ragione.
Opportuni adattamenti nel caso di ostacoli naturali, l’uso prudente di agevolazioni
 per attenuare i disagi economici, idonei ordinamenti finanziari, l’opera persuasiva
 delle autorità, una più chiara e ferma consapevolezza del proprio còmpito
ja parte delle rappresentanze locali con l’equanime ed operoso esercizio . delle proarie
 funzioni, l'esempio dei primi che abbiano conseguito nelle nuove sedi, in case
«omode, ben costruite, sicurezza e salubrità di vita, più efficace di qualunque argomento
 per i riluttanti, — l’infallibile richiamo di rapporti e di interessi attorno alle
sedi comunali, agli altri edifici pubblici, alle piccole industrie ed ai commerci locali
she vengano a stabilirsi nella nuova sede, — varranno a trovare la soluzione, anshe
 nei casi più complessi, ad un problema così importante.
        <pb n="425" />
        — 360 —

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Istituita con decreto reale 15 gennaio 1109,
(2) Approvate poi definitivamente con decreto reale 6 settembre 1912, n. 1080,
(3) Alcune modificazioni alla designazione delle località, di cui al citato d, r. 15 luglio 1909, sono
tate portate dalla legge 21 luglio 1911, n, 840,
(4) Nello studio del piano è prescritto accertare con speciali assaggi le condizioni del sottosuolo, tener
onto dell’orientamento e della configurazione generale del terreno, delle acque freatiche, della rete stradale
 esistente o di prossima esecuzione, delle sorgenti e fontane più vicine, e di ogni altro elemento di
‘atto, affinchè il nuovo centro soddisfi alle esigenze della stabilità, dell'igiene e dell’economia; è raccomandato
 di conciliare al possibile l'interesse pubblico con le aspirazioni delle popolazioni, rendendosene
onto esatto per mezzo del Prefetto, del medico provinciale e dell’autorità comunale.
Nel piano di massima deve essere data dimostrazione (relazione sommaria) dei motivi che hanno
‘ndotto alla scelta della località, determinato al trasferimento tolale o parziale, le ragioni delle variazioni,
 di estensione del provvedimento, della sostituzione del trasferimento al consolidamento ; dovrà
3ssere determinata in via presuntiva la spesa per le espropriazioni, per lo spianamento e la sistemazione
del suolo, per la costruzione di strade e piazze, di edifici pubblici, e delle strade necessarie ad allac-:iare
 il nuovo centro alle strade più vicine,
Le illustrazioni grafiche debbono risultare di:
I. due carte dell’ Istituto ge-grafico militare, scala 1:25000 o 1:50000, di tutto il territorio del
Comune e occorrendo di Comuni limitrofi, indicando nella prima con colori convenzionali l’abitato o la
frazione o la parte da spostare (giallo), la zona scelta pel nuovo centro (rosso), la strada da costruire
er allacciarlo alle strade esistenti o future, le sorgenti e fonti più vicine.
L’altra carta deve dimostrare la costituzione geologica del terreno,
È consentita l’ omissione di queste due carte quando il trasferimento avvenga in località contigua
all’abitato attuale, bastando che degli elementi suaccennati sia data notizia e dimostrazione nelle piante
di cui ora si dirà, indispensabili in ogni caso ;
II. pianta dell’abitato da spostare rilevata dalle mappe catastali od in ogni caso nella scala 1:500
sulla quale sieno indicati i limiti delle zone pericolose per frane e altre sfavorevoli condizioni, e con
zolore giallo le case da abbandonare,
Se tutto l’abitato deve esser trasferito, non occorre il rilievo completo particolareggiato del centro
da abbandonare: basta ne sia indicato con precisione il perimetro ;
III. pianta del terreno sul quale dovrà sorgere il nuovo abitato, scala 1:500, nella quale devono
2ssere indicate le strade, le piazze da costruire, le aree per gli edifici pubblici, le aree da assegnare per
"eventuale futuro ampliamento, tenendo conto anche delle possibili domande di privati di acquistare a
prezzo di costo una maggior quantità di suolo edificatorio (art. 67 e 68).
Le due piante hanno particolare importanza per portare a conoscenza dei privati quali sieno le case
da demolire, quali le zone da espropriare per la nuova sede ;
IV. sezioni trasversali del terreno da occupare.
(5) Nominata con decreto reale 16 maggio 1909: relazione 25 ottobre 1909,
(6) Occorre appena rammentare che la legge 9 luglio 1908, n. 445, disciplinò il trasferimento di abi-‘ati
 anche in altre regioni dello Stato, per quanto la maggior parte di Comuni sia costituita da quelli
li Calabr’a.
(7) Legge 25 giugno 1906, n. 255, e legge 25 giugno 1911, n. 586.
(8) Sono elencati nel decreto reale 3 agosto 1909, n. 595: aggiunte apportatevi con decreto reale
3 aprile 1910,
(9) Imposta addizionale di due centesimi per ogni lira alle imposte dirette sui beni rustici, fabbriati,
 ricchezza mobile, tasse sugli affari ecc, stabilita dalla legge 12 gennaio 1909, n. 12 (art, 2), a favore
 dei Comuni colpiti dal terremoto del 1908.
        <pb n="426" />
        # 361 -

(10-11) Così ritenuto su conforme parere del Ministero delle Finanze.
(12) La legge 13 luglio 1910 non distingue i terreni dai fabbricati,
(13) Compensazione con i vantaggi diretti ed immediati che l’opera arrechi anche alla parte non
:spropriata; — divieto di tener conto nel calcolare le indennità dell’aumento del valore che sarebbe
lerivato al fondo dalla esecuzione dell’opera; — esclusione delle migliorie fatte allo scopo presumibile
li conseguire maggiore indennità,
(14) Decreti reali 3 agosto 1909, n. 395, e 3 aprile 1910,
(15) Decreto reale 24 marzo 1910, n. 158, ;
(16) Regolamento approvato con decreto reale 6 aprile 1913, n. 512,
(117) Decreto reale 24 dicembre 1911, n. 1479.
‘18) Legge 6 luglio 1912, art, 4.
(19) Le somministrazioni dei mutui sono subordinate a certificati del Genio Civile in proporzione
lell’avanzamento dei iavori,
(20) Nominata con decreto 5 novembre 1910 dal Ministro di Agricoltura, I, e C.
(21) Nella provincia di Reggio Calabria funziona la succursale della sezione autonoma per i mutui
»ccorrenti alla riparazione degli edifici danneggiati dai terremoti del 1905, 1907 e 1908 con le norme
‘ella legge 12 gennaio 1909, n. 12, e 13 luglio 1910, n. 466.
(22) 11 riordinamento della sezione temporanea dell’Istituto V. E. III per la Calabria ebbe seguito
:on la legge 21 luglio 1911, n. 907, rimanendone limitato lo scopo alle prescrizioni della legge 25 giugno 1906.
(23) Del Ministero per l’Agricoltura industria e Commercio, su proposta anche dei Ministri dei
Lavori Pubblici e del Tesoro.
(24) Ad es.: per Rocchetta al Volturno (provincia di Campobasso) è stato necessario pensare a
‘renare le iniziative dei privati che, senza attendere la definitiva delimitazione del piano stradale e delle
aree fabbricabili sul terreno, hanno intrapreso a costruire sul suolo di loro proprietà senza preoccuparsi
jella coordinazione al futuro piano regolatore,
        <pb n="427" />
        2°

Stato dei provvedimenti pel trasferimento di abitati di Calabria in nuova sede.
PROVINCIA DI COSENZA

ANNOTAZIONI

COMUNE: FRAZIONI

Acquappesa

Amendolara

3onifati

campana

Cariati

’astiglione Cosentino

-q00

.ongobardi

Lungro

Marano Marchesato

Pietrapaola

$. Donato Ninea

5. Lotenzo Bellizzi
5. Martino di Finita

l'errati

/erbicaro

PIANI
DI MASSIMA

:7 luglio 1909

7 luglio 1910

18 dicceimbre 1609

4 novembre 1909

IL novermbie 1909
geni aio 1913
14 avosto 1910

30 dicembre 1907

3a studiare

: dicembre 1909

’ inarzo 1912

4 novembre 1909

6 luglio 1910

- 19140)
.2 gennaio 1910

25 novembre 1909

ù novembre 1909

PIANO
REGOLATORE

in studio

n studio

24 novenmb. 1912

3 luglio 1911

Da studiare

PROGETTO
ESECUTIVO

12 marzo 1912

(N. B. - I conselidamen.ti
sotto indicati sono quelli
iutorizzati dalle leggi 25
zxiugno 1906 e 9 luglio 1908).

Anche parziale consolidamento.
 Progetto in corso
di modificazione.

Parziale corsolidamento.
 In corso la pubblicazione.

Parziale consolidamento.
 In corso di modificazione.

Anche parziale consolidamento.

Anche parziale consoli.
damento. ln corso di modificazione,

Anche parzia'e consoliidamento.

Anche parziale consolidamento.
 In corso di modificazione.

Anche parziale consolidamento.
 In corso la pub.
blicazione.
Anche parziale consolidamento.
 În corso la pubblicazione,

Anche parziale consolijdamento.
 In corso di modificazione.

Anche parziale consolidamento.
 In corso di modificazione.,

In corso di esecuzione.

Anche parziale consoli.
damento. In corso di modificazione.


Anche parziale consolidamento,
        <pb n="428" />
        — 363 -

PROVINCIA DI CATANZARO

ANNOTAZIONI

COMUNE: FRAZIONE

cquaro: Limpidi
Badolato

Briatico: Conidoni
3riatico : Paradisoni
Briatico : $ Leo
2riatico : Villa Dapa
Cardinale

Cessaniti : Mantineo
Cessaniti: Pennacconi
Dinami

Dinami : Melicuccà

Drapia: Gasponi
“ossato Serralta

3irifalco

dizzeria
Magisano
Maranise
Aartirano

Monteleone: Triparni
Monteleone : Vena Inter.
Nicotera: Comerconi
Nocera Tirinese
Olivadi

Parghelia
Parghelia : Fitili
Parghelia: Zaccanopoli
Ricadi: Lampazzoni

Sellia

5. Gregorio d’ippona :
Zammarò
Spilinga: Panaia.
Zambrone
Zambrone : Dattinà
Zambrone: S. Giovanni
Zungri

PIANI

DI MASSIMA

In studio
‘n studio

i aprile 1912
In stndio '
17 aprile 1911
[In studio
0 gennaio 1913

è ottobre 1912
19 marzo 1912
In studio

Ja studiare

Aprile 1912
Da studiare
n studio

n corso di studio
da studiare
Da studiare
8 agosto 1911

6 giugno 1911
20 marzo 1913
13 febbraio 1912
in studio
23 aprile 1911
14 marzo 1910
6 febbraio 1912
i agosto 1912
Ja studiare

11 febbraio 1911

Ja studiare
} novembre 19140
3 novembre 1909
3 luglio 1912
25 ottobre 1910

PIANO
REGOLATORE

Ja studiare.

|
}

PROGETTO
ESECUTIVO

+1mnmminente
resentazione

1 marzo 1913

In corso di
studio,

‘N. B. - 1 consolidatnenti
sot‘o indicati sono quelli -
autorizzati dalle leggi 25
riugno 1906 e 9 juglio 1908).

Anche parziale consoidamento,


Occorrono modifiche.

Un corso di pubblicaz.

Anche parziale consolidamento.
 l’ubblicazione in
Corso,
Da pubblicare.
In corso la pubblicaz.
Anche parziale consolidamento.

Difficoltà per la scelta
jdella lccalità,
Tn corso di pubblicaz.

Anche parziale conso-‘damento.


[d.

Difficoltà per la scclta
icl]la località,

in corso di pubblicaz.

{n corso di pubblicaz.
n corso di pubblicaz.

Proposte in studio per
sostituire il consolidamento
:l trasferimento.

In corso di pubblicaz.

in corso di pubblicaz.

in corso di pubblicaz. |
        <pb n="429" />
        - 304

PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA

ANNOTAZIONI

COMUNE: FRAZIONE

Bagaladi
3ianco: Pardesca
Bianco: Zoparto
Brancaleone
Bruzzano
Calanna
araîfa del Bianco

Caridà
Casignana
Caulonia

Cataîorio e Mosdrrofa
Condofuri
Ferruzzano
Mammola
2 pro arOPati Ei

Melticuccà

trazione Pentesatio;
Oppido Mamertina
Palizzi Superiore
Precacore (ora $amo)

Roghudi
S. Pier Fedele e Garòpoli
$. Agata di Bianco
S. Eufemia d’ Aspromonte

S. Giovanni di Gerace
S. lario del lonio

$. Lorenzo

$ Roberto
è frazione S. Peri

Sinopoli inî.
Staiti

Scido.

Terranova S$appo Minulio
e fraz Scroforio

PIANI
I MASSIMA

Da studiare
20 agosto 1910
Da studiare
16 dicembre 1911
25 giugno 1910
Da studiare
13 agosto 1912
Da studiare
n studio
21 gennaio 1912

Da studiare
| febbraio 1913
28 luglio 1911
Da studiare
[n studio

11 aprile 1911
[n studio
12 luglio 1911
In studio
12 giugno 1912

Da studiare
24 luglio 1912
30 luglio 1912
5 ottobre 1910

26 agosto 1911
[n studio
Ja studiare
in siudio

[n studio
Da studiare
Da studiare
Da studiare

PIANO

REGOLATORE

Da studiare

in studio

[n studio

Da studiare

‘n studio

PROGETTO
ESECUTIVO

(N. B. - I consolidamenti
sotto indicati sucno quelli
autorizzati dalle leggi 25
giugno 1906 e 9 luglio 1908).

[n corso di pubblicaz.

Anche parziale consolid

Pubblicazione in corso.
Anche parziale consolid.,

Anche parziale consolidamento.
 Eseguita la pubblicazione.


Anche parziale consolid.
[n corso di pubblicaz.
Anche parziale consolid.
Parziale consolidamento,
 Si chiede il consolida.
mento invece dello spostametto

Da pubblicare.

Anche parziale consolid.

Anche parziale consolilamento.
 In corso di pubhlicazione,


In corso di pubblicaz,

Anche parziale consoli.
jamento. In corso di pubblicazione,

Anche parziale consolid.

id.

d.

[d.,

id

i
ld.
id
        <pb n="430" />
        CAPO XI.

LE OPERE MARITTIME

La Calabria, bagnata dai mari Tirreno e Ionio, con sinuosità profonde che restringono
 il territorio della penisola, coperta quasi totalmente da monti che spingono
i contrafforti fino al mare lasciando solo lungo il litorale zone pianeggianti, — per
lo più ristrette, meno frequentemente di notevole estensione (intorno al golfo di S. Eufemia,
 pianure di Rosarno, di Cotrone, di Sibari}, — tende inevitabilmente ad accen-:rare
 la vita ed i commerci lungo le coste, come appare dalle numerose borgate
marine che si sono venute formando e si ampliano sempre più, mentre i capoluoghi,
sulle alture circostanti, perdono di importanza.
Le ferrovie litoranee costruite dopo il 1860, e più la rete di linee autorizzate
dalla legge 25 giugno 1906, n. 255 (art. 36) ed in special modo la Cosenza-Paola, e
la Silana che metterà capo a Cotrone, affretteranno e compiranno questo movimento
al quale sono però condizione essenziale dî vita opere marittime che offrano sicurezza
ji approdo, comodità di commercio, facilità di scambi agli svariati prodotti della
regione: olio, agrumi, prodotti chimici ricavati da questi, essenze, frutta fresche e
secche, vino, legname, grano, bestiame, carbone di legna, sete grezze, tonno salato,
carta, zolfo, ed ai generi di importazione più comuni: farine, cereali, paste, coloniali,
 sale marino, tessuti, carbone fossile, cemento, pozzolana, laterizi.
Prima della legge del 1906 esistevano pochi scali, taluni piuttosto semplici approdi,
 iniziati dopo il 18%0: a S. Venere, a Scilla, a Villa $. Giovanni, a Reggio
Calabria; a Cotrone il porto (vecchio) che rimonta a Carlo III di Borbone, il porto
nuovo non ancora ben rispondente al suo scopo; tutti però insufficienti ai bisogni
del commercio, alle esigenze della navigazione a vapore che è venuta rapidamente
ad aumentare il tonnellaggio e richiede fondali e banchine di altezza proporzionata.
Lungo le spiaggie aperte e sprovviste di opere d’approdo, il traffico si veniva
sopratutto limitando ai piroscafi di società sovvenzionate, e solo in quanto le condi-
        <pb n="431" />
        — 366 —

rioni del mare permettessero di accostarsi senza pericolo, per effettuare a mezzo di
galleggianti minori lo sbarco e l'imbarco di merci e di passeggeri, costretti talora
per le secche ed i bassifondi ad essere trasportati a terra anche a spalla.
L’esportazione delle merci sulle quali si basa in gran parte il commercio della
regione, doveva avviarsi o per ferrovia, o con la navigazione di cabotaggio per
mezzo di modesti velieri fino ai porti di Reggio e di Messina, per essere quivi tra-Sbordate
 sulle navi maggiori dirette a lontane destinazioni,
Di qui aumento di costo pel maggior trasporto, per i ripetuti carichi e scarichi
che mettevano i prodotti in condizione svantaggiosa nei mercati di consumo, per
prezzo più elevato o meno remunerativo per l’esportatore. L’incremento delle industrie
 trovava così un ostacolo quasi insormontabile.
La legge 25 giugno 1906, n. 255. volle ovviare a questo stato di cose: col
fondo di L. 6.700.000, in aumento a quello di L. 3.800.000 tuttora disponibile per
leggi anteriori, intese a riparare, ampliare e completare i porti esistenti, e specialmente
 a coordinarvi un piano più complesso di nuove opere marittime più modeste
‘approdi, pontili e boe di ormeggio), ma distribuite lungo le coste in modo da dare
un centro di raccolta ai prodotti di zone ove il commercio richiedeva una via di
sbocco (1), o da fornire al commercio condizioni essenziali di esercizio 1à dove linee
ferroviarie esistenti o di nuova costruzione dall’ interno della regione mettono capo
alle marine (2).
La insufficienza dei fondi per maggiore quantità di lavoro, per riparazioni a
danni di mareggiate e del terremoto del 28 dicembre 1908, ed infine per la necessità
 di sostituire agli approdi previsti a Paola e a Tropea opere portuali capaci, per
quanto limitate, di dare ricovero è rendere possibile la permanenza delle navi in
quelle spiaggie aperte ed esposte in pieno ai venti e alle mareggiate, —- rese necessarie
 ulteriori dotazioni di L. 1.540.000 e di L. 6.000.000 concesse dalle leggi 13 luglio
‘910, n. 466, e 4 aprile’ 1912, n. ‘297, rispettivamente pel porto di Reggio Calabria
‘art. 43), per le boe di ormeggio di Bagnara e Gerace, come per le opere marittime
calabresi in genere, -
I due nuovi porti di Paola e Tropea, i pontili con le boe di ‘ormeggio nelle
spiaggie di Diamante-Cirella, S. Eufemia, Pizzo, Gioia Tauro, Siderno, Roccella
[onica, Soverato, Marina di Catanzaro, Rossano, Trebisacce, costruiti con dimensioni
tali da permettere ai piroscafi l’accosto e le operazioni dirette di traffico, le boe a
Bagnara ed a Gerace Marina vapaci pur da sole di offrire ai piroscafi un ancoraggio
‘n queste ‘due spiaggie, renderanno possibile la esportazione - diretta dei prodotti e
costituiranno ad ogri modo una. catena di approdi vicini e utilissimi pel commercio
locale di cabotaggio, -
Sono a carico dello Stato (art. 40, legge 25 giugno 1906) le spesé di costruzione
 di tutte le opere elencate nella tabella F ; per quelle di manutenzione rimane
        <pb n="432" />
        —- 3679 —

gono in vigore le norme di competenza passiva stabilite dalla legge 2 aprile 1885.
a. 3095, in dipendenza della assegnazione di ognuna delle opere marittime ad una
determinata categoria e classe come sarà indicato in seguito (art. 129, reg. 24 dicembre
 1906, n. 670). Però, sempre per espressa disposizione del citato articolo 40,
sono classificate nella 3° classe della seconda categoria le opere di approdo (ora i
sorti) a Paola ed a Tropea, e tutti i pontili e le boe di ormeggio indicati nella tabella
 F : perciò debbono esser mantenuti dallo Stato col concorso della Provincia e
dei Comuni (60 °%). Per analogia, identico trattamento va fatto alle boe di Bagnara
e di Gerace Marina.
Le opere accessorie ai pontili, indicate nella tabella F, sono quelle necessarie
al loro esercizio, quali ad esempio le rampe d’accesso per inevitabili raccordi della
spiaggia col piano praticabile del pontile (in media a m. 2.50 sul livello del mare),
3 per assicurarne l’impianto a terra con spalle e muri contenitori. In qualche caso,
però, con larga interpretazione della legge, è stato compreso nei progetti anche
qualche breve tratto di strada di accesso in continuazione della rampa fino a prossime
 vie di comunicazioni ordinarie, o ad abitati.
Sarebbe eccessivo considerare tali strade come accessori o parte del pontile,
anche perchè si sviluppano per solito fuori degli arenili e delle zone demaniali.
Del resto la legge sui lavori pubblici (art. 16) e le leggi speciali - in materia
stradale, annoverano fra le comunali quelle per congiungere l’abitato a scali marittimi.
 Non pare dunque dubbio che, ad opera compiuta, quei tratti di strada debbano
aggere presi in consegna dalle Amministrazioni comunali per curarne la manutenzione.

Oltre le difficoltà generali pei lavori pubblici in Calabria, per queste opere hanno
vuta la loro parte le difficoltà inerenti al genere del lavoro marittimo: quali la
-istrettezza delle zone utilizzabili per cantieri, le soggezioni imposte dal commercio
e dai servizi marittimi, le difficoltà di trovare buone ed abbondanti cave di pietra
per le scogliere e la costruzione dei moli, in località non lontane, con vie di trasporto
 agevoli, la soggezione dei lavori a danni di mareggiate, la minore utilizzazione
di giornate lavorative, potendo la agitazione del mare impedirli o renderli più lenti
anche quando sia buon tempo; le incognite delle correnti, del regime delle spiaggie
sulle quali la costruzione di moli, sporgenti, pennelli può inopinatamente influire,
promuovendo insabbiamenti che rendano necessario portare aggiunte, modificazioni
al piano dei lavori.
Difficoltà di maggiore e di particolare importanza per i lavori portuali. in Calabria
 si sono avute nei danni del maremoto e del terremoto del 28 dicembre 1908
che sconvolse e distrusse specialmente il molo e le banchine del porto di Reggio
Calabria, dissestò — sebbene in misura assai più limitata — il molo di Villa’ San
Giovanni.
        <pb n="433" />
        — 308

Quanto ai pontili, sì è verificato qualche ritardo nello studio dei progetti per
incertezze sulla scelta dei tipi costruttivi da adottare, anche per la mancanza di
dati certi sulla struttura geologica del sottosuolo delle marine.
Si dovettero fare particolari e diligenti assaggi, affidandoli a ditte specialiste :
e secondo gli accertamenti, dai quali risultò essere il sottosuolo marino costituito o
da banchi rocciosi, o da sabbia mista a ghiaia e grossi blachi, o da sabbia sottile,
si potè decidere la costruzione dei pontili o di muratura (Pizzo) o Ja struttura di
travi di ferro, o di cemento armato. i
Ciò non ostante, nel igio erano già pronti ed approvati i progetti di massima
‘n base ai quali l’anno seguente potevano essere appaltati successivamente i tre
pontili nella provincia di Cosenza ed i quattro nella provincia di Catanzaro.
Nella provincia di Reggio Calabria invece, in confronto ad una notevole attività
 nello sviluppo dei progetti e dei lavori portuali a Reggio ed a Villa S. Giovanni,
 sì è verificato maggior ritardo nello studio dei progetti esecutivi dei pontili.
Ormai però anche questa difficoltà è superata: è stato già allestito il progetto pel
pontile di cemento armato a Roccella Ionica, ora in corso d'esame: e se risulterà
meritevole di approvazione, sullo stesso tipo potranno in breve esser progettati ed
appaltati gli altri due pontili a Gioia Tauro ed a Siderno.
Quanto alle è0e sono state tutte appaltate dal 1911 in poi, comprese le cinque
della provincia di Reggio Calabria.
Si deve aggiungere però che tutti gli appalti dei pontili e delle boe hanno subito
 notevole ritardo per la dipendenza degli assuntori dal mercato estero del ferro
‘travi, lamiere dalla Germania e dal Luxemburgo: catene per le boe dall’Inghilterra),
 e questo, o a causa di una certa lentezza ad ottenere la fornitura di partite
limitate di materiale di determinate dimensioni, o per scioperi nelle industrie metallurgiche
 e nella produzione del carbone fossile: circostanze tutte, del resto, delle
quali le case fornitrici, e gli stessi appaltatori di rimando, si valgono per scagionarsi
della inadempienza e dei ritardi a soddisfare ai Ioro impegni.
Comunque, non ostanti tali contrarietà, si può ormai affermare che l’attuazione
del programma delle opere marittime di Calabria è in una fase molto attiva, e potrà
certamente essere espletato fra non molto, secondo le previsioni della legge, e if
desiderio delle popolazioni.

Alla esecuzione delle opere portuali si è provveduto per pubblici appalti (3),
salvo casi eccezionali di urgenza (4), occorrendo per tali lavori imprese solide e
provviste di mezzi tecnici e finanziari.
La forma del cottimo è stata usata solo per lavori di importanza sussidiaria
minima, ed urgenti (5).
Per la esecuzione dei pon#ili (6) e delle é00, invece, si è preferita la licitazione
        <pb n="434" />
        — 369

privata fra ditte notoriamente specializzate nelle costruzioni di ferro, di cemento
armato e nella fabbricazione di serbatoi, scafi, boe di lamiera.
Le previsioni di spesa del piano regolatore del 1907, aumentate già a lire
!9.505.000 dal piano del 1910, subiranno ancora ‘ulteriori aumenti non tanto per
sorprese negli appalti in corso, nei quali anzi i danni ordinari, 1 progetti suppletivi
2 le questioni con le imprese hanno avuta importanza non considerevole, e nemmeno
per manchevoli previsioni di massima rettificate nei progetti esecutivi, nè tanto, infine,
 pel rincaro generale del mercato e della mano d’opera, — ma specialmente per
le costose riparazioni occorse e tuttora occorrenti nel porto di Cotrone (il pianò regolatore
 di massima prevedeva per completarlo la spesa di L. 3.000.000: e ne occorreranno
 invece circa 8.000.000, tenuto il debito conto del rincaro dei prezzi), per
danni del terremoto del 1908 che nel porto di Reggio hanno richiesta una spesa
straordinaria di circa L. 2.000.000, e per la sostituzione di opere portuali ai semplici
approdi previsti a Tropea ed a Paola, il che richiederà, per quanto ora è dato prevedere,
 la spesa di L. 540.000 a Tropea e di L. 6.000.000 a Paola.
Le occupazioni di terreno per i lavori marittimi: piazzali, calate, accessi, e per
le stesse aree da destinare ad uso di cantiere durante l’appalto, si estendono per
solito sulle spiaggie e sugli arenili demaniali, mentre le altre opere per proteggere
gli specchi acquei sporgono nel mare; perciò tutti i rapporti a questo scopo intervengono
 per via di semplici pratiche amministrative con le autorità marittime, senza
formalità di espropriazione e senza pagamento di indennità, trattandosi in sostanza
di dare a quel demanio altra forma di utilizzazione.
La concessione delle aree per cantieri sono fatte però direttamente dall’autorità
marittima alle imprese dei lavori, di solito gratuitamente, per la sola durata dei
lavori, col vincolo di non darvi altra destinazione e restituirle nello stato primitivo
al termine dell’appalto.
Espropriazioni di terreni privati sono occorse soltanto eccezionalmente, come
ad esempio a Reggio per l’ampliamento del bacino portuale con scavo entro terra
n zone messe a cultura e con edifici di pertinenza privata.

A completare questo argomento gioverà aggiungere qualche notizia particolare alle
singole opere marittime ed alle questioni tecniche più importanti che vi si riferiscono.
I. Porto di Paola (legge 25 giugno 1906, n. 255): classificato nella 3° classe
della 2° categoria secondo l’art. 40 della legge stessa. Alle opere di approdo previste
 nella tabella F, non rispondenti allo scopo in una spiaggia come quella, bat-‘uta
 in pieno dai venti e dal mare, si è ritenuto necessario sostituire un piccolo
porto che avrà speciale importanza con la prossima apertura della linea Paola-Cosenza.
 Sarà assai utile anche alla ferrovia Napoli-Reggio per lo scalo del carbone
fossile lungo la linea, mentre attualmente non se ne può sbarcare in altro porto
intermedio da Salerno a Reggio Calabria.
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        — 370 —-{l

 piano regolatore 16 luglio 1910 consiste nelle opere seguenti, da attuare in
due periodi: 7° #eriodo : costruzione di un tratto rettilineo di scogliera e molo, sopraflutto,
 per m. 220: banchina lunga m. 60 alla radice di detto molo, con fondale
di m. 4; boa; sistemazione della spiaggia adiacente alla banchina fra i torrenti
Fiumarella e S. Francesco, con un piazzale, rampa con binario discendente al piazzale
 dalla stazione ferroviaria soprastante ; strada d’accesso larga m. 10; argine
contenitore della Fiumarella e sistemazione del tratto estremo dell'alveo ; 2° periodo :
costruzione di un secondo molo (sottoffutto) ; prolungamento del primo e banchine
lungo detto prolungamento. Gli estremi dei due moli si ravvicineranno in modo da
formare la bocca del porto aperta a N. W., in corrispondenza del settore di traversia
neno temibile. Sono in corso i lavori compresi nel 1° periodo.
IL. Porto di S. Venere (legge 24 maggio 1862, n. 1299). Divisato fin dal tempo
dei Borboni, un rifugio ai naviganti nella rotta da Napoli a Messina, dopo lunghe
discussioni sulla località, fu scelta nel 1862 la rada di S. Venere, difesa da vari
bassifondi a guisa d’argini che si prestavano all’impianto di opere a mare, con una
zona verso terra avente discreti fondali, e perciò tenuta in pregio, da tempi antichi,
come ancoraggio naturale.
È classificato nella 1° categoria nei riguardi della navigazione: nella 2° classe
della 2% categoria nei riguardi del commercio, ed ha molta importanza, perchè serve
ji scalo ai circondari di Nicastro, di Monteleone e specialmente al materiale dei
boschi di Serra S. Bruno, oltre alla fiorente industria delle tonnare nella prossima
spiaggia. Fra il 1864 e il 1876 fu costruita una diga isolata di m. 450: ma per riparare
 all’insabbiamento e assicurare tranquillità allo specchio da difendere, fu prolungata
 fino a terra con banchina a fondale di m. Ss.
Il piano regolatore approvato nel 1907 prevede pel completamento del porto
le seguenti opere : 1° prolungamento per m. 300 del molo in direzione di Capo
Suvero: costruzione di altro braccio in direzione E. N. E. per m. 230; 2° prolungamento
 di qualche tratto delle banchine attuali : installazione di un faro alla testata ;
3° in linea provvisoria, sistemazione e prolungamento di altri m. 100 del pennello
a ponente del porto, sulle condizioni del quale influiscono i torrenti Muria, Spartaro,
Trainiti, S. Anna che sboccano nel prossimo litorale. È già avviata la sistemazione
idraulica degli ultimi due: per gli altri si provvederà in sèguiîto.
Intanto è in corso lo studio pel progetto delle opere portuali che secondo il
detto piano regolatore importerebbe la spesa di L. 2.900.000.
Vi si farà fronte col fondo di lire 10.500.000 della tab. A (legge 25 giugno
1906) oltre la somma di L. 600.000 assegnata a quest’opera nel riparto di L. 30.000.000
‘R. D. aprile 1908).
III. Porto di Tropea (legge 25 giugno 1906, n. 255), classificato nella 3° classe
della 2° categoria per effetto dell’art. 40 della citata legge.
        <pb n="436" />
        37! -

Come per Paola, così per Tropea gli studi hanno dimostrato che non era possibile
 la costruzione di un modesto pontile, o approdo, e che occorrono lavori più
mportanti se si voglia raggiungere lo scopo.
Perciò il piano regolatore 28 luglio 1908 sviluppato in un progetto di massima ed
infine in un progetto esecutivo completo, di imminente appalto, comprende: 1° una
calata di approdo con banchina; 2° un molo di protezione di m. 100, dei quali 60
sporgenti in mare con banchina di ormeggio e muraglione di difesa; 3° strada di accesso
dalla rotabile che scende dall’abitato alla calata. Costo complessivo L. 540.000.
[V. Porto di Scilla (leggi 14 luglio 1889, n. 6280, e 25 giugno 1906, n. 255)
classificato in 1° categoria come ricovero ai velieri che non possano raggiungere lo
stretto di Messina pei forti venti di maestro-ponente, ponente, libeccio e scirocco; e
nella 4° classe della 2° agli effetti del commercio. La costruzione fu iniziata nel 1898
e compiuta nel 1905. Ha limitata importanza per l’immediata vicinanza di Messina,
di Reggio, di Villa S. Giovanni e dello scalo di Gioia Tauro. Allo stato presente
non è adatto alle operazioni del commercio per la breve estensione di molo, per gli
scogli emergenti nel breve bacino protetto.
[I piano regolatore 14 giugno 1906 prevede pel completamento le seguenti
opere : 1° costruzione di un secondo braccio di molo per m. 50 con solida testata ;
2° estirpamento di scogli; 3° costruzione di 40 metri di banchina a levante del
porto e di un breve tratto di strada pedonale fra il porto e la parte orientale dell’avitato,
 in considerazione delle forti mareggiate che impediscono il transito per la
strada esistente. Spesa presunta L. 500.000.
V. Porto di Villa S. Giovanni: legge 25 giugno 1906, tab. F, e precedenti.
[niziato nel 1898 con la costruzione del primo braccio di molo pressochè normale
alla spiaggia, in direzione da levante a ponente, e con altro di m. 55 in direzione
da maestro a scirocco, formante col primo un angolo di circa 120°, per facilitare lo
sbarco di truppe in caso di mobilitazione. In sèguito alla legge 20 giugno 1go01,
n. 292, fu classificato in 1% categoria nei riguardi della difesa dello Stato, e della
sicurezza della navigazione. Con successivi progetti si provvide: alla costruzione di
4 pennelli nella spiaggia a Nord per arrestare le corrosioni : di una banchina murata
 fra la radice del molo ed il 2° pennello: di una difesa di spiaggia fra il 3° e 4°
pennello (filanda Erba), di altra difesa a Nord del 4° pennello a protezione della ferrovia.
La Società per le Ferrovie Sicule impiantava nell’angolo S. E. l’invasatura per l’approdo
 dei ferry-boats, la stazione al porto ed una completa sistemazione ferroviaria,
La zona d'influenza di questo scalo è limitata ai Comuni di Villa S. Giovanni,
Cannitello e loro frazioni, Campo Calabro, Rosalì, Fiumara, S. Roberto.
Ha invece rilevante importanza, oltre che per scopi militari, pel più rapido
transito fra il continente e la Sicilia.
[1 piano regolatore approvato nel 1906 prevede : 1° il prolungamento del 2°
oraccio di molo per altri 100 metri, e la costruzione di un terzo braccio, pure di 100
        <pb n="437" />
        metri, ad angolo col secondo, fino a raggiungere il fondale di m. 22 con testata in
direzione del 1° pennello ; 2° formazione della testata; 3° faro ; 4° impianto di due
ru ; 5° escavazione del porto nella parte centrale a m. 7; spesa presunta L. 1.180.000.
Il terremoto del 28 dicembre 1908 arrecò qualche dissesto al 1° tratto del 2°
braccio di molo (già compiuto da tempo), al prolungamento di m. 50 in corso di
esecuzione (7) e alla banchina a terra. Presentemente, riparati già i danni alla parte di
molo esistente, è in corso di esecuzione anche l’ulteriore prolungamento di m. 50 dello
stesso 2° braccio (8). Lo studio del 3° braccio, di m. 100, sarà fatto con speciale
riguardo ed indagini sul regime delle sabbie che tendono ad aggirare il molo esistente.
Di recente, în siguito alla costruzione di una seconda invasatura dei ferry-boats
presso la prima, è venuto a diminuire lo spazio utilizzabile per l’accosto delle navi
al tratto di banchina difesa dall’opposto molo: ed anzi con l’aumentato traffico dei
‘erry-boats si renderà difficile alle navi l’accosto e la permanenza alla banchina del
molo, anche quando sarà costruito in tutta la lunghezza prevista.
Fu perciò richiesto dal Comune che in luogo di fare alcune riparazioni alla
banchina a terra a sèguito del terremoto del 1908, questa fosse invece ricostruita
con fondali a m. 6 per dare almeno modo di approdarvi a navi di maggiore portata.
La proposta sembra però prematura a causa delle limitate esigenze del traffico e,
sopra tutto, delle attuali condizioni non tranquille dello spazio acqueo ancora lontano
dall’esser protetto dal molo di cui deve ancora costruirsi gran parte : ed è da rinviare
 una decisione a tempo opportuno; — intanto, in attesa di opere più radicali,
sembra conveniente adattare per ora superficialmente la banchina.
VI. Porto di Reggio Calabria (legge 14 luglio 1899, n. 6280; 25 giugno 1906,
n. 255). Iniziatane la costruzione nel 1873 a spese della Provincia, i lavori eseguiti
a tutto il 1885 consistevano : nella escavazione del bacino, quasi tutto ricavato entro
:erra: superficie acquea protetta Ettari 6, fondali di m. 6; nella costruzione di un
molo lungo m. 160, staccantesi da un breve risalto della costa costituita dalle deiezioni
 del torrente Annunziata, in direzione di N. E. e formante la bocca rivolta a
N. ; di un pennello di massi artificiali lungo m. 65 a N. della bocca. Il R. D. 7 agosto
 1887, n. 5053, ascrisse il porto alla 1° categoria, e alla 2° classe della 2° categoria
 agli effetti del commercio. La legge 14 luglio 1889, n. 6280, assegnò L. 2.700.000
per l’ampliamento, l’ approfondimento del porto e la costruzione di muri di sponda
a Sud e a Ovest accostabili da grosse navi: allo stesso scopo e per la sistemazione
ferroviaria, la legge 25 giugno 1906 comprese il porto nella tabella F. Ulteriore
assegnazione fu data dalla legge 13 luglio 1910, n. 466 (L. 1.500.000) per le riparazioni
 del terremoto. L'importanza di questo scalo è determinata dalla sua posizione
e dalla possibilità di dare sicuro ancoraggio, nella costa fra Napoli e Taranto, all’approdo
 dei ferry-boats per le comunicazioni dalla Sicilia con la regione ionica, di
cui Reggio è naturale capo-linea. L’influenza commerciale si estende anche oltre i
confini della provincia.
        <pb n="438" />
        373

Successivamente ai lavori su indicati si proseguì l’ampliamento del porto a levante
 e si dovè anche costruire un muraglione a S.-E. a sostegno della ferrovia
Reggio-Villa S, Giovanni. Nuovi studi e nuovi piani venivano elaborandosi, quando,
‘ef febbraio 1905, concentrato il servizio dei ferry-boats dalla Sicilia pel continente
+ Villa S. Giovanni, gli enti locali si adoperarono con vivaci agitazioni affinchè nello
spostare la linea ferroviaria — come era necessario per ampliare maggiormente il
norto — sì adottasse un tracciato tale da raggiungere col binario di corsa &amp;lt; Reggio-Villa
 S. Giovanni &amp;gt; il piano della banchina portuale, spostando all'angolo N.-E. del
porto l’invasatura dei ferry-boats esistente nell'angolo S. W. e concentrando, sempre
alla banchina di levante, impianti e servizi ferroviari più importanti, fra i quali una
21uova stazione marittima.
Pertanto, il piano regolatore dei lavori 20 novembre 1906 comprendeva: 17°
oruppo: 1° spostamento della linea ferroviaria fra le stazioni Reggio-Succursale e
S. Caterina; 2° spostamento della invasatura dei ferry-boats all'angolo N. E. Entrambi
i lavori da eseguire dall’ Amministrazione ferroviaria, ma a carico di quella portuale,
 comprese le espropriazioni; 3° binari di servizio lungo la banchina ed i capannoni
 ferroviari: tutto questo però a cura e spese dell’Amministrazione delle ferrovie;
 2° gruppo: 1° ampliamento del bacino portuale (fondali di m. 8) nella parte
ad oriente in corrispondenza allo spostamento della ferrovia; 2° escavazione di un
secondo bacino (darsena) con fondali di m. 5 a Nord del bacino attuale; 3° costruzione
 di banchine murate in giro all’attuale bacino; 4° costruzione di tettoie, impianti
 di gru, fornitura di acqua, illuminazione delle calate; 5° costruzione della Dogana
 e della Capitaneria di porto a cura e spesa dei Ministeri competenti. In totale
prevedevasi la spesa di L, 3.800.000, portata successivamente a L. 3.980.000 pel tipo
costruttivo di banchina a quota più elevata, proposto in occasione delle riparazioni
di danni del terremoto del 28 dicembre 1908. Questo disastro arrestò lo sviluppo di
studi e di lavori, imponendosi, prima di continuare lo sviluppo del piano regolatore, di
:iparare i gravi danni con provvedimenti che furono suddistinti in : indilazionabili:
salpamento di massi rovesciati dal maremoto in fondo al bacino — costruzione di
in pontile provvisorio — costruzione di edifici baraccati per le merci e gli agrumi —
sistemazione di un tratto di sponda per l’approdo dei velieri di minore portata ; urgenti:
‘icostruzione del molo di ponente: banchine a S. W. con difese foranee e banchina a
Sud (escluse le tettoie e le gru); differibil: : rifiorimento del pennello a Nord del porto.
[ lavori indilazionabili furono eseguiti fra il 1909 e il 1910 (circa L. 80.000).
Gli urgenti furono iniziati nel 1910 e proseguono attivamente: importano la spesa
di L. 1.910.000.
Assicurato così il compimento dî questa parte onerosa ed impreveduta, si è
pensato a riprendere l’attuazione del programma del piano regolatore. Però in occasione
 dell’esame del progetto dello spostamento ferroviario presentato da quell’Amninistrazione
 con criteri che eccedono i limiti dello scopo della deviazione (ammnlia-
        <pb n="439" />
        —- 374

mento del porto) e diretto, oltre -a ciò, a migliorare le comunicazioni ferroviarie e
locali, con una spesa di L. 3.950.000, — certo sproporzionata ai mezzi disponibili perchè
i soli lavori ferroviari assorbirebbero tutto il fondo per l’attuazione del piano regolatore,
 — si è avuto modo di constatare esser possibile modificare il tracciato della
deviazione ferroviaria prevista nel piano regolatore (detta variante rossa), seguendo,
con opportuni adattamenti, altro tracciato che, avvicinandosi in certo modo a quello
attuale e soddisfacendo nello stesso tempo allo scopo fondamentale di lasciar libero
lo spazio necessario ad oriente del porto per la maggiore escavazione del bacino,
eviterebbe però il passaggio a livello, l’inopportuna trincea nel nuovo piano della
città, il costoso attraversamento del torrente Annunziata con galleria sub-alvea, gli
onerosi impianti ferroviari e della stazione marittima alla banchina di levante, ed
altre opere, compreso lo spostamento all’angolo N-E. del porto dell’approdo dei ferryboats,
 che invece conviene mantenere nel posto attuale (angolo $-W.) come per considerazioni
 nautiche risulta preferibile.
Tutto ciò si concilierebbe anche col desiderio di corredare le banchine del
porto di binari allacciati con la linea di corsa: il tutto con una spesa di circa lire
500.0000 che lascerebbe sui fondi disponibili quanto basta per proseguire attivamente
gli altri lavori del piano regolatore.
Salvo a concretare questa variante alla deviazione della linea con l’amministrazione
 ferroviaria, la proposta ha meritato anche l’approvazione degli enti locali (9),
che si sono limitati a chiedere solo sia eliminato il passaggio a livello della futura
deviazione ferroviaria presso il piazzale del porto, rendendo indipendenti, con oppor-‘uno
 cambiamento di quota, la ferrovia e la strada di accesso al porto.
Intanto, per affrettare l'attuazione del piano regolatore, in attesa che questo
punto sia definito, si provvederà al più presto, secondo progetto in studio, allo scavo
jella. darsena al Nord del porto.
VII. Porto di Cotrone (Porto Nuovo); (legge 23 luglio 1881, n. 333; 14 luglio
1889, n. 6280 ; 13 marzo 1904, n. 102, e 25 giugno 1906, n. 255). Classificazione
definitiva con R. D. 4 aprile 1901, in 1° categoria per le opere riguardanti la sicurezza
jell’approdo e nella 3° classe della 2° categoria per quelle d’interesse commerciale.
La penisoletta sulla quale sorge l’abitato forma due insenature rivolte l’una a
mezzogiorno, l’altra a tramontana; in esse sono costruîti i due porti, vecchio e nuovo.
Quello a mezzogiorno sembra sia di antichissima costruzione e rimonti, a detta di
storici, ai tempi della Magna Grecia. Altri sostiene l’antico porto essere esistito nel
tratto estremo del fiume Esaro, ora interrito. È certo però che il $orto a mezzogiorno,
 detto vecchio, ebbe integrale ricostruzione o costruzione al tempo di Carlo III
di Borbone. È soggetto ad interrirsi rapidamente, ed ‘il fenomeno deve esser di
lunga data trovandosi tuttora antiche opere dirette ad impedire l’ingresso delle sabbie
nel bacino. Lo specchio acqueo utilizzabile è limitatissimo, tanto che si provvede
        <pb n="440" />
        — 375 7

1d escavazione periodica. La superficie difesa è di circa 4 ettari; i fondali ottenuti,
&amp;gt;on la escavazione fino al massimo di m. 5, si limitano a circa 1 ettaro.
I bassi fondi precludono così l’entrata alle navi di qualche importanza; il poco
spazio difeso utilizzabile rende assai limitato il numero di quelle che potrebbero ripararvisi
 in tempo di fortunale.
La necessità di creare un ricovero sicuro lungo l’esteso litorale da Reggio Ca-‘abria
 a Taranto, privo di altri rifugi, suggerì l’idea di provvedere Cotrone di un
porto più vasto e con fondali maggiori. Si manifestarono due tendenze, una per
l’ampliamento del porto vecchio, con opere necessarie ad aumentare lo specchio
d’acqua, ad ottenere fondali maggiori e ad impedire l’interrimento: l’altra propensa
ad abbandonarlo ed a crearne uno nuovo nel seno settentrionale, riparato del tutto
dalla traversìa principale (N-E.-S-E.).
Le due soluzioni furono esaurientemente discusse dalla Commissione Centrale dei
porti nelle adunanze 2 maggio 1878 e 9 dicembre 1879, e su maturo esame delle
condizioni idrografiche e nautiche, le conclusioni furono — senza riserve — per la
scelta del porto a Nord. Ciò non di meno più volte, durante gli appalti in corso o
in occasione di nuovi, la questione fu rimessa in campo dagli interessati senza che,
però, sia risultata la opportunità di modificare la decisione presa.
L’importanza del porto di Cotrone non è solo per ragioni di rifugio, ma pel commercio
 che si va sviluppando con le industrie locali, e per la sua estesa zona dî
‘nfluenza (circa 27 Comuni), che avrà sempre maggiore incremento quando î prodotti
jei boschi silani potranno essere utilizzati con la ferrovia Cosenza-Cotrone, ed un
+omodo approdo renderà facile l’accesso a navi di maggiore portata, La stessa creazione
 di laghi artificiali (10) nel bacino del Neto e dei suoi affluenti, porterà, con
la produzione di copiosa energia elettrica e con la irrigazione della pianura cotronese,
 un prezioso incremento nell’agricoltura e in nuove industrie che troveranno la
sonvenienza di venire ad impiantare gli opifici presso il porto,
I lavori del porto nuovo furono ideati fin da principio (progetto 31 luglio 1882)
in opere di difesa costituite da un molo foraneo continuo lungo m. 971, formato di
ire bracci, provveduto di convenienti banchine di ormeggio per la lunghezza di m,
800 a partire dalla radice del molo stesso staccantesi dai bassi fondi che limitano
a nord il porto vecchio, e che, per ragione di igiene e comodità di accesso dalla
;sittà al nuovo molo, dovevano essere colmati.
Per agevolare le operazioni commerciali, diminuire l’agitazione dell’acqua entro
il porto, ed arrestare il possibile movimento di sabbie, era prevista anche la costruzione
 di un ponte sporgente di fronte al palazzo Giunti, tale da formare, in linea
on la futura testata del molo, una bocca di m. 640; specchio d’acqua protetto Ettari
 16.50, dei quali 4.90 costituiti da fondo roccioso e fondali fino a m. 5, Ettari
5.40 con fondo da m. 5 a 8, Ettari 6,20 con fondali da m, 8 a 13.
        <pb n="441" />
        E tali in sostanza sono le opere ritenute anche nell’ultimo piano regolatore
20 novembre 1906 approvato, I lavori ebbero iniziò su progetto esecutivo 15 gennaio
 1883 di L. 2.800.000 con l’appalto Fiocca (6 marzo-dicembre 1885), terminato
nell’ottobre 1895 con una spesa di oltre L. 4.000.000, per gravi questioni e ingenti
compensi liquidati in via arbitrale all’impresa,
La violentissima mareggiata del 26 novembre 1896, mentre erano in corso ulte--ijori
 lavori per riparare lesioni e ribassamenti, recò danni gravissimi a tutto il molo,
asportando quasi per intero la sopra-struttura e sconvolgendo in molti punti la scogliera.
 Per riparare questi danni ed altri verificati successivamente, si eseguirono
vari lavori: appalti settembre 18g7-novembre 1898 (L. 108.000); febbraio rgoo-luglio
 1902 (L. 126.000); gennaio 1905-1909 (L. 190.000).
Alla colmata dei bassi fondi sì provvide con appalti luglio 18g8-dicembre 1899
'L. 35.000) e dicembre rgoo-ottobre 1903 (L. 119.000); alla costruzione di un piccolo
 scalo di alaggio pel tiro a terra dei battelli, all’infissione di pali per segnalare
‘ bassi fondi, ad un pontile di legno d’approdo si provvide entro il 1994 (L. 9.000).
Il piano regolatore 20 novembre 1906 propose la ripresa ed ultimazione delle
opere consistenti nella : — riparazione e rafforzamento del molo per m. 800 —
prolungamento di esso con braccio ad angolo, per m. 100 — costruzione dello sporgente
 Giunti — allargamento della banchina per la estensione di m. 200 e relativa
strada di accesso — complemento della colmata dei bassi fondi; tutto con la previ.
sione di spesa di L. 3.000.000, di gran lunga però superata dal progetto di massima
24 ottobre Igro di L. 7.994.000, in base al quale fu tracciata una graduatoria dei
lavori per dar precedenza a quelli più urgenti.
{l progetto esecutivo 27 dicembre 1911, appaltato nel gennaio 1913 {L. 1.600.000),
provvede ad un primo gruppo di opere che possono dirsi la prima estesa attuazione
jdella legge 25 giugno 1906 pel porto di Cotrone, e consistono nel rafforzamento
del molo nella scogliera e nella sopra-struttura, in tratti di banchina all’interno del
molo di larghezza variabile da m. 3.50 a m. 30, nell’ampliamento del pontile o strada
li accesso alle banchine: in opere accessorie di ormeggio (bitte, anelli, scalette).
Anche nell’imminenza di quest’ultimo appalto si sono rinnovate le discussioni
e i dubbi dei cotronesi circa la convenienza di continuare la costruzione del porto
aquovo, o di ampliare quello vecchio: e all’ultimo momento sopravvenne anche un
voto dell’Amministrazione comunale che, pur raccomandando di non ritardare l’appalto,
 interessava a non trascurare le sorti del porto vecchio.
Per quanto tutti gli argomenti fossero stati analizzati e discussi, tuttavia nell’imminenza
 dell’asta si volle sentire l’autorevole consiglio di una commissione di
tecnici (11) i quali, riesaminato ogni particolare, conclusero che gli addebiti mossi
al porto nuovo : interrimento, difficoltà di entrata e di uscita delle navi in tempo
di fortunale, ricorrono per entrambi i porti con la differenza che, derivando gli inter-
        <pb n="442" />
        377 —

‘imenti nel porto nuovo da corsi d’acqua in via di sistemazione (Pignataro) o di prossima
 sistemazione (Esaro, Neto), ed essendo quelli nel porto vecchio prodotti da materie
argillose e sabbiose provenienti dalle corrosioni del litorale da Cotrone a Capo Colonna,
5en maggiore è il processo naturale in questo secondo caso e assai più difficile ripararvi.
Le difficoltà nautiche di entrata e di uscita si verificano in condizioni inverse
per i due porti con bocca in direzione opposta, avvenendo che il vento di traversia
rende più difficile l’ingresso al porto Sud (il che è più grave), e la uscita dal porto
Nord.
Aggiungasi che per costruire un porto sicuro a Sud occorrerebbero opere di
‘ale sviluppo ed importo che per ciò solo fin da principio se ne escluse la possibilità.
 Comunque, la discussione sul porto nuovo presentemente non può essere posta
come se ancora fosse da intraprendere.
Le ingenti spese sostenute per esso devono pertanto indurre l’Amministrazione
 a proseguirne la costruzione.
Del resto, molti degli inconvenienti rilevati allo stato attuale del porto, saranno
eliminati o assai ridotti ad opera finita, e nulla impedisce che nello svolgimento
graduale dei lavori si facciano gli adattamenti che l'esperienza dimostrerà utili; non
sotendo ammettersi che il piano regolatore abbia valore assoluto ed immutabile.
Agli insabbiamenti che tuttavia si formassero, in attesa che il regime dei fiumi
sia sistemato, o comunque per inevitabile processo naturale, sarà sempre rimedio,
come del resto in tutti i porti, il periodico lavoro di escavazione,
Riassumendo, può affermarsi che le opere marittime in Calabria hanno avuto
un notevole sviluppo (11), e tutto fa ritenere che il programma preordinato dalle
‘eggi sarà adempiuto (12). .

NOTE AL CAPITOLO.

(1) A Diamante, a Pizzo, a Tropea, a Bagnara, a Rossano, a Trebisacce,
(2) Così a Paola, a S. Eufemia, a Gioia Tauro, a Gerace Marina. a Siderno, a Roccella Ionica, a
joverato, a Catanzaro Marina,
(3) Così pei porto di Paola, di Cotrone, di Scilla (riparazione straordinaria) e, fra breve, per quello
di Tropea,
(1) A Reggio per le urgenti riparazioni ai danni del terremoto,
(5) A Cotrone per riparazion' di scogliere, a Reggi&amp;gt; per lavo-i indilazionabili d’p&amp;gt; il terremto
salpamento di massi rovesciati nel fondo del porto, pontile e magazzini provvisori, di legno).
(6) Eccettuato quello dî Pizzo, di muratura, dato ad appalto pubblico.
(7) Appalto Vitali, 18 aprile 1907.
(8) Appalto Rossi, 23 maggio 1912.
(9) Ne fu data notizia formale, nell' adunanza tenuta il 4 luglio 1913 a Reggio Calabria da funziolari
 dell’amministrazione dei lavori pubblici, ai rappresentanti degli enti locali intervenuti,
(10) Legge 11 luglio 1913, n. 985,
‘11) Relazione 30 agosto 1912 degli Ispettori Inglese e Rossi.
        <pb n="443" />
        —- 379

LOCALITA

Spiaggia fra Diamante e Cirella

Marina di $ Angelo
(Rossano)

Marina di Trebisacce

Spiaggia di Paola

Marina di $_ Eufemia

Marina di Pizzo

Porto di Santa Venere

Marina di Soverato

Marina di Catanzaro

Porto di Cotrone

Porto di Tropea

Sviluppo delle opere marittime in Provincia di

1) Pi

DESCRIZIONE
DELL'OPERA

Boe di ormegg:!

PONTTTI

e | Fondale
Im.

Lun- Larghezza
 | ghezza | Fondale
m. 1 :

Boa d’ormeggio, di ferro . a.
&amp;gt;ontile d’approdo, di ferro 1 +
Boa d’ormeggio, di ferro . . . .
Pontile d'’approdo di ferro . .
Boa d’ormeggio, di ferro.
Pontile d’approdo di ferro . . , -

1i

15,00

34,00 1 6,00

1,50

22,00

6,00 | 6,00

1,50

68,00 | 6,00

1 4

Diga foranea
di massi naturali ed artificiali , . . .
Banchine . . . a

138,0U

Sviluppo delle opere marittime in Provincia di

Soa d’ormeggio, di ferro . . . a
Pontile d’'approdo
di cemento armato e rampa di accesso

6 35

“Ms A

A

Pontile d’approdo
di calcestruzzo e muratura, con relativa
 rampa ss ss ns è ie E a a
Boa d’ormeggio, di ferro . 1. e
Boa d’ormeggio, di ferro _ . . 1
Boa d'ormeggio, di ferro . . . . +
°ontile di cemento armato . . .
vVontile di ferro sa a aa
Riparazione e ricollocamento in osera
 di una boa . . . e ss. a
Robustamento del molo foraneo, Banchina
 d’ormeggio, e muraglione di
difesa . . Su e E e E

3,

1,10

1 50

4

1 50

Lavori vari relativi al completanento
 del molo. « Riparazione di danni
‘er mareggiate - colmate bassi fondi
Rafforzamento del molo foraneo. Coitruzione
 di un tratto di banchina,
kmpliamento del pontile di accesso
1 Porto si. ss ss è sE E SE

media
| 195,35

media
i | 3,50 ,

Cosenza dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 19137.

RR “L

Tavori ultimati

Bar chine
: difese foranee

TLun- Fondale
rhezza po
mo

BACINO
Ettari

IMPORTO

‘20,
Ei

Ie

Catanzaro dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

},119,90

'UUU

17.369,11

ao

300 a 5,00 |

16,06

71,977,66

310.30

media
: 1,610,30 | 3.50

257 466,67

r.avori in corso }
di esecuzione
.avori ese- =
guiti al |
30-64-1913 ! Preventivo
sii a sitrinait
di |]
:MPORTO | progetto

15,600, —
‘0 000, —

18,000, —
17,9000, —

3.000,— +

17,500, —

4,402, —
3.000.—

| 16,800,
22,3000,-32,000.-



 — 1

96,002, — ea il

30,000, —

109,000,

i 0,000, —

187 ,000,— |

10,000. —

113, 000,—

‘3,000, — 11,600,000,—

20,000, —

1,600,000,-63.000,—

  |3,609,000,-VvOri

 in ct
approvazione |
’ di appalto

Previsioni del
niano regolatore

IMPORTO |

1907

‘910

150,000, — | 200,090,—

5 150,000,— | 200,000,—

‘30,000, —

1
* 150,000, | 200,000, |

550 000,— | &amp;amp;00,000,—

130,000, — Il 1,000,000,—| 1,400,000, —

5,000, —

! 125,000,--| 140,000, —

j
125.000 -

200,900,—|

758,000, —

3,900,000,—

8,600, —

125,000,

175,000, —

19,500, —

1'25,009, —

140,000, —

V1,803,000,| 6,360,009,—|

540,000, — | oz 490,000,
703,100,— Peer 11,405,000,—
        <pb n="444" />
        ‘31

LMOCALITÀ

Rada di Gerace

Rada di Gioia Tauro

Rada di Roccella lonica

Rada di Siderno

orto di Reggio Calabria

orto di Villa $ Giovanni

Sviluppo delle opere marittime in Provincia d

n

DESCRIZIONE
DELL'OPERA

Boe di ormeggio | PONTILI

2 Lun- Lar- i
$ | Fondale ghezza | ghezza ! Fondale |
E m. I pa m.
5 ; me
Zz

Boa d’ormeggio
li metro m. 4,00; altezza m. 3,40 .

Boa d’urmeggio -
liametro m. 4,—; altezza m. 3,60 . .

Boa d’ormeggio
iametro m. 4,—; altezza m. 3,60 .

Boa d’ormeggio
liametro m. 4,—; altezza m. 3,50 .

Lavori di sistemazione del molo e
.elle banchine con massi artificiali.

Prolungamento del molo esistente.

0 00

1,50

reggio Calabria dal 30 giugno 1906 al 30 giugno 1913.

RR x

Lavori ultimati

a avori in corso
di esecuzione

Banchine
- difese foranee

avor:
guiti al
30-6-1913 | Preventivo
di
IMPORTO | progetto

Li Fondale |
8g gi m.
1

BACINO
Fttari

TMPORTO

7.266,65 | 21,000.-16,000,

 — |

22,000, —

20

190,000, —

1,800,000,—

175,400, —

660,700, -

- 1 evi
-provazione
di appalto

Previsioni del
diano regolatore

IMPORTO || 1907

| Qt

22,450,

LI

100,000, — : 400,000,—

. 20,000, —

240,009, |

:0.000.— !

60,000. —

1 766,350.— 13,800,000,—

200,000,— |1,600,000,-—

2) _2UU.-sagnare



TIC

Boa d’ormeggio

Riparazione al molo danneggiato
lalle mareggiate,

0. —

Qi}

‘0, 000, —

200,000, —

li,so8,606,65 |2,703,700,-/7

 070,

300 000, —

500,000, —

pps po
        <pb n="445" />
        82 -

Sviluppo complessivo delle opere marittime in Calabria dal 30-6-1906 al 30-6-1913.

€
è
€
E

PROVINCIE

COSENZA.

CATANZARO

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Lavori

ultimati

Importo

257.466,67

257 466,67

LAVORI IN CORSO
DI ESECUZIONE

Lavori
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30-6-1913
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Preventivo
di
progetto

96,002,—11,552,000,—

163,000, —

‘3.609,000,—

1.508.666.65 12 703,700,—

|| 1,767,668,65|7,865,000,-—

Lavori
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di appalto

Imporio

130.000. —

683 000. —

75 070,

893.070. —

PREVISIONI DEL
PIANO REGOLATORI

1007

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L,400,000,—

i 000, 000. —

3.033.000. —

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4 866.350. —

6.700,000,—

8,899,350,— | 19,505,000,—
        <pb n="446" />
        500”

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Porto di
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i UA o

Strada, Comun.
e AMARTI

Antica
taz. Ferr.

I ivaidi

PIANI REGOLATORI
DEI PORTI »vI
I. Reggio Calabria
Scala di 1:10000
Il. Tropea (Catanzaro)
Scala di 1:5000
{1II. Scilla (Reggio Calabria)
Seala di 1:5000
[V. Santa Venere (Catanzaro)
Scala di 1:25 000
V. Cotrone (Catanzaro)
Scala di 1:15 000
VI. Villa San Giovanni (Reggio Calao
Scala di 1:5000
VII. Paola (Cosenza)
Sesia di 1:10 090

2agcehi

ore SAL:

at PD

STITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI + NOVARA

JINISTERO DEI LAVORI! PUBBLICI : Direzione Generale dei Servizi Spec:
        <pb n="447" />
        CAPO XII.

[ LAVORI DIPENDENTI DAL TERREMOTO

Si è accennato alla ripercussione che il terremoto del 28 dicembre 1908 ha
avuto nello svolgimento dei lavori in Calabria ed ai provvedimenti adottati in dipendenza
 di quel disastro. Poichè essi hanno assorbito per più anni quasi intera la
attività del Governo nelle provincie devastate, è opportuno esporre più particolarmente
 le forme principali in cui l’intervento statuale si è manifestato.
Il terremoto colpì quasi totalmente la provincia di Reggio Calabria, toccò una
parte di quella di Catanzaro, lasciando intatta la provincia di Cosenza. Le accurate
indagini fatte in sèguito alla legge del 12 gennaio 1909, n. 12, per accertare quali
Comuni potessero considerarsi come danneggiati, portarono alla formazione dell’elenco
 approvato coi R. D. 3 agosto 1909, N. 595, € 3 marzo Iglo, n. 111, che delimita
 la zona di applicazione dei provvedimenti (1).
Tutta l’opera di soccorso può dividersi in due grandi fasi: misure provvisorie
per ristabilire le condizioni di vita, provvedimenti definitivi per ridonare uno stabile
assetto ai centri danneggiati. La prima fase è compiuta; la seconda è ancora in
corso di attuazione per quanto già attivamente iniziata ; più complessa la prima,
più importante la seconda per il riflesso che avrà nell’economia del paese.
Le prime cure del Governo furono dirette a ricoverare i superstiti che erano
rimasti senza tetto, Per alcuni Comuni, come Reggio, Palmi, Bagnara, Scilla, si trattava
 della quasi totalità degli abitanti. Ma anche nei centri non interamente distrutti
il bisogno era grande, perchè le popolazioni atterrite erano fuggite dalle case lesionate
 che minacciavano rovina. Si provvide perciò subito alla costruzione di baraccamenti
 in quasi tutti i Comuni. E l’opera fu vastissima.
Impiantare le baracche su suoli pubblici non era in massima possibile, sia perchè
 le vie e le piazze erano minacciate dalle rovine degli edifizi attigui, sia perchè
la disposizione che ne sarebbe risultata nei baraccamenti sarebbe stata poco razionale.
        <pb n="448" />
        — 384

Fu perciò necessario occupare grandi estensioni di terreni privati, terreni alle volte
di costo assai elevato, per la loro posizione in vicinanza degli abitati e quindi per
la qualità superiore della loro coltura. Atteso l’uso provvisorio a cui questi fondi
dovevano servire, sarebbe bastata, a dir vero, una occupazione temporanea; ma si
comprese ben presto che il danno che si sarebbe loro arrecato colla distruzione
delle culture equivaleva quasi all’intero valore dello stabile, e che conveniva quindi,
anzichè sborsare un indennizzo rilevantissimo, acquistare la piena proprietà dei terreni.
 Quasi tutte le occupazioni fatte in via d’urgenza si convertirono, perciò, in espropriazioni
 definitive e si formò un considerevole demanio prediale. l’estensione
delle zone occùpate ed espropriate nelle due provincie può così determinarsi:

Terreni occupati temporaneamente :
Reggio Calabria mq. 421,539
Catanzaro » 253,250
Totale mq. 674,789

Terreni espropriati:
Reggio Calabria mg. 3,452,928
Catanzaro &amp;gt; 16,440
Totale mq. 3469,368.

La spesa complessiva fu di circa 9 milioni per Reggio Calabria e di L. 80 mila per
Catanzaro.
Segui rapidamente, in ragione delle difficoltà che la natura dei luoghi oppoaeva,
 la costruzione delle baracche, le quali furono fatte di tipi diversi a seconda
che dovevano servire per pubblici uffici o per abitazioni private. Agli uffici, le scuole
e le caserme si destinarono padiglioni a più vani; per i privati in genere furono elevate
 baracche di due vani ognuna, delle dimensioni di m. 4X4.
Il numero complessivo delle baracche costruite nelle provincie di Reggio Calaoria
 e Catanzaro è di 22.580, e cioè 20.756 per la prima e 1824 per la seconda ;
In questa cifra sono compresi i padiglioni per gli uffici pubblici in numero di 425
per Reggio Calabria, e 64 per Catanzaro.
Ma l’impianto dei baraccamenti era problema complesso che richiedeva anche
a soluzione di altri problemi accessorii. Occorreva provvedere alla costruzione di
strade, che oltre a dar facile accesso ad ogni baracca, agevolassero anche i traffici
che si andavano ristabilendo. Furono perciò aperte nuove vie della larghezza da
5 a 8 metri in tutti ij centri baraccati, furono sistemate le acque piovane, gettati
ponti in legno o in cemento armato sui torrenti. Per lo smaltimento dei rifiuti si
costruirono pozzi neri in ogni cortile e in qualche Comune del Circondario di Palmi
si impiantarono pure alcuni tratti di fognatura. A compiere la serie dei provvedimenti
igienici fu poi studiato ogni mezzo per fornire i centri baraccati di acqua potabile ;
si estesero le vecchie condutture, se ne costruirono di nuove e si scavarono pozzi ;
a Reggio Calabria, oltre a riattare ed estendere le derivazioni antiche, si allacciarono
le sorgenti del Mulinello e si condussero in città, costruendo due serbatoi in cemento
        <pb n="449" />
        armato. Ma la preoccupazione più grave fu quella di prevenire il pericolo costante
jegli incendi, gravissimo per la natura delle costruzioni. A tal uopo si dotarono le
baracche di apparecchi estintori a mano e si costruirono proprie condotte d’acqua
e vasche in muratura alimentate dalle condotte stesse e da acqua piovana raccolta
in cisterne. Provvedimenti speciali si adottarono per la città di Reggio, dove,
avendo assicurata la provvista dell’acqua col sistema di alimentazione idrica sovra
accennato, si costruirono idranti a doppia presa e si fornirono le caserme dei pompieri
 di una ricca dotazione di pompe e di apparecchi modernissimi. Si spesero
nella prevenzione e la difesa contro gli incendi 1.800.000 lire per la provincia di
Reggio Calabria e 75.000 circa per quella di Catanzaro. Tutto il materiale fu poi
consegnato ai Comuni nel corso del 1912.
La spesa complessiva dei baraccamenti coi lavori accessori, escluse le espropriazioni,
 risultò di oltre 36 milioni (2): e tenuto conto dei 9 milioni e 80 mila lire
per espropriazioni, si ha una spesa totale di oltre 45 milioni.
Per il disposto della legge 13 luglio 1910, n. 466, i baraccamenti coi relativi
suoli furono ceduti ai Comuni, che ne assunsero l’amministrazione. Furono riserbate
allo Stato le baracche che servivano agli uffici pubblici ed all’alloggio dei funzionari,
 Alcuni terreni passarono però alle Amministrazioni comunali gravati da concessioni
 temporanee, fatte ai privati per la costruzione di ricoveri a spese proprie,
o per uso industriale (circa 29 mila metri quadrati, tutti in provincia di Reggio);
altri furono sottratti al passaggio perchè concessi ad enti di beneficenza (Patronato
Regina Elena, Ricovero Comunale di Mendicità e Conservatorio delle Verginelle,
Associazioni per gli interessi del Mezzogiorno, e Opera Nazionale per l’assistenza
agli invalidi ed a vecchi danneggiati) o perchè occorrenti alla costruzione di 80 edifici
 di carattere provvisorio per l’esercizio del culto, da erigersi a cure e spese della
Santa Sede.
I provvedimenti per il ricovero degli abitanti furono integrati con la riparazione
 delle case rimaste lesionate, mantenendo però la spesa nei limiti dello stretto
necessario, e disponendo solo a favore di quei proprietari, che risultassero di condizione
 disagiata. Con tali criteri furono rese abitabili in provincia di Reggio 3591
case, con una spesa di L. 687.389. Fu dato inoltre ai privati il mezzo di provvedere
per proprio conto alle riparazioni delle case, o alla costruzione di baracche, fornendo
loro il materiale necessario, e cioè legname, tegole, materiali di copertura, il tutto
per un importo di circa di 2 milioni in provincia di Reggio Calabria e di L. 68 mila
in quella di Catanzaro.
Parallelamente a quest’azione diretta a soccorrere i privati, si svolse anche un
breve programma che aveva di mira il provvisorio riattamento delle opere pubbliche.

L’attenzione del Governo fu richiamata sulle opere portuali, dalle quali i più
        <pb n="450" />
        386

importanti centri danneggiati ritraevano ricchezza e lavoro. Quasi tutti i porti della
costa calabra furono gravemente danneggiati dalla furia del maremoto ; a Villa San
Giovanni rimasero lesionati il faro di Punta di Pezzo, i moli in costruzione, le banchine;
 a Reggio affondò la boa d’ormeggio nella rada, si sprofondarono nel porto
le banchine, si abbassò sino a sommergersi il molo di protezione. Pertanto, mentre
si elaborava un programma di lavori organici, di cui è cenno in altra parte di questa
relazione, si provvide però in via di urgenza ad un primo gruppo di lavori indilazionabili
 per permettere la ripresa dell’attività commerciale. Furono così eseguiti il
consolidamento del fanale alla testata del molo di Reggio Calabria, il ricupero e il
ricollocamento a posto del corpo morto e della boa di ormeggio nella rada, ed altre
opere nel porto di Villa S. Giovanni, incontrandosi una spesa di più di mezzo
milione di lire.
Gravissimo compito fu lo sgombro delle macerie cadute in conseguenza del
terremoto. Questo lavoro si riannodava alle misure di carattere provvisorio, in quanto
occorreva liberare le aree pubbliche per ristabilire la circolazione nelle vie, ed a
quelle di carattere definitivo, in quanto era necessario sgombrare anche le aree private,
 per restituire i suoli alla fabbricazione. Fu perciò diviso in due momenti. Si
provvide dapprima allo sgombro delle aree pubbliche ; e il provvedimento fu generale
 per tutti i Comuni danneggiati della provincia di Reggio Calabria, non occorrendo
 lavori per quella di Catanzaro. Il volume del materiale trasportato fu di
mc. 740 mila circa, di cui 260 mila per la sola città di Reggio, e la spesa di
1.060.000 lire. Lo sgombro delle aree private fu disposto soltanto nei centri di
maggiore importanza, cioè Reggio Calabria, Palmi e Villa S. Giovanni; negli altri
Comuni si lasciò l’iniziativa del provvedimento alle Amministrazioni comunali,
dando però ad esse la facoltà di farvi fronte coi proventi dell’addizionale. Ora si
hanno interamente libere le aree di Reggio Calabria ed è pure quasi finito lo sgombro
 di Palmi e Villa S. Giovanni, mentre tra breve si inizierà quello di Bagnara
e di Scilla a cura dei Municipi, che si sono fatti autorizzare ai lavori. La spesa sinora
incontrata è di circa 2 milioni.
Chiuso così il ciclo dei provvedimenti immediati, rimane aperta la via all’ attuazione
 dei definitivi, i quali sono ancora all’inizio, ma con un programma già pienamente
 delineato. Essi si assommano in due gruppi: esecuzione di piani regolatori,
costruzione di edifizi stabili.
L'esecuzione dei piani regolatori è lasciata, come di norma, ai Comuni, ma lo
Stato provvede, ove occorra, alla spesa, erogando su istanza dei Municipi i proventi
dell’imposta addizionale. La legge 12 gennaio 1909, n. 12, ha tolto il limite che la
legge organica sulle espropriazioni del 25 giugno 1865 poneva alla formazione dei
piani, disponendo che vi possano addivenire anche i Comuni che abbiano popolazione
inferiore ai diecimila abitanti. Diverse Amministrazioni comunali della provincia di
        <pb n="451" />
        - 387

Reggio hanno approfittato di questa disposizione. Già sono stati approvati i piani
regolatori di Reggio Calabria e di Pellaro e sono in corso di esame quelli di Palmi,
Cannitello, Siderno, Riace, Campo Calabro, Ardore, Brancaleone, Radicena e Gerace
 Marina. Importanti nei riguardi della spesa sono quelli di Reggio Calabria e di
Palmi. Per il primo è stato previsto un fabbisogno di circa 25 milioni, di cui 7 milioni
 per espropriazioni, 14.300.000 per apertura e sistemazione di strade e 3.270.000
per fognature. La rilevante spesa per le espropriazioni è data dalla necessità di
mantenere notevole larghezza alle strade, per ottemperare alle norme tecniche ed
igieniche. Essendosi però rilevata l’opportunità di alcune varianti, quel preventivo potrà
ricevere qualche modificazione. La spesa del piano regolatore di Palmi è prevista
in circa 5 milioni. Atteso il grande interesse che lo Stato ha nell’esecuzione del
piano regolatore di Reggio Calabria, è stato creduto opportuno affidare la cura dei
lavori ad uno speciale Ufficio di carattere misto, diretto cioè da un funzionario governativo
 e composto in parte di funzionari governativi, in parte di quelli del Comune,
 L’Ufficio ha già bene avviato l'adempimento del suo còmpito.
La ricostruzione stabile è curata direttamente dallo Stato sotto tre aspetti: edifizi
pubblici, case degli impiegati e case popolari.
Il programma degli edifizi pubblici è vastissimo. Quasi tutte le sedi degli uffizi
governativi nei paesi più danneggiati dovranno essere rifatte, e certo risulterà un
miglioramento nelle loro condizioni anche rispetto allo stato antecedente al terremoto.
Della spesa fu fatto un preventivo sommario che portò allo stanziamento del fondo
di L. 14.500.000,00 con la legge 13 luglio 1910, n. 466, ed a quello di lire
39.500.000,00 con la successiva del 28 luglio 1911, n. 842. Tale preventivo però
è complessivo per i Comuni della Calabria e quelli della provincia di Messina, a
cui va fatta la parte maggiore, e comprende inoltre alcuni piccoli lavori di carattere
non stretttamente edilizio. Con l’impiego di quei fondi si vedranno sorgere di mano
in mano scuole, caserme, uffici giudiziari, finanziari, amministrativi, tutti rispondenti
a regole di decoro ed igiene, finora non sempre osservate. Non si è creduto superfluo
poi che all’estetica degli edifizi maggiori presiedesse un serio criterio artistico, conforme
 alle tradizioni e alle speranze dei centri che stanno per risorgere. La compilazione
 dei progetti di quei palazzi è stata, perciò, affidata in parte a distinti funzionari
del Genio Civile, in parte ad architetti privati, scelti tra i migliori. A_Reggio sono
stati appaltati : l’edifizio per le poste e i telegrafi su progetto dell’architetto Armanni,
dell’importo di L. g80.000, e quello per l’Intendenza di Finanza su progetto dell’architetto
 Milani, dell'importo di L. goo.o00. Saranno tra breve appaltati: il palazzo
ad uso degli uffizi del Genio Civile, dell’ingegnere Troja, per l’importo di 1 milione,
il palazzo di Giustizia, dell’architetto Farinelli, pure dell’importo di 1 milione e quello
della Prefettura, a cura dell’ufficio del Genio Civile, del qual edifizio, per altro, già
sono state costruite le fondazioni. Seguirà tra breve anche il progetto per la Sottoprefettura
 di Palmi.
        <pb n="452" />
        — 388

La legge 28 luglio 1911, n. 842, e il R. D. 27 febbraio 1913, n. 331, hanno
complessivamente autorizzato una spesa di L. 8 milioni per la costruzione di case
di abitazione degli impiegati a Messina, Reggio Calabria e Palmi, Lo Stato ha ritenuto
 così far opera doverosa verso i suoi funzionari, che per il difetto di alloggio
si trovano costretti a vivere in condizioni dî disagio, e nello stesso tempo di portare
un contributo al rinnovamento edilizio delle città. Di tali case distribuite in gruppi,
sono a Reggio già in costruzione 4 lotti, dell’importo di L. 158.000 i primi due,
di L. 242.000 il terzo e di L. 136.000 il quarto: altri gruppi sono già progettati
per l’importo di L. 655.000.
Finalmente il Governo interviene direttamente a dare l’esempio e la spinta all’edificazione
 privata con la costruzione di case economiche, destinate alle famiglie
dei lavoratori. Il R. D. 27 febbraio 1913 già citato e la legge 11 luglio 1913, n. 1039,
hanno destinato per tale scopo alla città di Reggio 1 milione di lire e hanno affidato
 la gestione delle opere al Comune. Tra breve anche queste costruzioni saranno
un fatto ‘compiuto.
Parallela a quest’azione che lo Stato ha svolto e viene tuttora svolgendo in
modo diretto, e che, se occorre, verrà con altri provvedimenti completata ed am.
pliata, si sta svolgendo intanto anche un’opera di integrazione dell'attività privata,
con la corrisponsione dei mutui di favore, e la contribuzione da parte dello Stato
della metà della somma necessaria ad estinguerli. Questa forma di provvidenza, che
non si limita alla cerchia dei centri maggiori, ma estende i suoi benefici effetti dovunque
 sia un proprietario danneggiato, permetterà Ja ricostruzione di quasi tutte
le case distrutte e, solo che soccorra un doveroso spirito di iniziativa da parte dei
privati, fara sì che in breve volgere di anni il terremoto del 28 dicembre 1908
non sia che un doloroso ricordo e l’inizio di un periodo di rinnovamento.

NOTE AL CAPITOLO.

(1) Elenco dei Comuni calabresi danneggiati dal terremoto del 28 dicembre 1908:
CoMUNI DELLA PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA!
Africo - Agnana - Anoia - Antonimina - Ardore = Bagalagi - Bagnara Calabra - Benestare - Bianconovo
 - Bivongi - Bova - Bovalino - Brancaleone - Bruzzano Zeffirio - Calanna - Camini - Campo Calabro
 - Candidoni - Cannitello - Canolo - Caraffa del Bianco - Cardeto - Careri - Caridà - Casignana -
Cataforio - Catona - Caulonia - Ciminà - Cinquefrondi - Cittanova - Condofuri - Cosoleto - Delianova
- Feroleto della Chiesa - Ferruzzano - Fiumara - Galatro - Gallico - Gallina - Gerace Marina - Gerace
Superiore - Giffone - Gioia Tauro - Gioiosa Ionica - Grotteria - Iatrinoli - Laganadi - Laureana di
Borello - Mammola - Maropati - Martone - Melicuccà - Melito Porto Salvo - Molochio - Monasterace
Montebello Ionico - Motta San Giovanni - Oppido Mamertina - Palizzi - Palmi - Pazzano - Pellaro
Placanica - Platì - Podargoni - Polistena - Portigliola - Samo - Radicena - Reggio Calabria - Riace
Rizziconi - Roccaforte del Greco - Roccella Ionica - Roghudi - Rosalì - Rosarno - Salice Calabro -
        <pb n="453" />
        3890 —

Sambatello - San Giorgio Morgeto - San Giovanni di Gerace - San Lorenzo - San Luca - San Pier
Fedele - San Procopio - San Roberto - Sant'Agata del Bianco - Santo Alessio - Santa Cristina di
Aspromonte - Sant'Eufemia di Aspromonte - Sant’}lario sul lonio - Santo Stefano d'Aspromonte - Scido
Scilla - Seminara - Serrata - Sinopoli - Siderno - Staiti - Stignano - Stilo - Terranova Sappo Minulio
- Tresilico - Vargpodio - Villa San Giovanni - Villa San Giuseppe.
ComMUNI DELLA PROVINCIA DI CATANZARO!
Acquaro - Amato - Arena - Borgia - Briatico - Brognaturo - Capistrano - Cessaniti - Cortale -
Curinga - Dasà - Dinami - Drapia - Fabrizia - Falerna - Filadelfia - Filandari - Filogaso - Francavilla
Angitola - Francica - Gerocarne - Gimigliano - Girifalco - Gizzeria - Iacurso - Ionadi - Ioppolo - Limbadi
 - Majerato - Martirano - Mileto - Mongiana - Monteleone di Calabria - Monterosso - Nardo di
Pace - Nicotera - Nocera Tirinese - Parghelia - Piscopio - Pizzo - Pizzoni - Polia - Ricadi - Rombiolo
- San Calogero - San Costantino Calabro - San Floro - San Gregorio d’Ippona - San Mango d’Aquino
San Nicola da Crissa - Sant'Onofrio - Serra San Bruno - Simbario - Sorianello - Soriano Calabro
- Spadola - Spilinga - Stefanaconi - Tiriolo - Tropea - Vallelonga - Vazzano - Zambrone - Zungri.
2)

SPESA PER I BARACCAMENTI

N CALABRIA

Costo delle baracche per ricovero . ue» n è «a
Sistemazioni stradali e ’
Provvedimenti igienici. . .
Difesa incendi . . . .
Padiglioni . . . 2 ae
Riparazioni alle baracche provvisorie , .
Riparazi. ni alle baracche dei funzionari .
Sussidio ai Comitati . . 1...
Spese generali per depositi, carichi, trasporti ,. .

TotTALE , a,

Provincia
di REGGIO CALABRIA

23,455,493,07
2,265,525,57
1,406,426,19
1,779,614,28
1,417,278,02
182 = 7°
355,0” e”
1,742 07 0°

1.012.

33,617,137 0:

Provincia

ji CATANZARO

,262,320,19
59,453,81
15,600,00
75,400,00
31.493,72

13,827 79

2,517 ,595,47

TOTALE GENERALE L. 36,134,732,50.
        <pb n="454" />
        INDICE GENERALE

Relazione del Direttore Generale dei Servizi speciali a S. E. ’On. Avv.
Ettore Sacchi, Ministro dei Lavori Pubblici

Pag. vir-Lxxx

PARTE PRIMA

LE ORIGINI ED 1 PRECEDENTI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

Capo I. — Cenni generali . .
II. — Le opere pubbliche in Calabria prima dell’unificazione italiana
$. A. Viabilità . :
&amp;gt;» B. Ferrovie . . ; ;
» C. Sistemazione idraulico-forestale e bonifiche
&amp;gt;» D. Opere marittime  . . . . .
Le opere pubbliche in Calabria dal 1860 al 1906
$. A. Viabilità . .
&amp;gt;» B. Ferrovie . . . ;
’» C. Sistemazione idraulico-forestale e frane
° D. Bonificazioni  . ; . ;
’+ E. Opere marittime . . . ; .
| provvedimenti speciali - La legge 25 giugno 1906
$. A. Viabilità .
, B. Ferrovie .
» C. Sistemazione idraulico-forestale e frane
D. Bonificazioni  .
E. Opere marittime
» F. Disposizioni varie
V. — Le leggi modificatrici

I

Pag.

3
13
15
18
19
21
25
25
29
31
37
11
47
51
32
52
54
55
55
65
        <pb n="455" />
        2
39

PARTE SECONDA

[L’ ATTUAZIONE COMPLESSIVA DELLA LEGGE

Capo I, — Le direttive di esecuzione - Il piano regolatore
‘IL — Le difficoltà naturali : ;
III. — Le difficoltà tecniche ed economiche
$. A. Il personale e gli Uffici . . ;
» B. 1 progetti ed i suppletivi .
» C, Le imprese e le società cooperative - Le vertenze
» D. L'aumento del costo della mano d’opera .
&amp;gt;» E. I rapporti con gli Enti locali .
» F. Le espropriazioni. : i
IV. - L’attuazione della legge in relazione al bilancio dei lavori pubblici
V. — 1 risultati complessivi e le previsioni

Pag. 79
&amp;gt; 97
107
107
119
125
136
145
152
161
1640

PARTE TERZA

[’ ESECUZIONE DELLA LEGGE PER LE SINGOLE CATEGORIE DI OPERE

Capo

I. — Le strade nazionali
IL. — Le strade provinciali
III. — Le strade comunali
IV. — Le ferrovie e gli altri mezzi di trasporto a trazione meccanica
V. — Le opere di sistemazione idraulico-forestale | ;
VI. — Le bonificazioni  . - . , . .
VII. L'’utilizzazione delle acque pubbliche . . ;
VIII. - Le condutture di acque potabili .
IX. — Le opere di consolidamento di frane minaccianti abitati
X. — Le opere di trasferimento di abitati in nuova sede
XI. — Le opere marittime ; .
XII. — I lavori dipendenti dal terremoto

Pag. 181
201
221
251
259
279
311
323
335
347
365
383
        <pb n="456" />
        193

CARTE

Stato della viabilità all’atto della costituzione del Regno d’Italia e nel 190€
prima della pubblicazione della Legge Speciale, nelle provincie di Co
senza, Catanzaro e Reggio Calabria ; , . - ; ;
Stato della viabilità dopo l'applicazione della Legge Speciale, nelle provincie
di Cosenza, Catanzaro è Reggio Calabria . . .
Ferrovie dello Stato, ferrovie concesse all'industria privata, tramvie e linee
automobilistiche in servizio pubblico, nelle provincie di Cosenza, Catanzaro
 e Reggio Calabria. , - -
Bonifiche, sistemazioni idraulico-forestali, consolidamenti, trasferimenti di
abitati ed opere marittime, nelle provincie di Cosenza, Catanzaro e
Reggio Calabria

Pag.

25

&amp;amp;

o

LE

N.B. — Si avverte che i tracciati indicati nelle carte non sono definitivi,

TAVOLE GRAFICHE

Stanziamenti previsti dalle leggi, stanziamenti effettivi e pagamenti disposti
negli esercizi dal 1906-1907 al 1912-1913 . . . . a
Sviluppo delle opere pubbliche in Calabria dal 30 giugno 1906 al 30
giugno 1913 . . ; ; . . ;
Confronto dello sviluppo della viabilità tra le varie provincie del Regno al
30 giugno 1913 . . ; è ;
Rete automobilistica in Italia al 30 giugno 1913. #
Estensione del territorio da bonificare nelle diverse regioni d’Italia. ;
Piani regolatori dei porti di Paola, Cotrone, Santa Venere, ‘Tropea, Scilla,
Villa S. Giovanni, Reggio Calabria

Pag.

167

175

179
259
279

182
        <pb n="457" />
        i *
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        <pb n="458" />
        ‘i

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        <pb n="459" />
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        <pb n="481" />
        <pb n="482" />
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>
